La situazione militare in Ucraina-Novorossija

L’ecatombe della vergogna e della giustizia… Le perdite dell’esercito ucraino in un anno
Erwan Castel, Alawata647117_1000La legge della guerra è implacabile e il bilancio provvisorio dell’operazione speciale in questa guerra asimmetrica, lanciata dai nuovi padroni di Kiev, è definitivo! Nonostante una superiorità numerica schiacciante e strutture e servizi logistici, finanziari e d’intelligence statali a sua disposizione, l’esercito di Kiev ha subito sconfitte e rovesci tattici sempre più importanti da quando le repubbliche del Donbas sono maturate ed organizzate… L’unica “avanzata” delle forze governative di Kiev, dall’avvio dell’operazione speciale, fu la ritirata tattica delle milizie repubblicane dai settori isolati di Slavjansk e Severodonetsk. Le perdite dopo circa un anno di attività sono inversamente proporzionali alle forze, diversi fattori spiegano tale incredibile risultato con le milizie popolari improvvisate e locali divenire, in battaglia, le Forze Armate della Nuova Russia.

Demotivazione delle forze di Kiev
Dall’inizio delle operazioni ad aprile, a Slavjansk e Kramatorsk, la riluttanza dei soldati appariva, anche nelle unità dei paracadutisti. La riluttanza ad attaccare la popolazione* si espresse sotto forma di insubordinazione, ammutinamento, diserzione e passaggio con armi e veicoli ai federalisti e separatisti… Questi atteggiamenti si amplificarono con la radicalizzazione delle lotte estendendosi al cuore delle popolazioni colpite dagli ordini di mobilitazione successivi e sempre più impopolari, mentre sempre più bare tornavano alle famiglie*. Le unità ucraine spesso si reclutano regionalmente, in modo che battaglioni completi siano formati da soldati della stessa regione e posizionati nelle loro città.

Incompetenza del comando ucraino
Fin dall’inizio il comando dell’operazione speciale non fu affidato al ministro della Difesa ma al ministero degli Interni, svolgendo azioni offensive del tutto sproporzionate contro il popolo inerme del Donbas, che vedeva carri armati e aerei da combattimento schierati contro barricate di pneumatici e fucili da caccia. A poco a poco l’operazione diventava una guerra moderna con continui duelli d’artiglieria e occasionali attacchi armati, comportando il significativo radicamento del sistema repubblicano. Gli ucraini rivelarono assenza di autorità e coordinamento delle loro varie forze, assenza di adattamento a terreno e situazione, e soprattutto incapacità d’imparare dalle sconfitte. Ad esempio, invece di sfruttare i salienti creati, il comando ucraino non sapeva assicurarne la logistica, né proteggere con una copertura aerea i corpi corazzati accerchiati uno dopo l’altro lungo il confine con la Russia, a Ilovajsk, e poi a Debaltsevo. In totale, più di 10000 ucraini scomparvero in tali sacche ostinatamente e stupidamente ripetute ad ogni cambio sul fronte…

Disprezzo dei soldati
Fin dall’inizio le truppe ucraine furono brutali verso la popolazione del Donbas, a loro subendo rapidamente il disprezzo della leadership politica e militare: senza attrezzature, scarsa logistica, permanenza forzata sul fronte, taglio di comunicazioni ed informazioni con le famiglie, sacrificio delle unità circondate, ecc… Le perdite subite da Kiev vengono ancora nascoste, con tombe frettolosamente scavate nelle retrovie e cremazioni notturne osservate negli obitori degli ospedali affollati di Dnepropetrovsk e Kharkov. Anche il comportamento incoerente, ripetendo gli errori strategici, sembra motivato da una duplice politica, purgare l’esercito dagli elementi non acquisiti all’ideologia xenofoba e russofoba di Kiev e suscitare con tale catastrofismo gli aiuti militari degli USA. Oggi l’esercito ucraino si basa su battaglioni speciali politicizzati e mercenari della NATO. Ciascuno di tali fattori è ancora più evidente nelle conseguenze contrarie nella Nuova Russia, dove le giovani repubbliche di Donetsk e Lugansk sono motivate e, contro ogni pronostico, dimostrano di adattarsi con velocità e costanza. In pochi mesi, le Forze Armate della Nuova Russia hanno capitalizzato politicamente le vittorie militari ed ampliato le unità di volontari sia quantitativamente che qualitativamente.

929af96eff55bfb1afdcb6c83cfcb93bPerdite dell’esercito ucraino nel Donbas dal 3 aprile 2014 al 15 febbraio 2015
Max Linnik

Uccisi: 26018 militari, militari e paramilitari ucraini
– 3829 attivisti di “Pravij Sektor” nella Guardia Nazionale, così come 30 battaglioni speciali dei mercenari dell’oligarca Igor Kolomojskij Dnipro, Azov e Ajdar. Secondo i dati dell’operazione i cadaveri furono trasferiti e distrutti nel crematorio di Dnepropetrovsk o sepolti e dispersi al fronte.
– 14562 soldati delle unità regolari ucraine (per lo più 25.ma Brigata aeroportata Dnepropetrovsk, 95.ma Brigata aeroportata Zhitomir, 24.ma Brigata motorizzata Lvov, 79.ma Brigata aeroportata, 51.ma Brigata meccanizzata, 24.ma Brigata meccanizzata Javorov, 72.ma Brigata meccanizzata indipendente, Brigata dell’Intelligence Kremenchug e altre unità dell’esercito ucraino provenienti soprattutto da stazionamenti in Ucraina occidentale).
– 4923 membri della “Guardia Nazionale” del MUP;
– 381 membri del SBU ucraino;
– 249 membri del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina;
– 88 membri delle forze speciali di CIA, FBI, DIA;
– 1037 mercenari della ASBS Othago (139 tra il 22 aprile a il 13 luglio 2014), dell’Academi (fino al 2009 Blackwater) e della “figlia” Greystone limited (125 dal 22 aprile al 13 luglio 2014), da Canada, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Italia, Svezia, Turchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Africa, Paesi arabi e altri Paesi;
– 1781 membri di altre forze armate ucraine.
Feriti: 54804 effettivi di FAU, ministero degli Interni, Guardia nazionale, battaglioni di “Pravij Sektor“, SBU, polizia…
Esempio: 25 febbraio 2015, il rappresentante della Repubblica Popolare di Donetsk Vladislav Briga indicava il numero esatto di materiali catturati dalla milizia nella sacca di Debaltsevo:
Carri armati: 187; BMP, BMD e BTR: 124; Artiglieria semovente e trainata: 120; Lanciarazzi multipli: 24; Mortai: 278; Autocarri: 139; Veicoli comando: 43; Radar e stazioni di comunicazione: 46;
5 febbraio, Debaltsevo (comunicato di Basurin del Ministero della Difesa di Donetsk) “Fin dall’inizio della ripresa delle ostilità attive (28 giorni), il nemico ha perso: 3 aeromobili, 1 elicottero, 196 carri armati, 170 veicoli da combattimento della fanteria, veicoli blindati e MTLB, 192 cannoni, 117 veicoli e 2649 soldati morti e 60 catturati“.
12000 morti, 19000 feriti e quasi 5000 dispersi. Questi sono, secondo indiscrezioni della riunione a porte chiuse del SnBu, le perdite effettive dei servizi di sicurezza ucraini nella spedizione punitiva nel sud-est e confermate dai pirati informatici di CyberBerkut.
Catturati, dispersi o segnalati assenti:
SBU – 524 elementi
Guardia Nazionale – 2009 (dal luglio 2014)
Soldati – 3572 (dal luglio 2014)
Mercenari stranieri – 537 persone
altri – 1352
Circa 13900 disertori.
Dal 2 maggio al 5 settembre le perdite furono di 47103 elementi. Si tratta di morti, feriti, catturati, dispersi e disertori. Le perdite delle compagnie di mercenari erano pari a 560 elementi.

Riferimenti:
razbitye_bmp_vsu_logvinovo Questi fattori furono i principali motivi della sconfitta totale della spedizione punitiva; nei quattro mesi di combattimenti nel Donbas, le truppe della junta, secondo la RPD, persero 43000 effettivi, di cui 27888 uccisi o feriti, 13500 disertori o dispersi. Le maggiori perdite furono di Pravij Sektor con oltre 7000 morti e feriti, dei battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia Nazionale ucraina con 6168 tra morti e feriti; 115 del SBU; 460 mercenari stranieri, soprattutto polacchi della ASBS Othago (194) e statunitensi dell’Academi (160); 14889 soldati delle FAU; 25 statunitensi di FBI e CIA.
In quei quattro mesi Kiev perse: 43 aeromobili (inclusi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni, 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento della fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan e circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, così come centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD. I dati dello Stato Maggiore della RPD (gennaio 2015): “le perdite generali ucraine nella zona dell’aeroporto e zone circostanti sono 597 militari ucraini morti, parlando dei corpi trovati in prossimità dell’aeroporto e di Peski. 44 i prigionieri“, aveva detto ai giornalisti Basurin. La maggior parte proveniva dai battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia nazionale ucraina, che persero tra morti e feriti 6168 persone, 115 del SBU e 460 mercenari stranieri, soprattutto 194 polacchi dell’ASBS Othago e 160 statunitensi dell’Academi; le perdite delle FAU erano pari a 14889 soldati. 25 i dipendenti di FBI e CIA uccisi. In quattro mesi Kiev perse 43 aerei (compresi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni. La milizia distrusse 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento di fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan, circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, e centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD.
Mezzi persi (compresi catturati e danneggiati)
27 elicotteri (Mi-24 e Mi-8)
Mi-24: 6 distrutti e 8 danneggiati, 14.
Mi-8: 7 distrutti e 6 danneggiati, 13.
43 aerei (MiG-29, Su-27, Su-25, Su-24, An-26, An-30 e Il-76)
Su-25: 20 catturati e 12 distrutti, 32.
Su-27: 1 unità.
Su-24: 2 distrutti e 1 danneggiato, 3.
MiG-29: 2 distrutti.
3 An-30 (ricognizione), 1 Il-76 e 1 An-26 (cargo) distrutti.
UAV: 16 distrutti.
Automezzi: 706 al 18 febbraio 2015, (6 Hummer, 11 GAZ-66, 69 Ural, 47 Kamaz, 4 Zil-131, 1 KrAZ, 80 trattori MTLB, 516 carri armati T-64 e altri, 2 carri armati Bulat catturati, 1 carro armato Leopard, 385 BTR, 7 BTR Bucefalo, 2 BTR-4E, 270 BMP-1 e BMP-2, 52 BMD, 18 BRDM, 96 MLRS BM-21 Grad, 14 MLRS Smerch (9K58), 17 MLRS Uragan (9P140), 9 mortai semoventi da 240mm Tjulip,
11 cannoni semoventi da 152mm 2S3 Akatsja, 1 SAU-152 Elizaveta, 26 2S9 Nona, 50 SAU 2S1 Godvizka, 9 cannoni semoventi da 152mm 2S30 Msta-S, 6 obice trainati 2A65 Msta-B da 152mm, 21 SAU Pjon, 111 mortai da 120mm, 45 mortai da 82mm, 91 obici D-30, 23 cannoni antiaerei (ZU-23-2), 3 ATGM Konkurs, 34 cannoni anticarro MT-12 da 100mmm Rapira, 2 imbarcazioni, 2 cannoni semoventi da 152mm Gjatsint, 2 FROG, 2 missili tattici Tochka-U, 17 depositi di munizioni, armi e carburante.

Mezzi catturati
In totale, dal 20 giugno al 15 agosto 2014, durante l’operazione punitiva, secondo quanto riporta l’esercito stesso, la milizia aveva catturato all’esercito ucraino: 65 T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 24 MLRS BM-21 Grad, 2 MLRS Uragan, 2 2S4 Tjulip, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Godvizka, 10 D-30, 2 mortai da 82mm, 18 ZU-23-2, 124 autoveicoli.
Non inclusi nelle perdite (informazioni non confermate):
2 maggio 2014 – 2 Mi-17 (Mi-8MTV) con mercenari stranieri a bordo, presumibilmente colpiti al momento dello sbarco o a bassa quota con ATGM o RPG. (sono le perdite più misteriose, informazioni divulgate solo da siti esteri).
22 luglio 2014 – Su-25 abbattuto su Perevalsk, il pilota non era sopravvissuto.
22 luglio 2014 – Su-25 su Zorinsk e Krasnij Luch.
23 luglio 2014 – Su-25 abbattuto nei pressi di Pervomajsk.
30 luglio 2014 – informazioni su un aereo colpito a Khartsyzsk.
4 agosto 2014 – elicottero abbattuto su Vasilevka.
9 agosto 2014 – Su-25 abbattuto su Krasnij Luch, pilota ucciso.
15 agosto 2014 – messaggio di Ajdar su un elicottero colpito, forse un Mi-8.
17 agosto 2014 – Su-25 colpito da MANPADS su Krasnodon.

528726_1000Mobilitazione ucraina
La mobilitazione in Ucraina non funzionava secondo Jurij Birjukov, consigliere di Poroshenko, auspicando un “nuovo concetto nella selezione dei soldati per le forze armate“; nel frattempo Kiev sperava di creare nuove unità oltre alla 25.ma Brigata aeroportata da ricostituire: 11 brigate, 4 reggimenti, 80 battaglioni e 16 compagnie, tra cui 7 nuove unità di fanteria dotate di BTR-3E, BTR-4E e BTR-80: 10.mo Reggimento di fanteria di montagna (Chervontsij); 14.ma Brigata motorizzata (Vladimir-Volinskij); 53.ma Brigata motorizzata (Novaja Lumbirka); 54.ma Brigata motorizzata (Artjomovsk); 57.ma Brigata motorizzata (Kirovograd); 58.ma Brigata motorizzata (Kontop); 59.ma Brigata motorizzata (Vinnitsa). 3 unità di artiglieria: 40.ma e 43.ma Brigata d’artiglieria (Devichkij) e 44.ma Brigata d’artiglieria (Lvov) e anche 4 unità speciali: 81.ma Brigata paracadutisti (Konstantinovka); 129.mo Reggimento ricognizione (Marjupol); 130.mo e 136.mo Reggimento ricognizione (Rovno). Le unità di Marjupol, Konstantinovka e Artjomovsk essendo oramai troppo deboli per la prima linea, venivano integrate in “nuove” brigate o “reggimenti”. Infine diverse unità erano completamente scomparse: 17.ma Brigata corazzata; 128.ma Brigata fanteria di montagna; 55.ma Brigata d’artiglieria; 79.ma Brigata aeroportata; 3.zo e 8.vo Reggimento forze speciali; 95.ma Brigata; 93.ma Brigata, 13.mo, 24.mo, 25.no e 40.mo Battaglione della Guardia nazionale; Battaglione Donbass e un’altra dozzina di “battaglioni territoriali”. Infine, a Pravij Sektor veniva intimato di ritirare i propri battaglioni dalle zone operative nel Donbas, se non si sottoponevano al comando dell’esercito ucraino. Ciò avveniva dopo la resa di Kolomojskij a Poroshenko, imponendo un ultimatum agli squadroni della morte di Pravij Sektor, a cui “non si può disobbedire“. Kolomojskij finanziava i nazibattaglioni Azov, Ajdar, Donbass, Dnipro-1 e Dnipro-2, i 3 battaglioni islamisti ceceni e il battaglione dell’OUN. Nell’arco di una settimana, il tentativo dei neonazisti di Pravij Sektor d’imporre il loro duce Jarosh allo Stato Maggiore dell’esercito ucraino svaniva nella nuvola dell’umiliazione inflitta dai medesimi militari, che ora si vendicavano delle umiliazioni subite in precedenza da Pravij Sektor. L’ordine di Poroshenko non riguardava il reggimento ‘Azov‘ e le altre formazioni della Guardia nazionale. Poroshenko, sfruttando la resa di Kolomojskij, s’imponeva su tutti gli eventuali rivali, e il peso del SBU diveniva ancor grande nell’Ucraina di Poroshenko, con Nalivajchenko, capo del SBU, che prometteva “una nuova fase dell’operazione contro il terrorismo nella regione di Odessa, con una pulizia accurata“. Nel frattempo, il SBU lanciava un’operazione contro Dnipro-1, il cui miliziano Denis Gordeev, anche membro di Pravij Sektor, aveva assassinato un suo agente. Tutto ciò nonostante Kolomojskij avesse speso per gli 800 mercenari del nazibattaglione Dnipro-1, comandato da Jurij Bereza, qualcosa come 10 milioni di dollari, o avesse donato ai 1000 mercenari di Andrej Biletskij, del nazibattaglione Azov, blindati KrAZ, BTR-3E e BTR-4E, equipaggiamenti individuali e reclutato diversi “volontari” esteri, come una ventina di ustascia croati. Nel frattempo, Poroshenko offriva al ducetto di Pravij Sektor, Dmitrij Jarosh, una posizione al ministero della Difesa, “Posso confermare che Dmitrij Jarosh ha ricevuto una proposta del presidente per una carica al ministero della Difesa. Sarei molto contento se Jarosh iniziasse a lavorare nell’amministrazione statale. Dirò di più: vedo che è molto annoiato alla Rada ed è stato ferito in battaglia. Sarei molto lieto di creare, insieme a Jarosh, l’Unione dei volontari per la Difesa dell’Ucraina sulla base dei sistemi estone, finlandese e svizzero” annunciava Anton Gerashenko, consulente di Poroshenko. Intanto, mentre il 26 marzo arrivavano dagli USA 10 blindati Humvee presso l’aeroporto di Borispol, dove Poroshenko ringraziava l’incaricato d’affari degli Stati Uniti Bruce Donahue, l’aumento delle dimensioni dell’esercito, da 168000 all’inizio del 2014 a 250000 oggi, causava degli imprevisti… Il ministero della Difesa di Kiev annunciava che mancavano i 27 milioni di euro per alimentare i soldati!

E10jLhEMKBsNel frattempo, presso le FAN, il 1° Battaglione Slavjansk diveniva 1.ma Brigata di Fanteria Meccanizzata Slavjansk, formata con volontari dell’Armata ortodossa e diversi mezzi BRDM-2, BTR-80, T-72B1V ex-ucraini catturati nel saliente di Debaltsevo.

I novorussi pronti per l’offensiva a maggio
Jurasumij, PolitRussiaRussia Insider

Al momento nessuna delle due parti in Ucraina ha la forza di lanciare un’offensiva su larga scala. Alla fine di aprile, però, i ribelli avranno completato la formazione di numerose nuove unità. Operazioni di combattimento nel Donbas, quando, come, quanto sul serio? C’è molto da indovinare e speculare sull’argomento, e ancora più all’avvicinarsi delle vere operazioni.

V3QfCfmFPuEDal lato governativo
Sarebbe ingenuo e stupido aspettarsi operazioni offensive su larga scala da parte della junta nelle prossime settimane. La debacle di Debaltsevo non solo ha colpito il morale delle truppe, ha anche inflitto una colossale perdita di mezzi alle FAU (‘Forze armate dell’Ucraina’). La campagna invernale è costata più di un quarto di tutti i blindati e carri armati, e un sesto dell’artiglieria. La maggior parte di tali perdite è totale e irreversibile. Naturalmente, qualunque equipaggiamento danneggiato riparabile sarà già tornato in servizio, ma le perdite invernali non possono essere sostituite. Le unità delle FAU adottano nuove strutture organizzative: batterie di artiglieria con quattro pezzi, alcuni battaglioni non più meccanizzati ma semplicemente di fanteria, e le nuove unità sono designate fanteria da subito. Nessuno pretende che siano meccanizzate. La situazione dell’artiglieria è più o meno stabile, ma anche qui vi sono cambiamenti significativi. L’artiglieria è sempre più trainata, divenendo piuttosto vulnerabile in una guerra moderna. Inoltre, vi è carenza di cannoni trainati (ad esempio, degli obici Msta-B da 152mm). Le unità corazzate pronte al combattimento si riducono costantemente di numero. Il tempo in cui le FAU schieravano 10 battaglioni di carri armati completi e con equipaggi addestrati è finito. Le carenze erano già visibili nella campagna invernale. Unità con equipaggi da addestrare furono inviate al fronte per rafforzare la prima linea. Non vi è materiale e personale per creare nuove unità, non vi sono più nei depositi materiali disponibili. Tutto ciò che era utilizzabile è stato già inviato al fronte, e parte è andato perso in battaglia. I nuovi carri armati si contano sulle dita di una mano. Tutto ciò che viene pubblicizzato come nuovo in realtà vecchi carri armati revisionati, ce ne sono ancora 2000 disponibili. Tuttavia, non vi sono parti di ricambio, capacità industriale e… soldi per consentirne la produzione di massa. Pertanto, le FAU si concentrano su non più di 6-7 battaglioni carri, compresi i mezzi delle unità di addestramento. Formalmente ci sono 12-13 battaglioni carri armati, ma la loro forza è pari alla metà. Inoltre, il ritmo di costruzione dei mezzi indica che le FAU possono aggiungere al massimo un battaglione in due mesi, a condizione che non subiscano perdite. La situazione non è migliore con i blindati. Le consegne sono ritardate per ragioni banali e anche un po’ comiche. L’occidente, con le sanzioni alla Russia, introduce anche de facto il blocco militare-tecnico dell’Ucraina. Ci sono molti elementi di fondamentale importanza, in primo luogo i motori, che l’Ucraina non produce e non può ricevere dall’estero. I fornitori occidentali si rifiutano, portando al crollo di molti programmi importanti: le consegne dei veicoli Dozor-B non sono mai nemmeno cominciate, gli automezzi KRAZ per esigenze militari sono prodotti in poche decine al mese, anche se in teoria l’industria potrebbe costruirne centinaia, la produzione dei BTR è in ritardo per mancanza di pezzi di ricambio, assolutamente necessari per la riparazione dei mezzi danneggiati. Tali fattori hanno costretto la junta a privare della mobilità non solo le nuove unità, molte ancora da creare, ma anche le unità “meccanizzate” delle vecchie brigate. Non posso fare a meno di essere d’accordo con il caporedattore di Tsenzor.net, Jurij Butusov, che la scrematura parziale dei costosi mezzi pesanti per creare nuovi gruppi è più nociva che utile. Le nuove unità non saranno pronte prima dell’estate, e l’assenza di corazzati nelle vecchie unità ne ridurrà notevolmente le capacità offensive. Ma non è la fine dei problemi. La prima ondata della smobilitazione accelera. Kiev ha deciso di non rischiare di tenersi i soldati più anziani. Ciò tuttavia temporaneamente riduce la forza di prima linea sul fronte (solo 30-35000 truppe a gennaio). Non ci può essere alcun aumento della forza organica fino a quando i nuovi contingenti saranno addestrati (maggio-giugno), ed è anche discutibile se possano mantenere la forza attuale. Inoltre, i soldati esperti smobilitati saranno sostituiti da reclute spedite da tutta l’Ucraina.
Conclusione. Sono ancora del parere che la junta non condurrà operazioni offensive, non ne ha la capacità. Fino a maggio-giugno non potrà nemmeno mantenere gli effettivi delle forze, anche se non sono il fattore principale. La mancanza di mezzi e rifornimenti è ciò che realmente impedisce alla junta di schierare un raggruppamento militare considerevole. Inoltre, il numero di unità effettivamente pronte al combattimento declina dal luglio 2014. A quel tempo, la forza attiva era di 50mila effettivi, ora non più di 30mila. Il resto sono unità di supporto. Tuttavia, ci sono forze contrarie alla pace nel Donbas. La leadership di molte unità “volontarie” è consapevole che a lungo andare la pace significa la loro rapida morte (possibilmente anche in senso fisico). La guerra può prolungarne l’agonia e anche renderne l’esistenza utile ai loro burattinai. Non possono sprecare tale opportunità.

16I ribelli
Anche qui non tutto va bene riguardo i preparativi per le operazioni di combattimento. Tuttavia, i problemi sono diversi, la junta non può attaccare e il suo potenziale militare diminuisce ad ogni campagna, mentre le unità repubblicane non sono ancora pronte a condurre offensive su larga scala. Perché le FAN possono condurre una grande offensiva in estate, ma non in inverno? Per due ragioni. In estate, le unità FAU inaspettatamente finirono attaccate dalle unità del “Vento del nord”, intrappolate e decisamente sconfitte. D’inverno i giovani eserciti repubblicani dovettero penetrare difese ben preparate, inoltre fu deciso di non inviare in battaglia le forze del “Vento di Borea”, mentre il potenziale militare delle Forze Armate della Nuova Russia, FAN, non erano ancora pronte a un’offensiva su larga scala. La pianificazione della seconda campagna estiva prevede la formazione di numerose nuove unità delle FAN (5-7 nuove Brigate di fucilieri motorizzati, 2-3 battaglioni carri armati, nuove unità d’artiglieria), scopo della grande mobilitazione. Non solo gli effettivi aumentano, ma anche la loro potenza di fuoco, assieme ad artiglieria e forza corazzata. Ciò è possibile per la grande quantità di materiale catturato e il supporto tecnico della Russia. Creazione e addestramento delle nuove unità si concluderanno a fine aprile (o forse a maggio). A quel punto le FAN saranno chiaramente superiori alle FAU non solo tecnicamente ma anche numericamente, e se si considera l’assistenza passiva del “Vento di Borea” ai fronti secondari, questa superiorità sarà abbastanza percettibile.
Conclusione. Non bisogna aspettarsi grandi operazioni offensive delle FAN prima della fine di aprile. Inoltre, operazioni premature potrebbero ritardare la “smobilitazione” delle FAU. Naturalmente, ciò lascia ricognizione e preparazione al tiro attivi. Soprattutto dato che ciò richiede diverse settimane, a giudicare dall’esperienza delle battaglie invernali. Non mi aspetto operazioni offensive su larga scala, anche con obiettivi limitati (ad esempio, la liberazione di una città) nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, la situazione continuerà a rendersi più tesa. Il caos nella junta (la lotta Poroshenko-Kolomojskij) può provocarne il collasso prematuro, ma anche allora sarebbe stupido per le FAN attaccare prima di raggiungere la piena disponibilità. Penso che il comando delle FAN non farà qualcosa di stupido. Inoltre, non ha bisogno di affrettarsi, la junta è sempre più debole ogni mese che passa.

Ukraine_867541aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova strategia di Putin nel Mediterraneo

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29.03.2015WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Mentre l’attenzione era concentrata nelle ultime settimane sul ruolo della Russia e del Presidente Vladimir Putin nel mediare un nuovo cessate il fuoco in Ucraina orientale, il presidente russo ha compiuto due cruciali missioni di Stato a Cipro ed Egitto, che condividono la frontiera sul Mar Mediterraneo orientale, mare strategico la cui importanza crescente nel confronto tra NATO e Russia non va sottovalutata. Per più di 2000 anni il Mar Mediterraneo è stato uno dei mari più strategici del mondo, collegando petrolio e gas del Medio Oriente a i mercati dell’Unione europea; collegando Oceano Indiano, Cina, India, Corea del Sud e resto dell’Asia ai mercati europei e all’Oceano Atlantico attraverso il Canale di Suez, e collegando la base navale russa in Crimea della Flotta del Mar Nero agli oceani Atlantico ed Indiano. In breve collega Europa, Eurasia ed Africa. Con ciò in mente, diamo un’occhiata agli ultimi viaggi di Putin.

Cairo
Il 9 febbraio il presidente russo ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdalfatah al-Sisi a Cairo. Quando al-Sisi, a capo delle forze armate egiziane, guidò il colpo di Stato che spodestò Muhamad Mursi e il suo regime dei Fratelli musulmani sostenuto dagli Stati Uniti, nell’agosto 2012, Putin fu tra i primi a sostenere la candidatura presidenziale di al-Sisi. Nell’agosto 2014 al-Sisi incontrò Putin a Mosca mentre Washington divenne avversario aperto del presidente egiziano. Pochi dettagli dell’ultima visita a Cairo sono stati diffusi, ma Putin ha detto che s’è deciso d’incrementare commercio e cooperazione militare, e la Russia ha iniziato la fornitura di armi all’Egitto dopo la firma di un memorandum. Accordi commerciali furono inoltre seguiti dalla visita di Putin, tra cui un probabile accordo tra l’agenzia Rossija Segodnja e il quotidiano egiziano al-Ahram. Nei giorni successivi al vertice di Cairo tra Putin e al-Sisi, Russia ed Egitto firmavano un accordo per la costruzione di quattro reattori nucleari russi in Egitto. Daranno una spinta importante alla problematica rete elettrica dell’Egitto; allo stesso tempo al-Sisi annunciava che l’Egitto avrebbe aderito alla nuova Unione eurasiatica della Russia con un accordo di libero scambio. L’unione è costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia; l’annuncio del presidente ucraino Viktor Janukovich all’UE che l’Ucraina si sarebbe unita all’unione eurasiatica, spinse gli Stati Uniti al palese colpo di Stato di Majdan.Suddivisione_amministrativa_di_CiproIl gioiello marittimo cipriota
Poi, due settimane dopo i colloqui a Cairo, il 25 febbraio, il Presidente Putin riceveva il presidente cipriota Nicos Anastasiades al Cremlino per discutere di varie questioni comuni. Anastasiades colse l’occasione per criticare le sanzioni dell’Unione europea a Mosca dichiarando: “il minimo che potessi fare è visitare la Russia in questi tempi difficili, e garantirle che, nonostante la situazione, i nostri rapporti si svilupperanno ancora. Qualunque sanzione contro la Russia affligge altri Paesi membri dell’Unione europea, come la mia patria, che per molti aspetti dipende dalla Russia“. Mentre ciò può essere di aiuto per il futuro della Russia contro ulteriori sanzioni dell’Unione europea, il nocciolo dei colloqui riguardava la cooperazione militare Cipro-Russia. Qui Cipro ha offerto i suoi porti alla Marina russa per determinati scopi, “alle navi russe coinvolte nella lotta al terrorismo e alla pirateria“. Le navi russe utilizzeranno il porto cipriota di Limassol, che ospita 30-50000 russi, un quarto della popolazione della città. Al momento solo una base navale mediterranea è a disposizione della Russia, il porto siriano di Tartus. Da parte sua, con l’approvazione della Duma, Putin offriva a Cipro la riduzione del debito, in contrasto con la posizione draconiana dell’UE sulla crisi a Cipro del 2013, quando l’UE confiscò depositi bancari ciprioti per oltre 100 milioni di euro, un furto, quale condizione per un piano di salvataggio draconiano. Centinaia di aziende russe offshore e cipriote ne furono colpite, retrospettivamente era chiaramente l’avvio della strategia di Washington-Bruxelles per indebolire la Russia di Putin. Le proteste di Majdan a Kiev iniziarono sei mesi dopo le confische di Cipro. Questa volta Putin, nonostante le sanzioni finanziarie e la guerra economica dell’Ufficio sul terrorismo finanziario del Tesoro USA (ufficialmente chiamato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria), offriva a Cipro la rapida riduzione del debito. La Russia ha accettato di ristrutturare il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011, riducendo l’interesse al 2,5% dal 4,5% ed estendendo le scadenze del debito al 2021. Le relazioni tra Cipro e Russia hanno un notevole potenziale. Cipro in particolare ha recentemente confermato gli enormi giacimenti di petrolio e gas naturale offshore. Secondo quanto riferito si discute se invitare Gazprom a contribuire a svilupparli, minando seriamente la strategia degli Stati Uniti e della NATO per bloccare South Stream e altre rotte del gas russo verso l’UE. La risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti alla ripresa delle relazioni Russia-Cipro fu agitata, per usare un eufemismo. L’ambasciatore USA a Cipro John Koenig inviava un tweet esprimendo l’ultima principale preoccupazione degli ambasciatori statunitensi, il 28 febbraio, subito dopo l’assassinio a Mosca della figura dell’opposizione Boris Nemtsov: “Cosa pensano i ciprioti quando vedono la Russia, questa settimana? La visita e le dichiarazioni di Anastasiades o l’assassinio di Nemtsov?” Koenig grossolanamente implicava un legame tra la visita di Anastasiades a Mosca e l’omicidio di Nemtsov, dicendo in un altro tweet che Putin aveva assassinato Nemtsov. Il tweet di Koenig ha suscitato un coro di proteste a Cipro e la sua dipartita per giugno fu annunciata da Washington. Koenig apparentemente spesso twitta con il collega a Kiev, l’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt, l’orchestratore della distruzione dell’Ucraina con Nuland.
Quando i recenti colloqui Russia-Cipro vengono analizzati nel contesto della visita del Presidente Putin a Cairo, un’affascinante mappa strategica appare dispiacendo i neo-conservatori di Washington e i loro alleati europei. Possiamo aspettarci che Washington lavori dietro le quinte per inasprire gli attriti tra Turchia, Paese della NATO, e Cipro greco-ortodossa, nonché aumenti le pressioni su al-Sisi. Infatti, il 26 febbraio caccia turchi avevano apertamente violato lo spazio aereo greco, annunciando unilateralmente un’esercitazione militare con tiri diretti per marzo sul Mar Egeo, in gran parte in acque internazionali greche e sull’isola greca di Limnos, riscaldando la zuppa geopolitica. In Egitto, sulle TV controllate dai Fratelli musulmani appoggiati da Obama e CIA, erano comparsi dei video volti ad imbarazzare al-Sisi. I nastri pretendono di svelare le telefonate private di al-Sisi, allora generale, subito dopo la cacciata di Mursi e della Fratellanza, per discutere degli aiuti finanziari che Mursi chiedeva agli alleati arabi del Golfo che appoggiarono l’azione anti-Fratellanza di al-Sisi. Lo scandalo sembra aver fallito, data la popolarità di al-Sisi in Egitto e il sostegno dei leader arabi del Golfo appare inalterato. Ciò indica che Washington è sempre più a disagio con la geopolitica russa nel Mediterraneo orientale.

41d53685274fd40204cbF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il test del laser USA che distrusse Germanwings, getta nel buio l’Olanda

What Does it Mean, 29 marzo 2015Minuteman III launches from VandenbergUn nuovo rapporto del Ministero della Difesa (MoD) circolante al Cremlino, oggi, sostiene che dopo il fallito test del 24 marzo dell’US Air Force con il suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS) nel tentativo di abbattere una finta testata nucleare della Federazione russa, portando all’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, uccidendone i 150 passeggeri, un altro è stato ripetuto il 27 marzo, questa volta causando il catastrofico black-out nell’Olanda del Nord, compresa Amsterdam. Secondo il rapporto, il nuovo test di HELLADS, che ha oscurato l’Olanda del Nord, è stato il terzo effettuato dalla NATO in 24 mesi, gli altri due ebbero per conseguenza (1) il quasi incidente del Volo LH1172 della Lufthansa sulla Francia, nel maggio 2013, e (2) la distruzione del Volo 9525 della Germanwings, il 24 marzo, ancora sulla Francia. Nel maggio 2013, poco prima dell’incidente del Volo LH1172 della Lufthansa, continua il rapporto, il test di HELLADS dalla NATO, in vista del lancio di un ICBM dalla Vandenberg Air Force Base in California il 22 maggio 2013, sarebbe stato secondo il Ministero della Difesa la causa di un quasi incidente, quando un aereo perse improvvisamente quota. Come nel caso, il rapporto afferma, del lancio dell’ICBM del 23 marzo per il successivo test di HELLADS che distrusse il Volo 9525 della Germanwings, il lancio dell’ICBM del 27 marzo fu seguito dalla paralisi dell’Olanda settentrionale. Proprio come fu condotto il test ICBM-HELLADS, il rapporto spiega, un ICBM LGM-30G-Minuteman III è stato lanciato ad un’altitudine di 1120 km e a una velocità di Mach 24, per poi lanciare un Advanced Maneuverable Reentry Vehicle (AMaRV) su un’orbita polare prima di precipitare nell’Oceano Pacifico. L’AMaRV, che simula le testate nucleari multiple, affermano gli esperti del MoD nel rapporto, viene poi preso di mira dal laser ad alta energia di HELLADS nel tentativo di distruggerlo durante il rientro verso l’obiettivo. “Causa del fallimento” di HELLADS, tuttavia secondo il rapporto, è l’utilizzo come piattaforma del bombardiere B-1, usato in tutti i test precedenti che hanno portato a questi ultimi, e di cui é noto per i continui fallimenti.030424-F-ZZ001-274Il motivo per cui la NATO ha condotto il test di HELLADS il 27 marzo, appena 3 giorni dopo aver abbattuto il Volo 9525 della Germanwings, secondo il rapporto, era rispondere al riuscito test di lancio di un missile balistico RS-26 Rubezh della Federazione russa. Il motivo per cui agli occidentali non viene detta la verità su HELLADS della NATO quale causa dell’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, di cui l’agenzia d’intelligence (SVR) aveva già riferito in dettaglio la massiccia operazione di copertura attuata dalle agenzie d’intelligence occidentali, accusando il co-pilota dell’aereo quale responsabile del disastro. Tuttavia, il rapporto del MoD sottolinea, l’audio recuperato dal Volo 9525 della Germanwings dimostra chiaramente il contrario di ciò che la propaganda occidentale ha indicato parlando di “urla dei passeggeri” sentite all’inizio per poi zittirsi e seguiti da “scricchiolio metallico”, allarme della cabina di pilotaggio ed indecifrabili chiacchiere via radio prima del silenzio… tutte indicazioni, notano gli esperti del rapporto, che l’aereo aveva subito un guasto catastrofico uccidendo passeggeri ed equipaggio con l’esplosione in volo dell’aereo di linea… come i rottami sparsi dimostrano. Come è stato dimostrato in altri disastri simili al Volo 9525 della Germanwings, emerge dalla relazione, non vi è alcun rischio che i governi occidentali raccontino alla loro gente la verità su ciò che è successo, come dimostra il continuo insabbiamento sul velivolo delle Malaysia Airlines abbattuto da un caccia ucraino l’anno scorso… e come il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov avvertiva nuovamente il 19 marzo, quando i media occidentali hanno ignorato le informazioni ufficialmente documentate di testimoni oculari, già avute da media e inquirenti russi, compresa l’indicazione della presenza di un jet militare ucraino nelle vicinanze del volo condannato, e ancora oggi la CIA continua a rifiutarsi di rilasciare i dati che lo dimostrano.LAWS

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin si rivolge al Comitato del Servizio di Sicurezza Federale

The Saker 26 marzo 2015

Vladimir Putin ha partecipato a una riunione del Comitato del Servizio di Sicurezza Federale. I partecipanti alla riunione riassumono i risultati delle operazioni del Consiglio di Sicurezza federale nel 2014 e fissano gli obiettivi prioritari per il 2015.

2014378595635734_20Presidente della Russia Vladimir Putin:
Buon pomeriggio, colleghi.
Attribuiamo sempre grande importanza al lavoro delle agenzie chiave per la sicurezza nazionale. Oggi, nel quadro di questa riunione del comitato allargato si riassumeranno i risultati delle operazioni del servizio di sicurezza federale nel 2014 e si fisseranno gli obiettivi prioritari per il futuro. Vorrei iniziare dicendo che, come tutti sapete, l’anno scorso non è stato facile. La situazione mondiale è esacerbata. Abbiamo assistito a crescenti tensioni in Medio Oriente e altre aree del mondo, mentre un colpo di Stato ha provocato la guerra civile in Ucraina. La Russia compie notevoli sforzi per riconciliare le parti e normalizzare la situazione. Abbiamo già ricevuto e continuiamo a ricevere migliaia, addirittura centinaia di migliaia di profughi e facciamo tutto il possibile per evitare una catastrofe umanitaria. Tuttavia, la nostra posizione, la nostra politica indipendente e anche tentativi di aiutare chi ne ha bisogno, anche in Ucraina e altre regioni, irritano coloro che tradizionalmente chiamiamo nostri colleghi e partner. Usano tutto il loro arsenale della cosiddetta deterrenza della Russia: da tentativi d’isolamento politico e pressione economica aller operazioni di guerra delle informazioni e dei servizi speciali su larga scala. Come è stato recentemente dichiarato apertamente: chi non è d’accordo verrà costretto continuamente. Tuttavia, ciò non funziona con la Russia; mai ha funzionato e mai lo farà. Nel frattempo, la NATO sviluppa le sue forze d’intervento rapido e costruisce infrastrutture vicino ai nostri confini. Si tenta di violare la parità nucleare esistente, i segmenti in Europa e Asia-Pacifico del sistema ABM vengono creati ad un ritmo accelerato. Vorrei ricordare che il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato sui missili anti-balistici ha sconvolto le basi del sistema di sicurezza internazionale moderno. Sistemi completamente nuovi sono sviluppati per attuare l”attacco fulmineo globale’ e operazioni spaziali. Tuttavia, è ovvio che nessuno è mai riuscito ad intimidire questo paese o farvi pressione, e nessuno mai lo farà. Abbiamo sempre avuto e sempre avremo una risposta adeguata a tutte le minacce, interne ed esterne, alla sicurezza nazionale. Un altro punto che vorrei indicare è che la situazione non può rimanere così per sempre. Cambierà, per il meglio spero, anche in questo Paese. Tuttavia, non cambierà in meglio se soccombiamo e arrendiamo ad ogni passo. Cambierà per il meglio solo se diventiamo più forti. Oggi vorrei ringraziare voi e i vostri colleghi per il lavoro preciso e coordinato dell’anno scorso, per l’adempimento integrale dei compiti e il coraggio dimostrato, per la protezione affidabile della sicurezza della Russia e degli interessi nazionali.
Colleghi,
Il vostro carico di lavoro complessivo e la responsabilità ovviamente cresceranno quest’anno. Siete di fronte alla sfida per migliorare l’efficienza in tutti i settori dei vostri compiti. La lotta al terrorismo rimane il vostro compito più importante. Alcune tendenze positive sono emerse in questo campo negli ultimi anni. Ci sono stati 2,6 volte meno reati connessi al terrorismo nel 2014 che nel 2013. Se guardiamo gli ultimi 5 anni, il loro numero complessivo è sceso di 9 volte. Tali risultati sono stati chiaramente possibili grazie alle azioni concertate di FSB, agenzie di sicurezza e forze dell’ordine, coordinate dal Comitato anti-terrorismo nazionale. Dobbiamo rafforzare le dinamiche positive e costantemente cacciare i gruppi criminali clandestini. Non è facile; i terroristi combattono di nascosto compiendo attentanti come quello di Groznij dello scorso anno. L’analisi statistica mostra che possiedono ancora una notevole quantità di armi. Siete anche consapevoli del fatto che cittadini della Russia e della CSI vengono addestrati presso i cosiddetti punti caldi, anche dai gruppi dello Stato islamico sul territorio della Siria e altri Paesi. Potrebbero essere usati contro di noi, contro la Russia e i suoi vicini. E’ quindi di vitale importanza adottare misure supplementari per distruggere legami e risorse internazionali dei terroristi e bloccarne il passaggio in Russia. Non dovrebbero potersi muovere nelle regioni o penetrare nelle nuove regioni della Federazione russa, Crimea e Sebastopoli. La vostra missione è diretta a fornire la massima protezione antiterrorismo possibile negli eventi internazionali che si terranno in Russia quest’anno. In primo luogo le celebrazioni del 70° anniversario della Grande Vittoria e i vertici BRICS e SCO ad Ufa. Inoltre, dobbiamo rafforzare le misure volte a impedire terrorismo, radicalismo ed estremismo, soprattutto tra i giovani, immigrati e gruppi svantaggiati, e coinvolgere più attivamente influenti organizzazioni pubblici e religiosi in questi sforzi.
Alla riunione del consiglio del Ministero dell’Interno ai primi di marzo, ho notato che l’anno scorso il numero di crimini estremisti purtroppo è salito di quasi il 15 per cento. Ovviamente, dobbiamo aumentare il coordinamento tra i servizi speciali e le forze dell’ordine in questo campo e utilizzare tutti i più recenti metodi e mezzi, comprese le tecnologie dell’informazione all’avanguardia. Le agenzie di controspionaggio hanno lavorato in modo efficiente e costante lo scorso anno. Le loro operazioni speciali hanno portato alla sospensione delle attività di 52 ufficiali e 290 agenti dei servizi speciali stranieri. Oggi è particolarmente importante migliorare la protezione dei dati riguardanti i segreti nazionali ed evitare fughe di informazioni su sviluppo della nostra organizzazione militare, piani di mobilitazione e tecnologie della difesa e industriali. I servizi speciali occidentali continuano i tentativi di utilizzare le organizzazioni pubbliche, non governative e politicizzate per perseguire i propri obiettivi, principalmente screditare le autorità e destabilizzare la situazione interna in Russia. hanno già programmate le loro azioni per le prossime campagne elettorali del 2016-2018. Come ho già detto in numerose occasioni, e ripeto ancora una volta: siamo pronti al dialogo con l’opposizione, continueremo la nostra collaborazione con la società civile nel senso più ampio del termine. Dobbiamo sempre ascoltare le critiche costruttive alle azioni delle autorità o mancanza di tali azioni, a qualsiasi livello. Dialogo e collaborazione sono sempre utili, sono di vitale importanza per qualsiasi Paese, anche il nostro. Tuttavia, è inutile discutere con coloro che operano ordini dell’estero nell’interesse di qualche altro Paese, piuttosto che il proprio. Pertanto, continueremo a prestare attenzione alle organizzazioni non governative dai finanziamenti esteri; confronteremo i loro obiettivi dichiarati con le loro attività attuali e chiuderemo le eventuali violazioni.
Colleghi,
Garantire stabilità economica e lotta alla corruzione rimangono tra i vostri compiti prioritari. Vorrei chiedervi di prestare particolare attenzione ai casi di abuso e appropriazione indebita dei fondi di bilancio, comprese quelli assegnate alla Difesa dello Stato. Si dovrebbe cooperare strettamente con la Camera dei conti, il Servizio della Guradia di Finanza federale e altre agenzie di controllo. Si dovrebbe essere più attivi nel rivelare e contrastare l’affarismo sui mercati azionari e valutari russi che possono comportare variazioni dei tassi di cambio e destabilizzare il sistema finanziario della nazione. Dobbiamo continuare i nostri sforzi nel sostenere le aziende russe all’estero e proteggerne gli interessi. La concorrenza economica è dura, come sapete. Non tutti i concorrenti delle società russe sono disposti a lavorare onestamente. I principi comuni su commercio, cooperazione ed investimenti sono violati. Vediamo tentativi di compromettere la reputazione aziendale di società russe in ogni modo possibile. Bisogna rispondervi, senza indugio e con competenza, nell’ambito della vostra autorità. Compiti gravi si trova ad affrontare l’FSB della frontiera. L’infrastruttura dei confini va migliorato lungo tutte le nostre frontiere, mentre segmenti tradizionalmente complicati nel Caucaso del Nord, Asia centrale e piattaforma artica russa devono essere rafforzati. Il confine russo-ucraino richiede la nostra attenzione, naturalmente. La situazione è complicata: migliaia di persone cercano di fuggire dal conflitto armato nel sud-est dell’Ucraina e passano in territorio russo, a volte anche senza documenti essenziali. E’ importante continuare a garantire il passaggio senza ostacoli dei rifugiati e la circolazione dei veicoli con carico umanitario. Allo stesso tempo, dobbiamo rivelare chi volontariamente partecipa alle repressione dei residenti pacifici, che cercano di coprire le tracce o pianificano crimini sul territorio della Federazione Russa. Quindi, la protezione dei media nazionali dovrebbe rimanere sotto controllo speciale. Il numero di attacchi informatici ai siti web ufficiali e sistemi informativi delle autorità russe non diminuisce; circa 74 milioni di tali attacchi furono respinti solo lo scorso anno. Inoltre, sono stati identificati oltre 25000 risorse internet con pubblicazioni illegali. Più di 1500 siti web estremisti sono stati chiusi. Dobbiamo continuare gli sforzi per liberare il cyberspazio russo dai materiali illegali, criminali, utilizzare più attivamente le moderne tecnologie per questo scopo e partecipare alla creazione di un sistema di sicurezza d’informazione internazionale. No parliamo di limitare la libertà on line, tutt’altro. Parliamo di garantire sicurezza ed ordine pubblico nel rigoroso rispetto degli opportuni norme e standard russi e internazionali, senza impedire alle persone di comunicare on-line e la pubblicazione di informazioni legittime, valide e corrette.
Colleghi,
Negli ultimi anni, abbiamo fatto molto per migliorare materiale e supporto tecnico del Servizio di sicurezza federale. Stipendi, pensioni e prestazioni sociali per il personale attivo e in pensione sono cresciuti in modo significativo. Abbiamo praticamente risolto il problema degli alloggi permanenti. Nel solo 2014, 65 condomini designati sono stati commissionati (5200 appartamenti). Contemporaneamente lavoriamo per aumentare gli alloggi di servizio. Lo Stato continuerà a fornirvi le migliori condizioni di servizio, a prendersi cura delle famiglie di coloro caduti nell’adempimento del dovere. Faremo certamente tutto il necessario per assicurare che tutte le unità del FSB siano dotate dei più moderni armamenti, tecnologia ed equipaggiamenti speciali. Allo stesso tempo, proprio come tutte le altre agenzie, si affronta il compito di un più razionale uso dei finanziamenti statali ed altre risorse. Dovete mostrare la massima responsabilità e concentrazione nell’assolvere tutte le attività che si presentano.
In conclusione, vorrei augurarvi successo e nuovi evidenti risultati nel vostro servizio, di cui il Paese ha tanto bisogno.
Grazie per l’attenzione.Russian President Putin gives an interview at the Novo-Ogaryovo state residence outside MoscowTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen, un’altra guerra wahhabita-atlantista

Alessandro Lattanzio, 27 marzo 2015 CBDYxqRUkAEV4yCI media, sia ufficiali che ‘alternativi’, affermano che Ryadh avrebbe schierato 150000 soldati ai confini dello Yemen; ma le forze armate saudite contano 75000 militari nell’esercito; 34000 nell’aeronautica; 15500 nella marina e 100000 membri della Guardia nazionale saudita (contando 25000 riservisti mobilitabili in caso di emergenza), e ciò senza badare al fatto che le forze saudite devono presidiare i confini con Iraq, Giordania, Quwayt, Qatar e sorvegliare le regioni a maggioranza sciita dell’Arabia Saudita che si affacciano sul Golfo Persico, e ancora senza contare i militari e gli agenti dell’intelligence sauditi attivi in Siria e Iraq al fianco dei terroristi islamisti che sponsorizzano. Ma le cause dell’intervento aereo saudita nello Yemen, che va ricordato ha una popolazione superiore a quella dell’Arabia Saudita, vanno ricercate più che altro nel tentativo di Ryadh di sabotare un eventuale accordo Iran-USA sul programma elettronucleare di Tehran, che dovrebbe essere firmato entro il 31 marzo 2015. Tale indizio potrebbe svelare anche la vera natura del crollo dei prezzi mondiali del petrolio, istigato da Ryadh per contrastare l’ascesa del petrolio di scisto sul mercato statunitense, piuttosto che per condurre una guerra petrolifera contro Iran, Russia e Venezuela per conto di Obama. Difatti l’Arabia Saudita ha scoperto di aver perso 18 miliardi di dollari negli ultimi mesi. Quindi, è probabile che Ryadh imbastisca una sorta di ‘Guerra fasulla’ contro Sana, non avendo risorse finanziarie e umane per attuarne una vera. L’esercito saudita, inoltre, soprattutto per quanto riguarda specialisti come carristi, artiglieri, tecnici, meccanici, ecc., è composto da mercenari pakistani, giordani o egiziani che prestano servizio per conto di Raydh, dato che la monarchia wahhabita teme e diffida della propria popolazione, concedendo accesso alle armi solo gli elementi tribali più fidati o corruttibili. La natura di tale guerra fasulla è stata compresa per primo dal presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che in cambio dell’espressione di solidarietà ai principini wahhabiti terrorizzati e di una parata navale egiziana sul Mar Rosso, raccoglierà dai sauditi e dalle petro-monarchie del Golfo quei dividendi finanziari per il programma di rilancio economico dell’Egitto.
Nel 2009 l’esercito saudita combatté contro le tribù yemenite al confine saudita-yemenita, in tre mesi i sauditi persero almeno 133 uomini e la guerra. Ai primi di marzo i sauditi chiesero truppe al Pakistan per combattere contro il movimento yemenita Anasarullah, ma il Pakistan respinse la richiesta. Il 19 marzo un commando della Polizia guidato da un generale fedele all’ex Presidente Salah attaccava l’aeroporto di Aden, provocando 13 morti, e lo stesso giorno, il palazzo ‘presidenziale’ di Aden veniva bombardato da 2 velivoli non identificati. Il 20 marzo, 5 attentatori del ‘Wilayat Sana‘ del SIIL, si fecero esplodere presso due moschee zaydite di Sana, uccidendo 126 persone e ferendone altre 250. Il 21 marzo l’esercito yemenita liberava la terza città dello Yemen, Taiz, mentre gli USA evacuavano le restanti proprie forze speciali dal Paese. Il 24 marzo l’esercito yemenita liberava la città di Huta, capitale della provincia di Lahj, espelleva i taqfiri dalla città di Shariha e liberava al-Qarsh, a 50 chilometri dalla provincia di Aden. Inoltre, l’esercito yemenita e i comitati popolari si scontravano con miliziani dell’ex-presidente uscente Abdarabu Mansur Hadi nella provincia di Bayda, provocando 30 morti. Nel frattempo, scontri infuriavano a Marib, ad est di Sana, dove avanzavano le truppe dell’esercito. Hadi cercava di consolidare la sua base di potere ad Aden tentando d’innescare la guerra civile, dopo aver rovesciato l’accordo nazionale firmato da vari partiti ed invocato l’intervento militare delle Nazioni Unite, ma gli ufficiali del Comitato Supremo per la preservazione delle forze armate e di sicurezza yemenite respingevano l’idea di un’ingerenza straniera, “Esprimiamo il nostro rifiuto totale e assoluto a qualsiasi interferenza esterna negli affari dello Yemen, sotto qualsiasi pretesto, con qualsiasi forma e da qualsiasi parte. Tutti i membri delle forze armate e di sicurezza, tutti i figli del fiero popolo dello Yemen e tutti i suoi componenti affronteranno con tutte le forze ed eroismo qualsiasi tentativo di danneggiare la pura terra della Patria, la sua indipendenza e sovranità, o di minacciarne unità ed integrità territoriale”. Il leader dello Yemen e del movimento Ansarullah, Abdalmaliq al-Huthi, dichiarava che l’Arabia Saudita, “nostra sorella maggiore, non rispetta gli yemeniti e vuole imporre qui, nello Yemen, gli eventi e le divisioni avutisi in Libia”.
Il 25 marzo l’Arabia Saudita schierava una task force al confine con lo Yemen, dopo che l’esercito yemenita aveva liberato la base aera di al-Anad e la città di Aden, roccaforte dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi, fuggito in Oman, mentre l’ex-ministro della Difesa, generale Mahmud Subayhi, veniva arrestato. L’esercito yemenita, sostenuto dai comitati popolari, controllava Aden compresi aeroporto e palazzo presidenziale, e si dirigeva verso il governatorato di Abyan per liberarlo dai taqfiriti. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Quwayt evacuavano i consolati ad Aden. Nel frattempo gli Stati Uniti inviavano 3000 militari al largo del Quwayt per le esercitazioni Eagle Resolve 2015 che si svolgevano con la partecipazione di forze di terra, mare e aeree di diverse nazioni, che includevano operazioni di sbarco anfibio e navali e che si chiudevano “con un seminario tra i comandanti per discutere questioni d’interesse regionale”. “L’esercitazione non è intesa come un segnale all’Iran“, affermava il CENTCOM, “Se c’è un messaggio, è che tutti i partecipanti hanno interesse nella sicurezza regionale. E’ importante sottolineare che si tratta di un’esercitazione periodica, pianificata da più di un anno. L’obiettivo è il rafforzamento di funzionalità utili per una vasta gamma di scenari per preservare e rafforzare la sicurezza regionale, con operazioni simulate contro un avversario immaginario“. Eppure, il 21 marzo l’ex-direttore della CIA, l’ex-generale David Petraeus, aveva definito l’Iran la peggiore grande minaccia alla stabilità regionale. Il 25 marzo, alle 19:00, i sauditi effettuavano bombardamenti aerei su Sana, capitale dello Yemen, uccidendo 18 civili; mentre il presidente degli USA Obama autorizzava il supporto logistico e d’intelligence alle operazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) contro lo Yemen, confermando che Washington agiva in stretta cooperazione con Hadi, i sauditi e il GCC nell’operazione militare. L’operazione saudita “Resolute Storm” contro lo Yemen fu decisa dal re saudita Salman bin Abdalaziz e dal principe Muhamad Salman bin Abdalaziz, che comanda l’operazione. Prima di lanciare l’operazione, l’Arabia Saudita aveva chiesto il sostegno del Consiglio di cooperazione del Golfo. Cacciabombardieri F-15S della Royal Saudi Air Force, decollati dalla base di Qamis Mushayt, bombardarono l’aeroporto della capitale, la base aerea al-Dulaymi, distruggendo 1 elicottero Agusta-Bell AB.412, 1 elicottero UH-1H e 1 aereo da trasporto militare CN-235, gli ultimi due forniti allo Yemen dagli USA; le difese aeree di Sana, tra cui 1 batteria di missili antiaerei (SAM) S-125, 3 batterie di SAM S-75 e 2 di SAM 2K12; e un deposito nella base della 4.ta e della 5.ta Brigata della Guardia Repubblicana, sulla collina Faj Atan presso Sana, che ospitava missili tattici R-17 Elbrus (Scud-B) e 10 relativi veicoli di lancio (TEL). Ma i sauditi perdevano almeno un aereo, un cacciabombardiere F-15S, i cui piloti venivano salvati da un elicottero HH-60 statunitense decollato da Gibuti. I sauditi avrebbero schierato 100 velivoli per le operazioni contro lo Yemen, mentre UAE ne avrebbe schierato 30, Bahrayn e Quwayt 15, Qatar 10, Giordania e Marocco 6, Sudan 3. Secondo fonti yemenite, erano stati abbattuti 2 aerei della Royal Saudi Air Force (RSAF) e 2 degli United Arab Emirates Air Force (UAEAF).

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Nel frattempo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt dichiaravano di aver “deciso di cacciare le milizie Huthi, al-Qaida e lo Stato islamico dal Paese” e di voler “proteggere e difendere il governo legittimo” dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi. I leader di Ansarullah denunciavano l’aggressione saudita e avvertivano che trascinava l’intera regione del Golfo in un conflitto. “E’ un’aggressione allo Yemen e l’affronteremo coraggiosamente“, dichiarava Muhamad al-Buqayti dell’ufficio politico di Ansarullah, “le operazioni militari trascineranno la regione in guerra“. Decine di migliaia di yemeniti manifestavano a Sana contro l’intervento saudita. Il 27 marzo, i sauditi attaccavano la base e i radar della 2.nda Brigata aerea di Sana e la città di Saada. Almeno 39 civili erano stati uccisi dagli attacchi aerei sauditi, mentre l’esercito yemenita conquistava la città di Shaqra, a 100 km ad est di Aden, sul Mar Arabico. Abdurabu Mansur Hadi affermava che gli attacchi aerei sauditi dovevano continuare fino a quando Ansarullah non si arrenderà, definendolo “fantoccio dell’Iran” accusando la Repubblica islamica di averlo cacciato dal potere. Mentre il re saudita Salman dichiarava che l’operazione militare continuerà “fino quando non raggiungerà gli obiettivi e il popolo dello Yemen la sicurezza“. Il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi dichiarava che il mondo arabo affronta delle “gravi sfide, ha una responsabilità enorme, pesante e gravosa“. L’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Salah dichiarava, sollecitando la fine delle incursioni aeree e degli scontri a terra, che gli attacchi aerei “non risolveranno nulla. Invito il popolo yemenita a fermare qualsiasi scontro armato ovunque nello Yemen“. La Turchia saluatva l’intervento saudita mentre l’Iran chiedeva “l’immediata cessazione di tutti gli attacchi militari ed aerei contro lo Yemen e il suo popolo“. Il suo ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, a Losanna, nel contesto dei negoziati nucleari, avvertiva i Paesi occidentali dal sostenere l’Arabia Saudita nello Yemen, garantendo al contempo che ciò non avrebbe avuto alcun effetto sulla questione nucleare.
I senatori statunitensi John McCain e Lindsey Graham dichiaravano “L’Arabia Saudita ed i nostri partner arabi meritano il nostro sostegno cercando di ristabilire l’ordine in Yemen, caduto nella guerra civile. Comprendiamo perché i nostri partner saudita ed arabi sentano il dovere d’intervenire. La prospettiva di gruppi radicali come al-Qaida, così come dei militanti filo-iraniani, che trovano rifugio al confine con l’Arabia Saudita andava oltre ciò che i nostri partner arabi potessero sopportare. La loro azione deriva anche dalla percezione del disimpegno statunitense dalla regione e dall’assenza di leadership degli Stati Uniti. Un Paese che il presidente Obama ha recentemente elogiato come modello dell’antiterrorismo è ormai finito in un conflitto settario e una guerra per procura regionale minaccia d’inghiottire il Medio Oriente. Quel che è peggio, mentre i nostri partner arabi conducono raid aerei per fermare l’offensiva degli agenti iraniani in Yemen, gli Stati Uniti conducono attacchi aerei in sostegno dell’offensiva degli agenti iraniani a Tiqrit. Questo è bizzarro quanto fuorviante… altro tragico caso di direzione estera”. Dal 2007 il Pentagono aveva consegnato armamenti ed equipaggiamenti allo Yemen del valore di 65 milioni di dollari: 1,25 milioni di proiettili, 400 fucili d’assalto M4, 200 pistole Glock, 300 visori notturni, 250 giubbotti antiproiettile, 2 motovedette, veicoli, 4 elicotteri UH-1H Huey II, 3 aerei da collegamento, 4 droni, rilevatori di esplosivi Joint Improvised Explosive Device Defeat Organization (JIEDDO), sistemi di rilevamento termico OASYS e sistemi per la visione notturna CNVD-T Clip-On. Il Pentagono ammetteva che tali armi ed equipaggiamenti “dobbiamo presumerli completamente compromessi e perduti“. Il movimento Ansarullah aveva occupato molte basi militari yemenite di Sana e Taiz, e la base aerea di al-Anad, sede delle unità antiterrorismo addestrate dai militari statunitensi. Pentagono e CIA avevano fornito assistenza attraverso programmi classificati, rendendo difficile sapere esattamente la cifra spesa per gli aiuti militari allo Yemen. Nel 2011, l’amministrazione Obama sospese gli aiuti e ritirò i consiglieri militari statunitensi quando l’allora presidente Ali Abdullah Salah si oppose alla ‘Primavera araba’. Il programma riprese nel 2012, quando Salah fu sostituito dal suo vicepresidente Abdarabu Mansur Hadi, imposto da Washington. Sana aveva ricevuto dagli USA equipaggiamenti vecchi e scadenti come i 160 fuoristrada Humvees privi dei pezzi di ricambio, l’aereo-cargo CN-235, che prima di essere consegnato rimase per un anno in un deposito in Spagna, sottolineando la mancanza di entusiasmo dello Yemen nel ricevere l’aereo, o i 4 vecchissimi elicotteri Bell Huey II, rimasti quasi sempre a terra mentre la YAF (Aeronautica yemenita) preferiva utilizzare gli elicotteri russi Mi-171Sh, più adatti al compito. Secondo gli ufficiali degli Stati Uniti attivi nello Yemen, le forze armate locali erano riluttanti a combattere al-Qaida, e tutte le unità yemenite addestrate dagli Stati Uniti erano comandate da parenti stretti di Salah. Anche dopo la sua rimozione, molte di tali unità restavano fedeli a Salah e alla sua famiglia. Il figlio dell’ex-presidente, Ahmad Ali Salah, a febbraio aveva saccheggiato un arsenale della Guardia repubblicana, trasferendo le armi in una base presso Sana controllata dalla famiglia Salah, tra cui migliaia di fucili d’assalto M-16 fabbricati negli Stati Uniti, decine di autoveicoli Humvee e Ford, pistole Glock. Ansarullah inoltre, dopo aver rilevato l’Ufficio della Sicurezza nazionale dello Yemen a Sana, che aveva strettamente collaborato con la CIA in varie operazioni antiterrorismo, aveva accesso ai documenti segreti sulle operazioni antiterrorismo degli USA, compresi nomi e posizioni dei loro agenti ed informatori. Molti funzionari statunitensi e yemeniti accusavano Salah di cospirare con il movimento Ansarullah, quindi su ordine di Washington, nel novembre 2014, le Nazioni Unite imposero sanzioni all’ex-presidente Salah e ai due leader di Ansarullah.CBAaLuSXEAA-NbOIl 22 gennaio, dopo che l’ex-presidente Abdurabu Mansur Hadi e il suo gabinetto si dimisero, il Comitato supremo per la sicurezza di Aden invitava le forze armate ad ignorare gli ordini di Sana e a restare fedeli alle autorità locali. Lo stesso giorno, il movimento Hiraqi al-Janubi chiedeva la separazione delle province di Aden e Hadramaut. In effetti, nello Yemen del Sud erano nati, nel 2007, i Comitati popolari meridionali (SPC) che avevano ricevuto dall’USAID 695000 dollari, contemporaneamente il Centro per i diritti umani dello Yemen aveva ricevuto 193000 dollari da ‘fondazioni’ europee e degli Stati Uniti. Un altro progetto finanziato dall’USAID per 43 milioni di dollari era il Progetto per un Governo Responsabile (RGP), che dal maggio 2010 aveva “addestrato giovani leader ai nuovi Social Media per permettere a gruppi giovanili yemeniti l’uso dei media per migliorarne la partecipazione nella formulazione delle questioni pubbliche, concentrandosi su creazione di leadership e formazione nell’educazione civica delle ONG giovanili”. Inoltre, sempre l’USAID finanziava nel 2012 il progetto da 3,58 milioni di dollari Promuovere la Gioventù all’Impegno Civico (PYCE), per addestrare i giovani di Aden “nel PACA (formazione delle attività politica), pronto soccorso, autodifesa, fotografia, calligrafia e competenze mediatiche“. Il programma fu sospeso dopo che l’ex-presidente Hadi era salito al potere. Dopo la fallita ‘primavera araba’ del 2011, gli SPC assunsero compiti militari; il 4 giugno 2012 un comandante dei Comitati Popolari disse a Yemen Times che il gruppo combatteva contro Ansar al-Sharia al fianco del governo di Hadi. Ma il 23 settembre 2014, due giorni dopo che Ansarullah era entrata a Sana, SPC invitava i militari a “svolgere il loro ruolo storico nel garantire sicurezza e proprietà delle persone, preservando la rivoluzione, massimo risultato raggiunto dal popolo yemenita“, e contemporaneamente chiedeva la separazione dello “Stato del Sud Arabia”; quindi dal marzo 2105, gli SPC combattono contro Ansarullah.
Il 26 marzo, il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry dichiarava che l’Egitto si coordinava con i sauditi riguardo lo Yemen e sospendeva i voli civili per Sana. Nel 2014 l’Egitto svolse un ruolo importante nel conflitto tra GCC e l’asse Qatar-Turchia. Il 24 marzo, l’ex-ministro degli Esteri yemenita Riyad Yassin aveva chiesto all’Egitto di agire velocemente per controllare lo stretto di Bab al-Mandab, per evitare che Ansarullah ne prendesse il controllo. Shuqry nelle ultime settimane aveva più volte avvertito delle gravi preoccupazioni dell’Egitto sulla situazione nello Yemen. Infine il Presidente Abdalfatah al-Sisi dichiarava “In risposta all’appello dello Yemen e in linea con la decisione dal Consiglio di cooperazione del Golfo a sostegno della legittimità del popolo yemenita sotto la presidenza di Abdarabu Mansur Hadi, e sulla base dell’accordo arabo di difesa comune, è inevitabile per l’Egitto prendersi le responsabilità e rispondere all’appello del popolo yemenita per riportare stabilità ed identità araba“. Mentre i ministri degli Esteri arabi avevano una riunione a Sharm al-Shayq, 4 navi della marina militare egiziana si dirigevano verso il Golfo di Aden, avendo l’Egitto dichiarato in precedenza che avrebbe usato tutti i mezzi possibili per proteggere Bab al-Mandab. Ma il portavoce di Anasrullah Muhamad Abdalsalam aveva dichiarato che lo Stretto di Bab al-Mandab non “sarà mai chiuso” e la navigazione nel Mar Rosso non sarà “mai fermata“. “Rispettiamo l’Egitto, il suo popolo, il suo presidente e tutti gli accordi sottoscritti tra Yemen e Paesi vicini“, aveva concluso Abdalsalam.

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell'aggresione saudita allo Yemen

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell’aggresione saudita allo Yemen

Negli ultimi giorni il mercato azionario saudita assisteva viveva i momenti peggiori da 4 anni; tra prezzi bassi del petrolio, spese sociali e la guerra contro lo Yemen, marzo 2015 ha visto il maggior calo delle riserve valutarie saudite in oltre 15 anni, pari a 18 miliardi di dollari, suggerendo una fuga di capitali di ampiezza mai vista prima. Inoltre, sebbene lo Yemen produca meno dello 0,2 per cento della produzione mondiale di petrolio, la sua posizione geografica lo mette al centro del traffico mondiale di petrolio. La nazione confina con l’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di greggio al mondo, e si affaccia sullo stretto di Bab al-Mandab attraversato dalle petroliere sulla rotta Mediterraneo – Golfo Persico. Nel 2013, ogni giorno 3,8 milioni di barili di petrolio attraversarono Bab al-Mandab. Più della metà del traffico passa per il canale di Suez e la Pipeline Sumed che collega i porti egiziani di Ayn Suqna sul Mar Rosso e Sidi Qarir sul Mediterraneo. I prezzi del petrolio erano saliti del 5 per cento dopo l’attacco aereo su Sana.

RFI_Yemen-AS_620_0Riferimenti:
Al-Masdar
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Antiwar
BBC
LATimes
Les Crises
Moon of Alabama
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Nsnbc
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RID
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Russia Insider
RussiaToday
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