Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele e il multipolarismo dei TRIC

Andrew Korybko (USA) 27 gennaio 2015Eastern-Mediterranean-gas-fields-630x385Israele è in modo stereotipato pensato come un Paese che interagisce prevalentemente con il mondo unipolare occidentale (ciò rafforzato in parte dall’atteggiamento unipolare del Paese mediorientale), ma tale immagine non è del tutto esatta. Anche se non si nota a causa del blackout dei media sul tema, gli Stati multipolari Turchia, Russia, India e Cina (TRIC) hanno stretti legami con Israele che sfuggono agli inesperti. I TRIC hanno le loro ragioni per aumentare l’interazione con Israele, mentre Russia e Cina possono anche avere un o due assi strategici nella manica.

Le interazioni
Diamo uno sguardo alle interazioni dei TRIC con Israele e che i media mainstream ignorano:

Turchia:
Pur con una dura retorica contro Israele, la Turchia gli è in realtà sorprendentemente vicina in termini energetici e militari. Ospita due oleogasdotti che riforniscono Israele dall’Azerbaijan (40% del fabbisogno d’Israele) e dal Kurdistan iracheno. Essendo l”Ucraina del Medio Oriente’ (con tanto di possibile balcanizzazione), potrebbe facilmente negare il petrolio ad Israele se lo volesse, ma ha scelto di non farlo perché la cosiddetta ‘rivalità’ tra i due è una falsa costruzione a scopo politico, e sarà descritta successivamente. Negli affari militari, i due Paesi coordinano le loro attività di destabilizzazione contro la Siria, e ci sono indicazioni che nel 2013 la Turchia permise ad Israele di utilizzare una sua base per attaccare Lataqia. Tutto ciò implica un alto livello di cooperazione militare, più di quanto pubblicamente ammesso.

Russia:
Le interazioni di Mosca con Israele si concentrano sulla sfera etnico/linguistica ed energetica. Oltre 1000000 di ebrei emigrati dall’Unione Sovietica in Israele dal 1991 ne fa il terzo Paese non-ex-sovietico russofono, con una presenza etnica russa pari al 15% della popolazione. Ciò ha trasformato il tessuto sociale del Paese, e i russi sono riconosciuti il più riuscito gruppo di immigrati mai giunto nel Paese. Sul piano energetico, Gazprom ebbe i diritti esclusivi, nel 2013, per vendere GNL del giacimento gasifero israeliano Tamar, uno dei più grandi del mondo, che avrebbe 238 miliardi di metri cubi di gas.

India:
Lo Stato dell’Asia meridionale ha recentemente rinvigorito le relazioni con Israele (che aveva riavviato considerevolmente dalla fine della guerra fredda), apparentemente per la comune minaccia del terrorismo. I due hanno ora un rapporto strategico da cui deriva un accordo sugli armamenti da mezzo miliardo di dollari, raggiunto lo scorso ottobre, senza dubbio influenzato dal fatto che l’India sia già il maggiore acquirente di armi d’Israele e ospiti la sua seconda più grande delegazione militare (dopo solo gli Stati Uniti). Così, non senza ragione, Netanyahu disse a settembre che “il cielo è il limite” alle relazioni bilaterali. Tuttavia, queste sembrano andare a scapito dei legami storici dell’India con la Palestina, con New Delhi che ne riconsidererebbe il sostegno alle Nazioni Unite nella lotta ultradecennale per uno Stato.

Cina:
Come Netanyahu ha detto, “La Cina è il principale partner commerciale asiatico d’Israele e diverrà forse il principale partner commerciale d’Israele, nel nostro prossimo futuro“. Probabilmente sarà cosi, tanto più che la Cina incorpora Israele nella sua Via della Seta Marittima tramite il progetto ‘Red-Med’, che vede la Cina costruire una ferrovia che collega le coste d’Israele su Mar Rosso e Mediterraneo, presumibilmente in alternativa al Canale di Suez, nel caso ne venisse interrotto il transito. In realtà c’è una componente profondamente strategica in gioco (come per le altre iniziative regionali della Via della Seta della Cina), ma ciò sarà discusso in seguito.

La grande idea
Ognuno di questi attori ha un grande obiettivo in mente, favorito dalle interazioni con Israele:

Turchia:
Ankara sfrutta la sua falsa rivalità con Israele nella speranza di garantirsi punti politici nella ‘piazza araba’. La Turchia vuole ripristinare l’antico retaggio imperiale con la politica del ‘neo-ottomanismo’, che ha elementi politici interni socio-religiosi ed internazionali. In breve, vuole sottoporsi alla pseudo-reinvenzione del proprio ruolo per ridivenire lo Stato preminente nel mondo musulmano (con un’ideologia ‘islamista chic’), ma comprendendo che il vero rapporto con Israele glielo impedirebbe, ovviamente ricorre a metodi chiassosi per cercare di nascondere tale realtà e ‘conquistare cuori e menti” del Medio Oriente. La ragione per cui Israele segue tale stratagemma è perché, proprio come gli Stati Uniti, ci guadagna nell’avere nella Turchia un fattore ‘eterodiretto’ negli affari unipolari nella regione. Ora, però, la situazione è sempre più complessa mentre la Turchia cerca di sottrarsi dalla presa unipolare e tende una mano alla multipolarità. In tali circostanze, la Turchia dovrebbe sfruttare tutti a proprio vantaggio (compresi i suoi storici “partner occidentali), arrivando alla logica conclusione che, a lungo termine, ciò includerà Israele. Anche se non è ancora accaduto (se non del tutto), emerge una situazione in cui se la Turchia sottoponesse sul serio Israele a una pressione e sentisse di poter resistere alle ripercussioni esistenziali del supporto israelo-occidentale al separatismo curdo, allora userebbe la propria influenza nel tentativo di avere una sorta di dividendo politico. Tuttavia, tale scenario è ancora improbabile dato che la Turchia ha maggiore interesse ad essere un via energetica affidabile per i suoi clienti, piuttosto che accettare la scommessa molto rischiosa di essere il rubinetto d’Israele.

Russia:
Gli obiettivi di Mosca sono radicalmente diversi da quelli di Ankara, e non evita d’illustrare appieno il suo rapporto con Israele. Soprattutto dal punto di vista energetico, la Russia vuole usare l’accordo sul GNL di Tamar per posizionarsi quale principale attore gasifero nel Mediterraneo orientale, e l’accordo dovrebbe essere visto come un trampolino di lancio per tale scopo. Si può pensare che essendo partner affidabile per l’LNG del giacimento Tamar, in un futuro possa stipulare un contratto simile per Leviathan, il maggiore giacimento offshore scoperto negli ultimi dieci anni, stimato pari a 620 miliardi di metri cubi. Oltre a portare avanti i propri interessi commercial-energetici, la Russia avrebbe un vantaggio utilizzando le proprie ancore etno-culturali in Israele, espandendo la propria influenza nel Paese e tra i suoi futuri vertici. Di per sé, ciò è solo speculazione, senza molta sostanza, ma se combinata con la strategia di Cina e Russia, ciò inizia a prendere forma. Di conseguenza, successivamente si parlerà del partenariato strategico russo-cinese rispetto Israele, comprendendo perché i dettagli sono qui volutamente vaghi.

India:
La politica Estera del Paese è definita da due preoccupazioni principali, contrastare Cina e Pakistan, alleati strategici. Il partito al governo di Modi BJP perseguirebbe un nazionalismo indù che lo mette in contrasto con i musulmani dell’Asia del Sud e del Pakistan, aumentando le prospettive di un teorico ‘scontro di civiltà’. Tenendo presente la rivalità con il Pakistan, il nazionalismo indù del BJP e l’onnipresente spettro dello ‘scontro di civiltà’, si può capire il motivo per cui l’India abbracci Israele, anche felicemente, a possibile scapito della Palestina. L’India è uno Stato filo-multipolare, ma non ha esitato a collaborare con il mondo unipolare quando ritiene che possa migliorare la propria posizione regionale, assomigliando molto alla Turchia. Questa interpretazione non solo spiega il florido rapporto con Israele (che utilizza per migliorare la sua posizione in Asia del Sud), ma anche la stretta collaborazione con il Giappone nel sud-est asiatico con la sua politica Verso Oriente e la cooperazione nucleare privilegiata e l’approfondita partnership con gli Stati Uniti, dettate da preoccupazioni condivise sul terrorismo, già brevemente accennate, rendondo perfette (se non etiche) le relazioni dell’India con Israele.

Cina:
L’idea alla base della strategia di Pechino è trovare un modo di posizionare Israele nel quadro economico globale. I piani sulla Via della Seta in genere possono essere visti come partenariati multilaterali, supervisionati dai cinesi, nelle regioni strategiche del mondo, ma nel caso di un’adesione a sorpresa d’Israele a tale quadro, sarebbe più che altro bilaterale data l’assenza di qualsiasi altro partner prossimo. La Cina intende utilizzare il corridoio Red-Med per il traffico di prodotti in una direzione, ma anche del gas nell’altra direzione. Le merci cinesi possono entrare nel mercato israeliano in cambio del gas d’Israele (GNL via ferrovia o gasdotti) arrivando in Cina attraverso i porti. Questo semplice concetto, merci cinesi in cambio di gas israeliano, costituisce il punto cruciale delle relazioni e, abbastanza interessante, la realtà del possibile forte ruolo russo (dietro le quinte) che renderebbe tutto ciò multilaterale.

East-Med-pipeline-and-connectionsIl partenariato strategico russo-cinese verso Israele
Spiegate le interazioni di Turchia e India con Israele, è ora opportuno concentrarsi esclusivamente sulle relazioni russo-cino-israeliane, non importa quanto poco disposto a partecipare possa essere Israele in questo accordo trilaterale. Come già spiegato, Israele è percepito avere esclusivamente relazioni bilaterali con la Cina, ma anche Mosca vi svolge un ruolo, che Tel Aviv lo voglia o meno. Mentre in precedenza sembrasse che la Russia fosse ottimista sul piano politico-economico (se non ingenua) nel promuovere i propri interessi, ciò non sarebbe più lontano dalla verità, dato che compie significativi passi avanti strategici sostenendo grandi obiettivi, propri e dei partner cinesi. Diamo uno sguardo a tale approccio in tre fasi, seguito dalle possibili conseguenze:

Potenziale del gasdotto (o sua assenza) per Israele
La prima cosa da capire è che Israele, attraverso i giacimenti gasiferi Leviathan e Tamar, vuole posizionarsi come alternativa al gas russo per l’Europa. Non è concepibile rivaleggiare con la Russia, ma in questo momento d’iper-russofobia economica e politica ideologicamente indottrinata, l’Europa è sicuramente interessata ai rifornimenti israeliani, per quanti miseri (8-12 miliardi di metri cubi rispetto ai 60 miliardi di metri cubi di South Stream). Si prevede la costruzione di un gasdotto Israele-Cipro-Grecia, alimentato dal gigantesco giacimento di gas israeliano Leviathan, coinvolgendo anche un possibile collegamento con la Libia (quarta maggiore riserva di gas in Africa) via Creta, creando un ‘super gasdotto’. Tuttavia, nonostante l’attrattiva geopolitica di tale ‘chimera’, rimarrebbe una fantasia per anni a causa delle difficoltà economiche e di possibili destabilizzazioni territoriali (marittime e a Cipro) che potrebbero affondare il progetto. Anche se il progetto fosse infine costruito (se i prezzi si alzano, l’ideologia dell’UE si riprende, ecc), allora la Russia sarà pronta a giocarsi un asso e a neutralizzare l’intero sforzo richiamando la sua crescente partnership con Grecia e Turchia. Rivolgendosi ad Atene, Mosca ha compiuto un’apertura strategica dicendo che avrebbe ceduto le devastanti contro-sanzioni agricole se la Grecia lasciasse l’Unione europea. Non è importante se sia realistico o fattibile, al momento, ma ciò che è saliente è la Russia che compie una potente mossa verso ciò che appare lo Stato membro più debole dell’Unione europea. Inoltre, la Cina usa il porto greco del Pireo come nodo per la sua Via della Seta dei Balcani, e la Grecia così viene ulteriormente sedotta dal mondo multipolare. Allo stesso tempo, la Russia potrebbe realisticamente usare questa apertura greco-cinese per riprendere il South Stream, implicando un profondo partenariato strategico tra Russia, Grecia e Turchia (queste ultime due collaborano sul gasdotto TANAP, nonostante le differenze storiche).

Intasamento dei gasdotti
Così la Russia gestirebbe il problema con due soluzioni, annullare la componente ‘anti-russa’ del futuro gasdotto israelo-cipriota-greco cooptando la Grecia (con l’aiuto di Cina) o utilizzando lo sviluppo del partenariato strategico russo-turco per sostenere implicitamente le pretese di Ankara su Cipro del Nord, ritardando indefinitamente la costruzione del gasdotto. Vista da una prospettiva opposta, può anche darsi che il partenariato strategico russo-cinese possa svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione dell’ultradecennale questione cipriota tramite i rapporti con Grecia e Turchia, trascinando l’isola dal mondo unipolare a quello multipolare. In ogni caso, tali scenari (che richiederebbero ancora parecchi anni ) ‘intaserebbero i tubi’ spingendo l’Unione europea a riconsiderare i grandi investimenti per superare gli ostacoli politico-giuridico-economici nel creare un altro gasdotto, potenzialmente influenzato dai russi (specialmente se Gazprom a sorpresa avesse influenza sull’omologo greco).

Riaprire i rubinetti
In ogni caso, Israele avrebbe ancora il gas, ma non possibilità realistiche di venderlo direttamente in Europa. Potrebbe ovviamente usare il GNL, ma con la Russia che controlla le esportazioni di Tamar (e Leviathan tra ritardi nelle misure anti-trust e ritiro del principale partner), sarebbe un’auto-goal dell’Unione europea nel tentativo d’acquisire tali risorse (anche se ancora probabile che lo faccia comunque). Le vendite a Paesi mediorientali come Egitto e Giordania sono all’orizzonte e sicuramente anche un vantaggio strategico a lungo termine per Israele, ma imprevisti regionali o grandi proteste nazionali potrebbero affondarle o renderle politicamente impossibili in futuro. Anche se ciò non accadesse, ci potrebbero essere partner più redditizi altrove, in particolare in Asia, e Israele avrebbe ancor gas da vendere. Questo è il punto esatto in cui il partenariato strategico russo-cinese entra in gioco. I due potrebbero coordinarsi al punto di far risorgere South Stream (il che renderebbe il gas israeliano superfluo per l’Europa) e/o bloccare il gasdotto israelo-cipriota-greco (se l’idea non decade da sé), creando così le condizioni in cui gli israeliani dovrebbero guardare a Oriente e non a occidente, per vendere il loro gas. La tratta Red-Med della Via della Seta raggiunge la città di Ashdod, incidentalmente anche il luogo in cui il gas di Tamar passa per essere liquefatto dai russi. Dato che l’infrastruttura è nel porto, è prevedibile che i rifornimenti da Leviathan vi vengano collegati. Ciò apre la possibilità alla Russia di trasformare in GNL il gas di entrambi i giacimenti, prima di spedirli via rotaie dal Mar Rosso alla Cina o altrove nella regione Asia-Pacifico. Non è realistico che il terminale di Gazprom ad Ashdod venga trascurato per costruire un oleodotto nel deserto e un nuovo impianto GNL, israeliano o altrui, sul Mar Rosso, quando c’è l’impianto russo sulle coste mediterranee.

L’effetto della ricaduta
Così, anche se Israele ha previsto questa situazione, si attuerebbero i seguenti (redditizi) tre passi:
1. Israele estrae il gas
2. La Russia lo liquefa
3. La Red-Med lo spedisce dal Mar Rosso alla Cina
Israele svolge il ruolo di fornitore, la Russia è l’intermediario (tecnologicamente necessario) che facilita l’operazione, e la Cina è il cliente. Il rapporto che si sviluppa potrebbe avere una ricaduta politica fornendo al partenariato strategico russo-cinese l’opportunità di tentare il (molto) difficile processo di addomesticamento delle azioni regionali d’Israele (se lo desiderano e non sono distratte dai profitti). Israele si comporterà sempre in modo unipolare, in un modo o nell’altro (non stancandosi di ricordarlo al mondo) in gran parte grazie alla potenza militare e all’arsenale nucleare propri, ma a lungo termine potrebbe essere possibile per Russia e Cina moderarlo tramite la loro influenza. Lo stereotipo è che Stati Uniti ed Israele siano strettissimi alleati, ma Israele può cercare di diversificare le relazioni e collaborare con il ‘nemico multipolare’ per promuovere i propri interessi. Non dovrebbe essere immediatamente respinto che tale cambio possa verificarsi nel tempo, come il perno della Turchia che ha sorpreso molti osservatori, e anche se appare improbabile oggi, potrebbe sembrare una conclusione scontata col senno di poi, proprio come appare ora per la Turchia. Non si sa quali sfide attuali saranno ancora presenti nel futuro (la guerra in Siria può essere risolta, bene o male, mentre l’opposizione dell’Iran sarà una costante regionale in futuro), ma a prescindere, Russia e Cina prevedono di utilizzare i semi dell’influenza che hanno piantato in Israele molto prima di raccoglierne i frutti a beneficio dei loro alleati regionali. Potrebbe non succedere, ma tali sforzi comunque sarebbero un miglioramento rispetto alla situazione attuale, in cui nessuno dei due giganti ha una presenza stabile nel Paese. In realtà, può anche rivelarsi che i futuri leader d’Israele possano essere discendenti di ebrei russi che avrebbero legami personali con la Russia (soprattutto se le radici culturali e linguistiche rimangono intatte), che potrebbero utilizzare a beneficio di entrambe le parti (e tangenzialmente, forse anche degli alleati di Russia e Cina).

515da5b762cc3bc081863ccb65a0080d651dd2b9Andrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnik, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Shojgu rafforza i legami India-Russia nella Difesa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 gennaio 2015

La recente visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a Nuova Delhi ha impresso un nuovo impulso ai forti legami nella Difesa tra India e Russia e prepara il terreno all’incremento degli accordi sulla Difesa.635574300612807558-DFN-India-RussiaLe relazioni India-Russia nella Difesa sono state nuovamente esaltate dall’ultima visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a New Delhi. Shojgu ha partecipato alla 14.ma riunione della Commissione intergovernativa per la cooperazione militare e tecnica, e ha incontrato il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Ministro della Difesa Manohar Parrikar. Cli incontri hanno sottolineato l’urgenza delle sinergie nei rapporti nella Difesa. I ministri della Difesa di India e Russia hanno concordato l’accelerazione della risoluzione di questioni relative alla Difesa, risolvere i problemi e accelerare la finalizzazione del contratto per il Fifth Generation Fighter Aircraft (FGFA). Hanno inoltre discusso la produzione congiunta di elicotteri militari. L’India è particolarmente interessata agli aerei da combattimento, che secondo fonti dovrebbe investire 5,5 miliardi di dollari inizialmente, ma il costo finale potrebbe essere di circa 25 miliardi di dollari. Vi sono strozzature relative a progettazione e consegna, e si spera che l’accelerazione concluda il contratto. La Russia è il maggiore fornitore dell’India di prodotti per la Difesa, e nel 2013 ha esportato armi e attrezzature militari per 4,78 miliardi di dollari al partner strategico. Dall’indipendenza dell’India, la Russia è un solido fornitore di prodotti per la Difesa dell’India, e l’ha aiutata nei momenti difficili.

Cooperazione antiterrorismo
Shojgu e Parrikar hanno deciso che il terrorismo è una grave minaccia e che sia imperativo che i due Paesi cooperino per combatterne la minaccia. Entrambi i Paesi hanno già formulato dichiarazioni comuni per combattere il terrorismo, e hanno formato gruppi di lavoro congiunti in questo settore cruciale. Shojgu ha invitato l’omologo indiano a partecipare alla 4.ta Conferenza Internazionale per la Sicurezza che si terrà a Mosca quest’anno. Shojgu e Parrikar hanno condiviso l’opinione che si devono evitare “doppi standard” nel combattere il terrorismo. Che si tratti della sicurezza dei propri territori, o problemi dell’estremismo in Cecenia o Kashmir, o della sicurezza delle rispettive società e culture multietniche e pluralistiche, Russia e India hanno molto da guadagnare dalla cooperazione congiunta. La conferenza internazionale sulla sicurezza può fornire a entrambi i Paesi un altro luogo per sviluppare un meccanismo multilaterale per contrastare tale flagello.

Esercitazioni congiunte
Esercitazioni militari congiunte sono un altro segno distintivo delle relazioni nella Difesa tra India e Russia. Le esercitazioni militari della serie Indra, ed altre esercitazioni congiunte, hanno facilitato lo scambio di esperienze tra le forze dei due Paesi. Shojgu ha invitato l’India a partecipare ai Giochi Militari Mondiali, ai concorsi ‘Tank Biathlon Championship‘ ed ‘Air Darts‘ che si terranno in Russia quest’anno. Tali esercitazioni aiuteranno le forze indiane alla prontezza al combattimento, e anche a condividere esperienze tra gli specialisti militari di entrambe le parti.

Russia, pilastro della forza dell’India
Il Primo Ministro Modi, durante l’incontro con Shojgu, ha ricordato il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin nel dicembre 2014, e ha definito la Russia ‘pilastro della forza’ e ‘principale partner della Difesa’ dell’India. Durante la visita di Putin fu firmata una serie di accordi tra i due Paesi, che avevano anche discusso di FGFA ed elicotteri militari. La produzione congiunta di elementi per la Difesa sarà significativa per il successo della campagna di Modi “Make in India“. Il BrahMos è un brillante esempio, a tal proposito, ma è necessaria progettazione e produzione congiunta di diversi articoli per la Difesa. A meno che gli accordi per la Difesa accelerino, si avrebbe una stagnazione e le relazioni ne soffrirebbero.

Modi in Russia: la via giusta
Modi visiterà la Russia quest’anno per partecipare al 7.mo vertice dei BRICS, e parteciperà anche al vertice bilaterale annuale. Mentre il vertice BRICS rafforza le relazioni sottolineando l’evoluzione dell’ordine mondiale multipolare, il vertice bilaterale vedrà nuovi accordi. Si prevede che allora l’accordo sul FGFA si concretizzerà. Sono anche attesi progressi nel caso degli elicotteri militari, dei progetti navali e dello sviluppo di un’agenda per la costruzione di altri reattori nucleari in India. Nel mondo competitivo, il mantra del successo comporta la risoluzione di differenze e la conclusione di accordi in un quadro reciprocamente vantaggioso. Altri Paesi, come Stati Uniti e Francia, sono in lizza nel rispondere alle necessità della Difesa dell’India. E’ probabile che nell’imminente visita del presidente degli USA Barack Obama, India e Stati Uniti firmino un accordo sulla Difesa. Ma la Russia non ha molto da perdervi, in quanto ha un rapporto secolare, strategico e di fiducia con l’India. India e Russia devono risolvere le differenze, approfondire la cooperazione tra i funzionari della Difesa e concludere gli accordi. La visita di Shojgu è un segno positivo e contribuirà ad accelerare al completo i rapporti nella Difesa tra India e Russia.

10712632_626030874194287_6954748997698606314_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque motivi per sbarazzarsi del Rafale

Rakesh Krishnan Simha RIR 16 gennaio 2015

L’India deve cancellare il caccia francese perché l’acquisizione danneggerebbe a lungo termine l’IAF e l’industria della Difesa dell’India.

1505981Il Rafale francese potrebbe essere un aereo emozionante con molte lucine e ammennicoli, ma diciamocelo, è una sanguisuga. Il requisito dell’Indian Air Force per 126 caccia costerà 20-30 miliardi di dollari subito e altri 20 miliardi per i sistemi di supporto e formazione. L’accordo stipulato dalle forze armate indiane certamente dirotterà i fondi necessari in altri settori cruciali, come artiglieria, sottomarini e radar. In questo contesto la dichiarazione del Ministro della Difesa Manohar Parikkar secondo cui un numero extra di caccia Sukhoj e di caccia leggeri Tejas Made in India sarebbe più utile, va applaudito. Costi a parte, vi sono altre, altrettanto significative, ragioni per cui l’India dovrebbe dare al Rafale il seguente messaggio: “E’ stato un piacere conoscerti, buona fortuna“.

1. Est o Ovest, il Sukhoi è il migliore
Il Sukhoj Su-30 Flanker è semplicemente il caccia più formidabile esistente. In ogni manovra ed esercitazione di combattimento contro aerei occidentali, il Flanker ne esce vittorioso, indicando la potenza degli aeromobili della serie Flanker, contro cui nemmeno i super-costosi caccia stealth sono sicuri. Nel 2008, una simulazione del combattimento tra un F-35 e un Su-35 (l’ultima versione del Flanker) dava netta vittoria ai russi. In effetti, i Flanker segnano un mutamento nel rapporto della potenza aerea dagli Stati Uniti alla Russia e ai Paesi che utilizzano la tecnologia della difesa russa. In India, Cina, Indonesia e Venezuela, i Flanker hanno degradato le capacità offensive e difensive dei loro nemici occidentali e filo-occidentali. A differenza del più lento (Mach 1,9) F-35, la velocità del Sukhoj (Mach 2,35) permette di impartire un’enorme energia nel lancio dei missili aria-aria, dando ai piloti dei Sukhoj un enorme vantaggio nei duelli aerei. Tuttavia, la ragione principale per cui l’aereo è ottimo a 30 anni dal primo volo è che i progettisti dell’Ufficio Sukhoj non perseguirono solo un mero vantaggio rispetto agli allora recenti aerei statunitensi, sviluppando un aereo più volte maneggevole. Il Flanker è stato il primo aereo a vantare la supermanovrabilità. Mikhail Simonov, capo progettista della Sukhoi, descrive la supermanovrabilità come “la capacità di un caccia di puntare sul bersaglio da qualsiasi posizione con almeno il doppio del rateo di virata dei caccia nemici”. Il Rafale può essere un aereo ultramoderno ma non è più veloce o potente del Flanker russo. Quindi nessuno dovrebbe piangere al necrologio del Rafale scritto in India.

2. Acquistare dai BRICS
I Paesi occidentali acquistano armi solo tra di essi. Pertanto, i BRICS dovrebbero dotarsi di armi dagli Stati aderenti, potenziando le proprie industrie della difesa. Tranne nel caso che una determinata tecnologia non sia disponibile in un Paese BRICS, non ha assolutamente alcun senso comprare armi dall’occidente. I BRICS non sono solo un gruppo economico, ma una forza politica. Il gruppo di cinque aderenti ha lo scopo di guidare il mondo emergente verso un sistema economico più equo rispetto a quello attuale progettato dall’occidente. Il commercio di armi è una delle più grandi attività generatrici di reddito del mondo e costituisce una buona fetta del PIL di molti Paesi. Quando l’India acquista armi dall’occidente, semplicemente rende tali Paesi più ricchi. Inoltre, l’India premia quei Paesi che cercano di destabilizzarla. Un rapporto dell”Intelligence Bureau ha identificato diverse organizzazioni non governative dai finanziamenti stranieri (ONG) che hanno “impatto negativo sullo sviluppo economico“. Il rapporto di 21 pagine dell’IB rivela che “un numero significativo di organizzazioni non governative indiane, finanziate da donatori di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Paesi scandinavi, hanno utilizzato problematiche pubbliche per creare un ambiente che si presta a bloccare lo sviluppo“. Il rapporto non menziona la Francia, ma la Francia è un Paese cattolico e la chiesa siro-cristiana cattolica del Kerala almeno una volta (nel 1950) prese soldi dalla CIA per destabilizzare un governo democraticamente eletto.

3. La Francia non è un fornitore affidabile
Diciamo che l’India è in guerra, riprende i test nucleari o testa un ICBM che può raggiungere gli Stati Uniti. Qual è la garanzia che in tali circostanze la Francia non interrompa l’invio di parti di ricambio su pressione statunitense? Che Parigi sia suscettibile alle pressioni statunitensi è chiaro da quando ha bloccato l’accordo sulle portaelicotteri Mistral con la Russia. La prima nave Mistral è attualmente nel porto francese di Saint Nazaire, ma la Francia non ha le palle per inviarla in acque russe. Nel dicembre 2015 un equipaggio russo di 400 elementi se ne andava dopo aver trascorso sei mesi a bordo della nave, dopo che Parigi aveva rinviato la consegna a tempo indeterminato. La Russia ha ora intenzione di costruire proprie portaelicotteri dopo un grande risarcimento dalla Francia, ma ciò potrebbe richiedere diversi anni. Il tradimento delle Mistral dovrebbe avvisare gli indiani dal legarsi politicamente ai Paesi occidentali. La Francia è pronta a rendere disoccupati migliaia di lavoratori dell’industria della difesa solo per compiacere gli statunitensi, e ciò dovrebbe spaventare chiunque abbia intenzione di comprare armi francesi. Certo, un tempo la Francia era un fornitore affidabile. Il Mirage 2000, per esempio, ha operato in India per oltre 30 anni e dopo un aggiornamento del velivolo, lo farà per altri 15 anni. Ma tale accordo fu stipulato quando Parigi perseguiva una politica estera indipendente. Oggi è passata di nuovo alla NATO ed è solidamente al seguito degli Stati Uniti nelle loro disavventure all’estero. Se la Francia può insultare Mosca, davvero si preoccuperebbe d’insolentire l’India?

4. Nessuna garanzia
Dassault s’è rifiutata di garantire i Rafale fabbricati in India, suggerendo una scarsa opinione della produzione indiana. D’accordo, l’India non è la Germania o il Giappone. Ma se Intel può sviluppare microchip in India, e la Tata fornire agli Stati Uniti portelli per elicotteri, allora qual è il problema della Francia? Semplicemente dimostra pura arroganza e apatia completa verso le necessità della Difesa dell’India. Acquistando la licenza di produzione del Rafale, l’India dovrà costruire un’intera nuova fabbrica, cioè re-inventare la ruota. D’altra parte, Hindustan Aeronautics Ltd produce i Su-30MKI e può aumentarne la produzione aggiungendo semplicemente una linea di assemblaggio supplementare. Se scoppiasse la guerra, non c’è niente di più rassicurante che sapere che gli aeromobili perduti saranno sostituiti da realizzazioni nazionali piuttosto da importazioni.

5. Perché acquistare un clone?
Comunque la si guardi il Rafale sembra il doppione del Flanker. Secondo Defence Industry Daily: “Una combinazione di optronica agli infrarossi OST di Thales/ SAGEM e missili a medio raggio MBDA MICA IR, consente al Rafale d’integrare i missili radarguidati passivamente per furtivi attacchi ad aerei nemici oltre l’orizzonte. Allo stato attuale, tale funzionalità è duplicata solo dagli aerei russi della famiglia dei Sukhoj Su-27/30 e dai MiG-29 avanzati”. Acquisire il Rafale è quasi come comprare un mini Su-30MKI. Perché pagare di più per un aereo che è meno efficiente di quello che l’India utilizza attualmente? E se l’IAF vuole altri caccia medi, che c’è di sbagliato negli altamente efficienti MiG-29, impiegati anche in alcuni Paesi della NATO? Il governo indiano ha appena ordinato la riduzione di 13000 crore di rupie delle spese di esercito, marina e aviazione quest’anno. Se l’IAF ha ancora voglia di portare avanti l’affare, con il rischio di sballare il bilancio della Difesa, allora l’unica spiegazione è che molti soldi sono finiti ai vertici. Poiché gli accordi militari con la Russia sono finalizzati tra governi, le tangenti sono escluse o improbabili. Ciò spiegherebbe l’inclinazione dei capi della Difesa a ‘diversificare’ e alle acquisizioni non russe.

070206Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passerebbe dai Rafale ai jet russi

RIA Novosti RBTH 10 gennaio 2015i_remeskov_mig-29upg_ub_1280Il Ministero della Difesa indiano potrebbe rifiutarsi di acquisire i caccia francesi Rafale acquisendo invece i russi Su-30MKI, scrive il New Economic Times. Tra le ragioni che hanno portato la dirigenza della Difesa indiana a pensare di annullare il contratto sul Rafale, che ha vinto la gara nel 2012, l’articolo indica l’aumento dei prezzi richiesto per i jet e la riluttanza della Francia a trasferire tecnologie avanzate agli indiani. Inoltre, se l’India spenderà più soldi per il Rafale, questo potrebbe portare a una riduzione dei finanziamenti per i programmi di sviluppo dei caccia Tejas e AMCA. “E’ noto che Dassault Aviation, produttrice del Rafale, è riluttante a garantire le performance degli aerei costruiti su licenza dalla società indiana Hindustan Aeronautics Ltd (HAL), pur avendo ricevuto una richiesta di proposta per il trasferimento di tecnologie”, afferma Bharat Karnad, analista del quotidiano. Secondo l’analista, il Su-30MKI costa circa il 50% in meno rispetto al Rafale. Con 12 miliardi di dollari, che l’India aveva originariamente previsto di spendere per i caccia multiruolo dell’Aeronautica Militare indiana, invece di 126 Rafale, il Paese può acquistare 255 dei più recenti caccia indiani Tejas e russi Sukhoi Su-30 e MiG-29K. Inoltre, l’India risparmierebbe su logistica, addestramento dei piloti e manutenzione, in quanto la società HAL produce già il Su-30MKI su licenza. Ancora, tale operazione è afflitta dai problemi riguardanti la consegna delle due portaelicotteri Mistral. La prima nave d’assalto anfibio Mistral, la Vladivostok, i francesi avrebbero dovuto trasferirla alla Marina russa il 14 novembre. Tuttavia, il presidente francese Francois Hollande aveva già deciso di ritardarne la consegna citando l’attuale situazione in Ucraina.

1779194Russia e India completano il programma per il caccia di quinta generazione
Sputnik 10/01/2015

Il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili ha riferito che Russia e India hanno completato la realizzazione della versione per l’esportazione del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL.
Russia e India hanno completato il progetto preliminare del Caccia di 5.ta generazione della Sukhoj/HAL (FGFA), ha dichiarato il direttore regionale della cooperazione internazionale presso la Società unita russo-indiana di produzione degli aeromobili. “Oggi, noi e i nostri colleghi indiani abbiamo completato la creazione della versione da esportazione del PAK-FA, conosciuta in India come FGFA. Abbiamo documenti e cognizione degli obiettivi della prossima fase della progettazione e della dimensione della futura produzione“, ha detto Andrej Marshankin in un’intervista alla Radio russa. Marshankin ha notato che, mentre la versione russa del jet da combattimento di quinta generazione ha un solo pilota, l’Indian Air Force preferisce aerei biposto. “Nelle difficili condizioni della guerra moderna è estremamente difficile manovrare (l’aereo) e simultaneamente attaccare il nemico. Attualmente, gli indiani suggeriscono che la versione indiana del caccia di quinta generazione sia biposto“, ha detto. Il Sukhoj PAK-FA (T-50) è il primo caccia stealth delle forze aeree russe, destinato a succedere ai jet da combattimento Sukhoi Su-27 e Mikojan MiG-29. Il velivolo ha effettuato il primo volo di prova nel 2010 e le consegne inizieranno nel 2016. Il FGFA, sviluppato congiuntamente dalla russa Sukhoj e dall’indiana Hindustan Aeronautics Limited, è un derivato del PAK-FA.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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