Operazione Gladio, Fethullah Gülen e governo mondiale

William Engdahl BFP 10 febbraio 2015cemaat-cia-isbirligi-h14045Ciò che segue è la traduzione di un colloquio tra William Engdahl e il giornalista Deniz Ulkutekin di Cumhuriyet:
1. Come ho letto hai iniziato la ricerca sul Cemat di Gulen quando sei venuto in Turchia per una conferenza. Qual è stata la cosa che ha attirato l’interesse su Gulen e i suoi seguaci?
WE: sono un ricercatore geopolitico e autore ormai da più di trent’anni. Il mio interesse principale è la geopolitica o come il potere è organizzato nel nostro mondo e a cosa punta. Quando fui invitato in Turchia per delle conferenze su uno dei miei libri, un giornalista turco, da allora mio amico fidato, mi suggerì che se volevo capire cosa succede in Turchia, un Paese della NATO che da tempo considero avere una ruolo assai positivo, dovevo studiare la Cemat di Gülen. Iniziando un lungo processo, iniziai a capire il vero scopo dietro la facciata del progetto Rumi di Gulen e seguaci.

2. Sappiamo innanzitutto che Gulen ha combattuto il comunismo tramite una fondazione (un programma della NATO in effetti). Quindi potremmo dire che il rapporto tra Gulen e la CIA iniziò molto tempo fa?
WE: Sì, tutte le prove suggeriscono che le reti turche di Gladio della NATO scelsero Gulen quale possibile agente anni fa. Dato che gli scopi sono cambiati con il crollo dell’Unione Sovietica, il ruolo di Gulen cambiò, aprendoglisi le porte per giocare tale ruolo. Quindi, in un certo senso si può dire che la Cemat di Gulen non è altro che la proiezione di un’idea dal quartier generale della CIA di Langley in Virginia, da parte di persone essenzialmente stupide che credono di poter usare ed abusare della religione quale copertura per avanzare il loro piano di dominio globale, che David Rockefeller chiama Governo Mondiale. A differenza dei jihadisti della CIA come Hekmatyar in Afghanistan o Naser Oric in Bosnia, la CIA decise di dare a Fethullah Gulen un’immagine radicalmente diversa. Non un agghiacciante, tagliagola jihadista cannibale. No, Fethullah Gulen fu presentato quale uomo di “pace, amore e fratellanza”, riuscendo anche a farsi fotografare con papa Giovanni Paolo II, foto che Gulen espone sul suo sito. L’organizzazione di Gulen negli Stati Uniti assunse uno dei più costosi esperti d’immagine di Washington, l’ex-direttrice della campagna di George W. Bush, Karen Hughes, per trasmettere la sua immagine di Islam “moderato”. Idee e manipolazioni della CIA e del dipartimento di Stato crollano ovunque oggi, ma sono accecati dall’arroganza. Basta guardare il casino assurdo creato con i neo-nazisti in Ucraina.

3. Essendo argomento molto conflittuale, come fai ad esser certo che Gulen e CIA collaborino?
WE: Non è solo una mia idea, ma di molti analisti turchi e persino dell’ex-capo del MIT turco Osman Nuri Gundes, dell’ex-traduttrice dell’FBI turco-statunitense Sibel Edmonds ed altri che hanno documentato i suoi profondi legami con i vertici della CIA, come Graham Fuller. Quando Gulen fuggì dalla Turchia per evitare il processo per tradimento nel 1998, scelse di non andare in uno qualsiasi dei Paesi islamici che gli avrebbero potuto offrire asilo. Scelse invece gli Stati Uniti, con l’aiuto della CIA. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cercò di bloccare un particolare “visto scelto per uno straniero di straordinaria capacità nell’istruzione“, un visto permanente per Gulen, sostenendo che fosse fondamentalmente una frode, dato che aveva la licenza elementare e alcuna particolare conoscenza dell’Islam. Nonostante le obiezioni dell’FBI, del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del dipartimento dell’Homeland Security, tre ex-agenti della CIA intervennero e riuscirono ad ottenere una carta verde e la residenza permanente negli Stati Uniti per Gulen. Intervennero tre agenti, in servizio o “ex”, della CIA, George Fidas, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia ed ex-vicedirettore della CIA; Morton Abramowitz, descritto come “informale” della CIA e l’agente della CIA che aveva vissuto in Turchia Graham E. Fuller. Diedero a Gulen asilo a Saylorsburg, Pennsylvania. Ciò suggerisce certamente un forte legame, per lo meno.

4. Il rapporto tra Gulen e CIA ha avvantaggiato entrambi? Se sì, quali? Come la CIA ha aiutato Gulen nel sviluppare la sua fondazione?
WE: Sì, chiaramente. La Cemat Gülen ebbe il permesso di creare un vasto impero commerciale, ottenendo sempre più influenza ponendo i suoi segaci nella polizia, nei tribunali e nel ministero dell’Istruzione. Poté istituire le sue scuole di reclutamento in tutta l’Asia centrale con il supporto della CIA. Negli Stati Uniti e in Europa, i media influenzati dalla CIA come la CNN gli fecero molta pubblicità gratuita per abbattere l’opposizione all’apertura delle sue scuole negli USA. Per la CIA era uno strumento in più per distruggere non solo l’indipendente e laica Turchia kemalista, ma per ampliare il narcotraffico afghano nel mondo e utilizzare la gente di Gulen per destabilizzare i regimi avversari di cui la rete della CIA a Washington, lo “Stato profondo”, voleva sbarazzarsi. Sibel Edmonds, ex-traduttrice turca dell’FBI e “whistleblower”, indicò Abramowitz, insieme a Graham E. Fuller, come elementi di una cabala nel governo degli Stati Uniti che scoprì usare le reti in Turchia per promuovere i piani criminali dello “Stato profondo” nel mondo turcofono, da Istanbul alla Cina. Documentò come la rete rientrasse significativamente nel traffico di eroina dall’Afghanistan. Ritiratosi dal dipartimento di Stato, Abramowitz fece parte del consiglio del National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal Congresso degli Stati Uniti, e fu co-fondatore con George Soros dell’Internetional Crisis Group. Sia NED che ICG sono implicati nelle “rivoluzioni colorate” sostenute dal governo degli USA fin dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1990, da Otpor in Serbia alla rivoluzione arancione nel 2004 e al colpo di Stato del 2013-14 in Ucraina, alla rivoluzione verde in Iran nel 2009, alla rivoluzione del loto del 2011 in piazza Tahrir, Egitto. Graham E. Fuller partecipava alle attività della CIA per dirigere mujahidin e altre organizzazioni islamiche politiche dagli anni ’80. Per 20 anni è stato agente della CIA in Turchia, Libano, Arabia Saudita, Yemen e Afghanistan, era uno dei primi sostenitori nella CIA dell’uso di Fratelli musulmani e organizzazioni islamiste simili, come la Cemat di Gülen, per sostenere la politica estera statunitense.

5. Come la CIA usa le scuole di Gulen in Asia centrale?
WE: In primo luogo va osservato che la Russia rapidamente vietò le scuole di Gülen quando la CIA iniziò il terrore in Cecenia negli anni ’90. Negli anni ’80, quando lo scandalo Iran-Contra esplose a Washington (uno schema ideato da Fuller per la CIA), andò “in pensione” per lavorare al think-tank RAND finanziato da CIA e Pentagono. Lì, sotto la copertura della RAND, Fuller fu determinante nel sviluppare la strategia della CIA per la costruzione del movimento Gulen quale forza geopolitica per penetrare l’Asia centrale ex-sovietica. Tra le carte della RAND, Fuller scrisse studi sul fondamentalismo islamico in Turchia, Sudan, Afghanistan, Pakistan e Algeria. I suoi libri lodano generosamente Gulen. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i quadri di Fetullah Gulen furono inviati ad istituire scuole di Gulen e madrase negli Stati dell’ex Unione Sovietica, da poco indipendenti in Asia centrale. Fu un’occasione d’oro per la CIA, con la copertura delle scuole religiose di Gulen, per inviare centinaia di agenti della CIA nell’Asia centrale per la prima volta. Nel 1999 Fuller sostenne, “La politica per guidare l’evoluzione dell’Islam e aiutarlo contro i nostri avversari ha funzionato meravigliosamente bene in Afghanistan contro i russi. Le stesse dottrine possono ancora essere utilizzate per destabilizzare ciò che resta della potenza russa, e soprattutto contrastare l’influenza cinese in Asia centrale“. Gulen fu descritto da una ex-fonte autorevole dell’FBI come “una delle figure principali delle operazioni della CIA in Asia centrale e nel Caucaso“. Negli anni ’90 le scuole di Gulen si diffusero in tutta l’Eurasia, fornendo a centinaia di agenti della CIA la copertura da “insegnanti di madrelingua inglese”. Osman Nuri Gundes rivelò che il movimento Gulen “riparò 130 agenti della CIA” presso le sue scuole in Kirghizistan e Uzbekistan solo nel 1990.

6. Gulen emigrò dalla Turchia agli Stati Uniti d’America nel 1999, 3 giorni dopo che il capo terrorista curdo Abdullah Ocalan venisse rapito e portato in Turchia. Cosa significa? Gulen avrebbe cooperato meglio con la CIA una volta trasferitosi negli USA?
WE: Penso che la CIA temesse che Gulen finisse in prigione e che potesse essere molto più utile in un santuario negli USA, dove potevano migliorarne l’immagine migliore e pomparne l’aura. Ora chiaramente Gulen teme di tornare in Turchia, anche se legalmente. Questo la dice lunga.

7. Quali vantaggi la fondazione di Gulen porta alla CIA in Turchia e Medio-Oriente?
WE: Richiederebbe una discussione molto più lunga. Ciò che trovo interessante è come sia emersa in Turchia una profonda e aspra frattura tra il Cemat di Gulen e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Credo che Erdogan abbia cominciato a perseguire la propria agenda, scontrandosi con quella del dipartimento di Stato e della CIA, sul ruolo della Turchia nel mondo.

8. Il governo turco dell’AKP attua una vasta operazione di polizia contro i membri dell’organizzazione di Gulen nella giustizia e nella polizia, d’altra parte, il pubblico è scettico su ciò dato che AKP e Gulen erano alleati prima dello scandalo sulla corruzione del 17 novembre. Quindi potremmo dire che AKP, Tayyip Erdogan e CIA erano alleati una volta?
WE: La Turchia è un membro della NATO, così ad alcun governo turco era consentito essere troppo indipendente dalla NATO, cioè da Washington, come sapete. Quando Erdogan iniziò a seguire la propria strada, le reti degli Stati Uniti cominciarono a demonizzarlo nei media di tutto il mondo, e i media di Gulen l’hanno attaccato ferocemente. Credo che la frattura tra Erdogan e Gülen sia nata molto prima degli scandali del 17 novembre. Chi c’era dietro la diffusione di tali accuse? Cosa fece l’ambasciatore statunitense Francis Ricciardone in proposito? Domande interessanti per qualcuno.

9. Tu dici che la CIA è al fianco di Gulen nella lotta all’AKP. Come potrebbero fermare Erdogan e AKP?
WE: La mia opinione è che gli scandali servivano ad impedire l’elezione di Erdogan a presidente, ma fallirono. Si ricordi che lo “scandalo” era su Erdogan che avrebbe violato le sanzioni petrolifere degli USA all’Iran, così gli scandali erano destinati a spezzarne i legami commerciali, un obiettivo di Washington.

10. Qualcosa da aggiungere…
WE: Credo che la Turchia oggi può svolgere un ruolo molto positivo nel mondo nuovo che emerge sostituendo il mondo di guerre, terrore e caos della CIA. La Turchia è un crocevia geopolitico che può svolgere un ruolo molto positivo nel sistema eurasiatico emergente di Cina e Russia, Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, e nel realizzare le emergenti infrastrutture ferroviarie ed energetiche. Da sola, la Turchia sarà isolata e spezzata, come l’Ucraina, dalle stesse persone. Con un’alleanza economica e politica con Russia e Cina, può svolgere un ruolo cardine nella costruzione di un nuovo mondo libero dal debito del sistema del dollaro al collasso, che comprende anche un’Europa stagnante. La Turchia ha l’opportunità di collaborare con la Russia e di cambiare l’equilibrio del potere mondiale. Ciò richiede molta volontà. Ma se fatto apertamente, la Turchia potrà godere di una prosperità come mai prima ed essere un vero e proprio “buon vicino”.

Graham E. Fuller

Graham E. Fuller

William Engdahl è autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics in the New World Order, scrive per BFP e può essere contattato tramite il suo sito Engdahl dove questo articolo è stato originariamente pubblicato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito ucraino riceve carri armati dalla NATO?

Steven Laack, Indymedia, 02/02/2015

Francia e Germania premono per il cessate-il-fuoco tra Ucraina e Novorossija, su istigazione di Washington, perché le forze armate ucraine seno esaurite e la NATO non può intervenire, fisicamente. A Parigi e a Berlino, Washington ha affidato il compito di salvare sia il governo golpista di Gladio a Kiev, che l’immagine da ‘superpotenza’ della NATO, già devastata dai fallimenti in Georgia, Libia e Siria. NdT519401Alcuni giorni prima apparvero informazioni sull’imbarco di carri armati T-72A aggiornati a bordo di un aereo da trasporto ucraino An-225 Mriya nell’aeroporto ceco. Oggi, con i media che occultano la cosa, suggerisco di dover approfondire la vicenda. Ora, una foto del 26 gennaio dell’aeroporto della Repubblica ceca Janacek ad Ostrava è apparsa su internet, mostrando il carico di 4 carri armati T-72A riparati su un velivolo ucraino An-225 Mriya. Secondo la versione ufficiale, i carri armati dovevano essere consegnati alla Nigeria. Il governo della Nigeria aveva siglato un contratto con la società Excalibur Army. Nonostante i rappresentanti della società si siano precipitati a smentire le voci sull’invio di armamenti in Ucraina, sembra che i T-72A non siano giunti a destinazione in Africa e “siano andati persi” da qualche parte in Ucraina. Qui le mie ragioni per dimostrarlo.
In primo luogo, secondo i dati il velivolo da trasporto consuma carburante per 15,9 tph volando alla velocità massima di 850 km/h con un carico massimo di 250000 kg. Il che significa che non può volare per più di 2 ore. Ora, calcoliamo i 4 carri armati pesanti 43 tonnellate ciascuno, senza sistemi di difesa dinamica e munizioni. Gli equipaggiamenti per la difesa dinamica, da montare dopo il previsto aggiornamento del carro armato, pesano 1600 kg (5,3 kg – è il peso di un contenitore separato, senza supporti). Probabilmente le attrezzature per la difesa dinamica e altre attrezzature furono caricate separatamente in qualche pallet speciale. Insomma, abbiamo circa 178 tonnellate (e in realtà, credo, dovremmo aggiungervi un paio di tonnellate, tenuto conto delle altre attrezzature). Quindi, il velivolo ucraino poteva rimanere in volo per 3 ore circa, il 27 gennaio, non sufficienti per trasportare i carri armati in Africa (la distanza da Ostrava ad Abuja, capitale della Nigeria, è di 4630 km e ci vorrebbero non meno di 6 ore di volo per coprirli) bene, si consideri che l’An-225 non ha effettuato alcuna sosta per il rifornimento di carburante (almeno secondo le informazioni disponibile su FlightRadar).

map1In secondo luogo, vi sono persone che hanno visto l’An-225 a Dnepropetrovsk il 27 gennaio.
Potete vedere vividamente sulla mappa che la distanza tra Ostrava e Dnepropetrovsk è di 1230 km.

mapL’An-225 alla velocità di crociera di 850 km/h può coprila in un’ora e mezza o così. Ciò fa pensare. Voglio dire erano solo quei carri armati che il Mriya ha consegnato in realtà? Mi è balenato in mente che l’esercito ucraino ha molto bisogno di munizioni, essendone gravemente carente. Sarebbe del tutto logico supporre che tutto lo spazio a bordo dell’An-225 sia stato occupato proprio da tale tipo di carico. Vi sono molti depositi ex-sovietici in Ungheria e Repubblica Ceca, con scorte di razzi, proiettili, cartucce e altre cose utili per le forze armate e la Guardia nazionale dell’Ucraina. In terzo luogo, soldati ucraini esprimerono gioia quando arrivarono le nuove attrezzature militari aggiornate dagli specialisti cechi (sic!). Infine, su internet è apparso il documento comprovante la versione della mistificazione nigeriana. In realtà, nella lettera del ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak all’omologo ceco, esprimeva gratitudine per la consegna di attrezzature militari e assistenza militare e tecnica.

letter1È interessante notare che la stessa Excalibur Army, che avrebbe inviato i T-72A aggiornato in Africa, è menzionata nel testo. E a coronare il tutto, l’assenza di dati adeguati su rotta e destinazione finale dell’UR-82060 sembra molto sospetta. È possibile utilizzare FlightRadar per vedere se sia davvero così. Così si scopre che, a parte le dichiarazioni della società ceca, non vi sono dati su rotta e coordinate del volo del Mriya.
Tenendo presente tutto questo, alcune conclusioni preliminari possono essere già tratte.
1. L’Europa ha iniziato o continua ad inviare armi, pesanti in particolare, in Ucraina.
2. La junta di Kiev è in preda alla disperazione, perché non ha più armamenti propri. Neanche blindati, e gli ultimi non sono giunti in Iraq. Le autorità ucraine possono solo dotare poche unità mobilitate con armi appropriate.
3. La leadership di UE e NATO fa vigorosamente pressione sulle strutture commerciali di certi Stati europei per spingerle a cooperare con Kiev.
Ecco qual’è la situazione attualmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’età d’oro delle operazioni nere: le forze speciali degli USA sono presenti in 150 nazioni

Tyler Durden, Zerohedge 2/2/2015

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USSpecOpsCmdDUI[1]Il seguente articolo è ciò che volevo evidenziare da oltre una settimana, ma le notizie erano così travolgenti che semplicemente non ne ho avuto la possibilità, finora. Avendo spese molto tempo a cercare di capire il mondo, mi stupisco sempre di ciò che leggo. Mentre i lettori abituali di questo sito sono ben consapevoli di come aggressivo e irresponsabile sia l’impero USA, distribuendo risorse militari all’estero, credo che parte delle seguenti informazioni, li renderanno ancora più inquieti.
Dall’articolo di Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops:
Durante l’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi, circa il 70% delle nazioni del pianeta. Secondo il tenente-colonnello Robert Bockholt, ufficiale delle relazioni pubbliche del Comando Operazioni Speciali (SOCOM). Nell’arco di tre anni le forze d’élite del Paese erano attive in più di 150 Paesi nel mondo conducendo missioni che vanno dai raid notturni alle esercitazioni. E quest’anno potrebbe essere record. Solo un giorno prima del raid fallito che pose fine alla vita di Luke Somers, solo 66 giorni dall’inizio dell’anno fiscale 2015, le truppe d’élite statunitensi avevano già messo piede in 105 nazioni, circa l’80% del totale nel 2014. Nonostante dimensioni e scopi, tale guerra segreta globale in gran parte del pianeta è ignota alla maggior parte degli statunitensi. A differenza della debacle di dicembre nello Yemen, la stragrande maggioranza delle Special Ops rimane completamente nell’ombra, nascosta al controllo esterno. In realtà, a parte modeste informazioni divulgate attraverso fonti altamente selezionate dai militari, fughe ufficiali della Casa Bianca, SEALs con qualcosa da vendere e qualche primizia raccolta da giornalisti fortunati, le operazioni speciali statunitensi sono mai sottoposte a un esame significativo, aumentando le probabilità di ripercussioni impreviste e conseguenze catastrofiche. “Il comando è allo zenit assoluto. Ed è davvero un periodo d’oro per le operazioni speciali“. Queste sono le parole del generale Joseph Votel III, laureato a West Point e Army Ranger, quando assunse il comando della SOCOM lo scorso agosto. E non credo che sia la fine, anzi. Come risultato della spinta di McRaven a creare “una rete globale interagenzie di alleati e partner delle SOF“, ufficiali di collegamento delle Operazioni Speciali, o SOLO, sono ora incorporati nelle 14 principali ambasciate degli USA per aiutare a consigliare le forze speciali di varie nazioni alleate. Già operano in Australia, Brasile, Canada, Colombia, El Salvador, Francia, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Polonia, Perù, Turchia e Regno Unito, e il programma SOLO è pronto, secondo Votel, ad espandersi in 40 Paesi entro il 2019. Il comando, e soprattutto il JSOC, ha anche forgiato stretti legami con Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation e National Security Agency, tra gli altri. La portata globale del Comando Operazioni Speciali si estende anche oltre, con più piccoli ed più agili elementi che operano nell’ombra, dalle basi negli Stati Uniti alle regioni remote del sud est asiatico, dal Medio Oriente agli austeri avamposti nei campi africani. Dal 2002, SOCOM è stato anche autorizzato a creare proprie task force congiunte, una prerogativa normalmente limitata ai comandi combattenti più grandi come CENTCOM. Si prenda ad esempio la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) che, al suo apice, aveva circa 600 effettivi statunitensi a sostegno delle operazioni di controterrorismo dagli alleati filippini contro gruppi di insorti come Abu Sayyaf. Dopo più di un decennio trascorso combattendo quel gruppo, i numeri sono diminuiti, ma continua ad essere attivo mentre la violenza nella regione rimane praticamente inalterata.
L’Africa è, infatti, diventato un luogo importante per le oscure missioni segrete degli operatori speciali statunitensi. “Questa particolare unità ha fatto cose impressionanti. Che si trattasse di Europa o Africa, assumendovi una serie di contingenze, avete tutti contribuito in modo assai significativo“, aveva detto il comandante del SOCOM, generale Votel, ai membri del 352.mo Gruppo Operazioni Speciali presso la loro base in Inghilterra, lo scorso autunno. Un’operazione di addestramento clandestina delle Special Ops in Libia implose quando milizie o “terroristi” fecero irruzione due volte nella base sorvegliata dai militari libici, e saccheggiarono grandi quantità di apparecchiature avanzate e centinaia di armi, tra cui pistole Glock e fucili M4 statunitensi, così come dispositivi di visione notturna e laser speciali che possono essere visti solo da tali apparecchiature. Di conseguenza, la missione fu abbandonata assieme alla base, che fu poi rilevata da una milizia. Nel febbraio dello scorso anno, le truppe d’élite si recarono in Niger per tre settimane di esercitazioni militari nell’ambito di Flintlock 2014, una manovra antiterrorismo annuale che riuniva le forze di Niger, Canada, Ciad, Francia, Mauritania, Paesi Bassi, Nigeria, Senegal, Regno Unito e Burkina Faso. Diversi mesi dopo, un ufficiale del Burkina Faso, addestratosi all’antiterrorismo negli Stati Uniti nell’ambito del Joint Special Operations presso l’Università del SOCOM nel 2012, prese il potere con un colpo di Stato. Le operazioni delle forze speciali, invece, continuano. Alla fine dello scorso anno, per esempio, nell’ambito del SOC FWD dell’Africa occidentale, i membri del 5° battaglione del 19.mo Gruppo Forze Speciali collaboravano con le truppe d’élite marocchine per l’addestramento in una base presso Marrakesh. Lo schieramento in nazioni africane, però, avviene entro la rapida crescita delle operazione all’estero del Comando delle Operazioni Speciali. Negli ultimi giorni della presidenza Bush, sotto l’allora capo del SOCOM, ammiraglio Eric Olson, le forze speciali sarebbero state dispiegate in circa 60 Paesi. Nel 2010 in 75, secondo Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del SOCOM, colonnello Tim Nye, disse a TomDispatch che il totale sarebbe stato 120 Paesi entro la fine dell’anno. Con l’ammiraglio William McRaven, in carica nel 2013, l’allora maggiore Robert Bockholt disse a TomDispatch che il numero era salito a 134 Paesi. Sotto il comando di McRaven e Votel nel 2014, secondo Bockholt, il totale si ridusse leggermente a 133 Paesi. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel aveva osservato, tuttavia, che sotto il comando di McRaven, dall’agosto 2011 all’agosto 2014, le forze speciali erano presenti in più di 150 Paesi. “In effetti, SOCOM e tutti i militari degli Stati Uniti sono più che mai impegnati a livello internazionale, in sempre più luoghi e in una sempre più ampia varietà di missioni“, ha detto in un discorso nell’agosto 2014.
us_spec_ops-m Il SOCOM ha rifiutato di commentare la natura delle missioni o i vantaggi dell’operare in tante nazioni. Il comando non farà neanche il nome di un solo Paese in cui le forze delle operazioni speciali USA sono state dispiegate negli ultimi tre anni. Uno sguardo ad alcune operazioni, esercitazioni ed attività rese pubbliche, però, dipinge un quadro di un comando in costante ricerca di alleanze in ogni angolo del pianeta. A settembre, circa 1200 specialisti e personale di supporto statunitensi si unirono alle truppe d’élite di Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Finlandia, Gran Bretagna, Lituania, Norvegia, Polonia, Svezia, Slovenia nell’esercitazione Jackal Stone, dedicata a tutto, dai combattimenti ravvicinati alle tattiche da cecchino, dalle piccole operazioni su imbarcazione a missioni di salvataggio degli ostaggi. Per i capi delle Black Ops degli USA, il mondo è tanto instabile quanto interconnesso. “Vi garantisco che ciò che succede in America Latina influisce su ciò che accade in Africa occidentale, ciò che interessa l’Europa meridionale riguarda ciò che accade nel sud-ovest asiatico“, ha detto l’anno scorso McRaven a Geolnt, un incontro annuale dei dirigenti dell’industria spionistica con i militari. La loro soluzione all’instabilità interconnessa? Più missioni in più nazioni, in più di tre quarti dei Paesi del mondo, sotto il mandato di McRaven. E la scena sembra destinata ad ulteriori operazioni simili in futuro. “Vogliamo essere ovunque“, ha detto Votel a Geolnt. Le sue forze sono già sulla buona strada nel 2015. “La nostra nazione ha aspettative molto alte dalle SOF“, ha detto agli operatori speciali in Inghilterra lo scorso autunno. “Si rivolgono a noi per missioni molto dure in condizioni molto difficili“. Natura e sorte della maggior parte di quelle “missioni dure” tuttavia, rimangono ignote agli statunitensi. E Votel a quanto pare non è interessato a far luce. “Mi dispiace, ma no“, fu la risposta di SOCOM alla richiesta di TomDispatch per un colloquio con il capo delle operazioni speciali sulle operazioni, in corso e future. In realtà, il comando rifiutò di mettere qualsiasi personale a disposizione per una discussione di ciò che fa in nome degli USA e con i dollari dei contribuenti. Non è difficile indovinarne il motivo. Attraverso una combinazione abile di spavalderia e segretezza, fughe ben piazzate, abili marketing e pubbliche relazioni, coltivazione della mistica del superman (con un ciuffo dalla torturata fragilità di lato) e di estremamente popolari e pubbliciazzatti assassinii mirati, le forze speciali sono diventate le beniamine della cultura popolare statunitense, mentre il comando continua a vincere a Washington il pugilato sul bilancio. Ciò è particolarmente evidenziato da ciò che realmente accade sul campo: in Africa, armamento ed equipaggiamento di militanti e addestramento di un golpista; in Iraq, le forze d’elite statunitensi implicate in torture, distruzione di case, uccisione e ferimento di innocenti; in Afghanistan stessa storia, con ripetute segnalazioni di civili uccisi; mentre in Yemen Pakistan, e Somalia è lo stesso. E questo è solo una minima parte degli errori delle Special Ops. Quindi non solo il pubblico statunitense non ha idea di cosa succeda, ma ciò spesso finisce in un disastro. Vedasi più sotto.
Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, i risultati parlano da soli. Il SOCOM ha più che raddoppiato le dimensioni e il segreto JSOC sarebbe grande quasi quanto il SOCOM nel 2001. Dal settembre di quell’anno, 36 nuovi gruppi terroristici sono nati, tra cui divesre succursali, propaggini e alleati di al-Qaida. Oggi, tali gruppi ancora operano in Afghanistan e Pakistan, dove ora ci sono 11 riconosciuti affiliati di al-Qaida, e cinque nella prima, così come in Mali, Tunisia, Libia, Marocco, Nigeria, Somalia, Libano e Yemen, tra gli altri Paesi. Un ramo è nato con l’invasione dell’Iraq, alimentato da un campo di prigionia statunitense, ed ora noto come Stato islamico che controlla una larga parte del Paese e della vicina Siria, un proto-califfato nel cuore del Medio Oriente che i jihadisti, nel 2001, potevano solo sognarsi. Quel gruppo, da solo, ha una forza stimata di circa 30000 armati che sono riusciti a conquistare grandi territori ed anche la seconda dell’Iraq, pur essendo incessantemente colpiti fin dall’inzio dal JSOC. “Dobbiamo continuare a sincronizzare il dispiegamento delle SOF in tutto il mondo“, dice Votel. “Dobbiamo tutti sincronizzarci, coordinarci e preparare il comando“. Ad essere fuori sincrono è il popolo statunietnse, costantemente tenuto all’oscuro di ciò che gli operatori speciali statunitensi fanno e dove lo fanno, senza citare i fallimenti e le conseguenze che hanno prodotto. Ma se la storia insegna, i blackout sulle Black Ops contribuiranno a garantire che continui ad esserci l'”età d’oro” dell’US Special Operations Command.
Ripetete dopo di me: USA! USA!

Gen. Joseph L. Votel

Gen. Joseph L. Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Medio Oriente: le basi statunitensi sono alla portata dei missili iraniani

IRIBReseau International 18 novembre 2014iran-bombe-ai-60-33-1728x800_cUn confronto militare Iran – USA è possibile? Sì, se Stati Uniti o Israele si permettono di bombardare i siti nucleari iraniani… Questa settimana si è tenuta in Iran una serie di conferenze e di interventi dedicati alla potenza missilistica iraniana. Il Paese, come tutti sanno, ha missili di breve, medio e lungo raggio in grado di colpire obiettivi in Israele, ma anche nel Golfo Persico dove gli obiettivi dell’Iran, naturalmente, sono le basi degli Stati Uniti. Il comando delle forze armate iraniane ha annunciato di non aver sentito, per il momento, la necessità di ampliare la gittata dei suoi missili ad oltre 2000 km, essendo gli obiettivi israeliani a 1200 km dal confine iraniano, e le basi militari statunitensi ancor più vicine. Ma quali sono le basi militari degli Stati Uniti sotto tiro?
Oman: base Thumrayt, a 963 chilometri dal confine iraniano
Kirghizistan: aeroporto militare di Manas a 1344 km dall’Iran
Pakistan: base aerea Shamsi, a 199 km dall’Iran
Pakistan: base aerea Sahbaz, a 527 km dall’Iran
Afghanistan: aeroporto di Bagram a 730 km dall’Iran. Vi sono 4 basi militari e principale stazione per aerei da trasporto e caccia statunitensi
Turchia: base aerea Incirlik, a 875 km dall’Iran (base degli Stati Uniti dal 1980)
Quwayt: base Ali al-Salim, a 115 km dal confine iraniano. Questa base è sede di due basi aeree e una terrestre delle forze USA
Qatar: base aerea al-Adid a 278 km dall’Iran. Superbase degli USA nella regione per i bombardieri B-1
Bahrayn: base aera Shayq Isa a 238 km dell’Iran, con due piste di decollo di 3800 metri. Gli aeromobili presenti sono C-17, P-3F Orion ed F16
Bahrayn: V Flotta degli Stati Uniti, a 200 chilometri dall’Iran. Ospita numerose navi da guerra degli USA
Emirati Arabi Uniti: base aerea al-Dhafra a 253 km dalle coste e a 184 km dalle isole iraniane. Questa base è dotata di due piste di atterraggio di 4200 metri, vi sono presenti aerei statunitensi.

398463Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soldato dell’anno. Il riconoscimento militare Musa ibn Nusayr / Tawfiq al-Juhani

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2014alalam_635322087941876952_25f_4x3Ora che siamo al quarto anno di guerra contro le Forze del Male, Stati Uniti, NATO, Stato-ghetto sionista, trogloditi arabi e loro tirapiedi, è giunto il momento di riconoscere i brillanti leader militari dell’Esercito Arabo Siriano e dell’Aeronautica Siriana, che hanno dedicato la vita a proteggere la società siriana, le sue istituzioni, il suolo e l’onore della sua Presidenza. Questo premio prende il nome dallo straordinario Generale Musa ibn Nusayr, nato in Siria intorno al 640 d.C. nel Qalamun, vicino Homs (Jabal al-Jalil) e che ebbe il merito di conquistare l’estremo occidente nordafricano. Ibn Nusayr ordinò al leggendario Tariq ibn Ziyad di attraversare le colonne d’Ercole nella prima invasione islamica della Penisola Iberica. Musa poi raggiunse il suo luogotenente berbero e completò la conquista di Spagna/Portogallo. Mentre Tariq diede a Gibilterra il suo nome (Jabal al-Tariq), Musa lo diede a una montagna in Marocco: Jabal Musa.
Questo premio prende anche il nome dal Tenente-Generale Muhammad Tawfiq al-Juhani, noto come il Dominatore dell’esercito sionista nella battaglia del lago Qarun in Libano, durante l’invasione sionista del 1982. Il 9 giugno 1982 il Generale al-Juhani, ex-comandante della 1ª Divisione corazzata siriana, assunse il comando del teatro tra le montagne e la Siria infliggendo gravi colpi agli invasori sionisti, uccidendone centinaia e abbattendone molti bombardieri. Mentre l’EAS perse molti blindati nella battaglia, la splendida apparizione di al-Juhani, comandante nel campo di battaglia, sconvolse i sionisti e li mise in ginocchio. Così molti ebrei stranieri morirono nella battaglia, e il tentativo di ritrovare i corpi si tradusse nell’affare spionistico di Ziyad al-Humsi. Il nome del Generale al-Juhani è iscritto a caratteri d’oro negli annali dell’Esercito arabo siriano. Ecco il primo candidato:
gen-al-freij-visits-army-sites-in-aleppo1. Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj: Nel luglio 2012, un agente saudita, “arruolato” con promesse di denaro e Paradiso, collocò una bomba al Ministero della Difesa di Damasco. Era un dipendente delle pulizie ritenuto insospettabile. Quando l’incontro iniziò vi erano 4 alti ufficiali della Difesa della Siria: il Tenente-Generale Dawud Abdullah Rajiha (Ministro della Difesa) e primo cristiano ortodosso a tenere questa carica nella storia della Siria moderna; il Tenente-Generale Hisham Yqtiyar; il Tenente-Generale Hasan Turqmani (Consigliere Militare del Presidente); il Tenente-Generale Asif Shawqat, Vicecapo di Stato Maggiore e cognato del Presidente. Quando la bomba esplose, Rajiha, Turqmani e Shawqat furono uccisi all’istante. Yqtiyar morì per le ferite pochi giorni dopo. In Siria, il Capo di Stato Maggiore è un ufficiale in servizio attivo che, quando raggiunge una certa età, diventa Ministro della Difesa se la carica è vacante. Il Capo di Stato Maggiore era il Tenente-Generale al-Furayj. Con stile freddo, deciso e senza soluzione di continuità, caratteristico di chi è istruito nelle scienze, il Dr. Assad nominava al-Furayj alla carica di Rajiha e assegnò un altro candidato alla carica di Capo di Stato Maggiore, Generale Alì Abdullah Ayub. I sauditi previdero il panico a Damasco, ma non ebbero nulla se non una successione flemmatica, snella ed efficiente. Si aspettavano che il nuovo Ministro della Difesa fosse meno aggressivo del predecessore. Non fu affatto così. Infatti, il re dei ratti al-Lush, che si prese la responsabilità dell’assassinio, poi osservò che i nuovi incaricati erano più feroci dei precedenti. Nato a Rahjan, provincia di Hama, il Tenente-Generale al-Furayj è un esperto di guerra corazzata e comandante delle forze speciali nel sud della Siria. Da quando il Generale di al-Furayj ha assunto il nuovo incarico, ha mostrato notevole destrezza, percettività e innovazione. Sapeva fin dall’inizio che l’esercito doveva riorganizzarsi e adattarsi a un nuovo tipo di guerra per sconfiggere la costellazione di terroristi sponsorizzati volta ad abbattere il Presidente del suo Paese. È stato determinante nel convincere il Ministero della Difesa russo che la Siria poteva assorbire nuovi sistemi d’arma e mantenerne riservata la tecnologia. Ha costantemente e con successo mediato le dispute tra i suoi generali dimostrando freddezza e riservatezza, dimostrandosi sempre il campione del coscritto, come duro soldato in trincea privo del lusso della limousine con le guardie di sicurezza. Quando finirà tale guerra, sarà ricordato come un gigante nella storia militare siriana.

army_12. Tenente-Generale Alì Abdullah Ayub: è l’Omar Bradley siriano. Capo di Stato Maggiore Generale sostituto del Generale al-Furayj dopo che assunse la carica di Ministro della Difesa. Il Generale Ayub è l’apoteosi della volontà di ferro, altamente professionale, gelido freddo soldato che non può essere scosso. In ogni decisione nel spostare questa o quella brigata, è presente. Decide l’invio delle Brigate Tigre a Idlib o a Darah. E’ il mago della tattica che si occupa la vertiginosa serie di unità militari al suo comando, delle loro capacità ed esigenze logistiche. È colui che informa il Generale al-Furayj su carenze di carburante o munizioni. È colui che avverte il comandante dell’Aeronautica, Tenente-Generale Isam Halaq dei necessari servizi. È colui che coordina l’intelligence distribuita ai comandanti sul campo e che in ultima analisi prende le decisioni più difficili, nell’abbandonare o tenere ad ogni costo delle posizioni. Le sue capacità sono più che eccellenti. Molti l’accrediteranno della vittoria dell’Esercito siriano sulle forze delle tenebre ed erigeranno statue alla sua memoria.

general-issam-zahreddine-syrie3. Maggiore-Generale Isam Zhahradin: come molti ufficiali delle forze od operazioni speciali, questo generale, noto come il “druso pazzo”, si porta con spavalderia che trasuda carisma. Come altri paracadutisti, degli Stati Uniti o degli Speznaz, coltiva una personalità da macho che elettrizza i soldati al suo comando. Quando si opera nella 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana del Generale Zhahradin, si opera sotto il comando di un equivalente di Patton, Montgomery e Rommel, uomini dalla reputazione di audaci e coraggiosi in combattimento. La sua posizione oggi è solitaria, a Dayr al-Zur. Nonostante la scarsità di materiale a disposizione, a differenza di altre unità nella parte occidentale del Paese, questo ferreo Aiace ha sconfitto i terroristi cannibali di SIIL e al-Nusra. Hanno cercato di ucciderlo l’11 novembre 2013, ma lo ferirono solo alla gamba. Si riprese rapidamente e inflisse colpi paralizzanti strappando ai ratti al-Huwayqa e Muhasan. Oggi, lui e le sue brigate di ranger e paracadutisti hanno strappato il controllo di Huwayat al-Saqr e sono volti a sterminare ogni barbaro ratto straniero del SIIL spedito dalle viscere dell’Asia o dai fetidi vicoli di Londra. Per i ratti è la personificazione della Morte e promessa di un’unica indissolubile Siria.

B00jr7fIUAAawDz4. Colonnello Suhayl al-Hasan “La Tigre”: nato sulle coste della Siria, nelle montagne che hanno generato i leoni che ne costruirono il formidabile esercito, questo altro gatto ha già mostrato coraggio e risoluzione assai più ferina e flessibile, riuscendo ad essere ubiquo in più posti, infiltrando a velocità inaudita i suoi carri armati davanti ai ruggenti camion verso ogni punto in cui il fetore dei bastardi ratti jihadisti può essere annusato, mentre i letali bombardieri che solcano l’aria al suo comando consegnano alle fiamme dell’Inferno coloro che portano nichilismo distruttivo in Siria. La sua velocità è leggendaria, anche se non ha ancora 50 anni la sua fama di brillante tattico è filtrata in ogni buco infestato dalla peste dei ratti wahhabiti che si crogiolano nel fango puzzolente dei loro rituali pagani. Se a nord di Aleppo o ad Homs spezza la schiena della morsa di al-Nusra, le sue truppe scelte annientano il SIIL nel Jabal al-Shair e nei pozzi di petrolio a sud-est, e a Mawraq le sue truppe vittoriose liberano la città, da cui passa un’arteria cruciale, e le sue unità del Direttorato dell’Intelligence dell’Aeronautica eseguono operazioni speciali a Darah, il suo stile metodico e la capacità d’infondere ai suoi uomini il desiderio di devastare il nemico, ne hanno fatto l’ufficiale preferito dal Dottor Assad. Oggi, si dirige di nuovo a sud per un cruciale scontro con al-Nusra a Nawa.
Il vincitore di questo premio sarà annunciato alla fine dell’anno sulla nostra patentata grande via.

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