I palestinesi filo-siriani che “Electronic intifada” vi nasconde

Jonathan Azazia, Muqawamah Music, 18 aprile 2016

Emblem_of_Liwa_Al-Quds.svgI coraggiosi palestinesi filo-siriani della Repubblica araba siriana e della Palestina occupata sono stati tutti scomunicati dalla narrativa vigente del “Palestine Solidarity Movement”. E a dire la verità, è l’apogeo della nausea. Mentre Ali Abunimah e Rania Khalek si comportano orribilmente assistendo al miracolo quasi piangendo dannatamente di gioia per l’ebreo sionista Bernie Sanders che riconosce i palestinesi quali esseri umani, come se tale kibbutznik che ha difeso il massacro sionista dei palestinesi di Gaza e il massacro dei Saud degli yemeniti, in qualche modo effettui un cambio sconvolgente della politica statunitense verso la Palestina, e come se i nostri fratelli palestinesi abbiano la necessità dei commenti dell’ebreo sionista Bernie Sanders per confermare di appartenere in effetti all’umanità, vi sono dei veri eroi palestinesi che combattono e muoiono in battaglia in Siria nella vera lotta al sionismo e ai suoi fantocci taqfiri. Ed hanno un assoluto supporto nella loro terra d’origine occupata. Ali Abunimah e Rania Khalek non scrivono di questi palestinesi tuttavia, né ne hanno scritte, né mai ne scriveranno perché l’esistenza stessa di questi particolari palestinesi contraddice il solito racconto che “Elettronic intifada”, suprematisti ebrei di Mondoweiss e loro coorti tentano di cacciarci in gola riguardo la Siria dall’inizio di tale nera barbara cospirazione. Cioè, che i palestinesi sostengono la “rivoluzione siriana” atlantista-sionista… Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. È una chiara grave distorsione proverbiale dei fatti, e i seguenti esempi sono stati TUTTI deliberatamente ignorati da “Electronic intifada” e dai restanti fondatori colonizzati, dimostrando quanto sia coordinata tale grave distorsione:

– Anwar Hadi, portavoce dell’OLP, ha detto fin dal primo giorno della crisi di Yarmuq che la colpa ricadeva proprio sui ribelli taqfiri, entrati in quello che era un vivace campo siriano-palestinese commettendo stragi e massacri, cacciando i civili e saccheggiato case e imprese. “Elettronic Intifada” e compagnia scrissero numerosi articoli attaccando il governo siriano per il disastro umanitario, mentre Jabhat al-Nusra, ELS e SIIL erano/sono semplici costruzioni oniriche del “regime” e dei suoi “Shabiha” basate sul nulla.

– L’Esercito di Liberazione della Palestina (PLA), ramo palestinese dell’Esercito arabo siriano, che ha combattuto su numerosi fronti in Siria subendo innumerevoli martiri nella lotta contro SIIL e controparti ideologiche.

Fatah al-Intifada, gruppo di resistenza palestinese ultra-attivo nella lotta per liberare Yarmuq. Molti volontari, come Taysir Musa e Walid Sulayman, lasciano le loro case nella provincia di Damasco, a Jaramana, per difendere i loro fratelli. Ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad e di Sayad Hasan Nasrallah si trovano in tutti i loro uffici.

Liwa al-Quds, la terza più potente forza militare siriana dopo l’Esercito siriano arabo ed Hezbollah addestrata dalle NDF secondo al-Masdar. Liwa al-Quds era l’elemento chiave importante della battaglia per la liberazione di Aleppo, in particolare dei campi di Handarat e Nayrab.

– FPLP-GC, guidati dall’instancabile Ahmad Jibril e noto per il forte sostegno al governo democraticamente eletto di Damasco, questi guerrieri combattono in diverse arene, dalla capitale ad Aleppo e Lataqia e altrove. Hanno avuto un ruolo importante nella storica liberazione delle città assediate sciite di Nubul e al-Zahra, dimostrando che c’è un fronte siriano-palestinese-libanese-iracheno-iraniano, sunnita-sciita e islamo-cristiano contro i vassalli usurpatori wahhabiti del regime sionista.

– Il Mujahid di Hezbollah Ali Fawzi Taha (Haydar al-Hajj Jawad) di Burj al-Barajnah. Nato da padre palestinese e madre libanese, Ali fu martirizzato nella liberazione della antica città strategica di al-Quraytyn. Ha partecipato a molte vittorie in Siria, tra cui quelle cruciali di al-Qusayr e al-Qalamun. Considerando che era membro della Resistenza Islamica del Libano, l’unica forza araba a scacciare per sempre ‘Israele’ dai Paesi arabi sovrani, non è forse una notizia significativa che questo eroe avesse radici palestinesi?! Se fosse stato un attivista di BDS o un “ricercatore” di Amnesty International, “Electronic Intifada” l’avrebbe sicuramente risaltato.

– Muhamad Rafah, amato attore palestinese-siriano dal popolare show televisivo Bab al-Hara e sostenitore dichiarato del Presidente siriano Bashar al-Assad. Muhammad perse dei famigliari un anno prima nella strage sionista dei manifestanti sulle alture occupate del Golan, nel giorno della Naqsa, ed era noto anche per la sua netta presa di posizione contro il nemico ‘Israele’. L’ELS lo rapì e lo massacrò per aver sostenuto il governo siriano; molto “rivoluzionario”, no?

– Arcivescovo Atallah Hana, la massima autorità cristiana ortodossa di Palestina e ardente sostenitore della Repubblica araba siriana. Non solo Theodosios di Sebastia parlava senza mezzi termini dell’aggressione contro la Siria quale complotto sionista , ma ha anche difeso l’Islam e l’importanza dell’unità tra cristiani e musulmani di fronte al taqfirismo. L’Arcivescovo è un vero eroe arabo ed è senza dubbio sulla via della santità.

– Samir al-Isawi, autore del più epico sciopero della fame della Palestina epico fame (277 giorni) una leggenda vivente in ogni senso; la volontà dell’uomo è di natura così indissolubile che sarà per sempre nell’eco della storia, tormentando per sempre il nemico sionista. Samir, famoso dai tempi di FPLP e FDLP, sostiene la Repubblica araba siriana e si distingue per la fermezza contro la guerra a questa nazione sovrana. Il suo incrollabile antimperialismo non fa che aumentare la statura del personaggio. Eppure, a parte media vicini a FPLP e FDLP, resta in gran parte sconosciuto.

– Palestinesi della Falastin occupata, per non parlare dei siriani del Golan, hanno protestato il pieno sostegno alla Repubblica araba siriana ed Hezbollah in troppe occasioni per fare menzionarle. Non parliamo di gruppetti ma di luminose, turbolenti, militanti grandi manifestazioni con maree di bandiere sventolanti della Repubblica araba siriana e di ritratti del Presidente siriano Bashar al-Assad. Nemmeno uno di questi eventi è stato seguito dal canonico “Palestine Solidarity Movement”.

AhmedJibrilLe prove presentate qui sono solo la punta di un iceberg. Non c’è dubbio che alcuni palestinesi, come alcuni traditori iracheni, siriani e libanesi, hanno aderito al piano di destabilizzazione, ma quando si arriva al nocciolo, come la maggior parte dei siriani, la maggior parte dei cittadini palestinesi della Siria segue la Repubblica araba siriana, l’unica nazione araba che gli ha dato una casa, sostenuto la causa giusta e trattato alla pari. E’ vergognoso oltre il vergognoso che queste verità non solo siano ignorate ma travisate dagli attivisti del “Palestine Solidarity Movement” per sostenere una propaganda con lo stampino adattata alla natura sempre più innocua della “solidarietà” parlata e praticata, senza parlare della visione del mondo dei “colleghi” ebrei e qaliji. A suo credito, “Electronic intifada” ha mollato alcuni pezzi sui collegamenti israeliani con al-Qaida, ma furono pubblicati poco dopo che l’alleanza sionista-taqfirita era stata documentata dai siti pro-Siria e, aggiungendo la beffa al danno, ogni singolo post comprendeva gli insulti dei media sionisti contro il mangiabambini e ammazza-gattini “regime di Assad”, dimostrandosi inutili e in malafede. In poche parole, per difendere la Palestina oggi va difesa la Siria e viceversa, come Sayad Hasan Nasrallah ha dichiarato anni fa, la Repubblica araba siriana è la spina dorsale del Muqawamah e solo un pazzo o un traditore starebbe a guardare mentre la sua spina dorsale viene spezzata. Allora, in che categoria rientrano gli “attivisti” del “Palestine Solidarity Movement”? Dei pazzi? Dei traditori? O di entrambi?
Tuttavia, i gruppi palestinesi e gli individui su accennati salvaguardano la Siria e sono eroi che dovrebbero essere salutati per il loro coraggio, il loro antisionismo e i loro sacrifici. Lasciate Ali Abunimah, Rania Khalek, Phil Weiss e tali gatekeepers continuare a piagnucolare sul fraudolento bugiardo sionista Bernie Sanders e altri simili, in realtà diabolici torturatori della Palestina e protettori del tumore ‘Israele’. È solo un’altra conferma del tradimento risalente all’avvio della psyop statunitense-sionista nota come “primavera araba”. Anche in questo caso, fategli fare il loro lavoro sporco. Nel campo della resistenza continueremo a raccontare la vera storia dei nostri fratelli palestinesi e a continuare a sostenerli sui fronti politico e militare, fin quando tutta la Siria sarà liberata dal virus taqfiro ed ogni singolo centimetro della Palestina purificato dall’inquinamento sionista. Insha’Allah.

Samir al-Isawi

Samir al-Isawi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

Gli islamisti aggrediscono l’Egitto, mentre Washington li ospita

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 gennaio 2015generale-egitto-638x320Il governo egiziano deve affrontare molti intrighi interni ed esterni degli ancora potenti Fratelli musulmani. In effetti, gli USA sono ancora disposti ad ascoltare i Fratelli musulmani, nonostante la distruzione di molte chiese cristiane copte e l’assassinio di innocenti da parte dei loro sostenitori. Se le masse non fossero scese in strada e il Generale Abdelfatah al-Sisi non avesse resistito alla tirannia dei Fratelli musulmani, questa nazione sarebbe stata “annichilita”. Inoltre, i cristiani sarebbero diventati dei dhimmi sottoposti a persecuzione continua; la popolazione sciita sarebbe stata perseguitata; le donne segregate; la modernizzazione dimenticata ed economia, magistratura e strutture sociali affrontare la cupa realtà dei Fratelli musulmani. Nonostante questo, nazioni come USA, Qatar e Turchia, a fianco del porto sicuro del Regno Unito, hanno giocato la carta dei Fratelli musulmani. Pertanto, nella stessa settimana in cui molte persone sono state uccise dagli islamisti nel Sinai, gli Stati Uniti ancora una volta ascoltano i Fratelli musulmani a Washington. L’Investigative Project on Terrorism riferisce che una delegazione è stata incontrata nei corridoi del potere a Washington. La fonte afferma: “La delegazione ha cercato aiuto per restaurare l’ex-presidente Muhammad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. Parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, in Turchia ad agosto, allo scopo di rovesciare il governo militare egiziano. La sede è a Ginevra, in Svizzera“. I cristiani interessati dal ruolo degli USA negli affari interni dell’Egitto sono ancora una volta allarmati dagli intrighi di Washington. Michael Meunier, riporta Investigative Project on Terrorism, dice: “La Fratellanza era dietro le violenze che hanno travolto l’Egitto dalla caduta di Mursi, ha detto all’IPT Meunier da Cairo. Ha osservato che le chiese copte furono incendiate dai sostenitori della Fratellanza, e la Cattedrale di San Marco di Cairo fu attaccata dagli islamisti durante il mandato di Mursi“. Investigative Project on Terrorism inoltre riferisce: “Meunier ha avuto parole lapidarie per il dipartimento di Stato, affermando che l’incontro con tale delegazione favorisce la percezione che gli Stati Uniti siano dietro l’ascesa al potere della Fratellanza ed acuisce le tensioni tra egiziani e statunitensi“. Nella stessa settimana in cui intrighi dei Fratelli musulmani hanno ancora avuto voce a Washington, l’Egitto è colpito da attacchi terroristici. Tale realtà irrita il popolo egiziano, perché il governo attuale del Presidente al-Sisi ha bisogno di respiro per stabilizzare lo Stato.
La BBC riferisce: “Almeno 26 persone sono state uccise in una serie di attacchi degli islamisti nel nord della penisola egiziana del Sinai… Un’autobomba e mortai hanno colpito obiettivi militari nella capitale del Nord del Sinai, al-Arish, uccidendo numerosi soldati… Altri attacchi hanno avuto luogo nelle vicine città di Shayq Zuwayid e Rafah, al confine con Gaza“. Ansar Bayt al-Maqdis, gruppo taqfirita fedele al SIIL (Stato islamico), ha rivendicato gli attacchi terroristici. Va anche sottolineato che le relazioni del SIIL con la Turchia sono note, perché video mostrano convogli militari turchi entrare nelle aree del SIIL, nel corso degli intrighi contro la Siria, e così via. Pertanto, con Erdogan e il governo della Turchia pro-Fratelli musulmani e crescenti attacchi terroristici dalla scomparsa di Mursi, è chiaro che tutto punta sugli intrighi interni ed esterni contro il governo centrale di al-Sisi. La delegazione, riferisce l’Investigative Project on Terrorism, includeva “Abdul Mawgud Dardary, membro in esilio e parlamentare egiziano dei Fratelli musulmani; e Muhammad Gamal Hashmat, membro in esilio del Consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani e parlamentare egiziano“. Il presidente al-Sisi deve continuare a sostenere la tanto necessaria stabilità dell’Egitto, perché molti intrighi interni ed esterni minacciano lo Stato nazionale. Tale realtà indica che le minacce interne dei Fratelli musulmani devono essere bloccate, perché tale movimento si propone di utilizzare il malcontento politico. Pertanto, i leader politici sotto le bandiere del socialismo, liberalismo e altre non devono fare il gioco dei nemici dell’Egitto. In effetti, bisogna solo guardare all’ingerenza dei vari movimenti militanti taqfiri in Libia, Iraq, Siria, Yemen e altre nazioni vicine, per vedere che l’Egitto ha bisogno di stabilità politica ed economica. Se ciò non si materializzasse, l’Egitto continuerà ad essere sottoposto a minacce estere e sovversione interna dei Fratelli musulmani e l’ingenuità di movimenti ben intenzionati creerà solo ulteriore instabilità. Pertanto, l’Egitto non ha bisogno di nazioni come gli USA che danno “ai portavoce dei falsi Fratelli musulmani” un posto per attaccare l’Egitto.

1180706313Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’accordo sulle armi Russia-Egitto: importante passo avanti mentre gli USA arretrano in Medio oriente

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/09/2014putin-sisi2Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi nella località del Mar Nero di Sochi, in Russia, il 12 agosto 2014. Era la sua prima visita ufficiale nella Federazione Russa in qualità di presidente. E Vladimir Putin è stato il primo leader ad invitarlo al di fuori del mondo arabo, dopo il suo giuramento come capo di Stato. L’ordine del giorno prevedeva la presentazione di materiale militare russo da vendere. (1) I due leader decisero di ampliare la cooperazione nelle esportazioni di armi all’Egitto oltre a studiare l’istituzione di un centro logistico a Masri, sulle coste del Mar Nero. Gli Stati Uniti hanno sospeso parte delle forniture di armi alla caduta dell’ex-presidente egiziano Muhammad Mursi, nel luglio 2013, seguita dalla repressione di Sisi del precedente governo islamico. Il 17 settembre Russia ed Egitto raggiungevano un accordo preliminare per l’acquisto di armi da parte di Cairo del valore di 3,5 miliardi dollari. Aleksandr Fomin, capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare, ha detto che l’accordo è stato raggiunto nel corso di una mostra sulle armi in Sud Africa. (2)

Sanzioni occidentali: nessun impatto sull’industria militare russa
La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo dopo gli Stati Uniti. Il direttore di Rosoboronexport, ente statale che si occupa dell’esportazione di armi, ha detto che il valore degli ordini dell’agenzia era alto nonostante le sanzioni occidentali contro Mosca per l’Ucraina. “Oggi il nostro portafoglio ordini è di 38,7 miliardi di dollari. Uno dei dati più forti di Rosoboronexport negli ultimi anni“, ha detto Anatolij Isajkin a una conferenza stampa all’expo sulle armi. L’azienda aveva firmato 1202 ordini l’anno scorso con 60 Paesi. Tra i maggiori importatori di armi e attrezzature militari russe vi sono India, Cina, Vietnam, Indonesia, Venezuela, Algeria e Malaysia. V’è grande interesse da parte degli acquirenti stranieri per i sistemi di difesa aerea, il MiG-29 o il nuovo caccia Su-35, così come per l’aereo da addestramento Jak-130, gli elicotteri da trasporto e da combattimento e i missili anticarro. Stati Uniti ed Unione europea hanno preso di mira l’industria degli armamenti della Russia nel quadro delle sanzioni contro Mosca, accusandola di aver avuto un ruolo nel fomentare i disordini separatisti in Ucraina. Ma la Russia è uno dei pochi Paesi al mondo quasi autosufficiente nella produzione per la difesa, secondo l’esperto di IHS Jane, Guy Anderson. (3) Nel breve termine, il divieto sulle armi non dovrebbe avere un impatto significativo sulla potenza militare della Russia. “L’embargo di per sé non cambia nulla delle capacità militari russe al momento“, ha detto Siemon Wezeman, ricercatore del SIPRI. (4) Le nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Russia non avranno alcun impatto serio sulle esportazioni di armi russe, ha detto il 12 settembre un alto funzionario della società high-tech statale Rostec. (5) “Secondo le nostre previsioni e conclusioni, nonché i nostri compiti nel quadro (del programma) di sostituzione delle importazioni, non ci aspettiamo un impatto serio dalle nuove sanzioni”, ha detto Sergej Goreslavskij Vicedirettore generale di Rostec. Rostec è una società industriale russa composta da 663 organizzazioni di 60 regioni della Federazione Russa. I prodotti dell’azienda arrivano ai mercati di oltre 70 Paesi.

Russia-Egitto: grandi prospettive per la cooperazione militare
Dal 1979, gli Stati Uniti hanno fornito all’Egitto quasi 70 miliardi di dollari in finanziamenti, più della metà dei quali per l’acquisto di attrezzature militari statunitensi. Gli aiuti da 1,3 miliardi di dollari l’anno per l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti, rappresentavano l’80 per cento del bilancio annuale militare egiziano. Oltre a standardizzare l’arsenale di Cairo e accrescerne l’interoperabilità con le forze statunitensi, le vendite di armi diedero a Washington una significativa leva politica. Nell’ottobre 2013, Washington prese una decisione importante. In un drammatico cambio verso l’importante alleato arabo, l’amministrazione Obama annunciava la sospensione di una parte rilevante degli aiuti militari all’Egitto, per via della repressione sanguinosa dei Fratelli musulmani, elementi assai vicini ai militanti dello Stato islamico che gli USA combattono in Iraq oggi. La mossa, che interessa centinaia di milioni in aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano, si ebbe al culmine di mesi di dibattito nell’amministrazione su come rispondere alla cacciata dell’ex-presidente Muhammad Mursi, capo per la prima volta eletto in Egitto ed incline a un regime autoritario. L’Egitto da tempo cerca di diversificare i fornitori di armamenti per non dipendere da Washington. Cerca nuovi aerei da combattimento da un altro fornitore che non gli Stati Uniti, per sostituire i sistemi sovietici e cinesi obsoleti. In particolare, ha urgente bisogno di elicotteri d’attacco per combattere la crescente insurrezione islamista nel Sinai. Gli Apaches statunitensi sono un problema. I programmi di manutenzione ordinaria in genere occupano più di un terzo dei 35 velivoli esistenti. A complicare le cose, le fonti della difesa egiziana notano che gli avvisi sui viaggio del dipartimento di Stato e l’evacuazione temporanea di personale statunitense “non essenziale” dall’Egitto, negli ultimi tre anni, hanno interrotto la manutenzione cruciale fornita dagli appaltatori statunitensi. Gli elicotteri d’attacco Mi-35 e/o gli elicotteri multiruolo Mi-17 russi farebbero parte dell’accordo concluso. L’Egitto ha già quasi 100 di questi velivoli ad ala rotante e di vecchi elicotteri Mi-8 dell’epoca sovietica, nelle versioni trasporto truppe, cargo, intelligence elettronica e attacco, quest’ultima attrezzata con cannoni da 23mm e 500 kg di bombe o missili anticarro. Alcuni di questi sistemi operano nel Sinai. Gli Stati Uniti inoltre affrontano un altro problema. L’Arabia Saudita è disposta ad essere generosa per colpire Washington. Insieme con gli Emirati Arabi Uniti, Riyadh sottoscrive l’acquisto dell’Egitto di armi russe. Questo contributo segue l’annuncio di dicembre secondo cui il regno avrebbe fornito alle Forze Armate libanesi, la maggior parte del cui budget era già finanziato da Washington, 3 miliardi di dollari per acquistare armi francesi. La decisione di Riyadh di finanziare con 5 miliardi di dollari l’acquisto di armi russe e francesi da clienti tradizionali degli Stati Uniti, è un segno inequivocabile del malcontento saudita verso la politica degli Stati Uniti su questioni regionali sensibili, in particolare Iran, Siria ed Egitto. Inoltre, il finanziamento saudita delle armi egiziane annulla la politica di Washington nel vincolare gli aiuti militari a riforme politiche. In ogni caso, dato che la leadership attuale dell’Egitto vede il conflitto con i Fratelli musulmani e l’insurrezione jihadista nel Sinai come minacce esistenziali, gli sforzi degli Stati Uniti per sfruttare le vendite di armi a favore di un governo inclusivo hanno scarse probabilità di successo.
L’ex-ambasciatore egiziano in Russia ed onnipresente figura mediatica, Rauf Sad, ha sostenuto che i due governi condividono una visione comune del terrorismo e che la stretta relazione di Mosca con l’Etiopia aiuterà Cairo a gestire le preoccupazioni nella costruzione della diga della Rinascita sul Nilo. (6) Gli ufficiali egiziani hanno anche osservato che l’assenza da parte della Russia di condizioni sulle vendite di armi, ne fa un partner più affidabile di Washington, che ha trattenuto le armi in attesa della riforma politica. Egitto e Russia furono alleati strategici. Il rapporto che emerge ricorda l’era del Presidente Gamal Abdal Nasser, il grande leader egiziano che guidò il Paese dopo che l’esercito rovesciò la monarchia nel 1952. Nasser forgiò stretti legami con l’Unione Sovietica fino al 1970. La cooperazione militare era molto stretta in quei giorni, consentendo al Paese di difendere l’indipendenza nella politica mondiale.
L’accordo concluso tra Russia ed Egitto il 17 settembre, presagisce la progressiva riduzione della capacità di Washington nel controllare qualità e quantità delle armi che Cairo riceve e mantenere il vantaggio regionale militare qualitativo d’Israele. Stretti legami commerciali agricoli e militari fra Cairo e Mosca difficilmente aiuteranno Washington nel congelare efficacemente le relazioni Est-Ovest sulla crisi ucraina. La Russia ha risposto all’isolamento diplomatico degli Stati Uniti e dei loro alleati europei stipulando il massiccio accordo sul gas con la Cina e invitando i Paesi latino-americani a vendere i loro prodotti agricoli alla Russia a condizioni preferenziali. L’accordo con Cairo illustra come le sanzioni occidentali contro il complesso militare industriale russo siano inefficaci. L’accordo in questione è un importante passo avanti della Russia in Medio Oriente e un chiaro successo della politica russa.

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà i rifornimenti di armi

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà gli aiuti militari

Note di chiusura:
1. Youtube
2. RG
3. Youtube
4. Siemon Wezeman
5. ITAR-TASS
6. Washington Institute

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il tiro alla fune multipolare sulla ‘Jugoslavia araba’

Andrew Korybko (USA) 14 agosto 2014

bilde
L’Egitto è il maggiore Paese del mondo arabo e di conseguenza è sempre stato uno dei pesi massimi negli affari regionali. Per quasi mezzo secolo, nel 1974-2013, il Paese fu saldamente comandato dagli Stati Uniti, ostacolandone la possibilità di crearsi una politica estera indipendente. Dalla caduta di Mursi, tuttavia, al-Sisi ha guidato il Paese sulla via della diversificazione nella politica estera, anche coltivando legami con la Russia. E’ attraverso questa ristabilita amicizia russo-egiziana che esiste una delle finestre più significative per la positiva trasformazione regionale, e la Russia può sottrarre l’Egitto alla stretta degli Stati Uniti abbracciando il mondo multipolare, dove il Paese assumerebbe il ruolo di ‘Jugoslavia araba’.

I nuovi amici sono d’argento e i vecchi d’oro
Al-Jazeera riporta che l’Unione Sovietica era “alleata” dell’Egitto governato da Nasser, dal 1956 al 1970 questo rapporto fu incarnato da legami culturali, militari ed economici, e la diga di Assuan, che fornisce metà dell’energia elettrica all’Egitto, fu costruita con l’assistenza sovietica, creando un solido monumento fisico all’amicizia storica tra i due Paesi. Nonostante ciò, il corteggiamento degli Stati Uniti di Sadat, successore di Nasser, capovolse l’equazione geopolitica regionale, trasformando l’Egitto da alleato sovietico ad ansioso Stato cliente degli USA. Essendo basata sul denaro, non era un vera alleanza ed era destinata a essere rovesciata, in un modo o nell’altro. Ironia della sorte, fu proprio la folle politica estera degli Stati Uniti che respinse l’Egitto da tale relazione politica neo-coloniale verso il sistema multipolare.

Il maggiore tradimento
L’amicizia d’argento degli USA con l’Egitto apparve nel 2011, con gli eventi della primavera araba.  In realtà, fu una rivoluzione colorata a livello di teatro, progettata da Washington per mantenere l’egemonia sulla regione. La maggior parte dei leader invecchiava ed era al potere da secoli, il che significa che erano pronti a scomparire o essere rimossi. Ciò era vero soprattutto per Mubaraq, insultato da un forte segmento della popolazione che poteva essere facilmente rinchiusa in organizzazione pubblica a lui contraria, se l’infrastruttura sociale fosse stata correttamente schierata. Gli Stati Uniti decisero di prendere l’iniziativa e avviare la trasformazione regionale da soli, per controllare il processo di transizione della leadership. Cercarono di utilizzare la transnazionale dei Fratelli musulmani come l’Unione Sovietica utilizzò il partito comunista, per portare al potere una cricca sotto il loro dominio, e questa missione richiese molto tempo per affermarsi. Il tradimento degli Stati Uniti di Mubaraq, equivalse pertanto a uno dei più rischiosi azzardi della politica estera della Guerra Fredda, e non sorprende che non sia riuscito quando il popolo d’Egitto si ribellò e rovesciò Mursi nel luglio 2013.

Sogni jugoslavi
L’anno scorso, la politica estera dell’Egitto subì colpi di scena e cambiamenti interessanti. Anche se sembrava irregolare ad un occhio inesperto, se esaminato nel contesto multipolare, si poteva vedere che l’Egitto iniziava a recuperare un elemento della precedente politica indipendente, provando a darsi un posizionamento politico nel sistema globale. Se visto dalla conclusione prevista, tale tentativo indica che al-Sisi immagina il suo Paese come la Jugoslavia del 21° secolo in Medio Oriente.

Il riallineamento russo
Operare con la potenza regionale Arabia Saudita e anche cercare di mediare un cessate il fuoco tra Israele e Palestina è una cosa, ma una volta che l’Egitto ha iniziato a contattare la Russia, grande potenza in ascesa, i suoi piani di orientamento multipolare divennero seri ed extra-regionali. Dopo tutto, sauditi, israeliani e statunitensi operavano sottobanco in Medio Oriente, quindi non c’è molta differenza tra le loro manovre di patronaggio che cercano di sfruttare posizioni vantaggiose (che, però, non possono essere sottovalutate nel caso dell’Egitto). A novembre, il ministro degli Esteri egiziano visitò Mosca, dove affermò che il suo Paese voleva ritornare a legami “dello stesso alto livello esistenti con l’Unione Sovietica”. Che un tale riorientamento intenso si verifichi o meno nella misura dichiarata, il fatto che un tale obiettivo sia stato esplicitato è estremamente simbolico. L’Egitto, come è stato rilevato precedentemente, era relativamente caduto in disgrazia presso gli Stati Uniti, dal colpo di Stato contro Morsi, quindi ciò dimostrava che Cairo imparava a manovrare nel mondo multipolare per avere assistenza da Stati non-occidentali o filo-occidentali (del Golfo). Al-Sisi fece il suo primo viaggio all’estero in Russia, dimostrandosi serio nel giocare la sua mano in tale gioco jugoslavo.

Armi agli amici:
Uno degli sviluppi più interessanti ad apparire sono Russia ed Egitto che concludono un accordo da 3 miliardi di dollari in armamenti (per lo più per la potenza aerea) che sarà finanziato da sauditi ed emirati. Ciò mostra le profondità della complessa politica dell’Egitto alleatosi agli Stati del Golfo, e alcuni analisti sospettano che agisca da tramite diplomatico tra Mosca e il Golfo. Può essere visto in tal senso che Russia ed Egitto, indipendentemente da chi paga, vogliono elevare l’amicizia ad un livello tecnico-militare superiore. La Russia vede il commercio di armi con l’Egitto come primo passo ufficiale per ricostruire l’amicizia ostacolata durante la Guerra Fredda, e l’Egitto è d’accordo su ciò.

Il giubbotto di salvataggio turistico:
I seguaci casuali della diplomazia russa in Medio Oriente, in genere non sanno che i turisti russi contribuiscono in modo significativo all’economia egiziana, e in alcuni casi anche come giubbotto di salvataggio economico durante disordini civili. Perciò, i turisti russi sono un prezioso capitale diplomatico ed economico umano, che può essere sfruttata da Mosca per aumentare ulteriormente i legami con Cairo. È un dato di fatto, si prevede che 3 milioni di turisti russi potranno visitare l’Egitto entro la fine dell’anno, continuando a mostrare il valore di questo tipo di diplomazia umana, anche se i protagonisti non sono consapevoli del grande ruolo che svolgono negli affari politici. Questo legame economico è ciò che teneva vivi i rapporti tra Russia e Egitto negli anni 2000, funzionando anche da giubbotto di salvataggio diplomatico ed infine ponendo le basi per l’interesse inter-civiltà e la cooperazione culturale futura.

Il filtro delle sanzioni:
Con le relazioni tra Russia e occidente al minimo, l’Egitto ha ora la possibilità di giocare una parte tra i tanti sanzionati dagli occidentali che possono entrare nel mercato russo. Ciò testimonierebbe impegno nella politica multipolare ignorando gli Stati Uniti. Colloqui sono già in corso per aumentare del 30% le esportazioni agricole egiziane in Russia. Il grande quadro è che le contro-sanzioni russe all’occidente abbiano lo scopo di stimolare lo sviluppo macroeconomico del Paese, allontanandosi dall’occidente e puntando ai centri di potere multipolari emergenti, con Cina, Turchia e America Latina che corrono a riempire il vuoto prodotto dall’occidente, ad esempio. L’Egitto aderendo alla corsa, invia l’ennesimo forte segnale all’occidente sull’indipendenza della propria politica estera.

Verso un’unione perfetta:
Proseguendo nella visione economica non-occidentale della Russia, l’Egitto è in trattative con l’Unione eurasiatica per creare una zona di libero scambio. Sarebbe lo schiaffo simbolico allo Zio Sam, se mai ve ne sia stato uno, soprattutto considerando i miliardi di aiuti dati al Paese, ma è improbabile che i sauditi l’accettino gentilmente, dato che il loro obiettivo a lungo termine è portare il Paese nel GCC. Indipendentemente da ciò, solo il fatto che Egitto ed Unione Eurasiatica prendano in considerazione la cooperazione, e che al-Sisi e Putin ne parlino a Mosca e pubblicamente, dimostra che vi è più di quanto si veda. Può far parte del nuovo perno jugoslavo dell’Egitto, cercando di mettere i grandi benefattori gli uni contro gli altri per maggiori vantaggi, ma è dubbio che Putin, l’uomo più potente del mondo, sprechi tempo prezioso per qualcuno o qualcosa che non costituisca un vantaggio tangibile.

Pensieri conclusivi
L’ultima visita di al-Sisi a Mosca dimostra che il rapporto egiziano-russo si sviluppa nuovamente e che Cairo gioca le sue carte multipolari. Anche se ancora ha una posizione privilegiata con i militari degli Stati Uniti e ha ricevuto 20 miliardi di dollari di aiuti dai regni del Golfo, l’Egitto si volge rapidamente verso la Russia creando un equilibrio triangolare tra questi tre attori. Se si confronta l’attuale stato di cose al 2010 di Mubaraq, gli Stati Uniti hanno chiaramente perso il monopolio dell’influenza sull’Egitto. Così al-Sisi si sforza davvero di diventare il Tito del 21° scolo, muovendosi abilmente tra Washington, Riyadh e Mosca, mettendo il suo Paese nella migliore posizione possibile. Se l’Egitto continuerà la sua trasformazione nella ‘Jugoslavia araba’, le prospettive di un mondo veramente multipolare aumenteranno sorprendentemente, e la cooperazione russa è il combustibile per accelerare questa evoluzione.

RUSSIA-EGYPT-POLITICSAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Al-Sisi evita lo spazio aereo turco
Hurriyet 13/8/2014

n_70406_1L’aereo del presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi ha seguito una rotta inusuale rientrando dalla Russia, evitando di sorvolare lo spazio aereo turco, segnalava il 13 agosto il sito airporthaber.com.
Dopo l’incontro con il suo omologo Vladimir Putin a Sochi, al-Sisi era salito a bordo dell’Airbus 340-200 del governo egiziano che avrebbe dovuto volare verso Cairo. Dopo la decisione di evitare lo spazio aereo turco, il pilota ha dovuto anche evitare lo spazio aereo ucraino, per via degli scontri in corso che videro il volo MH17 delle Malaysia Airlines abbattuto sull’Ucraina orientale. Di conseguenza, l’aereo ha sorvolato Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Grecia, rientrando in Egitto. Come  in Ucraina, gli spazi aerei iracheno e siriano non sono considerati sicuri per via dei conflitti in corso in entrambi i Paesi. Tuttavia, si è evitato lo spazio aereo turco probabilmente per la crisi diplomatica tra Cairo e Ankara.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.261 follower