Brexit: l’Europa cade nel baratro

Intervista al noto geopolitico russo Aleksandr Dugin – Katehon, 25/06/201658085– La prima domanda è “il futuro”?
Dugin (D): Il ritiro del Regno Unito dall’Unione europea è un evento d’importanza colossale. L’intera architettura del mondo cambia perché non si tratta solo di un Paese europeo, ma di uno dei poli della civiltà europea. E se il Regno Unito si dice fuori dall’Europa, fuori dall’UE, significa che il valore dell’UE cambia. La cosa più importante è che nessuno permetterà un’Europa senza la Gran Bretagna. Si può dire che sia la fine dello spazio di civiltà.

– Si tratta della rinascita dello sciovinismo inglese o solo dei vari problemi apparsi negli ultimi tempi?
D: Il Regno Unito non ha né le risorse, né la voglia, né la possibilità di giocare un vero ruolo importante. Il centro della civiltà occidentale è passato negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale. Quello che si vide in Europa negli anni ’70-’80, quando iniziò il processo di unificazione europea, non era la volontà europea ma della civiltà atlantica incentrata negli Stati Uniti. Gli statunitensi decisero di porre l’Unione europea sotto controllo ed oggi, infatti, la respingono. E il Regno Unito è il polo più filo-statunitense nell’UE. Se il Regno Unito non sarà più nell’UE, non sarà necessaria l’Unione europea continentale franco-tedesca.

– E’ l’appello della Gran Bretagna a Unione europea e USA a voler seguire tali regole?
D: Le regole del mondo globale non possono essere violate da alcuno Stato sovrano, in particolare dal Regno Unito che non è più una grande potenza. In realtà, il controllo mondiale appartiene solo agli Stati Uniti. Il Regno Unito non sarà soddisfatto di certe cose, si tratta di atti propri, di un diritto sovrano. Ma se l’élite globale ha reso possibile la Brexit, significa che domani potrebbe vedere Francia, Germania o Italia ritirarsi dall’UE… Non credo che sia possibile tornare agli Stati nazionali, come l’Europa del sistema di Westfalia. Si parla di qualcos’altro. Nessuno consentirà che l’Europa torni nelle stesse condizioni precedenti l’avvio del processo d’integrazione. Penso che vedremo ulteriori processi molto inquietanti in Europa, una vera e propria guerra civile. Se gli inglesi sono fuori dall’UE, non lo sono dalla crisi politica migratoria che continuerà ad aggredire, e neanche dai valori ultraliberali. A mio parere, gli inglesi non hanno subito molto l’Europa. Sì, non gli piacciono certe cose. In effetti, l’Unione europea senza Regno Unito è un’Unione europea diversa. Se dovesse restare senza di essa, se cominciasse a volgersi verso i veri interessi europei continentali, avrebbe una possibilità. Ma semplicemente ciò non accadrà.

– E’ d’accordo che l’Italia, per esempio, non sia pronta a tali eventi?
D: Se lo si chiedesse oggi agli italiani, naturalmente, se ne andrebbero. E sappiamo che Lega Nord e Movimento Cinque Stelle lo chiedono. Va affrontata la verità: l’Unione europea va a pezzi; è la fine della Torre di Babele basata su geopolitica atlantica e sistema di valori liberali. Va notato quando si dovesse tenere un referendum. Se si dà alla gente troppo potere, voterà ciò che vuole. Così gli inglesi hanno potuto tenere questo referendum e andarsene. Se ora i cittadini europei avessero tale opportunità e italiani, tedeschi, francesi votassero per il ritiro dall’Unione europea, credo che avverrebbe il giorno dopo.

– A proposito del referendum in Scozia di due anni fa, si votò contro l’uscita dal Regno Unito, e la sua leadership fa capire chiaramente che un nuovo referendum per l’indipendenza non è lontano. È possibile?
D: Gli scozzesi hanno una certa ansia verso gli inglesi. Hanno subito molto il razzismo inglese, così come gli altri celti, gli irlandesi, che attualmente parlano di unificazione. Non ci sarà il ritorno al nazionalismo inglese. Gli scozzesi sono a favore dell’Europa come difesa contro gli inglesi, che infastidirono il mondo con la loro politica imperiale. La Gran Bretagna non solo lascia l’Unione europea, ma scompare dalla storia. Ma il Regno Unito, il destino di Cameron, il destino della Scozia e dell’Irlanda unita non sono la cosa più importante. Vediamo la fine dell’Europa, qualcosa che Spengler e i nostri slavofili predissero. L’Europa cade nel baratro per via della propria ideologia ultra-liberista e penso che la via morbida per uscire da tale situazione, sciogliere l’Unione europea, non funzionerà.

– La gente vede crollare tutto ma ancora biasima la Russia: ancora una volta vediamo chi ne sia responsabile.
D: E’ una vera sorpresa, ma hanno ragione, mentre c’è la Brexit a Tashkent si crea il centro alternativo della civiltà multipolare, la SCO. Si tratta di più della metà del mondo, della stragrande maggioranza della popolazione e delle potenze nucleari. India e Pakistan aderiscono alla SCO e l’Iran ha parzialmente accettato di farne parte. Cosa accade oggi: Brexit e SCO, che diventa una forza importante, sono spostamenti del centro di civiltà; il centro dell’ordine mondiale è totalmente nell’altra metà del mondo. È il passaggio da occidente al mondo eurasiatico. Infatti è la nostra celebrazione. I fondatori dell’Eurasiatismo dissero: “L’occidente e il resto”. La Brexit è il crollo dell’occidente e una vittoria per l’umanità che si oppone all’occidente e cerca la sua strada. E il fiore all’occhiello del genere umano è la SCO, la Russia, l’attuale libera sovrana multipolare Russia guidata da Putin e da chi è nel club eurasiatico. La gente comune comprende correttamente tutto. Non possono spiegarlo ma credo che ci sia qualche profonda asimmetria tra le élite politiche e gli interessi dei popoli nel mondo. Le élite impongono il loro ordine del giorno e i popoli vogliono qualcosa di completamente diverso. Il popolo intuitivamente capisce che oggi il Regno Unito s’è liberato dal diktat dell’Unione Europea, di Bruxelles, e domani altri Paesi europei seguiranno la sua strada, e non è lontano il giorno in cui i popoli seguiranno il proprio destino.

– C’è un proverbio: non c’è ‘Unione europea senza Gran Bretagna, come non c’è NATO senza la Germania. Vero?
D: La Germania è un caso molto più complesso, ha meno libertà democratiche e vi è maggiore influenza politica statunitense. E se il Regno Unito è alleato volontario degli Stati Uniti, la Germania fu costretta a diventarlo, quindi è pericoloso parlare del suo ritiro dall’UE. Tuttavia, ora vi sono diversi politici molto popolari e che lo saranno ancor più. Si tratta di Alternativa per la Germania, e Frauke Petry. leader del partito, si è rallegrata elogiando gli inglesi che hanno dato l’esempio. La NATO è la prossima. Alcuni lasceranno l’UE, altri la NATO, mentre l’occidente ha perso l’immagine di se stesso.

– E’ la fine?
D: Ora il ciclo dell’UE declina, iniziando a tramontare. Ciò non vuol dire che lo è già. Le persone che riconoscono la tendenza non sono per nulla calmate dalla rassicurazione che non accade niente di brutto, che si può ancora sistemare. Ma chi comprende la tendenza sa ciò che accade e ci ragiona sopra. Per gli analisti che leggono su scala globale, l’Unione europea è finita, in modo irreversibile. Gli inglesi non rivoteranno e il punto di non ritorno della decadenza dell’Europa è superato.

– Cosa aspettarsi?
D: Gli europei devono prepararsi a rivoluzioni colorate e disintegrazione dell’Unione europea. Dobbiamo essere pronti a difendere ripresa e rafforzamento del nostro polo alternativo globale. Non sarà facile. Deve essere chiaro che l’occidente è una bestia agonizzante, un drago ferito che può dare colpi di coda. Così ora dobbiamo essere calmi, sicuri e decisi a raggiungere il nostro obiettivo. Questa è una battaglia vinta, ma non è la guerra vinta. Dobbiamo seguire la strada per costruire un mondo multipolare e difendere i nostri interessi approfittando degli eventi.Britain Reacts To The EU Referendum ResultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera “catastrofe” della Brexit: i 400 più ricchi del mondo perdono 127 miliardi di dollari

Zerohedge 25 giugno 2016

Con tutto l’allarmismo e le minacce sull’imminente apocalisse finanziaria che sarebbe stata la vittoria della Brexit, assieme alle terribili previsioni da gente come George Soros, Banca d’Inghilterra, David Cameron (che ha anche invocato la guerra) e perfino Jacob Rothschild, qualcosa di “inaspettato” è successo ieri, la borsa del Regno Unito ha avuto la migliore prestazione sul mercato europeo dall’esito della Brexit.20160624_EU1_0Questo risultato era proprio quello atteso tre giorni prima, per motivi che scrivemmo in “Soros sbaglia“, dove dicemmo “in un mondo in cui le banche centrali corrono a svalutare le valute con tutti i mezzi necessari, solo per avere un vantaggio competitivo modesto nelle guerre commerciali globali, il crollo della sterlina inglese è esattamente ciò che la Banca d’Inghilterra dovrebbe volere, se questo significa avviare l’economia del Regno Unito“. Venerdì scorso, il mercato l’ha apprezzato pure, rivelando che il grande perdente della Brexit non era il Regno Unito, ma l’Europa. Non solo, come abbiamo notato ieri in “Chi sono i maggiori perdenti della Brexit?“, ci sono perdenti ancora più grandi dell’UE: i più ricchi in Gran Bretagna ed Europa.20160624_britbillions_0I 15 cittadini più ricchi della Gran Bretagna hanno perso 5,5 miliardi di dollari di fortune collettive, dopo che il Paese ha votato l’abbandono dell’Unione europea. L’uomo più ricco della Gran Bretagna, Gerald Grosvenor, ha accusato il colpo perdendo 1 miliardo di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari, seguito dal proprietario della Topshop Philip Green, dal barone terriero Charles Cadogan e da Bruno Schroder, azionista di maggioranza della Money Manager Schroders Plc. Non solo in Gran Bretagna: come Bloomberg aggiungeva, le 400 persone più ricche del mondo hanno perso 127,4 miliardi di dollari mentre i mercati azionari globali annaspavano alla notizia che gli elettori inglesi decidevano di lasciare l’Unione europea. I miliardari hanno perso il 3,2 per cento del loro patrimonio netto totale, portando la somma combinata a 3,9 trilioni di dollari, secondo l’indice Bloomberg dei miliardari. La perdita peggiore la subiva la persona più ricca d’Europa, Amancio Ortega, che ha perso più di 6 miliardi di dollari, mentre gli altri nove hanno perso oltre 1 miliardo di dollari, come Bill Gates, Jeff Bezos e Gerald Cavendish Grosvenor, la persona più ricca del Regno Unito. Ironia della sorte, si scopre che quando George Soros minacciava “La Brexit vi renderà tutti poveri, fate attenzione” ciò che intendeva veramente era “che mi renderà più povero”. Sì George, la gente conosceva il motivo per cui votare come ha votato.eu puzzleTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BREXIT (e champagne)

Jacques Sapir, Russeurope 24 giugno 2016brexitLa votazione del 23 giugno è un momento storico capitale. E’ anche un grande momento per la democrazia. Votando per il 51,9% l’abbandono dell’Unione europea, gli elettori inglesi hanno dato una lezione di democrazia al mondo, e per il vostro umile servitore probabilmente cambiano il nostro futuro.

Una lezione di democrazia
coverfeature2304 La lezione di democrazia è prevalente su più livelli. Qui dobbiamo accogliere la decisione del primo ministro inglese, David Cameron, di lasciare che le posizioni divergenti si esprimessero, nel partito conservatore e nel governo. Allo stesso modo dovremmo accogliere la maturità degli elettori inglesi che legittimamente sconvolti dalla tragedia dell’omicidio della deputata laburista Jo Cox, non si sono lasciati sopraffare dall’emozione e sono rimasti nelle posizioni favorevoli all’uscita dall’UE. Naturalmente, non tutto era perfetto in questa campagna. Ci sono stati eccessi e bugie, come quelle di George Osborne [1], ministro delle Finanze, o dei catastrofisti patentati di Bruxelles. La copertura mediatica era sbilanciata a favore del “restare”, ma meno di quello che sarebbe successo se tale voto si fosse svolto in Francia [2]. Era evidente come la comunità finanziaria avesse attuato una campagna isterica affinché il Regno Unito rimanesse nell’UE. E questi circoli hanno il nerbo della guerra, cioè i soldi. Ma potremmo anche vedere che gli elettori non si sono lasciati particolarmente colpire da denaro o argomenti delle autorità riversati sui media. Il successo dell'”uscita” nel referendum può quindi essere paragonato al similare successo del “no” al referendum sul progetto di trattato costituzionale europeo, in Francia nel 2005. In entrambi i casi l’elettorato popolare e operaio era contro le autoproclamate ‘élite’ e i giornalisti al loro soldo. E il nuovo capo laburista Jeremy Corbyn, che guidava la campagna nel Regno Unito per rimanere nell’UE, è stato sconfessato da una parte significativa dei suoi elettori. Entrambi i referendum riflettono la vitalità dei sentimenti democratici nelle opinioni pubbliche di entrambe le rive della Manica. Il referendum inglese, inoltre, dimostra di essere un vero e proprio colpo al presidente degli Stati Uniti, recatosi in Gran Bretagna alcune settimane prima per invitare gli elettori a rimanere nell’Unione europea, riflettendo quindi la vera natura dell’UE. Infine, con questa lezione di democrazia, David Cameron ha detto di aver capito che la decisione del popolo inglese va rispettata, e che la procedura legale per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sarà avviata. Ancora una volta, ciò è nettamente diverso dal comportamento delle élite politiche francesi, che costantemente eseguono ogni decisione ampiamente respinta dagli elettori.

Ritorno alle Nazioni e negazione della realtà
brexit5 Questa lezione di democrazia avrà conseguenze importanti per il futuro. Non tanto finanziarie. Le turbolenze sui mercati finanziari dureranno un paio di giorni, poi si calmeranno quando gli operatori prenderanno atto che il voto di certo non interrompe flusso o produzione di merci. Norvegia e Svizzera non sono membri dell’UE e non vanno male, se si crede alle statistiche economiche. Le conseguenze più importanti saranno ovviamente politiche. Qui va ricordato che il voto è il primo in cui un Paese membro dell’UE, e prima nella Comunità economica europea, che si chiamava mercato comune, decide democraticamente di staccarsi da tali istituzioni. Come precedente, ma anche come effetto domino, l’impatto di questa decisione sarà notevole. Già si vede che in altri Paesi, come Olanda, Danimarca o Francia, il voto dà un’idea ai vari partiti euroscettici. inoltre la vittoria dei cosiddetti “populisti” alle amministrative italiane del M5S di Beppe Grillo, o la mancata elezione del candidato nel Partito della Libertà alle presidenziali in Austria (risultato oggetto di un ricorso per annullamento), mostra che vi è infatti una forma di ribellione contro l’Unione europea. Questo movimento s’è visto nello studio del Pew Research Center, dove pareri negativi verso l’UE superano quelli favorevoli in 4 Paesi: Spagna, Grecia, Francia e Regno Unito [3]. Il voto inglese non si ha per caso in omaggio alla grande capacità di negare la realtà delle élite europee, che il voto ha così sorpreso. La politica della negazione è quella che è, non va attesa una seria discussione delle opzioni politiche europee da parte degli stessi che le adottano. E’ quindi probabile che assisteremo, nelle prossime settimane, a un’escalation politica. Ma i fatti sono testardi: maggiore impegno verso “federalismo” e altre opzioni “sovranazionali” non produrrà che resistenza dai cittadini. Speriamo che siano presto consultati, perché in caso contrario tale resistenza potrebbe assumere forme violente. Il voto inglese condanna una forma di progetto europeo. La logica e il buon senso vorrebbero che se ne prenda atto, ritornando a forme più rispettose della sovranità e quindi di democrazia, nel quadro delle nazioni che compongono l’Europa.

Impasse e importanza della “sinistra” nella lotta per la sovranità
C’è un’ultima lezione. La vittoria dell'”uscita” è stata possibile in Gran Bretagna perché parte dell’elettorato operaio, come detto, ha votato contro le disposizioni impartite dai capi del suo partito. Ciò comporta due osservazioni. Il primo è il grado di cecità dei vertici socialdemocratici che si rifiutano di ammettere che le conseguenze pratiche dell’Unione europea sono negative per le classi popolari. I regolamenti europei sono il cavallo di Troia delle deregolamentazione e della finanziarizzazione delle economie nazionali. Continuare oggi a far finta di cambiare l’Unione dall’interno e a chiacchierare in modo conveniente di “Europa sociale”, sono la menzogna che si tramuta anche in impasse strategica. Tale bugia va sempre denunciata, se vogliamo che un giorno la sinistra esca dal pantano in cui si è cacciata. Il secondo punto è l’importanza del successo di un voto che può essere chiamato di “sovranità” dell’elettorato tradizionalmente di sinistra. L’elettorato non può agire che attraverso specifiche mediazioni politiche. In Gran Bretagna i comitati “Labour for Leave” sono stati fondamentali per il successo del “lasciare”. Possiamo dedurre l’importanza delle forme autonome di organizzazione che strutturano l’elettorato di sinistra nel poter esprimere opzioni sovraniste.Belgium EU Britain[1] Russeurope
[2] Russeurope
[3] Pew Global

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’economia degli Stati Uniti non supera l’impasse

Ariel Noyola Rodriguez, Global Research, 16 giugno 2016

Il mercato del lavoro degli Stati Uniti torna ad inciampare. Lo scorso maggio, le assunzioni non agricole aggiunsero 38000 nuovi posti di lavoro, mentre gli investitori di Wall Street ne prevedevano 160000. Janet Yellen, presidentessa della Federal Reserve non ha avuto alternativa che lasciare intatto il tasso d’interesse di riferimento dopo la riunione di giugno del Federal Open Market Committee. Il rischio di una nuova recessione negli Stati Uniti è più minaccioso che mai, anche se i media occidentali insistono nel promuovere l’idea che i principali pericoli siano il rallentamento economico della Cina e l’eventuale abbandono del Regno Unito dell’Unione europea.

8f60b0956027eccb021638f35a067894c9537319Dopo l’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) a metà giugno, la presidentessa della Federal Reserve (FED), Janet Yellen, annunciava che il tasso d’interesse di riferimento rimaneva intatto, cioè tra 0,25 e 0,50 per cento. Quindi tutto dimostra che la FED non alzerà il costo del credito interbancario prima di settembre. In breve, la propaganda del governo di Barack Obama per convincere del “pieno recupero” dell’economia degli Stati Uniti viene di nuovo screditata. Più di sei mesi fa la FED alzò il tasso d’interesse dei fondi federali e finora non ci sono segni che indicano un ulteriore progresso. Ripetutamente la FED ha ribassato le previsioni sulla crescita economica: mentre a marzo stimò un tasso di crescita del 2,1-2,3 per cento, ultimamente l’ha ridotto all’1,9-2 per cento. L’economia è in caduta libera, proprio nel dicembre 2015 la previsione di crescita della FED per il 2016 era tra 2,3 e 2,5 per cento. Senza dubbio, la crescente debolezza della più potente economia del Gruppo dei 7 (G-7) ha costretto le autorità monetarie ad agire con cautela perché ogni passo falso farebbe aumentare il rischio di accentuare le tendenze recessive, questa volta con l’alta possibilità di combinarsi con la deflazione (prezzi in calo). Nel primo trimestre il tasso di crescita del Prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti a malapena raggiunse lo 0,80 per cento. La ripresa del mercato del lavoro, nel frattempo, rimane troppo fragile anche presumendolo quale principale risultato delle politiche attuate dalla FED. Ricordiamo che lo scorso dicembre, quando la FED alzò di 25 punti base il tasso d’interesse di riferimento, il tasso ufficiale di disoccupazione era pari al 5 per cento, una cifra che secondo alcuni membri del FOMC prevedeva una situazione di “piena occupazione”. Tuttavia, ora sappiamo che la banca guidata da Janet Yellen si sbagliava. Gli ultimi dati non lasciano sospetti: i venti della nuova recessione sono molto minacciosi. Lo scorso maggio le assunzioni non agricole aggiunsero 38000 nuovi posti di lavoro, mentre gli investitori di Wall Street ne prevedevano 160000. Inoltre, i dati di marzo e aprile sono stati rivisti al ribasso, i datori di lavoro hanno assunto 59000 persone in meno di quanto originariamente riportato. Quindi, nessun membro del FOMC può celebrare un tasso di disoccupazione inferiore al 4,7 per cento, quando parallelamente il tasso di partecipazione al lavoro è sceso al 62,6 per cento: migliaia di persone non cercano più lavoro per mancanza di opportunità. Il tasso di disoccupazione ufficiale nasconde una massiccia sottoccupazione; contando le persone assunte in posti di lavoro part-time e quelle che hanno appena lasciato il mercato del lavoro, le cifre dovrebbero cambiare completamente. Con la metodologia di misurazione alternativa U-6, che considera questi due elementi, il tasso di disoccupazione si attesta al 9,7 per cento, ovvero oltre il doppio del tasso di disoccupazione ufficiale.
Si noti che la lentezza dell’economia degli Stati Uniti è dovuta principalmente all’estrema debolezza degli investimenti delle imprese, dovuto a un tasso di rendimento di capitale troppo basso, o insufficiente per avviare nuovi impianti di produzione, capaci di generare massiccia occupazione e d’innescare un ampia ripresa. Succede che gli imprenditori statunitensi sono riluttanti non solo ad investire, ma anche ad aumentare i salari, una situazione che ha impedito una sostanziale inflazione: l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato solo dell’1,1 per cento in termini annuali il mese scorso. L’immagine di un’economia capace di reggere sembra sempre più remota dopo l’US Conference Board, l’istituzione responsabile della supervisione della competitività mondiale, che annunciava che l’economia statunitense soffrirà, quest’anno, la prima contrazione di produttività in tre decenni. In assenza d’innovazione, la produttività degli Stati Uniti precipiterà allo 0,2 per cento. “L’anno scorso pensavamo di entrare in crisi di produttività, ora vi siamo in pieno“, ha detto Bart van Ark, capo economista del prestigioso centro di ricerca. Tuttavia, i media tradizionali insistono nel promuovere l’idea che i segnali d’allarme della FED siano esterni al territorio statunitense. In un primo momento fu detto che il rallentamento economico della Cina sia uno dei principali pericoli mondiale; ultimamente avvertono su forti turbolenze finanziarie dal Regno Unito se decidesse di abbandonare l’Unione europea (cosiddetta ‘Brexit’). Pochissimi hanno il coraggio d’ indagare il grave pericolo rappresentato dagli Stati Uniti per l’economia globale: secondo le stime di Deutsche Bank, la principale banca d’investimento continentale europea, la probabilità che l’Unione nordamericana entri in recessione nei prossimi dodici mesi è già del 55 per cento. Tutto indica che accadrà presto e una realtà economica drammatica alla fine prevarrà sulla disinformazione.

Obama e la Grande Ripresa Economica: "Ecco, deve essere qui, da qualche parte".

Obama e la Grande Ripresa Economica: “E’ qui, da qualche parte!”

Ariel Noyola Rodriguez, economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le 15 prove dell’implosione economica degli Stati Uniti che non vi dicono

Michael Snyder Zerohedge 16 giugno 2016

us-debt-owned-by-chinaVedrete le prove innegabili che l’economia degli Stati Uniti rallenta da tempo. E’ fondamentale concentrarsi sui fatti, perché su internet vi sono sempre più persone che si fanno un’opinione su ciò che accade all’economia, mentre ovviamente i media mainstream cercano sempre di esaltare Barack Obama e Hillary Clinton, poiché chi opera nei media mainstream è molto più liberal della popolazione statunitense. E’ vero che anch’io ho le mie opinioni, ma da avvocato ho imparato che le opinioni non valgono nulla senza basarsi sui fatti. Quindi, permettetemi di condividere le prove che dimostrano chiaramente che siamo già entrati in un netto rallentamento economico. I seguenti 15 fatti riguardano l’implosione economia degli Stati Uniti che i media mainstream nascondono…
1. La produzione industriale declina da nove mesi. Non s’è mai vista tale recessione nella storia degli Stati Uniti.
2. I fallimenti commerciali sono aumentati per sette mesi di fila e ora sono il 51 per cento da settembre.
3. Il tasso di inesigibilità sui prestiti commerciali e industriali aumenta da gennaio 2015.
4. Le vendite totali negli Stati Uniti diminuiscono costantemente da metà 2014. No, non ho detto 2015, le vendite totali calano da quasi due anni, e abbiamo appena scoperto che sono scese ancora… Le attività di vendita totali negli Stati Uniti ad aprile erano pari a quelle di luglio 2014: -2,9% rispetto a un anno prima, per 1,28 trilioni di dollari (senza aggiustarli tra differenze e variazioni dei prezzi stagionali), secondo l’Ufficio censimenti. Laddove si trovavano le vendite nell’aprile 2013!
5. Gli ordini di fabbrica negli Stati Uniti sono in calo da 18 mesi.
6. L’indice di Spedizione Cass è in calo su base annua da 14 mesi consecutivi.
7. La produzione di carbone degli Stati Uniti è al minimo in 35 anni .
8. Goldman Sachs ha il suo indice dell’economia interna degli Stati Uniti, al minimo dall’ultima recessione.
9. Gli “indicatori di recessione” di JPMorgan sono ai massimi dall’ultima recessione .
10. Le entrate fiscali federali e le ricevute fiscali statali di solito si riducono quando si entra in recessione, e questo è esattamente ciò che avviene oggi.
11. L’indice delle condizioni del mercato del lavoro della Federal Reserve è in calo da cinque mesi.
12. I numeri sull’impiego che il governo ha diffuso il mese scorso erano i peggiori in sei anni.
13. Secondo Challenger, Gray & Christmas, la cassa integrazione annunciata dalle grandi imprese è quest’anno del 24 per cento più alta rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
14. Le offerte di lavoro on-line sul sito LinkedIn sono calate costantemente da febbraio, dopo 73 mesi di crescita.
15. Il numero di lavoratori temporanei negli Stati Uniti raggiunse il picco ed iniziò a cadere precipitosamente prima che la recessione del 2001 iniziasse. La stessa cosa è successa appena prima dell’inizio della recessione del 2008. Quindi sarebbe sorprendere sapere che il numero di lavoratori temporanei negli Stati Uniti ha raggiunto il picco a dicembre ed è sceso drasticamente da allora? Proprio oggi, abbiamo appreso che due delle nostre maggiori aziende licenzieranno ancora più lavoratori. Bank of America, che possiede più nostro denaro di qualsiasi altra banca del Paese, ha annunciato che sta per licenziare altri 8000 lavoratori… Bank of America prevede di ridurre il personale della divisione consumer banking di ben 8000 posti di lavoro. “La maggiore banca di risparmio della nazione ha già ridotto l’organico della divisione consumer da più 100000 nel 2009 a circa 68400 alla fine del primo trimestre 2016, secondo Thong Nguyen, presidente del retail banking di Bank of America e co-presidente del consumer banking alla Morgan Stanley Financials Conference”. E Wal-Mart ha annunciato che eliminerà “posti di lavoro nella contabilità back-office” in circa 500 filiali… “Walmart sta per tagliare posti di lavoro nella contabilità back-office in circa 500 filiali, nel tentativo di diventare più efficiente. La riduzione dei posti di lavoro avverrà principalmente nei negozi sulla costa occidentale e riguarderà i lavoratori nella contabilità e fatturazione, dice il portavoce Kory Lundberg. Invece, le funzioni di contabilità saranno passate all’home office di Walmart a Bentonville, Arkansas. I contanti presso i negozi saranno conteggiati automaitcamente”.
Giorno dopo giorno si sente parlare di altri licenziamenti del genere. Allora perché ciò accade se l’economia statunitense starebbe “recuperando”? Anche coi dati manipolati del PIL di questi giorni, Barack Obama è sulla buona strada per divenire l’unico presidente in tutta la storia degli Stati Uniti a non avere un solo anno in cui l’economia sia cresciuta di almeno il 3 per cento. La verità è che la nostra economia è impantanata dall’ultima recessione, e ora una nuova importante flessione è chiaramente iniziata. E volete sapere chi altro se ne rende conto? Gli investitori stranieri. Il mese scorso, gli investitori stranieri hanno scaricato debito degli Stati Uniti a un ritmo mai registrato… “Gli investitori stranieri hanno venduto una quantità record di titoli del Tesoro degli Stati Uniti ad aprile, secondo i dati del dipartimento del Tesoro, mentre gli investitori apprezzano un paio di aumenti dei tassi della Federal Reserve di quest’anno. Gli stranieri hanno venduto 74,6 miliardi di debito del Tesoro USA questo mese, dopo averne acquisti per 23,6 miliardi di dollari a marzo. Il deflusso di aprile è stato il maggiore da quando il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti iniziò a registrare le operazioni di debito del Tesoro nel gennaio 1978”. Non c’è alcun dibattito, la prossima crisi economica c’è già. Questo è talmente evidente che anche George Soros febbrilmente si sbarazza delle scorte ed acquista oro. Possiamo discutere se l’economia statunitense abbia iniziato la recessione verso fine 2015, inizio 2015 o fine 2014, ed è un bene avere tali dibattiti. Ma alla fine, ciò che è davvero importante è quello che c’è davanti. Fortunatamente, la nostra crisi è stata abbastanza graduale finora, e speriamo che rimanga così il più a lungo possibile. In gran parte del resto del mondo, le cose sono già nel panico totale. Per esempio, il Venezuela era una volta la nazione più ricca del Sud America, ma ora le persone sono letteralmente a caccia di cani e gatti. In assenza di un importante “evento da cigno nero”, che non vedremo succedere negli Stati Uniti per un po’ ancora, senza dubbio corriamo verso la depressione economica. Purtroppo per tutti noi, non c’è nulla che i nostri politici potranno fare per impedirlo.65672Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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