Verso la guerra civile oligarchica ucraina

Alessandro Lattanzio, 24 marzo 201500-sergei-korsun-salo-as-the-bait-14-08-14Battaglioni territoriali
La Guardia Nazionale di Ucraina (GNU) dipende dal ministero degli Interni ucraina, fu creata il 12 marzo 2014 con la legge “Sulla Guardia Nazionale di Ucraina“, convertendo le truppe del ministero degli Interni nella Guardia Nazionale ucraina, ciò allo scopo di
– spezzare e comandi delle truppe interne e del ministero degli Interni, piazzandovi i golpisti;
– reprimere gli oppositori al golpe, con la scusa di “epurare le truppe e ministero degli Interni“;
– cancellare i dossier sui crimini commessi dai golpisti;
– sostituire le forze di sicurezza interna legali con squadroni basati su “purezza ideologica” e “ideali nazionalisti”, facendovi entrare i nazisti di Pravij Sektor.
Comunque la Guardia Nazionale veniva suddivisa in tre strutture:
1) battaglioni territoriali Azov, Donbass, Ajdar, Shakhtjorsk, ecc., composti da criminali neonazisti e elementi di Pravij Sektor, mercenari da Stati baltici, Georgia, Scandinavia, Francia, Polonia. Impiegano verso le popolazioni locali i metodi utilizzati nella seconda guerra mondiale dalla Divisione SS Galizien e dall’UPA banderista. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
2) battaglioni territoriali Vinnitsa, Tavrja, Sich, Feniks, ecc. composti da volontari majdanisti privi di addestramento e di una vera base ideologica. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
3) battaglioni della polizia Skif, Kherson, Kiev-1 e altri. Sono i resti delle truppe interne sopravvissute alle purghe nel ministero degli Interni. Si identificano dai nastri adesivi rossi.
La maggior parte dei battaglioni è subordinata alle forze di sicurezza ucraina e collabora strettamente con le Forze armate dell’Ucraina

Ministero degli Interni dell’Ucraina
Unità d’assalto della Guardia Nazionale di Ucraina:
• reggimento (ex-battaglione) Azov, creato a Marjupol e sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, capeggiato da Andrej Biletskij e Igor Mosejchuk. Nucleo del battaglione Azov sono i neonazisti di Assemblea Nazional-Sociale, Pravij Sektor, Patrioti d’Ucraina ed Autodifesa di Majdan.
• battaglione Kulchinskov
• 2.do battaglione speciale Donbass, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij e capeggiato da Semjon Grishin (Semenchenko), composto da 630 elementi.
• 9.no reggimento Gepard delle forze speciali della GNU, il primo comandante Andrej Teteruk fu eliminato il 29 agosto 2014 ad Ilovajsk.
• battaglione Ucraina, creato da Oleg Ljashko.
• battaglione Kirovograd, primo comandante Snitsar eliminato il 23 luglio 2014.

Battaglioni speciali della Polizia:
Kiev-1 creato dai fratelli Klishko ed Arsen Avakov, capeggiato da Evgenij Dejdej e formato da 462 elementi.
Kiev-2 capeggiato da Bogdan Wojciechowski.
Golodnij Jar, primo capo Eugene Wojciechowski, eliminato il 7 luglio 2014, ora capeggiato da Nikolaj Shvalja
Tempesta
Mirotvorets
Artjomovsk
Santa Maria
Svitjaz, creato a Kherson.
Temur, capeggiato da Temur Juldashev.
Diritti di Destra, gruppo del SBU capeggiato da Dmitrij Snegirjov.
• 23.mo Skif, creato a Zaporozhe.
• Altri 21 battaglioni

Ministero della Difesa dell’Ucraina
Battaglioni territoriali:
• 21.mo Rus, creato a Kiev, il primo comandante Aleksandr Gumenjuk fu eliminato il 15 agosto 2014.
• 24.mo Ajdar, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e capeggiato da Sergej Melnichuk, formato da due compagnie, distrutte una il 19 giugno 2014 presso il villaggio Metallist e l’altra il 1° settembre 2014 nell’aeroporto di Lugansk.
Chernigov-1, creato da Igor Kolomojskij, il primo comandante Radevskij, eliminato il 21 luglio 2014.
Shakhtjorsk, capeggiato da Andrej Filonenko.
Batkivshina
• 40.mo Krivbass, capeggiato da Aleksandr Motril.
Dnipro-1, creato il 14 aprile 2014 a Dnepropetrovsk, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, formato da 500 mercenari.
Dnipro-2, creato da Igor Kolomoiskij e capeggiato da Dmitrij Jarosh.
• 9.no Vinnitsa
Artjomovsk, creato a Dnepropetrovsk.
Volin
Gorin, creato a Rovno.
Ivano-Frankovsk
Lvov
Nikolaev
Tavrja, creato a Kherson.
Kherson, primo comandante Ruslan Storchius, eliminato il 25 agosto 2014.
• 5.to Transcarpazi, creato a Ivano-Frankovsk.
• 43.mo, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij.
• 39.mo
• altri 26 battaglioni

Forze armate dell’Ucraina:
• battaglione Feniks (3° battaglione della 79.ma brigata aeromobile)
• battaglione UNSO (54° battaglione da ricognizione della 30.ma brigata meccanizzata)

Si coordinano con i ministeri della Difesa e degli Interni:
• corpo volontari “Pravij Sektor
• battaglione OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini)

Battaglione Dudaev: Isa Munaev e Iljas Musaev, due islamisti ceceni che parteciparono alle due guerre cecene degli anni ’90, rifugiatisi in Danimarca dopo la sconfitta del separatismo taqfirita ceceno, da cui condussero le attività terroristiche in Cecenia tramite l’ONG “Caucaso libero” dove incontrarono il terrorista anglo-ceceno Adam Osmaev. L’obiettivo di “Caucaso libero” era mobilitare islamisti e russofobi caucasici. Munaev ne fu presidente e Musaev capo del comitato organizzatore. Caucaso Libero ha poi creato il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, attivo nel Donbas, il cui capo Munaev, eliminato a Debaltsevo, fu sostituito da Adam Osmaev marito della rappresentante di Caucaso libero in Ucraina Amina Okueva. Non è un caso che tra i mercenari del nazibattaglione Dudaev vi siano diversi danesi. Per loro la guerra civile ucraina è una guerra contro la Russia, “la lotta contro i russi è la lotta di tutti noi“. Per Munaev la guerra in Ucraina era la continuazione delle guerre in Cecenia, inoltre denominò la prima compagnia del battaglione, Aleksandr Muzichko, membro dell’UNA-UNSO e di Pravij Sektor, che aveva combattuto in Cecenia, al fianco degli islamisti, prima di essere eliminato nel marzo 2014 dalla polizia ucraina.

Isa Munaev

Isa Munaev

Un’altra interessante infografica del sito propagandista uacrisis.org mostra i battaglioni ucraini a marzo 2015 rompere con la loro subordinazione. Va notato che il conteggio dei battaglioni è assai differente, e un certo numero di essi, evidentemente, non è più grande di una compagnia. Inoltre, alcuni di tali battaglioni (subordinati al ministero della Difesa dell’Ucraina) non sono puramente volontari, parzialmente comprendendo truppe mobilitate. La maggior parte dei battaglioni volontari è fuori dalle Forze armate ed è soggetta al ministero degli Interni dell’Ucraina (battaglioni speciali della polizia), o della Guardia nazionale di Ucraina (sempre del ministero degli Interni). Così, il nucleo più “ideologico” dei battaglioni volontari non mai ha preso parte direttamente alle ostilità o n’è stato coinvolto sporadicamente. In generale, i volontari di tali battaglioni sono sorprendentemente pochi e, secondo le stime più oggettive, in un anno di guerra civile non superano le 10 mila persone (esclusi gli stranieri) su 40 milioni di abitanti sotto il controllo di Kiev. Il nazionalismo ucraino è seriamente sopravvalutato, e ciò in particolare non ha permesso di fare della Guardia nazionale dell’Ucraina la “guardia rivoluzionaria” ideologica del regime mjadanista, come si era pensato alla sua creazione; per la maggior parte sono truppe del ministero degli interni “ri-verniciate”. In realtà, RPD e RPL hanno attratto un numero maggiore di volontari tra la popolazione dei territori sotto il loro controllo, rispetto al resto dell’Ucraina controllato dai “patrioti ucraini”. Tale fattore incide in modo significativo sull’efficienza complessiva delle forze ucraine, composte per lo più da mobilitati. Nonostante tutte le PR sulle unità di volontari ucraini, hanno avuto un impatto piuttosto limitato sulle ostilità, e praticamente il peso della guerra grava (e graverà) sulle forze armate ucraine.

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Jarosh, Kolomojskij e Poroshenko

Il 19 marzo la Rada approvava alcuni emendamenti alla legge sulle società per azioni, che privava Kolomojskij del controllo su Ukrnafta, licenziando il suo protetto Aleksandr Lazorko, e sulla Ukrtransnafta, nominandone a capo Jurij Miroshnikov, che veniva accompagnato alla sede di Ukrtransnafta da un gruppo di soldati. Kolomojskij vi aveva inviato i suoi uomini armati per reinsediare Lazorko. Nell’aprile-maggio 2014 Ukrtransnafta aveva pompato 675000 tonnellate di petrolio senza l’autorizzazione del ministero dell’Energia ucraino. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk aveva chiesto d’avviare un procedimento penale. Quindi, a Kiev, le sedi dell’Ukrnafta, la maggiore società petrolifera ucraina, e dell’Ukrtransnafta, società di trasporto petrolifero, venivano occupate dai mercenari del nazibattaglione Sich dell’oligarca Kolomojskij. Kolomojskij, socio di minoranza presso tali aziende, reagiva così alla nuova legge ucraina sulla gestione delle quote azionarie, che gli sottraeva il controllo delle società in questione. Oltre all’occupazione armata delle due compagnie, Kolomojskij chiedeva “la federalizzazione finanziaria” dell’Ucraina, secondo cui il 90% delle entrate fiscali non doveva lasciare le regioni. Kolomojskij era stato avvertito dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Jeffrey Pyatt, a non permettere la continuazione della “legge della giungla” nella risoluzione delle questioni politiche ed economiche; avvertimento che Kolomojskij aveva chiaramente ignorato. Difatti, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina aveva detto che “i vecchi tempi stavano finendo” e il presidente ucraino Poroshenko aveva dichiarato, il 23 marzo, che non avrebbe consentito a nessuno di disporre di eserciti privati, “La difesa territoriale (i nazibattaglioni) obbedirà ai vertici militari e a nessun governatore sarà permesso avere un proprio esercito”. Poroshenko in precedenza aveva rimproverato Kolomojskij anche per l’aggressione al giornalista di ‘Radio Liberty’ (Svoboda) Mustafa Najm (un agente della CIA). Per ripicca Kolomojskij aveva bloccato 50 milioni di dollari di Poroshenko presso la ‘PrivatBank’ (di prorpietà di Kolomojskij). Anche il capo del SBU Valentin Nalivajchenko aveva intimato agli occupanti della sede di Ukrnafta di disarmare, che invece si consolidavano stendendo una recinzione per impedire gli assalti. Nalivajchenko aveva anche detto che alcuni dirigenti dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk guidavano dei gruppi di banditi, sostenendo così Poroshenko assieme al ministro degli Interni Arsenij Avakov, e mettendo Kolomojskij al centro del mirino della junta di Kiev. Il 22 marzo, numerosi battaglioni venivano ritirati dal fronte dirigendosi a Kiev, secondo il giornale ucraino Vesti, mentre a Odessa la raffineria di petrolio NPZ veniva presidiata da 50 uomini armati del nazibattaglione Dnipro-1.
paryvi SectorNel frattempo il braccio destro di Kolomojskij, Andrej Palitsa, imposto da Kolomojskij a sindaco di Odessa, affermava che i nazibattaglioni che occupavano la città fin dalla strage del 2 maggio, ora l’avevano lasciata. Il 23 marzo, Poroshenko faceva rimuovere da Odessa le strutture di sicurezza vigenti dal 6 maggio 2014, quando la polizia veniva affiancata da mercenari di Pravij Sektor e majdanisti controllati da Igor Palitsa, governatore di Odessa e socio di Kolomojskij. Igor Palitsa, fu messo da Kolomojskij a capo dell’Ukrnafta fino al 2007, quando divenne deputato. Dal 24 marzo, quindi, per ordine di Poroshenko, i paramilitari di Kolomojskij non svolgevano più ‘servizio d’ordine’ ad Odessa. Kolomojskij reagiva anche facendo togliere il sostegno di 4 deputati (Korban, Olinik, Filatov e Denisenko) a Poroshenko; chiedendo le dimissioni di Nalivajchenko a capo del SBU; chiedendo il riconoscimento di RPD e RPL, qui scontrandosi con gli Stati Uniti; accusando lo Stato Maggiore e Poroshenko di incompetenza militare e di nascondere le perdite subite; chiedendo una Majdan a Dnepropetrovsk allo scopo di crearsi una base di consenso popolare da cui contrattare con Kiev. Tutte misure volte a salvare ricchezza e potere, accumulati da Kolomojskij e complici, ricercando un compromesso con Poroshenko. Ma il vicegovernatore di Dnepropetrovsk, e quindi di Kolomojskij, Gennadij Korban accusava Poroshenko di voler attuare “il protocollo segreto” degli accordi di Minsk: la distruzione di “Pravij Sektor”, “Spero che non sia vero, ma ci sono dei dubbi dovuti alla reazione e alla persecuzione (contro Kolomojskij)”, sottolineando che “contro di lui ci sono 8 processi penali, e nessuno contro i deputati dell’opposizione. Putin s’è rotto i denti a Dnepropetrovsk, anche Poroshenko se li romperà. Sono fuori dal partito. Invitiamo tutti alla nuova Veche (assemblea popolare) a piazza Eroi di Majdan. Petro Poroshenko non ha alcuna relazione con la rivoluzione della dignità. Ha paura della terzo Majdan, ma in realtà la seconda rivoluzione non è ancora finita. Kiev, che ci ha promesso l’indipendenza economica con il decentramento finanziario, non ha fatto niente. Smettetela di mentire su decentramento, sui progressi dell’Operazione Anti-terrorista (repressione del Donbas), sul numero delle vittime; abbiamo dati accurati che raccogliamo da tempo sullo stato dei militari e della sicurezza ucraino. Oggi Kiev è occupata dai ladri. Ed è tempo che tali ladri fuggano”.
Vitalij Kuprij, altro deputato di Kolomojskij, accusava Poroshenko di:
• Non aver venduto le sua attività una volta eletto: la fabbrica di Lipetsk e “Canale 5″
• di esser colluso con Viktor Janukovich
• di aver, assieme alla presidentesse della Banca centrale ucraina Valerija Gontareva, accumulato miliardi con l’instabilità monetaria
• di coprire il tradimento dello Stato Maggiore e dei servizi di sicurezza nel Donbas
• di agire in favore di Putin, di aver violato gli obblighi internazionali dell’Ucraina verso l’Unione europea, fermato il processo di ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, in modo da non finire in carcere per la strage di civili nel Donbas
• di sabotare le riforme delle forze dell’ordine, del sistema fiscale, e per l’adozione di una finanziaria antipopolare che riduce i servizi sociali.
• di ostacolare la creazione dell’ufficio anti-corruzione.
• d’interferire nei processi più importanti. Nel “caso Gongadze” avrebbe bloccato la declassificazione dei documenti, per consentire ai mandanti dell’omicidio l’impunità
• di aver bloccato la riabilitazione dei prigionieri politici del ‘regime’ di Janukovich e aver avviato procedimenti contro i manifestanti che criticano il governo
• di supportare una “giustizia selettiva” e l’inazione nei casi di violazione dei diritti umani.
“Poroshenko continua a ingannare il popolo ucraino”, concludeva il fantoccio di Kolomojskij”
.
Igor-KolomoiskiIn generale, tutto ciò appare un azzardo enorme con pessime carte, dove Kolomojskij assai probabilmente sarà annientato o costretto ad accettare una pace umiliante con numerose concessioni a Poroshenko e soci. Le sue risorse sono molto più deboli di quelle di Poroshenko, ed è tutt’altro certo che “Pravij Sektor”, creatura del SBU, e Jarosh, uomo di Nalivajchenko, non passino dalla parte di Poroshenko, perché “Pravij Sektor” dipende sia dal SBU tanto quanto dai soldi di Kolomojskij. Le risorse finanziarie di Poroshenko sono molto più elevate (essendo a capo dello Stato e avendo la possibilità di utilizzare risorse estere)… L’illusione che Kolomojskij possa dettare condizioni a Kiev ricordano le illusioni di Khodorkovskij, che pensava che tanto denaro e l’influenza politica da esso acquistato potessero sconfiggere la sicurezza e l’apparato statali. Khodorkovskij ha avuto il tempo di pensarci a Chita (in prigione) per un certo numero di anni. Kolomojskij, grazie a un potere enorme e una montagna di denaro cadutigli addosso, aveva semplicemente perso il senso del pericolo e credeva che tutti gli fosse permesso, potendo imporsi al governo ucraino, dimenticando che i banditeschi nazibattaglioni sono un argomento piuttosto debole verso l’esercito, il Ministero degli Interni e il SBU, in una situazione di stallo. … La junta, controllata dagli Stati Uniti e che ne persegue gli interessi regionali, non sarà sentimentale sul monopolio della violenza ed osserva con freddezza le convulsioni di Kolomojskij, perché ha la cosa più importante: il sostegno degli Stati Uniti, quindi carta bianca contro di lui. Alle dichiarazioni isteriche di Kolomojskij si contrappongono fredde minacce ed ultimatum di coloro che possono facilmente organizzare una notte dei lunghi coltelli per gli assalitori estemporanei e i loro mandanti”. Invece, secondo Mikhail Pogrebinskij, del Centro di studi politici e conflitti di Kiev, lo scontro tra Poroshenko e Kolomojskij può devastare l’economia ucraina. Kolomojskij è l’oligarca che possiede PrivatBank, la maggiore banca privata ucraina, e il suo crollo può seppellire il sistema bancario del Paese. Inoltre, Kolomojskij controlla le regioni di Dnepropetrovsk, Odessa e Zaporozhe. Quindi, secondo Pogrebinskij, si dovrà negoziare con lui, “In caso contrario, questa guerra potrebbe seppellire l’intera economia del Paese. Senza discutere con Kolomojskij non si va da nessuna parte, e quindi i suoi battaglioni possono creare una terza repubblica popolare. Ma molto dipende dalle azioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti“.
Il 24 marzo Poroshenko incontrava Kolomojskij che firmava le dimissioni da governatore di Dnepropetrovsk, venendo sostituito da Valentin Reznichenko. In precedenza il ministro dell’Energia Demchishin aveva ordinato a tutte le imprese del ministero di spostare le proprie riserve finanziarie dalla Privatbank alle banche statali. Ukrtransnafta vi aveva depositato diversi miliardi di grivne. Inoltre, la Rada aveva presentato un disegno di legge per nazionalizzare la Privatbank, che è la maggiore istituzione finanziaria dell’Ucraina detenendo il 26% dei risparmi personali e il 15% del patrimonio bancario ucraini, ammontante a 204,6 miliardi di grivne. La Privat ha 2600 filiali e 19400 bancomat per 16,3 milioni di carte. I principali azionisti sono Gennadij Bogoljubov e Igor Kolomojskij, ognuno con il 36,98% delle azioni, e la società Triantal Investments Ltd di Cipro, che ne detiene il 16,23%. Secondo il presidente dell’Investment-Trust Bank Aleksandr Podolkanko, e il presidente del Centro Analitico ucraino Aleksandr Okhrimenko, se la Privatbank crollasse, collasserebbe l’economia ucraina, “Detiene 169 miliardi di grivne in depositi personali. Né il governo né la Banca di assicurazione dei depositi potrebbero coprire tale importo“. La nazionalizzazione della Privat la porterebbe al fallimento, secondo Okhrimenko, e alla fuga di capitali, come fu evidente nel 2013 quando Janukovich tentò di sottrarre alcune attività a Kolomojskij, e costui trasferì i vertici della banca a Londra. La Banca nazionale ucraina a febbraio fornì a Privatbank 3,29 miliardi di grivne su un totale di 4,8 miliardi di rifinanziamenti. Il rifinanziamento fu ottenuto su garanzia delle proprietà personali di Igor Kolomojskij, che nel 2014 ebbe 749 milioni di grivne di profitti, superato solo da Citibank.

Geoffrey Pyatt,

Geoffrey Pyatt

Riferimenti:
Cassad
Cassad
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russie Sujet Geopolitique
Slavyangrad

La resurrezione del South Stream: Russia e Pipeline Trans-Balcani

Andrew Korybko e Umberto Pascali, Global Research, 21 marzo 2015w645Israel Shamir, importante autore israeliano ed ospite in studio
Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specializzato in questioni balcaniche
Slobodan Tomic, giornalista macedone e ospite in studio

Korybko: La Russia inizia la costruzione di un gasdotto trans-macedone che potrebbe resuscitare il progetto South Stream. La capacità prevista del gasdotto attualmente non è abbastanza grande per sostituire il South Stream, ma la sua costruzione potrebbe gettare le basi del successore. Questo perché la Russia aveva già annunciato l’eliminazione del transito del gas attraverso l’Ucraina, quando Turkish Stream sarà attivo tra pochi anni, esortando gli Stati balcanici a concordare rapidamente una via alternativa per ricevere il gas russo da cui dipendono. Il presidente ungherese ha discusso possibili finanziamenti, per un oleodotto balcanico alternativo, con Erdogan nel corso di una visita in Turchia, e il ministro degli Esteri macedone era ad Ankara anch’egli. Gli ultimi articoli indicano il primo ministro greco Alexis Tsipras spinto ad anticipare di un mese la visita a Mosca, con la possibilità che la rotta dell’oleodotto balcanico venga discussa al suo arrivo in Russia l’8 aprile. Con la Bulgaria esclusa, appare sempre più probabile che un nuovo South Stream possa risorgere attraversando Grecia e Macedonia, con l’ultimo annuncio sulla base geografica del nuovo gasdotto.
Strokan: Penso che gli sviluppi cui si riferisca dimostrino che l’Europa ha davvero bisogno del gas russo, e quando lo scorso dicembre la Russia fu costretta ad annullare il progetto South Stream, ci fu una notevole delusione in quei Paesi europei che si aspettavano di ricevere il gas russo. Quindi la domanda è cosa dopo? Ci sono voluti alla Russia solo 3 mesi per presentare questo progetto completamente nuovo, che può effettivamente riavviare un’idea molto pratica ed utile.

Korybko: vorrei ricordare a tutti che il Presidente Putin ne aveva per primo suggerito l’idea a metà dicembre. Ora, con ulteriori informazioni vorrei dare il benvenuto ai nostri ospiti in studio, al signor Shamir, autore di primo piano in Israele, nel nostro programma.
Shamir: Ciò che dobbiamo ricordare in tutto ciò, cosa anche estremamente divertente, è vedere come tali strutture moderne, qauli i gasdotti, effettivamente ricostruiscano l’antico mosaico dei vecchi imperi, perché Macedonia, Grecia, Ungheria, tutto ciò che era parte dell’impero ottomano, e prima ancora dell’impero bizantino, erano così strettamente e tradizionalmente collegati a quello russo. Mentre l’occidente è riuscito ad occupare i Balcani dopo la seconda guerra mondiale, o in realtà nella prima metà del 20° secolo, occupando i Balcani, ora come si vede, questa parte del mondo viene ripresa di nuovo dall’alleanza tra Turchia e Russia. Possiamo vedervi, in modo assai interessante, una sorta di riproduzione dei vecchi giochi tra i tre grandi imperi, sull’esempio del Trono di Spade, che dovrebbe essere molto divertente per voi. Ma oltre a ciò, ovviamente, la Turchia è l’elemento più stabile di tutti questi luoghi, qualcosa su cui poter davvero sperare di contare. La Grecia sarà la prossima, ma è anche robusta. Arrivando alla Macedonia e agli altri Paesi dei Balcani, vediamo che da quando si staccarono dall’impero ottomano oltre 150 anni fa, da allora, hanno completamente perso le radici e furono emarginati. Anche l’Ungheria è in una situazione di debolezza. Quindi direi che costruire dalla Turchia sia un ottimo passo per il presidente russo.

Korybko: Israel, la ringrazio molto per la sua comprensione. Ora passiamo a Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specialista in questioni balcaniche. Signor Pascali, in qualità di esperto nei Balcani, può dirci quanto sarebbe importante il gasdotto russo per la regione.
Pascali: Il gasdotto Balkan Stream sarà estremamente importante, infatti, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista politico, storico e strategico. Ciò creerebbe una stretta collaborazione economica nell’area che va dalla Turchia all’Austria fino alla Germania. È sempre stata una zona sotto il controllo di forze esterne, un’area destabilizzata continuamente, basti ricordare la Prima Guerra Mondiale. Ora, un gasdotto che porta energia, un fiume dello sviluppo, dalla Russia attraverso la Turchia, prima di tutto fermerà la balcanizzazione, la strategia del divide et impera prima applicata dall’impero inglese e poi da quello statunitense, creando cooperazione economica stabilirà la pace, ma non solo. Stabilirà anche l’indipendenza e la difesa della sovranità del territorio, creerà il primo esempio concreto di reale collaborazione eurasiatica. L’energia russa che arriva in Europa attraverso questa grande area, sarà un esempio probabilmente, per il resto dell’Europa.

Korybko: Sì, questo sarebbe molto importante per le ragioni appena indicate. Quindi, ricordando ciò, gli USA faranno qualcosa per sabotare questo progetto, come con il South Stream?
Pascali: Sì, ad esempio c’è un tentativo di colpo di Stato in Macedonia, e la pressione su molti altri Paesi da parte delle forze anglo-statunitensi. Prima di tutto, il ragazzo prodigio della politica estera statunitense George Soros, che ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate nella regione, e poi il dipartimento di Stato degli USA, con Melia, vice di Victoria Nuland, che ha difeso il tentato colpo di Stato in Macedonia che avete descritto. Thomas Melia, vice di Nuland, ha detto che non vede alcun problema nel fatto che il capo dell’opposizione riceva registrazioni illegali da un’agenzia d’intelligence straniera, da tutti identificata nella CIA e nelle agenzie statunitensi, contro il governo eletto della Macedonia. Così il governo macedone, per fortuna, ne è uscito assai rafforzato e ha detto che non accetterà che forze estere distruggano il Paese. In questo momento, la popolazione si mobilita a fianco del Primo Ministro Nikola Gruevski, la cui ‘colpa’ è non aver accettato le sanzioni contro la Russia e sostenere il gasdotto, quindi a questo punto, siamo nel pieno di questo scontro, e spero che tutti, a Oriente ed occidente, sostengano questa lotta contro la destabilizzazione della Macedonia.

Korybko: Sì, c’è sicuramente un grande braccio di ferro qui. Quindi voglio porvi un’ultima domanda, signor Pascali, quali sono le probabilità che il progetto Balkan Stream abbia successo, considerando l’opposizione ad esso, ma anche guardando al solido supporto che riceve.
Pascali: Esattamente. C’è ora una sorta di battaglia di Stalingrado energetica perché le forze che finora hanno controllato il flusso d’energia da occidente non hanno intenzione di permettere, dal loro punto di vista, che ci sia una fonte energetica indipendente controllata da Paesi sovrani della regione. Dall’altro lato, vi è notevole prudenza nella popolazione, non solo in Macedonia, ma in Grecia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca e anche Austria. Così siamo qui, nel pieno di tale scontro che potrebbe davvero portarci alla fine del mondo unipolare sul piano concreto, economico e politico. Quindi penso che a questo punto tutti dovrebbero sostenere il Paese leader, il piccolo Paese che guida questa lotta per l’indipendenza per un mondo multipolare e democratico, la Repubblica di Macedonia del Primo ministro Gruevski.

Korybko: Signor Umberto Pascali, grazie mille, ma purtroppo questo è tutto il tempo che abbiamo a disposizione, ma voglio ringraziarla calorosamente di nuovo per le vostre comprensione ed osservazioni. Sono sicuro che il nostro pubblico ha appreso molto sulla regione e la drammatica battaglia in corso per essa. Grazie mille. Ora abbiamo l’onore di essere raggiunti da un famoso e popolare giornalista macedone e ospite del programma di punta della TV Voce del Popolo, il signor Slobodan Tomic. Slobodan, conosciamo la massiccia destabilizzazione della Macedonia inscenata da Zoran Zaev, e mi chiedo se può collegarsi ai piani per il Balkan Stream?
Tomic: Grazie, Andrew, assolutamente, hai ragione, sono assolutamente d’accordo con te. Prima di tutto lasciatemi dire una cosa, per favore. La Macedonia è assai amica con tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dato che abbiamo già accordi di cooperazione tecnica. Ciò significa che la Macedonia è amica di Washington, Mosca e tutto il mondo. Tra l’altro, tutti in Macedonia sanno che Zoran Zaev e il suo sponsor occulto Crvenkovsky ricevono ordini da una potente intelligence straniera, quella degli USA. Zaev è un burattino e l’intelligence statunitense ne tira le fila. Avevano cercato invano per anni di provocare la rivoluzione colorata contro il governo di Nikola Gruevski, ma fu solo dopo che i presidenti di Russia Vladimir Putin e Turchia Erdogan annunciarono, il 1 ° dicembre, che il South Stream sarebbe stato sostituito da un nuovo gasdotto, il Balkan Stream, che Zaev ricevette l’ordine di diventare un kamikaze per destabilizzare la Macedonia ad ogni costo, anche se ciò significava rendere pubblico il suo tradimento e provocare i macedoni. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sabotare South Stream e ci sono riusciti. Avevano due obiettivi secondo molti analisti. Il primo era impedire alla Russia d’esportare in modo indipendente energia, e il secondo strangolare la rotta energetica per i Balcani e tutti gli altri Paesi europei. Perciò si verificò il colpo di Stato a Kiev. L’obiettivo finale è evitare una collaborazione pacifica e mutualmente vantaggiosa tra Russia, Cina e Europa dalla.

Korybko: Grazie per questa intuizione, è molto stimolante. La mia prossima domanda, signor Tomic, è cosa ne pensano i macedoni di tutto questo, non solo della destabilizzazione di Zaev, ma anche del Balkan Stream? Che tipo di vantaggi fanno pensano di poter ottenere da tutto ciò?
Tomic: Il popolo macedone sostiene Balkan Stream ed è grato al Primo ministro Gruevski per il coraggio nel resistere ad anni di pressioni e ricatti da parte di forze straniere, che non vogliono una Macedonia libera, democratica e prospera. George Soros e i suoi sorosiani usano una quantità enorme di denaro per finanziare la destabilizzazione. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ci ha teso molte trappole, ma abbiamo resistito. Questo è il motivo per cui la cosiddetta ‘comunità internazionale’ non riuscirà mai a rovesciare il governo democratico della Macedonia. Avresti dovuto vedere l’incredibile massiccio supporto che Nikola Gruevski ha ricevuto con la grande manifestazione di domenica scorsa! I burattinai di Zaev hanno subito un brusco risveglio alla realtà, la Macedonia non è l’Ucraina, non saremo destabilizzati. In realtà, come ha detto Gruevski tra applausi scroscianti, i macedoni sono uniti. Non ci sarà una rivoluzione colorata o la guerra civile. Il supporto a Balkan Stream è entusiastico.

Korybko: Questo è molto incoraggiante. Purtroppo, signor Tomic, abbiamo solo un minuto per l’ultima domanda, quindi vorrei chiedervi come Balkan Stream stabilizzerà la regione e come può ‘non-balcanizzare’, se si vuole, ciò che è in precedenza era una regione frammentata, ed eventualmente unirla?
Tomic: Prima di tutto, grazie per questa domanda. Sento che Balkan Stream sarà assai potente, non solo per la Macedonia, ma per tutta la regione, ma prima di tutto vorrei sottolineare un punto molto importante, i macedoni hanno viva riconoscenza per la Russia e ne apprezzano il coraggio nella lotta contro vecchie e nuove minacce. Volevo parlare di un fatto importante, il mio programma televisivo, la Voce del Popolo, il primo dicembre scorso trasmise la proposta dall’analista Umberto Pascali secondo cui Macedonia e Grecia dovevano chiedere al Presidente Vladimir Putin una mediazione onesta nel risolvere i problemi tra i due Paesi. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno alla proposta. Penso che i macedoni abbiano crescente fiducia sul ruolo positivo che la Russia potrebbe svolgere nei Balcani. Posso testimoniare che i macedoni erano entusiasti, lo scorso 18 dicembre, quando il Presidente Putin dichiarò ufficialmente, e cito, che il gasdotto raggiungerà la Macedonia dalla Grecia, proseguendo per la Serbia e Baumgarter in Austria. Mentre le grandi potenze occidentali hanno cercato d’isolare la Macedonia da Mosca, il Presidente Putin ci diceva che non siamo isolati, ma necessari, e grazie al Primo ministro Gruevski, un Paese cruciale nei Balcani e per lo sviluppo europeo. I Balcani ora possono scegliere di collaborare al proprio sviluppo. Libertà, patriottismo e prosperità economica vanno di pari passo. Spero davvero che il Presidente Putin possa iniziare una vera mediazione tra Macedonia e Grecia. Questo è il principale vantaggio del Balkan Stream per noi, e spero di aver risposto alla tua domanda, Andrew. E’ stato un piacere raggiungervi nel vostro programma questa mattina.

Korybko: Grazie mille, Slobodan. E’ stato un onore avervi qui, l’apprezziamo davvero. Vi auguro un meraviglioso giorno.
Tomic: Anche a te.

macedonia-mapCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il futuro esercito russo potrebbe schierarsi in tutto il mondo in 7 ore

RussiaToday 20 marzo 2015

346546576878In futuro, una flotta di aerei da trasporto pesanti potrebbe trasportare un’unità strategica di 400 carri armati ‘Armata’, con le munizioni, in qualsiasi parte del mondo, e probabilmente a velocità ipersonica, consentendo alla Russia di attuare una risposta militare globale. Secondo una nuova specifica progettuale della Commissione militare-industriale di Mosca, l’aereo da trasporto denominato PAK-TA volerà a velocità supersoniche (2000 km/h), vanterà un impressionante carico utile di 200 tonnellate ed avrà anche un’autonomia di almeno 7000 km. Il programma PAK-TA prevede 80 nuovi aerei cargo da costruire entro il 2024. Ciò significa che in un decennio il Comando Centrale della Russia potrà schierare un’armata corazzata operativa ovunque, riporta Expert online citando una fonte militare che ha partecipato al vertice. Uno dei principali compiti del nuovo PAK-TA è trasportare carri armati Armata e altro equipaggiamento militare su medesima piattaforma come avanzati semoventi d’artiglieria, complessi missilistici antiaerei, lanciamissili tattici, lanciarazzi multipli e veicoli da combattimento anticarro. I cargo PAK-TA saranno multiruolo con sistema di carico automatico e capacità di paracadutare materiale e personale su qualsiasi terreno. Una flotta di diverse decine di aerei cargo PAK-TA potrà trasportare 400 carri armati Armata o 900 veicoli corazzati, come il cacciacarri anfibio Sprut-SD .ES7sXBNmrn7dtI78zCAHNYXXXL4j3HpexhjNOf_P3YmryPKwJ94QGRtDb3Sbc6KYCon lo sviluppo di una rete di basi militari in Medio Oriente, America Latina e Sud-Est asiatico, che verrebbe completata nello stesso periodo (entro il 2024), è ovvio che la Russia si prepari al confronto militare su scala transcontinentale“, dice Expert Online. Una fonte che ha partecipato alla riunione conclusiva della Commissione militare-industriale ha detto di essere “scioccata” dalle esigenze dei militari. Secondo la fonte, il programma PAK-TA è in corso da diversi anni e alla fine soppianterà gli aerei da trasporto attualmente operativi. Ma una simile dichiarazione di missione globale per l’aeronautica da trasporto militare nazionale non è mai stata espressa prima. “Significa che per la prima volta abbiamo come obiettivo creare una capacità operativa per trasportare via aerea una vera e propria armata in qualsiasi luogo del pianeta“, ha detto la fonte. Ciò significa inviare una task force pari all’ex-NATO o alle truppe degli USA in Iraq, in poche ore su ogni continente. “Nel contesto della dottrina militare attuale che sfida ogni comprensione”, secondo la fonte.image2La specifica iniziale del PAK-TA comportava la costruzione di aerei cargo subsonici con una velocità di crociera di 900 km/h e un’autonomia moderata di 4500 chilometri. Il programma prevede la creazione di grandi velivoli con carico che varia da 80 a 200 tonnellate, per sostituire tutti gli attuali aeromobili cargo Iljushin e Antonov. Il solo velivolo operativo con un carico comparabile è l’Antonov An-225 Mrija (250 tonnellate), ma è un aereo specifico creato appositamente per il programma della navetta spaziale sovietica Buran. L’anno scorso fu riferito che i futuri aerei cargo militari saranno sviluppati dal Complesso Iljushin Aviation, con alcuni esperti secondo cui la compagnia si baserebbe sui progetti del velivolo cargo Il-106 (80 tonnellate) che vinse una gara del governo alla fine degli anni ’80, poi abbandonato dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ora, con specifiche ed obiettivi ambiziosi, il PAK-TA è un vero aereo da trasporto di nuova generazione.

Iljushin Il-106

Iljushin Il-106

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?

3ddd8f30-6c10-11e4-a70d-8d3a3319b86c-jpg20141114190859Le grandi esercitazioni del marzo 2015
Il 17 marzo, in conformità con la decisione del Comandante Supremo delle Forze Armate russe, Presidente Vladimir Putin, le flotte del Baltico e del Nord, le unità del Distretto Militare del Sud e le Forze aeroportate venivano poste al massimo stato di prontezza operativa nel quadro di ampie esercitazioni strategiche, “Un certo numero di unità militari e formazioni della flotta del Baltico, del Distretto Militare Meridionale e delle Forze Aeroportate sono poste al massimo stato di prontezza al combattimento ed avviate nei poligoni di terra e di mare”, affermava il Ministero della Difesa russo. “Circa 50 aerei da guerra ed elicotteri saranno ridislocati a distanze di 400-4000 km. Squadre di specialisti dell’aeronautica sono arrivate negli aeroporti designati per esaminare e preparare gli aeroporti per l’atterraggio dei velivoli“, tra cui aerei da combattimento MiG-31, Su-27 e Su-24 dell’Aeronautica e del comando della Difesa Aerea, aerei da trasporto Antonov An-12 e An-26 e velivoli Su-27, Su-24M, Mi-8AMTSh e Mi-24 del distretto militare occidentale. In relazione alle esercitazioni della NATO in Norvegia, la Flotta del Nord russa veniva posta in allerta per le esercitazioni. “Il compito principale dell’esercitazione per la prontezza al combattimento è valutare le capacità della flotta del Nord nell’adempimento dei compiti per garantire la sicurezza della Federazione russa nella regione artica“, ha detto il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. La Flotta del Nord comprende 38000 militari, 3360 mezzi, 41 navi, 15 sottomarini e 110 aerei ed elicotteri. “Le nuove sfide e minacce alla sicurezza militare richiedono l’ulteriore innalzamento delle capacità delle Forze Armate e particolare attenzione sarà rivolta ai compiti strategici delle nuove forze del Nord“, aggiungeva il Generale Shojgu. Quindi cinque gruppi della Flotta del Nord si schieravano nel Mare di Barents e nella baia di Kola per un’esercitazione antisom congiunta con l’Aeronautica. La forza navale russa era composta da 20 navi suddivise tra un gruppo tattico guidato dall’incrociatore Admiral Nakhimov, due gruppi antisom con le grandi navi antisom Admiral Levchenko e Admiral Ushakov e le navi antisom Brest e Junga, da un gruppo di dragamine e una forza di ricerca e soccorso operanti nel Mare di Barents. Una divisione dell’Aeronautica russa veniva trasferita da Ivanovo all’Artico, nel corso delle esercitazioni, “Aerei da trasporto militari Iljushin Il-76 trasportano materiale militare negli aeroporti dell’Artico, dove le forze aeroportate russe svolgeranno varie esercitazioni” dichiarava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, bombardieri strategici a lungo raggio Tu-95MS eseguivano manovre nell’Artico, “Gli equipaggi dell’aviazione a lungo raggio dell’Aeronautica Militare russa conducono esercitazioni nel Circolo Polare Artico per testare la prontezza al combattimento della forza di Difesa aerea in allerta nel nord-ovest della Russia. Un distaccamento di bombardieri strategici Tu-95MS, decollato dalla Base Aerea di Engels, entra nello spazio aereo delle unità della Difesa aerea della penisola di Kola, dove sistemi antiaerei effettueranno lanci contro attacchi simulati da diverse direzioni, quote e velocità“, dichiarava il servizio stampa del Ministero della Difesa russo. 80000 militari partecipavano alle esercitazioni della Flotta del Nord assieme a 65 navi da guerra, 15 sottomarini, 16 navi ausiliarie, oltre 10000 veicoli da combattimento e supporto e 220 velivoli.
Nell’ambito delle esercitazioni del Distretto Militare meridionale, le navi antisom Pitlivij, Suzdalets e Aleksandrovets della Flotta del Mar Nero della Russia, unitamente a velivoli dell’Aeronautica navale russa, svolgevano esercitazioni di ricerca contro dei sottomarini. Il Capitano Vjacheslav Trukhachjov aveva dichiarato che un gruppo tattico della Flotta del Mar Nero compiva esercitazioni contro bombardieri e navi “nemici”. In Crimea la fanteria di Marina avviava le manovre tra Krasnodar e lo Stretto di Kerch e 10 bombardieri strategici Tu-22M3 russi venivano dispiegati nella penisola, “Durante le esercitazioni sulla prontezza operativa delle Forze Armate, i velivoli strategici Tu-22M3 saranno schierati in Crimea“; e sempre presso Krasnodar, nella base aerea di Krymsk, veniva schierato uno squadrone combinato di 10 elicotteri Mi-8 e Mi-24H per eseguire le esercitazioni che coinvolgevano 2000 militari e 500 mezzi; ciò mentre sistemi missilistici tattici Iskander venivano schierati durante l’esercitazione nella regione di Kaliningrad, assieme a 10 caccia multiruolo Sukhoj Su-34 e Su-27, rischierati a Kaliningrad nell’ambito delle esercitazioni della Flotta del Baltico che, a loro volta, coinvolgevano oltre 20 navi tra sottomarini, motovedette lanciamissili, navi antisom, dragamine e navi ausiliarie suddivise tra diversi gruppi tattici antisom e di difesa aerea. “Il rischieramento di caccia e bombardieri dell’Aeronautica è previsto nella regione di Kaliningrad, e il raggruppamento dell’esercito nel Baltico sarà rinforzato con sistemi missilistici Iskander del Distretto Militare occidentale, trasportati dalle grandi navi da assalto anfibio della Flotta del Baltico“. 2000 paracadutisti e 10 velivoli compivano esercitazioni nella regione di Pskov. Il 16 marzo il Distretto Militare orientale russo preparava le esercitazioni sull’isola di Sakhalin e in altre nove regioni; 3000 militari e 1000 tra mezzi e sistemi d’arma, tra cui carri armati T-72B3, veicoli MT-LB e sistemi missilistici superficie-aria Osa-M di unità della Fanteria meccanizzata e delle Truppe corazzate russe, partecipavano alle esercitazioni sull’isola del Pacifico russa, mentre il 12 marzo era iniziata un’esercitazione delle truppe della Difesa aerea della regione estremo orientale, e il 3 marzo 2500 artiglieri partecipavano a una grande esercitazione nell’Estremo Oriente della Russia.

0_c1ac2_bb5b7758_XLL’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?
Mikhail Timoshenko Fort Russ, 18 marzo 2015

2283789Cominciamo con le forze di terra. La loro principale arma d’attacco è il sistema missilistico semovente Iskander-M, che riceve un nuovo missile con gittata di 500km e una precisione di 10 metri. Il missile segue una traiettoria balistica con manovre attive e contromisure elettroniche per perforare le difese antimissile. Le testate disponibili sono cluster, alto esplosivo-frammentazione, perforanti e nucleari. Gli obiettivi del missile sono centri comando e comunicazione, sistemi missilistici e artiglieria a lungo raggio, sistemi di difesa antimissile e antiaerea, basi aeree… le forze di terra riceveranno 2 brigate Iskander nel 2015, da aggiungere alle 5 già in servizio, ed entro il 2018 vi saranno 10 brigate in servizio. Le brigate di Fanteria Motorizzata e Corazzate riceveranno oltre 700 carri armati, BMP e BTR. La maggior parte dei carri armati sarà dell’ultima versione T-90AM. Le caratteristiche distintive comprendono una nuova torretta con un nuovo sistema d’informazione e comando da combattimento, un nuovo autocaricatore e un cannone modernizzato da 125mm. Il pilota avrà una trasmissione automatica ed un volante invece delle vecchie leve. La modernizzazione dei famosi carri armati T-72B al livello T-90 (variante T-72B3) continuerà. La fanteria avrà i modernizzati BMP-3 e BTR-82, che riceveranno il modulo di combattimento Bakhcha. Ma la torretta del BMP-3 include un cannone da 100mm e un cannone automatico da 30mm, mentre il BTR-82 avrà un cannone automatico e una mitragliatrice.
Ora l’Aeronautica avrà 126 velivoli e 88 elicotteri nuovi. Più della metà saranno caccia di 4.ta++ generazione delle serie Su-30 e Su-35, destinati a combattere per la superiorità aerea, avranno una velocità di oltre Mach 2, un raggio operativo di 3000km e un carico bellico di 8 tonnellate. L’aereo d’attacco principale sarà il caccia-bombardiere Su-34 in grado di utilizzare l’intera gamma di munizioni aria-terra di precisione. Con una velocità di quasi Mach 2, raggio operativo di 1100km e un carico bellico di 8 tonnellate su 12 punti d’attacco. Quest’anno 57 Su-34 già in servizio saranno affiancati da 30 nuovi. Le acquisizioni comprenderanno anche 15 bombardieri strategici modernizzati. L’aviazione dell’esercito riceve attivamente i Mi-28 Night Hunter e i Ka-52 Alligator. Più della metà degli elicotteri forniti saranno mezzi d’attacco.
Le Forze della Difesa Aerea riceveranno una brigata di sistemi S-300V4 Vitjaz, mentre 3 su 9 reggimenti saranno riarmati con missili S-400 dalla gittata di 400km capaci di abbattere non solo aerei ma anche missili balistici a quote superiori ai 150km.
La Flotta del Pacifico attende gli SSBN Vladimir Monomakh e Aleksandr Nevskij, ognuno armato con 16 SLBM Bulava e saranno basati a Kamchatskij Viljuchinsk. La Flotta del Mar Nero riceverà 2 SSK classe Varshavjanka, dove sono assolutamente indispensabili: l’unico sottomarino operativo attualmente ha più di 25 anni. Le forze di superficie riceveranno 4 corvette e 1 fregata. Quest’ultima si chiama grande nave antisom. In realtà si tratta di incrociatori leggeri praticamente in grado di operare in qualsiasi punto degli oceani. Tutte le navi menzionate hanno per armamento principale dei missili, mentre i cannoni hanno ruolo di supporto.
Infine, lo scudo nucleare, che è anche una spada. La proporzione dei sistemi nucleari moderni è ora più della metà, e alla fine del 2015 sarà i 2/3 dell’intero arsenale. 4 reggimenti con nuovi sistemi missilistici entreranno in servizi. Il Topol a testata singola sarà sostituito dallo Jars con quattro testate. Complessivamente saranno prodotti 50 ICBM.

UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-ARMYCommento di J. Hawk: I nuovi veicoli Armata e Kurganets non sono ancora in cantiere, anche se forse tra un paio di anni entreranno in servizio. Ciò vuol dire che l’esercito russo impiegherà tre diversi tipi di MBT: T-72B3, T-90AM e T-14? In realtà le differenze tra i veicoli sono apparenti. T-72B3 e T-90AM utilizzano stessi motore e armamento. T-90AM e T-14 avranno armamento ed elettronica molto simili, ed ho il forte sospetto che il T-90AM non sia un veicolo di nuova costruzione ma piuttosto il T-90A aggiornato con sottosistemi originariamente sviluppati per il T-14. L’esercito russo non è così ricco da permettersi di sostituire tutti i suoi veicoli più vecchi con quelli più recenti. Tuttavia, gli aggiornamenti degli esistenti T-72B e T-90A aumenteranno la qualità della forza corazzata nel complesso. Inoltre, il T-72B3 è un veicolo perfettamente adeguato verso molti potenziali avversari della Russia, che non possono permettersi gli ultimi MBT, e il loro armamento e controllo del tiro li rende efficaci anche contro le minacce più moderne. La torretta Bakcha probabilmente è la stessa sviluppata per il BMD-4, dotata di un visore termico e di elettronica all’avanguardia, promettendo di migliorare l’efficacia del BMP-3. L’Aeronautica riceve decine di caccia altamente efficienti. La cosa interessante è che la Marina dovrebbe ricevere solo una fregata, anche se 12 sono state ordinate. Ciò può essere dovuto alla difficoltà nel sostituire le turbine a gas che avrebbero dovuto essere prodotte a Nikolaev, in Ucraina, con quelle nazionali.

Riferimenti:
Russia Insider
Sputnik
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TASS
TASS1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ogni mossa di Kiev mina la posizione degli Stati Uniti

Rostislav Ishenko RIA 16 marzo 2015 – The Sakerputin-chess-obama-435In un’intervista con Russia Today, Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica, parla di come si cerca di trascinare la Russia in un conflitto militare e perché, del ruolo della Crimea e della secessione nell’Ucraina.

In uno dei suoi articoli ha scritto che l’Ucraina con ogni probabilità pensa a una sorta di attacco alla Crimea. Che voleva dire?
In primo luogo, non credo che l’Ucraina o anche i poteri forti a Kiev vogliano attaccare la Crimea. Credo che anche gli ordini di sparare che (Aleksandr) Turchinov avrebbe dato ai militari nel febbraio 2014 fossero pubbliche relazioni. E’ dubbio che desse tali ordini in quel momento. E se l’avesse dati, dei 20000 soldati presenti in Crimea in quel momento, qualcuno avrebbe obbedito. In secondo luogo, sull’attacco alla Crimea dall’Ucraina, ho già detto e ripetuto: dal mio punto di vista è l’ultima via per iniziare una guerra con la Russia. E’ perfettamente chiaro che, da febbraio a marzo dello scorso anno, cercarono di attirare la Russia allo scontro diretto con l’Ucraina. Ed è chiaro che l’idea non è nata a Kiev ma a Washington. Dopo i tentativi falliti di spingere la Russia ad inviare truppe nel sud-est Ucraina a marzo, aprile, maggio, agosto e a gennaio di quest’anno, la possibilità più o meno giustificata, dal punto di vista del diritto internazionale, d’istigare una guerra russo-ucraina è tentare di giocare la carta del ritorno-della-Crimea. Ed è importante fin dall’inizio garantire che l’Ucraina non sia vista come l’aggressore.

L’obiettivo di trascinare la Russia nelle operazioni militari è ancora all’ordine del giorno?
Sì. Ora è molto più difficile realizzarlo perché le principali forze dell’esercito ucraino sono nel sud-est, così Kiev non può montare un’offensiva sull’istmo (che collega la Crimea alla terraferma). La scorsa estate poteva farlo. Penso che il pericolo fosse piuttosto alto, ma poi un’altra decisione fu presa: gli Stati Uniti cercavano ancora di trascinare la Russia in guerra e in operazioni militari attive nel sud-est. Donetsk e Lugansk erano praticamente assediate. A quel punto l’obiettivo fu quasi raggiunto, perché in quella situazione la Russia non poteva lasciare che RPD e RPL fossero schiacciate, e se non fosse riuscita ad invertire gli eventi, le truppe sarebbe andate in Crimea.

Chi trae vantaggio dal trascinare la Russia in guerra? Dopo tutto è pericoloso per l’Europa avere una guerra proprio alle porte.
L’idea di un colpo di Stato e del più negativo degli eventi, vale a dire uno scenario militare, chiaramente non proviene dai politici europei. Non avevano alcuna obiezione al controllo economico sull’Ucraina, consentendogli di passare liberamente dal mercato ucraino per il mercato russo e della CSI. Ma non avevano alcun interesse a un confronto politico e militare con la Russia. D’altra parte, gli Stati Uniti, che non sono chiaramente entusiasti della cooperazione economica tra Russia ed Europa, cooperazione che avrebbe infine scacciato gli Stati Uniti dall’Europa, prima economicamente e poi politicamente, avevano interesse a che l’Europa e la Russia si scontrino da qualche parte. Non poteva accadere in Polonia o Lituania o addirittura Bielorussia, era possibile solo in Ucraina grazie alla politica completamente inetta di (Victor) Janukovich e del suo governo, che tentava di continuare l’obsoleta politica “multivettoriale” di (Leonid) Kuchma cercando di essere amici, e mungere, tutti. Tale politica ha creato le condizioni per il conflitto di interessi tra UE e Russia sull’Ucraina, soprattutto economico.

In altre parole, i politici europei non furono inattivi?
I politici europei hanno svolto un ruolo attivo nella situazione in Ucraina: hanno visitato, supportato, garantito, firmato accordi ed organizzato negoziati. Merkel riteneva che (Vladimir) Klishko sarebbe stato il prossimo presidente dell’Ucraina.. Ma il 21 febbraio gli europei furono spiazzati e il giorno dopo gli Stati Uniti presero il controllo in Ucraina, e tutte le altre azioni si svolsero su ordine di Washington, perché qualsiasi governo a Kiev, anche il più incompetente, avrebbe chiaramente capito che ciò che era necessario più di tutto era stabilizzare la situazione, anche se concessioni dovevano essere fatte a Crimea e sud-est. Era il momento sbagliato per l’Ucraina di adottare un’azione aggressiva; non fu abbastanza forte e il governo di Kiev non s’è consolidato, ma la Ucraina è stata letteralmente spinta al confronto con la Russia. Hanno anche cercato di provocare la Russia. Vi darò un semplice esempio: all’inizio di marzo, quando la Crimea non era nemmeno giuridicamente parte della Russia, Putin disse che la Russia non avrebbe tollerato il terrore contro la popolazione nel sud-est. Immediatamente unità dell’esercito ucraino iniziarono a muoversi verso sud-est. Due mesi dopo il processo non erano ancora completato, ma comunque Kiev disse che v’iniziava le operazioni antiterrorismo. Poi vennero gli eventi di Odessa: sfacciatamente, sotto le telecamere, uccisero decine di persone. Poi bombardarono il territorio russo. In qualche modo, oggi non vediamo alcun proiettile sparato dal territorio ucraino in Russia, ma a giugno e luglio piovevano. È improbabile che gli artiglieri ucraini non sapessero sparare fino ad agosto. Se i carri armati raggiungevano il territorio russo, qualcuno doveva farlo accadere. Se aerei violavano lo spazio aereo della Federazione Russa, qualcuno ne aveva bisogno. Stavano facendo ogni sforzo per trascinare la Federazione russa in guerra.

Quale sarebbe il beneficio per gli Stati Uniti se la Russia venisse coinvolta nel conflitto militare?
In quanto tempo le truppe russe potrebbero occupare Kiev o addirittura Lvov non è preoccupazione degli Stati Uniti. La cosa principale era dimostrare che la Russia aveva invaso uno Stato sovrano. L’Europa non sarebbe stata in silenzio, e in quel caso retorica e sanzioni sarebbero state più ampie e profonde di oggi. Ciò avrebbe comportato un confronto diretto, staccando l’Europa dalla Russia per un lungo periodo. Inoltre, avrebbe preoccupato gli alleati della Russia nell’unione doganale e nella nuova Unione eurasiatica. Naturalmente altre capitali avrebbero iniziato a preoccuparsi: se può succedere in Ucraina, allora perché non in Kazakistan e Bielorussia? Anche adesso, quando gli sforzi per spingere l’Europa in un confronto diretto con la Russia sono falliti o hanno scarse probabilità di successo, gli Stati Uniti sono interessati a vedere truppe russe in Ucraina perché non possono mantenere l’Ucraina, ed è chiaro che il governo di Kiev cadrà. Più a lungo dura il governo di Kiev, più soldi e risorse, anche politiche, diplomatiche ed economiche, gli Stati Uniti dovranno inevitabilmente perdere per puntellarlo. Nessuno vuole sprecare risorse per quella che è fondamentalmente una causa persa. Se la Russia prende il controllo dell’Ucraina, allora sarà sua responsabilità politicamente, economicamente e finanziariamente. Fino ad allora è responsabilità degli Stati Uniti. E ogni successiva mossa del regime di Kiev, ogni escalation del terrore lentamente ma inesorabilmente erode la posizione degli Stati Uniti, perché prima o poi dovrà ammettere di aver organizzato e sostenuto un regime nazista. E la gente ne parla apertamente in Europa. Penso che a dicembre gli Stati Uniti si resero conto non ci sarebbe stata alcuna invasione diretta; tutto è possibile, tranne un’invasione diretta.

Secondo voi cosa attende l’Ucraina? Qual è il possibile esito della situazione?
Molto probabilmente ci sarà un altro colpo di Stato a Kiev. Si riduce a una cosa semplice: è necessario rimuovere l’ultimo presidente semi-legittimo, (Petro) Poroshenko, che impedisce ai vari gruppi di aggredirsi. E’ chiaro che Poroshenko sarà rovesciato dai battaglioni nazisti, e il prossimo governo sarà ancora più rigido con conseguente regime di terrore totale. Poi i poteri forti non potranno mantenere il controllo completo sul territorio, iniziando a disgregarsi gradualmente in “principati”, ognuno con proprie truppe che si combatteranno tra loro. Ciò distruggerà quel che resta dell’industria ed aumenterà il numero di rifugiati che inondano la Federazione russa e l’Unione europea, così come le vittime, a causa della densità della popolazione e del tempo necessario per disarmare tali bande. Sorgerà allora la domanda: come si fa a garantire che tale “Somalia” non esca dai confini? Sarà soprattutto problema della Russia, perché l’Europa non ha risorse militari.

C’è una via d’uscita da tale situazione? Come si può ripristinare l’ordine e rendere le città sicure, se possibile?
La guerra finirà prima o poi, probabilmente il più presto possibile, semplicemente perché la capacità economica dell’Ucraina non permetterà di continuarla a lungo, e i suoi vicini non sono interessati ad avere una “Somalia” infinita in Ucraina. Azioni nell’anno passato mostrano che non c’è la lotta della Russia per la Crimea o il Donbas; ma in tutta l’Ucraina. Ho molti dubbi se l’Ucraina, anche con un sostanziale sostegno estero, rimarrà uno Stato indipendente per i prossimi 5 o 10 anni. Dovrà essere ricostruita da zero. Sarebbe assurdo per la Russia creare uno stato di continua ostilità ai confini. Il problema non è se sia necessario integrare l’Ucraina nel territorio della Federazione Russa, ma come farlo dal punto di vista del diritto internazionale. Tutto ruota sul confronto tra Federazione russa e Stati Uniti perché se la Russia perde, sarà divisa. Ma dato che sono sicuro che gli Stati Uniti perderanno, o addirittura che hanno già perso, è solo questione di tempo e formalità; il quadro del diritto internazionale cambierà. E in questo nuovo quadro sarà deciso cosa dovrà essere fatto con i territori ucraini e il loro status giuridico. Chi li ricostruirà ne deciderà destino e governance, e sarà la Russia.

ukraine-map-regionsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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