La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

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Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi c’è dietro gli attacchi terroristici in Russia?

Aleksandr Orlov New Oriental  Outlook 01/01/2014

bandar_putin-ya-libnanIl dramma sanguinario di Volgograd, alla vigilia del nuovo anno, dove attentatori suicidi hanno compiuto due attentati terroristici uccidendo 33 persone, compresi bambini, ferendone decine di altre, ha spinto i media e i politici russi ad avanzare molte ipotesi su chi possa essere dietro tali crimini e perché sono stati compiuti in questo particolare momento? La stragrande maggioranza ritiene che la pista conduca al Caucaso del Nord, probabilmente al Daghestan, dove i radicali wahabiti trincerativisi sognano di turbare i Giochi Olimpici di Sochi con la loro barbara violenza. Piantare il seme della discordia religiosa nella società russa, spaventando le persone che vivono nel sud della Russia, adiacente ai territori del Caucaso del Nord, e ciò cui mirano. Il loro coinvolgimento in tali eventi è del tutto possibile, ma in qualche modo la maggior parte degli analisti ha completamente ignorato la pista estera degli attentati terroristici a Volgograd. Questa tragedia, non importa quanto sia orribile, non può essere considerata isolandola dagli sviluppi globali della situazione nel mondo islamico, a sud della Federazione russa.
Molti dimenticano che a solo un migliaio di chilometri a sud dei confini russi, una selvaggia guerra civile infuria in Siria, dove migliaia di jihadisti e terroristi di tutte le sfumature e le nazionalità uccidono persone imbracciando armi statunitensi. Tutti lautamente finanziati da Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Riguardo l’addestramento, un gruppo di istruttori statunitensi e arabi del GCC fornisce a tali terroristi tutte le conoscenze necessarie per infliggere la morte a casa dell’inerme popolo siriano. Tra questi terroristi, secondo molte fonti, si troverebbero circa 400 russi. Non sono solo abitanti del Caucaso del Nord, ma anche slavi convertitisi all’Islam o semplicemente mercenari ben retribuiti dalla monarchia wahabita dell’Arabia Saudita. Questi militanti hanno sparso sangue prima in Libia, lottando contro Muammar Gheddafi dietro compenso finanziario di Arabia Saudita, Qatar e Emirati Arabi Uniti, altri hanno combattuto in Iraq, contro il governo della maggioranza sciita, a vantaggio degli stessi vecchi “sponsor”, e alcuni di loro si sono laureati nella “scuola” dell’Afghanistan, addestrandosi sia militarmente che ideologicamente nei campi di Peshawar in Pakistan. Il luogo è noto come la principale base di addestramento dei terroristi islamici, generosamente sostenuta dai fondi di beneficenza islamici, e s’indovini per chi colpire. E tutta questa marmaglia, in particolare quella russa, plebaglia “nazionale” assemblata con gli avanzi del terrorismo del Caucaso del Nord e da slavi convertitisi all’Islam sotto l’influenza di imam radicali, ha iniziato a minacciare la Russia dalla fine del 2013, potendo rientrare a “casa” dalla Siria, da un giorno all’altro. Hanno accumulato un’approfondita esperienza al “combattimento”, o meglio, al terrorismo sui campi di battaglia siriani, per farne “buon uso” in Russia. Ma Peshawar non è l’unico luogo in cui furono ipnotizzati dei cittadini russi, vi sono basi del radicalismo nella stessa Russia, in numerosi “moschee” e luoghi di culto semilegali presenti sul Volga e il Caucaso del Nord, dove gli imam, istruiti da predicatori salafiti arabi, insegnano a giovani che hanno perduto il senso della vita i vari motivi per odiare. La loro ricerca interiore viene sfruttata dai reclutatori islamisti, diventati “pescatori di anime perse.” E i soldi per farlo, insieme al denaro necessario per stampare libri salafiti, provengono dalle stesse fondazioni arabe, in particolare da Arabia Saudita e Qatar. Ma per via dell’elevata tolleranza religiosa recentemente divenuto l’emblema della Russia, le autorità locali ignorano gli islamisti radicali che reclutano buoni combattenti terroristi o kamikaze.
Infine, c’è ancora un altro punto importante da affrontare. Nonostante una serie di feroci campagne mediatiche anti-russe provenienti regolarmente dall’Arabia Saudita, il capo dell’intelligence saudita e presidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, principe Bandar, s’è recato in visita in Russia due volte nella seconda metà del 2013, e ogni volta ha avuto un colloquio con Vladimir Putin. La prima volta il 31 luglio. Secondo diverse fonti, in particolare arabe e israeliane, Bandar bin Sultan voleva firmare un contratto militare con la Russia da 15 miliardi di dollari in armi da consegnare all’Arabia Saudita. In cambio era disposto ad assicurare che i Paesi del Golfo non avrebbero minacciato la posizione della Russia quale principale fornitore di gas all’Europa e promesso che avrebbe fatto tutto il possibile per proteggere le Olimpiadi invernali di Sochi da possibili attacchi terroristici. In cambio Mosca avrebbe ridotto il suo sostegno a Bashar Assad. Inoltre, come alcune fonti hanno riferito, Bandar avrebbe lasciato Mosca contento. Tuttavia tali informazioni non sembrano credibili, né sulle proposte, né sulla buona volontà della Russia nei loro confronti.
In primo luogo, tutti sono ben consapevoli del fatto che l’Arabia Saudita è rimasta praticamente sola nella guerra dove la coalizione tra Stati Uniti, numerosi Paesi europei e quasi due terzi della Lega araba e tutti i militanti mediorientali non è riuscita a vincere. Non c’è modo per cui l’Arabia Saudita possa aiutare la Russia nella sua politica energetica. Le mistiche “minacce agli interessi gasiferi della Russia” possono significare solo minacce al progetto del gasdotto iraniano, che dovrebbe attraversare i territori iracheno e siriano. L’Arabia Saudita non ha alcun controllo sui territori in cui verrà costruito. La quantità stimata di gas trasportato sarebbe pari solo al 5% delle esportazioni russe; inoltre, il gasdotto iraniano deve semplicemente sostituire i progetti del Qatar, che sembrano  ormai persi per sempre. La situazione indica piuttosto il contrario, la presenza della Russia in Siria dà maggiore opportunità d’influenzare la politica gasifera dell’Iran, nel quadro di un migliore futuro per il gasdotto che sarà costruito dalla Transgaz russa. Infine, l’Arabia Saudita non è un giocatore gasifero. Russia, Iran e Qatar detengono il 60% delle esportazioni di gas mondiali, l’Arabia Saudita non è in grado di competervi. Così i presunti suggerimenti del principe Bandar bin Sultan, secondo le fonti israeliane, sembrano molto discutibili.
In secondo luogo, l’Arabia Saudita, come Israele, non può accettare serenamente il miglioramento delle relazioni Iran-USA. Il principe Bandar bin Sultan, che ha eccellenti legami con gli USA ed è  allo stesso tempo il capo dei servizi segreti sauditi, è meglio informato sui dettagli dei prossimi colloqui. La Siria è già un affare fatto, ora. I nemici di Assad hanno finalmente riconosciuto il suo diritto a vivere e governare, e ora tutti si preoccupano di ciò che accadrà dopo, e il promesso miglioramento delle relazioni bilaterali tra l’Iran e gli Stati Uniti non piace alle monarchie arabe. Ma la storia del suo suggerimento su Sochi sembra abbastanza credibile. Dopo tutto, ognuno sa fino a che punto l’Arabia Saudita sostenesse la “Fratellanza Musulmana” e altri movimenti islamisti nel mondo. Il suo ruolo nel movimento separatista ceceno negli ’90 non è stato dimenticato. Così Bandar ha ricattato la Russia, il che implica che Riyadh controlla coloro che organizzerebbero gli attacchi terroristici a Sochi, ordinandogli di non farlo. Il 3 dicembre 2013 Bandar è tornato ancora una volta a Mosca. E di nuovo ha fatto “dolci offerte” alla Russia citando Sochi. E qui siamo a meno di un mese dalle esplosioni a Volgograd. Gli esperti sono ben consapevoli del fatto che i kamikaze non si fanno esplodere per eccesso di emozioni o fanatismo religioso, ma che tali attacchi sono sempre il risultato di operazioni ben pianificate. Non c’è il minimo dubbio che gruppi e bande di terroristi operanti in Russia lavorino per i servizi segreti occidentali e siano finanziati dai sauditi e dal Qatar. “Questo è solo l’inizio di un’azione su larga scala” ha detto Evgenij Lobachjov, generale del Servizio di sicurezza federale della Russia. L’esperto indica due scopi: destabilizzare la Russia e sabotare i preparativi per le Olimpiadi di Sochi. “Guardate, certi leader occidentali ora chiedono di boicottare Sochi. Sono felici di dire pubblicamente se andare o no a Sochi. Tali attacchi vengono comprati con denaro estero, molto probabilmente saudita, come le due guerre cecene dimostrano. E’ l’influenza straniera, il controllo estero, il sostegno straniero“, ha detto Evgenij Lobachjov.
Vi sono tutte le ragioni per sospettare che ciò sia solo l’inizio di un’operazione su larga scala per destabilizzare la Russia. Abbiamo molti nemici che cercano di minare la nostra credibilità, soprattutto nel periodo che precede le Olimpiadi“- concorda con l’ex maggior generale Said Gafurov, direttore dell’Istituto di Studi orientali e africani. Ritiene che questa sia una vendetta per il sostegno russo alla Siria e il risultato della flaccida diplomazia russa. “La Russia ha fatto una serie di errori in Medio Oriente e nel Golfo Persico, dimostrando generosità e morbidezza verso la barbarie. Non avremmo dovuto perdonare il pestaggio dell’ambasciatore russo Titorenko in Qatar. I funzionari della sicurezza del Qatar non hanno subito alcuna punizione. Questo era un motivo per la guerra, ma abbiamo sopportato. Siamo rimasti in silenzio anche quando l’Arabia Saudita ha invaso il Bahrain“, ha detto. Secondo Said Gafurov, i monarchi wahabiti “capiscono solo il linguaggio della paura, è inutile negoziare con loro.” Quindi vi sono molte versioni della tragedia di Volgograd. Ma basta con le ipotesi, i fatti devono essere analizzati. Se si scopre la pista estera, chiaramente vi saranno i modi per impedire il terrorismo. Soprattutto quando Sochi è assai vicino in tutti gli aspetti.

Aleksandr Orlov, politologo ed esperto orientalista, in esclusiva per la rivista online New Oriental  Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iskander, risposta al BMD. L’occidente provoca ulteriormente la Russia?

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 20/12/2013

999876La Russia ha avvicinato missili Iskander alle frontiere europee, in risposta al dispiegamento dello scudo antimissile degli USA. Secondo il giornale popolare tedesco Bild del 14 dicembre, la Russia avrebbe dispiegato circa 10 sistemi Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania. Il ministero della Difesa russo ha confermato le notizie sul dispiegamento dei missili a corto raggio Iskander nella regione di Kaliningrad, affermando che non viola gli accordi internazionali. “Le unità missilistiche e di artiglieria del distretto militare occidentale sono dotate di sistemi missilistici tattici Iskander,” ha detto il 16 dicembre il Maggior-Generale Igor Konashenkov, capo del servizio stampa del ministero della Difesa. “Il dispiegamento dei battaglioni di missili Iskander nel Distretto Militare occidentale non contraddice accordi o trattati internazionali“, ha aggiunto. Il quotidiano russo Izvestija ha riportato che i missili sono presenti “da qualche tempo”. Un’altra fonte militare anonima ha detto che furono dispiegati circa 18 mesi prima. (1)

Iskander: arma difensiva avanzata
L’Iskander (NATO: SS-26 Stone) è un tipo di arma che potrebbe influenzare l’equilibrio militare e politico in alcune regioni del mondo. Si tratta di un sistema mobile per missili balistici tattici fabbricato dall’Industria Unitaria dello Stato federale, il Design Bureau metalmeccanico, per l’esercito russo), il primo test si svolse nel 1996 entrando in servizio nel 2006. può colpire bersagli a terra, come centri comando e comunicazione, concentramenti di truppe, strutture per la difesa aerea e aeroporti. Il ministero della Difesa russo ha in programma l’acquisizione di 120 sistemi missilistici tattici Iskander-M, con cui dotarne almeno cinque brigate missilistiche entro il 2016. L’Iskander viene prodotto in tre versioni. Iskander-E per l’esportazione, con sistema di guida inerziale e una gittata massima di 280 km (la gittata minima del missile è 50 km) con probabilità di errore circolare di 30-70 metri. Bielorussia, Iran e Libia hanno espresso interesse nel procurarsi il missile. Iskander-M è un missile a gittata estesa per l’esercito russo. La gittata supera i 400 km, con una maggiore precisione fornita da sistemi di guida inerziale e ottici. Satelliti, aerei o ricognizione potrebbero essere utilizzati per la rilevazione, l’identificazione e la guida. Dopo aver ricevuto le immagini del bersaglio, il computer di bordo punta e dirige a velocità supersonica la testata verso l’obiettivo. Il sistema è dotato di due missili a corto raggio balistici a puntamento indipendente, in grado di mutare la rotta in volo per colpire obiettivi in movimento. Un missile può colpire il bersaglio con una testata convenzionale di 500kg a frammentazione, alto esplosivo, submunizioni, penetrazione, esplosivo carburante-aria o ad impulso elettro-magnetico. Iskander offre la possibilità di superare le difese missilistiche nemiche con un elevato grado di immunità alle contromisure elettroniche.  Iskander-K è la versione migliorata per lanciare il missile da crociera R-500.

La NATO si precipita a esprimere preoccupazione
Stati Uniti, Polonia e Stati baltici hanno tutti espresso ansia. I ministri della difesa estone e lituano hanno definito la notizia “allarmante”, descrivendola un “motivo di preoccupazione”. Il ministro della difesa lettone Artis Pabriks ha detto che una tale mossa cambierebbe l'”equilibrio di potere nella nostra regione” e “minaccia diverse città del Baltico.” Gli Stati Uniti si uniscono agli alleati. La viceportavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha dichiarato: “Abbiamo sollecitato la Russia a non prendere misure destabilizzanti la regione”. La Polonia si consulterà con i suoi partner della NATO sulla questione, prima dell’eventuale risposta. Il ministero degli Esteri di Varsavia ha detto, in una dichiarazione del 16 dicembre, “I piani per implementare altri missili Iskander-M a Kaliningrad sono preoccupanti“, ed ha detto di non aver ricevuto alcuna informazione ufficiale dalla Russia sullo schieramento, e che controllava i media. Il generale dell’US Air Force Philip Breedlove, comandante supremo della NATO in Europa, ha detto il 17 dicembre che era interessato dalla notizia. “È qualcosa che dobbiamo capire e di cui saperne concretamente“, ha detto a un gruppo di giornalisti a Berlino. Il generale ha suggerito che la divulgazione dimostra la necessità di un canale per comunicazioni più regolare e affidabile tra la NATO e i comandanti militari russi. “Le nostre navi nel Mediterraneo orientale sono molto vicine… I nostri aerei ogni giorno s’incontrano sul Mare del Nord, sui Paesi Baltici e in altri luoghi. Ci potrebbe essere lo spazio per errore di calcolo“, ha detto. “Come militari nella leadership di questa alleanza… dobbiamo avere comunicazioni serie, costanti ed affidabili“, ha aggiunto Breedlove. Alla domanda se tale canale esistesse, rispose: “Non saprei, ma avendone bisogno vi lavoriamo molto seriamente.” La portavoce della NATO Oana Lungescu ha detto, rispondendo sulla notizia: “Il movimento di missili o aerei in aree le cui intenzioni sono difficili da capire, è controproducente per la partnership che la NATO cerca con la Russia e per gli scopi che abbiamo concordato per migliorare la sicurezza regionale.” Ha detto che la NATO voleva essere più trasparente nei suoi rapporti con la Russia e aveva fatto ripetuti sforzi per coinvolgervi Mosca, anche attraverso inviti ad osservare le esercitazioni e a cooperare sulla difesa missilistica. “Purtroppo, la Russia deve ancora rispondere a queste offerte“, si lamentava Lungescu.

Alcune riflessioni da condividere
A questo proposito credo che sia opportuno ricordare che gli Stati Uniti dispongono di 180 munizioni nucleari aviotrasportate B61 schierate in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia destinati agli aerei da combattimento F-15E e F-16 (la Russia non ha armi nucleari fuori dal suo territorio). I velivoli con capacità nucleare fanno parte dell’arsenale di Stati non-nucleari come Belgio, Turchia e Olanda. Anche i Tornado tedesco e italiani possono trasportare le B61 nucleari. Tali velivoli con capacità nucleare decollano dalla base di Siauliai, in Lituania, per pattugliare in rotazione i cieli vicini al confine russo. Possono raggiungere Smolensk in 15-20 minuti, per esempio. Sarebbe totalmente irresponsabile da parte della Russia non adottare misure adeguate… La regione di Kaliningrad ospita una stazione radar Voronezh-DM per controllare lo spazio aereo sull’Atlantico. L’Oceano Atlantico è pattugliato da sottomarini strategici lanciamissili intercontinentali di Stati Uniti, Regno Unito e Francia pronti a colpire la Russia. Il sistema di difesa missilistico USA-NATO dispiegato in Europa, è una minaccia potenziale per almeno la metà dell’arsenale nucleare strategico basato sui silos in Russia. I missili SM-3B1 sono appena stati dispiegati in Romania. La Fondazione per la Cultura Strategica ha evidenziato l’evento in modo dettagliato (2). La Polonia, confinante con la regione di Kaliningrad, ospiterà una versione ancora più avanzata del sistema missilistico. Nel 2009 la Russia disse agli Stati Uniti che non avrebbe schierato gli Iskander se gli Stati Uniti annullavano la cosiddetta terza componente di superficie della difesa antimissile in tale Paese. Ma non lo fece. Ora gli Stati Uniti programmano di far stazionare cacciatorpediniere Aegis in Spagna. Secondo i piani, l’USS Ross e l’USS Donald Cook arriveranno nel porto di Rota, loro base di stazionamento, nel 2014, seguiti dagli USS Carney e Porter nel 2015. Le navi da difesa missilistica pattuglieranno il Mediterraneo orientale.

La risposta della Russia alle preoccupazioni della NATO
La Russia è libera di schierare missili tattici Iskander “dovunque voglia” sul suo territorio, ha detto il 18 dicembre il ministro della Difesa Sergej Shojgu, durante un incontro con gli ufficiali della riserva nei corsi di addestramento (presso la Russia State Technological Institute), in risposta alle preoccupazioni dell’occidente. “Recentemente c’è un gran chiacchierare per aver messo degli Iskander in qualche posto sbagliato. Sul territorio della Federazione Russa, li metteremo dove ci aggrada“, ha detto. Il capo della Difesa ha anche aggiunto che la Federazione russa ha la tecnologia per reagire al dispiegamento dei sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. “Non resteremo fermi a guardare passivamente lo schieramento della difesa antimissile (USA/NATO). I nostri progettisti ed impianti lavorano efficacemente e l’esercito russo possiede armi potenti, mobili ed efficienti“, ha detto Shoigu. “Non si creda alle voci secondo cui Russia è debole e non può fare nulla. Credetemi, è una bugia“, ha detto…

La posizione generale della Russia sulla questione
Già nel novembre 2011, quando gli Stati Uniti non accettarono di fare della difesa missilistica un progetto congiunto con la Russia, l’allora Presidente Dmitrij Medvedev annunciò piani radicali per affrontare ciò che Mosca considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Disse che avrebbe dispiegato sistemi d’attacco nell’ovest e nel sud del Paese, così come per far stazione missili  Iskander nella regione di Kaliningrad, al fine di contrastare il rischio rappresentato dallo scudo di difesa missilistica europeo. Questo febbraio, il Colonnello-Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore russo, ha detto che tutte le brigate missilistiche russe saranno armate con i sistemi Iskander entro il 2020. Mosca da tempo chiede garanzie giuridicamente vincolanti sul sistema di difesa missilistico, affinché non sia rivolto contro la Russia, ma gli Stati Uniti finora si sono rifiutati di fornire tale promessa. Per anni, la necessità di costruire lo scudo missilistico in Europa è stata giustificata dalla presunta minaccia da Paesi come l’Iran. Mosca aveva sperato che il sistema missilistico degli Stati Uniti venisse ritirato, con l’accordo firmato tra Teheran e i P5+1 il 24 novembre a Ginevra. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che l’accordo nucleare dell’Iran con l’occidente non giustifica la realizzazione del sistema missilistico statunitense, da tempo propagandato in Europa. “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo di difesa non avrà più ragione di essere“, ha detto Lavrov a Roma il 25 novembre (Il piano congiunto d’azione, concluso tra l’Iran e gli Stati membri del P5+1, riguardo il programma nucleare di Teheran). La soluzione del problema nucleare iraniano renderà inutile il dispiegamento della difesa missilistica in Europa. “Presumiamo che la soluzione dei problemi legati al programma nucleare iraniano debbano portare alla revisione del concetto statunitense della rete di difesa missilistica in Europa“, ha detto Lavrov durante “l’ora del governo” al Consiglio della Federazione, il 18 dicembre. “In effetti, la soluzione del problema nucleare iraniano eliminerà la premessa che giustifica la necessità di schierare la difesa missilistica in Europa“, ha detto (3). Ma i funzionari della NATO la pensano diversamente.
Il presidente Putin ha chiarito che tutte le forze nucleari strategiche russe devono essere invulnerabili a qualsiasi difesa antimissile. Rivolgendosi alla nazione sulla Costituzione, ha sottolineato che risolto il problema dell’Iran, la difesa missilistica diventa un’arma offensiva. Parlando nel suo indirizzo annuale sullo Stato della nazione, il 12 dicembre, Putin ha detto che la Russia è consapevole del fatto che il sistema di difesa missilistico statunitense, previsto per l’Europa orientale, sia difensivo solo di nome descrivendone il potenziale strategico offensivo. “L’incremento dei Paesi stranieri dei propri sistemi strategici non nucleari ad alta precisione e l’ampliamento della potenza della difesa antimissile, potrebbe rovinare i precedenti accordi sul controllo e la riduzione degli armamenti nucleari, portando a spezzare il cosiddetto equilibrio strategico” ha detto. “Nessuno dovrebbe illudersi sulla possibilità di superare militarmente la Russia“, ha detto Putin. “Non lo permetteremo mai.” Putin ha osservato che lo scudo missilistico “eroderà” l’equilibrio di potere mondiale. Ha detto che “ogni problema internazionale può e deve essere risolto con mezzi politici“. “Il programma nucleare iraniano serviva da scusa principale per schierare lo scudo missilistico“, ha detto Putin. “E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.” Alla conferenza stampa annuale del 19 dicembre, Putin ha detto che la Russia non può non reagire al vero dispiegamento di armi statunitensi in Europa, compresi i sistemi di difesa antimissile. Secondo lui, non c’è nulla di nuovo sullo schieramento degli Iskander nella regione di Kaliningrad. Il Presidente ha sottolineato che la decisione finale non è ancora stata presa, ma la Russia non deve essere provocata, perché gli Iskander non sono l’unica arma, e neanche la più efficace, che la Russia possiede per difendersi.
In precedenza, in una riunione con il ministro della Difesa della Russia Shojgu, il 10 dicembre, ha detto che il Paese deve migliorare i suoi armamenti per mantenere la parità con “le nazioni leader nel modernizzare attivamente i loro arsenali.” Il ministro della Difesa Sergei Shojgu ha detto che la Russia continuerà il dispiegamento dei missili nucleari Iskander nella regione di Kaliningrad, la più occidentale del Paese, in reazione ai piani missilistici statunitensi.
Il presidente Putin ha citato lo scudo missilistico come uno dei motivi per cui la Russia deve mantenere un esercito forte, impegnandosi a spendere 23000 miliardi di rubli (700 miliardi dollari) entro il 2020 per aggiornare la difesa. La Russia ha sempre sospettato che gli Stati Uniti  implementano non dei sistemi di difesa missilistica in Europa, ma vere e proprie armi di Primo attacco. “Siamo ben consapevoli del fatto che il sistema di difesa missilistico è difensivo solo di nome, mentre in realtà si tratta di un elemento essenziale del potenziale offensivo strategico“, ha detto Putin al suo discorso all’Assemblea federale, aggiungendo che la Russia “segue da vicino l’evoluzione del cosiddetto “concetto di attacco nucleare disarmante” delle forze armate statunitensi”. Putin ha detto che il programma degli Stati Uniti è volto “a sconvolgere ciò che è noto come equilibrio strategico di potenza.” “Ne siamo ben consapevoli. E sappiamo cosa fare al riguardo“, ha avvertito Putin. L’11 dicembre il viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha avvertito che la Russia userà armi nucleari se venisse attaccata, aggiungendo che questa possibilità è il principale deterrente contro potenziali provocatori e aggressori. “Si può provarlo tutto il tempo che si vuole, schierando testate non-nucleari su vettori missilistici strategici. Ma si dovrebbe tenere a mente che se ci fosse un attacco contro di noi, certamente ricorreremo all’utilizzo di armi nucleari in certe situazioni, per difendere il nostro territorio e gli interessi dello Stato“, ha detto Rogozin, a capo dell’industria della Difesa, parlando alla Duma di Stato. (4)
Aleksej Pushkov, presidente della commissione Esteri della Duma di Stato russa, la camera bassa del parlamento, ha detto in un’intervista a Russia Today (RT), che fin dall’inizio la tesi occidentale che sostiene l’idea della BMD europea era “profondamente sbagliata”, e che gli argomenti su Corea democratica e Iran utilizzati per giustificare l’ABM statunitense in Europa “sono solo falsi.” “Il vero obiettivo è creare una nuova superiorità statunitense in Europa, per cercare di neutralizzare il potenziale nucleare russo, almeno in parte, e creare un nuovo legame tra gli Stati Uniti e l’Europa“, ha detto Pushkov. (5)
le notizie sullo schieramento di Iskander a Kaliningrad furono già segnalate. Il presidente russo Vladimir Putin e altri funzionari russi hanno parlato da anni di una mossa del genere sottolineando che si tratta della necessaria contromisura alla difesa antimissile della NATO/USA in Europa. La Russia fa ciò che dice. C’è ancora tempo per la NATO per affrontare seriamente il problema invece di esprimere sorpresa e preoccupazione per ciò di cui era stata debitamente avvertita.

1004784Note:
1. Izvestia
2. Strategic Culture
3. Voice of Russia
4. RussiaToday
5. RussiaTiday

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’arma più micidiale nell’arsenale della marina russa

Anton Valagin, RIR, 2 dicembre 2013

1469965I Marines russi operano dalle navi d’assalto, infliggendo la ‘morte nera’ (come i Marines sono chiamati) sul campo di battaglia. Queste navi hanno rampe di sbarco a prua e a poppa. Truppe e materiali militari vengono caricati sulla nave attraverso la rampa di poppa, in porto, mentre la rampa a prua viene utilizzata per sbarcare truppe e attrezzature direttamente in acqua, o anche su terreno su un punto adeguato (lo scafo viene zavorrato per questa ragione). L’imbarcazione è in grado di sbarcare truppe e attrezzature con mare forza quattro. Una grande nave da assalto è in grado di imbarcare un battaglione rinforzato di marines così come 80 veicoli militari, in media una compagnia di marines e 12 veicoli blindati. Il Zubr (Bisonte in russo) è un hovercraft d’assalto in grado di coprire 1000 miglia alla stessa velocità di un’auto e di sbarcare 360 truppe (o 10 veicoli corazzati da trasporto o 3 T-80 carri armati e 80 soldati) su quasi ogni spiaggia. La nave può fornire fuoco di copertura con salve di lanciarazzi, nonché dai sistemi d’artiglieria sei canne. La nave e le truppe sono protetti dagli attacchi aerei da quattro sistemi missilistici antiaerei Igla. Il Zubr è il più grande hovercraft del mondo e uno dei più veloci. Nei test è arrivato a 70 nodi (130 km/h), ma questa non è la sua velocità massima. La nave è propulsa da eliche azionate da turbine a gas dalla potenza combinata di 36000 hp e da quattro turbocompressori dalla potenza combinata di 24000 hp, che sollevano la nave sulla superficie dell’acqua. Un pilota controlla il vascello con una cloche di tipo aeronautico.

2s31Il Vena galleggiante
A causa delle idiosincrasie delle loro operazioni, tutti i blindati della marina russa possono galleggiare. In realtà il BMP-3F (Flotta) è stato testato e ma non ha avuto l’approvazione per entrare in produzione. La MGTU Baumann (Moskovskij Gosudarstvennij Tekhnicheskij Universitet – Università Tecnica Statale di Mosca) ha vinto un concorso per compiere ricerche per creare il futuro veicolo da combattimento dei Marines. Questo veicolo dovrà soddisfare le esigenze del nuovo concetto di sbarco ‘oltre l’orizzonte’ di soldati ed equipaggiamenti: truppe e attrezzature sbarcate dalla nave a 15-40 km dalla riva. In relazione a ciò, il veicolo deve possedere ottime qualità marine. “In effetti questo deve operare come una veloce imbarcazione in mare e come veicolo corazzato a terra“, ha spiegato il capo progettista del Centro Scientifico di Produzione per l’Ingegneria Meccanica Speciale presso l’Università Baumann, Sergej Popov. “Il problema principale era che i Marines non hanno mai avuto un veicolo da combattimento proprio, e di conseguenza non c’era una chiara comprensione di come questo veicolo debba essere. Produrre un veicolo simile a una variante terrestre non aveva significato.
I marines ancora utilizzano il BMP-3 standard. L’eccellente potenza di fuoco di questo veicolo data da un cannone da 100mm, un sistema lanciamissili, un cannone automatico da 30mm e una mitragliatrice, accompagna le sue scarse qualità marine. Dopo 30 minuti in acqua la tensione elettrica del BMP comincia a mancare. L’obice semovente galleggiante Vena fornisce una potenza di fuoco supplementare ai Marines. Il sistema di controllo del cannone da 120mm è automatizzato, e il computer è dotato di un sistema di navigazione per mappare il terreno calcolando i dati del tiro. L’alta potenza esplosiva dei colpi del Vena può essere paragonata alle munizioni da 152-155mm.
Tra l’altro l’eroe di Stalingrado, il cecchino Vasilij Zaitsev, era un marine, un sergente maggiore di prima classe della Flotta del Pacifico. A 1942 Zaitsev aveva personalmente ucciso 242 camicie brune di cui 11 cecchini, nonché l’asso tedesco e capo della scuola dei cecchini Heinz Thorvald che fu inviato a Stalingrado per dargli la caccia. I cecchini sovietici addestrati da Zaitsev uccisero 1106 soldati fascisti.
Le armi letali dell’arsenale della marina sono gli stessi marines. Secondo una legge non scritta un marine deve essere pronto al combattimento in ognuno dei tre ambienti: terra, mare e aria. I marines sono il più piccolo di tutti i rami delle forze armate. Il numero totale dei raparti suddivisi in ciascuna delle flotte russe non supera i 12500 effettivi. Inoltre, una compagnia di marines è uguale a un reggimento standard. Per sottolineare il carattere elitario di questa unità, i marines hanno una propria uniforme: basco nero, giubbotto nero, camicia di marinaio, pantaloni regolari e stivali. L’obiettivo principale dei marines è stabilire una testa di ponte a terra. Inoltre, la ‘morte nera’ viene spesso chiamata a svolgere impegnative missioni di combattimento lontano dalla riva. Per esempio durante la presa di Groznij, nel 1995, un battaglione dei marines della Flotta del Nord fu inviato a prendere d’assalto il palazzo di Dudaev. La prima bandiera russa ad apparire sulla facciata del palazzo era sulla giacca da marinaio del Tenente Igor Borisevich.

1013566Pubblicato la prima volta su Rossijskaja Gazeta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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