L’India snobba l’ammiraglio statunitense

MK Bhadrakumar Indian Punchline 6 marzo 2016

Il geniale Ammiraglio Harry Harris

Il geniale Ammiraglio Harry Harris

Secondo Delhi, gli statunitensi in conversazioni private con interlocutori indiani, degli opinionisti, erano irritati dal Ministro della Difesa Manohar Parrikar, proprio come lo erano con AK Antony dell’UPA. Il loro risentimento è lo stesso, Parrikar è “lento” nel processo decisionale. Washington spera che il suo segretario alla Difesa Ashton Carter visiti Delhi il mese prossimo, per poter concludere un paio di accordi sulle armi da miliardi di armi di dollari, sperando inoltre che il Ministero degli Esteri in qualche modo concluda positivamente l’accordo di supporto logistico (LSA). Un alto funzionario del Pentagono ha detto in una audizione al Congresso degli USA la scorsa settimana che lo LSA è finalmente in vista. Il LSA è particolarmente urgente dato che si raccolgono tempeste all’orizzonte dell’Asia occidentale e i cani della guerra tendono il guinzaglio. La Russia dirige la portaerei pesante Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo per guidarvi la flotta schierato. (Qui).
La promozione delle armi e l’incoraggiamento della sinofobia vanno di pari passo nella diplomazia degli Stati Uniti, rafforzandosi a vicenda. Così, vediamo una rinnovata spinta a far salire l’India a bordo della strategia del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti. Per gli Stati Uniti, un’intesa USA-India contro la Cina funzionerebbe bene in quanto avrebbe un impatto inevitabilmente sulla normalizzazione sino-indiana. Così, ultimamente, i funzionari del Pentagono spargono storie sui media secondo cui Stati Uniti e India progettano ‘pattugliamenti congiunti’ nelle acque contese nel Mar Cinese Meridionale, che la Cina rivendica come proprio territorio sovrano. (Vedasi Ufficiale del Pentagono s’intromette nei legami tra India e Cina). A dire il vero, è stata una prestazione magistrale del comandante degli USA nel Pacifico, Ammiraglio Harry Harris, in una conferenza sponsorizzata dal Ministero degli Esteri a Delhi la scorsa settimana, quando si allargava definendo ambito e nome all’idea dei ‘pattugliamenti congiunti’ USA-India nel Mar Cinese Meridionale. Harris ha detto (in presenza di alti funzionari del Ministero degli Esteri indiano e di un alto diplomatico cinese), “In un futuro non troppo lontano, le navi statunitensi e indiane che navigano insieme saranno una fatto comune e ben accolto nelle acque dell’Indo-Asia-Pacifico“. Le spacconate sono tradizionalmente la metà della diplomazia degli Stati Uniti, e gli statunitensi sanno come creare illusioni innescando false percezioni consentendogli di pescare nel torbido. Ma poi l’Ammiraglio Harris è stato colpito in settimana da un razzo sparato da Delhi. Significativamente, è stato l’indeciso, letargico e lento Ministro della Difesa indiano che ha ridimensionato la visione Harris. Parrikar ha detto: “Ad oggi l’India non prende parte a pattugliamenti congiunti ma parteciperà ad esercitazioni congiunte. Quindi il problema dei pattugliamenti congiunti in questo momento non si pone. Non rispondo a ciò che l’ammiraglio degli gli Stati Uniti ha detto. Il nostro punto di vista verrà dato quando ne considereremo ogni aspetto da parte nostra”. (Qui). Parrikar ha anche parlato del LSA: “E’ un beneficio per la nazione su vari aspetti. Abbiamo sicuramente detto che il nostro governo è molto attivo su quasi tutto. Non ci piace ritardare inutilmente le cose. Quindi, facciamo un lavoro corretto, e vi sono discussioni su molte cose“. Una delle cose buone della globalizzazione è che la parola viaggia molto veloce, no? Parrikar sembra sapere che “ritarda inutilmente le cose”.
E’ comprensibile che gli statunitensi spingano l’India a farli entrare dal cancello del ‘Make in India’. Ma non vogliono separarsi dalla loro tecnologia, volendo che l’India continui a comprarla spingendo il governo a prendere decisioni affrettate. Da qui la campagna diffamatoria contro certi funzionari che seguono la loro strada, prima Antony e ora Parrikar. Perfino un neo-segretario congiunto o una segretaria supplementare al MoD finiscono prontamente sotto intenso scrutinio degli statunitensi, per vedere se il loro DNA supporta venditori di armi e loro intermediari (per reciproco vantaggio, naturalmente).

Il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar

Il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Respingendo gli USA, l’India mostra buona volontà verso la Cina

The BRICS Post 2 marzo 2016

pm-modi-li-keqiang-handshake_650x400_71431668876I media cinesi hanno lodato la decisione dell’India di rifiutare di pattugliare il Mar Cinese Meridionale con gli Stati Uniti. Nel secondo commento in una settimana sulla proposta del pattugliamento congiunto India-USA, un articolo di Global Times affermava: “Il governo di New Delhi persegue una diplomazia pragmatica e si sforza di raggiungere un equilibrio tra Stati Uniti e Cina. Alcuni interpretano il rifiuto di New Delhi (di pattugliare congiuntamente il MCS) come rappresaglia per l’approvazione di Washington della vendita di armi ad Islamabad, lo scorso anno. Questo può essere vero. Tuttavia, la ragione fondamentale è che New Delhi comprende il significato della relazione Cina-India per lo sviluppo della nazione. L’India non può permettersi di perdere il sostegno della Cina, motore della crescita economica della nazione“, ha detto l’editoriale. Un articolo di Reuters di febbraio sosteneva che Stati Uniti e India avevano discusso di pattugliamenti navali congiunti nel Mar Cinese Meridionale. Il Ministero degli Esteri indiano aveva detto in seguito che l’articolo della Reuters era falso. “Smentiamo. Non ci saranno pattugliamenti congiunti“, aveva detto Anil Wadhwa, segretario del Ministero degli Esteri dell’India all’VIII Foro del Dialogo a Delhi il 17 febbraio. Il Global Times aveva anche biasimato gli Stati Uniti per “perseguire la politica del ‘divide et impera’“. “Inoltre, New Delhi ha ufficialmente assunto la presidenza dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) da Mosca, a gennaio, ed ospiterà l’ottavo vertice tra pochi mesi. Un’atmosfera accogliente è significativa per il prossimo vertice“, aggiungeva.
Global Times, quotidiano del Partito Comunista della Cina, è noto per i suoi editoriali taglienti. “Rifiutando la proposta degli Stati Uniti, l’India prende posizione e mostra buona volontà verso la Cina” afferma l’articolo dell’organo del partito comunista. Gli editoriali sui media di proprietà dello Stato cinese, come la Global Times, riflettono generalmente il punto di vista del Partito comunista. L’editoriale ha sostenuto che “la Casa Bianca voleva manovrare l’India per i propri interessi” e che gli Stati Uniti “diffidano dell’ascesa dell’India“. “Dal punto di vista degli Stati Uniti, Cina, Russia e India ne minacciano lo status di superpotenza. Gli Stati Uniti non vogliono un’India più forte“, aveva detto. Le relazioni ufficiali tra le due economie più in sviluppo del mondo hanno percorso una lunga strada da quando combatterono una breve guerra di confine nel 1962. Nel tentativo di assicurare pace e tranquillità sul confine, le truppe di frontiera cinesi e indiane a gennaio avevano condotto un’esercitazione congiunta in caso di catastrofe. L’anno scorso Cina e India decisero d’iniziare gli scambi militari e di stabilire una linea diretta tra i comandanti dell’esercito su entrambi i lati del confine contestato. Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Premier cinese Li Keqiang hanno deciso una riunione a maggio per avviare visite annuali tra le forze armate, ampliare gli scambi tra i comandanti al confine e usare un numero verde militare. Il Ministro delle Finanze indiano Arun Jaitley aveva anche lodato i fiorenti legami commerciali e gli investimenti tra India e Cina. “La Cina da un contributo significativo alla crescita globale negli ultimi dieci anni“, aveva detto il Ministro l’anno scorso. “Le grandi economie sono in concorrenza ma non significa che saranno avversarie“, aveva detto rispondendo a domande sulla ‘rivalità’ tra i due vicini.
I membri dei BRICS Cina, India e Russia sono anche i tre maggiori azionisti della Banca di investimenti infrastrutturali asiatica della Cina (AIIB), con diritto di voto del 26,06 per cento, 7,5 per cento e 5,92 per cento rispettivamente. La Banca di sviluppo dei BRICS, l’AIIB ed il Fondo per la Via della Seta sono tutte iniziative della Cina per un nuovo tipo di finanziamento dello sviluppo globale. L’India ha stretto una partnership con la Cina nella Banca BRICS e nell’AIIB.15-modi-li-selfieTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crescente cooperazione nella difesa di Russia e India

Georgij Uvarov, RIR, 28 dicembre 2015

La Cooperazione per la Difesa ha occupato il centro della scena durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Russia, per il vertice annuale India-Russia di Mosca del 24 dicembre, e nella dichiarazione congiunta dopo i colloqui, i leader hanno confermato che la cooperazione nella difesa “rimane uno dei principali elementi del partenariato strategico particolarmente privilegiato tra i due Paesi”.DSC_0090-redflag2008-su30mki-aIl 24 dicembre il Cremlino annunciava la firma di un accordo di cooperazione tra Russia e India per la produzione di elicotteri, anche se i dettagli specifici dell’accordo non sono stati rilasciati. Vladimir Putin ha detto che una direzione “promettente” è lo sviluppo congiunto con l’India di un jet da combattimento multiruolo e di un velivolo da trasporto multiuso. “Non parliamo solo della fornitura di prodotti finiti, ma di stretta collaborazione tecnologica. Un esempio eccezionale di tale cooperazione è la creazione dei missili BrahMos, già entrati in produzione di massa, e versioni antinave di questi missili sono state consegnate alla Marina indiana“, ha detto Putin dopo l’incontro con Modi.

Dai sottomarini agli APC
Il valore totale dei contratti della difesa è stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Un certo numero di importanti contratti nel settore della difesa è probabile sarà annunciato nel prossimo futuro. La Russia deve consegnare 6 jet da combattimento multiruolo Su-30MKI, che saranno assemblati in India. L’India prevede di acquistarne 222. Un altro importante contratto per la fornitura di 151 polivalenti elicotteri da trasporto militare Mi-17V-5 ha già visto la consegna di 148 unità. Entro la fine del 2015, Russia e India dovrebbero passare dal progetto preliminare alla fase di progettazione di base di due progetti congiunti: FGFA e MTA. La moderna cooperazione russo-indiana nel settore della difesa non riguarda solo l’acquisto di attrezzature con un mero contratto “venditore-acquirente”, ma opera su complessi progetti comuni di sviluppo con la partecipazione di aziende pubbliche e private indiane, e produzione su licenza in India. “Le parti hanno ribadito l’intenzione di ampliare il campo di applicazione di tale cooperazione e di utilizzare le opportunità offerte dal Programma “Fatto in India” nella Difesa, incaricando le agenzie competenti a preparare, al più presto, un progetto di accordo tra le organizzazioni e le imprese dei due Paesi che lavorano in questo campo“, ha detto il comunicato ufficiale emesso dopo il vertice di Mosca.

La Russia grande partner nella Difesa
Nel 2014 la Russia ha fornito armi ed equipaggiamenti militari del valore di 4,7 miliardi di dollari all’India. Secondo CAST, la Russia è il maggiore esportatore di prodotti per la difesa in India nel periodo 2007-2014, vendendo prodotti per un valore 22,41 miliardi di dollari.

Aerei
La principale moderna componente d’attacco dell’Indian Air Force (IAF) è l’aviogetto multiruolo Su-30MKI, che sarà potenziato quando sarà equipaggiato con i missili da crociera supersonici BrahMos, sviluppati e prodotti congiuntamente da Russia e India. Il ponte della portaerei Vikramaditya ospiterà gli aviogetti da combattimento MiG-29K/KUB di fabbricazione russa. Il contratto per la fornitura di 29 di questi velivoli sarà completato nel 2016. Altri progetti importanti sono la profonda modernizzazione dei velivoli consegnati all’India negli ultimi anni. La MiG Aircraft Corporation (RAC MIG) aggiornerà l’intera flotta di 60 MiG-29 in servizio nella IAF. La Russia ha completato l’aggiornamento Il-38SD dei velivoli antinave Il-38 in servizio nella Marina indiana. Sono in corso discussioni sulla modernizzazione dei velivoli da trasporto Il-76 e delle aerocisterne Il-78.

Elicotteri
I Mi-17V-5 sono gli elicotteri più diffusi nelle forze armate indiane. Oltre al contratto quasi completato di 151 unità, è probabile che altri 48 elicotteri saranno ordinati dall’India. Il quotidiano ‘indu segnalava a settembre che il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa indiano aveva approvato l’acquisto di 48 Mi-17V5 per la IAF; un contratto del valore di circa 70 miliardi di rupie (1,1 miliardi di dollari). Un altro importante progetto è la produzione in India di 200 elicotteri leggeri Ka-226T. Secondo il progetto di protocollo d’intesa con la società indiana Reliance Defense, la Russia discute con l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL).IAF_Mi-17V-5Difesa aerea
La cooperazione nella difesa raggiungerà il picco coll’acquisto probabile dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 da New Delhi. I sistemi missilistici antiaerei russi saranno interessati da cinque proposte indiane; MANPADS Igla-S, ADMS Tor-M2KM basati su un telaio prodotto dalla società indiana Tata, sistemi missili e cannoni antiaerei Pantsir-S1 e Tunguska-M1. L’India ha anche mostrato interesse per la proposta della Russia per modernizzare i sistemi missilistici di difesa aerea S-125 dell’esercito indiano, al livello Pechora-2M. La Russia propone anche l’aggiornamento del sistema missilistico di difesa aerea a corto raggio da Strela-10M3 a Strela-10M4 o Strela-10MN (versione notturna). Mentre l’India lavora attivamente per realizzare il proprio sistema di difesa aerea a corto raggio, l’Akash, la difesa aerea del Paese si basa sui sistemi sovietici/russi Osa, Strela-10, S-125, S-200, Kub (Kvadrat) e così via.

Mezzi per l’esercito
Il principale “pugno” dell’esercito indiano è costituito dai blindati russi/sovietici, consistenti in diverse migliaia di carri armati T-90 e T-72 e in 1500 BMP-2. Mosca e New Delhi adempiono al contratto per la produzione su licenza dei carri armati T-90S in India. Negoziati si svolgono sul contratto per la fornitura dei nuovi carri armati russi T-90MS, l’ultima versione da esportazione del T-90. Si discute anche la modernizzazione della flotta di carri armati indiani T-72 e T-90. Altri progetti possibili comprendono l’ammodernamento di tutti i BMP-2 indiani. Il più potente sistema lanciarazzi multiplo (MLRS) nell’esercito indiano è il russo Smerch da 300 mm I negoziati interessano la produzione su licenza dei razzi del Smerch.

Flotta di sottomarini
Delhi discuterà l’acquisto di due sottomarini Proekt 636 e vuole anche affittare un secondo sottomarino nucleare russo (dopo il Chakra affittato nel 2012). L’India è pronta ad utilizzare i sottomarini nucleari russi per acquisirne l’esperienza operativa per conto dei propri sottomarini nucleari della classe Arihant. La Russia prevede inoltre di partecipare al concorso per l’acquisto di 6 sottomarini della Marina indiana, con i battelli Proekt 1650 della classe Amur.

Navi di superficie
New Delhi esamina l’eventuale costruzione di altre 3 fregate russe Proekt 11356. 6 di queste navi sono state costruite in Russia e trasferite all’India. Il secondo lotto di navi è dotato di missili Brahmos. Un altro settore è la cooperazione sulle portaerei. Nel 2013, la Marina indiana ha ricevuto la porterei Vikramaditya dalla Russia. Per preparare i piloti sul caccia russo MiG-29K/KUB, la Russia aiuta a costruire una struttura addestrativa a terra, presso Goa. I piloti si addestreranno a decolli e atterraggi simulati di caccia navali. L’India costruisce la sua prima portaerei, la Vikrant. RIA Novosti ha saputo da Sergej Vlasov, CEO della Nevskij PKB, che gli specialisti lavorano per sviluppare apparecchiature aero-tecniche per questa nave. Vlasov ha detto che PKB vuole anche partecipare alla costruzione della seconda portaerei indiana, la Vishal.

Programma Brahmos
Uno dei più riusciti progetti congiunti russo-indiani è il missile da crociera supersonico BrahMos, in servizio sulle navi di superficie della Marina indiana. Sistemi di lancio del BrahMos ora vengono consegnati all’esercito indiano e ci si prepara a testare la versione aerolanciata (dal Su-30MKI), il primo dei quali sarà lanciato nei primi mesi del 2016. I missili BrahMos sono inoltre in fase di preparazione per i sottomarini. I 6 sottomarini diesel-elettrici che l’India prevede di acquistare, dovrebbero essere dotati dei BrahMos. Russia e India valutano anche la possibilità di costruire una versione miniaturizzata del missile, un “mini-BrahMos“, e una versione ipersonica.modi-ship-1_650_061414052011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ratline del SIIL e del MI6 e la minaccia all’India

Shelley Kasli Rete Voltaire Bangalore (India) 10 settembre 2015

Mentre la giustizia inglese prova il sostegno del MI6 al SIIL, il governo inglese avverte l’omologo indiano di un possibile attacco da parte del SIIL. Shelley Kasli, redattore del nuovo trimestrale Great Game India, torna sull’uso del terrorismo da parte delle potenze coloniali.

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Bherlin Gildo

Bherlin Gildo

L’accusa a un cittadino svedese di attività terroristiche in Siria crolla presso l’Old Bailey dopo che è apparso chiaro che agenzie di sicurezza e d’intelligence della Gran Bretagna erano profondamente imbarazzate dal prosieguo del processo, secondo The Guardian [1]. Bherlin Gildo era processato all’Old Bailey di Londra, accusato di frequentare un campo di addestramento per terroristi tra il 2012 e il 2013, e di avere informazioni utili per un terrorista. Ma il caso fu abbandonato e lui scagionato dalle accuse dopo una disputa tra gli avvocati e i servizi di sicurezza inglesi e svedesi. Il 1° giugno 2015, scrive Seumas Milne, il processo a Londra allo svedese Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è crollato dopo che è apparso chiaro che agenti segreti inglesi armavano gli stessi gruppi ribelli che l’imputato era accusato di sostenere. L’accusa ha abbandonato il caso, a quanto pare per evitare d’imbarazzare i servizi d’intelligence. La difesa ha sostenuto che proseguire il processo sarebbe stato un “affronto alla giustizia”, essendoci molte prove sullo Stato inglese che forniva “ampio supporto” all’opposizione armata siriana. Non solo “assistenza non letale”, come vanta il governo (tra cui giubbotti antiproiettile e veicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e invio segreto di “armi su ampia scala” [2]. Articoli citano l’MI6 cooperare con la CIA sulla “linea dei ratti” per trasferire armi dai depositi libici ai ribelli siriani nel 2012 dopo la caduta del regime di Gheddafi [3]. È interessante notare che un rapporto segreto recentemente declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti [4], scritto nell’agosto 2012, previde in modo inquietante, ed accolse efficacemente, la prospettiva di un “principato salafita” in Siria orientale e di uno Stato islamico controllato da al-Qaida in Siria e Iraq. In netto contrasto con le pretese occidentali attuali, il documento della Defense Intelligence Agency identifica al-Qaida in Iraq (divenuta SIIL) e compari salafiti come le “principali forze motrici dell’insurrezione in Siria”, e afferma che “Paesi occidentali, Stati del Golfo e Turchia” sostengono gli sforzi dell’opposizione per prendere il controllo della Siria orientale. Alzare la “possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno”, il rapporto del Pentagono prosegue, “questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica degli sciiti in espansione (Iraq e Iran)“[5]. Tuttavia questo è solo l’ultimo di una serie di casi del genere.

Guerra psicologica – come l’MI6 controlla il SIIL
imageDa mesi c’è la notizia che 400 inglesi si sono uniti ai jihadisti in Siria. Il ministro degli Esteri William Hague l’ha detto. Tuttavia, il numero dei jihadisti inglesi è molto più grande ed è stato rivelato che alcuni di loro sono stati addestrati come jihadisti sunniti da un mullah saudita, che li reclutava in una moschea inglese sotto gli occhi attenti del MI6. The Independent nel giugno 2014 riportava che secondo il deputato di Birmingham Khalid Mahmood almeno 1500 cittadini inglesi, se non di più, si sono uniti alla jihad terroristica in Siria e Iraq [6], rigettando la cifra di 400 diffusa dall’Aja, e di 500 jihadisti secondo il capo dell’antiterrorismo inglese Sir Peter Fahy [7]. “Immagino che 1500 certamente siano pochi. Se si guarda al territorio del Paese, ci sono numerose persone che partono“, ha affermato Mahmood. Cosa ancora più rivelatrice è il rapporto secondo cui alcuni di tali jihadisti sono stati addestrati da un predicatore saudita che opera in una moschea di Cardiff. Il Daily Mail del giugno 2104 indicava Muhamad al-Arifi, che invocava la guerra santa per rovesciare il regime di Bashar al-Assad parlando al centro al-Manar a Cardiff, Galles [8]. Sebbene bandito dalla Svizzera per le sue opinioni estremiste, al-Arifi ha visitato più volte il Regno Unito. Un sunnita accusato di fomentare tensioni con gli sciiti, che definisce essere il male ed accusandone gli aderenti di sequestro di persona, cuocere e scuoiare bambini. Una fonte vicina alla comunità yemenita di Cardiff ha detto al Mail Online: “Questi tizi sono istruiti (presso al-Manar) per combattere gli sciiti, combatterli laddove sono nati. L’insegnamento (dell’al-Manar) aiuta il reclutamento. Se qualcuno cerca di reclutarmi, non vorrei partire a meno che non ne sia convinto. Ma una volta che sono istruito, tutto quello che serve è qualcuno che dice ‘vieni e ti guiderò’.” Questo ci ricorda il jihadista adolescente di Coventry che ‘combatte al fianco dei terroristi del SIIL in Iraq e in Siria’ soprannominato ‘Osama bin Bieber’ [9]. L’anno scorso funzionari tedeschi fecero irruzione in due container in transito nel porto di Amburgo e sequestrarono 14000 documenti comprovanti che Usama bin Ladin veniva finanziato dalla banca della regina inglese Coutts, che fa parte della Royal Bank of Scotland. Dopo le accuse del Daily Mail del 23 giugno 2014, nell’articolo intitolato La banca della regina costretta a negare che Usama bin Ladin aveva un conto, dopo il sequestro di 14000 documenti della filiale nelle Isole Cayman, la banca della regina ha negato l’accusa del quotidiano, dicendo che Usama bin Ladin non ha mai avuto un conto [10]. Nel 2012, Coutts fu multata per 8,75 milioni di sterline per mancanze ‘gravi e sistematiche’ nel maneggiare denaro di sospetti criminali o despoti stranieri.

Il capo del SIIL è un’operazione psicologica
Hamid Dawud Muhamad Qalil al-Zawi, più comunemente noto come Abu Umar al-Baghdadi, era a capo dell’organizzazione di coordinamento composta da otto gruppi e dell’organizzazione successiva, lo Stato Islamico dell’Iraq, SIIL. Tuttavia, nel luglio 2007, l’esercito USA riferì che al-Baghdadi non era mai esistito. Il detenuto identificato come Qalid al-Mashadani, un intermediario indipendente di Usama bin Ladin, sosteneva che al-Baghdadi è un personaggio di fantasia creato per dare un volto iracheno a un gruppo terroristico straniero, e che le dichiarazioni attribuite ad al-Baghdadi erano effettivamente lette da un attore iracheno [11]. Secondo il generale di brigata Kevin Bergner, Abdullah Rashid al-Baghdadi non è mai esistito ed è in realtà un personaggio immaginario le cui dichiarazioni audio-registrate furono prodotte da un attore di nome Abu Adullah al-Naima per la guerra psicologica, come riportato dal New York Times. Il generale di brigata Kevin Bergner attualmente fa parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA come assistente speciale del presidente e Senior Director per l’Iraq [12]. Prima di tale incarico era Vicecomandante Generale delle Forze Multinazionali a Mosul, in Iraq. Ha lavorato anche come direttore per gli affari politici-militari (Medio Oriente) nello staff congiunto del dipartimento della Difesa.

Che dire della minaccia del SIIL all’India?
02-1425277895-mumbai-terror-attacks-2008-600Nella riunione del gruppo congiunto antiterrorismo anglo-indiano di Londra del 15-16 gennaio di quest’anno, i funzionari inglesi avvertirono le controparti indiane di un possibile attacco terroristico del SIIL sul suolo indiano [13]. Il 28 luglio, USA Today rivelava l’Apocalisse dello Stato Islamico (ISIS) [14]. Il giornale legava il documento apocalittico di 32 pagine a qualche “cittadino pachistano con collegamenti tra i taliban pakistani”. Un’indagine pubblicata da USA Today e riportata dall’American Media Institute riferisce del documento in urdu ottenuto da un cittadino pakistano collegato ai taliban pakistani. “Il documento avverte che sono in corso “preparativi” per un attentato in India e prevede che l’attacco provocherà il confronto apocalittico con gli USA“, dice l’articolo. Il documento, secondo l’articolo, è stato tradotto in modo indipendente in inglese da uno studioso di Harvard e verificato da numerosi ufficiali dell’intelligence. Il documento è stato valutato da tre funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti, che ritengono il documento autentico sulla base di sigle uniche, del linguaggio usato per descrivere i capi, dello stile e dell’abbinamento a testi religiosi e altri documenti dal SIIL, aggiungeva USA Today. Tuttavia, il Ministero degli Interni dell’India ha definito “spazzatura” il presunto documento del SIIL che farebbe capire che il gruppo terroristico si prepara ad attaccare l’India per provocare lo scontro con gli Stati Uniti. “E’ spazzatura“, ha detto il segretario unitario della sicurezza interna MA Ganapathy ai giornalisti [15]. Se, infatti, il documento è una frode, solleva seri interrogativi sui legami tra MI6 e CIA e SIIL; considerando che la minaccia apocalittica e il piano di attacco sono emanati dalla stessa fonte sospettata di aver creato la minaccia. Tuttavia, alcuna spiegazione è stata fornita dal Ministero sul perché lo definisca ‘spazzatura’, né una spiegazione è cercata da governi occidentali, agenzie d’intelligence e media che hanno pubblicato un rapporto così delicato e falso travolgendo tutti i media globali in un vortice. D’altra parte il mese scorso, il Ministero degli Interni dell’India annunciava di lavorare a una strategia nazionale anti-SIIL [16]. Molti dati dall’intelligence seguirono dopo la pubblicazione di tali articoli in tutta l’India. Secondo quanto riferito, l’appello radicale del SIIL dilagava in dieci Stati indiani. Il mese scorso un medico inglese è stato arrestato nel Jammu & Kashmir per aver piazzato IED [17]. La polizia ha detto che Baba è un fisioterapista che vive a Londra dal 2006. Era tornato tre mesi prima. Perché i terroristi di al-Qaida e SIIL nel J&K hanno tutti collegamenti con la Gran Bretagna? Ancora più importante, perché tali legami non sono perseguiti dalle agenzie d’intelligence indiane? Sorprendentemente anche i dati dell’intelligence si cui agiamo attivamente sono forniti dagli stessi Paesi. Come potremmo formulare una strategia per orientare le nostre agenzie di sicurezza nel contrastare una minaccia se ignoriamo e non tentiamo nemmeno di capire ciò? Come nel caso di un qualsiasi gruppo terroristico, molti di tali gruppi sono controllati non solo dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo, ma da nazioni sponsorizzate dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Quindi, anche se tutte le prove portano alla frontiera nord-occidentale dell’India, non cerchiamo di sapere chi istiga tali gruppi, le loro azioni, il loro modo di agire e i loro precedenti, che dovrebbero guidarci nel fare ciò che un Paese sovrano neutrale… dovrebbe fare. Ignoriamo totalmente questo aspetto e anche la più rudimentale indagine forense nel nostro approccio agli attentati sui treni a Mumbai (un seguito degli attentati ai treni spagnoli prima degli attentati di Mumbai del 26 novembre) [18]. Speriamo di avviarci in questa nuova direzione.
511G2ANegli ultimi anni del regime di Reagan, la nomenclatura che si adattava agli interessi degli Stati Uniti divenne prassi nel Terzo Mondo. Nel caso delle nazioni oggetto del rollback (ad esempio il Nicaragua), i governi furono definiti terroristi e gli insorti etichettati democratici. Nel caso dei Paesi sostenuti contro le insurrezioni “comuniste” (ad esempio, El Salvador e Filippine), i governi erano chiamati democratici e gli insorti etichettati terroristi.
da Rollback di Thomas Bodenheimer e Robert Gould
Un fenomeno recente emerge dalla dissoluzione dell’era sovietica, se vi è più di un attore geopolitico coinvolto in una qualsiasi nazione presa di mira, come Nigeria, Indonesia o India, la guerra tra gli attori geopolitici si riversa sui Paesi presi di mira. Proprio come nel caso della compagnia delle Indie orientali, ogni volta che i Paesi di origine (Inghilterra, Francia, Olanda, ecc) entravano in guerra in Europa, i loro rappresentanti nelle colonie indiane e africane entravano in guerra. Così ogni volta che un attore geopolitico sente che il proprio territorio è violato in tutti i Paesi presi di mira, allora non esita ad eliminare gli altri o i loro sostenitori nei Paesi bersaglio. A seconda del teatro, tali operazioni di sabotaggio sono chiamate con vari nomi e molti governi le impediscono con varie azioni preventive. Purtroppo in India non c’è uno studio completo sul terrorismo che abbia tale prospettiva. La nostra determinazione eccessiva a concentrarsi sul terrorismo islamico o jihad, anche se adatta al nostro bisogno emotivo, comprende solo meno di un quarto degli atti terroristici perpetrati sul suolo indiano da oltre tre decenni. Sovversione, sabotaggio, attentati, rapimenti, bombardamenti, anche simbolici, anche se fatti da tutti i gruppi terroristici, ci si limita e preoccupa solo del terrorismo jihadista, rendendo inefficace la nostra risposta a tutto il terrorismo e la sua prevenzione in India.47000010.cachedNote
[1] “Terror trial collapses after fears of deep embarrassment to security services”, Richard Norton-Taylor, The Guardian, June 1, 2015.
[2] “Now the truth emerges: how the US fuelled the rise of Isis in Syria and Iraq”, Seumas Milne, The Guardian, June 3, 2015.
[3] “The Red Line and the Rat Line”, Seymour Hersh, London Review of Books, Vol. 36 No. 8, April 17, 2014. Voltaire Network.
[4] Download the DIA August 2012 Report.
[5] “Pentagon report predicted West’s support for Islamist rebels would create ISIS”, Nafeez Ahmed, Insurge Intelligence, May 22, 2015.
[6] “Iraq crisis: Isis ‘has recruited at least 1,500 Britons’ to fight abroad, warns Birmingham MP”, Adam Withnall, The Independent, June 23, 2014,
[7] “Cardiff mosque: We were not involved in radicalisation”, ITV News, June 26, 2015.
[8] “Did this preacher groom the jihadi Britons? Notorious cleric visited mosque where terror brothers worshipped”, Sam Marsden, Jim Norton & Luke Salkeld, Daily Mail, June 22, 2014.
[9] “The jihadist schoolboy dubbed ’Osama Bin Bieber’: Teenager from Coventry ’fighting alongside ISIS terrorists in Iraq and Syria”, Sam Webb, Daily Mail, June 22, 2014.
[10] “Queen’s bank forced to deny that Osama Bin Laden had an account there after 14,000 documents seized from Cayman Islands branch”, Daily Mail, June 23, 2014.
[11] “Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says”, Michael R. Gordon, The New York Times, July 18, 2007. “Al Qaïda en Irak: faut-il croire George Bush ou ses généraux?“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 25 juillet 2007.
[12] “Kevin J. Bergner, Special Assistant to the President and Senior Director for Iraq”, Biography, The White House, 2007.
[13] “Britain warns India of possible terror attack by ISIS”, The Indian Express, January 20, 2015.
[14] “Islamic State recruitment document seeks to provoke ’end of the world’”, Sara A. Carter, USA Today, and American Media Institute, July 28, 2015.
[15] “ISIS document on attacking India rubbish: Home Ministry”, India Today, July 29, 2015.
[16] “Government plans several strategies to counter ISIS threat to India”, PTI Agency, August 1, 2015.
[17] “British doctor arrested in J&K for ’planting IEDS’”, Naseer Ganai, Daily Mail India, August 3, 2015.
[18] “Globalized Terror In A Liberalized World”, Great Game India, July 1, 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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