Spiegate le bizzarrie di Erdogan

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 6 agosto 2015photo_verybig_165199La Turchia agisce in modo piuttosto irregolare in queste ultime due settimane, lanciando a sorpresa una duplice offensiva in Siria e Iraq, condannando la Russia per la presunta ‘oppressione’ dei tatari di Crimea e sospendendo i negoziati sul Balkan Stream. Tutto ciò è un po’ inaspettato, dopo tutto la Turchia aveva finora evitato l’istigazione degli Stati Uniti a lanciare un attacco contro la Siria; non ha mai avuto seri problemi sulla riunificazione della Crimea e in precedenza aveva accettato Balkan Stream per migliorare la propria influenza geostrategica. Mentre ciascuna delle azioni di Turchia in queste tre circostanze può essere attribuibile a peculiarità situazionali, condividono due elementi inseparabili, la propaganda elettorale di Erdogan prima del probabile voto anticipato e l’atteggiamento verso il gasdotto Balkan Stream sugli sconti sul gas. L’articolo inizia illustrando al lettore la ‘versione ufficiale’ di tali azioni apparentemente erratiche di Erdogan nelle tre situazioni di cui sopra, giungendo poi a un profondo sguardo, più attento su come le due componenti inseparabili spieghino chiaramente la reale motivazione di tali decisioni. Infine, il pezzo valuta il successo delle iniziative di Erdogan riguardo le vere motivazioni, concludendo che mentre potrebbe raccogliere abbastanza voti nazionalisti per una nuova maggioranza parlamentare, goffamente manca nel consolidare la propria posizione contrattuale nei colloqui sul Balkan Stream.

La storia ufficiale
Ecco come la Turchia spiega ufficialmente il suo comportamento negli ultimi tre scandali delle ultime settimane:

La doppia offensiva:
Secondo le autorità turche, l’attentato a Suruç fu opera del SIIL dimostrandosi l’innesco per presunti attacchi di Ankara contro di esso nel nord della Siria. Allo stesso tempo, se si crede alle autorità, i curdi hanno ripreso l’insurrezione contro i turchi senza motivo, per cui oggi Erdogan bombarda anche il nord dell’Iraq. Le casualità hanno così portato la Turchia ha condurre una doppia offensiva contro Siria e Iraq, annunciando un grandioso ritorno alle politiche neo-ottomane che si pensavano messe da parte negli ultimi due mesi.

Critiche sulla Crimea:
In modo scomposto, Erdogan ha recentemente espresso rigetto del ricongiungimento di Crimea alla Russia, parlando al ‘Secondo Congresso Mondiale dei tatari di Crimea’ ad Ankara, su come: “La Turchia non ha e non riconosce l’annessione della Crimea. La nostra priorità nella crisi ucraina sono pace, prosperità e sicurezza per i tatari di Crimea. Facciamo ogni passo per condurre tutte le trattative necessarie per superare le pressioni e le difficoltà che affrontano. Si può essere certi che continueremo nel nostro sostegno“. Ufficialmente per Erdogan, i tartari di Crimea non erano oppressi dai loro ex-amministratori ucraini, negligenti e totalmente incompetenti, ma sono improvvisamente sottoposti a coercizione dalle autorità russe che hanno votato per la riunificazione.

Balcanizzare Balkan Stream:
L’ultima grande ‘irregolarità’ della Turchia è sospendere temporaneamente i colloqui sul Balkan Stream. I media indicano che ciò sia dovuto alla Russia che non sarebbe d’accordo sullo sconto del prezzo che la Turchia propone per le proprie importazioni. Ufficialmente, però, il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz ha detto che se ci sono alcune divergenze (Siria, riconoscimento del genocidio armeno, ecc.) la decisione di cooperare su Balkan Stream non ne è colpita, e che la vera ragione della temporanea sospensione è che la Turchia deve ancora formare un governo di coalizione. La Russia ha assecondato tale farsa per il momento, perché si rende conto di quanto sia controproducente respingere tale spiegazione poco plausibile della Turchia, in questo momento, nonostante sia evidente che la controversia vada oltre i prezzi.

La vera storia
La Turchia ha presentato scuse pubbliche variamente convincenti per cercare di spiegare il suo comportamento nei tre casi esaminati, ma ciò non toglie che la verità sia realmente fondata su due importanti considerazioni, elezioni anticipate e posizione sul gasdotto. Viste attraverso questo prisma, le azioni di Erdogan diventano assai meno ‘bizzarre’ e in qualche modo comprensibili su ciò che cerca di raggiungere (anche se in alcun modo giustificano o avallano tali sue decisioni):

La doppia offensiva
Elezioni anticipate:
Come ampiamente spiegato nell’ultimo articolo sull’argomento, una delle principali considerazioni che guidano l’iniziativa militare di Erdogan è attrarre contemporaneamente voti conservatori dal Partito del Movimento Nazionalista e giustificare la soppressione del Partito Democratico del Popolo. L’obiettivo finale di tale piano machiavellico è garantirsi che il suo partito AKP abbia la maggioranza parlamentare, sperando di modificare la costituzione e istituzionalizzare una presidenza forte.

Posizione sul gasdotto:
Anche se non è così significativo come la motivazione elettorale o la trappola anti-curda statunitense in cui è caduto, Erdogan si rende conto che le sue mosse in Siria potrebbero essere utilizzate quale merce di scambio per negoziare un prezzo minimo del gas dalla Russia. Ankara deve ancora impegnarsi pienamente nell’attaccare la Siria con un’offensiva regolare a tutto campo come si è temuto, scegliendo solo di lanciare attacchi aerei e tiri di artiglieria per il momento. Ciò potrebbe non essere esclusivamente ascrivibile ad Erdogan, fermatosi all’ultimo minuto o giocando un certo tipo di partita ‘dura’ con gli Stati Uniti, ma in parte alla speranza di Ankara che la ritardata offensiva sia definitivamente esclusa se Mosca acconsente allo sconto proposto sulle esportazioni di gas alla Turchia. Allo stesso modo, anche se iniziata (come ha minacciato), la Turchia potrebbe ritirarla o ridurla nell’ambito di un più robusto accordo multiplo con la Russia. Dopo tutto, Lavrov e i suoi sono impegnati in un turbinio di spole diplomatiche sull’escalation del conflitto in Siria (che Erdogan stesso ha contribuito a creare con la sua ultima offensiva), con il ministro degli Esteri russo che incontra Kerry a Doha e Kuala Lumpur, e l’inviato speciale russo per il Medio Oriente Mikhail Bogdan che incontra i ministri degli Esteri siriano e iraniano a Teheran. Con Putin suggerire una coalizione regionale anti-SIIL composta da Turchia, Siria, Iraq, Giordania e Arabia Saudita, così come le recenti incursioni di Mosca a Riyadh, sembra che il gigante euroasiatico sia più che disposto a un accordo con la Turchia sul gasdotto per risparmiare la Siria. E’ con tale spirito che Erdogan ha finora rifiutato di decidere sull’ultima avventura militare, nonostante la straordinaria pressione dagli Stati Uniti ad agire subito, e perché sia disposto a riconsiderare qualsiasi futura ampia offensiva se la Russia favorisse l’accordo con qualcosa di più di uno sconto sul prezzo del gas (qualunque cosa possa essere).1011716Critiche sulla Crimea
Elezioni anticipate:
Il concione di Erdogan su tale delicato problema bilaterale è eccessivamente teatrale e indica mancanza di sincerità sulla sua posizione. Davvero sentiva e credeva che il problema sia un tale impedimento alle relazioni con la Russia; e quindi il politico tipicamente chiacchierone avrebbe trattenuto la lingua per oltre un anno e mezzo, finora. E’ più probabile, quindi, che abbia cronometrato il suo ‘annuncio politico’ in raduno pubblico quando sarebbe stato più efficace; ciò ha senso quando si capisce che probabilmente indirà elezioni anticipate per porre fine allo stallo politico che affligge la formazione del suo governo.

Posizione sul gasdotto:
Altrettanto importante in questo caso è la motivazione delle elezioni anticipate, Erdogan scommette sull’uso politico della Crimea per negoziare altri sconti, nel suo stratagemma sul gasdotto contro la Russia. In verità a Mosca non importa quali Paesi riconoscano formalmente la riunificazione con Crimea, perché è un fatto compiuto, ma naturalmente chi lo fa (in silenzio o pubblicamente) riceve certi vantaggi politico-economici. In questo caso, però, la Turchia gioca una posta molto più alta della semplice contrattazione sul riconoscimento di riunificazione della Crimea in cambio di un grosso sconto sul gas. La dichiarazione di Erdogan secondo cui la Turchia “adotta ogni passo per condurre tutte le trattative necessarie per superare pressione e difficoltà (che i tartari della Crimea) affrontano” in Crimea, è un segnale forte che Ankara potrebbe supportare con le sue relazioni etniche le attività terroristiche contro la Russia, proprio come fa con gli uiguri dello Xinjiang contro la Cina. Non è prevedibile che Ankara vada così lontano, ma sembra evocarlo per fare pressione sulla Russia su un accordo sul gas più favorevole, per quanto rischioso e immorale tale ‘tattica negoziale’ sia.

Balcanizzare Balkan Stream
Elezioni anticipate:
Erdogan non riuscirà mai a corteggiare gli elettori del Partito repubblicano popolare, principale oppositore al suo governo (dal 24,95% dei voti l’ultima volta), ma sa che può avere molto più successo verso quelli del Partito del Movimento Nazionalista (16,29% dei voti). Così, il suo comportamento ‘erratico’ sul gasdotto Balkan Stream ha molto più senso, perché sa che ciò sarà accolto molto positivamente dai nazionalisti. Gli altri aspetti potenzialmente favorevoli che Erdogan coltiverebbe prima della elezioni anticipate probabilmente (come la figura di ‘duro verso il terrore’ con la doppia offensiva), potrebbero essere il fattore cui punterebbero alcuni elettori nazionalisti per sostenerne la candidatura. Nel complesso, non bisogna escludere i margini che Erdogan cerca disperatamente di garantirsi affinché il suo partito abbia la maggioranza parlamentare che cerca così febbrilmente, anche infangando la reputazione dell’operato del suo governo comportandosi in modo irresponsabile e poco professionale verso un grande partner strategico.

Posizione sul gasdotto:
Dei tre casi studiati, la decisione di sospendere i negoziati per la costruzione di Balkan Stream è ovviamente quella più direttamente legata a considerazioni sulle pipeline della Turchia. Erdogan è profondamente consapevole della necessità geostrategica che la Russia vede nella costruzione di Balkan Stream, perché sa che qualsiasi interruzione strategica che gli potrebbe evitare attrarrebbe l’immediata attenzione del Cremlino mettendolo in una posizione vantaggiosa nel dettare le proprie pretese a Putin. La Turchia sfrutta così il ruolo di Paese di transito del Balkan Stream al fine di strappare benefici finanziari dalla Russia, sembrando un piano infallibile e redditizio (anche se non etico) finché non si comprende esattamente quanto Ankara abbia sbagliato nella guerra contro i curdi e come tale serio errore di calcolo potrebbe por fine a qualsiasi vantaggiosa posizione negoziale che Erdogan pensava già di avere.

Alcun lieto fine
Con grande costernazione di Erdogan, la storia delle sue elezioni anticipate e del gioco d’azzardo sul gasdotto potrebbe finire malissimo. Da una parte, è sempre più probabile che il suo partito AKP abbia la leggendaria maggioranza parlamentare con le manipolazioni politiche di Erdogan, ma dall’altro, il costo ostacolerebbe la forza negoziale della Turchia sul Balkan Stream. Ciò va in gran parte attribuito all’attacco curdo al gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum (BTE), che pur essendone prevista la chiusura questo mese per riparazioni, quindi con impatto trascurabile sulla sicurezza energetica della Turchia (o dei suoi partner a valle), ne indica chiaramente la vulnerabilità al sabotaggio, assieme alle altre linee come il TANAP. Il piano tanto sperato della Turchia di diventare il crocevia energetico dell’Eurasia aveva originariamente quale premessa il presupposto che il sud-est curdo divenisse pacifico e sicuro, ma con Erdogan che trascina la regione in una guerra indefinita, tale grandiosa visione strategica è ora in pericolo di estinzione. Di conseguenza, tale situazione rende Balkan Stream ancora più importante per la Turchia, in quanto l’immunizzerebbe d quella violenza etnico-secessionista che dimostra di poter influenzare negativamente gli altri progetti energetici del Paese. Mentre Erdogan pensava che fosse la Russia ad aver bisogno di Balkan Stream più della Turchia, la necessità strategica si muove costantemente verso un maggiore equilibrio, dato che il degrado della sicurezza nel sud-est del Paese potrebbe mettere in questione la capacità di difendere adeguatamente BTC e TANAP in Turchia. Può darsi benissimo che l’insurrezione curda finisca per diventare una campagna prolungata oltre i 30 anni della precedente, il che significherebbe che, su una prospettiva oggettivamente comparativa, TANAP richieda investimenti sulla sicurezza incontestabilmente più costosi (in termini finanziari e fisici) che non Balkan Stream. Inoltre, c’è maggiore volontà concreta di Russia ed Europa nel continuare la partnership energetica ultradecennale (e potrebbe resistere agli intrighi distruttivi degli Stati Uniti) che non per l’Europa sopportare una possibile destabilizzazione se le sue importazioni di energia azera cadessero vittime del continuo sabotaggio curdo. Tutto ciò schiaffa Erdogan al centro di un dilemma classico, più continua la guerra ai curdi, più in pericolo si trovano i suoi piani di grande via energetica (e quindi più dipenderà dalla creazione di Balkan Stream); mentre qualsiasi mossa per finirla con i curdi (dopo aver generato il nazionalismo che lo supporta) sarebbe assolutamente disastrosa per il partito AKP nelle prossime elezioni anticipate. Data l’ultima ossessione di Erdogan nell’avere la maggioranza parlamentare immaginata, è probabile che continuerà la sua diabolica offensiva anti-curda, ignorandone le conseguenze a lungo termine, dato che la vede come la via più sicura alla divinità politica. La sua visione ristretta l’ha protetto dalle ripercussioni più ampie delle proprie azioni ed ignora che la sua miope strategia elettorale sia distruttiva per gli eterni imperativi geo-energetici della Turchia. Erdogan scommette arrogantemente sui curdi che accetterebbero il cessate il fuoco dopo che le elezioni anticipate concederanno al suo partito la maggioranza parlamentare che desidera ardentemente, ma non pensa che, per allora, potrebbero anche non fermare la lotta senza una sicura grande compensazione politico-economica che, ovviamente, non sarà disposto a fornire. L’intera dinamica lo mette ‘tra due sedie’, come dicono i russi, e tale posizione non invidiabile è incredibilmente del tutto dovuta a lui solo.

Conclusioni
L’ultimo passo di Erdogan su Siria, Crimea e Balkan Stream appare straordinariamente bizzarro per un uomo che alcuni ritengono grande ed esperto stratega geopolitico. A ben guardare, però, è inequivocabile che le tre istanze apparentemente separate siano collegati da due fili, la campagna elettorale anticipata di Erdogan e il suo atteggiamento sul gasdotto nei confronti della Russia. Il presidente turco pensava che avrebbe potuto avere entrambe le cose, assicurare la maggioranza parlamentare al suo partito AKP nelle prossime elezioni anticipate ed avere una posizione negoziale migliore sulle importazioni di gas dalla Russia, ma nella sua folle ricerca del potere politico ha calcolato malissimo le conseguenze sugli interessi energetici del suo Paese (anche a prescindere dalla Russia). La guerra di Erdogan ai curdi pone il rischio reale che l’infrastruttura energetica BTC e TANAP nel sud-est diventi bersaglio dei ribelli, mettendo così in pericolo il grande piano strategico della Turchia per diventare il crocevia energetico dell’Eurasia. Parallelamente, tale minaccia ha corrispondentemente elevato il valore di Balkan Stream per il Paese ad altezze inaudite dato che in realtà è l’unica via energetica sicura ed affidabile nel caso in cui la rivolta curda apra una più robusta e prolungata campagna contro il governo. Insomma, Erdogan potrebbe finalmente avere la maggioranza parlamentare voluta, ma gli enormi costi che comporterebbe all’unità e agli interessi energetici perpetui del Paese potrebbe lasciare molti turchi chiedersi se ne sia valsa la pena.

projet_pipeline_south_stream_et_nabucco_risultatoAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnik che attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il patto faustiano tra Obama ed Erdogan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 luglio 2015U.S. President Obama and Turkey's Prime Minister Erdogan take part in a family photo during the G20 Summit in CannesDopo tutto, gli attacchi aerei turchi in Siria iniziati la settimana scorsa contro lo Stato islamico sembrerebbero essere un cambio della posizione di Ankara verso il gruppo terroristico. L’esercito turco ha denominato l’operazione “Yalcin Nane” dal sottufficiale turco ucciso in uno scontro con il SIIL (che a sua volta ha compiuto un attentato suicida al confine con la Turchia, uccidendo 32 persone). Ovviamente, Ankara ritiene opportuno proiettare “Yalcin Nane” in risposta ai presunti attacchi del SIIL in Turchia. I cinici potrebbero obiettare che l’immagine di “duro” può avvantaggiare il gioco del presidente Recep Erdogan, cavalcando l’ondata di nazionalismo e cercando un rapido sondaggio per migliorare i risultati poco brillanti delle elezioni di giugno, che hanno impedito al suo Partito Giustizia e Democrazia di avere la maggioranza in parlamento. Tuttavia la grande domanda rimane: la politica turca sulla Siria è cambiata radicalmente? Erdogan ha rigettato il sostegno clandestino ai gruppi estremisti islamici e deciso finalmente di addentare la giugulare del SIIL? Il punto è ambiguo, per la doppia natura della diplomazia turca, ed è difficile credere che Ankara recida i legami con il SIIL. The Guardian ha pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui Erdogan semplicemente sarebbe alle prese con un nuovo atteggiamento. Secondo il Guardian, Washington avrebbe ricattato Erdogan costringendolo suo malgrado ad agire contro il SIIL. Sembra che Washington abbia prove altamente dannose, come “centinaia di pen drive e documenti” che svelano l'”alleanza non dichiarata” tra Ankara e SIIL, stabilendo che “i rapporti diretti tra ufficiali turchi e membri del SIIL” siano “innegabili“. The Guardian citava un funzionario europeo dire, “Questo non è un loro pensiero (turco). E’ una reazione a ciò che gli hanno imposto statunitensi ed altri“. Ciò che accredita l’articolo del Guardian è che Erdogan, per qualche motivo inspiegabile, ha improvvisamente cambiato idea e deciso di aderire alla richiesta statunitense di permettere ai loro aerei da guerra di attaccare il SIIL in Siria dalla base di Incirlik nella Turchia orientale. Chiaramente Erdogan ha ceduto dopo aver rifiutato l’accesso ad Incirlik l’anno scorso. Ma ciò che è ancora più interessante è che anche il presidente Barack Obama ha fatto un’inversione di marcia, con un rovesciamento politico ha accettato la vecchia richiesta di Erdogan d’imporre una limitata “no-fly zone” nel nord della Siria, al confine con la Turchia, che gli statunitensi avevano respinto finora. La proposta “no-fly zone” in Siria è relativamente piccola rispetto a quella imposta nel nord dell’Iraq dopo la guerra del Golfo nel 1991, lunga circa 100 km e profonda 30-50 km. Ma poi, come già stabilito, permette alle forze aeree turche e statunitensi di agire congiuntamente sul territorio siriano senza assicurarsi un mandato delle Nazioni Unite. Infatti, né Stati Uniti né Turchia si sono curati di avere l’approvazione del governo, riconosciuto a livello internazionale, di Damasco. Evidentemente la “no-fly zone” impone restrizioni agli aerei da guerra del governo siriano. Ma l’obiettivo turco è in primo luogo che alcuna entità curda indipendente si formi nel nord della Siria. In poche parole, il patto faustiano tra Obama e Erdogan funziona così:
– Erdogan si assicura che Obama non sveli i suoi legami occulti con il SIIL e si compra il silenzio di quest’ultimo consentendo agli aerei da guerra degli Stati Uniti di operare dalla base di Incirlik;
– Come contropartita, Obama cede all’insistenza di Erdogan nel creare una “no-fly zone” nel nord della Siria, come primo passo verso la creazione di una base operativa nel territorio siriano al confine con la Turchia, che può essere utilizzata dai ribelli (sostenuti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar) per far avanzare l’agenda per rovesciare il regime guidato dal presidente Bashar al-Assad;
– Né Erdogan, né Obama badano a che la loro “no-fly zone” sulla Siria sia istituita nell’ambito del mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
– Erdogan ha mano libera nel schiacciare i ribelli curdi mentre agevola gli aerei da guerra statunitensi operanti liberamente su Iraq e Siria.
A prima vista si tratta di una formula “win-win“. Obama trarrà conforto dagli Stati Uniti che non s’impegnano ulteriormente e in modo significativo a sostenere l’operazione turco-saudita-qatariota in Siria e comunque placa Ankara e Riyadh sull’accordo nucleare iraniano. Dal punto di vista turco, il coinvolgimento statunitense nella “no-fly zone” significa che non avvierà un’incursione unilaterale in Siria, cosa che si vuole evitare. D’altra parte, Ankara rabbonisce gli statunitensi, dato che l’uso della base di Incirlik è estremamente importante per i militari statunitensi, se prima i loro aerei dovevano volare per 1000 miglia verso gli obiettivi in Siria, voleranno assai meno da Incirlik, appena oltre il confine con la Siria, affinché la campagna aerea di Obama contro il SIIL sia molto più intensa e, si spera, anche più efficace. Nella mente contorta di Erdogan, un pensiero potrebbe anche essere apparso dopo l’accordo nucleare iraniano, nel caso Washington e Teheran collaborino nella lotta contro il SIIL diminuendo l’importanza strategica della Turchia per l’occidente. In sintesi, Erdogan ha deciso che è utile per la Turchia aprire la base aerea agli aerei degli Stati Uniti, presentandosi come Stato in prima linea nella lotta di Obama contro il SIIL. Ironia della sorte, ciò che accade non è molto diverso da quello che gli amici pakistani di Erdogan fecero presentando il loro Paese come “Stato in prima linea” nella guerra degli Stati Uniti al terrore, per averne gli aiuti. Naturalmente il Pakistan non ci ha mai ripensato ed ha estratto miliardi di dollari di aiuti statunitensi fin quando iniziò il contraccolpo trasformando il Paese nel campo di battaglia dei terroristi. Il tempo mostrerà se il patto faustiano di Erdogan con Obama avrà un esito diverso. D’altra parte, tale patto appare mentre il bilancio per Obama resta incerto. Non c’è dubbio che il secondo fronte della Turchia contro i curdi non può che complicare la guerra di Obama in Iraq, ma segnala anche la fine al processo di pace e il dialogo di Erdogan con i curdi e la tregua di due anni fa. Aiuta la strategia regionale degli Stati Uniti se uno dei suoi principali alleati della NATO s’impantana? È interessante notare che l’unico partito ad applaudire gli attacchi aerei turchi sulla Siria è la screditata alleanza dell’opposizione siriana, naturalmente sostenuta da Ankara. La Casa Bianca attaccava con il suo mantra ogni volta che l’esercito turco intraprendeva missioni punitive contro i separatisti curdi, cioè sul diritto di difendersi di Ankara. Che altro dirà Obama in tali circostanze? Paradossalmente, la milizia curda è anche alleata degli Stati Uniti nella guerra di Obama al SIIL.1168704275Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza israelo-saudita

Dean Henderson 04/12/2014

Press TV aveva riferito che Stati Uniti e sauditi iniziarono a finanziare i ribelli siriani, divenuti SIIL, nel 2012. Dopo aver diretto gli islamisti libici per rovesciare Gheddafi, i sauditi e i loro compari despoti del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) cercarono di far cadere il governo Assad. Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del Wall Street Journal e dellìoperazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il 2° magiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. La collusione anglo-statunitense con gli interessi sionisti israeliani è ben documentata. Meno noto è il ruolo dei Saud di finanziatori della Fratellanza musulmana e dei complotti di CIA/Mossad/MI6 nel mondo. La Fratellanza Musulmana dei Saud e i cabalisti israeliani condividono una lunga storia con i massoni dell’intelligence inglese risalente alle Scuole dei Misteri egizi. L’oligarchia dei banchieri Illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia mondiale attraverso il monopolio delle banche centrali e l’egemonia sul traffico di petrolio, armi e droga. Tale cabala di miliardari satanisti guidata dai Rothschild crea fanatici nelle fedi ebraica, cristiana e musulmana per dividere i popoli e massimizzare i profitti di guerra.

Gaza attack joint Arab-Israeli war on Palestinians: CNNDa quando la Chevron scoprì il petrolio in Arabia Saudita nel 1938, la monarchia dei Saud ha sempre finanziato le avventure militari segrete dei Rothschild. Fa parte dello scambio petrolio per armi. I sauditi inviarono oltre 3,8 miliardi di dollari ai mujahidin afghani addestrati dalla CIA. Il loro emissario presso gli statunitensi fu Usama bin Ladin. Diedero 3,5 milioni di dollari ai contras nicaraguensi. Il tangentista della Northorp/Lockheed Adnan Khashoggi svolse un ruolo chiave nel far finanziare dai sauditi l’Enterprise di Richard Secord. Ma mentre gli sforzi di contra e mujahadin ricevevano la copertura dei giornali, i Saud erano occupati a finanziare la controinsurrezione nel mondo. In Africa i sauditi sostennero per decenni il Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS) che operava dal Ciad tentando di rovesciare il presidente libico Muhammar Gheddafi. Il Chad fu a lungo un Paese importante in Nord Africa per i sistemi di produzione petrolifera della Exxon Mobil. Nel 1990, a seguito di un controcolpo di Stato sostenuto dai libici contro il governo del Ciad, che sponsorizzava l’NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 elementi del NFS grazie al finanziamento saudita. Gli Stati Uniti diedero 5 milioni di dollari di aiuti al governo dittatoriale keniano di Daniel Arap Moi affinché il Kenya ospitasse i capi del NFS, mentre gli altri governi africani si rifiutavano di accettarli. Arap Moi poi aiutò le operazioni segrete della CIA in Somalia, finanziate dai sauditi. I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi in Angola nel tentativo brutale di rovesciare il governo socialista del presidente del MPLA José dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi diedero milioni al Marocco per pagare l’addestramento in quel Paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi giacimenti di petrolio. Nel 1985 Chevron Texaco riceveva il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990 il 29% del greggio di Exxon Mobil diretto negli Stati Uniti proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio dei diamanti nel mondo, si vantava di acquistare diamanti dall’UNITA. Savimbi fu alla Casa Bianca dal presidente Reagan. I sauditi finanziarono la RENAMO nella campagna terroristica delle CIA ‘Piano rosa’ contro il governo nazionalista del Mozambico. A metà degli anni ’80 i sauditi e l’Oman inviavano armi alla RENAMO attraverso le Isole Comore, favorevoli a Israele e al Sud Africa dell’apartheid. Due presidenti delle Comore Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ex-Zaire, il fantoccio degli Illuminati Mobutu Sese-Seiko governava con pugno di ferro da quasi quattro decenni. Era il cane da guardia della City of London nello Zaire ricco di cobalto, uranio e molibdeno di vitale importanza per il programma di armi nucleari degli Stati Uniti. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore. Mobutu fu messo al potere nei primi anni ’60 dopo che l’agente della CIA Frank Carlucci, con Reagan e Bush segretario alla Difesa e oggi presidente del consulente d’investimento della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, fu il gangster che assassinò il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti avevano basi militari a Kitona e Kamina da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro Angola, Mozambico e Namibia finanziate dai Saud. La guardia di palazzo di Mobutu fu addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70 i sauditi comprarono le truppe marocchine inviate a salvare Mobutu dai secessionisti del Katanga guidati da Laurant Kabila. Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono a finanziare le incursioni militari in Congo dei governi di Ruanda, Uganda e Burundi. Tale destabilizzazione della regione dei Laghi portò al genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000 dopo essersi rifiutato di servire gli Illuminati. Oltre quattro milioni di persone sono morte nella RDC negli ultimi dieci anni.
Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani eliminati dai sangue puro. Negli anni ’50 e ’60 la CIA e l’intelligence francese assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi ben Barqa la cui Union Nationale de Forces Populaire minacciava il monarca Re Hassan II, fantoccio degli USA. Il presidente di sinistra della Guinea Sekou Toure e il socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali. Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir accusò i sauditi di fornire armi al Sudan People Liberation Army (SPLA) di Johnny Garang. La parte meridionale del Sudan che lo SPLA cercava di staccare, è ricco di petrolio. Il Mossad rifornì l’SPLA per anni dal Kenya. Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciò aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto era volto ad alimentare l’offensiva del SPLA su Khartoum. La crisi nel Darfur è il risultato diretto dell’intromissione saudita-israelo-statunitense per conto di Big Oil. Il presidente algerino Chadli Benjladid accusò i sauditi di finanziare il barbaro Gruppo islamico armato (GIA) dopo che l’Algeria protestò contro la Guerra del Golfo voluta dagli USA, scatenando il regno del terrore contro il popolo algerino. Benjladid fu costretto a dimettersi, seguito dal frettoloso voto della legge sugli idrocarburi che aprì i giacimenti petroliferi del Paese, storicamente socialista, ai Quattro Cavalieri. La CIA poi aiutò i terroristi del GIA a recarsi in Bosnia, dove contribuirono a distruggere la Jugoslavia socialista. L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader socialisti arabi di sempre, richiese un ordine economico internazionale più giusto negli infuocati discorsi alle Nazioni Unite. Incoraggiò i cartelli di produttori per emancipare il Terzo Mondo dai banchieri di Londra. Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e altri Paesi nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il petrolio a livello internazionale senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex-agente dei servizi segreti francesi Thyraud de Vosjoli dice che la sua agenzia ne fu coinvolta. William McHale della rivista Time, che seguiva il tentativo di Mattei di rompere il grande cartello petrolifero, morì in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni di dollari di aiuti militari dall’Arabia Saudita allo Yemen, nella speranza di schiacciarvi la rivoluzione marxista. Il tentativo fallì e lo Yemen fu diviso tra nord e sud per due decenni prima di unirsi nel 1990. Gli aiuti sauditi-statunitensi allo Yemen e all’Oman continuano ancora oggi, nel tentativo di reprimere i movimenti nazionalisti in quei Paesi che confinano con il Regno e i suoi vasti giacimenti controllati dai Quattro Cavalieri.
Durante lo sforzo degli USA per staccare la Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fuad chiese la fine dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite. Quando l’embargo fu revocato, i sauditi finanziarono l’acquisto di armi dei bosniaci musulmani. Poi i sauditi finanziarono i narcotrafficanti del Kosovo Liberation Army e i separatisti albanesi del NLA che attaccarono il governo nazionalista della Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia dove spesero 10 milioni di dollari nel 1985 per distruggere il partito comunista. Recentemente il principe saudita Bandar ha donato 1 milione alla Presidential Library di Bush senior e un altro milione per la campagna di alfabetizzazione di Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001 il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin venivano evacuati dagli Stati Uniti nello spazio aereo chiuso al resto del traffico. I sauditi svolsero semplicemente il loro storico ruolo di finanziatori dell’operazione 11 settembre? Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del portavoce dei banchieri Wall Street Journal e dell’operazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il secondo maggiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. Fox News è un’operazione segreta dei Rothschild per il controllo mentale del popolo statunitense?

Laurent-Desiré Kabila

Laurent-Desiré Kabila

Fonti:
Mercenary Mischief in Zaire”. Jane Hunter. Covert Action Information Bulletin. Spring 1991.
Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.238
Hunter
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US to Aid Regimes to Oust Government”. David B. Ottaway. Washington Post. 11-10-96
The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.43
The Gulf: Scramble for Security. Raj Choudry. Sreedhar Press. New Dehli. 1983. p.14
Dude, Where’s My Country. Michael Moore. Warner Books. New York. 2003.
ABC News Online. 10-19-04

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscrivervi al suo sito Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982”. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleato di al-Qaida di Washington ora capo del SIIL in Libia

Eric Draitser New Eastern Outlook 09/03/2015salah_badi_belhaj_nouh_terroristspptxLa rivelazione secondo cui l’alleato degli Stati Uniti Abdalhaqim Belhadj è ora capo del SIIL in Libia non dovrebbe sorprendere chi ha seguito la politica degli Stati Uniti in quel Paese e nella regione. Illustra per l’ennesima volta Washington aiutare e sostenere proprio quelle forze che sostiene di combattere in tutto il mondo. Secondo le ultime notizie, Abdalhaqim Belhadj è ormai saldamente il comandante che organizza la presenza del SIIL in Libia. Le informazioni provengono da un anonimo funzionario dell’intelligence statunitense, che ha confermato che Belhadj sostiene e coordina i centri di addestramento del SIIL in Libia orientale, presso Derna, zona a lungo nota come focolaio del jihadismo. Anche se non può sembrare una storia importante, il capo terrorista di al-Qaida e del SIIL, Belhadj, dal 2011 viene aiutato da Stati Uniti e NATO che lo raffiguravano come coraggioso “combattente per la libertà” alla testa dei camerati amanti della di libertà contro il “tirannico despota” Gheddafi, le cui forze di sicurezza catturarono e imprigionarono molti membri del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), tra cui Belhadj. Belhadj servì la causa degli Stati Uniti in Libia così bene che lo si vide ricevere riconoscimenti dal senatore John McCain, che definiva Belhadj e i suoi seguaci, eroi. Inizialmente fu premiato dopo la caduta di Gheddafi con l’incarico di comandante militare di Tripoli, anche se fu costretto a piegarsi al “governo di transizione”, politicamente più appetibile, che poi evaporò nel Paese devastato dalla guerra caotica. La vicenda delle attività terroristiche di Belhadj include “successi” come la collaborazione con al-Qaida in Afghanistan e Iraq e, naturalmente, la sua utilità nel furioso assalto sponsorizzato da USA-NATO alla Libia che, tra l’altro, provocò la strage di libici neri e di chiunque sospettato di far parte della Resistenza Verde (i fedeli alla Libia guidata da Gheddafi). Anche se i media aziendali hanno cercato di presentare Belhadj come martire per le presunte torture nel programma di estrazione della CIA, il fatto inevitabile è che ovunque vada lascia una violenta scia sanguinosa. Mentre molte di tali informazioni sono note, ciò che è di fondamentale importanza è collocare questa notizia nel contesto politico adeguato, illustrando chiaramente come gli Stati Uniti erano e continuano ad essere il principale patrono degli estremisti dalla Libia alla Siria e oltre, e che tutte le chiacchiere sui “ribelli moderati” sono solo retorica volta ad ingannare un pubblico ottuso.

Il nemico del mio nemico è mio amico… fino a prova contraria
belhadj-cia-2ynjgt4yagea05ii11kowa Ci sono ampie prove documentate dell’associazione di Belhadj con al-Qaida e relativo terrorismo nel mondo. Diversi rapporti ne evidenziano l’esperienza in combattimento in Afghanistan e altrove, e lui stesso s’è vantato di aver ucciso truppe statunitensi in Iraq. Tuttavia, fu in Libia nel 2011 che Belhadj divenne il volto dei “ribelli” che cercavano di rovesciare Gheddafi e il governo legale della Libia. Come il New York Times riferiva: “Il Libia, ma fu uno dei suoi più potenti capi, guidando una fazione jihadista agguerrita che costituiva l’avanguardia della guerra contro Gheddafi. Da nessuna parte ciò fu più chiaramente dimGruppo combattente islamico libico fu costituito nel 1995 con l’obiettivo di cacciare il Colonnello Gheddafi. Spinti in montagna o in esilio dalle forze di sicurezza libiche, i membri del gruppo furono tra i primi a unirsi alla lotta contro le forze di sicurezza di Gheddafi… Ufficialmente il gruppo di combattimento non esiste più, ma gli ex-membri combattono sotto la guida di Abu Abdullah Sadiq (alias Abdalhaqim Belhadj)”. Quindi, non solo Belhadj partecipò alla guerra USA-NATO contro la ostrato che quando il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) prese il comando dell’attacco al compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya. A tal proposito, il LIFG ebbe intelligence e probabilmente sostegno tattico dai servizi segreti e dall’esercito statunitensi. Le nuove informazioni sull’associazione di Belhadj con il SIIL così improvvisamente globalmente rilevante, rafforzano certamente la tesi che questo autore, tra gli altri, fece nel 2011, secondo cui la guerra USA-NATO alla Libia fu condotta da gruppi terroristici apertamente e tacitamente sostenuti da servizi segreti e forze armate degli USA. Inoltre, s’integra con altre informazioni emerse negli ultimi anni, informazioni che illuminano come gli Stati Uniti sfruttano per i propri scopi geopolitici uno dei focolai terroristici più attivi nel mondo. Secondo le ultime notizie, Belhadj è direttamente coinvolto nel supporto ai centri di addestramento del SIIL a Derna. Naturalmente Derna dovrebbe essere ben nota a chiunque segua la Libia dal 2011, perché la città, insieme a Tobruq e Bengasi, fu tra i centri del reclutamento di terroristi anti-Gheddafi fin dai primi giorni della “rivolta” e per tutto il fatidico 2011. Ma Derna era già nota come luogo dell’estremismo. In un importante studio del 2007 intitolato “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq: Un primo sguardo ai Dati Sinjar” del Combating Terrorism Center presso l’Accademia militare degli USA di West Point, gli autori osservavano che: “Quasi il 19 per cento dei combattenti nei Dati Sinjar provenivano dalla sola Libia. Inoltre, la Libia ha inviato molti più combattenti in proporzione ad ogni altra nazionalità, secondo i Dati Sinjar, compresa l’Arabia Saudita… L’aumento apparente di reclute libiche in viaggio verso l’Iraq può essere collegato al rapporto sempre più collaborativo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) con al-Qaida, culminato nell’adesione ufficiale del LIFG ad al-Qaida, il 3 novembre 2007… Le città cui spesso i combattenti chiamavano erano Darnah (Derna), in Libia e Riyadh, in Arabia Saudita, con 52 e 51 combattenti rispettivamente. Derna con una popolazione di poco più di 80000 abitanti, rispetto a Riyadh di 4,3 milioni, ha di gran lunga il maggiore numero pro capite di combattenti secondo i Dati Sinjar”. Quindi, la comunità militare e d’intelligence degli Stati Uniti sapeva da quasi un decennio (forse più) che Derna era il lungo, direttamente o indirettamente controllato dai jihadisti del LIFG, e che la città era terreno di reclutamento primario del terrorismo in tutta la regione. Naturalmente, tali informazioni sono vitali se comprendiamo il significato geopolitico e strategico dei campi di addestramento del SIIL a Derna associati al famigerato Belhadj. Ciò ci porta a tre conclusioni correlate ed altrettanto importanti. In primo luogo, Derna ancora una volta fornisce i combattenti della guerra terroristica condotta in Libia e nella regione, con l’obiettivo evidente della Siria. In secondo luogo i centri di addestramento a Derna sono supportati e coordinati da un noto agente degli Stati Uniti. E in terzo luogo, la politica degli Stati Uniti di sostegno ai “ribelli moderati” è solo una campagna di pubbliche relazioni volta a convincere gli statunitensi (e gli occidentali in generale), che non sostengono il terrorismo, nonostante tutte le prove contrarie.

Il mito dei “ribelli moderati”
Le notizie su Belhadj e SIIL non vanno considerate a sé stanti. Piuttosto, sono un’ulteriore prova che la nozione “moderati” sostenuta dagli Stati Uniti è un insulto all’intelligenza degli osservatori politici e del pubblico in generale. Per più di tre anni Washington ha strombazzato il suo sostegno ai cosiddetti ribelli moderati in Siria, una politica che in vari momenti ha coperto gruppi terroristici come le Brigate al-Faruq (note per il cannibalismo) e Hazam (“Determinazione”) sotto la grande “tenda moderata”. Sfortunatamente per propagandisti e guerrafondai assortiti statunitensi, tali gruppi insieme a molti altri, si sono uniti volontariamente o forzatamente a Jabhat al-Nusra e SIIL. Recentemente, molte segnalazioni indicavano defezioni in massa di fazioni dell’esercito libero siriano presso il SIIL, portandosi con sé le armi avanzate fornite dagli USA, assieme ai ragazzi-immagine della politica di Washington, il citato gruppo Hazam, ora parte di Jabhat al-Nusra, la filiale di al-Qaida in Siria. Naturalmente si tratta solo di alcuni dei tanti esempi di gruppi affiliatisi al SIIL o ad al-Qaida in Siria, tra cui Liwa al-Faruq, Liwa al-Qusayr e Liwa al-Turqman. Ciò che è chiaro è che Stati Uniti ed alleati, nella loro ricerca infinita del cambio di regime in Siria, sostengono apertamente gli estremisti ora fusisi formando la minaccia terroristica globale di SIIL, Nusra e al-Qaida. Ma naturalmente ciò non è una novità, come l’episodio Belhadj in Libia dimostra inequivocabilmente. L’uomo che una volta era di al-Qaida era divenuto”moderato” e “nostro uomo a Tripoli”, è ormai diventato il capo del minaccioso SIIL in Libia. Così anche “i nostri amici” diventano nostri nemici in Siria. Niente di tutto questo dovrebbe sorprendere alcuno. Ma forse John McCain dovrebbe rispondere ad alcune domande sui suoi vecchi legami con Belhadj e i “moderati” in Siria. Obama dovrebbe spiegare perché il suo “intervento umanitario” in Libia è diventato un incubo umanitario nel Paese, e nell’intera regione? La CIA, ampiamente coinvolta in tali operazioni, farà chiarezza sul suo sostegno e sul ruolo svolto nel fomentare tale caos? Dubito che tali domande saranno mai poste da qualche media aziendale. Proprio come dubito che risposte verranno mai date da coloro, a Washington, le cui decisioni hanno creato la catastrofe. Quindi, chi è fuori dalla propaganda aziendale dovrà rispondere a tali domande ed impedire che la dirigenza sopprima le nostre voci… e la verità.

blhj_wmkynEric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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