La battaglia di Damasco e del Ghuta orientale

Serge Marchand, Rete Voltaire, Damasco (Siria), 24 febbraio 2018

La città di Damasco e la campagna a est della capitale, il Ghuta orientale, sono teatro di violenti scontri tra al-Qaida, sostenuta da Regno Unito e Francia, e l’Esercito arabo siriano. La Repubblica cerca di liberare la popolazione da sette anni di occupazione e sharia. Ma le potenze coloniali non ci sentono da quell’orecchio.Negli ultimi sei anni, il Ministero della Riconciliazione ha firmato più di mille accordi ed ha amnistiato decine di migliaia di terroristi, reintegrati nella società, a volte persino nell’esercito. Nel Ghuta occidentale hanno accettato, ma mai nella parte orientale. Quest’area, abbastanza grande, era popolata prima della guerra da più di 400000 persone. Secondo le Nazioni Unite, sono oggi 367000. Secondo il governo, molto meno, in ogni caso non più di 250000. La città principale è un sobborgo piuttosto malfamato, Duma, conosciuto prima della guerra per i bordelli e la mafia. In realtà, questa zona è occupata da al-Qaida, che si fa chiamare Jaysh al-Islam, supervisionata dalle SAS inglesi e da ufficiali del DGSE francese sotto la copertura dell’ONG Medici senza frontiere. Principalmente i combattenti sono guidati dalla famiglia al-Lush, dai grandi patrimoni a Londra. Dal luglio 2012 alla morte a fine 2015, Zahran al-Lush annunciò più volte la settimana che avrebbe preso Damasco e giustiziato tutti gli infedeli, vale a dire i non sunniti. Impose la sharia a tutti gli abitanti secondo i principi del predicatore wahhabita Abdalaziz ibn Baz. Chiuse in gabbia chi sfidava la sua autorità e giustiziò molte persone, incluso un mio vicino (agente immobiliare che viveva nell’appartamento sotto il mio), che fu sgozzato in pubblico perché si rifiutò di dire che “Assad è un cane”. Ricevendo armi dall’Arabia Saudita dalla Giordania, al-Lush presiedette una parata militare con carri armati inscenata e filmata dall’MI6 inglese [1]. Quando l’Esercito arabo siriano piazzò cannoni sulla montagna che domina la capitale ed iniziò a bombardare la truppa di Zahran al-Lush, questi mise prigionieri sui tetti come scudi umani. All’inizio del 2016, il cugino Muhamad al-Lush prese il comando. Si rese famoso lanciando omosessuali dai tetti. Va notato che la Siria protegge gli omosessuali; un’eccezione tra i Paesi musulmani e questo paragonato ai Paesi occidentali da trent’anni [2].
Muhamad al-Lush era il capo della delegazione dell’opposizione ai negoziati di Ginevra. Lì, chiese e ottenne che dipinti e sculture che adornavano l’hotel che l’ospitava fossero coperti. Durante i colloqui, dalla sala delle trattative twittava ai suoi sostenitori di prepararsi ad uccidere i soldati come “maiali”. Solo negli ultimi mesi l’Esercito arabo siriano ha completamente bloccato l’area. Fino ad allora era possibile che gli abitanti fuggissero. ONU e Mezzaluna Rossa hanno libero accesso dalla Repubblica, ma non dalla parte di al-Qaida. I jihadisti lasciano uscire solo i loro seguaci per le cure. I convogli di cibo sono perquisiti dall’Esercito prima di entrare nel Ghuta. In effetti, molte volte i convogli delle Nazioni Unite venivano usati per inviare armi ai jihadisti. Se l’ONU rifiuta le perquisizioni, vengono fermati. Il Ghuta è l’area del mercato che circonda la capitale. Quando i prodotti alimentari non coltivati localmente sono forniti dall’ONU, sono i jihadisti a distribuirli alla popolazione. I prezzi sono considerevolmente più alti che nella capitale, fino a quattro volte. Solo i residenti che giurano fedeltà ai jihadisti ricevono denaro per comprarli. Diverse volte, gli abitanti lealisti del Ghuta dovettero sopportare la carestia impostagli dai jihadisti. Per sei anni, i jihadisti hanno regolarmente attaccato Damasco dal Ghuta. Ogni giorno uccidevano persone nel silenzio assordante della comunità internazionale. Poco a poco, Daraya, Muadamiya al-Sham, Qudasaya e al-Hamah, nell’agosto 2016, poi Jubar, Barzah, Qabun e Tishrin nel febbraio 2017, furono liberati. Gli accordi poi firmati prevedevano il trasporto dei terroristi sotto scorta fino ad Idlib, nel nord-ovest del Paese, alla sola condizione che liberassero gli abitanti.
La Repubblica ha appena deciso di liberare il Ghuta orientale dai jihadisti. Il bombardamento intensivo è effettuato da artiglieria ed Aeronautica. Si tratta di annientare i jihadisti e di fare il minor numero possibile di vittime tra i civili. Durante questa campagna, i convogli umanitari sono impossibili. Al-Qaida bombardava la capitale. Normalmente i jihadisti prendono di mira l’ambasciata iraniana a Mazah, piazza Umayyad (quartier generale della televisione e del Ministero della Difesa), il Centro culturale russo e l’ambasciata russa. Questa volta i proiettili cadono ovunque. I damasceni e milioni di siriani che rifiutano la sharia e si sono rifugiati nella capitale sotto la protezione della Repubblica cercano di sopravvivere. Più di un terzo degli abitanti rimane chiuso a casa per paura di essere ucciso dai proiettili sulla città. Un quarto delle aziende rimane chiuso e le amministrazioni sono inattive. Regno Unito e Francia cercano d’imporre un cessate il fuoco per trenta giorni nel Ghuta. Questi due Stati non fanno segreto del loro sostegno alla famiglia al-Lush e della loro ostilità verso la Repubblica araba siriana e il suo Presidente Bashar al-Assad. Entrambi hanno rifiutato di partecipare alla Conferenza di pace di Sochi, nella quale era rappresentato oltre il 90% dei siriani, ma non gli al-Lush [3].
La guerra è un mezzo per risolvere un conflitto che semplifica in primo luogo i problemi e divide gli uomini in due gruppi, mai tre, contrariamente a quanto sostengono i diplomatici inglesi e francesi. La guerra viene praticata uccidendo non solo i nemici il più possibile, ma anche i propri il meno possibile. In tutte le guerre si è costretti a sacrificare dei propri, altrimenti sarebbe una semplice operazione di polizia. Quando la coalizione occidentale bombardò Mosul l’anno scorso per annientare pochi migliaia di jihadisti rimasti, uccise molti più civili (9-11000, secondo le fonti). I media occidentali salutarono questa vittoria con entusiasmo. Gli stessi media occidentali diffondevano immagini a sazietà di due bambine del Ghuta tra i bombardamenti. Alcuno di essi s’interroga sulle famiglie di queste due bambine o su come abbiano imparato l’inglese. Nessuno pensa agli altri bambini che muoiono a Damasco, ma tutti implorano di fermare il massacro.
Se si avrà un cessate il fuoco, non avrà alcuna conseguenza pratica. In effetti, al-Qaida viene esclusa dall’ONU e la rifiuta, ma al-Qaida, essa sola, occupa il Ghuta orientale. In tali circostanze ci si deve chiedere perché Regno Unito e Francia promuovano tale impossibile cessate il fuoco? Perché questi due Stati intendono alleviare al-Qaida a spese dei civili che opprime?Note
[1] “Come il Regno Unito ritrae i jihadisti“, Rete Voltaire, 13 maggio 2016.
[2] “SIIL e gli omosessuali“, Thierry Meyssan, Rete Voltaire , 20 giugno 2016.
[3] “Consenso tra i siriani a Sochi“, Thierry Meyssan, Rete Voltaire , 6 febbraio 2018.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Siria, Turchia, Russia e curdi: la lotta per Ifrin

La Russia cerca di mediare una soluzione diplomatica al conflitto su Ifrin
Alexander Mercouris, The Duran 25 febbraio 2018Le complessità dei combattimenti ad Ifrin hanno, senza sorprese, confuso la maggior parte delle persone, fino al punto in cui la comprensione di ciò che realmente accade è diventata difficile causando molti fraintendimenti. Decifrare la politica russa sul conflitto ad Ifrin tra Turchia e curdi causando altri problemi. Il punto di vista più comune è che la Turchia ha attaccato i curdi d’Ifrin con l’accordo della Russia, e alcuni ipotizzano che i russi usano il conflitto ad Ifrin per inserire un cuneo tra Turchia, Stato membro della NATO, e gli Stati Uniti, che appoggiano i curdi. Questo presunto metterebbe i russi contro il governo siriano e l’Iran. Il recente movimento di truppe siriane ad Ifrin ha persino portato a parlare di Siria e Iran in conflitto ad Africa al fianco dei curdi contro una presunta alleanza “russo-turca”. Ciò è spesso accompagnato dal discorso che il Presidente Assad avrebbe commesso un grave errore inviando truppe a combattere a fianco dei curdi d’Ifrin. Presumibilmente l’Esercito arabo siriano senza il sostegno della Russia non potrebbe sconfiggere l’esercito turco, rischiando una grave sconfitta ad Ifrin. Secondo me tale analisi è sbagliata e in questo articolo cercherò di mostrare perché. Prima di farlo, tuttavia, ci sono quattro punti chiave che devo fare, senza conoscenza e comprensione adeguate qualsiasi analisi delle recenti mosse nel conflitto Ifrin è fallace.

4 punti chiave sulla crisi d’Ifrin
1) L’alleanza “russo-turca” in Siria non esiste. Mentre i russi e i turchi sono in costante contatto, e mentre le relazioni economiche tra Russia e Turchia si avvicinano, è un errore fondamentale pensare che perseguano gli stessi obiettivi in Siria, come farebbero se fossero genuinamente alleate. Al contrario, il motivo per cui i contatti tra russi e turchi sulla Siria sono così intensi è proprio perché devono negoziare costantemente avendo obiettivi in Siria sono completamente divergenti.
2) Qualunque altra critica gli possa essere formulata, il Presidente Assad ha ripetutamente dimostrato nel corso del conflitto di avere (i) il pieno controllo del governo e dell’esercito siriani; e (ii) di essere un politico e capo in guerra eccezionalmente abile, realistico e ben informato. È anche ormai molto esperto. Non potrebbe essere diversamente. Dopo sette anni di intenso conflitto, il Presidente Assad non sarebbe ancora alla guida della Siria se non fosse tutto questo.
3) Essendo intervenuti in Siria nel 2015 per salvare il Presidente Assad e il suo governo, i russi non lo abbandoneranno ora quando è vicino alla vittoria e ogni pensiero che posano farlo va ignorato.
4) Nell’alleanza di fatto tra Russia e Siria, la Russia è incommensurabilmente più forte. Ciò significa che mentre i russi devono ascoltare attentamente ciò che il Presidente Assad e i siriani gli dicono e di tenerne conto le preoccupazioni, sono i siriani che devono adattarsi a qualsiasi decisione dei russi.Obiettivi russi in Siria e alleanza russa col governo siriano
I punti 3) e 4) portano inevitabilmente alla discussione sugli obiettivi russi in Siria. Soprattutto ora che la Russia si è impegnata a stabilire basi militari in Siria, i russi hanno bisogno di una Siria che sia 1) pacifica e stabile, in modo che possa salvaguardare le basi; ed 2) essere amica. Oltre a ciò, per i russi vi è la questione dell’obiettivo prioritario nell’intervento in Siria. Ciò fu, come ripetuto più volte i russi, per liberare la Siria dall’influenza dei terroristi jihadisti, in modo che non possano minacciare la Russia. Solo un governo siriano forte e stabile, col pieno controllo di tutto il territorio siriano e amico della Russia, può raggiungere questo obiettivo. Se non era ovvio per i russi in passato, è certamente ovvio ora che il Presidente Assad è l’unico leader politico siriano che ha abilità, legittimità, sostegno ed autorità in Siria per provvedere a tutto questo. Nessun sostituto o sostituzione è apparse, perché non esiste. Ciò garantisce che la Russia l’appoggi. Nella misura in cui la Russia è alleata con qualsiasi parte nel conflitto siriano, lo è quindi col Presidente Assad e il suo governo. Le prove dell’esistenza di questa alleanza sono visibili a tutti nelle operazioni militari congiunte che i militari siriani e i russi conducono insieme, come per esempio attualmente nel Ghuta orientale, e nell’ovvio coordinamento che si ha su questioni politiche e diplomatiche. Ciò ovviamente non significa che i disaccordi tra russi e governo del Presidente Assad non emergano di tanto in tanto. I russi sono noti ad esempio ritenere che il Presidente Assad e il governo siriano dovrebbero essere più accomodanti di quanto non siano stati finora verso i curdi. Tuttavia, l’esistenza di questi disaccordi non dovrebbe oscurare il fatto che su tutti i problemi principali, russi e siriani collaborano e perseguono un obiettivo comune in Siria, il ripristino dell’autorità del governo siriano sul territorio della Siria. Data la presenza di truppe statunitensi e turche sul territorio siriano, il raggiungimento di tale obiettivo richiede notevoli manovre diplomatiche e raffinatezza se si vuole evitare l’escalation del conflitto. Tuttavia, questa flessibilità nel raggiungimento di tale obiettivo non dovrebbe creare confusione su quale sia. È un grave errore interpretare erroneamente le mosse tattiche che russi e siriani devono di volta in volta indicare come segnali di rinuncia all’obiettivo comune. Al contrario, sono misure prese per raggiungerlo. Una volta compresi questi punti, è possibile decifrare correttamente le ultime mosse nel conflitto ad Ifrin.

Le origini del conflitto di Ifrin nel Piano C degli Stati Uniti
Il conflitto ha le sue origini in quello che ho definito Piano C degli Stati Uniti: un piano per creare un potente baluardo curdo quasi indipendente e pesantemente armato nella Siria settentrionale, in modo da minare il governo siriano e impedirgli di riprendere il controllo di tutto il territorio della Siria. Come già sottolineato, il Piano C fu creato da un piccolo gruppo di potenti nella burocrazia statunitense, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump HR McMaster, sembra avervi avuto un ruolo chiave, e non è mai stato adeguatamente discusso o pensato. Il risultato è che l’inevitabile forte reazione della Turchia al Piano C, cioè alla creazione di YPG pesantemente armate con santuari al confine meridionale, fu grossolanamente sottovalutata, così che l’intervento militare turco ad Ifrin e le richieste turche agli Stati Uniti e del ritiro curdo dalla città strategicamente importante di Manbij, sembrano aver sorpreso gli Stati Uniti. Al solito, nonostante le sempre più pericolose mosse turche, i potentati nella burocrazia statunitense che hanno covato il Piano C vi hanno investito sempre più, cosicché nonostante i dubbi espressi dal presidente Trump e la crescente rabbia della Turchia, gli Stati Uniti continuano a perseguire il piano continuando (nonostante i dinieghi) ad armare i curdi. Tutto ciò garantisce che il conflitto tra Turchia e curdi, e tra Turchia e Stati Uniti, in Siria continuerà e si accrescerà. L’unico modo per evitarlo è persuadere i curdi a cambiare posizione prendendo le distanze dagli Stati Uniti e ritirandosi dal coinvolgimento in tale piano.Attacco turco ad Ifrin e suoi obiettivi in Siria
La Turchia e il presidente Erdogan, da parte loro, usano il conflitto ad Ifrin non solo per impedire che le YPG emergano come statualità curda nel nord della Siria, ma per perseguire propri obiettivi in Siria. Si tratta di creare una zona nel nord della Siria sotto controllo turco che funga da santuario per i fantocci turchi jihadisti anti-Assad. L’incursione turca nel nord della Siria, nell’agosto 2016 (Operazione Euphrates Shield) era a sostegno di questo obiettivo, e l’ultima avanzata turca ad Ifrin (Operazione Olive Branch) ne è la continuazione. Il dispiegamento di convogli di truppe turche nella provincia siriana occupata di Idlib, chiaramente destinato a bloccare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano, veniva intrapreso per raggiungere tale obiettivo. L’attacco turco ad Ofrin colpiva in ultima analisi il governo siriano tanto quanto i curdi, come chiarito nelle interviste rilasciate dai terroristi jihadisti anti-Assad che partecipano con l’esercito turco all’operazione su Ifrin. Si veda ad esempio la discussione molto illuminante sugli obiettivi dei jihadisti combattendo a fianco della Turchia ad Ifrin in questo articolo del Guardian del 27 gennaio 2018, “La decisione di entrare in Siria ed intervenire direttamente nella guerra civile sottolineava la profondità delle preoccupazioni della Turchia sui combattenti curdi in Siria. Ma ha anche sollevato l’ambizioso piano di Ankara. Secondo i capi ribelli, la Turchia ha sostenuto per circa due anni l’addestramento e la creazione di un esercito unificato in Siria, in grado di riprendere la battaglia contro il Presidente Bashar al-Assad, ora vittorioso nella lunga guerra civile. La genesi dell’idea si ebbe nei primi mesi della prima campagna militare della Turchia in Siria, quando lanciò l’operazione Euphrates Shield nell’estate 2016. Le sue truppe avevano ordine di estromettere lo SIIL dalle principali città di confine e limitare l’espansione verso ovest delle milizie curde. Dopo aver preso Jarablus al confine, la Turchia ha cercato di aumentare le forze dello Scudo dell’Eufrate, una coalizione disparata di milizie terroristiche con un gruppo di combattenti addestrati per affrontare lo SIIL e proteggere le frontiere dalle forze curde. I funzionari ribelli dicono che il programma di addestramento è continuato, costruendo l’Eufrate Shield con una forza di 10000 – 15000 armai pronti al combattimento e ulteriori 10000 reclute. Dopo le gravi perdite militari contro Assad ed alleati russi e iraniani, i terroristi vedono tale forza come ancora di salvezza che gli consentirebbe di rilanciare l’insurrezione al collasso. L’esercito terroristico, dicono, potrebbe condurre una campagna per eliminare i combattenti legati ad al-Qaida che dominano la provincia di Idlib, controllata dall’opposizione, e continuare a combattere contro Assad. “Non possiamo accettare la sconfitta, dobbiamo rinforzarci e ricominciare”, aveva detto un capo ribelle. “L’Eufrate Shield è contro il terrorismo e il regime, ed è il primo passo per costruire uno Stato”. Ma il loro obiettivo principale di sconfiggere Assad sembra sempre più divergere dall’attenzione dei loro mandanti turchi per attaccare le truppe curde, il che significa che alla fine la forza sarà nient’altro che un’altra milizia agli ordini di una potenza straniera, come la maggior parte degli altri gruppi che combattono in Siria… La Turchia continua di nascosto a sostenere il piano in quanto sono aumentate le unità guidate da capi siriani coordinate da ufficiali turchi e che combattono ad Ifrin ora. Qui c’è il dilemma dei terroristi che guidano l’assalto di terra. Abbandonati dai loro alleati internazionali, non vedono altra scelta che seguire la Turchia. Mentre sono d’accordo con la logica della campagna di Ifrin, sperano anche che l’occupazione dell’enclave curda apra un corridoio per Idlib che gli permetta di fare il primo test contro i loro veri nemici, il regime di Assad e Hayat Tahrir al-Sham (HTS), l’ex-ramo di al-Qaida in Siria. La Turchia non gli ha fatto alcuna promessa su questo. Le azioni dopo la campagna di Ifrin decideranno se ha contribuito a costruire l’esercito dei terroristi come sua forza sostitutiva, o per combattere il regime. “Dobbiamo giocare sulle differenze tra le potenze globali che negoziano in Siria”, aveva detto un capo terrorista, il cui gruppo non è ad Ifrin, ma intende unirsi all’esercito ribelle. “È d’interesse strategico aprire il corridoio per Idlib e coincide cogli interessi turchi“.” Tali parole non solo danno un’idea dei motivi delle forze jihadiste sostenute dalla Turchia che combattono ad Ifrin. Mostrano anche i sospetti verso il presidente Erdogan e il governo turco. Tuttavia, l’obiettivo generale è abbastanza chiaro, ed è anche chiaro che la Turchia lo sostiene. È occupare Ifrin ed usarla con Jarablus (quest’ultima catturata dall’esercito turco nell’agosto 2016, all’inizio dell’operazione Euphrates Shield) come trampolino di lancio per l’istituzione di un protettorato jihadista della Turchia sulla provincia d’Idlib (attualmente zona contesa tra SIIL e al-Qaida), che può quindi essere usato come trampolino di lancio per una rinnovata offensiva jihadista contro il governo siriano. Inoltre sembra che una grande forza jihadista di 25000 uomini sia stata costruita dai turchi per attuare tale piano. L’articolo del Guardian rivendica l’analisi dei motivi dell’operazione turca del 2016 Euphrates Shield, fatta all’epoca dall’analista Mark Sleboda (vedasi la mia discussione qui). Proprio come disse Mark Sleboda, lungi dall’operazione Euphrates Shield, rivolgersi principalmente a SIIL e curdi, come il presidente Erdogan faceva credere al momento, scopo principale era salvare l’insurrezione jihadista portandola sotto il controllo turco e ricostruirla in un santuario controllato dai turchi nel nord della Siria. L’attuale operazione contro i curdi d’Ifrin è esplicitamente dichiarata dai jihadisti filo-turchi perpetuare tale piano.

Governo siriano e curdi: accordi reciproci
Questo spiega il recente dispiegamento di forze siriane ad Ifrin e la forte opposizione del governo siriano all’operazione turca. Sebbene il governo siriano sia ovviamente profondamente preoccupato dall’allineamento della milizia curda agli Stati Uniti ed è deciso a fare tutto il possibile per porvi fine, la milizia curda non è una minaccia esistenziale al governo siriano o allo Stato siriano come i jihadisti che la Turchia appoggia. Mentre l’istituzione di uno scheletro curdo appoggiato dagli Stati Uniti nel nord della Siria sarebbe un duro colpo per il governo siriano, non vi è alcuna possibilità che le milizie curde conquistino la Siria o marcino su Damasco. Al contrario, i jihadisti che combattono a fianco dell’esercito turco ad Ifrin non fanno mistero di quale sia precisamente il loro obiettivo finale. Perciò è di schiacciante interesse del governo siriano impedire che l’esercito turco abbia il sopravvento su Ifrin, ed è perciò che il governo siriano ha facilitato il trasferimento di combattenti curdi da altre zone della Siria per Ifrin, e perché ora vi ha schierato milizie filo-governative.
Questo dispiegamento di milizie filogovernative ad Ifrin realizza presso il governo siriano molteplicità scopi:
1) Rende più difficile all’esercito turco conquistare Ifrin, che è nell’interesse dell’esercito governativo siriano impedire;
2) Ristabilisce una presenza del governo siriano ad Ifrin, promuovendo l’obiettivo ultimo del governo siriano di ristabilirsi in tutto il territorio siriano; e
3) Nonostante i dinieghi delle YPG, è probabile che cu sia un accordo, consentendo al governo siriano di avere il territorio dalle YPG in cambio dell’aiuto ad Ifrin.
Già vi sono rapporti secondo cui le YPG hanno ceduto il controllo di diversi distretti nella provincia di Aleppo all’Esercito arabo siriano. Supponendo che questi rapporti siano veri, e i videro suggeriscono che lo siano, allora è probabilmente solo la prima di molte concessioni che la milizia curda è costretta a fare al governo siriano per assicurarsene l’appoggio ad Ifrin. Ora ci sono anche rapporti, dell’agenzia al-Masdar, normalmente affidabile, che i curdi consegneranno all’Esercito arabo siriano la città chiave di Manbij, obiettivo dichiarato dell’operazione Olive Branch della Turchia. Che poi paure siano espresse sull’ingresso della milizia siriana ad Ifrin è un passo avventato, creando la scena per uno scontro a tutto campo con l’esercito turco che l’Esercito arabo siriano non poterebbe vincere? Una valutazione di tali rischi richiede una discussione sulla politica russa nella crisi ad Ifrin.Russia e Ifrin: mediazione per il compromesso?
Qualsiasi discussione sulla politica russa nella crisi di Ifrin deve iniziare con due dei punti accennati in precedenza:
1) è fortemente nell’interesse della Russia che il governo siriano ristabilisca l’autorità in tutta la Siria e che sia l’obiettivo primario della Russia nel conflitto; e
2) nell’alleanza di fatto tra governo siriano e Russia è la Russia, partner dominante, alle cui opinioni il governo siriano deve riferirsi.
Questi fatti, insieme al Presidente Assad che ha ripetutamente dimostrato profonda comprensione della necessità della Siria di collaborare coi russi, rendono inconcepibile che lo schieramento di milizie governative ad Ifrin sia stato intrapreso dal governo siriano senza l’accordo della Russia. La Russia avrà approvato la decisione del governo siriano e ciò fu confermato dalla presenza di truppe russe che scortavano le milizie filogovernative mentre avanzavano su Ifrin scoraggiando gli attacchi dell’esercito turco. Ecco come al-Masdar, affidabile e ben informata, segnalava il dispiegamento russo, “Il 3° gruppo delle forze popolari siriane è arrivato nella città nord-occidentale di Ifrin da al-Ziyara, per difendere la regione curda dall’aggressione turca. I primi due gruppi sono entrati ad Ifrin negli ultimi giorni come d’accordo concluso tra governo siriano e fazioni curde. Il mese scorso, la Turchia e i suoi terroristi lanciarono un’offensiva su vasta scala nella regione di Ifrin con l’obiettivo di “liberare la zona dai terroristi curdi”. L’arrivo delle forze siriane renderà sicuramente le cose più difficili ai già turbolenti terroristi sostenuti dalla Turchia che non sono riusciti ad ottenere sostanziali guadagni sul terreno. Nel frattempo, la polizia militare russa fu vista scortare i convogli a Ziyara per evitare che i militari turchi bombardassero il passaggio, come accaduto pochi giorni prima quando arrivò il 1° gruppo”. Ovviamente i russi non desiderano vedere Ifrin diventare un’area controllata dai turchi per un esercito jihadista capace di minacciare il governo siriano, non più degli stessi siriani. Che i russi stiano quindi aiutando di soppiatto lo schieramento delle milizie filogovernative ad Ifrin, per impedire che ciò accada, non dovrebbe sorprendere. Ciò che è vero è, e qui è la fonte di gran parte della confusione, è che i russi devono giocare le loro carte con molta attenzione. La fondamentale debolezza della strategia siriana dei russi è che hanno bisogno della cooperazione del presidente Erdogan per stabilizzare la Siria e porre fine al conflitto. Allo stesso tempo, i russi devono lavorare sul fatto che gli obiettivi del presidente Erdogan in Siria, di cui i russi sono ovviamente pienamente informati, sono diametralmente opposti ai loro. Questo è ciò che crea lo strano scontro nell’ombra tra russi e turchi in Siria, con russi e turchi che devono sempre apparire reciprocamente ottimisti, anche se si muovono sempre l’uno contro l’altro. È tale approccio tortuoso a spiegare il motivo per cui i russi hanno inizialmente approvato l’attacco turco ai curdi d’Ifrin, ma ora la mossa del governo siriano volta contrastare l’attacco. I russi saranno tuttavia ansiosi di impedire lo scontro aperto tra militari turchi e siriani ad Ifrin. Naturalmente i russi e il governo siriano sono pienamente consapevoli che nello scontro tra militari turchi e siriani il vantaggio è dell’esercito turco. I russi sarebbero restii a vedere tale scontro non solo perché probabilmente l’Esercito arabo siriano sarebbe sconfitto, ma perché se ciò accadesse, subirebbero un’immensa pressione da Siria e Iran per aiutare l’Esercito arabo siriano. Se lo facessero, i rapporti col presidente Erdogan e la Turchia sarebbero comunque danneggiati irrimediabilmente, ponendo così fine a qualsiasi prospettiva di assicurasi l’aiuto del presidente Erdogan per porre fine al conflitto in Siria. Questo spiega la minimizzazione delle mosse della Russia. È noto che i russi hanno tentato d’impedire l’operazione della Turchia ad Ifrin cercando di persuadere i curdi a consegnarla al governo siriano. I curdi tuttavia rifiutarono, così quando i turchi attaccarono, i russi diedero il via libera. Ora che i curdi d’Ifrin subiscono pressioni, sono stati costretti a rivolgersi al governo siriano. I russi hanno quindi dato al governo siriano il via libera per schierarvi forze. Allo stesso tempo hanno quasi sicuramente negoziato un accordo secondo cui i curdi in cambio dell’aiuto siriano consegneranno i distretti che controllano ad Aleppo e Manbij al governo siriano. Allo stesso tempo i russi, ansiosi di mantenere il dialogo col presidente Erdogan ed aiutarlo a salvare la faccia, assicuravano che lo schieramento siriano ad Ifrin è limitato, essendo composto esclusivamente da milizie filo-governative, senza coinvolgimento dall’Esercito arabo siriano. L’agenzia al-Masdar confermava che nessuno soldato siriano è presente ad Ifrin, dimostrando che lo schieramento delle milizie filo-governative è inteso come un posizionamento prima dei negoziati, “Nessun soldato dell’Esercito arabo siriano (SAA) è entrata nella regione di Ifrin, una fonte militare ad Aleppo diceva ad al-Masdar. Secondo la fonte militare, l’Esercito arabo siriano è costretto a rimanere ad Aleppo e assentarsi dal fronte d’Ifrin. La fonte aggiungeva che l’Esercito arabo siriano accettava di rimanere fuori dalla battaglia dopo che l’esercito russo s’incontrava con le controparti turche. Mentre l’Esercito arabo siriano è assente ad Ifrin, le Forze di Difesa Nazionali (NDF) filo-governative sono entrate nella regione per aiutare le YPG curde. Le NDF di coordinano con l’Esercito arabo siriano, ma non sono un ramo dell’esercito, e ciò significa che possono operare autonomamente se necessario”.

Piano della Russia
In realtà non è difficile capire quale sia il piano russo. L’Operazione Olive Branch della Turchia ha ora messo sotto controllo turco l’area di confine a nord d’Ifrin. I russi senza dubbio diranno ai turchi di aver con ciò realizzato il loro obiettivo principale, impedire il movimento delle YPG e del PKK curdi e i rifornimenti da Ifrin alla Turchia. Tuttavia, i russi senza dubbio diranno ai turchi che ulteriori avanzanti non sarebbero sagge dato che incontreranno la resistenza non solo dei curdi, ma dalle forze fedeli a Damasco. Indicando la presenza delle milizie filo-governative ad Ifrin per convincerli. Avendo assicurato il confine, diranno a Erdogan e ai turchi che è ora nell’interesse della Turchia dichiarare vittoria e fermarsi. Sui curdi, i russi gli ricorderanno che quando furono attaccati dalla Turchia, gli alleati Stati Uniti non si fecero vedere, quindi dovettero cercare aiuto dal governo siriano e dalla Russia. Non è quindi nell’interesse dei curdi essere invischiati nel Piano C degli Stati Uniti. Meglio venire a patti col governo siriano, il che significa accettarne l’autorità, facendo affidamento sull’aiuto della Russia per garantirsi tali condizioni al meglio. I russi ricorderanno ai curdi che sono sempre stati solidali con le aspirazioni curde, e li consiglieranno ad ascoltarne i consigli come se provenissero da amici. Per il governo siriano, qualsiasi accordo coi curdi e la Turchia che stacchi i curdi dagli Stati Uniti e che si traduce nella presenza del governo siriano in aree precedentemente controllate dai curdi, sarà positivo, avvicinando il governo siriano all’obiettivo finale di ristabilire il controllo su tutto il territorio siriano, mentre se i piani turchi per stabilire un santuario per i fantocci jihadisti della Turchia nel nord della Siria sarà impedito, allora andrà ancora meglio. I russi non diranno solo ai siriani tutto questo; diranno anche che accettare una presenza limitata e temporanea di truppe turche nel nord d’Ifrin e fare alcune concessioni ai curdi sull’autonomia culturale e locale sono un piccolo prezzo.

Funzionerà?
Qualsiasi negoziato col presidente Erdogan e i curdi è irto di difficoltà. Entrambi hanno obiettivi massimalisti, per il presidente Erdogan creare uno Dtato islamista dominato dai jihadisti nella Siria controllata dai turchi, per i curdi l’autogoverno in uno Stato curdo indipendente, a cui sono profondamente impegnati e molto riluttanti a rinunciare. Inoltre, vi è l’ulteriore complicazione che non si può fare affidamento né sul presidente Erdogan né sui curdi per mantenere gli accordi presi. Ciò significa che qualsiasi accordo con loro richiede uno sforzo costante per mantenerlo. Contro questo, Erdogan e i curdi si ritrovano tra crescenti difficoltà. Per il presidente Erdogan, se l’operazione Olive Branch ha fatto alcuni importanti progressi ad Ifrin, il prezzo sono state pesanti perdite, e contro l’opposizione congiunta russa, siriana e curda probabilmente incontrerà crescenti difficoltà. Il presidente Erdogan deve anche preoccuparsi delle relazioni in rapido deterioramento della Turchia cogli Stati Uniti e deve pensate che la Turchia abbia quindi almeno un buon rapporto di facciata con la Russia per proteggersi dagli Stati Uniti. Al di là di tali considerazioni, dopo l’abbattimento del Su-24 russo, Erdogan sa molto bene il prezzo salato che la Turchia pagherebbe se si mettesse contro la Russia. Con l’economia turca che mostra segni di crisi e fortemente dipendente dalla Russia, ha tutti i motivi di mantenere le relazioni con la Russia sulla strada giusta. Per i curdi, le recenti sconfitte ad Ifrin dimostrano che, per quanto si vantino, non possono prevalere sull’esercito turco da soli e che nello scontro con la Turchia non possono affidarsi agli Stati Uniti. Erdogan e i curdi hanno quindi motivo per ritirarsi, anche se i russi possano persuaderli a ciò è un’altra questione. Detto questo, presidente Erdogan e i curdi si sono mostrati disposti a compromessi, in passato, quindi la possibilità che possano essere persuasi a nuovi non dovrebbe essere del tutto scontata. Ciò che è fuori discussione è che la diplomazia russa lavora senza intoppi per ottenere questo risultato. Non solo le Forze Armate russe parlano coi militari turchi sul camp, ma Aleksandr Lavrentev, importante diplomatico russo ed inviato personale del Presidente Putin, aveva appena incontrato il Presidente Assad a Damasco, mentre il Presidente Putin e il presidente Erdogan si erano nuovamente parlati, mentre i russi si preparano al vertice tra il Presidente Putin, il presidente Erdogan e il Presidente Rouhani ad Istanbul. Molti puntano al successo del vertice. Tuttavia la possibilità di una svolta c’è. Naturalmente, se accadrà, sarà la fine del Piano C degli Stati Uniti e l’inizio della fine della guerra in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Rinforzi russi in Siria, in risposta alle minacce degli Stati sponsor del terrorismo

Alessandro Lattanzio, 22/02/2018Il 21 febbraio, l’Aeronautica Russa (RVVS-VKS) schierava a sorpresa, presso la base aerea russa di Humaymim, in Siria, 2 caccia stealth Sukhoj Su-57, 4 caccia intercettori Sukhoj Su-35S, 4 aerei d’attacco Sukhoj Su-25SM e 1 aereo di primo allarme Beriev A-50U.Nel frattempo, le YPG curde consegnavano alle forze siriane i quartieri che presidiavano ad Aleppo: Shayq Maqsud, Asharafiyah, Jandul, Bustan al-Basha, Haydariyah, Haluq e Ayn al-Tal, mentre le forze di difesa popolari nazionali siriane, le NDF, innalzavano il vessillo della Repubblica Araba di Siria a Ziyarah, presso Ifrin. Altre forze paramilitari governative delle NDF si schieravano nella regione del Raju e ad Ifrin. Più di 400 combattenti delle NDF erano state schierate, finora, nel Cantone d’Ifrin per contrastare l’invasione turca. Queste forze, provenienti da Nubul e Zahra, catturavano il capo del gruppo terroristico filo-turco liwa Sultan Murad di Ifrin.L’Esercito arabo siriano inviava inoltre 500 combattenti delle milizie tribali di Dayr al-Zur e Raqqa a Damasco, a supportare l’operazione per liberare il Ghuta orientale. Erano le stesse forze che gli statunitensi avrebbero spazzato via coi loro attacchi aerei l’8 febbraio. Ennesima smentita della favola su centinaia di siriani e russi uccisi a Dayr al-Zur e dei loro propagatori. Contemporaneamente al bombardamento di preparazione sulle posizioni dei terroristi, erano in corso trattative per evacuare i terroristi di Jabhat al-Nusra e Faylaq al-Rahman e dissolvere il gruppo terroristico Jaysh al-Islam.Le operazioni nel Ghuta Orientale, attuate dalla 9.na Divisione e dalla Brigata Tigre (Quwat al-Nimr) dell’Esercito arabo siriano, suscitavano le proteste degli Stati sponsor del terrorismo presso l’ONU: gli insignificanti Svezia e Quwayt, e gli USA. Nel frattempo, i terroristi accerchiati nel Ghuta orientale sparavano 36 proiettili di mortaio sulla periferia di Damasco uccidendo 1 civile, e ferendone altri 19, vittime civili che ai finto-dirittumanitaristi taqfiro-altantisti non è mai importato nulla. Il giorno prima i terroristi avevano ucciso almeno 9 civili.

Stato islamico, un piano del Pentagono

Professor Michel Chossudovsky, Global Research 20 febbraio 2018La leggenda di al-Qaida e della minaccia del “nemico estero” è sostenuta dai media e dalla propaganda governativa. Nell’era post-11 settembre, la minaccia terroristica di al-Qaida costituisce il tassello della dottrina militare USA-NATO. Giustifica, come umanitaria, la condotta delle “operazioni antiterrorismo” nel mondo. Noto e documentato che le entità affiliate ad al-Qaida sono usate da NATO/USA in numerosi conflitti come “risorse d’intelligence” fin dallo splendore della guerra afghana. In Siria, i terroristi di al-Nusrah e SIIL sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, che a sua volta controlla reclutamento e addestramento di tali forze. Mentre il dipartimento di Stato USA accusa diversi Paesi di “ospitare terroristi”, gli USA sono il primo “Stato sponsor del terrorismo”: lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), che opera in Siria e Iraq, è segretamente sostenuto e finanziato da Stati Uniti e alleati Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante e il piano del califfato sunnita coincide con la vecchia agenda USA per spezzare Iraq e Siria in un califfato islamico sunnita, una repubblica sciita e una repubblica del Kurdistan. La guerra globale al terrorismo guidata dagli Stati Uniti (GWOT) è la pietra angolare della dottrina militare statunitense. “Inseguire i terroristi islamici” è parte integrante della guerra non convenzionale. L’obiettivo è giustificare la operazioni antiterrorismo nel mondo, consentendo a Stati Uniti ed alleati d’intervenire negli affari interni di Paesi sovrani. Molti autori progressisti, anche dei media alternativi, mentre si concentrano sui recenti sviluppi in Iraq, non comprendono la logica della “Guerra globale al terrorismo”. Lo Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) viene spesso considerato come “entità indipendente” piuttosto che strumento dell’alleanza militare occidentale. Inoltre, molti pacifisti che si oppongono ai principi dell’agenda militare USA-NATO, appoggeranno comunque l’antiterrorismo di Washington contro al-Qaida: La minaccia terroristica mondiale è considerata “reale”: “Siamo contrari alla guerra, ma sosteniamo la guerra globale al terrorismo“.Il piano del Califfato e il rapporto del National Intelligence Council degli Stati Uniti
Nuova propaganda è in moto. Il capo del defunto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), Abu Baqr al-Baghdadi, annunciò il 29 giugno 2014 la creazione dello Stato islamico: “I combattenti fedeli al proclamato “califfo Ibrahim ibn Uad”, o Abu Baqr al-Baghdadi come era noto fino al 1° luglio, s’ispirano al califfo Rashidun, che succedette al profeta Mhuamad nel settimo secolo, venerato dalla maggioranza dei musulmani“. (Daily Telegraph, 30 giugno 2014) Con amara ironia, il piano del califfato come strumento di propaganda era sul tavolo dell’intelligence statunitense da oltre dieci anni. Nel dicembre 2004, sotto l’amministrazione Bush, il National Intelligence Council (NIC) predisse che nel 2020 sarebbe emerso un nuovo califfato dal Mediterraneo occidentale all’Asia centrale e sudorientale, minacciando democrazia e valori occidentali. Le “scoperte” del National Intelligence Council furono pubblicate in un rapporto non classificato di 123 pagine intitolato “Mapping the Global Future”. “Il nuovo califfato fornisce l’esempio di come un movimento globale alimentato dalla politica d’identità religiosa radicale potrebbe costituire una sfida a norme e valori occidentali come fondamento del sistema globale“. Il rapporto NIC 2004 rasenta il ridicolo: è privo d’intelligence, per non parlare di analisi storiche e geopolitiche. Il suo finto racconto relativo al califfato, tuttavia, ha una strana somiglianza con l’annuncio pubblicizzato il 29 giugno 2014 sulla creazione del califfato dal capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Il rapporto NIC presentava un cosiddetto “scenario immaginario secondo la lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente sul 2020“. È su questa base che fece previsioni per il 2020. Basandosi sulla lettera di un falso nipote di bin Ladin piuttosto che ad intelligence ed analisi empirica, la comunità d’intelligence statunitense concluse che il califfato era un vero pericolo per il mondo e la civiltà occidentali. Dal punto di vista propagandistico, l’obiettivo del piano del califfato, secondo il NIC, era demonizzare i musulmani per giustificare la crociata militare: “Lo scenario immaginario descritto dall’esempio di come potrebbe emergere un movimento globale alimentato da un’identità religiosa radicale. In questo scenario, viene proclamato un nuovo califfato facendo avanzarne la potente controideologia dall’ampia attrattiva. Ciò viene spacciato sotto forma di ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un parente nel 2020. Racconta le lotte del califfo nel tentativo di strappare il controllo ai regimi tradizionali, e conflitto e confusione che ne derivano nel mondo musulmano e tra musulmani e Stati Uniti, Europa, Russia e Cina. Mentre il successo del califfo nel mobilitare il sostegno sconvolge luoghi lontani dal centro musulmano in Medio Oriente, in Africa e Asia, a causa dei suoi appelli. Lo scenario termina prima che il califfo possa stabilire un’autorità spirituale e temporale su un territorio che storicamente interessò i precedenti califfi. Alla fine, ne traiamo le lezioni“. (Mapping the Global Future)
Questo rapporto “autorevole” del NIC, “Mapping the Global Future“, non fu presentato solo a Casa Bianca, Congresso e Pentagono, ma anche agli alleati statunitensi. La “minaccia dal mondo musulmano” a cui si fa riferimento nel rapporto NIC (compresa la sezione sul califfato) è saldamente radicata nella dottrina militare USA-NATO. Il documento del NIC doveva essere letto da alti funzionari. In linea di massima faceva parte della propaganda “Top official” (TOPOFF) rivolta ai responsabili della politica estera e militari, per non parlare di studiosi, ricercatori e “attivisti” di ONG. L’obiettivo era garantirsi che gli “alti funzionari” continuino a credere che i terroristi islamici minacciano la sicurezza del mondo occidentale. La base dello scenario del califfato è lo “Scontro di civiltà”, giustificando presso l’opinione pubblica l’intervento degli USA nel mondo nell’ambito della lotta globale al terrorismo. Dal punto di vista geopolitico e geografico, il califfato copre un’ampia area in cui gli Stati Uniti cercano di estendere la propria influenza economica e strategica. Secondo Dick Cheney, il rapporto del NIC del 2004: “Parla di ristabilire ciò che potreste definire Califfato del Settimo Secolo. Questo era il mondo che fu organizzato 1200, 1300 anni fa, in effetti, quando Islam o popolo islamico controllava tutto, dal Portogallo e Spagna in occidente a Mediterraneo; Nord Africa; Medio Oriente; Balcani; repubbliche dell’Asia centrale; Russia meridionale; buona parte dell’India; fino all’Indonesia. In un certo senso, da Bali e Giacarta da una parte, a Madrid dall’altra“, Dick Cheney. Ciò che Cheney descriveva del contesto odierno era una vasta regione strategica dal Mediterraneo all’Asia centrale e al Sud-Est asiatico, dove Stati Uniti e loro alleati sono direttamente coinvolti in una varietà di operazioni militari e d’intelligence, come il supporto segreto degli Stati Uniti a SIIL e al-Qaida nei cosiddetti “Paesi e territori in cui gli islamisti hanno creato gruppi violenti…
Lo scopo dichiarato del rapporto del NIC era “preparare l’amministrazione Bush alle sfide che si prospettano proiettando le attuali tendenze che potrebbero rappresentare una minaccia agli interessi degli Stati Uniti”. Il documento d’intelligence del NIC si basava, da non dimenticare, su “un’ipotetica lettera di un nipote immaginario di bin Ladin a un familiare (fittizio) sul 2020“. “Le lezioni apprese” come delineato in tale “autorevole” documento d’intelligence sono le seguenti:
Il piano del califfato “costituisce una seria sfida all’ordine internazionale” e “La rivoluzione informatica probabilmente amplificherà lo scontro tra mondo occidentale e mondo musulmano…
Il documento si riferiva all’appello del califfato ai musulmani e concluse che: “La proclamazione del califfato non ridurrà la probabilità di terrorismo e di fomentare altri conflitti“. L’analisi del NIC suggeriva che la proclamazione del califfato avrebbe generato altro terrorismo dai Paesi musulmani, giustificando l’escalation della Global War on Terrorism (GWOT) degli USA: “La proclamazione del califfato… potrebbe alimentare una nuova generazione di terroristi intenti ad attaccare chi si oppone al califfato, dentro e fuori il mondo musulmano“. Ciò che il rapporto NIC non menzionava era che l’intelligence USA si collegava con MI6 inglese e Mossad nel segreto sostegno ai terroristi e al piano del califfato. A loro volta, i media diffusero menzogne e falsificazioni concentrandosi sulla “nuova minaccia terroristica” emanata non solo dal mondo musulmano, ma da “terroristi islamici autoctoni” in Europa e Nord America.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Esercito Arabo Siriano entra ad Ifrin

Ziad Fadil, Syrian Perspective 19/2/2018Sergej Lavrov, l’abile Ministro degli Esteri russo, accusava formalmente gli Stati Uniti di sostenere Jabhat al-Nusra (al-Qaida), organizzazione considerata terrorista da ogni nazione al mondo eccetto l’entità dell’apartheid sionista. L’ONU non solo considera Nusra un’organizzazione terroristica, ma anche il dipartimento di Stato degli USA. Lavrov dichiarava che è ovvio che gli Stati Uniti non sono disposti a combattere Nusra in Siria data la loro inazione ogni volta che si presenta l’opportunità di colpire il gruppo terroristico. Proprio come gli Stati Uniti crearono al-Qaida, così crearono Nusra. Ricordate alcuni miei vecchi articoli sull’argomento: Nusra significa “assistenza” in arabo e fu creata da Robert Ford e Bandar bin Sultan quando capirono che l’Esercito arabo siriano non andava a pezzi, c’erano troppi pochi disertori per combattere l’Esercito arabo siriano e, quindi, c’era bisogno di aiuti. Nusra è solo Arabia Saudita. Fino a che punto Muhamad bin Salman, il principe-pagliaccio, è disposto a continuare a finanziare tale organizzazione, nessuno lo sa oggi. Nonostante la questione finanziaria, appare chiaro che gli Stati Uniti sono pronti a fare di tutto per preservare il terrorismo in Siria attraverso Nusra. Questi sono giorni vergognosi per la loro storia.
La Divisione Tigre, guidata dal Generale Suhayl al-Hasan, si ammassa ai confini del Ghuta orientale. Sono stato informato che la divisione comprende oltre 11000 soldati che opereranno coi carri armati T-72 migliorati con l’equipaggiamento antimissile Sarab 2, preparandosi per l’ultima offensiva per sradicare Jaysh al-Islam, Nusra e Faylaq al-Sham una volta per tutte. La battaglia potrebbe iniziare in qualsiasi momento. Sospetto che una volta che Jaysh al-Islam sarà sconfitto, il Generale Hasan avrà il compito di annientare Nusra e i terroristi alleati ad Idlib. Come gli Stati Uniti aiuteranno Nusra, indicherà le mani sporche di Washington.
La celebre milizia della Difesa popolare della Siria entra ad Ifrin mentre scrivo. I turchi, che non hanno comandanti efficienti, (Erdoghan ne ha arrestato o incarcerato quasi tutti) hanno minacciato di colpire le milizie filogovernative siriane poiché, secondo la logica turca, proteggerebbero i combattenti del PKK. Questo è uno sviluppo interessante visto che Ifrin è territorio siriano. Ora vedremo come reagirà la Russia se le forze siriane saranno colpite dall’esercito turco. Interessante è anche il modo in cui l’Iran, che ha un patto di difesa con la Siria, risponderà se i turchi innescheranno il patto. Finora l’Iran è stato estremamente critico nei confronti delle azioni di Ankara nel nord della Siria. Noi di SyrPer non crediamo che i turchi abbiano la forza per una nuova guerra, mentre nutriamo forti sospetti sui curdi, dopo tutto cittadini siriani che cercano aiuto e protezione da Damasco.
È una certezza virtuale che Donald Trump non abbia idea di ciò che accade in Siria o Iraq, se è per questo. È consumato da un’ossessione narcisistica per come viene percepito globalmente. Oggi la CIA guida le relazioni estere degli Stati Uniti senza alcun coinvolgimento di Rex Tillerson che appare un incapace alla deriva. Sono gli stessi agenti della CIA che puntano a rovesciare il Dott. Assad. Ora sono tornati ancora più inferociti avanzando un’agenda neo-sionista nonostante i radicali cambiamenti sul campo. Gli Stati Uniti, come ho già scritto, hanno una posizione di retroguardia in Siria. I numerosi soldati per le operazioni speciali, che aiutano le cosiddette Forze democratiche siriane, oggi sono particolarmente vulnerabili. La pianificazione a Mosca e Damasco passa sostanzialmente dalla lotta allo SIIL sconfitto per estirpare ora le forze statunitensi dal Paese. Molto dipenderà dalla cooperazione irachena con Damasco. Se gli iracheni negano agli Stati Uniti i diritti di sorvolare il proprio territorio, Washington dovrà cedere qualsiasi accordo coi curdi per utilizzare Incirlik in Turchia. Sarà un disastro. L’unica altra alternativa sono le basi aeree dello Stato terrorista sionista che decideranno la possibile Terza guerra mondiale o qualcosa di davvero orribile. Gli Stati Uniti si sono messi all’angolo, intrappolati in un vicolo cieco. Proprio come l’Afghanistan risucchia le forze statunitensi, così sarà l’ultima avventura in Siria. Ed è solo all’inizio.Traduzione di Alessandro Lattanzio