Tensioni etniche e flirt militarista di Trump: il declino dell’occidente si accelera

GefiraQuante volte nella storia un regime in difficoltà interne ha cercato avventure militari per “unire il popolo intorno la bandiera”? Questa volta tocca agli USA. I primi 6 mesi di presidenza di Trump sono stati caratterizzati dall’aumento delle tensioni etniche, dati i mutamenti demografici statunitensi verso una “minoranza bianca” e una popolazione “ispanica” significativa. Il cambiamento demografico è stato salutato dal Partito Democratico e dalle aziende che hanno adottato prontamente la “politica dell’identità” quale ideologia fondamentale, esaltando l’individuo se appartenente a una minoranza etnica, religiosa o sessuale: in pratica traducendosi nella rappresentazione di “neri” e “ispanici” come “oppressi”, “bianchi” come “oppressori” e “asiatici” come “troppo buoni”, giustificando la discriminazione nell’ammissione nei college. (1) Inevitabilmente la squalificazione dei bianchi ha aperto la via a manifestazioni di “orgoglio” e al ritorno del “nazionalismo bianco” come testimoniano i recenti scontri a Charlottesville.La reazione di Trump è stato scacciare Steve Bannon e la piattaforma “populista” (grazie a cui ha vinto la presidenza) e abbracciare il complesso militare (da nessuno votato) rappresentato da John Kelly, HR McMaster e John Mattis. L’esito è una notevolmente schizofrenica in politica estera con minacce a Venezuela (2) e Corea democratica (3), aumento delle operazioni in Afghanistan (4) e infine occupazione militare dell’Ucraina per molestare la Russia. (5) La leadership militare statunitense sgomita per assicurarsi l’allineamento di quanti più Paesi subordinati possibili, anticipando il confronto con il gigante risvegliato che gli Stati Uniti non possono dominare: la Cina.
La crescita economica e tecnologica cinese s’è finora dimostrata inarrestabile, mentre l’élite occidentale teme di perdere la supremazia acquisita alla fine della guerra fredda. I capi occidentali hanno particolarmente paura delle possibilità demografiche cinesi, 1,3 miliardi di abitanti che soverchiano gli 800 milioni di Stati Uniti e UE combinati. La “concorrenza contro la Cina” è un dibattito e un’ossessione per economisti ed imprenditori occidentali. Quindi, hanno volto l’attenzione occidentale sulla qualità dell’individuo e intrapreso una gara fallica sulla dimensione della popolazione, cercando d’incrementare le popolazioni occidentali aprendo le frontiere all’immigrazione di massa. Lo scontro culturale ed etnico derivante da tale esperimento socio-economico viene schivato dall’élite occidentale convinta che il multiculturalismo sia “il futuro” e di poter silenziarne le critiche dei cittadini bollandole come “razziste”. Perciò è irrilevante anche il fatto che gli attentai terroristici islamici siano ormai regolari nell’Europa occidentale. Fintanto che le élite occidentali vivranno in quartieri gentrificati ed eticamente omogenei, ignoreranno ciò che accade nei ghetti multiculturali guardando le infelici masse occidentali. La prova dell’atteggiamento snobistico dell’élite si nota facilmente negli ultimi eventi: il giorno degli attentati a Barcellona da parte di terroristi islamici, il Parlamento europeo ebbe la sfrontatezza di diffondere un video sui vantaggi “inutilizzati” della migrazione (6). Pochi giorni dopo, Papa Francesco diceva ai suoi seguaci che “la dignità dei migranti viene prima della sicurezza nazionale” (7).
Dall’altra parte, la dimensione della popolazione cinese non è la sua sola forza: la Cina è fondata su un concetto di ordine, in cui le minoranze etniche sono un elemento necessario e protetto, ma anche la maggioranza etnica Han del 90%. La disgregazione dell’equilibrio etnico comporterebbe la fine dell’ordine e va impedita. (8) Nel frattempo il pubblico cinese deride i “baizuo”, l’élite liberale che distrugge i propri Paesi con migrazione di massa e multiculturalismo. (9) Tornando all’occidente: la migrazione di massa è solo una delle tante sfide che le masse occidentali affrontano con la globalizzazione. Negli ultimi 25 anni, le ricchezza delle classi medio-inferiori occidentali si è ridotta, mentre i grandi vincitori sono la classe media asiatica e le élites.Il governo militare di Trump ignora piuttosto le questioni economiche, ma comprende certamente la grandezza della crescita della Cina considerandola una minaccia alla supremazia globale statunitense. Sa anche che il confronto militare comporterebbe la distruzione reciproca e forse la fine della civiltà umana. Ciò che non ha capito è che ha già perso. La Cina ha tutte le carte: gode della supremazia quantitativa per la dimensione della popolazione, ma anche per l’equilibrio etnico ordinato e la coesione sociale. Il governo cinese non s’inchina agli estremisti islamici nel Xinjiang. Ricchezza e dimensione della classe media cinese aumentano, assicurandosi che ci siano possibilità economiche per il popolo cinese di avanzare socialmente e garantirsi la felicità. L’occidente ha pessime carte: una popolazione minore ed aver spezzato intenzionalmente l’ordine etnico con tensioni crescenti. Non può fermare il terrorismo islamico né vuole rompere i legami economici con i suoi sponsor del Golfo. Le classi inferiori occidentali sono in crisi per la globalizzazione. La mobilità sociale è paralizzata perché i salvataggi finanziari assicurano una rete di sicurezza ai ricchi, impedendone il fallimento indipendentemente da ciò che fanno.
Demograficamente, socialmente, economicamente e etnicamente la Cina è un passo avanti rispetto all’occidente. Il divario tecnologico viene colmato. Il primato ideologico dell’occidente è discutibile. Ciò che rimane agli Stati Uniti è lo status del dollaro statunitense come valuta internazionale e una spesa militare tripla di quella della Cina, assicurandosi che almeno per forza militare gli Stati Uniti siano ancora al vertice del mondo. Ed è qui che si chiude il cerchio: i militari occupano l’amministrazione di Trump. Il punteggio è di 4 a 2 per la Cina e siamo appena agli inizi del secolo. La palla passa a Trump.

Distruggerò l’America!
Niente da fare, è il mio lavoro. Non tollero che un altro asiatico rubi lavoro americano!

Riferimenti
1. I college d’élite discriminano gli asiatici? Priceonomics 24-04-2013.
2. Trump avverte il Venezuela parlando di opzione militare, New York Times 12-08-2017.
3. ‘Fuoco e furia’ di Trump sulla Corea democratica porta il mondo sul baratro, Bloomberg 09-08-2017.
4. La decisione di Trump sulla strategia afgana aumenterà le truppe, New York Times 20-08-2017.
5. L’Ucraina ospiterò l’esercito statunitense in permanenza sul suo territorio, Fondazione della Cultura Strategica 14-08-2017.
6. Il potenziale inutilizzato della migrazione verso l’UE, Parlamento europeo 17-08-2017.
7. Papa Francesco: dare priorità alla dignità dei migranti sulla sicurezza nazionale, The Guardian 21-08-2017.
8. Politiche etniche della Cina: Dimensione politica e sfide, LAI Hongyi 12-03-2009.
9. La curiosa ascesa di “sinistra bianca” quale insulto su internet cinese, Open Democracy 11-05-2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il discorso di Trump era tutto sul dollaro

Tom Luongo, 20 settembre 2017C’era poco di accettabile nel discorso all’ONU di Donald Trump. Una tiritera di mezze verità, omissioni e menzogne spuntando tutte le caselle pro-USA, piazzando un teatrino e facendo sapere a tutti che il nuovo sceriffo segue le stesse regole di sempre.
Ho parlato con un amico del discorso all’ONU di Donald Trump e mi ha ricordato che la politica internazionale segue i principi della mutua aggressione nella necessità di garantirsi le risorse. Sembra triste ricordarlo a tutti, ma è anche importante data l’intensità del rumore politico di ogni giorno. Il discorso di Trump annunciava a Russia, Cina e Iran che gli Stati Uniti non saranno gentili in questa buonanotte. Che la nostra leadership userà tutto ciò che ha disposizione per mantenere posizione e leva sulla corsa globale ai minerali, metalli ed idrocarburi che alimenteranno l’economia mondiale nei prossimi cento anni. Questo è ciò che che fa ribollire il vociante Trump. Non meno di Obama o Bush il minore. Il Presidente Vladimir Putin lo sa. I presidenti cambiano ma la politica no, come dice. Perché, quando si è spinti, nessuno al potere crede per un secondo che il commercio sia questione di accordi mutualmente vantaggiosi. Quando si è spinti, si prendono i giacimenti di petrolio/minerari e lo s’impedisce agli altri. Inserire i baffi di Sam Elliott e il frappè al contenuto del tuo cuore. Questa è la mentalità di chi frequenta i corridoi del potere. Tutte le chiacchiere su minacce esistenziali e difesa degli alleati sono semplicemente il codice delle tipica visione coloniale occidentale su gestione e negazione delle risorse. Il resto è fuffa.
Gli Stati Uniti sono giustamente minacciati dal potere crescente dell’alleanza russo-cino-iraniana che si volge rapidamente ad integrare l’economia eurasiatica, Corea democratica compresa, facendo dei nemici politici attuali degli alleati economici. Putin ha già preso la Turchia. La Corea del Sud è all’ordine del giorno con l’iniziativa Fascia e Via? Si corre per impedire a Corea democratica e Iran la reciproca esternalizzazione dei programmi nucleari prima che il cambio di regime da parte degli Stati Uniti sia fuori questione. Non permetteremo una Corea democratica nucleare. L’abbiamo detto per quindici anni. E non ci s’inganni, Trump ha detto a piena bocca che si tratta di cambiare regime. Finché sei un regime approvato dagli Stati Uniti, non si è soggetti alla nostra ira. Com’è diverso da qualsiasi presidente statunitense degli ultimi venti anni? In cosa? Trump più enfant terrible dei presidenti passati? Quindi aggravando le minacce più di prima?

Il tallone d’Achille del dollaro
No. È solo il turno di Trump di attuare l’ultimo round della ‘diplomazia del dollaro’ col mirino del Pentagono. Guardate, non ‘è una coincidenza che il giorno prima che la Federal Reserve annunciasse l’abbandono del suo decennale esperimento coi QE, Trump andasse all’ONU per annunciare che “siamo tutti neocon”. Niente. Zero. Vi dissi il mese scorso che fece un accordo con loro per 1) rimanere al potere e 2) far passare parte della sua agenda a un congresso ostile. Questo è il culmine dell’accordo. Gli Stati Uniti hanno appena dichiarato la guerra finanziaria e militare a tutti coloro che cercheranno di sfidarne o ignorarne il dominio. Dopo nove mesi di pessimismo sui mercati, il dollaro sarà ai minimi nelle prossime settimane e avrà una svolta. La FED si riprende ciò che ha dato al mondo. Ci sono trilioni di nuovi dollari negli emergenti mercati del debito che aspettano di essere schiacciati da tassi d’interesse più alti, ristretta liquidità del dollaro e panico nella politica europea. Questa è la politica, gente. Questo era da sempre il piano. La Russia annunciava poco prima del discorso di Trump che i suoi porti non accetteranno più il dollaro per le transazioni commerciali. Putin ha appena escluso il maggiore esportatore di petrolio e gas dal dollaro. Questa è guerra. Concordo con Martin Armstrong, il volume degli scambi mondiali non si confronta con il volume dei capitali finanziari sui mercati valutari e obbligazionari.

La piramide degli strumenti finanziari di Exter
Penso anche che abbiamo raggiunto il picco di quel rapporto. Russia e Cina mollano il dollaro ma non importa finché non ci sarà il crollo del valore del debito che gonfia i prezzi di ogni bene. In breve, la Piramide di Exter prima o poi crollerà. Ciò significa che il debito denominato in dollari esploderà e/o sarà messo da parte, e il dollaro non sarà la valuta commerciale dominante in futuro, come lo è oggi. Tale quota di mercato non sarà mai più recuperata. Ma ciò non accadrà domani o l’anno prossimo, è accaduto ieri, segnando l’inizio della nuova politica. Trump s’è inginocchiato, baciando anelli e imbellettando il più grosso alligatore della palude. E il mondo ora ha l’ordine di marcia.

L’obiettivo del dollaro
Il deflagrare della nuova guerra finanziaria del dollaro sarà l’ultima che la FED potrà fare. Si pensi alla crisi asiatica del 1997 o al crollo di Lehman Brothers nel 2008. Fu la stessa cosa, sottraendo liquidità al dollaro per distruggere le economie di mercato emergenti, ubriache di debiti a basso interesse. Ma il problema questa volta è che abbiamo zero-bound da un decennio. Abbiamo consumato la nostra borghesia e mandato in bancarotta i nostri sistemi pensionistici. Alcuna riforma fiscale può cambiare ciò. E siamo seri, non c’è voglia a Washington di ridurre di un dollaro la spesa. Il sistema bancario è infinitamente più fragile di quanto lo fosse nel 2008, nonostante le proteste della banca centrale. Quindi, la coppia Trump-Yellen inizierà la prossima grande ondata di dollari USA. L’euro sarà schiantato insieme all’oro. Sì, la curva dei rendimenti si appiattirà leggermente, ma che importa. Si avranno tassi più alti propagando onde d’urto nel mondo che non avranno niente a che fare con le bombe della Corea democratica, i terremoti in Messico o le ciabattate diplomatiche all’ONU. Sarà come sempre, il denaro e la capacità valutarie del Paese che controlla quelle degli altri mantenendo una presa di ferro sui prezzi di petrolio e gas. Questo è ciò che Trump diceva nel suo discorso. Russia e Cina hanno ascoltato, ma hanno già sentito tale discorso. Non ci si aspetti che nulla cambi, tutto farà veramente paura d’ora in poi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Petroyuan: nuovo sistema monetario multipolare e difesa anti-sanzioni

AVN, 17 settembre 2017Le sanzioni economiche imposte dal governo degli Stati Uniti hanno spinto il Venezuela a implementare un nuovo sistema di pagamento internazionale, con l’idea di aprirsi al mercato multipolare e limitare il blocco economico dal Nord America. Il 7 settembre il Presidente della Repubblica Nicolás Maduro annunciava il nuovo piano “per liberarci dal dollaro”, utilizzando “valute di conversione libera, come yuan, euro, yen, rupia e valute internazionali, abbandonando il laccio del dollaro valuta oppressiva”, come affermava al Parlamento Federale, presentando il suo Piano Economico per la Pace all’Assemblea Nazionale Costituente (ANC). La prima azione s’è riflessa sul prezzo del greggio venezuelano, che per la prima volta veniva prezzato in yuan dal Ministero del Petrolio, pari a 306,26 yuan per barile, cioè 46,75 dollari. Inoltre, alcuni giorni prima il Vicepresidente della Repubblica Tariq al-Aysami informava che il Venezuela firmerà “il primo accordo commerciale in yuan per la vendita di petrolio alla Cina“. Venivano inoltre effettuate rettifiche per l’avvio delle operazioni con un paniere di valute del sistema di cambio dalla variazione complementare svincolata del mercato (Dicom), schema del Governo Nazionale che consente le operazioni di cambio valutario a società e persone fisiche ad un prezzo deciso dal mercato, fulcro del controllo dei cambi.

Russia e Cina: i pionieri
Con queste azioni, il Venezuela entra nel progetto già avanzato da Russia e Cina. L’economista messicano Ariel Noyola Rodríguez osservava in un articolo pubblicato da Actualidad RT nel maggio 2016, che “Mosca e Pechino commerciano petrolio con un canale di transizione volto verso il sistema monetario multipolare, cioè non basato solo sul dollaro ma su diverse valute e soprattutto che riflette i rapporti di forza dell’attuale ordine mondiale“. Un’azione decisa appunto dalle sanzioni economiche imposte nel 2015 da Washington e Bruxelles che, secondo l’analista, “incoraggiano i russi ad eliminare dollaro ed euro dalle transazioni commerciali e finanziarie, o altrimenti sarebbero stati esposti al sabotaggio nelle operazioni di vendita coi principali partner“. Quindi, da metà 2015, “gli idrocarburi che la Cina acquista dalla Russia vengono pagati in yuan e non in dollari“, permettendo di neutralizzare il blocco imposto a Mosca dalla crisi in Ucraina. “Vengono poste le fondamenta di un nuovo ordine finanziario basato sul petroyuan: la moneta cinese si prepara a diventare il fulcro del commercio Asia-Pacifico con le maggiori potenze petrolifere“, sottolinea Noyola Rodríguez nel testo: Il ‘petroyuan’ è la grande scommessa di Russia e Cina. L’analista prevede che in futuro l’OPEC adotterà questo modello di marketing petrolifero, una volta che Pechino lo richiederà e sottolinea che altre nazioni seguono questa premessa perché, “hanno capito che per costruire un sistema monetario equilibrato, la de-dollarizzazione dell’economia mondiale è una priorità“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Venezuela smette di accettare dollari per il petrolio

Zerohedge 14 settembre 2017
L’orologio dell’apocalisse del petrodollaro (e quindi dell’egemonia statunitense) è solo a un minuto dalla mezzanotte?Apparentemente confermando ciò che Maduro aveva avvertito dopo le ultime sanzioni statunitensi, il Wall Street Journal riferisce che il Venezuela ha ufficialmente smesso di accettare i dollari USA come pagamento per l’esportazione del greggio. Come già notato, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro affermava il 13 settembre che il Venezuela intende “liberarsi” del dollaro statunitense. Secondo Reuters, “Il Venezuela adotta un nuovo sistema di pagamenti internazionali e creerà un paniere di valute per liberarsi dal dollaro“, dichiarava Maduro in un incontro plenario con il nuovo “super-ente” legislativo, senza fornire dettagli. Maduro accennava ancora sul Paese latinoamericano che cercherà invece di utilizzare lo yuan, tra le altre valute. “Se insistono con il dollaro, usiamo il rublo russo, lo yuan, lo yen, la rupia indiana, l’euro“, aveva detto Maduro.
Secondo The Wall Street Journal, nel tentativo di eludere le sanzioni statunitensi, il Venezuela avverte i commercianti petroliferi che non accetterà pagamenti in dollari, almeno secondo quanto affermato da addetti alla nuova politica. I commercianti di petrolio che esportano il greggio o i prodotti petroliferi venezuelani hanno cominciato a convertire le fatture in euro. La compagnia Petróleos de Venezuela SA, conosciuta come PdVSA, ha informato i partner privati delle joint venture ad aprire conti in euro e a convertire le liquidità esistenti nella valuta principale dell’Europa, dichiarava un partner del programma. La nuova politica di pagamento non è stata annunciata pubblicamente, ma il Vicepresidente Tariq al-Aysami, sanzionato dagli Stati Uniti, dichiarava: “Per contrastare il blocco economico ci sarà un paniere di valute per liberarci dal dollaro“. Non c’era ancora alcuna reazione dai mercati, se non una modica offerta sui Bitcoin e un qualche calo di euro e oro (che per qualcuno non significherebbe nulla).Tuttavia, come avverte l’analista del debito della Nomura Siobhan Morden: “Si può dire ciò che si vuole per fare propaganda e apparire opposti agli Stati Uniti… Questo politica sarà a proprio detrimento“. Che succede se l’Europa sanziona anche il Venezuela? Rublo o yuan… o oro saranno l’unico modo per acquistare petrolio dal Venezuela?
Questa decisione della nazione con le più grandi riserve petrolifere mondiali, viene presa pochi giorni dopo che Cina e Russia presentavano la triade petrolio/yuan/oro all’ultimo vertice dei BRICS. Quando il Presidente Putin parlò ai BRICS rivelava una vera bomba geopolitica e geoeconomica. L’accento di Putin era su un “giusto mondo multipolare” e “contro il protezionismo e le nuove barriere al commercio globale”. Il messaggio va dritto al punto. “La Russia condivide le preoccupazioni dei Paesi BRICS sull’infelice architettura finanziaria ed economica mondiale, che non tiene conto del crescente peso delle economie emergenti. Siamo pronti a collaborare con i nostri partner per promuovere le riforme del regolamento finanziario internazionale e superare l’eccessivo dominio di un numero limitato di valute di riserva“. “Superare l’eccessivo dominio di poche valute di riserva” è il modo più politico di affermare di cosa i BRICS discutono da anni: come aggirare il dollaro statunitense, e quindi il petrodollaro. Pechino è pronta a sostenere il gioco. Presto la Cina lancerà contratti futures sul petrolio greggio valutati in yuan e convertibili in oro. Ciò significa che la Russia, oltre l’Iran, l’altro nucleo chiave dell’integrazione dell’Eurasia, può evitare le sanzioni statunitensi, vendendo idrocarburi nelle proprie valute o in yuan.
Rilanciare il passo è la vera vittoria cinese; lo yuan sarà completamente convertibile in oro nelle borse di Shanghai e Hong Kong. La nuova triade petrolio, yuan e oro è in realtà una tripla vittoria. Nessun problema se i fornitori di energia preferiscono essere pagati in oro fisico invece che yuan. Il messaggio chiave è schivare il dollaro statunitense. Russia e Cina, attraverso la Banca Centrale Russa e la Banca Popolare della Cina, sviluppano il cambio rublo-yuan da tempo. Una volta che si va oltre i BRICS agli aspiranti membri dei BRICS Plus e a tutto il Sud Globale, la reazione di Washington sarà nucleare (si spera, non letteralmente). Le norme strategiche della dottrina di Washington non permettono in alcun modo che Russia e Cina prevalgano sul continente euroasiatico. Tuttavia ciò che i BRICS hanno in riserva sul piano geo-economico non riguarda solo l’Eurasia, ma l’intero Sud Globale. Le sezioni guerrafondaie di Washington dedite a strumentalizzare l’India contro la Cina, o contro Russia-Cina, avranno un brutto risveglio. Per quanto i BRICS possano attualmente affrontare diverse turbolenze economiche, la lunga strada cercata, al di là della Dichiarazione di Xiamen, è stata imboccata.
Avendo minacciato la Cina oggi d’esclusione dallo SWIFT, si sospetta che Washington stia rapidamente perdendo tutti i grandi alleati nel sostenere l’egemonia (e implicitamente la sua macchina da guerra) guidata dai petrodollari. Richiesta per l’invasione del Venezuela tra 3… 2… 1…!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un forte partenariato BRICS per un futuro luminoso

Tradotto dal cinese, questo è il discorso di apertura del Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping al Vertice BRICS di Xiamen
Presidente Xi Jinping, Quotidiano del Popolo, 4 settembre 2017 – Global Research

Un partenariato forgiato con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla. del metallo e della pietra” (proverbio cinese).
Il decennio passato ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS nel perseguire lo sviluppo e approfondire la partnership. È solo l’inizio della storia della cooperazione BRICS“.

Eccellenza Presidente Jacob Zuma,
Eccellenza Presidente Michel Temer,
Eccellenza Presidente Vladimir Putin,
Eccellenza Primo Ministro Narendra Modi,
Signore e signori,
Cari amici,
Sono lieto d’incontrarmi di nuovo con i miei colleghi. Vorrei iniziare a estendere, a nome del governo e del popolo cinesi, un caloroso benvenuto a tutti voi. Benvenuti al Summit BRICS di Xiamen. Con l’accento sul tema del vertice: “Partenariato più forte per un futuro più luminoso”, non vedo l’ora di collaborare con voi per valutare la cooperazione BRICS, tracciare un progetto per il futuro sviluppo e lanciare una nuova viaggio nella cooperazione. La cooperazione BRICS ha attraversato un glorioso decennio. Sebbene separati da montagne e oceani, i nostri cinque Paesi strettamente legati dall’impegno condiviso a una cooperazione vincente. Come dice un antico proverbio cinese, “la collaborazione forgiata con l’approccio giusto sfida la distanza geografica; è più forte della colla, del metallo e della pietra”. Dobbiamo il rapido sviluppo della cooperazione BRICS all’adozione dell’approccio giusto. Guidati da questo approccio, ci siamo rispettati e sostenuti a vicenda nel seguire il percorso di sviluppo adatto alle nostre rispettive condizioni nazionali; abbiamo portato avanti la cooperazione economica, politica e dei popoli con spirito aperto, inclusivo e vincente; e abbiamo lavorato in sintonia con altri Paesi emergenti e in via di sviluppo per sostenere giustizia ed equità internazionali e favorire un sano ambiente estero. I progressi passati mostrano che la cooperazione BRICS ha incontrato la nostra comune necessità di sviluppo ed è in linea con l’andamento della storia. Anche se abbiamo diverse condizioni nazionali, condividiamo l’impegno nel perseguire sviluppo e prosperità attraverso il partenariato. Questo ci ha permesso di superare le differenze e avere risultati vincenti.
Mentre il mondo subisce profondi complessi cambiamenti, la cooperazione BRICS è sempre più importante. I nostri cittadini si aspettano d’incoraggiare congiuntamente lo sviluppo e migliorarne il benessere. La comunità internazionale si aspetta che contribuiamo alla pace nel mondo e allo sviluppo comune. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per approfondire la partnership BRICS e inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS.
In primo luogo, dobbiamo cercare risultati pratici nella nostra cooperazione economica. La cooperazione orientata ai risultati è il fondamento della cooperazione BRICS e sono stati compiuti notevoli progressi in questo campo. Tuttavia, dobbiamo ancora sfruttare appieno il potenziale della cooperazione BRICS. Le statistiche mostrano che, nel 2016, dell’investimento in uscita per 197 miliardi di dollari USA, solo il 5,7% è avvenuto tra i nostri cinque Paesi. Ciò significa che la cooperazione BRICS ha ancora molto spazio. Dobbiamo rimanere concentrati sulla promozione della cooperazione economica orientata ai risultati ed ampliare gli interessi convergenti nei commercio ed investimenti, valuta e finanza, connettività, sviluppo sostenibile, innovazione e cooperazione industriale. Quest’anno abbiamo formulato la Roadmap dei BRICS per la cooperazione nei servizi, le linee guida per l’agevolazione degli investimenti dei BRICS, l’Iniziativa della cooperazione elettronica dei BRICS , il piano d’azione dei BRICS per la cooperazione per l’innovazione e il Piano d’azione per l’approfondimento della cooperazione industriale tra i Paesi BRICS. Abbiamo lanciato il Centro Regionale Africano della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), abbiamo deciso d’istituire la BRICS Model E-Port Network e abbiamo raggiunto un ampio accordo su fiscalità, commercio elettronico, rapporti in valute locali, partenariato pubblico-privato e rete di istituzioni e servizi finanziari. La nostra cooperazione pratica è sempre più istituzionalizzata e sostanziale e ha fornito risultati tangibili. Vorrei annunciare che la Cina lancerà il piano di cooperazione economica e tecnica per i Paesi BRICS con 500 milioni di yuan per il primo mandato, per facilitare lo scambio politico e la cooperazione pratica nei settori economico e commerciale. La Cina contribuirà con quattro milioni di dollari USA al Piano di preparazione infrastrutturale della NDB per sostenere attività e sviluppo a lungo termine della banca. La Cina lavorerà con tutte le parti perseguendo coi risultati e il consenso raggiunti in passato sfruttando al meglio i meccanismi esistenti. Insieme dobbiamo cogliere le opportunità storiche della nuova rivoluzione industriale, esplorare nuove aree e modelli di cooperazione pratica e migliorare i nostri legami per garantire un progresso sostenuto e costante del meccanismo di cooperazione dei BRICS.
In secondo luogo, dobbiamo rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo. Nonostante le nostre differenze nelle condizioni nazionali, i nostri cinque Paesi si trovano in una similare fase di sviluppo e condividono gli stessi obiettivi di sviluppo. Tutti noi affrontiamo un compito arduo nel far crescere l’economia. Rafforzare la complementarità delle nostre strategie di sviluppo contribuirà a far emergere i nostri punti di forza nelle risorse, nel mercato e nella forza lavoro, e libererà il potenziale di crescita dei cinque Paesi e la creatività dei nostri tre miliardi di abitanti, aprendo uno spazio enorme allo sviluppo. Dobbiamo pianificare bene a livello macro e intraprendere azioni concrete in settori chiave. Dovendo agire nello spirito di un’ampia consultazione, del contributo comune e dei vantaggi condivisi, dobbiamo identificare quelle aree in cui le nostre politiche di sviluppo e priorità convergono e continuare a lavorare per raggiungere l’obiettivo della connettività negli scambi ed investimenti, nelle valuta e finanza e nelle infrastrutture. Con particolare attenzione alla riforma strutturale e allo sviluppo sostenibile, dobbiamo espandere i nostri interessi convergenti e condividere esperienze su innovazione, imprenditoria, sviluppo industriale e capacità produttiva per stimolare i nostri rispettivi sviluppi economici. È importante trovare un equilibrio tra velocità di crescita e qualità ed efficienza della crescita. Attraverso l’attuazione dell’Agenda dello Sviluppo Sostenibile 2030 abbiamo l’opportunità di raggiungere un equilibrato progresso economico, sociale e ambientale e di creare uno sviluppo interconnesso e inclusivo.
In terzo luogo, dobbiamo rendere l’ordine internazionale più giusto ed equo. I nostri legami sempre più stretti con il resto del mondo ci chiedono di aver una parte più attiva nella governance globale. Senza la nostra partecipazione, molte sfide globali urgenti non possono essere risolte efficacemente. Dovremmo parlare con una sola voce e presentare congiuntamente le nostre soluzioni su questioni riguardanti pace e sviluppo internazionali. Questo incontra l’aspettativa della comunità internazionale e contribuirà a salvaguardare i nostri interessi comuni. Dobbiamo rimanere impegnati al multilateralismo e alle norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, lavorare per un nuovo tipo di relazioni internazionali e promuovere un ambiente pacifico e stabile per lo sviluppo di tutti i Paesi. Dobbiamo rendere la globalizzazione economica aperta, inclusiva, equilibrata e vantaggiosa per tutti, costruire un’economia mondiale aperta, sostenere il regime commerciale multilaterale e opporsi al protezionismo. Dobbiamo avanzare la riforma della governance economica globale, aumentare la rappresentatività e la voce dei mercati emergenti e dei Paesi in via di sviluppo e dare nuovo impulso agli sforzi per affrontare il divario dello sviluppo tra Nord e Sud e promuovere la crescita globale.
In quarto luogo, dobbiamo promuovere gli scambi tra popoli. L’amicizia tra i popoli è la chiave per sincronizzare i rapporti tra Stato e Stato. Solo con una cura intensa l’albero dell’amicizia e della cooperazione cresce lussureggiante. Aumentare gli scambi tra i nostri popoli e vedere lo spirito di partenariato abbracciato da tutti è una causa degna meritevole del nostro impegno duraturo. Un lavoro ben fatto a questo proposito manterrà la cooperazione BRICS vibrante. Siamo lieti di notare che l’importante consenso raggiunto a livello di leadership su scambi più stretti tra popoli è stato tradotto in realtà. Quest’anno, gli scambi tra popoli dei nostri cinque Paesi sono stati a pieno ritmo, segnati dalle diverse attività dei Giochi BRICS, BRICS Film Festival, Festival Culturali dei BRICS e l’incontro ad alto livello sulla medicina tradizionale. Speriamo che, attraverso i nostri sforzi congiunti, queste attività avranno luogo regolarmente e siano istituzionalizzate. Dobbiamo ampliare il nostro percorso per coinvolgere il pubblico ed incoraggiare scambi più vivaci tra culture diverse.
Cari colleghi,
L’ultimo decennio ha visto gli sforzi incessanti dei Paesi BRICS per perseguire lo sviluppo e approfondire il partenariato. È solo l’inizio della storia della cooperazione dei BRICS. Come ho detto nelle mie lettere all’inizio di quest’anno, guardando avanti, la cooperazione BRICS è destinata a raggiungere un maggiore sviluppo e svolgere un ruolo ancora più grande negli affari internazionali. Partiamo da Xiamen e uniamo le forze per inaugurare il secondo “Decennio dorato” della cooperazione BRICS offrendo maggiori benefici ai popoli dei nostri cinque Paesi e di tutto il mondo.
Grazie.Traduzione di Alessandro Lattanzio