Come gli Stati Uniti inondarono il mondo di Psyops

Robert Parry Consortium News 25 marzo 2017

Reagan con Rupert Murdoch, Charles Wick, Roy Cohn e Thomas Bolan

Documenti appena declassificati della biblioteca presidenziale di Reagan spiegano come il governo degli Stati Uniti abbia sviluppato sofisticate capacità per operazioni psicologiche che, negli ultimi tre decenni, hanno creato una realtà alternativa sia per le popolazioni dei Paesi presi di mira che per i cittadini statunitensi, una struttura che ha espanso l’influenza degli Stati Uniti all’estero e silenziato il dissenso interno. Walter Raymond Jr., specialista in propaganda e disinformazione della CIA, curò la “gestione della percezione” del presidente Reagan e i piani PSYOPS presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. I documenti rivelano la formazione di una burocrazia PSYOPS sotto la direzione di Walter Raymond Jr., specialista di operazioni segrete della CIA assegnato al personale del Consiglio di Sicurezza Nazionale del presidente Reagan, per aumentare l’importanza di propaganda e PSYOPS nel minare gli avversari degli Stati Uniti nel mondo e assicurare il sostegno pubblico alla politica estera e interna degli Stati Uniti. Raymond, paragonato a un personaggio di un romanzo di John LeCarré che passa facilmente inosservato, passò i suoi anni alla Casa Bianca di Reagan come oscuro burattinaio che fece del suo meglio per evitare l’attenzione del pubblico e, a quanto pare, neanche facendosi una foto. Delle decine di migliaia di fotografie di incontri alla Casa Bianca di Reagan, ne ho trovato solo una coppia mostrare Raymond seduto in gruppo e parzialmente nascosto da altri funzionari. Ma Raymond sembra aver capito la propria vera importanza. Nei dossier del NSC ho trovato lo scarabocchio di un organigramma con Raymond in alto tenere ciò che appaiono le fila utilizzate dai burattinai per controllare le marionette. Anche se è impossibile sapere esattamente ciò che tale Doodler avesse in mente, il disegno ritrae la realtà di un Raymond che dietro le tende operative controllava varie task force inter-agenzia responsabili della propaganda e della strategia PSYOPS.
Fino al 1980, PSYOPS era normalmente considerata una tecnica militare per minare la volontà del nemico diffondendo menzogne, confusione e terrore. Un caso classico fu il generale Edward Lansdale, considerato il padre delle moderne PSYOPS, che drenava il sangue dai cadaveri dei ribelli filippini, in modo che i compagni superstiziosi pensassero che un vampiro li cercasse come prede. In Vietnam, la squadra PSYOPS di Lansdale forniva previsioni astrologiche false e terribili sul destino dei leader nordvietnamiti e vietcong. In sostanza, l’idea PSYOPS era giocare sulle debolezze culturali di una popolazione presa di mira, in modo da poter essere più facilmente manipolata e controllata. Ma le sfide dell’amministrazione Reagan negli anni ’80 portarono a decidere che fossero necessarie anche le PSYOPS in tempo di pace e che le popolazioni bersaglio includessero quella statunitense. L’amministrazione Reagan era ossessionata dai problemi causati dalle divulgazioni degli anni ’70 sulle bugie del governo sulla guerra del Vietnam e le rivelazioni sugli abusi della CIA sia nel rovesciare governi democraticamente eletti che nel spiare i dissidenti statunitensi. La cosiddetta “sindrome del Vietnam” produsse un profondo scetticismo da parte dei cittadini statunitensi, così come nei giornalisti e politici, quando il presidente Reagan cercò di spacciare i suoi piani per intervenire nelle guerre civili, allora in corso in America centrale, Africa e altrove. Mentre Reagan vedeva l’America Centrale come “testa di ponte sovietica”, molti statunitensi videro i brutali oligarchi dell’America centrale e le loro forze di sicurezza sanguinarie massacrare preti, suore, sindacalisti, studenti, contadini e popolazioni indigene. Reagan e i suoi consiglieri capirono che dovevano trasformare quelle percezioni se speravano di ottenere i finanziamenti per sostenere i militari di El Salvador, Guatemala e Honduras, nonché i Contras del Nicaragua, la forza di predoni paramilitari organizzati dalla CIA contro il governo di sinistra del Nicaragua. Così, fu una priorità rimodellare la percezione pubblica per sostenere le operazioni militari del Centro America di Reagan sia nei Paesi presi di mira che tra gli statunitensi.

Una ‘PSYOP Totale’
Come il colonnello Alfred R. Paddock Jr. scrisse su un documento influente del novembre 1983, dal titolo “Le Operazioni Psicologiche militari e la strategia degli Stati Uniti”, “il previsto impiego delle comunicazioni per influenzare atteggiamenti o comportamenti dovrebbe, se usato correttamente, precedere, accompagnare e seguire tutte le operazioni belliche. In altre parole, le operazioni psicologiche sono un sistema d’armi dal ruolo importante in tempo di pace, nel conflitto a tutto spettro e durante il periodo successivo al conflitto”. Paddock continua, “Le operazioni psicologiche militari sono una parte importante delle ‘PSYOP Totali’, in pace e in guerra… Abbiamo bisogno di un programma di attività psicologiche integranti le nostre politiche e i programmi di sicurezza nazionale… La continuità di una commissione interagenzie permanente o un meccanismo di coordinamento necessario per lo sviluppo di una strategia coerente, in tutto il mondo le operazioni psicologiche, è assolutamente necessario”. Alcune note scritte da Raymond, di recente disponibili, mostrano un focus su El Salvador con l’attuazione di “ PSYOPS multimediali per tutta la nazione” attraverso raduni e media elettronici. “Radio e TV inoltre diffondono messaggi PSYOPS”, scriveva Raymond. La grafia ondulata di Raymond, spesso difficile da decifrare, nelle note chiariva che i programmi PSYOPS erano diretti anche contro Honduras, Guatemala e Perù. Un documento “top secret” declassificato da un dossier di Raymond, del 4 febbraio 1985, per il segretario della Difesa Caspar Weinberger, sollecitava l’attuazione piena della National Security Decision Directive 130 del presidente Reagan, firmata il 6 marzo 1984 e che autorizzava le PSYOPS in tempo di pace ampliandone oltre i limiti tradizionali dalle operazioni militari attive alle situazioni in tempo di pace in cui il governo degli Stati Uniti pretendeva vi fosse qualche minaccia agli interessi nazionali. “Questa approvazione fornì l’impulso per la ricostruzione della necessaria capacità strategica focalizzando l’attenzione sulle operazioni psicologiche quali strumenti nazionali, non solo militari, per garantire che le operazioni psicologiche siano pienamente coordinate con la diplomazia pubblica e le altre attività d’informazione internazionali”, affermava il documento per Weinberger. Tale maggiore impegno nelle PSYOPS portò alla creazione di un comitato per le operazioni psicologiche (POC), che doveva essere presieduto da un rappresentante del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Reagan, con vicepresidente del Pentagono e rappresentanti di Central Intelligence Agency, dipartimento di Stato e US Information Agency.Questo gruppo avrà il compito di pianificare, coordinare e attuare operazioni psicologiche a sostegno delle politiche e degli interessi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, secondo un “segreto” addendum a un memo del 25 marzo 1986 del col. Paddock, sostenitore delle PSYOPS divenuto direttore per le operazioni psicologiche dell’esercito degli Stati Uniti. “Il comitato sarà il centro del coordinamento tra le agenzie per dettagliare piani di emergenza per la gestione del patrimonio informativo nazionale durante la guerra, e per la transizione dalla pace alla guerra”, aggiungeva l’addendum. “Il POC deve cercare di assicurare che in tempo di guerra o durante le crisi (che possono essere definiti periodi di tensione acuta riguardanti una minaccia alla vita dei cittadini statunitensi o l’imminenza della guerra tra Stati Uniti e altre nazioni), gli elementi dell’informazione internazionale degli Stati Uniti sono pronti ad avviare procedure speciali per garantire coerenza politica, risposta tempestiva e rapida al pubblico destinatario”.

Prendendo forma
Il Comitato per le Operazioni Psicologiche assunse forma formale con un memo “segreto” del consigliere di Reagan per la Sicurezza Nazionale John Poindexter, il 31 luglio 1986. La sua prima riunione fu indetta il 2 settembre 1986 con un ordine del giorno concentrato sull’America Centrale e “Come altre agenzie possono sostenere il POC e completare i programmi del DoD in El Salvador, Guatemala, Honduras, Costa Rica e Panama”. Il POC ebbe anche il compito di ‘sviluppare le linee guida nazionali per le PSYOPS’ e ‘di formulare e attuare un programma PSYOPS nazionale’. Raymond venne nominato co-presidente del POC con l’agente della CIA Vincent Cannistraro, allora vicedirettore per i programmi d’Intelligence dello staff del NSC, secondo un appunto “segreto” del vicesottosegretario alla Difesa Craig Alderman Jr. Il promemoria notava anche che le future riunioni POC riguardavano i piani PSYOPS per le Filippine e il Nicaragua, con quest’ultimo dal nome in codice “Niagara Falls”. Il memo faceva riferimento anche a un “Progetto Touchstone”, ma non è chiaro a cosa puntasse tale programma PSYOPS. Un altro memo “segreto” del 1° ottobre 1986, con co-autore Raymond, riferiva del primo incontro del POC, il 10 settembre 1986, e osservava che “Il POC, ad ogni riunione, si concentrerà su un’area d’operazioni (ad esempio, America centrale, Afghanistan, Filippine)”. Il secondo incontro del POC, il 24 ottobre 1986, si concentrava sulle Filippine, secondo un appunto del 4 novembre 1986, sempre co-autore Raymond. “Il prossimo passo sarà un contorno ben elaborato per un piano PSYOPS che invieremo all’ambasciata per un commento”, affermava il memo. Il piano “in gran parte si focalizzava su una serie di azioni civiche di sostegno allo sforzo complessivo per sconfiggere l’insurrezione”, osservava un addendum. “V’è notevole preoccupazione sulla sensibilità di qualsiasi programma PSYOPS, data la situazione politica nelle Filippine di oggi”. In precedenza, nel 1986, nelle Filippine vi fu la cosiddetta “People Power Revolution”, che scacciò il vecchio dittatore Ferdinand Marcos, e l’amministrazione Reagan, che tardivamente tolse il sostegno a Marcos, cercava di stabilizzare la situazione politica per evitare che ulteriori elementi populisti avessero il sopravvento. Ma l’attenzione primaria dell’amministrazione Reagan continuava a volgersi all’America Centrale, come il “Piano Niagara Falls”, il programma PSYOPS contro il Nicaragua. Un appunto “segreto” del vicesottosegretario assistente del Pentagono del 20 novembre 1986, illustrava il lavoro del 4.to Gruppo per le operazioni psicologiche per tale piano “per la democratizzazione del Nicaragua”, con cui l’amministrazione Reagan intendeva “cambio di regime”. I dettagli precisi del ‘Piano Niagara Falls’ non furono divulgati dai documenti declassificati, ma la scelta del nome in codice suggerisce una cascata di PSYOPS. Altri documenti dei dossier NSC di Raymond illuminano sugli altri operatori chiave nelle PSYOPS e nei programmi di propaganda. Per esempio, in note non datate su sforzi per influenzare l’Internazionale socialista, per assicurare il supporto alla politica estera degli Stati Uniti da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici in Europa, Raymond citava gli sforzi di “Ledeen e Gershman”, riferendosi agli operativi neoconservatori Michael Ledeen e Carl Gershman, altro neocon e presidente della National Endowment for Democracy (NED) finanziato dal governo degli Stati Uniti dal 1983 ad oggi. Anche se il NED è tecnicamente indipendente dal governo degli Stati Uniti, riceve la maggior parte del finanziamento (circa 100 milioni di dollari all’anno) dal Congresso. I documenti dagli archivi Reagan chiariscono che il NED fu organizzato per sostituire alcune operazioni segrete politiche e di propaganda della CIA, caduta in disgrazia negli anni ’70. All’inizio dai documenti del dossier di Raymond indicano il direttore della CIA William Casey spingere per la creazione del NED e Raymond, uomo di Casey nel NSC, consigliava e guidava spesso Gershman (La mano invisibile della CIA nei gruppi per la ‘democrazia’). Un’altra figura della costellazione di Raymond per la propaganda era il magnate dei media Rupert Murdoch, visto sia quale alleato politico fondamentale del presidente Reagan che come preziosa fonte di finanziamento per i gruppi privati che si coordinavano con le operazioni di propaganda della Casa Bianca. (“Rupert Murdoch: recluta la propaganda“) In una lettera del 1° novembre 1985 a Raymond, Charles R. Tanguy dei “Comitati per una Comunità delle Democrazie – Stati Uniti d’America” chiese a Raymond d’intervenire per garantire i finanziamenti di Murdoch al gruppo. “Vi saremo grati… se potesse trovare il tempo per telefonare a Murdoch e incoraggiarlo a darci una risposta positiva”, dice la lettera. Un altro documento, intitolato “Progetto Rafforzamento della Verità”, descrive come 24 milioni di dollari sarebbero stati spesi per potenziare le infrastrutture delle telecomunicazioni del “Progetto Rafforzamento della Verità”, permettendo una capacità tecnica dei media più efficiente e produttiva per le principali iniziative politiche del governo USA, come Democrazia Politica”. Il Piano Verità era il nome generale di un’operazione di propaganda dell’amministrazione Reagan. Per il mondo il programma fu classificato “diplomazia pubblica”, ma gli addetti ai lavori dell’amministrazione la chiamavano privatamente “gestione della percezione”. (La vittoria della gestione della percezione).

Ed Meese, Bill Casey, Ronald Reagan

I primi anni
La priorità originale del “Progetto Verità” era ripulire l’immagine del Guatemala, delle forze di sicurezza salvadoregne e dei Contras del Nicaragua, guidati da ex-ufficiali della Guardia Nazionale del deposto dittatore Anastasio Somoza. Per garantirsi il finanziamento militare costante a tali famigerate forze, la squadra di Reagan sapeva che doveva disinnescare la pubblicità negativa e in qualche modo avere il sostegno del popolo statunitense. In un primo momento, lo sforzo si concentrò su come estirpare i giornalisti statunitensi che scoprirono i fatti che minavano l’immagine pubblica desiderata. Nell’ambito di tale sforzo, l’amministrazione denunciò il corrispondente del New York Times Raymond Bonner per aver rivelato il massacro del regime salvadoregno di circa 800 uomini, donne e bambini del villaggio di El Mozote, nel nord-est di El Salvador, nel dicembre 1981. Accuracy in Media e organi d’informazione conservatori, come ad esempio la pagina editoriale del Wall Street Journal, si unirono al linciaggio di Bonner che fu ben presto licenziato. Ma tali sforzi furono in gran parte ad hoc e disorganizzati. Il direttore della CIA Casey, per anni nel mondo intrecciato tra business e intelligence, ebbe contatti importanti per creare una rete di propaganda sistemica. Riconobbe il valore dell’uso gruppi stabili noti per aver sostenuto i “diritti umani”, come Freedom House. Un documento dalla libreria Reagan mostra l’alto funzionario di Freedom House Leo Cherne, stendere un piano sulle condizioni politiche in El Salvador per Casey e promettere che Freedom House avrebbe richiesto “correzioni e cambiamenti” editoriali, perfino inviando il redattore per consultazione con chiunque Casey avrebbe assegnato alla revisione dei documenti. In una lettera al “Caro Bill” datata 24 giugno 1981, Cherne, presidente del comitato esecutivo di Freedom House, scrisse: “Sto allegando copia del progetto del manoscritto di Bruce McColm, specialista di Freedom House su America centrale e Caraibi. Questo manoscritto su El Salvador era quello di cui aveva esortato la preparazione e nella fretta di stenderlo il più rapidamente possibile appare abbastanza agitato. Lei aveva detto che venisse verificato con una precisione meticolosa dal governo e questo sarebbe molto utile…. Se ci sono domande sul manoscritto di McColm, suggerisco che chiunque vi lavori contatti Richard Salzmann presso l’Istituto di Ricerca (un’organizzazione in cui Cherne era direttore esecutivo). Era caporedattore presso l’Istituto e presidente del Comitato Salvador di Freedom House. Faccia in modo che correzioni e cambiamenti arrivino a Rita Freedman che lavora con lui. Se v’è un beneficio per Salzmann nel recarsi in qualsiasi momento per parlare con questa persona, è disponibile a farlo”. Nel 1982, Casey radunò alcuni potenti ideologi di destra per finanziare il piano “gestione della percezione”, sia con denaro che con i media. Richard Mellon Scaife era il rampollo della famiglia di banchieri, petrolieri e dell’alluminio Mellon che finanziò una serie di fondazioni di destra della famiglia, come Sarah Scaife e Cartagine, che finanziavano giornalisti e gruppi di riflessione di destra. Scaife pubblicava anche The Tribune Review di Pittsburgh, Pennsylvania. Un’operazione completa di “diplomazia pubblica” prese forma nel 1982, quando Raymond, un veterano con 30 anni di servizi clandestini della CIA, fu trasferito al NSC. Raymond divenne il centro della potente rete di propaganda, secondo una bozza inedita del comitato d’indagine del Congresso sull’Iran-Contra, che fu soppresso nell’ambito della transazione che permise a tre senatori repubblicani moderati di firmare la relazione finale e dare all’inchiesta una patina di bipartitismo. Anche se la bozza non indica Raymond nelle pagine iniziali, a quanto pare alcune informazioni provenivano da deposizioni classificate, il nome di Raymond apparve oltre nella bozza e le citazioni precedenti combaciano con il ruolo noto di Raymond. Secondo la bozza di relazione, l’ufficiale della CIA reclutato per lavorare nel NSC fu direttore delle personale della CIA per le operazioni coperte nel 1978-1982, ed era uno “specialista di propaganda e disinformazione”. “Il funzionario della CIA (Raymond) discusse del trasferimento con (il direttore della CIA) Casey e il consigliere del NSC William Clark, affinché fosse assegnato al NSC come successore di (Donald) Gregg (in qualità di coordinatore delle operazioni d’intelligence, nel giugno 1982) e ricevette l’approvazione per il coinvolgimento nella creazione del programma di diplomazia pubblica, insieme ai compiti d’intelligence”, afferma la bozza. Gregg era un altro alto funzionario della CIA assegnato al NSC prima di diventare consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente George HW Bush. “Nella prima parte del 1983, i documenti ottenuti dal Comitato Scelto (Iran-Contra) indicano che il direttore del personale dell’intelligence del NSC (Raymond) raccomandava con successo la creazione di una rete inter-governativa per la promozione e la gestione del piano di diplomazia pubblica, volto a creare sostegno alla politica dell’amministrazione Reagan in patria e all’estero”.

Guerra di idee
Durante la sua deposizione Iran-Contra, Raymond spiegò la necessità di questa struttura di propaganda, dicendo: “Non venne configurata in modo efficace per affrontare la guerra di idee”. Una delle ragioni di tale carenza fu che la legge federale proibiva che i soldi dei contribuenti venissero spesi per la propaganda interna o il lobbying per fare pressione sui rappresentanti del Congresso. Naturalmente, ogni presidente e suo team hanno grandi risorse per convincere il pubblico, ma per tradizione e legge si limitavano a discorsi, testimonianze e persuasione di ognuno dei legislatori. Ma il presidente Reagan vide la “sindrome del Vietnam” del pubblico statunitense come ostacolo alla sua politica aggressiva. Insieme a un’organizzazione governativa di Raymond, c’erano gruppi esterni desiderosi di cooperare e incassare. Tornando a Freedom House, Cherne ed i suoi soci erano a caccia di finanziamenti. In una lettera del 9 agosto 1982 a Raymond, il direttore esecutivo di Freedom House Leonard R. Sussman scrisse che “Leo Cherne mi ha chiesto d’inviare queste copie di Freedom Appeals. Probabilmente ha detto che abbiamo dovuto ridurre questo progetto per soddisfare le realtà finanziarie…, naturalmente, vorremmo espandere il progetto, ancora una volta, quando, come e se i fondi saranno disponibili. Propaggini del progetto appaiono in giornali, riviste, libri e servizi di radiodiffusione qui e all’estero. È un significativo canale unico di comunicazione”, proprio il centro del lavoro di Raymond. Il 4 novembre 1982, Raymond, dopo il trasferimento dalla CIA allo staff del NSC, ma quando era ancora ufficiale della CIA, scrisse al consigliere del NSC Clark sull’“Iniziativa Democrazia e i programmi informativi”, affermando che “Bill Casey mi ha chiesto di passare il seguente pensiero sul vostro incontro con (il miliardario di destra) Dick Scaife, Dave Abshire (allora membro del Foreign intelligence Advisory Board del presidente), e Co. Casey pranzò con loro oggi e discussero la necessità di muoversi nell’area generale per sostenere i nostri amici in tutto il mondo. Tale definizione comprende sia la ‘costruzione democrazia’… che rinvigorire i programmi dei media internazionali. Il DCI (Casey) si preoccupa anche del rafforzamento delle organizzazioni d’informazione del pubblico negli Stati Uniti, come Freedom House… Un pezzo fondamentale del puzzle è un serio sforzo per raccogliere fondi privati per generare slancio. Parlando di Scaife e Co. Casey suggerisce che sarebbero molto disposti a collaborare… Suggeriscono di far notare l’interesse della Casa Bianca nel sostegno privato all’Iniziativa Democrazia”. L’importante nell’organizzare segretamente fondi privati per la CIA e la Casa Bianca era che tali voci apparentemente indipendenti avrebbero rafforzato e convalidato gli argomenti in politica estera dell’amministrazione, con un pubblico che ritenesse che tali decisioni si basavano sul merito delle posizioni della Casa Bianca, e non sull’influenza dei soldi che cambiavano di mano. Come i venditori di olio di serpente che piazzavano complici tra la folla per suscitare entusiasmo nella panacea, i propagandisti dell’amministrazione Reagan assunsero alcuni ben pagati “privati”, nei pressi di Washington, per riprendere i “temi” della propaganda della Casa Bianca. Il ruolo della CIA in tali iniziative fu nascosto, ma non fu mai lontano dalla superficie. Una nota del 2 dicembre 1982 indirizzata a “Bud”, riferimento all’alto funzionario del NSC Robert “Bud” McFarlane, descriveva una richiesta di Raymond per un breve incontro. “Quando (Raymond) tornò da Langley (quartier generale della CIA), aveva una lettera di proposta… per il Progetto Democrazia da 100 milioni di dollari”, affermava la nota. Mentre Casey tirava le fila di tale progetto, il direttore della CIA incaricò i funzionari della Casa Bianca di nascondere la mano della CIA. “Ovviamente ci siamo (della CIA),ma non dovremmo apparire nello sviluppo di tale organizzazione, né sembrarne sponsor o sostenitori”, scriveva Casey in una lettera non datata per l’allora consigliere della Casa Bianca Edwin Meese III, mentre Casey sollecitava la creazione di un “Fondo nazionale” (National Endowment). Ma la formazione del National Endowment for Democracy, con le sue centinaia di milioni di dollari del governo degli Stati Uniti, richiese ancora mesi. Nel frattempo, l’amministrazione Reagan avrebbe dovuto radunare dei donatori privati per far avanzare la propria propaganda. “Svilupperemo uno scenario per ricevere finanziamenti privati” scrisse il consigliere del NSC Clark a Reagan in un appunto del 13 gennaio 1983, aggiungendo che il direttore dell’US Information AgencyCharlie Wick si è offerto di prendere l’iniziativa. Potremmo dovervi richiamare per incontrare un gruppo di potenziali donatori”. Nonostante il successo di Casey e Raymond nell’arruolare ricchi conservatori per i finanziamenti privati delle operazioni di propaganda, Raymond era preoccupato che lo scandalo potesse scoppiare sul coinvolgimento della CIA. Raymond si dimise formalmente dalla CIA nell’aprile 1983 così, disse, “non ci sarebbe alcun dubbio su una qualsiasi contaminazione”. Ma Raymond continuò ad agire verso il pubblico degli Stati Uniti similmente a un ufficiale della CIA che dirigeva un’operazione di propaganda in un Paese straniero ostile. Raymond si agitò anche sulla legittimità del ruolo continuo di Casey. Raymond confidò in una nota che era importante “escludere (Casey) dal giro”, ma Casey non fece mai marcia indietro e Raymond continuò ad inviare relazioni al suo vecchio capo fino al 1986. Fu “il genere di cose che (Casey) aveva ampio interesse da cattolico”, Raymond alzò le spalle durante la deposizione Iran-Contra, e poi avanzò la scusa che Casey avesse intrapreso tale interferenza chiaramente illegale in politica interna “non tanto in quanto capo della CIA, ma come capo-consigliere del presidente”.

Propaganda in tempo di pace
Nel frattempo, Reagan iniziò a porre l’autorità formale su tale inaudita burocrazia propagandistica in tempo di pace. Il 14 gennaio 1983, Reagan firmò la National Security Decision Directive 77, dal titolo “Gestione della diplomazia pubblica relativa alla sicurezza nazionale”. Nella NSDD-77, Reagan riteneva “necessario rafforzare organizzazione, pianificazione e coordinamento dei vari aspetti della diplomazia pubblica del governo degli Stati Uniti”. Reagan ordinò la creazione di un gruppo di pianificazione speciale nel Consiglio di Sicurezza Nazionale per dirigere queste campagne di “diplomazia pubblica”. Il gruppo di progettazione sarebbe stato diretto da Walter Raymond e uno dei suoi avamposti principali sarebbe stato il nuovo Ufficio di Diplomazia Pubblica per l’America Latina, presso il Dipartimento di Stato, ma controllato dal NSC. (Uno dei direttori dell’ufficio diplomazia pubblica latino-americano fu il neoconservatore Robert Kagan, che più tardi avrebbe co-guidato il Progetto per il Nuovo Secolo Americano, nel 1998, divenendo il primo promotore dell’invasione dell’Iraq presso il presidente George W. Bush, nel 2003). Il 20 maggio 1983, Raymond raccontò in una nota che 400000 dollari furono raccolti dai donatori privati presso la Situation Room della Casa Bianca dal direttore dell’US Information Agency Charles Wick. Secondo tale nota, il denaro fu diviso tra le diverse organizzazioni, come Freedom House e Accuracy in Media, un’aggressiva organizzazione mediatica di destra. Quando scrissi di quella nota nel mio libro del 1992, Ingannare l’America, Freedom House negò di aver ricevuto denaro dalla Casa Bianca o di collaborare con qualsiasi campagna propagandistica di CIA/NSC. In una lettera di Freedom House, Sussman chiamò Raymond “fonte di seconda mano” e insisté che “questa organizzazione non ha bisogno di alcun finanziamento speciale per prendere posizioni… su tutte le questioni di politica estera”. Ma non aveva senso che Raymond mentisse ad un superiore in un memorandum interno. Chiaramente, Freedom House era al centro dei piani dell’amministrazione Reagan per aiutare i gruppi di sostegno alle sue politiche in America Centrale, in particolare la guerra dei Contra organizzata dalla CIA contro il regime sandinista in Nicaragua. Inoltre, i documenti della Casa Bianca rilasciati in seguito rivelavano che Freedom House continuava ad aver la sua parte nei finanziamenti. Il 15 settembre 1984, Bruce McColm, scrivendo dal Centro Studi Caraibi e America Centrale della Freedom House, inviò a Raymond “una breve proposta di progetto sul Nicaragua del Centro per il 1984-1985. Il progetto combina elementi della proposta di storia orale con la pubblicazione di documenti sul Nicaragua”, un libro che doveva screditare l’ideologia e le pratiche dei sandinisti. “Mantenere la parte della storia orale del progetto aumenta i costi complessivi; ma le discussioni preliminari con i registi mi hanno dato l’idea che un improprio documentario potrebbe essere girato sulla base di questi materiali”, scrisse McColm, riferendosi ad un film del 1984 che criticava ferocemente la Cuba di Fidel Castro. “Un film del genere avrebbe dovuto essere il lavoro di un rispettato regista latinoamericano o europeo. I film statunitensi sull’America Centrale sono semplicemente ideologicamente rozzi ed artisticamente scarsi”. Nella lettera di tre pagine di McColm si legge qualcosa di molto simile a un passo di un libro o film, cercando d’interessare Raymond nel finanziamento del progetto: “I Quaderni del Nicaragua saranno anche facilmente accessibili al lettore comune, al giornalista, opinionista, al mondo accademico e simili. Il libro sarà distribuito equamente in generale in questi settori e sono sicuro che sarà estremamente utile. Già costituiscono una forma di samizdat della Freedom House, dato che li distribuisco ai giornalisti negli ultimi due anni, mentre lo ricevo da nicaraguensi scontenti”. McColm propose un faccia a faccia con Raymond a Washington e allegò una proposta di sei pagine per la concessione di 134100 dollari. In base alla proposta, il progetto doveva includere “la distribuzione gratuita ai membri del Congresso e ai principali funzionari pubblici; distribuzione nelle gallerie, prima della pubblicazione, per la massima pubblicità e recensioni tempestive su giornali e riviste di attualità; conferenze stampa della Freedom House a New York e presso il National Press Club di Washington DC; articolo da fare circolare in più di 100 giornali…; distribuzione di un’edizione in spagnolo nelle organizzazioni ispaniche negli Stati Uniti e in America Latina; disposizione della distribuzione in Europa attraverso i contatti della Freedom House”. I documenti che ho trovato nella biblioteca Reagan non indicano cosa poi successe a questa specifica proposta. McColm non rispose ad una richiesta via e-mail di commento in merito al piano sui documenti nicaraguensi o la precedente lettera di Cherne (morto nel 1999) a Casey sulla modifica del manoscritto di McComb. Freedom House fu il principale critico del governo sandinista del Nicaragua e divenne anche uno dei maggiori destinatari del denaro del National Endowment for Democracy finanziato degli Stati Uniti, fondato nel 1983 sotto l’egida del piano Casey-Raymond.
Gli ultimi documenti resi pubblici, declassificati tra il 2013 e il 2017, mostrano come questi sforzi Casey-Raymond si fusero creando una formale burocrazia PSYOP nel 1986, sempre sotto il controllo operativo di Raymond nel NSC. La combinazione dei programmi di propaganda e PSYOP sottolinea la potenza che il governo degli Stati Uniti, sviluppato più di tre decenni fa, nel diffondere notizie tendenziose, distorte o false. (Casey è morto nel 1987; Raymond nel 2003). Nel corso di questi decenni, anche se la Casa Bianca è passata da repubblicani ai democratici e dai repubblicani ai democratici, lo slancio creato da William Casey e Walter Raymond ha continuato a perpetrare tali strategie di “gestione delle percezione/PSYOPS”. Negli ultimi anni, la formulazione è cambiata, lasciando il posto ad eufemismi più piacevoli come “smart power” e “comunicazioni strategiche” ma l’idea è sempre la stessa: come utilizzare la propaganda per spacciare la politica del governo degli Stati Uniti all’estero e in patria.

Reagan, Charles Wick, Stephen Rhinesmith, Don Regan, John Poindexter, George Bush, Jack Matlock e Walter Raymond

Il giornalista investigativo Robert Parry rivelò l’Iran-Contra presso The Associated Press e Newsweek negli anni ’80. È possibile acquistare il suo ultimo libro America’s Stolen Narrative qui e presso Barnes and Noble.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina nasconde la perdita di 30000 soldati

Fort Russ 24 marzo 2017

Il 20 marzo, il portavoce del ministero della Difesa ucraina Andrej Lysenko affermava che solo 2629 soldati ucraini erano caduti e 9453 feriti dall’inizio della guerra contro il Donbas. Secondo l’analista militare russo Aleksandr Khrolenko, Kiev sottostima drasticamente le perdite e nasconde la progressiva disintegrazione statale dell’Ucraina. Secondo le cifre ufficiali delle Nazioni Unite, il totale delle vittime nella guerra nell’Ucraina orientale ammonta a 10056 morti e 22800 feriti. Nel frattempo, l’intelligence tedesca stimava nel solo 2015 che decine di migliaia di soldati ucraini erano stati uccisi e che il totale delle vittime civili e militari nel conflitto arriverebbe a 50000. La sottovalutazione delle perdite non solo non combacia con le altre stime internazionali, ma contraddice i dati ucraini su mezzi ed equipaggiamenti perduti. Khrolenko cita la relazione dell’ucraina Apostrof, secondo cui “l’esercito ucraino ha perso più di 300 carri armati, più della metà dei blindati e il 50% dell’artiglieria”. Dopo la battaglia di Ilovajsk, ricorda Khrolenko, lo stesso presidente ucraino Poroshenko parlò di “60-65% materiale militare in prima linea nella zona del conflitto distrutto”. Khrolenko si pone domande sulla logica ufficiale ucraina: “Forse queste migliaia di equipaggiamenti delle forze armate ucraine furono distrutte separatamente dai soldati, e tutti gli equipaggi, paracadutisti ed artiglieri sono rimasti illesi… Dopo tutto, sul campo di battaglia carri armati e veicoli da combattimento della fanteria bruciano, di regola, con i loro equipaggi”.
Citando i Military Balance 2013 e 2016 dell’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, Khrolenko sottolinea: “Così, probabilmente le perdite delle forze armate ucraine in oltre tre anni di spedizione punitiva nel Donbas ammontano a circa 30000 uomini”, cifra suggerita dal confronto delle perdite in materiale militare, mezzi e personale. Tali massicce perdite, chiarisce Khrolenko, testimoniano il fallimento della guerra ucraina al Donbas: “Da più di mille giorni e notti si trascina una guerra civile logica conclusione della ‘rivoluzione della dignità’, un ‘piano colorato’ di Stati Uniti e Unione europea. In questo periodo, le forze armate ucraine hanno condotto decine di operazioni offensive (punitive) per cercare di occupare le zone residenziali nei territori delle RPD e RPL. Praticamente tutte conclusesi con un fallimento”. La leadership di Kiev e i ‘figli della Majdan’, dice Khrolenko, non hanno imparato la lezione. La retorica anti-russa non può nascondere per sempre che l’“operazione antiterrorismo” ucraina nel Donbas è divenuta il centro del mercato nero, mentre il Paese è economicamente al collasso, gli accordi di Minsk non sono rispettati e le truppe di Kiev e dei neonazisti si sparano.
Nel frattempo, il comitato investigativo della Russia ha aperto 104 procedimenti sui crimini ucraini nel Donbas, e nel 2016 più di 100000 ucraini hanno acquisito la cittadinanza russa, il 49% in più rispetto al 2015. “Con tale tempistica, l’operazione antiterrorismo potrebbe far tornare l’Ucraina alla Russia entro 30-40 anni”, conclude Khrolenko.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Nazionalizzazione nella Novorossija

Alessandro Lattanzio, 02/03/2017

map_of_the_donbass-e1466782732612Il 1° marzo 2017, i decreti presidenziali della Repubblica Popolare del Donetsk (RPD) e della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) sulla registrazione obbligatoria delle imprese ucraine sul territorio delle repubbliche, entravano in vigore. Contemporaneamente, i centri di distribuzione e i media di proprietà dell’oligarca ucraino Rinat Akhmetov venivano chiusi. “Locali, attrezzature e tutti gli aiuti umanitari sono stati bloccati ed i volontari non vi hanno accesso“, dichiarava un esponente delle iniziative di Akhmetov. La nazionalizzate nelle repubbliche era la risposta al blocco economico e dei trasporti imposto da Kiev al Donbas, in violazione degli accordi di Minsk. “Dalla mezzanotte del 1° marzo, il controllo del governo viene imposto alle pertinenti imprese ucraine nella RPD… È stato introdotto l’amministratore statale della RPL, e le tasse passeranno al bilancio della repubblica“. Erano molte le grandi fabbriche e le miniere ucraine attive sul territorio di RPD e RPL. In particolare, gli impianti metallurgici di Enakievo e Khartsizskoe, del gruppo Metallinvest, nonché le fonderie di Jasinovataja e Makeevka e l’impianto metallurgico di Donetsk, del gruppo Donetskstal, tutte operanti nella RPD. Inoltre, vi erano più di 20 miniere, la più grande delle quali è Zasjadko, a Donetsk, oltre all’azienda OJSC Krasnodonugol, al complesso metallurgico di Alchevsk (della Metinvest), e alle compagnie Rovenkiantratsit e Sverdlovskantratsit (della società DTEK); tutte attive sul territorio della RPL. A fine gennaio, gruppi di nazisti ucraini, tra cui dei deputati della Verkhovna Rada dell’Ucraina, bloccavano il traffico ferroviario dalle repubbliche del Donbas, soprattutto di carbone estratto nel Donbas. In reazione a ciò, Kiev imponeva misure di emergenza nella distribuzione di energia elettrica e numerose industrie interrompevano la produzione. Il 27 febbraio, RPL e RPD annunciavano la cessazione delle forniture di carbone a Kiev e, dalla mezzanotte del 1° marzo, imponevano il commissariamento delle imprese dalla giurisdizione ucraina. E a causa del blocco, numerose grandi imprese locali cessavano la produzione, tra esse appunto l’impianto metallurgico Enakievskij e la società Krasnodonugol del gruppo Metinvest di Rinat Akhmetov. Quindi RPD e RPL creavano il centro speciale per il controllo della transizione delle imprese ucraine commissariate. Il Presidente del Consiglio della RPL Vladimir Degtjarenko dichiarava: “Il centro non intende mantenere solo ‘a galla’ le imprese, ma contribuire all’ulteriore sviluppo e riorientamento verso la Russia“. Sostanzialmente venivano “nazionalizzate” le imprese ucraine nella Novorossija. Secondo il Presidente della RPD Aleksandr Zakharchenko, “A breve termine dovremo ricostruire i mercati dell’industria e convertirli. Il compito principale è assicurare il buon funzionamento delle imprese e salari e lavoro per i lavoratori di queste imprese“. Il Ministro dell’Industria e del Commercio della RPD Aleksej Granovskij sottolineava, “Nonostante le difficoltà sul riconoscimento politico della repubblica, le nostre imprese lavorano con successo con i Paesi dell’estero vicino e lontano. Da più di due anni, la nostra produzione ha sostanzialmente iniziato il processo di ritiro dal mercato ucraino a favore di quello di altri Paesi. Gli ambienti statali e commerciali hanno una certa esperienza in questo“. La RPD esporta più di 50 tipi di merci tra cui prodotti delle industrie leggera, alimentare, chimica, farmaceutica e metallurgica, per un valore pari a 36 miliardi di gryvne all’anno che contribuivano al bilancio nazionale dell’Ucraina, e che da ora in poi invece contribuiranno al PIL della Russia. L’Ucraina a sua volta perderà 2 miliardi di dollari di fatturato estero, a causa del forte aumento delle importazioni in sostituzione di quelle dal Donbas, mentre la regione non sarà più dipendente in nulla dall’Ucraina. Difatti, Kiev chiede che Stati Uniti ed UE impongano le sanzioni a chiunque benefici del “sequestro” dei beni ucraini nelle due Repubbliche novorusse.alexander-zakharchenko-l-and-igor-plotnitskiy-leaders-of-the-donetsk-and-lugansk-peoples-republics-dan-news-photoFonti:
Fort Russ
South Front
South Front
South Front
The Duran

Come Soros controlla la censura sulle ‘Fake News’

Thibault Kerlirzin Soros Connection 18 febbraio 2017soros-foundationsL’articolo di Jerome Corsi d’Infowars può sembrare incompleto per il lettore italiano, in genere meno informato di quello di Infowars su George Soros, le sue azioni e reti. Definiamo alcuni punti sui nomi citati. Qui, First Draft (Prima bozza).
L’articolo d’Infowars riporta la partnership tra Google News Lab e First Draft (First Draft News): “In un comunicato stampa del 6 febbraio 2017, Google annuncia a Parigi la partnership tra Google News Lab e First Draft per aiutarel’elettorato francese a capire a chi e cosa credere nel flusso sui loro social network, ricerche sul web e consumo di notizie in generale nei prossimi mesi“. First Draft è una società di tecnologia, finanziata da Google News Lab dal giugno 2015, con l’obiettivo di monitorare le informazioni on-line “per sensibilizzare l’opinione pubblica e far fronte alle sfide a fiducia e verità nell’informazione digitale”. E’ interessante, soprattutto se ci si riferisce (a condizione d’integrarlo sistematicamente) alla rete dei partner di First Draft. [1] Il lettore curioso sarà interpellato dalla presenza dei decoder, iniziativa censorea (con il loro “Decodex” lungi dal rispettare il Codice Etico del Giornalismo del 2011), già colti a spacciare “notizie false”, officianti nel giornale Le Monde, la cui sezione africana, si ricordi, è un partner dell’Iniziativa Open Society per l’Africa occidentale (OSIWA). [2] Vi sono inclusi anche AFP e France Télévisions. In altre parole: fino a che punto il “giornalismo” francese è in combutta con la rete di Soros, e quanto rischierà d’influenzare la campagna presidenziale? Se non si abbiamo la pretesa di rispondere, segnaliamo la presenza di organizzazioni partner di First Draft legate all’Open Society, che non fa parte della rete di First Draft. Tuttavia, vi sono diverse organizzazioni sorosiane o finanziate da George Soros (alcune possono esserci sfuggite).
1) IFCN (International Fact-Checking Network) è un ramo dell’Istituto per gli studi dei media Poynter, finanziato da alcuni attori influenti come Fondazione Bill & Melinda Gates, Google, spie della NED (National Endowment for Democracy), Omidyar Network, il solito partner di Soros (nel 2008, Google, Omidyar e Fondo Soros lo sviluppo economico investirono 17 milioni di dollari in India per lanciarvi la “Compagnia d’investimento per le piccole e medie imprese” [3]) e ben inteso la stessa Open Society. [4]
2) Global Voices ha diversi donatori, tra cui Open Society e Google. [5] Ci sono anche la Fondazione Ford, Omidyar Network e il Fondo per l’investimento per lo sviluppo dei media, che a sua volta riceve sussidi dall’Open Society. [6] Il direttore di Global Voices è Ivan Sigal. [7] La sua breve presentazione sul sito non lo dice, ma presiede il comitato consultivo del progetto fotografico documentario dell’Open Society. [8] Sempre su Global Voices, rivela nella presentazione che ha trascorso “10 anni di lavoro per sviluppare i media nell’ex-Unione Sovietica (mettendo una pulce nell’orecchio, cf. Underwriting Democracy du Soros) e in Asia“, senza fornire ulteriori dettagli. La biografia sul sito dell’Open Society segnala che in questi anni ha lavorato per Internews. I donatori e partner attuali d’Internews (e quindi di NewsThatMoves) sono quasi esclusivamente anglo-statunitensi: Open Society e Google, naturalmente, John e Catherine MacArthur Foundation, Rockefeller (Brothers Fund, Family&Associates, Fondazione), IOM, NED, National Democratic Institute (NDI), l’influente think-tank Freedom House, i quattro rami di USAID (USAID classico, Ufficio gestione dei conflitti e mitigazione, Ufficio di assistenza nei disastri esteri e Ufficio iniziative di transizione), tre rami del dipartimento di Stato Stati Uniti, Banca mondiale, OMS e nove filiali delle Nazioni Unite. [9] In altre parole: probabilmente l’organizzazione strategica di certi interessi. Notiamo anche che Internews è dietro il blog NewsThatMove[10], dedicato all’assistenza attiva ai migranti e dai contenuti simili al blog W2EU.

Ivan Sigal

Ivan Sigal

3) Politifact. La sezione Global News è di fatto un partenariato con Africa Check. Questa ONG, il cui slogan è, non ridete, “separare i fatti dalla finzione”, ha l’Open Society Foundations tra i suoi partner. [11] Vi sono sempre ONG di Soros tra i donatori di Africa Check, attraverso vari capitoli: FOSI (Foundation Open Society Institute), OSF-SA (Open Society Foundation Sud Africa), OSISA (Iniziativa Open Society per l’Africa del Sud) e OSIWA (Iniziativa Open Society per l’Africa occidentale). [12] Google e Omidyar Network sono sempre presenti.
4) Il “giornalismo cittadino” Rappler. Soros ha chiaramente finanziato tale organizzazione. Tuttavia, nel 2015, Rappler Holdings Corporation (società madre) ottenne un investimento dal North Base Media, un “Fondo per il giornalismo indipendente” creato da tre giornalisti, tra cui Sasa Vucinic “fondatore ed ex-direttore del Fondo d’investimento per sviluppare i media, finanziato da Soros“. [13]

Sasa Vucinic

Sasa Vucinic

5) FakeNews.org è diventato PR Watch [14], del Centro per i media e la democrazia di cui Open Society è stato uno dei finanziatori [15]; 200000 dollari in due anni nel 2010. [16] Dei quattro finanziatori attuali di PR Watch, va segnalata la Fondazione Rockefeller Family.
6) Reveal, un progetto del Center for Investigative Reporting, finanziato da un gran numero di persone ed organizzazioni, tra cui Open Society e Google News Lab. [17]
7) Amnesty International. Open Society ha finanziato tale ONG ripetutamente. Nel 2008, gli diede una borsa di studio di 750000 dollari per tre anni [18]; nel 2009, 125000 dollari [19]; nel 2013, 500000 dollari [20]; 250000 nel 2014. [21] Ma si nota soprattutto il gran numero di ex-membri di Amnesty International ora passati all’Open Society, e viceversa: James Logan [22], Michael Heflin [23], Erica Razook [24], Jamie Wood [25], Catherine Pellegrino [26], Anna Neistat (non n’è membro, ma è la direttrice sororisana dei programmi di Human Rights Watch per tredici anni ed oggi è la direttrice per la ricerca di Amnesty international) [27], Duncan Wilson [28], Eleanor Nolan [29], Rachel Bugler [30], Rosalind McKenna [31], Eric Ferrero [32], Deborah Guidetti (passata anche da EPIM) [33], Christina Zampas [34], Deprose Muchena (ex dell’USAID) [35], Widney Brown [36]… la lista sembra infinita.

Anna Neistat

Anna Neistat

8) Witness. Nota: l’ex-direttrice esecutiva (dal marzo 1998 al novembre 2007 [37] ) non è altri che Gillian Caldwell, l’attuale CEO sorosiano di Global Witness [38], di cui abbiamo già ricordato che Open Society è il più generoso finanziatore. Caldwell ha lavorato a lungo con le reti di Soros come partner dell’Open Society Institute in Global Survival Network, di cui fu co-direttrice dall’agosto 1995 al maggio 1998 (il 20-24 giugno 1998, Open Society Institute/Soros Foundation e Global Survival Network organizzarono una conferenza insieme [39]), e direttrice esecutiva dell’ONG Witness (sempre finanziata da Open Society e Google News Lab [40]). La presentazione di Gillian Caldwell descrive Witness come “co-fondata dal musicista Peter Gabriel che usa il potere del video per aprire gli occhi del mondo sugli abusi dei diritti umani“. Questa ONG ringrazia i suoi generosi donatori, come Open Society Foundations (e Fondazione Ford, Fondazione MacArthur e Fondazione Oak). [41] In parallelo, diversi membri, presenti o passati, di Witness lavorano o hanno lavorato per l’Open Society: Cwinston [42], Kasia Malinowska-Sempruch [43], Sameer Padania [44], Bryan Nunez [45]… e l’ONG ha già organizzato eventi con membri dell’organizzazione di Soros o direttamente con essa: Alison Cole [46], Eyewitness Media Hub [47], il gruppo di lavoro “Linee guida dell’ONG per l’accertamento dei fatti” [48], ecc. Nel 2009, anche Witness e Open Society Justice Initiative produssero un cortometraggio, Il dovere di proteggere, sul processo a Lubanga Dyilo. [49] Tuttavia, le relazioni sulle attività (l’ultima risale al 2013 [50]) non menzionano sovvenzioni dall’Open Society, che quindi saranno posteriori.

Gillian Caldwell

Gillian Caldwell

9) ProPublica, società di giornalismo sempre finanziata da Open Society. [51] L’ONG di Soros è particolarmente oscura e non ha detto nulla sulle sovvenzioni per ProPublica, ma è il modulo IRS 990 (modulo fiscale) a cui riferirsi per la lista completa delle donazioni ricevute da Soros: 250000 nel 2010 [52]; 125000 nel 2011 [53]; 300000 nel 2012. [54] Le relazioni annuali dell’organizzazione confermano anche il sostegno di Open Society nel 2014 [55] e nel 2015. [56] Inoltre, ProPublica è un membro del Global Investigative Journalism Network (Gijn) finanziato da Open Society e Google. [57] Il presidente e fondatore di ProPublica è Herbert Sandler [58], generoso mecenate dei sorosiani di Human Rights Watch [59] e MoveOn.org. [60]

Herbert Sandler

Herbert Sandler

10) The Associated Press è influenzato dai sorosiani tramite una partnership con ProPublica, “Associated Press ha annunciato oggi un programma per promuovere il giornalismo investigativo senza scopo di lucro, con articoli dei membri di ProPublica da ripubblicare. Il contenuto sarà distribuito ai membri dell’Associated Press, cioè sostanzialmente a tutti i maggiori quotidiani nazionali, tramite il sistema di distribuzione AP Exchange. I membri di AP potranno usare liberamente gli articoli che, oltre che da ProPublica, proverranno da Center for Investigative Reporting, Center for Public Integrity ed Investigative Report Workshop“. [61] Queste tre organizzazioni sono sempre finanziate da Open Society.
11) Facebook, di cui Soros è azionista attraverso il suo Soros Fund Management, ne ha appena acquisito 353686 azioni (oltre ad aumentare la quota al 59,1% di Alphabet, la società che gestisce Youtube ed altro partner di First Draft, e di Gmail di Google). [62]
Riguardo i partner donatori di First Draft:
12) Eyewitness Media Hub è stato partner più volte di Open Society. [63][64]
Per scopi pratici, ancora una volta.soros-first-draft1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il significato del discorso di Putin sul “terrorismo ucraino”

Rostislav Ishenko, RIA Analytics, 18 febbraio 2017 – Fort Russ2694ce06cf469d54fe24738726df1692Il 16 febbraio, in occasione della riunione annuale del Collegio del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), Vladimir Putin attirava particolare attenzione sulla situazione nel sud-est dell’Ucraina. Secondo il Presidente, le autorità ucraine aggravano deliberatamente la situazione nella zona del conflitto nel Donbas, violando gli accordi di Minsk e puntando sulla soluzione militare del problema. Il Capo dello Stato ha anche sottolineato che le autorità di Kiev “parlano apertamente di organizzare sabotaggio, terrorismo e sovversione anche in Russia“.

Un segnale all’occidente
E’ chiaro che l’azione antiterrorismo e di contro-intelligence sia al centro delle operazioni del FSB. Ma è anche chiaro che le dichiarazioni del Presidente, rese pubbliche, sono destinate principalmente al pubblico estero. Dopo tutto, la leadership del FSB può essere istruita in segreto. Inoltre, nessuno dubita che fin dall’inizio della guerra civile in Ucraina, l’FSB abbia seguito i tentativi di portare la guerra nel territorio russo. Dal 2014, la stampa ha periodicamente lanciato informazioni sull’arresto di cittadini ucraini e russi catturati mentre spiavano il territorio della Russia per conto di Kiev, o vi preparavano attentati terroristici. Così, la dichiarazione del presidente è destinata non al pubblico russo, ma estero, ma non ucraino. Se si volesse appellare al governo ucraino, avverrebbe con i canali diplomatici. Questa affermazione non è neanche la minaccia della risposta militare alle provocazioni ucraine. In caso contrario, sarebbe stata fatta al collegio del Consiglio di Sicurezza del Ministero della Difesa. La scelta del luogo e della forma dell’affermazione indica chiaramente che si tratta di un segnale inviato ai nostri partner occidentali. L’FSB può condurre ampie operazioni antiterrorismo. Va notato che le azioni preventive contro i terroristi e i loro capi sono una delle componenti principali dell’azione del FSB, non necessariamente limitate al territorio russo. Certo, le operazioni sul territorio di un altro Stato sono limitate da condizioni rigorose. Affinché le misure antiterrorismo preventive sul territorio straniero siano giustificate dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato in questione deve essere in guerra o aver subito un attacco non provocato. C’è ancora un altro scenario sancito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: la perdita da parte di un governo del controllo sul territorio da cui provengono le attività terroristiche. Questo scenario non è rilevante in questo caso tuttavia, dato che la comunità internazionale non considera il governo di Kiev incapace di controllare la situazione sul territorio dell’Ucraina. Eppure finora Kiev ha attuato ogni genere di provocazioni contro la Russia, anche sanguinose (in Crimea) come le iniziative di singoli rifiutandosi di riconoscerne l’appartenenza alle proprie agenzie di sicurezza. La reazione della Russia, tuttavia, si limitava alle proteste diplomatiche, documentando le provocazioni e raccogliendo le prove del coinvolgimento del primo direttorato dell’intelligence (GUR), del SBU e dello Stato Maggiore dell’Ucraina, presentandole alle organizzazioni internazionali.

Terrorismo di Stato
A quanto pare, la massa delle prove raccolte è decisiva e un secondo aspetto, il diritto internazionale, viene ora attivato. La dichiarazione del Presidente Putin era preceduta da una relazione del Comitato investigativo della Federazione Russa che ha raccolto prove necessarie e sufficienti a condannare le autorità ucraine per gli attacchi terroristici nelle zone residenziali nel Donbas usando missili balistici Tochka-U. Tali azioni sono state classificate dal Comitato investigativo come uso di armi di distruzione di massa (ADM) contro la popolazione civile. La dichiarazione di Putin si basa sulla conclusione logica della relazione della Commissione d’inchiesta. L’uso di ADM contro la popolazione civile va qualificata non solo crimine di guerra, ma terrorismo di Stato. Così anche le operazioni sovversive e terroristiche contro uno Stato in situazione di pace. Esattamente di ciò Vladimir Putin accusa le autorità ucraine. Negli ultimi anni le autorità statali che hanno sancito azioni qualificate come terrorismo di Stato, sono state riconosciute dalla comunità internazionale come “illegittime”. L’applicazione di tale etichetta a Husayn, Gheddafi e Assad suggerisce che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia necessaria, bastano a supportarla fatti (anche infondati) e dichiarazioni dello Stato che si considera vittima. I precedenti stabiliti dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni permettono l’uso di tutte le misure contro i “regimi illegittimi”, anche operazioni militari, speciali, da ricognizione e in sostegno dichiarato ai governi alternativi ribelli in guerra civile contro il regime. Nell’applicare qualsiasi di queste misure, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe auspicabile, ma non necessaria. Come gli avvenimenti in Jugoslavia, Iraq, Libia e Siria hanno dimostrato, è facile andare oltre le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o semplicemente farne a meno.

Il diritto di reagire
La Russia si è sempre impegnata nel rispetto rigoroso delle norme e procedure stabilite dal diritto internazionale. Pertanto, non vi può essere alcun dubbio sulla serietà dell’affermazione dal Presidente Putin, che non l’avrebbe fatta senza prove inoppugnabili e la consapevolezza dell’impossibilità di fermare il governo ucraino in qualsiasi altro modo. In altre parole, la Russia è pronta a fornire alla comunità internazionale le prove delle criminali attività sovversive delle autorità di Kiev. Naturalmente, sappiamo che anche la prova più inoppugnabile non ne garantisce l’accettazione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove ognuno ha i propri interessi e tutti i membri permanenti hanno potere di veto. La situazione con il Boeing malese, il cui colpevole la commissione d’inchiesta internazionale non ha identificato non avendo esaminato le informazioni fornite dalla Russia, è la migliore prova dell’attuale politica dei doppi standard. Tuttavia, vi è un punto interessante. Le attività terroristiche sanzionate dalle autorità di uno Stato contro un altro (ad esempio, il terrorismo di Stato) non sono semplicemente un atto di aggressione non provocata, ma un attacco armato. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite consente allo Stato aggredito il diritto all’autodifesa individuale o collettiva, il cui contenuto va deciso dallo Stato stesso, obbligato ad almeno “immediatamente informare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle misure adottate e ad interromperle non appena il Consiglio adotta le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”. In tale scenario, il sistema delle Nazioni Unite è dalla parte della Russia. Mosca ha potere di veto, e senza il suo consenso il Consiglio non può adottare una decisione vincolante e, quindi, non può “adottare misure in modo indipendente”. Così Putin segnala ai nostri “partner” occidentali che se non danno una calmata alle autorità di Kiev, allora la Russia è pronta ad adottare misure che, pur unilaterali, sono pienamente coerenti con il diritto internazionale, nello spirito e lettera della Carta delle Nazioni Unite. E come ciliegina sulla torta, Putin tiene all’oscuro su quali misure saranno adottate (asimmetriche). Dopo tutto, il FSB non riferisce i suoi piani al dipartimento di Stato.vladimir-putin-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora