I padroni sauditi di John McCain

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 25/05/2016johnmccain-alqaedasyria-copyJohn McCain non riesce a credere ai sondaggi che mostrano che solo il 35 per cento dei suoi camerati repubblicani dell’Arizona crede che faccia un buon lavoro al Senato degli Stati Uniti. Le primarie repubblicane per il Senato mostrano McCain in seria difficoltà nel suo partito contro il senatore dello Stato Kelli Ward. McCain ha deriso Ward chiamandolo “Chemtraill Kelli” perché aveva sollevato interrogativi sulle attività del governo degli Stati Uniti nella “geo-ingegneria” seminando nell’atmosfera sostanze che alterano il clima. Quando si tratta di “complotti” Ward non è da meno di McCain, il cui istituto non-profit, col suo nome, ha accettato una donazione di 1000000 dollari dall’ambasciata saudita, questo marzo. McCain è stato uno dei pochi senatori degli Stati Uniti ad esprimere gravi riserve sul passaggio al Senato del Justice Against Sponsors of Terrorism Act (JASTA) che consentirebbero alle vittime del terrorismo di Stato di citare in giudizio i governi coinvolti in tali atti. La normativa è chiaramente rivolta contro l’Arabia Saudita per il ruolo di membri chiave del suo governo negli attacchi dell’11 settembre 2001. McCain ha detto di temere che la legge allontani l’Arabia Saudita e mini le alleanze degli USA in Medio Oriente. McCain ha sepolto la testa sotto la sabbia saudita nel caso del sostegno dei sauditi a terroristi di ogni colore, al-Qaida, Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), Fronte al-Nusra e taliban in Pakistan e Afghanistan. McCain ha anche agito per garantirsi che l’amministrazione Obama non declassificasse le 28 pagine chiave dell’inchiesta congiunta del 2002 del Congresso sul fallimento dell’intelligence che comportò gli attacchi dell’11 settembre. Vuole fortemente che le 28 pagine rimangano classificate perché implicano chiaramente i vertici del governo saudita nel supportare i dirottatori arabi negli Stati Uniti. Nel 2014 McCain in realtà ne elogiò uno, che secondo la relazione parlamentare congiunta avrebbe dato aiuto materiale ai dirottatori, l’ex-ambasciatore saudita negli Stati Uniti principe Bandar bin Sultan. Apparendo sulla CNN, McCain proclamò, “Grazie a Dio per i sauditi e il principe Bandar”. Nello stesso tempo la Fondazione McCain Institute, ramo senza scopo di lucro per la raccolta di fondi del McCain Institute for International Leadership nell’Arizona State University, ricevette una donazione di 1 milioni di dollari dalla Reale Ambasciata dell’Arabia Saudita a Washington, DC.
john-mccain-senator Per l’Arabia Saudita, McCain è il suo uomo. Come presidente della potente Commissione Servizi Armati del Senato, McCain è la chiave di volta nella vendita di armamenti avanzati degli Stati Uniti a sauditi e Stati del Golfo alleati. C’è poca trasparenza tra McCain e sauditi sulle questioni mediorientali. McCain ha sostenuto attivamente l’intervento militare degli Stati Uniti nella guerra civile siriana dalla parte delle forze jihadiste. McCain entrò illegalmente in territorio siriano dalla Turchia per incontrare i capi dei terroristi siriani, tra cui alcuni affiliati a SIIL e al-Qaida. McCain elogia anche la campagna genocida saudita nello Yemen contro i ribelli huthi. McCain in realtà ha detto che lo Yemen avrebbe affrontato un destino ancora peggiore se l’Arabia Saudita non interveniva nella guerra civile, lodando gli “sforzi” del re saudita Salman nello Yemen, mentre si scaglia contro il Presidente siriano Bashar al Assad per aver commesso “atrocità” contro il popolo siriano. McCain non tiene conto del fatto che i sauditi commettono un genocidio nello Yemen, con una campagna che colpisce volutamente ospedali, orfanotrofi, mercati affollati e moschee. McCain è un forte sostenitore a che Arabia Saudita e Israele decidano congiuntamente il futuro degli USA in Medio Oriente. McCain sottoscrive essenzialmente il mito dei guerrafondai neo-conservatori che gli USA debbano sostenere gli alleati problematici Riyadh e Gerusalemme, così come il governo neo-ottomano della Turchia, per garantirsi la posizione nel Medio Oriente. Tale posizione non solo ha fatto guadagnare all’“Istituto” di McCain presso l’Arizona State University un milione di dollari sauditi, ma le sue casse elettorali sono state saziate dal generoso contributo del fondo avvoltoio del miliardario sionista Paul Singer e della NORPAC, nota società di lobbying che rappresenta gli interessi del governo israeliano. Dopo che il contributo di 1 milione di dollari all’Istituto McCain è stato reso pubblico, McCain, con tipica esplosione sconclusionata, sostenne che non ha nulla a che fare con l’istituto col suo nome. McCain non sa così nulla dell’istituto col suo nome da ospitarne personalmente un convegno annuale nella sua residenza a Sedona, Arizona, partecipando al Sedona Forum del McCain Institute, conclave privato che attirò l’ex-primo ministro inglese Tony Blair, l’ex-segretaria di Stato e presunta candidata presidenziale del Partito democratico Hillary Clinton e l’attrice Demi Moore. McCain ne sa così poco del suo istituto che nel 2014, l’anno in cui l’istituto ricevette il milione di dollari dai sauditi, McCain vi presiedette una sessione sul Medio Oriente con Clinton e il vicesegretario di Stato William Burns. L’insistenza di McCain a non avere nulla a che fare con l’Istituto McCain è smentita dal consiglio di amministrazione pieno di suoi compari, tra cui Rick Davis, presidente nazionale delle campagne presidenziali di McCain nel 2000 e 2008; Lynn Forester de Rothschild, CEO della Rothschild Investment Company LLC; Jeff Immelt, presidente della General Electric; l’ex-CEO di Telstra Solomon Trujillo, che raccolse centinaia di migliaia di dollari per le campagne di McCain, in gran parte considerati “fondi neri”; l’ex-senatore ed arci-neocon Joseph Lieberman, il disgraziato e condannato ex-direttore della CIA e generale in pensione David Petraeus; Don Brandt, presidente della commissione finanze per la campagna del 2016 per la rielezione al Senato di McCain; e Dave Berry, Bob Diamond, Sharon Harper, tutti ricchi membri della Commissione finanze per la rielezione di McCain nel 2016. L’istituto McCain ha anche ricevuto lucrose donazioni da aziende con interessi in Medio Oriente, tra cui Chevron e General Electric. Attraverso la lobby BGR di Washington, l’“Istituto” di McCain ha anche beneficiato di donazioni da Raytheon e Reale Centro Studi e Affari Mediatici saudita. McCain è ora noto come “il senatore Tutto esaurito” presso gli elettori dell’Arizona. McCain, però è peggiore della maggior parte dei politici “in vendita”. Nel suo caso ha adottato la politica di accontentare coloro che parteciparono al peggiore attentato mai commesso sul suolo statunitense.
I marinai che prestarono servizio sull’USS Forrestal, stazionante nel Golfo del Tonchino nel 1967 quando la portaerei subì l’incendio più grave nella storia della marina statunitense, sostengono che fu McCain, eseguendo un pericoloso “avvio bagnato” del motore del suo aviogetto, a causare una serie a catena di esplosioni. McCain si guadagnò il soprannome di “Johnny Avvio Bagnato” per le sue buffonate nella cabina di pilotaggio. Solo il trasferimento immediato di McCain sull’USS Oriskany, su ordine del padre, l’ammiraglio John McCain, lo salvò dal linciaggio dei marinai della Forrestal. Alcuni prigionieri di guerra incarcerati con McCain ad Hanoi, in seguito rivelarono che McCain era noto come “uccello canterino” per come cantava per i suoi secondini nordvietnamiti, fornendogli volentieri sei mesi di futuri piani di bombardamenti statunitensi sul Vietnam del Nord. McCain, come senatore, fu uno dei “Keating Five”, i cinque senatori degli Stati Uniti che accettarono tangenti e prestiti da Charles Keating, in cambio di manovre politiche che portarono al crollo del mercato del risparmio e prestito degli Stati Uniti. Il senatore “Tutto esaurito” McCain è stato un grande rappresentante nel Senato. Tuttavia, non ha rappresentato il popolo dell’Arizona, ma Casa dei Saud, SIIL, al-Qaida, Chevron e ogni truffatore e gangster che gli riempie le tasche da decenni.McCain_Hillary_WarrenLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La geopolitica del massacro di Odessa

Katehon, 02/05/2016

"Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!"

“Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!”

Il 2 maggio 2014 i neonazisti ucraini, con la connivenza diretta delle autorità ucraine, uccisero e carbonizzarono più di 100 persone a Odessa. Secondo alcune stime il numero delle vittime del massacro arriva a 300. Tra le vittime vi erano donne, bambini e anziani. La predeterminata tragedia di Odessa fu un’ulteriore escalation del conflitto nell’Ucraina orientale e dell’inizio delle operazioni nel Donbas.

Golpe filo-occidentale: il primo sangue
Prima degli eventi del 2 maggio 2014, Odessa era uno dei centri di resistenza al colpo di Stato con cui i capi della proteste di piazza pro-UE nella capitale del paese, Kiev, salirono al potere. I politici sostenuti dall’occidente (UE e USA) provocarono scontri con le forze di sicurezza a Kiev. Come risultato di tali provocazioni, il primo sangue fu versato. Cecchini non identificati molto probabilmente subordinati al capo della “difesa” di Majdan Andrej Parubij, provocarono scontri armati con più di un centinaio di morti. Gruppi neonazisti unificatisi a Maidan nell’organizzazione “settore destro” parteciparono attivamente al colpo di Stato. Dmitrij Jarosh, l’allora capo di settore destro, era anche assistente dell’ex-capo del servizio di sicurezza ucraino, Valentin Najvalichenko, noto per gli stretti legami con la CIA.

Il Sud-Est reagisce
I nuovi capi ucraini decisero di sottomettere completamente la politica estera del Paese all’occidente. Il parlamento, da cui i deputati dell’ex-dirigente “Partito delle Regioni” furono cacciati, cominciarono a piazzare nei ministeri neonazisti dichiarati. La legge che protegge lo status regionale della lingua russa e delle altre lingue delle minoranze nazionali fu abolita. Di conseguenza, la maggioranza russofona del sud-est del Paese, che si considera parte del mondo russo, riconobbe le intenzioni del governo chiaramente ostili. Ampie proteste iniziarono nel sud-est dell’Ucraina, e nel marzo 2014 la Crimea tenne un referendum sovrano sulla secessione unendosi alla Federazione Russa, che non poteva lasciare questa strategicamente importante penisola all’incerto futuro geopolitico dell’Ucraina. Nell’aprile 2014, i ribelli nella regione di Donetsk procedettero a creare la resistenza armata a Kiev. Odessa rimase una delle città più strategicamente importanti dove la maggioranza della popolazione non si considera ucraina e non ha alcun desiderio di vivere sotto la nuova Ucraina nazionalista.

L’importanza geopolitica di Odessa
La nuova dirigenza ucraina riconobbe che la perdita di Odessa significava la catastrofe geopolitica che inevitabilmente avrebbe provocato, tramite l’effetto domino, il collasso del Paese. Tale prospettiva si realizzava difatti nella situazione di Odessa: dalla primavera 2014, le forze filo-russe ad Odessa avevano attivamente invitato gli abitanti di Odessa a ripetere lo scenario della Crimea riecheggiando il leader crimeano Aksjonov. Inoltre, Odessa è in prossimità della Transnistria filo-russa, con una base militare russa e forze armate di 15000 militari. Se necessario, la Russia poteva trasferire truppe a Odessa dalla Crimea. Al momento, Odessa rimane l’ultimo grande porto dell’Ucraina, con l’eccezione di Nikolaev e Marjupol il cui destino al momento era in bilico. La flotta ucraina, partita da Sebastopoli ora russa, si basa ad Odessa. Quindi, la perdita di Odessa avrebbe immediatamente comportato la perdita di Nikolaev e l’esclusione dell’Ucraina dal mare. Queste considerazioni spiegano perché i neonazisti ucraini ebbero carta bianca per intimidire la popolazione di Odessa, approfittandone. L’agonia di più di 100 persone, per cui nessuno colpevole è stato punito, fu soprattutto un’intimidazione. Dopo la strage del 2 maggio a Odessa, il movimento pro-russo fu praticamente distrutto.

Il ruolo degli eventi Odessa nell’escalation del conflitto
Tuttavia, il massacro di Odessa portò anche alcune conseguenze impreviste per gli autori. Con la tragedia, l’idea nazionale ucraina si era chiaramente dimostrata mostruosa e disumana. Il fatto che una parte significativa di ucraini abbia accolto con gioia la dolorosa morte di oltre un centinaio di concittadini, dimostra ancora una volta il carattere nichilistico e distruttivo del nazionalismo ucraino. Ciò contribuì all’asprezza delle contrapposizione e scissione definitiva dalla società ucraina. Fu la tragedia di Odessa che di fatto contribuì al radicalismo nel Donbas, fattore principale che ispirò la popolazione e la maggioranza dei volontari delle altre regioni d’Ucraina e dei Paesi della CSI a prendere le armi. Gli autori del massacro di Odessa conservano temporaneamente Odessa, ma persero il Donbas. Per una parte della popolazione ucraina, ciò che successe a Odessa fu un punto di orgoglio. Per gli altri, fu un crimine terribile che dimostra che non avrebbero mai potuto coesistere nel Paese a meno che l’Ucraina sia de-nazificata.

La crescita dei sentimenti anti-ucraini in Russia
Gli eventi ad Odessa e i conseguenti crimini di guerra commessi dagli ucraini contribuivano all’isolamento dell’Ucraina dalla Russia, non solo a livello statale ma anche sociale. Per la prima volta nella storia, l’Ucraina viene percepita distante dalla Russia, e solo negativamente. In precedenza, la dirigenza ucraina poté sfruttare i rimanenti miti dell’era sovietica dell'”amicizia dei popoli” e della vicinanza dei due Paesi, ma in seguito agli eventi di Donbas e Odessa tale meccanismo non funzionava più. La volontà della leadership russa di dialogare con Poroshenko quale “male minore” fu complicata dal rifiuto della società russa di dialogare con gli ucraini. Così, la memoria del massacro di Odessa ostacola gli sforzi della sesta colonna in Russia nel reintegrare il Donbas all’Ucraina.

Martiri del totalitarismo liberale
Da una prospettiva globale, il massacro di Odessa è uno dei tanti episodi in cui l’occidente (Europa e Stati Uniti) ha commesso i peggiori crimini a vantaggio di forze e alleanze geopolitiche. Ciò va di pari passo al sostegno dei terroristi in Siria. Tale politica non è una novità, la natura selvaggia di simili crimini sanguinari fu denunciata la prima volta nella pulizia etnica contro i serbi in Kosovo. Nel complesso, tali crimini dimostrano la vacuità delle promesse “umanitarie” del liberalismo europeo e statunitense.

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

11139009Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La danza macabra di Ginevra suscita disprezzo e derisione. Regno Unito al freddo

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 1° aprile 201612729168L’atmosfera è quella solenne. Si potrebbe pensare che, se si fosse stati invitati, l’opposizione sarebbe apparsa qualcosa di diverso dal rappresentante del’aspirapolvere della Kirby. Ma, in realtà non è così. Mentre i colloqui a Ginevra volgono verso la rottura inevitabile, ecco cosa realmente accade sul campo. L’esercito siriano ha creato la nuova realtà che rende l’opposizione in precedenza inesistente, un’opposizione attualmente inesistente. L’intera ragion d’essere degli esuli, molti dei quali noti criminali, è assicurarsi che le opinioni dell’Arabia Saudita siano rappresentate a Ginevra. Dato, come questo sito ha costantemente postulato, che l’opposizione è nuda. I suoi membri sono ex-galeotti dal passaporto scaduto e che devono viaggiare con documenti forniti da quei ratti che la maggior parte dei siriani non farebbe entrare in casa. Mentre il tempo volge all’epilogo, l’opposizione è freneticamente alla ricerca di un’altra casa, da qualche parte nell’Antartide, dove poter vivere a sbafo, mentre gli ex-sponsor sauditi affrontano la decapitazione, uno dopo l’altro. L’Arabia Saudita è al minimo quale regno che galleggia sul petrolio. Perde la terribile guerra nello Yemen, dove l’unica strategia sembra sia uccidere il maggior numero possibile di civili non potendo trovare obiettivi importanti. Anche se gli Stati Uniti avvertirono i sauditi da tale disavventura, arroganza e presunzione nutriti per decenni e una ricchezza volgarmente ostentata che illustra un’umanità venale, hanno portato alla bancarotta economica, all’esaurimento delle riserve d’oro, alla chiusura dei programmi sociali e a una neocondizione di paria nella diplomazia. Stati Uniti e Gran Bretagna (due nazioni decise a cadere insieme su tutto) aiutano i sauditi a perdere la guerra nello Yemen il più rapidamente possibile. Hanno fatto di meglio solo in Afghanistan. Nel Levante, dove i sauditi hanno interessi significativi, in particolare in Libano, sono incapaci di perseguire il loro programma verso una qualche conclusione positiva. In Siria hanno visto i loro arci-pupazzi dello SIIL sprofondare sotto il peso dei massicci investimenti militari della Russia. Ossessionati dalla caduta del Dr. Assad che rappresenta, per il cervello annebbiato dei sauditi, la continuazione dell’espansione dell’Iran nel mondo sunnita, perdono il contatto con la logica e il buon senso. Sostenere una cricca, chiamata opposizione di Riyadh, non ha giovato ai loro interessi. Al contrario, in realtà, quanto più quell’imbecille di Riyadh Hijab continua a ronzare su “nessuna presenza di Assad” in qualsiasi governo di transizione, tanto più appare chiaro che il gruppo di Riyadh è esattamente questo: il passaparola dei sauditi. Eppure, come evidenziano le notizie, i siriani esprimono verso i rappresentanti sauditi un sano rigetto, così infliggendo un colpo fatale alle macchinazioni di tali senescenti palloni di gas.
12933024 Staffan DeMistura cerca di saldare i colloqui con la cera d’api. Sa bene che il Dr. Assad vincerà ogni elezione presidenziale, anche se supervisionata totalmente dalle Nazioni Unite. La prova è che Assad è il simbolo della resistenza della Siria alle forze maniacali che, tentando di spodestarlo, devastano il Paese. Solo pochi siriani l’hanno accettato. Tutti gli altri, sunniti, cristiani, drusi, alawiti, ismailiti e armeni hanno un parere: Arabia Saudita, Turchia e NATO sono i veri nemici del popolo siriano. Ergo, a DeMistura è rimasto il compito sgradevole d’informare l’opposizione saudita che “non può pretendere che Assad non rimanga alla presidenza, se il popolo siriano lo vuole”. Ma la Gran Bretagna, sonoramente bastonata dall’intervento della Russia nella guerra al terrorismo della Siria, continua a pontificare sul futuro del Dr. Assad, anche se non può farci molto. La Gran Bretagna non è riuscita a convincere il presidente Barack Obama a dover trovarsi un altra palude estera in cui affogare il contribuente statunitense. In un’osservazione, il presidente degli Stati Uniti è stato aspramente critico verso il primo ministro inglese, citando il catastrofico assalto scimmiesco sulla Libia di Gheddafi di Regno Unito e Francia (sullo sfondo del sostegno degli Stati Uniti), che non ha creato qualcosa di simile a democrazia, libertà e sicurezza. Questo episodio dell’interventismo dell’Europa occidentale affianca altri monumentali SNAFU come Vietnam, Gallipoli, Afghanistan, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Gli inglesi sono così dipendenti dal denaro saudita e qatariota che non possono più avere una politica estera che abbia senso nel mondo della normale saggezza. Non osano pronunciare la parola che implichi la longevità del Dr. Assad, perché vedrebbero gli abbondanti conti dell’Isola di Man esaurirsi e il denaro saudita rapidamente ritirato dai mille progetti inglesi in quella miserabile isola “sovrana”. Senza gli Stati Uniti a sospingere il cambiamento richiesto dai babbioni sauditi, la Gran Bretagna non avrà l’influenza a cui è abituata. In Siria, nessuno menziona la Gran Bretagna. Ed anche la Francia è diventata una barzelletta, grazie soprattutto alle fortune rapidamente affondate del suo capo deplorevolmente impopolare Francois Hollande. La logica va in questo modo a Damasco: se Hollande insiste sulla cacciata del Dr. Assad, come può dirlo seriamente quando i suoi indici di gradimento sono crollati al 19%? No, Gran Bretagna e Francia, che massacrarono la società in Libia e commisero crimini di guerra orribili in Iraq, Algeria, Palestina e Siria, devono ritrovarsi perduti come i rifugiati siriani sul Mar Egeo. Se qualcuno deve andarsene, sono Cameron e Hollande.
Ciò che resta ai sauditi è un dilemma rabelaisiano. “Come facciamo a liberarci di Assad senza liberarci dell’Arabia Saudita?” L’agenda saudita è tipica del modo arretrato con cui pensa il beduino. Tutto è bianco e nero. I sauditi sono incapaci di vedere qualsiasi obiettivo senza il problema del valore dell'”onore personale” quale filtro. Da difensori dell’Islam sunnita, si chiedono come mai i sunniti in Siria sostengano uniformemente il Dr. Assad? Non si chiedono il motivo per cui l’esercito, per lo più sunnita, della Siria sia fedele e protegga il presidente? Non si arrischiano a chiedersi se qualcuno in Siria vorrebbe avere il tipo di assurda tirannia plutocratica vigente nella Twilight Zone wahabita, l’Arabia Saudita? Eppure persistono a voler bloccare la via dell’Iran in ascesa, a strangolare Hezbollah, la resistenza libanese, a sventare i piani iraniani per estendere il gasdotto dall’Iraq ai porti siriani sul Mediterraneo, a piegare i politici libanesi e a schiacciare le aspirazioni palestinesi. L’Arabia Saudita non è solo il nemico del popolo arabo; è il veleno iper-tossico che agisce da tramite di un demonismo prospero e in metastasi. Così, di che parlano a Ginevra? L’opposizione di Riyadh continua a spappagalleggiare le stesse assurdità. Il governo siriano, rappresentato dal nostro dilagante inviato Dr. Bashar al-Jafari, insiste sulla lettera del diritto. Invece di lavorare per promuovere una nuova costituzione, l’opposizione si concentra esclusivamente sulla “transizione” senza il Dr. Assad. E il Dr. Assad risponde sottolineando l’esistenza di una costituzione che va seguita in modo esplicito nella transizione. L’opposizione, recitando il mantra saudita, ripete in sostanza vecchi logori punti: “Non ci può essere un governo di transizione se il Dottor Assad vi è presente”. Sembra che l’opposizione, sotto la tutela saudita, abbia trovato un modo per assicurarsi che i colloqui falliscano completamente, ciò che i sauditi hanno sempre voluto. I fatti: al Dr. Assad non sarà permesso di lasciare la carica, anche se lo volesse. Il partito Baath, l’istituzione della sicurezza, i militari, il popolo e le istituzioni della nazione non gli permetteranno di lasciare il Paese in qualsiasi circostanza. Inoltre, il Dr. Assad è un patriota siriano nato e cresciuto nella terra d’origine. Sarebbe insolito che tale persona lasci l’incarico in piena guerra, come oggi è la Siria. Possono dei criminali assassini a Ginevra portare al-Qaida ai negoziati? Non pensiamo. Possono portarvi lo SIIL? Assolutamente no. Non vi portano altro che sogni e pretese dei sauditi. E fino ad oggi i sauditi non offrono nulla. Ciò che riguarda tali colloqui a Ginevra non è democrazia, o liberazione, o rivoluzione, o ciò che riguarda i progressi di una società civile unita. Tutto ciò che chiedono è la cacciata Dr. Assad. La linea di fondo è che statunitensi, inglesi e francesi, assieme al resto della marmaglia europea, sono alle prese con la dinamica dell’ipocrisia, al tempo stesso promuovendo la democrazia pubblicamente, mentre, in un secondo tempo, sovvertono il diritto internazionale cercando di spodestare il governo riconosciuto di uno Stato membro delle Nazioni Unite, in una trama occulta. È un crimine a cui DeMistura si presta per favoreggiamento. Questo è il motivo per cui DeMistura va sollevato da qualsiasi ulteriore coinvolgimento nei colloqui o da qualsiasi cosa abbia a che fare con la Siria.
Sappiamo che i colloqui “di prossimità” o “indiretti” procedono miseramente. Il fatto è che l’opposizione ha imposto ostacoli con cui nessuno può manovrare. Se abbiamo ragione, al Dr. Assad non sarà mai permesso di abbandonare la carica di presidente, e l’opposizione non può proporre nulla se non l’insistenza sulla sua rimozione prima della creazione di un “governo di transizione misto”, quindi, in questo caso, gli unici vincitori sono il governo siriano e la Federazione russa. Dopo tutto, non si può dire che il Dr. Assad non avesse fin dal 2012 evocato l’idea di tali colloqui e che i russi almeno dal 2013 non abbiano fatto ogni sforzo diplomatico per vedere l’opposizione dialogare con il governo per trovare un modus vivendi. Per tutto il tempo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e la miserabile junta saudita hanno finanziato e addestrato i terroristi che, evidentemente, sono sempre più stanchi di perdere in Iraq e Siria, e si dirigono verso casa, in Europa, ad infettarla con la malattia che non è riuscita a smontare la società siriana. Ora, con centinaia di giovani di ritorno dal “jihad del sesso” in Siria, scalpitano per farlo in occidente, possiamo prevedere che i colloqui di Ginevra continueranno tra gli incendi appiccati dagli stessi europei. Quello che è successo a Parigi e Bruxelles è solo l’inizio. Non si fermerà fin quando l’Europa capirà che noi arabi siamo stufi dei loro interventi e siamo pronti a piantargli le corna sul loro continente. Non ci vorrà molto per farlo, dato che gli europei sono stati così abili a creare gli stessi mostri che tornano a perseguitarli per nostro conto. Un godimento.

1390383276-1-768x768Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bruxelles: le False Flag di CIA, Mossad e Gladio (2.da Parte)

Aanirfan31AFDADA00000578-3469066-image-a-23_1456741506423Daily Mail. Gli attentati terroristici sono generalmente progettati per spostare l’opinione pubblica verso destra. Strategia della tensione / Il sostegno all’estrema destra raggiunge il picco in Belgio per la rabbia crescente dopo gli attentati di Bruxelles

517204914Foto di Ketevan Kardava

Quasi tutte le immagini degli attentati di Bruxelles sono state scattate da Ketevan Kardava, giornalista della TV pubblica della Georgia. Era a pochi metri dalla ‘bomba’. Ketavan Kardava la fotografa dei finti attentati di Bruxelles / La foto delle polemiche / Foto di Ketevan Kardava2016-03-25-1Ketevan Kardava aveva anche seguito le ‘false flag’ terroristiche in Norvegia e a Parigi.mada-murderIl cadavere del palestinese ucciso dagli israeliani e che sembra non sia stato soccorso dai medici di United Hatzalah. Quando il personale medico assiste a un omicidio
L’ente medico ebraico United Hatzalah era nell’aeroporto di Bruxelles, quando le esplosioni ebbero luogo il 22 marzo 2016. Il 29 febbraio 2016, United Hatzalah e le Forze di Difesa israeliane effettuarono un’esercitazione su una grave catastrofe. United Hatzalah, ONG israelianalogoUnited Hatzalah ha forti legami con l’esercito israeliano. I medici in combattimento Amdocs delle IDF creano United Hatzalah
United Hatzalah, ONG ebraica, sarebbe una facciata del Mossad. United Hatzalah ha prodotto il video dei passeggeri presso l’aeroporto di Bruxelles. 2 ore dopo che l’aeroporto di Bruxelles fu colpito dalle esplosioni, United Hatzalah pubblicava questo tweet:yeret-1024x577Il volontario della United Hatzalah, Yaakov Yeret, riferiva che “Al momento dell’esplosione pregavo nella sinagoga dell’aeroporto“. Link
Il quartier generale internazionale di United Hatzalah è a New York ed è diretto da Mark Gerson. Gerson è un ex-vice direttore del PNAC, il Progetto per il Nuovo Secolo Americano. Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / Panamzaje-suis-mossadL’ex-parlamentare belga Laurent Louis dice che i servizi di sicurezza potrebbero essere stati coinvolti negli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Scrive: “O i nostri servizi di sicurezza sono incompetenti… O sono all’origine degli attentati… Dato il livello di allerta, è inconcepibile che individui potessero entrare… nell’aeroporto nazionale con le bombe e farvele esplodere…Laurent Louis – Inaugura Les Belges / Bruxelles, PNAC e United Hatzalah / PanamzaParis shooting suspect, Salah Abdeslam, and suspected accomplice, Hamza Attou, are seen at a petrol station on a motorway between Paris and Brussels, in Trith-Saint-LegerL’attentato di Bruxelles è un esempio di Gladio-B della CIA. Salah Abdasalam, è accusato di avere pianificato l’attentato del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe stato coinvolto nell’attentato di Parigi del 13 novembre 2015. Mentre Salah Abdasalam era in fuga, fu fermato e rilasciato dalla polizia per 3 volte. Salah. Il 7 dicembre 2015, un agente della polizia belga disse ai superiori esattamente dove vivesse Salah Abdasalam, rue des Quatre Vents 79, Molenbeek, Bruxelles. Daily Mail (Daily Mail) Ma fu solo il 18 marzo 2016 che Salah Abdasalam fu arrestato a rue des Quatre Vents 79. Salah Abdasalam fu interrogato per una sola ora nei quattro giorni prima del massacro di Bruxelles. Il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che l’intelligence belga aveva informazioni precise su quando gli attentati si sarebbero verificano e quali fossero gli obiettivi. La conclusione è che alcuni servizi di sicurezza organizzarono gli attentati di Parigi e Bruxelles. Salah Abdasalam sarebbe la recluta ideale per i servizi di sicurezza, essendo alcolista e prostituto. Alcuni servizi di sicurezza sono accusati di essere pesantemente coinvolti nel commercio di schiavi del sesso minorenni, armi ed ‘eroina.31AF4FF700000578-3469066-image-a-2_1456739837618Come nella tragedia dell’11 settembre, le sparatorie in Norvegia e gli attentati di Londra, i servizi di sicurezza effettuarono delle esercitazioni prima degli attentati. L’azienda ICTS, legata ad Israele, gestisce le operazioni di sicurezza all’aeroporto di Bruxelles. L’ex-israeliana Intel Operatives dirige la sicurezza dell’aeroporto di Bruxelles.31B3248600000578-3469066-image-a-76_1456756804377I servizi di sicurezza di solito svolgono esercitazioni terroristiche prima di effettuare i loro attacchi sotto Falsa Bandiera. Un’esercitazione sul terrorismo contro un convoglio della metropolitana si svolse il 29 febbraio 2016. Daily Mail

La Turchia collabora con Israele contro il terrorismo, dice Erdogan a Rivlin31B283A900000578-3469066-image-m-85_1456757192081Gli attentati a Bruxelles ebbero luogo il 22 marzo 2016. L’esercitazione fu la più grande d’Europa, con vagoni della metropolitana e centinaia di finti cadaveri. L’esercitazione si svolse in una centrale elettrica in disuso nel Regno Unito.brussels-flashbackIsraele ama vendicarsi dei critici.SASSON TIRAM TL 972 52 4203780 P.O.B. 4677 JERUSALEM 91046 ISRAELIl ministro dell’intelligence israeliano Yisrael Katz, inconsapevolmente, ha spiegato la ‘strategia della tensione’ della CIA. Yisrael Katz ha detto: “Se in Belgio continuano a mangiare cioccolato, godersi la vita e a passare da grandi liberali e democratici pur non tenendo conto del fatto che alcuni musulmani che hanno lì organizzano il terrorismo, non potranno combatterli”. Daily Mail
Quindi, smettete di godervi la vita ed iniziare a sostenere Israele e le potenze alleate.31AFDA1C00000578-3469066-image-a-42_1456742509982Gli attentati a Bruxelles sono un’operazione interna. I servizi di sicurezza belgi furono avvertiti che aeroporto e metropolitana stavano per essere attaccati. L’intelligence belga aveva ricevuto l’allerta precisa che l’aeroporto avrebbe subito un attentato – Haaretz31B324DC00000578-3469066-image-a-72_1456756721088Abbiamo bisogno di Trump per essere al sicuro. Webster Tarpley si chiede perché così tante persone lo sostengano: “Come potrebbe Wall Street spingere gli evangelici rurali meridionali ed occidentali a votare un partito impegnato a sacrificare gli interessi dei poveri contadini in nome degli adoratori di mammona a Manhattan?” La risposta è la strategia della tensione.

3278030800000578-3505243-image-a-28_1458687831846Quattro missionari mormoni erano presenti all’attentato sotto falsa bandiera di Bruxelles del 22 marzo 2016 e lo documentarono su un blog. Mason Wells era a Parigi durante gli attentati sotto falsa bandiera del 2015 a Parigi ed era a un isolato di distanza dal traguardo della maratona di Boston nell’attentato sotto falsa bandiera del 2013. Daily Mail
OpEdNews parla del collegamento mormoni-Mossad-Cia: “La prima consapevolezza pubblica del nesso tra agenti segreti del Mossad e mormoni fu resa pubblicata da Norman Mailer in A Harlot High and Lo negli anni ’60“. Secondo un articolo di Scoop (Bush e i mormoni), i mormoni hanno “una presenza sproporzionata nella CIA e nell’FBI negli anni, e J. Edgar Hoover avviò l’FBI con agenti mormoni”.akunis1Il ministro della Scienza israeliano Ofir Akunis ha collegato gli attentati di Bruxelles alla condanna delle politiche israeliane in Europa. Il ministro suggeriva che Bruxelles non sarebbe stata attaccata se l’Europa non fosse critica verso Israele. Alcuni norvegesi erano critici verso Israele poco prima degli attentati in Norvegia nel 2011. Altre prove che Israele ha diretto gli attentati in Norvegia31AFD97800000578-3469066-image-a-32_1456742346432Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi belgi nel contesto: oligarchia e mercenari

Gearóid Ó Colmáin, AHTribune 24 marzo 2016arabie-14Gli attacchi terroristici in Belgio del 22 marzo hanno dimostrato che la ‘guerra al terrore’ non finirà presto. Sembra che alcuna sicurezza o sorveglianza possa ‘proteggerci’ da criminali psicopatici intenti ad uccidere inermi per ‘portarci via le nostre libertà’. L’ondata di attentati in Belgio avviene pochi giorni dopo che i media francesi annunciavano la ‘buona notizia’ che un progresso era stato finalmente compiuto portando alcuni di questi terroristi in tribunale. L’Europa comincia a sperimentare ciò che i siriani negli ultimi cinque anni e gli iracheni da oltre un decennio hanno sofferto: le stragi indiscriminate di civili. Ma quando i “ribelli” commettono tali crimini in Siria al soldo degli alleati occidentali per la geopolitica della NATO, non è terrorismo. Quando i camerati dei terroristi belgi uccidevano uomini, donne e bambini in Siria nel 2013, il magistrato antiterrorismo francese Marc Trevidic disse: “Ci sono molti giovani jihadisti recatisi al confine turco per entrare in Siria e combattere il regime di Bashar, ma l’unica differenza è che la Francia non è il nemico. Quindi non li vediamo allo stesso modo. I giovani che vediamo oggi lottare contro Bashar al-Assad saranno forse pericolosi in futuro, ma per il momento combattono Bashar al-Assad e la Francia è dalla loro parte. Non ci attaccheranno”. Ma ora i terroristi sono di nuovo ”pericolosi”. Vale a dire pericolosi per la gente. Tali delinquenti, tuttavia, non sono un pericolo per il potere politico élitario. L’arresto di Salah Abdasalam a Bruxelles il 21 marzo fu salutato come una vittoria importante dai governi belga e francese nella ‘guerra al terrorismo’ in Europa. In effetti, è raro vedere terroristi taqfiri/salafiti/wahhabiti arrestati e processati. Il modello usuale è essere uccisi nelle sparatorie con la polizia. Allora, cos’è cambiato? Nulla è cambiato nella politica estera francese dai due attentati dello scorso anno. La Francia continua a vendere armi a regimi che sostengono il terrorismo wahabita come l’Arabia Saudita. La Francia continua a sostenere i cosiddetti “ribelli moderati” in Siria, nonostante che non esistano ribelli moderati. Così, ora abbiamo l’arresto del ‘principale sospettato’ degli attentati del 13 novembre, che viene considerato una svolta dai servizi europei. Prima o poi le autorità europee dovevano arrestare qualcuno legato al terrorismo. Il modello da ‘liquidazione’ cominciava ad apparire assai sospetto, minando la credibilità delle ‘democrazie occidentali che vogliono sostenere lo Stato di diritto’. Dalla presunta uccisione di Bin Ladin nel 2011 a quella di Muhamad Marah nel 2012; di Michael Zehaf Bibeau a Ottawa nel 2014; dei fratelli Quachi e di Qulibaly nel 2015; ad Abdalhamid al-Baud a Parigi nel novembre 2015 e all’esecuzione di Sayad Rizuan Faruq e Tashfi Maliq a San Bernardino sempre nel 2015, sembrava che le forze di sicurezza occidentali volessero i ‘terroristi’ morti piuttosto che vivi. Tali “liquidazioni” di presunti criminali eliminavano anche testimoni chiave dei crimini in questione. Le prove quindi sparivano insieme all’apparato di prove, esami incrociati, argomentazioni e parti civili. Così il pubblico resta all’oscuro se o meno presunti assassini fossero veramente colpevoli, agissero da soli o avessero ricevuto l’aiuto di agenzie d’intelligence per tali violenze.
Ci possono essere stati buoni motivi per cui la polizia francese voleva morti i fratelli Quachi. Presumibilmente avrebbero combattuto in Siria e stretti legami con i servizi segreti francesi. Muhamad Marah era informatore dell’intelligence francese e aveva prestato servizio in Afghanistan. Il capo del Front National, Marine Le Pen, notava alla TV francese che Marah aveva avuto stretti legami con la DCRI (Direction Centrale du Renseignement Intérieur) l’agenzia di spionaggio nazionale francese, e osservò che la familiarità con tali funzionari era fonte di grave preoccupazione. Il 21 luglio 2014 Le Monde riferì che la maggior parte dei casi di terrorismo ‘islamista’ negli Stati Uniti, dal 2001, erano azioni sotto falsa bandiera orchestrate dall’FBI. Mentre sono pronti ad ammettere che sia così negli Stati Uniti, i media francesi sono profondamente riluttanti ad affrontare la possibilità della collusione dello Stato nell’orchestrare il terrorismo ‘islamista’ in Europa. Sui sospetti terroristi ‘liquidati’ dai grandi e buoni, possiamo citare il caso del capo del terrorismo stesso, Usama bin Ladin. Il terrorista saudita fu ampiamente indicato gravemente malato quando venne apparentemente visitato da agenti della CIA pochi mesi prima degli attentati del settembre 2001 a New York, Pennsylvania e Washington, secondo un articolo del quotidiano Le Figaro. Molti credono sia morto molto prima dello spettacolare assassinio per mano del commando statunitense, il 2 maggio 2011. In realtà, l’ex-prima ministra del Pakistan Benazir Bhutto aveva già sostenuto su al-Jazeera, nel 2008, che fu ucciso da shayq Ahmad Umar Said. Alcuna prova fu mai prodotta della sua morte per mano dei commando statunitensi.
12688277 Il ruolo esatto di Salah Abdasalam negli attacchi terroristici del 13 novembre rimane sconosciuto. Si dice che sia stato un ‘fixer‘, affittasse le auto, e che avesse espresso il desiderio di suicidarsi allo Stade de France, ma gran parte di tale storia è poco chiara. Nessuno può spiegare come Abdasalam sia riuscito a nascondersi in Belgio per tutto questo tempo. Può davvero essere tutto causa della totale incompetenza della polizia belga, come alcuni hanno sostenuto? Ciò che è chiaro è che ci sarà un processo di fronte a una ‘corte d’assise speciale’, una seduta speciale di magistrati francesi senza una giuria e il pubblico non potrà mai scoprirne le relazioni con l’intelligence belga o francese,di certo esistente direttamente o indirettamente, dato che lo Stato francese ha stretti legami con i terroristi taqfiri in Medio Oriente e Africa e i loro capri espiatori in Europa. Mentre articoli abbondano di dettagli sull’arresto e la vita turbolenta del terrorista, alcun media ‘rispettabile’ ha osato dire l’indicibile: che lo Stato francese, lungi dal promuovere ‘democrazia’ e ‘diritti umani’, s’è infognato col terrorismo taqfirita, decorando i dittatori wahabiti che promuovono il culto della morte, mentre demonizza le democrazie laiche e religiose che combattono il terrorismo taqfrita come Federazione russa, Repubblica araba siriana e Repubblica islamica dell’Iran. Senza la copertura militare e la propaganda costante del complesso militare-industriale-mediatico-spionistico francese, i terroristi taqrifi in Siria sarebbero stati sconfitti dall’Esercito arabo siriano nel 2011 e la ‘guerra al terrorismo’ sarebbe finita. Nonostante France Inter, la radio di stato del Paese, abbia trasmesso un’inchiesta nel dicembre 2015, dal titolo ‘SIIL, Autopsia di un mostro’, rivelando che gli Stati Uniti ne siano i creatori, il pubblico francese fu completamente ingannato sulla guerra alla Siria, e la grande menzogna riemerge immancabilmente su tutti i media francesi ogni volta che c’è un attacco terroristico o quando un fantoccio terrorista viene ufficialmente arrestato o ‘liquidato’. Mentre scrivo, arriva la notizia di un altro attentato in Belgio. Un aeroporto e una stazione della metropolitana venivano attaccati, 30 persone uccise e 230 ferite. Tali attentati stressano ancor più i civili che viaggiano per lavorare. Ci saranno sensori all’ingresso alle stazioni della metropolitana, con lunghe code. Ci saranno perquisizioni da parte delle guardie di sicurezza, più telecamere di sicurezza, ulteriori restrizioni alle libertà civili in nome della ‘sicurezza’. Nel frattempo, altri interventi all’estero saranno chiesti per combattere il nemico fantasma. Uno dei video utilizzati dal giornale belga Dernière Heure era una videoregistrazione degli attacchi terroristici all’aeroporto di Mosca a Domededovo, del 24 gennaio 2011. Perché il media decise di mostrare un falso video sugli attacchi belgi è una domanda che possiamo, forse, porci. I musulmani soffriranno, in particolare, a seguito di tali attentati, divenendo i capri espiatori della ricerca del sionismo del dominio globale e, siamo chiari, il sionismo è la forma d’imperialismo che ha prodotto una ‘guerra al terrore’ profondamente menzognera. La maggior parte dei capi neo-conservatori degli Stati Uniti che spingono per la ‘guerra globale al terrorismo’ e che pregano per avere il pretesto di scatenare la guerra, sono titolari del doppio passaporto statunitense/israeliano o sono per ‘Prima Israele’. E il ruolo d’Israele negli attacchi terroristici dell’11 settembre è ampiamente dimostrato. Esplorare il ruolo d’Israele nel fabbricare attentati fuori della Palestina è, naturalmente, un indiscutibile tabù. Il giornalista investigativo francese Hisham Hamza, che scrisse un libro dettagliato sul ruolo d’Israele negli attacchi 911, è stato recentemente arrestato per aver denunciato l’origine israeliana delle foto del massacro al teatro Bataclan di Parigi, negli attentati del 13 novembre 2015. Hamza potrebbe affrontare un condanna per ‘violazione del segreto istruttorio’, un’affermazione assurda da una magistratura che chiaramente opera per conto di una potente lobby. Ofir Akunis, Ministro della Scienza, Tecnologia e Spazio d’Israele, ha detto che gli attacchi terroristici dello SIIL erano dovuti all’UE che passa più tempo ad etichettare i prodotti dei territori occupati dagli israeliani che a proteggere i propri cittadini dal terrorismo ‘islamico’, sollevando sospetti sui social media sul ruolo nefasto dello Stato ebraico nel terrorismo e nell’accusarne gli arabi. Tale nuova ondata di attacchi terroristici in Belgio ricorderà ai cittadini le precedenti campagne terroristiche. Anche se il Parlamento europeo ne ha condannato pubblicamente l’esistenza, nel 1990, l’Operazione Gladio, vasta rete europea del terrorismo della CIA, non è mai stata completamente studiata dai tribunali europei. Il 26 febbraio del 2013, un breve articolo apparve su Le Monde sui procedimenti giudiziari in Lussemburgo relativi alla rete terroristica della CIA. Ma l’articolo era solo di un paio di righe e fu sepolto nelle ultime pagine. Nel gennaio 2016 un articolo sull’Operazione Gladio fu pubblicato ancora su Le Monde dal titolo ‘Il peso del piombo’. sulla campagna terroristica in Italia, ammettendo che i servizi segreti e altre agenzie statali erano colluse con i terroristi di destra per screditare l’avanzare dell’opposizione di sinistra all’ordine capitalistico, commettendo atti terroristici contro i civili per incolparne i gruppi di sinistra. Gli attacchi terroristici di questo tipo sono comunemente noti come terrorismo sotto falsa bandiera. Non ci fu alcuna discussione nei mass media sulla possibilità, difatti forte probabilità, che le stesse forze siano in gioco oggi nell’attuale ‘guerra al terrore’. Gli attacchi terroristici di Gladio facevano parte della ‘strategia della tensione’ della CIA volta a spingere i cittadini europei a volere la protezione dallo Stato, neutralizzando così il malcontento popolare per le politiche antisociali, pur mantenendo la massima ostilità verso l’Unione Sovietica.
12715500Prima degli attentati belgi di questa settimana, lo SIIL emise un video che minacciava altro terrorismo in Francia. Ma molti di tali video si dimostrarono in passato dei falsi. Il 29 novembre 2002, la BBC pubblicò l’analisi sul video di bin Ladin dell’Istituto Dalle Molle Institute for Perceptual Artificial Intelligence. I ricercatori confermarono che molti dei video di bin Ladin, diffusi dopo il 2001, erano falsi. Eppure anonimi esperti statunitensi sostennero il contrario. Le loro analisi le riterreste più credibili? Nel 2007, il New York Times riferì che il capo di al-Qaida in Iraq, Abdullah Rashid al-Baghdadi, era un personaggio di fantasia inventato dai militari degli Stati Uniti. L’articolo è tra i primi a parlare dell’ormai famigerato ‘Stato islamico’. “Lo stratagemma era inventare Baghdadi, un personaggio il cui nome ne stabilisce il pedigree iracheno, farne il capo di un’organizzazione di facciata chiamata Stato Islamico dell’Iraq… Ayman al-Zawahiri, il vice di Usama bin Ladin, cercò di rafforzare l’inganno facendo riferimento ad al-Baghdadi nelle sue affermazioni video e internet”. La spiegazione ufficiale dello stratagemma dei militari degli Stati Uniti era che volevano screditare al-Qaida in Iraq mettendovi uno straniero a capo. Ma tale argomento non ha senso dato che al-Qaida è sempre stata una rete internazionale di fanatici, non un’organizzazione nazionalista. Infatti, l’esistenza di al-Qaida in Iraq servì a criminalizzare l’opposizione patriottica e nazionalista all’occupazione militare degli Stati Uniti. Le prove della collusione USA/NATO/Israele con al-Qaida e SIIL sono troppe per essere trattate tutte qui. Potremmo parlare delle foto dell’incontro del senatore statunitense John McCain con lo SIIL in Siria; la sua conferenza stampa in cui disse ”Conosco lo SIIL intimamente, gli ho incontrati e gli ho parlato sempre”. I numerosi invii di armi dai militari inglesi e statunitensi allo SIIL in Iraq; le dichiarazioni di ambasciatori e ufficiali israeliani che preferirebbero lo SIIL all’Iran in Siria. Ed in tale contesto si potrebbe sostenere che il presidente Obama commise un lapsus linguae imbarazzante quando ammise che il Pentagono “addestrò le forze dello SIIL, tra cui le tribù sunnite della provincia di Anbar”. La prova che lo SIIL/Stato islamico sia uno strumento della politica estera della NATO, una risorsa chiave segreta militare e strategica nell’incessante guerra imperialista di conquista all’estero. e pretesto per imporre lo Stato di polizia all’interno, è incontrovertibile. Gli ultimi arresti ed attentati sono nuovi e tragici episodi dell’infinita guerra dell’oligarchia alla libertà. La guerra al terrorismo è ed è sempre stata una guerra di classe. Quando la CIA armò, addestrò e finanziò i mujahidin nell’Afghanistan democratico nel 1979, sosteneva i suoi alleati di classe, i padroni che usavano il fanatismo religioso per mantenere il dominio di classe feudale sui contadini poveri. Oggi gli alleati chiave delle élite politiche occidentali/sioniste sono i Fratelli musulmani che hanno gli stessi interessi di classe delle controparti occidentali. Non sorprende quindi trovare che il presidente Erdogan della Turchia, che Le Monde del 12 febbraio 2014 ammetteva sostenere lo SIIL in Siria, abbia predetto il terrorismo a Bruxelles il 19 marzo 2016, pochi giorni prima degli attentati.
E’ uno sporco gioco, questa guerra al terrorismo. Ma quando abbastanza persone ne conoscono le sue regole, il potere élitario responsabile cadrà nella propria trappola.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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