Modi a Washington: Perché l’India non diventerà un alleato degli Stati Uniti

Alexander Mercouris, The Duran 13 giugno 2016

Le ultime mosse dell’India non indicano che rompe con i BRICS o aderisca ad un’alleanza degli Stati Uniti contro la Cina. Semplicemente l’India persegue la propria politica tradizionale posizionandosi tra le grandi potenze per trarre il massimo vantaggio per se stessa.

wave_093014115350L’ultima visita del Primo ministro indiano Modi di Washington ha rafforzato i timori che l’India diventi un alleato a pieno titolo degli Stati Uniti. I motivi per pensarlo sono stati abilmente discussi dal collega Andrew Korybko in due pregiati articoli per The Duran. Per chi sia interessato ai dettagli delle reciproche mosse di Stati Uniti e India non ha modo migliore per cominciare che da questi due articoli qui e qui. Però davvero l’India abbandona la tradizionale politica di non allineamento alleandosi con Washington e seppellendo di fatto i BRICS? Non ho alcun dubbio che ciò è creduto da Washington. Sono sicuro che dopo la visita del Primo ministro Modi, la politica estera di Washington sarà occupata a congratularsi per il successo nel staccare l’India da Russia e Cina. I tappi di champagne a Langley e Foggy Bottom senza dubbio volano mentre scrivo, e non ho dubbi che Andrew Korybko abbia riprodotto con assoluta precisione come il gioco sull’India sia visto dalla Beltway. Tuttavia sospetto che a New Delhi le cose appaino piuttosto diverse. Sono abbastanza sicuro che speranze e paure di un’alleanza indiana con gli Stati Uniti siano esagerate. Prima di discutere delle ragioni per dirlo, è necessario capirne il retroterra.
Gran parte della preoccupazione espressa sul flirt del Primo ministro Modi con Washington deriva da un equivoco sul suo passato. C’era l’opinione diffusa su Modi, prima di divenire primo ministro dell’India, che poiché gli Stati Uniti gli negarono il visto per gli Stati Uniti, in qualche modo gli si opponesse, suscitando sorpresa quando si è scoperto che non è ostile agli Stati Uniti, con un pizzico di sensazione di tradimento in certi ambienti. In realtà il rifiuto degli Stati Uniti del visto riflette semplicemente l’ignoranza della politica indiana e la propensione degli Stati Uniti a darsi arie, in questo caso sui disordini settari nel Gujarat del 2002, quando Modi era primo ministro dello Stato, ritenuto dagli Stati Uniti responsabile. L’episodio del visto non dice nulla sulle opinioni attuali di Modi sugli Stati Uniti ed è irrilevante per l’azione da primo ministro dell’India, radicata nelle esigenze, ragioni politiche ed interessi nazionali dell’India. In breve e molto crudamente, la politica indiana dall’indipendenza ha seguito una delle due linee tradizioni: la “socialdemocrazia” laica di sinistra associata al Congresso o il conservatorismo liberista associato a ciò che viene spesso chiamato movimento nazionalista hindutva. Assai in generale, durante la guerra fredda, i politici indiani associati al Congresso tendevano verso Mosca, mentre i politici filo-hindutva tendevano ad essere più in sintonia con Washington. Modi proviene dal nazionalismo hindutva. Salì al potere da leader della destra hindutva del BJP dopo aver sconfitto il Congresso nel 2014, alle elezioni parlamentari, e lui stesso si presenta come seguace del precedente Primo ministro del BJP di tendenza hindutva Atal Bihari Vajpayee, il cui nome Modi aveva ripetutamente invocato nel discorso al Congresso degli Stati Uniti, durante la visita negli Stati Uniti. Le radici hindutva di Modi bastano a spiegarne la preferenza per rapporti più stretti con Washington. Vi sono ragioni pratiche tuttavia che lo spingerebbero a tale deriva, in ogni caso, come nel caso del predecessore del Congresso Manmohan Singh.
La prima sono le nette richieste per un maggiore allineamento con gli Stati Uniti da parte della comunità affaristica apertamente pro-USA incentrata sulla città portuale indiana di Mumbai (Bombay). Costituisce una componente fondamentale della circoscrizione politica di Modi e semplicemente non può ignorarla. La seconda è il desiderio di attirare investimenti dagli Stati Uniti per sostenere il programma di rapida crescita e modernizzazione economica. Questa è la priorità assoluta dell’India fin dall’arrivo di Manmohan Singh al Ministero delle Finanze nel governo del Congresso del 1990, liberalizzando l’economia dell’India. Alla luce di questi fattori, Modi ha effettivamente intrattenuto rapporti con gli Stati Uniti. E’ importante dire comunque che tali rapporti seguono la consolidata tradizione dell’India di cercare buoni rapporti con gli Stati Uniti. Alla fine degli anni ’70, il leader di quello che allora era il partito Janata (l’antenato del BJP), il Primo ministro Morarji Desai, era ampiamente sospettato di aver fornito intelligence sul governo indiano a Washington durante la guerra indo-pakistana del 1971. Vero o no, ci sono prove che Henry Kissinger abbia almeno considerato Morarji Desai una risorsa dell’intelligence degli Stati Uniti (per una discussione approfondita della controversa questione, vedasi il capitolo sulla guerra indo-pakistana del 1971 in The Price of Poewr di Seymour Hersh) e difatti seguì una politica più amichevole verso gli Stati Uniti e il Pakistan di quanto fecero i governi del Congresso del periodo. Atal Bihari Vajpayee, predecessore di Modi a capo del BJP e come Primo ministro indiano, durante il premierato compì i primi passi del presente rapporto USA-India, con la visita nel 2000 del presidente degli Stati Uniti Clinton, la prima in India di un presidente degli Stati Uniti dopo 22 anni. L’evento chiave che creò le attuali relazioni strette tra Stati Uniti ed India, tuttavia, non avvenne con Vajpayee, o addirittura Modi. Si ebbe durante l’ultimo periodo del governo del Congresso, quando l’amministrazione di George W. Bush tentò con decisione e in ultima analisi con successo, tra il 2005 e il 2008, di stringere buoni rapporti con l’India. Il culmine in questo periodo, e chiave di volta del rapporto USA-India acutamente indicato tale da Modi nel discorso al Congresso degli Stati Uniti durante la visita, avvenne nel 2008 con l’accordo nucleare civile India-Stati Uniti dove sostanzialmente gli USA riconoscono l’India grande potenza nucleare. Basti dire che il primo ministro indiano, al momento dell’accordo nucleare civile India-Stati Uniti, non era altri che Manmohan Singh, che qualcuno indica come leale ai BRICS e che rappresentò l’India al vertice di fondazione del gruppo a Ekaterinburg nel 2009. È del tutto naturale che Modi, come Manmohan Singh prima, voglia costruire il rapporto con gli Stati Uniti forgiato durante le premiership di Vajpayee e Manmohan Singh. Così, dopo tutto, forse adempie alle proprie esigenze politiche e agli interessi nazionali dell’India. L’India non ha alcun interesse a farsi nemici gli Stati Uniti, ed è del tutto naturale che voglia trarre il maggior numero di vantaggi dagli Stati Uniti, mantenendo un buon rapporto con essi. Però sul grande gioco strategico, per aver buoni rapporti con gli Stati Uniti, l’India deve allinearsi con Washington contro Pechino e Mosca?
Prima di rispondere è necessario dire qualcosa sulla storia dei rapporti dell’India con Pechino e Mosca. La relazioni dell’India con la Cina dall’indipendenza sono state complesse e difficili. I rapporti dell’India con la Russia dall’indipendenza al contrario sono stati semplici e facili. Cina e India hanno avuto relazioni molto strette negli anni ’50, molto più di oggi. Quando sembrava che i primi ministri dei due Paesi, Zhou Enlai e Jawaharlal Nehru, avessero forgiato una stretta amicizia le relazioni crollarono nel 1960 sul Tibet e le dispute di frontiera, con una breve ma feroce guerra combattuta tra i due Paesi nel 1962, quando la Russia si schierò con l’India, sebbene questa venisse ampiamente sconfitta dalla Cina, che occupò gran parte quello che era in precedenza territorio indiano. Le relazioni tra India e Cina rimasero molto tese fino alla morte di Mao Zedong nel 1976, che al momento avvertirono considerevolmente. Nel primo periodo dei rapporti tesi, la Cina però forgiò un’alleanza con il nemico perenne dell’India, il Pakistan, che continua fino ad oggi e che aggiunge ulteriore conflittualità al rapporto indiano-cinese. Con la Russia invece il rapporto è stato semplice e buono. India e Russia sono amici intimi da quando l’India è indipendente dalla Gran Bretagna (l’ambasciatore indiano Krishna Menon fu l’ultimo visitatore straniero ricevuto da Stalin prima della morte nel 1953). Alla fine degli anni ’60, mentre i rapporti di Mosca con la Cina si deterioravano, Russia e India divennero di fatto alleati contro Cina e Pakistan, con la Russia che forniva all’India cruciali aiuti militari, permettendole la vittoria nella guerra indo-pakistana del 1971. Dal collasso dell’URSS, le relazioni tra Russia e India risultarono ridotte, divenendo inevitabilmente più distanti ma rimanendo assai amichevoli. Data la complessa e difficile storia delle relazioni dell’India con la Cina, e data l’enorme avanzata della potenza cinese dagli anni ’70, e data la riduzione della potenza dell’ex-partner dell’India, la Russia, nello stesso periodo, e considerando che la Russia si sé avvicinata alla Cina alleandovisi, è del tutto comprensibile che l’India voglia assicurarsi rispetto la Cina rafforzando i legami con Washington. L’India sicuramente lo farebbe anche se non ci fossero convincenti ragioni economiche (vedi sopra). Tuttavia, oggettivamente ciò che colpisce è la moderazione dell’India nel perseguire questo obiettivo. Mentre l’India ha certamente seguito la logica del miglioramento delle relazioni con Washington, è stata attenta a mantenere i suoi tradizionalmente buoni rapporti con Mosca, e Manmohan Singh e Modi hanno mantenuto aperti i contatti con la Cina, collaborando con la Cina e la Russia nei BRICS. La ragione per cui l’India ha perseguito questo corso equilibrato è in realtà chiarita dagli articoli di Andrew Korybko. Le aspirazioni dell’India ad essere accettata come grande potenza, in ultima analisi sono incompatibili con la subordinazione a Washington, il rapporto di subordinazione verso gli Stati Uniti è l’unico rapporto che Washington oggi appare capace di forgiare con le altre potenze. Oltre a ciò, l’India non ha più interesse ad avere nemica la Cina come nel caso degli Stati Uniti. La Cina è di gran lunga più potente dell’India che non può sconfiggere militarmente come l’esperienza avrà insegnato, e l’impegno degli Stati Uniti a “difendere” l’India dalla Cina è fatuo. La Cina è anche il maggiore partner commerciale dell’India, e come gli Stati Uniti, è un potenziale investitore cruciale nell’economia indiana. Dal punto di vista dell’India mantenere un rapporto operativo con la Cina è prevalentemente nel suo interesse, anche se per motivi storicamente comprensibili il rapporto con la Cina non può essere privo di conflitti o essere caloroso. Tutto ciò indica il tipo di politica che Modi al momento segue, che fu seguita in precedenza dai due predecessori Vajpayee e Manmohan Singh: buoni rapporti con Washington e Mosca, combinati con una certa diffidenza verso la Cina, ma con la costante volontà di lavorare con essa nell’interesse nazionale dell’India attraverso il gruppo BRICS e le varie altre istituzioni che i cinesi creano. Visto in questo contesto è ora possibile leggere in modo corretto il discorso di Modi al Congresso degli Stati Uniti.
Il discorso conteneva tutti i soliti luoghi comuni amati dagli statunitensi: invocazione della “libertà”, luoghi comuni sulla democrazia statunitense, lusinghieri promemoria di come l’India sia una democrazia, peana in lode delle imprese statunitensi, riferimenti ad Abramo Lincoln, Norman Borlaug, Thoreau, Gandhi, Martin Luther king e Walt Whitman (nel caso di scelte interessanti su cui porre alcune domande) e l’eroica lotta comune al terrorismo islamista. Non ha neanche fatto alcuna promessa agli Stati Uniti. L’intero tenore del discorso è stato un invito agli Stati Uniti a sostenere l’India con niente di sostanziale in cambio. È importante sottolineare che nel discorso non c’è un solo riferimento al trattato di supporto logistico discusso a lungo nei due articoli di Andrew Korybko. Se l’accordo sul supporto logistico può divenire una sorta di onnicomprensivo rapporto militare, come Andrew Korybko scrive, ed è senza dubbio questo che gli Stati Uniti credono, è importante dire che che può avvenire solo se l’India si avvia su quella strada. Per come stanno le cose, è improbabile. Dal punto di vista indiano, l’accordo di supporto logistico va visto per quello che è: una polizza assicurativa che l’India ha stipulato con gli Stati Uniti contro la Cina, cui poter attingere se le relazioni con la Cina si guastassero, ma che l’India in ultima analisi prende in considerazione su pressione degli Stati Uniti, che l’ha offerto gratuitamente all’India. La visita di Modi al Congresso degli Stati Uniti e il suo discorso non sono infatti un’eccezione per i primi ministri indiani che di rito, ormai regolarmente, compiono quando visitano gli Stati Uniti. Discorsi simili furono fatti al Congresso degli Stati Uniti dai precedenti primi ministri indiani Rajiv Gandhi, Atal Bihari Vajpayee e Manmohan Singh. Per Modi, l’intervento va considerato un successo, anche se effettivamente non ha offerto nulla ai congressisti, entusiasti per le lusinghe del suo discorso. Il risultato è che Modi ha lasciato Washington con l’approvazione del Congresso su concessioni commerciali e altre vendite di armi.
Dopo aver ottenuto ciò che voleva da Washington, la successiva mossa di Modi dice tutto ciò che si va conosciuto della vera natura della politica indiana. Al ritorno a New Delhi, dove si spera i dispositivi di ascolto degli USA non potessero sentirlo, la prima cosa che fece fu telefonare al partner dei BRICS, il Presidente russo Putin, presumibilmente su una linea sicura. La breve nota del Cremlino sulla telefonata suggerisce che si prepara un vertice Putin – Modi. Definisce puntualmente le relazioni tra India e Russia come “partnership strategica privilegiata”, bilanciando le parole simili usate a Washington per descrivere il rapporto dell’India con gli Stati Uniti. Anche se non si può sapere esattamente cosa Modi e Putin si siano detti, è estremamente probabile che Modi abbia dato a Putin un resoconto dettagliato della visita negli Stati Uniti e che tale fosse lo scopo della telefonata. E’ anche estremamente probabile che un resoconto completo della conversazione Modi – Putin, forse anche una trascrizione, sia stata inviato dal Cremlino a Pechino e che Modi abbia chiamato con l’intenzione che succedesse. In sintesi, l’azione dell’India verso Washington non è quella di un Paese che si riposiziona da alleato degli Stati Uniti contro gli ex-partner Russia e Cina. Né è un tentativo dell’India di giocare una parte contro l’altra. Piuttosto, va vist per quello che è sicuramente: un’attenta manovra di una grande potenza emergente che cerca il massimo vantaggio nel sistema internazionale sempre più fluido. Russi e cinesi lo capiscono senza dubbio, soprattutto perché, come la telefonata di Modi a Putin dimostra, gli indiani fanno attenzione a tenerli informati su ciò che fanno. Gli Stati Uniti, ossessionati dai loro complessi giochi geopolitici, quasi certamente non capiranno ciò che gli indiani pensano, e neanche se gli Stati Uniti avessero un approccio convenzionale alla politica estera, tale comprensione sarebbe abbastanza facile.
Cosi andò l’ultima volta che gli Stati Uniti cercarono di giocare una grande potenza asiatica emergente contro un rivale. Negli anni ’80 gli Stati Uniti cercarono di giocare la “carta cinese” contro Mosca, ignari del fatto che mentre agiva così, russi e cinesi sistemavano tranquillamente le loro differenze. Gli Stati Uniti fecero una serie di concessioni unilaterali per “conquistare” la Cina, proprio come fanno con l’India ora, tra cui la fatale apertura dei mercati degli Stati Uniti alle merci cinesi. Il resto, come si suol dire, è storia.0e00ea42-92d4-4724-870c-8bd3e8381566Wallpaper2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’India deve accelerare sul PAK-FA

Rakesh Krishnan Simha RBTH 10 giugno 20166764870305_2d001e6833_oCon due distinti aerei stealth cinesi in produzione, l’Indian Air Force deve concentrare l’attenzione sulla rapida acquisizione di una propria flotta stealth.

Con la Cina che ha completato i test di volo dei suoi caccia stealth iniziandone la produzione in serie, l’India deve mostrare urgenza nell’acquisire il caccia stealth PAK-FA. L’avanzato aviogetto cinese J-20 è all’ottavo prototipo e, dopo i test di volo, è pronto per la produzione in serie. L’altro caccia stealth, più piccolo, il J-31 progettato per l’esportazione verso clienti come il Pakistan, è anch’esso pronto a decollare. Nell’ultimo rapporto al Congresso degli Stati Uniti, il dipartimento della Difesa dice che questi aerei di quinta generazione “potrebbero entrare in servizio entro il 2018” ed avverte che i nuovi stealth potranno consentire all’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) di dominare i cieli regionali. Il rapporto del Pentagono del maggio 2016, dal titolo ‘Sviluppi militari e sicurezza della Repubblica popolare cinese’, dice: “La Cina cerca di sviluppare questi velivoli avanzati per migliorare le capacità di proiezione di potenza regionale e per rafforzare la capacità di colpire basi aeree e strutture regionali. La PLAAF ha osservato l’impiego dei militari esteri di aerei stealth e considera questa tecnologia basilare per trasformare la propria aeronautica da prevalentemente territoriale a capace di operazioni offensive e difensive. I leader della PLAAF credono che gli aerei stealth daranno un vantaggio operativo offensivo negando all’avversario il tempo di mobilitare e attuare operazioni difensive“. Sulla base degli ultimi prototipi, il Pentagono dice che questi caccia hanno “alta manovrabilità, bassa osservabilità e vani interni per le armi“. Inoltre, entrambi i velivoli hanno radar avanzati per ricerca, puntamento e protezione dalle contromisure elettroniche nemiche. Il rapporto non dice se il J-31 sarà esclusivamente destinato all’esportazione, ma sembra probabile che lo stealth più piccolo sia progettato, come l’F-35 statunitense, pensando all’esportazione. Essendo il Pakistan è un test di mercato per la Cina, la Pakistan Air Force (PAF) potrebbe essere il primo cliente straniero del J-31. A dire il vero, l’economia pakistana quasi fallimentare non potrà i permettersi questi aviogetti costosi. Ma la Cina, fornitrice affidabile di armi a basso costo del Pakistan, potrebbe fornire il J-31 a prezzo di costo. In alternativa, Islamabad potrebbe ricevere sovvenzioni da Stati Uniti o Arabia Saudita. In un modo o nell’altro, la PAF otterrà lo J-31. Ancora più importante, l’Indian Air Force (IAF) non deve cedere la posizione di leadership regionale. Negli anni ’60 e ’70 il Pakistan, spalla più o meno fedele degli USA, ricevette i più avanzati caccia a reazione degli Stati Uniti come F-86 Sabre, F-104 Starfighter e F-16 Fighting Falcon. Ma il pendolo della superiorità aerea oscillò verso l’IAF con l’arrivo del caccia multiruolo russo MiG-29 nel 1985 e del Sukhoj Su-30MKI nel 1997. Anche un singolo squadrone stealth di circa 14 aviogetti,potrebbe dare alla PAF un vantaggio psicologico ed anche por termine a 31 anni di dominio della IAF per gli aviogetti più avanzati della regione. E’ in tale contesto che l’India deve accelerare sul PAK-FA.j31-01Muta l’attenzione
Da alcuni anni l’IAF si è concentrata sull’aereo da combattimento multiruolo medio (MMRCA). In meno di un decennio il programma passava da 10 miliardi ad almeno 20 miliardi di dollari per 126 aerei. Nella bagarre per i fondi per l’MMRCA, l’IAF si dimostrò scontenta verso il PAK-FA. L’IAF lamentava una costruzione apparentemente sciatta, motori inadeguati e radar insufficiente. E’ un mistero il motivo per cui i vertici dell’IAF abbiano rottamato il proprio futuro caccia stealth, soprattutto considerato unica alternativa all’F-35 statunitense afflitto da problemi di costo e prestazioni. Ma ora che un ex-comandante dell’IAF è sotto inchiesta per aver preso tangenti dal colosso della difesa italiana Finmeccanica, si apprende come tali lamentele fossero politicamente motivate. Chiaramente, c’era una lobby che lavorava contro lo stealth russo a scapito della prontezza al combattimento dell’IAF.

Cambio dei piani della Russia
Nel 2012 l’India ridusse l’ordine da 200 a 144 aerei mentre la Cina pianifica una flotta aeronautica di 2300 caccia e bombardieri, secondo il rapporto del Pentagono). Tre anni dopo la Russia annunciava che avrebbe acquistato un solo squadrone di PAK-FA, molto meno dei 250 stealth previsti in precedenza. Mentre l’IAF certamente sembra spaventata, c’è una buona ragione per cui Mosca fa marcia indietro sul suo aviogetto iù avanzato. L’Aeronautica russa si procurerà altri Sukhoj Su-35, aerei con alcune caratteristiche stealth. Il Su-35 viene anche lanciato come killer di stealth. Nel luglio 2008, in un duello simulato dell’attacco di Su-35 russi contro una flotta di intercettori statunitensi F-22, F/A-18 Super Hornet e F-35 Joint Strike Fighter, gli F-35 furono “bastonati come cuccioli di foca” dall’aviogetto russo. L’esercitazione fu condotta presso la base aerea Hickam dell’US Air Force, nelle Hawaii. Al contrario, l’India non ha la possibilità di avere il Su-35, che tra l’altro è stato ordinato dalla Cina come caccia di ripiego finché gli squadroni furtivi della PLAAF saranno completati. Mentre l’IAF ha quasi 300 Sukhoj, rimanendo una forza potente ed abissalmente superiore alla flotta della PAF, sarebbe imbarazzante per l’India se i pakistani acquisissero un caccia stealth prima dell’India.

Progressi significativi
Mentre gli aviogetti cinesi presto usciranno dalle linee di montaggio, i russi non sono rimasti fermi. E il Ministero della Difesa della Russia annunciava nei primi mesi del 2016 che il nuovo aereo sarà adottato dall’Aeronautica russa nel 2017. Il Janes Defence Weekly riporta che nell’aprile 2016 il Sukhoj PAK-FA ha condotto lanci di munizioni dai vani interni per la prima volta. L’armamento include 2 missili da crociera Kh-31, 2 missili aria-aria R-73 e 6 bombe da 250 kg. L’armamento futuro includerà l’avanzato missile da crociera Kh-74M2, il missile antiradar Kh-58UShK e il missile antinave Kh-35UE. Vi sono stati anche cambiamenti significativi nella struttura della cellula. Il PAK-FA ha diversi vantaggi rispetto agli attuali stealth. Ad esempio, con 2440km/h è più veloce degli aeromobili statunitensi e cinesi, ed ha anche un enorme vantaggio nella resistenza, avendo un raggio di azione di 5500 km, superiore ai 3400 km dell’F-22 statunitense. Il radar del jet russo permette di individuare minacce fino a 400 km di distanza, rispetto ai 210 km dell’F-22.

Ritorno sul tavolo
Nel febbraio 2016, dopo quasi un anno, India e Russia riprendono i colloqui sul PAK-FA, con una delegazione russa di alto livello che arriva a New Delhi per “negoziare sui costi”. L’India, che ha già pompato circa 290 milioni di dollari, media un nuovo accordo con cui Nuova Delhi verserà 3,7 miliardi di dollari invece di 6 per il know-how tecnologico e 3 prototipi del caccia PAK-FA. Mentre l’India sembra essersi svegliata sulla realtà della guerra furtiva nella regione, spetta ai russi concludere i test ed iniziare la produzione in serie. Inoltre, il ritmo di lavoro deve accelerare il più possibile da parte indiana, integrando, come nel Su-30MKI, avionica indiana e occidentale sulla cellula russa. Una rapida adozione dall’IAF si tradurrebbe in vantaggi per l’industria aerospaziale indiana. Gli scienziati nazionali possono studiare l’aereo russo ed incorporarne le caratteristiche nel futuro caccia stealth dell’India.fgfa_nausena_naval_variant__by_arkem8-d63xh8lTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India snobba l’ammiraglio statunitense

MK Bhadrakumar Indian Punchline 6 marzo 2016

Il geniale Ammiraglio Harry Harris

Il geniale Ammiraglio Harry Harris

Secondo Delhi, gli statunitensi in conversazioni private con interlocutori indiani, degli opinionisti, erano irritati dal Ministro della Difesa Manohar Parrikar, proprio come lo erano con AK Antony dell’UPA. Il loro risentimento è lo stesso, Parrikar è “lento” nel processo decisionale. Washington spera che il suo segretario alla Difesa Ashton Carter visiti Delhi il mese prossimo, per poter concludere un paio di accordi sulle armi da miliardi di armi di dollari, sperando inoltre che il Ministero degli Esteri in qualche modo concluda positivamente l’accordo di supporto logistico (LSA). Un alto funzionario del Pentagono ha detto in una audizione al Congresso degli USA la scorsa settimana che lo LSA è finalmente in vista. Il LSA è particolarmente urgente dato che si raccolgono tempeste all’orizzonte dell’Asia occidentale e i cani della guerra tendono il guinzaglio. La Russia dirige la portaerei pesante Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo per guidarvi la flotta schierato. (Qui).
La promozione delle armi e l’incoraggiamento della sinofobia vanno di pari passo nella diplomazia degli Stati Uniti, rafforzandosi a vicenda. Così, vediamo una rinnovata spinta a far salire l’India a bordo della strategia del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti. Per gli Stati Uniti, un’intesa USA-India contro la Cina funzionerebbe bene in quanto avrebbe un impatto inevitabilmente sulla normalizzazione sino-indiana. Così, ultimamente, i funzionari del Pentagono spargono storie sui media secondo cui Stati Uniti e India progettano ‘pattugliamenti congiunti’ nelle acque contese nel Mar Cinese Meridionale, che la Cina rivendica come proprio territorio sovrano. (Vedasi Ufficiale del Pentagono s’intromette nei legami tra India e Cina). A dire il vero, è stata una prestazione magistrale del comandante degli USA nel Pacifico, Ammiraglio Harry Harris, in una conferenza sponsorizzata dal Ministero degli Esteri a Delhi la scorsa settimana, quando si allargava definendo ambito e nome all’idea dei ‘pattugliamenti congiunti’ USA-India nel Mar Cinese Meridionale. Harris ha detto (in presenza di alti funzionari del Ministero degli Esteri indiano e di un alto diplomatico cinese), “In un futuro non troppo lontano, le navi statunitensi e indiane che navigano insieme saranno una fatto comune e ben accolto nelle acque dell’Indo-Asia-Pacifico“. Le spacconate sono tradizionalmente la metà della diplomazia degli Stati Uniti, e gli statunitensi sanno come creare illusioni innescando false percezioni consentendogli di pescare nel torbido. Ma poi l’Ammiraglio Harris è stato colpito in settimana da un razzo sparato da Delhi. Significativamente, è stato l’indeciso, letargico e lento Ministro della Difesa indiano che ha ridimensionato la visione Harris. Parrikar ha detto: “Ad oggi l’India non prende parte a pattugliamenti congiunti ma parteciperà ad esercitazioni congiunte. Quindi il problema dei pattugliamenti congiunti in questo momento non si pone. Non rispondo a ciò che l’ammiraglio degli gli Stati Uniti ha detto. Il nostro punto di vista verrà dato quando ne considereremo ogni aspetto da parte nostra”. (Qui). Parrikar ha anche parlato del LSA: “E’ un beneficio per la nazione su vari aspetti. Abbiamo sicuramente detto che il nostro governo è molto attivo su quasi tutto. Non ci piace ritardare inutilmente le cose. Quindi, facciamo un lavoro corretto, e vi sono discussioni su molte cose“. Una delle cose buone della globalizzazione è che la parola viaggia molto veloce, no? Parrikar sembra sapere che “ritarda inutilmente le cose”.
E’ comprensibile che gli statunitensi spingano l’India a farli entrare dal cancello del ‘Make in India’. Ma non vogliono separarsi dalla loro tecnologia, volendo che l’India continui a comprarla spingendo il governo a prendere decisioni affrettate. Da qui la campagna diffamatoria contro certi funzionari che seguono la loro strada, prima Antony e ora Parrikar. Perfino un neo-segretario congiunto o una segretaria supplementare al MoD finiscono prontamente sotto intenso scrutinio degli statunitensi, per vedere se il loro DNA supporta venditori di armi e loro intermediari (per reciproco vantaggio, naturalmente).

Il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar

Il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Respingendo gli USA, l’India mostra buona volontà verso la Cina

The BRICS Post 2 marzo 2016

pm-modi-li-keqiang-handshake_650x400_71431668876I media cinesi hanno lodato la decisione dell’India di rifiutare di pattugliare il Mar Cinese Meridionale con gli Stati Uniti. Nel secondo commento in una settimana sulla proposta del pattugliamento congiunto India-USA, un articolo di Global Times affermava: “Il governo di New Delhi persegue una diplomazia pragmatica e si sforza di raggiungere un equilibrio tra Stati Uniti e Cina. Alcuni interpretano il rifiuto di New Delhi (di pattugliare congiuntamente il MCS) come rappresaglia per l’approvazione di Washington della vendita di armi ad Islamabad, lo scorso anno. Questo può essere vero. Tuttavia, la ragione fondamentale è che New Delhi comprende il significato della relazione Cina-India per lo sviluppo della nazione. L’India non può permettersi di perdere il sostegno della Cina, motore della crescita economica della nazione“, ha detto l’editoriale. Un articolo di Reuters di febbraio sosteneva che Stati Uniti e India avevano discusso di pattugliamenti navali congiunti nel Mar Cinese Meridionale. Il Ministero degli Esteri indiano aveva detto in seguito che l’articolo della Reuters era falso. “Smentiamo. Non ci saranno pattugliamenti congiunti“, aveva detto Anil Wadhwa, segretario del Ministero degli Esteri dell’India all’VIII Foro del Dialogo a Delhi il 17 febbraio. Il Global Times aveva anche biasimato gli Stati Uniti per “perseguire la politica del ‘divide et impera’“. “Inoltre, New Delhi ha ufficialmente assunto la presidenza dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) da Mosca, a gennaio, ed ospiterà l’ottavo vertice tra pochi mesi. Un’atmosfera accogliente è significativa per il prossimo vertice“, aggiungeva.
Global Times, quotidiano del Partito Comunista della Cina, è noto per i suoi editoriali taglienti. “Rifiutando la proposta degli Stati Uniti, l’India prende posizione e mostra buona volontà verso la Cina” afferma l’articolo dell’organo del partito comunista. Gli editoriali sui media di proprietà dello Stato cinese, come la Global Times, riflettono generalmente il punto di vista del Partito comunista. L’editoriale ha sostenuto che “la Casa Bianca voleva manovrare l’India per i propri interessi” e che gli Stati Uniti “diffidano dell’ascesa dell’India“. “Dal punto di vista degli Stati Uniti, Cina, Russia e India ne minacciano lo status di superpotenza. Gli Stati Uniti non vogliono un’India più forte“, aveva detto. Le relazioni ufficiali tra le due economie più in sviluppo del mondo hanno percorso una lunga strada da quando combatterono una breve guerra di confine nel 1962. Nel tentativo di assicurare pace e tranquillità sul confine, le truppe di frontiera cinesi e indiane a gennaio avevano condotto un’esercitazione congiunta in caso di catastrofe. L’anno scorso Cina e India decisero d’iniziare gli scambi militari e di stabilire una linea diretta tra i comandanti dell’esercito su entrambi i lati del confine contestato. Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Premier cinese Li Keqiang hanno deciso una riunione a maggio per avviare visite annuali tra le forze armate, ampliare gli scambi tra i comandanti al confine e usare un numero verde militare. Il Ministro delle Finanze indiano Arun Jaitley aveva anche lodato i fiorenti legami commerciali e gli investimenti tra India e Cina. “La Cina da un contributo significativo alla crescita globale negli ultimi dieci anni“, aveva detto il Ministro l’anno scorso. “Le grandi economie sono in concorrenza ma non significa che saranno avversarie“, aveva detto rispondendo a domande sulla ‘rivalità’ tra i due vicini.
I membri dei BRICS Cina, India e Russia sono anche i tre maggiori azionisti della Banca di investimenti infrastrutturali asiatica della Cina (AIIB), con diritto di voto del 26,06 per cento, 7,5 per cento e 5,92 per cento rispettivamente. La Banca di sviluppo dei BRICS, l’AIIB ed il Fondo per la Via della Seta sono tutte iniziative della Cina per un nuovo tipo di finanziamento dello sviluppo globale. L’India ha stretto una partnership con la Cina nella Banca BRICS e nell’AIIB.15-modi-li-selfieTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crescente cooperazione nella difesa di Russia e India

Georgij Uvarov, RIR, 28 dicembre 2015

La Cooperazione per la Difesa ha occupato il centro della scena durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Russia, per il vertice annuale India-Russia di Mosca del 24 dicembre, e nella dichiarazione congiunta dopo i colloqui, i leader hanno confermato che la cooperazione nella difesa “rimane uno dei principali elementi del partenariato strategico particolarmente privilegiato tra i due Paesi”.DSC_0090-redflag2008-su30mki-aIl 24 dicembre il Cremlino annunciava la firma di un accordo di cooperazione tra Russia e India per la produzione di elicotteri, anche se i dettagli specifici dell’accordo non sono stati rilasciati. Vladimir Putin ha detto che una direzione “promettente” è lo sviluppo congiunto con l’India di un jet da combattimento multiruolo e di un velivolo da trasporto multiuso. “Non parliamo solo della fornitura di prodotti finiti, ma di stretta collaborazione tecnologica. Un esempio eccezionale di tale cooperazione è la creazione dei missili BrahMos, già entrati in produzione di massa, e versioni antinave di questi missili sono state consegnate alla Marina indiana“, ha detto Putin dopo l’incontro con Modi.

Dai sottomarini agli APC
Il valore totale dei contratti della difesa è stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Un certo numero di importanti contratti nel settore della difesa è probabile sarà annunciato nel prossimo futuro. La Russia deve consegnare 6 jet da combattimento multiruolo Su-30MKI, che saranno assemblati in India. L’India prevede di acquistarne 222. Un altro importante contratto per la fornitura di 151 polivalenti elicotteri da trasporto militare Mi-17V-5 ha già visto la consegna di 148 unità. Entro la fine del 2015, Russia e India dovrebbero passare dal progetto preliminare alla fase di progettazione di base di due progetti congiunti: FGFA e MTA. La moderna cooperazione russo-indiana nel settore della difesa non riguarda solo l’acquisto di attrezzature con un mero contratto “venditore-acquirente”, ma opera su complessi progetti comuni di sviluppo con la partecipazione di aziende pubbliche e private indiane, e produzione su licenza in India. “Le parti hanno ribadito l’intenzione di ampliare il campo di applicazione di tale cooperazione e di utilizzare le opportunità offerte dal Programma “Fatto in India” nella Difesa, incaricando le agenzie competenti a preparare, al più presto, un progetto di accordo tra le organizzazioni e le imprese dei due Paesi che lavorano in questo campo“, ha detto il comunicato ufficiale emesso dopo il vertice di Mosca.

La Russia grande partner nella Difesa
Nel 2014 la Russia ha fornito armi ed equipaggiamenti militari del valore di 4,7 miliardi di dollari all’India. Secondo CAST, la Russia è il maggiore esportatore di prodotti per la difesa in India nel periodo 2007-2014, vendendo prodotti per un valore 22,41 miliardi di dollari.

Aerei
La principale moderna componente d’attacco dell’Indian Air Force (IAF) è l’aviogetto multiruolo Su-30MKI, che sarà potenziato quando sarà equipaggiato con i missili da crociera supersonici BrahMos, sviluppati e prodotti congiuntamente da Russia e India. Il ponte della portaerei Vikramaditya ospiterà gli aviogetti da combattimento MiG-29K/KUB di fabbricazione russa. Il contratto per la fornitura di 29 di questi velivoli sarà completato nel 2016. Altri progetti importanti sono la profonda modernizzazione dei velivoli consegnati all’India negli ultimi anni. La MiG Aircraft Corporation (RAC MIG) aggiornerà l’intera flotta di 60 MiG-29 in servizio nella IAF. La Russia ha completato l’aggiornamento Il-38SD dei velivoli antinave Il-38 in servizio nella Marina indiana. Sono in corso discussioni sulla modernizzazione dei velivoli da trasporto Il-76 e delle aerocisterne Il-78.

Elicotteri
I Mi-17V-5 sono gli elicotteri più diffusi nelle forze armate indiane. Oltre al contratto quasi completato di 151 unità, è probabile che altri 48 elicotteri saranno ordinati dall’India. Il quotidiano ‘indu segnalava a settembre che il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa indiano aveva approvato l’acquisto di 48 Mi-17V5 per la IAF; un contratto del valore di circa 70 miliardi di rupie (1,1 miliardi di dollari). Un altro importante progetto è la produzione in India di 200 elicotteri leggeri Ka-226T. Secondo il progetto di protocollo d’intesa con la società indiana Reliance Defense, la Russia discute con l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL).IAF_Mi-17V-5Difesa aerea
La cooperazione nella difesa raggiungerà il picco coll’acquisto probabile dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 da New Delhi. I sistemi missilistici antiaerei russi saranno interessati da cinque proposte indiane; MANPADS Igla-S, ADMS Tor-M2KM basati su un telaio prodotto dalla società indiana Tata, sistemi missili e cannoni antiaerei Pantsir-S1 e Tunguska-M1. L’India ha anche mostrato interesse per la proposta della Russia per modernizzare i sistemi missilistici di difesa aerea S-125 dell’esercito indiano, al livello Pechora-2M. La Russia propone anche l’aggiornamento del sistema missilistico di difesa aerea a corto raggio da Strela-10M3 a Strela-10M4 o Strela-10MN (versione notturna). Mentre l’India lavora attivamente per realizzare il proprio sistema di difesa aerea a corto raggio, l’Akash, la difesa aerea del Paese si basa sui sistemi sovietici/russi Osa, Strela-10, S-125, S-200, Kub (Kvadrat) e così via.

Mezzi per l’esercito
Il principale “pugno” dell’esercito indiano è costituito dai blindati russi/sovietici, consistenti in diverse migliaia di carri armati T-90 e T-72 e in 1500 BMP-2. Mosca e New Delhi adempiono al contratto per la produzione su licenza dei carri armati T-90S in India. Negoziati si svolgono sul contratto per la fornitura dei nuovi carri armati russi T-90MS, l’ultima versione da esportazione del T-90. Si discute anche la modernizzazione della flotta di carri armati indiani T-72 e T-90. Altri progetti possibili comprendono l’ammodernamento di tutti i BMP-2 indiani. Il più potente sistema lanciarazzi multiplo (MLRS) nell’esercito indiano è il russo Smerch da 300 mm I negoziati interessano la produzione su licenza dei razzi del Smerch.

Flotta di sottomarini
Delhi discuterà l’acquisto di due sottomarini Proekt 636 e vuole anche affittare un secondo sottomarino nucleare russo (dopo il Chakra affittato nel 2012). L’India è pronta ad utilizzare i sottomarini nucleari russi per acquisirne l’esperienza operativa per conto dei propri sottomarini nucleari della classe Arihant. La Russia prevede inoltre di partecipare al concorso per l’acquisto di 6 sottomarini della Marina indiana, con i battelli Proekt 1650 della classe Amur.

Navi di superficie
New Delhi esamina l’eventuale costruzione di altre 3 fregate russe Proekt 11356. 6 di queste navi sono state costruite in Russia e trasferite all’India. Il secondo lotto di navi è dotato di missili Brahmos. Un altro settore è la cooperazione sulle portaerei. Nel 2013, la Marina indiana ha ricevuto la porterei Vikramaditya dalla Russia. Per preparare i piloti sul caccia russo MiG-29K/KUB, la Russia aiuta a costruire una struttura addestrativa a terra, presso Goa. I piloti si addestreranno a decolli e atterraggi simulati di caccia navali. L’India costruisce la sua prima portaerei, la Vikrant. RIA Novosti ha saputo da Sergej Vlasov, CEO della Nevskij PKB, che gli specialisti lavorano per sviluppare apparecchiature aero-tecniche per questa nave. Vlasov ha detto che PKB vuole anche partecipare alla costruzione della seconda portaerei indiana, la Vishal.

Programma Brahmos
Uno dei più riusciti progetti congiunti russo-indiani è il missile da crociera supersonico BrahMos, in servizio sulle navi di superficie della Marina indiana. Sistemi di lancio del BrahMos ora vengono consegnati all’esercito indiano e ci si prepara a testare la versione aerolanciata (dal Su-30MKI), il primo dei quali sarà lanciato nei primi mesi del 2016. I missili BrahMos sono inoltre in fase di preparazione per i sottomarini. I 6 sottomarini diesel-elettrici che l’India prevede di acquistare, dovrebbero essere dotati dei BrahMos. Russia e India valutano anche la possibilità di costruire una versione miniaturizzata del missile, un “mini-BrahMos“, e una versione ipersonica.modi-ship-1_650_061414052011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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