Come dei modelli ingannarono la NATO

Dragan Vujicic, Novosti, 2 ottobre 2017
Il Pilota Djordje Ivanov rivela a “Novosti” l’emozione particolare, in attesa di 6 “Migovi” dalla Russia. “Su mia proposta furono realizzati dei finti aerei che i piloti alleati pensavano che fossero realiIl Tenente-Colonnello Djordje Ivanov, ex-capo delle operazioni del 204.mo Reggimento Caccia della VJ nel 1999, ebbe l’idea di fare dei modelli, di questo potente aereo, l’incubo strategico della NATO salvando dal bombardamento alcuni di quelli ricoverati nell’aeroporto di Batajnica. All’inizio della guerra illegale, Ivanov era l’aiutante del leggendario comandante del 204.mo Colonnello Milenko Pavlovic.
I nostri piloti avevano 13 “MiG-29” e anche un cuore più grande delle montagne. La NATO tuttavia abbatté i quattro velivoli decollati per le operazioni della prima notte. I piloti Ilja Arizanov, Nebojsa Nikolic, Dragan Ilic e Predrag Milutinovic si eiettarono ma quattro “29” andarono perduti per sempre. Pochi giorni dopo la fine del bombardamento della NATO, i MiG-29 dell’Aeronautica jugoslava volarono nuovamente a titolo dimostrativo; le forze nemiche credevano che fossero stati tutti distrutti. Fu questa la ragione del licenziamento del generale dell’US Air Force presso il comando della NATO, ma anche delle congratulazioni dei colleghi del Tenente-Colonnello Djordje Ivanov. “Ricordo quando entrammo nei rifugi improvvisati di Batajnica poco prima che i missili da crociera colpissero l’aeroporto, il 24 marzo 1999. Le detonazioni letteralmente ci scaraventarono nel rifugio. Fu la notte più lunga della mia vita. Durante le pause, le immagini nella mia mente di tutta la vita scorrevano ai miei occhi”, ricorda Ivanov. La mattina del 25 marzo 1999, Batajnica era ancora più cupa. Il Generale Spaso Smiljanic, comandante della RV-PVO, disse ai piloti che potevano solo immolarsi per la difesa della Patria. La differenza di mezzi aerei era troppo grande. Mentre guardavo colleghi e comandanti nell’aeroporto distrutto, mi ricordai “una mascherata” nella scuola elementare di Strumica, quando la mia classe, su mia idea, smantellò parte del legno della scuola per farne un cavallo di Troia. Un film in quei giorni veniva girato nella mia città natale. La mia idea ricomparve, e dissi a Smiljanic: “Generale, facciamo dei modelli!” Annuì probabilmente pensando che il Tenente-Colonnello fosse “sconvolto” dalle bombe. Ma a me bastò… E il primo superiore, il Colonnello Pavlovic fu inizialmente sconvolto dall’idea, dicendo “Se fai il modello, avrai un agnello“. Contattai i produttori Branko Vujevic e Radoja Blagojevic, e a Nova Pazova trovammo un laboratorio in cui si lavorava il legno e così iniziammo. Si decise di “costruire” “MiG-29” in rapporto di 1:1, anche se in un primo momento sembrava una missione impossibile. Il primo “aereo” uscì dal laboratorio dopo venti giorni. C’era il problema di come trasferirlo a Batajnica. Dall’officina alla pista vi sono solo pochi chilometri, ma i satelliti su Belgrado passavano ogni sette minuti. Durante questo periodo, le ali di legno dovevano essere montate sulla carlinga collegata al trattore per farlo uscire da Pazova. La sede della “fabbrica del MIG-29A serba” doveva essere nascosta a tutti i costi. Montammo il finto aereo la mattina, e i bombardieri della NATO arrivarono diverse ore dopo, sganciando il loro carico mortale”, dice Ivanov. Il Tenente-Colonnello spiegò la tecnica con cui ingannarono i bombardieri della NATO. “Nel velivolo falso, una stazione radio venne installata e il cherosene veniva bruciato nei fusti ritagliati che fungevano da motori, in modo che gli osservatori vedessero una termo-riflessione. Questo portò i piloti della NATO a concludere che era un vero aereo”. Tutti i “modelli” falsi erano ricoperti da sottili serigrafie su cui era stata stampato “Vecernje novosti”. I regali del nostro ufficio stampa diedero il riflesso radar ideale agli “avaksima”.
Il Pilota Ivanov lasciò la RV nel 2001, con circa 1800 ore di volo su aerei supersonici, ma ebbe la sensazione che sarebbe tornato sulle altezze celesti con la pittura. Questo personaggio dipinse icone e affreschi in quindici chiese in Macedonia e Serbia. Una donna inglese apparve in compagnia della moglie proprio quando restaurava l’Angelo Bianco. Si affrettò a vederlo, e dopo alcune lacrime chiese ai maestri di scoprire gli affreschi. Iniziò a parlare dicendo che era una pilota inglese durante l’aggressione della NATO e aveva “accidentalmente” colpito il monastero di Moraca assieme a Milešev. Quando sorvolò la valle del fiume, disse che il suo bersaglio scomparve improvvisamente dal radar, e in volo una nuvola apparve davanti al suo aereo sotto forma di enorme angelo bianco. Le bombe furono disattivate e vennero sganciate in modo casuale.Restauro
Uno dei modelli dell’aereo della “fabbrica del MIG-29A serbo” oggi si trova al Museo di Surcin. Il direttore Cedo Milojevic aveva detto che sarà completamente restaurato ad ottobre. Il Colonnello Ivanov ne è il responsabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Il Triangolo d’Oro tra Albania e Kosovo

Dean Henderson, Left Hook, 12/01/2014

Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori sui diritti umani in Europa indagano sui membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo, sostenuto da Stati Uniti e NATO, per aver ucciso prigionieri di guerra serbi nei centri di detenzione segreti in Albania per venderne gli organi. L’accusa emerse in un libro del 2008 scritto dall’ex-procuratrice Carla Del Ponte. In un’indagine seguita dal Consiglio d’Europa, il procuratore svizzero Dick Marty sostiene che il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci abbia collegamenti con la criminalità organizzata.
(Tratto dal capitolo 15: Big Oil e i suoi banchieri)President Slobodan Milosevictalking to reporters at the Sava centre, Belgrade, Dec 1993Il Kosovo fu separato dall’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ’90. La Jugoslavia, come l’Iraq, aveva a lungo sfidato i bankster Illuminati. La sua economia, come quella dell’Iraq, tendeva al socialismo da quando il Maresciallo Tito sconfisse gli ustascia nella seconda guerra mondiale. La Jugoslavia successe all’India alla presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), un grande gruppo di nazioni tradizionalmente guidate dall’India che scelsero di non allinearsi con Stati Uniti o Unione Sovietica durante la guerra fredda. La Jugoslavia fu l’unica nazione europea orientale che non fu mai nel Patto di Varsavia. Divenne un leader rispettato del gruppo G-77, i Paesi in via di sviluppo che cercavano di deviare i proventi del petrolio dell’OPEC dal cartello dei banchieri internazionali dei Quattro Cavalieri allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchine poco costose per le fabbriche e le aziende contadine del Terzo Mondo. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando valuta forte e affondando nel debito, ora si rivolgevano alla Jugoslavia, dalla recente industrializzazione, spesso disposta a scambiare macchine con materie prime.
I bankster internazionali disprezzavano il NAM perché i suoi membri sono nazionalisti di sinistra che proteggono le risorse da Big Oil e gli altri tentacoli del Potere Monetario. Il NAM fu una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg, che interpretava le lotte rivoluzionarie nel Terzo Mondo contro la sua egemonia finanziaria come una minaccia comunista filosovietica, giocando la carta “del pericolo rosso” per giustificare sanguinarie guerre di sterminio. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dall’esempio della Jugoslava, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo è morto”. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, demonizzato presso la folla globalizzazione, osservò, “...l’ultimo governo socialista che minaccia il dominio capitalistico dell’Europa è la prova vivente che la storia non è finita, che più di un sistema economico è possibile“. Le risorse naturali della Jugoslavia erano vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono enormi giacimenti di petrolio nell’Adriatico. Gli addetti dell’industria petrolifera ritengono che possano competere con quelli dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia ha diciassette miliardi di tonnellate di carbone e ampie risorse in minerali, come l’enorme miniera di Stari Trg, la prima struttura che il Reich nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estrasse il piombo a Stari Trg per le batterie dei suoi U-Boot. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare nella rotta dell’oleodotto che collega i campi petroliferi dei Quattro Cavalieri dal Mar Caspio all’Europa continentale, ed è a cavallo di una grande autostrada che collega l’Europa all’Asia centrale e del fiume strategico Danubio, che attraversa la nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, la Jugoslavia era matura per il raccolto.
bnd Le agenzie d’intelligence occidentali, con i combattenti fondamentalisti islamici, prima divisero Bosnia e Croazia. Ma la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, i giacimenti di carbone e gli ambiti giacimenti dell’Adriatico. Per arraffarli era necessario spezzare ancor più il territorio dell’indisciplinato governo centrale di Belgrado. Nel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò ad addestrare l’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione del nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania fu opera dei nazisti che durante la seconda guerra mondiale occupavano la Jugoslavia. Tale idea venne condivisa dalla NATO. Il BND era guidato da Hans Jorg Geiger, che creò un’enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania, nel 1995. La CIA avviò una grande operazione a Tirana l’anno prima. Il presidente Sali Berisha guidava l’Albania dai primi anni ’90. Cocco del Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania a multinazionali e banche occidentali e fu ricompensato con un enorme prestito dal FMI. Nel 1994, lo stesso anno in cui la CIA giunse a Tirana, la banca a schema piramidale presieduta da Berisha, ultimo barboncino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema rientrava nel modello coordinato da FMI/BCCI per spezzare i Paesi debitori del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, e fuggì nel nord dell’Albania dove prese il controllo di una regione sempre più senza legge, divenuta importante via del narcotraffico e del contrabbando di armi della Mezzaluna d’Oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), CIA e BND reclutarono i combattenti dell’UCK tra questi contrabbandieri, a molti dei quali la CIA concesse di trafficare a Peshawar, in Pakistan, un decennio prima. I Kommandos Spezialkräfte (KSK) tedeschi, indossando uniformi nere, addestrarono l’UCK dotandolo di armi tedesco-orientali. Nel vicino Kosovo vi furono molti casi di uomini con uniformi nere che terrorizzavano i contadini kosovari. Mentre gli Stati Uniti affermavano che si trattava delle forze speciali jugoslave, erano probabilmente membri delle KSK tedesche che guidavano i raid dell’UCK in Kosovo. L’UCK indossava divise della Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania fu il primo Paese a riconoscere la Croazia nel 1990, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi guidarono la campagna che incoraggiò la Croazia a secedere dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo fu creato a Zagabria, adottò bandiera e inno nazionale dei fantocci di Hitler, gli ustascia. Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica di solo 300 membri. Dopo un anno di invii di armi e addestramento ad opera di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un esercito di 30000 guerriglieri. Il luogotenente di Usama bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK.
Le provocazioni dell’UCK furono il pretesto per l’aggressione della NATO alla Jugoslavia, per spartirsi le ricchezze minerarie e petrolifere del Kosovo. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, ma repressero anche episodi di eccessiva ritorsione serba, arrestando più di 500 serbi per crimini contro civili albanesi. Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di ogni gruppo etnica, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Un discorso del 1992 è tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie d’intelligence occidentali sfruttavano. Dichiarò: “Sappiamo che molti albanesi del Kosovo non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non risponderemo allo stesso modo. Dobbiamo rispondere porgendo la nostra mano, convivere in uguaglianza e non permettere che un solo bambino albanese, donna o uomo sia discriminato in Kosovo in alcun modo. Dobbiamo… insistere su una politica di fratellanza, unità e uguaglianza etnica in Kosovo. Persisteremo su questa politica“. Quando Milosevic, abile avvocato, iniziò a vincere nel processo per crimini di guerra a L’Aia, la copertura mediatica cessò e subito dopo morì. I suoi sostenitori dicono che fu avvelenato.
uck02 Alla fine dei bombardamenti contro la Jugoslavia, la NATO inviò in Kosovo una forza d’occupazione nell’ambito della KFOR. La NATO continuò ad ignorare e negare che bande dell’UCK attaccassero i civili serbi sotto la supervisione della KFOR, favorendo l’UCK che tentava di strappare un pezzo di Macedonia a favore della causa dei banchieri internazionali. Gli Stati Uniti costruirono in Kosovo la più grande base militare dai tempi del Vietnam. Nel frattempo l’Albania divenne un campo di addestramento della CIA per terroristi, centro di produzione dell’eroina e supermercato delle armi. Un articolo del 6 marzo 1995 dell’Athens News Agency citava il ministro dell’Ordine Pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti a Skopje, in Macedonia, dove truppe USA e NATO si ammassarono durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella Chimarra, nel sud dell’Albania, dove laboratori di eroina erano sorti nel triangolo delle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel narcotraffico delle forze armate macedoni, alleate degli Stati Uniti, e della mafia dei lupi grigi turchi, vecchi alleati della CIA. Osservò che un fiorente commercio di armi si sviluppava in Macedonia e Kosovo e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro del traffico di eroina ed armi, di stanza a Pristina, dove è ospitata la forza per il “mantenimento della pace” in Kosovo della NATO, KFOR. Secondo lo storico Alfred McCoy, “esuli albanesi usarono i profitti della droga per spedire armi svizzere e ceche in Kosovo, per i separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi sindacati della droga kosovari armarono l’UCK per la rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo di Kumanovo nel 1999, per concludere il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia… permise il fiorente traffico di eroina… e i capi dell’UCK… continuarono a dominare il traffico dai Balcani“. Un rapporto per la Reuters del 16 giugno 1995 di Benet Koleka, da Tirana, accusava il governo albanese di aver segretamente inviato tonnellate di armi in Ruanda, prima che il genocidio esplodesse nel Paese dell’Africa centrale. Il maggiore quotidiano dell’Albania, Koha Jone, riferì che diversi aerei-cargo Antonov decollarono dalla base aerea di Gjadri, in Albania, carichi di armi e diretti in Ruanda. Amnesty International intervistò quattro piloti che sostennero di lavorare per una società inglese. Dissero che trasportavano le armi nella Repubblica democratica del Congo, scaricandone nell’aeroporto di Goma, vicino al confine ruandese. Dissero anche che portarono carichi di armi a Goma da Israele e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavoravano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno un contractor della difesa degli Stati Uniti, noto come RONCO, era in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO invece importava materiale militare del Pentagono passandolo alle forze ruandesi poco prima che iniziasse il genocidio.
Il Washington Times riferì nel 1999 che “l’UCK, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e che alcuni membri del Congresso vogliono armare nell’ambito dei bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che si finanzia con i proventi della vendita dell’eroina“. Nel 1999 una denuncia del Times di Londra rilevò che l’UCK era il principale spacciatore mondiale di eroina, ereditando tale posizione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin afgani. Europol raggiunse i governi di Svezia, Svizzera e Germania nelle indagini sui legami dell’UCK col traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga dell’intelligence della polizia svedese dichiarò: “Abbiamo l’intelligence che ci porta a credere che ci sia una connessione tra narcodollari ed Esercito di liberazione del Kosovo“. Il Berliner Zeitung citò un rapporto dell’intelligence occidentale secondo cui 900 milioni di marchi tedeschi erano finiti in Kosovo da quando l’UCK aggredì il governo jugoslavo, nel 1997. La metà erano proventi della droga. La polizia tedesca osservò il parallelo tra ascesa dell’UCK e aumento del traffico di eroina tra l’etnia albanese in Germania, Svizzera e Scandinavia. La polizia ceca rintracciò un albanese fuggito da una prigione norvegese, dove scontava 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a diversi acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. L’agenzia criminale federale della Germania concluse, “gli albanesi sono ora il gruppo più importante nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori occidentali“. Europol presentò una relazione dettagliata sul traffico di eroina albanese/UCK alla Corte Penale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi costruiti da Usama bin Ladin, nel Pakistan infestato dall’eroina da cui emersero i taliban. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, cominciarono ad acquistare grandi immobili in Kosovo. Il capo dei ribelli ceceni, l’emiro saudita al-Qatab, creò campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. I tentativi furono sempre finanziati da vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. Dopo che l’UCK tolse il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina propagandistica degli Illuminati ancora una volta aumentò la pressione e accusò la maggioranza serba di condurre un’altra “pulizia etnica”, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Anche in questo caso i media ripresero a pappagallo la campagna della CIA per demonizzare i serbi. Hitler fece la stessa cosa quando invase la Jugoslavia, definendo i serbi untermenschen (subumani). Il 24 marzo 1999 gli statunitensi bombardarono Belgrado. Milosevic fu inseguito da killer armeni assunti dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri di fieno carichi di civili furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata. In un momento d’ironia storica, la NATO bombardò lo stessa ponte sul Danubio, a Novi Sad, dove migliaia di serbi morirono combattendo l’invasione nazista del 1941. I manifestanti a Belgrado chiamarono la NATO organizzazione terroristica nazista degli statunitensi. 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e 10000 feriti. Altre migliaia persero la casa, deliberatamente bombardate dalla NATO, nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a supplicare “zio Sam”. A Stari Trg il direttore Novak Bjelic, che lavorava per l’azienda statale jugoslava Trepca, disse, quando iniziarono i bombardamenti degli Stati Uniti, che “La guerra in Kosovo è solo questione di miniere, nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha diciassette miliardi di tonnellate di riserve di carbone“.
bw_barettabzeichen_ksk Uno dei “massacri” più pubblicizzati e presunta opera dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato osservatori internazionali del Kosovo guidò la propaganda. Il suo capo era William Walker, che aiutò Oliver North ad armare i contras. Mentre Walker vomitò la sua versione dei fatti su Racak a un ansioso media degli Stati Uniti, molti media europei, tra cui BBC, Die Welt, Radio France International e Le Figaro, misero in discussione la storia di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese era Racak quando si verificò il presunto massacro, ed affermò che il “massacro” in realtà fu uno scontro a fuoco nell’imboscata dell’esercito jugoslavo all’UCK. Poi uomini in divisa nera giunsero sulla scena e travisarono i morti dell’UCK con abiti civili. Gli esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva somiglianze notevoli con il massacro per il pane in Bosnia, dove si scoprì che i combattenti islamici commisero il massacro a beneficio dei media occidentali. L’incidente portò alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, che due giornalisti dell’AP smentirono il racconto di Walker sugli eventi a Racak, dicendo che c’erano alcune cartucce di fucile vuote sul sito e quasi alcuna traccia di sangue sui corpi. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che invitò una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime fossero state uccise a distanza, e poi ferite con tiri a corta distanza e di coltello, inflitte ai cadaveri. Inoltre scoprirono che i fori sui corpi non corrispondevano a quelli sugli abiti, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle forze speciali tedesche KSK che addestravano l’UCK. Nulla fu mai pubblicato dai media statunitensi. L’incidente fu una reminiscenza della manovra che Adolf Hitler attuò nel 1939 per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler vestì i cadaveri di alcuni prigionieri con l’uniforme dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, che Hitler poi disse essere stata attaccata dall’esercito polacco. Entro una settimana 1,5 milioni di truppe naziste entrarono in Polonia.
La BBC News riferì nel dicembre 2004 che un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari, a sud della massiccia base dell’US Army in Kosovo, fu approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. A quanto pare, turbato dalle raccapriccianti accuse di traffico di organi della mafia dell’UCK, creata dagli Illuminati, un diplomatico occidentale a Pristina disse al Wall Street Journal, “Ciò danneggerebbe l’immagine del Kosovo tra le parti internazionali interessate“.

Hans Jorg Geiger, il creatore dell'UCK

Hans Jorg Geiger, il creatore dell’UCK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aja scagiona Slobodan Milosevic

Alexander Mercouris, The Duran3/8/2016

Il tribunale dell’Aja conferma che le accuse occidentali sul ruolo dell’ex-Presidente serbo Milosevic nella guerra in Bosnia erano false. Che dire delle osservazioni identiche sul ruolo di Putin nella guerra ucraina?

sloboChi si ricorda le guerre jugoslave degli anni ’90, ricorda il modo in cui i governi e i media occidentali demonizzavano il Presidente serbo Slobodan Milosevic. Milosevic veniva spacciato per ultranazionalista fascista che presiedeva un regime corrotto e autoritario in Serbia, che uccideva regolarmente gli avversari, tiranneggiava la popolazione del Kosovo e orchestrava le guerre in Bosnia e Croazia nell’ambito del piano megalomane etnico di creare la Grande Serbia. Fu fatto passare per il burattinaio dei serbi nella lunga guerra in Bosnia ed accusato di genocidio in Bosnia e in Kosovo. Quando Milosevic alla fine perse il potere dopo le proteste filo-occidentali, fu processato da un tribunale internazionale per crimini di guerra dell’Aja per tutte queste accuse. Anche se morì durante il processo, i media occidentali continuavano a ripetere tali accuse, come se fossero state dimostrate reali. Chiunque abbia mai messo in discussione tali accuse, o suggerito che ci fosse altro nelle guerre in Jugoslavia che non il piano diabolico di Milosevic e dei suoi collaboratori, veniva regolarmente denunciato come sostenitore della “pulizia etnica” e del genocidio, e come fantoccio di Milosevic o anche “utile idiota”. E’ quindi molto interessante vedere come le varie prove al tribunale internazionale dell’Aja, così come altre indagini e tribunali, hanno respinto nettamente tutte le accuse contro Milosevic spacciate da governi e media occidentali. Tutto ciò in realtà iniziò nel Kosovo, dove gli investigatori scoprirono subito che le affermazioni fatte durante i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia nel 1999, che centinaia di migliaia di persone furono massacrate su ordine di Milosevic, erano semplicemente false. Ma il processo a Milosevic continuò, come discusso brillantemente dall’autore inglese John Laughland nel suo libro Travesty, e nonostante il pubblico ministero lanciasse ogni accusa immaginabile per condannarlo, il processo contro Milosevic essenzialmente fallì. Ci fu poi una sentenza della Corte internazionale di giustizia emessa poco dopo la morte di Milosevic che confermò che né lui né la Serbia ebbero alcun ruolo nella vicenda di Srebrenica. Ed ora si conclude la lunga discussione sul ruolo di Milosevic nella guerra bosniaca, nel processo al tribunale internazionale del leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Piuttosto che discutere di tale processo in dettaglio mi limiterò a riprodurre l’eccellente sintesi di Andy Wilcoxson:
156432 “Il 24 marzo la sentenza a Karadzic afferma che “la Corte non è d’accordo che vi fossero prove sufficienti, presentate nel processo, per poter dire che Slobodan Milosevic fosse d’accordo con il piano comune” per rimuovere in modo permanente i musulmani bosniaci e i croati bosniaci dal territorio rivendicato dai serbo-bosniaci. La corte nel processo a Karadzic ha rilevato che “il rapporto tra Milosevic e l’accusato si era deteriorato dal 1992; e nel 1994 non c’era più una linea di condotta comune da adottare. Inoltre, già dal marzo 1992, ci fu un’evidente discordia tra l’imputato e Milosevic negli incontri con i rappresentanti internazionali, durante cui Milosevic e altri leader serbi criticarono apertamente i leader serbo-bosniaci per aver commesso ‘crimini contro l’umanità’ e ‘pulizia etnica’ e una guerra per propri scopi“. I giudici notarono che Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic favorivano la conservazione della Jugoslavia e che Milosevic inizialmente lo supportava, ma che le opinioni divergettero nel tempo. La sentenza afferma che “dal 1990 e alla metà del 1991, l’obiettivo politico degli imputati e della leadership serbo-bosniaca era preservare la Jugoslavia e impedire la separazione o l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina, che si sarebbe tradotta della separazione dei serbi di Bosnia dalla Serbia; la Corte osserva che Slobodan Milosevic non approvò questo obiettivo e parlò contro l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina“. La Corte rilevava che “la dichiarazione di sovranità dell’Assemblea della SRBiH in assenza dei delegati serbo-bosniaci del 15 ottobre 1991, aggravò la situazione“, ma che Milosevic non era d’accordo a costituire la Republika Srpska, in risposta. La sentenza afferma che “Slobodan Milosevic tentava di adottare un approccio più cauto”. La sentenza afferma che nelle comunicazioni intercettate con Radovan Karadzic, “Milosevic dubitava fosse saggio usare ‘un atto illegittimo in risposta ad un altro atto illegittimo’ e mise in discussione la legittimità di un’Assemblea serbo-bosniaca”. I giudici scoprirono anche che “Slobodan Milosevic espresse riserve su come un’Assemblea serbo-bosniaca potesse escludere i musulmani ‘per la Jugoslavia’”. La sentenza osserva che negli incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci “Slobodan Milosevic dichiarò che ‘i membri di altre nazioni ed etnie vanno protetti’ e che ‘l’interesse nazionale dei serbi non è discriminazione’“. Inoltre “Milosevic dichiarò che il crimine va combattuto con decisione“. La Corte di primo grado osserva che “in riunioni private, Milosevic era estremamente arrabbiato verso la leadership serbo-bosniaca per aver respinto il piano Vance-Owen e maledì l’imputato“, scoprì anche che “Milosevic cercò di ragionare con i serbo-bosniaci dicendo che capiva le loro preoccupazioni, ma che era più importante por fine alla guerra“. La sentenza afferma che “Milosevic dubitava che il mondo avrebbe accettato che i serbo-bosniaci, che rappresentavano solo un terzo della popolazione della BiH, ottenessero oltre il 50% del territorio ed incoraggiò l’accordo politico“. Nel corso di una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, la sentenza dice che “Milosevic disse al leader serbo-bosniaco che non avevano il diritto di avere più di metà del territorio della Bosnia-Erzegovina, affermando che: ‘non c’è modo che altro vi appartenga! Poiché rappresentate un terzo della popolazione. (…) Non avete diritto ad oltre la metà del territorio, non va tolto qualcosa che appartiene a qualcun altro! (…) Come si può immaginare che due terzi della popolazione siano stipati nel 30% del territorio, mentre il 50% sia troppo poco per voi?! E’ umano, è giusto?!’” In altri incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci, la sentenza osserva che Milosevic dichiarò che “la guerra deve finire e che il peggiore errore dei serbo-bosniaci ‘fu volere la completa sconfitta dei musulmani bosniaci“. A causa della frattura tra Milosevic e i serbo-bosniaci, i giudici notano che “la RFJ ridusse il sostegno alla RS e incoraggiò i serbo-bosniaci ad accettare proposte di pace”“.
In altre parole, non vi era alcun progetto di Grande Serbia da parte di Milosevic, Karadzic o chiunque altro. Milosevic (e Karadzic) volevano mantenere Jugoslavia (come i capi occidentali, all’epoca, professavano volere), Milosevic non era il burattinaio della guerra in Bosnia ed aveva limitata influenza sulla leadership serbo-bosniaca guidata da Karadzic con cui era in rapporti sempre peggiori, ed era lontano dall’impegnarsi in soluzioni violente, crimini di guerra o pulizia etnica, mentre Milosevic ne aveva sempre parlato contro sforzandosi sempre per la pace. Inutile dire che i media occidentali occultano questa sentenza. Né i politici e i giornalisti occidentali che demonizzarono Milosevic negli anni ’90 hanno ammesso che ciò che dissero su di lui, utilizzato per giustificare il bombardamento della Jugoslavia nel 1999, fosse falso. Al contrario, ignoreranno questa sentenza e diranno ciò che dissero di Milosevic all’epoca, proprio come i media occidentali ignorano le altre sentenze della Corte o le indagini che contraddicono le proprie storie, come ad esempio le sentenze che confermano che l’oligarca russo Mikhail Khodorkovskij sia un truffatore emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, o il rapporto Tagliavini che indica che fu la Georgia e non la Russia a scatenare la guerra in Ossezia del Sud nel 2008. Per chi tuttavia presta maggiore attenzione a queste cose, è impossibile evitare paragoni tra il trattamento dell’occidente verso Slobodan Milosevic negli anni ’90 e il trattamento verso Vladimir Putin oggi. La affermazioni identiche sul ruolo di Putin nelle guerre in Ucraina sono pari a quelle emesse negli anni ’90 sul ruolo di Milosevic nelle guerre in Jugoslavia. Chi mette in dubbio tali affermazioni viene chiamato “apologeta di Putin” o “utile idiota”, proprio come coloro che misero in dubbio le affermazioni fatte sul ruolo di Milosevic nelle guerre jugoslave degli anni ’90 venivno chiamati “apologeti di Milosevic” o “utili idioti”. Speriamo che questa volta non ci vogliano 20 anni prima che tali affermazioni, come quelle contro Milosevic, siano adeguatamente esaminate e giudicate false.slobodan-miloseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: il tribunale-farsa

Dean Henderson – 2 marzo 2013

milosovicIl Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) è stato creato per volere degli Stati Uniti e ha ricevuto finanziamenti e direttive dai suoi sponsor della NATO. [1] Il concetto stesso di  tribunale ad hoc, istituito con l’intento di giudicare eventi che si verificano in un solo luogo geografico, viola il canone dell’equità del diritto. I tentativi della comunità mondiale d’istituire una Corte penale internazionale, che sarebbe competente su tutto il mondo, non sono riusciti a causa dell’insistenza degli Stati Uniti a che i cittadini statunitensi siano esentati dai procedimenti giudiziari da parte del tribunale. Questo atteggiamento degli Stati Uniti, essere al di sopra della legge, non è una novità. Nel 1984, quando la Corte Internazionale di Giustizia stabilì che gli Stati Uniti dovevano risarcire il Nicaragua per il sabotaggio del porto di Corinto, gli Stati Uniti semplicemente ignorarono il verdetto. Come Slobodan Milosevic ha scritto dell’ICTY, “Gli Stati Uniti stessi, immuni dal controllo o da una prosecuzione, e al di sopra della legge, usano il loro potere per avviare la persecuzione dei nemici che hanno scelto di terrorizzare e demonizzare.”
Nel modo in cui è stato creato l’ICTY, il giudice agisce in tandem con l’accusa, piuttosto che agire da arbitro imparziale del caso. Come l’ex avvocato britannico Geoffrey Locke ha sottolineato, “Il tribunale si crea da sé le regole di procedura e prova e non risponde a nessuno… il giudice di un vero tribunale deve dimostrare il caso, non solo esercitare un potere positivamente diretto, agendo come consulente dell’accusa nella preparazione del caso, suggerendo come potrebbe essere rafforzata e migliorata“. [2]
Il governo jugoslavo consegnò Milosevic all’ICTY dopo che gli erano stati promessi nuovi prestiti dal FMI. Per più di un mese Milosevic fu tenuto in isolamento, senza poter parlare neanche con i suoi avvocati, che ebbero difficoltà anche ad ottenere i visti per i Paesi Bassi. La sua cella aveva  telecamere che registravano ogni sua mossa. Milosevic, un avvocato di successo, volle rappresentare se stesso dinanzi al tribunale, ma l’ICTY in un primo momento gli negò questo diritto umano fondamentale e nominò tre amici curiae (amici della corte) per rappresentarlo. Il giudice disse che a Milosevic non sarebbe stato nemmeno consentito di avere voce in capitolo nella sua strategia di difesa, qualcosa che neanche i nazisti avevano vietato al leader comunista bulgaro Georgij Dimitrov, che fu in grado di guidare la propria difesa nel processo sull’incendio del Reichstag del 1933. Sotto la pressione internazionale, il giudice finalmente fece marcia indietro su questa misura draconiana.
Eppure, a Milosevic non fu permesso di parlare delle accuse, avendogli spento il suo doppio microfono. Più tardi, in una conferenza di stato, dove alla difesa dovrebbe essere consentito di sollevare questioni d’interesse, il suo microfono venne nuovamente spento e i giudici uscirono dalla stanza. Alla terza apparizione al tribunale dell’ICTY, venne spento di nuovo il microfono di Milosevic, dopo che aveva messo in discussione la legittimità del tribunale. Nel febbraio 2002 il processo-farsa a Milosevic iniziò. Quando il 13 febbraio Milosevic sostenne che il giudice non aveva legittimità e che l’ICTY aveva orchestrato un “processo parallelo mediatico” per emettere un verdetto prima che le prove venissero anche solo presentate, il giudice May gli disse che i suoi commenti erano “irrilevanti”. Il giorno dopo Milosevic, che aveva trascorso sette mesi in isolamento, replicò che il suo “processo farsa… faceva parte di un grande tentativo occidentale di controllare il mondo“. Ha poi mostrato un video comprovante che il massacro di Racak è una frode. [3] Un testimone da lui chiamato disse che il tanto sbandierato massacro serbo a Srbenica fu, difatti, istigato dai servizi segreti francesi.
Nell’agosto 2002 Milosevic aveva rovesciato la situazione al tribunale-farsa, presentando un flusso costante di informazioni ben documentate che dimostravano la spartizione CIA-mafia della Jugoslavia. I media improvvisamente non seguirono più il processo. Nel marzo 2006, un Slobodan Milosevic in salute morì improvvisamente nella sua cella all’Aja. Il suo avvocato e numerosi sostenitori dicono che fu avvelenato.
Mentre gli Stati Uniti e la NATO formularono il loro intervento jugoslavo in termini etnici, molti croati, bosniaci, moldavi, macedoni, montenegrini e albanesi continuano a vedere nell’occidente un nemico. Mentre i media statunitensi si fissavano sugli albanesi in fuga dai bombardamenti statunitensi in Kosovo per mettersi al sicuro in Macedonia, molti più albanesi fuggivano nella direzione opposta, a Belgrado, dove sostennero Milosevic e maledirono gli aggressori della NATO. Un albanese che giunse a Belgrado era Fatmir Seholi, che era stato caporedattore della Radio Televisione di Pristina finché le truppe della NATO l’espulsero dalla provincia. Seholi disse questo della guerra, “Ogni bombardamento della NATO è stato un grosso problema. L’uomo che ordina alla NATO di bombardare le persone non è umano. E’ un animale. Dopo il bombardamento di Djakovica ho visto corpi decapitati… ho visto gente senza braccia, senza piedi… Chi è questo  Clinton che accusa chicchessia? Vorrei dire a Hillary Clinton che suo marito è una persona immorale. Quel tizio ha rovinato il nostro Stato senza motivo. Che cosa avrebbe detto se qualcuno avesse bombardato la Casa Bianca? Chi è il malvagio qui? Milosevic, che protegge il territorio della Jugoslavia e la popolazione del Kosovo, o Clinton, che lo bombarda?

[665] “War Criminals, Real and Imagined“. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.24
[666] Ibidem
[667] CNN Headline News. 2-14-02

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e il Bilderberg

Dean Henderson – 17 febbraio 2013

71406Non è un caso che la Jugoslavia fosse il secondo cliente più grande, dopo l’Iraq, della Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Entrambi i Paesi avevano chiamato la loro moneta dinaro ed entrambe, dopo aver rifiutato la follia globale della “privatizzazione”, videro quelle valute fortemente svalutate. La Jugoslavia, come l’Iraq, ha una lunga storia di sfida alle interferenze esterne nei propri affari. La sua economia, come l’Iraq, inclinava verso il socialismo fin da quando il maresciallo Tito cacciò i nazisti ustasha durante la seconda guerra mondiale. Inoltre, la Jugoslavia è diventata un leader mondiale nel Movimento dei Non Allineati (NAM), un folto gruppo di nazioni tradizionalmente guidata dall’India che scelse di non allinearsi né con gli Stati Uniti, né con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. I banchieri internazionali disprezzano il NAM, perché i suoi membri tendono ad essere dei nazionalisti di centro-sinistra che custodiscono le proprie risorse contro Big Oil ed altre multinazionali. Il NAM è stato una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg che vedeva nelle lotte rivoluzionarie del Terzo Mondo contro la loro egemonia finanziaria, una minaccia comunista filo-sovietica. Poterono quindi riprodurre la carta della “Minaccia Rossa” per giustificare le loro guerre sanguinose di spopolamento.

Economic Warfare 101
La Jugoslavia era l’unica nazione dell’Europa orientale che non è mai stata un membro del Patto di Varsavia. Il Paese succedette all’India come presidente del NAM ed è diventato un rispettato leader del G-77, il gruppo delle nazioni in via di sviluppo che ha cercato di spostare i proventi del petrolio dell’OPEC dalle banche internazionali allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchinari poco costosi per le fabbriche del Terzo Mondo e di aziende agricole di proprietà contadine. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando sempre più valuta forte e affondando sempre più nel debito,  ora si volgevano verso la Jugoslavia della nuova industrializzazione, che spesso era disposta a scambiare macchine con materie prime.
Le multinazionali occidentali erano fumanti. Ciò che veramente le irritava era che, come l’Iraq, la Jugoslavia aveva creato una economia socialista di grande successo, indipendente dall’iniquo sistema finanziario internazionale. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dell’esempio jugoslavo, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo era morto“. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, che è stato demonizzato dalla banda della globalizzazione, ha sottolineato, “…il governo socialista resta sotto la minaccia dell’Europa controllata dal capitalismo“, fornendo “la prova vivente che la storia non è finita, che un altro sistema  economico è possibile“.
Le risorse naturali della Jugoslavia sono molto vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono notevoli giacimenti di petrolio al largo delle coste sul Mare Adriatico. Alcuni addetti del settore ritengono che i giacimenti di petrolio potrebbero eguagliare quelli sotto le dune di sabbia dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia controlla diciassette miliardi di tonnellate di carbone e una vasta ricchezza mineraria, tra cui l’enorme complesso minerario di Stari Trg, la prima struttura che il Reichstag nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estraeva piombo a Stari Trg per la rifornire le batterie dei suoi U-Boat. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare in qualsiasi percorso di oleodotto che colleghi via terra i giacimenti petroliferi dei Quattro Cavalieri del Mar Caspio all’Europa continentale. Si trova anche a cavallo della rotta principale che collega l’Europa all’Asia centrale, mentre lo strategico fiume Danubio scorre attraverso il centro della nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, il frutto maturo jugoslavo doveva essere raccolto. Entrarono in scena la BNL e la Kissinger Associates.
Lawrence Eagleburger è stato ambasciatore statunitense in Jugoslavia nel 1977-1981 e più tardi presidente della Kissinger Associates. Durante quest’ultimo incarico, è stato direttore presso la Banca LBS, una controllata della Ljubljanska Banka, la seconda banca della Jugoslavia. Mentre era alla LBS, Eagleburger è stato anche responsabile del rapporto della cliente BNL con la Kissinger Associates. Nel 1989, una relazione della Federal Reserve rilevava che il 20-25% delle attività della Banca LBS proveniva dalla BNL, tra cui milioni in prestiti della BNL all’Iraq; prestiti che la LBS comodamente riacquistò poco prima che Saddam ne divenisse inadempiente. La LBS riacquistò i fradici prestiti della BNL del gigante granario Cargill e finanziò un cantiere navale jugoslavo che costruiva le petroliere per la Mobil. Eagleburger forniva gratifiche aziendali ai suoi amici, mentre la LBS continuava una dieta di crediti inesigibili. Eagleburger fece anche parte del consiglio della  Global Motor, che fabbricava l’automobile Yugo. La Yugo era un simbolo dell’orgoglio nazionale in Jugoslavia, rappresentando un grande passo in avanti per il Paese, che si vedeva nel novero dei Paesi industrializzati. La Global Motor era una filiale della Zavodi Crevna Zastava, la spina dorsale dell’industria degli armamenti jugoslava.
Nel 1988, dopo aver opportunamente fatto uscire Eagleburger, la LBS venne accusata di riciclaggio di denaro. Le autorità jugoslave scoprirono  che Eagleburger aveva eluso i libri della LBS, e la sua capofiliale Ljublijanska Banka venne poi coinvolta in uno scandalo su false cambiali. Lo scandalo scosse il sistema bancario jugoslavo. La Global Motor fallì nel 1989. Il dinaro crollò, portando a diversi fallimenti e a un diffuso panico finanziario. Nel 2000, funzionari dei servizi segreti jugoslavi  dichiararono di avere le prove che la CIA avevano diffuso dinari contraffatti nell’ambito del suo piano per destabilizzare l’economia della nazione. La nave jugoslava, sabotata, stava affondando ed i suoi sabotatori del Bilderberger stavano afferrando le ultime scialuppe di salvataggio.
L’occidente si affrettò a dare la colpa dei problemi economici della Jugoslavia ai mali del socialismo, mentre la CIA iniziò a istigare le divisioni etniche nel Paese. Le potenze mondiali volevano distruggere la Jugoslavia socialista, spezzandola in piccoli feudi modellati sugli emirati fantoccio del GCC. Gli Stati Uniti organizzarono il patto di stabilità dei Balcani, che pretendeva un mercato regionale libero, mentre separatisti croati e musulmani, appoggiati dalla CIA, avviarono la rivolta armata. Per 45 anni gli Stati Uniti hanno giocato la carta etnica nei Balcani, una regione tradizionalmente colonizzata dalle potenze occidentali. Durante la seconda guerra mondiale oltre un milione di persone morì nei Balcani, la maggior parte per mano dei paramilitari di destra armati dai nazisti, come gli ustasha croati. Le loro vittime erano in gran parte serbi, ebrei e comunisti. Ora gli Stati Uniti, a scopo di propaganda, gettarono le loro risorse per scatenare lo scontro etnico.
I media statunitensi scelsero i vincitori schierandosi con i ricchi croati e musulmani, mentre demonizzavano la classe operaia serba, in generale socialista. Gli Stati Uniti giustificarono il loro sostegno ai separatisti musulmani e croati accusando l’esercito jugoslavo di pulizia etnica. Anche se vi erano molti musulmani e croati nell’esercito jugoslavo, la macchina propagandistica degli Stati Uniti lo denigrò insieme al popolo serbo. Un articolo di Newsweek del 17 agosto 1992, finalmente ammise che, “La maggior parte delle storie dell’orrore (attribuite ai serbi) sono impossibili da confermare.” Anche il burattino degli Stati Uniti, il Tribunale penale internazionale dell’Aja, accusò dirigenti croati e musulmani di genocidio tanto quanto fece con i serbi. Il movimento anti-guerra degli Stati Uniti, che si era già addormentato  durante il fiasco della Somalia, spappagallava la propaganda del dipartimento di Stato. Nessuna guerra nella Storia è stata così teleguidata da media aziendali schiumanti, isterici e completamente ciechi di quanto non fu la guerra che veniva condotta contro il popolo della Jugoslavia.
John Swainton, caporedattore del New York Times dal 1860-1870, spiegò meglio di chiunque altro perché, quando dichiarò di ritirarsi, “Non esiste una cosa come la libertà di stampa. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è uno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni. Il ruolo del giornalismo è distruggere la verità, mentire apertamente, pervertire, prostrarsi ai piedi di mammona… Siamo strumenti e vassalli degli uomini dietro le quinte. Siamo burattini: tirando le corde balliamo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di questi uomini. Siamo prostitute intellettuali“.

Untermenschen
I media statunitensi imboccati dalla CIA, non esaminarono mai una volta i paralleli storici vergognosi della loro demonizzazione del popolo serbo. Quasi mezzo secolo prima, Adolf Hitler usò esattamente la stessa tattica per giustificare il genocidio dei serbi. Nel 1941 i nazisti di Hitler invasero la Jugoslavia. Definendo untermenschen i serbi, “meno che umani”. Nel frattempo le famiglie aristocratiche della Jugoslavia, in gran parte musulmani che avevano il potere durante il regno dell’Impero ottomano, si unirono con la grande borghesia croata, per formare gli ustasha pro-Hitler, che commisero orribili atti di genocidio contro la maggioranza della classe lavoratrice serba. I serbi sono in gran parte ortodossi, mentre i 4,7 milioni di croati della la Jugoslavia sono per lo più cattolici. Il Vaticano è stato accusato da gruppi di ebrei vittime dell’Olocausto “di aver raccolto l’oro che gli ustasha saccheggiarono dagli ebrei e dai serbi  durante la loro campagna di terrore“. Papa Pio XII, non parlò mai una volta contro i nazisti. [1] Quando Hitler invase l’Austria, i vescovi cattolici dissero alle loro congregazioni di sostenere i nazisti. Svastiche sventolarono sulla cattedrale di Vienna. Rudolf Hess fu l’ufficiale delle SS al centro della segreta alleanza nazisti-Vaticano-USA durante la seconda guerra mondiale.
L’azienda nazista IG Farben, che creò il gas velenoso Zyklon B utilizzato per il genocidio di Auschwitz, dove i prigionieri venivano usati come schiavi, si è trasformato nella Sterling Drug, Hoechst e Bayer. Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II confermò la posizione del papato quando beatificò il cardinale croato Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria durante la seconda guerra mondiale. Quando la Germania invase la Jugoslavia, nel 1941, Stepinac abbracciò il governo filonazista di Ante Pavelic come la “mano di Dio all’opera“. Papa Pio XII ne fu apparentemente colpito, promuovendo Stepinac cardinale. Il Maresciallo Tito, il grande nazionalista che durante la seconda guerra mondiale unì il popolo jugoslavo contro gli invasori nazisti, non era così innamorato di Stepinac. Tito gettò in cella l’arcivescovo per la sua collaborazione con i nazisti e gli ustasha. Il presidente Franjo Tudjman, che avrebbe governato la Croazia fino alla sua morte nel 2000, adorava il cardinale Stepinac. [2]
Anche le banche internazionali sostennero i nazisti. Max e Paul Warburg sedettero nel consiglio di amministrazione della IG Farben, come fece HA Metz, direttore della Banca Warburg di Manhattan, e poi della Chase Manhattan. Direttore della Bank of Manhattan e membro del consiglio della Federal Reserve, CE Mitchell sedeva nel consiglio di amministrazione della filiale statunitense della IG Farben. Nel 1936 Avery Rockefeller impostò una holding con la famiglia tedesca Schroeder, i banchieri personali di Hitler. La rivista Time definì la nuova Schroeder, Rockfeller & Companyil booster economico dell’Asse Roma-Berlino“. La Morgan Guaranty Trust e la Union Banking Corporation (UBC) finanziarono i nazisti. Un membro del consiglio della UBC fu Prescott Bush, nonno del presidente George Bush Jr. [3]
Altre società statunitensi si allearono con i nazisti. La Farben unì le forze con la ITT, e insieme a GM, Exxon, Ford e GE inviò fondi e armamenti alle SS di Himmler. Sosthenes Behn della ITT era un direttore della National City Bank, oggi Citigroup. La ITT fornì ai nazisti apparecchiature radar, dispositivi di segnalazione dei raid aerei, spolette per l’artiglieria e tutti gli elementi usati per le bombe-razzo che poi devastarono Londra. I veicoli blindati dei nazisti furono prodotti dalla Ford e dalla controllata GM, Opel. Henry Ford fu un grande ammiratore di Hitler, che a sua volta teneva in grande considerazione Ford dopo la pubblicazione nel 1920 del suo trattato ‘L’Ebreo internazionale’. Il Mein Kampf di Hitler riportava intere pagine del libro di Ford. Nel 1938 Ford ricevette la più alta onorificenza nazista per un non-tedesco, la Gran Croce dell’Ordine Supremo dell’Aquila tedesca. [4]
Nel 1932 i leader dei colossi industriali tedeschi Krupp, Siemens, Thyssen e Bosch firmarono una petizione chiedendo al feldmaresciallo Paul von Hindenburg di nominare Hitler cancelliere della Germania. Un anno dopo, a casa del banchiere barone Kurt von Schroeder, un accordo venne siglato per portare Hitler al potere. Presenti alla riunione vi erano i fratelli John Foster Dulles e Allen dello studio legale Sullivan & Cromwell, che rappresentava la Schroeder Bank. L’amministratore delegato della Schroeder, TC Tiarks fu un direttore della Banca d’Inghilterra. [5] Nella primavera del 1934, il presidente della Banca d’Inghilterra Norman Montagu convocò una riunione di banchieri a Londra, decidendo di finanziare segretamente Hitler. Il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Henri Deterding supportò questo sforzo. Sperava che Hitler avrebbe marciato contro l’Unione Sovietica e restituito i beni della RD/Shell sequestrati dai rivoluzionari a Baku, Groznij e Majkop. Anche dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania, il residente della Exxon Walter Teagle rimase nel consiglio della IG Chemical, la controllata negli Stati Uniti della IG Farben. Exxon rifornì i nazisti di piombo tetraetile, un componente importante per i carburanti. Solo Exxon, Du Pont e GM l’avevano. Teagle rifornì anche i giapponesi del suo prodotto. [6] Exxon e IG Farben collaboravano strettamente nel 1942, quando Arnold Thurman, capo della divisione anti-trust del dipartimento di Giustizia degli USA, produsse dei documenti che dimostravano che “Standard e Farben, in Germania, hanno letteralmente disegnato i mercati mondiali, stabilendo monopoli petroliferi e chimici dappertutto.” A partire dal 1998 vi erano ancora decine di cause pendenti contro Ford, Chase Manhattan, JP Morgan, Deutsche Bank, Allianz AG e diverse banche svizzere, per i loro rapporti con i nazisti.
Al centro della cerchia intima di Hitler, vi era la società segreta Germanordern (fratelli degli Skull & Bones di Yale), le società Thule e Vril. I concetti di “Grandi Maestri”, “Adepti” e “Grande Fratellanza Bianca”, che i nazisti usavano per giustificare la loro idea di superiorità ariana, erano idee antiche che provenivano dalle scuole misteriche egizie, dai cavalieri teutonici, dagli Illuminati e dai cabalisti ebraici. Gli stessi concetti si trovano nel movimento New Age di oggi, la cui rivista New Age viene pubblicata dalla Loggia massonica del Grande Oriente di Washington. Henry Kissinger fu uno dei primi sostenitori del movimento New Age. Il centro globale di questo pensiero fascista si può trovare presso la Business Roundtables controllata dai Rothschild di Londra.
Gli occultisti tedeschi credevano che antiche tribù tedesche fossero le vere custodi degli antichi misteri che avevano origine in Atlantide, quando sette razze divine vennero introdotte sulla Terra, forse dagli Annunaki. Thule era l’Atlantide teutonica che secondo i nazisti ospitava queste razze antiche, che avevano perso i loro poteri divini incrociandosi con semplici esseri umani. Al nucleo interno della Società Thule vi erano satanisti che praticavano la magia nera. Il maestro degli adepti del gruppo era Dietrich Eckhart, e in seguito queste idee vennero adottate dalle SS di Heinrich Himmler. Il Vril fu ideato nel libro del guru spirituale della Business Roundtable, Lord Edward Bulwer-Litton, il Vril, che tratta di una super-razza ariana giunta sulla Terra in un lontano passato. Il Generale Karl Haushofer era il leader della Vril e mentore di Hitler e Rudolf Hess. Heinrich Himmler era un membro della Vril. Haushofer collaborò con la CIA e i massoni italiani della P-2 per creare la “linea dei topi” per il Sud America (Haushofer morì nel 1946, quindi che abbia collaborato con massoni e OSS/CIA per realizzare tali linee, resta questionabile. NdT).
Hitler era ossessionato dalla Lancia del Destino, utilizzata dal soldato romano Caio Cassio per uccidere Gesù Cristo quando era appeso sulla croce. Hitler credeva, come i potenti delle società segrete moderne, che chi possiede la lancia controlla il mondo. L’autore Tex Marrs e altri hanno previsto che un candidato probabile degli Illuminati da incoronare come re Sangreal del Nuovo Ordine Mondiale sia Filippo di Spagna, un Asburgo. La famiglia Asburgo si dice possieda la Lancia del Destino. La svastica era un simbolo collegato ad un dio del Sole che simboleggiava Lucifero. L’aderente alla Business Roundtable Rudyard Kipling diffuse il simbolo in India, mentre la Società Teosofica di Madame Blavatsky la diffuse in Europa. Hitler è stato una volta descritto come un “figlio dell’Illuminismo”. [7]
Secondo il dott. Walter Langer, che tracciò un profilo psicoanalitico di Hitler per l’OSS, durante la guerra, Hitler poteva essere stato egli stesso un Rothschild. Langer scoprì una relazione della polizia austriaca che dimostrava che il padre di Hitler era un figlio illegittimo di una cuoca contadina di nome Maria Anna Schicklgruber, che al momento del suo concepimento era governante a Vienna a casa del barone Rothschild. [8] Nel maggio 1941, un mese dopo che le truppe naziste assaltarono la Jugoslavia, Rudolf Hess venne paracadutato nella tenuta del duca di Hamilton, dicendo che una forza soprannaturale gli disse di negoziare con gli inglesi. Hitler, che venne ostentatamente visitato da questa stessa apparizione, improvvisamente si oppose con veemenza all’occultismo. Ordinò un giro di vite contro massoni, templari e la società teosofica. Improvvisamente la banda di banchieri internazionali staccò la spina finanziaria di Hitler e cominciò a denunciarlo. Sei mesi dopo gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale.

L’ora dello squartamento
Nel giugno 1991, con la guerra del Golfo appena conclusasi, i separatisti croati e musulmani dichiararono la propria indipendenza in due regioni della Jugoslavia. Combattenti arabi fondamentalisti finanziati da Arabia Saudita e Kuwait, e addestrati dalla CIA, arrivarono in Jugoslavia per difendere le nuove enclave. Nel 1992, 1.200 soldati delle forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite arrivarono nella Croazia recentemente costituita. Entro la fine di aprile, i loro ranghi arrivarono a 14.000. [9] Ulteriori truppe delle Nazioni Unite furono schierate nella nuova enclave bosniaca e in Slovenia. Marine degli Stati Uniti arrivarono nel Mediterraneo. Una flottiglia navale, rappresentante sette nazioni guidate dagli Stati Uniti, si dispose nel Mare Adriatico al largo delle coste jugoslave. Istituti di beneficenza statunitensi come Americares e la Croce maltese sbarcarono a Zagabria, roccaforte croata, cibo, beni di consumo e giocattoli. I 600mila serbi che vivevano nella enclave separatista non ebbero giocattoli. Al contrario, erano terrorizzati. [10]
Il segretario di Stato di Bush, James Baker, era l’uomo di punta nell’assalto al governo jugoslavo, che definiva governo ‘serbo’, come se la Jugoslavia fosse improvvisamente scomparsa dalle mappe del mondo. I suoi combattenti islamici importati ora si spostarono in Bosnia. Gli assassini provenivano da gente come la Jihad islamica egiziana, il sanguinario Gruppo islamico armato algerino e al-Qaida. Questi fanatici occuparono le principali città e proclamarono Alija Izetbegovic e i suoi compari governanti della Bosnia-Erzegovina. Nel 1992, gli sloveni nazionalisti di destra seguirono l’esempio e dichiararono l’indipendenza dalla Jugoslavia. [11] Il governo jugoslavo  presentò una protesta alle Nazioni Unite, dicendo che gli Stati Uniti si erano schierati con i separatisti. Gli Stati Uniti risposero inviando 1000000 dollari in forniture per la Bosnia a bordo di  aerei dell’aeronautica militare che volavano dall’Italia. L’inviato degli USA Ralph Johnson, s’incontrò con l’autodichiarato presidente della Bosnia Izetbegovic.
Gli Stati Uniti riconobbero Croazia, Bosnia e Slovenia come nazioni indipendenti. I Bilderberger si affrettarono a preparare squadre di atleti provenienti da queste nuove nazioni per partecipare ai loro Giochi olimpici dell’estate 1992. Gli Stati Uniti convinsero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a imporre sanzioni sulle restanti repubbliche jugoslave di Serbia e Montenegro. Lawrence Eagleburger e la Casa dei Saud spinsero per una revoca dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia, per fare avere armi ai combattenti islamici che la CIA addestrava. [12] Le importazioni di petrolio furono bloccate, il servizio di linea aerea sospeso e le squadre sportive jugoslave bandite dai Giochi olimpici. Il presidente Bush congelò 214 milioni dollari in attività jugoslave e annunciò l’imposizione di una no-fly zone, in stile iracheno, sulla Bosnia-Erzegovina. [13] Gli Stati Uniti  gettarono denaro nella campagna di Milan Panic, un milionario che viveva negli Stati Uniti, ora sostenuto dai media corporativi come nuovo cavaliere bianco di Belgrado da eleggere a Premier jugoslavo. Nel suo discorso della vittoria, Panic tirò un colpo sottile al socialismo, dichiarando: “Non è un’idea per cui valga la pena morire alla fine del 20° secolo“.
Mentre la Jugoslavia cercava di fermare la partizione del Paese guidata dalla CIA, i combattimenti s’intensificarono. Quando i marines degli Stati Uniti sbarcarono in Somalia, il regista del CFR George Pratt Schultz invocò una campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia dal suo trespolo della Chevron-Texaco. Gli aerei da guerra della NATO subito bombardarono le forze jugoslave, che stavano cercando di ri-prendersi la Bosnia. I legislatori russi espressero la loro indignazione per questo primo bombardamento della NATO, approvando una legge che imponeva sanzioni commerciali contro la Croazia per “genocidio contro il popolo serbo“. L’ubriacone e ragazzo-poster del FMI, il presidente russo Boris Eltsin, pose il veto al disegno di legge. Secondo i resoconti dei media russi, la CIA era dietro l’attacco al mercato di Sarajevo che gli Stati Uniti avevano rumorosamente imputato ai serbi come pretesto per la campagna di bombardamenti. L’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov definì i bombardamenti della NATO “un sentiero perverso che porta al passato, verso il nulla”. [14]
Sia l’esercito bosniaco che la neonata Federazione croato-musulmana e l’esercito croato, furono  addestrati ed equipaggiati da consiglieri turchi e statunitensi. L’addestramento fu curato da una società privata nota come Military Professional Resources International (MPRI), una società statunitense composta da generali e colonnelli in pensione. La MPRI venne pagata 400 milioni di dollari per addestrare l’esercito bosniaco, dai governi di Arabia Saudita, Kuwait, Brunei e Malesia. Molti membri dell’esercito bosniaco erano estremisti islamici che ora sono leader di al-Qaida. Dopo aver ricevuto l’addestramento dalla MPRI, l’esercito croato lanciò un’offensiva nel nord-ovest della Jugoslavia, occupando il territorio attorno a Banja Luka e la Krajina e distruggendo i colloqui di pace in corso a Belgrado. Nei cinque giorni precedenti l’offensiva croata, dal nome in codice operazione Tempesta di Fulmini, il generale della MPRI Carl Vuono, che fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA sia durante l’invasione di Panama che nella guerra del Golfo, s’incontrò almeno una decina di volte con il generale croato Varimar Cervenko, nell’isola di Brioni nel mare Adriatico. [15]
L’operazione Tempesta di Fulmini ha dato un nuovo significato alla frase “pulizia etnica”. Durante l’assalto sanguinoso croato alla Krajina, interi villaggi serbi furono saccheggiati e bruciati, lasciando centinaia di morti e oltre 170.000 senzatetto. Durante l’assalto croato a Knin, consiglieri degli Stati Uniti sostennero un sanguinoso massacro che spinse 200.000 contadini serbi a fuggire. Molti miliziani croati impiegati nell’assalto erano membri del fascista Congresso Nazionale croato (CNC), che aveva ricevuto finanziamenti da simili paria internazionali come il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza e quello paraguaiano Alfredo Stroessner. Il leader del CNC, Janko Skrbin, fu condannato come criminale di guerra nazista, continuando ad evitare il carcere dal suo rifugio negli Stati Uniti. [16] Il comandante militare jugoslavo Momcilo Krajisnik disse dell’offensiva croata, “Ci troviamo nella posizione di fare fallire i colloqui di pace (a Belgrado), o  rendere chiaro che non accetteremo un falso cessate il fuoco, approvando così l’atteggiamento della comunità internazionale verso il comportamento musulmano e croato. Se singoli attori della crisi continuano a destabilizzare e distruggere lo Stato, l’esercito della Repubblica si impegna in misure per difenderne l’integrità, la sovranità e l’ordine costituzionale“. [17]
Con le bombe della NATO che piovevano sulla Bosnia e i croati che scatenavano l’offensiva con il sostegno degli USA, il governo jugoslavo fu costretto agli accordi di pace di Dayton, sponsorizzati dagli USA, che sancirono la spartizione della Jugoslavia. [18] Nel 1995, il presidente Milosevic  disse che fu ingannato a Dayton dalla delegazione degli Stati Uniti, guidata dall’inviato di Clinton Richard Holbrooke, ex banchiere del Credit Suisse First Boston, la vecchia narco-banca dell’Eastern Establishment che finanziò gli attentati a Kennedy e De Gaulle, e che gestiva i conti della Lake Resources di Richard Secord.
Nel dicembre 1995, durante lo sbarco di truppe straniere nelle nuove nazioni di Croazia, Bosnia e Slovenia, per “mantenere la pace”, il comandante dell’esercito jugoslava Ratko Mladic invitò il popolo jugoslavo a “difendere ciò che è nostro da secoli“. Disse degli sforzi in stile Iron Mountain della NATO, per il mantenimento della pace, “Non dobbiamo permettere che il nostro popolo finisca sotto il dominio di macellai. Coloro che ci hanno bombardato ora s’infiltrano come agnelli, dicendo che vogliono proteggere la pace.” Mladic è stato successivamente incriminato dal Tribunale internazionale per i crimini di guerra (IWCT), insieme al presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Prima di perseguire i dirigenti jugoslavi in contumacia, il procuratore capo dell’IWCT Richard Goldstone si riunì per due giorni con il direttore della CIA di Clinton, John Deutch, ex direttore di Citibank e SAIC.

Note
[1] “Vatican’s Finances in WWII being Questioned”. Naftali Bendavid. Chicago Tribune. 8-29-97. p.A1
[2] “Pope Beatifies Croatian Archbishop”. AP. Minneapolis Star Tribune. 10-4-98. p.A19
[3] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway, UK. 1994. p.168
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York. 2000. p.165
[5] Ibid. p.164
[6] Ibid. p.178
[7] Ibid. p.157
[8] Ibid
[9] “Arriving UN Soldiers Carry Hope to Croatia”. AP. Missoulian. 4-15-92
[10] “Plane Carrying Aid, Holiday Gifts for Croatians Allowed to Land”. Reuters/Kyodo. Japan Times. 12-27-91. p.1
[11] “Slovenians to Choose President, Parliament”. AP. Tulsa World. 12-16-92
[12] Evening Edition. National Public Radio. 12-13-92
[13] “UN Swats Yugoslavia”. AP. Missoulian. 5-31-92
[14] “NATO Bombs Stir Russian Anger”. AP. Missoulian. 9-15-95. p.A1
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28 to 8-4, 1997.
[16] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.217
[17] “Supporters of Karadzic Ready to Battle in Bosnia”. Misha Savic. Denver Post. 8-23-97
[18] “As the War Winds Down, Troop Training Starts Up”. Missoulian. 2-11-96

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ www.deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora