Putin, intervista a TASS e Xinhua

Kremlin 1 settembre 2015Vladimir Putin, Xi JinpingIn vista della visita nella Repubblica popolare di Cina per partecipare alle celebrazioni del 70° anniversario della vittoria della Cina nella guerra di resistenza contro il Giappone e la fine della seconda guerra mondiale, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa russa TASS e all’agenzia di notizie cinese Xinhua.

Domanda: Quest’anno segna i 70 anni dalla vittoria sul nazismo nella seconda guerra mondiale. Suo padre e il padre del presidente cinese Xi Jinping combatterono in quella guerra. I suoi ricordi della guerra sono ricordi personali, familiari e di tutta la nazione. Dopo la visita a Mosca, a primavera, di Xi Jinping per partecipare alle manifestazioni per commemorare il 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, Lei visiterà Pechino per partecipare alla grande parata militare per celebrare la vittoria nella guerra di resistenza contro gli invasori giapponesi. Cosa pensa dell’importanza nel commemorare oggi la vittoria nella seconda guerra mondiale e quegli eventi storici? Qual è la sua valutazione del contributo della guerra di resistenza del popolo cinese contro gli invasori giapponesi alla vittoria finale contro il nazismo?
Presidente della Russia Vladimir Putin: Vero, per la Russia e la Cina questo anniversario della vittoria ha un significato speciale. L’Unione Sovietica l’ottenne attraverso enormi sacrifici. Il popolo cinese ha anche sopportato grandi perdite. Non dimenticheremo mai l’eroismo, il coraggio e la forza spirituale della generazione dei vincitori. Per sempre ricorderemo i caduti e onoreremo i veterani. I nostri due Paesi erano alleati nella lotta contro il nazismo e il militarismo giapponese e sostennero il peso dell’aggressione, e non solo resistettero in questa battaglia, ma la vinsero liberando i popoli schiavizzati e portando la pace sul pianeta. Il sostegno reciproco tra il popolo sovietico e il popolo cinese in quegli anni di prova, nella nostra memoria storica comune è la solida base delle relazioni attuali tra Russia e Cina. Oggi, in Europa e in Asia assistiamo a tentativi di falsificare la storia della seconda guerra mondiale, di promuovere interpretazioni libere e distorte degli eventi senza basi sui fatti, in particolare gli eventi prebellici e il dopoguerra. Gli sforzi di certi Paesi nel glorificare e scagionare i criminali di guerra e i loro scagnozzi sono una beffa scandalosa dei processi di Norimberga e Tokyo. Un insulto totale alla memoria di milioni di persone cadute in guerra. L’obiettivo di tali speculazioni storiche è evidente: utilizzarle in oscuri giochi geopolitici per scatenare faide tra Paesi e popoli. Russia e Cina hanno opinioni simili su cause, storia e risultati della seconda guerra mondiale. Per i nostri popoli la sua memoria e le sue lezioni sono sacre. Questo tragico passato è un appello alla nostra comune responsabilità per le sorti del mondo, per la comprensione delle terribili conseguenze cui un’ideologia distruttiva esclusivista e permissivista potrebbe comportare. Queste sono le idee su cui nazismo e militarismo prosperarono. E’ nostro dovere impedirne la rinascita e la diffusione. Pertanto, è estremamente importante che i nostri due Paesi siano uniti nella lotta per preservare ulteriormente la verità storica e ampliare la nostra vittoria comune. Le nostre celebrazioni congiunte del 70° anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale illustrano chiaramente questo nostro impegno.

Domanda: Negli ultimi anni la situazione nel mondo è carica di sviluppi e cambiamenti drammatici, e certe tendenze sono piuttosto allarmanti. Come vede le relazioni tra Mosca e Pechino nell’attuale situazione internazionale? Russia e Cina possono contribuire a costruire un nuovo ordine mondiale e, in caso affermativo, su cosa dovrebbe basarsi secondo Lei?
Vladimir Putin: Purtroppo, la situazione internazionale è sempre più imprevedibile. La creazione di un nuovo modello policentrico è accompagnata da crescente instabilità regionale e globale. La ragione principale di una situazione così tesa e complicata è il deficit nei tentativi per un compromesso. Le controversie tra civiltà e interreligiose non portano a una soluzione stabile. L’economia globale deve ancora entrare nella fase di sviluppo stabile. Tra i problemi endemici c’è il desiderio persistente di certi Stati di mantenere la posizione dominante negli affari globali, a tutti i costi. Pur dichiarandosi per le norme della democrazia, la supremazia del diritto e dei diritti umani nei propri Paesi, le ignorano sulla scena internazionale, in realtà denunciando il principio di uguaglianza sovrana di tutti gli Stati stabilito dalla Carta delle Nazioni Unite. In tali condizioni complicate, la cooperazione russo-cinese assume un nuovo significato nel mantenimento e rafforzamento delle stabilità e sicurezza globali e regionali, trovando una risposta efficace alle sfide globali. I rapporti russo-cinesi ora probabilmente sono al culmine della loro storia e continuano a svilupparsi. La partnership tra Russia e Cina si basa sulla sincera amicizia e simpatia tra i nostri popoli, profondo rispetto e fiducia, considerazione dei reciproci interessi chiave e impegno a far prosperare i nostri Paesi. È in questo quadro che collaboriamo alle Nazioni Unite, al G20, così come nei BRICS e SCO che hanno tenuto con successo i loro vertici ad Ufa a luglio. La connessione Russia-Cina ha svolto un ruolo importante nella risoluzione di questioni acute come il ritiro delle armi chimiche dalla Siria e l’accordo sul programma nucleare iraniano. Russia e Cina sono partner prioritari nel promuovere i principi della costruzione di un’architettura basata su sicurezza condivisa e cooperazione nella regione Asia-Pacifico, nel rafforzamento della fiducia nell’esplorazione dello spazio e nel garantire la sicurezza dell’informazione globale. L’ampliamento della partnership russo-cinese incontra interessi ed obiettivi strategici dei nostri Paesi. Questo è ciò che ci ha guidato quando adottammo a maggio l’attuale dichiarazione congiunta sulla cooperazione coordinando lo sviluppo dell’Unione economica eurasiatica e della fascia economica della Via della Seta. Questo è l’inizio di un processo di coordinamento delle nostre priorità di sviluppo a lungo termine, per dare forte impulso alle attività economiche nelle vastità dell’Eurasia. xi-jinping-vladimir-putinDomanda: Le relazioni commerciali ed economiche tra Russia e Cina sono generalmente in aumento, anche se le sanzioni antirusse degli occidentali influenzano negativamente il commercio bilaterale. Possono i Paesi raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il fatturato commerciale che si sono già prefissati? Quali aree ritiene più promettenti?
Vladimir Putin: La Cina è il nostro partner economico. Negli ultimi anni siamo riusciti a compiere progressi significativi in tutti i settori della cooperazione economica e della produzione. Non sarei d’accordo sulle restrizioni illegittime imposte da certi Paesi occidentali contro la Russia che avrebbero avuto un impatto negativo sulla cooperazione economica russo-cinese. Al contrario, incoraggiano le nostra attività interne sviluppando rapporti commerciali stabili con la Cina. Dal 2010 la Cina è il primo partner commerciale della Russia. Nel 2014, nonostante l’andamento sfavorevole dell’economia globale, siamo riusciti a mantenere il nostro fatturato commerciale, giunto a circa 88,4 miliardi di dollari. L’energia rimane l’area chiave. I nostri Paesi avanzano costantemente verso la creazione di un’alleanza strategica sull’energia che, ne sono certo, avrà un ruolo significativo nelle relazioni economiche internazionali. Nel 2014 compimmo una vera svolta nell’industria gasifera. Nel maggio dello scorso anno, durante la mia visita in Cina, firmammo un contratto per la fornitura alla Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, che sarà trasferito sulla rotta ‘orientale’ per 30 anni. Per implementare il progetto, abbiamo già avviato la costruzione del gasdotto Potenza della Siberia. A maggio di quest’anno abbiamo raggiunto un accordo iniziale sulla rotta ‘occidentale’, con esportazioni per 30 miliardi di metri cubi l’anno. La realizzazione di questi grandi progetti è la nostra priorità assoluta per il prossimo futuro. Facciamo anche progressi significativi in altri settori della cooperazione energetica. Abbiamo costruito e avviato un oleodotto dalla Russia alla Cina, abbiamo firmato accordi per aumentare le forniture di petrolio, creato joint venture per esplorare ed estrarre petrolio in questo Paese. Le aziende cinesi hanno aderito ai progetti sul gas sulle piattaforme artica russa e di Sakhalin. Ci sono buone prospettive per lo sviluppo congiunto dei bacini in Estremo Oriente. La cooperazione sull’energia nucleare si sviluppa rapidamente. La prima e la seconda unità della centrale nucleare di Tianwan, costruite dalla Rosatom, si dimostrano le più efficienti e sicure di tutte le centrali nucleari in Cina. Attualmente siamo impegnati nella costruzione del terzo e quarto reattore della centrale, che saranno commissionati nel 2018. Come si può vedere, la cooperazione energetica russo-cinese ha un grande potenziale. Considero lo sviluppo del trasporto ferroviario ad alta velocità una delle aree più promettenti. Abbiamo già concordato i parametri di cofinanziamento per la costruzione della tratta ad alta velocità tra Mosca e Kazan, e l’importo degli investimenti forniti dai nostri partner cinesi e da noi sarà superiore al 1 miliardo di rubli. Ci aspettiamo di completare la nuova tratta entro il 2020, divenendo progetto pilota della cooperazione russo-cinese nelle infrastrutture e nei trasporti. La cooperazione nel settore aerospaziale e nell’industria dei vettori spaziali è di grande importanza per entrambi i nostri Paesi. Abbiamo già deciso la realizzazione in comune di un jumbo jet a lungo raggio e di un elicottero pesante, nonché una serie di altri programmi comuni. La partecipazione della Cina quale Paese partner alla Fiera Internazionale industriale di Ekaterinburg, Innoprom 2015, ha dato nuovo slancio alla stretta cooperazione nelle scienze, tecnologie e produzione. Mosca e Pechino sono volte ad intensificare la collaborazione finanziaria, anche nelle transazioni con le monete nazionali. Abbiamo in programma l’espansione dei legami interregionali e della cooperazione transfrontaliera, aumentandone l’effetto pratico e migliorando le infrastrutture dei trasporti transfrontalieri.1662465Domanda: La Russia adotta una serie di misure, ultimamente, per rilanciare lo sviluppo delle regioni dell’Estremo Oriente tra cui, in particolare, la creazione di un porto franco a Vladivostok. Ad Ufa a luglio è anche stata accolta la partecipazione di aziende cinesi allo sviluppo dell’Estremo Oriente russo. Quali pensa siano le opportunità della cooperazione russo-cinese? In che modo la Russia intende attirare gli investitori cinesi?
Vladimir Putin: Vero, lo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente è la nostra priorità nazionale per il 21° secolo. Abbiamo già fatto una serie di passi significativi per risolvere questo grande compito. Attuiamo attivamente un programma di sviluppo socio-economico dell’Estremo Oriente e della regione del Bajkal comprendente decine di grandi progetti d’investimento, tra cui la costruzione del gasdotto Potenza della Siberia, del centro spaziale di Vostochnij, progetti di raffinazione del gas e chimici programmati da Gazprom e Sibur, l’ammodernamento e ampliamento della tratta Bajkal-Amur, delle linee principali della Transiberiana e dei cantieri navali Zvezda. Naturalmente, la Russia è interessata ad attirare gli investitori stranieri, anche cinesi, per partecipare alla realizzazione di questi progetti. La legge federale sulle Aree prioritarie di sviluppo in Russia ha creato un nuovo strumento, sia per il Paese in generale che per le regioni dell’Estremo Oriente, dove abbiamo già creato 9 di tali aree. Le aree di sviluppo prioritarie, insieme alle zone economiche speciali, dovrebbero diventare le “locomotive” della trasformazione economica dell’Estremo Oriente, una sorta di cluster che attrae e accumula investimenti e tecnologia. I principali incentivi fiscali e le procedure aziendali semplificate aiutano a creare in questi territori condizioni favorevoli per investimenti e imprese, indipendentemente dal Paese di provenienza dei capitali. Società residenti potranno godere dei seguenti benefici: tassa sui profitto pari a zero come le imposte fondiarie per i primi 5 anni; zero dazi doganali su importazioni ed esportazioni; contributi sui prestiti, tariffe speciali per l’affitto e procedure semplificate sul controllo da Stato e comuni. Per 10 anni, dopo l’ottenimento dello status di residente nell’Area di Sviluppo Prioritaria (PDA), le imprese potranno effettuare pagamenti assicurativi più bassi (7,6 per cento anziché 30). L’imposta sul valore aggiunto all’importazione per la raffinazione sarà pari a zero. Tuttavia, le misure di stimolo non si limitano a questo. Le aziende minerarie nazionali ed estere potranno godere di esenzioni fiscali: una riduzione (tra 0 e 0,8 per cento) verrà applicata per 10 anni. Saranno ridotti al minimo gli ostacoli amministrativi. La cosa più importante, lo Stato s’impegna a creare le infrastrutture necessarie. Il governo russo ha stimato che l’investimento totale nelle prime tre aree di sviluppo prioritari richiederà oltre 50 miliardi di rubli. Il bilancio federale ha anche stanziato fondi importanti per il loro sviluppo, circa 7,5 miliardi di rubli. Proprio mentre ampi cambiamenti sono previsti per gli investitori nel sud del Territorio di Primorie, dove introduciamo il regime di porto franco che copre i principali porti da Nakhodka a Zarubino, tra cui Vladivostok, naturalmente. La legge sul porto franco entrerà in vigore nell’ottobre 2015. Qui abbiamo intenzione d’introdurre significative agevolazioni fiscali, fino a un tasso zero per certe imposte. Il contesto economico è stato semplificato al massimo, anche nella costituzione dei capitali, e ci sono realtà che introducono un regime di esenzione dal visto per i cittadini stranieri. Una procedura doganale nella zona franca sarà anche disposta sul territorio del porto franco, che in realtà significa importazioni delle merci estere esenti da dazi. Sono convinto che queste nuove opportunità attireranno l’interesse degli investitori della Cina e di numerosi altri Paesi asiatici sulla realizzazione dei nostri progetti. Inoltre, una serie di importanti aziende ha già avanzato piani d’investimento specifici. Così, i nostri partner cinesi sono pronti a investire oltre 100 miliardi di rubli nella costruzione di una raffineria di petrolio e di un cementificio nella Regione dell’Amur, e dei ponti a Nizhneleninskoe-Tongjiang e Blagoveshensk-Heihe, e un impianto metallurgico e una fabbrica di mattoni in Jakutia.

Domanda: A maggio si è registrato un ordine esecutivo all’annuale Forum Economico Orientale di Vladivostok. Cosa si aspetta da ciò? Cosa i vostri partner regionali pensano di questa idea?
Vladimir Putin: Il Forum Economico Internazionale di San Petroburgo tenutosi a giugno ha dimostrato che, nonostante le sanzioni imposte contro la Russia che ostacolano lo sviluppo della cooperazione economica di qualità, l’interesse per questo Paese negli ambienti economici stranieri è cresciuto. Più di 10000 partecipanti provenienti da 120 paesi sono venuti al forum. Pertanto, non abbiamo alcun dubbio che il primo Forum Economico Orientale che si terrà a Vladivostok il 3-5 settembre attrarrà anche i nostri partner stranieri, soprattutto della regione Asia-Pacifico. Lo scopo principale del forum è posizionare la Russia come attore nei processi economici e d’integrazione nella regione Asia-Pacifico e presentare progetti specifici agli investitori dall’attuazione congiunta. Circoli economici di India, Vietnam, Corea del Sud, Giappone, Singapore e altri Paesi geograficamente non appartenenti alla regione già mostrano interesse al forum. Apprezziamo l’intenzione dei nostri partner cinesi inviando una forte delegazione che includerà uomini d’affari di oltre un centinaio di aziende leader nelle energia, miniere, trasporti, agricoltura, metalmeccanica e altri, così come rappresentanti di importanti istituzioni finanziarie, autorità centrali e governatori. Ci aspettiamo che siano particolarmente attivi al forum.

Domanda: Lei ha detto in precedenza che avete sentimenti speciali per la Cina. Da quando foste eletto al vostro primo mandato presidenziale nel 2000, avete visitato la Cina come leader russo 13 volte. Quali cambiamenti avete notato durante quelle visite e cosa via ha colpito di più? Cosa ne pensate dello sviluppo della Cina?
Vladimir Putin: Come avete ben notato, ho avuto la fortuna di vedere la Cina ‘in movimento’ per numerosi anni. In ogni visita ho notato che il suo Paese diventa economicamente sempre più potente, raggiungendo nuovi traguardi nella costruzione di moderne infrastrutture e nello sviluppo sociale. Allo stesso tempo, la Cina dimostra grande attenzione per le sue tradizioni culturali e storiche. Tutti coloro che visitano il vostro meraviglioso Paese lo sentono praticamente ovunque. I siti del patrimonio culturale sono di particolare importanza, riflettendo in piena misura la civiltà cinese. Il mio viaggio al monastero Shaolin, durante la visita nel 2006, è stato indimenticabile. La via allo sviluppo che la Cina ha coperto in questi anni è un cammino riuscito della riforma economica e di una politica sociale saggia. Questa esperienza è di grande valore per noi. Pertanto, anche con tutte le differenze tra Russia e Cina, abbiamo di fronte obiettivi di sviluppo comuni, come modificare la struttura dell’economia per favorire i settori ad alta tecnologia. Russia e Cina hanno anche priorità industriali molto simili: energia nucleare, esplorazione dello spazio, nuove tecnologie dell’informazione, tutela ambientale, risparmio energetico, produzione di farmaci ad alta tecnologia e attrezzature mediche e altri. I nostri due Paesi hanno un enorme potenziale con la cooperazione commerciale più stretta e attivi legami umanitari. Ancora più importante, siamo pronti a sfruttare tutte le opportunità; vediamo con reciproco interesse e fiducia crescere e rafforzare i nostri rapporti di amicizia. Possiamo ottenere molto con queste basi, e sono sicuro che ci riusciremo.2014052022291964474Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’Iran non andrà contro la Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 09/01/2015Rohani-with-Putin-in-Astrakhan-Russia-by-Arman-1-HRQualche speculazione si tesse via radio secondo cui una volta che le sanzioni degli Stati Uniti saranno tolte, tra qualche mese, l’Iran lascerà l’alleanza con la Russia mettendosi contro la Grande Russia facendo accordi di esportazione di gas e petrolio che minerebbero direttamente la Russia, in particolare il gasdotto Turkish Stream della Gazprom per gli Stati del sud dell’Unione europea. Se ciò accadesse, forse allo stesso tempo del riarmo dell’esercito ucraino appoggiato da Pentagono e CIA, rifornendolo di massiccia artiglieria pesante per lanciare un attacco molto più efficace alle repubbliche orientali dell’Ucraina, i calcoli di Washington sarebbero devastanti per la stabilità economica di Putin e della Russia. Non importa quali sogni emergano al Pentagono, tuttavia, per molti motivi una contrapposizione iraniana è assai improbabile.

Conseguenze
In primo luogo è utile porsi la domanda ipotetica se l’Iran a visibilmente e massicciamente si opponesse alla Russia, quali sarebbero le conseguenze per Teheran? Non c’è dubbio che questo o quel politico o affarista iraniano abbia fantasticato su vaste ricchezze da Stati Uniti e Unione europea una volta tolti i 36 anni di guerra e gravi sanzioni economiche da USA e Washington. Delegazioni commerciali da diversi Paesi europei sono già state a Teheran per parlare del possibile enorme investimento nella ricostruzione della fatiscente industria petrolifera iraniana e di altri possibili progetti. Ma quali sarebbero le conseguenze nel ridurre direttamente le strategicamente significative esportazioni di petrolio e gas della Russia con i grandi giacimenti di petrolio e gas dell’Iran? Prima di tutto metterebbe Teheran alla mercé dello stesso occidente che ha imposto le sanzioni. Il ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha detto alla TV iraniana il 26 agosto dell’intenzione dell’Iran di ristabilire i precedenti livelli di esportazione del petrolio indipendentemente dagli effetti sui prezzi dell’OPEC, ed ha suggerito che le esportazioni iraniane raddoppieranno, dimezzando i prezzi, non saranno viste come un problema, dato che il Paese è abituato a sanzioni e restrizioni alle esportazioni. Le sanzioni di USA e UE, tra cui l’inaudita chiusura ai pagamenti interbancari SWIFT dell’Iran per bloccarne il pagamento delle esportazioni di petrolio, iniziarono a fine 2011, ed ebbero una seconda fase nel 2012. Le conseguenze furono gravi. Le esportazioni di petrolio dell’Iran scesero da 2,6 milioni di barili al giorno a soli 1,4 milioni nel 2014. Il vuoto fu riempito da Cina e da altri acquirenti asiatici ed europei del greggio dell’Iran, che acquistarono principalmente da Arabia Saudita, Quwayt, Nigeria e Angola secondo l’EIA dell’US Department of Energy. Aggiungere 1 milione di barili all’eccesso di offerta sul mercato del petrolio di oggi, tenendo prezzi ben al di sotto dei 50 dollari al barile, piuttosto che i 114 dollari del giugno 2014, non sarebbe una buona notizia per Mosca. Tuttavia, tutto dipende per quanto Arabia Saudita e altri produttori arabi dell’OPEC potranno inondare i mercati mondiali di petrolio nel tentativo di mandare in bancarotta gran parte del concorrenziale petrolio di scisto degli Stati Uniti. Un nuovo rapporto della Banca Mondiale stima che entro il 2016, l’Iran potrebbe esportare un milione di barili di più. Nel mercato di oggi è molto. Tuttavia, ci sono indicazioni che l’Iran non agirà in modo sconsiderato. Arabia Saudita e OPEC fino a poco tempo prima hanno sempre visto l’Iran come membro. Ciò significa che sauditi ed altri che sostituiscono le esportazioni di petrolio dell’Iran negli ultimi tre anni, si aspettano di perdere la recente quota acquisita con il disagio economico dell’Iran. I recenti negoziati russi con l’Arabia Saudita su accordi da 10 miliardi, compresi l’acquisto di centrali nucleari di fabbricazione russa e probabilmente significativi acquisti di sofisticate armi russe, potrebbero fare di Vladimir Putin un mediatore unico tra le due potenze petrolifere ex-nemiche. L’Iran non ha nulla da guadagnare da azioni sconsiderate, creandosi nuovi nemici, quando il nuovo “amico” statunitense è poco affidabile. L’altro fattore di moderazione sono i grandi nuovi accordi su armamenti e le trattative per la consegna di quelli acquistati, una volta che le sanzioni saranno tolte. Teheran finora si accorda con Mosca, e chiaramente non con Paesi NATO.

I missili russi arrivano in Iran
IRAN-RUSSIA-FLAGS-890x395 Il 19 agosto, il Viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha dichiarato che l’Iran riceverà i sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio S-300 entro quest’anno. L’ha confermato il Ministro della Difesa iraniano Generale di Brigata Hossein Dehqan che ha aggiunto la nota significativa che i sistemi missilistici saranno aggiornati includendovi i miglioramenti apportati dalla Russia da quando l’accordo originale fu congelato dall’allora presidente Medvedev con il pretesto delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2010. L’S-300 oggi sarebbero i sistemi antiaerei missilistici più potenti attualmente dispiegati, compresi quelli degli Stati Uniti. Nella stessa conferenza stampa, Dehqan ha detto che Teheran è in trattative con Mosca per comprare nuovi aerei da combattimento, escludendo il possibile acquisto dall’Iran di aerei militari della Francia. Commentando la decisione di acquistare aerei da combattimento russi, Dehqan ha dichiarato: “Nel campo degli aerei da combattimento, abbiamo dichiarato i nostri requisiti ai russi e non abbiamo fatto alcuna richiesta in questo campo alla Francia“, aggiungendo che è molto “improbabile” che l’Iran s’impegni nella cooperazione militare con la Francia nell’attuale situazione. Povera Francia. Perde non solo la vendita redditizia della Mistral alla Russia, ma le vendite di jet da combattimento all’Iran. Fin da quando Sarkozy l’ha riportata nella NATO nel 2009, invertendo la decisione del 1966 del presidente francese Charles de Gaulle di lasciare la NATO, la Francia non ha avuto che problemi. Poi al MAKS-2015, la mostra aerea russa del 28 agosto, il Viceministro dell’Industria e del Commercio russo Andrej Boginskij annunciava che l’Iran ha espresso interesse per l’acquisto di decine di jet di linea regionali bimotori Sukhoj Superjet 100 per modernizzare la flotta commerciale dell’Iran, congelata dal 1979 dalle sanzioni statunitensi. La Russia ha offerto all’Iran di localizzare parte della produzione se dovesse acquistare l’aereo russo. Il Vicepresidente iraniano Sorena Sattari era a Mosca per discutere come ripristinare le linee di credito e commerciali tra i due Paesi, avendo colloqui con il Ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov. Hanno discusso a lungo come coordinare l’interazione dei sistemi bancari e creditizi. “Questo creerebbe la base necessaria per lo sviluppo della cooperazione commerciale ed economica tra i nostri Paesi“, ha detto Sattari al quotidiano russo Kommersant. “I colloqui sono stati molto costruttivi. Speriamo in un risultato positivo su questo tema“, osservava. L’Iran è interessato ad utilizzare i missili vettori russi per lanciare satelliti in orbita. Sattari ha osservato: “E’ importante che ciò avvenga nell’ambito di progetti congiunti. Vale a dire, sviluppando e realizzando congiuntamente satelliti e cooperando nella costruzione di missili spaziali“. Ha aggiunto che la Russia non ha rivali nella tecnologia spaziale. Addio fantasie di ESA e NASA su succosi contratti satellitari con l’Iran. In sintesi, è chiaro come l’Iran post-sanzioni preveda di approfondire i legami strategici con Mosca, e non di farsene deliberatamente un nemico economico. Per quanto l’OPEC ha fatto per decenni, non vi è alcun motivo per cui Mosca e Teheran non possano concordare amichevolmente le cruciali quote del mercato di petrolio e gas.

L’Iran e la Via della Seta
Un altro motivo che avvicina Teheran all’Eurasia e non alla NATO è la Cintura infrastrutturale stradale, ferroviaria e marittima della grande Via della Seta della Cina. Anche prima dell’accordo nucleare, l’Iran decise di aderire da membro fondatore all’AIIB della Cina, l’Asian Infrastructure Investment Bank, crescente rivale della Banca Mondiale controllata da Washington. Per la Cina, la posizione geografica iraniana e la sua topografia ne fanno un partner strategico per lo sviluppo della rete di corridoi infrastrutturali terrestri attraverso l’Eurasia, indipendente nel caso del possibile scontro con la presenza navale degli Stati Uniti. L’Iran fece parte dell’antica via della seta della Cina durante la dinastia Han, 2100 anni fa. La cooperazione tra i due Paesi ha una lunga storia. Ora, dopo la decisione del Presidente Xi Jinping di creare il ponte terrestre eurasiatico con la Nuova Via della Seta economica, stimolato in parte dallo sciocco accerchiamento militare della Cina via mare del “Pivot in Asia” di Obama, l’Iran è considerato da Pechino partner essenziale. L’Iran è per la Cina la più conveniente via di accesso al mare aperto dopo la Russia, e l’unica intersezione commerciale est-ovest/nord-sud dell’Asia centrale. Nel maggio 1996, Iran e Turkmenistan forgiarono questo anello mancante completando una ferrovia di 300 km tra Mashhad e Tejen, e nel dicembre 2014, Kazakistan, Turkmenistan e Iran inauguravano la ferrovia da Uzen (Zhanaozen) a Gorgan e quindi ai porti sul Golfo Persico dell’Iran. Per Pechino, il valore geostrategico dell’Iran è rafforzato dalla posizione su uno dei due ponti terrestri verso ovest della Cina. L’altro ponte costeggia la costa settentrionale del Caspio attraversando Kazakistan e Russia sud-occidentale, vicino alla regione del Caucaso. L’Iran è strategico per il vasto progetto infrastrutturale della Cina collegando Cina a Europa e Golfo Persico. Ora, una volta che le sanzioni saranno tolte nel corso di diversi mesi, l’adesione dell’Iran a lungo cercata nell’eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO), bloccata perché l’Iran era sottoposto alle sanzioni internazionali, potrebbe anche essere approvata al prossimo vertice annuale. La SCO ora include Russia, Cina, India, Pakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan con l’Iran come osservatore. Il Viceministro dell’Economia iraniano Massoud Karbasian, in una recente intervista a Teheran ha dichiarato che quando il ramo iraniano della Nuova Via della Seta economica sarà completato, l’Iran sarà via di transito per oltre 12 milioni di tonnellate di merci all’anno. Il presidente cinese Xi ha stimato che entro un decennio la Cintura e Via della Cina, come è ora ufficialmente conosciuta, creerà ogni anno oltre 2,5 miliardi di dollari di commercio tra i Paesi lungo la Via della Seta. Per l’Iran cooperare pienamente a questo sviluppo guidato da Cina e Russia è molto più promettente che diventare una pedina geopolitica di Washington nelle guerre economiche, o qualsiasi altra, contro Cina e Russia.
Durante una visita a Teheran nel 2013, assistetti a un altro fattore molto profondo nell’animo iraniano che ostacola qualsiasi fiducia nelle promesse di Washington. Feci un tour guidato al museo nazionale della tragica guerra Iran-Iraq del 1980-88. Fu una delle più sanguinose e lunghe guerre del 20° secolo che costò all’Iran più di un milione di morti. Nessun iraniano ignora il fatto che fu Washington a spronare e sostenere Sadam Husayn a lanciare quella guerra devastante.

Rouhani-Putin-in-Caspiean-Sea-SummitF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina collega l’Eurasia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 28/08/2015maglev-technology-train-china-flickrLa Cina è diventata il principale produttore mondiale di ferrovie moderne, nell’ambito della strategia a lungo termine per saldare il nuovo spazio economico, costruendo mercati completamente nuovi laddove prima non esistevano. Ha studiato i responsabili ferroviari europei, le ferrovie tedesche ad alta velocità ICE, ingaggiato Siemens e un consorzio tedesco per costruire il primo treno a levitazione magnetica (maglev) al mondo collegando il centro dei congressi internazionali di Shanghai al nuovo aeroporto internazionale, alla velocità di 300- 400 km all’ora. Ora lavora su un nuovo concetto di ferrovia veloce mentre negozia con 28 Paesi per costruire linee ferroviarie convenzionali ad alta velocità. La Cina è il leader nelle ferrovie che cambia il mondo come lo conosciamo. Mi trasferì in Germania a metà degli anni ’80 da New York per lavorare come giornalista. A quei tempi c’erano studi tecnologici all’avanguardia sviluppati con il sostegno finanziario del governo tedesco. Uno di essi fu chiamato sistema ferroviario a levitazione magnetica o Maglev. Feci un giro di prova sul Maglev sperimentale a Emsland, nel nord della Germania, un’esperienza impressionante. C’era grande ottimismo che la Germania potesse essere leader mondiale nell’esportazione del Maglev, concetto che si affermò essere di gran lunga superiore al rivale giapponese. Crescita dei costi e lotte burocratiche nelle Ferrovie dello Stato tedesche tra la piccola lobby Maglev e quella tradizionale ad alta velocità istituita dall’ICE, fecero morire lentamente il nuovo promettente progetto ferroviario tedesco. Piani concreti per costruire il primo collegamento Maglev tra Amburgo e Berlino, dopo l’unificazione tedesca, morì per mano burocratica, come anche l’intenzione di costruire un collegamento Maglev tra Monaco e il suo nuovo aeroporto internazionale. Maglev in Germania finì nella pattumiera mentre la globalizzazione premeva sulle economie europee con la logica spietata della produzione all’estero del “comprare a buon mercato, vendere a caro prezzo” legata alla nozione di Wall Street che “dividere azioni” sia l’unica ragione d’esistere delle aziende. Il mondo dei Gordon Gekko di Wall Street avvelenò gradualmente la Germania e il Maglev morì. Treni ICE tedeschi sono ampiamente usati e sono in generale confortevoli, ma l’industria tedesca non è più il centro dell’innovazione dei trasporti. Questo ruolo è ora della Cina.

Il Maglev della Cina
Invece d’importare tecnologia Maglev dalla Siemens in Germania, gli ingegneri cinesi hanno studiato attentamente le caratteristiche progettuali del modello comprato per l’aeroporto di Shanghai creandone una propria versione migliorata. Il mese scorso l’enorme azienda ferroviaria cinese CRRC Corp. all’Istituto Zhuzhou nella provincia di Hunan annunciava il riuscito test di un avanzato sistema di trazione magnetica permanente sincronico Maglev che farà i treni ad alta velocità ultraveloci, a 500 chilometri all’ora. Si avvale di un nuovo sistema di trazione avanzato più leggero e più potente del sistema Transrapid della Siemens o di altri. Ding Rongjun, a capo dell’istituto ha detto che la CRRC inizierà la produzione di serie del treno Maglev. L’Istituto Zhuzhou perfeziona il proprio sistema Maglev dal 2003. Si pensa che inizierà a dotare i treni del nuovo sistema di trazione tra tre anni. E’ testato con successo su una linea della metropolitana di Shenyang dal 2011. Sarà un forte sviluppo, ma i progetti ferroviari cinesi già in corso sono letteralmente impressionanti.

La Cina costruisce e sviluppa
pudongmaglev La cosa più impressionante nelle mie numerose visite in Cina negli ultimi anni è la straordinaria creatività degli innumerevoli progetti, cosa che l’occidente da tempo ha dimenticato nel suo mondo fantasy post-industriale. Questa spinta a cambiare l’ambiente fisico emerge su impressionante scala intorno alla massima priorità del Presidente Xi Jinping, il progetto ferroviario ad alta velocità euroasiatica della cosiddetta Cintura e Via. La Cina oggi ha la più lunga rete ferroviaria ad alta velocità del mondo, di oltre 16000 km, dal dicembre 2014, più di tutto il resto delle tratte ferroviarie ad alta velocità del mondo messe insieme. Il sistema ferroviario ad alta velocità della Cina comprende anche la linea più lunga del mondo, i 2298 km della ferroviaria ad alta velocità Pechino-Guangzhou. In breve, la Cina sa cosa farne delle ferrovie più di chiunque e agisce in base a questa consapevolezza. Negli articoli precedenti ho parlato degli enormi progressi geopolitici che si sviluppano con l’accordo a Mosca di maggio tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi, decidendo d’integrare lo sviluppo della Via e Cintura cinese, progetto infrastrutturale noto anche come progetto economico Nuova Via della Seta, con la neo-costituita Unione economica eurasiatica comprendente Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, tra l’altro l’unione economica a cui il presidente ucraino democraticamente eletto Viktor Janukovich aveva deciso di aderire davanti all’offerta irrisoria dell’UE. Tale decisione innescò il colpo di Stato neonazista guidato da Washington che costrinse Janukovich a fuggire per salvare la vita, nel febbraio 2014, mentre Victoria Nuland ed amici installavano una cabala anti-russa a Kiev per condurre la guerra contro la Russia di Putin. Fu una decisione sbagliata degli oligarchi ucraini che cominciano a rimpiangere. Già all’inizio di quest’anno Russia e Cina hanno deciso di completare 7000 km di ferroviaria ad alta velocità da Pechino sulla costa orientale della Cina, a Mosca, via Kazakistan, un viaggio di sole 30 ore invece di cinque giorni, al costo di circa 240 miliardi. Il collegamento ferroviario segue l’accordo Russia-Cina dello scorso anno con cui Gazprom fornirà alla Cina gas naturale secondo il più grande accordo energetico della storia. E’ abbastanza chiaro che l’emergente partenariato Russia-Cina negli ultimi anni è diventato a lungo termine ed altamente strategico. Le due grandi nazioni eurasiatiche usano le rotte terrestri aggirando geopoliticamente il dominio sui mari di Washington e allo stesso tempo fornendo le arterie per la nascita del nuovo centro di gravità economico mondiale, vale a dire l’Eurasia. Negli ultimi dieci anni la Cina ha attentamente costruito la propria industria ferroviaria, con l’obiettivo di essere l’esportatore mondiale leader delle tecnologia ferroviaria e di materiale ferroviario “Made in China”. Ironicamente segue la strada della Germania del 1870, costruendo l’economia industriale più avanzata del mondo, utilizzando una banca nazionale, la Reichsbank, e non una banca centrale privata come la Federal Reserve. L’industria inglese costrinse le importazioni tedesche ad imprimere, come timbro di presunta inferiorità, il “Made in Germany”. Questo segno divenne ben presto un marchio di garanzia di qualità e non di economicità. Così oggi in Cina. L’immagine di milioni di cinesi che sgobbano per basse retribuzioni nel tessile per le esportazioni a buon mercato passa rapidamente, mentre l’attuale piano quinquennale del governo mira a fare della Cina esportatrice di prodotti industriali e di tecnologia ad valore aggiunto. Le ferrovie sono al centro di tale strategia. Per molti versi è la stessa strategia che trasformò il Giappone del 1950 da Paese sconfitto e devastato dalla guerra ad uno dei principali Paesi industriali del mondo, e in soli due decenni.

Collegamenti ad alta velocità con il Sud-Est Asiatico
Preparandosi all’ambiziosa Nuova Via della Seta, il più grande progetto infrastrutturale nella storia, la Cina s’impegna nella costruzione ferroviaria all’estero. Nel 2014 la Cina era coinvolta in 348 progetti ferroviari, più del doppio dell’anno prima. Il valore totale dei contratti è tre volte superiore a quello del 2013, quasi 25 miliardi di dollari e un fatturato annuo di 7,6 miliardi. Dal 2001 le esportazioni di locomotive cinesi sono passate da meno di 80 milioni a 3,74 miliardi nel 2014. Centrale in tale strategia, l’industria ferroviaria cinese è passata dalle esportazioni di prodotti di fascia bassa a quelle ad alta tecnologia e alto valore aggiunto, comprese locomotrici elettriche e carrozze a due piani. Le esportazioni vanno a più di 80 Paesi in sei continenti, con i principali mercati di esportazione nell’ASEAN, Argentina e Australia. Tra i progetti stranieri che la Cina ha stipulato c’è la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità lunga 3000 km da Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan in Cina, a Singapore, passando per Laos, Thailandia e Malesia. Data la storia coloniale dei Paesi dell’Asia del Sud-Est, dall’occupazione coloniale francese del Laos, a quella inglese di Singapore e Malaysia, e della Thailandia che mantenne abilmente l’indipendenza, i Paesi finora avevano scarsa o alcuna moderna interconnessione infrastrutturale. Pechino stima che solo il progetto aumenterà il PIL della Cina e delle nazioni del sud-est asiatico coinvolte di 375 miliardi di dollari, di gran lunga superiore a quanto la sciocca Partnership Trans-Pacifica sul “libero commercio” di Washington porterebbe alla regione. La China Railway Corporation dice che la linea Kunming-Singapore sarà costruita in quattro fasi: da Kunming a Vientiane, nel Laos; da Vientiane a Bangkok, in Thailandia; da Bangkok a Kuala Lumpur, in Malesia; e da Kuala Lumpur a Singapore. La costruzione delle linee ferroviarie tailandesi dovrebbe iniziare quest’anno nel quadro della nuovo piano di sviluppo infrastrutturale da 23 miliardi del governo thailandese, collegando Bangkok e altre città chiave ad aeroporti, porti, zone di confine e depositi. In Thailandia 106 nuovi treni si aggiungeranno alla flotta esistente. Sei linee ferroviarie a doppio binario saranno costruite dal piano. L’intera tratta Kunming-Singapore dovrà essere finita in sette anni, nel 2022.

A Kathmandu…
Il governo cinese esplora anche la fattibilità di una linea ferroviaria moderna da Lhasa, nella regione autonoma del Tibet della Cina, a Kathmandu, capitale del Nepal. La ferrovia Qinghai-Tibet collega già il resto della Cina alla capitale tibetana Lhasa. Un’estensione della ferrovia di Lhasa è prevista, su richiesta del Nepal, secondo un esperto ferroviario dell’Accademia d’Ingegneria cinese citato dal China Daily. Il progetto dovrebbe essere completato entro il 2020. Il piano è estendere il collegamento ferroviario tra Cina e Nepal creando un collegamento vitale, per la prima volta, tra Cina e India. In visita nel dicembre 2014 a Kathmandu, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ne menzionava la possibilità. Ciò richiederà probabilmente dei tunnel nelle montagne più alte del mondo, tra cui l’Everest, secondo l’esperto ferroviario cinese Wang Mengshu. Notevole, in questo contesto, è la conclusione del vertice annuale della Shanghai Cooperation Organization, SCO, ad Ufa, Russia, dove gli aderenti alla SCO hanno deciso la piena adesione di India e Pakistan, stretto alleato della Cina. L’India è anche aderente con la Cina ai BRICS che hanno appena ufficialmente aperto la propria banca infrastrutturale, la Nuova Banca di Sviluppo, il 21 luglio a Shanghai. La NBS ha anche annunciato che collaborerà strettamente con la nuova Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB) della Cina. Le ultime stime indicano che la grande regione asiatica richiederà 8000 miliardi di dollari da investire nel 2010-2020 nelle infrastrutture per sviluppare economicamente la regione. NBS di Shanghai e AIIB di Pechino finanzieranno gran parte di queste infrastrutture e chiaramente la Fascia e Via della Cina sarà al centro di tali investimenti infrastrutturali. Washington, che ha provocatoriamente rifiutato di aderire all’AIIB, vede le due banche quali minaccia mortale al controllo dei flussi d’investimento globali attraverso FMI e Banca Mondiale controllate dal Tesoro USA. Ha ragione, il mondo va avanti mentre gli aspiranti egemoni mondiali restano inerti davanti esso.Sifang_CRH2_380A_at_Shanghai_ExpoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finanziaria di Washington alla Cina: l’eclissi del dollaro

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/08/20156528323078786260b9d74c8520a2cad299d7dc0dI cinesi sono in procinto di eliminare il monopolio del dollaro USA, cedendo le obbligazioni del Tesoro USA, stoccando riserve auree e aprendo banche regionali per distribuire la propria valuta nazionale. Questo darà più facile accesso ai mercati dei capitali, isolando la manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Temendo l’eclissi di dollaro e sistema di Bretton Woods con l’architettura finanziaria rivale, la risposta degli Stati Uniti è un tentativo di danneggiare i mercati cinesi e rivalutare la valuta cinese. La Cina ha risposto attraverso le regole del mercato e quindi con i quantitative easing della propria moneta mantenendo bassi i prezzi dei prodotti industriali cinesi e delle esportazioni. Il quantitative easing di Pechino è una reazione alla manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Inoltre, Washington non ha mai pensato che i cinesi rispondessero con il dumping dei buoni del tesoro statunitensi. Al posto dell’isteria sull’economia cinese, “il crollo imminente del dollaro dovrebbe avere sempre l’attenzione degli investitori”, avvertiva l’economista Peter Schiff. La voce di Schiff è una dei molti analisti che dicono che i discorsi su una vacillante economia cinese sono esagerati e pessimi.

La guerra finanziaria contro Cina e Russia: la guerra degli USA alla “comunità del destino”
Mentre l’architettura finanziaria mondiale è alterata da Cina e Russia, il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma preferita di Washington. Anche il monopolio del sistema di Bretton Woods di Washington, formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale, è messo in discussione direttamente. Anche se non costituiscono un’alternativa all’economia neoliberista, la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di Pechino sfidano il sistema di Bretton Woods attraverso una struttura finanziaria rivale. L’impero degli Stati Uniti è consapevole delle mosse per creare un ordine finanziario rivale. I politici di Washington, Pentagono e Wall Street guardavano con preoccupazione al duplice vertice di BRICS e Shanghai Cooperation Organization nella città russa di Ufa. Fino a quel momento perseguivano guerre di propaganda, sui mercati energetici, finanziari, valutari ed economici in generale contro la Federazione russa. Dopo Ufa hanno esteso la guerra finanziaria ed economica alla Cina. Banche e governi dell’Unione europea esaminano l’uso della moneta nazionale cinese, renminbi/yuan, come valuta di riserva. Ciò per l’attrattiva stabilità del renminbi come valuta. Ciò preoccupa Washington e Wall Street, ed è uno dei fattori che hanno determinato l’espansione della guerra monetarie e finanziaria dalla Russia alla Cina. Utilizzando speculazione e manipolazione del mercato come arma psicologica, gli Stati Uniti lanciavano un attacco finanziario contro i cinesi. Ciò attraverso il tentativo di affondare o mandare in crash il mercato azionario cinese e colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e le sue riserve. Pechino, tuttavia, ha reagito rapidamente imponendo controlli sui prelievi d’investimento. Ciò ha impedito la valanga di vendite azionarie e disinnescato la bomba finanziaria degli Stati Uniti. Mentre il prezzo del renminbi ha cominciato a salire, Pechino ha iniziato il quantitative esaing svalutando la moneta nazionale, per continuare le esportazioni. Il Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca vi si oppongono nettamente, accusando i cinesi di manipolazione finanziaria e chiedendo che Pechino non regoli il valore del renminbi. Ciò che la gente della periferia di Washington vuole é che i cinesi lasciano valutare il renminbi per distruggere economia e mercato cinesi.

Il Drago cinese colpisce ancora: Pechino liquida i BOT degli USA
Spingendo la Cina, essa respinge. Il dollaro (o, più propriamente, renminbi/yuan) non si ferma con l’introduzione di norme da parte di Pechino. La Cina ha adottato misure che scuotono Wall Street e Washington è avvertita. Mentre le istituzioni finanziarie statunitensi cercano di danneggiare la fiducia degli investitori in Cina attraverso tattiche psicologiche, sostenendo che l’economia cinese rallenta e che il mercato cinese è in caduta libera, Pechino annuncia di aver acquistato 600 tonnellate di oro nel giro di un mese e la Banca Popolare Cinese si sbarazza di oltre 17 miliardi di dollari dalle riserve di valuta estera. Le riserve in valuta estera cinese, escluse le riserve in valuta estera delle Regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, erano 371o miliardi di dollari nel maggio 2015. Sono scese a 3690 miliardi nel giugno 2015. Il sito sul mercato finanziario ZeroHedge, che segue questa evoluzione, ha spiegato ciò che accade: “Abbiamo poi messo il cambio della Cina sulle riserve valutarie assieme al totale delle partecipazioni del Tesoro USA della Cina e relativo ‘anonimo’ rivenditore off-shore di Euroclear (‘Belgio’), rilasciato dal TIC, scoprendo che il rapporto drammatico che avevamo rilevato a maggio persiste, cioè praticamente il delta delle riserve valutarie cinesi trascina via tutti i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina”. Il punto principale qui è che i i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina “sono venduti in modo aggressivo, per la somma di 107 miliardi di dollari, finora nel 2015”. Seguendo le transazioni finanziarie della Cina in Belgio, ZeroHedge ha effettivamente calcolato che Pechino ha mollato 143 miliardi di dollari in tre mesi. Pochi mesi dopo, ad agosto, altri 100 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA sono defluiti nel giro di due settimane. Il giorno dopo, il 27 agosto, Bloomberg confermava ciò che ZeroHedge aveva notato, spiegando in un rapporto: “La Banca Popolare della Cina scarica dollari e acquista yuan per sostenerne il tasso di cambio, una politica che ha ridotto di 315 miliardi di dollari le riserve valutarie negli ultimi 12 mesi. Le scorte di 3650 miliardi diminuiranno di circa 40 miliardi al mese per il resto del 2015, secondo le stime di un’indagine di Bloomberg”. Mentre Bloomberg sottolinea che i cinesi usano i dollari per acquistare la propria valuta nazionale, casualmente dice, “Strategicamente e probabilmente è intenzione della Cina trovare il momento giusto per alleggerire l’eccessivo cumulo di titoli del Tesoro USA”, citando un economista della Reorient Financial Markets Limited di Hong Kong.

L’eclisse del dollaro da parte del Renminbi cinese
Wall Street dovrebbe preoccuparsi dei problemi economici degli Stati Uniti invece di cercare di minare la Cina. Il discorso sul rallentamento dell’economia cinese è in parte distrazione. Si distoglie l’attenzione dal declino degli Stati Uniti e si rafforzano gli sforzi di Washington e Wall Street per frenare Pechino. I cinesi, tuttavia, continuano ad andare avanti imperterriti. Pechino ha scelto il Qatar come prima piazza di cambio del renminbi per i mercati dei cambi regionali in Medio Oriente e Nord Africa, nell’aprile 2015. Il nome di questo centro di cambio è Renminbi Qatar Center, ed aggirerà le strutture finanziarie USA e darà maggiore accesso a petrolio e gas naturale di Medio Oriente e Nord Africa alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante i desideri di Wall Street e Washington, l’Ordine Mondiale di Seta va avanti.renminbi2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le banche occidentali in fermento mentre HSBC va verso il collasso

What Does It Mean 28 agosto 2015HSBC_4C83Il Ministero delle Finanze riporta che il gigante bancario inglese HSBC si avvicina al collasso totale dopo aver perso quasi 1 trilione di dollari nel corso del Grande Crash del Mercato Globale del 2015, oggi completamente a corto di denaro per pagare obbligazioni e depositanti. Secondo il rapporto, HSBC, multinazionale bancaria e finanziaria di Londra, Regno Unito, è la quarta banca del mondo con un patrimonio dal valore di 2670 miliardi di dollari. Non è noto a molti occidentali, continua la relazione, che HSBC fu istituita nella forma attuale a Londra nel 1991 dalla Hong Kong e Shanghai Banking Corporation Limited per agire da nuova holding le cui origini risiedono ad Hong Kong e, in misura minore, Shanghai, dove le filiali furono aperte nel 1865. Con il crollo sconcertante del Shanghai Composite Index, che perde il 38% del valore dal 12 giugno, la relazione spiega, HSBC ha perso quasi 700 miliardi di dollari in Cina, mentre ulteriori 300 miliardi sono andati persi con il crollo del Dow di oltre 1800 punti dal suo picco annuale, raggiunto il 27 maggio. Conseguenza di tale massiccia perdita da 1000 miliardi della HSBC, afferma la relazione, rapporti apparivano dal Regno Unito secondo cui centinaia di migliaia di persone non ricevevano lo stipendio, cosa che il gigante bancario inglese inizialmente ha cercato di negare, ma di cui poche ore dopo ne incolpava un “errore del computer”.hsb1Esperti del MoF in questo rapporto liquidano la spiegazione della HSBC dell'”errore del computer”, notando che tale frase viene comunemente usata da banche e istituzioni finanziarie occidentali come “storia di copertura” per mascherare l’incapacità ad accedere ai contanti… e anche per spiegare ciò che impedisce a centinaia di fondi comuni d’investimento e scambio statunitensi di ripagare gli investitori delle aziende, e motivo per cui uno dei più grandi broker del mondo, Charles Schwab, ha chiuso in anticipo. Essendo HSBC la più grande banca della Gran Bretagna, questa relazione nota, si è lanciato un appello per un prestito di emergenza dalla Banca d’Inghilterra (BoE), che fa quindi appello alla Banca centrale europea (BCE), e la BCE al Federal Reserve System (FRS). Il Congresso degli Stati Uniti, dopo aver verificato che oltre 16000 miliardi di dollari del popolo statunitense sono stati consegnati dalla Federal Reserve degli Stati Uniti a imprese e banche europee, presumibilmente per “assistenza finanziaria” durante e dopo la crisi fiscale 2008, la relazione afferma che è “molto probabile” lo facciano di nuovo prima che HSBC crolli del tutto. Con la Cina che continua a scaricare centinaia di miliardi di debito statunitense per stabilizzare i propri mercati ed economie, emerge dalla relazione, il quasi collasso di HSBC oggi non è che un preludio al prossimo grande crollo finanziario globale che secondo alcuni esperti “cambierà il quadro mondiale“.
Anche se non menzionato nella presente relazione, è interessante notare che almeno il popolo statunitense vede la realtà e, secondo un notiziario, “ritirerà il proprio denaro da quasi tutto“… portando il principale portavoce delle élite, il Financial Times, a pubblicare un articolo anonimo sull’abolizione definitiva del denaro per dare a banche centrali e governi più potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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