L’Eritrea nella guerra contro lo Yemen

La base aeronavale degli Emirati di Assab è cruciale per bloccare i porti yemeniti sul Mar Rosso e cercare d’impedire all’Iran di rifornire lo Yemen, e contrastarne la presenza regionale
Alessandro Lattanzio, 25/4/2017

Il presidente Isaias Afewerki e re Salman bin Abdalaziz

Il 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita aggrediva lo Yemen; allora Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercarono di usare Gibuti, nel Golfo di Aden, per sostenere le operazioni contro lo Yemen. Ma alla fine di aprile 2015, lo scontro tra il comandante dell’Aeronautica di Gibuti e i diplomatici degli EAU rompeva i rapporti tra i due Paesi. Un aereo degli Emirati Arabi Uniti che partecipava alle operazioni contro lo Yemen era atterrato senza autorizzazione sull’aeroporto internazionale di Gibuti-Ambouli. Il viceconsole degli EAU Ali al-Shihi ricorse alle minacce, inasprendo anche la controversia legale sul contratto per il Doraleh Container Terminal, il più grande porto per container dell’Africa gestito a Gibuti dal Dubai Ports World, l’operatore portuale di Dubai, uno dei più grandi asset degli EAU. Infine, il 4 maggio 2015 Emirati Arabi Uniti e Gibuti ruppero formalmente le relazioni diplomatiche, e Gibuti sfrattò le truppe saudite ed emirote dalla base di Haramous, adiacente a Camp Lemonnier. Questo ex-avamposto della Legione Straniera Francese, usato dal Comando d’Africa degli Stati Uniti e dalla Task Force Combinata del Corno d’Africa, fu affittato alla coalizione del Golfo per sostenerne le operazioni contro lo Yemen.
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si rivolsero subito alla vicina Eritrea, rivale regionale di Gibuti. Il 29 aprile 2015, il giorno della rottura delle relazioni con Gibuti, il presidente eritreo Isaias Afewerki s’incontrava con il re saudita Salman bin Abdel Aziz, concludendo un accordo di partenariato militare con gli Stati del Golfo, offrendo i diritti di uso delle basi in Eritrea. Nell’ambito dell’accordo gli Emirati Arabi Uniti conclusero un contratto di locazione di 30 anni per l’uso militare del porto e dell’aeroporto di Assab, quest’ultimo con una pista di 3500 metri in grado di far atterrare i grandi aerei da trasporto C-17 Globemaster III dell’Aeronautica degli EAU. Gli Stati del Golfo accettavano di fornire aiuti finanziari e a modernizzare l’aeroporto internazionale Asmara, a costruire nuove infrastrutture e ad aumentare le forniture di carburante per l’Eritrea. Le prime operazioni ad Assab avvennero il 13 aprile 2015, quando un elicottero CH-47 Chinook trasportò 8 specialisti della Guardia presidenziale degli EAU e controllori delle operazioni per i terminali (JTAC) nella penisola di Aden, presso la raffineria e i depositi di Aden. Queste forze guidarono le missioni aeree e navali che permisero alle forze filo-saudite dell’ex-presidente yemenita Abdurabu Mansur Hadi di assaltare le difese di Aden alle spalle, via mare. Le navi da sbarco emirote sbarcarono unità saudite, emirote e milizie filo-saudite locali addestrate negli EAU, accerchiando le linee difensive di Ansarullah ad Aden. Il supposto logistico navale dal porto di Assab e dalla base aerea permisero alle forze saudite di occupare Aden con l’operazione Arco d’Oro, nell’agosto 2015. Le navi da sbarco emirote e navi commerciali noleggiate fecero da spola tra la nuova base navale degli EAU di Fujairah, sul Golfo di Oman, e Assab. I velivoli C-17 e C-130 emiroti utilizzarono anche l’Aeroporto Internazionale di Asmara. A fine luglio 2015, la base aerea di Assab fu completata e poté ospitare la brigata blindata degli EAU che guidò l’assalto su Aden. La brigata era composta da 2 compagnie di carri armati Leclerc, 1 battaglione di veicoli da combattimento BMP-3 e 2 batterie di cannoni G6. Gli emirotini avevano anche inviato ad Assab una forza d’urto di 1500 yemeniti addestrati negli UAE e dotata di veicoli blindati costruiti negli EAU.
A metà luglio 2015, il gruppo d’assalto degli Emirati sbarcò nel terminal petrolifero di Little Aden. La nave da sbarco al-Futaisi e il catamarano Swift, ex-nave dell’US Navy, svolsero ripetute spole tra Assab e Aden. Nell’ottobre-novembre 2015, Assab fu il centro logistico dei 3 battaglioni meccanizzati sudanesi schierati ad Aden. 2 battaglioni sudanesi partirono da Kassala sul confine Sudan-Eritrea per il porto di Assab e quindi furono trasportati ad Aden dalle navi degli EAU. Il porto di Assab fu anche la base per il blocco navale imposto dai sauditi ai porti yemeniti sul Mar Rosso di Muqa e Hudaydah, a cui parteciparono le 9 corvette della classe Baynunah e le navi logistiche della classe Ramah della marina emirota. All’inizio del 2016, l’aeroporto di Assab ospitava diversi elicotteri d’attacco Apache del Comando aereo congiunto degli Emirati Arabi Uniti, nonché il Commando Operazioni Speciali Chinook della Guardia Presidenziale, i cui elicotteri Blackhawk e Bell 407MRH compirono operazioni sullo Yemen sud-occidentale. Nel novembre 2015, i turboelica d’assalto AT-802 del 18.mo Gruppo aereo del Comando Operativo Speciale degli EAU iniziarono a compiere sortite sullo stretto di Bab al-Mandab da Assab. I velivoli erano pilotati da personale yemenita addestrato dagli emiroti ad Assab, prima che venissero trasferiti nella base aerea al-Anad. a nord di Aden, nell’ottobre 2015. Furono costruiti anche un’enorme sistema abitativo containerizzato e una tendopoli, mentre le unità antiterrorismo di Aden e la fanteria mobile della Confederazione tribale dell’Hadhramout furono trasferite ad Assab per l’addestramento da parte degli EAU. Dimensioni e velocità di tali sforzi furono notevoli, le nuove unità furono dotate di veicoli tattici dagli EAU prima di essere inviate ad Aden. Un battaglione rimase ad Assab nella primavera-estate 2016, permettendo a un battaglione degli EAU di partecipare alle operazioni contro lo Yemen. Alla fine del 2015, gli Emirati Arabi Uniti iniziarono a costruire nuovi impianti navali presso l’aeroporto di Assab, agevolando le operazioni d’imbarco. Il lavoro fu affidato alla National Marine Dredging Company degli EAU, che costruì un’area di 60000 metri sulla costa e un molo di 700 metri. Le forze emirote inoltre estesero il perimetro di sicurezza attorno agli aeroporti e alle strutture portuali, deviando l’autostrada costiera P-6 tra Assab e Massaua.
Abu Dhabi ha investito molto su Seychelles, Maldive, Mauritius, Madagascar, Comore e Somalia. Nel maggio 2015, gli Emirati Arabi Uniti addestravano l’unità antiterrorismo e la National Intelligence and Security Agency (NISA) della Somalia, aprendo un nuovo centro di addestramento a Mogadiscio, dove gli operatori delle forze speciali emirote addestrano i commando somali mentre gli EAU fornivano alle forze dell’ordine somale blindati RG-31 Mk.V e Reva Mk. III, Toyota Land Cruisers, autocisterne e motociclette. E dall’ottobre 2015, gli Emirati Arabi Uniti pagano gli stipendi delle forze di sicurezza del governo federale somalo. Nel maggio 2016, il Ports World di Dubai stipulava un contratto di 30 anni per gestire il porto di Berbera e ampliarlo, allo scopo di rompere il monopolio di Gibuti sul traffico marittimo commerciale regionale. Gli Emirati Arabi Uniti cercano di ampliate porto e aeroporto di Berbera per sostenere le operazioni contro lo Yemen, oltre che a collegarli al Corridoio di Berbera, una via logistica tra Somaliland ed Etiopia. Gli EAU in cambio forniscono al Somaliland aiuti finanziari e un centro di addestramento militare. Nel Puntland, regione autonoma nella Somalia, gli Emirati Arabi Uniti finanziano la forza di polizia marittima (PMPF) istituita nel 2010, e l’addestrano tramite una compagnia militare privata. La PMPF opera dalle basi di Bosaso, principale porto del Puntland sul Golfo di Aden, e di Eyl sulle coste dell’Oceano Indiano. La componente aerea della PMPF dispone di 3 aeromobili Ayers S2R e 1 elicottero Alouette III. Gli EAU finanziano e addestrano anche l’agenzia d’intelligence del Puntland. Tali forze vengono utilizzate per imporre il blocco navale allo Yemen.Fonte: EastAfro

La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni degli aerei d’attacco Su-25 in Siria

el-TemifIl numero di marzo della rivista “M-Hobby” ha pubblicato un interessante articolo di Andrej Korotkov, “Corvi nei cieli siriani”, che esaminava le operazioni del velivolo d’attacco Su-25SM in Siria. Il nostro blog ne riporta le parti più interessanti.
Il 30 settembre 2015 la Russia avviava l’operazione aerea in Siria, la prima campagna militare su vasta scala al di fuori dei confini dell’ex-Unione Sovietica dalla guerra in Afghanistan. Il 26 agosto 2015 tra Russia e Siria fu concluso un accordo sulla realizzazione nel territorio della Repubblica araba siriana (RAS) di una base per un periodo indefinito per il gruppo aereo delle Forze Armate della Federazione Russa. Il 30 settembre, in conformità con il trattato di “amicizia e cooperazione tra Unione Sovietica e Repubblica araba siriana” dell’8 ottobre 1980, il Presidente siriano Bashar al-Assad rivolgeva alla Russia la richiesta formale di assistenza militare. Lo stesso giorno, il Consiglio della Federazione dava al Presidente della Federazione Russa V. V. Putin il consenso ad utilizzare le Forze Armate della Federazione Russa nel territorio della Repubblica araba siriana. In questo caso, solo l’utilizzo della componente aerea fu considerata per sostenere le forze di terra dell’Esercito arabo siriano, senza effettuare un’operazione di terra. Con la decisione del Supremo Comandante in Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, presso la base aerea Humaymim (aeroporto internazionale Basil al-Assad) nella provincia di Lataqia della Repubblica araba siriana, fu schierato un gruppo aereo misto (aero-reggimento speciale misto) dell’Aeronautica Militare della Federazione russa, composto da: 4 caccia multiruolo Su-30SM, 4 bombardieri di prima linea Su-34, 12 bombardieri di prima linea Su-24M, 12 aerei d’attacco Su-25SM e Su-25UB, aerei da ricognizione Il-20M1, 12 elicotteri d’attacco Mi-24P e 5 elicotteri d’assalto Mi-8AMTSh. Il trasferimento dei velivoli fu effettuato con sorvolo indipendente del territorio di Iran e Iraq. Lo squadrone d’assalto del gruppo aereo includeva 10 Su-25SM e 2 Su-25UB del 960.mo Reggimento d’Assalto Aereo della 1.ma Divisione Aerea Mista della Guardia della 4.ta Armata Aerea e di Difesa Aerea del Distretto Militare Meridionale, di stanza a Primorsko-Akhtarsk. Il 960mo è il terzo (dopo Budjonovskij e Chernigov) reggimento dell’Aeronautica a ricevere il velivolo assalto Su-25SM aggiornato. La conversione operativa dei piloti del Kuban sugli aeromobili aggiornati iniziò nei primi mesi del 2013, dopo che il reggimento ricevette i primi 8 aerei provenienti da Kubinka, regione di Mosca (riparazioni e aggiornamenti del Su-25 allo standard Su-25SM sono effettuati dal 121.mo Impianto di riparazione aeronautico di Kubinka). A quel punto, la maggior parte degli equipaggio del reggimento aveva ottenuto la riqualificazione teorica presso il Centro di Addestramento, Formazione e Prove militari del Ministero della Difesa della Federazione Russa di Lipetsk, mentre il personale tecnico lo fu a Kubinka. I primi voli del Su-25SM a Primorsko-Akhtarsk ebbero luogo il 25 febbraio 2013. Dotati del nuovo complesso di avvistamento e navigazione PrNK-25SM “Bars” e del sistema di controllo di armi digitale-analogico SUO-39M, gli aerei modernizzati possono colpire obiettivi a terra di giorno, notte e con scarsa visibilità, svolgendo “bombardamenti di navigazione” (grazie alle coordinate del bersaglio) in qualsiasi condizione meteo, in volo orizzontale o con manovre complesse. La panoplia di armi trasportate è stata ampliata: i missili aria-aria R-73E (invece degli R-60M) sono inclusi nell’armamento del velivolo e i razzi aggiornati S-8 e S-13 introdotti. La nuova avionica di bordo include il collimatore KAI-1-01 e il quadro multifunzionale LCD MFTzI-0332M nell’ambito del sistema di visualizzazione delle informazioni SOI-U-25, migliorando le condizioni di lavoro del pilota e l’efficienza in combattimento generale del velivolo d’attacco modernizzato aumentava di 1,5 volte (secondo gli esperti). Nel 2014, il primo e secondo squadrone furono interamente equipaggiati con i Su-25SM, mentre i Su-25 “semplici” rimanevano al terzo squadrone, rimuovendo le eccedenze. Tuttavia, nell’ottobre-novembre 2014, uno squadrone di Su-25SM fu trasferito per formare il Reggimento aereo misto della Guardia. Così, all’inizio della campagna siriana, il 960.mo aveva solo uno squadrone di aerei d’attacco modernizzati, che i comandanti decisero di utilizzare nell’operazione.
In preparazione del volo per la Siria, provvedimenti tecnici e calcoli di navigazione furono effettuati, a seguito dei quali apparve chiaro che per raggiungere il previsto punto di approdo intermedio sul territorio iraniano, ai Su-25UB non bastava il carburante (sulle “Scintille” il rifornimento completo è quasi 500 kg inferiore che sui velivoli da combattimento). Una soluzione fu trovata sostituendo due dei quattro serbatoi esterni RTV-800 (standard per i Su-25 di tutte le versioni) con serbatoi di capacità superiore RTV-1150 che possono essere agganciati sui Su-25 (solo nei punti di sospensione 3 e 9), ma questi RTV praticamente non furono mai usati e quindi il reggimento non ne aveva. I vicini di Budjonnovsk salvarono la situazione e i serbatoi necessari furono trovati nel magazzino. Le “Scintille” furono inviate a Budjonnovsk per adottare una coppia di RTV-1150 e volare per controllarli. Per inciso, peculiarità del comportamento dell’aeromobile al decollo furono rilevate, causate dal conseguente arretramento del centraggio, tendendo a “sedersi” sulla coda, quindi per compensarne la tendenza eccessiva al decollo fu necessario spostare il RUS.
Il 16 settembre 2015, gli aeromobili Su-25SM No. 21, 22, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31, 32 da Primorsko-Akhtarsk e i Su-25UB No. 44 e No. 53 da Budjonnovsk, decollarono per la base aerea Mozdok. Dopo la preparazione degli equipaggi e aver ricevuto la missione di combattimento, il 19 settembre iniziarono la fase di dislocamento verso la Repubblica araba siriana. Tre gruppi di quattro aerei Su-25 (i Su-25UB “Scintilla” guidarono i primi due gruppi), accompagnati dai velivoli-leader Il-76, volarono verso l’Iran. Il volo durò 1 ora e 30 minuti ad un’altitudine di 6900 metri. La maggior parte della rotta sorvolava il Mar Caspio. Una sosta intermedia per riposo e rifornimento fu effettuata presso la base aerea Hamadan, ad oltre 1700 metri sul livello del mare. Dopo la preparazione delle apparecchiature di navigazione e il riposo dell’equipaggio di volo, tre squadroni, accompagnati dal velivolo leader volarono verso la destinazione ultima, la base aerea Humaymim. Dopo che il primo gruppo attraversò, ad un’altitudine di 6900 metri, il confine Iran-Iraq, sorsero delle difficoltà. Il comando del centro di controllo del volo a Baghdad, nella zona di responsabilità in cui vi erano i nostri aerei, fece cambiare rotta ai gruppi cambiati, deviando verso sud e allungando di 200 chilometri. Questo ordine provocatorio mise a repentaglio il completamento del volo, dato che avveniva alla quota operativa massima per i Su-25. I navigatori dell’Il-76 fecero i calcoli necessari e divenne chiaro che il completamento del volo dato il carburante, era possibile solo volando a più di 9000 metri di quota. L’equipaggio di volo, comprendendo la responsabilità per l’adempimento del compito del governo e valutandone la condizione fisica, decise di continuare il volo ad un’altitudine di 9600 metri (il massimo pratico del supporto vitale dell’equipaggio del velivolo Su-25, dovuto alla mancanza di una cabina di pilotaggio pressurizzata, è 7000 metri). Superando i problemi fisiologici causati dalla prolungata permanenza a bordo per 1 ora e 20 minuti, volando ad un’altitudine di 9600 metri, atterravano in sicurezza sulla base aerea Humaymim.
Il personale del gruppo venne ospitato in moduli residenziali dotati di tutto il necessario per un confortevole soggiorno, riposo e preparazione per le missioni. Dopo riposo e acclimatazione, gli equipaggi procedevano direttamente al lavoro. Il 23 settembre, i primi voli per familiarizzare sull’area delle operazioni ebbero luogo, e il 30 settembre gli equipaggi dei Su-25 effettuarono le prime sortite operative colpendo bersagli a terra.
Il principale metodo per condurre operazioni di combattimento per gli equipaggi dei Su-25SM in Siria era infliggere successivi attacchi aerei a terra predeterminati in periodi fissi e in modalità bombardamento in navigazione, da soli, in coppie, gruppi e da rilevamenti di posizioni sul terreno. Nei combattimenti i Su-25 solitamente volavano in gruppi di 2 – 6 aeromobili. Per l’attacco, al gruppo venivano assegnati obiettivi in una zona entro un raggio massimo di 20-25 chilometri. Per completezza dell’analisi della qualità operativa, velivoli senza equipaggio compivano la ricognizione sugli obiettivi a terra, effettuati ad intervalli di 1 o 2 minuti tra le azioni degli aeromobili del gruppo, e attacchi ripetuti venivano effettuati dal gruppo solitamente in 5-6 minuti. In assenza di visibilità tra coppie o singoli equipaggi, il gruppo veniva distribuito seguendo un micro-scaglionamento, solitamente di almeno 100 metri. Anche se c’erano 10 punti di nuvolosità sul bersaglio, un gruppo di 6 Su-25, pur non vedendosi tra essi, effettuavano con calma il compito assegnato, con uno scaglionamento di 150-200 metri tra gli aeromobili, attaccando entro un intervallo di 1 minuto. Così, un gruppo di 6 aeromobili con un carico di quattro OFAB-250, per 30-40 minuti volavano sulla prima linea del nemico, colpendo 24 obiettivi e non permettendogli di “alzare la testa”. L’Aeronautica siriana attaccava da 3000-3500 metri di quota. Ciò era dovuto alla mancanza di complessi di avvistamento e navigazione sui loro aerei, eseguendo le sortite in modo efficace ad alta quota. I Su-25SM erano anche stabili e colpivano con sicurezza i bersagli da quote di 3000 – 4000 metri. Il carico bellico, in questo caso, di regola era 4-6 bombe a gravità AV da 100 o 250, o 2-4 da 500 kg, con due serbatoi RTV-800. Il bombardamento veniva effettuato in volo orizzontale “sicuro” (in caso di possibile utilizzo di MANPADS) a quote tra 3500 e 4100 metri. Gli attacchi avvenivano punto per punto, ed ogni aereo bombardava il proprio bersaglio. Ad esempio, quattro AV colpivano quattro obiettivi (il principio una bomba, un obiettivo, era legge per il Su-25 modernizzato). Il PrNK-25SM garantiva l’accuratezza nella distruzione del bersaglio per diverse decine di metri. Per distruggere grandi quantità di effettivi nemici, furono usare bombe RBK dotate di vari tipi di sottoelementi (diversi tipi di bombette). Dal novembre 2015, i Su-25 iniziarono a compiere operazioni di ricognizione e attacco, la cosiddetta “caccia libera”. Il decollo veniva effettuato singolarmente o in coppia (dopo il quale ognuno seguiva la propria rotta), poi eseguivano un volo di ricerca indipendente per distruggere i bersagli mobili. Davano la caccia alle colonne, nonché a singoli veicoli militari (autocarri, rimorchi, autocisterne), sopprimendo in tal modo i rifornimenti di armi, munizioni, carburante, cibo, medicinali e altra logistica per le formazioni dei banditi. A volte quattro RTV-800 e 2 lanciarazzi B-8 venivano agganciati sugli aerei che poi sorvolavano la zona per due ore. L’intensità delle operazioni dell’aviazione d’assalto inizialmente raggiunse le 6 sortite per pilota al giorno, in seguito diminuite a 4 e, infine, a febbraio e marzo 2016, a 2 sortite in media. I Su-25SM operavano sempre ventiquattro ore su ventiquattro, mentre il rapporto di decolli al giorno e a notte era approssimativamente uguale, a volte i voli notturni erano anche di più. I voli di addestramento per familiarizzare con l’area delle operazioni, la messa in servizio e il ripristino delle competenze, dopo una pausa, volando sulle “Scintille”, si svolsero su Lataqia e Mar Mediterraneo; gli equipaggi di volo li contarono come voli da ricognizione.
Un enorme fardello cadde sulle spalle del personale tecnico. La preparazione dell’aeromobile per i voli, dotandoli di bombe e razzi, fu condotta per tutto il giorno. Le bombe venivano prelevate da uno spazio comune, dopo di che venivano agganciate al velivolo. I paracaduti-freno venivano disposti nel parcheggio, tra gli aerei. Per preparare il decollo del Su-25SM dopo aver ricevuto la missione di combattimento erano necessari 10-15 minuti. Il tempo di preparazione degli altri aeromobili d’attacco può differire, aumentando a volte. Perciò vi sono molti Su-25. Possono non solo decollare rapidamente, ma anche il periodo di revisione tra i combattimenti è minore rispetto a tutti gli altri velivoli d’attacco esistenti. Come la pratica ha dimostrato, i tecnici preparavano il Su-25SM affinché decollasse nuovamente entro soli 10-15 minuti; cosa che naturalmente lo distingue favorevolmente dagli altri aerei da combattimento. In 5,5 mesi di operazioni di combattimento in Siria, l’aereo da attacco Su-25SM modernizzato ha dimostrato di essere estremamente affidabile e di non soffrire di gravi limiti.
Nel processo di riparazione a Kubinka e Vozdvizhenka, tutti i Su-25 ricevettero numeri laterali rossi con bordo bianco ai lati della cabina e numeri duplicati bianchi sul timone. Le dimensioni del numero principale era: larghezza 400 mm, altezza 600 mm; quelli duplicati: larghezza 133mm, altezza 200mm. Il segno d’identificazione della stella rossa con il bordo blu-bianco-rosso di 800mm (inscritto in un cerchio pure del diametro di 800 mm) fu posto nelle sei posizioni standard: superfici superiori e inferiori delle ali e sui lati del timone verticale. Sulla superficie inferiore della fusoliera, vi era la matricola e ulteriore segni di appartenenza del velivolo venivano scritti sulla sinistra e sulla destra: iscrizioni in due linee “RF-XXXXX” (larghezza 600 mm, altezza 100 mm) bianchi e “ВВС РОССИИ” (larghezza 1300 millimetri, altezza 150 mm) nera con bordo bianco. Dato che il permesso ufficiale per impiegare l’Aeronautica russa al di fuori della Federazione Russa del Consiglio della Federazione non era ancora disponibile al momento, al fine di garantire la segretezza del trasferimento del gruppo aereo in Siria, prima della partenza da Mozdok fu emesso un ordine per coprire i segni d’identificazione e le matricole. Il comando decise frettolosamente l’uso dei pennelli direttamente sul parcheggio, utilizzando vernici per uso domestico dalle tonalità più o meno adatte, acquistati nei negozi più vicini e col proprio denaro. Una volta in Siria, le matricole furono ripulire, tuttavia fu un compito non così facile. Gli aerei da combattimento e i bombardieri vengono pre-dipinti con vernici lavabili, mentre i velivoli d’attacco lo sono con smalti a base di nitrato. Perciò i Su-25 volarono spesso in Siria con segni d’identificazione parzialmente cancellati. Una volta rientrati, durante la manutenzione ordinaria del reggimento dei Su-25, numeri e matricole furono restaurati. A differenza degli equipaggi dei bombardieri Su-34 e Su-24M che decoravano i loro aerei con decine di piccole stelle rosse (segni delle missioni operative completate), pochi piloti di Su-25 si preoccuparono di dipingerli sui loro aerei, non c’era tempo e talvolta vernice. Perciò le stellette apparvero solo su due aerei, i Su-25SM No. 21 e No. 29, rispettivamente 15 e 3. Ma questi segni non riflettono il numero reale di sortite operative in Siria; ciascuno superò i duecento.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria permette la grande modernizzazione delle Forze Armate russe

Alex Gorka  Strategic Culture Foundation 18/02/2017maxresdefaultLa Siria è diventata il banco di prova degli armamenti della Russia. L’occasione non viene mancata. Le lezioni vengono apprese per rendere le forze armate più efficienti. I velivoli Sukhoj Su-35, Su-30 e Su 30SM sono stati testati in battaglia e modernizzato. I missili da crociera Kh-101 e Kalibr venivano lanciati dal Mar Caspio in attacchi a lungo raggio ed alta precisione contro i terroristi in Siria. Ma non si tratta solo di aerei e missili. Secondo i piani, i robot entreranno nell’arsenale delle forze armate nel 2017-2018 per un totale del 30 per cento del materiale militare. Finora, i media hanno raramente menzionato i militari russi testare il sistema robotico antimine telecomandato Uran-6. Controllato a distanza di sicurezza a 1 km, può svolgere il lavoro di 20 genieri. Dotato di apripista e rostri trainati, attraversa terreni pericolosi cercando mine e ordigni inesplosi e neutralizzarli via comando dell’operatore. Il sistema resiste alle esplosioni di mine da 60 kg di TNT e può eliminare mine antiuomo e ordigni pericolosi da 1-4 kg di TNT. Il motore diesel da 240cv permette una velocità di sminamento di 2 chilometri all’ora e una velocità massima di 5 chilometri all’ora, offrendo un rapporto peso/potenza di 32cv/t. Il robot da sminamento Uran-6 può operare per cinque ore, superare ostacoli alti 1,2m e superare trincee larghe 1,5 metri. La pendenza massima di salita del robot è di 20°. I sistemi Uran-6 furono schierati dalle truppe russe per la rimozione degli ordigni esplosivi a Palmira, in Siria, nell’aprile 2016. Negli ultimi scontri, i robot russi sono stati ampiamente utilizzati, come Platform-M, un’unità robotica telecomandata cingolata e armata di lanciagranate e fucili Kalashnikov per colpire obiettivi fissi e in movimento. Dotato di localizzatori optronici e radio, può essere utilizzato anche per l’intelligence. Potenza di fuoco supplementare può essere montata sul sistema, su richiesta. L’Argo è un robot telecomandato progettato per operazioni su terreno accidentato e montagnoso. Può anche essere anfibio per utilizzarlo con ideale mezzo per il tiro di supporto per le unità dei marine. L’Argo è armato con una mitragliatrice da 7,62 mm e 3 lanciarazzi RPG-26. Il sistema telecomandato automatico Andromeda-D può essere montato sui veicoli blindati BTR-D, BMD-2 e BMD-4. Può anche essere aerotrasportato supportando le forze aviolanciate. Armato con una mitragliatrice da 7,62 mm e lanciagranate, il sistema si muove su sei gambe meccaniche. Il robot può analizzare l’ambiente e adattare la “camminata” alle irregolarità della superficie. Può identificare oggetti e riconoscere facce. Grazie alle piccole dimensioni e al peso (circa tre chilogrammi) può entrare sotto le macerie in caso di terremoti e altri disastri. La macchina può trasportare farmaci e altri soccorsi. Il robot può anche essere dotato di un microfono bidirezionale. E’ stato testato in battaglia a Lataqia, in Siria, su terreno montagnoso.
cghvdg90yxnzmi5jzg52awrlby5yds93awr0ac83ndrfyjeyzji5mjyvdgfzcy9tmi91cgxvywrzl2kvmjaxnja5mtavndmzmtixny5qcgc_x19pzd04mze2naAlla fine del 2016, un unico guardiano robotico senza equipaggio superava con successo le prove militari russe. Il “Sentinella” è telecomandato da un operatore. Il sistema è stato sviluppato per aumentare la sicurezza dei siti militari stazionari ed è destinato ad essere schierato a guardia dei silo sotterranei delle Forze missilistiche strategiche (SMF). Equipaggiato con strumenti optronici e radar, può sparare proiettili e granate in modalità automatica ed semi-automatica su bersagli a 400 metri di distanza. L’anno scorso, un nuovo veicolo russo senza equipaggio (UGV), assegnato al tiro di supporto e alla ricognizione armata sul campo di battaglia, veniva presentato al forum tecnico militare dell’esercito del 2016. Designato come veicolo senza pilota da combattimento, il Vikhr si basa sul veicolo da combattimento della fanteria BMP-3 e può essere integrato con altri veicoli corazzati da combattimento dal peso operativo di 7-15 tonnellate. Il Vikhr è armato con un cannone stabilizzato automatico da 30 mm, una mitragliatrice coassiale da 7,62 mm e sei missili anticarro 9M133M Kornet-M pronti al lancio. E’ possibile utilizzare i missili terra-aria dei sistemi di difesa antiaerea portatili Igla o 9K333 Verba, così come il lanciafiamme a razzo Shmel-M. Il sistema ha un peso in combattimento di 14,7 tonnellate, un carico utile di 4 tonnellate, un’autonomia di 600 km, una velocità massima su strada di 60 km/h, velocità di guado di 10 km/h e può essere telecomandato da un distanza di 10 km.
La Russia ha anche un drone da ricognizione su autocarro per la sorveglianza del terreno. Il Pterodactyl può volare per un periodo molto lungo non avendo fonti di energia a bordo, ma ricevendola via cavo, volando attorno al serbatoio per un raggio di 50-100 metri. Il nuovo UAV leggero è realizzato in materiali compositi per assicurarne durata e leggerezza. Il radar portatile e il visore notturno termico sono gli occhi del sistema. La Russia fa progressi nello sviluppo delle apparecchiature da guerra elettronica. Alcuni sistemi sono stati testati ed ora hanno un ruolo di primo piano in Siria. Secondo Izvestija, un velivolo senza equipaggio aggiornato, in grado di inviare SMS e messaggi audio e video, entrerà in servizio nel 2017. Il nuovo drone si basa sul velivolo telecomandato Orlan-10, componente del complesso aggiornato del sistema di guerra elettronica RB-341V Leer-3. Il sistema comprende 3 droni destinati a disturbare le antenne per cellulari ed è dotato di speciali dispositivi di disturbo e trasmettitori. I militari russi utilizzarono il drone ad Aleppo per informare i civili sui corridoi e i luoghi dove ricevere gli aiuti umanitari. Il sistema fu utilizzato per inviare i moduli per la domanda del cessate il fuoco ai terroristi, sostituendo gli aerei. Il Krasukha-4 è una stazione autocarrata mobile di disturbo multifunzionale a banda larga che protegge strutture di alta priorità. Gli obiettivi principali sono UAV e aerei-radar in volo. Attualmente protegge dagli aerei-spia la base aerea russa di Humaymim. Il sistema può disturbare gli AWACS da 250 chilometri di distanza e missili a guida radar. I missili, una volta disturbati, ricevono un falso bersaglio per garantirsi che non costituiscano più una minaccia. La sua gittata è sufficiente a disturbare efficacemente satelliti su orbita bassa (LEO) e danneggiarne i dispositivi radio-elettronici. I radar basati a terra sono altri obiettivi cruciali del Krasukha-4.
Il conflitto in Siria dà alla Russia il margine di manovra per testare in condizioni reali nuove armi ed equipaggiamenti. Con le preziose lezioni apprese, l’esercito compie rapidi progressi nel mettere in servizio ciò che prima non aveva. L’esperienza in Siria ha notevolmente incrementato la potenza militare della Russia.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

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I velivoli d’attacco russi Su24M e Su-25M: spina dorsale dell’antiterrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 19/02/20175e7d0bd218a67e7da8b0712665822514Gli aerei russi Su-24M e Su-25M sono stati recentemente schierati nella base aerea di Ayni, in Tagikistan. Gli aerei svolgevano le esercitazioni con la 20.ma Brigata di fanteria di stanza nel Paese, in conformità con l’accordo bilaterale che scadrà nel 2042. Questo schieramento è una misura precauzionale visto il peggioramento della situazione in Afghanistan. Su-24M e Su-25M sono stati testati operativamente in Siria con grande successo. Il 9 febbraio, il Generale John W. Nicholson Jr., il comandante supremo degli USA in Afghanistan, dichiarava ai legislatori che le forze di sicurezza afghane affrontano gravi difficoltà e che il Paese è in cattive acque. Il generale ritiene che le forze afghane manchino di supporto aereo. Nel 2016, l’aeronautica afgana non era all’altezza del compito, mettendo a repentaglio i piani per la campagna del 2017. La dichiarazione del generale quasi coincideva con la richiesta del governo afgano d’intensificare le operazioni di supporto aereo. Il consigliere della sicurezza nazionale afgano Mohammad Hanif Atmar richiedeva il supporto aereo di NATO e partner nella missione di addestramento Resolute Support, durante una riunione speciale del Consiglio del Nord Atlantico presso la sede della NATO a Bruxelles, il 7 febbraio. Secondo lui, il supporto aereo era una “carenza grave” delle forze afghane. Il funzionario accusava del deterioramento della situazione l’aumento dei terroristi afghani e pakistani, così come quelli di altre regioni e delle reti internazionali. Nel 2016, le forze armate degli USA effettuarono solo uno-due attacchi aerei al giorno, in media, nonostante l’assegnazione di maggiori poteri per sconfiggere l’insurrezione. In confronto, la coalizione degli Stati Uniti compiva oltre 10 sortite al giorno per colpire gli obiettivi dello Stato islamico in Siria e Iraq. L’anno scorso, le Forze aerospaziali russe effettuavano 52 sortite in media in Siria. La maggior parte del compito era svolto dai “cavalli da tiro” Su-24M e Su-25M.
107 Il Sukhoj Su-24 è un bimotore biposto con ala a geometria variabile, un velivolo supersonico d’interdizione con i posti affiancati per i due piloti dell’equipaggio. Il bombardiere tattico è stato progettato per penetrare il territorio ostile e distruggere obiettivi sotterranei e di superficie. Il velivolo dispone di diversi profili di volo automatizzati, buona visibilità, cabina ben congegnata, sistema di posizionamento/attacco digitale integrato che utilizza il sistema globale per la navigazione GLONASS. La cabina di volo è dotata di display multifunzione (MFD), head-up display (HUD), generatore di mappe mobili digitali, sistema di puntamento montato sul casco Shel. Il velivolo è dotato delle più avanzate armi intelligenti, tra cui i missili aria-aria R-73, ed ha una velocità massima 1315 km/h a livello del mare; 1654 km/h ad alta quota. Il raggio di combattimento è 615 km in missione d’attacco a bassa quota con 3000 kg di carico bellico e serbatoi esterni. L’autonomia è di 2775 km; la quota operativa di 11000 m e il rateo di salita di 150 m/s. L’armamento include un cannone a sei canne da 23 mm Gsh-23-6 e un carico bellico massimo di 8000 kg con nove punti d’attacco esterni. L’aereo è propulso da due motori turbofan AL-21F da 12000 kg di spinta. Il Su-24SM3 è equipaggiato con il sistema di puntamento e navigazione integrato modificato PNS-M, comprendente un sistema laser/TV per i missili aria-superficie a guida laser/TV. In concomitanza con la radionavigazione, può supervisonare il terreno; individuare gli obiettivi e distruggerli con bombardamenti livellati o in picchiata; designare i bersagli dei missili; rilevare i radar operativi e lanciargli i missili contro; controllare in modo automatico e semi-automatico il velivolo nella fase d’atterraggio ad una altezza di 40-50 metri. Il 17 aprile 2014, due bombardieri Su-24 disarmati sorvolarono il cacciatorpediniere AEGIS dell’US Navy USS Donald Cook nel Mar Nero. I sistemi di bordo degli aerei neutralizzarono il sistema radar AEGIS della nave, che l’equipaggio non riusciva a riavviare.
1386153905-ybhdi-2-fotor-1-1120x0-696x408Il Sukhoj Su-25 Grach è un aviogetto monoposto progettato per fornire supporto aereo ravvicinato e distruggere piccoli bersagli mobili e fissi a terra ed ingaggiare bersagli aerei a bassa velocità operanti vicino e in profondità nelle aree tattiche ed operative ravvicinate. La velocità al suolo del velivolo è di 975 km/h, e ad alta quota di 984 km/h; la quota operativa è 10000 m, l’autonomia senza rifornimento è di 2500 km, il raggio operativo senza rifornimento, secondo profilo di volo, velocità e carico, è di 150-800 km. Tutte le versioni del Su-25 hanno un’ala fissa a freccia moderata, con architettura razionale e dispositivi di portanza. Il Su-25SM3 è la versione dotata del sistema di primo allarme Vitebsk-25 che localizza in azimut il tipo di emissioni radar del probabile nemico e sopprime i segnali nelle diverse gamme di frequenza. Il sistema incorpora un ricevitore di allarme radar, un sistema di allarme missilistico agli ultravioletti e una potente suite di disturbo. Secondo il quotidiano russo Izvestia, la suite delle contromisure difensive incorpora disturbatori radar e razzi agli infrarossi. Il sistema è progettato per proteggere il velivolo dai missili terra-aria. La fonte riferiva che il Vitebsk è progettato per identificare automaticamente e geo-localizzare con precisione le emittenti della minaccia, passandone le coordinate a un missile anti-radiazioni Kh-58 per colpire il bersaglio, permettendo all’aereo una certa capacità di soppressione delle difese aeree nemiche. Il Su-25SM3 aggiornato ha un nuovo sistema di navigazione e puntamento PrNK-25SM Bars che opera con il sistema di navigazione satellitare GLONASS e si basa sul computer digitale BtsVM-90. Il carico bellico comprende i missili aria-aria altamente manovrabili Vympel R-73, i razzi S-13T da 130mm (sparati dai lanciarazzi B-13) con testate perforanti e a frammentazione e anche un cannone GSh-30-2 con caricatore da 250 colpi. Il velivolo è equipaggiato con il nuovo sistema di puntamento optronico SALT-25 che consente al pilota di rilevare e monitorare le forze di terra nemiche a una distanza di parecchi chilometri, di giorno, di notte e in qualsiasi condizione meteo. L’aviogetto dispone di un sistema di trasmissione video in tempo reale. L’armamento del Su-25 include bombe non guidate da 250 o 500 kg, bombe a grappolo e razzi. L’armamento del Su-25M3 invece comprende armi guidate di nuova generazione come le RBC SPBE 500-D, bombe a grappolo da 500 kg dotate di submunizioni intelligenti SPBE-D, usate in Siria dai bombardieri Su-24. Ogni submunzione è una piccola bomba anticarro a guida agli infrarossi munita di testata anticarro-esplosiva capace di penetrare 150-160mm di corazza omogenea, abbastanza per perforare il tetto di un carro armato.
Su-24 e Su-25 sono dei cavalli da tiro. I modelli esistenti sono sottoposti a un programma di miglioramento ed estensione della vita operativa comprendente GLONASS, display multifunzione, generatore di mappe digitali e armi più avanzate come i missili aria-aria R-73. Continuamente aggiornati, contribuiscono notevolmente alla lotta antiterrorismo. La Russia rimane fedele agli obblighi nel proteggere gli alleati della Collective Security Treaty Organization (CSTO). Con la situazione in Afghanistan che si aggrava, i cavalli da tiro testati sono chiamati ancora una volta a svolgere il loro compito.a_pavlov_su-25_11_1280La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora