Soros, pussa via

Valerij Kulikov, NEO 18.10.2017Indiscutibilmente, le ONG statunitensi sono cadute in disgrazia in Europa negli ultimi anni. Stati come Italia, Ungheria e Repubblica ceca sono abbastanza decisi nel criticare le organizzazioni non governative statunitensi che operano nei rispettivi territori. Anche la Polonia, considerata satellite dichiarato di Washington nell’Europa orientale, non fa eccezione. Quindi giorni duri per i promotori della globalizzazione e della democrazia americana in Europa. Tra chi è finito sotto tiro troviamo George Soros, il cui nome è stato espressamente menzionato negli ultimi decenni in relazione a ogni protesta di massa, colpo di Stato e presenza delle sue ONG nei vari “movimenti rivoluzionari” nel mondo. Miliardario che preferisce farsi chiamare filantropo non solo desideroso di ridisegnare la mappa del mondo, ma anche di riorganizzare ogni sorta di fondazione per raggiungere i suoi obiettivi, Soros è stato accusato ripetutamente di abbattere i governi di numerosi Stati sovrani. Quanto al cosiddetto “sviluppo democratico” dell’Europa dell’Est e dell’ex-Unione Sovietica, Soros ha speso oltre 2 miliardi di dollari per intromettersi nella loro politica interna negli ultimi tre decenni. Destabilizzando economie e società di tali Stati, cerca di creare il cosiddetto caos controllato, permettendogli di distruggere i resti dello Stato. Come osservato dall’ex-viceministro per gli Affari della diaspora della Georgia e capo del movimento Marcia dei georgiani, Sandro Bregadze, nell’intervista a Dalma News, George Soros è il nemico principale dello Stato georgiano. Il fatto che Soros sia una minaccia per Israele e molti altri Paesi è stato recentemente annunciato dal Ministero degli Esteri israeliano. Come notato da diverse fonti, Soros ha svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione la crisi migratoria in Europa, che appare un’operazione ben pianificata e generosamente sponsorizzata. Per esempio, i media italiani ricordano che Soros promise apertamente di assegnare mezzo miliardo di dollari alle ONG che aiutano i rifugiati a trasferirsi nel continente europeo. Tali casi di “carità” non sono altro che un tentativo d’incoraggiare la tratta degli esseri umani e di stimolare le attività dei contrabbandieri. Le fondazioni di Soros hanno sponsorizzato le forze politiche che sostengono la secessione della Catalogna. Il mano familiare di Soros si vede nelle strade di Barcellona con proteste di massa, incendi, scontri con la polizia. Queste proteste furono provocate dai numerosi tentativi di convincere la popolazione che non ha nulla in comune coi cosiddetti spagnoli. Sui fondi assegnati da Soros alla sua ONG, avrebbe usato ogni trucco, compreso il sostegno inaspettatamente fornito a movimenti come quello per la legalizzazione delle droghe leggere, anche se sconvolge le fondamenta cattoliche di Barcellona.
Nel suo inestinguibile desiderio d’inglobare alle sue aziende private la potenza finanziaria illimitata del Vaticano, idea duramente contestata dall’ex-Papa Benedetto, Soros gli scatenò una guerra legale ampliandola in tutto il mondo. Nelle rivendicazioni contro i ministri delle chiese per molestie e abusi sessuali, Jeff Anderson e Associates, studio legale collegato alle strutture di Soros, è stato scelto quale strumento. A seguito dell’azione accuratamente pianificata, questo studio preparò e sottopose a vari tribunali di molti Paesi cause legali che richiedono il perseguimento penale dei servi della Chiesa Cattolica Romana (RCC). Poi, con l’appoggio dei media internazionali controllati da Soros, un colpo fu inflitto ai capi del Vaticano. Jeff Anderson e Associates fece appello innanzitutto alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, e poi alla Corte Suprema degli Stati Uniti con accuse contro Papa Benedetto e subordinati. Nel 2012, con la presenza dei media di Soros, furono pubblicati documenti segreti della Chiesa cattolica romana che rivelavano le frodi finanziarie della Banca Vaticana. A seguito di tale pressione il Papa dovette prendere un passo inaudito dal 1415: nel 2013 Benedetto rinunciò al trono papale e al suo posto salì Francesco, la cui figura era più che adeguata per Soros. Ultimamente, sotto la pressione di Soros è finito l’Ordine di Malta, la cui leadership è stata rimossa per volontà di Papa Francesco.
Oggi Soros è stato dichiarato persona non grata in molti Paesi. Inoltre, gli è vietato svolgere attività nelle sue terre patrie, Ungheria e Israele. Quindi non si esagera affermando che George Soros è un tumore che va rimosso. È anche accusato di aver cercato di distruggere lo Stato degli Stati Uniti. L’estate scorsa, hacker di DCLeaks.com rilasciarono centinaia di documenti interni del fondo Soros, tra cui certificati e rapporti sulla partecipazione del fondo nella sponsorizzazione del colpo di Stato in Ucraina. Dopo la caduta di Hillary Clinton, sponsorizzata da Soros, i fondi da lui controllati coordinano il movimento di protesta anti-Trump negli Stati Uniti. Si è scoperto che la manifestazione è organizzata dalla società MoveOn, finanziata da George Soros. Soros si oppose a Donald Trump subito dopo la vittoria, chiamandolo bugiardo, imbroglione e aspirante dittatore. Ma ora non solo critica il presidente, ma assegna mezzo miliardo di dollari al tentativo di abbatterlo, lavorando contro le società che si avvantaggiano delle politiche di Trump, soprattutto le compagnie petrolifere statunitensi. Anche nei recenti scontri razziali negli Stati Uniti, Soros apparentemente ha svolto un ruolo. Pertanto, non sorprende la petizione che chiede al presidente Trump di riconoscere il miliardario George Soros terrorista, pubblicato sul sito web delle petizioni della Casa Bianca. È già stato firmato da più di 150000 statunitensi, ed afferma che: “Noi, il popolo diciamo che Soros ha tentato volontariamente di destabilizzare e commettere atti di sedizione contro gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Per raggiungere tali obiettivi, l’autore afferma che Soros ha creato molteplici organizzazioni al solo scopo di praticare la tattica terroristica sul modello Alinsky per distruggere il governo degli Stati Uniti”. Così ora, una volta che il numero di firme richiesto sarà raccolto, la decisione ricadrà sull’amministrazione Trump, ma non è chiaro se Soros e i suoi fondi saranno dichiarati sgraditi sul suolo statunitense.Valerij Kulikov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Cala il sipario sul secolo americano

Wayne Madsen SCF 16.10.2017La storia mostrerà che gli Stati Uniti, trascinati per più di un decennio dai rabbiosi falchi neo-con in conflitti costosi e sconsiderati in Afghanistan e Iraq, vedono calare il sipario sulla loro guerra fredda del “Secolo Americano”. La nomina di Donald Trump, che agisce più come un Caligila o un Nerone che da statista, accelera la fine della sceneggiata della Pax Americana. Scaltri leader mondiali sfruttano l’incompetente politica estera statunitense per fasi avanti mentre gli USA sono preoccupati da ciò che il segretario di Stato Rex Tillerson ha chiamato idiota, che il senatore del Comitato per le relazioni estere del Senato, Bob Corker, definisce bambino che va controllato dagli adulti, e che il governo nordcoreano ha chiamato vecchio “rimbambito” dell’ufficio ovale. Il capitolo finale del secolo americano ha dato a leader difficili come il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il leader nordcoreano Kim Jong Un, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, re Salman e il re del Marocco Muhamad VI l’incoraggiamento a seguire le proprie agende in assenza della passata rete della frammentazione geopolitica degli USA. Trump ha esternalizzato la politica mediorientale ad Israele, con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cheerleader degli israeliani. Il primo indizio che Trump cedeva la politica sul Medio Oriente a Israele si ebbe con la nomina del sionista anti-palestinese David Friedman ad ambasciatore in Israele. Seguì la nomina di Trump del genero pro-Likud Jared Kushner ad inviato speciale in Medio Oriente. Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu, amico della famiglia Trump dagli anni ’80, ha approfittato di un dipartimento di Stato impotente per annettesi altre terre occupate in Cisgiordania, in violazione di numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Netanyahu è anche un amico stretto di Kushner e del padre Charles Kushner. In pochi giorni, Trump ha compiuto due atti contrari all’interesse statunitense, ma forzati da Netanyahu; il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), perché Trump la considera eccessivamente anti-israeliana, e la denuncia ufficiale di Trump del piano d’azione comune complessivo P5 + 1 (JCPOA) sul programma nucleare iraniano. In precedenza, Trump ritirava gli USA dall’Accordo sul Clima di Parigi, rendendoli gli unici al mondo a rifiutarlo. L’eclisse dell’influenza statunitense sulla scena mondiale ha visto molti leader mondiali iniziare ad agire contro Washington confrontandosi direttamente con gli Stati Uniti o rinnegando trattati e accordi internazionali. Trump, che ha fatto smantellare i trattati internazionali per i suoi traffici, pone un cattivo esempio agli altri leader nel rispettare accordi e patti di lunga durata. Forse nessun leader ha approfittato della politica estera e delle turbolenze militari statunitensi più di Erdogan. L’anno scorso il governo dittatoriale di Erdogan arrestava il pastore protestante statunitense Andrew Brunson accusato di coinvolgimento nel tentato colpo di Stato contro il governo di Erdogan del 2016. Erdogan tentò di scambiare Brunson con Gulen, affarista e predicatore miliardario esiliato politico in Pennsylvania. La richiesta di Erdogan non fu considerata e quindi, come un bullo, prese un altro ostaggio, Metin Topuz, impiegato turco del consolato generale statunitense d’Istanbul. Il governo Erdogan, insoddisfatto dell’inattività degli USA su Gulen, arrestava un secondo impiegato del consolato generale degli Stati Uniti, insieme a moglie e figlio. Gli Stati Uniti hanno reagito sospendendo la concessione dei visti per non immigrati ai turchi che desiderano entrare negli Stati Uniti. Erdogan ordinava agli uffici dei visti turchi negli Stati Uniti di fare lo stesso con le domande di visto statunitensi per la Turchia. Erdogan ha comunque ordinato l’arresto di mezza dozzina di cittadini turco-statunitensi con analoghe accuse di aiuto al colpo di Stato del 2016 e di connivenza con l’organizzazione di Gulen.
Il governo Kim Jong Un persegue una guerra verbale con Trump dopo che il presidente degli Stati Uniti invitava a chiamare il leader nordcoreano “rocketman” nei tweet e all’assemblea generale delle Nazioni Unite. La Corea democratica, che misura gli attacchi di Trump all’accordo sugli armamenti nucleari JCPOA con l’Iran, non ha alcun desiderio di raggiungerne uno dopo la dimostrazione che per gli Stati Uniti alcuna firma vale più della carta su cui è impressa. Va notato che la Corea democratica ha firmato l’Accordo sul Clima di Parigi, un accordo che Trump ha denunciato. Danni simili al diritto internazionale si hanno in tutto il mondo con la preoccupazione a Washington per un presidente considerato anche dai più vicini aiutanti militari e della sicurezza nazionale troppo squilibrato per ricevere i codici di lancio nucleare. L’Ucraina, incoraggiata dalle promesse di alcune fazioni dell’amministrazione Trump di ricevere armamenti letali statunitensi, si è allontanata dagli accordi del Quartetto di Normandia e di Minsk tra Russia, Ucraina, Francia e Germania per la cessazione delle ostilità nell’Ucraina orientale. Dopo aver visto Trump trasformare gli accordi internazionali in carta igienica, il presidente ucraino Petro Poroshenko, presidente di una kleptocrazia di oligarchi ucraini legati alle organizzazioni criminali di Trump e Kushner, non vede alcuna ragione di rispettare gli accordi con la Russia elaborati con gli uffici diplomatici di Francia, Germania e Bielorussia. Anche se la Corte europea di giustizia ha stabilito l’anno scorso che il Marocco non poteva pretendere il territorio controverso del Sahara Occidentale, riconosciuto come Stato indipendente da 40 nazioni, il Marocco rinnegava l’accordo sul referendum nel Sahara Occidentale per l’indipendenza. Cone Trump, riferendosi all’ONU come malagestione, il re Muhamad si sente incoraggiato ad ignorare le ripetute risoluzioni ONU sul Sahara Occidentale. Seguendo re Muhamad, il primo ministro di Papua Nuova Guinea, afflitto da scandali, Peter O’Neill, rinuncia al referendum per l’indipendenza di Bougainville prima del 2020. Il referendum è garantito dall’accordo di pace di Bougainville del 2001, e se passasse, chiederà alla Papua Nuova Guinea di concedere l’indipendenza a Bougainville. Il presidente francese Emmanuel Macron ha anche mostrato la volontà di violare l’accordo di Noumea del 1998, che prevede un referendum sull’indipendenza della colonia sud-occidentale della Nuova Caledonia, che si terrà prima del novembre 2018. La Francia sembra incline a vedere altri cittadini francesi recarsi in Nuova Caledonia prima del voto per assicurarsi il “no”. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, erede politico del dittatore fascista Francisco Franco, minaccia d’imporre il controllo diretto sulla Catalogna secessionista, con l’approvazione dell’Unione europea. Tale mossa porrà fine all’autogoverno della Catalogna, ritornando alla politica di Franco verso la Catalogna. L’Arabia Saudita, con l’incoraggiamento di Trump, ha imposto il boicottaggio economico e dei trasporti al Qatar, violando diversi accordi internazionali, tra cui la Carta delle Nazioni Unite. I sauditi persino pensarono di abbattere un jumbo della Qatar Airways, sostenendo che violasse lo spazio aereo saudita. Gli Emirati Arabi Uniti hanno apparentemente innescato la crisi del Qatar, violandone l’agenzia stampa e inserendo una storia che citava l’emiro del Qatar che criticava il re saudita. Più tardi si scoprì che Israele era coinvolto nell’attacco con una delle proprie organizzazioni di lobbying a Washington, la neo-con Fondazione per la difesa delle democrazie. I sauditi hanno inoltre attaccato Gibuti, nel Corno d’Africa, per espellervi i 500 militari in missione di pace del Qatar che controllavano il confine con l’Eritrea. I sauditi hanno anche ignorato una recente relazione dell’ONU sul genocidio commesso dalle loro forze ai danni dei bambini dello Yemen.
Lo smantellamento degli accordi internazionali nel mondo fa seguito alla preoccupazione negli USA su un presidente squilibrato che disprezza gli accordi internazionali. Le azioni unilaterali di Trump nei confronti del JCPOA, dell’UNESCO e dell’accordo climatico di Parigi saranno probabilmente seguite da altre azioni brutali sul palcoscenico internazionale. La Norvegia, forse incoraggiata dal rumore di sciabole anti-russe del suo ex-primo ministro, divenuto segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, viola i termini dell’accordo sulle Svalbard del 1920. L’accordo garantisce il libero accesso internazionale all’arcipelago artico delle Svalbard. La Norvegia ha iniziato ad imporre illegalmente normative norvegesi sui visti per le isole che, nella maggior parte dei casi, sono volte a tenere fuori i cittadini russi.
Il minuto dopo che Trump giurava da presidente, nuovi e vecchi focolai hanno cominciato ad accendersi nel mondo, dalla Rocca di Gibilterra e alla striscia di Caprivi in Africa alla frontiera Sikkim-Tibet e all’isola di Socotra del Mar Arabico. Con Trump che sprofonda nella follia, molti di tali focolai innescherebbero un conflitto. L’epoca di Trump sarà conosciuta nei libri di storia come non solo la fine del “secolo americano”, ma che nell’assenza di leadership ed impegno internazionale degli USA, immerge il mondo nel nichilismo violento.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Esercitazione strategica Zapad 2017

Alessandro Lattanzio, 16/9/2017L’esercitazione strategica congiunta Zapad 2017 si svolge dal 14 al 20 settembre sotto la direzione degli Stati Maggiori Generali della Federazione russa e della Repubblica di Bielorussia. 12700 truppe (7200 bielorusse e 5500 russe), 70 aeromobili e 680 mezzi, tra cui 250 carri armati e 200 sistemi d’artiglieria, nonché 10 navi da guerra, partecipano alle manovre. Inoltre, da parte russa operano raggruppamenti operativi delle Guardia di Frontiera, FSB ed EMERCOM. L’esercitazione si svolge nelle Repubblica di Bielorussia e regioni russe di Kaliningrad, Leningrado e Pskov, ed è volta a migliorare l’interoperabilità dei comandi nei diversi livelli, nonché l’integrazione di truppe e sistemi d’arma. Saranno testate le nuove tattiche sviluppate dalle Forze Armate russe e bielorusse. L’esercitazione simula alcuni gruppi estremisti che s’infiltrano nei territori della Repubblica di Bielorussia e nella regione di Kaliningrad della Federazione russa per eseguire attacchi terroristici e destabilizzare Russia e Bielorussia. Gli estremisti sono supportati dall’estero ricevendo logistica e materiale aerolanciato.
Per sconfiggere i terroristi le truppe devono svolgere una serie di compiti tattici:
– dispiegamento di unità dei raggruppamenti regionali nelle aree occupate dai terroristi, isolandoli;
– operazioni aeree e di difesa aerea per sostenere le forze terrestri e bloccare gli aviorifornimenti ai terroristi;
– operazioni speciali per eliminare i terroristi e stabilizzare la situazione;
– blocco navale dell’area ed operazioni speciali volte ad impedire la fuga dei terroristi via Baltico.
L’esercitazione congiunta Russia-Bielorussia Zapad 2017 ha suscitato isteria in occidente, sebbene si tengano regolarmente dal 2009 e con un preavviso di mesi, tanto che la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen farneticava di esercitazioni con oltre 100000 soldati alla “periferia orientale della NATO”. “I militari russi sono “sorpresi” da tali cifre insensate“, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov, mentre il politico neonazista ucraino Aleksandr Turchinov, a capo del Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa dell’Ucraina, sproloquiava di 240000 soldati, 10000 mezzi e 100 aerei, contraddicendo qualsiasi dato concreto.
Le esercitazioni Zapad 2017 sono volte a verificare la compatibilità operativa delle Forze Armate russe e bielorusse nelle operazioni antiterrorismo. Ma ciò veniva visto dalla presidenta lituana Dalia Grybauskaite come “giochi aggressivi diretti contro l’occidente“, mentre a luglio, il tenente-generale Ben Hodges, comandante delle forze armate statunitensi in Europa, le definiva “cavallo di Troia” contro la NATO. “Vorrei sottolineare che, a parte la componente antiterrorismo, l’esercitazione Zapad-2017 è di carattere puramente difensivo“, dichiarava il Tenente-Generale Aleksandr Fomin, definendo “mito” qualsiasi accusa contro di esse. “Non progettiamo l’attacco a nessuno. Per vedere di cosa si tratta, abbiamo invitato chiunque voglia assistervi. Venite a vedere“, dichiarava il Presidente Aleksandr Lukashenko, invitando ONU, NATO e OSCE, ed oltre 80 osservatori stranieri.
Nel frattempo la Svezia svolgeva le più grandi manovre in vent’anni, mentre 40000 truppe della NATO avevano partecipato a 18 esercitazioni in Europa, anche in Paesi come Georgia e Ucraina, vicino al confine con la Russia, mentre Ungheria, Romania e Bulgaria partecipavano con gli Stati Uniti alle manovre Sabre Guardian 2017, con 25000 militari provenienti da 22 Paesi, e l’Ucraina aveva ospitato le esercitazioni navali Sea Breeze 2017 degli Stati Uniti, che videro la presenza di 2500 truppe e 30 navi provenienti da 17 Paesi.

Fonti:
Cassad
Russia Feed
MoD RF

Addio ‘presidente’ Trump; salve ‘presidente’ Mattis

Il segretario alla Difesa USA Mattis dirige la politica estera statunitense, verso un vicolo cieco
Alexander Mercouris, The Duran 24 agosto 2017

Il 16 febbraio 2017, poco dopo la rassegnazione forzata del primo consigliere nazionale della sicurezza, Generale Flynn, parlai della straordinaria potenza che il segretario generale della difesa Mattis sembrava avere nell’amministrazione Trump, “Il Generale Mattis diventa una figura dominante nell’amministrazione. Da ex-combattente pluridecorato è anche considerato un autentico intellettuale, Mattis sembra aver rapidamente affermato la propria autorità sui Capi di Stato Maggiore con cui i segretari della Difesa hanno spesso avuto rapporti scontrosi… Nel complesso il Generale Mattis sembra raccogliere sempre più i fili del potere. Se questa tendenza continua, e se usa la sua posizione abilmente, Mattis potrebbe diventare uno dei più potenti segretari della Difesa che gli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale. Se tale concentrazione di potere nelle mani di un soldato va bene, è un’altra cosa”. Questo commento fu scritto in attesa che il Viceammiraglio Bob Hayward, ufficiale vicino al Generale Mattis, venisse nominato consigliere della sicurezza nazionale del presidente Trump al posto del Generale Flynn. L’Ammiraglio Hayward rifiutò l’incarico, ma chi lo ricevette fu il Generale HR McMaster, altro ufficiale militare che collaborerebbe con il Generale Mattis, proprio come avrebbe dovuto fare l’Ammiraglio Hayward. Dalla nomina a capo dello Staff della Casa Bianca del Generale Kelly, come Mattis ex-ufficiale dei marines, l’influenza di Mattis non si estende solo al Consiglio di sicurezza nazionale, ma alla Casa Bianca. Come dissi di recente, con l’espulsione di Steve Bannon, l’ex-capo stratega del presidente Trump, e la cacciata dei funzionari associati dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, sembra che non ci sia una figura significativa alla Casa Bianca e al Consiglio di Sicurezza Nazionale in grado di resistere ai militari. Per dominio dell’amministrazione Trump da parte dei militari s’intende il controllo del Generale Mattis, che non solo ha già amici presso Casa Bianca, Consiglio di Sicurezza Nazionale e Capi di Stato Maggiore Congiunti, ma dirige anche il dipartimento della Difesa, l’unico ente del governo degli Stati Uniti che si occupi di sicurezza nazionale e politica estera che funziona. Questo perché le altre due agenzie che tradizionalmente decidevano su politica estera e sicurezza, dipartimento di Stato e CIA, sono essenzialmente paralizzate; il dipartimento di Stato perché presidente Trump e segretario di Stato Tillerson non hanno ancora nominato le cariche vacanti all’inizio dell’anno, e la CIA perché è distratta e bloccata nel conflitto con il presidente Trump sulla vicenda del Russiagate. Il risultato è che la politica estera degli Stati Uniti viene decisa, unico esempio nella storia statunitense, da un ex-ufficiale che non è stato eletto, ma che presiede la gigantesca burocrazia per la difesa e la sicurezza nazionale statunitense.
Il Generale Mattis decide sempre più chiaramente la linea della politica estera statunitense. Ecco alcuni esempi:

1) Medio Oriente
Che il Generale Mattis gestisca la politica statunitense in Medio Oriente è dimostrato dal fatto che è l’alto funzionario del governo che più di qualsiasi altro visita il Medio Oriente. A titolo esemplificativo, Mattis ha appena completato un’altra della sua infinita serie di viaggi nella regione, questa volta in Giordania e Turchia. In questo caso il fatto che abbia scacciato i civili è in realtà un bene. Da soldato, è chiaro che il Generale Mattis non ha tempo per l’avventuroso cambio di regime in Siria che potrebbero comportare il confronto militare con i russi e neanche sopporta l’idea di affrontare l’Iran; una politica dai rischi elevati. A giugno, due affiliati di Flynn al Consiglio di sicurezza nazionale, Ezra Cohen-Watnick e Derek Harvey, avevano istigato gli Stati Uniti a “confrontarsi” con l’Iran e i suoi “agenti” in Siria. Una proposta che avrebbe comportato il rischio di scontri in Siria con i russi. Il Generale Mattis non ne fece nulla, e entrambi furono dimessi. Harvey fu peraltro anche uno dei più rumorosi nell’amministrazione Trump a favore dell’attacco missilistico sulla base aerea di al-Shayrat di aprile. Il risultato finale è che l’amministrazione Trump non ha rinunciato all’accordo nucleare con l’Iran come molti si aspettavano, mentre in Siria il Generale Mattis ha rediretto in modo discreto gli sforzi statunitensi dal cambio di regime verso l’obiettivo dichiarato di distruggere lo SIIL.

2) Afghanistan
Se il Generale Mattis passa negli Stati Uniti per un “realista” sul Medio Oriente, in quanto vuole evitare il confronto diretto con Iran e Russia, in Afghanistan è un falco. Ha spinto per eliminare i vincoli alle operazioni militari statunitensi in Afghanistan, precedentemente imposte dall’amministrazione Obama, e per continuare le operazioni militari in Afghanistan a tempo indefinito, perfino inasprendole. La “nuova strategia” per l’Afghanistan, annunciata dagli Stati Uniti, mostra ancora una volta che le opinioni del generale dominano. La strategia originale del presidente Trump, per cui fu eletto, di uscire dall’Afghanistan, è stata abbandonata. Invece gli Stati Uniti continueranno ad ampliare la guerra financo al Pakistan, mentre qualsiasi negoziato per porre fine alla guerra ai taliban sarà condotta esclusivamente nei termini statunitensi. L’obiettivo secondario non è vincere, cosa che il segretario di Stato Tillerson dice impossibile, e come sa sicuramente anche il Generale Mattis, ma evitare di apparire sconfitti. La motivazione è stata spiegata brillantemente dall’accademico canadese Paul Robinson, “Quindi, la strategia è utilizzare il potere militare per creare le condizioni per un accordo politico con i taliban, anche se non ha finora raggiunto questo obiettivo, e anche se “nessuno sa se o quando ciò accadrà”. E questo è ciò che costituisce un pensiero da “adulti”? Alla fine, l’annuncio di Trump si limita a una dichiarazione sul ritiro che porterà a un disastro e pertanto nel dover persistere perché, beh, sapete, sarà un male non farlo. Non c’è nulla in questo annuncio che suggerisca come Trump e i suoi consiglieri immaginano come por fine a questa guerra. Sono incapaci come Obama e Bush prima di loro, e continuano a fare la stessa cosa, più e più volte. Perché? La risposta è che i costi finanziari della guerra piovono su numerose persone, in modo che nessuno li nota, mentre i costi umani si concentrano su un piccolo segmento della popolazione, le forze armate, che il resto della gente può ignorare tranquillamente (e al momento, il numero di statunitensi che muore in Afghanistan è abbastanza piccolo). Politicamente, la continuazione della guerra è relativamente gratuita. Ma se gli USA dovessero ritirarsi e qualcosa andasse storto, Trump e chi lo circonda ne verrebbero accusati. È quindi meglio coprirsi il sedere e mantenere le cose così come sono finché il problema non sarà passato a qualcun altro. Questa è una soluzione politica interna, ma non reale“. Mettendola in altro modo, il Generale Mattis non vuole essere ricordato come il soldato che ha presieduto la peggiore sconfitta degli Stati Uniti dal Vietnam. A tal fine manterrà la guerra in Afghanistan all’infinito, nella speranza che qualcosa accada.

3) Europa
Anche se il Generale Mattis approccia i russi in Siria, dove i rischi sono troppo gravi, li affronta in Europa, dove crede che i rischi siano minimi. Così, in contraddizione con la politica promossa dal presidente Trump durante le elezioni, il generale Mattis non solo sostiene appieno la NATO, ma spinge le missioni antimissile nei Paesi dell’Europa orientale e le sfide provocatorie e inutili alle frontiere della NATO. Da ufficiale, Mattis sa sicuramente che queste forze sono troppo piccole per minacciare la Russia o difendersi in caso di attacco russo (vedi i commenti del colonnello in pensione Douglas Macgregor nell’articolo di Politico). Il fatto che il Generale Mattis sia comunque premuroso verso queste provocazioni, profondamente irritanti per i russi, sono un richiamo alle promesse infrante che gli Stati Uniti fecero quando l’URSS si dissolse, dimostrando che nonostante tutte le chiacchiere degli Stati Uniti sull'”aggressione russa”, non credono che la guerra in Europa sia imminente. Indicando quanto il Generale Mattis sia disposto a provocare i russi in Europa, parla apertamente della possibilità d’inviare armi al regime di Majdan in Ucraina, invertendo la precedente politica di non armamento concordato da Barack Obama e Donald Trump. Infatti Trump soppresse la proposta d’inviare armi all’Ucraina dalla piattaforma elettorale del Partito Repubblicano, durante la Conferenza dello scorso anno. Recuperando questa pessima idea, il Generale Mattis naturalmente ignora anche l’opposizione pubblica dell’alleato più potente degli Stati Uniti, il governo tedesco. Il fatto che l’invio di armi in Ucraina non cambi l’equilibrio militare (vedasi l’eccellente discussione sull’argomento di Saker), aumenta notevolmente il rischio di guerra, ma non sembra preoccuparsene il generale Mattis, dato che l’Ucraina è un teatro dove gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti.

4) Corea democratica
Tra la retorica tesa delle ultime settimane su una possibile guerra con la Corea democratica, è passato inosservato come il Generale Mattis l’escludesse. Ancora da soldato, Mattis sa quali sono i pericoli di una guerra contro la Corea democratica dotata di armi nucleari e sostenuta dalla Cina, e non ha alcuna intenzione di rischiare. Che sia il Generale Mattis ancora una volta la chiave del processo decisionale, con la sua nota opposizione alla guerra con la Corea democratica come opzione, è dimostrato da come il belluismo contro la Corea democratica sia finito nel momento in cui vi si è pronunciato contro.

5) Mar Cinese Meridionale
Proprio come il Generale Mattis è felice di affrontare la Russia in Europa, è felice di confrontarsi con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, spostando la Settima Flotta a breve distanza dal territorio occupato dalla Cina e provocandola con voli militari statunitensi. Anche in questo caso si vede lo stesso schema attivo in Siria e Europa. Proprio come il generale Mattis non è disposto a rischiare lo scontro diretto con l’esercito russo in Siria, ma è disposto ad agire nel modo più provocatorio immaginabile contro la Russia in Europa, così non è disposto a rischiare uno scontro diretto con la Cina nella penisola coreana, ma è disposto ad agire nel modo più provocatorio immaginabile contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Proprio come in Europa, perché il Generale Mattis non crede che il rischio di uno scontro armato con la Cina nel Mar Cinese Meridionale sia reale. Questo strano mix di politiche di rinuncia al confronto coi militari russi e cinesi in Siria e Corea, dove i rischi sono reali,e di aggressività verso Russia e Cina in Europa e nel Mar Cinese Meridionale, dove non vi è alcun rischio, è esattamente ciò che ci si aspetta da un soldato statunitense. Combinando l’estrema avversione al rischio, caratteristica degli attuali militari statunitensi, con la vecchia abitudine alla postura aggressiva, dove i rischi appaiono minimi. Ciò che è assolutamente assente è qualunque strategia. In alcun modo il Generale Mattis sembra avere una politica verso Russia o Cina o verso le crisi in Afghanistan, Corea o Medio Oriente. Invece improvvisa in modo reattivo, come ci si potrebbe aspettare da un soldato, in ogni caso senza badare alle connessioni tra le varie crisi che affronta, o al paradosso degli Stati Uniti che cercano l’aiuto russo e cinese in Medio Oriente e Penisola coreana, e contemporaneamente colpendone gli interessi in Europa e nel Mar Cinese Meridionale. Inutile dire che per quanto riguarda una Grande Strategia, pensando all’alleanza cino-russa e al modo di rispondervi, il Generale Mattis non può fare niente. Basta che Cina e Russia siano avversari degli Stati Uniti, perciò prevede di affrontarli dove sente di poterlo fare, senza pensare a come ciò li spinga a collaborare più strettamente contro gli interessi statunitensi.
Nel precedente articolo sull’ascesa dei militari statunitensi alla dirigenza politica degli Stati Uniti, sottolineavo che il parallelo più vicino era la Germania nella prima guerra mondiale, dove il sistema politico disfunzionale lasciò ai militari la leadership di fatto. Nel caso della prima guerra mondiale, la Germania adottò un approccio essenzialmente tecnico e frammentato ai problemi, alternando un’estrema aggressività a tentativi di conciliazione mal concepiti. Il risultato è che nel 1914 la Germania si ritrovò contro tutte le altre grandi potenze d’Europa eccezion fatta per il satellite degli Asburgo. Sotto la direzione de facto del Generale Mattis, lo stesso sembra stia accadendo agli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora