La biografia occulta della famiglia Obama al servizio della CIA

Wayne Madsen Voltairenet 30 agosto 2010

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha consultato diversi archivi della CIA per stabilire i collegamenti tra l’Agenzia e le istituzioni e le persone che hanno avuto stretti rapporti con Barack Obama, i suoi genitori, la nonna e il patrigno. La prima parte del suo caso evidenzia la partecipazione di Barack Obama Senior nelle azioni adottate dalla CIA in Kenya. Queste operazioni erano volte a contrastare l’ascesa del comunismo e l’influenza cino-sovietica sui circoli degli studenti, e non solo, hanno anche avuto lo scopo di ostacolare l’emergere di leader africani non allineati. Nella seconda parte della sua indagine, Wayne Madsen s’è interessato alla biografia della madre e del patrigno del presidente Barack Obama. Traccia il loro percorso di agenti della CIA iniziando dall’Università delle Hawaii, dove vennero elaborato alcuni dei più cupi progetti dell’Agenzia, all’Indonesia, mentre gli Stati Uniti preparavano l’enorme strage di simpatizzanti comunisti. La loro carriera s’inserisce  in questo periodo, che vide l’inizio della globalizzazione in Asia e nel resto del mondo. A differenza della dinastia Bush, Barack Obama è riuscito a nascondere i suoi legami con la CIA, in particolare, quelli della sua famiglia, fino ad oggi. Madsen conclude con la domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?”

presidentobamadeliversstatementciaheadquartersckrydgkvpjwxDal 1983 al 1984, Obama ha lavorato come analista finanziario nell’International Business Corporation, nota come società di facciata della CIA.

La Business International Corporation, la facciata della CIA in cui ha lavorato il futuro presidente degli Stati Uniti, organizzava conferenze tra i leader più potenti e impiegava i giornalisti come agenti all’estero. Il lavoro che vi ha svolto Obama, dal 1983, è coerente con le missioni di spionaggio per conto della CIA svolte da sua madre, Stanley Ann Dunham, negli anni ‘60, dopo il colpo di stato in Indonesia, per conto di altre società di facciata della CIA, tra cui il East-West Center dell’Università delle Hawaii, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (US Agency for International Development, USAID) [1] e la Fondazione Ford [2]. Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, il patrigno di Obama, presso l’East-West Center nel 1965. Soetoro fu richiamato in Indonesia nel 1965, come alto ufficiale per assistere il generale Suharto e la CIA nel rovesciamento cruento del presidente Sukarno [3].
Barack Obama senior incontrò Dunham nel 1959, al corso di russo presso l’Università delle Hawaii. Egli fu tra i pochi fortunati di un volo aereo tra l’Africa orientale e gli Stati Uniti, per fare entrare 280 studenti presso diversi istituti accademici statunitensi. Secondo un rapporto della Reuters di Londra del 12 settembre 1960, questa operazione avrebbe beneficiato di un semplice “aiuto” della sola Fondazione Joseph P. Kennedy. Essa mirava a formare e indottrinare futuri agenti d’influenza in Africa, un continente che diveniva il luogo della lotta di potere tra gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Cina, per influenzare i regimi dei paesi nuovamente indipendenti, o in procinto di diventarlo.
Nella scelta degli studenti espatriati, Masinda Muliro, Vice-Presidente del Kenya African Democratic Union (KADU), ha denunciato le preferenze tribali, che favorivano la maggioranza Kukuyu e la minoranza etnica del gruppo Luo. Questo favoritismo privilegiava i sostenitori del Kenya African National Union (KANU), guidato da Tom Mboya, ex sindacalista e nazionalista. Fu Mboya che scelse d’inviare Barack Obama senior a studiare presso l’Università delle Hawaii. Obama senior, allora sposato, padre di un bambino e in attesa di un secondo bambino in Kenya, sposò Dunham sull’isola di Maui il 2 febbraio 1961. Dunham era incinta di tre mesi di Barack Obama, al momento del suo matrimonio con Obama Senior. Questi divenne il primo studente africano ad integrarsi in una università degli Stati Uniti.
Sempre secondo Reuters, Muliro avrebbe anche detto di voler inviare una delegazione negli Stati Uniti per indagare sugli studenti kenioti che ricevevano “regali” dagli statunitensi e di “assicurare che le donazioni agli studenti, in futuro, (fossero) gestiti da persone sinceramente preoccupate per lo sviluppo del Kenya“.

Kennedy e Tom Mboya

Kennedy e Tom Mboya

La CIA avrebbe reclutato Tom Mboya nell’ambito di un programma chiamato “liberazione selettiva”, generosamente finanziata con l’obiettivo di isolare il presidente Kenyatta, il fondatore della Repubblica del Kenya, considerato dall’agenzia di intelligence degli Stati Uniti una persona “di cui non ci si può fidare“.

Mboya ricevette all’epoca una sovvenzione di 100.000 dollari dalla Fondazione Joseph P. Kennedy, nel quadro del programma di invito degli studenti africani, dopo aver rifiutato la stessa offerta dal Dipartimento di Stato. Chiaramente, Mboya era preoccupato di suscitare sospetti di una assistenza diretta degli Stati Uniti in Kenya, presso i politici filo-comunisti, già sospettosi dei suoi legami con la CIA. Il programma fu finanziato dalla Fondazione Joseph P. Kennedy e dalla Fondazione degli studenti afro-americani. Obama senior non faceva parte del primo gruppo che volò negli Stati Uniti, ma di uno seguente. Questo programma di aiuti agli studenti africani, organizzato da Mboya nel 1959, includeva studenti da Kenya, Uganda, Tanganika, Zanzibar, Rhodesia del Sud e del Nord e Nyasaland (oggi Malawi). Reuters riporta anche che Muliro accusava il favoritismo presente alla selezione dei beneficiari degli aiuti americani, “per ostacolare e irritare gli altri studenti africani“. Muliro affermava che “il beneficio venne dato alle tribù maggioritarie [i Kikuyu e i Luo] e che molti studenti selezionati dagli Stati Uniti fallirono gli esami di ammissione, mentre altri studenti non selezionati si dimostravano degni delle migliori raccomandazioni“.

100104obamasrSubito spedito dalla CIA nelle Hawaii, Barack Obama Senior (indossando i leis hawaiani, la tradizionale collana di fiori) posa con Stanley Dunham (a sinistra di Obama senior), il nonno materno del presidente Barack Obama.

obamaseniorObama senior era un amico di Mboya e un nativo della tribù dei Luo. Dopo l’assassinio di Mboya nel 1969, Obama senior testimoniò al processo del presunto assassino. Obama Senior sosteneva di essere stato l’obiettivo di un tentato omicidio in strada, dopo la sua comparizione in tribunale. Obama Senior lasciò le Hawaii per Harvard nel 1962, e divorziò nel 1964 da Dunham. Sposò una studentessa di Harvard, Ruth Niedensand, una ebrea statunitense, con il quale tornò in Kenya ed ebbe due figli. Il loro matrimonio finì con un divorzio. Obama ha lavorato al Ministero delle Finanze e al Ministero dei Trasporti del Kenya, così come in una compagnia petrolifera. Obama senior morì in un incidente d’auto nel 1982, i principali politici del Kenya parteciparono al suo funerale, Robert Ouko, che divenne ministro dei trasporti, fu assassinato nel 1990.
I documenti della CIA dimostrano che Mboya è stato un importante agente di influenza per conto della CIA, non solo in Kenya, ma in tutta l’Africa. Secondo un rapporto settimanale segreto della CIA (CIA Current Intelligence Weekly Summary) datato 19 novembre 1959, Mboya sorvegliava gli estremisti alla seconda Conferenza Pan-Africana tenutasi a Tunisi (All-African People’s Conference, AAPC). Il documento riferiva che “[gravi attriti si erano] sviluppati tra il Primo Ministro del Ghana, Kwame Nkrumah e il nazionalista keniano Tom Mboya, che [aveva] partecipato attivamente, nel dicembre [1958], per controllare gli estremisti nella prima Conferenza Pan-Africana, ad Accra”. I termini “ha partecipato attivamente” suggeriscono che Mboya collaborava con la CIA, il cui rapporto fu stabilito con i suoi agenti sul campo, ad Accra e a Tunisi. Fu durante questo periodo di “collaborazione” con la CIA ad Accra e a Tunisi, che Mboya assegnò a Obama una borsa di studio di alto livello e gli offrì l’opportunità di andare all’estero e di entrare all’Università delle Hawaii, dove conobbe e sposò la madre dell’attuale presidente degli Stati Uniti. In un più datato rapporto settimanale segreto della CIA, del 3 Aprile 1958, appaiono queste parole: “[Mboya] rimane uno dei più promettenti leader dell’Africa.” La CIA, in un altro rapporto settimanale segreto datato 18 dicembre 1958, descrisse il nazionalista keniano Mboya come un “giovane portavoce dinamico e capace”, durante la sua partecipazione ai lavori della Conferenza Panafricana, era considerato un avversario di “estremisti” come Nkrumah, sostenuto dai “rappresentanti sino-sovietici”.
In un documento declassificato della CIA sulla Conferenza panafricana del 1961, il conservatorismo di Mboya, come quello del tunisino Slim Taleb, furono chiaramente definiti un contrappeso alla politica di sinistra del clan Nkrumah. Il filo-comunisti furono eletti a capo del comitato organizzatore della Conferenza Pan-Africana, alla conferenza del Cairo del 1961, a cui assistette Mboya. Nel rapporto della CIA, i nomi di alcuni di questi leader sono citati: quello del Senegalese Abdoulaye Diallo, segretario generale della Conferenza panafricana; dell’algerino Ahmed Bourmendjel, dell’angolano Mário de Andrade, di Ntau Mokhele del Basutoland (ora Lesotho), del camerunese Kingue Abel, di Antoine Kiwewa del Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), del Ghanese Kojo Botsio, del Guineano Ismail Touré, di TO Dosomu Johnson della Liberia, del Malino Modibo Diallo, del marocchino Mahjoub Ben Seddik, di Djibo Bakari del Niger, del Nigeriano Tunji Otegbeya, di Kanyama Chiume del Nyasaland, del somalo Abdullahi Ali, di Makiwane Tennyson del Sud Africa e di Mohamed Fouad Galal degli Emirati Arabi Uniti. I soli partecipanti che hanno ricevuto l’approvazione della CIA erano Mboya (il che è evidente poiché era un informatore della CIA), Joshua Nkomo, originario della Rhodesia del Sud, B. Munanka del Tanganyika, il tunisino Abdel Magid Shaker e l’ugandese John Kakonge. Nkrumah fu alla fine abbattuto nel 1966, dopo un colpo di stato militare organizzato dalla CIA, durante una visita di Stato in Cina e Vietnam del Nord. Questa operazione venne attuata un anno dopo che l’agenzia condusse contro il presidente Sukarno un altro colpo di stato militare, in cui la famiglia della madre di Obama ebbe un ruolo. Alcuni dati suggeriscono che l’assassinio di Mboya, nel 1969, sia stato organizzato da agenti cinesi che agivano per conto delle fazioni governative incaricati dal presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, di combattere Mboya e di eliminare, in tal modo, un politico africano filo-statunitense di primo piano. Tutte le ambasciate a Nairobi avevano messo le loro bandiere a mezz’asta, in omaggio a Mboya, tranne una, quello della Repubblica popolare cinese.

Kwame Nkrumah

Kwame Nkrumah

L’influenza esercitata da Mboya sul regime di Kenyatta continuerà a lungo dopo la sua morte, finchè Obama senior era ancora vivo. Nel 1975, Josiah Kariuki, membro socialista del KANU (il partito che contribuì a creare con Mboya e Obama senior) venne assassinato. Dopo l’omicidio, Kenyatta licenziò dal governo tre ministri ribelli, che erano “personalmente collegati sia a Kariuki che a Mboya.” Tali informazioni sono state originariamente classificate come segrete (classificazione livello Umbra), e apparvero in più memo della CIA sul Medio Oriente, l’Africa e il Sud Africa. In seguito fu trasmesso sulla rete COMINT il 24 giugno 1975. Le informazioni contenute in questo rapporto, come dimostra il suo livello di classificazione, provenivano dalle intercettazioni effettuate del ministro degli Interni keniano. Nessuno fu mai stato accusato di aver ucciso Kariuki.
Le intercettazioni degli alleati di Mboya e Kariuki sono la prova che la NSA e della CIA mantennero sotto sorveglianza Barack Obama senior, un individuo, che come straniero negli Stati Uniti, poteva prestarsi a qualche intercettazione legale, di cui si incarica la NSA e il Government Communications Headquarters (GCHQ, l’intelligence elettronica del governo britannico).

US Democratic presidential candidate Barack Obama is seen as a child in a family snapshotIl giovane “Barry” Obama Soetoro, allora di 10 anni, con il suo patrigno Lolo Soetoro, sua madre, Ann Dunham Soetoro Obama, e la sorellastra Maya Soetoro. (Foto di famiglia, pubblicato da Bloomberg News)

static2-politico-comNella prima parte della presente relazione speciale, il Wayne Madsen Report (WMR) ha rivelato i legami tra Barack Obama Senior e il viaggio aereo tra l’Africa e gli Stati Uniti di un gruppo di 280 studenti provenienti dalle nazioni dell’Africa del Sud e dell’Africa orientale, indipendenti o sul punto di divenirlo. Assegnandogli i diplomi universitari, gli Stati Uniti si assicurò la simpatia dei felici prescelti, e sperarono di usarli contro i progetti simili attuati dall’Unione Sovietica e dalla Cina. Barack Obama Senior  stato il primo studente straniero ad iscriversi all’Università di Hawaii. Obama senior e la madre di Obama, Stanley Ann Dunham, si sono incontrati in un corso di russo nel 1959, e si sposarono nel 1961.
Il programma d’invito per gli studenti africani era gestito dal leader nazionalista Tom Mboya, un mentore e amico di Obama senior, e come lui un nativo della tribù dei Luo. I documenti della CIA citati nella prima parte dell’articolo, indicano la collaborazione attiva di Mboya con la CIA per evitare che i nazionalisti filo-sovietici e filo-cinesi prendessero il sopravvento sui movimenti nazionalisti pan-africani, negli ambienti politici, studenteschi e dei lavoratore.  Uno degli avversari più accaniti di Mboya, è stato il primo Presidente della Repubblica del Ghana, Kwame Nkrumah, spodestato nel 1966 durante un’operazione montata dalla CIA. L’anno seguente, Barack Obama e sua madre si unirono a Lolo Soetoro in Indonesia. Ann Dunham e Soetoro si erano incontrati nel 1965 presso l’Università delle Hawaii, quando il giovane Barack aveva quattro anni. Così nel 1967, Barack e sua madre si stabilirono a Jakarta. Nel 1965, Lolo Soetoro era stato richiamato dal generale Suharto a servire negli alti comandi militari e ad assistere alla pianificazione, con il sostegno della CIA, del genocidio degli indonesiani sino-indonesiani e filo-comunisti in tutto il paese. Suharto consolidò il potere in Indonesia, nel 1966, l’anno in cui la CIA ha aiutato Mboya a trovare il necessario sostegno tra i nazionalisti panafricani, per rovesciare il Presidente Nkrumah in Ghana.

Sukarno e Suharto

Sukarno e Suharto

Il Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii e il colpo di Stato della CIA contro Sukarno
pkiposterAnn Dunham e Lolo Soetoro s’incontrarono presso il Centro Est-Ovest dell’Università delle Hawaii. Il centro era da lungo tempo collegata alle attività della CIA in Asia/Pacifico. Nel 1965, anno in cui Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, fu nominato un nuovo preside del Centro Est-Ovest Howard P. Jones, che era stato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Indonesia nei sette anni capitali per il paese, tra il 1958 e il 1965. Jones era presente a Jakarta, quando Suharto e i suoi ufficiali agivano per conto della CIA, pianificando il rovesciamento di Sukarno, accusato, come il PKI (Partito Comunista Indonesiano), d’essersi alleato dalla Cina [1]. Il 10 ottobre 1965, quando era preside dell’East-West Center, Jones pubblicò un articolo per il Washington Post in cui difendeva Suharto per il colpo di stato contro Sukarno. Il Post lo ha invitato a commentare il colpo di stato, descritto come un “contro-golpe” per riconquistare il potere dalle mani dei comunisti. Jones disse che Suharto aveva risposto a un colpo di stato comunista contro Sukarno, guidato dal tenente-colonnello Untung, “un capitano di battaglione relativamente sconosciuto, in servizio nella Guardia Presidenziale“. Jones, le cui dichiarazioni riflettono il contenuto delle relazioni della CIA provenienti dall’ambasciata USA a Jakarta, continuava il suo articolo affermando che il presunto colpo di stato comunista del 30 settembre 1965, “era quasi riuscito, dopo l’assassinio di sei ufficiali del Comando Supremo. Sarebbe riuscito se il ministro della Difesa, Nasution, e una serie di altri generali, non avessero reagito con sufficiente rapidità organizzando uno spettacolare contro-colpo di stato.” Naturalmente, ciò che Jones evitava d’informare i lettori del Post, era che Suharto era fortemente appoggiato dalla CIA. Né Sukarno, né il governo indonesiano, in cui sedevano i leader di secondo e terzo rango del PKI, rimproverarono i comunisti di aver compiuto questi omicidi. Non possiamo escludere l’ipotesi che questi omicidi siano stati un’operazione false flag organizzata dalla CIA e da Suharto, destinati a scaricare la colpa sul PKI. Due giorni dopo il golpe di Suharto, i partecipanti in un evento orchestrato dalla CIA, incendiarono la sede della PKI a Jakarta. Marciando davanti l’ambasciata statunitense, che ospitava anche un ramo della CIA, scandivano le parole: “Viva gli USA!” Untung disse che quando si accorse che Suharto e la CIA stavano preparando un colpo di stato per il giorno della parata dell’esercito indonesiano, 5 Ottobre 1965, Sukarno e lui, seguiti dai militare a loro leali, sarebbero passati per primi all’azione. Jones rispose che vedeva in questa versione “la tradizionale propaganda comunista“. Suharto attaccò Sukarno il 1 ottobre. Jones aveva ribadito che “non c’era un briciolo di verità nelle accuse contro la CIA di aver agito contro Sukarno.” Gli storici hanno dimostrato il contrario. Jones aveva accusato i comunisti di sfruttare la fragile salute di Sukarno di escludere qualunque candidato che avrebbe potuto succedergli. Il loro obiettivo, secondo Jones, era quello di imporre DN Aidit, il capo del PKI, alla successione di Sukarno. Sukarno morì solo nel 1970, quando era agli arresti domiciliari. Un documento della CIA, precedentemente classificato segreto e senza data, menzionava che “Sukarno [voleva] tornare alla configurazione pre-colpo di stato. Egli [rifiutava] di accusare il PKI e il Movimento 30 settembre [del tenente colonnello Untung]; si [appellava], invece all’unità del popolo indonesiano e lo [dissuase] dai velleità di vendetta. Ma non [riuscito] a impedire all’esercito di continuare le sue operazioni contro il PKI; [agiva] nello loro senso nominando il generale Suharto a capo dell’esercito“. Suharto e il patrigno di ‘Barry’ Obama Soetoro, Lolo Soetoro, ignorarono gli appelli di Sukarno alla calma, come gli indonesiani avrebbero scoperto molto rapidamente.
nixonsuhDopo il fallito colpo di stato militare attribuito agli ufficiali di sinistra nel 1965, Suharto (a sinistra) scatenò una sanguinosa purga anti-comunista, in cui un milione di civili venne ucciso. Il massacro delle popolazioni Cino-Indonesia a opera di Suharto, è citata nei documenti della CIA attraverso la descrizione del partito Baperki: “I sostenitori del partito di sinistra Baperki, che ha una forte presenza nelle aree rurali, sono prevalentemente di etnia sino-indonesiana”. Una nota della CIA declassificata, datata 6 ottobre 1966, mostra il grado di controllo e la supervisione esercitata dalla CIA nel golpe contro Sukarno, molti furono gli agenti intermediari con le unità armate di Suharto poste intorno al palazzo presidenziale di Bogor e a varie ambasciate in tutto il paese, compreso il Consolato degli Stati Uniti a Medan. Questo consolato sorvegliava i sostenitori di sinistra in questa città, sull’isola di Sumatra, secondo una nota della CIA del 2 ottobre 1965, portando all’attenzione dell’Agenzia che “il console sovietico aveva pronto un piano per evacuare da Sumatra i cittadini sovietici.” La nota del 6 ottobre raccomandava anche di impedire a Untung di raccogliere ampi appoggi anche tra le popolazioni dell’interno dell’isola di Java. Un rapporto settimanale declassificato della CIA, riguardo l’Indonesia, datato 11 agosto 1967 e intitolato “Il Nuovo Ordine in Indonesia”, rivela che nel 1966 l’Indonesia ristrutturò la sua economia per soddisfare i criteri di ammissibilità per gli aiuti del FMI. In questa relazione, la CIA si felicitava per il nuovo triumvirato al potere in Indonesia, nel 1967: Suharto, il ministro degli Esteri Adam Malik e il sultano di Yogyakarta [2], che fu anche Ministro dell’Economia e delle Finanze. La CIA si felicitava anche per il divieto del PKI, ma ammetteva che “tuttavia molti sostenitori si erano riuniti nelle regioni centro-orientali di Java“, ed è in queste regioni, quindi, che Ann Dunham Soetoro focalizzò le sue attività in nome dell’USAID (U. S. Agency for International Development), della Banca mondiale e della Fondazione Ford, la società di facciata della CIA. La sua missione era quella di “vincere i cuori e le menti” degli agricoltori e degli artigiani giavanesi. In una nota declassificata della CIA del 23 luglio 1966, il partito musulmano Nahdatul Ulama (NU), il partito più forte in Indonesia, era chiaramente visto come un alleato naturale degli Stati Uniti e del regime di Suharto. La relazione affermava che Suharto aveva beneficiato di assistenza per rovesciare i comunisti durante il contro-colpo di stato, in particolare laddove il NU era meglio radicato: Java Est, Sumatra settentrionale e molte aree dell’isola del Borneo. Un’altra nota declassificata dalla CIA, datata 29 Aprile 1966, si riferisce al PKI: “Gli estremisti islamici hanno superato l’esercito nel perseguitare e uccidere i membri del [PKI] e degli altri gruppi affiliati usati come copertura“.

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Dunham e Barry Soetoro a Jakarta e le attività segrete dell’USAID
mth-2-2-c7a9fIncinta di Barack Obama, nel 1960 Dunham abbandonò gli studi presso l’Università delle Hawaii. Barack Obama Senior lasciò le Hawaii nel 1962 per studiare ad Harvard. Dunham e Obama Senior divorziarono nel 1964. Nell’autunno del 1961, Dunham s’iscrisse presso l’Università di Washington e crebbe il suo bambino. Lei rientrò all’Università delle Hawaii tra il 1963 e il 1966. Lolo Soetoro, che si unì con Dunham nel marzo 1965, lasciò l’Indonesia per le Hawaii il 20 luglio 1965, tre mesi prima dell’inizio delle operazioni della CIA contro Sukarno. Chiaramente Soetoro, un colonnello di Suharto, fu richiamato a Jakarta per partecipare al colpo di stato contro Sukarno, dei torbidi che causarono la morte di circa un milione di indonesiani tra la popolazione civile. Il presidente Obama preferirebbe che la stampa ignorasse ciò che successe nel passato; come ha fatto durante la campagna per le primarie e le elezioni presidenziali del 2008.
Nel 1967, dopo il suo arrivo in Indonesia con Obama Junior, Dunham ha insegnato inglese presso l’ambasciata Usa a Jakarta, che era una delle antenne più importanti della CIA in Asia, sostenuta da importanti operazioni svoltesi a Surabaya, Java orientale, e a Medan, sull’isola di Sumatra. Jones lasciò il suo incarico di preside presso l’Università delle Hawaii nel 1968. In realtà, la madre di Obama insegnava inglese per conto dell’USAID, una grande organizzazione che serviva come copertura per le operazioni segrete della CIA in Indonesia e nel sud-est asiatico, in particolare Laos, Vietnam del sud e Thailandia. Il programma dell’USAID è noto come Pembinaan Lembaga Manajemen Pendidikan. Anche se suo figlio e le persone che hanno lavorato con lei alle Hawaii, descrivono la Dunham come uno spirito libero e una “figlia degli anni Sessanta”, le attività esercitate in Indonesia contraddicono la tesi che fanno di lei una ‘hippy’. Il russo che la Dunham aveva appreso alle Hawaii, in seguito dovette essere stato molto utile, per la CIA, in Indonesia. In una nota declassificata, in data 2 agosto 1966, il suo autore, il segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Bromley Smith, ha osservato che, come Giappone, Europa Occidentale, Australia, Nuova Zelanda, Malesia e Filippine, l’Unione Sovietica e i suoi alleati in Europa orientale avevano ben accolto la notizia del colpo di stato di Suharto, poiché creava una Indonesia non allineata, che “rappresentava un contrappeso in Asia alla Cina comunista.” Le registrazioni mostrano che, come Ann Dunham, diversi agenti della CIA, con base a Jakarta, prima e dopo il golpe del 1965, parlavano correntemente russo. Quando viveva in Indonesia, poi in Pakistan, Dunham Soetoro lavorava per la Fondazione Ford, la Banca Mondiale, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Rakyat (banca pubblica indonesiano, di proprietà del governo) e l’USAID. L’USAID fu coinvolta nelle operazioni segrete della CIA nel Sud-Est asiatico. Il 9 febbraio 1971, il Washington Star pubblicò l’informazione che funzionari dell’USAID in Laos, sapevano che il riso fornito dall’USAID destinato all’esercito Laotiano, veniva venduto ai militari Nord-vietnamiti nel Laos stesso. Il rapporto rivela che gli Stati Uniti tolleravano la vendita di riso proveniente dall’USAID ai militari del Laos, poiché così non avrebbero avuto più timore degli attacchi dal Vietnam del Nord e dagli alleati comunisti del Pathet Lao. L’USAID e la CIA utilizzarono la fornitura di riso per forzare le tribù Meo del Laos ad aderire al campo degli Stati Uniti, nella guerra contro i comunisti. I fondi dell’USAID, che avevano lo scopo di aiutare i civili feriti e ad istituire un sistema di assicurazione sanitaria in Laos, furono dirottati e utilizzati per scopi militari.
Nel 1971, il Centro di studi vietnamiti presso l’Università dell’Illinois a Carbondale, finanziato dall’USAID, fu accusato di essere una società di facciata della CIA. I progetti finanziati dall’USAID attraverso il consorzio delle università del Midwest per le attività internazionali (Midwest Universities Consortium for International Activities, MUCIA), che comprendeva le Università di Illinois, Wisconsin, Minnesota, Indiana e Michigan, erano sospettati di essere dei progetti segreti della CIA. Tra questi, figuravano i programmi di “istruzione agraria” in Indonesia e altri progetti in Afghanistan, Mali, Nepal, Nigeria, Tailandia e Vietnam del Sud. Le accuse furono fatte  nel 1971, quando Ann Dunham lavorava per l’USAID in Indonesia. In un articolo del 10 luglio, 1971, il New York Times accusava l’USAID e la CIA di aver “perso” 1.700 milioni di dollari devoluti al programma CORDS (Civil Operations e Revolutionary Development Support). Questo programma era parte dell’Operazione Phoenix, in base al quale la CIA procedeva alla tortura e all’uccisione di molti civili, monaci buddisti e anziani nei villaggi del Vietnam del Sud [3]. Grandi somme di denaro dell’USAID, inoltre, furono ricevute da una compagnia aerea di proprietà della CIA nel Sud-Est asiatico, Air America. In Thailandia, il finanziamento dell’USAID ha accelerato lo sviluppo del Programma di Sviluppo Rurale accelerato (Accelerated Rural Development Program), che nascondeva le operazioni contro la guerriglia comunista. Allo stesso modo, nel 1971, nei mesi precedenti lo scoppio della terza guerra indo-pakistana, i fondi dell’USAID per dei progetti di lavori pubblici nella parte orientale del Pakistan, furono utilizzati per il consolidamento militare della frontiera con l’India. Tali deviazioni sono contrari alle leggi degli Stati Uniti, che vietano l’uso dei fondi dell’USAID per i programmi militari.
obama_with_gramps_ann_maya_1975Nel 1972, in un’intervista a Metromedia News, il direttore di USAID, il dottor John Hannah, aveva ammesso che l’USAID era usato come società di facciata della CIA per le sue operazioni segrete in Laos. Hannah disse che l’USAID era solo una società di copertura solo in Laos. Tuttavia, USAID è stato usata come copertura anche in Indonesia, Filippine, Vietnam del Sud, Thailandia e Corea del sud. I progetti di USAID nel sud est asiatico dovevano essere approvato dal SEADAG (Southeast Asian Development Advisory Group), un gruppo di sviluppo dei progetti pubblici in Asia, che in realtà sia allineava ai pareri della CIA.  Nel 1972 fu dimostrato che il Food for Peace, amministrata dall’USAID e dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, aveva ricevuto finanziamenti per dei progetti con scopi militari in Cambogia, Corea del Sud, Turchia, Vietnam del Sud, Spagna, Taiwan e Grecia. Nel 1972, l’USAID ha mandato i soldi solo nella parte meridionale dello Yemen del Nord, al fine di armare le forze dello Yemen del Nord contro il governo dello Yemen del Sud, allora guidato dai socialisti, contrari l’egemonia statunitense nella regione. Uno degli enti collegati al lavoro dell’USAID in Indonesia è la Fondazione Asia (Asia Foundation), creata negli anni ‘50 con l’aiuto della CIA, per combattere l’espansione comunista in Asia. Il consiglio di amministrazione del Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii è stato finanziato dalla Fondazione Asia. Obama Senior ha soggiornato in questo ostello all’arrivo dal Kenya, che beneficiava del programma di assistenza per studenti africani organizzato da un agente di influenza della CIA in Africa, Tom Mboya. Dunham visse anche in Ghana, Nepal, Bangladesh, India e Thailandia, nel contesto di progetti di microfinanza. Nel 1965, Barack Obama Senior lasciò Harvard e tornò in Kenya, accompagnato dalla nuova moglie statunitense. Obama Senior si mise in contatto con il suo vecchio amico, il “golden boy” della CIA Tom Mboya, e altri politici Luo, la tribù di Obama Senior. Philip Cherry era a capo della stazione CIA di Nairobi, nel 1964-1967. Nel 1975 fu nominato capo della stazione CIA a Dacca, in Bangladesh. L’ambasciatore statunitense nel Bangladesh all’epoca, Eugene Booster, accusò Cherry di essere coinvolto nell’assassinio del primo presidente del Bangladesh, Sheikh Mujiur Rahman e di altri membri della sua famiglia. L’esecuzione della famiglia del presidente del Bangladesh sarebbe verosimilmente stata ordinata dal Segretario di Stato Henry Kissinger. Il Bangladesh è stato anche un passaggio nell’itinerario seguito da Ann Dunham per conto della CIA, nei progetti di micro e macro-finanza.

120430732-0c004b81-462c-4b3e-a194-0d56d69a6ed5Obama e i suoi nonni materni, Madelyn e Stanley Dunham, nel 1979. Sua nonna era una vice-presidente della Banca delle Hawaii, una banca utilizzata da varie società di copertura della CIA.

Le banche della CIA e le Hawaii
ann_dunham_with_father_and_children_enhancedAnn Dunham è rimasta in Indonesia, quando il giovane Obama tornò alle Hawaii nel 1971, affidando il figlio alla madre, Madelyn Dunham. Quest’ultima è stata la prima donna a ricoprire la carica di vice-presidente della Banca delle Hawaii di Honolulu. Diverse società di facciata della CIA hanno poi utilizzato la Banca delle Hawaii. Madelyn Dunham curava la gestione dei conti nascosti che la CIA utilizzava per trasferire fondi a favore dei dittatori in Asia, come il Presidente della Repubblica delle Filippine, Ferdinand Marcos, il Presidente della Repubblica del Viet Nam, Nguyen Van Thieu e il Presidente della Repubblica di Indonesia, generale Suharto. Infatti, la Banca delle Hawaii era responsabile del riciclaggio di denaro da parte della CIA, per nascondere l’attenzione prestata dalla CIA nel sostenere i suoi leader politici preferiti in Asia-Pacifico. A Honolulu, una delle società bancarie più utilizzati dalla CIA per il riciclaggio di denaro era la BBRDW (Bishop, Baldwin, Rewald, Dillingham & Wong). Nel 1983, la CIA ha dato la sua approvazione per la liquidazione della BBRDW, sospettata di essere che uno schema Ponzi. In questa occasione, il senatore Daniel Inouye – un membro della commissione Intelligence del Senato USA (US Senate Select Committee on Intelligence) e uno dei migliori amici in parlamento dell’ex senatore dell’Alaska, Ted Stevens – disse che il ruolo della CIA nel BBRDW era “insignificante.” Successivamente, abbiamo scoperto che Inouye mentiva. In realtà, la BBRDW era profondamente coinvolta nel finanziamento delle attività segrete della CIA in tutta l’Asia, compresi quelli per lo spionaggio industriale in Giappone, le vendite di armi ai guerriglieri anti-comunisti mujahidin afgani e a Taiwan. John C. “Jack” Kindschi è stato uno dei capi della BBRDW, prima di ritirarsi nel 1981, era stato capo della stazione CIA a Honolulu. Il diploma universitario che orna la parete dell’ufficio del Presidente della BBRDW, Ron Rewald, era un falso degli esperti in falsificazioni della CIA, il suo nome era stato aggiunto anche negli archivi degli ex studenti. Il passato della BBRDW era stato riscritto dalla CIA per fare credere l’esistenza della banca nelle Hawaii dall’annessione dell’isola come territorio degli Stati Uniti [4]. Il presidente Obama sta attualmente combattendo contro le accuse secondo cui i suoi diplomi e le sue note di corso siano falsi, così come il numero della previdenza sociale del Connecticut, e alcuni elementi che impreziosiscono il suo curriculum. La scoperta di documenti falsificati della BBRDW sarebbero alla base dei problemi che si affacciano sul passato di Barack Obama? La BBRDW èra installata nel quartiere degli affari di Honolulu, vicino alla sede della Banca delle Hawaii, dove Madelyn Dunham, la nonna di Obama, teneva nascosti i conti gestiti dalla CIA. La Banca delle Hawaii ha curato molte transazioni finanziarie segrete effettuate dalla BBRDW.

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Soetoro-Obama e “Un anno vissuto pericolosamente” [5] a Jakarta
madelyn_toot_dunham_and_stanley_ann_dunham_the_president_mother1E’ chiaro che Ann Dunham Soetoro e suo marito indonesiano, Lolo Soetoro, il patrigno del Presidente Obama, erano strettamente correlati alle attività della CIA volte a neutralizzare l’influenza cino-sovietica in Indonesia, nell’”anno vissuto pericolosamente”, dopo la cacciata di Sukarno. Il Wayne Madsen Report ha scoperto che i funzionari di grado elevato della CIA erano stati ufficialmente e ufficiosamente nominati a posizioni di copertura in Indonesia, durante lo stesso periodo, delle coperture fornite, tra l’altro, da USAID, Corpi della pace e USIA (Agenzia d’Informazione degli USA). Uno dei più stretti contatti della CIA di Suharto, fu Kent B. Crane, che era stato tra gli agenti della CIA di stanza presso l’ambasciata USA a Jakarta. Crane era così vicino a Suharto, che dopo il suo “pensionamento” della CIA, era uno dei pochi uomini d’affari “privati” ad avere un passaporto diplomatico dal governo di Suharto in Indonesia. La società Crane, il Gruppo Crane, forniva armi di piccolo calibro alle forze militari degli Stati Uniti, indonesiane e di altri paesi. Crane è stato il consigliere per gli affari esteri del Vice-Presidente degli Stati Uniti, Spiro Agnew, che fu successivamente nominato ambasciatore statunitense in Indonesia dal presidente Ronald Reagan. Questa nomina restò lettera morta, per via dei suoi legami sospetti con Suharto. John Holdridge, stretto collaboratore di Kissinger, fu nominato al suo posto, alla sua partenza per Jakarta, Paul Wolfowitz lo rimpiazzò. I pupilli di Suharto, che annoveravano anche Mokhtar e James Riady del Gruppo Lippo, furono accusati di aver iniettato più di un milione di dollari, attraverso i contributi illegali esteri, nei conti della campagna di Bill Clinton del 1992. In due occasioni, il presidente Obama ritardò la sua visita ufficiale in Indonesia, forse per paura che un tale viaggio potesse destare l’interesse nel rapporto tra la madre e il patrigno con la CIA?
Negli anni ‘70 e ‘80, Dunham ha curato i progetti di microcredito in Indonesia per la Fondazione Ford, il Centro Est-Ovest e l’USAID. Il dottor Donald Gordon junior era uno di quelli di stanza presso l’ambasciata degli Stati Uniti. Ha contribuito a proteggere gli edifici delle ambasciate durante le violente proteste studentesche anti-USA, durante il periodo del colpo di Stato contro Sukarno. Aggregato all’Ufficio affari economici, Donald è stato il responsabile del programma di microfinanza dell’USAID per gli agricoltori indonesiani, lo stesso programma cui Dunham ha lavorato, in collaborazione con l’USAID, negli anni ’70, dopo aver insegnato lingua inglese in Indonesia, ancora una volta a nome dell’USAID. Nel libro Who’s Who della CIA, pubblicato nel 1968 in Germania Ovest, Donald è descritto come un agente della CIA che ha anche servito a Lahore, in Pakistan, una città che nella quale Dunham avrebbe soggiornato più avanti, in una suite all’Hilton, per gestire, per cinque anni, i progetti di microfinanza per lo sviluppo della Banca asiatica. Tra gli uomini di stanza a Jakarta, il Who’s Who della CIA fa comparire Robert F. Grealy; che sarebbe divenuto il direttore delle relazioni internazionali per l’Asia-Pacifico della J. P. Morgan Chase, il direttore della Camera di Commercio per gli Stati Uniti e l’Indonesia. Il CEO di J. P. Morgan Chase, Jamie Dimon, inoltre è stata recentemente citato come un potenziale sostituto di Richard Geithner, segretario al Tesoro, il cui padre, Peter Geithner ha lavorato presso la Fondazione Ford e aveva l’ultima parola per l’assegnazione di fondi per i progetti di microfinanza della Dunham.onaka-usaid-dunham-1024I programmi occulti della CIA e le Hawaii
mag-24obama-t_ca1-jumboDurante la permanenza in Pakistan, Ann Dunham ha ricevuto la visita di suo figlio Barack nel 1980 e nel 1981. Obama è andato nello stesso tempo a Karachi, Lahore e nella città indiana di Hyderabad. Durante questo stesso periodo, la CIA intensificava le sue operazioni in Afghanistan dal territorio pakistano. Il 31 gennaio 1981, il vice direttore dell’Ufficio per la ricerca e le relazioni della CIA (ORR Office Research and Relations) trasmise al direttore della Central Intelligence, Allen Dulles, una lunga nota, classificata con il codice segreto NOFORN [6] e ora declassificata. Vi era la relazione di una accurata raccolta di dati effettuata tra il 17 novembre e 21 dicembre 1957 in Estremo Oriente, Sud Est asiatico e Medio Oriente. Il capo della ORR faceva riferimento al suo incontro con la squadra del generale in pensione Jesmond Balmer, alto funzionario della CIA nelle Hawaii, su richiesta del capo dell’US Pacific Command, per “la raccolta di informazioni complete che richiedono approfondite ricerche”. Il capo della ORR ha poi fatto riferimento alla ricerca, svolta dalla CIA, per reclutare “studenti dell’Università delle Hawaii sinofoni, in grado di effettuare missioni di intelligence”. Ha poi affrontato le discussioni svoltesi nel corso di un seminario sulla contro-intelligence verso l’Organizzazione del Trattato nel Sud- est Asiatico, che si era tenuto a Baguio tra il 26 e il 29 novembre 1957. Il Comitato innanzitutto aveva discusso dei “fondi per lo sviluppo economico” per combattere le “attività sovversive svolte dal blocco sino-sovietico nella regione”, prima di “prendere in considerazione tutte le reazioni che possono essere attuate.” Le delegazioni tailandese e filippina fecero grandi sforzi per ottenere i finanziamenti dagli Stati Uniti per un fondo di sviluppo economico, che avrebbe innescato gli altri progetti dell’USAID nella regione, dello stesso tipo di quelle in cui Peter Geithner e la madre di Barack Obama s’impegnavano  pesantemente. Esiste una importante letteratura sugli aspetti geopolitici delle operazioni segrete della CIA condotte dall’Università delle Hawaii, non è lo stesso per gli elementi più vergognosi della raccolta di dati e operazioni del tipo MK-ULTRA, che non sono stati associati in modo coerente con l’Università delle Hawaii. Diverse note declassificate dalla CIA, datate 15 Maggio 1972, riguardano la partecipazione dell’ARPA (Advanced Research Projects Agency) del Dipartimento della Difesa e l’Università delle Hawaii in un programma di studi sul comportamento della CIA. Queste note sono state scritte da Bronson Tweedy, allora vice direttore della CIA, il direttore del PRG (Program Review Group) della US Intelligence Community e il direttore della CIA, Robert Helms (Richard. NdT). Queste note hanno per tema la “ricerca condotta dall’ARPA in materia di intelligence.” La valutazione del direttore del PRG affronta una conferenza a cui hanno partecipato il Tenente-colonnello Austin Kibler, direttore degli studi comportamentali dell’ARPA, 11 maggio 1972. Kibler ha curato la ricerca ARPA sui cambiamenti comportamentali e il monitoraggio remoto. Il memo del direttore del PRG cita alcuni alti ufficiali: Edward Proctor, vice direttore responsabile dell’intelligence della CIA, Carl Duckett, il vice direttore responsabile scienza e tecnologia della CIA e John Huizenga, Direttore dell’Office of National Estimates [7].
obamacaneNel 1973, dopo che James Schlesinger, allora direttore della CIA, aveva ordinato un’inchiesta amministrativa su tutti i programmi della CIA, l’Agenzia ha prodotto una serie di documenti sui vari programmi, denominati “gioielli di famiglia.” La maggior parte di questi documenti sono stati pubblicati nel 2007 e, nello stesso tempo, abbiamo saputo che Helms ha ordinato al dottor Sidney Gottlieb di distruggere le registrazioni relative alle ricerche che stava conducendo; quest’ultimo è stato il direttore del progetto MK-ULTRA, un programma di ricerca della CIA sui cambiamenti del comportamento, il lavaggio del cervello e l’iniezione di droga. In una nota scritta dall’agente della CIA Ben Evans, e inviato a William Colby, direttore della CIA, datato 8 maggio 1973, Duckett confidò la sua opinione: “Sarebbe sbagliato che il direttore si dichiari al corrente di questo programma“, in riferimento agli esperimenti condotti da Gottlieb per il progetto MK-ULTRA. Dopo la pubblicazione dei “gioielli di famiglia”, diversi membri dell’amministrazione del presidente Gerald Ford, il cui capo dello staff della Casa Bianca, Dick Cheney e il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, hano fatto in modo che nessuna rivelazione veisse fatta sui programmi di modificazione comportamentale e psicologica, che comprendeva i progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE (carciofo). Molti dei memo del 15 maggio 1972 si riferiscono al progetto SCANATE, avviato lo stesso anno. Questo è uno dei prima programmi di ricerca da guerra psicologica della CIA, in particolare, sull’uso di psicofarmaci per il monitoraggio remoto e la manipolazione psicologica. Vi è anche menzionato Kibler dell’ARPA e il “suo” sub-appaltatore, e più tardi si è appreso che questa era la Stantford Research Institute (SRI), con sede a Menlo Park, California. Helms aveva inviato una comunicazione a, tra gli altri, Duckett, Huizenga, Proctor e al Direttore dell’Agenzia d’Intelligence Militare (Defense Intelligence Agency, DIA) – quest’ultima, poi, ha ereditato il progetto della CIA “GRILL FLAME”, di monitoraggio remoto. Helms ha insistito a che l’ARPA supportasse, “per un certo numero di anni”, la ricerca sul comportamento e le potenziali applicazioni di cui ne potrebbe beneficiare l’intelligence, “con la partecipazione di MIT, Yale, Università del Michigan, UCLA, University of Hawaii e altre istituzioni o gruppi di ricerca.”
La collaborazione dell’Università delle Hawaii con la CIA, nel campo della guerra psicologica, continua ancora oggi. La Dr.ssa Susan Brandon, direttore del programma in corso di studi comportamentali condotti dal Centro di controspionaggio e d’intelligence (Defence Counterintelligence and Human Intelligence Center, DCHC) all’interno della DIA, ha ricevuto il suo Ph.D. in Psicologia all’Università delle Hawaii. Brandon è stata coinvolta in un programma segreto, frutto della collaborazione della ABS (American Psychological Association), della RAND Corporation e della CIA, volto a “migliorare i metodi di interrogatorio“, l’oggetto della sua ricerca si è concentrata sulla privazione del sonno e della percezione sensoriale, la sopportazione a forti dolori e al completo isolamento, sui procedimenti attuati sui prigionieri della base aerea di Bagram, in Afghanistan e in altre prigioni segrete [8]. La Brandon è stata anche vicedirettrice del Dipartimento di Scienze sociali comportamentali ed educativi, presso l’Ufficio della Scienza e della Tecnologia dell’amministrazione di George W. Bush. I legami tra la CIA e l’Università delle Hawaii non si affievoliscono neanche nei tardi anni ‘70, quando l’ex rettore dell’Università delle Hawaii, tra il 1969 e il 1974, Harlan Cleveland, fu invitato a tenere una conferenza al quartier generale della CIA, il 10 maggio 1977. Prima di prendere il suo posto presso l’Università delle Hawaii, Cleveland era segretario dell’Ufficio di Presidenza nei casi relativi alle organizzazioni internazionali (Bureau of International Affairs Organization) 1965-1969. Una nota del direttore dell’Agenzia d’intelligence, in data 21 Maggio 1971, indica che la CIA aveva reclutato un ufficiale della Marina che aveva iniziato il secondo ciclo di studi presso l’Università delle Hawaii.barack_obama_junior_with_ann_dunham_in_cambridgeLa famiglia Obama e la CIA
Molti documenti sono disponibili sul rapporto di George H. W. Bush con la CIA, e sulle attività di suo padre e dei suoi figli, tra cui l’ex presidente George W. Bush, per conto della CIA. Barack Obama, nel frattempo, è riuscito a nascondere le tracce dei suoi legami con l’Agenzia, così come quelle dei suoi genitori, del patrigno e della nonna (molto poco si sa suo nonno, Stanley Dunham Armour, e si suppone che si sia dedicato al business mobiliare alle Hawaii, dopo aver prestato servizio in Europa durante la seconda guerra mondiale). Presidenti e vicepresidenti degli Stati Uniti non sono soggetti ad alcuna indagine di fondo, prima di assumere le funzioni, a differenza di altri membri del governo federale. Questa attività di indagine è lasciata alla stampa. Nel 2008, i giornalisti hanno miseramente fallito nel loro compito di indagare sulle informazioni troppo superficiali, riguardo l’uomo che sarebbe entrato alla Casa Bianca. Il rapporto dei genitori con l’Università delle Hawaii e il ruolo delle università nei progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE, invitano a questa domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?6a00d8341c009153ef00e551df41368834-640wiNote
[1] Di questi eventi, si veda anche l’articolo “1965: Indonésie, laboratoire de la contre-insurrection” di Paul Labar, Voltairenet, 25 Maggio 2004.
[2] N.d.T. o Yogyakarta
[3] Sull’Operazione Phoenix vedi anche: “Opération Phénix: le modèle vietnamien appliqué en Irak”, di Arthur Lepic, Voltairenet, 16 novembre 2004.
[4] N.d.T. 1898
[5] N.d.T. Il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’ di Peter Weir, è stato pubblicato nel 1982. Si svolge durante il tentato colpo di stato attribuito ai comunisti in Indonesia, nel 1965.
[6] N.d.T. per “no foreign dissemination”, nessuna divulgazione di informazioni ai servizi esteri
[7] N.d.T. ufficio incaricato di valutare l’intelligence americana, ora National Intelligence Council.
[8] A questo proposito si veda anche l’articolo “Il segreto di Guantanamo“, di Thierry Meyssan
barack-obama-foto-52Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le bufale degli “antibufala”. La Corea democratica e le droghe “leggere”

Luca Baldelli

1385236Tra le tante patacche confezionate negli ultimi anni da certi blog e dai media che vanno per la maggiore, e subito bevute da creduloni puerili e ingenui tanto adusi a credere alle più assurde fantasie, quanto pronti a fare le pulci a tutte le fonti serie ed attendibili, la palma d’oro spetta senza dubbio alla diceria secondo cui nella Corea democratica le droghe leggere sarebbero perfettamente legali e anzi incentivate, nel loro uso, dallo Stato. In un articolo del gennaio 2013, il sito http://www.vice.com, che si vanta di ritrarre la vita reale di tutti i giorni, lontano da bufale e invenzioni propagandistiche, dipingeva la Repubblica Democratica Popolare di Corea come un paradiso per l’erba, chiamata (udite udite !!!) “ip tambae”, ovvero “tabacco in foglie”. La fonte di “Vice”? Ce la riferiscono gli stessi redattori, con sgrammaticata chiarezza: “conoscenti che lavorano in Corea del Nord e fanno regolarmente dentro e fuori dal Paese”. Complimenti! Che rigore giornalistico! Questa droga leggera, ci informano tali ineffabili “Pulitzer”, sarebbe “particolarmente diffusa tra i giovani soldati” che, invece di fumare catrame e nicotina come i loro omologhi occidentali, delizierebbero i loro palati e le loro sinapsi “accendendo una canna extra large durante le pause tra le ronde” (sic!). Il tutto per sfuggire alla qualità delle sigarette locali che, da parte di tale Ben Young, autore dell’articolo, si asserisce esser pessima. L’erba sarebbe molto popolare e a buon mercato, in quanto largamente usata dai lavoratori per trovare il relax adeguato e “distendere i muscoli infiammati e doloranti” alla fine di una giornata di lavoro. Il “Rodong Sinmun”, organo ufficiale del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori di Corea, sarebbe (incredibile!) largamente utilizzato come cartina, “tagliato a quadratini e poi rollato in piccole canne coniche”. Sarebbe da morire dal ridere, se non fosse che certa gente, che si fregia del titolo di “giornalista” o “blogger”, ha la pretesa di fare opinione, dettando convinzioni e tendenze. Young si duole, infine, del fatto che certe virtuose e benefiche pratiche siano concesse nella oscura e dittatoriale Corea democratica, nello stesso tempo in cui vengono vietate nei democraticissimi Paesi del suo emisfero, che si ostinano (in larga parte) a non rendere legale l’erba. Le cose stanno davvero così?
Andiamo per ordine e vediamo. In seguito alla pubblicazione dell’articolo di “Vice”, altri organi d’informazione hanno ripreso l’argomento e l’hanno trattato in vari modi. Una testata al di sopra di ogni sospetto, “The Guardian”, non certo imputabile di simpatie verso il governo comunista e antimperialista di Pyongyang, ha pubblicato un articolo dal titolo “Mythbusters: uncovering the truth about North Korea”. In esso si mette in chiaro, inequivocabilmente, che l’“Ip tambae” non è affatto cannabis né altro di simile, ma solo e soltanto un’innocua tradizionale miscela di erbe locali, utilizzate in sostituzione del tabacco. Definire drogato chi fuma tale mix, equivale a dare del tossicodipendente a un nostro avo di campagna che nell’800 era magari aduso a fumare vitalbe (piante assai utilizzate, allora, in sostituzione delle ancora costose sigarette). A differenza di “Vice”, poi, “The Guardian” cita la fonte (reale, stavolta, in carne ed ossa) che demolisce la bufala a 24 carati del “Narcostato psichedelico nordcoreano”: si tratta di Matthew Reichel, Direttore del “Progetto Pyongyang”, impresa sociale incentrata sulle promozione di attività edili. Egli ha viaggiato trenta e più volte nella Corea democratica e conosce quasi tutto ciò che c’è da sapere sul microcosmo della Repubblica Democratica Popolare; la bufala, si dimostra, ha le zampe corte, ma ecco allora che altri blogger in crisi di astinenza da bugia si aggrappano disperatamente alle corna di questo buffo “animale mediatico”, sorreggendosi l’uno l’altro come ubriachi in preda ai fumi dell’alcool: tale “Seshata”, con un articolo pubblicato su Sensiseeds.com, vaneggia di test di laboratorio che “The Guardian” avrebbe dovuto far effettuare. Il colmo! L’onere della prova richiesto a chi smonta una palese bugia facendo nomi e cognomi da parte di chi, di prove, non ne ha portata e non ne porta nemmeno mezza, preferendo le illazioni! La signorina “Seshata” cita, con la stessa attinenza dei cavoli rispetto al desinare pomeridiano, episodi di intossicazioni di operai polacchi… Nelle piantagioni inglesi di canapa del dopoguerra (!!!). Con la stessa esuberanza ed effervescenza argomentativa, discetta di latitudini e longitudini per dimostrare che la Corea democratica, trovandosi attorno al 40° parallelo, potrebbe benissimo ospitare una produzione rilevante di “cannabinoidi”. Incredibile! Qui siamo all’invenzione del reato di collocazione geografica, come se il regime comunista fosse responsabile anche del posizionamento del Paese sul planisfero! Come se quel posizionamento, di per sé, rappresentasse una condizione obbligatoriamente e inevitabilmente foriera di produzione di droghe! Eh sì, perché la Corea democratica sarebbe un immenso, lussureggiante giardino pieno di “paradisi artificiali” a portata di mano, una sorta di foresta baudelairiana memoria… Ce lo attestano, sostiene “Seshata”, certi “rapporti” disponibili alla consultazione. Bene bene, chi ne sarebbe l’autore? Tale Sokeel Park, capo dell’ONG “Liberty in North Korea”, fondata nel 2004 all’ombra dell’Università di Yale e con base negli USA, specificamente in California. Non c’è che dire, una fonte al di sopra di ogni sospetto!
La stessa “Seshata” cade poi in mille contraddizioni, ricordando come la Corea democratica abbia ratificato tutti i trattati e le intese stipulati a livello mondiale sui narcotici e sottolineando come la legge antidroga in Corea democratica sia “estremamente rigorosa”. E, in sintesi, nessuna prova se non “indiretta”, nelle narrazioni di qualche anonimo compiacente o scherano dell’imperialismo. Un procedere “bipolare”, dal punto di vista linguistico ed argomentativo, che la dice lunga sulla fondatezza di certe tesi e di certe argomentazioni, non certo commendevoli per un giornalista! Ci si accorge però che “Seshata”, nel suo sforzo argomentativo e dimostrativo, surrettiziamente apologetico di sé stessa e del suo “ruolo”, si è in larga parte basata su un’altra fonte, senza neanche un minimo di originalità e “marchio” proprio: le sue argomentazioni, pare pare, le ritroviamo nell’articolo “When It Comes to Marijuana, North Korea Appears To Have Liberal Policy Of Tollerance”, scritto da Hunter Stuart nel dicembre 2013 per l’“Huffington Post”, organo specializzato nella conduzione della guerra a bassa intensità contro Siria, Russia, Corea democratica e altri teatri dell’antimperialismo. Questo articolo (udite, udite!!!) riprende pedissequamente… Molte delle argomentazioni e persino delle espressioni utilizzate (si veda il passaggio sull’erba che scioglie e rilassa i muscoli dei lavoratori) nel primo articolo da noi preso in esame, quello di “Vice”. Insomma, una girandola, un cerchio magico della disinformazione e della cortina fumogena, sapientemente orchestrato e condotto da menti non già raffinate (sarebbe concedergli troppo!), ma sicuramente nate per gemmazione dal poltergeist goebbelsiano. Nessuno di questi sapienti alchimisti della carta stampata si è degnato di fare una cosa semplicissima: chiedere lumi alle rappresentanze diplomatiche della Corea democratica o alle associazioni di amicizia e solidarietà con la RPDK, che non solo non mordono, non gettano gas sarin o polonio addosso a chi vuol sapere, ma anzi sono ben liete di poter offrire spiegazioni a chi le chiede con sincera volontà di conoscere, informarsi, sapere, oltre la montagna di spazzatura dei media filocapitalisti. Lo hanno fatto, e non finiremo mai di ringraziarli, gli amici e compagni di“Italiacoreapopolare” i quali, con onestà intellettuale e la volontà di andare davvero “alla fonte”, interpellarono, nel novembre 2011, dopo la profusione di articoli disinformativi comparsi, il diplomatico Paek Song Chol, Segretario dell’Ambasciata della Corea democratica in Italia. Costui, meravigliato e turbato, ma anche pienamente disponibile a fornire chiarimenti, ha escluso categoricamente l’esistenza del commercio di marijuana e altro nel Paese; ce n’è voluto anche solo per fargli capire cosa fosse “l’erba verde che si fuma”, a riprova della “ grande conoscenza “di certe piante in quel Paese…” Il diplomatico affermava che nella Corea democratica esistono certamente piantagioni di oppiacei, ma servono solo e soltanto alla preparazione di farmaci e sono rigidamente controllate dallo Stato. Prima delle parole chiarificatrici di Paek Song Chol, l’agenzia di stampa nordcoreana KCNA e i media nordcoreani, nella primavera del 2013, lungi dallo stendere la cortina del silenzio sulla campagna infamante a danno del potere popolare, avevano smontato pezzo per pezzo le illazioni sulla politica degli stupefacenti in Corea democratica, con una serie di articoli e servizi, a cominciare da quello intitolato “Commentary Blasts Story of ‘Drug Trufficking’ By DPRK” (“Una serie di prove distrugge la storia del ‘traffico di droga’ ad opera della Repubblica Democratica Popolare di Corea”).
Insomma, abbiamo mostrato una delle tante storie di ordinaria disinformazione e intossicazione informativa.132047019_31n

L’attentato di Berlino e la strana morte di Anis Amri

Aanirfan
3b983be900000578-4061478-image-a-15_1482496245951Il quartier generale del Mossad in Italia è a Milano. Hanno cercato di avvertirci.
Il 16 dicembre 2016 il carico del TIR fu caricato a Cinisello Balsamo, prima di recarsi a Berlino. Il 19 dicembre avveniva l’attentato al mercatino di Berlino. “Video mostrano Anis Amri in una moschea locale, il giorno dopo l’attentato“. Secondo la versione ufficiale, dopo l’attentato di Berlino, Anis Amri viaggiò senza problemi in almeno tre Paesi. Il 23 dicembre 2016, Anis Amri sarebbe stato ucciso a Milano, a Sesto San Giovanni. Dailymail/Dailymailok_livex-2All’inizio di dicembre 2016, la NATO effettuava l’esercitazione Summer Tempest/Eagle Meteor. L’esercitazione era diretta da Solbiate Olona, alla periferia di Milano._93056315_036972323-1Sopra la foto del camionista polacco Lukasz Urban.Sopra, il capo di Urban e suo cugino, Ariel Zurawski. Zurawski potrebbe essere un cognome ebraico. Il nome compare nel processo Eichmann.
logogladioIl 12 dicembre 1969, delle bombe esplosero in Italia. 17 persone furono uccise in quello che è nota come la strage di Piazza Fontana, a Milano. Gli attentati avviarono una lunga serie di attentati nota come “Strategia della tensione”. “Il loro obiettivo era evitare che il Paese cadesse nelle mani della sinistra, ingannando il pubblico facendogli credere che gli attentati fossero parte di una rivolta comunista“. (BBC 1969: esplosioni mortali in Italia)
In altre parole, l’idea era mantenere la ricca élite fascista al potere. In Italia, la ricca élite è composta da ricchi massoni fascisti, oligarchi fascisti e ricchi mafiosi. La strategia della tensione era parte dell’Operazione Gladio di CIA e NATO. Paolo Emilio Taviani, ex-ministro della Difesa ed ex-ministro degli Interni. dichiarò nell’agosto 2000: “Mi sembra certo che gli agenti della CIA siano stati tra coloro che diedero i materiali e confusero le indagini“. (Strage di piazza Fontana: Fatti)
Una delle armi utilizzate negli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 proviene da un trafficante di armi della Florida, coinvolto nelle operazioni Iran-Contra della CIA. Attentati di Parigi: venditore dice che un’arma proveniva dalla Florida/Arma collegata agli attentati di Parigi porta al trafficante d’armi della Florida implicato nell’Iran-Contras
Che altro sappiamo della strage di piazza Fontana a Milano? Nel 1998, David Carrett, ufficiale della Marina degli Stati Uniti, fu incriminato da un magistrato milanese con l’accusa di partecipazione alla strage di piazza Fontana. (Diritto)
Il giudice aprì un’indagine anche su Sergio Minetto, funzionario italiano della rete d’intelligence USA-NATO. Trent’anni dopo la strage di piazza Fontana, nel corso di un processo ad estremisti di destra, il generale Giandelio Maletti, ex-capo della contro-intelligence italiana, dichiarò che la strage fu effettuata da stay-behind dell’esercito italiano e da terroristi di destra su ordine della CIA. (ISN)
Gli eserciti segreti di Gladio, ‘Gruppi Stay Behind‘, furono svelati nell’agosto 1990, quando il primo ministro Andreotti confermò l’esistenza dell’Operazione Gladio, un gruppo dei servizi di sicurezza che manipolava l’opinione pubblica con il terrorismo. Uno degli agenti di Gladio disse, “Dovevi attaccare i civili, la gente, le donne, i bambini, persone inerme, gente sconosciuta lontano da ogni gioco politico. La ragione era molto semplice. Avrebbero dovuto costringere queste persone, il pubblico italiano, a volgersi allo Stato per chiedere maggiore sicurezza”. anis-amriPagina di Facebook di un uomo che sembrerebbe il fratello di Amri, mostra un recente video di Anis Amri. Il video di sette secondi fu caricato il 26 settembre 2016 e ripreso a May-Ayim-Ufer nei pressi del ponte Oberbaumbrucke di Berlino. (Bellingcat)italian-police-and-forensics-experts-gatQui sopra vediamo un corpo nel punto in cui ‘sarebbe stato ucciso’ Anis Amri. Notare i pantaloni marroni e la giacca nera.italian-police-and-forensics-experts-gat-2Sopra vediamo un membro dei servizi di sicurezza curvo sul corpo. Il membro dei servizi di sicurezza indossa pantaloni marroni e giacca nera.italian-police-and-forensics-experts-sta-3Sopra vediamo un membro dei servizi di sicurezza sulla scena. Indossa giacca nera e pantaloni marroni.amriQui si vede ciò che si suppone fosse Anis Amri morto.
La madre di Anis Amri, Nurahuda Hasani, disse di aver parlato con il figlio il 18 dicembre, il giorno prima dell’attentato a Berlino. Le chiese di cercare di risolvere il problema con la polizia tunisina e di assumere un avvocato per gestire il caso per poter tornare in Tunisia. Anis Amri, il sospetto di Berlino di Natale…
Ad Anis piaceva festeggiare e non ha mai avuto alcun pensiero religioso, uno qualunque“, dice la madre. Reuters riferiva, il 23 dicembre 2016, che il 24enne sospettato Anis Amri era stato ucciso. L’agenzia ANSA riportava che l’uomo ucciso dalla polizia di Milano era il sospettato del mercato natalizio di Berlino Anis Amri. Così, il capro espiatorio sembra essere stato ucciso.shlomo-shpiro-100_v-standard368_9f87d9Il professor Shlomo Shpiro è un esperto di terrorismo dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv. Era al mercatino di Natale di Berlino poco prima dell’attentato. “Solo dieci minuti prima che il camion finisse sulle bancarelle, il professor Shlomo Shpiro, esperto di terrorismo presso l’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, passeggiava nello stesso mercatino“. Israelischer Terror-Experte im BILD-intervista über den Anschlag…/Anschlag in Berlin – so erlebte Terrorismus-Experte Shpiro_93044091_a9201445-d035-4d77-8fa3-f31cd54dd220Il primo sospettato dell’attentato a Berlino fu un pachistano. “Chiaramente i veri colpevoli contavano a che la polizia sparasse sul pakistano mentre scappava. Quando ciò non è accaduto, e lui si è rivelato essere innocente, i veri criminali piazzarono la carta d’identità di qualcun altro nel camion per dargli copertura mentre gli autori fuggivano“. “Il passaporto dell’attentatore di Charlie Hebdo fu lasciato nell’auto di fronte al locale di Parigi favorito dal Mossad”. Il sospettato dell’attentato di Berlino e la curiosa questione dei documenti d’identità abbandonati.
lutz-bachmannLutz Bachmann è il capo del partito PEGIDA d’estrema destra e pro-Israele. Bachmann dice che sospettava del tunisino già due ore dopo l’attentato al mercatino di Berlino. Twittò quella notte, subito dopo l’attentato, di avere ‘informazioni per la polizia interna’ secondo cui il sospetto era tunisino. Al momento, la polizia aveva annunciato l’arresto di un pakistano. Fu solo quando il pakistano fu rilasciato che il tunisino Anis Amri venne identificato come il sospettato. ‘Tutto troppo comodo’
israel_flag_pegidaUna manifestazione del PEGIDAc56e1d4c3dc6e700c10ba50b7bdcc0ae78c54828Chi ha effettuato l’attentato al mercatino di Berlino era del gruppo di destra ‘bianco’ collegato ai servizi di sicurezza e ai sionisti? Lutz Bachmann, il capo del PEGIDA ha detto che la Germania deve rimanere ‘ebraico-cristiana’. Sionista.
Bachmann ha precedenti penali per sedici furti, guida in stato d’ubriachezza, cocaina e aggressione. Nel 1998, dopo che Bachmann fu condannato a diversi anni di prigione, fuggì in Sud Africa, ma fu deportato in Germania. Il PEGIDA è davvero sionista. Bachmann, naturalmente, è un sostenitore Trump. Alcuni hanno messo in dubbio la ‘comoda’ scoperta del portafoglio del tunisino, 24 ore dopo che la polizia aveva perquisito il camion. Anis Amri, probabilmente era un agente dei servizi d’intelligence.libreriaweb-reinhard-gehlen-zeichen-der-zeit-d_nq_np_13561-mla2954258400_072012-fChi controlla i servizi segreti tedeschi?
Nel 1956, il generale nazista Reinhard Gehlen divenne il primo capo del servizio d’intelligence della Germania, il BND. Il BND di Gehlen impiegò gli agenti nazisti dell’organizzazione Gehlen. Alla fine della seconda guerra mondiale, la CIA controllava il BND e il suo capo Reinhard Gehlen. Gehlen e i suoi agenti delle SS e della Gestapo lavoravano per la CIA.
Nel 2014 un impiegato della BND fu arrestato per aver consegnato documenti segreti agli Stati Uniti.
Nazisti e sionisti sarebbero alleati. “Un documento interno del giugno 1934, delle SS, sollecitava il sostegno attivo e ampio al sionismo da parte del governo e del partito nazisti“. Sionismo e Terzo Reich

agent-gehlen-left-us-connection-officer-right-in-lucerne-around-1948Gehlen (a sinistra) e il suo contatto degli Stati Uniti (a destra) a Lucerna, nel 1948

Anis Amri “era sorvegliato a Berlino tra marzo e settembre 2016 per sospetta pianificazione di una rapina. La sorveglianza sarebbe stata tolta dopo averlo scoperto… spacciare droga in un parco di Berlino“. Ralf Jaeger, ministro degli Interni del Nord Reno-Westfalia, dice: “Le agenzie di sicurezza scambiavano risultati e informazioni su Anis Amri con il Centro antiterrorismo congiunto, nel novembre 2016“. L’attentato di Berlino: latitante tunisino ‘era sotto sorveglianza’ – BBC News
Sembra che Anis Amri fosse protetto dai servizi segreti. “La Federal Verfassungsschutz (BfV) è l’ente di sicurezza interna della Germania, mentre i vari LFV, equivalenti a livello di lander, svolgono il grosso del lavoro d’intelligence“. La storia condanna l’antiterrorismo tedesco. L’agenzia d’intelligence interna della Germania, BfV, ha collegamenti con i nazisti. Il processo per omicidio ai neonazisti rivela i segreti più oscuri della Germania

3b92b33600000578-0-image-a-7_1482391913371Dalia Elyakim (a sinistra), di Herzliya, Israele, era al mercatino di Berlino, con il marito Rami, quando il camion colpì il mercato. Dailymail. Una israeliana, Dalia Elyakim, ‘è scomparsa dopo l’attentato’. L’attentato di Berlino: latitante tunisino ‘era sotto sorveglianza’ – BBC News
Lo SIIL ha rivendicato l’attentato di Berlino. Chi finanzia lo SIIL? Il dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito ha recentemente dato più di 120 milioni di sterline alla Somalia. Una recente ‘revisione’ ha concluso che c’é un ‘certo’ rischio che questo denaro sia utilizzato da gruppi di terroristi legati ad al-Qaida e SIIL. Dailymail
L’attentato al mercato di Berlino del 20 dicembre 2016 appare una ‘false flag, un lavoro interno’. La carta d’identità di Anis Amri, tunisino di 24 anni, “è stata trovata sotto il sedile del camion“. Dailymail.
In altre parole, certi servizi di sicurezza hanno piazzato la carta d’identità del ‘capro espiatorio’ nel camion? Perché c’è voluto così tanto tempo per ritrovarla? Il governo tedesco ha detto che non poteva espellere Anis Amri perché non aveva alcuna carta d’identità. Come ha fatto a comparire magicamente sul camion? Anis Amri “si crede avesse avuto precedenti penali in Tunisia, per aver rapinato auto“. Anis Amri passò quattro anni in un carcere italiano per incendio doloso di una scuola. Nel 2016, Anis Amri fu “apparentemente arrestato dal GBH ma scomparve prima che potesse essere processato“. Nel luglio 2016 “fu accoltellato per droga“. Dailymail
Anis Amri fu arrestato insieme a cinque membri di una rete di reclutamento che operava per conto del Mossad e amici (SIIL). Come poteva Anis Amri svanire, se era un uomo pericoloso?
Prima si leggeva: “Secondo Michael Behrendt, cronista di nera per Die Welt, Berlino: ‘La polizia non sa chi ricercare. Non ha armi, né tracce di DNA“. Dailymail
Poi si leggeva: “La polizia crede di aver trovato il sangue di Anis A. nella cabina del camion“. Dailymail
La polizia prima accusò Naved Baluch dell’attentato. “Ispettori, portarono Naved Baluch da Berlino a Karlsruhe per interrogarlo, perdendo 18 ore prima di capire che Naved Baluch, che non aveva sangue sui vestiti e nessuna ferita, non guidava il camion…Dailymail.
Naved Baluch sarebbe afflitto da handicap mentale.3b884fa700000578-4054140-manhunt_the_isis_killer_behind_germany_s_worst_terror_attack_sin-a-6_1482357416959Il camionista Lukasz Urban guidava a Berlino per consegnare acciaio della ThyssenKrupp. Secondo fonti della polizia Urban era vivo, e nel camion, quando finì tra la folla. DailymailciaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le 5 stranezze dell’attentato di Berlino

Elena Trojanova, The Duran 22 dicembre 2016

Dato che inchiesta e caccia all’uomo dell’attentatore continua(va)no, ecco cinque cose da considerare.
2016122102868208783-1000x600 1) La reazione di Merkel. Un attentato orrendo su un mercato di Natale a Berlino, il 19 sera, causava 12 morti e 48 feriti. La cancelliera Merkel, tuttavia, solo il giorno successivo, circa 15 ore dopo, ne parlava. “Ero sconvolta, scioccata e profondamente triste per ciò che è successo al Breitscheidplatz”. Merkel ammetteva che non aveva “una risposta semplice su come possiamo vivere con ciò che è successo”, sottolineando anche: “sarebbe particolarmente insopportabile per tutti noi se fosse confermato che un richiedente asilo abbia commesso questo crimine”. Sembra che anticipasse eventuali reazioni, dicendo che la sua politica della porta aperta sia più importante che garantire la sicurezza dei cittadini. Al momento di tale tragedia, ci si aspettavano parole di rassicurazione e un messaggio chiaro che il governo adottava tutte le misure possibili per proteggere i cittadini dal terrorismo in futuro. Invece, Merkel ancora una volta cercava di giustificare la sua politica verso i rifugiati, e il tentativo appare cinico verso i morti e i feriti dell’attentato.
2) Il tizio ‘sbagliato’. Il primo sospetto, un pachistano richiedente asilo, Naved B., veniva arrestato dalla polizia dopo che un testimone oculare l’avrebbe visto guidare il camion, lo seguì per un paio di chilometri e informò la polizia. Naved fu interrogato fino alla sera del giorno successivo, quando la polizia concluse che non vi erano prove sufficienti per trattenerlo. Secondo il giornale Tagesspiegel, Naved fu in precedenza arrestato per violenza sessuale, ma rilasciato dalla polizia. Forse le aggressioni sessuali a donne, dopo tutto, non interessano le autorità tedesche.
3) Una tessera d’identità ben nascosta. Solo il 21 mattina la polizia trovava la carta d’identità del 24enne tunisino richiedente asilo Anis Amri. Il documento trovato in un portafoglio sotto il sedile del conducente, Duldung, indica che Amri aveva chiesto asilo, ma la domanda fu respinta rendendo Amri soggetto a deportazione. Allora perché alla polizia ci vollero 40 ore per scoprire il portafoglio?
4) Una coincidenza? Anis Amri ha trascorso quattro anni in carcere in Italia per aver bruciato una scuola prima di arrivare in Germania nell’estate 2015. Secondo Spiegel, Amri chiese asilo a Kleve, Nord-Reno-Vestfalia, nell’aprile 2016. Nel giugno 2016, la sua domanda di asilo fu respinta come ‘priva di fondamento’. Proprio come altri 200000 richiedenti asilo in Germania, le cui domande di asilo furono respinte, ricevette un documento di conferma che si trattava di soggetto a deportazione, ma poteva rimanere nel Paese fino all’applicazione dell’espulsione. Un richiedente asilo respinto può essere espulso solo se ha un documento valido (passaporto o carta d’identità), e se il suo Paese d’origine collabora con la deportazione. Non era il caso di Amri. La Tunisia non ammise per mesi che Amri fosse davvero un cittadino tunisino. D’altra parte, Amri fu registrato in Germania sotto diverse identità. Il 21, due giorni dopo l’attentato, le autorità tedesche finalmente ricevettero tutti i documenti richiesti dalla Tunisia. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Dusseldorf, Ralf Jaeger, il ministro dell’Interno del NRW, si rifiutò di commentarlo, una tempistica che appare davvero sorprendente.
5) Le falle della sicurezza. Anis Amri era sorvegliato dalla polizia da diversi mesi quale simpatizzante dello SIIL. Fu comunicato alle autorità tedesche che Amri fosse collegato a un noto reclutatore dello SIIL, Abu Wala, indicato come alto rappresentante dello SIIL in Germania. Amri cercò di acquistare armi automatiche e di reclutare un complice per un attentato. Secondo Suddeutsche Zeitung, gli investigatori ebbero informazioni che Amri volesse combattere per lo SIIL in Siria e vi si fosse addestrato. E tuttavia, poté rimanere in Germania. Amri era associato ad un gruppo di simpatizzanti dello SIIL, la cui priorità era compiere attentati terroristici in Germania, perciò il viaggio in Siria fu ritardato. Uno dei piani del gruppo era uccidere poliziotti con bombe a mano. Amri fu identificato dalle autorità tedesche come ‘assai pericoloso’, arrestato all’inizio di quest’anno e rilasciato. Per diversi mesi Amri poté muoversi liberamente in tutto il Paese. Era sorvegliato dalla polizia nel Nord-Reno-Westfalia fino a febbraio, e poi a Berlino da marzo a settembre, quando il controllo fu revocato. Con Amri ancora in libertà, il pericolo di un altro attentato restava alto. Ciò che è piuttosto agghiacciante di tutta la tragedia è la domanda: quanti altri terroristi, ben noti alla polizia, sono in attesa di aggredire altre persone inermi?15590839Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Massiccio attacco informatico ai giganti del web

Science Post 23 ottobre 2016

_80960839_469850173Il 21 ottobre 2016 si è avuto un complesso e vasto attacco informatico che bloccava alcuni giganti informatici di Stati Uniti e Europa. I gruppi hacker di Wikileaks e Nuovo Mondo avrebbero rivendicato l’attacco. Netflix, Twitter, Spotify, Amazon, eBay, Playstation Network, Airbnb, Reddit, CNN, The New York Times, ecc. L’elenco dei grandi siti colpiti il 21 ottobre 2016 dal grande attacco informatico è lungo. Solo interrotti o completamente bloccati, questi siti hanno subito un notevole attacco via Distributed Denial of Service (DDoS) che colpiva una società intermediaria, la Dyn, ponte tra gli indirizzi IP e i domini dei siti web. Questa società è responsabile del passaggio dagli indirizzi IP (numeri consecutivi) ai nomi di dominio dei siti (DNS, Domain Name Service. Esempio: http://www.twitter.com). Gli attacchi informatici DDoS mettono fuori servizio un server con un sovraccarico di query o monopolizzandone le risorse fino allo spegnimento. Rendendo non disponibile il server della società Dyn, l’accesso ai siti citati diventa impossibile. Nella notte tra 21 e 22 ottobre, la Dyn comunicava che il problema era stato risolto. Tutti i siti resi inaccessibili per ore erano di nuovo on-line. L’attacco DDoS potrebbe essere stato orchestrato da centinaia di migliaia di oggetti in linea “piratati”, come telecamere di sorveglianza, lettori DVD e monitor per bambini, il cui controllo è stato sottratto ai proprietari, secondo il New York Times, direttamente colpito dall’attacco. FBI e Dipartimento della Sicurezza Interna se ne occupano e secondo Politico, gruppi di hacker di Wikileaks e Nuovo Mondo l’avrebbero rivendicato. “Abbiamo voluto mettere alla prova il vostro potere“, aveva detto a Politico un portavoce di Nuovo Mondo, denominato Profeta. Tuttavia, gli investigatori sono scettici e indagano su altre cause, come un attacco da un altro Stato, per esempio. Tale tipo di attacco sembra moltiplicarsi negli ultimi tempi, contro anche Yahoo, bersaglio di un hacker che ha compromesso i dati di 500 milioni di utenti, o la francese OVH, che ha subito il mese scorso un enorme attacco DDoS attraverso telecamere di sorveglianza. Infine, a settembre, l’esperto d’informatica Bruce Schneier avvertiva che “qualcuno si addestra a distruggere internet“.screen-shot-2016-10-21-at-2-32-38-pm-e1477057157771Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora