Ecco perché costruire un Partito Comunista Italiano è tempo perso

Alessandro Lattanzio, 7/6/2016

Togliatti-638x425La più grossa battaglia di nazionalizzazioni in Italia è stata quella dell’energia elettrica con il centro-sinistra, ma non direi nemmeno che si stato un nostro cavallo di battaglia. Lo fu piuttosto di Riccardo Lombardi e della sinistra socialista. Eravamo ben d’accordo, intendiamoci, ma non è che ci siamo sentiti obbligati perché le nazionalizzazioni erano un cardine di tutto il sistema sovietico! Noi non abbiamo mai sostenuto una programmazione centralizzata del tipo di quella sovietica. Anche quando in Italia è venuta in campo la questione della programmazione, ci siamo mossi sempre con molta attenzione: la nostra parola d’ordine fu quella della programmazione democratica”. Alessandro Natta intervistato da Mario Spinella in “Togliatti protagonista della democrazia italiana”, Il Calendario del Popolo, n° 567, luglio 1993.
“Programmazione democratica”, ovvero concordare la politica economica italiana con FIAT, Pirelli, Riva, ecc. ecc. Ecco questo era il Partito Comunista Italiano, senza orpelli. La programmazione economica, secondo Togliatti e Natta, non era compito del partito comunista italiano. Quindi, cosa rendeva ‘comunista’ tale partito, allora? Non ci è data la risposta, perché appunto il controllo dell’economia, della macroeconomia a livello statale è ciò che caratterizza un partito comunista, e non le relative fisime moraliste su “le mani pulite” o la propria “diversità”, come andavano strombazzando i vari gerarchi berlingueriani e post-berlingueriani negli anni ’80 e ’90. Prodromi del cretinismo anti-berlusconico dell’Italia forco-bacchettona dei Moretti-Travaglio. Una volta rinunciato a controllare la leva economica di una realtà, un partito comunista non può più esistere. Quindi è stato logico abbandonare un titolo ingannevole, che pur tuttavia continua ad ingannare a tutt’oggi. E infatti, il 26 giugno a Bologna verrebbe, nientedimeno, ricreato il Partito Comunista Italiano, in risposta alla frantumazione della sinistra italiana (qualsiasi cosa sia tale sinistra). Infatti, chi appare entusiasta della cosa, infilerebbe nel “partito comunista italiano” un po’ di tutto: Fassina, Airaudo, Partito Comunista di Rizzo, SEL, Rifondazione, Sinistra Italiana, Partito Comunista dei Lavoratori, le liste civetta di ciò che resta del PRC e del PdCI e perfino un redivivo Partito Comunista d’Italia… Ripetendo l’errore che fu del Partito Comunista nel 1921, e poi di Rifondazione Comunista nel 1991: creare dei partiti comunisti rappattumando frazioni e fazioni politiche provenienti da svariate e divergenti forze politiche: anarchici, socialisti, socialdemocratici, pacifisti, liberali radicali, ecc. Tutte forze che non si compattarono mai, se non per mano amministrativa esterna durante il trionfo dello stalinismo. Ma oggi, voler ripetere tali esperienze, con l’illusione di ricreare un “Partito Comunista Italiano” percepito in modo a-storico e mitologico, senza conoscerne la vera storia (Bordiga, chi era costui? Il settario della demonologia gramsciano-togliattiana o ben altro?) e la funzione autentica che il PCI svolse in Italia (sostegno al grande capitale monopolistico italiano, da Agnelli a Berlusconi…) può solo comportare l’eterno ripetersi delle solite catastrofi “non immaginabili” nel 1989, e delle solite farse “non immaginabili” come il bertinottismo trionfante degli anni 1993-2009.
barattoCome ho già detto, un eventuale ‘comunismo italiano’ è esistito nel 1943-1948. Poi vi fu solo un partito che esibiva un ‘brand’ in occasioni elettorali. Un ‘brand’ il cui valore in Italia era sorretto dal prestigio dell’Unione Sovietica presso i militanti di base, i lavoratori, ecc. Ma a cui i quadri e i dirigenti del PCI sostanzialmente non credevano. E quando crollò il Blocco Sovietico, i capi e i quadri del PCI furono sollevati; finalmente poterono liberamente e apertamente proclamare integralmente ciò che avevano adottato solo nella prassi da sempre, una politica filo-capitalista, liberale o financo liberista. Una linea politica che avevano attuato pienamente con le Cooperative, ad esempio costruendo nei primi anni ’80 la base missilistica statunitense di Comiso… passo concretamente politico-economico adottato dai vertici del PCI, dopo le berlingueriane sparate alla vasellina su “La fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre” e “la sicurezza che da l’ombrello della NATO”, propedeutiche appunto, allo sganciamento finanziario definitivo dall’URSS e all’adesione ai succosi contratti con la NATO, nel fatidico anno 1978. E quindi, con la Bolognina della testa di turco Occhetto, l’apparato burocratico-imprenditoriale piccista poté sbarazzarsi della zavorra marxista o comunista, e procedere apertamente e con pieno sollievo ad attuare a livello nazionale ciò che faceva da decenni a livello locale. Punto. Il PCI non poteva non trasformarsi nel PDS, e oggi nel PD. Togliatti non poteva che generare Berlinguer e Napolitano, e Berlinguer e Napolitano non potevano che generare i Veltroni, i Dalema, i Vendola, i Renzi e i Fassina…
Il resto, i resti, dell’illusione spezzata, il milione circa di votanti fedeli al defunto PCI, confluirono con le altre sinistre fallimentari italiane (dal Manifesto a DP) nella cloaca sterilizzante del Partito della Rifondazione Comunista, un campo di sterminio per gli ultimi sostenitori dell’ideologia e della cultura comunista e/o marxista, o presunta tale. Il risultato è quello che si vede oggi, uno sfarfallio di microsette e partitini elettorali di quartiere che non avranno mai alcun peso, soprattutto perché espressioni di segmenti ideologici che neanche hanno idea di cosa sia stato il proprio passato, la propria storia.
Errare è umano, ma perseverare… è da cretini.Partito_Comunista_Italiano_-_Walter_Veltroni_+_Achille_Occhetto

Wall Street dietro il Colpo di Stato in Brasile

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 1 giugno 2016

Henrique de Campos Meirelles

Henrique de Campos Meirelles

Il controllo sulla politica monetaria e la riforma macroeconomica è l’obiettivo del colpo di Stato. Gli obiettivi principali di Wall Street sono la Banca Centrale, che domina la politica monetaria nonché le operazioni di cambio, il Ministero delle Finanze e la Banca del Brasile (Banco do Brasil). A nome di Wall Street e del “consenso di Washington”, il “governo” ad interim post-golpe di Michel Temer ha nominato un ex-amministratore delegato di Wall Street (con cittadinanza statunitense) a capo del Ministero delle Finanze. Henrique de Campos Meirelles, ex-presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002) ed ex-capo della Banca centrale sotto la presidenza di Lula è stato nominato ministro delle Finanze il 12 maggio. Il nuovo presidente della Banca Centrale del Brasile, Ilan Goldfajn (Goldfein) è stato capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn ha stretti legami con FMI e Banca Mondiale, ed è amico intimo finanziario di Meirelles.

Cenni storici
Il sistema monetario brasiliano del real è fortemente dollarizzato. Le operazioni di debito interno portano ad un aumento del debito estero. Wall Street è intenta mantenere sul Brasile una camicia di forza monetaria. Dal governo di Fernando Henrique Cardoso, Wall Street ha esercitato il controllo sugli elementi economici chiave, come Ministero delle Finanze, Banca del Brasile e Banca centrale. Sotto i governi di Fernando Henrique Cardoso e Luis Ignacio da Silva (Lula), la nomina del governatore della Banca Centrale venne approvata dal Wall Street.

Cardoso, Lula, Temer nominati per conto di Wall Street
Arminio Fraga: presidente della Banca Centrale (4 Marzo 1999 – 1 gennaio 2003) manager degli hedge fund e socio di George Soros nel Quantum Fund di New York, dalla doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti.
Henrique de Campos Meirelles, Presidente della Banca centrale, (1 gennaio 2003-1 gennaio 2011). Doppia cittadinanza Brasile-Stati Uniti. Presidente e CEO della Boston Bank (1996-1999) e Presidente della FleetBoston Financial Global Banking (1999-2002). Nel 2004, FleetBoston si fuse con Bank America. Prima della fusione FleetBoston era la settima banca negli Stati Uniti. Bank America è attualmente la seconda banca degli Stati Uniti. Dopo essere stato licenziato da Dilma nel 2010, Meirelles ritorna venendo nominato ministro delle Finanze dal “presidente ad interim” Michel Temer.
Ilan Goldfajn, capo economista della Itaú, la maggiore banca privata del Brasile. Goldfajn è stato nominato dal “governo” ad interim di Michel Temer a capo della Banca centrale (16 maggio 2016). Doppia cittadinanza Israele-Brasile. Goldfajn aveva precedentemente lavorato presso la Banca centrale di Arminio Fraga ed Henrique Mereilles. Ha stretti legami personali col Prof. Stanley Fischer, attualmente vicepresidente della Federal Reserve. Inutile dire che la nomina di Golfajn alla Banca centrale è stata approvata da FMI, Tesoro degli Stati Uniti, Wall Street e Federal Reserve. Va notato che Stanley Fischer aveva già ricoperto la carica di di vicedirettore generale del Fondo monetario internazionale e di Governatore della Banca centrale d’Israele. Sia Fischer che Goldfajn sono cittadini israeliani, con legami con la lobby pro-Israele.

Incaricato da Dilma Rousseff alla Banca centrale, non approvato da Wall Street
Alexandre Tombini Antônio, Governatore della Banca Centrale (2011-2016), funzionario di carriera presso il Ministero delle Finanze. Cittadinanza: Brasile.

Sfondo storico
All’inizio del 1999, sulla scia immediata dell’attacco speculativo contro la valuta nazionale brasiliana (Real), il presidente della Banca centrale, Professor Francisco Lopez (nominato il 13 gennaio 1999, Mercoledì Nero) fu licenziato e sostituito da Arminio Fraga, cittadino degli Stati Uniti e dipendente del Quantum Fund di George Soros a New York.

“La volpe nominata a guardia del pollaio”.
Più concretamente, gli speculatori di Wall Street venivano incaricati della politica monetaria del Brasile. Sotto Lula, Henrique de Campos Meirelles è stato nominato Presidente della Banca Centrale del Brasile. Fu in precedenza presidente e CEO di una delle più grandi istituzioni finanziarie di Wall Street. FleetBoston era il secondo maggiore creditore del Brasile, dopo Citigroup. A dire il vero, era in conflitto di interessi. La nomina fu concordata prima dell’adesione di Lula alla presidenza. Henrique Meirelles era un convinto sostenitore del controverso Piano Cavallo argentino degli anni ’90: un “piano di stabilizzazione” di Wall Street che rase al suolo l’Argentina economicamente e socialmente. La struttura essenziale del Piano Cavallo argentino fu replicata in Brasile nell’ambito del Piano Real, applicando una moneta nazionale convertibile dollarizzata (Real). Ciò che tale piano implicava è che il debito interno diveniva debito estero denominato in dollari. Al momento dell’adesione di Dilma alla presidenza nel 2011, a Meirielles non fu rinnovata la presidenza della Banca centrale.

La sovranità nella politica monetaria
Il ministro delle Finanze Mereilles del “governo” ad interim supporta la cosiddetta “indipendenza della Banca centrale”. L’applicazione di tale falso concetto implica che il governo non dovrebbe intervenire nelle decisioni della banca centrale. Ma non ci sono restrizioni alle “volpi di Wall Street”. La questione della sovranità nella politica monetaria è cruciale. L’obiettivo del colpo di Stato è negare la sovranità del Brasile nella formulazione della politica macroeconomica.

Le volpi di Wall Street
Sotto Dilma, la “tradizionale” scelta di una “volpe di Wall Street” fu abbandonata con la nomina di Alexandre Tombini Antônio, funzionario governativo di carriera che guidò la Banca Centrale del Brasile dal 2011 al maggio 2016. Al momento dell’adesione di Michel Temer a “presidente ad interim”, Henrique de Campos Meirelles veniva nominato a capo del Ministero delle Finanze. A sua volta, Meirelles ha nominato i suoi compari a capo della Banca centrale e del Banco do Brasil. Meirelles viene descritto dai media statunitensi come “amico del mercato”.

Nomine economiche di Michel Temer:
– Henrique de Campos Meirelles, Ministro delle Finanze,
– Ilan Golfajn, Presidente della Banca Centrale del Brasile, socio nominato da Meirelles
– Paolo Caffarelli, Banca del Brasile, socio nominato da Meirelles.

Conclusioni
Ciò che è in gioco con vari meccanismi, anche operazioni d’intelligence, manipolazione finanziaria e propaganda mediatica, è la destabilizzazione della struttura statale e dell’economia nazionale del Brasile, per non parlare dell’impoverimento di massa del popolo brasiliano. Gli Stati Uniti non vogliono affrontare o negoziare un governo nazionalista riformista sovrano. Quello che vogliono è un loro Stato-fantoccio. Lula era “accettabile” perché seguiva le istruzioni di Wall Street e FMI. Mentre l’agenda politica neoliberista non ha prevalso con Rousseff, che implementava un’agenda riformista-populista scacciando il pilastro macroeconomico sponsorizzato da Wall Street durante la presidenza Lula. Secondo il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Heinrich Koeller (2003) Lula è stato “Il nostro miglior presidente”: “Sono entusiasta (dell’amministrazione Lula); ma è meglio dire che sono profondamente colpito dal Presidente Lula” (Conferenza stampa del FMI, 2003).
Sotto Lula non c’era bisogno del “cambio di regime”. Luis Ignacio da Silva aveva approvato il “Washington Consensus”. La scomparsa temporanea di Henrique de Campos Meirelles dopo l’elezione di Dilma Rousseff è stata fondamentale. Wall Street non approvò le nomine di Dilma a Banca centrale e Ministero delle Finanze. Se Dilma avesse scelto di mantenere Henrique de Campos Meirelles, il colpo di Stato molto probabilmente non ci sarebbe stato.

Il regime dei fantocci degli Stati Uniti a Brasilia
Un ex-CEO/presidente di una delle più grandi istituzioni finanziarie statunitensi (e cittadino degli Stati Uniti) controlla le importanti istituzioni finanziarie del Brasile e definisce l’agenda macroeconomica e monetaria di un Paese di oltre 200 milioni di persone. Si chiama colpo di Stato… di Wall Street.

Ilan Goldfajn

Ilan Goldfajn

La credibilità di Temer crolla subendo per 8 anni il divieto a cariche pubbliche
Glenn Greenwald, Global Research, 4 giugno 2016
Brazil-Coup-Appointment-Of-President-Michel-Temer-Called-Farce-680x382Era evidente fin dall’inizio che obiettivo fondamentale dell’impeachment della Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff era sostenere i veri ladri a Brasilia e consentirgli di impedire, ostacolare e in ultima analisi uccidere l’indagine CarWash (così come d’imporre un programma neoliberale di privatizzazioni e austerità radicali). A 20 giorni dalla presa del potere del presidente “ad interim” Michel Temer, schiaccianti prove della sua corruzione sono emerse dimostratesi vere: già due dei ministri intermedi del gabinetto tutto bianco e maschile di Temer, tra cui il ministro anticorruzione, sono stati costretti a dimettersi dopo la pubblicazione di registrazioni segrete che dimostrano il loro complotto per ostacolare le indagini (in cui, insieme a un terzo elemento del gabinetto, sono coinvolti personalmente). Ma lo stillicidio della corruzione dei ministri di Temer serve ad oscurare la sua. Anche lui è implicato in numerose indagini di corruzione e ora è formalmente accusato di aver violato le leggi elettorali e, per punizione, gli sono vietate le cariche politiche per otto anni. Ieri, un tribunale elettorale regionale a San Paolo, da dove proviene, ha emesso la sentenza dichiarandolo “non ammissibile” a qualsiasi carica politica, avendo ad oggi una “fedina sporca” nelle elezioni. Temer è stato riconosciuto colpevole di spendere più fondi per la campagna di quanto la legge consenta. Dati intrighi, corruzione ed illegalità del governo ad interim di Temer, la violazione della legge non è il peggiore reato. Ma simboleggia potentemente la truffa antidemocratica che le élite brasiliane tentano di perpetrare. In nome della corruzione hanno rimosso la leader democraticamente eletta del Paese e la sua sostituzione, con qualcuno che, anche se non legalmente vietato, è ora escluso per otto anni dalla carica che vuole occupare. Poche settimane fa, l’impeachment di Dilma è apparsa inevitabile. I media oligarchici del Brasile avevano efficacemente focalizzato l’attenzione esclusivamente su di lei. Ma poi, tutti hanno cominciato a guardare chi congegnava il suo impeachment, chi avrebbe avuto il potere e per quali motivazioni, e tutto è cambiato. Ora il suo impeachment, anche se ancora probabile, non sembra inevitabile: la scorsa settimana, O Globo ha riferito che due senatori già a favore ora ci ripensavano alla luce dei “fatti nuovi” (i nastri rivelati sui ministri di Temer) e ieri anche Folha riferiva che numerosi senatori tendono a ripensarci. In particolare, i media brasiliani non pubblicano più i sondaggi sull’opinione pubblica su Temer e l’impeachment di Dilma. Nel frattempo, l’opposizione cresce contro tale attacco alla democrazia, sia a livello nazionale che internazionale. Le proteste contro Temer sono sempre più grandi e intense. Due dozzine di parlamentari inglesi hanno denunciato l’impeachment come colpo di Stato. Tre dozzine di europarlamentari hanno sollecitato la cessazione dei negoziati commerciali con il governo ad interim del Brasile per mancanza di legittimità. Il gruppo anti-corruzione Transparency International ha annunciato di por fine al dialogo con il nuovo governo finché non elimina la corruzione dai nuovi ministeri. Il New York Times parla delle dimissioni del ministro anti-corruzione a soli 20 giorni dalla nomina, descritta come “un altro colpo a un governo zoppicante per uno scandalo, a poche settimane da quando Temer ha sostituito Dilma Rousseff”. Ma forse niente indica più la farsa pericolosa che le élite brasiliane tentano di perpetrare quanto il fatto che il loro capo è ormai bandito dalla carica in cui è stato installato, poiché condannato per aver infranto la legge. Questa non è solo la distruzione della democrazia nel quinto Paese più popoloso del mondo, né l’imposizione di un ordine del giorno di privatizzazioni e attacchi ai poveri a vantaggio dei plutocrati internazionali. E’ letteralmente l’affermazione di sporchi corrotti criminosi che cinicamente sono al potere in nome della lotta alla corruzione.
Ieri sera, a un evento a Rio de Janeiro mi è stato chiesto, come sempre in questi casi, del possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel cambio di governo. Qui i quattro minuti della mia risposta:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come gli USA hanno posto le basi del golpe in Brasile

Pedro Marin Off Guardian 25 maggio 2016 – Russia Insider
“Ciò che è necessario in Brasile è che il governo faccia ciò che Putin ha fatto: costringere tutte le ONG a registrarsi e a registrare il denaro che ricevono, da dove lo ricevono e come lo usano… Tutte queste organizzazioni sono finanziate e addestrate dall’estero…”rede-golpe-televisao-article-headerAuditorium pieni fino all’ultimo posto, camion sonori, uffici. Organizzazioni come Millenium Institute, Movimento Libero Brasile (MLB), Istituto liberale, Ludwig von Mises Institute – Brasile e Studenti per la Libertà del Brasile come per magia sono comparse nello scenario politico del Brasile, pubblicando libri e organizzando dimostrazioni con strutture enormi, oltre a fare formazione e conferenze, un processo che ha trovato terreno fertile nel Paese per via della crisi globale e dell’operazione Lava Jato. Ma nonostante i tentativi di fondatori e media di dipingere i progetti che promuovono come qualcosa “per il Brasile”, originati dal popolo brasiliano “spontaneamente”, tali organizzazioni sono finanziate e addestrate dall’estero, secondo Marina Amaral in un articolo per Agência Publica, mostrando come una rete di organizzazioni non governative promuova la formazione della leadership e finanzi “intellettuali” per costruirsi un consenso così come movimenti sovversivi. Tra tali organizzazioni in America Latina c’è la rete Atlas. Fondata nel 1981 con l’obiettivo di “promuovere le politiche economiche da libero mercato nel mondo”, Atlas è un think-tank che finanzia apertamente attività di destra in oltre 90 Paesi. Con un budget annuale di 11,5 milioni di dollari, agisce finanziando e plasmando figure neoliberiste. Poiché la legislazione degli Stati Uniti vieta che tali organizzazioni finanzino l’agitazione politica nel mondo, ogni movimento è sostenuto da “istituti di formazione” liberi di ricevere fondi. Questo è il rapporto tra il Centro di formazione Studenti per la Libertà (EPL) e l’attivismo professionale del Movimento Libero Brasile, per esempio. Il bilancio dell’EPL quest’anno era di circa 85000 dollari. “Nel primo anno abbiamo avuto circa 8000 real, nel secondo anno abbiamo avuto 20000 real, e nel 2014 e 2015 molto di più. Riceviamo soldi da organizzazioni straniere, nonché da Atlas. Atlas è il principale finanziatore di Studenti per la libertà. In Brasile, l’organizzazione principale è la Friderich Naumann, organizzazione tedesca che non è autorizzata a donare denaro, ma paga le nostre spese“, ha detto Torres Juliano, amministratore esecutivo della filiale brasiliana di Studenti per la libertà. In Ucraina, dove c’è stato il colpo di Stato contro il presidente eletto Viktor Janukovich nel 2014, Atlas ha finanziato il Centro per il libero mercato Bendukidze e il Centro di ricerche economiche e sociali. Il primo ha come membro l’ex-presidente della Georgia e attuale governatore di Odessa Mikheil Saakashvili, e il vicecapo presidenziale ucraino (golpista) Aleksandr Daniluk. Il primo è anche finanziato dall’Open Society Foundation del noto speculatore e mandante delle rivoluzioni colorate George Soros, ed hanno come partner agenzie governative di Ucraina, Canada, Regno Unito, USAID e Banca mondiale. Nel 2014, Atlas Network diede circa 4,5 milioni di dollari a varie organizzazioni nel mondo. In America Latina diedero solo 984000 dollari ad organizzazioni di seguaci di Milton Friedman, Hayek e Mises e contrarie ai governi progressisti della regione. È il caso di Cedice Libertad, in Venezuela, e di organizzazioni come Fondazione per i diritti umani in Venezuela, creato negli USA da Thor Halvorssen e dal cugino e figlio di un ambasciatore del governo di Andrés Pérez, Leopoldo López, che attacca i governi non allineati di Venezuela, Cuba e Russia, ed è nota per la creazione nel 2015 di una campagna online per diffondere propaganda nella Corea democratica. Ma Atlas è finanziata da varie società e fondazioni. Aziende come Google, Exxon Mobil ed organizzazioni come DonorsTrust [1], State Policy Network, creato dal consigliere di Ronald Reagan Tom Roe, e Charles G. Koch Foundation, legata alle note Koch Industries, sono solo alcuni dei nomi che finanziano Atlas con più di 4 milioni di dollari da tutto il mondo.

Una rivoluzione colorata in Brasile?
icon-2 Questo, naturalmente, è motivo sufficiente per allarmarsi: la popolarità della destra cresce in un Paese con 31 anni di tradizione democratica, con abissi sociali e guidato da un partito ampiamente supportato per 12 anni che ha guidato la partnership con i governi popolari della regione. Anche le strade, storicamente monopolizzate dalla sinistra, sono state occupate. A ciò si aggiungono altre coincidenze molto strane: il giudice Sérgio Moro, che poco tempo prima cercava d’incendiare il Paese, prese parte nel 2007 a un corso per potenziali leader promosso dal dipartimento di Stato degli USA. E’ anche un fatto degno di nota che durante il processo sull’operazione Lava Jato, solo le società brasiliane furono colpite, anche se diverse società estere vennero menzionate da informatori della polizia federale. Ebbene, il giorno dopo che l’impeachment di Dilma Rousseff venne approvato alla Camera, il senatore dell’opposizione Aloysio Nunes si recò nella sede della potenza globale: Washington. Lì, come rivelato da Mark Weisbrot in un articolo per l’Huffington Post, s’incontrò con l’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Brasile e attuale “numero tre” del dipartimento di Stato Thomas Shannon: la volontà di Shannon d’incontrare Nunes pochi giorni dopo l’impeachment indica chiaramente che Washington affianca l’opposizione in questa impresa. Come facciamo a saperlo? Molto semplicemente Shannon non aveva bisogno di tale incontro. Se voleva dimostrare che Washington era neutrale nel feroce e profondamente polarizzante conflitto politico, non avrebbe avuto un incontro coi massimi protagonisti, soprattutto in questo particolare momento. Infine, per l’ansia e il sospetto scioccante dei distratti, è importante notare i rapporti che Michel Temer ha coi partner del Nord. Il 19 giugno 2006, per esempio, Temer, all’epoca presidente del partito PMDB, s’incontrò col console generale degli Stati Uniti in Brasile, a San Paolo, e rispose a domande su elezioni, candidati e suo partito. Dice il console a Washington, in un messaggio trapelato [2] da Wikileaks nel 2011: “Per quanto riguarda le fortune del suo partito, Temer ha confermato i rapporti secondo cui il PMDB non avrà un proprio candidato presidenziale e non entrerà in un’alleanza formale con il PSDB o il PT. […] Il PMDB è perfettamente diviso tra pro e anti-Lula. I primi cercano l’alleanza col PT e sperano in diversi ministeri nella seconda amministrazione Lula. Temer, che è anti-Lula, è molto critico verso la fazione pro-Lula e ha commentato ironicamente su alcune contraddizioni e divisioni interne del partito“. Per il politologo e storico brasiliano Moniz Bandeira, l’allarme suonava da tempo. “Queste dimostrazioni iniziate l’anno scorso e prima della Coppa del Mondo non sono spontanee. Furono preparate in anticipo da elementi addestrati, agitatori addestrati”, spiega. Nel suo libro “A Segunda Guerra Fria” (La seconda guerra fredda) descrive in dettaglio il ruolo di certe ONG e pensatoi nelle cosiddette rivoluzioni colorate. “Ciò che è necessario in Brasile è che il governo faccia ciò che Putin ha fatto: costringere tutte le ONG a registrarsi, registrare il denaro che ricevono, da dove lo ricevono e come lo usano“. Moniz sottolinea l’interesse statunitense nel mantenere il dominio del dollaro come valuta globale. Secondo lui, la minaccia dei BRICS e l’inesistenza di potenze regionali nel continente. “Ciò che gli Stati Uniti non vogliono è il Brasile con i sottomarini nucleari, non vogliono una potenza regionale in Sud America, per non parlare dei legami con Cina e Russia. E c’è un dettaglio ignoto al popolo brasiliano: la lotta sulla valuta di riserva internazionale. Il fatto che gli Stati Uniti hanno il diritto di stampare tutti i dollari che vogliono e che il dollaro sia la valuta internazionale: è quella l’egemonia degli Stati Uniti. Ed ciò a cui Cina e Putin vogliono porre fine, questa è la ragione dei BRICS“.

Note
[1] Organizzazione che consente donazioni anonime per le “cause della libertà”, creata da Donors Capital Fund, e secondo un rapporto di Fear Inc. è una delle primi dieci organizzazioni che contribuiscono maggiormente al sentimento anti-musulmano negli Stati Uniti.
[2] Due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo, Wikileaks definiva Temer informatore degli Stati Uniti. Questo è esattamente il punto che l’autore ha voluto indicare.marcha-brasil-golpe.jpg_1572843699-700x395Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lezioni dalla crisi brasiliana

Lo scienziato politico Dmitrij Evstafiev sui “limiti del potere” degli USA
Izvestija, 24/05/2016 – Southfront

2013-06-18T120026Z_1_CBRE95H0XCV00_RTROPTP_2_BRAZIL-PROTESTSProfessore dell’Università Nazionale delle Ricerche – Scuola Superiore di EconomiaIl colpo di Stato di destra in America Latina, senza dubbio ha un significato globale, cambiando radicalmente la mappa politica del mondo nel prossimo futuro. E’ discutibile che gli Stati Uniti, non senza difficoltà, abbiano eliminato il famigerato “piano boliviano” trascurando il controllo della situazione politica nel “cortile di casa”. Se togliamo dalla questione come l'”alternativa boliviana” sia una realtà e quanto limitata ne siano state le PR, e se togliamo dal dibattito se la Russia poteva apparentemente “salvare” un regime amico, cercheremo di tracciare diverse conclusioni dalla situazione, al di là delle specifiche “caratteristiche regionali”. E se nessuno dubita della presenza della “mano di Washington” in America Latina, vedremo in Russia e nel mondo ciò che ha dimostrato l’amministrazione statunitense. Questi sono gli attuali “limiti del potere” degli Stati Uniti. Innanzitutto, gli USA mantengono la capacità di manipolazione politica ed economica globale, ma Washington ha solo risorse organizzative sufficienti per un paio di grandi operazioni alla volta. Si noti in parallelo al cambio dei regimi di “sinistra” in America Latina, laddove a prescindere dalla retorica “Bolivariana” hanno mantenuto quasi tutti i sistemi mediatici, gli statunitensi potevano agire attivamente solo sull'”orientamento atlantista”, controllando importanti organizzazioni politiche ed economiche (ad esempio la NATO). Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno dovuto attuare la “primavera araba” e i piani di rafforzamento del controllo sui governi dello spazio post-sovietico, tuttavia le loro manovre anticinesi sono limitate principalmente alle manipolazioni dei mercati finanziari e all’intensificarsi della propaganda. Anche con la Russia, dopo minacce e pressioni politiche vacue del 2014, Washington ha dovuto iniziare a parlare cortesemente. In secondo luogo, gli Stati Uniti non hanno i mezzi per cambiare i regimi “una volta per tutte” neanche in America Latina. Le operazioni per neutralizzare un “colpo di sinistra” nella regione furono effettuate per oltre un anno e mezzo, e difficilmente sarebbero riuscite senza la catastrofica caduta dei prezzi delle materie prime. E anche nel caso dell’Argentina, per esempio, si doveva evitare qualsiasi attività manipolativa “violenta” o aperta, in attesa di un “vero e proprio” cambio di governo. In ogni caso, non si può parlare di sorprese strategiche. Gli Stati Uniti hanno abbastanza risorse organizzative per cambiare praticamente qualsiasi regime ostile, ma farlo richiede molto tempo, pianificazione accurata ma ancora più importante, è costoso. In ultima analisi, Washington dovrà aiutare sul serio i suoi pupazzi affinché non falliscano, altrimenti l'”onda di ritorno”, in particolare in Brasile, può trasformarsi in uno tsunami.
In terzo luogo, anche in America Latina gli Stati Uniti non potevano permettersi un intervento diretto o un colpo di Stato militare. Sono stati costretti ad agire col sostegno della società civile, anche se avessero avuto tutti i mezzi, almeno in Argentina, Venezuela e anche Bolivia per attuare un altro “colpo di Stato militare”. Tale variante gli avrebbe consentito, nell’arco di diversi anni, di ristabilire la reputazione di “poliziotto mondiale”, capace di mettere a “sangue e ferro” per assicurarsi i propri interessi. Tuttavia, gli Stati Uniti sono costretti ad affidarsi a forze interne ed interessi economici e sociali che i “regimi di sinistra” hanno alienato. Ma soprattutto, Washington s’è allontanata dal modello delle “rivoluzioni colorate”. La legittimità dei processi politici è diventata componente importante della strategia statunitense, anche in Venezuela, dove esistono già tutti i presupposti per una classica “rivoluzione colorata” o comparsa di qualche “giunta patriottica”. E tale cambiamento dovrebbe probabilmente essere visto come cruciale.
In quarto luogo, il declino dell'”alternativa boliviana” è avvenuta non solo perché gli Stati Uniti hanno “rovesciato” regimi non leali. Per parafrasare un classico: un governo non può essere rovesciato se non vacilla. Le elezioni in Argentina e le massicce manifestazioni in Brasile e Venezuela hanno dimostrato tendenze reali nell’opinione pubblica. Il principale fattore di cambiamento politico è l’incapacità dei regimi locali di costruirsi il sostegno pubblico che avrebbero potuto avere con le loro operazioni sociali, comportando la ridistribuzione della “rendita delle risorse” verso relazioni economiche durevoli. Ahimè, la rendita è stata per lo più “mangiata” e non ha dato a Venezuela o Brasile nuove relazioni economiche o una rinnovata crescita economica durevole. Molto probabilmente molti sostenitori aperti delle autorità, anche se non sono passati all’opposizione, in qualche modo si sono “dispersi”.
In quinto luogo, lo strumento chiave utilizzato dagli Stati Uniti negli ultimi anni contro i regimi indesiderati si è rivelata la guerra alla corruzione. Gli Stati Uniti hanno mostrato la capacità d’incorporare aspetto interno e globale della guerra alla corruzione al processo politico. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno preso su di sé le funzioni di pubblico ministero e giudice; è improbabile che nel prossimo futuro qualcuno possa rimuoverli dal podio della lotta alla corruzione. Specialmente quando si considerano le caratteristiche della situazione economica nel mondo. Così, nei prossimi anni aumenterà la pressione su Russia e alleati. Gli statunitensi hanno accumulato una ricca “banca dati fattuale”. E per aumentare la stabilità di un regime si dovranno tagliare i “legami” tra malcontento verso la corruzione nel Paese e pressione anticorruzione interna globale. In questo modo, la strategia per “nazionalizzare l’elite”, definita a suo tempo da Vladimir Putin, diventa una questione di sicurezza nazionale. Per la Russia, tuttavia, va considerato il seguente fatto: quando il problema dei regimi infedeli in America Latina perderà urgenza per gli Stati Uniti, appariranno modifiche nelle loro risorse organizzative e politiche, sufficienti a garantirsi che gli statunitensi possano prestare maggiore attenzione allo spazio post-sovietico. Pertanto, anche col coinvolgimento degli Stati Uniti nel suo spettacolo pre-elettorale, che questa volta potrebbe divenire una vera e propria lotta, va ricordato che il periodo di “pausa pacifica” per l’élite russa giungerà al termine. Quale altra lezione di strategia ci ha dato il crollo dell'”alternativa boliviana”? Credo che sia l’insieme di seguenti elementi: il crollo della “alternativa boliviana” è il crollo dei tentativi d’integrazione, e preservando a stessi, élite e Paesi nel sistema economico e di relazioni politiche USA-centriche, la PaxAmericana, delle “condizioni decenti”. Attualmente gli USA non negoziano “condizioni” con alcuno. Gli USA di oggi sono troppo deboli per farlo, hanno bisogno di alleati senza condizioni, senza fastidi e senza idee.article-2344628-1A682B90000005DC-579_634x488Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brasile: i servizi segreti degli USA dietro le turbolenze

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 17/05/2016image-20160515-10679-1qwdkthSenza dubbio, i servizi speciali degli Stati Uniti sono dietro la crisi in Brasile e continuano a controllare gli eventi. Prove compromettenti contro la direzione del Partito dei Lavoratori, i dirigenti della Petrobras, compagnia petrolifera statale, e circoli vicini alla Presidentessa Dilma Rousseff e all’ex-Presidente Lula da Silva sono trapelate nell’operazione per minare “un regime ostile”. Agli occhi del presidente Barack Obama e della sua amministrazione, il più grande Paese dell’America Latina è uno Stato ostile, perché ha osato attuare politiche indipendenti. L’obiettivo degli Stati Uniti è sottomettere la classe dirigente del Brasile e falla ballare al loro ritmo. Tale stato di cose fu predetto da numerosi presidenti latino-americani, tra cui Rafael Correa dell’Ecuador, Daniel Ortega del Nicaragua, Evo Morales della Bolivia e Tabaré Vázquez dell’Uruguay, tra gli altri. Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro senza mezzi termini parla degli eventi in Brasile come colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti. Secondo Maduro, l’attacco contro Dilma Rousseff minaccia la democrazia in Brasile, essendo diretto contro organizzazioni regionali come CELAC (la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi), UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), così come i movimenti pubblici e politici che proteggono gli interessi popolari. Maduro ha invitato tutti i movimenti della sinistra in America Latina di unirsi e protestare contro la campagna diffamatoria contro la Presidentessa brasiliana Dilma Rousseff. Il leader venezuelano ritiene che debbano agire per proteggere pace e prosperità nel continente. Le prove compromettenti (reali e fabbricate) usate contro la dirigenza brasiliana provengono dall’US National Security Agency (NSA) prima che Snowden fuggisse facendo le sue rivelazioni. L’informazione fu diffusa dai media controllati per destabilizzare la vita politica e pubblica del Paese, facilitando a Washington la nomina a posizioni chiave dei suoi agenti. Le cosiddette “procedure costituzionali” per far decadere Dilma Rousseff non sono altro che un camuffamento per coprire lo strisciante colpo di Stato. Obama farà di tutto per raggiungere l’obiettivo prima che scada il suo mandato, può anche inscenare una Maidan in Brasile, se necessario. Alcuni del personale dell’ambasciata degli Stati Uniti, così come nei consolati statunitensi nel Paese, sono già al lavoro per svolgere la missione assegnata.
Liliana Ayalde, l’ambasciatrice degli USA in Brasile, ha iniziato la carriera come assistente dell’Ufficio America Latina e Caraibi della Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID) coordinando importanti programmi di assistenza allo sviluppo di Haiti, Messico e Caraibi. E’ membro del Foreign Service col rango di ministro itinerante essendo stata assegnata a Guatemala, Nicaragua, Bolivia, Colombia e Washington DC dall’USAID. Vuol dire che si coordina strettamente con la Central Intelligence Agency (CIA) e altri servizi speciali. Nel 2008 – 2011 era ambasciatrice degli Stati Uniti nella Repubblica del Paraguay preparando il rovesciamento del Presidente Fernando Lugo. Nel giugno 2012 il parlamento del Paraguay accusò il Presidente. Allora il Brasile protestò. Il governo brasiliano osservò che il presidente fu privato del diritto alla difesa. Secondo la costituzione, il vicepresidente del Paraguay ebbe la massima carica del Paese. Lugo definì l’impeachment un colpo di Stato inscenato contro la volontà del popolo. In linea di massima, lo stesso scenario si ha in Brasile. Andrea Bowen è il viceapomissione dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Brasilia, conosce molto bene l’America Latina. Prima di arrivare in Brasile, Andrew è stato viceapomissione ad interim e Direttore della Sezione narcotici e ordine internazionale (INL) dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà, Colombia. I suoi incarichi precedenti includono Ecuador, Venezuela, Panama, Messico e Honduras. Una cinquantina di persone lavora nelle sezioni economica e politica dell’ambasciata statunitense, impiegati principalmente per le operazioni segrete della CIA. Uno di loro è Alexis Ludwig, consigliere politico coinvolto in scandali ben noti in Bolivia e Argentina. Alcuni che lavorano per i servizi speciali sono noti per le loro attività vigorose, tra cui il funzionario degli affari pubblici Abigail Dressel, l’addetto legale Steve Moore, la responsabile della gestione finanziaria Gwendolyn Llewellyn, il direttore dell’USAID Michael Eddy, e così via.
4928 Dilma Rousseff ha dovuto dimettersi “temporaneamente”, definendo tale decisione una “farsa politica” e un “colpo di Stato”. Lasciando il palazzo presidenziale, ha definito il suo allontanamento dal potere atto di “sabotaggio” e giorno tragico per la giovane democrazia brasiliana. Rousseff ha detto che non è la sua sospensione dalla carica, ma il rispetto dei risultati delle elezioni, della volontà del popolo e della costituzione che contava. “Posso aver commesso errori, ma non ho mai commesso reati”, ha detto. “La peggiore cosa che può capitare ad un essere umano è essere condannato per un crimine che non ha commesso. Non c’è ingiustizia più devastante”. Rousseff ha reagito con tono di sfida condannando il “tradimento” di coloro che hanno sabotato il suo governo, promettendo di combattere il colpo di Stato. Il vicepresidente Michel Temer, eletto sulla scia di Rousseff nel 2014, è diventato presidente facente funzione. Se avesse concorso per la carica, non avrebbe mai ottenuto più del 2 per cento dei voti. E’ una banderuola che sa sempre dove soffia il vento. Temer è anche noto come maestro del compromesso in grado di formare coalizioni. Nel 1990 il suo Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB) collaborò con il Partito Socialdemocratico brasiliano dell’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso. Nel 2003 il PMDB formò la coalizione con il Partito dei Lavoratori guidato da Lula da Silva. Temer ha formato un nuovo governo. Uno dei primi passi è stato ridurre il numero dei ministeri da 32 a 24. Non ci sono donne nel nuovo gabinetto. Non c’era tale discriminazione nel governo di Dilma Rousseff. “Fidatevi di me”, ha detto nel suo emotivo discorso inaugurale al palazzo presidenziale di Planalto. “Fidatevi dei valori della nostra gente e della nostra capacità di recuperare l’economia”. “La mia prima parola per il popolo del Brasile è fiducia”, ha detto promettendo la salvezza nazionale. “La fiducia nei valori che formano il carattere della nostra gente, la vitalità della nostra democrazia”, ha aggiunto riconoscendo che “è urgente pacificare la nazione e unire il Brasile. È urgente creare un governo di salvezza nazionale”. Ha dedicato la maggior parte del suo discorso all’economia brasiliana danneggiata, promettendo di rinnovare la fiducia nel Paese dagli investitori esteri e di attrarre le aziende che potrebbero fornire posti di lavoro e sgravare il governo. Non ha parlato di politica estera. Ci si aspetta sia pro-USA. Temer è figlio di immigrati libanesi maroniti, è avvocato e presiede il Partito del Movimento Democratico Brasiliano, il più grande partito del Brasile. Nel 1980 fu procuratore dello Stato e due volte segretario di Stato per la sicurezza pubblica, sempre a San Paolo. Questo quando stabilì stretti legami con l’ambasciata degli Stati Uniti. È divenuto vicepresidente come compagno nella corsa presidenziale della candidata del Partito dei Lavoratori Dilma Rousseff nelle elezioni del 2010. Ma è un cavallo di Troia degli Stati Uniti nell’amministrazione. Il suo partito ha lasciato la coalizione di governo per lo scandalo Petrobras. Va aggiunto che ha evitato un’indagine su una testimonianza che l’implica nello scandalo Petrobras.
L’impeachment di Dilma Rousseff ha aperto la via alle riforme neoliberiste volte alla privatizzazione delle imprese statali. Gli Stati Uniti avranno un ruolo attivo. Coloro che sono andati al potere in Brasile sono coinvolti in scandali di corruzione, ma questa volta la loro integrità non è discussa dagli Stati Uniti.

Liliana Ayalde

Liliana Ayalde

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora