Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: i terroristi crollano e l’Egitto entra nella lotta

Moon of Alabamae-aleppo20161127L’Esercito arabo siriano (EAS) e i suoi alleati hanno compiuto enormi progressi ad Aleppo nord, dove, come ovunque, i fronti terroristici crollano. La disunione nell’opposizione, riflesso della disunione tra i loro mandanti, ha sconvolto le loro tentate nuove iniziative. La campagna aerea russa in gran parte sulle retrovie dei “ribelli” ne ha diminuito le riserve di materiale e personale. Un nuovo aiuto all’alleanza siriana arriverà presto dalle forze egiziane. Con le varie enclavi “ribelli” eliminate da combattimenti o accordi di pace, altre truppe siriane saranno liberate e disponibili per le nuove operazioni. La Turchia avrebbe ritirato i suoi piani su Siria (e Iraq). Con più forze a disposizione e sotto lo scudo aereo della Russia, solide nuove operazioni dell’EAS su Idlib, a nord, e su Raqqa, ad est, ora diventano possibili. Dopo la rottura del fronte jihadista nel nord-est della sacca di Aleppo, le difese sono crollate completamente. I terroristi si sono dovuti ritirare da un terzo di Aleppo est occupata dai terroristi, che ora cedono rapidamente alle forze governative siriane. La ragione principale della sconfitta dei terroristi è, tadaaah, la “mancanza di ospedali”: “I rivoluzionari combattono ferocemente ma il volume dei bombardamenti e l’intensità dei combattimenti, i morti e i feriti, e la mancanza di ospedali, giocano un ruolo nel crollo di questa prima linea”, ha detto un capo di Jabhat al-Shamiya, uno dei più grandi gruppi che combattono contro Assad nel nord della Siria”. La distruzione dell’ultimo ospedale per gatti transessuali ad Aleppo con una bomba-barile termobarica nucleare, è stata la svolta della lotta. Credo sia la prima volta che una simile ridicola scusa propagandistica venga usata come scusa per la sconfitta. In realtà, le forze siriane evitano perdite e usano la schiacciante potenza di fuoco per aprire la strada alla fanteria, demolendo ogni difesa che i “ribelli” possano porre, anche prima che i combattimenti inizino. Solo truppe coriacee e molto disciplinate potrebbero tenere tale linea sotto il fuoco, opponendo una vera resistenza. I “ribelli” no. Circa 1500 i civili fuggiti da Aleppo est presso l’EAS. (Nuovi rapporti parlano di 4000, dimostrando che i “ribelli” li tenevano in ostaggio). La propaganda USA/ONU su 200000-300000 civili ad Aleppo est si dimostra rapidamente una sciocchezza (e un pizzo) quale è da sempre. Le aree liberate non hanno quasi civili. Come dimostrato a metà ottobre, il numero reale di persone ad Aleppo est era probabilmente 5000 terroristi (meno ora), metà dal nucleo di al-Qaida, e probabilmente 20000 civili, familiari dei terroristi. (E’ possibile che anche questo sia troppo sovrastimato). Ad est di Aleppo, i turchi puntavano su al-Bab, ma sono stati fermati da un attacco aereo siriano, coperto dai russi. I piani di Erdogan per un’entità filo-turca almeno su al-Bab, Raqqa e Manbij, vanno in fumo. Eljia Magnier fornisce un’eccellente panoramica degli interessi dietro le azioni e gli eventi nella zona: Lo stesso giorno, ad un anno di distanza, la Russia ha la rivincita e ferma la Turchia alle porte di al-Bab. Nel sud della Siria, presso Damasco due più piccoli enclavi “ribelli” cedono e si accordano con il governo. I terroristi che promettevano di morire sul campo di battaglia hanno la possibilità di trasferirsi ad Idlib dove saranno poi eliminati (o da cui, probabilmente, fuggiranno in Europa). La sacca jihadista nel Ghuta orientale è stata ridotta nelle ultime settimane, riducendosi a una cittadina vuota ed alcuni villaggi. Sarà eliminata nei prossimi giorni. Un tentativo dei jihadisti di aiutarla nel Ghuta occidentale è fallito: “Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 03:49 – 26 novembre 2016. I ribelli hanno iniziato una nuova battaglia nella provincia di #Quneitra per rompere l’assedio del #Ghuta ovest. Bombardamenti protattivi sono in corso… (una grande “avanzata” e “successi” twittati)… Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 06:53 – 27 novembre 2016. Battaglia terminata dopo disaccordi tra i gruppi coinvolti nella rottura dell’assedio del #Ghuta ovest e l’inizio dell’evacuazione da Qan al-Shaiq”.
I poteri egiziani, per lo più le Forze Armate, hanno scacciato i fratelli musulmani dal governo, che sostenevano i terroristi in Siria e in Libia e che andavano ulteriormente radicalizzandosi. La mossa dell’Esercito egiziano avveniva dopo che i sauditi l’avevano sollecitata, offrendo enormi aiuti economici al nuovo governo. I fratelli mussulmani erano visti come un pericolo da Riyadh. Poi le priorità saudite sono cambiate, e i wahhabiti improvvisamente si sono alleati con gli ideologi della Fratellanza musulmana, e insieme alla Turchia dominata dalla fratellanza e il Qatar suo sostenitore, i nuovi governanti sauditi ampliano le operazioni per imporre regimi islamisti in Libia, Iraq, Siria e Yemen. La situazione è cambiata in Egitto. Turchia e Qatar sono diventati nemici, come i loro ascari in Libia. Quando i sauditi chiesero ufficialmente al governo al-Sisi di sostenere la Fratellanza musulmana, l’alleanza finì. I fratelli mussulmani sono il nemico dell’Egitto, non saranno mai più accettati comunque. Ed ha anche rotto con gli Stati Uniti che sostengono la Fratellanza mussulmana in tutto il mondo. Invece i rapporti amichevoli con la Russia sono stati rinnovati. Cairo ritiene che l’insediamento di un qualsiasi regime islamista in Siria minacci l’Egitto. (Israele potrebbe facilmente trasferire i terroristi che supporta attivamente dalle alture del Golan siriane alla penisola del Sinai). Si ritiene inoltre che l’attuale regime saudita andrà a pezzi per le lotte interne nel 2017. Ora l’Egitto offre un aiuto serio alla Siria nel combattere i nemici. Poche settimane fa una delegazione militare egiziana di alto livello giungeva in Siria per discutere della partecipazione alle operazioni sotto il comando siriano e russo. Si sostiene che aerei ed elicotteri egiziani siano arrivati nell’aeroporto governativo siriana di Hama. L’Egitto ha un grande esercito e l’accesso via mare alla Siria. Può e probabilmente invierà truppe di terra. La Francia aveva costruito le due Mistral per la Russia ma, per via delle sanzioni sull’Ucraina, non le fu permesso di consegnarle alla Russia. Alla fine, le ha vendute all’Egitto. Sono dotate di elicotteri ed elettronica russi, e forse opereranno con ufficiali russi a bordo. Ognuna può trasportare e sbarcare un battaglione completo di 900 uomini, con tutto l’equipaggiamento. Con le navi egiziane fare la spola tra Suez e Lataqia, una brigata di fanteria completa di supporto potrebbe giungere in Siria in pochi giorni. Gli elicotteri russi a bordo delle Mistral sarebbe di supporto aereo e la flotta russa nel Mediterraneo orientale le coprirebbe. Ciò porterebbe una brigata completa capace di combattere in modo coerente e autonomo. Tale unità è più preziosa degli sciiti per lo più irregolari arruolati dagli iraniani nel sostenere la Siria, e che hanno bisogno di supporto logistico e del comando dall’Esercito arabo siriano. Gli egiziani possono, dato il compito, eseguirlo per conto proprio. Per ragioni geopolitiche (Canale di Suez) né USA né Turchia oserebbero toccarli. Vi sono attualmente 4000 iracheni e 4000 sciiti inviate dagli iraniani in Siria. 400 operativi del IRCG iraniano li coordinano. Hezbollah ha inviato circa 2000 forze speciali delle unità Ridwan. La Russia ha oltre alla componente aerea e di difesa aerea, elementi delle forze speciali e commando. La forza egiziana di 4000 soldati non sarebbe enorme, ma sarebbe un buon esempio di lotta congiunta. Il sostegno politico che tale unità simboleggerebbe è certamente di maggior valore. La Francia, che febbrilmente supporta i terroristi in Siria, sarebbe completamente imbarazzata da tale mossa. Il mondo intero riderebbe delle sanzioni alla Russia se le Mistral “egiziane” sostenessero il governo siriano sotto il comando russo. Se ciò accadesse, l’operazione del governo siriano su Raqqa improvvisamente diverrebbe non solo possibile ma anche probabile. L’Esercito egiziano ha una certa esperienza nella lotta ai terroristi nel Sinai. Non teme eccessivamente di fare vittime ed odia gli islamisti. Può facilmente rafforzare le proprie unità sempre per quanto necessario. Se l’Egitto è serio, lo SIIL a Raqqa è finito e il piano degli Stati Uniti sul “principato salafita” nel nord-ovest della Siria e in Iraq sarà sventato. Con tutto ciò e il presidente Trump che potrebbe ritirare il supporto ai terroristi in Siria, la fine della guerra è in vista. Anche se Qatar ed altri continuassero il sostegno promesso, i terroristi non avranno alcuna possibilità contro un’alleanza molto meglio organizzata intorno al governo siriano.
Il Consiglio europeo per gli esteri dominato dagli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo documento sulla Siria per i governi dell’Unione europea: Il primo test di Trump sono la politica europea e l’assedio di Aleppo. Il sottotitolo recita: “Non vi è più alcuna reale speranza di deporre Assad. L’Europa deve invece lavorare molto per salvare qualcosa per il popolo siriano”. Un titolo migliore sarebbe stato: come l’UE s’è rovinata e ha perso tutto seguendo pedissequamente la follia degli Stati Uniti e la sua opposizione ad Assad e Russia. L’UE è così disunita ed ottusa che non può nemmeno affrontare il ricatto dell’aspirante sultano turco. Bloccare tutti i crediti comunitari all’economia turca manderebbe in bancarotta il governo di Erdogan in pochi mesi. Putin ha mostrato come gestire il tizio. Come mai nessuno a Bruxelles (e a Berlino) l’ha imparato?25-nov-2016-aleppoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA e Regno Unito insabbiano i legami con i terroristi

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 14 /11/2016obama-worlds-most-dangerousterrorist2Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha appena dato ordine al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria. I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense. Il programma di assassinio deve impedire attacchi terroristici contro gli Stati occidentali. Un funzionario della Difesa inglese avrebbe detto che la missione potrebbe essere la più importante mai intrapresa dalle SAS in 75 anni. “La caccia è aperta”, ha detto il funzionario, “prenderemo alcuni cattivoni”. Significativamente, anche le operazioni di assassinio delle SAS in Siria sarebbero attuate nell’ambito di uno “sforzo multinazionale”, suggerendo che l’iniziativa del Pentagono indicata questo fine settimana, sia coordinata con gli inglesi. Tuttavia, c’è qualcosa di decisamente strano in tale improvvisa determinazione di statunitensi e inglesi ad eliminare i terroristi in Siria. Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la NATO ha mostrato scarso rispetto per le indicazioni ufficiali di lotta al terrorismo collegato ad al-Qaida, Stato islamico (SI, SIIL o Daash) e Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). Una spiegazione semplice di tale presunta anomalia è che Stati Uniti e NATO in realtà collaborino segretamente con tali reti terroristiche per il cambio di regime contro il governo di Assad, solido alleato di Russia e Iran. Ciò che Washington chiama “ribelli moderati”, che sostiene, sono in realtà le vie per armare e finanziare noti gruppi terroristici. In tale contesto, i gruppi terroristici sono stati attivati dagli occidentali nella guerra per il cambio di regime. Pertanto, non vi è alcuna intenzione di liquidarli, finora. Ma ore se ne discute.
Il fallimento del cessate il fuoco ad Aleppo dimostra il collegamento tra terrorismo ed occidentali. Il mancato rispetto da parte di Washington dell’impegno a separare i cosiddetti moderati dagli estremisti è la prova evidente che la presunta dicotomia è una bufala. Il fatto evidente è che gli Stati Uniti sostengono i “ribelli” completamente integrati nei gruppi terroristici. Cioè, Stati Uniti ed alleati sponsorizzano il terrorismo in Siria. Ciò ha portato alla ragionevole accusa del governo russo che gli Stati Uniti sostengono al-Nusra nonostante sia un’organizzazione terroristica bandita internazionalmente e al centro della cosiddetta “guerra al terrore” degli USA. L’accusa è stata confermata dai capi di al-Nusra che dicono di aver ricevute segretamente armi dagli statunitensi, suffragata anche dai recenti ritrovamenti di armi statunitensi nei covi terroristici smantellati dall’Esercito Arabo Siriano. Quindi, la domanda è: perché tale urgenza del Pentagono nel spazzare via la leadership di al-Nusra in Siria? In primo luogo, notiamo che la precisione implicita delle “liste di terroristi da uccidere” su cui statunitensi e inglesi lavorano, ad un tratto appare incongrua, dato che la NATO finora non ha fornito alla Russia le coordinate delle basi degli estremisti in Siria. Il Ministero della Difesa russo rivelava la settimana prima che gli statunitensi non fornirono una sola nota sulla localizzazione dei gruppi terroristici in Siria. Gli Stati Uniti erano obbligati a condividere le informazioni sulle posizioni degli estremisti nell’ambito del cessate il fuoco deliberato a settembre dal segretario di Stato John Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quindi vi fu un apparente curioso cambiamento; da non poter fornire alcuna intelligence sui gruppi terroristici, ora si dice in un contesto diverso che Stati Uniti ed inglesi agiscono rapidamente con attacchi preventivi per decapitare al-Nusra e SIIL. Dal punto di vista inglese, i rapporti indicano che l’elenco di centinaia di jihadisti inglesi da eliminare fu elaborato dai servizi segreti MI5, MI6 e GCHQ. Perché tali informazioni non furono condivise con la Russia, secondo gli accordi Kerry-Lavrov? Il tempismo è anche un altro fattore significativo. L’annuncio di Obama al Pentagono di assassinare i capi di al-Nusra avviene dopo la vittoria elettorale scioccante di Donald Trump, un risultato che ha completamente abbagliato Casa Bianca e Washington, che pensavano che la democratica Hillary Clinton fosse una scommessa sicura. Il brusco salto degli Stati Uniti per neutralizzare i quadri di al-Nusra è dovuto anche dalla squadra della Marina russa che si disloca nel Mediterraneo al largo della Siria. La squadra è guidata dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dai cacciatorpediniere armati di missili da crociera Kalibr. La formazione navale viene descritta come il maggiore dispiegamento russo dalla fine della guerra fredda, 25 anni fa, contribuendo a migliorare notevolmente la presenza aerea della Russia, che già nell’ultimo anno ha mutato il corso della guerra siriana, verso la netta sconfitta dei terroristi filo-occidentali. Ora che quasi tre settimane d’interruzione unilaterale della Russia degli attacchi aerei sui terroristi in Siria sono passate inutilmente, in attesa della resa dei terroristi, si prevede che la forza aerea russa e le forze siriane preparino l’offensiva finale per vincere la guerra per procura degli occidentali.
Il neopresidente Trump ha dichiarato in più occasioni l’approvazione dell’operazione antiterrorismo russo e siriano, a differenza dell’amministrazione Obama che ha cercato di ostacolarla accusando Mosca e Damasco di “crimini di guerra” contro i civili. La Russia ha respinto tali affermazioni come false, indicando l’iniziativa dei corridoi umanitari ad Aleppo come prova di voler minimizzare le vittime civili. Sono i terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che sabotano gli sforzi umanitari. In ogni caso, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca darebbe alla Russia via libera nel concludere la guerra siriana. E com’è noto, il rafforzamento delle forze russe sembra preparare l’ultimo scatto. Qui forse si evince il vero senso del piano per uccidere i terroristi del Pentagono e degli inglesi. Se si accetta la premessa plausibile e provata che la NATO ha segretamente finanziato, armato e diretto i suoi sicari terroristici, allora è probabile vi siano molte prove presso i terroristi su tali crimini di Stato. Mentre le forze russe e siriane sradicano i resti del terrorismo, è prevedibile che molte informazioni altamente cruciali siano scoperte imputando seriamente Washington, Londra, Parigi e altri della guerra sporca alla Siria, tra cui vi saranno centinaia di terroristi di al-Nusra e altri agenti disposti a testimoniare contro i mandanti. Un enorme vaso di Pandora attende di essere aperto. Per impedire che emergano tali prove devastanti sulla colpevolezza occidentale nella guerra criminale segreta alla Siria, il Pentagono e i partner inglesi spediscono le loro truppe d’élite a fare “pulizia in casa”, comportando l’eliminazione dei jihadisti che sanno troppo. Non stupisce che il funzionario inglese parlasse della possibilmente più importante missione delle SAS in 75 anni. Ne va del collo di Washington e Londra.obama-supports-terrorismLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo Medio Oriente: l’alleanza Egitto-Siria

Syrian PerspectiveEGYPT-UNREST-SINAI-POLITICSSi è discusso su SyrPer dell’alleanza strategica tra Egitto, Iraq e Siria, coinvolgendo anche Iran, Libia, Algeria, Yemen e Russia. Il filo che segue illustra la visione egiziana dell’alleanza con la Siria. La cronologia è stata ripresa da Sa’ka@BTelawy, una delle migliori fonti di geopolitica e informazioni militari sull’Egitto.
1- La gente dovrebbe sapere che il sostegno dell’Egitto alla Siria non è nuovo o improvviso. Quindi partiamo dal principio.
2- Nel giugno 2013 Mursi ordinava la chiusura dell’ambasciata siriana a Cairo e una zona di non volo sulla Siria, mentre incitava a sostenere l’ELS.
3- Tuttavia, i rapporti diplomatici sono stati restaurati e le ambasciate riaperte solo poche settimane dopo che al-Sisi, nel luglio 2013, rimosse Mursi.
4- Da allora l’Egitto è prudente nelle dichiarazioni ufficiali pur insistendo sulla priorità a preservare i territori siriani e a combattere il terrorismo.
5- Nel 2014, al-Sisi cercò di riannodare le relazioni siriano-saudite con re Abdullah bin Abdalaziz. E avrebbe potuto riuscirci, se non fosse arrivato Salman.
6- Re Salman ribadì il sostegno al terrorismo in Siria, assieme gli occidentali, e rifiutò qualsiasi riconciliazione con il Dottor Bashar al-Assad.
7- Il 2015 fu un anno molto importante dove le cose cominciarono a cambiare, in particolare sul piano diplomatico tra Egitto e Siria.
8- Nel settembre 2015, al-Sisi disse alla CNN di essere contrario a rovesciare il governo siriano con la forza, che avrebbe portato alla partizione della Siria e alla dissoluzione del suo esercito.
9- Nello stesso periodo, fonti riferivano che al-Sisi incontrò Ali Mamluq a Cairo, dopo un incontro tra i vertici delle intelligence egiziana e siriana a Beirut.
10- Il 25 novembre, l’Egitto propose alle Nazioni Unite un piano per il ritiro totale di Israele dal Golan e il ritorno ai confini del 1967 per la Siria
11- Dicembre 2015: il Dottor Bashar al-Assad disse in un’intervista che la cooperazione con l’Esercito egiziano non è mai stata interrotta, neanche nel periodo di Mursi.
12- Ciò significa che i rapporti della sicurezza tra Egitto e Siria non furono mai interrotti durante la guerra. Si parla di cooperazione militare e d’intelligence, ma in che modo?
13- La cooperazione tra le intelligence siriana ed egiziana c’era, ma sul sostegno militare? Certamente riguardò munizioni, equipaggiamenti e supporto logistico,
14- Un esempio, come mai gli elicotteri Gazelle siriani sopravvivono a 5 anni di guerra senza manutenzione e parti di ricambio?
15- L’Egitto è l’unico Paese della regione che produce pezzi di ricambio e ha centri di manutenzione, anche per i lanciarazzi Grad.
16- Ora, negli ultimi 2 mesi, le cose sono accelerate con tre eventi importanti.
17- I funzionari egiziani iniziavano ad indicare nei discorsi in politica estera una visione molto diversa da quella saudita.
18- Il 26 settembre 2016, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri affermava che i sauditi volevano cambiare il governo di al-Assad, ma l’Egitto non guarda a tale approccio
19- L’8 ottobre 2016, l’Egitto votava la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU della Russia sulla Siria e rifiutò di accusare l’EAS di crimini di guerra in una lettera firmata da 62 Paesi.
20- Il 16 novembre una fonte diplomatica egiziana disse che furono adottate misure per ristabilire la coesione tra i Paesi della regione e difendere gli interessi arabi.
21- Poiché alcuni Paesi volevano eliminare l’unità della regione e il ‘nazionalismo arabo’ con la guerra in Siria, Libia, Iraq, Yemen.
22- Il 17 ottobre 2016 vi fu il terzo noto incontro tra le delegazioni dei vertici delle intelligence egiziana e quella siriana guidata da Ali Mamluq, a Cairo.
23- Infine, il 20 ottobre 2016 l’Egitto annunciava il coordinamento con il governo della Siria e le Nazioni Unite, per supervisionare l’invio di aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti.
24- Si notava il crescente coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto siriano, nel 2014-2016, e di fatto un sostegno mai interrotto.
25- Quando la politica non porta da alcuna parte, non ci sono molte opzioni. Ora si parla di truppe egiziane in Siria.
26- Fonti confermano che un mese fa ufficiali egiziani erano in Siria mentre il Ministro degli Esteri lo negava dicendo che non vi erano truppe “a combattere”.
27- Sì, non ci sono truppe coinvolte nei combattimenti, ma non significa che non ci siano consiglieri egiziani sul campo in Siria.
28- Ufficiali egiziani sono presenti su tutti i fronti della Siria, in particolare a Palmyra, che significa?
29- Ciò che è sicuro è che l’Egitto sostiene militarmente l’EAS e le sue truppe sono schierate per l’addestramento. (Non si dimentichi che l’EAS è la 1.ma Armata dell’Egitto).
30- Ci si può aspettare un coinvolgimento di unità aeree e speciali, ma il dispiegamento di una divisione corazzata? Non penso.
31- L’Egitto non è pronto ad impegnarsi in una guerra all’estero, ma può aiutare in altri modi. Un esempio, il nuovo 5.to Corpo.
32- Sono abbastanza sicuro che l’Egitto contribuisca a formare il 5.to Corpo, per la somiglianza con le forze di intervento rapido che ha creato,
33- L’aiuto è nello scambio di esperienze sul campo di battaglia con l’EAS, nella formazione di unità e nello sviluppo di equipaggiamento e tattiche, ecc.
34- Vi sarebbe un eccezione, il supporto aereo sui fronti di Raqqa/Dayr al-Zur, ma non ora. Penso che sia questione di tempo, e lo vedremo nel 2017.
35- Poche settimane fa l’Iraq annunciava che, dopo Mosul, aiuterà l’EAS a riprendere Raqqa, si comprende cosa significa?
36- Alti ufficiali egiziani si sono recati in Siria, di certo, e molte cose buone dovrebbero essere annunciate a breve da entrambe le parti
37- Una delle possibilità è che le truppe egiziane siano incaricate di proteggere alcune città siriane liberate nelle operazioni delle unità dell’EAS.
38- Concludendo, Egitto e Siria hanno legami storici molteplici, che nessuno può rompere, neanche con miliardi di dollari.
Col tempo si vedrà. La Siria è una questione di sicurezza nazionale per l’Egitto e rappresenta la nostra 1.ma Armata, non possiamo abbandonare i nostri fratelli.cuo1o6vwaaathcd-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, matriosche e Sun Tzu

Chroniques du Grand Jeu 18 novembre 2016

La scorsa settimana ha visto importanti sviluppi in Siria, anche molto sorprendenti. Questi eventi si svolgono entro una sottile costruzione multi-livello, come le bambole russe, nascondendo il livello successivo. La domanda è: chi sarà il capro espiatorio e chi, al contrario, tirerà le fila di tale bellissimo costrutto.17112016Primo livello: carta bianca universale
Un tacito e generale via libero sembra essere stato dato a tutti, con conseguente tripla offensiva dagli aspetti curiosi.

Aleppo
Nessuna sorpresa qui. I siriano-russi hanno avviato la liberazione della grande città del nord e nulla li fermerà. Putin sarà stato trattenuto per diverse settimane in attesa dell’elezione di Trump, come consideravamo: “si aggiunga infine che la moderazione Putin su Aleppo (due settimane senza bombardamenti russi, anche al culmine dell’offensiva barbuta sull’ovest della città) era forse destinata a non prestare il fianco alla propaganda MSN fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, sperando che Trump venisse eletto e si accordasse“. Ora, l’offensiva ha ripreso, su 3D. L’attacco jihadista su Aleppo ovest si è conclusa con un fiasco e i lealisti contrattaccano dappertutto, avanzando fino all’ultima provincia ancora occupata dai moderati moderatamente barbuti. L’aviazione russa è in modalità Terminator e riversa l’inferno dal cielo su Idlib, sud-ovest e nord-ovest di Aleppo e sulle vie di rifornimento. Sono presenti anche bombardieri strategici e missili Kalibr. Si noti che questo avviene dopo il colloquio telefonico tra Putin e Trump, durante cui Donald non si sarebbe opposto all’operazione russa. E se qualche Stranamore del Pentagono avesse l’idea assurda di provocare Mosca, gli S-300 sono stati schierati intorno Aleppo. Questi bombardamenti preparano la grande offensiva generale dell’Esercito arabo siriano ed alleati, liberando infine Aleppo e violando l’ultima grande roccaforte degli insorti:
ob_8fee6f_gChe camminata dal 2013:
ob_f2aee1_cvps8tjusaa9sd8I jihadisti hanno assegnato molte risorse umane e materiali nella loro ultima offensiva disperata di ottobre e il morale è oramai innegabilmente minato. La rotta può essere relativamente rapida, anche se si deve, come sempre, rimanere cauti. Per l’enclave dei ribelli di Aleppo, il suo turno è venuto e le operazioni preliminari sono già iniziate. Ci si può, però, chiedersi se, tatticamente parlando, non sarebbe meglio lasciare che la situazione si deteriori finché l’enclave cade. I civili cominciano a ribellarsi ad al-Nusra e compagnia, cosa che ovviamente non si leggerà mai sulla presstituta occidentale. Le manifestazioni sono state represse duramente (27 morti), mentre i “moderati” cari all’occidente saudita minano i corridoi umanitari per impedire ai civili di fuggire. Un attacco lealista può aiutare a riunire in questa nassa i granchi barbuti e ritardare l’inevitabile, ma il destino di Aleppo sembra segnato, in ogni caso. Ed ecco la sorpresa dello chef. Abbiamo dimostrato l’importanza vitale di una cittadina perduta nelle profondità del nulla, mai così nota come oggi:

Tutte le strade portano ad al-Bab. È una gara tra curdi di Ifrin ed ELS del sultano, che seguono strade parallele e non esitano a farsi sgambetti per strada. L’obiettivo strategico curdo è collegare le loro parti occidentale (Ifrin) e orientale (Manbij, tolta allo SIIL e di cui, in ultima analisi, non gli appartiene) per costruire l’agognato Rojava. Lo scopo dei turchi è fermarli a tutti i costi. Il tutto sullo sfondo della ritirata dello SIIL. Stupore di pochi giorni fa: i curdi di Ifrin (giallo) hanno inspiegabilmente smesso, mentre l’ELS sponsorizzato da Ankara (verde) arrivava a 2 km dalla città. Mappa del 14 novembre:ob_ff0b79_cxpjnvnuaaa-pe9Dopo una serie di attacchi e contrattacchi, in cui lo SIIL del resto, deliziosa ironia, ha distrutto diversi carri armati turchi con i missili anticarro precedentemente forniti da … Ankara! ELS e protettore ottomano avviavano l’assedio di al-Bab per incunearsi tra le due enclavi curde (in giallo sulla mappa), minando così il sogno del Rojava autonomo. Altra ironia in questa guerra non manca: l’offensiva delle YPG (i cosiddetti curdi orientali) su Raqqa, capitale dello SIIL ad est, ha spinto gli omini neri a sguarnire il fronte di al-Bab, consentendo l’avanzata dell’ELS di Erdogan.

Raqqa
Questa offensiva è molto strana. Che diavolo ci vanno a fare i curdi in pieno sunnistan arabo, in una zona che non li riguarda e, SIIL o no, dove saranno ricevuti molto male? Se lo SIIL esagera probabilmente sulle perdite delle YPG (198 secondo esso), è chiaro che l’operazione sarà dura e mortale, ed anche lunga, perché i combattimenti finora sono a ben cinquanta chilometri dalla capitale del califfato. Non c’è alcun interesse strategico per i curdi a volgersi su Raqqa, tranne che marciare per gli statunitensi. E’ tempo di sfilare la seconda matriosca…

Secondo livello: dietro le quinte
Qui è spesso dove tutto accade, fors’anche il Medio Oriente o altrove. Il grande bluff siriano consente quasi tutte le ipotesi: accordo russo-turco alle spalle di Washington, russo-statunitense o statunitense-russo-curdo alle spalle di Erdogan, siriano-turco alle spalle dei curdi o al contrario siriano-curdo alle spalle del sultano. Tutto è possibile e l’elezione di Donald complica ulteriormente la situazione… Alcuni elementi ancora da vedere in modo più chiaro.
Primo punto: i grandi perdenti della tripla offensiva su Aleppo, Bab e Raqqa sono rispettivamente jihadisti “moderati”, curdi di Ifrin e SIIL. A sua volta, il vincitore è l’asse Damasco-Mosca che vede due dei suoi avversari in difficoltà. Questo è un punto da non trascurare. Negli arabeschi complessi che emergono, vi è probabilmente un calcolo tattico molto terra-terra, alla Sun Tzu: per il lavoro sporco usa terzi. Sacrificandosi per indebolire lo SIIL, ELS turchizzato e curdi orientali in realtà lavorano per siriani e russi. A condizione che non vadano troppo lontano nell’offensiva e non raggiungano un punto irreversibile. Complicato… L’impero pre-Donald ha inviato come al solito segnali estremamente contraddittori, per esempio sul futuro di Raqqa liberata (si noti da ciò l’arroganza netta degli statunitensi che vedono i curdi come loro creature e già preparano il post-SIIL come se l’operazione sarà una passeggiata). Il dipartimento di Stato degli USA ha detto che le forze militari estere si sarebbero ritirate e che non si tratta di una zona semi-autonoma (cioè, la regione sarà sotto l’egida di Damasco). Nel frattempo, i falchi del Pentagono, particolarmente turbati dalle parole di Joseph Dunford, hanno dichiarato senza mezzi termini: “La coalizione e la Turchia collaborano a un piano a lungo termine per prendere, tenere e governare Raqqa”. Dieci giorni dopo (effetto Trump?), gli Stati Uniti annunciavano il ritiro del sostegno (relativo) all’ELS di Erdogan in rotta verso al-Bab. Era previsto, e siamo stati tra i primi a segnalare un incidente rivelatore, due mesi fa: “Nell’estremo nord della Siria, i soldati statunitensi che accompagnano l’esercito turco, sono stati costretti a lasciare il Paese dopo essere stati minacciati moderatamente dai ribelli moderati dell’ELS. Tra quant’altro sentito: “vi uccideremo maiali infedeli crociati”. Naturalmente, non aspettatevi di trovare una sola parola nello stagno giornalistico. Questo episodio è interessante, in quanto potrebbe causare l’abbandono finale della ribellione da parte di Washington”. Ed eccoci… le mosse accelereranno una volta in carica Trump e il suo futuro consigliere per la sicurezza nazionale, Generale Michael Flynn, di cui abbiamo parlato diverse volte e le cui posizioni sono jihadistofobe e russofile ossessionando l’istituzione imperiale (notare gli articoli assai negativi del MSN su questa nomina). Si avrà poi un accordo USA-Russia ai danni di Erdogan, ordinandogli di lasciare il nord della Siria che occupa, dopo aver lavorato per Mosca e Damasco? Non è impossibile. A Riyadh siamo già in pieno panico alla prospettiva di un accordo tra Washington e Mosca sulla Siria e il famoso principe Turqi, ex mentore di bin Ladin e capo dell’intelligence saudita l’11 settembre, parla di possibile “disastro”.
Restano i curdi: qual è il loro posto nello schema delle matriosche? Percependo la situazione probabilmente troppo complicata, sorprendono tutti con la passeggiata proprio su… al-Bab e l’ELS! Si parla qui di curdi orientali, quelli che dovevano liberare Raqqa.
ob_7bc6a3_al-bab-17nov-27aban951E che giravolta! Rispetto alla cartina del 14 maggio (vedi sopra), appare l’avanzata inesorabile delle YPG (freccia gialla). Le due ganasce curde sono in procinto di chiudersi sui protetti del sultano che pensavano di prendere al-Bab senza opposizione. Pesanti combattimenti sono già scoppiati presso Qabasin (cerchio rosso) sotto gli occhi sbalorditi degli omini neri dello SIIL, abituati ad essere al centro dell’attenzione. E come se ciò non bastasse, centinaia di soldati dell’Esercito arabo siriano hanno raggiunto la base aerea di Quwayris (quadrato rosso sulla mappa), portandone le forza a 5500 effettivi. Troppo lontano dall’est di Aleppo per combattervi, ma non per al-Bab… sono possibili tre scenari:
– Restare ed aspettare di vedere cosa succede, intervenendo infine contro l’ultimo sopravvissuto (ELS, SIIL o YPG).
– Avanzare su al-Bab (freccia rossa tratteggiata a nord), per impedire sia la congiunzione curda che l’avanzata dell’ELS. Ma le forze sembrano scarse per tale compito.
– Avanzare verso est, lasciando i curdi fermare l’ELS del sultano e realizzare la loro congiunzione.
Personalmente, propendo per la terza ipotesi, che corrisponde perfettamente ai punti di vista di Putin: usare i curdi per fermare i turchi senza alienarsi Ankara (Turkstream e fine del sostegno ai barbuti di Idlib), dopo aver svolto il loro compito contro lo SIIL, accomunando matriosche e Sun Tzu.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora