Il significato del discorso di Putin sul “terrorismo ucraino”

Rostislav Ishenko, RIA Analytics, 18 febbraio 2017 – Fort Russ2694ce06cf469d54fe24738726df1692Il 16 febbraio, in occasione della riunione annuale del Collegio del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), Vladimir Putin attirava particolare attenzione sulla situazione nel sud-est dell’Ucraina. Secondo il Presidente, le autorità ucraine aggravano deliberatamente la situazione nella zona del conflitto nel Donbas, violando gli accordi di Minsk e puntando sulla soluzione militare del problema. Il Capo dello Stato ha anche sottolineato che le autorità di Kiev “parlano apertamente di organizzare sabotaggio, terrorismo e sovversione anche in Russia“.

Un segnale all’occidente
E’ chiaro che l’azione antiterrorismo e di contro-intelligence sia al centro delle operazioni del FSB. Ma è anche chiaro che le dichiarazioni del Presidente, rese pubbliche, sono destinate principalmente al pubblico estero. Dopo tutto, la leadership del FSB può essere istruita in segreto. Inoltre, nessuno dubita che fin dall’inizio della guerra civile in Ucraina, l’FSB abbia seguito i tentativi di portare la guerra nel territorio russo. Dal 2014, la stampa ha periodicamente lanciato informazioni sull’arresto di cittadini ucraini e russi catturati mentre spiavano il territorio della Russia per conto di Kiev, o vi preparavano attentati terroristici. Così, la dichiarazione del presidente è destinata non al pubblico russo, ma estero, ma non ucraino. Se si volesse appellare al governo ucraino, avverrebbe con i canali diplomatici. Questa affermazione non è neanche la minaccia della risposta militare alle provocazioni ucraine. In caso contrario, sarebbe stata fatta al collegio del Consiglio di Sicurezza del Ministero della Difesa. La scelta del luogo e della forma dell’affermazione indica chiaramente che si tratta di un segnale inviato ai nostri partner occidentali. L’FSB può condurre ampie operazioni antiterrorismo. Va notato che le azioni preventive contro i terroristi e i loro capi sono una delle componenti principali dell’azione del FSB, non necessariamente limitate al territorio russo. Certo, le operazioni sul territorio di un altro Stato sono limitate da condizioni rigorose. Affinché le misure antiterrorismo preventive sul territorio straniero siano giustificate dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato in questione deve essere in guerra o aver subito un attacco non provocato. C’è ancora un altro scenario sancito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: la perdita da parte di un governo del controllo sul territorio da cui provengono le attività terroristiche. Questo scenario non è rilevante in questo caso tuttavia, dato che la comunità internazionale non considera il governo di Kiev incapace di controllare la situazione sul territorio dell’Ucraina. Eppure finora Kiev ha attuato ogni genere di provocazioni contro la Russia, anche sanguinose (in Crimea) come le iniziative di singoli rifiutandosi di riconoscerne l’appartenenza alle proprie agenzie di sicurezza. La reazione della Russia, tuttavia, si limitava alle proteste diplomatiche, documentando le provocazioni e raccogliendo le prove del coinvolgimento del primo direttorato dell’intelligence (GUR), del SBU e dello Stato Maggiore dell’Ucraina, presentandole alle organizzazioni internazionali.

Terrorismo di Stato
A quanto pare, la massa delle prove raccolte è decisiva e un secondo aspetto, il diritto internazionale, viene ora attivato. La dichiarazione del Presidente Putin era preceduta da una relazione del Comitato investigativo della Federazione Russa che ha raccolto prove necessarie e sufficienti a condannare le autorità ucraine per gli attacchi terroristici nelle zone residenziali nel Donbas usando missili balistici Tochka-U. Tali azioni sono state classificate dal Comitato investigativo come uso di armi di distruzione di massa (ADM) contro la popolazione civile. La dichiarazione di Putin si basa sulla conclusione logica della relazione della Commissione d’inchiesta. L’uso di ADM contro la popolazione civile va qualificata non solo crimine di guerra, ma terrorismo di Stato. Così anche le operazioni sovversive e terroristiche contro uno Stato in situazione di pace. Esattamente di ciò Vladimir Putin accusa le autorità ucraine. Negli ultimi anni le autorità statali che hanno sancito azioni qualificate come terrorismo di Stato, sono state riconosciute dalla comunità internazionale come “illegittime”. L’applicazione di tale etichetta a Husayn, Gheddafi e Assad suggerisce che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia necessaria, bastano a supportarla fatti (anche infondati) e dichiarazioni dello Stato che si considera vittima. I precedenti stabiliti dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni permettono l’uso di tutte le misure contro i “regimi illegittimi”, anche operazioni militari, speciali, da ricognizione e in sostegno dichiarato ai governi alternativi ribelli in guerra civile contro il regime. Nell’applicare qualsiasi di queste misure, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe auspicabile, ma non necessaria. Come gli avvenimenti in Jugoslavia, Iraq, Libia e Siria hanno dimostrato, è facile andare oltre le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o semplicemente farne a meno.

Il diritto di reagire
La Russia si è sempre impegnata nel rispetto rigoroso delle norme e procedure stabilite dal diritto internazionale. Pertanto, non vi può essere alcun dubbio sulla serietà dell’affermazione dal Presidente Putin, che non l’avrebbe fatta senza prove inoppugnabili e la consapevolezza dell’impossibilità di fermare il governo ucraino in qualsiasi altro modo. In altre parole, la Russia è pronta a fornire alla comunità internazionale le prove delle criminali attività sovversive delle autorità di Kiev. Naturalmente, sappiamo che anche la prova più inoppugnabile non ne garantisce l’accettazione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove ognuno ha i propri interessi e tutti i membri permanenti hanno potere di veto. La situazione con il Boeing malese, il cui colpevole la commissione d’inchiesta internazionale non ha identificato non avendo esaminato le informazioni fornite dalla Russia, è la migliore prova dell’attuale politica dei doppi standard. Tuttavia, vi è un punto interessante. Le attività terroristiche sanzionate dalle autorità di uno Stato contro un altro (ad esempio, il terrorismo di Stato) non sono semplicemente un atto di aggressione non provocata, ma un attacco armato. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite consente allo Stato aggredito il diritto all’autodifesa individuale o collettiva, il cui contenuto va deciso dallo Stato stesso, obbligato ad almeno “immediatamente informare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle misure adottate e ad interromperle non appena il Consiglio adotta le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”. In tale scenario, il sistema delle Nazioni Unite è dalla parte della Russia. Mosca ha potere di veto, e senza il suo consenso il Consiglio non può adottare una decisione vincolante e, quindi, non può “adottare misure in modo indipendente”. Così Putin segnala ai nostri “partner” occidentali che se non danno una calmata alle autorità di Kiev, allora la Russia è pronta ad adottare misure che, pur unilaterali, sono pienamente coerenti con il diritto internazionale, nello spirito e lettera della Carta delle Nazioni Unite. E come ciliegina sulla torta, Putin tiene all’oscuro su quali misure saranno adottate (asimmetriche). Dopo tutto, il FSB non riferisce i suoi piani al dipartimento di Stato.vladimir-putin-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cocaina della Chiquita e gli squadroni della morte sionisti

Dean Henderson Left Hook 24/08/2014
(Tratto dal capitolo 11: Big Oil e i suoi banchieri)7ba526fad4fbfbdbeaaa8454d08bf6b1Nel 1954 il direttore della CIA Allen Dulles salvò la BP lanciando l’Operazione Ajax contro il legittimo Mohamed Mossadegh in Iran. Nello stesso anno Dulles soccorse l’United Fruit Company in Guatemala dove fu eletto il presidente nazionalista Jacobo Arbenz con un promettente prgramma di riforma agraria. Quando Arbenz mirò ad espropriare 550000 acri di piantagioni di banane dell’United Fruit, Dulles si rivolse al suo vecchio datore di lavoro Sullivan&Cromwell per pianificarne il rovesciamento. Sullivan era l’avvocato della BP e consulente legale della J. Henry Schroeder Bank, la banca di Amburgo dei Warburg che finanziò Adolf Hitler. [1] Il re del petrolio di Dallas, Clint Murchison, comprò due cartiere in Honduras nel 1954 dal compare di golf di Bush Walt Mischer. Entrambi avevano legami con la famiglia mafiosa dei Marcello a New Orleans. L’assassino di Kennedy e idraulico del Watergate Howard Hunt, con l’aiuto del dittatore nicaraguense Somoza, addestrò una milizia in Honduras per attaccare Arbenz. Frank Wisner, vicedirettore operativo della CIA, supervisionò l’operazione.
chiquita-gun-logo L’United Fruit fu creata da Joseph Macheca, il boss mafioso di New Orleans precedessore di Marcello. Macheca era il grande mago del Ku Klux Klan della città. Lui e il socio Charles Matrenga erano protetti dal fondatore della mafia italiana e 33° Grado Gran Maestro della massoneria di rito scozzese Giuseppe Mazzini. La parola “mafia” è un acronimo per “Mazzini autorizza furti, incendi e avvelenamenti”. Mazzini rispondeva direttamente al primo ministro massone inglese Benjamin Disraeli. Inviò Macheca e Matrenga a New Orleans per avviare l’United Fruit. August Belmont, agente della famiglia Rothschild negli Stati Uniti, lavorò con Macheca per corrompere i politici della Louisiana. [2] L’onnipresenza della United Fruit in America Centrale originò la frase “repubbliche delle banane”. Cambiò nome in United Brands (UB) ed acquisì le banane Chiquita, la carne John Morrell e i ristoranti A&W. La DEA stimò che il 20% della cocaina che arrivò negli Stati Uniti negli anni ’70 arrivasse a bordo delle navi dell’UB nel porto di Baltimora. Le sue piantagioni coprivano quasi la metà di Guatemala, Honduras e Nicaragua. Chevron Texaco possedeva tutte le pompe di benzina della regione. Nel 1991, la relazione annuale del gigante petrolifero vantava il possesso del 26% delle stazioni di servizio nei Caraibi. La famiglia Bush possiede gran parte dei terreni sulla costa caraibica di Panama. Secondo un funzionario della DEA di Dallas, nel 1991 il CEO di Texaco era il boss della cocaina della città che utilizzava le piattaforme petrolifere off-shore per importare la cocaina colombiana. La Chevron Texaco aveva aperto un “impianto di miscelazione” a Shanghai, Cina. L’UB è per il 45,4% posseduta dal magnate finanziario di Cincinnati Carl Lindner, amico intimo di George Bush Sr. e uno dei suoi maggiori finanziatori. Bush passava le vacanze al Key Largo Ocean Reef Club di Lindner, che ospita una pista utilizzata dal trafficante di armi della CIA Jack Devoe e come area di arrivo della cocaina. Quando il presidente Reagan creò la Commissione presidenziale per l’America centrale nel 1983, il gruppo guidato da Henry Kissinger s’incontrò all’Ocean Reef Club. Nel 1988 lo Stato della Florida denunciò l’Ocean Reef secondo lo statuto contro il crimine RICO. Una voce sui diari di Oliver North parla di una borsa dell’UB a John Singlaub, compare del maggiore Andy Messing. [3]
bilde-5Lindner possedeva la Penn Central prima che la banca scomparisse in uno scandalo. Walt Mischer vendette la Marathon Manufacturing a Lindner, il cui conglomerato American Insurance Financial controllava numerose aziende di trasporti che presumibilmente trasportavano la cocaina dell’UB, come Rapid-American Corporation e Reliance Corporation. Lindner possedeva una quota dell’8% della Gulf&Western Corporation, nel cui CdA sedeva il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance. Gulf&Western è leader nella raffinazione dello zucchero grezzo, un processo identico a quello per trasformare l’oppio in eroina. Lindner vendette la Lincoln S&L a Charles Keating, che concluse accordi commerciali con il rappresentante dei Rothschild e della BCCI di Ginevra Alfred Hartman. The Arizona Republic riferì che gli aerei aziendali di Keating, insieme a quelli della Resorts International, sono spesso usati dal senatore dell’Arizona John McCain. McCain sposò Cindy Hensley, figlia del magnate dell’alcol James Hensley, socio del mafioso dell’Arizona Kemper Marley. Partner di Lindner nell’UB era il boss di Detroit Max Fischer, messo nel CdA dell’UB da Donald Gant della Goldman Sachs. Altro membro del consiglio dell’UB era il negoziatore sul Canale di Panama di Carter Sol Linowitz che, insieme a Cyrus Vance, era nel CdA della Pan Am. La sede centrale dell’UB era nell’edificio Pan Am di New York. Max Fischer possedeva Airborne Freight assieme alla famiglia Jacobs di Buffalo, la cui Sportsystems possiede venti ippodromi negli Stati Uniti e in Canada, gestisce le concessioni alimentari per quaranta ippodromi, dieci cinodromi, ventiquattro stadi della Major League Baseball e il Boston Garden. Jacobs ha una squadra di hockey, la Boston Bruins, la compagnia di spedizione Alaska-Seattle, quindici concessioni aeroportuali, lo stadio della Florida Jai Alai e, più interessante, concessioni per i servizi alimentari per le piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico. La Letheby&Christopher di Jacobs provvede a tutti gli eventi in cui partecipa la Nobiltà Nera europea. Il conglomerato Emprise di Jacobs nacque a Buffalo nel 1916 come partner della giustamente denominata US Pure Drug Company della famiglia Bronfman. La sede di Max Fischer, nel centro di Detroit, è di proprietà dei Bronfman. Buffalo e Detroit sono al confine USA-Canada, conveniente per il contrabbando di eroina finanziato dalla HSBC, da Vancouver alla costa orientale degli Stati Uniti. HSBC ha una forte presenza in entrambe le città. Quando l’inchiesta del giornalista dell’Arizona Republic Don Bolles costrinse Kemper Marley a dimettersi dalla Commissione di Stato sulle corse, Bolles fu assassinato. Una delle ultime parole da lui pronunciate fu “Emprise“. I Bronfman controllano Eagle Star Insurance insieme a enormi banche canadesi e inglesi che supportano il traffico di droga dal triangolo d’argento. Possiedono DuPont, Seagrams (nata per contrabbandare whisky durante il proibizionismo), Vivendi, Jockey Club di Toronto e (fino alla scomparsa) il Montreal Expos Baseball Club. [4] Il nome Bronfman in yiddish significa “uomo del whisky”. Questi sionisti convinti partecipano agli imbrogli di Mossad e MI6. Airborne Freight di Fischer e Jacobs possiede Midwest Express, che ha un contratto in esclusiva con la Federal Reserve per spedire gli assegni annullati, un’operazione che gode dell’immunità dell’US Customs. Il vicepresidente esecutivo della Chase Manhattan James Carey era nel CdA di Airborne Freight. Max Fischer possiede i centri commerciali di Detroit, Fruehauf Autotrasporti e Marathon Oil. Era solito lavorare con la più grande banca mercantile inglese, l’Hambros, dove lavorava il colonnello del SOE e assassino di Kennedy Louis Mortimer Bloomfield. Fischer consegnò i fondi di Meyer Lansky e del contrabbando di petrolio ai terroristi dell’Haganah che sequestrarono la terra palestinese per creare Israele. Nel 1957 fu premiato dai Rothschild per i suoi sforzi quando la famiglia divise Paz Oil e Chemical Paz, che detengono il monopolio dell’industria petrolifera israeliana. Fischer, come Bloomfield, è un membro dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, la società segreta che risponde alla regina Elisabetta II. Bloomfield è presidente del servizio di ambulanza della Croce Rossa, ramo dell’intelligence della monarchia inglese. [5]…

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Il genocidio guatemalteco
La CIA rovesciò Jacobo Arbenz e lo sostituì con il dittatore Castillo Armas, il primo di una serie di brutali governi militari legati all’UB e al suo sindacato della cocaina. I generali governarono il Guatemala per 33 anni inquietanti, mentre i lealisti di Arbenz combatterono la guerra di guerriglia contro le varie giunte dalle province confinanti l’Altiplano Messicano. I ranghi dell’UNRG erano formati da indiani Qechua, Ketchikel e Mam che costituiscono la maggioranza della popolazione del Guatemala. Per contrastare i ribelli, la CIA collaborò con Mossad israeliano e consiglieri di Taiwan per creare “villaggi modello”, secondo i villaggi strategici impiegati nella guerra del Vietnam. Parte del programma fu Fagioli in cambio di fucili, del presidente guatemalteco Efrain Rios Montt con cui, però, gli abitanti dei villaggi dell’altopiano ricevettero cibo dall’USAID in contenitori recanti bandiere e slogan pro-USA. In cambio, gli abitanti del villaggio dovevano prendere le armi contro i ribelli del Guatemala. L’USAID finanziò la costruzione di strade nelle aree controllate dai ribelli nella provincia di Alta Verapaz, consentendo all’esercito guatemalteco di raggiungere i villaggi più remoti dove interrogarono, torturarono e uccisero più di 100000 indiani guatemaltechi che si rifiutarono di partecipare alla contro-insurrezione della CIA, negli anni ’80 e ’90. I militari del Guatemala crearono gli squadroni della morte di destra che gestivano il traffico di cocaina colombiana, utilizzando le zone di trasformazione ed esportazione delle multinazionali statunitensi come Chiquita.
b340d20ace5466fc2d729093beb57d2f Il 14 settembre 1996 la polizia guatemalteca catturò il capo del più grande dei narco-squadroni della morte, Alfredo Moreno Molina. Quando Moreno iniziò a parlare, l’oligarchia guatemalteca, che detiene il 85% della terra coltivabile del Paese, cominciò a tremare. Tra le coorti di Moreno c’erano il presidente Efrain Rios Montt che sosteneva di essere un cristiano evangelico, gli ex-candidati a presidente della Repubblica Alfonso Portilla e Zury Rios e decine di membri del Congresso del Frente Repubblicano Guatemalteco di destra. All’inizio del 1997 i ribelli dell’UNRG firmarono l’accordo di pace con il governo, e il periodico del Guatemala Ameroteca pubblicò una serie di articoli implicanti la CIA nelle attività degli squadroni della morte e del traffico di droga di Moreno. La rete di Moreno includeva il vice-ministro della Difesa, capitani della Marina, l’ispettore generale della Guardia de Haciendas, l’ispettore generale della polizia nazionale, agenti della Guardia e della Polizia, il capo della polizia motorizzata, il direttore generale delle dogane e molti generali, colonnelli, funzionari doganali e capi della polizia. [6] Gli stessi squadroni della morte guidarono la valanga di rapimenti che sommerse il Guatemala nella metà degli anni ’90. I tre generali che guidavano la rete dei sequestri erano Luis Ortega, Manuel Callejas e Edgar Godoy. La rete era così potente e comprendeva così tanti ufficiali guatemaltechi che non sarebbe mai stata denunciata se i ribelli dell’UNRG non avessero vuotato il sacco durante i colloqui di pace. Le indagini furono lente, avendo come procuratore generale l’oligarca Hector Perez, che bloccò i lavori. [7]
CIA e Mossad guidarono gli squadroni della morte, i massacri e l’addestramento dei militari guatemaltechi nel più raffinato terrorismo. Reclutarono mercenari nel bar Europa del sergente dell’US Army Barry Sadler, a Città del Guatemala, un covo di spie dove commando inglesi e israeliani si mescolavano a mercenari argentini e cileni e ai capi degli squadroni della morte guatemaltechi. Prostituzione e gioco d’azzardo erano all’ordine del giorno. Il genocidio in Guatemala ebbe l’attenzione dei media solo quando cittadini statunitensi furono vittime degli squadroni della morte. Nel marzo 1995, il senatore Robert Torricelli (D-NJ) annunciò che un albergatore statunitense che viveva in Guatemala, Michael Devine, fu ucciso da uno squadrone della morte di destra diretto da un colonnello guatemalteco a libro paga della CIA. Devine aprì un ostello a Poptun, nel Guatemala orientale. Nel 1990 la moglie aprendo la porta trovò un sacchetto contenente la testa del marito. Julio Roberto Alpirez, l’agente della CIA che ordinò l’omicidio brutale di Devine, ordinò anche l’omicidio di Efrain Bamaca, un comandante delle UNRG. La moglie di Bamaca, l’avvocatessa statunitense Jennifer Harbury, organizzò scioperi della fame a Washington e Città del Guatemala per protestare contro l’assenza di cooperazione dei governi nelle indagini sulla morte del marito. La CIA seppe dell’omicidio subito, ma non disse nulla ad Harbury. Si unì allo sciopero della fame Suor Diana Ortiz, delle Orsoline del New Mexico, che fu ripetutamente violentata e torturata con mozziconi di sigaretta da uno squadrone della morte in Guatemala, nel 1989. Ortiz disse che la persona che sovrintese al suo calvario era un uomo di nome Alejandro che pensava fosse statunitense. Torricelli fece le accuse dopo che un membro dello staff della NSA gli inviò una nota che indicava che NSC ed esercito degli Stati Uniti erano direttamente coinvolti negli omicidi Devine e Bamaca, avendo dei consiglieri nell’unità d’elite segreta G-2 dell’esercito guatemalteco. Lo studioso guatemalteco Alan Nairn dice che la CIA collaborò con il G-2, la cui missione principale era eliminare l’opposizione politica con gli squadroni della morte. Dopo la notizia della morte di Devine, il Congresso tagliò gli aiuti militari al Guatemala, ma la CIA mantenne segretamente un bilancio annuale di 5 milioni di dollari per le operazioni guatemalteche. Il colonnello dell’esercito Julio Alpirez ricevette 44000 dollari dalla CIA, anche se si sapeva che aveva fatto uccidere Devine. [8] Torricelli disse che il popolo statunitense avrebbe sentito cose sui propri servizi segreti che l’avrebbero fatto inorridire. Anche il senatore Arlen Spector, lacchè della Commissione Warren, fu costretto ad ammettere che la CIA aveva omesso informazioni nelle indagini di Torricelli. Il presidente Clinton era così sconvolto dalle rivelazioni che inviò agenti dell’FBI all’NSA per indagare sulle accuse di Torricelli. L’NSA distrusse i documenti sul Guatemala. Fu la prima volta nella storia degli Stati Uniti che un presidente ricorse all’FBI per indagare sull’NSA. Nel giugno 1996, l’Intelligence Oversight Board del Senato pubblicò un documento di 53 pagine secondo cui: “Alcuni agenti della CIA furono credibilmente accusati di aver ordinato, pianificato e partecipato a gravi violazioni dei diritti umani, come omicidi, esecuzioni extragiudiziali, torture o rapimenti… la CIA era a conoscenza di molte delle accuse“. Torricelli fu successivamente oggetto di uno scandalo politico fasullo che lo costrinse ad abbandonare la corsa del 2002 per la rielezione.

Rios Montt

Rios Montt

La repubblica delle banane dell’Honduras
ambassadornegroponte101404La CIA collaborò con l’United Brands (UB) nell’America Centrale. Nel 1932, quando i contadini salvadoregni si ribellarono contro le condizioni di lavoro deprimenti nelle piantagioni di banane dell’UB, l’azienda supportò la strage di 300000 persone ricordata come La Matanza. Nel 1947 l’UB sponsorizzò il golpe della CIA che portò l’amico di Robert Vesco, Jose “Pepe” Figueres, al potere in Costa Rica. Nel 1954 la CIA tentò di rovesciare il sempre più nazionalista Figueres. L’UB sostenne Somoza in Nicaragua, che contribuì ad organizzare il colpo di Stato contro Arbenz. Il trafficante di armi dell’Haganah Yehuda Arazi divenne ambasciatore d’Israele in Nicaragua su raccomandazione dell’UB. [9] L’agente dell’UB Francisco Urcyo tentò di condurre un governo ad interim mentre i sandinisti entravano a Managua. Ma alcun governo centro-americano fu più influenzato dall’UB dell’Honduras, un Paese che esemplifica davvero il termine “repubblica delle banane”. Nel 1975, il presidente dell’UB Eli Black morì cadendo dalla finestra dell’ufficio al quarantaquattresimo piano dell’edifico della Pan Am, a New York. Un’indagine della SEC in seguito rivelò che l’UB praticamente dirigeva l’Honduras corrompendo pubblici ufficiali e sistemando le elezioni. Nel 1978 il generale Policarpo Paz, capo delle Forze armate honduregne, guidò il colpo di Stato sostenuto da Tegucigalpa dal capo della polizia Amilcar Zelaya. Entrambi accusati dalla stampa honduregna di traffico di droga e corruzione che coinvolgevano l’United Brands. Paz Garcia era il co-proprietario di un ranch vicino a Tegucigalpa, assieme al boss mafioso honduregno Ramon Matta Ballesteros. Il capo dell’Interpol honduregna Juan Barahona fu accusato di calunnia quando accusò i generali honduregni di connessioni con la mafia di Ballesteros, che fece dell’Honduras una via di transito della cocaina colombiana. [10] Ballesteros consegnò le armi ai contras per conto della CIA. Più tardi fu ucciso da Raphael Quintero per proteggere la rete del narcotraffico Sicilia-Falcon in Messico.
Nel 1979, Vernon Walters organizzò i contras somozisti a Tegucigalpa. Gli Stati Uniti costruirono basi militari supplementari in Honduras e la CIA lanciò, attrezzò e addestrò il Battaglione 316 dell’esercito honduregno, uno squadrone della morte scatenato contro gli honduregni che protestavano contro la presenza militare degli Stati Uniti nel loro Paese. Il comandante delle forze armate honduregne, generale Gustavo Alvarez, guidò la campagna terroristica del Battaglione 316. Oltre 10000 honduregni furono uccisi negli anni ’80. Altre migliaia scomparvero e furono torturati. Le vittime venivano interrogate nelle basi militari statunitensi. Agenti della CIA aiutarono il Battaglione 316 nei rapimenti. Ines Murillo testimoniò che un agente della CIA era presente quando veniva torturata con scosse elettriche e acqua. Alvarez era uno stretto amico del capo stazione CIA in Honduras Donald Winters e dell’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras John Negroponte. Alvarez è il padrino della figlia adottiva di Winters. Nel 1983 il presidente Reagan premiò Alvarez con la Medal of Honor. [11] Nel novembre 2002 Negroponte fu ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, dove fece pressioni sul Consiglio di Sicurezza, senza successo, per far passare una risoluzione di adesione all’invasione statunitense dell’Iraq. Il 21 aprile 2005 Negroponte giurò da primo direttore della National Intelligence degli Stati Uniti. L’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa si trova nello stesso edificio dell’Intercontinental Hotel della famiglia Murchsion occupato dalla CIA. L’United Brands cambiò nome in Chiquita Brands International. Nel marzo 2002, l’eterno-onesto padrone della Chiquita, Carl Lindner, invitò i suoi azionisti a farsi un giro quando dichiarò fallimento.

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

[1] Il Quarto Reich dei ricchi. Des Griffin. Emissary Publications. Pasadena, CA. 1978. p.97
[2] Dope Inc: Il libro che ha fatto impazzire Kissinger. Executive Intelligence Review. Washington DC. 1992. p.504
[3] Mafia, CIA e George Bush: la storia occulta del peggior disastro finanziario degli Stati Uniti. Pete Brewton. SPI Books. New York. 1992
[4] Executive Intelligence Review. p.516
[5] Ibid. p.339
[6] Chronica. Città del Guatemala. 9-20-96. p.19-24
[7] El Siglio News. Città del Guatemala. 3-4-97. p.7
[8] Con amici come questi. David Van Biema. Tempo. 8-7-95. p.29
[9] Executive Intelligence Review. p.504
[10] Il grido del popolo: la lotta della Chiesa cattolica per la giustizia in America Latina. Penny Lernoux. Penguin Books. New York. 1985. p.117
[11] Le atrocità del Battaglione 316. Il Sole. # 5. Tegucigalpa. Febbraio 1996.8dcb2-govdrugdealing_cia_cocaine_import_agencyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Triangolo d’Oro tra Albania e Kosovo

Dean Henderson, Left Hook, 12/01/2014

Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori sui diritti umani in Europa indagano sui membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo, sostenuto da Stati Uniti e NATO, per aver ucciso prigionieri di guerra serbi nei centri di detenzione segreti in Albania per venderne gli organi. L’accusa emerse in un libro del 2008 scritto dall’ex-procuratrice Carla Del Ponte. In un’indagine seguita dal Consiglio d’Europa, il procuratore svizzero Dick Marty sostiene che il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci abbia collegamenti con la criminalità organizzata.
(Tratto dal capitolo 15: Big Oil e i suoi banchieri)President Slobodan Milosevictalking to reporters at the Sava centre, Belgrade, Dec 1993Il Kosovo fu separato dall’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ’90. La Jugoslavia, come l’Iraq, aveva a lungo sfidato i bankster Illuminati. La sua economia, come quella dell’Iraq, tendeva al socialismo da quando il Maresciallo Tito sconfisse gli ustascia nella seconda guerra mondiale. La Jugoslavia successe all’India alla presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), un grande gruppo di nazioni tradizionalmente guidate dall’India che scelsero di non allinearsi con Stati Uniti o Unione Sovietica durante la guerra fredda. La Jugoslavia fu l’unica nazione europea orientale che non fu mai nel Patto di Varsavia. Divenne un leader rispettato del gruppo G-77, i Paesi in via di sviluppo che cercavano di deviare i proventi del petrolio dell’OPEC dal cartello dei banchieri internazionali dei Quattro Cavalieri allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchine poco costose per le fabbriche e le aziende contadine del Terzo Mondo. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando valuta forte e affondando nel debito, ora si rivolgevano alla Jugoslavia, dalla recente industrializzazione, spesso disposta a scambiare macchine con materie prime.
I bankster internazionali disprezzavano il NAM perché i suoi membri sono nazionalisti di sinistra che proteggono le risorse da Big Oil e gli altri tentacoli del Potere Monetario. Il NAM fu una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg, che interpretava le lotte rivoluzionarie nel Terzo Mondo contro la sua egemonia finanziaria come una minaccia comunista filosovietica, giocando la carta “del pericolo rosso” per giustificare sanguinarie guerre di sterminio. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dall’esempio della Jugoslava, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo è morto”. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, demonizzato presso la folla globalizzazione, osservò, “...l’ultimo governo socialista che minaccia il dominio capitalistico dell’Europa è la prova vivente che la storia non è finita, che più di un sistema economico è possibile“. Le risorse naturali della Jugoslavia erano vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono enormi giacimenti di petrolio nell’Adriatico. Gli addetti dell’industria petrolifera ritengono che possano competere con quelli dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia ha diciassette miliardi di tonnellate di carbone e ampie risorse in minerali, come l’enorme miniera di Stari Trg, la prima struttura che il Reich nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estrasse il piombo a Stari Trg per le batterie dei suoi U-Boot. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare nella rotta dell’oleodotto che collega i campi petroliferi dei Quattro Cavalieri dal Mar Caspio all’Europa continentale, ed è a cavallo di una grande autostrada che collega l’Europa all’Asia centrale e del fiume strategico Danubio, che attraversa la nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, la Jugoslavia era matura per il raccolto.
bnd Le agenzie d’intelligence occidentali, con i combattenti fondamentalisti islamici, prima divisero Bosnia e Croazia. Ma la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, i giacimenti di carbone e gli ambiti giacimenti dell’Adriatico. Per arraffarli era necessario spezzare ancor più il territorio dell’indisciplinato governo centrale di Belgrado. Nel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò ad addestrare l’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione del nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania fu opera dei nazisti che durante la seconda guerra mondiale occupavano la Jugoslavia. Tale idea venne condivisa dalla NATO. Il BND era guidato da Hans Jorg Geiger, che creò un’enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania, nel 1995. La CIA avviò una grande operazione a Tirana l’anno prima. Il presidente Sali Berisha guidava l’Albania dai primi anni ’90. Cocco del Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania a multinazionali e banche occidentali e fu ricompensato con un enorme prestito dal FMI. Nel 1994, lo stesso anno in cui la CIA giunse a Tirana, la banca a schema piramidale presieduta da Berisha, ultimo barboncino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema rientrava nel modello coordinato da FMI/BCCI per spezzare i Paesi debitori del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, e fuggì nel nord dell’Albania dove prese il controllo di una regione sempre più senza legge, divenuta importante via del narcotraffico e del contrabbando di armi della Mezzaluna d’Oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), CIA e BND reclutarono i combattenti dell’UCK tra questi contrabbandieri, a molti dei quali la CIA concesse di trafficare a Peshawar, in Pakistan, un decennio prima. I Kommandos Spezialkräfte (KSK) tedeschi, indossando uniformi nere, addestrarono l’UCK dotandolo di armi tedesco-orientali. Nel vicino Kosovo vi furono molti casi di uomini con uniformi nere che terrorizzavano i contadini kosovari. Mentre gli Stati Uniti affermavano che si trattava delle forze speciali jugoslave, erano probabilmente membri delle KSK tedesche che guidavano i raid dell’UCK in Kosovo. L’UCK indossava divise della Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania fu il primo Paese a riconoscere la Croazia nel 1990, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi guidarono la campagna che incoraggiò la Croazia a secedere dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo fu creato a Zagabria, adottò bandiera e inno nazionale dei fantocci di Hitler, gli ustascia. Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica di solo 300 membri. Dopo un anno di invii di armi e addestramento ad opera di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un esercito di 30000 guerriglieri. Il luogotenente di Usama bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK.
Le provocazioni dell’UCK furono il pretesto per l’aggressione della NATO alla Jugoslavia, per spartirsi le ricchezze minerarie e petrolifere del Kosovo. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, ma repressero anche episodi di eccessiva ritorsione serba, arrestando più di 500 serbi per crimini contro civili albanesi. Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di ogni gruppo etnica, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Un discorso del 1992 è tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie d’intelligence occidentali sfruttavano. Dichiarò: “Sappiamo che molti albanesi del Kosovo non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non risponderemo allo stesso modo. Dobbiamo rispondere porgendo la nostra mano, convivere in uguaglianza e non permettere che un solo bambino albanese, donna o uomo sia discriminato in Kosovo in alcun modo. Dobbiamo… insistere su una politica di fratellanza, unità e uguaglianza etnica in Kosovo. Persisteremo su questa politica“. Quando Milosevic, abile avvocato, iniziò a vincere nel processo per crimini di guerra a L’Aia, la copertura mediatica cessò e subito dopo morì. I suoi sostenitori dicono che fu avvelenato.
uck02 Alla fine dei bombardamenti contro la Jugoslavia, la NATO inviò in Kosovo una forza d’occupazione nell’ambito della KFOR. La NATO continuò ad ignorare e negare che bande dell’UCK attaccassero i civili serbi sotto la supervisione della KFOR, favorendo l’UCK che tentava di strappare un pezzo di Macedonia a favore della causa dei banchieri internazionali. Gli Stati Uniti costruirono in Kosovo la più grande base militare dai tempi del Vietnam. Nel frattempo l’Albania divenne un campo di addestramento della CIA per terroristi, centro di produzione dell’eroina e supermercato delle armi. Un articolo del 6 marzo 1995 dell’Athens News Agency citava il ministro dell’Ordine Pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti a Skopje, in Macedonia, dove truppe USA e NATO si ammassarono durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella Chimarra, nel sud dell’Albania, dove laboratori di eroina erano sorti nel triangolo delle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel narcotraffico delle forze armate macedoni, alleate degli Stati Uniti, e della mafia dei lupi grigi turchi, vecchi alleati della CIA. Osservò che un fiorente commercio di armi si sviluppava in Macedonia e Kosovo e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro del traffico di eroina ed armi, di stanza a Pristina, dove è ospitata la forza per il “mantenimento della pace” in Kosovo della NATO, KFOR. Secondo lo storico Alfred McCoy, “esuli albanesi usarono i profitti della droga per spedire armi svizzere e ceche in Kosovo, per i separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi sindacati della droga kosovari armarono l’UCK per la rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo di Kumanovo nel 1999, per concludere il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia… permise il fiorente traffico di eroina… e i capi dell’UCK… continuarono a dominare il traffico dai Balcani“. Un rapporto per la Reuters del 16 giugno 1995 di Benet Koleka, da Tirana, accusava il governo albanese di aver segretamente inviato tonnellate di armi in Ruanda, prima che il genocidio esplodesse nel Paese dell’Africa centrale. Il maggiore quotidiano dell’Albania, Koha Jone, riferì che diversi aerei-cargo Antonov decollarono dalla base aerea di Gjadri, in Albania, carichi di armi e diretti in Ruanda. Amnesty International intervistò quattro piloti che sostennero di lavorare per una società inglese. Dissero che trasportavano le armi nella Repubblica democratica del Congo, scaricandone nell’aeroporto di Goma, vicino al confine ruandese. Dissero anche che portarono carichi di armi a Goma da Israele e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavoravano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno un contractor della difesa degli Stati Uniti, noto come RONCO, era in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO invece importava materiale militare del Pentagono passandolo alle forze ruandesi poco prima che iniziasse il genocidio.
Il Washington Times riferì nel 1999 che “l’UCK, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e che alcuni membri del Congresso vogliono armare nell’ambito dei bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che si finanzia con i proventi della vendita dell’eroina“. Nel 1999 una denuncia del Times di Londra rilevò che l’UCK era il principale spacciatore mondiale di eroina, ereditando tale posizione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin afgani. Europol raggiunse i governi di Svezia, Svizzera e Germania nelle indagini sui legami dell’UCK col traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga dell’intelligence della polizia svedese dichiarò: “Abbiamo l’intelligence che ci porta a credere che ci sia una connessione tra narcodollari ed Esercito di liberazione del Kosovo“. Il Berliner Zeitung citò un rapporto dell’intelligence occidentale secondo cui 900 milioni di marchi tedeschi erano finiti in Kosovo da quando l’UCK aggredì il governo jugoslavo, nel 1997. La metà erano proventi della droga. La polizia tedesca osservò il parallelo tra ascesa dell’UCK e aumento del traffico di eroina tra l’etnia albanese in Germania, Svizzera e Scandinavia. La polizia ceca rintracciò un albanese fuggito da una prigione norvegese, dove scontava 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a diversi acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. L’agenzia criminale federale della Germania concluse, “gli albanesi sono ora il gruppo più importante nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori occidentali“. Europol presentò una relazione dettagliata sul traffico di eroina albanese/UCK alla Corte Penale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi costruiti da Usama bin Ladin, nel Pakistan infestato dall’eroina da cui emersero i taliban. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, cominciarono ad acquistare grandi immobili in Kosovo. Il capo dei ribelli ceceni, l’emiro saudita al-Qatab, creò campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. I tentativi furono sempre finanziati da vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. Dopo che l’UCK tolse il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina propagandistica degli Illuminati ancora una volta aumentò la pressione e accusò la maggioranza serba di condurre un’altra “pulizia etnica”, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Anche in questo caso i media ripresero a pappagallo la campagna della CIA per demonizzare i serbi. Hitler fece la stessa cosa quando invase la Jugoslavia, definendo i serbi untermenschen (subumani). Il 24 marzo 1999 gli statunitensi bombardarono Belgrado. Milosevic fu inseguito da killer armeni assunti dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri di fieno carichi di civili furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata. In un momento d’ironia storica, la NATO bombardò lo stessa ponte sul Danubio, a Novi Sad, dove migliaia di serbi morirono combattendo l’invasione nazista del 1941. I manifestanti a Belgrado chiamarono la NATO organizzazione terroristica nazista degli statunitensi. 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e 10000 feriti. Altre migliaia persero la casa, deliberatamente bombardate dalla NATO, nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a supplicare “zio Sam”. A Stari Trg il direttore Novak Bjelic, che lavorava per l’azienda statale jugoslava Trepca, disse, quando iniziarono i bombardamenti degli Stati Uniti, che “La guerra in Kosovo è solo questione di miniere, nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha diciassette miliardi di tonnellate di riserve di carbone“.
bw_barettabzeichen_ksk Uno dei “massacri” più pubblicizzati e presunta opera dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato osservatori internazionali del Kosovo guidò la propaganda. Il suo capo era William Walker, che aiutò Oliver North ad armare i contras. Mentre Walker vomitò la sua versione dei fatti su Racak a un ansioso media degli Stati Uniti, molti media europei, tra cui BBC, Die Welt, Radio France International e Le Figaro, misero in discussione la storia di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese era Racak quando si verificò il presunto massacro, ed affermò che il “massacro” in realtà fu uno scontro a fuoco nell’imboscata dell’esercito jugoslavo all’UCK. Poi uomini in divisa nera giunsero sulla scena e travisarono i morti dell’UCK con abiti civili. Gli esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva somiglianze notevoli con il massacro per il pane in Bosnia, dove si scoprì che i combattenti islamici commisero il massacro a beneficio dei media occidentali. L’incidente portò alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, che due giornalisti dell’AP smentirono il racconto di Walker sugli eventi a Racak, dicendo che c’erano alcune cartucce di fucile vuote sul sito e quasi alcuna traccia di sangue sui corpi. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che invitò una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime fossero state uccise a distanza, e poi ferite con tiri a corta distanza e di coltello, inflitte ai cadaveri. Inoltre scoprirono che i fori sui corpi non corrispondevano a quelli sugli abiti, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle forze speciali tedesche KSK che addestravano l’UCK. Nulla fu mai pubblicato dai media statunitensi. L’incidente fu una reminiscenza della manovra che Adolf Hitler attuò nel 1939 per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler vestì i cadaveri di alcuni prigionieri con l’uniforme dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, che Hitler poi disse essere stata attaccata dall’esercito polacco. Entro una settimana 1,5 milioni di truppe naziste entrarono in Polonia.
La BBC News riferì nel dicembre 2004 che un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari, a sud della massiccia base dell’US Army in Kosovo, fu approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. A quanto pare, turbato dalle raccapriccianti accuse di traffico di organi della mafia dell’UCK, creata dagli Illuminati, un diplomatico occidentale a Pristina disse al Wall Street Journal, “Ciò danneggerebbe l’immagine del Kosovo tra le parti internazionali interessate“.

Hans Jorg Geiger, il creatore dell'UCK

Hans Jorg Geiger, il creatore dell’UCK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump contro la CIA

Caleb Maupin New Eastern Outlook 06/02/2017gettyimages-494045244Trump ha firmato un ordine esecutivo. Gli aeroporti si sono riempiti di manifestanti e i media hanno urlato al bando dei musulmani. I giudici federali sono intervenuti e rabbia e caos scoppiavano. Cosa succede realmente? Le risposte da entrambi i lati dello spettro politico sono emozionali e senza verità. “Trump cerca di proteggerci dai terroristi! Tiene i musulmani fuori del nostro Paese!” gridano i difensori di Trump. Bene, alcun attentato sul suolo statunitense è mai stato effettuato dai 7 Paesi banditi. I Paesi collegati agli ultimi attentati, come Arabia Saudita e l’Afghanistan, non sono inclusi. “Trump è un razzista! Bandisce i musulmani! Non possiamo bloccare le persone per la loro religione!” gridano i manifestanti liberali. Bene, molti Paesi a maggioranza musulmana come Turchia ed Indonesia non sono inclusi nel bando, che inoltre riguarda tutte le persone provenienti da questi Paesi, non solo musulmani. La Repubblica araba siriana, per esempio, è la patria di molti cristiani, drusi e anche di una piccola comunità ebraica. La Repubblica islamica dell’Iran ha una grande popolazione di cristiani armeni, ebrei e molti aderenti al zoroastrismo. Tutti questi non-musulmani sono anche soggetti al bando. Un fattore che contribuisce alla sfogo della rabbia è il grossolano, improvviso “schiaffo” dell’ordine esecutivo. Finché l’amministrazione non fa marcia indietro, anche i residenti permanenti con la carta verde saranno allontanati dagli aeroporti, sicuramente angosciando e spaventando molti.

Definirlo “divieto dei musulmani” va bene per Trump e democratici
Nella campagna elettorale presidenziale, Trump ha più volte fatto appello al disprezzo e alla diffidenza dei musulmani. Parlò di “messa al bando dei musulmani” dagli Stati Uniti. Il suo discorso all’American Israeli Public Affairs Comitee assecondava sentimenti anti-islamici. Milioni di lavoratori nelle zone rurali e suburbane hanno votato Trump anche per queste dichiarazioni. Nel periodo immediatamente successivo all’11 settembre, molti statunitensi videro negli islamici un solo spaventoso estraneo gruppo violento. L’idea che Trump emanasse il “divieto dei musulmani” ne aumenterà, e non diminuirà, la credibilità presso milioni di bianchi della classe lavoratrice di media età che l’hanno votato negli Stati della Rustbelt e meridionali, rafforzandone l’immagine di difensore coraggioso dell’uomo comune, non politicamente corretto e che non teme il disprezzo delle élite liberali urbane. Tuttavia, per quanto possa piacere alla destra, di fondo anti-islamica, e per quanto i suoi avversari lo condannino, la realtà è che Trump non ha emanato il bando dei musulmani. Donald Trump ha temporaneamente sospeso l’ingresso negli Stati Uniti da sette Paesi: Yemen, Siria, Iraq, Iran, Somalia, Libia e Sudan. Ora il pubblico statunitense ha un’accesa discussione su ciò. Gli oppositori lo definiscono bigotto e i sostenitori coraggioso, e nessuna delle due parti riconosce la realtà. Gli osservatori della politica statunitense devono ricordarsi il dibattito sull’assistenza sanitaria nei primi anni dell’amministrazione Obama. L’Affordable Care Act o “Obamacare” non era assistenza sanitaria universale o socializzata, e fece molto poco per cambiare il sistema sanitario privato del Paese. Tuttavia, la destra si schierò contro, chiamandola socialismo, e la sinistra a difesa, impiegando la retorica socialista. Entrambi si scontrarono accettando la stessa storia fasulla sull’Affordable Care Act.

Le proteste non spontanee negli aeroporti
Dopo questa azione improvvisa, come nel dibattito sull’assistenza sanitaria, “i guanti furono lanciati”. Nel 2009, il Tea Party rispose all’Affordable Care Act esibendo armi da fuoco nelle riunioni municipali e con altri atti di protesta normalmente considerati “fuori dai limiti”. In risposta a Trump, l’apparato democratico mobilita i suoi sostenitori per protestare negli aeroporti. Le manifestazioni sono state mobilitate molto rapidamente, e furono così gravi che vi furono arresti e uso di spray al pepe in varie località. Chi pretende che le proteste fossero casuali, non pianificate o spontanee delira. Gli aeroporti sono tra le località più controllate del Paese. Se decine di anni fa era permesso diffondere volantini politici o petizioni negli aeroporti, da tempo ciò è proibito. In circostanze normali è illegale non solo protestare o “disturbare il pubblico” in un aeroporto, ma anche farvi riprese video. Eppure, senza alcun annuncio pubblico od organizzato, migliaia di attivisti democratici inondavano gli aeroporti con proteste piuttosto violente. In circostanze normali chi farebbe cose del genere verrebbe arrestato immediatamente e forse anche accusato di terrorismo. Non solo la polizia non ha arrestato i manifestanti, ma ha permesso che dilagassero. Anche se le riprese video non sono consentite negli aeroporti, video in live streaming avvenivano sui social media, e le telecamere dei notiziari arrivavano comodamente. In molti Paesi in cui il governo eletto viene rovesciato dai militari, una delle prime azioni intraprese è occupare gli aeroporti. Si potrebbe anche leggere nelle mobilitazioni improvvise, chiaramente sostenute dai vertici democratici, una velata minaccia di colpo di Stato militare.

La CIA colpisce ancora
Ma perché c’è stata una risposta così rapida all’azione di Trump? Perché i democratici scatenano le loro forze così rapidamente in risposta alla mossa di Trump? Democratici come Hillary Clinton, che ha twittato sostegno alle proteste, sono semplicemente degli umanitari dalla profonda compassione per gli immigrati? La vera risposta si trova, velata, nelle notizie sull’opposizione al divieto. La principale mostra una famiglia irachena bloccata dalla mossa di Trump, e descrive come il padre abbia “rischiato la vita nel sostenere gli Stati Uniti” e come la sua famiglia fu premiata con un visto. Ciò non è raro. Gli alleati degli Stati Uniti nei conflitti nel mondo sono regolarmente premiati con i visti. L’esercito statunitense ha molti “soldati con la carta verde” dell’America Latina, che cercano la residenza legale negli Stati Uniti con il servizio militare. Nei 7 Paesi elencati nel bando, ci sono migliaia di persone che hanno collaborato con gli USA per realizzarne le mire in politica estera. In Siria, per esempio, centinaia di migliaia di estremisti wahabiti hanno lavorato per rovesciare il governo. In Iraq, l’Arabia Saudita ha cooperato con gli Stati Uniti nel tentativo di eliminare l’influenza iraniana nelle comunità sciite. Nello Yemen, al-Qaida, Arabia Saudita e Stati Uniti collaborano per rovesciare i Comitati rivoluzionari dell’organizzazione Ansarullah, comunemente chiamati “Huthi”. I collaborazionisti degli Stati Uniti nei 7 Paesi sono spesso musulmani che aderiscono all’interpretazione saudita o della Fratellanza musulmana. In seguito all’ordine esecutivo, si scopre che Trump invoca apertamente il bando formale della Fratellanza musulmana, designandola organizzazione terroristica. Mentre in molti Paesi, come Russia e Arabia Saudita, è già fuori legge, negli Stati Uniti non lo è. In effetti, la Fratellanza musulmana è un alleata chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente da decenni, da quando lavorò per la CIA per destabilizzare il governo antimperialista e socialista di Nasser in Egitto. La Fratellanza organizzò una rivolta violenta contro la Repubblica araba siriana negli anni ’80, ed è al fianco dei terroristi antigovernativi nella guerra siriana. I Fratelli musulmani con entusiasmo collaborarono con l’amministrazione Obama per rovesciare Muammar Gheddafi e per ridurre in caos e povertà la Libia. I Fratelli musulmani agiscono in tutto il Medio Oriente. La monarchia del Qatar, che sponsorizza anche la rete televisiva al-Jazeera, è un finanziatore chiave della Fratellanza musulmana. La CIA ha lavorato per decenni per mantenere il rapporto tra governo degli Stati Uniti e Fratelli musulmani, vedendoli come alleati o ascari nella lotta contro i governi antimperialisti, nazionalisti e socialisti nella regione. Mentre la CIA vede la Fratellanza musulmana come utile alleata, gli altri attori chiave della società degli Stati Uniti non sono d’accordo. Il governo israeliano e la sua rete di sostenitori hanno un profondo disprezzo per i Fratelli musulmani per via della filiale palestinese Hamas, il loro nemico in guerra. Altre figure dell’apparato di sicurezza e dell’esercito vedono la Fratellanza come una minaccia per la sua serie di omicidi e il terrorismo. La mossa di Trump rappresenterebbe una sezione dell’élite degli Stati Uniti che vuole porre fine al rapporto tra governo e Fratellanza Musulmana, così come con i fanatici wahabiti. La CIA, d’altro canto, sa che è molto importante mantenere tali alleanze, attive da molti decenni. Questo disaccordo tra i più potenti capi degli Stati Uniti è la base su cui l’ordine esecutivo e le improvvise proteste radicali negli aeroporti hanno avuto luogo.

Soros, Brzezinski e Brennan
John Brennan era direttore della CIA di Obama. Ha supervisionato gli attacchi dei droni che uccisero civili. Ha lavorato per rovesciare i governi nazionalisti indipendenti in Libia e Siria, tra gli altri. Brennan ha fatto tutto questo, e può essere chiamato in molti modi da chi è in disaccordo con tali politiche. Ma una cosa non può esattamente essere chiamato, “conservatore”. John Brennan ammise che nel 1976 votò per Gus Hall, il candidato presidenziale del Partito Comunista degli USA. Dal 1996 diresse la stazione CIA nella capitale dell’Arabia Saudita, Riyadh. Le dichiarazioni non provate di un ex-agente dell’FBI e di altri, sostengono che si sia convertito al wahabbismo quando ci lavorava. La strategia della CIA nel raggiungere obiettivi di politica estera degli Stati Uniti e di coloro che la dirigono spesso appare liberale e non ortodossa. Molti ingenuamente suppongono che chi lavori per le agenzie di intelligence e sicurezza statunitensi sia un duro conservatore, data la natura del lavoro, ma in realtà molti della CIA sono legati a cause di sinistra. Nella retorica dei sostenitori di Trump e di destra, il nome “George Soros” appare di frequente. Chi difende le proteste aeroportuali deride questa retorica, dicendo cose come “Mi deve dei soldi, non sono stato pagato”, ecc. Anche se i liberali spesso la gettano in caciara, George Soros esiste e non è una fissazione della destra. L’estrema sinistra, in particolare socialisti e comunisti, dovrebbero conoscerlo molto bene. Soros è uno degli alleati più importanti della CIA. Un miliardario che ha contribuito a far cadere i governi marxisti-leninisti dell’Europa orientale. Soros finanziò i movimenti anticomunisti “Solidarnosh” e “Charta 77“, così come i dissidenti che lavorarono per il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Soros, come chi dirige National Endowment for Democracy, Fondazione Tides, Open Society Institute e altre fondazioni liberali, coordinò i finanziamenti dell’attivismo mondiale con le strategie della Central Intelligence Agency. Quando la CIA lavorava contro il governo serbo, Soros finanziò il separatismo in Kosovo. Quando gli strateghi di politica estera degli USA miravano ad Aleksandr Lukashenko, chiamando la Bielorussia ‘l’ultima repubblica sovietica’, Soros finanziò gli “attivisti” in quel Paese. L’agente della CIA e medaglia Presidenziale della Libertà Zbigniew Brzezinski, come Soros e Brennan, non può essere descritto “conservatore” o “di destra”. Brzezinski si vanta di aver dato all’Unione Sovietica “il suo Vietnam” attirandola in Afghanistan. Oggi, la figlia Mika Brzezinski è una presentatrice liberale della rete televisiva MSNBC del Partito democratico. George Soros e Zbigniew Brzezinski sono noti per precise strategie in politica estera sviluppate durante la Guerra Fredda. La strategia che invece di attaccare i Paesi direttamente con i militari, governi e leader invisi a Wall Street possono essere rovesciati finanziando movimenti dissidenti, con la guerra dell’informazione, le sanzioni economiche, il caos e le “rivoluzioni colorate”.

Inganni sull’Iran
Le rapide mosse di Trump e di chi nell’apparato statale vi si oppone, sono date da divergenze di strategia sugli eventi mondiali. Un disaccordo evidente tra Trump e il suo predecessore è sulla Repubblica islamica dell’Iran. L’ordine esecutivo di Trump fu seguito dall’annuncio che l’Iran è “seguito”. Nuove sanzioni all’Iran sono state poste. Molte volte durante la campagna Trump parlò contro l’Iran con parole dirette. Molti sostenitori di Trump credono che Repubblica islamica dell’Iran, al-Qaida e SIIL siano della stessa stoffa o che siano collegati. La realtà è che la Repubblica islamica dell’Iran è uno dei più grandi nemici dello SIIL. SIIL, al-Qaida e altri estremisti wahabiti chiamano gli iraniani “apostati” e cercano di rovesciare violentemente la Repubblica Islamica e di massacrarne il popolo. La Guardia Rivoluzionaria iraniana è sul campo di battaglia in Siria, ogni giorno, a fianco delle forze governative siriane che combattono lo SIIL. L’Iran è uno dei Paesi più stabili della regione, dove sunniti, cristiani, zoroastriani ed ebrei sono liberi di praticare la propria fede sotto il governo sciita. Coerentemente con gli appelli del fondatore Imam Khomeini a “Niente capitalismo, ma Islam”, la Repubblica islamica ha un’economia strettamente controllata dallo Stato che garantisce alloggio, istruzione e assistenza sanitaria alla popolazione. Le compagnie petrolifere statali iraniane competono con Wall Street sui mercati globali e utilizzano i proventi per sviluppare un’economia indipendente. L’Iran sostiene il governo siriano opponendosi all’ondata di terrorismo wahabbita che travolge il Paese. Obama e la CIA sembrano aver creduto che il miglior approccio all’Iran comprendesse negoziati, supporto ai dissidenti interni e gesti diplomatici. L’amministrazione Trump, includendo l’Iran nel bando e ripetendo la retorica anti-iraniana, sembra credere in un approccio conflittuale diretto. Nella politica estera degli USA, il recente ordine esecutivo e la risposta drammatica ad esso illustrano il grande disaccordo nelle stanze del potere. Mentre l’illusione del mondo unipolare si erode apertamente, i Paesi indipendenti dalle economie pianificate emergono e il mondo continua a vedere una crisi economica, tali gravi disaccordi nella classe dirigente degli Stati Uniti sono ovvi.

Obama e Brennan

Obama e Brennan

Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso la Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto dal movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le quattro battaglie che hanno spezzato l’esercito ucraino

Alexander Mercouris, The Duran 8/2/2017

L’ultimo combattimento nei pressi di Avdeevka in Ucraina, ripete la stessa tattica disastrosa che portò alla precedenti sconfitte dell’esercito ucraino, nei “calderoni” al confine con la Russia, a Ilovajsk, nell’aeroporto di Donetsk e a Debaltsevo.kdtq7ntvoowGli ultimi combattimenti presso e nella città ucraina di Avdeevka sono presentati come il prodotto della presunta nuova tattica ucraina dell”infiltrazione’, con cui le truppe ucraine s’inserirebbero di nascosto nella terra di nessuno, occupando gradualmente territorio e mettendo la milizia ucraina orientale in svantaggio. A mio parere ciò è sbagliato. L’ultima ‘infiltrazione tattica’ è semplicemente una variante delle stesse tattiche che gli ucraini hanno utilizzato in guerra: attaccare a testa bassa mettendo le truppe in una posizione insostenibile, comportando pesanti perdite per nulla, e in certi casi finendo nelle sacche, che la milizia chiama “calderoni”. L’uso del termine “calderone” (a volte tradotto come “caldaia”) descrive come funzionano queste sacche. Le truppe ucraine finite in questi “calderoni” vengono private di rifornimenti e rinforzi. Col tempo la posizione diventa insostenibile. La milizia non cerca di assaltare il “calderone”, ma invece la lascia lentamente ‘bollire’ finché la resistenza non crolla. Eventuali truppe ucraine ancora rimaste nel “calderone”, quando il collasso avviene, generalmente vengono scambiate con i prigionieri della milizia presi dagli ucraini. Le armi pesanti vengono abbandonate, carri armati, blindati e artiglieria, prese dalla milizia e sistemate nelle sue officine. Il Donbas è una grande area industriale in cui non mancano strumenti e competenze necessarie. Poi vengono riutilizzate dalla milizia, divenendo un esercito sempre più sofisticato. Una percentuale ignota, probabilmente molto grande, di armi pesanti che la milizia possiede ora probabilmente l’ha ottenuta così. Non altri che Poroshenko ammise, nel settembre 2014, che l’esercito ucraino perse allora il 65% dei blindati (vedi la mia discussione qui). E’ probabile che una buona percentuale di questi veicoli sia ora in servizio nella milizia.
I combattimenti in Ucraina, per la maggior parte del tempo, finora, sono statici, da guerra di trincea. Ogni volta che gli ucraini comunque tentano offensive su larga scala, quasi sempre finivano nei “calderoni”, frutto delle loro tattiche.
L’elenco delle più importanti “caldaie” (ve ne furono altre più piccole) comprende:

1) Il “calderone del sud”
Probabilmente il più importante e decisivo di tutti, anche se interamente ignorato dai media occidentali. Iniziò nel luglio del 2014 come conseguenza del tentativo ucraino di aggirare la milizia e isolarla dal confine russo. Il risultato fu che proprio una grande colonna blindata ucraina venisse isolata e immobilizzata al confine. Gli ucraini cercarono di rifornire tale facendo con aviolanci, ma con scarso effetto, perdendovi diversi aerei, cose per cui accusò l’Aeronautica russa. Senza entrare nei dettagli , va qui solo detto che l’MH17 fu abbattuto nel corso di questo combattimento. Il “calderone” finalmente crollò ai primi di agosto, fornendo alla milizia molte armi pesanti (tra cui blindati) poi usati nella controffensiva lanciato a fine agosto.

2) Ilovajsk
Ciò si ebbe a metà agosto 2014 come risultato del tentativo ucraino di dividere le due roccaforti delle milizie di Donetsk e Lugansk. Una grande forza ucraina avanzò su Ilovajsk solo per essere rapidamente circondata. Le perdite ucraine in questo “calderone” furono eccezionalmente pesanti, ma furono limitati dall’appello del Presidente Putin alla milizia di consentirgli di ritirarsi. Gli ucraini accusano della sconfitta ad Ilovajsk l’intervento dell’esercito russo, divenuto articolo di fede in Ucraina e tra i sostenitori del regime ucraino in occidente. Ilovajsk è spesso citata come la battaglia decisiva che sconfisse la campagna militare dell’Ucraina nel Donbas nell’estate del 2014, che fino a quel momento sarebbe andata bene. Alcuna di tali affermazioni va accettata, anche se in occidente lo sono sempre. La realtà è che al momento della battaglia di Ilovajsk, l’offensiva ucraina lanciata per sopprimere il Donbas, il 1 luglio 2014, era già in grave difficoltà, con la sconfitta nel “calderone del sud” e con le truppe ucraine sempre più impantanate ed incapaci di avanzare contro le forti difese della milizia a Donetsk e Lugansk. Lungi dall’essere una sconfitta inattesa causata dall’intervento russo in una campagna finora riuscita, l’avanzata su Ilovajsk sembrava più l’ultimo disperato tentativo di salvare una campagna già fallita. Sulle pretese dell’intervento militare russo nella battaglia, le “prove”di ciò non sono per nulla chiare, come si dice. L’eccessiva enfasi data da ucraini e sostenitori occidentali alla sconfitta ucraina ad Ilovajsk, incolpandone i russi, senza dubbio lo si spiega col desiderio di nascondere la portata della precedente sconfitta nascosta dagli ucraini nella campagna estiva, tra l’altro riuscendoci creando la menzogna della sconfitta decisiva ad agosto inflitta dalla Russia, che avrebbe fermato una campagna finora riuscita.

3) Aeroporto di Donetsk
Il cessate il fuoco temporaneo concordato tra ucraini e milizia a Minsk, nel settembre 2014, lasciò agli ucraini in controllo dell’aeroporto di Donetsk. La sconfitta ucraina dell’agosto 2014 lasciò le truppe ucraine nell’aeroporto in una posizione insostenibile. Tuttavia, nonostante ciò e i suggerimenti di certuni in Ucraina, che le truppe ucraine nell’aeroporto venissero ritirate in posizioni più difendibili, la milizia affermò che il protocollo di Minsk del settembre 2014, imponeva che il controllo dell’aeroporto passasse a loro, ma la dirigenza ucraina ordinò alla sue truppe di trincerarvisi rinforzandole con le migliori forze speciali ucraine, la cui bravura veniva elogiata dai media ucraini, chiamandole “cyborg”. Era tipico dell’approccio della dirigenza ucraina nel conflitto. Si persisteva nel rifiuto di rinunciare a un centimetro di territorio, sebbene indifendibile, con un atteggiamento che più volte condannò le truppe ucraine alle peggiori sconfitte e perdite. Il risultato fu che per tutto autunno 2014 e inizio inverno 2015, nonostante il presunto cessate il fuoco, i combattimenti nell’aeroporto di Donetsk continuarono senza sosta finché la resistenza ucraina crollò nel gennaio 2015, dopo che centinaia delle migliori truppe ucraine furono eliminate e centinaia di altre catturate. Come nella battaglia di Ilovajsk, gli ucraini accusarono della sconfitta nell’aeroporto di Donetsk i russi, mentre Poroshenko fece la fantastica affermazione che non meno di 9000 soldati russi vi parteciparono (numero necessario per sconfiggere i “cyborg”). In realtà la sconfitta ucraina all’aeroporto di Donetsk fu il risultato dell’insistenza della dirigenza ucraina a che le sue truppe fossero in una posizione indifendibile, anche molto dopo che ciò era apparso evidente.

4) Debaltsevo
Debaltsevo è un importante centro e snodo catturato dall’esercito ucraino nella campagna estiva del 2014. Il cessate il fuoco nel settembre 2014 la lasciò in mani ucraine, ma circondata su tre lati dai territori controllati dalla milizia. Nel gennaio 2015, dopo l’attacco ucraino coincidente con la battaglia dell’aeroporto di Donetsk, la controffensiva della milizia accerchiò le truppe ucraine, il presunto ‘nucleo’ dell’esercito ucraino le cui dimensioni, secondo alcuni rapporti, erano non meno di 8000 uomini (alcuni rapporti indicavano cifre più elevate). Il “calderone” di Debaltsevo suscitò il panico tra i sostenitori dell’Ucraina in occidente, preoccupati che il grosso dell’esercito ucraino vi venisse distrutto. Ciò portò a un giro frenetico di negoziati capeggiato da Angela Merkel, che volò a Mosca per colloqui privati con il Presidente Putin, portando ad ulteriori colloqui a Minsk che, alla fine, diedero luogo all’accordo del febbraio 2015. Durante i negoziati a Minsk, Merkel e Hollande scoprirono che l’intransigenza dalla dirigenza ucraina nel rifiutarsi di affrontare la realtà e ritirarsi dalla posizione insostenibile a Debaltsevo, era una caratteristica della guerra ucraina. Non solo Poroshenko rifiutò la richiesta di ordinare la ritirata delle sue truppe da Debaltsevo, rifiutò anche di ammettere che erano intrappolate. Così ne descrissi il comportamento in un articolo per Sputnik. “La negazione ha raggiunto livelli farseschi durante i negoziati a Minsk. La metà delle 16 ore di negoziati fu spesa tentando di fare ammettere l’ovvio a Poroshenko, che le sue truppe a Debaltsevo erano circondate. Poroshenko si rifiutò, rifiutando anche di ordinare alle sue truppe di ritirarsi e ogni offerta data da altri per organizzarla. Non vi era alcuna logica dietro tale negazione della realtà. Alcun obiettivo militare fu raggiunto continuando a difendere Debaltsevo, quando la sua cattura da parte della milizia era imminente. Come comandante in capo Poroshenko doveva concordare per i suoi uomini i termini della ritirata, quando era chiaro che il loro sacrificio era vano. In precedenza, il comandante della milizia Strelkov ritirò i suoi uomini da Slavjansk quando fu chiaro che era indifendibile e che non c’era alcun obiettivo per cui sacrificare la vita dei suoi uomini. Questo è il dazio dovuto da ogni comandante ai propri uomini. Poroshenko fallì in questo suo compito. Il risultato furono decine di soldati ucraini (migliaia secondo alcune stime) che potrebbero essere vivi e sono ormai morti”.
Nel caso in cui le truppe ucraine finalmente si ritirarono da Debaltsevo dopo aver subito pesanti perdite, e in disordine senza attendere gli ordini di Poroshenko, dopo di che assurdamente sostenne che fu una “vittoria”. Come ho già scritto, i rapporti sui combattimenti ad Avdeevka suggeriscono che nulla è stato appreso da tali disastri continui. La dirigenza ucraina continua ad ordinare ai suoi uomini di occupare territorio indifendibile. Le ‘tattiche d’infiltrazione’ ucraine ad Avdeevka non hanno portato ad alcun cambiamento significativo nella situazione militare. Ciò che hanno ottenuto è stato esporre le truppe ucraine al tiro dell’artiglieria pesante delle milizie, causando pesanti perdite e minacciandone l’accerchiamento con un altro “calderone”. Realisticamente, proprio come la pace in Ucraina è impossibile, finché l’attuale regime resta al potere, così un cambiamento della tattica è improbabile, se le stesse persone restano in carica. Gli ucraini nel frattempo la pagano.drones-18Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora