Shanghai Cooperation Organization: storia di successo in espansione

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 29/06/2016OCSFondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
sco2 L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017. Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici. L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente. Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.62514_0La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grande Strategia di Putin: il progetto della Grande Eurasia

Alexander Mercouris, The Duran 30/6/2016
Putin al SPIEF 2016 delineava il gigantesco progetto per unire l’intero continente eurasiatico chiedendo agli europei di parteciparvi.2016062004Il tema principale del SPIEF 2016 dava ai russi l’opportunità di spiegare la loro politica estera agli europei. Uno dei dibattiti più sterili nei media anglofoni è se Putin sia uno stratega o solo un tattico. Vi sono numerosi articoli che discutono la questione con la solita risposta che sia solo un tattico. La risposta corretta alla domanda è che Putin, o più correttamente la leadership russa, sicuramente ha una strategia, anche se i commentatori nei media anglofoni che ne discutono possono essere perdonati nel dare sempre la risposta sbagliata perché, come i loro articoli dimostrano fin troppo chiaramente, non hanno la minima idea di cosa sia questa strategia in realtà. È molto sorprendente perché Putin l’ha spiegato in molte occasioni. Con numerosi europei nel pubblico del SPIEF 2016 ha colto l’occasione di farlo di nuovo, questa volta sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, e in particolare l’Unione europea, in esso. Ecco cosa ha detto Putin: “Nel 2011, con la Bielorussia e il Kazakistan, e basandosi sulla fitta rete di rapporti di cooperazione che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica, abbiamo formato uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Già a giugno abbiamo, insieme con i nostri colleghi cinesi, in programma di avviare colloqui ufficiali per formare un partenariato economico e commerciale globale in Eurasia con la partecipazione degli Stati dell’Unione europea e della Cina. Mi aspetto che sia uno dei primi passi verso la formazione di un’importante collaborazione eurasiatica. Amici, il progetto che ho appena citato, il progetto “della grande Eurasia” è naturalmente aperto all’Europa e sono convinto che tale cooperazione sarà reciprocamente vantaggiosa. Nonostante i ben noti problemi nelle nostre relazioni, l’Unione europea resta il partner economico e commerciale chiave della Russia. E’ il nostro vicino e non siamo indifferenti a ciò che succede nella vita dei nostri vicini, dei Paesi europei e dell’economia europea. Ripeto che c’interessa che gli europei aderiscano al progetto per un’importante collaborazione eurasiatica. In questo contesto, accogliamo con favore l’iniziativa del Presidente del Kazakistan per consultazioni tra Unione economica eurasiatica ed UE. Ieri abbiamo discusso la questione in occasione della riunione con il presidente della Commissione europea“. Questa non è solo strategia; è un’estremamente ambiziosa, ed anche grandiosa, strategia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte. È una proposta non per l'”Eurasia”, ma per la “Grande Eurasia”: un’unica unità economica colossale che si estenda dal Pacifico all’Atlantico. Inoltre è abbastanza chiaro che questo progetto è pienamente supportato dalla leadership cinese; la Cina naturalmente è la metà orientale del progetto. In effetti è una certezza che i cinesi vi abbiano a che fare e che il loro progetto di Via della Seta ne faccia parte.
083257 Lungi dal cercare la disgregazione dell’UE, come tanti scrittori neoconservatori proclamano, ciò che Putin vuole è che l’Unione europea sia partner a pieno titolo del progetto. Lungi dall’essere costretti a scegliere tra “la Russia in Europa” e “la Russia in Eurasia”, Putin non vede alcuna contraddizione nel perseguire entrambe le vie. Lungi dal voler scegliere tra UE e Cina come partner della Russia, Putin vuole che la Russia abbia una partnership con entrambi, avvicinandoli. Questa grandiosa concezione è assai tipica dei russi e dei cinesi. Le due grandi potenze continentali sono abituate a pensare in termini globali, come avviene spesso, ed accadde con idee simili circolate a San Pietroburgo nel 1890, all’inizio del regno di Nicola II, anche se i mezzi politici e tecnici per attuarle semplicemente non esistevano al momento. Il famoso politico sovietico Vjacheslav Molotov propose un progetto simile negli anni ’50, anche se ebbe poco favore dal resto della dirigenza sovietica. Al contrario, dubito che i politici provinciali europei, strettamente concentrati sulle loro preoccupazioni nazionali, possano comprendere un tale progetto anche quando gli viene spiegato chiaramente, come ha fatto Putin al SPIEF 2016. Sono sicuro che Putin lo sappia, anche se a volte fatica a capirlo, e che si renda conto che se l’Europa va assolutamente conquistata al progetto, dovrà farlo un passo alla volta. Una potenza occidentale ha la visione strategica per capire un tale progetto e significativamente non vi ha un posto. Tale potenza, naturalmente, sono gli Stati Uniti. Era abbastanza chiaro dalle molte cose dette da Putin al SPIEF 2016, che lui e il resto della leadership russa ritengono che il colpo di Stato di Majdan in Ucraina sia stata una manovra degli USA per dividere la Russia dall’Europa, in modo da far deragliare il progetto di Grande Eurasia. Penso che Putin si sbagli, dubito che gli Stati Uniti ne sappiano molto del progetto di Grande Eurasia e credo che perseguano in Ucraina proprie strategie molto diverse, ma indipendentemente da ciò Putin ha reso abbastanza chiaro al SPIEF 2016 le perplessità sugli europei così privi di visione e concezione dei propri interessi, avendo permesso durante la crisi ucraina di farsi così facilmente manipolare dagli Stati Uniti nel loro interesse. Il suo discorso plenario era fondamentalmente un appello agli europei a svegliarsi e ad agire nel proprio interesse piuttosto che di Washington: “Capisco anche i nostri partner europei quando si parla di decisioni complesse per l’Europa prese nei colloqui sulla formazione del partenariato transatlantico. Ovviamente, l’Europa ha un grande potenziale e puntando a una sola associazione regionale restringe chiaramente le sue opportunità. Date le circostanze, è difficile per l’Europa mantenersi in equilibrio e preservarsi uno spazio di manovra. Come i recenti incontri con i rappresentanti degli ambienti economici tedeschi e francesi hanno dimostrato, le imprese europee sono disposte a collaborare con questo Paese. I politici dovrebbero incontrare le imprese mostrando saggezza e un approccio lungimirante e flessibile. Dobbiamo tornare alla fiducia nelle relazioni russo-europee e ripristinare la nostra cooperazione. Ricordiamo come tutto è cominciato. La Russia non ha avviato gli attuali divisioni, disagi, problemi e sanzioni. Tutte le nostre azioni sono state esclusivamente reciproche. Ma noi non portiamo rancore, come si suol dire, e siamo pronti a venire incontro ai nostri partner europei. Tuttavia, questo non può in alcun modo essere una via a senso unico“. Se gli europei sentono questo appello, o addirittura lo comprendono, è un’altra questione. Personalmente ne dubito. È sorprendente come i media occidentali, anche europei, non abbiano riferito nulla del progetto di Grande Eurasia e detto poco sull’invito di Putin a restaurare piene relazioni. I capi europei presenti al SPIEF 2016, Juncker, Renzi e Sarkozy, spingono a migliorare le relazioni con la Russia, ma non hanno detto nulla del progetto di Grande Eurasia.
Anche se l’impegno di Putin e della leadership cinese al progetto di Grande Eurasia sia indubbio, sono attenti a non farla diventare una trappola consentendole di diventare un progetto su cui sacrificare gli altri interessi vitali dei loro Paesi per realizzarlo. Questo fu il grande errore di Mikhail Gorbaciov negli anni ’80, quando sacrificò tutte le posizioni dell’URSS in Europa e in ultima analisi la sua stessa esistenza cercando ciò che chiamava “casa comune europea”. Se gli europei si dimostrano poco ricettivi, russi, cinesi ed alleati dell’Asia centrale chiariscono che semplicemente porteranno avanti il progetto per conto proprio.1041317790

India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai
Alexander Mercouris, The Duran 27 giugno 2016
India e Pakistan aderiscono all’organizzazione della sicurezza a guida cinese e russa mantenendo stretti rapporti con l’occidente.modi-sharif-7591Lontano dalle distrazioni causate dal Brexit inglese, il processo di costruzione eurasiatica ha appena compiuto un altro grande passo in avanti con l’accordo di India e Pakistan ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai guidata da Russia e Cina. L’Iran dovrebbe seguire a breve, riunendo l’intera Eurasia sotto l’ombrello di questa organizzazione, tranne alcuni piccoli Paesi e gli Stati europei dell’alleanza occidentale. Anche Paesi come Turchia ed Azerbaijan, allineati all’occidente, vi hanno dei rapporti. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai non è la “NATO orientale”, una sorta di Patto di Varsavia dell’Eurasia orientale e centrale, ma non è nemmeno la chiacchiera pretesa dai commentatori occidentali. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha una costituzione e una struttura, ed ha effettivamente una dimensione di sicurezza, anche se in teoria si concentra sulla lotta al terrorismo in Asia centrale, piuttosto che contro qualsiasi minaccia convenzionale occidentale. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è strettamente legata all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (“CSTO”) guidata dalla Russia, sicuramente un’alleanza militare che riunisce la Russia e i suoi partner più stretti dell’ex-URSS. Ancora più importante, al centro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai c’è il rapporto strategico-militare tra Cina e Russia. Questi due Paesi, nonostante i tentativi occidentali di negarlo, sono sicuramente alleati militari. Putin l’ha di recente ammesso. Inoltre ha anche rivelato qualcosa di già evidente per chi segue da vicino le azioni sulla scena mondiale, e cioè che le leadership dei due Paesi comunicano continuamente. Riporto le esatte seguenti parole di Putin: “Siamo in contatto continuo e ci consultiamo su questioni globali e regionali. Dato che ci consideriamo stretti alleati, naturalmente dobbiamo sempre ascoltare i nostri partner e tenere conto di ogni interesse altrui“. Per avere idea di quanto sia stretta la cooperazione militare tra Cina e Russia, si veda come i due Paesi abbiano recentemente condotto un’esercitazione di comando congiunto a Mosca con l’impiego congiunto delle rispettive difese antimissili balistici. Gli Stati Uniti non farebbero mai una cosa del genere con uno qualsiasi dei loro alleati e se l’hanno fatto, certamente non lo renderanno pubblico. Quando le relazioni militari tra i due Paesi sono così strette da condurre esercitazioni del genere, è certo che una rete di sicurezza, intelligence ed accordi relativi alla difesa esista tra di essi. Il fatto che non ne sappiamo non significa che non esista. Ciò significa che le leadership dei due Paesi, Consiglio di Sicurezza della Russia e Politburo della Cina, abbiano deciso di non renderla pubblica. La ragione è che rivelandone l’esistenza, si rivelerebbe l’entità dell’alleanza militare dei loro Paesi, cosa che nessuno di loro per il momento vuole. Il fatto che alla base dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ci sia l’alleanza tra Cina e Russia significa che non si tratta di chiacchiere. Piuttosto rientra nella rete di organizzazioni, Unione eurasiatica economica, Via della Seta, BRICS e CSTO, che i due alleati tessono intorno per estendere l’influenza regionale e globale della loro alleanza.
Pakistani e indiani lo sanno molto bene. Con l’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, pakistani ed indiani non si alleano a cinesi e russi contro gli Stati Uniti e l’occidente. La ragione per cui cinesi e russi preferiscono mantenere segreta l’alleanza è perché non devono presentare a Paesi come Pakistan e India una scelta binaria, piuttosto permettere ai due Paesi tradizionalmente in contrasto di mantenere i rapporti tradizionali con i vecchi alleati, la Cina nel caso del Pakistan e la Russia nel caso dell’India, migliorando i legami formali con una delle due grandi alleanze mondiali attuali, rimodellando progressivamente il mondo che li circonda.xi-putin-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intervista di Xinhua al Presidente Putin

San Pietroburgo, Russia, Xinhua 23 giugno 2016WzfFHcwPsmWpe6jv075HTA5HcuwLEKAjIl Presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista esclusiva di un’ora con il presidente di Xinhua Cai Mingzhao in vista della prossima visita in Cina, ha espresso le opinioni sui legami bilaterali e il commercio, la cooperazione nella Shanghai Organization (SCO) e la cooperazione internazionale Cina-Russia, tra le varie questioni. Ciò che segue è il testo integrale dell’intervista esclusiva di Xinhua a Putin:

Cai: Onorevole Presidente Putin, è mio grande piacere avere un’intervista esclusiva con voi qui nella vostra bella città natale di San Pietroburgo, prima della vostra prossima visita in Cina. Mi permetta di esprimere il nostro rispetto per conto della Xinhua News Agency.
Putin: Grazie.

Cai: Grazie agli sforzi congiunti del Presidente cinese Xi Jinping e Vostri, il rapporto tra Cina e Russia è attualmente al meglio nella storia. Credo che l’intervista di oggi favorirà le nostre relazioni bilaterali. Possiamo iniziamo l’intervista?
Putin: Sì, prego.

Cai: Secondo i nostri calcoli, il Presidente Xi l’ha incontrata cinque volte l’anno scorso. E rivisiterete la Cina molto presto. La completa partnership di coordinamento strategica Cina e Russia s’è approfondita grazie agli sforzi congiunti del Presidente Xi e Vostri. Quest’anno ricorre il 15° anniversario della firma del Trattato di Buon vicinato, Amicizia e Cooperazione sino-russo, così come il 20° anniversario della costituzione del Partenariato di coordinamento strategico Cina-Russia. Quali, secondo Voi, sono i punti forti dei legami Cina-Russia? Quali sono le loro prospettive future? Cosa Vi aspettate da questa visita?
Putin: Ha detto che le nostre relazioni bilaterali sono a un livello molto elevato, nel suo commento sui nostri rapporti bilaterali. Qui voglio ricordare ai lettori di Xinhua due congiunture storiche:
Venti anni fa annunciammo un nuovo tipo di rapporti, un partenariato strategico; 15 anni firmammo il Trattato di Buon vicinato, Amicizia e Cooperazione sino-russo. Molto lavoro s’è fatto da allora, la fiducia tra Russia e la Cina ha raggiunto un livello senza precedenti ed è la solida base della cooperazione bilaterale. Poiché è un livello che probabilmente non è mai stato raggiunto nei nostri rapporti in passato, è molto difficile per i nostri esperti definire la causa comune di oggi che lega i due Paesi. In realtà, non basta ora chiamarla semplicemente coordinamento strategico. Pertanto, abbiamo iniziato a chiamarla “partenariato di coordinamento strategico globale”. La parola “globale” significa che collaboriamo su quasi tutte le aree di vitale importanza, e “strategico” dimostra l’importanza primaria che alleghiamo al nostro rapporto. Lei ha citato il coordinamento tra il Presidente Xi e me. In effetti, il lavoro tra di noi, il lavoro al nostro livello, è senza dubbio il motore dello sviluppo delle relazioni bilaterali. Attualmente discutiamo alcune questioni fondamentali nella nostra strategia di cooperazione. Il Presidente Xi apprezza molto lo sviluppo delle relazioni Russia-Cina. È un buon amico e un partner affidabile. Tuttavia, il buon sviluppo dei legami Russia-Cina non può limitarsi a dipendere dai nostri sforzi. Si chiede di migliorare ulteriormente il meccanismo operativo tra i governi della Federazione Russa e della Repubblica popolare cinese. I capi di governo dei nostri due Paesi s’incontrano regolarmente. Più di 20 sotto-commissioni e commissioni intergovernative sono state istituite, credo che ci siano 26 sotto-commissioni in realtà. La gente in queste commissioni già lavora in modo efficiente. Anche se i due Paesi sono ancora ben lungi dal poter raggiungere rapidamente un consenso su ogni problema complesso, condividiamo sempre l’obiettivo comune di far progredire la nostra collaborazione, indipendentemente dalla complessità dei problemi. Così troviamo sempre una soluzione. Le difficoltà che l’economia globale attraversa sono ampiamente note e si riflettono anche nel coordinamento tra i due Paesi. Per esempio, il volume degli scambi tra Russia e Cina è diminuito un po’. Ma crediamo che sia solo un rallentamento temporaneo dovuto ai prezzi di mercato di alcune materie prime e a differenze nei tassi di cambio. Nel frattempo, azioni vengono intraprese per risolvere i grandi problemi. Per ottimizzare la struttura del commercio bilaterale, abbiamo adottato alcune azioni sostanziali. Non posso ricordarlo correttamente e potrebbe essere necessario controllare, ma nell’ultimo anno le esportazioni russe di prodotti meccanici e tecnici per la Cina sono cresciute in modo significativo, del 44 per cento. Ciò significa molto per noi. L’abbiamo negoziato con i partner cinesi per anni. Voglio ringraziare i nostri amici per averla resa una realtà, rendendoci possibile realizzare gradualmente i nostri obiettivi nelle direttive più importanti. Questo è il nostro obiettivo comune, su cui concordiamo. Progrediamo insieme nella direzione che dobbiamo seguire. Pertanto, il compito più importante nelle relazioni bilaterali è portare diversità e maggiore qualità nelle relazioni commerciali, in particolare aumentando la cooperazione nei settori ad alta tecnologia. Collaboriamo anche nei programmi aerospaziali, in particolare nella ricerca congiunta sugli aerei wide-body e gli elicotteri pesanti. Cerchiamo soluzioni ai problemi ecologici e continuiamo a lanciare mega-progetti nel campo dell’energia, compresa l’energia nucleare.

Cai: La Russia è molto forte in questi settori.
Putin: In effetti, sì. Rosatom (compagnia statale nucleare russa) ha una notevole portafoglio ordini. I due reattori della centrale nucleare di Tianwan operano da otto anni e sono noti per le loro prestazioni. Stiamo costruendo altri due reattori e non credo che ci fermeremo lì. Dobbiamo espandere la nostra cooperazione, non solo nella costruzione di altre centrali nucleari in Cina, ma anche ampliando la nostra collaborazione tecnologica in questo senso. La Cina rafforza gradualmente la presenza nel nostro mercato dell’energia. Non solo è uno dei principali azionisti dell’impianto Jamal LNG, un importante mega-progetto sul gas naturale liquefatto, ma la Cina ha anche acquistato il 10 per cento delle azioni della Compagnia Petrolchimica e Gasifera Siberia-Urali, una delle prime società per azioni chimiche della Russia. Diamo il benvenuto a tale investimento dalla Cina, non solo per l’afflusso di capitali, ma anche perché aiuta ad approfondire la nostra collaborazione. Sulla famosa linea ferroviaria ad alta velocità Mosca-Kazan, assistiamo ad ottimi progressi e ci aspettiamo una velocità di 400 km all’ora in alcuni segmenti. Seguiamo da vicino il lavoro sui progetti, e può benissimo essere solo l’inizio della nostra un’ampia cooperazione nelle infrastrutture. Anche la nostra cooperazione nella cultura è di grande valore, tra cui il Capodanno cinese e l’anno della Russia alternativamente nei nostri due Paesi, l’anno degli scambi dell’amicizia della gioventù sino-russa, l’Anno della lingua russa e cinese, l’Anno del turismo, ecc Alcuni di questi furono proposti dalla Russia, mentre altri furono avviati dalla Cina. Hanno avuto tutti molto successo e senza dubbio promuoveranno la fiducia reciproca tra i nostri due popoli. L’importanza di queste attività non è inferiore a quella dei mega-progetti sull’energia come “Potere della Siberia”, riferendomi al progetto di gasdotto orientale tra Russia e Cina per fornire alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Oltre a questo, abbiamo anche avuto costanti progressi nella cooperazione negli affari internazionali e militari e sulle tecnologie militari. Di solito discutiamo di tutte queste cooperazioni quando il Presidente Xi e io c’incontriamo. Sapete, la mia prossima visita è fitta, molto fitta in realtà. Quindi mi aspetto di avere incontri amichevoli con il Presidente Xi su una vasta gamma di argomenti, con fiducia reciproca, come sempre.

Cai: Grazie. Lei ha citato la crescita della cooperazione economica e commerciale, e molti mega-progetti di cooperazione molto incoraggianti. Ha detto molte volte che dobbiamo allineare l’Unione economica eurasiatica (EEU) all’iniziativa Fascia e Via proposta dalla Cina. L’economia della Cina segue attentamente la situazione. Così specificamente cosa suggerisce ai due Paesi a tal proposito? Come possiamo sfruttare l’allineamento di questi programmi di sviluppo per promuovere la cooperazione economica e commerciale tra Cina e Russia?
Putin: Quello che ha sollevato è un argomento interessante. Sappiamo che il Presidente Xi Jinping promuove la Fascia economica della Via della Seta. Riteniamo che la proposta di Xi sia molto tempestiva e accattivante, e l’iniziativa ha un grande potenziale mirando ad espandere la cooperazione della Cina con il mondo. I vicini della Cina vengono naturalmente prima in tale cooperazione, dato che la Via, ovunque conduca, passa dai Paesi limitrofi. Abbiamo avviato due trattative: una bilaterale tra Russia e Cina, e l’altra tra Cina e UEE. Proprio di recente, i cinque Paesi membri dell’UEE hanno discusso ad Astana (capitale del Kazakistan) i temi attinenti. Siamo tutti d’accordo a sviluppare la cooperazione con la Cina nel quadro dell’iniziativa della Cintura economica della Via della Seta. Devo essere assolutamente franco con Lei. Naturalmente, ci prenderemo cura degli interessi dei nostri produttori. Ma condividiamo il consenso sul nostro approccio fondamentale allo sviluppo economico mondiale e alla nostra cooperazione con la Cina eliminando gradualmente i vari ostacoli alla nostra causa comune dell’apertura. Quindi penso che ciò che possiamo fare nella prima fase è creare una zona di libero scambio. Siamo realisti e siamo consapevoli che non è possibile nella prima fase escludere eccezioni e casi particolari, ma dobbiamo essere chiari su dove vogliamo andare. Dato che sempre più Paesi nella nostra regione sono entusiasti della nostra cooperazione, per raggiungere il nostro obiettivo cercheremo di creare le condizioni favorevoli per ciò che chiamiamo cooperazione eurasiatica, e cercheremo di evitare di creare un blocco economico e commerciale chiuso.

Cai: Grazie. Il 16° vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) si terrà nella capitale uzbeka di Tashkent. Fondata 15 anni fa, la SCO, con Cina e Russia come Stati membri fondatori, ha svolto un ruolo importante nel promuovere la sicurezza e lo sviluppo regionali. Qual è la sua attesa sul prossimo vertice? Cosa ne pensa del meccanismo della SCO?
Putin: La SCO, nei suoi primi giorni, si scelse degli obiettivi di piuttosto basso profilo. Voglio dire quegli obiettivi erano importanti e pragmatici, avendo lo scopo di affrontare i vari problemi sui confini collaborando. Tuttavia, facili o no, questi problemi non ci sono più nella cooperazione sulle frontiere. Ma siamo consapevoli che questi problemi sarebbero rimasti insoluti per decenni, senza sincerità, potendo essere facilmente risolti con sufficiente sincerità. Sia che tali problemi fossero stati risolti o meno, dipende dalla situazione interna di un Paese e dal relativo comportamento sulla scena mondiale, in ampia misura. Con la massima sincerità Russia, Cina e gli altri Stati membri della SCO hanno raggiunto tutti gli obiettivi prefissati in questo campo. Ovviamente, è consigliabile non abbandonare questo meccanismo e preservarne i risultati, nonché mantenere il livello attuale di interrelazioni tra tutti gli Stati membri della SCO. È un dato di fatto che cominciammo a risolvere altri problemi attraverso il meccanismo della SCO, iniziando la cooperazione in vari campi. Tale cooperazione non è solo politica, ma coinvolge anche la costruzione delle infrastrutture. Abbiamo anche iniziato a discutere le questioni concernenti sicurezza e traffico di droga, tra gli altri. Non voglio dire che abbiamo raggiunto molti risultati straordinari o effettuato varie operazioni esemplari. Ma dirò che la SCO è diventata un’organizzazione popolare e attraente nella regione. Molti Paesi nel mondo hanno espresso la volontà di farne parte. Al vertice SCO di Ufa dello scorso anno, decidemmo di avviare la procedura di ammissione di India e Pakistan. Al vertice di Tashkent implementeremo la decisione e discuteremo della volontà degli altri Paesi a partecipare ai lavori dell’organizzazione. L’espansione delle funzioni della SCO e l’aumento del numero dei membri, in particolare l’inclusione di questi importanti Paesi, l’hanno resa un’autorevole e popolare organizzazione internazionale nella regione e nel mondo in generale. Dato che la situazione internazionale è complessa e stratificata, alcuni Paesi potrebbero differire da altri per atteggiamento e opinione su alcune questioni internazionali. Anche se la loro adesione alla SCO potrebbe non offrire una soluzione ai loro disaccordi, tenteremo di spianare la strada alla soluzione di questi problemi. Abbiamo molte aspettative su questo.

Cai: Grazie. Oggi il mondo affronta molte sfide gravi, tra cui la lenta ripresa economica globale, instabilità e volatilità di alcune regioni, attività terroristiche rampanti e problemi ambientali come il cambiamento climatico. Come grandi Paesi influenti e responsabili, Cina e Russia, sono forze importanti nel mantenimento della pace e della stabilità mondiale, in particolare in situazioni internazionali difficili. Allora, quali altri sforzi pensa Cina e Russia dovrebbero fare per mantenere la pace nel mondo e migliorare la governance globale?
Putin: Come sapete, il coordinamento tra Russia e Cina sulla scena globale è di per sé un fattore di stabilità negli affari internazionali. Ricordiamo l’indirizzo del Presidente cinese Xi Jinping alla cerimonia del 70° anniversario della costituzione delle Nazioni Unite. Si prega di ricordarne le parole. Ha sostenuto che tutte le questioni controverse vanno risolte in conformità al diritto internazionale e solo attraverso mezzi pacifici. Il Presidente Xi anche detto che la Cina è pronta ad aiutare i Paesi poveri, ed anche a proporre misure specifiche di conseguenza. È uno dei pochi leader nazionali che si dedicano alla riduzione della povertà internazionale. Sono queste posizioni, invece della vicinanza geografica, che ci uniscono negli affari internazionali. Oltre alla nostra cooperazione nel quadro della SCO, abbiamo collaborato con altri nel quadro dei BRICS. In realtà, abbiamo creato congiuntamente il meccanismo BRICS. Abbiamo anche collaborazioni attive con altri presso le Nazioni Unite. Col senno di poi, il mio Paese, l’Unione Sovietica, fece del suo meglio per aiutare la Repubblica Popolare Cinese ad assicurarsi il seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un posto di tutto rispetto che pensiamo da sempre la Cina debba avere. Fino ad oggi, siamo sempre stati molto felici che questo sia accaduto, avendo i nostri due Paesi, nel linguaggio della diplomazia, gli stessi o molto simili punti di vista negli affari internazionali. Tale allineamento delle nostre prese di posizione è anche motivata a livello tecnico. Abbiamo mantenuto i contatti con regolarità e avuto consultazioni su questioni globali e regionali. Vi vediamo come stretti alleati, così naturalmente ci consultiamo sempre, con questo voglio dire di ricordarsi gli interessi di ognuno. Credo che nella mia visita nella Repubblica Popolare Cinese, la nostra cooperazione continuerà a seguire questo spirito.

Cai: Grazie Signor Presidente. Siamo sinceramente lieti della Vostra visita in Cina e Vi auguriamo un enorme successo. Vorrei anche dirvi che durante la Vostra visita, Xinhua News Agency e TASS News Agency firmeranno un nuovo accordo di cooperazione.
Putin: Avete dato un grande aiuto su questo fronte. Grazie. Nel mondo di oggi, il lavoro nell’informazione non è meno importante di quello diplomatico.

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Putin e Xi danno il benvenuto alla SCO all’India
The BRICS Post, 24 giugno 2016

1041833099I presidenti cinese e russo Xi Jinping e Vladimir Putin hanno discusso “l’adozione degli impegni di India e Pakistan sulla loro adesione” alla SCO, secondo un comunicato del Cremlino. Putin e Xi si sono incontrati a Tashkent, a margine del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) guidata da Cina-Russia. Putin e Xi hanno sostenuto l’adesione dell’India a membro permanente del blocco della sicurezza ed economico regionale. La SCO prevede una nuova banca di sviluppo e un nuovo corridoio dei trasporti. In precedenza Xi aveva detto al Primo ministro indiano Narendra Modi che la Cina non vede l’ora di rafforzare la cooperazione con la vicina India nel quadro della SCO. Attualmente, India e Pakistan sono osservatori nel blocco. Il Pakistan aveva chiesto la piena adesione nel 2006 e l’India nel 2014. Fondata nel 2001, la SCO ha ora Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan aderenti a pieno titolo, con Afghanistan, Bielorussia, India, Iran, Mongolia e Pakistan osservatori. Ai vertici BRICS e SCO in Russia nel luglio dello scorso anno, il Presidente cinese Xi Jinping invitava gli Stati aderenti a “sostenere lo “Spirito di Shanghai” nello sviluppo comune“. Almeno 16 dei 40 miliardi del Fondo per la Via dell Seta della Cina saranno dedicati a progetti in Asia centrale. Xi annunciò ad Ufa che Pechino è disposta a rafforzare la cooperazione negli investimenti con gli altri aderenti alla SCO utilizzando il Fondo della cooperazione economica Cina-Eurasia e il Fondo per la Via della Seta, “concentrandosi su grandi progetti infrastrutturali, sfruttamento delle risorse, industria e finanza“. Nel frattempo, nell’incontro con il “vecchio amico” Putin, Xi ha detto che vuole “consolidare la nostra fiducia politica e strategica, rafforzare il sostegno reciproco, collegare le strategie di sviluppo dei nostri Paesi, raccordare il piano della Fascia economica della Via della Seta con l’UEE e promuovere una più stretta cooperazione ed interazione sulle attuali questioni internazionali e regionali“.
I governi di Russia e Cina dovrebbero accelerare il processo di collegamento dell’Unione Eurasiatica economica (UEE) e della Cintura economica della Via della Seta, secondo quanto detto dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi il mese scorso. “Cina e Russia dovrebbero accelerare il collegamento tra Cintura economica della Via della Seta ed UEE, per raccoglierne da subito i frutti“, aveva detto Wang. In precedenza Putin, Xi e il leader della Mongolia Tsakhiagiin Elbegdorj, adottavano il programma di costruzione di un corridoio economico tra i tre Paesi.Xi Jinping, Vladimir PutinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta sulla ‘Grande Eurasia’

Sergej Blagov, Asia Times, 20 giugno 2016

EurAsian Conformity Mark-10-14La Russia ha a lungo sostenuto che l’espansione della SCO rafforzerà lo status internazionale dell’organizzazione. Ma ora a quanto pare la Russia suggerisce una sorta di raggruppamento economico oltre la SCO.
Il Cremlino ha delineato una visione ambiziosa del nuovo raggruppamento d’integrazione globale oltre le unioni economiche e politiche già esistenti in Eurasia. Eppure c’è mancanza di chiarezza su come l’entità proposta possa conciliarsi con le organizzazioni ed accordi regionali esistenti. L’Unione Economica Eurasiatica (UEE) della Russia diverrebbe parte di una entità d’integrazione maggiore, una “Grande Eurasia” annunciata dal Presidente Vladimir Putin. Questa maggiore partnership eurasiatica potrebbe includere anche Cina, India, Pakistan, Iran, Stati ex-sovietici ed altri interessati, ha detto. Al forum economico a San Pietroburgo il 17 giugno, Putin ha detto che la partnership della Grande Eurasia avrebbe lo scopo di sviluppare il commercio, riducendo ed infine eliminando le barriere tariffarie tra i Paesi partecipi. Più di 40 Paesi hanno indicato interesse nel forgiare accordi di libero scambio (FTA) con l’UEE, ha detto. L’UEE guidata dalla Russia già stringe accordi di libero scambio con i gruppi asiatici. Nel maggio 2016, annunciò al vertice di Sochi che l’ASEAN avrebbe considerato un FTA con l’UEE. Possibili legami economici più stretti tra UEE, ASEAN e SCO sono stati anche discussi. Tuttavia, il Cremlino a quanto pare non intende usare la “Grande Eurasia” come retorica anti-occidentale. Inoltre, Mosca ha invitato le nazioni europee a partecipare. Il progetto della “Grande Eurasia” è sicuramente aperto anche all’Europa, e sarebbe reciprocamente vantaggioso, ha detto Putin. Non a caso, il più vicino alleato della Russia, il Kazakistan, sostiene fortemente l’idea del partenariato della Grande Eurasia. Il Kazakhstan da tempo da priorità al tentativo di diventare un importante collegamento commerciale e dei trasporti tra Asia ed Europa. Il 17 giugno, il Presidente Nursultan Nazarbaev ha anche sostenuto una maggiore integrazione tra UEE ed Unione europea (UE) in modo da sviluppare la “Grande Eurasia”. L’UEE è interessata a una stabile Unione europea, ha detto. A fine mese, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) finalizzerà l’ingresso di India e Pakistan nella SCO, ha osservato Nazarbaev. Pertanto, la popolazione totale degli Stati membri della SCO raggiungerà i tre miliardi di persone, quindi l’organizzazione diventa una grande potenza, ha sostenuto.
Non è certo una coincidenza che la retorica sulla “Grande Eurasia” emerge in vista del vertice della SCO a Tashkent, Uzbekistan, il 23-24 giugno. L’organizzazione, che attualmente include Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, ha accettato le principali nazioni dell’Asia meridionale. L’anno scorso, per la prima volta in 15 anni, la SCO decise l’ampliamento. Il 10 luglio 2015, al vertice SCO ad Ufa, in Russia, l’ingresso di India e Pakistan nella SCO fu approvato.
Mosca da tempo sosteneva che l’espansione SCO rafforzerà lo status internazionale dell’organizzazione. Ma ora a sembra che la Russia suggerisca una sorta di raggruppamento economico oltre la SCO. L’imminente ingresso di India e Pakistan cambierebbe l’equilibrio di potere nella SCO, organizzazione dominata dalla Cina sia economicamente che politicamente. La prevista entrata di nuovi membri provenienti da Sud-Est asiatico e Medio Oriente dovrebbe trasformare la SCO in un attore veramente globale. Eppure prima della materializzazione ufficiale dei piani di ampliamento della SCO, la Russia presenta una visione ancora più ambiziosa, la “Grande Eurasia”. La nuova entità non solo unirebbe i grandi Stati asiatici, ma inoltre si ricollegherebbe con l’Unione europea. Pertanto, il raggruppamento della “Grande Eurasia” dovrebbe diventare una grande potenza mondiale. Tuttavia, non è affatto certo come la proposta possa conciliarsi con le organizzazioni e gli accordi multilaterali esistenti in Eurasia. Resta da vedere se la visione della “Grande Eurasia” potrà materializzarsi presto.102015_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia costruisce legami con gli scontenti alleati degli USA in Asia

Fornendo ai sud-est asiatici un modo di diversificare le relazioni estere riducendone la dipendenza politica dagli Stati Uniti
Salman Rafi Asia Times 20 maggio 2016 – Russia Insider1039912751Impercettibilmente, la Russia è certamente sulla buona strada per costruire relazioni positive, se non alleanze strategiche, nella regione che la circonda. Mentre l’occidente e i suoi forti alleati nella regione vedono la mossa come parte dell'”espansionismo” della Russia, altri la vedono come modo di controbilanciare la posizione degli Stati Uniti nella regione. Mosca fornisce a numerosi ex-alleati degli Stati Uniti la tanto necessaria alternativa per diversificare la politica estera. Questa diversificazione è visibile nella regione. Per esempio, Paesi come India e Afghanistan hanno iniziato a sostenere la posizione della Cina sul Mar Cinese Meridionale. L’impegno della Russia coi Paesi della regione implica, almeno in teoria, è molto meno dipendente dagli Stati Uniti e dal loro fragile impegno alla sicurezza, impegno cui Washington non ha aderito in Medio Oriente. Al contrario, l’alternativa russa sembra avere un potenziale enorme dato che arriva sotto forma di cooperazione statale e bilaterale, anche attraverso le organizzazioni regionali. La Russia ha intenzione di tenere il suo versione Russia-ASEAN ed ha anche in programma un’estesa cooperazione con ASEAN, Unione Eurasiatica economica (EEU) e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Dettagli sulle “consultazioni” tra questi gruppi regionali è probabile emergano dopo gli incontri. Alcuni Paesi regionali, come le Filippine, sono già protesi verso questa idea. Parlando a Mosca il 13 maggio, l’ambasciatore delle Filippine in Russia Carlos Sorreta ha detto: “Gli attributi di questa cooperazione riflettono la possibile partnership strategica, ma richiedono un lavoro sodo per riunire persone ed istituzioni“. L’ASEAN è di per sé un enorme mercato. La Russia vi vede l’opportunità di espandersi economicamente. L’ASEAN è una delle organizzazioni internazionali di maggior successo al mondo che riunisce 604 milioni di persone che producono oltre 2 miliardi di dollari di PIL. E’ un luogo in cui tre degli Stati più potenti del mondo, Stati Uniti, Cina e Russia, competono per l’influenza negli ultimi tre decenni. L’impegno della Russia con l’ASEAN e il suo entusiasmo per la cooperazione regionale e sovra-regionale hanno forti fondamenti economici e strategici. Sulla cooperazione economica, interessa il recente accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian per creare un Corridoio nord-sud lungo il Mar Caspio, che probabilmente trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’associata allo SCO India. Il corridoio collegherà alcune delle maggiori città del mondo, come Mumbai, Mosca e Teheran al porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto russo di Astrakhan, alla foce del fiume Volga. Il corridoio in ultima analisi, collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’UEE comprendente Armenia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia.
Dal punto di vista strategico, vi è la cooperazione militare e i responsabili politici russi vi danno notevole importanza. Alla prima riunione dei ministri della Difesa della Russia-ASEAN di aprile 2016, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha detto: “Ci concentriamo sull’espansione dei contatti coi Paesi ASEAN in modo bilaterale. A questo scopo, una serie di incontri coi ministri della Difesa degli Stati dell’associazione è in programma, nel corso della quale la cooperazione militare e tecnico-militare sarà discussa in particolare“. La finestra per la cooperazione militare tra Mosca e alcuni alleati scontenti degli Stati Uniti, come la Thailandia, si è già aperta. Il Primo ministro thailandese Prayuth Chan-Ocha ha proposto una visita a Mosca a maggio, nel tentativo di ridurre la tradizionale dipendenza della Thailandia dagli Stati Uniti. Materiale militare russo può essere visto in Thailandia. Elicotteri Mi-17 russi cominciano a sostituire i Blackhawk degli Stati Uniti. Il vecchio arsenale tailandese di carri armati statunitensi M-60, M-48 e M-41 potrebbe presto essere sostituito dai T-90 russi. L’influenza degli Stati Uniti nella regione è sempre più messa in discussione, se non sostituita, per via dei propri interventi nelle questioni politiche interne degli alleati nella regione in nome della “democrazia” o della protezione dei “diritti umani”. È un dato di fatto che le prospettive di un’estesa cooperazione tra Thailandia e Russia abbiano ravvivato, involontariamente forse, la pessima politica di Stati Uniti e Unione europea verso la Russia. Mentre la Thailandia è da tempo obiettivo dell’interventismo degli Stati Uniti, la Russia è stata costretta a guardare verso la Thailandia per le importazioni agricole a causa principalmente delle sanzioni USA-UE imposte a Mosca a seguito del conflitto in Ucraina. Offrendo ai Paesi cose da cui tradizionalmente dipendevano dagli Stati Uniti, la Russia cerca di costruire una rete di relazioni che consenta ad essa e agli Stati membri dell’ASEAN di operare in modo relativamente indipendente dagli Stati Uniti. Per la Russia, almeno l’indipendenza da Stati Uniti e UE sulle importazioni le consentirebbe di perseguire i propri obiettivi e proteggere i propri interessi in Europa e Medio Oriente in modo più aggressivo. Pragmatici per come appaiano, questi sviluppi possono portare a risultati che tratterrebbero o limiterebbero l’influenza degli Stati Uniti, se non ad eliminarla del tutto, in misura tale che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi incapaci di operare coi loro tradizionali metodi di dominio e coercizione diplomatica.1039807125Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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