Gli intrighi contro Trump

Larry Chin, Global Research, 20 febbraio 2017rt_trump_pence_3_jt_160716_4x3_992Con Donald Trump, nulla è come sembra. L’episodio di Michael Flynn esemplifica la natura sfuggente, imprevedibile e letale del conflitto dall’alta posta in gioco che continua a svolgersi. Ciò che è evidente e fuori discussione è che il presidente Trump sia in guerra con lo Stato profondo in tutte le sue forme, comprese significative fazioni della comunità d’intelligence e delle forze dell’ordine. I media mainstream (in gran parte controllati dalla CIA) e praticamente l’intera dirigenza politica. Trump è visto chiaramente come minaccia esistenziale per i loro crimini. Quest’apparato, ad ogni livello, è impegnato in un colpo di Stato. Ciò che non è chiaro, ed è estremamente difficile valutare, è la natura della risposta di Trump ai nemici. Inoltre non è chiara la situazione nella sua amministrazione. Nemici e alleati sono in bilico.

Flynn: il parafulmine
Michael Flynn era centrale per la politica estera di Trump. Flynn era a capo della Defense Intelligence Agency sotto Obama, e ha portato un patrimonio di conoscenze nella comunità d’intelligence nella sua breve ma ricca azione da consigliere per la sicurezza nazionale. Flynn, democratico, era un aperto critico della politica estera di Obama/Clinton e dell’uso deliberato da parte della CIA dei terroristi di al-Qaida/SIIL/al-Nusra in Siria. Ha voluto importanti riforme per la comunità d’intelligence politicizzata. Ha spinto a migliorare le relazioni con la Russia e ha cercato di denunciare e annullare i rapporti dell’amministrazione Obama con l’Iran. Il controverso Flynn è un eroe per la base di Trump, per aver detto di “rinchiudere” Hillary Clinton e “prosciugare la palude”. Trump rispetta Flynn, e sembrava avere problemi con il suo stile combattivo. Era controverso durante il mandato sotto Obama prima di appoggiare Trump, e controverso durante la campagna e le elezioni. Trump ha sfruttato Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale invece che in un altro posto di gabinetto, per evitare a Flynn di dover essere brutalmente approvato dal Congresso (e probabilmente non sarebbe passato). Cosa è cambiato?

Dimissioni curiose
L’episodio Flynn è stato descritto come un’insabbiatura senza un crimine. Flynn non ha violato alcuna legge. E’ stato approvato dal FBI, come descritto in questo articolo del Washington Post. (Il Washington Post è uno dei principali organi anti-Trump). Flynn ha agito in modo appropriato ed entro l’autorità di consigliere per la sicurezza nazionale, e non ha (come afferma la propaganda dell’opposizione) negoziato le sanzioni al telefono con l’ambasciatore russo. Le trascrizioni lo confermano. Trump stesso ha più volte sostenuto che Flynn ha fatto il suo lavoro. Perché a Flynn è stato chiesto di dimettersi? Secondo la linea ufficiale della Casa Bianca, Trump e il vicepresidente Mike Pence non erano soddisfatti dalle modalità comunicative di Flynn. Le dimissioni di Flynn sono semplicemente una questione di protocollo interno? Un problema di chimica o di lotta per il potere nella cerchia di Trump? Se sì, qual è la natura del problema e perché non è gestito internamente? Chi e cosa ha reso pubblico uno scandalo drammatico e dannoso?309126432_0-0785“Sangue nell’acqua”
Come succintamente descritto da Julian Assange di Wikileaks, “una battaglia incredibile per il dominio si svolge tra il governo degli Stati Uniti eletto e la comunità d’intelligence che si considera il “governo permanente””. La cacciata Flynn è il risultato di una “campagna di destabilizzazione di spie statunitensi, democratici e stampa”. Dal punto di vista dello Stato profondo, una grande vittoria è stata ottenuta con la cacciata di Flynn, decapitando l’amministrazione Trump ancor prima di esser completamente formata. Trump ha perso un membro chiave della sua cerchia, e il resto cadrà presto. Trump ha dimostrato gravi debolezze, e queste vengono attaccate con gusto e violenza. Secondo il Wall Street Journal, la comunità d’intelligence non riceve informazioni da Trump. (Trump e il suo ODNI lo negano). I lealisti di Obama, in particolare, lavorano contro. Secondo Glenn Greenwald , i rivelatori dello Stato profondo che hanno denunciato Flynn ci sono riusciti compiendo dei reati. Lo Stato profondo è ora ancora più incoraggiato e potente. Secondo l’ex-congressista Dennis Kucinich, “qualcosa di sbagliato succede nella comunità d’intelligence, che vuole riaccendere la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, in modo che l’asse militare, industriale e d’intelligence ci guadagni“. “Svegliati America!” Secondo Eli Lake di Bloomberg, l’episodio di Flynn è un “assassinio politico”, dove Trump “ha ceduto all’opposizione burocratica e politica“. La CNN (la voce della CIA e della dirigenza politica) ha dichiarato che la rete non cede alla narrativa russa e di Flynn. Ovviamente ne avrà il materiale per il crescente tentativo d’impeachment dei democratici e repubblicani anti-trump. Uno dopo l’altro, CIA/media potranno semplicemente denigrare tutti i membri del gabinetto Trump, e lo stesso Trump, finché sarà rimosso. C’è “sangue nell’acqua”. Come piranha, i nemici di Trump sono in frenesia. Ma Trump, difatti, è “alle corde”? O Trump come Muhammad Ali “li metterà alle corde”?

Cambio di carte
Dopo una giornata di attacchi dei media, Trump ha preso a Twitter ed ha rapidamente istituito una conferenza stampa, durante cui ha invertito pubblicamente la narrazione in maniera aggressiva. Le fughe sono la vera storia. Trump: la vera storia è la fuga illegale. Le fughe, non Flynn, i problemi nell’amministrazione, la “Russia”. “Le fughe sono reali. La notizia è falsa“.

E’ una provocazione?
La speculazione intrigante, non riportata dai media mainstream, è che l’intero caso Flynn sia una complessa provocazione, una trappola tesa deliberatamente da Trump per smascherare i rivelatori, nell’ambito di un’operazione contro lo Stato profondo. Questa operazione, a sua volta, fa parte del programma “Prosciugare la palude”; la pulizia radicale e tanto attesa per scovare la dirigenza politica. Vi sono diversi resoconti che sostengono in modo convincente che si tratti di una provocazione:
Le dimissioni del generale Flynn sono un elaborato stratagemma per smascherare i rivelatori
Le dimissioni di Flynn sono una provocazione?
Attenti, rivelatori (Diario dell’operazione delle fughe di Trump)
Secondo un’analisi dettagliata (citando fonti del’intelligence russa), l’episodio Flynn era una classica “trappola canarino” ideata da Trump e Flynn in coordinamento con l’FBI e altri rami dell’intelligence e delle forze dell’ordine, per esporre e cogliere i rivelatori e le corrotte figure dei media che lavorano per lo Stato profondo: Il cambio del FBI terrorizza i media statunitensi.
Flynn aveva diretto contemporaneamente le operazioni contro le principali reti del narcotraffico internazionale legate a CIA, islamisti e Clinton. Robin Townley, aiutante di Flynn impegnato in questa operazione, si vide improvvisamente negare il nulla osta della sicurezza dalla CIA, nonostante Townley l’avesse avuto per anni. La CIA ha creato lo scandalo Flynn/Russia per ritorsione. “L’ombra” del generale Michael Flynn di Trump. Secondo il resoconto, Flynn e la sua squadra sarebbero rimasti operativi, lavorando nell’Ufficio informazione e ricerca. Ciò suggerisce che Flynn non sia stato davvero “licenziato”, ma trasferito a un ruolo più segreto, per motivi pratici. La sanzione ufficiale del Tesoro degli USA sul caso contro la rete di Samark Jose Lopez Bello, guidata da Flynn, il 13 febbraio 2017, può essere letta qui. L’operazione/trappola di Flynn non finisce qui (i media non hanno smesso di diffondere materiale appositamente trapelato), e non sarebbe l’unica provocazione che l’amministrazione Trump attua. Secondo Jack Posobiec dei Cittadini per Trump e suo forte sostenitore, Trump ha utilizzato con successo le provocazioni nella campagna presidenziale e nell’elezione. Secondo Posobiec, la storia del piano di Trump di utilizzare la Guardia Nazionale per rastrellare gli immigrati era intenzionale. The Associated Press c’è cascata. Ulteriori prove della tanto attesa massiccia campagna di pulizia per “drenare la palude” comprende il “bagno di sangue” del 7.mo piano del dipartimento di Stato da parte del segretario di Stato Rex Tillerson, e il licenziamento di numerosi dipendenti, presumibilmente per non aver superato i controlli. Craig Deare, alto funzionario del NSC, è stato appena licenziato per aver espresso opinioni in contrasto con l’agenda di Trump.3caeec8900000578-4174310-image-a-15_1485839768432Yemen
Il ruolo di Flynn nell’incursione nello Yemen potrebbe anche aver innescato la rappresaglia della CIA. Questa operazione rischiosa ha provocato la morte di 14 militanti di al-Qaida (inclusi dei capi operativi), di 25 civili e del Navy Seal William “Ryan” Owens, e il ferimento di sei soldati statunitensi. Anche se i dettagli rimangono oscuri, il raid nello Yemen sembra aver scontrato le Forze Speciali dei Navy Seals con al-Qaida. Dato che al-Qaida è una facciata della CIA, il conflitto è essenzialmente tra la squadra militare-intelligence di Trump e la CIA. L’obiettivo sembra essere stato avvertito, portando la squadra delle Forze Speciali dei Navy Seal ad affrontare una fiera resistenza. (Forse la CIA aveva avvertito i propri agenti nello Yemen?) Anche se pesantemente criticato dai media mainstream come “pasticciato” e “disastroso”, l’amministrazione l’ha visto come un “grande successo”, raggiungendo l’obiettivo principale, i documenti dell’intelligence a supporto delle future campagne antiterrorismo. La squadra dei Navy Seal ha portato via un “tesoro” d’intelligence su cd per computer, telefoni cellulari e file. Flynn e la sua squadra agisco secondo l’intelligence contenuta nei file? Ciò ha fatto infuriare ulteriormente la CIA, accelerando la campagna contro di lui?

Il collegamento con la pedofilia
Aggiungendo bizzarria sulla cacciata di Flynn, vi è il collegamento alla pedofilia, o Pizzagate. Dopo la cacciata di Flynn, Hillary Clinton non ha potuto resistere dal postare un greve commento su Twitter, rilanciato dal suo funzionario Philippe Reines: “Cari Mike Flynn e Mike Flynn Jr, fatevi un giro su COMET. E avrete la vostra ossessione sulla pizza… jobs.dominos.com/dominoscareer… Hillary Clinton: Philippe ha il suo modo di dire le cose, ma ha ragione sulle reali conseguenze delle false notizie…” A cosa si riferiva? Nel novembre 2016 Flynn espresse sostegno all’indagine del Dipartimento di Polizia di New York sulle prove e-mail del possibile coinvolgimento di Hillary Clinton in “reati di riciclaggio e sesso con bambini“. Il figlio, Michael G. Flynn (primogenito di Flynn e suo braccio destro) espresse sostegno alle indagini. I messaggi di posta elettronica di John Podesta svelati da Wikileaks indicano ciò che appare una significativa prova sulla rete di pedofili di alto livello della dirigenza di Washington, e più precisamente la parte di una rete che coinvolge Podestà, agenti del Partito Democratico e dei Clinton, e la rete delle pizzerie nel Paese, in particolare Comet ping-pong e Pizza di Washington DC. Numerosi ricercatori indipendenti hanno continuato a cercare tenacemente queste prove, nonostante il forte e pericoloso insabbiamento politico e un grave contraccolpo. Clinton avrebbe potuto scegliere di rimanere in silenzio, ma non poteva resistere dall’insultare Flynn, non più sulla “Russia” o su Trump, ma sul Pizzagate. Perché se n’è uscita richiamando l’attenzione su questo? Flynn ha subito “conseguenze reali” per qualcosa che non è “reale”?

Turbolenze nella cerchia di Trump: opinioni contrastanti
Nonostante gli avvertimenti continui dei lealisti Trump si è circondato di coloro che sembrano essere dei nemici: neocon repubblicani e anti-Trump; ha riempito la “palude” invece che “prosciugarla”. Trump crede che cooptare e conquistare la dirigenza lo ponga in una posizione più forte? Quanto pesa questo calcolo rispetto ai desideri della base anti-globalista/anti-dirigenza? C’è disaccordo anche fra la base di Trump su ciò che accade. La perdita di Flynn è un duro colpo. Trump è circondato da neoconservatori guidati da Pence. Steve Bannon e Kellyanne Conway sono gli ultimi lealisti rimasti a Trump nella cerchia interno. L’amministrazione Trump è inquinata e compromessa? Il capo dello staff Reince Priebus, ex-presidente del RNC, è visto da sempre più lealisti di Trump come la principale minaccia interna. Secondo Breitbart, Priebus è la talpa, accusato di non volere attuare gli ordini esecutivi, rallentando la conferma dei candidati di gabinetto, e di non fare nulla contro la rete delle “cellule dormienti” di Obama che continua a sovvertire l’amministrazione. Trump, secondo Breitbart, ha lavorato attivamente per sostituire Priebus. Pence e Priebus decisero di estromettere Flynn, secondo Fox News, nonostante le obiezioni di Bannon e Conway, che credevano che Flynn dovesse restare. Secondo Jerome Corsi di Infowars, Priebus non è solo una talpa, ma il “capo dei rivelatori”, e dovrebbe essere il prossimo ad andarsene. Mike Cernovich così come Alex Jones e Roger Stone, vedono Priebus come una minaccia. La fedeltà di Priebus va ai neocon repubblicani e lavora attivamente contro Trump. Il vicecapo dello staff Katie Walsh è stata identificata come possibile rivelatrice ed è indagata. Il 19 febbraio, apparendo alla conferenza stampa della NBC, Priebus si è assunto la colpa sul caso Flynn, definendolo disonesto.

Reince Priebus

Reince Priebus

La minaccia di Pence
Il vicepresidente Mike Pence non è solo un neocon repubblicano, ma un neocon di Bush. Pence ha recentemente partecipato al Super Bowl con George HW Bush, verso cui è servile e che sostiene d’idolatrare. Di cosa Pence ha discusso con Poppy Bush l’arcicriminale e capo dell’apparato criminale che non esita nel voler distruggere Trump? Pence supporta su tutto Bush. Il suo profilo è quello di un nemico di Trump. Ha sostenuto il Patriot Act, la guerra in Iraq, la tortura (si oppone alla chiusura di Guantanamo), la guerra in Medio Oriente e la linea dura con la Russia. Ha sostenuto il rovesciamento della Libia e ringraziato Hillary Clinton di ciò. Sostiene la globalizzazione e il libero scambio, la NAFTA e il CAFTA. È per le grandi aziende e si oppone alle riforme sulla finanza bancaria e in campagna ha elogiato la criminale sentenza della Corte Suprema sul caso Cittadini Uniti a favore delle corporazioni. Lui e Trump sono apertamente in disaccordo sulla Russia, contrasti che l’amministrazione ha respinto blandamente. Pence voleva far fuori Flynn. Pence decide la politica estera di Trump? Pence era contro le operazioni segrete di Flynn? Pence ignora Tillerson, Mattis, ecc.? Il 18 febbraio, nel discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, Pence vantava che gli Stati Uniti saranno “costanti” nell’impegno per la NATO, che “staranno con l’Europa” ed ha anche minacciato la Russia: “Sappiate questo: gli Stati Uniti continueranno ad accusare la Russia“. Tale presa di posizione bellicosa sovverte la retorica di Trump (riecheggiata da Flynn) che chiede il miglioramento delle relazioni con la Russia, ed antagonizza la NATO, che definiva “obsoleta”. La visione di Pence è in netto contrasto con la frustrazione di Trump nel migliorare le relazioni con Mosca, indebolite dalla propaganda russofoba. Ma è il suo vicepresidente che vomita tale propaganda. La contraddizione Trump-Pence sarebbe uno stratagemma “poliziotto buono/poliziotto cattivo”, o c’è un vero conflitto? Pence è nella posizione ideale per fare di Trump ciò che George HW Bush fece di Ronald Reagan, o Lyndon B. Johnson di John F. Kennedy. Se Trump viene rimosso, l’amante di Bush e russofobo Pence sarà presidente. (E chi avrebbe il presidente Pence come suo vice? Jeb Bush?)

L’esplosiva previsione di un ex-agente della CIA
In una intervista esplosiva per Alex Jones Show, l’ex-agente della CIA Robert David Steele ha espresso i seguenti pareri:
– La NSA ha spiato i cittadini, mentre la CIA causa le fughe di notizie, ed entrambi partecipano al colpo di Stato.
– Reince Priebus è il “Giuda alla Casa Bianca”, permettendo e coprendo la pedofilia. (Nota: in una precedente intervista per RT, Steele definì Priebus agente della CIA presso Trump.)
– Julian Assange “può abbattere il partito repubblicano e Priebus in particolare“.
– Avendo indagato sulla pedofilia per oltre un decennio, Steele dichiarava che “la pedofilia è una tendenza acquisita dai democratici“, e che gente come John Podesta sono “pedofili all’acqua di rose” rispetto a repubblicani, élite bancaria e sauditi.
– La pedofilia è il tallone d’Achille del sistema, e “Trump l’ha capito”.
– Le fondazioni delle corporation e i loro anarchici pianificano massicci disordini a primavera e in estate, tra cui una grande manifestazione a Washington DC a maggio.
In particolare, riguardo Michael Flynn:
– “Flynn è finito nei guai perché diventato troppo arrogante e ha cercato di dire a Mattis e Tillerson cosa fare“. Ma il motivo per cui è stato licenziato, secondo Steele, era che Flynn voleva smascherare la lista dei pedofili di Washington. Uno dei nomi sulla lista era “il migliore amico di Mike Pence“. Steele non l’ha nominato. Chi è?

Tutto va bene secondo Trump
L’amministrazione Trump ha fermamente respinto tutte le critiche e i sospetti sul suo gabinetto. Nella conferenza stampa del 16 febbraio, Trump ha sostenuto che la sua amministrazione “gira come una macchina messa a punto“, che vi è “zero caos” ed ha anche ripetuto l’ampia fiducia in Reince Priebus, che “fa un lavoro fenomenale“. Nell’ultimo Twitter, Trump ha scritto: “Non credo al flusso di (false) notizie dei media. La Casa Bianca opera molto bene. Ho ereditato un pasticcio e lo sto risolvendo“. Trump ha continuato ad attaccare i media, nel comizio del 19 febbraio. Secondo The Hill, Bannon è indignato dalle pretese che lui e Priebus siano in contrasto, e respinge le osservazioni avanzate da Breitbart, la sua ex-pubblicazione. L’ex-agente dell’intelligence Steve Pieczenik respinge la cacciata di Flynn come mossa pragmatica di routine. Secondo Pieczenik, tutto il personale è alla fine “usa e getta”, e ritiene che Flynn non doveva rimanere in carica per molto. A suo avviso, la polemica è esagerata. Il senatore Paul Ryan, capo dei repubblicani e considerato un aspro anti-Trump e nemico dai lealisti di Trump, diffonde voci concilianti, come se fosse con Trump. L’intervista di Ryan su Fox con Sean Hannity è la prima in cui parla positivamente dell’ordine del giorno di Trump. Quando gli è stato chiesto da Hannity che lui e Trump sono considerati in contrasto, Ryan l’ha liquidata come “passato”. Perché Ryan è improvvisamente conciliante? Chi sostituisce ora Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale di Trump? Un altro neocon. La lista si restringe a tre candidati: l’attuale sostituto consigliere per la sicurezza nazionale Keith Kellogg, lo stratega militare HR McMaster, e il maniacale ex-ambasciatore alle Nazioni Unite di George W. Bush John Bolton. Robert Harward (Lockheed Martin, ex-funzionario della NSC di George W. Bush) ha rifiutato dopo aver chiesto di avere il proprio personale (Trump ha rifiutato di licenziare il team di Flynn, tra cui KT McFarland).

Verso l’inaspettato
Lo Stato profondo non è “profondo”. Il governo ombra non è nascosto. La criminalità è alla luce del sole come non mai, ed è tutta contro Trump. L’aperta sedizione e il tradimento sono pubblicamente incoraggiati e “sponsorizzati dal governo”. Vi sono inviti aperti a colpi di Stato, anarchia, terrorismo e isteria di massa. Trump è in pericolo, o controlla? Viene rovesciato o guida con successo una guerra di inganno e agguati? Siamo entrati in un territorio inesplorato, con il futuro dell’umanità in gioco. Tutto è in gioco. Nulla è chiaro.ct-trump-pence-huppke-20160715Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Generale McMaster: pappagallo del complesso militar-industriale

Tony Cartalucci, NEO 22/02/2017

635799907110060403-arm-2014-ausa47Recentemente è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto il Tenente-Generale dell’US Army Herbert Raymond McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Il New York Times nell’articolo, “Trump sceglie HR McMaster consigliere della sicurezza nazionale”, riferisce: “Il Presidente Trump ha nominato il Tenente-Generale HR McMaster come suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, accogliendo uno stratega militare ampiamente rispettato e noto nel sfidare il pensiero convenzionale, contribuendo a far svoltare la guerra in Iraq nei giorni più bui”. In realtà, ciò che il Presidente Trump ha fatto è scegliere un uomo che porterà ben poco dei propri pensieri. Invece, testualmente, ripete i discorsi che riflettono l’ordine del giorno che serve gli interessi che guidano la manica di think tanks finanziate dalle corporation finanziarie che da decenni suggeriscono, dopo averla definita, la politica estera di Stati Uniti-Unione europea.

Cosa rappresenta il Generale McMaster
In un discorso tenuto in uno di tali think tank, il Centro di Studi Strategici e Internazionali, finanziato da aziende come ExxonMobil, Hess, Chevron e Boeing, e presieduto da individui come il segretario di Stato del Presidente Trump Rex Tillerson, e da rappresentanti di Lockheed Martin, Raytheon e Betchel, il Generale McMaster sciorina un passo ben studiato che riflette la visione e gli obiettivi collettivi del mondo non solo del CSIS, ma certamente di Brookings Institution, Council on Foreign Relations e una miriade di altri pensatoi politici guidati da interessi precisi. Il discorso, pubblicato sul canale YouTube del CSIS nel maggio del 2016, vede il Generale McMaster nella sua uniforme accusare la Russia d'”invadere l’Ucraina” e la Cina di “sfidare gli interessi degli Stati Uniti ai confini della potenza americana“. Nel descrivere la Cina “sfidare” gli interessi degli Stati Uniti, presenta una mappa della Cina e del Mar cinese meridionale, decisamente non proprio luoghi vicino agli Stati Uniti o in qualsiasi ambito logico e legittimamente vicino alla sfera d’influenza di Washington da poterne giustificare il controllo. Il Generale McMaster accusa Russia e Cina di minacciare gli “interessi degli Stati Uniti” all’estero, non la sicurezza nazionale, sfidando l’ordine internazionale post-Seconda Guerra Mondiale, un ordine certamente creato da e per gli Stati Uniti e gli alleati europei, concedendogli egemonia unipolare militare, socio-politica e finanziaria sul pianeta. Indica prevedibilmente Corea democratica e Iran come minacce per gli Stati Uniti, nonostante non abbiamo mai attaccato gli USA o desiderato o potuto farlo. Accusa l’Iran, in particolare, di “combattere una guerra per procura contro di noi dal 1979“, riferendosi a quando gli iraniani finalmente rovesciarono la dittatura brutale insediata e sostenuta dagli Stati Uniti di Mohammad Reza Shah Pahlavi, nel 1979. Il Generale McMaster accusa l’Iran di “costruire milizie” fuori dal controllo dei governi del Medio Oriente, di sostenerle ed anche di usarle come leva contro di essi, non diversamente da come gli Stati Uniti fanno con le forze di occupazione dispiegate nella regione e con i gruppi terroristici armati, finanziati, addestrati e diretti da Stati Uniti e alleati del Golfo Persico, dal Nord Africa al Medio Oriente, come in Iraq, Yemen, Siria e Libano. Nel discorso del 2016, McMaster passa ad affrontare lo “Stato islamico” (SIIL), presentando una diapositiva dell’estensione territoriale dello SIIL, indicando in modo chiaro le linee dei rifornimenti che vanno direttamente dal membro della NATO Turchia in Siria e Iraq, con una linea secondaria promanante dall’alleata degli USA Giordania. Non fa menzione di chi combatte lo SIIL, raffigurando il conflitto come il cartone animato che i media statunitensi-europei spacciano presso il pubblico. Il Generale McMaster presenta al pubblico una strategia di difesa basata su “deterrenza dell’interdizione e deterrenza alle frontiere a spese dei potenziali avversari“, riferendosi a regioni del pianeta a migliaia di miglia dalle coste degli Stati Uniti, dove cercano di mantenere o riaffermare potere e influenza, o di proiettarle in regioni finora indipendenti da Wall Street e Washington.

Un’agenda perenne
La scelta del Presidente Trump del Generale McMaster a Consigliere per la Sicurezza Nazionale assicura che la sicurezza nazionale resti dominio dei think tanks aziendal-finanziari che hanno definito, deciso e dominato la politica estera degli USA per decenni. I documenti politici che il Generale McMaster cita sempre in ogni suo discorso in un think tank aziendal-finanzierio dopo l’altro, sono i prodotti degli stessi think tank. Che il Generale McMaster identifichi Russia, Cina e Iran come “minacce” agli Stati Uniti non perché cercano di danneggiarli nel proprio territorio o nella logica sfera d’influenza, ma perché semplicemente cercano di proteggere le proprie sfere d’influenza dal sistematico e palese sovvertimento degli Stati Uniti tramite influenza e accerchiamento, indica la continuazione della devastante guerra globale già vista con le amministrazioni di numerosi altri presidenti, come Obama, Bush, Clinton, Bush padre, Reagan e anche Carter. Mentre gli Stati Uniti posano da nazione “democratica” guidata dagli interessi del popolo, è evidente che gli interessi di Wall Street e Washington hanno un ordine del giorno proprio che trascende presidenti “eletti” dal popolo e le politiche che chi ha eletto questi presidenti crede svolgano. I sostenitori del Presidente Trump nel mondo del lavoro subiscono l’illusione che rigetti l’aggressione e il cambio di regime nel mondo degli Stati Uniti, mentre ha appena nominato il Generale McMaster come suo consigliere per sicurezza nazionale, un uomo che apertamente e ripetutamente sostiene la ricerca dell’egemonia globale degli USA, indicando ancora una volta l’inganno perpetrato e come tale preciso ordine del giorno avanzi senza sosta.herbert-raymond-mcmaster-donald-trumpTony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chernobyl, sabotaggio imperialista?

Luca BaldellichbvioqwuaavqfkLa data del 26 aprile 1986 è entrata nella storia, e ci rimarrà per sempre, per il tragico incidente di Chernobyl: la “Chernobilskaja Avarija” o “ Chernobilskaja Katastrofe“, nell’accezione ucraina ancora più incisiva e forte, è da più di 30 anni, e lo sarà ancora per molti anni, il simbolo dei rischi connessi al nucleare e al suo sviluppo. La versione ufficiale ci ha informati, e continua a ripeterci, che in quel giorno, alle ore 1:23, presso la centrale nucleare situata a 3 km da Prypjat e a 18 km da Chernobyl, avvenne il fatale incidente: il personale, in maniera inopinata ed irresponsabile, in violazione di numerosi protocolli e allo scopo di eseguire un test per saggiare la sicurezza complessiva dell’impianto, avrebbe aumentato repentinamente la temperatura nel nocciolo del reattore numero 4. La scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno, determinata da quella dinamica, avrebbe provocato la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore, con esplosione, scoperchiamento dello stesso e conseguente, vasto incendio della grafite, minerale presente, negli impianti nucleari, in barre per assorbire le radiazioni. Una nuvola di materiale radioattivo, sprigionandosi, avrebbe esteso la sua mortifera ombra su un’area sterminata. Fin qui, la versione ufficiale, illuminante e certamente degna di fede rispetto alla descrizione oggettiva di alcuni passaggi, ma assolutamente lacunosa e omertosa sul quadro generale esistente in quella maledetta notte dell’aprile ’86. Versione che diventa addirittura grottesca e paradossale quando pretende di accreditare presunte carenze strutturali della centrale nucleare esistente, costruita invece secondo i più rigorosi criteri allora esistenti, a livello edile ed ingegneristico. Che poi il nucleare sia intrinsecamente pericoloso, vulnerabile e rischioso, questa è una considerazione, almeno per chi scrive, assolutamente condivisibile, ma che vale a Chernobyl come a Fukushima e in ogni altra parte del mondo. La verità ufficiale, diffusa con al potere il revisionista Gorbaciov, legato alle centrali imperialiste e ai circoli mondialisti, è tutto fuorché oro colato da custodire nei crogioli della ricerca storica: è, con ogni evidenza, una verità di comodo, come dimostrano diversi fatti. Vediamoli uno per uno.
041-k64ezoo L’insigne fisico nucleare Nikolaj Kravchuk, supportato da altri eminenti calibri della scienza russa ed ucraina, tra i quali I.A. Kravets e V.A. Vyshinskij, presentò nel 2011 uno studio sull’incidente occorso alla centrale nucleare ucraina, dal titolo di per sé eloquente: “L’enigma del disastro di Chernobyl”. Frutto di ricerche condotte con coraggio, abnegazione e autentica sete di verità, tale studio ha sollevato polemiche e provocato la levata di scudi del mondo accademico, chiuso nel suo conformismo, quando non nella complicità verso la disinformazione pilotata dal potere che lo sostiene, lo foraggia, ne avalla o ne impone le tesi ufficiali. Per il suo testo decisamente al di là di ogni verità di comodo, Kravchuk ha subito un ostracismo che nemmeno al più immorale e abietto dei delinquenti sarebbe toccato in sorte: dileggiato, emarginato, minacciato, è stato infine espulso (lui, studioso tra i migliori presenti sul campo!) dall’Istituto di Fisica Teorica “Bogoljubov” dell’Accademia Nazionale delle Scienza dell’Ucraina, quello stesso Istituto che ha visto, nei decenni, operare con profitto e risultati apprezzati a livello mondiale calibri quali lo scienziato eponimo, ovvero Nikolaj Nikolaevich Bogoljubov, Aleksandr Sergeevich Davydov, Aleksej Grigorevic Sitenko. Il torto di Nikolaj Kravchuk qual è stato? Uno solo, ma imperdonabile: quello di aver evidenziato, con rigore analitico e inappuntabile metodo scientifico, i talloni d’Achille della tesi ufficiale sull’incidente di Chernobyl, diffusa subito dalla cupola gorbacioviana affinché il mondo pensasse a negligenze, arretratezze strutturali della base materiale industriale e scientifica dell’URSS, debolezze inesistenti, anziché ad altro, in primis a complotti orchestrati e condotti per minare l’URSS in quanto unica potenza capace di competere con il mondo capitalista e superarlo per produttività, concorrenzialità, capacità di costruire una società migliore, a misura d’uomo. In primis, Kravchuk dimostra, con dovizia di dati, come l’azione di sollecitazione sul reattore n. 4 sia stata reiterata nel tempo, a partire dal 1° aprile 1986 fino al 23 dello stesso mese, e non esercitata solo la notte del tragico incidente, nel quadro del famoso “test di sicurezza”, come ha preteso e pretende il “dogma” ufficiale. Tutto ciò in nome di un obiettivo, lucido e scientemente perseguito, volto a sabotare la centrale. Kravchuk non usa troppo la parola “complotto”, o meglio non ne fa abuso, ma quando scrive che, a Chernobyl, nell’aprile del 1986, sono state poste in essere “azioni ben pianificate e pre–implementate”, intende rendere pienamente intellegibile una situazione nella quale tutto ha avuto posto, fuorché la casualità. In particolare, il reattore n. 4 era stato stipato di materiali radioattivi con un contenuto fino a 1500 MegaCurie (il “Curie” è l’unità di misura della radioattività, adottata a partire dal Congresso Internazionale di Radiologia di Bruxelles del 1910). In alcune cellule del reattore, poi, era presente del Plutonio 239, combustibile utilizzato nei sottomarini nucleari e potente fattore d’innalzamento della temperatura complessiva. Tutto questo non poteva essere né casuale né incidentale: dobbiamo pensare vi fosse, altresì, la deliberata volontà di mandare in tilt l’impianto, di provocare un incidente, a meno di non postulare la follia, l’insania di qualcuno come il movente unico e solo del fatto, dopodiché non si spiegherebbero però le coperture, gli insabbiamenti, i depistaggi sistematicamente attuati dal vertice del potere, in URSS come a livello mondiale. Vi sono però altri tasselli che, messi insieme, vanno a comporre un mosaico inquietante: la notte del 26 aprile, qualificati specialisti in forza alla centrale, a partire da A. Chernyshev, non furono autorizzati a prestare servizio e altri presenti fecero di tutto, disperatamente, per fare in modo che Anatolij Stepanovich Djatlov, ingegnere capo, quadro direttivo della centrale, stoppasse l’assurdo test di sicurezza, nel quale, lo ribadiamo, la maggior parte dei sistemi di protezione era stata disattivata per… saggiare il livello di sicurezza dell’impianto (!!!). Come se, per testare la sicurezza di un’automobile, la si spingesse a 200 all’ora lungo una discesa, con i passeggeri privi di cinture di sicurezza e le portiere spalancate.
Vi era stata, da parte di molti quadri tecnici, una sollevazione generale contro le criminali sollecitazioni, ripetute nel tempo, del reattore n. 4? Djatlov era lo strumento di una volontà superiore alla quale non aveva voluto o saputo opporsi? Di certo, si sa che almeno due tecnici, Aleksandr Akimov e Leonid Toptunov, furono minacciati di licenziamento per essersi opposti al disinserimento dei meccanismi di sicurezza, misura questa non solo folle, ma anche proibita dai protocolli disciplinanti il funzionamento della centrale. Sono ancora molti i lati oscuri della vicenda, ma, di certo, in quella primavera solo apparentemente dolce e rigenerante di 31 anni fa, a Chernobyl tutto era stato predisposto per la creazione di una “bomba” devastante, pronta ad esplodere senza freni e l’esito fu, in tal senso, coronato da successo. Non è tutto però: altri tre elementi aggiungono alla disamina dei fatti un corredo di precedenti e di circostanze da brivido. Già nel 1982 (ci si concentri su questa data, come vedremo in seguito, strategica!) il reattore n. 1 della centrale in questione, sempre a causa di “manovre errate”, aveva subito la distruzione dell’elemento centrale e si era evitata la catastrofe solo grazie alla prontezza e alla perizia del personale. Qualche anno dopo la tragedia, poi, vicino al teatro dell’esplosione furono ritrovate tracce di TNT e di esplosivo al plastico: ne parlò il giornale russo Trud in un articolo pubblicato nel numero 74 del 1995, subito circondato dal chiasso assordante dell’omertà, della congiura del silenzio, come sempre avviene quando la verità viene sbattuta in faccia a chi pensa che il Re sia nudo. A Chernobyl vi fu anche un’esplosione di natura terroristica? Una “doppia bomba”, con effetto combinato di ordigno ed esplosione indotta del reattore? Nessuno, su questo, ha fornito risposte efficaci e convincenti. Come nessuno le ha anche solo adombrate rispetto a quanto sostenuto dagli studiosi Je. Sobotovich e S. Chebanenko, i quali hanno riferito di aver trovato, nella zona della centrale nucleare, un gran numero di tracce di uranio altamente arricchito, ricollegando questo al “carico segreto£ con il quale era stato riempito il reattore n. 4 esploso. Chi poteva avere interesse a generare un disastro? E com’è possibile pensare che una parte dei tecnici presenti a Chernobyl accettasse di suicidarsi, anche in nome di piani eversivi condivisi? Andiamo per ordine.
51z4azf5ygl-_sy344_bo1204203200_Come abbiamo già accennato, l’interesse a sabotare l’economia dell’URSS, il suo possente apparato infrastrutturale tecnico–scientifico, era ben vivo e anzi prioritario nelle strategie dell’imperialismo, specie dopo l’ascesa al potere, negli USA di Ronald Reagan, sostenuto dalle più agguerrite lobbies anticomuniste. Abbiamo prima parlato del 1982, anno nel quale il reattore n. 1 della centrale di Chernobyl subì un danno derivato da azioni “improvvide” del personale in servizio. Ebbene, in quello stesso anno la CIA di William Casey dava inizio al suo piano aggiornato di destabilizzazione dell’URSS e dei Paesi socialisti, mediante sabotaggi e attentati, piano approvato e “vidimato” da Reagan nel mese di gennaio, in coincidenza temporale con fatti come il rapimento Dozier in Italia, pilotato dai servizi USA, e il massiccio finanziamento del sindacato anticomunista polacco Solidarnosc ad opera delle centrali imperialiste. Il via alle “danze” terroristiche ed eversive lo diede l’esplosione di un gasdotto in Siberia, generata dall’impiego di un software difettoso, esportato deliberatamente dagli USA in URSS per produrre danni irreversibili. Il fuoco ed il fumo che si sprigionarono dalla deflagrazione, furono ripresi dai satelliti ed allarmarono un gran numero di persone, convinte che fosse avvenuta una catastrofe nucleare. Tutto ciò è stato raccontato, fin nei più minimi dettagli, da Thomas C. Reed, ex-membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America, nel suo libro dal titolo “At the Abyss: An Insider’s History of The Cold War” (Sull’abisso: una storia della guerra fredda scritta da uno al dentro”), mai tradotto in Italia, Paese dove certe sudditanze dure a morire arrivano, spesso, al tragicomico epilogo dell’eccesso di zelo censorio, anche dopo che il “burattinaio” ha mostrato i fili. Alla luce di quanto narrato e documentato da Reed, come escludere che anche a Chernobyl, nel 1982 e nel 1986, possa essere avvenuto qualcosa di simile? E qui già sento aleggiare le obiezioni, già prima fugacemente menzionate, di chi sa guardare poco lontano dal suo naso, ma anche di chi, in buona fede e sincera volontà di capire, strabuzza gli occhi davanti a scenari da Dottor Stranamore: com’è possibile che delle persone, per quanto pedine di un complotto, abbiano accettato scientemente di provocare un danno in una centrale nucleare dalle prevedibilissime tragiche conseguenze, in primis su esse stesse? Chi si pone un simile interrogativo (legittimo nella misura in cui chi lo avanza non si è dato già risposte refrattarie ad ogni chiarimento in senso opposto), deve tener presente che, quando si studia un sabotaggio e lo si mette in atto, le conseguenze, spesso, vanno ben oltre le intenzioni. La notte del 26 aprile 1986, plausibilmente, chi ha attuato i piani del complotto pensava di certo a un sabotaggio che avrebbe comportato un danno ridotto, o non così devastante come quello che poi avvenne. L’importante era infliggere un vulnus all’economia ed all’immagine dell’URSS, consci del fatto che, con il nuovo indirizzo della Perestrojka, i panni sarebbero stati non lavati in casa, come avveniva prima (e giustamente, per certi fatti!) ma esposti in pubblico, a rinfocolare il coro mondiale del dileggio per l’“arretrata” e “pericolosa” tecnologia sovietica. La sottovalutazione delle conseguenze riconduce all’umana fallibilità, in questo caso accompagnata da comportamento criminale dei tecnici non solo in ordine allìatto compiuto, ma anche alla leggerezza (questa sì) con la quale si pensò di scartare a priori conseguenze più gravi. Ciò, naturalmente, nell’ipotesi in cui complotto vi sia stato, e su questo chi scrive intende non affermare dogmi di fede, ma portare elementi di riflessione.
Le vicende processuali di alcuni responsabili della tragedia, in primis quella che interessò l’ingegner Djatlov, lasciano pensare a una trama molto poco “cristallina”: il dirigente in questione fu condannato, nel 1986, a 10 anni di colonia penale, ai sensi del Codice Penale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, ma quattro anni dopo venne rilasciato, ufficialmente per una malattia grave (morirà nel 1995, a 64 anni). Appoggiato e sostenuto ad ogni piè sospinto dagli immancabili templari dell’antisovietismo Andrej Sacharov ed Elena Bonner, Djatlov dette la colpa di tutto quanto era accaduto ai progettisti dell’impianto, tesi debolissima e, anzi, inconsistente, visto che l’impianto di Chernobyl, a detta di molti scienziati, anche occidentali, era stato costruito con tutti i crismi della sicurezza strutturale. Djatlov sapeva e voleva coprire responsabilità sue e di altri? Se poi a questo associamo il ritrovamento di tracce di TNT e di esplosivo al plastico attorno all’area dell’incidente, allora si può pensare addirittura ad un doppio binario: sabotaggio interno ed esplosivo collocato all’esterno, a rafforzare gli effetti disastrosi della deflagrazione, da parte di agenti stranieri introdottisi furtivamente e poi prontamente fuggiti. Ipotesi, congetture, certo, ma sostenute dai lati oscuri della vicenda, dai suoi “buchi neri” non ancora colmati dalla benefica luce della chiarezza, non meno che da fatti espliciti e sottaciuti o censurati con violenza. In tutto ciò, cosa sapeva Gorbaciov? Come minimo, vi erano quinte colonne al servizio dell’imperialismo, nel suo entourage, ma la sua stessa figura, come testimoniano le dichiarazioni rese all’Università di Ankara nel 1999, è tutt’altro che adamantina: l’ex-segretario del PCUS, coccolato dai circoli imperialisti mondiali, aveva pubblicamente affermato, in Turchia, di aver lavorato con gli statunitensi alla disgregazione dell’URSS. Non si spiegherebbero altrimenti misure e provvedimenti economici e politici che minarono la stabilità dell’URSS, il suo benessere e il suo potenziale produttivo, facendo regredire la seconda superpotenza mondiale allo status di colonia. Che anche Chernobyl abbia fatto parte della congiura antisovietica è perfettamente plausibile, quindi, con attori e comparse non solo stranieri, ma anche all’interno delle frontiere del Paese, a ripetere il copione stabilito almeno fin dal 1982 dai “gentiluomini” di Langley, come li definiva lucidamente, e con pepata ironia, la stampa sovietica fin dagli anni ’60.3497722967_f35163c00b_bRuferimenti:
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Il significato del discorso di Putin sul “terrorismo ucraino”

Rostislav Ishenko, RIA Analytics, 18 febbraio 2017 – Fort Russ2694ce06cf469d54fe24738726df1692Il 16 febbraio, in occasione della riunione annuale del Collegio del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), Vladimir Putin attirava particolare attenzione sulla situazione nel sud-est dell’Ucraina. Secondo il Presidente, le autorità ucraine aggravano deliberatamente la situazione nella zona del conflitto nel Donbas, violando gli accordi di Minsk e puntando sulla soluzione militare del problema. Il Capo dello Stato ha anche sottolineato che le autorità di Kiev “parlano apertamente di organizzare sabotaggio, terrorismo e sovversione anche in Russia“.

Un segnale all’occidente
E’ chiaro che l’azione antiterrorismo e di contro-intelligence sia al centro delle operazioni del FSB. Ma è anche chiaro che le dichiarazioni del Presidente, rese pubbliche, sono destinate principalmente al pubblico estero. Dopo tutto, la leadership del FSB può essere istruita in segreto. Inoltre, nessuno dubita che fin dall’inizio della guerra civile in Ucraina, l’FSB abbia seguito i tentativi di portare la guerra nel territorio russo. Dal 2014, la stampa ha periodicamente lanciato informazioni sull’arresto di cittadini ucraini e russi catturati mentre spiavano il territorio della Russia per conto di Kiev, o vi preparavano attentati terroristici. Così, la dichiarazione del presidente è destinata non al pubblico russo, ma estero, ma non ucraino. Se si volesse appellare al governo ucraino, avverrebbe con i canali diplomatici. Questa affermazione non è neanche la minaccia della risposta militare alle provocazioni ucraine. In caso contrario, sarebbe stata fatta al collegio del Consiglio di Sicurezza del Ministero della Difesa. La scelta del luogo e della forma dell’affermazione indica chiaramente che si tratta di un segnale inviato ai nostri partner occidentali. L’FSB può condurre ampie operazioni antiterrorismo. Va notato che le azioni preventive contro i terroristi e i loro capi sono una delle componenti principali dell’azione del FSB, non necessariamente limitate al territorio russo. Certo, le operazioni sul territorio di un altro Stato sono limitate da condizioni rigorose. Affinché le misure antiterrorismo preventive sul territorio straniero siano giustificate dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato in questione deve essere in guerra o aver subito un attacco non provocato. C’è ancora un altro scenario sancito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: la perdita da parte di un governo del controllo sul territorio da cui provengono le attività terroristiche. Questo scenario non è rilevante in questo caso tuttavia, dato che la comunità internazionale non considera il governo di Kiev incapace di controllare la situazione sul territorio dell’Ucraina. Eppure finora Kiev ha attuato ogni genere di provocazioni contro la Russia, anche sanguinose (in Crimea) come le iniziative di singoli rifiutandosi di riconoscerne l’appartenenza alle proprie agenzie di sicurezza. La reazione della Russia, tuttavia, si limitava alle proteste diplomatiche, documentando le provocazioni e raccogliendo le prove del coinvolgimento del primo direttorato dell’intelligence (GUR), del SBU e dello Stato Maggiore dell’Ucraina, presentandole alle organizzazioni internazionali.

Terrorismo di Stato
A quanto pare, la massa delle prove raccolte è decisiva e un secondo aspetto, il diritto internazionale, viene ora attivato. La dichiarazione del Presidente Putin era preceduta da una relazione del Comitato investigativo della Federazione Russa che ha raccolto prove necessarie e sufficienti a condannare le autorità ucraine per gli attacchi terroristici nelle zone residenziali nel Donbas usando missili balistici Tochka-U. Tali azioni sono state classificate dal Comitato investigativo come uso di armi di distruzione di massa (ADM) contro la popolazione civile. La dichiarazione di Putin si basa sulla conclusione logica della relazione della Commissione d’inchiesta. L’uso di ADM contro la popolazione civile va qualificata non solo crimine di guerra, ma terrorismo di Stato. Così anche le operazioni sovversive e terroristiche contro uno Stato in situazione di pace. Esattamente di ciò Vladimir Putin accusa le autorità ucraine. Negli ultimi anni le autorità statali che hanno sancito azioni qualificate come terrorismo di Stato, sono state riconosciute dalla comunità internazionale come “illegittime”. L’applicazione di tale etichetta a Husayn, Gheddafi e Assad suggerisce che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia necessaria, bastano a supportarla fatti (anche infondati) e dichiarazioni dello Stato che si considera vittima. I precedenti stabiliti dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni permettono l’uso di tutte le misure contro i “regimi illegittimi”, anche operazioni militari, speciali, da ricognizione e in sostegno dichiarato ai governi alternativi ribelli in guerra civile contro il regime. Nell’applicare qualsiasi di queste misure, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe auspicabile, ma non necessaria. Come gli avvenimenti in Jugoslavia, Iraq, Libia e Siria hanno dimostrato, è facile andare oltre le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o semplicemente farne a meno.

Il diritto di reagire
La Russia si è sempre impegnata nel rispetto rigoroso delle norme e procedure stabilite dal diritto internazionale. Pertanto, non vi può essere alcun dubbio sulla serietà dell’affermazione dal Presidente Putin, che non l’avrebbe fatta senza prove inoppugnabili e la consapevolezza dell’impossibilità di fermare il governo ucraino in qualsiasi altro modo. In altre parole, la Russia è pronta a fornire alla comunità internazionale le prove delle criminali attività sovversive delle autorità di Kiev. Naturalmente, sappiamo che anche la prova più inoppugnabile non ne garantisce l’accettazione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove ognuno ha i propri interessi e tutti i membri permanenti hanno potere di veto. La situazione con il Boeing malese, il cui colpevole la commissione d’inchiesta internazionale non ha identificato non avendo esaminato le informazioni fornite dalla Russia, è la migliore prova dell’attuale politica dei doppi standard. Tuttavia, vi è un punto interessante. Le attività terroristiche sanzionate dalle autorità di uno Stato contro un altro (ad esempio, il terrorismo di Stato) non sono semplicemente un atto di aggressione non provocata, ma un attacco armato. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite consente allo Stato aggredito il diritto all’autodifesa individuale o collettiva, il cui contenuto va deciso dallo Stato stesso, obbligato ad almeno “immediatamente informare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle misure adottate e ad interromperle non appena il Consiglio adotta le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”. In tale scenario, il sistema delle Nazioni Unite è dalla parte della Russia. Mosca ha potere di veto, e senza il suo consenso il Consiglio non può adottare una decisione vincolante e, quindi, non può “adottare misure in modo indipendente”. Così Putin segnala ai nostri “partner” occidentali che se non danno una calmata alle autorità di Kiev, allora la Russia è pronta ad adottare misure che, pur unilaterali, sono pienamente coerenti con il diritto internazionale, nello spirito e lettera della Carta delle Nazioni Unite. E come ciliegina sulla torta, Putin tiene all’oscuro su quali misure saranno adottate (asimmetriche). Dopo tutto, il FSB non riferisce i suoi piani al dipartimento di Stato.vladimir-putin-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

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Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail