La mappa dei centri di addestramento statunitensi per i terroristi in Siria

Aleksej Gromov, RIAFAN, 15 febbraio 2018

Una fonte dell’Esercito arabo siriano dichiarava dove, nel territorio siriano, gli Stati Uniti addestrano i terroristi dello Stato islamico (SIIL). FAN pubblica la carta in esclusiva.Secondo la fonte, nei territori controllati dalle formazioni armate curde, gli Stati Uniti hanno 26 campi per addestrare ex-terroristi dello Stato islamico. È interessante notare che i capi sono curdi e i terroristi di origine esclusivamente araba. L’intelligence siriana identificava anche un distaccamento di 150 terroristi presso Salhyia. Secondo le informazioni, è guidato da Ahmad Hamal al-Bayla. Tutti i terroristi sono addestrati e hanno fiducia nel sostegno dagli Stati Uniti. Secondo le informazioni della fonte militare, da Abu Qamal e Mayadin, gli Stati Uniti hanno ritirato e inviato diverse decine di terroristi nelle loro basi militari di Hasaqah, Tal Baydar e Shadady, dove vengono addestrati. Solo ad al-Shadady, gli istruttori militari statunitensi addestrano più di un migliaio di ex-terroristi dello SIIL.
Si ricordi che il Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, riferiva anche dell’addestramento degli “ex” terroristi dello Stato islamico nelle basi statunitensi in Siria, a dicembre. Secondo lui, presso le basi militari statunitensi di Tanaf e Shadady, oltre 1000 terroristi dello SIIL, sotto la copertura degli Stati Uniti, furono inviati da Raqqa e dalla sponda orientale dell’Eufrate per essere addestrati. Inoltre, all’inizio di febbraio, il sito libanese Busla pubblicava un video dell’interrogatorio di un terrorista islamista catturato che confessava di essere stato addestrato in un campo sulla riva orientale dell’Eufrate guidato da capi curdi, dopo di che gli stessi curdi l’inviarono ad attaccare una posizione delle truppe governative.
In precedenza, il professore associato del Dipartimento di scienze politiche e sociologia dell’Università economica russa GV. Plekhanov, ed esperto militare, Aleksandr Perendzhiev paragonava “Stato islamico” e “forze democratiche della Siria” a dei “vasi comunicanti”: “Questi sono solo marchi diversi della stessa organizzazione. Solo che uno è un’organizzazione terroristica, e la seconda,un’organizzazione che può partecipare ai negoziazioni con cui poter cooperare. E in effetti, tali strutture sono mercenari degli Stati Uniti d’America nella guerra contro Damasco“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Siria e i mercenari fantasma russi

Alessandro Lattanzio, 17/02/2018

In Siria, ad ovest dell’Eufrate, lo SIIL è stato completamente eliminato dal V Corpo d’Assalto, così come Hama settentrionale è stata sgombrata dai terroristi dalle operazioni dell’Esercito arabo siriano. Situazione che permetteva a Damasco di liberare 25000 soldati da inviare sugli altri fronti: Homs, Ghuta orientale, ad est di Dayr al-Zur, dove le forze siriane cooperano con quelle dell’Iraq. Diffidare dalle notizie ampiamente spacciate, ma contrastanti e prive di evidenza, su feroci combattimenti presso Dayr al-Zur e sul relativo attacco aereo statunitense, il 7-8 febbraio. L’unità “ISIS Hunters” del V Corpo d’Assalto siriano, aveva respinto l’attacco della tribù Abu Halwa, collegata a SIIL e SDF, contro le linee siriane, quando gli aggressori chiesero l’intervento aereo degli USA, che causava 25 feriti tra le forze siriane, e non i 100-600 caduti propagandato dai media occidentali e dai loro agenti in Russia (l’alleanza filo-statunitense tra neozaristi e liberisti). L’operazione antiterrorismo avveniva sotto il controllo dell’Alto Comando siriano, svolgendo un’operazione speciale in sostegno dei curdi, che con l’aiuto del governo siriano inviano ad Ifrin rinforzi da Dayr al-Zur; operazione disturbata dagli Stati Uniti con il loro intervento presso Dayr al-Zur. Inoltre, il governo siriano e i curdi ad Ifrin trattavano un accordo per dispiegare forze siriane nella regione. Ma il governo siriano chiedeva: 1) di controllare tutte le istituzioni pubbliche; 2) l’ingresso dell’Esercito arabo siriano nel Cantone di Ifrin; 3) la presenza della Polizia Militare russa; 4) la cessione delle armi pesanti o fuoriuscita dei combattenti curdi da Ifrin verso una zona occupata dagli Stati Uniti. Un possibile accordo su ciò potrebbe indicare agli Stati Uniti il momento di uscire per sempre dalla Siria, motivo che avrebbe spinto Washington ad intervenire presso i campi petroliferi di Dayr al-Zur usando i terroristi dello SIIL che gli USA proteggono nell’area compresa tra l’Eufrate e il confine siriano-iracheno.In Siria operano unità tribali e locali addestrate e armate direttamente dai russi, come tra l’altro si è ampiamente documentato su questo sito d’informazione:
Le formazioni paramilitari siriane
Il centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente
Non è un caso che gli agenti e i sostenitori della propaganda atlantista e taqfirita denigrino queste forze bollandole come ‘mercenari dei russi’.

Sulla compagnia di mercenari russi Wagner (o Vanger)
Secondo i media atlantisti ed alleati (la suddetta alleanza neozaristi-liberali russi, che comprende l’amplia panoplia di sette putinofobe, neofasciste e ultraliberiste; una torma di agenti americanisti col dente avvelenato verso il governo russo, che ha bandito e smantellato dal 2012 decine di organizzazioni neonaziste, ONG sorosiane ed altre reti di spionaggio e terrorismo promosse da CIA e Soros), in Siria sarebbe presente la presunta compagnia di mercenari russi ChVK Wagner (o Vanger). Tale compagnia sarebbe stata vittima dei bombardamenti statunitensi del 7-8 febbraio presso Dayr al-Zur, dove, sempre secondo le suddette “fonti”, sarebbero stati uccisi da 100 a 600 russi. I realtà non ci sono fonti serie che possano confermare non solo tale strage, ma neanche l’esistenza di tale fantomatica compagnia di mercenari russi. Anche perché nella Federazione Russa le compagnie di ‘contractors’ sono vietate.
Allora chi ha creato il mito della compagnia mercenaria russa ChVK Wagner? La storia della Wagner viene dapprima promossa da tale Ruslan Leviev, (a capo del Conflict Intelligence Team, un sito di propaganda filo-ucraino che si camuffa da ‘sito di analisi militare’), e quindi rilanciata oltre che dai siti di propaganda neonazisti ucraini (come censor.net), da fonti come Radio Liberty, la radio creata dalla CIA per dare voce ai gruppi di fascisti e nazisti fuggiti negli USA e arruolati da Langley e Pentagono per la guerra fredda contro il blocco sovietico. La fonte russa che propaga l’esistenza della ChVK Wagner è il sito Fontanka.ru, universalmente ignorato in Russia data la totale inaffidabilità. In sostanza, non c’è alcuna prova dell’esistenza di tale compagnia mercenaria russa. Infatti, tutte le aziende in Russia sono registrate sui siti Brank.com ed Ergul.nalog.ru, dove tale compagnia non compare. L’unico documento ufficiale che menziona la “PMC Wagner” è non a caso del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti; tale designazione suscitava però ilarità nell’infosfera russa, dato che gli Stati Uniti avevano sanzionato un ente che non esiste.
Il mito della compagnia mercenaria Wagner nasce nell’agosto 2014, quando l’SBU, ovvero i servizi segreti ucraini, dovettero trovare una giustificazione per l’abbattimento presso Khrjashevatoe, vicino Luqansk, nel Donbas, di un aereo da trasporto militare ucraino con a bordo decine di paracadutisti inviati da Kiev per occupare l’aeroporto di Lugansk. Secondo l’SBU, furono i mercenari della Wagner che abbatterono l’aereo ucraino, non potendo dire che fu abbattuto da semplici operai del Donbas perché l’operazione d’assalto ucraina fu pianificata in modo sgangherato dai nuovi vertici ‘rivoluzionari’ fascisti e atlantisti ucraini che, appena preso il potere, epurarono i vertici delle forze armate ucraine, sostituendo personale competente con pagliacci neonazisti, psicotici settari e altri sgherri della CIA. Da allora l’SBU ucraina snocciolò cifre totalmente fantastiche su presunte perdite tra il personale del gruppo Wagner, che a quanto pare non sarebbe formato da veterani militari, ma da guerrieri della domenica con propensione al suicidio.Riferimento: Wagner Group

Gli USA annunciano di aver eliminato 300 curdi, poi dicono che erano Russi

News Front 13.02.2018Partendo dalla storia di come nella notte tra il 7 e l’8 febbraio, gli Stati Uniti “sconfissero” in Siria “la colonna militare russa della PMC Wagner, i cui combattenti, insieme alle forze del regime di Bashar Assad, cercarono di entrare nei depositi petroliferi occupati dagli alleati degli Stati Uniti, le forze democratiche siriane (SDF) guidate dai curdi“, si accumulano nuovi fatti del tutto incredibili e dettagli “veritieri”, donando un tocco più interessante. Peggio ancora non andrà. Così, 2 giorni prima, un’edizione del quotidiano turco Sabah pubblicava l’articolo dal titolo “Gli Stati Uniti hanno colpito per errore i curdi della coalizione democratica siriana nella regione sud-orientale della provincia di Dayr al-Zur“, che dice che secondo i media filo-governativi siriani, le forze aeree statunitensi avevano colpito Dayr al-Zur bombardando involontariamente le SDF, presumibilmente per via di coordinate errate. Fu riferito che 300 curdi erano stati uccisi dagli attacchi aerei statunitensi.Al momento l’articolo è stato cancellato. Ma c’è una schermata del titolo e dei primi paragrafi.Inoltre, la ristampa con un link è stata conservata in un sito pakistano.Non pretendo di giudicare se sia vero. Soprattutto, provenendo da relazioni più che complicate tra Turchia, Stati Uniti e curdi. Tuttavia, data l’isteria alimentata sul tema delle “perdite russe” nella stessa regione e nelle stesse circostanze, oso supporre che tutto possa accadere. E l’incredibile leggenda urbana sui “mercenari russi” non può che essere una cortina fumogena volta a nascondere qualcos’altro. Ad esempio, un’operazione statunitense. Certo, questa è solo una versione. Il che, tenendo conto di tutti i problemi, le dispute, le omissioni, il vuoto e le “notizie”, ha diritto di esserci.

Il Cremlino esorta i media a non fidarsi della disinformazione sulla Siria
TASS 14 febbraio 2018

Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha chiesto ai media di non farsi guidare da “dati distorti” in relazione a rapporti su russi presumibilmente uccisi in Siria. “Esortiamo tutti a non farsi distrarre da informazioni errate, intenzionali o no, e a fare attenzione alla descrizione di tali incidenti potenzialmente importanti, per non farsi affascinare da distorsioni“, dichiarava il portavoce del Cremlino riguardo le notizie su numerosi russi presumibilmente uccisi nella provincia siriana di Dayr al-Zur, il 7 febbraio. Data la mancanza di dati specifici, Peskov dichiarava di non aver capito la domanda di un giornalista che chiedeva se fosse possibile dichiarare il lutto per numerosi russi presumibilmente uccisi in Siria il 7 febbraio. Notava che il Cremlino non aveva informazioni specifiche, il che non consentiva di trarre conclusioni sul numero di russi in Siria. “Non si può escludere che cittadini russi siano in Siria, ma non sono militari russi, è tutto ciò che possiamo dire, ma comunque i nostri cittadini rimangono cittadini russi, qualunque cosa accada“, concludeva. Una fonte del Ministero degli Esteri russo aveva già riferito che notizie su decine e centinaia di cittadini russi presumibilmente uccisi in Siria sono disinformazione. La settimana prima, la CBS aveva riferito che forze filo-governative siriane, che avrebbero attaccato il quartier generale delle forze democratiche siriane sostenute dagli USA (SDF) nella provincia siriana di Dayr al-Zur il 7 febbraio, comprendevano cittadini russi. La coalizione guidata dagli Stati Uniti aveva lanciato un attacco aereo contro le forze filogovernative. Il Ministero della Difesa russo affermò che i miliziani siriani furono attacchi dalla coalizione il 7 febbraio per azioni non coordinate con l’esercito russo. L’incidente causò 25 feriti. Non c’erano militari russi nella zona, notava il ministero.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Putin avverte Netanyahu sulla Siria

Il presidente russo mette in guardia il leader israeliano contro “passi che potrebbero portare a nuovi scontri
Alexander Mercouris, The Duran 12 febbraio 2018Dopo l’abbattimento da parte della Siria di un cacciabombardiere israeliano F-16, il Presidente Putin e il primo ministro Netanyahu avevano una conversazione telefonica. Il riassunto della conversazione del Cremlino è estremamente breve. La discussione si concentrava sulle azioni dell’Aviazione israeliana, che effettuava attacchi missilistici in Siria. Il Presidente della Russia si esprimeva contro qualsiasi iniziativa che portasse a nuovi scontri pericolosi per la regione. Questo rapporto conciso della conversazione tra i leader russo e israeliano corrisponde alle scarse informazioni che i russi fornivano sui colloqui tra Putin e Netanyahu a gennaio. Tuttavia, non è difficile capire l’attuale politica russa sul conflitto tra Siria e Israele, e si pensa che ci sia molta confusione in merito. Il primo punto da sottolineare è che la Russia è ora garante della sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo. La continua speculazione secondo cui i russi siano disposti ad abbandonare il Presidente Assad per raggiungere la pace in Siria, o siano pronti ad imporre la decentralizzazione della Siria che il governo siriano non vuole, è malriposta. Prima dell’intervento della Russia nel conflitto siriano nel settembre 2015, i russi avevano costantemente resistito alla pressione di Stati Uniti ed alleati ad accettare la destituzione del Presidente Assad. La Russia aveva ripetutamente posto il veto alle risoluzioni presentate al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalle potenze occidentali, allo scopo di spodestare il Presidente Assad. Dopo che la Russia interveniva nel conflitto siriano nel 2015, i russi si opposero ad ulteriori pressioni degli Stati Uniti ad accettare la cacciata del Presidente Assad, in cambio di un posticino nella coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, o della promessa di operazioni militari congiunte tra Russia e Stati Uniti contro al-Qaida. Già fu indicato il fallimentare tentativo dell’ex-segretario di Stato USA John Kerry, a Mosca nel luglio 2016, di convincere i russi ad accettare la cacciata del Presidente Assad. In un articolo successivo, scrissi, “…la storia della diplomazia del conflitto siriano è una continua ripetizione: gli Stati Uniti spingono i russi ad accettare di rimuovere il Presidente Assad, facendo varie offerte o minacce per comprare o forzare l’accordo russo. I russi rispondono che il futuro del Presidente Assad è una questione interna siriana, nella quale non saranno coinvolti. Gli Stati Uniti si allontanano, sconcertati e arrabbiati… In verità, l’incapacità di Stati Uniti ed alleati occidentali e arabi di accettare che l’opposizione russa alla loro politica sulla Siria e altrove sia reale, e che i russi non possano essere vittime di bullismo o corruzione per accettarla, è una delle cose più strane del conflitto siriano. Nonostante i russi abbiano agito ripetutamente in modo diretto nel spiegare la loro politica, Stati Uniti ed alleati sembrano incapaci di credere che siano davvero seri. Sembrano sempre pensare che i russi giochino in modo cinico, e che con la giusta offerta o sottoposti alla giusta pressione, potranno essere piegati accettando d’abbandonare Assad”. Se i russi non erano disposti ad accettare la cacciata del Presidente Assad quando il territorio controllato dal suo governo era ridotto a una piccola striscia lungo le coste siriane, ed Aleppo, la più grande città della Siria, sembrava sul punto di cadere, oggi non accetteranno la cacciata del Presidente Assad, quando l’hanno aiutato a riprendere il controllo delle principali città della Siria, come Damasco e Aleppo, e i suoi eserciti hanno raggiunto il confine iracheno nell’estremo est della Siria. Dopo aver investito così tanto nella sopravvivenza del Presidente Assad e del suo governo, è inconcepibile che i russi l’abbandonino, ed è certo che nessuno a Mosca ci pensa. Allo stesso tempo, nessuno a Mosca vuole vedere la Russia coinvolta nel conflitto siriano-israeliano, che precede di molto l’intervento della Russia in Siria e che risale alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948. Quando, dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967, i sovietici s’impegnarono totalmente nel conflitto arabo-israeliano appoggiando diplomaticamente ed armando intensamente gli arabi, inviando una forte forza militare per difendere l’Egitto nel 1970 dagli attacchi aerei israeliani e rompendo le relazioni diplomatiche con Israele, il risultato per Mosca fu una catastrofe. La grande comunità ebraica dell’URSS si alienò, l’URSS scoprì che facendosi nemico Israele aveva ulteriormente avvelenato i rapporti con le potenze occidentali proprio nel momento in cui cercava un’intesa con esse, e scoprì rapidamente anche che gli alleati arabi, nei quali aveva investito così tanto, erano ingrati e traditori, tanto che nel 1980 la posizione dell’Unione Sovietica in Medio Oriente era crollata. L’ultima goccia fu dopo l’intervento sovietico in Afghanistan nel 1979, quando volontari provenienti da tutto il mondo arabo si precipitarono a combattere i russi in Afghanistan, in un modo che non avevano mai mostrato di voler fare contro Israele in nome dei palestinesi. Non sorprende che i russi abbiano quindi deciso di non farsi mai più coinvolgere direttamente in alcun conflitto arabo-israeliano dalla metà degli anni ’80. Così, mentre la Russia ha buoni rapporti con gli Stati arabi e sostiene i palestinesi, la Russia si è sempre sforzata di mantenere buoni rapporti con Israele, con cui ha stretto importanti legami economici.
Oltre a ciò, dato che la Russia è già impegnata in Siria, combattendo terroristi e ascari per conto del Presidente Assad e del suo governo, non ha alcun desiderio di complicare ulteriormente un compito già estremamente complesso affrontando Israele, il gigante militare del Medio Oriente con armi nucleari e la più forte aeronautica del Medio Oriente, sempre a nome della Siria. A condizione quindi che gli attacchi israeliani contro la Siria non vadano oltre la routine degli israeliani contro la Siria da decenni, di molto precedenti l’intervento della Russia in Siria, senza dare agli israeliani alcuna possibilità di minacciare il governo siriano o le sue operazioni militari contro i jihadisti che i russi combattono, i russi non faranno nulla. Al contrario, se gli attacchi israeliani contro la Siria minacciano il governo siriano o interferiscono nelle operazioni militari siriane contro i gruppi jihadisti che i russi combattono, i russi risponderanno in modo netto, come fecero nel marzo dell’anno scorso quando convocarono l’ambasciatore israeliano al Ministero degli Esteri dopo l’attacco aereo israeliano contro la base aerea di Tiyas, con l’intenzione d’interferire nell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro lo SIIL. All’inizio dell’intervento russo in Siria, il 21 settembre 2015, il Presidente Putin ebbe una serie di incontri e conversazioni col primo ministro israeliano Netanyahu nel corso del quale la politica russa fu attentamente spiegata al leader israeliano, e furono stabilite delle regole base. Che i russi abbiano chiarito in quell’incontro che non erano interessati ad interferire negli “ordinari” attacchi aerei israeliani contro la Siria fu confermato dall’accordo di “deconfilitto” che i leader russo e israeliano concordarono durante tale vertice. Ecco cosa riportò Reuters, “Israele e Russia hanno deciso di coordinare le azioni militari sulla Siria per evitare incidenti, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu durante la visita a Mosca. Il recente sostengo russo al Presidente Bashar al-Assad, che secondo fonti regionali include aerei da guerra e sistemi antiaerei, preoccupa Israele, i cui jet hanno bombardato il vicino Paese arabo per sventare sospetti trasferimenti di armi ad Hezbollah, alleato libanese di Assad. Secondo rapporti israeliani, dopo aver incontrato il Presidente Vladimir Putin, Netanyahu disse che era venuto con l’obiettivo di “impedire incomprensioni tra unità delle IDF (Forze di Difesa Israeliane) e forze russe” in Siria, dove Assad combatte gli insorti islamisti in una guerra civile. Netanyahu aggiunse che lui e Putin “hanno concordato un meccanismo per impedire tali malintesi”, senza dare spiegazioni. Non ci furono commenti immediati dal Cremlino. In precedenti osservazioni, mentre accoglieva Netanyahu nella residenza presidenziale di Novo-Ogaryovo, fuori Mosca, Putin affermava che le azioni russe in Medio Oriente saranno sempre “responsabili”. Sottolineando l’importanza della visita di Netanyahu a Mosca, il premier israeliano aveva portato con sé il capo delle forze armate e il responsabile dell’intelligence militare israeliana. Putin, che condivide la preoccupazione occidentale per la diffusione dell’influenza dello Stato islamico, s’impegnava a continuare il sostegno militare ad Assad, l’assistenza che la Russia dichiara in linea col diritto internazionale. La Russia concentrava le forze sulle coste della Siria, dove Mosca ha una grande base navale. Gli Stati Uniti, che insieme agli alleati hanno compiuto missioni contro i ribelli dello Stato islamico in Siria, avevano anche dei colloqui di “deconflitto” con la Russia”. Questo rapporto sull’accordo che Putin e Netanyahu raggiunsero il 21 settembre 2015, conferma che i russi chiarirono agli israeliani che non avevano alcun interesse ad impedire attacchi israeliani “ordinari” contro la Siria e che il loro intervento in Siria non era inteso ad impedirli. Si notino in particolare le parole evidenziate da Reuters, che confermano e mostrano la natura dell’accordo che russi ed israeliani avevano preso.
I russi all’epoca avrebbero anche detto la stessa cosa al Presidente Assad e al governo iraniano: la Russia interveniva in Siria per salvare il governo siriano attaccato dai terroristi e minacciato dal cambio di regime dagli Stati Uniti; non per perseguire il conflitto con Israele. Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è che proprio se i russi non agiranno per fermare gli attacchi aerei israeliani “di routine” contro la Siria, non agiranno per fermare qualsiasi azione intrapresa dai siriani per difendersi da tali attacchi. Sia le ‘azioni di routine’ israeliane, sia le reazioni siriane, fanno parte del conflitto arabo-israeliano ed Israele-Siria a cui la Russia non è interessata. Certamente i russi non furono coinvolti nel recente abbattimento dell’F-16 israeliano ma nessuno è interessato a dirlo. Allo stesso tempo, e coerentemente con la loro politica, mentre i russi non fermarono gli israeliani che effettuavano attacchi aerei “ordinari” contro la Siria, o i siriani che abbattevano gli aerei israeliani che li attaccavano, i russi reagiranno a qualsiasi azione israeliana che minacci il governo siriano o interferisca nelle operazioni siriane contro i jihadisti, proprio come fecero lo scorso marzo. Che Putin l’abbia ricordato a Netanyahu nell’ultima telefonata è confermato dal sommario del Cremlino, “Il Presidente della Russia si è espresso a contro qualsiasi iniziativa che porti a nuovi scontri, che sarebbero pericolosi per tutti nella regione”. In altre parole, Putin ha detto a Netanyahu di moderare la reazione all’abbattimento dell’F-16, e la reazione relativamente blanda d’Israele, attacchi aerei di rappresaglia dopo l’abbattimento, non andava oltre l’attacco “di routine” e non minacciava le operazioni siriane contro i jihadisti (che continuano senza sosta) o l’esistenza del governo siriano, dimostrando che, nonostante la nomea, Netanyahu aveva ascoltato Putin. I russi hanno quasi sicuramente bilanciato l’avvertimento a Netanyahu con avvertimenti equivalenti a Damasco e Teheran sull’escalation da evitare. Dato che non è nell’interesse di Siria o Iran, con la Siria ancora in stato di guerra e vaste aree ancora controllate da curdi e jihadisti, minacciata dalla presenza di truppe statunitensi e turche sul suo territorio, trovarsi in conflitto aperto con Israele, c’è la certezza che gli avvertimenti russi siano stati ascoltati. Se la Russia non prende posizione nel conflitto arabo-israeliano o tra Israele e Siria, gli ultimi eventi mostravano come la semplice presenza russa in Siria comunque cambiasse le dinamiche del conflitto. Come appena scritto, il successo della Siria, abbattendo un F-16 israeliano, conferma che l’equilibrio militare in Medio Oriente cambia. Qualcosa che andava oltre le capacità della Siria fino a poco tempo prima, l’abbattimento di un aviogetto da combattimento israeliano nello spazio aereo israeliano è accaduto. E grazie all’intervento della Russia nel conflitto siriano, senza di cui i militari siriani non avrebbero abbattuto aerei israeliani, e non ci sarebbero stati addestramento, consiglieri e supporto tecnico russi per le Forze Armate siriane, dandogli la possibilità di abbattere aerei israeliani. Spostare la bilancia militare in Medio Oriente non era intenzione dell’intervento della Russia in Siria; tuttavia ne è il prodotto. Allo stesso modo, l’avvertimento della Russia ad Israele a non reagire all’abbattimento dell’F-16, aggravando la situazione, non fa schierare la Russia nel conflitto tra Israele e Siria; tuttavia l’effetto è proteggere la Siria dalle azioni israeliane che sarebbero avvenute in risposta all’abbattimento dell’F-16, se la Russia non fosse presente in Siria e non avesse avvertito Israele. Il risultato è che la Siria ha abbattuto un F-16 israeliano e non ha subito conseguenze. Sebbene il conflitto arabo-israeliano continui, ed Israele e Siria continuino a prendere provvedimenti contro l’altro, la dinamica del conflitto è cambiata.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sionismo, terrorismo e desiderio di morte della CIA

Ziad Fadil Syrian Perspective 19/02/2018Tutti hanno letto dell’assalto criminale ai combattenti delle Forze di difesa popolari presi di mira da aerei ed artiglieria statunitensi mentre si spostavano tra i villaggi Qusham e Tabiyah, a nord-est di Dayr al-Zur. Alcuni media occidentali affermavano che oltre 100 “truppe del regime pro-Assad” furono uccise dagli yankee nobili e amanti della democrazia. Non è vero. Il numero effettivo di combattenti uccisi nel convoglio diretto a nord è di circa 22, coi civili che rappresentano la maggior parte delle vittime. I civili erano accompagnati dalle PDC per motivi di sicurezza, mentre rientravano a case. Gli Stati Uniti li hanno bombardati uccidendo oltre 100 tra uomini, donne e bambini. Bello show, zio Sam. Questo è il più grande esercito del mondo, un esercito che ha ucciso più civili afghani di qualsiasi altro conquistatore nella storia; un esercito che ha bombardato oltre un milione di civili vietnamiti; un esercito che fornisce agli scimpanzé sauditi tutti gli ordigni di cui hanno bisogno per sterminare la nazione più povera del mondo arabo.
I sionisti ci sono ricascati. Sorvolando il Libano, hanno scatenato una raffica di missili su Jamaraya, dove l’Esercito arabo siriano ha una struttura di ricerca e sviluppo militare. Questa volta, la maggior parte dei missili fu intercettata e distrutta dal sistema di difesa aerea Pantsir che difende l’area di Damasco. Possiamo anche confermare che un aviogetto da combattimento F-16 biposto fu distrutto schiantandosi nella Galilea settentrionale. Si ritiene che i piloti si siano espulsi pochi secondi prima che il missile S-300 centrasse il loro aereo. In verità, i piloti avevano solo pochi secondi e decisero giustamente di abbandonarlo. Uno dei piloti è in gravi condizioni critiche. Ci sono alcune domande sul perché dell’attacco a Jamaraya. Non è il primo senza prove di invii militari dall’Iran ad Hezbollah. E c’era poco o niente che l’EAS facesse per provocare tale attacco. Il Ministero della Difesa della Siria sostiene che l’attacco era volto a sostenere i terroristi. Ma ecco cosa dicono le mie fonti:
Negli ultimi 5 giorni, l’Esercito arabo siriano al comando del Generale Suhayl “Tigre” al-Hasan liberava 1500 km quadrati di territorio nella sacca che si estendeva da sud-est di Qanasir presso Aleppo ad ovest di Sinjar presso Idlib fino ad al-San, presso Hama. Questo era il territorio di Jabhat al-Nusra. Gran parte delle armi utilizzate dall’EAS in queste battaglie erano droni armati che decollavano da basi aeree come Shayrat. Oltre a ciò, l’EAS aveva anche liberato dallo SIIL Qasr bin Wardan e al-Musitiba l’8 febbraio 2018. Il 9, l’EAS travolse al-Nusra e SIIL liberando 30 villaggi a nord di Hama. Questo tipo d’impeto sorprese i pianificatori sionisti dei terroristi che via radio urlavano alla strage di ratti terroristici nel nord-ovest della Siria. I sionisti dovevano fare qualcosa. S’inventarono il racconto palesemente falso del drone “iraniano” che violava lo spazio aereo sionista dichiarando un “anormale tipo d’aggressione”. Per smussare l’efficacia dei droni armati, l’aeronautica sionista effettuava diverse missioni volte a distruggere le aree in cui i droni erano depositati, assemblati e posizionati. Secondo le mie fonti, i sionisti pensavano di avere un corridoio libero in Libano e di poter impunemente sparare i missili sulle basi aeree in Siria. Alcuni bombardieri sionisti volarono addirittura sulla Siria meridionale, dove i loro piloti, se necessario, potevano eiettarsi sul territorio dei terroristi amici. L’Alto Comando siriano aveva già ottenuto il via libero dal Presidente Michel Aoun del Libano ad abbattere gli aerei sionisti che sorvolavano lo spazio aereo libanese. Quando un F-16S sorvolò il Libano del Sud e fu rilevato dal radar, un S-300 lo centrò quasi uccidendo l’equipaggio dei due ratti. L’aereo, a causa della rotta e della quota, si schiantò nella Palestina occupata, in Galilea, vicino alla città di Um al-Fahm. Oltre a questo, gli aerei sionisti sorvolarono Huran in Siria, lanciando missili contro le basi dell’EAS, ma quasi tutti furono intercettati e distrutti prima che potessero raggiungere gli obiettivi. Un altro bombardiere sorvolò il Libano per attaccare Jamaraya, a nord-ovest di Damasco, ma non riusciva a bombardare le aree circostanti la città. La mia fonte, Munzir, scrive che un altro aviogetto sionista veniva colpito da missili della difesa aerea sparati dalla 22.ma Brigata, a 3 km a nord del lago Utiba. La notizia di questo attacco è ancora da confermare.
Dovrebbe essere ovvio che il gioco è cambiato. Tony Gratrex mi aveva inviato diversi articoli su come lo Stato dell’apartheid sionista e gli Stati Uniti abbiano adottato una nuova strategia con la stessa logica del logorio. Il piano ora, secondo un articolo di Tony, è impedire che la Siria possa ricostruirsi negandole l’accesso alle infrastrutture del petrolio e del gas. Questa è una delle ragioni per cui gli Stati Uniti hanno colpito le PDC a Dayr al-Zur l’8 febbraio 2018, a mezzanotte, uccidendo quei civili. Evidentemente, i loro alleati delle SDF hanno accettato di permettere al governo siriano di rilevare i giacimenti di petrolio di Dayr al-Zur. Gli Stati Uniti non lo vogliono. È qui che gli Stati Uniti sono appesi ai mulini a vento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio