Petrolio, Qatar, Cina e conflitto globale

Caleb Maupin New Eastern Outlook 20.07.2017I prezzi del petrolio rimangono sotto i 50 dollari al barile. L’Arabia Saudita e il suo alleato di lunga data Qatar la scontano. La situazione sulla penisola coreana s’intensifica. Gli USA sono sempre più ostili alla Cina, mentre il Venezuela affronta una crisi interna. Come si fa a capire tutto questo? Questi eventi sono casuali, accadendo tutti contemporaneamente? Quasi. Questi eventi possono essere compresi e spiegati nel contesto del conflitto globale in corso. Come durante la guerra fredda, due diversi sistemi sociali e politici si scontrano. A differenza della guerra fredda, le linee non sono affatto ideologicamente chiare, ma la contraddizione sottostante resta la stessa. La forza dominante nel mondo oggi è il capitalismo liberista occidentale. Le istituzioni bancarie e le grandi società controllate da persone molto ricche di New York, Silicon Valley, Londra, Parigi e Francoforte sono al centro di un impero finanziario globale. Sono monopolisti che collaborano con gli Stati per eliminare i concorrenti e mantenere per sé direttamente i profitti del mercato mondiale. Un blocco di Paesi indipendenti si oppone al loro dominio. Il blocco emergente delle nazioni che cerca di liberasi dalla povertà. Non vogliono rimanere miseri Stati clienti dell’apparato finanziario occidentale, ma piuttosto diventare Paesi moderni, autosufficienti e sviluppati. Al fine di sviluppare e stabilire l’indipendenza, questi Paesi sono stati costretti ad adottare più o meno economie pianificate a livello statale e centrale.L’assedio al “Petrosocialismo”
Venezuela, Russia e Iran hanno tutte economie incentrate sul controllo governativo di petrolio e gas naturale. Queste risorse naturali sono nelle mani dello Stato e, mentre ognuno di questi Paesi ha un grande mercato, lo Stato controlla le risorse naturali al centro dell’economia e a cui il mercato è subordinato. I governi di Russia, Iran e Venezuela hanno il sostegno di una popolazione fedele e ben organizzata che riceve molti benefici del reddito del petrolio statale. La Repubblica islamica d’Iran è emersa dalla rivoluzione popolare del 1979. Il dittatore sostenuto dagli Stati Uniti fu rovesciato, e con gli slogan “Non capitalismo ma islam” e “Guerra della povertà alla ricchezza” il nuovo governo prese il potere. La Repubblica islamica si appoggia alle Guardie Rivoluzionarie e al Basj che agiscono a livello locale per decidere la politica. I proventi petroliferi sono utilizzati per industrializzare il Paese, fornire assistenza sanitaria gratuita e istruzione alla popolazione e creare una vivace economia domestica. In Russia, le risorse del petrolio e del gas naturale controllate dallo Stato sono utilizzate per ripristinare l’ordine nel Paese, dopo le conseguenze caotiche del crollo dell’Unione Sovietica. Dato che i prezzi del petrolio e del gas naturale sono aumentati nei primi anni del XXI secolo, il governo di Putin è riuscito a riaffermare il controllo statale sull’economia ea ristabilire la produzione industriale. Predicando ciò che alcuni chiamano “nuovo patriottismo russo” insieme alla Chiesa ortodossa russa, lo Stato russo è diventato un’entità indipendente e potente che lavora per conto della popolazione, spesso contro i desideri dei capitalisti occidentali e nazionali. Il governo bolivariano eletto in Venezuela nel 1999, è diventato molto più forte nel 2002 dopo aver sconfitto un tentativo di colpo di Stato. Con il ricavato del petrolio controllato dallo Stato, il Venezuela ha costruito ospedali, scuole e università in tutto il Paese. Ha ridotto drasticamente la povertà, aumentato i proprietari di case ed eliminato l’analfabetismo. Mentre Venezuela, Iran, Russia non sono “socialisti” come l’Unione Sovietica, non possono essere chiamati neanche capitalisti. Il capitalismo significa proprietà privata delle risorse economiche più importanti, incentrata sui profitti. In questi tre Paesi, le burocrazie statali, non i proprietari votati al profitto, decidono l’agenda economica. Il mercato è subordinato alla potenza degli enti economici statali, non per profitto, e finanziate dalle società energetiche controllate dal governo. Per qualsiasi governo, la fedeltà della popolazione è essenziale. Nei Paesi “Petro-Socialisti” la fedeltà è stata ottenuta con vantaggi economici come istruzione, sanità, investimenti statali, posti di lavoro nel governo e sovvenzioni. L’élite occidentale vanta il fatto che queste economie “petro-socialiste” sono così dipendenti da petrolio e gas naturale da essere deboli. Dal 2014, l’Arabia Saudita, vecchio vassallo di Exxon-Mobile, Royal Dutch Shell, Chevron e British Petroleum, inondò il mercato di petrolio economico. Ciò fu ulteriormente aggravato dall’aumento del fracking. Ora estraendo petrolio e gas dal bitume, gli Stati Uniti sono diventati il principale produttore di petrolio e gas naturale nel mondo. Gli Stati Uniti hanno tolto il divieto di esportazione del petrolio del 1974 e iniziato a vendere proprio petrolio sul mercato mondiale. Gli sforzi di Arabia Saudita e Stati Uniti per inondare il mercato mondiale di petrolio e abbattere il prezzo non sono accidentali. L’intento è affamare i settori statali della Russia, dell’Iran e del Venezuela e indebolire stabilità e popolarità dei loro governi. Riducendo drasticamente le entrate statali, in Venezuela è stata creata una crisi interna inflazionistica. Le aziende importatrici di cibo si sono coordinate con gli attivisti dell’opposizione per creare carenze. Le sanzioni degli Stati Uniti hanno reso molto difficile l’azione del Venezuela sul mercato mondiale. Il governo venezuelano combatte per l’esistenza, mentre le forze dell’opposizione bruciano il cibo e fomentano disordini e caos nelle strade, mentre molti cittadini già fedeli al bolivarismo sono oramai cinici. Mentre i media statunitensi accusano il governo socialista della crisi, il ministro dell’Agricoltura del Venezuela sottolineava che gli Stati Uniti lavorano attivamente per impedire le importazioni di alimentari, dicendo: “Gli Stati Uniti minacciano le compagnie di spedizione che se comprano o vendono con il Venezuela saranno sanzionate“. Mentre Iran e Russia hanno sofferto a causa del calo dei prezzi petroliferi, i governi sono riusciti a impedire che una crisi interna esplodesse. Il Venezuela sembra essere l’obiettivo primario, dato che i prezzi del petrolio continuano a restare sotto i 50 dollari al barile e la crisi nel Paese si acuisce.L’alleanza sunnita si spacca
Oltre ad abbassare i prezzi del petrolio allagandone il mercato, il Regno dell’Arabia Saudita è stato cruciale nello sforzo militare diretto a sconfiggere i governi indipendenti. L’Arabia Saudita è stata la chiave per fornire armi e finanziamenti ai gruppi estremisti e ai “ribelli” che rovesciarono il governo islamico socialista in Libia nel 2011. Dalla caduta del regime “Petrosocialista” di Gaddafi in Libia, la produzione di petrolio è diminuita notevolmente, in quanto il Paese africano, una volta il più prosperoso, è stato ridotto a povertà e caos. La Nigeria ha ora sostituito la Libia come principale produttore di petrolio in Africa. Molti degli estremisti che rovesciarono Gheddafi, incluso il gruppo combattete islamico con cui l’attentatore di Manchester Salman Abadi aveva profonde connessioni, aderiscono all’interpretazione saudita dell’Islam chiamata “wahhabismo”. Quasi tutti i terroristi che abbracciano l’Islam come SIIL, al-Qaida, al-Nusra, sono aderenti all’interpretazione wahhabita. L’insegnamento wahhabita chiede l’applicazione del governo islamico con le armi e l’uccisione dei non credenti e altri musulmani considerati “apostati”. Oltre ad essere abbracciata dai terroristi, l’interpretazione wahhabita dell’Islam sunnita è ampiamente promossa dal governo dell’Arabia Saudita. Le trasmissioni e la propaganda wahhabite sono finanziate dall’Arabia Saudita e sono diffuse in tutto il mondo. Proprio come in Libia, gli estremisti wahhabiti armati e finanziati dall’Arabia Saudita sono il nucleo della forza combattente che opera per abbattere la Repubblica araba siriana. Le varie fazioni in Siria, costituite da combattenti stranieri, cercano di trasformare il Paese laico e religioso in un califfato islamico filo-occidentale. Molti di loro dichiarano apertamente l’intenzione di massacrare gli alawiti ed espellere i cristiani per creare un regime sunnita in Siria. Il governo siriano, che stava per costruire una pipeline per collegare i campi petroliferi iraniani col Mar Mediterraneo, ora combatte per l’esistenza una sanguinosa guerra civile. Tra i combattenti antigovernativi motivati religiosamente in Siria, sponsorizzati dagli USA e dall’Arabia Saudita, i mostruosi terroristi dello SIIL emersero per sconvolgere il mondo. I terroristi wahhabiti che rovesciarono Gheddafi con l’aiuto delle bombe della NATO e che ora terrorizzano la Siria, furono l’alleato cruciale negli sforzi per condurre i “cambi di regime”. Oltre a loro vi era la Fratellanza musulmana, un’organizzazione estremista internazionale sunnita. La fratellanza musulmana è un movimento religioso che ha avuto origine in Medio Oriente e lavora con gli Stati Uniti dagli anni ’50, vedendo l’avanzata del nazionalismo arabo e del socialismo come anti-islamica. La Fratellanza musulmana offre servizi ai seguaci e si basa su proprietari di piccole imprese che credono in una sorta di capitalismo islamico e considerano loro nemici sciiti, Israele, socialisti e comunisti. La monarchia del Qatar è il finanziatore principale della Fratellanza musulmana e delle sue attività nel mondo, e la rete televisiva sponsorizzata dal Qatar al-Jazeera promuove le attività e la visione del mondo della Fratellanza. Il governo di Erdogan in Turchia attinge il suo sostegno dalla Fratellanza musulmana e ne finanzia le attività. Prima in Libia e ora in Siria, mentre i sauditi sostengono i terroristi bombardati ed eliminati, Turchia e Qatar hanno sostenuto le organizzazioni legate alla Fratellanza musulmana raccogliendo denaro e conducendo la propaganda per promuovere il cambio di regime. Il regime della confraternita musulmana in Turchia ha permesso ai terroristi di attraversare il confine con la Siria. Le organizzazioni della Fratellanza musulmana, sotto la copertura umanitaria, inviarono denaro alle forze antigovernative in Siria. Il Qatar ha fornito armi e finanziamenti, mentre al-Jazeera riferisce notevolmente sulle attività dei “ribelli” wahhabiti e demonizza il governo siriano. In Europa e persino negli Stati Uniti, la Fratellanza musulmana ha moschee ed organizzazioni che hanno tenuto manifestazioni per sostenere la cosiddetta “rivoluzione siriana” e costruire relazioni pubbliche a sostegno del bombardamento e dell’intervento militare in Siria da parte delle potenze occidentali. Il Regno dell’Arabia Saudita schiaccia la Fratellanza musulmana all’interno dei propri confini e ha una prospettiva teologica molto diversa. Indipendentemente dalla sfera internazionale, i wahhabiti sostenuti dai sauditi e gli affiliati ai Fratelli musulmani supportati da Qatar-Turchia sono stretti alleati. Quando Donald Trump visitò l’Arabia Saudita e tentò di costruire una “NATO araba” contro l’Iran, il Qatar sembrava riluttante. Se il Qatar è generalmente con l’Arabia Saudita contro la Repubblica islamica d’Iran, vi mantiene ancora rapporti diplomatici. La Fratellanza musulmana è sunnita ma non considera i musulmani sciiti, come quelli che governano l’Iran, degli “apostati” degni di morte. Mentre la Fratellanza musulmana rifiuta di adattarsi completamente allo sforzo di Stati Uniti- Arabia Saudita contro il governo iraniano, il Qatar ora è in disaccordo con l’Arabia Saudita. Forse nel tentativo di accontentare i sauditi, Donald Trump accusava il Qatar di finanziare il terrorismo. L’Arabia Saudita chiede che il Qatar chiuda al-Jazeera e le sue attività a sostegno della Fratellanza musulmana, forse perché è un’ideologia concorrente al wabhabismo tra i musulmani radicalizzati nel mondo. In risposta, il Qatar rilasciava un gran numero di documenti che dimostrerebbero i collegamenti sauditi ed emiratini on SIIL e al-Qaida. Nel frattempo, il regime di Erdogan in Turchia, connesso con la fratellanza, sembra assai meno ostile alla Russia che solo un anno prima, e ha protestato contro il finanziamento e l’armamento degli Stati Uniti delle forze curde in Siria. L’alleanza wahhabiti-fratellanza utilizzata dagli Stati Uniti per “cambiare il regime” in Siria e Libia sembra emarginata. Le organizzazioni legate alla Fratellanza musulmana sembrano sempre più riluttanti a fidarsi di USA e Arabia Saudita, e molto più aperte a relazioni amichevoli con Iran e Russia. Va notato che l’affiliato palestinese della Fratellanza musulmana è Hamas, il principale nemico d’Israele. Trump si è posto da forte alleato di Israele e la pressione israeliana su Fratellanza musulmana e sostenitori può influenzare la divisione.I bassi prezzi del petrolio non indeboliscono il socialismo cinese
Mentre le economie non capitaliste di Russia, Venezuela e Iran sono incentrate sulle entrate generate dalle esportazioni di petrolio e gas naturale, l’economia orientata della Cina dipende dalle importazioni di petrolio. Durante l’era di Mao, quando la Cina aveva un modello di tipo sovietico, le risorse petrolifere interne della Cina erano adeguate a rifornirne le industrie in via di sviluppo. Tuttavia, nel 1978, l’economia cinese fu drasticamente mutata. L’economia di comando di “tipo sovietico” fu abbandonata. Deng Xiaoping adattò alla Cina un modello denominato “Socialismo con caratteristiche cinesi”. Mentre le attività bancarie e industriali come la produzione di acciaio sono rimaste sotto controllo statale, gran parte dell’economia cinese è stata privatizzata. Sono state istituite “zone economiche libere”, e le joint venture tra capitalisti cinesi e investitori occidentali sono diffuse. Nell’ambito del “Socialismo con caratteristiche cinesi”, l’economia cinese continua ad essere soggetta a piani di sviluppo quinquennali e, nonostante le forze di mercato prevalenti, il partito comunista da 90 milioni di aderenti ha il controllo del mercato. La Cina è conosciuta per l’esecuzione di miliardari e capitalisti che danneggiano il partito e mettono in pericolo il pubblico, e le società non hanno diritti di proprietà reali o una libertà economica rispettata dallo Stato. Mentre l’apparato industriale cinese si è notevolmente ampliato, si è sviluppata la necessità delle risorse. Nel 1993, la Cina divenne importatore netto di petrolio. Mentre la produzione è cresciuta in Cina, è divenuta sempre più dipendente dalle importazioni di petrolio. Oggi, il 60% del consumo di petrolio cinese è coperto da petrolio importato. Più l’economia cinese cresce, più dipende dal petrolio. Uno dei fattori chiave dell’avanzata del “petro-socialismo” bolivariano in America Latina era la volontà della Cina di acquistare giacimenti di petrolio non sfruttati. Le sanzioni degli Stati Uniti non hanno impedito alla Cina di acquistare petrolio dal Venezuela. Evo Morales visitò la Cina dopo essere stato eletto presidente della Bolivia. Il politico socialista elogiò la “rivoluzione proletaria” di Mao durante la visita e, dopo l’elezione di Morales, la Cina acquistò risorse naturali dalla Bolivia a un ritmo molto alto. Gli investimenti della Cina nell’America Latina sono notevolmente aumentati negli ultimi due decenni. Petrobas, società statale petrolifera del Brasile, ha notevolmente beneficiato dell’investimento cinese. La Cina ha anche aiutato il Brasile a costruire impianti idroelettrici e a portare l’elettricità nelle aree rurali.

Il “veto del petrolio” nel Mar Cinese Meridionale
Mentre i bassi prezzi del petrolio sin dal 2014 hanno danneggiato le economie dei Paesi petro-socialisti, centrati sul petrolio, si rafforza l’economia centralizzata della Cina controllata dal governo. Un petrolio economico ha permesso alla Cina di continuare ad espandere industria e influenza nel mondo. Oggi la metà dell’acciaio nel mondo è prodotta dall’industria siderurgica controllata dalla Cina. Le industrie statali della Cina producono anche enormi quantità di rame, ferro e altri metalli. I salari dei lavoratori cinesi sono in aumento e quasi ogni giorno viene creato un milionario cinese. I media statunitensi ripresero i rapporti allarmisti sul “rallentamento cinese” nel 2015, ma l’economia non s’è scomposta. Il tasso di crescita è leggermente diminuito, ma rimane intorno al 7%, un tasso invidiato da quasi tutti gli altri Paesi. Mentre una piccola quantità di importazioni petrolifere cinesi proviene dagli oleodotti, la maggior parte avviene su petroliere. La Cina ha lavorato molto per assicurare il Mar Cinese Meridionale e che nulla possa interferire con il flusso di petrolio verso la terraferma cinese attraverso i porti di Shanghai, Guangzhou e Hong Kong. Gli USA hanno a lungo avuto potere sull’economia in crescita della Cina attraverso un potenziale “veto petrolifero”. Un blocco navale degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale poteva facilmente fermare la produzione cinese interrompendo il flusso di petrolio. L’esistenza nelle Filippine di un regime filo-USA che ospitava forze militari statunitensi era da tempo una potenziale fonte di debolezza per la Cina. Tuttavia, il governo di Rodrigo Duterte ha alterato la situazione. I discorsi anti-USA di Duterte e la volontà di negoziare con la Cina sono stati un grande cambio nel Pacifico. Il presidente populista legato a gruppi di vigilanti anti-droghe ha raggiunto un accordo con la Cina e ha efficacemente consentito alle petroliere che attraversano il Mar Cinese Meridionale di essere molto più sicure di prima.Tensioni sulla penisola coreana
Il sistema missilistico THAAD eretto nella Corea del Sud è anche una minaccia alla sicurezza della Cina. Il sistema missilistico ha un radar che penetra profondamente nel territorio cinese e il sistema “che permette attacchi” consente alle forze statunitensi in Corea di poter attaccare Cina, Russia e Corea democratica ed impedire qualsiasi risposta. Non appena i primi componenti del sistema THAAD giunsero in Corea, la Cina rispose con sanzioni economiche. Il mondo ha preso atto di come l’economia della Corea del Sud urlasse per l’improvvisa perdita della cooperazione cinese. Poco dopo, la presidentessa, ampiamente impopolare e corrotta, che organizzò la costruzione del THAAD, fu rimossa. La presidentessa di destra, figlia di un dittatore militare, fu dimessa e sostituita da Moon Jae-In, molto più amichevole verso la Cina e più scettico verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti accusavano la Cina al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di presunti legami economici con la Repubblica popolare democratica di Corea. La Cina mantiene tutte le relazioni con la RPDC in coerenza con gli accordi internazionali, ma gli Stati Uniti ora esigono il completo isolamento della Corea democratica. Cina e Russia si sono opposte alla proliferazione nucleare e ai test missilistici della Corea, ma anche alle continue manovre statunitensi nel Sud, testando l’invasione e la distruzione della RPDC. La proposta di Russia e Cina a RPDC, Stati Uniti e Corea del Sud di ridurre l’attività militare sulla penisola sembra essere caduta nel vuoto. Gli USA sostengono di avere il diritto d’intraprendere manovre provocatorie, ma la RPDC non ha il diritto di continuare a produrre armi nucleari o a testare missili. Nell’America Latina, l’influenza della Cina ha continuato a crescere nonostante la crisi del Petrosocialismo. La Cina cerca di aprire rotte commerciali marittime per assicurarsi che il petrolio fluisca in modo sicuro e che la sua economia statale possa continuare a produrre. Il regime filo-USA di Panama permette agli Stati Uniti un certo controllo sulle rotte globali. Ad esempio, le navi per la Repubblica Popolare Democratica di Corea da Cuba furono fermate e ispezionate nel giugno 2013. La Cina ora collabora con il governo socialista del Nicaragua per costruire un’alternativa al Canale di Panama che sarà controllato da forze anticapitaliste. La Cina ha premiato il Nicaragua per la collaborazione con grandi investimenti. Il Wall Street Journal riferisce un aumento del PIL del Nicaragua del 36% tra 2007 e 2016, insieme alla riduzione del 30% della povertà. Il rapporto dell’Indice mondiale della felicità delle Nazioni Unite per il 2016 elenca il maggior aumento di felicità per il 2016 in Nicaragua. Anche l’aspettativa di vita è aumentata. Il governo socialista del Nicaragua è guidato dai sandinisti con lo slogan “Cristianesimo, socialismo e solidarietà”. Come l’economia cinese, il socialismo del Nicaragua non dipende dal petrolio controllato dal governo, ma dalle importazioni, piuttosto che dall’esportazione, di petrolio. Il socialismo in Nicaragua emerge sotto forma di industrie e cooperative controllate dallo Stato, spesso create con pesanti investimenti e cooperazione della Cina. Il congresso degli USA ha ora un disegno di legge per porre sanzioni a questo governo socialista dal grande successo, che i media statunitensi spesso indicano come “dittatura” che viola “i diritti umani”.

Conflitto interno in entrambi i campi
Mentre le potenze capitaliste occidentali si scontrano con l’avanzata del blocco delle economie pianificate, entrambe le parti affrontano conflitti interni. In occidente, la rivoluzione informatica ha eliminato milioni di posti di lavoro industriali e ha ridotto le generazione successiva a un livello di vita molto inferiore. Il capitalismo occidentale si è “globalizzato” riducendo salari e standard di vita. I lavoratori nei Paesi occidentali ora si trovano in concorrenza con i lavoratori nei Paesi del libero mercato del terzo mondo. Povertà e droga dominano i regimi capitalisti liberisti in Messico, Guatemala e Honduras, provocando la crisi della migrazione di massa negli Stati Uniti. La povertà e il terrorismo in Medio Oriente hanno portato a un flusso massiccio di rifugiati in Europa. Nei Paesi capitalisti occidentali, la crescente povertà e l’immigrazione hanno accompagnato l’aumento della repressione dello Stato di polizia e dello spionaggio governativo. In politica, l’estrema sinistra e la destra sono diventati più potenti, poiché le forze centrali che credono nel mercato libero e nel liberalismo sociale si dimostrano incapaci di risolvere la crisi. Nel frattempo, nei Paesi antimperialisti, cresce anche lo scontro e il divario. I capitalisti filo-statunitensi dell’Iran, per esempio, sono sempre più ostili alla Guardia rivoluzionaria e ai principi associati all’industria statale. Nella crisi politica, lo Stato del Venezuela è divenuto molto più dipendente dagli attivisti comunisti e socialisti che hanno portato al potere il bolivarismo. Si sta formando un’assemblea costituente per adeguare la costituzione, e Comuni e “Collectivos” funzionano da centri organizzativi. Si sono formate milizie armate di giovani bolivariani per difendere il governo dall’opposizione, assieme ai militari. In Cina, Xi Jinping sta rapidamente centralizzando la leadership del Partito Comunista e ripropone toni più ideologici. La repressione nazionale della corruzione costringe il partito e il settore pubblico ad agire in modo più disciplinato e coordinato e ad essere meno tolleranti con le attività discutibili dei capitalisti stranieri. La Cina supporta una forma alternativa di globalizzazione con la Nuova Via della Seta e la Cintura e Via. Mentre le organizzazioni del commercio neoliberale, come Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, solitamente promuovono riduzione dello Stato e privatizzazioni, la Banca d’investimento infrastrutturale asiatica della Cina presta denaro agli Stati per costruire autostrade, ferrovie, ospedali, università e aeroporti. L’infrastruttura tende a rafforzare l’economia domestica, mentre le privatizzazioni tendono ad indebolirla. L’interesse particolare della Cina ad infrastrutture moderne come la ferrovia ad alta velocità, imbarazza Paesi occidentali come gli Stati Uniti dove i sistemi di trasporto pubblico di massa sono afflitti da disastri, ritardi, incidenti e fondi insufficienti. In occidente, l’ideologia del capitalismo liberista mondiale è sulla difensiva, mentre i nazionalisti di destra e i socialisti l’accusano della crisi offrendo alternative radicali. Le élite occidentali sperano di contenere la crescente rabbia e di dirottare il pubblico con la propaganda anti-russa e anti-cinese. Nei blocchi antimperialisti, le forze più pragmatiche vengono sfidate dalle sezioni ideologiche e radicali dell’apparato statale, dalle basi anticapitaliste. Nel frattempo, le forze del mercato sono sempre più considerate come possibile quinta colonna. Mentre la scienza politica del XXI secolo è piena di proclami “post-ideologici” e “pensiero non ideologico” da entrambe le parti del conflitto globale, l’ideologia sembra avere una forte domanda. Una spiegazione della crisi e delle sue radici, e una sorta di soluzione, sono ciò che molti cercano disperatamente. La Cina era una volta “il malato dell’Asia” dominata da potenze occidentali e gravata da povertà, tossicodipendenza e umiliazione nazionale. Oggi, la Cina è la seconda economia della Terra. Gli orrori del periodo post-sovietico negli anni ’90 sono radicalmente corretti da Putin, oggi uno dei leader più popolari del mondo. La Russia è una forza da affrontare nuovamente sul palcoscenico mondiale. In America Latina e Asia molti Paesi sono attratti dall’orbita delle superpotenze eurasiatiche in quanto sono un’alternativa al globalismo liberista occidentale. Lo scontro tra i due modelli economici probabilmente non porterà a un’esplosione drammatica oggi. Piuttosto, le due economie cercheranno di coesistere, nonostante l’evidente contraddizione. Tuttavia, in luoghi come Siria, Yemen e Ucraina, lo scontro tra le due forze è divenuto guerra aperta, con i due blocchi che appoggiano i rispettivi alleati. Mentre la pace è nell’interesse universale dell’umanità, il pericolo di una guerra aumenta e le tensioni montano.Caleb Maupin è analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche al College Baldwin-Wallace e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’importanza del Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud cresce

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 25.07.2017Come è ben noto, i piani per l’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia non si limitano all’Iniziativa Nuova Via della Seta (NSRI). Il progetto del Corridoio Internazionale dei Trasporti Nord-Sud (ITC) è altrettanto importante. I principali partecipanti al progetto sono Russia, Iran, India e Azerbaigian. L’ITC dovrebbe collegare India, Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso via Russia a Paesi europei ed Unione economica eurasiatica (UEE). La rotta comprende la città portuale indiana di Mumbai, quella iraniana di Bandar Abbas, la capitale dell’Azerbaigian Baku e le città russe di Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo. L’ITC sarà poi estesa all’Europa settentrionale. Si prevede che costo e durata del trasporto merci tra le suddette regioni dovrebbero esser significativamente ridotti contribuendo all’aumento significativo del commercio internazionale nel continente eurasiatico. Il progetto ITC Nord-Sud è allo studio dalla fine degli anni ’90. In un certo senso, già opera poiché l’Iran invia i propri prodotti attraverso l’Azerbaigian in Russia. Tuttavia, l’ITC Nord-Sud è tutt’altro che pienamente attivo. Ad esempio, India e molti Paesi del Medio Oriente svolgono la maggior parte del commercio con l’Europa utilizzando la lunga rotta che attraversa il canale di Suez. Il vantaggio principale dell’ITC Nord-Sud è che la maggior parte del viaggio è su terra, ed è più veloce, economico e sicuro. Tuttavia, per l’efficiente trasporto di grandi volumi di merci via terra è conveniente utilizzare le ferrovie. Finora non esiste un’infrastruttura ferroviaria adatta, e gran parte delle merci viene trasportata dall’Iran all’Azerbaigian su strada. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’ITC Nord-Sud non è ancora considerato tra i più importanti itinerari eurasiatici. Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro sul sistema ferroviario unificato è aumentato notevolmente nell’ITC. Nuovi siti vengono creati e messi in servizio. Iran ed Azerbaigian hanno contribuito notevolmente al progetto. Per collegare i loro sistemi ferroviari, i due Paesi hanno deciso di costruire la ferrovia Astara-Rasht-Qazvin. La lunghezza totale della tratta in costruzione è quasi 360 km e sarà presto pronta. La tratta per la città azera di Astara parte dallo stesso fiume lungo cui corre il confine iraniano-azero. La strada attraversa il fiume Astara con un nuovo ponte appositamente costruito e raggiunge la città iraniana di Astara, dallo stesso nome della vicina azera. La tratta attraversa le città iraniane di Rasht e Qazvin nell’Iran del Nord, collegandosi con la rete ferroviaria iraniana e sarà utilizzata come corridoio vitale per il trasporto di passeggeri e merci per il porto di Bandar Abbas sulle coste del Golfo Persico, un centro di trasporto iraniano strategicamente importante. Il traffico marittimo proveniente dall’Asia potrà essere spedito da lì. Il punto più estremo dell’ITC Nord-Sud è il porto indiano di Mumbai, una delle città più popolose del mondo. Mumbai è un importante centro economico, non solo dell’India, ma dell’Asia nel complesso. La città si trova sulle coste del Mar Arabico ed è uno dei porti principali della regione al crocevia di numerose rotte internazionali.
All’inizio del marzo 2017 si ebbe il test della sezione Astara-Astara, anche se questa non è la parte più grande della tratta Astara-Rasht-Qazvin, la sua apertura è di grande importanza politica. L’inizio del traffico ferroviario Astara-Astara attraverso il confine iraniano-azero testimonia la reciproca fiducia dei due Paesi e l’assenza di differenze significative tra essi, compresa la questione della provincia iraniana del sud dell’Azerbaigian, che chiede periodicamente la secessione dall’Iran. Non era casuale che l’itinerario Astara-Astara sia stata testato durante la visita in Iran del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev, durante la quale s’incontrava con il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Nei negoziati si discusse principalmente della cooperazione Iran-Azerbaigian nei trasporti. Furono firmati nuovi documenti relativi alla costruzione ferroviaria. A fine giugno 2017, il Ministero delle Strade e Sviluppo Urbano iraniano riferì che la tratta Qazvin-Rasht sarà presto pronta. Si prevede sia inaugurata a fine estate 2017. La costruzione della tratta Qazvin-Rasht fu avviata nel 2009. La realizzazione di questa tratta di 205 km è stata costosa. La tratta attraversa un terreno dalla topografia complessa e richiede numerosi ponti e tunnel. La tratta Qazvin-Rasht è già definita il progetto ferroviario più sofisticato dell’Iran. Nel luglio 2017, due società, Ferrovie Iraniane e Ferrovie Azere, firmarono l’accordo per costruire un grande terminal ferroviario ad Astara iraniana attraverso cui l’Azerbaigian intende trasportare merci in grandi quantità. La parte azera è disposta ad investire 60 milioni di dollari nel progetto. Allo stesso tempo, i media informavano della firma dell’accordo Iran-Azerbaigian sulla costruzione della tratta Astara-Rasht, il collegamento mancante della rotta Astara-Qazvin-Rasht in Iran. La costruzione dovrebbe costare più di 1 miliardo di dollari. L’Azerbaijan intende avanzare all’Iran un credito di 500 milioni di dollari. La creazione della tratta Astara-Rasht sarà l’ultimo passo per la connessione tra i sistemi ferroviari azero e iraniano, e sarà uno degli eventi più importanti della storia del progetto ITC Nord-Sud.
Il rilancio dell’interesse dell’India nel progetto potrebbe essere visto come indicazione del progresso chiaramente efficace dell’ITC. Nel luglio 2017, una delegazione parlamentare indiana visitò Mosca per partecipare a una riunione della Commissione interparlamentare russo-indiana. Dopo la riunione, il portavoce della Camera del Parlamento dell’India Sumitra Mahajan dichiarò che Russia e India dovrebbero sviluppare la cooperazione in vari ambiti, tra cui il progetto ITC Nord-Sud. Vi sono molti fattori che potrebbero far divenire l’ITC Nord-Sud una delle più importanti arterie dei trasporti dell’Eurasia. In primo luogo, costo e durata elevati della tradizionale rotta marittima Asia-Europa. In secondo luogo, l’instabilità in Medio Oriente, che pone diversi pericoli al traffico marittimo che attraversa il canale di Suez. Il terzo fattore è lo sviluppo costante del progetto Nuova Via della Seta cinese. Nonostante tutti i vantaggi della NSRI, molti dei principali attori della regione asiatica (soprattutto l’India) temono un rapido aumento dell’influenza cinese. Al tempo stesso, sono consapevoli della necessità dell’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia. Di conseguenza, si affrettano a trovare o creare corridoi alternativi. L’ITC Nord-Sud è adatto a questo ruolo. È possibile che la creazione di un efficiente sistema ferroviario per tutta la sua lunghezza sia al capolinea, dopo di che avrà la meritata popolarità.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente al-Sisi inaugura la più grande base militare del Medio Oriente

Egypt DailynewsIl Presidente Abdalfatah al-Sisi ha inaugurato il 22 luglio la più grande base militare del Medio Oriente, presso la città di Alessandria. Il presidente ha alzato la bandiera delle Forze Armate sulla nuova base di al-Hamam, ad ovest di Alessandria. La base militare prende il nome dal primo presidente Muhamad Naguib, che orchestrò la rivoluzione del 1952 che pose fine alla monarchia in Egitto. La nuova base militare è la più grande della regione Medio Oriente-Africa del Nord, secondo l’agenzia ufficiale MENA. La cerimonia d’inaugurazione ha visto i principali funzionari dell’Egitto, nonché principi e ambasciatori arabi. La delegazione araba comprendeva il principe di Abu Dhabi Muhamad bin Zayad al-Nuhayan, il consigliere del re saudita principe Qalid al-Faysal e il principe ereditario del Bahrayn Salman bin Hamad bin Isa al-Qalifa.
Da quando Sisi entrò in carica nel 2014, lavora alla ricostruzione delle forze armate, concludendo numerose trattative con Stati Uniti, Francia, Russia e altri Paesi. L’Egitto affronta minacce alla sicurezza che richiedono risorse diversificate e migliori preparativi per l’esercito, dichiarava Samir Qatas, presidente del Forum per gli studi strategici e di sicurezza del Medio Oriente. Qatas affermava anche vi sono sfide ai confini con Libia, Sinai e Sudan. Anche il mantenimento della sicurezza nello stretto di Bab al-Mandab, minacciato dalle tensioni in Yemen, è essenziale per la sicurezza del nuovo e vecchio Canale di Suez, oltre alla necessità di assicurare le nuove scoperte di giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. “L’Egitto dovrà essere pronto anche ad entrare in guerra a sostegno degli “alleati del Golfo, che costituiscono la linea difensive dell’Egitto“, aggiungeva l’esperto di strategia.

Il Presidente al-Sisi inaugura la base militare Muhamad Naguib ad ovest di Alessandria
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Il Presidente Abdalfatah al-Sisi ha inaugurato la base militare Muhamad Naguib, situata nell’area di al-Hamam, ad ovest di Alessandria, dove si terrà la prima laurea dei cadetti, secondo il sito al-Ahram Arabic. La base, secondo quanto riferito, è la più grande del Medio Oriente, costruita sulla base della città militare realizzata nel 1993, disponendo di 1155 edifici costruiti e ristrutturati negli ultimi due anni. La base militare sarà anche il comando di alcune forze dell’unità militare del Nord, che dovrebbero aumentare l’efficienza nel proteggere l’ovest di Alessandria, la costa settentrionale, dove è attualmente in costruzione la centrale nucleare di al-Daba, i giacimenti petroliferi e la nuova città di al-Alamein, tra gli altri. La base sarà utilizzata anche per le esercitazioni militari con gli eserciti di altri Paesi. La base prende il nome da Muhamad Naguib, primo leader della rivoluzione egiziana del 1952 e primo Presidente della Repubblica d’Egitto dopo l’istituzione del 18 giugno 1953. Insieme a Gamal Abdal Nasser, Naguib guidò il movimento degli ufficiali liberi che pose fine alla dinastia di Muhamad Ali che governò Egitto e Sudan dal 1805 al 1952. Si prevede che la base abbia un museo commemorativo di Naguib, una moschea per 2000 persone, campi sportivi e piscine. La base è anche costituita da un’unità di produzione per essere autosufficiente, con 379 feddan di alberi da frutto e 1600 di piante stagionali e verdure.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca e Baghdad siglano un grande contratto militare

Peter Korzun SCF 22.07.2017Fu segnalato il 20 luglio che Russia e Iraq siglarono un accordo per la fornitura di numerosi carri armati T-90. Vladimir Kozhin, assistente del presidente russo per la cooperazione tecnica militare, confermava l’accordo ma rifiutava di fornirne i dettagli, dicendo solo che “il numero di carri armati è sostanzioso”. L’analista militare russo Ruslan Pukhov affermava al quotidiano russo Izvestija che l’accordo potrebbe riguardare la consegna di centinaia di carri armati T-90 e che il contratto supererebbe il miliardo di dollari. Il T-90 è tra i carri armati più venduti al mondo. Centinaia ne sono stati venduti a India, Algeria, Azerbaigian e altri Paesi. Un piccolo numero fu consegnato alla Siria per rafforzarne le capacità militari contro lo Stato islamico (SIIL). Quwayt, Vietnam ed Egitto considerano la possibilità di acquistarlo. Noto per la potenza di fuoco e le grandi protezione e mobilità, il T-90 è dotato di un cannone da 125 mm 2A46M che può sparare proiettili e missili anticarro e di un sistema di puntamento 1A45T. Le misure di protezione standard includono un’armatura sofisticata, che assicura una protezione completa all’equipaggio e ai sistemi cruciali, comprendente l’armatura reattiva esplosiva Kontakt-5 e sistemi attivi ad infrarossi di protezione del T-90 da granate a razzo, missili anticarro e altri proiettili. L’accordo per l’acquisto dei carri armati fu confermato dal Ministero della Difesa iracheno. I T-90 rafforzeranno la flotta di M1A1 Abrams iracheni logorata nella lotta contro lo Stato islamico (SIIL). La decisione di acquistare i carri armati russi fu decisa dalla buona prestazione dei T-90 in Siria. Nella battaglia per Aleppo, un T-90 fu colpito da un missile BGM-71 TOW prodotto dagli USA. L’impatto diretto non causò danni. Invece, nell’ottobre scorso, un M1 Abrams fu colpito da un missile anticarro 9M133 Kornet al crocevia di Qurayah, a sud di Mosul. Il missile colpì al tergo la torretta facendo esplodere il vano munizioni. Nel 2014-2016 l’Iraq ricevette 15 elicotteri Mi-28NE Night Hunter dalla Russia, nell’ambito di un contratto per la difesa da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. L’accordo prevedeva 43 elicotteri d’attacco Mi-35 (28) e Mi-28NE (15), oltre a 42-50 sistemi combinati antiaerei a medio-corto raggio Pantsir-S1. Il contratto fu adempiuto nell’ottobre 2016, quando gli elicotteri d’attacco e i sistemi antiaerei furono consegnati all’esercito iracheno. Nel 2014, la Russia inviò urgentemente diversi aerei Su-25 su richiesta del governo iracheno, quando l’esercito del Paese perdeva terreno durante l’offensiva dello SIIL. L’esercito iracheno utilizza anche i lanciarazzi pesanti TOS-1A Buratino, i lanciarazzi multipli da 122 mm, obici MSTA da 152 mm e veicoli corazzati.
Le armi russe furono ampiamente utilizzate nella battaglia per Mosul. Uno dei sistemi notevolmente utilizzati nell’operazione fu il lanciarazzi termobarico multiplo da 24 tubi da 220 mm TOS-1A montato sul telaio del carro armato T-72, progettato per distruggere le fortificazioni nemiche, aree aperte e veicoli blindati leggeri e da trasporto. Può sparare razzi incendiari e termobarici con munizioni che vengono disperse sotto forma di nubi di liquido infiammabile sul bersaglio e poi accese per produrre un’esplosione significativamente più potente di una convenzionale. È un’arma efficace per colpire i terroristi nascosti nei bunker e nelle grotte. Anche gli elicotteri iracheni Mi-28 e Mi-35 lanciarono efficaci attacchi contro le posizioni dello SIIL a Mosul. Nel 2015 fu istituito il centro operativo congiunto di Baghdad tra Russia, Iraq, Iran e Siria, per scambiarsi intelligence e coordinare le azioni contro i terroristi. L’Iraq permise alle Forze Aerospaziali russe di utilizzare lo spazio aereo per attaccare gli islamisti in Siria.
Lo scambio commerciale tra i due Paesi è di circa 2 miliardi di dollari, principalmente esportazioni russe. All’inizio del 2016, una delegazione di 100 funzionari governativi e commerciali guidati dal Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin visitò l’Iraq per rafforzare la cooperazione in tutti i campi. I funzionari firmarono un memorandum d’intesa molto ampio che incluse misure per raddoppiare gli scambi bilaterali e aumentare la produzione di energia elettrica in Iraq, che soddisfa solo il 60 per cento della domanda nei caldi mesi estivi. Il capo della delegazione dichiarò che la Russia è pronta a vendere aerei Sukhoj Superjet all’Iraq e continuerà a prestare assistenza militare per combattere lo Stato islamico. Mosca ha investito milioni di dollari nel settore energetico iracheno. Mosca e Baghdad sono in trattative sull’apertura di una linea aerea diretta tra Baghdad e Mosca e l’abolizione dei visti diplomatici. Gli Stati Uniti hanno ancora grande influenza in Iraq, ma non lo controllano. Le imponenti prestazioni delle armi russe in Siria suscitano una forte domanda dei Paesi che affrontano la minaccia del terrorismo. L’accordo sul carro armato tra Russia e Iraq riflette questa tendenza, e sarà anche esempio del crescente peso della Russia in Medio Oriente e Nord Africa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – StoAurora

Matteo stai Bonino (ma non sereno)