Lo Yemen s’impone su Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Ibrahim Saraji, Yemen Press 12 dicembre 2017Non è possibile limitare le ripercussioni negative per le forze dell’aggressione saudita-statunitense sullo sfondo dell’eliminazione della sovversione a Sana’a e altre province a tempo di record; perché tale scommessa era l’ultima, arrivata alla resa dei conti eliminando ogni speranza per l’aggressione, oggi più che mai fallita. Nel momento in cui questi Paesi, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi, scoprono molto sugli “scudi” difensivi che dovrebbero affrontare i missili balistici o il nuovo missile da crociera che ha colpito gli Emirati Arabi Uniti, secondo il New York Times. Negli ultimi giorni, diversi giornali importanti riferendosi ai governanti dell’Arabia Saudita e alla loro assoluta fiducia nel passaggio ai successori, indicano che l’instabilità nello Yemen significa stabilità di Arabia Saudita e Stati del Golfo, e crescenti attacchi dell’esercito e delle commissioni popolari, compresi i missili contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti; e la stabilità dello Yemen controllato da esercito e comitati popolari, costituisce una minaccia alla loro stabilità, innescando così la sovversione a Sana e in altre province, il cui obiettivo principale era portare il caos in queste aree, in modo che divenissero difficili o danneggiassero le operazioni dell’esercito, dei comitati popolari e della forza missilistica yemeniti. Con l’improvviso fallimento della sedizione, il tentativo si ritorse nel contrario, stabilizzando Sana, e un missile da crociera colpiva Abu Dhabi per la prima volta dopo un lancio di prova. Quindi il leader della rivoluzione, Abdulmaliq al-Huthi, apparve in seguito al crolla della sedizione parlando di tradimento. Per qualsiasi Paese, ad eccezione di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, completamente entro la gittata dei missili yemeniti, questa è una nuova situazione che danneggia i governanti del regime saudita, poiché Arabia Saudita ed EAU non saranno stabili finché continuano l’aggressione allo Yemen. La stabilità dello Yemen in cambio della stabilità di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e stabilità nella capitale Sana, in cambio della stabilità a Riyadh e Abu Dhabi.

Missili rilevatori
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme agli Stati Uniti, incontreranno altri disastri collegati al crollo del muro difensivo di Riyadh e Abu Dhabi e alla fine del mito dei sistemi di difesa degli Stati Uniti, che sponsorizzano l’aggressione allo Yemen. In tale contesto, quando la forza missilistica yemenita lanciò il missile da crociera sulla centrale nucleare di Abu Baqra ad Abu Dhabi, svelò il primo obiettivo nella capitale dell’aggressione e il sistema missilistico da crociera che si univa a quelli balistici. Da qui, le fonti confermano che il missile colpì il bersaglio con precisione. Il regime degli EAU, pur di non riconoscere la sconfitta strategica, affermava che alcun missile aveva raggiunto la sua capitale, sottolineando che la centrale nucleare era protetta da sistemi difensivi; affermazioni “inavvertitamente” smentite dalla Casa Bianca. Il missile da crociera yemenita colpiva una serie di obiettivi, danneggiando la centrale degli Emirati. L’obiettivo strategico era privare la capitale dell’aggressione della stabilità e quindi minacciarne economia ed investimenti, riflesso dai timori degli investitori. La Casa Bianca, nel contesto della “rabbia” derivante dal fallimento dell’ultima trama dell’aggressione, con la fine delle milizie della sedizione, dichiarava di condannarne l’uccisione dei capi; chiara condanna del fallimento della sedizione su cui aveva scommesso per salvare l’aggressione dalla sconfitta che subisce da tre anni, e allo stesso tempo chiedere una soluzione politica, frase disfattista comunemente usata dalla Casa Bianca e dal Consiglio di sicurezza. La dichiarazione della Casa Bianca condannava anche ciò che definiva “sconsiderati attacchi missilistici degli huthi” contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La condanna delle forze armate e delle commissioni popolari non manca, ma succede che così i funzionari della Casa Bianca svelano che i loro sistemi di difesa negli Emirati Arabi Uniti sono stati violati da un missile yemenita, e quindi la dichiarazione dimostrava che il missile da crociera yemenita ha adempiuto alla propria missione.

Il Burqan pone fine al Patriot
Nel contesto dei disastri racimolati dalle forze dell’aggressione, c’è il disastro che terrorizza gli Stati Uniti d’America e getta dubbi sui loro alleati nel mondo che puntano alla loro protezione. Gli importanti esperti militari che lavorano nel dipartimento investigativo militare del New York Times rivelavano che il Patriot Pack 3 degli Stati Uniti non intercettò il missile balistico Burqan-2H che era riuscito a colpire l’aeroporto Re Qalid nella capitale saudita Riyadh, anche se il sistema di difesa impiegò cinque missili inutilmente. Sulla base dei risultati, il quotidiano statunitense pubblicava un articolo tradotto dal collega Ahmad Abdurahman dal titolo “Le difese missilistiche statunitensi hanno fallito in Arabia Saudita?”, con disegni dettagliati, videoclip e immagini dell’aeroporto Re Qalid, dei missili intercettori e delle colonne di fumo innalzarsi dall’aeroporto. “Il nostro sistema di difesa missilistica è partito“, diceva il giornale, “Ma l’analisi delle immagini e dei video pubblicati sui vari media indica che è falso. In contrasto con quanto detto, le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici dimostrano che la testata del missile non fu intercettata dalle difese saudite prima dell’obiettivo, spaventando i passeggeri nella sala d’aspetto”. I funzionari sauditi si sono rifiutati di rispondere alle domande e i funzionari statunitensi “hanno messo in dubbio che i sauditi fossero effettivamente riusciti a colpire qualsiasi componente del missile, dicendo che non ci sono prove“. Secondo il giornale, gli esperti conclusero che i cosiddetti “huthi” sono “riusciti a sviluppare abbastanza forze per colpire obiettivi importanti in Arabia Saudita“. “Il governo ci mente sull’efficacia di questi sistemi, o sono state fornite informazioni false e fuorvianti“, secondo Jeffrey Lewis, l’esperto che ha guidato la ricerca. “Dobbiamo essere molto, molto preoccupati“. “Mantenendo il missile in rotta per quasi 600 miglia, è stato certamente progettato per dividersi in due quando è vicino al bersaglio. Il missile percorse la maggior parte della rotta e la testata esplosiva continuò verso l’obiettivo evitando i missili della difesa“. Gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi molto del fallimento dell’avanzato sistema di difesa antimissile Patriot Pack 3 perché significa “che pone fine alla sua vita operativa“, secondo gli esperti. “Potete immaginare il lancio di cinque missili difensivi contro questo missile,  fallendo tutti“, affermava uno dei quattro esperti. “Questo è scioccante. Questo è terribile perché questo sistema missilistico dovrebbe riuscirci“.

Lo Yemen impone le sue regole
Sauditi ed emirati sapevano più di altri che il Patriot non riuscì ad intercettare il Burqan che colpì l’aeroporto Re Qalid e che il missile da crociera aveva colpito l’obiettivo ad Abu Dhabi nonostante i falsi resoconti forniti sui due sistemi. Tuttavia, gli attacchi coincidono con la scommessa sul successo della sovversione programmata a Sana, che al culmine fece sperare ai regimi di poter evitare i missili yemeniti. Col più espressivo fatto compiuto, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson affermava che l’amministrazione statunitense aveve detto all’alleato saudita di cambiare la sconsiderata politica nella regione, in particolare su Yemen e Libano, e di attenuarla prima di prendere misure, nella prima acuta critica statunitense all’alleato saudita dell’era Trump. Alla luce di questi cambiamenti, appare chiaro che lo Yemen, rappresentato dalle forze armate, dai Comitati popolari, dalla forza missilistica, dal popolo e dalle tribù, impone le proprie regole alle forze dell’aggressione, sotto la guida del leader della rivoluzione Abdulmaliq al-Huthi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La difesa missilistica statunitense non ferma gli Scud yemeniti

25 anni dopo il fallimento della Guerra del Golfo, i sistemi Patriot degli Stati Uniti non riescono ancora a distruggere i missili sovietici degli anni ’60
Marko Marjanovic Checkpoint Asia 7 dicembre 2017Lo sapete, il mese scorso Ansarullah dello Yemen lanciò un missile sovietico Scud modificato contro l’aeroporto di Riyadh, intercettato in volo da missili Patriot di fabbricazione statunitense che i militari sauditi gli avevano sparato contro. Trump si vantò che “Il nostro sistema ha buttato giù il missile. Ecco quanto siamo bravi. Nessuno fa ciò che produciamo, e ora lo vendiamo in tutto il mondo”. Mentre i sauditi usarono il lancio del missile, sparato in rappresaglia ai loro innumerevoli massacri di civili, per intensificare il blocco dello Yemen, che ha già creato un’epidemia di colera e la malnutrizione nel Paese, fino ad affamarlo. Tuttavia, almeno due aspetti della storia sono sbagliati (Tre se si contano le assurdità di come il missile sarebbe stato fornito dall’Iran). Primo, il missile non fu lanciato da Ansarullah, poiché non ha queste armi pesanti. In realtà fu lanciato dai lealisti di Salah, cioè dalla parte dell’esercito rimastagli fedele e che fa parte della coalizione antisaudita dello Yemen. Inoltre i missili Patriot statunitensi non abbatterono lo Scud. Cinque missili furono sparati ma lo mancarono tutti. La Scud continuò sorvolando proprio la batteria antimissile saudita colpendo il territorio dietro di essa, mancando la pista di soli 300 metri, in realtà una precisione decente per un missile che risale agli anni ’60. Proprio come gli Stati Uniti mentirono sulle prestazioni dei missili Patriot durante la guerra del Golfo del 1990-91 contro l’Iraq. Presumibilmente i Patriot avrebbero intercettato la maggioranza degli Scud lanciati dall’Iraq, cosa che in seguito si dimostrò completamente falsa e infine riconosciuta come menzogna. Comunque fosse, da allora la storia fu che, sebbene i Patriot avessero fallito nel 1991, erano stati migliorati tanto che ora funzionano come pubblicizzato. Non è così. I sistemi antimissile statunitensi non riescono ad abbattere neanche i missili terra-terra sovietici degli anni ’60 (che di per sé non erano molto lontani dalle V-2 lanciate dai tedeschi nel 1944). Questa non è necessariamente un’accusa alla tecnologia statunitense. Colpire un missile supersonico con un altro missile è straordinariamente difficile. Farlo in modo affidabile sarebbe semplicemente al di là dell’attuale tecnologia. Ma si accusa la pubblicità degli Stati Uniti. Forse è ora che la smettano di vantare un sistema d’arma che chiaramente non funziona.
Il New York Times aveva un buon articolo di specialisti che smentivano la storia saudita: “Le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici sembrano dimostrare che la testata del missile violò senza ostacoli le difese saudite e quasi centrò il bersaglio, l’aeroporto di Riyadh. La testata esplose così vicino al terminal interno che i clienti saltarono dalle sedie… Lewis ed altri analisti del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, in California, erano scettici quando sentirono la dichiarazione dell’Arabia Saudita di aver abbattuto lo Scud yemenita. I governi hanno sopravvalutato l’efficacia delle difese missilistiche in passato, anche nei confronti degli Scud. Durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti sostennero un registro perfetto di abbattimenti delle versioni irachene dello Scud. Le analisi successive rilevarono che tali intercettazioni fallirono. Aveva fallito anche a Riyadh? I ricercatori rastrellarono sui social media tutto ciò che fu pubblicato nell’area in quel periodo, alla ricerca di indizi.

I rottami
Lo schema dei detriti del missili su Riyadh suggerisce che le difese missilistiche colpirono l’innocua sezione posteriore del missile o lo mancarono del tutto. Proprio mentre i sauditi usarono le difese missilistiche, i rottami caddero nel centro di Riyadh. I video pubblicati sui social media riprendono una sezione particolarmente ampia, caduta in un parcheggio vicino la scuola Ibn Qaldun. Altri video mostrano rottami caduti in una manciata di luoghi su un’area di circa 500 metri lungo l’autostrada. Funzionari sauditi dissero che i rottami, che sembra appartenessero a un Burqan-2 abbattuto, ne dimostravano il successo. Ma un’analisi dei rottami mostra che le componenti della testata, la parte del missile che trasporta gli esplosivi, mancavano. La testata mancante indicava qualcosa d’importante agli analisti: il missile avrebbe eluso le difese saudite. Il missile, per sopravvivere agli stress di un volo di circa 600 miglia, era quasi certamente progettato per separarsi in due parti una volta sul bersaglio. Il fuso, che spinge il missile per la maggior parte della traiettoria, cade e la testata, più piccola e difficile da colpire, continua sull’obiettivo. Questo spiegherebbe perché i rottami a Riyadh sembrassero costituiti solo dal fuso, suggerendo che i sauditi avessero mancato il missile, o colpito il fuso dopo che si era separato, iniziando a cadere a terra oramai inutile. Alcuni funzionari statunitensi dissero che non ci sono prove che i sauditi abbiano colpito il missile. Invece, i resti potrebbero essere dovuti alla pressione del volo. Ciò che i sauditi presentavano come prova dell’intercettazione riuscita, sarebbe semplicemente il missile che si distacca dal fuso come previsto.La posizione dell’esplosione
Un’esplosione a 12 miglia di distanza all’aeroporto di Riyadh suggerisce che la testata volò senza ostacoli sul bersaglio. Verso le 21:00, all’incirca nello stesso momento in cui i rottami si schiantavano a Riyadh, una forte esplosione scosse il terminal nazionale dell’aeroporto internazionale Re Qalid di Riyad. “Ci fu un’esplosione nell’aeroporto“, dice un uomo in un video pochi istanti dopo l’esplosione. Lui ed altri si precipitarono alle finestre mentre i veicoli di emergenza correvano sulla pista. Un altro video, ripreso da terra, mostra i veicoli di emergenza alla fine della pista. Poco oltre compare un pennacchio di fumo confermando l’esplosione e indicando il probabile punto d’impatto. Un portavoce di Ansarullah disse che il missile colpì l’aeroporto. C’è un’altra ragione per cui gli analisti pensano che la testata abbia violato le difese missilistiche. Localizzarono le batterie Patriot che spararono al missile, mostrato nel video, scoprendo che la testata le sorvolò. Funzionari sauditi dissero che alcuni resti del missile intercettato caddero sull’aeroporto. Ma è difficile immaginare come un frammento disperso volasse 12 miglia oltre il resto dei relitti, o perché esplodesse all’impatto.

L’impatto
Fumo e danni al suolo suggeriscono che la testata colpì vicino al terminal nazionale dell’aeroporto. Le immagini dei soccorsi e il pennacchio di fumo rivelano informazioni anche sulla natura dell’impatto. Una foto del pennacchio presa da una posizione diversa sembra coerente coi pennacchi prodotti da missili simili, suggerendo che l’esplosione non fosse dovuta a un rottame disperso o a un incidente non correlato. Identificando gli edifici nella foto e nel video, la squadra di Lewis individuò i punti da cui furono riprese le immagini, rivelando la posizione precisa del pennacchio: a poche centinaia di metri dalla pista 33R e a circa un chilometro dall’affollato terminale interno. L’esplosione fu piccola e le immagini satellitari dell’aeroporto scattate immediatamente prima e dopo l’esplosione non sono abbastanza chiare da riprendere il cratere dall’impatto, secondo gli analisti. Ma mostra danni a terra coi veicoli di emergenza, sostenendo che la testata avesse quasi colpito la pista. Mentre Ansarullah mancò il bersaglio, secondo Lewis, si avvicinò abbastanza da mostrare che i suoi missili possono raggiungerlo evitando le difese saudite. “Un chilometro è un rateo d’errore piuttosto normale per uno Scud“, disse. Persino Ansarullah potrebbero non averlo capito, affermava Lewis. A meno che non avesse intelligence nell’aeroporto, avrebbe poche ragioni per dubitare delle relazioni ufficiali. “Ansarullah fu sul punto d’incenerire quell’aeroporto“, disse. Laura Grego, un’esperta missilistica dell’Unione degli scienziati interessati, espresse allarme sulle batterie della difesa saudita che spararono cinque volte contro il missile; “Spararono cinque volte a questo missile mancandolo sempre? È scioccante“, disse. “È scioccante perché questo sistema dovrebbe funzionare“.”Traduzione di Alessandro Lattanzio

Crisi nordcoreana degli Stati Uniti e responsabilità del Giappone

Prof. Wada Haruki, Global Research 3 dicembre 20171. La crisi nord-coreana degli Stati Uniti si approfondisce
Nel novembre 2017, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump visitava l’Asia orientale. In Giappone, il Paese dove si fermava per primo, giocò a golf col Primo ministro giapponese Abe Shinzo, come se lui e Abe volessero mostrare che la visita non era altro che espressione di pacifica amicizia. parlarono della questione nordcoreana per “moltissimo tempo”. Il contenuto non ne fu divulgato. Nella conferenza stampa finale del summit, dopo che il primo ministro Abe dichiarò che lui e il presidente Trump “erano pienamente d’accordo sulle misure da adottare nell’analisi della situazione della Corea democratica“, disse: “Il Giappone sostiene costantemente la posizione del presidente Trump quando afferma che tutte le opzioni sono sul tavolo. Nei colloqui ho ancora una volta ribadito con forza che Giappone e Stati Uniti sono al 100% insieme“. Qual è l’obiettivo? Abe dichiarava di aver completamente accettato di “aumentare la pressione al massimo sulla Corea democratica con tutti i possibili mezzi” per far sì che abbandoni il programma nucleare. Nella RoK, il presidente Trump ha parlato all’Assemblea nazionale del popolo coreano, senza alcuna riserva o moderazione. In riferimento alla situazione nordcoreana, ha parlato di “Stato carcerario”, “gulag”, “Paese governato da un culto”, “regime brutale”, “Stato canaglia”. Ha avuto il coraggio di dire, “L’orrore della vita in Corea del Nord è così completo che i cittadini pagano tangenti ai funzionari governativi per farsi portare all’estero come schiavi. Preferirebbero essere schiavi che vivere in Corea del Nord“. Concluse che la Corea democratica è “un inferno che nessuno merita“. Chiamò il leader nordcoreano “tiranno” e “dittatore”. Dico al presidente Trump: “Come cittadino puoi accusare e denunciare il leader, il governo o il sistema nordcoreano come vuoi. Ma da presidente degli Stati Uniti, superpotenza militare, non dovrebbe parlare in questo modo. Noi giapponesi ricordiamo quando il presidente Bush, con veemenza, denunciò il regime di Sadam Husayn in TV alla vigilia dell’inizio della sua guerra all’Iraq”. Questo indirizzo di Trump non è solo una richiesta di resa. È peggio. Il presidente dice che desidera dal profondo del cuore che uno Stato così cattivo e immorale vada distrutto e che il suo popolo liberato. Nessun compromesso, nessuna negoziato. Ha detto: “Nonostante i crimini commesso contro Dio e l’uomo, daremo un futuro migliore. Iniziate con sospendere lo sviluppo di missili balistici e la completa, verificabile e totale denuclearizzazione“. Ciò significa che il leader nordcoreano dovrebbe arrendesi e capitolare incondizionatamente al presidente degli Stati Uniti. La crisi nordcoreana degli Stati Uniti si approfondisce. Massimizzare la pressione non porterà la Corea democratica ad arrendersi. Rafforzerà solo la crisi e l’inclinerà verso la fase militare. Osservatori della Corea democratica ed esperti di questa crisi hanno iniziato a parlare delle possibilità del governo USA di adottare misure militari contro la Corea democratica. Nel settembre 2017 un istituto inglese, il Royal United Services Institute, pubblicava un rapporto del vicedirettore generale Malcolm Chalmers, “Preparing for War in Korea“. Chalmers indicava due possibili modi con cui la guerra potrebbe iniziare.
Caso Uno. “La Corea democratica potrebbe colpire per prima se crede che gli Stati Uniti preparino l’attacco a sorpresa“.
Caso Due. “Un attacco degli Stati Uniti potrebbe essere innescato dalla Corea democratica per dimostrare nuove capacità, ad esempio attraverso test di missili arrivano vicino a Guam o California, il che potrebbe scatenare la decisione ‘ora o mai’ di Trump. Gli Stati Uniti potrebbero quindi lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica“.
Chalmers sottolineava che “dati i rischi di un attacco limitato, è probabile che l’attacco statunitense inizi su larga scala e si sviluppi rapidamente nell’attacco completo alle infrastrutture militari della Corea democratica“. Ora non c’è dubbio che affrontiamo il pericolo di una guerra degli Stati Uniti. Come possiamo impedirla? Dobbiamo tornare alle origini della crisi.

2. Le origini della crisi: il sistema di San Francisco
La crisi nord-coreana degli Stati Uniti è il risultato del conflitto Corea democratica-Stati Uniti. Le origini del conflitto si trovano nella guerra di Corea. (1) Nessuno dubita che le forze della Corea democratica abbiano superato il 38° il mattino del 25 giugno 1950. Questa guerra fu il tentativo di Kim Il Sung di unificare il Paese con le armi. La sua operazione fu approvata da Stalin e Mao Zedong, che fornirono armi e materiali militari. Ma il tentativo di Kim fu infine bloccato dalle forze armate statunitensi, chiamate forze delle Nazioni Unite. Successivamente, un altro tentativo di unificazione del Paese fu tentato da Syngman Ri con le forze delle Nazioni Unite. Ma il tentativo di Ri fu bloccato dalle forze comuniste cinesi. Poi la guerra civile coreana tra due stati coreani si trasformò in guerra sino-statunitense in Corea. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra per assistere la Corea del Sud, il Giappone era occupato da quattro divisioni dell’esercito statunitense sotto il comando del comandante supremo delle forze alleate (SCAP) Douglas McArthur. L’intero Giappone divenne automaticamente una base per le operazioni militari statunitensi in Corea. Durante la guerra, centinaia di bombardieri statunitensi B-29 da Yokota (vicino Tokyo) e Kadena (Okinawa) volarono incessantemente per bombardare eserciti, città, dighe e altre strutture della Corea democratica. Le Ferrovie, la Guardia Costiera e la Croce Rossa del Giappone collaborarono alla guerra degli Stati Uniti. I marinai giapponesi guidarono la 1a Divisione dei Marines nello sbarco ad Inchon, e dragamine della guardia costiera giapponese spianarono la strada alle forze statunitensi per lo sbarco a Wonsan. Il governo giapponese non decise di fornire questo sostegno in conformità a una propria politica. Piuttosto, era obbligato ad obbedire agli ordini dello SCAP incondizionatamente come Paese sconfitto e occupato. Il Giappone fornì basi militari vitali per le forze statunitensi nella guerra in Corea. Nella primavera 1951 fu chiaro che la guerra coreana sarebbe finita in parità. Il 10 luglio 1951 fu aperta a Kaesong la Conferenza dell’Armistizio. I negoziati furono difficili. La guerra continuò, mentre i negoziati per l’armistizio si aprirono. Due mesi dopo, una conferenza di pace col Giappone iniziò il 4 settembre 1951 a San Francisco. Quarantanove nazioni (incluso il Giappone) firmarono il Trattato di pace col Giappone l’8 settembre. Due ore dopo Yoshida e Dulles firmarono il Patto di sicurezza Stati Uniti-Giappone. Qui si formò un nuovo sistema nell’Asia orientale degli Stati Uniti. Possiamo chiamarlo Sistema San Francisco. (2) A rigor di termini, è il sistema della Guerra di Corea. Gli Stati Uniti erano decisi a continuarla per bloccare l’aggressione comunista. Sul lato nemico c’erano Unione Sovietica, Cina rossa, Corea democratica e Vietnam comunista. Dal lato alleato c’erano Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam del Sud, Nuova Zelanda e Australia. Dato che gli Stati Uniti desideravano avere un Giappone indipendente come partner centrale dall’economia in ripresa, il Giappone fu risparmiato dal pagare le riparazioni. Ciò che era necessario dopo l’indipendenza era
1) il diritto di continuare a schierare le forze statunitensi in Giappone,
2) autorizzazione agli Stati Uniti di utilizzare il Giappone come base per operazioni militari in Estremo Oriente,
3) Permesso del Giappone alle Nazioni Unite di continuare a sostenere le forze ONU in Corea attraverso di esso.
Per confutare le possibili critiche che gli Stati Uniti avessero derogato alla sovranità giapponese, il Giappone fu sempre più incoraggiato ad assumersi la responsabilità della propria difesa. Gli Stati Uniti avrebbero dominato completamente Okinawa come base militare più importante della regione. L’anno successivo alla conclusione del Trattato di pace di San Francisco, il governo Yoshida cambiò la riserva della polizia di sicurezza in Forza di sicurezza nazionale (Hoantai ) e creò la forza di sicurezza marittima. Il 27 luglio 1953 la guerra di Corea terminò in un armistizio vicino al 38° parallelo quasi nello stesso punto in cui la Corea fu divisa nel 1945. La penisola coreana si stabilizzò in stallo tra nemici. L’armistizio interruppe la guerra, ma le ostilità persistettero senza la valvola di sicurezza della distensione della Guerra Fredda. Cina e Corea democratica rimasero fuori dal sistema di San Francisco. In Giappone, dopo la tregua della guerra di Corea, le Forze di autodifesa (terrestri, marittime e aeree) furono create nel 1954. Ma l’articolo 9 della Costituzione non fu rivisto. Il Senato adottato all’unanimità la risoluzione che proibiva alle forze di autodifesa di recarsi all’estero in caso di guerra. Così il Giappone rimase un peculiare “Stato pacifista” sotto l’ombrello della sicurezza statunitense del sistema di San Francisco. Nella penisola coreana, l’armata volontaria cinese e le forze armate statunitensi rimasero, una per difendere la RPDC e l’altra la RoK. Nel 1958 l’esercito cinese si ritirò totalmente dalla Corea democratica e nel 1961 la Corea democratica concluse trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca con Unione Sovietica e Cina. Il trattato con l’Unione Sovietica diede alla Corea democratica l’ombrello nucleare, così che potesse sentirsi sicura di fronte al sistema di San Francisco.
Il sistema di San Francisco permise agli Stati Uniti di condurre la guerra contro i comunisti vietnamiti dal 1965. La RoK raggiunse gli Stati Uniti in questa guerra. Il Giappone appoggiava la RoK col Trattato del 1965 e forni basi, materiali militari e strutture “ReR” (riposo e ricreazione) per le forze armate statunitensi. Nel gennaio 1968, la Corea democratica, cercando di creare un secondo fronte nella penisola coreana, inviò un’unità partigiana ad uccidere il presidente della RoK Park Chung Hi, invano. Mentre questo tentativo avventuroso fallì miseramente, Kim Il Sung abbandonò questa politica l’anno seguente. Il sistema di San Francisco non poteva assicurare agli Stati Uniti nemmeno il pareggio nella guerra del Vietnam. Per evitare di dare l’impressione di una miserabile sconfitta, il governo statunitense trovò una via d’uscita con la Cina. Nixon visitò Pechino nel febbraio 1972 per riconciliare Cina e Stati Uniti. Ciò portò al grande cambiamento al sistema di San Francisco. Negli anni ’70 la posizione internazionale della Cina cambiò drasticamente. La guerra di Corea fu combattuta tra le forze della Cina e della Corea democratica e le forze delle Nazioni Unite. Quest’ultimo campo comprendeva 16 Paesi: Stati Uniti, RoK, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Thailandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Turchia, Etiopia e Colombia. Negli anni ’70 la Cina aprì le relazioni diplomatiche con quindici summenzionati Paesi, ad eccezione della sola RoK. Per la Cina, la guerra sino-statunitense terminò completamente e la guerra coreana finì. La RPDC voleva seguire la via cinese, ma era chiusa. Tredici dei 16 Paesi del campo delle Nazioni Unite aprirono le relazioni diplomatiche con la Corea democratica negli anni ’70 e ’80. Ma Stati Uniti, RoK e la Francia rimasero fuori da questo processo. Tra Sud e Nord ci furono alcuni cambiamenti, ma tra Stati Uniti e Corea democratica noi. Fondamentalmente, il confronto militare continua.3. L’inizio del nuovo conflitto: le due opzioni della Corea del Nord e gli Stati Uniti
Alla fine degli anni ’80 un grande cambiamento nella storia del mondo iniziò con la riconciliazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e le rivoluzioni dell’Europa orientale. Nell’autunno 1989 i governi comunisti di questa regione furono rovesciati. Quindi il governo sovietico cambiò radicalmente sistema politico e politica, e aprì relazioni diplomatiche con la RoK. I presidenti Gorbaciov e Roh Tae-wu s’incontrarono a San Francisco il 4 giugno 1990 per concordare l’apertura delle relazioni diplomatiche. I nordcoreani si sentivano in difficoltà. Il 2 settembre 1990 il ministro degli Esteri sovietico Shevarnadze visitò la Corea democratica per informarla della decisione del suo governo. Il Ministro degli Esteri della RPDC Kim Yong-nam gli lesse un memorandum. “Se l’Unione Sovietica stabilirà “relazioni diplomatiche” con la Corea del Sud, il trattato di alleanza RPDC-URSS sarà nominale. Se è così, siamo obbligati a prendere provvedimenti per procurarci da soli le armi che erano state finora fornite dall’alleanza“. (3) Ciò significava che una volta ritirato l’ombrello nucleare sovietico, la Corea democratica avrebbe dovuto disporre di proprie armi nucleari. Il 24 settembre 1990, una delegazione di partiti di governo ed opposizione giapponesi guidati da Kanemaru Shin e Tanabe Makoto visitò la Corea democratica. Kanemaru, ex-viceprimo ministro, parlò a Pyongyang, offrendo scuse profonde per “il dolore insopportabile e il danno causato dalle azioni del Giappone al popolo coreano“. Kim Il Sung espresse disponibilità ad avviare negoziati per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Il 28 settembre è stata firmata una dichiarazione congiunta di tre parti, promettendo negoziati per la normalizzazione. In questa cruciale svolta storica, nella situazione disperata, i leader nordcoreani decisero di adottare due opzioni politiche per ottenere le armi nucleari e normalizzare le relazioni col Giappone. Gli Stati Uniti respinsero con veemenza il programma nucleare e non approvarono la normalizzazione del Giappone nelle relazioni con una Corea democratica con un programma nucleare. Pertanto, nel mondo che cambiava dopo la fine della Guerra Fredda, un nuovo conflitto iniziò tra Corea democratica e Stati Uniti sulla base delle opzioni della Corea democratica. I negoziati per la normalizzazione tra Corea democratica e Giappone, aperti nel gennaio del 1991, continuarono regolarmente fino al maggio 1992, quando si tenne il settimo round dei negoziati, ma nel successivo, l’ottavo del novembre 1992, il rappresentante della Corea democratica dichiarò i negoziati sospesi. La ragione principale della rottura fu che il rappresentante giapponese, su consiglio di Washington, chiese di chiarire i dubbi nucleari quale prerequisito per la normalizzazione. La seconda ragione fu che il rappresentante giapponese insisteva sul fatto che Taguchi Yaeko (Li Eun Hye) fosse vittima di un rapimento dei nordcoreani. Taguchi, o Li, era una donna rapita in Giappone che si dice fosse stata l’insegnante di Kim Hyon Hui, autore dell’attentato alla Korean Airlines del 1987. (4) Il governo degli Stati Uniti era molto sensibile al programma nucleare della Corea democratica a cui impose l’accettazione dell’ispezione dell’AIEA. Nella primavera 1993, i disaccordi tra Stati Uniti e Corea democratica si acutizzarono e nell’estate 1994 i due Paesi giunsero sull’orlo della guerra per il programma nucleare della Corea democratica. Fu la prima crisi bellica tra Stati Uniti e Corea del Nord. Questa crisi fu superata dalla visita dell’ex-presidente Carter e dai suoi colloqui con Kim Il Sung. Nell’ottobre 1994 fu concluso un accordo di congelamento nucleare. La seconda metà degli anni ’90 fu un periodo di difficoltà economica per la Corea democratica e della costruzione dei reattori ad acqua leggera sotto la guida del KEDO. Ma la costruzione non fu conclusa e non è chiaro di chi sia la colpa.
Nel giugno 2000, il presidente della RoK Kim Dae Jung visitò Pyongyang e incontrò Kim Jong Il. E nell’ottobre 2000 il numero due della DPRK, Cho Myong Rok, visitò Washington e incontrò il presidente Clinton. Era un momento di grande speranza, ma non durò a lungo. Alla fine dell’anno George Bush vinse le elezioni presidenziali. Nel settembre 2001 gli attacchi terroristici a New York e Washington cambiarono radicalmente l’atmosfera negli Stati Uniti e all’inizio del 2002 il presidente Bush definì Iraq, Iran e Corea democratica “asse del Male” ed espresso la determinazione a combatterlo. Sebbene il vento cambiasse, il Primo ministro giapponese Koizumi visitò Pyongyang il 17 settembre 2002 ed incontrò il Presidente Kim Jong Il . Questo fu il risultato di negoziati segreti di un anno con un emissario nord-coreano. Kim ammesso e si scuso del rapimento di un gruppo di civili giapponesi. Kim e Koizumi firmarono la Dichiarazione di Pyongyang coll’intenzione di procedere verso la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. In questo documento, il Giappone si scusò per i danni e le sofferenze causate dal dominio coloniale giapponese al popolo coreano e promise cooperazione economica dopo l’instaurazione di relazioni diplomatiche. Inizialmente la diplomazia di Koizumi e le mosse per normalizzare le relazioni con la Corea democratica suscitarono una risposta pubblica positiva in Giappone. Ma i leader del movimento nazionale dei rapiti giapponesi accusarono i diplomatici di non aver verificato le informazioni sui cosiddetti “rapiti morti” e organizzarono una campagna contro l’instaurazione delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica senza una soluzione completa del problema dei rapimenti. Sato Katsumi, presidente di tale movimento, parlò al comitato della dieta il 10 dicembre 2002, dicendo che il regime di Kim Jong Il era un regime militare fascista che va rovesciato il più rapidamente possibile. (5) Il governo degli Stati Uniti, che non fu consultato dal governo Koizumi, intervenne nei negoziati. James A. Kelly, sottosegretario di Stato per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, visitò la Corea democratica ad ottobre e tornò per dire al governo giapponese che la Corea democratica avviava il programma di arricchimento dell’uranio. Ciò comportò forti pressioni sul governo Koizumi per rallentare i negoziati della normalizzazione. I rappresentanti di entrambi i Paesi s’incontrarono solo ad ottobre, ma in quell’occasione non poterono nemmeno decidere quando si sarebbero rincontrati. Nel marzo 2003, il presidente Bush iniziò la guerra all’Iraq. La Corea democratica era terrorizzata. Nell’agosto 2003 a Pechino si aprirono i colloqui a sei sul programma nucleare nordcoreano. Iniziò una discussione difficile. Il 22 maggio 2004 il Primo ministro Koizumi visitò Pyongyang e incontrò ancora una volta Kim Jong Il. Koizumi, lasciando Tokyo, dichiarò di essere deciso a “normalizzare le nostre relazioni anormali, a trasformare le relazioni antagoniste in amichevoli e relazioni ostili in cooperazione“. Le parole di Kim furono registrate dal Ministero degli Esteri giapponese e in parte diffuse da un programma televisivo. (6) Kim Jong Il disse a Koizumi, “Oggi vorrei dirvi, signor Primo Ministro, che è inutile avere armi nucleari. Ma gli statunitensi sono abbastanza arroganti da dire di aver messo sul tavolo le loro armi per un attacco preventivo contro di noi. Questo ci ha piuttosto sconvolti. Nessuno può tacere se minacciato da qualcuno con un bastone. Abbiamo concluso che avere armi nucleari è un bene che assicura il diritto all’esistenza. Se la nostra esistenza è assicurata, le armi nucleari non saranno più necessarie. Gli statunitensi, dimenticando ciò che hanno fatto, chiedono che abbandoniamo le armi nucleari. Non ha senso. Il completo abbandono delle armi nucleari può essere richiesto solo a uno Stato nemico che ha capitolato. Non siamo un popolo che ha capitolato. Gli statunitensi vogliono che ci disarmiamo incondizionatamente, come l’Iraq. Non obbediremo a una simile richiesta. Se gli USA ci attaccheranno con armi nucleari, non dovremmo rimanere fermi, senza fare nulla, perché se lo facessimo, il destino dell’Iraq ci attenderebbe“. D’altra parte, Kim Jong Il espresse disponibilità al dialogo cogli Stati Uniti. Disse a Koizumi, “Vogliamo cantare un duetto cogli statunitensi coi colloqui a sei. Vogliamo cantare canzoni cogli statunitensi finché le nostre voci non diventano rauche. Vi chiediamo, governi dei Paesi circostanti, di fornire l’orchestra. Un buon accompagnamento rende al meglio un duetto“. Queste parole presumibilmente furono trasmesse al governo degli Stati Uniti, ma adottò un atteggiamento severo. Anche questa volta, il governo Koizumi non riuscì ad andare avanti. Nel settembre 2005 si svolse a Pechino la quarta serie dei colloqui a sei. Questo round stilò il documento più impressionante sulla cooperazione. Secondo i suoi termini, la Corea democratica avrebbe abbandonato l’intero programma nucleare. E gli Stati Uniti s’impegnavano a non attaccare la Corea democratica e ad avanzare verso la normalizzazione delle relazioni. Ma l’atmosfera promettente svanì immediatamente, quando il Tesoro degli Stati Uniti impose sanzioni alla RDPC per presunto riciclaggio di denaro e altri reati. L’ultima possibilità fu scacciata. Nell’ottobre 2005 Koizumi nominò Abe Shinzo suo capo segretario di gabinetto, nominandolo difatti successore nel governo e nel partito al governo. Il 5 luglio 2006 la Corea democratica lanciò un missile Taepodong sopra il Giappone. Abe prese l’iniziativa d’imporre severe sanzioni alla Corea democratica. A settembre Abe, ora Presidente del Partito Liberaldemocratico e Primo ministro del Giappone, dichiarò nel suo primo discorso politico alla Dieta del 29 settembre 2006: “Non ci può essere normalizzazione nelle relazioni tra Giappone e Corea democratica a meno che la questione dei rapimenti non sia risolta. Per avanzare misure globali riguardanti la questione dei rapimenti, ho deciso d’istituire il “Quartier generale sul tema del rapimento” presieduto da me stesso… Con la politica del dialogo e della pressione, continuerò a chiedere con forza il ritorno di tutti i rapiti supponendo siano tutti ancora vivi. Riguardo alle questioni nucleari e missilistiche, cercherò una soluzione coi colloqui a sei, garantendo allo stesso tempo stretto coordinamento tra Giappone e Stati Uniti“. Con la formulazione di questo nuovo principio nell’affrontare la questione dei rapimenti, Abe chiuse completamente i negoziati per la normalizzazione con la Corea democratica. Questo passaggio si credeva adattarsi bene alla politica del governo degli Stati Uniti.
Il 9 ottobre 2006 la Corea democratica effettuò il suo primo test nucleare. Il governo Abe impose una seconda serie di sanzioni alla Corea democratica, vietando a qualsiasi nave nordcoreana di entrare nei porti del Giappone e vietando l’importazione di qualsiasi merce nordcoreana. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condannò il test della Corea democratica nella risoluzione 1718. D’altra parte, l’amministrazione Bush fu scioccata dal test nucleare nordcoreano e cercò d’invitare la Corea democratica a cambiare politica. L’11 ottobre 2008 l’amministrazione Bush tolse la RPDC dalla lista degli Stati terroristi. La RPDC chiuse le strutture di Yongbyong. Ma questo non produsse una vera svolta nelle relazioni. Nel gennaio 2009 il presidente Obama entrò alla Casa Bianca. Il 13 febbraio Hillary Clinton, segretaria di Stato, disse alla Società Asia che gli Stati Uniti si sarebbero mossi per normalizzare le relazioni con la Corea democratica e concludere un trattato di pace, se la Corea democratica abbandonava il programma nucleare in forma completa e verificabile. Questa preparava un lungo capitolo della crisi nordcoreana degli Stati Uniti. Il 25 maggio 2009 la Corea democratica condusse il secondo test nucleare. Il 12 giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò all’unanimità la risoluzione 1874. Il governo giapponese adottò nuove sanzioni, vietando l’esportazione di merci giapponesi verso la Corea democratica. Il commercio tra i due Paesi fu completamente interrotto. Il 17 dicembre 2011, Kim Jong Il morì. Il successore fu suo figlio Kim Jong Un, 28enne. Senza abilità speciali o risultati speciali, avrebbe dominato questo Paese difficile, sostenuto dal sistema dello Stato di Partito. Nei primi due anni del suo governo, Kim Jong Un rafforzò il potere eliminando due consiglieri nominati dal padre e sostituendo i vecchi leader del partito e dell’esercito con uomini di una generazione più giovane. Cercò di crearsi la reputazione di amato dal popolo costruendo molte strutture come ospedali, parchi ricreativi e una pista da sci. Dopo tale preparazione, lavorò su diplomazia e affari militari, lasciando il compito delle riforme economiche al Primo Ministro e al suo governo. Ma nel 2012-2013 incontrò solo un giapponese e uno statunitense, il cuoco di Kim Jong Il Fujimoto Kenji e l’ex-star dell’NBA Dennis Rodman. Doveva concentrare l’attenzione sul programma nucleare e sui missili balistici. Questo è stato il suo fedele adempimento al testamento del compianto leader Kim Jong Il.4. Inizia la crisi nord-coreana degli Stati Uniti
Quando è iniziata davvero la crisi nordcoreana degli Stati Uniti? Direi con il quarto test nucleari della Corea democratica del 6 gennaio 2016. Il governo nordcoreano annunciò che si trattava di una bomba all’idrogeno. Il 7 febbraio la Corea democratica lanciò il satellite Kangmyongsung-4. Questi eventi scioccarono Stati Uniti, RoK, Giappone e Cina. La RoK decise di chiudere il complesso industriale di Kaesong. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adottò all’unanimità la risoluzione delle sanzioni del 2 marzo. L’esercitazione militare USA-RoK Key Resolve iniziò il 7 marzo. A marzo, in Corea democratica furono testati continuamente missili a corto raggio e il 23 aprile fu effettuato il testa di un Submarin Launched Ballistic Missile (SLBM). Il 22 giugno la Corea democratica lanciò due missili a medio raggio Musudang e il giorno successivo un missile a lungo raggio Hwasong-10. I test di vari missili sono continuarono a luglio. Il 24 agosto la Corea democratica lanciò un SLBM e il 5 settembre tre missili nella ZEE giapponese. Poi si ebbe il quinto test nucleare il 9 settembre. Il ritmo elevato dei test era sorprendente. Questa tendenza non cambiò nel 2017. Il 12 febbraio la Corea democratica lanciò un missile Pukguksung-2 sul Mar del Giappone. Il 6 marzo, lanciò quattro missili balistici di cui tre caduti nella Zona economica esclusiva giapponese (ZEE). L’agenzia di stampa nordcoreana annunciò che furono lanciati “dal distaccamento di artiglieria che avrebbe attaccato le basi statunitensi in Giappone se si fosse verificata una situazione imprevista“. Il 14 maggio la Corea democratica lanciò un missile Hwasong-12, che dovrebbe volare per 4000 km. Il 4 luglio la Corea democratica testò l’Hwasong-14, il primo ICBM nordcoreano, che dovrebbe volare per 6000-9000 km raggiungendo Alaska, Hawaii e forse Seattle. E il 28 luglio la Corea democratica testò un altro ICBM, che dovrebbe volare per 14000 km, raggiungendo New York. Il governo degli Stati Uniti era seriamente spaventato. Nonostante la presenza della portaerei nucleare statunitense Carl Vinson nei mari dell’Asia orientale da aprile, i progressi della Corea democratica non potevano essere fermati. Ora so arriva alla vera crisi nordcoreana degli Stati Uniti. La crisi di oggi può essere chiaramente vista nel discorso del presidente Trump all’Assemblea nazionale della RoK.

5. Possibilità e responsabilità del Giappone
Come possiamo uscire da questa crisi? Senza dubbio, Stati Uniti e Corea democratica dovrebbero dialogare. Si dice che il governo degli Stati Uniti abbia contatti segreti o negoziati preliminari con la Corea democratica, ma il presidente Trump e il primo ministro Abe rafforzano la pressione nei suoi confronti, chiedendo di abbandonare tutti i programmi nucleari e missilistici in modo completo, verificabile e irreversibile. I funzionari nordcoreani dicono che non sarà possibile negoziare fin quando gli Stati Uniti non riconosceranno il possesso di armi nucleari della Corea democratica. La Cina propone il doppio congelamento dei programmi nucleari e missilistici della Corea democratica e delle esercitazioni militari congiunte annuali USA-RoK. La Corea democratica aveva proposto una simile idea agli Stati Uniti il 9 gennaio 2015. Ma ora non sembra trovare l’idea così attraente. Vuole di più. Vuole un cambiamento positivo dell’atteggiamento degli Stati Uniti. Qui propongo una via giapponese, perché il Giappone normalizzi incondizionatamente le relazioni con la Corea democratica. Ciò implica il riconoscimento incondizionato da parte del governo statunitense della normalizzazione delle relazioni tra Giappone e Corea democratica. Se questo passaggio è complementare alla proposta cinese di doppio congelamento, potrebbe verificarsi un cambiamento reale nella situazione sulla Corea democratica. Pensando concretamente alla normalizzazione delle relazioni Giappone-RPDC, vi è un buon modello. È “l’incondizionata instaurazione di relazioni diplomatiche con Cuba” da parte del presidente Obama. “Obama superò vari ostacoli e è riuscito a normalizzare le relazioni col vicino. Seguendone l’esempio, noi giapponesi possiamo passare all'”instaurazione incondizionata delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica“. Ma naturalmente l’astensione della Corea democratica da ogni ulteriore esplosione nucleare per un certo periodo dall’instaurazione di relazioni diplomatiche è una premessa naturale, per non dire precondizione. Il modello di normalizzazione di Obama degli Stati Uniti con Cuba procedette per fasi, in primo luogo, l’apertura delle relazioni diplomatiche e la creazione di ambasciate, in seguito, negoziati reali e progressivo annullamento delle sanzioni economiche. C’è la dichiarazione di Pyongyang tra Giappone e Corea democratica, firmata nel 2002 dal Primo ministro Koizumi e dal Presidente Kim Jong Il. Seguendo il modello di Obama, Giappone e Corea democratica potrebbero rilasciare una dichiarazione congiunta che riafferma la dichiarazione di Pyongyang e stabilisce relazioni diplomatiche, almeno inizialmente lasciando sostanzialmente la situazione attuale. Ciò significa che la Corea democratica continuerà a possedere armi nucleari e mantenere la posizione base sulla questione dei rapimenti, e che il Giappone manterrà le proprie sanzioni nei confronti della Corea democratica e le basi statunitensi nel Giappone continentale e a Okinawa. In tal modo i due Paesi aprirebbero le ambasciate a Pyongyang e Tokyo e avvierebbero immediatamente negoziati. I negoziati procederebbero su tre tavoli.
Il primo dovrebbe essere sulla cooperazione economica. Un passo promesso nella Dichiarazione di Pyongyang come un segno di scuse per i “tremendi danno e sofferenze” causato dal Giappone “al popolo della Corea col dominio coloniale”. Dovrebbe essere elaborato un programma decennale di cooperazione economica, compreso un accordo sull’attuazione del progetto ciascun anno.
Il secondo riguarderebbe i negoziati relativi al programma nucleare e missilistico balistico della Corea democratica. Il Giappone dovrebbe trasmettere alla Corea democratica la grave preoccupazione per le esplosioni nucleari sotterranee della Corea democratica e chiedere di fermarsi. Il Giappone dovrebbe anche chiedere alla Corea democratica d’informare su quando e dove pianifica i test missilistico. Inoltre il Giappone dovrebbe chiedere alla Corea democratica di non attaccare le basi militari statunitensi in Giappone. Quindi la Corea democratica potrebbe dire che le forze statunitensi potrebbero attaccare la Corea democratica dalle basi in Giappone. La Corea democratica potrebbe chiedere al Giappone di ottenere la dichiarazione ufficiale dal governo degli Stati Uniti secondo cui le forze statunitensi non attaccheranno mai la Corea democratica dalle loro basi in Giappone. Tali negoziati sarebbero molto significativi e importanti.
Il terzo sarebbe sui negoziati riguardanti la questione dei rapimenti. Questi negoziati potrebbero iniziare dal punto in cui la Corea democratica disse che otto rapiti, tra cui Yokota Megumi, erano morti. Il Giappone potrebbe sottolineare che le spiegazioni della Corea democratica sulle circostanze della loro morte non siano convincenti e potrebbero richiedere ulteriori spiegazioni e indagini congiunte. La Corea democratica potrebbe nascondere alcuni giapponesi rapiti ancora vivi, ad esempio Taguchi Yaeko, insegnante di Kim Hyon-hui che fece esplodere un aereo KAL nel 1987. Per salvare una vittima, è necessario continuare la trattativa finché possibile, aspettando che la situazione della Corea democratica cambi.
Con l’instaurazione di relazioni diplomatiche con la Corea democratica, il governo giapponese potrebbe adottare misure per le donne comfort della Corea democratica, in seguito all’accordo Giappone-RoK del 2015. Anche il governo giapponese potrebbe rilasciare certificati all’hibakusha in Corea democratica all’esame dell’ambasciata e iniziare a pagarne l’assistenza regolare. Alcune restrizioni riguardanti importazione ed esportazione di merci tra Giappone e RPDC potrebbero essere revocate e le restrizioni relative alle visite di navi e voli charter potrebbero essere lentamente allentate. Scambi culturali e gli aiuti umanitari potrebbero essere immediatamente aperti. I concerti dell”orchestra filarmonica della NHK a Pyongyang e le esposizioni delle sofferenze delle persone colpite dalle bombe atomiche statunitensi a Hiroshima e Nagasaki sono particolarmente raccomandate. Se la proposta cinese e giapponese lungo queste linee sono presentate alla Corea democratica, la crisi nord-coreana degli Stati Uniti potrebbe essere allentata. È responsabilità del Giappone impegnarsi al massimo per impedire la guerra USA-Corea democratica.Questo documento è stato presentato alla conferenza su “Impegno civico e politica statale per la pace nel nord-est asiatico: oltre il sistema di San Francisco”, tenutasi il 1° dicembre 2017 al Perry World House, University of Pennsylvania. Testo inglese dell’autore, leggermente modificato per la rivista Asia-Pacifico.
Wada Haruki è professore emerito dell’Istituto di scienze sociali, Università di Tokyo e specialista su Russia, Corea e Guerra di Corea.

Note
1. Wada Haruki, The Korean War: An International History, Rowman & Littlefield, 2014
2. Ci sono diversi concetti del sistema di San Francisco. La mia idea è stata descritta nell’articolo Haruki Wada, “Eredità storiche e integrazione regionale”, Il sistema di San Francisco e sue eredità, a cura di Kimie Hara, Routledge, 2015, pp. 252-263.
3. Asahi Shimbun, 1 gennaio 1991.
4. Takasaki Soji, Kensho Nittyokosho (rivisitazione dei negoziati Giappone-Corea). Heibonsha, 2004, pp. 42-65.
5. Wada Haruki, Sato Katsumi Kenkyu (studio di Sato Katsumi), Shukan Kinyobi, n. 476, 19 settembre 2003, p. 17.
6. NHK Special, Hiroku Nittyokosho (Una storia segreta: negoziati Giappone-Corea), 8 novembre 2009. Wada Haruki, Kitatyosen Gendaishi (Storia contemporanea della Corea del Nord), Iwanami, 2012, pp. 215-216.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Corea democratica e il suo programma missilistico

VPK-NEWSSouth FrontSi potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare.Test d’indipendenza
Negli anni ’60 gli sviluppi iniziali furono permessi dai sovietici e in seguito dall’aiuto dei cinesi. Il Pakistan svolse un ruolo cruciale nel programma. Alla fine degli anni ’90 Abdulqadir Khan, “il padre della bomba nucleare d’Islamabad”, consegnò alla Corea democratica l’attrezzatura per l’arricchimento dell’uranio, 5000 centrifughe e la documentazione necessaria. Khan attirò l’attenzione pubblica dopo aver rubato i progetti di centrifughe quando lavorava nei Paesi Bassi, negli anni ’70. Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, scambiò compact disc coi dati chiave per le tecnologie missilistiche. Nel 2005, il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz ammisero che Khan fornì alla Corea democratica le centrifughe. Nel maggio 2008 lo scienziato che in precedenza aveva dichiarato di avere agito di propria volontà, si rimangiò le dichiarazioni e disse che il governo del Pakistan l’aveva denigrato, affermando che il programma nucleare nordcoreano era già avviato prima di essere contattato. All’inizio degli anni ’80, i migliori fisici del Paese erano riuniti nel Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Con l’aiuto dei cinesi, un reattore a grafite sperimentale da 20 MW fu costruito il 14 agosto 1985 e funzionò fino al 1989 quando fu fermato su pressione degli Stati Uniti, con ottomila barre di combustibile tratte dalla zona attiva. Le valutazioni su quanto plutonio sia stato generato dalla Corea democratica differiscono. Il dipartimento di Stato USA valuta la quantità di plutonio tra sei e otto chilogrammi, la CIA afferma che sono nove chilogrammi. Secondo esperti russi e giapponesi, ottomila barre di combustibile genererebbero non meno di 24 chilogrammi di plutonio. La Corea democratica riattivò il reattore più tardi: funzionò dal 1990 al 1994, quando si fermò di nuovo a causa della pressione degli Stati Uniti. Il 12 marzo 1993, Pyongyang dichiarò che intendeva non aderire al Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e rifiutò di concedere all’AIEA l’accesso ai suoi programmi. Dal 1990 al 1994 furono costruiti altri due reattori Magnox (da 50 MW e 200 MW) a Yongbyon e Taechon. Il primo può produrre 60 chilogrammi di plutonio all’anno, sufficiente per 10 testate nucleari. Il reattore da 200 MW può produrre 220 chilogrammi di plutonio, sufficienti per 40 testate. In seguito alla risoluzione 825 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla minaccia degli attacchi aerei statunitensi, la Corea democratica cedette alle pressioni diplomatiche e interruppe il programma sul plutonio. Dopo la sospensione dell’accordo, a fine 2002, Pyongyang riattivò i reattori. Il 9 ottobre 2006, la Corea democratica dimostrò la sua potenza nucleare con un test sotterraneo. L’esplosione ebbe una potenza di 0,2-1 kiloton. Il 25 maggio 2009, la Corea democratica condusse un secondo test sotterraneo. L’US Geological Survey (USGS) riferì che l’esplosione ebbe una potenza maggiore, stimato da 2 a 7 kiloton. Il 12 febbraio 2013 l’Agenzia di stampa centrale della Corea democratica dichiarò che fu testata una piccola carica nucleare ad alta potenza. L’Istituto di geoscienza e risorse minerarie sudcoreano riferì che la potenza fu stimata in 7,7-7,8 kiloton. Il 9 settembre 2016, un terremoto di magnitudo 5,3 fu registrato alle 9.30. L’epicentro era a 20 km dal sito dei test di Punggye-ri. L’USGS lo definì esplosione nucleare. In seguito la Corea democratica dichiarò ufficialmente di aver condotto il suo quinto test nucleare. La potenza fu stimata tra 10 e 30 kiloton. L’8 gennaio 2017, il primo dispositivo termonucleare fu testato dalla Corea democratica. I sismologi cinesi registrarono un forte terremoto. La Corea democratica confermò di avere la bomba all’idrogeno lo scorso settembre. I sismologi di vari Paesi stimarono la magnitudo in 6,1-6,4, con centro sismico vicino al livello del suolo. Funzionari nordcoreani affermarono di aver detonato con successo una carica termonucleare. La potenza fu stimata tra 100 e 250 kiloton. L’8 agosto 2017, il Washington Post riferì che, secondo l’US Defense Intelligence Agency, la Corea democratica ha fabbricato 60 testate termonucleari che potrebbero essere montate su missili balistici e da crociera. Molti media occidentali pubblicarono foto che dimostrano come Pyongyang abbia una testata termonucleare da 500-650 kg.
Nonostante tutti gli sforzi nella difesa antimissile negli ultimi 60 anni, i media hanno pubblicato le opinioni incerte degli di esperti su un’efficace contromisura ai missili balistici di medio raggio ed intercontinentali. Un missile balistico strategico con testata nucleare è un asso militare, l’asso che molti Paesi desiderano avere nei giochi politici sul tavolo internazionale. Ma montare una testata nucleare su un missile balistico è un compito difficile. Tutti i membri del “club nucleare” impiegarono tempo ed ebbero difficoltà nel testare una bomba nucleare da montare su un missile. Ci vollero sette anni dal primo test nucleare statunitense per montare una testata nucleare W-5 da 1200kg sui missili da crociera MGM-1 Matador e Regulus-1, e ci vollero nove anni per creare le testate W-7 per i missili balistici tattici M-3 Honest John e Corporal. 30 test nucleari furono condotti durante questo periodo. Alcuni per migliorare peso e dimensioni delle bombe. Il dispositivo esplosivo da 4500 kg del W-3 fu ridotto a 750 kg del W-7, con un diametro che si restrinse da 125 cm a 62 cm rispettivamente. Il secondo compito importante fu adattare la testata alle alte velocità e temperature che si verificano durante il volo balistico. Il primo missile balistico a medio raggio sovietico, l’R-5M, con una testata nucleare fu provato nel febbraio 1956. La bomba atomica RDS-4 montata aveva un peso di 1300 kg. A quel tempo l’Unione Sovietica aveva condotto 10 test nucleari. La Cina aveva condotto quattro test nucleari quando il missile balistico a medio raggio DF-2 fu sottoposto a test di volo. A partire da Mk-1 Little Boy e Mk-3 Fat Man, tutte le bombe nucleari sono divise in due tipi. Le bombe del primo tipo sono le cosiddette armi a fissione, con la Mk-1 che ne è la “madre”. Il materiale fissile viene assemblato in una massa supercritica con l’uso del metodo del “cannone”: sparando del materiale sub-critico nell’altro. L’unico materiale attivo adatto a ciò è l’uranio arricchito U-235. Il secondo tipo è l’implosione, con la Mk-3 che ne fu il prototipo: una massa fissile di due materiali (U-235, Pu-239 o una combinazione) è circondata da esplosivi ad alta densità che comprimono la massa, con conseguente criticità. Pu239, U233 e U235 possono essere utilizzati come materiale attivo in questo caso. Il primo tipo è più semplice da produrre e quindi più facilmente disponibile per i Paesi meno sviluppati scientificamente. L’altro tipo richiede meno materiale attivo, ma è considerevolmente più difficile da costruire e richiede tecnologie avanzate. I dispositivi di tipo implosivo sono sfere cave concentriche. La prima sfera è costituita da materiale attivo (con raggio esterno di 7 cm nel caso dell’U235, 5 cm per il Pu239 e raggio interno di 5,77 e 4,25 rispettivamente). La seconda sfera di 2 cm di spessore è in berillio che devia i neutroni. Il terzo è una sfera di 3 cm realizzata in U238. La quarta sfera da 1 a 10 cm di spessore è di normale esplosivo. Il dispositivo è coperto con un paio di cm di alluminio. Il modello non è cambiato molto dalla Fat Man, tranne che per l’esplosivo obsoleto, l’Amatol del peso di 2300 kg. Oggigiorno le testate usano il PBX-9501 (W-88) di cui 6-8 kg bastano. Nel 1959 l’US Atomic Energy Commision sviluppò un modello matematico universale per il dispositivo implosivo nucleare e termonucleare come primo modulo. È obsoleto per i dispositivi russi e statunitensi contemporanei, ma per quelli nordcoreani sarebbe appropriato. Questo modello permette di stimare la potenza di un ordigno nucleare se se ne conosce il diametro. Un dispositivo di 28 cm avrebbe una potenza di 10 kiloton, di 40 cm 25, di 46 cm 100 e di 61 cm 1 megaton. La lunghezza del dispositivo corrisponde al diametro con un rapporto di 5 a 1, cioè se il dispositivo è largo 28 cm, la sua lunghezza sarà di 140 cm e il peso di 240 kg.Sfilata di Hwasong
L’Hwasong-5 è una copia del missile sovietico R-17 Elbrus (Scud-C). La Corea democratica se ne impossessò quando aiutò l’Egitto nel 1979-1980. Dato che i rapporti con l’Unione Sovietica erano tesi e che i cinesi erano inaffidabili, i nordcoreani iniziarono il reverse engineering degli R-17 “egiziani”. Il processo fu accompagnato dalla costruzione della relativa industria, con lo sforzo principale incentrato sulla fabbrica 125 di Pyongyang, l’Istituto di ricerca Sanum-dong e il sito di lancio di Musudan-ri. I primi prototipi furono sviluppati nel 1984. Denominati Hwasong-5 (designato dall’occidente come Scud-A Mod) i missili erano identici agli R-17 ricevuti dall’Egitto. I voli di prova furono condotti nell’aprile 1984, ma il primo lotto era limitato perché erano stati programmati solo per i voli di prova, per accertarne la qualità della produzione. La produzione in serie degli Hwasong-5 (Scud-B Mod) iniziò nel 1985. Questo tipo ebbe alcuni miglioramenti rispetto al progetto sovietico originale. La gittata con testata da 1000 kg migliorò da 280 a 320 km e il motore Isaev fu leggermente modernizzato. Esistono diversi tipi di carichi utili: a frammentazione, ad alto potenziale esplosivo, chimica e forse biologica. Durante l’intero ciclo di produzione, fino a quando l’Hwasong-6 fu sviluppato nel 1989, si sospetta che siano stati adottati diversi aggiornamenti, ma non sono disponibili dati precisi. Nel 1985, l’Iran acquistò 90-100 Hwasong-5 per 500 milioni di dollari. L’accordo includeva la tecnologia di produzione che aiutò Teheran ad avviare la propria produzione. Il missile fu chiamato Shahab-1 in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti ne acquistarono un lotto nel 1989.
Hwasong-6 è un aggiornamento del precursore. Ha una gittata maggiore ed è più preciso. Entrò in produzione nel 1990. Circa 2000 missili furono prodotti entro il 2000, 400 dei quali venduti per 1,5-2 milioni di dollari. 60 missili furono consegnati all’Iran, dove vennero chiamati Shahab-2. Furono anche esportati in Siria, Egitto, Libia e Yemen.
Hwasong-7 (No Dong) è un missile balistico a medio raggio, divenuto operativo in Corea democratica nel 1998. Secondo gli esperti occidentali, ha un raggio d’azione di 1350-1600 km e può trasportare carichi utili da 760 a 1000 kg. Il No Dong fu creato dagli ingegneri nordcoreani, secondo gli esperti occidentali, col sostegno finanziario dall’Iran e l’aiuto tecnico della Russia. Apparentemente durante caos e collasso economico degli anni ’90, l’industria della Difesa russa vendette nuove tecnologie a tutti gli interessati. Si crede che il Makeev Design Bureau trasferì l’R-27 Zyb e l’R-29 Vysota alla Corea democratica. Il motore 4D10, secondo gli Stati Uniti, funse da prototipo per il No Dong. Questo è discutibile, non c’è nulla di straordinario nel fatto che No Dong e R-27 condividano alcune caratteristiche tecniche, in quanto almeno una dozzina di missili statunitensi, giapponesi ed europei sono davvero simili. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, il missile è propulso da un razzo a propellente liquido con carburante TM185 (20% benzina, 80% cherosene), ossidante AK-271 (27% N2O4 e 73% HNO3). La spinta è di 26600 kg (nel vuoto). Ma i motori 4D10 realizzati 50 anni fa utilizzavano un combustibile più sofisticato, l’UDMH, col 100% di N2O4 come ossidante. Il tempo di volo del No Dong è di 115,23 secondi. La velocità massima è di 3750 metri al secondo. Pesa 15850 kg, con la testata che si separa durante il volo del peso di 557,73 kg. Esistono varianti per l’esportazione in Pakistan e Iran. Il tempo di volo dipende dalla distanza e dal peso della testata. Un volo di 1100 km con una testata da 760 kg impiegherà 9 minuti e 58 secondi. Un volo di 1500 km con una testata di 557,73 kg impiegherà 12 minuti. Questo fu misurato dai satelliti statunitensi durante i test di lancio in Corea democratica, Pakistan e Iran.
Hwasong-10 (BM-25 o Musudan), sistema missilistico mobile a gittata intermedia. Fu mostrato per la prima volta nella parata militare per il 65.mo anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea, il 10 ottobre 2010, anche se gli esperti occidentali ritengono fossero dei modelli. L’Hwasong-10 assomiglia all’R-27 Zyb, un SLBM sovietico, ma più lungo di 2 metri. Secondo i calcoli, grazie all’allungamento dei serbatoi di carburante, la gittata sarebbe di 3200-4000 km rispetto ai 2500 del prototipo sovietico. Dall’aprile 2016, l’Hwasong-10 fu testato numerose volte, con due test, a quanto pare, riusciti. L’arsenale della Corea democratica ne ha circa 50 lanciatori. Con una gittata ipotizzata a 3200 km, il Musudan può colpire qualsiasi obiettivo in Asia orientale, comprese le basi militari statunitensi a Guam e Okinawa. La Corea democratica ha venduto una versione del missile all’Iran col nominativo BM-25, indicando la gittata (2500 km). L’Iran ha designato il missile Khorramshahr e trasporta 1800 kg di carico utile per 2000 km (l’Iran sostiene di aver deliberatamente ridotto la gittata per rispettare le proprie leggi). Questa gittata basta a colpire non solo Israele, Egitto ed Arabia Saudita, ma anche membri della NATO come Romania, Bulgaria e Grecia. Secondo Teheran, il missile può trasportare diverse testate, molto probabilmente MRV.
Hwasong-12, a giudicare dalle foto del lancio sperimentale del 14 maggio 2017, è il progetto di un missile a un solo stadio dal peso iniziale di 28 tonnellate, propulso da quattro razzi a propellente liquido. Secondo le prime valutazioni, l’Hwasong-12 avrebbe una gittata di 3700-6000 km. L’Hwasong-12 era montato su un autoveicolo Wanshan WS51200 di fabbricazione cinese, durante la parata militare dell’aprile 2017. È probabile che sostituisca l’inaffidabile Hwasong-10.
Hwasong-13 (No Dong-C) è un ICBM. Per qualche tempo fu considerato un missile a gittata intermedia. I test del motore per il nuovo missile furono segnalati dagli osservatori occidentali alla fine del 2011. Il sistema fu mostrato per la prima volta nella parata a Pyongyang del 15 aprile 2012. I missili erano equipaggiati con testate di simulazione. Alcuni ipotizzano che i missili siano dei prototipi, poiché vi sono dubbi che sia possibile trasportare missili a propellente liquido di tali dimensioni senza un contenitore, a causa dell’alta probabilità della deformazione meccanica del guscio. Un altro progetto, anche se simile, fu mostrato alla parata del 70.mo anniversario della fondazione della Corea democratica, il 10 ottobre 2015. È possibile che nel 2012 siano stati mostrati finti modelli leggermente diversi per disinformare e siano stati mostrati nel 2015 quelli reali. Il sistema è montato su un autoveicolo cinese WS51200.
Hwasong-14 è lo sviluppo più recente. È un ICBM in fase di completamento, ed è in preparazione per i test di lancio. È designato dalla NATO KN-20. Fu mostrato per la prima volta in una parata militare nel 2011, ma il primo lancio di prova avvenne il 4 luglio 2017, raggiungendo l’apogeo di 2802 km, atterrando a 933 km nel Mar del Giappone. Secondo le classificazioni internazionali è un ICBM, poiché il suo apogeo era superiore ai 1000 km e la gittata ai 5500 km. Secondo gli analisti, la gittata dell’Hwasong-14 è stimata in 6800 km. È in grado di raggiungere l’Alaska e il territorio continentale degli Stati Uniti. Un secondo test di lancio fu condotto il 28 luglio 2017, su una traiettoria con apogeo di 3724,9 km, atterrando a 998 km nel Mar del Giappone. Il tempo di volo totale fu di 47 minuti e 12 secondi. Secondo la Russia, tale missile potrebbe colpire obiettivi a una distanza di 10700 km, rendendolo capace di colpire qualsiasi obiettivo sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Considerando la rotazione terrestre, Chicago e forse New York sono a portata. Il New York Time suggerì che i motori dell’Hwasong-14 si basassero sull’RD-250 di fabbricazione ucraina. Juzhmash li avrebbe consegnati alla Corea democratica. L’esperto statunitense Michael Elleman dice che anche la documentazione del costruttore fu acquistata con alcuni motori. Secondo l’intelligence sudcoreana, Pyongyang ha ricevuto da 20 a 40 RD-251 dall’Ucraina. Kiev lo nega. Joshua Pollak, caporedattore di The Nonproliferation Review, nota che la fuga di dati dell’RD-250 dall’Ucraina è possibile, ma il primo stadio dell’Hwasong-14 fu probabilmente sviluppato in collaborazione con l’Iran. Anche se la Corea democratica avesse accesso alla documentazione tecnica o ai motori 4D10, 4D75 o RD-250, usarli è fuori questione per Pyongyang. Il fatto è che la produzione chimica della Corea democratica è debole, e non saprebbe produrre uno dei componenti del carburante eptilico (dimetilidrazina asimmetrica UDMH). Pyongyang dovrebbe comprarla in Russia o Cina, il che è impossibile per l’embargo. I nordcoreani hanno usato un trucco ben noto: hanno solo ingrandito il motore Isaev 9D21 per adattarne la potenza necessaria.
Pukguksong-2 (KN-15) è un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido e lancio a freddo. È la variante terrestre dell’SLBM KN-11. Il suo primo volo di prova avvenne il 12 febbraio 2017, nonostante la Corea democratica avesse testato la variante sottomarina KN-11 nel maggio 2015. Non si sa molto delle capacità del KN-15. Nel febbraio 2017, il missile raggiunse un’altitudine di 550 km e volò per circa 500 km, quasi come i test del KN-11 dell’agosto 2016. Questa traiettoria non ottimale e deformata permette di sostenere che il KN-15 possa colpire bersagli nel raggio di 1200-2000 km. Il motore a combustibile solido consente di sparare il missile subito dopo aver ricevuto l’ordine. Tali missili richiedono meno mezzi ausiliari e personale, il che consente maggiore flessibilità operativa. Attualmente l’unico missile balistico operativo in Corea democratica è il KN-02. Una delle novità è il lancio del missile da un sistema di trasporto e lancio (TEL). Questo è chiaramente influenzato da tecnologie russe. Il TEL è realizzato in acciaio consentendo di utilizzare il contenitore più volte. I test del KN-15 sono degni di nota perché condotti utilizzando una piattaforma di lancio cingolata che assomiglia al vecchio sistema 2P19 basato sull’ISU-152. Questo differenzia il KN-15 dagli altri sistemi missilistici della Corea democratica che utilizzano piattaforme ruotate e quindi limitate alle strade. Il sistema cingolato consente la flessibilità necessaria per la Corea democratica, in quanto ha solo circa 700 km di strade asfaltate. Si presume che il lanciamissili sia basato sul carro armato T-55. Ciò dimostra che la Corea democratica può sviluppare lanciamissili autonomamente poiché non può comprarli in Russia e Cina a causa dell’embargo sulle armi. Il KN-15 è anche considerato simile a JL-1 e DF-21, il che solleva la possibilità che sia stato realizzato basandosi su tecnologia cinese. I loro profili sono simili e la velocità di sviluppo del KN-15 solleva sospetti. Le somiglianze fisiche sono un metodo inaffidabile per discernere l’origine di un missile, considerando le somiglianze fisiche complessive tra SLBM e missili a combustibile solido. Il 21 maggio 2017, la Corea democratica effettuò un secondo riuscito lancio di prova del KN-15. Il missile volò per 500 km, raggiungendo un’altitudine di 550 km, e cadde in mare. Le somiglianze del missile con l’SLBM statunitense Polaris A-1 sono evidenti. Peso e dimensioni sono quasi gli stessi: i missili hanno un diametro di 1,4 m e 1,37 m, la lunghezza rispettivamente di 9,525 m e 8,7 m. Il peso iniziale del KN-11/15 è probabilmente simile a quello del Polaris A-1, 13100 kg. Ma il missile nordcoreano è un prodotto più completo e moderno. Gli stadi del KN-11/15 sono realizzati in materiale composito similmente a un bozzolo, mentre quelli del Polaris A-1 sono realizzate in acciaio AM3-256 al vanadio.
La Corea democratica è una noce dura da spezzare. Cercate di non rompervi i denti, imperialisti!Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito