La Russia rafforza la presenza nel Mediterraneo

RDP 12 giugno 2017La Marina russa rafforza la presenza nel Mediterraneo. Recentemente annunciava l’intento di aumentare il contingente da 10 a 15 navi. Questa maggiore attività è causa ed effetto dello sforzo della Marina per rianimare la Flotta del Mar Nero (BSF), praticamente moribonda solo pochi anni fa. Il 1° giugno, la TASS riferiva che l’attuale forza navale russa nel Mediterraneo comprende le fregate Proekt 11356 Admiral Grigorovich e Admiral Essen, il cacciatorpediniere Smetlivyj della classe Kashin, le navi d’assalto anfibio Tsezar Kunikov, Nikolaj Filchenkov e Azov, il sottomarino convenzionale Proekt 636.3 Krasnodar, cacciamine e imbarcazioni “anti-sabotaggio” non specificati, una petroliera e altre navi di supporto. Quindi non è chiaro quante navi russe ci siano oggi nel Mediterraneo. Il venerando Smetlivyj rientrava a Sebastopoli il 3 giugno, la nave opera nella BSF dal 1969. Admiral Essen e Krasnodar lanciarono missili da crociera Kalibr su posizioni dello Stato islamico presso Palmyra il 31 maggio. Altre unità della BSF, Admiral Grigorovich, le corvette lanciamissili Proekt 21631 Zeljonyj Dol e Serpukhov e il sottomarino Rostov-na-Donu, lanciarono missili Kalibr su bersagli in Siria dal Mediterraneo orientale nel 2015 e nel 2016. Prima la Marina era priva della capacità di attacco antisuperficie nel Mediterraneo, impiegando navi di superficie della Flottiglia del Caspio per lanciare i missili Kalibr. Tuttavia, queste armi dovevano sorvolare il territorio iraniano e iracheno per raggiungere la Siria. Il 6 giugno, Interfax-AVN riferiva che la Marina Militare russa non ridurrà i missili da crociera della sua “formazione operativa permanente” nel Mediterraneo, secondo una fonte “familiare verso la situazione”. Quindi, a quanto pare non è previsto che Admiral Grigorovich, Admiral Essen e Krasnodar rientrino presto a Sebastopoli. Aderivano alla formazione mediterranea russa ai primi di aprile e a metà maggio rispettivamente.Non una grande formazione
L’attuale forza mediterranea della Russia è erroneamente chiamata squadrone come la precedente 5.ta Eskadra d’epoca sovietica. Tuttavia, la Marina Militare russa afferma che la sua presenza nel Mediterranea è una formazione e non una grande formazione. Una formazione è tipicamente la divisione navale di 5-10 navi di superficie con un comando O-6. Una grande formazione, al contrario, è una componente importante della flotta, lo squadrone o eskadra con un comando O-7. Tale comando è tipicamente un passo avanti per un comandante della flotta. Contrariamente alla formazione odierna, la 5.ta Eskadra aveva normalmente 40-50 navi nel Mediterraneo durante la guerra fredda negli anni ’70 e ’80. Probabilmente più dell’intera BSF di oggi. Dopo l’attacco coi Tomahawk degli Stati Uniti sulla base aerea Shayrat in Siria del 7 aprile, Vladimir Pavlov scrisse delle capacità declinanti della Russia nel Mediterraneo. Pavlov concluse che il breve e sfortunato dispiegamento dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo orientale di quest’inverno aveva lasciato tali acque agli Stati Uniti (mentre la portaerei russa avrebbe impedito l’azione statunitense). Pavlov osservava che la Marina doveva affidarsi alle navi di altre flotte, in particolare del Baltico, per mantenere la formazione nel Mediterraneo. Le cose sembrano un po’ migliorate con le due fregate Proekt 11356 della BSF. La terza, Admiral Makarov, dovrebbe aderire alla flotta quest’anno. La flotta ha il suo complemento in 6 nuovi sottomarini Proekt 636.3. Le corvette lanciamissili Zeljonyj Dol e Serpukhov entrarono in servizio alla fine del 2015. Altre dovrebbero seguire. La seconda nave d’intelligence Ivij Khurs, seconda Proekt 18280 Jurij Ivanov, dovrà sostituire la Liman, affondata presso Istanbul dopo la collisione con un cargo africano il 27 aprile. Tuttavia, il resto della flotta di superficie della BSF è vecchio. L’incrociatore lanciamissili Proekt 1164 classe Slava Moskva sarà presto revisionato e modernizzato. Gli altri cacciatorpediniere, pattugliatori lanciamissili e navi d’assalto anfibio sono in gran parte degli anni ’70 e ’80. Le navi più vecchie pattugliavano il Mediterraneo, ma sono rientrate per la manutenzione, spesso dopo brevi sortite.
I russi originariamente formularono piani per rinnovare la presenza navale continua nel Mediterraneo nel 2011-2012, principalmente preoccupati dalla guerra in Siria pensando che potessero intervenire infine. I pattugliamenti russi iniziarono all’inizio del 2013 e le quattro flotte inviarono navi sotto il Comando Operativo della Zona Oceanica. All’epoca il Ministro della Difesa Sergej Shojgu riconobbe che le riparazioni in ritardo e la lenta costruzione delle navi ostacolavano la Marina e la rinnovata presenza nel Mediterraneo. Ma cinque anni dopo questi problemi sono stati superati in larga misura.
La TASS riferiva che il Primo Capitano Pavel Jasnitskij comanda la formazione mediterranea russa. È un ufficiale di terza generazione di 47 anni nato a Severomorsk, sede della flotta settentrionale, secondo Ruinformer.com. Dopo l’arruolamento operò su un cacciatorpediniere della Flotta del Mar Nero prima di diventare comandante, comandando la fregata Neustrashimyj della Flotta del Baltico. Doveva comandare il primo cacciatorpediniere Vnushitelnyj, della classe Sovremennyj migliorata, ma non fu finito. Invece, è stato comandante di una brigata navale. Jasnitskij è tornato presso la BSF come Capo di Stato Maggiore di una formazione. È stato Vicecapo di Stato Maggiore e Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo della Zona Oceanica.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia ed Egitto promuovono una cooperazione multiforme

Peter Korzun SCF 04.06.2017I Ministri degli Esteri e della Difesa russi visitavano l’Egitto il 29 maggio incontrando gli omologhi egiziani nel quadro dei colloqui 2+2. Sono stati accolti dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che ha sottolineato che i rapporti multiformi tra i due Paesi hanno raggiunto un livello strategico. Il formato 2+2 è utilizzato da Mosca nel dialogo con i partner più attendibili affrontando simultaneamente problemi relativi a politica estera, difesa e sicurezza. Russia e Stati Uniti avevano regolari trattative nel formato 2+2 fin quando i rapporti si sono raffreddati sull’Ucraina nel 2014. Mosca e Cairo si riuniscono nel 2+2 dal 2013. La Russia considera l’Egitto “partner strategico più importante della Russia in Nordafrica e Medio Oriente”, come il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha detto al Colonello-Generale Sadqi Subhy. L’estensione dell’accordo di partenariato strategico di 10 anni concluso nel 2009 era tra le questioni considerate. Le vendite di armi sono una grande componente del rapporto. Le parti hanno discusso i dettagli del contratto per fornire all’Egitto 46 elicotteri Ka-52K Alligator. Nel 2015 l’Egitto firmò accordi sugli armamenti con la Russia per 5 miliardi di dollari inclusi 50 aerei di combattimento MiG-29M, sistemi di difesa aerea Buk-M2E e Antej-2500 ed elicotteri Ka-52K per le nuove navi d’assalto classe Mistral dell’Egitto acquistate in Francia. I due Paesi hanno firmato diversi accordi per il rinnovo delle fabbriche di produzione militare in Egitto. Fu firmato un protocollo per concedere all’Egitto l’accesso al GLONASS, il sistema russo di posizionamento satellitare globale. Lo scorso ottobre, l’Egitto ospitava unità paracadutiste russe per l’esercitazione congiunta Protectors of Friendship-2016. Era la prima volta che i paracadutisti russi con veicoli da combattimento furono aerolanciati sul deserto arabo. L’agenda economica dei colloqui comprendeva la costruzione della prima centrale nucleare dell’Egitto ad al-Daba, la creazione di una zona industriale russa e della zona di libero scambio tra Egitto e Unione economica eurasiatica. Il rapporti d’affari tra Russia e Egitto raggiungevano i 3,5 miliardi di dollari nel 2016. Le parti fecero progressi discutendo sul ripristino dei collegamenti aerei diretti sospesi dall’attentato del 2015 contro un aereo di linea A321 con turisti russi a bordo. La Russia era una fonte vitale turistica per le località ricreative dell’Egitto sul Mar Rosso, fornendo un flusso affidabile di entrate. La lotta al terrorismo ha dominato i colloqui tre giorni dopo l’attacco ai cristiani copti in Egitto. Le parti dichiaravano di volere uno sforzo internazionale senza escludere chiunque utilizzi la minaccia terroristica per perseguire obiettivi geopolitici. Evidentemente si alludeva ai programmi di USA e Arabia Saudita per formare la NATO araba per contrastare l’Iran. Cairo ha contattato l’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh e i suoi alleati Huthi che l’Arabia Saudita combatte dal marzo 2015, ed ha aperto canali diplomatici con Hezbollah libanese che combatte al fianco della Siria contro i gruppi terroristici sostenuti da Riaydh. Era all’ordine del giorno la possibilità che le truppe egiziane partecipino all’iniziativa delle zone di sicurezza (de-escalation) in Siria. Ci sono molti dettagli da discutere e il concetto è tutt’altro che in fase di realizzazione, ma il coinvolgimento dell’Egitto è di primaria importanza. La sua partecipazione, senza dubbio, aumenterà la posizione internazionale del Paese.
L’Egitto è una nazione prevalentemente sunnita. Il suo appoggio alla coalizione sostenuta dalla Russia in Siria è di fondamentale importanza. Invalidando l’interpretazione settaria del conflitto siriano. Secondo Lavrov, “saremmo felici di vedere i nostri amici egiziani unirsi a questi sforzi”. Entrambi i Paesi seguono la situazione nel Paese in guerra. L’anno scorso l’Egitto sostenne la risoluzione della Russia sulla Siria. L’Egitto non aderisce alla coalizione anti-iraniana guidata dai sauditi. È anche importante che la Libia fosse menzionata come argomento all’ordine del giorno. Non se ne parlava molto ma logicamente la questione sensibile veniva toccata a porte chiuse. Mosca ha un ruolo speciale in Libia. Russia ed Egitto possono contribuire congiuntamente a stabilizzare quel Paese. I loro interessi coincidono aprendo la via a politiche e azioni coordinate. A fine maggio, l’Aeronautica egiziana attaccava le basi dei terroristi vicino Derna in Libia, dove si crede che i responsabili del massacro di cristiani egiziani fossero stati addestrati. L’Egitto deve vincere la guerra contro le forze islamiste nel Sinai. L’elicottero Ka-52 è un’arma formidabile per colpire i terroristi che operano in tale terreno. I rifornimenti ai terroristi provengono dalla Libia. Questo è un grosso problema per l’Egitto e la Russia può fare molto per aiutarlo con armi ed esperienza. Ipoteticamente, la Marina Militare russa può colpire i terroristi dal mare se richiesto dal governo egiziano.
La Russia ha intensi contatti con molti Stati del Medio Oriente. Dopo la visita a Cairo, i funzionari partecipavano all’incontro tra il Presidente Putin e il principe saudita Muhamad bin Salman a Mosca. Il 2 giugno, Sergej Lavrov incontrava il primo ministro del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani, al margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. San Pietroburgo ha ospitato anche il 2° incontro del Comitato Energetico Iran-Russia, il 3 giugno. Vi sono molti interessi comuni tra Mosca e gli Stati della regione, ma l’Egitto è un partner di particolare importanza. È il Paese più popoloso del Nord Africa e del mondo arabo, il terzo più popoloso dell’Africa e il quindicesimo del mondo. L’anno scorso la popolazione del Paese ha raggiunto i 92 milioni. Implementando una politica indipendente da potenza regionale senza essere troppo filo-USA o filo-saudita avendo i propri interessi nazionali da proteggere. La cooperazione con la Russia consente di controbilanciare l’influenza statunitense e saudita e diversificare i partner in politica estera. Mosca e Cairo hanno molte cose ad unirli, e negli sforzi per gestire la crisi in Siria e in Libia darebbe un grande contributo alla lotta internazionale al terrorismo portando il rapporto a vertici inediti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ride bene chi ride per ultimo: la Russia riceverà gratuitamente la tecnologia delle Mistral

Sputnik 13.05.2017L’accordo russo-egiziano sulla vendita di elicotteri d’attacco Ka-52K sarebbe nelle fasi finali. I colloqui sul prezzo degli elicotteri, da imbarcare sulle navi d’assalto anfibio Mistral dell’Egitto, dovrebbero iniziare questo mese. L’esperto militare Aleksandr Sitnikov spiega come la Russia ci guadagnerà dall’accordo delle Mistral.
Gli analisti ritengono che gli elicotteri d’attacco navali Ka-52K Katran siano la scelta ottimale per le Mistral egiziane, perché appositamente progettati per essere imbarcati sulle navi d’assalto anfibio. I costruttori navali francesi avevano realizzato le due navi Mistral per la Russia, ma l’accordo fu stracciato nel 2015 per il deterioramento delle relazioni e le pressioni su Parigi di Washington. La Francia accettava di vendere le due Mistral russe all’Egitto per 950 milioni di euro e di restituire il deposito della Russia per le navi. La Marina aveva allora adattato i Ka-52K per le operazioni a bordo della portaerei Admiral Kuznetsov. Ogni Mistral può trasportare 16 Ka-52K. Tuttavia, gli osservatori militari ritengono che Cairo probabilmente ne acquisterà 8 per nave. Si dice che gli ingegneri russi già adattino gli elicotteri ai requisiti dei militari egiziani. Inoltre, come sottolineava l’analista militare russo Aleksandr Sitnikov, a parte gli elicotteri la Russia può anche installare le attrezzature che aveva rimosso dalle Mistral dopo la rottura dell’accordo con Parigi. Inoltre, osservava l’analista, vi sono prove che suggeriscono che la Russia si unirà alla Francia nella manutenzione tecnica delle navi e nell’addestramento degli equipaggi egiziani. “In questo modo”, ha scritto Sitnikov, “possiamo parlare degli inizi di una nuova alleanza strategica in Medio Oriente”. “Va ricordato che a gennaio l’Egitto annunciava la creazione della flotta meridionale (nel Mar Rosso) che oltre alle Mistral, costruite dalla STX France di St Nazaire, includerà una fregata multiruolo FREMM e 4 corvette Gowind 2500 di costruzione francese e 4 sottomarini diesel-elettrici Tipo 209 tedeschi“. “È evidente“, ha scritto Sitnikov, “che le capacità di questo gruppo di navi da guerra non corrisponderanno alle ambizioni geopolitiche dichiarate da Cairo senza supporto aereo“. Ecco dove entra la Russia, secondo l’analista. Dopo tutto, Mosca aveva lavorato con i francesi per vendere le Mistral dalle precedenti specifiche russe all’Egitto. Le relazioni di quest’ultimo con Washington si acuirono bruscamente nel 2013, quando il presidente islamista Muhamad Mursi fu rovesciato dai militari. “L’interferenza sconvolgente degli Stati Uniti negli affari interni dell’Egitto, appoggiando la cosiddetta primavera araba, diede un momento sobrietà alla maggiorana degli egiziani, che capirono che gli Stati Uniti li spingevano nell’abisso“. In questa situazione, Sitnikov osservava che era logico che Cairo si rivolgesse a Parigi e a Mosca “che, malgrado le pressioni di Washington, continuavano a mantenere i contatti“. “Il giornalista egiziano Ahmad Sayad, che segue la storia delle Mistral, ha preso atto delle speciali relazioni tra gli specialisti egiziani, francesi e russi che lavorano a bordo delle navi“, ricorda l’analista. La cancellazione del contratto sulle Mistral franco-russe ebbe un impatto negativo sulla reputazione di STX France in particolare “e sull’immagine dell’industria della Difesa francese nell’insieme“, sottolineava Sitnikov. Ciò fu confermato da un’indagine sugli atteggiamenti francesi nel 2015, quando il 72% degli intervistati confermò che il contratto militare era nell’interesse nazionale della Francia, mentre la cancellazione comportava considerevoli rischi economici. “Perciò Parigi fece tutto il possibile per assicurare che tutti fossero soddisfatti, restituendo il deposito russo di 949,7 milioni di dollari e trasferendo subito tecnologie chiave, tra cui la costruzione di grandi portaelicotteri e sottomarina. Le Monde stimava che il valore del progetto consegnato a Mosca nell’accordo sulle Mistral ammontasse a 220 milioni di euro. La questione del trasferimento di tecnologia era parte integrante dell’accordo con la Russia fin dall’inizio“.
Sulla cooperazione franco-russo-egiziana sulle Mistral, Sitnikov ha osservato che “fin dall’inizio della discussione sui dettagli della vendita delle Mistral, era chiaro che la Marina militare egiziana avrebbe avuto bisogno del sostegno attivo del Ministero della Difesa russo“. Dopo tutto, “le portaelicotteri furono costruite secondo i requisiti e per i sistemi russi. La ricostruzione a norme NATO era tecnicamente fattibile ma commercialmente non giustificabile: sarebbe stato più conveniente semplicemente demolirle“. Infine, l’osservatore militare notava che “se la Russia vince la gara per gli elicotteri delle Mistral (e la probabilità è molto elevata), gli esperti egiziani permetteranno agli ingegneri navali russi di accedere ai sistemi di bordo, cosa che permetterà ai nostri specialisti di capire come operano le portaelicotteri della NATO. In realtà, il Ministero della Difesa russo non nasconde che l’esperienza di tale cooperazione sarà presa in considerazione nello sviluppo di analoghe navi“. “In linea di massima“, scrive Sitnikov, “la Russia aveva intenzione fin dall’inizio di costruire navi portaelicotteri basate sulle Mistral nei propri cantieri navali. L’ordine di una e poi due navi d’assalto anfibie dalla Francia va considerata una concessione commerciale. Ad essere sinceri, Mosca ebbe gratuitamente la documentazione delle Mistral, precisamente in cambio dei finanziamenti per Cairo“. E l’Egitto stesso è il massimo vincitore in tutto questo, secondo l’analista. “Dopo aver dispiegato la flotta meridionale, Cairo sarà una potenza navale regionale e potrà proteggere i grandi giacimenti di gas appena scoperti nei pressi della zona economica esclusiva. Attualmente Turchia, Israele, Cipro e Grecia lo rivendicano, ma come dimostra l’esperienza nella risoluzione delle controversie, le navi da guerra sono l’argomento migliore“. Inoltre, la flotta del sud permetterà a Cairo di proteggere le rotte marittime del Golfo di Aden e d’influenzare Iran ed Arabia Saudita nel conflitto nello Yemen. In definitiva, “nessuno dei partecipanti all’accordo ci perde: Parigi, disobbedisce a Washington e ottiene altri contratti militari, la Russia ha ricevuto la documentazione delle Mistral, insieme al nuovo alleato strategico, e l’Egitto acquisisce lo status di potenza navale“.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli squali volanti della Cina

Aleksandr Ermakov Russian Council 27 aprile 2017

Shenyang J-15 Flying Shark

Nella parte precedente avevamo discusso brevemente della storia del programma delle portaerei della Cina. Tuttavia, le portaerei sono solo la metà della storia: non sono niente senza aerei. L’aviazione imbarcata della Cina è la più giovane del mondo, ma si sviluppa rapidamente dimostrando progressi sostanziali. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark, volò il 31 agosto 2009. Il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello del Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Un’altra importante componente difensiva di una forza portaerei è la capacità di primo allarme volante (AEW). La Cina tenta di affidarsi alle proprie forze, al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, copia modernizzata dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Con essa la Cina sarà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. Le portaerei sono uno strumento potente per proiettare potenza militare e politica globale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma deve esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avrebbero bisogno di maggiore protezione antiaerea e antisom perché saranno più lontani dalla patria.Gli squali del Mar Nero
La storia dell’aviazione imbarcata della Cina, e del relativo programma portaerei, si basa soprattutto sugli sviluppi realizzati nell’URSS poco prima del crollo. Le prime quattro portaerei sovietiche Proekt 1143 (descritte formalmente come incrociatori portaeromobili), illustrate in dettaglio nella prima parte dell’articolo, erano destinate a trasportare velivoli a decollo e atterraggio verticale/corto (V/STOVL). Gli ingegneri sovietici procedevano dalla premessa che le portaerei degli Stati Uniti avessero un potenziale qualitativamente maggiore in termini aeronautici. Gli unici rivali dei Grumman F-14 Tomcat e McDonnell Douglas F/A-18 Hornet sono MiG-29 e Sukhoj Su-27. I caccia a terra raramente vengono assegnati alla Marina (ci sono molti altri esempi del contrario). I ponti di volo delle portaerei sono troppo corti per gli aviogetti da combattimento convenzionali. È qui che entra in gioco la catapulta, metodo universale per aumentare la velocità al decollo di un velivolo. Le catapulte a vapore sono ampiamente utilizzate fin dagli anni ’50. Per fermare un aereo sul ponte di volo, dopo l’atterraggio, vengono utilizzati cavi di arresto. Questi sono tesi sul ponte per essere catturati dal gancio nella coda del velivolo. L’URSS cercò di sviluppare le catapulte, ma la mancanza di esperienza e le trasformazioni radicali che l’introduzione di questa tecnologia implicava nel progettare le portaerei, portò a decidere di costruire due portaerei STOBAR, a decollo corto e arresto all’atterraggio, con cavi e trampolino di lancio (Ski Jump). Queste due portaerei, rivelatesi le ultime portaeromobili sovietiche, sono la portaerei russa Admiral Kuznetsov e quella cinese Liaoning. L’URSS aggiornò i caccia Sukhoj Su-27K e MiG-29K per poter operare dal ponte delle portaerei. Il primo atterraggio sul ponte fu eseguito il 1° novembre 1989 da un Su-33. Un piccolo gruppo di Su-33 fu costruito negli anni ’90. Solo nel 2012 i MiG imbarcati vennero adottati; questi aerei derivavano dal prototipo degli anni ’80 originariamente progettato per l’India. L’acquisto di 24 MiG-29 fornirà all’Admiral Kuznetsov una componente aerea equilibrata: i Su-33 sono utilizzati principalmente nel ruolo antiaereo, pertanto non dispongono di munizioni aria-superficie, mentre i MiG-29K/KUB trasporteranno una vasta gamma di armi. I caccia MiG-29K/KUB iniziarono le operazioni dal ponte dell’Admiral Kuznetsov nell’agosto 2016 e debuttarono con il viaggio della portaerei verso le coste siriane.
I cinesi scelsero i caccia imbarcati nel 1991, anche se allora non lo sapevano. La scelta si basò sui risultati dei voli dimostrativi di Su-27 e MiG-29. La Cina scelse il Su-27. Alla luce degli ordini precedenti di Pechino per caccia Su-27, la Russia presentò con grande serietà al cliente la versione navale dell’aereo: era di gran interesse per la Cina che la configurazione Su-33UB, insolita per gli aerei da combattimento, venisse infine adottata. Nel 2004, la Cina decise di non rinnovare la licenza per assemblare i caccia Sukhoj utilizzando componenti russe e invece iniziò a copiare il modello e a produrne cloni con avionica, motori e armi nazionale. Se Pechino avesse deciso di prolungare la licenza, la Russia avrebbe continuato a fornire le componenti. La Cina decise di mettere in servizio i caccia imbarcati senza alcuna procedura preliminare, anche se si era procurata un esemplare per l’inversione ingegneristica: nel 2001 acquistò uno dei prototipi di Su-33 dall’Ucraina. Non c’è dubbio che gli ingegneri cinesi abbiano usato l’aereo per vedere quali modifiche apportare alla cellula, nell’ambito del programma per navalizzare gli aviogetti, come ali e stabilizzatori verticali ripiegabili, carrello di atterraggio rinforzato, gancio di coda, superfici canard, ecc. Stranamente, la forma del canard della versione cinese è diversa dall’originale, il che significa che il Paese riteneva di cambiarvi il centro di gravità anziché semplicemente clonare l’aereo originale. I cinesi non ebbero interesse nell’avionica sovietica, sia perché lavoravano su uno dei primi prototipi, sia perché la Cina ovviamente aveva in quel momento superato tecnologicamente i sovietici. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark volò il 31 agosto 2009. I test sulla portaerei iniziarono nel 2012. Dopo numerosi quasi appontaggi sulla nave, il J-15 compì il primo appontaggio sulla Liaoning il 25 novembre 2012. Numerosi piloti appontarono sulla portaerei lo stesso giorno, e inoltre vi eseguirono i primi decolli.

Shenyang J-16

Il futuro
Da quel momento, la Liaoning è regolarmente uscita in mare con la sua componente aerea imbarcata per addestrarsi. Basandosi sulle fotografie disponibili, gli esperti hanno identificato almeno 23 J-15 monoposto dai loro numeri tattici. La produzione dei velivoli continua. 2 squadroni da 12 basterebbero a formare il nucleo della componente aerea della portaerei Proekt 1143.5/6, la nave deve anche trasportare elicotteri per diversi ruoli ausiliari. Alla fine del 2016, la TV cinese mostrò dei J-15 lanciare moderni missili antinave YJ-83K. Possiamo concludere che il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello dello Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Si continuerà ad espandere la gamma delle armi del J-15 in futuro. Come per i fratelli terrestri, l’aereo avrà probabilmente munizioni aria-superficie e potrà distruggere le difese aeree nemiche. Ciò permetterà alla componente aerea della portaerei di svolgere missioni tipiche dell’aviazione da combattimento moderna. Tuttavia, raggiungere questo stato richiederà diversi “strumenti” aggiuntivi. Una delle questioni più importanti da affrontare per garantirsi l’efficacia degli aeromobili da combattimento moderni è la capacità di rifornimento aria-aria. Poiché raggio d’azione ed autonomia degli aerei contemporanei continuano a crescere, cresceranno anche i requisiti per questi parametri. Una sortita da combattimento può durare fino a otto-dodici ore ed è limitata dalla capacità fisica del pilota piuttosto che dalle prestazioni del velivolo. La Cina ha adottato l’esperienza di Stati Uniti e Russia nello sviluppo del sistema di rifornimento con cui un J-15 può trasferire carburante ad un altro in volo. I serbatoi di rifornimento sono stati testati anche sul ponte della portaerei, quindi è solo questione di tempo prima che i piloti navali cinesi controllino la tecnica dell’aerorifornimento. Un altro compito importante è la guerra elettronica aerea (EW) con aeromobili imbarcati. È vero che i caccia possono essere dotati di contromisure elettroniche, integrate o in gondole, per la protezione individuale o di gruppo, ma le capacità di tali apparecchiature sono inferiori a quelle degli aeromobili specializzati EW gestiti da personale addestrato. Al momento, solo l’US Navy ha aeromobili EW imbarcati: il Boeing EA-18 Growler è un derivato della versione biposto del cacciabombardiere F/A-18F Super Hornet. Nel complesso, i biposti sono altrettanto utili nelle operazioni imbarcata quanto nell’aviazione terrestre: possono essere utilizzati per addestramento e missioni a lungo raggio. La Cina comprende l’utilità dei biposti imbarcati, come dimostra un prototipo del J-15S biposto scoperto con una fotografia nel 2013. Tuttavia, sembra che questo prototipo non abbia ancora operato dal ponte della Liaoning. Inoltre, si continua a confondere l’ipotetica versione EW del J-15S (che nessuno ha visto) con la versione EW del J-16, il clone cinese del Su-30, sviluppato e fotografato in molte occasioni. Per l’addestramento, anche basico, di nuovi piloti navali, la Cina sviluppa la versione imbarcata del velivolo JL-9 Guizhou, designato JL-9G. Il prototipo di questo velivolo ha già effettuato un test do volo da un impianto di prova a terra, ma rimane ancora poco chiaro quando decollerà per la prima volta dal ponte di un vera portaerei. Un’altra importante componente difensiva di una forza imbarcata è la capacità di primo allarme volante (AEW). Oltre a poter fornire un potente radar per una zona potenzialmente minacciosa, una piattaforma AEW è l’unica che può rilevare in anticipo obiettivi a bassa quota. Le portaerei statunitensi dispongono del Northrop Grumman E-2C/D Hawkeye. Oltre agli Stati Uniti, l’unico altro Paese che può permettersi il “lusso” di avere aerei AEW ad ala fissa è la Francia, perché gli aerei di questa classe richiedono il decollo con catapulta. Altre nazioni dotate di portaeromobili hanno elicotteri AEW. La Cina tenta di affidarsi alle proprie forza al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, clone modernizzato dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Possiamo dire con certezza che la Cina sviluppa anche una piattaforma AEW ad ala fissa, ma probabilmente è ancora nelle fasi iniziali. Alla luce di ciò, la componente di proiezione della componente aerea delle prime due portaerei cinesi, composta da 24 caccia e circa 15 velivoli ausiliari per nave, sembra coincidere con la stima di 40 velivoli ottimali per le Proekt 1143.6. Ulteriori aerei renderebbero difficili le manovre di appontaggio e negli hangar, influenzando così il numero di sortite giornaliere.

CV-16 Liaoning

Le attività per le portaerei della Marina Cinese
Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Alcune ragioni sono abbastanza comuni, mentre altre sono proprie del Paese. Innanzitutto, la flotta oceanica della Cina, che opera oltre il raggio d’azione dell’aviazione a terra, manca attualmente della difesa aerea offerta dalle portaerei e relativa intelligence “a lungo raggio” capace d’ingaggiare obiettivi nemici al di fuori della gittata dei missili antinave. Con l’aviazione imbarcata, la Cina si sentirà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. In secondo luogo, le portaerei sono un potente strumento per proiettare forza militare e politica globale. Il primo grande viaggio della portaerei cinese, anche se solo nell’Oceano Indiano, avrà certamente l’attenzione della comunità internazionale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma dev’esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. Le portaerei hanno anche ruoli specifici per la Cina. Aiuteranno Pechino a rafforzare significativamente le propria posizione nelle controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale, troppo lontano dal Paese perché la sua aviazione possa agire prontamente. Una portaerei sarebbe il nucleo di un gruppo navale che terrebbe a bada aerei e navi di altre nazioni ed inseguirebbe i sottomarini nemici. C’è un’altra importante missione per le portaerei cinesi. Il Paese ha infine iniziato i pattugliamenti dei propri sottomarini lanciamissili balistici nucleari. Tuttavia, il Mar Cinese Orientale è relativamente poco profondo per tali operazioni. Peggio, vi sono basi militari statunitensi ed alleate, anche per gli aerei antisom. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avranno bisogno di una maggiore protezione antiaerea e antisom, perché sarebbero più lontani dalla patria. Gli sforzi della Cina per costruirsi una grande flotta continuano a impressionare. È difficile prevedere se il Paese riesca a mantenere questo passo in futuro, ma Pechino ha già costretto la comunità internazionale a sedersi e prendere nota. La Russia, da parte sua, ha tutte le ragioni per osservare il processo con un misto di invidia e ammirazione. Spedendo una nave da guerra appena dipinta ma costruita con specifiche sovietiche, il cui ponte di volo è pieno di caccia Sukhoj, Pechino riporta in vita piani e sogni della Russia.

CV-17 Shandong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Eritrea nella guerra contro lo Yemen

La base aeronavale degli Emirati di Assab è cruciale per bloccare i porti yemeniti sul Mar Rosso e cercare d’impedire all’Iran di rifornire lo Yemen, e contrastarne la presenza regionale
Alessandro Lattanzio, 25/4/2017

Il presidente Isaias Afewerki e re Salman bin Abdalaziz

Il 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita aggrediva lo Yemen; allora Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercarono di usare Gibuti, nel Golfo di Aden, per sostenere le operazioni contro lo Yemen. Ma alla fine di aprile 2015, lo scontro tra il comandante dell’Aeronautica di Gibuti e i diplomatici degli EAU rompeva i rapporti tra i due Paesi. Un aereo degli Emirati Arabi Uniti che partecipava alle operazioni contro lo Yemen era atterrato senza autorizzazione sull’aeroporto internazionale di Gibuti-Ambouli. Il viceconsole degli EAU Ali al-Shihi ricorse alle minacce, inasprendo anche la controversia legale sul contratto per il Doraleh Container Terminal, il più grande porto per container dell’Africa gestito a Gibuti dal Dubai Ports World, l’operatore portuale di Dubai, uno dei più grandi asset degli EAU. Infine, il 4 maggio 2015 Emirati Arabi Uniti e Gibuti ruppero formalmente le relazioni diplomatiche, e Gibuti sfrattò le truppe saudite ed emirote dalla base di Haramous, adiacente a Camp Lemonnier. Questo ex-avamposto della Legione Straniera Francese, usato dal Comando d’Africa degli Stati Uniti e dalla Task Force Combinata del Corno d’Africa, fu affittato alla coalizione del Golfo per sostenerne le operazioni contro lo Yemen.
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si rivolsero subito alla vicina Eritrea, rivale regionale di Gibuti. Il 29 aprile 2015, il giorno della rottura delle relazioni con Gibuti, il presidente eritreo Isaias Afewerki s’incontrava con il re saudita Salman bin Abdel Aziz, concludendo un accordo di partenariato militare con gli Stati del Golfo, offrendo i diritti di uso delle basi in Eritrea. Nell’ambito dell’accordo gli Emirati Arabi Uniti conclusero un contratto di locazione di 30 anni per l’uso militare del porto e dell’aeroporto di Assab, quest’ultimo con una pista di 3500 metri in grado di far atterrare i grandi aerei da trasporto C-17 Globemaster III dell’Aeronautica degli EAU. Gli Stati del Golfo accettavano di fornire aiuti finanziari e a modernizzare l’aeroporto internazionale Asmara, a costruire nuove infrastrutture e ad aumentare le forniture di carburante per l’Eritrea. Le prime operazioni ad Assab avvennero il 13 aprile 2015, quando un elicottero CH-47 Chinook trasportò 8 specialisti della Guardia presidenziale degli EAU e controllori delle operazioni per i terminali (JTAC) nella penisola di Aden, presso la raffineria e i depositi di Aden. Queste forze guidarono le missioni aeree e navali che permisero alle forze filo-saudite dell’ex-presidente yemenita Abdurabu Mansur Hadi di assaltare le difese di Aden alle spalle, via mare. Le navi da sbarco emirote sbarcarono unità saudite, emirote e milizie filo-saudite locali addestrate negli EAU, accerchiando le linee difensive di Ansarullah ad Aden. Il supposto logistico navale dal porto di Assab e dalla base aerea permisero alle forze saudite di occupare Aden con l’operazione Arco d’Oro, nell’agosto 2015. Le navi da sbarco emirote e navi commerciali noleggiate fecero da spola tra la nuova base navale degli EAU di Fujairah, sul Golfo di Oman, e Assab. I velivoli C-17 e C-130 emiroti utilizzarono anche l’Aeroporto Internazionale di Asmara. A fine luglio 2015, la base aerea di Assab fu completata e poté ospitare la brigata blindata degli EAU che guidò l’assalto su Aden. La brigata era composta da 2 compagnie di carri armati Leclerc, 1 battaglione di veicoli da combattimento BMP-3 e 2 batterie di cannoni G6. Gli emirotini avevano anche inviato ad Assab una forza d’urto di 1500 yemeniti addestrati negli UAE e dotata di veicoli blindati costruiti negli EAU.
A metà luglio 2015, il gruppo d’assalto degli Emirati sbarcò nel terminal petrolifero di Little Aden. La nave da sbarco al-Futaisi e il catamarano Swift, ex-nave dell’US Navy, svolsero ripetute spole tra Assab e Aden. Nell’ottobre-novembre 2015, Assab fu il centro logistico dei 3 battaglioni meccanizzati sudanesi schierati ad Aden. 2 battaglioni sudanesi partirono da Kassala sul confine Sudan-Eritrea per il porto di Assab e quindi furono trasportati ad Aden dalle navi degli EAU. Il porto di Assab fu anche la base per il blocco navale imposto dai sauditi ai porti yemeniti sul Mar Rosso di Muqa e Hudaydah, a cui parteciparono le 9 corvette della classe Baynunah e le navi logistiche della classe Ramah della marina emirota. All’inizio del 2016, l’aeroporto di Assab ospitava diversi elicotteri d’attacco Apache del Comando aereo congiunto degli Emirati Arabi Uniti, nonché il Commando Operazioni Speciali Chinook della Guardia Presidenziale, i cui elicotteri Blackhawk e Bell 407MRH compirono operazioni sullo Yemen sud-occidentale. Nel novembre 2015, i turboelica d’assalto AT-802 del 18.mo Gruppo aereo del Comando Operativo Speciale degli EAU iniziarono a compiere sortite sullo stretto di Bab al-Mandab da Assab. I velivoli erano pilotati da personale yemenita addestrato dagli emiroti ad Assab, prima che venissero trasferiti nella base aerea al-Anad. a nord di Aden, nell’ottobre 2015. Furono costruiti anche un’enorme sistema abitativo containerizzato e una tendopoli, mentre le unità antiterrorismo di Aden e la fanteria mobile della Confederazione tribale dell’Hadhramout furono trasferite ad Assab per l’addestramento da parte degli EAU. Dimensioni e velocità di tali sforzi furono notevoli, le nuove unità furono dotate di veicoli tattici dagli EAU prima di essere inviate ad Aden. Un battaglione rimase ad Assab nella primavera-estate 2016, permettendo a un battaglione degli EAU di partecipare alle operazioni contro lo Yemen. Alla fine del 2015, gli Emirati Arabi Uniti iniziarono a costruire nuovi impianti navali presso l’aeroporto di Assab, agevolando le operazioni d’imbarco. Il lavoro fu affidato alla National Marine Dredging Company degli EAU, che costruì un’area di 60000 metri sulla costa e un molo di 700 metri. Le forze emirote inoltre estesero il perimetro di sicurezza attorno agli aeroporti e alle strutture portuali, deviando l’autostrada costiera P-6 tra Assab e Massaua.
Abu Dhabi ha investito molto su Seychelles, Maldive, Mauritius, Madagascar, Comore e Somalia. Nel maggio 2015, gli Emirati Arabi Uniti addestravano l’unità antiterrorismo e la National Intelligence and Security Agency (NISA) della Somalia, aprendo un nuovo centro di addestramento a Mogadiscio, dove gli operatori delle forze speciali emirote addestrano i commando somali mentre gli EAU fornivano alle forze dell’ordine somale blindati RG-31 Mk.V e Reva Mk. III, Toyota Land Cruisers, autocisterne e motociclette. E dall’ottobre 2015, gli Emirati Arabi Uniti pagano gli stipendi delle forze di sicurezza del governo federale somalo. Nel maggio 2016, il Ports World di Dubai stipulava un contratto di 30 anni per gestire il porto di Berbera e ampliarlo, allo scopo di rompere il monopolio di Gibuti sul traffico marittimo commerciale regionale. Gli Emirati Arabi Uniti cercano di ampliate porto e aeroporto di Berbera per sostenere le operazioni contro lo Yemen, oltre che a collegarli al Corridoio di Berbera, una via logistica tra Somaliland ed Etiopia. Gli EAU in cambio forniscono al Somaliland aiuti finanziari e un centro di addestramento militare. Nel Puntland, regione autonoma nella Somalia, gli Emirati Arabi Uniti finanziano la forza di polizia marittima (PMPF) istituita nel 2010, e l’addestrano tramite una compagnia militare privata. La PMPF opera dalle basi di Bosaso, principale porto del Puntland sul Golfo di Aden, e di Eyl sulle coste dell’Oceano Indiano. La componente aerea della PMPF dispone di 3 aeromobili Ayers S2R e 1 elicottero Alouette III. Gli EAU finanziano e addestrano anche l’agenzia d’intelligence del Puntland. Tali forze vengono utilizzate per imporre il blocco navale allo Yemen.Fonte: EastAfro