Le ragioni occulte per l’ambasciata degli USA a Gerusalemme

Wayne Madsen, SCF 11.12.2017

Irving Moskowitz

La decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d’Israele e spostarvi l’ambasciata da Tel Aviv, abbandonando completamente l’impegno a una soluzione a due Stati, ha radici nella politica religiosa di Jared Kushner, consigliere sul Medio Oriente e genero di Trump. Kushner, uno dei preferiti dal primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu e dal magnate statunitense pro-Netanyahu Sheldon Adelson, ha inserito nel suo team da “inviato” del Medio Oriente due ideologi rabbiosamente filoisraeliani, l’ambasciatore statunitense in Israele David Friedman e il “rappresentante speciale per i negoziati internazionali” Jason Greenblatt. Friedman era un avvocato dello studio legale Kasowitz, Benson, Torres & Friedman, che rappresentava la Trump Organization e Greenblatt era il capo legale della Trump Organization. Kushner, ebreo ortodosso, insieme a Friedman e Greenblatt, rappresenta la cabala sionista di estrema destra che rifiuta sia lo Stato palestinese che la nazione israelo-palestinese che accorderebbe ai palestinesi la cittadinanza in uno Stato israeliano laico. Kushner, Friedman e Greenblatt favoriscono l’apartheid in cui i palestinesi sono cittadini di seconda classe. Oltre a Netanyahu e Adelson, ci sono altre ragioni occulte dietro il riconoscimento degli Stati Uniti di Gerusalemme a capitale israeliana. Nel 2009, il Federal Bureau of Investigation (FBI) fermò un gruppo di rabbini ebraico-siriani di New Jersey e New York che organizzava raccolte fondi per il partner della coalizione di Binyamin Netanyahu, il partito degli ultra-ortodossi Shas. Il legame tra rabbini statunitensi e il flagello della corruzione Netanyahu evidenziò il finanziamento segreto dell’espansione delle costruzioni ebraiche a Gerusalemme Est. Le Nazioni Unite non riconoscono Gerusalemme Est parte d’Israele e la Palestina la considera come capitale “de jure” dello Stato di Palestina. Un finanziere chiave delle costruzioni a Gerusalemme Est è il ricco ebreo-statunitense magnate del gioco d’azzardo Irving Moskowitz. Noto neo-conservatore, Moskowitz sostiene operazioni neocon come Hudson Institute, Istituto ebraico per gli affari di sicurezza nazionale (JINSA), American Enterprise Institute e Center for Security Policy (CSP). Frank Gaffney, controverso islamofobo ed ex-consigliere per la sicurezza nazionale della campagna presidenziale di Trump, è a capo del CSP. Moskowitz acquistò terre dagli arabi, soprattutto a Gerusalemme Est, per farne una città esclusivamente ebraica. Più preoccupante per le prospettive di pace del Medio Oriente è il finanziamento di Moskowitz del movimento di destra Ateret Cohanim, che cerca di demolire la moschea al-Aqsa di Gerusalemme, il terzo santuario islamico, noto anche come Cupola della Roccia, per ricostruire il tempio degli ebrei. Di maggiore interesse, tuttavia, fu l’acquisto di Moskowitz dello Shepherd Hotel di Gerusalemme Est, che si affaccia sul Monte Scopus. L’hotel, considerato legalmente proprietà del regno hascemita di Giordania, fu sequestrato come “bottino di guerra” dopo la guerra israelo-araba del 1967. L’hotel era al centro della controversia sull’espansione tra amministrazione Obama e governo di Netanyahu, e riguardava i piani per trasformare l’hotel in appartamenti esclusivamente per ebrei. In un editoriale del 27 luglio sul Jerusalem Post di Jeff Baraq, ex-caporedattore del giornale, si afferma: “Il fatto è che mentre gli ebrei statunitensi come Irving Moskowitz possono acquistare terreni nei quartieri arabi di Gerusalemme Est, un residente palestinese di, ad esempio, Shayq Jarah (dove si trova l’Hotel Shepherd) non può acquistare un appartamento in molte parti di Gerusalemme Ovest, perché l’amministrazione delle terre israeliane, che possiede i terreni, stipula contratti sulla cittadinanza israeliana con persone aventi diritto secondo la legge sul ritorno”. Notando l’instabilità politica del governo Netanyahu, Baraq intitolava l’editoriale “Il governo traballante di Netanyahu, la crisi che gli USA si autoinfliggono“.
Col partner di coalizione di Netanyahu, il Shas, al centro dello scandalo dei rabbini ebraico-siriani di New Jersey e New York, e la famiglia Kushner legata a crimini in entrambi gli Stati, l’influenza dei sostenitori di destra d’Israele sull’amministrazione Trump appare ovvia. L’FBI usò un testimone per identificare numerosi rabbini ebraico-siriani di New Jersey e New York che usavano sinagoghe e yeshivas per il riciclaggio di denaro dalla vendita illegale di borse firmate e persino di organi umani. Il testimone Solomon Dwek, è un importante immobiliarista e proprietario di una barca da gioco, arrestato nel 2006 per aver tentato di passare un assegno a vuoto per frodare la PNC Bank per 25 milioni di dollari. Dwek è anche una figura chiave del potente clan ebraico-siriano di New Jersey e New York, soprannominato “SY Empire” e “clan Dwek”. Tale clan ha anche legami con la società di Kushner, una società immobiliare con importanti partecipazioni nel New Jersey e a New York. Jared Kushner e Trump Organization sono indagati dal Consigliere speciale del dipartimento della Giustizia Robert Mueller per riciclaggio di denaro che coinvolge le famiglie Trump e Kushner. Secondo quanto riferito, l’indagine riguarda il riciclaggio di denaro estero attraverso l’acquisto di proprietà immobiliari, compresi i condomini degli edifici Trump e Kushner a Manhattan e New Jersey. Il riciclaggio di denaro era al centro dell’inchiesta sul sindacato ebraico-siriano durante il mandato di Mueller a direttore dell’FBI. Il seguente estratto dell’atto d’accusa federale spiega il tipo di riciclaggio di denaro effettuato dagli agenti dello Shas. Nella denuncia penale contro il rabbino Eliahu “Eli” Ben Haim della congregazione Ohel Yaacob di Deal, New Jersey, un co-cospiratore identificato solo come “IM”, residente in Israele e principale fonte del denaro per Ben Haim, viene citato, “L’imputato BEN HAIM ha detto al CW (testimone confidenziale) che “clienti di due, tre anni fa mi chiamano” e dichiarava che “viene segnalato che il mercato è stretto”. L’accusato BEN HAIM aveva anche parlato della fonte del denaro, il co-cospiratore IM, e dichiarava di avergli parlato ogni volta a giorni alterni. Riferendosi al co-cospiratore IM, l’accusato BEN HAIM poi chiese al CW: “Tu sai che mi ha mandato negli ultimi 4 anni a tendere fili ogni volta in un posto diverso nel mondo, con un nome diverso? È incredibile. Non ho mai visto niente del genere. Quando CW chiese se l’accusato BEN HAIM si riferisse a luoghi diversi solo in Israele, l’accusato BEN HAIM rispose “no, in tutto il mondo… In tutto il mondo, dall’Australia alla Nuova Zelanda all’Uganda. Tu e io [incomprensibile] ogni Paese immaginabile. La Turchia, non puoi crederci… Tutti nomi diversi. Mai lo stesso nome… Svizzera, ovunque, Francia, ovunque, Spagna… Cina, Giappone’. L’imputato BEN HAIM aveva anche spiegato che il mercato del contante era stretto ‘solo all’inizio dell’anno e alla fine dell’anno’“. La dichiarazione indica quanto persone coinvolte nel riciclaggio di denaro a sostegno della costruzione illegale israeliana sul territorio palestinese cancellino le proprie tracce. Il 26 luglio 2009, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth riferì che il rabbino David Yosef, figlio del capo spirituale del Shas ed ex-rabbino capo d’Israele, il rabbino Ovadia Yosef, lasciò Long Branch, nel New Jersey, residenza di Ben-Haim, per Israele poche ore prima del raid dell’FBI che fermò Ben-Haim. Nel maggio 2009, Aryeh Deri visitò la comunità ebraico-siriana di New York-New Jersey alla ricerca di fondi per un nuovo partito politico. Il successore di Deri a capo dello Shas, Eliyahu “Eli” Yishai, che lasciò per formare il partito di estrema destra Yachad, fu ministro degli Interni e viceprimo ministro di Israele. Yishai impedì alla Santa Sede di controllare le proprie proprietà a Gerusalemme e in Cisgiordania.
Ovadia Yosef aveva anche condannato il presidente Obama per aver spinto Israele a congelare gli insediamenti. Yosef chiese anche la ricostruzione del tempio ebraico sul sito della moschea di al- Aqsa a Gerusalemme, lamentandosi del fatto che lì “ci sono arabi”. È con tale sfondo arabofobo che Trump, al servizio degli interessi della cabala Kushner-Moskowitz-Adelson, ha ribaltato 70 anni di politica statunitense riconoscendo Gerusalemme capitale israeliana.

Eliyahu “Eli” Yishai

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La dichiarazione di vittoria di Putin in Siria apre la via agli attacchi russi in Libia

La notizia della Russia che negozia l’uso delle basi egiziane ha molto più senso
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 12 dicembre 2017Se la Russia dichiara vittoria sullo SIIL in Siria e chiede basi in Egitto, si preparebbe a colpire lo SIIL in Libia.
Quando due settimane fa il Cremlino ordinò pubblicamente al Ministero degli Esteri di negoziare l’accordo dell’Aeronautica della Russia per l’utilizzo delle basi militari egiziane, confesso che non sapevo di cosa si trattasse. Pensai alla possibilità che fosse il preludio al coinvolgimento militare della Russia in Libia, ma poi dissi che non credevo che accadesse con l’intervento della Russia in Siria ancora in pieno svolgimento: “Ammetto che onestamente non lo so. L’Egitto è troppo lontano per essere direttamente utile all’intervento russo in Siria. L’uso delle basi egiziane sarebbe necessario se Mosca avesse intenzione di combattere lo SIIL nel Sinai egiziano o d’intervenire in Libia, ma non vedo alcun segno che la Russia sia interessata ad ulteriori avventure prima che la Siria sia chiusa”. Beh indovinate? Putin ha appena dichiarato vittoria in Siria, affermando che gli obiettivi dell’intervento russo sono stati ampiamente raggiunti e ordinava il massiccio ritiro che vedrà il grosso delle forze russe lasciare il Paese: “Forze speciali, polizia militare, squadre di genieri e 25 aeromobili russi lasceranno la Siria e l’ospedale da campo sarà rimosso. Consiglieri, difese aeree e alcuni velivoli rimarranno”. Avevo ragione nel dire che Putin non vorrebbe essere visto aumentare portata e dimensioni dell’intervento militare della Russia all’estero, soprattutto a pochi mesi dalla rielezione. Quello che non avevo previsto era che avrebbe usato la sconfitta dello SIIL come opportunità per dichiarare la vittoria in Siria e ritirarvi la maggior parte delle truppe. Le avventure estere chiaramente infinite sono una cosa. Ma dopo aver dato il benvenuto alla maggior parte delle truppe dalla Siria, il pubblico russo ha la prova che possono finire. Il massiccio ritiro dalla Siria che Putin ha ordinato elimina il problema chiave che l’intervento in Libia dovrebbe affrontare, la percezione in Russia che si c’impantani in infinite avventure estere. Inoltre il fatto che Mosca abbia annunciato pubblicamente di negoziare l’uso delle basi militari egiziane dice due cose:
I negoziati sono una mera formalità, tutt’al più per risolvere problemi tecnici. La Russia ha già assicurazioni che l’Egitto firmerà.
Il Cremlino testa e gradualmente prepara il pubblico a qualcosa di più serio a cui pensa.
Bene, cosa potrebbe essere? Cosa richiederebbe basi egiziane e attenta preparazione e misurazione del polso del pubblico russo? Un altro intervento militare pare adattarvisi. In effetti, c’è chi crede che l’esercito russo sia già presente nell’Egitto occidentale da cui colpisce lo SIIL in Libia assieme all’Egitto. Se è così, i negoziati annunciati pubblicamente sulla concessione dell’accesso alla Russia sono semplicemente kabuki per regolarizzare una situazione già esistente. Mosca e Cairo hanno già svolto un teatro simile. Nel 1972 l’Egitto di Sadat e l’Unione Sovietica inscenarono l’espulsione rabbiosa dall’Egitto dei consiglieri sovietici. Di fatto, l'”espulsione” fu pianificata con l’Unione Sovietica per coprire il ritiro segreto di migliaia di truppe sovietiche regolari e non riconosciute dall’Egitto. I veri consiglieri intanto rimasero in Egitto fino alla fine della guerra dello Yom Kippur del 1973. In ogni caso, appare chiaro che la Russia consideri l’intervento militare aperto in Libia, che potrebbe essere annunciato dopo le elezioni di marzo. Ciò che si vede ora è il Cremlino gettare le basi necessarie per l’intervento, se vi optasse.
Nell’ottobre 2015 un aereo di linea russo fu abbattuto da una bomba dello SIIL in Egitto, uccidendo 224 russi. La Russia perseguirà lo SIIL per questo fino in Libia? Tale intervento sarebbe molto più piccolo rispetto a quello in Siria, semplicemente perché lo SIIL non è così potente in Libia. Ritirandone la maggior parte dopo la vittoria sullo SIIL, penso che Putin abbia dimostrato in modo conclusivo che non è interessato ad avere personale militare russo combattere tutti i nemici di Assad (come le SDF sostenute dagli Stati Uniti) e acuire il confronto con gli Stati Uniti. SIIL, al-Qaida e loro alleati sono gli unici che la Russia ritiene di combattere direttamente in Siria. Allo stesso modo, penso che Mosca non abbia alcun interesse a decidere il vincitore tra i due governi rivali in Libia, coi quali ha contatti, e almeno uno è sostenuto dalla NATO. Invece sarebbe un intervento contro SIIL e gruppi di al-Qaida, che verrebbe pubblicizzato come “conclusione del lavoro” per non permettere allo SIIL di fuggire, evidenziando il fatto scomodo che dove l’occidente semina caos e distrugge Paesi, la Russia invece raccoglie i cocci per stabilizzarli. Per inciso, subito dopo la proclamazione della vittoria dalla base aerea russa in Siria, Putin saliva sull’aereo per giungere in… Egitto. L’astuto MK Bhradakumar pensa che il viaggio sia incentrato sulla creazione di qualcosa per la Libia: “Il punto è che il “dossier libico” è stato riaperto. Lo Stato islamista vi si trasferisce dopo la schiacciante sconfitta in Iraq e Siria. Russia ed Egitto avvertono l’imperativo di mobilitarsi rapidamente e affrontare i gruppi estremisti in Libia. Entrambi appoggiano il comandante dell’Esercito nazionale libico Qalifa Haftar, trincerato a Bengasi, che (giustamente) vedono come baluardo all’estremismo in Libia. Il vuoto di potere in Libia e la crescente insicurezza nell’Egitto occidentale minacciano la stabilità dell’Egitto e il prestigio del Presidente Sisi è in gioco. D’altra parte, il coinvolgimento egiziano in Libia influisce sugli equilibri di potere in Medio Oriente. È interessante notare che le monarchie del Golfo sono coinvolte anche nella crisi libica. Per prima cosa, Mosca si rivolge all’ONU su questioni chiave e contatta anche il governo di Saraj a Tripoli. Il che suggerisce che Mosca potrebbe agire da intermediaria tra i partner rivali della Libia Saraj e Haftar, ed infine a manovrare per compensare le perdite finanziarie subite nel 2011 a seguito del cambio di regime, stimate oltre 10 miliardi di dollari in contratti ferroviari, progetti di costruzione, accordi energetici e vendite di armi”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA si arrendono sulla Siria, la Resistenza punta ad Israele

Moon of Alabama 12 dicembre 2017L’articolo del New Yorker è noto per il titolo arrogante e varie falsità, necessari a distrarre dal vero messaggio, la resa degli Stati Uniti sulla realtà in Siria: Trump permette ad Assad di rimanere fino al 2021, mentre Putin dichiara la vittoria in Siria, “L’amministrazione Trump ora è pronta ad accettare il governo del Presidente Bashar al-Assad fino alle prossime presidenziali programmate in Siria nel 2021, secondo funzionari statunitensi ed europei. La decisione sovverte le ripetute dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui Assad deve dimettersi nell’ambito del processo di pace… L’amministrazione Trump dice di voler ancora un processo politico con la prospettiva della partenza di Assad. Ma conclude che potrebbe volerci il 2021, quando è prevista la prossima elezione… I funzionari degli Stati Uniti temono che Assad possa vincere le elezioni siriane del 2021 e rimanere al potere in futuro”. Gli Stati Uniti “lasciano che Assad rimanga” perché semplicemente non c’è altro che possano fare senza affrontare una grande guerra. Hanno provato tutto il resto, perdendo. Nel 2012 tentarono di assassinare Assad, ma non era presente alla riunione che la CIA fece saltare in aria. Inviarono 100000 terroristi da tutto il mondo in Siria spedendogli decine di migliaia di tonnellate di armi e munizioni. La propaganda anti-siriana globale a favore dei terroristi non ha precedenti. Cercarono di costruire un’opposizione politica sponsorizzandola con centinaia di milioni. Alla fine invasero il Paese cercando di dividerlo con la forza. Fallirono su tutti i fronti. “La decisione degli Stati Uniti riflette le opzioni limitate dell’amministrazione, la realtà militare sul campo e il successo degli alleati siriani, russi, iraniani e di Hezbollah nel sostenere l’assediato regime di Assad…. L’opposizione siriana sostenuta dagli Stati Uniti è inutile. Era litigiosa e si è divisa in fazioni… Diplomaticamente, Washington è emarginata dalla potente troika Russia, Iran e Turchia che ora domina il processo di pace”.
Nel 2013 l’autore del pezzo, Robin Wright, presentò il sogno israeliano della divisione del Medio Oriente. Era il remake della mappa “Blood Borders” diffusa nel 2006 dal neocon Colonello Ralph Peters, a sua volta versione aggiornata della mappa del “Nuovo Medio Oriente” di Bernhard Lewis pubblicata da Foreign Affairs. Tali mappe furono cestinate quando gli Stati Uniti dovettero lasciare l’Iraq. L’espressione cartografica dell’arroganza imperiale di Wrigth ci finirà pure. Wright è pesantemente colluso a Washington, essendo il borg che detiene posizioni presso Institute of Peace degli Stati Uniti (che pianifica guerre), Wilson Center, Brookings e Carnegie Endowment. Che ora abbia rinunciato alla sua ridicola mappa rifletterà le opinioni di tali istituzioni. Ci si chiede se la giunta militare alla Casa Bianca ne sia d’accordo, continuando a sognare di aver il controllo di Siria e Iraq: “Il colonnello John Thomas, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), affermava che le forze della coalizione internazionale sarebbero rimaste in Siria a sostenere le operazioni delle “forze democratiche siriane” arabo-curde fino alla conclusione dei negoziati sulla soluzione politica a Ginevra. Aggiungeva che le forze USA continueranno a combattere le organizzazioni terroristiche vicine ad al-Qaida in Siria, come Jabhat al-Nusra, “indipendentemente dalla presenza dello SIIL”.” Continua a sognare.
Putin visitava la Siria, dichiarando la vittoria e annunciando che parte delle truppe russe in Siria ritornerà a casa. Si assicurava che tutti, Stati Uniti, turchi, sauditi ed israeliani, capissero che le truppe ritorneranno se cercassero di riaccendere la guerra: “Se i terroristi alzeranno di nuovo la testa, subiranno attacchi che non hanno visto finora“, dichiarava Putin. Un altro elemento dell’alleanza siriana, il partito libanese Hezbollah, si rivolse ad Israele. Il passo più lungo della gamba di Trump, il riconoscimento illegale di Gerusalemme come capitale d’Israele, arrivò giusto in tempo a ridare slancio alla resistenza: “Nasrallah ha chiesto all'”Asse della Resistenza”, riferimento ad Hezbollah ed alleati e sostenitori siriani e iraniani, di “dedicare tutta la forza e il tempo ai palestinesi”, chiedendo a tutte le fazioni della resistenza nella regione di unirsi e di attuare una strategia comune e un piano pratico per affrontare tale minaccia”, affermava”. Israele era dietro la campagna per smantellare Siria ed Iraq. Fallita completamente, la vendetta sarà dura. Hezbollah è meglio armato e addestrato che mai. I gruppi di veterani iracheni e iraniani sono pronti. L’Esercito arabo siriano è molto meglio addestrato ed equipaggiato di prima della guerra. Il leader della resistenza irachena Qais al-Qazali recentemente visitava il sud del Libano osservando il confine con Israele. Esaminava il nuovo campo di battaglia. La nuova grande alleanza d’Israele con l’Arabia Saudita non ne migliora la posizione. Il tiranno Salman e suo figlio sono incerti e le grandi relazioni con Trump si saranno, presumibilmente, ridotte sulla questione di Gerusalemme. Il primo ministro israeliano Netanyahu è sotto pressione interna. Le accuse di corruzione si accumulano e il suo incarico ora è limitato. Chi lo sostituirà? Qual è il nuovo piano che i sionisti scoveranno per reagire alla situazione cambiata?Traduzione di Alessandro Lattanzio

Israele non è più una potenza aerea

PressTV 10 dicembre 2017Ci sono voluti tre anni alle Forze Armate siriane per ristrutturare le unità da difesa aerea, primi bersagli dei terroristi taqfiri che, subito dopo l’inizio della guerra nel 2011, ne attaccarono i siti principali nel sud della Siria. Guidati dal servizio segreto israeliano, i terroristi distrussero queste unità prima di smembrarle e consegnarne i pezzi ai servizi segreti israeliani. Uno dei siti, probabilmente il più grande, vicino al confine israeliano, era a metà strada tra Dara e Qunaytra, nel sud della Siria. Gli attacchi dei terroristi al sito di Tal Hara, al centro di sorveglianza di Saydnaya e al centro di comando aereo tra Jarmanah e al-Maliha, minarono gravemente la difesa aerea siriana. Ma ora è finita e i recenti fallimenti dell’aviazione israeliana lo provano. L’analista libanese Umar Marabuni ritorna su un articolo ripreso dal sito del canale televisivo al-Mayadin.
L’autore evoca la liberazione di Saidnaya e Marj al-Sultan da parte dell’Esercito arabo siriano e degli alleati che permisero alla Difesa Aerea siriana di riattivarsi, “creando nuovi siti di sorveglianza e radar” e ripristinando le batterie della difesa danneggiate. Una delle conseguenze della riabilitazione fu la distruzione da parte della difesa aerea siriana, quasi un anno e mezzo fa, di un aereo da guerra israeliano sulle alture del Golan. Gli israeliani furono presi dal panico, ma non fu l’ultima sorpresa. Due mesi fa, un F-35 israeliano veniva colpito da un S-200 siriano ottimizzato, sistema missilistico di fabbricazione russa su cui la Russia basava la propria difesa missilistica. Questi due eventi scossero lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano: l’incidente dell’F-16 israeliano sul Golan, al confine tra Siria, Giordania e Israele, spinse quest’ultimo a cambiare tattica senza rinnovarla: l’Aeronautica militare israeliana riprese le tattiche degli anni ’80 quando colpì le batterie missilistiche SAM-6 della Siria dai cieli del Libano. L’abbattimento dell’F-35 fu il secondo shock, costringendo Israele a cambiare tattica una seconda volta aumentando la quota di volo dei suoi caccia, che prima dell’incidente sorvolavano il Libano a una quota molto bassa per evitare i radar siriani. Israele è riuscito a riconquistare la piena capacità d’attacco aereo in Siria, che inizia a vedere la fine del tunnel? Nulla è meno sicuro. Sfortunatamente per Tel Aviv, gli ultimi due attacchi aerei israeliani contro i sobborghi di Damasco (al-Qiswa e Jamariya) rivelavano un’altra capacità recuperata dalla difesa aerea siriana: le batterie missilistiche siriane intercettavano sei sofisticati missili da crociera israeliani Ariha-1 e LORA. Al quartier generale dell’esercito israeliano regna la totale confusione: è tempo di revisione e soprattutto di chiedersi: cosa fare?
È chiaro che Israele cerca una soluzione. Negli anni ’70, fece la stessa cosa: moltiplicò gli attacchi limitati e sporadici per distruggere la forza aerea siriana. Ma il problema non è lo stesso. L’Aeronautica siriana degli anni ’70 non ha nulla a che fare con la difesa aerea attuale dell’Esercito arabo siriano. Gli aerei israeliani troveranno difficile impegnarsi in un grande combattimento aereo data la dispersione delle unità antiaeree siriane in tutta la Siria e, soprattutto, il netto miglioramento della qualità dei sistemi d’intercettazione. L’S-200 o SAM-5, con una gittata di 150 chilometri vicino a al-Zamir e Homs, copre quasi l’intero cielo siriano. Ma ci sono anche il Buk-M2, con un raggio di 50 chilometri, e il Pantsir-S1, che ha una portata identica. Queste batterie possono intercettare i missili da crociera israeliani. La Russia ha danneggiato gli interessi d’Israele?Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio