L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il centro dell’intelligence russa in Nicaragua preoccupa il Pentagono

VZ Reseau International 13 agosto 2016b22824I mass media statunitensi hanno rivelato l’estrema preoccupazione dell’ambiente militare sul “sito di sorveglianza costruito da Mosca” nel Paese. Tuttavia, vi sono seri motivi per dubitare di tali affermazioni. Inoltre, la cooperazione tecnico-militare tra Russia e Nicaragua non è segreta. Gli Stati Uniti credono che la Russia effettui operazioni di ricognizione elettronica nell’emisfero occidentale. The Washington Free Beacon titola “Mosca ha costruito un centro d’intelligence in Nicaragua“. Gli statunitensi sono convinti che Mosca cerchi d’incrementare la presenza militare e d’intelligence in questa parte del globo. L’articolo annunciava gli sviluppi militari nei Paesi dell’America Latina, come l’aumento delle attività d’intelligence russa. Mosca ha venduto al Nicaragua 50 carri armati russi T-72 per 80 milioni di dollari, 9 milioni più del bilancio militare del Nicaragua nel 2015, secondo la fonte degli Stati Uniti. La vendita dei nuovi carri armati e l’apertura di una base causano gravi preoccupazioni al Pentagono, scrive l’edizione. Inoltre, esistono tensioni con il leader della sinistra nicaraguense Daniel Ortega in altri Paesi e regioni dell’America Latina. Il Ministro degli Esteri russo non ha prestato attenzione a tali informazioni, notando solo che è complesso commentare tali fantasie. “La Federazione russa sviluppa la collaborazione con l’America Latina nel campo del GLONASS, sulla base di accordi aperti e pienamente trasparenti“, dichiarava il ministero all’agenzia “Interfax“.

Il GLONASS in Nicaragua
Ovviamente alla base delle analisi statunitensi vi è la volontà della Russia di creare un centro di comunicazioni e topografia digitale in Nicaragua, con le attrezzature complesse per la navigazione satellitare della stazione GLONASS che permetteranno all’esercito del Nicaragua di conservare, analizzare e utilizzare pienamente i dati trasmessi. Il giornale degli Stati Uniti dice che il 14 giugno tre dipendenti del dipartimento di sicurezza degli Stati Uniti furono arrestati dalle autorità nicaraguensi e scortati all’aeroporto. Il rappresentante ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti disse che ciò non era correlabile a un rapporto positivo e costruttivo tra USA e Nicaragua e che avrebbe effetti negativi sulle relazioni bilaterali, anche commerciali. L’autore dell’articolo fa notare che gli sforzi di Obama per ripristinare le relazioni con i governi di sinistra dell’America Latina, tra cui Cuba, non hanno avuto successo. Il Presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, è vicino al governo comunista di Cuba e alle autorità venezuelane. “È un peccato che Barak Obama non sia interessato a ciò che accade in Nicaragua. Un Paese in cui vi sono solo due cose, droga e dittatura, e a cui non è interessato“, ironizza il giornale. Il portavoce del comando sud degli Stati Uniti, David Olsen, dichiarava: “Gli Stati Uniti sanno delle attività della Russia nell’emisfero occidentale. Il suo coinvolgimento nel nostro territorio non è nuovo ed è simile in altri Paesi”. Il giornale rileva che non vi sono dati su posizione e completamento dei lavori sul centro di ricerca in Nicaragua… solo c’informano che sarebbe camuffata da stazione del sistema satellitare GLONASS russo, la cui costruzione è quasi finita… L’accordo per la ostruzione della stazione GLONASS venne firmato nell’agosto 2015 da Russia e Nicaragua. Sarebbe costruito a nord di Managua, o secondo altre fonti, sulle coste del Mar dei Caraibi…Visit Sergei Shoigu in NicaraguaI Russi in America Latina
Va ricordato che il centro topografico in Nicaragua fu inaugurato dal Ministro della Difesa Sergej Shojgu il 23 febbraio 2015. Con ogni probabilità, i media statunitensi espressamente indicavano questo centro. “Abbiamo calcolato che migliorerà notevolmente l’efficienza dell’esercito del Nicaragua a vantaggio del popolo“, aveva detto Sergej Shojgu alla cerimonia di apertura. Inoltre, l’accordo militare firmato da Sergej Shoigu dedica un paragrafo alla semplificazione dei passaggi delle navi da guerra nei porti del Nicaragua, fornendo un carattere essenziale agli scali delle navi russe. Il comandante dell’esercito nicaraguense, Generale Julio Aviles, osservava che il progetto soddisfa le principali esigenze moderne. “La Federazione Russa fornisce assistenza tecnica e militare nel risolvere i nostri principali problemi nel preservare sicurezza e sovranità del Paese. Desideriamo esprimere la nostra gratitudine per il vostro forte e deciso sostegno“, aveva detto. Il comandante nicaraguense dichiarò che non si trattava solo di supporto militare: “Il nostro Paese è grato per averci permesso di dotare il nostro esercito di materiali moderni, completare gli sminamenti umanitari, completare il supporto a genieri ed ospedali militari che proteggono il popolo“. Detto questo, il Ministro della Difesa russo visitava Venezuela e Cuba, che firmavano accordi di cooperazione tecnico-militare. Analisti ed esperti sottolineavano la crescente presenza russa nei Paesi dell’America Latina e la fornitura di moderni sistemi di difesa aerea, di artiglieria e di carri armati che non favoriscono lo squilibrio di potenza, cosa ovviamente non gradito agli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti accerchiano la Russia
Non è superfluo ricordare che il rapporto speciale tra Russia e Nicaragua s’è sviluppato dal ritorno al potere nel 2006 del Presidente Ortega. Managua dopo essersi ancora una rivolta a Mosca aveva il sostegno delle autorità russe, tra l’altro, in risposta ai cambiamenti delle frontiere nello spazio post-sovietico. Nel 2008, il Nicaragua fu il primo Paese a riconoscere, dopo la Russia, l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. “La Russia non aveva altra scelta se non concedere sostegno militare e politico contro la minaccia costante della Georgia“, disse il presidente del Nicaragua. Quest’ultimo accusò la NATO di rappresentare una grave minaccia per la pace nel mondo e di spendere ingenti risorse non solo per la guerra in Iraq e Afghanistan, ma anche per accerchiare militarmente la Russia. Nel 2014, l’ambasciatore del Nicaragua in Russia, Cuadra Louis, sostenne “incondizionatamente” l’adesione di Crimea e Sebastopoli alla Russia.

Ci si possono aspettare altre sciocchezze
Il Vicedirettore dell’Istituto sull’America Latina, Boris Martin, incoraggiava a rivedere la versione pubblica: queste informazioni non hanno alcuna relazione con la realtà e si rivelano mere speculazioni. “Forse si vi hanno costruito… ma come interpretarlo?”, commentava su Gazeta. Martin ricordava che il Centro d’intelligence sovietico a Lourdes, Cuba, fu abbandonato nel 2000 e che “non avevamo più niente in America Latina”. Inoltre vi è un “flusso di informazioni” sulla Russia. “Gli Stati Uniti cercano di riappropriarsi dell’America Latina che, per loro, è andata troppo lontano. In questo contesto non sorprende che ci si possano aspettare altre assurdità”, dice Martin. Gli esperti hanno stimato positivo lo sviluppo delle relazioni tra Russia e Nicaragua. Al momento, collaborano a un programma di addestramento anti-droga. “L’aumento dell’invio di cocaina dall’America Latina in Russia non è un segreto. Arriva poca eroina afgana”. “Questo è fondamentale“, aggiungeva. L’analisi del rappresentante dell’Unione geopolitica, Konstantin Sivkov, riconosce che la Russia sia interessata ad avere ogni informazione e dettaglio sulla regione. “Ma la Russia ha mezzi limitati. Pertanto, la raccolta di dati chiave in questo settore è un gradito, ma non principale obiettivo. Dobbiamo installare tali centri in Europa e Stati Uniti, laddove vi sono potenziali avversari“, aveva detto Sivkov. L’esperto aggiungeva che la creazione di GLONASS in Nicaragua non avrà probabilmente per unico scopo la raccolta di informazioni. “Non si tratta solo d’intercettare le informazioni, ma anche di garantirsi rilevazioni precise. Ecco perché diciamo che una sola antenna non basta. È necessaria una schiera di antenne… per poter installare un sistema in grado di eliminare le informazioni non necessarie, praticamente impossibile nella realtà. Non basta saper come costruire ogni centro, ma va anche garantito il luogo migliore per disporre sistemi informatici e schiere di antenne“, secondo Sivkov, che esprimeva la certezza che tali informazioni erano apparse per cercare di rallentare il dispiegamento del sistema di navigazione satellitare russo in Nicaragua. Secondo loro, l’assenza di sistemi simili renderebbe complicato a certi tipi di missili russi colpire, per esempio, gli Stati Uniti.nicaragua puertosTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Canale del Nicaragua, carri armati russi e spie degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 04/07/2016travaux-canal-panama-1728x800_cIl 14 giugno un gruppo di statunitensi fu deportato dopo che le autorità considerarono le sue azioni abbastanza sospette. Due di loro lavoravano per l’US Customs and Border Protection e cercavano di “controllare” il lavoro dell’Agenzia delle Dogane del Nicaragua senza il permesso del governo del Nicaragua. Avevano anche preso misure per avere informazioni sull’invio di materiale militare dalla Russia, compresi i piani per importare carri armati T-72. L’ambasciata degli Stati Uniti a Managua protestò e spiegò che i suoi “ispettori” erano interessati ai siti ad accesso limitato semplicemente nell’ambito della missione per combattere il terrorismo internazionale. Fu anche espulso dal Paese Evan Ellis, professore dell’US Army War College arrivato in Nicaragua, contemporaneamente agli “ispettori” e, come loro, ospite dell’hotel Hilton Princess. A giudicare dal numero degli articoli pubblicati, la produttività accademica di Ellis è insolitamente elevata. La sua ricerca, che di solito impiega la terminologia conflittuale della guerra fredda, si concentra principalmente sulle incursioni di Cina e Russia nei Paesi latinoamericani e caraibici. In Nicaragua, Ellis era interessato al canale transoceanico in costruzione. Il professore afferma di aver preparato la visita a Managua da privato cittadino e che ebbe colloqui preliminari sul programma del suo viaggio con l’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti, il Presidente dell’Autorità Canal Grande Manuel Coronel Kautz e numerosi alti funzionari del Nicaragua. Le riunioni furono programmate con funzionari governativi, uomini d’affari, diplomatici, giornalisti e attivisti sociali per raccogliere informazioni sul canale. Tuttavia, il professore non riuscì a rimanere in Nicaragua per 24 ore. Prima di essere deportato, Ellis ebbe solo il tempo di visitare una mostra fotografica promossa dal Consiglio nazionale per la difesa di terra, lago e sovranità, una ONG che protesta contro la costruzione del canale. La stessa sera, gli agenti dell’immigrazione giunsero nella camera d’albergo di Ellis e l’informavano che, non avendo il permesso ufficiale d’indagare sul canale transoceanico, doveva lasciare immediatamente il Paese. Lo statunitense prendeva il primo volo per gli Stati Uniti. Dopo l’espulsione, Ellis perdeva la calma e appariva fuori di sé su internet. Le sue accuse riecheggiano solo la posizione di Washington, ostile alla costruzione del canale di Nicaragua, probabile concorrente di quello di Panama, ufficiosamente sotto il controllo degli Stati Uniti. Ellis soprattutto mette in discussione la fattibilità del progetto, affermando che “il governo del Nicaragua ha gestito il progetto di canale dietro un manto di segretezza, forse per nascondere i benefici personali derivanti ai nicaraguensi interessati”. Per Ellis, la deportazione dei diplomatici degli Stati Uniti è un’indicazione che la “strategia costruttiva, l’impegno rispettoso con il regime del Nicaragua non funzionano”. Pertanto, alla vigilia delle elezioni di novembre in Nicaragua, l’amministrazione statunitense “ha diritto e l’obbligo morale di lavorare coi gruppi della società civile per far avanzare significativamente la democrazia”. Per Ellis, il rifiuto di consentire agli osservatori del governo degli Stati Uniti o del Carter center di monitorare le elezioni in Nicaragua è un atto che “mina la democrazia”. Così ora chiede agli Stati Uniti d’intervenire per evitare che il Nicaragua degeneri in un regime autoritario “venezuelano”. Indicando il possibile “criminale comportamento” dei leader del Nicaragua, Ellis cita la necessità che siano costantemente monitorati dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti. Il suo rapporto include alcune sfumature minacciose: “i collegati alla criminalità transnazionale organizzata, o che si arricchiscono a spese del popolo nicaraguense, non sfuggiranno alla giustizia per vivere con guadagni illeciti, una volta lasciato l’incarico”.
hudsoninside5C’è la buona ragione per cui Ellis propone tale supervisione: i leader sandinisti sono una continua irritazione per l’amministrazione Obama. E’ noto che i servizi segreti degli Stati Uniti sorvegliano di continuo Daniel Ortega, che ha un atteggiamento disincantato su ciò, come Hugo Chávez, perché non ha né conti esteri segreti né inclinazioni cleptocratiche. Un altro motivo dell’attacco al “regime di Ortega” è la cooperazione militare e tecnica del Nicaragua con la Russia. Questo è un altro settore in cui Ellis sottolinea la necessità di rimanere vigili. Ad esempio, il Centro di addestramento Maresciallo Zhukov: qual è il suo vero scopo? E’ semplicemente utilizzato per addestrare i militari dell’esercito? Oppure, altro esempio, l’invio di 2 motomissilistiche e 4 pattugliatori in Nicaragua. Perché così tanti? La Russia ha chiaramente lanciato una corsa agli armamenti senza precedenti nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico! Ellis è anche preoccupato dall’invio di carri armati aggiornati T-72B1 in Nicaragua. 20 sono arrivati con la prima spedizione, e i carristi del Nicaragua ne attendono in tutto 50 entro la fine dell’anno. Ellis consiglia di lavorare più attivamente con i vicini del Nicaragua, come il Costa Rica. Non è del tutto chiaro a cosa specificamente si riferisse il professore statunitense in questo caso. Vuole aiutare la nazione tradizionalmente pacifica del Costa Rica a sviluppare un esercito effettivo? O costruirvi la prossima base militare del Pentagono? Lo scorso dicembre il lavoro sul canale transoceanico del Nicaragua è stato sospeso fino ad agosto. Il rinvio fu precipitato dalle difficoltà finanziarie del contraente principale, il consorzio di Hong Kong HK Nicaragua Canal Development Investment Co. Ellis osserva che questo mega-progetto non è andato molto avanti dall’inizio della costruzione dell’infrastruttura iniziale: i due porti in acque profonde non sono stati costruiti, né vi sono magazzini o fabbriche per la produzione dei materiali da costruzione, il cui completamento era previsto per l’aprile 2016. Inoltre, le ONG ambientali lavorano sempre più vigorosamente, incoraggiate dagli statunitensi che covano le proteste di agricoltori improvvisamente angosciati dal disboscamento delle foreste vicino al lago Nicaragua e i fiumi Brito e Las Lajas. Con l’aiuto di esperti come Ellis, i media filo-statunitensi cercano di convincere i nicaraguensi che il canale è “propaganda sandinista” e la sua complessa costruzione scoraggiante. Per lo stesso motivo, i mass media degli Stati Uniti, così come i media latino-americano da essi controllati, danno risalto agli sforzi per aggiornare il canale di Panama. Il filo conduttore è chiaro: nessun canale alternativo è necessario nell’emisfero occidentale, perché quello di Panama può “risolvere quasi tutti i problemi” del commercio asiatico con gli Stati Uniti, compresa la capacità di accogliere navi da 14000 TEU. Poi appare l’immagine corrispondente: la Cosco Shipping Panama, una nave portacontainer cinese, che attraversa le nuove chiuse del Canale di Panama.
Alla vigilia delle elezioni in Nicaragua, Washington fa tutto il possibile per minare la posizione di Daniel Ortega, ancora una volta nominato alla presidenza dal partito Fronte sandinista di liberazione nazionale. Questo spiega il motivo per cui ogni sorta di emissari ed esperti viene inviata nel Paese. La quinta colonna del Nicaragua è isolata e ha bisogno di sostegno. E cittadini dei Paesi latino-americani sono spesso utilizzati per fornire tale supporto. Ad esempio, Viridiana Ríos, dello staff messicano del Centro Wilson di Washington DC, è fuggita in preda al panico dal Nicaragua dopo che gli statunitensi furono deportati, perché credeva di essere giustiziata. Sostiene di aver raccolto informazioni sui problemi di sicurezza pubblica e violenza. Molti dei suoi studi vengono utilizzati da CIA, DEA e FBI, così ha avuto qualche motivo per spaventarsi e fuggire. Un gruppo di ambientalisti latino-americani, arrestati nel sud del Nicaragua, era anche al centro di certi incidenti sospetti. A quanto pare, tali “ambientalisti” insegnavano ai nativi come usare esplosivi. L’espulsione di tali provocatori stranieri è un segno che i sandinisti non permetteranno la destabilizzazione del Paese. Da qui la campagna isterica nei media internazionali sulla “dittatura di Ortega” Il progresso socio-economico del Nicaragua, il miglioramento della qualità della vita nicaraguensi, la stabilità e la sicurezza (rispetto all’aumento della criminalità nella maggior parte dei Paesi dell’America Centrale) vanno in gran parte accreditati al Presidente Ortega. E’ un fedele difensore degli interessi del Nicaragua sulla scena internazionale e gode del sostegno della stragrande maggioranza dei nicaraguensi. Questo è il motivo per cui le attività sovversive dei servizi segreti degli Stati Uniti e la loro “strategia del caos” non funzioneranno in Nicaragua.Daniel-Ortega2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Generale nominato a capo dell’US Central Command si oppone alla No-Fly Zone in Siria

Matthew Cox Military 9 marzo 2016

Il Generale Joseph Votel e il Tenente-Generale Raymond Thomas III

Il Generale Joseph Votel e il Tenente-Generale Raymond Thomas III

Il Generale Joseph Votel, nominato a capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, aveva detto ai legislatori che non sostiene l’istituzione della no-fly zone per proteggere i profughi siriani. Votel, comandante uscente dell’US Special Operations Command, testimoniava il 9 marzo in un’udienza di conferma alla Commissione Forze Armate del Senato degli USA. Anche il Tenente-Generale Raymond Thomas testimoniava all’udienza per la nomina a prossimo comandante del SOCOM. Il senatore John McCain, repubblicano dell’Arizona e presidente della commissione, chiese a Votel se sostenesse che l’US Air Force protegga i rifugiati siriani in fuga dal Paese devastato dalla guerra.
Lei crede che dovremmo avere una no-fly zone in modo che i rifugiati abbiano dove andare oltre l’ Europa dove in sostanza vengono ghettizzati mentre parliamo?” chiese il senatore. McCain è un vecchio sostenitore della no-fly zone su parte della Siria.
Votel, che chiese la possibilità di spiegarsi, aveva risposto, “Signor Presidente, a malincuore la mia risposta è no. Prima di tutto, condivido la vostra preoccupazione e la preoccupazione della commissione per il disastro umanitario sul posto. Detto questo, avendo visto le opzioni possibili, devo dare uno sguardo completo per valutare le garanzie che si raggiungano le condizioni veramente desiderare e se confermate m’impegno a farlo“.
McCain chiese: “Qual è il suo problema con la no-fly zone?
Signor Presidente, non ho problemi con la no-fly zone“, rispose Votel.
McCain continuava, “pensa che le cose vadano bene negli ultimi quattro anni, soprattutto per sui rifugiati?
Votel: “No Signor Presidente, non credo che vadano bene“.
McCain, “Quindi non pensa che potrebbe essere un’idea dare a un luogo a questi profughi, oltre ad impilarli in posti come la Grecia e altri. Non pensa che potrebbe essere bello poter dire a un siriano, ‘può andare da qualche parte e non essere bombardato dalle bombe-barile?’
Votel, “lo vorrei Signor Presidente“.
E pensa che gli Stati Uniti d’America possano creare e far rispettare una no-fly zone?” chiese McCain.
Credo che possiamo“, rispose Votel.
McCain non fece altre domande e Votel non cambiò la risposta originale sul non sostenere la no-fly zone. Il senatore chiariva nella dichiarazione di apertura che “la nostra nazione ha disperato bisogno di una leadership strategica netta. Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità al potere, e di chiedere risorse e autorità di cui avete bisogno, non solo ciò che si pensa l’amministrazione permetta. Lo dovete promettere a questa commissione“, diceva McCain.
Diversi legislatori chiesero se Votel sostiene la rivalutazione del piano per ridurre le forze degli USA in Afghanistan da 9800 a 5500 dal 1° gennaio, data la maggiore attività dei taliban. Votel conveniva che tale riesame sia necessario e sosteneva una strategia del “ritiro condizionato”.
I legislatori recentemente avevano espresso preoccupazione per il numero significativo di militanti affiliati allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante, o SIIL, diffusisi in Paesi del Nord Africa come la Libia. McCain chiese a Thomas se supporta l’invio di forze speciali in quelle aree. “Mi sembra che ciò necessiti di una maggiore presenza di forze speciali sul terreno, soprattutto in un Paese come la Libia“, aveva detto il senatore. Thomas ne convenne.
Signor Presidente, sono d’accordo con la vostra valutazione che quella particolare parte di spazio non governato richieda potenzialmente la soluzione unica delle operazioni speciali e cerchiamo di dare queste opzioni alla catena di comando“, aveva detto Thomas. McCain chiese come le forze speciali verebbero utilizzate in tale operazione.
Signor Presidente, credo che alla fine non potremo, a meno che non ci sia qualche riforma del governo locale“, rispose Thomas. “E’ assolutamente non governato, oggi, anche se vi è un notevole progresso delle iniziative diplomatiche, quindi penso che il ruolo primario… del nostro approccio con le operazioni speciali sarebbe identificare le organizzazioni con cui possiamo collaborare, potendo fornire l’apparato di sicurezza affiliato al futuro governo della Libia“.
Ma vi sono gruppi organizzati con cui si potrebbero compiere operazioni in Libia?” chiese McCain.
Sì Presidente. Abbiamo già individuato alcune organizzazioni con cui speriamo di lavorare in futuro“, aveva detto Thomas.
I membri del Comitato apparvero molto favorevoli alle candidature, ma non vi fu alcuna discussione di quando il comitato possa votare la conferma di Votel e Thomas ai nuovi incarichi.

Il Generale Votel

Il Generale Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vertici e Grande Strategia Geo-economica della Russia (II)

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 7 settembre 2015North_South_Transport_Corridor_NSTCVerso sud
Questa è la futura fase economica che la Russia prepara, essenzialmente la piena attivazione della politica networkcentrica multipolare costantemente avanzata con il meccanismo sovranazionale dell’Unione Eurasiatica. L’idea generale è la Russia che sposta l’attenzione economica verso sud dopo il bilanciamento riuscito con le partnership orientali e occidentali, e tutto sommato si tratta di tre specifici spazi economici: Medio Oriente, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. Una reale connessione economica con le regioni richiede la creazione di tre corridoi commerciali longitudinali perpendicolari (e nei punti chiave, intersecanti) con la rotta latitudinale della Via della Seta. Le iniziative della Russia non hanno la profonda eredità storica della Cina, ma ciò nonostante sono strategicamente più innovative e dal forte impatto geopolitico.

Linea Levantina: La più occidentale delle tre rotte commerciali a sud della Russia correrà lungo il Mediterraneo orientale, in particolare collegando le economie turca, siriana ed egiziana. Questi tre governi sono partner dei russi, anche se in misura diversa e in ambiti diversi, con la Siria epitome delle relazioni strategiche a pieno spettro. La spina dorsale di questo corridoio si trova nella flotta mercantile russa del Mar Nero, che avrà un risveglio patriottico dalla riunificazione della Crimea. Di conseguenza, sarà un dispositivo chiave dell’interconnessione agevolante il commercio regionale con ciascuno dei tre Stati, con una ricaduta economica che comporterà relazioni economiche avanzate con Libano e Israele. Dato il posizionamento costiero (Siria, Libano, Israele) i tre Stati del Levante potrebbero anche fungere da porte economiche multidirezionali nel commercio arabo, in particolare con Giordania e Iraq esclusi dai mari. Questo concetto riguarda la seconda condizione dell’idea chiave del gasdotto dell’Amicizia Iran-Iraq-Siria che dovrebbe inviare il gas dal Golfo Persico al mercato dell’UE, ma tragicamente sabotato dai gelosi Stati del Golfo e dai loro protettori statunitensi con la guerra in Siria. Perciò, con la potenza egemone araba, Arabia Saudita, cui la Russia rapidamente avvicina, il commercio potrebbe essere agevolato tramite i due canali di Suez in Egitto, rendendo lo Stato leader del Nord Africa l’intermediario delle relazioni russo-saudite.

Corridoio Nord-Sud: Dal nome appropriato Corridoio Nord-Sud è un importante rotta già in fase di sviluppo tra Russia, Iran e India. L’idea generale è collegare le città portuali dell’India a quella iraniana di Bandar Abbas e quindi via terra Caspio e Astrakhan in Russia. Mentre questo è il percorso ufficiale attuale, vi sono due alternative che potrebbero essere usate. Una è la creazione di una via ferroviaria attraverso Azerbaigian direttamente in Russia, eliminando lo snodo del Caspio, risparmiando così non solo distanze ma anche tempo e risorse che verrebbero spesi caricando e scarico merci prima e dopo il viaggio nel Caspio. La seconda possibilità per le merci è collegarsi con la ferrovia trans-caspica da Bandar Abbas, recentemente inaugurata, tra Iran, Turkmenistan e Kazakistan. A sua volta collegando direttamente la Russia anche s’è un modo indiretto di spedire le merci indiane in Russia. Tuttavia, le tre proposte sono compatibili e possono esistere indipendentemente o assieme, il che significa che con ogni probabilità almeno uno di questi tre percorsi diverrà operativo, se non tutti con il tempo. Inoltre, la creazione di reti logistiche russe nell’Iran potrebbe anche aprire la possibilità di scambi commerciali con i Paesi del Golfo Persico (i satelliti sauditi). Va sottolineato, però, che tutto dipende dalla continua buona volontà politica tra Russia e Iran, che pur avendo molto da offrire potrebbe anche essere drasticamente deviata dagli intrighi geopolitici statunitensi.

Arco Marittimo Asiatico: L’ultima via commerciale Nord-Sud che la Russia vuole avviare collega Vladivostok al blocco commerciale dell’ASEAN sfruttando il Vietnam, Paese associato all’accordo di libero scambio con l’Unione eurasiatica, quale ancoraggio per l’ingresso nella regione. Questa rotta prende il nome estendendosi lungo l’arco di Mar del Giappone, Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale, e la sua vitalità dipende direttamente dal successo del Pivot verso l’Asia della Russia e dal compimento dei piani di sviluppo dell’Estremo Oriente. Come è stato detto, il Vietnam è il Paese che collega la Russia all’ASEAN, ma non è affatto l’unico Stato partner eurasiatico nella regione. La Russia può utilizzare la sua relazione con il Vietnam per accelerare commercio ed investimenti con il Laos, approfittando acutamente di una scappatoia legale economica per acquisirne de facto i privilegi di libero scambio fino alla firma di un accordo formale. Questo piccolo Paese, ma ricco di minerali, è anche importante dal punto di vista strategico, confinando direttamente con tutti gli altri Stati continentali dell’ASEAN e può quindi fungere da polo logistico per gli scambi con tutti essi (e tra le imprese russe e la Cina tramite la ferrovia ad alta velocità prevista nel Paese). Oltre al Vietnam, la Russia ha un altro partner diretto nell’Arco Marittimo Asiatico che opera come il Vietnam, ed è la Thailandia. La Russia aveva indicato di aspettarsi che la Thailandia faccia domanda per un accordo di libero scambio con l’Unione Eurasiatica entro la fine dell’anno, e se attuata, darebbe una spinta ulteriore al Pivot di Mosca in Asia contribuendo a porre il quadro di un accordo di libero scambio pan-ASEAN in futuro (o almeno un precursore con uno degli aderenti sulla terraferma). Sulle opportunità di una connettività regionale della Thailandia, il Paese è la destinazione ultima della prevista autostrada dall’India all’ASEAN che dovrebbe inaugurarsi a novembre. A condizione che il Myanmar non degeneri di nuovo in una guerra civile, allora il corridoio sarà fondamentale per trasportare ricchezze naturali e beni a basso costo prodotti in Thailandia, dove potranno essere spediti direttamente a Vladivostok e poi attraverso la ferrovia trans-siberiana nel resto della Russia. Al lettore va ricordato quanto la Russia programmi di avvicinarsi al Myanmar dato che non solo le parti hanno firmano un accordo sul nucleare al SPIEF, ma il vicepresidente dello Stato del sud-est asiatico era un oratore importante al fianco del Presidente Putin, durante l’evento.
Nel quadro più ampio, la Russia cerca quindi di accelerare i legami economici con i membri continentali dell’ASEAN, sperando poi di farne il trampolino di lancio per entrare nel molto più grande mercato indonesiano. Allo stesso modo, questa politica è applicabile anche agli altri Stati insulari di Malaysia, Singapore e Filippine, laddove la Russia ha scarsi legami economici. Questo potrebbe ovviamente cambiare, tuttavia, se le aziende russe in Vietnam e Thailandia, per esempio, prendessero l’iniziativa seguendo diverse forme di sensibilizzazione economica presso gli Stati, gettando le basi per un rapporto solido in futuro. Per raggiungere l’apice istituzionale Russia-ASEAN, un accordo di libero scambio va stipulato e la probabilità che ciò accada aumenta notevolmente con gli accordi di libero scambio tra Stato e Stato che i russi siglano (in questo momento con il Vietnam e forse in futuro con Thailandia, Laos e anche Myanmar). Una strategia potrebbe essere stringere tali accordi con tutti i membri continentali prima, e poi fare pressione sulle controparti insulari, in modo che tutti aderiscano all’accordo di libero scambio con l’Unione Eurasiatica nell’ambito di un’ASEAN unificata.highway-mainOltre l’Eurasia
I piani economici della Russia sono globali e quindi comportano una componente africana e una latino-americana, anche se questi non hanno ovviamente priorità o potenziale immediato quanto le rotte eurasiatiche meridionali. Tuttavia, presentano alcune interessanti possibilità di riflettere e fornire qualche indicazione su ciò che gli osservatori possono vedere in futuro misurando i progressi su queste direttrici interessanti.

Africa: La Russia ha attualmente tre opportunità per agevolare il commercio non correlato alle risorse con l’Africa, il cui primo è l’ampliamento della linea levantina attraverso i canali di Suez diretta verso la costa occidentale del Mar Rosso, cioè Gibuti (e tangenzialmente Etiopia). Qui la Russia detiene il maggiore potenziale nell’avviare una negoziazione regionale nel continente, essendo non solo conveniente geograficamente, ma anche politicamente, avendo la Cina stretti rapporti con Gibuti ed Etiopia (quest’ultima ex-alleata sovietica e terza economia in più rapida crescita del mondo) sono anche utili. Logisticamente parlando, aiuta anche che la Cina abbia appena costruito la ferrovia dal porto di Gibuti alla capitale etiope Addis Abeba, il che significa che la Russia potrebbe ovviamente utilizzare questa ‘Via della Seta africana’ migliorando le proprie relazioni economiche con la regione e aggiungendo profondità strategica al progetto per la diversificazione economica dall’occidente. La seconda possibilità per la Russia è capitalizzare dal rapporto energetico (convenzionale e nucleari) con la Nigeria penetrando l’economia reale della regione, e in caso di successo, utilizzare la rotta Atlantico-Mediterraneo-Mar Nero per il traffico delle merci. Sarebbe molto più efficiente inviarle attraverso il Sahara sulle coste mediterranee, tuttavia tra tre anni, dopo che la via trans-sahariana sarà completata, potrà farlo. Lungo la stessa linea di pensiero c’è anche la possibilità di un’autostrada N’Djamena (capitale del Ciad) -Tripoli (nella più ampia autostrada Tripoli-Windhoek), ma due grandi ostacoli impediscono alla Nigeria d’utilizzare questa rotta, Boko Haram e il caos in Libia. Allo stesso modo, la prevista autostrada N’djamena – Gibuti deve ancora essere costruita, ma anche se completata, Boko Haram e un eventuale riemergere della guerra secessionista del Darfur potrebbe renderla inutile nel prossimo futuro. Il terzo itinerario proposto per collegare le economie dell’Africa occidentale in generale alla Russia è attraverso la rotta del Mar del Nord, per cui è previsto che le navi dirette a oriente potrebbero seguire le coste artiche della Russia trasportando merci. Mentre questo è certamente possibile, in teoria, la rotta va ancora creata e attivata, e poi la Russia ha bisogno di strutture portuali appropriate nel Nord e di reti logistiche verso sud attive, per attuare tale piano. Così, dato questo ragionamento economico ed altri, la Russia ha dichiarato lo sviluppo della parte settentrionale del Paese obiettivo prioritario simile a quelli in Estremo Oriente. Pertanto, non è una via commerciale affidabile, nel breve termine, ma potrebbe certamente rivoluzionare le relazioni economiche russo-occidentali in futuro, a condizione che sia adeguatamente utilizzata da entrambe le parti, vi sia consapevolezza della sua esistenza e volontà di condurvi affari.

America Latina: Le prospettive di un’accelerazione dei legami commerciali russo-latinoamericani sono molto forti, ma dipendono dal completamento dei grandi progetti infrastrutturali come il canale Trans-Oceanico del Nicaragua. Questo progetto finanziato dai cinesi aprirà una rotta sottratta all’influenza statunitense tra Caraibi e Pacifico, a sua volta consentendo un maggior flusso commerciale latinoamericano-cinese e latinoamericano-russo (per non parlare delle conseguenze militari regionali della presenza cinese e russa). Se le esportazioni brasiliane e di altre nazioni seguiranno questa rotta verso la Russia, ovviamente arriveranno a Vladivostok, ancora una volta sottolineando l’importanza geostrategica di questa città e del suo sviluppo nel grande pensiero russo. Un’altra opportunità sarebbe la Russia che impiega la Via della Seta sudamericana dal Perù al Brasile accedendo dal Pacifico al più grande mercato del continente. Questo piano ha appena cominciando a materializzarsi e ci vorrà tempo per attuarlo, a condizione, naturalmente, che non sia influenzato da uno degli scenari già descritti. Mentre la Russia non ha il controllo diretto sul completamento di questi due grandi progetti, certamente ha un rilevante interesse economico nel loro successo, in quanto non solo le darebbero una presenza economica trans-emisferica (e quindi globale), ma completerebbero anche la funzione strategica prevista di Vladivostok, divenendo uno dei principali centri di scambio non-occidentali della Russia.

Conclusioni
La portata economica della Russia comincia a recuperare il ritardo con la politica, dato che il Paese rapidamente torna a un approccio pan-eurasiatica con conseguenti ambizioni globali (dall’Africa all’America latina). Basato su cui ciò è stato costruito negli ultimi dieci anni, è evidente con la serie di vertici e forum che il Paese ha appena ospitato, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il vertice BRICS e il vertice SCO, e l’Eastern Economic Forum, che offrono la prova concreta dei piani della Russia per integrare la propria economia a quella degli omologhi del Nord dell’Eurasia (UE, Asia centrale e Asia orientale). Ciò è solo la prima metà della strategia supercontinentale però, che alla fine prevede una prossima direzione a sud, verso le economie di Medio Oriente, sud-est asiatico e ASEAN. L’Unione economica eurasiatica è il meccanismo principale per attuare quest’ultimo obiettivo, e sarebbe assai facilitato con la formalizzazione di una vasta serie di accordi di libero scambio con Stati presenti in queste regioni strategiche. Infine, pur non essendo un obiettivo prioritario oggi, la Russia ha la possibilità di costruire forti partenariati economici con i Paesi africani e latino-americani, anche se la realizzazione di ciò probabilmente avrà luogo dopo le prime due fasi (integrazione nord-eurasiatica e passaggio a sud ) raggiungendo la maturità economica. Quando si guarda il quadro d’insieme dei processi combinati attualmente in corso nella strategia geo-economica della Russia, è evidente che il Paese è tutt’altro che isolato e che oggi ha le migliori possibilità nella storia per integrarsi con il resto del mondo.600x400_1370495648_canal 2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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