Una potente Marina Militare consolida la Cina

Global Times 13/4/2018Il 12 aprile, il Presidente Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Commissione Militare Centrale, faceva importanti osservazioni durante la parata navale svoltasi nel Mar Cinese Meridionale. L’evento era la più grande parata militare navale nella storia della Repubblica Popolare Cinese, mostrando il progresso della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare col gruppo di battaglia della portaerei Liaoning e i sottomarini nucleari di nuova generazione. La capacità della Cina di difendere la pace mondiale e regionale ha raggiunto un’altra pietra miliare. Durante il discorso, Xi osservava che la missione per costruire una forte Marina non è mai stata più urgente. Questo è cruciale da evidenziare nell’ambiente internazionale di oggi e il tono da un forte senso alla missione. Xi esprimeva in diversi rapporti chiave che la Cina è più vicina che mai a raggiungere la grande modernizzazione della nazione cinese. Tuttavia, la storia ci ricorda che più ci avviciniamo a un obiettivo glorioso, più aumentano pressione e rischio. Costruire una forte Marina, così come la Difesa Nazionale, non è mai stato più significativo per la Cina. Dopo 40 anni di riforma e apertura, la Cina è diventata la seconda economia del mondo. In questo processo, la Cina ha ulteriormente avanzato l’inarrestabile potenziale economico. Tuttavia, lo status della Cina, accompagnato da incredibili progressi, attrae sia atti di amicizia che ostili. Pertanto, il recupero nella Difesa Nazionale è necessario per una crescita equilibrata. Per qualsiasi grande nazione, un forte sviluppo economico senza sforzi equilibrati nella Difesa Nazionale è una combinazione pericolosa. Ciò potrebbe dare ad altre potenze idea e tentazione di sottomettere la Cina con metodi non economici.
La Marina di un Paese è considerata la forza che esercita maggior pressione, pur essendo la più attiva nelle Forze Armate moderne. Tra tutte le forze militari di un Paese, la Marina di solito è in prima linea nei momenti cruciali. La tecnologia delle forze navali è complessa e costosa, rappresentando la forza più evoluta del Paese. Forze Navali forti appartengono solo a un Paese potente, riflettendo la potenza e indicando propri futuro e destino. Lo sviluppo regolare della Marina cinese è costante e forte. Con la parata militare del Mar Cinese Meridionale, i cinesi possono vedere che parte della forza economica della Cina si converte rapidamente in forza militare. Possiamo anche prevedere che la capacità della Cina di convertire i propri punti di forza sarà maggiore in futuro. La logica del mantenimento della pace è diversa tra Paesi grandi, medi e piccoli. La Cina deve oggettivamente comprendere la situazione della sicurezza che affrontiamo e costruire l’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) per dimostrare di poter proiettare potenza e concentrasi sul mantenimento della pace. Questo è un compito urgente che richiede una corsa contro il tempo. La Cina deve ignorare il rumore della teoria della “minaccia militare cinese” di certi Paesi occidentali. La teoria è un travisamento del ruolo della Cina come seconda economia del mondo e del suo ruolo nel garantire la pace globale. La teoria è anche una discriminazione contro lo status della Cina grande potenza mondiale.
Per costruire una Flotta di alto livello, la Cina ha una lunga strada da percorrere. Per comprendere le enormi sfide che affronta nella costruzione di una flotta oceanica, va visto come gli altri Paesi controllano porti e centri di rifornimento marittimi dall’estero per la Cina. Inoltre, la Marina cinese deve accumulare una vasta esperienza per divenire strumento efficace di deterrenza della Cina. Ci sono due questioni strategiche fondamentali per la Cina: come mostrare la nostra determinazione nel difendere l’interesse nazionale con la tesi della “crescita pacifica della Cina”? Come comunicare le nostre simultanee dedizione alla pace e risoluzione nel combattere l’aggressione? Molte navi dell’era della Seconda Guerra Mondiale sono ancora in servizio presso altre Marine nel mondo, eppure più della metà delle navi che partecipano a questa parata è entrata in servizio intorno al 18° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. La Marina cinese si è rapidamente sviluppata e riteniamo che continuerà a farlo fin quando non raggiungerà la maturità. La Cina sarà più sicura e il mondo più pacifico quanto la Marina cinese solcherà gli oceani.

La più grande parata militare marittima della Cina col gruppo di battaglia della portaerei
Liu Xin e Zhang Hui, Global Times, 12/4/2018

La Commissione Militare Centrale cinese svolgeva il 12 aprile la più grande parata militare marittima mai realizzata nel Mar Cinese Meridionale, che per la prima volta vedeva il gruppo d’attacco della portaerei e le armi più avanzate dell’Esercito di liberazione popolare cinese (PLA). Il Presidente Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) e Presidente della Commissione Militare Centrale esaminava le navi da guerra e parlava ai marinai, secondo il quotidiano del PLA. Xi ha detto che la necessità di costruire una forte flotta “non è mai stata più urgente che non oggi” e chiesto sforzi per costruire una flotta di prima classe mondiale, secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua.
48 navi da guerra, 76 aeromobili e oltre 10000 marinai e soldati hanno preso parte alla parata salutata come “la più grande parata militare marittima dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949 ed eroica esibizione della Marina del PLA della nuova era“, riferiva il quotidiano del PLA. “Era la prima parata militare marittima tenuta nel Mar Cinese Meridionale aperta al pubblico. La portaerei cinese Liaoning vi partecipava per la prima volta. Tutti i sistemi di combattimento della Marina del PLA e 10 aeromobili aderivano alla parata. Le navi da guerra più avanzate, tra cui Liaoning, cacciatorpediniere Tipo 052D e Tipo 052C, nave d’assalto anfibio Tipo 071 e sottomarino Tipo 093 vi presero parte”, affermava Song Zhongping, esperto militare e commentatore televisivo. La parata mostrava il gruppo della portaerei del PLA e la sua avanzata operatività in alto mare, affermava Song, aggiungendo che una potente Marina per la Cina significa che il PLA non ha paura della guerra e può vincere qualsiasi battaglia. “La forza della Cina nel proteggere i propri interessi marittimi nazionali è cresciuta, la parata sarà anche deterrente all’egemonia marittima, facendo riflettere gli avversari due volte prima di tentare di danneggiare gli interessi nazionali della Cina“, dichiarava Song, aggiungendo che la parata era anche un’istruzione su difesa nazionale e patriottismo. La China Central Television (CCTV) riferiva che i cacciatorpediniere della parata navigavano per lo stretto di Taiwan conducendo esercitazioni. La Fujian Maritime Safety Administration cinese annunciava che le esercitazioni in diretta saranno condotte nello stretto di Taiwan il 18 aprile.Mossa strategica
Svolgere la parata nel Mar Cinese Meridionale era una mossa strategica poiché le acque sono potenziale zona di combattimento, affermava Li Jie, esperto navale di Pechino. Notava che la portaerei statunitense USS Theodore Roosevelt operava nel Mar Cinese Meridionale il 10 aprile. I video su CCTV mostravano soldati e marinai in tenuta da combattimento, il che indicava che la sfilata era anche una vera esercitazione al combattimento, secondo Li. Rafforzare l’operatività della Marina del PLA nel Mar Cinese Meridionale è una strategia importante, affermava un esperto militare. Nonostante gli sforzi congiunti di Cina e Paesi del Sudest asiatico per alleviare i problemi del Mar Cinese Meridionale, certi Paesi occidentali continuano a provocare la sovranità della Cina nell’area, affermava. Certi Paesi, vere minacce alla sicurezza regionale, potrebbero accusare il PLA di “mostrare muscoli” o “militarizzare il Mar Cinese Meridionale”, affermava Song, aggiungendo che non hanno il diritto di fare commenti irresponsabili sugli sforzi della Cina per proteggere i propri interessi nazionali. Un’altra fonte militare affermava che gli Stati Uniti hanno giocato a lungo la carta del Mar Cinese Meridionale, ma presto vi perderanno peso. Nessuno può impedire alla Cina di rivendicare diritti ragionevoli e legali con una crescente forza, dichiarava la fonte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La nuovissima superportaerei dell’US Navy è un casino

Jared Keller, Task and Purpose 13 febbraio 2018Il bilancio dell’anno 2019 del dipartimento della Difesa prevede un bel po’ di denaro per la quarta portaerei della classe Ford, ma la Marina dovrebbe aspettare abbastanza prima di vedere il sogno di una flotta di 11 portaerei realizzarsi. Tra le numerose navi incluse della Marina del previsto aumento del bilancio delle forze armate del presidente Donald Trump, vi sono tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due sottomarini della classe Virginia e il “primo anno del finanziamento completo” per la portaerei CVN 81, gemella della nuovissima Gerald R. Ford (CVN 78) da 13 miliardi di dollari che la Marina (e Trump) hanno fatto entrare in servizio lo scorso luglio. Ma a quanto pare, l’ultima valutazione tecnica del Pentagono della superportaerei di nuova generazione (e senza bagni) si rivela una nave da guerra incapace di eseguire le operazioni base di routine; la Marina il 7 febbraio chiedeva al segretario alla Difesa James Mattis di ritardare i test di shock critico della nuova portaerei, fin quando il secondo scafo della classe Ford, l’USS John F. Kennedy, sarà disponibile nel 2024; gli stessi test che i legislatori evitarono alla Marina nel giugno 2017. L’intensa valutazione della Ford del dipartimento della Difesa, condotta dall’ufficio del direttore dei test operativi e della valutazione, pubblicata lo scorso mese insieme ad altre analisi tecniche nel 2017, rivela “scarsa o ignota affidabilità di molti sistemi essenziali della Ford, tra cui catapulte, equipaggiamento di arresto, ascensori per armi e radar“. Questi sistemi non sono solo di alto profilo, ma sono fondamentali per i compiti della nave nell’antiterrorismo e nella dissuasione da grande potenza. “Le limitazioni potrebbero influenzare la capacità di CVN 78 di compiere sortite, rendendola vulnerabile agli attacchi o creando limitazioni durante le operazioni di routine“, afferma il rapporto. “L’affidabilità scarsa o ignota di questi sottosistemi critici è il rischio più significativo per la CVN 78“. Tra i problemi più clamorosi della nave: le “dannatissime” catapulte elettromagnetiche. Mentre i Boeing F/A-18F Super Hornet e il suo derivato EA-18G hanno sperimentato “eccessivo stress alla cellula” nei lanci, secondo il rapporto del DoD, la Marina aveva anche “identificato l’impossibilità d’isolare elettricamente il sistema di aviolancio elettromagnetico (EMALS) e le componenti del sistema di arresto avanzato (AAG) durante la manutenzione“, complicazione che significa che i marinai non potranno eseguire manutenzione o riparazioni dei sistemi più critici della nave.
Questo non è solo una vera rottura se qualcosa va storto durante i bombardamenti contro, per esempio, forze ostili al personale governativo statunitense in Siria: rende l’intero sistema inutile. Nell’attuale affidabilità, i gatti della Ford hanno “solo il 9% di possibilità di completare un’ondata di 4 giorni e il 70% di possibilità di completare una giornata di operazioni secondo la missione prevista senza errori critici“. Una bel giorno, col ponte pieno di marinai addestrati, la classe Ford fu progettata per ridurre l’equipaggio, ma è “sensibile alle fluttuazioni della manodopera” semplicemente perché le tecnologie di prossima generazione che abbraccia “non sono ben comprese”, afferma il rapporto. Più preoccupanti sono le prove d’urto che la Marina ritarda sulla Ford, dove piccole cariche di esplosivo vengono innescate nell’acqua intorno la nave per testare la resistenza dei sistemi sotto stress. Negli ultimi anni, le normative del DoD hanno stabilito che le prove di shock sulle navi complete, progettate per testare la resilienza dello scafo, vanno condotte a “due terzi della potenza di shock a cui le navi devono sopravvivere“; la spinta della Marina a ritardare persino tali test nominali solleva dubbi sulla fiducia degli ufficiali sulla nuova superportaerei.
L’aumento del bilancio per la difesa del 2019 di Trump prevede 1,8 miliardi di dollari per il “continuo sviluppo” delle tecnologie delle portaerei classe Ford, come riporta il 13 febbraio Defense News. Alcuni miliardi qui, altri là, molto presto parleremo di una portaerei operativa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

All’ARA San Juan fu ordinato di spiare gli inglesi

Kontra Info, 4 febbraio 2018Come affermato nei precedenti rapporti diffusi da fonti russe, un nuovo documento tenuto segreto dal governo e dalla Marina conferma ora l’interazione militare tra il sottomarino ARA San Juan e le forze inglesi. Le responsabilità sono molte: chi potrebbe pensare d’inviare un sottomarino che non è in grado di navigare, secondo le udienze, in una missione così rischiosa nelle acque argentine ma controllate dalla Marina inglese? Se il viaggio precedente era già stato rilevato e seguito da un sottomarino nucleare inglese, non fu una missione suicida entrare in queste condizioni nello spazio controllato dal nemico storico dell’Argentina? Il ministro della Difesa potrebbe essere così inutile da non saperlo? Anche il “Comandante in Capo delle Forze Armate”, Mauricio Macri, non ne era a conoscenza? Nessuno si dimetterà per tale tragedia costata 44 vite per la completa inutilità delle nostre “autorità”? Sorprendentemente, il documento è filtrato da Infobae, un sito vicino all’ambasciata degli USA e al governo macrista, forse con l’intenzione di salvare quest’ultimo e incolpare la Marina, prima che siano pubblicate le stesse informazioni da altri media più critici verso l’amministrazione di Mauricio Macri. Né va escluso che le informazioni trapelate siano parte di un conflitto tra i servizi d’intelligence statunitensi ed inglesi, che al di là delle alleanze in molte questioni, hanno le loro dispute interne.
Vediamo i punti principali del documento filtrato:

Obiettivi inglesi
Secondo l'”Ordine Operativo del Comando Forza Sottomarina” n. 04/17 del 24 ottobre 2017, il sottomarino ARA San Juan doveva “compiere un riconoscimento preciso” e “avere posizione, identificazione, documentazione fotografica/cinematografica”… di aerei militari e logistici (RAF 130) che rispondessero al governo delle Isole Falkland e alla Royal British Air Force. La lettera afferma che doveva raccogliere informazioni su diverse navi, tra cui “BP CF HUNTER”, “HMS CLYDE” e “FPV PROTEGAT” (vedere pagina 3 del documento allegato)
– L’equipaggio aveva la missione di svolgere attività d’intelligence su parte della flotta e dell’aviazione da guerra e commerciale inglese di base nelle isole Falkland.
– I dati, sconosciuti fino ad oggi, furono negati dinnanzi le ripetute richieste di giornalisti e parenti dell’equipaggio dal Ministero della Difesa e dalla Marina.
– Le fonti militari non escludono che nel quadro di queste operazioni la nave da guerra argentina sia stata rilevata al di fuori della zona economica argentina da navi di pattuglia inglesi.
– Se è così, la manovra potrebbe essere stata interpretata come invasione di ciò che considerano zona di conservazione della pesca delle Falkland.
– Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui l’ARA San Juan fu osservato da vicino in una precedente missione, da un sottomarino nucleare inglese.
– Nella cartografia inglese, parte dell’area in cui era destinato il sottomarino è indicata come divieto di pesca per le navi non autorizzate dal governo delle isole Malvinas ed è pattugliata da mezzi veloci inglesi, simili a quelli utilizzati dalla Prefettura Navale Argentina per proteggere le ricchezze naturali nel mare.
– Per non lasciare dubbi sull’area in cui il sottomarino scomparso doveva condurre le operazioni di ripresa, localizzazione e identificazione, l’ordine stabiliva un’area di pattuglia chiamata “Juliana”.
– Copriva un’ampia area compresa tra latitudini e longitudini 46° 00′ S, 61° 30′ W, 46° 00′ S, 59° 34′ W, 47° 50′ S, 60° 24′ O, 47° 50′ S, 62° 20′ O, la cui proiezione mostra che il sottomarino e il suo equipaggio dovevano navigare in un’area che il Regno Unito considera propria. L’area Juliana è delimitata dalle latitudini e dalle longitudini 46° 00′ S, 61° 30′ W, 46° 00′ S, 59° 34′ W, 47° 50′ S, 60° 24′ O, 47° 50′ S, 62° 20′ O.
– Secondo questi documenti, al sottomarino argentino fu espressamente ordinato di violare l’articolo 111 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convemar), che definisce il diritto d’inseguimento. Non ci sono documenti ufficiali che determinano se l’ARA San Juan abbia rispettato questa direttiva nella missione in cui è scomparso. Sì, d’altra parte, nella sua penultima navigazione.
– Il 9 e 10 luglio 2017, quando l’ARA San Juan rilevò il “ronzio” di un sottomarino nucleare presumibilmente inglese nell’area in cui navigava, che in questo caso la Marina argentina chiamava “Area Micaela”, gli accordi e i trattati internazionali furono violati.
– Il posizionamento del sottomarino argentino quando identificò la controparte nucleare lo localizza, secondo la cartografia navale, il 9 alle 19:48 a 18 miglia nautiche (33,3 km) all’interno della zona economica esclusiva dell’Argentina.
– La proiezione della proiezione da cui il “rumore sonar” proveniva, pone il sottomarino straniero vicino alla posizione dell’ARA San Juan. D’altra parte, il giorno dopo, il 10 luglio, alle 03:45, colloca l’ARA San Juan sulla linea immaginaria del limite esterno della Zona Economica Esclusiva. E questa volta il “rumore del sonar” individua il sottomarino nucleare molto più vicino al sottomarino argentino.
– Navigando prima della scomparsa, l’ARA San Juan individuò e fotografò gli obiettivi inglesi, come previsto nell’Ordine delle operazioni del comando della forza sottomarina n. 01, i dati non sono stati riportati nella relazione ufficiale sul caso.
– A questo punto sembra difficile che sia accaduto ciò che proprio il comandante Fernandez ha riconosciuto durante quella missione, che l’unico periscopio funzionante avesse l’ottica danneggiata, che poteva navigare solo a 5 nodi, che infiltrava acqua dal portello, che da quando era salpato il sottomarino presentava problemi al suo sistema di comunicazione, che dall’11.mo giorno di navigazione perdesse 50 litri di nafta al giorno e che, tra le altre irregolarità, “dal secondo giorno di navigazione fu rilevato un rumore permanente nell’asse tra i 65 e 85 giri al minuto (RPM), mantenutosi per tutta la navigazione“.
– Quei suoni, per un sottomarino, sono come i suoni del sonaglio di un bambino per i genitori: permettono di localizzarlo immediatamente. È molto probabile che sia uno dei motivi per cui il sottomarino nucleare non ebbe problemi nel rilevare l’ARA San Juan col sonar.
– Fino alla pubblicazione di questa nota, le autorità nazionali avevano tenuto segreto i compiti di spionaggio affidati al sottomarino.

Dopo l’incontro di Macri con Putin, la Russia si ritira dalla ricerca del sottomarino ARA San Juan
Kontra Info, 4 febbraio 2018Come annunciato, l’improvviso incontro di Macri con Putin poco dopo la tragedia del sottomarino ARA San Juan, non aveva nulla a che fare con “rafforzare i legami tra le due nazioni” e discorsi per la stampa. La presenza russa nelle acque argentine alla ricerca del sottomarino è stata sempre molto sorprendente, dato che era l’unica potenza militare ad esplorare l’area al di fuori della NATO, e la Russia è nemica di Gran Bretagna e Stati Uniti. Se Putin inviava una nave d’intelligence come la Jantar, non era certo per mera solidarietà. L’intelligence russa sa dell’informazione dell’interazione militare tra il sottomarino argentino e le forze inglesi, i cui documenti probativi riservati vengono ora filtrati. Navi come la Jantar e robot come il Panther Plus erano i più adatti a raccogliere prove su quell’informazione. E l’informazione è potere. Perciò Macri è andato rapidamente a Mosca per parlare con Putin, quando non l’aveva mai fatto prima (al contrario, aveva complicato il finanziamento dei progetti in Argentina come la diga Chihuido, allineandosi con Stati Uniti e Gran Bretagna per allontanarsi dalla Russia). Se le informazioni raccolte dalla Russia fossero rese pubbliche, si scatenerebbe uno scandalo internazionale che porrebbe fine al rapporto di Macri con la Gran Bretagna. Cosa ha negoziato Macri con Putin per indurre la Russia a ritirarsi dall’area senza rivelare ciò che è stato trovato? Cosa avrà offerto in cambio? Anche le potenze, oltre a mostrare solidarietà in una tragedia, hanno ovviamente interessi, non solo in questo caso, su ciò che si può ottenere in Argentina, ma anche contro altre potenze nemiche. Solo il tempo può rispondere a queste domande. La verità è che l’aereo russo Antonov An-124, uno dei più grandi del mondo, arrivato a novembre per unirsi alla ricerca del sottomarino ARA San Juan con un gruppo di soccorso e il robot sottomarino Panther Plus, lascerà la missione a fine di febbraio o ai primi di marzo. Ciò è confermato dai diplomatici russi. Come di solito accade con eventi di grande gravità e che colpiscono le grandi potenze, in questo caso il rapporto del governo argentino coll’attuale alleata Gran Bretagna (qualcosa di disonorevole, parlando di un nemico storico dell’Argentina che continua a usurparne il territorio), probabilmente non sapremo mai esattamente come si sono verificati gli eventi.
Macri è anche volto a fare di tutto questo un affare privato, poiché d’ora in poi solo poche navi della Marina argentina continueranno a cercare e verranno assunte compagnie private internazionali, che faranno fortuna per una ricerca che adatteranno alla realtà, senza disturbare la relazione strategica che Macri cerca di mantenere col nostro nemico storico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’ARA San Juan aveva rilevato un sottomarino nucleare inglese. Governo e Marina l’avevano nascosto

Kontra Info, 30 gennaio 2018Il giornalista Andrés Kliphan ha rivelato una serie di documenti segreti della Marina argentina da cui emergono due conclusioni di principio: 1- Il sottomarino ARA San Juan aveva rilevato la presenza di un sottomarino nucleare inglese nelle vicinanze e 2- Il ministro della Difesa Oscar Aguad e la Marina argentina inviarono l’ARA San Juan pur sapendo che era in cattive condizioni e aveva bisogno di riparazioni. Questa informazione è completata da quella fornita dai parenti dei sommergibilisti che hanno denunciato che l’ARA San Juan era inseguito da forze inglesi e che le condizioni di navigabilità del battello non era tra le migliori. Lo stesso è stato recentemente affermato nei rapporti d’intelligence diffusi dai media specializzati in questioni militari russi.
Più di un mese fa, il 12 dicembre, Claudio Rodríguez, fratello di Hernán Rodríguez, macchinista del sottomarino ARA San Juan, aveva raccontato alcuni dettagli del viaggio che il battello scomparso stava facendo, in una intervista con Radio 10, e aveva riportato la stessa cosa: “A luglio furono inseguiti da un sottomarino inglese e che era nelle vicinanze. Questo è stato detto da molti parenti. Per un certo periodo fu seguito da un sottomarino nucleare inglese. Ora si scoprono le deficienze del sottomarino, tutti i problemi che aveva. Mio fratello era preoccupato, mi disse che 45 giorni erano molti. E i capi li inviarono lo stesso in missione. Era preoccupato. Noi (i parenti) scopriremo tutte ciò che sappiamo. Nel sottomarino c’era almeno una persona dell’intelligence navale. La donna dell’uomo ce ne ha parlato. Posso confermarlo. Ci fu detto che gli agenti dei servizi segreti erano per una questione di pesca illegale. È una bugia. Lungo la strada c’erano esercitazioni di guerra, nessuno lo sa. Le esercitazioni militari ci furono“.
Per ascoltare questa testimonianza qui:

Jesica Medina, sorella di un membro dell’equipaggio, aveva rivelato che “intorno al 3 novembre erano vicini alle Isole Falkland e che li cercavano un elicottero inglese e una nave cilena. Sentiamo che ci nascondono qualcosa“:

Ciò che viene esposto in questa occasione si aggiunge a molte domande: perché il governo e la Marina nascondono queste informazioni? Perché c’era personale dell’intelligence navale nel sottomarino? Che tipo di missione era quella dell’ARA San Juan (è ovvio che non si trattava di rintracciare le navi da pesca illegali, perché nel caso si viene accompagnati sempre da una nave di superficie e in questo caso il sottomarino era solo)? Perché l’ARA San Juan deviò dalla rotta più breve per la base? Perché fu perso tempo prezioso nei primi giorni dicendo che si trattava solo di un problema di comunicazione? Perché l’operazione di ricerca e salvataggio è stata interrotta dopo pochi giorni? Cosa sa Putin che ha permesso che la Russia sia l’unica potenza a rimanere nella zona? Cosa è andato a negoziare Macri con Putin il 23 gennaio, un paio di mesi dopo il fatto, quando non si era mai interessato a recarsi a Mosca?

Vediamo la nota di Klipham
Il 9 luglio 2017, alle 19:48, l’ARA San Juanrilevò con l’audio il suono di un possibile sottomarino nucleare“. L’approccio della presunta nave da guerra nel Regno Unito fu “verificato un’ora prima perché fu registrato dal segretario“. Per questo motivo, l’equipaggio che navigava dalla Base Navale di Mar del Plata il 1° luglio, alle 15:00, ricevette l’ordine di “ridurre il rumore al massimo” e procedere “per registrarlo“. I tre sonaristi con cui la nave argentina era in missione, l’ultima prima di quella tragica risultata con la scomparsa di 44 membri dell’equipaggio, “coincidevano nella classificazione” del sottomarino, cioè che si trattava di una nave “nucleare“. Le tre registrazioni dei rumori del sottomarino che li tormentava duravano “10, 6 e 2 minuti” e furono inviate alla Marina argentina. I dati fino ad oggi sono segreti. Non fu l’unico occultamento che la Marina fece durante le ore cruciali che precedettero la scomparsa dell’ARA San Juan. Attraverso un “messaggio navale” col timbro “SECRET”, datato 10 novembre 2016, cioè un anno e cinque giorni prima della scomparsa, l’ARA San Juan fu “limitato” a una “profondità” operativa di soli “100 metri“. C’era una ragione: a una profondità maggiore “non era garantita la tenuta“, specifica il documento. A causa delle rigide procedure di sicurezza, i sottomarini devono entrare in bacino di carenaggio per i test idraulici delle valvole e dei tubi dello scafo ogni 18 mesi ed eseguire verifiche e riparazioni che ne garantiscono la navigabilità e che non possono galleggiare mentre il sottomarino è in mare. L’ARA San Juan non lo fece da “sostanzialmente più dei 18 mesi previsti per prassi“, secondo i registri che Infobae ha visionato. È più del doppio dell’intervallo raccomandato dal costruttore del battello. Per questo motivo la “profondità operativa” fu limitata a 100 metri per garantire la navigabilità del sottomarino.
Il “messaggio navale” intitolato “Limiti dello stato operativo” dell’ARA San Juan fu firmato dal capitano Hector Anibal Alonso, Capo di Stato Maggiore del comando della forza sottomarina, e dal capitano Carlos Alberto Acuña, comandante della forza sottomarina, tra gli altri. A quel tempo, non era l’unico inconveniente del sottomarino ARA San Juan. “Dal quinto giorno di navigazione e al momento di avanzare alla fase 1 per iniziare l’esplorazione nell’area di pattuglia, il sistema di propulsione si spense, avviandosi solo al terzo tentativo“. Secondo il rapporto “CONFIDENTIAL” della Marina argentina datato 14 agosto 2017, i cui dettagli saranno pubblicati in diverse note, il guasto al sistema di propulsione del battello “rimase per tutta la navigazione”, cioè fino al 19 luglio, giorno in cui il sottomarino rientrò nella base del Mar del Plata. Il battello aveva navigato con un’altra serie di inconvenienti, tra cui la perdita di “50 litri di carburante al giorno“, che causò “la diminuzione dei livelli nei serbatoi del sistema idraulico“. Infobae ha anche potuto stabilire, attraverso una serie di documenti segreti, che prima di sparire l’ARA San Juan aveva a bordo “80 escape suit“, tutti fuori uso. Inoltre, delle 100 pastiglie che si dovevano trasportare per la produzione di ossigeno in caso di emergenza, ce n’erano solo 14.

Sfiducia sott’acqua
Quel 9 luglio 2017 non fu l’unica volta che l’ARA San Juan identificò un sottomarino nucleare nell’area che pattugliava per l’identificazione di pescherecci e imbarcazioni, principalmente di origine asiatica, che operano illegalmente nel mare argentino o nelle vicinanze della zona economica esclusiva dell’Argentina. Ciò è assicurato nella documentazione riservata detenuta dal giudice federale di Caleta Olivia Marta Yáñez. Nell’allegato 04, intitolato “Attività sottomarine, rapporto ARA San Juan“, è dettagliato che il 10 luglio, alle 03:45, fu rilevato un sottomarino nucleare che “ancora manovrava in contatto indicando una rapida variazione del sua segnale, ben marcato nel registro sonar“. La relazione, firmata dal capitano di fregata Pedro Martín Fernández, sottolinea anche che, come il giorno precedente, “si ebbe una registrazione (4 minuti)”, “alta”. La firma ha valore trascendentale. Fernandez era il comandante dell’ARA San Juan non solo in quella missione, ma anche a novembre, quando scomparve con i suoi 43 subordinati. Tucumano di 45 anni, il capitano di fregata aveva promesso alla madre 80enne che sarebbe stato il suo ultimo viaggio sul sottomarino scomparso. L’ARA San Juan aveva anche pattugliato un’area il cui interesse è condiviso da Argentina e Regno Unito, nonostante il fatto che i trattati di pace firmati da entrambi i Paesi a Madrid abbiano obbligato la Marina a informare il Regno Unito prima di iniziare una missione di questo tipo. Il sottomarino argentino ignorò questa preavviso, presumibilmente per ordine della direzione della Marina. Fonti navali dicono che non sia irragionevole che gli incontri tra l’ARA San Juan e il sottomarino nucleare inglese si siano ripetuti nell’ultima missione. Soprattutto se il battello inglese avesse registrato una nave straniera invadere ciò che considerava proprio territorio e col diritto di difendere. Infatti, perciò vi sono unità della Marina e dell’Aeronautica inglesi basati permanentemente nell’arcipelago. È logico che un sottomarino nucleare di quel Paese controlli ciò che gli inglesi considerano area protetta interna ed esterna (al confine con le isole Malvinas) in cui concedono permessi di pesca, principale reddito economico degli abitanti delle isole. I giornali inglesi avevano già riferito che la Marina di quel Paese aveva inviato sottomarini nucleari alle Malvinas, anche se Londra lo nega sempre.
E’ possibile che l’ARA San Juan, con i suoi 44 membri d’equipaggio, sia affondato il 15 novembre scorso cercando di eludere un sottomarino nucleare entro la profondità operativa di progetto ma oltre il limite dei 100 metri stabilito per mancata manutenzione nel bacino di carenaggio e che valvole e tubazioni non abbiano resistito? È una delle ipotesi investigate dalla giustizia.Fonte: Andrés Kliphan su Infobae

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Ulteriori dati sull’attacco dei droni in Siria

Alessandro Lattanzio, 11/1/2018Il capo del Comitato del Consiglio della Federazione su Difesa e Sicurezza, l’ex-comandante dell’Aeronautica Militare russa Viktor Bondarev, dichiarava che solo gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire i velivoli senza pilota che avevano attaccato le basi militari russe in Siria, il 6 gennaio. “Chi sia dietro i terroristi, penso, è chiaro a tutti. Chi ha fornito i droni che hanno bombardato le nostre basi non poteva che essere uno Stato tecnologicamente forte, concedendo ao terroristi la tecnologia per navigazione satellitare, sensori barometrici e telecontrollo del lancio di ordigni esplosivi, assemblati professionalmente, sulle coordinate assegnate. Gli Stati Uniti, prima col pretesto di combattere un regime totalitario e di sostenere le forze di opposizione che presumibilmente difendevano gli interessi della democrazia, invasero senza mandato ONU un Paese sovrano, iniziando ad alimentare la guerra civile, armando, finanziando e addestrando organizzazioni terroristiche e poi, dopo esser stati sconfitti i principali gruppi di banditi, risparmiando i sopravvissuti. Ora, insieme ai Paesi subordinati, forniscono ai terroristi UAV ad alta tecnologia“, e concludeva che gli attacchi terroristici alle basi militari russe in Siria erano un tentativo di destabilizzare il Paese.
Il Ministero della Difesa russo affermava che l’attacco dei droni era stato lanciato da un’area controllata dai turchi nella “zona di descalation” della provincia d’Idlib, “È stato stabilito che i droni sono stati lanciati dall’area di Muazara, nel sud-ovest dell’area di descalation d’Idlib, controllata da cosiddette unità dell'”opposizione moderata”. Pertanto, il Ministero della Difesa russo ha inviato lettere al capo di Stato Maggiore turco generale Hulusi Akar e al capo della National Intelligence Organization turco Hakan Fidan. Tali documenti hanno dichiarato la necessità dell’attuazione da parte di Ankara dell’impegno a garantire il cessate il fuoco delle unità armate e di potenziare lo schieramento dei posti di osservazione nell’area di de-escalation d’Idlib, allo scopo d’impedire simili attacchi a qualsiasi struttura”.
Secondo Krasnaja Zvezda i droni utilizzati dai terroristi erano dotati di sensori barometrici e servosistemi per il controllo del volo. Inoltre, i congegni esplosivi improvvisati agganciati ai droni dei terroristi avevano spolette di fabbricazione estera. I droni usavano moderni sistemi di guida basati su GPS, di un tipo mai usato da alcuna organizzazione terroristica. Se la sala operativa che guidò l’attacco non si trovava nella stessa area del sito di lancio dell’attacco, ciò indicherebbe la complessità dell’operazione e che i terroristi presenti nell’area di lancio sapevano che l’esercito turco non li avrebbe disturbati. In precedenza, la base aerea di Humaymim, il 3 gennaio 2018, era stata attaccata con dei mortai che uccisero due soldati russi e danneggiarono un velivolo russo. L’attacco effettuato da un gruppo terroristico infiltratosi dalla vicina zona di descalation, indicando ampie pianificazione ed intelligence sulla situazione presso la base.
I russi conclusero che l’attacco nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2018 avesse carattere insolito; i 13 droni avevano un’apertura alare di poco più di 2 metri e ciascuno portava 10 granate di circa 400 grammi di esplosivo e biglie capaci di sporgersi per un raggio di 50 metri. L’esplosivo usato era unico e potente, e non poteva essere prodotto che da Paesi avanzati. La società ucraina ShZhR veniva indicata tra i produttori di tale esplosivo. Uno dei droni aveva un sistema video per monitorare l’attacco e correggere la rotta se necessario.

Il presidente Erdogan continua le ostilità contro il governo siriana e a mantenere l’alleanza coi gruppi jihadisti, come al-Qaida, che occupano la provincia d’Idlib e certamente diretti responsabili di tali attacchi. “Il fatto che al-Qaida indisturbata lanci attacchi coi droni dalla zona di de-escalation controllata dalle forze turche, dimostra che i legami tra governo Erdogan ed al-Qaida non si sono rotti e che i militari turchi ne coprono le attività”. Sempre presupponendo che l’intelligence turca non avesse avuto un ruolo diretto negli attacchi. Difatti, non sarebbe una sorpresa se l’attacco dei droni fosse stato coordinato tra turchi e statunitensi, irritati dalla presenza delle basi russe in Siria.
Quest’ultima azione era stata preceduta dal misero fallimento del tentato cambio di regime in Iran, dal riavvio del dialogo tre le due Coree e dal viaggio del presidente francese Macron in Cina, dove invitava il Presidente Xi ad esportare in Europa il “miracolo economico” cinese. La Cina rispondeva al clima di minacce a Russia e Iran, costruendo una base militare nella provincia afghana del Badakhshan, nell’ambito della cooperazione su sicurezza e antiterrorismo tra Afghanistan e Cina, e con una serie di test del missile DF-16, dalla gittata di oltre 1000 km, estremamente accurato e schierato su autoveicoli in tutto il territorio cinese e sul Mar Cinese Meridionale. “In passato, avevamo solo lo spirito d’acciaio. Ora abbiamo molti sistemi, quindi abbiamo bisogno di uno spirito ancora più ferreo e deciso nell’impiegarli“, aveva dichiarato Xi ai soldati dell’ELP.
Nel frattempo il test del sistema antibalistico Arrow-3, progettato congiuntamente da Israeli Missile Defense Organization e US Missile Defense Agency, veniva rinviato per la seconda volta a causa di problemi nel collegamento dati tra il missile intercettore e i sistemi a terra. Il test non era tecnicamente un “fallimento” dato che il missile non è mai decollato, osservava il Jerusalem Post. A dicembre, il missile bersaglio che l’Arrow avrebbe dovuto intercettare “non era conforme ai parametri di sicurezza“. “Nel caso odierno, è stato deciso d’interrompere il processo ancor prima che l’intercettore e tutti i suoi sistemi di supporto fossero attivati“. L’Arrow-3 compì il primo test riuscito nel 2013, secondo l’agenzia della difesa missilistica degli Stati Uniti. Il missile antibalistico deve integrare i sistemi di difesa missilistica israeliana Arrow-2, Fionda di Davide e Iron Dome. L’Arrow-3 dovrebbe neutralizzare i missili balistici nemici fuori dall’atmosfera terrestre.Fonti:
Covert Geopolitics
Interfax
Sputnik
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The Duran