Le armi di Charlie Hebdo furono vendute da un ex-volontario croato

Marijo Kavain, Rete Voltaire, Zagabria (Croazia), 14 gennaio 2016

In questo articolo dell’11 gennaio 2016 di un grande quotidiano croato, assicura che le armi utilizzate negli attentati di gennaio e di novembre 2015 a Parigi erano dello stesso produttore serbo e furono introdotte dall’intermediario francese Claude Hermant. Problema: costui, noto ai nostri lettori da venti anni, ha invocato il segreto di Stato per non rispondere al giudice istruttore.CV-aPUeUAAA_WlcIl Kalashnikov utilizzato da Amedy Coulibaly lo scorso anno per la strage nel negozio di alimentari kosher Hyper Hide, durante l’attacco agli uffici di Charlie Hebdo, probabilmente proveniva da arsenali in disuso e venduti negli ultimi anni, secondo i media francesi. In precedenza, l’inchiesta sull’ultimo massacro di Parigi aveva dimostrato che i terroristi avevano usato armi prodotte prima della guerra dalla fabbrica Crvena Zastava di Kragujevac, in Serbia. A causa della vendita dell’arma trovata a Coulibaly, Claude Hermant, ex-legionario ed attivista di destra, è stato sentito in questi giorni in Francia. Secondo i media, ha anche partecipato alla guerra in ex-Jugoslavia, combattendo come volontario dei croati.

Crvena Zastava
Comprò via internet da una società slovacca, tramite la società registrata a nome della moglie, una grande quantità di armi danneggiate che poi riparò nella sua officina, rivendendole. Ciò è dimostrato dalle analisi microscopiche delle tracce sull’arma, tracce corrispondenti agli strumenti presenti nell’officina di Hermant. Ha venduto alcune delle armi a conoscenti di nazionalità curda, collegati agli estremisti islamici di Bruxelles, ed è quindi possibile che alcune delle armi utilizzate nei massacri di Parigi siano arrivate ai terroristi da questo canale. Per la vendita di armi, Hermant fu preso in custodia un paio di mesi prima dell’attacco a Charlie Hebdo, e in questi giorni è stato sentito di nuovo, una volta dimostrato che il kalashnikov usato nei massacro del supermarket Hyper Hide era stato prodotto dalla Crvena Zastava. E’ un fatto che Croazia e Serbia all’inizio del 2012 vendettero grandi quantità di armi, il Ministero degli Interni della Croazia ha indicato che 15000 armi furono vendute, per lo più confiscate in varie azioni di polizia, mentre l’esercito serbo vendette 60000 armi di vario tipo. I media francesi non hanno specificato da quali arsenali provengano le armi in questione. Tale traffico non è raro nei Paesi europei, e dopo gli attentati di Parigi, la Commissione europea ha annunciato limitazioni e controlli più stretti sulle vendite di armi usate e danneggiate. Come recentemente confermato dal Ministero degli Interni croato, alcuna richiesta è giunta riguardo le armi danneggiate e vendute al nostro Paese.

Traffici con la Croazia
Claude Hermant (52 anni) ha una ricca biografia. Era paracadutista nella legione straniera fino al 1982, poi partecipò a varie guerre. Oltre la Croazia, fu attivo anche in Congo e Angola. Condivide tale elemento biografico con molti altri ex-legionari croati. E’ noto che James Cappiau, assassino di Vjeko Sliska, legionario e attore della guerra in Croazia, aveva lavorato con la sua società “Joy Slovakia” per Jacques Monsieur, uno dei più grandi trafficanti di armi del mondo. Nei primi anni 2000, Cappiau gestì l’arruolamento di personale con esperienza militare per adestrare le forze armate del Congo. Secondo i media francesi, Hermant dice di aver lavorato con i servizi segreti francesi, gli stessi servizi che avevano permesso a Jacques Monsieur di vendere armi alla Croazia dal 1991 e al 1995, citato in tribunale dopo essere stato ucciso nel 2009 per violazione dell’embargo contro l’Iran. Negli anni successivi alla fine della guerra in Croazia, i nomi di alcuni ex-legionari spesso apparvero nel contrabbando di armi dai territori della ex-Jugoslavia alla Francia. Nel 2001, il gruppo di Ante Zorica fu arrestato per la vendita di una notevole quantità di armi, ma le accuse furono respinte dal tribunale. Uno dei principali protagonisti di questa storia, Lukic Zvonko Konjic, ex-legionario, fu arrestato nel 2007 in quanto organizzatore di un gruppo di 14 persone che vendevano armi a varie organizzazioni terroristiche. In quella occasione, furono trovati 54 Kalashnikov e 350 kg di esplosivo.

Claude Hermant

Claude Hermant

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

False Flag per cancellare i legami tra Erdogan e terroristi

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation 14/01/2016

12311077E’ il modo con cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha reagito all’attentato mortale a Istanbul, questa settimana, che suscita sospetti. Sospetti che ci sia molto più del semplice attentato terroristico islamista contro civili inermi. Per dirla senza mezzi termini: ad Erdogan era “necessaria” tale atrocità per cancellare le prove crescenti della collusione del suo regime col terrorismo e la stessa rete terroristica islamista sospettata dell’attentato a Istanbul. Tra sangue e carneficina, il suo regime ha rapidamente cercato di presentarsi internazionalmente come ulteriore vittima del barbaro terrorismo e combattente senza paura contro la rete terroristica dello Stato islamico. La Turchia era un po’ troppo imbarazzata, avvolgendosi nella bandiera emotiva della Francia dopo gli attacchi terroristici di Parigi di novembre. L’americano della Casa Bianca e il capo delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon se ne sono usciti con condanne degli “spregevoli” omicidi ad Istanbul promettendo solidarietà allo Stato turco contro il terrorismo. Erdogan e il suo primo ministro Ahmet Davutoglu hanno risposto immediatamente, separatamente ma con lo stesso discorso, sostenendo che l’atrocità era la prova che la Turchia è in “prima linea nella lotta al terrorismo”. “Nessuno dovrebbe dubitare della nostra determinazione a sconfiggere i terroristi dello Stato islamico”, ha detto ai giornalisti Erdogan. Le sue gravi e dure dichiarazioni antiterrorismo furono riprese da Davutoglu. Tuttavia, come William Shakespeare disse: “Tu protesti troppo!”, cioè la retorica artificiosa suggerisce scopi reconditi. Il governo di Erdogan ha reagito con sospetta puntualità all’attentato nel quartiere storico d’Istanbul che aveva ucciso almeno 10 turisti tedeschi. Poche ore dopo l’attentato, le autorità turche definivano il kamikaze come un 28enne siriano nato in Arabia Saudita. Il governo turco ha detto che era un membro del gruppo terroristico dello Stato Islamico (IS). Ma anche diverse ore più tardi, alcun gruppo aveva rivendicato l’attentato. Ciò solleva domande su chi l’abbia effettuato. Sicuramente lo SIIL sarebbe molto felice di assumersene la paternità, con titoli internazionali, come fa di solito con tali atrocità? Perché il gruppo sembra non saperne nulla immediatamente dopo? Se fosse stato un vero attentato terroristico contro i servizi di sicurezza dello Stato turco, come mai le autorità turche furono così rapide nell’identificare il presunto attentatore suicida? In un “normale” attentato, le autorità sarebbero state colte alla sprovvista e avrebbero impiegato diversi giorni prima di capire chi fosse stato a compierlo. Non in questo caso. Il governo Erdogan ha scoperto immediatamente non solo il presunto gruppo responsabile (SIIL), ma anche il presunto autore. Una abbastanza sorprendente efficienza inquisitoria, se si accetta alla lettera la versione ufficiale. In ogni caso, l’accettazione della versione del governo Erdogan sarebbe anche estremamente ingenua. L’intelligence militare turca, MIT, s’è già dimostrata in molti casi precedenti, collegata intimamente ai gruppi terroristici islamici in guerra con la Siria.
Può Dundar, redattore di Cumhuriyet, subire l’ergastolo perché il suo giornale denunciò le armi inviate dal MIT ai gruppi terroristici in Siria. Il deputato turco Eren Erdem all’inizio di quest’anno fece delle affermazioni credibili sul governo Erdogan che avrebbe insabbiato l’indagine sulla fornitura di armi chimiche ai terroristi dello Stato islamico da parte del MIT; le armi chimiche probabilmente furono utilizzate per la strage di cittadini siriani nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, nell’agosto 2013. La ricognizione aerea russa negli ultimi mesi ha dimostrato in maniera inconfutabile le dimensioni industriali del contrabbando di petrolio dei terroristi dello SIIL verso la Turchia, con collegamenti credibili del racket che arrivano allo Stato turco, e in particolare alle imprese della famiglia Erdogan. Anche i precedenti attentati contro cittadini turchi in Turchia coinvolsero le operazioni sporche del regime Erdogan. Quando più di 100 sostenitori dei diritti curdi furono uccisi in un attentato a una manifestazione pacifica ad Ankara, lo scorso ottobre, gruppi curdi accusarono gli agenti turchi di aver compiuto di nascosto la strage. Affermazioni simili sul terrorismo di Stato contro i gruppi politici curdi furono fatte dopo gli attentati mortali di Suruc e Diyarbakir, l’anno scorso. Un attentato mortale nella città di confine turca Reyhanli, nel maggio 2013, che uccise più di 40 presone, fu nuovamente attribuito ad agenti turchi che cercavano d’incolparne il governo siriano, nel tentativo di escogitare un casus belli per l’invasione militare turca della Siria. Il premier turco Ahmet Davutoglu fu scoperto, nei nastri audio trapelati, a parlare di tali false flag del regime in incontri privati con quadri del partito. Nelle ultime settimane le autorità turche hanno fatto affermazioni altisonanti di come avevano sventato complotti terroristici nel Paese, sostenendo di aver fermato attentatori suicidi dello SIIL. È impossibile verificare queste affermazioni ufficiali perché il regime di Erdogan ha imposto un grave giro di vite sui giornalisti indipendenti. Ma un modo ragionevole di valutare le dichiarazioni ufficiali è che le autorità turche abbiano preparato l’attentato, come sembra sia accaduto questa settimana con l’attentato di Istanbul. E la reazione rapida del governo di Erdogan abilmente intensifica le affermazioni di essere vittima del terrorismo dello SIIL e, quindi, avere rapidamente simpatia e appoggio da Casa Bianca e Nazioni Unite.
La tempistica è importante per una corretta comprensione. Erdogan, Davutoglu e il partito Giustizia e Sviluppo sono stati denunciati negli ultimi mesi dall’intervento militare della Russia in Siria come stretti sostenitori del terrorismo in Siria. I media occidentali hanno trattato le rivelazioni con indifferenza istupidita. Tuttavia, le rivelazioni sono un atto d’accusa sconvolgente sull’illegalità dello Stato turco, membro della NATO e aspirante membro dell’Unione europea. Il regime Erdogan è diventato sinonimo di terrorismo di Stato, contrabbando di armi in Siria, e in particolare di collusioni con gruppi terroristici islamici come lo SIIL. (L’Arabia Saudita viene anch’essa denunciata come Stato canaglia). Cosa c’è di meglio allora, dal punto di vista di Erdogan, che un’atrocità dello SIIL a Istanbul, uccidendo turisti stranieri in modo che il suo regime avanzi successivamente la pretesa di essere “nemico dello SIIL” e di “difendersi dal terrorismo”. Tuttavia, secondo uno scenario alternativo, e più realistico: il regime Erdogan conosceva l’identità del terrorista perché coopera con essi; e le autorità turche permisero l’attentato per proprie ragioni politiche egoistiche, dopo la scottatura della reputazione internazionale macchiata, ed essere quindi vista come “vittima del terrorismo”.1030968193La ripubblicazione è accolta in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le armi della strage di Parigi provenivano dalla CIA

RussiaToday

3-0217984Un’arma legata agli attentati di Parigi che fecero 130 morti e 368 feriti risale a un trafficante d’armi della Florida. E’ lo stesso che vendette armi ai Contras del Nicaragua, nello scandalo Iran-Contras degli anni ’80. La rivelazione è data dal dirigente di una fabbrica di armi serba, che afferma che il numero di serie della pistola semiautomatica M92 è lo stesso di quella che la sua azienda ha consegnato a un trafficante d’armi statunitense, Century International Arms, nel maggio 2013. “E’ un’arma semi-automatica, da caccia e sportiva… non può sparare a raffica, solo colpi singoli… legale negli USA“, afferma Milojko Brzakovic, a capo della fabbrica di armi Zastava. Secondo lui la pistola fu consegnata semi-automatica, ma non sa se qualcuno l’abbia trasformata in automatica dopo la consegna. Brzakovic ha detto che la sua fabbrica esporta 25000 armi da caccia e fucili sportivi ogni anno, tutte legalmente. La pistola in questione fu esportata alla Century International Arms in Florida, ma non è chiaro come la pistola sia tornata in Europa. Brzakovic ha detto che tutte le esportazioni di armi della Serbia sono sotto lo stretto controllo governativo. “Sottomettiamo la richiesta al nostro governo per il consenso e autorizzare l’esportazione. Finché non la riceviamo, non ci mettiamo in contatto. Una volta che abbiamo il permesso di esportare, entriamo in contatto e organizziamo la vendita“, ha detto all’AP. Vi sono regole severe sull’importazione e l’esportazione legale di armi come le pistole semiautomatiche. Negli Stati Uniti, un individuo o un’azienda deve essere registrato presso il dipartimento di Stato. Almeno sette delle armi usate o scoperte dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi furono prodotte dalla fabbrica serba. La maggior parte prima che la Jugoslavia si sciogliesse con la guerra civile degli anni ’90, e la maggior parte sono versioni o modifiche dell’AK-47 Kalashnikov sovietico. Il Palm Beach Post ha contattato il titolare della Century Michael Sucher, ma non ha risposto e la sede della società a Delray Beach è chiusa. La società ha anche filiali in Georgia e Vermont. Il Post ha riferito che Century è un acquirente e rivenditore di armi militari in eccedenza ed è uno dei più grandi trafficanti di armi degli Stati Uniti. La sua specialità è l’acquisto di armi da oltreoceano e rivenderle ai concessionari.
Non è la prima volta che la Century International Arms finisce sui giornali. Il Palm Beach Post ha riferito che lo stesso rivenditore contrabbandava armi come pistole, fucili da cecchino e armi d’assalto con l’aiuto di “mediatori non autorizzati”, come un trafficante d’armi israeliano. Alla Century fu ceduto un deposito di armi dal governo del Guatemala nel 2007, per 130 milioni di dollari. Ciò si scoprì dalle informazioni fornite dall’archivio WikiLeaks dei dispacci diplomatici segreti, gli stessi cablo del governo degli Stati Uniti furono consegnati dall’ex-analista dell’intelligence dell’esercito statunitense Bradley Manning, che sconta una condanna a 35 anni di carcere per la rivelazione. Un dipendente del commerciante di armi fu coinvolto nella fornitura di armi, tra cui razzi e granate, ai Contras del Nicaragua negli anni ’80, nello scandalo Iran-Contras sotto il presidente Ronald Reagan. Ci sono altre implicazioni, come il fucile WASR-10 di produzione rumena della Arms Century, favorito dai cartelli della droga messicani. Centinaia furono collegati a crimini in Messico, secondo il Center for Public Integrity.
century-arms-logoBrzakovic ha detto all’AP che sarebbe sbagliato accusare Zastava di vendere armi ai terroristi, ma conveniva che un accordo illecito sulle armi fosse stato possibile dopo che le armi furono consegnate legalmente. “Dovunque ci siano guerre, c’è la possibilità dei peggiori abusi e di nascondere la provenienza delle armi. Finiscono dove non dovrebbero“, ha detto aggiungendo: “Abbiamo l’archivio della fabbrica degli ultimi 50 anni, sappiamo dove è stata consegnata ogni arma“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dove esploderanno le bombe ucraine?

Oriental Review 8 dicembre 2015ARMAAOFAB250.2Il 7 dicembre CyberBerkut pubblicava altre prove che denunciano preparativi di attentati sotto falsa bandiera in Siria da parte del ministero della Difesa del Qatar. Secondo una e-mail di Anton Pashinskij, funzionario della SpetsTechnoExport (agenzia ufficiale per il commercio di armi ucraine), del 21 ottobre 2015 scritta al partner polacco Level 11: “Buon pomeriggio! C’è una nuova proposta. I militari del Qatar vogliono comprare 2mila bombe a frammentazione ad alto esplosivo OFAB 250-270. Il problema è urgente, sono pronti a pagare 2100 dollari USA al pezzo. Considerate di consegnarle al più presto. Il destinatario è il ministero della Difesa del Qatar. EUC in allegato”.letterL’OFAB 250-270 è una bomba da 250 kg attualmente utilizzata dagli aviogetti russi Su-25 e Tu-23M3 per colpire le posizioni di SIIL e simili gruppi sovversivi in Siria:

La Qatar Emiri Air Force è composta da aerei da combattimento multiruolo Mirage francesi e aviogetti d’attacco leggeri Alphajet che non possono essere dotati delle OFAB 250-270. Quindi la domanda è legittima: “Perché il ministero della Difesa del Qatar vuole comprare un enorme arsenale di bombe aeree, non solo inadatte ai propri aerei ma ad un prezzo 3 volte (!) superiore a quello di mercato? (normalmente l’OFAB 250-270 è venduta a 700-800 dollari al pezzo). La risposta è orribilmente semplice: per fare esplodere le OFAB 250-270 non è necessario sganciarle da un aereo, lo si può fare a terra. Qualsiasi gruppo terroristico collegato al Qatar può usarla in una zona densamente popolata in Siria inscenando un “attacco spietato dell’Aeronautica russa“. Non c’è dubbio che numerosi esperti assolutamente indipendenti concluderebbero rapidamente che tale tipo di bomba è ampiamente usato dall’Aeronautica russa in Siria. Infine va notato che alcuni blogger pro-Kiev insistono nell’accusare “l’Aeronautica russa che incautamente bombarda presso aree civili in Siria” dall’inizio di ottobre. Di seguito è riportato il certificato sull’utente finale (EUC) esibito dal venditore ucraino all’importatore.letter2PS: Anton Pashinskij è figlio di Sergej Pashinskij, noto per il ruolo controverso nella sparatoria durante il colpo di Stato a Kiev del febbraio 2014. Quest’ultimo è attualmente membro della Verkhovna Rada (parlamento) d’Ucraina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il colonnello israeliano dello Stato islamico

F. William Engdahl NEO 25/11/2015ISIS-Israel-and-the-Chaos-in-GazaQuesto sicuramente non doveva succedere. Sembra che un colonnello israeliano sia stato “catturato con i pantaloni calati”. Intendo dire è stato catturato assieme a un branco di terroristi cosiddetti dello SI o Stato islamico o SIIL o DAASH a seconda le preferenze, da soldati dell’esercito iracheno. Interrogato dall’intelligence irachena, apparentemente ha detto molto sul ruolo delle IDF di Netanyahu nel sostenere lo SIIL. A fine ottobre un’agenzia di stampa iraniana, citando un alto ufficiale dei servizi segreti iracheni, riferiva la cattura di un colonnello dell’esercito israeliano del battaglione Golani, Yusi Oulen Shahak, collegato allo SIIL operante in Iraq nel fronte di Salahudin. In una dichiarazione semi-ufficiale a Fars News Agency un comandante dell’esercito iracheno ha dichiarato: “La sicurezza e le forze popolari hanno preso prigioniero un colonnello israeliano“, aggiungendo che il colonnello delle IDF “aveva partecipato ad operazioni terroristiche del gruppo taqfirita dello SIIL“, e il colonnello era stato arrestato asisieme a numerosi terroristi dello SIIL, fornendo dettagli: “Il nome del colonnello israeliano è Yusi Oulen Shahak ed è indicato colonnello della brigata Golani… codice di sicurezza e militare Re34356578765az231434“.

Perché Israele?
Fin dall’inizio dell’efficace bombardamento russo di obiettivi selezionati in Siria, il 30 settembre, i dettagli del ruolo molto sporco non solo di Washington, ma anche del membro della NATO Turchia del presidente Erdogan, Qatar e altri Stati, sono venuti alla luce del sole per la prima volta. È sempre più chiaro che almeno una fazione dell’amministrazione Obama abbia svolto un ruolo molto sporco dietro le quinte, sostenendo lo SIIL per promuovere la rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad e aprire la via inevitabilmente a caos e distruzione in stile libico che farebbe dell’attuale crisi dei rifugiati siriani in Europa un semplice gioco in confronto. La “fazione pro-SIIL” a Washington comprende i cosiddetti neoconservatori, radunati intorno al disonorato ex-capo della CIA e carnefice del “surge” iracheno generale David Petraeus, tra cui anche il generale John R. Allen che da settembre 2014 era l’inviato speciale del presidente Obama presso la coalizione globale per contrastare lo SIIL (Stato islamico di Iraq e Levante) e, fin quando si dimise nel febbraio 2013, anche la segretaria di Stato Hillary Clinton. Significativamente, il generale John Allen, fautore acceso della “No Fly Zone” dagli Stati Uniti in Siria al confine con la Turchia, che il presidente Obama ha rifiutato, fu sollevato dall’incarico il 23 ottobre 2015, poco dopo il lancio degli efficacissimi attacchi russi ai siti terroristici in Siria di Jabhat al-Nusra di al-Qaida e dello SIIL, cambiando l’intera situazione del quadro geopolitico della Siria e del Medio Oriente.

I rapporti delle Nazioni Unite citano Israele
israel-controls-isis-made-in-israel-master1Che Likud di Netanyahu e militari israeliani collaborino strettamente con i falchi neo-conservatori di Washington è ormai noto, così come la veemente opposizione del primo ministro Benjamin Netanyahu all’accordo nucleare di Obama con l’Iran. Israele considera il gruppo filo-iraniano sciita Hezbollah nel Libano un arcinemico. Hezbollah ha attivamente combattuto a fianco dell’Esercito siriano contro lo SIIL in Siria. La strategia del generale Allen per “bombardare lo SIIL” da quando fu posto a capo delle operazioni nel settembre 2014, come Putin e il Ministro degli Esteri della Russia Lavrov hanno ripetutamente sottolineato, lungi dal distruggere lo SIIL in Siria, ne ha notevolmente ampliato il territorio controllato. Ora è chiaro che ciò era proprio l’intento di Allen e della fazione bellicosa di Washington. Almeno dal 2013 i militari israeliani hanno anche bombardato apertamente ciò che sostenevano essere obiettivi di Hezbollah in Siria. Dall’inchiesta è emerso che in realtà Israele colpiva obiettivi di Hezbollah che coraggiosamente combatte SIIL e altri terroristi in Siria. Di fatto Israele aiutava lo SIIL, come i bombardamenti “anti-SIIL” del generale John Allen. Che una fazione del Pentagono operi segretamente dietro le quinte per addestrare, armare e finanziare ciò che oggi viene chiamato SIIL in Siria è ormai di dominio pubblico. Nell’agosto 2012, un documento del Pentagono classificato “segreto” e poi declassificato su pressione dell’ONG Judicial Watch degli Stati Uniti, dettaglia proprio l’emergere di ciò che è diventato lo SIIL, nato dallo Stato Islamico in Iraq e poi affiliatosi ad al-Qaida. Il documento del Pentagono dichiara “…vi è la possibilità di creare un dichiarato o meno principato salafita in Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione (ad Assad) vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)“. Le potenze che sostenevano l’opposizione nel 2012 includevano Qatar, Turchia, Arabia Saudita, Stati Uniti e dietro le quinte Israele di Netanyahu. Proprio tale creazione del “principato salafita in Siria orientale”, territorio oggi dello SIIL, era l’ordine del giorno di Petraeus, Allen e altri a Washington per distruggere Assad. E’ ciò che spinge l’amministrazione Obama ad avanzare la bizzarra richiesta a Russia, Cina e Iran di cacciare Assad prima di passare a distruggere lo SIIL. Ora il mondo vede chiaramente la doppiezza di Washington nel sostenere ciò che i russi con precisione chiamano “terroristi moderati” contro Assad regolarmente eletto. Che Israele sia nel nido di ratti delle forze terroristiche in Siria è confermato da un recente rapporto delle Nazioni Unite. Ciò che il rapporto non menziona è il motivo per cui le IDF israeliane abbiano tale appassionato interesse in Siria, in particolare nelle alture del Golan.

Perché Israele vuole cacciare Assad
Nel dicembre 2014 il Jerusalem Post riportava i risultati di una relazione in gran parte ignorata, e politicamente esplosiva, che dettagliava gli avvistamenti delle Nazioni Unite di militari israeliani insieme ai terroristi dello SIIL. La forza di pace delle Nazioni Unite, la Forza di osservatori dell’ONU sul disimpegno (UNDOF), di stanza dal 1974 al confine sul Golan tra Siria e Israele, rivelava che Israele collabora strettamente con i terroristi dell’opposizione siriana, tra cui al-Qaida, al-Nusra e SIIL, sulle alture del Golan, con cui “mantiene stretti contatti negli ultimi 18 mesi“. La relazione fu presentata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. I media tradizionali di Stati Uniti e occidente ne hanno sepolto i contenuti esplosivi. I documenti delle Nazioni Unite dimostrano che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) mantengono contatti regolari con i membri del cosiddetto Stato islamico da maggio 2013. L’IDF dichiarava che ciò valeva solo per cure mediche ai civili, ma l’inganno fu svelato quando gli osservatori dell’UNDOF notarono i contatti diretti tra forze dell’IDF e dello SIIL, oltre alle cura ai terroristi dello SIIL. Le osservazioni includevano il trasferimento di due casse dalle IDF allo SIIL, i cui contenuti non furono confermati. Inoltre il rapporto delle Nazioni Unite identificava ciò che i siriani etichettavano “punto di trasferimento di forze tra Israele e SIIL“, una preoccupazione dell’UNDOF presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’UNDOF fu creata dalla risoluzione n° 350 del maggio 1974 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per le tensioni dopo la Guerra del Kippur dell’ottobre 1973 tra Siria e Israele, creando una zona cuscinetto tra Israele e Siria sul Golan, governato e controllato dalle autorità siriane, secondo l’accordo sulle Forze di disimpegno del 1974. Solo alle forze dell’UNDOF era consentito stazionarvi, che oggi contano 1200 osservatori. Dall’escalation degli attacchi israeliani alla Siria nel 2013, sulle alture del Golan, sostenendo la presenza di “terroristi di Hezbollah“, l’UNDOF stessa fu oggetto di attacchi massicci dai terroristi di SIIL o al-Nusra di al-Qaida, per la prima volta dal 1974, con rapimenti, omicidi, furto di armi, munizioni, veicoli e altri beni, e saccheggio e distruzione di strutture delle Nazioni Unite. Qualcuno evidentemente non vuole che l’UNDOF rimanga sulle alture del Golan.

Israele e il petrolio del Golan
Nell’incontro con il presidente Obama alla Casa Bianca, il 9 novembre, il primo ministro israeliano Netanyahu chiese a Washington di riconsiderare il fatto che, dalla guerra dei sei giorni del 1967 tra Israele e Paesi arabi, Israele abbia illegalmente occupato una parte significativa delle alture del Golan. Nell’incontro, Netanyahu, apparentemente senza successo, invitava Obama a sostenere la formale annessione israeliana delle alture occupate illegalmente del Golan, sostenendo che l’assenza di un governo siriano operativo “permette di pensarla diversamente” sullo status futuro dell’importante area strategica. Naturalmente Netanyahu non parlava apertamente di come IDF e altre forze israeliane fossero responsabili dell’assenza di un governo siriano attivo, sostenendo SIIL e al-Qaida. Nel 2013, quando l’UNDOF cominciò a documentare i molteplici contatti tra militari israeliani e SIIL e al-Qaida sulle alture del Golan, l’oscura compagnia petrolifera di Newark in New Jersey, Genie Energy, con una filiale israeliana, Afek Oil & Gas, cominciò ad entrare nelle alture del Golan con il permesso del governo Netanyahu, per cercare il petrolio. Quello stesso anno, gli ingegneri militari israeliani revisionarono la recinzione al confine di 45 miglia con la Siria, sostituendola con una barricata di acciaio con filo spinato, sensori, rilevatori di movimento, telecamere a infrarossi e radar, collegandolo al Muro che Israele ha costruito in Cisgiordania. È interessante notare che l’8 ottobre, Yuval Bartov, capo geologo della controllata israeliana di Genie Energy, Afek Oil & Gas, dichiarava alla TV israeliana Channel 2 che la sua azienda aveva trovato un grande giacimento di petrolio sulle alture del Golan: “Abbiamo trovato uno strato di olio di 350 metri di spessore nelle alture del Golan meridionali. In media nel mondo, gli strati hanno uno spessore di 20 – 30 metri, e questo è 10 volte più grande, quindi parliamo di notevoli quantità“. Come ho sottolineato in un precedente articolo, l’International Advisory Board di Genie Energy include gente come Dick Cheney, l’ex-capo della CIA e infame neo-con James Woolsey, Jacob Lord Rothschild e altri. Ovviamente nessuna persona ragionevole penserebbe che ci possa essere un legame tra militari israeliani e SIIL e altri terroristi anti-Assad in Siria, soprattutto sulle alture del Golan, il ritrovamento di petrolio della Genie Energy nello stesso luogo, e l’ultimo appello ad Obama di Netanyahu a “ripensarci” sulle alture del Golan. Saprebbe troppo di “teoria della cospirazione” e come sanno tutte le persone ragionevoli le cospirazioni non esistono, sono solo coincidenze. O? In effetti, parafrasando le parole immortali di Brad Pitt nel ruolo del primo tenente Aldo Raine nella scena finale del brillante film di Tarantino, Bastardi senza gloria, sembra che il vecchio Netanyahu e i suoi amici ciucciapiselli di IDF e Mossad siano stati presi con le mani nella sudicia marmellata della Siria.golanoil-mapF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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