Borotba, Batman e certe convergenze in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 2/1/2015

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Secondo il comandante dell’unità “Rusich“, il giornalista Marat Musin, il 1° gennaio presso Lugansk il Capo di Stato Maggiore della IV Brigata di Lugansk Aleksandr Bednov (“Batman”), sarebbe stato ucciso in un agguato a Lutugino. Secondo altre fonti a Georgievka Bednov, la moglie, i miliziani Fobos, Maniac e Omega sarebbero stati arrestati e 6 altre guardie di Batman uccise, tra cui Avorio, Gatto, Razor, Oro e Vitjaz. 2 autoveicoli (un blindato Volkswagen Transporter T-4 e una Toyota) sarebbero stati distrutti con tiri ravvicinati da lanciagranate, secondo Musin. Secondo altre informazioni Bednov sarebbe stato invece arrestato a Lutugino e il comando della milizia a Lugansk sarebbe stato circondato da unità della RPL, disarmando i miliziani dell’unità di Bednov. Secondo dei residenti di Lugansk, due esplosioni e dei tiri avevano colpito il piccolo convoglio dell’unità di Bednov, la Rusich, per opera di un gruppo di majdanisti che opererebbero dietro le linee della RPL. La milizia aveva rastrellato la zona dell’attacco arrestando un commando ucraino. Secondo un comunicato del servizio stampa del Procuratore Generale della Repubblica Popolare di Lugansk: “Agenti del KGB della Repubblica Popolare di Lugansk, in un’incursione eliminavano il capo della banda dal nome in codice ‘Batman’ e ne arrestavano i complici sospettati di crimini particolarmente gravi. A proposito di ciò, il Lugansk Inform Tsentr riferiva che il 30 dicembre  2014 l’Ufficio del Procuratore Generale della RPL avviava un procedimento penale contro i membri del battaglione RRT “Batman” dal nome in codice “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Zema”, “Tablet” per fatti di privazione illegale della libertà di due o più persone, tortura, uso di armi, omicidio, rapimento, sequestro, estorsione e rapina”. Secondo l’Ufficio del Procuratore generale, tra giugno e ottobre 2014 il battaglione ha illegalmente detenuto e torturato 13 residenti locali. Come risultato delle loro azioni illegali, uno di loro è morto. Secondo i dati gli operativi coinvolti nelle torture erano gli elementi armati denominati “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Terr”, “Tablet” e altri. Le forze di sicurezza il 30 dicembre 2014 ricevevano dall’Ufficio del Procuratore generale l’ordine di arrestare i membri del battaglione e tradurli presso l’ufficio del Procuratore generale per un interrogatorio. Durante l’arresto, il 1 gennaio 2015, il capo del battaglione “Batman” A. A. Bednov si rifiutava di rispettare le legittime richieste delle forze speciali di disarmare e opponeva una fiera resistenza armata. Nella sparatoria, è stato ucciso. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 100 armi da fuoco, munizioni, denaro e beni illegalmente sequestrati a civili, e quattro abitazioni private espropriate. L’indagine continua”. (Pravda) L’operazione sarebbe stata condotta dal Colonnello Evgenij Vladimirovich Wagner, vicecomandante del Raggruppamento Congiunto delle forze per le operazioni antiterrorismo nel Caucaso del nord della Federazione russa, comandante delle truppe del Ministero degli Interni della Federazione (Repubblica del Daghestan) ed ex-comandante delle unità per operazioni speciali Vitjaz e Peresvet delle VV MVD della Russia. (Cassad)
Nell’unità di Bednov opererebbe anche Jurij Beljaev, leader del Partito della Libertà (Svoboda) russo, vietato in Russia. Beljaev l’8 febbraio 1996 fu condannato a un anno dal tribunale di St. Pietroburgo per “incitamento all’odio religioso, ma fu rilasciato con l’amnistia del maggio 1995 in onore del 50° anniversario della vittoria sulla Germania nazista. Il 29 agosto 2006 il tribunale di San Pietroburgo lo condannava a un anno e mezzo di libertà vigilata, per avere istigato aggressioni contro cittadini di Paesi di Asia e Africa (“Ogni nazionalista russo deve capirlo: il nostro obiettivo è il potere russo in ogni casa, strada, città, regione, nel Paese. Il lerciume africano e asiatico deve essere polverizzato prima che l’est ci asservi, dobbiamo sprangargli cranio, ossa e gambe“. Il 23 marzo 2004, il Partito della Libertà fu dichiarato illegale e l’11 marzo 2007 Beljaev diffuse in rete l’articolo “uccidete il negro che ha ingravidato la cagna!”. L’articolo era sul processo per omicidio allo studente congolese Roland Epossaka pubblicato sul sito del partito “Svoboda“. Il 10 ottobre 2008 la Corte del distretto di Krasnoselskij di San Pietroburgo lo condannava a sei mesi. Durante il primo congresso di unificazione dell’opposizione russa, a Kiev, il 2 ottobre 2009, Beljaev fu eletto co-presidente del Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale (gli altri due erano A. Khomjakov e S. Terekhov). Il congresso di Kiev, nella Casa degli Scrittori d’Ucraina, riunì oltre 20 delegati rappresentanti delle organizzazioni russe anti-Cremlino ed approvava il programma dell’ideologo Andrej Saveliev, che non poté partecipare al congresso per ordine del FSB. L’evento ebbe notevole attenzione dai media ucraini. Al congresso parteciparono i rappresentanti delle organizzazioni nazionaliste ucraine, sottolineando la necessità di distinguere tra nazionalismo e sciovinismo del Cremlino, sostenendo il programma del congresso che creava il Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale. “Fu elaborata una strategia comune a tutti i partiti, gruppi, organizzazioni comunitarie, media informali, risorse internet, strutture così come alcuni personaggi pubblici noti quali veri oppositori agli attuali capi anti-popolari e anti-russi al potere nella Federazione russa, e che sono d’accordo con la tesi dell’imminente collasso (già nel 2009!) della Federazione russa a causa della politica del Cremlino negli ultimi decenni”. Nel dicembre 2011, Beljaev fu arrestato a Mosca presso l’appartamento della fidanzata, la sacerdotessa neopagana dell'”Ordine di Veles” Irina Volkova (alias Krada Velez o Jasmin Volkhov). Un individuo come Beljaev non avrà di certo il ruolo di semplice soldato, nel gruppo Rusich.
appeal-to-donetsk-officials Sull’assassinio di Bednov (Batman), si ricordi dell’arresto di quattro dirigenti di Borotba, avvenuto nella RP di Donetsk per spionaggio. Si ricordi ancora che Borotba è legata alla sinistra sorosiana russa di Udaltsov e Sakhnin. Sakhnin ha un mandato d’arresto in Russia e si è rifugiato in Svezia (guarda caso), Paese che tanto ha investito nel caos ucraino. Sakhnin organizza, anche in Italia, kermesse con gli ‘antifascisti’ italiani sulla situazione in Ucraina e Novorossija con esponenti di Borotba, che anche tra gli ucraini antigolpisti in Italia hanno suscitato più di un dubbio. Il sito atlantista Mediapart dedica un reportage propagandistico all’organizzazione Borotba, ignorando le altre organizzazioni della sinistra ucraina, e suscitando la reazione di vari militanti anti-majdanisti. “La bugia più pericolosa, come sappiamo, si ottiene mescolando menzogne e verità. … In primo luogo, Borotba è sempre stato criticato dal resto della sinistra ucraina. Borotba è sempre stata ostile alle azioni comuni: e quando hanno avuto luogo, se ne attribuiva sempre i meriti esclusivi. Ecco perché non gradiamo Borotba. Albu (Aleksandr Albu, capo di Borotba) infatti è amico di persone più che dubbie della sinistra nazionalista ucraina. Shapinov (fondatore di Borotba) ha lavorato proficuamente nei partiti borghesi. Borotba … aveva molti finanziamenti di origine oscura. In passato Borotba ebbe lo scopo di sottrarre i militanti del PCU insoddisfatti dalla linea di Simonenko….Borotba e agenti ad esso vicini, denunciano l’“imperialismo russo”.
Per rilevare e riconoscere il livello d’intossicazione profuso dalla frangia ‘antifascista’ e ‘rivoluzionaria’ dei golpisti majdanisti, si legga l’articolo di tale Pjotr Mikhajlenko, pubblicato sul sito Liva (sinistra, in ucraino), sito finanziato da enti dell’UE e dalla Fondazione Rosa Luxemburg, un’emanazione del ministero degli Esteri tedesco gestita da ex-agenti della STASI passati al BND, il servizio segreto tedesco, e quindi alla NATO.
Anche se il movimento anti-majdan è composto da rappresentanti della classe operaia, non ha una direzione rivoluzionaria che abbia portato ad una rivoluzione sociale. Ciò, in particolare, si riflette nel fatto che il movimento ha numerose persone confuse, avventurieri e nazionalisti russi. Durante la guerra, di solito l’esperienza militare prevale sulle idee politiche, questo si riflette nella salita al potere di certe persone, collegate a certi gruppi paramilitari, dai nazionalisti russi di estrema destra come Gubarjov al reazionario monarchico Tsarjov. Dall’altra parte, vi sono funzionari, attivisti e cittadini che, in generale, possono essere descritti come “pro-sovietici” e in una certa misura pro-comunisti e anti-oligarchici, per esempio i comandanti Mozgovoj e Dremov, il Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Smekalin e il leader del Partito Comunista di Lugansk B. Litvinov, che sostengono la creazione dello stato sociale e la nazionalizzazione delle principali imprese. La presenza del passato si riflette soprattutto nel nome delle repubbliche popolari, il loro orientamento filo-sovietico, come ad esempio l’emblema della Repubblica Popolare di Lugansk, basata sullo stemma sovietico. La storia dell’Unione Sovietica, naturalmente, comprende diversi periodi: dal primo periodo della democrazia operaia allo stalinismo in cui l’economia pianificata nonostante tutti i suoi successi, combinata alla dittatura della burocrazia e all’ideologia dalle idee reazionarie provenienti dal nazionalismo grande russo (compreso l’antisemitismo). Tuttavia, la nostalgia per l’Unione Sovietica nel Donbas non ha nulla a che fare con i processi farsa, il gulag, la fame o il patto Molotov-Ribbentrop”. … “Nonostante la relativamente alta affluenza alle urne, si mostrano certe tendenze anti-democratiche. … Sembra che tutto è stato fatto in modo che i leader (vincitori delle elezioni) vincessero senza una seria opposizione e nel parlamento arrivasse il minor numero di esponenti dell’opposizione di sinistra e di destra. Molti di coloro che potrebbero divenire deputati (e molti elettori) erano al fronte e quindi non poterono partecipare alle elezioni. Il Partito Comunista fu il primo partito nazionale di Donetsk (8 ottobre). Tuttavia, con il pretesto di “imprecisioni nei documenti presentati” non ebbe il permesso di partecipare alle elezioni. Di conseguenza, non c’era altra scelta che sostenere Zakharchenko. Così, l’elezione di Aleksandr Zakharchenko non ebbe l’opposizione di politici dall’ampia simpatia politica. Il leader comunista B. Litvinov espresse profonda preoccupazione per la situazione in cui il suo partito si trovava. A giudicare dall’esperienza delle ultime elezioni, è chiaro che il partito comunista gode di un forte sostegno nella regione e che potrebbe diventare un contrappeso agli attuali leader di RPD e RPL. Neanche il nazionalista Gubarjov, che può essere considerato l’espressione della destra reazionaria dello spettro politico locale, non ha potuto partecipare alle elezioni. Alcuni credono che la sua popolarità non sia inferiore a quella Zaharchenko e che non sia controllato dal Cremlino e dalle élite locali. Quindi, poco prima delle elezioni, ha anche subito un attentato.
Mosca sembra preferire che la repubblica rimanga un “zona cuscinetto” contro l’espansione della NATO e una pedina di scambio nei negoziati con l’Ucraina e la NATO. Il Cremlino perde una quantità significativa di aiuti umanitari e munizioni nel Paese. Queste forniture sociali e militari sono un fattore importante per la sopravvivenza delle repubbliche. … i rifornimenti di cibo e medicine, sono cruciali, nonostante il fatto che la loro distribuzione (così come quella delle armi) sia controllata dai più fedeli a Mosca, aggravando i problemi, mentre coloro che gestiscono gli aiuti hanno un potere politico notevole. Secondo il socialista russo Boris Kagarlitskiij in effetti, la sola priorità è il desiderio di Mosca di salvare il regime ucraino. Poroshenko e i suoi oligarchi sono prevedibili per il Cremlino. Ciò è particolarmente evidente con Mosca pronta a negoziare con il governo di Kiev il riconoscimento della legittimità del nuovo regime ucraino e l’elezione del 2014. Si è anche detto che i russi costrinsero i ribelli del Donbas a fermarsi a pochi chilometri da Marjupol (il più grande porto della regione) durante l’offensiva di agosto, perché il controllo sul porto darebbe ai ribelli l’indipendenza economica dalla Russia”. Secondo Mikhajlenko Mozgovoj, il comandante della brigata federalista “Pryzrak” di Alchevsk, ai primi di novembre avrebbe negoziato con “elementi anti-oligarchici a Kiev”. É vero, o è solo intossicazione? Anche Mikhajlenko, come Borotba, parla di un presunto tradimento di Putin contro la Novorossija; “il Cremlino e gli oligarchi russi perseguono i propri interessi e cercano d’impedire qualsiasi azione (come la nazionalizzazione) che sia di esempio alla classe operaia russa e che quindi ne minacci gli interessi. La proclamazione delle repubbliche popolari si basavano sull’illusione che dopo l’annessione della Crimea, bastasse un referendum per dichiarare la repubblica e vedere la Russia correre in soccorso. Tuttavia, nel modo più duro il popolo del Donbas s’è convinto che la Russia non è interessata a prendersi Donetsk e Lugansk e, nel migliore dei casi, semplicemente usi le Repubbliche popolari per i propri interessi egoistici”, ecc. ecc.
russianDeprimere la popolazione del Donbas e deprimerne i sostenitori all’estero, accusando Mosca e gli esponenti della Novorossija di presunti intrallazzi alle spalle della popolazione e dei combattenti di Donetsk e Lugansk, appare essere un’operazione di guerra psicologica, volta a sabotare il consolidamento dell’Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija, e magari a preparare il terreno a un’eventuale nuova aggressione della junta naziatlantista di Kiev. Rientrano in tale scenario da guerra psicologica le continue accuse a Mosca di non voler sostenere Donetsk e Lugansk, per colpire la resistenza antimajdanista in Ucraina, o quella della perenne preparazione di una golpe atlantista a Mosca, nel tentativo di denigrare l’operato di Mosca e degradare l’immagine della leadership russa; operazioni a cui allegramente s’immergono sia ultranazionalisti russi, anti-eurasiatici e inneggianti anche ai golpisti ucraini, che massimalisti di sinistra, ucraini, russi ed occidentali, che trovano spazio con la loro propaganda putinofoba, e inneggiante all’anarchismo pseudorivoluzionario ed eterodiretto di Majdan. Ecco, quindi, la funzione di Borotba e Liva, organismi finanziati dalla Germania, che tramite la Fondazione Rosa Luxemburg, ha finanziato altri soggetti ‘rivoluzionari’ in apparenza, ma strumentali agli obiettivi perseguiti dalla NATO e dall’asse UE-USA, come i movimenti di protesta in Brasile, contro il governo Rousseff, o i tour promozionali in Europa di cosiddetti dissidenti di sinistra siriani, per raccogliere il sostegno delle sinistre occidentali alla guerra d’aggressione contro la Siria. Difatti, al forum sociale europeo di Malmo, nel 2008, Borotba stabilì i contatti con la sinistra svedese e il Forum della sinistra internazionale, collegata alla Fondazione Rosa Luxemburg, come affermano qui gli anarco-nazionalisti russofobi ucraini, a libro paga di Soros e di Gladio (CIA/Mossad).
Non è un caso, quindi, che parallelamente, l’estrema sinistra nazionalista ucraina, rappresentata da Borotba, e l’estrema destra russa putinofoba, anticomunista e antieurasiatica, convergano e concordino nell’opera di denigrazione svolta contro Mosca, la presidenza e il governo russi. Il risultato perseguito da tali forze, apparentemente irreconciliabili, coincide, anche se utilizzano fraseologie diverse, adattate al pubblico di riferimento: il complotto giudaico dell”ebreo’ Plotniskij (presidente della Repubblica Popolare di Lugansk), dell”ebreo’ Sergej Lavrov (ministro degli Esteri della Federazione Russa) e del ‘venduto’ agli ebrei Vladimir Putin, per i razzisti russi; il complotto oligarchico dei capitalisti di Mosca, dell’oligarchia del Cremlino, di Aleksandr Zakharchenko, premier della Repubblica di Donetsk, ‘agente degli oligarchi’ russi, e di Vladimir Putin ‘venduto’ agli oligarchi, per i massimalisti nazionalisti di Borotba. Come già notato, la destra razzista russa è strettamente collegata all’estrema destra ucraina, strumento del golpe a Kiev organizzato dalle intelligence della NATO e da Gladio; strutture terroristico-spionistiche a cui aderisce, tramite il BND tedesco, anche il circo delle ONG occidentali, tra cui spicca, nel caso specifico, la già citata Rosa Luxemburg Stieftung, ONG e fondazione ‘marxista’ (o meglio social-comunista) che, come già riferito, finanziava e organizzava la dissidenza e le rivolte di ‘sinistra’ contro il governo del Partito dei Lavoratori di Dilma Rousseff, in Brasile, o che in Europa, tramite una rete antimperialista, nota anche in Italia, promuoveva personaggi ambigui della ‘primavera’ islamo-atlantista in Siria.
Il caso dell’Ucraina e il confronto armato ideologico-strategico sulla Novorossija, si dimostrano sempre più complessi, ma anche sempre più cruciali, nella costruzione di un Mondo Multipolare che riesca, infine, a sbarazzarsi dell’arcobaleno di relitti di un passato che non passa, solo perché fattosi strumento dell’imperialismo degli USA e dei loro vassalli-alleati di NATO e UE.

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino mostra i trofei saccheggiati al Partico Comunista Ucraino.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Irina Osipova, che come la banderista ucraina Vera Zarughina si beffa dell’eredità sovietica, a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Appendice
Die Linke con i contras siriani
Geheim Magazin 27 maggio 2013

RLS-Logo.PNGL’intervento straniero contro la Siria non solo continua, ma s’intensifica. Un cambiamento di regime filo-occidentale a Damasco deve essere attuato con tutti i mezzi. Geheim ne riferisce regolarmente offrendo analisi essenziali dello sfondo. L’intervento straniero ha molte sfaccettature, e anche sotto la “bandiera della sinistra”. Facce diverse appaiono all’osservatore interessato sui media mainstream facendo sembrare forze “moderate e democratiche” anche i contras siriani, come i “cannibali di Homs”.
In questo contesto, la rivista Geheim ha più volte presentato in Germania le tracce dei contras siriani (“Esercito libero siriano” – ELS) . Il fatto è che anche queste portano alla “sinistra”. Così, ad esempio, su Geheim 3/12 si parla di tale Michel Kilo così: “è uno dei vecchi combattenti in ascesa dell’opposizione siriana e infiltrato dai circoli della CIA nel cosiddetto Partito Comunista Siriano (Ufficio Politico/PCSUP) (…) il suo obiettivo dichiarato è il rovesciamento di al-Assad e sostiene l’ELS, dalla cui parte si pone in modo chiaro e che considerava come futuro faro democratico della Siria.(…)” Tale Kilo non è estranea ai circuiti delle correnti di “sinistra” in Germania (e non solo). Appare anche in conferenze pubblicizzati dai capi politici del Partito della Sinistra; è co-autore di un progetto editoriale della casa editrice di Colonia PapyRossa (Wolfgang Gehrke/Christiane Reymann, Hg: “Syrien. Wie man einen säkularen Staat zerstört und eine Gesellschaft islamisiert”) viene intervistato regolarmente su “Junge Welt” da Karin Leukefeld. Nelle conferenze pubbliche o anche ripensamenti, non vi sono stati ripensamenti da parte di tali forze nonostante le precedenti rivelazioni sull’ELS-Contras in Germania da parte di Geheim. Ma anzi, a causa di esso, si viene criticati, come attualmente su “Weltnetz.TV“, che su internet si pubblicizza come “piattaforma di sinistra e indipendente del video-giornalismo“, ancora una volta interessato alla Siria: “L’intervista di Karin Leukefeld al giornalista siriano Michel Kilo, Dove è l’opposizione siriana oggi“. In un’intervista su Network World quest’ultima integra la propria posizione nota con le bugie di Kilo. Tre esempi dalla trascrizione dell’intervista: “C’è una terza opposizione, che ora sempre più gioca un ruolo più importante, sostanzialmente l’esercito libero siriano, che rappresenta l’opinione politica ed ora è molto vicino alle nostre posizioni“. Ammette in tutta chiarezza, di essere politicamente dalla parte dell’ELS. L’intervistatrice, controllata fino a questo punto, non può nascondere nel complesso, il carattere terrorista dei contras siriani. Kilo fa anche propaganda aperta per l’ELS, facendo dichiarazioni nette sostenendo, contrariamente agli sviluppi in Siria: “Adesso ci siamo noi, il regime non può sconfiggere il popolo. Le persone possono sconfiggere il regime? Lo credo se avranno le armi. Ma non ci sono armi. Ecco perché diciamo non ci sono abbastanza armi, voglio dire“. Leukefeld resta silenziosa, mentre Kilo si esibisce dicendo che “negoziare con Bashar al-Assad, che uccide e bombarda le persone perché hanno chiesto le riforme, non serve a niente“. Parla da guerrafondaio e conduce i suoi co-autori di Papyrossa all’assurdo di “rifiutare la violenza come mezzo per risolvere il conflitto in Siria“, secondo la prefazione.
Posizioni assai vicine furono esposte nella conferenza del 13 e 14 aprile dal titolo una “soluzione politica possibile in Siria” svoltasi a Dusseldorf , freneticamente promossa da “Initiative eV” e “Campo Antimperialista”, (vedasi, Geheim 1/2013, pag 4). In sostanza, tale conferenza aveva per tema il “cambio di regime da sinistra” a Damasco. In tale gioco pro-imperialista, l’intervistato e il suo interlocutore, anche se non ebbero i ruoli principali, sono parte importante del gruppo internazionale che si propone quale forza “di sinistra”. Ma l’intenzione era, infatti, evitare di avere una resistenza coerente alla strategia della destabilizzazione occidentale in Siria. Così facendo, rendono affascinate l’impopolare strategia della NATO contro questo Stato, come argomentato nell’edizione di Gaheim del 1/2013. Data la disinformazione sulla Siria, la rivista pubblica i suoi articoli su internet. L’articolo può essere riprodotto. L’editoriale di Geheim in futuro si dedicherà ad informarvi. Sul sito di Geheim sarà postato un’analisi sul bombardamento sionista della Siria nel maggio 2013 dal sito nordamericano Global Research. La traduzione è curata dall’iniziativa “Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein” (LP 062/13 – 12.05.13).
La rivista Geheim si propone di diffondere informazioni difficili da trovare nei “media di sinistra” della RFT.

Editoriale Geheim, maggio 2013

Weltkarte-mit-RLS-Standorten-engl-11.4.14-websiteFonti
Anna-news
Anticompromat
Bratstvo
Colonel Cassad
Histoire et Societé
News.pn
News Front
Rusvesna
URA
Gbr Bat Lnr
Strelkov
Voenoboz

Il risorgente Partito Comunista Giapponese ha una notte da ricordare

Contrastare Abe paga raddoppiando i seggi del partito
Mizuho Aoki Japan Times 15 dicembre 2014

11_77_1Mentre i leader della maggior parte dei partiti di opposizione erano scuri in volto, domenica sera, il partito comunista giapponese festeggiava per aver più che raddoppiato i seggi alla Camera Bassa. Il partito ha ora 21 deputati contro 8 prima che il premier Shinzo Abe, il 21 novembre, indicesse le elezioni generali che la sua coalizione del Partito Liberal-Democratico ha vinto facilmente. Come sua prassi, il JCP ha schierato 315 candidati alle elezioni. Il leader del JCP Kazuo Shii sè affrettato a salutare la vittoria di Seiken Akamine al primo distretto di Okinawa, la prima vittoria elettorale uninominale del partito in 18 anni. Il partito si aspetta di vincere ancora più seggi con il proporzionale, ha detto ai giornalisti a Tokyo.
Il salto va ampiamente accreditato agli elettori stufi delle politiche economiche di Abe, che i critici dicono abbiano beneficiano grandi imprese e ricchi, così come delle sue politiche di sicurezza, in particolare la decisione del suo gabinetto a luglio di revocare il divieto di autodifesa collettiva e l’approvazione della legge sui segreti di Stato. Alcune persone potrebbero aver votato per il JCP per dispetto, data la scarsità di alternative valide, hanno detto gli osservatori. Una tendenza simile fu osservata nel 1996, quando il partito ottenne 26 seggi alla Camera dopo che gli elettori furono delusi dalla decisione del Partito socialdemocratico di andare a letto con la sua nemesi perpetua, l’LDP. Tra gli altri partiti di opposizione, il Partito Democratico del Giappone è rimasto nel limbo non riuscendo a riprendersi dal suo deludente debutto al potere nel 2009 – 2012. Il suo tumultuoso governo fu afflitto da promesse mancate, dal Grande Terremoto del 2011 e dalla catastrofe nucleare di Fukushima. Altri partiti, come Nippon Ishin no Kai (Partito della Restaurazione del Giappone) e il Tuo Partito, una volta presentatisi come “terze forze” pronte a sfidare il LDP, non esistono più. Nippon Ishin s’è diviso all’inizio di quest’anno e il Tuo Partito s’è sciolto a novembre.
JAPAN-TOKYO-XI JINPING-MEETING Vedendo le elezioni anticipate come possibilità di attrarre il sostegno degli elettori stufi di Abe, Shii ha ripetutamente presentato le elezioni di domenica come “una battaglia tra JCP e LDP”, dicendo che il suo partito era disposto ad impedire all”LDP di andare fuori controllo”. La campagna del JCP aveva una piattaforma opposta al quella conservatrice dell’LDP. Attaccava Abe per aver aumentato il divario tra ricchi e poveri, e s’impegnava ad aumentare le tasse a grandi aziende e ricchi. Ha inoltre promesso di abolire la seconda fase dell’adozione dell’imposta sul consumo, che eleva l’IVA al 10 per cento dall’8, a primavera 2017. Sulla sicurezza, il JCP è impegnata a revocare la decisione del gabinetto Abe, di luglio, che reinterpreta la Costituzione che rifiuta la guerra. È anche contrario alla Trans-Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio voluto dagli Stati Uniti con il Giappone e altre 10 economie del Pacifico.
Nel giugno 2013 all’elezione della Tokyo Metropolitan Assembly, il JCP aveva più che raddoppiato i suoi seggi, passando a 17 da 8. Il partito ha fatto progressi simili nelle elezioni alla Camera alta del mese successivo, aumentando i suoi seggi a 11 da 6. Il maggior numero di seggi che il JCP ebbe mai alle elezioni alla Camera fu di 39, nel 1979. Dopo di che, intorno al 2000, nel partito iniziò una lotta acquisendo meno di 10 seggi alla Camera.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oleg Popov, comandante della milizia comunista e deputato di Lugansk

Ibai Trebinho Sociologia Critica 19/11/2014minerosDiversi fantocci rossi, al servizio di CIA, Soros, BND e Gladio, dirigono il coretto anti-comunista e russofobo nei centri sociali, nell’area del cosiddetto antagonismo, nelle catacombe putrescenti dell’anarchismo italiano, sempre allineato con la teppa atlantista e le sue avventure, ed iperinfiltrato da agenti di Stay Behind dai tempi delle bombe nelle piazze e nelle banche. Perché non dovrebbe esserlo oggi? Soprattutto l’ampia sponsorizzazione di cui hanno goduto gli anarchici da parte della CIA, e che godono oggi da parte delle varie fogne ideologiche pro-pagate da George Soros, l’oligarca finanziario statunitense mai citato dalla teppaglia antifa, anarchica, antagonista e dai reflui del bertinottismo persistente. (Infoaut, Militant, e anche contropiano che ha scoperto la Novorossija solo dopo i massacri dei nazifascisti banderisti e la loro sconfitta militare nel Donbas), senza arrivare al buffone mediatico Marco Rizzo, nei cui documenti programmatici del micropartito di sua proprietà si parla di imperialismo russo, iraniano, cinese e dei BRICS. Tutto questo pattume, rosso, neo-enverista, estremista, anarcoide e perfino “antifascista”, genera con la sua disinformazione confusione nell’asfittico ambiente della sinistra radicale (o radical-chic, gli ‘antagonisti’, spesso e volentieri, si scoprono figli di potenti notabili, avvocati, primari, magistrati, ecc. Un passatempo per ricchi e protetti nullafacenti). Confusione gestita e controllata da mestatori di professione, professorini di micragnosi partitini settari e mercenari arruolati da ONG, fondazioni, servizi segreti e polizia politica, per condurre un po’ di sana propaganda filo-atlantista, secondo cui Putin è fascista, la Novorussia fascista, i minatori russi fascisti, mentre gli squadristi della NATO messi al potere a Kiev da Washington vengono presentati come “giovani” combattenti per la libertà e l’indipendenza ucraina dall’imperialismo ‘russo’. Argomento, come già notato, utilizzato dal fasullissimo Marco Rizzo, ricorrendo alla propaganda di una setta “marxista” greca (infiltrata ai vertici del KKE) che invoca la crociata nucleare contro l’asse del male Russia-Cina-Iran-Palestina…
La breve e efficace intervista al deputato comunista di Lugansk Oleg Popov, illustra da che parte stia chi sostiene la Novorossija, e da quale parte stia invece chiunque sostenga i golpisti di Kiev direttamente, indirettamente o tacitamente, anche criticando la Novorossija. Continuino pure a contorcersi coloro che si sentono afflitti dalla denuncia qui fatta della collusione con Gladio e il terrorismo atlantista dei suddetti ambienti antifa, antagonisti e anarchici, che non hanno mai espresso una presa di posizione antifascista chiara e univoca. Soros paga, e detta la musica dei pifferai dei ratti.
Alessandro Lattanzio, 2 dicembre 2014

9nwcj-eulyo“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”, afferma Oleg Popov, utilizzando la famosa frase di Che Guevara, mentre ci dirigiamo verso il confine. Popov l’ho incontrato al municipio di Lugansk. “Oltre alla famiglia, la cosa più importante che ho nel mondo è il mio attivismo politico”, dice. E’ il segretario generale del Partito Comunista di Lugansk e deputato della Novorussia. Ma Popov non è un comune politico, combatte nella milizia.

Oleg Popov, combattente comunista per la Novorrusia. Perché?
I rivoluzionari e i comunisti sono sempre stati in prima linea nella lotta al fascismo, anche in Novorussia. Non altro.

Come ha deciso di prendere le armi e combattere?
Dopo Majdan, questo Paese è diventato nazionalista e fascista. Il governo di Kiev è pieno di fascisti. Oggi, coloro che ci vogliono governare da Kiev sono nazisti puri che hanno lanciato l'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas. Noi comunisti, siamo sempre per l’amicizia con la Russia.

Da dove viene e a cosa risponde tale nuovo fascismo in Ucraina?
Non è una guerra provocata solo dal fascismo, anche imperialismo ed interessi economici l’hanno causata. Gli Stati Uniti vogliono riconquistare l’egemonia mondiale, ma sarà impossibile possedere il mondo se la Russia si oppone. Il loro scopo è destabilizzare la Russia attaccandone la sovranità e usando i gruppi fascisti e nazionalisti in Ucraina.

La Novorussia è un progetto politico contro il nuovo fascismo europeo?
La Novorussia è la resistenza al fascismo. Eliminiamo tutti i fascisti. Ma la Novorussia è anche resistenza all’imperialismo e agli Stati Uniti. Sosteniamo l’amicizia tra tutti i popoli slavi. Il nostro obiettivo è costruire una potenza forte e dignitosa come l’Unione Sovietica e cacciare gli yankees.

La Novorussia un progetto nazionale con base socialista?
L’obiettivo di ogni comunista è costruire un mondo comunista, insieme a greci, italiani, russi, ucraini e spagnoli. La Novorussia è solo il primo passo per lottare per questo obiettivo.

Abbiamo parlato molto della varietà ideologica della resistenza popolare del Donbass: comunisti, socialisti, monarchici, nazionalisti e altri. Cosa ne pensi?
La base della nostra unione è lo scontro con il fascismo. L’unità del nostro popolo si basa sulla lotta per giustizia, verità e libertà. I comunisti hanno come modello Marx, Engels e Lenin. Sosteniamo la rivoluzione sociale contro il fascismo e la globalizzazione. L’obiettivo è estenderne la lotta in tutto il mondo. La nostra ideologia e il nostro progetto politico si basano sul nostro Paese e il nostro popolo. Siamo con il popolo, per questo combattiamo. Il popolo non vuole vivere sotto il giogo del fascismo, e neanche essere schiavo di un regime fascista.

Quale forma di Stato proponete: indipendente, socialista o nella Federazione Russa?
Siamo a favore dell’amicizia con gli slavi e i popoli sovietici, quindi siamo anche sostenitori dell’unione con Russia e Ucraina, ma non con l’attuale Ucraina fascista.

Non è comune, almeno tra i politici occidentali, vedere un deputato con un’arma combattere al fronte.
Abbiamo assistito alla uccisione di civili, donne, bambini e non possiamo permetterlo. Così ho deciso di entrare nell’esercito, prendere le armi e combattere al fronte. E’ inaccettabile che politicanti assistano tranquillamente all’uccisione di civili. Da quando è iniziata la guerra, tutti i ceti hanno dato il loro contributo: medici, operai, minatori, deputati e altri. Noi tutti lottiamo per il popolo, per la difesa del nostro popolo.

Dato che è anche comandante della milizia, come vede le prospettive della guerra? Funziona l’accordo di Minsk?
Il governo ucraino teme di perdere questo territorio, unico motivo per lanciare l’offensiva militare. Il governo continua a credere che dopo che Simferopol e Crimea hanno lascito l’Ucraina, nel Donbas succeda qualcosa di simile. Non vuole nessun cessate il fuoco o altro.

Qual è l’obiettivo? Controllare l’attuale territorio e recuperare le parti di Donetsk e Lugansk sotto controllo dell’Ucraina o estendersi a ciò che è storicamente la Novorussia?
Per ora vogliamo liberare Donetsk e Lugansk. Ma se Kherson, Odessa, Kharkov o una qualsiasi delle sette repubbliche della Novorussia ci chiedessero aiuto, glielo daremo. Siamo chiari. Libereremo Novorussia e saremo con la Russia anche se l’Ucraina non vuole. Non sarà a breve, ma nel medio-lungo termine; uno o due anni… non so quando, ma libereremo la Novorussia perché molti comunisti vogliono liberare la Novorussia. Vinceremo, senza dubbio.

Z-whUpFmBs4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Burkina Faso: rivolta contro il dominio neo-coloniale

Abayomi Azikiwe Global Research, 4 novembre 2014burkinaCentinaia di migliaia di persone in Burkina Faso hanno costretto il vecchio capo filo-imperialista, presidente Blaise Compaore, a rassegnare le dimissioni con manifestazioni di massa e rivolte in diverse città del Paese dell’Africa occidentale. Compaore prese il potere con un colpo di Stato, supportato dai francesi, il 15 ottobre 1987, contro il leader rivoluzionario pan-africanista e socialista Capitano Thomas Sankara. Diversi partiti e movimenti politici che cercano di recuperare l’eredità di Sankara erano assai presenti nei disordini culminati il 30 ottobre, quando migliaia di persone assaltarono il palazzo del parlamento incendiandolo. Il corpo legislativo aveva deciso di votare una mozione per estendere i 27 anni di dominio di Compaoré, che pur essendo un militare ha più volte assunto la carica da candidato civile. Compaore ha cercato di riaffermare la sua autorità rifiutando di dimettersi formalmente dalla presidenza fino alla sera del 31 ottobre, quando il Generale Honore Traore annunciava, dopo la rivolta del 30 ottobre, di assumere il potere e sciogliere il parlamento. Immediatamente i militanti dei vari partiti di opposizione hanno iniziato ad opporsi a Traore. Il giorno seguente, 1 novembre, un altro leader militare pretendeva la carica. Questa volta è il tenente colonnello Isaac Zida, vicecomandante della guardia presidenziale. Le notizie dal Burkina Faso affermano che i militari hanno approvato la guida di Zida. Dopo l’incontro con i diplomatici stranieri, il 3 novembre, Zida ha detto che l’esercito cederà il potere a un’autorità di transizione civile vicina al popolo. Se il capo militare non passa rapidamente a questo proposito, ci potrebbero essere altre violente agitazioni.

Le masse chiedono il ritorno al governo civile
Il 1 novembre le forze di opposizione avevano indetto una grande mobilitazione per il 2 novembre, per esigere che Zida ceda il potere. Migliaia sono scesi in piazza e si sono riuniti davanti la stazione televisiva nazionale (RTB) nella capitale Ouagadougou. I manifestanti tentavano di entrare negli studi televisivi, ma furono fermati dall’esercito. I soldati avevano sparato uccidendo una persona. Le notizie indicano che il leader dell’opposizione, signora Saran Sereme, era nella stazione televisiva dicendo che lei e un generale erano pronti a guidare un team di transizione. Sereme poi ha negato tale affermazione e ha detto che vi era stata portata con la forza. L’esercito continuava a sottolineare, il 3 novembre, che non vuole il potere, ma creare le condizioni per una transizione graduale al controllo civile. Tuttavia, le forze di opposizione chiedono un rapido cambio verso figure non militari alla guida del Paese. Il portavoce dell’esercito Barry Auguste ha detto che, a seguito degli scontri del 2 novembre, che “l’esercito non vuole il potere. Ma l’anarchia deve essere fermata. Ogni violazione sarà punita con la massima energia“, in riferimento alla sparatoria alla stazione televisiva. Poi il 2 novembre, dopo aver lasciato gli studi di RTB, la folla si recava a Place de la Nation, dove i tumulti del 30 ottobre provocarono l’assalto al parlamento. Le forze militari hanno eretto barricate per impedire ai manifestanti di avvicinarsi al luogo incendiato.

Il Burkina Faso maggiore produttore d’oro in Africa
Storicamente il Burkina Faso, già noto come Alto Volta, era conosciuto come uno Stato agricolo. Negli ultimi anni la produzione di oro e altri minerali come granito, marmo, fosfato, cemento, dolomite e pomice s’è accelerata. Allo stato attuale il Burkina Faso è il quarto maggiore produttore di oro in Africa, con almeno sei grandi miniere in funzione. Tuttavia, le entrate generate dall’esportazione di oro e altri minerali non vengono suddivise presso la maggioranza dei lavoratori, contadini e giovani. Il tasso ufficiale di disoccupazione è del 77 per cento e il Paese è 183.mo su 186 dell’indice del tenore di vita mondiale. Il Burkina Faso ha ancora stretti legami con l’ex potenza coloniale francese. Parigi ha usato il Paese come retrovia delle operazioni contro i ribelli nel nord del Mali. Gli stretti legami con l’industria mineraria non hanno dato alcun beneficiato alla popolazione del Paese. Una delle principali aziende coinvolte nell’estrazione è l’Orezone Gold Corporation di Ottawa, Canada. In uno studio del 2011 dell’Orezone si osserva che il Burkina Faso è al sesto posto come potenziale per la produzione di minerali, compreso l’oro. Orezone è presente nel Paese dalla fine degli anni ’90. Nell’analisi dell’Orezone del 2011 si afferma che: “Abbiamo riconosciuto l’enorme potenziale del Burkina Faso 15 anni fa, quando abbiamo iniziato a esplorare la zona. Anche se abbiamo scoperto più di 10 milioni di once di oro fino ad oggi, e ci aspettiamo di aprire nuove miniere d’oro nei prossimi anni, riteniamo di aver appena scalfito la superficie in termini di potenziale reale. I risultati dell’indagine dimostrano l’impegno nel Burkina Faso nel creare un clima favorevole agli investimenti di aziende come Orezone Gold, e siamo lieti di lavorare in questo Paese“. (Orezone.com, 2011)
I recenti disordini nel Paese avrebbero sospeso la produzione d’oro. Orezone ha rilasciato una dichiarazione il 3 novembre indicando di seguire da vicino la situazione politica alla luce degli interessi economici nel Paese. Il comunicato pubblicato sul suo sito dice che “Orezone Gold Corporation ha bloccato temporaneamente le attività in Burkina Faso fino a quando la situazione politica nel Paese si sarà stabilizzata. Tutto il personale è al sicuro e seguito“. (Orezone.com, 3 novembre) La stessa dichiarazione continua: “Anche se la zona intorno a Bomboré era relativamente calma durante i recenti eventi, atti di vandalismo secondario si sono verificati nel campo Bomboré nel fine settimana. Il nostro staff e la comunità locale di Bomboré, compresi polizia e rappresentanti locali, sono stati di grande aiuto riguardo la sicurezza dei nostri dipendenti, del campo e dei nostri sforzi per continuare a sviluppare il progetto; per questo ne siamo grati”.

L’eredità di Sankara é ancora attuale
Durante la sua presidenza, il Capitano Thomas Sankara (1983-1987), leader del Burkina Faso, sostenne la cancellazione del debito internazionale che gli Stati africani sono obbligati a pagare a causa del retaggio del colonialismo e del neocolonialismo. Sankara avviò politiche volte alla produzione locale di cotone e altre materie prime per il consumo interno. Il Burkina Faso non ha sbocchi sul mare, ed è essenziale sviluppare legami commerciali in collaborazione con i Paesi confinanti. Tuttavia, gli imperativi delle multinazionali degli Stati imperialisti è sfruttare le risorse naturali e il lavoro degli Stati africani, senza migliore le condizioni della maggioranza delle popolazioni di questi Paesi. Sankara tentò di costruire organizzazioni di massa e gruppi di studio marxisti nel Paese. I suoi sforzi furono compromessi dalla Francia e del suo principale alleato regionale dell’epoca, la Costa d’Avorio allora guidata dal presidente Felix Houphouet-Boigny. Negli ultimi mesi, agitazioni e scioperi della classe operaia sono aumentati in Africa occidentale. In Ghana, a sud del Burkina Faso, uno sciopero generale ha riguardato lavoratori del petrolio, maestri ed altri dipendenti del settore pubblico, avviando azioni legali da parte del governo per costringere i lavoratori a ritornare al lavoro. Ghana e Burkina Faso sono stati lodati per l’aumento dei tassi di crescita economica. Tuttavia, se i profitti derivanti dalla produzione di oro e altri minerali strategici non sono condivisi con il popolo, classe operaia e gioventù continueranno a manifestare e a scioperare contro il dominio neo-coloniale.

FRANCE-THOMAS SANKARACopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dilma Rousseff e il suo sorriso ottimista

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 01/10/2014
Presidential candidate Dilma Rousseff of Workers Party waves to the crowd before she takes part in a TV debate in Sao PauloI media occidentali sono unanimi nel dire che Dilma Rousseff ha utilizzato il podio della 69.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la campagna elettorale nella speranzosa corsa presidenziale. In realtà tutti i capi di Stato latinoamericani, come il presidente messicano Penha Nieto, dell’Hondurase Orlando Hernandez, del Guatemala Otto Pérez Molina, della Colombia Juan Manuel Santos, il venezuelano Nikolas Maduro e altri, sfruttano la possibilità di parlare dei successi dei loro Paesi. Dilma ha detto che secondo la FAO (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite), il suo Paese ha sconfitto la fame, “Pochi giorni fa, la FAO ha annunciato che il Brasile non fa più parte della mappa della fame nel mondo“. La mancanza di prodotti alimentari è cosa del passato. Tale trasformazione è il risultato di politiche economiche che hanno generato 21 milioni di posti di lavoro e apprezzato il salario minimo, aumentandone il potere d’acquisto del 71%. Trentasei milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà estrema per godersi una vita normale. Il gruppo dirigente del Brasile ha raggiunto risultati evidenti su istruzione, sanità e garanzie dei diritti delle minoranze. Il Brasile è passato da 13.ma a 7.ma economia mondiale, nella crisi economica globale. La Presidentessa attua una politica energetica coerente con la compagnia statale Petrobras nel ruolo chiave. Questi e altri risultati dovrebbero essere ricordati dai 142 milioni di elettori che definiranno la politica del Brasile per i prossimi quattro anni, ad ottobre. Parlando alle Nazioni Unite ha condannato l’operazione degli Stati Uniti in Iraq e Siria ed ha espresso solidarietà al popolo palestinese soggetto agli attacchi israeliani. Dilma Rousseff ritiene che tali interventi militari rappresentino una grave minaccia alla pace mondiale, “Ogni intervento militare non porta alla pace, ma al deterioramento dei conflitti. Siamo testimoni della tragica proliferazione del numero di vittime civili e catastrofi umanitarie. Non possiamo permettere che tali barbarie aumentino, danneggiando i nostri valori etici, morali e di civiltà“. Come esempio ha citato “la tragica destrutturazione nazionale dell’Iraq; la grave insicurezza in Libia; i conflitti nel Sahel e gli scontri in Ucraina“. I media ricordano sempre il suo discorso nel settembre 2013 alle Nazioni Unite quando criticò aspramente lo spionaggio totale degli USA, compresi quelli che gli USA considera suoi amici. Il giornalista statunitense Glenn Greewald ha descritto i dettagli delle operazioni d’intercettazione USA delle conversazioni di Dilma, dei parenti, dei membri del governo, delle strutture di potere e di altri funzionari di agenzie governative. Tali azioni definirono l’approccio negativo della Presidentessa brasiliano verso il modus operandi di Washington. Le politica estera del Brasile è in gran parte influenzata dalla sfiducia verso i funzionari addetti alla politica estera degli Stati Uniti.
Gli esperti di politica estera dell’America Latina ritengono che le avventure militari degli Stati Uniti e della NATO, volte a stabilire il nuovo ordine mondiale del blocco occidentale dall’indebolito potenziale finanziario ed economico, rappresentino una grave minaccia per la regione. La caotica politica internazionale statunitense prevede l’uso della forza e provoca gli Stati “ostili”, tra cui potenze nucleari, inevitabilmente suscitando preoccupazione tra i politici ragionevoli del continente latino-americano. Sotto Obama, gli Stati Uniti hanno tentato di far cadere governi legali in Venezuela, Ecuador e Bolivia. Capi di Stato considerati “populisti” da Washington, sono stati privati del potere in Honduras e Paraguay, sospettati di volersi liberare delle strutture militari USA sul loro suolo. Frustrata da Dilma Rousseff, la Casa Bianca cerca politici leali nel Paese, puntando su Marina Silva e il suo sponsor finanziario Maria “Neca” Setubal. Costei s’è laureata presso l’Università di San Paolo in sociologia e scienze politiche. Ha lavorato in organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale ed è stata ministra dell’istruzione. Neca è assai nota in Brasile, dove controlla la banca Itau ed appartiene alla una delle famiglie più ricche del Paese. Dal 2010 Neca finanzia l’elezione di Silva. Nel 2014 ha coordinato lo staff di Silva ed ha versato 2 milioni di dollari al suo fondo elettorale. Il vero sostegno agli sforzi elettorali del Silva da parte di industriali brasiliani e stranieri è assai più significativo. I servizi speciali statunitensi usano i loro fondi segreti per la propaganda in Brasile. Diffondono informazioni false per screditare la squadra di Dilma, il governo ed attivisti del Partito dei Lavoratori. E’ facile capire perché Setubal vuole che Silva vada al potere, è il modo migliore per porre fine al processo in cui la banca Itau è accusata di evasione fiscale per la somma di 18,7 milioni di real brasiliani. Sei anni fa banca Itau ed Unibanco si fusero, ma 11,8 miliardi di real non furono versati a titolo d’imposta sul reddito, così come 6,8 miliardi di interessi e risarcimenti per danni sociali e penali.
Durante il suo primo mandato Dilma Rousseff s’è dimostrata un’appassionata combattente contro la corruzione. Il secondo mandato le darà la possibilità di modernizzare il Paese, creare condizioni sociali e politiche favorevoli a milioni di brasiliani. La notizia della improvvisa ascesa di Marina Silva a candidata del Partito Socialista (invece di Eduardo Campos, morto in un incidente aereo verificatosi in circostanze più che sospette) perde effetto. È davvero difficile adempiere alla missione di fingere di essere una politica attenta al destino della gente comune. La pressione psicologica durante la corsa aumenta e Silva compie spesso errori, per esempio ha sminuito i poveri dicendo che dubita dell’opportunità di fornirgli sostegno governativo. Ciò è piuttosto scioccante visto che Marina Silva appartiene a coloro che sono passati dalle stalle alle stelle. Un sondaggio di Datafolha a una settimana dal 5 ottobre mostra che Dilma vanta il sostegno del 40% dei votanti, il 27% per Silva e il 18% per Aesio Neves, il candidato dei socialdemocratici. Dilma ha reali possibilità nel ballottaggio (26 ottobre), con il 47% pronto a votarla contro il 43% per Silva. Con un errore dell’1-2%, Dilma vincerà se gli Stati Uniti non inscenano una grave provocazione contro di lei. I giornalisti di New York cercavano di sapere cosa pensi Dilma delle sue chance elettorali. Ha evitato di rispondere dicendo che, come aveva già spiegato, non ha mai commentato le previsioni di un qualsiasi sondaggio. Un giornalista brasiliano ha fatto un ulteriore tentativo di farla parlare chiedendole se il suo umore era migliorato per gli ultimi sondaggi a lei favorevoli. Dilma ha detto sorridendo, “Caro, io continuo a sorridere, in caso contrario la vita non varrebbe niente. È d’accordo, no?”

A handout picture released by Dilma RousLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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