La crisi greca attende altri partner della NATO

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 02/07/20150,,16783331_303,00Conseguenza importante del conflitto ucraino e del confronto tra occidente e Russia è l’aumento drammatico della spesa militare in diversi Paesi europei. Tuttavia, questa militarizzazione senza precedenti delle economie europee preannuncia un disastroso futuro debito paralizzante di tipo greco per tali Paesi. I più a rischio della futura sbornia di spese militari nei prossimi anni sono Paesi baltici, Polonia e Paesi scandinavi. Il risultato può effettivamente spiegare perché Washington e i più stretti alleati della NATO hanno intrapreso ciò che appare un pericoloso confronto geopolitico con la Russia. Le tensioni sono alimentate dalla presunta minaccia russa, soprattutto da Washington, che a loro volta portano a lucrose vendite di armi per il Pentagono e il suo complesso militare-industriale. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha recentemente assicurato che l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti “non sarà trascinata in una corsa agli armamenti con la Russia“, ma questo è esattamente ciò che sembra accadere, almeno per i membri o partner orientali europei e scandinavi della NATO. L’agenda del confronto, veementemente articolata da Washington, non è tanto istigare una guerra totale tra NATO e Russia. L’ex-ambasciatore statunitense in Russia Michael McFaul lo scorso fine settimana ha affermato che “solo un pazzo invaderebbe la Russia“. Tale ammissione può effettivamente misurare con precisione i calcoli di Washington. Nonostante il continuo atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti verso la Russia, il vero obiettivo infatti non contempla la guerra con Mosca, ma piuttosto creare un clima di paura e insicurezza sulla presunta minaccia russa, per aumentare la spesa militare dei membri della NATO. Nell’ultimo rapporto sulle spese militari in Europa del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) nota: “La crisi politica e militare in Ucraina ha portato ad una maggiore rivalutazione della percezione delle minacce e delle strategie militari in gran parte d’Europa. Percezione delle minacce aumentate hanno comportato appelli in Europa per aumentare la spesa militare, in particolare, al rinnovato impegno dei membri della NATO a spendere almeno il 2 per cento del loro PIL per la difesa“. Nelle crescenti spese militari nel 2015 rispetto all’anno precedente rientrano: Repubblica Ceca (+ 3,7%), Estonia (+ 7,3%), Lettonia (+ 15%), Lituania (+ 50%), Norvegia (+ 5,6%), Polonia (+ 20%), Romania (+ 4,9%), Repubblica Slovacca (+ 7%), e la Svezia che aderisce alla NATO (+ 5,3%). Significativamente, la maggior parte dei membri europeo-occidentali della NATO riduce o congela le spese militari, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Danimarca e Spagna. Tra i maggiori acquirenti militari, la Polonia ha il maggiore esborso finanziario con circa 35 miliardi di dollari anni fino al 2022. In confronto, gli Stati baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno spese assai minori in dollari assoluti. Ma ciò che è importante è relazione alle loro economie molto più piccole. Come nota SIPRI: “Nel medio-lungo termine, l’aumento dell’80 per cento o più delle spese militari richiesto da alcuni Stati, per raggiungere l’obiettivo del 2 per cento, è senza precedenti per i membri della NATO in tempo di pace. Dalla fine della guerra di Corea nel 1950-53, l’andamento dei bilanci militari di quasi tutti i membri della NATO, in percentuale del PIL, andava verso il basso o la stagnazione, anche durante i periodi di maggiore tensione con l’Unione Sovietica”.
Gli Stati Uniti quali maggiore esportatore di armi nel mondo ci guadagnano decisamente da bilanci e mercati europei ampliati, con la vendita di sistemi missilistici, carri armati, navi da guerra e aerei da combattimento. Il vantaggio per il Fondo monetario internazionale (FMI) dominato da Washington è che l’indebitamento dei Paesi spendaccioni verso i militari è la conseguente futura coercizione economica, che permetterà l’esproprio via austerity delle economie a vantaggio del capitale finanziario occidentale. Il processo non è dissimile da ciò che è già accaduto in Grecia. Nel diluvio dei reportage occidentali sulla crisi del debito greco, un aspetto chiave rimane stranamente occultato. Il fatto che l’onere del debito da 320 miliardi di dollari della Grecia sia in gran parte dovuto a decenni di militarismo esorbitante. Secondo alcune stime, almeno la metà del debito totale greco, oltre 150 miliardi di dollari, è dovuto alle spese militari. Prima dell’inizio della crisi del debito nel 2010, la Grecia spendeva circa il 7 per cento del PIL per la difesa quando molti altri Paesi europei spendevano circa il 2 per cento. Anche ora, cinque anni dopo il collasso economico, la Grecia ha ancora la più alta spesa militare dell’Unione europea, il 2,2 per cento del PIL. Nell’alleanza militare della NATO, la Grecia ha la seconda più alta spesa di questo tipo dopo gli Stati Uniti, che assegnano circa il 3,8 per cento del loro PIL ai militari. Il governo greco di Alexis Tsipras e i creditori istituzionali come Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale hanno diligentemente ignorato un’opzione lampante per cercare di porre le finanze nazionali della Grecia su basi più solide, la contrazione massiccia militare del Paese. Se la Grecia dovesse ridurre la spesa militare della metà, a circa l’1 per cento del PIL, come Italia, Belgio, Spagna e Germania, potrebbe assegnare 2 miliardi per soddisfare le esigenze immediate del FMI e contribuire ad evitare le misure di austerità drastiche richieste dalla troika UE/BCE/FMI. Ma c’è una buona ragione per cui la troika dei creditori rifiuta questa opzione. La stravaganza militare della Grecia per molti anni è stata un miniera d’oro per le industrie belliche tedesche, francesi e statunitensi. Di 150 miliardi di dollari di spese militari dalla Grecia fino al 2010, il 25 per cento degli acquisti riguardava la Germania, il 13 per cento la Francia e il 42 per cento gli Stati Uniti, secondo i dati SIPRI. Non è un caso che i grandi creditori istituzionali della Grecia sono i governi tedesco e francese, che raccolgono 100 miliardi di dollari. Gran parte del capitale prestato alla Grecia è stato speso per sistemi d’arma tedeschi e francesi come carri armati Leopard e aerei da combattimento Mirage, oltre che per gli statunitensi F-16. In un’intervista al Guardian nell’aprile 2012, il parlamentare greco Dimitris Papadimoulis accusava Berlino e Parigi di “ipocrisia” perché, come spiegò: “Beh, dopo l’inizio della crisi economica (nel 2010), Germania e Francia cercavano di siglare lucrosi accordi sulle armi anche quando ci spingevano a tagliare in settori come la salute“. Così Berlino e Parigi consapevolmente gonfiarono il debito della Grecia per dare un grosso mercato alle loro industrie della difesa. Quella porta girevole della finanza girava anche con la corruzione. Nell’ottobre 2013 l’ex-ministro della Difesa della Grecia Akis Tsochatsopoulous, del governo PASOK, fu imprigionato per 20 anni per corruzione riguardante 75 milioni di dollari e decine di funzionari di Atene. L’azienda tedesca Ferrostaal fu costretta a pagare 150 milioni di dollari per il suo ruolo nel racket delle armi, assicurandosi la vendita di quattro sottomarini Tipo 214 alla Grecia per circa 3 miliardi dollari. Il comodo spauracchio nello scenario greco era la Turchia che invase Cipro nel 1974, dipinta quale perenne minaccia alla sicurezza alla Grecia. Washington, Berlino e Parigi assieme ai politici corrotti di Atene, sfruttarono la minaccia turca per far girare la porta dei prestiti e spese militari. La triste fine di tale scenario è la crisi del debito greco, rilanciata dallo stupro economico del Paese da parte di FMI e potenze europee, soprattutto Berlino e Parigi. Un’altra ironia di tale moderna tragedia greca è che la presunta minaccia turca accentuata da Washington e alleati europei, suscitando la massiccia militarizzazione della Grecia, fu attribuita a un altro membro della NATO, la Turchia. Che fine ha fatto l’articolo 5 della NATO sulla sicurezza collettiva in questi anni d’insicurezza? Quanto è più facile per Washington ed alleati della NATIO presentare la Russia con i vecchi stereotipi della Guerra Fredda quale minaccia alla sicurezza di Europa orientale e Scandinavia?
L’aumento della spesa militare dei Paesi di Europa orientale e Scandinavia sembra uno stratagemma riuscito. Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e dei suoi omologhi tedeschi, francesi e inglesi rastrellerà miliardi di dollari nei prossimi anni dai membri minori della NATO, opportunamente spaventati dallo stupido “spettro russo”. Ma se la storia del militarismo in Grecia è da seguire, una crisi del debito ‘greco’ è in serbo per Stati baltici, Polonia e scandinavi. La protezione della NATO guidata dagli Stati Uniti? Più che altro il racket della protezione NATO a guida USA.pipinosLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia

Andrew Korybko The Saker 28 giugno 2015TurkGasPipe-webfigLa Russia non bluffava quando ha detto che il Turkish Stream sarà l’unica via di transito del gas fuori dall’Ucraina dal 2019, e dopo tentennamenti incredulo per più di sei mesi critici, l’UE solo ora rinsavisce cercando disperatamente di mercanteggiare un’alternativa geopolitica. Fermo restando che il fabbisogno di gas ricadrà assolutamente sulla Russia nei prossimi decenni (indipendentemente dalla retorica transatlantica), l’UE vuole attenuare le conseguenze multipolari dei gasdotti pianificati dalla Russia finché può. La Russia vuole estendere il Turkish stream a Grecia, Macedonia e Serbia con un piano che l’autore ha già definito “Balkan stream“, mentre l’Unione europea vuole abolire la rotta balcanica centrale e sostituirla con una nei Balcani orientali via Bulgaria e Romania, la cosiddetta “Eastring“. Sebbene l’Eastring possa teoricamente far transitare il gas dal Caspio inviato attraverso il gasdotto TAP, la proposta invece è stata presentata ultimamente in connessione al Turkish stream, probabilmente perché possibilmente i previsti 10-20 miliardi di metri cubi l’anno rispetto al precedente (le riserve dell’Azerbaigian non possono soddisfare la domanda senza assistenza turkmena, lungi dall’essere garantita a questo punto), sono sminuiti dai 49 miliardi di metri cubi del secondo. Se l’Europa non intende collegare l’Eastring al Turkish stream, le forniture di gas russo potrebbero raggiungere il continente indipendentemente dalla rotta in questione (Balcani centrali od orientali), il che significa che c’ è una situazione sempre vantaggiosa per la Russia… forse. Le differenze strategiche tra Eastring e Balkan Stream sono in realtà molto acute e accoppiate all’impeto implicito rivelato dalla proposta dell’UE di collegare Eastring al Turkish Stream, innanzitutto significa che vanno analizzate più in profondità, prima che qualcuno salti a una conclusione predeterminata sulla natura ‘reciprocamente vantaggiosa’ dell’Eastring. L’articolo comincia identificando le differenze strategiche sottostanti tra Eastring e Balkan stream. Dopo aver deciso ciò, acquisite le intuizioni, s’interpretano le motivazioni di Bruxelles e le previsioni regionali implicite sui Balcani. Infine, si tocca la prolungata crisi del debito greco per illustrare come le attuali turbolenze della Repubblica ellenica siano divenute il tentativo occidentale di cacciare indirettamente Tsipras per punirlo per la cooperazione energetica con la Russia.

Le differenze strategiche
Ci si ingannerebbe assolutamente supponendo che Eastring e Balkan Stream siano progetti strategicamente simili, e siano entrambi vie di transito del gas russo verso l’Europa, promuovendo due visioni a lungo termine completamente diverse per conto dei sostenitori europei e russi rispettivamente.

Eastring:
L’UE prevede che questo tracciato eliminerà qualsiasi vantaggio geopolitico che la Russia potrebbe potenzialmente trarre dal Balkan stream riducendo l’oleodotto a niente più che un esiguo gasdotto privo di qualsiasi impatto o influenza. Potendo raggiungere questo obiettivo semplicemente facendo passare il gasdotto in Bulgaria e Romania, due affidabili Stati membri dell’UE e della NATO, le cui élite politiche sono saldamente nell’orbita unipolare. Come ulteriore garanzia la Russia non potrebbe mai utilizzare l’Eastring per gli scopi multipolari previsti, dato che gli Stati Uniti prevedono di pre-posizionare armi pesanti e 750 truppe nei due Paesi dei Balcani orientali, rafforzando ulteriormente il blocco sub-NATO del Mar Nero in costruzione negli ultimi due anni. Se gli Stati Uniti riescono a sabotare il Balkan stream e a costringere quindi la Russia a rinviarlo, in ultima analisi l’Eastring sarà l’unica alternativa realistica nell’Europa del sud-est per inviare gas in Europa, e Mosca si troverebbe nella stessa posizione strategica miserabile di quando inviava energia attraverso l’Ucraina controllata dagli USA, vanificando così lo scopo del perno nei Balcani, in primo luogo.

Balkan stream:
I russi hanno un approccio sui gasdotti del tutto opposto agli europei, comprendendone l’utilità geopolitica e cercando di utilizzare tali investimenti infrastrutturali quali strumenti strategici. Il Balkan stream va inteso come controffensiva multipolare nel cuore dell’Europa ed è esattamente per queste ragioni che la Russia è completamente contraria ad affidarsi ad Eastring quale unica rotta energetica europea sudorientale per l’UE. Mosca prevede di utilizzare Balkan stream come calamita per attirare gli investimenti dai BRICS nei Balcani, integrandolo alla Via della Seta balcanica della Cina dalla Grecia all’Ungheria. Non è quindi un caso che il terrorismo albanese filo-statunitense sia tornato nella regione dopo dieci anni, in particolare contro la Repubblica di Macedonia, il collo di bottiglia dei Balcani. La Russia scommette sulla rotta balcanica centrale per la via energetica che propone, perché sa che Serbia e Macedonia, che non sono membri di Unione Europea o NATO, non possono essere direttamente dominate dal mondo unipolare come i satelliti bulgaro e rumeno degli Stati Uniti, e vede la Grecia come l”asso’ sul punto di cadere in disgrazia presso i padroni occidentali. Questi fattori a loro volta rendono il Balkan straem eccezionalmente attraente per gli geostrateghi russi che correttamente riconoscono che i tre Stati lungo la sua rotta (Grecia, Macedonia e Serbia) sono il tallone d’Achille dell’unipolarismo occidentale in Eurasia che, se considerato con la giusta spinta, può portare al crollo finale di tutta la struttura.

Lettura del pensiero di Bruxelles
Il fatto stesso che l’UE propone Eastring quale possibile componente del Turkish stream rivela molto su ciò che Bruxelles pensa oggi. Diamo uno sguardo a ciò che è stato detto tra le righe:

Il gas russo è necessario:
Bruxelles riconosce di dover ricevere il gas russo in un modo o nell’altro, e che il corridoio meridionale del gas più che probabilmente non soddisferà le future esigenze dell’Unione (sia per l’Unione europea nel suo insieme che per la regione dei Balcani in particolare). Gli Stati Uniti lo capiscono e quindi pianificano uno scenario in cui la Russia sia costretta a fare affidamento sulla rotta unipolare nei Balcani orientali, in modo da neutralizzare il progetto da qualsiasi influenza residua multipolare, e Washington possa continuare a controllare il transito delle risorse russe verso l’Europa in futuro.

Vulnerabilità unipolare nei Balcani centrali:
Il suggerimento che i Balcani orientali sostituiscano l’oleodotto alternativo Balkan stream indica che l’occidente riconosce la vulnerabilità unipolare della rotta russa nei Balcani centrali. Questo perché la costruzione del Balkan Stream comporterebbe il rafforzamento geostrategico della Serbia emergendo come hub energetico regionale. Belgrado potrebbe quindi sfruttare ampiamente questo vantaggio reintegrando lentamente e strategicamente (ma non politicamente!) l’ex-Jugoslavia, anche se sotto l’influenza multipolare indiretta russa. Di conseguenza, i Balcani, la regione europea che indiscutibilmente dimostra il fallimento del bastone euro-atlantico, si presenteranno quale attraente opportunità non-occidentale del co-sviluppo con i BRICS. Il Balkan stream della Russia fornisce approvvigionamento energetico sicuro, mentre la Via della Seta balcanica della Cina concede accesso al mercato globale più grande, minacciando così la morsa economica che l’Unione europea attua sulla penisola. Se l’Europa non è più economicamente allettante per gli Stati balcanici (la sua attrattiva culturale e politica è roba del passato a causa dei ‘matrimoni gay’ e dell’eccessivo bullismo di Bruxelles di questi anni), perderà l’ultimo suo soft power e l’unico modello alternativo saranno i BRIC, che porrebbero nella regione una testa di ponte multipolare arivvando al centro del continente prima che qualcuno se ne renda conto.

putin-tsiprasInaffidabilità greca:
L’UE chiaramente non vede la Grecia, almeno con l’attuale dirigenza, quale strumento geopolitico affidabile per i propri interessi. Mentre l’oleodotto azero attraverso il Paese politicamente volubile è accettabile, quello dalla Russia non lo è, potendo essere usato come banco di prova per ulteriori incursioni multipolari nei Balcani centrali e comportando la rapida ritirata dell’influenza balcanica di Bruxelles (come sopra descritto). Se la Grecia fosse completamente sotto controllo unipolare, o l’occidente lo ritenesse possibile entro il 2019, allora non ci sarà la necessità di escludere il Paese. Anche se rimane la possibilità che un frammento di territorio greco possa essere usato per costruire l’interconnessione gasifera con la Bulgaria per sostenere l’Eastring, ciò non è ancora l’oleodotto che attraversa il nord del Paese secondo una rotta fuori dal controllo unipolare (a differenza dell’alternativa bulgara). Pertanto, la proposta dell’Eastring la dice lunga sulle tristi prospettive geopolitiche che Bruxelles prevede nei prossimi 5 anni in Grecia, anche se ciò al contrario può essere letto come conferma della possibilità multipolare del Paese che la Russia ha già individuato.

Le guerre per procura balcaniche:
Più che altro, la proposta di Bruxelles dell’Eastring può essere letta come disperato piano B per garantirsi le forniture di gas russo tanto necessarie, nel caso in cui gli Stati Uniti rendano irrealizzabile il Balkan Stream nella penisola centrale con una serie di guerre per procura destabilizzanti. Come già illustrato, l’UE ha bisogno del gas russo a qualsiasi costo (cosa che gli Stati Uniti ammettono malvolentieri), quindi deve assolutamente avere un piano di emergenza nel caso succeda qualcosa al Balkan stream. Le casse russe hanno bisogno di entrate, mentre le fabbriche europee del gas, quindi è un rapporto naturale d’interesse reciproco cooperare su una certa rotta o un’altra. La tesi, ovviamente, si riduce a quale rotta il gas russo attraverserà e gli Stati Uniti faranno di tutto affinché passi nei Balcani orientali unipolari e non dai multipolari Balcani centrali. Così la ‘Battaglia per la Grecia’ è l’ultimo episodio di questa saga, e la futura rotta del gas russo verso l’Europa è in bilico.

Davanti al bivio (greco)
Anche se la crisi del debito è un problema da ben prima che il Balkan stream fosse concepito, ora è intimamente intrecciata al dramma della nuova Guerra Fredda energetica nei Balcani. La Troika vuole costringere Tsipras a capitolare sull’accordo del debito impopolare che sicuramente comporterebbe la rapida fine della sua premiership. In questo momento, il principale fattore che lega il Balkan stream alla Grecia è il governo Tsipras, ed è interesse di Russia e mondo multipolare vederlo rimanere al potere fin quando il gasdotto sarà fisicamente costruito. Qualsiasi cambiamento improvviso o inatteso della leadership in Grecia potrebbe facilmente mettere in pericolo la sostenibilità politica del Balkan stream e costringere la Russia a fare affidamento sull’Eastring, ed è per queste ragioni che la Troika vuole imporre a Tsipras un dilemma inestricabile. Se accetta le condizioni attuali del debito, allora perderà l’appoggio della base e probabilmente inaugurerà elezioni anticipate o cadrà vittima di una rivolta nel suo stesso partito. Dall’altra parte, se rifiuta la proposta e permette il default della Grecia, allora la catastrofe economica risultante potrebbe por termine al supporto della base e por fine prematuramente alla sua carriera politica. Perciò la decisione del referendum nazionale sull’accordo del debito è una mossa geniale, perché assicura a Tsipras la possibilità di sopravvivere all’imminente tempesta politica-economica con risultati democraticamente ottenuti (che sembrano predire il rifiuto del debito e imminente default). Con il popolo dalla sua parte (non importa quanto ristretto), Tsipras potrà continuare a presiede la Grecia attraversando il prossimo preoccupante periodo d’incertezza. Inoltre, la continua gestione del Paese e i rapporti personali con i leader dei BRICS (soprattutto Vladimir Putin) potrebbe portare ad estendere una qualche forma di assistenza economica (probabilmente dalla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS da 100 miliardi di dollari o un’altrettanto grande riserva valutaria) alla Grecia dopo il prossimo vertice di Ufa ai primi di luglio, a condizione che possa continuare la leadership fino ad allora. Pertanto, il futuro della geopolitica energetica dei Balcani attualmente si riduce a ciò che accade in Grecia nel prossimo futuro. Mentre è possibile che un primo ministro greco diverso da Tsipras possa far progredire il Balkan Stream, la probabilità è significativamente inferiore a un Tsipras che rimane in carica. Creare le condizioni per la sua rimozione è il modo indiretto con cui Stati Uniti e UE preferiscono influenzare le rotte energetiche del futuro della Russia attraverso i Balcani, quindi ecco perché tale pressione su Tsipras in questo momento. La sua proposta di referendum chiaramente li ha colti di sorpresa, dato che la vera democrazia è praticamente sconosciuta nell’Europa di oggi, e nessuno si aspettava che si rivolgesse direttamente ai suoi elettori prima di prendere una delle decisioni più cruciali del Paese degli ultimi decenni. Attraverso questi mezzi, può sfuggire alla trappola da Comma-22 che la Troika gli ha teso e così salvare anche il futuro del Balkan Stream.

Conclusioni
C’è di più nella proposta del gasdotto Eastring di quanto appaia, da qui la necessità di svelarne le motivazioni strategiche per comprenderne meglio l’impatto asimmetrico. E’ chiaro che Stati Uniti ed UE vogliono neutralizzare l’aspetto geopolitico che il Balkan Stream avrebbe ampliando la multipolarità nella regione, il che spiega il loro mutuo approccio nel tentativo di fermarlo. Gli Stati Uniti alimentano le fiamme della violenza nazionalista albanese in Macedonia ostacolando la prevista rotta del Balkan Stream, mentre l’UE comodamente propone una rotta alternativa attraverso i Balcani orientali unipolaristi quale predeterminata ‘via d’uscita’ alla Russia. Le forze euro-atlantiche cospirano nel tentativo di rovesciare indirettamente il governo greco attraverso un’elezione programmata o colpo di Stato per rimuovere Tsipras, sapendo che tale mossa infliggerebbe un colpo grave e immediato al Balkan stream. Anche se non è chiaro cosa alla fine accadrà a Tsipras o ai piani dei gasdotti della Russia, in generale è inconfutabile che i Balcani siano diventati uno dei principali e reiterati focolai della nuova guerra fredda, e la concorrenza tra mondo unipolare e multipolare in questo teatro geostrategico è solo agli inizi.

1424170133Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attentato in Tunisia: connessioni CIA-Mossad-MI5

AanirfanCIcjqxuUcAAkKXAIn Tunisia i poliziotti permisero ad uomini armati di massacrare liberamente turisti inglesi per più di mezz’ora, secondo testimoni. La polizia arrivò sulla scena dopo vari minuti. Attacco in Tunisia: la polizia lascia liberi uomini armati impazziti per mezz’ora, dice un testimone. Negli attentati in Norvegia era chiaro che ‘polizia e militari norvegesi aiutavano i tiratori’. Attentati in Norvegia, operazione interna

Abu Qatada

Abu Qatada

Sayfadin Yaqubi era collegato al MI5. Il Daily Mail collega Sayfadin Yaqubi a un alto agente del MI5. Costui era un informatore del MI5 ed era protetto da polizia e MI5 inglesi. L’agente del MI5 è Abu Qatada. TIME magazine cita “funzionari dell’intelligence europea” rivelare che Qatada fu “nascosto in una casa sicura” dove lui e la famiglia erano “curati, nutriti e vestiti dai servizi d’intelligence inglesi“. Sayfadin era probabilmente un capro espiatorio innocente. I veri assassini erano di una squadra che opera per i servizi di sicurezza. La CIA avrebbe una prigione segreta vicino a Biserta, 65km a nord di Tunisi. Base della CIA in Tunisia

2ramzi-prisonsNel 2002, 14 turisti tedeschi, 5 tunisini e 2 cittadini francesi furono uccisi sull’isola di Djarba, in Tunisia. CIA e Mossad furono sospettati dell’attentato di Djarba.

Habib al-Sid

Habib al-Sid

Il primo ministro della Tunisia Habib al-Sid. I servizi di sicurezza della Tunisia sono controllati da CIA e Mossad. Habib al-Sid, nato a Susa, si laureò presso l’Università del Minnesota negli Stati Uniti. Al-Sid è stato un alto funzionario del ministero degli Interni sotto il governo di Ben Ali. Ben Ali fu rovesciato da CIA e traditori nel suo governo e tra i militari. Dopo la rivoluzione della CIA nel 2011 che rovesciò Ben Ali, al-Sid fu consigliere per la sicurezza al primo ministro Hamadi Jabali, del partito islamista della Tunisia al-Nahda. In altre parole, al-Sid ha legami con gli islamisti della CIA.KasabSosia di Ajmal Kasab. Sayfadin Yaqubi è un capro espiatorio innocente come Ajmal Kasab. Kasab fu impiccato per gli attentati di Mumbai del 2008. Nel caso di Mumbai, dissero che 8 uomini armati furono arrestati e poi che fu arrestato solo Ajmal Kasab. Dissero che gli uomini armati presso la stazione ferroviaria e altrove erano bianchi. In un momento dissero che Kasab soggiornò per diversi giorni presso l’Hotel Taj; poi dissero che era appena sbarcato quando iniziarono gli omicidi. Ci furono segnalazioni che Kasab avesse ferite da proiettili e rapporti secondo cui non era ferito. Vi furono segnalazioni che uno dei complici di Kasab era stato arrestato all’ospedale Cana e rapporti che suggeriscono che nessuno vi fu arrestato. Kasab è innocente

Ajmal_Kasab_3Il vero Ajmal Kasab. Ajmal Kasab disse che fu incastrato dagli israeliani e dal servizio segreto dell’India (RAW). Ajmal Kasab afferma che il video registrato dal canale pakistano GeoTV (mostrato in una corte speciale) “fu creato da agenti del RAW e israeliani“. Kasab disse che l’aveva saputo da alcuni funzionari della polizia criminale. Kasab ora sostiene che il RAW l’accusa di spionaggio. Il 25 dicembre 2010 The Washington Post riferiva che il sospettato di Mumbai Ajmal Kasab “ha detto al giudice che si era recato a Mumbai come turista e fu arrestato 20 giorni prima dell’assalto. Il giorno degli attentati, Kasab disse che la polizia lo prese dalla cella perché assomigliava a uno degli attentatori. Poi lo filmarono per far sembrare che fosse coinvolto negli attacchi e riarrestato…Il tiratore di Mumbai invoca la Corte internazionale
Ajmal Kasab affermò che il servizio segreto indiano, RAW, lo prese in custodia il 6 novembre 2008 e poi lo consegnò alla polizia di Mumbai. Gli attacchi di Mumbai avvennero il 26 novembre 2008. Kasab parla della custodia del RAW. Kasab ora sostiene che il RAW l’accusa di spionaggio
Le indagini del Daily Mail indicano che il RAW negli ultimi anni segue i criteri dell’agenzia d’intelligence israeliana Mossad… il Mossad è riuscito a creare molti falsi terroristi tra i palestinesi innocenti facendogli confessare crimini che non hanno mai commesso. Le scoperte del Daily Mail indicano che tale tattica fu adottata dal RAW alla fine degli anni ’90 quando improvvisamente il numero di pakistani arrestati in India con l’accusa di terrorismo aumentò drammaticamente, e di cui Ajmal Kasab è l’ultimo“. The Daily Mail – Dal Pakistan

David Headley

David Headley

Lo statunitense David Headley organizzò gli attentati di Mumbai ed ammise che lavorava per la CIA. Ajmal Kasab disse che lo statunitense David Headley, che sarebbe l’agente della CIA che organizzò gli attentati di Mumbai, l’interrogò con altri quattro bianchi nella cella di custodia della polizia di Mumbai, dopo la sua cattura. Il sospettato dell’attentato di Mumbai Kasab ritratta la confessione, sostenendo di aver incontro un sospetto terrorista degli USA. Kasab afferma che fu interrogato da agenti dell’FBI e che David Headley era uno di loro. Processo sul 26/11: Kasab fu interrogato da HeadleyHeadleyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo velivolo ipersonico segreto russo violerà qualsiasi difesa antimissile

Sputnik 28/06/2015zmmIAL’estremamente maneggevole, ultra-veloce e sfuggente velivolo ipersonico Ju-71 può violare qualsiasi sistema di difesa missilistica, secondo gli esperti militari. La Russia ha già effettuato quattro test. La Russia testa il nuovo aereo ipersonico d’attacco capace di trasportare testate nucleari e di penetrare i sistemi di difesa missilistica, secondo i media statunitensi che citano un rapporto del Jane’s Information Group. Lo sviluppo del velivolo Ju-71 avviene da diversi anni e la Russia avrebbe condotto l’ultimo volo di prova il 26 febbraio, con un missile SS-19 che l’ha posto in orbita. Il nuovo aereo ipersonico rientra nei piani di Mosca per modernizzare le Forze strategiche missilistiche. Lo Ju-71 è un programma segreto missilistico dal nome in codice Proekt 4202, che probabilmente vola a 11200 km/h ed è estremamente maneggevole, rendendolo un’arma incredibilmente pericolosa e sfuggente. Grazie a velocità e traiettoria imprevedibile lo Ju-71 può eludere i sistemi di difesa missilistica del nemico. “Questo darà alla Russia la capacità di attaccare con sicurezza un bersaglio determinato. Assieme alla capacità di penetrare le difese missilistiche, Mosca conserverebbe anche la possibilità di lanciare un riuscito attacco con un solo missile“. Gli autori del rapporto danno per scontato che la Russia metta in servizio 24 aerei nucleari capacità tra 2020 e 2025. Inoltre, a quel punto la Russia avrà sviluppato il Sarmat, il nuovo ICBM che trasporterà il nuovo velivolo ipersonico. Il rapporto ha anche detto che la prossima generazione di bombardieri strategici stealth PAK-DA della Russia trasporterà missili da crociera ipersonici.
Anche la Cina ha testato il suo velivolo ipersonico d’attacco Wu-14 almeno quattro volte da gennaio 2014, allarmando seriamente il Pentagono, mentre il velivolo potrebbe neutralizzare lo scudo antimissile statunitense. Gli Stati Uniti programmano il sistema similare AHW (Advanced Hypersonic Weapon), nel programma di Prompt Global Strike non coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Gli esperti di Jane prevedono che Mosca possa utilizzare il nuovo aereo ipersonico come asso nella manica nei colloqui sul controllo degli armamenti con Washington.19127

Gli USA incapaci di sconfiggere le difese di Russia, Cina e Iran
Sputnik 28/06/2015

51T6_in front of DON 2P_photoshop DON-2N retouchedL’esercito statunitense ha sovra-investito in armi impiegabili per attaccare Paesi come Iraq, Afghanistan e Siria, ma sono del tutto inefficaci con Paesi come Russia e Cina, riferisce Flight Global. L’esercito statunitense ha sovra-investito nell’acquisto di armi a corto raggio e sotto-investito in quelle a lungo raggio, stealth e di precisione. Perciò gli Stati Uniti non possono sconfiggere le difese di Paesi come Russia, Cina e Iran. Questa è la conclusione degli esperti del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, secondo Flight Global. La relazione sottolinea che nel 2001-2014 il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato 304750 armi d’azione diretta con un raggio inferiore a 80,47 km, rappresentando il 96% di tutte le armi acquistate. Nello stesso periodo furono acquistate solo 7109 armi a lungo raggio, con un raggio fino a 643,74 km. Gli esperti hanno concluso che le armi a corto raggio sono efficaci solo quando l’aeromobile può avvicinarsi al bersaglio, ma è impossibile effettuare grandi operazioni contro un nemico dotato di armi ad alta precisione. La relazione, infatti, conferma ciò che i generali degli USA hanno detto negli ultimi anni, secondo cui l’investimento militare degli Stati Uniti era volto a sostenere le operazioni in Paesi come Iraq, Afghanistan e ora Siria, dove “gli aerei possono volare e bombardare senza conseguenze“, scrive Flight Global. Nello stesso tempo, tali armi sono inefficaci per ipotetiche operazioni contro Russia, Cina e Iran.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Primakov: l’uomo che ha creato il multipolarismo

Evgenij Primakov ha elaborato il concetto di triangolo strategico Russia, India, Cina in contrappeso all’alleanza occidentale
Rakesh Krishnan Simha RIR 27 giugno 2015primakovIl 24 marzo 1999, Evgenij Maksimovich Primakov volava verso gli Stati Uniti per una visita ufficiale. A metà strada, sull’Oceano Atlantico, il primo ministro russo apprese che le forze combinate della NATO avevano cominciato a bombardare la Serbia, suo stretto alleato. Primakov ordinò immediatamente il rientro a Mosca con una manovra chiamata “Loop di Primakov”. La decisione di Primakov era in sintonia con ciò che voleva raggiungere. Nel 1996, da Ministro degli Esteri aveva presentato all’élite del Cremlino un piano per sviluppare il triplice perno strategico tra Russia, India e Cina. La dottrina della multipolarità sarebbe stata l’alternativa all’unipolarità imposta dagli Stati Uniti nel post-guerra fredda. Allora il Cremlino era tarlato da moscoviti filo-occidentali, marci fino al midollo e al soldo dei think tank statunitensi (agenzie di spionaggio). Non era tempo e luogo per presentare un’idea così radicale come unire tre Paesi diversi in un abbraccio strategico. Ma come la maggior parte delle grandi idee, quella di Primakov era semplice. In primo luogo, la Russia doveva por termine a una politica estera servile verso gli Stati Uniti. Quindi sottolineò la necessità di rinnovare i legami con l’India e promuovere la nuova amicizia con la Cina. Primakov sosteneva che la trojka Russia-India-Cina (RIC) nel mondo multipolare permetteva una certa protezione alle nazioni libere e non alleate all’occidente. Disse che la crisi economica in Russia presentava una rara convergenza di condizioni nei RIC. Leonid Fituni, direttore del Centro di studi strategici e globali di Mosca spiega: “La Cina è praticamente l’unico Stato nel mondo contemporaneo che gode di oltre 3000 anni di statualità ininterrotta. Ha proprie ricche tradizioni di governo statale, che non sono identiche a quelle esistenti nell’occidente di oggi, ma mai inferiori. Attraverso millenni, la Cina ha accumulato esperienza impareggiabile nell’organizzazione e sviluppo sociale e politico“. Fituni aggiunse: “l’India, anche se diversa per molti aspetti, gode di simile ricchezza storica, spesso incomprensibile agli occidentali. Gli ultimi due secoli sono stati un periodo di degrado e umiliazione per queste due grandi nazioni. Agli occhi di cinesi e indiani ciò era indissolubilmente legato all’avanzata europea/occidentale: colonialismo e dominio imperiale, compresa l’imposizione della servitù normativa ed economica che ancora intrappola la semi-periferia, anche dopo il colonialismo“. La Russia si trovava in una condizione simile. Era un momento in cui le ex-economie pianificate venivano “spietatamente saccheggiate dalle democrazie vittoriose con il pretesto delle riforme economiche e della liberalizzazione. Pensatori sociali e storici russi hanno notato le somiglianze con il periodo di distruzione e saccheggio di Cina e India nel 19° e inizio 20° secolo“, scrive il prof. Li Xing su ‘I BRICS e il futuro‘. Primakov, ex-giornalista, orientalista e agente dell’intelligence, previde il degrado inevitabile dell’economia russa, la riduzione allo status di “terzo mondo” e il continuo drenaggio delle risorse (naturali, finanziarie, tecnologiche ed umane) da parte del vittorioso occidente nel tentativo di rinviare la sua crisi imminente, indebolito da decenni di guerra fredda. (Un parallelo inquietante con il drenaggio di risorse, denaro e talenti high tech dall’India all’occidente).

Avvio lento
Nel 1998 Primakov visitò l’India e propose la creazione del triangolo strategico RIC. La nuova leadership russa di Vladimir Putin mutò la deriva dell’era Boris Eltsin nei rapporti Russia-India, firmò un importante trattato di partenariato strategico e creò l’istituzione dei vertici annuali. Quattordici anni dopo che la Russia aveva abbandonato l’alleato, gli indiani sentirono voci amiche da Mosca. “L’India è il numero uno“, ha detto Putin riferendosi al primato dell’India nel subcontinente. A dire il vero, la trojka ha impiegato molto tempo per raggiungere un accordo di base. Una ragione fondamentale di ciò è la controversia di confine tra India e Cina che ha creato la versione asiatica della corsa agli armamenti tra i due colossi. In secondo luogo, in qualsiasi collaborazione trilaterale, il membro più debole, in questo caso l’India, acquista prestigio e potere sproporzionati alla forza effettiva. Pechino, che ha tradizionalmente ha visto l’India debole, divisa, pedissequamente filo-occidentale e soprattutto potenziale rivale strategico, chiaramente non voleva aiutare l’India a raggiungere tale status. Inizialmente, i leader dei RIC s’incontravano solo a margine dei vertici mondiali. “Una volta che il formato fu avviato nel 2003, ampliandolo includendo il Brasile non ha presentato problemi insormontabili“, scrivono Nikolas K. Gvosdev e Christopher Marsh su ‘Politica estera russa. Interessi, Vettori e Settori’. (Il termine di Jim O’Neill, economista della Goldman Sachs, rapidamente adottato dagli analisti finanziari e dei mercati emergenti del mondo, si diffuse opportunamente in quel momento esatto. O’Neill o meno, i BRICS sono una realtà anche senza tale goffo nome). Non fu che nel 2012, in coincidenza con l’India che testava con successo un missile balistico a lungo raggio in grado di raggiungere le coste orientali della Cina, che i colloqui RIC decollarono. Infine, la riunione a Pechino del febbraio 2015 impartì un nuovo impulso, con la Cina che avallava la mossa della Russia d’includere l’India nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Grande impronta
Ampliando gli scopi, Primakov andò oltre i RIC. “La dottrina Primakov era volta principalmente a diluire forza e influenza degli Stati Uniti, aumentando l’influenza della Russia e la sua posizione in Medio Oriente e Eurasia“, scrive l’analista politico statunitense Ariel Cohen della Heritage Foundation in un rapporto intitolato ‘La Dottrina Primakov: Gioco a somma zero della Russia con gli Stati Uniti‘. “Primakov si è dimostrato un maestro nel sfruttare i sentimenti antiamericani della dirigenza sciita iraniana, dei nazionalisti arabi, e anche dell’élite politica estera francese. Visitando Giappone e America Latina, Primakov ha promesso il sostegno della Russia nei loro sforzi per assicurarsi seggi permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“. Ma Primakov non lasciava i falchi statunitensi agire incontrastati. In un discorso del 2006 tuonò: “Il crollo delle politiche statunitensi in Iraq ha dato un colpo fatale alla dottrina statunitense dell’unilateralismo”. “Inglobando sempre più Paesi nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord avvicinandosi ai nostri confini, ciò non può non preoccuparci”, aggiunse Primakov. “L’espansione della NATO è sempre accompagnata da retorica anti-russa e da politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nelle repubbliche ex-sovietiche. Mosca non può non considerare tutto ciò come attività istigate dal dispiacere di certi ambienti occidentali per il fatto che ripristinando il suo enorme potenziale futuro, la Russia riconquista lo status di superpotenza“.

Una nuova era nella diplomazia russa
Il grande contributo di Primakov è aver chiuso l’età dell’innocenza russa. Approfittando di una Mosca conciliante e troppo fiduciosa, gli statunitensi la ingannarono in diversi teatri, come Iraq, Libia, espansione della NATO e trattato ABM. “Siamo troppo onesti in questa materia e tale ingenuità in campo politico non porta buoni risultati”, disse in un’intervista. “Mi auguro cambiamenti nella nostra politica“. Con una frecciatina allo Scontro delle civiltà di Samuel Huntington disse che la Russia non avrebbe accettato la divisione del mondo in base a principi di civiltà e religiosi, ma avrebbe invece perseguito proprie politiche, “il raffreddamento delle teste calde che non riescono a imparare dalle loro lezioni in Iraq, è inutile, essendo pronte a ripetere le perniciose tecniche di lotta ai regimi indesiderati“. In realtà, il suo credo era: “Coloro che fanno del bene saranno premiati. Sulle rive del fiume vedrete passare il cadavere dei vostri nemici“. L’eredità di Primakov è riassunta al meglio dall’attuale ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: “Nel momento in cui ne assunsi la direzione, il Ministero degli Esteri russo segnò una svolta drammatica nella politica Estera della Russia. La Russia ha lasciato la via che i nostri partner occidentali avevano cercato di farle seguire dal crollo dell’Unione Sovietica, e ora segue la sua strada“. Indicando il successo dei BRICS, emersi dai RIC, Lavrov ha detto che la linea dei Paesi desiderosi di unirsi al gruppo dei cinque “Continuerà”. Tra decenni, o forse tra qualche anno, si parlerà di “declino e caduta dell’occidente”, riconoscendo l’uomo giunto dalla Guerra Fredda per cambiare la mappa del Nuovo Ordine Mondiale.1067518
Un saluto rosso all’uomo del rinascimento della Russia
MK Bhadrakumar Indian Punchline 28 giugno 2015

jevgenijus-primakovas-65864656L’origine del termine “uomo del Rinascimento” rimane oscura. Molti significati si accumulano nella mente. In generale, si parla di una persona a tutto tondo straordinariamente versatile, profonda conoscitrice ed esperta in molti campi. Leonardo da Vinci? Sì. Michelangelo? Hm, non del tutto. Pablo Picasso, Winston Churchill? Non sono sicuro. Rabindranath Tagore? Certo che si. Nella misura in cui il suo genio era presente in molti campi, lo statista russo Evgenij Primakov era certamente un uomo del Rinascimento. Primakov si dilettava brillantemente in molti campi, giornalismo, accademia, spionaggio, diplomazia, governo, politica, scritti, commercio e industria. C’è anche una vodka che porta il suo nome, una vodka dolce e leggera che va bene con ghiaccio. I necrologi arrivano da tutto il mondo e sono eloquenti. Così per Henry Kissinger Primakov era “un vero patriota che ha difeso gli interessi del proprio Paese con coraggio, vigore e saggezza“, un uomo dai “saggi consigli e buon umore” con cui HK ha “goduto in innumerevoli conversazioni… sulla vita in generale”. Per l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la sua “mano russa” Strobe Talbott, la nomina di Primakov a Ministro degli Esteri nel gennaio 1996 fu un campanello d’allarme, alludendo al disincanto di Boris Eltsin sull’alleanza della Russia post-sovietica con il mondo occidentale. Per molti in occidente Primakov era l’archetipo della “guerra fredda”. Ma Primakov non rientrava in alcuna casacca. Era un realista freddo ed è utile ricordare che fu lui che negoziò l’Atto istitutivo, importante accordo della Russia con la NATO (1997) che aprì la porta all’espansione dell’alleanza nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia, e che oggi è la dolente nota politica in Eurasia e nel rapporto russo-statunitense. Questo perché Primakov capiva perfettamente che la politica è l’arte del possibile. (L’origine ebraica lo spiegherebbe?) Naturalmente c’è il famoso episodio in cui ordinò al suo aereo in volo verso gli Stati Uniti, sull’Atlantico, di rientrare a Mosca dopo aver saputo dei bombardamenti NATO sulla Serbia nel 1999, che molti vedono come momento decisivo nella politica Estera della Russia. Primakov evocò forti sentimenti tra gli intellettuali russi. I suoi accoliti lo vedevano come il difensore ultimo della Fede, mentre i suoi detrattori come trapezista consumato nel mondo malvagio della politica del Cremlino. In effetti, la sua carriera è impressionante e facilmente passò dal Cremlino dell’era sovietica a quello di Eltsin. Ricordo di aver letto di una conversazione alimentata da bicchieri di vodka tra Aleksandr Jakovlev, il venerdì di Mikhail Gorbaciov, e Eltsin al Cremlino (mentre Gorbaciov si riposava nell’anticamera, esausto e deluso) nel fatidico ultimo giorno dell’Unione Sovietica (25 dicembre 1991), quando il potere passava inesorabilmente a Eltsin, impaziente di creare la squadra per far uscire la Russia dalla macerie del grande crollo. Jakovlev avvertì Eltsin di diffidare del KGB per paura che controllasse l’informazione a lui diretta, sottolineando come l’agenzia di spionaggio spaventò Gorbaciov costringendolo ad adottare la linea dura contro i democratici (che alla fine portò al fallito colpo di Stato e al crollo sovietico). Eltsin annuì e disse che intendeva creare cinque o sei canali indipendenti d’informazione. Ma alla fine scelse Primakov, il decano del KGB, come direttore del neo-costituito servizio d’intelligence SVR, posizione che Primakov mantenne dal 1991 al 1996 (quando fu promosso ministro degli Esteri).
_36190949_primakov_ap_300 Senza dubbio, Primakov ebbe un ruolo fondamentale nell’orientare della politica estera russa nel decennio cruciale degli anni ’90, anzi nella transizione della Russia verso l’era di Vladimir Putin. Senza dubbio, le idee cardine della politica estera russa di oggi, come multilateralismo e opposizione all’unilateralismo degli Stati Uniti, “Look East“, ritorno della Russia in Medio Oriente, ecc., vanno attribuite all’intelletto di Primakov. Certo, Eltsin licenziò Primakov da primo ministro nel maggio 1999 (dopo poco più di 8 mesi), quando si sentiva minacciato dalla popolarità di quest’ultimo e dalla sua vicinanza al Partito Comunista (che non si curò mai di nascondere). In effetti Primakov a un certo punto espresse l’idea di concorrere per la presidenza succedendo a Eltsin. Primakov è meglio noto dai saggi indiani per aver promosso il “triangolo strategico” Russia, India e Cina per controbilanciare gli Stati Uniti. L’India la ritenne una strana idea, avendo iniziato già allora (1999) a ritenersi “alleata naturale” degli Stati Uniti. Ma i semi che Primakov sparse divennero l’albero imponente di oggi sulla scena mondiale, sotto forma d’intesa sino-russa. Il “triangolo strategico” di Primakov prenderà mai forma? Il punto è che le tre potenze regionali Russia, India e Cina seguono una via decisamente nazionalista e vi potrebbero essere ricadute inevitabili sulle loro politiche estere (non ancora visibili oggi), incontrando il predominio occidentale sul sistema internazionale. È interessante notare che l’adesione formale a pieno titolo dell’India al Shanghai Cooperation Organization (SCO), ampiamente attesa al prossimo vertice di Ufa (9-10 luglio), porta le tre potenze regionali sotto un unico tutto, per la prima volta affrontando le questioni di sicurezza regionale. Primakov sarebbe stato contento di vedere cosa succederà. Tuttavia, sembra che Primakov fosse molto avanti, come visionario e pensatore. India e Cina lottano per avere reciproca fiducia, considerando che Russia e Cina sono guidate dagli imperativi dell’equilibrio strategico globale raggiunto recentemente, nel momento migliore di tutta la loro tumultuosa storia di confinanti. D’altra parte, il carattere scientifico dell’intelletto di Primakov non fu mai per un attimo messo in dubbio. Oggettivamente parlando, è sempre più evidente che le tre potenze emergenti condividono preoccupazioni ed interessi, che non scompariranno. La banca BRICS e la banca d’investimento per le infrastrutture asiatiche della Cina (dove l’India è il secondo maggiore azionista) lo testimoniano.
Primakov era un grande amico dell’India. Da giovane terzo segretario dell’ambasciatore a Mosca, ebbi il grande privilegio di assistere alle conversazioni brillanti di Primakov, una volta accese da qualche bicchiere di cognac. Primakov era invitato sempre ai ricevimenti dell’ambasciata dall’ambasciatore IK Gujral, immensamente stimato quale voce autorevole della politica estera sovietica. Primakov indossava le vesti dell’accademico in quel periodo (a metà degli anni ’70) nell’influente organo del Ministero degli Esteri IMEMO (Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali), dove continuò a dirigere l’Istituto di Studi Orientali. Avrebbe potuto ascoltarti con grande facilità regalando concise osservazioni su politica, uomini e topi con l’unico senso dell’umorismo russo, a volte sardonico ma sempre penetrante scatenando flussi di pensiero molto dopo. Primakov era un narratore per eccellenza. Il Presidente Putin ha ordinato che Primakov riposi per l’eternità nei templi del cimitero di Novodevichij in compagnia di Anton Cechov, Gogol, Majakovskij, Aleksej Tolstoj, Prokofiev, Ejsenstejn, Rostropovich, Iljushin, Shostakovich, Lazar Kaganovich, Maksim Litvinov, Nikolaj Bulganin, Anastas Mikojan, Molotov, Nikita Krusciov, Sergej Gorshkov, Andrej Gromyko e altri 170 che hanno lasciato un segno indelebile nella vita nazionale, cultura, politica e storia sovietica e russa tra cui, ovviamente, Boris Eltsin medesimo. Come valutare i passi di Primakov dal punto di vista della Russia di Putin? Si legga l’analisi spassionata di un cronista di Bloomberg qui.DV2069843-942Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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