Degenerazione e fondamentalismo dei media occidentali

Andre Vltchek, New Eastern Outlook, 08.04.2018Non c’è nulla di più triste e patetico di un famigerato bugiardo che urla, sputa, insulta persone normali a destra e sinistra, mentre terrorizza chi dice la verità. Ultimamente, l’occidente è diventato chiaramente furioso. Quanto più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, tanto più aggressivamente urla, tira calci e ridicolizza se stesso. Non nasconde nemmeno più le intenzioni, che sono chiare: distruggere tutti gli avversari, siano Russia, Cina, Iran o qualsiasi altro Stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che dicono la verità; non la verità come definita a Londra, Washington, Parigi o Berlino, ma la verità percepita a Mosca, Pechino, Caracas o Teheran; la verità che al servizio della gente, non la falsa pseudo-verità inventata per sostenere la supremazia dell’impero occidentale. Sono stati stanziati enormi fondi per l’assalto mortale della propaganda nata a Londra e Washington. Milioni di sterline e dollari sono stati assegnati e spesi, ufficialmente e apertamente, per “contrastare” le voci di russi, cinesi, arabi, iraniani e latinoamericani; voci che finalmente arrivano agli “Altri”, gli abitanti desolati del “sud globale”, delle colonie e delle neo-colonie; gli schiavi moderni che vivono negli Stati “clienti”. La maschera cade e la faccia cancerosa della propaganda occidentale si svela. È terribile, spaventosa, ma almeno è ciò che è, perché tutti possano vederlo. Niente più suspense, sorprese. All’improvviso è tutto allo scoperto. È spaventoso ma onesto. Questo è il nostro mondo. Questo è come s’è ridotta la nostra umanità. Questo è il cosiddetto ordine mondiale, o più precisamente, neocolonialismo.
L’occidente sa come massacrare milioni di persone e manipolare le masse. La sua propaganda è sempre stata dura (e ripetuta mille volte, non diversamente dalle pubblicità aziendali o dalle campagne d’indottrinamento fascista della Seconda Guerra Mondiale) quando proviene dagli Stati Uniti, o brillantemente machiavellica e letale se proviene dal Regno Unito. Non dimentichiamolo mai: il Regno Unito ha assassinato e ridotto in schiavitù centinaia di milioni di esseri umani inermi e molto più avanzati, per secoli in tutto il mondo. A causa del talento nel lavaggio del cervello e nella manipolazione delle masse, il Regno Unito ha commesso innumerevoli genocidi, rapine riuscendo a convincere il mondo che va rispettato e autorizzato a mantenere mandato morale e seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il regime occidentale sa mentire, spudoratamente ma professionalmente, e soprattutto, sempre. Ci sono migliaia di menzogne accumulatesi, consegnate con perfetti accenti “educati” dalla classe superiore: bugie su Salisbury, comunismo, Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba, Corea democratica, Siria, Jugoslavia, Ruanda, Sud Africa, Libia, rifugiati. Ci sono bugie su passato, presente e persino futuro. Nessuno ride, vedendo questi teppisti imperialisti come Regno Unito e Francia predicare, nel mondo e con faccia di bronzo, libertà e diritti umani. Non fa ridere, ancora. Ma molti lentamente s’indignano. I popoli di Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina cominciano a capire di essere stati ingannati e raggirati; che le cosiddette ‘istruzione’ e ‘informazione’ provenienti dall’occidente non sono altro che spudorato indottrinamento. Per anni ho lavorato in tutti i continenti, compilando storie e testimonianze sui crimini dell’imperialismo e sul risveglio del mondo, “riassunti” nel mio libro di 840 pagine: “Exposing Lies Of The Empire“. Milioni ora possono vedere, per la prima volta, che i media, come BBC, DW, CNN, Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty, li hanno ingannati sfacciatamente per anni e anni. Reuters, AP, AFP e diverse altre agenzie di stampa occidentali sono riuscite a creare una narrativa uniforme nel pianeta, con giornali locali che in tutto il mondo pubblicano fabbricazioni identiche provenienti da Washington, Londra, Parigi e altre capitali occidentali. Immagini totalmente false su argomenti importanti come Unione Sovietica, Comunismo, Cina, ma anche libertà e democrazia sono state incise in miliardi di cervelli umani. La ragione principale del risveglio dei popoli nel mondo d’essere ancora oppressi dall’imperialismo occidentale, è il lavoro incessante di media come New Eastern Outlook (NEO), RT e Sputnik, in Russia, CGTN, China Radio International e China Daily in Cina, TeleSur in Venezuela, al-Mayadin in Libano e Press TV iraniana. Certo, ci sono molti altri media anti-imperialisti orgogliosi e decisi in varie parti del mondo, ma quelli citati sono i più importanti vettori della contro-propaganda proveniente da Paesi che hanno combattuto per la loro libertà e che hanno semplicemente rifiutato di essere conquistati, colonizzati, prostituiti e soggiogati dall’occidente. Una potente coalizione anti-imperialista di Stati veramente indipendenti si è formata e solidificata. Ora ispira miliardi di esseri umani oppressi ovunque sulla Terra, dandogli speranza, promettendo un futuro migliore, ottimista e giusto. Essere all’avanguardia di molti cambiamenti positivi ed aspettative è il “nuovo media”. E l’occidente guarda, inorridito, disperato e sempre più al vetriolo. È disposto a distruggere, uccidere e schiacciare, solo per fermare quest’ondata di “ottimismo pericoloso” e lottare per vere indipendenza e libertà.
Ora ci sono attacchi continui ai nuovi media del mondo libero. In occidente, RT è minacciata d’espulsione, il brillante e sempre più popolare New Eastern Outlook (NEO), è finito sotto un malvagio attacco informatico da parte, molto probabilmente, hacker occidentali professionisti. TeleSur viene periodicamente paralizzato da sanzioni vergognose scatenate contro il Venezuela, e lo stesso banditismo si rivolge a PressTV iraniano. Vedete, l’occidente sarà responsabile di miliardi di vite in rovina nel mondo, ma non subisce sanzioni ed azioni punitive. Mentre Paesi come Russia, Iran, Cina, Cuba, Corea democratica e Venezuela devono “affrontare le conseguenze” principalmente sotto forma di embargo, sanzioni, propaganda, intimidazione diretta, persino bullismo militare, semplicemente per aver rifiutato di accettare la folle dittatura globale occidentale, e per aver scelto una propria forma del governo e sistema politico oltre che economico. L’occidente semplicemente non sembra capace di tollerare il dissenso. Richiede obbedienza piena e incondizionata, una sottomissione assoluta. Agisce da fondamentalista religioso e teppista globale. E per peggiorare le cose, i suoi cittadini sembrano essere così programmati od indifferenti o entrambi, che non capiscono ciò che i loro Paesi e “cultura” fanno al resto del mondo.
Quando sono intervistato, mi viene spesso chiesto: “il mondo affronta il vero pericolo della Terza Guerra Mondiale?” Rispondo sempre “sì”. È perché sembra che Nord America ed Europa non sappiano smettere di costringere il mondo ad obbedienza e schiavitù di fatto. Sembrano non voler accettare alcun accordo razionale e democratico sul nostro Pianeta. Sacrificherebbero uno, decine o centinaia di milioni di esseri umani solo per mantenere il controllo sull’universo? Sicuramente lo farebbero! L’hanno già fatto in diverse occasioni e senza pensarci due volte, senza rimpianti e senza pietà. La scommessa dei fondamentalisti occidentali è che il resto del mondo sia molto più decente e assai meno brutale da non poter sopportare un’altra guerra, un’altra carneficina, un altro bagno di sangue; che piuttosto si arrenda, rinunci ai propri sogni su un futuro migliore, invece di combattere e difendersi da ciò che appare sempre l’inevitabile aggressione militare occidentale.
Tali calcoli e “speranze” dei fanatici occidentali sono falsi. I Paesi che ora vengono minacciati ed intimiditi sono ben consapevoli di cosa aspettarsi se si arrendono alla pazzia occidentale e agli imperialisti. La gente sa, si ricorda cosa vuol dire essere schiavi. La Russia di Eltsin, crollata, fu saccheggiata dalle multinazionali occidentali, sputata faccia dai governi europeo e nordamericano; ebbe l’aspettativa di vita scesa ai livelli dell’Africa sub-sahariana. La Cina sopravvisse a un’agonia inimmaginabile del “periodo di umiliazione”, saccheggiata e spartita da invasori francesi, inglesi e statunitensi. L’Iran derubato del governo legittimo e socialista, dovette vivere sotto un maniaco sadico, il burattino occidentale scià. L’intera America “latina”, con le sue vene aperte, con la cultura in rovina, la religione occidentale che gli chiudeva la bocca; con letteralmente tutti i governi e leader socialisti e comunisti democraticamente eletti rovesciati o assassinati, o quantomeno manipolati dal potere di Washington e dai suoi lacchè. La Corea democratica, sopravvissuta a un genocidio bestiale contro i propri civili, commesso da Stati Uniti ed alleati nella cosiddetta guerra coreana. Vietnam e Laos, violentati e umiliati dai francesi, e poi bombardati da Stati Uniti e loro alleati. Sud Africa… Timor Est… Cambogia…
Ci sono carceri viventi, relitti in decomposizione, abbandonati dopo gli attacchi mortali occidentali “liberatori”: Libia e Iraq, Afghanistan e Honduras, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, solo per citarne alcuni. Servono d’avvertimento per chi ha ancora delle illusioni su “buona volontà” e spirito di giustizia occidentali! Siria… Oh, Siria! Guardate cosa ha fatto l’occidente in un Paese orgoglioso e bello che si è rifiutato di piegarsi e leccare i piedi di Washington e Londra. Ma guardate anche quanto è forte, quanto determinato può essere chi ama veramente il proprio Paese. Contro ogni previsione, la Siria si è opposta, combattendo e vincendo i terroristi stranieri circondata e sostenuta dalla grande coalizione internazionalista! L’occidente pensava di scatenare un altro scenario libico, ma invece si scontrò con un pugno di ferro dai nervi d’acciaio, un’altra Stalingrado. Il fascismo fu visto, affrontato e fermato. Ad un costo enorme, ma fermato! Il Medio Oriente guarda. Il mondo guarda. I popoli ora vedono e ricordano. Cominciano a ricordare chiaramente cosa gli è successo. Iniziano a capire. Sono incoraggiati. Comprendono chiaramente che la schiavitù non è l’unico modo di vivere.
La coalizione anti-occidentale o più precisamente anti-imperialista è ora solida come l’acciaio. Perché è una grande coalizione di vittime, di popoli che sanno cos’è lo stupro e il saccheggio, cosa sia la distruzione completa. Sanno esattamente cosa infliggono gli autoproclamati sostenitori della libertà e della democrazia, il fondamentalismo culturale ed economico occidentale. Questa coalizione di nazioni indipendenti e orgogliose è qui per proteggersi, proteggere se stesse così come il resto del mondo. Non arrendersi mai, mai indietreggiare. Perché i popoli hanno parlato e inviano messaggi chiari ai loro leader: “Mai più! Mai capitolare. Non cedere alle intimidazioni occidentali. Combatteremo se attaccati. E resisteremo, orgogliosamente, qualunque cosa, non importa quale forza brutale vada affrontata. Mai piegarsi, compagni! Non cederemo mai di fronte a chi diffonde il terrore!” E i media in questi meravigliosi Paesi che resistono all’imperialismo e al terrore occidentali diffondono innumerevoli messaggi ottimistici e coraggiosi. E la dirigenza occidentale osserva, agitandosi e sporcandosi i pantaloni. Sa che la fine del suo brutale dominio sul mondo si avvicina. Sa che i giorni dell’impunità stanno finendo. Sa che il mondo giudicherà presto l’occidente, per i secoli di crimini che ha commesso contro l’umanità. Sa che la guerra dei media sarà vinta da “noi”, non da “loro”. Il campo di battaglia è in via di definizione. Con alcune brillanti eccezioni, gli occidentali e i loro media serrano le fila, attenendosi ai loro padroni. Come molti altri scrittori, ero stato senza tante cerimonie cacciato da Counterpunch, una delle pubblicazioni sempre più anticomuniste, anti-russe, anti-siriane e anti-cinesi degli Stati Uniti. Dal loro punto di vista, scrivevo per diverse pubblicazioni “sbagliate”. Sono davvero orgoglioso che abbiano smesso di pubblicarmi. Sto bene dove sono: contro loro, e contro altri media occidentali. L’estensione del controllo ideologico occidentale del mondo è degenerata, veramente perversa. I suoi media e sbocchi “istruttivi” sono pienamente al servizio del regime. Ma il mondo si sveglia e affronta tale fondamentalismo culturale e politico mortale. È in corso una grande battaglia ideologica. Questi sono tempi eccitanti e luminosi. Niente potrebbe essere peggio della schiavitù. Le catene si spezzano. D’ora in poi, non ci sarà impunità per chi ha torturato il mondo per secoli. Le loro bugie, così come i loro carri armati, saranno affrontate e fermato!Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È un creatore di Vltchek’s World in Word and Images, autore del romanzo rivoluzionario Aurora e diversi altri libri. Scrive in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Francia è in guerra con la Turchia?

Gearóid Ó Colmáin, Global Research 3 aprile 2018Mentre i diplomatici russi vengono espulsi dall’Europa, portando il mondo sull’orlo della guerra, la NATO in Siria sembra disintegrarsi. Il 29 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron diceva che la Francia avrebbe inviato truppe ad aiutare i curdi nella Siria settentrionale a combattere le forze turche. La Turchia aveva lanciato l’operazione Olive Branch il 20 gennaio per cacciare le forze curde del PYD-YPD da Ifrin, nel nord della Siria. I gruppi del PYD-YPD furono ribattezzati Forze Democratiche Siriane (SDF) su richiesta degli Stati Uniti per nasconderne i legami col Partito dei Lavoratori Curdi (PKK) in Turchia, che Ankara afferma essere un’organizzazione terroristica.
Ora Ankara accusava Parigi di sostenere il terrorismo contro la Turchia e minacciava di reagire se la Francia inviasse alle SDF truppe. Parigi si era offerta di “mediare” tra governo turco e SDF, offerta respinta con sprezzo da Ankara. In un’intervista a Le Monde , l’ex-presidente francese Francois Hollande descriveva la Turchia alleata nella guerra con un alleato dei francesi. Insisteva, tuttavia, a che la Francia continuasse a sostenere i curdi. Hollande accusava Mosca di permettere alla Turchia d’invadere la Siria per indebolire e dividere la NATO. Il presidente Donald Trump dichiarava che gli Stati Uniti intendono ridurre le operazioni in Siria. Sembra che la Francia stia ora adempiendo ai suoi doveri di Stato-vassallo degli Stati Uniti, fornendo truppe a sostegno delle forze curde della NATO. Quindi, Francia ed Unione europea affronteranno l’ira della Turchia, mentre gli Stati Uniti passano in secondo piano? Secondo il direttore di Stratfor George Friedman, l’esercito turco è più potente degli eserciti francese e tedesco messi insieme. La Turchia di Erdogan ha l’ambizione di far rivivere il passato ottomano. La Turchia è una potenza strategica chiave tra Oriente e occidente. Ankara ha una presenza militare in Qatar e Somalia, dando alla potenza mediterranea accesso ad importanti centri strategici sul Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Negli ultimi anni la Turchia ha aumentato investimenti ed impegno nei Paesi africani. Etiopia, Somalia, Sudan, Nigeria, Ghana e Sudafrica sono diventati importanti partner commerciali dei turchi. Una delle ragioni dell’ostilità francese con la Libia di Gheddafi era la determinazione a competere contro l’influenza francese in Africa. La crescente influenza della Turchia in Africa sarà, prima o poi, una preoccupazione per le potenze dell’Europa occidentale, specialmente la Francia. Ma i rapporti franco-turchi non sono sempre stati pessimi. Nel XVI secolo la Francia si appoggiò agli ottomani per contrastare il Sacro Romano Impero. Attraverso l’alleanza cogli ottomani, la Francia ottenne importanti concessioni commerciali (“capitolazioni”) in Medio Oriente. I francesi continuarono a usare l’alleanza cogli ottomani per contenere gli austriaci nel 17° e 18° secolo.

La politica del genocidio
Ma negli ultimi anni la Francia è sembrata decisa ad inimicarsi il vecchio alleato diplomatico. Nel 2016 l’assemblea francese approvava una legge che rende illegale “negare” il genocidio armeno del 1915. Da allora ogni storico che dubiti di aspetti della storia “ufficiale” potrebbe finire in prigione e subire una multa di 45000 euro. La Turchia continua a negare la responsabilità del genocidio armeno. Dato che la legge Gaysot rende illegale mettere in discussione qualsiasi aspetto del genocidio ebraico durante la Seconda guerra mondiale, la storia in Francia rientra sempre più nella giurisprudenza piuttosto che nella storiografia. Il tentativo della Francia di legiferare sulla storia turca era chiaramente una mossa politica volta a colpire un potenziale rivale geopolitico. Il genocidio armeno è diventato une cause célèbre tra attori d’élite ed attivisti della dirigenza imperiale occidentale. Verso la fine del XIX secolo, le potenze occidentali si erano pesantemente infiltrate nell’impero ottomano tramite i contatti con potenti ufficiali armeni. Nazionalisti e socialisti armeni formarono il Comitato Hunchak e la Federazione Rivoluzionaria Armena (ARF). I turchi credono che questi gruppi furono incoraggiati dall’imperialismo europeo e russo a ribellarsi contro il governo ottomano per destabilizzare l’impero. Qualunque sia la verità storica sul genocidio, la causa del genocidio armeno è una caratteristica chiave della politica imperialista occidentale nei confronti della Turchia. Il sostegno della Francia alle cause armena e curda e l’ostilità nei confronti della Turchia nell’Unione europea, indicano con forza che i francesi temono il crescente potere della Turchia. Tuttavia, la Francia è una delle maggiori fonti di investimenti esteri diretti in Turchia e la rottura delle relazioni metterebbe a repentaglio molti potenti interessi.

Il nuovo alleato d’Israele
I curdi hanno amici importanti a Parigi. Il filosofo Bernard Henri-Levy fece grevi pressioni in Francia a loro favore. Bernard Henri-Levy svolse un ruolo chiave per spingere all’intervento francese in Libia nel 2011. Levy non nasconde che la sua fedeltà va ad Israele. Uno Stato curdo in Siria sarebbe negli interessi geopolitici di Israele. Circondati da arabi ostili e turchi, i curdi si affiderebbero inevitabilmente ad Israele, facilitando così l’egemonia israeliana nella regione. Sin dalla Guerra Fredda, la politica statunitense verso la Turchia era usarla contro l’URSS. La Turchia fu un attore centrale nella destabilizzazione e distruzione della Siria. Ma Ankara è entrata in Siria con la sua agenda geo-strategica. Ora gli interessi della Turchia sono minacciati dall’alleanza militare occidentale. La NATO, che finora ha sostenuto migliaia di gruppi terroristici, molti dei quali si combattono, sembra disintegrarsi in Siria. Il presunto “socialismo” dei gruppi curdi in Siria era propaganda dei media occidentali. Non c’è niente che anarchici piccolo-borghesi ed autoproclamati “socialisti rivoluzionari” amino di più della visione delle milizie curde con Guevara e i loro “consigli operai”. La natura acefala delle forze del PYD-YPG (Unione Democratica – Unità di Protezione del Popolo) in Siria rispecchia il genere di rivoluzioni e “rivolte spontanee” fomentate dalla CIA nei Paesi in via di sviluppo, e sempre più nel primo mondo; assicurando il dominio dell’imperialismo sul movimento. Nel 2017 furono formate forze guerrigliere rivoluzionarie internazionali per fornire sostegno anarchico e femminista alla causa curda dell’imperialismo. La diffusione della perversione sessuale nel mondo in via di sviluppo attraverso l’ideologia pseudo- sinistra è diventata, negli ultimi anni, l’autentica avanguardia dell’imperialismo occidentale. I marxisti-leninisti consideravano l’omosessualità un problema sociale che, nella sua manifestazione moderna, era attribuita alla decadenza borghese; ma oggi vi sono pochi marxisti-leninisti che avrebbero il coraggio di dirlo. Il PYD curdo ha stretti legami con la Rosa Luxemburg Stiftung in Germania, decisiva nel colpo di Stato neo-nazista della CIA nel 2014 in Ucraina. Nel mondo, il terrorismo di sinistra postmoderno e il jihadismo taqfirita aprono la strada all’imperialismo.

Imperialismo turco
Dopo la psyop Skripal contro la Russia, Ankara si è rifiutata di espellere i diplomatici russi. Ora sembra che la Turchia non possa più essere utilizzata dall’occidente per colpire la Russia. La Turchia è un impero emergente con propri interessi strategici. Nel XXI secolo non ha molto senso geopolitico per un impero come la Turchia rimanere legato agli interessi dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico: la Turchia non è una potenza atlantica. Come potenza marittima con accesso strategico a Mar Nero, Mediterraneo e ora Mar Rosso e Oceano Indiano, il Neo-ottomanesimo turco è una realtà. Sebbene sia ancora in guerra cogli alleati siriani di Russia e Iran, e profondamente complice del rafforzamento del terrorismo, Ankara gravita sempre più verso l’asse Mosca-Tehran negli ultimi due anni. Nondimeno, la posizione geopolitica intermedia della Turchia la rende un partner inaffidabile per gli eurasiatici. I terroristi uighuri che combattono per l’indipendenza della provincia cinese di Xinyang (Turkestan orientale), sono ancora sostenuti da Ankara; e non vi è alcuna indicazione che il regime turco abbia reciso i legami col terrorismo taqfiro. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha minacciato l’Europa in passato. Nel 2016 avvertì che la Turchia avrebbe inondato l’Europa di migranti se l’UE non avesse accolto la richiesta di altro denaro per far fronte alla crisi migratoria. Erdogan ancora minaccia l’Europa. Mentre i migranti continuano ad arrivare in massa nelle città europee, con migliaia di terroristi islamici e di al-Qaida tra di loro, la Francia gioca col fuoco andando contro la Turchia. Con l’intensificarsi della crisi migratoria in Francia e nell’Unione europea in rovina, la Francia non potrà combattere guerre all’estero, soprattutto contro behemoth militari in ripresa come la Turchia. Gli analisti statunitensi prevedono che la “Nuova Europa”, anziché la “Vecchia Europa”, intraprenderà tale compito. La Polonia è fuori dal tiro dell’UE. La Polonia comprende che l’immigrazione di cittadini culturalmente dissimili non è nel suo interesse, ed è armata fino ai denti dagli Stati Uniti. Se l’Unione dovesse collassare, ne conseguirebbe il caos. La Francia affronterà lotte indipendentiste in Corsica e terrorismo islamista su larga scala. Solo Ungheria, Austria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia potranno difendere l’Europa dall’assalto neo-ottomano. Ma non dovremmo illuderci della natura di tale “difesa”. Lo zio Sam sosterrà entrambe le parti fin quando una guerra di tutti contro tutti porterà l’umanità più vicino al governo globale. L’ex-commissario UE Javier Solana affermò che l’Europa è il laboratorio del governo mondiale. Un prolungato periodo di austerità e guerra civile costringerà i cittadini a guardare alle istituzioni globali per avere pace e protezione. Quando i piani per la primavera araba furono annunciati dall’ex-segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice al comitato degli affari pubblici americano-israeliano nel 2005, fece riferimento alla necessità di un “caos creativo” nella riconfigurazione del “nuovo Medio Oriente”. Ciò che ora affrontiamo è il caos creativo che precede la “Nuova Europa” e, soprattutto, il “Nuovo ordine mondiale”…Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché il pilota ucraino “si è suicidato”?

Svjatoslav Knjazev, Sebastopoli, Eurasia Daily, 21 marzo 2018La misteriosa morte dell’ex-pilota ucraino Vladislav Voloshin, in pensione dal 2017 dopo una carriera di successo a Nikolaev, presenta altre prove che l’Ucraina viene derubata e da un motivo in più per dubitare che Voloshin non sia coinvolto nell’abbattimento del Boeing malese del 2014. L’ultima notizia, del 18 marzo, è la morte di Vladislav Voloshin, ex-pilota e direttore dell’aeroporto internazionale di Nikolaev. Il primo rapporto diceva che Voloshin si era sparato con una pistola Makarov dal numero di serie cancellato. Più tardi, i mass media aggiunsero che l’aveva fatto a casa quando moglie e figli erano nella stanza accanto. Non era morto subito e aveva persino parlato coi medici del pronto soccorso. Alcuni giornalisti locali pubblicavano gli screenshot del suo messaggio a un certo Max, dove si lamentava di essere costretto a svolgere attività illegali, suggerendo che poteva essere eliminato se avesse fatto qualcosa di sbagliato, aggiungendo che non gli sarebbe piaciuto lasciare i figli senza padre. Aveva anche detto che pensava al “suicidio”. Ma il tono del messaggio era più sarcastico che depressivo. Voloshin si lamentò che tutti attorno a lui, incluso Max, badassero solo a se stessi. Nella risposta, Max assicurava Voloshin di essere sincero nei suoi confronti. I due erano amici: scherzavano e pensavano di bere della birra. Voloshin criticava il governatore dell’Oblast Nikolaev Oleksiy Savchenko, ma l’uomo di cui aveva paura non era lui, ma una persona più influente. Qui va ricordato chi fosse Voloshin e come divenne un personaggio pubblico.
Vladislav Voloshin era nato a Lugansk nel 1988 e crebbe nel Donbas. A 16 anni entrò nella scuola militare di Lugansk e in seguito nella Kharkov National Air Force University. Nel 2010, entrò nelle forze aeree ucraine. Nel 2014 prese parte alla cosiddetta operazione antiterrorismo sul Donbas. I media ucraini l’avevano definito il pilota più coraggioso delle forze aeree ucraine. Nell’agosto 2014 l’aereo di Voloshin fu abbattuto, ma sopravvisse. Durante l’operazione, compì 33 missioni. Il presidente ucraino Petro Poroshenko gli assegnò un ordine per il suo valore. Voloshin divenne famoso nel dicembre 2014, quando uno dei suoi commilitoni l’accusò di aver abbattuto il Boeing malese sul Donbas. L’uomo disse che l’aereo di Voloshin aveva missili aria-aria al momento e lo citò dire, dopo la missione: “Era l’aereo sbagliato… nel posto sbagliato nel momento sbagliato“. Kiev si affrettò a negare le accuse e ad incolparne i russi. A 26 anni, Voloshin era già maggiore, ma nell’estate 2017 si ritirò e fu nominato direttore aggiunto dell’aeroporto internazionale di Nikolaev. La comunità internet ucraina era indignata dalla “fuga dalle forze armate” ma Voloshin spiegò che i suoi comandanti erano di mentalità ristretta ed esibizionisti e che nell’esercito riceveva solo 13000 grivne al mese, il che non bastava per lui e la famiglia (anche se era il doppio del salario medio in Ucraina). Voloshin aggiunse che aveva fatto abbastanza per proteggere il Paese a differenza di chi lo criticava. All’aeroporto, Voloshin ebbe un discreto successo all’inizio. Nel dicembre 2017, il direttore dell’Aeroporto Mikhaylo Halaiko fu arrestato mentre cercava di consegnare al governatore dell’Oblast di Nikolaev Savchenko una tangente di 2,5 milioni di grivne. Halaiko fu licenziato e Voloshin nominato direttore. Il 24 gennaio 2018, convocò i suoi dipendenti e li informò che l’aeroporto aveva guadagnato 133 milioni di grivne, e stava attivamente ripristinando la pista, i sistemi di navigazione ed illuminazione e pagava puntualmente i salari del personale. Alla fine del febbraio 2018, Voloshin parlò con l’amico giornalista russofobo Juriij Butusov e gli disse che non aveva né nemici né problemi. Tuttavia, il 18 marzo, Voloshin decise di spararsi. Il giorno successivo Hromadske TV citava la vicedirettrice dell’aeroporto internazionale di Nikolaev, Alina Korotich, dire che l’amministrazione dell’Oblast di Nikolaev aveva costretto Voloshin a firmare documenti che certificano il completamento dei lavori nel quadro di una gara annullata, ovviamente illegale. La somma della gara era di 100 milioni di grivne. Sotto questa luce, abbiamo una serie di domande:
Perché Voloshin decise di suicidarsi mentre solo un paio di settimane prima aveva inviato all’amico un messaggio dicendo che non voleva che i suoi figli perdessero il padre?
Perché Voloshin decise di suicidarsi a casa quando l’amata famiglia era accanto?
Se il suo suicidio fu provocato dalle azioni illegali di qualcuno, perché non scrisse nulla nel tentativo di avere giustizia?
Perché Voloshin si è sparato al petto? Da ex-militare, avrebbe dovuto sapere che non era il modo migliore per uccidersi? Fu vivo e cosciente per un’ora e mezza dopo lo sparo.
Dove prese la pistola Makarov? Era un regalo? Perché i numeri di serie della pistola erano cancellati?
Come mai un uomo che ha subito molti test psicologici all’università e bombardato a sangue freddo asili, scuole e ospedali nel Donbas era così psicologicamente instabile?
Perché Voloshin, molto duro nel criticare l’esercito di Poroshenko, accettò di entrare nell’agenzia controllata dal governatore nominato dal Blocco di Poroshenko?
Perché Voloshin era così ottimista solo un paio di settimane prima della morte, anche se aveva problemi così seri?
La teoria secondo cui Voloshin si è suicidato perché si vergognava non dà alcuna risposta alle domande sopra menzionate. Ci sono solo due possibilità logiche: o il pilota è stato ucciso e la sua famiglia è stata costretta al silenzio o fu costretto a uccidersi. La data del suicidio di Voloshin non era una coincidenza. Il 18 marzo, la Russia eleggeva il presidente, un evento che avrebbe sicuramente oscurato la morte dell’uomo sospettato di aver abbattuto il Boeing malese, notizia che altrimenti sarebbe stata in prima pagina.
Chi voleva liberarsi di Voloshin avrebbe avuto due motivi:
Voloshin avrebbe potuto pubblicare fatti che esponevano la corruzione delle autorità di Nikolaev. Alcuni blogger ucraini suggeriscono che chi avrebbe potuto fare pressione su Voloshin quando era vivo era l’eminenza grigia della politica locale, il parlamentare del Blocco di Poroshenko David Makarian. Voloshin avrebbe anche voluto rivelare alcuni fatti sul Boeing abbattuto distruggendo Poroshenko e l’intero regime post-Majdan. Se Voloshin fosse morto due anni fa, sarebbe stato fatale per il regime di Poroshenko, ma ora a Kiev potranno collegare il caso a certi problemi legati alla corruzione nell’Oblast di Nikolaev ed incolparne il governatore locale o alcuni parlamentari. In ogni caso, la morte di Voloshin ha dimostrato che corruzione ed anarchia corrodono le fondamenta dello Stato ucraino e possono farlo crollare da un momento all’altro. Ora possiamo vedere per cosa lottasse Maidan, per il diritto di certuni di derubare i resti del tesoro dell’Ucraina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Chi è il nuovo segretario di Stato di Trump

Chi e cosa c’è dietro questo cambio di funzionari diplomatici e d’intelligence? Un cambio di strategia o un rafforzamento della linea belluina degli Stati Uniti?
Mision Verdad, 13 marzo 2018Da quando Donald Trump assunse la guida del governo degli Stati Uniti nei primi mesi del 2017, un’ondata di funzionari è stata licenziata, come il presidente-magnate ha fatto molte volte nel suo spettacolo The Apprentice, ma tramite Twitter, o fu dimessa su pressione politica. Si contano almeno 25 funzionari di alto rango, tra cui Steve Bannon, Michael Flynn e ora, la notizia del giorno dalla Casa Bianca, il maggiore azionista individuale di ExxonMobil ed ex-segretario di Stato Rex Tillerson.
Donald J. Trump @realDonaldTrump
Mike Pompeo, Direttore della CIA, sarà il nuovo segretario di State. Farà un fantastico lavoro! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio! Gina Haspel sarà il nuovo direttore della CIA, e la prima donna ad esserlo. Congratulazioni a tutti!
13:44 – 13 mar. 2018
Il repubblicano Mike Pompeo, che subentra al principale incaricato diplomatico degli Stati Uniti, e sarà presto confermato dal Senato, operava nell’amministrazione Trump dirigendo la Central Intelligence Agency (CIA). A sua volta, Gina Haspel fa carriera: ora assume la guida della CIA, dopo aver ricoperto l’incarico di vicedirettrice, la seconda posizione dell’istituzione. Ciò va confermato prima dal Congresso (si richiede l’approvazione legislativa dopo la nomina presidenziale), tuttavia Trump presume che sarà approvata e Haspel diventerà la prima donna ad assumere tale posizione nella storia degli USA. Tale mossa può essere letta da varie angolazioni, dato che Pompeo e Haspel sono figure in ascesa che collaborano col presidente e ne influenzano le decisioni e siedono nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca.

L’ombra della CIA
Da quando i fratelli Dulles fondarono la più importante agenzia d’intelligence negli Stati Uniti oltre 60 anni fa, lasciarono il segno non solo nel Paese ma nel mondo. Il quartier generale di Langley (Stato della Virginia) è, come sintetizzato dall’analista Larry Chin, quello dello Stato profondo e del governo invisibile. La CIA è un covo in cui si decidono le principali questioni di potere negli Stati Uniti. I direttori della CIA furono affaristi importanti, membri dell’establishment politico e/o strateghi geopolitici che assunsero la filosofia suprematista secondo cui l’Americano deve eccezionalmente civilizzare (“democratizzare”) il resto del mondo. Ecco perché Mike Pompeo rientra nel profilo: imprenditore e rappresentante dell’ala radicale e conservatrice del Partito repubblicano, fece carriera nella comunità dei servizi segreti senza sfuggire a polemiche e al mondo delle armi e del petrolio. Le sue connessioni col complesso militare-industriale l’hanno portato a tale importante posizione. Con la sua nomina a nuovo segretario di Stato, Pompeo copre anche il profilo aziendale di Tillerson, con l’essenziale provenienza diretta dagli uffici in cui si elaborano strategie e tattiche delle operazioni segrete internazionali, come dal confermato record della CIA. Infatti, Tillerson e Pompeo sono strettamente collegati (attraverso finanziamenti e lobby) ad ExxonMobil. L’ascesa della CIA raggiunge il polso internazionale diplomatico dell’amministrazione Trump. D’altra parte, Gina Haspel ha un curriculum meno interessante ma molto più sorprendente come spia e capo dei centri di detenzione e tortura. L’attuale direttrice della CIA era responsabile di una prigione segreta (“sito nero”) della CIA in Thailandia nel 2002, un piano segreto dell’agenzia. Si scoprì con la declassificazione dei cablo che Haspel nascose e distrusse documenti in cui la tortura veniva indicata come “annegamento simulato”, oltre ad ospitarvi terroristi di al-Qaida. Haspel è una veterana delle operazioni di spionaggio, entrò nella CIA nel 1985. Fu ambasciatrice degli Stati Uniti a Londra. Nel 2013 fu nominata capo ad interim del National Clandestine Service, un ufficio in cui sono pianificate le operazioni segrete della CIA, ma fu sostituita dopo poche settimane per gli scandali sulla tortura. Mike Pompeo la loda così: “Gina è un’ufficiale dell’intelligence esemplare, una patriota con più di 30 anni di esperienza nell’agenzia, un capo collaudato dalla misteriosa capacità di fare cose e ispirare chi le sta intorno”. E così ascendono due personaggi influenti nella CIA e nel governo degli Stati Uniti. La domanda su cosa ci sia dietro la commedia è la cosa più interessante da esporre, con questa ombra della CIA ovunque.

Perché il cambio di funzionari?
Negli ultimi mesi ci sono stati disaccordi e contraddizioni pubbliche tra Rex Tillerson e Donald Trump. Uno ha sdegnato l’altro tramite twitter o nei discorsi in qualsiasi parte del mondo. Il declino del petroliere texano si vedeva da tempo, e la sua sostituzione con Pompeo fu anche annunciata, come recensito da The American Conservative. Con Tillerson fuori dal governo, l’attuale segretario di Stato è visto come agente in supporto alle decisioni diplomatiche più aggressive dell’amministrazione Trump. Di fatto, l’opinione per relazioni conflittuali tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran assume una dimensione maggiore con Pompeo segretario di Stato, dato che diversamente dal predecessore crede che nulla vada negoziato cogli iraniani. Sostiene l’assenza di politica estera sugli accordi nucleari con la potenza del Medio Oriente anziché il dialogo politico, e privilegia l’embargo attuale. È la linea belluina neoconservatrice. Il modo di relazionarsi con la Corea democratica è diverso con Pompeo. A una conferenza di gennaio, ammise che si doveva negoziare di fronte a guerra nucleare e scontro diretto con Kim Jong-un: questo fattore è fondamentale nella congiuntura attuale, con l’annuncio che Trump e il leader nordcoreano s’incontreranno al tavolo dei negoziati. Anche se le dichiarazioni dell’ex-direttore della CIA indicano i problemi che gli Stati Uniti hanno attualmente con Iran, Corea democratica e Siria, Pompeo è riconosciuto avere il pugno di ferro sulla comunità dei servizi segreti. La strategia delle sanzioni e del blocco finanziario contro il Venezuela è un’idea di Mike Pompeo, come ha confessato di recente. Va riconosciuto che l’influenza della CIA nelle decisioni di Donald Trump è, come nei precedenti presidenti dall’assassinato John F. Kennedy, piuttosto elevato. Tanto da concedere al suo direttore la posizione principale diplomatica dell’amministrazione. Per la Russia, Pompeo non ha saputo dimostrare che i russi hanno interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e quindi optò a febbraio d’incontrare i funzionari del Cremlino dell’intelligence e del controterrorismo (parlando della Siria?) Approccio criticato da alcuni, lodato da altri. L’attuale guerra commerciale di Trump con la Cina non ha un chiaro rappresentante diplomatico in Pompeo, ma gli analisti statunitensi concordano sul fatto che, a differenza di Tillerson, l’ex della CIA è d’accordo con lo scontro commerciale internazionale. Mentre ciò che viene deciso nella CIA, coll’insieme di interessi aziendali e guerrafondai, avrà maggiore importanza nella politica estera di Trump, non c’è una linea che riunisca le politiche statunitensi in relazione ai suddetti Paesi. Piuttosto, sembrano esserci contraddizioni e accordi bilaterali secondo i contesti globali e locali.
Una delle poche certezze evocate da tale cambio di funzionari è che Trump conta su Pompeo come importante funzionario per riunire, per quanto possibile, gli agenti che rappresentino un cambiamento nel governo degli Stati Uniti. Il presidente magnate portò Pompeo alla CIA per riorganizzarla a suo favore, ora lo porta nella sede diplomatica dopo mesi di fiducia e consigli influenti. Da parte sua, Gina Haspel continuerà il lavoro del suo precedessore, tenendo conto che avrà il permesso del nuovo segretario di Stato e di Donald Trump. Sembra che non ci sia fine a questo periodo interessante, oltre che pericoloso. Soprattutto con la CIA in prima linea e scoperta nella politica estera degli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia minaccia il dominio aereo statunitense

Frank Sellers, The Duran 28 febbraio 2018Mentre gli USA cercano di preservare la loro egemonia, in questo caso in Medio Oriente, sempre più continuano ad imbattersi in ostacoli direttamente o indirettamente eretti dall’attività della Russia nella regione secondo la politica per sradicare lo SIIL e stabilizzare la nazione siriana aiutandola a preservare l’integrità territoriale. Questi interessi, tuttavia, non sono solo della Russia, ma sono condivisi da Iran e Turchia, e quindi sono considerati dal generale statunitense minaccia al dominio degli USA nella regione, così come ai loro interessi regionali, una prospettiva esposta nella nuova dottrina militare rilasciata questo mese. RT riporta:
Gli Stati Uniti cercano di contenere la crescente influenza dell’Iran in Medio Oriente e di respingere le sfide all’egemonia di Washington poste da Russia e Cina, ha detto al Congresso il più alto generale statunitense nella regione. Il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), informava il Comitato per i servizi armati della Camera (HASC) sugli sforzi contro lo Stato islamico (SIIL) e le guerre in Siria, Afghanistan e Yemen. Tutto ciò rientra nella competenza del CENTCOM, “l’unico comando operativo geografico che esegue operazioni di combattimento attive”, sottolineava Votel. Gli Stati Uniti hanno diviso il globo in sei comandi operativi. In base a ciò, l’area di responsabilità del CENTCOM si estende dal confine libico con l’Egitto ai confini dell’India, e dai confini tra Russia e Kazakistan al Sudan. Dalla testimonianza di 45 pagine preparata da Votel, era evidente che gli Stati Uniti considerano l’Iran la peggiore sfida nella regione, seguita dagli sforzi russi e cinesi per frenare l’egemonia di Washington. “L’aumento dei sistemi missilistici terra-aria russi nella regione minaccia il nostro accesso e la capacità di dominare lo spazio aereo”, lamentava Votel a un certo punto, discutendo sulla Siria. A differenza delle forze statunitensi presenti nel Paese, le forze russe sono in Siria su invito del governo di Damasco. Votel sostiene che la base legale della presenza delle truppe statunitensi era “l’autodifesa collettiva dell’Iraq” dallo SIIL. “La ragione principale per cui siamo in Siria è sconfiggere li SIIL, e questo rimane il nostro unico e solo compito”, diceva Votel ai legislatori, facendo eco alle dichiarazioni del presidente Donald Trump. Dichiarando che lo SIIL è sconfitto, Votel ammonisce che “le popolazioni sunnite restano vulnerabili al reclutamento identitario” dei gruppi terroristici, aggiungendo che “giovani impressionabili in questa regione tumultuosa, alla ricerca di comunità e giustizia, sono assai suscettibili agli insegnamenti degli estremisti”. Votel non dava alcun riconoscimento all’intervento della Russia in Siria nella scomparsa dello SIIL. Piuttosto, il generale aveva parole dure per Mosca, accusandola d’interpretare il ruolo di “incendiario e pompiere”, alimentando il conflitto in Siria e poi “reclamando di agire da arbitro per risolvere la disputa”. Come spiegava Votel, Mosca offriva alternative diplomatiche a “negoziati politici a guida occidentale” in Siria e Afghanistan. L’influenza della Russia nei Paesi dell’Asia centrale che erano parte dell’Unione Sovietica è “problematica”, poiché potrebbe “limitare le opzioni d’ingaggio degli Stati Uniti” e mettere in pericolo le linee di rifornimento della NATO in Afghanistan, ha detto Votel. Il generale descriveva Russia e Iran come “rivali storici” che condividono comunque interessi, “compreso il desiderio di mettere da parte, se non espellere, gli Stati Uniti dalla regione”. Gli imperi russo e persiano hanno combattuto una serie di guerre nel Caucaso dal 1651 al 1828. L’Iran era un alleato di Washington dal colpo di Stato della CIA del 1953 alla rivoluzione islamica del 1979, quando i due Paesi divennero nemici acerrimi. Ciò si riflette nella testimonianza di Votel, che si riferiva ai trionfi di Washington sull’imperialismo iraniano e la “mezzaluna sciita” dall’Iran al Libano. Tuttavia, il capo del CENTCOM sembrava rimangiarsi la precedente narrativa sulla guerra in Yemen istigata dall’Iran, scegliendo di descriverla come guerra civile in cui l’Iran interveniva per danneggiare la rivale regionale Arabia Saudita. “Il conflitto nello Yemen ha aperto opportunità all’Iran, che continua a sostenere gli huthi con l’obiettivo di costruire un’agente che faccia pressioni sulla coalizione guidata dai sauditi ed estendere la sfera d’influenza”, aveva detto Votel, che anche rivelava che gli Stati Uniti avevano aumentato i consiglieri dell’esercito saudita nell’ultimo anno, per “aiutare a mitigare le vittime civili evitabili nello Yemen”. La coalizione a guida saudita combatte nello Yemen dal marzo 2015, senza molto successo. Anche se Votel ha negato esplicitamente che la missione di Washington in Siria è contrastare l’Iran, ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero “costruire una forte relazione” con le forze democratiche siriane (SDF) “per impedire l’obiettivo dell’Iran di avere linee di comunicazione in queste aree critiche”. L’intervento della coalizione degli Stati Uniti e delle “potenze regionali”, con cui presumibilmente intendeva la Turchia, ha già “bloccato la capacità di Assad di riconquistare grandi porzioni della Siria settentrionale”, aveva detto il generale riferendosi al Presidente siriano Bashar Assad. Aveva anche parlato di “organizzazioni democratiche ad-hoc” istituite nei territori liberati dalle SDF, dai finanziamenti statunitensi e della coalizione per sopravvivere. I finanziamenti che “aiuterebbero a mantenere il sostegno popolare e a stabilire condizioni per una governance stabile”, affermava Votel. Tuttavia, gli sforzi degli Stati Uniti per lavorare coi curdi nel nord della Siria sono minacciati dall’incursione turca nel distretto d’Ifrin detenuto dai curdi. Mentre le milizie curde che non fanno parte delle SDF sostenute dagli Stati Uniti, hanno legami familiari e tribali. “La nostra alleanza con la Turchia è fondamentale”, aveva detto Votel, “ma dobbiamo continuare a sollecitare moderazione perché le loro azioni hanno chiaramente aumentato i rischi per la nostra campagna per sconfiggere lo SIIL”. Il capo del CENTCOM affermava anche che Mosca e Teheran cercano la fine della guerra in Siria perché riversano “miliardi di dollari” in aiuti a Damasco. Eppure, nella stessa udienza, sosteneva che la Russia “deve ammettere che non è capace o che non vuole giocare un ruolo nel porre fine al conflitto siriano” e che era “incredibilmente destabilizzante”. Nessuna spiegazione veniva data su tale contraddizione”.
Chiaramente, quindi, secondo Votel, le azioni della Russia nella regione, militari e diplomatiche, servono solo a contrastare gli interessi statunitensi nella regione che, sostiene il generale, potrebbero essere realizzati in modo molto più efficace se la Russia non agitasse le acque. Anche se è ormai noto che gli USA finanziano e addestrano organizzazioni terroristiche nella regione che continuano a minacciare la stabilità in Siria, e altrove, i loro generali accusano la Russia di alimentare le fiamme dell’instabilità e delle violenze. Questo è, quindi, un caso molto chiaro di proiezione del generale, che mente consapevolmente al Congresso su ciò che fa e sul ruolo della Russia con le azioni e gli sforzi legali per sradicare il terrorismo e stabilire la sicurezza nella regione. In una recente testimonianza allo stesso comitato del Congresso, l’ammiraglio Herry Harris, capo del Comando del Pacifico degli Stati Uniti, aveva una posizione analoga su Cina e sue attività nel Mar Cinese Meridionale, indicando la ragione per cui gli USA dovrebbero essere pronti alla guerra contro la Cina. In linea con la nuova dottrina militare, i vertici statunitensi sono molto preoccupati per l’egemonia USA e sostengono con veemenza “i necessari preparativi” strategici per preservarla e contrastare le nuove minacce, in particolare Russia e Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio