La Battaglia di Aleppo: un’analisi dettagliata

Pjotr Skorobogatij Expert, 11.02.2016 – South Front

L’operazione della coalizione russo-siriana ha cambiato notevolmente il teatro delle operazioni e ha causato ogni sorta di conseguenze geopolitiche. In una settimana, il corridoio strategico a nord di Aleppo, utilizzato per rifornire i terroristi dalla Turchia, è stato chiuso. Il successo prevedibile ha fatto fallire il primo round dei negoziati di Ginevra, e la Turchia ha iniziato a prendere seriamente in considerazione un’operazione di terra in Siria. Gli espansionisti di Washington ne sono colpiti assieme alla loro coalizione. I media occidentali hanno diffuso altra propaganda sulle decine di migliaia di civili siriani in fuga dalle bombe russe. La situazione cambia di giorno in giorno, ma la Russia continua ad avere l’iniziativa strategica che impedisce alle potenze arabe e occidentali di reagire.siriyaAppendicite curata
L’Esercito arabo siriano (EAS) non ha ancora forze sufficienti per l’offensiva su larga scala su tutti i fronti, l’Aeronautica russa ha anche i suoi limiti. Pertanto truppe e milizie siriane operano in difesa in alcuni settori e in attacco in altri (province di Lataqia e Dara). Gli intensi preparativi per l’operazione di Aleppo sono durati diverse settimane concentrando formazioni di fanteria e meccanizzate, tra cui lanciarazzi multipli pesanti e carri armati T-90 con equipaggi ben addestrati. Ma la direttrice dell’attacco rimaneva sconosciuta, preoccupando gli estremisti. C’erano molte opzioni disponibili. Con il senno del poi, possiamo trarre la conclusione che lo Stato Maggiore Generale continuasse ad adottare lo stesso concetto operativo: il compito principale della prima fase dell’operazione è chiudere il confine con Turchia e Giordania, da cui arrivano armi e volontari ai jihadisti. Damasco ha colpito la provincia del nord-ovest di Aleppo, puntando all’enclave sciita delle città di Nubul e Zahra circondate da quattro anni. Questa operazione ha mostrato la nuova tattica dell’EAS: le posizioni fortificate vengono bypassate ed invece le punte blindate vengono lanciate sui punti deboli individuati dall’artiglieria pesante e dai bombardamenti aerei. Poi la posizione difensiva viene attaccata dal tergo. Così in pochi giorni decine di città sono state liberate, e il “cuneo” dell’EAS si rafforza ai contrattacchi. L’offensiva di Damasco è sostenuta dai curdi di Ifrin, capitale della provincia curda omonima. A giudicare da coordinamento e sostegno attivo ai curdi della VKS russa, questa coalizione non è un caso, e l’intera operazione è sotto il controllo effettivo degli ufficiali dello Stato Maggiore russo. Le forze curde hanno preso il controllo di diverse città e, nonostante i difficili rapporti con l’EAS, organizzato pattuglie e posti di blocco comuni. Qui è opportuno solo integrare i soldati che hanno pianificato le operazioni in Siria negli ultimi sei mesi. Il loro lavoro è invisibile agli osservatori esterni, ma hanno un’influenza decisiva sul successo delle battaglie e il numero di vittime. Si tratta di questioni come assicurare la cooperazione tra le diverse parti della coalizione siriana (libanesi, iracheni, iraniani, siriani, milizie curde e naturalmente EAS), tra sciiti e sunniti delle varie nazionalità, tra formazioni dai diversi gradi di addestramento, equipaggiamento ed esperienza. Per non parlare di logistica, rifornimenti e trasporto. L’alto livello di professionalità mostrata dai consiglieri militari russi è evidente. Le formazioni di EAS, milizie e forze curde continuano ad allargare il corridoio da nord e sud, anche se la velocità dell’avanzata è rallentata per fortificare il terreno già liberato. Le forze jihadiste ad Aleppo affrontano il pericolo dell’accerchiamento. E’ evidente che le forze della coalizione avanzano a nord, verso la frontiera con la Turchia. Qui gli islamisti fortificano in fretta le posizioni rivolte a sud e ricevono rinforzi dalla Siria. L’obiettivo finale è prendere il controllo del confine. Sarà un grande evento geopolitico, che naturalmente causa notevole nervosismo ad Ankara e tra i suoi alleati.s2L’ancora di salvezza dei terroristi
Cosa significa quel corridoio verde per le forze anti-siriane? Prima di tutto, è il corridoio per inviare armi e carne da cannone, provenienti in grandi quantità. Sì, la provincia di Idlib condivide un confine più a lungo con la Turchia, quindi è troppo presto per parlare di sacca, ma è anche una questione di comodità di accesso, e il corridoio verde dispone di autostrade, valichi di frontiera, rotte del contrabbando ben consolidate, e Aleppo stessa, in parte persa da Damasco, è un importante nodo logistico per i flussi di uomini e mezzi ai terroristi. Idlib ha un confine assai meno conveniente, in quanto il terreno montagnoso impedisce il trasporto di grandi quantità di rifornimenti. Ma c’è anche un’altra importante via logistica che appare in appendice, il commercio tra i jihadisti e lo Stato islamico. L’accordo con la partecipazione di Ankara precisa che le s’invia il carburante dalle province settentrionali siriane, ricevendo cibo in cambio. Questo ne fa l’ancora di salvezza per entrambi, dato che lo SIIL controlla i principali giacimenti di petrolio nel deserto, e i gruppi filo-turchi occupano terreni agricoli, senza petrolio e raffinerie. La Turchia usa naturalmente lo scambio per affrontare le carenze di carburante e cibo in queste parti della Siria occupate dai terroristi. I giornalisti ad Idlib e nelle parti di Aleppo controllate dai jihadisti indicano una situazione umanitaria difficile. Stabilimenti alimentari, trasporti, servizi chiudono per mancanza di carburante per i generatori diesel. Non c’è luce o energia elettrica. Naturalmente, non indicano che gli autoveicoli dei jihadisti circolano allegramente. Il rapido peggioramento delle condizioni sociali nelle province occupate dai terroristi, in combinazione con l’offensiva dell’EAS, ha causato alcune manifestazioni di crisi umanitaria. Vi sono segnali di panico, soprattutto tra i terroristi che hanno sfruttato la Siria da tempo, arricchendosi con il contrabbando e che hanno anche creato famiglie, con l’obiettivo ultimo di utilizzare i fondi accumulati per passare poi in luoghi più prosperi come Turchia o Europa. Fuggono verso la frontiera con la Turchia e si concentrano nei campi specializzati. Ankara afferma che ci sono 50mila rifugiati e chiede che il mondo presti attenzione alla crisi apparentemente causata dalle bombe russe. I valichi di frontiera sono chiusi, le persone continuano ad arrivare e l'”apocalisse umanitaria” riceve ampia copertura dei media occidentali. Questo piano probabilmente sarà usato da Ankara e occidente per fare pressione sulla coalizione Russia-Siria, e potrebbe servire come pretesto per l’invasione via terra.

La Turchia si prepara alla guerra
Il 4 febbraio il MoD Russo riferiva che Ankara aveva avviato un’inaudita “attività militare imprevista“. La Turchia ha rifiutato di permettere un volo d’osservazione russa sul suo territorio in conformità al trattato Open Skies. Un aereo russo doveva sorvolare le regioni di confine turche e le basi aeree della NATO. Questo incidente, che molti media non hanno segnalato, avrebbe fermato l’operazione di terra turca. Gli specialisti russi hanno proposto una rotta chiarendo che lo Stato Maggiore russo sa molto bene cos’è in preparazione, e che la sua reazione sarà estremamente dura. Più tardi, il rappresentante ufficiale del MoD, Maggior-Generale Igor Konashenkov, ha detto che, beh, la Siria ha fornito foto che mostrano obici semoventi turchi al confine: “Ogni giorno ci sono sempre più segnali dei preparativi per invadere la Siria. Riteniamo che le azioni turche siano sforzi pericolosi e criminali per nascondere le attività militari al confine con la Siria“. Ankara vede prioritario creare una zona cuscinetto sul confine meridionale, ma la questione è se tale zona sarà in territorio turco o siriano. Una volta che la speranza di rovesciare Assad s’è dissipata all’arrivo della Russia, Ankara ha dovuto istituire distaccamenti al confine per evitare che i terroristi, sottraendosi agli attacchi aerei russi, entrino in Turchia. La zona cuscinetto è destinata anche a tenere a bada l’offensiva curda e ad impedirgli di collegare le due grandi enclavi curde in Siria, a nord-ovest e nord-est. Infine, è necessaria un’ipotetica zona d’influenza per assicurarsi che i terroristi continuino ad essere riforniti e per continuare a commerciare con lo SIIL. L’avvertimento russo ha fermato l’avanzata turca, ma non ha risolto il problema generale: con ogni nuova città liberata nel “saliente” a nord di Aleppo, Ankara ha sempre meno tempo per intervenire in Siria. E’ una cosa prendere territorio ai terroristi, e qualcos’altro combattere l’EAS o i curdi ora attivamente sostenuti dagli Stati Uniti. Il bivio decisionale è questo: la Turchia o è pronta ad agire unilateralmente con il tacito supporto occidentale, o si coordinerà con la coalizione filo-USA. La prima opzione potrebbe seguire il precedente del Libano: Israele invase il Libano meridionale molte volte per combattere Hezbollah senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite e nonostante le condanne dei Paesi limitrofi. Tel Aviv operò con rapidità e decisione, creando una zona di non volo, inviando truppe e attaccando l’avversario con operazioni speciali di incursioni e bombardamenti di artiglieria mirati. Il risultato fu sempre discutibile, ma Israele non subì conseguenze fatali. Ankara potrebbe usare la crisi umanitaria artificiale al confine come pretesto per un’operazione simile, già spiegata, se necessario, per garantire la stabilità dell’UE. Erdogan continua a ricattare sapientemente gli infantili eurocrati: “Possiamo aprire le porte verso Grecia e Bulgaria e portarvi i profughi sugli autobus. Se ci date 3 miliardi di euro per due anni, non vi sarà alcuna ulteriore discussione. La Grecia ha ricevuto 400 milioni durante la crisi. Dovremmo utilizzare questo denaro per creare una zona di sicurezza in Siria per risolvere tutti i problemi dei rifugiati“. L’UE, per inciso, potrebbe decidere di salvarsi da ulteriori problemi e chiudere gli occhi sulle operazioni militari della Turchia, così come ha ignorato il massacro nelle province curde della Turchia. Merkel ha chiarito che è disposta a giocare a tale gioco: “Siamo non solo stupiti ma sconvolti negli ultimi giorni dalla sofferenza di decine di migliaia di persone a causa dei bombardamenti anche russi“, e gli altri Paesi della NATO sono “scioccati” dagli attacchi aerei russi, e il segretario generale della NATO Stoltenberg ha detto che la nostra operazione in Siria impedisce la risoluzione pacifica del conflitto e aumenta le tensioni nella regione. Il MoD russo ha risposto: “Vorremmo ricordare a Stoltenberg che non sono gli attacchi aerei russi che hanno causato la crisi in Siria, ma le azioni insensate della NATO che hanno precipitato il Medio Oriente nel caos. Inoltre, prima che gli aerei russi arrivassero in Siria, la NATO fece finta per tre anni di distruggere il terrorismo internazionale. Per tutto il tempo, nessuno in occidente e in particolare a Bruxelles ha così tanto parlato di negoziato sulla Siria. Stavano solo calcolando quando il Paese sarebbe finalmente crollato, come la Libia dove i Paesi della NATO si erano impegnati a creare la “democrazia” occidentale. Se qualcuno in questo momento in Siria è preoccupato dagli aerei russi, sono i terroristi. Vorremmo chiedere a Stoltenberg perché certi Paesi della NATO sono preoccupati dagli aerei russi in Siria“. Va ricordato che l’intervento della Turchia non significa affatto lo scontro diretto tra Russia e Turchia. Probabilmente sarà limitata a un’altra guerra ibrida, ed è del tutto possibile che le truppe siriane indurite da quattro anni di guerra possano affrontare da sole i soldati turchi. “Ogni intervento militare senza l’approvazione del governo siriano va considerato un’aggressione. Gli invasori saranno rispediti a casa nelle bare“, è la risposta diretta di Damasco. C’è anche un’altra possibilità, e cioè che la Turchia non solo tenti di creare una zona cuscinetto, ma di sfondare verso Aleppo o Raqqa. Ma ciò è possibile solo se agisce nell’ambito di una coalizione.

I problemi della coalizione
La maggior parte dei tentativi di discutere un’ipotetica guerra tra Russia e Turchia non valutano realisticamente tutti gli attori del conflitto siriano. Ankara è descritta come un manicomio pronto al suicidio in qualsiasi momento. Il ruolo degli Stati Uniti, che chiaramente hanno perso l’iniziativa nella regione, tende ad essere sminuito e in generale le politiche di Obama sono trattate con disprezzo. Sottovalutare la potenza più forte del mondo potrebbe essere costoso, ma per fortuna sono soprattutto dei cittadini a farlo, non gli specialisti. Certo, Washington è stata colta di sorpresa dalla manovra russa in Siria e ha perso le sue teste di ponte tattiche in Siria. Ma è ancora dominante in Iraq, dove sembra disposta ad avviare una grande operazione contro lo SIIL per muoversi verso Raqqa. L’inizio delle operazioni è indicativamente prevista per la primavera 2016. La sua fattibilità è discutibile. Non è chiaro chi combatterà: l’Esercito iracheno che di solito subisce sconfitte, le ipotetiche forze degli Stati Uniti, il cui schieramento dovrebbe superare le prove pre-elettorali, o i mercenari sauditi che bruciano dal desiderio di attaccare gli iraniani sul fronte siriano, ma che ancora contare le proprie perdite nello Yemen. Quindi, ecco la “fresca” e relativamente potente macchina militare turca che qui potrebbe rivelarsi necessaria. A dire il vero, gli Stati Uniti hanno complicato i rapporti con Ankara sostenendo i curdi. Il 7 febbraio, Erdogan ha praticamente dato a Washington un ultimatum, chiedendo di scegliere alleato, indignato dalla visita del rappresentante presidenziale statunitense Brett McGurk ad Ayn al-ARab, dove ha incontrato le milizie curde: “Come possiamo fidarci? Chi è il vostro partner? Io o questi terroristi di Kobane“, ha detto il primo ministro della Turchia Davutoglu mostrando al vicepresidente degli Stati Uniti Biden la mappa del confine contrassegnata dai luoghi utilizzati dai curdi siriani per inviare armi ai curdi turchi. Ankara trova qualsiasi cooperazione di Washington con i curdi inaccettabile, ne è il principale ostacolo. Non è chiaro come Washington risolva tale problema. Da un lato, i curdi sono deboli militarmente rispetto ai turchi, e non importa quante armi gli diano gli Stati Uniti, la fanteria curda troverà difficoltà a combattere grandi battaglie. I curdi non operano al di fuori delle zone in cui abitano, soprattutto senza la garanzia di avere un proprio Stato (che la Casa Bianca non vuole dare). Dall’altra parte, i curdi sono l’unico vero punto d’appoggio di Washington sul suolo siriano, la cui perdita significherebbe lasciare il teatro delle operazioni siriano. La pressione turca costringerebbe i curdi in Iraq e Siria a puntare le armi contro i loro nemici storici turchi, lasciando così lo SIIL sulla coscienza degli Stati Uniti o aderendo alla coalizione russo-siriana. La guerra si complicherebbe, ed è del tutto possibile che gli Stati Uniti ne siano semplicemente espulsi. Il problema è che gli Stati Uniti sono costretti a tenere a freno le ambizioni turche, ma non hanno influenza sufficiente per costringere Erdogan a fare ciò che vogliono. “La crescente ostilità della Turchia verso i combattenti curdi in Siria, gli alleati più efficaci degli USA contro lo SIIL, mina gli sforzi per lanciare operazioni più efficaci contro tale gruppo estremista“, hanno detto dei funzionari degli Stati Uniti al Wall Street Journal. Washington è anche scontenta del fallimento dei colloqui di Ginevra e ne accusa Ankara, implicando che abbia istruito i terroristi che controlla. Ciò non significa che Washington accetta le condizioni di Damasco, ma il processo di pace è un’altra leva d’influenza con cui la Turchia stordisce l’occidente con la sua testardaggine. La creazione di una coalizione filo-USA con la partecipazione di Ankara e la prospettiva di un’operazione terrestre imminente poteva contenere temporaneamente le ambizioni di Erdogan e renderle compatibili con la politica estera degli Stati Uniti, fino al punto di compensarne il costo quale alleato instabile. Tuttavia, in questo momento alcuna delle parti nel conflitto siriano ha la potenza militare sufficiente per risolvere tutto. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che l’iniziativa appartiene a chi ha la fanteria meglio addestrata ed equipaggiata, ed è Damasco.

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I carri armati Vladimir nella battaglia per Aleppo
Ekaterina Zgirovskaja e Pavel Kotljar, Gazeta, 10 febbraio 2016 – RBTH

Il nuovo carro armato russo T-90 ‘Vladimir’ è al suo primo impiego all’estero, partecipando alla battaglia per respingere le forze che si oppongono al leader siriano Bashar al-Assad dalla cruciale città di Aleppo.

image14Il carro armato T-90, tra i nuovi equipaggiamenti entrati in servizio nelle Forze Armate russe, ha il battesimo del fuoco sui campi di battaglia in Siria. I media turchi e iraniani segnalano la presenza dei carri armati russi T-90 Vladimir in Siria, di cui fonti del Ministero della Difesa russo hanno confermato la presenza. Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava un capo locale chiamato Mahmut Hasan dire che “sono stati attaccati da più di 80 carri armati T-72 e T-90“. Le truppe governative riconquistavano le città di Nubul e al-Zahra a nord di Aleppo. Il loro sforzo è controllare la “zona di sicurezza” tra le città di Azaz e Jarabulus sul confine siriano. L’agenzia iraniana Fars nel frattempo riferiva il 2 febbraio che l’Esercito arabo siriano impiega carri armati T-90 nei pressi di Aleppo, dicendo che erano stati dispiegati nei pressi della città di Qan Tuman, a sud di Aleppo, dopo che l’Esercito arabo siriano l’ha ripresa a dicembre. “Sfruttando la superiorità dei carri armati T-90, le truppe governative siriane ed alleate circondavano le importanti città di Qan Tuman e al-Qarasi sulla strada Aleppo-Damasco“, ha detto una fonte militare. Un’offensiva congiunta di Esercito arabo siriano, Forze di difesa nazionale e militari iracheni aveva inizio il 1° febbraio, con la conseguente liberazione dei villaggi di Hardatnin, Duwayr al-Zaytun e Tal Jabin. L’agenzia stampa russa RNS il 5 febbraio citava fonti del Ministero della Difesa russo dire che numerosi carri armati russi T-90A, precedentemente in servizio nelle Forze Armate russe, erano stati consegnati alla Siria verso la fine del 2015. I militari siriani avevano ricevuto l’addestramento necessario nei poligoni russi, secondo l’agenzia, aggiungendo che i carri armati T-90A forniti alla Siria sono utilizzati dall’Esercito arabo siriano nei pressi di Aleppo, sostenendo l’avanzata dei gruppi d’assalto dell’EAS. Il carro armato russo T-90A, entrato in servizio nel 2004, è una versione aggiornata del T-90, noto come Vladimir, costruito negli anni ’90 sulla base del carro armato T-72B; è chiamato Vladimir in onore del capo progettista del carro Vladimir Potkin. Le caratteristiche distintive del T-90A sono il motore, la torretta e i visori termici. Il carro armato ha blindature reattive di terza generazione che garantiscono la protezione contro i proiettili ad alta velocità de-calibrati da 120mm M829A2 e DM43A1 usati dai carri armati M1 Abrams e Leopard-2. Aleksej Ramm, osservatore militare del Corriere Militare-Industriale, ha detto che le caratteristiche del terreno permettono il “pieno impiego di questi carri armati presso Aleppo, Idlib, Hama, Homs, ma i principali sforzi sono ora concentrati su due aree: a nord di Aleppo e a nord di Lataqia“.12366234_1630998357161628_2962020559893527860_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La guerra in Siria terminerà con la sconfitta della NATO”

Guerra in Siria, intervista ad Alessandro Lattanzio
Intervista a cura di Daniele De Quarto, Giano Bifronte

Alessandro, grazie per aver accettato questa intervista per Giano Bifronte che ci aiuterà a fare chiarezza su di un conflitto cruciale per le sorti del Medio Oriente e non solo.12650918Veniamo subito a noi. Ripercorriamo la storia della Siria degli ultimi sei anni. Perché è scoppiata la guerra civile nel 2011 e come si è arrivati al coinvolgimento diretto di attori esterni, su tutti la Russia?
Il coinvolgimento è esterno fin dall’inizio, poiché la rivolta in Siria era stata prevista e pianificata da anni dalle agenzie d’intelligence e dagli enti governativi d’influenza strategica (i think tank) degli USA, spesso con iniziatie finanziate dallo speculatore miliardario statunitense George Soros, patrocinatore delle rivoluzioni colorate in Europa orientale fin dagli anni ’90. Inoltre Francia, Gran Bretagna, Israele, Turchia, Qatar e Arabia Saudita attivarono i loro agenti in Siria, o in medio oriente in generale. Come i comitati di ‘dissidenti’ politici esiliati a Parigi, Londra e Berlino, o come al-Qaida, finanziata dall’Arabia Saudita, o ancora la Fratellanza mussulmana foraggiata da Turchia, Qatar e Regno Unito. Tali forze si coalizzarono, sotto l’ombrello del Dipartimento di Stato e della CIA degli USA, creando la cosiddetta ‘opposizione’ siriane, che non è null’altro che un comitato di referenti delle suddette potenze il cui braccio armato è costituito sostanzialmente dai jihadisti integralisti dei fratelli mussulmani e di al-Qaida. Mosca è intervenuta in Siria, sua alleata storica dal 1956, dopo oltre 4 anni d’ingerenza armata delle potenze della NATO e wahhabite.

Quali sono le coalizioni che si fronteggiano?
In sostanza si tratta del confronto indiretto tra blocco atlantista-islamista (ovvero NATO, USA, Turchia, Arabia Saudita e Stati del Consiglio del Golfo, come Quwayt, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn, e organizzazioni estremiste islamiche come al-Qaida, Stato islamico, ecc.) e la nascente alleanza eurasiatica (Federazione russa, Cina popolare, Iran e i suoi alleati regionali, Iraq, Siria e Libano).

La guerra in Siria ha a che fare con le cosiddette “primavere arabe”?
E’ una delle tante conseguenze della rivolta islamista nel Medio Oriente e in Nord Africa, fatta passare per rivolta ‘dei giovani che vogliono la democrazie’. Nulla di più falso, gli organi della disinformazione strategica, ovvero i mass media occidentali e quelli delle petromonarchie (al-Jazeera e al-Arabiya, ad esempio), hanno deformato i fatti mediorientali, fornendo una veste ‘filo-occidentale, dirittumanitarista e democratica’ a forze che erano in piccola percentuale liberali, ma sostanzialmente integraliste islamiste, addirittura suprematiste e razziste in diversi casi. Inoltre, la propaganda occidentale, ovvero sempre i nostri mass media, ha occultato diversi fatti cruciali, ovvero che le manifestazioni della ‘primavera araba’ furono pianificate e finanziate per anni dalle organizzazioni d’intelligence e d’influenza occidentale, come le ONG, quasi tutte finanziate da enti governativi di USA, Francia, Gran Bretagna, ecc. Inoltre, i mass media occidentali hanno diffuso false notizie, attribuendo ai governi obiettivo del rovesciamento camuffato da ‘rivoluzione colorata’, crimini e atrocità inventate, o addirittura commessi dai ‘giovani rivoluzionari’, ma attribuiti ai governi dei Paesi aggrediti.

Chi sono i cosiddetti “ribelli moderati” siriani? Qual è il loro legame con i servizi segreti occidentali, in particolare con la CIA?
I ribelli, sostanzialmente, sono integralisti armati dalla CIA e dai servizi d’intelligence della NATO e dei Paesi wahhabiti; spesso criminali politici e comuni arruolati nelle prigioni saudite, o mercenari legati alla fratellanza mussulmana e ad al-Qaida, provenienti dai vari angoli dell’Ummah, il mondo mussulmano sunnita. Tali centinaia di migliaia di terroristi e mercenari in cinque anni sono stati arruolati, addestrati, armati e infiltrati in Siria dalle strutture coperte della NATO, note come Stay Behind o Gladio (Gladio-B in Medio oriente). Infatti, diversi ufficiali delle intelligence e delle forze speciali occidentali hanno partecipato alla formazione di tali orde di terroristi, da Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) allo Stato islamico (al-Qaida in Iraq), tra cui anche italiani.12651172Cos’è veramente l’Isis? Com’è nato? Chi è il “califfo” Al-Baghdadi?
Lo Stato islamico non è altro che al-Qaida in Iraq, creato nel 2006 da ex-funzionari iracheni dello stato di Sadam Husayn e da terroristi arrestati e poi arruolati dagli statunitensi che avevano occupato l’Iraq nel 2003. Al-Baghdadi, in qualunque modo si possa considerarlo, è passato attraverso i filtri statunitensi costituiti dai centri di detenzione creati dalle amministrazioni Bush e Obama in Iraq, utilizzati per selezionare coloro che poi sono divenuti i capi e i quadri dello Stato islamico.

Perché Israele (lo ha recentemente dichiarato il ministro della difesa) teme più l’Iran dell’Isis? Perché in questi anni l’Isis non ha mai attaccato Israele, né pare intenzionata a farlo? E perché Israele non ha mai intrapreso azioni militari contro l’Isis?
Lo Stato islamico, come ho detto, è un’operazione delle intelligence della NATO e dei Paesi wahhabiti, quindi degli alleati d’Israele. Perciò Tel Aviv non lo teme. Anche perché tali strutture terroristiche hanno per scopo distruggere i Paesi arabi nazionalisti e socialisti, aderenti all’Asse della Resistenza, gli unici che si siano mai opposti efficacemente alle ingerenze israeliane nella regione. Le altre organizzazioni, sopratutto islamiste (Hamas compresa), non hanno per obiettivo combattere contro il colonialismo sionista, ma distruggere i movimenti panarabi, progressisti o sciiti del Medio oriente, su direttive occidentali e con finanziamenti delle retrive petromonarchie wahhabite che vedono nell’Asse della Resistenza (Iran-Iraq-Siria-Libano) un nemico da distruggere, al contrario di Israele e NATO, con cui sono da sempre alleati.

L’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente si è accresciuta o è diminuita negli ultimi dieci anni? E quella di Russia e Cina?
L’influenza degli USA è crollata in Medio Oriente, per avere sabotato i governi amici (Mubaraq in Egitto, Ben Alì in Tunisia, Salah in Yemen) e aver tradito la fiducia di nuovi possibili partner (Gheddafi in Libia); inoltre il fallimento della primavera araba ha reso diffidenti vecchi alleati, come Israele e Arabia Saudita, e consolidato la diffidenza dei Paesi ostili come Algeria, Iran e Siria. Quindi gli USA si ritrovano con meno alleati nella regione, col rischio di perderli tutti, visto che tra Erdogan e i curdi, Washington al solito segue un doppiagiochismo che non inganna più nessuno. Rispetto a ciò, la posizione coerente e solida della Russia, e pragmatica della Cina, hanno permesso a Mosca e Beijing non solo di rassicurare i loro alleati regionali (Siria, Algeria e Iran), ma di conquistarne altri, traditi dagli USA e dal loro doppiogiochismo dozzinale (Egitto, Iraq, Libano, a cui vanno unendosi Giordania, curdi e perfino Qatar e Bahrayn). Non va trascurato che gli ultimi alleati degli USA si sentono minacciati dallo Stato islamico, di cui sanno originare dai piani statunitensi per frantumare e ridisegnare il ‘Grande Medio Oriente’, vecchi di vent’anni almeno.

Come pensi che finirà la guerra in Siria?
Con la sconfitta della NATO e dei loro alleati regionali, che subiranno un disastroso contraccolpo interno da tale debacle. Soprattutto Turchia e Arabia Saudita, i cui governi sono talmente miopi da non prevedere alcun piano politico-diplomatico con cui affrontare tale scenario futuro. Da qui le continue minacce verbali d’intervenire in Siria, minacce che non spaventano nessuno, non avendo l’Arabia Saudita nulla che possa esser chiamata Forze armate, e non avendo la Turchia un’omogenea visione della situazione strategica regionale tra governo islamista ed esercito ancora kemalista.skghb_0

La Russia ha infiltrato con successo lo SIIL

Fort Russ, 8 febbraio 2016560e9418c36188b34b8b457aSpie ceceni fedeli al Cremlino si sono infiltrate nello Stato islamico in Siria raccogliendo l’ intelligence che l’Aeronautica russa utilizza per scegliere gli obiettivi dei bombardamenti, ha dichiarato il leader della Cecenia alla TV. Ramzan Kadyrov, lo stretto alleato del Presidente Vladimir Putin che ha il serrato controllo della regione a maggioranza musulmana, dal passato di ribellione contro Mosca, ha dichiarato che ceceni si erano addestrati con i combattenti dello Stato Islamico all’inizio della guerra siriana. “Una rete spionistica fu allestita nello Stato Islamico“, citava l’ufficio di Kadyrov sull’intervento sul canale Russia 1, affermando che “i migliori combattenti” della Cecenia furono inviati in Siria per raccogliere informazioni su struttura e numero dei terroristi. “Grazie al loro lavoro di agenti l’Aeronautica russa distrugge le basi dei terroristi in Siria“. Chiestogli dei commenti, Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha rifiutato di confermare la presenza di forze cecene in Siria. L’intervista completa di Kadyrov sull’argomento dovrebbe essere trasmessa il 10 febbraio. Lo Stato islamico in Siria girò un viedo macabro a dicembre; l’omicidio di un uomo indicato come ceceno e spia dell’intelligence russa. Kadyrov, accusato da gruppi sui diritti umani, ha rapidamente smentito che l’uomo fosse una spia. I ceceni che si oppongono al governo russo, induriti da due guerre contro Mosca, sono anche noti jihadisti che combattono al fianco dello Stato islamico in Siria. Mosca teme possano tornare e compiere attentati in Russia, come hanno minacciato.
La Russia ha lanciato gli attacchi aerei in Siria il 30 settembre e ha istituito una base aerea integrando l’impianto navale esistente. Vi ha fanteria e blindati per proteggere i propri interessi ed istruttori e consiglieri militari che collaborano con l’Esercito arabo siriano. I diplomatici occidentali hanno detto che le forze speciali russe sono attive in Siria; le autorità russe non sono aperte su questo. Ma la TV di Stato, in un’anticipazione del programma completo che sarà trasmessa questa settimana, ha detto che era il momento di parlare delle forze che aiutano a coordinare gli attacchi aerei russi in Siria “a costo della propria vita”, mostrando un campo di addestramento in Cecenia che secondo lui era il luogo dove gli agenti attivi in Siria si erano addestrati. Centinaia di uomini armati fino ai denti con veicoli a quattro ruote motrici venivano mostrati in fila, con un uomo ripreso ripetutamente sparare con una pistola mentre guidava, in ciò che sembrava uno corso di addestramento speciale alla guerriglia urbana. Kadyrov, ex-ribelle ceceno divenuto leale al Cremlino, appare anche sparare con un’arma ad alta potenza su un bersaglio. Ha detto che i suoi uomini in Siria avevano subito perdite. Kadyrov ha detto che ad ottobre voleva inviare militari ceceni in Siria per partecipare alle “operazioni speciali”, ma l’avrebbe fatto solo se Putin l’autorizzava.
Le forze russe hanno combattuto due guerre brutali contro i ribelli ceceni; ma la regione, anche se ancora affronta una limitata insurrezione islamista, ha un ampio margine di autonomia nella Russia ed è stata ricostruita. Kadyrov si dichiara uno dei più fedeli sostenitori di Putin.32ABD5BA-D852-418A-976D-941541B977F2_cx0_cy14_cw0_mw1024_s_n_r1

Ceceni fedeli alla Russia l’aiutano in Siria infiltrando SIIL e al-Qaida
Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 8 febbriao 2016

3000La Federazione Russa è multi-etnica e multi-religiosa e chiaramente le forze armate rispecchiano il mosaico religioso della Siria. I cristiani ortodossi nelle forze armate della Federazione Russa sono predominanti, proprio come i musulmani nelle forze armate della Siria, ma entrambi gli eserciti sono multi-religiosi e complessi. Pertanto, data la realtà dei molti taqfiri caucasici che aderiscono allo SIIL (Stato islamico – IS) e ai gruppi terroristici legati al-Qaida in Siria, non sorprende che ceceni fedeli aiutino le Forze Armate della Federazione Russa in vari modi sul campo, in quella nazione. Le élite politiche di Mosca sono pienamente consapevoli che taqfiri ceceni e caucasici vivono liberamente entro le frontiere aperte di Europa, NATO, Turchia e in certe zone della Georgia. Inoltre, con i petrodollari del Golfo che finanziano il salafismo nel Caucaso e in alcune parti della Federazione russa, le reti terroristiche in Iraq e Siria sono una grave minaccia per le zone di tensione etniche e religiose nel Caucaso. In effetti, gli eventi in Francia evidenziano come la penetrazione islamista sia pericolosa, con i diversi attentati collegati alle forze terroristiche settarie in Siria. A differenza del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin che sostiene le forze centrali in Siria, è chiaro che il presidente francese Hollande ha sostenuto le varie forze settarie sunnite contro il governo siriano. Tuttavia, dagli attacchi terroristici concretizzatisi in Francia, Hollande converge in una certa misura nella comprensione della politica della Federazione russa. Questa realtà può essere vista con i crescenti attacchi allo SIIL dell’aviazione della Francia. Pertanto, mentre Francia e Federazione Russa bombardano lo SIIL in Siria, e Mosca bombarda le altre forze terroristiche settarie, come al-Nusra, non a caso si gioca anche la carta cecena e caucasica. Il Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov commenta: “Un’ampia rete spionistica è stata allestita nello Stato islamico“. L’osservazione di Kadyrov, musulmano devoto, non sorprendente perché sa dell’esistenza della ratlines da cui armi sofisticate e jihadisti internazionali vengono infiltrati dalla Turchia della NATO. Inoltre, con le potenze di Golfo e NATO coinvolte nelle varie politiche di destabilizzazione, è nell’interesse di Putin e Kadyrov infiltrare le sinistre reti terroristiche e geopolitiche.
A differenza della Siria, dove la Federazione Russa opera con il pieno consenso del governo della nazione, è chiaro che diverse persone legate alle reti terroristiche anti-russe siano state eliminante nella Turchia della NATO. Questo vale per Rustam Altemirov, Zaurbek Amriev, Gaji Edilsultanov, Islam Janibekov, Berg-Hazh Musaev, Ali Osaev e Kaim Saduev, tutti periti in Turchia. Pertanto, parole e promesse di Kadyrov, alludendo all’infiltrazione dello SIIL, su misure antiterroriste e aiuto alla Federazione russa in Siria hanno senso. Kadyrov riferisce apertamente “Grazie al loro lavoro come agenti, l’Aeronautica russa distrugge con successo le basi terroristiche in Siria“. In un articolo su Modern Tokyo Tomese s’è affermato: “Perché molti islamisti ceceni e caucasici entrano in Siria, data la situazione nella regione caucasica della Federazione Russa? Dopo tutto, il governo del Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov chiaramente sconfigge i ceceni islamisti. Pertanto, il motivo per cui gli islamisti ceceni affollano la Siria è che la “loro jihad” interna vacilla rispetto al passato… Inoltre, il motivo per cui altri islamisti provenienti da varie regioni del Caucaso entrano in Siria è dovuto ai problemi in molte regioni, ad esempio in Daghestan, quindi, quali forze sono la ragione di ciò”? Ovviamente, le potenze di NATO e Golfo utilizzano taqfiri ceceni e altri jihadisti internazionali per animosità verso Federazione Russa e Siria. Infatti, è evidente che, quando sembrava che la Siria stesse per essere invasa, alcuna potenza del Golfo e della NATO chiedesse un cessate il fuoco. Tuttavia, ora che le varie forze settarie taqfirite affrontano la nuova offensiva del governo siriano, improvvisamente le potenze di Golfo e NATO cercano la tregua militare. Allo stesso tempo, le stesse nazioni contrarie a Russia e Siria giocano la carta umanitaria da un punto di vista molto distorto. Pertanto, i lealisti ceceni e le varie reti antiterrorismo russe collaborano per infiltrare le diverse forze terroristiche settarie taqfirite in Siria.Ramzan KadyrovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aeronautica siriana bombarda indiscriminatamente i jihadisti che si combattono a vicenda

Layth Fadil, al-Masdar, 09/02/2016
Tribolazioni per i fan di Giulio Regeni e Angela Merkel.1510806Il cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e i suoi ex-alleati del gruppo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, sono rientrati nell’est del Libano; questa volta scontrandosi nel Jarud Arsal, dove le fazioni dello SIIL hanno occupato diversi punti nelle ultime settimane. L’8 febbraio, di mattina, lo SIIL ha effettuato un potente assalto sulle restanti posizioni di Jabhat al-Nusra nel Jarud Arsal, uccidendo molti terroristi del gruppo islamista, vicino al confine siriano, presso il Jarud Ranqus. Gli scontri si sarebbero rinnovati dopo che le trattative su uno scambio di ostaggi sono fallite. Ciò ha indotto lo SIIL ad effettuare una serie di attacchi contro Jabhat al-Nusra per indebolirne la presenza nel Libano orientale. Anche se tali gruppi jihadisti si combattono a vicenda, la Syrian Arab Air Force (SAAF) s’è incaricata di bombardare indiscriminatamente entrambi i gruppi nel Jarud Qarah e nel Jarud Ranqus sul Jabal al-Qalamun. Oltre a bombardare tali villaggi in Siria, la Syrian Arab Air Force effettuava anche una mezza dozzina di attacchi aerei lungo il confine libanese con la Siria, volando sul Jarud Arsal dove i gruppi jihadisti attualmente si combattono. Recentemente, lo SIIL ha tentato di avanzare su vari fronti nel jabal al-Qalamun; così spingendo la Syrian Arab Air Force ad intensificare gli attacchi aerei su tale catena montuosa tra l’ovest della Siria e l’est del Libano.

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jugoslavia, Siria e migrazione: la Russia è stanca di Stati del Golfo, Stati Uniti e NATO

Murad Makhmudov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 6 fabbraio 2016 11782496L’inettitudine dell’amministrazione Obama non conosce limiti in politica estera. In realtà, segue le passate amministrazioni di questa nazione, quando si tratta di Medio Oriente, Nord Africa e Sud-Est asiatico. Tuttavia, a differenza delle passate amministrazioni che avviarono politiche di destabilizzazione, è chiaro che l’amministrazione Obama fa degli USA una barzelletta, perché anche gli alleati sono confusi. Pertanto, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è intento finalmente a cercare di affrontare la crisi in Siria. Dato questo fatto, la doppia agenda della Federazione Russa si concentra sulla crescente minaccia del terrorismo internazionale e ad impedire un altro Stato fallito creato dalle brutali azioni delle potenze di Golfo e NATO contro il governo della Siria. Naturalmente, vi sono altre aree importanti, ma queste due aree sono di maggiore importanza. In effetti, se si guarda alla crisi dei migranti in Europa e Medio Oriente, appare chiaro che USA e loro alleati ne sono prevalentemente responsabili. In Afghanistan negli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, USA, Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e gli altri Stati del Golfo, hanno supportato e finanziato il terrorismo internazionale. Sono tali nazioni che crearono al-Qaida, i taliban (soprattutto il Pakistan) e vari altri gruppi settari terroristici sunniti.

Ex-Jugoslavia e Kosovo
Dopo l’Afghanistan, Germania e altre nazioni europee chiesero frettolosamente lo smembramento dell’ex-Jugoslavia. Data la terribile eredità del fascismo croato della Seconda Guerra Mondiale e delle unità SS di bosniaci musulmani che massacrarono i serbi ortodossi, per non parlare delle convulsioni dell’impero ottomano e della brutalità austriaca, appare chiaro che la Jugoslavia aveva bisogno di aiuto e sostegno nel risolvere la crisi. Tuttavia, successe il contrario e USA, Iran, Turchia e molte nazioni musulmane si schierarono con al-Qaida e le altre forze terroristiche islamiste seguendo i sogni della Fratellanza musulmana di Alija Izetbegovic in Bosnia. Il risultato della rapida destabilizzare della Jugoslavia furono i massacri in Bosnia e Croazia (Krajina serba). Allo stesso modo, le trame estere, tra cui l’asse delle élite politiche di Ankara, Teheran, Washington e molti altri, permisero ad al-Qaida e altri jihadisti internazionali di entrare in Bosnia. Inoltre, restano le immagini che mostrano chiaramente le Nazioni Unite (ONU) aiutare i terroristi coi loro mezzi in Bosnia. Inoltre, l’embargo militare fu manipolato da USA, Iran, Turchia e molti altri, quindi i militari crearono le forze armate croate, musulmane bosniaci e jihadiste internazionali grazie alle varie nazioni anti-serbe e alle Nazioni Unite. Non sorprende che la crisi del Kosovo abbia esibito trame simili e, come al solito, la guerra mediatica giocò un ruolo importante. Allo stesso modo, l’aspetto umanitario fu manipolato al massimo. Il risultato, proprio come la pulizia dei cristiani in Iraq e Siria dopo l’ingerenza di NATO e potenze del Golfo, fu l’esodo dei cristiani ortodossi dal Kosovo. Gli zingari divennero bersaglio dei nazionalisti albanesi e poi si seppe che serbi furono squartati per espiantarne gli organi. Il risultato del rapido smembramento dell’ex-Jugoslavia furono i massacri etnici e religiosi, la massiccia migrazione verso altre nazioni europee, la distruzione della cristianità ortodossa in Kosovo, povertà di massa, dipendenza degli aiuti internazionali del Kosovo del governo albanese (problemi simili alle aree musulmane bosniache e croate) e una serie di altri fattori importanti. In effetti, tali convulsioni continuano a creare oggi migrazioni di massa perché le aree come il Kosovo sono rovinate da povertà e corruzione. Allo stesso tempo, la Macedonia resta profondamente divisa nel 2015, dove i politici estremisti albanesi del Kosovo manifestano contro i serbi ortodossi e i jihadisti dai Balcani vanno in Iraq e Siria. Inoltre, la Bosnia resta divisa internamente (zone bosniaco-musulmana e bosniaco-croato cattolica) ed è un caso di economica disperata. Allo stesso modo, i serbi bosniaci subiscono discriminazioni internazionali nelle loro regioni in Bosnia. Altra convulsione delle guerre nei Balcani è la rete di jihadisti internazionali cerata dalle trame di USA, Iran, Pakistan, Turchia e molti altri. Dopo tutto, la cellula islamista tedesca coinvolta nell’11 settembre nacque dalla crisi bosniaca e lo stesso vale per altri. Nel tempo, tale realtà ha fatto sì che i brutali attentati di Madrid e dell’11 settembre negli USA (e altri attacchi terroristici) fossero collegati con l’azione nella Bosnia musulmana. Naturalmente, l’amministrazione del presidente Obama, la Turchia del presidente Erdogan e vari gruppi terroristici settari sunniti, hanno cercato di manipolare il legame con gli islamisti balcanici per sconfiggere il governo laico della Siria.

Libia, Iraq e Siria
La destabilizzazione di Iraq, Libia e Siria ha testimoniato l’avanzata di al-Qaida e negli ultimi tempi lo stesso vale per la minaccia dello SIIL (Stato islamico – SI). In altre parole, le principali potenze secolari sono state attaccate dalle varie politiche ideate dalle potenze del Golfo e della NATO. In Libia e Siria è chiaro che le varie potenze di Golfo e NATO sono colluse con le diverse forze taqfirite, o hanno obiettivi simili nel breve termine. Naturalmente, ogni nazione avrà diverse priorità a lungo termine, ma ciò è di scarso interesse per i numerosi uccisi e mutilati (che continuano a morire in Iraq, Libia e Siria). Allo stesso tempo, le minoranze religiose sono ancora perseguitate e uccise in Iraq e Siria dalle varie forze create dalla destabilizzazione delle maggiori potenze del Golfo e della NATO. Mentre in Libia il gruppo terroristico confessionale SIIL decapita apertamente migranti cristiani sulle spiagge e minaccia l’intera comunità copta ortodossa cristiana della nazione. In altre parole la scomparsa del Colonnello Gheddafi in Libia, e di Sadam Husayn in Iraq, hanno scatenato vuoti che non possono essere colmati. Altrettanto preoccupante, l’amministrazione Obama, il turco Erdogan e diverse potenze del Golfo hanno destabilizzato l’Iraq per la seconda volta per la necessità di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad in Siria. Inoltre, mentre la Libia era ancora sanguinante e lacerata, le potenze del Golfo e della NATO l’usavano per destabilizzare la Siria e questo vale per il flusso di armi e terroristi. La guida del jihadismo internazionale in tale complessa rete di inganni è la Turchia della NATO, seguendo realtà geopolitiche e politiche di Erdogan. Non a caso le brutalità delle maggiori potenze di NATO e Golfo in Iraq, Libia e Siria, sono un numero imprecisato di rifugiati interni, enormi ondate migratorie, numerose persone uccise, terrorismo quotidiano, riduzione in schiavitù dei cristiani e yazidi da parte dello SIIL, settarismo brutale, enorme povertà, Stati falliti e pulizia religiosa contro alawiti (Siria), cristiani (Iraq e Siria), shabaq (Iraq), yazidi (Iraq) e altri. Allo stesso tempo, SIIL e altri gruppi terroristici taqfiriti massacrano numerosi sciiti. Infatti, musulmani sciiti sono stati massacrati nelle moschee in Iraq e lo stesso accade sempre più nello Yemen, a causa degli intrighi delle potenze del Golfo in questa nazione.

Federazione russa e Siria
Alla metà del 2015 appariva chiaro che la crisi migratoria, brutalità di SIIL e Nusra (e altri gruppi settari terroristici), riduzione in schiavitù delle minoranze religiose da parte dei taqfiri, crescente povertà economica e altri fattori importanti, spingevano la Federazione Russa a cercare una soluzione alla crisi in Siria e fare molto di più. La pazienza della Federazione Russa sembra essere finita perché chiaramente USA, Turchia e diverse potenze del Golfo attuano politiche che consentono alla crisi di continuare. In effetti, la Turchia è più preoccupata dai curdi che dallo SIIL e l’unica politica di Erdogan verso la Siria è semplicemente volta a rovesciarne il governo. Allo stesso modo, Qatar e Arabia Saudita (ai ferri corti per i Fratelli musulmani in Egitto e Libia) supportano vari brutali gruppi terroristici settari mentre si scontrano in altre parti di Medio Oriente e Nord Africa. Pertanto, il sangue continua a scorrere e i migranti a fuggire da Libia, Iraq e Siria. In altre parole, le potenze di Golfo e NATO (e il Pakistan in Afghanistan) hanno semplicemente destabilizzato delle nazioni senza dare soluzioni a realtà complesse. I vuoti emersi sono stati colmati da settarismo, indottrinamento taqfirita, pulizia delle minoranze, segregazione delle donne e altre realtà brutali. Data tale realtà, le élite politiche di Mosca cercano di puntellare la Siria perché le conseguenze di un altro Stato fallito saranno orrende. Inoltre, proprio come Afghanistan, Libia e regione del nord del Pakistan sono diventati campi di addestramento dei vari gruppi terroristici taqfiri grazie all’ingerenza delle potenze occidentali e musulmani, la Federazione Russa teme che la Siria sia usata per diffondere il caos nella regione del Caucaso. E’ tempo che la comunità internazionale resista alle solite nazioni che continuano a destabilizzare così tanti Paesi. In effetti, la crisi dei migranti è chiaramente legata alle nazioni che seminano caos e odio in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, Iraq e Siria. Ciò a sua volta ha comportato contraccolpi negativi legati al crescente terrorismo e a questioni interne pericolose per nazioni come Egitto, Mali, Pakistan (auto-indotte), Tunisia e altri Paesi regionali. Pertanto la Federazione Russa ora attua un’azione incisiva in Siria e spinge la comunità internazionale a svegliarsi sui misfatti del passato e a concentrarsi sulla stabilità regionale.RT_putin_assad_lpl_130830_16x9_992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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