Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA

Valentin Vasilescu, Reseau International 21 maggio 2016iskander-ESempre più spesso, la NATO posiziona nuove armi offensive ai confini della Russia, costringendo Mosca a rispondere schierando armi difensive. Il sistema missilistico superficie-superficie russo Iskander (SS-26 Stone in codice NATO) è prodotto nell’impianto missilistico di Votkinsk (1000 km ad est di Mosca). Fu appositamente progettato per violare lo scudo antimissile balistico degli statunitensi. Il missile Iskander, con una gittata di 500 km, ha un solo stadio della Sojuz NPO a propellente solido. La 152.ma Brigata missili tattici Chernjakhovsk, nell’enclave di Kaliningrad, è dotata dei missili Iskander posizionati a 200 km dalla base di Redzikowo, col compito di neutralizzare lo scudo missilistico statunitense in Polonia. In risposta allo scudo missilistico degli Stati Uniti in Romania, probabilmente una batteria di Iskander sarà installata in Crimea, assieme a un reggimento di bombardieri a lungo raggio Tu-22M3. Il tempo di preparazione al lancio di una batteria di missili Iskander è 4 minuti, le tattiche utilizzate decidono il numero di lanci simultanei di coppie di missili con uno scarto probabile di 2-6 m. I missili Iskander potrebbero avere testate convenzionali (bombe termobariche, cluster-bomb o anti-bunker) o testate nucleari.
Dalla Crimea alla costa romena sul Mar Nero vi sono 378 km e la gittata del missile Iskander è di 500 km. La traiettoria di un missile Iskander non è balistica tuttavia, e con un peso di 3,8-4,2 t avrebbe una gittata di 1500 km. Il volo di crociera del missile Iskander avviene a 7600-9300 km/h sotto la quota di 60000 m, e gran parte della rotta avviene sopra gli strati densi dell’atmosfera, cioè a 40000 m. Questo profilo è dovuto al fatto che i missili antiaerei come il MIM-104 Patriot PAC-3, che hanno anche funzioni anti-balistiche, hanno una quota massima di 30-35000 m. Tale quota è stata decisa perché la maggior parte dei caccia non supera i 20000 m. Tuttavia, la Romania non ha missili Patriot e i missili anti-balistici SM-3 Block 1B che equipaggiano lo scudo a Deveselu, non possono intercettare nulla che voli al di sotto della quota di 80000 m, dove iniziano a operare i sensori di bordo. Nella fase terminale del volo, quando entra nel raggio d’intercettazione del sistema Patriot, il missile Iskander esegue manovre e lancia 10 falsi bersagli sotto forma di riflettori metallici poliedrici. La difesa antiaerea ha poco tempo e non può distinguere tra la testata dell’Iskander e i falsi bersagli. Per abbattere un missile Iskander andrebbero lanciati 11 missili Patriot, quindi per abbattere un Iskander sarebbero necessari 22 Patriot. Così il profilo di volo e le apparecchiature di disturbo danno all’Iskander una grande capacità di sopravvivenza, per cui è quasi impossibile da intercettare.Template2011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?

Il massimo leader della RPDC dice che il test della bomba H “è un passo per l’autodifesa, diritto legittimo
Xinhua 10/01/2016

1021906303Kim Jong Un, massimo leader della Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord), si è congratulato con i comandanti militari del Paese per quello che ha definito riuscito test della prima Bomba H di Pyongyang, riferiva l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. La prova della Bomba H “è un passo dell’autodifesa e della difesa affidabile della pace nella penisola coreana e della sicurezza regionale dal pericolo di una guerra nucleare causata dagli imperialisti guidati dagli USA“, ha detto Kim agli ufficiali durante la visita al Ministero della Forze Armate popolari. “E’ un legittimo diritto di uno Stato sovrano e giusta azione che nessuno può criticare“, avrebbe detto Kim. Kim ha detto che l’esercito deve condurre “una lotta ad alta intensità” per affrontare i problemi scientifici e tecnologici del rafforzamento della difesa e del completamento della preparazione al combattimento, così come “compiere molte conquiste tecnologiche ultramoderne favorevoli alla costruzione della potenza economica e per migliorare i mezzi di sussistenza del popolo“. Ha nuovamente sottolineato la necessità per i militari di potenziare le capacità offensive e difensive e di prontezza al combattimento per “contrastare risolutamente eventuali sfide da forze ostili“. I commenti sono stati i primi del massimo leader della RPDC dopo l’annuncio che il Paese aveva effettuato con successo il primo test della sua bomba all’idrogeno, o suo quarto test nucleare. Mentre molti esprimono sospetti sulla capacità della Corea democratica nel sviluppare con successo la Bomba H, l’annuncio ha scatenato la condanna internazionale.

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?
Mike Whitney, Global Research, 10 gennaio 2016

_87503379_north_korea_nuclear_tests_624map_v4Ecco il quiz sulla politica estera degli Stati Uniti del giorno:
Domanda 1- Quanti governi gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare dalla seconda guerra mondiale?
Risposta: 57 (Vedasi William Blum)
Domanda 2 – Quanti di quei governi avevano armi nucleari?
Risposta – 0
Vuol dire che la Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere dall’aggressione gli statunitensi? Sì e no. Sì, le armi nucleari sono un deterrente credibile ma no, non è per questo che la Corea democratica ha fatto esplodere una bomba all’idrogeno. La ragione per cui la Corea democratica ha fatto esplodere la bomba era costringere l’amministrazione Obama a sedersi e prendere nota. Questo è tutto. Il leader supremo della Corea democratica, Kim Jong Un, vuole che gli Stati Uniti sappiano che pagherebbero caro evitare negoziati diretti. In altre parole, Kim cerca di spingere Obama di nuovo al tavolo delle trattative. Purtroppo, Washington non ascolta. Vede la RPDC quale minaccia alla sicurezza regionale e ha deciso che sanzioni e isolamento ulteriori siano i rimedi migliori. L’amministrazione Obama pensa di avere l’intera questione sotto controllo e di non dover essere flessibile o di compromettersi optando per i bastoni invece che le carote. In realtà, Obama ha rifiutato qualsiasi colloquio bilaterale con la RPDC, a meno che non s’impegni subito ad abbandonare i programmi nucleari e lasciare gli ispettori esaminare tutti gli impianti nucleari. Questo non interessa alla Corea democratica, vedendo nel programma delle armi nucleari il suo “asso nella manica”, l’unica possibilità di porre fine alla persistente ostilità statunitense. Ora, se separiamo l’incidente della “bomba all’idrogeno” dalla storia della Guerra di Corea, è possibile distorcere i fatti in modo da far apparire la RPDC come il “cattivo”, ma non è proprio così. In effetti, la ragione per cui il mondo affronta tali problemi, oggi, fu l’avventurismo degli USA nel passato. Proprio come lo SIIL apparve dalle braci della guerra in Iraq, così la proliferazione nucleare nella penisola coreana è il risultato diretto della fallita politica estera degli USA degli anni ’50. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra di Corea preclude una soluzione definitiva, il che significa che la guerra non è mai veramente finita. Un armistizio fu firmato il 27 luglio 1953, concludendo le ostilità, ma un “accordo pacifico finale” non fu mai raggiunto, così la nazione resta divisa. La ragione che pesa sono gli Stati Uniti che hanno ancora 15 basi militari in Corea del Sud, 28000 truppe e abbastanza artiglieria e missili da far saltare l’intero Paese in mille pezzi. La presenza statunitense in Corea democratica impedisce efficacemente la riunificazione del Paese e la conclusione definitiva della guerra, almeno nei termini di Washington. La linea di fondo è che anche se i cannoni hanno smesso di sparare, la guerra si trascina, grazie all’attuale occupazione statunitense. Come la RPDC può normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti se Washington non gli parla e allo stesso tempo insiste sul fatto che debba abbandonare il programma delle armi nucleari, sua unica leva? Forse dovrebbe fare dietro-front, soddisfare le richieste di Washington e sperare che, estendendo il ramo d’ulivo, migliorino gradualmente. Ma come può funzionare se, dopo tutto, Washington vuole un cambio di regime per installare un fantoccio degli Stati Uniti che serva a creare un’altra distopia capitalista per le aziende amiche. Non è forse così che gli interventi degli Stati Uniti di solito si rivelano? Non è un compromesso, è un suicidio. E c’è un’altra cosa: la leadership di Pyongyang sa con chi ha a che fare, motivo per cui adotta la linea dura. Sa che gli Stati Uniti non rispondono alla debolezza, ma solo alla forza. È per questo che non può rottamare il programma nucleare. E’ l’unica speranza. O gli Stati Uniti si piegano facendo concessioni o lo stallo continua. Questi sono gli unici due possibili esiti.
Va notato che prima di Siria, Libia, Iraq, Nicaragua, El Salvador, Vietnam e decenni di stragi degli USA, ci fu la guerra di Corea. Gli statunitensi l’hanno nascosto, ma tutta la Corea, Nord e Sud, sa cosa successe e come finì. Ecco un breve ripasso che spiega il motivo per cui la RPDC ancora diffida degli Stati Uniti, a 63 anni dalla firma dell’armistizio. Il brano è tratto da un articolo intitolato “Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord”, dal Vox World: “Nei primi anni ’50, durante la guerra di Corea, gli Stati Uniti sganciarono più bombe sulla Corea del Nord di quelle sganciate in tutto il teatro del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale bombardamento a tappeto, comprendente 32000 tonnellate di napalm, spesso deliberatamente colpiva obiettivi civili e militari, devastando il Paese assai oltre il necessario per combattere la guerra. Intere città furono distrutte, con molte migliaia di civili inermi uccisi e molti altri rimasti senzatetto e affamati… Secondo il giornalista statunitense Blaine Harden… “In tre anni circa uccidemmo il 20 per cento della popolazione”, disse il Generale dell’USAF Curtis LeMay, responsabile del Strategic Air Command durante la guerra di Corea, all’Ufficio storico dell’Aeronautica nel 1984. Dean Rusk, sostenitore della guerra e poi segretario di Stato, disse che gli Stati Uniti bombardarono “tutto ciò che si muoveva in Corea del Nord, ogni mattone rimasto in piedi”. Rimasti a corto di obiettivi urbani, i bombardieri statunitensi distrussero dighe idroelettriche e per l’irrigazione nelle fasi successive della guerra, inondando terreni agricoli e distruggendo colture… Si possono intravedere le conseguenze umanitarie e politiche in un dispaccio diplomatico allarmato che il ministro degli Esteri della Corea democratica inviò alle Nazioni Unite… nel gennaio 1951: “Il 3 gennaio alle 10:30 una flotta di 82 fortezze volanti sganciò centinaia di carichi mortali sulla città di Pyongyang… tonnellate di bombe e composti incendiari furono sganciate contemporaneamente sulla città, annientando con gli incendi; i barbari atlantisti bombardarono la città con bombe ad alto esplosivo ad azione ritardata, che esplosero ad intervalli per un giorno intero, rendendo impossibile alla popolazione uscire di casa. L’intera città bruciò, avvolta dalle fiamme, per due giorni. Il secondo giorno, 7812 case erano bruciate. Gli statunitensi erano ben consapevoli che non c’erano più obiettivi militari a Pyongyang… Il numero di abitanti di Pyongyang uccisi dalle schegge delle bombe, bruciati vivi e soffocati dal fumo è incalcolabile… Circa 50000 abitanti restarono nella città, prima della guerra aveva una popolazione di 500000 abitanti“. (“Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord“, Vox World)
Avete capito? Quando fu chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero vinto la guerra decisero di dare a “questi marci comunisti” una lezione che non avrebbero mai dimenticato. Ridussero tutto il Nord in macerie fumanti, condannando il popolo a decenni di fame e povertà. Ecco come Washington combatte le sue guerre: “Uccidili tutti e lascia che al resto ci pensi Dio“. Questo è il motivo per cui la RPDC costruisce bombe atomiche invece di cedere; ecco perché Washington è incastrata tra vittoria o annientamento.

Quindi, cosa vuole la Corea democratica dagli Stati Uniti?
La RPDC vuole ciò che ha sempre voluto. Vuole che gli Stati Uniti la finiscano con le operazioni di cambio di regime, onorino i loro obblighi ai sensi dell’accordo quadro del 1994 e firmino un patto di non aggressione. Questo è tutto quello che vuole, la fine delle continue intimidazioni ed interferenze. È chiedere troppo? Ecco come Jimmy Carter riassunse ciò sul Washington Post (24 novembre 2010): “Pyongyang ha inviato un messaggio coerente nei colloqui diretti con gli Stati Uniti, secondo cui è pronta a concludere un accordo per porre fine ai propri programmi nucleari, metterli sotto il controllo dell’AIEA e concludere un trattato di pace permanente sostituendo il ‘provvisorio’ cessate il fuoco del 1953. Si dovrebbe prendere in considerazione una risposta a questa offerta. La sfortunata alternativa per i nordcoreani sarebbe adottare le azioni che ritengono necessarie per difendersi da ciò che dicono di temere di più: un attacco militare dagli Stati Uniti, insieme agli sforzi per cambiare il regime politico”. (“Messaggio coerente della Corea democratica agli Stati Uniti.“, Presidente Jimmy Carter, Washington Post) Vi è bianco e nero. Gli Stati Uniti possono porre fine al conflitto, oggi, semplicemente adempiendo agli obblighi dell’accordo quadro e accettando di non attaccare la Corea democratica in futuro. Il cammino verso il disarmo nucleare non è mai stato così facile, ma le probabilità di Obama di prendere questa strada sono esigue, al meglio.

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Gli Stati Uniti mostrano i muscoli contro la Corea democratica
Andrei Akulov Strategic Culture Foundation 10/01/2016

fo0405-kn08-musudanPochi giorni dopo il test della bomba nucleare (presumibilmente all’idrogeno) della Corea democratica, Stati Uniti e Corea del Sud conducevano una dimostrazione di forza con bombardieri B-52 che volavano sull’Osan Air Base, in Corea del Sud, 70 km a sud del confine tra le due Coree. Il test ha fatto arrabbiare tutte le potenze mondiali, tra cui Russia e Cina. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato unanime accettando d’implementare nuove misure per punire il Paese che ha sfidato le Nazioni Unite. Il 10 gennaio, un bombardiere statunitense B-52 è tornato nella base sull’isola di Guam, nel Pacifico, dopo aver sorvolato la Corea del Sud dopo il test nucleare della Corea democratica. L’aereo è stato raggiunto da caccia F-16 sud-coreani ed F-15 statunitensi per la dimostrazione di forza. I voli dei B-52 sono parte del programma del Comando nel Pacifico statunitense chiamato Continuous Bomber Presence. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la possibilità dell’attacco nucleare come opzione e hanno minacciato la Corea democratica più di nove volte. Lo schieramento è la seconda contromisura della Corea del Sud dal quando la RPDC aveva annunciato il test della bomba H del 6 gennaio. La prima sono le trasmissioni degli altoparlanti contro la RPDC, riprese lungo il confine tra le due Coree quattro mesi dopo esser state fermate. La Corea democratica ritiene che le trasmissioni della Corea del Sud equivalgano a un atto di guerra. Quando Seoul riprese brevemente le trasmissioni di propaganda, ad agosto, dopo una pausa di 11 anni, le due Coree si scambiarono tiri di artiglieria. L’Ammiraglio Harry B. Harris Jr., comandante dell’US Pacific Command, ha detto: “Questa è una dimostrazione del solido impegno degli Stati Uniti con i nostri alleati Corea del Sud e Giappone, e per la difesa della patria americana”. Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio propulso da otto motori. Può trasportare circa 30000 kg di munizioni. L’ultima volta che un tale volo fu reso pubblico, avvenne nel 2013, dopo che la Corea democratica effettuò il terzo test nucleare, nettamente condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con Stati Uniti e Russia uniti nel voto. Il Pentagono ha più di 75000 soldati in Giappone e Corea del Sud. La Corea del Sud ne ospita 28000 mentre le due Coree tecnicamente rimangono in guerra perché la guerra del 1950-53 si è conclusa con un armistizio invece di un trattato di pace. Gli Stati Uniti prendono in considerazione lo schieramento di una portaerei presso la penisola coreana, il mese prossimo, secondo Yonhap News Agency del 10 gennaio. Fonti hanno indicato che i piani possono includere ulteriori schieramenti della portaerei a propulsione nucleare USS Ronald Reagan, attualmente a Yokosuka, Giappone, di un sottomarino nucleare e dei caccia tattici stealth F-22 Raptor in Corea del Sud. Corea del Sud e Stati Uniti programmano di effettuare la componente navale dell’esercitazione Foal Eagle a marzo, ma pensano di anticiparla. Stati Uniti e Corea del Sud effettuano le annuali manovre provocatorie denominate “Resolve Key” e “Foal Eagle” coi B-52 partiti da Guam, di solito a marzo, e “Ulchi Freedom Guardian” ad agosto. Queste “esercitazioni” durano mesi e coinvolgono decine di migliaia di soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud e dispiegati dagli Stati Uniti, così come centinaia di migliaia di controparti sudcoreane. Lo stanziamento di mezzi strategici degli Stati Uniti sulla penisola è un’importante amplificazione delle capacità di primo attacco. Gli Stati Uniti sono impegnati a schierare il 60% delle proprie forze aeree e navali in Asia e Pacifico per rafforzare la cosiddetta dottrina dell’Air-Sea Battle. In accordo con i Paesi della politica del “perno” di Obama, le basi degli USA in Corea del Sud, Giappone, Okinawa, Hawaii e Guam sono sempre più importanti. Inoltre, l’amministrazione lavora intensamente per aprire le basi che gli USA precedentemente chiusero in nazioni geo-strategicamente vitali come Vietnam e Filippine.
Vi è una prova indiretta a sostegno della tesi che l’azione militare è un’opzione prevista. Dopo l’ultimo test della Corea democratica, l’US Air Force Times riferiva che il dipartimento della Difesa ha un piano per mettere al sicuro famigliari dei militari e civili del DoD. Si chiama evacuazione di non combattenti, o NEO, che enuncia i passi necessari affinché famiglie dei militari, civili e persino animali domestici siano ritirati dalle zone del fallout radioattivo. Il piano è sottoposto annualmente, l’ultimo a novembre (quando il piano statunitense-sudcoreano fu concordato e sottoscritto). “La linea di fondo è che quando una crisi s’inasprisce, non si ha tempo per tornare indietro e prepararsi, così ciò che potete fare in anticipo accelererà l’evacuazione”, dice il Maggiore James Leidenberg, pianificatore della 501.ma Brigata d’intelligence militare dell’8.va Armata. Le attività descritte ricordano gli eventi che si svolsero alla fine del 2015. Lo scorso novembre Stati Uniti e Corea del Sud elaborarono nuove linee guida per affrontare le minacce missilistiche nordcoreane, anche individuarle attivamente e distruggerle in caso di emergenza. Le parti hanno deciso piani di attacco preventivo contro i siti nucleari della Corea democratica. Ora collaborano per attuare sistematicamente nuove indicazioni operative per una strategia globale antimissile. Il “Concetto Operativo 4D” (determinare, deviare, distruggere e difendere) richiede risposte più attive in caso di emergenza, lasciando Washington e Seoul attaccare siti di lancio dei missili balistici o dei missili lanciati da sottomarini, senza attendere il primo colpo di Pyongyang. Il ministro della Difesa sudcoreano Han Min-koo e il segretario della Difesa Ashton Carter aggiunsero che ci sarebbe stata particolare attenzione su ricognizione e droni ad alta quota nell’ambito dei nuovi piani. Il piano si basa su scenari concettuali su un attacco della Corea democratica, sottolineando l’urgenza crescente tra i funzionari di USA e Corea del Sud nel prepararsi al caso che la Corea democratica abbia la possibilità di armare i missili con testate nucleari. La Corea del Sud ha confermato i piani per adottare il proprio sistema di difesa missilistica verso la metà degli anni 2020, migliorando la difesa. “Ho abbastanza fiducia che potremo abbattere tutto ciò che lancerebbero”, aveva detto l’Ammiraglio Bill Gortney, che dirige il Comando Nord degli Stati Uniti e il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America, riferendosi a un possibile attacco prima della firma del piano. Bill Gortney aveva detto ai giornalisti che, secondo la valutazione del Pentagono, la Corea democratica ha ora la possibilità d’inserire testate nucleari miniaturizzate sul suo ultimo missile balistico intercontinentale (ICBM) KN-08. Pyongyang ha “la capacità di mettere un ordigno nucleare su un KN-08 e spararlo in patria”, notava l’ammiraglio. L’evento mi ricorda le memorie che ho finito di leggere un paio di giorni fa. L’ex-segretario della Difesa statunitense William J, Perry racconta il lavoro della sua vita ne Il Mio viaggio sull’orlo nucleare. Questo nuovo libro, pubblicato nel dicembre 2015, è un resoconto del suo servizio. Perry scrive che i piani per un attacco chirurgico contro la produzione nucleare della Corea democratica furono preparati nel 1994, dopo che Pyongyang rifiutò di far entrare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. In quei giorni c’era l’opinione diffusa che l’attacco non avrebbe causato vittime tra gli statunitensi e non vi era alcun rischio di radiazioni per i piloti nei raid aerei. L’attacco fu poi escluso come opzione. L’allora presidente Bill Clinton non ne fu mai informato.
Per molti anni la Corea democratica ha chiesto un trattato di non aggressione con gli Stati Uniti e un accordo di libero scambio, ma gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di porre fine alla guerra con la Corea democratica. Nel 1950-1953 gli Stati Uniti sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea democratica, tra cui 32557 tonnellate di napalm. Tale quantitativo è maggiore di quello sganciato nell’intera campagna del Pacifico della Seconda guerra mondiale e più del napalm usato nella guerra del Vietnam. Giornalisti e prigionieri di guerra statunitensi riferirono che quasi tutta la Corea del Nord fu ridotta in macerie. Nel novembre 1950, il bombardamento aveva decimato gli edifici così gravemente che il governo nordcoreano consigliò ai cittadini di scavare per ripararsi. In realtà, è la più lunga guerra della storia degli Stati Uniti. La politica nucleare della Corea democratica è ampiamente condannata dalla comunità internazionale. La sfida plateale non è accettata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma chiede una forma collettiva, non unilaterale, di azioni. I colloqui a sei vanno ancora rianimati, i membri del Consiglio di sicurezza devono continuare a coordinare le attività. Le posizioni di occidente, Stati Uniti, Russia e Cina in generale coincidono. Questo è il momento in cui Stati Uniti e Russia potrebbero avviare un’iniziativa comune sulla questione o, almeno, consultazioni immediate per fare esattamente ciò che possono fare insieme. Questo è il problema che unisce, non divide, le grandi potenze. Il coordinamento potrebbe portare a un altro importante successo della politica estera dopo l’accordo nucleare iraniano raggiunto insieme, non importa quante cose dividano.ap491174201185La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica conferma il test riuscito della bomba all’idrogeno

Il test della “bomba all’idrogeno” della Corea democratica ha successo
Moon of Alabama1032253950Poche ore fa la Corea democratica detonava un altro ordigno nucleare. E’ il quarto test di una bomba nucleare e la 2055.ma detonazione nucleare nel mondo. Le prime stime dai dati sismici rilevati in Cina e altrove, indicano che la bomba aveva una potenza di circa 10 kilotoni. La fiera presentatrice nordcoreana annunciava alla TV che gli scienziati hanno fatto esplodere una “bomba H miniaturizzata“. L’annuncio dice che “si è scientificamente testata la potenza della bomba H più piccola del mondo“. La bomba all’idrogeno si compone di due stadi. Un dispositivo primario a fissione nucleare che esplode innescando un secondo dispositivo a fusione nucleare a isotopi dell’idrogeno. Tali bombe sono molto potenti e la piuttosto bassa potenza da 10kt rende dubbio che si tratti di una effettiva bomba H che di solito sono assai più potenti. I test precedenti di bombe a fissione nordcoreane ebbero potenze di 1, 4 e 9 kt. Il primo è considerato un fallimento parziale. Il quarto test, di oggi, potrebbe essere stato un disastro parziale per una bomba H, o un semplice ordigno a fissione basato sul trizio, probabilmente per raggiungere una reazione potenziata. Solo la misurazione dei radionuclidi derivanti dal test renderà possibile determinarne la configurazione reale. C’erano stati recenti segnali su un altro imminente test nucleare della Corea democratica. Le immagini satellitari mostravano un nuovo tunnel dei test scavato in una montagna. C’erano voci dal 2013 secondo cui la Corea democratica lavorasse a un ordigno ad idrogeno. Ai primi di dicembre, il leader nordcoreano annunciava che il Paese era pronto a testare una bomba H, ma fu definita dagli Stati Uniti una spacconata. Gli annunci della Corea democratica sono di solito esagerati ma fondamentalmente veri. Ritengo, pertanto, che ci sia stato il test di una bomba H, come annunciato, ma dal successo solo parziale.
Dopo la guerra, la Corea democratica fu completamente rasa al suolo. Quasi alcuna struttura era stata lasciata in piedi. Fabbriche, rete elettrica e dighe furono distrutte: “Gli aerei statunitensi sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea, in sostanza la Corea democratica, comprese 32557 tonnellate di napalm, rispetto alle 503000 tonnellate di bombe sganciate su tutto il teatro del Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale”. Da allora una quantità enorme del Prodotto interno lordo della Corea democratica è stata spesa per l’esercito. Quando iniziò a testare ordigni nucleari, la Corea democratica annunciò che avrebbe utilizzato nuovi metodi per sostituire o ridurre le forze convenzionali. I risparmi sarebbero stati utilizzati per aumentare il tenore di vita del popolo. Valutazioni strategiche dicono che il suo sviluppo nucleare e missilistico non mira a creare una prima forza d’urto, ma una capacità di deterrenza. La Corea democratica considera gli Stati Uniti e il governo sudcoreano influenzato dagli Stati Uniti, quali suoi primi nemici e aggressori e il Giappone quale minaccia secondaria. Cina e Russia sono viste come Paesi amichevoli, ma tenute a distanza. Mentre gli Stati Uniti sviluppano il loro ‘perno in Asia’ anti-cinese, spingendo per politiche più dure in Corea del Sud e Giappone e per un’alleanza tra questi nemici storici. Nonostante i governi di destra e dalla linea dura in entrambi i Paesi, tale strategia avanza lentamente. Il test della Corea democratica probabilmente consentirà ulteriori passi verso una struttura tipo NATO anti-Cina e anti-Corea democratica.

La Corea democratica conferma il test riuscito della bomba all’idrogeno
Sputnik 06/01/2016

koreaLa Corea democratica ha annunciato il test riuscito di una bomba all’idrogeno nella dichiarazione speciale trasmessa dalla TV Centrale del Paese e dalle TV della Corea del Sud. Secondo la dichiarazione, Pyongyang ha sostenuto che il test è un diritto del Paese all'”auto-difesa” e ha promesso di non usare armi nucleari se la comunità internazionale ne rispetta la sovranità. Pyongyang ha anche detto che è pronta a continuare lo sviluppo attivo dell’industria militare e delle armi nucleari in caso di possibili minacce. In precedenza, la Corea del Sud aveva affermato che la Corea democratica avrebbe condotto il test nucleare che ha causato un terremoto nel Paese. I servizio meteo della Corea del Sud avevano riferito che il terremoto è di “natura artificiale”. L’USGS dice che il sisma era di magnitudo 5.1 con epicentro nella contea di Pekam, provincia di Yangkang. L’intelligence della Corea del Sud sostiene che la Corea democratica non ha notificato a Stati Uniti e Cina i piani per condurre il test nucleare, secondo l’agenzia Yonhap che citava un rappresentante dell’intelligence sudcoreana. Nel 2003 Pyongyang si ritirò dal Trattato Internazionale di Non Proliferazione Nucleare (TNP), l’accordo che dovrebbe impedire la diffusione della produzione di armi nucleari e possibile utilizzo. Nel 2005, la Corea democratica si dichiarava potenza nucleare e conduceva diversi test nucleari, scatenando le preoccupazioni della comunità internazionale, in particolare nella vicina Corea del Sud. Quattro anni dopo, Pyongyang ha testato altre armi nucleari. I dati ufficiali sul programma nucleare del Paese non sono stati emanati, e la ricerca sul tema si basa su osservazioni estere e segnalazioni delle autorità nordcoreane. A dicembre, il leader nordcoreano Kim Jong Un aveva detto che il Paese ha la bomba all’idrogeno ed è pronto a usarla per “proteggere sovranità e dignità nazionale“.

La Corea democratica spende un quarto del PIL per le Forze Armate
Sputnik 05/01/2016

f668acdf42294ce988a2b8cfdfc034eeNessun altro Paese al mondo può essere paragonato alla Corea democratica, dove la popolazione sopporta un’incredibile onere militare in 60 anni di braccio di ferro con l’avversario del sud. La spesa militare è misurata confrontando spese militari e prodotto interno lordo (PIL) di una nazione. La media annuale è circa 2% nel mondo, secondo l’ultimo rapporto World Military Expenditures and Arms Transfers 2015 del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La Corea democratica è unica in questo senso, esercito, marina ed aeronautica raccolgono quasi un quarto del PIL, il 23,8% per la precisione, secondo il rapporto. Nel frattempo, il principale rivale del Paese, la Corea del Sud, ha una spesa militare del 2,5%, mentre gli Stati Uniti, principali alleati di quest’ultima, dedicano il 4,3% a tali spese. Le confinanti Cina e Russia hanno dati vicino a 2,1% e 3,7% rispettivamente. L’incomparabile spesa militare dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea deriva dall’estremamente basso prodotto interno lordo, 101.mo nel mondo, stimato dal 2002 al 2012 a soli 17 miliardi di dollari l’anno. Nello stesso periodo, la Corea del Sud era 14.ma a livello globale, con 1010 miliardi di dollari di PIL, e gli Stati Uniti primi con un PIL medio di 15400 miliardi di dollari. Inoltre, la Corea democratica è al 4° posto mondiale per effettivi nelle forze armate, 1170000 nel 2002-2012, e solo 679000 militari nella Corea del Sud, 7.ma nel mondo. Per numero di personale militare Cina, Stati Uniti e Russia sono 1°, 2° e 5° rispettivamente, stimando 2,21 milioni nella Repubblica popolare cinese, 1,41 negli Stati Uniti d’America e 1 milione nella Federazione russa.

Sukant Chandan – Sons of Malcolm

trtworld-nid-7086-fid-31452Nel 1945 il popolo coreano rovesciò l’imperialismo giapponese e occidentale con la rivoluzione radicale dei socialisti e comunisti guidati dal defunto presidente della Corea democratica “socialista” (Repubblica Democratica Popolare di Corea) Kim Il Sung. Dal 1945 fino alla guerra di aggressione imperialista e al genocidio della “Guerra di Corea” nel 1950, gli imperialisti uccisero quasi mezzo milione di persone e distrussero gran parte del territorio. Nella guerra di aggressione del 1950-1953 circa 4 milioni di coreani furono uccisi dall’imperialismo, Pyongyang venne rasa al suolo e Stati Uniti e Regno Unito imperialisti imposero la divisione del Paese, colonizzando il sud ancora occupato da decine di migliaia di truppe statunitensi, dove oltre 1000 nucleari sono puntate su Pyongyang, capitale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. La Repubblica Popolare Democratica di Corea da sempre sostiene l’eliminazione delle interferenze imperialiste in Corea e la riunificazione pacifica della Corea con la strategia “un Paese, due sistemi”. Oggi Pyongyang si erge a bellissima città e il Paese continua a far progredire diritti e liberazione del popolo. La lotta del popolo coreano e della RPDC hanno fortemente ispirato molti nel mondo, anche Guevara che considerava i Paesi socialisti Corea, Cina e Vietnam esempi più importanti del socialismo e della rivoluzione ai popoli del mondo. I movimenti di liberazione africani e neri s’ispirarono soprattutto dalla Repubblica Popolare Democratica di Corea, con le pantere nere che inviarono delegazioni di solidarietà e avevano Kim Il Sung sulla prima pagina del loro giornale, incoraggiando la gente a studiare la Repubblica Popolare Democratica di Corea e il suo concetto di indipendenza e socialismo. La Nation of Islam, i partiti rivoluzionari e socialisti di tutti i popoli africani, Tanzania, Libia, Zimbabwe, Algeria, Siria e Cuba sono tra i pochi Paesi che hanno avuto e continuano ad avere strette relazioni con la Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Mumia Abu Jamal, prigioniero politico negli Stati Uniti, ex-leader dei giovani delle Pantere Nere, racconta nel suo libro autobiografico “Vogliamo la libertà” come pantere e Nation of Islam vedessero Kim Il Sung e Corea democratica quali grandi esempi:
Grida di “aiutateci a liberare Huey!” si mescolavano a “Salam alayqum, fratello!” lottando per vendere il proprio prodotto. “Yo, fratello! Scopri cosa cazzo succede laddove la struttura di potere bianco non parla! Compra The Black Panther, solo un quarto di dollaro!” “Salam Alayqum, sorella! Ritorna con i tuoi! Leggi Muhammad Speaks! Venticinque centesimi!” Per quasi un’ora la vendita continuò, nutrita ed affamata dal flusso di passanti che costeggiavano i treni fermi sovrastati da un sibilo. Dopo un po’ abbiamo avuto una conversazione:
“Fratello, devi andare con l’onorevole Elijah Muhammad, e smetterla di seguire quei demoni di Marx e Lenin, e quegli altri.”
“Beh, fratello, dovresti conoscere il ministro della Difesa Huey P. Newton, e il Black Panther Party”.
“Dovresti seguire un nero, fratello, non degli ebrei come Marx e Lenin!”
“Siamo rivoluzionari, fratello, e noi studiamo i rivoluzionari di tutto il mondo. Non c’importa di quale razza siano”.
“Posso vedere, fratello”, guardando una copia di The Black Panther indicando la foto di un asiatico sulla copertina, un uomo capelluto.
“Chi è questo, fratello?”
E’ “Kim Il Sung, il leader della Corea democratica, un rivoluzionario”.
“Vedi quello che dico, fratello? Ecco qui si parla di un altro uomo! Non ha niente da dire alla gente di colore, fratello!”
“Beh, se è così, fratello, perché compare sul tuo Muhammad Speaks?”
“Cosa dici, che mi dici, fratello?” rispose, apparentemente scioccato dalla domanda.
Leggevo e studiavo il suo giornale abbastanza regolarmente, linea, notizie e commenti, ma dubitavo che avesse mai letto qualcuno dei nostri. Sembrava logico per qualcuno assegnato alla Costa Est dal ministero dell’Ufficio Informazioni, e mi ricordai la lettura di quella settimana del numero di Muhammad Speaks.
“Guarda, fratello, nella sezione delle vostre notizie internazionali”.
Incredulo sfogliava le pagine finché, alla fine, apparve l’articolo con la foto di Kim Il Sung. Lo guardò, e poi si voltò verso di me, sorridendo. “Sissignore, fratello. Sissignore. Um-humm…”
“Ciò che abbiamo imparato da lui era l’idea del Juché, parola coreana che significa autosufficienza!
Negli anni ’90 e 2000 c’era una situazione molto precaria nella Repubblica Popolare Democratica di Corea, essendo crollato il blocco orientale socialista antimperialista, comportando problemi economici alla Repubblica Popolare Democratica di Corea, e gli USA guidarono la carica che minacciava una guerra distruttiva contro la RPDC col loro ridicolo “Asse del male”. Mentre Regno Unito e Stati Uniti distrussero Iraq e Afghanistan, con la scuse delle menzogne, minacciarono anche la Repubblica Popolare Democratica di Corea. La RPDC dimostrò la sua potenza coi test delle armi, dimostrando agli imperialisti che la Corea democratica è pronta alla guerra totale di popolo ed è disposta a difendersi con tutti i mezzi a disposizione. La Repubblica Popolare Democratica di Corea di oggi dimostra come un piccolo Paese del sud globale può opporsi al più potente sistema imperialista e genocida del mondo avendo rapporti stretto con Russia e Cina e soprattutto un popolo unito a un esercito militante e a una leadership che utilizza tutti i mezzi di autodifesa per consolidare la massima sicurezza nel garantirsi l’indipendenza. Basta solo guardare la Libia, Paese ex-socialista e alfiere dell’indipendenza pan-africana e pan-araba, distrutto soprattutto perché non aveva la capacità militare di proteggersi dalla NATO.
La RPDC è uno dei principali fari della lotta antimperialista e socialista, conquistando successi con le grandi vittorie contro l’imperialismo, a cui assistono i popoli del mondo che lottano per l’indipendenza e il socialismo.north-korea-issues-new-threat-to-u-s-bases12Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Corea democratica: vecchi alleati, nuove opportunità

La Russia torna in Corea democratica
Ilija Ukhov, PolitRussia 16 novembre 2015 – Fort Russ

rossiya-vozvrashchaetsya-v-454-4391594Per molto tempo l’accento su sviluppo economico e relazioni politiche in Estremo Oriente era posto su giganti come Cina e Giappone. Per ragioni oggettive, presentando le maggiori potenzialità economiche, così come i mercati più capienti e potenzialità nell’attrazione di investimenti nei progetti nelle regioni del Pacifico russe. Tuttavia, la crescente rivalità tra le potenze mondiali sulla regione Asia-Pacifico costringe la Russia a cercare di ristabilire legami con i vecchi alleati militar-politici come la Corea democratica. Nonostante evidenti problemi nella costruzione economica e il problema del nucleare instabile della Corea democratica, il potenziale delle relazioni russo-nordcoreane è abbastanza significativo, e il giusto approccio potrebbe portare a grandi progetti industriali comuni, così come creare una solida posizione in politica estera. Propongo di discutere possibilità e prospettive della nostra cooperazione con la Corea democratica in modo più dettagliato. Va notato che le nostre relazioni con la Corea democratica sono antiche e del tutto limpide. Dopo tutto, lo Stato della Corea democratica, il suo esercito e la sua industria furono creati con la partecipazione diretta dell’Unione Sovietica, e la successiva sanguinosa guerra di Corea cementò il regime per molti anni mutando il 38° parallelo della penisola coreana in uno dei principali simboli della guerra fredda, insieme al Muro di Berlino. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Corea, insieme ad altri cosiddetti Stati ‘operai’ che conservavano un sistema socialista, cadde in una difficilissima situazione economica. Nel caso della Corea democratica, la situazione fu aggravata dall’assenza di risorse naturali, da un’industria pesante obsoleta e non competitiva e dal fatto che la maggior parte della terra fertile era nella Corea del Sud. Perciò la Cina rappresentò il 90%, fino al 2013, delle esportazioni della Corea democratica. Nel 2012, il fatturato commerciale diminuì del 2,4%, raggiungendo un importo pari a 6,9 miliardi di dollari, il primo calo dal 2009. Rispetto alla Repubblica popolare cinese, le esportazioni di prodotti della Corea democratica verso la Russia erano semplicemente patetiche. Nel 2011, il volume degli scambi tra Federazione russa e Corea democratica era pari a 110 milioni di dollari (quasi un 50.simo del volume degli scambi della RPDC con la Cina e 14 volte meno il fatturato commerciale tra RPDC e Corea del Sud), nel 2012 le esportazioni scesero a soli 80 milioni. Nel frattempo, nel 2012, la Russia, nel tentativo di rafforzare il proprio ruolo nella penisola coreana e migliorare la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, prescrisse il debito della Corea democratica con l’URSS, che ammontava a 10 miliardi, chiaramente troppo oneroso per la non-così particolarmente forte economia del Paese. Dopo aver azzerato il 90% del debito, il restante miliardo divenne la base finanziaria per l’attuazione dei progetti infrastrutturali comuni, il principale dei quali, naturalmente, è l’ammodernamento dei 54 km di ferrovia dalla stazione di Khasan in Russia al porto della nordcoreano di Rajin, per organizzare le operazioni di traffico della Transiberiana. Va notato che la Corea del Sud aveva notevole interesse nel progetto, poiché un corridoio dei trasporti per la RPDC consentirebbe la fornitura di idrocarburi russi e, in particolare, di gas naturale liquefatto dai giacimenti da creare a Sakhalin.
Nella modernizzazione e riqualificazione delle ferrovie della Corea democratica, i piani prevedono anche l’organizzazione delle esportazioni di carbone, una delle principali voci delle esportazioni del Paese, avendo la Corea democratica 4,5 miliardi di tonnellate di carbone stimati nei giacimenti. A tal fine, un’impresa russo-nordcoreana è stata istituita con il compito di riattivare i 3500 chilometri di ferrovie tra Chaiton e il porto di Nampo, dove è previsto anche un terminal per il carbone. Inoltre, ci sono altre aree familiari e tradizionali della cooperazione, la principale delle quali rimane la cooperazione militar-tecnologica. Non è un caso che un rappresentante della delegazione russa guidata dal primo Vicecapo di Stato Maggiore della Russia, Nikolaj Bogdanov, in visita nella Corea democratica, ne aveva parlato l’altro ieri. I militari di entrambi i Paesi dovrebbero semplicemente avere un linguaggio comune, dato che la stragrande maggioranza delle attrezzature militari dell’Esercito Popolare Coreano proviene dall’URSS, e che lo stesso Esercito Popolare di Corea è modellato sulla dottrina militare sovietica delle grandi operazioni terrestri. Se la Corea democratica oggi chiaramente non può fare grandi acquisti di nostri equipaggiamenti militari, la situazione può presto seriamente cambiare. Il punto è questo: la leadership della Corea democratica può essere definita provocatrice o addirittura ricattatrice, ma non stupida. Per molti anni la Corea democratica fu esclusa da mercati esteri, investimenti industriali, agricoli, nelle telecomunicazioni e altre tecnologie, a causa delle sanzioni. Tuttavia, il Paese ha quelle risorse, praticamente esaurite negli altri Paesi dell’Asia orientale, come Cina, Vietnam e Filippine. Ha una forza lavoro a basso costo e altamente disciplinata. Infatti, la realizzazione di una zona economica libera congiunta con la Repubblica di Corea a Kaesong ha dimostrato che i lavoratori nordcoreani sono abbastanza efficienti sotto una gestione completamente capitalista. Naturalmente, il problema della denuclearizzazione della penisola coreana sarà risolto prima o poi (come nel caso del programma nucleare iraniano). E poi un boom economico in Corea democratica, per divertente quanto possa sembrare ora, è prevedibile. La leadership della Corea democratica, temendo l’influenza indebita del suo più potente (e forse unico) alleato sulla situazione politica interna del Paese, non ha alcun desiderio di “sacrificarsi” completamente alla Cina. E qui la Russia e la cooperazione militare-tecnologica e industriale svolgono un ruolo importante di stabilizzazione.
Con la crescente attività della diplomazia russa nell’Estremo Oriente, sembra che la leadership russa capisca tutto questo assai chiaramente.choe-ryong-hae-rTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Incontro trilaterale a Seoul

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 28/03/2015Wang Yi, Fumio Kishida, Yun Byung-seIl 21-22 marzo, Seoul ha ospitato la riunione dei ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud, preparata da tempo e con grande difficoltà, evento strettamente sorvegliato da altri Paesi dell’Asia del nord-est e della regione Asia-Pacifico. Dato che è stato il primo incontro tra i ministri in tre anni, ne è valsa l’attenzione in quanto determina essenzialmente la natura dell’evoluzione della situazione nella regione del nord-est asiatico. Per gli osservatori stranieri, il criterio per il successo di questo incontro è la possibilità d’impostare una data specifica per un vertice tra i leader di Cina, Giappone e Corea del Sud. A tal proposito, hanno dichiarato in un comunicato ministeriale congiunto che intendono lavorare a un vertice a tre “al più presto”, fornendo a ottimisti e pessimisti ampie opportunità d’interpretare l’efficacia del lavoro svolto a Seoul. È chiaro che le dichiarazioni congiunte dei Paesi, partecipanti alla Trans-Pacific Partnership, le cui riunioni annuali negli ultimi cinque anni, sembrano concludersi con la stessa formulazione “gommosa”. La natura incerta dell’esito della riunione di Seul è in linea con il contesto politico molto ambiguo plasmato da una serie di eventi e dichiarazioni dei leader politici della regione. Al centro del conflitto, non favorevole alla creazione di un ambiente adatto a un vertice trilaterale, è l’ultimo alterco cino-giapponese sulle isole Senkaku/Diaoyu. Due eventi hanno portato a tale conflitto:
Il primo è stata la scoperta, il 30 dicembre 2014, di un sito web cinese trilingue (cinese, giapponese e inglese), in cui viene spiegata l’intera questione delle “Isole Diaoyu”, portando ad una protesta del ministero degli Esteri giapponese, respinta dal ministero degli Esteri cinese.
Il secondo evento (visibilmente risultante dal primo) è stata la “scoperta d’archivio” del ministero degli Esteri giapponese di un atlante cinese del 1969 in cui tutte le isole, tra cui quelle principali, sono indicate con i loro nomi giapponesi. I media giapponesi hanno risposto dicendo che la domanda della Cina sulle isole fu posta solo alla fine degli anni ’70 per la sua natura “mercantile”. Presumibilmente Pechino poi ha cominciato a valutare seriamente il rapporto del 1968 delle Nazioni Unite sulle possibili enormi riserve di idrocarburi sul fondo del Mar Cinese Orientale, vicino le isole Senkaku, chiamate Diaoyu dai cinesi. Al reperto storico giapponese seguiva l’attesa reazione negativa della Cina, che ipotizzava che l’atlante sia stato creato durante l’occupazione giapponese di parte del territorio cinese.
A controbilanciare debolmente tali eventi negativi è stata la firma di un accordo Giappone-Cina sulla “costante cooperazione” regionale per minimizzare i danni da disastri naturali. Un indicatore importante dell’ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali sarà la reazione del Giappone alla firma del 24 ottobre 2014, a Pechino, dell’istituzione dell’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) con un capitale sociale iniziale di 50 miliardi di dollari che, secondo gli esperti, in gran parte cinese. Finora l’AIIB è piuttosto inferiore a Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Banca asiatica di sviluppo controllati da Stati Uniti, Unione europea e Giappone. Ma qui è importante notarne il trend, dato che dalla decisione del giugno 2014 dei Paesi BRICS di creare la nuova Banca di sviluppo, l’AIIB sarà il secondo maggior progetto bancario, essenzialmente attuato sotto l’egida della Cina. Più di 30 Paesi hanno annunciato ufficialmente interesse per l’AIIB tra cui: India, Nuova Zelanda, Singapore, Vietnam, Qatar, Laos, Kazakistan, Uzbekistan. A marzo tutti i principali Paesi europei, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, annunciavano l’adesione al progetto. Quest’ultimo sembra particolarmente degno di nota, in quanto i leader del mondo occidentale, gli Stati Uniti, così come i loro alleati regionali più stretti Giappone, Australia e Corea del Sud, sono vistosamente assenti. L’Australia, però, potrebbe seguire l’esempio del Regno Unito e la Repubblica di Corea “considera la possibilità di aderirvi”. Riguardo l’alleato chiave degli USA, il Giappone, ci sono elementi di “debolezza” nella sua posizione sulla questione (ancora una volta e sulla scia della “mancanza di fermezza” nel sostenere le sanzioni alla Russia). Pertanto, la dichiarazione del ministro delle Finanze giapponese Taro Aso sull’AIIB, il 20 marzo, è degna di nota (fu primo ministro nel 2008-2009), quando ha detto che “c’è la possibilità di discuterne… mentre si attiva, una volta soddisfatte alcune condizioni, come richiesto dal Giappone per l’adesione all’AIIB“. Ma tuttavia, un altro ministro chiave (dell’Economia), Akira Amari, ha detto alla conferenza stampa separata che il Giappone lavorerà “con gli Stati Uniti” sull’AIIB. Non sembra casuale che Aso decida di giudicare la domanda d’adesione alla banca in termini di “diplomazia ed economia”, così aggirando i fattori politici e di sicurezza che molto influenzano le relazioni tra i principali Paesi del nord-est asiatico e della regione Asia-Pacifico. La direzione opposta dei vettori politici ed economici nello sviluppo delle relazioni tra i protagonisti della regione Asia-Pacifico, è ciò che oggi spesso si chiama “paradosso asiatico”. In realtà non esiste un così speciale “paradosso asiatico”, come non c’era in Europa all’inizio del 20° secolo, alla vigilia della prima guerra mondiale. Solo che la storia non finisce qui e la “mano invisibile del mercato che risolve tutti gli altri problemi” s’è rivelata essere solo un’altra fiction speculativa.
Nel 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, la questione più rilevante nei rapporti tra Giappone, Cina e Corea del Sud rimane la valutazione ufficiale del governo giapponese del ruolo del Paese in tale recente periodo storico. Parlando ad una conferenza stampa il 15 marzo 2015, il primo ministro cinese Li Keqiang ha detto che “In un momento così critico, è un test e un’opportunità dei rapporti Cina-Giappone“. In una dichiarazione sufficientemente precisa, il primo ministro cinese ha chiarito che scopo del test è valutare il comportamento dei “militaristi giapponesi” in Asia che crearono una “tremenda sofferenza”, non solo per le altre nazioni, ma anche al loro popolo. Secondo Li Keqiang, se il primo ministro giapponese supera il test in modo soddisfacente (dal punto di vista cinese) questa estate ci sarà nuovo impulso allo sviluppo delle relazioni bilaterali, anche nel settore imprenditoriale. Così una settimana prima della riunione trilaterale a Seoul, i principali leader della Cina formulavano alcune condizioni per la rianimazione dei rapporti politici con il Giappone, che saranno accettate o rifiutate indirettamente nei prossimi mesi. Data la natura vaga e predeterminata della dichiarazione congiunta della riunione trilaterale a Seoul, un’ulteriore sviluppo delle relazioni “Cina-Giappone-Corea del Sud” sarà determinata in modo significativo dalle parole che il primo ministro giapponese Shinzo Abe pronuncerà alle prossime commemorazioni del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.map-locating-disputed-southVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook orientale“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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