I sauditi travolti dalle manovre politico-militari in Siria

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 5/5/2017Quando si legge ciò che succede a Darah, si avrà l’impressione che il castello di carte saudita sia crollato. Se si vuole sapere perché Jaysh al-Islam s’è recato ad Astana IV, anche se è inestricabilmente legato all’Arabia Saudita, si pensi alle concessioni che l’Arabia Saudita vorrebbe estorcere. Già il Jaysh al-Islam ha accettato l’istituzione di “zone di de-conflitto” che non sono altro che le “zone di non volo” presentate per circa 5 anni in Siria. Ma la differenza è che le zone limitano i combattimenti a tutte le parti, compresi gli Stati Uniti, ad eccezione delle operazioni contro SIIL e Jabhat al-Nusra/al-Qaida e loro cloni. Non fatevi ingannare, Jaysh al-Islam ha appena annunciato la fine dell’operazione Schiaccia al-Nusra nel Ghuta orientale, e non è un annuncio molto intelligente. Ciò significa che l’Arabia Saudita non concederà nulla e non parteciperà all’eliminazione di un importante alleato come al-Qaida. All’Arabia Saudita è stato detto che l’Esercito arabo siriano semplicemente sposta le forze verso aree di maggiore interesse. Mettendo il Ghuta nelle aree di deconflitto, l’EAS può spostarsi in aree come Idlib e Dayr al-Zur per finirla con i nemici peggiori. L’Arabia Saudita non avrà nulla. Gli scimpanzé sauditi sanno che nel momento in cui al-Qaida sarà sconfitta, l’Esercito arabo siriano punterà le armi sugli altri terroristi, come il Jaysh al-Islam. L’Esercito arabo siriano ha spezzato la schiena alla resistenza wahhabista con la strategia dell’assedio. Forzando i ratti a riconoscere la sconfitta e ad accettare trasferimenti umilianti per Idlib, l’Esercito arabo siriano ha effettivamente liberato la maggior parte delle aree importanti presso la capitale e presso Homs. A ciò si aggiunga la liberazione della Provincia orientale di Homs, in particolare i giacimenti di petrolio e gas; la liberazione di Aleppo e la sua risurrezione a principale polo industriale della Siria; il fatto incontrovertibile che l’offensiva turco-terroristica su Lataqia è fallita; che l’Esercito arabo siriano ottiene la vittoria totale nel nord della provincia di Hama ed anche l’avanzata dell’EAS su Darah, particolarmente importante perché il MOK, il centro operativo terroristico congiunto in Giordania guidato dagli Stati Uniti, subirà un grave cataclisma. La telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump è notevole per via dell’accordo per stabilire le “zone di de-conflitto”. Ma non si è discusso solo di questo. Se non si possono avere prove dirette che Putin abbia avuto la promessa da Trump di ridimensionare il ruolo statunitense nel MOK, mi fu detto che i movimenti nelle varie basi del MOK presso Amman accelerano verso lo smantellamento. Se ciò è vero, gli Stati Uniti avranno molto da spiegare quando Donald Trump visiterà Riyadh. Ciò che potrebbe spiegare benissimo perché il Jaysh al-Islam abbia ottenuto via libera per Astana IV sono i sauditi che si vedono andare in fumo i piani e che devono assicurarsi di non essere ignorati. Sono pienamente consapevoli che l’Iran è il vincitore, e ne sono sconvolti, perché in ultima analisi sono rovinatissimi e non hanno la minima parvenza d’intelligenza umana.
A Darah, i combattimenti continuano senza sosta nel sud. Ciò indica che i pianificatori del MOK perdono il controllo degli alleati terroristi. Oggi, il Jaysh al-Mutaz (dal nome di un califfo abbaside) si è scontrato contro il Jabhat Thuar al-Suriya (Fronte dei rivoluzionari della Siria), a Darah, per differenze su ruoli specifici che ciascun gruppo doveva svolgere nell’assaltare l’Esercito arabo siriano ad al-Manshiya. Infatti, denominarono l’attacco “Battaglia per il quartiere al-Manshiya”, elemento della strategia globale gestita dal MOK in Giordania chiamata “Combattimento fino alla morte e senza umiliazione”. Giuro, è questo il nome. In ogni caso, Jabhat Thuar al-Suriya iniziava la battaglia attaccando il Jaysh al-Mutaz, con numerosi ratti terroristi di entrambi i gruppi uccisi. Inutile dire che l’EAS non interverrà, ma invece guarderà con gioia i ratti sbranarsi a vicenda. L’unica curiosità è il coinvolgimento di Jabhat al-Nusra/al-Qaida che inviava un gruppetto della sua feccia più virulenta per riprendersi il corpo del gran capo del gruppo chiamato Qatibat Shuhada Huran, tale Hasan al-Masalimah; cosa interessante, fu ucciso involontariamente mentre si recava verso la zona dei combattimenti. Darah è l’ultima carta dell’Arabia Saudita. Se i puzzolenti wahhabisti arrafferanno la città, sarà un passo significativo verso la balcanizzazione della Siria secondo le linee proposte dai falchi ashkenazi della Palestina Occupata. Ma non funziona, e con le zone di de-conflitto attivate, l’EAS avrà ancora più truppe per sradicare i microbi che infestano la Siria meridionale. E se è vero che Trump si affianca a Putin riducendo il ruolo degli USA in Giordania, allora il morale dei terroristi sarà un fattore del tempo necessario per sterminarli. Vi sono alcune voci secondo cui la Gran Bretagna progetta certe manovre aeree sulla Siria. Se è vero, sarà perché l’Arabia Saudita cerca disperatamente di nascondere la propria ignominia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, sterminio tra taqfiri e alleanza curdo-russo-siriana

Alessandro Lattanzio

Polizia Militare Russa e combattenti delle YPG presso Ifrin, a nord di Aleppo.

Il 1° maggio 2017, l’Esercito arabo siriano liberava ad al-Qabun la centrale elettrica e la scuola Abdulqani Bajaqani, una base di Jabhat al-Nusra. Le forze siriane eliminavano numerosi terroristi presso al-Salamiyah, a Taldarah, al-Latamina, Qafr Zita, Latamin e al-Zaqat. A nord di Tadmur, le forze siriane liberavano il Jabal al-Shumariyah ed eliminavano decine di terroristi del SIIL. Continuavano gli scontri tra i terroristi di Jaysh al-Islam, Hayat Tahrir al-Sham e Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, a Zamalqa, Irbin, Jisrin, Haza, al-Ashari, al-Aftaris e al-Muhamadiyah. L’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco dei gruppi terroristici a nord di Hama, nei pressi di Abu Ubaydah, eliminando numerosi terroristi. A nord-est di Dara, venivano eliminati tre capi della liwa Amud Huran dell’ELS, Ahmad al-Hariri, Qasim al-Mujali e Bashar Ayan al-Hariri, nell’esplosione della loro auto. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Dara, distruggendo 2 comandi, 3 posizioni e 7 autoveicoli degli islamisti a Basr al-Harir, Ulama, Qariyah al-Sharqi e Janin nella regione di al-Lajah. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sulla base aerea di Dair al-Zur, eliminando diversi terroristi. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL presso Jabal al-Thardah, Wadi al-Thardah, quartiere al-Urfi, cementificio e caserma al-Tamin, eliminando numerosi terroristi. Nella regione di al-Maqabar, l’EAS liquidava numerosi terroristi, tra cui il loro capo Ahmad al-Janin. Il 2 maggio l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sul Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, presso Jub Ham e Rajm al-Qasr, eliminando numerosi terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Um Sahrij, la caserma di al-Shandaqiyat e Unq al-Hawa nei pressi del Jabal al-Shair, a nord di Tadmur. L’Esercito arabo siriano avanzava su Badiyah al-Sham, presso Dara, sventando il piano di Stati Uniti, Gran Bretagna, Giordania e gruppi terroristici per creare un santuario nella Siria meridionale, tra Dara e Qunaytra. Nelle operazioni, aerei ed elicotteri siriani bombardavano le posizioni dei terroristi su Tal Daquh, a sud di Dara. Sempre presso Dara, ad al-Lijat, la SAAF distruggeva 7 automezzi dei terroristi, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano distruggeva le posizioni di Jabhat al-Nusra a Basr al-Harir, Alma, al-Ghariya e Janin, eliminando 4 autoveicoli, 9 fortificazioni, oltre 15 terroristi e 2 centri di comando nemici collegati con il MOK in Giordania.L’Arabia Saudita aveva creato e sostenuto Jaysh al-Islam, un gruppo di terroristi wahhabiti infiltratisi nel Ghuta orientale, che aveva dichiarato guerra all’Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida) e al Faylaq al-Rahman, gruppo jihadista alleato dello SIIL. I combattimenti tra terroristi si svolgevano ad Irbin, Qafr Bathayna e al-Ashari, e solo il 28 aprile, oltre 50 terroristi si uccidevano in questu combattimenti. Ciò potrebbe rientrare in un ipotetico patto tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, dove Washington sostiene apertamente l’aggressione saudita allo Yemen in cambio della fine del sostegno saudita allo SIIL in Siria e Iraq. Anche il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra attaccava lo SIIL ad Tal Ajat, a nord-ovest di Zamarani, Falita e Jarajir, dove Abu Yazid, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Jafar al-Zuahiri, un capo dello SIIL, ed Abu Umar al-Qalamuni, altro capo dei terroristi, venivano uccisi. A campo Yarmuq, campo profughi palestinese a sud di Damasco, lo SIIL si scontrava con l’Hayat Tahrir al-Sham. Il 30 aprile, Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham si scontravano con il Jaysh al-Islam, e il Faylaq al-Rahman abbandonava i suoi uomini ad al-Nishabiya, circondati dal Jaysh al-Islam che ne tagliava le linee dei rifornimenti. Lo scontro tra i terroristi di Jaysh al-Islam e Hayat Tahrir al-Sham e quelli del Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, presso Damasco, era una guerra per procura tra ascari della Turchia, del Qatar e dell’Arabia Saudita. Jaysh al-Islam, sostenuto direttamente dall’Arabia Saudita, voleva espandersi nel Ghuta orientale, mentre Faylaq al-Rahman era un ramo dell’Iqwan al-Muslimin sostenuto da Qatar e Turchia, mentre l’Hayat Tahrir al-Sham era al-Qaida in Siria. I combattimenti erano iniziati quando Jaysh al-Islam attaccò le posizioni di Faylaq al-Rahman a Zamalqa, mentre Faylaq al-Rahman cercava di riprendersi le posizioni perse ad Irbin per mano del Jaysh al-Islam. L’Hayat Tahrir al-Sham riprendeva Jisrin e Haza al Jaysh al-Islam dopo degli scontri, che si svolgevano anche ad al-Ashari, al-Aftaris, al-Muhamadiyah e Irbin, nel Ghuta orientale, mentre il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman anche ad al-Qabun. Negli scontri tra Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham contro Jaysh al-Islam l’esercito libero siriano annunciava il sostegno al Jaysh al-Islam, affermando che Jabhat al-Nusra fa parte del SIIL e chiedendo ai gruppi terroristici in Siria di annientare Jabhat al-Nusra. E questo mentre l’emiro del Jaysh al-Umah Abu Hafas al-Muqadasi, un capo di al-Qaida, chiedeva a tutti i gruppi terroristici di annientare Jaysh al-Islam. Nel frattempo, il portavoce di Faylaq al-Rahman Wail al-Wan, affermava che Jaysh al-Islam aveva il controllo sulla strada che collega il Ghuta orientale ad al-Qabun. 2 capi di Faylaq al-Rahman venivano eliminati dai terroristi rivali del Jaysh al-Islam, si trattava di Samir al-Salah, noto come Abu Najib, e del capo di Faylaq al-Rahman nella regione di Qafr Bathayna, ed Abu Nabil al-Jaburani. Infine, Naman Awaz, alias Abu Usam, terzo capo del Jaysh al-Islam, veniva ucciso negli scontri con Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, dove l’Hayat Tahrir al-Sham occupava Hazah e Masraba, mentre il Faylaq al-Rahman occupava Bayt Sua, Hamuriyah, Zamalqa e Sabaqa, nel Ghuta orientale. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Qabun, infliggendogli notevoli perdite. Truppe russe si disponevano al confine siriano-turco dall’enclave curda-siriana di Ifrin, per impedire altri attacchi dai turchi.

al-Qabun

Il 3 maggio, il capo del Jaysh al-Islam nella regione di al-Marj, Qasim Qadish, detto Abu Muhamad al-Qaqa, veniva ucciso da terroristi rivali di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham nel Ghuta orientale. Le truppe dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni del SIIL presso la regione di al-Shumariyah, ad est di Homs, eliminando decine di terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Sabana e Darah, nella provincia occidentale di Damasco del Qalamun. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 7 isolati e distruggevano un tunnel dei terroristi ad al-Qabun. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le linee di Jabhat al-Nusra nei quartieri a Dara di Tarqi al-Sad, al-Abasiyah, al-Faran e Bir al-Shayah, eliminando numerosi terroristi e diverse loro posizioni. Le SDF avanzavano su al-Tabaqa, liberando 3 quartieri ed accerchiando i terroristi del SIIL presso la diga. Le forze curde, schierate a nord-ovest di Aleppo, consegnava nove punti di controllo all’Esercito arabo siriano ad Ayn Daqanah, Maranaz e Qafr Jana, presso Ifrin; questo mentre le forze siriane liberavano 3 villaggi vicini e la polizia militare russa e le unità delle YPG curde pattugliavano assieme i confini del distretto di Ifrin con la Turchia. Inoltre, militari russi accompagnati dalle unità di protezione del popolo kurdo (YPG) visitavano il campo profughi Runbar, sempre presso Ifrin, già oggetto dei bombardamenti turchi. La visita della delegazione militare russa avveniva mentre Russia e Siria creavano posti di osservazione al confine turco-siriano a nord di Aleppo, nelle aree controllate dalle YPG. Le Forze Speciali dell’Esercito arabo siriano (EAS) ed Hezbollah distruggevano 3 autoveicoli del Jaysh al-Islam sulla strada tra al-Masifra e al-Qaraq, presso Basra al-Harir, ad ovest di Dara, eliminando decine di terroristi del Jaysh al-Islam. L’EAS bombardava le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Dara al-Balad, Aqraz, Qumal-Ruman e Janin, mentre gli elicotteri d’attacco siriani bombardavano le posizioni dell’HTS a Nasib, vicino la Giordania. L’Esercito arabo siriano liberava la società elettrica, nell’est di al-Qabun, ed eliminava due gruppi armati di Ahrar al-Sham e Hayat Tahrir al-Sham. Il SIIL attaccava con 16 attentatori suicidi le posizioni delle SDF ad al-Shadadi, al-Hariri e campo Rujm Salibi, nella provincia di al-Hasaqah, e ad al-Sifsafah, ad est di Tabaqa. Qui le SDF respingevano l’attacco eliminando un gruppo di terroristi e 1 tecnica.
Il Ministero degli Esteri siriano annunciava che Damasco sosteneva l’iniziativa russa per creazione di 4 zone di de-conflitto e l’accordo sulla cessazione delle ostilità firmato il 30 dicembre 2016. Ma Damasco sottolinea la prosecuzione dell’operazione antiterrorismo delle forze armate siriane contro SIIL e Jabhat al-Nusra e organizzazioni terroristiche affiliate. Nel frattempo era iniziato il quarto round dei colloqui internazionali sulla Siria ad Astana. Alla vigilia del forum si erano svolto colloqui tra Siria, Iran, Russia e Turchia. La delegazione russa ad Astana era guidata dal rappresentante speciale presidenziale per la crisi siriana Aleksandr Lavrentiev; la delegazione iraniana dal Viceministro degli Esteri Hossein Ansari e la delegazione turca dal Viceministro degli Esteri Sedat Onal. Per la prima volta, gli Stati Uniti erano presenti con l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari mediorientali Stuart Jones. La delegazione del governo siriano era diretta dal rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite Bashar Jafari, mentre la delegazione degli islamisti dal capo del Jaysh al-Islam Muhamad al-Lush. Russia, Iran e Turchia avevano istituito una task force congiunta per controllare il cessate il fuoco in Siria.
Il 4 maggio, le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano al-Tadmuriyah, al-Qaliliyah e al-Mahsham, presso il Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni di ISIL ad Um Sahrij, distruggendo 1 lanciarazzi dei terroristi. Inoltre, i soldati dell’EAS distruggevano 2 autobombe di Jabhat al-Nusra a Dair Falu. Le Forze Speciali russe attaccavano le difese di Jabhat al-Nusra a nord di Hama, ad al-Mahrdah, eliminando 55 terroristi. Le forze governative respingevano l’attacco dei terroristi su Abu Ubaydah, a nord di Hama, mentre la SAAF effettuava numerose sortite contro le linee dei terroristi ad al-Lataminah e Muraq, eliminando decine di islamisti. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’offensiva dei gruppi terroristici sud Jadrin, tra Homs e Hama, eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Hirbnafsa e del Jaysh al-Izah a Lahaya e al-Buayzah, eliminando decine di terroristi.

Il sostegno della RPDC ad Hezbollah

Korean Friendship Association Ireland, 16 gennaio 2017Il rapporto tra Hezbollah e Repubblica popolare democratica di Corea (DPRK) risale all’occupazione israeliana del Libano negli anni ’80. Come organizzazione antimperialista, Hezbollah è temuta dagli amici di Israele e degli Stati Uniti. Recentemente combatte a fianco dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi che ricevono un sostegno immenso dal blocco imperialista, in particolare da USA, Regno Unito, Israele, Qatar e Arabia Saudita. Come la RPDC, Hezbollah è demonizzato dall’occidente per la sua fermezza contro l’imperialismo e per la giustizia. Hezbollah è accusata di antisemitismo per il suo antisionismo nato in relazione all’occupazione israeliana del Libano. Da notare che il Segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah dichiarò a nome dell’organizzazione che Hezbollah non cerca di costruire uno Stato islamico in Libano per via dell’ambiente multiculturale e che non è voluto dalla grande maggioranza al momento e probabilmente non lo sarà mai. Nasrallah ha anche indicato che non solo la maggioranza democratica del 51% non basta a costruire uno Stato islamico, ma è necessario il sostegno della stragrande maggioranza. I rappresentanti di Hezbollah nel parlamento libanese hanno anche affermato che “Hezbollah non è mai stato contro le religioni. Hezbollah supporta tutte le religioni, supporta il dialogo interreligioso e non ha alcun problema con alcuna religione. Hezbollah ritiene che il sionismo sia il nemico, non gli ebrei come popolo o religione“. Hezbollah ha difeso le libertà delle minoranze, sia in patria che all’estero, come in Siria. Chiamare l’Hezbollah antisemita non è altro che una vile menzogna. Secondo un’indagine condotta dal “Beirut Center for Research and Information” il 26 luglio 2006, durante la guerra del Libano, l’87% dei libanesi supportava gli “attacchi di ritorsione di Hezbollah su Israele settentrionale“; un incremento del 29% rispetto al sondaggio condotto nel febbraio dello stesso anno. Hezbollah è stato ritratto come organizzazione nazionalista sciita, tuttavia il sostegno alla resistenza di Hezbollah dalle comunità non sciite è enorme. L’80% dei cristiani intervistati sosteneva Hezbollah, insieme all’80% dei drusi e all’89% dei sunniti. Anche dai territori palestinesi occupati da Israele e dalla Giordania la grande maggioranza considera Hezbollah legittima organizzazione di resistenza. Questo potrebbe dare l’idea del perché un gruppo popolare come Hezbollah sia sempre attaccato dall’occidente.
La relazione tra Hezbollah e RPDC iniziò quando Israele invase il Libano e con l’occupazione israeliana del Libano meridionale, quando Israele istituì una “zona tampone” nell’area occupata, creando le milizie filo-israeliane costituite da segmenti della popolazione cristiana. Le milizie cristiane, tra cui il famigerato esercito del Libano del Sud, commisero pulizie etniche, soprattutto contro le minoranze drusa e palestinese. L’Esercito popolare coreano (KPA) supporta i fratelli da allora. Il Segretario generale Nasrallah visitò la RPDC per scopi formativi in quel periodo. Tra gli altri membri di Hezbollah che si addestrarono nella RPDC vi era Mustafa Badradin, a capo dello spionaggio del movimento nel 2006, quando Israele attaccò ancora una volta il Libano, ed Ibrahim Aqil, capo del servizio di sicurezza e d’intelligence di Hezbollah. Fu anche detto che circa 100 commando di Hezbollah si addestrarono presso le KPA nello stesso periodo. Fu persino affermato che gli istruttori coreani si recarono in Libano nel 2004 e aiutarono Hezbollah nella costruzione di una vasta e sofisticata rete di tunnel fortificati nella zona a sud del fiume Litani confinante con Israele. Dopo l’aggressione israeliana del 2006 al Libano, i sionisti iniziarono a temere l’addestramento dei combattenti di Hezbollah nella RPDC assieme alle Forze Speciali del KPA, nonché l’addestramento su sicurezza ed intelligence. L’addestramento post-2006 dei combattenti di Hezbollah si dimostrò molto importante per la difesa del popolo libanese. Le KPA hanno continuamente aiutato Hezbollah che oggi è uno degli attori non statali più efficienti, non solo in Medio Oriente, ma nel mondo. Gli imperialisti l’odiano.
Dal 2007, Israele si diede molto da fare per fermare lo sviluppo delle centrali nucleari in Iran e Siria e a diffondere la paura tra le rispettive popolazioni. L’ingegnere nucleare iraniano Majid Shahriari fu probabilmente assassinato da agenti del Mossad… Il 29 novembre 2010, assassini non identificati su motociclette lanciarono delle bombe uccidendo Shahriari e ferendo lo scienziato nucleare Fereydun Abbasi, professore presso l’Università Shahid Beheshti, dove anche Shahriari insegnava. Anche la moglie del Dottor Abbasi fu ferita. Gli assassini avevano attaccato le bombe sulle auto dei professori e le fecero detonare da remoto. Secondo The Guardian, Shahriari “non aveva collegamenti noti col lavoro nucleare” e secondo al-Jazeeraera un fisico quantico e per nulla una figura politica“, e “non era coinvolto nel programma nucleare iraniano“. Il solo scopo del regime sionista è diffondere il terrore e la paura. Decine di cittadini della RPDC sono stati uccisi dal regime sionista mentre lavoravano su dei siti in Siria. Ad esempio, nel marzo 2007, gli agenti del Mossad irruppero nella casa a Vienna del direttore dell’Agenzia Atomica siriana, dove trovarono le immagini di un reattore nucleare in Siria. Il 6 settembre dello stesso anno, otto aerei israeliani sganciarono 17 tonnellate di esplosivi sul sito siriano, distruggendolo. Solo alcuni Paesi sono autorizzati a possedere armi nucleari, mentre altri non sono nemmeno autorizzati ad avere l’energia nucleare. Altri cittadini della RPDC furono uccisi da Israele mentre lavoravano in Siria, come nel 1982, durante la guerra civile libanese. Il governo della RPDC inviò forze speciali in Siria per addestrare la guerriglia, e alcuni furono uccisi dall’esercito israeliano. Fu anche affermato dall’islamista “moderato” Asad al-Zubi che nel giugno 2013 la città occupata dai terroristi di Qusayr fu bombardata all’alba da un massiccio tiro di lanciarazzi, artiglieria e mortai, e circondata dalle forze armate siriane sostenute da Hezbollah. I consiglieri del KPA parteciparono alla pianificazione operativa dell’attacco a sorpresa e dell’operazione dell’artiglieria durante la battaglia per Qusayr dei combattenti alleati di Hezbollah, cambiando la dinamica della guerra in Siria. La vittoria di Qusayr rappresentò una vittoria militare e simbolica significativa per il governo siriano e una sconfitta umiliante per i terroristi. Va ricordato che durante il dominio islamista a Qusayr, sostenuto dall’occidente contro il governo legittimo della Siria, il capo militare dell'”opposizione armata”, il generale Abdasalam Harba, ordinò agli ultimi dei precedenti diecimila cristiani di lasciare Qusayr, effettuando la pulizia etnica della città. Madre Agnes Miriam de la Croix, Madre Superiore del Monastero di San Giacomo di Qara, nella Diocesi di Homs, fu intervistata dalla Radio irlandese nel giugno 2012, confermando che i terroristi filo-occidentali in Siria terrorizzavano la comunità cristiana della Siria. Alla domanda se fu l’Esercito libero siriano a dire ai cristiani di andarsene, Madre Agnes Miriam rispose “sì … era il comandante in campo Abdasalam Harba che decise che non ci sarebbero più stati negoziati con i cristiani“. Disse che i cristiani venivano perseguitati perché si rifiutavano di sostenere i ribelli e preferivano restare fuori dagli schieramenti del conflitto. Disse che i terroristi attaccavano specificamente le truppe governative nelle aree cristiane e prendevano i cristiani come scudi umani. Leggasi la storia completa.
I reazionari affermano che la RPDC è un Paese isolato e che ha perso la maggior parte degli amici dalla fine della guerra fredda, ma nulla è più lontano dalla verità. La connessione antimperialista tra RPDC ed altri Stati, e in alcuni casi attori non statali come Hezbollah, è infrangibile e cresce ogni giorno. Non è l’ultima volta che il patto USA-Israele cerca di rovinare un Paese pacifico e incoraggiare la violenza settaria nella regione. Proprio come gli imperialisti inglesi crearono la tattica dividi e conquista per governare il popolo delle sei contee occupate, così Israele l’ha fatto in Libano e gli imperialisti lo fanno ora in Siria. Oggi la religione è uno strumento degli imperialisti. Sappiamo come gli Stati Uniti utilizzano i missionari cristiani nella RPDC contrabbandando apparecchiature come radio, armi e altre cose illegali insieme alle loro bibbie Le minoranze religiose possono vivere in pace e godere delle libertà religiosa e praticare la loro religione nella RPDC, Siria, Libano e Iran. Le libertà civili sono qualcosa d’impensabile sotto l’occupazione statunitense. Hezbollah è un’organizzazione coerente e che avanza, allontanando le mani imperialiste dagli Stati indipendenti del Medio Oriente e proteggendo i diritti delle minoranze. Nel 2012 il canale televisivo libanese al-Manar trasmise uno speciale che elogiava un ragazzo di 8 anni che raccolse soldi per Hezbollah e che disse: “Quando crescerò, diverrò un guerriero della resistenza comunista con Hezbollah, combattendo Stati Uniti e Israele, li farò a pezzi e li caccerò da Libano, Golan e Palestina, che ho molto a cuore“.
L’amicizia e la solidarietà tra RPDC ed Hezbollah continueranno a crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non “cambiano priorità” in Siria, hanno perso

Tony Cartalucci, LD 18 aprile 2017Gli Stati Uniti, secondo fonti occidentali, hanno mutato le priorità in Siria non concentrandosi sul cambio di regime a Damasco. In realtà, non si tratta del cambio delle priorità, ma del riconoscimento che le ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state completamente sconvolte dalla risoluzione siriana, russa e iraniana. Gli Stati Uniti devono ora ricorrere ad azioni secondarie, non meno dannose negli intenti o nel risultato finale rispetto al piano originale, lasciando una regione in guerra dal 2011, con decine di migliaia di morti e la vita comunque sconvolta di milioni di altri. Reuters intitolava “Le priorità degli USA sulla Siria non puntano più a ‘cacciare Assad’: Haley“, indicando che: “La diplomazia degli Stati Uniti sulla Siria per ora non è più volta a far cadere il presidente del Paese devastato dalla guerra, Bashar al-Assad, ha detto l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, allontanandosi dalla posizione iniziale e pubblica dell’amministrazione Obama sul destino di Assad. Il punto di vista dell’amministrazione Trump è in contrasto con le potenze europee, che insistono che Assad deve dimettersi. Il cambio ha attirato un forte rimprovero da almeno due senatori repubblicani”. E se alcuni hanno preso tale annuncio come “prova” che la Casa Bianca ha mantenuto la promessa di ritirarsi dall’avventurismo estero, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Nikki Haley continuava: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Ci siederemo per studiare come cacciarlo? No. Ciò che faremo è fare pressione in modo da poter avviare un cambio in Siria”. “Il cambio in Siria“, tuttavia è alla lettera la divisione della nazione avviata dalla precedente amministrazione Obama. È essenzialmente l’obiettivo secondario tracciato dai politici finanziati dalle multinazionali statunitensi già nel 2012, quando i primi tentativi di cambio di regime alla velocità della luce fallirono e il conflitto siriano divenne una guerra protratta assai distruttiva. Un documento del 2012 della Brookings Institution, intitolato, “Memo 21 sul Medio Oriente: Salvataggio della Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, rivelando che i politici degli Stati Uniti dichiarano apertamente l’intenzione di creare “zone franche”, afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici per concentrarsi su come porre fine alle violenze e far accedere gli aiuti umanitari, come avviene sotto la guida di Annan. Questo porterebbe alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da una forza militare limitata. Ciò,naturalmente non coglie gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e manterrebbe Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale potrebbe aggiungere ulteriore azione coercitiva agli sforzi”. Il documento quindi ammette apertamente che, non potendo rovesciare il governo siriano, danneggiare la nazione sarebbe un’alternativa accettabile, sostenendo: “Gli Stati Uniti potrebbero armare l’opposizione pur sapendo che probabilmente non sarà abbastanza potente da rimuovere Assad. Washington potrebbe scegliere di farlo semplicemente nella convinzione che dare al popolo oppresso una certa capacità di resistere agli oppressori sia meglio che non fare niente, anche se tale sostegno ha poche possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero decidere che valga ancora la pena colpire e danneggiare il regime di Assad, mantenendo un avversario regionale debole ed evitando i costi dell’intervento diretto”.
A riaffermare l’impegno degli Stati Uniti a tale politica è il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson. L’articolo del Guardian, “Rex Tillerson dice che gli USA istituiranno zone di sicurezza per i profughi dallo SIIL“, osserva: “Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti avrebbero istituito “zone intermedie di stabilità” per aiutare i rifugiati a tornare a casa nella prossima fase della lotta contro Stato islamico e al-Qaida in Siria e Iraq. Il segretario di Stato non ha chiarito dove queste zone vadano istituite. Riuniva 68 Paesi e organizzazioni a Washington per discutere come accelerare la battaglia contro lo SIIL”. L’idea che gli Stati Uniti siano in Siria per “combattere lo Stato Islamico” è un’assurdità documentata. Sono Stati Uniti ed alleati, per loro stessa ammissione, che volevano creare un “principato salafita” in Siria orientale, proprio dove ora c’è lo Stato islamico. Il fantoccio islamista ha un’immensa forza possibile solo tramite una altrettanto immensa sponsorizzazione da vari Stati, Stati Uniti e Europa attraverso gli alleati regionali del Golfo Persico, soprattutto Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’invio di armi, rifornimenti e terroristi allo Stato Islamico passa da anni dal membro della NATO Turchia, che mantiene estese reti logistiche che collegano i mandati stranieri allo Stato islamico sul territorio siriano che occupa. Al momento dell’entrata della Russia nel conflitto, alla fine del 2015, queste reti logistiche furono devastate dalla forza aerea russa, interrompendole e contribuendo direttamente alla ritirata dello Stato islamico nella regione. L’intervento degli Stati Uniti ora ha due scopi, mantenere la partizione de facto del territorio siriano a cui la presenza dello Stato islamico ha contribuito, sostituendo lo Stato islamico sconfitto con forze statunitensi, e fare sembrare che gli Stati Uniti “sconfiggono” l’ascaro terroristico che hanno creato e mantenuto finché logisticamente, politicamente e militarmente possibile.
La riaffermazione del segretario di Stato Tillerson della politica dell’amministrazione Obama è un altro esempio di “continuità del programma”, e di quanto siano gli interessi speciali di Wall Street, e non i politici di Washington, a dirigere la politica in patria e all’estero, spiegando come due presidenti apparentemente politicamente diametralmente opposti continuino la stessa politica da sei anni. E mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente perso nel tentativo di rovesciare il governo della Siria, continuano a perseguire un ordine del giorno per dividere e distruggere lo Stato siriano con ogni mezzo a disposizione. La continua denuncia e resistenza a tali obiettivi ed interessi particolari è essenziale per garantirsi che tale aspetto delle ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente fallisca comunque. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di al-Qaida uccide più di 150 tra bambini e donne, a chi importa?

Moon of Alabama 16 aprile 2017

Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”.
Fonte: Voci dal Suq

L’opera di bene degli “umanitari numeri uno”.

Max Abrahms @MaxAbrahms – 2:07 PM – 16 aprile 2017
Dopo aver letto decine di storie sul massacro di sciiti in Siria sono giunto alla conclusione che non ci siano colpevoli.

The War Nerd @TheWarNerd – 11:53 – 16 aprile 2017
Troviamo che “almeno 112” rifugiati sciiti sono stati uccisi. Da chi? Oh, è un vero e proprio giallo secondo la Reuters

Due piccole cittadine nel nord del governatorato d’Idlib occupato dai “ribelli”, Fuah e Qafraya, sono assediate dai “ribelli” da oltre due anni. Le forze filo-governative locali le difendono. Gli abitanti sono sciiti e sono visti dai settari “ribelli” sunniti quali infedeli degni solo di morire. Le città sono rifornite dagli elicotteri governativi. Nel frattempo due città occupate dai “ribelli”, vicino a Damasco, Zabadani e Madaya, sono accerchiate dalle forze governative, scarsamente rifornite dai convogli di Nazioni Unite e Croce Rossa. Negli anni vi sono state vendette collegate al destino delle quattro città. In totale circa 20-30000 persone ne sono interessate. Era necessario un accordo di ampio respiro per risolvere una situazione insostenibile. A dicembre un accordo permise lo scambio di civili feriti. Quando autobus portavano via anziani e feriti dalle due città del nord, furono bruciati dai gruppi ribelli. Nuovi autobus furono inviati, ma alla fine lo scambio avvenne. La scorsa settimana un nuovo accordo fu raggiunto sul completo scambio di popolazione delle città. Tutti gli abitanti della città del nord dovevano essere portati nelle aree governative. Tutti gli abitanti delle città del sud nelle aree occupate dai “ribelli”. L’Iran parlava per il governo siriano, e il Qatar protettore dei “ribelli” radicali, negoziava l’accordo. Ci sono molte altre questioni sulla trattativa tra cui gli ostaggi del Qatar detenuti da gruppi sciiti in Iraq, grandi tangenti del Qatar ai gruppi (al-Qaida) e altri aspetti nascosti. I gruppi “ribelli” ad Idilb o allineati con al-Qaida in Siria o con Ahrar al-Sham sponsorizzato dal Qatar. Ahrar al-Sahm è il gruppo responsabile dello scambio della popolazione. Parti di al-Qaida sono pubblicamente in disaccordo.
Ieri circa 5000 abitanti delle città del nord, soprattutto donne e bambini, venivano trasportati dal convoglio di autobus ad Aleppo, ma furono fermati mentre erano ancora nella zona controllata dai “ribelli”. Gli abitanti della città meridionale erano stati portati ad Aleppo e sorvegliati dal governo. Alcuni ulteriori negoziati su un problema minore erano in corso. I civili nei loro autobus, per lo più anziani, donne e bambini, erano sorvegliati dai “ribelli” di Ahrar al Sham. Erano affamati. Qualcuno comparì a distribuire patatine. Quando i bambini vi si affollarono attorno, un’auto blu giunse e si ebbe la grande esplosione. Quattro autobus pieni di gente e numerose auto furono completamente distrutti.

Lo scimmione trump e le vacche che ha per moglie e figlie, non avranno nulla da dire.

127 del civili, a soli uno o due km dalla zona di sicurezza del governo, furono uccisi dall’attacco suicidio, tra cui 95 bambini. Molti di più furono feriti. Un numero imprecisato di “ribelli” di Ahrar al-Sham fu ucciso. Non v’è alcun serio disaccordo su ciò che è successo. E’ ovvio che l’attacco suicida è stato commesso da al-Qaida in Siria. Nessun elemento governativo avrebbe potuto attraversare il territorio occupato dai terroristi. Le forze governative non hanno mai effettuato attacchi suicidi, mentre al-Qaida e Ahrar al-Sham ne hanno commessi centinaia. Questo era un attacco suicida dei “ribelli”, probabilmente al-Qaida, contro i profughi filo-governativi. Ma BBC, CNN e altri media occidentali non lo diranno. La CNN ha definito il massacro “incidente di percorso“. Il primo articolo da Washington era illustrato con una scena bucolica di “sciiti” in un campo. Gli articoli nascondono al lettore medio gli autori della strage. Non dicono chi fossero i probabili colpevoli e alcuni insinuano, contro ogni logica, che sia il governo. L’ultimo articolo della BBC sul massacro è uno dei peggiori di tale propaganda. Si supponga per un momento di non aver letto quanto sopra, solo il seguente:
Siria: ‘Almeno 68 bambini tra i 126 uccisi’ nell’attentato ai bus
Almeno 68 bambini sono tra le 126 persone uccise nell’attentato agli autobus che trasportavano gli evacuati dalle città assediate, dicono gli attivisti. Un veicolo imbottito di esplosivo ha colpito il convoglio nei pressi di Aleppo”.
L’80% dei lettori leggerà solo il titolo e forse le prime righe. Chi li ha uccisi? Chi ha effettivamente letto saprà che alcune vittime erano sciiti e che “gli evacuati dalle città governative sono stati uccisi insieme a operatori umanitari e soldati ribelli“. (Da quando i predoni tagliagole di Ahrar sono “soldati”? Come lo era questo tizio? Anche lui un “soldato”). La storia della BBC continua ad insinuare che il governo l’ha fatto perché i “ribelli” non lo farebbero: “E’ successo quando un veicolo carico di cibo è arrivato ed ha iniziato a distribuire patatine, attirando molti bambini prima di esplodere, dice la corrispondente della BBC Lina Sinjab. Ha detto che non era chiaro come il veicolo potesse raggiungere la zona senza il permesso del governo. Ma non c’è neanche alcuna prova che i ribelli siano coinvolti nell’attacco, come il governo sostiene. Non sarebbe nell’interesse dei ribelli, secondo la nostro corrispondente, mentre attendevano che i propri sostenitori venissero evacuati dalle altre città”. Ho letto un sacco di propaganda anti-siriana, ma mai roba così ignobile. “Non era chiaro come il veicolo avrebbe potuto raggiungere la zona senza il permesso del governo.” Bene, un veicolo da quella zona potrebbe arrivare alla sede della BBC a Londra, esplodere e uccidere molte persone senza il “permesso del governo siriano”. (Forse dovrebbe. Solo a scopo dimostrativo). E il territorio occupato dai “ribelli” ha le frontiere aperte con la Turchia da cui vengono riforniti. Qualsiasi gruppo “ribelle” che ha commesso attentati suicidi negli ultimi anni vi ha libero accesso. La corrispondente della BBC e i suoi editori lo sanno bene. Sanno anche che “i ribelli” non sono uniti e che hanno interessi divergenti. E’ del tutto chiaro chi ha commesso tale massacro. Ma la BBC insinua che “il governo l’ha fatto”. Vi sono sono morte più persone che nell’incidente chimico di Qan Shayqun, che ha ucciso alcune persone in una zona occupata dai terroristi. L’incidente fu probabilmente un attacco false flag inscenato dai “ribelli” senza alcun coinvolgimento del governo. Un rapporto a Trump del NSC mentiva su prove che il governo siriano fosse colpevole di tale incidente e gli Stati Uniti bombardarono uno degli aeroporti siriani. 95 bambini sono stati bruciati e maciullati dall’attacco suicida e non saranno onorati quali “bellissimi bambini”, come Trump definì due bambini biondi in una foto di Qan Shayqun. I bambini uccisi ieri erano sfollati “pro-regime” (secondo la CNN) e non meritano tale onore. Le vittime della strage di ieri avranno assai meno seguito mediatico delle quattro vittime realmente documentate dell’incidente di Qan Shayqun. Quel che riceveranno sarà vilipendio di cadavere, con la BBC che offende il popolo siriano che sostiene il proprio governo. Damasco ha deciso che l’accordo e l’evacuazione continuino, nonostante il massacro. Le due città di Idlib sono indifendibili contro un ampio attacco. Alcuna grande operazione del governo su Idlib può avvenire mentre sono tenute in ostaggio.
Eliah J. Magnier indica ulteriori dettagli sull’accordo di scambio delle “4 città”. Ne ha twittato i passi principali: “Elijah J. Magnier @EjmAlrai
L'”accordo della quattro città” comprende ostaggi del Qatar, denaro, prigionieri di guerra, prigionieri e corpi.
Si è conclusa la prima fase (evacuare i civili di età inferiore ai 15 anni).
Il secondo passaggio evacuerà tutti i terroristi.
Il terzo sarà lo scambio di prigionieri e cadaveri detenuti da Damasco, Hezbollah e al-Qaida.
Il quarto sarà la liberazione degli ostaggi del Qatar detenuti in Iraq (non ancora rilasciati) e il pagamento di un riscatto ad al-Qaida”.

Mentana, goracci, formigli, santoro, paccoquotidaino e raiberlusky24orediballe, e altri fantocci di regime, non diranno mai che l’attentato è opera dei ‘ribbbelli moderati’, e cercheranno di attribuirlo all’Esercito arabo siriaino, come da velina della CIA e della sua sciacquetta, il contessino gentiglione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora