Gli obiettivi di Putin nella visita in India

Valentin Vasilescu, Reseau International 7 dicembre 2014kilo-scorpene1L’India fu scioccata il 13 ottobre 2014, quando la Russia ha firmato il contratto con la Cina per 11 sottomarini d’attacco classe Amur (Project 1650), nonostante la riluttanza indiana. La Russia deve garantire il trasferimento tecnologico per la costruzione in Cina di questo tipo di sottomarini, considerati i sottomarini diesel-elettrici più avanzati al mondo. I sottomarini d’attacco convenzionali francesi Scorpene sono la versione migliorata della precedente classe Agosta 90B. Tre sottomarini Agosta 90B furono consegnati dalla marina francese al Pakistan. L’ultimo di essi, l’Hamza (S139), fu consegnato nel 2006 con il sistema anaerobico API (Air Independent Propulsion) che permette di navigare senza risalire in superficie per sette giorni. Ciò spinse l’India ad avviare i negoziati, otto anni fa, con i cantieri DCN (che producono la portaelicotteri Mistral) per l’acquisto di sei sottomarini Scorpene, a spese della Russia, con la possibilità di produrne sei in India. L’India sperava, in quel momento, di ricevere il primo sottomarino nel 2015. Nel frattempo, l’India ha appreso che il Pakistan negozia l’acquisizione di tre sottomarini tedeschi Tipo 214, superiori alla classe Scorpene, e dotati del sistema PLC con cui rimanere in immersione per tre settimane. Inoltre, a causa della stretta relazione tra Cina e Pakistan, una volta realizzato il trasferimento di tecnologia in Cina, i sottomarini d’attacco classe Amur potrebbero subito ritrovarsi nella marina pachistana.
Il 10 dicembre 2014, il Presidente Putin visiterà New Delhi, la prima dalla nomina del primo ministro Narendra Modi alla guida dell’India. Lo scopo dichiarato della visita è l’intensificazione degli scambi russo-indiani. La reazione della Casa Bianca all’annuncio della visita era estremamente dura. “Abbiamo già detto che non è il momento giusto per fare accordi con la Russia. Naturalmente, abbiamo inviato tale messaggio a tutti i nostri alleati e partner internazionali“, ha avvertito la portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Marie Harf. La dichiarazione degli Stati Uniti esce dopo che la Francia s’è rifiutata di consegnare le portaelicotteri Mistral comprata dalla Russia, rifiuto interamente dovuto a Washington. Stati Uniti e Parigi finiranno sulla lista nera dei venditori disonesti, scoraggiando chi intende acquistare navi e attrezzature militari prodotte dal cantiere francese DCN. Putin convincerà il Primo ministro Modi ad abbandonare il contratto con la Francia per i sottomarini francesi Scorpéne a vantaggio dei sottomarini Amur? Altri contratti prioritari con la Francia saranno cancellati dall’India?
I meglio informati sulle intenzioni di India sono i servizi segreti del Regno Unito. Un mese prima della visita di Putin, il ministro della Difesa inglese Michael Fallon diede un’intervista al quotidiano “Times of India“, offrendosi di fornire velivoli Eurofighter Typhoon, prodotti dal consorzio anglo-tedesco-italiano, se l’India rinuncia al contratto MMRCA (aerei da combattimento multi-ruolo medio) da 20 miliardi di dollari per l’acquisto di 126 aerei da combattimento Rafale.

m02011110400003Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia firma un patto militare con il Pakistan

MK Bhadrakumar, 21 novembre 2014546f6a5d70ccdQuando un ministro della Difesa russo arriva in Pakistan dopo 45 anni, l’evento diventa una svolta nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi e nella politica regionale. E in esso v’è il grande simbolismo di Sergej Shojgu che giunge in Pakistan, seconda tappa del tour che prima l’aveva portato in Cina nel momento cruciale dei rapporti strategici Russia-Cina. E’ presto per collegare i punti, almeno fin quando il Presidente Vladimir Putin non farà la tanto attesa visita a Islamabad, ma non si può negare il fatto che notevoli interessi e preoccupazioni si formano tra Russia, Cina e Pakistan. Il comunicato del ministero della Difesa del Pakistan sulla visita di Shoigu, infatti, ha sottolineato che le due parti “hanno espresso soddisfazione per la convergenza di vedute sulla maggior parte delle questioni internazionali e regionali“, firmando un accordo di cooperazione militare durante la visita di Shojgu, la prima del genere tra i due Paesi. L’aspettativa pakistana è che il patto rafforzi i rapporti militari in “termini materiali” e “spiani la strada per lo scambio di opinioni e informazioni su questioni politico-militari, nonché al rafforzamento della fiducia reciproca e della sicurezza internazionale, all’intensificazione delle attività di contro-terrorismo e del controllo degli armamenti, all’estensione delle relazioni in vari settori dell’istruzione militare“, e così via. Il comunicato stampa cita Shojgu esprimere apprezzamento per le capacità dell’industria della Difesa del Pakistan sottolineando pubblicamente che la comunità mondiale “vuole fare affari con il Pakistan”. E’ ovvio che la Russia guardi al Pakistan come possibile partner utile nella vendita e produzione bellica. Da Islamabad, la TASS citava Shojgu dire che vi è comune accordo secondo cui “la cooperazione militare bilaterale dovrebbe avere grande e concreta attenzione, contribuendo ad aumentare l’efficienza operativa delle nostre forze armate“.
L’interazione militare russo-pakistana viene costantemente costruita. Tutti i vertici delle forze armate della Russia hanno visitato il Pakistan quest’anno. Ovviamente, molta preparazione ha richiesto l’importante visita di Shojgu. Shojgu ha detto di aver discusso con i pakistani “una serie di eventi specifici di particolare importanza“. Non sono commenti casuali ed hanno lo scopo di avere risonanza nel pubblico regionale e internazionale. Come si spiega l’apertura russa al Pakistan? In senso più ampio, il gelo profondo dei rapporti tra Russia e Stati Uniti, fa da sfondo. Dal punto di vista russo, il Pakistan ha un ruolo chiave nelle strategie regionali degli Stati Uniti, ed è nell’interesse di Mosca creare uno spazio politico e diplomatico in cui il Pakistan resista alle pressioni degli USA. Intrinsecamente, dunque, la Russia farà tutto il possibile per rafforzare la tendenza a una politica estera indipendente del Pakistan. Probabilmente, nel nuovo ordine mondiale che Putin coreografava nel suo discorso a Mosca di fine ottobre, il Pakistan s’inserisce da partecipe in ciò che il leader russo chiama “nuovo consenso globale delle forze responsabili“. In termini regionali, la Russia ha tutto da guadagnare dalla cooperazione con il Pakistan. Shojgu l’ha riconosciuto dicendo, “la nostra valutazione (russo-pakistana) della situazione in questo Paese (l’Afghanistan) è simile o uguale”. A dire il vero, la Russia guarda con molto sospetto le intenzioni degli Stati Uniti di avere una presenza militare a lungo termine in Afghanistan, dato che Washington usa i gruppi estremisti come strumenti geopolitici. Pure il Pakistan non può che essere a disagio alla presenza di basi militari statunitensi in Afghanistan. Certamente, la condivisione d’intelligence è un leit motiv della cooperazione militare russo-pakistana. Mosca vorrebbe tracciare le attività segrete dell’intelligence degli Stati Uniti, che ha una grande presenza in Afghanistan, mentre resta il fatto che il Pakistan subisce il terrorismo proveniente dal suolo afghano e architettato da varie forze.
Naturalmente, visto da Delhi, ci sarà la tendenza a vedere l’apertura di Mosca al Pakistan come reazione russa allo sbando dell’India verso il campo statunitense. Ma semplificherà la risultante a somma zero. In effetti, il fatto che gli Stati Uniti abbiano superato la Russia quale primo fornitore di armi del bazar indiano potrebbe aver urtato Mosca. Ma la Russia non farà nulla di eccezionale nel rifornire di armi Pakistan e India, come hanno fatto Stati Uniti e Paesi europei per tutto questo periodo. Ciò che dovrebbe preoccupare Delhi è un’altra cosa, cioè il fallimento della politica indiana nel marcare il Pakistan come Stato terrorista e chiederne l’isolamento. Nel giorno in cui Shojgu era ad Islamabad ed il capo dell’esercito pakistano Generale Rahil Sharif era salutato dagli ospiti statunitensi, è fuor di dubbio che il Pakistan non corra il rischio dell’isolamento. Dieci giorni fa, pure il Primo ministro Nawaz Sharif è stato a Pechino. La visita di Shojgu ad Islamabad sottolinea come la Russia raggiunga Stati Uniti e Cina nel riconoscere il cambiamento politico pakistano verso il terrorismo, con la crescente evidenza della disgregazione dei taliban e della rete Haqqani. Lavorando con il Pakistan, la Russia spera d’influenzare la ricerca di una soluzione afghana in modo che i profondi interessi di Mosca per la di sicurezza nel Caucaso e Asia centrale siano salvaguardati. Pertanto, col passare del tempo, Delhi farà fatica nel trovare un alibi per non dialogare con il Pakistan. In secondo luogo, la possibile ripresa della cooperazione russo-pakistana, e l’eventuale coordinamento di un rapporto maturo, sugli sviluppi afghani non può che aggravare l’isolamento politico e diplomatico indiano a Kabul. Infine, scopo principale della visita di Shojgu è rafforzare le esercitazioni militari tra i due Paesi. Ciò mentre la marina russa aspira a ricomparire nell’oceano Indiano del periodo post-guerra fredda. Le navi da guerra russe della Flotta del Pacifico hanno visitato il porto di Karachi ad aprile.
Certamente, non è un caso che la Russia sondi i limiti della cooperazione militare con il Pakistan mentre l’India manifestamente accelera i legami bilaterali e multilaterali nella Difesa con Stati Uniti, Giappone e Australia fornendogli una dimensione internazionale ‘Indo-Pacifico’. Siamo agli inizi, ma un riallineamento strategico nella regione dell’Oceano Indiano è forse inevitabile e il patto militare russo-pakistano non può essere considerato un semplice fuoco di paglia.

visit_kor_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caccia cinesi seguono gli aerei da guerra giapponesi e statunitensi nell’Adiz contestato

Peter Symonds WSWS 30 novembre 2013

1098387L’aviazione cinese ha fatto decollare caccia Su-30 e J-11, dopo che una dozzina di aerei militari statunitensi e giapponesi sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea (Adiz) proclamata da Pechino, lo scorso fine settimana, sul Mar Cinese orientale. L’incidente è la prima reazione cinese a un’incursione statunitense e giapponese ed aumenta il pericolo di un errore  che trascini in uno scontro e in un conflitto. Dopo aver dichiarato l’Adiz, che si sovrappone all’Adiz del Giappone e comprende provocatoriamente le contese isole Senkaku/Diaoyu, il governo cinese è stato costretto dall’ala dura della classe dirigente, a non tirarsi indietro. L’amministrazione Obama ha subito contestato l’Adiz inviandovi bombardieri nucleari B-52, senza rispettare la norma di fornirne ai cinesi piani di volo, identificazione e contatto radio. Giappone e Corea del Sud hanno seguito inviando aerei militari nella zona. Secondo il ministero della Difesa cinese, i caccia cinesi hanno identificato due aerei da ricognizione statunitensi e 10 aerei militari giapponesi, tra cui caccia e velivoli di preallarme e da ricognizione. La dichiarazione spiegava che gli aerei cinesi hanno sorvegliato i loro omologhi statunitensi e giapponesi durante il sorvoli dell’Adiz. Alla domanda sulla dichiarazione cinese, il portavoce del Pentagono, colonnello Steve Warren, ha riconosciuto i voli degli Stati Uniti, ma non ha fornito dettagli. “Gli Stati Uniti continueranno a collaborare con i nostri alleati e opereranno nella zona normalmente,” ha detto. Il ministro della Difesa del Giappone Itsunori Onodera, inoltre, ha minimizzato l’incidente, dicendo: “Semplicemente conduciamo le nostre ordinarie e note attività di sorveglianza, come sempre.”
Lungi dall’operare “normalmente”, gli Stati Uniti e il Giappone hanno approfittato dell’Adiz cinese per giustificare una maggiore collaborazione nel progresso militare nelle aree adiacenti al continente cinese. Un funzionario della Difesa statunitense ha detto a Bloomberg.com che i militari statunitensi compiono voli giornalieri nella zona senza preavvertirne le autorità cinesi. Le marine giapponese e statunitense conducono un’importante esercitazione congiunta, AnnualEx 2013, al largo di Okinawa, nel sud dell’arcipelago del Giappone, nei pressi delle contese isole Senkaku/Diaoyu. Le esercitazioni coinvolgono la portaerei USS George Washington, così come decine di navi da guerra, sottomarini e aerei statunitensi e giapponesi. Il comandante della VII Flotta statunitense, viceammiraglio Robert Thomas, ha ribadito che gli aerei da guerra statunitensi avrebbero ignorato le regole cinesi della loro Adiz. “Quindi ‘per noi vabbene passarvi. Le nostre operazioni nel Mar Cinese orientale continueranno come sempre.” L’attività delle forze aeree statunitensi, che includono regolari voli di ricognizione al largo della coste cinesi, hanno causato in passato incidenti pericolosi, tra cui una collisione in volo nei pressi dell’isola cinese di Hainan, nel 2001, che provocò l’abbattimento di un aereo cinese e la morte del pilota. Le tensioni nel Mar Cinese Orientale sono notevolmente cresciute a seguito del “Perno in Asia” dell’amministrazione Obama degli ultimi quattro anni. Gli Stati Uniti incoraggiano il Giappone a re-militarizzarsi e ad assumere un atteggiamento più aggressivo nella disputa con la Cina sulle isole Senkaku/Diaoyu. Il Giappone ha accelerato il programma militare da quando il primo ministro Shinzo Abe, un nazionalista di destra, è salito al potere lo scorso dicembre. Il governo Abe ha aumentato la spesa per la difesa per la prima volta in un decennio, e proclamato la volontà di cambiare la costituzione per permettere al Giappone di collaborare più strettamente con le forze armate statunitensi e condurre azioni “preventive”.
Le ultime esercitazioni navali presso Okinawa fanno parte del cambiamento strategico della difesa del Giappone, che dal nord del Paese contro l’ex Unione Sovietica, passa al rafforzamento delle forze militari nel sud dell’isola, di fronte la Cina. Abe ha chiarito l’intenzione del suo governo di far valere l’Adiz del Giappone sulle isole Senkaku/Diaoyu, minacciando di ordinare l’abbattimento di droni senza pilota di sorveglianza cinesi. Secondo lo Yomiuri Shimbun, il Giappone prevede di stazionare velivoli di allerta precoce E-2C nella base Naha di Okinawa e si schierarvi droni a lungo raggio Global Hawk per monitorare l’area. Abe ha sfruttato la situazione di stallo sulla zona di difesa aerea della Cina per imporre una legge, questa settimana, per stabilire una nuova legislazione sulla falsariga del National Security Council degli USA e nuove controverse leggi sul segreto di Stato. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale, che si occuperà di politica estera e difesa sotto il primo ministro, dovrebbe iniziare le attività già dalla prossima settimana. Le leggi sul segreto, che sono state approvate alla Camera bassa, danno alla burocrazia statale ampi poteri nel proclamare “segreti di Stato” e comminare dure sanzioni a informatori e media. (Vedi: “La nuova legge sul segreto di stato del Giappone“.)
La nuova leadership cinese del Presidente Xi Jinping viene spinta da pressioni interne a rispondere all’atteggiamento aggressivo di Abe, soprattutto sugli isolotti contestati. Come il governo giapponese, il regime cinese sfrutta il nazionalismo, particolarmente contro il suo vicino del Mar Cinese Orientale, per deviare le crescenti tensioni sociali nel Paese. Nel dichiarare l’Adiz della Cina, la leadership di Xi apparentemente contava di sottoporre a pressione l’alleanza USA-Giappone e d’isolare il Giappone. Un editoriale del duro Global Times esortava il governo a perseguire questa strategia e fare del Giappone il “primo obiettivo” della pressione cinese. Il giornale respingeva le critiche provenienti da Corea del Sud e Australia, e dichiarava: “Washington deve astenersi dall’affrontare Pechino direttamente sul Mar Cinese orientale, almeno per ora.” In realtà, la vera forza trainante del confronto sul Mar Cinese Orientale è Washington, non Tokyo. Il “Pivot” o “riequilibrio” dell’amministrazione Obama, cerca di consolidare una rete di alleanze, partnership strategiche e basi militari in tutta l’Asia, dalla Corea del Sud e Giappone al Sud Est asiatico, all’Australia, all’Asia meridionale e centrale. Lungi dal porre un cuneo tra Giappone e Stati Uniti, Washington ha colto l’Adiz cinese per rafforzare i legami militari con il Giappone e fare pressione su Pechino. La Corea del Sud, che la Cina corteggiava, s’è agitata fortemente contro Pechino e si oppone all’Adiz cinese, che comprende uno scoglio sommerso (noto come Ieodo in Corea e Suyan in Cina) rivendicato da Seul.
I Paesi dell’Asia sudorientale hanno largamente taciuto sulla controversia sul Mar Cinese Orientale, ma vi sono timori che la Cina proclami un’Adiz simile sul Mar Cinese Meridionale, dove ha dispute territoriali con Filippine, Vietnam, Brunei e Malaysia. In un’intervista televisiva, il ministro degli Esteri filippino Alberto del Rosario ha avvertito: “C’è la minaccia che la Cina controlli lo spazio aereo (sul Mar Cinese Meridionale).” Il pericolo è che errori di calcolo politico e valutazioni errate da parte di uno o più governi possano rapidamente portare ad un escalation, in cui un incidente apparentemente minore può innescare un vero conflitto.

1486891Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pivot militare statunitense in Asia: Obama vuole che il Giappone “possa fare la guerra” alla Cina

Colonnello Ann Wright, Global Research, 8 novembre 2013

031200-N-0000X-001 031200-N-0000X-001Il notevole articolo pacifista costituzionale del Giappone sotto forte attacco
Dalla fine della seconda guerra mondiale, la costituzione giapponese, scritta in parte dagli Stati Uniti per la nazione giapponese sconfitta, respinge la guerra come soluzione al conflitto. Il preambolo della Costituzione giapponese riconosce le azioni brutali del governo giapponese in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale, “...noi siamo determinati a mai più assistere agli orrori della guerra attraverso l’azione del governo“, e continua “Noi, popolo giapponese, desideriamo la pace sempre e siamo profondamente consapevoli degli alti ideali che controllano i rapporti umani, e siamo determinati a preservare la nostra sicurezza ed esistenza confidando nella giustizia e nella fede dei popoli amanti della pace nel mondo. Noi desideriamo occupare un posto d’onore nella società internazionale che lotta per la pace e la messa al bando di tirannia e schiavitù, oppressione e intolleranza, per sempre dalla terra. Siamo consapevoli che tutti i popoli del mondo hanno il diritto di vivere in pace, liberi dalla paura e autonomi“. L’articolo 9 afferma: “Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Al fine di realizzare l’obiettivo del paragrafo precedente, le forze di terra, mare e aeree, così come altri potenziali mezzi bellici, non saranno mai più mantenuti. Il diritto alla belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.”
Due settimane fa ero a Osaka, in Giappone, oratrice al convegno internazionale sull’articolo 9 “pacifista”. Sono già stata in Giappone cinque anni fa, nel 2008, in una conferenza simile, quando George Bush era presidente degli Stati Uniti e ostacolava lo spirito e l’intento dell’articolo 9 della Costituzione giapponese, esortando il governo giapponese a consentire alle forze di autodifesa giapponesi di fornire assistenza logistica area e marittima alla guerra di Bush contro l’Iraq. Uno dei principali consiglieri del presidente Bush, l’ex-assistente del segretario di Stato Richard Armitage si  lamentava che “l’articolo 9 del Giappone è un impedimento all’alleanza USA-Giappone“, un’alleanza che l’amministrazione Bush voleva utilizzare per distribuire l’onere operativo, finanziario e militare della guerra in Iraq. Nonostante le obiezioni di molti cittadini giapponesi, il governo giapponese fornì le navi per rifornire le navi da guerra statunitensi e aerei da trasporto logistico per trasportare rifornimenti a Baghdad. Una decisione del 2008 dalla Corte di Nagoya, ha rilevato che le missioni delle forze aeree di autodifesa giapponesi in Iraq erano incostituzionali in quanto violavano l’articolo 9.

L’amministrazione Obama vuole che il Giappone “riesamini” la base giuridica dell’articolo 9
Cinque anni dopo c’è Barack Obama come presidente degli Stati Uniti, ma la richiesta del governo degli Stati Uniti non è cambiata, il Giappone deve “modificare” l’articolo 9 e porre al suo pacifismo. Il 3 ottobre 2013, gli Stati Uniti e il Giappone emisero una “Dichiarazione congiunta del Comitato consultivo sulla sicurezza: verso un’alleanza più solida e una maggiore condivisione delle responsabilità“. Nel documento, gli Stati Uniti “salutano” la volontà del governo Abe di “riesaminare la base giuridica per la sua sicurezza, tra cui la questione di esercitare il diritto all’autodifesa collettiva...” In altre parole, di trovare un modo per eliminare l’articolo 9 e quindi permettere al Giappone di avere una politica militare che non ne precluda la partecipazione a guerre d’aggressione.
Il documento emargina i Paesi della regione, Cina, Corea democratica e anche la Corea del sud  sollecitando l’impegno degli Stati Uniti nella sicurezza del Giappone attraverso capacità militari nucleari così come convenzionali, accogliendo “la determinazione del governo Abe a contribuire in modo più attivo alla pace regionale e globale“, annunciando che gli Stati Uniti dovranno rafforzare il loro coinvolgimento militare nella regione. Giappone e Stati Uniti affermano che la loro alleanza deve essere pronta ad affrontare “minacce persistenti ed emergenti alla pace e alla sicurezza“, tra cui “i comportamenti coercitivi e destabilizzanti marittimi, attività di disturbo nello spazio e nel cyberspazio, proliferazione delle armi di distruzione di massa (WMD), catastrofi artificiali e  naturali e i programmi nucleari e missilistici della Corea democratica.” La dichiarazione chiede anche “d’incoraggiare la Cina a svolgere un ruolo responsabile e costruttivo per la stabilità e la prosperità regionale, di aderire a norme internazionali di comportamento, oltre che a migliorare l’apertura e la trasparenza nella sua modernizzazione militare con i suoi crescenti investimenti militari.”

Il pivot militare statunitense verso l’Asia e il Pacifico
Con il “pivot” militare del presidente degli Stati Uniti Obama verso l’Asia, il governo degli Stati Uniti spinge pesantemente il governo giapponese a spendere sempre più per la sicurezza degli Stati Uniti. Il Giappone attualmente versa agli Stati Uniti oltre 2 miliardi di dollari per le basi e il personale militare statunitensi in Giappone. In effetti, il governo giapponese sovvenziona l’esercito statunitense. Le esercitazioni militari statunitensi e la relativa presenza di materiale militare strategico in Asia e nel Pacifico sono aumentati sostanzialmente, dalla fine della guerra in Iraq e dopo che la guerra in Afghanistan volge al termine. Ad esempio, gli Stati Uniti inizieranno a far volare i droni spia a lungo raggio Global Hawk da una base in Giappone. I voli di sorveglianza inizieranno nella primavera del 2014 e secondo quanto riferito, si svolgeranno innanzitutto sulla Corea democratica. Inoltre, gli Stati Uniti costruiranno un nuovo sistema radar in Giappone per il loro sistema di difesa missilistica. Equipaggiamento militare statunitense di nuova generazione viene schierato in Giappone, compresi i nuovi aerei antisommergibile P-8, primo utilizzo del velivolo al di fuori degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno già inviato aerei Osprey in Giappone e la sua presenza  causa proteste tra i cittadini giapponesi.
Nell’estate del 2012, le più grandi esercitazioni militari mai tenute nel Pacifico, al largo delle Hawaii, furono condotte da 42 navi, tra cui la portaerei USS Nimitz, 200 aerei e 25000 effettivi provenienti da 22 nazioni. L’esercitazione coinvolse navi da combattimento di superficie di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud e Cile. La Cina fu esclusa dallo status di osservatore che aveva avuto nelle precedenti “esercitazioni”. Nel 2012, gli Stati Uniti e il Giappone  decisero di dimezzare la controversa presenza del Corpo dei Marine ad Okinawa e di rischierare  9000 marines nel Pacifico, anche rafforzando con 5000 marines Guam, e reimpiegando migliaia di marines nelle Hawaii e con turnazioni in Australia. 4700-5000 marines saranno trasferirsi da Okinawa a Guam. Il costo totale include un importo non specificato per l’eventuale costruzione di nuovi centri di addestramento nel Commonwealth delle Isole Marianne settentrionali, un possedimento territoriale degli Stati Uniti, che potrebbero essere utilizzati congiuntamente da forze statunitensi e giapponesi. I gruppi ambientalisti già protestano sul possibile utilizzo delle isole di Pagan e Tinian nelle Isole Marianne come bersaglio per bombardamenti aerei. Negli ultimi venti anni, gli attivisti hanno costretto il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a chiudere i poligoni sull’isola hawaiana di Kahoolawe e sull’isola di Puerto Rico di Viequez. Nella madrepatria Giappone, l’attivismo cittadino ha costretto al trasferimento della base aerea di Futenma nella  densamente popolata Okinawa. Tuttavia, il piano degli Stati Uniti per posizionare la nuova base aerea in una base navale a nord dell’isola ha generato la forte opposizione dei residenti locali, che non vogliono che l’habitat per i mammiferi marini, l’unico nella zona, sia distrutto da una pista che finirebbe sulle acque incontaminate di Okinawa.
In Australia, è stato segnalato che la Caserma Robertson potrebbe essere la futura sede del ridispiegamento dell’United States Pacific Command Marine Air-Ground Task Force. Le strutture militari a Darwin diventeranno la base per una task force dell’US Marine Corp, aerodromi e poligoni nell’Australia settentrionale saranno utilizzati da bombardieri a lungo raggio statunitensi. Il porto di Perth sarà visitato da navi da guerra e sottomarini nucleari statunitensi. Le forze armate australiane vengono strutturate ad ogni livello per operare come parte integrante delle operazioni degli Stati Uniti nella regione. Bombardieri B-52 verranno schierati due volte a Darwin, quest’anno, e una base per droni statunitense è in costruzione nelle isole Cocos, un possedimento australiano. Un secondo turno di oltre 200 marines statunitensi sarà schierato a Darwin, nel settembre 2013, con l’intenzione di aumentare questa forza a circa 2500 ogni anno. Il centro congiunto per la difesa di Pine Gap è stato fondato nell’Australia centrale vicino la città di Alice Springs, nel 1970. Pine Gap è una delle tre principali stazioni di localizzazione satellitare gestita dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e dell’esercito degli Stati Uniti. Ogni giorno, agenti dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, della CIA, dell’intelligence dell’aviazione, dell’esercito, marina e del corpo dei marines degli USA, così come le agenzie d’intelligence dell’Australia, gestiscono grandi quantità di dati trasmessi a Pine Gap dai satelliti spia statunitensi che sorvolano Medio Oriente, Asia Centrale, Oceano Indiano, Cina e Sud Est asiatico e Oceano Pacifico. In Nuova Zelanda, nel maggio 2012, i marines hanno condotto la prima esercitazione da combattimento su larga scala con la Nuova Zelanda, dopo 27 anni. L’addestramento al combattimento è stato il primo condotto dagli USA con l’ANZUS (Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti) dalla sospensione degli obblighi del trattato della Nuova Zelanda, nel 1986, dopo che il governo del Paese approvò una legge antinucleare che vietava alle navi a propulsione nucleare della marina statunitense l’accesso alle acque della Nuova Zelanda.
Oltre alla minacce degli Stati Uniti di costruire un aeroporto militare nell’ambiente marino incontaminato di Okinawa, il sistema di difesa missilistico degli Stati Unite e le sue navi Aegis hanno già distrutto uno dei più incontaminati ambienti marini in Corea del Sud, con la costruzione di un enorme, inutile porto militare nell’isola di Jeju Island, che ospita la flotta di cacciatorpediniere antimissile Aegis. La costruzione della nuova base militare su un’isola vicino alla Cina, è una provocazione per il governo cinese. Ho visitato Jeju nel 2010 e poi di nuovo a ottobre, è stato straziante vedere una base navale militare inutile costruita in un’area bellissima. Gli attivisti di Jeju hanno usato tattiche non violente per opporsi alla costruzione della base, mentre il governo sudcoreano ha inviato migliaia di poliziotti e militari dalla Corea del Sud per arrestare e imprigionare molti attivisti. Nelle Filippine, gli Stati Uniti negoziano un più ampio accesso alle basi militari. Un nuovo accordo di sicurezza, chiamato Accordo per una maggiore rotazione del presidio (IRP), permetterebbe alle forze statunitensi una turnazione regolare nelle Filippine per esercitazioni militari congiunte USA-Filippine. Questo accordo permetterebbe agli Stati Uniti di preposizionare materiale bellico per le loro forze nelle basi militari filippine. La frequenza delle esercitazioni USA-Filippine potrebbe aumentare fino alla quasi continua presenza militare statunitense nelle Filippine. Le forze militari statunitensi furono ritirate dalle Filippine nel 1992, dopo le proteste cittadine. Le pretese cinesi sulle isole tradizionalmente detenute dalle Filippine hanno alimentato il nuovo rapporto USA-Filippine.
La visita rinviata del presidente Obama doveva consolidare i piani per le Filippine firmando l’accordo di partenariato trans-Pacifico (TPP), che stabilirà tra 11 nazioni una zona di libero scambio nella regione Asia-Pacifico, che darebbe un’autorità senza precedenti alle società internazionali nel minare le industrie nazionali di quei Paesi.

Jeju-3
La Cina rappresenta una minaccia?
Gli Stati Uniti hanno aumentato notevolmente il loro coinvolgimento militare in Asia per contrastare la crescente potenza economica e militare della Cina nella regione. Eppure, la spesa militare della Cina di 129 miliardi di dollari è nulla rispetto ai 628 miliardi dollari spesi dagli Stati Uniti. Un confronto sul materiale militare dimostra il predominio degli Stati Uniti: gli Stati Uniti dispongono di 10 portaerei contro una della Cina, gli Stati Uniti hanno 15293 aerei militari contro i 5048 della Cina; 6665 elicotteri militari contro i 901 della Cina. La disparità tra gli Stati Uniti e la Cina nel numero di personale militare è impressionante. Con una popolazione di 1344130000, la Cina ha 2285000 militari in servizio attivo e 800000 in riserva. Gli Stati Uniti hanno meno di un quarto della popolazione della Cina, 313847500, ma 1478000 militari in servizio attivo e 1458500 nella riserva. Secondo i media cinesi, la marina cinese ha 70 sottomarini, 10 dei quali a propulsione nucleare. Almeno quattro di questi sono in grado di lanciare i missili JL-2 con testate nucleari, fornendo alla Cina, per la prima volta, una deterrenza strategica e la capacità di secondo colpo contro gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno 73 sottomarini nucleari e altri 3 in costruzione e 4 ordinari: 14 sottomarini lanciamissili balistici classe Ohio e 4 lanciamissili da crociera classe Ohio, 7 sottomarini d’attacco classe Virginia, altri 3 in costruzione e 4 ordinati, 3 sottomarini d’attacco classe Seawolf e 43 sottomarini d’attacco classe Los Angeles e 2 in riserva. Gli Stati Uniti hanno  5113 armi e missili nucleari con una gittata di 9300 miglia se lanciati da terra e 7500 miglia se lanciati da sottomarini nucleari.
Nel 2011, l’Università di Georgetown stimava che la Cina avesse ben 3000 testate, mentre nel 2009 la Federation of American Scientists stimava che i cinesi avessero un minimo di 240 testate. Nel 2011, la Cina pubblicava un libro bianco della difesa che ribadiva la propria politica nucleare,  mantenendo al minimo il deterrente e divenendo il primo Stato nucleare ad adottare la politica “no first use“, impegnandosi ufficialmente a non usare armi nucleari contro Stati che ne sono privi. L’implementazione della Cina di quattro nuovi missili balistici con capacità nucleare ha causato preoccupazione internazionale.
Gli Stati Uniti continuano ad avere “tutte le opzioni” aperte, compreso il nucleare, come precisato il 3 ottobre 2013 dalla “Dichiarazione congiunta del Comitato consultivo della sicurezza.”

Caroline Kennedy, nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Giappone, riuscirà a sfidare le politiche di Obama?
Gli Stati Uniti presto invieranno un nuovo ambasciatore in Giappone. Caroline Kennedy, figlia dell’ex presidente John F. Kennedy, sarà il nuovo volto dell’imperialismo statunitense in Giappone.  Da privata cittadina, Caroline Kennedy ha dichiarato di essersi opposta alla guerra all’Iraq. Una questione importante è se lei riconoscerà il desiderio del popolo giapponese a continuare ad avere il suo unico e importante articolo 9, il paragrafo “pacifista” della sua Costituzione e a convincere l’amministrazione Obama a non indebolirlo. Farlo sarebbe un atto d’incredibile coraggio politico per un ambasciatore statunitense, degno di essere incluso nella versione aggiornata del libro del padre “Profiles in Courage“.

Ann Wright è un colonnello dell’esercito/riserva degli Stati Uniti. È stata anche diplomatico degli Stati Uniti per 16 anni nelle ambasciate di Nicaragua, Grenada, Somalia, Uzbekistan, Kirghizistan, Sierra Leone, Micronesia, Afghanistan e Mongolia. Rassegnò le dimissioni dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel 2003, in opposizione alla guerra all’Iraq.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria e la battaglia per Cipro

Aangirfan 2 settembre 2013

23Makarios di Cipro fu rovesciato perché non era un amico della CIA.

La Russia ristruttura il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011. Il periodo di rimborso sarà esteso e il tasso di interesse diminuito dal 4,5 al 2,5 per cento. La Russia s’impegna a ristrutturare il prestito di 2,5mld di dollari a Cipro

Cyprus_districts_named_plLe principali basi militari del Regno Unito sono ad Akrotiri e Dhekelia.

Cipro “studia la possibilità di concedere, in alcuni casi” l’uso dell’Andreas Papandreou (Paphos) Air Force Base all’aeronautica militare russa. Cipro pensa di permettere alle navi da guerra russe di utilizzare il porto di Limassol. UPI
Cipro fu divisa nel 1974. Kissinger, i colonnelli greci e la Turchia organizzarono la partizione di Cipro. Il 1° settembre 2013, il ministro degli Esteri cipriota Ioannis Kasoulides dichiarava che il territorio di Cipro non sarà utilizzato per lanciare attacchi contro la Siria. Il 30 agosto 2013, Kasoulides aveva detto che Cipro aveva ricevuto assicurazioni che non sarebbe stata utilizzata come “trampolino di lancio” per un attacco contro la Siria. Siria: i fatti dovrebbero cambiare ‘in modo significativo’ prima del nuovo voto/ La Russia ristruttura il debito di Cipro; Cipro proibisce agli statunitensi di attaccare la Siria / ‘Noi non saremo un trampolino di lancio per l’attacco alla Siria’

troodos2Centro di ascolto del Regno Unito sul monte Troodos a Cipro, che non ha raccolto alcun messaggio che implichi Assad nell’attacco chimico. Il Mossad mente; Troodos a Cipro non ha raccolto nulla che accusi Assad.

Il Regno Unito ha 2 basi militari a Cipro. Il ministero della Difesa britannico ha detto che 6 caccia-intercettori Typhoon della RAF sono stati schierati nella base inglese di Akrotiri a Cipro, quale misura precauzionale “per proteggere le basi inglesi sull’isola“. Secondo il Telegraph: “Il governo inglese non esclude esplicitamente l’uso delle basi RAF a Cipro per un attacco alla Siria da parte degli alleati del Regno Unito. Siria: i fatti dovrebbero cambiare ‘in modo significativo’ prima del nuovo voto
Commento: “Non appena si è iniziato a parlare di questi attacchi alla Siria, mi sono reso conto che l’attacco a Cipro, finanziario e militare, faceva parte del piano per arrivare al punto che stiamo raggiungendo adesso! Ovviamente, anche se gli ignari ministri del governo cipriota dicono che l’isola non avrà nessuna parte, è chiaramente ovvio che vi sono stati incastrati fin dall’inizio. Ricordatevi dei miei post sul blog da Cipro, circa l’esplosione di Mari nel 2011, e le voci sul coinvolgimento straniero e l’uranio (solo uno stratagemma), e non dimentichiamo che le munizioni dirette alla Siria e conservate a Cipro per volere della signora Clinton! Cipro è uno strumento degli Stati Uniti in tutto questo… gli U2, che ho saputo volare regolarmente qui, usabo le basi inglesi. Molte persone hanno visto assai spesso il velivolo statunitense, anche prima degli attuali problemi. C’è anche un edificio al centro di Akrotiri, che gli abitanti locali chiamano ‘la centrale fantasma’… sul serio… ovviamente la cosa è ancora quasi del tutto ignorata dai media.”

Akrotiri
Il Mossad e l’esplosione a Cipro
L’11 luglio 2011, ci fu una massiccia esplosione nella base navale cipriota di Zygi. A Zygi, nel 1998, furono arrestati due agenti del Mossad israeliano. Secondo il quotidiano Machi, la rete spionistica del Mossad comprendeva ciprioti e inviava informazioni su sistemi d’arma ed impianti militari ciprioti al Mossad e all’MI6 britannico. Cyprus Mail: Notizie Articoli in inglese, 98-11-15
Gli “uomini del Mossad furono catturati in un momento delicato, quando Cipro aveva minacciato di mettere i missili terra-aria russi S-300, per proteggersi dagli aviogetti turchi, in una base che gli agenti del Mossad avrebbero sorvegliato. Vi è un paio di articoli secondo cui Israele addestrava i piloti turchi su come evitare i missili SAM.” (JWeekly)
L’esplosione dell’11 luglio 2011, a Zygi, uccise 12 persone, tra cui il comandante della marina militare del Paese. “Un incendio sarebbe esploso presso i circa 100 container di esplosivi iraniani confiscati nella base navale di Zygi. L’incendio s’è propagato fino alla più grande centrale elettrica dell’isola. È stata spenta provocando gravi interruzioni di luce… L’esplosione, avvenuta alle 06.00, assomigliava a ‘un boom sonico ‘, affermava il testimone oculare Hermes Solomon alla BBC.”

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Il capo della marina cipriota e il comandante della base uccisi nello scoppio delle munizioni della base. Il ministro della Difesa e capo dell’esercito si dimettono.
Chi voleva disattivare l’esercito e la marina di Cipro? (Israele, Libano e Cipro in disaccordo sul gas e il petrolio mediterranei).
Ieri, Netanyahu era pronto a sfidare i diritti del Libano sulla divisione del gas e del petrolio nel bacino del Mediterraneo, tra lo stallo alle Nazioni Unite, sperando di ottenere il sostegno del ‘mondo civilizzato’ a tali affermazioni, che pretendeva di tracciare credendo di avere il sostegno del governo cipriota. Secondo il sito del libanese al-Manar, il governo di Cipro ha espresso la volontà di negoziare con Tripoli sulla posizione di ciò che è noto come ‘punto 23.’ Oggi, le armi iraniane e di Hezbollah, raccolte e confiscate, sono esplose, portando alle dimissioni dei capi dell’Esercito e della Marina. Un incendio è scoppiato nell’edificio dell’amministrazione, ma è stato rapidamente spento. La causa dell’incendio non è stata chiarita...” (Cyprus-mail)
L’esplosione a Cipro distrugge la centrale di Vassilikos, dissipando il 50% dell’energia elettrica dell’isola
La nave che ha trasportato il carico di morte a Cipro

Commenti sull’esplosione dell’11 luglio 2011 presso la ‘Base navale Evangelos Florakis’ di Cipro:  “Ho fatto qualche ricerca e trovato le foto dei contenitori:
78322913Qui ci sono i contenitori prima dell’esplosione, alcuni mostrano chiaramente segni di un’alta pressione interna causata dall’accumulo di gas o da piccole esplosioni:

15052352Ecco il raggio di esplosione in una panoramica relativa alla centrale elettrica:

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Vi sarebbero state bombe ancor più potenti, alcune voci indicherebbero che queste munizioni iraniane contenessero uranio impoverito. Se tali storie fossero vere, forse potrebbero spiegare perché le armi sono state conservate per tanto tempo e non distrutte. (Zougla).
Anche Cypress media parla di uranio esaurito.

Il Mossad mente: Troodos a Cipro non ha raccolto nulla che accusi Assad

CYP_NSA_listening_post_Mount_Troodos_Cyprus_3L’ex ambasciatore inglese Craig Murray ci parla della Questione Troodos. Il Regno Unito ha la migliore base spionistica nella regione della Siria, e non è ancora riuscito a raccogliere una qualsiasi prova dell’implicazione di Assad nell’attacco con i gas a Damasco. Craig Murray scrive: “Il centro di ascolto del GCHQ sul monte Troodos, a Cipro, monitora tutto il traffico radio, satellitare e a microonde in tutto il Medio Oriente… anche quasi tutte le comunicazioni via telefono fisso in questa regione, che passano attraverso collegamenti a microonde, ad un certo punto, sono raccolte a Troodos… Dovrei premettere che fui effettivamente in questo impianto e fui pienamente informato sulle sue attività e capacità, mentre ero a capo della Sezione Cipro del ministero degli Esteri, nei primi anni ’90… E’ quindi molto strano, per non dire altro, che John Kerry sostenga di avere accesso alle intercettazioni delle comunicazioni dei militari e funzionari siriani…  intercettazioni che non sono a disposizione del Joint Intelligence Committee britannico.
In altre parole, il Mossad israeliano ha mentito quando ha sostenuto di aver raccolto le chiamate degli ufficiali siriani che chiedevano l’attacco chimico. Craig Murray scrive: “Israele è stato più volte coinvolto nella guerra civile siriana, compiendo una serie di attentati clandestini e di attacchi missilistici nel corso di molti mesi. Questa attività assolutamente illegale, da parte di Israele, ha ucciso un gran numero di civili, compresi bambini, senza comportare nessuna condanna dall’occidente. Israele ha ora fornito l”intelligence’ agli Stati Uniti, volta a consentire agli Stati Uniti di partecipare alla campagna missilistica e di bombardamenti d’Israele. La risposta sulla Questione Troodos è semplice. Troodos non ha raccolto le intercettazioni perché non esistono. Il Mossad le ha fabbricate. Le ‘prove di John Kerry’ sono squallidi trucchi. Altri bambini ora potranno essere fatti a pezzi dai massicci attacchi missilistici statunitensi. Ciò non ha nulla che fare con l’intervento umanitario. Si tratta, ancora una volta, degli Stati Uniti che agiscono su volere d’Israele.”

Aangirfan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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