La crescente cooperazione nella difesa di Russia e India

Georgij Uvarov, RIR, 28 dicembre 2015

La Cooperazione per la Difesa ha occupato il centro della scena durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Russia, per il vertice annuale India-Russia di Mosca del 24 dicembre, e nella dichiarazione congiunta dopo i colloqui, i leader hanno confermato che la cooperazione nella difesa “rimane uno dei principali elementi del partenariato strategico particolarmente privilegiato tra i due Paesi”.DSC_0090-redflag2008-su30mki-aIl 24 dicembre il Cremlino annunciava la firma di un accordo di cooperazione tra Russia e India per la produzione di elicotteri, anche se i dettagli specifici dell’accordo non sono stati rilasciati. Vladimir Putin ha detto che una direzione “promettente” è lo sviluppo congiunto con l’India di un jet da combattimento multiruolo e di un velivolo da trasporto multiuso. “Non parliamo solo della fornitura di prodotti finiti, ma di stretta collaborazione tecnologica. Un esempio eccezionale di tale cooperazione è la creazione dei missili BrahMos, già entrati in produzione di massa, e versioni antinave di questi missili sono state consegnate alla Marina indiana“, ha detto Putin dopo l’incontro con Modi.

Dai sottomarini agli APC
Il valore totale dei contratti della difesa è stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Un certo numero di importanti contratti nel settore della difesa è probabile sarà annunciato nel prossimo futuro. La Russia deve consegnare 6 jet da combattimento multiruolo Su-30MKI, che saranno assemblati in India. L’India prevede di acquistarne 222. Un altro importante contratto per la fornitura di 151 polivalenti elicotteri da trasporto militare Mi-17V-5 ha già visto la consegna di 148 unità. Entro la fine del 2015, Russia e India dovrebbero passare dal progetto preliminare alla fase di progettazione di base di due progetti congiunti: FGFA e MTA. La moderna cooperazione russo-indiana nel settore della difesa non riguarda solo l’acquisto di attrezzature con un mero contratto “venditore-acquirente”, ma opera su complessi progetti comuni di sviluppo con la partecipazione di aziende pubbliche e private indiane, e produzione su licenza in India. “Le parti hanno ribadito l’intenzione di ampliare il campo di applicazione di tale cooperazione e di utilizzare le opportunità offerte dal Programma “Fatto in India” nella Difesa, incaricando le agenzie competenti a preparare, al più presto, un progetto di accordo tra le organizzazioni e le imprese dei due Paesi che lavorano in questo campo“, ha detto il comunicato ufficiale emesso dopo il vertice di Mosca.

La Russia grande partner nella Difesa
Nel 2014 la Russia ha fornito armi ed equipaggiamenti militari del valore di 4,7 miliardi di dollari all’India. Secondo CAST, la Russia è il maggiore esportatore di prodotti per la difesa in India nel periodo 2007-2014, vendendo prodotti per un valore 22,41 miliardi di dollari.

Aerei
La principale moderna componente d’attacco dell’Indian Air Force (IAF) è l’aviogetto multiruolo Su-30MKI, che sarà potenziato quando sarà equipaggiato con i missili da crociera supersonici BrahMos, sviluppati e prodotti congiuntamente da Russia e India. Il ponte della portaerei Vikramaditya ospiterà gli aviogetti da combattimento MiG-29K/KUB di fabbricazione russa. Il contratto per la fornitura di 29 di questi velivoli sarà completato nel 2016. Altri progetti importanti sono la profonda modernizzazione dei velivoli consegnati all’India negli ultimi anni. La MiG Aircraft Corporation (RAC MIG) aggiornerà l’intera flotta di 60 MiG-29 in servizio nella IAF. La Russia ha completato l’aggiornamento Il-38SD dei velivoli antinave Il-38 in servizio nella Marina indiana. Sono in corso discussioni sulla modernizzazione dei velivoli da trasporto Il-76 e delle aerocisterne Il-78.

Elicotteri
I Mi-17V-5 sono gli elicotteri più diffusi nelle forze armate indiane. Oltre al contratto quasi completato di 151 unità, è probabile che altri 48 elicotteri saranno ordinati dall’India. Il quotidiano ‘indu segnalava a settembre che il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa indiano aveva approvato l’acquisto di 48 Mi-17V5 per la IAF; un contratto del valore di circa 70 miliardi di rupie (1,1 miliardi di dollari). Un altro importante progetto è la produzione in India di 200 elicotteri leggeri Ka-226T. Secondo il progetto di protocollo d’intesa con la società indiana Reliance Defense, la Russia discute con l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL).IAF_Mi-17V-5Difesa aerea
La cooperazione nella difesa raggiungerà il picco coll’acquisto probabile dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 da New Delhi. I sistemi missilistici antiaerei russi saranno interessati da cinque proposte indiane; MANPADS Igla-S, ADMS Tor-M2KM basati su un telaio prodotto dalla società indiana Tata, sistemi missili e cannoni antiaerei Pantsir-S1 e Tunguska-M1. L’India ha anche mostrato interesse per la proposta della Russia per modernizzare i sistemi missilistici di difesa aerea S-125 dell’esercito indiano, al livello Pechora-2M. La Russia propone anche l’aggiornamento del sistema missilistico di difesa aerea a corto raggio da Strela-10M3 a Strela-10M4 o Strela-10MN (versione notturna). Mentre l’India lavora attivamente per realizzare il proprio sistema di difesa aerea a corto raggio, l’Akash, la difesa aerea del Paese si basa sui sistemi sovietici/russi Osa, Strela-10, S-125, S-200, Kub (Kvadrat) e così via.

Mezzi per l’esercito
Il principale “pugno” dell’esercito indiano è costituito dai blindati russi/sovietici, consistenti in diverse migliaia di carri armati T-90 e T-72 e in 1500 BMP-2. Mosca e New Delhi adempiono al contratto per la produzione su licenza dei carri armati T-90S in India. Negoziati si svolgono sul contratto per la fornitura dei nuovi carri armati russi T-90MS, l’ultima versione da esportazione del T-90. Si discute anche la modernizzazione della flotta di carri armati indiani T-72 e T-90. Altri progetti possibili comprendono l’ammodernamento di tutti i BMP-2 indiani. Il più potente sistema lanciarazzi multiplo (MLRS) nell’esercito indiano è il russo Smerch da 300 mm I negoziati interessano la produzione su licenza dei razzi del Smerch.

Flotta di sottomarini
Delhi discuterà l’acquisto di due sottomarini Proekt 636 e vuole anche affittare un secondo sottomarino nucleare russo (dopo il Chakra affittato nel 2012). L’India è pronta ad utilizzare i sottomarini nucleari russi per acquisirne l’esperienza operativa per conto dei propri sottomarini nucleari della classe Arihant. La Russia prevede inoltre di partecipare al concorso per l’acquisto di 6 sottomarini della Marina indiana, con i battelli Proekt 1650 della classe Amur.

Navi di superficie
New Delhi esamina l’eventuale costruzione di altre 3 fregate russe Proekt 11356. 6 di queste navi sono state costruite in Russia e trasferite all’India. Il secondo lotto di navi è dotato di missili Brahmos. Un altro settore è la cooperazione sulle portaerei. Nel 2013, la Marina indiana ha ricevuto la porterei Vikramaditya dalla Russia. Per preparare i piloti sul caccia russo MiG-29K/KUB, la Russia aiuta a costruire una struttura addestrativa a terra, presso Goa. I piloti si addestreranno a decolli e atterraggi simulati di caccia navali. L’India costruisce la sua prima portaerei, la Vikrant. RIA Novosti ha saputo da Sergej Vlasov, CEO della Nevskij PKB, che gli specialisti lavorano per sviluppare apparecchiature aero-tecniche per questa nave. Vlasov ha detto che PKB vuole anche partecipare alla costruzione della seconda portaerei indiana, la Vishal.

Programma Brahmos
Uno dei più riusciti progetti congiunti russo-indiani è il missile da crociera supersonico BrahMos, in servizio sulle navi di superficie della Marina indiana. Sistemi di lancio del BrahMos ora vengono consegnati all’esercito indiano e ci si prepara a testare la versione aerolanciata (dal Su-30MKI), il primo dei quali sarà lanciato nei primi mesi del 2016. I missili BrahMos sono inoltre in fase di preparazione per i sottomarini. I 6 sottomarini diesel-elettrici che l’India prevede di acquistare, dovrebbero essere dotati dei BrahMos. Russia e India valutano anche la possibilità di costruire una versione miniaturizzata del missile, un “mini-BrahMos“, e una versione ipersonica.modi-ship-1_650_061414052011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ratline del SIIL e del MI6 e la minaccia all’India

Shelley Kasli Rete Voltaire Bangalore (India) 10 settembre 2015

Mentre la giustizia inglese prova il sostegno del MI6 al SIIL, il governo inglese avverte l’omologo indiano di un possibile attacco da parte del SIIL. Shelley Kasli, redattore del nuovo trimestrale Great Game India, torna sull’uso del terrorismo da parte delle potenze coloniali.

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Bherlin Gildo

Bherlin Gildo

L’accusa a un cittadino svedese di attività terroristiche in Siria crolla presso l’Old Bailey dopo che è apparso chiaro che agenzie di sicurezza e d’intelligence della Gran Bretagna erano profondamente imbarazzate dal prosieguo del processo, secondo The Guardian [1]. Bherlin Gildo era processato all’Old Bailey di Londra, accusato di frequentare un campo di addestramento per terroristi tra il 2012 e il 2013, e di avere informazioni utili per un terrorista. Ma il caso fu abbandonato e lui scagionato dalle accuse dopo una disputa tra gli avvocati e i servizi di sicurezza inglesi e svedesi. Il 1° giugno 2015, scrive Seumas Milne, il processo a Londra allo svedese Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è crollato dopo che è apparso chiaro che agenti segreti inglesi armavano gli stessi gruppi ribelli che l’imputato era accusato di sostenere. L’accusa ha abbandonato il caso, a quanto pare per evitare d’imbarazzare i servizi d’intelligence. La difesa ha sostenuto che proseguire il processo sarebbe stato un “affronto alla giustizia”, essendoci molte prove sullo Stato inglese che forniva “ampio supporto” all’opposizione armata siriana. Non solo “assistenza non letale”, come vanta il governo (tra cui giubbotti antiproiettile e veicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e invio segreto di “armi su ampia scala” [2]. Articoli citano l’MI6 cooperare con la CIA sulla “linea dei ratti” per trasferire armi dai depositi libici ai ribelli siriani nel 2012 dopo la caduta del regime di Gheddafi [3]. È interessante notare che un rapporto segreto recentemente declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti [4], scritto nell’agosto 2012, previde in modo inquietante, ed accolse efficacemente, la prospettiva di un “principato salafita” in Siria orientale e di uno Stato islamico controllato da al-Qaida in Siria e Iraq. In netto contrasto con le pretese occidentali attuali, il documento della Defense Intelligence Agency identifica al-Qaida in Iraq (divenuta SIIL) e compari salafiti come le “principali forze motrici dell’insurrezione in Siria”, e afferma che “Paesi occidentali, Stati del Golfo e Turchia” sostengono gli sforzi dell’opposizione per prendere il controllo della Siria orientale. Alzare la “possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno”, il rapporto del Pentagono prosegue, “questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica degli sciiti in espansione (Iraq e Iran)“[5]. Tuttavia questo è solo l’ultimo di una serie di casi del genere.

Guerra psicologica – come l’MI6 controlla il SIIL
imageDa mesi c’è la notizia che 400 inglesi si sono uniti ai jihadisti in Siria. Il ministro degli Esteri William Hague l’ha detto. Tuttavia, il numero dei jihadisti inglesi è molto più grande ed è stato rivelato che alcuni di loro sono stati addestrati come jihadisti sunniti da un mullah saudita, che li reclutava in una moschea inglese sotto gli occhi attenti del MI6. The Independent nel giugno 2014 riportava che secondo il deputato di Birmingham Khalid Mahmood almeno 1500 cittadini inglesi, se non di più, si sono uniti alla jihad terroristica in Siria e Iraq [6], rigettando la cifra di 400 diffusa dall’Aja, e di 500 jihadisti secondo il capo dell’antiterrorismo inglese Sir Peter Fahy [7]. “Immagino che 1500 certamente siano pochi. Se si guarda al territorio del Paese, ci sono numerose persone che partono“, ha affermato Mahmood. Cosa ancora più rivelatrice è il rapporto secondo cui alcuni di tali jihadisti sono stati addestrati da un predicatore saudita che opera in una moschea di Cardiff. Il Daily Mail del giugno 2104 indicava Muhamad al-Arifi, che invocava la guerra santa per rovesciare il regime di Bashar al-Assad parlando al centro al-Manar a Cardiff, Galles [8]. Sebbene bandito dalla Svizzera per le sue opinioni estremiste, al-Arifi ha visitato più volte il Regno Unito. Un sunnita accusato di fomentare tensioni con gli sciiti, che definisce essere il male ed accusandone gli aderenti di sequestro di persona, cuocere e scuoiare bambini. Una fonte vicina alla comunità yemenita di Cardiff ha detto al Mail Online: “Questi tizi sono istruiti (presso al-Manar) per combattere gli sciiti, combatterli laddove sono nati. L’insegnamento (dell’al-Manar) aiuta il reclutamento. Se qualcuno cerca di reclutarmi, non vorrei partire a meno che non ne sia convinto. Ma una volta che sono istruito, tutto quello che serve è qualcuno che dice ‘vieni e ti guiderò’.” Questo ci ricorda il jihadista adolescente di Coventry che ‘combatte al fianco dei terroristi del SIIL in Iraq e in Siria’ soprannominato ‘Osama bin Bieber’ [9]. L’anno scorso funzionari tedeschi fecero irruzione in due container in transito nel porto di Amburgo e sequestrarono 14000 documenti comprovanti che Usama bin Ladin veniva finanziato dalla banca della regina inglese Coutts, che fa parte della Royal Bank of Scotland. Dopo le accuse del Daily Mail del 23 giugno 2014, nell’articolo intitolato La banca della regina costretta a negare che Usama bin Ladin aveva un conto, dopo il sequestro di 14000 documenti della filiale nelle Isole Cayman, la banca della regina ha negato l’accusa del quotidiano, dicendo che Usama bin Ladin non ha mai avuto un conto [10]. Nel 2012, Coutts fu multata per 8,75 milioni di sterline per mancanze ‘gravi e sistematiche’ nel maneggiare denaro di sospetti criminali o despoti stranieri.

Il capo del SIIL è un’operazione psicologica
Hamid Dawud Muhamad Qalil al-Zawi, più comunemente noto come Abu Umar al-Baghdadi, era a capo dell’organizzazione di coordinamento composta da otto gruppi e dell’organizzazione successiva, lo Stato Islamico dell’Iraq, SIIL. Tuttavia, nel luglio 2007, l’esercito USA riferì che al-Baghdadi non era mai esistito. Il detenuto identificato come Qalid al-Mashadani, un intermediario indipendente di Usama bin Ladin, sosteneva che al-Baghdadi è un personaggio di fantasia creato per dare un volto iracheno a un gruppo terroristico straniero, e che le dichiarazioni attribuite ad al-Baghdadi erano effettivamente lette da un attore iracheno [11]. Secondo il generale di brigata Kevin Bergner, Abdullah Rashid al-Baghdadi non è mai esistito ed è in realtà un personaggio immaginario le cui dichiarazioni audio-registrate furono prodotte da un attore di nome Abu Adullah al-Naima per la guerra psicologica, come riportato dal New York Times. Il generale di brigata Kevin Bergner attualmente fa parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA come assistente speciale del presidente e Senior Director per l’Iraq [12]. Prima di tale incarico era Vicecomandante Generale delle Forze Multinazionali a Mosul, in Iraq. Ha lavorato anche come direttore per gli affari politici-militari (Medio Oriente) nello staff congiunto del dipartimento della Difesa.

Che dire della minaccia del SIIL all’India?
02-1425277895-mumbai-terror-attacks-2008-600Nella riunione del gruppo congiunto antiterrorismo anglo-indiano di Londra del 15-16 gennaio di quest’anno, i funzionari inglesi avvertirono le controparti indiane di un possibile attacco terroristico del SIIL sul suolo indiano [13]. Il 28 luglio, USA Today rivelava l’Apocalisse dello Stato Islamico (ISIS) [14]. Il giornale legava il documento apocalittico di 32 pagine a qualche “cittadino pachistano con collegamenti tra i taliban pakistani”. Un’indagine pubblicata da USA Today e riportata dall’American Media Institute riferisce del documento in urdu ottenuto da un cittadino pakistano collegato ai taliban pakistani. “Il documento avverte che sono in corso “preparativi” per un attentato in India e prevede che l’attacco provocherà il confronto apocalittico con gli USA“, dice l’articolo. Il documento, secondo l’articolo, è stato tradotto in modo indipendente in inglese da uno studioso di Harvard e verificato da numerosi ufficiali dell’intelligence. Il documento è stato valutato da tre funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti, che ritengono il documento autentico sulla base di sigle uniche, del linguaggio usato per descrivere i capi, dello stile e dell’abbinamento a testi religiosi e altri documenti dal SIIL, aggiungeva USA Today. Tuttavia, il Ministero degli Interni dell’India ha definito “spazzatura” il presunto documento del SIIL che farebbe capire che il gruppo terroristico si prepara ad attaccare l’India per provocare lo scontro con gli Stati Uniti. “E’ spazzatura“, ha detto il segretario unitario della sicurezza interna MA Ganapathy ai giornalisti [15]. Se, infatti, il documento è una frode, solleva seri interrogativi sui legami tra MI6 e CIA e SIIL; considerando che la minaccia apocalittica e il piano di attacco sono emanati dalla stessa fonte sospettata di aver creato la minaccia. Tuttavia, alcuna spiegazione è stata fornita dal Ministero sul perché lo definisca ‘spazzatura’, né una spiegazione è cercata da governi occidentali, agenzie d’intelligence e media che hanno pubblicato un rapporto così delicato e falso travolgendo tutti i media globali in un vortice. D’altra parte il mese scorso, il Ministero degli Interni dell’India annunciava di lavorare a una strategia nazionale anti-SIIL [16]. Molti dati dall’intelligence seguirono dopo la pubblicazione di tali articoli in tutta l’India. Secondo quanto riferito, l’appello radicale del SIIL dilagava in dieci Stati indiani. Il mese scorso un medico inglese è stato arrestato nel Jammu & Kashmir per aver piazzato IED [17]. La polizia ha detto che Baba è un fisioterapista che vive a Londra dal 2006. Era tornato tre mesi prima. Perché i terroristi di al-Qaida e SIIL nel J&K hanno tutti collegamenti con la Gran Bretagna? Ancora più importante, perché tali legami non sono perseguiti dalle agenzie d’intelligence indiane? Sorprendentemente anche i dati dell’intelligence si cui agiamo attivamente sono forniti dagli stessi Paesi. Come potremmo formulare una strategia per orientare le nostre agenzie di sicurezza nel contrastare una minaccia se ignoriamo e non tentiamo nemmeno di capire ciò? Come nel caso di un qualsiasi gruppo terroristico, molti di tali gruppi sono controllati non solo dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo, ma da nazioni sponsorizzate dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Quindi, anche se tutte le prove portano alla frontiera nord-occidentale dell’India, non cerchiamo di sapere chi istiga tali gruppi, le loro azioni, il loro modo di agire e i loro precedenti, che dovrebbero guidarci nel fare ciò che un Paese sovrano neutrale… dovrebbe fare. Ignoriamo totalmente questo aspetto e anche la più rudimentale indagine forense nel nostro approccio agli attentati sui treni a Mumbai (un seguito degli attentati ai treni spagnoli prima degli attentati di Mumbai del 26 novembre) [18]. Speriamo di avviarci in questa nuova direzione.
511G2ANegli ultimi anni del regime di Reagan, la nomenclatura che si adattava agli interessi degli Stati Uniti divenne prassi nel Terzo Mondo. Nel caso delle nazioni oggetto del rollback (ad esempio il Nicaragua), i governi furono definiti terroristi e gli insorti etichettati democratici. Nel caso dei Paesi sostenuti contro le insurrezioni “comuniste” (ad esempio, El Salvador e Filippine), i governi erano chiamati democratici e gli insorti etichettati terroristi.
da Rollback di Thomas Bodenheimer e Robert Gould
Un fenomeno recente emerge dalla dissoluzione dell’era sovietica, se vi è più di un attore geopolitico coinvolto in una qualsiasi nazione presa di mira, come Nigeria, Indonesia o India, la guerra tra gli attori geopolitici si riversa sui Paesi presi di mira. Proprio come nel caso della compagnia delle Indie orientali, ogni volta che i Paesi di origine (Inghilterra, Francia, Olanda, ecc) entravano in guerra in Europa, i loro rappresentanti nelle colonie indiane e africane entravano in guerra. Così ogni volta che un attore geopolitico sente che il proprio territorio è violato in tutti i Paesi presi di mira, allora non esita ad eliminare gli altri o i loro sostenitori nei Paesi bersaglio. A seconda del teatro, tali operazioni di sabotaggio sono chiamate con vari nomi e molti governi le impediscono con varie azioni preventive. Purtroppo in India non c’è uno studio completo sul terrorismo che abbia tale prospettiva. La nostra determinazione eccessiva a concentrarsi sul terrorismo islamico o jihad, anche se adatta al nostro bisogno emotivo, comprende solo meno di un quarto degli atti terroristici perpetrati sul suolo indiano da oltre tre decenni. Sovversione, sabotaggio, attentati, rapimenti, bombardamenti, anche simbolici, anche se fatti da tutti i gruppi terroristici, ci si limita e preoccupa solo del terrorismo jihadista, rendendo inefficace la nostra risposta a tutto il terrorismo e la sua prevenzione in India.47000010.cachedNote
[1] “Terror trial collapses after fears of deep embarrassment to security services”, Richard Norton-Taylor, The Guardian, June 1, 2015.
[2] “Now the truth emerges: how the US fuelled the rise of Isis in Syria and Iraq”, Seumas Milne, The Guardian, June 3, 2015.
[3] “The Red Line and the Rat Line”, Seymour Hersh, London Review of Books, Vol. 36 No. 8, April 17, 2014. Voltaire Network.
[4] Download the DIA August 2012 Report.
[5] “Pentagon report predicted West’s support for Islamist rebels would create ISIS”, Nafeez Ahmed, Insurge Intelligence, May 22, 2015.
[6] “Iraq crisis: Isis ‘has recruited at least 1,500 Britons’ to fight abroad, warns Birmingham MP”, Adam Withnall, The Independent, June 23, 2014,
[7] “Cardiff mosque: We were not involved in radicalisation”, ITV News, June 26, 2015.
[8] “Did this preacher groom the jihadi Britons? Notorious cleric visited mosque where terror brothers worshipped”, Sam Marsden, Jim Norton & Luke Salkeld, Daily Mail, June 22, 2014.
[9] “The jihadist schoolboy dubbed ’Osama Bin Bieber’: Teenager from Coventry ’fighting alongside ISIS terrorists in Iraq and Syria”, Sam Webb, Daily Mail, June 22, 2014.
[10] “Queen’s bank forced to deny that Osama Bin Laden had an account there after 14,000 documents seized from Cayman Islands branch”, Daily Mail, June 23, 2014.
[11] “Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says”, Michael R. Gordon, The New York Times, July 18, 2007. “Al Qaïda en Irak: faut-il croire George Bush ou ses généraux?“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 25 juillet 2007.
[12] “Kevin J. Bergner, Special Assistant to the President and Senior Director for Iraq”, Biography, The White House, 2007.
[13] “Britain warns India of possible terror attack by ISIS”, The Indian Express, January 20, 2015.
[14] “Islamic State recruitment document seeks to provoke ’end of the world’”, Sara A. Carter, USA Today, and American Media Institute, July 28, 2015.
[15] “ISIS document on attacking India rubbish: Home Ministry”, India Today, July 29, 2015.
[16] “Government plans several strategies to counter ISIS threat to India”, PTI Agency, August 1, 2015.
[17] “British doctor arrested in J&K for ’planting IEDS’”, Naseer Ganai, Daily Mail India, August 3, 2015.
[18] “Globalized Terror In A Liberalized World”, Great Game India, July 1, 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele e il multipolarismo dei TRIC

Andrew Korybko (USA) 27 gennaio 2015Eastern-Mediterranean-gas-fields-630x385Israele è in modo stereotipato pensato come un Paese che interagisce prevalentemente con il mondo unipolare occidentale (ciò rafforzato in parte dall’atteggiamento unipolare del Paese mediorientale), ma tale immagine non è del tutto esatta. Anche se non si nota a causa del blackout dei media sul tema, gli Stati multipolari Turchia, Russia, India e Cina (TRIC) hanno stretti legami con Israele che sfuggono agli inesperti. I TRIC hanno le loro ragioni per aumentare l’interazione con Israele, mentre Russia e Cina possono anche avere un o due assi strategici nella manica.

Le interazioni
Diamo uno sguardo alle interazioni dei TRIC con Israele e che i media mainstream ignorano:

Turchia:
Pur con una dura retorica contro Israele, la Turchia gli è in realtà sorprendentemente vicina in termini energetici e militari. Ospita due oleogasdotti che riforniscono Israele dall’Azerbaijan (40% del fabbisogno d’Israele) e dal Kurdistan iracheno. Essendo l”Ucraina del Medio Oriente’ (con tanto di possibile balcanizzazione), potrebbe facilmente negare il petrolio ad Israele se lo volesse, ma ha scelto di non farlo perché la cosiddetta ‘rivalità’ tra i due è una falsa costruzione a scopo politico, e sarà descritta successivamente. Negli affari militari, i due Paesi coordinano le loro attività di destabilizzazione contro la Siria, e ci sono indicazioni che nel 2013 la Turchia permise ad Israele di utilizzare una sua base per attaccare Lataqia. Tutto ciò implica un alto livello di cooperazione militare, più di quanto pubblicamente ammesso.

Russia:
Le interazioni di Mosca con Israele si concentrano sulla sfera etnico/linguistica ed energetica. Oltre 1000000 di ebrei emigrati dall’Unione Sovietica in Israele dal 1991 ne fa il terzo Paese non-ex-sovietico russofono, con una presenza etnica russa pari al 15% della popolazione. Ciò ha trasformato il tessuto sociale del Paese, e i russi sono riconosciuti il più riuscito gruppo di immigrati mai giunto nel Paese. Sul piano energetico, Gazprom ebbe i diritti esclusivi, nel 2013, per vendere GNL del giacimento gasifero israeliano Tamar, uno dei più grandi del mondo, che avrebbe 238 miliardi di metri cubi di gas.

India:
Lo Stato dell’Asia meridionale ha recentemente rinvigorito le relazioni con Israele (che aveva riavviato considerevolmente dalla fine della guerra fredda), apparentemente per la comune minaccia del terrorismo. I due hanno ora un rapporto strategico da cui deriva un accordo sugli armamenti da mezzo miliardo di dollari, raggiunto lo scorso ottobre, senza dubbio influenzato dal fatto che l’India sia già il maggiore acquirente di armi d’Israele e ospiti la sua seconda più grande delegazione militare (dopo solo gli Stati Uniti). Così, non senza ragione, Netanyahu disse a settembre che “il cielo è il limite” alle relazioni bilaterali. Tuttavia, queste sembrano andare a scapito dei legami storici dell’India con la Palestina, con New Delhi che ne riconsidererebbe il sostegno alle Nazioni Unite nella lotta ultradecennale per uno Stato.

Cina:
Come Netanyahu ha detto, “La Cina è il principale partner commerciale asiatico d’Israele e diverrà forse il principale partner commerciale d’Israele, nel nostro prossimo futuro“. Probabilmente sarà cosi, tanto più che la Cina incorpora Israele nella sua Via della Seta Marittima tramite il progetto ‘Red-Med’, che vede la Cina costruire una ferrovia che collega le coste d’Israele su Mar Rosso e Mediterraneo, presumibilmente in alternativa al Canale di Suez, nel caso ne venisse interrotto il transito. In realtà c’è una componente profondamente strategica in gioco (come per le altre iniziative regionali della Via della Seta della Cina), ma ciò sarà discusso in seguito.

La grande idea
Ognuno di questi attori ha un grande obiettivo in mente, favorito dalle interazioni con Israele:

Turchia:
Ankara sfrutta la sua falsa rivalità con Israele nella speranza di garantirsi punti politici nella ‘piazza araba’. La Turchia vuole ripristinare l’antico retaggio imperiale con la politica del ‘neo-ottomanismo’, che ha elementi politici interni socio-religiosi ed internazionali. In breve, vuole sottoporsi alla pseudo-reinvenzione del proprio ruolo per ridivenire lo Stato preminente nel mondo musulmano (con un’ideologia ‘islamista chic’), ma comprendendo che il vero rapporto con Israele glielo impedirebbe, ovviamente ricorre a metodi chiassosi per cercare di nascondere tale realtà e ‘conquistare cuori e menti” del Medio Oriente. La ragione per cui Israele segue tale stratagemma è perché, proprio come gli Stati Uniti, ci guadagna nell’avere nella Turchia un fattore ‘eterodiretto’ negli affari unipolari nella regione. Ora, però, la situazione è sempre più complessa mentre la Turchia cerca di sottrarsi dalla presa unipolare e tende una mano alla multipolarità. In tali circostanze, la Turchia dovrebbe sfruttare tutti a proprio vantaggio (compresi i suoi storici “partner occidentali), arrivando alla logica conclusione che, a lungo termine, ciò includerà Israele. Anche se non è ancora accaduto (se non del tutto), emerge una situazione in cui se la Turchia sottoponesse sul serio Israele a una pressione e sentisse di poter resistere alle ripercussioni esistenziali del supporto israelo-occidentale al separatismo curdo, allora userebbe la propria influenza nel tentativo di avere una sorta di dividendo politico. Tuttavia, tale scenario è ancora improbabile dato che la Turchia ha maggiore interesse ad essere un via energetica affidabile per i suoi clienti, piuttosto che accettare la scommessa molto rischiosa di essere il rubinetto d’Israele.

Russia:
Gli obiettivi di Mosca sono radicalmente diversi da quelli di Ankara, e non evita d’illustrare appieno il suo rapporto con Israele. Soprattutto dal punto di vista energetico, la Russia vuole usare l’accordo sul GNL di Tamar per posizionarsi quale principale attore gasifero nel Mediterraneo orientale, e l’accordo dovrebbe essere visto come un trampolino di lancio per tale scopo. Si può pensare che essendo partner affidabile per l’LNG del giacimento Tamar, in un futuro possa stipulare un contratto simile per Leviathan, il maggiore giacimento offshore scoperto negli ultimi dieci anni, stimato pari a 620 miliardi di metri cubi. Oltre a portare avanti i propri interessi commercial-energetici, la Russia avrebbe un vantaggio utilizzando le proprie ancore etno-culturali in Israele, espandendo la propria influenza nel Paese e tra i suoi futuri vertici. Di per sé, ciò è solo speculazione, senza molta sostanza, ma se combinata con la strategia di Cina e Russia, ciò inizia a prendere forma. Di conseguenza, successivamente si parlerà del partenariato strategico russo-cinese rispetto Israele, comprendendo perché i dettagli sono qui volutamente vaghi.

India:
La politica Estera del Paese è definita da due preoccupazioni principali, contrastare Cina e Pakistan, alleati strategici. Il partito al governo di Modi BJP perseguirebbe un nazionalismo indù che lo mette in contrasto con i musulmani dell’Asia del Sud e del Pakistan, aumentando le prospettive di un teorico ‘scontro di civiltà’. Tenendo presente la rivalità con il Pakistan, il nazionalismo indù del BJP e l’onnipresente spettro dello ‘scontro di civiltà’, si può capire il motivo per cui l’India abbracci Israele, anche felicemente, a possibile scapito della Palestina. L’India è uno Stato filo-multipolare, ma non ha esitato a collaborare con il mondo unipolare quando ritiene che possa migliorare la propria posizione regionale, assomigliando molto alla Turchia. Questa interpretazione non solo spiega il florido rapporto con Israele (che utilizza per migliorare la sua posizione in Asia del Sud), ma anche la stretta collaborazione con il Giappone nel sud-est asiatico con la sua politica Verso Oriente e la cooperazione nucleare privilegiata e l’approfondita partnership con gli Stati Uniti, dettate da preoccupazioni condivise sul terrorismo, già brevemente accennate, rendondo perfette (se non etiche) le relazioni dell’India con Israele.

Cina:
L’idea alla base della strategia di Pechino è trovare un modo di posizionare Israele nel quadro economico globale. I piani sulla Via della Seta in genere possono essere visti come partenariati multilaterali, supervisionati dai cinesi, nelle regioni strategiche del mondo, ma nel caso di un’adesione a sorpresa d’Israele a tale quadro, sarebbe più che altro bilaterale data l’assenza di qualsiasi altro partner prossimo. La Cina intende utilizzare il corridoio Red-Med per il traffico di prodotti in una direzione, ma anche del gas nell’altra direzione. Le merci cinesi possono entrare nel mercato israeliano in cambio del gas d’Israele (GNL via ferrovia o gasdotti) arrivando in Cina attraverso i porti. Questo semplice concetto, merci cinesi in cambio di gas israeliano, costituisce il punto cruciale delle relazioni e, abbastanza interessante, la realtà del possibile forte ruolo russo (dietro le quinte) che renderebbe tutto ciò multilaterale.

East-Med-pipeline-and-connectionsIl partenariato strategico russo-cinese verso Israele
Spiegate le interazioni di Turchia e India con Israele, è ora opportuno concentrarsi esclusivamente sulle relazioni russo-cino-israeliane, non importa quanto poco disposto a partecipare possa essere Israele in questo accordo trilaterale. Come già spiegato, Israele è percepito avere esclusivamente relazioni bilaterali con la Cina, ma anche Mosca vi svolge un ruolo, che Tel Aviv lo voglia o meno. Mentre in precedenza sembrasse che la Russia fosse ottimista sul piano politico-economico (se non ingenua) nel promuovere i propri interessi, ciò non sarebbe più lontano dalla verità, dato che compie significativi passi avanti strategici sostenendo grandi obiettivi, propri e dei partner cinesi. Diamo uno sguardo a tale approccio in tre fasi, seguito dalle possibili conseguenze:

Potenziale del gasdotto (o sua assenza) per Israele
La prima cosa da capire è che Israele, attraverso i giacimenti gasiferi Leviathan e Tamar, vuole posizionarsi come alternativa al gas russo per l’Europa. Non è concepibile rivaleggiare con la Russia, ma in questo momento d’iper-russofobia economica e politica ideologicamente indottrinata, l’Europa è sicuramente interessata ai rifornimenti israeliani, per quanti miseri (8-12 miliardi di metri cubi rispetto ai 60 miliardi di metri cubi di South Stream). Si prevede la costruzione di un gasdotto Israele-Cipro-Grecia, alimentato dal gigantesco giacimento di gas israeliano Leviathan, coinvolgendo anche un possibile collegamento con la Libia (quarta maggiore riserva di gas in Africa) via Creta, creando un ‘super gasdotto’. Tuttavia, nonostante l’attrattiva geopolitica di tale ‘chimera’, rimarrebbe una fantasia per anni a causa delle difficoltà economiche e di possibili destabilizzazioni territoriali (marittime e a Cipro) che potrebbero affondare il progetto. Anche se il progetto fosse infine costruito (se i prezzi si alzano, l’ideologia dell’UE si riprende, ecc), allora la Russia sarà pronta a giocarsi un asso e a neutralizzare l’intero sforzo richiamando la sua crescente partnership con Grecia e Turchia. Rivolgendosi ad Atene, Mosca ha compiuto un’apertura strategica dicendo che avrebbe ceduto le devastanti contro-sanzioni agricole se la Grecia lasciasse l’Unione europea. Non è importante se sia realistico o fattibile, al momento, ma ciò che è saliente è la Russia che compie una potente mossa verso ciò che appare lo Stato membro più debole dell’Unione europea. Inoltre, la Cina usa il porto greco del Pireo come nodo per la sua Via della Seta dei Balcani, e la Grecia così viene ulteriormente sedotta dal mondo multipolare. Allo stesso tempo, la Russia potrebbe realisticamente usare questa apertura greco-cinese per riprendere il South Stream, implicando un profondo partenariato strategico tra Russia, Grecia e Turchia (queste ultime due collaborano sul gasdotto TANAP, nonostante le differenze storiche).

Intasamento dei gasdotti
Così la Russia gestirebbe il problema con due soluzioni, annullare la componente ‘anti-russa’ del futuro gasdotto israelo-cipriota-greco cooptando la Grecia (con l’aiuto di Cina) o utilizzando lo sviluppo del partenariato strategico russo-turco per sostenere implicitamente le pretese di Ankara su Cipro del Nord, ritardando indefinitamente la costruzione del gasdotto. Vista da una prospettiva opposta, può anche darsi che il partenariato strategico russo-cinese possa svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione dell’ultradecennale questione cipriota tramite i rapporti con Grecia e Turchia, trascinando l’isola dal mondo unipolare a quello multipolare. In ogni caso, tali scenari (che richiederebbero ancora parecchi anni ) ‘intaserebbero i tubi’ spingendo l’Unione europea a riconsiderare i grandi investimenti per superare gli ostacoli politico-giuridico-economici nel creare un altro gasdotto, potenzialmente influenzato dai russi (specialmente se Gazprom a sorpresa avesse influenza sull’omologo greco).

Riaprire i rubinetti
In ogni caso, Israele avrebbe ancora il gas, ma non possibilità realistiche di venderlo direttamente in Europa. Potrebbe ovviamente usare il GNL, ma con la Russia che controlla le esportazioni di Tamar (e Leviathan tra ritardi nelle misure anti-trust e ritiro del principale partner), sarebbe un’auto-goal dell’Unione europea nel tentativo d’acquisire tali risorse (anche se ancora probabile che lo faccia comunque). Le vendite a Paesi mediorientali come Egitto e Giordania sono all’orizzonte e sicuramente anche un vantaggio strategico a lungo termine per Israele, ma imprevisti regionali o grandi proteste nazionali potrebbero affondarle o renderle politicamente impossibili in futuro. Anche se ciò non accadesse, ci potrebbero essere partner più redditizi altrove, in particolare in Asia, e Israele avrebbe ancor gas da vendere. Questo è il punto esatto in cui il partenariato strategico russo-cinese entra in gioco. I due potrebbero coordinarsi al punto di far risorgere South Stream (il che renderebbe il gas israeliano superfluo per l’Europa) e/o bloccare il gasdotto israelo-cipriota-greco (se l’idea non decade da sé), creando così le condizioni in cui gli israeliani dovrebbero guardare a Oriente e non a occidente, per vendere il loro gas. La tratta Red-Med della Via della Seta raggiunge la città di Ashdod, incidentalmente anche il luogo in cui il gas di Tamar passa per essere liquefatto dai russi. Dato che l’infrastruttura è nel porto, è prevedibile che i rifornimenti da Leviathan vi vengano collegati. Ciò apre la possibilità alla Russia di trasformare in GNL il gas di entrambi i giacimenti, prima di spedirli via rotaie dal Mar Rosso alla Cina o altrove nella regione Asia-Pacifico. Non è realistico che il terminale di Gazprom ad Ashdod venga trascurato per costruire un oleodotto nel deserto e un nuovo impianto GNL, israeliano o altrui, sul Mar Rosso, quando c’è l’impianto russo sulle coste mediterranee.

L’effetto della ricaduta
Così, anche se Israele ha previsto questa situazione, si attuerebbero i seguenti (redditizi) tre passi:
1. Israele estrae il gas
2. La Russia lo liquefa
3. La Red-Med lo spedisce dal Mar Rosso alla Cina
Israele svolge il ruolo di fornitore, la Russia è l’intermediario (tecnologicamente necessario) che facilita l’operazione, e la Cina è il cliente. Il rapporto che si sviluppa potrebbe avere una ricaduta politica fornendo al partenariato strategico russo-cinese l’opportunità di tentare il (molto) difficile processo di addomesticamento delle azioni regionali d’Israele (se lo desiderano e non sono distratte dai profitti). Israele si comporterà sempre in modo unipolare, in un modo o nell’altro (non stancandosi di ricordarlo al mondo) in gran parte grazie alla potenza militare e all’arsenale nucleare propri, ma a lungo termine potrebbe essere possibile per Russia e Cina moderarlo tramite la loro influenza. Lo stereotipo è che Stati Uniti ed Israele siano strettissimi alleati, ma Israele può cercare di diversificare le relazioni e collaborare con il ‘nemico multipolare’ per promuovere i propri interessi. Non dovrebbe essere immediatamente respinto che tale cambio possa verificarsi nel tempo, come il perno della Turchia che ha sorpreso molti osservatori, e anche se appare improbabile oggi, potrebbe sembrare una conclusione scontata col senno di poi, proprio come appare ora per la Turchia. Non si sa quali sfide attuali saranno ancora presenti nel futuro (la guerra in Siria può essere risolta, bene o male, mentre l’opposizione dell’Iran sarà una costante regionale in futuro), ma a prescindere, Russia e Cina prevedono di utilizzare i semi dell’influenza che hanno piantato in Israele molto prima di raccoglierne i frutti a beneficio dei loro alleati regionali. Potrebbe non succedere, ma tali sforzi comunque sarebbero un miglioramento rispetto alla situazione attuale, in cui nessuno dei due giganti ha una presenza stabile nel Paese. In realtà, può anche rivelarsi che i futuri leader d’Israele possano essere discendenti di ebrei russi che avrebbero legami personali con la Russia (soprattutto se le radici culturali e linguistiche rimangono intatte), che potrebbero utilizzare a beneficio di entrambe le parti (e tangenzialmente, forse anche degli alleati di Russia e Cina).

515da5b762cc3bc081863ccb65a0080d651dd2b9Andrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnik, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Shojgu rafforza i legami India-Russia nella Difesa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 gennaio 2015

La recente visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a Nuova Delhi ha impresso un nuovo impulso ai forti legami nella Difesa tra India e Russia e prepara il terreno all’incremento degli accordi sulla Difesa.635574300612807558-DFN-India-RussiaLe relazioni India-Russia nella Difesa sono state nuovamente esaltate dall’ultima visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a New Delhi. Shojgu ha partecipato alla 14.ma riunione della Commissione intergovernativa per la cooperazione militare e tecnica, e ha incontrato il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Ministro della Difesa Manohar Parrikar. Cli incontri hanno sottolineato l’urgenza delle sinergie nei rapporti nella Difesa. I ministri della Difesa di India e Russia hanno concordato l’accelerazione della risoluzione di questioni relative alla Difesa, risolvere i problemi e accelerare la finalizzazione del contratto per il Fifth Generation Fighter Aircraft (FGFA). Hanno inoltre discusso la produzione congiunta di elicotteri militari. L’India è particolarmente interessata agli aerei da combattimento, che secondo fonti dovrebbe investire 5,5 miliardi di dollari inizialmente, ma il costo finale potrebbe essere di circa 25 miliardi di dollari. Vi sono strozzature relative a progettazione e consegna, e si spera che l’accelerazione concluda il contratto. La Russia è il maggiore fornitore dell’India di prodotti per la Difesa, e nel 2013 ha esportato armi e attrezzature militari per 4,78 miliardi di dollari al partner strategico. Dall’indipendenza dell’India, la Russia è un solido fornitore di prodotti per la Difesa dell’India, e l’ha aiutata nei momenti difficili.

Cooperazione antiterrorismo
Shojgu e Parrikar hanno deciso che il terrorismo è una grave minaccia e che sia imperativo che i due Paesi cooperino per combatterne la minaccia. Entrambi i Paesi hanno già formulato dichiarazioni comuni per combattere il terrorismo, e hanno formato gruppi di lavoro congiunti in questo settore cruciale. Shojgu ha invitato l’omologo indiano a partecipare alla 4.ta Conferenza Internazionale per la Sicurezza che si terrà a Mosca quest’anno. Shojgu e Parrikar hanno condiviso l’opinione che si devono evitare “doppi standard” nel combattere il terrorismo. Che si tratti della sicurezza dei propri territori, o problemi dell’estremismo in Cecenia o Kashmir, o della sicurezza delle rispettive società e culture multietniche e pluralistiche, Russia e India hanno molto da guadagnare dalla cooperazione congiunta. La conferenza internazionale sulla sicurezza può fornire a entrambi i Paesi un altro luogo per sviluppare un meccanismo multilaterale per contrastare tale flagello.

Esercitazioni congiunte
Esercitazioni militari congiunte sono un altro segno distintivo delle relazioni nella Difesa tra India e Russia. Le esercitazioni militari della serie Indra, ed altre esercitazioni congiunte, hanno facilitato lo scambio di esperienze tra le forze dei due Paesi. Shojgu ha invitato l’India a partecipare ai Giochi Militari Mondiali, ai concorsi ‘Tank Biathlon Championship‘ ed ‘Air Darts‘ che si terranno in Russia quest’anno. Tali esercitazioni aiuteranno le forze indiane alla prontezza al combattimento, e anche a condividere esperienze tra gli specialisti militari di entrambe le parti.

Russia, pilastro della forza dell’India
Il Primo Ministro Modi, durante l’incontro con Shojgu, ha ricordato il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin nel dicembre 2014, e ha definito la Russia ‘pilastro della forza’ e ‘principale partner della Difesa’ dell’India. Durante la visita di Putin fu firmata una serie di accordi tra i due Paesi, che avevano anche discusso di FGFA ed elicotteri militari. La produzione congiunta di elementi per la Difesa sarà significativa per il successo della campagna di Modi “Make in India“. Il BrahMos è un brillante esempio, a tal proposito, ma è necessaria progettazione e produzione congiunta di diversi articoli per la Difesa. A meno che gli accordi per la Difesa accelerino, si avrebbe una stagnazione e le relazioni ne soffrirebbero.

Modi in Russia: la via giusta
Modi visiterà la Russia quest’anno per partecipare al 7.mo vertice dei BRICS, e parteciperà anche al vertice bilaterale annuale. Mentre il vertice BRICS rafforza le relazioni sottolineando l’evoluzione dell’ordine mondiale multipolare, il vertice bilaterale vedrà nuovi accordi. Si prevede che allora l’accordo sul FGFA si concretizzerà. Sono anche attesi progressi nel caso degli elicotteri militari, dei progetti navali e dello sviluppo di un’agenda per la costruzione di altri reattori nucleari in India. Nel mondo competitivo, il mantra del successo comporta la risoluzione di differenze e la conclusione di accordi in un quadro reciprocamente vantaggioso. Altri Paesi, come Stati Uniti e Francia, sono in lizza nel rispondere alle necessità della Difesa dell’India. E’ probabile che nell’imminente visita del presidente degli USA Barack Obama, India e Stati Uniti firmino un accordo sulla Difesa. Ma la Russia non ha molto da perdervi, in quanto ha un rapporto secolare, strategico e di fiducia con l’India. India e Russia devono risolvere le differenze, approfondire la cooperazione tra i funzionari della Difesa e concludere gli accordi. La visita di Shojgu è un segno positivo e contribuirà ad accelerare al completo i rapporti nella Difesa tra India e Russia.

10712632_626030874194287_6954748997698606314_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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