Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/20161530800Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.
Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.1092965Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros e la distruzione dell’Ucraina

Alex Christoforou, The Duran 20/8/2016

Potere e controllo di George Soros sull’Ucraina di Majdan vanno oltre ogni immaginazione.
poroshenkosorosNotammo in un precedente post quanto sia importante l’Ucraina per George Soros, con documenti di DCLeaks che mostrano Soros e la sua ONG Open Society ungere media e politici greci per imporre i vantaggi del loro colpo di Stato in Ucraina alla società greca filo-russa. Ora altri documenti, una tranche di 2500 di quelli trapelati, mostrano l’immenso potere e controllo che Soros aveva sull’Ucraina immediatamente dopo il golpe di Majdan. Soros e i suoi capi delle ONG organizzarono riunioni dettagliati e con quasi tutti gli attori coinvolti nel colpo di Stato… dall’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt ai ministri di esteri, giustizia, sanità e istruzione dell’Ucraina. L’unica persona ignorata era Victoria Nuland, anche se sicuramente nelle minute delle riunioni apparirà un giorno. I piani per sovvertire e minare influenza e legami culturali russi con l’Ucraina sono al centro di ogni conversazione. Hard power e soft power di USA e UE sono fondamentali per avvicinare l’Ucraina al modello neo-liberale che Soros spaccia e piegare economicamente la Russia. L’ONG di Soros, International Renaissance Foundation (IRF), svolge un ruolo chiave nella formazione della “Nuova Ucraina”… termine che Soros usa quando parla del suo piano per l’Ucraina. In un documento intitolato “Colazione con l’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt”, George Soros, (GS), discute del futuro dell’Ucraina con: Geoffrey Pyatt (ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina); David Meale (consigliere economico all’ambasciatore); Lenny Benardo (OSF); Evgenij Bistritskij (direttore esecutivo, IRF); Aleksandr Sushko (consigliere, IRF); Ivan Krastev (presidente del Centro di Studi Liberali); Sabine Freizer (OSF); Deff Barton (direttore USAID Ucraina). L’incontro avvenne il 31 marzo 2014, pochi mesi dopo il colpo di Stato di Majdan, e qualche settimana prima che la guerra civile scoppiasse, quando le forze ucraine attaccarono il Donbas. Nel corso della riunione, l’ambasciatore Pyatt delineava l’obiettivo generale della guerra mediatica contro Putin, a cui GS era più che felice di assistere.
soros-poroshencoAmbasciatore: Il problema a breve termine che va affrontato è diffondere il messaggio del governo attraverso strumenti mediatici professionali, soprattutto in considerazione delle campagne diffamatorie professionali di Putin.
GS: Accordo sul problema delle comunicazioni strategiche, aiutare nelle PR professionali il governo ucraino sarebbe molto utile. Dare la supervisione al Crisis Media Center istituito dall’IRF e necessità di ulteriori interviste a Jatsenjuk da indirizzare direttamente a giornalisti e pubblico attualmente critici sulle sue decisioni”.
Pyatt sosteneva di decentrare il potere nella nuova Ucraina, senza volgersi verso la raccomandazione di Lavrov per un’Ucraina federale. GS osservava che il federalismo permetterebbe alla Russia di controllare le regioni orientali dell’Ucraina, a cui si oppone rigorosamente.
Ambasciatore: Lavrov sostiene la riforma costituzionale e il concetto di federalismo in Russia. Il governo degli USA ha ribadito che non negozierà sulla testa degli ucraini sulla riforma costituzionale e che l’Ucraina deve deciderlo da sola. Osservava che ci sono modelli per la devoluzione che possono essere utilizzati in questo contesto, ma che la questione sarà capire come decentrare senza l’immissione dell’agenda russa.
GS: il piano di federalizzazione avanzata da Putin a Merkel e Obama si tradurrebbe nella Russia che aumenta la propria influenza e il controllo de facto sulle regioni orientali. Osservava che Lavrov ha chiare istruzioni da Putin nel sostenere la federalizzazione.
Ambasciatore: il segretario Kerry sarebbe interessato a sentire direttamente le opinioni di GS sulla situazione, al rientro dal suo viaggio.
SF: Non vi è alcun modello positivo di federalismo nella regione, anche i modelli di decentramento sono scarsi perché il concetto non è molto comune. Le istituzioni necessarie per il decentramento non esistono ancora e devono essere costruite.
YB: L’Ucraina dovrebbe perseguire una politica di decentramento sul modello polacco, e IRF ha finanziato lo sviluppo seguendo questo modello e gli interessati sono ora consulenti del governo sul tema. È anche importante incoraggiare il Consiglio costituzionale creato dal governo ad essere più aperto e coinvolgere esperti indipendenti.
Ambasciatore: la questione delle riforme costituzionali è la questione più urgente per l’Ucraina, vi è la necessità di decentrare per portare la democrazia al livello locale e spezzare la corruzione sistemica che deriva dall’autorità di Kiev sui governi locali.
Ambasciatore: la propaganda russa dice ai residenti di Kharkov e Donbas che il governo in Ucraina occidentale cerca di portargli via risorse e diritti col decentramento, alimentando la linea di Lavrov che il governo ucraino sia disfunzionale e fallimentare per lo Stato unitario, rendendo necessaria la federalizzazione”.
I partecipanti non smettevano di fissarsi su Russia e Putin durante l’incontro. Il piano ucraino sembra più volto a aggredire la Russia che a salvare un Paese sull’orlo del baratro. L’ambasciatore degli Stati Uniti Pyatt cedeva il pieno controllo a GS, e all’improvviso gli chiese, “cosa l’USG dovrebbe fare e ciò che fa“. La risposta di GS è stupefacente, “Obama è troppo morbido con Putin“…
original_bigAmbasciatore: chiesto a GS delle critiche alla politica degli Stati Uniti e cosa pensa l’USG debba fare.
GS: Invierà all’ambasciatore Pyatt copie di corrispondenze ad altri e l’articolo per il New York Review of Books “Obama è troppo morbido con Putin”, e vi è la necessità d’imporre potenti sanzioni intelligenti, osservando la necessità di dividere il lavoro tra Stati Uniti ed Unione europea con gli Stati Uniti nel ruolo di poliziotto cattivo. L’USG dovrebbe imporre sanzioni alla Russia per 90 giorni o fin quando il governo russo riconoscerà i risultati delle elezioni presidenziali. Osservava che era più preoccupato dalla giustizia e dalle purghe.
Ambasciatore: L’USG organizzerà conferenze con gli inglesi a fine aprile sui reati finanziari, riunendo funzionari e rappresentanti della comunità internazionale, dai vertici governativi, per discutere dove su dove sia finito il denaro. Sottolineava le sue preoccupazioni sull’implosione completa del Partito delle Regioni e ne parlerà a IRI e NDI per aiutarli a ricostruire il partito dell’era post-Janukovich”.
L’ambasciatore degli Stati Uniti Pyatt decide di togliere Tymoshenko dalla Nuova Ucraina. È stata utile alla scopo come povera e malata prigioniera politica quando Janukovich era al potere, dicendo che “Tymoshenko è legata solo a cose indegne“…
Ambasciatore: Personalmente la prima necessità dell’Ucraina in questo momento è l’unità nazionale. Ciò non accadrà con Tymoshenko perché vista come ritorno del vecchio regime e personalità assai controversa. Parla della rivoluzione come “rivoluzione della dignità” e Tymoshenko è legata a tutto ciò che c’è d’indegno.
GS: la necessità di purificare dal “peccato originale” tutti gli attuali candidati alla presidenza va sottolineata allo scopo di far avanzare l’Ucraina”.
Vengono discusse le preoccupazioni su Pravij Sektor, come disarmare o integrare la forza utilizzata per istigare le violenze a Maidan. Soros avanza il sospetto che Pravij Sekto sia infiltrato e lavori per l’FSB della Russia.
“GS: crede che il Pravij Sektor sia un complotto dell’FSB e finanziato per destabilizzare l’Ucraina
Ambasciatore: D’accordo che ciò sia almeno in parte vero, ma il problema ora è che Pravij Sektor è organico ed ancora armato. Vi è la necessità che il governo sappia come smobilitarlo e disarmarlo.
GS: Come possiamo difenderci dai tentativi di Putin di destabilizzare le elezioni di maggio?
Ambasciatore: La comunità internazionale deve inviare una marea di osservatori dell’OSCE e di altre istituzioni. L’ambasciata degli Stati Uniti attualmente lavora anche con le agenzie d’intelligence locali per monitorare la situazione e hanno già trovato agenti russi. Osservava che un secondo l’ambasciatore, Cliff Bond, arriverà all’ambasciata per concentrarsi su questioni a lungo termine, come decentramento, purghe, e-governance e lotta alla corruzione e si coordinerà coi finanziatori su tali temi. Obama incaricava l’ambasciata di concentrarsi principalmente sul sostegno economico all’Ucraina, evitando quello militare.
GS: auspica che andando avanti ci sia stretta cooperazione tra ambasciata degli Stati Uniti e IRF”.
PDF completa delle minute George Soros del 2014.
Il verbale della riunione rappresenta un chiaro caso di come George Soros e la sua International Renaissance Foundation (IRF) manipolano l’Ucraina spingendola verso l’autodistruzione. In una riunione dal titolo, “Tavola rotonda con la società civile”, i piani della quinta colonna in Crimea venivano presentati quali soluzioni valide dai partecipanti alla discussione.
Screen-Shot-2016-08-20-at-11.57.54-AMAllo stesso modo vediamo come sia coinvolto Soros nel minare un’Ucraina federale ai massimi livelli, influenzando Merkel e Obama affinché respingessero tali iniziative. Col senno di poi appare chiaro come il sole che l’unico modo che l’Ucraina aveva per sopravvivere al colpo di Stato fosse passare a un modello di governo federale. (George Soros) ha osservato che l’Ucraina è in grave pericolo perché Putin sa che non può permettere alla nuova Ucraina di avere successo. Ribadiva i suoi punti sulle conversazioni di Putin con Merkel e Obama sul federalismo e le sue preoccupazioni sugli sviluppi. Osservava che non aveva informazioni dirette, ancora, su tale problema ed era preoccupato dalle informazioni di seconda mano sulle reazioni di Merkel e Obama. Ma ribadiva la necessità che il governo ucraino rispondesse a voce alta e subito”.

Nuland, Pyatt, Poroshenko, Kerry

Nuland, Pyatt, Poroshenko, Kerry

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Soros manipola le elezioni europee (e italiane)

Alex Christoforou, The Duran 15 agosto 2016
Ecco l’elenco completo delle ONG finanziate da George Soros per manipolare le elezioni in tutti gli Stati dell’UE. Le email di George Soros sono spaventose.
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Il miliardario statunitense e le sue ONG esercitano un potere immenso, e i documenti diffusi da DCLeaks mostrano come Soros fa cadere governi e istiga guerre civili, così da poter realizzare enormi profitti finanziari. Si tratta dell’immensa raccolta di minute, libri bianchi, schede su stanziamenti e piani mediatici che dettagliano come Soros e le sue ONG telecomandano governi e istituzioni finanziarie. È possibile trovare i documenti completi sul sito DCLeaks, che descrivono come Soros e la sua rete di ONG “sfruttano a sangue milioni e milioni di persone solo per arricchirsi ancora di più“. George Soros è un magnate, investitore, filantropo, attivista politico e autore ungaro-statunitense di origine ebraica dalla doppia cittadinanza. Guida oltre 50 programmi e fondazioni, sia globali che regionali. Soros viene definito architetto e sponsor di quasi ogni rivoluzione e colpo di Stato nel mondo degli ultimi 25 anni. Grazie a lui e ai suoi burattini, gli USA sono ritenuti un vampiro, non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi succhiano sangue a milioni e milioni di persone solo per arricchirsi. Soros è un oligarca che sponsorizza partito democratico, Hillary Clinton, centinaia di politici nel mondo. Questo sito è volto a consentire a tutti di osservare i documenti secretati dell’Open Society Foundation di George Soros e delle organizzazioni correlate, come piani di lavoro, strategie, priorità e altre attività. Tali documenti fanno luce su una delle reti più influenti ed attive nel mondo. Ecco la lista completa delle ONG di Soros che manipolano le elezioni in tutti gli Stati membri dell’UE, con obiettivi, referenti e finanziamenti dei piani.

ONG Italiane finanziate da Soros:

Centro Studi ed Iniziative Europeo (CESIE)

Centro Studi ed Iniziative Europeo (CESIE)

Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (COSPE)

Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (COSPE)

Arcigay e Associazione 21 luglio

Arcigay – Associazione 21 luglio

Associazione Upre Roma - Fondazione Romani Italia

Associazione Upre Roma – Fondazione Romani Italia

Transparency International

Transparency International – United fot Intercultural Action

Stichting Onderzoek Multinationale Ondememingen (SOMO)

Stichting Onderzoek Multinationale Ondememingen (SOMO)

Young European Federalists (JEF)

Young European Federalists (JEF)

Media Diversity Institute - Migrant Policy Group

Media Diversity Institute – Migration Policy Group

Zerohedge riporta che “2576 documenti sono stati resi pubblici da DCLeaks, un sito che sostiene di essere stato “lanciato da hacktivisti statunitensi che rispettano e apprezzano la libertà di espressione, i diritti umani e il governo del popolo“. I documenti provengono da diversi dipartimenti delle organizzazioni di Soros. L’Open Society Foundations di Soros sembra essere il gruppo col maggior numero di documenti resi pubblici, che provengono da sezioni presenti in quasi tutte le regioni geografiche del mondo, dagli Stati Uniti ad Europa, Eurasia, Asia, Latina, America, Africa, dalla Banca Mondiale all”Ufficio del Presidente”, così come da entità sconosciute come il SOUK. Come nota il Daily Caller, vi sono documenti risalenti almeno al 2008-2016. I documenti provengono da studi di ricerca come “Crisi europea: sviluppi chiave delle ultime 48 ore” che studia l’impatto della crisi dei profughi, o da documenti dal titolo “Il dibattito sull’Ucraina in Germania“, agli aggiornamenti sui finanziamenti di specifiche borse di studio. Una e-mail diffusa da Wikileaks mostra che Soros consigliava Hillary Clinton, durante il mandato da segretaria di Stato, su come gestire i disordini in Albania, consigli che ha seguito.Boao Forum for Asia 2013Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ONG: Organizzazione Non Grata

Ahmed Bensaada, Mondialisation, 8 giugno 2016colour_revolution1Dato il grande successo delle rivoluzioni colorate negli anni 2000 in diversi Paesi in Europa orientale o repubbliche ex-sovietiche, sono state identificate le missioni politiche di molte ONG (Organizzazioni Non Governative) [1]. Sotto il falso pretesto di esportare democrazia, diritti umani e libertà di espressione, tali organizzazioni, in sostanza delle GO (organizzazioni governative), seguono gli ordini degli strateghi della politica estera dei Paesi occidentali. In quest’ambito, il premio va sicuramente agli Stati Uniti per l’elevata potenza assoluta, difficile da eguagliare. In effetti, il Paese dello Zio Sam ha un’ampia gamma di organizzazioni politiche e di beneficenza specializzate nella destabilizzazione non violenta dei Paesi considerati “non-friendly” o “non-vassalli”. Tali organizzazioni hanno quadri politici prescelti, risorse materiali colossali e finanziamenti regolari. Agendo metodicamente, le tecniche utilizzate sono estremamente efficaci soprattutto contro Paesi autocratici o con gravi problemi socio-economici. [2] Le agenzie d’esportazione della democrazia più note sono USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), NED (National Endowment for Democracy), IRI (International Republican Institute), NDI (National Democratic Institute), Freedom House e OSI (Open Society Institute). Tranne l’ultima, tali organizzazioni sono finanziate dal governo degli Stati Uniti. L’OSI, nel frattempo, fa parte della Fondazione Soros, dal nome del fondatore George Soros, miliardario e illustre speculatore finanziario statunitense. Inutile dire che Soros e la sua fondazione collaborano con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per la “promozione della democrazia”. E la lista delle conquiste è eloquente: Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004), Kirghizistan (2005) [3] e Libano (2005) [4]. Nonostante certi gravi errori, Venezuela (2007) e Iran (2009), il successo è stato ancora una volta raggiunto con l’impropriamente denominata “primavera” araba (2011). Il coinvolgimento delle agenzie degli Stati Uniti nell'”esportare” la democrazia è stata chiaramente dimostrata nelle rivolte che hanno scosso i Paesi arabi “prioritari”, Tunisia ed Egitto, e quelli con una guerra civile ancora in corso, Libia, Siria e Yemen. [5] L’efficienza relativa con cui furono destabilizzati e l’apparente spontaneità riflettono il ruolo di cavallo di Troia di tali “ONG”, sostenute da una rete di attivisti indigeni adeguatamente addestrati da enti specializzati. [6] Per evitare l’effetto dannoso di tali cambiamenti, molti Paesi hanno vietato tali organizzazioni sul loro suolo, per profilassi o cura. Così, l’8 febbraio 2012, quasi un anno dopo la caduta del presidente Mubaraq, il giornali di tutto il mondo parlavano di nuovo di Cairo: “Egitto: la magistratura accusa le ONG di attività ‘politica’ illegale” [7] dicendo: “Queste tensioni sono il risultato delle indagini in 17 sedi di ONG egiziane e internazionali, il 29 dicembre. Tra cui le organizzazioni statunitensi National Democratic Institute (NDI), International Republican Institute (IRI) e Freedom House“. 43 dipendenti egiziani e stranieri delle organizzazioni non governative in Egitto furono accusati di ricevere finanziamenti stranieri illegali e d’interferire negli affari politici del Paese. Tra di loro c’era Sam LaHood, capo della sezione egiziana dell’International Republican Institute (IRI) e figlio del ministro dei Trasporti degli Stati Uniti Ray LaHood. [8] Dal 2014, le ONG che lavorano in Egitto sono tenute a registrarsi presso le autorità, o rischiano il sequestro delle proprietà o un procedimento. D’altra parte, le autorità devono approvare qualsiasi finanziamento dall’estero. [9]
Student-for-liberties Oltre l’Egitto, alcuni Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno leggi che vietano o rafforzano il controllo sulle ONG sul loro territorio. La Russia, che non fu risparmiata dai tentativi di rivoluzioni colorate, ha legiferato in questo senso. Nel 2012, il Presidente russo Vladimir Putin firmava una legge che definisce le ONG che ricevono finanziamenti esteri, “agenti stranieri”. [10] L’USAID ne fu particolarmente colpita: è bandita da Mosca dal 1° ottobre 2012 per “interferenze nella vita politica russa” [11]. L’elenco delle ONG “indesiderabili” in Russia è aumentato nel 2015. Tra queste vi sono NED, NDI, IRI, Freedom House e OSI di Soros [12]. La giornalista Julia Famularo si chiede se le autorità russe e cinesi collaborano nella lotta alle ONG “tossiche”. Ancora, la Commissione per la Sicurezza Nazionale cinese (NSC) ha iniziato ufficialmente ad indagare nel 2014 [13]. Infine, come la Russia, la Cina ha recentemente legiferato su questo tema. Dal 1° gennaio 2017, le ONG straniere saranno costrette a registrarsi presso il Ministero della Pubblica Sicurezza e a permettere alla polizia di controllare le loro attività e finanze. Il New York Times osserva che organizzazioni come NED e OSI sono particolarmente prese di mira dalla nuova normativa. [14] E’ chiaro che le manifestazioni che hanno scosso Hong Kong nel 2014, chiamate “rivoluzione degli ombrelli”, non sono estranee all’indurimento legale cinese sulle attività delle ONG. Infatti, è dimostrato che NED, Freedom House e NDI siano pesantemente coinvolte in quelle manifestazioni. [15] Da parte sua, l’India ha anche tirato fuori gli artigli contro le ONG straniere. Nel 2015, il governo del Primo ministro Narendra Modi annullava la licenza a non meno 9000 di esse e i fondi da donatori esteri sono stati significativamente limitati.[16] Il Brasile dovrebbe essere cauto: le proteste contro la presidentessa Dilma Rousseff e il suo licenziamento hanno l’aria di una “rivoluzione colorata”, come ha spiegato l’esperta in questioni di latinoamericane e brasiliane Micheline Ladouceur [17]. Non c’è solo la Russia ad aver avuto problemi con l’USAID. Si noti che una risoluzione dei Paesi dell’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America), che richiede l’immediata espulsione dell’USAID dai Paesi membri dell’Alleanza, fu firmata nel giugno 2012. I firmatari erano Bolivia, Cuba, Ecuador, Dominica, Nicaragua e Venezuela. [18] Tra i Paesi arabi, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) nel 2012 chiusero le attività di diverse ONG straniere, tra cui il NDI [19]. Nel gennaio 2016 il Premier giordano Zaqaria al-Shayq chiese alla camera bassa del Parlamento della Giordania di porre fine alle attività di tale organizzazione, sostenendo che “è un pericolo per la sicurezza nazionale“. [20] Va da sé che il bilancio fatale della sanguinosa e disastrosa “primavera” araba certamente comporterà un giro di vite contro le ONG “tossiche”, che in realtà non sono né “non governative” né caritatevoli. Passando dallo stato specioso di “organizzazioni non governative” a quello più salutare di “organizzazioni non grate”.

Il premier Zaqaria al-Shayq: la NDI è un pericolo per la sicurezza pubblica araba (31 gennaio 2016) (Il mio libro “Arabesque Américaine” è citato al 10° minuto)

Riferimenti
1. G. Sussman et S. Krader, “Template Revolutions: Marketing U.S. Regime Change in Eastern Europe”, Westminster Papers in Communication and Culture, University of Westminster, London, vol. 5, n° 3, 2008, p. 91-112
2. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Éditions Investig’Action, Bruxelles, 2015, chap. 2
3. Ibid., chap. 1
4. Ahmed Bensaada, “Liban 2005-2015: d’une révolution colorée à l’autre”, Afrique Asie, Ottobre 2015, pp. 50-58
5. Ahmed Bensaada, “Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes”, Op. Cit., chap. 5 et 6
6. Ibid., chap. 1 et 3
7. AFP, “Egypte: la justice accuse des ONG d’activités “politiques” illégales”, Le Point.fr, 8 febbraio 2012
8. AFP, “Égypte: début du procès de membres d’ONG égyptiennes et étrangères”, L’Express, 26 febbraio 2012
9. France 24, “Le pouvoir égyptien renforce son contrôle sur les ONG”, 10 novembre 2014
10. AFP, “Russie : les ONG “agents de l’étranger” selon une loi signée par Vladimir Poutine”, Le Huffington Post, 21 luglio 2012
11. AFP, “USAID interdite en Russie”, La Presse, 19 settembre 2012
12. RIA Novosti, “Soros and MacArthur Foundations among 12 NGOs in “patriotic stop list””, Meduza, 8 luglio 2015
13. Julia Famularo, “The China-Russia NGO Crackdown”, The Diplomat, 23 febbraio 2015
14. Edward Wong, “Clampdown in China Restricts 7,000 Foreign Organizations”, The New York Times, 28 aprile 2016
15. Ahmed Bensaada, “Hong Kong : un virus sous le parapluie”, Reporters, 14 ottobre 2014
16. Pierre Cochez, “Bras de fer entre le gouvernement indien et les ONG”, La Croix, 7 luglio 2015
17. Micheline Ladouceur, ““Révolution de couleur” à la brésilienne. Qui a peur de Dilma?”, Mondialisation.ca, 19 marzo 2016
18. ALBA-TCP, “ALBA Expels USAID from Member Countries”, Venezuela Analysis, 22 giugno 2012
19. Samir Salama, “German, US institutes in UAE closed”, Gulf News, 5 aprile 2012
20. Ammon News, “Le député Al-Cheikh : le NDI représente un danger pour la sécurité nationale”, 31 gennaio 2016image7027Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come le centrali della NATO controllano la politica dell’UE sui rifugiati

F. William Engdahl New Eastern Outlook 27/04/2016Merkel-ErdoganUn fiume incontrollato di profughi di guerra da Siria, Libia, Tunisia e altri Paesi islamici destabilizzati dalle rivoluzioni colorate della ‘primavera araba’ di Washington, ha creato il più grande caos sociale nell”UE, dalla Germania alla Svezia alla Croazia, dalla fine della seconda guerra mondiale. Ormai è chiaro che più di qualcosa di sinistro è in corso, minacciando di distruggere il tessuto sociale del nucleo della civiltà europea. Pochi si rendono conto che l’intero dramma è orchestrato non dalla cancelliera tedesco Angela Merkel, o dagli anonimi eurocrati della Commissione UE di Bruxelles. È orchestrato dalla cabala di think tank della NATO. L’8 ottobre 2015 tra il grande flusso di centinaia di migliaia di rifugiati inondanti la Germania da Siria, Tunisia, Libia e altri Paesi, una nuova e sicura di sé cancelliera tedesco Angela Merkel proclamava in un popolare programma televisivo tedesco che “ho un piano”, occasione per una frecciata tagliente ai partner della coalizione guidatu dal capo della bavarese CSU, Horst Seehofer, critico verso la posizione di accoglienza dei profughi di Merkel nella primavera 2015, che ha visto più di un milione di rifugiati entrare in Germania solo l’anno scorso. Da quel momento, con determinazione di ferro, la cancelliera tedesca ha difeso il criminale regime di Erdogan in Turchia, partner essenziale del suo “piano”. La maggior parte del mondo ha visto con stupore come abbia ignorato i principi della libertà di parola e deciso di perseguire pubblicamente un noto comico della TV tedesca, Jan Boehmermann, per le sue osservazioni satiriche sul presidente turco. Era stupita da come il simbolo della democrazia europea, la cancelliera tedesca, abbia scelto d’ignorare l’imprigionamento da parte di Erdogan dei giornalisti e la chiusura dei media dell’opposizione, procedendo nei piani per imporre di fatto la dittatura in Turchia. Era perplessa per come il governo di Berlino abbia scelto d’ignorare le prove schiaccianti di come Erdogan e la famiglia materialmente favoriscano i terroristi dello SIIL in Siria, in realtà creatori della crisi dei rifugiati. Era stupita di vedere spingere l’UE a consegnare miliardi di euro al regime di Erdogan per il presunto accordo sul flusso di rifugiati dai campi profughi turchi alla vicina UE passando per la Grecia e non solo.

Piano Merkel
Tutte queste azioni apparentemente inspiegabili della una volta pragmatica leader tedesca, sembrano risalire all’adozione di un documento di 14 pagine preparato da una rete di gruppi di riflessione pro-NATO, sfacciatamente intitolato “Piano Merkel”. Ciò che la neo-sicura di sé cancelliera tedesca non disse alla sua ospite Anne Will o ai telespettatori fu che “il suo” piano le era stato consegnato solo quattro giorni prima, il 4 ottobre, come documento dal titolo Piano Merkel, da un neonato think-tank internazionale, ovviamente ben finanziato, chiamato Iniziativa per la Stabilità Europea o ESI. Il sito dell’ESI indica avere uffici a Berlino, Bruxelles e Istanbul, Turchia. Il sospetto è che gli autori de piano ESI l’abbiano intitolato come se provenisse dall’ufficio della Cancelliera tedesca e non da loro. Più sospetto è il contenuto del Piano Merkel dell’ESI. Oltre ad accogliere già più di un milione di rifugiati nel 2015, la Germania dovrebbe “accettare di concedere asilo a 500000 rifugiati siriani registrati in Turchia nei prossimi 12 mesi“. Inoltre, “la Germania dovrebbe accettare le richieste provenienti dalla Turchia… e fornire un trasporto sicuro ai candidati… già registrati presso le autorità turche…” E infine “la Germania dovrebbe accettare di aiutare la Turchia ad avere esenzioni sul visto di viaggio per il 2016“. Il cosiddetto piano Merkel è un prodotto dei think tank legati a NATO-USA e a governi dei Paesi membri della NATO o potenziali soci. La massima “seguire il denaro” è istruttiva in questo caso, per vedere chi realmente dirige l’Unione europea oggi.

ESI
unbenannte-anlage-00300 L’ESI nasce dai tentativi della NATO di trasformare il Sud-Est Europa dopo la guerra istigata dagli USA in Jugoslavia negli anni ’90, portando alla balcanizzazione del Paese e la creazione di una importante base USA e NATO, Camp Bondsteel in Kosovo. L’attuale presidente dell’ESI, direttamente responsabile del documento finale Piano Merkel è il sociologo austriaco residente ad Istanbul Gerald Knaus. Knaus è anche membro del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR) e dell’Open Society. Fondato a Londra nel 2007, l’ECFE è un’imitazione dell’influente Counsil on Foreign Relations di New York, il think-tank creato dai banchieri Rockefeller e JP Morgan nel corso dei colloqui di pace di Versailles del 1919, per coordinare la politica estera globale anglo-statunitense. Significativamente, il riccone creatore dell’ECFR è il miliardario statunitense e finanziatore delle rivoluzioni colorate George Soros. Praticamente ogni rivoluzione colorata è stata sostenuta dal dipartimento di Stato degli USA dal crollo dell’Unione Sovietica, come in Serbia nel 2000, Ucraina, Georgia, Cina, Brasile e Russia. George Soros e le propaggini delle sue Open Society Foundations finanziano di nascosto ONG e attivisti per la “democrazia” per insediare regimi pro-Washington e filo-NATO. I membri scelti, chiamati membri del Consiglio o associati dell’ECFR londinese comprendono il co-presidente Joschka Fischer, ex-ministro degli Esteri del Partito dei Verdi tedesco che spinse il suo partito ad appoggiare l’illegale bombardamento di Bill Clinton della Serbia nel 1999, privo del sostegno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli altri membri del Consiglio del think tank Counsil on Foreign Relations europeo di Soros includono l’ex-segretario generale della NATO Xavier Solana, il falsificatore ex-ministro della Difesa tedesco caduto in disgrazia Karl-Theodor zu Guttenberg; Annette Heuser, direttrice esecutiva del Bertelsmann Stiftung di Washington DC; Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera; Cem Ozdemir, presidente dei Buendnis90/Die Gruenen; Alexander Graf Lambsdorff, deputato del partito liberale tedesco (FDP); Michael Sturmer, corrispondente Capo del Die Welt; Andre Wilkens, direttore della Fondazione Mercator; il difensore della pederastia al Parlamento europeo Daniel Cohn-Bendit. Cohn-Bendit, noto come “Danny il Rosso” nelle rivolte studentesche francesi del maggio 1968, fu membro del gruppo autonomista Revolutionaerer Kampf (Lotta Rivoluzionaria) a Ruesselsheim, in Germania, insieme al suo stretto alleato e ora presidente dell”ECFR Joschka Fischer. I due continuano ari trovarsi nell’ala “Realo” dei Verdi tedeschi. Le Open Society Foundations è la rete che “promuove la democrazia” esentasse creata da George Soros per promuovere il “libero mercato” pro-FMI dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per liberalizzare il mercato delle economie ex-comuniste aprendo le porte al sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio minerario ed energetico di quei Paesi. Soros fu l’importante finanziatore del team economico liberale di Boris Eltsin, tra cui l’economista da “Terapia d’urto” di Harvard Jeffrey Sachs e il consigliere liberale di Eltsin Egor Gajdar. Già è chiaro che il “Piano Merkel” è il Piano Soros in effetti. Ma c’è di più, se vogliamo comprendere l’ordine del giorno più oscuro dietro il piano.

I finanziatori dell’ESI
L’Iniziativa per la Stabilità Europea, il think-tank di Gerald Knaus collegato a Soros è finanziato da un impressionante serie di donatori. Il suo sito web li elenca; oltre alle Open Society Foundations di Soros, vi è la Mercator Stiftung tedesco legato a Soros, e la Robert Bosch Stiftung. Altro finanziatore è la Commissione europea. Poi, curiosamente la lista dei finanziatori del piano Merkel comprende un’organizzazione dal nome orwelliano, l’United States Institute of Peace. Alcune ricerche rivelano che l’Istituto della Pace degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con la pace, essendo presieduto da Stephen Hadley, ex-consigliere dell’US National Security Council dell’amministrazione guerrafondaia neo-con di Bush-Cheney. Il suo consiglio di amministrazione comprende Ashton B. Carter, l’attuale falco neo-con segretario della Difesa dell’amministrazione Obama; il segretario di Stato John Kerry; il Maggiore-Generale Federico M. Padilla, presidente della National Defense University degli Stati Uniti. Questi sono alcuni architetti molto stagionati della strategia del Dominio a Pieno Spettro del Pentagono per il dominio militare mondiale degli USA. Gli autori del “Piano Merkel” dell’Iniziativa per la Stabilità Europea, oltre alla generosità delle fondazioni di George Soros, indica come ‘primo’ finanziatore il German Marshall Fund* degli Stati Uniti. Come ho descritto nel mio libro, il think tank German Marshall Fund è tutt’altro che tedesco; “E’ un think tank statunitense di Washington DC. Di fatto, la sua agenda è la distruzione della Germania del dopoguerra e più in generale degli Stati sovrani dell’UE per adattarli al programma di globalizzazione di Wall Street“. Il German Marshall Fund di Washington è coinvolto nell’agenda del cambio di regime mondiale degli Stati Uniti d’America in combutta con il National Endowment for Democracy finanziato dagli Stati Uniti, le fondazioni Soros e la facciata della CIA chiamata USAID. Come descrivo nel libro, “Il principale obiettivo del German Marshall Fund, secondo la sua relazione annuale del 2013, è sostenere l’agenda del dipartimento di Stato nelle cosiddette operazioni di costruzione della democrazia nei Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale e sud- orientale, dai Balcani al Mar Nero. Significativamente il loro lavoro include l’Ucraina. Nella maggior parte dei casi, collabora con l’USAID, ampiamente identificata quale facciata della CIA collegata al dipartimento di Stato, e la Stewart Mott Foundation che finanzia la National Endowment for Democracy finanziata dal governo degli Stati Uniti“. In particolare, la stessa Stewart Mott Foundation finanzia il Piano Merkel dell’ESI, come anche il Rockefeller Brothers Fund. Tutto questo dovrebbe far riflettere da chi e per quali obiettivi è stato firmato l’accordo Merkel-Erdogan sulla crisi dei rifugiati nell’UE. La fazione Rockefeller-Bush-Clinton negli Stati Uniti intende usarlo quale grande esperimento d’ingegneria sociale per creare caos e conflitti sociali nell’UE, mentre allo stesso tempo le loro organizzazioni non governative, come NED, Freedom House e fondazioni Soros, si agitano in Siria, Libia e nel mondo islamico? La Germania, secondo l’ex-consigliere del presidente degli Stati Uniti e amico intimo dei Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, è il “vassallo” degli Stati Uniti nel mondo post-90? Finora, c’è la prova abbastanza netta che sia così. Il ruolo dei think tank collegati a Stati Uniti e NATO è fondamentale per comprendere come la Repubblica Federale di Germania e l’Unione europea siano in realtà eterodirette da oltre Atlantico.Dutch-Newshour-interview-Screenshot-Gerald-Knaus-28-January-2016*Il German Marshall Fund è anche l’ente che ha creato e promosso l’orrido mostriciattolo nazipiddino euroatlantista Federica Mogherini. NdT.

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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