Trump svela che Stato islamico e CIA sono “partner” contro la Russia

John Helmer, 16 maggio 2017Un giornalista del Washington Post ha rivelato che la storia dei computer portatili dello Stato islamico (SIIL), che il presidente Donald Trump ha descritto il 10 maggio al Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Casa Bianca, proveniva dallo SIIL tramite la CIA. Il motivo della fuga contro Trump, seguita da Post e media anglo-statunitensi, fu divulgato sempre dal Post. La CIA e almeno un funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che informò la CIA di ciò che Trump aveva detto, si arrabbiarono col presidente per aver rivelato la collaborazione tra terroristi dello SIIL e loro gestori statunitensi negli attacchi contro obiettivi russi, comprese le compagnie aeree russe. L’articolo dal Washington Post affermava che Trump aveva “rivelato informazioni altamente classificate al Ministro degli Esteri russo Lavrov e all’Ambasciatore Sergej Kisljak, nella riunione alla Casa Bianca della settimana prima, secondo funzionari statunitensi che hanno detto che le divulgazioni di Trump mettevano in pericolo una fonte cruciale dell’intelligence nello Stato islamico“. La fonte, secondo il Post, era “un partner degli statunitensi grazie a un accordo di condivisione delle informazioni considerate così sensibili che i dettagli non sono forniti agli alleati e sono strettamente limitati anche nel governo degli Stati Uniti”, dichiaravano i funzionari. Il partner non aveva concesso agli Stati Uniti l’autorizzazione a condividere il materiale con la Russia, e i funzionari dichiaravano che la decisione di Trump di farlo metteva in pericolo la cooperazione con un alleato che ha accesso alle attività interne allo Stato islamico“. L’articolo non si riferiva al “partner” come Paese, governo o agenzia d’intelligence straniera. Invece vi si riferiva come “partner chiave” affermando che “Trump ha rivelato la città nel territorio dello Stato islamico dove il partner dell’intelligente statunitense ha rilevato la minaccia“. Ciò significa che la posizione geografica in cui il “partner” opera sia nel “territorio” dello SIIL. L’articolo aveva anche rivelato che fu concesso l’accesso alla trascrizione verbale di ciò che Trump aveva detto nell’incontro con Lavrov, definendo la fonte “un funzionario che sa dello scambio“. Uno dei giornalisti che ha scritto la storia apparve in un’intervista pubblicata dal Post dopo l’uscita dell’articolo. È Greg Miller, californiano che ha lavorato per il Los Angeles Times prima di trasferirsi a Washington nel 2010, per “seguire le agenzie d’intelligence e il terrorismo“. Ascoltando attentamente, Miller divulga le sue fonti tra i funzionari del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) e della CIA. Dal minuto 1:52, Miller identifica ciò che ha saputo e come da membri del Consiglio di Sicurezza di Trump, funzionari di alto livello che hanno letto i resoconti. Chiamarono il direttore della CIA e il capo dell’NSA per avvisarli: “Guardate, ciò che è accaduto nell’incontro con i russi vi va detto. Perciò erano in parte allarmati e preoccupati dalle conseguenze. Sono le agenzie, come la CIA, che avrebbero comunicato direttamente o trattato con il partner straniero. Ne sarebbero le più preoccupate“. Miller non nomina i funzionari che hanno letto le trascrizioni Trump-Lavrov del 10 maggio su cosa si sono detti.
Due funzionari direttamente interessati alle operazioni statunitensi contro la Russia in Siria e nel mondo sono Fiona Hill, direttrice per la Russia del NSC, e Gina Haspel, nominata il 2 febbraio vicedirettrice della CIA, ex-capo del terrorismo e delle operazioni clandestine della CIA. Sui collegamenti di Hill con la Russia, leggasi questo. Haspel è un ufficiale della CIA, le cui posizioni ed operazioni rimangono segrete; non vi sono foto di lei. Secondo il Washington Post, “dopo la riunione di Trump, i funzionari della Casa Bianca avviarono misure per contenere i danni, chiamando CIA e NSA“. I funzionari della Casa Bianca, tra cui Trump stesso e il consigliere della sicurezza nazionale generale HR McMaster, hanno contestato tali “danni”. Secondo McMaster, “il presidente e il ministro degli Esteri hanno esaminato le minacce comuni dalle organizzazioni terroristiche, incluse quelle all’aviazione“. Secondo il quotidiano, “il Washington Post trattiene la maggior parte dei dettagli, tra cui il nome della città, i funzionari che hanno avvertito che rivelarli potrebbero compromettere l’importante intelligence“. Il Post aggiungeva senza indicare la fonte: “Per chiunque nel governo, discutere di tali questioni con un avversario sarebbe illegale“. McMaster rispose il giorno dopo: “La premessa di tale articolo è falsa“.
La differenza tra le due versioni, del generale e del giornale, è che il “partner” statunitense è gestito dalla CIA nelle operazioni dello SIIL contro la Russia. La “minaccia comune” a cui McMaster si riferisce, complotto dello Stato islamico contro i viaggiatori statunitensi e russi, è il complotto che i funzionari di NSC e CIA non vogliono rivelare al loro vero avversario, che secondo Miller e le sue fonti tra i funzionari statunitensi non è lo Stato islamico, ma la Russia. Nel video, Miller rivela che la sua fonte nel NSC chiamò prima la CIA e poi lui. Ciò significa che almeno un insider, probabilmente due, nell’ufficio NSC della Casa Bianca e presso la CIA, diedero al Post una storia volta a danneggiare Trump. La ragione, secondo tali fonti vicine alle operazioni terroristiche contro la Russia, è che Trump aveva identificato un legame statunitense con lo Stato islamico, operativo contro obiettivi russi. Che l’amministrazione Obama e la CIA facessero questo non è un segreto. Né, in prospettiva, che Stato islamico e CIA tramino contro l’aviazione russa ed internazionale sia un segreto. Miller rivela anche un tentativo di coprire, e poi denunciare ciò che lui, la direzione del suo giornale e le sue fonti nel governo statunitense credono sia dannoso per il loro collaboratore dello Stato islamico. Tra i minuti 0:55 e 1:02 del video, Miller dice che “il problema è che gli Stati Uniti conoscono queste informazioni per via dell’intelligence proveniente da un partner di un altro Paese“. Non c’è nulla nel testo pubblicato che dica che il “partner” fosse di “un altro Paese”; cioè un governo o un servizio d’intelligence di un altro Paese. Nel video, Miller non menziona più la parola “Paese”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra mediatica dello Stato Profondo e scia di morti dei Clinton

Alessandro Lattanzio, 17/5/2017

Nell’indagine per l’omicidio di Seth Rich, ex-staffer del Comitato Nazionale del Partito Democratico degli USA, avvenuto il 10 luglio 2016, si scopriva che Seth Rich avrebbe fornito 44000 email dei democratici (e quindi anche di Hillary Clinton) a WikiLeaks tramite il documentarista Gavin MacFadyen, investigatore e direttore di WikiLeaks statunitense che viveva a Londra, dove morì all’improvviso poco prima delle elezioni negli USA. Gli investigatori dell’FBI avevano trovato 44053 email e 17761 allegati dei capi del DNC dal gennaio 2015 al maggio 2016 e che Rich aveva poi passato a WikiLeaks prima di essere ucciso a Washington DC, a pochi passi da casa. Il 22 luglio, 12 giorni dopo l’assassinio, WikiLeaks pubblicò le email interne del DNC sulla cospirazione per impedire a Bernie Sanders di candidarsi alle presidenziali per conto del partito democratico. Ciò costrinse la presidentessa del DNC, Debbie Wasserman Schultz, a dimettersi. L’investigatore privato Rod Wheeler assunto dalla famiglia di Rich, vede confermate le proprie scoperte. Wheeler, confermando che il portatile di Rich contenesse le prove dei contatti con Wikileaks, afferma “Ho una fonte nel dipartimento di polizia che mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto: “Rod, ci è stato detto di abbandonare questo caso e non posso condividere alcuna informazione con te”. Ora, ciò è assai insolito per un’indagine di omicidio, specialmente nel dipartimento di polizia. Il dipartimento di polizia e l’FBI non sono mai stati vicini. Non hanno collaborato affatto. Credo che la risposta sulla sua morte sia nel computer, che credo stia nel dipartimento di polizia o all’FBI. Mi è stato detto ciò da entrambi. La mia indagine a questo punto mostra che ci fu un certo scambio di email tra Seth Rich e WikiLeaks. Credo che la risposta su chi l’abbia assassinato sia nel suo computer, su uno scaffale della polizia di DC o nella sede dell’FBI. La mia indagine mostra che qualcuno del governo, del Comitato nazionale democratico o della squadra di Clinton, blocca l’indagine sull’omicidio. È una sfortuna, l’omicidio di Seth Rich rimane irrisolto per questo“. Wheeler continua, “Ciò che è veramente interessante da quando indago su questo caso, è che ho scoperto parecchie cose, non necessariamente correlate con la morte di Seth, ma legate a una rete di corruzione, un possibile gruppo segreto che organizza la corruzione nel Distretto di Columbia (Washington). Perché ho iniziato a indagare su altri omicidi e morti, chiamate “morti accidentali”, ma potrebbero essere stati omicidi. Quindi questo caso può effettivamente aprire un verminaio su ciò che accade qui a DC“.
La storia che Rich sia stato vittima di una rapina, secondo la polizia, non sta in piedi. I due aggressori presero la videocassetta di una telecamera esterna di un vicino negozio di generi alimentari, spararono per due volte alla schiena di Rich, alle 4:17, ma non presero portafoglio, cellulare, chiavi, portafoglio e la collana da 2000 dollari. Rich fu rinvenuto dalla polizia tre minuti dopo, era cosciente ma morì in ospedale due ore dopo. Il portavoce della famiglia Rich dichiarava, dopo la comparsa della notizie che Rich avesse contatti con WikiLeaks, che “Abbiamo visto l’anno scorso affermazioni non confermate, niente fatti, niente prove, niente e-mail e abbiamo appreso ciò solo quando contattati dalla stampa. Ed anche se domani, una e-mail sarà trovata, non basterà a dimostrare tali contatti, dato che le e-mail possono essere alterate e abbiamo visto gli interessati alle cospirazioni non fermarsi davanti a nulla“. Ma il “portavoce” della famiglia Rich non è altri che il consulente di PR dei democratici Brad Bauman. La prima azione di Bauman quale portavoce della famiglia, fu chiedere che si smettesse d’interrogarsi sulle circostanze oscure dell’omicidio Rich. Infine, nell’agosto 2016, Julian Assange indicava che Rich fosse la fonte delle fughe delle email del DNC, smentendo l’affermazione che la Russia ne fosse responsabile.
57 minuti dopo la notizia sui contatti tra Rich e Wikileaks, il Washington Post, di proprietà di Jeff Bezos, padrone di Amazon e in affari con la CIA spacciava la grottesca storia sul presidente Trump che consegnava informazioni segrete ai russi, allo scopo di suscitare un polverone mediatico e nascondere un indizio sui mandanti di uno dei tanti omicidi che circondano i Clinton e la loro cerchia nel PD.
L’accusa di pirateria informatica russa contro i server del DNC, nasce da un “Trump Russian Dossier” stilato da un’agenzia di ricerca creata dai democratici, la Fusion GPS, e finanziato dalla fazione di Hillary Clinton. Inoltre, se il direttore dell’FBI Comey da un lato riferiva di interferenze russe nelle elezioni del 2016, violando i server del partito democratico, dall’altro l’FBI ammetteva di non aver mai esaminato i server che sarebbero stati violati dai russi. Anzi, il comitato elettorale di Hillary Clinton e il partito democratico affermano che l’FBI non gli ha mai chiesto di esaminarli, mentre l’FBI dice che invece l’aveva fatto, ma che la richiesta venne rifiutata. Fu una società privata finanziata dai Clinton, la Crowdstrike, che affermò che la Russia avesse violato i server informatici del DNC. Ma ora Crowdstrike si rifiuta di collaborare anche con il Congresso degli Stati Uniti. Comey però affermava che le accuse di Crowdstrike andavano credute, venendo smentito da uno dei massimi esperti mondiali di cyber-sicurezza, Jeffrey Carr, che dichiarò: “I metadati nei documenti fuoriusciti sono forse i più rivelatori: un documento scartato è stato modificato utilizzando impostazioni della lingua russa, da un utente denominato “Feliks Edmundovich”, nome in codice che si riferisce al fondatore della polizia segreta sovietica. Vabbene, alzi la mani chi pensa che un ufficiale del GRU o dell’FSB avrebbe aggiunto il nome di Feliks di Ferro ai metadati di un documento rubato prima di diffonderlo fingendosi un hacker rumeno. Qualcuno aveva chiaramente un pessimo senso dell’umorismo“. Mentre la teoria della pirateria russa svaniva, Comey ed FBI tentarono di arruolare un vero hacker russo, Evgenij Nikulin, ricercato in Russia per aver rubato 3450 dollari con una truffa informatica. Il 5 ottobre 2016, Nikulin fu arrestato nella Repubblica ceca e il 21 ottobre fu accusato da un procuratore generale della California di pirateria contro società statunitensi e il 27 ottobre, lo stesso procuratore lanciò delle nuove accuse, ma secretate a tutti. Con una testimonianza scritta, Evgenij Nikulin dichiarò che dopo l’elezione di Trump, agenti dell’FBI, il 14-15 novembre 2016 e il 7 febbraio 2017, gli “…proposero di dichiarare di aver violato il server email di Hillary Clinton per conto di Donald Trump e su ordine di Vladimir Putin; devi accettare l’estradizione negli Stati Uniti, qui ti toglieranno tutte le accuse e ti daremo appartamento, denaro e la cittadinanza statunitense. Rifiutai, l’interrogatorio finì e l’agente mi disse che sarebbero tornati”. L’avvocato di Nikulin, Martin Sadilek, afferma che le accuse statunitensi contro il suo cliente sono “letteralmente” basate su richieste degli agenti dell’FBI che non hanno però fornito prove a sostegno.
Infine, la storia propagandistica diffusa dai media statunitensi riguardo il presidente Trump che consegnava intelligence sui terroristi islamisti (cioè Gladio-B, ovvero al-Qaida in Siria/Jabhat al-Nusra e al-Qaida in Iraq/Stato islamico) ai russi, un diritto riconosciuto al presidente degli USA, rientra nelle operazioni del “Governo invisibile” o “Stato profondo” contro l’attuale amministrazione. Va anche ricordato che il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, il generale Herbert Raymond McMaster sarebbe la fonte della notizia di Trump che concede informazioni segrete ai russi. McMaster sarebbe collegato a un’associazione formata da ex-spie statunitensi, The XX Committee, il cui capo è l’autore russsofobo John Schindler, che il 15 febbraio 2017 promise di “passare in modalità nucleare e far morire Trump in prigione”.Fonti:
AIM
Buzzfeed
Constitution
Daily Mail
Infowars
Infowars
Newsweek
South Front
The XX Committee
Zerohedge

La storia profonda della guerra fredda occidentale contro la Russia

Finian Cunnignham Strategic Culture 04/05/2017Dopo decenni le Nazioni Unite hanno infine pubblicato gli archivi della Commissione sui crimini di guerra della Seconda guerra mondiale che indagò sull’olocausto nazista. La fonte di questi archivi sui crimini di guerra nazisti erano i governi occidentali, anche quelli in esilio durante la guerra, come Belgio, Polonia e Cecoslovacchia. Il periodo coperto è il 1943-1949. Washington e Londra avevano cercato di fermarne la pubblicazione. Perché? In particolare, la pubblicazione dei dossier storici il mese scorso ha avuto scarsa copertura mediatica occidentale. Sorprendentemente perché la storia che emergerebbe dai documenti racconta la versione occulta della seconda guerra mondiale, cioè la collusione continua tra i governi statunitensi e inglesi con il Terzo Reich nazista. Come segnalato da Deutsche Welle, “I fascicoli indicano che le forze alleate seppero sul sistema dei campi di concentramento nazista prima della fine della guerra più di quanto si è generalmente pensato”. Questa rivelazione indica la maggiore “conoscenza” tra gli alleati occidentali dei crimini nazisti, arrivando a dichiararne la collusione. Ciò spiegherebbe anche perché Washington e Londra erano così restie a rendere pubblici i dossier sui crimini di guerra delle Nazioni Unite. Vi è da tempo una controversia nelle nazioni occidentali sul perché Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare non fecero di più per bombardare l’infrastruttura dei campi della morte e delle ferrovie naziste. Washington e Londra spesso affermarono di non sapere pienamente dell’orrore perpetrato dai nazisti fino alla fine della guerra, quando centri di sterminio come ad Auschwitz e Treblinka furono liberati dall’Armata Rossa sovietica, altra cosa che si dovrebbe notare. Tuttavia, l’ultima versione dei dossier sull’Olocausto delle Nazioni Unite mostra che Washington e Londra erano pienamente consapevoli della soluzione finale nazista in cui milioni di ebrei europei e slavi vennero sistematicamente fatti lavorare fino a morire o sterminati nelle camere a gas. Quindi la domanda è sempre: perché Stati Uniti e Gran Bretagna non diressero i loro bombardamenti aerei per distruggere l’infrastruttura nazista? Una possibile risposta è che gli alleati occidentali avessero un totale disprezzo per le vittime dei nazisti. Le dirigenze di Washington e Londra furono accusate di pregiudizi antisemiti, come si nota dallo scandalo quando tali governi respinsero migliaia di rifugiati ebrei europei durante la seconda guerra mondiale, rispedendone molti a morire sotto il regime nazista. Non escludendo il fattore del razzismo occidentale, c’è un secondo fattore ancor più inquietante. I governi occidentali, o almeno parti potenti, non disprezzarono la guerra nazista contro l’Unione Sovietica, nonostante fosse un “alleato” nominale dell’occidente fino alla sconfitta della Germania nazista. Tale prospettiva si fonda su una concezione radicalmente diversa della Seconda Guerra Mondiale, in contrasto con quella narrata dalle versioni ufficiali occidentali. In tale contesto storico, l’assalto del Terzo Reich nazista fu deliberatamente fomentato dai governanti statunitensi e inglesi in quanto bastione europeo contro la diffusione del comunismo. L’antisemitismo rabbioso di Adolf Hitler si accoppiò al disprezzo del marxismo e dei popoli slavi dell’Unione Sovietica. Nell’ideologia nazista erano tutti “untermenschen” (subhumani) da sterminare con la “soluzione finale”.
Quindi, quando la Germania nazista attaccò l’Unione Sovietica e attuò la soluzione finale dal giugno 1941 fino alla fine del 1944, non meraviglia che Stati Uniti e Gran Bretagna mostrassero una curiosa riluttanza ad impegnare pienamente le loro forze armate per aprire il fronte occidentale. Gli alleati occidentali erano evidentemente contenti di vedere la macchina di guerra nazista fare ciò che doveva fare fin dall’inizio: distruggere il nemico principale del capitalismo occidentale, l’Unione Sovietica. Questo non vuol dire che tutti i capi politici statunitensi e inglesi condividessero o fossero consapevoli di tale sottintesa visione strategica. Leader come il presidente Franklin Roosevelt e il primo ministro Winston Churchill sembravano essere sinceramente impegnati a sconfiggere la Germania nazista. Tuttavia, le loro visioni personali vanno contestualizzate nella collusione continua tra potenti interessi occidentali e Germania nazista. Come l’autore statunitense David Talbot ha documentato nel suo libro, La scacchiera del diavolo: Allen Dulles, CIA e governo segreto dell’America (2015), c’erano enormi legami finanziari tra Wall Street e Terzo Reich, risalenti a diversi anni prima della Seconda guerra mondiale. Allen Dulles, che lavorò per lo studio legale di Wall Street Sullivan&Cromwell e che successivamente diresse la Central Intelligence Agency, fu un attore chiave del legame tra capitale statunitense e industria tedesca. I giganti industriali statunitensi come Ford, GM, ITT e Du Pont investirono notevolmente nelle industrie tedesche come IG Farben (produttore del Zyklon B, il gas tossico utilizzato nell’Olocausto), Krupp e Daimler. Il capitale statunitense, così come quello inglese, erano integrati nella macchina da guerra nazista e nella successiva dipendenza dal sistema schiavistico permesso dalla soluzione finale. Ciò spiegherebbe perché gli alleati occidentali fecero così poco per distruggere l’infrastruttura nazista con la loro indiscutibilmente formidabile forza da bombardamento aereo. Assai peggio della mera inerzia o indifferenza per pregiudizio razzista verso le vittime naziste, emerge che l’élite capitalista anglo-statunitense investì sul Terzo Reich, soprattutto per eliminare l’Unione Sovietica e qualsiasi movimento globale genuinamente socialista. Bombardare l’infrastruttura nazista sarebbe equivalso ad eliminare risorse occidentali. A tal fine, quando la guerra si avvicinò alla fine e l’Unione Sovietica sembrò pronta a spazzare da sola il Terzo Reich, statunitensi ed inglesi aumentarono gli sforzi bellici nell’Europa occidentale e meridionale. L’obiettivo era salvare le risorse occidentali rimaste del regime nazista. Allen Dulles, futuro direttore della CIA, subito preparò la fuga dei capi nazisti e dell’oro che saccheggiarono in Europa con l’accordo di resa segreto noto come Operazione Sunrise. L’intelligence militare della Gran Bretagna, l’MI6, fu coinvolta nell’operazione segreta statunitense per salvare i nazisti via ratline. La cattiva fede mostrata agli “alleati” sovietici annunciò la successiva guerra fredda che subito seguì la Seconda guerra mondiale.
La testimonianza di ciò che avvenne fu significativa e fu esposta recentemente in un’intervista alla BBC di Ben Ferencz, procuratore-capo statunitense superstite del processo di Norimberga. All’età di 98 anni, Ferencz poteva ancora ricordare lucidamente come vari criminali di guerra nazisti venissero liberati dalle autorità statunitensi e inglesi. Ferencz citò il generale degli Stati Uniti George Patton che osservò poco prima della resa finale del Terzo Reich, all’inizio del maggio 1945, “Combattiamo il nemico sbagliato”. La sincera animosità di Patton verso l’Unione Sovietica più profonda che verso la Germania nazista, era coerente con la classe dominante statunitense e inglese che colluse con il Terzo Reich di Hitler nella guerra geostrategica contro l’Unione Sovietica e i movimenti socialisti dei lavoratori in Europa e America. In altre parole, la guerra fredda che Stati Uniti e Gran Bretagna avviarono dal 1945 era solo la continuazione della politica ostile verso Mosca in corso da ben prima la Seconda guerra mondiale, scoppiata nel 1939 sotto forma di aggressione della Germania nazista. Per vari motivi, fu opportuno che le potenze occidentali liquidassero la macchina da guerra nazista insieme all’Unione Sovietica. Ma come si può notare, le risorse occidentali nella macchina nazista furono riciclate nella guerra fredda di USA e Regno Unito contro l’Unione Sovietica. Un’eredità pesante furono le agenzie d’intelligence militari statunitensi e inglesi consolidate e finanziate dai criminali nazisti.
La recente pubblicazione dei dossier sull’Olocausto delle Nazioni Unite, nonostante le prevaricazioni statunitensi e inglesi per molti anni, aggiunge ulteriori prove all’analisi storica sulle potenze occidentali profondamente colluse coi crimini monumentali del Terzo Reich nazista. Sapevano di questi crimini perché li permisero, complicità derivante dall’ostilità occidentale verso la Russia percepita come rivale geopolitico. Non è un mero esercizio accademico. La complicità occidentale con la Germania nazista trova un corollario nelle attuali ostilità di Washington, Gran Bretagna e alleati della NATO verso Mosca. L’incessante dispiegamento di forze offensive della NATO ai confini della Russia, l’infinita russofobia nei media propagandistici occidentali, il blocco economico sotto forma di sanzioni dai deboli pretesti, sono profondamente radicati nella storia. La guerra fredda occidentale contro Mosca precedette la Seconda guerra mondiale, continuò dopo la sconfitta della Germania nazista e persiste oggi, indipendentemente dal fatto che l’Unione Sovietica non esista più. Perché? Perché la Russia è percepita quale rivale dell’egemonia capitalista anglo-statunitense, così come la Cina o qualsiasi potenza emergente che sconvolga l’egemonia unipolare voluta. La collusione anglo-statunitense con la Germania nazista ritrova una manifestazione attuale nella collusione della NATO con il regime neonazista in Ucraina e i gruppi terroristici jihadisti nelle guerre per procura contro gli interessi russi in Siria e altrove. Gli attori possono cambiare nel tempo, ma la patologia alla radice è il capitalismo anglo-statunitense e la sua dipendenza egemonica. La guerra fredda infinita finirà solo quando il capitalismo anglo-statunitense sarà finalmente sconfitto e sostituito da un sistema davvero democratico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il KGB della Bielorussia arresta gli agenti neonazisti ucraini

Grigor Jurchenko, Rivista Politico-Militare, 3 aprile 2017 – Fort Russ

Il 25 marzo, durante il tentativo di tenere il cosiddetto Freedom Day in Bielorussia, il militante dell’opposizione Denis Ivashin di Grodno veniva arrestato, indicando il possibile coinvolgimento delle forze per le operazioni speciali ucraine nell’organizzazione delle manifestazioni non autorizzate in Bielorussia. Denis Ivashin è noto nei circoli dell’opposizione radicale in Bielorussia per aver partecipato ai moti di Kiev nei primi mesi del 2014. Poi incontrò l’intelligence ucraina. Ivashin è strettamente legato alle forze per le operazioni d’informazione e psicologiche delle forze speciali delle Forze Armate dell’Ucraina. È anche editore del sito di propaganda InformNapalm, che appartiene al 72.mo Centro per le operazioni speciali informativo-psicologiche ucraino. L’arresto di Ivashin a Minsk è stato riportato dal caporedattore del sito in questione, un ufficiale del 72.mo Centro che si nasconde sotto lo pseudonimo di Roman Burko. In seguito l’incidente fu segnalato dal gruppo InformNapalm ucraino. È interessante notare che il 25 marzo, a Grodno, un’azione autorizzata del Freedom Day ebbe luogo raccogliendo circa 150 persone. Ivashin, tuttavia, apparentemente ebbe l’ordine di partecipare alle manifestazioni a Minsk.
Sulla sua pagina Facebook, Ivashin indicava che il 23 marzo era stato invitato presso la stazione di polizia per discutere della sua partecipazione al Freedom Day a Grodno, ma si rifiutò di comparire senza una convocazione ufficiale. Inoltre, aveva attivamente consigliato gli altri su come evitare di essere arrestati o multati durante i disordini e come comunicare senza temere il controllo dell’intelligence bielorussa tramite l’applicazione FireChat. Poco prima delle proteste, il KGB della Bielorussia annunciava l’arresto degli attivisti delle organizzazioni Legione bianca e Fronte giovanile. Durante gli arresti, armi, munizioni e simboli dei gruppi di estrema destra ucraini furono sequestrati. Secondo gli agenti di sicurezza bielorussi, le armi dovevano essere usate per organizzare provocazioni durante le proteste del 25 marzo. Inoltre, secondo il Comitato per la sicurezza dello Stato (KGB), anche militanti giunti in Bielorussia dal territorio ucraino venivano scoperti. Come è noto, uno degli obiettivi delle forze speciali ucraine è organizzare “movimenti di resistenza” sui territori di altri Paesi. La Bielorussia doveva probabilmente divenire il banco di prova delle forze speciali ucraine. A tal proposito, è piuttosto probabile che non fosse un caso che Ivashin apparisse a Minsk. Il suo incarico era probabilmente operare sotto le mentite spoglie di giornalista nel bel mezzo del caos, per registrare il “lavoro” dei colleghi ucraini. Tuttavia, grazie alle azioni coordinate delle forze di sicurezza bielorusse, le provocazioni venivano impedite e Ivashin veniva neutralizzato.
Non è la prima volta che la Rivista Politico-Militare attira l’attenzione sulle attività distruttive dei servizi segreti ucraini, compresi quelli dipendenti dal ministero della Difesa dell’Ucraina in Bielorussia. I siti informnapalm.org, seabreeze.org.ua, podvodka.info, petrimazepa.com e altri appartenenti al Centro per le operazioni speciali d’informazione e psicologica ucraino, diffondono costantemente propaganda negativa contro lo Stato bielorusso. E Denis Ivashin l’aiuta; le sue azioni rientrano in numerosi articoli del codice penale. E’ incoraggiante che il KGB della Bielorussia abbia finalmente capito chi sia Ivashin.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti sprecano milioni per l’esercito fallito ucraino

Andrej Polupin, Svobodnaja Pressa, 31 marzo 2017 – Fort Russ

Gli istruttori della NATO preparano le truppe ucraine per un’operazione nel Donbas. L’annuncia il rappresentante permanente russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Commentando i risultati della riunione degli ambasciatori del Consiglio NATO-Russia di quest’anno, Grushko dichiarava: “La NATO non fa pressione sugli ucraini e non ha affatto commentato il blocco economico e dei trasporti del Donbas da parte dei nazionalisti. La NATO continua a dare sostegno politico e pratico a Kiev. Sul campo di addestramento Javorov, presso Leopoli, e non solo; istruttori della NATO continuano ad addestrare diverse forze di sicurezza ucraine schierate nell’OMS, la cosiddetta zona delle operazioni antiterrorismo“. Inoltre Grushko osservava che l’unico terreno comune tra Russia e NATO sull’Ucraina è la comprensione che non ci sono alternative agli accordi di Minsk. “Abbiamo richiamato l’attenzione su quanto siano pericolosi gli aggressivi nazionalisti ucraini incoraggiati dalle autorità. Abbiamo invitato i membri del Consiglio NATO-Russia ad influenzare Kiev, affinché le autorità ucraine rispettino completamente e incondizionatamente gli accordi di Minsk“, aveva detto il rappresentante della Russia. Ma Kiev continua a ricorrere alle armi e la NATO la supporta volentieri.
E’ noto che gli istruttori militari statunitensi addestrano la Guardia nazionale ucraina dall’aprile 2015, quando il presidente ucraino Petro Poroshenko lo dichiarò alla cerimonia di apertura delle esercitazioni ucraino-statunitensi Fearless Guardian 2015. Le truppe ucraine sono addestrate al combattimento presso l’Accademia delle Forze terrestri Pjotr Sahajdych del Centro Internazionale per il mantenimento della pace e la sicurezza ucraina, nel villaggio di Starichi, nel distretto di Javorov. Secondo le cifre ufficiali, 300 paracadutisti della 173.ma Brigata dell’esercito degli Stati Uniti arrivarono a Leopoli per tale scopo. Il corso d’addestramento intensivo dura tre semestri, ognuno composto da tre settimane. I primi a compierlo furono circa 900 uomini della Guardia nazionale. Poi gli istruttori statunitensi addestrarono i battaglioni Azov, Kulchitskij, Jaguar, Omega e altri di Kiev, Kharkov, Zaporozhe, Odessa, Leopoli, Ivano-Frankovsk e Vinnitsa. Le notizie sugli istruttori degli Stati Uniti che iniziavano ad operare in Ucraina coincisero con quelle degli istruttori inglesi attivi a Nikolaev. Secondo la BBC, 35 istruttori provenienti dal Regno Unito addestrano i combattenti ucraini nelle tattiche difensive e nel soccorso. Inoltre, secondo i media, istruttori militari provenienti da Polonia, Estonia, Finlandia, Turchia, Norvegia, Lettonia, Francia, Danimarca, Austria, Spagna, Albania, Portogallo, Croazia, Islanda, Germania e Slovacchia operano in Ucraina.
La ragione della dichiarazione di Grushko è che tutto ciò significa che Kiev prepara la vendetta militare nel Donbas? Secondo Vladimir Karjakin, professore dell’Università Militare del Ministero della Difesa della Russia ed ex-colonnello dell’Aeronautica, il caso della Georgia va ricordato: “Gli Stati Uniti cercarono di portare l’esercito della Georgia allo standard NATO. Secondo le disposizioni dell’accordo sulla cooperazione militare tra Washington e Tbilisi, un ampio e complesso programma fu lanciato per dare all’esercito georgiano un addestramento completo. Il Pentagono non solo inviò varie armi ed attrezzature militari, ma addestrò anche il personale e le unità di ogni tipo che componevano le forze armate della Repubblica. Le prime fasi del piano, nel periodo 2002-2004, previdero l’addestramento di base di soldati, sottufficiali e ufficiali georgiani“. Karjakin descrive in dettaglio l’operazione: “Per quanto riguarda le forniture puramente militari, Washington consegnò immediatamente a Tbilisi 10 elicotteri Iroquois e 1000 uniformi, oltre ad una serie di rilevatori di mine, per un valore di 1,6 milioni di dollari. Tra le forniture statunitensi vi furono anche due motovedette dell’US Coast Guard prodotte negli anni ’60, fucili automatici M4 (adottati dalle forze armate georgiane quale principale arma da fuoco individuale dei soldati, nel gennaio 2008), e mitragliatrici M40. L’addestramento dell’esercito georgiano, notiamo, costò non poco. Nel 2002-2004, nell’ambito del programma per addestrare ed equipaggiare la Georgia, il Pentagono spese 64 milioni di dollari per addestrare il personale della 1.ma brigata di fanteria, che contava circa 2500 uomini. Nel 2005-2006, spese altri 100 milioni di dollari per il Georgia’s Sustainment and Stability Operations Program per addestrare, equipaggiare e aggiornare la 2.da e la 3.za brigata di fanteria. Gli istruttori georgiani furono addestrati da specialisti statunitensi, nel frattempo, a gestire il personale della 4.ta e 5.ta brigata di fanteria, così come i riservisti georgiani. Inoltre, dal 2002, 60 istruttori delle forze speciali dell’esercito e dei marines statunitensi addestrarono i combattenti di quattro battaglioni e una compagnia da ricognizione delle forze armate della Georgia. Come fu detto, si trattava del programma di lotta al terrorismo. Nel quadro di altri due programmi, Foreign Military Financing (FMA) e International Military Education & Training (IMET) per la Georgia, Washington dal 2005 spese annualmente rispettivamente 11,9 milioni e 1,4 milioni di dollari. E quale fu il risultato? Quando nell’agosto 2008 le truppe georgiane tentarono di occupare l’Ossezia del Sud, si scoprì che quel denaro fu sprecato. Le forze armate della Georgia non completarono una sola operazione. Ciò accadde per una ragione elementare. È possibile armare un esercito con armi diverse e vestirlo con una nuova uniforme, ma alcun esercito avrà valore finché i soldati non capiscono per cosa combattono e per cosa dovrebbero, se necessario, morire. A mio parere, una situazione simile si ha addestrando l’esercito ucraino“.
Ma i nazionalisti ucraini sono motivati alla guerra, no?
Secondo Karjakin: “Continua ancora ad esserci una lotta fratricida nel Donbas. Sì, i nazionalisti combattono per le loro convinzioni e sono abbastanza motivati. Ma sono una minoranza nelle forze armate ucraine. La stragrande maggioranza dei soldati ucraini e una porzione significativa degli ufficiali non vogliono dare la vita all’attuale leadership di Kiev. Credo che l’addestramento con istruttori esteri dei militari ucraini non ponga una particolare minaccia al Donbas. E gli Stati Uniti, si deve presumere, non ripeteranno l’esperimento estremamente costoso della modernizzazione completa dell’esercito ucraino. A mio parere, gli istruttori dei Paesi della NATO hanno un obiettivo diverso questa volta: non ‘riformattare’ del tutto le FAU, ma sostenere morale e unità delle truppe ucraine nello scontro e nella vendetta con il Donbas“.
Ci sarà tale tentativo di vendicarsi?
Credo che tutte le chiacchiere sulla vendetta non siano altro che guerra psicologica. Sì, i sentimenti revanscisti di Kiev sono de facto sostenuti da Washington. Ma l’esempio della Georgia dimostra che la vendetta non basta“, concludeva Karjakin.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora