I curdi perdono mentre i neo-ottomani occupano Jarabulus in Siria

Moon of Alabama 24 agosto 2016Erdogan-Allen_buffer_zoneQuesta mattina la Turchia invadeva la Siria. Un contingente di 1500 “ribelli siriani”, alias islamisti da tutto il mondo, sponsorizzati dai turchi, venivano accompagnate da forze speciali e una ventina di carri armati turchi ad occupare la città di Jarablus, al confine turco-siriano, dopo una notte di bombardamenti dell’artiglieria. Poco dopo mezzogiorno la bandiera della “rivoluzione siriana” e quella turca (!) sventolavano sulla città. Non c’era stata alcuna resistenza. Lo Stato islamico, informato dell’attacco, aveva evacuato tutti i terroristi e le loro famiglie. (Le famiglie sono andate a Raqqa, ma i terroristi dove?) alcun colpo era stato sparato. Come un commentatore osservava: Non ci hanno lasciato neanche le zecche sui cuscini. La tolleranza turca dello SIIL, che comprende aiuti non proprio segreti, probabilmente continuerà. Lo scopo dichiarato della mossa turca è chiudere il confine con la Turchia allo SIIL. Tale affermazione è ovviamente una sciocchezza. Il confine può essere chiuso sul lato turco. Spostare il valico pochi chilometri a sud non cambia nulla. Il secondo più plausibile scopo dichiarato è impedire alle forze curde delle YPG, sotto l’etichetta statunitense SDF, di avanzare nella Siria occidentale. Tale mossa creerebbe uno staterello curdo al confine con la Turchia mettendola in pericolo, mentre combatte una rivolta curda interna. I curdi avevano annunciato l’avanzata dopo aver occupato Manbij, tolta allo Stato islamico con l’aiuto dei pesanti bombardamenti degli Stati Uniti. Nell’ambito dei futuri piani, il nuovo consiglio militare delle SDF di Jarablus veniva proclamato il giorno prima. Ma il capo di tale entità veniva assassinato appena tre ore dopo la conferenza stampa di presentazione. I curdi accusavano i turchi dell’assassinio. Oggi il governo turco annunciava che non vuole solo Jarablus ma anche Manbij e respingere i curdi ad est dell’Eufrate. Gli Stati Uniti avevano finora sostenuto l’avanzata curda verso l’ovest della Siria con forze speciali e supporto aereo. Ma reagivano alla mossa turca contro l’alleanza coi curdi come sempre negli ultimi 30 anni, tradendo immediatamente i curdi per interessi superiori. La Turchia è un alleato della NATO che passerebbe a un’alleanza con Russia e Iran. Gli Stati Uniti non possono tollerarlo e i curdi ancora una volta subiranno le conseguenze delle loro ingenuità ed ambizioni.
Il vicepresidente degli Stati Uniti Biden arrivava ad Ankara oggi, per un pellegrinaggio di penitenza. Il governo turco accusa gli Stati Uniti di essere coinvolto nel tentato colpo di Stato contro di esso. Ci sarebbe del vero. Con un affronto pubblico Biden è stato ricevuto all’aeroporto della capitale turca dal vicesindaco della città. Per ora il presidente turco Erdogan continuerà ad andare avanti, non importa cosa dicano o facciano gli Stati Uniti. Il vero piano dell’invasione turca va oltre SIIL o questione curda. Come giornali turchi erano ansiosi di sottolineare, l’invasione avviene nel 500.mo anniversario della battaglia di Marj Dabiq a nord di Aleppo: “una battaglia della guerra ottomano-mamelucca (1516-1517) tra l’impero ottomano e il sultanato mamelucco, che si concluse con la vittoria ottomana e la conquista di gran parte del Medio Oriente…” La scelta di tale data indica la vera ambizione di Erdogan: ricreare l’impero ottomano includendovi almeno il nord della Siria e dell’Iraq. Ci sono state poche proteste da parte del governo siriano, lamentando la mancanza di coordinamento nella lotta al terrorismo. Non che si potesse fare molto altro. Dopo cinque anni di guerra non vi è alcuna capacità di opporsi al grande vicino settentrionale. Alcun segno di protesta dagli alleati della Siria Russia e Iran. Parole blande erano riservate al comportamento degli Stati Uniti sulla questione siriana e al loro sostegno ad al-Qaida. C’è chiaramente un qualche accordo tra Russia, Iran, Siria e Turchia verso l’invasione turca.
Qualsiasi simpatia per i curdi, che avrebbe portato a qualche contromossa, è scomparsa quando i combattenti delle YPG curde hanno attaccato le forze governative siriane nella città nord-orientale di Hasaqah. L’attacco, del tutto inutile nel quadro generale, gli è costato, come previsto, il sogno dello Stato-nazione. I giocatori d’azzardo curdi, come tendono sempre a fare, erano divenuti troppo ambiziosi ed ora hanno perso tutto quello che avevano guadagnato. Dovranno ritirarsi verso est, circondati da nemici e senza amici nel mondo. Cosa possono fare gli anarco-marxisti delle YPG? Allearsi e morire per i wahhabiti dell’Arabia Saudita? Per quanto? I “ribelli siriani” utilizzati dalla Turchia per marciare verso Jarablus sono stati distratti dal continuo attacco sul fronte di Aleppo. Le forze governative siriane saranno un po’ sollevate avendo meno nemici da uccidere difendendo la loro città di 1500000 persone. Ma sarà solo di breve periodo, come l’enfasi sulla battaglia di Marj Dabiq mostra; l’ambizione di Erdogan è molto più grande di qualche striscia di terra al confine turco-siriano, vuole regnare su Aleppo in Siria, così come su Mosul in Iraq. La guerra nell’ovest della Siria, gestita da Turchia, Stati Uniti e diversi Stati del Golfo, continuerà. In tale contesto la mossa turca a Jarablus è una semplice schermaglia marginale.7783248-3x2-700x467Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia invade il Nord della Siria, la verità sul “golpe” turco

The New Atlas, LD, 25 agosto 20161033571886Il conflitto in Siria s’intensifica in un nuovo pericoloso territorio mentre forze militari turche attraversano il confine turco-siriano nel tentativo di annettere la città siriana di Jarabulus. L’operazione include non solo forze militari turche, ma anche schiere di terroristi filo-occidentali, che probabilmente avranno il controllo della città prima di espandere le operazioni in Siria contro le forze governative siriane. Con l’inizio delle operazioni, volte presumibilmente a togliere la città dai terroristi del cosiddetto Stato islamico per impedire che cada nelle mani delle forze curde appoggiate dagli USA, la mossa di Ankara ha chiarito diverse cose sull’attuale geopolitica del conflitto.

Il golpe “sostenuto dagli Stati Uniti” di luglio probabilmente è stato fabbricato
In primo luogo, con gli aerei da guerra degli Stati Uniti che supportano le operazioni turche, la pretesa di Ankara che gli Stati Uniti fossero dietro il tentato golpe di luglio appaiono invenzioni e il colpo di Stato probabilmente era una messa in scena. Il vicepresidente statunitense Joseph Biden compiva una visita ufficiale in Turchia proprio questa settimana, la prima visita di alto profilo di un rappresentante degli Stati Uniti dal tentato colpo di Stato di luglio. Il vicepresidente Biden discuteva di relazioni bilaterali e cooperazione militare tra Stati Uniti e Turchia. L’articolo di Reuters “Con la visita di Biden, gli Stati Uniti cercano un equilibrio con la truculenta Turchia“, rivendica: “Biden, che ha visitato la Lettonia, cercherà di sostenere la Turchia, mentre aumentano le preoccupazioni sull’entità della repressione, secondo i funzionari. La Turchia insiste per l’estradizione di Gulen. Il vicepresidente ribadirà anche che gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per sostenere gli sforzi della Turchia nel chiedere conto ai responsabili del tentato colpo di Stato, garantendo nel contempo che lo stato di diritto sia rispettato nel processo”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama prima della visita di Biden. E’ difficile credere che Fethullah Gulen possa avere orchestrato un colpo di Stato militare pur risiedendo negli Stati Uniti, senza l’esplicita approvazione e il sostegno del governo degli Stati Uniti. Così, per gli Stati Uniti “tenere conto dei responsabili del tentativo di colpo di Stato” significa identificare e arrestare gli statunitensi coinvolti. Sulle operazioni congiunte degli Stati Uniti con la Turchia, la BBC nell’articolo, “Jarablus in Siria: carri armati turchi entrano nel nord della Siria“, riferisce: “Un alto funzionario degli Stati Uniti, sotto anonimato, a Washington ha detto a BBC News, prima dell’inizio dell’operazione turca, che “crea un cuscinetto contro la possibilità che i curdi avanzino. Collaboriamo su questa possibile operazione: i nostri consulenti comunicano con loro sul piano per Jarablus. Daremo supporto aereo ravvicinato nel caso di un’operazione“. E’ altrettanto difficile credere che la Turchia veramente sospettasse gli Stati Uniti del tentativo di decapitare il gruppo dirigente della nazione con un violento ma fallito colpo di Stato solo il mese prima, solo per poi condurre operazioni congiunte in Siria con le forze statunitensi ancora di stanza nel territorio turco. Ciò che è molto più probabile è che il colpo sia stato una sceneggiata per simulare una frattura USA-Turchia, ingannare la Russia e permettere alla Turchia di epurare tutti gli elementi nelle forze armate turche che potevano opporsi all’incursione in Siria, quella che si svolge ora.
Anthony Cartalucci, analista geopolitico di Bangkok, notava in un pezzo del 18 luglio dal titolo, “Il fallito colpo di Stato in Turchia: ‘dono di Dio’ o di Washington“, che: “… il golpe è stato inscenato non contro la Turchia, ma contro una sua parte, con l’aiuto non solo degli Stati Uniti ma anche della fazione politica di Gulen. Sarà l'”incendio del Reichstag” del 21° secolo che porterà a una nuova “purga hitleriana”, rimuovendo gli ultimi ostacoli al presidente Erdogan e alle istituzioni corrotte che ha costruito nel tentativo di prendere il potere assoluto in Turchia. E al contrario dei cambiamenti che ci si aspetterebbe dalla Turchia, se veramente gli Stati Uniti avessero concepito tale colpo di Stato per rovesciare Erdogan, la Turchia assai probabilmente raddoppierà le ostilità verso la Siria e i suoi alleati”. Con la Turchia che entra nel nord della Siria, sosterrà i terroristi che combattono le forze siriane, prolungando il conflitto da una nuova base avanzata in Siria e con la protezione della NATO, esattamente ciò che accade oggi.

Costruire il tanto cercato santuario dei terroristi
L’attraversamento del confine della Siria completa i vecchi piani dell’offensiva curda e dell’ascesa dello Stato islamico. I piani di Washington ed alleati regionali cercano di creare una zona cuscinetto o “santuario” sul territorio siriano che sia inattaccabile dalle forze siriane e da cui i terroristi filo-occidentali possano lanciare operazioni in profondità nel territorio siriano. Attualmente, tali operazioni vengono lanciate dal territorio turco. Coi terroristi progressivamente cacciati da Aleppo e le forze siriane che avanzano ad occidente dell’Eufrate, sembra che gli Stati Uniti cerchino di usare le forze curde per annettere la Siria orientale, mentre l’ultima mossa della Turchia è volta a creare il tanto desiderato santuario a nord per evitare il collasso dei combattimenti nel Paese. Le forze speciali inglesi, nel frattempo, operano nel sud della Siria tentando di creare un santuario simile per i terroristi lungo i confini di Giordania e Iraq con la Siria. La partecipazione delle forze aeree degli Stati Uniti nell’operazione in corso, inoltre, chiarisce l’assenza di profondità strategica e politica della fedeltà degli Stati Uniti verso i presunti alleati curdi, un tradimento delle forze curde mentre sono dirette contro le forze siriane dagli Stati Uniti in Siria orientale. I piani per tali santuari furono resi noti già nel 2012, con i responsabili politici degli Stati Uniti che, in un documento della Brookings Institution intitolato “Valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, affermavano: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici è concentrarsi prima su come porre fine alle violenze ed avere un accesso umanitario, come avviene (sotto la guida dell’ex-segretario generale dell’ONU Kofi Annan). Ciò può portare alla creazione di santuari e corridoi umanitari che dovranno essere sostenuti da una potenza militare limitata. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti in Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che un’ampia coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa compiere un’ulteriore azione coercitiva nei suoi sforzi”. Questo è esattamente ciò che avviene, da Jarabulus e probabilmente verso ovest, ad Azaz, a nord della contestata città siriana di Aleppo. Dal 2012 vari pretesti furono inventati, abbandonati e poi rivisitati per giustificare un’operazione come l’attuale.resized_1a4ca-10132857guvenlibolgeCreazione di un pretesto, fabbricare attentati come opzione
Ciò include Ankara che trama attentati sul proprio territorio che appaino terrorismo estero da utilizzare per creare un corridoio turco tra Jarabulus-Azaz. L’International Business Times in un articolo del 2014 dal titolo, “La Turchia vieta YouTube: trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari di Erdogan“, rivelava i dettagli di una trascrizione in cui la leadership turca contemplava attentati inscenati:
Ahmet Davutoglu: “Il primo ministro ha detto che nella congiuntura, tale attentato (alla tomba di Sulayman Shah) va visto come un’opportunità“.
Hakan Fidan: “Manderò 4 uomini dalla Siria, se questo è ciò che serve come causa della guerra, ordinando un attacco missilistico sulla Turchia; possiamo anche preparare un attacco contro la tomba di Suleiman Shah, se necessario“.
Feridun Sinirlioglu: “La nostra sicurezza nazionale è diventata un facile trucco della politica interna“.
Yasar Guler: “E’ il casus belli, cioè, creiamo la causa diretta per la guerra“.
Potrebbe essere solo una coincidenza che una provocazione simile sia avvenuta poco prima dell’operazione turca. Il New York Times nell’articolo, “L’attentato a un matrimonio è l’ultimo di una serie di attentai mortali in Turchia“, spiega che la provocazione citata motiva l’attuale operazione della Turchia: “L’attentato a un matrimonio curdo di Gaziantep, cittadina turca vicino al confine siriano, è stato uno dei più letali dei vari attentati che hanno colpito la Turchia. Dal giugno 2015, i militanti curdi e islamici hanno compiuto almeno 15 grandi attentati in Turchia, uccidendo più di 330 persone”. Così il governo della Turchia e i complici media occidentali hanno incolpato ugualmente Stato islamico e militanti curdi in vista dell’attuale operazione in Siria. L’articolo della BBC di cui sopra, notava: “La Turchia ha promesso di “ripulire completamente” lo SIIL dal confine, accusando il gruppo di un attentato a un matrimonio che ha ucciso almeno 54 persone, a Gaziantep”. Dopo il colpo di Stato di luglio molti credevano che la Turchia si riallineasse geopoliticamente svolgendo un ruolo costruttivo e stabilizzante nella regione. Invece, mentre citava la minaccia dello Stato islamico e delle forze curde al confine, una minaccia che la sua collusione con Stati Uniti e Stati del Golfo Persico, dal 2011, contribuisce a creare, la Turchia ha decisamente avanzato una parte cruciale dei piani degli Stati Uniti per smembrare la Siria e portare avanti la campagna di destabilizzazione in Nord Africa e Medio Oriente e altroe. La risposta della Siria e dei suoi alleati all’incursione della Turchia è stata finora inattiva. Come si potrà agire per evitare che Stati Uniti ed alleati di raggiungano i loro obiettivi resta da vedere.
Mentre il rovesciamento del governo di Damasco sembra improbabile al momento, la balcanizzazione della Siria era un obiettivo secondario sempre più considerato dai responsabili politici degli Stati Uniti come mera fase per infine rovesciare Damasco. Annettendo le parti orientali e settentrionali della Siria, l’aggressione degli Stati Uniti potrà guadagnare tempo.14064053Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rimorso di un dissidente: Aleksandr Zinoviev su Stalin e la dissoluzione dell’URSS

In Defense of Communism

1331104243_zinovievAleksandr Zinoviev (1922-2006) fu un filosofo, sociologo, matematico e scrittore russo. E’ un caso straordinario di dissidente sovietico che si scusò per il suo antisovietismo e antistalinismo. In gioventù, nel 1939, venne arrestato con l’accusa di essere coinvolto in un complotto per assassinare Stalin. A capo e professore del Dipartimento di Logica presso Università Statale di Mosca, Zinoviev acquisì la reputazione di dissidente. Nel 1978 lasciò l’Unione Sovietica e visse in Europa occidentale fino al 1999. Dopo l’opportunità di vivere sotto il sistema socialista dell’URSS e il capitalismo dell’Europa occidentale, Zinoviev fece un’inversione di pensiero dopo gli eventi controrivoluzionari in Unione Sovietica (1989-1991). Si rammaricò profondamente della sua precedente posizione anti-sovietica e chiese al popolo russo di perdonarlo. Scrisse in uno dei suoi libri: “…il comunismo è stato così organico alla Russia e così potentemente aderente a stile di vita e psicologia dei russi che la distruzione del comunismo equivalse alla distruzione della Russia e del popolo russo. (…) In un parola, (i guerrieri freddi occidentali) attaccarono il comunismo, uccidendo la Russia” (Aleksande Zinoviev, Russkaja tragedija, in AZ, Nesostojavshijsja proekt, Mosca: Astreldel 2009, p.409).
In un’intervista del 2005 disse che il suo arresto nel 1939 era giustificabile, essendo stato membro di un complotto volto ad assassinare Stalin. Su Josif Stalin, che odiò per quasi tutta la vita, disse nel 1993: “Lo considero una della più grandi personalità nella storia umana. Nella storia della Russia fu, a mio parere, anche più grande di Lenin. Fino alla morte di Stalin ero anti-stalinista, ma l’ho sempre considerato una brillante personalità“. (Знаменитости).
Sull’antistalinismo e l’arresto per aver complottato contro Stalin, Aleksandr Zinoviev disse: “Ero già un deciso antistalinista a diciassette anni… L’idea di uccidere Stalin era nei miei pensieri e sentimenti… studiammo le possibilità di un attentato… perfino le testammo. Se mi avessero condannato a morte nel 1939, la loro decisione sarebbe stata giusta. Avevo un piano per uccidere Stalin, non era un crimine? Quando Stalin era ancora vivo, vedevo le cose diversamente, ma se guardo questo secolo, posso affermare che Stalin fu il più grande individuo del secolo, il più grande genio politico. Adottare un atteggiamento scientifico è molto diverso da uno personale“. Zinoviev non era un comunista o marxista-leninista. Tuttavia, dopo il rovesciamento del socialismo in URSS, fu un convinto sostenitore dei risultati del sistema socialista, riconoscendo che, nonostante problemi ed inefficienze, il sistema socialista era molto più umano della barbarie capitalista. Ecco alcune osservazioni interessanti dall’intervista a Figaro (1999):
Domanda: Quindi la lotta al comunismo era un complotto per distruggere la Russia?
Zinoviev: Precisamente. Lo dico perché una volta fui complice inconsapevole di ciò che trovo vergognoso. L’occidente ha voluto e programmato la catastrofe russa. Ho letto documenti e partecipato a ricerche che, con il pretesto della lotta ideologica, operavano per la distruzione della Russia. Ciò mi fu così insopportabile che non potevo più rimanere nel campo di chi distrugge il mio popolo e il mio Paese. L’occidente non mi è estraneo, ma lo considero un impero nemico. Dopo la caduta del comunismo in Europa orientale, massicci attacchi ai diritti sociali dei cittadini furono lanciati in occidente. Oggi i socialisti al potere nella maggioranza dei Paesi europei perseguono politiche di smantellamento del sistema di sicurezza sociale, distruggendo tutto ciò che vi era di socialista nei Paesi capitalisti. Non c’è più una forza politica in occidente capace di proteggere i cittadini. I partiti politici sono una mera formalità e si differenziano sempre meno col passare del tempo. La guerra nei Balcani fu tutto tranne che democratica. Tuttavia, la guerra fu perpetrata dai socialisti che storicamente erano contro tali iniziative. Gli ambientalisti al potere in alcuni Paesi, salutarono la catastrofe ambientale causata dai bombardamenti della NATO, ed ebbero anche il coraggio di affermare che le bombe all’uranio impoverito non sono pericolose per l’ambiente, anche se i soldati che le caricavano indossavano tute protettive speciali. Così, la democrazia scompare dalla struttura sociale occidentale. Il totalitarismo si diffonde nel mondo perché la struttura sovranazionale impone le sue leggi ai singoli Stati. Tale sovrastruttura antidemocratica dà gli ordini, impone sanzioni, organizza embarghi, sgancia bombe, provoca fame. Anche Clinton obbedisce. Il totalitarismo finanziario ha soggiogato il potere politico. Le emozioni e la compassione sono estranei al freddo totalitarismo finanziario. Rispetto alla dittatura finanziaria, quella politica è umana. La resistenza fu possibile nelle dittature più brutali. La ribellione contro le banche è impossibile. Il cittadino occidentale subisce il lavaggio del cervello molto più di quello sovietico all’epoca della propaganda comunista. Nell’ideologia la cosa principale non sono le idee, ma i meccanismi della loro diffusione. La potenza dei media occidentali, per esempio, è incomparabilmente superiore alla propaganda del Vaticano al culmine della sua potenza e non si tratta solo di cinema, letteratura, filosofia. Tutte le leve d’influenza e i meccanismi utilizzati nella promulgazione della cultura, nel senso più ampio, operano in tale direzione. Al minimo impulso tutti coloro che lavorano in questo settore rispondono con tale coerenza che è difficile non pensare che gli ordini provengano da un’unica fonte. In Unione Sovietica il 10 – 12% della popolazione attiva lavorava nell’amministrazione del Paese. Negli Stati Uniti è il 16-20%. Tuttavia l’URSS fu criticata per l’economia pianificata e il peso dell’apparato burocratico. Duemila persone lavoravano nel Comitato centrale del partito comunista. L’apparato del partito comunista aveva 150mila lavoratori. Oggi in occidente vi sono decine, persino centinaia di imprese industriali e bancarie che impiegano più persone. L’apparato burocratico del Partito comunista sovietico era trascurabile rispetto al personale delle multinazionali occidentali.POL_03-incut3_pic-690x-80658Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La disperazione degli USA e il ritorno di Kissinger

Umberto Pascali Global Research, 22 agosto 2016kissingerL’élite anglo-statunitense appare molto preoccupata dai neocon (Bush/Clinton) ancora incapaci di fermare, o anche rallentare, la Russia. Sono sempre più seccati dagli impotenti e isterici Rambo guerrafondai neocon di sinistra e di destra appollaiati su Hillary Clinton. L’élite anglo-statunitense cerca una via d’uscita e, evitando di mostrare disperazione, cerca di resuscitare il leale servitore Henry Kissinger. Invece delle minacce inefficaci dei clintoniani (Ashton Carter, John Allen, Leon Panetta, Michael Morell, ecc), tale élite cerca di rivivere la strategia del lento avvelenamento utilizzata da Kissinger negli anni ’70. Kissinger, ai loro occhi, ottenne tre grandi successi con la sua distensione “amichevole”:
1) indebolire e minare, progressivamente ma inesorabilmente, la Russia,
2) dividere Russia e Cina
3) neutralizzare l’influenza russa in Medio Oriente
La politica aggressiva feroce e squilibrata dei neocon è riuscita a vanificare i successi geostrategici di Kissinger. In un certo senso, è una fortuna per l’umanità, prova della capacità diplomatica di Vladimir Putin e chiara indicazione della stupidità rapace della dirigenza Clinton/Bush. Per profitto ha venduto alla Russia la corda per impiccarla. Ma ora l’élite anglo-statunitense sa che il gruppo, la mafia, l’istituzione a cui ha dato le chiavi della macchina, ha creato una situazione mortale per il suo dominio. L’economia degli Stati Uniti è indebolita dall’esplosione del saccheggio finanziario, al punto che anche la capacità bellica è a repentaglio. E l’élite sa che la Russia e i suoi alleati non cederanno al feroce ma isterico e vacuo assalto ideato dagli stupidi criminali di guerra neocon. Questa volta non ci sarà una vile guerra fasulla come quella contro l’Iraq o la Libia. Questa volta ci sarà una vera guerra nucleare. E l’élite anglo-statunitense è pronta ad iniziare qualsiasi guerra contro un nemico capace di difendersi, sebbene sia terrorizzata da una guerra vera in cui rischia di perdere. Sa, inoltre, che nonostante le avventure militari e le attuali spese militari, gli Stati Uniti sono sempre più isolati. Sa che, nonostante gli investimenti nella propaganda goebbelsiana, la NATO non è la bacchetta magica che si sognava. Mentre l’economia reale dei Paesi che l’ospitano viene dissanguata, la struttura della NATO non è più capace di adempiere la sua missione, che era: “Tenere fuori i russi, dentro gli americani e gli europei sotto”. I recenti sviluppi in Turchia mostrano, per la prima volta, che un colpo di Stato sponsorizzato da NATO/USA è fallito. Ora, la Turchia segue una nuova traiettoria politica e un nuovo campo geostrategico. Anche se è difficile prevedere con assoluta precisione cosa accade, è chiaro che un processo di progressiva disgregazione del dominio anglostatunitense è iniziato e potrebbe progredire molto velocemente e molto drammaticamente. La possibilità che la Turchia lasci la NATO, de jure o de facto, è contemplata da molti osservatori competenti. Una relazione militare informale con Russia, Cina (e Iran!) è già un dato di fatto. La nota rete d’influenza statunitense nominalmente gestita da Fetullah Gulen viene smantellata non solo in Turchia, ma anche in Azerbaigian e si ritiene sia indebolita e neutralizzata in tutte le aree turcofone, cioè sul fianco meridionale dell’ex-Unione Sovietica. Queste aree avrebbero dovuto essere il bastione “occidentale” contro la Russia, ma diventano rapidamente il contrario.
Eltsin-Clinton La lezione turca viene studiata molto attentamente da molti Paesi. Partendo dalla leadership della Bulgaria che preferì vigliaccamente il suicidio economico quando la beniamina di Hillary Clinton, Victoria Nuland, chiese di annullare il gigantesco gasdotto South Stream della Russia. La lezione turca è studiata nei Balcani, Medio Oriente, Nord Africa e naturalmente Europa. La decisione inglese della Brexit, anche se chiaramente dettata da considerazioni intelligenti, realpolitik di sopravvivenza “per combattere un altro giorno”, rientra tra queste lezioni e probabilmente fu un incentivo per esercito ed élite turche per il colpo di Stato di Gulen. E così il decrepito Kissinger viene di nuovo presentato sulla scena pubblica dalle élite che sperano di poter di nuovo ricorrere al trucco della “distensione”. Vi sono seri dubbi che la Russia ci caschi nemmeno per un secondo. Nonostante i molti “amici” della Russia che a gran voce raccontano a Putin: guarda, guarda quanto è buono Kissinger, rappresenta la fazione dei buoni in occidente. Firma un accordo con lui e tutto andrà bene. Molto probabilmente la Russia tratterà il “fattorino” con estremo rispetto formale, arriverà anche a discutere e negoziare per forma. Ma non potrà mai lasciare che la sua strategia sia condizionata dalle promesse dell’uomo della distensione. Non ci sarà un altro Gorbaciov, né uno Eltsin. Anzi, al contrario. Forse non ci sarà nemmeno un Medvedev nel futuro della Russia. Il 4 febbraio Kissinger era a Mosca per un discorso presso il Fondo Gorchakov, a spiegare perché rappresenti l’alternativa allo scontro, e a presentare il suo piano per tornare ai bei vecchi tempi, cioè a quando la Russia venne… regalmente sabotata. Vedasi il discorso completo.
Il 19 agosto, il Dottore ritorna sulla stessa solfa in una intervista a Jacob Heilbrunn per la rivista National Interest. E’ molto eloquente del disagio presso i padroni di Kissinger. Da una parte, il vecchio factotum di Wall Street dice parole che, secondo lui, saranno gradite a Mosca (critica l’atteggiamento contro la Russia dei neocon), dall’altro non può spiegare con franchezza che la sua strategia della distensione negli anni ’70 e le sue “belle parole” nel 2016 hanno lo stesso scopo: distruggere la Russia! Gli viene chiesto: “la distensione ha giocato un ruolo fondamentale nell’eliminare l’Unione Sovietica, no?” La risposta di Kissinger: “Questo è il mio punto di vista. Abbiamo usato la distensione come strategia bellica contro l’Unione Sovietica“.
Vedasi il seguente scambio:
Heilbrunn: avevo dimenticato che c’era riuscito. Alla fine, però, la distensione ebbe un ruolo fondamentale nell’eliminare l’Unione Sovietica, no?
Kissinger: Questo è il mio punto di vista. Abbiamo usato la distensione come strategia bellica contro l’Unione Sovietica.
Heilbrunn: Sono stupito che ciò non abbia più attenzione in Europa, questa è l’opinione comune, che la distensione fosse essenziale per ammorbidire l’Europa orientale e l’Unione Sovietica, abbandonando la memoria della seconda guerra mondiale, mentre negli Stati Uniti ne abbiamo una visione trionfalistica.
Kissinger: Beh, c’è l’idea che Reagan iniziasse il processo con il suo discorso sull’Impero del Male che, a mio parere, avvenne nel momento in cui l’Unione Sovietica era già sulla via della sconfitta. Eravamo impegnati in una lotta a lungo termine, generando molte analisi concorrenti. Ero sulla linea dura dell’analisi, ma sottolineai anche le dimensioni diplomatiche e psicologiche. Dovevamo condurre la guerra fredda da una posizione in cui non fossimo isolati e in cui avessimo la miglior base per guidare conflitti inevitabili. Infine, avemmo l’obbligo particolare di trovare un modo per evitare il conflitto nucleare, dato che minacciava la civiltà. Cercammo una posizione per essere pronti a usare la forza quando necessario, ma sempre nel modo per poterlo esibire chiaramente come ultima risorsa. I neoconservatori hanno una visione più assolutista. Reagan usò il lasso di tempo a disposizione con notevole abilità tattica, anche se non sono sicuro che tutto fosse previsto. Ma l’effetto fu estremamente impressionante. Credo che la distensione ne fu il preludio indispensabile.
Heilbrunn: L’altra realizzazione monumentale era ovviamente l’apertura alla Cina. Che ne pensa oggi?
Kissinger: La riduzione del ruolo sovietico in Medio Oriente, non fu da meno.
Heilbrunn: Giusto, e salvare Israele nella guerra del ’73 inviando armi.
Kissinger: Erano collegati.
Heilbrunn: La Cina è la nuova Germania guglielmina di oggi? Richard Nixon, poco prima di morire, disse a William Safire che era necessario aprire alla Cina, ma che creammo un Frankenstein.
Kissinger: Di un Paese che per tremila anni dominava la regione si può dire abbia una realtà intrinseca. L’alternativa sarebbe stata mantenere per sempre la Cina collusa con l’Unione Sovietica, e quindi far divenire l’Unione Sovietica, avanzato Paese nucleare, potenza dominante sull’Eurasia con la connivenza statunitense. Ma la Cina presenta intrinsecamente una sfida fondamentale per la strategia statunitense.bushgorbVedasi:
L’Intervista: Henry Kissinger
Kissinger: L’obiettivo degli Stati Uniti è distruggere la Russia
Conferenza di Henry A. Kissinger presso il Fondo Gorchakov a Mosca

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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