Il messaggio iraniano ai terroristi e loro sponsor

PressTV 19 giugno 2017Vi sono analisi da ogni dove da quando i missili del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche colpivano le basi dei terroristi a Dayr al-Zur, in Siria orientale. Sputnik torna sul messaggio che contiene la “risposta importante” non solo verso lo SIIL, ma anche le fazioni che “implicitamente lo sostengono nella regione“. L’Iran potrebbe rispondere in modo diverso agli attacchi terroristici sul suo territorio. Il fatto che si sia scelta una “risposta balistica” ha un suo significato. Ricordiamo bene gli anni della guerra Iran-Iraq, quando gli iraniani lottavano per difendersi. Ma alcun Paese era disposto a vendergli armi. L’Iraq di Sadam colpiva le città iraniane con missili senza che il Paese potesse rispondere adeguatamente. I caccia che lo Scià aveva comprato dagli Stati Uniti non decollavano a causa del boicottaggio imposto da Washington sulla vendita di armi all’Iran. Quel periodo è finito da tempo, ma ebbe il merito di spingere gli iraniani a fabbricare le armi di cui hanno bisogno per difendersi. L’ambizione iraniana ora va molto oltre. Non è Baghdad che l’Iran deve colpire con i missili. I missili iraniani ora sorvolano i cieli iracheni per colpire direttamente le posizioni dei terroristi a diverse centinaia di chilometri di distanza, in Siria. Inoltre non senza ragione gli iraniani hanno scelto le due città curde di Kermanshah e Sanandaj come area di lancio dei missili. Sono città sunnite, ma i sunniti iraniani odiano SIIL e terroristi tanto quanto li odiano gli sciiti. Il commando che compì il duplice attentato a Teheran era composto da curdi iraniani, ma il Kurdistan li odia più di qualsiasi altra provincia iraniana. In questi attacchi balistici, l’Iran ha voluto dimostrare il dominio sulla sicurezza e come controlla tutto. Perché l’Iran potrebbe benissimo utilizzare i caccia per vendicarsi dello SIIL, chiedendo agli alleati iracheni e libanesi in Siria di reagire, ma decideva di agire dal proprio suolo. La risposta è ancora più acuta. Ma quale messaggio l’Iran ha inviato?
1. Il lancio dei missili è innanzitutto la risposta agli attentai dello SIIL.
2. Questa risposta, precisa, dimostra le capacità balistiche dell’Iran: i missili hanno coperto una distanza di 650 chilometri prima di colpire gli edifici alla periferia di Dair al-Zur sede dei terroristi. 650 chilometri è più o meno la distanza tra le città iraniane e Riyadh e Tel Aviv. È anche la stessa distanza che separa le basi militari statunitensi nel Golfo Persico dall’Iran. Basi di cui è ora certo siano nel raggio della potenza balistica iraniana.
3. L’arsenale balistico iraniano include anche missili dalla gittata di 2000 km, il che significa che obiettivi a 2000 chilometri di distanza non sono immuni dalla potenza balistica iraniana.
4. L’attacco è avvenuto appena due ore dopo il discorso del leader supremo iraniano e un paio di ore dopo la riunione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Ciò dimostra l’elevata capacità delle Forze Armate iraniane di rispettare le decisioni delle autorità politiche del Paese.
5. Tempistica e dettagli della risposta meritano una riflessione: l’Iran ha risposto nei termini più netti alle ultime minacce dagli Stati Uniti e alle sanzioni che il Senato ha adottato nei suoi confronti.
6. Ciò è accaduto proprio mentre gli alleati dell’Iran in Siria e in Iraq sfidano la cosiddetta coalizione prendendo il controllo del confine siriano-iracheno nonostante gli avvertimenti di Washington. Si tratta della strada che collega Teheran a Bayrut. Senza controllarla, in precedenza, gli iraniani poterono consegnare più di 100000 razzi a corto e medio raggio ad Hezbollah. Una volta aperta, questa strada permetterà all’Iran di aumentare l’aiuto militare agli alleati Siria e Iraq. E Israele ne sarà interessato, come l’Arabia Saudita e anche gli Stati Uniti con le varie basi militari nella regione del Golfo Persico. Uno o due gradi di differenza basteranno a che i missili colpiscano ognuno dei suddetti bersagli invece che Dayr al-Zur.
7. Secondo gli esperti militari, le batterie antimissile avranno bisogno di almeno 30 secondi per intercettare i missili nemici, e se i missili iraniani saranno collocati in prossimità dei confini di Israele o Arabia Saudita o delle basi USA nella regione, alcun sistema antimissile li neutralizzerà in tempo.
In ogni caso, il molteplice messaggio dell’Iran si riassume in una parola: se l’Iran accede al tavolo delle trattative con l’occidente, non significa che è pronto a capitolare. Se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni assunti, l’Iran è pronto a combattere e non sarà esso a subire i danni peggiori. Dato che gli USA usano il pretesto dei missili iraniani, beh, è attraverso essi che l’Iran li sfida. Secondo il Ministro degli Esteri iraniano, “non si minacciano mai gli iraniani, senza il rischio di subirne la risposta“.L’Iran invia un messaggio coi missili in Siria
Emile Naqlah, TCB, 18 giugno 2017
Emile Naqlah, ex-membro della CIA

Il conflitto in Siria ha visto oggi una serie di prime, dato che il Pentagono ha confermato che un aviogetto da combattimento statunitense ha abbattuto un aereo militare siriano vicino Raqqa, e l’esercito iraniano ha dichiarato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha lanciato attacchi missilistici su obiettivi dello SIIL in Siria, in rappresaglia all’attentato a Teheran del 7 giugno. Questi sono i primi attacchi in Siria dall’Iran dall’inizio della guerra nel 2011. Per comprendere il contesto in cui si sono verificati, The Cipher Brief ha parlato con Emile Naqlah, ex-membro della CIA, per discutere degli scopi dell’Iran e a chi sono destinati.

The Cipher Brief: Gli attacchi sono presumibilmente la rappresaglia per l’attentato a Teheran del 7 giugno. Pensa che ce ne saranno altri o l’Iran non andrà oltre?
Emile Naqlah: Sulla base dei rapporti disponibili, l’attacco sembra sia solo la rappresaglia contro lo SIIL per l’attentato a Teheran. Se l’Iran avrà informazioni che colleghino l’attentato a un altro gruppo, ad esempio i Mujahidin e-Khalq (Mujahidin del popolo), l’IRGC potrebbe condurre ulteriori attacchi.

TCB: Ciò cambierà la situazione in Siria? In caso affermativo, come?
Naqlah: L’attacco invia il messaggio che l’IRGC possiede un arsenale di missili terra-terra in Siria.

TCB: Qual è la dimensione di tale arsenale? L’IRGC aveva sempre tale arsenale o l’ha potenziato dopo l’attentato? Ed in questo caso, l’intelligence statunitense ne ha tracciato l’invio in Siria?
Naqlah: L’attacco missilistico non cambia l’equilibrio militare in Siria, ma segnala a Washington che Iran e IRGC hanno una forza di ritorsione sufficiente contro SIIL e altri gruppi, se dovessero condurre ulteriori attentati in Iran.

TCB: Può aiutarci a comprendere il contesto dell’attacco, era un messaggio a Stati Uniti e Arabia Saudita?
Naqlah: L’attacco invia più messaggi: agli Stati Uniti, l’Iran non prevede di aumentare il coinvolgimento militare in Siria, ma non ignorerà alcuna provocazione o attacchi alla propria sovranità. L’attacco, dalla prospettiva di Teheran, è di autodifesa. All’Arabia Saudita, si dice di non andare oltre la retorica al vetriolo contro l’Iran. Se i sauditi s’impegnano in azioni militari che minaccino la sicurezza dell’Iran, l’IRGC ha i mezzi e la potenza di ritorsione regionale. L’Iran si considera una potenza regionale responsabile, da status quo e non tollera l’acutizzazione del conflitto nel Golfo. L’attacco è anche un segnale ai sauditi a che recedano dall’assedio al Qatar, affinché la situazione non degeneri.

TCB: C’è qualche relazione con le nuove sanzioni sul programma missilistico dell’Iran appena approvate dal Senato degli Stati Uniti?
Naqlah: Non credo che l’attacco sia in alcun modo in rappresaglia alle sanzioni che il Congresso ha approvato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La risposta russa al sistema antimissile in Europa

Reseau International 7 giugno 2017Parlando ad un incontro sull’Industria della Difesa, il presidente russo ha detto che il dispiegamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Romania e Polonia, “non è difensivo, ma rientra nella potenza nucleare degli Stati Uniti schierato nell’Europa orientale “, e che la Russia non rimarrà a guardare mentre Stati Uniti e NATO cercano di limitare il potenziale delle forze strategiche russe. “Ora, con l’introduzione di tali sistemi, dobbiamo pensare come fermare le minacce alla sicurezza della Federazione russa. Ci siamo offerti di cooperare e collaborare con i partner statunitensi, ma hanno rifiutato“, ha detto Vladimir Putin. “Non si sono offerti di collaborare, ma semplicemente di ascoltare i loro discorsi senza riguardo per le nostre preoccupazioni“, ha detto. Ricordiamo che nella base di Deveselu in Romania, il sistema missilistico Aegis Ashore degli Stati Uniti è già attivo. In Polonia, una base della difesa missilistica è in costruzione a Redzikowo. Inoltre, alle frontiere marittime della Russia (ad esempio nel Mar Nero) vengono schierati cacciatorpediniere statunitensi equipaggiati con il sistema Aegis ed aerei spia statunitensi sono quasi sempre avvistati dalle difese russe. Come più volte dichiarato dal Viceministro della Difesa Anatolij Antonov, dato lo sviluppo illimitato della difesa missilistica occidentale che può intercettare i missili balistici intercontinentali russi, sono necessarie risposte finché i capi di NATO e Stati Uniti vedono la Russia come Paese “grande e moderno, ma nemico“, e addestrano i loro piloti militari a bombardare con armi nucleari “un certo grande Paese”.

Come la Russia risponderà a tale minaccia?
In primo luogo, la Russia ha deciso di riavviare la produzione dei sistemi missilistici ferroviari: la prima unità Barguzin sarà operativa dal 2020 e trasporterà 3-6 missili nucleari a testata multipla. Secondo gli esperti sarà camuffata da treno ordinario, non sarà rilevabile dai satelliti della NATO e potrà colpire all’improvviso obiettivi in tutti i Paesi. Secondo la CNN, il missile intercontinentale Bulava-30dotato di testata multipla in grado di colpire bersagli un America, sarà operativo il prossimo anno e sarà una risposta al dispiegamento del sistema di difesa missilistico della NATO in Romania“. I Paesi occidentali sono preoccupati anche dallo schieramento del missile Sarmat, che “può distruggere in pochi secondi un intero Paese” secondo il quotidiano “The Mirror“, che afferma che “l’attuale tecnologia missilistica non può assolutamente fermarlo“. Inoltre, l’annuncio ufficiale del dispiegamento di missili Iskander nel cuore dell’Europa, a Kaliningrad, innescava un’onda d’urto nei Paesi europei. Secondo gli esperti militari, l’Iskander può trasportare testate nucleari, ma anche nella versione convenzionale è una minaccia mortale per la difesa missilistica e le basi militari. Non va dimenticato che l’ex-comandante delle Forze Strategiche Missilistiche Viktor Esin rivelò qualche tempo fa che, in caso di attacco da parte degli Stati Uniti, la prima cosa che farà la Russia sarà bombardare le basi della difesa missilistica degli Stati Uniti in Romania e Polonia. In sintesi, a causa delle azioni statunitensi, l’Europa dovrà abituarsi a vivere sotto la minaccia dei missili strategici nucleari, delle armi nucleari tattiche, dei missili da crociera e dei bombardieri strategici russi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica è giustamente risoluta, non sconsiderata

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 16.05.2017L’ultimo test di un missile balistico della Corea democratica avviene pochi giorni dopo che il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, veniva eletto dicendosi disposto ad impegnarsi in colloqui diplomatici con il vicino del nord. Il test missilistico, come riferito, dimostra che il Nord ha raggiunto la capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti, dopo l’annuncio d’inizio mese del presidente Donald Trump che indicava la volontà di colloqui faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Trump la scorsa settimana invitò subito il neo-presidente a Washington a discutere sulla crisi coreana dopo l’elezione del 9 maggio. Moon Jae In, avvocato di sinistra per i diritti umani, adotta un atteggiamento più conciliante verso la Corea democratica rispetto ai predecessori di destra a Seoul. Recentemente ha anche criticato la posizione militarista di Washington contro la Corea democratica ed ha invece chiesto colloqui regionali con Cina e Giappone per tentare di denuclearizzare la penisola. Può sembrare piuttosto strano che Kim Jong Un ordinasse il test missilistico nel fine settimana. Prevedibilmente, risponde alla reprimenda di Washington e Corea del Sud che denunciavano il test come altra provocazione e violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone richiedevano una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’ultimo test missilistico dimostrerebbe che la Corea democratica rifiuta ogni minima apertura ai negoziati diplomatici. Secondo i media che rilanciano l’agenzia ufficiale della Corea democratica KCNA, l’ultimo test mostra che un nuovo motore balistico avvicina lo Stato al missile balistico intercontinentale (ICBM). Raggiungendo una quota di oltre 2100 chilometri, il missile Hwasong-12 avrebbe la capacità di raggiungere un bersaglio a 4500 km se volasse su una traiettoria normale. Questo permette alla Corea democratica di colpire il territorio statunitense dell’isola di Guam nel Pacifico. Il missile è stato deliberatamente lanciato su un angolo acuto in modo che non violasse i territori vicini, cadendo nel Mare del Giappone, nelle acque territoriali della Corea democratica. Per attaccare le coste occidentali degli Stati Uniti, la Corea democratica avrebbe bisogno di un missile capace di volare per 8000 k, che non ha ancora. Come risultato del test di fine settimana, l’amministrazione Trump ha reagito chiedendo a tutti i Paesi d’imporre sanzioni più severe alla Corea democratica. L’ambasciatrice statunitense dell’ONU Nikki Haley dichiarava che Washington ed alleati “stringono le viti” su Kim Jong Un. La Russia, tuttavia, ha adottato un approccio più misurato e ha saggiamente indicato che una formula completa sia necessaria per risolvere la crisi coreana. Parlando al vertice economico di Pechino, il Presidente russo Vladimir Putin affermava che l’ultimo test missilistico nordcoreano era “controproducente” e “pericoloso”. Tuttavia, precisava anche il quadro generale dove sia assolutamente fondamentale trovare un modo per evitare un confronto disastroso. Senza citare direttamente gli Stati Uniti Putin dichiarava che Washington deve rinunciare ad “intimidire” la Corea democratica invitando tutte le parti a “trovare soluzioni pacifiche”. Crucialmente, il leader russo ha allargato il contesto della crisi coreana, affermando che le minacce e il “cambio di regime” di Washington hanno spinto verso la “corsa agli armamenti” e un eventuale conflitto.
Nelle ultime settimane, numerosi funzionari statunitensi, tra cui Trump e il suo capo alla Difesa James Mattis, hanno esplicitamente minacciato la Corea democratica di un attacco preventivo. Il comportamento statunitense nelle cosiddette “esercitazioni” con navi da guerra, sottomarini e bombardieri nucleari s’è inasprito nella penisola coreana, mentre Washington inviava l’ultimatum a Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare e dei missili balistici. Dato tale contesto aggressivo degli USA, l’ultimo test missilistico della Corea democratica non sembra un atto sconsiderato, ma più che altro una dichiarazione risoluta di ciò che vede come diritto all’autodifesa. Christopher Black, avvocato internazionale sui crimini di guerra che ha studiato a lungo la geopolitica della regione, afferma che la Corea democratica vuole un’azione sostanziale da Stati Uniti ed alleati per una soluzione pacifica e non mera retorica che alluda alla diplomazia. Dice Black: “I recenti segnali diplomatici di Trump e Corea del Sud saranno visti dalla Corea democratica come mezzo tattico per ritardarne il programma per la difesa. Si fida solo di azioni concrete per la pace, non di mera retorica, e finché le forze statunitensi non abbandonano la penisola e smettono di minacciare il Nord, Pyongyang presumerà la continuità dell’aggressività degli Stati Uniti. Da qui la continua determinazione a sviluppare la propria difesa. L’ultimo test missilistico è una chiara dichiarazione d’intenti del Nord a continuare a sviluppare i mezzi per difendersi finché gli USA brandiscono la forza unilaterale”. Il problema qui, come sempre, è l’arrogante “eccezionalismo americano”. La costernazione nei media occidentali sul nuovo missile balistico della Corea democratica capace di colpire il territorio statunitense di Guam non riconosce che la base aerea statunitense dispone permanentemente di bombardieri pesanti B-1, B-2 e B-52 presenti nelle minacciose manovre contro la Corea democratica dalla fine della guerra coreana (1950-53). Gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’armistizio alla fine della guerra in cui sostennero il Sud. Quindi, dal punto di vista della Corea democratica, gli Stati Uniti sono tecnicamente ancora in guerra con essa, e le “esercitazioni” annuali delle forze statunitensi presso la penisola coreana sono viste come minaccia velata. Secondo il diritto internazionale, la posizione statunitense è di un’aggressività inaccettabile verso la Corea democratica. Va anche ricordato che quando la Corea democratica s’impegnò nei colloqui multilaterali per fermare il programma nucleare, più di 20 anni fa, gli Stati Uniti del presidente GW Bush agirono in malafede rinunciando all’impegno a fornire tecnologia nucleare civile e altri aiuti per lo sviluppo. Nel frattempo, il Nord ha ripreso il programma nucleare con il primo test sotterraneo avvenuto nel 2009. Da allora ha condotto altri quattro test. E un sesto sarebbe imminente. Come notò il Presidente russo Vladimir Putin, gli Stati Uniti non hanno il diritto di pretendere il disarmo unilaterale e di minacciare anche il cambio di regime. E poi quando la Corea democratica risponde a tale imperiosa persecuzione di Washington sviluppando armi, Washington reagisce con ancora più foga, come se la sola Corea democratica violasse le norme internazionali.
La diplomazia e il dialogo sono l’unica via per risolvere il conflitto coreano. Ma per far sì che ciò accada, non va imposta la precondizioni alla Corea democratica di “mostrare per prima un buon comportamento”. Chi sono gli Stati Uniti per pretendere un “buon comportamento” da qualcuno? Vi dovrebbe essere mutuo rispetto e riconoscimento dagli Stati Uniti e le loro forze militari nella regione rientrano nel problema, non nella soluzione. Solo con pieno impegno pacifico verso la Corea attraverso un trattato di pace e il ritiro delle forze dalla regione, si può trovare la via alla pace. L’arroganza statunitense è pericolosa quanto le sue armi di distruzione di massa puntate sulla Corea. E se prevale tale arrogante mostruosa, la Corea democratica ha il diritto di mantenere con risolutezza i propri mezzi di difesa.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica testa un nuovo missile balistico

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il missile balistico lanciato dalla Corea democratica il 14 maggio, dalla regione di Kusong a nord-ovest di Pyongyang, raggiungeva la quota di 2000 km e volava per 787 km, finendo nel Mare del Giappone. Il lancio avveniva poche ore dopo che il South China Morning Post indicava che Choe Son-hui, a capo dell’ufficio nordamericano del Ministero degli Esteri della Corea democratica, dichiarava, “Se le condizioni sono mature, dialogheremo con l’amministrazione Trump“, mentre l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino si lamentava con il Ministero degli Esteri della Cina per la presenza della Corea democratica al Forum internazionale sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. Il Ministero degli Esteri della Cina rispondeva dichiarando di salutare la partecipazione di tutti i Paesi al vertice. Pyiongyang a gennaio dichiarò che i preparativi per testare un missile balistico intercontinentale erano nelle fasi finali. L’ambasciatore nordcoreano a Londra affermava che “il sesto test nucleare è ora imminente, anche se non conosco l’ora programmata,… ma posso dire che il test nucleare sarà condotto nel luogo e nel tempo deciso dal nostro leader supremo Kim Jong-Un“. Alla domanda su un possibile attacco statunitense, l’ambasciatore rispondeva “stiamo sviluppando la nostra forza nucleare per rispondere a tali attacchi dagli Stati Uniti. Se ci attaccano, i nostri militari e il popolo sono pronti a rispondere a qualsiasi tipo di attacco. Ma non penso che gli Stati Uniti lo prendano in considerazione. Gli Stati Uniti non possono attaccarci innanzitutto. Se si muovono di un centimetro, allora siamo pronti a ridurre in cenere tutti i loro mezzi strategici”.
Pyongyang annunciava che il test di lancio del missile balistico a medio raggio era avvenuto sotto la supervisione di Kim Jong-un, confermando le “specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche” del missile a testata nucleare, “Il lancio di prova è stato condotto con l’angolo massimo d’elevazione del missile, considerando la sicurezza dei Paesi limitrofi e confermando le specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche del nuovo missile balistico strategico a lungo raggio in grado di trasportare potenti testate nucleari“. Secondo Pyongyang, il lancio permetteva di testare in “condizioni di volo effettive” i “sistemi di stabilizzazione, strutturazione, pressurizzazione e lancio” del missile, nonché “l’affidabilità dei motori del missile” e l’integrità “nel duro ambiente al rientro“. “Il missile raggiungeva la massima altitudine di 2111,5 chilometri lungo la traiettoria prevista, colpendo con esattezza le acque del bersaglio a 787 chilometri”, secondo l’annuncio del Ministero delle Comunicazioni. Secondo il Ministro della Difesa russo, il missile aveva volato per 23 minuti prima di cadere in acque internazionali nel Mare del Giappone, a circa 500 chilometri dalle coste russe.Pyongyang dichiarava che “media ed esperti mondiali hanno commentato con sospiro di sollievo che le cupi nubi di guerra sospese sulla penisola coreana per le provocazioni militari sconsiderate dagli USA sono scomparse e una crisi è finita. Questo perché la RPDC ha sventato la tirannia degli USA con la strategia volta ad accedere a potenti deterrenti bellici e contrastarla con essi. Il nucleare è simbolo assoluto della dignità e della forza della RPDC e dei suoi supremi interessi. Fintanto che gli Stati Uniti non retrocederanno dalla politica ostile verso la RPDC, essa raddoppierà le misure per rafforzare le capacità di autodifesa con la forza nucleare suo fulcro. Gli Stati Uniti non dovrebbero sperare di smantellare il nucleare della RPDC, e dovrebbero essere consapevoli che soffriranno disgrazia e distruzione se osassero una guerra contro la RPDC. Gli Stati Uniti, proponendo la politica anti-RPDC tramite “massima pressione ed ingaggio”, cercano di soffocare la RPDC con sanzioni e pressioni assolute. Tuttavia, gli Stati Uniti si sbagliano gravemente. La politica di Obama chiamata “pazienza strategica” era volta ad impedire alla RPDC ad accedere a tutto ciò che cercava. La “massima pressione ed impegno” dell’avventurista amministrazione Trump porterà la RPDC ad accelerare sulla deterrenza nucleare”.Kim Jong Un ha guidato il test di lancio del nuovo missile
Il test di lancio del nuovo missile balistico strategico superficie-superficie a medio-lungo raggio Hwasong-12 avveniva con successo grazie agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica che avanzano coraggiosamente verso un nuovo obiettivo, orgoglio nel mondo e fedele all’idea di futuro di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, Presidente della Commissione degli Affari Statali della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano, nella costruzione della potenza nucleare. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guardando l’Hwasong-12, ha espresso soddisfazione per il possesso di un’altra “arma del Juche”, un perfetto sistema d’arma congruo con l’idea militare strategica e tattica del PLC e le necessità di oggi. Il lancio di prova è stato condotto con il massimo angolo in considerazione della sicurezza dei Paesi limitrofi. Il lancio di prova ha cercato di verificare le specifiche tattiche e tecnologiche del missile balistico appena creato e in grado di trasportare una potente testata nucleare. Secondo l’ordine di Kim Jong Un, il nuovo missile Hwasong-12 è stato lanciato alle 04:58 del 14 maggio. Il missile ha centrato il mare aperto a 787 km dopo aver raggiunto la quota massima di 2111,5 km lungo la rotta prevista. Il tiro di prova ha dimostrato pienamente tutte le specifiche tecniche del missile, di recente ideato secondo le linee coreane da scienziati e tecnici della difesa, come i sistemi di orientamento e stabilizzazione, sistemi strutturali e sistemi di pressurizzazione, ispezione e lancio, riconfermando l’affidabilità del nuovo motore a razzo nelle circostanze pratiche del volo ed anche verificando la capacità di puntamento della testata nelle peggiori situazioni al rientro e la precisione del sistema di detonazione. Kim Jong Un ha abbracciato gli ufficiali della ricerca missilistica, dicendo che hanno lavorato duramente per ottenere una grande conquista. E si faceva fotografare con gli ufficiali, scienziati e tecnici che hanno partecipato al test di lancio. Riconoscendo ancora una volta la devozione alla produzione di un missile balistico strategico a lungo raggio di tipo coreano, gli ha personalmente consegnato ringraziamenti speciali. Ha dichiarato fiducia nel successo del lancio di prova dell’Hwasong-12, dimostrazione dell’avanzata scienza e tecnologia della difesa della RPDC, di grande e particolare importanza nel garantire pace e stabilità nella penisola coreana e nella regione, oltre che grande vittoria del popolo coreano. Dichiarava che la RPDC è una potenza nucleare degna del nome, che lo si riconosca o meno. Sottolineava che la RPDC avrà il controllo rigoroso su chi avanza ricatti nucleari grazie alla deterrenza nucleare sviluppata in modo inimmaginabile e rapido. Gli Stati Uniti hanno accumulato mezzi strategici nucleari nelle vicinanze della penisola coreana per minacciare e ricattare la RPDC, ma la fanfaronata militare statunitense, che prevale solo su Paesi deboli e nazioni senza potere nucleare, non possono mai funzionare con la RPDC ed è molto ridicolo, dichiarava, osservando che se gli Stati Uniti scegliessero la provocazione militare contro la RPDC, di esser pronti a contrastarla. I più perfetti sistemi d’arma del mondo non saranno mai per sempre proprietà esclusiva degli Stati Uniti, ha detto, esprimendo la convinzione che il giorno in cui la RPDC utilizzerà simili mezzi di ritorsione verrà, continuando che in questa occasione gli Stati Uniti avrebbero dovuto vedere chiaramente se i missili balistici della RPDC siano una minaccia reale o no. Se gli Stati Uniti indugiano nel provocare la RPDC, non eviteranno il peggior disastro della storia, ha detto, avvertendo con forza gli Stati Uniti a non ignorare o giudicare male la realtà, in cui la regione continentale ed operativa del Pacifico reintrano nella portata dei mezzi d’attacco della RPDC, che ha tutti i potenti mezzi per un attacco di ritorsione. Agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica ordinava di continuare a sviluppare testate e vettori nucleari più precisi e diversificati, non fermandosi sui successi e preparando ulteriori test fin quando Stati Uniti e vassalli non prenderanno la giusta e ragionata scelta.Fonti:
Rodong
Rodong
RussiaToday
Zerohedge

THAAD, azione-reazione

Análisis MilitaresÈ una questione ben nota che gli Stati Uniti schierino in Corea del Sud un sistema di difesa antimissile balistico THAAD, andando contro la filosofia prevalente nelle relazioni bilaterali russo-statunitensi prima che gli Stati Uniti uscissero dal Trattato ABM, sgradita a Mosca e a Pechino. L’azione degli Stati Uniti porterà una reazione russa arrivando al dispiegamento di mezzi in grado di distruggere, se necessario, il THAAD schierato in Corea del Sud. Qualcosa di simile si nota sul suolo europeo, con il dispiegamento dello scudo missilistico in Polonia e la controparte nell’enclave russa di Kaliningrad. Da ciò che è trapelato, gli Stati Uniti schierano nel distretto Seongju della provincia di Gyeongsangbuk-do una batteria del THAAD:
Una batteria THAAD è costituita da:
Radar AN/TPY-2
Elementi di comando e controllo
6 veicoli trasporto-lanciatori (TEL)
48 intercettori
Non veniva specificato il numero di batterie schierate. Il raggio di azione dell’intercettore THAAD varia a seconda della domanda. Si presume che arrivi almeno a 250 km di gittata e 150 km di quota. In teoria tutto ciò affronterebbe la minaccia dei missili balistici della Corea democratica, ma non convince cinesi e russi che affilano gli artigli per rispondere allo schieramento. La reazione russa, già annunciata, sarà schierare sistemi offensivi che minaccino tali sistemi e, sicuramente, lo farà pubblicamente per attirarvi l’attenzione. La componente mediatica di questi schieramenti è cruciale. Dal territorio russo queste sono le distanze approssimate all’area in cui il THAAD viene schierato in Corea del Sud:
Le Forze Armate russe hanno vari mezzi per rispondere all’azione degli Stati Uniti, come sistemi Iskander o Kalibr, per citarne due noti. Nel contesto balistico, per esempio, la risposta di solito proviene dalla minaccia dei sistemi missilistici balistici a corto raggio (SRBC) Iskander che rientrano ufficialmente nella gittata di 500 km, sufficiente a minacciare il THAAD.
Com’è successo per altri sistemi russi, si ipotizza che il sistema missilistico Iskander sia di gran lunga più potente di quanto ufficialmente ammesso, potendo almeno raggiungere i 700 km, e questo già basterebbe a minacciare il THAAD in Corea del sud.
Qui si ha una circostanza interessante. Il precedente annuncio del dispiegamento del THAAD statunitense a Eumseong e Pyeongtaek, a nord della posizione attuale (e secondo le esigenze della difesa sudcoreana), lo lascerebbe entro la gittata teorica dei missili Iskander, se dalla gittata di 700 km. Le ultime informazioni dalla Corea del Sud indicano il dispiegamento del THAAD a Seongju che coinciderebbe con la gittata massima dei missili balistici russi. o forse un po’ oltre i 700 km teorici dell’SRBC Iskander che, si ricordi, sarebbe parte della risposta russa annunciata se Stati Uniti e Corea del Sud attueranno il dispiegamento.
Può essere una coincidenza, o forse tale modifica della zona di schieramento è dovuta alla spada di Damocle attivata dai russi, in risposta all’azione sudcoreana-statunitense di schierare nel territorio sudcoreano il THAAD. Allontanarsi un po’ per evitare una minaccia diretta. Così si coprirebbe la testa scoprendo piedi, la trita e ritrita coperta corta. Allontanarsi dalla zona demilitarizzata significa meno tempo per reagire a un attacco da nord, e parlando di sistemi balistici ogni secondo è di vitale importanza. Ma resta da vedere dove finalmente il THAAD sarà schierato in Corea del Sud. Fu annunciato che il luogo scelto per schierare il THAAD sarà un campo da golf a 18 km a nord di Seongju. Come si vede nella foto qui sotto. A giudicare dalle informazioni pubblicate sulla zona, le batterie saranno schierate ad ovest del campo da golf, su una montagna alta 680 metri. E se qualcuno se lo chiede… sì, il THAAD sarà schierato in una zona teoricamente oltre la gittata dei missili russi Iskander. Un colpo di fortuna. Infine sì, le batterie THAAD statunitensi saranno schierate nella zona indicata, direttamente sul campo da golf.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora