La Cina riduce massicciamente il suo stock di debito degli Stati Uniti

Charles Sannat, Le Contrarien Matin, 27 febbraio 2014 – Reseau International

“Cercando di soffocare le rivoluzioni pacifiche, si rendono inevitabili quelle violente”

Gli USA sono così fragili, visti da qui.

Gli USA sono così fragili, visti da qui.

Dalla deamericanizzazione teorica a quella pratica. Questo è uno dei principali fenomeni finanziari cui si assiste senza che per il momento le conseguenze siano troppo visibili. Tuttavia, tutto sembra a posto e, ancora una volta, la sospensione dei quantitative easing (cioè le iniezioni di liquidità della banca centrale statunitense, FED, tramite il riacquisto del debito bancario o del Tesoro degli Stati Uniti) è piuttosto sorprendente, per non dire assolutamente incredibile. Si ricordi, un paio di mesi fa, al culmine dello psicodramma sull’innalzamento del tetto del debito degli Stati Uniti e dello stallo politico nel Congresso degli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti subivano lo “shutdown“, la Cina avvertiva quasi ufficialmente gli USA indicando nettamente il passaggio alla deamericanizzazione della propria economia cercandone di ridurre l’esposizione al debito degli Stati Uniti e al dollaro USA. La Cina, il maggiore detentore mondiale di debito USA, attualmente impiega tre leve per realizzare la sua politica di deamericanizzazione. La prima sono i massicci acquisti di metallo fisicamente consegnati alla Cina, diventata in meno di 3 anni null’altro che il maggiore consumatore mondiale di oro dopo l’India. La Cina e i suoi acquisti massicci hanno sostenuto il prezzo dell’oro durante il periodo della significativa correzione del 2013 e ora, dall’inizio del 2014, fa aumentare di nuovo i prezzi. La seconda è la moltiplicazione degli scambi bilaterali in yuan (moneta cinese) e la riduzione della quota in dollari del commercio estero della Cina. Tali accordi su scambi valutari si sono moltiplicati nel 2013 amplificandosi a partire dall’ultimo trimestre del 2013. Anche Cina e Giappone cui però i rapporti possono esser tesi, hanno firmato un simile accordo. La terza è l’uso della Cina delle sue riserve valutarie in dollari per acquistare beni all’estero come società di Stati Uniti o Europa (si pensi alla partecipazione alla PSA, all’acquisizione di Volvo o del mega-programma immobiliare in California). In questo caso, la Cina scambia carta moneta (il dollaro) con beni reali.
C’è una quarta leva molto difficile da usare senza destabilizzare il maggiore mercato di titoli sovrani quello in particolare del Tesoro degli Stati Uniti. Anche in questo caso, la Cina è il maggiore detentore del debito degli Stati Uniti… Per deamericanizzarsi effettivamente, Pechino deve liberarsi della montagna di buoni del Tesoro degli Stati Uniti… ciò, dal punto di vista di Washington, potrebbe quasi essere considerato un atto di guerra. Non credo che i cinesi inizieranno a liquidare rapidamente la loro quota del debito degli Stati Uniti, per i rischi geopolitici che una tale decisione comporterebbe. Eppure sappiamo che i cinesi smaltiscono difatti massicciamente il debito degli Stati Uniti che hanno! Nel dicembre 2013, la Cina ha venduto 48,8 miliardi dollari di debito degli Stati Uniti. Ecco un dispaccio dell’agenzia finanziaria Bloomberg del 19 febbraio, passata quasi inosservata e senza commenti. “La Cina, il maggiore creditore estero degli Stati Uniti, ha ridotto in modo significativo la propria partecipazione dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti (maggiore riduzione in due anni), mentre la Federal Reserve (FED) annuncia la riduzione dei riacquisti delle attività.” Quasi tutto è così concisamente riassunto in queste due righe e mezzo dell’agenzia Bloomberg. Infatti, la Cina ha venduto nel dicembre 2013 quasi 50 miliardi di titoli del Tesoro USA, mentre allo stesso tempo la FED (la banca centrale statunitense) ha ridotto i propri acquisti diretti di debito degli Stati Uniti…

Una situazione esplosiva sul mercato obbligazionario internazionale
E’ ovvio, ed è la grande questione, che la combinazione tra riduzione degli acquisti di debito degli Stati Uniti da parte della stessa banca centrale degli Stati Uniti, e massiccia vendita di buoni del Tesoro da parte della Cina, sia una situazione semplicemente esplosiva per il mercato obbligazionario globale! Tale movimento è semplicemente intollerabile…, in ogni caso, se questi due fenomeni dovessero essere permanenti. Delle due cose, l’una. O è solo un avvertimento delle autorità di Pechino, e in questo caso la Cina, non riuscendo a incrementare ulteriormente la propria posizione nel debito degli Stati Uniti, manterrà più o meno la sua attuale posizione, o in realtà la Cina ha deciso di ridurre ogni mese di 50 miliardi il debito degli Stati Uniti e, in questo caso, il mercato globale dovrà assorbirli, cosa ovviamente impossibile poiché gli Stati Uniti emettono ogni mese diversi miliardi di nuovo debito… Questo è precisamente il motivo per cui la FED riacquista gli enormi debiti del proprio governo. Non ci sono abbastanza compratori per finanziare ancora il debito degli Stati Uniti e per giunta a un prezzo basso (al 10% tutti vorrebbero fare prestiti allo Zio Sam, ma al 2,8% a 10 anni, chiaramente ci sono meno volontari!) Ciò significa che se la politica cinese di rivendita continua… la FED dovrà riprendere a creare moneta e a comprare di nuovo massicciamente e probabilmente anche più di prima, i titoli del governo degli Stati Uniti. In tal caso, la riduzione del QE potrebbe non essere sostenibile e Janet Yellen cambierà rapidamente rotta.

Dove sono i 50 miliardi venduti dai cinesi?… In Belgio!
No, amici miei, non è l’ultima barzelletta belga, anche se ci assomiglia tremendamente. Ovviamente, quando si viene a sapere che la Cina ha appena venduto 50 miliardi di dollari di buoni del Tesoro, mi chiedo dove il denaro sia andato e chi sia il destinatario… è un’altra fonte perfettamente ufficiale, perché è lo stesso dipartimento del Tesoro statunitense a dirlo nel riassunto sui principali detentori esteri di titoli del Tesoro, infatti la Cina ha ridotto la sua esposizione di 50 miliardi mentre, allo stesso tempo, in quarta posizione adesso si colloca il Belgio (che compie la più irreale rimonta nella classifica del dipartimento del Tesoro), poiché il Belgio è passato, tenetevi forte, dai 200 miliardi ai 250 miliardi in un mese… un aumento considerevole. Allora perché il Belgio? Per essere onesti, mistero, nessuna idea. Inoltre, si tratta del Belgio, della Banca centrale del Belgio o dei belgi? (No, i belgi non hanno cominciato a comprare obbligazioni statunitensi come se fossero piatti di impepate di cozze…) Forse poiché a Bruxelles c’è la Commissione europea e un sacco di agenzie (per non parlare di qualche grande e oscuro depositario come Euroclear). In breve, per il momento, niente fatti ma tante speculazioni e ipotesi. Ciò che è noto, però, è che tramite il Belgio la vendita dei cinesi è stata assorbita ed il Belgio ha aumentato la ricapitalizzazione del Tesoro in modo significativo in 12 mesi… quasi raddoppiando la propria detenzione già colossale. Quindi succede qualcosa in Belgio, fulcro della questione.
Quello che è certo è che i 50 miliardi dei cinesi sono stati assorbiti dai nostri amici belgi, ringraziandoli vivamente per il loro sacrificio finanziario perché preferisco che tali buoni siano in Belgio e non in Francia. Quindi dobbiamo guardare il bollitore dell’evoluzione del mercato obbligazionario, perché se la Cina continua la massiccia emissione di buoni del Tesoro USA… non saranno i nostri poveri amici belgi, per quanto simpatici, che sostituiranno l’acquirente cinese divenuto un così grande venditore… Ma per prolungare il sistema ancora di più, grazie al loro “potere di persuasione”, i nostri grandi amici statunitensi possono costringere alcune nazioni a comprare altro loro debito ammuffito… e la Francia, grande amico degli Zamericani con François sul tappeto rosso di Obama, dovrebbe finire per farsi tentare, firmando un sublime assegno per lo Zio Sam a danno dei francesi e dei contribuenti (‘con-tribuables‘, coglion-buenti. NdT) che siamo noi tutti. Quindi aspettiamoci di vedere se lo stock del debito statunitense detenuto dalla Francia  aumenta (oltre i 3 miliardi nell’ultimo conteggio, come i tedeschi).
Capite che l’informazione deve aiutare a farci comprendere che il sistema economico mondiale come lo conosciamo è agli sgoccioli, e ciò implica logicamente che ci si dovrebbe preparare a grandi cambiamenti… ciò non impedisce una qualche speranza di miglioramento per ognuno di noi.
Restate sintonizzati. Ci rivediamo… se non vi dispiace!

Public DebtUStoaddthreetimesmoredebtthaneurozoneover-yearsQuesto è un articolo ‘presslib’, vale a dire privo di diritto di riproduzione, a condizione che questo paragrafo sia riportato in coda. Le Contrarien Matin è quotidiano di decrittazione di notizie economiche pubblicato dalla società AuCOFFRE.com. L’articolo è di Charles Sannat, direttore degli studi economici. Grazie per aver visitato il nostro sito. È possibile iscriversi gratuitamente a LeContrarien.com.

Bloomberg
Treasury.gov
LeContrarien

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Di chi ha paura Obama in Russia?

FBII 17 febbraio 2014

obama-china-debt-holder

Grazie al possesso della Cina dei titoli del debito USA, con piacere riconosciamo il seguente: Impiegato del mese.

Le delegazioni ufficiali di 60 Paesi, tra cui più di 40 capi di Stato, sono presenti all’apertura delle Olimpiadi di Sochi. Si tratta di un numero maggiore dei Giochi di Londra (2012) e Vancouver (2010). Tuttavia, Barack Obama ha ignorato la festa dello sport internazionale e la sua assenza ha sorpreso tutti per la sua immaturità… Naturalmente, gli scienziati politici hanno le loro spiegazioni.

Il presidente degli USA ha detto che ha scelto di non partecipare alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, in parte perché non voleva distrarre dalla gara, ha detto in un’intervista. “Le persone sono realmente interessate a vedere quanto sono incredibili i nostri atleti“, ha detto Obama in un’intervista. I media occidentali implicano l’idea di una versione semi-ufficiale del “boicottaggio”, per il disaccordo della Casa Bianca alla modifica della legge russa “Sulla protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” Ma forse uno dei motivi principali della decisione di Obama è la mancanza di volontà d’incontrare il capo della Repubblica popolare cinese? Per sei mesi Obama ha volutamente evitato gli eventi che coinvolgono Xi. Come molti omologhi stranieri, il presidente degli Stati Uniti ha paura delle domande del leader cinese, perché non non ha risposte chiare.
Il pensiero strategico degli Stati Uniti matura a poco a poco, che sempre risponde alle principali tendenze globali per plasmare un nuovo sistema internazionale, richiedendo una politica più flessibile con l’avanzare della Cina. Gli USA vedono la Cina come loro principale concorrente e partner nel nuovo sistema internazionale, ed utilizzando il supporto giapponese per lanciare la  nuova strategia, le relazioni USA-Giappone saranno sempre più instabili. Nel secondo mandato del presidente Obama, nuove caratteristiche appaiono nella strategia globale degli Stati Uniti, il cui nucleo è il riequilibrio strategico verso la regione Asia-Pacifico. La Cina ha espresso “rammarico” nel dicembre scorso, quando la Corea del Sud estese la sua zona di difesa aerea sovrapponendosi in parte alla zona dichiarata da Pechino due settimane prima, aumentando le tensioni regionali. L’amministrazione Obama annunciava di sostenere le pretese del Giappone sulle contestate isole dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, inasprendo il braccio di ferro tra Cina e Giappone. Aerei da guerra statunitensi e aerei civili giapponesi hanno violato la zona dello “spazio della difesa aerea” che la Cina ha istituito. La Cina ha avvertito che ha il diritto di agire contro violazioni future. La Cina ha condannato le azioni degli Stati Uniti come “irresponsabili” e vi sono timori di scontri sul contenzioso. Tale scontro non avvantaggia chiaramente nessuno, tuttavia, e mentre le tante spacconate sono normali su tutti i lati, un’escalation potrebbe comportare ulteriori notevoli seccature. Attualmente la Cina è il maggiore creditore dell’economia statunitense. Mentre succedeva, decidendo tra l’altro sul problema dell’occupazione dell’enorme popolazione della Cina, Washington chiuse un occhio anche sulle differenze politiche. Tuttavia, nell’autunno del 2013 era evidente che la Casa Bianca non controlla l’economia statunitense e che il default dello Stato è questione di tempo.
Il debito nazionale degli Stati Uniti è l’importo dovuto dal governo federale degli Stati Uniti. Il 12 dicembre 2013, il debito detenuto dal pubblico era di circa 12312 miliardi dollari o il 73% del PIL Q3 2013 intra-governativo, pari a 4900 miliardi dollari (29%), creando un debito pubblico combinato totale di 17226 miliardi di dollari, superiore al 100% del PIL. Dal gennaio 2013, 5000 miliardi dollari o circa il 47% del debito detenuto dal pubblico erano di proprietà di investitori stranieri, soprattutto Repubblica popolare di Cina e Giappone, per poco più di 1100 miliardi di dollari ciascuno. Quando il debito pubblico è in aumento, il presidente va al Congresso. I negoziati cominciano. L’obiettivo è convincere i due rami del Parlamento ad approvare la legislazione per aumentare il tetto del debito. L’anno scorso, ad ottobre, gli Stati Uniti ancora una volta si avvicinarono al precipizio del default del debito, e ancora una volta il mondo chiese perché nessun Paese, tanto meno la maggiore economia del mondo, mettesse a repentaglio la propria reputazione finanziaria e quindi la capacità di prendere prestiti. Anche se una potenziale crisi finanziaria globale venne evitata all’ultimo minuto, s’è notevolmente sviluppata la serie di avvertimenti dai funzionari cinesi. Il Primo ministro Li Keqiang ha detto al segretario di Stato John Kerry che era “molto preoccupato” per un possibile default. Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale cinese, ha avvertito che gli USA “dovrebbero avere la saggezza di risolvere questo problema al più presto possibile.” Un’opinione di Xinhua, l’agenzia statale, affermava “il mondo confuso deve cominciare a considerare la costruzione di un mondo de-americanizzato”. Queste dichiarazioni, insolitamente schiette, dei cinesi dimostrano che il ripetersi di crisi evitabili minaccia la posizione privilegiata degli Stati Uniti quale emittente della principale valuta di riserva del mondo e di debito privo di rischio. Xi voleva parlarne personalmente ad Obama al vertice APEC di ottobre. Ma Obama non ci andò con la scusa della discussione sul bilancio. Di conseguenza, il Congresso rinviò la scadenza del tetto del debito al 7 febbraio 2014, il giorno dell’apertura dei Giochi Olimpici. Le riserve cinesi di titoli del Tesoro USA sono aumentate di 12,2 miliardi dollari, con il record di 1317 miliardi di dollari di novembre, secondo i dati diffusi a gennaio sul sito web del dipartimento del Tesoro. L’aumento delle attuali riserve valutarie della Cina avrebbero raggiunto il record mondiale di 3820 miliardi dollari alla fine di dicembre, sostenendo l’appetito del Paese per il debito degli Stati Uniti.
Da un lato, tali ingenti somme di denaro mostrano il potere economico della Cina. Tuttavia, sono anche un onere pesante, dato che il controllo di tali enormi riserve non fornisce una particolare varietà di opzioni. Se i cinesi vendessero globalmente il dollaro ne abbatterebbero il costo minando le proprie riserve valutarie. Pertanto, Pechino può solo continuare a concedere prestiti all’economia degli Stati Uniti acquistando sempre più titoli di Stato USA con i “loro” dollari. Tutto ciò significa che la Cina e il Tesoro statunitense restano bloccati in un abbraccio da cui è molto difficile per Pechino sottrarsi ora. Stranamente, però, i giornalisti dimenticano cosa accadrebbe se la Cina ne venisse fuori. Anche se lentamente. (“UN percorso di mille miglia inizia con un singolo passo”, ha detto Confucio). Infatti, sebbene le economie cinesi e statunitensi siano interdipendenti, quella cinese è in una situazione molto migliore. Gli Stati Uniti non hanno scelta: non c’è nulla che sostituisca gli investimenti cinesi. Non c’è nessun altro attore nel mercato globale che possa soddisfare la domanda interna dei consumatori degli Stati Uniti. Non c’è Paese al mondo che possa scambiare i suoi prodotti con i dollari e subito reimmetterli nell’economia statunitense in cambio di altri titoli del Tesoro degli Stati Uniti. Pertanto, non importa se i giornalisti statunitensi si facciano illusioni, il fatto è che gli Stati Uniti sono un tossicodipendente attaccato all’”ago cinese”.
Da tutto ciò, appare chiaro perché Xi Jinping abbia tutte le ragioni per preoccuparsi del prossimo default tecnico degli Stati Uniti, previsto per il 7 febbraio. E’ logico supporre che Obama non vada  a Sochi per paura delle rivendicazioni cinesi. Dopo tutto, con tutti i vantaggi, il primo presidente nero degli Stati Uniti non è un maestro dell’improvvisazione. Tali battibecchi, in presenza di terzi di alto rango, costringerebbero la Casa Bianca ad essere dura, qui e subito. Di conseguenza, una prepotenza potrebbe spingere la Cina ad intraprendere azioni più decise contro il “mondo americanizzato”. In primo luogo, la Cina potrebbe iniziare azioni volte a sbarazzarsi di obbligazioni e dollari statunitensi. Pertanto, il presidente degli Stati Uniti deve limitare significativamente la propria pubblicità estera per evitarlo. Ciò significa che il problema della probabilità del default degli USA ancora non è risolto, ma rinviato. Prima o poi, Pechino, nonostante il tradizionale conservatorismo, abbandonerà la prassi dei leader delle generazioni precedenti e procederà alla diversificazione graduale delle riserve. La domanda è: quando accadrà. In quel caso, il mercato statunitense non potrà affrontare il caos. L’economia statunitense sarà privata dei prodotti cinesi a basso costo e i cinesi del dollaro a basso costo. I prezzi al consumo e i tassi sui prestiti aumenteranno, e milioni di americani andranno in bancarotta in una notte. D’altra parte, il dumping del dollaro nei mercati esteri dei cinesi causerà il deprezzamento della valuta statunitense, che colpirà subito le opportunità del Pentagono, mettendo a repentaglio le ambizioni militari e politiche degli Stati Uniti. In particolare, nella regione Asia-Pacifico… dipende sempre più dalla Casa Bianca, quanto velocemente la Cina sgancerà la sua super-arma economica. Nel frattempo, possiamo dire che un fatto storico è accaduto. Pechino non ha più paura di Washington, ma viceversa. Di conseguenza, il ruolo di partner di maggioranza, infine, diventa la Cina nel tandem delle due potenze.

xxx

Cosa può dirmi del mio futuro? Mmmh, vorrei, ma non so leggere il cinese!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama, la guerra finanziaria e l’eliminazione di DSK

Thierry Meyssan* Voltairenet 26 maggio 2011

Non si può capire la caduta di Dominique Strauss-Kahn senza inserirla nel contesto del progetto che incarnava la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale, in programma per oggi 26 maggio 2011. Paradossalmente, un progetto atteso dagli stati emergenti, come pure dalla finanza apolide, ma rifiutata dai complesso militar-industriale israelo-statunitense. Thierry Meyssan alza il velo sul colpo di mano di Obama, per non dovere mantenere gli impegni assunti.

I francesi hanno assistito con stupore all’arresto negli Stati Uniti del loro leader politico più popolare, Dominique Strauss-Kahn. L’ex ministro dell’economia, l’uomo che era diventato l’alto funzionario più pagato del mondo (stipendio base annuo, bonus e spese esclusi: 461510 USD) e che era sul punto, si diceva, di avvicinarsi alla presidenza della Repubblica. Questa personalità calorosa, nota per il suo appetito a tavola e a letto, a volte accusata di fare politica con dilettantismo mentre amava prendere del tempo per godersi la vita, è imputata di aver violentato selvaggiamente una cameriera in un albergo di Manhattan.
Per sei giorni, i francesi sono rimasti attaccati ai loro teleschermi, a guardare inebetiti l’accanimento giudiziario nei confronti di un uomo che erano abituati a considerare come il rimedio possibile, dopo il disastroso quinquennio di Nicolas Sarkozy. La sua caduta è stata anche la fine delle loro illusioni.
Lo spettacolo di questo destino spezzato assomiglia a una tragedia greca. Il detto romano “Arx tarpeia Capitoli proxima” torna sulle labbra: la Rupe Tarpea, dove i condannati a morte venivano lanciati nel vuoto, era così vicina al Campidoglio, luogo simbolo del potere e degli onori.
Indipendentemente da ogni considerazione sulla sua innocenza o colpevolezza, il maltrattamento di una simile elevata personalità non può che causare ansia tra i semplici cittadini: se questi non riescono a difendersi, come possiamo sperare di farlo se fossimo accusati noi come lui?

Ascesa e caduta
Ma i francesi sono un popolo politicizzato, nutrito dalle lezioni di Machiavelli, senza averlo mai letto, si sono affrettati a mettere in discussione la fondatezza delle accuse contro il loro concittadino, DSK. Il 57% di loro, secondo i sondaggi, non crede a questa sordida storia che i media statunitensi si dilettano a raccontare. Alcuni hanno cominciato a immaginare gli scenari di possibili manipolazioni, mentre altri si chiedevano “Cui bono?” (A chi giova?).
In questo gioco, il primo nome che viene in mente è quello di Nicolas Sarkozy. Come non pensarlo, quando ci si ricorda che è diventato presidente presentando una denuncia contro il suo principale rivale, Dominique de Villepin, e trascinandolo in un caso rocambolesco di documenti falsi. Allora perché non un nuovo complotto per far fuori un nuovo concorrente?
E non importa che i due uomini avevano bisogno l’uno dell’altro per preparare i prossimi vertici internazionali, né che erano entrambi asserviti al Signore Supremo degli Stati Uniti. Sappiamo che i peggiori crimini richiedono il sangue di amici o meglio, dei parenti.
Inoltre, i francesi ignorano i legami di DSK [1], come hanno ignorato quelli di Nicolas Sarkozy, quando l’hanno eletto [2]. Mai la stampa li aveva informati che negli anni ’90, durante la sua traversata del deserto politico, è stato assunto come professore alla Stanford University da una certa Condoleezza Rice. Non sapevano che lui e i suoi luogotenenti Pierre Moscovici e Jean-Christophe Cambadelis erano responsabili del finanziamento del Partito Socialista e della Fondation Jean-Jaurès dal National Endowment for Democracy, la facciata legale della CIA [3]. Non hanno seguito i suoi numerosi lavori e contratti con i think tank atlantisti, il German Marshall Fund of the United States [4] o il Bilderberg Group [5]. In definitiva, non sanno nulla del suo impegno per l’integrazione della Francia e dell’Europa in un mercato unico transatlantico, dominato dagli Stati Uniti.
I francesi non conoscevano i suoi stretti legami con Israele. Guidava, in seno al Partito Socialista, il Circolo Blum, dal nome di un ex primo ministro ebraico. Questa discreta e potente lobby sorveglia, lontano dalla scena politica, tutti coloro che vorrebbero contestare il progetto sionista. Così fa cadere delle teste, come il politologo Pascal Boniface, che ha evidenziato il carattere elettoralmente controproducente del supporto a Tel Aviv, in un paese dove il 10% della popolazione è di cultura araba. DSK non lo nasconde. Afferma senza mezzi termini: “Credo che ogni ebreo della diaspora e della Francia dovrebbe fornire un aiuto a Israele. É perciò importante che gli ebrei si assumano delle responsabilità politiche. Insomma, nelle mie funzioni e nella mia vita quotidiana, attraverso tutte le mie azioni, cerco di apportare la mia modesta pietra all’edificio di Israele“. Strano per qualcuno che è in corsa per la presidenza francese. Poco importa, è così gioviale.
Tuttavia, nulla è stato risparmiato a Dominique Strauss-Khan e a coloro che lo amano: mentre lui è stato posto in custodia cautelare, poi in detenzione, senza aver mai la possibilità di parlare, il Procuratore di New York ha fatto distribuire ai media un atto d’accusa dettagliato.
Vi si legge la descrizione freddamente clinica dei reati imputati: “L’imputato ha tentato di avere, con la forza, sesso orale e anale con una terza persona; l’imputato ha cercato, con la forza, di avere rapporti vaginali con una terza persona, l’imputato ha forzato una terza persona a un contatto sessuale; l’imputato ha rapito una terza persona; l’imputato ha costretto una terza persona al contatto sessuale senza consenso; l’imputato ha intenzionalmente e senza giustificati motivi, toccato i genitali ed altre parti intime di una terza persona, al fine di umiliare la persona e abusare di lei, e al fine di soddisfare i desideri sessuali dell’accusato.
Questi crimini sono stati commessi nelle seguenti circostanze: Il sottoscritto dichiara di essere stato informato da qualcuno conosciuto dall’ufficio del procuratore che l’ha accusato di 1) aver chiuso la porta della stanza e impedito la denunciante di lasciare quella camera, 2) di essersi seduto sul petto della denunciante, senza il suo consenso, 3) ha cercato di rimuovere con la forza i collant di questa persona e di toccarle i genitali con la forza, 4) costretto la bocca della denunciante a toccare il suo pene per due volte, 5) aver commesso questi atti usando la forza fisica.”
Tutto questo sventolato per giorni sul telegiornale delle 20:00, con grande dettaglio, sotto gli occhi spalancati di genitori che rientrano dal lavoro, e di fronte a bambini terrorizzati che abbassano il loro naso sul piatto della minestra.

Lo shock culturale
Nessuno sa chi è il più traumatizzato: l’economista brillante che avrebbe salvato l’umanità dalla crisi finanziaria, viene improvvisamente ridotto al rango di criminale infame, o le persone che aspiravano al riposo e stavano pensando a scegliere un leader, e si vedono costrette ad osservare ancora una volta la violenza degli Stati Uniti.
A questo proposito, i francesi sono in cerca di scuse al sistema giuridico anglo-sassone che scoprono. Certo, avevano già visto queste parodie di giustizia nelle serie televisive, ma non hanno mai pensato che ciò fosse vero. E il sistema extragiudiziale, Guantanamo e le prigioni segrete, di cui non hanno mai voluto saperne. Alcuni commentatori hanno tentato di spiegare la durezza della polizia e del primo giudice come il desiderio di trattare allo stesso modo i potenti e i deboli. Eppure, tutti hanno letto le opere di famosi sociologi che dimostrano che in questo sistema iniquo il denaro regna, e la giustizia è di classe.
I francesi, inoltre, hanno accettato acriticamente le critiche anglo-sassoni. Tutto questo è colpa della stampa francese, si poteva leggere, che non ha mai indagato sulla vita sessuale sfrenata di Strauss-Kahn, in nome del rispetto della sua privacy. Tuttavia, continuano i puritani, colui che seduce apertamente le donne, e anche la stampa, a volte sbanda, è un potenziale stupratore. “Chi ruba un uovo, ruba un bue!“. Sulla copertina, Time Magazine presenta DSK e altri come lui, come un maiale. Nessuno ha rilevato che l’imputato era il direttore del FMI a Washington, da 3 anni senza che la stampa anglosassone, che impartisce lezioni, abbia indagato sui suoi presunti vizi occulti.
L’accusa aveva il sospetto aperto, tutti si ricordano, ma un pò tardi, che nel 2002 DSK aveva cercato di abusare di una bella giornalista, Tristane Banon. Quando lei aveva chiesto una intervista, era stata invitata in un appartamento privato, situato nel quartiere storico del Marais, a Parigi. Aveva accolto la giovane donna in un grande loft, privo di mobili ad eccezione di un letto. E siccome questa bellezza non cedeva al libertino, l’aveva picchiata.
Forse a New York, questa violenza aveva travolto l’uomo galante, e l’aveva trasformato in un criminale?
Nulla permette di immaginarlo, tanto più che DSK non è un celibe frustrato. E’ sposato con una star televisiva, Anne Sinclair, che era la giornalista favorita dai francesi, prima di abbandonare il suo lavoro per accompagnarlo nella sua carriera. I francesi l’hanno ritrovata al tribunale, quando Dominique Strauss-Kahn è apparso, ancora più bella e volitiva, nonostante gli anni in più. Nipote di un grande mercante d’arte, ha una fortuna familiare notevole. Senza esitare, è venuta da Parigi per pagare un milione di dollari di cauzione e offrire cinque milioni di dollari in garanzie bancarie aggiuntive. In quel momento, questa donna di denari era pronta a cedere tutto per salvare il marito dalle grinfie laceranti della giustizia degli Stati Uniti. Era tanto più ammirevole. É lei che non si alterava per le sue buffonate, e che amava accompagnarlo alla Chandelle, un club per scambisti parigini.
In ogni nazione degna di questo nome, non si sarebbe sopportato vedere una celebrità che puntava ad essere eletta presidente e incarnare il paese, apparire ammanettata tra i poliziotti dell’FBI e gettata nella parte posteriore di un’auto, come un delinquente, esposta in tribunale senza essersi potuta fare la barba. Probabilmente si sarebbe assediata l’Ambasciata USA, cantando inni patriottici. Non in Francia. Qui si ammirano troppo gli “americani“. Li si contempla come il coniglio è ipnotizzato dal cobra. Ed è difficile ammettere che non si è al centro del mondo, che se c’è complotto, non è nato sulle rive della Senna, ma sulle rive del Potomac.

Il sequestro
DSK è colpevole di stupro o è vittima di un complotto? Basta pensarci per risolvere la questione.
L’imputato avrebbe passato la notte con una ragazza squillo. Avrebbe violentato la cameriera al brunch della mattina, e poi presumibilmente è andato tranquillamente a fare colazione con sua figlia, una studentessa della Columbia University. Infine, avrebbe preso il suo aereo prenotato da alcuni giorni per incontrarsi con la Cancelliera Angela Merkel a Berlino. Era comodamente seduto in uno aereo dell’Air France, quando è stato arrestato, dieci minuti prima del decollo.
Secondo l’equipaggio, gli agenti del Nucleo Vittime Speciali (della serie Law and Order SVU [6]) non hanno chiesto ai loro omologhi dell’aeroporto di procedere all’indagine, ma hanno insistito nel farlo loro stessi, nonostante il rischio di arrivare troppo tardi. Per evitare che DSK non fosse preavvertito, hanno chiesto che si disturbassero i telefoni in quella zona dell’aeroporto, il tempo necessario al loro arrivo [7]. Tuttavia, tale interferenza non era responsabilità di una squadra normale. Questa è proprio una questione di sicurezza nazionale.
Quando l’indagato è stato preso in custodia, è stato escluso da qualsiasi contatto esterno se non con i suoi avvocati, come prevede la legge negli Stati Uniti. Ma quando la giudice Melissa Jackson l’ha preso in custodia, è stato nuovamente isolato dall’esterno. Senza motivo. Il fermo era stato spiegato necessario, perché il convenuto poteva fuggire in Francia, con la quale lo Stato di Washington non ha concluso alcun trattato di estradizione, e che ha protetto un altro imputato accusato di stupro, il regista Roman Polanski. Questa decisione non è stata presa per isolare l’imputato e impedirgli di influenzare i testimoni. Ma il giudice ha deciso di farlo rinchiudere a Rikers Island, una delle più grandi prigioni del mondo, con 14.000 detenuti, e uno delle più sordide. Un inferno sulla Terra. “Per la sua protezione“, lo si è poi premiato con una camera singola e tenuto in isolamento.
Insomma, per 10 giorni, l’amministratore delegato del FMI è stato sequestrato. Per 10 giorni, il funzionamento delle istituzioni internazionali è stato bloccato per la mancanza della sua firma. Per 10 giorni, i problemi dell’euro e del dollaro, il crollo della Grecia, e molte altre questioni, sono rimasti in sospeso a causa del capriccio di polizia, giudici e guardie carcerarie.
Secondo la giurisprudenza degli Stati Uniti DSK, che non ha precedenti penali ed è domiciliato a Washington, non avrebbe dovuto essere tenuto in custodia cautelare, ma avrebbe dovuto essergli concessa la libertà. Probabilmente ha rapidamente analizzato la situazione. Attraverso uno dei suoi avvocati, è riuscito a mandare al FMI una lettera di dimissioni. Il giorno dopo, contro ogni previsione, un nuovo giudice ha aderito alla sua richiesta di libertà vigilata.  Non era, infatti, più utile tenerlo in custodia poiché il FMI aveva recuperato la sua capacità di agire.
Christine Lagarde, Ministro francese dell’Economia, che ha fatto carriera negli Stati Uniti difendendo gli interessi del complesso militare-industriale [8], punta a succedere all’accusato nella direzione del FMI, nonostante le grida di sdegno di Russia e Cina.
In realtà, il secondo suo avvocato, Benjamin Brafman, non è venuto a vederlo in prigione e non ha partecipato alla seconda udienza. La star dei tribunali di New York si era recata precipitosamente in Israele. Ufficialmente per celebrare una festa religiosa in famiglia [9]. Ma per chiedere il suo onorario tasse, il signor Brafman non ha dovuto accontentarsi di accendere i fuochi del Lag Ba’omer, ma ha dovuto negoziare con il suo cliente.

Il progetto Zhou
Perché schierare dei mezzi hollywoodiani per bloccare il FMI per 10 giorni? Due risposte sono possibili, e possono essere collegate.
In primo luogo, il 29 marzo 2009, il governatore della banca centrale cinese Zhou Xiaochuan ha sfidato il predominio del dollaro come valuta di riserva. Deplorando il progetto dell’economista John Maynard Keynes, di creare una moneta internazionale (il Bancor) che non è stato raggiunto alla fine della seconda guerra mondiale, ha proposto di utilizzare i Diritti Speciali di Prelievo del FMI per giocare questo ruolo [10].
Cedendo alle pressioni, gli Stati Uniti accettano la triplicazione delle risorse del FMI e il rilascio, da parte del FMI, dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) del valore di 250 miliardi dollari, nel corso del vertice del G20 a Londra, del 2 aprile 2009. Hanno anche accettato il principio di un Consiglio di Stabilità Finanziaria, cui saranno associati i grandi stati emergenti.
Questa idea è stata discussa al vertice del G8 a L’Aquila (Italia), l’8 luglio 2009. Spingendo il pedone più lontano, la Russia propose di non accontentarsi di una moneta virtuale, ma di stamparla. Dmitrij Medevedev, che aveva fatto coniare simbolicamente prototipi di questa moneta, ne mise alcune sul tavolo. Da un lato c’erano i volti degli otto capi di Stato e dall’altra la valuta, recava la scritta in inglese “Unity in Diversity” [11].
Il progetto è presentato agli esperti della Divisione Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite. Il loro rapporto, a cui partecipò il professor Vladimir Popov della New Economic School di Mosca, è studiato il 25 aprile 2010 in una riunione congiunta del FMI e della Banca mondiale [12].
Il processo dovrebbe concludersi oggi, 26 maggio 2011, in occasione del vertice G8 di Deauville (Francia). Il dollaro ha cessato di essere la moneta di riferimento sullo sfondo dell’insolvenza del governo federale degli Stati Uniti. Washington avrebbe rinunciato al finanziamento della sua superpotenza militare con il debito, per perseguire la propria ristrutturazione interna.

Il granello di sabbia
Purtroppo, durante gli ultimi mesi di questo processo, le iniziative politiche e  militari hanno sconvolto questo piano. Alcuni stati, tra cui Russia e Cina, sono stati truffati. L’arresto di DSK dimostra che Washington ha agito in mala fede e che le sue concessioni miravano a guadagnare tempo.
Anche se i dettagli esatti dell’idea progettata da Dominique Strauss-Kahn di creare questa nuova valuta di riserva sostenuta dai Diritti Speciali di Prelievo del FMI sono segreti, sembra che la Libia stesse giocando un ruolo chiave: a titolo esperimentale, la Banca Centrale della Libia era la prima a decidere di basare la propria valuta, il dinaro, sull’oro e poi sul DSP. La cosa è tanto più importante poiché la Libia ha un fondo sovrano tra i più dotati del mondo (è anche un po’ più ricco di quello della Russia).
Tuttavia, entrando in guerra contro la Libia, Francia e Regno Unito hanno congelato teoricamente i beni non solo della famiglia Gheddafi, ma dello Stato libico. Peggio, Parigi e Londra hanno inviato dei dirigenti della banca HSBC a Bengasi, per creare una Banca Centrale dei ribelli della Libia e tentare di sequestrare dei beni nazionali [13]. Senza che si sappia se Nicolas Sarkozy e David Cameron si siano lasciati rapire dal loro potere o abbiano agito su istruzioni dei loro mandanti a Washington, il fragile edificio progettato da Dominique Strauss-Kahn è crollato.
Secondo i nostri contatti a Tripoli, al momento del suo arresto, DSK stava partendo per Berlino per trovare una soluzione con la Cancelliera Angela Merkel. Doveva poi partire con un emissario della Merkel per negoziare con i rappresentanti del colonnello Gheddafi, e forse con lui direttamente. La firma del leader libico era necessaria per sbloccare la situazione.
Vi è ora una guerra finanziaria di proporzioni senza precedenti: mentre la situazione economica degli Stati Uniti vacilla e il dollaro potrebbe facilmente diventare carta straccia, l’accordo approvato al G8 e al G20, attuato dal FMI in coordinamento con la Banca mondiale e la comunità bancaria internazionale di cui DSK era il campione, è sospeso. Il predominio del dollaro è intatto anche se più artificiale che mai; questo dollaro che gli stati emergenti volevano relativizzare, ma su cui il complesso militare-industriale israelo-statunitense consolida il proprio potere.
In questo contesto chi è un uomo d’onore?

*Thierry Meyssan
Intellettuale francese, fondatore e presidente del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica estera nella stampa araba, latinoamericana e russa. Ultimo libro in francese: L’Effroyable imposture: Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007)

Fonte: Komsomolskaja Pravda (Russia)

La versione originale di questo articolo che è stata pubblicata in un importante quotidiano, non includeva le note a piè di pagina. Questi sono stati aggiunti dal curatore del Réseau Voltaire per facilitare l’approfondimento del tema da parte dei lettori.

Note
[1] «Dominique Strauss-Kahn, l’uomo “Prezzemolo” del FMI», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire,  5 ottobre 2007.
[2] «Opération Sarkozy: comment la CIA a placé un de ses agents à la présidence de la République française», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 19 luglio 2008.
[3] «La NED, vetrina legale della CIA», Thierry Meyssan, 6 ottobre 2010.
[4] «Le German Marshall Fund, un reliquat de la Guerre froide?», Réseau Voltaire, 5 ottobre 2004.
[5] «Quel che non sapete del Gruppo Bilderberg», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 9 aprile 2011.
[6] Serie televisiva di Dick Wolf per la NBC, trasmesso in Francia con il titolo di New York: unità speciale e  in Quebec con il titolo The Law & Order: Special Victims Unit.
[7] «Les derniers mots de DSK avant son arrestation», Michel Colomès, Le Point, 19 maggio 2011.
[8] «Avec Christine Lagarde, l’industrie US entre au gouvernement français»,  Réseau Voltaire, 22 giugno 2005.
[9] «Strauss-Kahn’s lawyer to Haaretz: Former IMF chief will be acquitted», Chaim Levinson, Haaretz, 22 maggio 2011.
[10] «La Chine commence à s’écarter du dollar», Réseau Voltaire, 22 Maggio 2009
[11] «La Russie et la Chine proposent une monnaie commune globale», Réseau Voltaire, 11 luglio 2009.
[12] «Plan de réforme du système financier international» (Estratto del rapporto «World Economic and Social Survey 2010: Retooling Global Development»), Christina Bodouroglou, Nazrul Islam, Alex Julca, Manuel Montes, Mariangela Parra Lancourt, Vladimir Popov, Shari Spiegel e Rob Vos Réseau Voltaire, 6 luglio, 2010.
[13] «La rapina del secolo: l’assalto dei volonterosi ai fondi sovrani libici» e «Dietro l’attacco alla Libia: le strategie della guerra economica», Manlio Dinucci, Réseau Voltaire, 22 aprile e 2 maggio 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

I legami di Enrique Dans, promotore del movimento 15M, con l’oligarchia finanziaria internazionale

Leggasi anche Manuel Frey – IARnoticias: Né “rivoluzione colorata” né “rivoluzione araba”, ma rivoluzione “chip-alienata dalla Spagna al mondo“.

 Enrique Dans, che in un’intervista  rilasciata sul canale youtube Promo Turismo TV (dedicato al business del turismo) considera se stesso come uno dei promotori e sostenitori del movimento 15M, non ha esattamente il profilo che ci si aspetterebbe da un rivoluzionario che cerca di trasformare l’attuale ordine socio-economico.
Per cominciare, ha studiato formazione aziendale in due delle più prestigiose università d’élite  negli Stati Uniti: UCLA e Harvard, che non sono esattamente alla portata di ogni tasca.
Inoltre, ben poco si capisce, come un uomo che vuole presumibilmente una sistema sociale più equo, sia stato in grado di lavorare (e continuare a lavorare) per i grandi gruppi finanziari come Barclays Bank o iniziative bancarie come Bancacívica, le entità che fanno parte del tessuto oligarchico responsabile della situazione attuale di disuguaglianza e ingiustizia sociale subiti dall’umanità.
Enrique Dans non ha avuto scrupoli al momento di scegliere i suoi amici e alleati tra gli alchimisti del mondo finanziario, non ha dedicato invano molto del suo tempo nel tenere lezioni nelle sedi aziendali del massimo livello.
Ma se tutto questo non basta, si dovrebbe anche sapere che Dans è stato un assiduo collaboratore di pubblicazioni come: Expansion, Cinco Dias o Libertad Digital (tra gli altri); pubblicazioni dedicate al mondo della finanza e fautrici del sistema economico neoliberista dell’imperialismo. Che cosa pensereste se Karl Marx fosse stato un collaboratore di una pubblicazione come Forbes e The Economist? Esattamente lo stesso che si dovrebbe pensare di questo ragazzo, un nuovo eroe prefabbricato dai laboratori ideologici del gran capitale internazionale.
Non credete a me! Voi stessi consultate, sul suo sito web, il suo curriculum e traetene le appropriate conclusioni.
Enrique Dans attualmente lavora (lo ha fatto per oltre 20 anni) per la IE Business School, considerata dalle più importanti istituzioni finanziarie internazionali come una delle migliori scuole di business nel mondo.
Altri promotori del movimento 15M sono Javier de la Cueva, che ha lavorato a lungo con il quotidiano atlantista e neo-liberale El Pais, Carlos Sánchez Almeida, proprietario di un importante studio legale con sedi a Madrid e Barcellona, così come una serie di altri personaggi con collegamenti provati con la dirigenza del capitalismo.
Coloro che lo desiderano possono continuare a pensare idealmente che 15M sia un movimento indipendente e popolare con nessun legame con il sistema, che in modo quasi miracoloso, superando l’apparato dello stato (polizia, magistratura, media, ecc.) più potente che la storia della Spagna abbia mai conosciuto, è venuto come un pincopallino, a liberare l’umanità dalla schiavitù alla quale è sottoposta dell’attuale sistema finanziario internazionale; come ho detto, chi vuole, è nel suo pieno diritto di credere a ciò o anche alla rivelazione dell’Apocalisse di S. Giovanni, ma non avrà una corretta percezione della realtà, né del mondo in cui viviamo.
D’altra parte, alla luce dei dati citati qui, può usare la logica e il buon senso per rendersi conto che 15M è un progetto di movimento di dissenso controllato (vi consiglio di leggere l’articolo ‘Costruire il dissenso’ del professor Michel Chossudovsky), prodotto dal sistema capitalista, per essere usato come una valvola di sfogo delle tensioni sociali esistenti nella società imperial-capitalista, per incanalare il malcontento sociale su posizioni sopportabili per il potere, cambiando un paio di cose in modo che tutto rimanga uguale, cosa che lo stessoEnrique Dans sottolinea nell’intervista qui citata su YouTube.
(A partire dal minuto 15:30) Enrique Dans : “Allora dove andiamo (…)? Beh penso che si chiede un cambiamento. Non chiudersi in un sacco per opporsi a tale cambiamento, e allora dobbiamo vedere. Dobbiamo imparare dalle esperienze precedenti, come l’Egitto o la Tunisia, dove evidentemente la situazione non era la stessa, c’era un sistema che è stato abbattuto, ma qui non è il caso.”
Questo progetto, secondo alcuni esperti (e se l’esperimento funziona in Spagna), si pensa di estenderlo in tutto il mondo, al fine di bloccare il dissenso e reinventare l’attuale sistema imperial-capitalista.
La soluzione non è cambiare o riformare il sistema, che non viene mai raggiunto. questo è come cercare di cambiare le condizioni di vita in una prigione. Eventualmente cambia qualcosa, ma questo non ci impedisce di continuare a vivere in una prigione. Il sistema commerciale industriale neoliberista non è umano, e quindi deve sparire, non essere riformato. Qualcosa per cui (non illudersi) non hanno montato l’attuale spettacolo mediatico, in cui molte persone di buona volontà sono coinvolte e in cui, senza saperlo, sono utilizzate da miserabili per fini miserabili.
Infine, il divieto di manifestazione al movimento 15M, il giorno della riflessione, da parte della commissione elettorale centrale, così come le critiche di politici e media ultrareazionari, sono stati utili al movimento per aumentarne l’epica e per dare più credibilità agli occhi del pubblico. Una strategia psicologica ripetuta in altre occasioni (WikiLeaks).

Antimperialista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower