Sakura Taisen – Mirai (Voyage)

Sakura Taisen Complete Song Box Disc 7 – 03 Mirai (Voyage)

‘Il Tuo Nome’, Makoto Shinkai potrebbe essere il prossimo grande nome degli anime

Mark Schilling, Japan Times, 31 agosto 2016GwmpSuVGli animatori giapponesi hanno buone ragioni per odiare l’etichetta “nuovo Miyazaki”, ovveroa successore del genio dell’animazione Hayao Miyazaki, ritiratosi dalla scene nel 2013. In primo luogo, fa credere ai fan che i loro film siano simili, o imitazioni, di quelli del Maestro. In secondo luogo, le cifre al botteghino saranno confrontate con quelle di Miyazaki, giunte ad altezze stratosferiche cui pochi rivali o successori si sono mai avvicinati. Quindi, ecco un messaggio di Makoto Shinkai (vero nome Makoto Niitsu), tra i più importanti dei “nuovi Miyazaki”, il cui ultimo film, “Il Tuo Nome” (Kimi no nawa), è distribuito da Toho, la stessa società che ha gestito i successi di Miyazaki. Tuttavia, l’uscita a fine agosto non è proprio paragonabile al culmine nei botteghini di metà luglio, una volta regolarmente riservato ai capolavori di Miyazaki. Animato con una miscela splendida di dettagli realistici e fantastici radicati nelle emozioni, rendono il paragone con Miyazaki non assurdo, i film di Shinkai, compreso il suo capolavoro del 2007 “5 centimetri al secondo” (“Byosoku 5 Senchimetoru“), mostrano una sensibilità più romantica che non Miyazaki, con storie di giovani amanti invece che di giovani eroine coraggiose che il Maestro pone in varie missioni. “Il Tuo Nome”, dal titolo e storia che riecheggiano un famoso radiodramma e una trilogia cinematografica del dopoguerra (1953-1954) sugli amanti sfortunati, è l’ultimo della serie. Tratto da una sceneggiatura originale di Shinkai, il film si concentra su due adolescenti: Mitsuha (doppiato da Mone Kamishiraishi), una ragazza che vive infelicemente in campagna, e Taki (Ryunosuke Kamiki), liceale di Tokyo appassionato di architettura.

Makoto hinkhai s Mosca nel 2013

Makoto Shinkai a Mosca nel 2013

Non sorprende nessuno che abbia mai visto un Seishun eiga (dramma giovanile) giapponese, che i due siano destinati ad incontrarsi, ma nel film ciò si compie in modo insolito, per non dire altro: si scambiano i corpi in sogno (come nella trama di Nobuhiko Obayashi “Io sono Te, Tu sei Me” (“Tenkosei“, 1982) che diede uno sguardo straordinariamente progressivo nello scambio di genere per l’epoca, ma senza sogni di sorta). Il film di Shinkai è anche, in realtà abbondando, una commedia su imbarazzo e disagio adolescenziali, con Mitsuha mutatosi in Taki, che si ritrova ad usare il “watashi” (io al femminile) sorprendendo gli amici e armeggiando sul genere appropriato “ore“. Queste e altre gag sono abbastanza gradevoli, ma come lo sono anche quelle in decine di sit-com televisive locali. Il film, tuttavia, segue la coppia nello scambio di genere anche con una serietà tenera, che è unicamente di Shinkai, mentre lottano con situazioni strane e aspirazioni estranee. Scambiandosi note e persino litigando. Naturalmente, una volta che le cose arrivano a questo punto, sappiamo che l’amore fiorirà. Ma al cuore del mistero della storia vi è una cometa da una volta-ogni-mille-anni che appare nei cieli un mese prima dell’inizio della storia. Presagiva il castigo per il nascente rapporto della nostra coppia?
p11-schilling-your-a-20160901La trama ha molti colpi di scena, pur concentrandosi sui destini di Taki e Mitsuha. Personaggi di contorno come Miki (Masami Nagasawa), sexy e mondana senpai del Taki bar, dove lavora part-time, la nonna di Mitsuha (Etsuko Ishihara) e la sorellina no-nonsense (Kanon Tani), evidenziano soprattutto personalità e dilemmi (come il dilemma posto dalla sovrapposizione imbarazzante di Taki su Miki). Ma, al culmine del climax del dramma, con un cielo dall’abbagliante eruzione di colori e luce, “Il Tuo Nome” si tramuta nel sogno che quasi tutti hanno qualche volta, l’amante troppo perfetto, l’incontro troppo breve e il finale troppo brusco, con la beatitudine che si dissolve nel nulla mentre la veglia prende piede. Eppure qualcosa rimane, un ricordo, per quanto vago, del paradiso. “Il Tuo Nome” lascia qualcosa come una miscela di pathos doloroso e barlume di bellezza ultraterrena, davvero memorabile. Miyazaki non avrebbe realizzato questo film, Makoto Shinkai sì. Si spera, almeno, che perda il titolo di “nuovo Miyazaki” per sempre.kiminonawa01Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia invade il Nord della Siria, la verità sul “golpe” turco

The New Atlas, LD, 25 agosto 20161033571886Il conflitto in Siria s’intensifica in un nuovo pericoloso territorio mentre forze militari turche attraversano il confine turco-siriano nel tentativo di annettere la città siriana di Jarabulus. L’operazione include non solo forze militari turche, ma anche schiere di terroristi filo-occidentali, che probabilmente avranno il controllo della città prima di espandere le operazioni in Siria contro le forze governative siriane. Con l’inizio delle operazioni, volte presumibilmente a togliere la città dai terroristi del cosiddetto Stato islamico per impedire che cada nelle mani delle forze curde appoggiate dagli USA, la mossa di Ankara ha chiarito diverse cose sull’attuale geopolitica del conflitto.

Il golpe “sostenuto dagli Stati Uniti” di luglio probabilmente è stato fabbricato
In primo luogo, con gli aerei da guerra degli Stati Uniti che supportano le operazioni turche, la pretesa di Ankara che gli Stati Uniti fossero dietro il tentato golpe di luglio appaiono invenzioni e il colpo di Stato probabilmente era una messa in scena. Il vicepresidente statunitense Joseph Biden compiva una visita ufficiale in Turchia proprio questa settimana, la prima visita di alto profilo di un rappresentante degli Stati Uniti dal tentato colpo di Stato di luglio. Il vicepresidente Biden discuteva di relazioni bilaterali e cooperazione militare tra Stati Uniti e Turchia. L’articolo di Reuters “Con la visita di Biden, gli Stati Uniti cercano un equilibrio con la truculenta Turchia“, rivendica: “Biden, che ha visitato la Lettonia, cercherà di sostenere la Turchia, mentre aumentano le preoccupazioni sull’entità della repressione, secondo i funzionari. La Turchia insiste per l’estradizione di Gulen. Il vicepresidente ribadirà anche che gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per sostenere gli sforzi della Turchia nel chiedere conto ai responsabili del tentato colpo di Stato, garantendo nel contempo che lo stato di diritto sia rispettato nel processo”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama prima della visita di Biden. E’ difficile credere che Fethullah Gulen possa avere orchestrato un colpo di Stato militare pur risiedendo negli Stati Uniti, senza l’esplicita approvazione e il sostegno del governo degli Stati Uniti. Così, per gli Stati Uniti “tenere conto dei responsabili del tentativo di colpo di Stato” significa identificare e arrestare gli statunitensi coinvolti. Sulle operazioni congiunte degli Stati Uniti con la Turchia, la BBC nell’articolo, “Jarablus in Siria: carri armati turchi entrano nel nord della Siria“, riferisce: “Un alto funzionario degli Stati Uniti, sotto anonimato, a Washington ha detto a BBC News, prima dell’inizio dell’operazione turca, che “crea un cuscinetto contro la possibilità che i curdi avanzino. Collaboriamo su questa possibile operazione: i nostri consulenti comunicano con loro sul piano per Jarablus. Daremo supporto aereo ravvicinato nel caso di un’operazione“. E’ altrettanto difficile credere che la Turchia veramente sospettasse gli Stati Uniti del tentativo di decapitare il gruppo dirigente della nazione con un violento ma fallito colpo di Stato solo il mese prima, solo per poi condurre operazioni congiunte in Siria con le forze statunitensi ancora di stanza nel territorio turco. Ciò che è molto più probabile è che il colpo sia stato una sceneggiata per simulare una frattura USA-Turchia, ingannare la Russia e permettere alla Turchia di epurare tutti gli elementi nelle forze armate turche che potevano opporsi all’incursione in Siria, quella che si svolge ora.
Anthony Cartalucci, analista geopolitico di Bangkok, notava in un pezzo del 18 luglio dal titolo, “Il fallito colpo di Stato in Turchia: ‘dono di Dio’ o di Washington“, che: “… il golpe è stato inscenato non contro la Turchia, ma contro una sua parte, con l’aiuto non solo degli Stati Uniti ma anche della fazione politica di Gulen. Sarà l'”incendio del Reichstag” del 21° secolo che porterà a una nuova “purga hitleriana”, rimuovendo gli ultimi ostacoli al presidente Erdogan e alle istituzioni corrotte che ha costruito nel tentativo di prendere il potere assoluto in Turchia. E al contrario dei cambiamenti che ci si aspetterebbe dalla Turchia, se veramente gli Stati Uniti avessero concepito tale colpo di Stato per rovesciare Erdogan, la Turchia assai probabilmente raddoppierà le ostilità verso la Siria e i suoi alleati”. Con la Turchia che entra nel nord della Siria, sosterrà i terroristi che combattono le forze siriane, prolungando il conflitto da una nuova base avanzata in Siria e con la protezione della NATO, esattamente ciò che accade oggi.

Costruire il tanto cercato santuario dei terroristi
L’attraversamento del confine della Siria completa i vecchi piani dell’offensiva curda e dell’ascesa dello Stato islamico. I piani di Washington ed alleati regionali cercano di creare una zona cuscinetto o “santuario” sul territorio siriano che sia inattaccabile dalle forze siriane e da cui i terroristi filo-occidentali possano lanciare operazioni in profondità nel territorio siriano. Attualmente, tali operazioni vengono lanciate dal territorio turco. Coi terroristi progressivamente cacciati da Aleppo e le forze siriane che avanzano ad occidente dell’Eufrate, sembra che gli Stati Uniti cerchino di usare le forze curde per annettere la Siria orientale, mentre l’ultima mossa della Turchia è volta a creare il tanto desiderato santuario a nord per evitare il collasso dei combattimenti nel Paese. Le forze speciali inglesi, nel frattempo, operano nel sud della Siria tentando di creare un santuario simile per i terroristi lungo i confini di Giordania e Iraq con la Siria. La partecipazione delle forze aeree degli Stati Uniti nell’operazione in corso, inoltre, chiarisce l’assenza di profondità strategica e politica della fedeltà degli Stati Uniti verso i presunti alleati curdi, un tradimento delle forze curde mentre sono dirette contro le forze siriane dagli Stati Uniti in Siria orientale. I piani per tali santuari furono resi noti già nel 2012, con i responsabili politici degli Stati Uniti che, in un documento della Brookings Institution intitolato “Valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, affermavano: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici è concentrarsi prima su come porre fine alle violenze ed avere un accesso umanitario, come avviene (sotto la guida dell’ex-segretario generale dell’ONU Kofi Annan). Ciò può portare alla creazione di santuari e corridoi umanitari che dovranno essere sostenuti da una potenza militare limitata. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti in Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che un’ampia coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa compiere un’ulteriore azione coercitiva nei suoi sforzi”. Questo è esattamente ciò che avviene, da Jarabulus e probabilmente verso ovest, ad Azaz, a nord della contestata città siriana di Aleppo. Dal 2012 vari pretesti furono inventati, abbandonati e poi rivisitati per giustificare un’operazione come l’attuale.resized_1a4ca-10132857guvenlibolgeCreazione di un pretesto, fabbricare attentati come opzione
Ciò include Ankara che trama attentati sul proprio territorio che appaino terrorismo estero da utilizzare per creare un corridoio turco tra Jarabulus-Azaz. L’International Business Times in un articolo del 2014 dal titolo, “La Turchia vieta YouTube: trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari di Erdogan“, rivelava i dettagli di una trascrizione in cui la leadership turca contemplava attentati inscenati:
Ahmet Davutoglu: “Il primo ministro ha detto che nella congiuntura, tale attentato (alla tomba di Sulayman Shah) va visto come un’opportunità“.
Hakan Fidan: “Manderò 4 uomini dalla Siria, se questo è ciò che serve come causa della guerra, ordinando un attacco missilistico sulla Turchia; possiamo anche preparare un attacco contro la tomba di Suleiman Shah, se necessario“.
Feridun Sinirlioglu: “La nostra sicurezza nazionale è diventata un facile trucco della politica interna“.
Yasar Guler: “E’ il casus belli, cioè, creiamo la causa diretta per la guerra“.
Potrebbe essere solo una coincidenza che una provocazione simile sia avvenuta poco prima dell’operazione turca. Il New York Times nell’articolo, “L’attentato a un matrimonio è l’ultimo di una serie di attentai mortali in Turchia“, spiega che la provocazione citata motiva l’attuale operazione della Turchia: “L’attentato a un matrimonio curdo di Gaziantep, cittadina turca vicino al confine siriano, è stato uno dei più letali dei vari attentati che hanno colpito la Turchia. Dal giugno 2015, i militanti curdi e islamici hanno compiuto almeno 15 grandi attentati in Turchia, uccidendo più di 330 persone”. Così il governo della Turchia e i complici media occidentali hanno incolpato ugualmente Stato islamico e militanti curdi in vista dell’attuale operazione in Siria. L’articolo della BBC di cui sopra, notava: “La Turchia ha promesso di “ripulire completamente” lo SIIL dal confine, accusando il gruppo di un attentato a un matrimonio che ha ucciso almeno 54 persone, a Gaziantep”. Dopo il colpo di Stato di luglio molti credevano che la Turchia si riallineasse geopoliticamente svolgendo un ruolo costruttivo e stabilizzante nella regione. Invece, mentre citava la minaccia dello Stato islamico e delle forze curde al confine, una minaccia che la sua collusione con Stati Uniti e Stati del Golfo Persico, dal 2011, contribuisce a creare, la Turchia ha decisamente avanzato una parte cruciale dei piani degli Stati Uniti per smembrare la Siria e portare avanti la campagna di destabilizzazione in Nord Africa e Medio Oriente e altroe. La risposta della Siria e dei suoi alleati all’incursione della Turchia è stata finora inattiva. Come si potrà agire per evitare che Stati Uniti ed alleati di raggiungano i loro obiettivi resta da vedere.
Mentre il rovesciamento del governo di Damasco sembra improbabile al momento, la balcanizzazione della Siria era un obiettivo secondario sempre più considerato dai responsabili politici degli Stati Uniti come mera fase per infine rovesciare Damasco. Annettendo le parti orientali e settentrionali della Siria, l’aggressione degli Stati Uniti potrà guadagnare tempo.14064053Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia, è ancora presto per festeggiare!

Andre Vltchek, Global Research, 19 agosto 2016

Molti vorrebbero che accada, vedere la Turchia lasciare la NATO, rompendo la dipendenza psicologica, politica ed economica dall’occidente. Ora che Recep Tayyip Erdogan e i suoi alleati litigano con Stati Uniti ed Unione europea, vi è ad un tratto la grossa speranza che la Turchia possa completamente ripensare la propria posizione nel mondo, rafforzare i legami con Russia e Cina, rinnovare la storica amicizia con il Presidente siriano Bashar al-Assad, migliorare i rapporti con l’Iran ed aderire alla sempre più potente alleanza antimperialista. Questo potrebbe realmente accadere, così improvvisamente ed inaspettatamente? Se solo la Turchia aderisse ai BRICS, lasciasse la NATO e lottasse contro l’abbraccio mortale con l’occidente, il mondo intero cambierebbe!Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan arrives at the cabinet meeting in AnkaraMolti intorno a me già festeggiano, ma non aderisco, ancora aspetto. Conosco bene la Turchia, ho lavorato a stretto contatto con i turchi per più di 20 anni. Cinque dei miei libri vi sono stati tradotti e pubblicati, e ad Istanbul sono apparso in innumerevoli talk show. E onestamente: più conosco la Turchia, meno la capisco! È uno dei Paesi più complessi sulla Terra. La Turchia è imprevedibile, piena di contraddizioni ed alleanze mutevoli. Niente è veramente ciò che appare in superficie. Ed anche sotto la superficie, le correnti spesso si confondono, separano ed addirittura invertono corso. Per scrivere sulla Turchia, in modo corretto e approfondito, si deve correre in mezzo a un campo minato. Alla fine, si sbaglia sempre! Scontentu una quantità enorme di turchi, non importa cosa dici, soprattutto perché non sembra esserci alcuna semplice verità oggettiva. E i ‘vari campi’ sono in disaccordo tra essi, in modo fondamentalmente e appassionato. Perciò mi sorprende quanti analisti stranieri improvvisamente osino tranciare giudizi (spesso paternalistici) sui recenti eventi in Turchia. Come ne sembrano certi! Molte persone che non conoscono bene la Turchia ora festeggiano. Tutto gli sembra chiaro: “Il presidente turco ha cambiato corso e ha deciso di scusarsi con la Russia per avere abbattuto il suo aviogetto al confine Siria/Turchia. Poi l’occidente ha orchestrato un colpo di Stato militare mortale. Erdogan ha detto: “il troppo è troppo”, denunciando il complotto e recandosi a San Pietroburgo per abbracciare il Presidente Putin e la Russia”. Vorrei che fosse così semplice. Vorrei potermi unire alla festa! Invece, mi sono seduto davanti al mio computer per scrivere questo saggio sulla Turchia, un Paese che amo, ma che da tanti anni non riesco a comprendere.
Incontrai Recep Tayyip Erdogan presso la sede ad Istanbul del suo (allora) partito, Refah Partisi, RP, quando era sindaco della prima città turca. Era la fine degli anni ’90 e in quel periodo ero impegnato a cercare di non farmi ammazzare mentre seguivo la ‘guerra jugoslava’, muovendomi tra Sarajevo, Pale, Belgrado e il fronte. Mentre la maggior parte dei miei colleghi viaggiava in treno da Vienna (non c’erano voli e gli stranieri non erano autorizzati a venire in auto) prendendo una pausa, optavo sempre per Istanbul, salendo su treni lenti per la Bulgaria ed Edirne. Sentivo che dovevo conoscere e capire l’impero ottomano, se veramente volevo capire i Balcani. In quei giorni, Erdogan terrorizzava la classe medio-alta filo-occidentale e secolare di Istanbul. Apparteneva ad un partito islamista in una città che da sempre guardava all’Europa. Ma alla fine introdusse alcune riforme sociali radicali e migliorò notevolmente infrastrutture, sistema di riciclaggio dei rifiuti, mezzi di trasporto. Gli abitanti l’hanno sempre approvato. Volevo parlargli, sentire cosa aveva da dire, ed accettò. Invece di un fanatico religioso, trovai un grande politico pragmatico ed egocentrico, un populista.
Parli turco?” Mi chiese invece di salutarmi.
Non bene“, risposi. “Solo poche parole
Vedi!” Gridò, trionfante. “Il vostro turco fa schifo, ma riesce a pronunciare il nome del mio partito, Refah Partisi, perfettamente, senza alcun accento! Non è già la prova di quanto sia importante, quanto siamo indispensabili?” Non ne ero sicuro… cercavo di capire, di seguire la sua logica. Devo ammettere che mi sentivo più a mio agio in una trincea in Jugoslavia, che lì, ad Istanbul, di fronte a quest’uomo prepotente che apertamente navigava nel proprio grande ego. Ma continuava ad ‘impartire’. E il popolo turco, molti di essi, lo votarono finché nel 2003 divenne primo ministro, e nel 2014, presidente della Turchia.
Islamista o no, dal 2003 Erdogan non fu respinto dall’occidente; era il leader de facto del Paese, membro leale e coerente dell’alleanza occidentale più potente, la NATO, e non fece nulla per romperne i legami. Periodicamente, la Turchia ebbe dei litigi minori con l’occidente, i suoi partner e Stati “clienti”, ma niente che mettesse davvero a rischio l’alleanza. Dall’incursione mortale su una nave turca diretta a Gaza, nel 2010, Erdogan affronta Israele, ma solo verbalmente. I legami militari non sono stati recisi: per esempio, la Turchia non ha impedito l’addestramento di piloti da caccia israeliani sul suo aeroporto militare presso Konya. Ci sono troppe contraddizioni? Sicuramente!
5553527276cumhurbakanyemek In Turchia, in realtà, è estremamente difficile capire ‘chi è chi?’ I giuramenti cambiano e le posizioni di individui e organizzazioni mutano continuamente. Durante una visita in Turchia come segretaria di Stato, Hillary Clinton avrebbe chiesto al governo turco di chiudere Aydinlik Gazetesi, un importante giornale socialista e nazionalista. In diverse occasioni, Aydinlik m’intervistò. Ed io intervistai il suo capo redattore e altri membri dello staff. Lavorai a stretto contatto con la sua stazione televisiva, Ulusal Kanal, base di uno dei più prolifici documentaristi turchi (e mio amico) Serkan Koc. Serkan e i suoi compagni mi aiutarono molto nei miei documentari per la stazione televisiva TV sudamericana Telesur: sulla rivolta di Gezi Park ad Istanbul, nel 2013, e sullo SIIL addestrato e sostenuto nei campi per “rifugiati” al confine con la Siria, vicino la città di Hatay. Mi fu spiegato come i terroristi venivano addestrati nel campo profughi di Apaydin, così come in una nota struttura della NATO vicino la città di Adana, la base aerea di Incirlik. In tre occasioni riuscì a filmare e fotografare le strutture, rischiando la vita. Ma facendo domande all’estrema sinistra turca, in particolare ai comunisti, su Aydinlik e Ulusal Kanal, le risposte che ebbi erano tutt’altro che unanimi! E chiedendo ad Aydinlik della situazione del popolo curdo e del PKK, ricevevo risposte sprezzanti, o quantomeno estremamente critiche. Naturalmente la maggior parte dei kemalisti, e quasi tutti i nazionalisti, sono contro la lotta per l’indipendenza curda o anche a qualche forma di autonomia. Credono che ci debba essere un forte, laico Stato turco, punto e basta, e che il PKK sia solo un gruppo terroristico. Dall’altra parte, molti comunisti turchi abbracciano la causa curda, e sono molto critici verso i nazionalisti e i loro media. Ma dove sta il PKK politicamente? Beh, tutto dipende a chi lo si chiede! Alcuni dicono che sia il movimento nazionalista curdo indiscutibilmente ‘di sinistra’. Altri sono decisamente in disaccordo, definendolo apertamente ‘quinta colonna’ e anche emanazione della CIA. Ma la “questione curda” non è l’unica su cui quasi nessuno in Turchia sembra d’accordo. Si chieda del genocidio armeno, e capirete subito che vi siete lanciati in mezzo (il già summenzionato) campo minato. Anche la maggior parte della sinistra turca respingerà decisamente la definizione di “genocidio”. Perdereste in una sola notte gli amici semplicemente presentando le “questioni” curde e armene in una conversazione.
Confusi? Non solo, è assai peggio. Se vi recavate, prima del 2014, nella prigione di Silviri, a 80 chilometri da Istanbul, sulla riva europea, avreste capito cos’è la vera confusione! Questo impianto ad alta sicurezza ospitava centinaia di generali ed alti ufficiali turchi, così come intellettuali e attivisti. Tutti a causa della cosiddetta Operazione Testa di Martello (in turco: Balyoz Harekatì), un presunto fallito colpo di Stato militare e laicista del 2003. Ma chi erano i generali, e cosa c’era realmente dietro il loro arresto? Incontrai le famiglie di alcuni di loro, e ne filmai le testimonianze. Molti erano fortemente contrari ad Erdogan e al suo partito AKP. Alcuni credevano nell'”eurasiatismo” turco, mentre altri (anche se pochissimi e non sempre apertamente) erano contrari all’ingresso della Turchia nella NATO. Qualunque cosa si trattasse, il governo trovò i generali e i loro alleati ‘scomodi’, perfino pericolosi. Il processo contro di loro fu molto probabilmente fabbricato e venne pesantemente criticato in patria e all’estero. Ma c’era un forte sostenitore, il movimento Cemaat, movimento islamico guidato dal religioso in esilio e (quindi) stretto alleato dell’AKP, Fethullah Gulen! Non a caso, dopo che AKP e Gulen si scontrarono nel 2014, gli imputati furono scarcerati e il 31 marzo 2015 furono assolti tutti i 236 sospetti. E ora il presidente Erdogan accusa Fethullah Gulen di essere dietro l’ultimo, sanguinoso colpo di Stato abortito, chiedendone l’estradizione dagli Stati Uniti! Quanto rapidamente e radicalmente cambiano le cose in questo Paese! Per rendere il tutto ancora più complicato, i colleghi di sinistra turchi, giornalisti investigativi, mi chiesero già nel 2012 di aiutarli ad indagare sulle attività del movimento Cemaat in generale e su Fethullah Gulen in particolare, in Africa (dov’ero allora), soprattutto in connessione alla costruzione di scuole che diffondono ogni forma pericolosa d’insegnamento settario. In quei giorni, Fethullah Gulen veniva ancora visto in Turchia come stretto alleato di Stati Uniti ed AKP! Ad un certo punto, il ‘neo-ottomanesimo’ dell’AKP esplose, per quanto all’occidente interessasse, ma nel complesso la Turchia persisteva a sostenere l’occidente e la sua politica imperialista nella regione. E ultimamente, il principale alleato dell’AKP (e suo attuale arcinemico), Fethullah Gulen, rientrava nel ‘giusto corso’.
Il mio amico, Yigit Gunay, autore, storico e giornalista istruitosi a Cuba, spiegava diversi mesi prima dell’ultimo colpo di Stato: “La politica viene chiamata neo-ottomanismo. L’idea era che il governo dell’AKP, o della Turchia, avrebbe agito da agente dell’imperialismo occidentale nella regione, e come tale avrebbe espanso la propria influenza nelle regioni che hai appena indicato. In quei giorni c’era anche il movimento di Gulen negli Stati Uniti. Oggi il governo e il movimento sono nemici, ma allora erano alleati. Il movimento di Gulen era particolarmente attivo in Africa, perché il loro principale vanto era aprirvi scuole e università, ed avevano una quantità enorme di denaro. Lessi un rapporto secondo cui nel 2013 il movimento aveva circa 130 “scuole paritarie”, solo negli Stati Uniti… E se avete scuole paritarie, avete milioni di dollari dai contribuenti degli Stati Uniti. Sono anche molto ben organizzati; hanno grandi imprese e sono ricchi, ed usano questa ricchezza per aumentare la loro influenza. In pratica, quando la primavera araba iniziò, l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan e l’AKP erano molto scettici. Non capivano cosa realmente stesse succedendo finché gli statunitensi non glielo dissero… “Non preoccupatevi: siamo noi che la facciamo…” Ci fu un momento in cui gli aviogetti della NATO cominciarono a bombardare la Libia, ed Erdogan fece un discorso dove fondamentalmente disse: “Che cazzo fa la NATO bombardando la Libia?” E due giorni dopo la Turchia aderì all’operazione. Gli statunitensi gli dissero: “Sei un idiota? Non vedi cosa succede?” E lui subito cambiò idea. Ma l’idea principale dietro tutto questo era: la primavera araba è fondamentalmente pro-AKP. Era il cosiddetto “cambio di regime” in tutta la regione. I nuovi regimi erano prevalentemente islamisti e così l’AKP poteva guadagnarvi influenza interna“. Tutto ciò che ho scritto illustra soltanto la complessità del labirinto politico turco. Non c’è quasi nulla di coerente; le sabbie mobili vengono in mente come metafora più adatta.
turchia-160715215004 Ora, dove va la Turchia in realtà? È davvero possibile che possa finalmente volgere ad est? Naturalmente vi sono grandi speranze! Naturalmente tali speranze potrebbero, almeno in parte, essere giustificate. Ma io sono prudente e non sono ancora pronto a festeggiare. L’occidente è perfettamente consapevole del fatto che “perdere la Turchia” sarebbe un potente colpo ai propri interessi geopolitici, ovvero ai suoi piani imperialisti totalitari. È assai improbabile che molli facilmente e pacificamente tale enorme Paese dalla posizione geografica tra le più strategiche sulla Terra. Se il presidente turco non cede all’occidente, se con decisione fa uscire il Paese dalla NATO, se chiude la base aerea di Incirlik (con le sue 50 testate nucleari) e soprattutto condivide le strutture militari turche con i russi, l’occidente sicuramente userà la forza, anche brutalmente. Cosa offrirebbe il ‘menu’ questa volta: un tentato assassinio, un altro colpo di Stato o qualche provocazione dall’estero? Non lo sappiamo, ma possiamo immaginarlo: ci sarebbe uno spaventoso bagno di sangue. E da che parte starebbero gli intellettuali turchi: tutti quei giornalisti, artisti e accademici famosi? Spesso molto coraggiosi (Chomsky e io li abbiamo chiamati, nel nostro libro, ‘tra i più coraggiosi della Terra’), ma dove sono le loro alleanze politiche reali? Alcuni sono socialisti puri, anche marxisti, ma sicuramente non tutti. Molti in realtà guardano all’occidente: Parigi, Londra, New York e Berlino. Uno dei miei editori turchi ed amico, ora defunto, il famoso chimico, fisico e biofisico molecolare turco Oktay Sinanoglu (spesso chiamato l'”Einstein turco”), era uno dei critici più espliciti dell’imperialismo occidentale. Ma era anche, da molti anni, professore alla Yale University, ed i suoi ultimi anni li spese nella sua spiaggia in Florida. Il suo amore per la Turchia era, per i miei gusti, troppo “lontano”, troppo “platonico”. Gli intellettuali turchi non sono nemmeno d’accordo sugli scrittori da ammirare. Due dei più famosi romanzieri turchi contemporanei, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk ed Elif Shafak, sono visti da molti come solo mediocri letterati completamente venduti all’occidente ritraendo la Turchia come la vedono i loro editori e lettori stranieri. Molti giovani istruiti turchi ultimamente vanno in America Latina, a conoscere le nuove tendenze rivoluzionarie, i suoi governi e movimenti. Altri vanno in Asia. Per esempio, gli intellettuali di Istanbul sono molto più cosmopoliti dei loro omologhi eurocentrici ed incredibilmente provinciali di Atene. Ma laicismo e liberalismo europei sono ancora il punto di riferimento principale e anche l’obiettivo della maggior parte dei turchi urbanizzati. Possono essere ‘contro la NATO’ e ‘contro la politica estera degli USA’, ma spesso sono incerti per cosa essere. Sosterrebbero il governo se decidesse di cacciare la NATO e abbracciare Russia e Cina, invece? Vorrebbero che la Turchia aderisse ai BRICS? Erdogan è un sagace politico pragmatico. Sa tutto di traffici e ‘scambi’. Sa quanto il suo Paese conta, per l’occidente e il suo imperialismo, e per chi vi si oppone! La sua popolarità in patria è in forte aumento, raggiungendo quasi il 70%. Ha un chiaro ‘mandato morale’, quando critica l’occidente per il sostegno (o anche l’innesco) del colpo di Stato, o almeno per non aver fatto nulla per proteggere il ‘governo legittimo’ turco in un momento di grave crisi. E l’occidente prende sul serio le sue minacce, per la prima volta! Data l’esperienza passata, Erdogan può ora contrattare in modo estremamente duro con Washington, Berlino e le altre capitali occidentali. Il recente ‘passo verso Est’ potrebbe essere solo un bluff estremamente efficace. Obama e Putin lo sanno. Perciò i funzionari statunitensi non sono realmente ‘preoccupati’ dalle armi nucleari immagazzinate in Turchia. Ecco perché Putin è stato molto gentile, accogliendo Erdogan a San Pietroburgo; gentile ma non altro.
Tutti attendono la prossima mossa della Turchia. Ed Erdogan potrebbe usare il tempo per farne una. Il tempo è dalla sua, può mettere il campo imperialista ed anti-imperialista l’uno contro l’altro. Basta che funzioni! Russia e Cina (oltre che essere dalla parte giusta della storia) possono offrire molto in pratica: la nuova via della seta dall’Oceano Pacifico ad Istanbul, con collegamenti ferroviari ad alta velocità, corridoi IT, oleodotti ed anche il rinnovamento totale del travagliata industria energetica turco, solo per citare alcune “chicche”. La Turchia si aspetta che l’occidente offra di più, molto di più, per battere l’Est. Purtroppo, sembra che tutto questo non abbia nulla a che fare con l’ideologia, o anche con il semplice ‘giusto e sbagliato’, è solo freddo pragmatismo e calcoli pratici. Ma come ho scritto all’inizio del saggio: ancora non credo di aver davvero capito la Turchia! E anche alcuni dei miei compagni turchi ora mi scrivono dicendo che non riescono a capirlo, neanche loro! Tutto può cambiare. Le persone possono cambiare. Il padre pragmatico della moderna Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, fu un vero nazionalista turco ma fortemente influenzato dal ‘laicismo occidentale’. Inoltre, per mantenere la sua nazione forte, unita ed indipendente dovette combattere le potenze occidentali ed accettare grandi aiuti militari ed economici dall’Unione Sovietica. Il presidente della Turchia ha ormai in mano il futuro della regione e del mondo, ne è ben consapevole. Può fare la storia con una firma. Nel caso in cui faccia la decisione giusta, tengo una bottiglia di buon champagne nel frigo, bello freddo e pronto ad essere stappato in ogni momento. Spero; spero davvero che presto ci sia l’occasione per spararne il tappo sul soffitto!rte_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora