L’affermazione del Giappone come nazione moderna durante l’era Meiji

Fascinant JaponIl consolidamento dello Stato imperiale
Gli oligarchi erano divisi tra desiderio di reprimere e volontà di creare un Paese con una costituzione moderna. Quella del 1889 si basava sulla costituzione tedesca. L’ispirazione a questo documento era ambivalente. Avere una costituzione poneva il governo giapponese su un piano di parità coi principali Paesi moderni. C’erano alcuni elementi relativamente liberali in questa costituzione, ma rappresentava anche un’opportunità per un più forte carattere imperiale del regime. In questo, il documento giapponese era molto più autoritario della costituzione prussiana del 1850, a cui s’ispirava. L’imperatore personificava Stato e legge, aveva potere legislativo, di nomina del presidente delle due camere e di convocare la Dieta. Poteva pronunciare la dissoluzione della camera bassa e legiferare per ordinanze. Se veniva dichiarato lo stato d’assedio, poteva sospendere le libertà a suo piacimento, rappresentare il Giappone sulla scena internazionale e decidere da solo su guerra e pace. Il primo ministro veniva scelto dal consiglio degli anziani, il genro. Questo consiglio era composto dagli oligarchi che governavano dal 1868. Il genro poté continuare a tirare le fila fino all’inizio del XX secolo. I ministri erano responsabili nei confronti dell’imperatore, non esisteva la sovranità popolare. La costituzione prevedeva un parlamento bicamerale. La Camera dei Pari, o superiore, composta da persone prestigiose nominate dall’Imperatore. La Camera dei Rappresentanti, o bassa, da parte sua eletta dal voto popolare (l’1% della popolazione). La tassa per votare fu abolita nel 1950. La Camera bassa rappresentava pochi e aveva pochi poteri, se non votare il bilancio. Ma se veniva rifiutato il bilancio, restava quello precedente. La costituzione specificava il ruolo dei burocrati dipendenti dall’imperatore. Erano molto potenti, il loro numero variò da 20000 nel 1890 a 72000 nel 1908. Provenivano dall’Università Imperiale di Tokyo. In breve, la costituzione del 1889 era relativamente autoritaria e dava poteri all’imperatore. Tuttavia, dal 1900, il Parlamento prese il potere. Il primo ministro venne scelto, dal 1910, tra i parlamentari e dai partiti politici al potere nella Dieta. Intorno al 1920, fu la democrazia Taisho, quando il Parlamento era più influente. Ma questa luce democratica morì nel 1930, soffiata dall’esercito.

La rivendicazione del Giappone come grande potenza militare
La politica estera giapponese si sviluppò su due direzioni: da una parte il governo giapponese cercava di creare legami egualitari con le grandi potenze, e dall’altra cercava di estendere il dominio militare sui vicini. Il Giappone voleva rinegoziare i trattati ineguali e nel 1894 iniziò una serie di negoziati con alcuni Paesi occidentali per abolire certi punti. Nel 1911, il Giappone poté liberamente imporre i dazi. Allo stesso tempo, il governo cercò delle alleanze militari con le potenze del momento specialmente con la Gran Bretagna, ansiosa di controbilanciare l’influenza russa in Manciuria, firmando accordi nel 1902 e nel 1905 col Giappone. Quando la corte reale coreana si appellò alla Cina per sopprimere una rivolta, nel 1894, il Giappone decise d’intervenire. Gli eserciti giapponese e cinese si scontrarono; rapidamente, parte della flotta cinese fu distrutta e il sud della Manciuria occupato. Il conflitto portò al trattato di pace di Shimonoseki, molto vantaggioso per i giapponesi. Ricevettero un grosso compenso, il controllo di Formosa e della penisola di Liaodong, in Manciuria. Quest’area strategica era il capolinea della ferrovia della Manciuria, e la città di Port Arthur era il fulcro commerciale della regione. Francia, Regno Unito e Russia, che si contendevano da tempo questo territorio, si opposero ai desideri dei giapponesi. Quest’ultimo, cauto, s’inchinò e rinunciò al Liaodong.
Il successivo obiettivo fu la Corea. Non appena firmato il trattato del 1904, il Giappone attaccò la Russia in Manciuria e ottenne una rapida vittoria. La Russia, considerata una delle grandi potenze dell’epoca, capitolò nel 1905. Questa fu la prima vittoria di un Paese non occidentale su uno occidentale. Fu un evento incredibile che emozionò occidente ed Oriente. Il trattato di Portsmouth fu firmato lo stesso anno. La Russia riconobbe il dominio monetario, politico e militare del Giappone sulla Corea, annessa nel 1910. Gli interessi russi in Manciuria passarono ai giapponesi. Inoltre, il trattato conferì ai vincitori il controllo della penisola di Liaodong e della ferrovia della Manciuria, così come del sud di Sakhalin. Il potere militare del Giappone fu ben consolidato dopo questi due conflitti. Nacque anche lo spirito nazionalista di massa. Nel 1905 molti giapponesi, insoddisfatti del trattato di Portsmouth e desiderosi di altro, si ribellarono ad Hibiya. Fu la prima protesta popolare di questo carattere a scuotere il Paese. Da quel momento, il Giappone cercò d’estendere l’influenza in Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Honduras di nuovo in bilico

Dennis J. Bernstein, Consortium News 2 dicembre 2017Il futuro dell’Honduras è in bilico mentre il conteggio delle elezioni presidenziali si prolunga. Lo sfidante, Salvador Nasralla, ex-giornalista sportivo alla testa di un’alleanza progressista di sinistra, inizialmente prevaleva sul presidente in carica Juan Orlando Hernández, ma questo è cambiato tra accuse di manipolazione delle schede ed imposizione di un coprifuoco militare per impedire le proteste. La vittoria di Nasralla rappresenterebbe il generale rigetto del pugno di ferro di Hernández. Dana Frank, professore di storia all’Università della California di Santa Cruz, dichiarava: “Le elezioni in Honduras, in particolare la candidatura criminale del presidente Juan Orlando Hernández in violazione della Costituzione dell’Honduras, continuano a sottolineare il totale sfregio dello stato di diritto in Honduras dal colpo di Stato del 2009, con la benedizione del governo degli Stati Uniti che continua a celebrare un regime completamente segnato da corruzione e malvagia repressione delle libertà civili di base. I rapporti del governo dell’Honduras che affermano che il tasso di criminalità è in calo o che la polizia è stata ripulita non ingannano nessuno per un minuto”.
Ho parlato con l’assistente la Professoressa Suyapa Portillo del Pitzer College, il 27 novembre. Portillo e i suoi studenti erano osservatori internazionali a San Pedro Sula in Honduras e hanno visitato oltre 13 centri elettorali nei settori più marginali della città.

Dennis Bernstein: Potrebbe semplicemente ricordarci chi sono i candidati alle ultime elezioni in Honduras? Sembra che ci sia una grande differenza tra loro.
Suyapa Portillo: I candidati sono Salvador Nasralla, in corsa per l’Alleanza dell’Opposizione, e Juan Orlando Hernández, l’attuale presidente. In realtà è illegale per Hernández candidarsi alla rielezione in Honduras. Dopo il colpo di Stato, il sistema bipartito fu distrutto e c’erano in realtà dieci partiti presenti nel nord dove ero osservatore. È stata una gara molto accesa ma il collegio elettorale riferì alle 01.40 che circa il 45% dell’elettorato aveva votato per Nasralla e il 40% per Hernández. Ma poiché l’attuale presidente controlla l’intero sistema, compreso il collegio elettorale, non ammette l’elezione di Nasralla, che sarebbe ovvia a questo punto. Non è ancora chiaro se Hernández rispetterà la costituzione.

Dennis Bernstein: Parli delle forti differenze tra i candidati. Abbiamo sentito molto parlare delle violenze in Honduras dal colpo di Stato sostenuto dal governo degli Stati Uniti.
Suyapa Portillo: L’alleanza nazionale è al potere dal colpo di Stato del 2009. Da allora, il tasso di criminalità è aumentato in misura estrema. Oltre 200 attivisti ambientalisti sono stati uccisi come molti attivisti LGBT. Giornalisti e difensori dei diritti umani sono minacciati se si battono contro il governo. Molti dei miglioramenti in Honduras dopo gli accordi di pace degli anni ’80 sono stati respinti dall’Alleanza Nazionale. La gente in Honduras considera Hernández un dittatore. Anche se afferma che la criminalità è stata ridotta, ciò che è realmente accaduto è che viene meno segnalata. Il fratello di Hernández è una delle figure di alto profilo collegate al narcotraffico.

Dennis Bernstein: Sappiamo che il governo degli Stati Uniti, guidato da Hillary Clinton (segretaria di Stato) sostenne il colpo di Stato che allontanò l’ex-presidente Zelaya nel 2009. Clinton se ne vantava nella prima edizione della sua autobiografia.
Suyapa Portillo: In Honduras hanno il sopravvento narcotrafficanti e bande. I livelli di violenza sono alle stelle. Assistiamo ad attacchi a difensori dei diritti umani, sindacalisti, femministe. L’Honduras merita una diversa forma di governo. Quando Hillary Clinton si vantava del colpo di Stato e l’amministrazione Obama si rifiutò di chiamarlo tale, avviarono questi omicidi.

Dennis Bernstein: E’ stata un’elezione importante? Le persone volevano davvero uscire e votare? Si rischia quando si vota in Honduras, in particolare se sei un attivista di base, un insegnante, ecc.
Suyapa Portillo: Il Paese è militarizzato, in particolare i centri della città. Abbiamo visitato tredici centri elettorali a San Pedro Sula, in alcune delle zone più marginate della città, dove la gente si aspettava la maggior parte delle violenze. C’era molta energia ed entusiasmo nonostante la militarizzazione. Il popolo ha votato presto, è tornato a casa e poi è tornato per il conteggio dei voti. Questa partecipazione della cittadinanza è nuova, emerge dal colpo di Stato. Ogni urna aveva il suo conteggio. Abbiamo notato alcune discrepanze: le persone si sono presentate per sapere che avevano già votato o venivano a votare scoprendo che le loro schede non erano disponibili. Abbiamo visto molta tensione tra il personale elettorale e il collegio elettorale controllato dal governo e i cittadini. Alcuni quartieri che abbiamo visitato sono controllati da bande, ma la gente usciva comunque. In quasi tutti i tredici centri elettorali visitati, Nasralla era chiaramente in vantaggio.

Dennis Bernstein: Come spiega questo entusiasmo? Ha parlato delle violenze nel Paese dopo il colpo di Stato. Ma parliamo di alcune lotte di base che hanno spinto la gente a votare numerosa.
Suyapa Portillo: Il 2014 ha visto la formazione della polizia militare, un organismo che non esisteva dagli anni Ottanta. Questo porta le armi militari nei centri urbani. Quando Hernández salì al potere, diede 300 concessioni minerarie ad élite locali e compagnie straniere e il popolo capiva che consegnava il Paese. Queste concessioni entrarono in conflitto diretto con le comunità indigene. S’iniziò a vedere un numero incredibile di omicidi di difensori dei diritti umani e dei diritti della terra.

Dennis Bernstein: Alcuni ritengono che stia cercando di trasformare il Paese in una zona di libero scambio.
Suyapa Portillo: La visione del partito nazionalista è solo arricchirsi ai danni del popolo. Non ci sono aumenti dei salari minimi, non c’è via d’uscita per le persone. Infatti, nel 2014 vedemmo l’esodo di minori non accompagnati. Non c’è davvero futuro per i giovani in Honduras. È impossibile accedere all’istruzione senza soldi. La polizia militare attaccava gli universitari che si organizzavano per la riforma. Ed Hernández ha dato potere a tutta la sua famiglia. Tutti i ministri sono suoi fratelli, sorelle, cugini, il che è non accade dagli anni ’80. Soprattutto, non ci sono posti di lavoro. L’economia non cresce.

Dennis Bernstein: Il governo degli Stati Uniti sa del traffico in Honduras perché gli Stati Uniti sono ampiamente presenti. Quindi non c’è nulla che gli sia segreto.
Suyapa Portillo: Gli Stati Uniti sanno che c’è impunità, non ci sarà mai alcuna indagine sui diritti umani. Spesso, i querelanti vengono uccisi o cedono prima che i casi vengano risolti. Ricordi che l’Honduras era sotto il dominio dei militari dal 1963 al 1980. Per la maggior parte degli honduregni questa è storia recente e non vuole tornarvi. I giovani vogliono un presidente che li rappresenti sulle questioni che gli stanno a cuore. Libre e Nuova Alleanza hanno una proposta che ha senso per loro. Gli attivisti che abbiamo visto erano notevolmente giovani.

Dennis Bernstein: Questa disastrosa politica avviata da Obama e Clinton e intensificata con Trump ha portato a un’ondata emigratoria. È una specie di cinica politica perché vi sono vari politici negli Stati Uniti che dicono alle madri in Honduras e El Salvador quanto sia pericoloso mandare i figli a nord e tuttavia creiamo circostanze per sofferenza estrema e poche scelte.
Suyapa Portillo: Se le persone non riescono a sbarcare il lunario, emigreranno. Dobbiamo anche ricordare la storia delle società in Honduras. United Fruit Company e Dole erano solite fornire posti di lavoro sulla costa settentrionale e poi quando gli uragani colpivano le fabbriche venivano chiuse e i sindacati dispersi. Adesso entrano nuove società non sindacalizzate e sfruttatrici, che istigano le persone ad andarsene. Lungo la costa settentrionale, quasi ogni famiglia ha qualcuno che vive negli Stati Uniti. Il governo deve avere un piano per affrontare l’immigrazione. Che tipo di politiche farà chi vuole rimanere piuttosto che rischiare un viaggio molto pericoloso attraverso il Messico?Dennis J Bernstein ospita “Flashpoints” sulla rete radio Pacifica ed autore di Special Ed: Voices from a Hidden Classroom.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nel 1942, il Giappone ordinò due gigantesche corazzate

Ma non furono mai costruite. Perché?
Robert Farley National InterestNel gennaio 1936 il Giappone annunciò l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Navale di Londra, accusando Stati Uniti e Regno Unito di negoziare in malafede. I giapponesi volevano l’uguaglianza formale sui limiti delle costruzioni navali, qualcosa che le potenze occidentali non avrebbero concesso. Sulla scia di questo ritiro, gli ingegneri navali giapponesi si gettarono nella progettazione di nuove navi. La prima classe che apparve fu la Yamato, con cannoni da 460mm, le più grandi navi da guerra mai costruite. Tuttavia, le Yamato non posero fine alle ambizioni giapponesi. La Marina Imperiale Giapponese (IJN) previde la costruzione di un’altra classe di ancor più grandi navi da battaglia e aveva dei piani per navi ancora più grandi successive a questa classe. La guerra l’impedì, ma se il Giappone avesse attuato i suoi piani avrebbe dispiegato nel Pacifico navi da battaglia mostruose, più grandi delle superportaerei.

Super-Yamato
La classe A-150 avrebbe sostituito le Yamato, seguendone l’esperienza producendo navi da battaglia più formidabili e flessibili. Insieme alle Yamato, queste navi avrebbero dato all’IJN una linea da battaglia imbattibile a protezione del proprio patrimonio nel Pacifico, insieme ai nuovi territori acquisiti nel Sud-Est asiatico e in Cina. Le A-150 avrebbero teoricamente avuto sei cannoni da 510mm in tre torrette binate, anche se si fossero avuti problemi nella costruzione dei cannoni, avrebbero avuto lo stesso armamento principale delle Yamato. I cannoni da 510mm avrebbero causato danni a qualsiasi nave da battaglia statunitense o inglese esistente (o pianificata), ma avrebbero anche causato notevoli danni alle parti più delicate della nave. Le A-150 avrebbero avuto corazzature più pesanti delle cugine più piccole, più che sufficienti a proteggerle dalle armi più pesanti degli arsenali statunitensi o inglesi. L’armamento secondario avrebbe compreso un numero considerevole di cannoni a doppio impiego da 100mm, un calibro relativamente piccolo che suggeriva che le A-150 si sarebbero affidate a navi di scorta per proteggersi da incrociatori e cacciatorpediniere nemici. I compromessi nella progettazione limitarono l’efficienza delle Yamato riducendone velocità e autonomia; non riuscivano a stare al passo con le portaerei più veloci dell’IJN e consumavano troppo carburante per l’economia d’impiego nelle operazioni come a Guadalcanal. Le A-150 sarebbero state più veloci (trenta nodi) delle Yamato, con un’autonomia maggiore, più adatta alle missioni a lungo raggio nel Pacifico. La costruzione delle Yamato sfidò la capacità delle industrie siderurgiche e cantieristiche giapponesi, e le A-150 le avrebbero stressate ancor di più. Per esempio, produrre la piastra della corazzatura necessaria per proteggere una corazzata da cannoni da 510mm semplicemente andava oltre la capacità industriale del Giappone e avrebbe richiesto gravi compromessi. Inoltre, l’IJN avrebbe circondato le A150 di unità di scorta. Mentre l’USN s’impegnò nella costruzione di un enorme numero di incrociatori pesanti e leggeri, e di portaerei, oltre alla linea di corazzate, il Giappone completò solo una manciata di queste navi durante la guerra. Non si sa molto dei successori della classe A-150, che sarebbero state più grandi, veloci ed armate. Potenzialmente avrebbero dislocato centomila tonnellate e sarebbero state armate con 8 cannoni da 510mm in quattro torrette binate; anche la sola idea di tali navi avrebbe richiesto una seria revisione della realtà economica dell’Asia orientale. In ogni caso, i cambiamenti nella tecnologia navale resero obsoleta la corazzata e ciò sarebbe stato evidente prima che uno di questi mostri potesse entrare in servizio.

Follia strategica ed economica
Il Giappone ordinò due corazzate A-150 nel programma di costruzione del 1942. La prima avrebbe sostituito la HIJMS Shinano nel cantiere, e la seconda la quarta gemella mai denominata della classe Yamato. Tuttavia, le richieste in guerra per navi più piccole (eventualmente portaerei) richiesero che alcuna di tali navi venisse mai impostata. La guerra espose solo la realtà economica; non le avrebbe permesse. Il Giappone aveva la capacità industriale per costruire le prime Yamato, oltre alle navi di supporto che la flotta richiese. Questo era il piccolo segreto del sistema del trattato navale di Washington; il Regno Unito poteva superare le costruzioni giapponesi con un ampio margine e gli Stati Uniti potevano superare entrambe, se avessero voluto. Il sistema dei trattati impedì la corsa agli armamenti che il Giappone non poteva vincere, sia nel 1921 che nel 1937. Il PIL giapponese all’inizio della Seconda guerra mondiale era poco più della metà di quello della Gran Bretagna e meno di un quarto di quello degli Stati Uniti. Il successo navale del Giappone all’inizio della guerra del Pacifico fu dovuto ai trattati, nonostante questi. L’IJN li usò molto bene, ma in qualsiasi ampia competizione navale contro Stati Uniti, Regno Unito o loro combinazione, non poteva essere vinta. Dopo aver scoperto l’esistenza di queste navi, gli Stati Uniti avrebbero costruito navi da battaglia ancora più grandi, così come altri mezzi per affondarle. Infatti, nel 1952 gli Stati Uniti impostarono l’USS Forrestal, la prima della classe di quattro portaerei sostanzialmente più grandi delle corazzate classe A-150.

Conclusione
Se la guerra non ci fosse stata, il Giappone sarebbe fallito per la spesa su queste navi colossali. Il Giappone non aveva la capacità industriale per competere con gli Stati Uniti; anzi, anche se fosse riuscito ad occupare e mantenere una larga fascia dell’Asia orientale, non avrebbe raggiunto la produzione industriale statunitense per decenni. Gli Stati Uniti avrebbero risposto alle costruzioni giapponesi con navi ancora più grandi ed efficaci e, naturalmente, con sottomarini, aerei e missili. Le navi da guerra sono il riflesso (imperfetto) delle realtà economiche. Tempistica, tecnologia e grande strategia, in una cruda concorrenza su tecnologie mature, la forza economica superiore finirebbe per prevalere. L’economia giapponese poteva competere con quella del Regno Unito e persino degli Stati Uniti, ma ciò solo in un contesto commerciale aperto con accesso ai mercati europei e americani. Nessuna nave da battaglia avrebbe avuto armi sufficienti per ottenere tale risultato.Robert Farley, autore di The Battleship Book. Senior Lecturer presso la Patterson School of Diplomacy and International Commerce dell’Università del Kentucky. Le sue opere riguardano dottrina militare, sicurezza nazionale e affari marittimi. Ha blog su Avvocati, armi e denaro, Diffusione delle informazioni e The Diplomat.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Giappone: Shinzo Abe segna una grande vittoria elettorale

Andrej Akulov, SCF, 26.10.2017Dalla seconda guerra mondiale, il Giappone è noto come Paese orientato al pacifismo, che ha negato la guerra come strumento della politica nazionale. Ciò potrebbe cambiare presto. Il 22 ottobre il Primo ministro giapponese Shinzo Abe segnava una vittoria importante nelle elezioni nazionali. Il suo Partito Democratico Liberale e il Partito Komeito, piccolo partito di coalizione, si sono assicurati almeno 312 seggi nella camera bassa da 465 seggi, superando i 310 seggi della maggioranza dei due terzi. L’esito delle elezioni ne continuerà le politiche perseguite dall’incarico nel 2012; linea dura sulla Corea democratica e stretti legami con Washington, specialmente sulla cooperazione nella Difesa. La vittoria aumenta anche le possibilità del primo ministro di vincere il prossimo turno, a settembre, come leader del Partito Liberale Democratico. Questo potrebbe estenderne la premiership al 2021. Adesso Abe è in procinto di diventare il più longevo primo ministro del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Il successo elettorale dà anche al premier più tempo per l’attuazione dei piani per rivedere la costituzione pacifista del Giappone, prerequisito per aumentare capacità ed opzioni militari del Giappone. “Questa è stata la prima elezione in cui abbiamo fatto della trasformazione costituzionale il pilastro della nostra piattaforma politica”, aveva detto il 23 ottobre. La costituzione rinuncia all’uso della forza nei conflitti internazionali, proibendo atti di belligeranza. Mentre l’articolo 9 vieta tecnicamente il mantenimento di forze armate permanenti, è stato interpretato dai successivi governi giapponesi per permettere le forze di autodifesa, come sono note le forze armate, per scopi esclusivamente difensivi. I cambiamenti storici del 2015 consentono una limitata autodifesa collettiva e di aiutare un alleato attaccato. Qualsiasi cambiamento nella costituzione del Giappone, che non è mai stata modificata, richiede l’approvazione innanzitutto di due terzi del parlamento e poi un referendum pubblico. La coalizione di Abe e del partner ha tale maggioranza. Con la “supermaggioranza” in entrambe le camere, il premier ha mano libera legislativa. La modifica costituzionale sarà ancora una dura battaglia, dato che l’opinione pubblica si oppone all’emendamento. Attualmente, la spesa militare del Giappone ammonta a circa l’1% del PIL. La più alta dal 1945. Alcuni legislatori spingono per aumentarla di un 20%, soprattutto alla luce delle preoccupazioni sull’impegno statunitense nella regione. Uno degli obiettivi della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Trump è spingere gli alleati a contribuire maggiormente alla propria difesa. Trump deve visitare il Giappone all’inizio di novembre. Circa 50000 truppe statunitensi sono sul suolo giapponese, tra cui la Settima Flotta, un considerevole contingente dei Marines e il più grande stormo dell’US Air Force. Ogni anno il Giappone spende 2 miliardi di dollari per ospitarli. In futuro, probabilmente sarà possibile introdurre nuove capacità difensive coi sistemi Aegis Ashore o Terminal High Altitude Area, dato che il LDP ha sostenuto ulteriori spese per la difesa a tali scopi.
La coalizione di governo discute la necessità che il Giappone schieri missili superficie-superficie per migliorare la deterrenza nei confronti della Corea democratica, compresa la capacità di neutralizzare i missili balistici nordcoreani sui siti di lancio. Il Giappone ha finora evitato di prendere il controverso e costoso passo di acquisire bombardieri o missili da crociera dal raggio abbastanza ampio da colpire altri Paesi, affidandosi invece agli Stati Uniti per combattere i nemici. Ma la crescente minaccia posta dalla Corea democratica aggiunge peso all’argomento secondo cui il Giappone ha bisogno di una propria capacità di attacco. Sembra che Tokyo cerchi di procurarsi missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti. I missili sarebbero utilizzati per attaccare lanciamissili e strutture di lancio nordcoreani. I Tomahawk sarebbero probabilmente dispiegati a bordo dei cacciatorpediniere equipaggiati col sistema di lancio verticale Aegis e Mark 41. Significherebbe che il Giappone potrebbe attaccare bersagli situati sul gran parte della massa terrestre. Il Giappone analizza molto attentamente l’acquisto degli Aegis Ashore con capacità di difesa missilistica fissa a terra. Aegis Ashore utilizza lo stesso sistema di lancio verticale Mark 41 (VLS) dei cacciatorpediniere dell’US Navy usati per sparare i BGM-109 Tomahawk. Proprio come i cacciatorpediniere e gli incrociatori statunitensi, che utilizzano il sistema di combattimento Aegis e il suo sistema di Mark 41 VLS, il Giappone potrebbe integrare i Tomahawk nelle proprie strutture Aegis Ashore. Ciò dimostra che la preoccupazione della Russia sulla capacità dei Mk-41 di lanciare missili da crociera in Europa, violando il trattato INF, è giustificata. Se i VLS possono farlo in Giappone, potranno farlo in Romania e Polonia. Dopo l’attacco missilistico, i 42 F-35A Joint Strike Fighters del Giappone potrebbero attaccare per degradare la rete radar e le difese aeree della Corea democratica. Il Giappone potrebbe anche acquistare missili ad alta precisione, come il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) della Lockheed Martin Corp o il Missile Joint Strike a corto raggio. Il Giappone attualmente prevede di acquistare 3 droni a lunga autonomia RQ-4 dagli Stati Uniti. Ciò consentirebbe all’aviazione delle forze di autodifesa giapponesi di effettuare simultaneamente operazioni di ricerca, tracciamento e valutazione dei danni su tutta la Corea democratica e altrove.
La vittoria elettorale non significa che l’aumento della potenza militare abbia il sostegno pubblico. In questo momento l’opposizione è debole, avendo la maggiore forza d’opposizione, il Partito Democratico, nel caos. L’affluenza del voto è stata del 53,68 per cento, la seconda più bassa dal dopoguerra. La Corea democratica è un pretesto per i piani militari, che altrimenti avrebbero poche possibilità di passare. La posizione dura sulla Corea democratica non è l’unico elemento della politica estera del premier. Gli elettori hanno evidentemente sostenuto la sua politica di confronto con la Cina. La politica sulla Russia è ampiamente sostenuta. Dall’incarico, il premier ha attuato la politica del ravvicinamento con la Russia. Durante la visita ufficiale a Mosca nell’aprile 2013, Russia e Giappone stipularono la dichiarazione congiunta per avviare la cooperazione multilaterale, tra cui la riunione regolare dei ministri degli Esteri e della Difesa per consultazioni nel formato “2+2”. Russia e Giappone si sono riuniti regolarmente. Al vertice di Sochi, nel maggio 2016, Abe annunciò il “nuovo approccio” verso la Russia. Nel settembre 2017, riunitisi al Forum Economico Orientale, i leader discussero la questione delle isole Kurili. Il Presidente Putin incontrerà Shinzo Abe al Vertice Asia-Pacifico (APEC) in Vietnam, nel novembre 2017. Un ulteriore miglioramento delle relazioni Russia-Giappone è cruciale per la politica estera di Shinzo Abe che ha il sostegno degli elettori, rafforzando la posizione del premier prima delle elezioni vinte in modo così spettacolare.Il Giappone indice elezioni parlamentari straordinarie
Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 27.10.2017

Come previsto, le elezioni straordinarie alla Camera bassa del Parlamento, tenutesi in Giappone il 22 ottobre, sono culminate nella vittoria del Partito Democratico Liberale. Dal 23 ottobre, sul totale di 465 seggi parlamentari, il destino di due non è ancora chiaro. Tuttavia, non importa dato il risultato delle elezioni, ossia il LDP che insieme al suo “partner minore” Komeito, ottiene la maggioranza qualificata nella camera bassa del Parlamento giapponese. A sua volta, basandosi sui dati della distribuzione dei seggi nel nuovo parlamento, il Primo ministro Shinzo Abe (che aveva avviato le elezioni straordinarie) ha ragione di parlare della forte fiducia che il popolo giapponese gli ha espresso, sia personalmente che sulla politica estera e interna perseguita dal suo governo. Conseguenza importante del risultato delle elezioni è il forte calo del peso degli scandali che si sono moltiplicati intorno al Gabinetto dei Ministri guidato da Abe, e degli attacchi correlati dell’opposizione. Durante una conferenza stampa sui piani immediati, svoltasi il giorno dopo le elezioni, Abe chiariva che non ha intenzione di “perdere tempo” nell’attuale sessione straordinaria del parlamento per esaminare la sostanza delle accuse rivoltegli dall’opposizione, ma che invece la questione sarà rinviata alla prossima sessione regolare, che avrà inizio il prossimo gennaio. Nei prossimi mesi non vuole “perdere troppo tempo” scontrandosi coi parlamentari dell’opposizione.
Con alcuni importanti dubbi, il Primo Ministro riceve carta bianca nell’attuazione di determinate misure in economia, sicurezza e cambiamenti costituzionali. Tuttavia, giudicando dal discorso post-elettorale, Abe non intende escludere la discussione sui cambiamenti costituzionali con l’opposizione, nonostante l’esistenza della maggioranza necessaria al parlamento. Le dimensioni del successo del primo ministro e del LDP che guida, superano le previsioni più ottimistiche degli esperti alla vigilia delle elezioni. Questo successo è particolarmente significativo nel contesto della partecipazione alle elezioni dei 18enni, ammessi per la prima volta al voto elettorale. L’attuale premier è particolarmente popolare tra i giovani. Tuttavia, alcuni esperti concordano sul fatto che la vittoria del LDP sia associata alle peculiarità del sistema elettorale e generalmente mettono in dubbio l’interpretazione dei risultati delle elezioni passate come espressione di sostegno incondizionato della popolazione alla coalizione al governo. La sconfitta dell’opposizione è dovuta al caos completo in cui si trovava alla vigilia delle elezioni. Il partito della Speranza, particolarmente ottimista, formato un mese prima delle elezioni dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, ha ottenuto solo 50 seggi classificandosi al terzo posto tra i partiti parlamentari. In retrospettiva, si potrebbe sostenere che questo fosse prevedibile tenendo conto della “natura secondaria” del programma del partito della Speranza rispetto al LDP. Per esempio, Yuriko Koike ha cercato di lanciare il termine “giurisprudenza” nell’arena dei meme politici. Ma tale meme però si riferisce direttamente all’originale “abenomics”, la cui apparizione nel 2013 (dopo il ritorno del LDP al potere alla fine del 2012) non era altro che una sintesi giornalistica del nuovo corso economico proclamato da Abe. Contro lei personalmente e il partito che guida, vi è stato anche il rifiuto di Yuriko Koike di lasciare il posto di governatrice di Tokyo per concentrarsi completamente sulle elezioni, alla cui vigilia si recò (citando qualche scusa dignitosa) a Parigi. A giudicare dai risultati delle elezioni, l’elettore valutò negativamente le sue “previsioni”. Yuriko Koike, “stella” ascesa all’improvviso l’anno scorso (nelle elezioni parlamentari locali e a governatore di Tokyo), dopo solo un anno si ferma. Lo dimostra la sua “delusione” per i risultati del proprio partito nelle elezioni nazionali. Ancora meno ottimista è il destino dell’altro aspirante politico Seiji Maehara. Asceso assai giovane agli inizi del Partito Democratico all’opposizione, il 1° settembre ne diventava il leader, avendo così l’occasione unica per affermarsi al vertice politico del Paese. Tuttavia, già a fine settembre, apparentemente influenzato (ancora esistente al momento) dal “fenomeno Yuriko Koike”, invitò i membri del DP a votare il partito della Speranza nelle imminenti elezioni. Tuttavia, Koike, situata politicamente ancora più a destra di Abe, è accetta solo all’ala destra del Partito Democratico. Di conseguenza, il partito di opposizione principale s’è diviso, ed era improbabile che il nuovo leader potesse salvarsi da tale naufragio. Tuttavia, da una situazione così cattiva può nascere una fenice. Questa è il caso del frammentato centro-sinistra dell’ex-DP, denominato Partito Democratico Costituzionale, che ha ottenuto il secondo posto alle elezioni con 55 seggi. Un altro risultato significativo di queste ultime elezioni. Il centro di gravità dell’opposizione sarà ora il CDP e il suo leader, il 53enne Yukio Edano (che ha avuto diversi posti ministeriali nel governo di centro del 2010-2012), diventerà la nuova “stella in ascesa” che rimarrebbe nel cielo politico giapponese molto più a lungo dell’altra “stella”, Yuriko Koike. Tutto sarà deciso dalle prospettiva del “vento di destra” dominante nella politica estera giapponese. La sua forza e durata sono significativamente (e oggi, forse semplicemente decisamente) dipendenti dallo stato delle relazioni cino-giapponesi. Se la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche migliora, la “stella” Yukio Edano inevitabilmente continuerà a salire.
Infine, va osservato che il rafforzamento delle posizioni nazionali dell’attuale primo ministro ha avuto luogo durante la preparazione di diversi importanti eventi in politica estera. Tra i più importanti, la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Tokyo, il 5 novembre, e la successiva partecipazione di Abe a una serie di forum dell’ASEAN. I principali temi politici dei prossimi colloqui statunitensi-giapponesi e il lavoro dei forum dell’ASEAN includeranno le questioni della penisola coreana e del Mar Cinese Meridionale, così come le relazioni con la Cina. Nel complesso, la valutazione degli esperti giapponesi sull’attuale primo ministro come politico di maggior successo del Paese negli ultimi decenni va riconosciuta corretta. Ciò è confermato dal completo successo del nuovo attacco da samurai intrapreso da Abe nella lotta politica interna. L’attacco è stato condotto in condizioni di elevate incertezze e rischi che hanno accompagnato la decisione delle elezioni parlamentari straordinarie.Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’11 settembre cileno

Fate tutto il necessario per danneggiarlo e farlo cadere” parole di Richard Nixon al segretario di Stato Henry Kissinger e ai capi della CIA… “Quel figlio di puttana va schiacciato con qualsiasi mezzo”.

Intervista a Salvador Allende

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Salvador Allende – No daré un paso atrás… (1971)

Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

Interferencia secreta en señal militar durante el Golpe de Estado

Quién disparó a Salvador Allende – Golpe de estado en Chile

El Ultimo Combate De Salvador Allende