La Cina collega l’Eurasia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 28/08/2015maglev-technology-train-china-flickrLa Cina è diventata il principale produttore mondiale di ferrovie moderne, nell’ambito della strategia a lungo termine per saldare il nuovo spazio economico, costruendo mercati completamente nuovi laddove prima non esistevano. Ha studiato i responsabili ferroviari europei, le ferrovie tedesche ad alta velocità ICE, ingaggiato Siemens e un consorzio tedesco per costruire il primo treno a levitazione magnetica (maglev) al mondo collegando il centro dei congressi internazionali di Shanghai al nuovo aeroporto internazionale, alla velocità di 300- 400 km all’ora. Ora lavora su un nuovo concetto di ferrovia veloce mentre negozia con 28 Paesi per costruire linee ferroviarie convenzionali ad alta velocità. La Cina è il leader nelle ferrovie che cambia il mondo come lo conosciamo. Mi trasferì in Germania a metà degli anni ’80 da New York per lavorare come giornalista. A quei tempi c’erano studi tecnologici all’avanguardia sviluppati con il sostegno finanziario del governo tedesco. Uno di essi fu chiamato sistema ferroviario a levitazione magnetica o Maglev. Feci un giro di prova sul Maglev sperimentale a Emsland, nel nord della Germania, un’esperienza impressionante. C’era grande ottimismo che la Germania potesse essere leader mondiale nell’esportazione del Maglev, concetto che si affermò essere di gran lunga superiore al rivale giapponese. Crescita dei costi e lotte burocratiche nelle Ferrovie dello Stato tedesche tra la piccola lobby Maglev e quella tradizionale ad alta velocità istituita dall’ICE, fecero morire lentamente il nuovo promettente progetto ferroviario tedesco. Piani concreti per costruire il primo collegamento Maglev tra Amburgo e Berlino, dopo l’unificazione tedesca, morì per mano burocratica, come anche l’intenzione di costruire un collegamento Maglev tra Monaco e il suo nuovo aeroporto internazionale. Maglev in Germania finì nella pattumiera mentre la globalizzazione premeva sulle economie europee con la logica spietata della produzione all’estero del “comprare a buon mercato, vendere a caro prezzo” legata alla nozione di Wall Street che “dividere azioni” sia l’unica ragione d’esistere delle aziende. Il mondo dei Gordon Gekko di Wall Street avvelenò gradualmente la Germania e il Maglev morì. Treni ICE tedeschi sono ampiamente usati e sono in generale confortevoli, ma l’industria tedesca non è più il centro dell’innovazione dei trasporti. Questo ruolo è ora della Cina.

Il Maglev della Cina
Invece d’importare tecnologia Maglev dalla Siemens in Germania, gli ingegneri cinesi hanno studiato attentamente le caratteristiche progettuali del modello comprato per l’aeroporto di Shanghai creandone una propria versione migliorata. Il mese scorso l’enorme azienda ferroviaria cinese CRRC Corp. all’Istituto Zhuzhou nella provincia di Hunan annunciava il riuscito test di un avanzato sistema di trazione magnetica permanente sincronico Maglev che farà i treni ad alta velocità ultraveloci, a 500 chilometri all’ora. Si avvale di un nuovo sistema di trazione avanzato più leggero e più potente del sistema Transrapid della Siemens o di altri. Ding Rongjun, a capo dell’istituto ha detto che la CRRC inizierà la produzione di serie del treno Maglev. L’Istituto Zhuzhou perfeziona il proprio sistema Maglev dal 2003. Si pensa che inizierà a dotare i treni del nuovo sistema di trazione tra tre anni. E’ testato con successo su una linea della metropolitana di Shenyang dal 2011. Sarà un forte sviluppo, ma i progetti ferroviari cinesi già in corso sono letteralmente impressionanti.

La Cina costruisce e sviluppa
pudongmaglev La cosa più impressionante nelle mie numerose visite in Cina negli ultimi anni è la straordinaria creatività degli innumerevoli progetti, cosa che l’occidente da tempo ha dimenticato nel suo mondo fantasy post-industriale. Questa spinta a cambiare l’ambiente fisico emerge su impressionante scala intorno alla massima priorità del Presidente Xi Jinping, il progetto ferroviario ad alta velocità euroasiatica della cosiddetta Cintura e Via. La Cina oggi ha la più lunga rete ferroviaria ad alta velocità del mondo, di oltre 16000 km, dal dicembre 2014, più di tutto il resto delle tratte ferroviarie ad alta velocità del mondo messe insieme. Il sistema ferroviario ad alta velocità della Cina comprende anche la linea più lunga del mondo, i 2298 km della ferroviaria ad alta velocità Pechino-Guangzhou. In breve, la Cina sa cosa farne delle ferrovie più di chiunque e agisce in base a questa consapevolezza. Negli articoli precedenti ho parlato degli enormi progressi geopolitici che si sviluppano con l’accordo a Mosca di maggio tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi, decidendo d’integrare lo sviluppo della Via e Cintura cinese, progetto infrastrutturale noto anche come progetto economico Nuova Via della Seta, con la neo-costituita Unione economica eurasiatica comprendente Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, tra l’altro l’unione economica a cui il presidente ucraino democraticamente eletto Viktor Janukovich aveva deciso di aderire davanti all’offerta irrisoria dell’UE. Tale decisione innescò il colpo di Stato neonazista guidato da Washington che costrinse Janukovich a fuggire per salvare la vita, nel febbraio 2014, mentre Victoria Nuland ed amici installavano una cabala anti-russa a Kiev per condurre la guerra contro la Russia di Putin. Fu una decisione sbagliata degli oligarchi ucraini che cominciano a rimpiangere. Già all’inizio di quest’anno Russia e Cina hanno deciso di completare 7000 km di ferroviaria ad alta velocità da Pechino sulla costa orientale della Cina, a Mosca, via Kazakistan, un viaggio di sole 30 ore invece di cinque giorni, al costo di circa 240 miliardi. Il collegamento ferroviario segue l’accordo Russia-Cina dello scorso anno con cui Gazprom fornirà alla Cina gas naturale secondo il più grande accordo energetico della storia. E’ abbastanza chiaro che l’emergente partenariato Russia-Cina negli ultimi anni è diventato a lungo termine ed altamente strategico. Le due grandi nazioni eurasiatiche usano le rotte terrestri aggirando geopoliticamente il dominio sui mari di Washington e allo stesso tempo fornendo le arterie per la nascita del nuovo centro di gravità economico mondiale, vale a dire l’Eurasia. Negli ultimi dieci anni la Cina ha attentamente costruito la propria industria ferroviaria, con l’obiettivo di essere l’esportatore mondiale leader delle tecnologia ferroviaria e di materiale ferroviario “Made in China”. Ironicamente segue la strada della Germania del 1870, costruendo l’economia industriale più avanzata del mondo, utilizzando una banca nazionale, la Reichsbank, e non una banca centrale privata come la Federal Reserve. L’industria inglese costrinse le importazioni tedesche ad imprimere, come timbro di presunta inferiorità, il “Made in Germany”. Questo segno divenne ben presto un marchio di garanzia di qualità e non di economicità. Così oggi in Cina. L’immagine di milioni di cinesi che sgobbano per basse retribuzioni nel tessile per le esportazioni a buon mercato passa rapidamente, mentre l’attuale piano quinquennale del governo mira a fare della Cina esportatrice di prodotti industriali e di tecnologia ad valore aggiunto. Le ferrovie sono al centro di tale strategia. Per molti versi è la stessa strategia che trasformò il Giappone del 1950 da Paese sconfitto e devastato dalla guerra ad uno dei principali Paesi industriali del mondo, e in soli due decenni.

Collegamenti ad alta velocità con il Sud-Est Asiatico
Preparandosi all’ambiziosa Nuova Via della Seta, il più grande progetto infrastrutturale nella storia, la Cina s’impegna nella costruzione ferroviaria all’estero. Nel 2014 la Cina era coinvolta in 348 progetti ferroviari, più del doppio dell’anno prima. Il valore totale dei contratti è tre volte superiore a quello del 2013, quasi 25 miliardi di dollari e un fatturato annuo di 7,6 miliardi. Dal 2001 le esportazioni di locomotive cinesi sono passate da meno di 80 milioni a 3,74 miliardi nel 2014. Centrale in tale strategia, l’industria ferroviaria cinese è passata dalle esportazioni di prodotti di fascia bassa a quelle ad alta tecnologia e alto valore aggiunto, comprese locomotrici elettriche e carrozze a due piani. Le esportazioni vanno a più di 80 Paesi in sei continenti, con i principali mercati di esportazione nell’ASEAN, Argentina e Australia. Tra i progetti stranieri che la Cina ha stipulato c’è la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità lunga 3000 km da Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan in Cina, a Singapore, passando per Laos, Thailandia e Malesia. Data la storia coloniale dei Paesi dell’Asia del Sud-Est, dall’occupazione coloniale francese del Laos, a quella inglese di Singapore e Malaysia, e della Thailandia che mantenne abilmente l’indipendenza, i Paesi finora avevano scarsa o alcuna moderna interconnessione infrastrutturale. Pechino stima che solo il progetto aumenterà il PIL della Cina e delle nazioni del sud-est asiatico coinvolte di 375 miliardi di dollari, di gran lunga superiore a quanto la sciocca Partnership Trans-Pacifica sul “libero commercio” di Washington porterebbe alla regione. La China Railway Corporation dice che la linea Kunming-Singapore sarà costruita in quattro fasi: da Kunming a Vientiane, nel Laos; da Vientiane a Bangkok, in Thailandia; da Bangkok a Kuala Lumpur, in Malesia; e da Kuala Lumpur a Singapore. La costruzione delle linee ferroviarie tailandesi dovrebbe iniziare quest’anno nel quadro della nuovo piano di sviluppo infrastrutturale da 23 miliardi del governo thailandese, collegando Bangkok e altre città chiave ad aeroporti, porti, zone di confine e depositi. In Thailandia 106 nuovi treni si aggiungeranno alla flotta esistente. Sei linee ferroviarie a doppio binario saranno costruite dal piano. L’intera tratta Kunming-Singapore dovrà essere finita in sette anni, nel 2022.

A Kathmandu…
Il governo cinese esplora anche la fattibilità di una linea ferroviaria moderna da Lhasa, nella regione autonoma del Tibet della Cina, a Kathmandu, capitale del Nepal. La ferrovia Qinghai-Tibet collega già il resto della Cina alla capitale tibetana Lhasa. Un’estensione della ferrovia di Lhasa è prevista, su richiesta del Nepal, secondo un esperto ferroviario dell’Accademia d’Ingegneria cinese citato dal China Daily. Il progetto dovrebbe essere completato entro il 2020. Il piano è estendere il collegamento ferroviario tra Cina e Nepal creando un collegamento vitale, per la prima volta, tra Cina e India. In visita nel dicembre 2014 a Kathmandu, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ne menzionava la possibilità. Ciò richiederà probabilmente dei tunnel nelle montagne più alte del mondo, tra cui l’Everest, secondo l’esperto ferroviario cinese Wang Mengshu. Notevole, in questo contesto, è la conclusione del vertice annuale della Shanghai Cooperation Organization, SCO, ad Ufa, Russia, dove gli aderenti alla SCO hanno deciso la piena adesione di India e Pakistan, stretto alleato della Cina. L’India è anche aderente con la Cina ai BRICS che hanno appena ufficialmente aperto la propria banca infrastrutturale, la Nuova Banca di Sviluppo, il 21 luglio a Shanghai. La NBS ha anche annunciato che collaborerà strettamente con la nuova Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB) della Cina. Le ultime stime indicano che la grande regione asiatica richiederà 8000 miliardi di dollari da investire nel 2010-2020 nelle infrastrutture per sviluppare economicamente la regione. NBS di Shanghai e AIIB di Pechino finanzieranno gran parte di queste infrastrutture e chiaramente la Fascia e Via della Cina sarà al centro di tali investimenti infrastrutturali. Washington, che ha provocatoriamente rifiutato di aderire all’AIIB, vede le due banche quali minaccia mortale al controllo dei flussi d’investimento globali attraverso FMI e Banca Mondiale controllate dal Tesoro USA. Ha ragione, il mondo va avanti mentre gli aspiranti egemoni mondiali restano inerti davanti esso.Sifang_CRH2_380A_at_Shanghai_ExpoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finanziaria di Washington alla Cina: l’eclissi del dollaro

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/08/20156528323078786260b9d74c8520a2cad299d7dc0dI cinesi sono in procinto di eliminare il monopolio del dollaro USA, cedendo le obbligazioni del Tesoro USA, stoccando riserve auree e aprendo banche regionali per distribuire la propria valuta nazionale. Questo darà più facile accesso ai mercati dei capitali, isolando la manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Temendo l’eclissi di dollaro e sistema di Bretton Woods con l’architettura finanziaria rivale, la risposta degli Stati Uniti è un tentativo di danneggiare i mercati cinesi e rivalutare la valuta cinese. La Cina ha risposto attraverso le regole del mercato e quindi con i quantitative easing della propria moneta mantenendo bassi i prezzi dei prodotti industriali cinesi e delle esportazioni. Il quantitative easing di Pechino è una reazione alla manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Inoltre, Washington non ha mai pensato che i cinesi rispondessero con il dumping dei buoni del tesoro statunitensi. Al posto dell’isteria sull’economia cinese, “il crollo imminente del dollaro dovrebbe avere sempre l’attenzione degli investitori”, avvertiva l’economista Peter Schiff. La voce di Schiff è una dei molti analisti che dicono che i discorsi su una vacillante economia cinese sono esagerati e pessimi.

La guerra finanziaria contro Cina e Russia: la guerra degli USA alla “comunità del destino”
Mentre l’architettura finanziaria mondiale è alterata da Cina e Russia, il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma preferita di Washington. Anche il monopolio del sistema di Bretton Woods di Washington, formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale, è messo in discussione direttamente. Anche se non costituiscono un’alternativa all’economia neoliberista, la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di Pechino sfidano il sistema di Bretton Woods attraverso una struttura finanziaria rivale. L’impero degli Stati Uniti è consapevole delle mosse per creare un ordine finanziario rivale. I politici di Washington, Pentagono e Wall Street guardavano con preoccupazione al duplice vertice di BRICS e Shanghai Cooperation Organization nella città russa di Ufa. Fino a quel momento perseguivano guerre di propaganda, sui mercati energetici, finanziari, valutari ed economici in generale contro la Federazione russa. Dopo Ufa hanno esteso la guerra finanziaria ed economica alla Cina. Banche e governi dell’Unione europea esaminano l’uso della moneta nazionale cinese, renminbi/yuan, come valuta di riserva. Ciò per l’attrattiva stabilità del renminbi come valuta. Ciò preoccupa Washington e Wall Street, ed è uno dei fattori che hanno determinato l’espansione della guerra monetarie e finanziaria dalla Russia alla Cina. Utilizzando speculazione e manipolazione del mercato come arma psicologica, gli Stati Uniti lanciavano un attacco finanziario contro i cinesi. Ciò attraverso il tentativo di affondare o mandare in crash il mercato azionario cinese e colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e le sue riserve. Pechino, tuttavia, ha reagito rapidamente imponendo controlli sui prelievi d’investimento. Ciò ha impedito la valanga di vendite azionarie e disinnescato la bomba finanziaria degli Stati Uniti. Mentre il prezzo del renminbi ha cominciato a salire, Pechino ha iniziato il quantitative esaing svalutando la moneta nazionale, per continuare le esportazioni. Il Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca vi si oppongono nettamente, accusando i cinesi di manipolazione finanziaria e chiedendo che Pechino non regoli il valore del renminbi. Ciò che la gente della periferia di Washington vuole é che i cinesi lasciano valutare il renminbi per distruggere economia e mercato cinesi.

Il Drago cinese colpisce ancora: Pechino liquida i BOT degli USA
Spingendo la Cina, essa respinge. Il dollaro (o, più propriamente, renminbi/yuan) non si ferma con l’introduzione di norme da parte di Pechino. La Cina ha adottato misure che scuotono Wall Street e Washington è avvertita. Mentre le istituzioni finanziarie statunitensi cercano di danneggiare la fiducia degli investitori in Cina attraverso tattiche psicologiche, sostenendo che l’economia cinese rallenta e che il mercato cinese è in caduta libera, Pechino annuncia di aver acquistato 600 tonnellate di oro nel giro di un mese e la Banca Popolare Cinese si sbarazza di oltre 17 miliardi di dollari dalle riserve di valuta estera. Le riserve in valuta estera cinese, escluse le riserve in valuta estera delle Regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, erano 371o miliardi di dollari nel maggio 2015. Sono scese a 3690 miliardi nel giugno 2015. Il sito sul mercato finanziario ZeroHedge, che segue questa evoluzione, ha spiegato ciò che accade: “Abbiamo poi messo il cambio della Cina sulle riserve valutarie assieme al totale delle partecipazioni del Tesoro USA della Cina e relativo ‘anonimo’ rivenditore off-shore di Euroclear (‘Belgio’), rilasciato dal TIC, scoprendo che il rapporto drammatico che avevamo rilevato a maggio persiste, cioè praticamente il delta delle riserve valutarie cinesi trascina via tutti i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina”. Il punto principale qui è che i i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina “sono venduti in modo aggressivo, per la somma di 107 miliardi di dollari, finora nel 2015”. Seguendo le transazioni finanziarie della Cina in Belgio, ZeroHedge ha effettivamente calcolato che Pechino ha mollato 143 miliardi di dollari in tre mesi. Pochi mesi dopo, ad agosto, altri 100 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA sono defluiti nel giro di due settimane. Il giorno dopo, il 27 agosto, Bloomberg confermava ciò che ZeroHedge aveva notato, spiegando in un rapporto: “La Banca Popolare della Cina scarica dollari e acquista yuan per sostenerne il tasso di cambio, una politica che ha ridotto di 315 miliardi di dollari le riserve valutarie negli ultimi 12 mesi. Le scorte di 3650 miliardi diminuiranno di circa 40 miliardi al mese per il resto del 2015, secondo le stime di un’indagine di Bloomberg”. Mentre Bloomberg sottolinea che i cinesi usano i dollari per acquistare la propria valuta nazionale, casualmente dice, “Strategicamente e probabilmente è intenzione della Cina trovare il momento giusto per alleggerire l’eccessivo cumulo di titoli del Tesoro USA”, citando un economista della Reorient Financial Markets Limited di Hong Kong.

L’eclisse del dollaro da parte del Renminbi cinese
Wall Street dovrebbe preoccuparsi dei problemi economici degli Stati Uniti invece di cercare di minare la Cina. Il discorso sul rallentamento dell’economia cinese è in parte distrazione. Si distoglie l’attenzione dal declino degli Stati Uniti e si rafforzano gli sforzi di Washington e Wall Street per frenare Pechino. I cinesi, tuttavia, continuano ad andare avanti imperterriti. Pechino ha scelto il Qatar come prima piazza di cambio del renminbi per i mercati dei cambi regionali in Medio Oriente e Nord Africa, nell’aprile 2015. Il nome di questo centro di cambio è Renminbi Qatar Center, ed aggirerà le strutture finanziarie USA e darà maggiore accesso a petrolio e gas naturale di Medio Oriente e Nord Africa alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante i desideri di Wall Street e Washington, l’Ordine Mondiale di Seta va avanti.renminbi2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le banche occidentali in fermento mentre HSBC va verso il collasso

What Does It Mean 28 agosto 2015HSBC_4C83Il Ministero delle Finanze riporta che il gigante bancario inglese HSBC si avvicina al collasso totale dopo aver perso quasi 1 trilione di dollari nel corso del Grande Crash del Mercato Globale del 2015, oggi completamente a corto di denaro per pagare obbligazioni e depositanti. Secondo il rapporto, HSBC, multinazionale bancaria e finanziaria di Londra, Regno Unito, è la quarta banca del mondo con un patrimonio dal valore di 2670 miliardi di dollari. Non è noto a molti occidentali, continua la relazione, che HSBC fu istituita nella forma attuale a Londra nel 1991 dalla Hong Kong e Shanghai Banking Corporation Limited per agire da nuova holding le cui origini risiedono ad Hong Kong e, in misura minore, Shanghai, dove le filiali furono aperte nel 1865. Con il crollo sconcertante del Shanghai Composite Index, che perde il 38% del valore dal 12 giugno, la relazione spiega, HSBC ha perso quasi 700 miliardi di dollari in Cina, mentre ulteriori 300 miliardi sono andati persi con il crollo del Dow di oltre 1800 punti dal suo picco annuale, raggiunto il 27 maggio. Conseguenza di tale massiccia perdita da 1000 miliardi della HSBC, afferma la relazione, rapporti apparivano dal Regno Unito secondo cui centinaia di migliaia di persone non ricevevano lo stipendio, cosa che il gigante bancario inglese inizialmente ha cercato di negare, ma di cui poche ore dopo ne incolpava un “errore del computer”.hsb1Esperti del MoF in questo rapporto liquidano la spiegazione della HSBC dell'”errore del computer”, notando che tale frase viene comunemente usata da banche e istituzioni finanziarie occidentali come “storia di copertura” per mascherare l’incapacità ad accedere ai contanti… e anche per spiegare ciò che impedisce a centinaia di fondi comuni d’investimento e scambio statunitensi di ripagare gli investitori delle aziende, e motivo per cui uno dei più grandi broker del mondo, Charles Schwab, ha chiuso in anticipo. Essendo HSBC la più grande banca della Gran Bretagna, questa relazione nota, si è lanciato un appello per un prestito di emergenza dalla Banca d’Inghilterra (BoE), che fa quindi appello alla Banca centrale europea (BCE), e la BCE al Federal Reserve System (FRS). Il Congresso degli Stati Uniti, dopo aver verificato che oltre 16000 miliardi di dollari del popolo statunitense sono stati consegnati dalla Federal Reserve degli Stati Uniti a imprese e banche europee, presumibilmente per “assistenza finanziaria” durante e dopo la crisi fiscale 2008, la relazione afferma che è “molto probabile” lo facciano di nuovo prima che HSBC crolli del tutto. Con la Cina che continua a scaricare centinaia di miliardi di debito statunitense per stabilizzare i propri mercati ed economie, emerge dalla relazione, il quasi collasso di HSBC oggi non è che un preludio al prossimo grande crollo finanziario globale che secondo alcuni esperti “cambierà il quadro mondiale“.
Anche se non menzionato nella presente relazione, è interessante notare che almeno il popolo statunitense vede la realtà e, secondo un notiziario, “ritirerà il proprio denaro da quasi tutto“… portando il principale portavoce delle élite, il Financial Times, a pubblicare un articolo anonimo sull’abolizione definitiva del denaro per dare a banche centrali e governi più potere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina liquida i buoni del Tesoro USA, avvertendo Washington

Tyler Durden Zerohedge 27/08/2015

ChinaUSTHoldingsCi siamo chiesti cosa accadrebbe se i mercati emergenti della Cina si sbarazzassero dei buoni del Tesoro statunitensi. Per mesi abbiamo documentato la liquidazione della PBoC della gran quantità di carta degli Stati Uniti. A luglio, per esempio, notammo che la Cina aveva scaricato ben 143 miliardi di dollari in buoni del Tesoro USA in tre mesi via Belgio, lasciando la Goldman senza parole per una volta. Abbiamo seguito tutto ciò, questa settimana, osservando che grazie al nuovo regime FX (che, in ogni caso in teoria, avrebbe dovuto richiedere minor intervento), la Cina ha probabilmente venduto da qualche parte circa 100 miliardi di buoni del Tesoro USA nelle ultime due settimane, e solo come operazioni FX aperte per stabilizzare lo yuan. In parole povere, con la svalutazione della Cina e i successivi tentativi di contenerla, la Cina s’è liberata di una quantità epica di buoni del Tesoro USA. Ma anche con il gatto fuori dal sacco per i lettori di Zerohedge e anche, mescolando metafore varie, il genio uscito dalla bottiglia da metà agosto, la Cina, grazie al rifiuto netto di far galleggiare lo yuan, continuerà a vendere lentinaia di miliardi di USTS, e il mondo lentamente si sveglia su cosa in realtà implichino gli interventi FX della Cina, quando accadono due cose: i) Bloomberg, citando l’ufficio dei redditi FIX di New York, ha osservato una “pressione alla vendita sostanziale” degli USTS a lungo termine proveniente dall'”estremo oriente”, e ii) Bill Gross s’è chiesto, in un tweet, se la Cina vende buoni del Tesoro. Con certezza, abbiamo avuto la conferma di ciò che abbiamo descritto in modo esauriente per mesi. Ecco Bloomberg: “La Cina ha ridotto le sue dotazioni di titoli del Tesoro USA questo mese raccogliendo i dollari necessari per sostenere lo yuan dopo la svalutazione di due settimane fa, secondo persone vicine alla vicenda. Canali per tali operazioni di vendita diretta della Cina, sono agenti in Belgio e in Svizzera, ha detto una fonte anonima, poiché l’informazione non è pubblica. La Cina ha comunicato alle autorità statunitensi le vendite, ha detto un’altra fonte. Non hanno rivelato le dimensioni delle disposizioni. Gli ultimi dati disponibili del Tesoro e stime strategiche suggeriscono che la Cina controlla 1480 miliardi di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti, secondo i dati compilati da Bloomberg. Compresi 200 miliardi di dollari detenuti tramite il Belgio, che Nomura Holdings Inc. dice sia la patria dei conti protetti cinesi. La PBoC ha venduto almeno 106 miliardi di attività di riserva nelle ultime due settimane, buoni compresi, secondo una stima della Société Generale SA. La cifra si basa sul calcolo della banca sulla liquidità aggiunta al sistema finanziario cinese dalla riduzione dei tassi d’interesse e dai requisiti di riserva richiesti ai creditori. Il presupposto è che la banca centrale si propone di ricostituire i fondi drenati quando comprava yuan per stabilizzarli”. Ora che ciò che è lampante da almeno sei mesi, è l’approvazione ufficiale basata sui fatti, e cosa esattamente significa il via libera alla speculazione dilagante per la politica monetaria degli USA. Ecco di nuovo Bloomberg: “La Cina vende titoli del Tesoro “non è una sorpresa, ma forse non è pienamente valutata”, ha detto Owen Callan, stratega FIX a Dublino presso Cantor Fitzgerald LP. “Cambierebbe la prospettiva sui buoni un bel po’, se iniziano a scontare abbastanza sulla liquidazione delle riserve nei prossimi sei mesi, o sulle intenzioni di come gestiranno lo yuan a qualsiasi livello”. “Con la vendita di titoli del Tesoro a difesa del renminbi, impediscono il ribasso dei rendimenti del Tesoro, nonostante il forte calo del mercato azionario“, ha detto a Bloomberg Television David Woo, a capo della Ricerca tassi globali e valute della Bank of America Corp. “La Cina impatta direttamente sui mercati globali tramite i tassi statunitensi“. Come avevamo detto, se facciamo una revisione della letteratura accademica esistente, come intrapresa da Citi, si ha idea di cosa significhi la liquidazione della riserva estera FX per i buoni del Tesoro USA (USTS). “Supponiamo che EM e Paesi in via di sviluppo, che detengono 5491 miliardi di riserve, riducano le partecipazioni del 10% in un anno, ciò equivale a 3,07% del PIL degli Stati Uniti e a un’ascesa decennale dei tassi del Tesoro per l’enorme cifra di 108 miliardi“, secondo Citi, in una nota d’inizio settimana. In altre parole, per ogni 500 miliardi di riserve valutarie cinesi liquidate, corrispondono 108 miliardi di pressione al rialzo decennale. Ricordate che, grazie alla minaccia dell’incombente aumento dei tassi della FED, e altri fattori tra cui il precipitare dei prezzi delle materie prime e rischi politici idiosincratici, le valute dei mercati emergenti sono in caduta libera, il che significa che non è solo la Cina a liquidare beni in dollari USA.
E’ chiaro che ci sia notevole pressione al rialzo dei rendimenti dei buoni del tesoro USA e che sia una situazione decisamente indesiderabile per la FED, che dovrà affrontarla a settembre. Avevamo riassunto la situazione così: “uno dei catalizzatori dei deflussi EM è l’incombente balzo della FED che, assieme a quanto sopra, indica che se il FOMC alza i tassi, quasi sicuramente accelererà la pressione sugli EM, innescando ulteriore uso degli FX di riserva (cioè svendita di buoni del tesoro USA), con conseguente notevole pressione sul rialzo dei rendimenti e un’inversione politica immediata, forse anche un QE4“. Bene, ora che la Cina liquida con frenesia i buoni del Tesoro USA, a un ritmo tale da non poterlo nascondere o minimizzare come irrilevante, e ora che Bill Dudley ha ufficialmente aperto la porta a un “ulteriore allentamento quantitativo“, sembrerebbe che l’unico modo per evitare che Cina ed EM liquidino i buoni del Tesoro USA, come indica Citi, “sia soffocare il mercato immobiliare degli USA” ed imporre una restrizione, tramite il canale di emissione degli UST, del FOMC avviando il QE4.20150826_EMFXTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La lista degli ospiti alla parata della Vittoria in Cina ha un significato

MK Bhadrakumar Indian Punchline, 26 agosto 20151026067462I Paesi occidentali hanno l’idea sbagliata che se non si concedono a un evento internazionale, perde importanza. E’ sbornia colonialista. Ma poi, la vanità ha dei limiti e c’è anche il fatto che molto denaro è in gioco. Mentre i Paesi occidentali si sminuiscono a vicenda per l’adesione alla Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, i “membri fondatori” sono una legione. L’AIIB è istintivamente vista come una cassa libera cinese e alcuna persuasione statunitense potrebbe tenerli lontano dal vaso di miele. Gran Bretagna e Germania detengono poco peso nell’AIIB in confronto all’India, ma sono prone alla spina commerciale derivanti dai programmi d’investimento. Ahimè, non ci sono soldi nelle celebrazioni della Cina per il 70° anniversario della seconda guerra mondiale. Non ci sarà David Cameron alla cerimonia, a Pechino, il 3 settembre. I media occidentali insistono che sia un ‘affronto’, considerando che la Cina dica di non insistere sull’invito, ma lascia gli invitati rispondere da soli. In ogni caso, perché un qualsiasi Paese riterrebbe un ‘affronto’ la Cina che celebra la splendida vittoria sul fascismo? Non ci fu alcun Olocausto nel teatro asiatico, ma l’esercito giapponese predone commise non meno orribil crimini di guerra della Germania nazista. La Cina non era l’aggressore nella seconda guerra mondiale. Non fu versato sangue anglosassone. La partecipazione della Cina prese la forma della lotta di liberazione contro l’imperialismo giapponese. Senza dubbio, l’impatto della seconda guerra mondiale sulla regione asiatica fu storica. Fondamentalmente, la guerra galvanizzò i movimenti nazionali in tutta la regione e l’Asia poté scuotersi dal giogo coloniale, finalmente. Ma in termini geopolitici, il singolo maggiore beneficiario furono gli Stati Uniti. La guerra al Giappone, e l’uso deliberato di armi atomiche, permise agli Stati Uniti di finalmente integrarsi nella regione asiatica ed oggi sostengono di essere un ‘potenza asiatica’. D’altra parte, il maggior perdente fu l’impero inglese poiché il suo declino a potenza di secondo rango iniziò quando pensò che trattenere la colonia indiana non fosse più sostenibile. Naturalmente, l’indipendenza dell’India nel 1947 è attribuibile alla seconda guerra mondiale.
Comunque, le presenze a Pechino la prossima settimana sono interessanti per tre motivi. Primo, la presenza del Presidente russo Vladimir Putin a Pechino il 2-4 settembre afferma, senza ombra di dubbio, che la quasi-alleanza tra le due grandi potenze è sempre più forte e la politica e il sistema internazionale mondiali saranno profondamente influenzati dalla partnership strategica sino-russa. Secondo, l’assenza dei Paesi occidentali alle celebrazioni sottolinea che sono lungi dall’accettare la Cina come partner strategico e, inoltre, al momento critico, il sangue si rivelerà più denso dell’acqua e gli europei doverosamente si schiereranno con gli Stati Uniti in ogni confronto con la Cina. Germania e Gran Bretagna non possono fare a meno del mercato cinese per mantenere a galla le loro economie, ma vedere la Cina come potenza è intrinsecamente contraddittorio nell’ordine mondiale. La loro preoccupazione per l’ascesa della Cina è aggravata dalla consapevolezza acuta del declino dell’occidente dopo un lungo dominio globale dalla Rivoluzione Industriale. Terzo, la presenza della presidentessa sud-coreana Park Geun-hye, nonché l’assenza del Primo ministro giapponese Shinzo Abe e del leader nordcoreano Kim Jong Un, saranno un esempio dei riallineamenti emergenti politici nell’Estremo Oriente. Cina e Corea del Sud si sono avvicinate molto come partner economici, mentre la presenza di Park a Pechino sottolinea le preoccupazioni condivise dai due Paesi sull’avanzata del militarismo nel Giappone di Abe. Significativamente, mettendo da parte le speculazioni, Park ha deciso di partecipare alla parata militare. (Soldati e diplomatici marciano a Tiananmen in Cina). Quanto ad Abe, capisce che l’evento a Pechino della prossima settimana avverte che la Cina ha iniziato inesorabilmente a superare il Giappone quale potenza globale ed è praticamente impossibile invertire tendenza. La conseguente rettifica che il Giappone dovrà fare sarà estremamente dolorosa, perché mai prima nella storia moderna ha dovuto vivere all’ombra della superiore potenza della Cina. Infatti, l’assenza di Kim proclama semplicemente una cosa: Cina e Corea democratica non sono più ‘vicine quanto le labbra ai denti’, richiamando l’attenzione sul carattere mutevole del rapporto tra i due vicini, prevedendo il passaggio difficile da alleanza a partnership contorta. L’affinità ideologica e strette relazioni personali a livello di leadership cedono il passo. In essenza, ciò che rimane è il calcolo per la sicurezza della Cina e la ricerca di una cooperazione pragmatica per far leva politica su Pyongyang.1385285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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