Assad: “Ho difeso il mio Paese da migliaia di terroristi stranieri”

al-Manar 15 luglio 201613483148In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, Assad ha detto che “l’Esercito arabo siriano ha appena compiuto grandi progressi“, avvertendo che “il tempo necessario per vincere la guerra dipende da diversi parametri, tra cui la fine del supporto dato da certi Paesi, come Turchia, Qatar ed Arabia Saudita, ai terroristi“. Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, Assad ha aggiunto: “Se questi Paesi pongono fine al loro appoggio ai terroristi, la guerra finirà in pochi mesi“.

Relazioni con la Russia
Alla domanda sulla partecipazione della Russia nella guerra in Siria e sul suo ruolo nel mutare il corso della guerra, il Presidente al-Assad ha assicurato che “il sostegno russo all’Esercito arabo siriano è un fattore decisivo nella guerra ai terroristi“. Ha detto che “il Presidente Putin ha chiesto d’intervenire in Siria per due motivi, il primo è che la politica russa si basa su valori e il secondo è l’interesse del popolo russo a combattere il terrorismo“, sottolineando che “il suo rapporto con Putin è stato molto franco e onesto, e si basa sul rispetto reciproco“. Assad ha sottolineato che “né il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, né il Presidente Putin gli hanno chiesto di avviare una transizione politica”, dicendo che “solo il popolo siriano decide chi sarà il presidente, quando lo diverrà e quando se ne andrà“. Il Presidente al-Assad ha colto l’occasione per ringraziare Russia, Iran e Cina per il loro sostegno alla Siria politico, militare ed economico. Sull’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Presidente Putin, il Presidente al-Assad ha detto che non ha paura di un accordo, e per la buona ragione che la “politica russa non si basa non sulla conclusione dell’operazione, ma su principi“, dice aggiungendo che la Russia è stata invitata ufficialmente e legalmente dal governo siriano ad intervenire in Siria, dicendo: “E’ diritto di ogni governo invitare ogni Stato per aiutarlo in qualsiasi campo. Così la presenza russa in Siria è legittima“.13501844Assad denuncia gli Stati Uniti
Al contrario, il Presidente al-Assad ha detto che “i raid statunitensi sono inefficaci e hanno un impatto negativo”, sottolineando che “gli Stati Uniti non hanno la volontà di sconfiggere i terroristi, ma di dominarli e usarli come pedine”. Assad ha detto che lo “SIIL non è un nemico comune di Siria e Stati Uniti, perché gli USA hanno supervisionato e addestrato i gruppi terroristici per rovesciare il governo siriano e non vogliono combattere il terrorismo“. Alla domanda se saluta la fine del mandato del presidente Obama, il Presidente al-Assad ha detto che: “noi in Siria non ci affidiamo a nessun presidente che venga o se ne vada, perché ciò che dicono nelle loro campagne è diverso da ciò che fanno dopo l’elezione“. Assad ha messo in guardia gli Stati Uniti da qualsiasi attacco dello SIIL: “Sì, perché i civili sono attaccati dallo SIIL e non posso chiedere agli innocenti negli Stati Uniti di assumersi la responsabilità delle cattive intenzioni dei loro capi“. Sul rischio di diffusione del terrorismo negli Stati Uniti in caso di sconfitta dello SIIL, Assad ha notato, “No, se sconfiggiamo lo SIIL aiutiamo il mondo. Se non sconfiggiamo i terroristi che provengono da più di 100 Paesi, anche occidentali, ritorneranno nei loro Paesi con ancora più esperienza, fanatismo ed estremismo, e li attaccheranno“.

Sul posto
Inoltre, Assad ha detto che “possiamo usare qualsiasi arma, ad eccezione di quelle vietate dal diritto internazionale, per sconfiggere i terroristi“, sottolineando che “non abbiamo usato armi chimiche e nessuno ha presentato prove al riguardo, hanno solo esibito delle illazioni“. Alla domanda su certe aree circondate dall’Esercito arabo siriano, Assad ha detto: “Come si può interdire l’accesso del cibo in determinate aree quando non s’impedisce che gli arrivino le armi per ucciderci? O si vieta tutto o tutto è permesso. Come possono costoro continuare a vivere senza cibo?” Nell’intervista, Assad ha sostenuto che la giornalista statunitense Marie Colvin, uccisa in un bombardamento del regime siriano nel 2012 a Homs (centro), era “responsabile” della propria morte. E’ “entrata illegalmente in Siria, collaborava con i terroristi (…) E ‘quindi responsabile di tutto ciò che le è accaduto“, ha dichiarato il presidente siriano. Infine, in conclusione, Assad spera che “la storia lo ricorderà come un uomo che ha difeso il proprio Paese dal terrorismo estero e non come dittatore sanguinario“. Ritine che “l’immagine di tiranno spacciata dai media occidentali sia ingiusta e che una persona che lotta contro i terroristi arrivando a sconfiggerli in linea di principio è un patriota e non un bruto“.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: “Lo SIIL é un’operazione dell’apparato terroristico-spionistico della NATO” (AUDIO)

Cl3dhGOWMAAYtSP.jpg largeTEHERAN (Parstoday Italian) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia e’ stato intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo esaminato i diversi aspetti del terrorismo e diverse questioni mediorientali tra cui, la nuova ondata degli attentati terroristi con la matrice Daesh nel mondo. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Petrodollari, imperialismo e destabilizzazione

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times 11 giugno 2016

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Il segretario alla Difesa USA Ashton Carter e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salam

Negli anni ’80 Stati Uniti, Arabia Saudita, Pakistan, Regno Unito e certi altri Paesi iniziarono a finanziare il terrorismo islamico sunnita in Afghanistan. Tale ingerenza seguì l’assedio della Mecca in Arabia Saudita nel 1979. Di conseguenza, il finanziamento dei radicali sunniti in Afghanistan avvenne in un momento molto opportuno per i governanti feudali dell’Arabia Saudita. Il Pakistan divenne la base per l’addestramento dei jihadisti sunniti internazionali e la diffusione dell’islamismo in Afghanistan. Indipendentemente dalle motivazioni in Afghanistan è chiaro che le convulsioni dell’intervento in questa nazione si fanno ancora sentire oggi in molte nazioni. Stati Uniti e Pakistan scatenarono CIA e ISI per creare un forza combattente sunnita da lanciare contro l’Unione Sovietica. L’intelligence inglese fece la sua parte in questa guerra segreta, e arrivando al 2016 appare chiaro che la serie di Stati falliti è dovuta all’ingerenza estera. Nel caso del Pakistan, ISI e governo centrale crearono il proprio incubo islamista taqfirita perché questa nazione non può più contenere le forze che ha scatenato. Ciò significa che l’agenda islamista vede il governo del Pakistan come anti-islamico con l’effetto a catena d’aumentare l’odio verso tutte le minoranze della nazione. Pertanto, tutte le minoranze, musulmane o non musulmane, affrontano l’ira dell’islamismo taqfirita e questo si vede negli attentati contro ahmadiya musulmani, sciiti, indù, cristiani e sufi. Quando coraggiose voci sunnite in Pakistan parlano come Salman Tasir, ex-governatore del Punjab, allora arriva la morte. Allo stesso tempo, cristiani bruciati vivi e attacchi agli sciiti sono parte integrante del Pakistan. L’aspetto più preoccupante è che tali crimini contro l’umanità non accadono solo in aree preda del caos a causa del potere di diverse organizzazioni islamiste, ma accadono anche nelle società tradizionali. Ciò significa che i finanziamenti agli islamisti da parte delle nazioni che sostennero la guerra in Afghanistan hanno creato un incubo basato sui sogni di Arabia Saudita e altre potenze del Golfo. E’ chiaro che, mentre Stati Uniti e Regno Unito si concentrarono sulla sola questione dell’Afghanistan, gli alleati del Golfo e il Pakistan ebbero idee diverse. In alcun momento tali nazioni capirono le dinamiche della militanza sunnita che alterava il quadro religioso e politico. Eppure pericolosi capi politici del passato in Pakistan, come il generale Zia ul-Haq, insieme ad Arabia Saudita e altri Stati del Golfo, alterarono le dinamiche del mondo musulmano di questa parte dell’Asia. Le ripercussioni continuano oggi coi vari movimenti islamisti che suscitano caos in Afghanistan e Pakistan. Allo stesso tempo, il ruolo delle donne ha sofferto molto nelle zone in cui gli islamisti sono forti. Allo stesso modo, settarismo, terrorismo e Stati indeboliti di Afghanistan e Pakistan precipitarono nel vuoto creatosi, come oggi la Libia in crisi per causa degli stessi vili poteri.
tumblr_nivassbbqE1tr18gdo1_1280 Pertanto, gli attentati settari dei taqfiri in Afghanistan e Pakistan sono realtà naturali in questa parte del mondo. Inoltre, l’invasione USA dell’Iraq che creò l’esodo di numerosi cristiani e altre minoranze, fu seguito dall’islamismo e dal settarismo taqfirita dilagante. L’Iraq, nonostante la brutale dittatura di Sadam Husayn, era fermamente laico e il terrorismo non era una minaccia per il governo di Baghdad. Tuttavia, una volta che gli Stati Uniti intervennero crearono il vuoto che, ancora una volta, veniva riempito da varie organizzazioni islamiste, tra cui al-Qaida. Inoltre, proprio come l’11 settembre fu opera di cittadini prevalentemente sauditi, questa nazione ha dato il maggior numero di islamisti recatisi in Iraq per uccidere i soldati degli Stati Uniti e delle altre forze alleate, oltre ad uccidere i musulmani sciiti. Per l’Arabia Saudita si trattava di controllare il nuovo Iraq con un governo sciita contrario alla volontà di Riyadh. Dopo tutto, per gli islamisti wahhabiti dell’Arabia Saudita, ciò equivale al tradimento. Ancora una volta, proprio come i cittadini statunitensi furono uccisi l’11 settembre per mando di cittadini sauditi, ora erano i soldati statunitensi che morivano a migliaia per mano degli islamisti sauditi finanziati dai Paesi del Golfo, a prescindere se fossero organizzazioni o singoli individui. L’ironia, una triste ironia per i soldati statunitensi, è che la maggior parte dei morti statunitensi in Afghanistan e Iraq era causata dalle politiche dei cosiddetti amici in Pakistan e Arabia Saudita. Ancora una volta, tuttavia, Stati Uniti ed élite di Washington sembravano permettere tale politica confusa ignorando le reti che uccidevano i propri soldati. Oggi l’Iraq entra nel “sistema di domino stato fallito” che spesso fa seguito all’ingerenza di altre nazioni. Pertanto, il terrorismo è una realtà quotidiana in Iraq, con numerose minoranze fuggite, le donne che soffrono in alcune parti del Paese, il nord de facto sotto il governo curdo e il settarismo che affligge lo Stato-nazione. Tuttavia, i capi politici di Washington ancora una volta hanno scatenato un altro vuoto brutale in Siria, nonostante i problemi in Afghanistan, Iraq e Pakistan. In alcun momento durante la guida di Bashar al-Assad le minoranze religiose dovettero preoccuparsi per il loro futuro, prima dell’ingerenza estera. Allo stesso modo, le donne in Siria hanno la libertà che si sognerebbero in Afghanistan, Qatar, Arabia Saudita e altri Paesi nell’orbita degli Stati Uniti in Medio Oriente. Infatti, a differenza della Francia, che viola il modo di vestirsi delle donne musulmane, o della Svizzera, che impone restrizioni sui luoghi di culto musulmani, in Siria le donne decidono come vestirsi e tutte le fedi religiose hanno luoghi di culto. Tuttavia, la cosiddetta “primavera araba” è stata usurpata da forze potenti e da Arabia Saudita e Qatar, nel momento di riempire il vuoto con gli islamisti.
La crisi in Libia ancora una volta scatena forze ancora presenti e questo vale per il caos e l’assenza di un potere centrale. Inoltre c’è la destabilizzazione del nord del Mali dovuta alle forze scatenate dal crollo della Libia. E’ ancora troppo presto per dire quale sarà il futuro della Libia, ma i gruppi terroristici islamici e le organizzazioni religiose islamiste chiaramente sono intenti a riempire il vuoto. Nel nord del Mali hanno già alterato il quadro e chiaramente questa zona sarà la base per l’ulteriore caos regionale. La Siria, di conseguenza, è rimasta la più potente ed indipendente nazione araba fermamente laica e libera dal controllo estero. Né USA né Arabia Saudita potranno controllare questa nazione, ma una volta che le manifestazioni cominciarono in Siria le forze estere subito intervennero. L’emergere del “fantomatico esercito libero siriano (ELS)” apparve rapidamente, proprio come nel caso dell’Esercito di Liberazione del Kosovo e dei ribelli in Libia. Chiaramente, tali forze apparvero troppo in fretta per essere spontanee, quindi obiettivi politici a lungo termine seguivano da dietro le quinte, riempiendo qualsiasi vuoto emergesse o creando il vuoto per scatenare forze potenti. Subito nella crisi siriana molti soldati furono uccisi e chiaramente non lo furono per mano di manifestanti pacifici. Bashar al-Assad ammise gli errori compiuti nel primo periodo, ma se non fosse stato per le forze estere, la situazione sarebbe stata contenuta. La crisi in Bahrayn rimane perché gli sciiti sono trascurati e le forze popolari sunnite hanno anche molti dubbi. Nonostante la brutale repressione in Bahrayn, è chiaro che il tasso di mortalità è molto inferiore di quello in Siria, perché alcuna nazione invia armi a nuovi agenti. Al contrario, l’Arabia Saudita ha avuto il permesso di entrarvi per schiacciarvi la rivolta spontanea. Nel caso della Siria, Arabia Saudita e Qatar finanziano i terroristi e mercenari internazionali. Inoltre, la Turchia è un altro aggressore della Siria, perché permette ad ELS e varie organizzazioni islamiste di avere basi presso il confine con la Siria. Gli scopi della CIA e degli islamisti, a differenza di Iraq e Afghanistan dopo l’11 settembre (prima erano alleati), ancora una volta confluivano per destabilizzare la Siria. Proprio come in Afghanistan, è chiaro che l’interesse degli Stati Uniti è idurre il potere della Federazione Russa e dell’Iran sul piano geopolitico. Tuttavia, proprio come in Afghanistan, Iraq e Pakistan, l’obiettivo dell’Arabia Saudita è la diffusione dell’islamismo wahhabita/salafita.
Saudi-King-Abdullah-bin-A-001 Il risultato di tutto questo è che la Siria è stata destabilizzata da molte forze che sostengono sedizione, settarismo e terrorismo. Ancora una volta, tale politica si ripercuote sulla regione, il Libano rimane in bilico e gli attentati aumentano anche in Iraq. Ora, nella Siria di oggi, ELS e islamisti decapitano persone, uccidono minoranze, rifugiati iracheni in Siria, sostenitori Bashar al-Assad e giornalisti. I video recenti ripresi dall’ELS mostrano persone gettate dai tetti ed individui catturati prima di essere assassinati. Collettivamente, le morti di cui si legge nei notiziari o si vede in televisione in Afghanistan, Iraq, Pakistan e ora Siria sono dovute alle politiche di Washington e degli altri alleati, come l’Arabia Saudita, che finanziano la carneficina. Il Pakistan è ancora rovinato dall’islamismo a causa delle politiche pericolose adottate dai capi in passato. Altre nazioni come Mali e Libano subiscono tali onde d’urto, mentre più vicino gli islamisti dilagano anche radicalizzando le principali città d’Europa. Pertanto, le potenti scosse dell’assedio della Mecca nel 1979, quando Juhayman al-Utaybi e i suoi seguaci assaltarono la Meccam,continua a riverberarsi nell’arena religiosa del mondo islamico. Tale singolo evento galvanizzò USA e Arabia Saudita nel finanziare ulteriormente i terroristi islamisti in Afghanistan e nelle confinanti regioni del Pakistan dal 1979 in poi, fino alla scomparsa dell’Unione Sovietica. Dopo tutto, le élite saudite avevano bisogno di una distrazione e USA e Regno Unito erano preoccupati per le ripercussioni di tale importantissimo evento. Forse le convulsioni in Arabia Saudita sono anche dietro gli eventi in Siria, proprio come successe dopo l’assedio della Mecca con l’Afghanistan. Dopo tutto, è chiaro che la comunità sciita e gli elementi sunniti sono scontenti degli attuali capi feudali dell’Arabia Saudita. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita sostiene il settarismo in Bahrayn e Yemen, e ciò aiuta a colmare l'”irrequieto vuoto islamista dell’Arabia Saudita”. Indipendentemente dai fattori che hanno portato USA, Qatar, Arabia Saudita, Francia, Turchia e Regno Unito a destabilizzare la Siria, è chiaro che le forze scatenate non saranno contenute se le forze centrali in Siria collassano. Gli USA ora ne sono preoccupati per via di ciò che è successo in Iraq, grazie alla tenacia del governo siriano. Nonostante ciò, le élite di Washington hanno permesso ad Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia di destabilizzare la Siria tramite le azioni di CIA, MI6, MIT, DGSE e altre intelligence della NATO in Turchia. Il risultato è che SIIL ed altre forze terroristiche minacciano seriamente Iraq e Siria. Allo stesso modo, la stessa realtà appare nello Yemen del 2016 a causa dell’intromissione diretta della coalizione anti-sciita guidata dall’Arabia Saudita.
Una cosa è certa, la carneficina in corso e gli attacchi terroristici quotidiani in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan e Siria sono collegati alle politiche di Washington e al denaro proveniente da Arabia Saudita, Quwayt e Qatar. Tali nazioni erano libere dal terrorismo internazionale (in alcune accadeva di rado), ma una volta che i petrodollari degli Stati Uniti e del Golfo sono spuntati, allora tutto è cambiato. La destabilizzazione della Siria segue uno schema fin troppo familiare e lo stesso vale per la diffusione del terrorismo e del settarismo una volta che le élite politiche di Washington e Riyadh ne sono coinvolte. Tuttavia, proprio com’è successo in Afghanistan negli anni ’80 e ’90, è chiaro che le forze scatenate contro la Siria non possono essere contenute e tale realtà minaccia l’Iraq ancora una volta.13407158Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: Non abbiamo scelta se non la vittoria!

Dr Bashar Non abbiamo scelta se non la vittoria!Mondialisation, 10 giugno 2016
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraox281262559428312575Innanzitutto, presento al popolo siriano i migliori auguri per questo mese benedetto nella speranza che il prossimo Ramadan la Siria sia liberata.
(Applausi)

Signora Presidentessa, onorevoli deputati,
Non è la prima volta che mi trovo su questo podio, dopo le elezioni che hanno portato alla formazione del nuovo parlamento, congratulandomi con i parlamentari eletti, portavoce del popolo che gli ha concesso fiducia e l’onore di tale responsabilità nazionale. Ma questa volta, la situazione è molto diversa perché le elezioni non sono state ordinarie. Avvenivano in un momento di grandi tensioni territoriali, politiche, regionali ed internazionali. In condizioni di estrema difficoltà interne portando alcuni a predirne il fallimento e che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero state evitate dai cittadini. Ma ciò che è successo è stato l’esatto contrario. Ancora una volta, il popolo siriano ha sorpreso il mondo con la sua ampia partecipazione ad un’importante scadenza nazionale e costituzionale. Il tasso di partecipazione, senza precedenti, è un messaggio chiaro al mondo, più aumentano le pressioni, e sempre più persone valorizzano l’indipendenza; più s’intensificano i tentativi d’interferenza estera, più il popolo rispetterà il dettato della Costituzione, garante dell’indipendenza e della stabilità. Una determinazione nazionale che si riflette anche nel gran numero di candidati alle elezioni, dimostrando così discernimento e patriottismo. Ed è anche un messaggio importante per voi, rappresentanti del popolo, questa partecipazione senza precedenti, nonostante le circostanze, nonostante le minacce e i pericoli, vi caricano di una particolare responsabilità nei confronti dei cittadini che hanno messo le loro speranze nelle vostre mani, affinché li proteggiate col vostro lavoro onesto e costante, proporzionale alla loro fiducia e alle enormi sfide imposte alla Siria. Poiché queste elezioni sono state insolite e dall’affluenza senza precedenti, questo Consiglio sarà diverso da tutti gli altri; gli elettori che di solito votano per chi dovrebbe rappresentarli hanno dimostrato il loro senso di responsabilità, la loro comprensione delle nuove realtà e la consapevolezza dell’importanza dei sacrifici votando non solo candidati provenienti dalla loro regione, ma anche candidati provenienti dalle profondità della sofferenza e dal colmo della generosità. Così il vostro attuale Consiglio include, per la prima volta, feriti che hanno sacrificato parte del corpo in modo che il corpo della Patria rimanesse intatto; madri, padri, sorelle dei martiri che hanno visto i loro cari sacrificare la vita per la Siria; il medico pietoso verso il disagio economico dei concittadini che rispetta la nobiltà della sua professione con cure gratuite; l’artista che ha preso le armi per difendere la sua terra e il suo onore. E’ anche un consiglio in cui le voci delle donne, dei giovani, dei laureati aumenterà ulteriormente, contribuendo con i propri mezzi a difendere il proprio Paese e il proprio popolo. Mi ricordo di alcuni di questi casi, ma ce ne sono molti altri. Non li citerò. Ognuno di voi è stato eletto dal popolo per parlare a suo nome, per difenderlo e proteggerlo. Facciamo in modo che la bussola dello scopo e del metodo del nostro lavoro, come responsabili nelle varie istituzioni che operano per gli altri e non per se stessi, proprio come hanno fatto i feriti, i martiri e tutti coloro che si sacrificano e resistono, sia in ognuno di noi nel posto e nel compito che la responsabilità gli ha assegnato. Senza questa bussola, la Siria non potrà uscirne. Senza questa bussola, non ci sarà spazio per il progresso; per costruire; per le idee innovative e creative, che sarebbero inutili se già esistessero. Quando pensiamo e agiamo con onestà e sincerità nell’interesse altrui, e non nostro, elimineremo le barriere della corruzione e della cattiva gestione. Sarà allora possibile, ed anche certo, affrontare le sfide poste dalla guerra e confondere i negligenti, i corrotti e i ladri, senza che possano più complicare la situazione per i loro scopi personali. Quando pensiamo e agiamo con onestà e sincerità, nell’interesse del Paese, e non nostro, il controllo esecutivo sarà efficace ed efficiente, valutandone le prestazioni al servizio del cittadino. Ed è ciò che tutti si aspettano dal Consiglio.SYRIA-POLITICS-UNREST-CONSTITUTION-VOTE-20120226-161955Signore e Signori,
la responsabilità nazionale che poggia su di voi oggi arriva in un momento in cui il mondo intero ha visto circostanze eccezionali dovute a conflitti internazionali, principalmente causati dai tentativi dell’occidente di detenere una posizione dominante a qualsiasi costo. L’occidente rifiuta qualsiasi cooperazione con qualsiasi altro Stato o gruppo di Stati, come se si trattasse di una questione di vita o di morte per esso. Tali conflitti internazionali hanno creato conflitti regionali tra Stati che cercano di preservare sovranità ed indipendenza e Stati che servono gli interessi altrui, anche se danneggiano gli interessi del loro popolo. I conflitti direttamente trasmessi nella nostra regione in generale e in Siria in particolare, complicano una situazione già complicata. Ma tutto ciò non impedisce, a noi siriani, di avere la nostra responsabilità in ciò che accade, perché se la nostra “casa” fosse stata forte, solida, solidale, libera da corruzione e tradimento in certi suoi angoli, le cose non sarebbero arrivate dove sono ora. I conflitti su tre livelli, internazionale, regionale e locale, sono chiaramente riflessi nei processi politici che si svolgono a Ginevra. E tra il piano ‘internazionale e quello regionale s’è intromesso un gruppo di individui di nazionalità siriana che agiscono da burattini sia di Stati infinitamente più arretrati, sia di Stati che sognano di ricolonizzare la nostra regione, anche tramite gli ascari. Ma di fronte a tali traditori, ci sono i siriani patriottici fedeli ai sacrifici dei martiri e dei feriti, alla ricerca dell’azione politica per preservare la propria terra e la propria indipendenza decidendo per la Patria. Non è più un segreto che dall’inizio degli eventi, scopo del processo politico previsto dagli Stati che sostengono il terrorismo regionale e internazionale è distruggere il concetto di Patria colpendo inesorabilmente la nostra Costituzione con ogni sorta d’iniziativa volta a deviarla dall’applicazione e bloccarla su vari aspetti con ciò che chiamano “periodo di transizione”. Naturalmente, mirano alla Costituzione sperando di demolire i due principali pilastri di qualsiasi Stato. In primo luogo, le istituzioni a cominciare dall’Esercito che difende la Patria e garantisce la sicurezza del popolo, contro cui sono particolarmente concentrati fin dall’inizio e in tutte le discussioni sul futuro della Siria e delle sue istituzioni. Poi, l’identità nazionale condivisa dalle varie componenti etniche e religiose, su cui si sono concentrati da quando si sono resi conto che è il fondamento della resilienza del Paese. Una volta che il loro “piano terroristico” è fallito, nonostante le distruzioni e i massacri da essi perpetrati, si convinsero che il grosso del loro “piano politico” poteva ancora essere realizzato attaccando la Costituzione. Infatti, il loro piano iniziale era assicurarsi che il terrorismo dominasse completamente il Paese, accordandogli una pretesa “moderazione” e una “legittimità” di copertura, naturalmente decisa all’estero, creando il caos assoluto quale unica via per una Costituzione etnica e confessionale che ci muterebbe da popolo attaccato al proprio Paese a gruppi settari rivali che invocano l’intervento straniero contro se stessi. Ciò che dico è chiaro. Non dico nulla di nuovo. Se guardiamo al nostro est e al nostro ovest, le esperienze confessionali parlano da sole. Non c’è bisogno di rivalutare questo problema dopo decenni di esperimenti equivalenti nella nostra regione. Il sistema confessionale trasforma i figli dello stesso Paese in avversari e nemici, nel qual caso ciascuna delle parti cercherebbe alleati che, in questo caso, non troverebbero in Siria, ma all’estero. In effetti, un rapporto costruito su sospetto, risentimento e odio trova alleati all’estero. È allora che gli Stati colonialisti si presenteranno da protettori di un particolare gruppo e la loro interferenza negli affari del Paese in questione avrà giustificazione e legittimità. Poi, una volta che il loro piano di suddivisione sarà completato, passeranno alla partizione. Di qui la costante progressione della terminologia settaria e dei discorsi politici regionali o degli Stati internazionali patrocinatori del terrorismo, che consoliderebbero il loro piano e il loro concetto di partizione resi inevitabili, e persino necessari, quale unica soluzione per la pace dei siriani. Pertanto, diffondono prima tale concetto all’estero, in modo che governi e politici mondiali si convincano che l’unica soluzione sia una Costituzione confessionale, dato che ci sarebbe la guerra civile dovuta alla grande diversità etnica e religiosa della nostra regione che c’impedirebbe di convivere. Poi eserciterebbero la loro pressione su di noi per farci accettare la loro logica e, a nostra volta, saremmo convinti di non poter convivere se non solo con la Costituzione che propongono. Inoltre, ci dicono: “Vuole l’unità della Siria? Ma, naturalmente, tutti i Paesi del mondo sono per l’unità della Siria!”. Più banalmente, la zolletta di zucchero dovrebbe soddisfare la nostra fame per una Siria unita e indivisibile. Ora, come tutti sappiamo, l’unità non inizia con la geografia, ma dai cittadini, perché quando i cittadini dello stesso Paese sono divisi, la partizione geografica diventa questione di tempo e si avrà al momento ritenuto opportuno. Ma dato che non gli permettiamo di trascinare la Siria in questa direzione precipitandola nell’abisso, proponemmo all’inizio di Ginevra 3 un documento che definisce i “principi” su cui dovrebbe basarsi il dialogo con le altre parti. Credo che vi chiederete quali siano queste parti, perché finora abbiamo negoziato solo con il “facilitatore” che non è l’altra parte, credo, né lui né la sua squadra, essendo solo degli intermediari. Pertanto, se mi chiedete il motivo per cui ho detto “altre parti”, risponderei retoricamente, dato che non ce ne sono.
(Applausi)
E’ sulla base dell’accordo sui principi proposti dalla Siria, o qualsiasi altro principio generale, che le discussioni passano ad altri argomenti, come ad esempio sul “governo di unità nazionale”, lavorando con una commissione competente per preparare la nuova costituzione, soggetta all’approvazione del popolo con un referendum prima di procedere a nuove elezioni. Un soggetto che spiegammo essenzialmente nel gennaio 2013 durante il mio discorso all’Opera House di Damasco [1], cosa che non gli impedisce di continuare a chiederci ancora e ancora della nostra idea di soluzione. Rispondiamo che è la “soluzione politica”, essendo l’altra soluzione, la lotta al Terrorismo, già definita nei suoi principi. Pertanto, ogni volta che ci porranno la stessa domanda, ripeteremo la stessa risposta. Torniamo ai principi. Perché abbiamo stabilito dei principi? Perché sono necessari in qualsiasi negoziato o colloqui, in particolare tra Stati. Perché? Questi negoziati hanno bisogno di riferimenti. Pretendono che i riferimenti siano nella risoluzione 2254 (2015), proprio come l’avevano preteso per la risoluzione 242 (1967). [2] Un esempio che dimostra che quando tali risoluzioni furono adottate dopo il compromesso tra grandi potenze, ognuno usa la terminologia che si adatta ai propri interessi; in modo da ritrovarsi con un testo ambiguo e contraddittorio. Quindi, se tornassimo al comunicato di Ginevra del 2012, troveremmo che parla allo stesso tempo di sovranità della Siria e di organo di transizione, indicato anche come “governo di transizione”. Ma se si parla di sovranità della Siria, come è possibile che decida sul suo sistema di governo, indipendentemente dalla volontà del suo popolo? La sovranità preclude l’adozione di tale sistema e viceversa. D’altra parte, abbiamo a che fare sempre con terminologie inspiegabilmente elastiche. Ad esempio, cito un’espressione presa dai colloqui di Vienna dove troviamo la frase “governo credibile”. Che significherebbe? Per il terrorista, se SIIL, Fronte Al-Nusra e gruppi simili arrivano al potere, il loro governo sarebbe credibile. Per i traditori che agiscono dall’estero divenuti zerbini dei loro padroni, se riuscissero a formare un governo che gli assomiglia, farebbero dello Stato siriano uno Stato vassallo che a sua volta trasformerebbe i siriani a sua immagine, rendendosi così un governo credibile per loro. E’ quindi ovvio che non andiamo nei negoziati per accettare tali proposte. È per questo che abbiamo scritto il “documento dei principi” evitando che un partito aggiunga ciò che gli piace. È una struttura che pone dei limiti invalicabili e qualsiasi proposta al di fuori dei principi fondamentali, considerata d’ostacolo o priva di serietà.
Questi principi li cito subito:
Sovranità e unità della Siria rifiutando ogni ingerenza straniera.
Rifiuto del terrorismo.
Supporto alla riconciliazione.
Preservare le istituzioni
Togliere l’embargo.
Ricostruzione.
Controllo delle frontiere.
Molti altri principi sono contenuti nelle Costituzioni, attuale e precedenti: diversità culturale, libertà dei cittadini, indipendenza della giustizia, ecc. Pertanto respingiamo qualsiasi proposta in contrasto con questi principi, ed è per questo che l’hanno respinta…
(Applausi)
Non ce lo dicono espressamente, ma ce li rubano. Tuttavia, a nostro avviso, questi principi costituiscono la vera base del successo dei colloqui, tuttavia, se sinceramente lo desiderano, e non solo dimostrano serio impegno ma anche una chiara visione del processo politico, ciò porterebbe ad una soluzione tra siriani. I veri negoziati non sono ancora iniziati. Come ho già detto, le sedute successive si sono limitate a discussioni con il facilitatore, che non è un partito con cui dovremmo negoziare. Non abbiamo assolutamente ricevuto risposta alla nostra dichiarazione di principi. La nostra delegazione ha continuato a chiedere una reazione dalle “altre parti” senza mai ottenere una risposta; confermando che i loro rappresentanti dipendono dai loro padroni, dimsotrando, ovviamente, che erano andati a Ginevra per forza. Inoltre, dal primo giorno hanno cercato d’imporre le loro condizioni e quando non ci sono riusciti nell’ultima sessione di Ginevra, hanno chiaramente dichiarato il loro sostegno al terrorismo silurando “la cessazione delle ostilità”. Ripeto: siamo andati all’ultima sessione di Ginevra e alla precedente, incontrando il facilitatore e la sua squadra; abbiamo proposto un documento di principi senza avere risposte. Tuttavia, l’hanno scavalcato proponendoci ciò che spacciavano col titolo di “ricerca di denominatori comuni” tra le parti. Un suggerimento dagli stessi che in precedenza incontrammo nella prima fase dei colloqui indiretti attraverso il facilitatore, che doveva svolgere il ruolo di mediatore tra le delegazioni ospitate in diverse stanze dello stesso edificio, e che non ebbe luogo. Per contro, ci posero una serie di richieste ingannevoli, ogni volta in termini che violavano la sovranità della Siria, la sua sicurezza, le sue istituzioni o collegate alla situazione sociale secondo l’ottica religiosa dell’uno e dell’altro, come avete visto sui loro media. Mentre è usuale che il ruolo delle nazioni richieda l’istituzione di una struttura incentrata sul facilitatore, o una sua squadra, sappiamo che tali Stati impantanati sulla scena internazionale non possono permettergli di lavorare in modo onesto e imparziale. Hanno sempre dei rappresentanti che agiscono dietro le quinte. Crediamo che siano loro ad aver preparato il questionario al quale avevamo diritto, probabilmente perché presumevano che la squadra della delegazione siriana non sapesse nulla di politica. In realtà, non poterono ingannarci con la loro terminologia tendenziosa, ricevendo risposte ferme e precise. Pertanto, a prescindere da chi ha preparato il questionario, si presume fossero dei dilettanti.
(Applausi)
Per quanto riguarda l'”altra parte”, non era effettivamente presente. I suoi rappresentanti si sono effettivamente recati a Ginevra, costretti dai loro padroni, ma smisero di gridare imbronciandosi. Non intendiamo prenderli in considerazione. Il popolo li ha già valutai e non meritano che si parli di loro, se non per dire che non c’era alcun negoziato diretto con costoro. Rimasero nel loro hotel accontentandosi di certe dichiarazioni tuonanti suggerite dai loro padroni, avendo come unico ordine del giorno, approvato da Riyadh, svegliarsi, mangiare e tornarsene a letto.
(Applausi)
Notando che la loro missione era fallita, cominciarono a pensare di ritirarsi per dare la colpa del fallimento dei negoziati alla Siria; non ci sono riusciti. Tuttavia, come ho già detto, la loro risposta al fallimento dell’ultima sessione di Ginevra 3 fu la dichiarazione pubblica del loro sostegno al terrorismo e alla fine della “cessazione delle ostilità”. Ciò ha portato al bombardamento selvaggio di civili, ospedali, bambini, come abbiamo visto ad Aleppo. Nonostante il fatto che praticamente tutte le province siriane hanno sopportato e ancora sopportano il terrorismo, continuando a resistere al regime fascista di Erdogan che ha sempre puntato in particolare ad Aleppo, perché questa città è ai suoi occhi l’ultima speranza del suo piano con i Fratelli musulmani, dopo aver fallito in Siria ed aver smascherato la sua vera natura di criminale ed estremista agli occhi del mondo; e anche perché i suoi abitanti si sono rifiutati di farsi strumentalizzare, resistendo, perseverando, rimanendo a difendere la loro città e il loro Paese. Ma Aleppo sarà il cimitero delle speranze e dei sogni di questo assassino, se Dio vuole.
(Applausi)
E il loro terrorismo continua, con i massacri a Zara e i criminali attentati a Tartus e Jabalah. Una scelta volta a seminare discordia. Hanno fallito e sempre falliranno, perché la discordia non c’è in Siria, è morta! Le loro bombe non sono riuscite a distinguere un siriano da un altro siriano, dimostrando che tutti i siriani sono fratelli nella vita e nel martirio e guardano nella stessa direzione.
(Applausi)
Salutiamo tutti coloro che si sono radunati e sono rimasti uniti nella vita e nella morte contro i terroristi e i loro odiosi piani di discordia, decisi a vivere, resistere e vincere. In questo contesto, il tema spesso discusso negli ultimi mesi è la tregua a cui molti di noi attribuiscono la responsabilità di tutto ciò che ci accade. Parliamo oggettivamente. In questo mondo tutto è relativo e l’assoluto, per noi esseri umani, è solo questione del potere divino. Lo stesso per la tregua, il positivo comprende del negativo; e il negativo include del positivo. In ogni caso, ciò non riguarda il territorio intero, permettendoci di non considerarlo solo negativo. Infatti:
– In politica interna, dato che ciò che conta di più è la situazione interna, abbiamo raggiunto molte riconciliazioni, risparmiando molto sangue al nostro popolo e alle nostre Forze Armate.
– Sul piano estero, ha vantaggi politici che non intendiamo discutere qui.
– Militarmente, ci permette di concentrarci su obiettivi specifici e raggiungerli. La prima prova di ciò è la rapida liberazione di Palmyra e poi al-Quraytan e di molti villaggi nel Ghuta di Damasco. Certamente, le nostre Forze Armate hanno liberato molte altre aree, ma dopo diversi mesi; anche dopo uno o due anni di combattimenti.
Quindi non possiamo negare gli aspetti positivi di questa tregua. Il problema è che è stato deciso da un consesso internazionale con l’approvazione dello Stato siriano, ma la parte statunitense, in particolare, non ha adempiuto alle condizioni che doveva applicare, ignorando i suoi agenti nella regione, sauditi e turchi. Tuttavia, l’Arabia Saudita ha dichiarato pubblicamente e ripetutamente il suo sostegno al terrorismo, mentre i turchi continuano ad inviare apertamente terroristi dai loro confini alle regioni del nord della Siria. Gli Stati Uniti quindi condonano le azioni di Erdogan che, come abbiamo detto, è stato smascherato all’estero e nel Paese, oltre ad essere contestato dai suoi concittadini. Pertanto, è stato costretto a creare disordini e caos per mantenere le poche carte che ha. Ha mandato truppe in Iraq, ha ricattato gli europei sfruttando il problema dei rifugiati, continua a sostenere i terroristi e ultimamente ne ha inviato migliaia ad Aleppo. In pratica, Erdogan svolge il ruolo di “teppista politico”.
(Applausi)
Questo è il motivo per cui dico che la corretta applicazione della cessazione delle ostilità ha merito e che il problema non è la tregua. Il problema è che gran parte del conflitto in Siria è un conflitto estero, internazionale e regionale. Non soddisfatti dal loro terrorismo tramite esplosivi e proiettili, hanno fatto ricorso al loro “terrorismo economico” attraverso le sanzioni e la pressione sulla sterlina siriana, per portare al collasso economico piegando il popolo. Ma nonostante tutte le manovre dolorose, la nostra economia continua a resistere; le misure monetarie hanno recentemente dimostrato che è possibile contrastare la pressione, ridurre i danni e stabilizzare la moneta. Sono sicuro che questo sarà la prima priorità del nuovo Consiglio e sarà lo stesso, altrettanto certamente, per il nuovo governo in via di composizione, come richiesto dalla Costituzione. Come sapete, la sterlina siriana è soggetta a molti fattori: estero attraverso l’embargo finanziario e la geografia delle esportazioni; e interno dovuto al terrorismo che ha colpito le infrastrutture e le istituzioni economiche, reciso le comunicazioni tra le città e spaventato gli investitori. Dipende anche dalle azioni dei governi e dalle reazioni dei cittadini. Quest’ultimo aspetto è ovviamente una conseguenza e non una causa. Tuttavia, comporta la corsa ad acquistare dollari o altre valute estere, in cui il cittadino può perdere coll’aumento dei prezzi ciò che pensa aver salvato acquistando dollari. Abbiamo detto che le misure adottate dal governo recentemente si dimostrano efficaci, illustrando la capacità d’influenzare la valuta. Ma questo è efficace a breve termine. A lungo termine riguarda l’economia duramente colpita. Così, all’inizio della crisi, alcuni hanno sospeso i progetti per piccole, medie e grandi aziende, pensando che la crisi sarebbe durata pochi mesi prima del ritorno alla normalità; che non c’è stato. Mentre altri investitori hanno continuato progetti più o meno importanti, dato che la vita deve andare avanti a prescindere dalle circostanze. Tuttavia, i primi erano più numerosi dei secondi. Quello che oggi ci si aspetta da noi è continuare a sostenere la sterlina siriana e la situazione economica, essendo interdipendenti, incoraggiando gli investitori a lanciare i loro progetti, che sia una piccola, media o una grande azienda. Oltre alle misure monetarie, il governo deve trovare le procedure per accelerare il ciclo economico. Ma dato che la debolezza della sterlina è strettamente legata a un’economia debole, dobbiamo collaborare nella ricerca di soluzioni compatibili con la fase che attraversiamo. Quali sarebbero le procedure efficaci? Quali leggi sarebbero utili? Questa situazione dura da cinque anni. Non è una novità avendoci riflettuto non dal nulla. Abbiamo una certa esperienza in questo campo. Pertanto, penso che sia una questione di grande importanza che il Consiglio discuterà con il governo, in modo che tutti noi possiamo fare il nostro dovere. Terrorismo economico e terrorismo con bombe, stragi e ogni tipo di proiettile sono vani. Perciò vi assicuro che la nostra guerra al terrorismo continuerà, non perché ci piace, questa guerra ce l’hanno imposta, ma perché lo spargimento di sangue non si fermerà finché non li avremo sradicati ovunque siano e qualunque sia la maschera che indossano.
(Applausi)
Come abbiamo liberato Palmyra e molte altre aree prima, libereremo ogni palmo della Siria caduto nelle loro mani. Non abbiamo scelta se non la vittoria; altrimenti la Siria scomparirà e non ci sarà né presente né futuro per i nostri figli. Questo non significa che non crediamo nell’azione politica come pretenderanno dopo questo discorso, concludendo che il presidente siriano ha parlato solo della guerra e della vittoria. Continueremo a lavorare sul processo politico, per quanto piccola sia la possibilità di successo, a cominciare dalla nostra forte volontà, sia a livello popolare che governativo, per fermare lo spargimento di sangue e la devastazione salvando la nostra Patria. Ma ogni processo politico che non sarà avviato, continuato, accompagnato e concluso con l’eliminazione del terrorismo, non avrà alcun senso e non ci sarà nulla da aspettarsi. Ancora una volta, invito tutti coloro che portano le armi per qualunque motivo, di aderire al percorso di riconciliazione iniziato anni fa e che s’è accelerato di recente. Non seguite il sentiero del terrorismo che porta alla distruzione del Paese e danneggia tutti i siriani senza eccezione. Riprendetevi e tornate nel vostro Paese perché, con lo Stato e le sue istituzioni, è la madre dei suoi figli il giorno che decideranno di tornare. Quanto a voi, eroi della Siria nell’esercito, nelle Forze Armate e nelle Forze alleate, qualunque cosa possiamo dirvi o dire di voi, non arriveremo a rendervi giustizia. Senza di voi, non avremmo potuto resistere. Senza di voi, non esisteremmo più. Senza i vostri coraggio e generosità, la Siria sarebbe solo un ricordo. I nostri saluti con rispetto e ammirazione a voi, alle vostre famiglie, ai vostri compagni martiri e feriti…
(Applausi)
I nostri saluti con rispetto e ammirazione a voi, alle vostre famiglie, ai vostri martiri e compagni feriti, che hanno rifiutato di arrendersi battezzando la terra siriana con il loro sangue e il loro corpo. Tutti noi, ovunque ci troviamo, ne saremo grati per generazioni e generazioni. Ci inchiniamo al vostro eroismo e all’eroismo delle vostre famiglie e tutti noi vi promettiamo che il vostro sangue non sarà versato invano, che la vittoria sarà inevitabile grazie a voi, grazie agli eroi dell’Esercito e delle Forze Armate e di tutti i siriani che costantemente difendono il proprio Paese e il proprio onore ovunque si trovino e con ogni mezzo possibile.
(Applausi)
La sconfitta del terrorismo è inevitabile, con Stati come Iran, Russia e Cina che sostengono il popolo siriano, dalla parte della giustizia e a difesa degli oppressi contro gli oppressori. Li ringraziamo per questo…
(Applausi)
Li ringraziamo per questo e per il loro continuo sostegno. Sono Stati che rispettano i principi e difendono i diritti dei popoli, in particolare di chi sceglie il proprio destino. A questo proposito, vorrei che non badassimo assolutamente a tutto ciò che dicono sui media delle nostre differenze, dei nostri conflitti o divisioni. Le cose sono più stabili e i punti di vista più chiari che mai prima. Quindi non preoccupatevi, le cose vanno piuttosto bene in questo caso.
(Applausi)
Non dimenticheremo ciò che la resistenza patriottica libanese ha offerto alla Siria nella lotta al terrorismo…
(Applausi)
Non dimenticheremo ciò che la resistenza patriottica libanese ha dato alla Siria nella lotta al terrorismo, mescolando il sangue dei suoi eroi col sangue degli eroi dell’Esercito arabo siriano e delle forze alleate. Salutiamo i loro eroismo e lealtà.
(Applausi)13350361Signore e Signori,
Il vostro nuovo Consiglio inizia a lavorare, mentre compiti giganteschi e grandi sfide ci attendono. Molto sangue puro è scorso, intere famiglie sono state spazzate via e un’intera infrastruttura costruita dai siriani col sudore della fronte è stata distrutta, gli eroi hanno offerto anima e corpo, senza aspettarsi nulla in cambio, il che non significa che il loro sacrificio e che il loro sangue puro sono stati vani. Ma se questo è il prezzo per ripristinare la sicurezza, per la vittoria sul terrorismo, la riconquista e la ricostruzione del territorio, passa anche per la lotta agli effetti nocivi di corruzione, favoritismi, caos e violazioni della legge. Questi eroi si sono sacrificati per difendere la terra e il popolo, il Paese con la sua Costituzione, le sue leggi e istituzioni. Il prezzo che dobbiamo pagare perciò, è preservare tutto questo lavorando per farlo progredire e dedicandosi a giustizia ed equanimità. Questi eroi si sono sacrificati per mantenere l’integrità del Paese intatto, tra tutte le sue componenti. Siate all’altezza dei loro sacrifici. Siate il popolo che ci auguriamo sarete. La vostra missione non si riassume solo nella fiducia dei vostri elettori, ma anche nella fiducia dimostrata dai martiri, dai feriti, dalle madri in lutto e da tutti coloro che hanno dato il loro sangue, i loro mezzi, il loro pensiero e la loro solidarietà per proteggere la propria terra d’origine. Questa è l’enorme fiducia di cui siete custodi. Assumetevi questa responsabilità e siatene degni.
Che la pace e la misericordia di Dio sia con voi e che Dio vi benedica.

Dr. Bashar al-Assad,
Presidente della Repubblica araba siriana
2016/07/06

Fonti: Video della Presidenza della Repubblica

Note:
[1] al-Assad ha lanciato una soluzione politica alla crisi in Siria.
[2] Risoluzione 242 delle Nazioni Unite: una risoluzione ambigua

NdMAN. Il rispetto di tale termine costituzionale è attualmente pagato a caro prezzo dal popolo, soprattutto ad Aleppo e nel sud della Siria. Ieri ho raggiunto un’amica ad Aleppo, era difficile sentirla per il frastuono delle esplosioni che dominavano le nostre voci. Fui impressionata che mi calmasse ripetendo: “Non ti preoccupare ci passeremo, non è nulla!“, mentre un edificio a 100 metri da casa sua crollava coi suoi inquilini dentro. Ho una certa decenza nel dire ciò che sento e confesso che l’emozione mi paralizza. E’ come se non avessi più parole né in gola né sulle punte delle dita… e dire che non c’è siriano che non subisca abusi dal mondo mentre in occidente si applaude a una partita di calcio… Ecco, è la prima volta che sento tanti clacson disturbare la quiete di una notte in provincia. Sembra che la Francia abbia vinto 2 a 1. Non so contro chi. (Mouna Alno-Nakhal)ox281262559420819524Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La via dell’Egitto tra Cina, Russia e USA

Alessandro Lattanzio, 1/6/2016

Strait_tiran_83-2Il 9 aprile, il Primo ministro egiziano Sharif Ismail e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman firmavano l’accordo sui confini marittimi dei due Paesi, restituendo le isole Sanafir e Tiran ai sauditi. “Questo risultato arriva dopo un duro lavoro durato sei anni, durante cui si ebbero 11 incontri con il comitato per la delimitazione marittima tra Arabia Saudita ed Egitto“, dichiarava il Governo egiziano. La delimitazione delle frontiere marittime si basa su un decreto presidenziale del maggio 1990, che delineava le acque territoriali che l’Egitto aveva comunicato alle Nazioni Unite. Le isole di Tiran e Sanafir erano sotto controllo amministrativo egiziano dal 1950. Il Presidente al-Sisi aveva dichiarato il 14 aprile, in un discorso pronunciato davanti a funzionari politici e giornalisti e trasmesso in diretta dalla televisione di Stato, che “Non abbiamo abbandonato i nostri diritti, abbiamo restituito il giusto a chi ne aveva diritto. L’Egitto aveva solo due scelte sulle isole, o entrare in conflitto con l’Arabia Saudita o restituirle ciò che è suo di diritto. Non violiamo nulla. Inoltre, non diamo via la nostra terra, e non ne prendiamo da nessuno“. Essendo le due isole all’ingresso del Golfo di Aqaba, dove si affacciano Israele e Giordania, il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon dichiarava di aver ricevuto la documentazione ufficiale secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe permesso agli israeliani libertà di navigazione. Inoltre secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il piano di trasferimento aveva avuto l’approvazione di Israele e Stati Uniti e della missione di osservazione multinazionale sulle isole. Le isole sono importanti essendo nello Stretto di Tiran, appunto l’ingresso del Golfo di Aqaba, all’estremità settentrionale del Mar Rosso, ad est della penisola del Sinai e ad ovest della penisola araba, e su cui si affacciano Egitto, Israele, Giordania e Arabia Saudita. Quindi l’Egitto riconosceva la sovranità dell’Arabia Saudita sulle isole Tiran e Sanafir, all’ingresso del Golfo di Aqaba, ricevendo in cambio un prestito a lungo termine di 16 miliardi di dollari. Come detto, sul Golfo di Aqaba si affaccia anche Israele con il porto di Eilat e quasi 10 km di coste. Da Eilat parte il terminale di un oleodotto costruito per scavalcare il canale di Suez e rifornire le due raffinerie e il porto di Ashkelon sulle coste mediterranee d’Israele; inoltre attualmente delle imprese cinesi costruiscono una linea TGV Eilat-Tel Aviv e studiano un canale tra Golfo di Aqaba e Mar Morto. Le due isole deserte hanno sempre fatto parte del territorio saudita, ma nel 1950 Riyadh permise all’Egitto di usarle come avamposti militari per bloccare la navigazione israeliana sul Golfo di Aqaba, a condizione che le due isole non fossero integrate nel territorio egiziano. Nel 1956 Israele occupò Tiran. Nel giugno 1967 l’Egitto riprese possesso delle isole. L’accordo tra Egitto ed Arabia Saudita riguarda le acque territoriali intorno alle due isole, il cui peso strategico, tra l’altro, si è drasticamente ridotto con il raddoppio del Canale di Suez avvenuto nell’estate 2015, rendendo l’Egitto assai meno sensibile a una possibile concorrenza del collegamento Eilat-Ashkelon.
Nel gennaio 2016, l’Arabia Saudita prestava all’Egitto 3,2 miliardi di dollari: 1,5 miliardi per sviluppare la penisola del Sinai, 1,2 miliardi di dollari per finanziare l’acquisto di petrolio dell’Egitto, e altri 500 milioni di dollari per acquistare prodotti sauditi. Il Presidente al-Sisi visitò l’Arabia Saudita nell’agosto 2015, firmando la “Dichiarazione di Cairo”, secondo cui i due Paesi s’impegnavano a rafforzare la cooperazione negli investimenti, trasporti, energia e “sicurezza nazionale araba”. Tuttavia, contrariamente alle attese saudite, che credevano che l’Egitto avrebbe seguito una politica estera favorevole a Riyadh, Cairo riteneva che gli interessi nazionali non sempre coincidono con le “raccomandazioni” saudite. Diversamente da Riyadh, Cairo non considera Teheran un nemico. Per l’Egitto è inaccettabile che l’Arabia Saudita persegua la rivalità con l’Iran al punto da creare una coalizione sunnita volta a contrastare l’ascesa iraniana, che per di più comprende i Fratelli musulmani e gruppi affini come al-Islah, Hamas e altri. Infatti Riyadh aveva concesso l’amnistia a numerosi attivisti dei Fratelli musulmani condannati nel regno saudita, e aveva avuto contatti con i capi dei Fratelli musulmani. Secondo il giornale egiziano al-Shuruq, dei funzionari sauditi ebbero una riunione nell’estate 2015 con il miliardario Yusuf Nada, responsabile finanziario della Fratellanza residente in Svizzera, mentre nel luglio 2015 il capo di Hamas, Qalid Mishal, visitò il regno saudita incontrando re Salman, e nell’ottobre 2015 il capo spirituale della Fratellanza musulmana Yusuf Qardawi fu ospite dell’ambasciata saudita a Doha. I media egiziani interpretarono tali iniziative quali passi di Riyadh per riconciliarsi con i Fratelli musulmani, ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto.
Il 4 maggio 2016, il Presidente al-Sisi riceveva il ministro del Commercio, dell’Industria e dell’Energia della Corea del Sud Joe Hong Hwan, alla testa di una delegazione di 143 rappresentanti di 63 aziende sudcoreane, confermando l’interesse di Seoul di aumentare e sviluppare gli investimenti in Egitto, tramite accordi di libero scambio, alla luce degli accordi commerciali preferenziali tra Egitto e diversi Paesi africani, europei ed arabi. La delegazione sudcoreana partecipava al Forum sul business egiziano – coreano incentrato su zona economica del canale di Suez, infrastrutture, industria tessile, strumentazione elettro-medica, impianti di desalinizzazione, elettronica, informatica ed autoveicoli. Inoltre, Seoul intende esportare tecnologia ed esperienza industriale in Egitto per svilupparne l’industria, con un accordo finanziario di 3 miliardi di dollari volto a rafforzare la cooperazione economica tra i due Paesi. Quindi era la volta di Cairo e Beijing. La China State Construction Engineering Corp. finanzierà la costruzione della nuova capitale amministrativa dell’Egitto con 15 miliardi di dollari, un terzo del costo totale del progetto, di cui le aziende egiziane hanno già iniziato i lavori su strade, reti fognarie e delle telecomunicazioni nel sito scelto per la nuova capitale, a 48 km ad est di Cairo. La nuova città avrà 20 quartieri residenziali per 7 milioni di abitanti, un aeroporto più grande di Heathrow a Londra, e un parco pubblico quattro volte più grande di Disneyland. La China State Construction Engineering Corp. costruirà un centro congressi, il Parlamento e dodici edifici governativi. Inoltre, il Consiglio delle industrie tessili egiziane e la China National Textile and Apparel Council (CNTAC) firmavano un accordo quadro per creare una zona di 1,2 milioni di metri quadrati per le industrie tessili ad al-Matahra, nel governatorato di Minya. Il Ministro del Commercio e dell’Industria egiziano Tariq Qabil, incontrando il Vicepresidente del CNTAC Gao Yong, affermava che l’accordo era un passo importante per ridare all’Egitto un ruolo di primo piano nel settore tessile in Medio Oriente, contribuendo direttamente alla strategia per sviluppare l’industria tessile dell’Egitto, così come allo sviluppo socio-economico delle zone meno sviluppate del Paese. L’industria tessile egiziana costituisce circa il 3 per cento del PIL del Paese ed ha circa 1,2 milioni di lavoratori e tecnici, il 30 per cento della forza lavoro industriale egiziana, e i tessuti prodotti rappresentano il 16 per cento delle esportazioni annuali dell’Egitto per un valore di 2,6 miliardi di dollari. Egitto e Cina nel gennaio 2015 avevano concluso 21 accordi e protocolli d’intesa su sviluppo tecnologico ed economico. E la Cina concedeva anche un prestito di 1 miliardo di dollari alla Banca centrale egiziana. Inoltre, il 18 maggio, il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi firmava un decreto che approvava un prestito di 25 miliardi di dollari dal governo russo per la prima centrale nucleare dell’Egitto, dalla potenza di 4800 megawatt, da costruire ad al-Daba, nel nord-est dell’Egitto. Il finanziamento è oggetto di un accordo siglato nel novembre 2015 tra il presidente egiziano e l’omologo russo Vladimir Putin, che prevede che l’azienda russa Rosatom costruisca l’impianto, consegni il combustibile nucleare, addestri i lavoratori e si occupi della manutenzione delle unità produttive, i quattro reattori nucleari. L’impianto dovrebbe essere completato nel 2022 ed entrare in produzione nel 2024. Il prestito russo copre l’85% del costo del progetto, e il restante 15% viene finanziato dall’Egitto. A un tasso d’interesse annuo del 3%, erogato dal 2016 al 2028, il rimborso inizierà dall’ottobre 2029, con 43 rate in 22 anni.
Il 25 maggio, l’esercito egiziano in un’operazione contro le posizioni dei terroristi a Shayq Zuwayd e a Rafah, nel Sinai settentrionale, eliminava 85 terroristi del SIIL, ne arrestava altri 3 militanti e distruggeva 15 loro autoveicoli. Nel frattempo gli Stati Uniti iniziavano a consegnare all’Egitto i 762 blindati tipo MRAP, a titolo gratuito. Si trattava probabilmente del surplus di blindati che gli USA avevano ordinato per le operazioni in Afghanistan e Iraq, e che in un primo momento volevano semplicemente distruggere, non avendo l’esigenza di impiegarli. Questo rientrava nei 1,3 miliardi di dollari di aiuti militari che l’amministrazione Obama aveva stanziato per l’Egitto nel 2016. Era un tentativo di Washington di corrompere l’amministrazione e le Forze Armate egiziani. Ma nel marzo 2016 l’Accademia militare Nasser del Ministero della Difesa dell’Egitto informava il Parlamento sulla guerra di 4.ta generazione condotta dagli “occidentali per dividere il Medio Oriente”; “La maggior parte delle organizzazioni della società civile opera per demolire lo Stato egiziano con la guerra di quarta generazione, in cambio di qualche dollaro“, scriveva Charles Fuad al-Masry sul Daily News Egypt, e l’opinionista televisivo Amr Amar spiegava che la rivolta del 2011 fu un complotto degli Stati Uniti per distruggere l’Egitto. Va ricordato che il nuovo governo egiziano, dopo aver eliminato la presidenza dei Fratelli mussulmani, aveva espulso le organizzazioni sovversive statunitensi International Republican Institute e Freedom House, e indagato Husam Bahgat, fondatore dell’iniziativa egiziana per i diritti personali, Jamal Ayd, direttore esecutivo della Rete d’informazione araba per i diritti umani, e Bahaydin Hasan, fondatore dell’Istituto degli studi sui diritti umani di Cairo.45629797.cmsNote
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