La geopolitica di Mackinder contro la Nuova Via della Seta di Xi Jinping

La realtà non è un sistema chiuso
Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, 15/02/2018

La Cina continuerà a mantenere alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del vantaggio reciproco e sosterrà il suo obiettivo fondamentale in politica estera di preservare la pace mondiale e promuovere lo sviluppo comune. La Cina rimane ferma nell’impegno a rafforzare amicizia e cooperazione con altri Paesi sulla base dei Cinque Principi di coesistenza pacifica e a creare una nuova forma di relazioni internazionali che comprendano il rispetto reciproco, l’equità, la giustizia e la cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti.
– Indirizzo di Xi Jinping al 19° Congresso Nazionale del PCCNel suo discorso al 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping presentava un grande piano e una filosofia per la strategia a breve, medio e lungo termine sia per il suo Paese che per il mondo [1]. Il Presidente Xi non solo ha sfidato direttamente la moralità soggiacente a postmodernismo e neoliberismo che ha reso la popolazione occidentale incapace di pianificare il futuro o addirittura di mantenere le istituzioni tramandataci dalle passate generazioni, ma soprattutto ha gettato il guanto di sfida alle potenze occidentali per liberarsi dalla cricca ideologica della “geopolitica” e lavorare con la Cina a un nuovo paradigma di “cooperazione mutualmente vantaggiosa”. L’Iniziativa Cintura e Strada di Xi Jinping e le sue manifestazioni globali in Africa, Europa e Americhe venivano completate il 25 gennaio 2018 dall’estensione nell’Artico soprannominata Via della Seta Polare. Questa estensione dava nuova vita a un progetto che il Presidente Vladimir Putin approvò già nell’aprile del 2007, noto come il tunnel ferroviario dello Stretto di Bering che collega le Americhe con l’Eurasia [2]. Fino a poco tempo prima, i geopolitici occidentali tentavano di respingere tali iniziative come “concetti marginali” promossi da Lyndon e Helga LaRouche dello Schiller Institute, ma oggi è emerso un quadro molto diverso che rivela che questa battaglia tra due paradigmi opposti risale ancora più indietro nella storia di quanto la maggior parte delle persone sa, e quindi è necessario rivedere una storia dimenticata. Dopotutto, è dovuto a questa potente concezione della storia come lotta tra due paradigmi opposti che i LaRouche e i loro alleati hanno potuto far avanzare tali politiche da oltre quattro decenni.

Storia dell’unificazione eurasiatico-americana
All’inizio del XX secolo, il conte Sergej Witte, ministro delle Finanze russo (1892-1903), lavorando in tandem con diplomatici e ingegneri dell’American System in Siberia completava il tratto finale della Transiberiana. Questa linea ferroviaria di 9289 km fu modellata sulla prima ferrovia trans-continentale del mondo avviata sotto Abraham Lincoln nel pieno della Guerra Civile, utilizzando locomotive e ferrovie prodotte a Filadelfia [3]. Seguirono questo sviluppo ferroviario transiberiano: 1) la soppressione vittoriosa di Lincoln, con l’aiuto dello zar Alessandro II, della rivolta confederata finanziata dall’Inghilterra nel 1860-1865 [4], 2) l’acquisto degli Stati Uniti nel 1867 dell’Alaska dalla Russia, e 3) la mancata annessione della British Columbia agli USA nel 1870, per la promessa di collegare l’incompiuta “ferrovia trans-continentale settentrionale” di Lincoln con la colonia inglese isolata [5]. Tra i sostenitori di questo piano vi erano alcuni architetti dell’acquisto dell’Alaska come William Seward, Charles Sumner e persino il presidente Ulysses S. Grant. I primi studi ufficiali per collegare i due continenti per ferrovia furono presentati ufficialmente dal governatore William Gilpin del Colorado nel 1890, e nel 1905 furono condotti studi di fattibilità più avanzati dalla Trans-Siberian Railway Company [6]. Figure di spicco della Russia e degli USA, incluso lo sfortunato zar Nicola II, sostennero questo progetto. L’impero inglese all’epoca era noto come “il vecchio d’Europa”, dopo aver sprecato le risorse in diminuzione per mantenere vivo un impero globale gonfiato reprimendo rivolte in India (1857-58), Irlanda (1867), Transvaal del Sud Africa (1880-1881) e organizzando la guerra di Crimea (1853-1856) contro la Russia e la seconda guerra dell’oppio (1856-1860) contro la Cina, mentre tentava di annullare la Rivoluzione americana sostenendo la rivolta confederata del 1860 – 1865.

Il vero sistema americano era sempre “Win-Win”
Dalla restaurazione Meiji giapponese all’iniziativa “Ferrovia Berlino – Baghdad” del cancelliere von Bismarck, alla Transiberiana ferroviaria russa, lo sviluppo intercontinentale guidato da programmi ferroviari avviò nuove dinamiche di cooperazione e sviluppo tra tutte le nazioni di Nord America, Europa, Russia e Asia [7]. Ancora più importante, questi approcci allo sviluppo delle economie nazionali si fondarono sul rifiuto concertato di tutti i dogmi del liberoscambismo inglese e la vigorosa adozione della tariffa protettiva, del credito produttivo e della pianificazione a lungo termine, tutti agendo secondo il principio del benessere generale. Queste politiche erano basate sul sistema dell’economia politica statunitense. Il principale economista del sistema statunitense del 19° secolo, Henry C. Carey, affermò più chiaramente questo conflitto di paradigmi nel saggio del 1851, L’armonia degli interessi: “…Due sistemi sono di fronte nel mondo. Uno guarda a pauperismo, ignoranza, spopolamento e barbarie; l’altro ad aumentare ricchezza, benessere, intelligenza, cooperazione e civiltà. Uno guarda alla guerra universale; l’altro alla pace universale. Uno è il sistema inglese: l’altro potremmo essere orgogliosi di chiamare sistema americano, perché è l’unico che abbia mai inventato la tendenza ad elevare mentre eguaglia la condizione dell’uomo nel mondo“.

Mackinder (al centro) circondato da alcuni dei suoi discepoli, a sinistra dall’alto: William Yandell Elliot, Zbigniew Brzezinski, Samuel P. Huntington. A destra dall’alto: Karl Haushofer, Henry Kissinger e Bernard Lewis dell’MI6

La geopolitica di Mackinder richiede un sistema chiuso
In risposta a questi sviluppi, diversi “think tank” furono formati alla fine del 19° secolo per ridisegnare e riformare le strutture dell’arcaico impero inglese da parte dei pensatori imperiali “illuminati” che riconobbero che il mondo imperiale inglese era un ordine che rischiava di essere sostituito da uno nuovo, basato su cooperazione, sviluppo e progresso. Due dei più importanti “think tank” che ebbero un ruolo determinante nel XX secolo, furono la Fabian Society di Londra [8] e il Roundtable Movement [9]. Uno dei primi membri della Fabian Society era Sir Halford Mackinder, direttore della London School of Economics e fondatore di una scuola di pensiero che ancora oggi forma pensiero ed accademismo occidentale noto come “Geopolitica”. Questo studio influenzò tutti gli strateghi imperiali emersi dal 20° secolo, dallo studente di Rodhes William Yandell Elliot, i suoi studenti di Harvard sir Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Bernard Lewis dell’MI6 e Samuel P. Huntington, per nominarne alcuni. Fu anche la base della teoria dell’Heartland celebrata dal geopolitico nazista Karl Haushofer e adottata da Hitler. Il programma di Mackinder era poco più di una riformulazione del “dividi per conquistare” praticato per secoli dall’impero inglese, e sorse in risposta alla minaccia che il programma del Sistema americano di Lincoln dello sviluppo ferroviario mondiale pose all’esistenza dei fallimentare impero inglese, come già menzionato. Lo sviluppo delle ferrovie non solo minacciava l’impero annichilendo il controllo marittimo inglese sugli stretti marittimi del mondo, ma avviò l’uso di una nuova densa fonte energetica, nota come petrolio, che minacciava di sostituire il monopolio inglese sul (meno denso) carbone, nella produzione industriale.

L’Artico come ultima frontiera
Dopo le riuscite spedizioni verso Polo Sud e Polo Nord nel 1909, Mackinder dichiarò, come Thomas Malthus prima di lui, che tutto ciò che poteva essere scoperto sulla Terra era stato scoperto e che la società umana era ora ufficialmente dentro un sistema assolutamente chiuso. Tutto ciò che rimaneva era che i principali monopoli tracciassero le risorse limitate e inducessero le nazioni vittime a massacrarsi a vicenda per dispute territoriali necessariamente presentatesi in ogni tentativo di possedere quante più “risorse limitate” possibili prima che si esaurissero. Ciò avrebbe portato le nazioni a guardare al futuro non dal punto di vista del Sistema americano delle potenzialità creative per cambiare i limiti al meglio, ma piuttosto col filtro libero-monetarista del piacere/dolore dalla miope definizione di “interesse personale”. Se la dinamica bestiale di tutti contro tutti non veniva adottata, le speranze di dominare il mondo sarebbero andate perse. La teoria di Mackinder fu espressa più chiaramente dall’osservazione: “Chi governa l’Europa dell’Est comanda l’Heartland; Chi governa l’Heartland comanda l’Isola del Mondo; Chi governa l’Isola del Mondo comanda il Mondo“. In altre parole, se si fosse impedito che l'”Isola del Mondo” venisse formata da Stati sovrani cooperativi che collaborano tramite i collegamenti ferroviari stimolando la crescita industriale/culturale nazionale, l’oligarchia inglese e i suoi partner minoritari di Wall Street avrebbero creduto di poter “comandare il mondo”. Mentre la profondità e la portata di questa parte soppressa della storia collettiva dell’umanità è troppo lunga per estrapolarla in questo breve articolo, ma riportata in dettaglio altrove, basti dire che per capire le cause della Prima guerra mondiale (e in definitiva la continuazione dopo 18 anni della Seconda guerra mondiale), questa dinamica storica va compresa.

La realtà è un sistema aperto
Nella logica dell’impero, le nazioni devono combattersi nel sistema chiuso dell’assoluta scarsità. Invece di muoversi creativamente al di fuori di tali limiti scoprendo nuovi principi universali e creando nuove fonti di energia come la fissione nucleare, la fusione termonucleare o desalinizzando l’acqua oceanica verso i deserti, alle nazioni fu detto, piuttosto arbitrariamente, che la “scarsità” (alias: “legge dei rendimenti decrescenti”) va rispettata e, come le bestie, adeguarsi al paradigma della sopravvivenza del più adatto. Tale logica fu usata per manipolare politicamente gli idioti ad iniziare quasi ogni guerra non necessaria del secolo scorso, ed è al centro della maggior parte dei conflitti odierni. Questo è ciò che la Cina respinge lanciando Nuova Via della Seta, Via della Seta Polare, BRICS e Shanghai Cooperation Organization. Richiamando l’energia creativa dei popoli e raccomandando la leadership cinese a servire il benessere generale, Xi Jinping ironicamente evocava ciò che Alexander Hamilton, Benjamin Franklin, Henry Carey e Abraham Lincoln fecero in vita per progredire. Invocava anche lo spirito rivoluzionario di Sun Yat Sen, il primo presidente della Repubblica di Cina (1911) istruito dagli economisti del sistema americano alle Hawaii e che modellò i suoi tre principi del popolo sul principio di governo di Lincoln “Per, Dal e Col popolo” [10]. Oggi nuove fonti di energia e megaprogetti creativi attendono la volontà politica di superare quei limiti incontrati dalla nostra attuale dipendenza dalle “risorse limitate”, come i combustibili fossili. Oltre alla prospettiva di collegare i Paesi eurasiatici con la “Nuova Via della Seta” e alle Americhe attraverso lo Stretto di Bering, la prossima frontiera del progresso umano non si trova sulla Terra, come Mackinder cinicamente suppose, ma piuttosto nella prospettiva dell’illimitata esplorazione spaziale, industrializzazione lunare e marziana e difesa dagli asteroidi. Niente di ciò è “fantasia utopica”, ma piuttosto politiche attive già applicate da nazioni leader come Cina e Russia, o proposte da leader di quelle nazioni come la proposta del Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin per la Difesa Strategica della Terra (SDE), e la proposta dello Stretto di Bering della Russia [11].
Il 10 febbraio 2018, nella conferenza What is the New Paradigm, la presidentessa del Schiller Institute, conosciuta in Cina come la “New Silk Road Lady”, pose la domanda: “Se guardate le condizioni del mondo occidentale oggi, specialmente degli stessi Stati Uniti; dell’Europa; del governo tedesco autodistruttivo mentre cerca di costruire un nuovo governo, la situazione del mondo è chiaramente nel caos. Evidenziavo il fatto che abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che dev’essere diverso da quello delle ipotesi e degli assiomi attuali, poiché il Medioevo era diverso dai tempi moderni, dove fondamentalmente tutte le ipotesi dello scolasticismo, l’aristotelismo, la superstizione e disordini simili furono sostituite da un’immagine completamente diversa dell’uomo e dalla diversa concezione della società. Questo è necessario per garantire la sopravvivenza della specie umana. E la domanda è: possiamo darci un sistema di autogoverno che garantisca che la specie umana esista per altri secoli e anche millenni? Ovviamente questa domanda era una di quelle a cui mio marito, Lyndon LaRouche, si dedicò per tutta la vita: in altre parole rilevare quegli aspetti del sistema attuale errati e come sostituirli con un sistema migliore e più completo“. Quando la specie umana dimostrò in modo coerente la capacità di scoprire le leggi dell’universo a vantaggio dell’umanità, e quando l’universo dimostrò l’illimitata abbondanza di nuovi principi da scoprire, allora come potrebbe ancora qualcuno sano di mente credere che viviamo in un mondo di scarsità e materialismo? Con intere nazioni che avanzano verso una nuova direzione in armonia con quelle leggi della natura che richiedono cooperazione, pace e sviluppo, sopraffacendo tirannia, guerra ed ignoranza, perché dovremmo scegliere di non cambiare il nostro paradigma per avere una dignitosa ed eccitante futura realtà che valga la pena di vivere?Note
[1] Garantire una vittoria decisiva nella costruzione di una società moderatamente prospera in tutti gli aspetti e lottare per il grande successo del socialismo dalle caratteristiche cinesi per una nuova era, di Xi Jinping.
[2] Nell’aprile 2007, “Megaprogetti della Russia orientale”, il governo russo offriva ufficialmente 65 miliardi di dollari per iniziare la costruzione del tunnel di 100 km sotto lo stretto di Bering. Vedasi “La Russia vuole un collegamento ferroviario con l’America“, Der Spiegel, 20 aprile 2007. Da allora la Russia ha iniziato l’implementazione con un’iniziativa miliardaria per lo sviluppo siberiano estendendo i corridoi ferroviari e sviluppando l’Artico collegandosi alla Nuova Via della Seta. I sostenitori più noti dello Stretto di Bering oggi includono il Viceprimo Ministro Dimitrij Rogozin e il consigliere di Putin Sergei Glaziev.
[3] Per una storia più approfonda della costruzione statunitense della Trans Siberian Rail, vedasi la Trans Siberian Railway dell’archivio Catskill di Theodore Waters.
[4] “Quale ruolo ha giocato la Russia nella guerra civile americana?“, 16 agosto 2017 di Oleg Egorov
[5] Se non fosse stato per la Gran Bretagna che corruppe i mercanti della BC durante le tensioni nel 1867-1870, tutti in Canada e Stati Uniti credevano che la colonia britannica sarebbe entrata negli USA, essendo l’unica soluzione economicamente valida per la colonia in bancarotta. La Transcontinental era appena stata costruita a San Francisco e un sistema di traghetti attivo collegava i mercanti della BC agli USA. Gli inglesi dovettero muoversi velocemente e lo fecero 1) ripagando il massiccio debito della Columbia Britannica, 2) acquistando poi il territorio che separava le sue colonie orientali e occidentali conosciute anche come Rupert’s Land e di proprietà della Hudson’s Bay Company, nel 1868, e 3) promettendo di costruire una ferrovia che collegasse la BC al Canada orientale, portata a termine nel 1885. L’unica condizione era che la Columbia Britannica si unisse alla Confederazione e non scegliesse l’opzione statunitense. Per un resoconto completo vedasi Il Mito Imperiale della politica nazionale canadese di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, n. 8
[6] I fondi persei milioni di dollari sono stati raccolti privatamente, concludendo che il progetto potesse essere realizzato per 300 milioni. Un editoriale del New York Times del 24 ottobre 1905 osservò che “il tunnel dello Stretto di Bering è un progetto che a in futuro avrà probabilmente grande considerazione”.
[7] 1932: Non parlare dei partiti ma dei Principi universali – 2008. Documentario Lpac sulla diffusione internazionale del sistema americano e la rappresaglia inglese creando la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale
[8] “Cos’è la Fabian Society e a che fine fu creata?” di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot n. 8, 2013
[9] Il Roundtable Movement è stato fondato dal rabbioso razzista Cecil Rhodes e amministrato da Lord Alfred Milner insieme al Programma di borse di studio di Rodhes, per adempiere alla missione esposta nella 7 ° Volontà di Rodhes: “Istituire, promuovere e sviluppare una società segreta, vero scopo ed oggetto di ciò sarà l’estensione del dominio inglese su tutto il mondo. La colonizzazione da parte di soggetti inglese di tutte le terre dove i mezzi di sostentamento sono raggiungibili con energia, lavoro e imprese, e specialmente l’occupazione dei coloni inglesi di continente africano, Terra Santa, valle dell’Eufrate, Cipro e Candia, America del Sud, isole del Pacifico non possedute finora dalla Gran Bretagna, l’arcipelago malese, quelle di Cina e Giappone, e recupero definitivo degli Stati Uniti d’America come parte integrante dell’impero inglese“. Per un resoconto completo sul Movimento della Tavola Rotonda vedasi Carroll Quigley, L’establishment anglo-americano, New York, Books in Focus, 1981 e anche Dittatura inglese o Sistema americano di Matthew Ehret-Kump su The Canadian Patriot n. 7. Le operazioni del Movimento della Tavola Rotonda negli USA si chiamano Council on Foreign Relations (CFR), fondata nel 1921, e in Gran Bretagna Royal Institute for International Affairs (alias: Chatham House) nel 1919. In Canada fu chiamata Istituto canadese per gli affari internazionali, e cambiò nome in Canadian International Council (CIC) nel 2006. A parte i nomi, la missione è sempre la stessa.
[10] L’eredità di Sun Yat Sen e la rivoluzione americana, di Mark Calney e Bob Wesser, Executive Intelligence Review, 28 ottobre 2011
[11] Jakunin vuole una decisione sul collegamento ferroviario dello Stretto di Bering entro il 2012, e per la Difesa Strategica della Terra di Rogozin, vedi “Star Wars come alternativa alla difesa missilistica“, 18 ottobre 2011Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Stato islamico, un piano del Pentagono

Professor Michel Chossudovsky, Global Research 20 febbraio 2018La leggenda di al-Qaida e della minaccia del “nemico estero” è sostenuta dai media e dalla propaganda governativa. Nell’era post-11 settembre, la minaccia terroristica di al-Qaida costituisce il tassello della dottrina militare USA-NATO. Giustifica, come umanitaria, la condotta delle “operazioni antiterrorismo” nel mondo. Noto e documentato che le entità affiliate ad al-Qaida sono usate da NATO/USA in numerosi conflitti come “risorse d’intelligence” fin dallo splendore della guerra afghana. In Siria, i terroristi di al-Nusrah e SIIL sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, che a sua volta controlla reclutamento e addestramento di tali forze. Mentre il dipartimento di Stato USA accusa diversi Paesi di “ospitare terroristi”, gli USA sono il primo “Stato sponsor del terrorismo”: lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), che opera in Siria e Iraq, è segretamente sostenuto e finanziato da Stati Uniti e alleati Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante e il piano del califfato sunnita coincide con la vecchia agenda USA per spezzare Iraq e Siria in un califfato islamico sunnita, una repubblica sciita e una repubblica del Kurdistan. La guerra globale al terrorismo guidata dagli Stati Uniti (GWOT) è la pietra angolare della dottrina militare statunitense. “Inseguire i terroristi islamici” è parte integrante della guerra non convenzionale. L’obiettivo è giustificare la operazioni antiterrorismo nel mondo, consentendo a Stati Uniti ed alleati d’intervenire negli affari interni di Paesi sovrani. Molti autori progressisti, anche dei media alternativi, mentre si concentrano sui recenti sviluppi in Iraq, non comprendono la logica della “Guerra globale al terrorismo”. Lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) viene spesso considerato come “entità indipendente” piuttosto che strumento dell’alleanza militare occidentale. Inoltre, molti pacifisti che si oppongono ai principi dell’agenda militare USA-NATO, appoggeranno comunque l’antiterrorismo di Washington contro al-Qaida: La minaccia terroristica mondiale è considerata “reale”: “Siamo contrari alla guerra, ma sosteniamo la guerra globale al terrorismo“.Il piano del Califfato e il rapporto del National Intelligence Council degli Stati Uniti
Nuova propaganda è in moto. Il capo del defunto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), Abu Baqr al-Baghdadi, annunciò il 29 giugno 2014 la creazione dello Stato islamico: “I combattenti fedeli al proclamato “califfo Ibrahim ibn Uad”, o Abu Baqr al-Baghdadi come era noto fino al 1° luglio, s’ispirano al califfo Rashidun, che succedette al profeta Mhuamad nel settimo secolo, venerato dalla maggioranza dei musulmani“. (Daily Telegraph, 30 giugno 2014) Con amara ironia, il piano del califfato come strumento di propaganda era sul tavolo dell’intelligence statunitense da oltre dieci anni. Nel dicembre 2004, sotto l’amministrazione Bush, il National Intelligence Council (NIC) predisse che nel 2020 sarebbe emerso un nuovo califfato dal Mediterraneo occidentale all’Asia centrale e sudorientale, minacciando democrazia e valori occidentali. Le “scoperte” del National Intelligence Council furono pubblicate in un rapporto non classificato di 123 pagine intitolato “Mapping the Global Future”. “Il nuovo califfato fornisce l’esempio di come un movimento globale alimentato dalla politica d’identità religiosa radicale potrebbe costituire una sfida a norme e valori occidentali come fondamento del sistema globale“. Il rapporto NIC 2004 rasenta il ridicolo: è privo d’intelligence, per non parlare di analisi storiche e geopolitiche. Il suo finto racconto relativo al califfato, tuttavia, ha una strana somiglianza con l’annuncio pubblicizzato il 29 giugno 2014 sulla creazione del califfato dal capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Il rapporto NIC presentava un cosiddetto “scenario immaginario secondo la lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente sul 2020“. È su questa base che fece previsioni per il 2020. Basandosi sulla lettera di un falso nipote di bin Ladin piuttosto che ad intelligence ed analisi empirica, la comunità d’intelligence statunitense concluse che il califfato era un vero pericolo per il mondo e la civiltà occidentali. Dal punto di vista propagandistico, l’obiettivo del piano del califfato, secondo il NIC, era demonizzare i musulmani per giustificare la crociata militare: “Lo scenario immaginario descritto dall’esempio di come potrebbe emergere un movimento globale alimentato da un’identità religiosa radicale. In questo scenario, viene proclamato un nuovo califfato facendo avanzarne la potente controideologia dall’ampia attrattiva. Ciò viene spacciato sotto forma di ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente nel 2020. Racconta le lotte del califfo nel tentativo di strappare il controllo ai regimi tradizionali, e conflitto e confusione che ne derivano nel mondo musulmano e tra musulmani e Stati Uniti, Europa, Russia e Cina. Mentre il successo del califfo nel mobilitare il sostegno sconvolge luoghi lontani dal centro musulmano in Medio Oriente, in Africa e Asia, a causa dei suoi appelli. Lo scenario termina prima che il califfo possa stabilire un’autorità spirituale e temporale su un territorio che storicamente interessò i precedenti califfi. Alla fine, ne traiamo le lezioni“. (Mapping the Global Future)
Questo rapporto “autorevole” del NIC, “Mapping the Global Future“, non fu presentato solo a Casa Bianca, Congresso e Pentagono, ma anche agli alleati statunitensi. La “minaccia dal mondo musulmano” a cui si fa riferimento nel rapporto NIC (compresa la sezione sul califfato) è saldamente radicata nella dottrina militare USA-NATO. Il documento del NIC doveva essere letto da alti funzionari. In linea di massima faceva parte della propaganda “Top official” (TOPOFF) rivolta ai responsabili della politica estera e militari, per non parlare di studiosi, ricercatori e “attivisti” di ONG. L’obiettivo era garantirsi che gli “alti funzionari” continuino a credere che i terroristi islamici minacciano la sicurezza del mondo occidentale. La base dello scenario del califfato è lo “Scontro di civiltà”, giustificando presso l’opinione pubblica l’intervento degli USA nel mondo nell’ambito della lotta globale al terrorismo. Dal punto di vista geopolitico e geografico, il califfato copre un’ampia area in cui gli Stati Uniti cercano di estendere la propria influenza economica e strategica. Secondo Dick Cheney, il rapporto del NIC del 2004: “Parla di ristabilire ciò che potreste definire Califfato del Settimo Secolo. Questo era il mondo che fu organizzato 1200, 1300 anni fa, in effetti, quando Islam o popolo islamico controllava tutto, dal Portogallo e Spagna in occidente a Mediterraneo; Nord Africa; Medio Oriente; Balcani; repubbliche dell’Asia centrale; Russia meridionale; buona parte dell’India; fino all’Indonesia. In un certo senso, da Bali e Giacarta da una parte, a Madrid dall’altra“, Dick Cheney. Ciò che Cheney descriveva del contesto odierno era una vasta regione strategica dal Mediterraneo all’Asia centrale e al Sud-Est asiatico, dove Stati Uniti e loro alleati sono direttamente coinvolti in una varietà di operazioni militari e d’intelligence, come il supporto segreto degli Stati Uniti a SIIL e al-Qaida nei cosiddetti “Paesi e territori in cui gli islamisti hanno creato gruppi violenti…
Lo scopo dichiarato del rapporto del NIC era “preparare l’amministrazione Bush alle sfide che si prospettano proiettando le attuali tendenze che potrebbero rappresentare una minaccia agli interessi degli Stati Uniti”. Il documento d’intelligence del NIC si basava, da non dimenticare, su “un’ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un familiare (fittizio) sul 2020“. “Le lezioni apprese” come delineato in tale “autorevole” documento d’intelligence sono le seguenti:
Il piano del califfato “costituisce una seria sfida all’ordine internazionale” e “La rivoluzione informatica probabilmente amplificherà lo scontro tra mondo occidentale e mondo musulmano…
Il documento si riferiva all’appello del califfato ai musulmani e concluse che: “La proclamazione del califfato non ridurrà la probabilità di terrorismo e di fomentare altri conflitti“. L’analisi del NIC suggeriva che la proclamazione del califfato avrebbe generato altro terrorismo dai Paesi musulmani, giustificando l’escalation della Global War on Terrorism (GWOT) degli USA: “La proclamazione del califfato… potrebbe alimentare una nuova generazione di terroristi intenti ad attaccare chi si oppone al califfato, dentro e fuori il mondo musulmano“. Ciò che il rapporto NIC non menzionava era che l’intelligence USA si collegava con MI6 inglese e Mossad nel segreto sostegno ai terroristi e al piano del califfato. A loro volta, i media diffusero menzogne e falsificazioni concentrandosi sulla “nuova minaccia terroristica” emanata non solo dal mondo musulmano, ma da “terroristi islamici autoctoni” in Europa e Nord America.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018

Dan Coats

L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.

Christopher Wray

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La tentazione neocon per l’impero universale

Dan Sanchez, 27 ottobre 2015Abbracciando il lato oscuro delle ambizioni galattiche
Quando Bill Kristol guarda i film Star Wars, tifa Impero Galattico. Il neocon ha recentemente causato caos sui social media della Forza quando ha twittato questa predilezione per il Lato Oscuro dopo il debutto del trailer finale di Star Wars: The Force Awakens. Kristol vede l’Impero come una sorta di estrapolazione galattica di ciò che da lungo tempo desidera abbiano gli Stati Uniti sulla Terra: ciò che ha definito “un’egemonia globale benevola”. Kristol, fondatore ed editore della rivista neoconservatrice The Weekly Standard, ha risposto a critici scandalizzati collegandosi a un saggio del 2002 del blog dello Standard che giustifica anche le peggiori atrocità di Darth Vader. In “The Case for the Empire”, Jonathan V. Last pose la tesi kristoliana secondo cui non si può fare un’omelette dell'”egemonia benevola” senza rompere qualche uovo. E se quelle uova rotte fossero dei civili, come lo zio e la zia di Luke Skywalker uccisi dagli imperiali nella loro casa sul pianeta arido di Tatooine, dall’aspetto mediorientale (girato in Tunisia)? Come discusso sinceramente, lo zio Owen e la zia Beru nascosero Luke e ospitarono i droidi fuggitivi R2D2 e C3P0; quindi erano “traditori” che aiutavano la ribellione e meritavano di essere giustiziati sul campo. Un anno dopo Kristol pubblicò il saggio di Last, un gran numero di civili furono uccisi dagli Stormtroopers imperiali statunitensi nell’arida terra mediorientale dell’Iraq, grazie in gran parte in parte all’influenza diretta di neocon come Kristol e Last. Quella guerra fu similmente giustificata in parte dalla falsa affermazione che il governante Sadam Husayn ospitasse e aiutasse i nemici terroristi dell’impero come Abu Musab al-Zarqawi. L’assedio col massacro di Falluja, uno dei più brutali episodi della guerra, è stato specificamente giustificato dalla falsa affermazione che la città ospitasse Zarqawi. In realtà, Sadam Husayn aveva emesso la condanna a morte di Zarqawi, che si nascondeva dalle forze di sicurezza irachene sotto l’egida protettrice dell’Aeronautica degli USA nella regione autonoma curda dell’Iraq. Fu solo dopo che l’Impero fece precipitare nel caos l’Iraq che la squadra di Zarqawi poté prosperare e diventare al-Qaida in Iraq (AQI). E dopo che l’Impero accelerò il caos in Siria, AQI divenne al-Qaida siriana (che conquistato buona parte della Siria) e SIIL (che conquistò gran parte di Siria e Iraq). E se l’omelette dell'”egemonia benevola” richiede la rottura di “uova” della dimensione di mondi interi, come l’alto ufficiale imperiale Wilhuff Tarkin fece con la Morte Nera annientando il pianeta Alderaan? Per la verità, infine, anche Alderaan probabilmente meritò quel destino, poiché potrebbe essere stato “un fronte dell’attività ribelle o almeno sede di molte altre spie e ribelli...” Costui sosteneva che la principessa Leila probabilmente mentiva quando disse al Comandante della Morte Nera che il pianeta non aveva “armi”.
Mentre Last stava scrivendo la sua apologia del genocidio globale, i suoi camerati neoconservatori discutevano senza prove di Sadam Husayn che mentiva dicendo che l’Iraq non aveva un programma di armi di distruzione di massa (WMD). Soprattutto su tale base, l’annientamento dell’intero Paese iniziò l’anno seguente. E un anno dopo, il presidente Bush interpretò una commedia sulla sua incapacità di trovare le armi di distruzione di massa irachene in una cena coi corrispondenti di radio e televisione. Gli hacker mediatici del pubblico, che avevano aiutato l’ossessiva amministrazione Bush dominata dai neocon, mentono sul Paese in guerra, ridendo a crepapelle mentre migliaia di cadaveri si accumulavano in Iraq e Arlington. Uno spettacolo così disgustoso di decadenza e degradazione imperiale non si vedeva forse da giochi gladiatori della Roma imperiale. Questa è la “benevolenza” egemonica e la “grandezza nazionale” su cui sbava Kristol. “Benevolente egemonia globale” fu coniato da Kristol e dal camerata neocon Robert Kagan nell’articolo su Foreign Affairs del 1996 “Verso una politica estera neo-reazionaria”. In quel saggio, Kristol e Kagan cercavano di vaccinare sia il movimento conservatore che la politica estera USA dall’isolazionismo di Pat Buchanan. La minaccia sovietica era scomparsa e la Guerra Fredda con essa. I neocon erano terrorizzati all’idea che il pubblico statunitense cogliesse al volo l’opportunità di deporre gli oneri imperiali. Kristol e Kagan esortarono i lettori a resistere a tale tentazione, ed invece a capitalizzare la nuova preminenza impareggiabile degli USA, facendoli diventare un grande poliziotto globale, ipervigilante, iperattivo. Il ritrovato predominio doveva dominare ovunque ed ogni volta possibile. In questo modo, eventuali futuri concorrenti sarebbero stroncati sul nascere, e il nuovo “momento unipolare” durare per sempre. Ciò che rendeva possibile tale sogno neocon era l’indifferenza della Russia post-sovietica. L’anno dopo la caduta del muro di Berlino, la guerra del Golfo persico contro l’Iraq fu il debutto dell'”azione di polizia” unipolare del “Team America, Polizia Mondiale”. Paul Wolfowitz, l’architetto neocon della guerra in Iraq, lo considerò una prova riuscita. Come Wesley Clark, ex-comandante supremo della NATO in Europa, ricordò: “Nel 1991, [Wolfowitz] era il sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero un generale a 1 stella, al comando del National Training Center. (…) E dissi: “Signor Segretario, dev’essere contento dell’esibizione delle truppe a Desert Storm”. E lui: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che dovremmo esserci sbarazzati di Sadam Husayn, e non lo abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato è che possiamo usare i nostri militari nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. Abbiamo 5 o 10 anni per ripulire questi vecchi regimi clienti dei sovietici, Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci“.
L’articolo “Neo-reaganiani” del 1996 faceva parte di un’ondata di attività letteraria neocon di metà anni ’90. Nel 1995 Kristol e John Podhoretz fondarono The Weekly Standard col finanziamento del magnate dei media di destra Rupert Murdoch. Sempre nel 1996, David Wurmser scrisse un documento strategico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Intitolato “Una sosta netta (A Clean Break): una nuova strategia per la protezione del regno”, co-firmato dai neocon e colleghi di Wurmser e futuri architetti della guerra in Iraq Richard Perle e Douglas Feith. “A Clean Break” chiese il cambio di regime in Iraq come “mezzo” per “indebolire, contenere e persino respingere la Siria”. La Siria stessa era un obiettivo perché “sfida Israele sul suolo libanese”. Principalmente ciò avviene assieme all’Iran, sostenendo il gruppo paramilitare Hezbollah, nato negli anni ’80 dalla resistenza all’occupazione israeliana del Libano, e che continuamente sminuisce le ambizioni di Israele in quel Paese. Più tardi, nello stesso anno, Wurmser scrisse un altro documento strategico, questa volta per la diffonderlo nei centri di potere statunitensi ed europei, intitolato “Far fronte agli Stati in rovina: una strategia di bilanciamento del potere occidentale ed israeliano nel Levante”. In “A Clean Break”, Wurmser aveva inquadrato il cambio di regime in Iraq e Siria come ambizioni regionali israeliane. In “Far Fronte”, Wurmser adattò il suo messaggio al pubblico occidentale rifondendo le stesse politiche in un quadro da Guerra Fredda. Wurmser descrisse il cambio di regime in Iraq e in Siria (entrambi governati da regimi baathisti) come “accelerare il crollo caotico” del nazionalismo arabo-laico in generale, e del baathismo in particolare. Era d’accordo con re Husayin di Giordania che “il fenomeno del Baathismo” era, fin dall’inizio, “un agente straniero, cioè della politica sovietica”. Naturalmente re Husayn era un po’ prevenuto dalla sua famiglia reale hashemita, che una volta governava Iraq e Siria. Wurmser sostenne che: “…la battaglia per l’Iraq rappresenta un tentativo disperato dei residuali alleati del blocco sovietico in Medio Oriente di bloccare l’estensione in Medio Oriente del crollo imminente che il resto del blocco sovietico affrontò nel 1989“. Wurmser derise ulteriormente il Baathismo in Iraq e in Siria come ideologia in uno Stato “fatiscente e senza il patrono sovietico” e “non più di una reliquia del nemico della Guerra Fredda in libertà vigilata”. Wurmser consigliò all’occidente di por fine alla miseria di questo avversario anacronistico, e così, in modo kristoliano, sospingere la vittoria della Guerra Fredda degli USA al culmine finale. Il baathismo doveva essere soppiantato da ciò che chiamò “opzione hashemita”. Dopo il caotico collasso, Iraq e Siria sarebbero stati nuovamente possedimenti hashemiti. Entrambi sarebbero stati dominati dalla casa reale della Giordania, che a sua volta appare dominata da Stati Uniti ed Israele. Wurmser osservò che la demolizione del Baathismo dev’essere la principale priorità nella regione. Il nazionalismo arabo-secolare non dovrebbe avere pace, nemmeno, aggiunse, per arginare la marea del fondamentalismo islamico. Così vediamo uno dei principali motivi per cui i neocon furono così grettamente anti-sovietici durante la Guerra Fredda. Non solo come post-trotzkisti, i neocon avevano risentimento verso Josif Stalin per aver assassinato Lev Trotzkij in Messico con un piccone. L’odio dei neocon-Prima Israele verso i sovietici era che, nelle varie dispute e conflitti che coinvolgevano Israele, la Russia si schierò coi regimi nazionalisti arabi laici dal 1953 in poi. I neoconservatori erano democratici nel governo Big War di Harry Truman e Henry “Scoop” Jackson. Dopo la guerra del Vietnam e l’ascesa della Nuova Sinistra contro la guerra, l’impegno del Partito Democratico per la Guerra Fredda diminuì, così i neocon disgustati si convertirono ai repubblicani. Secondo il giornalista investigativo Jim Lobe, i neocon ebbero il primo assaggio di potere nell’amministrazione Reagan, in cui posizioni erano occupate da neoconservatori come Wolfowitz, Perle, Elliot Abrams e Michael Ledeen. Erano particolarmente influenti durante il primo mandato di Reagan con rumor di sciabole, guerre clandestine e spese per la difesa dissolute che Kristol e Kagan ricordavano con affetto nel loro manifesto “Neo-reaganiano”. Fu allora che i neoconservatori stilarono la “Dottrina Reagan”. Secondo l’editorialista neoconservatore Charles Krauthammer, che ha coniato il termine nel 1985, la Dottrina Reagan era caratterizzata dal sostegno alle forze anticomuniste (in realtà spesso semplicemente antisinistra) nel mondo. Dato che il sostegno era clandestino, l’amministrazione Reagan fu in grado di aggirare la “Sindrome del Vietnam” e di proiettare potenza nonostante la costante stanchezza per la guerra del pubblico. (Fu lasciato al successore di Reagan, il primo presidente Bush, annunciare in seguito alla sua “splendida piccola” guerra del Golfo che, “per Dio, abbiamo preso a calci la sindrome del Vietnam una volta per tutte!“)
Operando di nascosto, i reaganiani potevano anche usare qualsiasi gruppo anticomunista che ritenessero utile, non importa quanto spietato e brutale fosse: dagli squadroni della morte dei Contra in Nicaragua ai mujahidin fondamentalisti islamici in Afghanistan. Abrams e Ledeen furono entrambi coinvolti nell’affare Iran-Contra, e Abrams fu condannato (anche se in seguito perdonato) per i crimini connessi. Il coautore di Kristol di “Neo-reaganiani”, Robert Kagan diede alla dottrina un’interpretazione ancora più ampia e ambiziosa nel suo libro A Twilight Struggle: “La dottrina Reagan fu ampiamente intesa nel senso di mero supporto alla guerriglia anticomunista che combatte contro i regimi filo-sovietici, ma fin dall’inizio la dottrina aveva un significato più ampio. Il sostegno ai guerriglieri anticomunisti era la conseguenza logica, non l’origine, di una politica di sostegno alla riforma o rivoluzione democratica ovunque, in Paesi governati da dittatori di destra così come da partiti comunisti“. Come questa descrizione rende evidente, la politica neocon, dagli anni ’80 ad oggi, è stata altrettanto fanatica, crociata e rivoluzionaria mondiale quanto il comunismo rosso lo era nella propaganda neocon del passato, e l’Islam nella propaganda neocon di oggi. I neocon attribuiscono alla belligeranza di Reagan la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma in realtà la guerra è la salvezza dello stato e la guerra fredda era la salvezza dello stato sovietico. I sovietici a lungo usarono la minaccia statunitense per spaventare il popolo russo mobilitandolo attorno allo Stato per chiedere protezione. Dopo che i neoconservatori persero forza nell’amministrazione Reagan verso “realisti” come George Schultz, iniziò la successiva distensione Reagan-Thatcher-Gorbaciov. Fu solo dopo che la distensione tolse l’atmosfera d’assedio russo e placò gli incubi nucleari esistenziali, che il popolo russo si sentì abbastanza sicuro da richiedere un cambio della guardia. Nel 1983, lo stesso anno in cui finì la prima trilogia di Star Wars, Reagan diffamò la Russia sovietica in un linguaggio che i fan di Star Wars avrebbero potuto comprendere definendolo “Impero del Male”. Anni dopo, avendo, nelle parole di Kristol, “sconfitto l’impero del male”, i neoconservatori che Reagan innalzò al potere iniziarono a chiedere a gran voce l’egemonia globale “neo-reaganiana”. E pochi anni dopo, gli stessi neoconservatori iniziarono ad indicare l’impero galattico da fantascienza che Reagan implicitamente paragonò ai sovietici come modello adorabile per gli USA! Rapidamente tornò a fiorire la letteraria neocon a metà degli anni ’90. Nel 1997, l’anno dopo aver scritto “Verso una politica estera neo-reazionaria”, Bill Kristol e Robert Kagan co-fondarono il Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC). Il XX secolo è spesso chiamato “secolo americano”, in gran parte perché fu un secolo di guerre e “vittorie” statunitensi: le due guerre mondiali e la guerra fredda. I neoconservatori cercarono di assicurarsi che attraverso l’infinito esercizio della forza militare, l’egemonia globale statunitense raggiunta con quelle guerre sarebbe durasse altri cento anni, e che anche il 21° secolo sarebbe stato “americano”. La dichiarazione dei principi fondativi dell’organizzazione richiedeva “una politica reazionaria di forza militare e chiarezza morale” e si legge come un riassunto esecutivo del saggio “Neo-reaganiani” del duo fondatore. Fu firmato da neocon come Wolfowitz, Abrams, Norman Podhoretz e Frank Gaffney; da futuri funzionari dell’amministrazione Bush come Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Lewis “Scooter” Libby; e da altri alleati neocon, come Jeb Bush. Sebbene il PNAC abbia chiesto interventi dalla Serbia (per ridurre l’influenza russa in Europa) a Taiwan (per rallentare l’influenza cinese in Asia), la principale preoccupazione era di avviare la ristrutturazione del Medio Oriente immaginata in “A Clean Break” e “Far Fronte”, sostenendo il primo passo: cambio di regime in Iraq. Le parti più rilevanti di questo sforzo furono due “lettere aperte” pubblicate nel 1998, una a gennaio indirizzata al presidente Bill Clinton, e un’altra a maggio indirizzata ai leader del Congresso. Come con la dichiarazione di principi, PNAC poté raccogliere firme per queste lettere da una vasta gamma di luminari politici, inclusi neocon (come Perle), alleati dei neocon (come John Bolton) e altri non neocon (come James Woolsey e Robert Zoellick). Le lettere aperte definivano l’Iraq “una minaccia in Medio Oriente più grave di qualsiasi altra che mai conosciuta dalla fine della Guerra Fredda”, e sostenne tale ridicola affermazione con le ormai familiari accuse a Sadam che costruiva un programma per le ADM. Grazie in gran parte alla pressione del PNAC, il cambio di regime in Iraq divenne la politica ufficiale degli Stati Uniti ad ottobre, quando il Congresso passò, e il presidente Clinton firmò, l’Iraq Liberation Act del 1998. (Si noti la nomea di “umanitario interventista” di Clinton, nonostante la politica dalle origini conservatrici guerrafondaie).
Dopo che la Corte Suprema consegnò a George W. Bush la presidenza, i neocon tornarono sulla sella imperiale nel 2001: giusto in tempo per far diventare realtà il loro “Project for a New American Century” di “Egemonia Globale Neo-reaganiana”. Il primo ordine del giorno, naturalmente, fu l’Iraq. Ma alcuni fastidiosi funzionari della sicurezza nazionale non stavano seguendo il programma e continuavano a cercare di distrarre l’amministrazione con la preoccupazione di personaggi come Usama bin Ladin e la sua al-Qaida. Apparentemente lavoravano all’idea pedestre che il loro compito fosse proteggere il popolo statunitense e non conquistare il mondo. Ad esempio, quando il capo antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale Richard Clarke diede freneticamente l’allarme su un imminente attacco terroristico contro gli USA, Wolfowitz non capiva. Come ricorda Clarke, l’allora Vicesegretario alla Difesa obiettò: “Semplicemente non capisco perché parliamo solo di questo uomo, bin Ladin“. Clarke l’informò che: “parliamo di una rete di organizzazioni terroristiche denominata al-Qaida, guidata da bin Ladin, e ne parliamo perché rappresenta da sola una minaccia immediata e seria agli Stati Uniti“. Questo semplicemente non rientrava nella visione del mondo dei neocon che guidava Wolfowitz, che rispose: “Beh, ce ne sono anche altri che lo fanno, almeno altrettanto. Il terrorismo iracheno per esempio”. E come Peter Beinhart ha recentemente scritto: “Durante lo stesso periodo (2001), anche la CIA dava l’allarme. Secondo Kurt Eichenwald, ex-reporter del New York Times che ebbe accesso ai Daily Briefs preparati dalle agenzie d’intelligence per il presidente Bush nella primavera ed estate 2001, la CIA dichiarò alla Casa Bianca il 1° maggio che “un gruppo attualmente negli Stati Uniti pianificava un attacco terroristico”. Il 22 giugno, il Daily Brief avvertiva che gli attacchi di al-Qaida potrebbero essere “imminenti”. Ma gli stessi funzionari del dipartimento della Difesa che ascoltarono gli avvertimenti di Clarke si scagliarono contro la CIA. Secondo le fonti di Eichenwald, “i capi neoconservatori che avevano recentemente assunto il potere al Pentagono avvertivando la Casa Bianca che la CIA era stata ingannata; secondo questa teoria, Bin Ladin semplicemente fingeva di pianificare un attacco per distrarre l’amministrazione da Sadam Husayn, che i neoconservatori vedevano come minaccia maggiore“. Quando Clarke e la CIA attirarono l’attenzione dell’amministrazione Bush, era troppo tardi per seguire uno qualsiasi dei chiari indizi che avrebbero potuto essere seguiti per impedire gli attacchi dell’11 settembre. Gli attacchi terroristici di fondamentalisti sunniti, per lo più sauditi, non si adattano all’agenda neoconservatrice sui regimi nazionalisti arabi laici di Iraq e Siria e della Repubblica sciita iraniana, specialmente perché nemici mortali di tipi come bin Ladin. Ma gli aggressori erano, come gli iracheni, una specie di musulmani provenienti dall’area generale del Medio Oriente. E questo andava abbastanza bene per il governo idiocratico statunitense. Essendo fin da giovani consumati dal lavorio da parte dello stato, la maggior parte degli statunitensi è così istupidito ed insicuri che una relazione così insignificante, accresciuta da qualche “intelligence” inventata, era più che sufficiente per far precipitare la spettrale mandria statunitense a sostegno della guerra in Iraq. Come disse una volta Benjamin Netanyahu, “gli USA sono una cosa che potete gestire facilmente“. Se guidare il Paese in guerra fosse facile o no, c’erano solo le mani dei neocon sulla plancia. Al Pentagono c’erano Wolfowitz e Perle, con Perle-ammiratore di Rumsfeld come Segretario della Difesa. Feith era anche alla Difesa, dove creò due nuovi uffici con lo scopo speciale di spacciare “intelligence” per collegare Sadam ad al-Qaida e tessere fantasiose foto di programmi segreti delle ADM irachene. Lo stesso Wurmser lavorò in uno di tali uffici, seguito da collaborazioni con lo Stato che aiutava l’alleato dei neocon Bolton, e nell’ufficio del Vicepresidente amico dei neocon Cheney, insieme a Scooter Libby. Il condannato per l’Iran-Contra Abrams era al Consiglio di sicurezza nazionale, aiutando Condoleezza Rice. E Kristol e Kagan diedero l’assalto sui media e i pensatoi. E ci riuscirono. Wurmser finalmente ottenne il suo “caotico collasso” dell’Iraq. E Kristol alla fine ebbe la sua invincibile, irresistibile egemonia iperattiva che incombeva sul mondo come la Morte Nera. Il lancinante impero statunitense post-9/11 ebbe persino il ringhioso Dick Cheney col suo Imperatore Palpatine a preparare gli statunitensi ad accettare le torture dicendo: “Dobbiamo anche lavorare, comunque, in un certo senso, se volete“.
La guerra in Iraq finì per ritorcersi contro i neocon. Si creò un nuovo regime a Baghdad che non era più favorevole verso Israele e molto più favorevole nei confronti dei nemici d’Israele, Iran e Siria. Ma la cosa importante era che la Morte Nera du Kristol fu lanciata in orbita. Finché era ancora in modalità proattiva, non c’era nulla che i neocon non potessero risolvere con la sua terribile potenza. Questo sembrava vero anche durante la presidenza Obama. Oltre a Iraq e Afghanistan, sotto Obama la Morte Nera statunitense demolì Yemen e Somalia, ed anche Siria e Libia, dove continua il piano di Wurmser per accelerare il crollo caotico del nazionalismo arabo-secolare. Gruppi terroristici islamici, tra cui al-Qaida e ISIS, prosperavano in quel caos, ma la Morte Nera statunitense fino ad oggi ha aderito alla de-priorizzazione della minaccia islamista di Wurmser. Come diceva Yoda, “La paura è la via per il Lato Oscuro“. I neocon poterono usare la paura generata dal massiccio attacco terroristico islamico per perseguire la loro vendetta sanguinaria contro i nazionalisti arabi laici, anche a beneficio dei fondamentalisti islamici che ci hanno attaccato, perché anche dopo 12 anni gli statunitensi sono ancora troppo bigotti e ignari per distinguere i due gruppi. Inoltre, Obama andò oltre le ambizioni regionali di Wurmser e adempì ai sogni trafficati di Kristol sull’egemonia globale in misura molto maggiore di quanto Bush non abbia mai fatto. Per placare i generali e i mercanti di armi preoccupati per il possibile ritiro dai teatri iracheno e afgano, Obama lanciò il “perno” imperiale in Asia e l’invasione furtiva dell’Africa. Il ritiro fu interrotto, ma i “perni” continentali rimasero. Così le pretese di Obama a presidente di pace contribuirono a rendere il suo regime il più ambiziosamente imperialista e mondialista che la storia abbia mai visto. Ma i neocon potrebbero aver esagerato con la loro sparatoria dalla Morte Nera, perché un’altra grande potenza ora sembra decisa a fermarla. E chi attacca l’impero del male dei neocon? Nient’altro che l’originale “Impero del Male”: la vecchia nemesi dei neocon, la Russia.
Nel 2013, Putin ha frustrato diplomaticamente il tentativo dei neocon di dare il colpo di grazia al regime siriano con una guerra aerea statunitense. Poco dopo, la moglie di Robert Kagan, Victoria Nuland, strappò l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia organizzando un sanguinoso colpo di Stato a Kiev. Putin contrastò annettendo senza scrupoli la provincia ucraina della Crimea. Seguì una guerra per procura tra la giunta militare e occidentale finanziata dagli Stati Uniti a Kiev e i separatisti filo-russi nell’est del Paese. Gli Stati Uniti continuano ad intervenire in Siria, sponsorizzando pesantemente un’insurrezione dominata da estremisti come al-Qaida e SIIL. Ma recentemente, la Russia decideva d’intervenire militarmente. All’improvviso, la lezione di Wolfowitz della Guerra del Golfo andava in fumo. I neocon non possono fare militarmente ciò che vogliono in Medio Oriente e credere che la Russia rimanesse ferma. All’improvviso l’arrogante sogno di Wolfowitz/Wurmser di sgretolare ed eliminare i “vecchi regimi clienti sovietici” e le “reliquie dei nemici della guerra fredda” è andato perduto. Putin decideva che la Siria sarebbe stata una “reliquia della Guerra Fredda” trasformata in parco giochi dei terroristi di troppo. L’ingresso della Russia in Siria ha messo in crisi tutti i piani dei neocon. Lavorando per distruggere al-Qaida e SIIL, invece di fare finta, come Stati Uniti e loro alleati, la Russia minaccia di eliminare lo spauracchio, le cui buffonate brutali trasmesse su Live Leak rinnovano continuamente negli statunitensi il terrore che alimenta la guerra dell’11 settembre. E dopo che Putin tolse l’opzione dell’attacco aereo degli Stati Uniti, al-Qaida e SIIL erano gli strumenti più potenti dei neoconservatori per far cadere il regime siriano. E ora la Russia minacciava di portar via anche questi giocattoli.
Se Hezbollah e Iran, con la copertura aerea della Russia, riusciranno a salvare ciò che resta della Siria dagli psicopatici salafiti, avranno più prestigio che mai in Siria e Libano, ed Israele potrebbe non poter dominare i suoi vicini settentrionali. I neocon sono lividi. Dopo i conflitti in Siria e Ucraina nel 2013, avevano già iniziato a denigrare Putin. Ora la demonizzazione è accelerata. Un esempio di tale ambiente era l’articolo di Matthew Continetti nel sito neocon che pubblica, The Washington Free Beacon. Intitolato “Dottrina Reagan per il Ventunesimo Secolo”, ovviamente intende seguire “Verso una politica estera neo-reazionaria” di Kristol e Kagan. A quanto pare, l'”impero del male” russo non è stato sconfitto, dopo tutto: ha solo dormito. E così il manifesto reaganiano aggiornato di Continetti è sottotitolato, “Come affrontare Vladimir Putin”. Le forze armate statunitensi potrebbero essere sconcertate in tutto il pianeta, come un colosso gonfio e ubriaco. Eppure, Continetti ancora diligentemente spaccia tutti i tropismi kristoliani sulla necessità dell’assertività militare (più bellicosità da ubriachezza), massiccia spesa per la difesa (più gonfiore) e “nuovo secolo americano”. Il reaganismo è necessario ora come nel 1996, confessa: infatti, lo è doppiamente, la Russia è riemersa come: “…la peggiore minaccia militare ed ideologica ali Stati Uniti e all’ordine mondiale che hanno costruito per decenni come garante della sicurezza internazionale“. Giusto, guardate tutta questa sicurezza che germoglia dai bombardamenti che gli Stati Uniti hanno fatto in gran parte del mondo. Oh aspettate no, quelli sono terroristi. Il bimbominkia Continetti, collaboratore del Weekly Standard, è piuttosto l’apprendista Sith di Lord Kristol, a giudicare dalla sua ardente fede nel dogma “Egemonia Globale Benevolente”. In effetti, condivide persino l’entusiasmo di Lord Kristol per “Egemonia Galattica Benevolente”. Fu Continetti a dare il via alla recente pantomima su Star Wars/politica estera quando twittò: “Faccio il tifo per l’Impero dal 1983“. Ciò suscitò la risposta concomitante da Kristol, che è ciò che ha reso twitter twitter. Naturalmente l’intera faccenda era probabilmente un sceneggiata coordinata tra i due neocon. Sfortunatamente per loro, demonizzare Putin sulla Siria non è facile come demonizzare Putin sull’Ucraina. Con l’Ucraina, c’è stata una narrativa abbastanza semplice (anche se falsa) per costruire una grande Russia prepotente e una perdente disgraziata Ucraina. Tuttavia, è piuttosto difficile tenere a bada il fatto che la Russia attacchi al-Qaida e SIIL, insieme a tutti gli alleati jihadisti addestrati dalla CIA che si trovano nelle vicinanze. Ed è sconvenientemente sconveniente che la dirigenza della politica estera degli Stati Uniti sia così deformata nell’attaccare la Russia che bombarda i nemici del popolo statunitense, anche se ciò salva un dittatore che alla maggior parte degli statunitensi non interessa. E ora la sfrenata e popolare carta da joker Donald Trump che scatena lo sgradito buon senso sulle sue legioni di seguaci su come retrocedere e lasciare che la Russia bombardi i terroristi anti-americani sia meglio che iniziare la terza guerra mondiale. E questo oltre al fatto che Trump sgonfia la campagna di Jeb Bush gettando ombra sull’eredità neocon di suo fratello, dai fallimenti dell’11 settembre alla disastrosa decisione di cambiare il regime in Iraq. E il pupazzo dei neocon Marco Rubio, che in realtà ha adottato “A New American Century” come suo slogan elettorale, non fa alcun progresso contro Trump. E il coinvolgimento della Russia in Siria continua a peggiorare per i neocon. Washington minacciava di ritirare il sostegno al governo iracheno se avesse accettato l’aiuto della Russia contro lo SIIL. L’Iraq comunque accettava l’aiuto russo. Baghdad inviava anche le milizie a combattere sotto la protezione aerea russa a fianco delle forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Persino la Giordania, forza preferita nei sogni d’Israele di dominio regionale, iniziava a coordinarsi con la Russia, nonostante i miliardi di dollari all’anno di aiuti annuali da Washington. Ci sei Giordania?!
Apparentemente non ci sono abbastanza banconote della Federal Reserve nell’immaginazione di Janet Yellen per pagare Iraq e Giordania affinché tollerino un vita in mezzo a una tempesta di binladinite. E cosa farà Washington se l’intera regione avrà legami più stretti con la Russia? Cosa faranno gli statunitensi al riguardo? Un colpo di Stato in Giordania? Spenderanno più sangue e soldi per rovesciare lo stesso governo iracheno per cui abbiamo già perso sangue e denaro? Iniziare una guerra suicida con la Russia nucleare? E i sogni imperiali dei neocon si disgregano anche di fuori delle zone di guerra. Il nuovo Primo Ministro del Canada ha appena annunciato che si ritirerà dalla guerra statunitense nel Levante. L’Europa vuole scendere a compromessi con la Russia sia in Ucraina che in Siria, e questa volontà crescerà con la crisi dei rifugiati che sta affrontando. Obama ha stretto un accordo nucleare con l’Iran e ha iniziato la detenzione con Cuba. E, peggio di tutto, per i neocon, l’occupazione israeliana della Palestina viene delegittimata dal movimento BDS e dalle immagini della sua brutalità che si diffondono sui social media, insieme alle traduzioni della sua odiosa retorica. I neocon hanno morso più di quanto possono masticare e il loro impero galattico cade a pezzi prima ancora di poter conquistare completamente il primo pianeta. Quasi tutti gli imperi finiscono a causa dell’eccessiva estensione. Se persone coraggiose da Ottawa a Baghdad dicono semplicemente “basta” entro un breve lasso di tempo, è sperabile che questo impero si dissolva pacificamente come fece l’impero sovietico, lasciando intatta la sua civiltà ospite, invece di trascinarla nel dimenticatoio insieme come l’impero romano. Ma attenzione, il partito della guerra imperiale non se ne andrà silenziosamente in una notte, a meno che noi, loro base fiscale nazionale, non insistiamo sul fatto che non c’è altra via. Se, nella disperazione, iniziano a dire cose come altri stivali sul terreno, ripristinare la leva, o dichiarare la Terza Guerra Mondiale a Russia ed alleati mediorientali, dobbiamo opporci fermamente, dicendo quanto segue: “No. Non avrai mio figlio per le tue guerre. E non abbandoneremo più la nostra libertà. Non cederemo più a un regime guidato da una cricca di neocon che minaccia di estinguere la razza umana. La vostre fantasia di potere da impero universale è finita. Lasciate perdere. Oppure, come fece Anakin quando l’imperatore venne per suo figlio, scaglieremo la vostra tirannia nell’abisso”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I militari USA e il resto del mondo

Robert Fantina American Herald Tribune 23 gennaio 2018Gli Stati Uniti, principale sponsor mondiale del terrorismo nazionale e internazionale, intraprendono una nuova iniziativa per aumentare la capacità di uccidere. Definita “strategia di difesa nazionale”, veniva annunciata da Elbridge A. Colby, vicesegretario alla Difesa statunitense per la strategia e lo sviluppo delle forze, e si basa sulla cosiddetta strategia di sicurezza nazionale annunciata a dicembre dal presidente Donald Trump. “La strategia di difesa nazionale cerca di attuare i pilastri della strategia di sicurezza nazionale: la pace attraverso la forza, l’affermazione del ruolo internazionale degli USA, l’alleanza e la struttura del partenariato degli Stati Uniti e la necessità di costruire un vantaggio militare per mantenere i principali equilibri di potere regionali“, aveva detto Colby. L’esame di queste quattro componenti è istruttivo.
“Pace attraverso la forza”. Da nessuna parte le dichiarazioni di Colby o di Trump, a tale proposito, menzionano concetti come giustizia, diritti umani o diritto internazionale. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che tali ideali non preoccupano per nulla i potenti Stati Uniti. Finché potranno usare la “forza” bombardando qualsiasi Paese che non gradiscono, ci sarà la pace. Oppressione, morte, carneficina e sofferenza umana sono semplicemente il prezzo per la distorta definizione di pace degli Stati Uniti.
“L’affermazione del ruolo internazionale degli USA”. Quale ruolo? Sembra di poliziotto internazionale corrotto (che forse imita la polizia nazionale statunitense), che stabilisce le regole man mano che procede, fungendo da giudice, giuria e boia. Gli Stati Uniti si sono assunti la responsabilità di rovesciare governi eletti democraticamente e di sponsorizzare e addestrare terroristi, con conseguenti morti, torture e scomparse di milioni di persone nel mondo.
“L’alleanza e la struttura della partnership degli Stati Uniti”. Gli Stati Uniti mostrano di tanto in tanto le loro allettanti alleanze, ma guardando meglio si svela la menzogna che sono. Ad esempio, durante la criminale invasione dell’Iraq nel 2003, i portavoce degli Stati Uniti parlarono di “Coalizione dei volenterosi”, proclamando con gran clamore di aver radunato diversi Paesi per inviare forze in Iraq a rovesciarne il governo. In realtà, oltre il 90% dei soldati inviati in missione era degli Stati Uniti.
“La necessità di costruire un vantaggio militare per mantenere i principali equilibri di potere regionali”. Oggi non esiste un equilibrio di potere; gli Stati Uniti, che spendono tanto per le proprie forze armate quanto i successivi otto Paesi messi insieme, bombardano, destabilizzano e sanzionano qualsiasi nazione scelgano, con quasi totale impunità. È per distruggere un equilibrio di potere regionale che gli Stati Uniti minacciano l’Iran; gli Stati Uniti cercano di mantenere l’egemonia del regime d’apartheid israeliano in Medio Oriente, e quindi il potere e l’influenza crescenti dell’Iran vanno fermati. Se gli Stati Uniti fossero veramente interessati alla pace, in Medio Oriente o altrove, smetterebbero di sostenere Israele e stabilirebbero relazioni diplomatiche con l’Iran. Inoltre, gli Stati Uniti hanno quasi 1000 basi militari nel mondo, almeno 40 delle quali in prossimità dell’Iran. Il loro vantaggio militare è già travolgente e minaccia il mondo intero.
Colby aveva anche detto che gli Stati Uniti devono contrastare la minaccia rappresentata dal terrorismo, individuando, ovviamente, Corea democratica ed Iran. Quindi la nazione che ha ucciso oltre 20 milioni di persone dalla Seconda guerra mondiale; che da allora ha invaso almeno 30 nazioni, alcune delle quali più volte, e che attualmente bombarda sette Paesi deve aumentare il proprio arsenale per contrastare il terrorismo. Sembra ovvio che il terrorismo mondiale diminuirà drammaticamente se gli Stati Uniti ridurranno le proprie spese militari. E che dire di Corea democratica ed Iran? Durante la guerra di Corea, condotta dagli Stati Uniti dal 1950 al 1953, gli Stati Uniti causarono sofferenze indicibili nel Nord. “In tre anni circa, abbiamo ucciso il 20 percento della popolazione”, disse il generale dell’Aeronautica Curtis LeMay. Gli Stati Uniti bombardarono città e villaggi in tutto il Nord, senza preoccuparsi della popolazione civile. L’ostilità nordcoreana verso gli Stati Uniti va considerata valida. L’aggressione degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran ha ancor meno giustificazione di quella nei confronti della Corea democratica. L’Iran non invade un’altra nazione dal 1798. Eppure gli Stati Uniti, per compiacere Israele, accusano l’Iran di attività terroristiche.
Nel romanzo 1984 di George Orwell, il lettore incontra il concetto di “Neolingua”. Questa consente ai governi di agire in modo contrario alla volontà e al bene del popolo. I funzionari del governo degli Stati Uniti sono diventati campioni della “Neolingua”; parlano di combattere il terrorismo, quando gli Stati Uniti sono la principale fonte internazionale del terrorismo. Parlano di alleanze e di costruirle, quando sono spesso tenui nel migliore dei casi, o comprate con gli aiuti esteri, o imposte con la coercizione. Parlano della minaccia alla “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti, quando sono gli Stati Uniti a minacciare la sicurezza delle nazioni di tutto il mondo. Gli Stati Uniti spendono oltre il 50% del proprio budget per le forze armate. Altre nazioni spendono una frazione di tale somma, eppure non vengono continuamente invase o bombardate. Bisogna chiedersi perché gli Stati Uniti debbano spendere così tanto per proteggersi, quando le altre nazioni hanno bisogno di spendere molto meno per le proprie forze militari. Quasi il 13% della popolazione degli Stati Uniti vive al di sotto della soglia di povertà ufficiale, incredibilmente bassa. Oltre il 20% dei bambini statunitensi vive in povertà. Nell’istruzione pubblica, gli Stati Uniti sono a metà delle nazioni industrializzate, mettendo i propri studenti a rischio di non competere in un mercato sempre più globale. La cosiddetta “rete di sicurezza”, le risorse per i poveri, si riduce continuamente così da poter alimentare i militari. Gli studenti universitari si laureano con un debito enorme, a causa dei prestiti governativi ad alto interesse, mentre altri Paesi applicano una frazione dell’importo che le scuole statunitensi fanno pagare per le tasse scolastiche, od offrono un’istruzione universitaria gratuita. Questi problemi potrebbero essere risolti reindirizzando parte del budget militare statunitense per affrontare questi ed altri problemi. E ora il budget già speso per i militari statunitensi sarà aumentato. I funzionari statunitensi vi si riferiscono come bilancio della “difesa”, ma l’esercito statunitense ha poco o nulla a che fare con la difesa; è solo offensivo, come possono testimoniare milioni di vittime in tutto il mondo. Eppure i membri del Congresso, legati ai lobbisti dell’industria della “difesa” che in genere sostengono le loro campagne elettorali e rielezione, diranno ai loro elettori che gli Stati Uniti devono avere questo budget per difenderli dal male che esiste nel mondo. Ignorando il fatto che gran parte di tale male proviene dagli Stati Uniti e che il budget militare non fa altro che aumentarlo.
Indagini internazionali indicano che sono gli Stati Uniti la peggiore minaccia alla pace mondiale. Uno studio del 2017 indica che, a livello globale, il 24% degli intervistati considerava gli Stati Uniti tali. Il prossimo Paese più temuto era il Pakistan, con l’8%. Gli Stati Uniti si auto-perpetuano questa paura, e lo fanno intenzionalmente, per mantenere la comunità internazionale ai loro ordini. Ma non possono controllare il mondo per sempre; Cina, Russia, India e Iran diventano sempre più potenti militarmente ed economicamente. L’alleato più vicino degli Stati Uniti, Israele, è condannato internazionalmente a causa dell’orribile, continua e brutale oppressione dei palestinesi. Sotto la guida sconclusionata di Trump, gli alleati degli Stati Uniti prendono le distanze e stringono alleanze con partner diversi. Una potenza mondiale in declino è sempre pericolosa; mentre le altre nazioni crescono in potere e influenza, e quelle degli Stati Uniti calano, il mondo intero è a rischio. Si spera che le altre nazioni, che hanno molto più interesse per la pace che non gli Stati Uniti, possano eclissare gli Stati Uniti ed esercitare influenza internazionale. Solo allora il perenne stato di guerra del mondo avrà la possibilità di finire.Traduzione di Alessandro Lattanzio