USA e Regno Unito insabbiano i legami con i terroristi

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 14 /11/2016obama-worlds-most-dangerousterrorist2Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha appena dato ordine al Pentagono di assassinare i capi della rete terroristica al-Nusra in Siria. I media degli USA riferivano che la nuova urgenza nasce dal timore dell’intelligence degli Stati Uniti che i gruppi affiliati ad al-Qaida preparino attacchi terroristici contro obiettivi occidentali dalle roccaforti in Siria. La pretesa degli Stati Uniti è di eliminarli con attacchi di droni e “risorse d’intelligence”, cioè presumibilmente forze speciali già attive nel nord della Siria al fianco dei turchi. La scorsa settimana, un annuncio simile fu fatto dalla stampa inglese, riferendo che truppe d’elite SAS avevano l’ordine di uccidere 200 volontari jihadisti inglesi sospettati di essere attivi in Siria (e Iraq). Anche in questo caso, la stessa logica fu invocata come nel caso statunitense. Il programma di assassinio deve impedire attacchi terroristici contro gli Stati occidentali. Un funzionario della Difesa inglese avrebbe detto che la missione potrebbe essere la più importante mai intrapresa dalle SAS in 75 anni. “La caccia è aperta”, ha detto il funzionario, “prenderemo alcuni cattivoni”. Significativamente, anche le operazioni di assassinio delle SAS in Siria sarebbero attuate nell’ambito di uno “sforzo multinazionale”, suggerendo che l’iniziativa del Pentagono indicata questo fine settimana, sia coordinata con gli inglesi. Tuttavia, c’è qualcosa di decisamente strano in tale improvvisa determinazione di statunitensi e inglesi ad eliminare i terroristi in Siria. Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la NATO ha mostrato scarso rispetto per le indicazioni ufficiali di lotta al terrorismo collegato ad al-Qaida, Stato islamico (SI, SIIL o Daash) e Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). Una spiegazione semplice di tale presunta anomalia è che Stati Uniti e NATO in realtà collaborino segretamente con tali reti terroristiche per il cambio di regime contro il governo di Assad, solido alleato di Russia e Iran. Ciò che Washington chiama “ribelli moderati”, che sostiene, sono in realtà le vie per armare e finanziare noti gruppi terroristici. In tale contesto, i gruppi terroristici sono stati attivati dagli occidentali nella guerra per il cambio di regime. Pertanto, non vi è alcuna intenzione di liquidarli, finora. Ma ore se ne discute.
Il fallimento del cessate il fuoco ad Aleppo dimostra il collegamento tra terrorismo ed occidentali. Il mancato rispetto da parte di Washington dell’impegno a separare i cosiddetti moderati dagli estremisti è la prova evidente che la presunta dicotomia è una bufala. Il fatto evidente è che gli Stati Uniti sostengono i “ribelli” completamente integrati nei gruppi terroristici. Cioè, Stati Uniti ed alleati sponsorizzano il terrorismo in Siria. Ciò ha portato alla ragionevole accusa del governo russo che gli Stati Uniti sostengono al-Nusra nonostante sia un’organizzazione terroristica bandita internazionalmente e al centro della cosiddetta “guerra al terrore” degli USA. L’accusa è stata confermata dai capi di al-Nusra che dicono di aver ricevute segretamente armi dagli statunitensi, suffragata anche dai recenti ritrovamenti di armi statunitensi nei covi terroristici smantellati dall’Esercito Arabo Siriano. Quindi, la domanda è: perché tale urgenza del Pentagono nel spazzare via la leadership di al-Nusra in Siria? In primo luogo, notiamo che la precisione implicita delle “liste di terroristi da uccidere” su cui statunitensi e inglesi lavorano, ad un tratto appare incongrua, dato che la NATO finora non ha fornito alla Russia le coordinate delle basi degli estremisti in Siria. Il Ministero della Difesa russo rivelava la settimana prima che gli statunitensi non fornirono una sola nota sulla localizzazione dei gruppi terroristici in Siria. Gli Stati Uniti erano obbligati a condividere le informazioni sulle posizioni degli estremisti nell’ambito del cessate il fuoco deliberato a settembre dal segretario di Stato John Kerry e dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Quindi vi fu un apparente curioso cambiamento; da non poter fornire alcuna intelligence sui gruppi terroristici, ora si dice in un contesto diverso che Stati Uniti ed inglesi agiscono rapidamente con attacchi preventivi per decapitare al-Nusra e SIIL. Dal punto di vista inglese, i rapporti indicano che l’elenco di centinaia di jihadisti inglesi da eliminare fu elaborato dai servizi segreti MI5, MI6 e GCHQ. Perché tali informazioni non furono condivise con la Russia, secondo gli accordi Kerry-Lavrov? Il tempismo è anche un altro fattore significativo. L’annuncio di Obama al Pentagono di assassinare i capi di al-Nusra avviene dopo la vittoria elettorale scioccante di Donald Trump, un risultato che ha completamente abbagliato Casa Bianca e Washington, che pensavano che la democratica Hillary Clinton fosse una scommessa sicura. Il brusco salto degli Stati Uniti per neutralizzare i quadri di al-Nusra è dovuto anche dalla squadra della Marina russa che si disloca nel Mediterraneo al largo della Siria. La squadra è guidata dalla portaerei Admiral Kuznetsov e dai cacciatorpediniere armati di missili da crociera Kalibr. La formazione navale viene descritta come il maggiore dispiegamento russo dalla fine della guerra fredda, 25 anni fa, contribuendo a migliorare notevolmente la presenza aerea della Russia, che già nell’ultimo anno ha mutato il corso della guerra siriana, verso la netta sconfitta dei terroristi filo-occidentali. Ora che quasi tre settimane d’interruzione unilaterale della Russia degli attacchi aerei sui terroristi in Siria sono passate inutilmente, in attesa della resa dei terroristi, si prevede che la forza aerea russa e le forze siriane preparino l’offensiva finale per vincere la guerra per procura degli occidentali.
Il neopresidente Trump ha dichiarato in più occasioni l’approvazione dell’operazione antiterrorismo russo e siriano, a differenza dell’amministrazione Obama che ha cercato di ostacolarla accusando Mosca e Damasco di “crimini di guerra” contro i civili. La Russia ha respinto tali affermazioni come false, indicando l’iniziativa dei corridoi umanitari ad Aleppo come prova di voler minimizzare le vittime civili. Sono i terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che sabotano gli sforzi umanitari. In ogni caso, l’arrivo di Trump alla Casa Bianca darebbe alla Russia via libera nel concludere la guerra siriana. E com’è noto, il rafforzamento delle forze russe sembra preparare l’ultimo scatto. Qui forse si evince il vero senso del piano per uccidere i terroristi del Pentagono e degli inglesi. Se si accetta la premessa plausibile e provata che la NATO ha segretamente finanziato, armato e diretto i suoi sicari terroristici, allora è probabile vi siano molte prove presso i terroristi su tali crimini di Stato. Mentre le forze russe e siriane sradicano i resti del terrorismo, è prevedibile che molte informazioni altamente cruciali siano scoperte imputando seriamente Washington, Londra, Parigi e altri della guerra sporca alla Siria, tra cui vi saranno centinaia di terroristi di al-Nusra e altri agenti disposti a testimoniare contro i mandanti. Un enorme vaso di Pandora attende di essere aperto. Per impedire che emergano tali prove devastanti sulla colpevolezza occidentale nella guerra criminale segreta alla Siria, il Pentagono e i partner inglesi spediscono le loro truppe d’élite a fare “pulizia in casa”, comportando l’eliminazione dei jihadisti che sanno troppo. Non stupisce che il funzionario inglese parlasse della possibilmente più importante missione delle SAS in 75 anni. Ne va del collo di Washington e Londra.obama-supports-terrorismLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo Medio Oriente: l’alleanza Egitto-Siria

Syrian PerspectiveEGYPT-UNREST-SINAI-POLITICSSi è discusso su SyrPer dell’alleanza strategica tra Egitto, Iraq e Siria, coinvolgendo anche Iran, Libia, Algeria, Yemen e Russia. Il filo che segue illustra la visione egiziana dell’alleanza con la Siria. La cronologia è stata ripresa da Sa’ka@BTelawy, una delle migliori fonti di geopolitica e informazioni militari sull’Egitto.
1- La gente dovrebbe sapere che il sostegno dell’Egitto alla Siria non è nuovo o improvviso. Quindi partiamo dal principio.
2- Nel giugno 2013 Mursi ordinava la chiusura dell’ambasciata siriana a Cairo e una zona di non volo sulla Siria, mentre incitava a sostenere l’ELS.
3- Tuttavia, i rapporti diplomatici sono stati restaurati e le ambasciate riaperte solo poche settimane dopo che al-Sisi, nel luglio 2013, rimosse Mursi.
4- Da allora l’Egitto è prudente nelle dichiarazioni ufficiali pur insistendo sulla priorità a preservare i territori siriani e a combattere il terrorismo.
5- Nel 2014, al-Sisi cercò di riannodare le relazioni siriano-saudite con re Abdullah bin Abdalaziz. E avrebbe potuto riuscirci, se non fosse arrivato Salman.
6- Re Salman ribadì il sostegno al terrorismo in Siria, assieme gli occidentali, e rifiutò qualsiasi riconciliazione con il Dottor Bashar al-Assad.
7- Il 2015 fu un anno molto importante dove le cose cominciarono a cambiare, in particolare sul piano diplomatico tra Egitto e Siria.
8- Nel settembre 2015, al-Sisi disse alla CNN di essere contrario a rovesciare il governo siriano con la forza, che avrebbe portato alla partizione della Siria e alla dissoluzione del suo esercito.
9- Nello stesso periodo, fonti riferivano che al-Sisi incontrò Ali Mamluq a Cairo, dopo un incontro tra i vertici delle intelligence egiziana e siriana a Beirut.
10- Il 25 novembre, l’Egitto propose alle Nazioni Unite un piano per il ritiro totale di Israele dal Golan e il ritorno ai confini del 1967 per la Siria
11- Dicembre 2015: il Dottor Bashar al-Assad disse in un’intervista che la cooperazione con l’Esercito egiziano non è mai stata interrotta, neanche nel periodo di Mursi.
12- Ciò significa che i rapporti della sicurezza tra Egitto e Siria non furono mai interrotti durante la guerra. Si parla di cooperazione militare e d’intelligence, ma in che modo?
13- La cooperazione tra le intelligence siriana ed egiziana c’era, ma sul sostegno militare? Certamente riguardò munizioni, equipaggiamenti e supporto logistico,
14- Un esempio, come mai gli elicotteri Gazelle siriani sopravvivono a 5 anni di guerra senza manutenzione e parti di ricambio?
15- L’Egitto è l’unico Paese della regione che produce pezzi di ricambio e ha centri di manutenzione, anche per i lanciarazzi Grad.
16- Ora, negli ultimi 2 mesi, le cose sono accelerate con tre eventi importanti.
17- I funzionari egiziani iniziavano ad indicare nei discorsi in politica estera una visione molto diversa da quella saudita.
18- Il 26 settembre 2016, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri affermava che i sauditi volevano cambiare il governo di al-Assad, ma l’Egitto non guarda a tale approccio
19- L’8 ottobre 2016, l’Egitto votava la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU della Russia sulla Siria e rifiutò di accusare l’EAS di crimini di guerra in una lettera firmata da 62 Paesi.
20- Il 16 novembre una fonte diplomatica egiziana disse che furono adottate misure per ristabilire la coesione tra i Paesi della regione e difendere gli interessi arabi.
21- Poiché alcuni Paesi volevano eliminare l’unità della regione e il ‘nazionalismo arabo’ con la guerra in Siria, Libia, Iraq, Yemen.
22- Il 17 ottobre 2016 vi fu il terzo noto incontro tra le delegazioni dei vertici delle intelligence egiziana e quella siriana guidata da Ali Mamluq, a Cairo.
23- Infine, il 20 ottobre 2016 l’Egitto annunciava il coordinamento con il governo della Siria e le Nazioni Unite, per supervisionare l’invio di aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti.
24- Si notava il crescente coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto siriano, nel 2014-2016, e di fatto un sostegno mai interrotto.
25- Quando la politica non porta da alcuna parte, non ci sono molte opzioni. Ora si parla di truppe egiziane in Siria.
26- Fonti confermano che un mese fa ufficiali egiziani erano in Siria mentre il Ministro degli Esteri lo negava dicendo che non vi erano truppe “a combattere”.
27- Sì, non ci sono truppe coinvolte nei combattimenti, ma non significa che non ci siano consiglieri egiziani sul campo in Siria.
28- Ufficiali egiziani sono presenti su tutti i fronti della Siria, in particolare a Palmyra, che significa?
29- Ciò che è sicuro è che l’Egitto sostiene militarmente l’EAS e le sue truppe sono schierate per l’addestramento. (Non si dimentichi che l’EAS è la 1.ma Armata dell’Egitto).
30- Ci si può aspettare un coinvolgimento di unità aeree e speciali, ma il dispiegamento di una divisione corazzata? Non penso.
31- L’Egitto non è pronto ad impegnarsi in una guerra all’estero, ma può aiutare in altri modi. Un esempio, il nuovo 5.to Corpo.
32- Sono abbastanza sicuro che l’Egitto contribuisca a formare il 5.to Corpo, per la somiglianza con le forze di intervento rapido che ha creato,
33- L’aiuto è nello scambio di esperienze sul campo di battaglia con l’EAS, nella formazione di unità e nello sviluppo di equipaggiamento e tattiche, ecc.
34- Vi sarebbe un eccezione, il supporto aereo sui fronti di Raqqa/Dayr al-Zur, ma non ora. Penso che sia questione di tempo, e lo vedremo nel 2017.
35- Poche settimane fa l’Iraq annunciava che, dopo Mosul, aiuterà l’EAS a riprendere Raqqa, si comprende cosa significa?
36- Alti ufficiali egiziani si sono recati in Siria, di certo, e molte cose buone dovrebbero essere annunciate a breve da entrambe le parti
37- Una delle possibilità è che le truppe egiziane siano incaricate di proteggere alcune città siriane liberate nelle operazioni delle unità dell’EAS.
38- Concludendo, Egitto e Siria hanno legami storici molteplici, che nessuno può rompere, neanche con miliardi di dollari.
Col tempo si vedrà. La Siria è una questione di sicurezza nazionale per l’Egitto e rappresenta la nostra 1.ma Armata, non possiamo abbandonare i nostri fratelli.cuo1o6vwaaathcd-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Invece della Kuznetsov, è la NATO a farsi rimorchiare a destinazione

Alexander Mercouris, The Duran 24 novembre 201614568178Dopo settimane di storie sui problemi all’apparato motore dell’Admiral Kuznetsov, a rompersi è l’apparato motore di uno dei più avanzati cacciatorpediniere Type 45 della Gran Bretagna, costringendo la nave ad essere rimorchiata in porto. Mentre la flotta russa veniva schierata nel Mediterraneo orientale, i ben noti problemi dei motori della portaerei Admiral Kuznetsov ricevevano eccessiva attenzione. Ho già detto delle ragioni di questi problemi. In breve, l’Admiral Kuznetsov, quando fu costruita negli anni ’80, non solo fu la più grande nave da guerra che la Marina sovietica abbia mai ordinato, ma le 60000 tonnellate ne facevano una nave due volte più pesante delle precedenti grandi navi da guerra dell’URSS/Russia, gli incrociatori da battaglia lanciamissili classe Kirov, che utilizzano una combinazione di reattori nucleari e turbine a gas. I russi non avevano mai sviluppato in precedenza i motori, nucleari o convenzionali, per navi da guerra così grandi e pesanti, e la disposizione deriva dalla complessità dell’apparato formato da turbine a vapore e caldaie a turbo-pressione, inaffidabili sotto sforzo con mare difficile. La nave successiva alla Kuznetsov e alla gemella Varjag doveva essere la portaerei Uljanovsk (mai completata), che avrebbe avuto un apparato motore più efficiente con quattro reattori nucleari. Si noti, tuttavia, che avrebbe avuto comunque il doppio dei reattori nucleari rispetto ai due potenti reattori nucleari Westinghouse utilizzati dalle molto più grandi e pesanti portaerei classe USS Nimitz, ulteriore indicazione dell’assenza di motori completamente idonei e sufficientemente potenti nell’URSS/Russia, nucleari o convenzionali, per navi di queste dimensioni. Come detto in precedenza, i russi sono consapevoli dei problemi dell’apparato motore della Kuznetsov, e li avrebbero quasi certamente risolti se la Kuznetsov non fosse entrata in servizio in un momento di crisi politica ed economica estrema nella Russia della metà degli anni ’90. Così, la Kuznetsov dovrà intraprendere un aggiornamento completo nel 2018, durante il quale gli attuali motori inaffidabili saranno sostituiti. L’eccessiva enfasi sui problemi dell’apparato motore della Kuznetsov, che non condizionano il comportamento della nave nella missione in Siria, ha comunque dato l’impressione che tali problemi siano comunque gli unici. Ciò è molto diverso dal caso che si ricorda leggendo il rapporto del Comitato per la Difesa della Camera dei Comuni della Gran Bretagna sulla situazione della Royal Navy, pubblicato quattro giorni fa.
Le navi da guerra più avanzate della Royal Navy sono i cacciatorpediniere Type 45 Daring, descritti da certuni come le navi più avanzate al mondo. Dal 2009, quando il primo entrò in servizio nella Royal Navy, era afflitto da problemi di affidabilità dell’apparato motore. Ecco cosa descrive la relazione della Commissione Difesa: “75. Il cacciatorpediniere Type 45 è la nave più moderna della flotta inglese e parte fondamentale del progetto innovativo è il sistema di propulsione. Tuttavia, poco dopo l’entrata in servizio, il sistema di propulsione soffriva di gravi problemi. Tra il varo della capoclasse (HMS Daring) nel febbraio 2006 e dell’ultima (HMS Duncan) nell’ottobre 2010, circa 50 modifiche al progetto furono necessari. Nonostante i lavori di riparazione, i Type 45 continuano a soffrire di problemi di affidabilità, come gravi cali di potenza. Ci sono stati miglioramenti e il rateo dei guasti è ormai un terzo di quelli subiti nel 2010. Tuttavia, come ha osservato Sir Mark Stanhope, rimane un “rischio inerente” usare il Type 45“. Tuttavia, forse la più straordinaria rivelazione è che i motori non funzionano correttamente in acque calde, come Mediterraneo e Golfo Persico. Ecco cosa la relazione della commissione Difesa ha da dire su ciò: “84. Un secondo problema all’apparato motore è l’inaffidabilità dei Type 45 quando operano in zone ad alta umidità e temperatura marina. Quando abbiamo chiesto a Tomas Leahy, della Rolls Royce, come ciò sia possibile, ha detto che il motore “risponde alle specifiche per i Type 45 (decise dal Ministero della Difesa) e che il sistema ha incontrato tali specifiche”. Tuttavia aggiungeva: “Le condizioni del Golfo sono in linea con tali specifiche? No. L’apparato deve operare in condizioni molto più gravose di quanto inizialmente richiesto da tali specifiche“. Dato che la Royal Navy svolge significative operazioni nel Golfo da decenni, ciò appare un errore sorprendente. “85. John Hudson, della BAES, ha detto che l’industria ha evidenziato al Ministero della Difesa che ci sarebbe un limite massimo nelle temperature ambientali e che avevano cercato di produrre un progetto che si sarebbe “degradato leggermene (sic) oltre quelle temperature”. In altre parole, l’apparato motore avrebbe la capacità di funzionare, seppur non in modo ottimale, comportando “un qualche scadimento” della velocità massima. Tuttavia, non era questo il problema. L’Ammiraglio Jones riconosce che il difetto chiave nella specifica era che il WR-21 non poteva operare efficacemente a temperature calde e che, invece di un “gradevole degradazione”, i motori “degradano catastroficamente”. 86. E’ sorprendente che la specifica per i Type 45 non includa l’obbligo per le navi di operare a pieno regime e per periodi prolungati in zone calde come il Golfo. La permanenza del Regno Unito nel Golfo dovrebbe essere un requisito chiave per i motori. Il fatto che sia così, è una mancanza imperdonabile e non va ripetuta nei programmi Type 26 e GPFF. La mancata garanzia di ciò metterebbe il personale e le navi della Royal Navy in pericolo, con conseguenze potenzialmente pericolose“.
Alla luce di ciò, non sorprende che ora invece di riferire dell’Admiral Kuznetsov trainata in combattimento dal rimorchiatore di scorta, si parli dell’HMS Duncan, cacciatorpediniere Type 45 della Gran Bretagna che ombreggiava la Kuznetsov, ora in panne e costretto ad essere rimorchiato in porto. Inutile dire che i media occidentali, che abbondavano di storie sui problemi all’apparato motore dell’Admiral Kuznetsov, non seguano questo incidente.js114503929_type-45-destroyer-news-large_trans

Il “super-cacciatorpediniere” dell’US Navy bloccato a Panama per guasti
South Front
zumIl nuovissimo cacciatorpediniere lanciamissili USS Zumwalt (DDG-1000) si è guastato nel Canale di Panama a causa di una nuova falla meccanica. Il 21 novembre sera, il nuovo USS Zumwalt (DDG-1000) si è guastato mentre attraversava il Canale di Panama, secondo il sito USNI, citando ufficiali dell’US Navy. Secondo USNI News, “la nave ha perso potenza su un albero portaelica, durante il transito, e l’equipaggio ha visto infiltrazioni di acqua in due dei quattro cuscinetti che  collegano l’asse portaelica con gli Avanzati Motori Asincroni (AIM) dello Zumwalt“. Il sito ha spiegato che gli AIM sono “enormi motori elettrici alimentati dalle turbine a gas della nave e che a loro volta forniscono l’elettricità ai sistemi e agli assi portaelica della nave“. Il cacciatorpediniere, che rientrava a San Diego, è ora fermo per riparazioni presso l’ex-US Naval Station Rodman, afferma il portavoce della III Flotta, comandante Ryan Perry. Secondo Perry, il periodo per le riparazioni va determinato. Nel frattempo, un altro ufficiale ha detto che le “riparazioni potrebbero richiedere dieci giorni“. Prima dell’incidente, la nave doveva giungere San Diego, entro la fine dell’anno, e cominciare ad attivare i sistema d’arma, prima di divenire operativo presso la flotta nel 2018.
Il cacciatorpediniere lanciamissili aveva lasciato i cantieri il 7 settembre, ma aveva già dato  problemi. A settembre si seppe di una “fuga di acqua marina nell’olio lubrificante del motore ausiliario di uno degli alberi del sistema di propulsione della nave“, mentre ad ottobre l’USS Zumwalt subiva altri problemi tecnici in Florida. Tuttavia, tali guasti non sono l’unico problema della nave. I LRLAP (Long Range Land-Attack Projectile), munizioni intelligenti da 155mm sviluppate per i cannoni delle navi della classe DDG 1000 Zumwalt, si sono rivelati troppo costosi. Un solo proiettile costa circa 800000 dollari, mentre la nave è costata 4,4 miliardi di dollari. Come già riferito, l’US Navy ha ridotto i cacciatorpediniere Zumwalt da 28 navi a 3. L’USS Zumwalt (DDG-1000) ha ufficialmente aderito alla Marina degli Stati Uniti il 15 ottobre. La nave è una delle più costose nella storia della Marina degli Stati Uniti.
160908-n-px557-090Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, matriosche e Sun Tzu

Chroniques du Grand Jeu 18 novembre 2016

La scorsa settimana ha visto importanti sviluppi in Siria, anche molto sorprendenti. Questi eventi si svolgono entro una sottile costruzione multi-livello, come le bambole russe, nascondendo il livello successivo. La domanda è: chi sarà il capro espiatorio e chi, al contrario, tirerà le fila di tale bellissimo costrutto.17112016Primo livello: carta bianca universale
Un tacito e generale via libero sembra essere stato dato a tutti, con conseguente tripla offensiva dagli aspetti curiosi.

Aleppo
Nessuna sorpresa qui. I siriano-russi hanno avviato la liberazione della grande città del nord e nulla li fermerà. Putin sarà stato trattenuto per diverse settimane in attesa dell’elezione di Trump, come consideravamo: “si aggiunga infine che la moderazione Putin su Aleppo (due settimane senza bombardamenti russi, anche al culmine dell’offensiva barbuta sull’ovest della città) era forse destinata a non prestare il fianco alla propaganda MSN fino alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, sperando che Trump venisse eletto e si accordasse“. Ora, l’offensiva ha ripreso, su 3D. L’attacco jihadista su Aleppo ovest si è conclusa con un fiasco e i lealisti contrattaccano dappertutto, avanzando fino all’ultima provincia ancora occupata dai moderati moderatamente barbuti. L’aviazione russa è in modalità Terminator e riversa l’inferno dal cielo su Idlib, sud-ovest e nord-ovest di Aleppo e sulle vie di rifornimento. Sono presenti anche bombardieri strategici e missili Kalibr. Si noti che questo avviene dopo il colloquio telefonico tra Putin e Trump, durante cui Donald non si sarebbe opposto all’operazione russa. E se qualche Stranamore del Pentagono avesse l’idea assurda di provocare Mosca, gli S-300 sono stati schierati intorno Aleppo. Questi bombardamenti preparano la grande offensiva generale dell’Esercito arabo siriano ed alleati, liberando infine Aleppo e violando l’ultima grande roccaforte degli insorti:
ob_8fee6f_gChe camminata dal 2013:
ob_f2aee1_cvps8tjusaa9sd8I jihadisti hanno assegnato molte risorse umane e materiali nella loro ultima offensiva disperata di ottobre e il morale è oramai innegabilmente minato. La rotta può essere relativamente rapida, anche se si deve, come sempre, rimanere cauti. Per l’enclave dei ribelli di Aleppo, il suo turno è venuto e le operazioni preliminari sono già iniziate. Ci si può, però, chiedersi se, tatticamente parlando, non sarebbe meglio lasciare che la situazione si deteriori finché l’enclave cade. I civili cominciano a ribellarsi ad al-Nusra e compagnia, cosa che ovviamente non si leggerà mai sulla presstituta occidentale. Le manifestazioni sono state represse duramente (27 morti), mentre i “moderati” cari all’occidente saudita minano i corridoi umanitari per impedire ai civili di fuggire. Un attacco lealista può aiutare a riunire in questa nassa i granchi barbuti e ritardare l’inevitabile, ma il destino di Aleppo sembra segnato, in ogni caso. Ed ecco la sorpresa dello chef. Abbiamo dimostrato l’importanza vitale di una cittadina perduta nelle profondità del nulla, mai così nota come oggi:

Tutte le strade portano ad al-Bab. È una gara tra curdi di Ifrin ed ELS del sultano, che seguono strade parallele e non esitano a farsi sgambetti per strada. L’obiettivo strategico curdo è collegare le loro parti occidentale (Ifrin) e orientale (Manbij, tolta allo SIIL e di cui, in ultima analisi, non gli appartiene) per costruire l’agognato Rojava. Lo scopo dei turchi è fermarli a tutti i costi. Il tutto sullo sfondo della ritirata dello SIIL. Stupore di pochi giorni fa: i curdi di Ifrin (giallo) hanno inspiegabilmente smesso, mentre l’ELS sponsorizzato da Ankara (verde) arrivava a 2 km dalla città. Mappa del 14 novembre:ob_ff0b79_cxpjnvnuaaa-pe9Dopo una serie di attacchi e contrattacchi, in cui lo SIIL del resto, deliziosa ironia, ha distrutto diversi carri armati turchi con i missili anticarro precedentemente forniti da … Ankara! ELS e protettore ottomano avviavano l’assedio di al-Bab per incunearsi tra le due enclavi curde (in giallo sulla mappa), minando così il sogno del Rojava autonomo. Altra ironia in questa guerra non manca: l’offensiva delle YPG (i cosiddetti curdi orientali) su Raqqa, capitale dello SIIL ad est, ha spinto gli omini neri a sguarnire il fronte di al-Bab, consentendo l’avanzata dell’ELS di Erdogan.

Raqqa
Questa offensiva è molto strana. Che diavolo ci vanno a fare i curdi in pieno sunnistan arabo, in una zona che non li riguarda e, SIIL o no, dove saranno ricevuti molto male? Se lo SIIL esagera probabilmente sulle perdite delle YPG (198 secondo esso), è chiaro che l’operazione sarà dura e mortale, ed anche lunga, perché i combattimenti finora sono a ben cinquanta chilometri dalla capitale del califfato. Non c’è alcun interesse strategico per i curdi a volgersi su Raqqa, tranne che marciare per gli statunitensi. E’ tempo di sfilare la seconda matriosca…

Secondo livello: dietro le quinte
Qui è spesso dove tutto accade, fors’anche il Medio Oriente o altrove. Il grande bluff siriano consente quasi tutte le ipotesi: accordo russo-turco alle spalle di Washington, russo-statunitense o statunitense-russo-curdo alle spalle di Erdogan, siriano-turco alle spalle dei curdi o al contrario siriano-curdo alle spalle del sultano. Tutto è possibile e l’elezione di Donald complica ulteriormente la situazione… Alcuni elementi ancora da vedere in modo più chiaro.
Primo punto: i grandi perdenti della tripla offensiva su Aleppo, Bab e Raqqa sono rispettivamente jihadisti “moderati”, curdi di Ifrin e SIIL. A sua volta, il vincitore è l’asse Damasco-Mosca che vede due dei suoi avversari in difficoltà. Questo è un punto da non trascurare. Negli arabeschi complessi che emergono, vi è probabilmente un calcolo tattico molto terra-terra, alla Sun Tzu: per il lavoro sporco usa terzi. Sacrificandosi per indebolire lo SIIL, ELS turchizzato e curdi orientali in realtà lavorano per siriani e russi. A condizione che non vadano troppo lontano nell’offensiva e non raggiungano un punto irreversibile. Complicato… L’impero pre-Donald ha inviato come al solito segnali estremamente contraddittori, per esempio sul futuro di Raqqa liberata (si noti da ciò l’arroganza netta degli statunitensi che vedono i curdi come loro creature e già preparano il post-SIIL come se l’operazione sarà una passeggiata). Il dipartimento di Stato degli USA ha detto che le forze militari estere si sarebbero ritirate e che non si tratta di una zona semi-autonoma (cioè, la regione sarà sotto l’egida di Damasco). Nel frattempo, i falchi del Pentagono, particolarmente turbati dalle parole di Joseph Dunford, hanno dichiarato senza mezzi termini: “La coalizione e la Turchia collaborano a un piano a lungo termine per prendere, tenere e governare Raqqa”. Dieci giorni dopo (effetto Trump?), gli Stati Uniti annunciavano il ritiro del sostegno (relativo) all’ELS di Erdogan in rotta verso al-Bab. Era previsto, e siamo stati tra i primi a segnalare un incidente rivelatore, due mesi fa: “Nell’estremo nord della Siria, i soldati statunitensi che accompagnano l’esercito turco, sono stati costretti a lasciare il Paese dopo essere stati minacciati moderatamente dai ribelli moderati dell’ELS. Tra quant’altro sentito: “vi uccideremo maiali infedeli crociati”. Naturalmente, non aspettatevi di trovare una sola parola nello stagno giornalistico. Questo episodio è interessante, in quanto potrebbe causare l’abbandono finale della ribellione da parte di Washington”. Ed eccoci… le mosse accelereranno una volta in carica Trump e il suo futuro consigliere per la sicurezza nazionale, Generale Michael Flynn, di cui abbiamo parlato diverse volte e le cui posizioni sono jihadistofobe e russofile ossessionando l’istituzione imperiale (notare gli articoli assai negativi del MSN su questa nomina). Si avrà poi un accordo USA-Russia ai danni di Erdogan, ordinandogli di lasciare il nord della Siria che occupa, dopo aver lavorato per Mosca e Damasco? Non è impossibile. A Riyadh siamo già in pieno panico alla prospettiva di un accordo tra Washington e Mosca sulla Siria e il famoso principe Turqi, ex mentore di bin Ladin e capo dell’intelligence saudita l’11 settembre, parla di possibile “disastro”.
Restano i curdi: qual è il loro posto nello schema delle matriosche? Percependo la situazione probabilmente troppo complicata, sorprendono tutti con la passeggiata proprio su… al-Bab e l’ELS! Si parla qui di curdi orientali, quelli che dovevano liberare Raqqa.
ob_7bc6a3_al-bab-17nov-27aban951E che giravolta! Rispetto alla cartina del 14 maggio (vedi sopra), appare l’avanzata inesorabile delle YPG (freccia gialla). Le due ganasce curde sono in procinto di chiudersi sui protetti del sultano che pensavano di prendere al-Bab senza opposizione. Pesanti combattimenti sono già scoppiati presso Qabasin (cerchio rosso) sotto gli occhi sbalorditi degli omini neri dello SIIL, abituati ad essere al centro dell’attenzione. E come se ciò non bastasse, centinaia di soldati dell’Esercito arabo siriano hanno raggiunto la base aerea di Quwayris (quadrato rosso sulla mappa), portandone le forza a 5500 effettivi. Troppo lontano dall’est di Aleppo per combattervi, ma non per al-Bab… sono possibili tre scenari:
– Restare ed aspettare di vedere cosa succede, intervenendo infine contro l’ultimo sopravvissuto (ELS, SIIL o YPG).
– Avanzare su al-Bab (freccia rossa tratteggiata a nord), per impedire sia la congiunzione curda che l’avanzata dell’ELS. Ma le forze sembrano scarse per tale compito.
– Avanzare verso est, lasciando i curdi fermare l’ELS del sultano e realizzare la loro congiunzione.
Personalmente, propendo per la terza ipotesi, che corrisponde perfettamente ai punti di vista di Putin: usare i curdi per fermare i turchi senza alienarsi Ankara (Turkstream e fine del sostegno ai barbuti di Idlib), dopo aver svolto il loro compito contro lo SIIL, accomunando matriosche e Sun Tzu.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: la disfatta dell’alleanza neocon-socialimperialisti

Alessandro Lattanzio, 23/11/2016Members of a Female Commando Battalion which is part of the Syrian Army, sit atop of a tank in the government-controlled area of JobarIl 15 novembre, il Congresso degli USA, dove in realtà pochi congressisti neocon e sionisti erano presenti, approvava la Risoluzione 5732, o Caesar Syria Civilian Protection Act, che chiede di valutare ‘con urgenza’, ancora una volta, la “No Fly Zone” sulla Siria, basandosi sulla nota frode del caso “Caesar”, un’operazione di guerra psicologica della CIA finanziata dal Qatar per sabotare i negoziati di Ginevra nel 2014. Si tratterebbe di 55000 foto di 11000 presunte vittime del governo siriano, ma nel 2015, perfino l’ONG del Pentagono Human Rights Watch, che vide tutte le foto, affermò che esse testimoniavano non vittime delle torture dello Stato siriano, ma al contrario, illustravano le foto di soldati e civili siriani morti negli attacchi dei terroristi. La storia di “Caesar”, ampiamente pubblicizzata dalla variegata sinistreria italiana, dai nazipiddini, passando per Giggino Demagistris (magistrato per eredità di posto pubblico), alle varie sette pseudo-marxiste galleggianti nell’orizzonte islamista d’Italia, è una bufala propagandistica fabbricata all’inizio dell’aggressione alla Siria. Tra l’altro, la Risoluzione 5732 lamenta l’“inattività” dell’amministrazione Obama verso la Siria, come se gli Stati Uniti non avessero attivamente coordinato, addestrato e rifornito i gruppi terroristici attivi in Siria da ben prima del 2011. Nell’autunno 2011, la CIA inviò in Siria le armi su cui i terroristi avevano messo le mani in Libia, iniziando a rifornire direttamente i loro camerati presenti in Siria, come documentato dalla Defense Intelligence Agency nell’ottobre 2012. Enormi rifornimenti di armi ai terroristi che continuano ad oggi. Nella primavera 2016, Janes’ Defence riferì dell’invio dagli Stati Uniti di 2200 tonnellate di munizioni ed armi ai terroristi, per non parlare dell’attacco statunitense del 17 settembre contro le linee dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, a sostegno dello Stato islamico. Il tutto per influenzare una guerra dove i terroristi hanno assassinato 90000 civili e 65000 soldati e miliziani del Governo Siriano, mentre i gruppi islamo-atlantisti hanno subito la perdita di almeno 200000 terroristi, da ciò le coincidenti lamentazioni al riguardo sia dei neocon statunitensi, che parlano di “mezzo milione di siriani uccisi”, e di Erdogan, principale sponsor del terrorismo islamista in Siria e Iraq, che sproloquia di 600000 morti per mano di Assad e dei Russi. E tutto ciò mentre Erdogan e il suo partito-setta AKP ricevevano il loro agente d’influenza Aleksandr Dugin, presunto consigliere di Putin e ‘geo-filosofo’ eurasiatista. In realtà Dugin è un nemico del processo di compattamento multipolare avviato da Mosca e Beijing. Infatti, il sito Katehon, voce ufficiale dell’universo duginista, fa chiaramente propaganda negativa contro gli alleati della Russia, come India e Vietnam, e in modo velato anche contro Armenia, Grecia, Iran, Siria, Iraq e Cina. In compenso, Dugin e la sua squadra di attacchini internettiani, propone improbabili e suicide alleanze con la Turchia neo-ottomana e revanscista del megalomane Erdogan, e perfino un’alleanza con un’altra setta reazionaria e revanscista giapponese, e diretta contro la Repubblica Popolare di Cina…
995876Tornando al Congresso degli USA, gli sponsor della Risoluzione 5732 non si vergognano dal ricorrere ai famigerati “caschi bianchi” per giustificare l’ennesimo tentativo dei neocon di entrare in guerra in Siria, prima che s’insedi l’amministrazione di Trump, odiato dalla fighetteria alter-alternativa, pseudo-antimperialista e finto-marxista, ben rappresentata da soggettoni come Sanders, Chomsky, e più modestamente Dreitser e Chandant nell’anglosfera, e pecorecciamente, nell’italosfera, dai seguaci di Saker, Dugin e Giulietto Chiesa. Una poltiglia di casinismo infernale. Difatti, per i neocon è cruciale, nella loro propaganda di guerra, “la testimonianza di Raid Salah, a capo dei Caschi Bianchi siriani. Questi sono medici, infermieri e volontari che quando le bombe arrivano, corrono verso le aree colpite per curare i civili feriti… Hanno perso più di 600 medici e infermieri“. Difatti, non ci sono infermieri o medici tra i caschi bianchi; l’organizzazione è stata creata nel Regno Unito da una “oscura società di PR” ed è attiva esclusivamente nelle zone controllate dai gruppi terroristici di al-Qaida, al scolo scopo di perseguire la guerra d’informazione contro la Siria. E casualmente, i “caschi bianchi” promuovono attivamente l’intervento della NATO in Siria, in parallelo con il sinistrume filo-islamista ed immigrazionista attivo in Italia, rappresentato, come detto, dal variegato ed avariato fronte che va dall’associazionismo cattolico, soprattutto padano ed emiliano, al PD con annessi arnesi sindacali e centrosociali; si pensi a Wu Ming/Wuminkia, bimbiminkia pensionati che si atteggiano a studentelli in assemblea permanente coi soldi di papà, cioè delle amministrazioni piddine, passando per i “reporter” neonazisti e filo-terroristi inviati in Libia e Iraq, le ONG finto-umanitarie o i cosiddetti ‘cacciatori di bufale’ su internet, questi ultimi tutti militanti e troll del PD. Tutte queste realtà fiancheggiano allegramente le reti islamiste e terroristiche operative in Italia, protette dai servizi segreti italiani. I “caschi bianchi” sono l’unica e sola fonte delle pretese stragi di innocenti che sarebbero commesse ad Aleppo est dagli aerei russi e siriani. Il nome ufficiale di tale fonte è l’Aleppo Media Center, che non si trova ad Aleppo, ma nella K-Street di Washington DC; si tratta sempre di un’operazione di propaganda degli interventisti statunitensi.
L’agitazione dei ‘falchi-pollo’ neocon è dovuta ovviamente al fatto che l’aggressione contro la Siria è oramai fallita e gli sponsor di tale guerra, cioè le petromonarchie wahhabite, iniziano a chiedere conto ai loro barboncini mannari neocon, se di destra, e dirittumanitaristi bombaroli, se di sinistra (si pensi a sicari come Paolo Ferrero o Gino Strada, da subito in prima linea ad invocare la “rivoluzione colorata” della CIA in Egitto, Libia, Siria e Ucraina). L’ondata della rivoluzione in ciabatte, ovvero i terroristi jihadisti taqfiriti che accendono di passione i vecchi rottami bertinottiani, ‘trotskisti’ ed ultrasettari, va calando. Le Forze della Resistenza (Russia, Iran, Siria, Iraq, Libano, Yemen) a cui vanno aderendo l’Egitto neo-panarabo e le forze nazionaliste anti-islamiste libiche, ha il sopravvento man mano che smantellano lo Stato-fantoccio terroristico dello SIIL, creazione della rete terroristico-spionistica della NATO, ovvero Gladio/StayBehind, con il cruciale apporto delle forze armate di USA, Regno Unito, Francia, Turchia, Arabia Saudita, Italia e Qatar. Va ricordato che il Qatar, la Turchia e la loro longa manus, le forze islamiste-taqfirite della Fratellanza mussulmana, hanno raccattato tutto quello che potevano raccattare nello spregevole e miserabile milieu accademico-partitico d’Italia, ramazzando financo le più microscopiche psico-sette radicali, sovraniste, ‘auritifere’ o ‘antimperialiste’ che fossero. Ma, ahimè, come nel caso di Hillary Clinton, anche qui petroemiri e petroscecchi hanno gettato via qualche spicciolo. Le marcette pro-terrorismo delle varie sigle psicosettarie e ONGiste hanno raccolto più sigle che manifestanti effettivi. I travet dei petroscecchi devono essere rimasti molto delusi dalla milizia islamista della belluina accozzaglia cattosinistra social-imperialista, filo-islamista, filo-sionista e filo-atlantista d’Italia. Mentre, ad Aleppo, le forze siriane annichiliscono il fortilizio islamista nei quartieri est, dove per anni trafficavano ONG e ‘spiriti umanitari’, anche italiani, che camuffati da aiuti umanitari, trasportavano armi e rifornimenti ai terroristi stranieri che occupavano quei quartieri. Ma oggi, la liquidazione di tale zona-franca del terrorismo islamo-atlantista suscita la disperazione della NATO e degli accoliti locali, che vedono il governo del Baath siriano finalmente eliminare i gruppi terroristici che l’occidente e le monarchie wahhabite hanno promosso per più di cinque anni, almeno da quando nel 2010 la segretaria di Stato degli USA Hillary Clinton, la beniamina della sinistra anarco-capitalista occidentale e italiana, esortasse la Siria a rompere i rapporti con Hezbollah e l’Iran e accomodasse i desiderata d’Israele, Arabia Saudita e Qatar, grandi sponsor della suddetta megera pazza. E il rifiuto siriano di tali pretese resero la megera ancora più pazza, e Washington più ostile. Non volevano che si mancasse di rispetto verso i loro padroni di Ryadh e Doha. E che la risoluzione del Congresso HR 5732 sia volto contro il Fronte della Resistenza viene chiarito dagli stessi autori: “Russia ed Hezbollah sono i motori principali di morte e distruzione… come i combattenti della Guardia Rivoluzionaria Islamica dell’Iran… Sì, vogliamo attaccare i complici di Assad nelle violenze… insieme alle forze iraniane e di Hezbollah”. E l’ambasciatore israeliano Michael Oren, disse: “Abbiamo sempre voluto che Bashar Assad cadesse, abbiamo sempre preferito i cattivi che non sono guidati dall’Iran che i cattivi guidati dall’Iran… il peggior pericolo per Israele è l’arco strategico che si estende da Teheran a Damasco a Beirut. E vediamo il regime di Assad come la chiave di volta di quell’arco“. E ciò dovrebbe bastare a spiegare la convergenza ideologica ed operativa delle varie psico-sette filo-islamiste e filo-taqfirite con le varie psicosette sioniste e ultratlantiste esistenti nel vario e avariato quadro della sinistra italiana, dalla galassia piddina e dell’associazionismo cattolico fino alla nebulosa dei centrisociali sorosiani e delle psico-sette fringe trotskiste, anarco-liberali ed anarco-capitaliste (camuffate da finte organizzazioni ultra-rivoluzionarie).
In sostanza, di fronte alla determinazione dei neo-con e dei loro mandanti e relativi barboncini mannari associati, a perseguire ancora il “Cambio di regime” in Siria e ad intensificarvi l’aggressione di Stati Uniti e NATO, si erge la Grande Muraglia dell’Arco della Resistenza e del Polo multipolare dell’Eurasiatismo autentico (l’alleanza che comprende Russia, Iran, India e Cina, e che tiene a bada USA, Arabia Saudita e Turchia). Un fronte anti-egemonico efficace, non a caso osteggiato attivamente dalla setta duginista ed affini (il circo delle pulci di Saker e di Chiesa). Tale fronte anti-egemonico si fa ben sentire, non ultime con le dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, e del Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, non casualmente oggetto della meschina operazione di disinformazione del sinistrume filo-taqfirita, agli ordini delle intelligence anglo-statunitensi irritate dallp scacco del 2013, quando i militari patrioti nasseriani egiziani sbarazzarono la dittatura oscurantista e retrograda dell’agente della CIA Muhamad Mursi e della sua Fratellanza mussulmana, strumento dell’imperialismo anglosassone. L’irritazione occidentale è acuta, ed è dovuta alla consapevolezza che quel golpe popolare, in Egitto, fu la svolta che mandò all’aria per sempre i deliranti piani imperialistici dei neocon e dei loro sodali wahhabiti, assistiti dalla teppa social-imperialista semiborghese occidentale.
f2229479-a4c9-4724-bd35-6d27a60ed675_w640_r1_s_cx0_cy3_cw0Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, “sabota” da sempre una risoluzione del conflitto sostenuta dai colloqui di pace tra Damasco e gruppi anti-governativi siriani: “Le Nazioni Unite nella forma del loro rappresentante speciale Staffan de Mistura, sabotano da più di sei mesi la risoluzione” del conflitto in Siria. “La risoluzione richiede colloqui tra tutti i siriani e senza precondizioni. Ma sembra che non vi sia altro modo per l’opposizione e il governo che prendere l’iniziativa da sé e organizzare il dialogo“. Va ricordato che Staffan de Mistura (o Staffan de Lordura che sia), è un cittadino italiano. La Farnesina è da sempre una cloaca di nobili decaduti e corrotti, di cui Gentiloni è l’emblema, e da ciò ne derivano le ovvie conseguenze.
Ed ecco cosa ha detto il Presidente egiziano Abdalfath al-Sisi, inviso al putrido ambiente della sinistra islamista e atlanista italiana: Il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi ha espresso sostegno agli eserciti siriano, libico e iracheno nella battaglia contro i terroristi, in un’intervista televisiva ha detto, “ci dovrebbe essere il sostegno internazionale agli eserciti nazionali libico, iracheno e siriano che garantiscono la sicurezza dei loro Paesi. E’ meglio che l’esercito nazionale di un qualsiasi Paese garantisca sicurezza e stabilità da sé. La Siria da cinque anni soffre una crisi profonda. La nostra posizione è che rispettiamo la volontà del popolo siriano“, ed esortava a trattare seriamente i gruppi terroristici in Siria, e a disarmarli, per preservare l’unità della Siria e poterla ricostruire.
Concludendo, una nota per la quinta colonna disfattista neo-ottomana e pseudo-filorussa formata dai seguaci di Dugin, Saker e Chiesa: “Secondo il quotidiano libanese al-Safir, la Russia ha inviato un ultimatum alla Turchia informandola che la città di al-Bab sta per ritornare al governo siriano. L’avviso s’è avuto durante le discussioni che si svolgono in questi giorni sugli accordi tra le parti relativi alla zona di occupazione turca nel nord della Siria, in occasione dell’offensiva turca ‘Scudo dell’Eufrate’, secondo una fonte militare siriana che assicura che la città di al-Bab non vi rientra. Si è deciso che i turchi si devono fermare a non più di 12 km da Jarabulus, per permettergli d’impedire il collegamento tra le regioni prese dai curdi di Ayn al-Arab e Ifrin, e di monitorare le operazioni delle forze democratiche siriane curde sostenute dagli statunitensi. Gli iraniani sono d’accordo a che i turchi si fermino a 12 km. Ma, non solo i turchi hanno violato i loro impegni, ma hanno anche deciso di collocare la regione ad ovest dell’Eufrate tra i loro obiettivi, ed hanno violato l’accordo con i russi a non sostenere più i gruppi armati che cercano d’infiltrarsi ad Aleppo. Secondo la fonte siriana di al-Safir, ai turchi s’è fatto capire che l’Esercito arabo siriano punta sulla città di al-Bab. Siriani e russi hanno avvertito i turchi di fermare la loro avanzata, e i siriani minacciano che qualsiasi avanzata verso al-Bab sarà considerata un’invasione, facendo intervenire l’esercito. Secondo fonti siriane e turche, uno squadrone di caccia MiG-31 ne ha inquadrato uno di aerei turchi sopra la regione. I turchi hanno schierato, a 30 km da al-Bab, 250 blindati, 5500 soldati e le milizie dei loro ascari locali. Inoltre, presso l’aeroporto militare di Quwayris, ad est di Aleppo, l’Alto Comando delle Forze Armate siriane ha attivato la nuova 5.ta Armata dell’Esercito arabo siriano, composta da 3 divisioni d’assalto, e posta in attesa dell’ordine di avanzare su al-Bab. Infine, a Safira, a sud-est di Aleppo, giungeva il battaglione corazzato di Hezbollah, formatosi ad al-Qusayr, la città che aveva liberato nel 2013”.cxkl1jfwiaamgdfFonti:
al-Manar
FARS
FARS
Syrian Perspective
The Duran