Il primo assassinio della CIA: George Polk

Constantine Report 17 dicembre 2012La CIA ha perso i dati sul reporter della CBS assassinato in Grecia nel 1948 e ha distrutto i relativi dossier FOIA
Washington DC, 10 agosto 2007 – La Central Intelligence Agency ha perso i documenti relativi alle indagini sul misterioso omicidio nel 1948 del reporter della CBS George Polk e ne ha distrutto il dossier delle richieste FOIA per i documenti su Polk, secondo una lettera dell’Archivista degli Stati Uniti Allen Weinstein. Nel giugno 2006, l’Archivio chiese alla CIA e agli Archivi nazionali d’indagare sulla possibilità che la CIA avesse perso o distrutto i dati sul caso Polk. Polk, reporter della CBS in Grecia al culmine della guerra civile tra sinistra e destra, fu assassinato da ignoti nel 1948. Su richiesta dei membri della famiglia Polk, l’Archivio della sicurezza nazionale aveva chiesto alla CIA di riesaminare i documenti sul caso, rilasciati negli anni ’90. La CIA trovò una serie di documenti da riesaminare, ma nel dicembre 2005 informò l’Archivio che nove documenti, comprese le note del direttore dell’Agenzia, furono distrutti. Secondo la lettera di Scott Koch, coordinatore delle informazioni e della privacy della CIA, “i documenti originali erano stati distrutti in conformità coi registri degli archivi e degli archivi nazionali approvati“. Fu la risposta della CIA a spingere il direttore dell’Archivio nazionale della sicurezza Thomas S. Blanton a scrivere lettere all’Archivista degli Stati Uniti e all’Ispettore Generale della Central Intelligence Agency chiedendogli d’indagare sulla distruzione dei documenti sul caso Polk. La settimana scorsa, il dott. Weinstein informava l’Archivio della sicurezza nazionale che la CIA “non è in grado di localizzare i documenti originali o le informazioni sulla loro disposizione”. Come spiega la lettera, il fascicolo FOIA della CIA venne distrutto secondo il programma delle registrazioni; ciò che è scomparso sono le copie originali dei documenti relativi a Polk (e qualsiasi raccolta a cui appartenessero). Che la CIA abbia stabilito che i documenti non possono essere trovati (e potrebbero esser stati distrutti) pone domande preoccupanti sulla politica di conservazione dei dati storici della CIA. Perché la CIA perde ciò che sarebbe stata documentazione permanente? Se i documenti su Polk facevano parte di un sistema di documenti distrutti, quali altri dati storicamente significativi non esistono più? Che anche il dossier FOIA, contenente copie dei documenti ora mancanti, sia stato distrutto pone domande su tale prassi standard delle agenzie federali.

The Polk Conspiracy: omicidio e copertura nel caso di George Polk, corrispondente della CBS News
The George Polk Awards for Investigative Journalism, 2004
Sono passati più di 40 anni da quando il corrispondente radiofonico della CBS George Polk fu assassinato a Salonicco, in Grecia. Ma come Kati Marton mostra nel suo avvincente nuovo resoconto del caso Polk, vita e morte di questo giovane reporter incarnano tuttora la lotta tra giornalisti impegnati a scoprire la verità e i governi decisi a manipolarla. Polk morì nel maggio 1948, apparentemente vittima della guerra civile tra un’oligarchia insolitamente di estrema destra e veterani guerriglieri di sinistra guidati dal Partito Comunista greco. Il suo omicidio pose un potenziale problema diplomatico. Nel tentativo di contenere il comunismo, gli Stati Uniti con la dottrina Truman si erano gettati in sostegno alla destra greca. Da inviato Polk aveva documentato senza timore brutalità e corruzione dell’élite greca, nonostante le minacce di morte anonime e la contrarietà espressa dai funzionari statunitensi. Se si scopriva che il giornalista fu assassinato su ordine del regime greco, si sarebbe indebolito il sostegno interno alla politica degli Stati Uniti. La morte di Polk portò a diverse indagini, una diretta dall’editorialista Walter Lippmann e una dal generale William (“Wild Bill”) Donovan, ex-capo dell’OSS. Anche FBI e CIA furono coinvolti. Un sospetto fu finalmente trovato dalla polizia greca e una “confessione” estorta (con la tortura, come in seguito si scoprì). In un processo farsa, il sospetto testimoniò (il falso, come conferma Morton) di aver aiutato i guerriglieri comunisti a uccidere Polk. Lippmann e Donovan, che conoscevano la realtà, furono contenti di tale risultato politicamente utile. Ma i dubbi sul caso Polk persistettero. Nel 1977, il colonnello James Kellis, investigatore statunitense improvvisamente rimosso dal caso nel 1948 per volere dei diplomatici ad Atene e Washington, giurò in una dichiarazione che la morte di Polk fu organizzata da “un pugno di fanatici di destra e dai loro alleati inglesi“, e che i funzionari statunitensi l’avevano insabbiato. Questa è una conclusione che Marton sostiene nell’avvincente cronaca. Attingendo a lettere, diari, interviste e documenti governativi precedentemente classificati, penetra anche nei bizantinismi dei “servizi di sicurezza legali, paralegali e illegali” greci e statunitensi, coinvolti nel caso. I capitoli sul misterioso furto dei documenti su Polk dopo la sua morte danno al libro ritmo e trama di un thriller di spionaggio. The Polk Conspiracy è anche sorprendentemente attuale. Ancora una volta gli Stati Uniti sono coinvolti in un conflitto estero; ancora una volta il dipartimento di Stato e l’esercito fanno un tentativo, in nome della sicurezza nazionale, di controllare le notizie. Sebbene George Polk appartenga a un’epoca più innocente del giornalismo statunitense, rimane un modello di coraggio, idealismo e schietta onestà. William Bowles

George Polk e lo scrittore antifascista George Seldes
Fu un evento importante nella storia dal dopoguerra dei media statunitensi, eppure l’omicidio in Grecia di George Polk della CBS, nel maggio 1948, generò sorprendentemente pochi articoli e libri. Ho letto solo parte di questa letteratura: e non vi ho mai sentito menzionare il contributo necessariamente anonimo di Polk al notevole settimanale di George Seldes, IN FACT, alla fine di marzo 1948. Iniziai a studiare il caso nel tentativo di comprendere l’acquiescenza della stampa statunitense alle numerose e ovvie bizzarrie avanzate dal rapporto Warren; e a meglio misurare il coraggio di Richard Starnes scrivendo “L’arrogante CIA disobbedisce agli ordini in Vietnam” (Washington Daily News, 2 ottobre 1963, p.3). È quasi inutile dire che lo studio del caso Polk non ridusse mai la mia meraviglia per la pura e intrepida sanguinaria mente di Scripps-Howard… Interessante, il caso fu gestito dallo studio legale di New York di William Donovan, il primo e unico capo dell’OSS. poi la responsabilità della causa ricadde su un giovane avvocato di nome William Egan Colby, futuro direttore della CIA. I titani della stampa statunitense, Lippmann, Morrow, Paley e altri, sostennero vergognosamente e senza eccezioni la successiva ripulitura ufficiale, compreso arresto e processo-farsa di un “comunista”. L’esempio del destino di Polk non fu sicuramente ignorato dai giornalisti statunitensi in patria e all’estero: sarebbe interessante sapere in che misura aiutò a prosciugare il segreto flusso dei contributi della stampa meanstream degli USA alla pubblicazione di Seldes. Education Forum

Assassinio
Il governo greco è ora nelle mani di monarchici ed ex-fascisti. Quasi ogni giorno uccide numerosi ex-aderenti all’Esercito di Liberazione. Queste vittime del fascismo non sono comunisti. The NY Herald Tribune, uno dei pochi a riportare la verità sulla Grecia, titola: l’ultima serie di arresti, deportazioni ed esecuzioni è “il risultato dell’interpretazione della dottrina Truman da parte del governo greco“, riferisce il corrispondente di NYHT Homer Bigart. Finché gli inglesi avevano il controllo, il governo monarchico-fascista si asteneva dall’infiammare l’opinione pubblica mondiale uccidendo membri della forza di liberazione; ora che l’ambasciata e la missione militare degli Stati Uniti consigliano Atene, il governo procede alle esecuzioni. Il NYHT è uno dei pochi giornali ad aver denunciato questi omicidi. La maggior parte della stampa statunitense è silente quando gli antifascisti sono le vittime.

L’ambasciata USA mente
Il giorno in cui l’ambasciata degli Stati Uniti dichiarò che “c’è vera libertà di stampa in Grecia oggi come negli Stati Uniti“, il governo greco incarcerava due redattori “socialisti (ma anticomunisti)” secondo il NYHT, che aggiunge che i “crimini” addebitatigli “furono commessi contro le forze di occupazione nazifasciste italo-tedesche” anni prima. Naturalmente è possibile, ma non probabile, che la dichiarazione dell’ambasciata USA non sia una smentita, ma ironia sulla stampa statunitense, che è al 99% reazionaria, seguendo la linea NAM al 95% contraria al New Deal e al benessere generale per il popolo; o semplicemente “libera” come la stampa greca.

William Donovan

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Come Wall Street ha salvato i nazisti

Jerry Meldon, Consortium 6 giugno 2013Verso la fine della seconda guerra mondiale, la collaborazione segreta tra la spia statunitense Allen Dulles e gli ufficiali delle SS naziste permise a molti criminali di guerra tedeschi di sfuggire ai procedimenti giudiziari posizionandosi per alimentare le tensioni del dopoguerra tra gli ex-alleati Stati Uniti e Unione Sovietica. In questo modo, i vecchi nazisti, aiutati da Dulles e altri ex-avvocati di Wall Street, impedirono un’accurata denazificazione della Germania e misero il timbro del Terzo Reich su decenni di atrocità durante la Guerra Fredda, diffondendo le brutali tecniche degli squadroni della morte, in particolare nell’America Latina. Sebbene la generazione della Seconda Guerra Mondiale sia passata di scena e la Guerra Fredda sia finita da più di due decenni, le conseguenze delle azioni di Dulles negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale ancora riecheggiano in Germania. Uno dei postumi fu avvertito in un tribunale di Monaco lo scorso mese, con l’apertura del processo a Beate Zschape, neonazista di 38 anni accusata di complicità in due attentati, 15 rapine in banca e dieci omicidi tra il 2000 e il 2007 della cellula terroristica “National Socialist Underground” (NSU). Due membri della banda si uccisero per evitare l’arresto prima che Zschape ne indicasse il nascondiglio e si consegnasse nel novembre 2011. Ma la storia precedente non è meno inquietante. Nove delle dieci vittime della NSU erano immigrati, otto turchi e un greco. Tutti uccisi con un’esecuzione con la stessa pistola Browning Ceska. Eppure ci volle più di un decennio alla polizia e all’agenzia d’intelligence interna della Germania, l’Ufficio per la protezione della Costituzione (BFV), per collegare i punti tra gli omicidi e il necrofilo sottobosco neo-nazista xenofobo in Germania.

Sfondo inquietante
Ma la domanda è se le connessioni mancate derivino da incompetenza o complicità. L’estate scorsa, in seguito a notizie sulla massiccia distruzione di dossier del BFV sugli estremisti di destra, il capo dell’agenzia rassegnava le dimissioni. Poi a novembre, Der Spiegel riportò: “Quattro commissioni parlamentari analizzano il lavoro delle forze dell’ordine. Quattro capidipartimento hanno già rassegnato le dimissioni. I fallimenti del governo nella lotta ai terroristi di destra hanno gettato il BFV nella peggiore crisi da quando fu… istituito nella Germania postbellica per fermare proprio l’estremismo che permise ai nazisti di salire al potere negli anni ’30. La scoperta della NSU e dei suoi crimini scosse il sistema fino al midollo. “Più segreti vengono alla luce, più diventa chiaro quanto estesamente le agenzie d’intelligence si siano infiltrate nei gruppi estremisti di destra. Il trio di neonazisti che componeva la NSU era circondato da informatori collegati al BFV. Una delle grandi domande è se il BFV abbia effettivamente rafforzato i gruppi di destra militanti“. Il modo in cui il BFV operava intrecciandosi coi neonazisti, mentre presumibilmente li controllava, non è del tutto sorprendente alla luce delle circostanze sulla nascita del BFV. Le prime elezioni parlamentari della Germania ovest nel 1950 portarono alla cancelleria Konrad Adenauer, fedele sostenitore del partito dell’attuale cancelliera Angela Merkel, la conservatrice Unione Cristiana Democratica (CDU). Quando Adenauer nominò Hans Globke suo segretario di Stato, il cancelliere della Germania ovest posò le carte sul tavolo. Il passato oscuro di Globke incluse il servizio in guerra alla guida dell’Ufficio per gli Affari Ebraici del Ministero dell’Interno nazista. Redasse le famigerate leggi di Norimberga per la protezione del sangue tedesco e scrisse il “Commentario” che pose le basi del genocidio. Il ministro dell’Interno che firmò le Leggi di Norimberga, Wilhelm Frick, fu condannato a morte a Norimberga e impiccato nell’ottobre 1946. Anche Globke era colpevole, avendo fatto carriera durante il dominio nazista. Il suo diretto superiore, il Consigliere giuridico del Ministero dell’Interno Bernard Loesner, si dimise dopo la decisione di Hitler di procedere allo sterminio degli ebrei europei. Quando Loesner si dimise, Globke intensificò e guidò la Soluzione Finale. Ma a Globke fu risparmiato non solo il destino dei camerati processati a Norimberga, ma divenne figura importante nel plasmare la Germania occidentale del dopoguerra. Nel 1961, The New Germany and the Old Nazis, di TH Tetens, economista tedesco che lavorava per la Commissione per i crimini di guerra degli Stati Uniti, osservò che Globke controllava ogni dipartimento del governo della Germania occidentale e “fece più di chiunque altro nel nazificare la Germania occidentale“.

Adenauer e Globke

Ex-nazisti ovunque
Der Spiegel rivisitò l’argomento in un articolo del marzo 2012 intitolato “Il ruolo degli ex-nazisti nella nascita della Germania ovest“, riferendo che due dozzine di ministri del governo, un presidente e un cancelliere erano appartenuti ad organizzazioni naziste. L’articolo riportava che gli storici stavano analizzando i voluminosi dossier del BFV. “Determinare quanti funzionari della dittatura nazista si nascondono sotto le spoglie dei servizi segreti interni nel passato della Repubblica federale” e se “la protezione di una costituzione giovane e ottimista fosse nelle mani di ex-nazionalsocialisti”. Lo storico di Berlino Michael Wildt raccontò a Der Spiegel di essere convinto che polizia e servizi segreti del dopoguerra fossero infiltrati da ex-nazisti. Intere amministrazioni e agenzie governative, disse, “coprivano, negavano e reprimevano” la loro torbida storia che evocò il seguente mea culpa dello staff di Der Spiegel: “È un’accusa che non si applica solo ai politici e ai dipendenti pubblici, almeno non nei primi anni della repubblica. Membri dei media, tra cui Spiegel, si sono dimostrati riluttanti o incapaci di dare l’allarme. Questo non sorprende, dato il numero di ex-nazisti arrivati negli uffici editoriali“. L’autore TH Tetens notava l’ironia di Globke, “l’ex-amministratore chiave della Soluzione finale, aveva il pieno controllo dell’Ufficio per la protezione della Costituzione“. Se fosse vissuto abbastanza a lungo, Tetens avrebbe potuto suggerire che il BFV venisse ribattezzato Ufficio per la protezione dei neonazisti. Tetens poteva anche sentirsi giustificato dai documenti della CIA rilasciati di recente che descrivono un’altra branca dell’intelligence tedesca controllata da Globke, la vasta rete di spionaggio dell’ex-zar di Adolf Hitler tenente-generale Reinhard Gehlen, alias “Gehlen Organization“, alias “The Gehlen Org” o semplicemente “Org“. Fino al 1955, quando la Germania occidentale divenne uno Stato sovrano, la Gehlen Org operò nominalmente sotto l’egida di James Critchfield della CIA che ne comprava l’intelligence. In realtà, Gehlen gestì l’Org dalla sua creazione nel 1946 fino al pensionamento nel 1968. Nel 1956, l’Org divenne ufficialmente il servizio d’intelligence estero della Germania e fu ribattezzato Bundesnachrichtendienst (BND). Recentemente, il BND ha declassificato i dossier per ripulirsi le origini postbelliche. I documenti rilasciati fino ad oggi da BND e CIA confermano il sospetto che, almeno negli anni di Gehlen, l’Org/BND fosse poco più di un’operazione di “pecore immerse nel sangue” degli Stati Uniti per i nazisti fuggiaschi.La connessione degli Stati Uniti
E questa storia inquietante risale addirittura ai giorni della Seconda Guerra Mondiale quando l’agenzia d’intelligence statunitense, Office of Strategic Services, cadde sotto il controllo di un gruppo di avvocati di Wall Street che vide il mondo col grigio morale degli affari, misurando più che giusto e sbagliato i dollari e i centesimi. Nell’introduzione a The Old Boys: The American Elite and Origins of the CIA, l’autore Burton Hersh identifica questo comune denominatore: “Nel 1941 (l’anno dell’entrata in guerra degli USA), un antitrust straordinariamente agile di New York chiamato William “Wild Bill” Donovan indusse Franklin Roosevelt a sottoscrivere la prima entità d’intelligence, l’Ufficio del coordinatore delle informazioni (OCI). La professione di Donovan era rilevante, e non era un caso che tutti e tre i protagonisti principali, Bill Donovan, Allen Dulles e Frank Wisner, avessero uno status grazie ad importanti partnership con Wall Street. La fazione che guidavano (OCI) cedette nel 1942 all’OSS. Da quel momento un servizio di spionaggio orientato verso l’impiego dei civili sarebbe stato in cima alla lista dei desideri dell’emergente élite del potere statunitense“. Questi avvocati di Wall Street, convertitisi in spie, portarono il loro relativismo morale e il loro ardore per il capitalismo aggressivo nel processo decisionale nella Seconda guerra mondiale. Così crearono una porta per i criminali di guerra nazisti che, dopo la schiacciante sconfitta della Germania nella battaglia di Stalingrado, nel febbraio 1943, capirono il futuro del Terzo Reich e iniziarono a fare le loro scommesse. Mentre la guerra sarebbe durata altri due anni, migliaia di loro presero provvedimenti per eludere i processi nel dopoguerra, in parte organizzandosi una protezione con ufficiali inglesi e statunitensi, la cui maggioranza prestava servizio nelle agenzie d’intelligence dell’esercito statunitense e dell’OSS civile, precursore della CIA. Il capo delle spie dell’OSS Allen Dulles giocò al gioco nazista nella primavera 1945, quando le forze sovietiche, inglesi e statunitensi convergevano su Berlino. Dulles s’impegnò in negoziati per la resa separata delle forze tedesche in Italia col generale delle SS Wolff. A quanto pare, Dulles non era infastidito dal fatto che Wolff, come molti suoi camerati delle SS, fosse un grande criminale di guerra. Dal settembre 1943, quando l’Italia si ritirò dall’Asse e fece pace con gli Alleati, le truppe di Wolff commisero in media 165 crimini di guerra al giorno eseguendone gli ordini per liquidare la Resistenza italiana e terrorizzarne i sostenitori. (Nel 1964 un giudice tedesco condannò Wolff a 15 anni di prigione per vari crimini di guerra, tra cui l’ordine di deportazione di 300000 ebrei dal ghetto di Varsavia al campo di sterminio di Treblinka).

Gehlen

Dipanando la rete
Inizialmente, Dulles incontrò Wolff sfidando gli ordini del morente presidente Franklin D. Roosevelt. I contatti furono anche all’insaputa del leader sovietico Josif Stalin, il cui esercito non solo aveva cambiato le sorti della guerra a Stalingrado, ma sosteneva la maggior parte dei combattimenti. Mentre il Terzo Reich di Hitler si avvicinava alla fine, sei divisioni tedesche su sette erano schierate contro l’Armata Rossa. Infine, Dulles ottenne l’autorizzazione di ciò che aveva il nome in codice “Operazione Sunrise”, ma la sua determinazione a concludere un accordo con Wolff non si fermò ai negoziati. Quando la Resistenza italiana tese una trappola al generale Wolff, Dulles lo salvò in ciò che il collega dell’OSS (e futuro giudice della Corte Suprema) Arthur Goldberg descrisse come tradimento. Inoltre, quando le spie sovietiche comunicarono a Stalin i contatti Dulles-Wolff che continuavano anche quando l’Armata Rossa aveva subito 300000 perdite in tre settimane, la conseguente reazione giocò nel piano di sopravvivenza di Hitler. Disperato nel sostenere il morale dell’esercito in rovina, Der Fuehrer s’impadronì del dissenso tra le fila degli Alleati. Fece ai suoi generali il seguente discorso d’incoraggiamento (come trascritto in The Politics of War di Gabriel Kolko): “Gli stati che sono ora nostri nemici sono i più grandi opposti che esistano sulla terra: Stati ultra-capitalisti da una parte e Stati ultra-marxisti dall’altra. I loro obiettivi divergono ogni giorno e chiunque può vedere come crescano queste antitesi. Se possiamo assestare all’alleanza un paio di colpi duri, il fronte comune costruito artificialmente potrebbe crollare con potente fragore in qualsiasi momento“. In effetti, la resa di Wolff a Dulles avrebbe potuto essere il tentativo di salvare la pelle ed aiutare Hitler a spaccare il “fronte comune costruito artificialmente“. Anche il valore complessivo delle trattative di Dulles verso la fine della guerra era dubbio. Meno di una settimana prima che l’armistizio ponesse fine alla guerra in Europa, Dulles offrì agli ufficiali nazisti un affare vantaggioso, lasciare che un milione di combattenti tedeschi si arrendesse alle forze anglo-statunitensi il 2 maggio 1945, piuttosto che ai sovietici. Cedendo ad inglesi e statunitensi, la maggior parte di questi tedeschi non solo evitò un duro trattamento da parte dei sovietici, ma alti ufficiali nazisti approfittarono della rapida svolta dell’amministrazione Truman dall’alleanza di guerra con Stalin allo scontro da guerra fredda con Mosca. I consiglieri fermamente anticomunisti del presidente Harry Truman, come il segretario di Stato James Byrnes, persuasero Truman a farla finita con l’impegno di FDR alla completa denazificazione della Germania postbellica, con una serie di decisioni che permisero a migliaia di criminali di guerra di evitare la giustizia ed assumere posizioni chiave nel nuovo governo della Germania ovest.

Verso la guerra fredda
Tuttavia, l’uso dei nazisti da parte delle agenzie d’intelligence statunitensi ebbe l’ulteriore pericoloso effetto di lasciare che i nazisti influenzassero come gli Stati Uniti percepissero gli ex-alleati di Mosca. Washington formulò gran parte delle prime politiche sulla guerra fredda secondo le informazioni delle intenzioni di Mosca originate dagli agenti spuri di Gehlen. Questi malfamati perpetratori di soluzioni finali includevano:
– Willie Krichbaum, a quanto si dice, il miglior reclutatore delle Gehlen Org. Come ufficiale della Gestapo nell’Europa sudorientale, Krichbaum gestì la deportazione di 300000 ebrei ungheresi per lo sterminio.
– Franz Six, ex-preside di Facoltà dell’Università di Berlino e supervisore immediato di Adolf Eichmann nella sezione Lotta ideologica dell’apparato di sicurezza delle SS. Nel 1941, secondo un rapporto che scrisse (che Christopher Simpson cita in Blowback: Il primo resoconto del reclutamento statunitensi di nazisti, e suo effetto disastroso sulla nostra politica interna ed estera), un gruppo di commando SS guidato da sei persone uccise 200 persone nella città sovietica di Smolensk, “tra cui 38 intellettuali ebrei”. Ricercato per crimini di guerra, Six si unì alla Gehlen Org nel 1946, ma in seguito fu tradito da un ex-ufficiale delle SS che lavorava sotto copertura per una rete USA/Regno Unito che perseguiva i nazisti latitanti. Nel 1948, un tribunale militare statunitense lo condannò a 20 anni per crimini di guerra come l’omicidio. Dopo aver scontato quattro anni, fu graziato da John McCloy, altro avvocato di Wall Street che aveva la carica di Alto Commissario USA per la Germania. Six poi aderì all’Org.
– capitano della Gestapo Klaus Barbie, il famigerato “Macellaio di Lione”, fuggì attraverso le cosiddette “linee dei ratti” in Sud America, dove lavorò coi servizi segreti di destra e organizzò il sostegno neonazista ai colpi di Stato contro i governi riformisti, incluso il “golpe della cocaina” del 1980 in Bolivia. Dopo decenni di diffusione di tecniche naziste in America Latina, Barbie fu arrestato ed estradato in Francia dove fu condannato all’ergastolo nel 1984 per aver ordinato la deportazione di 44 orfani ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz
– colonnello delle SS Walter Rauff, che evitò il processo per lo sviluppo dei furgoni a gas e averne amministrato il dispiegamento per assassinare circa 250000 europei dell’est, in maggioranza donne e bambini ebrei. La presenza di Rauff è interessante perché, come capo dell’intelligence delle SS a Milano nel 1945, era il collegamento del generale Wolff con Allen Dulles. Secondo un editoriale del Boston Globe del 1984 dell’ex-avvocato del dipartimento di Giustizia John Loftus, Rauff, dopo aver svolto il suo ruolo nell’operazione Sunrise, si consegnò di nascosto e disse agli agenti del Counter-Intelligence Corps (CIC) dell’esercito statunitense che aveva fatto “accordi con Dulles per evitare ulteriori spargimenti di sangue a Milano”.
Secondo Loftus, Dulles “promise che nessuno dei negoziatori della resa sarebbe mai stato processato come criminale di guerra. Quando Truman e Stalin scoprirono ciò che Dulles fece, vi furono ordini indignati di sopprimere Sunrise, ma Dulles andò comunque avanti, con la riluttante partecipazione di Truman. Dulles mantenne l’accordo e Rauff fu rilasciato“. Christopher Simpson conferma in Blowback che “Ognuno degli ufficiali delle SS coinvolti nell’operazione Sunrise evitò la punizione nonostante fossero grandi criminali di guerra. Un tribunale militare statunitense provò che il capo dell’intelligence delle SS Walter Schellenberg contribuì a catturare e sterminare gli ebrei di Francia. Fu condannato, ma poco dopo venne graziato su ordine dell’Alto Commissario USA per la Germania, John McCloy… Wolff fu condannato al “termine” nel processo di denazificazione inglese nel 1949, poi rilasciato senza obiezioni dalle autorità statunitensi. Quindici anni dopo, un tribunale della Germania occidentale processò Wolff una seconda volta. Fu condannato per l’omicidio di 300000 persone, la maggior parte ebrei, e per aver sovrinteso la presenza delle SS nei programmi dei lavori forzati“.

Fuggire in America Latina
Tuttavia, quando la guerra finì, né il programma di reclutamento della Gehlen Org né le sentenze di clemenza di McCloy, avvocato di Wall Street, erano iniziate, lasciando decine di migliaia di criminali di guerra cercare disperatamente di trasferirsi in avamposti sicuri all’estero. Il colonnello delle SS Rauff ebbe la fortuna di avere gli agganci giusti. In Unholy Trinity: Vatican, nazis and soviet intelligence, il giornalista investigativo australiano Mark Aarons e l’ex-avvocato del dipartimento di Giustizia Loftus ricostruiscono come Rauff divenne l’agente di viaggio dei genocidi. Poco dopo che i negoziati per la resa Wolff/Dulles finirono con successo il 29 aprile 1945, Rauff fu arrestato da statunitensi non identificati e consegnato a un’unità dell’OSS guidata da James Angleton, il futuro capo del controspionaggio della CIA. Dalla descrizione di Aaron e Loftus, la squadra di Angleton sembra avesse rintracciato i comunisti italiani clandestini che sarebbero stati coerenti con la politica postbellica di Washington verso i leader di sinistra della Resistenza, dai partigiani europei ai vietnamiti di Ho Chi Minh, indipendentemente dal peso del contributo alla causa alleata. La squadra di Angleton, secondo quanto riferito, interrogò Rauff a lungo, probabilmente su ciò che sapeva quando eseguiva gli ordini di Wolff per liquidare la Resistenza. Dopo che il team di Angleton lo liberò, Rauff contattò il camerata ex-SS Friederich Schwendt, che era già sul libro paga del Corpo di controspionaggio dell’esercito statunotense (CIC) e, come lo stesso Rauff, era ricercato per omicidio. Schwendt era anche un maestro contraffattore. Riciclò i suoi prodotti attraverso le banche, ottenendo in cambio valuta occidentale legittima; in effetti, in tre anni Rauff poté fornire a migliaia di criminali di guerra false identità e biglietti di sola andata per il Sud America. Rauff si ritrovò in Cile, dove in seguito avrebbe riferito di aver consigliato la spietata polizia segreta del generale Augusto Pinochet. Allen Dulles divenne direttore della CIA dal 1953 al 1961. Sotto la sua guida, la CIA rovesciò governi democraticamente eletti in Iran (1953) e Guatemala (1954) e li sostituì con dittature antidemocratiche. Finora, nessuno dei due Paesi ha completamente riacquistato le basi democratiche. Dopo la disastrosa invasione della Baia dei Porci nel 1961, il presidente John F. Kennedy licenziò Dulles, ma non si allontanò dai centri di potere. Dopo l’assassinio di JFK, due anni dopo, il presidente Lyndon B. Johnson chiese a Dulles di aderire alla Commissione Warren sull’omicidio Kennedy. Dulles morì il 29 gennaio 1969. Tuttavia, ancora oggi, sette decenni dopo che Dulles aprì le porte alla collaborazione degli Stati Uniti coi criminali di guerra nazisti, la sua decisione continua a infettare le azioni del governo nel mondo.

Dulles e Kennedy

Jerry Meldon, professore associato di ingegneria chimica presso la Tufts University di Medford, nel Massachusetts, è il traduttore inglese di The Great Heroin Coup, del giornalista danese Henrik Kruger e collaboratore di ConsortiumNews.com.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La dimenticata alleanza nazisti-statunitensi del dopoguerra

Shane Quinn, The Duran 20.09.2017

Mentre la Seconda Guerra Mondiale era nelle prime fasi, gli Stati Uniti valutavano su chi avrebbe vinto. I pianificatori statunitensi dovettero pazientare, comunque. Una serie apparentemente infinita di conquiste naziste stupì il mondo, in particolare negli Stati Uniti, portando Adolf Hitler ad essere incoronato “nuovo Napoleone”. Nell’estate 1942, sotto il dominio prepotente dell’esercito di Hitler, i tedeschi controllavano vaste aree d’Europa, da Varsavia a Oslo a Parigi e da Atene a Kiev e Sebastopoli. Una vittoria importante dopo l’altra per il Terzo Reich, rovinate dall’incapacità di misura a prendere Mosca alla fine del 1941, dopo un celebre contrattacco sovietico, e dall’incapacità di avere la superiorità aerea sulla Gran Bretagna. Eppure, nel novembre 1942, Hitler era precipitato in profondità nel territorio russo persino più di Napoleone al culmine 130 anni prima. A questo punto, le forze naziste avevano ucciso milioni di sovietici, molti civili inermi, in “una guerra di annientamento”, come aveva predetto Hitler. All’inizio del novembre 1942, il 90% di Stalingrado era stato preso dalla fanteria tedesca dopo settimane di feroci combattimenti casa per casa. La svastica sventolava sull’edificio più alto al centro di Stalingrado. Tale notizia spinse un vivace Hitler a dire, in un discorso dopo cena a Monaco: “Volevo prendere Stalingrado, e sapete, l’abbiamo fatto. Ce l’abbiamo davvero, tranne alcune posizioni nemiche che ancora resistono. Ora dicono: ‘perché non finiamo il lavoro più velocemente?’ Bene, preferisco fare il lavoro con gruppi d’assalto abbastanza piccoli. Il tempo non ha alcuna rilevanza“. In questa fase, i pianificatori statunitensi si preparavano con certezza a un mondo post-bellico diviso tra Terzo Reich e leader del mondo libero. I nazisti avrebbero controllato l’intera Europa continentale e l’Eurasia, mentre gli Stati Uniti avrebbero dominato l’emisfero occidentale, l’estremo oriente e l’ex-impero inglese. Gli imperialisti statunitensi diedero a queste conquiste inedite un titolo, “la Grande Area”. I piani furono presto modificati, comunque. Nonostante le affermazioni di Hitler, il tempo scadeva per i tedeschi. Pochi giorni dopo, Josif Stalin, Premier sovietico, orchestrò un altro famoso contrattacco con nuove riserve, distruggendo le linee tedesche troppo estese. Il 23 novembre la 6.ta Armata tedesca, che guidò la conquista della Francia nel 1940, fu completamente circondata da forze superiori. L’anno seguente, nel 1943, fu sempre più chiaro all’amministrazione Roosevelt che i tedeschi andavano verso la sconfitta, il che fu esattamente ciò che accadde due anni dopo. L’URSS meritò la stragrande maggioranza del credito per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, cosa che non viene mai menzionata, eppure l’URSS fu quasi distrutta, perdendo oltre 25 milioni di persone con danni incalcolabili alle infrastrutture. Gli Stati Uniti non subirono invasioni o bombardamenti e nel 1945 controllavano il 50% della ricchezza mondiale. La Grande Area andava estesa per controllare il più possibile anche l’Eurasia. Gli statunitensi avevano un problema da superare, tuttavia, con la fine della guerra la Resistenza anti-nazista era diventata potente e aveva molti elementi socialisti e comunisti. L’ordine tradizionale andava ripristinato.
Le fazioni della resistenza non sarebbero state favorevoli alle richieste statunitensi e sarebbero state distrutte. A questo punto, gli Stati Uniti non sapevano come infiltrare le organizzazioni indesiderabili per distruggerle. Eppure c’era chi poteva: i capi nazisti da anni esperti nel minare la Resistenza con tecniche segrete. Uomini come il generale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, che era a capo dell’intelligence tedesca sul fronte orientale (1942-45), dove venivano commessi i crimini più atroci. Gli Stati Uniti ingaggiarono il capitano Klaus Barbie, “il macellaio di Lione” , che svolse un ruolo chiave nella destabilizzazione della resistenza nei Paesi Bassi, e dal 1942 in poi, nella Francia occupata dai nazisti. Lo stesso Gehlen fu inizialmente controllato dall’esercito degli Stati Uniti, prima di essere supervisionato dalla neonata CIA nel 1949. Gehlen dirigeva lo spionaggio contro l’Unione Sovietica a capo della cosiddetta Organizzazione Gehlen, con centinaia di ex-ufficiali dell’intelligence della Wehrmacht e delle SS sotto il suo comando, tutti protetti dagli statunitensi. Un documento della CIA declassificato lo descrive come “Capospia, uomo del mistero, spia del secolo“. Più tardi, per 12 anni, Gehlen fu il primo presidente del Servizio federale d’intelligence della Germania occidentale (1956-1968) e fu anche il più alto ufficiale della riserva militare della Germania occidentale, prima di essere costretto al ritiro nel 1968.
Barbie, ex-delle SS e della Gestapo, fu reclutato dal Corpo di controspionaggio dell’esercito degli Stati Uniti nel 1947, gli storici ritengono che abbia la diretta responsabilità della morte di 14000 persone. Fu responsabile di altri crimini come l’uso della tortura e la deportazione di bambini ebrei ad Auschwitz. Ora sotto i suoi padroni statunitensi, Barbie fu nuovamente usato per distruggere i movimenti comunisti in Europa. Eugene Kolb, ex-maggiore del Corpo di controspionaggio dell’Esercito degli Stati Uniti, disse decenni dopo che “Non avevamo grandi problemi di coscienza nel reclutare nazisti“. Kolb affermò inoltre che le “capacità di Barbie erano assolutamente necessarie… Le sue azioni erano dirette contro il partito comunista e la resistenza in Francia”. Un altro ex-ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti, Ed Dobringhaus, dichiarò: “esagerammo ad essere gentili con quel tizio (Barbie). Andavamo a bere birra ogni tanto“. La Francia condannò a morte Barbie due volte in contumacia per crimini di guerra. Dopo aver scoperto che operava per gli Stati Uniti, i francesi chiesero all’Alto Commissario USA per la Germania, John J. McCloy, di consegnarlo per l’esecuzione. McCloy rifiutò la richiesta. All’inizio degli anni ’50, Barbie era troppo scottante per gli Stati Uniti, e lo spedirono via “ratline”, gestita dal Vaticano, dai preti nazisti croati e altri simpatizzanti fascisti, in Bolivia da Genova. Barbie risiedette in Sud America per oltre 30 anni, godendosi la protezione delle dittature appoggiate dagli Stati Uniti. Lì operò da signore della droga collaboratore di CIA e polizia segreta. Barbie fu coinvolto nel putsch militare del 1980 in Bolivia, noto come “il golpe della cocaina”, prima di essere estradato in Francia nel 1983 dal nuovo governo democratico della Bolivia, morendo in prigione a Lione otto anni dopo.
In un altro importante esempio, non ci furono problemi nel mandare negli Stati Uniti oltre 1600 scienziati ed ingegneri nazisti per lavorare sui programmi spaziali, con l’ulteriore scopo di prevalere nella Guerra Fredda. Tra questi scienziati c’era Wernher von Braun, il principale ingegnere ed inventore nazista del temuto missile V-2, che uccise oltre 2700 persone a Londra. Negli Stati Uniti, Von Braun fu la forza trainante del programma di allunaggio Apollo, nonostante i rapporti della sicurezza statunitensi lo descrivessero come “seria potenziale minaccia alla sicurezza”. Von Braun fu membro delle SS e divenne maggiore sotto Hitler. Il progetto altamente classificato per inviare centinaia di tecnici nazisti negli Stati Uniti era noto come “Operazione Paperclip“, intrapreso nonostante molti scienziati avessero un passato noto. L’operazione fu autorizzata nel 1946 dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il ruolo degli “intellettuali di sinistra” imperialisti

Prof. Michel Chossudovsky, Mondialisation, 13 gennaio 2018Ciò a cui assistiamo in Nord America ed Europa occidentale è la falsa militanza sociale, controllata e finanziata dalla dirigenza aziendale. Tale manipolazione impedisce la formazione di un vero movimento di massa contro guerra, razzismo ed ingiustizia sociale. Il movimento contro la guerra è morto. La guerra imposta alla Siria è descritta “guerra civile”. Anche la guerra allo Yemen è descritta guerra civile. Mentre l’Arabia Saudita continua a bombardare, il ruolo insidioso degli Stati Uniti viene banalizzato o semplicemente ignorato. “Dato che gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti, non vediamo la necessità di lanciare una campagna contro la guerra“. La guerra e il neoliberismo non sono più al centro della militanza della società civile. Finanziato da enti di beneficenza aziendali, attraverso una rete di organizzazioni non governative, l’attivismo sociale è frammentato. Non esiste un movimento integrato anti-globalizzazione e anti-guerra. La crisi economica non è percepita come legata alle guerre degli Stati Uniti. Il dissenso è compartimentato. I movimenti di protesta “incentrati su particolari questioni” (ad es. ambiente, anti-globalizzazione, pace, diritti delle donne, LGBT) sono incoraggiati e generosamente finanziati, a scapito di un movimento di massa omogeneo contro il capitalismo globale. Tale mosaico era già una realtà nei summit G-7 e dei Popoli negli anni ’90, così come nel primo World Social Forum del 2000, che raramente adottò un atteggiamento anti-guerra inequivocabile. Gli eventi organizzati dalle ONG e generosamente finanziati da fondazioni imprenditoriali hanno lo scopo tacito di creare profonde divisioni nella società occidentale per mantenere l’ordine sociale esistente e l’agenda militare.

Siria
Il ruolo dei cosiddetti intellettuali “progressisti” che parlano a favore del programma militare statunitense e della NATO va sottolineato. Non c’è niente di nuovo. Segmenti del movimento contro la guerra che si oppose all’invasione dell’Iraq nel 2003 tacitamente appoggiano gli attacchi aerei di Trump contro il “regime di Assad” in Siria, che presumibilmente “massacra il proprio popolo”, uccidendolo con attacchi chimici premeditati. Secondo Trump, “Assad ha tolto la vita a uomini, donne e bambini indifesi“. In un’intervista rilasciata a “Democracy Now” il 5 aprile 2017 (due giorni prima degli attacchi di Trump alla Siria), Noam Chomsky dichiarava di essere a favore del “cambio di regime” suggerendo che l'”eliminazione” negoziata di Bashar al-Assad portasse alla soluzione pacifica. Secondo Chomsky, “Il regime di Assad è immorale, compie atti orribili e pure i russi”. Accuse prive di alcuna prova e documento. Una scusa per coprire i crimini di guerra di Trump? Le vittime dell’imperialismo sono accusate con nonchalance dei crimini dell’imperialismo: “(…) Sa, non possiamo dirgli “vi uccidiamo. Vedete di negoziare”. Non funziona. Ma un processo in cui Bashar al-Assad sia eliminato coi negoziati (con i russi) potrebbe portare a una sorta di sistemazione. L’occidente non l’avrebbe voluto (…) All’epoca pensavano di poter rovesciare Assad, quindi non voleva farlo e la guerra continuò. Avrebbe funzionato? Non lo sapremo mai. Ma si sarebbe potuto provare. Nel frattempo, Qatar ed Arabia Saudita sostengono i jihadisti, che non sono diversi dallo SIIL. Quindi c’è orrore da tutte le parti. Il popolo siriano viene decimato”. (Noam Chomsky su Democracy Now, 5 aprile 2017).
In Gran Bretagna, Tariq Ali, descritto dai media inglesi come il capo del movimento pacifista di sinistra nel Regno Unito dalla guerra del Vietnam, invocava la dipartita del Presidente Bashar al-Assad. Il suo discorso ricorda quello dei guerrafondai di Washington: “Assad deve essere abbattuto, (…) e il popolo siriano fa del suo meglio per farlo (…) Il fatto è che la stragrande maggioranza dei siriani vuole che la famiglia di Assad se ne vada ed è il nocciolo che dobbiamo capire e che Assad dovrebbe capire (…) Ciò che è necessario in Siria è un governo nazionale laico per preparare una nuova costituzione (…) Se il clan di Assad si rifiuta di rinunciare al controllo sul Paese, prima o poi succederà qualcosa di disastroso (…) Il loro futuro si decide e non c’è per loro”. Intervista a RT nel 2012. Tariq Ali, portavoce della coalizione Stop the War, evitò di menzionare che Stati Uniti, NATO ed alleati sono attivamente coinvolti nel reclutamento, addestramento e armamento di un esercito di mercenari terroristi (sopratutto stranieri). Sotto le mentite spoglie del cosiddetto movimento progressista contro la guerra, Ali tacitamente legittima l’intervento militare occidentale sotto la bandiera della “guerra al terrore” e della cosiddetta “responsabilità di proteggere” (R2P). Il fatto che al-Qaida e Stato islamico siano segretamente supportati da Stati Uniti e NATO viene ignorato. Secondo l’autore inglese William Bowles, Tariq Ali è uno dei molti intellettuali di sinistra imperialisti che hanno distorto la militanza contro la guerra nel Nord America e in Europa: “Ciò evidenzia la contraddizione di essere un cosiddetto socialista pur avendo il privilegio di far parte dell’élite intellettuale dell’impero, venendo molto ben pagato per aver detto alla Siria ciò che dovrebbe e non dovrebbe fare. Non vedo alcuna distinzione tra l’arroganza di Ali e quella occidentale, che pretende esattamente la stessa cosa, che Assad deve andarsene!

John Deutch, capo della CIA nel 1995-1996. Amico intimo di Noam Chomsky.

Il movimento contro la guerra di oggi
Il capitalismo globale finanzia l’anticapitalismo. Tale relazione è tanto assurda quanto contraddittoria. Non può esserci alcun significativo movimento contro la guerra quando il dissenso è generosamente finanziato dagli stessi interessi aziendali obiettivo del movimento di protesta. Come McGeorge Bundy, ex-presidente della Fondazione Ford (1966-1979), una volta disse: “Tutto ciò che la fondazione Ford ha fatto va visto come sforzo per rendere il mondo sicuro per il capitalismo“. Molti “intellettuali di sinistra” oggi cercano di “rendere il mondo sicuro” per i guerrafondai. Il movimento contro la guerra di oggi non mette in discussione la legittimità di chi prende di mira. Oggi, i “progressisti” finanziati da grandi fondazioni, con l’approvazione dei media istituzionali, impediscono la formazione di un movimento popolare contro la guerra significativo e nazionale. Un movimento pacifista coerente deve anche opporsi a qualsiasi forma di cooptazione, essendo consapevole che una parte significativa della cosiddetta opinione “progressista” sostiene tacitamente la politica estera degli Stati Uniti, anche gli “interventi umanitari” auspicati da ONU e NATO. Un movimento contro la guerra finanziato da fondazioni aziendali è una causa e non la soluzione. Un movimento pacifista coerente non può essere finanziato dai guerrafondai.

La via da seguire
Ciò che è necessario è creare una rete ampia e popolare che cerchi di sradicare i modelli di autorità e processo decisionale relativi alla guerra. Questa rete va stabilita in tutta la società, le città e i villaggi, nei luoghi di lavoro e nelle parrocchie. Sindacati, associazioni di agricoltori, associazioni professionali e imprenditoriali, associazioni studentesche, associazioni di veterani e gruppi basati sulla fede sarebbero invitati ad unirsi alla struttura organizzativa pacifista. Questo movimento dovrebbe estendersi anche alle forze armate, di fondamentale importanza per infrangere la legittimità della guerra tra i militari. Il primo compito sarebbe neutralizzare la propaganda bellica con un’efficace campagna contro la disinformazione dei media. I media istituzionali sarebbero direttamente presi di mira, il che porterebbe al boicottaggio dei principali media, responsabili della disinformazione via media. Allo stesso tempo, questo sforzo richiederebbe la creazione di un processo per sensibilizzare i concittadini sulla natura della guerra e della crisi economica globale, permettendo anche di “diffondere il messaggio” efficacemente con una rete avanzata, attraverso media alternativi su Internet, ecc. Negli ultimi tempi, i media online indipendenti sono oggetto di manipolazione e censura, con lo scopo preciso di danneggiare l’attivismo pacifista su Internet. La creazione di tale movimento, che minerebbe seriamente la legittimità delle strutture del potere politico, non è un compito facile. Ciò richiederà solidarietà, unità e impegno senza precedenti nella storia del mondo. Rimuoverà anche gli ostacoli politici ed ideologici nella società e parlerà con una sola voce. Infine, sarà necessario deporre i criminali di guerra e processarli.

Jeremy Corbyn e Tariq Alì

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Da Snowden al Russia-gate: CIA e media

Moon of Alabama 26 dicembre 2017

Jeff Bezos, proprietario di Amazon

La promozione del presunto hackeraggio russo delle elezioni di alcuni media potrebbe essere il tentativo dei servizi segreti statunitensi di limitare la pubblicazione dei file dell’NSA ottenuti da Edward Snowden. Nel maggio 2013 Edward Snowden fuggì ad Hong Kong e consegnò i documenti interni dalla National Security Agency (NSA) a quattro giornalisti, Glenn Greenwald, Laura Poitras, Ewen MacAskill del Guardian e Barton Gellman del Washington Post. Alcuni di questi documenti furono pubblicati da Glenn Greenwald sul Guardian, altri da Barton Gellman sul Washington Post. Diversi altri siti internazionali pubblicarono altro materiale, anche se la massa di documenti dell’NSA che Snowden avrebbe acquisito non fu mai vista dal pubblico. Nel luglio 2013 il Guardian fu costretto dal governo inglese a distruggere le copie dell’archivio di Snowden. Nell’agosto 2013 Jeff Bezos acquistò il Washington Post per 250 milioni di dollari. Nel 2012 Bezos, fondatore, primo azionista e CEO di Amazon, già collaborava con la CIA, avendo investito insieme su una società di calcolo quantistico canadese. Nel marzo 2013 Amazon firmò un accordo da 600 milioni di dollari per fornire servizi informatici alla CIA. Nell’ottobre 2013 Pierre Omidyar, proprietario di Ebay, fondò First Look Media e assunse Glenn Greenwald e Laura Poitras. L’investimento totale sarebbe stato di 250 milioni di dollari. Solo nel febbraio 2014 la nuova organizzazione lanciò il suo sito, The Intercept. Solo alcune notizie sulla NSA vi apparvero. Intercept è un sito piuttosto mediocre, dalla gestione caotica e che ha pubblicato poche storie serie; ci si può chiedere se sul serio fu pensato per avere uno scopo. Omidyar collaborò col governo degli Stati Uniti nel cambio di regime in Ucraina. Aveva forti legami con l’amministrazione Obama. Snowden aveva 20000-58000 file della NSA e solo 1182 sono stati pubblicati. Bezos e Omidyar hanno ovviamente aiutato la NSA a mantenere il 95% dell’archivio di Snowden nascosto. I documenti di Snowden furono praticamente privatizzati da fidati miliardari della Silicon Valley collegati ai vari servizi segreti e all’amministrazione Obama. La motivazione di Bezos e Omidyar non è chiara. Si stima che Bezos possieda 90 miliardi di dollari. L’acquisto del Washington Post è un cambimento. Omidyar ha un patrimonio netto di circa 9,3 miliardi di dollari. Ma l’uso dei miliardari per mascherare operazioni d’intelligence non è nuovo. La Ford Foundation per decenni fu una facciata della CIA, la Fondazione Società Aperta di George Soros è una delle principali operazioni di “cambio di regime”, molto esperta nell’avviare le “rivoluzioni colorate”. Sarebbe stato ragionevole se la cooperazione tra tali miliardari e le agenzie d’intelligence si fosse fermata dopo che le fughe sulla NSA erano state chiuse. Ma sembra che continui la forte cooperazione di Bezos e Omidyar con la CIA e altri. Intercept ha bruciato un agente segreto, Realty Winner, che si era fidato dei suoi giornalisti. Ha infangato il presidente della Siria descrivendolo come un neo-nazista basandosi su una traduzione errata (intenzionale?) di uno dei suoi discorsi. Inoltre ha assunto un sostenitore del “cambio di regime dei jihadisti” della CIA in Siria. Nonostante la pretesa di fare “giornalismo senza paura e in contraddittorio”, non si allontana dalla politica statunitense.
Il Washington Post, dal peso molto maggiore, è la prima fonte del “Russia-gate” e delle falsità dei servizi segreti statunitensi e della campagna Clinton, secondo cui la Russia ha tentato d’influenzare le elezioni statunitensi, o sia addirittura “collusa” con Trump. Proprio oggi presenta due storie e un editoriale privi di prove nelle affermazioni anti-russe. Ne I troll del Cremlino bruciati su Internet quando Washington discuteva delle opzioni, gli autori insinuarono che certi scrittori anonimi che pubblicarono dei pezzi su Counterpunch e altrove facevano parte di un’operazione russa. Non fornivano prove a sostegno di tale pretesa. Qualunque cosa scrisse tale autore (vedasi la lista alla fine) era roba ritrita che aveva poco a che fare con le elezioni negli Stati Uniti. Il pezzo si tuffa poi in varie operazioni cibernetiche contro la Russia di cui le amministrazioni Obama e Trump discussero. Una seconda storia si basava su “un rapporto del GRU ottenuto dal Washington Post“. Affermava che il servizio d’intelligence militare russo GRU avrebbe avviato un’operazione sui social media il giorno dopo che il presidente ucraino Viktor Janukovich fu rovesciato con un’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti. Ciò che la storia elenca come presunti post dei burattini del GRU appaiono normali discorsi su Internet di persone contrarie al cambio di regime fascista a Kiev. Il Washington Post non dice chi gli avrebbe consegnato tale presunto rapporto del GRU del 2014, chi l’ha classificato e come, se il caso, ne ha verificato la veridicità. Il pezzo e le sue affermazioni puzzano di stronzata. Un editoriale nello stesso Washington Post ha la stessa puzza; fu scritto dai falliti dell’intelligence Michael Morell e Mike Rogers. Morell sperava di diventare capo della CIA con Hillary Clinton. L’editoriale (che include un grave fraintendimento della “deterrenza”) afferma che la Russia non ha mai fermato gli attacchi informatici negli Stati Uniti: “Le tattiche per le operazioni d’informazione della Russia dopo le elezioni sono più numerose di quelle che possono essere elencate qui. Ma per dare l”idea dell’ampiezza dell’attività russa, si consideri il messaggio diffuso dagli account orientati dal Cremlino su Twitter, che gli esperti di sicurezza informatica e disinformazione hanno seguito nell’ambito dell’Alliance for Secure Democracy del German Marshall Fund”. Il link dell’autore di questa pagina afferma di elencare gli hashtag di Twitter utilizzati dagli agenti d’influenza russi. Apparentemente, il principale argomento che gli agenti d’influenza della Russia che attualmente promuovono è #merrychristmas.Quando gli autori sostengono che le operazioni russe sono “più numerose di quelle che possono essere elencate qui“, ammettono praticamente di non aver nulla di plausibile da citare. Mera confusione per giustificare la pretesa di ulteriori misure politiche e militari contro la Russia. Questo sempre per distrarre dalle vere ragioni per cui Clinton perse le elezioni e riavviare una nuova Guerra Fredda a beneficio dei produttori di armi e dell’influenza degli Stati Uniti in Europa. Alcuna delle storie sul Russia-gate finora ha resistito ai controlli. Non ci sono prove che la Russia abbia interferito nelle elezioni negli Stati Uniti o altrove. Non ci sono prove di “collusione” con la campagna di Trump. Uno dei più totali smascheramenti delle falsità appare sul London Review of Books: di cosa non parliamo quando parliamo di hackeraggio russo. Consortium News ha pubblicato molti articoli sulla questione, oltre ad analisi e avvertimenti su ciò che ne potrebbe derivare. Molti altri autori hanno sfatato le varie falsità. The Nation elenca vari casi di negligenza giornalistica sul Russia-gate. Chi promuove le sciocchezze sull'”influenza russa” sono politicanti o banditi. Prendiamo ad esempio Luke Harding del Guardian che ha appena pubblicato un libro intitolato Collusion: Secret Meetings, Dirty Money e How Russia Helped Donald Trump Win. È stato affettato in un’intervista su Real News. L’intervistatore osservava che non vi è assolutamente alcuna prova nel libro a sostegno delle sue affermazioni. Alla richiesta di prove Harding dichiarava difendendosi di essere solo un “cantastorie”, in altre parole di romanzare. Harding scrisse un libro su Edward Snowden; un altro romanzo. Julian Assange l’ha definito “pirateria nel senso più puro del termine“. Harding è anche noto come plagiatore. Quando lavorava a Mosca copiò passi dal defunto Exile di Matt Taibbi e Mark Ames. Il Guardian dovette pubblicare le scuse.
Il governo messicano controlla i media acquistando una quantità enorme di pubblicità. In tal modo garantisce reddito fin tanto che la sua linea politica viene seguita. Il governo degli Stati Uniti ha i suoi modi per controllare i media. Tra gli anni ’50 e ’70, la CIA gestì l’operazione Mockingbird che gli diede il controllo su gran parte delle notizie e delle opinioni espresse dai media statunitensi. In quel periodo 400 giornalisti lavoravano per la CIA. Il metodo di controllo è probabilmente cambiato. La gestione del caso Snowden lascia supporre che la CIA induca miliardari a comprare i media e favorire la CIA attraverso essi. Non si sa cosa ne traggano i miliardari. La CIA ha sicuramente molti modi per consentirgli di avere informazioni sulla concorrenza o d’influenzare le normative aziendali all’estero. Una mano lava l’altra. James Clapper da direttore dell’Intelligence nazionale, John Brennan a capo della CIA e James Comey a capo dell’FBI “ritengono” che la Russia abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi. L’allegato B della loro relazione, che quasi nessuno si preoccupa di menzionare, recita: “Il giudizio non intende implicare che abbiamo prove che dimostrino qualcosa. Le valutazioni si basano su informazioni raccolte, spesso incomplete o frammentarie, oltre a logica, argomentazioni e precedenti”. Tale frase è al centro del Russia-gate. Ci sono molte affermazioni ma alcuna prova che una qualsiasi presunta influenza russa ci sia stata realmente. Probabilmente è grazie all’influenza indebita dei servizi d’intelligence che i media adottano gli stessi standard dell’allegato B. Le asserzioni sulla Russia (e altre questioni) bastano: non è necessario indagare, trovare la verità o verificare le affermazioni. Come funzionerà il sistema in caso d’incidente, jet abbattuto e tensione acuita. Ci sarà qualche reporter dei media principali che potrà porre domande vere?

Pierre Omidyar, proprietario di Ebay

Traduzione di Alessandro Lattanzio