16 Spetsnaz contro 300 terroristi

Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South FrontEroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.
-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Congresso degli USA indaga su Soros

Kurir  – The American Spectator 10 maggio 2017

Hoyt Brian Yee

Il presidente del comitato sulla giustizia del Congresso, il repubblicano Bob Goodlatte (R-VA), guida una delegazione di 15 membri in una missione urgente in Grecia, Bosnia, Albania, Macedonia, Kosovo e Italia, per testimonianze sul favoritismo dell’era Obama che continua a danno di cittadini, istituzioni e stabilità regionali. La delegazione del Congresso (noto come codel) è partita il 6 maggio per un’indagine congressuale di dieci giorni. Un addetto dell’ufficio giustizia del Congresso rifiutava di commentare citando preoccupazioni sulla sicurezza. Anche se sei dei nove membri sono repubblicani, come i conservatori Steve King (IA) e Tom Marino (PA), la natura della missione estera del Congresso, Codel, dipende dal dipartimento di Stato; dove gli ambasciatori in ogni Paese sono nominati dall’amministrazione Obama che continuano ad attuarne le politiche. È difficile immaginare che la delegazione riceva informazioni imparziali dalle ambasciate assai invadenti nella politica locale, secondo le comunità dirigenti di ogni Paese.

Procuratore Generale contro ambasciata USA a Tirana
Quest’anno apparve una brutta emergenza tra il Procuratore Capo dell’Albania, un’entità nazionale politicamente neutrale, e l’ambasciatore cino-statunitense Donald Lu. “Il primo ministro Edi Rama, sostenuto dall’ambasciatore statunitense, ha distrutto l’indipendenza della nostra giustizia“, dichiarava un procuratore di Tirana all’American Spectator. “Sotto la bandiera della riforma giudiziaria, c’è la politicizzazione“. Edi Rama, vecchio capo del Partito Socialista, è un amico fidato di George Soros, la cui rete è profondamente presente in Albania e collabora con l’ambasciata degli Stati Uniti su numerosi progetti, tra cui uno dell’USAID da 8,8 milioni di dollari su… s’indovini, la riforma giudiziaria. “Quando abbiamo espresso opinioni professionali diverse dall’ambasciata statunitense, opinioni professionali su diversi approcci, Lu si arrabbiò“, affermava il procuratore, non disposto ad essere nominato. Spiegò che la Commissione di Venezia dell’Unione Europea, concepita per adeguare le proposte di riforma rispettando la legislazione europea, ha spesso affiancato i procuratori albanesi in queste controversie tecniche. Il procuratore aggiunse che il suo ufficio ha cercato di dare priorità al traffico di droga e criminalità, questioni importanti in Albania, mentre l’ambasciata statunitense ha rigettato la massiccia coltivazione ed esportazione di cannabis come “non un problema statunitense”. Le priorità divergenti tra autorità giuridiche albanesi e ambasciata degli Stati Uniti sono confermate dal sito indipendente Exit.al. Donald Lu ha punito i procuratori e i giudici che non sono d’accordo con lui revocando i visti per gli USA, già concessi, a circa 70 giudici e procuratori, secondo il procuratore capo Adriatik Llalla. In risposta, Llalla avvertì l’ambasciatore Lu accusandolo di manipolazione e ricatto in una lettera pubblicata sul sito dell’ufficio e in una conferenza stampa, a febbraio. Llalla ha anche accusato Lu di cercare d’impedire al suo ufficio d’indagare sulla corruzione di una grande società cinese, Bankers Petroleum. Come titolava Washington Times su questo conflitto, riassunto tre mesi fa, “il dipartimento di Stato infetto da Soros gioca in Albania“.

Crisi politica in Macedonia
Non soddisfatto dal danneggiare il proprio Paese, Edi Rama ha colpito la vicina Macedonia provocando profonde instabilità nel tentativo aggressivo di aiutare socialisti ed albanesi musulmani. L’ambasciata statunitense è ampiamente considerata una base del partito socialista in Macedonia come in Albania. Rama convocava una riunione dei tre partiti politici macedone-albanesi (il 15-20% della Macedonia è albanese) e ha elaborato la cosiddetta “Piattaforma di Tirana”, un documento pericolosamente separatista che mina l’identità della Macedonia. Questi partiti albanesi quindi si sono coalizzati con i socialisti macedoni e chiedono il diritto di formare un nuovo governo, contro il partito conservatore VMRO-DPMNE, che fino all’attuale crisi ha gestito l’economia di libero mercato più riuscita nei Balcani. In tutto il Paese, i macedoni protestano contro la piattaforma di Tirana e contro l’ambasciatore Jess Baily, ritenuto pregiudizievole verso il VMRO. Ultimamente, il conflitto è esploso nel parlamento. Ancora una volta, la maggior parte dei funzionari locali ha priorità diverse rispetto all’ambasciata: i macedoni hanno subito secoli di incursioni dai vicini. Sono preoccupati soprattutto per la sicurezza, mentre gli statunitensi finanziano le ONG su “mobilitazione” e “attivismo”. Come il leader macedone-statunitense Bill Nicholov scrisse a fine aprile: “Il dipartimento di Stato e l’ambasciata statunitensi in Macedonia sono… s’ingannano sugli affari interni della Macedonia, provocando sconvolgimenti e attacchi all’origine etnica e alla sovranità dei macedoni“. Nicholov invita il presidente Trump a cambiare strada sul piccolo Paese a nord della Grecia.

Crisi nella crisi in Grecia
Proprio come in Albania e Macedonia, il governo degli Stati Uniti appoggia apertamente il giovane leader di sinistra in Grecia che implementa politiche polarizzanti come il primo ministro e capo del partito Syriza (coalizione dei partiti radicali di sinistra). Durante il suo ultimo tour europeo, il presidente Barack Obama visitava Atene per vedere il primo ministro greco Alex Tsipras, coerente marxista cui gli Stati Uniti si concedono: istituti multilaterali di prestito sarebbero gentili con il suo governo. Obama è stato solidale e protettivo con Tsipras quanto Bill Clinton quando il primo ministro visitò New York per partecipare a un’iniziativa della Clinton Global Initiative nel settembre 2015. Eppure, l’immediata liberalizzazione della politica d’immigrazione quando prese il potere nel 2015 è il fattore più importante della crisi dei rifugiati che travolge e mette in pericolo l’Europa. A pochi mesi dalla presa del potere, un ministro di Syriza annunciò che il governo avrebbe trasformato le strutture di detenzione dei rifugiati in centri di accoglienza ed interrotto la politica aggressiva di identificazione e deportazione dei migranti clandestini. Nei quattro mesi successivi alla dichiarazione del governo, nell’aprile 2015, secondo cui i profughi siriani avrebbero ricevuto documenti di viaggio per l’Europa, gli arrivi aumentarono del 721%. Ancora oggi i migranti continuano ad arrivare dalla Turchia, Paese che non ha ancora la situazione finanziaria in ordine. Può l’ambasciatore statunitense ricevere fiducia dal rapporto del congressista Goodlatte del Codel sulla disastrosa crisi che colpisce la Grecia? Probabilmente no. L’ambasciatore Geoffrey Pyatt fu inviato ad Atene lo scorso anno, dopo tre anni a Kiev, dove fu ampiamente considerato agente di coloro che promossero il colpo di Stato, tra cui George Soros. Pyatt è meglio noto, forse, per essere l’interlocutore sulla telefonata “si fotta l’Europa!” dell’assistente segretaria Victoria Nuland. Anche se Nuland si è dimessa dopo l’elezione del presidente Donald Trump, il suo vicesegretario aggiunto per gli affari europei e eurasiatici Hoyt Brian Yee rimane responsabile della politica del dipartimento di Stato nei Balcani. Continua a viaggiare spesso nei Balcani, anche se solo poche settimane prima il presidente macedone si rifiutasse d’incontrarlo, sconvolto dalla manipolazione statunitense del proprio Paese.

Geoffrey Pyatt

Kosovo
Yee è stato accolto con entusiasmo dai funzionari in Kosovo, dove la pressione statunitense e i bombardamenti crearono la piccola nazione di 1,8 milioni di persone. (La giornalista balcanica Masha Gessen indica come il bombardamento NATO della Serbia nel 1999, senza consultare la Russia, creò il precedente per l’intervento della Russia in Crimea secondo il governo russo). Tuttavia, anche in Kosovo, i funzionari locali reagiscono alle direttive statunitensi, regolarmente svolte in pubblico piuttosto che discrete o per via diplomatica. Per esempio, Yee s’è recato a Pristina a fine marzo per ordinare ai capi nazionali, che contemplavano la decisione di trasformare la forza di sicurezza della nazione in un esercito formale, di “escludere la legge”. Se gli Stati Uniti non vogliono che Pristina crei un esercito, perché diavolo li abbiamo addestrati e incoraggiati per anni? È facile per l’ambasciatore statunitense Greg Delawie pubblicare video sconvolgenti su YouTube in cui appare come un clown mentre discute dei piani anticorruzione, ma la sicurezza non è uno scherzo per chi vive nei Balcani.

Scommettere in Bosnia
Un altro ambasciatore statunitense che sembra preferire la diplomazia amatoriale degli #hashtag sui media sociali e gli scontri pubblici con funzionari nazionali, è l’ambasciatrice degli Stati Uniti in Bosnia Erzegovina Maureen Cormack, altro Paese che gli Stati Uniti hanno contribuito a creare e a cui i contribuenti statunitensi versano 1,6 miliardi di dollari di aiuti. A una settimana dall’arrivo nel Paese nel 2015 postò un blog sull’istruzione della Bosnia, accusandola di essere discriminatoria ed etnicamente divisiva. Mi scusi, ambasciatrice Cormack, ma il governo degli Stati Uniti ha creato una nazione sulla divisione etnica secondo gli accordi di Dayton, così … benvenuta al suo posto. Quest’anno, la sconvolgente incuria verso il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, presidente della regione autonoma serba, la Repubblica Srpska, problema nel problema nell’accordo sul Paese, ha raggiunto nuove altezze: fece imporre al Tesoro degli Stati Uniti le sanzioni al presidente per aver celebrato una festa serba ortodossa il 9 gennaio, giorno di Santo Stefano. In risposta, la dichiarò “nemica dei serbi, sgradita nella Repubblica serba“. Bel lavoro.
Nel complesso, gli ambasciatori dell’era Obama sono riusciti a favorire la tensione etnica (in particolare in Macedonia e Bosnia), promuovendo favoriti politici recuperati, soprattutto socialisti e membri della rete di George Soros (Albania, Grecia, Macedonia), che reputano di sapere cosa sia meglio per il proprio Paese (Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia). Il segretario di Stato Rex Tillerson annunciava la scorsa settimana che gli Stati Uniti non imporrano più agli altri Paesi l’adozione dei valori statunitensi. Le nostre ambasciate nei Balcani chiaramente non hanno ricevuto il memo.

Maureen Cormack

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Dayr al-Zur e perché adesso?

Sic Semper Tyrannis 10 maggio 2017Al primo appello della Russia alle zone di de-escalation, il mio primo pensiero, come molti, era che Putin stesse gettando la spugna. Poi pensai a diverse altre possibilità.
1. Sembrava la continuazione del tentativo della Russia di separare i jihadisti inconciliabili dall’opposizione siriana. Dubito che gran parte di tale opposizione rimanga, ma bisogna avere alcuni dati su chi ancora passa dal lato del governo. Non sono certamente militarmente significativi. In ogni caso, RT affermava che quest’opposizione moderata sarà diretta contro i jihadisti “con il sostegno dei Paesi garanti”.
2. Il piano russo per le zone di de-escalation previene l’aggressivo vecchio piano statunitense-saudita per le aree sicure. Portando la Turchia su questo piano alternativo, rendendola garante, indebolirebbe enormemente il piano USA-Saudita e ne bloccherebbe l’attuazione.
3. L’obiettivo del piano potrebbe rientrare nell’operazione per neutralizzare il sostegno turco ai jihadisti e trascinare la Turchia nella sfera russa.
4. Finché la Russia non è disposta a schierare forze terrestri significative per chiudere definitivamente le operazioni, il piano delle zone di de-escalation sembra la mossa migliore. Se Russia e Siria riescono ad includere la Turchia quale Paese garante, questo isolerebbe di molto i jihadisti concentrando la lotta contro di loro.
Negli ultimi giorni è divenuto chiaro che il piano di de-escalation è la prima tappa di un importante cambio strategico nella guerra in Siria. Si tratta dell’economia di forze che volgono dalla parte occidentale della Siria per concentrare le forze R+6 per la spinta verso est, come dichiarato esplicitamente dal Generale Rudskoj qualche giorno fa. “Dopo la firma del memorandum sulla creazione di zone di de-escalation in Siria, i principali sforzi della forza aerea russa saranno diretti a sviluppare l’offensiva ad est di Palmyra e alla successiva liberazione di Dayr al-Zur, secondo il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato delle Operazioni dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. “L’istituzione di zone di de-escalation consentirà alle forze governative di liberare un numero significativo di truppe”. La forza aerea russa continuerà a sostenere le forze armate siriane a distruggere le formazioni di banditi dell’organizzazione terroristica DAISH (nome arabo dell’organizzazione terroristica SIIL, vietata in Russia)”, affermava Rudskoj. Un altro compito della VKS, secondo Rudskoj, sarà la liberazione dei territori nordorientali della provincia di Aleppo, lungo il fiume Eufrate“. (Rossijskaja Gazeta)
Secondo al-Masdar il sostegno russo includerebbe anche forze terrestri. “Secondo la fonte militare, le forze speciali russe saranno integrate nel V Corpo e nella Quwat al-Nimr dell’Esercito arabo siriano per tutta l’offensiva“. Non sappiamo se ciò interessi consiglieri o le unità Spetsnaz che svolgono i tradizionali compiti di ricognizione-sabotaggio per le formazioni maggiori dell’EAS. Forse entrambi. Un altro sostegno russo consiste nel “nuovo distaccamento speciale antiguerriglia dei Paesi dell’ex-URSS” chiamato Turan. Secondo “Russkaja Vesna“, un distaccamento di 400 uomini dell’unità Turan, di 800-1200, sono pronti a sostenere immediatamente l’offensiva dell’EAS da Aleppo a Dayr al-Zur. Le forze dell’EAS radunate per l’offensiva includono la Quwat al-Nimr e il V Corpo. Sono sicuro che ce ne siano altre. Hezbollah ritorna sul fronte di Tadmur. Al-Masdar dice che “Suhayl al-Hasan, comandante della Quwat al-Nimr, comanderà comunque due offensive simultanee ad est di Aleppo e ad est di Palmyra contro lo Stato islamico“. L’idea di due offensive creava qualche preoccupazione prima di vederla come manovra d’avvolgimento per isolare i jihadisti dello SIIL nella vasta area aperta ad est di Homs, o costringerli a ritirarsi verso l’Eufrate. Gli sforzi nella tasca di Dayr al-Zur per espandere l’area sotto il controllo governativo s’intensificano con qualche successo. L’EAS, sicuramente con il sostegno aereo russo, prepara una forza di diverse centinaia di veterane guardie repubblicane per rafforzare la tasca via aerea. È un piano coraggioso, ma a mio avviso con buona probabilità di riuscita.
L’operazione per liberare Dayr al-Zur sarà denominata Operazione Lavanda. Perché? L’osservatore Wail al-Husayni l’ha spiegato su twitter, “Nel 2012 quando Dayr al-Zur stava per cadere, un famoso comandante della Guardia repubblicana, Ali Quzam, fu tra i primi ad arrivare per difendere la città insieme al Generale Isam Zahradin, purtroppo cadde difendendola. In arabo Quzam significa lavanda, quindi questa operazione sarà un tributo a lui e agli altri eroi caduti per difendere la Siria“. L’obiettivo dell’offensiva va oltre la liberazione di Dayr al-Zur. È la corsa al confine iracheno. Le R+6 vedono ovviamente lo sforzo della coalizione per prendere l’est del Paese dal Rojava e dalla Giordania come una minaccia peggiore dei jihadisti ad Idlib. Non so come Putin convinca la Turchia, ma credo che pensi di poter gestire il sultano. Credo anche che Putin e Assad siano sicuri di poter finalmente collaborare con i curdi del Rojava. Ma il piano USA-Arabia Saudita (ed Israele) per le aree sicure e bloccare la mezzaluna sciita, come scrive Elijah Magnier, è qualcosa che va affrontato adesso. L’Iraq lo vede pure, ed Esercito iracheno e PMU hanno appena lanciato un’offensiva per liberare la provincia ad ovest di Haditha, nell’ambito del piano iracheno per infine liberare il valico di frontiera di al-Qaim. In retrospettiva, credo che la decisione di non continuare l’offensiva su Idlib dopo la liberazione di Aleppo e di avanzare verso est per tagliare i turchi e loro jihadisti ad al-Bab, sia il risultato di questo punto di vista sulle incursioni straniere nel territorio siriano, considerate maggiore minaccia immediata per Assad e Putin che non i jihadisti ad Idlib.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Resa di conti a Washington e finta invasione della Siria

Alessandro Lattanzio, 10/5/2017Tre medi dopo la nomina del generale HR McMaster a consigliere per la sicurezza nazionale, nel febbraio 2017, Trump vi si scontrava apertamente. Secondo il consigliere della Casa Bianca Steve Bannon, McMaster cercava d’ingannare il presidente sulla Siria, mentre il capo dello staff della Casa Bianca, Reince Priebus, impediva a McMaster di compiere una nomina cruciale. Trump sarebbe sempre più irritato verso McMaster, che non riesce a dialogare durante i briefing con il presidente. In effetti, Trump, secondo tre funzionari della Casa Bianca, dopo aver letto sul Wall Street Journal che McMaster aveva chiamato la controparte sudcoreana per assicurarla che la minaccia del presidente di fargli pagare il sistema di difesa missilistico THAAD non era la politica ufficiale degli USA, irato avrebbe sgridato McMaster accusandolo di sottovalutare gli sforzi per fare comprare alla Corea del Sud il THAAD. Inoltre, Trump si lamentava in un briefing sull’intelligence che, “il generale mina la mia politica“, secondo due funzionari della Casa Bianca. Il presidente ha ridotto gli appuntamenti con McMaster, le cui richieste d’informare il presidente prima di certe interviste venivano rifiutate. McMaster non aveva neanche accompagnato Trump all’incontro con il primo ministro australiano. In sostanza, nelle ultime settimane Trump avrebbe espresso rammarico per la nomina di McMaster. L’ex-ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, John Bolton, incontrava Trump per discutere di varie questioni con il Consiglio di sicurezza nazionale, forse con la prospettiva di nominare Bolton vice McMaster. Il primo conflitto tra McMaster e Trump si ebbe già alla fine di febbraio, a una sessione congiunta del Congresso. McMaster chiese al presidente di non usare la frase “terrorismo islamico radicale”, consiglio che Trump ignorò, sottolineando nel discorso le parole “terrorismo”, “islamico” e “radicale”. Anche la cerchia di Trump cominciava a scontrarsi con McMaster. Il primo fu Ezra Cohen Watnick, direttore dell’intelligence del Consiglio di Sicurezza Nazionale. McMaster inizialmente si appoggiò alla CIA per rimuovere Watnick, nominato peraltro da Flynn, ma alla fine McMaster cambiò idea su pressione di Bannon e del genero di Trump Jared Kushner. In seguito, Bannon e Trump avrebbero imposto a McMaster il licenziamento di coloro che furono nominati da Obama al Consiglio di Sicurezza Nazionale, sospettati di fare rivelazioni alla stampa. L’elenco fu compilato da Derek Harvey, ex-colonnello dell’Agenzia d’intelligence della difesa, nominato sempre da Flynn. McMaster si oppose. Infine, il capo dello staff della Casa Bianca impediva a McMaster di nominare il brigadiere-generale Ricky Waddell suo vice. Intanto, il segretario alla Difesa degli USA Jim Mattis, secondo un senatore repubblicano, sosterrebbe la decisione dell’amministrazione Trump di fornire ai curdi delle YPG, in Siria, armi pesanti per attaccare la base dello SIIL di Raqqa, a dispetto delle preoccupazioni di Ankara. Il presidente del Comitato per le Relazioni Estere, senatore Bob Corker, affermava che è “l’unica soluzione corretta in questo momento… Gli interessi della Turchia e nostri non sono allineati, adesso. E a un certo punto va presa una decisione“, concludendo che gli Stati Uniti “per un po’ di tempo si spintoneranno con la Turchia“.
E se mentre Trump accoglie il Ministro degli Esteri russo Lavrov, il capo dell’FBI, James Comey, veniva licenziato per aver voluto continuare un’indagine, quella sui presunti legami tra Trump e la Russia, che da gennaio non ha prodotto una sola prova sull’influenza di Putin nell’elezione di Trump. Secondo la Casa Bianca, il licenziamento di Comey non è legato alle indagini sui presunti legami Trump-Russia, ma all’inefficienza dimostrata da Comey, nominato da Obama. Comey inoltre chiuse rapidamente l’inchiesta contro Hillary Clinton sulle fughe via posta elettronica di segreti di Stato, oltre che sulle rivelazioni sui suoi traffici con potenze estere (Arabia Saudita). Sempre sul caso di queste indagini, Comey veniva anche accusato di violare le regole, ignorando il dipartimento della Giustizia da cui dipende, “Il presidente Trump ha licenziato il direttore dell’FBI James B. Comey, su consiglio di alti funzionari del dipartimento della Giustizia, avendo trattato erroneamente il caso Hillary Clinton, in tal modo danneggiando la credibilità di FBI e dipartimento della Giustizia”. Dantr’onde, l’ex-direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper, nominato da Barack Obama, aveva dichiarato sotto giuramento il 5 marzo che non aveva alcuna prova della collusione tra Trump e il governo russo, ed anche l’ex-procuratrice generale Sally Yates non poté portare alcuna prova a sostegno della tesi sui rapporti tra Trump e i russi. Trump, quando fu eliminato il suo ex-consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, non aveva abbastanza forze, ma oggi l’amministrazione Trump ha nominato abbastanza funzionari ai vertici del dipartimento della Giustizia per poter agire contro Comey e i resti dell’amministrazione Obama.Infine, le aziende del magnate israeliano Beny Steinmetz citavano in giudizio George Soros, sostenendo che abbia speso 10 miliardi di dollari per una campagna di diffamazione che le ha private dei diritti su una miniera di ferro in Guinea. Soros avrebbe finanziato studi legali, gruppi sulla “trasparenza”, investigatori e funzionari governativi in Guinea per assicurarsi che la BSG Resources Ltd. perdesse i diritti sul giacimento Simandou, nell’aprile 2014, dichiarava la BSGR in una denuncia presentata al tribunale federale di Manhattan. La BSGR accusa Soros di aver diffuso le accuse di corruzione che hanno portato alla perdita di Simandou; è la prima volta che viene presa un’azione legale diretta contro Soros. Nella denuncia, la BSGR sostiene che Soros fosse guidato da un rancore risalente al 1998, quando non poté acquisire un’impresa in Russia. “A Soros, il successo di Steinmetz, così come la sua attiva e appassionata promozione della vita, del business e della cultura israeliana, sono un anatema“, dichiarava la BSGR. “Soros è anche noto per il suo animus da lungo tempo avverso allo Stato d’Israele”. Simandou è una delle miniere di ferro più grandi del mondo, ed il gruppo Rio Tinto citò in giudizio proprio Steinmetz, accusandolo di aver collaborato con la Vale SA per rubargli i diritti, nel 2015. La BSGR chiese miliardi di dollari di danni alla Rio Tinto nel dicembre 2015 dopo che la Rio affermò di aver dato 10,5 milioni di dollari per consulenze ad un amico del presidente della Guinea. Anche Steinmetz fu indagato dalle forze dell’ordine svizzere e israeliane per tangenti versate per vincere la gara su Simandou. Steinmetz e BSGR persero i diritti su Simandou, perché il governo guineano scoprì che furono versati milioni in tangenti anche a Mamadie Toure, quarta moglie dell’ex-presidente della Guinea. Tale decisione, secondo BSGR, si basava su rapporti fabbricati dalle società finanziate da Soros. Toure avrebbe ricevuto 50000 dollari da un consulente del presidente Alpha Conde e 80000 dollari da un “agente o affiliato di Soros”, secondo la denuncia della BSGR. “Il potere finanziario di Soros gli ha dato potere sul governo della Guinea, abusandone completamente. Soros era motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non ha interessi economici in Guinea“, secondo la BSG Resources.
In conclusione, citiamo il sempre solerte “sito d’informazione filo-siriano” al-Masdar che, va ripetuto per gli ottusi, non è siriano, ma statunitense, e non ha corrispondenti in Siria, ma redattori negli USA; quindi sono più lontani dalla Siria del sottoscritto. Al-Masdar aveva diffuso, con il solito allarmismo che nasconde un’ampia collusione attiva verso la propaganda e la disinformazione islamista e atlantista, la voce dell’ammassamento di migliaia di soldati anglo-giordano-statunitensi che, con il supporto di “400 mezzi da combattimento”, si preparavano a conquistare non meno della metà della Siria, quella orientale, facendone un sol boccone. Fatto sta che le foto utilizzate a supporto di tale voce riprendevano un deposito per mezzi abbandonati dell’esercito giordano creato nel 2010 (infatti i mezzi sono malamente allineati, anzi, ammassati e lasciati tutti all’aperto, in mezzo al deserto, ad arrugginire sotto il sole senza teloni di copertura). La base in questione si trova a 50 km dal confine siriano-giordano, ad al-Zarqah. Ebbene, il numero dei mezzi presenti nel deposito, sostanzialmente non è mutato tra marzo e maggio 2017. L’unica cosa che cambia nella base di al-Zarqah è la disposizione dei mezzi ammassati nel deposito giordano.
Comparazione delle foto aeree: rosso gli stessi mezzi, verde i mezzi differenti. Fonte.
Va ricordato che periodicamente nell’area si svolgono le manovre congiunte Giordania-NATO denominate “Eager Lion”, a cui partecipano anche i reparti speciali italiani.
Fonti:
The Duran
Russie Politics
MSN
Moon of Alabama
McClatchyDC
Bloomberg

Cos’era veramente in gioco nelle elezioni francesi?

Gearóid Ó Colmáin 6 maggio 2017Forse sono le elezioni presidenziali più importanti della storia del dopoguerra francese, ma quali sono le questioni sostanziali ignorate dalla stampa aziendale? Uno degli episodi più divertenti delle presidenziali francese era Jean-Luc Mélenchon, capo di Francia Indomita, leggere una lettera degli operai in sciopero della Guyana francese che affermavano di non poter più far fronte all’immigrazione in massa da Suriname e Brasile, con gli immigrati accovacciati in città e villaggi e una delinquenza fuori controllo. Jean-Luc Mélenchon favorisce i confini aperti. Cherchez l’erreur!
Il Fronte Nazionale (FN) ha ottenuto il voto massimo nella storia del partito nei territori d’oltremare. La Guyana francese, dove la mancanza di servizi sociali, istruzione e l’immigrazione di massa hanno provocato danni alla popolazione locale, ha votato in modo notevole per Marine Le Pen al primo turno delle presidenziali. Le Pen è andata bene anche a Mayotte dove la popolazione nativa ha subito gravi conseguenze sociali dall’immigrazione di massa. Nelle elezioni, si sceglieva tra un candidato che rappresenta il capitalismo finanziario nella forma più perversa, Emmanuel Macron, e il nazionalismo basato sull’alleanza tra piccola borghesia e classe operaia di Marine Le Pen. Molti dei miei critici sui social media senza dubbio mi chiamano “fascista” e “razzista” per aver eliminato le bugie dell’oligarchia su Le Pen. Come il geografo francese Christophe Guilluy ha accuratamente sottolineato, “antifascismo” e “anti-razzismo” sono ora le armi ideologiche della borghesia, utilizzate per mantenere il dominio di classe . Gli “anti-razzisti” di ultra-sinistra sono gli utili idioti della borghesia. Il razzismo ha una base puramente economica e materiale. È solo rimuovendola che le razze possono “tollerarsi” e cooperare sulla base dell’uguaglianza. Una parte significativa della classe operaia francese non ha interesse nell'”antifascismo” piccolo borghese. Ha letto il programma del Fronte Nazionale e vi ha visto i propri interessi di classe. Marine Le Pen aveva battuto il concorrente al primo turno Macron arrivando alla Whirlpool di Amiens prima del rivale. Le Pen è stata accolta calorosamente dagli operai, promettendo di non permettere che l’impianto venga trasferito in Polonia. Macron, d’altra parte, è stato scacciato dalla fabbrica. Non era venuto a vedere i lavoratori ma piuttosto a consultarsi con i collaborazionisti della Confederazione del Lavoro (CGT), il cui compito era dire ai lavoratori di votarlo, votare per il proprio suicidio. CGT e Partito comunista francese (PCF) invitavano i lavoratori a votare per il banchiere dei Rothschild Macron. Dall’adozione del revisionismo sovietico negli anni Cinquanta con Maurice Thorez, il PCF è divenuto un partito socialdemocratico e adesso anche di destra. Previdi qualche tempo fa che il traditore trotskista Jean-Luc Mélenchon avrebbe sostenuto Macron, dicendo ai suoi seguaci di non votare Le Pen, quindi di sostenere Macron. Nonostante le politiche sociali di Mélenchon e Le Pen siano praticamente le stesse.

Nazionalisti di sinistra e alter-globalisti
Poiché al secondo turno, il 15 per cento o più dei voti al candidato Jean-Luc Mélenchon votava per Le Pen, è importante capire somiglianze e differenze tra i nazionalisti ed alter-mondialisti o alter-globalisti. Non c’è motivo di parlare delle politiche di Emmanuel Macron., non avendone. La grande differenza tra Marine Le Pen e Mélenchon è che la prima vuole porre fine al dominio monetario coloniale francese sull’Africa abbandonando il franco CFA, consentendo così lo sviluppo economico africano, mentre l'”anti-razzista” Mélenchon preferisce infliggergli un’enorme dose di bombardamenti umanitari sotto il mandato delle Nazioni Unite e forse alcune scatole di magliette di Che Guevara usate. Stéphan N’Goran, leader ivoriano della Nouvelle Entente Francophone (NEF), sosteneva il Fronte Nazionale, ritenendone le politiche più favorevoli alla liberazione nazionale africana. Mélenchon supporta anche il matrimonio gay e l’insegnamento della pseudoscienza LGBT ai bambini, a cui si oppone il Fronte Nazionale. Anche qui la posizione del Fronte Nazionale sulla sessualità è molto più vicina al marxismo classico rispetto alla decadenza bohemistica borghese promossa dai melechonisti. Un’altra grande differenza tra Mélenchon e Le Pen è che Le Pen sembra almeno pensare seriamente di lasciare euro ed Unione europea. Mélenchon non sembra neanche serio. Mélenchon dice che vuole lasciare la NATO, ma l’articolo 42 del Trattato dell’Unione europea dice che tutte le nazioni dell’UE devono essere nella NATO. La politica gollista di Le Pen, ritirarsi dalle strutture comandate dalla NATO, è possibile e costituirebbe un passo importante verso la liberazione della Francia, anche se in forma limitata, dall’egemonia statunitense. Le Pen e Mélenchon differiscono anche sulla politica energetica. Le Pen supporta l’industria nucleare della Francia, mentre Mélenchon vuole abbandonarla. Studi recenti a Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che la natura può tollerare livelli di radiazioni molto più alti senza quegli effetti dannosi precedentemente pensati. Wade Allison, professore emerito di fisica nucleare dell’Università di Oxford, sostiene che gli esseri umani possono probabilmente assorbire 1000 volte l’attuale livello di sicurezza raccomandato di radiazioni. Il suo libro Reason and Radiation: La scienza nella cultura della paura, è d’obbligo per chi è interessato all’energia pulita, sicura, efficace e economica. La difesa audace di Le Pen delle centrali nucleari francesi e la sua opposizione alla loro privatizzazione è un’altra ragione per cui è più moderna e progressista del trotskoide. L’ottanta per cento dell’elettricità francese proviene dal nucleare. A mio avviso, Le Pen rappresentava l’avversario più netto degli OGM e della Monsanto nell’Unione europea. Mantenere l’Europa libera da OGM e dominio della Monsanto è di fondamentale importanza. Il Fronte Nazionale propone di utilizzare i miliardi di Euro dei contributi dell’UE per investire nelle piccole coltivazioni familiari. Il problema della sicurezza e della qualità alimentare è qualcosa che i francesi, forse più di qualsiasi altra nazione, prendono molto seriamente; cibo e vino francesi sono i migliori del mondo. Il Fronte Nazionale è l’unico partito che ha forti politiche per rilanciare e proteggere l’agricoltura francese. È per questo che Marine Le Pen è stata accolta calorosamente al Salone dell’Agricoltura Francese, mentre Emmanuel Macron è stato accolto dalle uova!

La “rivoluzione” di Macron
La differenza tra Le Pen e Macron è, per molti aspetti, quella tra scienza e superstizione. Macron è un mago che lavora per un gruppo di trafficanti. Si esibisce sul palco gridando e sbattendo, ipnotizzando i seguaci con trucchi e incantesimi. Eppure non molti frequentano i suoi raduni. Un reportage televisivo critico di Macron pubblicato su YouTube mostra come i media nascondessero le sale vuote dei suoi raduni. Molti comunisti in Francia mi hanno detto in privato di sostenere Marine Le Pen, ma non gliel’ho mai sentito dire in pubblico. C’è una stigma terrificante associata al Front National. Dopo tutto, Jean-Marie Le Pen ha sostenuto Pinochet, Franco e ogni tipo di squadrone della morte durante la guerra fredda. Era un colonialista fanatico che si oppose alla liberazione algerina. Era certamente un capo di destra che si paragonò a Ronald Reagan. Il fondatore comunista della rete Voltaire, Alain Benajam, mi ha detto di recente che i Comunardi di Parigi del 1871 erano nazionalisti piccolo-borghesi, non rivoluzionari proletari. L’ideologia nazionalista piccolo-borghese della Comune di Parigi fu spiegata dallo storico di sinistra Henri Guillemin, che citò come autorità sulla questione nient’altri che il compagno Stalin. Nei primi anni ’90 Jean-Marie Le Pen si rese conto che la cospirazione massonica che aveva sempre percepito nel “comunismo” o per essere più precisi, nel socialimperialismo sovietico e nel trotskismo, era divenuta l’ideologia della globalizzazione selvaggia e del “nuovo ordine mondiale”. Da allora il Fronte Nazionale si spostò a sinistra, avvicinandosi laddove il Partito Comunista francese revisionista se ne andava; non assunse la lotta di classe come slogan elettorale, ma piuttosto il “popolo” contro il Nuovo Ordine Mondiale. Anche se è chiamato partito di destra dai nemici, il Fronte Nazionale afferma di essere “né di sinistra né di destra”. La corretta descrizione del Fronte Nazionale oggi è partito nazionalista di sinistra. Il Fronte Nazionale è l’unica organizzazione dalla caduta dell’URSS ad occupare la linea del PCF sull’immigrazione: una politica della classe dirigente per sabotare e ridurre i salari. L’immigrazione, affermò Jean-Marie Le Pen, era uno strumento del capitale contro il lavoro. Infatti, Le Pen ammise che fu usato per indebolire le prospettive della rivoluzione comunista in Francia. Molti lavoratori, abbandonati dal PCF borghese, cominciarono ad ascoltare la linea populista del FN, mentre tutti gli altri partiti si spostarono ulteriormente verso destra. L'”estrema destra” in Francia era l’unico partito di massa dalle posizioni tradizionali di sinistra sugli interessi chiave della classe operaia. È sempre più chiaro che Jean-Marie Le Pen non sbagliò sull’analisi della sinistra trotskista e maoista del 1968. Erano, come sottolineò il filosofo Clouscard, l’avanguardia del capitalismo finanziario. L’intellettuale francese Alain Soral ha avuto una grande influenza nel spingere il Fronte Nazionale a sinistra. Soral è un marxista clouscardiano e un ex-membro del PCF che comprende le contraddizioni primarie e secondarie della lotta di classe. Molti comunisti hanno malignato su Soral per aver sostenuto l’FN, ma ha fatto molto di più per educare la classe operaia francese con i suoi libri e video, che tutti i suoi critici.
Quindi, cosa possiamo aspettarci da Marine Le Pen? Come dissi di Trump, “molto poco, quasi niente”. È dubbio se eletta, e sarebbe una sorpresa, lasci l’UE. Poteva ottenere alcune importanti concessioni sul controllo delle frontiere e la politica monetaria. Poteva sostenere l’industria francese perché la sua base in gran parte sono lavoratori. Poteva tentare di lasciare l’asse Atlantico e gravitare verso l’Eurasia ed doveva anche offrire all’Africa un accordo migliore se l’imperialismo francese dovesse competere con la Cina. Certamente si sarebbe scontrata con l’impero di Soros, i mass media e l’oclocrazia di sinistra. Se sinceramente patriottica, la Francia poteva sopravvivere alla tempesta imminente. Ma è in guerra civile, in un modo o nell’altro. Le Pen non è così vicina alla lobby ebraica in Francia quanto Trump negli USA. Non fu invitata alla cena annuale del Consiglio dei Rappresentanti delle Istituzioni Ebraiche in Francia (CRIF) l’equivalente francese del Comitato Americano degli Affari Pubblici israeliani (AIPAC). Piuttosto, come Putin in Russia, Le Pen è riuscita a dividere gli ebrei francesi, con alcuni che la sostengono. Ma gran parte del sostegno degli ebrei sionisti è per l’opposizione di Le Pen all”islamizzazione della Francia. Molti ebrei sionisti temono che gli immigrati musulmani non conoscano o non si preoccupino dell’olocausto e critichino lo Stato ebraico, mentre la maggioranza del sionismo mondiale supporta l’immigrazione di massa dei musulmani in Europa come forma d’ingegneria della migrazione coercitiva che farebbe crollare le nazioni europee, secondo gli obiettivi geopolitici degli USA in Europa. Ma è chiaro che Marine Le Pen si oppone all’ideologia wahhabita esportata in Europa dall’Arabia Saudita, piuttosto che all’Islam in sé, con la possibilità che la politica estera verso i Paesi islamici sia simile a quella dell’Ungheria di Viktor Orban. Ad esempio, l’Ungheria ha eccellenti relazioni con l’Iran. Tuttavia, è difficile che le relazioni francesi con il regime saudita siano rotte per via dei grandi contratti su armamenti e commerciali firmati negli ultimi anni. Non c’è dubbio che concentrarsi sull’Islam ignorando l’ebraismo e il sionismo sia una pessima politica, ma Nicolas Dupont-Aignan, leader del partito France Debout e sostenitore di Marine Le Pen, è un noto critico d’Israele. C’era la possibilità di tornare ad una politica francese indipendente in Medio Oriente. Dupont-Aignan disse ai media francesi dopo l’attacco fasullo delle armi chimiche in Siria che non credeva che Assad ne fosse responsabile. Dupont-Aignan fu uno dei pochi deputati che si oppose alla guerra in Libia nel 2011. Doveva essere il Primo ministro di Le Pen.
La posta elettronica di Wikileaks sulla squadra di Emmanuel Macron potrebbe rivelare molta corruzione, ma può anche servire ad avvertire il Cremlino. Un tweet di Wikileaks afferma che molti file hanno metadati cirillici. Questi documenti confusi con documenti autentici, verificati da fonti affidabili, basterebbero ad incolpare il Cremlino di aver tentato di influenzare le elezioni e servire da pretesto per chiudere i media russi, sempre più influenti in Francia. I giornalisti di France Inter e Le Monde mi hanno accusato di essere un agente del Cremlino. Se l’intelligence russa ne venisse accusata, notiziari e giornalisti che collaborano con Mosca potrebbero essere criminalizzati. Sotto la dittatura di Macron tutto è possibile. I media francesi sono stati avvertiti dal governo di non parlare della fuga. La stampa israeliana accusa Putin. Secondo l’ex funzionario della CIA Robert Steele, WikiLeaks ha collegamenti con il servizio d’intelligence israeliano Mossad. Non possiamo verificare tale affermazione né spiegare completamente cosa potrebbe significare. La matrice delle informazioni è infinitamente complessa e sempre sfuggente.

Tempo per prendere posto
Molti sinistri e comunisti in Francia hanno optato per l’astensione al secondo turno, giudicandolo magico. Per certi aspetti hanno ragione. Ma c’è anche il pericolo di mancare un’occasione storica per raggiungere il disperato proletariato francese, sia nella ‘Metropole’ che nei territori d’oltremare. Abbiamo due candidati che pretendono di non essere né di sinistra né di destra. Macron è un protetto dell’economista ed oligarchia Jacques Attali. Nel suo libro “Urgence Francaise” Attali dice che la Francia ha sempre bisogno di una rivoluzione per salvaguardarsi dalla distruzione. Il libro di Emmanuel Macron è intitolato “Rivoluzione”. Attali scrive: “L’episodio finirà indubbiamente con la nomina dello Stato di un uomo o una donna a cui sarà assegnato il compito di attuare le riforme che i partiti democratici non hanno avuto il coraggio di fare, anche a prezzo di limitare le libertà personali“; p. 144. Nell’ultimo dibattito con Macron, Le Pen non riescì ad impressionare. Le sue gesticolazioni selvagge ed emotive l’hanno resa una patetica avversaria plausibile. Ora sembra che il banchiere di Rothschild sia il prossimo presidente francese. Macron è la “rivoluzione” bonapartista della globalizzazione che deve uccidere ciò che è rimasto della Francia, schiavizzarne il popolo mentre ne distrugge cultura, lingua, storia ed economia. Inchioderà una grande civiltà e uno dei più antichi Stati nazionali del mondo sulla croce dell’imperialismo atlantista e sionista. L’analisi dialettica dell’imperialismo nella sua forma attuale dimostra che la contraddizione primaria è oggi tra globalizzazione e Stato-nazione, tra borghesia compradora e borghesia nazionale. La contraddizione secondaria è tra borghesia nazionale e proletariato. La vittoria di Trump negli Stati Uniti ha indebolito e diviso l’imperialismo statunitense. Comunque, come previdi, non è granché, quasi niente. Una vittoria di Le Pen avrebbe dato sempre poco. Ma due “pochissimi” costituirebbero molto, e due “quasi” sono qualcosa. Ecco perché speravo nella vittoria di Le Pen.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora