Siria, inizio della fine della guerra

Moon of Alabama

Il cambiamento più importante degli ultimi giorni sono le forze governative siriane che da sud-est avanzano al confine iracheno. Il piano originale era liberare al-Tanaf a sud-ovest per assicurarsi alla frontiera l’autostrada Damasco-Baghdad. Ma al-Tanaf era occupata da invasori statunitensi, inglesi e norvegesi e dai loro ascari. I loro aerei attaccarono i convogli siriani in avvicinamento. Il piano statunitense era passare da al-Tanaf a nord del fiume Eufrate, per catturare e controllare tutto il sud-est della Siria. Ma Siria ed alleati hanno compiuto una mossa inattesa impedendo tale piano. Gli invasori furono esclusi dall’Eufrate dall’avanzata siriana da ovest ad est, al confine iracheno. Elementi iracheni delle Unità Militari Popolari del governo iracheno si muovono incontrando le forze siriane al confine. Gli invasori statunitensi sono ora in mezzo al deserto piuttosto inutile di al-Tanaf, dove la sola opzione è di morire di noia o tornare in Giordania, da dove sono venuti. L’esercito russo chiariva nettamente che sarebbe intervenuto se gli Stati Uniti attaccavano le linee siriane avanzando verso nord. Stati Uniti ed alleati non hanno alcun mandato in Siria innanzitutto. Non c’è alcuna giustificazione per attaccare le unità siriane. L’unica opzione è ritirarsi. La mossa degli Stati Uniti su al-Tanaf fu coperta dall’attacco dei fantocci statunitensi nel sud-ovest della Siria. Un grosso gruppo di “ribelli”, comprendente al-Qaida e rifornito dalla Giordania, avanzava su Dara controllata dal governo siriano. Si sperava che l’attacco deviasse le forze siriane dall’avanzata verso est. Ma nonostante l’uso di attaccanti suicidi, l’assalto su Dara falliva davanti le forti difese delle forze siriane. Non suscitava la voluta deviazione. Le postazioni siriane a Dara furono rafforzate da unità provenienti da Damasco che ora attaccano i terroristi filo-statunitensi. Si avevano significativi progressi nei sobborghi meridionali di Dara e l’attacco dell’Esercito arabo siriano probabilmente continuerà fino al confine giordano.
I piani statunitensi in Siria meridionale, occidentale e orientale, sono ormai falliti. A meno che l’amministrazione Trump non sia disposta ad inviare altre forze avviando apertamente e illegittimamente la guerra al governo siriano e agli alleati, la situazione è contenuta. Le forze siriane liberano il territorio a sud, attualmente occupato dagli ascari statunitensi e da altri gruppi terroristici. A nord-ovest i gruppi taqfiri si concentrano attorno Idlib e a nord. Tali gruppi sono sponsorizzati da sauditi, qatarioti e turchi. La recente disputa tra Qatar e altri Stati del Golfo ha gettato nel caos Idlib. Gruppi sponsorizzati dai sauditi ora combattono i gruppi sponsorizzati da turchi e qatarioti. Tali conflitti coprono l’animosità tra al-Qaida e Ahrar al-Sham. Le forze governative siriane circondano la provincia e la Turchia nel nord ha chiuso il confine. I taqfiri ad Idlib si cucineranno nel loro brodo finché non saranno completamente esauriti. Infine le forze governative avanzeranno distruggendo ciò che ne resterà.Al centro della mappa le frecce dell’Esercito arabo siriano (rosso) puntano verso le aree desertiche detenute dallo SIIL che si ritira ad est (frecce nere). Muovendosi contemporaneamente da nord, ovest e sud, le forze governative siriane avanzano rapidamente per diversi chilometri ogni giorno. Nell’ultimo mese sono stati liberati 4000 kmq e oltre 100 insediamenti e città. In poche settimane avranno liberato tutte le aree (marrone) dello SIIL fino all’Eufrate e al confine siriano-iracheno. Mezzi gittaponte russi arrivano in Siria, necessari ad attraversare l’Eufrate e a liberare le aree a nord. Nel frattempo gli Stati Uniti sostengono le forze curde (frecce gialle) che attaccano Raqqa.
Il comando russo sostiene che curdi e Stati Uniti si sono accordati con lo SIIL per farne uscire i combattenti da Raqqa verso sud ed est. La rapida avanzata dei curdi verso la città conferma l’affermazione. Sembra che non ci sia resistenza dallo Stato islamico. Tutte le forze dello SIIL rimaste in Siria, provenienti da Raqqa e dalle aree desertiche, avanzano verso l’Eufrate e Dayr al-Zur. Vi sono più di 100000 civili filo-governativi e una guarnigione siriana da tempo circondati dallo SIIL. Gli assediati vengono riforniti via aerea. La guarnigione siriana ha respinto a lungo gli attacchi dello SIIL. Ma con migliaia di nuove forze dello Stato islamico che puntano sulla città, le truppe governative rischiano di essere sopraffatte. I rinforzi vanno inviati in città per respingere lo SIIL e impedire un grande massacro. L’alternativa migliore è per via terra. Ma l’Esercito arabo siriano è stato rallentato dai fantocci degli Stati Uniti a sud. Si prepara una nuova grande avanzata delle forze governative verso Dayr al-Zur. Si può solo sperare che arrivi in tempo.
Gli ascari di Qatar, Arabia Saudita e Turchia, diretti dalla CIA, hanno condotto una guerra lunga sei anni contro la Siria e il suo popolo. Con Qatar e Turchia ora opposti a sauditi e alleati statunitensi, la banda che attaccava la Siria sbanda. Lo Stato islamico viene velocemente ridotto e sconfitto. Il tentativo statunitense di avanzare a sud è stato sventato. A meno che gli Stati Uniti non cambino e attacchino massicciamente la Siria con il proprio esercito, la guerra contro la Siria è finita. Molte aree vanno ancora liberate. Gli attentati nel Paese continueranno per diversi anni. Le ferite richiederanno decenni per guarire. Negoziati dovranno tenersi sulle aree del nord controllate da Turchia e Stati Uniti. Dovranno essere raggiunti ulteriori sistemazioni, ma la guerra su larga scala contro la Siria è finita. Nessuno ha vinto nulla. I curdi, che per ora sembravano i soli vincitori, hanno appena gettato via le loro vittorie. Le forze curde delle YPG hanno commesso l’errore di chiedere apertamente sostegno all’Arabia Saudita. Gli anarco-marxisti delle YPG, che mostrano sempre con orgoglio il loro femminismo, si avvicinano all’improvviso ai mezzani wahhabiti medievali, rovinandosi l’immagine di forza progressista di sinistra. Tale mossa rafforzerà opposizione e ostilità da Turchia, Siria, Iraq e Iran. Tutti i progressi politici ottenuti in guerra mantenendo una stretta neutralità tra “ribelli” e governo siriano, sono ora in pericolo. La mossa è una follia. La zona curda è completamente circondata da forze più o meno ostili. Il sostegno statunitense o saudita all’enclave curda chiusa e circondata non è sostenibile alla lunga. I curdi hanno quindi dimostrato di essere i peggiori nemici del tentativo di avere uno Stato curdo (semi)sovrano. Saranno ricacciati nelle loro aree di origine, rientrando nello Stato siriano.Il segretario alla Difesa Mattis è stato interrogato al Congresso sulla situazione in Siria. Non c’è ancora una trascrizione, ma alcuni tweet di una giornalista di Stars&Stripes che vi partecipava:
Tara Copp @TaraCopp – 3:11 – 13 giugno 2017
#SecDef Mattis dice che le forze “governative” passate nel sud della Siria vicino alla base di al-Tanaf sono in realtà russe.
#SecDef Mattis: “Non prevedevo che i russi sarebbero andati lì (vicino ad al-Tanaf)… non è una sorpresa per la nostra intelligence“.
Gli Stati Uniti avevano affermato che il governo siriano aveva schierato le forze verso al-Tanaf erano “sostenute dall’Iran” o “guidate dall’Iran”. Ora il Segretario della Difesa dice che era una menzogna. Erano russi alleati del governo siriano. I russi certamente non prendono ordini dai generali iraniani. Non c’è da meravigliarsi che il comando russo abbia emesso netti avvertimenti contro qualsiasi attacco a queste forze. Mattis svela anche l’incapacità di un pensiero strategico. Credeva veramente che i russi non si recassero ad al-Tanaf per coprire i compagni siriani? Era chiaro da mesi che i russi sono dappertutto in Siria. Non lasceranno cadere il governo siriano per compiacere Mattis o Trump o qualcun altro. Il problema strategico per loro è chiaro, e lo è da un pezzo. Lottano, e l’hanno detto. Ed è assolutamente stupido credere qualsiasi altra cosa. Al-Tanaf è una questione tattica, ma le forze statunitensi ne fanno una strategica. Non è giustificabile. Ci si deve chiedere nuovamente quali siano i possibili vantaggi per gli Stati Uniti nel difendere quel posto nel deserto. Null’altro se non il “principio” di poter evidentemente iniziarvi una guerra molto più grande. “La guarnigione di al-Tanaf è circondata da forze ostili. Le forze statunitensi nella zona dovrebbero combattere contro le linee siriane per arrivare ad al-Buqamal, rischiando un’ulteriore l’escalation. E adesso? Gli Stati Uniti sono disposti a proteggere queste forze in perpetuo? Daranno copertura aerea alle forze che si scontrano direttamente con le forze alleate dei siriani al di fuori della zona di 55 chilometri? I precedenti tre attacchi hanno richiesto un’azione di contrasto che ha minato gli interessi statunitensi? Purtroppo la risposta all’ultima domanda è sì… La strategia dovrebbe guidare la tattica quando si tratta di affrontare gli iraniani in Siria, e non il contrario… Gli Stati Uniti possono difendere una guarnigione nel deserto siriano. Tuttavia, le ragioni per farlo sono prive di scopo, facendo una semplice analisi dei costi, è impossibile”. Questa intuizione non è ancora arrivata al dipartimento della Difesa e al comando sul campo statunitensi. Il comandante statunitense locale ha inviato un sistema di artiglieria a lungo raggio HIMARS dalla Giordania ad al-Tanaf. HIMARS ha una gittata di 300 chilometri. Non pesa nella prospettiva tattica se il tiro provenga dalla Giordania o da al-Tanaf, 12 chilometri in Siria. È una mossa simbolica per “mostrare bandiera” ad al-Tanaf ma espone il sistema ad un legittimo attacco dalle forze siriane, russe e iraniane. Come il segretario di Stato Tillerson ha giustamente affermato: gli Stati Uniti non hanno alcuna autorità legale per attaccare le forze siriane, iraniane o russe. Proprio nessuna. Invadere la Siria non ha legittimità. La Siria, invece, ha l’autorità legale per scacciare le truppe statunitensi. Spostare l’HIMARS ad al-Tanaf è una grandissima idiozia. È giunto il momento per Washington di finirla con tali sciocchezze.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il fronte anti-Siria implode

Alessandro Lattanzio, 12/6/2017Una settimana dopo la crisi che l’Arabia Saudita ha creato, imponendo un blocco al Qatar, Doha si è assicurata il sostegno di Turchia e Iran, l’appoggio di Quwayt e Oman e attratto ulteriore interesse dalla Russia. Difatti, il ministro degli Esteri del Qatar, shayq Muhamad bin Abdurahman al-Thani, si recava a Mosca dove affermava che “Qatar e Russia, principale giocatore dell’arena internazionale, hanno rapporti amichevoli“, implicando che gli USA, alleato del Qatar, non vengono consultati da Doha sulla soluzione della crisi, non avendo un ruolo internazionale. E infatti, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson telefonava al Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov subito dopo che aveva incontrato la controparte del Qatar. Al ministro degli Esteri del Qatar, Sergej Lavrov dichiarava che la Russia farà tutto ciò che può per la soluzione pacifica alla crisi, “Per ragioni di principio, non interferiamo negli affari interni di altri Stati o nelle loro relazioni. Tuttavia, non possiamo congratularci per la situazione in cui i rapporti tra i nostri partner peggiorano“. Mantenendo una posizione neutrale sulla crisi, Mosca ha il potere di mediare la crisi, al contrario di Washington schieratasi con nettezza al fianco dei sauditi. Anche l’offerta dell’Iran di inviare aiuti al Qatar avvertiva gli USA sull’evanescenza della loro presa sul Medio Oriente. L’emiro del Qatar si era già congratulato con il Presidente iraniano Hassan Rouhani per la vittoria elettorale in Iran. Nel frattempo, la 47.ma flottiglia della Marina iraniana, costituita da un cacciatorpediniere e da una nave logistica, iniziava la missione di protezione del traffico navale sul Golfo di Aden visitando l’Oman, e il Vicecapo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, Generale Mostafa Izadi, dichiarava che “affrontiamo una guerra per procura nella regione, un nuovo inganno delle potenze arroganti contro la Repubblica islamica. Come il leader supremo della rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha detto, abbiamo documenti e informazioni che dimostrano il sostegno diretto dell’imperialismo statunitense a tale disgustoso male (lo SIIL) nella regione, che ha distrutto Paesi islamici e creato un’ondata di massacri e scontri“. Il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani affermava a sua volta che “Gli Stati Uniti si sono alleati con lo SIIL nella regione”, rendendo ancor più precaria la situazione degli USA nella regione.
Con tutto questo sullo sfondo, gli USA sospendevano le operazioni dei loro mercenari terroristi nel sud della Siria, spingendo i curdi separatisti delle SDF ad invocare un’alleanza con i sauditi, temendo di essere ben presto scaricati da Washington in relazione alla crisi sul Qatar. Dall’altra parte gli Stati Uniti non possono permettersi di rompere i rapporti con il Qatar, grande Stato petrolifero e gasifero che ospita la base aerea al-Udayd, la più grande degli Stati Uniti in Medio Oriente e sede del loro Comando Centrale. Di certo, l’invio di truppe turche in Qatar avrà ridimensionato le pretese dell’Arabia Saudita. Infatti, il partito di Erdogan, Giustizia e Sviluppo, è una fazione della Fratellanza musulmana finanziata dal Qatar. Sostenendo Doha, Erdogan riottiene un nuovo ruolo in Medio Oriente dopo la sconfitta in Siria: alleandosi con Fratellanza musulmana e Qatar, Erdogan ridiventa una figura temibile potendo influenzare la stabilità dell’Arabia Saudita. Ma Ankara di sicuro vedrà ritirare gli investimenti di sauditi ed emirati in Turchia. Inoltre, è certo che Mosca non correrà in suo soccorso una volta che Erdogan sprofondasse nel conflitto tra Qatar e GCC; “Se Erdogan salta nel Golfo, s’isolerà da sauditi, mondo arabo laico (che già non lo ama), Russia e Stati Uniti”.
Il piano dell’Arabia Saudita d’isolare il Qatar ed imporvi i propri obiettivi geopolitici, quindi, sta fallendo, dimostrando l’incapacità dei sauditi di stilare una strategia qualsiasi; preda di un delirio di onnipotenza, scattano in avanti ignorando le conseguenze delle proprie azioni, “La cosa più preoccupante è che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ripetono gli errori commessi quando i capi sauditi decisero la guerra allo Yemen“, dichiarava Yezid Sayigh del Carnegie Endowment for Peace International. “Non hanno una chiara strategia politica, si basano su false supposizioni, causando sempre più gravi perdite finanziarie ed umane, e oggi sono probabilmente in peggiori condizioni di sicurezza“. Infatti, la successiva svolta di 180 gradi di Trump verso la mossa saudita avrà stordito Ryadh. Soprattutto dopo che il Pentagono avrà informato Trump che la pretesa sottesa all’azione dei sauditi, ovvero che gli Stati Uniti difendessero militarmente i confini del regno dei Saud, fosse un onere folle per le forze armate statunitensi. E all’improvviso l’Arabia Saudita attenuava i toni, rendendosi conto di dover affrontare da sola gli effetti dei propri azzardi, come appunto lo schieramento di forze turche in Qatar e il rafforzarsi ulteriore della posizione regionale dell’Iran. La mossa dei Saud li ha solo portati a un altro disastro geopolitico, dopo quelli in Siria, Iraq e Yemen. L’unico ‘successo’ di Ryadh, in questa operazione avventata, è la proposta dei curdi separatisti in Siria di allearsi contro Turchia e Iran. Haji Ahmad, capo del Jaysh al-Thuar, fazione anti-siriana supportata dagli USA, sosteneva che Siria, Turchia e Iran cooperano contro le forze democratiche siriane (SDF), “La Turchia ha stabilito forti relazioni con l’Iran, nelle zone di al-Shahba, presso Aleppo, portando a una maggiore cooperazione tra il regime di Assad e la Turchia e all’apertura delle comunicazione tra di loro. È stata creata una rete d’intelligence comune che opera contro di noi, e non escludiamo che questa cooperazione aumenti di livello in futuro”. Haji Ahmad affermava inoltre che Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham, liwa Sultan Murad e liwa Sultan Salim cacciavano gli abitanti e ne confiscavano le case ad Azaz e Jarablus. “In tutti gli edifici occupati dai turchi appaiono foto di Mustafa Kamal Ataturk e scritte in turco“. E come se non bastasse, l’esercito giordano eliminava 5 terroristi che tentavano d’infiltrarsi nel territorio giordano da al-Tanaf, al confine siriano-iracheno. Le guardie di frontiera giordane si erano scontrate per 72 ore contro un convoglio di 9 automobili e 2 motociclette che cercavano di entrare nel territorio giordano dalla Siria. Negli scontri, le guardie di frontiera giordane distrussero 2 auto e 2 moto, e arrestavano 2 terroristi. Il gruppo che tentava d’infiltrarsi sarebbe appartenuto al gruppo di terroristi dell’ELS armati e finanziati dagli Stati Uniti. L’ELS aveva interrotto gli attacchi contro l’EAS negli ultimi due giorni, ad est di Suwayda, dato che per gli Stati Uniti al-Tanaf ha scarso valore, non potendovi costruire una zona d’interdizione su tutto il confine siriano-iracheno. Contemporaneamente, a nord di Aleppo, i gruppi terroristici filo-turchi liwa al-Hamzah e Primo reggimento dell’ELS si scontravano alla periferia di al-Bab, cumulando 16 terroristi uccisi. Ulteriore segno della disgregazione del fronte anti-Siria era anche l’accordo tra Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida in Siria) ed ELS per dissolvere la Divisione 13 dell’esercito libero siriano, a Marat al-Numan, a sud di Idlib. L’ELS consegnava al ‘tribunale’ di al-Qaida i terroristi della Divisione 13, tra cui il loro capo Taysir Samahi, oltre a posizioni e materiali dell’unità terroristica filo-statunitense, compresi i lanciamissili anticarro TOW consegnatigli dalla CIA.

Fonti:
Geopolitics
Geopolitics
South Front
South Front
South Front
South Front
Sputnik News
The Duran
The Duran

Teheran è da sempre obiettivo degli USA e quindi dello Stato islamico

Tony Cartalucci, LD, 10 giugno 2017Molti i morti e i feriti negli attentati coordinati nella capitale iraniana di Teheran. Sparatorie e bombardamenti contro il parlamento iraniano e la tomba dell’Ayatollah Khomeini. Secondo Reuters, il cosiddetto “Stato islamico” ha rivendicato l’attentato, svoltosi pochi giorni dopo un altro attentato a Londra. Lo Stato islamico avrebbe anche rivendicato le violenze a Londra, nonostante le prove che i tre sospetti fossero ben noti alle agenzie di sicurezza ed intelligence inglesi, semplicemente autorizzati ad attuare gli attentati. È assai meno probabile che il governo di Teheran abbia radunato i terroristi, impegnato da anni a combatterli alle frontiere e in Siria nella feroce guerra da sei anni alimentata con armi, soldi e combattenti da statunitensi, europei e arabi del Golfo.

Le violenze a Teheran sono l’obiettivo dichiarato dei politici statunitensi
I recenti attentati a Teheran sono la manifestazione letterale della politica estera statunitense. La creazione di una forza di ascari per combattere l’Iran e creare un santuario fuori dall’Iran sono una politica statunitense da tempo dichiarata. L’attuale caos che consuma Siria e Iraq, e in misura minore la Turchia sudorientale, è il risultato diretto degli Stati Uniti che tentano di assicurarsi una base operativa per lanciare una guerra per procura direttamente contro l’Iran. Nel documento del 2009 della Brookings Institution intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran”, l’uso dell’organizzazione terroristica Mujahedin-e Khalq (MEK) per far esplodere l’insurrezione armata come avvenuto in Siria, veniva discusso in dettaglio. La relazione dichiarava espressamente: “Gli Stati Uniti potrebbero anche tentare di promuovere gruppi esteri d’opposizione iraniani fornendogli il sostegno per passare all’insurrezione piena e persino sconfiggere militarmente le forze del regime clericale. Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e la sua ala militare Mujahedin-e Khalq (MeK), aiutandone migliaia che, sotto il regime di Sadam Husayn, furono armati e condussero operazioni di guerriglia e terroristiche contro il regime clericale. Anche se il NCRI è oggi disarmato, potrebbe esserlo rapidamente”. I politici della Brookings ammettono nel rapporto che il MEK è responsabile dell’omicidio di militari statunitensi e iraniani, politici e civili con un chiaro terrorismo. Nonostante ciò e l’ammissione che il MEK sia indiscutibilmente un’organizzazione terroristica, si raccomandava di toglierla dal registro delle Organizzazioni Terroristiche Estere del dipartimento di Stato degli USA affinché possa essere ancor più aiutata nel cambio di regime armato. Sulla base di tali raccomandazioni e di un lobbismo intenso, il dipartimento di Stato degli USA tolse finalmente il MEK nel 2012 e il gruppo ebbe un aperto sostegno significativo dagli Stati Uniti, come il supporto di molti membri della squadra elettorale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tra cui Rudy Giuliani, Newt Gingrich e John Bolton. Tuttavia, nonostante tali sforzi, il MEK non è riuscita nell’obiettivo d’istigare l’insurrezione contro Teheran, richiedendo l’uso di altri gruppi armati. Il documento della Brookings del 2009 menzionava altri candidati nella sezione intitolata “potenziali ascari etnici”, identificando gruppi arabi e curdi come possibili candidati per una guerra per procura statunitense contro Teheran. Nella sezione intitolata “Trovare una via e un santuario sicuri”, la Brookings osserva: “Di uguale importanza (e potenziale difficoltà) è trovare un Paese vicino disposto a servire da canale degli aiuti statunitensi al gruppo insorto, nonché un santuario in cui il gruppo possa addestrarsi, pianificare, organizzare, risollevarsi e rifornire”. Nella guerra per procura statunitense contro la Siria, Turchia e Giordania hanno tale ruolo. Per l’Iran è chiaro che gli sforzi statunitensi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di via e santuari dal Baluchistan sud-occidentale in Pakistan e dalle regioni curde di Iraq settentrionale, Siria orientale e Turchia sudorientale, proprio dove gli sconvolgimenti attuali sono alimentati dagli Stati Uniti sia apertamente che di nascosto. La Brookings rilevava nel 2009 che: “Sarebbe difficile trovare o costruire un’insurrezione dall’alta probabilità di successo. I candidati esistenti sono deboli e divisi, e il regime iraniano è molto forte rispetto ai potenziali oppositori interni ed esteri”. Un gruppo non citato da Brookings nel 2009, ma che esiste nella stessa regione e che gli Stati Uniti cercano di rifornire e dare un santuario per la guerra per procura contro l’Iran, è lo Stato islamico. Nonostante le affermazioni che sia un’organizzazione terroristica indipendente e alimentata da vendite di petrolio, riscatti e imposte locali, per capacità di combattimento, reti logistiche e portata operativa dimostra un’ampia sponsorizzazione da Stati.

L’ascaro finale, il canale perfetto e il santuario
Lo Stato islamico che arriva in Iran, Russia meridionale e anche Cina occidentale non è solo possibile, ma inevitabile nella progressione logica della politica statunitense, come affermato dalla Brookings nel 2009 e chiaramente attuato da allora. Lo Stato islamico è l”ascaro’ perfetto, occupando il canale ideale e il santuario sicuro per l’esecuzione della guerra per procura degli USA contro l’Iran e altrove, circondandolo con uno Stato islamico sostenuto dalle basi militari statunitensi, anche quelle illegali nella Siria orientale. Se gli Stati Uniti saranno in guerra con l’Iran nel prossimo futuro, probabilmente queste risorse “per coincidenza” si coordineranno contro Teheran proprio come ora contro Damasco. L’uso del terrorismo, degli estremisti e degli ascari per conto della politica estera statunitense, come gli estremisti indottrinati di Stato islamico e al-Qaida, fu dimostrato negli anni ’80 quando gli Stati Uniti con l’aiuto di Arabia Saudita e Pakistan usarono al-Qaida contro le forze sovietiche in Afghanistan. Tale esempio è menzionato esplicitamente dai politici della Brookings come modello per la nuova guerra per procura contro l’Iran. Per gli Stati Uniti non c’è migliore sostituto di al-Qaida che il successore Stato islamico. I politici statunitensi hanno dimostrato la volontà di utilizzare le organizzazioni terroristiche per vincere le guerra per procura contro gli Stati-nazione presi di mira, come in Afghanistan, chiaramente organizzato dal gioco geopolitico sull’Iran per facilitare l’agenda del 2009. Con i terroristi che uccidono a Teheran, è semplice verificare come tale ordine del giorno avanzi. Il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano dimostra che Teheran è ben consapevole di tale cospirazione e se ne difende attivamente sia all’interno che all’estero. La Russia è altresì un obiettivo della guerra per procura in Siria ed è altresì coinvolta nella soluzione per impedirle di dilagare. Il piccolo ma espansivo ruolo della Cina nel conflitto è legato direttamente all’inevitabilità dell’instabilità che si estende alla provincia occidentale del Xianjiang.
Mentre il terrorismo in Europa, incluso l’ultimo attentato a Londra, viene spacciato come prova di come l’occidente sia “anche” nel mirino dello Stato islamico, le prove suggeriscono altrimenti. Gli attentati sono probabilmente un esercizio per creare la negazione plausibile. In realtà, lo Stato islamico, come al-Qaida, dipende dalla grande sponsorizzazione di diversi Stati; Stati Uniti, Europa e alleati regionali del Golfo Persico. Peraltro una sponsorizzazione che possono, in qualsiasi momento di loro scelta, denunciare e chiudere, semplicemente scegliendo di non cercare l’egemonia regionale e globale. Il documento della Brookings del 2009 è una confessione aperta della propensione dell’occidente all’uso del terrorismo come strumento geopolitico. Mentre le testate dell’occidente insistono su come Iran, Russia e Cina compromettano la stabilità globale, è chiaro che esso lo crea perseguendo l’egemonia globale.

Maryam Rajavi, capo dei Mojahedin e-Khalq, ricatterebbe i suoi amici Rudi Giuliani, John Bolton e Newt Gingrich.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico a Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria libera i propri confini

Chroniques du Grand Jeu 9 giugno 2017Se l’informazione è confermata, è un terremoto. Le forze governative hanno aggirato i terroristi filo-statunitensi e raggiunto il confine iracheno, tagliando l’erba sotto i piedi del piano statunitense-israelo-saudita per spezzare l’arco sciita. Diverse fonti lo confermano (qui e qui) e il Ministero della Difesa russo l’accredita. Un sito web pro-terroristi va nella stessa direzione, anche se a malincuore. Se confermato, questa fulminea offensiva è una pugnalata a Riyadh e Tel Aviv ed avrà grande peso nel dopoguerra.
Nell’ultimo post, ci siamo chiesti: “In generale, ci si può chiedere cosa attende l’Esercito arabo siriano a lanciare l’offensiva su Dayr al-Zur prevista da settimane. È il grande traguardo della corsa ad est, il controllo del confine iracheno. Ma ora l’avanzata è lenta, i lealisti sembrano concentrarsi altrove (…) A sud, ad al-Tanaf, l’Esercito arabo siriano toglie ai terroristi filo-statunitensi territori che appaiono secondari. Certamente la logica prevalente è comprensibile: al-Tanaf è l’ultimo punto prima del confine giordano, da cui passano i fantocci degli Stati Uniti. Poi, c’è il confine con l’Iraq controllato dall’altro lato dalle Unità di mobilitazione popolare (UMP) sciite irachene. Se Damasco sigilla il confine siriano-giordano ad al-Tanaf i terroristi, non avendo più retrovie o rifornimenti di carburante, spariranno come neve al sole. Ma infine l’urgenza sembra prevalere su Dayr al-Zur dove l’Esercito arabo siriano ancora resistere al potente attacco dello SIIL da una settimana”. Alla luce degli eventi di oggi, si comprende meglio questa tattica: bloccare i fantocci filo-statunitensi in combattimenti secondari, vicino al confine con la Giordania, per aggirarli più ad est verso il confine iracheno. Gli statunitensi a quanto pare non se ne sono accorti. Annibale e Napoleone applaudono…
E adesso? L’Esercito arabo siriano è in prima linea contro lo SIIL. Washington e i suoi fantocci perderanno legittimità se l’attaccano alle spalle, con una de facto alleanza aperta con lo SIIL. Per chiudere, i russi fanno pressione da diversi giorni accusando gli statunitensi di non combattere i jihadisti. Il Cremlino preparava il terreno? Conoscendo gli strateghi russi, lo si può pensare. L’impero si ritrova in una situazione di stallo completo…Cambio. E’ confermato e il punto interrogativo va sostituito da uno esclamativo. Per la prima volta dal 2014, l’Esercito arabo siriano ha raggiunto il confine iracheno. Il blitz ha aggirato le due basi degli USA e sovvertito completamente i fantocci degli Stati Uniti, a quanto pare con la presenza di forze speciali russe per scoraggiare bombardamenti accidentali:Ora la carta è questa, cambiando in modo significativo il volto della guerra e il futuro della pace:Il collegamento avviene con le Unità di mobilitazione popolari sciite, di cui ricordiamo la visita a Damasco tre settimane fa dell’inviato di Baghdad e le dichiarazioni di un paio di giorni fa del primo ministro iracheno, citando la collaborazione con il governo siriano per sigillare il confine. Gli acri di deserto occupati dai terroristi giordano-statunitensi diventano inutili. Torneranno ad Amman o rimarranno per pesare (poco) sul dopoguerra? Gli statunitensi manterranno le loro due piccole basi sul territorio siriano solo per aggiungere confusione al conflitto? Non è nell’interesse dell’impero, non si sa mai…L’obiettivo è ora il posto di frontiera di al-Buqamal-al-Qaym sull’Eufrate. Ricordiamo che questo posto fu il punto di lancio da parte di Washington di un gruppo di terroristi, lo scorso anno, in un’operazione conclusasi in un fiasco. Voci non confermate affermano la ritirata dello SIIL da Humaymah e dall’aeroporto T2. Hezbollah si feliciterà, potendo far passare ciò che vuole dall’Iran al Libano… Tel Aviv piange, Teheran ride. E i paffuti Saud vedono crollare il mondo… il corridoio sunnita nord-sud è finito, assieme a Qatar e GCC e all’isolamento dell’Iran.
Aggiornamento, i governativi non perdono tempo e rafforzano le postazioni appena liberate sul confine iracheno:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia affianca il Qatar

Sic Semper Tyrannis, 08 giugno 2017La crisi diplomatica del Qatar ha visto un nuovo sviluppo con il parlamento turco approvare una legge che consente di dispiegare truppe in una base militare turca in Qatar. La legislazione è stata redatta prima che Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn tagliassero i rapporti con il Qatar, ma indica una Turchia disposta ad aiutare il Paese arabo del Golfo. Il disegno di legge è stato sostenuto dal partito al governo AK e dall’opposizione nazionalista. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che “la Turchia continuerà e svilupperà i legami con il Qatar“, aggiungendo che “non pensiamo che le sanzioni contro il Qatar siano un bene“. Erdogan insisteva che la Turchia interverrà nelle sanzioni se il sostegno al terrorismo viene dimostrato, ma s’interroga sull’efficacia delle misure adottate dai vicini arabi per isolare il piccolo emirato. Le relazioni sul sostegno continuo del Qatar ai gruppi islamici regionali, in particolare Fratellanza musulmana, e l’Iran sciita, hanno messo a disagio le relazioni con molte nazioni vicine. Weekley Standard
Ebbene, pellegrini, aggiungiamo la Mauritania all’elenco di chi segue l’esempio dell’Arabia Saudita. Sarà sul “libro paga” di Riyadh. Il Qatar è un piccolo strano posto. È davvero un sabbione sul Golfo. Il Qatar possiede grandi riserve di gas, ma chi pensa che il desiderio di possederle motivi l’Arabia Saudita? Il Qatar è l’unico Paese wahhabita oltre l’Arabia Saudita. Esiste perché la Gran Bretagna imperiale voleva un pezzo di “suolo” non saudita dominato da wahhabiti sul Golfo. Il Qatar sa della propria debolezza verso l’Arabia Saudita. L’emirato è difatti, escluse le apparenze, un assolutismo. Assistei a una riunione nel palazzo del governatore di Doha, in cui l’allora emiro se la rideva dicendo al mio gruppo che se l’occidente voleva la democrazia avrebbe creato delle cose da mostrargli. Un parlamento. Una stampa “libera” (al-Jazeera?) Disse che c’era stata una cospirazione per un tentato colpo di Stato e numerosi cospiratori erano in carcere. Cosa devo farne chiese al gruppo di milionari e rappresentanti di aziende. Non voglio sconvolgere troppo “l’occidente”. La risposta del capo del gruppo era che i detenuti dovevano essere processati. L’emiro cambiò discorso. In tale ambiente, i governanti del Qatar cercano di “resistere al fuoco” contro un futuro in cui l’Arabia Saudita decide che l’esistenza del mini-Stato del Qatar non è necessaria.
1. Innanzitutto, e forse cosa più importante, diedero agli Stati Uniti un’area comprendente l’ex-base aerea inglese di al-Udayd e abbastanza spazio per collocarvi la sede dell’USCENTCOM. Tali strutture sono molto importanti per gli Stati Uniti. La guerra aerea in Medio Oriente è diretta dalla base al-Udayd, non necessariamente i voli ma tutte le operazioni di comando e controllo. DJT non sembrava cogliere l’importanza di al-Udayd per la guerra aerea statunitense.
2. La “rete al-Jazeera” è assai irritante per gli Stati autocratici del mondo arabo. È sempre stato così e mi fu rinfacciato da ricchi e potenti arabi la sua creazione. È chiaramente protetta dagli al-Thani (i governanti del piccolo Paese). Come ho detto, questa casata non è per nulla democratica. Al-Jazeera fa parte del villaggio Potjomkin della democrazia presentato all’occidente dallo Stato del Qatar, ma gli è utile.
3. Il Qatar ha una certa ambiguità sulle relazioni con l’Iran. Recentemente ha scelto di sottolineare tale ambiguità, probabilmente in risposta all’accettazione di DJT del ruolo di muqtar d’America. E ora, a dimostrazione dell’ambizione del sultano Erdogan che crede che un giorno sarà il comandante dei fedeli, il parlamento turco concede la base giuridica alla Turchia per intervenire militarmente e politicamente nella risoluzione dei contrasti tra Arabia Saudita, alleati arabi e muqhtar Trump da un lato, e Qatar e Turchia (anche Iran?) dall’altro. Si può dubitare che il sostegno turco ad al-Thani avrà grande influenza in Qatar? In caso affermativo, quanto sarà l’influenza turca sull’utilizzo dell’AFB al-Udayd degli USA? Senza le strutture di comando della base, in sostanza la guerra aerea degli USA finirebbe. E poi c’è l’AFB Incirlik…
Che succederebbe se DJ pensasse di sostenere l’Arabia Saudita contro il Qatar?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora