I progetti per trasformare lo spazio eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/06/2016Route-mapCon tali omicidi e distruzioni di infrastrutture nel mondo, dalla Siria all’Ucraina al Venezuela e alla Nigeria, voglio sottolineare due recenti progetti per la costruzione di nuove infrastrutture per sviluppare la crescita economica e la prosperità in alcune delle regioni meno sviluppate della Terra, in Eurasia, le vaste terre tra Russia e Cina. Due progetti sono appena stati confermati. La ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan-Kazakistan-Cina e l’importante ponte ferroviario sul fiume Amur in Cina. Di per sé non sono epocali. Nel contesto del multi-miliardario progetto infrastrutturale della Fascia economica della Nuova Via della Seta, come viene anche chiamata, i due progetti sono collegamenti vitali per creare il centro di sviluppo economico mondiale del prossimo secolo.
1416389012_rossiya-i-kitay-budut-sovmestno-protivostoyat-revolyuciyamIl 3 giugno Aleksandr Misharin, Primo Vice-presidente delle Ferrovie dello Stato russe annunciava che la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) dei Paesi BRICS, formalmente istituita nel 2015, dopo aver ascoltato la presentazione delle Ferrovie Russe accettava il finanziamento parziale di 500 milioni di dollari del progetto ferroviario ad alta velocità Mosca-Kazan. La Cina ha recentemente confermato l’intenzione di fornire un prestito di 6 miliardi di dollari per la tratta Mosca-Kazan di quello che sarà il maggiore collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino dell’infrastruttura stradale Via e Fascia. La Cina finanzierà l’ulteriore completamento del progetto con azioni da 1 miliardo di dollari. Come notava Misharin, l’accordo della banca dei BRICS, NDB, è essenziale. Secondo le regole, la seconda nuova banca infrastrutturale asiatica, AIIB o Asian Infrastructure International Bank, creata l’anno scorso su iniziativa da Pechino per finanziare nei prossimi anni con 7 trilioni di dollari il deficit infrastrutturale asiatico stimato, offrendo prestiti molto più grandi, non ne sarà il primo creditore per questioni politiche. Quest’ultima decisione della NDB di cofinanziare la tratta Mosca-Kazan dell’eventuale collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino, parte fondamentale del progetto della Nuova Via della Seta economica, sarà assicurata dai governi di Cina e Russia approvando formalmente entro l’anno il progetto a livello governativo. Nel maggio 2015 le due ferrovie di Stato approvavano la tratta Mosca-Kazan e un gruppo ferroviario cinese, la China Railway Group Limited, insieme a due società russe, formava il consorzio per completare il collegamento. Il collegamento ad alta velocità Mosca-Kazan ridurrà il tempo di viaggio da 14 ore a 3 ore e mezza, aprendo nuove possibilità economiche sulla sua rotta, che dovrebbe essere completata nel 2018. Il progetto fu inizialmente proposto da Misharin nel 2009 in un contesto economico e politico molto diverso. Allora non c’era il concetto dei collegamenti Fascia e Via della Cina, e neanche le sanzioni economiche occidentali alla Russia che la costringessero a dare un’occhiata ai vicini orientali, in particolare alla Cina.

Banca dell’Alleanza Strategica
Un altro sviluppo correlato darà notevole esperienza e supporto finanziario e professionale alla nuova banca dei BRICS. L’8 giugno, la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) firmava un accordo strategico di cooperazione con la China Construction Bank, la seconda banca statale cinese che collaborerà con la NDB in diversi settori, tra cui emissione di obbligazioni, finanziamento congiunto e scambio di informazioni. La China Construction Bank sosterrà anche la banca dei BRICS con linee di credito adeguate e l’impegno ad investire nelle obbligazioni finanziarie del nuovo creditore. La CCB è profondamente coinvolta nel finanziamento della costruzione della vasta rete ferroviaria ad alta velocità cinese ed di altre importanti infrastrutture. In breve, la NDB assume sostanzialmente il ruolo di serio finanziatore.

Un ponte sulle belle acque
La Russia ha annunciato inoltre la costruzione di un ponte sulle splendide acque del fiume Amur che separa la Russia dalla Cina. Il fiume Amur è il decimo fiume più lungo del mondo. Il nuovo ponte renderà possibile il collegamento diretto con la linea ferroviaria ad alta velocità della Fascia e Via della Cina, col futuro ponte di Tongjiang, nella provincia di Heilongjiang in Cina. Da parte russa si collegherà a Nizhneleninskoe nella regione autonoma ebraica della Russia. Il ponte fu proposto nel 2007 da Valerij S. Gurevich, vice-presidente della regione autonoma ebraica della Russia. Il fatto che la parte russa ne abbia ufficialmente iniziato la costruzione è un importante passo avanti dopo il ritardo che finora ha rinviato il completamento del ponte, indica il cambio delle priorità ad oriente della Russia, mentre le sanzioni economiche occidentali indeboliscono i rapporti UE-Russia. In un colloquio personale al St. Petersburg International Economic Forum, Aleksandr B. Levintal, Governatore della regione autonoma ebraica, mi ha detto che il ponte sarà completato ed operativo entro due anni. Il ponte di 2197 metri di lunghezza richiederà investimenti per 230 milioni di dollari. Il principale carico saranno i minerali di ferro della miniera a cielo aperto di Kimkan, della Petropavlovsk PLC, nella regione autonoma ebraica. La società mineraria Petropavlovsk parteciperà al finanziamento del ponte. Durante la visita del Presidente Putin in Cina nel maggio 2014, l’accordo per la costruzione del ponte fu firmato dai funzionari russi e cinesi. Il ponte avrà scartamento normale (mm 1435) e scartamento russo (1520 mm). Il lato cinese del ponte è quasi completato. Il ponte della ferrovia Russia-Cina sarà completato entro giugno 2018 e diverrà il principale corridoio economico tra Cina, Russia e Mongolia, così come per la Nuova Via della Seta economica nella provincia di Heilongjiang. Questi sono i poco noti collegamenti che lentamente creano le basi della nuova prosperità economica mondiale. A Bruxelles, fino ad oggi, gli anonimi burocrati del Ministero della Camminata Sciocca, come i Monty Python lo chiamerebbe, fanno finta che il miliardario progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta non esista. Un grave errore per l’Europa e il futuro della sua economia.inside_bridge_2F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina prepara l’alternativa d’oro al sistema del dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/05/2016

Zhou Xiaochuan

Zhou Xiaochuan

La Cina, come attuale presidente del gruppo G-20, ha invitato la Francia a organizzare una conferenza speciale a Parigi. Il fatto che tale conferenza avvenga in un Paese OCSE è segno di quanto sia indebolita l’egemonia del sistema del dollaro degli USA. Il 31 marzo a Parigi si era tenuta una riunione speciale, denominata “Nanjing II“. Il governatore della Banca popolare di Cina, Zhou Xiaochuan, vi fece una grande presentazione, tra gli altri punti, un più ampio uso dello speciale paniere del FMI con le cinque principali valute mondiali e i diritti speciali di prelievo o DSP. Gli invitati erano pochissimi, tra cui il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il cancelliere dello Scacchiere inglese George Osborne, la direttrice generale del FMI Christine Lagarde che hanno discusso l’architettura finanziaria del mondo insieme alla Cina. A quanto pare e significativamente, non c’era nessun alto funzionario degli Stati Uniti. Sui colloqui di Parigi, Bloomberg ha riferito: “La Cina vuole un sistema molto più direttamente gestibile, in cui le decisioni del settore privato possano essere gestite dai governi”, ha dichiarato Edwin Truman, ex-funzionario della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “I francesi hanno sempre favorito la riforma monetaria internazionale, quindi sono naturali alleati dei cinesi su questo tema“. Un giornalista del China Youth Daily presente a Parigi osservava, “Zhou Xiaochuan ha sottolineato che il sistema monetario e finanziario internazionale è attualmente in fase di aggiustamento strutturale, l’economia mondiale si trova ad affrontare molte sfide...” Secondo il giornalista, Zhou continuava a dichiarare che l’obiettivo della Cina come attuale presidente del G20 è “promuovere l’uso più ampio dei DSP“. Per la maggior parte di noi, appare eccitante come guardare l’erba Johnson crescere nelle pianure del Texas. Tuttavia, dietro quel gesto tecnico apparentemente minore, appare sempre più chiaro, di giorno in giorno, la grande strategia cinese, che in caso di successo o meno, sarà la grande strategia per eliminare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva delle banche centrali mondiali. Cina e altri vogliono porre fine alla tirannia del corrotto sistema del dollaro con cui gli USA finanziano guerre infinite col denaro preso in prestito altri popoli senza mai restituirlo. La strategia è porre fine al dominio del dollaro come valuta per la maggior parte del commercio mondiale di beni e servizi. E non è poca cosa. Nonostante il relitto economico statunitense e l’astronomico debito pubblico di 19 trilioni di dollari di Washington, il dollaro copre ancora il 64% delle riserve delle banche centrali. Il maggiore detentore di debiti degli Stati Uniti è la Repubblica Popolare Cinese, seguita dal Giappone. Finché il dollaro è “la moneta del re”, Washington può avere deficit di bilancio infiniti sapendo bene che Paesi come la Cina non hanno alcuna seria alternativa per investire i propri profitti dal commercio in valuta estera, se non nel debito pubblico garantito dal governo degli Stati Uniti. In effetti, come ho già sottolineato, ciò faceva sì che la Cina di fatto finanziasse le azioni militari di Washington contrarie agli interessi sovrani cinesi e russi, finanziando le innumerevoli rivoluzioni colorate del dipartimento di Stato degli USA, dal Tibet a Hong Kong, dalla Libia all’Ucraina, al SIIL in Medio Oriente e accora avanti…

Mondo multi-valutario
Se guardiamo più da vicino tutte le azioni del governo di Pechino dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e soprattutto dopo la creazione della Banca Asiatica d’Investimento Infrastrutturale, la nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, gli accordi energetici in valuta nazionale con la Russia bypassando il dollaro, appare chiaro che Zhou e la leadership di Pechino hanno una strategia a lungo termine. Come l’economista inglese David Marsh ha sottolineato in riferimento alle recenti dichiarazioni di Zhou a Parigi, a Nanjing II, “La Cina s’imbarca, pragmaticamente ma con costanza, per sancire un sistema di riserva multi-valutario nel cuore dell’ordine finanziario del mondiale“. Dall’ingresso della Cina nel gruppo scelto delle valute DSP del FMI, lo scorso novembre, il sistema multi-valutario che la Cina chiama “4 + 1” consiste in euro, sterlina, yen e renminbi (il 4.to), coesistenti con il dollaro. Questi sono i cinque componenti dei DSP. Per rafforzare il riconoscimento dei DSP, la Banca Popolare Cinese di Zhou ha iniziato a rendere pubbliche le maggiori riserve mondiali in valuta estera in DSP, così come in dollari.

Un futuro d’oro
china-gold-dragon-e1463719459682 Eppure l’alternativa cinese al dominio del dollaro è molto più della carta della promozione del paniere di valute DSP. La Cina è chiaramente volta a ricreare un gold standard internazionale, presumibilmente non basato sulla bancarotta dello scambio dollaro-oro di Bretton Woods che il presidente Richard Nixon chiuse unilateralmente nell’agosto 1971 dicendo al mondo che avrebbe dovuto ingoiare dollari cartacei in futuro e che non poteva più utilizzare l’oro. A quel punto l’inflazione globale, misurata in dollari, iniziò a salire in ciò che in futuro gli storici economici senza dubbio chiameranno Grande Inflazione. Secondo una stima, i dollari in circolazione nel mondo sono aumentati di circa il 2500% tra il 1970 e il 2000. Da allora l’ascesa chiaramente ha superato il 3000%. Senza un requisito legale per eseguire la stampa dei dollari secondo una pre-determinata quantità fissa di oro, tutte le restrizioni all’inflazione globale del dollaro scomparvero. Fin quando il mondo è costretto a usare dollari per regolare l’acquisto di petrolio, grano e altre materie prime, Washington può firmare una quantità infinita di assegni senza timore del loro ritorno con timbrato su “fondi insufficienti”. Combinato al fatto che nello stesso arco di tempo, dal 1971, vi è stato il colpo di Stato silenzioso delle banche di Wall Street per dirottare ogni e qualsiasi parvenza di democrazia rappresentativa e regola costituzionale per avere un zecca impazzita, proprio come nella fiaba del poeta tedesco del 18° secolo Goethe sugli Apprendisti stregoni, o in tedesco Der Zauberlehrling. La stampa dei dollari è fuori controllo. Dal 2015 la Cina si muove in modo deciso per sostituire Londra e New York e altre piazze occidentali che decidono il prezzo di scambio dell’oro. Come ho sottolineato qui in un’ampia analisi nell’agosto 2015, la Cina, insieme alla Russia, compie grandi passi per sostenere la propria valuta con l’oro rendendola “buona come l’oro”, mentre le valute gonfiate dal debito come l’euro o la zona del dollaro in bancarotta, s’arrabbattono. Nel maggio 2015, la Cina annunciava di aver istituito un fondo di investimento statale in oro. Lo scopo è creare un pool, inizialmente di 16 miliardi di dollari, il maggiore fondo in oro fisico al mondo, a sostegno dei progetti di estrazione dell’oro lungo le nuove linee ferroviarie ad alta velocità della Nuova Via della Seta economica del Presidente Xi o Cintura e Via, com’è chiamata. La Cina esprimeva l’obiettivo di permettere ai Paesi eurasiatici, lungo la Via della Seta, di aumentare la copertura aurea delle loro valute. I Paesi lungo la Via della Seta e dei BRICS ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e delle risorse naturali e umane del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente abbia da offrire. Nel maggio 2015, la Shanghai Gold Exchange della Cina istituiva formalmente il “Fondo d’Oro della Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro cinesi, Shandong Gold Group, che ha acquistato il 35% delle azioni, e Shaanxi Gold Group, con il 25 %. Il fondo investirà nei progetti auriferi lungo le ferrovie eurasiatiche della Via della Seta, anche nelle vaste regioni inesplorate della Federazione Russa. Un fatto poco noto è che non è più il Sudafrica il re dell’oro. È un mero numero 7 nella produzione annua di oro. La Cina è il numero uno e il numero due è la Russia. L’11 maggio, poco prima della creazione del nuovo fondo d’oro della Cina, la China National Gold Group Corporation siglava un accordo con il gruppo di estrazione aurifero russo Poljus Gold, il maggiore gruppo di miniere d’oro della Russia, e uno dei primi dieci al mondo. Le due aziende esploreranno le risorse d’oro di quello che è a tutt’oggi il maggiore giacimento d’oro della Russia, Natalka, nell’oriente del distretto Magadan di Kolyma. Recentemente, il governo cinese e le sue imprese statali hanno anche cambiato strategia. Oggi, da marzo 2016, secondo i dati ufficiali, la Cina detiene oltre 3,2 trilioni di dollari in riserve in valuta estera presso la Banca popolare cinese, e di cui si ritiene che circa il 60%, o quasi 2 trilioni di dollari, siano obbligazioni del Tesoro USA o quasi titoli di Stato come le obbligazioni ipotecarie Fannie Mae o Freddie Mac. Invece d’investire tutti i guadagni dei surplus commerciali nel debito pubblico sempre più gonfio e senza valore degli Stati Uniti, la Cina ha lanciato una strategia globale di acquisto di beni. Ora accade che nella lista della spesa delle risorse estere privilegiata da Pechino, vi “sia comprare” miniere d’oro in tutto il mondo. Nonostante un recente lieve aumento del prezzo dell’oro a gennaio, resta dopo 5 anni al ribasso e molte compagnie minerarie di qualità comprovata cercano liquidi e sono costrette a dichiarare fallimento. L’oro è veramente all’inizio della rinascita.
La bellezza dell’oro non sono solo le innumerevoli promesse che mantiene come copertura contro l’inflazione. E’ il più bello dei metalli preziosi. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, individuò cinque tipi di regimi possibili: nobiltà, timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia, quest’ultimo il più vile. Poi indica la nobiltà, o governo del re filosofo, avere “anima d’oro” essendo la più alta forma di governo, benevolo e dalla massima integrità. L’oro ha avuto un valore di per sé nel corso della storia del genere umano. Cina, Russia e altre nazioni dell’Eurasia oggi rimettono l’oro al giusto posto. Questo è molto buono.gold-bars-small-cropF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nella SAARC

Tayyab Baloch, Gpolit, 20 aprile 2016maxresdefaultSi prevede che la Russia aderisca all’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) come Stato osservatore nel prossimo futuro, essendo già parte del blocco regionale dell’Asia meridionale. Il compito della SAARC di ammettere nuovi Stati osservatori è stato inoltre completato. Il 19° vertice SAARC si terrà a Islamabad, capitale del Pakistan, a novembre. Quindi è una grande opportunità per il Pakistan dare il benvenuto alla Russia nella SAARC in modo che Asia meridionale e Asia centrale si fondano quale parte integrante della regione eurasiatica. Il collegamento della SAARC con il blocco della sicurezza eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO) è già sulla buona strada. Molte nazioni del sud asiatico si sono unite alla famiglia della SCO mentre le potenze nucleari rivali della SAARC, Pakistan e India, che faranno parte della SCO, hanno chiesto di aderire all’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia.

La SAARC nella famiglia SCO
L’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) è un blocco economico di otto Paesi dell’Asia meridionale, comprendente Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka e Afghanistan. L’Afghanistan è il solo Paese asiatico centrale che ne fa parte, mentre il Myanmar del Sud-est asiatico ne è un possibile membro. Oltre a ciò, Australia, Cina, Unione Europea, Iran, Giappone, Mauritius, Corea del Sud e Stati Uniti sono associati come osservatori. Mentre la Russia aveva chiesto lo status di osservatore in modo che la cooperazione bilaterale e regionale dell’Asia del sud venisse realizzata in connessione all’integrazione regionale. Pertanto, la Russia aveva concesso lo status di pieno aderente allo SCO ai leader della SAARC, India e Pakistan, con l’obiettivo di concentrarsi sulla collaborazione regionale a una prospettiva di pace. Come per l’integrazione regionale eurasiatica, l’Asia del Sud ne fa parte abitualmente, dato che le nazioni dell’Asia meridionale aderiscono alla famiglia della SCO. “L’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai è il blocco multilaterale volto a mantenere l’equilibrio strategico col meccanismo di cooperazione strategica ed economica. La collaborazione sino-russa fa della SCO l’organizzazione multipolare mondiale basata sull’uguaglianza. E’ anche considerata la salvaguardia dell’integrazione eurasiatica e della Via della Seta della Cina. La SCO si è estesa geograficamente includendo Asia Centrale, del Sud, Est ed Ovest per rafforzare la cooperazione regionale tutelando gli interessi economici e strategici comuni. Inoltre la SCO collega l’Asia del sud (SAARC) con il Sud-Est asiatico (ASEAN)“.

Finestre di opportunità
China West Land Route I Paesi della SAARC sono densamente popolati da circa un quarto della popolazione mondiale su appena il 2,96% di territorio. Ecco perché la SAARC è considerata il più grande mercato del mondo confinante con la Cina, considerata l’economia in più rapida crescita del mondo. Nonostante le risorse, la regione SAARC è molto povera. Le tensioni politiche e i conflitti tra gli Stati membri creano un ambiente politico instabile e questi sono i principali ostacoli ad avere il massimo rendimento possibile da questa regione. Sebbene la zona di libero scambio sia stata creata tra gli Stati membri nel quadro dell’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale (SAFTA), a causa delle dispute di confine raggiungerne gli obiettivi è ancora una sfida. Nonostante gli ostacoli nel raggiungimento degli obiettivi economici collettivi, tutte le nazioni della SAARC hanno firmato o firmeranno accordi di libero scambio con altre nazioni e blocchi economici. La Cina come osservatrice della SAARC è interessata a creare zone di libero scambio (FTA) con gli Stati membri con l’iniziativa della Via della Seta. A tal fine, il socio della Cina nella Via della Seta, il Pakistan (la ‘cerniera’ dell’integrazione eurasiatica) aveva firmato la FTA. Nepal e India studiano accordi di libero scambio con la Cina, mentre Bangladesh, Maldive, Sri Lanka li negoziano con la Cina. Attraverso le iniziative della Fascia e Via in Asia del Sud, la Cina collega le nazioni dell’Asia meridionale con l’Europa attraverso Asia centrale e l’Iran è interessato a connettersi alle rotte commerciali dal Pakistan, connettendo i corridoi economici di India, Iran, Asia centrale e Cina-Pakistan. Inoltre se il corridoio Bangladesh-Cina-India-Birmania (BCIM) viene considerato, purtroppo essendo il rivale economico della Cina nell’Asia del Sud, l’India è perplessa per l’influenza della Cina in Asia meridionale. Come l’India, la Cina confina con Paesi limitrofi: Pakistan, Nepal e Myanmar (membro dell’ASEAN). Ecco perché l’India aveva bloccato l’offerta alla Cina quale Stato membro a pieno titolo della SAARC. D’altra parte, la Russia aveva proposto di creare un partenariato economico tra Unione eurasiatica economica (UEE), SCO e Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) quale rivale del Partenariato Trans-Pacifico (TTP) unipolare. Di recente, nel corso di una riunione del Consiglio dei capi di governo della SCO nella città della Cina centro-orientale di Zhengzhou, il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev presentava la visione russa del partenariato economico tramite il collegamento dei blocchi regionali, “La Russia propone di iniziare le consultazioni con l’Unione economica eurasiatica e la Shanghai Cooperation Organization, inclusi i Paesi che aderiranno all’Alleanza, con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutui interessi“. La proposta di Dmitrij continua la visione della Russia per creare la Grande zona eurasiatica di libero scambio (GEFTA) dall’Asia all’Europa. Inoltre, la Russia si propone di collegare Vladivostok nell’Estremo Oriente a Lisbona in Europa, ma sembra impossibile oggi a causa del controllo statunitense sull’Europa. Anche se l’Europa sembrava interessata a partecipare o collaborare con l’UEE (Unione economica eurasiatica), gli USA l’hanno minacciata con un’immaginaria aggressione russa. Ecco perché, alimentando il conflitto in Ucraina, la NATO piazza armi ai confini della Russia e gli USA invadono l’Europa presentando la Russia quale minaccia. Nel frattempo, la politica degli Stati Uniti per contenere la Cina nel Mar Cinese Meridionale ha dato l’opportunità a Russia e Cina di collaborare per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza dell’Asia-Pacifico in modo che le ambizioni unipolariste d’impedire la multipolarità del globo siano bloccate. Pertanto, Russia e Cina hanno unito le forze per garantire l’integrazione eurasiatica e la Via della Seta della Cina. In questo scenario, la Via della Seta della Cina incontra l’integrazione eurasiatica con la Via della Seta eurasiatica. In questo contesto, l’Asia del Sud ha la fortuna della sua posizione geografica che collega le regioni e i blocchi mondiali. Le due maggiori economie del mondo e membri dei BRICS, India e Cina, vi sono di già e ora, dopo l’ammissione della Russia, il RIC dei BRICS (Russia-India-Cina) sarà nell’Asia meridionale. Secondo le informazioni disponibili, l’S dei BRICS (Sud Africa) mostra interesse a partecipare alla SAARC in qualità di osservatore.SAARC2Il timore dell’India per la presenza della Cina
Si è già detto che l’India è perplessa dalla crescente influenza della Cina sulla SAARC, perciò, dopo l’iniziativa della Cina per la costruzione del porto franco di Gwadar in Pakistan nell’ambito del corridoio economico Cina-Pakistan, l’India annunciava la costruzione del porto di Chabahar in Iran, parallelo a Gwadar. Mentre il Pakistan ha proposto di collegare i porti di Karachi e Gwadar alla SCO, in modo che ci sia la massima integrazione economica presso il Pakistan grazie alla sua posizione geografica, definita “cerniera” dei blocchi multipolari. Il porto di Gwadar in Pakistan offre facile accesso via terra a tutti i Paesi SCO senza sbocco sul mare, raggiungendo le rotte marittime commerciali internazionali. Ecco perché Russia e Iran lavorano sul corridoio nord-sud che collega l’Asia meridionale attraverso ferroviarie e reti energetiche con l’Asia centrale. Pertanto, l’India costruisce il porto di Chabahar per collegarsi con l’Asia centrale scavalcando il Pakistan. Sotto l’ombrello della SCO, l’Iran è interessato a connettere Chabahar e Gwadar con ferrovie, strade ed oleogasdotti. Questi due porti strategici della SCO si trovano all’entrata dello stretto di Hormuz, considerato una delle vie d’acqua più strategiche. Ma purtroppo i porti gemelli Gwadar e Chabahar sono situati nell’instabile regione del Baluchistan. Pakistan e Iran si trovano ad affrontare i movimenti separatisti beluci. Nella parte iraniana del Sistan e Baluchistan, un movimento separatista è divenuto una violenta setta sotto influenza saudita. Mentre nella parte pakistana, i funzionari accusano il sostegno indiano ai ribelli. Pertanto, il Pakistan protesta con l’India che cercherebbe di sabotare il corridoio economico Cina-Pakistan alimentando militanza e separatismo. Non solo in Pakistan, ma i progetti indiani contro la Cina sarebbero dettati in Asia del Sud, Oceano Indiano e Sud Est Asiatico. Dopo l’annuncio della Via Seta della Cina, l’India ha adottato un comportamento aggressivo nei confronti di Nepal, Sri Lanka, Maldive, Myanmar e Bangladesh. L’accordo sul porto di Chittagong con la Cina veniva annullato dal Bangladesh su pressione indiana. Oltre a questo, l’India ha anche fatto pressione sulle Maldive per non permettere la presenza militare cinese. La crescente presenza della Cina nell’Oceano Indiano fa infuriare l’India. Invece di cooperare con la Cina sull’integrazione regionale, l’India ha previsto il rafforzamento militare nelle Andamane e Nicobare, sul Mare delle Andamane e Golfo del Bengala (Oceano Indiano). La posizione geografica delle isole fornisce all’India non solo il dominio sull’Oceano Indiano ma crea anche nuove opportunità per contenere la Cina rafforzando la cooperazione marittima con Australia e Stati Uniti. Il riarmo militare indiano denominato Baaz (Aquela) delle isole Nicobare ha aumentato la supremazia indiana su un lato della Stretto di Malacca. Mentre in altre parti dello stretto, gli Stati Uniti già giocano sporco con la Cina sulla questione delle isole del Mar Cinese Meridionale con l’aiuto di Giappone, Corea del Sud e altri piccoli Stati. L’80% del fabbisogno di petrolio della Cina proviene da Africa e Paesi del Golfo attraverso l’Oceano Indiano, attraversando questo stretto prima di entrare nell’Oceano Pacifico (Mar Cinese Meridionale). Gli esperti ritengono che la presenza militare indiana all’entrata dello Stretto di Malacca è parte della grande strategia degli Stati Uniti per contenere la Cina. Ecco perché l’inclinazione indiana verso gli Stati Uniti è una prova che calpesta il multipolarismo in costruzione da parte di Russia e Cina per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza Asia-Pacifico. L’India è assieme a Russia e Cina nei BRICS e SCO, ma purtroppo l’attuale mossa di Modi che avvicina l’India ai sostenitori dell’unipolarità appare pericolosa per il multipolarismo. Per quanto si ricordi ai vertici BRICS/SCO di Ufa, i leader mondiali multipolari (BRICS, SCO e Unione economica eurasiatica) erano concordi nel realizzare una crescita economica sostenibile attraverso la cooperazione internazionale e un maggiore uso dei meccanismi d’integrazione regionale, migliorando benessere e prosperità dei popoli. Mentre la Dichiarazione di Ufa fu adottata dai leader dei BRICS, per scoraggiare chiaramente i doppi standard, con i leader che dicevano, “Insistiamo sul fatto che il diritto internazionale fornisce gli strumenti per realizzare la giustizia internazionale, sulla base dei principi di buona fede e uguaglianza sovrana. Sottolineiamo la necessità dell’adesione universale ai principi e alle norme del diritto internazionale nella loro interrelazione e integrità, scartando il ricorso ai “doppi standard” ed evitando l’intrusione degli interessi di alcuni Paesi ai danni degli altri“.

La Russia come arbitro nella SAARC
45c01c11738d5f42a03bcd38b7439d75Il cambio russo verso Pakistan e Cina è anche uno dei principali motivi del nuovo allineamento strategico indiano con Stati Uniti e Arabia Saudita. La storia ha testimoniato che a causa delle dispute di confine con Cina e Pakistan, l’India ha sempre guardato all’URSS per contrastare l’influenza sino-pakistana. Oltre a questo, il Pakistan era anche considerato un alleato degli USA nella regione che giocava sporco per contenere la crescente influenza dell’URSS su ordine occidentale. Ma oggi l’intera situazione s’è modificata. L’India s’impegna con i vecchi alleati del Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti, mentre il Pakistan si avvicina alla Russia, ancora considerata alleata dell’India. Anche se l’inclinazione strategica indiana verso l’allineamento unipolare la staccasse dalla Russia, ci vorrà molto perché sono collegate da diverse e profonde cooperazioni. Essendo vicina, la Russia ha previsto di collegare l’India alle reti energetiche e ferroviarie nell’ambito dell’integrazione eurasiatica con cui Mosca si sarebbe collegata con Mumbai attraverso Baku e Teheran. Inoltre, la Russia punta a svolgere il ruolo di referente tra asse cino-pakistano e India. Ecco perché si avvicina al Pakistan. Nonostante la perdita, la Russia costruirà il gasdotto GNL in Pakistan in modo che in futuro i rivali e nemici siano collegati a gasdotti e reti energetiche nell’ambito dell’integrazione regionale. Nell’ultima visita di Modi a Mosca, la Russia assicurava di fornire petrolio e LNG a India e Pakistan. Perciò sulla via del ritorno a Mumbai da Mosca, Modi atterrò a Lahore (Pakistan) con il messaggio di pace dell’integrazione regionale. Ma purtroppo l’attentato terroristico alla base aerea indiana (Pathankot) veniva effettuato per sabotare questi sforzi di pace. Come risultato dell’attacco, tutti gli sforzi di pace fatti dalla Russia dal vertice di Ufa alla visita di Modi a Mosca furono sabotati. Mentre dall’altro lato la Cina bloccava la richiesta indiana all’ONU di bandiere le organizzazioni terroristiche basate in Pakistan presumibilmente attive in India. In questo scenario, la Russia era l’unica speranza per l’India, ma la vicinanza russa a Cina e Pakistan ha ingelosito l’India. Così l’India inclina verso un’alleanza anti-regionale. Ora, se la Russia entra nella SAARC darà nuova speranza al ruolo russo di arbitro tra Pakistan e India e tra India e Cina. La Russia già svolge il ruolo di mediatrice tra India e Cina. Ecco perché nella riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2003, la Russia formò la trilaterale Russia-India-Cina denominata RIC. Questo formato offre l’opportunità a India e Cina di ridurre al minimo le controversie in presenza della Russia in modo che gli interessi comuni e reciproci siano raggiunti. Come osservato dalle tensioni attuali, il vertice della trilaterale RIC si teneva a Mosca, dove i Ministri degli Esteri dei tre Paesi s’incontravano per disinnescare le crescenti tensioni tra India e Cina. Mentre la Russia si sforza di arbitrare le controversie indo-cinesi, può svolgere lo stesso ruolo nel conflitto indo-pakistano.

Conclusioni
Come “la guerra ibrida” mondiale scoppia per fermare la multipolarità attraverso terrorismo, separatismo e cambi di regime negli Stati multipolari, è responsabilità comune dei Paesi regionali agire con saggezza per sconfiggere l’ordine mondiale unipolare a vantaggio del benessere dell’umanità. Purtroppo, nonostante sia parte essenziale delle istituzioni multipolari, l’India gioca il doppio gioco impegnandosi con le forze unipolari. Questo atto indiano non solo indebolisce le istituzioni multipolari ma creerà difficoltà all’integrazione regionale che bussa alle porte dell’India, nell’ambito della Via della Seta eurasiatica. Anche se la precedente politica estera indiana mostrava di giocare su ogni lato, ora il tempo è cambiato e dovrà scegliere un lato. Gli sforzi indiani per contenere il volere degli Stati Uniti saranno infruttuosi perché la Cina ha alternative. E’ impossibile, ma in ogni caso l’India cercherà di bloccare lo stretto di Malacca per poi perdervi molto perché la Cina ha una via più breve dallo Stretto di Hormuz al Karakorum via Gwadar. Ecco, questo è il motivo per cui è il momento di collaborare per avere il massimo beneficio dall’integrazione regionale come l’India ha già assicurato a Russia e Cina nei vertici BRICS/SCO di Ufa. Inoltre, la Russia già collabora con l’India nel superare le preoccupazioni sull’asse sino-pakistano. Anche se Cina e Pakistan hanno ripetutamente invitato l’India a far parte del corridoio economico Cina-Pakistan, in modo che l’Asia del Sud sia collegata alle iniziative Fascia e Via. Ora è il momento d’integrare la Russia nella SAARC nel ruolo vitale di arbitro dell’integrazione regionale, facendo sì che il “futuro in Asia” diventi realtà.pak-china-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo “scambio” di alleanze tra Pakistan e India e la guerra fredda tra Arabia Saudita e Cina

Andrew Korybko, RISS, 19/04/2016Modi-KingNel cambiamento geopolitico in corso, impensabile solo pochi anni fa, Pakistan e India sembrano disposti a “trattare” un’alleanza, “scambiandosi” i partenariati privilegiati con i sauditi e russi, per migliorare la posizione nell’atteggiamento delle loro leadership verso la Cina. Mentre Russia e India sono ancora stretti partner storici e strategici, gli ex-legami fraterni, nonostante le dichiarazioni retoriche e le azioni simboliche dei rispettivi governi, poco a poco si sfilacciano nella situazione geopolitica post-guerra fredda e nel corso della nuova guerra fredda. Ancora più importante, tuttavia, è che gli sforzi evidenti dell’India d’ingraziarsi l’Arabia Saudita sono volti non solo contro il Pakistan, ma anche tacitamente contro la Cina, dimostrando uno dei mutamenti geopolitici più insoliti ed eterodossi della nuova guerra fredda.

Prefazione
La ricerca si propone di non presentare una vasta revisione accademica della storia delle relazioni tra i Paesi in esame, le difficili sfumature dei legami presenti e in via di sviluppo, né una collezione di tutti i fatti e di ogni ultima notizie sugli eventi cui si riferiscono, ma in linea di massima d’aumentare la consapevolezza sugli inconfondibili schemi geopolitici che emergono nel contesto più ampio della nuova guerra fredda. Parlando di rapporti non irreversibili e di molte cose che possono ancora cambiare in questo periodo inedito d’incertezza globale e transizione sistemica, anche se appaiono in modo convincente entrare in una fase in cui ciò sarà sempre più difficile, mentre nuove mentalità strategiche si consolidano divenendo pensiero comune tra i rappresentanti dello Stato profondo (militari, intelligence e diplomatici). Lo scopo non è disprezzare l’India o i suoi cittadini, indicando quel Paese così come la sua capitale non s’intende riferirsi al popolo indiano in generale. In questo testo, ci si riferisce solo all’attuale dirigenza politica indiana, e la stessa regola vale per ciascuno dei Paesi studiati. Tuttavia, il lavoro è nettamente critico verso l’India, che l’autore vede inutilmente flirtare troppo vicino al mondo unipolare per l’istintiva reazione agli imperativi presunti del “contenimento della Cina” e alle “pressioni sul Pakistan” che, in ultima analisi, porterebbero New Delhi, consapevolmente o inconsapevolmente, a diventare un alleato strategico degli USA nella nuova guerra fredda.

Lo “scambio”
Pakistan:
Per riassumere una delle tendenze geopolitiche più dichiaratamente inaspettate oggi, il Pakistan si allontana dall’Arabia Saudita e si avvicina alla Russia mentre l’India fa il contrario. Ad esempio, Islamabad ha rifiutato di unirsi alla coalizione “antiterrorismo” di Riyadh, anche se questo ha portato a una spaccatura tra le classi politiche e militari del Pakistan. L’Arabia Saudita non ha rinunciato al tentativo di corteggiare il Pakistan, tuttavia, dato che l’ultima parola va al comandante delle Forze Armate del Pakistan che potrebbe eventualmente guidare il blocco “antiterrorismo” dei sauditi. Questo “braccio di ferro” tra militari filo-sauditi e governo filo-cinese probabilmente definisce la situazione strategica del Pakistan nel prossimo futuro, ed è molto probabile che Riyadh e l’alleata Washington possano tentare ancora di agitare il calderone del separatismo e del terrorismo in Baluchistan per fare pressione su Islamabad affinché cambi il nuovo indirizzo verso i tradizionali alleati unipolari. Detto questo, come l’autore ha scritto per l’Istituto di studi strategici russo nel settembre 2015, il Pakistan è la “cerniera” dell’integrazione pan-euroasiatica e questa ovvietà geopolitica ha portato ad intensificare i legami tra Islamabad e Mosca, secondo un atteso mutuo beneficio che riceveranno col nesso infrastrutturale multipolare transnazionale nell’Asia centrale-orientale in costruzione da parte della Cina, in conformità alla visione dell’One Belt One Road (OBOR).

India:
L’India procede nella direzione opposta al Pakistan, come si vede sia dalla costante sostituzione della Russia con gli Stati Uniti quale primo fornitore di armi alla recente visita di Modi nella terra di Re Salman. Per espandere l’ampiezza delle nuove relazioni strategiche di New Delhi con Washington, le parti sono in procinto di accettare un “accordo di supporto logistico” che “permetta ai militari di utilizzare le rispettive basi terrestri, aeree e navali per rifornirsi, ripararsi e riposarsi”. In pratica significa che gli Stati Uniti possono impiegare “pretesti plausibilmente segreti per dispiegare forze terrestri, aeree e navali a rotazione, sia a tempo indeterminato che temporaneo (probabilmente decidendo, caso per caso, a seconda della struttura militare in questione e del contesto geopolitico attuale) fino ai confini tibetani e dello Yunan cinesi. Anche se è segno promettente e pragmatico che l’India non abbia optato per partecipare al proposto pattugliamento congiunto del Mar Cinese Meridionale con gli Stati Uniti, è ancora preoccupante che Modi abbia già parlato della cosiddetta “libertà di navigazione” nella regione, comunemente pronunciato quale eufemismo per “contenere la Cina”. Concentrandosi verso l’Arabia Saudita, principale alleato unipolare degli Stati Uniti nella regione araba, il segretario generale nazionale del BJP e i funzionari del governo venivano citati da Reuters vantare nel modo più chiaro che il viaggio del Primo Ministro avesse lo scopo di “accordarsi con il Pakistan” tramite “legami affettivi, economici e strategici per convincere gli amici di Islamabad” nello “sforzo per ‘distaccare’ l’India dal Pakistan”. L’avvicinamento dell’India all’Arabia Saudita non solo è una premessa al semplice desiderio di “fare pressione sul Pakistan”, ma è invece parte di ciò che la dirigenza di Nuova Delhi probabilmente vede quale modo scaltro e preventivo di deviare il potenzialmente imminente pericolo del terrorismo filo-saudita nel Paese dalla maggioranza “di infedeli indù” (come sono spregiativamente visti dagli estremisti islamici). Al-Qaida, sempre legata a importanti personaggi e affaristi sauditi e alla loro “beneficenza”, annunciava nel settembre 2014 che sarebbe entrata nel subcontinente indiano, date le crescenti simpatie pro-SIIL e le tendenze fondamentaliste islamiche insediatesi in Bangladesh da allora, e l’India potrebbe cercare d’ingraziarsi uno dei principali sponsor mondiali del terrorismo internazionale per avere la garanzia che Riyadh faccia tutto il possibile per evitare che queste sue organizzazioni la colpiscano.

La scelta:
Russia e Cina non impongono condizioni ai loro partner o lasciano che le decisioni sovrane d’impegnarsi in relazioni geopolitiche diversificate sminuiscano i legami bilaterali, anche se lo stesso non si può dire per Stati Uniti e Arabia Saudita. Mentre è del tutto possibile per India e Pakistan impegnarsi pragmaticamente e contemporaneamente con vari attori internazionali, Stati Uniti ed Arabia Saudita, così come fecero storicamente con altri prima (in particolare nei casi di Ucraina e Yemen), costringeranno i due Stati dell’Asia meridionale a un falso “aut-aut” traducendosi in risultati a somma zero per i partner respinti. L’India probabilmente sfrutterà il divario della nuova guerra fredda in modo tale che il rapporto degli attori civili, sociali e affaristici con la Russia rimanga intatto, ma il coordinamento geopolitico tra i vertici di Nuova Delhi e Mosca indubbiamente ne soffrirà. Inoltre, se l’India riuscisse ad uscirsene dal suddetto scenario ottimistico mantenendo legami non governativi positivi con la Russia sotto una pesante pressione statunitense, lo sarebbe meramente a causa dell’affinità storica tra le due parti, non replicabile relativo allo spettro completo dei rapporti indo-cinesi. Ciò sarebbe ovviamente influenzato negativamente e l’attuale guerra fredda in corso tra New Delhi e Pechino sulla Grande Regione Oceano Indiano-Asia del Sud potrebbe accelerare e raggiungere livelli possibilmente ostili, soprattutto nel caso in cui l’“accordo di supporto” comporti una presenza militare statunitense (anche se temporanea) ai confini della Cina continentale. L’Arabia Saudita non è in grado di costringere l’India a fare una scelta, ma già cerca di farlo con il Pakistan, alleato da decenni e in cui è radicata l’influenza sul potere istituzionale che coltiva da tempo. Proprio come gli Stati Uniti cercheranno di spingere l’India a scegliere tra essi e la Russia, l’Arabia Saudita cercherà di fare qualcosa di simile costringendo il Pakistan a scegliere tra essa e la Cina. Vi sono alcune ipotesi fondamentali sugli obiettivi per cui tali attori fanno pressione, vale a dire gli statunitensi credono che gli indiani procederanno lungo un definita rotta geopolitica anti-cinese, mentre i sauditi ritengono che i legami pakistano-russi dipendono dalla convergenza verso le infrastrutture dell’One Belt One Road cinese nell’Asia centrale e meridionale. Di conseguenza, gli Stati Uniti non vedono la necessità di affrontare in modo esplicito la grande strategia dell’India verso la Cina, perché è già allineata in sostanza con gli interessi di Washington, mentre l’Arabia Saudita sa di conseguenza che la scelta del Pakistan verso Riyadh o Pechino determinerà l’azione finale verso Mosca.chinese-energyLa guerra fredda sino-saudita
Asia del sud:
Tangenzialmente al tema del cambiamento delle relazioni dell’Arabia Saudita verso India e Pakistan, va apertamente sottolineato che i legami nell’Asia meridionale dei sauditi si basano sui calcoli di Riyadh verso la Cina. Estrapolando dalla grande revisione strategica dell’Asia del Sud e del Corno d’Africa, c’è la guerra fredda tra Arabia Saudita e Cina in questo momento che sembra destinata a trasformarsi in serio fattore geopolitico in futuro. Per chiarire cosa s’intende con questo, è più facile iniziare dalla regione attualmente al centro della scena. Arabia Saudita e Cina sono in competizione sull’influenza in Pakistan e la fedeltà delle d’élite più influenti, militari e politiche, come già descritto. Spostandosi verso il Bangladesh, la Cina ha lavorato duramente per farne uno dei principali partner strategici negli ultimi due decenni, ma l’attuale agitazione politica centrata sul Partito nazionalista del Bangladesh pro-saudita, potrebbe invertire tutto questo se l’opposizione riuscisse a sfruttare gli eventi prendendo il potere. L’ultima area di concorrenza tra i due Paesi sono le Maldive, appena uscite da un periodo molto teso di guerra ibrida che l’autore ha analizzato al momento, ed ora sono più vicine all’Arabia Saudita che alla Cina. Ad esempio, anche se occupano una posizione cruciale lungo la rotta marittima dell’OBOR della Cina, le Maldive sono ormai parte della coalizione “antiterrorismo” dei sauditi e le due parti hanno deciso di aumentare i “legami religiosi”, tipicamente un’espressione che denota il proselitismo istituzionalizzato del violento wahhabismo saudita.

Corno d’Africa:
Qui la Cina collabora strettamente con l’Etiopia, l’economia in più rapida crescita al mondo e che dovrebbe presto divenire il leader continentale. Al centro della visione dell’OBOR c’è la convinzione che la Cina acquisisca l’accesso a nuovi mercati e sbocchi per gli investimenti sostenendone crescita e stabilità interna. L’Etiopia occupa un ruolo importante in questa strategia ed è essenziale che la Cina ne sfrutti il potenziale, spiegando perché la costruzione della ferrovia Etiopia-Gibuti si completerà molto presto. Completando questo imperativo geo-economico, appare anche la prima base militare all’estero a Gibuti, consentendole di esercitare una doppia influenza sulle rotte marittime di Bab-al-Mandeb e sul cuore etiope del Corno d’Africa. Parallelamente a ciò, i sauditi e il blocco militare del GCC che sovrintendono si muovono in questa regione apparentemente con il pretesto del supporto logistico per la guerra in Yemen. Un rapporto delle Nazioni Unite dell’ottobre 2015 documentava come “l’Eritrea abbia forgiato una nuova relazione strategica militare con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti permettendo alla coalizione saudita di usare suolo, spazio aereo e acque territoriali per la campagna anti-huthi nello Yemen“, e come “soldati eritrei fossero integrati nel contingente delle forze degli Emirati Arabi Uniti che combattono su suolo yemenita”. L’autore ha accuratamente analizzato cosa significhi tale sviluppo sull’equilibrio militare tra Eritrea e il rivale etiope, concludendo che il CCG potrebbe utilizzare il territorio del nuovo alleato come trampolino di lancio per un’influenza asimmetrica sull’Etiopia. Inoltre, il Qatar ha già truppe in Eritrea e Gibuti nel quadro del meccanismo di mediazione dei conflitti delle Nazioni Unite, mentre l’Arabia Saudita è in procinto di aprire una base, con supposta coincidenza con quella della Cina. Un altro sviluppo chiave da considerare è come gli Emirati Arabi Uniti siano presumibilmente interessati a una struttura militare sul Golfo di Aden, nella regione del Somaliland. Complessivamente, è evidente che un modello riconoscibile emerge, il GCC accerchia costantemente l’alleato etiope della Cina, ed inteso che ciò avvenga o meno, è molto probabile che un dilemma sulla sicurezza tra le due parti scoppi mentre puntellano l’influenza lungo il Mar Rosso e l’entroterra del Corno d’Africa. L’Etiopia è parte integrante della visione globale della Cina e ha un ruolo insostituibile essendo geograficamente un conveniente intermediario per le imprese cinesi in Africa, usandone la posizione vantaggiosa per facilitare l’interazione con i mercati europei ed asiatici attraverso l’accesso marittimo che acquisiranno con la ferroviaria Etiopia-Gibuti. Al contrario, gli Stati Uniti riconoscono tale enorme importanza ed è probabile che inviteranno gli alleati del CCG a fare pressione contro gli interessi cinesi per sovvertire i vantaggi geo-economici di Pechino. Questo potrebbe assumere la forma di Qatar ed Eritrea collegati al gruppo terroristico al-Shabab, utilizzando l’organizzazione militante quale leva per avere un’influenza destabilizzante contro l’Etiopia, in particolare orientando la parte nord-occidentale della regione somala di quest’ultima attraverso cui la ferroviaria Etiopia-Gibuti dovrebbe passare. Inoltre, anche se il GCC fornisce solo un supporto strategico al nuovo alleato del Mar Rosso (o illegalmente eludendo le sanzioni del Consiglio di sicurezza sil trasporto di armamenti), allora potrebbe lanciare una corsa per procura agli armamenti con la Cina, che sarebbe costretta ad incrementare le capacità dell’Etiopia per compensare l’imprevisto squilibrio militare dell’alleato verso l’Eritrea. E’ rilevante ricordare che l’Etiopia realmente immagina di giocare un ruolo importante nella rete infrastrutturale dell’OBOR, e che l’apertura della Cina della sua prima base militare estera a Gibuti è parzialmente dovuta alla sicurezza strategica del partner e alla supervisione del terminale della ferrovia Etiopia-Gibuti. Allo stesso modo, solo questo da agli Stati Uniti una motivazione ancora più grande nel cercare di compensare i piani del rivale, laddove il ruolo del GCC a guida saudita e relativo dispiegamento militare nel Corno d’Africa entrano in gioco. In relazione a ciò, non è un caso che Gibuti e Somalia aderiscano alla coalizione “antiterrorismo” dei sauditi, e mentre è dubbio che Gibuti faccia di tutto per distruggere l’enorme vantaggio che si aspetta di trarre dalla cooperazione con la Cina, lo stesso non si può dire per Mogadiscio nel raccordarsi con il blocco. La Somalia potrebbe non opporsi a che il suo territorio sia utilizzato per la destabilizzazione asimmetrica dell’Etiopia, soprattutto se si considera che gli alleati del GCC e l’estremista Stato della Turchia aprono basi nella capitale locale.Djibouti-Addis_Ababa-railroad-map-lgIndia e Pakistan nel processo geopolitico della nuova guerra fredda
La ricerca ha sostenuto fino a questo punto che gli Stati dell’Asia meridionale dell’India e del Pakistan si muovono in direzioni geopolitiche contrapposte, con Nuova Delhi e Islamabad che “scambiano” i tradizionali alleati russi e sauditi tra calcoli divergenti sull’atteggiamento verso la Cina. Il Pakistan è favorevole alla Cina e intensifica quindi le relazioni con la Russia in conformità alle motivazioni multipolari che ne guidano le relazioni verso Pechino, mentre l’India si oppone alla Cina e fa lo stesso con l’Arabia Saudita per animosità nei confronti di Islamabad e Pechino. E’ quest’ultimo aspetto della collaborazione emergente dell’India con l’Arabia Saudita ivolto contro la Cina che va ancora elaborato, quindi la prossima sezione descrive i principi geopolitici che guidano tale mossa e viceversa, catapultandone il significato multipolare globale del Pakistan su livelli ancora più alti di quanto siano mai stati prima.

Entra l’India:
Così com’è, l’India è pronta a svolgere un ruolo decisivo nell’emergente guerra fredda saudita-cinese e la visita di Modi nel Regno saudita va vista in questo contesto. Ricordando l’analisi precedente sulla rivalità tra Riyadh e Pechino dal Mar Rosso al Bengala, è ovvio in che modo l’inserimento dell’India in tale tesa equazione geopolitica possa cambiare a favore del mondo unipolare. Infatti, mentre l’India è sempre più dinamica nel proiettare i propri interessi marittimi, la complementarità strategica anti-cinese con l’Arabia Saudita (soprattutto sovrapponendosi nelle Maldive) alla fine metterebbe a repentaglio la libertà di navigazione da cui la Cina dipende nel proiettare la componente marittima dell’OBOR quale realtà realizzabile. Anche se non è previsto che la “coalizione” saudita-indiana possa mai chiudere queste rotte del tutto, dal punto di vista cinese tale partnership strategica potrebbe certamente rappresentare un avversario temibile in quanto relativo alla proverbiale “linea di fuoco” sui campi di battaglia di Bangladesh e Maldive. Qualora sauditi e indiani riuscissero a espellere questi due Paesi dall’orbita pragmatica della Cina, al punto che i progetti infrastrutturali pertinenti dell’OBOR ne siano negativamente influenzati, ciò complicherebbe gli sforzi della Cina nel creare affidabili linee di comunicazione marittime, quindi indebolendo l’affidabilità dell’accesso economico marittimo in Europa e Africa orientale. Conseguenza strutturale di tale sviluppo sarebbe una Cina inversamente dipendente dalla parte continentale della strategia della Nuova Via della Seta, che potrebbe quindi essere sproporzionatamente influenzata se Stati Uniti e alleati riuscissero ad innescare una serie di guerre ibride in Asia centrale.

L’alleanza del Rimland:
Mettendo le potenziali alleanze strategiche dell’India con Stati Uniti e/o Arabia Saudita nella prospettiva globale, Nuova Delhi essenzialmente sigillerebbe la maggior parte del Rimland eurasiatico quale parte integrante della nascente alleanza supercontinentale di Washington contro Russia e Cina. In questo momento, gli Stati Uniti cercano di costruire una coalizione “Miezymorze” di Stati anti-russi in Europa orientale che si colleghi con la Turchia di Erdogan e sia prossimo al lavoro strategico del CCG a guida saudita. Dall’altra parte dell’Eurasia, gli Stati Uniti si propongono di portare Giappone e Corea del Sud nel meccanismo di coordinamento militare apparentemente diretto contro la “Corea del Nord”, ma ovviamente dalla doppia funzione non dichiarata anticinese. Ampliando il ruolo del Giappone, lo Stato insulare diverrebbe per gli Stati Uniti il principale partner “eterodiretto” per riunire i teatri nord-est e sud-est asiatici in un grande ‘fronte di contenimento’ anti-cinese basato sui Paesi membri del TPP, dell’ASEAN e delle Filippine, ampliando la coalizione strategica del blocco economico guidato dagli Stati Uniti. Tra questi blocchi eurasiatico occidentale, mediorientale e orientale si piazza l’India che potrebbe forse giocare il ruolo fondamentale colmando il vuoto geografico tra gli alleati degli Stati Uniti GCC e Giappone-ASEAN. Tutto sommato, l’India è parte integrante della persistente alleanza del Rimland, motivo per cui è così aggressivamente corteggiata dagli Stati Uniti.

Il perno del Pakistan:
La possibilità che l’India possa unirsi strategicamente alle forze del mondo unipolare schierandosi con Stati Uniti e/o Arabia Saudita (entrambi raggiungerebbero i medesimi fini strutturali nei confronti dell’alleanza del Rimland) non sfugge a Russia e Cina che corrispondentemente reagiscono consolidando i rapporti con il Pakistan per pura necessità geopolitica. L’Iran è anche importante per entrambe le ancore eurasiatiche multipolari, ma a differenza del Pakistan, l’ex-Persia è circondata strategicamente dai sauditi e dalla loro settaria coalizione “antiterrorismo” che potrebbe prevedibilmente essere usata contro di essa, come misura non convenzionale di “contenimento”. Anche se esiste ancora una moltitudine di opportunità multipolari vantaggiose per l’Iran a cui Russia e Cina possono realisticamente attingere, resta lo scomodo fatto geostrategico che il Paese è una potenza continentale e che la maggior parte del suo potenziale marittimo (fatta eccezione per il porto indiano a Chabahar) dipende dalla Stretto di Hormuz e di conseguenza è soggetta a potenziale ostruzione da GCC e Stati Uniti similmente (anche se meno intensamente) allo Stretto di Malacca. Per non sbagliarsi, l’autore non respinge l’importanza dell’Iran per l’ordine mondiale multipolare emergente, il Paese ha un notevole peso strategico, ma ciò va temperato con una valutazione realistica dei limiti geografici. Il Pakistan, d’altra parte, è l’ultimo Stato-perno eurasiatico nella visione dell’OBOR della Cina, dato che esso solo può “connettere” i diversi blocchi economici che lo circondano collegando direttamente gli interessi di Russia e Cina. E’ vero che gli interessi economici continentali di Mosca e Pechino si intersecano anche con quelli di Teheran, ma quelli dello Stato orientale devono prima transitare per l’Asia centrale, per arrivare. Contando la possibilità molto reale che gli Stati Uniti cerchino d’inscenare una qualche guerra ibrida per interromperla nel prossimo futuro, forse innescata dall’inevitabile passaggio di Islam Karimov, il “Gheddafi uzbeko” che è riuscito miracolosamente ad unificare i vari clan del Paese, potendo proiettate la destabilizzazione dell’Asia centrale per ostacolare i piani della Cina per collegarsi economicamente direttamente con l’Iran. D’altra parte, il Pakistan, essendo un medesimo obiettivo, è assai meglio abituato a trattare con tali minacce grazie all’esperienza agguerrita del periodo post-11/9 e inoltre i progetti infrastrutturali russo-cino-pakistani attraverserebbero un Paese relativamente stabile e assai meno minacciato del Kazakhstan.7894Il Piano per spezzare il contenimento:
Gli assi militari-strategici congiunti Russia-Kazakistan e Cina-Pakistan che si uniscono sul porto Dzungarian sono abbastanza forti per creare un corridoio di sviluppo affidabile in Eurasia irrompendo tra l’Alleanza del Rimland dalla fondamentale porzione pakistana. Il Pakistan è assolutamente essenziale per Russia e Cina per avere accesso all’Oceano Indiano non unipolarmente influenzato, divenendo tanto più importante in quanto gli Stati Uniti stringono progressivamente il cappio del “contenimento” intorno alle rispettive periferie eurasiatiche occidentale ed orientale. La potenziale integrazione dell’India nell’alleanza del Rimland tramite la cooperazione con l’asse strategico USA-Arabia Saudita aumenta solo l’importanza del perno pakistano di Mosca e la pianificazione a lungo termine di Pechino, e il flirt di Nuova Delhi con il blocco unipolare inconsapevolmente accelera il compimento del medesimo corridoio di sviluppo che idealmente si desidera demolire. Può quindi essere osservato che la reazione permalosa dell’India al corridoio economico tra Cina e Pakistan e le successive puntate sull’asse strategico USA-Arabia Saudita possono realmente innescare un massiccio dilemma sulla sicurezza, se non l’hanno già fatto, con Brasile e Sud Africa che già affrontano le pressioni dagli Stati Uniti con il “colpo di Stato costituzionale”, la “defezione” dell’India presso le forze unipolari certamente significherebbe la fine dei BRICS e la sua riduzione al nucleo russo-cinese originale.

Conclusioni
La nuova guerra fredda, anche se ancora all’inizio, è già colma di incredibili giravolte, con la riunificazione della Crimea alla Russia o con l’intervento antiterrorismo in Siria della Russia. Sul fronte negativo, tuttavia, gli USA affermano una pesante influenza senza precedenti sulla maggior parte dell’Ucraina, mettendola contro la Russia, oltre a fare passi decisi nel “braccare” gli Stati strategici con le disposizioni restrittive del TPP per allontanarli dalla Cina. Con la guerra per procura globale in corso tra mondo unipolare e mondo multipolare, le due parti lottano per minare l’altra, e allo stesso tempo competono per la lealtà degli “Stati” neutrali ai margini. E’ in quest’ultima dinamica che l’India potrebbe svolgere un ruolo decisivo, in quanto impegnata con la multipolarità istituzionale ed economica (BRICS), deve ancora impegnarsi pienamente ad abbracciare gli aspetti geopolitici di questa responsabilità. Nel tentativo di stare ai margini il più a lungo possibile, ma facendo assai pubblicizzati passi geopolitici verso il mondo unipolare, l’India suscita presso gli alleati eurasiatici l’ansia che non sia completamente sincera nei dichiarati impegni multipolari, potendo “capovolgersi” verso gli Stati Uniti secondo il paradigma del cambio seguito dalla Cina negli anni ’70. Avvicinandosi all’asse strategico USA-Arabia Saudita, nel momento preciso in cui i due membri principali conducono azioni per procura contro Russia e Cina nel contesto della nuova guerra fredda, l’attività dell’India ispira sospetti fondati presso coloro che sostiene essere i suoi partner multipolari e legittima pienamente le loro nuove relazioni strategiche con il Pakistan. Il rimpianto che l’autore prevede, se l’attuale rotta geopolitica di Nuova Delhi continua a procedere a ritmo sostenuto, è l’India che potrebbe decidere di mutare gioco volgendo le spalle al mondo multipolare schierandosi con Stati Uniti e Arabia Saudita per grettezza mentale verso Pakistan e Cina, facendo tragicamente crollare le decennali relazioni con la Russia.Screen-Shot-2015-06-05-at-13.21.49Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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