La sicaria di Aleppo

Alessandro Lattanzio, 6/12/2016

Ad Aleppo viene davvero bombardato un ospedale, ma stavolta, curiosamente, i vari organi di propaganda filo-taqfirita, dal NY Times, giù nello scarico, fino a Fattoquotidiano, Repubblica, RAI, Mediaset, La7 dell’odioso lercio sionistello Mentana, fino ai pornogiornaletti islamo-fascisti come il manifesto, con la sua polena tarlata Manlio Dinucci, il sirenettto mezzo ‘antimperialista’ per lucro e mezzo procuratore delle femen ucronaziste, hanno ovviamente taciuto e ignorato l’ennesima dimostrazione di “umanità” dei giovani freedom fighters islamo-nazisti della CIA in Siria, per la cui causa le “anime liberali” hanno speso in questi cinque anni fino all’ultimo grammo di dignità, assieme alle mutande di pizzo sporche, che tanto negli harem sauditi non servono, essendo i cammellieri arricchiti di bocca buona. Apprezzerebbero perfino scorfani come Lucia Annunziata del Fuffington Post, il giornaletto-cult della semiborghesia liberal-parassitaria europea, o Federica (mai nome più azzeccato) Mogherini, escrezione del PD, culmine della degenerazione politico-sociale italiana.15392818Il 5 dicembre 2016, i terroristi bombardavano un ospedale da campo russo nel quartiere al-Furqan, ad Aleppo, allestito per prestate i primi soccorsi ai civili utilizzati come scudi umani dai terroristi rintanati ad Aleppo est. L’attacco con i mortai assassinava due medici russe e feriva diversi ricoverati. Venivano distrutti un reparto pediatrico, uno di chirurgia, uno di terapia intensiva, un laboratorio e la sala per i raggi x.
Il portavoce del Ministero della Difesa della Federazione russa Maggior-Generale Igor Konashenkov dichiarava “Oggi, alle 12:21-12:30 (ora locale), un centro medico mobile del Ministero della Difesa russo ad Aleppo è stato bombardato dai terroristi durante l’apertura al pubblico. In conseguenza del bombardamento del reparto aperto al pubblico, una dottoressa militare russa è stata uccisa e due medici specialisti gravemente feriti. Sappiamo chi ha fornito ai terroristi le informazioni sull’ospedale russo e le relative coordinate esatte. Quindi non solo gli esecutori materiali sono responsabili dell’assassinio e del ferimento dei nostri medici che prestavano soccorso ai bambini di Aleppo”.

Nadezhda Durachenko

Nadezhda Durachenko

Galina Mikhajlova

Galina Mikhajlova

Il dipartimento di Stato degli USA negava di aver dato le coordinate dell’ospedale russo ai terroristi. Il portavoce Mark Toner diceva che gli Stati Uniti non potevano verificare i rapporti sul bombardamento dell’ospedale da campo russo, “Ho visto i rapporti. Non possiamo confermare; è difficile, ovviamente, dati combattimenti e assenza di accesso a ciò che è successo sul campo“.

Mark Toner, il militare buffone della corte clintoniano-obananesca.

Mark Toner, il buffone della corte clintoniano-obananesca.

Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov, dichiarava che i terroristi di al-Qaida avevano le coordinate esatte della struttura ospedaliera grazie a “Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri Paesi simpatizzanti. Al di là di ogni dubbio, i terroristi hanno aperto il fuoco. Sappiamo che i terroristi hanno ricevuto dati e coordinate precisi sull’ospedale da campo russo. Il sangue dei nostri militari è anche sulle mani di chi ha ordinato la strage. Di chi ha creato, promosso e armato tali bestie… che chiamano… ‘opposizione’. Su di voi, mandanti dei terroristi provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e altri Paesi simpatizzanti“.15304110

40cbefaa161f780715d43aa179ca37bf88274a35Intanto l’UE pretende di offrire aiuti finanziari alla Siria, se permette ad al-Qaida di occupare alcune regioni della Siria, come ha affermato la rappresentante degli affari esteri dell’UE Federica Mogherini, notoria nullità umana e politica, degna epressione-escrezione del partito neofascista al potere in Italia, il Partito Democratico. Mogherini affermava baldanzosa di essere “convinta che la caduta di Aleppo non porrà fine alla guerra”. Infatti, l’Unione europea prepara una proposta alla Siria, “L’UE prevede di offrire aiuti finanziari a Damasco se permetterà ai terroristi di occupare alcune regioni della Siria. Bruxelles non insiste più sulla caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad… Le nuove proposte dell’UE sono state espresse dal capo della politica estera Federica Mogherini, in un incontro con i capi dei gruppi terroristi in Siria, due settimane prima”. Secondo una fonte pro-terroristi, “Ciò che Mogherini vuole, è presentare un piano dell’UE per risolvere il conflitto. C’è un passaggio, ma i dettagli sono vaghi. In cambio, se tutte le parti sono d’accordo e ognuno fa ciò che dice l’Unione Europea, ci saranno molti soldi“. La “Transizione politica” di cui sproloquia Mogherini, su ordine delle intelligence di USA, Regno Unito, Francia, Germania e Turchia, è la creazione di un nuovo governo illegittimo in Siria, agli ordini della NATO e che permetta la “devoluzione del potere alle province della Siria, consentendo alle forze ‘ribelli moderate’ di essere integrate nelle forze di sicurezza locali“, a cui l’UE offrirebbe aiuto finanziario e, ovviamente, altre armi.

La barboncina federica e i suoi padroni

La barboncina federica e i suoi padroni

La barboncina federica e i suoi padroni

La barboncina federica e i suoi padroni

Infatti, Russia e Cina imponevano il veto a un progetto di risoluzione proposto da Spagna, Egitto e Nuova Zelanda, al Consiglio di Sicurezza,  per un cessate il fuoco ad Aleppo, mentre il Venezuela votava contro. Il rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, Dr. Bashar al-Jafari, invitava i Paesi che pretendono di essere a favore degli interessi del popolo siriano o della soluzione politica o d’eliminare il terrorismo, a coordinarsi con il governo siriano. Al-Jafari indicava che i Paesi che sostengono il terrorismo sognano di distruggere la Siria come avevano fatto con Iraq, Libia e Yemen, ma affermava che tali sogni resteranno tali. Indicava come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, fin dai primi giorni della guerra terroristica imposta alla Siria, agiscono sostenendo il terrorismo sia dentro che fuori il Consiglio di Sicurezza, e denunciava il bombardamento dell’ospedale da campo russo che ricoverava e curava i civili liberati dall’Esercito arabo siriano dai terroristi di Jabhat al-Nusra, che li usavano come scudi umani. Inoltre, indicava che tali Paesi, assieme a Turchia, Qatar e Arabia Saudita, avevano avuto molte riunioni e consultazioni, ufficiali e non, per proporre diversi progetti di risoluzione che deviavano l’ONU dai suoi principi votati a pace e sicurezza internazionale. Al-Jafari affermava che il governo siriano, sostenuto dagli alleati e in conformità con i principi del diritto internazionale, non cederà ai tentativi di Stati Uniti, Francia e Regno Unito di sfruttare al Consiglio di Sicurezza per sostenere i terroristi in Siria, e che non rinuncerà al dovere costituzionale e legale di cacciare i terroristi da Aleppo e da tutta la Siria. Infine indicava che gli inviati speciali delle Nazioni Unite Staffan De Mistura e Stephen O’Brien ammettevano che i terroristi usavano i civili ad  Aleppo come scudi umani fin dal 2012. Al-Jafari affermava che i fatti raccapriccianti narrato dalla popolazione liberata dimostrano che le loro sofferenze erano dovute alle organizzazioni terroristiche. Avvertiva che l’adesione del governo siriano e degli alleati a tutti i precedenti cessate il fuoco era volta solo a salvare la vita dei civili, chiedendosi se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia imposto tregue solo per permette ai terroristi di riprendersi e migliorare le posizioni, sottolineando gli sforzi del governo siriano, fin dai primi giorni della guerra al terrorismo, nell’affrontare il dozzinale ricatto politico di certi Paesi, e accusava le organizzazioni “umanitarie” internazionali, tra cui l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), di aver abbandonato le loro responsabilità verso i civili liberati ad Aleppo, al traino di certi Stati membri del Consiglio di sicurezza che propongono risoluzioni a favore del terrorismo in Siria. Il rappresentante permanente della Russia Vitalij Churkin dichiarava che la proposta bocciata non chiedeva la cacciata dei terroristi ad Aleppo, ma piuttosto che il cessate il fuoco proposto avrebbe permesso ai terroristi di riorganizzarsi. Una provocazione simile all’attentato all’ospedale da campo di Aleppo e a certe idee deplorevoli promosse dalla delegazione degli Stati Uniti. Da parte sua, l’inviato cinese osservava che la risoluzione della crisi doveva evitare la politicizzazione della situazione umanitaria ed affrontava l’inviato del Regno Unito affermando che il Consiglio di Sicurezza non è un luogo per attaccare altri Stati e che va adottato un approccio responsabile e conforme ai fini della Carta delle Nazioni Unite. Infine l’inviato del Venezuela riteneva che la proposta non rispecchiasse la situazione sul campo, in particolare la minaccia delle organizzazioni terroristiche nei quartieri orientali di Aleppo, osservando che tale “risoluzione” avrebbe permesso a certi Stati membri del Consiglio di sicurezza di continuare a sostenere direttamente i gruppi terroristici che supportano dall’inizio della crisi in Siria. L’inviato del Venezuela ribadiva la necessità del dialogo politico, ma che ciò non significa che il governo siriano deve rinunciare alla responsabilità di proteggere il popolo siriano dal terrorismo.

Dr. Bashar al-Jafari

Dr. Bashar al-Jafari

L'unica e sola risposta agli sproloqui della sicaria islamonazista moherini.

L’unica e sola risposta agli sproloqui della sicaria islamonazista mogherini.

Fonti:
SANA
The Duran
The Duran
The Duran

La vittoria ad Aleppo terrorizza l’occidente

Martin Berger New Eastern Outlook 03/12/2016

civilizationjihadFino alla fine di novembre, UE e Washington hanno cercato di convincere la comunità internazionale che alcuna delle parti nel conflitto siriano fosse abbastanza forte da imporsi sull’avversario nel campo di battaglia. Allo stesso tempo, gli ambienti politici occidentali presero tutte le misure possibili per impedire a Damasco e alla Russia d’intensificare l’offensiva contro lo SIIL in Siria, in particolare ad Aleppo. A tal fine, il segretario di Stato degli USA John Kerry intensificò gli sforzi diplomatici per accordarsi con la Russia sulla Siria, prima che l’amministrazione finisca, e secondo il Washington Post, il segretario di Stato non si preoccupava della presunta “crisi umanitaria” ad Aleppo, ma temeva che l’amministrazione Trump stipulasse un diverso accordo con Mosca, in sostanza affiancando gli Stati Uniti a Bashar al-Assad. E’ curioso che i funzionari dell’UE abbiano eccitato la loro propaganda, costringendola a pubblicare ogni falsa accusa a Mosca e Damasco, dicendo di aver bombardato scuole e ospedali in particolare. Eppure, ci fu il blackout mediatico totale sulle centinaia di civili ad Aleppo massacrati dai terroristi che impedivano alla popolazione di fuggire dai territori che occupavano attraverso i corridoi umanitari aperti dal governo. Eppure, hanno fatto credere che gli islamisti sono degli eroi, mentre chi rischia la vita per eliminare dalla città tale “peste nera” veniva dipinto come un criminale. A questo punto le Nazioni Unite furono usate dai governi di Gran Bretagna, Francia e Germania per chiedere a Damasco una “pausa umanitaria” ad Aleppo. Tuttavia, ciò non fu utilizzato per aiutare gli abitanti della città assediata, dato che l’occidente non ha neanche inviato un solo convoglio umanitario ad Aleppo. I rappresentanti dei suddetti tre Paesi, proprio come i rappresentanti degli Stati Uniti, non avevano nemmeno il coraggio di guidare i convogli della Russia in città, per impedire che gli tendessero un’imboscata. Al contrario, l’occidente usò tali pause per inviare altri islamisti ad Aleppo assieme ad altro materiale. Varie pubblicazioni dimostrano che in quel periodo furono consegnati ai terroristi di Ansar al-Islam armi antiaeree, quando massicci invi di armi furono effettuati dall’Europa orientale e dall’Ucraina, contrabbandando grandi quantità di armi di fabbricazione sovietica in Siria. Tuttavia, finora le truppe siriane riuscivano a liberare Aleppo, portando Washington a trovarsi in una posizione abbastanza particolare. Il Financial Times ha già riferito che i capi dell’opposizione siriana sono impegnati in colloqui segreti con la Russia per porre fine alle ostilità in Aleppo. Ciò può scacciare gli Stati Uniti dalla gestione dei conflitti chiave in Medio Oriente, come in Siria. Il concetto di Washington di “opposizione moderata” viene privato di qualsiasi voce in Siria, dato che i militanti “moderati” si sono rivelati estremisti di Jabhat al-Nusra.
Stati Uniti ed UE sono in preda al panico da quando gli sviluppi in Siria possono svelare il vero ruolo che Stati Uniti ed alleati europei hanno avuto creando lo SIIL. Il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner l’ha indicato pubblicamente invitando ad impedire che la Russia lotti contro il terrorismo internazionale in Siria. Subito dopo tale affermazione, i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno cercato di fare pressione sulla Russia dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il delirio delle élite dominanti europee s’è svelato pubblicamente quando il Guardian ha pubblicato la loro ultima pretesa: “I capi europei, in particolare francesi, avvertono privatamente Vladimir Putin che se permette al Presidente siriano Bashar al-Assad di mutare la liberazione di Aleppo nella grande vittoria militare nel Paese, spetterà alla Russia pagarne la ricostruzione”. Sembra che i potenti a Londra, Parigi e Berlino siano cerebralmente morti dato che non si ricordano chi abbia distrutto Iraq, Libia, Siria, Afghanistan e numerosi altri Paesi. Gli Stati Uniti, con l’appoggio appassionato dell’UE, hanno ucciso centinaia di migliaia di civili, distruggendo case e infrastrutture dei sopravvissuti e provocando l’esodo dei migranti da Medio Oriente e Africa in Europa. Così, forse dovrebbero pagarne i costi invece di costringere i Paesi europei più piccoli a dare riparo ai rifugiati che loro hanno creato. E riguardo la responsabilità di Washington?4122016Martin Berger è un giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin costringe Erdogan a fare marcia indietro sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 1/12/2016

A seguito della telefonata con il Presidente russo Putin, il presidente turco Erdogan è stato costretto a un umiliante marcia indietro sulle dichiarazioni secondo cui l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate era rovesciare il Presidente siriano Assad.
putin-erdogan-719002L’ammissione del presidente Erdogan, che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate sia il rovesciamento del Presidente siriano Assad, ha provocato furore e decisa reazione in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha espresso con chiarezza la rabbia della Russia, “La dichiarazione era davvero una notizia, essendo molto grave. In disaccordo con le precedenti dichiarazioni e con la nostra comprensione della situazione. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano spiegazioni dai nostri partner turchi. Prima di qualsiasi giudizio, ci aspettiamo che la posizione sia chiarita“. Peskov ha anche chiarito che Erdogan non ha mai detto nulla a Putin sul rovesciamento di Assad, durante la telefonata del 26 novembre 2016. Il resoconto del Cremlino sulla conversazione è tra l’altro sintetico anche per gli standard del Cremlino, dicendo semplicemente, “I due leader hanno continuato lo scambio di opinioni sulla situazione in Siria“. Infatti è noto che Erdogan ha telefonato a Putin per lamentarsi del presunto attacco aereo siriano alle truppe turche a nord di al-Bab, affermando che i turchi hanno avuto morti e diversi soldati feriti. Il reciso resoconto del Cremlino sulla conversazione suggerisce che sia stato uno scambio furioso, con Putin che ricordava ad Erdogan che a differenza delle truppe russe, in Siria legalmente su invito del governo legittimo, le truppe turche sono in Siria illegalmente e contro la volontà del governo legittimo, e perciò i russi non potevano aiutarle.
Le osservazioni di Erdogan sulle truppe turche in Siria per rovesciare il Presidente Assad sono state certamente provocate da questo scambio con Putin. Sembra che Erdogan sia uscito malconcio dal colloquio con Putin e, come suo stile, ha cercato di salvare la faccia dicendo più di quanto non fosse saggio dire da parte sua. Il risultato è stata un’altra telefonata furiosa tra Putin e Erdogan. Il resoconto del Cremlino è ancora breve e conciso, “Il Presidente della Russia ha espresso condoglianze per i bambini uccisi nell’incendio in un dormitorio per ragazze nella città di Adana. I presidenti hanno discusso di questioni sulla relazione russo-turca, compresi contatti bilaterali ai diversi livelli, nel prossimo futuro. Hanno continuato lo scambio di vedute sulla Siria, anche sugli sviluppi ad Aleppo“. Tuttavia, in questa occasione abbiamo più informazioni sulla chiamata dall’aiutante di Putin, Jurij Ushakov, “Posso solo dire che la telefonata tra il nostro presidente ed Erdogan si è svolta ieri, e l’argomento (la presenza turca in Siria) è stata affrontata. Sì, Erdogan ha dato una spiegazione“. Oggi Erdogan ha reso pubblico tale “spiegazione”. Il quotidiano turco Hurriyet riferiva di un incontro con dei capi di villaggio nel palazzo presidenziale di Ankara, “L’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sono un Paese o una persona, ma solo le organizzazioni terroristiche. Nessuno dovrebbe dubitarne avendolo detto più e più volte, e nessuno dovrebbe commentarlo in altro modo o cercando di travisarne il senso“. In altre parole, Erdogan ha fatto marcia indietro. Dopo il colloquio con Putin, veniva ora costretto a negare la verità su ciò che aveva detto solo il giorno prima: che cerca di rovesciare il Presidente Assad. Invece ancora una volta viene costretto a far finta che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sia rovesciare il Presidente Assad, ma sconfiggere lo SIIL e la milizia curda YPG, che definisce entrambi “organizzazioni terroristiche”. In realtà il senso delle precedenti osservazioni di Erdogan era perfettamente chiaro, dicendo indubbiamente la verità, come ammette Hurriyet. Come più volte detto, non vi è alcun dubbio che Erdogan sia impegnato in prima persona nel rovesciare il Presidente Assad. Non solo i suoi commenti, ma tutte le sue azioni, lo confermano. Il fatto che Erdogan sia stato costretto a ritrattare pubblicamente ciò che ha detto, il vero, e che sia stato costretto da Putin a farlo pubblicamente, gli è doppiamente umiliante, mostrando la paura di Erdogan per Putin, e chi comanda tra i due.
Non vi è dubbio che i russi conoscano le vere intenzioni di Erdogan in Siria. Costringendolo a negarle in pubblico, hanno però dimostrato il peso che hanno su di lui. Ciò gli renderà più facile controllarlo in futuro.3006671Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi festeggia la distruzione dell’URSS?

Oriental Review 27 novembre 2016

1315175582001Il 25 novembre, il Consiglio Atlantico ha ospitato un curioso seminario a Washington DC dedicato al 25° anniversario della dissoluzione dell’URSS: tre uomini trasandati che personalmente parteciparono al noto incontro clandestino nella foresta Belavezha, in Bielorussia, l’8 dicembre 1991, erano assisi al seminario nella capitale del principale beneficiario di quel colpo di Stato: gli allora segretario di Stato di Boris Eltsin Gennadij Burbulis, il “presidente fondatore” dell’Ucraina Leonid Kravchuk e il presidente del parlamento bielorusso Stanislav Shushkevich. Uno spettacolo triste ed è molto più interessante guardare la storia della loro cospirazione a Viskuli, casino di caccia della nomenklatura sovietica in Bielorussia, a 8 km dal confine polacco, e le conseguenze dirette. Il documento redatto e firmato nella notte era intitolato Accordo sulla fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti e dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere sciolta e una nuova associazione non sovranazionale, la CIS, creata. L’incontro avvenne una settimana dopo che l’Ucraina tenne le prime elezioni presidenziali (vinte da Leonid Kravchuk, membro del Politburo del Partito Comunista d’Ucraina, con il 61,6% dei voti), nonché del referendum sull’indipendenza (che avrebbe avuto un’affluenza dell’84,2%, col 90,3% di voti a favore). Gli accordi di Belavezha, resi pubblici la mattina successiva, furono un brusco risveglio per la maggioranza del Paese, nonostante la grave crisi nazionale dovuta a sei anni di politiche miopi di Mikhail Gorbaciov (anche se meritò lodi per aver alleviato le tensioni internazionali e ridotto la minaccia di un conflitto nucleare tra le superpotenze, esse furono travolte dalla catastrofe interna della sua amministrazione). Tuttavia, in pochi giorni gli accordi furono ratificati dai Soviet Supremi (i massimi organi legislativi) di Ucraina, Bielorussia e Russia, senza alcuna discussione pubblica e violando la costituzione vigente della RSFSR, che richiedeva la riunione del Congresso dei deputati del popolo per risolvere eventuali questioni legate al sistema di governo. Tale frettolosa ratifica sconsiderata va imputata alla criminale debolezza della leadership sovietica, alla totale sfiducia del pubblico nella perestrojka, alla crescente recrudescenza dei sentimenti borghesi nazionalisti e di certi gruppi influenti nella società sovietica e, naturalmente, all’ingenuità idealistica del pubblico sulle realtà di ciò che l’attendeva. Ogni angolo del Paese che soffriva presto affrontò le conseguenze storiche delle pigrizia, compiacenza e indolenza delle élites e delle masse sovietiche. I redditi crollarono, piani di privatizzazione draconiani colsero le industrie sovietiche più redditizie e la valanga di criminali sette separatiste ed estremiste violarono i cittadini di ciò che fu poco prima uno Stato sociale, oltre al destino di milioni di russi risvegliatisi residenti in nazioni straniere ostili; calamità che costrinsero Vladimir Putin, esprimendo i sentimenti popolari del momento, a definire la fine dell’URSS “la peggiore catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Non sorprende che, dopo solo pochi mesi, i protagonisti degli accordi di Belavezha furono severamente condannati dal pubblico, così come dalla crescente opposizione nei nuovi Stati indipendenti.
Nel luglio 1994, Stanislav Shushkevich partecipò alle prime elezioni presidenziali della Bielorussia, ma dovette mollare dopo il primo ballottaggio, avendo ricevuto solo il 10% dei voti. Professore di fisica da più di 40 anni, cercò di dirigere l’insignificante partito socialdemocratico Gromada, ma non ottenne alcun seggio nel parlamento bielorusso. Si dimise ed emigrò in Polonia, dove attualmente guadagna i suoi 30 shekel con lezioni sulla politica.
Leonid Kravchuk fu costretto ad indire elezioni presidenziali anticipate nel giugno del 1994, quando affrontò una grave crisi economica e gli scioperi dei minatori del carbone nel Donbas, iniziati a metà 1993. Perse le elezioni al secondo turno col “padre dell’oligarchia ucraina”, Leonid Kuchma, si sedette alla Verkhovna Rada per 12 anni fin quando il suo Partito socialdemocratico poté superare la soglia del 3%. Il suo maggiore successo fu l’apparizione in una serie di francobolli commemorativi in onore del suo 80° compleanno, nel 2014.
Boris Eltsin, il più fortunato del trio, morì pacificamente nel suo letto nell’aprile 2007. Potente personalità carismatica, non perse mai un’elezione, ma si pentì profondamente del ruolo nel crollo dell’Unione Sovietica e per la conseguente impopolarità; negli ultimi mesi al potere s’impegnò a trovare un successore al Cremlino. Il 31 dicembre 1999 annunciò le dimissioni, chiese perdono e presentò il giovane Premier Vladimir Putin a candidato presidenziale del 2000…
L’aiutante più stretto di Eltsin nel 1991, Gennadij Burbulis, un mezzo lituano nato negli Urali, era docente di materialismo dialettico presso l’Istituto Politecnico di Sverdlovsk (ora Ekaterinburg). Dal 1989, insieme a Boris Eltsin, rappresentò quella città nel Soviet Supremo dell’URSS. Secondo molte fonti, Burbulis fu alla base intellettuale e motivazionale della lotta di Eltsin per il potere e della successiva autorizzazione alla squadra ultraliberista di Egor Gajdar ad effettuare le “riforme” genocide in Russia. Il crollo di quel governo impopolare e le dimissioni di Gajdar, nel dicembre 1992, minarono irrevocabilmente l’influenza di Burbulis su Eltsin. Ottenute diverse sinecure private in Russia fino al 2010, infine creò una scuola di politosofia (suo neologismo) a Mosca, che offre corsi su vaghi soggetti indeterminati. Attualmente appare alquanto sgangherato e, in generale, interpreta il ruolo dello scemo del villaggio. Il suo discorso strano e le smorfie mostrate a Washington dovrebbero interessare più gli psichiatri che i politici statunitensi.
Quindi questi sono i nani politici invitati dal Consiglio Atlantico a celebrare il 25° anniversario degli accordi di Belavezha, l’apogeo del trionfo degli Stati Uniti negli affari sovietici. Insensati oggi, dati i risultati irrisori dopo un quarto di secolo di aspirazioni globaliste nel soggiogare risorse naturali e spirito umano della Russia.%d1%82%d1%80%d0%b8%d0%b3%d1%80%d0%b8%d0%b1%d0%b06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora