Hikari no kiseki

Kami Nomi zo Shiru Sekai Tenri-hen OVA (The World God Only Knows) Hikari no kiseki (performer: Eyelis)

La guerra finanziaria di Washington alla Cina: l’eclissi del dollaro

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/08/20156528323078786260b9d74c8520a2cad299d7dc0dI cinesi sono in procinto di eliminare il monopolio del dollaro USA, cedendo le obbligazioni del Tesoro USA, stoccando riserve auree e aprendo banche regionali per distribuire la propria valuta nazionale. Questo darà più facile accesso ai mercati dei capitali, isolando la manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Temendo l’eclissi di dollaro e sistema di Bretton Woods con l’architettura finanziaria rivale, la risposta degli Stati Uniti è un tentativo di danneggiare i mercati cinesi e rivalutare la valuta cinese. La Cina ha risposto attraverso le regole del mercato e quindi con i quantitative easing della propria moneta mantenendo bassi i prezzi dei prodotti industriali cinesi e delle esportazioni. Il quantitative easing di Pechino è una reazione alla manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Inoltre, Washington non ha mai pensato che i cinesi rispondessero con il dumping dei buoni del tesoro statunitensi. Al posto dell’isteria sull’economia cinese, “il crollo imminente del dollaro dovrebbe avere sempre l’attenzione degli investitori”, avvertiva l’economista Peter Schiff. La voce di Schiff è una dei molti analisti che dicono che i discorsi su una vacillante economia cinese sono esagerati e pessimi.

La guerra finanziaria contro Cina e Russia: la guerra degli USA alla “comunità del destino”
Mentre l’architettura finanziaria mondiale è alterata da Cina e Russia, il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma preferita di Washington. Anche il monopolio del sistema di Bretton Woods di Washington, formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale, è messo in discussione direttamente. Anche se non costituiscono un’alternativa all’economia neoliberista, la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di Pechino sfidano il sistema di Bretton Woods attraverso una struttura finanziaria rivale. L’impero degli Stati Uniti è consapevole delle mosse per creare un ordine finanziario rivale. I politici di Washington, Pentagono e Wall Street guardavano con preoccupazione al duplice vertice di BRICS e Shanghai Cooperation Organization nella città russa di Ufa. Fino a quel momento perseguivano guerre di propaganda, sui mercati energetici, finanziari, valutari ed economici in generale contro la Federazione russa. Dopo Ufa hanno esteso la guerra finanziaria ed economica alla Cina. Banche e governi dell’Unione europea esaminano l’uso della moneta nazionale cinese, renminbi/yuan, come valuta di riserva. Ciò per l’attrattiva stabilità del renminbi come valuta. Ciò preoccupa Washington e Wall Street, ed è uno dei fattori che hanno determinato l’espansione della guerra monetarie e finanziaria dalla Russia alla Cina. Utilizzando speculazione e manipolazione del mercato come arma psicologica, gli Stati Uniti lanciavano un attacco finanziario contro i cinesi. Ciò attraverso il tentativo di affondare o mandare in crash il mercato azionario cinese e colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e le sue riserve. Pechino, tuttavia, ha reagito rapidamente imponendo controlli sui prelievi d’investimento. Ciò ha impedito la valanga di vendite azionarie e disinnescato la bomba finanziaria degli Stati Uniti. Mentre il prezzo del renminbi ha cominciato a salire, Pechino ha iniziato il quantitative esaing svalutando la moneta nazionale, per continuare le esportazioni. Il Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca vi si oppongono nettamente, accusando i cinesi di manipolazione finanziaria e chiedendo che Pechino non regoli il valore del renminbi. Ciò che la gente della periferia di Washington vuole é che i cinesi lasciano valutare il renminbi per distruggere economia e mercato cinesi.

Il Drago cinese colpisce ancora: Pechino liquida i BOT degli USA
Spingendo la Cina, essa respinge. Il dollaro (o, più propriamente, renminbi/yuan) non si ferma con l’introduzione di norme da parte di Pechino. La Cina ha adottato misure che scuotono Wall Street e Washington è avvertita. Mentre le istituzioni finanziarie statunitensi cercano di danneggiare la fiducia degli investitori in Cina attraverso tattiche psicologiche, sostenendo che l’economia cinese rallenta e che il mercato cinese è in caduta libera, Pechino annuncia di aver acquistato 600 tonnellate di oro nel giro di un mese e la Banca Popolare Cinese si sbarazza di oltre 17 miliardi di dollari dalle riserve di valuta estera. Le riserve in valuta estera cinese, escluse le riserve in valuta estera delle Regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, erano 371o miliardi di dollari nel maggio 2015. Sono scese a 3690 miliardi nel giugno 2015. Il sito sul mercato finanziario ZeroHedge, che segue questa evoluzione, ha spiegato ciò che accade: “Abbiamo poi messo il cambio della Cina sulle riserve valutarie assieme al totale delle partecipazioni del Tesoro USA della Cina e relativo ‘anonimo’ rivenditore off-shore di Euroclear (‘Belgio’), rilasciato dal TIC, scoprendo che il rapporto drammatico che avevamo rilevato a maggio persiste, cioè praticamente il delta delle riserve valutarie cinesi trascina via tutti i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina”. Il punto principale qui è che i i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina “sono venduti in modo aggressivo, per la somma di 107 miliardi di dollari, finora nel 2015”. Seguendo le transazioni finanziarie della Cina in Belgio, ZeroHedge ha effettivamente calcolato che Pechino ha mollato 143 miliardi di dollari in tre mesi. Pochi mesi dopo, ad agosto, altri 100 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA sono defluiti nel giro di due settimane. Il giorno dopo, il 27 agosto, Bloomberg confermava ciò che ZeroHedge aveva notato, spiegando in un rapporto: “La Banca Popolare della Cina scarica dollari e acquista yuan per sostenerne il tasso di cambio, una politica che ha ridotto di 315 miliardi di dollari le riserve valutarie negli ultimi 12 mesi. Le scorte di 3650 miliardi diminuiranno di circa 40 miliardi al mese per il resto del 2015, secondo le stime di un’indagine di Bloomberg”. Mentre Bloomberg sottolinea che i cinesi usano i dollari per acquistare la propria valuta nazionale, casualmente dice, “Strategicamente e probabilmente è intenzione della Cina trovare il momento giusto per alleggerire l’eccessivo cumulo di titoli del Tesoro USA”, citando un economista della Reorient Financial Markets Limited di Hong Kong.

L’eclisse del dollaro da parte del Renminbi cinese
Wall Street dovrebbe preoccuparsi dei problemi economici degli Stati Uniti invece di cercare di minare la Cina. Il discorso sul rallentamento dell’economia cinese è in parte distrazione. Si distoglie l’attenzione dal declino degli Stati Uniti e si rafforzano gli sforzi di Washington e Wall Street per frenare Pechino. I cinesi, tuttavia, continuano ad andare avanti imperterriti. Pechino ha scelto il Qatar come prima piazza di cambio del renminbi per i mercati dei cambi regionali in Medio Oriente e Nord Africa, nell’aprile 2015. Il nome di questo centro di cambio è Renminbi Qatar Center, ed aggirerà le strutture finanziarie USA e darà maggiore accesso a petrolio e gas naturale di Medio Oriente e Nord Africa alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante i desideri di Wall Street e Washington, l’Ordine Mondiale di Seta va avanti.renminbi2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio ritorna in Europa?

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/08/2015maxresdefaultIl recente assalto al consolato statunitense a Istanbul da parte di due donne che, secondo le autorità turche, erano membri di un gruppo terrorista di estrema sinistra, il Fronte-Esercito popolare rivoluzionario di liberazione (DHKP-C), così come l’incidente sospetto sul treno ad alta velocità Thalys Parigi – Amsterdam, indicano che le operazioni sotto falsa bandiera condotte durante la Guerra Fredda “dalla rete nelle retrovie” della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, conosciuta come Gladio, siano di nuovo in piena attività. Il DHKP-C avrebbe effettuato un attentato suicida all’ambasciata degli USA ad Ankara nel 2013, un attentato che uccise una guardia di sicurezza turca. Nell’attacco, il sito web “Grido del Popolo”, presumibilmente del DHKP-C, affermava che uno dei suoi membri, Ecevit Sanli, compì l’attentato suicida che uccise lui e la guardia turca. Il problema del preteso coinvolgimento del DHKP-C è un video pubblicato da “Grido del Popolo” scoperto dalla “Ricerca sulle entità terroristiche internazionali” o “SITE”, un gruppo di Washington legato al Mossad noto per diffondere sui media video dubbi e pretesi comunicati di “al-Qaida”, “Stato islamico” e altri presunti gruppi terroristici islamici. La presunta rinascita del DHKP-C ha fornito al governo turco la scusa per colpire i guerriglieri curdi nella Turchia orientale e infondere una mentalità d’assedio tra gli elettori turchi, nella campagna per le ulteriori elezioni nazionali che contrappongono il governo islamista del presidente Recep Tayyip Erdogan all’opposizione laica.
Il cittadino marocchino Ayub al-Qazani è accusato di aver preso un treno Bruxelles – Parigi per ucciderne i passeggeri. Qazani, che aveva un AK-47 e altre armi nella borsa, che ha detto di aver “trovata” in un parco di Bruxelles, fu sopraffatto da tre cittadini statunitensi e uno inglese. Due degli statunitensi che hanno atterrato Qazani sono membri delle forze armate statunitensi, l’US Air Force Airman Spencer Stone e Alek Skarlatos della Guardia Nazionale dell’Oregon. Il cittadino inglese è Chris Norman, nato in Uganda e residente del sud della Francia. Si ritiene che Qazani, nativo di Tetuan, Marocco, come tanti presunti aggressori islamici in Francia, abbia viaggiato all’estero prima dell’attentato. Qazani era residente a Algeciras e Madrid in Spagna fino al 2014, dopo di che lavorò per la società francese di telefonia mobile Lycamobile trasferendosi in Francia. Qazani si sarebbe radicalizzato in una moschea di Algeciras, davanti al territorio inglese di Gibilterra, dove l’intelligence inglese controlla molto da vicino il territorio spagnolo, tra cui Algeciras. A giugno Qazani avrebbe combattuto al fianco dei guerriglieri dello Stato islamico in Siria, e poi viaggiato da Antakya, Turchia a Tirana, Albania. La storia di Qazani è la stessa di Mahdi Namush, il franco-algerino che avrebbe attaccato il Museo Ebraico di Bruxelles. Prima dell’attacco, Namush avrebbe combattuto con le forze dello Stato islamico in Siria e trascorso del tempo in Gran Bretagna. Dopo aver attaccato il museo di Bruxelles, Namush prese un autobus notturno per Marsiglia da Bruxelles. Al controllo doganale fu scoperta la borsa di Namush con un AK-47, un revolver e proiettili. Namush sostenne, dopo l’arresto da parte della polizia francese, che scoprì le armi in un’auto parcheggiata a Bruxelles e le rubò per venderle sul mercato nero a Marsiglia. Qazani sostiene che voleva usare le armi trovate nel parco di Bruxelles, un AK-47, una pistola Luger, un taglierino, mezzo litro di benzina e nove caricatori, per derubare i passeggeri sul treno Thalys per comprarsi del cibo perché era senza un soldo e senza casa. Qazani e Namush erano ben noti alle forze dell’ordine europee e francesi come potenziali minacce, ma alcuna azione fu presa per sorvegliarne le attività. Prima dell’attentato al treno, Qazani fu oggetto di una “Fiche S” o “Avviso S” della polizia francese trasmessa a varie forze dell’ordine europee, chiedendo che Qazani fosse posto sotto sorveglianza speciale della polizia. Inoltre, la polizia spagnola aveva il DNA di Qazani. Infine, non solo l’intelligence spagnola, ma anche tedesca, belga e francese, avevano dossier abbastanza completi su Qazani prima dell’attentato sul treno Thalys.
Helric_Fredou Muhamad Marah, il franco-algerino che uccise sette persone nella regione di Tolosa, tra cui tre bambini della scuola ebraica, nel 2012, e Said e Sharif Quashi, i fratelli franco-algerini che attaccarono gli uffici della rivista “Charlie Hebdo” a gennaio, ricevettero la “Fiche S” e dossier dell’intelligence furono raccolti su di loro dalle autorità francesi. Il bandito franco-senegalese-maliano Amedy Culibaly, che attaccò il supermercato ebraico Hyper-Cacher di Parigi contemporaneamente a Charlie Hebdo, era ben noto alla polizia e all’intelligence francesi. La polizia e l’intelligence danesi indicarono il presunto aggressore della Sinagoga centrale di Copenaghen e del festival del cinema danese in Umar al-Hamid al-Husayn, cittadino danese di origine palestinese e criminale violento rilasciato da una prigione danese solo due settimane prima dell’attacco alla sinagoga. La polizia danese uccise al-Husayn dopo i suoi presunti attentati.
Il treno Thalys viaggiava nella regione di Oignies nell’Alta Piccardia, Francia, quando Qazani fu atterrato dai passeggeri. Il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve ha suggerito che Qazani sia membro di un gruppo islamista. Cazeneuve non perse tempo recandosi a Copenaghen appena dopo gli attentati alla sinagoga e al festival del cinema. Cazeneuve sarebbe stato indagato dal commissario di polizia francese Helric Fredou, il vicecomandante della polizia giudiziaria francese di Limoges, per collegamenti con Jeanette Bougrab. Bougrab era la cosiddetta “fidanzata” del redattore di “Charlie Hebdo” Stephane Charbonnier, “Charb” per i colleghi. Bougrab sosteneva di essere la sua ragazza insinuando di avere avuto da lui una figlia. Fredou si sarebbe suicidato al culmine dell’indagine sui legami tra Bougrab e Cazeneuve. Fredou si sarebbe sparato alla testa per la depressione dopo aver incontrato la famiglia di una delle vittime degli attentati francesi. Tuttavia, la famiglia e gli amici di Fredou smentirono tali rapporti. Inoltre, osservarono che aveva aperto un’indagine importante sugli attentati, mettendosi ai ferri corti con Cazeneuve. Secondo notizie francesi, Fredou sospettava Cazeneuve da quando commissario “commissionò” la polizia di Cherbourg. Cazeneuve fu sindaco di Cherbourg-Octeville dal 2001, quando il commissario di polizia Fredou seppe dei legami di Cazeneuve con il Mossad, della sua relazione con Bougrab e della sua cricca di provocatori antimusulmani.
La ricomparsa di Gladio sulla scena politica europea è la risposta alla crescente ostilità all’Unione europea e all’austerità dettata dai banchieri centrali europei. Corporazioni e fascisti che trascinano l’Europa al fallimento ora usano le loro risorse multimediali per trasformare la minaccia favorita degli ultimi vent’anni, il terrorismo islamico, in minaccia combinata di terroristi islamici che collaborano con la rete internazionale anarchica. In Grecia, Italia, Turchia e Spagna ci sono segnali che il cambio di paradigma sul terrorismo islamico con l’anarchismo di sinistra sia già in corso, con attentati altamente sospetti e probabilmente falsi presso ambasciate e altre strutture. I media intensificheranno storie fasulle collegando “anarchici” e “jihadisti”. Dopo l’incidente del treno Thalys a Bruxelles, Cazeneuve e il suo amico antimusulmano e socialista di destra, il primo ministro francese Manuel Valls, chiedono controlli di tipo aeroportuale sulle stazioni ferroviarie europee. Il fine è l’Unione europea che esercita maggiore controllo politico e sociale sui popoli del continente. È interessante notare che l’avanzata di sconosciuti gruppi “anarchici” avviene negli stessi Paesi in cui le operazioni di Gladio erano più ampie: Italia, Turchia e Grecia. L’Italia fu il nesso dell’Organizzazione Gladio, filiale italiana delle operazioni terroristiche paneuropee della CIA. In Turchia, Gladio era conosciuta come “Ergenekon” e in Grecia come “Operazione Pelle di pecora”. Finché Gladio è di nuovo in azione in Europa, i popoli del continente dovranno avere paura, e infatti dovrebbero averne molta.

Bernard Cazeneuve

Bernard Cazeneuve

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina liquida i buoni del Tesoro USA, avvertendo Washington

Tyler Durden Zerohedge 27/08/2015

ChinaUSTHoldingsCi siamo chiesti cosa accadrebbe se i mercati emergenti della Cina si sbarazzassero dei buoni del Tesoro statunitensi. Per mesi abbiamo documentato la liquidazione della PBoC della gran quantità di carta degli Stati Uniti. A luglio, per esempio, notammo che la Cina aveva scaricato ben 143 miliardi di dollari in buoni del Tesoro USA in tre mesi via Belgio, lasciando la Goldman senza parole per una volta. Abbiamo seguito tutto ciò, questa settimana, osservando che grazie al nuovo regime FX (che, in ogni caso in teoria, avrebbe dovuto richiedere minor intervento), la Cina ha probabilmente venduto da qualche parte circa 100 miliardi di buoni del Tesoro USA nelle ultime due settimane, e solo come operazioni FX aperte per stabilizzare lo yuan. In parole povere, con la svalutazione della Cina e i successivi tentativi di contenerla, la Cina s’è liberata di una quantità epica di buoni del Tesoro USA. Ma anche con il gatto fuori dal sacco per i lettori di Zerohedge e anche, mescolando metafore varie, il genio uscito dalla bottiglia da metà agosto, la Cina, grazie al rifiuto netto di far galleggiare lo yuan, continuerà a vendere lentinaia di miliardi di USTS, e il mondo lentamente si sveglia su cosa in realtà implichino gli interventi FX della Cina, quando accadono due cose: i) Bloomberg, citando l’ufficio dei redditi FIX di New York, ha osservato una “pressione alla vendita sostanziale” degli USTS a lungo termine proveniente dall'”estremo oriente”, e ii) Bill Gross s’è chiesto, in un tweet, se la Cina vende buoni del Tesoro. Con certezza, abbiamo avuto la conferma di ciò che abbiamo descritto in modo esauriente per mesi. Ecco Bloomberg: “La Cina ha ridotto le sue dotazioni di titoli del Tesoro USA questo mese raccogliendo i dollari necessari per sostenere lo yuan dopo la svalutazione di due settimane fa, secondo persone vicine alla vicenda. Canali per tali operazioni di vendita diretta della Cina, sono agenti in Belgio e in Svizzera, ha detto una fonte anonima, poiché l’informazione non è pubblica. La Cina ha comunicato alle autorità statunitensi le vendite, ha detto un’altra fonte. Non hanno rivelato le dimensioni delle disposizioni. Gli ultimi dati disponibili del Tesoro e stime strategiche suggeriscono che la Cina controlla 1480 miliardi di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti, secondo i dati compilati da Bloomberg. Compresi 200 miliardi di dollari detenuti tramite il Belgio, che Nomura Holdings Inc. dice sia la patria dei conti protetti cinesi. La PBoC ha venduto almeno 106 miliardi di attività di riserva nelle ultime due settimane, buoni compresi, secondo una stima della Société Generale SA. La cifra si basa sul calcolo della banca sulla liquidità aggiunta al sistema finanziario cinese dalla riduzione dei tassi d’interesse e dai requisiti di riserva richiesti ai creditori. Il presupposto è che la banca centrale si propone di ricostituire i fondi drenati quando comprava yuan per stabilizzarli”. Ora che ciò che è lampante da almeno sei mesi, è l’approvazione ufficiale basata sui fatti, e cosa esattamente significa il via libera alla speculazione dilagante per la politica monetaria degli USA. Ecco di nuovo Bloomberg: “La Cina vende titoli del Tesoro “non è una sorpresa, ma forse non è pienamente valutata”, ha detto Owen Callan, stratega FIX a Dublino presso Cantor Fitzgerald LP. “Cambierebbe la prospettiva sui buoni un bel po’, se iniziano a scontare abbastanza sulla liquidazione delle riserve nei prossimi sei mesi, o sulle intenzioni di come gestiranno lo yuan a qualsiasi livello”. “Con la vendita di titoli del Tesoro a difesa del renminbi, impediscono il ribasso dei rendimenti del Tesoro, nonostante il forte calo del mercato azionario“, ha detto a Bloomberg Television David Woo, a capo della Ricerca tassi globali e valute della Bank of America Corp. “La Cina impatta direttamente sui mercati globali tramite i tassi statunitensi“. Come avevamo detto, se facciamo una revisione della letteratura accademica esistente, come intrapresa da Citi, si ha idea di cosa significhi la liquidazione della riserva estera FX per i buoni del Tesoro USA (USTS). “Supponiamo che EM e Paesi in via di sviluppo, che detengono 5491 miliardi di riserve, riducano le partecipazioni del 10% in un anno, ciò equivale a 3,07% del PIL degli Stati Uniti e a un’ascesa decennale dei tassi del Tesoro per l’enorme cifra di 108 miliardi“, secondo Citi, in una nota d’inizio settimana. In altre parole, per ogni 500 miliardi di riserve valutarie cinesi liquidate, corrispondono 108 miliardi di pressione al rialzo decennale. Ricordate che, grazie alla minaccia dell’incombente aumento dei tassi della FED, e altri fattori tra cui il precipitare dei prezzi delle materie prime e rischi politici idiosincratici, le valute dei mercati emergenti sono in caduta libera, il che significa che non è solo la Cina a liquidare beni in dollari USA.
E’ chiaro che ci sia notevole pressione al rialzo dei rendimenti dei buoni del tesoro USA e che sia una situazione decisamente indesiderabile per la FED, che dovrà affrontarla a settembre. Avevamo riassunto la situazione così: “uno dei catalizzatori dei deflussi EM è l’incombente balzo della FED che, assieme a quanto sopra, indica che se il FOMC alza i tassi, quasi sicuramente accelererà la pressione sugli EM, innescando ulteriore uso degli FX di riserva (cioè svendita di buoni del tesoro USA), con conseguente notevole pressione sul rialzo dei rendimenti e un’inversione politica immediata, forse anche un QE4“. Bene, ora che la Cina liquida con frenesia i buoni del Tesoro USA, a un ritmo tale da non poterlo nascondere o minimizzare come irrilevante, e ora che Bill Dudley ha ufficialmente aperto la porta a un “ulteriore allentamento quantitativo“, sembrerebbe che l’unico modo per evitare che Cina ed EM liquidino i buoni del Tesoro USA, come indica Citi, “sia soffocare il mercato immobiliare degli USA” ed imporre una restrizione, tramite il canale di emissione degli UST, del FOMC avviando il QE4.20150826_EMFXTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano “Blair-Erdogan-Mishal” su Gaza e le implicazioni in Siria

Nasser Kandil “60 minuti con Nasser Kandil” 25 agosto 2015 – Reseau International
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-NakhalCE5alSHWgAA7LQCI – Cosa succede dietro le quinte dei negoziati di Tony Blair per togliere il blocco di Gaza?
Egypt-Gaza-Israel-border--001 Data che la costante strategica occidentale è la sicurezza e la supremazia d’Israele, propongo di esporre ciò che accade contro la Palestina storica e soprattutto il progetto sul futuro di Gaza. Una lettura personale, ma basata su fatti che cominciano ad invadere la stampa, alcuni parlando di colloqui semplici, altri di negoziati diretti o indiretti tra Hamas e Israele [1] [2] [3]. Un progetto in corso di sistemazione il cui padrino è il burattinaio Tony Blair, il promotore è Tayib Rajab Erdogan, e il complice dichiarato Qalid Mishal (capo del Politburo di Hamas) senza poter presumere in che misura convincerà gli altri capi di Hamas, tra cui quelli di al-Qasam (ala militare di Hamas). Il tempo lo dirà, ma in ogni caso potrebbe spiegare il motivo per cui Israele ha accusato il movimento del Jihad islamico palestinese di aver lanciato il 20 agosto razzi sulle alture siriane del Golan occupate e l’adiacente Galilea [4] [5] quando si sa che non c’è nulla. In altre parole, il raid israeliano del 21 agosto nel sud della Siria, presso al-Qunaytra, in rappresaglia al lancio dei razzi, è un messaggio al Jihad islamico nella Striscia di Gaza e non nel Golan. Ci torneremo (…). Va notato che secondo il mito sionista è la Cisgiordania (Giudea e Samaria), da Tulqarim a Qalil (Hebron) che farebbe parte della terra promessa, non Gaza, sempre sotto la tutela egiziana, o Haifa, Jaffa o le coste sul Mediterraneo. Ecco perché non ho mai creduto che Israele avrebbe accettato una soluzione pacifica che richiede di restituire i territori occupati nel 1967 per accontentarsi dei confini del 1948. Nessun leader israeliano avrebbe il coraggio di accettarlo, così come nessun leader palestinese oserebbe firmare l’unica alternativa dell’autonomia, qua e là, sotto il controllo dell’occupante. Hillary Clinton non accettò il rifiuto pungente di Netanyahu alla proposta di spostare 25000 coloni da Tulqarim a Gerico? Da qui l’idea di uno Stato palestinese a Gaza, (una striscia di terra lunga 41 km e larga 6-12 km, da cui Israele ha unilateralmente ritirato l’esercito e 9000 coloni nel 2005), con l’apertura di valichi di frontiera, porto, aeroporto, passaporto, luce, acqua, ricostruzione, elezioni, legislatura, ecc…; la Turchia garantiva che Gaza non minacciasse mai la sicurezza d’Israele; Hamas parlava di “tregua a lungo termine” con la speranza di liberare il resto dei territori occupati con la sola forza dei negoziati politici (sic). Ciò significa che con lo slogan “Il vostro Stato palestinese di Gaza”, Israele si prepara ad eliminare l’Autorità palestinese e perseguire lo Stato ebraico colonizzando Cisgiordania e Gerusalemme al prezzo di sofferenze e stermini che supereranno quelli sopportati dal popolo palestinese nel 1948 (…). Non è più una teoria a lungo pensata da certuni, ma il piano affidato a Erdogan. Erdogan è bloccato in una situazione disperata fino alle elezioni legislative anticipate del 1° novembre, quando coloro che l’hanno votato perché pensavano che fosse il più forte potrebbero cambiare idea e coloro che non hanno votato per l’opposizione perché pensavano che avrebbe perso, gli voteranno contro. Due mesi in cui gli Stati Uniti devono assolutamente dargli via libera, e gli europei chiudere gli occhi in modo che possa spezzare il collo ai curdi, tanto da non osare nemmeno pensare di votare per l’opposizione; sapendo che solo il 2% dei voti andrà in suo favore, rispetto alle ultime elezioni, basterebbe per garantirgli i 65 seggi necessari per la vittoria. Questo è il prezzo affinché Israele non sia contrario alla firma dell’accordo sul nucleare iraniano ed anche ad offrire servigi al governo degli Stati Uniti per farlo accettare a chi si oppone e all’opinione pubblica statunitensi: “Gaza è il futuro Stato palestinese, date a Erdogan ciò che chiede in Turchia!”. Così si forma il trio “Turchia-Israele-Fratelli Musulmani”, quest’ultimo con lo Stato di Gaza sotto la bandiera di Hamas. Che si tratti di successo o fallimento è un altro problema. Ciò che è certo è che gli israeliani studiano seriamente la revoca del blocco di Gaza, a condizione dell’uscita di Hamas dal campo della resistenza palestinese, sfruttando la carta vincente di sempre: la preoccupazione umanitaria per la popolazione di Gaza che tanto soffre…

II – Cosa succede nel Golan siriano?
capture-d_c3a9cran-2013-09-08-c3a0-18-57-42_risultato Per capirlo va analizzato il comportamento d’Israele mentre si cercano soluzioni. Abbiamo già discusso la relazione di DEBKAfile secondo cui “Russia e Stati Uniti corteggiano i sauditi per salvare Assad, mettendo in pericolo Israele e Giordania...”[6]; rapporto che ci porta a prevedere che Israele farà di tutto per silurare il riavvicinamento siriano-saudita sponsorizzato dalla Russia [7] Ciò permesso dalla ritirata del ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr, alla conferenza stampa integrale con Lavrov. [8] Infatti, tale rapporto va compreso come avvertimento all’alleato saudita che non può sperare di giocare da solo, a questo punto, anche se gli alleati Stati Uniti potrebbero essere d’accordo sul principio della priorità alla lotta al terrorismo (…). Infatti dato che Stati Uniti, Arabia Saudita e Iran si sarebbero uniti alla Russia per trovare una soluzione in Siria e Yemen, in modo che l’Arabia Saudita salvasse la faccia, come Israele avrebbe voce in capitolo realizzando il piano “Blair-Erdogan-Mishal” a Gaza? Come, se non con una chiara azione sul campo e l’attivazione di gruppi armati sotto il suo comando nel sud della Siria? Di qui l’incursione su al-Qunaytra nel Golan siriano. Azione speciale che non dimostra che Israele sia pronto alla guerra (…) ma invia il messaggio aggiuntivo trasmesso da DEBKAfile: “Siamo qui! Non abbiamo covato e permesso ai gruppi armati di occupare il sud della Siria per permettere una soluzione alle nostre spalle. Inoltre i gruppi armati e la Giordania sono nelle nostre mani, non in quelle dell’Arabia Saudita che ha Zahran al-Lush (capo di Fronte islamico e Jaush al-Islam). Fin quando è così, siamo noi a decidere“. In altre parole, tale ennesimo raid avverte: Israele è ora l’unico giocatore nel sud della Siria, la Turchia nel nord; se si deve solo lottare contro il terrorismo ci si concentri solo sullo Stato islamico e dimenticate al-Nusra e tutti gli altri gruppi terroristici che Israele e Turchia sostengono; l’Arabia Saudita non ha nulla a che fare con la Siria, Israele scommette sulla Turchia.

III – Perché puntare sulla Turchia?
Israele scommette sulla Turchia, così come contro Stato siriano, Resistenza libanese, Resistenza palestinese ed Autorità palestinese. Ciò perché Erdogan risolverebbe i suoi problemi se riuscisse ad incassare il prezioso assegno della “carta palestinese” a favore della sicurezza d’Israele, aiutando l’occidente a concedergli il gran premio atteso, in Siria e altrove, per non dover lambiccarsi nel cercare di garantire la continuità geografica tra Gaza e i brandelli della presunta soluzione dei due Stati. Per non parlare della realizzazione della proposta di alleanza tra occidente e Fratelli musulmani, con capitale Gaza, che faciliterebbe il loro ritorno al potere in Egitto, di condividere il potere in Libia e possibilmente consolidare Ghanushi in Tunisia e portare Ansarullah a partecipare al futuro governo dello Yemen. Tutto ciò perché la vittoria di Gaza è stata venduta da Turchia e Qatar [9].

IV – Perché ora?
Ciò che unisce i fronti nel sud della Siria da al-Qusayr, a Yabrud, Zabadani, Qunaytra è che la vittoria di Siria ed Hezbollah a Zabadani significherebbe la fine della guerra nel Qalamun, eliminando i gruppi terroristici al confine siriano-libanese, e il prossimo passo sarebbe la pulizia di Qunaytra. Quindi, facendosi coinvolgere in questo modo, Israele avverte che sarà una questione molto diversa e molto più complicata di Zabadani, perché i gruppi terroristici come al-Nusra, ramo di al-Qaida in Siria, saranno supportati e protetti dagli aerei israeliani. Israele non permetterà la sconfitta di al-Nusra o il fallimento del piano per Gaza. Il messaggio israeliano è stato ricevuto. Dobbiamo aspettarci un’escalation nei prossimi due mesi, sapendo che la risposta arriverà in tempo, come i raid su Joumraya 1 e 2 (…).

Qalamun5015Note:
[1] Tregua a Gaza: Israele nega ogni trattativa con Hamas
[2] Negoziati Israele-Hamas: una hudna in cambio del blocco
[3] Vincitori e vinti nei colloqui tra Hamas e Israele
[4] Tensione sul Golan siriano, attacco aereo israeliano mortale
[5] Iran, Hezbollah, Israele: la spirale di vendette e risposte
[6] Russia e Stati Uniti corteggiano i sauditi per salvare Assad, anche se mettono Israele e Giordania sotto la minaccia dalla Siria
[7] Iniziativa di Putin: è possibile una riconciliazione siriano-saudita?
[8] Lavrov: i tentativi di rovesciare Assad porteranno al potere il SIIL in Siria
[9] Gaza: Vittoria venduta da Turchia e Qatar!

Nasser Kandil è l’ex-vice direttore di TopNews Kandil-Nasser, e direttore del quotidiano libanese al-Bina

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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