Il golpe costituzionale colorato in Brasile

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 25 aprile 20161458339894466Il Brasile è nel pieno di una prolungata operazione di cambio di regime, come documenta Pepe Escobar nei suoi articoli per Sputnik, RT e Strategic Culture Foundation. L’intento dell’autore non è specificare la situazione di ogni dettaglio delle tecniche degli Stati Uniti, ma fornire una panoramica generale delle strategie in gioco e del loro contributo alla teoria della guerra ibrida. Il Brasile è un importante campo di battaglia della nuova guerra fredda, non solo per la sua multipolarità istituzionale ma soprattutto per il ruolo nella visione globale della Via e Cintura della Cina. I cinesi annunciarono l’anno scorso l’intenzione di costruire la ferrovia transoceanica dalle coste atlantiche del Brasile a quelle pacifiche del Perù, agevolando il commercio transoceanico tra i due aderenti ai BRICS, migliorando la capacità commerciale transcontinentale di Brasilia. Poiché questo megaprogetto si trova nell’emisfero degli Stati Uniti, gli eccezionalisti ossessionati dalla “dottrina Monroe” acceleravano i piani per il cambio di regime in Brasile con l’intento di rovesciarne il governo e sostituirlo con uno collaborazionista filo-unipolare. Molti osservatori si chiedono come descrivere correttamente ciò cui si assiste in Brasile, e mentre c’è sicuramente la chiara prova della rivoluzione colorata, sarebbe inesatto descriverlo esclusivamente attraverso tale prisma. Allo stesso modo, mentre viene paragonato alla guerra ibrida, vi si adatta solo negli aspetti “convenzionali” informativi ed economici del termine, anche se in realtà non soddisfa i prerequisiti del cambio di regime con la transizione graduale dalla rivoluzione colorata alla guerra non convenzionale (o almeno non ancora). Allo stesso modo, mentre c’è sicuramente un ‘colpo di Stato costituzionale’ in corso, non è neanche del tutto una forma di cambio di regime. Piuttosto, vi sono elementi delle tre strategie che interagiscono in una dinamica unica che potrebbe rappresentare l’inaugurazione di un nuovo approccio volto a sovvertire i principali Stati multipolari. Ciò che è importante sottolineare è che l’intera trama è avvita dalle preziose informazioni che la NSA aveva ottenuto dai vertici della società brasiliana, usandole poi come arma per catalizzare il cambio di regime; il che significa che praticamente tutti i Paesi del mondo sono potenzialmente vulnerabili a tale destabilizzazione asimmetrica.

L’indagine “anti-corruzione”
theItalianGuillotine Il veicolo chiave per fare pressioni sulla Presidentessa Rousseff non è la rivoluzione colorata, conseguenza della “rivoluzione del cashmere” su cui l’autore mise in guardia la scorsa estate, ma i tentativi di “colpo di Stato costituzionale” orchestrati per rimuoverla dal potere. Va ricordato che questi si basano su un’indagine “anti-corruzione” che, come Pepe Escobar ha più volte sottolineato, è unilaterale e volti solo contro il partito al governo. E’ stato rivelato nel settembre 2013 dalle fughe di Snowden come l’NSA spiasse Petrobras, la compagnia al centro dello scandalo del ‘golpe costituzionale’, sollevando la possibilità che gli Stati Uniti avessero informazioni compromettenti sulla presunta corruzione dei dirigenti del partito e aspettassero il momento giusto per usarle come arma. Non va vista come mera coincidenza che il “Car Wash” sia un’indagine anti-corruzione iniziata un anno e mezzo dopo, nel marzo 2014, nel periodo precedente al 6° vertice BRICS a Fortaleza, Brasile. Durante quell’importante evento internazionale, i leader multipolari s’impegnarono a creare l’architettura finanziaria alternativa che sarebbe poi diventata nota come Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS, ufficialmente istituita un anno dopo a Ufa. Al momento, “Car Wash” non era abbastanza grave da far deragliare tutto, ma neanche fu concepita per essere una bomba che esplodesse immediatamente. Invece, sarebbe stata concepita come bomba a orologeria che doveva esplodere in futuro, anche se Rousseff non fosse rimasta in carica al momento. Il lettore dovrebbe ricordare che a malapena fu rieletta, e se non fosse stato così, allora sarebbe stata l'”opposizione” che ne sarebbe stata implicata o ricattata di nascosto. Dopo tutto, “Car Wash” è uno scandalo anticorruzione unilaterale che trascura volutamente certi partiti di opposizione e si rivolge esclusivamente alle classe dirigente, a prescindere da chiunque possa essere. Nel caso di Rousseff e del Partito dei Lavoratori, sono presi di mira per il cambio di regime, mentre il Partito socialdemocratico brasiliano, il rivale nelle elezioni del 2014, sarebbe stato ricattato affinché continuasse ad allinearsi ai precetti strategici statunitensi. In un modo o nell’altro, dopo aver avviato l’indagine “Car Wash“, gli Stati Uniti l’avrebbero sfruttata per raggiungere e mantenere la presa sulla dirigenza politica brasiliana. Con Rousseff rieletta mentre l’inchiesta era ancora in corso e nulla di ‘definitivo’ vicino, era inevitabile col senno del poi che sarebbe stata usata come arma per rovesciarne il governo e avviare il ‘colpo di Stato costituzionale’.

Il ‘golpe costituzionale’ e la rivoluzione colorata
Una volta implicata Rousseff (molto ‘convincentemente’ presso la corte dell’opinione pubblica) nel presunto “Car Wash“, gli elementi del cambio di regime filo-statunitensi insediati nel governo del Brasile scattavano avviando il procedimento del ‘colpo di Stato costituzionale’ contro di lei. Di per sé viene palesemente presentata come indagine unilaterale per la ‘lotta alla corruzione’, e il ‘colpo di Stato costituzionale’ non aveva alcuna parvenza di ‘legittimazione’ nazionale o internazionale, necessaria per richiedere la ‘giustificazione’ del passo drammatico. Questo è il ruolo che la nascente rivoluzione colorata svolge, dato che senza decine di migliaia di persone in strada, non ci sarebbe alcuna pretesa di ‘supporto alla democrazia’ nell’accusa. Al contrario, la mano degli Stati Uniti in tutto questo sarebbe ancora più evidente che nell’ultimo ‘golpe costituzionale’ dell’America Latina nel 2012, in Paraguay. Inoltre, il Brasile non è il Paraguay, ma è una delle principali potenze multipolari e una nazione molto più grande del vicino senza sbocco sul mare, e realizzarvi un cambio di regime richiede più ‘finezza’ e manipolazione delle ‘pubbliche relazioni’ che mai in Paraguay. Pertanto, la rivoluzione colorata in sé è irrilevante nel fare pressione sul governo Rousseff o nel fare concessioni alla sua leadership. L’intera operazione di cambio di regime è guidata dal ‘golpe costituzionale’, a sua volta camuffata da rivoluzione colorata attirando l’attenzione ‘normativa’ della maggior parte dei media filo-unipolari del mondo. Questo può essere dimostrato dall’ampia copertura mediatica delle migliaia di persone che protestano e si mobilitano attorno a una gigantesca anatra gonfiabile gialla, rispetto alla considerevole assenza di attenzione sul ruolo della NSA nel catalizzare l’intera indagine ‘contro la corruzione’ della Petrobras. Chiaramente, la ragione di ciò è che gli Stati Uniti sono impegnati in un piano concertato per spostare il discorso internazionale dalla questione delle origini della crisi politica alla ‘legittimità normativa’ del governo Rousseff, implicando nettamente che i manifestanti della rivoluzione colorata in qualche modo ne invalidino la rielezione democratica e legittima, e più ‘normativamente’ sanciscano i loschi traffici del ‘colpo di Stato costituzionale” attuato contro di lei.

L’elevato rischio di guerra ibrida
Al momento sembra che il ‘golpe costituzionale’ e rivoluzione colorata in due tempi riesca a rimuovere Rousseff, sostituendola con il vicepresidente Michel Temer, che in realtà già prepara il discorso post-colpo di Stato alla nazione, secondo una recente fuga di notizie. Se ciò dovesse accadere, allora non ci sarà alcun motivo per gli Stati Uniti di mutare l’operazione di cambio di regime in una guerra ibrida, scatenando una guerra non convenzionale, ma potrebbe involontariamente accadere che i sostenitori di Rousseff prendano alle armi nel caso in cui sia rovesciata. Se questo accadesse, allora il Paese verrebbe sicuramente gettato nella guerra ibrida a bassa intensità, anche se tale sviluppo raramente si verifica quando gli Stati Uniti hanno successo, senza correre avanti, avendo in ogni caso preso un corso impossibile da prevedere con precisione in questo momento. Tuttavia, considerando quanto sia sostenuta la sinistra dai milioni di indigenti in Brasile, e prendendo spunto dai compagni armati in Venezuela, la sinistra potrebbe formare milizie per proteggersi da qualsiasi imminente colpo di Stato. Ricordando lo stupefacente tasso di criminalità esistente nel Paese, è prevedibile che gli attivisti/insorti anti-golpe potrebbero facilmente procurarsi le armi di cui avrebbero bisogno per destabilizzare. Inoltre, l’UNASUR ha lasciato intendere che non riconoscerà il possibile impeachment di Rousseff, concedendo ulteriore sostegno normativo alle milizie che agissero in suo supporto. D’altra parte, se il cambio di regime non procedesse a ritmo sostenuto nel periodo delle Olimpiadi di Rio, e qualcos’altro accadesse sventandolo (ad esempio, il Senato che non vota l’impeachment), c’è la possibilità che gli Stati Uniti possano incoraggiare il terrorismo di destra contro il governo. Ciò provocherebbe un incidente internazionale per destabilizzare il governo brasiliano ancor più di quanto non lo sia già, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno della migliore copertura dai media e sarebbe più vulnerabile alla raffica di condanne dai media unipolari. Visto da un’altra angolazione, se il complotto contro Rousseff avesse successo, con o senza eventuali ribelli anti-cambio di regime, alcuni Paesi potrebbero scegliere di boicottare le Olimpiadi mostrando solidarietà al governo legittimo illegalmente deposto. Questo non cambierebbe i fatti sul terreno, ma sarebbe una dichiarazione forte e simbolica di supporto che incoraggerebbe qualunque nascente movimento di resistenza armata possibile al momento.

Conclusioni
Valutando la strategia del cambio di regime degli Stati Uniti contro Rousseff, è evidente che i risultati della NSA sono stati usati per innescare le’ ‘procedure da colpo di Stato costituzionale’ normativamente giustificata dalla pianificata rivoluzione colorata (continuazione della cosiddetta “rivoluzione di cashmere” del 2014). Le proteste non hanno finora portato ad alcuna pressione sostanziale sul governo, nonostante le massicce dimensioni, con l’unica tangibile uso della forza contro il governo dovuta all’indagine ‘legale’ lanciata contro la presidentessa brasiliana. Nulla a questo punto indica un governo minacciato dagli attivisti, anche se tutto indica che sia destabilizzato dalla cospirazione “Car Wash“. Anche se non vi sono nette tracce di guerra ibrida riscontrabili finora (secondo la definizione dell’autore del concetto di cambio di regime), ciò non esclude che una sua manifestazione nel prossimo futuro non sia proposta da terroristi di destra anti-governativi o insorti filo-governativi post-colpo di Stato. Non c’è alcuna garanzia che accada, ma la possibilità non va esclusa in generale e ci si deve preparare da entrambe le parti. Non importa ciò che in ultima analisi accade in Brasile, lo scenario del cambio regime attualmente in corso è emblematico del nuovo tipo d’interazione sovversiva tra NSA, golpisti costituzionali e rivoluzionari colorati, e sarebbe preoccupante prefigurare un futura tendenza alla destabilizzazione degli Stati che potrebbe presto essere attuata altrove contro altri bersagli multipolari.dilma refém de cunhaAndrew Korybko è commentatore politico statunitense presso l’agenzia Sputnik.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sovranità dell’America Latina minacciata. Difendere il Brasile e Dilma!

Andre Vltchek, Global Research, 24 aprile 2016NAC08_BRAZIL_PROTESTS_ROUSSEFFHa pianto abbastanza! L’America Latina ha pianto incessantemente, continuamente, per anni, decenni e secoli. Il suo popolo fu derubato di tutto fin dai tempi di Colombo e del Potosi. A decine di milioni, forse centinaia di milioni furono massacrati negli ultimi cinque secoli; prima dai conquistatori, poi dai loro discendenti e servi e infine dall’Impero delle menzogne, nonché dai traditori delle élite locali. Si è pianto abbastanza, compagni! E’ il momento di usare la forza. Ogni volta che il popolo si oppone, ogni volta che i veri eroi latino-americani liberano le proprie terre, con la ragione o la forza, il bagno di sangue seguiva quasi immediatamente, dal mare o dal Nord. Carri armati per le strade e le piazze ed aerei da combattimento ed elicotteri sganciavano bombe e proiettili sui palazzi presidenziali così come sulle campagne. Persone venivano braccate come animali, trascinate negli stadi e nelle fabbriche, nei sotterranei, per essere violentate, torturate e massacrate. Questo è la loro democrazia! Grazie, ma mai più. Perché avvengono tali orrori? Perché c’era sempre il chiaro consenso tra i governanti di Washington, nelle capitali europee e le classi dominanti nei Paesi dell’America Latina: i Latinos servono l’occidente, vanno governati dal Nord. Se qualche Paese latino sceglieva di agire ‘irresponsabilmente’ (parafrasando Henry Kissinger), gli si ricordava a chi apparteneva: andava distrutto, massacrato e completamente umiliato. Tale trattamento fu inflitto in innumerevoli occasioni, ed è successo praticamente dappertutto, dalla Repubblica Dominicana al Cile, dal Brasile al Nicaragua.
Nel corso degli ultimi venti anni le cose sono cambiate. Il Venezuela si oppose e ruggì, stringendo i pugni e vincendo, suscitando speranza in tutto il mondo. Si poteva fare; in realtà si poteva fare dopo tutto, carajo! Gridò il popolo boliviano con voce chiara, indignata e bella: questa è la nostra terra e questi sono i nostri simboli indigeni; questa è la nostra aria e la nostra acqua! Poi combatté e alcuni morirono, ma la nazione vinse. L’Ecuador s’è sollevato, cambiando la vita di milioni di persone storicamente oppresse. L’Argentina ha rifiutato di pagare debiti iniqui ed ha tentato di costruire una società giusta e socialista. Il Cile, passo dopo passo, avversava l’orrida eredità dell’era Pinochet, gettandone in prigioni molti responsabili del macabro stupro. In tanti modi diversi (da quello tranquillo e lento uruguaiano, a quello rivoluzionario del Venezuela), un continente, una volta afflitto dalle peggiori disparità sulla Terra è gradualmente risorto. Che bel mosaico! Tutto ad un tratto ha rotto le catene e le fuse, gettando altro ferro e acciaio nel crogiolo, avendo aratri ed erigendo potenti fondamenta per nuovi ospedali e scuole.
E chi potrebbe dimenticare il Brasile! Dilma Rousseff, qualunque cosa i nemici dicano, qualunque cosa l’impero dica con la sua voce tossica e cinica, col Partito dei Lavoratori (PT) ha cambiato assolutamente tutto! Solo pochi mesi fa, lo scorso anno (2015) viaggiai per questa vasta e bella terra: dalla capitale Brasilia alle profondità della foresta tropicale nei pressi di Manaus. Dall’antica città portuale di Belem, a Recife, Fortaleza e Salvador Bahia; passando giorni ad ascoltare le persone di San Paolo, e poi delle campagne. Conoscevo il Brasile di venti e trent’anni fa, ma questa era una terra assolutamente nuova! Mi sono seduto con gli insegnanti delle cosiddette scuole galleggianti in Amazzonia. Parlarono dell’avanzata e della speranza giunta alla maggioranza delle lontane comunità indigene. Parlai con pescatori, ragazze-madri e anche contrabbandieri. Parlai con i bambini. La vita era migliorata da quando Lula prese il potere? Sì, naturalmente! Chi potrebbe dubitarne? Andai nei bassifondi di Salvador Bahia. Come in Venezuela, in tutti i quartieri poveri ci fu un grande progresso, ogni tipo di programma volto ad eliminare povertà e disuguaglianza, grande ottimismo ed attivismo. L’infrastruttura è stata migliorata alla velocità della luce, dai mezzi pubblici agli aeroporti. In molte città l’arte divenne totalmente gratuita. A Manaus assistetti ad un brillante balletto moderno, raffigurante la lotta per salvare l’ambiente dell’Amazzonia. Neanche nella splendida Opera House, dove Caruso cantò nei lontani giorni del bum della gomma, non veniva chiesto alcun biglietto d’ingresso. E a Belem assistetti all’ennesima rappresentazione gratuita, questa volta all’opera Verdi, un teatro comunale splendidamente restaurato. Una volta pericolosa e senza speranza, Belem è diventata una città dai grandi spazi pubblici, passeggiate e continui centri culturali. A Salvador Bahia, vicino al famoso ascensore, m’imbattei in un altro centro culturale che stava per essere occupato da manifestanti vocianti che chiedendo il miglioramento delle cure mediche in Brasile. chiesi: “le cure mediche gratuite in Brasile non sono migliorate negli ultimi anni?” “”, mi fu detto dagli organizzatori. “Ma ne vogliamo di migliori!” Il salone dove i manifestanti si erano riuniti era assolutamente pubblico. Nessuno dovette pagare l’affitto per usarlo. In pratica, era quasi come se il governo di Dilma stesse effettivamente pagando i manifestanti che protestavano contro la sua politica. Questa è la nostra democrazia!
brasile-160417193904 Il meglio arrivò con maggiori violenze dell”opposizione’, dall”élite’. Centinaia di ONG, alcune sponsorizzate ‘dall’estero’, guidano ben organizzate campagne di disinformazione e agitazione, per screditare il governo e destabilizzare il Paese. In precedenza, assistetti alle stesse azioni in Ecuador, Venezuela, Argentina e altrove. Quasi tutti i media erano ancora nelle mani dei conglomerati di destra. Il denaro veniva spudoratamente distribuito, comprando voti. Di conseguenza, i deputati corrotti e di destra continuano a inondare letteralmente il Congresso. Ad un certo punto, l’enorme paradosso è diventato insopportabile: qualcosa doveva cedere, collassare: Da un lato, (e nonostante il recente declino economico), il Brasile è in crescita e migliora le condizioni della maggior parte della popolazione. Grazie a Dilma e al suo PT, decine di milioni di persone ora hanno una vita migliore, più a lunga e godono di maggiore istruzione. Quando chiesto direttamente, le persone lo confermano prontamente. Dall’altra parte, numerosi cittadini brasiliani sostengono che “il governo e Dilma devono andarsene”. Non vi è alcuna logica che unisca queste due convinzioni. Solo che… Solo che continue campagne negative, manipolazioni machiavelliche e spudorata propaganda anti-sinistra infine hanno un impatto decisivo sulla psiche brasiliana! Le persone sono manipolate pensando in modo irrazionale ed estremamente bizzarro: “Stiamo meglio, ma non ci piacciono le forze che hanno migliorato le nostre vite“. Un giorno, sulla brillante metropolitana di San Paolo con il mio buon amico cubano dissi: “è molto meglio dei trasporti pubblici a Parigi o Londra“. “Davvero?” Chiese, sarcastico. “Ma la gente qui pensa che sia solo merda! Viene alimentata solo da critiche. Qualunque cosa faccia il governo, è sempre descritta sbagliata!” Non dimentichiamo da dove tutto ciò origini. La propaganda è prodotta all’estero, e viene solo modificata e calibrata su San Paolo e altrove, per il consumatore locale. Tutto ciò è estremamente professionale, potente e distruttivo, e viene diffuso in tutta l’America Latina. L’obiettivo è semplice: fermare le rivoluzioni dell’America Latina! Sostenere lo status quo.
Ora il Congresso ha avviato l’impeachment della Presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff. Se tale dramma continuerà, sarebbe l’inizio della fine della cauta rivoluzione brasiliana e del governo del popolo (i deputati corrotti che cercano di rovesciare il governo in realtà non servono altro che le proprie egoistiche ambizioni finanziarie e politiche). Neanche parte della stampa occidentale ha potuto trattenersi oltre. The Daily Mail ha scritto il 18 aprile 2016, subito dopo la votazione: “La decisione è un duro colpo alla leader assediata che ha ripetutamente sostenuto che l’assalto contro di lei è un ‘colpo di Stato’. Mentre Rousseff non è personalmente accusata di corruzione, molti parlamentari che hanno deciso il suo destino lo sono. Congresso em Foco, un gruppo di controllo di Brasilia, ha detto che degli oltre 300 parlamentari che hanno votato, ben più della metà della camera, sono indagati per corruzione, frode o reati elettorali. Mentre votavano, alcuni legislatori hanno detto che il prossimo politico che va indagato dovrebbe essere il responsabile del procedimento, il portavoce Eduardo Cunha, accusato di corruzione e riciclaggio di denaro nello scandalo che coinvolge la Petrobras, e affronta anche un’inchiesta etica su conti bancari svizzeri non dichiarati. “Dio abbia pietà di questa nazione”, ha detto Cunha mentre votava a favore dell’impeachment della Rousseff”.
Cosa ha fatto di male Dilma, a parte la difesa degli interessi dei poveri brasiliani (anche se questo è già un crimine per le “élite” e l’impero!)? Le accuse ‘ufficiali’ sono: Rousseff ricorreva a ‘trucchi contabili’ sul bilancio federale per mantenere la spesa e puntellare il sostegno. Non ha rubato nulla, ne scambiato denaro con favori. Nessuno l’accusa di corruzione. Anche se ‘trucchi contabili’ ci sono davvero, non è certo un crimine. Qualcuno potrebbe dire che ogni presidente brasiliano l’ha fatto a un certo momento. Quasi tutti i politici occidentali lo fanno, sempre. Proprio prima che questo saggio andasse in stampa, International The Daily Telegraph scriveva: “La NATO mi attacca per la contabilità creativa. I ministri hanno adempiuto all’obiettivo della NATO sulla spesa per la Difesa “modificando” la contabilità, ha detto il deputato…” ma niente appello per l’impeachment in occidente! Anche The International New York Times non poteva rimanere in silenzio. Il 21 aprile 2016 s’è scagliato sui parlamentari brasiliani nell’articolo di Celso Rocha de Barros: “Nelle ore di sessione televisiva di domenica, i parlamentari hanno spiegato la decisione del voto per l’impeachment: Hanno votato per la pace a Gerusalemme, per i camionisti, per i liberi massoni in Brasile e a causa del comunismo che minaccia la nazione. Pochissimi parlamentai hanno votato secondo le accuse effettivamente avanzate contro la presidentesse: aver violato i regolamenti sulla finanza pubblica… il vero motivo per cui la presidentessa è accusata è che il sistema politico brasiliano è in rovina. L’impeachment darà conveniente distrazione mentre altri politici cercano di fare ordine a casa”.
Sì, Dio abbia pietà del Brasile se Cunha, o il corrotto vicepresidente Michel Temer e le sue coorti prendessero il potere! O, più precisamente, Dio abbia pietà della maggioranza ingannata del popolo brasiliano! Chi è davvero Cunha? Un cristiano fondamentalista, un jihadista radicato nel più oscuro passato dittatoriale dell’America Latina. The Guardian l’ha descritto il 21 aprile 2016: “Il presidente della Camera Eduardo Cunha, conservatore e seguace evangelico, ha avviato e guidato l’unità per rimuovere dal potere la prima donna leader del Paese, per ridurre i rischi che corre con le indagini del comitato etico del Congresso e dei procuratori su presunta falsa testimonianza, riciclaggio e concussione per almeno 5 milioni di dollari.
Il popolo brasiliano ha eletto democraticamente Rousseff. L’ha votata affinché lo difendesse e ne migliorasse la vita. Dovrebbe pensare a loro, e solo a loro! Ciò che l”opposizione’ vuole è chiaro. Lo stesso ovunque: in Venezuela, Bolivia ed Ecuador. La destra ha vinto in Argentina, dov’è oggi impegnata a smantellare lo Stato sociale. Va fermata. Il governo ha ragionato con loro per mesi e anni. Ma hanno optato per il colpo di stato. Ora serve la forza. Per quanto brutto possa sembrare, non agire sarebbe molto più dannoso e pericoloso. Un parlamentare, un rappresentante dell’estrema destra di Rio de Janeiro ha dichiarato apertamente che “dedica il suo voto al colonnello responsabile delle torture di Rousseff” durante la dittatura del Brasile. Persone come lui non possono governare il Paese. Non di nuovo! La nazione e la volontà del popolo non sono sacchi da boxe. La libertà di parola non significa che a una manica di media e politici traditori sia consentito diffondere menzogne e odio, rovinando il Paese. Il Brasile è troppo grande. Non può essere abbandonato. L’intera America Latina lo chiede, in un modo o nell’altro. Invia i carri armati per le strade; parcheggiali di fronte al Congresso, Dilma! Ristabilisci l’ordine e la democrazia. Ricorda: Venezuela, Bolivia ed Ecuador, e il resto del mondo, stanno a guardare. Dopo più di 500 anni, compagna Dilma: più di 500 anni di tormenti, saccheggi e riduzione in schiavitù dei popoli latinoamericani per mano di invasori stranieri ed élite locali. Dì ai tuoi nemici, ai nostri nemici: “mai più!” Usa la forza, perché il tempo per la ragione è passato! Mai arrendersi!
Viva il Brasile, dannazione!16107458Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Borotba, Batman e certe convergenze in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 2/1/2015

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Secondo il comandante dell’unità “Rusich“, il giornalista Marat Musin, il 1° gennaio presso Lugansk il Capo di Stato Maggiore della IV Brigata di Lugansk Aleksandr Bednov (“Batman”), sarebbe stato ucciso in un agguato a Lutugino. Secondo altre fonti a Georgievka Bednov, la moglie, i miliziani Fobos, Maniac e Omega sarebbero stati arrestati e 6 altre guardie di Batman uccise, tra cui Avorio, Gatto, Razor, Oro e Vitjaz. 2 autoveicoli (un blindato Volkswagen Transporter T-4 e una Toyota) sarebbero stati distrutti con tiri ravvicinati da lanciagranate, secondo Musin. Secondo altre informazioni Bednov sarebbe stato invece arrestato a Lutugino e il comando della milizia a Lugansk sarebbe stato circondato da unità della RPL, disarmando i miliziani dell’unità di Bednov. Secondo dei residenti di Lugansk, due esplosioni e dei tiri avevano colpito il piccolo convoglio dell’unità di Bednov, la Rusich, per opera di un gruppo di majdanisti che opererebbero dietro le linee della RPL. La milizia aveva rastrellato la zona dell’attacco arrestando un commando ucraino. Secondo un comunicato del servizio stampa del Procuratore Generale della Repubblica Popolare di Lugansk: “Agenti del KGB della Repubblica Popolare di Lugansk, in un’incursione eliminavano il capo della banda dal nome in codice ‘Batman’ e ne arrestavano i complici sospettati di crimini particolarmente gravi. A proposito di ciò, il Lugansk Inform Tsentr riferiva che il 30 dicembre  2014 l’Ufficio del Procuratore Generale della RPL avviava un procedimento penale contro i membri del battaglione RRT “Batman” dal nome in codice “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Zema”, “Tablet” per fatti di privazione illegale della libertà di due o più persone, tortura, uso di armi, omicidio, rapimento, sequestro, estorsione e rapina”. Secondo l’Ufficio del Procuratore generale, tra giugno e ottobre 2014 il battaglione ha illegalmente detenuto e torturato 13 residenti locali. Come risultato delle loro azioni illegali, uno di loro è morto. Secondo i dati gli operativi coinvolti nelle torture erano gli elementi armati denominati “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Terr”, “Tablet” e altri. Le forze di sicurezza il 30 dicembre 2014 ricevevano dall’Ufficio del Procuratore generale l’ordine di arrestare i membri del battaglione e tradurli presso l’ufficio del Procuratore generale per un interrogatorio. Durante l’arresto, il 1 gennaio 2015, il capo del battaglione “Batman” A. A. Bednov si rifiutava di rispettare le legittime richieste delle forze speciali di disarmare e opponeva una fiera resistenza armata. Nella sparatoria, è stato ucciso. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 100 armi da fuoco, munizioni, denaro e beni illegalmente sequestrati a civili, e quattro abitazioni private espropriate. L’indagine continua”. (Pravda) L’operazione sarebbe stata condotta dal Colonnello Evgenij Vladimirovich Wagner, vicecomandante del Raggruppamento Congiunto delle forze per le operazioni antiterrorismo nel Caucaso del nord della Federazione russa, comandante delle truppe del Ministero degli Interni della Federazione (Repubblica del Daghestan) ed ex-comandante delle unità per operazioni speciali Vitjaz e Peresvet delle VV MVD della Russia. (Cassad)
Nell’unità di Bednov opererebbe anche Jurij Beljaev, leader del Partito della Libertà (Svoboda) russo, vietato in Russia. Beljaev l’8 febbraio 1996 fu condannato a un anno dal tribunale di St. Pietroburgo per “incitamento all’odio religioso, ma fu rilasciato con l’amnistia del maggio 1995 in onore del 50° anniversario della vittoria sulla Germania nazista. Il 29 agosto 2006 il tribunale di San Pietroburgo lo condannava a un anno e mezzo di libertà vigilata, per avere istigato aggressioni contro cittadini di Paesi di Asia e Africa (“Ogni nazionalista russo deve capirlo: il nostro obiettivo è il potere russo in ogni casa, strada, città, regione, nel Paese. Il lerciume africano e asiatico deve essere polverizzato prima che l’est ci asservi, dobbiamo sprangargli cranio, ossa e gambe“. Il 23 marzo 2004, il Partito della Libertà fu dichiarato illegale e l’11 marzo 2007 Beljaev diffuse in rete l’articolo “uccidete il negro che ha ingravidato la cagna!”. L’articolo era sul processo per omicidio allo studente congolese Roland Epossaka pubblicato sul sito del partito “Svoboda“. Il 10 ottobre 2008 la Corte del distretto di Krasnoselskij di San Pietroburgo lo condannava a sei mesi. Durante il primo congresso di unificazione dell’opposizione russa, a Kiev, il 2 ottobre 2009, Beljaev fu eletto co-presidente del Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale (gli altri due erano A. Khomjakov e S. Terekhov). Il congresso di Kiev, nella Casa degli Scrittori d’Ucraina, riunì oltre 20 delegati rappresentanti delle organizzazioni russe anti-Cremlino ed approvava il programma dell’ideologo Andrej Saveliev, che non poté partecipare al congresso per ordine del FSB. L’evento ebbe notevole attenzione dai media ucraini. Al congresso parteciparono i rappresentanti delle organizzazioni nazionaliste ucraine, sottolineando la necessità di distinguere tra nazionalismo e sciovinismo del Cremlino, sostenendo il programma del congresso che creava il Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale. “Fu elaborata una strategia comune a tutti i partiti, gruppi, organizzazioni comunitarie, media informali, risorse internet, strutture così come alcuni personaggi pubblici noti quali veri oppositori agli attuali capi anti-popolari e anti-russi al potere nella Federazione russa, e che sono d’accordo con la tesi dell’imminente collasso (già nel 2009!) della Federazione russa a causa della politica del Cremlino negli ultimi decenni”. Nel dicembre 2011, Beljaev fu arrestato a Mosca presso l’appartamento della fidanzata, la sacerdotessa neopagana dell'”Ordine di Veles” Irina Volkova (alias Krada Velez o Jasmin Volkhov). Un individuo come Beljaev non avrà di certo il ruolo di semplice soldato, nel gruppo Rusich.
appeal-to-donetsk-officials Sull’assassinio di Bednov (Batman), si ricordi dell’arresto di quattro dirigenti di Borotba, avvenuto nella RP di Donetsk per spionaggio. Si ricordi ancora che Borotba è legata alla sinistra sorosiana russa di Udaltsov e Sakhnin. Sakhnin ha un mandato d’arresto in Russia e si è rifugiato in Svezia (guarda caso), Paese che tanto ha investito nel caos ucraino. Sakhnin organizza, anche in Italia, kermesse con gli ‘antifascisti’ italiani sulla situazione in Ucraina e Novorossija con esponenti di Borotba, che anche tra gli ucraini antigolpisti in Italia hanno suscitato più di un dubbio. Il sito atlantista Mediapart dedica un reportage propagandistico all’organizzazione Borotba, ignorando le altre organizzazioni della sinistra ucraina, e suscitando la reazione di vari militanti anti-majdanisti. “La bugia più pericolosa, come sappiamo, si ottiene mescolando menzogne e verità. … In primo luogo, Borotba è sempre stato criticato dal resto della sinistra ucraina. Borotba è sempre stata ostile alle azioni comuni: e quando hanno avuto luogo, se ne attribuiva sempre i meriti esclusivi. Ecco perché non gradiamo Borotba. Albu (Aleksandr Albu, capo di Borotba) infatti è amico di persone più che dubbie della sinistra nazionalista ucraina. Shapinov (fondatore di Borotba) ha lavorato proficuamente nei partiti borghesi. Borotba … aveva molti finanziamenti di origine oscura. In passato Borotba ebbe lo scopo di sottrarre i militanti del PCU insoddisfatti dalla linea di Simonenko….Borotba e agenti ad esso vicini, denunciano l’“imperialismo russo”.
Per rilevare e riconoscere il livello d’intossicazione profuso dalla frangia ‘antifascista’ e ‘rivoluzionaria’ dei golpisti majdanisti, si legga l’articolo di tale Pjotr Mikhajlenko, pubblicato sul sito Liva (sinistra, in ucraino), sito finanziato da enti dell’UE e dalla Fondazione Rosa Luxemburg, un’emanazione del ministero degli Esteri tedesco gestita da ex-agenti della STASI passati al BND, il servizio segreto tedesco, e quindi alla NATO.
Anche se il movimento anti-majdan è composto da rappresentanti della classe operaia, non ha una direzione rivoluzionaria che abbia portato ad una rivoluzione sociale. Ciò, in particolare, si riflette nel fatto che il movimento ha numerose persone confuse, avventurieri e nazionalisti russi. Durante la guerra, di solito l’esperienza militare prevale sulle idee politiche, questo si riflette nella salita al potere di certe persone, collegate a certi gruppi paramilitari, dai nazionalisti russi di estrema destra come Gubarjov al reazionario monarchico Tsarjov. Dall’altra parte, vi sono funzionari, attivisti e cittadini che, in generale, possono essere descritti come “pro-sovietici” e in una certa misura pro-comunisti e anti-oligarchici, per esempio i comandanti Mozgovoj e Dremov, il Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Smekalin e il leader del Partito Comunista di Lugansk B. Litvinov, che sostengono la creazione dello stato sociale e la nazionalizzazione delle principali imprese. La presenza del passato si riflette soprattutto nel nome delle repubbliche popolari, il loro orientamento filo-sovietico, come ad esempio l’emblema della Repubblica Popolare di Lugansk, basata sullo stemma sovietico. La storia dell’Unione Sovietica, naturalmente, comprende diversi periodi: dal primo periodo della democrazia operaia allo stalinismo in cui l’economia pianificata nonostante tutti i suoi successi, combinata alla dittatura della burocrazia e all’ideologia dalle idee reazionarie provenienti dal nazionalismo grande russo (compreso l’antisemitismo). Tuttavia, la nostalgia per l’Unione Sovietica nel Donbas non ha nulla a che fare con i processi farsa, il gulag, la fame o il patto Molotov-Ribbentrop”. … “Nonostante la relativamente alta affluenza alle urne, si mostrano certe tendenze anti-democratiche. … Sembra che tutto è stato fatto in modo che i leader (vincitori delle elezioni) vincessero senza una seria opposizione e nel parlamento arrivasse il minor numero di esponenti dell’opposizione di sinistra e di destra. Molti di coloro che potrebbero divenire deputati (e molti elettori) erano al fronte e quindi non poterono partecipare alle elezioni. Il Partito Comunista fu il primo partito nazionale di Donetsk (8 ottobre). Tuttavia, con il pretesto di “imprecisioni nei documenti presentati” non ebbe il permesso di partecipare alle elezioni. Di conseguenza, non c’era altra scelta che sostenere Zakharchenko. Così, l’elezione di Aleksandr Zakharchenko non ebbe l’opposizione di politici dall’ampia simpatia politica. Il leader comunista B. Litvinov espresse profonda preoccupazione per la situazione in cui il suo partito si trovava. A giudicare dall’esperienza delle ultime elezioni, è chiaro che il partito comunista gode di un forte sostegno nella regione e che potrebbe diventare un contrappeso agli attuali leader di RPD e RPL. Neanche il nazionalista Gubarjov, che può essere considerato l’espressione della destra reazionaria dello spettro politico locale, non ha potuto partecipare alle elezioni. Alcuni credono che la sua popolarità non sia inferiore a quella Zaharchenko e che non sia controllato dal Cremlino e dalle élite locali. Quindi, poco prima delle elezioni, ha anche subito un attentato.
Mosca sembra preferire che la repubblica rimanga un “zona cuscinetto” contro l’espansione della NATO e una pedina di scambio nei negoziati con l’Ucraina e la NATO. Il Cremlino perde una quantità significativa di aiuti umanitari e munizioni nel Paese. Queste forniture sociali e militari sono un fattore importante per la sopravvivenza delle repubbliche. … i rifornimenti di cibo e medicine, sono cruciali, nonostante il fatto che la loro distribuzione (così come quella delle armi) sia controllata dai più fedeli a Mosca, aggravando i problemi, mentre coloro che gestiscono gli aiuti hanno un potere politico notevole. Secondo il socialista russo Boris Kagarlitskiij in effetti, la sola priorità è il desiderio di Mosca di salvare il regime ucraino. Poroshenko e i suoi oligarchi sono prevedibili per il Cremlino. Ciò è particolarmente evidente con Mosca pronta a negoziare con il governo di Kiev il riconoscimento della legittimità del nuovo regime ucraino e l’elezione del 2014. Si è anche detto che i russi costrinsero i ribelli del Donbas a fermarsi a pochi chilometri da Marjupol (il più grande porto della regione) durante l’offensiva di agosto, perché il controllo sul porto darebbe ai ribelli l’indipendenza economica dalla Russia”. Secondo Mikhajlenko Mozgovoj, il comandante della brigata federalista “Pryzrak” di Alchevsk, ai primi di novembre avrebbe negoziato con “elementi anti-oligarchici a Kiev”. É vero, o è solo intossicazione? Anche Mikhajlenko, come Borotba, parla di un presunto tradimento di Putin contro la Novorossija; “il Cremlino e gli oligarchi russi perseguono i propri interessi e cercano d’impedire qualsiasi azione (come la nazionalizzazione) che sia di esempio alla classe operaia russa e che quindi ne minacci gli interessi. La proclamazione delle repubbliche popolari si basavano sull’illusione che dopo l’annessione della Crimea, bastasse un referendum per dichiarare la repubblica e vedere la Russia correre in soccorso. Tuttavia, nel modo più duro il popolo del Donbas s’è convinto che la Russia non è interessata a prendersi Donetsk e Lugansk e, nel migliore dei casi, semplicemente usi le Repubbliche popolari per i propri interessi egoistici”, ecc. ecc.
russianDeprimere la popolazione del Donbas e deprimerne i sostenitori all’estero, accusando Mosca e gli esponenti della Novorossija di presunti intrallazzi alle spalle della popolazione e dei combattenti di Donetsk e Lugansk, appare essere un’operazione di guerra psicologica, volta a sabotare il consolidamento dell’Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija, e magari a preparare il terreno a un’eventuale nuova aggressione della junta naziatlantista di Kiev. Rientrano in tale scenario da guerra psicologica le continue accuse a Mosca di non voler sostenere Donetsk e Lugansk, per colpire la resistenza antimajdanista in Ucraina, o quella della perenne preparazione di una golpe atlantista a Mosca, nel tentativo di denigrare l’operato di Mosca e degradare l’immagine della leadership russa; operazioni a cui allegramente s’immergono sia ultranazionalisti russi, anti-eurasiatici e inneggianti anche ai golpisti ucraini, che massimalisti di sinistra, ucraini, russi ed occidentali, che trovano spazio con la loro propaganda putinofoba, e inneggiante all’anarchismo pseudorivoluzionario ed eterodiretto di Majdan. Ecco, quindi, la funzione di Borotba e Liva, organismi finanziati dalla Germania, che tramite la Fondazione Rosa Luxemburg, ha finanziato altri soggetti ‘rivoluzionari’ in apparenza, ma strumentali agli obiettivi perseguiti dalla NATO e dall’asse UE-USA, come i movimenti di protesta in Brasile, contro il governo Rousseff, o i tour promozionali in Europa di cosiddetti dissidenti di sinistra siriani, per raccogliere il sostegno delle sinistre occidentali alla guerra d’aggressione contro la Siria. Difatti, al forum sociale europeo di Malmo, nel 2008, Borotba stabilì i contatti con la sinistra svedese e il Forum della sinistra internazionale, collegata alla Fondazione Rosa Luxemburg, come affermano qui gli anarco-nazionalisti russofobi ucraini, a libro paga di Soros e di Gladio (CIA/Mossad).
Non è un caso, quindi, che parallelamente, l’estrema sinistra nazionalista ucraina, rappresentata da Borotba, e l’estrema destra russa putinofoba, anticomunista e antieurasiatica, convergano e concordino nell’opera di denigrazione svolta contro Mosca, la presidenza e il governo russi. Il risultato perseguito da tali forze, apparentemente irreconciliabili, coincide, anche se utilizzano fraseologie diverse, adattate al pubblico di riferimento: il complotto giudaico dell”ebreo’ Plotniskij (presidente della Repubblica Popolare di Lugansk), dell”ebreo’ Sergej Lavrov (ministro degli Esteri della Federazione Russa) e del ‘venduto’ agli ebrei Vladimir Putin, per i razzisti russi; il complotto oligarchico dei capitalisti di Mosca, dell’oligarchia del Cremlino, di Aleksandr Zakharchenko, premier della Repubblica di Donetsk, ‘agente degli oligarchi’ russi, e di Vladimir Putin ‘venduto’ agli oligarchi, per i massimalisti nazionalisti di Borotba. Come già notato, la destra razzista russa è strettamente collegata all’estrema destra ucraina, strumento del golpe a Kiev organizzato dalle intelligence della NATO e da Gladio; strutture terroristico-spionistiche a cui aderisce, tramite il BND tedesco, anche il circo delle ONG occidentali, tra cui spicca, nel caso specifico, la già citata Rosa Luxemburg Stieftung, ONG e fondazione ‘marxista’ (o meglio social-comunista) che, come già riferito, finanziava e organizzava la dissidenza e le rivolte di ‘sinistra’ contro il governo del Partito dei Lavoratori di Dilma Rousseff, in Brasile, o che in Europa, tramite una rete antimperialista, nota anche in Italia, promuoveva personaggi ambigui della ‘primavera’ islamo-atlantista in Siria.
Il caso dell’Ucraina e il confronto armato ideologico-strategico sulla Novorossija, si dimostrano sempre più complessi, ma anche sempre più cruciali, nella costruzione di un Mondo Multipolare che riesca, infine, a sbarazzarsi dell’arcobaleno di relitti di un passato che non passa, solo perché fattosi strumento dell’imperialismo degli USA e dei loro vassalli-alleati di NATO e UE.

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino mostra i trofei saccheggiati al Partico Comunista Ucraino.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Irina Osipova, che come la banderista ucraina Vera Zarughina si beffa dell’eredità sovietica, a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Appendice
Die Linke con i contras siriani
Geheim Magazin 27 maggio 2013

RLS-Logo.PNGL’intervento straniero contro la Siria non solo continua, ma s’intensifica. Un cambiamento di regime filo-occidentale a Damasco deve essere attuato con tutti i mezzi. Geheim ne riferisce regolarmente offrendo analisi essenziali dello sfondo. L’intervento straniero ha molte sfaccettature, e anche sotto la “bandiera della sinistra”. Facce diverse appaiono all’osservatore interessato sui media mainstream facendo sembrare forze “moderate e democratiche” anche i contras siriani, come i “cannibali di Homs”.
In questo contesto, la rivista Geheim ha più volte presentato in Germania le tracce dei contras siriani (“Esercito libero siriano” – ELS) . Il fatto è che anche queste portano alla “sinistra”. Così, ad esempio, su Geheim 3/12 si parla di tale Michel Kilo così: “è uno dei vecchi combattenti in ascesa dell’opposizione siriana e infiltrato dai circoli della CIA nel cosiddetto Partito Comunista Siriano (Ufficio Politico/PCSUP) (…) il suo obiettivo dichiarato è il rovesciamento di al-Assad e sostiene l’ELS, dalla cui parte si pone in modo chiaro e che considerava come futuro faro democratico della Siria.(…)” Tale Kilo non è estranea ai circuiti delle correnti di “sinistra” in Germania (e non solo). Appare anche in conferenze pubblicizzati dai capi politici del Partito della Sinistra; è co-autore di un progetto editoriale della casa editrice di Colonia PapyRossa (Wolfgang Gehrke/Christiane Reymann, Hg: “Syrien. Wie man einen säkularen Staat zerstört und eine Gesellschaft islamisiert”) viene intervistato regolarmente su “Junge Welt” da Karin Leukefeld. Nelle conferenze pubbliche o anche ripensamenti, non vi sono stati ripensamenti da parte di tali forze nonostante le precedenti rivelazioni sull’ELS-Contras in Germania da parte di Geheim. Ma anzi, a causa di esso, si viene criticati, come attualmente su “Weltnetz.TV“, che su internet si pubblicizza come “piattaforma di sinistra e indipendente del video-giornalismo“, ancora una volta interessato alla Siria: “L’intervista di Karin Leukefeld al giornalista siriano Michel Kilo, Dove è l’opposizione siriana oggi“. In un’intervista su Network World quest’ultima integra la propria posizione nota con le bugie di Kilo. Tre esempi dalla trascrizione dell’intervista: “C’è una terza opposizione, che ora sempre più gioca un ruolo più importante, sostanzialmente l’esercito libero siriano, che rappresenta l’opinione politica ed ora è molto vicino alle nostre posizioni“. Ammette in tutta chiarezza, di essere politicamente dalla parte dell’ELS. L’intervistatrice, controllata fino a questo punto, non può nascondere nel complesso, il carattere terrorista dei contras siriani. Kilo fa anche propaganda aperta per l’ELS, facendo dichiarazioni nette sostenendo, contrariamente agli sviluppi in Siria: “Adesso ci siamo noi, il regime non può sconfiggere il popolo. Le persone possono sconfiggere il regime? Lo credo se avranno le armi. Ma non ci sono armi. Ecco perché diciamo non ci sono abbastanza armi, voglio dire“. Leukefeld resta silenziosa, mentre Kilo si esibisce dicendo che “negoziare con Bashar al-Assad, che uccide e bombarda le persone perché hanno chiesto le riforme, non serve a niente“. Parla da guerrafondaio e conduce i suoi co-autori di Papyrossa all’assurdo di “rifiutare la violenza come mezzo per risolvere il conflitto in Siria“, secondo la prefazione.
Posizioni assai vicine furono esposte nella conferenza del 13 e 14 aprile dal titolo una “soluzione politica possibile in Siria” svoltasi a Dusseldorf , freneticamente promossa da “Initiative eV” e “Campo Antimperialista”, (vedasi, Geheim 1/2013, pag 4). In sostanza, tale conferenza aveva per tema il “cambio di regime da sinistra” a Damasco. In tale gioco pro-imperialista, l’intervistato e il suo interlocutore, anche se non ebbero i ruoli principali, sono parte importante del gruppo internazionale che si propone quale forza “di sinistra”. Ma l’intenzione era, infatti, evitare di avere una resistenza coerente alla strategia della destabilizzazione occidentale in Siria. Così facendo, rendono affascinate l’impopolare strategia della NATO contro questo Stato, come argomentato nell’edizione di Gaheim del 1/2013. Data la disinformazione sulla Siria, la rivista pubblica i suoi articoli su internet. L’articolo può essere riprodotto. L’editoriale di Geheim in futuro si dedicherà ad informarvi. Sul sito di Geheim sarà postato un’analisi sul bombardamento sionista della Siria nel maggio 2013 dal sito nordamericano Global Research. La traduzione è curata dall’iniziativa “Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein” (LP 062/13 – 12.05.13).
La rivista Geheim si propone di diffondere informazioni difficili da trovare nei “media di sinistra” della RFT.

Editoriale Geheim, maggio 2013

Weltkarte-mit-RLS-Standorten-engl-11.4.14-websiteFonti
Anna-news
Anticompromat
Bratstvo
Colonel Cassad
Histoire et Societé
News.pn
News Front
Rusvesna
URA
Gbr Bat Lnr
Strelkov
Voenoboz

Il risorgente Partito Comunista Giapponese ha una notte da ricordare

Contrastare Abe paga raddoppiando i seggi del partito
Mizuho Aoki Japan Times 15 dicembre 2014

11_77_1Mentre i leader della maggior parte dei partiti di opposizione erano scuri in volto, domenica sera, il partito comunista giapponese festeggiava per aver più che raddoppiato i seggi alla Camera Bassa. Il partito ha ora 21 deputati contro 8 prima che il premier Shinzo Abe, il 21 novembre, indicesse le elezioni generali che la sua coalizione del Partito Liberal-Democratico ha vinto facilmente. Come sua prassi, il JCP ha schierato 315 candidati alle elezioni. Il leader del JCP Kazuo Shii sè affrettato a salutare la vittoria di Seiken Akamine al primo distretto di Okinawa, la prima vittoria elettorale uninominale del partito in 18 anni. Il partito si aspetta di vincere ancora più seggi con il proporzionale, ha detto ai giornalisti a Tokyo.
Il salto va ampiamente accreditato agli elettori stufi delle politiche economiche di Abe, che i critici dicono abbiano beneficiano grandi imprese e ricchi, così come delle sue politiche di sicurezza, in particolare la decisione del suo gabinetto a luglio di revocare il divieto di autodifesa collettiva e l’approvazione della legge sui segreti di Stato. Alcune persone potrebbero aver votato per il JCP per dispetto, data la scarsità di alternative valide, hanno detto gli osservatori. Una tendenza simile fu osservata nel 1996, quando il partito ottenne 26 seggi alla Camera dopo che gli elettori furono delusi dalla decisione del Partito socialdemocratico di andare a letto con la sua nemesi perpetua, l’LDP. Tra gli altri partiti di opposizione, il Partito Democratico del Giappone è rimasto nel limbo non riuscendo a riprendersi dal suo deludente debutto al potere nel 2009 – 2012. Il suo tumultuoso governo fu afflitto da promesse mancate, dal Grande Terremoto del 2011 e dalla catastrofe nucleare di Fukushima. Altri partiti, come Nippon Ishin no Kai (Partito della Restaurazione del Giappone) e il Tuo Partito, una volta presentatisi come “terze forze” pronte a sfidare il LDP, non esistono più. Nippon Ishin s’è diviso all’inizio di quest’anno e il Tuo Partito s’è sciolto a novembre.
JAPAN-TOKYO-XI JINPING-MEETING Vedendo le elezioni anticipate come possibilità di attrarre il sostegno degli elettori stufi di Abe, Shii ha ripetutamente presentato le elezioni di domenica come “una battaglia tra JCP e LDP”, dicendo che il suo partito era disposto ad impedire all”LDP di andare fuori controllo”. La campagna del JCP aveva una piattaforma opposta al quella conservatrice dell’LDP. Attaccava Abe per aver aumentato il divario tra ricchi e poveri, e s’impegnava ad aumentare le tasse a grandi aziende e ricchi. Ha inoltre promesso di abolire la seconda fase dell’adozione dell’imposta sul consumo, che eleva l’IVA al 10 per cento dall’8, a primavera 2017. Sulla sicurezza, il JCP è impegnata a revocare la decisione del gabinetto Abe, di luglio, che reinterpreta la Costituzione che rifiuta la guerra. È anche contrario alla Trans-Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio voluto dagli Stati Uniti con il Giappone e altre 10 economie del Pacifico.
Nel giugno 2013 all’elezione della Tokyo Metropolitan Assembly, il JCP aveva più che raddoppiato i suoi seggi, passando a 17 da 8. Il partito ha fatto progressi simili nelle elezioni alla Camera alta del mese successivo, aumentando i suoi seggi a 11 da 6. Il maggior numero di seggi che il JCP ebbe mai alle elezioni alla Camera fu di 39, nel 1979. Dopo di che, intorno al 2000, nel partito iniziò una lotta acquisendo meno di 10 seggi alla Camera.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oleg Popov, comandante della milizia comunista e deputato di Lugansk

Ibai Trebinho Sociologia Critica 19/11/2014minerosDiversi fantocci rossi, al servizio di CIA, Soros, BND e Gladio, dirigono il coretto anti-comunista e russofobo nei centri sociali, nell’area del cosiddetto antagonismo, nelle catacombe putrescenti dell’anarchismo italiano, sempre allineato con la teppa atlantista e le sue avventure, ed iperinfiltrato da agenti di Stay Behind dai tempi delle bombe nelle piazze e nelle banche. Perché non dovrebbe esserlo oggi? Soprattutto l’ampia sponsorizzazione di cui hanno goduto gli anarchici da parte della CIA, e che godono oggi da parte delle varie fogne ideologiche pro-pagate da George Soros, l’oligarca finanziario statunitense mai citato dalla teppaglia antifa, anarchica, antagonista e dai reflui del bertinottismo persistente. (Infoaut, Militant, e anche contropiano che ha scoperto la Novorossija solo dopo i massacri dei nazifascisti banderisti e la loro sconfitta militare nel Donbas), senza arrivare al buffone mediatico Marco Rizzo, nei cui documenti programmatici del micropartito di sua proprietà si parla di imperialismo russo, iraniano, cinese e dei BRICS. Tutto questo pattume, rosso, neo-enverista, estremista, anarcoide e perfino “antifascista”, genera con la sua disinformazione confusione nell’asfittico ambiente della sinistra radicale (o radical-chic, gli ‘antagonisti’, spesso e volentieri, si scoprono figli di potenti notabili, avvocati, primari, magistrati, ecc. Un passatempo per ricchi e protetti nullafacenti). Confusione gestita e controllata da mestatori di professione, professorini di micragnosi partitini settari e mercenari arruolati da ONG, fondazioni, servizi segreti e polizia politica, per condurre un po’ di sana propaganda filo-atlantista, secondo cui Putin è fascista, la Novorussia fascista, i minatori russi fascisti, mentre gli squadristi della NATO messi al potere a Kiev da Washington vengono presentati come “giovani” combattenti per la libertà e l’indipendenza ucraina dall’imperialismo ‘russo’. Argomento, come già notato, utilizzato dal fasullissimo Marco Rizzo, ricorrendo alla propaganda di una setta “marxista” greca (infiltrata ai vertici del KKE) che invoca la crociata nucleare contro l’asse del male Russia-Cina-Iran-Palestina…
La breve e efficace intervista al deputato comunista di Lugansk Oleg Popov, illustra da che parte stia chi sostiene la Novorossija, e da quale parte stia invece chiunque sostenga i golpisti di Kiev direttamente, indirettamente o tacitamente, anche criticando la Novorossija. Continuino pure a contorcersi coloro che si sentono afflitti dalla denuncia qui fatta della collusione con Gladio e il terrorismo atlantista dei suddetti ambienti antifa, antagonisti e anarchici, che non hanno mai espresso una presa di posizione antifascista chiara e univoca. Soros paga, e detta la musica dei pifferai dei ratti.
Alessandro Lattanzio, 2 dicembre 2014

9nwcj-eulyo“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”, afferma Oleg Popov, utilizzando la famosa frase di Che Guevara, mentre ci dirigiamo verso il confine. Popov l’ho incontrato al municipio di Lugansk. “Oltre alla famiglia, la cosa più importante che ho nel mondo è il mio attivismo politico”, dice. E’ il segretario generale del Partito Comunista di Lugansk e deputato della Novorussia. Ma Popov non è un comune politico, combatte nella milizia.

Oleg Popov, combattente comunista per la Novorrusia. Perché?
I rivoluzionari e i comunisti sono sempre stati in prima linea nella lotta al fascismo, anche in Novorussia. Non altro.

Come ha deciso di prendere le armi e combattere?
Dopo Majdan, questo Paese è diventato nazionalista e fascista. Il governo di Kiev è pieno di fascisti. Oggi, coloro che ci vogliono governare da Kiev sono nazisti puri che hanno lanciato l'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas. Noi comunisti, siamo sempre per l’amicizia con la Russia.

Da dove viene e a cosa risponde tale nuovo fascismo in Ucraina?
Non è una guerra provocata solo dal fascismo, anche imperialismo ed interessi economici l’hanno causata. Gli Stati Uniti vogliono riconquistare l’egemonia mondiale, ma sarà impossibile possedere il mondo se la Russia si oppone. Il loro scopo è destabilizzare la Russia attaccandone la sovranità e usando i gruppi fascisti e nazionalisti in Ucraina.

La Novorussia è un progetto politico contro il nuovo fascismo europeo?
La Novorussia è la resistenza al fascismo. Eliminiamo tutti i fascisti. Ma la Novorussia è anche resistenza all’imperialismo e agli Stati Uniti. Sosteniamo l’amicizia tra tutti i popoli slavi. Il nostro obiettivo è costruire una potenza forte e dignitosa come l’Unione Sovietica e cacciare gli yankees.

La Novorussia un progetto nazionale con base socialista?
L’obiettivo di ogni comunista è costruire un mondo comunista, insieme a greci, italiani, russi, ucraini e spagnoli. La Novorussia è solo il primo passo per lottare per questo obiettivo.

Abbiamo parlato molto della varietà ideologica della resistenza popolare del Donbass: comunisti, socialisti, monarchici, nazionalisti e altri. Cosa ne pensi?
La base della nostra unione è lo scontro con il fascismo. L’unità del nostro popolo si basa sulla lotta per giustizia, verità e libertà. I comunisti hanno come modello Marx, Engels e Lenin. Sosteniamo la rivoluzione sociale contro il fascismo e la globalizzazione. L’obiettivo è estenderne la lotta in tutto il mondo. La nostra ideologia e il nostro progetto politico si basano sul nostro Paese e il nostro popolo. Siamo con il popolo, per questo combattiamo. Il popolo non vuole vivere sotto il giogo del fascismo, e neanche essere schiavo di un regime fascista.

Quale forma di Stato proponete: indipendente, socialista o nella Federazione Russa?
Siamo a favore dell’amicizia con gli slavi e i popoli sovietici, quindi siamo anche sostenitori dell’unione con Russia e Ucraina, ma non con l’attuale Ucraina fascista.

Non è comune, almeno tra i politici occidentali, vedere un deputato con un’arma combattere al fronte.
Abbiamo assistito alla uccisione di civili, donne, bambini e non possiamo permetterlo. Così ho deciso di entrare nell’esercito, prendere le armi e combattere al fronte. E’ inaccettabile che politicanti assistano tranquillamente all’uccisione di civili. Da quando è iniziata la guerra, tutti i ceti hanno dato il loro contributo: medici, operai, minatori, deputati e altri. Noi tutti lottiamo per il popolo, per la difesa del nostro popolo.

Dato che è anche comandante della milizia, come vede le prospettive della guerra? Funziona l’accordo di Minsk?
Il governo ucraino teme di perdere questo territorio, unico motivo per lanciare l’offensiva militare. Il governo continua a credere che dopo che Simferopol e Crimea hanno lascito l’Ucraina, nel Donbas succeda qualcosa di simile. Non vuole nessun cessate il fuoco o altro.

Qual è l’obiettivo? Controllare l’attuale territorio e recuperare le parti di Donetsk e Lugansk sotto controllo dell’Ucraina o estendersi a ciò che è storicamente la Novorussia?
Per ora vogliamo liberare Donetsk e Lugansk. Ma se Kherson, Odessa, Kharkov o una qualsiasi delle sette repubbliche della Novorussia ci chiedessero aiuto, glielo daremo. Siamo chiari. Libereremo Novorussia e saremo con la Russia anche se l’Ucraina non vuole. Non sarà a breve, ma nel medio-lungo termine; uno o due anni… non so quando, ma libereremo la Novorussia perché molti comunisti vogliono liberare la Novorussia. Vinceremo, senza dubbio.

Z-whUpFmBs4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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