La divisione 30 e il fiasco del complotto contro la Siria

James Robertson Crimes of Empire 14 agosto 2015

Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà.1019483209E’ un momento totemico per l’impero in dissoluzione. Dopo quattro anni di menzogne mediatiche a valanga, numerosi attacchi con armi chimiche sotto falsa bandiera e, infine, alcuni combattenti addestrati negli Stati Uniti e spediti in Siria,… per essere eliminati dal locale ramo di al-Qaida in pochi giorni. Gli Stati Uniti cercavano di utilizzare una combinazione di attacchi aerei e armi distribuite per influenzare la rivolta siriana. Secondo l’Istituto Brookings, l’esercito statunitense ha doppi centri di comando in Giordania e in Turchia da cui i comandanti statunitensi cercano di dirigere l’insurrezione.
Perché Assad sta perdendo del Brookings Institution
“Molti comandanti coinvolti nelle recenti operazioni a Idlib confermano all’autore che la sala operativa degli USA nel sud della Turchia, che coordina il supporto letale e non letale ai gruppi d’opposizione è stato determinante nel facilitarne l’operazione dai primi di aprile in poi. La sala operazioni, insieme ad un altra in Giordania, a sud della Siria, sembra avere aumentato notevolmente assistenza ed intelligence ai gruppi che controllano nelle ultime settimane”.
Il fatto che al-Nusra rimanga il primo gruppo di combattimento nel nord della Siria, mentre gli unici alleati degli Stati Uniti nel nord della Siria, i curdi, sono attaccati dai turchi insieme allo spettacolare fiasco della divisione 30, indicano che tali tentativi di dirigere l’insurrezione sono falliti miseramente. Il caos provocato è una cosa, ma la politica degli Stati Uniti a questo punto è un pasticcio del tutto incoerente. Che altro potrebbe spiegare tale sforzo tiepido in diverse aree? Un programma di formazione che vanta 54 promossi? Non è serio.

Il fiasco della divisione 30
Gli Stati Uniti hanno addestrato e rifornito un presunto gruppo “filo-occidentale” di ribelli siriani chiamato divisione 30 e che aveva il compito, ci viene detto, di lottare contro il SIIL. Il gruppo è stato infiltrato nella Siria del Nord dalla Turchia dove veniva addestrato. Secondo il Washington Post i combattenti furono dotati di attrezzature che gli permettevano d’inviare le coordinate per gli attacchi aerei statunitensi tramite personale statunitense operante in Turchia. Questo era il nuovo sistema “semplificato” che gli Stati Uniti cercavano di attuare secondo Karen de Young del Washington Post, che ha scritto, “Un funzionario statunitense vicino al programma di addestramento, che non è autorizzato a parlare pubblicamente della questione, ha detto che la cattura è stata “sicuramente una battuta d’arresto” per i piani turchi e statunitensi di usare la divisione 30 negli attacchi aerei contro le forze dello Stato islamico e creare una zona sicura per i ribelli nella zona. Il governo di Assad, che utilizza aeromobili per attaccare le forze di opposizione, è relativamente vicino, ed è stato avvertito dall’amministrazione, attraverso un canale già utilizzato presso la missione siriana dell’ONU a New York, di stare lontano dal punto in cui sono stati infiltrati i combattenti addestrati, ha detto un altro funzionario statunitense“. “Anche se le reclute non sono ufficialmente designate osservatori dei prossimi attacchi aerei degli Stati Uniti, hanno avuto apparecchiature che gli avrebbero permesso d’inviare le coordinate dello Stato islamico al personale statunitense sul lato turco del confine. Tale personale avrebbe poi trasmesso le informazioni agli aerei da sorveglianza e al comando operativo, rendendo più veloci e più precisi gli attacchi rispetto al solo utilizzo della sorveglianza aerea. I nuovi combattenti siriani hanno attraversato il confine a Kilis, dalla Turchia alla città di confine siriana di Azaz. Almeno alcuni di loro, l’ufficiale statunitense ha detto, si sarebbero congedati dopo il ritorno in Siria. Hasan, insieme al suo vice, sarebbe stato catturato mentre lasciava una riunione dei comandanti ad Azaz“.

L’illusione della Grandeur persiste a Washington DC
In una dimostrazione di splendida e terribile arroganza imperiale, gli Stati Uniti hanno avuto il coraggio d’informare il governo siriano della posizione di tale forza e dirgli che il gruppo non doveva essere attaccato. Immaginate la risposta degli Stati Uniti se la Russia infiltrasse un gruppo armato nel territorio degli Stati Uniti, il cui obiettivo è il rovesciamento del governo degli Stati Uniti e rivendicare che gli Stati Uniti non hanno il diritto di attaccare gruppi armati illegali che operano sul loro territorio con l’obiettivo di rovesciarne il governo!! Gli Stati Uniti, dopo tutto non hanno alcun diritto di operare in Siria. Non vi è alcuna risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza un qualsiasi uso della forza da parte degli USA o di qualsiasi altra nazione contro la Siria. Perciò gli attacchi statunitensi in Siria, a questo punto, sono diretti contro i combattenti jihadisti distruttivi e folli del SIIL e al-Nusra, organizzazioni che non hanno valore giuridico o internazionale, e pochi hanno scelto di disquisire degli attacchi degli Stati Uniti alle forze del governo siriano, che sarebbero violazioni inequivocabili del diritto internazionale.

Gli Stati Uniti dovrebbero decidere se essere o meno uno Stato canaglia
ED-AR204_obagy_G_20130830164816 Esiste un sistema internazionale di regole, leggi e norme. Gli Stati Uniti ne sono firmatari e partecipano alle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha l’autorità giuridica internazionale di autorizzare l’uso della forza, come nel caso della Libia quattro anni fa con risultati disastrosi. Se gli Stati Uniti non credono nel sistema delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. dovrebbero lasciarlo e finirla con le pretese ridicole. Al-Nusra attaccò subito l’incontro dei capi della divisione 30 catturandone il capo. Jabhat al-Nusra fu attaccata più volte dagli aerei statunitensi. La sua percezione degli osservatori della divisione 30 come potenziale minaccia non era irragionevole alla luce di ciò. Alcuni giorni dopo, un altro attacco più concertato sul gruppo fece seguito, in sostanza fu l’ultima volta di cui s’è sentito parlare della divisione 30, fuggita in una zona controllata dai curdi e dove sembra semplicemente essere scomparsa. In seguito ci fu il fiasco dell’attacco degli aerei statunitensi al quartier generale di al-Nusra a Azaz, in ciò che sembra il classico gesto futile dal gigante infuriato ma impotente.
La sensibilità della questione è sottolineata dal fatto che per diversi giorni l’US DoD smentiva che tutto ciò fosse accaduto. “Posso dirvi che il personale della nuova forza siriana del nostro programma di addestramento è presenta ed identificato, e nessuno è stato arrestato o catturato“, ha detto il capitano dell’US Navy. Jeff Davis, portavoce del dipartimento della Difesa. Ciò è avvenuto nonostante i video che mostrano i combattenti rilasciati da al-Nusra che ha annientato il gruppetto specializzatosi negli Stati Uniti ed inviato in Siria del Nord con l’istruzione presunta di identificare i combattenti del SIIL ed inviarne le coordinate al personale statunitense in Turchia, che avrebbe poi diretto gli aerei degli Stati Uniti sugli obiettivi. E’ stato affermato che si “presumeva” che al-Nusra vedesse il gruppo come alleato, ciò probabilmente pensando che Jabhat al-Nusra recentemente ha beneficiato enormemente dell’invio di missili anticarro TOW dagli Stati Uniti. Al-Nusra ha ricevuto a maggio tali armi estremamente efficaci dal finto gruppo indipendente Haraqat Hazam. “Un video pubblicato da al-Nusra mostra le armi utilizzate per attaccare le basi siriane di Wadi Dayf e Hamidiyah nella provincia di Idlib“.  Gli statunitensi hanno bombardato al-Nusra assai sporadicamente. Il gruppo Qurasan, secondo molti un’operazione diversiva, era l’obiettivo dichiarato. Se il gruppo Qurasan sia reale o no, il Daily Mail suggerisce che gli Stati Uniti hanno condotto una campagna di attacchi aerei estremamente intermittente contro le postazioni di al-Nusra, da quando iniziarono a bombardare la Siria a fine settembre 2014.

La guerra siriana
Dal 2011, la Siria è attaccata da estremisti jihadisti stranieri ancora sostenuti dall’occidente e dai suoi alleati come la Turchia, membro della NATO. I combattenti estremisti di SIIL e al-Nusra ricevono rifornimenti, addestramento, armi e altri aiuti da Turchia, Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Qatar e Stati del Golfo. Per quattro anni i media occidentali hanno in modo netto sostenuto gli sforzi della filiale di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, e altri gruppi combattenti islamici, ed hanno apertamente cercato di sopprimere le prove dei loro crimini di guerra, anche quando fornite dai propri giornalisti.

Complotti fallimentari
L’operazione di cambio di regime in Siria non è riuscita per due ragioni principali. La Siria ha alleati e la false flag del Ghuta non ha portato agli attacchi aerei occidentali, necessari per il successo dell’operazione, dopo una serie veramente bizzarra di eventi che coinvolsero il partito Laburista inglese, il segretario di Stato degli USA John Kerry, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e anche il giornalista che pose a John Kerry la domanda che aprì la porta all’intervento diplomatico russo che vide le armi chimiche siriane rimosse.

zabadaniLa False Flag dell’agosto 2013: fine di un sogno impossibile
Il cambio di regime cercato deragliò nell’agosto/settembre 2013 dopo il fallimento della false flag chimica nel Ghuta, per avere il desiderato bombardamento occidentale, ormai di routine, seguito dal rovesciamento violento del governo e dello Stato da parte di mercenari sostenuti dall’occidente. Questo fu il momento in cui il partito della guerra aveva l’occasione, ma l’attacco apparentemente inevitabile non avvenne mai. Il governo siriano aveva mantenuto forti legami con la Federazione russa e la Russia ha una base navale in Siria, la sola nel Mediterraneo. Quindi considerando che la Russia votò a favore del bombardamento della Libia, fu attivamente contraria a qualsiasi attacco alla Siria. L’Iran minacciò gli Stati Uniti con una guerra regionale. A questo punto l’obiettivo del cambio di regime doveva essere ripacchettato. Improvvisamente il SIIL si scatenò in modo massiccio e qualcuno iniziò a produrre in occidente i video delle chiaramente false decapitazioni, siglando un patto con le TV occidentali. Meno di un anno dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Iraq, con l’approvazione del governo iracheno e subito informarono il governo siriano che avrebbero bombardando il SIIL anche in Siria. Era solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti facessero qualche mossa subdola per consentirgli di attaccare la Siria. La speranza di un corso più razionale è rimasta, ma l’ottimismo era vano.

Il motivo è chiaro
La motivazione di queste operazioni sembra essere la preoccupazione occidentale, israeliana e saudita per la crescente influenza iraniana in Medio Oriente, dovuta in gran parte alla criminale invasione occidentale dell’Iraq nel 2003 e prima dall’altrettanto criminale attacco israeliano al Libano nel 1982. Queste avventure permisero all’Iran di costruire un ampio ponte terrestre con gli alleati, dal confine occidentale dell’Afghanistan al Mediterraneo unendo Iran, Iraq, Siria e Libano, anche se nessuna delle parti è pienamente al potere in Libano o in Iraq, i partiti alleati dell’Iran hanno avuto il sopravvento, militarmente e politicamente. La Siria con il suo leader strano, oltre a un datato Stato di polizia in stile sovietico, la corruzione, forze armate antiquate e una popolazione in gran parte sunnita, era l’obiettivo naturale. Niente di meno che l’autorità della Defense Intelligence Agency osservò nel 2012 che il conflitto siriano è una guerra per procura.
La stima dei morti, secondo l’occidente, sarebbe ora di 240000 persone e milioni di profughi fuggiti per salvarsi la vita. Vaste le regioni del Nord e e dell’Est della Siria fuori dal controllo del governo.

La zona di sicurezza
La Turchia è da tempo sostenitrice dell’idea di una presunta “zona sicura” al confine nord della Siria. Il piano raccoglie di norma l’approvazione entusiastica dalla stampa del partito della guerra come passo importante sulla via del cambio di regime. Secondo il Guardian, la zona di sicurezza si suppone “si estenda per 68 miglia lungo il confine tra Turchia e Siria, da Jarabulus a Maria, per circa 40 miglia di profondità, arrivando alla periferia di Aleppo“. Molte fonti raffreddano l’idea. La ragione di ciò è ovvia, il conflitto di interessi tra Stati Uniti e Turchia sulla situazione. La Turchia si oppone a qualsiasi forma di sovranità curda al confine meridionale, mentre gli USA vedono i combattenti curdi in Iraq e Siria come alleati chiave. Ne è un esempio il fatto che i combattenti curdi nel nord della Siria integrino forze speciali occidentali, cosa scoperta da questa storia: L’attacco della Turchia ai curdi potrebbe trascinarci in un nuovo confronto, temono fonti militari che afferma: “Abbiamo forze speciali statunitensi non lontano da dove i turchi bombardano, che addestrano i peshmerga curdi”.

Retorica e realtà
La Turchia spesso esibisce una retorica esagerata ma le azioni raramente seguono le parole. L’operazione anti-curda nel nord della Siria non è un l’inizio perché gli Stati Uniti non permetterebbero alla Turchia di bombardare i combattenti curdi e i loro “istruttori” delle forze speciali occidentali. La Turchia bombarda il nord dell’Iraq in silenzio e cosi è stato. Uno scherzo. Non vi è alcuna forza di sicurezza disponibile sul terreno per controllare la supposta zona di sicurezza. La Turchia non ha intenzione di inviarvi forze sufficienti per proteggere un’area di 60 per 40 miglia. L’unica forza di sicurezza vitale nella regione sono i gruppi di combattenti curdi violentemente contrari alla Turchia; il tutto crolla sotto il peso di tali contraddizioni. Anche i media statunitensi raffreddano le fantasie sulla zona sicura.
Gli USA abbattono l’idea della zona sicura in Siria
Perché la proposta ‘zona di sicurezza’ della Turchia contro il SIIL in Siria non è così sicura
La zona di sicurezza è solo un’altra idea stupida che non ha concluso nulla. Una delle tante. Altre presumibilmente ne seguiranno e presumibilmente falliranno per la ragione che i cospiratori sono idioti infantili le cui ambizioni non eguagliano mai le capacità.

Conclusioni
La trama si disvelava nel nord della Siria la scorsa settimana, ma i risultati catastrofici e la natura vile dell’operazione divisione 30 ci parlano di un’amministrazione statunitense assai divisa e travolta da una grave guerra politica ogni giorno, dove i falchi dell’impero dei banchieri provano disperatamente ad ostacolare i “Prima gli USA” nel tentativo di “cambiare missione” agendo da punta di lancia d”Israele a vantaggio degli interessi israeliani e contro quelli degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Una visione razionale degli Stati Uniti sul Medio Oriente enfatizzerebbe stabilità e riforma cercando di por fine alla follia del settarismo e della guerra per procura. Ma ciò è purtroppo un sogno irrealizzabile. Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà. Non si tratta di teoria. Conosciamo i risultati delle guerre imperiali per l’illuminazione e la democrazia. Li vediamo tutti i giorni in Iraq, Libia e tutti gli altri luoghi in cui i militari occidentali hanno il compito di distruggere per conto dei banchieri dell’impero.Assad-Nasrallah1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le radici del terrorismo statunitense: come Obama se ne andrà

Ziad A. Fadil Syrian Perspectivedt.common.streams.StreamServer.clsI presidenti si giudicano dal loro curriculum in economia, politica, diplomazia e guerra. Possono anche essere giudicati per quello che avrebbero potuto fare ma non hanno fatto. Tragicamente, il primo presidente afro-americano sarà diffamato dagli storici per quello che ha combinato. Questo sito è dedicato alla guerra in Siria e qualsiasi analisi dell’inettitudine di Obama dovrà concentrarsi sulle miserie che ha aggravato o deliberatamente creato. Quest’uomo non è di sinistra; non è rivoluzionario; non è socialista, né idealista, non è l’umanitario meritevole del Premio Nobel per la Pace. La nostra posizione è che sia solo un imbecille, un uccello che arruffa le piume. Pochi giorni fa, l’urbano ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov era seduto allo stesso tavolo con la controparte dell’Arabia Saudita per una conferenza stampa conclusiva. Un microfono puntato verso la bocca del signor Lavrov ha raccolto qualcosa d’insolito per questo affabile diplomatico di carriera. Mentre il saudita Adil al-Jubayr confutava ogni ipotesi di cooperazione con il governo legittimo del Dottor Bashar al-Assad, Lavrov fu registrato borbottare in russo, senza alcuna sorpresa: “Che fottuto imbecille!” La Cage aux folles degli alleati degli USA in mostra. Fin dall’inizio del conflitto, Obama e la sua squadra di diplomatici dementi e spettrali come Robert Ford, Hillary Clinton e Christopher Stephens, sono complici dello spargimento di sangue che inonda la Siria da marzo 2011 a oggi. Ford, uno dei peggiori criminali di guerra della storia, era intento a sfruttare la cosiddetta “primavera araba” come copertura per un piano covato anni prima per destabilizzare il governo siriano baathista, al fine di allontanare Damasco da Iran e Hezbollah. La trama non aveva niente a che fare con democrazia o libertà di riunione, ma con il crescente potere iraniano e relativa proiezione sul Mediterraneo, riflettendo anche la sensibilità statunitense alle denunce di alleati come Qatar e Arabia Saudita che guardavano gli sviluppi minacciosi nell’energia, che mettono in dubbio il futuro di tali plutocrazie feudali.
sergey-lavrov-adel-jubayrL’Iran, come ho già scritto in un lungo articolo, ha sfidato i complotti di USA/NATO per isolarlo e strangolarne l’economia. Ciò che gli statunitensi hanno ottenuto invece è un Iran che si sviluppa dall’interno basandosi su millenni di realizzazioni scientifiche di un popolo assuefatto a disagio e sfruttamento pragmatico del proprio universo per conquistarlo. L’Iran non è per nulla una nazione di terza categoria composta da tribù e sciamani come gli arabi della penisola. L’Iran osserva dritto l’abisso di Washington negli occhi di Barack Obama e della sua banda di assassini. Tutto, da quel momento, quando Washington si rese conto d’impegnare ideologicamente sul serio Teheran con la propria agenda islamista, ebbe per scopo inserire un cuneo tra l’Iran e la Mezzaluna Fertile. Ecco ciò che guida gli Stati Uniti: il metanodotto che attraversa l’Iraq sciita fino al litorale siriano, mettendo fine alla posizione di vantaggio del Qatar quale principale esportatore di gas. Gli Stati Uniti guardavano al progetto iraniano-russo rafforzare ulteriormente l’influenza di Mosca sull’Europa mentre quella degli USA diminuiva. Gazprom, il monopolio energetico russo, aveva già stipulato accordi con Iran e Siria per trasportare, raffinare e rifornire gas naturale all’Europa. Ciò significa che Gazprom avrebbe controllato i prezzi del gas naturale con una serie di alleanze che gli Stati Uniti stavano disperatamente cercando di sabotare. Questo terrorizzava anche Gran Bretagna e Francia (la vecchia Europa). Dobbiamo aggiungervi il fatto che uno dei principali giacimenti di gas naturale, Mother Lode, al largo delle coste di Siria, Libano, Cipro e la Palestina, sarebbe soggetto ai capricci dei magnati di Gazprom. Con Hezbollah in possesso di missili antinave e l’arsenale formidabile della Siria dotato di missili terra-mare Jakhont, nessuna combinazione di forze navali potrebbe fermare l’evoluzione di una nuova ed economicamente indipendente Siria baathista o del Libano controllato da Hezbollah. Il leader della Turchia, Erdoghan, è pienamente consapevole dei pericoli che ciò pone alla sua programmata rinascita neo-ottomana. Nessuno è più interessato ad impedirlo del leader-stragista della Turchia. Per bloccare tutto questo e preservare l’egemonia statunitense nel Mediterraneo, gli Stati Uniti prima cercarono di rovesciare il Baath. Per non sbagliarsi non solo presero di mira il Dottor Assad, ma l’intera costruzione arabo-nazionalista che aveva fatto della Siria un alleato della Russia e dell’Iran, e un nemico degli Stati Uniti nella Palestina occupata e nell’Iraq invaso dagli USA. Era il Baath, ma quando gli Stati Uniti, nel 2013, capirono che i loro piani per dividere l’esercito siriano fallirono miseramente, decisero una guerra in cui non ci sarebbero stati vincitori, in particolare il Dr. Assad e il mostro di Frankenstein che Stati Uniti e sionismo hanno creato: il SIIL.
Lo sforzo per costruire un’opposizione siriana che rovesciasse Assad fallì. Robert Ford, più di chiunque altro è responsabile del fallimento e delle politiche mefitiche che hanno ucciso decine di migliaia di siriani; tutto a causa di un piano sbagliato e di un universo incompreso. A sud, dove si sperava che l’insurrezione istigata dai giordani creasse uno Stato cuscinetto alleato di Amman (e a maggior ragione degli Stati Uniti), dando impulso all’imminente invasione della capitale della nazione, divenne una guerra di attrito tra l’Esercito Siriano e soprattutto i jihadisti di al-Qaida. Gli sforzi per trovare elementi secolari tra i pochi disposti ad offrirsi volontariamente fallirono lasciando gli Stati Uniti nella non invidiabile posizione di aiutare lo stesso gruppo che glorificava gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 settembre. Anche l’opposizione in esilio divenne una barzelletta. Mentre i suoi membri godevano del comfort degli alberghi di prima classe in Europa, finanziati dalle tesorerie saudite o qatariote, l’opposizione non poté costruire relazioni con un qualsiasi gruppo armato in Siria che non fosse l’evanescente esercito libero siriano i cui agenti sono morti o senza gambe. Anche i loro capi, da George “Capitan Canguro” Sabra ad Ahmad Muadh al-Qatib, al curdo irrimediabilmente smarrito Ghasan Hito, fino al ratto turco Qalid Qoja, resistette oltre nel fare ciò che mai poteva fare, suscitando il sarcasmo dello stesso Obama. Senza alcuna possibilità di cambiare corso della guerra affinché la Siria rinunciasse alla propria alleanza e dipendenza da Iran e Russia, gli Stati Uniti sprofondarono ulteriormente nell’abisso della depravazione da quando Ronald Reagan cominciò a chiamare i Contras “Freedom Fighters”.
Il fattore energia è la chiave per comprendere la necessità degli USA di preservare le proprie ambizioni egemoniche regionali, compresa anche la possibilità di bloccare l’avanzata della Marina russa nel Mediterraneo. Ma ci sono altri fattori, oltre l’energia, l’impatto sull’influenza degli Stati Uniti e la sopravvivenza delle alleate preistoriche monarchie feudali. C’è anche la proliferazione della tecnologia missilistica. Pensate a questa proposizione: se Hezbollah ha 100000 razzi nel proprio arsenale, quanti ne avrebbe l’esercito siriano? Quando si considera il fatto che l’85% dei razzi della milizia libanese è prodotto in Siria, si può stimare il numero posseduto dall’EAS? Supponendo che l’EAS abbia più di 100000 missili che vanno dagli SCUD B, C e D, ai FROG, Katjusha e tutte le altre chicche, quanti razzi l’Iron Dome del sionismo potrebbe intercettare? E se l’Iran lancia il suo ancor più grande arsenale sulla Palestina occupata? Che altro dopo? Alcun partito ha maggiormente investito nella carneficina in Siria dello Stato-Ghetto khazaro, la cui vita dipende soprattutto dalla capacità di contrastare l’attacco missilistico dell’alleanza tra Hezbollah, Siria e Iran. Quando Hasan Nasrallah avverte i sionisti in Palestina che le loro città bruceranno con un attacco missilistico totale, non scherza. Per il sionismo, il governo del Baath in Siria va smantellato per ragioni ancora più inquietanti di quelle che occupano le menti delle scimmie saudite. I sauditi sono preoccupati dai soldi che possono continuare a derubare dal proprio popolo. I sionisti si preoccupano per quanto possono ancora sfruttare e asservire il popolo palestinese. Ma cosa può fare Obama? O cosa avrebbe potuto fare se non fosse una donnola smidollata? Obama ha creato, insieme allo Stato colono sionista, il gruppo chiamato SIIL, Daish o Stato islamico. Quant’è intelligente? Come mostro di Frankenstein, il gruppo terroristico era la risposta agli sforzi dell’Iran per estendere il gasdotto in Iraq e Siria, ed attraverso la creazione del califfato sunnita, impedirlo; ma ciò s’è trasformato in una minaccia non solo per le aspirazioni dell’Iran ma anche per le scimmie alleate, ossessionate dall’aiutare il SIIL nel rovesciare il governo della Siria, nemico mortale del SIIL. Quant’è complicato.
1536587Vedete, il SIIL invase l’Anbar con l’assistenza diretta del partito Baath iracheno fedele a Sadam, Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita. Come, vi chiederete? Semplice. Addestrate i ratti necessari in Turchia con l’aiuto di ufficiali dell’esercito di Sadam, lo stesso esercito che fu devastato dai militari degli Stati Uniti e che fu sciolto dall’idiota immortale L. Paul Bremer. Gente, la politica estera statunitense è piuttosto curiosa, no? Così, con l’aiuto dell’US Air Force, al SIIL fu concesso abbastanza territorio per bloccare l’estensione del gasdotto, senza distruggere l’esercito iracheno che gli Stati Uniti vogliono come cliente per i propri armamenti. Ma ora il SIIL minaccia non solo i piani dell’Iran, ma degli USA e l’esistenza del regime saudita. Ora si arma un’al-Qaida riabilitata. Oh. E la cosa diventa ancora più sordida. I traditori neoconservatori statunitensi, ardenti sionisti dalla doppia cittadinanza “israeliana”-statunitense e i loro vassalli cristiani, fanno di tutto per far apparire al-Qaida il tizio del quartiere da sostenere ardentemente. I sionisti in Palestina li curano, li armano e li riforniscono, per non parlare degli interventi occasionali quando l’Esercito siriano sta per spazzarli via, come nel Qalamun o nel Golan. Il Qatar cerca disperatamente di cambiare il modo con cui Jabhat al-Nusra si presenta al mondo. Se ricordate, Nusra è il franchise di al-Qaida in Siria fedele ad Ayman al-Zawahiri e guidato da Abu Muhamad al-Julani. Finora, per motivi ideologici/teologici, il capo di Nusra non ha ingoiato l’esca tossica che il Qatar gli esibisce, preferendo attenersi alla tossicità della sua interpretazione blasfema dell’Islam. E quando si aggiunsero Gran Bretagna e Francia, fu ancora più complicato. Entrambi i Paesi, non volendo accettare la retrocessione nel cassonetto della storia, cercano di trovare il modo di restaurare i vecchi imperi. Ai traditori di carriera come gli hashemiti di Giordania, un premio come la Siria per mantenere la stentata e fallita idea di Stato governato da una dinastia di second’ordine fallita, lusinga. Dopo tutto, non sarebbe bello avere un regno giordano allargato e doverosamente al servizio degli interessi di Parigi e Londra? Ancora? E così, inglesi e francesi recuperarono il loro vecchio modo di schierarsi con i terroristi, che la stampa occidentale convenientemente chiama “ribelli”, “combattenti”… e la lista continua ad nauseam.
Ma ciò che Obama non può capire è che Russia e Iran sono strategicamente impegnate sulla longevità del governo di Assad, sia pure per ragioni diverse, e a volte per gli stessi motivi. I due Paesi hanno chiarito che non ci sarà alcun “cambio di regime”. Questo dovrebbe bastare come dimostrazione della difficoltà che Stati Uniti ed alleati affronteranno tentando di bloccare il gasdotto, difendere lo Stato colono sionista o ampliare il regno hashemita. Con l’Iraq che ora si coordina con la Siria, Obama potrebbe, quanto meno, smetterla di mascherarsi da uomo della pace e diventare un logico spassionato. Niente da fare. La Russia ha appena consegnato i cruciali aerei MiG-31B Foxhound alla Siria. Ho già scritto che la Siria ha due squadriglie di questi avanzatissimi intercettori, ora attivati fisicamente e contrattualmente per affrontare la crescente minaccia del tiranno folle e disperato della Turchia. Altri missili antiaerei S-300 e batterie di Iskender sono stati consegnati in risposta alle provocazioni turche. Obama avrebbe potuto aver successo se non fosse il buono a nulla che è. Schiavizzato dai sionisti pieni di soldi, il partito politico dipende dal supporto sionista, dai media impegnati nell’agenda sionista, da personalità prive d’indipendenza ed alleati motivati solo dalla baldanza sionista, e il desiderio di lasciare l’eredità del non intervento è divenuto la satira di tutto ciò che sognano tali pagliacci. Invece di lasciare l’incarico senza guerre in attivo, lo lascerà con più guerre all’orizzonte che il successore, e l’umanità, potranno immaginare. La sua presidenza è un fallimento per ciò che avrebbe o non avrebbe potuto fare.0822_syria-assadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: Intervista a Geopolitika (Belgrado)

A cura di Srdjan Novakovich, Geopolitika, 24 luglio 2015

1. 11 settembre: c’è stato un “passaggio di mano” del potere al livello di Stato Profondo negli USA?
11817266L’11 settembre 2001 fu attuata un’operazione militare statunitense nel territorio nazionale. Ciò è dimostrato dalla commissione d’indagine del Congresso e del Senato degli USA che hanno in pratica insabbiano le (scarse) indagini ufficiali governative sull’attentato, e dal fatto che i responsabili della difesa aerea e altri leader militari responsabili della difesa degli USA, furono tutti promossi e nessuno indagato per inefficienza. In sostanza avevano portato a termine ‘con successo’ l’operazione militare dell’11 settembre 2001. Va notato che l’autoattentato ha avuto maggiore impatto negli USA, che all’estero, al di là della retorica sulla Guerra al Terrore. Certo, architettare l’11 settembre solo per invadere Iraq o Afghanistan fu chiaramente eccessivo. L’obiettivo vero erano Iran e Corea democratica popolare. Ma le avventate avventure militari di Washington e dei neo-con in Medio Oriente hanno svelato invece la fragilità estrema della macchina militare statunitense, incapace di conquistare ed occupare i territori devastati di Afghanistan e Iraq. Figurarsi uno scontro militare diretto con l’Iran. Sarebbe stata una catastrofe militare per gli statunitensi, una prospettiva occultata dall’apparato mediatico mondiale di disinformazione e propaganda diretto da New York e Los Angeles (Hollywood). Quindi gli obiettivi geopolitici di Washington, perseguiti tramite l’11 settembre, furono completamente mancati, e l’intervento in Iraq sostanzialmente controproducente, permettendo all’Iran di consolidarsi quale potenza regionale, nonostante Washington utilizzi ancora oggi il territorio iracheno per attuare la sua guerra ‘non-ortodossa’ o asimmetrica tramite lo Stato Islamico, creazione delle intelligence di NATO (Gladio) e Mossad israeliano. Sul piano interno, l’11 settembre ha avuto più successo potendo imporre il Patriot act, una legge che viola la stessa costituzione statunitense, senza opposizione e acutizzando un clima paranoico vigente negli USA, già potentemente coltivato da un sistema mediatico che instilla terrore psicologico nella propria popolazione (una serie infinita di telefilm polizieschi o d’azione ricolmi di cadaveri, violenze, ecc.)

2. Il 2001 ha accelerato la guerra sui gasdotti e i corridoi energetici, il narcotraffico e i cambi di regime geopolitico-energetici?
Gli USA hanno sempre utilizzato i cambi di regime, si pensi a Panama nel 1902, staccato dalla Colombia per poter costruirvi il canale interoceanico; ‘corridoio’ del primo ‘900. Con la caduta dell’URSS si accelerò la guerra sotterranea per il controllo di gasdotti e oleodotti, e da allora non è mai cessata se non nelle zone recuperate all’influenza russa o cinese, come in Asia centrale. L’ultimo esempio di tale guerra ‘energetica’ è lo scontro tra Pravij Sektor (alias Polonia, neocon USA, Gladio) e junta golpista di Kiev (alias Germania, Francia, amministrazione Obama) a Mukachevo, seconda città della Transcarpazia ucraina, regione da cui passano fisicamente tutti i gasdotti ucraini diretti in Europa. La Transcarpazia sarà al centro della futura lotta energetica in Ucraina, dopo una prima sconfitta della NATO, nella guerra per la regione del Donbas, la più importante regione energetica dell’Ucraina.
Il narcotraffico è sempre stato un utile strumento di Washington e della CIA per destabilizzare governi ostili e finanziare i propri ascari: narcoguerriglieri antivietnamiti in Indocina; mujahidin islamisti in Afghanistan, Bosnia e Kosmet; paramilitari in America Latina (Colombia, Messico, Panama, Nicaragua, Paraguay e Venezuela). La storia della simbiosi tra narcotraffico e operazioni coperte statunitensi è ben illustrata dall’esplosione della produzione di eroina nell’Afghanistan post-taliban e della relativa rete di smercio rappresentata dagli staterelli creati dalla NATO in Kurdistan e Kosmet.

3. La Siria e le guerre permanenti dei neocon usraeliani. Qual e’ il ruolo della Turchia di Erdogan?
In Medio Oriente l’amministrazione Obama ha tentato di attuare una politica alternativa a quella dei neocon di Bush II e Cheney. Non più interventi diretti del Pentagono, che come già osservato si sono rivelati costosi e controproducenti svelando definitivamente la debolezza militare degli USA. Qui Washington, con la ‘Primavera araba’, vera e unica carta geopolitica di Obama, ha tentato di sovvertire a proprio vantaggio lo status quo mediorientale utilizzando l’ultima risorsa rimasta a Washington, la propaganda e la disinformazione dei propri apparati ‘mediatico-culturali’, pensatoi o ‘centri studi’ (think tank) e dalla montagna di carta straccia nota come dollari USA. Nei Paesi mediorientali Washington ha applicato la tattica delle ‘rivoluzioni colorate’, con la variante dell’estremismo taqfirita, concessione dovuta al fatto di dover imbarcare nella guerra civile, da scatenare in Medio oriente, gli alleati di Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, concedendogli fette di territori e risorse da dominare una volta strappate a Libia, Egitto, Algeria, Yemen, Siria e Iraq. Anche in tale caso, principale obiettivo di Washington era la distruzione dell’Iran. E ancora, come nel caso della ‘Guerra al terrore’, la ‘Primavera araba’ di Washington, dopo un primo ed effimero successo, è collassata nel disastro totale che ne risucchia gli alleati; ad esempio il Qatar è stato emarginato dopo un paio di anni di peana elevati nei riguardi di Doha da un ceto giornalistico-accademico occidentale oramai totalmente prostituitosi ai petrodollari degli emiri del Golfo Persico. Il ‘successo’ libico è un buco nero; in Egitto e Tunisia i regimi-fantoccio dei fratelli musulmani, a libro paga di Doha, sono stati scacciati dalle relative borghesie nazionaliste; Siria, Iraq e Yemen resistono efficacemente alle varie manovre aggressive della NATO (tramite Gladio-B), anzi, l’Arabia Saudita, maggiore risorsa degli USA in Medio Oriente, viene risucchiata dalla guerra immotivata e irrazionale che ha scatenato contro lo Yemen (va rilevato che lo Yemen ha una popolazione superiore a quella saudita), mentre Israele non solo non ha aderito alle sanzioni contro la Russia, imposte per la crisi ucraina, ma cerca evidentemente di entrare nell’area economica che Russia e Cina costruiscono in Eurasia, volendosi porre come polo alternativo all’Iran. Da qui l’apparentemente irragionevole posizione di Netanyhau sull’accordo nucleare con l’Iran e l’apertura a una Grecia minacciata ed emarginata dall’Unione europea. Su questo piano, entra in concorrenza anche la Turchia neo-ottomanista di Erdogan, che vuole fagocitare le zone industriali ed energetiche di Siria e Kurdistan, per trattare poi da posizioni di forza con l’UE e Mosca. Ma anche qui, l’irrazionalità di Erdogan lo danneggia fortemente. In Turchia, ad esempio, sono scoppiati dei tentati pogrom anticinesi, maggiori alleati della Russia, mettendo in forse un ulteriore avvicinamento al Patto di Shanghai, cosa cui Erdogan pare ancora ambire, entrando così in concorrenza diretta con Iran e Israele. In sostanza, il triangolo Tel Aviv – Ankara – Tehran ruota attorno a Mosca e all’area economica eurasiatica che costruisce con Pechino. Una corsa che probabilmente terminerà con la vittoria dell’Iran, avendo maggiori ragioni geopolitiche e storiche dalla propria parte.

4. Il miracolo cinese e il potere deterrente dell’Esercito popolare. Russia-India-Cina, BRICS e SCO. Hezbollah, Songun e i futuri conflitti, quali prospettive?
Il blocco continentale dell’Eurasia va creando il proprio polo militar-strategico oltre che economico-commerciale. La Cina ne è il pilastro economico, ma anche militare (sul piano convenzionale). La politica avviata da Deng, una volta sbarazzatosi del settarismo vigente negli apparati statali e del partito cinese, prevedeva quattro grandi modernizzazioni, consapevole che una grande economia permette una grande società, grande patrimonio tecnico-scientifico e grandi forze armate. Perciò il Partito comunista cinese puntò soprattutto sullo sviluppo economico-industriale negli anni ’80 e ’90, avviando il ‘Grande balzo’ militare solo dal 2001, davanti alle minacce di Washington. Gli ‘esperti’ occidentali guardano la Cina come se fosse ancora negli anni ’80, sottovalutandone i progressi militari degli ultimi 15 anni. Tra l’altro, tali ‘esperti’ continuano a sottovalutare perfino la potenza militare russa attuale, soggiogati dai depliant delle industrie belliche statunitensi, o peggio dalla filmografia di Hollywood. Non va dimenticato che il 90% dei cosiddetti ‘esperti’ militari occidentali sono giornalisti prezzolati dalle grandi industrie belliche occidentali, il cui compito e far credere che bombardare Paesi come Grenada, Afghanistan o la Libia equivalesse a sconfiggere sul campo le forze armate di Russia, Cina o Iran. I risultati di tale ragionamento sono evidenti in Novorossija, Georgia, Siria e Iraq. Come già detto, il blocco eurasiatico si forma attorno all’alleanza tra Russia, Cina e India, tutte grandi potenze nucleari e industriali, tutt’altro che da sottovalutare, e a cui si aggregano altre potenza militari e nucleari come Pakistan, Iran e probabilmente Corea democratica, uno Stato denigrato dalla dozzinale propaganda atlantista e hollywoodiana, ma che nel 2014, grazie alle politiche seguite dal Partito dei Lavoratori, ha perfino registrato una crescita economica superiore a quella dell’eurozona. Un dato che i pagliacci mediatici che infangano di continuo la Corea democratica nascondono accuratamente. Come la Corea del Songun è l’avanguardia del blocco continentale eurasiatico, nella regione dell’Asia-Pacifico, così lo è il movimento di resistenza libanese Hezbollah nel Mediterraneo, costruendo il solido asse Libano-Siria-Iraq-Iran (e Yemen) che doveva essere vittima ultima della cosiddetta ‘Primavera araba’. L’intervento di Hazbollah in Siria ha permesso di porre al servizio dell’Asse della Resistenza, la sua enorme esperienza nella lotta ai terroristi islamisti (Gladio-B, ovvero la NATO) e contro le truppe d’invasione delle IDF e il Mossad israeliani. I martiri di Hezbollah caduti sul campo di combattimento hanno permesso all’organizzazione libanese di acquisire la massima maturità operativa nell’affrontare la potente sovversione taqfirita (atlantista e sionista) in Libano, Siria e Iraq.

5. L’arsenale strategico sovietico e russo. Putin, i cristiano-zionisti e Armageddon. L’Atomo Rosso di Stalin fu l’unico garante della pace nel mondo? Greci, serbi e russi dovranno chiedere scusa ai nazisti tedeschi e pagare risarcimenti?
Riguardo l’Atomo Rosso di Stalin, senza dubbio impedì che l’aggressività di Washington si scatenasse totalmente sul Mondo. Contraccolpo dell’atomica sovietica fu il terrore interno negli USA (Maccartismo), che non ha mai abbandonato la società statunitense, come già ricordato. Un terrore poi opportunamente rinfocolato l’11 settembre 2001. Perciò, avendo l’URSS di Stalin costruito il blocco sovietico dotato di armi nucleari, fu impedita l’imposizione del ‘Nuovo ordine mondiale’ anglosassone agognato da Londra e Washington fin dal fine ‘800. Perciò la propaganda, se non l’odio, contro Stalin e l’URSS che ha imperversato non solo tra i nazisti e i neonazisti (cui bruciava la sconfitta decisiva subita nella guerra di sterminio contro l’URSS); non solo tra le fazioni ideologico-sociali totalmente subordinate al mondo anglosassone; ma anche tra le varie frazioni settarie dell’estrema sinistra, ex-comunisti, anarchici e radicali occidentali che già negli anni ’50 rivendicavano la necessità di dissolvere l’URSS quale ‘necessario passo rivoluzionario’ per combattere l’imperialismo! Ed infatti, perseguendo nella loro sovietofobia e stalinofobia, alla fine le cosiddette forze ‘rivoluzionarie’ o ‘marxiste’ occidentali (in realtà sinistra ultraliberale) si allinearono con la CIA e le forze più reazionarie, come nel caso dell’Afghanistan negli anni ’80, della Bosnia e del Kosmet negli anni ’90, di Libia e Siria negli anni 2010. In realtà, la guerra contro la Jugoslavia degli anni ’90 fu il canto del cigno del ‘radicalismo’ di sinistra occidentale, quando affiancò e supportò l’aggressione della NATO contro le popolazioni jugoslave colpite dal neofascismo croato e dall’integralismo wahhabita. Dopo il crollo del 1989-1990, i settarismi della sinistra occidentale furono abbandonati dall’apparato mediatico occidentale e dalle intelligence atlantiste: non erano più utili nella guerra ideologica condotta contro l’URSS, oramai scomparsa. Infatti, dal 1991, le forze della sinistra radicale occidentale sono semplicemente scomparse, all’improvviso e lasciando in patrimonio null’altro che mera propaganda ultraliberale: matrimoni omossessuali, eco-radicalismo, pacifismo e ‘interventismo’ allineato alla NATO (Tibet, Aung Saa Su Ky, Yoani Sanchez, subcomandante Marcos, rivoluzioni colorate, ecc.), e perfino quel razzismo soft (la guerra in Mali o la soddisfazione per l’omicidio di Gheddafi) che già Jean-Paul Sartre, negli anni ’60, definì “razzismo delle anime belle”. Una sua forma si può vedere nell’aggressione inconsulta e schizofrenica verso Tsipras e Syriza in Grecia, rei di non avere realizzato i sogni di tanti ‘rivoluzionari accomodati’ esistenti in occidente. Un quadro sorprendente, vedendo chi sono i maggiori esponenti ideologici di tale moda anti-Tsipras.

6. Le rivoluzioni colorate di CIA-Soros, dissoluzione della Jugoslavia e creazione di un cordone di statarelli fantoccio in Europa Orientale. L’invasione islamica. La controrivoluzione in Serbia e Ucraina. La situazione in Novorussia.
Non c’è dubbio che l’Europa orientale sia stata l’obiettivo dove Washington ha riscosso i maggiori successi, con l’allargamento della NATO e il saccheggio industriale cui sono stati sottoposti dalla ‘liberazione’ del 1989. Effettivamente la NATO ha steso un ‘cordone sanitario’ in Europa, tra Germania e Russia-Bielorussia. Tralasciando la Polonia, caso patologico di Grande Nazionale dominata da un ceto politico da sempre miserabile, su cui rifulge la figura dell’unico vero statista che la Polonia moderna abbia mai avuto, il Generale Jaruzelsky, che ha riscattato dallo squallore politico-strategico dei generali polacchi come Pilsudsky e successori. Gli altri Stati, soprattutto quelli baltici o la Croazia, perseguono una politica di vero e proprio aparthaid, odio etnico e riabilitazione del collaborazionismo con il Terzo Reich. Uno stile ripreso dall’Ucraina ‘europeista’ di Majdan. Ed in effetti tale forma di ‘europeismo’ è consono anche all’UE medesima, che riabilita i peggiori incubi del passato recente per adattarsi alla campagna revanscista di Washington contro il programma eurasiatico di Putin. Non a caso tale revanscismo, che ricorda poi il ‘cordone sanitario’ creato da Londra e Parigi negli anni ’20, è ispirato dalle centrali ideologiche (think tank) statunitensi, soprattutto da Neocon e Neo-dem (banda della famiglia Clinton, Brzezinski, ecc.), che hanno dichiarato guerra a Mosca rinata potenza globale. E quindi logico che a tale ennesima campagna anti-russa vengano arruolati coloro che ne furono più conseguenti: i nazisti hitleriani e i loro kollabos riciclatisi dopo la seconda guerra mondiale nella Gladio, la rete terroristica della NATO tutt’ora attiva, come l’esempio ucraino dimostra. Ed ecco che rinasce ‘inspiegabilmente’ tale aborrita ideologia. Si tratta sempre delle operazioni da guerra psicologica della NATO, che sfruttano una combinazione di organizzazioni terroristiche (taqfirite, neonziste), resti spionistiche (ONG e think tank) e disinformazione (mass media occidentali e filo-occidentali). Tali operazioni si svolgono anche in Europa occidentale, con la citata questione dell’immigrazione. Ora, le radici di tale fenomeno, attualmente, risiedono nella devastazione attuata dalle potenze occidentali in Africa e contro i popoli africani. L’aggressione alla Libia jamhiriayana, camuffata da rivolta interna e pianificata dalla NATO, soprattutto da USA, Francia e Regno Unito, così come gli interventi imperialisti e neocoloniali contro Costa d’Avorio, Mali, Repubblica Centrafricana, Congo, Sudan e altri, erano volti a bloccare lo sviluppo continentale africano guidato dalla Libia di Gheddafi, Tutto ciò non poteva che destabilizzare la realtà socio-economica e politica dell’Africa, suscitando un ulteriore ondata emigratoria. La Jamahirya libica ospitava 2,5 milioni di lavoratori immigrati, oggi cacciati e spogliati di lavoro, reddito e casa dai ‘rivoluzionari’ libici, spesso trafficanti di esseri umani come la mafia di Bengasi, la mafia ribellatasi al regime libico nel febbraio 2011. Si tratta di schiavisti, come poi si è visto, la cui rivolta fu salutata e celebrata dalle miserabili forze del radicalismo di sinistra e dalle ONG ‘umanitarie’ occidentali che accusarono la Libia di Gheddafi di ‘sfruttare e torturare’ centinaia di migliaia di ‘negri’. Ovviamente era tutto falso, e le ONG ‘umanitarie’ ed ‘antirazziste’ occidentali si erano prestate alla propaganda imperialista, neocolonialista e taqfirita della NATO e degli emiri del Golfo Persico, giustificando la distruzione della Libia jamahiriyana. Va detto, e ne sono personalmente testimone, che anche persone seriamente impegnate nel fronte antimperialista avevano abboccato all’amo propagandistico della NATO, nonostante li avessi messi in guardia. Ecco, ora le stesse ONG ‘umanitarie’ e ‘antirazziste’, che si prestarono all’operazione di aggressione dalla Libia, intervengono sulla questione dell’immigrazione in Europa stavolta per demonizzare e denigrare l’Ungheria di Orban. Un filma visto e rivisto, ma che viene sempre proiettato dagli stessi agitprop della NATO.
Come avevo già accennato, tali ambienti del radicalismo di sinistra occidentale, dirittumanitari a senso unico e sostenitori dell’interventismo della NATO (Perché la NATO non interviene qui o là? Si chiedevano costoro fino a ieri), furono impiegati sul campo dalla NATO e da Gladio per frantumare la Jugoslavia che, nel caso la Russia risorgesse, come effettivamente è accaduto, sarebbe stata un suo notevole alleato in Europa. La Jugoslavia, nonostante tutto, aveva una forte base industriale e un esercito potente. Tutto ciò andava distrutto, e perciò l’UE e gli USA usarono qualsiasi mezzo: neoustascia, integralisti wahhabiti, mafie (Bosnia, Montenegro), separatismo di tipo leghista (Slovenia, Vojvodina), quinte colonne della borghesia compradora in Serbia, e fazioni ultraoccidentaliste o americaniste presenti nei ceti medi di Belgrado. Senza trascurare l’enorme macchina propagandistica-terroristica che ha visto l’intero spettro mediatico occidentale scatenarsi contro il popolo serbo, dipinto come un popolo di mostri da sterminare. Gioie del tanto vantato ‘pluralismo’ ideologico occidentale, dove i settori più scatenati ed efferati furono proprio le solite varie sinistre occidentali. Il risultato di tutto ciò sono dieci anni di guerra civile, l’aggressione della NATO contro le Repubbliche serbe di Bosnia e Croazia, contro il Kosmet, l’instabilità in Macedonia, la mafia al governo in Montenegro, la distruzione del patrimonio economico-industriale della Jugoslavia, similmente a quanto accaduto alla Repubblica Democratica Tedesca e alla Romania, ed infine l’indebolimento militare e della sicurezza di Belgrado. Ed ecco che il palcoscenico di Belgrado, nel 2000, rappresentò quel copione scritto a Langley, sede della CIA, che fu poi ripreso con più o meno successo a Tbilisi, Kiev, Bishkek, Cairo, Bengasi e Sana.

7. La situazione in Novorossia, Lega nord, governo Renzi, scena mediatica e politica italiana.
La questione novorussa s’intreccia con l’Italia, va ricordato che Federica Mogherini, attuale commissario per la politica estera dell’UE, era presente a Kiev nei giorni precedenti al colpo di Stato. Mogherini, e quindi il PD, sapevano che i golpisti stavano preparando non solo il colpo di Stato contro il presidente Janukovich, ma la repressione armata contro gli oppositori e l’aggressione alle popolazioni del sud e dell’est ucraini. Il PD è coinvolto direttamente nella crisi Ucraina, e supporta vari esponenti della junta golpista di Kiev. Ad esempio ha accolto nella propria sede il ministro degli Interni ucraino Avakov, responsabile dell’assassinio e dell’incarcerazione di centinaia di oppositori ucraini al golpe di Gladio a Kiev, nonché uno dei maggiori responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità contro la popolazione di Donestk, Lugansk, Kharkov e Odessa. Non va dimenticato che il Partito Democratico ha svolto e continua a svolgere, tramite le sue reti mediatiche, come il gruppo editoriale Repubblica-Espresso, il Fatto quotidiano e il canale TV Rai Tre, una martellante propaganda a sostegno dell’interventismo armato della NATO, contro Russia, Cina e Iran, e a sostegno del terrorismo di Gladio in Ucraina e Siria. Purtroppo la Lega di Salvini si distingue dalle posizioni del PD per un superficiale e strumentale appoggio alla Russia. Ultimamente i capi della Lega hanno deciso di visitare Israele, in funzione anti-iraniana, e gli USA per sostenere il partito repubblicano contro Obama. Ad esempio la Lega Nord si è coalizzata con forze neofasciste che sostengono Pravij Sektor e le organizzazioni razziste messe fuori legge in Russia. Un’altra forza alleata alla Lega ha svolto propaganda a favore dell’acquisto dei caccia statunitensi F-35. Inoltre, il programma e l’ideologia della Lega Nord e del fronte elettorale che guida è fortemente contrario ai BRICS, demonizzando Cina, India, Iran, principali alleati della Russia. E a proposito di figuri inquietanti nel panorama politico italiano, ricordo alla più grande manifestazione elettorale della Lega, questa primavera, era presente un ex-ministro del governo Monti, ex-ambasciatore italiano negli USA e sostenitore dell’interventismo d’Israele nel Medio Oriente. Ecco, da qui si può evincere la strumentalità della Russofilia di Salvini, una russofilia che sarà gettata via assieme alla maschera anti-europeista che indossa non appena l’amministrazione Obama sarà sostituita da quella di Bush III. In realtà l’azione di Salvini per l’Italia potrebbe risultare perfino più regressiva di quella di Matteo Renzi, il quale non solo ha stipulato accordi con Cina, Vietnam e Kazakstan, ma a Berlino, il 1.mo luglio ha detto, “La Russia deve rispettare sovranità e indipendenza dell’Ucraina, ma considerare l’Europa come contrappeso della Russia è un errore politico e un crimine culturale”. Si tratta di un discorso del premier Renzi, non a caso ignorato in Italia, anche da coloro che fanno finta di seguire la Geopolitica e la politica internazionale.

8. Sulla possibilità del “primo colpo” degli USA alla Russia. USA e UE si preparano all’occupazione armata della Repubblica Serba di Bosnia e della Serbia?
Brevemente, gli USA e l’UE, non solo non hanno la forza militare per scatenare una guerra nucleare contro la Russia (e la Cina), avendo Washington meno testate nucleari della Federazione russa, ma l’esercito statunitense è notevolmente indebolito dalle avventure militari in Medio Oriente e Afghanistan, e non può avventurarsi certo contro il più forte esercito dei Balcani, quello serbo. Washington, nonostante tutto e nonostante i vari proclami sull’espansione delle attività militari statunitensi in Europa orientale, il massimo che può fare e far girare i suoi carri armati più e più volte, proprio come faceva Mussolini negli anni ’30 per fare credere di essere più potente di quanto non fosse in realtà. Obama fa lo stesso, ma i fatti hanno la testa dura, e ad esempio alla Polonia, che insisteva di volere basi permanenti della NATO sul proprio territorio, la NATO e gli USA hanno risposto picche facendo notare che in Polonia saranno schierati a rotazione, come sempre, reparti e distaccamenti delle forze armate degli USA e della NATO. Se la tigre atlantista non è tutta di carta, di sicuro ha artigli e zanne di cartone.

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L’Iran deve prima rafforzare la propria difesa

Valentin Vasilescu Reseau International 13 agosto 2015f14gr_02La perseveranza dei russi e cinesi è il fondamento del miracolo che ha portato alla revoca delle sanzioni all’Iran. Anche se il processo è ancora in corso e incontra ostacoli posti da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, l’embargo all’economia iraniana non può durare. Inoltre, l’Iran è orientato principalmente verso la Russia, suo primo sostenitore al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E la Russia, che farà entrare l’Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO), ha già istituito un piano per rifornire la popolazione dell’Iran di cibo e medicine. Il PIL dell’Iran è di 388 miliardi di dollari e vendendo in 1-2 anni petrolio e gas può ricavare 300 miliardi di dollari all’anno. Ma l’Iran ha nelle immediate vicinanze molti rivali sunniti. I più pericolosi sono Stato islamico, Arabia Saudita e altri emirati salafiti nell’orbita degli Stati Uniti che finanziano l’armamento dello Stato Islamico, e infine Israele. Senza alcun motivo Washington, tramite la NATO o i fantocci del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrayn, Quwayt, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), può avviare in ogni momento l’aggressione armata all’Iran. Gli Emirati Arabi Uniti sono dotati di 80 caccia F-16E/F Block 60, 28 elicotteri d’attacco AH-64D e 388 carri armati Leclerc. L’Arabia Saudita ha 67 cacciabombardieri F-15E, 78 caccia F-15C/D, 48 caccia Eurofighter Typhoon, 82 elicotteri d’attacco AH-64D e 442 carri armati M1A2. Il Bahrayn ha 17 caccia F-16C e 22 elicotteri d’attacco AH-1E/F. L’Oman ha 12 caccia F-16C/D. Il Quwayt ha 34 cacciabombardieri F-18C/D e 16 elicotteri d’attacco AH-64D. Israele ha 58 caccia F-15A/B/C/D, 25 caccia F-15I, 342 caccia F-16A/B/C/D/I, 32 elicotteri d’attacco AH-1I e 45 AH-64. Pertanto, la preoccupazione principale dell’Iran è avere un esercito moderno, e presto importerà armi dalla tecnologia avanzata. Infatti, dopo 30 anni di sanzioni e una guerra devastante con l’Iraq, l’esercito iraniano, per equipaggiamenti militari, ha un arsenale militare obsoleto e inadeguato. La maggior parte delle armi è di origine statunitense (risalenti allo Shah Muhamad Reza Pahlavi), sovietica o cinese. Tuttavia, negli ultimi anni l’Iran ha investito molto nelle ricerca ed ottenuto buoni risultati (in particolare nella produzione di navi militari ed UAV da ricognizione tattica). Ma per mancanza di accesso alla tecnologia avanzata, l’Iran potrebbe non creare un’industria della difesa competitiva in grado di sostenere gli sforzi della Difesa, in caso di aggressione con tecnologia militare avanzata. Ad esempio, i principali carri armati dell’esercito iraniano sono lo Zulfiqar, realizzato nei primi anni ’90 con componenti e tecnologie degli anni ’70, il carro armato sovietico T-72 e gli M48/M60 degli USA. L’artiglieria semovente è limitata agli obici Raad-2 da 155mm su telaio del vecchio APC sovietico BMP-1, dalla potenza motore insufficiente. Il veicolo da combattimento della fanteria iraniano Boraq è il cinese Tipo 86, derivato dal BMP-1 sovietico. L’Aeronautica iraniana dispone di vecchi aerei statunitensi consegnati negli anni ’70 (F-5 Tiger II, F-14 Tomcat A, F-4 Phantom D) e un piccolo numero di aerei sovietici moderni (MiG-29A, Su-24, Su-25K) rifugiatisi dall’Iraq. La difesa aerea dell’Iran, anche se ha molti missili, è vulnerabile alle interferenze e avrebbe bisogno di sistemi C4I (in particolare sistemi di memoria, microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitare, coordinati da server dedicati dalla potenza di elaborazione di ultima generazione, il tutto protetto da codifica digitale su tutte le frequenze). Questa apparecchiatura è l’architettura C4I della difesa aerea multistrato inventata dai russi con la produzione di massa dei sistemi S-300PMU-3 o S-400 Trjumf.
Va ammesso il fatto che l’Iran non ha grandi riserve valutarie e non avrà nell’immediato un reddito notevole dalla vendita di petrolio e gas. Avrà bisogno di 1-2 anni per raggiungere questo obiettivo. Allora, la priorità dell’Iran sarà il rafforzamento della difesa aerea del territorio, comprendendo l’acquisizione di almeno 5-10 sistemi missili antiaerei S-300PMU-3 (alternativa superiore a quella pagata nel 2008 e mai ricevuta per l’embargo). D’altra parte, l’Iran ha bisogno di un nuovo aereo multiruolo a prezzi accessibili, da Stati disposti a fornire la licenza di fabbricazione e le cui azioni siano prevedibili, non come la Francia con le portaelicotteri Mistral pagate dalla Russia ma non consegnate. Quindi Iran potrà produrre altri aeromobili senza subirne la mancanza dei pezzi di ricambio. Con questa prospettiva, attualmente le preferenze sono limitate agli aerei cinesi J-10, ai JF-17 sino-pakistani o ai Su-30 russi. Dopo 3-4 anni, se l’Iran avrà risorse materiali sufficienti potrà interessasi ad acquisire l’aereo Su-35 e anche l’aereo invisibile russo T-50 o il cinese J-20 (che ha un raggio di 2000 chilometri e sarà operativo nel 2017).
Un altro aspetto della situazione dell’arsenale iraniano è che dispone di missili a medio raggio (Shahab-3 e Sejil) ma non ha un potente sistema di guida. Da questo punto di vista, Cina e Russia potrebbero svolgere un ruolo vincolante sulla politica estera iraniana, costringendola a rispettare gli impegni sull’abbandono del programma nucleare, ad esempio rifiutandosi di consegnare sistemi di guida per i missili balistici che potrebbero trasportare testate nucleari.165783Russia e Cina vendono armi all’Iran
Liu Rong, Quotidiano del Popolo, 13 agosto 2015

e46f11d1-a914-4c2b-8c1a-10ab11d5cbd9Cina e Russia cercano di rafforzare le forze armate iraniane con aerei da combattimento e sistemi di difesa, nell’ambito della strategia contro gli Stati Uniti, riferisce Wantchinatimes di Taiwan citando il Sina Military Network cinese. Con gli Stati Uniti che incoraggiano gli alleati a coalizzarsi contro la Cina nel Pacifico occidentale e spingono la NATO contro la Russia nel Mar Nero e Mar di Barents, dice l’articolo, Pechino e Mosca sono sorprendentemente indietro negli sforzi in Medio Oriente, in particolare con l’Iran, Paese che continua ad essere un serio problema per Washington. Nell’ambito di questa strategia, la Cina punterebbe a fornire all’Iran una nuova flotta di aerei da combattimento avanzati, mentre la Russia pensa di vendergli un nuovo sistema di difesa missilistica, secondo SMN.
L’Aeronautica della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIAF) conta attualmente circa 500 velivoli, per la maggior parte vecchi aerei da combattimento come F-4D, Su-24, F-5E, J-7M e F1. C’è anche un numero limitato di F-14A e MiG-29, non abbastanza per controbilanciare gli Stati Uniti e loro alleati. I sistemi di difesa aerea dell’Iran sono anche considerati deboli e afflitti da lacune. La Russia offrirà all’Iran una versione aggiornata del sistema di difesa aerea S-300. L’S-300 rafforzerebbe significativamente la difesa dell’Iran potendo intercettare aerei e missili da quote estremamente basse a quote elevate, a corto e a lungo raggio. Gli Stati Uniti furono fortemente contrariati quando l’Iran suggeriva di acquisire gli S-300, ma Mosca ha ignorato le proteste e continua la promozione del sistema a Teheran. La Cina, d’altra parte, è vicina a concludere l’accordo per vendere all’Iran 150 caccia J-10, secondo SMN che cita media russi. Foto recenti mostrano ciò che sembra una decina di caccia J-10B in fila e già dipinti con i colori dell’IRIAF.
Il J-10 attualmente fa parte dell’arsenale dell’Aeronautica e della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare, è un caccia multiruolo ognitempo dalle avanzate capacità di combattimento da superiorità aerea contro obiettivi terrestri ed aerei. L’aereo di produzione nazionale può anche essere dotato di missili aria-aria PL-10, PL-11 e PL12, di missili da crociera antinave YJ-62, YJ-91 e YJ-83, o di bombe LT-2, LS-6 o Tipo 200A. Se l’accordo sul J-10 viene finalizzato, le capacità di combattimento aereo dell’Iran saranno oggetto di una profonda revisione, afferma SMN. Mentre l’IRIAF è troppo piccola per avere un vantaggio su Stati Uniti ed alleati in combattimento, il J-10 fornisce all’Iran ciò di cui ha bisogno, un velivolo in grado di eseguire con precisione ed efficienza una vasta serie di missioni.

JF-17

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Siria vince: avanza verso una vittoria strategica che trasformerà il Medio Oriente

Prof. Tim Anderson Global Research, 10 agosto 201517328La Siria sta vincendo. Nonostante lo spargimento di sangue e la grave pressione economica, la Siria avanza verso la vittoria militare e strategica che trasformerà il Medio Oriente. Vi sono prove evidenti che i piani di Washington, per il ‘cambio di regime’, sabotaggio dello Stato o smembramento del Paese su linee confessionali, sono falliti. Fallimenti che saranno fatali per il sogno degli Stati Uniti, annunciato una decina di anni fa da Bush figlio, di un servile ‘Nuovo Medio Oriente’. La vittoria della Siria è una combinazione di solido sostegno popolare all’esercito nazionale, di fronte al circolo vizioso dei settari islamici (taqfiri), fermo sostegno degli alleati più stretti e frammentazione delle forze internazionali contrarie. Le difficoltà economiche, compresi blackout regolari, sono peggiorati ma non hanno spezzato la volontà del popolo siriano di resistere. Il governo assicura che gli alimenti di base siano accessibili e mantiene istruzione, salute, sport, cultura e altri servizi. Una serie di Stati ostili ed agenzie delle Nazioni Unite riprendono i rapporti con la Siria. La sicurezza migliora, il recente accordo delle grandi potenze con l’Iran e altre mosse diplomatiche favorevoli sono tutti segnali che l’Asse della Resistenza si rafforza. Non ne sapreste molto dai media occidentali, che mentono persistentemente sul carattere del conflitto e della crisi. Le caratteristiche principali di tale inganno sono nascondere il sostegno della NATO ai gruppi taqfiri, strombazzarne le avanzate ed ignorare le controffensive dell’esercito siriano. In realtà, i terroristi filo-occidentali non hanno compiuto alcun progresso strategico con una marea di combattenti stranieri che li aiuta ad occupare parte di Aleppo da metà 2012. Nella mia seconda visita in Siria dalla crisi, nel luglio del 2015, ho potuto vedere come la sicurezza sia migliorata nelle grandi città. Nella prima visita, nel dicembre 2013, anche se i tagliagole della NATO erano stati espulsi da Homs e Qusayr, erano nell’antico borgo di Malula e sulle montagne Qalamun, così come attaccavano la strada per Suwayda. Quest’anno abbiamo viaggiato liberamente da Suwayda a Damasco, Homs e Lataqia, con una sola deviazione ad Harasta. Alla fine del 2013 c’erano attacchi con mortai quotidiani su Damasco orientale; quest’anno assai meno. L’esercito sembra controllare il 90% delle aree densamente popolate.
Controllato un primo fatto: non ci sono ‘ribelli moderati”. Il movimento di riforma politica fu sostituito dall’insurrezione islamista saudita nel marzo-aprile 2011. Nei primi mesi della crisi, da Dara ad Homs, gruppi armati come la brigata al-Faruq erano estremisti sostenuti da Arabia Saudita e Qatar che commisero atrocità, fecero saltare in aria ospedali, avevano slogan genocidi e praticavano la pulizia etnica settaria (1). I siriani oggi li chiamano tutti ‘Daash’ (SIIL) o ‘mercenari’, senza preoccuparsi troppo delle diverse sigle. La recente dichiarazione del capo dei ‘ribelli moderati’ Lamia Nahas che, in Siria, “le minoranze sono il male e vanno eliminate’, proprio come Hitler e gli ottomani fecero (2), sottolinea tale fatto. Il carattere del conflitto è sempre quello dello scontro tra uno Stato autoritario ma pluralista e socialmente inclusivo, e gli islamisti settari filo-sauditi, ascari di grandi potenze.
Controllato un secondo fatto: quasi tutte le atrocità attribuite all’esercito siriano sono opera delle bande filo-occidentali, secondo la strategia per provocare un maggiore intervento occidentale. Ciò comprende le screditate affermazioni sulle armi chimiche (3) e pretese su danni collaterali delle cosiddette ‘bombe barile’. Il giornalista statunitense Nir Rosen scrisse nel 2012, ‘Ogni giorno l’opposizione indica un numero di vittime, di solito senza alcuna spiegazione… Molti dei presunti morti sono infatti combattenti dell’opposizione, ma… descritti come civili innocenti uccisi dalle forze di sicurezza’ (4). Tali relazioni dell’opposizione sono ancora usate da formazioni partigiane come Amnesty International (USA) e Human Rights Watch, rafforzando la propaganda di guerra. L’esercito siriano ha infatti eliminato terroristi catturati, e la polizia segreta continua a detenere e maltrattare i sospettati collaboratori dei terroristi. Ma è un esercito che gode del fortissimo sostegno popolare. Le bande islamiste, d’altra parte, si vantano apertamente delle atrocità e hanno scarso sostegno dell’opinione pubblica.
Controllato un terzo fatto: mentre c’è una ‘presenza’ terrorista in gran parte della Siria, né il SIIL né qualsiasi altro gruppo armato ‘controlla’ il territorio siriano più popolato. Agenzie occidentali (come Janes e ISW) confondono regolarmente presenza con controllo. Nonostante le offensive del SIIL su Dara, Idlib e Homs orientale, le aree densamente popolate della Siria sono sotto un controllo dell’esercito notevolmente più forte che non nel 2013. Solo alcune zone furono occupate per mesi o anni. In ogni confronto, l’esercito vince generalmente, ma è sotto pressione e non raramente compie una ritirata tattica, combattendo su decine di fronti. L’esercito siriano ha rafforzato la presa su nord di Aleppo, Duma e Harasta, e ha vinto recentemente ad Hasaqah, Idlib e Dara. Con la forza Hezbollah, l’esercito ha praticamente eliminato SIIL e partner litigiosi dalle montagne del Qalamun, lungo il confine con il Libano.
253241 Nonostante anni di terrorismo e di gravi sanzioni occidentali lo Stato siriano funziona sorprendentemente bene. Nel luglio 2015 il nostro gruppo ha visitato grandi centri sportivi, scuole e ospedali. Milioni di bambini siriani frequentano la scuola e centinaia di migliaia di persone studiano ancora nelle università, per lo più senza tasse. Disoccupazione, carenze e blackout elettrici affliggono il Paese. I taqfiri hanno preso di mira gli ospedali dal 2011, e inoltre attaccano regolarmente le centrali elettriche, spingendo il governo al razionamento dell’energia elettrica, fin quando il sistema viene riattivato. Vi sono gravi carenze e povertà, ma nonostante la guerra, la vita quotidiana continua. Ad esempio, ci fu una polemica nel 2014 sulla costruzione del complesso ‘Uptown’ a New Sham, grande città satellite di Damasco. La struttura comprende ristoranti, negozi, impianti sportivi e, al centro, giostre per bambini e altri divertimenti. ‘Come può lo Stato spendere così tanti soldi su questo, quando così tante persone soffrono per la guerra?’, una parte diceva, e l’altra rispondeva che la vita va avanti e le famiglie devono vivere. Dopo il Ramadan, durante l’Ayd, abbiamo visto migliaia di famiglie frequentare il complesso adattato ai bambini. Le procedure per la sicurezza sono ‘normali’. Frequenti posti di blocco dell’esercito s’incontrano con notevole pazienza. I siriani sanno che servono per la loro sicurezza, in particolare contro auto e camion bomba usati dagli islamisti. I soldati sono efficienti ma umani, spesso scambiano una chiacchierata amichevole con la gente. La maggior parte delle famiglie ha membri nell’esercito e molte hanno perso dei cari. I siriani non sopportano il coprifuoco o nascondersi dietro i soldati, come tanti fecero sotto le dittature fasciste sostenute dagli USA in Cile e Salvador, in passato. Nel nord, il sindaco di Lataqia ci ha detto che la provincia da 1,3 milioni è passata ora ad oltre tre milioni di abitanti, avendo assorbito sfollati da Aleppo, Idlib e altre zone settentrionali interessate dalle incursioni dei terroristi settari. La maggior parte è negli alloggi gratuiti o sovvenzionati dal governo, da familiari e amici, in affitto o in piccole imprese. Abbiamo visto 5000 persone, molte di Hama, nel grande complesso sportivo di Lataqia. Nel sud, Suwayda ospita 130000 famiglie sfollate da Dara, raddoppiando la popolazione della provincia. Eppure Damasco detiene la maggior parte dei sei milioni di sfollati interni e, con un piccolo aiuto dall’UNHCR, governo ed esercito ne organizzano la cura. I media occidentali parlano solo dei campi profughi in Turchia e Giordania, strutture controllate dai gruppi armati.
Army_victory Il “regime che attacca i civili” o le aree civili ‘indiscriminatamente’ bombardate sono solo propaganda islamista su cui i media occidentali si basano. Il fatto che, dopo tre anni, aerei ed artiglieria siriani non hanno raso al suolo aree occupate come Jubar, Duma e nord di Aleppo, smentisce le accuse all’esercito. Si può essere quasi certi che i media occidentali la prossima volta che parleranno di ‘civili’ uccisi da ‘indiscriminati’ bombardamento del governo siriano, avranno come fonte gli islamisti sotto attacco. Questa guerra si combatte sul terreno, un edificio dopo ‘altro, con molte vittime nell’esercito. Molti siriani ci hanno detto che volevano che il governo radesse al suolo queste città fantasma, dicendo che gli unici civili rimasti sono famigliari e collaboratori dei gruppi estremisti. Il governo siriano procede con maggiore cautela. Gli Stati regionali vedono ciò che accade e cominciano a ricostruire i legami con la Siria. Washington sostiene ancora le sue menzogne sulle armi chimiche (di fronte all’evidenza), ma ha perso lo stomaco per l’escalation verso la fine del 2013, dopo il confronto con la Russia. Sono ancora molto bellicosi (5) ma va notato che Egitto ed Emirati Arabi Uniti (EAU), poco prima nemici della Siria, normalizzano le relazioni diplomatiche con Damasco. Gli Emirati Arabi Uniti, forse la più ‘flessibile’ delle monarchie del Golfo ed anche legati al sostegno al SIIL del vicepresidente Joe Biden(6), hanno le loro preoccupazioni. Di recente hanno arrestato decine di islamici per un complotto volto a sostituire la monarchia assolutista con un califfato assolutista (7). L’Egitto, di nuovo in mani militari dopo che il breve governo della Fratellanza musulmana voleva unirsi all’aggressione contro la Siria, affronta il proprio terrorismo settario, sempre della Fratellanza. Il più grande dei Paesi arabi ora difende l’integrità territoriale della Siria e il valore (almeno a parole) delle campagne siriane contro il terrorismo. L’analista egiziano Hasan Abu Talib definisce questo messaggio ‘condanna e rifiuto delle mosse unilaterali della Turchia contro la Siria”(8). Il governo Erdogan ha cercato di posizionare la Turchia a capo dei Fratelli musulmani regionali, ma ha perso alleati, è spesso in contrasto con i partner anti-siriani e subisce il dissenso interno. Washington ha cercato di utilizzare i curdi separatisti contro Baghdad e Damasco, mentre la Turchia li vede come seri nemici e gli islamisti filo-sauditi li massacrano come musulmani ‘apostati’. Da parte loro, le comunità curde godono di maggiore autonomia in Iran e Siria. Il recente accordo di Washington con l’Iran è importante, mentre la Repubblica islamica è il più importante alleato regionale della Siria secolare ed avversario fermo degli islamisti sauditi. L’affermazione del ruolo dell’Iran nella regione sconvolge sauditi e Israele, ma fa ben sperare per la Siria. Tutti i commentatori vedono manovre diplomatiche per posizionare l’Iran dopo l’accordo e, nonostante la recente esclusione dell’Iran dal vertice tra i ministri degli esteri russo, statunitense e saudita, non c’è dubbio che la presa dell’Iran si sia rafforzata negli affari regionali. Un insolito incontro tra il capo dell’intelligence della Siria, Generale di Brigata Ali Mamluq, e il ministro della Difesa saudita principe Muhamad bin Salman (9), mostra anche che il governo siriano ha ripreso i colloqui diretti con il principale sponsor del terrorismo nella regione.
La Siria è vincente perché il popolo siriano ha sostenuto il suo esercito contro le provocazioni settarie, combattendo per lo più battaglie contro il terrorismo cosmopolita di NATO e monarchie del Golfo. I siriani, tra cui i più devoti musulmani sunniti, non accetteranno mai i boia pervertiti e settari dell’Islam promosso dalle monarchie del Golfo. La vittoria della Siria avrà ampie implicazioni. E l’incantesimo delle montagne russe di Washington sul ‘cambio di regime’ nella regione, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia, finirà. Oltre morte e miseria causate da tale guerra sporca, assistiamo all’emergere di un forte ‘Asse della resistenza’. La vittoria della Siria sarà anche quella dell’Iran e della Resistenza libanese guidata da Hezbollah. Inoltre, il conflitto ha contribuito a costruire una significativa cooperazione con l’Iraq. La progressiva integrazione di Baghdad nell’Asse siglerà l’umiliante sconfitta dei piani per un ‘Nuovo Medio Oriente’ dominato da USA-Israele-Arabia. Questa unità regionale ha un prezzo terribile, ma arriva, comunque.

1085384Riferimenti:
1) Tim Anderson (2015) ‘Daraa 2011: Syria’s Islamist Insurrection in Disguise’, Global Research, 5 giugno
2) The Angry Arab (2015) ‘This is what the candidate for Syria’s provisional (opposition) government wrote on Facebook: a holocaust’, 4 agosto
3) Tim Anderson (2015) ‘Chemical Fabrications: East Ghouta and Syria’s Missing Children’, Global Research, 12 aprile
4) Nir Rosen (2012) ‘Q&A: Nir Rosen on Syria’s armed opposition’, Al Jazeera, 13 febbraio
5) Press TV (2015) ‘Syria ‘should not interfere’ in militant ops by US-backed groups’, 3 agosto
6) Adam Taylor (2014) ‘Behind Biden’s gaffe lie real concerns about allies’ role in rise of the Islamic State’, Washington Post, 6 ottobre
7) Bloomberg (2015) ‘U.A.E. to Prosecute 41 Accused of Trying to Establish Caliphate’, 2 agosto
8) Reuters (2015) ‘Egypt defends Syria’s territorial unity after Turkey moves against IS’, 2 luglio
9) Zeina Karam and Adam Schreck (2015) ‘Iran nuclear deal opens diplomatic channels for Syria’, AP, 6 agosto

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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