Cosa fa Washington in Asia centrale?

F. William Engdahl New Eastern Outlook 05/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AWILLS PAGEDa quando la CIA ha finanziato e addestrato oltre centomila jihadisti, tra cui il fanatico saudita Usama bin Ladin, per intraprendere una guerra per procura decennale contro le forze dell’esercito sovietico in Afghanistan, Washington è ossessionata dall’idea di penetrare nell’Asia centrale per incunearsi tra Cina e Russia. I primi tentativi sulla scia della presenza delle forze statunitensi in Afghanistan post-2001, hanno avuto alterne fortune. Ora sembra che Washington cerchi freneticamente di ripetersi, anche richiamando il vecchio ambasciatore degli USA Richard M. Miles per dirigere un nuovo tentativo di rivoluzione colorata. Sembra che ci sia urgenza nella nuova attenzione di Washington sull’Asia centrale. La Russia non viene destabilizzata dalle sanzioni finanziarie di Stati Uniti e Unione europea; piuttosto è più vivace che mai facendo accordi economici e militari strategici apparentemente ovunque. E il vicino eurasiatico della Russia, la Repubblica Popolare Cinese, ha piani per costruire con la Russia rotte energetiche e collegamenti ferroviari ad alta velocità in tutta l’Eurasia. Washington sembra rispondere. Il problema dei neoconservatori di Washington è che non sono molto creativi nel comprendere le maggiori conseguenze delle loro azioni alquanto stupide. E i loro traffici loschi sono molto noti non solo a Mosca, ma anche in Uzbekistan, Kirghizistan e altre repubbliche dell’Asia centrale dell’ex-Unione Sovietica.

L’imminente boom economico dell’Eurasia
Le repubbliche dell’Asia centrale, soprattutto Kirghizistan e Uzbekistan, si posizionano strategicamente tra Cina, Kazakistan e Russia, al centro della regione in via di boom economico conseguente alle reti ferroviarie ad alta velocità della nuova Via della Seta della Cina. Tali reti ferroviarie creeranno un rotta altamente efficiente ed indipendente dalla possibile interferenza statunitense sulle rotte marittime, agevolando il commercio in rapida crescita in Eurasia e potenzialmente anche nella sfortunata UE, se mai avrà il coraggio di mollare Washington. La Cina ha recentemente fatto notizia con la costituzione della sua Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), chiara rivale di FMI e Banca asiatica di sviluppo controllati dagli Stati Uniti, quando Regno Unito, Germania, Francia e la maggior parte delle più importanti nazioni, ad eccezione di Stati Uniti, Canada, Messico e Giappone, si precipitarono entrando da membri fondatori in ciò che promette essere la locomotiva economica globale per almeno il prossimo mezzo secolo o più, se guidata correttamente. L’AIIB è stata fondata da Pechino con il contributo iniziale di 50 miliardi di dollari per finanziare in parte la Nuova Via della Seta. Recentemente Pechino ha anche ripreso un piano per costruire un collegamento ferroviario dal Xinjiang della Cina all’Uzbekistan attraverso il territorio del nord Kirghizistan. I piani iniziali furono sabotati nel 2005, quando una rivoluzione colorata istigata dagli USA rese il Kirghizistan instabile. Il 21 gennaio 2015, il presidente del Kirghizistan Almazbek Atambaev annunciava che il suo governo aveva inviato una delegazione a Pechino per concludere i dettagli del progetto da 2 miliardi di dollari per una tratta ferroviaria di 270 km da Kashgar, nel Xinjiang della Cina occidentale, a Andijan nell’Uzbekistan orientale, via oblast Naryn e Osh del Kirghizistan. In una recente nota, il Foreign Office inglese rileva che il progetto ferroviario darebbe vantaggi significativi all’Uzbekistan e soprattutto alla Cina, facendo anche avanzare i progetti ferroviari eurasiatici della Nuova Via della Seta, rilevando che la Cina creerebbe una rotta terrestre supplementare attraverso l’Asia centrale, per le sue esportazioni ai mercati europei, se si collegasse alle rete ferroviarie uzbeka e turkmena fino al Mar Caspio. Inoltre migliorerebbe l’accesso cinese a oro, carbone e altri minerali del Kirghizistan, uno Stato economicamente dimenticato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e dalla dichiarazione dell’indipendenza. Per l’Uzbekistan, la nota del Foreign Office rileva che la nuova linea ferroviaria permetterebbe il commercio con i mercati dell’Asia-Pacifico, ciò sarebbe particolarmente importante per l’impianto automobilistico GM-UzDaewoo della regione di Andijan, che riceve importazioni regolari di componenti dalla Corea del Sud. Per il Kirghizistan, ciò offrirebbe la possibilità di guadagnare dalle tariffe di transito fino a 200 milioni di dollari l’anno, secondo alcune stime, oltre a creare 20000 posti di lavoro nella relativa costruzione. Così vi sono possibili vantaggi dall’apertura del Kirghizistan a significativi investimenti cinesi nel settore minerario, di cui l’economia kirghisa ha doloroso bisogno. Un altro progresso economico e geopolitica eurasiatico si ebbe il 9 aprile, quando il Pakistan annunciava che, una volta che le sanzioni degli Stati Uniti all’Iran saranno tolte, procederà nella costruzione, da tempo in stallo, del gasdotto Iran-Pakistan da 7,5 miliardi dollari dal porto pakistano di Gwadar alla città di Nawabshah nel sud-est del Pakistan, per fornire i necessari 4500 megawatt di energia elettrica. Nel 2014 Washington sabotò il progetto, sostanzialmente corrompendo il governo del Pakistan, finanziariamente legato per 1,5 miliardi di dollari ai sauditi, affinché abbandonasse il progetto. Washington minacciò il Pakistan se violava le sanzioni economiche contro l’Iran. Washington, come Wall Street, preferisce usare i soldi degli altri popoli per far avanzare la propria agenda. Un anno dopo, speso il denaro saudita, il Pakistan annunciava che il gasdotto sarebbe stato portato avanti. Il Pakistan s’è tranquillamente assicurato un prestito da 2 miliardi dollari dalla… Cina. Il segmento in Pakistan del gasdotto sarà di 485 km, finanziato dal prestito cinese e la costruzione sarà effettuata dalla compagnia energetica statale cinese CNPC. L’Iran ha già completato il suo segmento di 560 km.bakou-petroleWashington corre a sabotare
Con l’esplosione economica eurasiatica per i collegamenti, ferroviari e gasdotti transnazionali, Washington ha capito di dover reagire per non essere sopraffatta dalla Shanghai Cooperation Organization di Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan. Non solo, nel gennaio 2015 Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia lanciavano l’Unione economica eurasiatica con il Kirghizistan che ha in programma di aderirvi. E’ la stessa unione economica che l’Ucraina del presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich cui decise di aderire piuttosto che accettare la proposta irrisoria di associazione con l’UE. L’assistente del segretario di Stato di Washington Viktoria Nuland e il solito branco di falchi neoconservatori scatenarono le proteste di Piazza Majdan via Twitter e nel febbraio 2014, il colpo di Stato per bloccare il passo dell’Ucraina. Quindi vale la pena notare che a fine marzo 2015, il giornale del Kirghizistan Delo No riferiva che un misterioso aereo ucraino aveva scaricato 150 tonnellate di merci, etichettate “posta diplomatica”, per l’ambasciata statunitense nella capitale kirghiza Bishkek, alla fine di marzo. Lo status di posta diplomatica significava che non poteva essere controllata dalla polizia doganale kirghisa. A quanto pare il personale dell’ambasciata statunitense a Bishkek foffre di grafomania furiosa. Il giornale riferì che il carico fu consegnato con due voli dell’aviogetto da trasporto Antonov An-124 della compagnia aerea ucraina Avialinii, il 28 marzo e 30 marzo, e ogni volta l’aereo proveniva dalla capitale degli Emirati Arabi Uniti Abu Dhabi, dirtetto all’aeroporto internazionale di Manas. Vale la pena notare che nel novembre 2013 l’ambasciata statunitense a Kiev ricevette “carichi diplomatici” consegnati da aerei da trasporto dell’US Air Force. L’ex-capo del servizio di sicurezza ucraino Aleksander Jakimenko fu citato dal notiziario Vesti.ru dire che i carichi di Kiev includevano scatole con 60 milioni di dollari in banconote di piccolo taglio distribuite ai manifestanti di Piazza Majdan a Kiev, durante le rivolte antigovernative di fine 2013; ecco l’idea di Victoria Nuland della democrazia. Fino all’aprile 2014 il governo degli Stati Uniti aveva una base aerea strategica a Manas in Kirghizistan, totalmente immune dal controllo del Kirghizistan. I media indicavano all’epoca che aerei da trasporto militari degli Stati Uniti carichi di eroina afgana atterravano nel volo verso Russia ed UE.
Nel novembre 2014, il segretario dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO) Nikolaj Bordjuzha accusò l’occidente di tentare di destabilizzare i Paesi della CSTO. La Collective Security Treaty Organization è un’alleanza di sicurezza di Stati ex-sovietici, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan che cooperano su questioni strategiche. Bordjuzha accusò che l’attività di “ONG finanziate da agenti occidentali” era aumentata nella regione. Bordjuzha accusò l’occidente di destabilizzare i Paesi CSTO. Come prova citò “l’aumento sproporzionato del numero di funzionari delle ambasciate occidentali, in particolare quelle degli Stati Uniti, così come l’attivazione di numerose ONG finanziate dagli occidentali“. Osservò che poco prima del lancio del colpo di Stato a Kiev di Washington, il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Kiev esplose fino all’incredibile cifra di 1500, in un Paese dove l’unico interesse di Washington era incunearsi tra Russia, Cina e Unione europea. Poi il 5 febbraio 2015, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti annunciò di aver riassunto il 78enne creatore delle rivoluzioni colorate Richard M. Miles, quale “incaricato d’affari ad interim” presso l’ambasciata statunitense a Bishkek, Kirghizistan. Miles era dietro la “rivoluzione delle rose” della CIA, che in modo fraudolento installò l’agente di Washington Mikhail Saakashvili a presidente della Repubblica della Georgia, nonché simili operazioni sporche negli anni ’90 in Azerbaigian, dove BP e compagnie petrolifere statunitensi volevano costruire l’oleodotto Baku – Ceyhan attraverso la Georgia, per evitare l’oleodotto russo che attraversava la Cecenia. La nomina di Miles è avvenuta quando l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland, neocon ex-assistente di Dick Cheney ed ex-ambasciatrice nella NATO fu fondamentale nel colpo di Stato a Kiev del 2014, e si recò nel Caucaso meridionale per visitare i governi di Georgia, Armenia e Azerbaigian. Washington mira chiaramente a devastare con le rivoluzioni colorate l’Asia centrale, al fine di sabotare il rapido sviluppo economico eurasiatico. Il Kirghizistan è particolarmente strategico per tale scopo, con il caos che minaccerebbe subito la cooperazione economica tra Cina, Russia e Kazakistan. Possiamo aspettarci una nuova ondata di rivoluzioni colorate orchestrate da Washington in Kirghizistan e Asia centrale. Probabilmente includeranno anche il Baluchistan in Pakistan, dove i jihadisti radicali sostenuti dalla CIA si preparano a sabotare il gasdotto Iran-Pakistan-Cina che attraversa il Belucistan. Il tutto è alquanto faticoso, ma una superpotenza decadente non è generalmente più creativa.

Modo di definire "valigia diplomatica", no?

Modo di definire il concetto di “valigia diplomatica”, no?

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureatosi in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jade Helm, ammissione del fallimento degli USA

Gordon Duff New Eastern Outlook 06/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraJade-Helm-15I fallimenti della politica estera e militare statunitensi sono innumerevoli e si accumulano ogni giorno. Non vi è più dubbio che l’eccessiva dipendenza da aziende private, influenza di Israele e altre potenti lobby, e una struttura di comando divisa con elementi canaglia che eseguono “operazioni” private lasciano gli USA senza difese. Lo vediamo oggi, mentre la città di Baltimora brucia, nelle minacce della NATO alla Russia, nella nuova partnership degli USA con il Giappone e la belligeranza che rappresenta, e anche in Turchia, Ucraina, Yemen e nel bizzarro blocco navale e aereo agli aiuti umanitari a una nazione devastata dal confinante con valori del 5° secolo e armi del 21° secolo. Per gli USA governare il mondo è un compito difficile, essendo uno Stato di polizia fallito agli interni e una nazione fascista “co-dipendente” all’estero.

Jade Helm
Due mesi fa, il dipartimento della Difesa annunciava un’esercitazione in gran parte degli Stati Uniti. Il testo del documento ha fato eco in tutto il mondo con i teorici della cospirazione annuncianti “la fine del mondo come lo conosciamo”. La vera importanza di Jade Helm non sono le teorie del complotto, ma la verità, e cioè che il mondo che pensiamo di conoscere è finito molto tempo fa. Molti di noi semplicemente non l’hanno capito. Il 27 aprile, gli organizzatori di Jade Helm hanno tenuto una riunione in una piccola città del Texas per descrivere i loro piani. Chi ha una certa simpatia per i militari s’è lamentato di come il portavoce dell’esercito ha fallito epicamente nel tentativo di corteggiare il pubblico sbandierando e tirando corde patriottiche. Nessuno c’è cascato.

Il lungo e il corto
2707A6FA00000578-0-image-a-13_1427416241579Qualsiasi possa essere la grande paura per Jade Helm, la triste realtà è che Jade Helm potrebbe veramente essere peggio. Dopo un’attenta analisi delle dichiarazioni dell’esercito, tolte nebbia e ragnatele della neolingua, ecco cosa è stato detto nella piccola città del Texas:
Jade Helm è una simulazione per addestrare l’esercito a non uccidere ogni civile che vede, come fece in Iraq e Afghanistan.
Jade Helm insegnerà, si spera, a militari del tutto sprovveduti ad operare con l’intelligenza, per non alienarsi tutti agendo da pazzi totali ed incompetenti.
Jade Helm addestrerebbe le truppe in operazioni speciali, sopravvivendo senza Playstation, pasti da 6000 calorie e la “mamma esercito” per 24/7.
• Le unità con Jade Helm apprenderanno a muoversi inosservate, facendo finta, e sottolineiamo “facendo finta”, di guadagnarsi la fiducia dei civili rappresentati da giocatori di ruolo. Spero che la gente del posto che collabora, sia pagata per questo.
Jade Helm è un tentativo di spacciare la storia che le sconfitte in Iraq e Afghanistan e l’insuccesso orribile di aver lasciato queste nazioni nel disastro totale, siano un successo. Naturalmente, ciò è delirante.
Jade Helm si basa sull’ipotesi che se le truppe sono addestrate ad operare tra la gente, otterrebbero l’intelligence e aiuto dai locali, come fecero Viet Cong e taliban. Non è realistico.
Jade Helm potrebbe addestrare a un guerra negli USA secondo lo scenario da Alba rossa o anche di una guerra civile.
Jade Helm potrebbe essere un prequel del coinvolgimento statunitense in Ucraina.
Jade Helm, tuttavia, sembra essere “un lavoro confuso” per una serie di problemi che affliggono i militari e che non vengono affrontati, come combattere le guerre sbagliate contro i popoli sbagliati per le ragioni sbagliate.
Jade Helm, nei termini più diretti, è un tentativo di addestrarsi nell’arte dell'”Offensiva del sorriso”.
Nel tentativo di dissipare le voci di confische di armi e arresti di massa, chi sa leggere tra le righe potrebbe cogliere, attraverso i giri di parole, l’odore della paura e lo sguardo di panico e disperazione. Se molti statunitensi hanno chiaramente capito cosa dice Jade Helm, si saranno ben presto resi conto che non c’è l’Esercito a proteggere gli USA, non certo uno da 1000 miliardi dollari all’anno.1020184101-587x451Le recenti debacle degli USA in Siria
La sera del 27 aprile 2015, un’unità delle forze speciale siriana di 22 uomini entrava dietro le linee di al-Nusra, al confine con la Turchia, ad ovest della città di Aleppo, attaccando il centro comando di al-Nusra, uccidendo o catturando 31 dirigenti dell’organizzazione. Queste informazioni e dettagli dell’attacco furono dati da un comunicato direttamente dai vertici del governo siriano. Due siriani furono uccisi, un ufficiale e un soldato. Tra i nemici uccisi o catturati vi furono 6 ufficiali turchi e 2 qatarioti. L’intelligence nella missione fece molto di più che chiarire come Turchia e Qatar sostengano attivamente al-Qaida da molti anni. Ha inoltre chiarito la posizione delle compagnie private statunitensi che collaborano con l’esercito degli Stati Uniti e la CIA in Turchia e il loro rapporto con i servizi segreti israeliani. La prova dell’invio occulto dagli Stati Uniti di armi pesanti in Turchia, consegnate ad al-Nusra “ramo” di al-Qaida, e provenienti dai depositi d’Israele, è stata trovata. Tali scorte non sono israeliane, ma piuttosto degli Stati Uniti che pagano per depositarle in Israele. L’invio unico di 500 missili TOW ultimo modello, insieme a 50 Stinger, è stato citato. Ciò non sorprenderebbe se non fosse per il nuovo programma di “indirizzo e addestramento” guidato dall’ex-generale dei marines degli USA John Allen, ex-comandante in Afghanistan che condivide personale e strutture con al-Qaida. Ogni aspetto di tale occulta bizzarra e piuttosto illegale operazione che coinvolge SIIL, al-Nusra, Mossad, servizi segreti turchi ed eserciti di Turchia e Qatar, per armare apertamente gruppi terroristi in collaborazione con CIA, US Army e mercenari statunitensi, è stato dimostrato.

USA sempre più deboli
Anche la Siria è disposta ad ammettere che ciò che ha scoperto non indica doppiezza e inganno in nome del presidente Obama. Infatti, rappresenta qualcosa peggio. Cosa succede se il presidente Obama non lo sapeva? Da ciò che è stato scoperto, non ci sono prove che l’amministrazione statunitense, il presidente Obama e il segretario Kerry ne fossero “avvertiti” in qualche modo. Lo stesso non si può dire per dipartimento della Difesa USA e CIA. Il grado di complicità è significativo. Per un chiarimento ho contattato il colonnello James Hanke (in pensione), ex-addetto in Israele. Ecco cosa ha risposto: “Nel rivedere i contratti del Pentagono con le aziende, Raytheon in particolare produttrice del sistema TOW, ho visto di recente più di una “voce opaca”. Questi erano contratti, più di uno di oltre i 40 milioni di dollari, per sistemi d’arma non specificati, contratti collegati ad altri in modo da ingannare facilmente Congresso ed esecutivo. Generalmente sarebbero armi, come quelle per l’Iran-Contra di anni fa o per SIIL, al-Nusra, Boko Harum o altri gruppi. Ci sono alcune prove che aviolanci di tali armi siano stati effattuati verso tali organizzazioni“.

Esercito forte, esercito debole
Jade Helm tenta d’insegnare a un militare statunitense stanco e scoraggiato come “andare d’accordo con la gente”, mentre lo stesso militare sostiene attivamente i nemici degli Stati Uniti. Il denaro speso per insegnare ai soldati a “fare amicizia e influenzare la gente” potrebbe essere meglio speso cacciando chi a Washington spreca milioni in armi statunitensi da dare ai nemici degli USA.

jade-helm1Gordon Duff è un marines veterano della guerra del Vietnam, ha lavorato su veterani e prigionia per decenni, ed è consultato dai governi su problemi di sicurezza. E’ redattore e presidente del consiglio di Veterans Today, per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Solo con le forze nucleari i BRICS sopravviveranno

Konstantin Sivkov, Presidente dell’Accademia dei Problemi di Geopolitica, D.Sci. VPKTheSaker
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroramaxresdefault2La Russia potrebbe avere una mega-arma asimmetrica nel 2020-2025. Se si esclude qualsiasi possibilità di una grande guerra contro la Russia, anche in condizioni di assoluta superiorità dell’avversario sui sistemi d’arma tradizionali. Una nuova guerra fredda è stata avviata contro la Russia, o meglio, non si è mai fermata. L’occidente consolida il successo delle precedenti fasi della Guerra Fredda e ha cominciato a prepararsi per la sua conclusione.

Soluzione asimmetrica
L’occidente oggi, come a metà del 20° secolo, costruisce la “cortina di ferro” e segue la politica del blocco militare aumentando le dimensioni delle forze NATO e avvicinandosi ai confini russi. Tuttavia, per noi la situazione è assai peggiore di mezzo secolo fa. Il potenziale economico è stato significativamente ridotto; una dannosa dipendenza nella sicurezza nazionale s’è sviluppata verso il principale avversario quale fonte di tecnologie avanzate; la bussola morale dell’ideologia comunista è perduta; non vi è più una comunità significativa di alleati europei, simile al Patto di Varsavia; gli oligarchi filo-occidentali e legati ai funzionari liberali sono dominanti nei settori industriale e finanziario. La Russia non è semplicemente nella posizione di competere con la NATO e i suoi alleati nella tecnologia militare. Pertanto, date le circostanze è imperativo cercare nuovi approcci per garantire la sicurezza militare, in particolare nel contenimento strategico. Il compito principale a tal proposito è mantenere elevata la potenza delle forze nucleari. Tuttavia, ci sono svantaggi. Nonostante le loro relativamente (rispetto ad altre forze militari) piccole dimensioni, le armi nucleari richiedono risorse significative. A causa dei crescenti problemi economici associati alle sanzioni e alla riduzione del mercato petrolifero, il Paese potrebbe semplicemente non avere le risorse necessarie per mantenere le proprie forze nucleari al livello di prontezza richiesto. Le forze nucleari strategiche (forze dei missili strategici, sottomarini nucleari, bombardieri strategici) comprendono oltre centomila effettivi vulnerabili a una parziale neutralizzazione con metodi da guerra dell’informazione. Il sistema di attacco rapido globale degli Stati Uniti potrebbe in futuro poter neutralizzare tutte o la maggior parte delle forze nucleari russi tramite una combinazione di attacchi di “decapitazione” (ai centri comando delle armi nucleari strategiche) e “disarmo” (direttamente ai vettori nucleari strategici). Trovare modi asimmetrici di contenimento strategico è fondamentale per il nostro Paese. Questo è ciò di cui il presidente parlava quando ha detto che non dovremmo impegnarci nella corsa agli armamenti, ma adottare misure asimmetriche. Ovviamente, ciò implica armi completamente nuove basate su idee ben diverse da quelle esistenti.

Requisiti tecnici per la mega-arma
Sulla base dell’analisi della situazione delle forze di contenimento strategiche, queste nuove armi devono soddisfare determinati requisiti. Prima di tutto, dovrebbero garantire la sconfitta del nemico. Il sistema deve poter colpire il nemico al cento per cento di sicurezza, e la forza d’attacco dovrebbe essere sufficiente ad ottenere il completo contenimento. Inoltre, il sistema dovrebbe poter attaccare impedendone la neutralizzazione con qualsiasi mezzo, non solo da quelle attuali, ma anche dalle armi più sofisticate ancora da sviluppare. La caratteristica più importante è la certezza di utilizzare il sistema quando c’è la volontà della leadership politica del Paese e vi sono le condizioni oggettive che ne richiedono l’utilizzo. Ciò è particolarmente importante se si considera che le posizioni degli elementi pro-occidentali sono ancora abbastanza forti, in particolare nel governo, compresa la direzione militare. Quando si applica massiccia pressione informativa e psicologica, diventa difficile eseguire l’ordine d’impiegare le armi nucleari strategiche. Inoltre, il numero di persone nelle forze nucleari strategiche è troppo alto per essere assolutamente certi che siano impiegati, soprattutto quando la società è divisa. Il requisito sul numero minimo di personale per gestire il sistema asimmetrico di contenimento proviene da tali considerazioni. Il numero deve essere abbastanza piccolo, quindi dalla garanzia assoluta, o più vicina possibile, di fedeltà alla leadership politica del Paese e disponibilità ad eseguire l’ordine d’impiegare il sistema a prescindere dalla situazione nella società e dalle emozioni personali. Ciò significa che il personale del sistema asimmetrico non può superare le diverse migliaia. Confrontando la potenza distruttiva che la scienza contemporanea può erogare concludiamo che non possiamo raggiungere il risultato necessario senza l’uso di forze distruttive secondarie. Le prime che emergono sono gli eventi catastrofici geofisici. Il geocatastrofico incremento della potenza delle bombe nucleari per diverse volte, potrebbe essere deliberatamente avviato da forze relativamente deboli. Ecco perché l’arma della risposta asimmetrica si basa sull’utilizzo dei principali fattori distruttivi di processi geofisici devastanti. Un altro requisito è l’asimmetria della minaccia. Tale sistema dovrebbe danneggiare chi lo usa incomparabilmente assai meno del nemico. Ciò è possibile valutando le caratteristiche geografiche di Russia e Stati Uniti.

Un futuro senza gli USA
USquake È importante sottolineare che la Russia si trova sul continente eurasiatico, con la parte principale del territorio e della popolazione lontane da oceani e mari. Inoltre, l’altezza media sul livello del mare garantisce praticamente protezione da inondazioni anche in caso di eventi catastrofici con enormi e potenti tsunami (Megatsunami). Il quadro negli Stati Uniti è diverso. Oltre l’80% della popolazione vive vicino al mare in aree poco sopra il livello del mare. L’industria principale si trova in tali territori. Anche tsunami relativamente deboli di alcuni decine di metri potrebbero avere conseguenze catastrofiche per gli Stati Uniti. L’uragano Kathrin a New-Orleans l’ha dimostrato abbastanza chiaramente. Un’altra caratteristica della Russia è che la maggior parte del suo territorio in Siberia si trova su uno strato di basalto spesso diversi chilometri. Si ritiene che queste piattaforme di basalto si siano formate con l’eruzione di un super-vulcano, circa un quarto di un miliardo di anni fa. Ecco perché degli attacchi, anche i più potenti, non avranno conseguenze geofisiche catastrofiche. Che dire degli Stati Uniti? Ciò che attira la nostra attenzione è il parco nazionale di Yellowstone che si trova nella caldera del supervulcano omonimo. Il supervulcano, secondo i geologi, si avvicina al periodo di attivazione, che avviene ogni 600mila anni. La sua ultima eruzione avvenne molto tempo fa. La potenza del vulcano è diverse volte inferiore a quello siberiano. Perciò la sua eruzione non estinse la vita sulla terra, ma senza dubbio ebbe conseguenze catastrofiche per il continente americano. I geologi ritengono che il vulcano Yellowstone può esplodere da un momento all’altro. Ci sono chiari segnali dell’attività in aumento. Pertanto, anche una piccola spinta, ad esempio l’esplosione di una bomba da un megaton, basterebbe ad avviarne l’eruzione. Le conseguenze per gli Stati Uniti sarebbero catastrofiche, semplicemente cesserebbero di esistere. L’intero territorio sarà coperto da uno spesso strato di cenere (di diversi metri o anche decine di metri). La San-Andreas è un altra zona vulnerabile degli Stati Uniti dal punto di vista geografico. San-Andreas è una faglia di 1300 chilometri di lunghezza tra le piattaforme americane pacifica e settentrionale. Si estende lungo le coste della California, sulla terraferma e in parte sott’acqua. Le faglie di San-Gabriel e San Jacinto le sono parallele. Questa è l’area dall’instabilità geofisica che produce terremoti fino a magnitudo 8,5 della scala Richter. L’esplosione di una potente bomba nucleare potrebbe avviare eventi catastrofici creando grandi tsunami che distruggerebbero le infrastrutture sulle coste del Pacifico. Infine, non dimentichiamo le faglie dell’Atlantico e del Pacifico. Parallele alle coste statunitensi orientale e occidentale, potrebbero generare grandi tsunami che causerebbero danni enormi a distanze significative dalla riva.

Detonatore di una catastrofe
Pertanto, gli Stati Uniti sono molto vulnerabili dal punto di vista geofisico. Ciò che rimane da fare è decidere come avviare processi geofisici su tale scala. Diamo uno sguardo alla storia. Nel 1961, la più grande bomba termonucleare mai prodotta su fatta esplodere a cinquemila metri sulla punta settentrionale della Nuova Terra (Novaja Zemlja). Secondo le stime la potenza fu di 58 megatoni. Tuttavia, gli esperti occidentali giunsero alla conclusione che non tutta l’energia totale era stata utilizzata, poiché la bomba non sembrava prodotta con Uranio-238, in grado di aumentare la potenza dell’esplosione dal 50 per cento al doppio, cioè oltre 100 megatoni. L’ordigno ebbe forma e dimensioni di una bomba di 16 tonnellate sganciata da un Tu-95 Bear. Oggi munizioni della stessa potenza, secondo gli scienziati del centro nucleare russo di Sarov e l’autorevole scienziato Igor Ostretsov, potrebbe pesare 5-7 tonnellate. Cioè potrebbe essere facilmente collocata su missili pesanti (il carico che può essere trasportato dal Satan è di circa 8 tonnellate). Potrebbe anche essere trasportato da satelliti in orbita. Gli accordi esistenti sulla parità degli arsenali nucleari non impongono limitazioni alla potenza delle singole munizioni, controllandone solo il numero. Tuttavia, la mega-arma non richiede troppe bombe.

Tu-95AndTsarBombaIl giorno dopo
L’opzione migliore per avviate con certezza processi geofisici catastrofici sarebbe accendere il supervulcano Yellowstone. Anche una singola esplosione sulla superficie di una bomba da 5-7 tonnellate avvierebbe una potente eruzione. Di conseguenza, gli Stati Uniti cesserebbero di esistere, anche se le conseguenze sarebbero catastrofiche per il resto del mondo. La Russia subirebbe meno per distanza dal luogo dell’esplosione, dimensione del territorio e posizione. Inoltre, i danni ai Paesi agli antipodi dagli USA sarebbero limitati. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che l’esplosione sarebbe un disastro per l’intera civiltà. Ma questa è la ragione dell’esistenza di tale arma. La stessa possibilità del suo utilizzo porrebbe fine a qualsiasi idea di aggressione alla Russia. Una versione alternativa sarebbe scatenare un gigantesco tsunami. L’idea appartiene a Andrej Sakharov. La sua idea era far esplodere alcune bombe in punti definiti lungo le faglie di Atlantico e Pacifico (circa 3-4 per ognuna) alla profondità di 1,5-2 chilometri. Questo, secondo i calcoli di Sacharov e altri scienziati, produrrebbe un’onda da 400-500 metri sulle coste degli Stati Uniti. Frantumando e sopprimendo le coste, spazzerebbe via tutto fino a oltre 500 chilometri. Se le esplosioni avvengono presso i punti dei fondali oceanici in cui la crosta terrestre è più sottile, la crosta potrebbe essere distrutta e il magma venire a contatto con l’acqua amplificando l’intensità dell’esplosione. In tal caso, l’altezza dello tsunami supererebbe gli 1,5 km e la zona di distruzione si estenderebbe ad oltre 1500 chilometri dalla riva e sarebbe un’arma molto “pulita”, non ci sarebbe l’inverno nucleare e gigantesche nubi di polvere non si formerebbero, e il vapore acqueo cadrebbe sulla terra vicino al punto dell’esplosione, cioè sul territorio degli Stati Uniti, con orribili piogge radioattive. Un tale evento avvierebbe senza dubbio l’attività tettonica in tutta la regione, tra cui molto probabilmente l’eruzione del supervulcano Yellowstone. La controndata spazzerebbe via l’Europa. In altre parole, l’intero blocco NATO sparirebbe. Il cataclisma sarebbe orrendo, ma questa è la minaccia asimmetrica definitiva, qualche regione della Russia verrebbe distrutta, ma l’intera civiltà occidentale cesserebbe di esistere. Anche la detonazione di una potente bomba presso le faglie di San Andreas, San Gabriel o San Jacinto comporterebbe effetti geofisici devastanti.

Apocalisse, semplice ed economica
Tali scenari dimostrano che il numero di superbombe necessario per l’arma asimmetrica è piuttosto limitato, circa dieci. Ciò crea condizioni vantaggiose per l’uso, in conformità ai requisiti dell’arma asimmetrica sopraindicata. I vettori delle bombe potrebbero essere vari. Prima di tutto diversi missili balistici pesanti multistadio, lanciati con razzi di sostegno e in capaci di superare i sistemi di difesa antimissilistica, anche quelli da sviluppare in un lontano futuro. Un numero limitato di sistemi di lancio speciali nei silos potrebbe essere protetto in modo affidabile con sistema basato su protezione armata e regime di segretezza. Tali missili potrebbero basarsi sui sottomarini strategici Tajfun (Proekt 941), progettati per ospitare i missili R-39 pesanti 96 tonnellate, e quindi potrebbero ospitare facilmente un missile pesante contemporaneo con la testata richiesta. Un solo sottomarino basterebbe per il contenimento asimmetrico. Le superbombe s’integrano con i missili ipersonici lanciati da piattaforme sottomarine o terrestri. Inoltre, le megabombe potrebbero essere segretamente posizionate in precedenza nei punti designati e alla profondità desiderata da navi della Marina camuffate da navi civili. Al momento opportuno, queste bombe potrebbero essere fatte detonare a comando tramite un complesso sistema di collegamento che garantisca la trasmissione del segnale. Quando la situazione si stabilizza le bombe verrebbero rimosse da navi speciali. Il tempo necessario per progettare e fabbricare le bombe dalle dimensioni richieste richiederebbe, secondo gli esperti, 5-12 anni. All’incirca nello stesso periodo sarebbe necessario sviluppare e produrre i vettori. Ciò significa che la Russia potrebbe avere l’arma asimmetrica entro i prossimi 10 anni. La comparsa di tale arma escluderà qualsiasi minaccia di grande guerra contro il nostro Paese, anche in condizioni di schiacciante superiorità del nemico nei sistemi d’arma convenzionali.

tsar_bomba_by_pibraclab-d8k6dfe.pngTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La rianimata mitologia fascista

Jurij Rubtsov Oriental Review 12 giugno 2011

136400315_b667efd306_oNon mancano di argomenti per contestare la pretesa infondata e profondamente ingiusta che URSS e Germania fascista siano ugualmente responsabili dello scoppio della seconda guerra mondiale. Anche una giustapposizione abbozzata dei piani militari anteguerra di Berlino e Mosca evidenza la differenza fondamentale nelle intenzioni dei due Paesi.
Hitler approvò il piano dell’Operazione Barbarossa per una guerra contro l’URSS il 18 dicembre 1940. Il concetto alla base del piano era un’offensiva lampo: Berlino sperava di sconfiggere l’Unione Sovietica in breve tempo, pur continuando a lottare contro la Gran Bretagna. Entro cinque mesi dall’avvio dell’attacco, la Germania avrebbe dovuto distruggere le forze principali dell’Armata Rossa concentrate in prossimità della frontiera occidentale dell’URSS, per evitare che la ritirata delle divisioni sovietiche ne permettesse l’efficienza dopo i primi attacchi tedeschi, e di avanzare così profondamente nel territorio dell’URSS facendo sì che i raid aerei sovietici contro il territorio tedesco fossero impossibili. L’obiettivo finale della campagna tedesca era creare una barriera protettiva contro la Russia, mostro asiatico secondo la propaganda di Goebbels, lungo la linea Arcangelo – Volga… Gli obiettivi principali indicati dai pianificatori militari tedeschi erano Leningrado, Mosca, la Regione centrale industriale della Russia e il Donbas ricco di carbone. I raid aerei avrebbero dovuto paralizzare l’altra zona industriale chiave della Russia degli Urali. I preparativi per l’aggressione dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941. Di conseguenza, la Germania velocemente costituì una forza d’attacco per l’offensiva che entro metà 1941 contava circa 5 milioni di soldati, oltre 47000 cannoni e lanciamine, circa 4400 carri armati e canoni d’assalto e 4400 velivoli. Il 22 maggio il sistema dei trasporti della Germania passò a un programma rapido con l’obiettivo di accelerare il dispiegamento delle forze per l’attacco a est. Circa 300 treni erano diretti ogni giorno nelle regioni adiacenti al confine sovietico. Il mascheramento delle attività richiese una sofisticata campagna di inganni, e Stalin monopolizzando il processo di valutazione dei rischi che al momento l’Unione Sovietica affrontava, perse nel gioco della disinformazione attivata dai capi nazisti. Hitler scrisse nel suo diario, il 30 maggio, che il passaggio all’Operazione Barbarossa proseguiva come previsto e ribadì la data di lancio già decisa. Scrisse gli ultimi preparativi dell’aggressione contro l’URSS il 5 giugno, e il 10 giugno il comandante dell’esercito tedesco Walther von Brauchitsch ordinò di avviare l’operazione alle 3:30 del mattino del 22 giugno 1941. La parola in codice Dortmund fu il segnale secondo cui alle 01:00 del 21 giugno l’esercito tedesco doveva abbandonare ogni camuffamento prima dell’attacco. Il 20 giugno, il quartier generale tedesco ricevette le direttive di Hitler per l’Operazione Barbarossa in cui affermava che l’offensiva era una misura forzata. Hitler mentì dicendo che i russi stavano ammassando forze al confine orientale della Germania e che solo poche settimane prima la Germania non aveva divisioni motorizzate o corazzate nella regione (ovviamente falso), e che il numero di divisioni russe al confine regolarmente violato dai sovietici era di 160. In base a tutto ciò Hitler avviò l’attacco contro “i guerrafondai ebraici e anglosassoni e i capi ebrei del centro bolscevico di Mosca“. Fu più esplicito su ciò che accadde, anche se non più onesto, in una riunione con i suoi camerati di partito a Monaco, nel novembre 1941: “Nell’aprile-maggio ho seguito gli sviluppi, pronto ad agire 24 ore prima del nemico non appena mi resi conto che si doveva attaccare. La situazione iniziò ad apparire minacciosa a metà giugno, e nella seconda metà di giugno non ci furono dubbi che era questione di settimane, se non di giorni. Poi ordinai di attaccare il 22 giugno; miei vecchi camerati, credetemi fu la decisione più difficile della mia vita, perché sapevo che saremmo stati trascinati in una lotta molto dura, ma speravo che prima avremmo sconfitto il nemico, più le nostre possibilità di vincere sarebbe cresciute“.
Un’indagine sulla pianificazione militare sovietica prima della guerra, rivela un netto contrasto. Anche se l’esercito sovietico era aumentato notevolmente, da 1,9 milioni nel 1939 a 4,9 milioni il 1 giugno 1941, la sua prontezza al combattimento era in realtà ridotta. I nuovi leader militari dell’URSS, il commissario alla Difesa SK Timoshenko e il capo di Stato Maggiore dell’esercito GK Zhukov, erano pienamente consapevoli del fatto che l’esercito fosse impreparato alla guerra imminente e fecero seri sforzi per mutare la situazione, ma il compito era difficile e gravi errori furono commessi. Ad esempio, il piano di dispiegamento in tempo di guerra dell’Armata Rossa fu concluso ovviamente in grave ritardo. Il piano fu rivisto almeno tre volte nel 1940-1941. Il primo doveva spostare di 300 km le linee di difesa occidentali e nord-occidentali dell’Unione Sovietica nel 1940, ma profondi errori di carattere strategico furono commessi nella nuova versione. Alta vulnerabilità fu attribuita alla direttrice sud-occidentale, quella di un attacco contro l’Ucraina, mentre alla fine la Germania si concentrò sulla direttrice ovest attraverso cui attaccò la Bielorussia. La previsione sbagliata continuò quando il piano fu sottoposto a revisione nel febbraio-aprile 1941. Tuttavia, il piano valutava realisticamente la situazione generale, dichiarando che l’Unione Sovietica doveva essere pronta a combattere guerre parallele in occidente, contro la Germania sostenuta da Italia, Ungheria, Romania e Finlandia, e a Oriente contro il Giappone. È importante sottolineare che la revisione non indicava un qualsiasi attacco alla Germania nell’agenda strategica sovietica. Il piano fu rivisto infine nel maggio-giugno 1941. La versione modificata dal titolo Concetto di schieramento strategico delle Forze dell’Unione Sovietica nel caso di guerra con la Germania, fu presentato a Stalin da Timoshenko e Zhukov, il 15 maggio 1941. Meglio noto come Memorandum Zhukov, fu esaminato in una riunione segreta convocata da Stalin il 24 maggio, in cui fu ribadita la previsione che il fulcro dell’attacco tedesco fosse verso l’Ucraina. Stalin ordinò d’inviare rinforzi nel distretto militare di Kiev concentrando circa il 50% delle divisioni schierate in prossimità della frontiera occidentale dell’Unione Sovietica. Zhukov ammise in seguito che l’inesattezza delle previsioni ebbe conseguenze disastrose nella prima fase della campagna di difesa sovietica.
L’idea che dal 22 giugno 1941 l’Unione Sovietica stesse per colpire la Germania e che Berlino reagì alla minaccia imminente può, come già detto, essere fatta risalire a Hitler e Goebbels. Spacciando tale reclamo, i criminali fascisti semplicemente negavano la responsabilità dell’aggressione. Documenti tedeschi segreti illuminano la realtà. Hitler disse chiaramente nel luglio 1940, incontrando i vertici della Germania, che i russi non volevano la guerra. Il 5 agosto 1940 il Generalplan Ost, primo documento che rifletteva l’intenzione d’iniziare la guerra contro l’URSS, affermava che i russi avrebbero favorito la Germania attaccando per primi, ma Berlino doveva aspettarsi che l’esercito sovietico si ponesse sulla difensiva. Il 22 marzo 1941, tre mesi prima dell’inizio dell’aggressione all’URSS, il capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco, generale Franz Halder, scrisse nel suo diario che non credeva che i russi avrebbero iniziato la guerra. Alla vigilia della guerra, il 13 giugno 1941, l’intelligence militare tedesca guidata da Wilhelm Canaris Franz riferì che, come prima, i sovietici avrebbero adottato modalità difensive. La menzogna dei governanti tedeschi secondo cui la loro guerra di rapina contro l’Unione Sovietica fosse preventiva fu smascherata nel 1945-1946 al processo di Norimberga. La sentenza del tribunale si basa su documenti e testimonianze, tra cui quella del feldmaresciallo tedesco F. Paulus che dichiarò che l’attacco tedesco all’URSS fu un’aggressione senza ombra di giustificazione legale. In altre parole, sembra che ci sia la massima chiarezza sulla situazione, ma negli ultimi anni la versione della storia di Hitler e Goebbels secondo cui la leadership sovietica voleva attaccare la Germania s’è ripresentata. Tutto quanto sopra fu dimostrato più e più volte: il governo sovietico cercava di evitare la guerra a tutti i costi, o almeno di guadagnare più tempo possibile per riformare l’esercito e preparare la campagna per affrontare l’aggressione. E’ infatti sorprendente che gli oppositori attuali della Russia invochino così sfacciatamente la vile mitologia di Hitler e Goebbels. e2acd849d365015ef08ef5b696dc9e31_XLStalin non è colpevole di Katyn
Ekaterina Sokolova Russia Insider 1 maggio 2015

Secondo lo storico Grover Furr l’infame massacro di Katyn, in cui 14000 soldati polacchi, per lo più ufficiali, sarebbero stati giustiziati dal KGB, è una bufala nazista.

1170753Mentre il presidente polacco Bronislaw Komorowski continua a puntare il dito contro la Russia, accusandola del massacro di Katyn nel 1940, dei fatti dimostrano il contrario, secondo un professore statunitense. Nel corso di un discorso sull’esecuzione di ufficiali polacchi a Katyn nel 1940, il presidente polacco Bronislaw Komorowski, ancora una volta accusava l’Unione Sovietica del massacro, arrivando a dire che “il 20° secolo non conosce crimine paragonabile”. E se il delitto non fosse mai accaduto?
Nell’aprile del 1943 le autorità naziste affermarono di aver scoperto migliaia di corpi di ufficiali polacchi uccisi dai sovietici nel 1940. Questi corpi sarebbero stati scoperti presso la foresta di Katyn vicino Smolensk (Russia occidentale), motivo per cui la vicende delle esecuzioni o presunte esecuzioni di prigionieri di guerra polacchi in URSS fu chiamata massacro di Katyn”, come narra il Dottor Grover Carr Furr, professore statunitense, autore ed esperto di primo piano della storia sovietica, nel suo libro “The ”Official” Version of the Katyn Massacre Disproven?”. Il Professor Grover Furr mette in dubbio la versione “ufficiale” che accusa del massacro di Katyn l’Unione Sovietica, secondo la versione diffusa da Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Reich nazista nel 1943. L’autore ha smascherato gli equivoci più comuni sulla tragedia di Katyn e ha sottolineato che gli elementi probatori della versione “ufficiale” sono sorprendentemente “scarsi”. Va notato che molti ricercatori di solito si riferiscono alla “Busta sigillata No. 1″, consegnata dall’amministrazione Eltsin alle autorità polacche nel 1992, contenente documenti che, se autentici, proverebbero la colpevolezza dell’URSS nella strage di Katyn. Tuttavia, l’autenticità del documento solleva dubbi. “Nell’ottobre 2010 si ritenne credibile che la “schiacciante prova della Busta sigillata No. 1” fosse un falsi”. I materiali presentati dal deputato della Duma Viktor Ilijukhin nell’ottobre 2010 costituiscono la prova più forte nell’indicare che tali documenti possano essere dei falsi“, ha sottolineato il Professor Furr. Infatti, Viktor Iljukhin rivelò che il documento della “Busta Sigillata No. 1″, ovvero la nota di Lavrentij Berja che chiedeva l’esecuzione di 14000 prigionieri di guerra e civili polacchi, e firmata da Stalin nel 1940, fu fabbricata alla fine degli anni ’80. Il deputato ha suggerito che prominenti figure della “Perestrojka” come Aleksander Jakovlev, Dmitrij Volkogonov, Rudolf Pikhoja e altri sarebbero gli autori del falso. Ma mettiamo da parte i “documenti decisivi”, ha osservato il professore indicando le ultime scoperte di un gruppo archeologico polacco-ucraino nel 2011-2012 nella città ucraina di Volodymyr-Volinskiij, direttamente legate al massacro di Katyn.
Il gruppo ha scoperto una fossa comune identificata dagli specialisti come tipica fossa comune di “manifattura tedesca”. Citando la Dr.ssa Dominika Sieminska a capo della squadra archeologica polacca, il Professor Furr ha sottolineato che le vittime sepolte nella fossa comune non furono assassinate prima della fine del 1941 o del 1942. Inoltre, il 98,67 per cento dei proiettili presenti sul sito erano di fabbricazione tedesca del 1941, secondo il rapporto polacco. Anche resti di donne e bambini vi furono trovati. Ma il fatto più sorprendente è che i ricercatori polacchi scoprirono resti, distintivi metallici, spalline e mostrine appartenenti ai poliziotti polacchi che si ritiene siano stati uccisi nel cosiddetto “massacro di Katyn” nel 1940. Va notato che le munizioni tedesche furono trovate in altri siti relativi al caso Katyn. Sorprendentemente, Joseph Goebbels scrisse nei suoi diari, l’8 maggio 1943: “Purtroppo, munizioni tedesche sono state trovate nelle tombe di Katyn… E’ essenziale che ciò rimanga segreto. Se dovesse venirne a conoscenza il nemico, tutta la vicenda di Katyn dovrà essere annullata“.
Il Professor Furr ha analizzato una serie di altri documenti e fatti importanti, presentati quali “ampie prove” della colpevolezza dei sovietici dai sostenitori della “versione ufficiale”. Ha dimostrato che molte ipotesi basate su tali documenti decadono con un attento esame. Tuttavia, il Professor Grover Furr ha sottolineato che è probabile che i sovietici abbiano potuto giustiziare numerosi polacchi per i crimini delle forze armate polacche nella guerra russo-polacca del 1920-21 e durante l’occupazione polacca di Bielorussia occidentale e Ucraina occidentale. “Tra 18000 e 60000 prigionieri di guerra dell’Armata Rossa morirono in prigionia in Polonia. C’è ampia documentazione indicante che furono trattati brutalmente, affamati, congelati e molti assassinati“, ha sottolineato il professore. Inoltre, “non ci sono prove che i 14000 prigionieri di guerra polacchi trasferiti dai campi di prigionia sovietici nell’aprile-maggio 1940 siano stati fucilati“, ha concluso l’autore: “Le scoperte nelle fosse comuni di Volodymyr-Volinskij sono un colpo mortale alla “versione ufficiale” del massacro di Katyn”. “Ho rivisto le prove più volte da quando ho pubblicato l’articolo. Sono sorpreso che una storia così importante si fondi su così scarne prove. L’unica prova “reale” sono i documenti della “Busta sigillata No.1″, ha detto il Professor Grover Furr a Russia Insider. “In ogni caso l’accertamento dei poliziotti polacchi nella fossa comune di Volodymyr-Volinskiij demolisce la “versione ufficiale”. E non ce n’è un’altra versione! Pertanto, l’unico modo per “salvare” la versione ufficiale è sopprimere i risultati degli scavi di Volodymyr-Volinskij, cosa che funzionari ucraini e polacchi hanno fatto. Inoltre, continuare a basarsi sui documenti della “Busta sigillata No. 1″ significa sopprimere la denuncia di Viktor Ijiukhin“, ha aggiunto.
Il Professor Furr ha lamentato il fatto che alti funzionari e media mainstream russi continuino a sostenere la “versione ufficiale” del massacro di Katyn. “”Katyn è il meglio documentato” crimine dello stalinismo. Se si ammette che la “versione ufficiale” di Katyn è una menzogna, cos’altro potrà rivelarsi falso? E allora, qual è la giustificazione ideologica della dissoluzione dell’URSS?”, si chiede il Professor Grover Furr. La storia del massacro di Katyn, attualmente utilizzata dalla propaganda di Varsavia e Washington, provoca molte polemiche in Russia e occidente. Molte domande restano senza risposta, e solo una nuova indagine sul caso Katyn potrò finalmente dire la verità e fare giustizia.

7742Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La montagna segreta in cui le spie si nasconderanno quando Washington sarà distrutta

William M. Arkin PhaseZero 02/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraPreparathonDopo mezzanotte, da questa montagna si possono ancora vedere i resti radioattivi di ciò che era Washington DC, illuminanare l’orizzonte mentre decolla l’elicottero. Il bagliore nucleare è la prova decisiva che la comunità d’intelligence non è riuscita a impedire il peggio, ma almeno qualcuno è stato abbastanza intelligente da costruire un bunker nelle montagne della Virginia, per lui e i suoi compari spioni, per riorganizzarsi e sopravvivere. Aprendo la porta in acciaio rinforzato inizia la discesa. Non non è un paranoico racconto cospirazionista, ma lo scenario seguito questa settimana da America’s Preparathon, un evento nazionale tenuto dal Department of Homeland Security che ha attratto l’attenzione su questo bunker a nord di Charlottesville, Virginia. Lo scopo del bunker è segretissimo, anche se si può facilmente capire che è stato ampliato in questi anni, dall’11 settembre, al costo di decine di milioni di dollari. É la parabola di tutto ciò che va storto nel governo.
Preparathon è stato descritto dallo sponsor, la FEMA, come “campagna basata nell’azione”. La definizione di Washington di azione è sfilare marciare, salutare e seguire gli ordini. Ma c’è una definizione segreta, tra le righe della Costituzione e delle leggi: l’evacuazione del governo da una disordinata e disobbediente America prima che la cittadinanza arrivi e lo prenda. Innumerevoli miliardi sono stati spesi perciò negli anni, in un’orgia di segreti preparativi occulti, per garantirsi che Washington possa difendersi, prendersi cura di sé e sopravvivere comunque. È volta alla continuità del governo, perfezionatasi negli anni in previsione di invasioni straniere, guerre nucleari, catastrofi, disordini della cittadinanza, impulsi elettromagnetici sulla capitale, errori irreversibile nelle infrastrutture critiche, hackeraggi della rete elettrica, attacchi terroristici, uragani, terremoti, asteroidi dallo spazio. Dalla svolta dell’11 settembre si versano soldi delle tasse su questo mondo sotterraneo del ‘casomai per ogni evenienza’. Se la nostra onnipotente sicurezza nazionale fallisse… beh, Casa Bianca, generali e dipartimenti grandi e piccoli prevedono di lasciare il capitale e mettersi al riparo.

E riguardo le spie?
Come succede a Washington, gli egoistici orditori degli eventi mondiali hanno deciso che, dall’11 settembre, anche loro sono utili alla continuità del proprio governo. Proprio così: gli stessi che non prevederanno il Big One avranno bisogno di un posto dove andare e continuare a scrivere i loro rapporti. Il che ci porta alla Peters Mountain. Quest’anno, per la prima volta, l’ufficio del direttore della National Intelligence ha annunciato che avrebbe partecipato alla Preparathon con qualcosa chiamata National Intelligence Emergency Management Activity (NIEMA). Il DNI semplicemente la descrive come “quadro, piattaforme e sistemi per consentire al direttore della National Intelligence di guirdare la (comunità d’intelligence) integrata e resistente nel supportare il ‘ciclo dell’intelligence’ per ogni crisi e loro gestione, sia presso la nostra sede che presso le sedi operative alternative“. Ma descrizione di lavoro, contratti, decisioni interne e discussioni furtive con fonti di Washington rivelano come tale poco nota “attività” sia un buco nero da 100 milioni di dollari all’anno. Nel Response Operations Center (un luogo classificato) i funzionari della vigilanza lavorano continuamente per fornire ciò che viene indicata come “consapevolezza della situazione e sostegno nella crisi” ai capi della nazione; e se ciò fallisse, evacuare nell’impianto alternativo classificato che, secondo le fonti, si trova nell’Albemarle County nella Virginia centrale. Non c’è che un solo candidato, un centro misterioso in cima alla Peters Mountain, 16 miglia ad est di Charlottesville, riattivato per 61 milioni di dollari dal 2007. Per decenni s’è speculato sulla Peters Mountain, questo prodotto della Guerra Fredda alla periferia di Washington, parte di una serie di nodi di comunicazione “induriti” e costruiti per sopravvivere alla guerra nucleare negli anni ’50. E’ uno dei preferiti del cospirazionismo via internet, ma nessuno sembra sapere di cosa si tratti, a parte il fatto che il terreno è ufficialmente di proprietà dell’AT&T. E se ciò non è chiaro, c’è il logo dell’AT&T sulla cima della montagna, con un eliporto costruito in tale luogo anonimo nel vuoto delle mappe. “Ho sempre sentito storie secondo cui fosse una base per missili nucleari o un cruciale centro di comunicazione. Ma la più bella era la voce secondo cui il 12 settembre 2001, una batteria antiaerea sia salita sul monte senza scenderne. C’è la grande e larga strada asfaltata che sale in cima, la Turkey Sag Rd., e una strada sterrata su cui gli autoarticolati salgono di continuo su per la montagna con carichi coperti. C’è ogni segnaletica governativa su proprietà private e divieti di transito. Da Gordonsville di notte la cima della montagna viene illuminata come un albero di Natale con molte luci blu, cosa che mi sembra strana, e si vedono autoveicoli circolarvi“.

1233420766122812331Scesi nella tana del coniglio cercando conferme su questo bunker della comunità d’intelligence, spulciando i registri dell’Albemarle County e il catasto alla ricerca di progetti, edifici e dati fiscali della particella catastale descritta come appartenente alla AT&T, anche se è indicata come “terreno residenziale vacante” privo di valore.123342076617185732312334207662125600431233420766237430187_risultatoI permessi di costruzione presentati alla contea dal 2007 sono B200701545AC datato 03/07/07; B201302542ATWR datato 29/10/13; B201402314AC datato 12/11/14, per un ammontare di 61124583,00 dollari in modifiche interne ed esterne, tra cui la costruzione dell’eliporto, un nuovo ingresso del bunker, “alterazione di spazi interni” e installazione di due nuove antenne paraboliche. Quindi tale terreno residenziale vacante privo di valore, e che ha ricevuto decine di milioni di dollari in costruzioni, è ovviamente qualcosa di diverso dall’apparenza. La contea, nell’utile visura delle proprietà GIS, mostra che il terreno residenziale “vacante” ospita chiaramente diversi edifici. Google e Bing hanno immagini satellitari della cima della montagna, mostrando le stesse strutture e il progredire delle costruzioni dal 2007.
12334207662959435951233420766333705131Le due grandi strutture in cima alla montagna, alla sinistra dell’eliporto, si presume siano comignoli di ventilazione induriti e potenti antenne per telecomunicazioni. Le due antenne paraboliche aggiunte dopo l’11 settembre sono ormai evidenti, suggerendo comunicazioni autonome e continue.1233420766362070443Nulla nel bilancio federale o nei registri della contea suggerisce una qualsiasi presenza del governo, e nulla si riferisce alla NIEMA o comunità d’intelligence, come secondo fonti che hanno lavorato per il DNI e la sua attività di continuità, descrivendo il Warning, Alert and Mobilization System (WAMS) nazionale volto ad avvisare un gruppo scelto di dirigenti della comunità d’intelligence su quando raggiungere il bunker. L’allarme proverrebbe da “Il comunicatore”, un sistema di notifica automatica che assumerebbe due forme: avvisi per tutti e avvisi ai “prescelti”. Poiché Washington è nota per la congestione del traffico, i cosiddetti prescelti che dovrebbero allontanarsi da Washington pochi minuti dopo la notifica, si riunirebbero per esservi trasportati dagli elicotteri. Abbiamo inviato un avanguardia ad indagare sulla Peters Mountain Road questa mattina, per vedere se davvero ci fossero uomini armati del governo degli Stati Uniti e relative insegne d’avvertimento ai passanti di stare alla larga. La “strada chiusa” significa strada chiusa e perciò s’è rifiutato di proseguire. Le mappe della contea non mostrano la strada chiusa o limitata in alcun modo (sotto a sinistra, 36-11A SCC). Direi che sia prerogativa di coloro che vivono nell’ombra.

12334207664022278831233420766452159915Il bunker è stato costruito ed è regolarmente funzionante, pronto a collegare i bunker di Mount Weather, Raven Rock e Olney che costellano da ovest, nord ed est la capitale. Mentre il governo, e ora la comunità dell’intelligence, si agitano per proteggersi dal disastro, piloti di elicotteri, autisti, guardie e tutto il resto dei non prescelti (anche quelli che lavorano per le stesse organizzazioni) si suppone ne restino fuori, secondo uno scenario che trovo difficile da immaginare. Come funziona esattamente tale gloriosa evacuazione dei pochi eletti? “Tesoro vado in una montagna segreta per sopravvivere all’Armageddon, buona fortuna“. E i funzionari e la gente di Charlottesville, rannicchiati nel buio a fissare la montagna resa bluastra di notte dalla potenza dei generatori? Beh, dovranno semplicemente aspettare che il rapporto dica che sia tutto pronto o tutto finito, e in quel caso Peters Mountain sarà un’isola solitaria preparatasi al futuro nulla. C’è un anche un rapporto nel caso, che va presentato ogni 12 ore: si chiama IC Health and Status report, su condizione e stato della comunità d’intelligence.

600px-United_States_Intelligence_Community_Seal_2008Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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