Le nuove armi ipersoniche russe e cinesi innervosiscono gli USA

Sputnik 31/07/2015

Russia-Hypersonic-MissileAlti ufficiali statunitensi hanno riconosciuto che gli assai manovrabili, ultra-veloci e sfuggenti armi ipersoniche che Russia e Cina sviluppano sono una minaccia strategica agli Stati Uniti, oggi privi di velivoli ipersonici, afferma l’esperto della sicurezza nazionale Bill Gertz. “Nazioni nucleari e non sono pronte ad impiegare capacità informatiche, contro-spaziali ed asimmetriche come opzioni per raggiungere i loro obiettivi durante una crisi e un conflitto, e le nuove tecnologie ipersoniche, come i velivoli che vengono sviluppati, complicano il nostro approccio cruciale alla difesa“, ha detto Gertz citando l’Ammiraglio Cecil D. Haney a capo del Comando Strategico degli USA (Stratcom). Le armi d’attacco di precisione A lungo raggio che volano a una velocità di Mach 5 saranno considerate ipersoniche. Ciò che le rende mortali è l’imprevedibilità della loro traiettoria. Praticamente non possono essere intercettare dai missili dei sistemi di difesa convenzionali. Sebbene le armi ipersoniche non siano in servizio in alcun Paese, rimangono “una preoccupazione e una questione di dibattito in futuro“, ha detto il Tenente-Generale dell’USAF James Kowalski.
A giugno, gli esperti militari dissero che la Russia aveva testato un nuovo velivolo da attacco ipersonico (Ju-71) che trasporterebbe testate nucleari e potrebbe penetrare i sistemi di difesa missilistica. Il Paese svilupperebbe diversi sistemi d’arma ipersonici, compresi missili aero-lanciati e navalizzati. Secondo alcune fonti, il PAKDA, nuovo bombardiere a lungo raggio di quinta generazione della Russia, attualmente in fase di sviluppo, sarà equipaggiato con armi ipersoniche.
La Cina avrebbe condotto il test di lancio di un velivolo ipersonico (HGV), nominato dal Pentagono Wu-14. L’arma sarebbe un vettore di testate convenzionali o nucleari e potrebbe neutralizzare lo scudo missilistico degli Stati Uniti. Ha una velocità massima di Mach 10.
Gli Stati Uniti lavorano su un sistema simile, l’Advanced Hypersonic Weapon (AHW) nell’ambito del programma Prompt Global Strike, che non è coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Alla fine del 2014, un’arma ipersonica degli USA esplose alcuni secondi dopo il lancio per il test.

china-tests-new-hypersonic-glide-vehicle-1434400080Dove sono dispiegati i nuovi sistemi militari russi?
Anàlisis Militares 31 luglio 2015

Penso che il post sarà interessante perché usa alcuni grafici dalle molte informazioni. Fondamentalmente si tratta di raccogliere dati su dove vengano schierati i sistemi che entrano in servizio, in modo da vedere quali aree siano o saranno rafforzate adottando i più avanzati equipaggiamenti russi.
Primo i missili balistici a corto raggio (SRBM) della famiglia Iskander schierati nel 2015 nelle seguenti aree:iskander brigadasPoi il famoso sistema di difesa aerea S-400 di cui tanto si parla in questi ultimi anni:s-400 2015 fUn’altra cosa importante da sapere è lo schieramento dei radar strategici di nuova generazione, vale a dire radar di primo allarme contro attacchi missilistici nemici. In questo caso, parlando della Federazione Russa, si tratta delle basi dei radar Voronezh. Nel grafico quelli costruiti e programmati:

radar+voronezh+rusia+total+fNel campo aeronautico vi sono i Sukhoj Su-35S che entrano nella VVS russa negli ultimi anni. Ecco le basi di schieramento (a Lipetsk e Akhtubinsk non vi sono unità di combattimento, ma di addestramento e test):su-35 unidadesUn’altra star degli ultimi anni è il bombardiere Sukhoj Su-34. Queste sono le unità che l’operano o l’opereranno a breve termine:su-34 unidadesIl Su-25SM, versione migliorata del Su-25, viene schierato qui:su-25SM unidadesGli elicotteri da combattimento Mil Mi-28N sono schierati qui:Mi-28N unidadesL’ultimo elicottero ad arrivare è il Kamov Ka-52, schierato in questi settori:ka-52 unidadesEquipaggi provenienti da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Cina partecipano ad Aviadarts
Defence Russia 21 luglio 201555b7be35c46188e6198b4593Più di 50 squadre di piloti provenienti da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Cina partecipano alle competizioni internazionali aeree Aviadarts-2015, ha detto il portavoce dell’Aeronautica della Russia Igor Klimov alla TASS. Ha detto che altri sei Paesi saranno presenti in qualità di osservatori. “Le gare si svolgeranno in sette discipline per tipi di aeromobili, tra cui aerei da combattimento, bombardieri, aerei da attacco, aerei da trasporto ed elicotteri. I partecipanti potranno pilotare i loro aeromobili”, ha detto. Più di 100 piloti si esibiranno i voli su 12 tipi di aerei ed elicotteri dai tre aeroporti regionali di Rjazan, Brjansk e Kaluga, tra cui JH-7, Su-24M, Su-25, Su-27, Su-30MK, Su-34, MiG-29SMT, Il-76, Tu-22M3, Ka-52, Mi-35 e Mi-8.

0c78c2e877fbcdadcc4d029e9dd852cfTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia abbatte il golpe furtivo degli USA

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 31/07/2015russia-is-seeing-conspiracies-in-armenia-where-none-existSono tempi duri per l’industria della “rivoluzione colorata” degli USA. Perfezionato in Europa orientale dopo la caduta dell’Unione Sovietica e affinato durante la cosiddetta “primavera araba”, il processo di sovversione di un Paese per rovesciarne il governo con la copertura di proteste di massa inscenate sembra essere finalmente alla fine. Ecco perché negli Stati Uniti non è più possibile nascondere il fatto che dietro a tali proteste, che spesso anche nascondono il ruolo di elementi armati infiltrati segretamente, si dia l’ultima spinta ai governi presi di mira. La nazioni hanno imparato ad identificare, denunciare ed opporsi a tale tattica, e come con Adolf Hitler e la tattica del regime nazista della Blitzkrieg, una volta individuate le contromisure appropriate, l’efficacia dell’assalto travolgente, militare o politico, viene neutralizzata. Ciò s’è recentemente visto in Armenia durante le cosiddette proteste “Erevan Elettrica”. Erevan è la capitale dell’Armenia ed “elettrica” è in riferimento alla presunta motivazione dei manifestanti, l’aumento dei prezzi della luce. Le “rivoluzioni colorate” sono sempre iniziate con una motivazione apparentemente legittima, che rapidamente diventava politica scartando molte richieste legittime, le precedenti richieste pratiche, per concentrarsi quasi esclusivamente sul “cambio di regime”. Gli agitatori armeni che guidano Erevan “elettrica” neanche se ne rendono conto, usando la maggior parte del loro slancio iniziale nel tentativo di convincere il mondo che non sono un’altra sommossa appoggiata dagli USA.

Il colpo di Stato furtivo
Nikol Pashinjan e il suo partito “Contratto civico” sono nettamente appoggiati dagli USA. Così molti trovato sospetto che ne sia la voce prominente, insistendo sul fatto che il movimento “Erevan elettrica” non sia politico e appoggiato dagli USA. Verelq, sito armeno che inspiegabilmente si collega al sito armeno di Radio Free Europe/Radio Liberty del dipartimento di Stato, avrebbe indicato nell’articolo, “Nikol Pashinyan: le proteste a Erevan sono di natura esclusivamente sociale” che: “Anche se si guardano ai processi con il microscopio, è possibile visualizzare componenti politiche e politici, nazionali e stranieri, nelle dimostrazioni. La gente non vuole che cresca il prezzo della luce. Questo è tutto“, dice Pashinjan, secondo cui l’energia elettrica è prima di tutto un prodotto: la vendono le reti elettriche e i cittadini la comprano. “Le azioni di protesta dovrebbero essere considerate come protezione dei diritti dei consumatori. La politica non c’entra nulla“, ha detto. Ma la politica c’entra. Come i politici come lo stesso Pashinjan, che ha visitato i manifestanti incarcerati nella fallita rivolta, e che a un certo punto ha invocato la costruzione di un “muro umano” di prominenti personalità armene tra manifestanti e polizia. Armenia Now, finanziato dal dipartimento di Stato, (nuovo centro di formazione dei giornalisti) riporta, “La politica in mezzo: legislatori, figure pubbliche formano un “muro umano” tra la polizia e i manifestanti”: “L’appello per creare un muro umano è stato fatto dal deputato di opposizione Nikol Pashinyan, esortando tutti i parlamentari, ex e attuali, studiosi, rappresentanti del mondo dello spettacolo, avvocati, giornalisti, rappresentanti religiosi e altre figure pubbliche a visitare il sito della protesta per garantire che la forza venisse usata sui manifestanti”. Altri legami evidenti tra proteste, Pashinjan e ONG appoggiate dagli USA sono state indicate dall’analista geopolitico Andrew Korybko nell’articolo, “‘Erevan Elettrica’ va fuori controllo“. Nonostante questi legami, alcuni hanno tentato di affermare che Pashinjan sia semplicemente un opportunista e che il suo sostegno dagli USA e i tentativi delle ONG degli USA di manipolare le proteste avevano poco a che fare con le proteste. Ma niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

L’azione furtiva degli agitatori
ngo-licence La prossima generazione di “rivoluzioni colorate” degli USA tenterà di offuscare i legami tra essa e i loro agitatori, nel tentativo di riprendere l’iniziativa strategica mantenendo la massima negazione plausibile. Ma se si osserva bene, scopriranno che per quanto ricorrano a offuscamento e sotterfugi, non potranno nascondere i collegamenti tra il dipartimento di Stato USA e la sua mafia. Le proteste sono opera del gruppo “No al saccheggio”, guidato da avvocati e attivisti organizzati da National Endowment for Democracy (NED) e USAID del dipartimento di Stato degli USA, dall’Associazione dei giovani avvocati armeni (AYLA) finanziata dall’Open Society e dell’Helsinki Citizens’ Assembly Vanadzor Office che apertamente coordinava gli sforzi di “No al saccheggio” per fare pressione sul governo su numerosi problemi. Almeno 2 membri di AYLA, Ara Gharagjozjan e Arthur Kocharjan, sono stati identificati membri del nucleo di “No al saccheggio”. Il sito di AYLA, “Iravaban“, elenca vari giovani avvocati e attivisti che avevano frequentato uno dei programmi di tirocinio nel 2014. Iravaban ha anche seguito le contorte vicende delle proteste dall’inizio alla fine, così come le attività di AYLA ed ‘Helsinki Citizens’ Assembly Vanadzor Office per sostenere le proteste. Numerosi altri “siti notiziari” pro-proteste, incluso Hetq, se ammettono di essere finanziati dall’Open Society Foundation del criminale finanziario George Soros, non indicano la NED come sponsor, ma la NED tuttavia elenca Hetq. C’è anche Media.am, finanziata dall’USAID e dal Fondo europeo per la democrazia. Tutto ciò si aggiunge alla vasta rete di media locali finanziati da ONG straniere, per diffondere l’illusione del consenso alla disinformazione spacciata sulle proteste. Insieme ai programmi di formazione finanziati per indottrinare gli studenti e creare avvocati e attivisti nelle arti più fini della sedizione, permettendogli di poter gestire per conto proprio le sommosse, gli Stati Uniti ritengono che ci sia sufficiente negazione plausibile per nascondere i legami tra essi e i capi della protesta. Sforzi simili furono fatti a Hong Kong e più recentemente Thailandia, dove le sommosse apertamente appoggiate dagli USA furono aizzate da elementi addestrati e scatenati dagli agenti degli USA. Nonostante questa attenta disposizione, le proteste di “Erevan Elettrica” non hanno mai avuto un peso decisivo. La ragione è semplice: era sospettata di essere appoggiata dagli USA e i loro agenti più evidenti, che alla fine avrebbero dovuto guidare le proteste, non poterono farlo poiché confermarono il sospetto minando il proprio tentativo. Senza che simili agenti agiscano e diano ulteriore sostegno, proteste maggiori sono logisticamente e politicamente impossibili.

Come abbattere un colpo di Stato furtivo
I media della Russia influenzano sempre più la scena mondiale, avendo un ruolo essenziale nel smascherare e sventare la destabilizzazione e il rovesciamento del governo in Armenia da parte degli USA. La capacità di essere un passo avanti alla narrazione occidentale e denunciarne gli attori prima che siano sul palco, comporta che la gente sappia già cosa cercare. Quando i manifestanti scesero in piazza e le proteste si trascinavano, ONG e media occidentali le sostenevano confermando gli avvertimenti dei russi. Quando il goffo ed evidente agente Pashinjan si presentò, non ci furono dubbi che il prezzo della luce, da vero punto di contesa, veniva utilizzato per creare un più grande, dirompente e in definitiva pericoloso tentativo di cambio di regime eterodiretto. In futuro, il governo dell’Armenia dovrà essere attento nel concedere ad interessi stranieri lo sfruttamento di contese; la dedizione al progresso economico e sociale non va ignorato, con la fiducia che ciò possa ridurre potenziali proteste. Altre nazioni hanno molto da imparare da come la Russia ha sventato questo ultimo tentativo degli USA di proiettare potenza all’estero disturbando la vita di un popolo sovrano a migliaia di miglia di distanza. Grazie a persone semplicemente informate di ciò che davvero succede, seguendo il denaro e denunciando gli attori coinvolti, il popolo dell’Armenia ha deciso da solo se sostenere o meno la sommossa, scegliendo saggiamente di no. Quando l’Armenia adotterà leggi simili a quella della Russia sulle ONG, come mandato di dichiarare apertamente e quanto spesso di ricevere finanziamenti esteri, il popolo valuterà se o meno le sommosse che tali ONG sostengono siano veramente a favore dei loro interessi, o di quelli di Wall Street e Washington.armeniaTony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica di Bangkok, per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35: spazzatura che non preoccupa Russia e Cina

Malcolm Davis Australian Strategic Policy Institute – Russia Insider

Non potendo più nascondere che l’F-35 non può manovrare, il Pentagono ha iniziato a dire che ciò non importa perché potrà abbattere i caccia nemici prima che possano avvicinarglisi, tuttavia anche questo appare sempre più improbabile.combat-systems-fusion-engine-for-the-f35-1-728Dopo la diffusione di un rapporto sul recente fallimento di un F-35 nel battere in combattimento un F-16D, il dibattito si è intensificato sulla natura del futuro combattimento aereo. In un recente articolo sul Strategist Post, Andrew Davies identifica l’importanza di combinare l’ingaggio aria-aria a lungo raggio tramite i ‘Beyond-Visual Range Air to Air Missiles‘ (BVRAAM) con il vantaggio della tecnologia stealth per ridurre la tracciabilità del velivolo e sfruttando sensori, elaborazione informazioni e capacità di guerra elettronica superiori. Davies rileva inoltre che va ancora dimostrato quanto siano efficaci tali capacità nel futuro contesto operativo, dichiarando ‘…ci sono motivi per chiedersi quanto sarà efficace la borsa dei trucchi dell’F-35 in futuro, tanto più che i sistemi contro-furtivi si evolvono, e mi piacerebbe vederlo trasportare più armi a lunga gittata...’ Chiaramente l’F-35 è stato progettato per intraprendere un particolare approccio al combattimento aria-aria (attacchi a lungo raggio), piuttosto che al dogfighting ravvicinato. Ciò evidenza una domanda chiave che apre un dibattito significativo: “La nostra ipotesi sul futuro aereo da combattimento, secondo cui il BVR dominerà e i ‘duelli’ hanno i giorni contati, è corretta?” La base di fondo delle ipotesi attuali sull’ascesa del combattimento aria-aria a lungo raggio e la fine del dogfight è che Stati Uniti e forze alleate avranno sempre un chiaro e durevole ‘margine di conoscenza’ su qualsiasi avversario, acquisendo una cognizione della situazione superiore per consentire l’uso illimitato dei BVRAAM. A tal proposito, il vero successo dell’F-35 nella tattica della guerra aerea-aria può infatti dipendere dalla capacità di conservare un vantaggio cognitivo a livello strategico a fronte degli sforzi risoluti dei futuri avversari di vincere in modo netto la guerra delle informazioni all’avvio di ogni conflitto futuro. Considerando gli avversari futuri, la dottrina della guerra delle informazioni cinese evidenzia la necessità di attaccare i sistemi C4ISR, tra cui i satelliti, fin dall’inizio o anche prima in qualsiasi conflitto militare. Tale guerra delle informazioni sarà combattuta nello spazio, cyberspazio e spettro elettromagnetico. L’EPL vede le informazioni sul campo di battaglia come ambiente integrato che comprende cyberspazio e guerra elettronica, e basa l’approccio a questi ambiti con il concetto di Integrated Electronic Network Warfare (INEW). Il Generale dell’EPL Dai Qingmin afferma che obiettivo chiave dell’approccio dell’EPL all’INEW è interrompere il normale funzionamento dei sistemi informativi sul campo di battaglia del nemico, proteggendo i propri, con l’obiettivo di avere superiorità informativa. Pertanto, conquistare l’aria contro la PLAAF può essere determinato tanto dal vincere la guerra delle informazioni quanto dal successo nella tattica degli ingaggi aria-aria oltre l’orizzonte. S’immagini l’assenza di collegamenti dati tra F-35 e AWACS; i radar AESA di un E-7A Wedgetail distrubati; attacchi ASAT che abbattono le comunicazioni strategiche, attacchi informatici che colpiscono la logistica o i segnali GPS disturbati, i primi colpi sparati non saranno missili ma satelliti sabotati via computer dagli hacker o disturbati da terra. Inoltre ci sarà motivo di colpire con rapidità e decisione, avviando la ‘prima salva della guerra’ delle informazioni. Senza la flessibilità concessa da questi sistemi, il pilota dell’F-35 deve affidarsi a sensori di bordo come il radar AESA e l’Electro-Optical Targeting System (EOTS) per rilevare, tracciare e ingaggiare bersagli, aumentando la tracciabilità del velivolo e possibilmente farlo entrare nel campo visivo dei sistemi avversari.
La dipendenza dell’F-35 dalla superiorità delle informazioni lo rende inefficace? Se l’F-35 è relegato al ruolo BVRAAM a lungo raggio, e se la futura dottrina del potere aereo viene formulata con tale approccio, allora l’efficacia della piattaforma, e del potere aereo occidentale, è a rischio se i sistemi C4ISR saranno attaccati. A tal proposito, qualsiasi ipotesi secondo cui le moderne forze aeree non abbiano la capacità di dogfight è pericolosa e non è credibile, dato che alcuna forza aerea cederebbe il controllo dell’aria semplicemente perché non può sfruttare tutti i vantaggi desiderati. Le aeronautiche devono prepararsi al dogfight, anche se dotate dell’F-35. Infine, i futuri avversari non saranno così cortesi da combattere Stati Uniti ed alleati nei loro termini e in modo da rafforzarne il vantaggio. Il nemico conta sempre. In futuro, per conquistare l’aria prima si deve vince la guerra delle informazioni nello spazio, cyberspazio e spettro elettromagnetico, acquisendo una cognizione della situazione superiore, negandola all’avversario a livello strategico, operativo e tattico. L’incapacità di contrastare i sistemi di guerra dell’informazione dell’avversario ridurrà significativamente la capacità degli aerei da combattimento tattici come l’F-35 di avere sufficiente cognizione della situazione per impiegare efficacemente i BVRAAM, e quindi combattere secondo l’approccio preferito nelle operazioni aeree. Sembra improbabile che i nostri avversari futuri combattano nel modo più idoneo alla propria sconfitta, ed è una scommessa sicura che gli analisti cinesi e russi conoscano tutte le debolezze dell’F-35 e come condurre la guerra aerea sfruttando al meglio queste debolezze. L’F-35 sarà costretto al dogfight quando sarà impiegato in una guerra vera contro un nemico intelligente, ben attrezzato e determinato.660x371xchinese_military_hacking.jpg.pagespeed.ic.LLQLXze4DXTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria disporrebbe dei sistemi SAM S-400

Akram Secretdifa3 14/07/2015

docS400Annunciammo più di due anni fa il desiderio dell’Algeria di acquisire dalla Russia il sistema di difesa aerea a lungo raggio S-400. Un contratto per tale sistema fu firmato un anno fa. Oggi possiamo fornire le prime foto scattate in Algeria di un reggimento di S-400 operativo, riprese durante i primi test del sistema ricevuto in primavera. Se non sono mai stati rivelati i dettagli del contratto, si crede che riguardi 3-4 reggimenti. Uno sguardo ad immagini satellitari sul numero di S-300 e S-400 operativi da una buona stima del numero di sistemi S-400 acquisiti.
Il Comando delle forze di difesa aerea e di terra controlla tre reggimenti di S-300PMU2 dal 2003, schierati nel centro, ovest e sud-ovest dell’Algeria coprendo la quasi totalità del nord, del confine algerino-marocchino e della fascia costiera.5P85TE2-BAZ-6402-TEL-2SL’arrivo degli S-400 non solo colma le lacune nella difesa aerea, ma completerà la sorveglianza aerea a lungo raggio. Le foto mostrano inconfutabilmente dei sistemi di lancio degli S-400, che differiscono da quelli degli S300PMU2, il veicolo BAZ-64022 non è il KRAZ-260 dei 2-8 sistemi di lancio del PMU2 allineati su una foto, o i 3 durante il test sulla seconda foto. In realtà, l’esercito algerino ha intrapreso la revisione della sua difesa aerea e la comparsa degli S-400 nel suo arsenale fa parte della modernizzazione.s4003La settimana precedente i media russi confermavano l’acquisto di batterie di missili a medio raggio Buk-M2, specificatamente richiesti per la rete di rilevamento costituita dai radar russi Kasta 2E2 accoppiati ai sistemi di protezione ravvicinata dei Pantsyr-S1 e Buk-M2. Questa configurazione a strati unifica le capacità dei vari sistemi radar. Il Kasta 2E2 è già integrato a S-300 e S-400 permettendo a diverse unità di operare senza rilevamento e collegate a unità indipendenti. Il sistema ha un raggio di rilevamento efficace di 400 km e può distruggere un bersaglio a 240 km di distanza con i missili 40N6 o 48N6. Il radar tridimensionale 92N6E può identificare 100 bersagli simultaneamente a una distanza di 400 km. Oltre al raggio d’ingaggio e all’incremento delle prestazioni, la differenza principale con l’S-300PMU2 è la capacità ABM, rendendola un’arma formidabile. Se l’acquisizione è confermata, l’Algeria è ufficialmente il primo cliente estero del Trjumf.argelia S-400Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il patto faustiano tra Obama ed Erdogan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 luglio 2015U.S. President Obama and Turkey's Prime Minister Erdogan take part in a family photo during the G20 Summit in CannesDopo tutto, gli attacchi aerei turchi in Siria iniziati la settimana scorsa contro lo Stato islamico sembrerebbero essere un cambio della posizione di Ankara verso il gruppo terroristico. L’esercito turco ha denominato l’operazione “Yalcin Nane” dal sottufficiale turco ucciso in uno scontro con il SIIL (che a sua volta ha compiuto un attentato suicida al confine con la Turchia, uccidendo 32 persone). Ovviamente, Ankara ritiene opportuno proiettare “Yalcin Nane” in risposta ai presunti attacchi del SIIL in Turchia. I cinici potrebbero obiettare che l’immagine di “duro” può avvantaggiare il gioco del presidente Recep Erdogan, cavalcando l’ondata di nazionalismo e cercando un rapido sondaggio per migliorare i risultati poco brillanti delle elezioni di giugno, che hanno impedito al suo Partito Giustizia e Democrazia di avere la maggioranza in parlamento. Tuttavia la grande domanda rimane: la politica turca sulla Siria è cambiata radicalmente? Erdogan ha rigettato il sostegno clandestino ai gruppi estremisti islamici e deciso finalmente di addentare la giugulare del SIIL? Il punto è ambiguo, per la doppia natura della diplomazia turca, ed è difficile credere che Ankara recida i legami con il SIIL. The Guardian ha pubblicato un rapporto esclusivo secondo cui Erdogan semplicemente sarebbe alle prese con un nuovo atteggiamento. Secondo il Guardian, Washington avrebbe ricattato Erdogan costringendolo suo malgrado ad agire contro il SIIL. Sembra che Washington abbia prove altamente dannose, come “centinaia di pen drive e documenti” che svelano l'”alleanza non dichiarata” tra Ankara e SIIL, stabilendo che “i rapporti diretti tra ufficiali turchi e membri del SIIL” siano “innegabili“. The Guardian citava un funzionario europeo dire, “Questo non è un loro pensiero (turco). E’ una reazione a ciò che gli hanno imposto statunitensi ed altri“. Ciò che accredita l’articolo del Guardian è che Erdogan, per qualche motivo inspiegabile, ha improvvisamente cambiato idea e deciso di aderire alla richiesta statunitense di permettere ai loro aerei da guerra di attaccare il SIIL in Siria dalla base di Incirlik nella Turchia orientale. Chiaramente Erdogan ha ceduto dopo aver rifiutato l’accesso ad Incirlik l’anno scorso. Ma ciò che è ancora più interessante è che anche il presidente Barack Obama ha fatto un’inversione di marcia, con un rovesciamento politico ha accettato la vecchia richiesta di Erdogan d’imporre una limitata “no-fly zone” nel nord della Siria, al confine con la Turchia, che gli statunitensi avevano respinto finora. La proposta “no-fly zone” in Siria è relativamente piccola rispetto a quella imposta nel nord dell’Iraq dopo la guerra del Golfo nel 1991, lunga circa 100 km e profonda 30-50 km. Ma poi, come già stabilito, permette alle forze aeree turche e statunitensi di agire congiuntamente sul territorio siriano senza assicurarsi un mandato delle Nazioni Unite. Infatti, né Stati Uniti né Turchia si sono curati di avere l’approvazione del governo, riconosciuto a livello internazionale, di Damasco. Evidentemente la “no-fly zone” impone restrizioni agli aerei da guerra del governo siriano. Ma l’obiettivo turco è in primo luogo che alcuna entità curda indipendente si formi nel nord della Siria. In poche parole, il patto faustiano tra Obama e Erdogan funziona così:
– Erdogan si assicura che Obama non sveli i suoi legami occulti con il SIIL e si compra il silenzio di quest’ultimo consentendo agli aerei da guerra degli Stati Uniti di operare dalla base di Incirlik;
– Come contropartita, Obama cede all’insistenza di Erdogan nel creare una “no-fly zone” nel nord della Siria, come primo passo verso la creazione di una base operativa nel territorio siriano al confine con la Turchia, che può essere utilizzata dai ribelli (sostenuti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar) per far avanzare l’agenda per rovesciare il regime guidato dal presidente Bashar al-Assad;
– Né Erdogan, né Obama badano a che la loro “no-fly zone” sulla Siria sia istituita nell’ambito del mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
– Erdogan ha mano libera nel schiacciare i ribelli curdi mentre agevola gli aerei da guerra statunitensi operanti liberamente su Iraq e Siria.
A prima vista si tratta di una formula “win-win“. Obama trarrà conforto dagli Stati Uniti che non s’impegnano ulteriormente e in modo significativo a sostenere l’operazione turco-saudita-qatariota in Siria e comunque placa Ankara e Riyadh sull’accordo nucleare iraniano. Dal punto di vista turco, il coinvolgimento statunitense nella “no-fly zone” significa che non avvierà un’incursione unilaterale in Siria, cosa che si vuole evitare. D’altra parte, Ankara rabbonisce gli statunitensi, dato che l’uso della base di Incirlik è estremamente importante per i militari statunitensi, se prima i loro aerei dovevano volare per 1000 miglia verso gli obiettivi in Siria, voleranno assai meno da Incirlik, appena oltre il confine con la Siria, affinché la campagna aerea di Obama contro il SIIL sia molto più intensa e, si spera, anche più efficace. Nella mente contorta di Erdogan, un pensiero potrebbe anche essere apparso dopo l’accordo nucleare iraniano, nel caso Washington e Teheran collaborino nella lotta contro il SIIL diminuendo l’importanza strategica della Turchia per l’occidente. In sintesi, Erdogan ha deciso che è utile per la Turchia aprire la base aerea agli aerei degli Stati Uniti, presentandosi come Stato in prima linea nella lotta di Obama contro il SIIL. Ironia della sorte, ciò che accade non è molto diverso da quello che gli amici pakistani di Erdogan fecero presentando il loro Paese come “Stato in prima linea” nella guerra degli Stati Uniti al terrore, per averne gli aiuti. Naturalmente il Pakistan non ci ha mai ripensato ed ha estratto miliardi di dollari di aiuti statunitensi fin quando iniziò il contraccolpo trasformando il Paese nel campo di battaglia dei terroristi. Il tempo mostrerà se il patto faustiano di Erdogan con Obama avrà un esito diverso. D’altra parte, tale patto appare mentre il bilancio per Obama resta incerto. Non c’è dubbio che il secondo fronte della Turchia contro i curdi non può che complicare la guerra di Obama in Iraq, ma segnala anche la fine al processo di pace e il dialogo di Erdogan con i curdi e la tregua di due anni fa. Aiuta la strategia regionale degli Stati Uniti se uno dei suoi principali alleati della NATO s’impantana? È interessante notare che l’unico partito ad applaudire gli attacchi aerei turchi sulla Siria è la screditata alleanza dell’opposizione siriana, naturalmente sostenuta da Ankara. La Casa Bianca attaccava con il suo mantra ogni volta che l’esercito turco intraprendeva missioni punitive contro i separatisti curdi, cioè sul diritto di difendersi di Ankara. Che altro dirà Obama in tali circostanze? Paradossalmente, la milizia curda è anche alleata degli Stati Uniti nella guerra di Obama al SIIL.1168704275Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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