Russia e Corea democratica: vecchi alleati, nuove opportunità

La Russia torna in Corea democratica
Ilija Ukhov, PolitRussia 16 novembre 2015 – Fort Russ

rossiya-vozvrashchaetsya-v-454-4391594Per molto tempo l’accento su sviluppo economico e relazioni politiche in Estremo Oriente era posto su giganti come Cina e Giappone. Per ragioni oggettive, presentando le maggiori potenzialità economiche, così come i mercati più capienti e potenzialità nell’attrazione di investimenti nei progetti nelle regioni del Pacifico russe. Tuttavia, la crescente rivalità tra le potenze mondiali sulla regione Asia-Pacifico costringe la Russia a cercare di ristabilire legami con i vecchi alleati militar-politici come la Corea democratica. Nonostante evidenti problemi nella costruzione economica e il problema del nucleare instabile della Corea democratica, il potenziale delle relazioni russo-nordcoreane è abbastanza significativo, e il giusto approccio potrebbe portare a grandi progetti industriali comuni, così come creare una solida posizione in politica estera. Propongo di discutere possibilità e prospettive della nostra cooperazione con la Corea democratica in modo più dettagliato. Va notato che le nostre relazioni con la Corea democratica sono antiche e del tutto limpide. Dopo tutto, lo Stato della Corea democratica, il suo esercito e la sua industria furono creati con la partecipazione diretta dell’Unione Sovietica, e la successiva sanguinosa guerra di Corea cementò il regime per molti anni mutando il 38° parallelo della penisola coreana in uno dei principali simboli della guerra fredda, insieme al Muro di Berlino. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Corea, insieme ad altri cosiddetti Stati ‘operai’ che conservavano un sistema socialista, cadde in una difficilissima situazione economica. Nel caso della Corea democratica, la situazione fu aggravata dall’assenza di risorse naturali, da un’industria pesante obsoleta e non competitiva e dal fatto che la maggior parte della terra fertile era nella Corea del Sud. Perciò la Cina rappresentò il 90%, fino al 2013, delle esportazioni della Corea democratica. Nel 2012, il fatturato commerciale diminuì del 2,4%, raggiungendo un importo pari a 6,9 miliardi di dollari, il primo calo dal 2009. Rispetto alla Repubblica popolare cinese, le esportazioni di prodotti della Corea democratica verso la Russia erano semplicemente patetiche. Nel 2011, il volume degli scambi tra Federazione russa e Corea democratica era pari a 110 milioni di dollari (quasi un 50.simo del volume degli scambi della RPDC con la Cina e 14 volte meno il fatturato commerciale tra RPDC e Corea del Sud), nel 2012 le esportazioni scesero a soli 80 milioni. Nel frattempo, nel 2012, la Russia, nel tentativo di rafforzare il proprio ruolo nella penisola coreana e migliorare la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, prescrisse il debito della Corea democratica con l’URSS, che ammontava a 10 miliardi, chiaramente troppo oneroso per la non-così particolarmente forte economia del Paese. Dopo aver azzerato il 90% del debito, il restante miliardo divenne la base finanziaria per l’attuazione dei progetti infrastrutturali comuni, il principale dei quali, naturalmente, è l’ammodernamento dei 54 km di ferrovia dalla stazione di Khasan in Russia al porto della nordcoreano di Rajin, per organizzare le operazioni di traffico della Transiberiana. Va notato che la Corea del Sud aveva notevole interesse nel progetto, poiché un corridoio dei trasporti per la RPDC consentirebbe la fornitura di idrocarburi russi e, in particolare, di gas naturale liquefatto dai giacimenti da creare a Sakhalin.
Nella modernizzazione e riqualificazione delle ferrovie della Corea democratica, i piani prevedono anche l’organizzazione delle esportazioni di carbone, una delle principali voci delle esportazioni del Paese, avendo la Corea democratica 4,5 miliardi di tonnellate di carbone stimati nei giacimenti. A tal fine, un’impresa russo-nordcoreana è stata istituita con il compito di riattivare i 3500 chilometri di ferrovie tra Chaiton e il porto di Nampo, dove è previsto anche un terminal per il carbone. Inoltre, ci sono altre aree familiari e tradizionali della cooperazione, la principale delle quali rimane la cooperazione militar-tecnologica. Non è un caso che un rappresentante della delegazione russa guidata dal primo Vicecapo di Stato Maggiore della Russia, Nikolaj Bogdanov, in visita nella Corea democratica, ne aveva parlato l’altro ieri. I militari di entrambi i Paesi dovrebbero semplicemente avere un linguaggio comune, dato che la stragrande maggioranza delle attrezzature militari dell’Esercito Popolare Coreano proviene dall’URSS, e che lo stesso Esercito Popolare di Corea è modellato sulla dottrina militare sovietica delle grandi operazioni terrestri. Se la Corea democratica oggi chiaramente non può fare grandi acquisti di nostri equipaggiamenti militari, la situazione può presto seriamente cambiare. Il punto è questo: la leadership della Corea democratica può essere definita provocatrice o addirittura ricattatrice, ma non stupida. Per molti anni la Corea democratica fu esclusa da mercati esteri, investimenti industriali, agricoli, nelle telecomunicazioni e altre tecnologie, a causa delle sanzioni. Tuttavia, il Paese ha quelle risorse, praticamente esaurite negli altri Paesi dell’Asia orientale, come Cina, Vietnam e Filippine. Ha una forza lavoro a basso costo e altamente disciplinata. Infatti, la realizzazione di una zona economica libera congiunta con la Repubblica di Corea a Kaesong ha dimostrato che i lavoratori nordcoreani sono abbastanza efficienti sotto una gestione completamente capitalista. Naturalmente, il problema della denuclearizzazione della penisola coreana sarà risolto prima o poi (come nel caso del programma nucleare iraniano). E poi un boom economico in Corea democratica, per divertente quanto possa sembrare ora, è prevedibile. La leadership della Corea democratica, temendo l’influenza indebita del suo più potente (e forse unico) alleato sulla situazione politica interna del Paese, non ha alcun desiderio di “sacrificarsi” completamente alla Cina. E qui la Russia e la cooperazione militare-tecnologica e industriale svolgono un ruolo importante di stabilizzazione.
Con la crescente attività della diplomazia russa nell’Estremo Oriente, sembra che la leadership russa capisca tutto questo assai chiaramente.choe-ryong-hae-rTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La reazione alla dichiarazione di Shinzo Abe

Il discorso di Abe per il 70° anniversario della fine della guerra del Pacifico
Vladimir Terekhov New Eastern Outlook. 25/08/2015ShinzoAbeVietnam-621x309Il 14 agosto il mondo è stato testimone un raro evento cruciale, che prevedono le tendenze delle relazioni nel triangolo strategico “USA Cina e Giappone” e, quindi, la situazione nell’Asia-Pacifico. Ci riferiamo al discorso del primo ministro del Giappone Shinzo Abe, in occasione del 70 ° anniversario della fine della guerra del Pacifico, che i giapponesi legano alla data (la notte del 14-15 agosto 1945) in cui l’imperatore Hirohito annunciò che il Giappone accettava le condizioni per la resa decise da Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina tre settimane prima, con la Dichiarazione di Potsdam. Il contenuto del discorso di Abe avrà un impatto diretto sul lato sino-giapponese del triangolo “USA Cina e Giappone” e indirettamente sugli altri due. In Cina, lo sviluppo positivo delle relazioni con il Giappone è associato all’attuale conferma delle principali disposizioni della cosiddetta “Dichiarazione di Murayama” del 1995, del Primo ministro Tomiichi Murayama, per celebrare il 50° anniversario della fine della Guerra del Pacifico. La dichiarazione include tre punti principali: il riconoscimento da parte del Giappone di avere attuato una politica coloniale aggressiva contro i suoi vicini asiatici, causandone enormi perdite ed esprimendo “pentimento sincero” per i crimini ammessi. Il “revisionismo storico” di Abe, allontanandosi dalle disposizioni della “Dichiarazione di Murayama”, s’era manifesto già nel 2006-2007, durante il suo primo premierato Tuttavia, all’avvicinarsi dell’anniversario della fine della guerra del Pacifico, il “valore” della valutazione del Giappone sulla partecipazione a tale massacro spinse il governo a decidere, nel febbraio 2015, ad istituire una commissione speciale di eminenti esperti per formulare raccomandazioni sui futuri discorsi pubblici del premier sul tema. Il Comitato aveva preparato una relazione finale pubblicata una settimana prima del discorso di Abe. Il titolo del documento è una meraviglia di per sé (“Rapporto del Gruppo dei consulenti sulla storia del 20° secolo e il ruolo del Giappone in esso così come nell’ordine mondiale del 21° secolo“. A quanto pare, il titolo non riusce a riflettere le accese passioni politiche di sei mesi prima. Allora, cosa conclude? In che modo il Comitato risponde alle esigenze politiche dei vicini del Giappone, che chiedono che le disposizioni di base della “dichiarazione Murayama” siano confermate? Ma il titolo della relazione non ha la minima allusione al problema, percepito da Cina e Corea del Sud come cruciale.
Sul contenuto del rapporto di 40 pagine estremamente ricche (che meritano di essere discusse separatamente), solo due o tre pagine sono dedicate alla posizione del Giappone sulle cause della guerra del Pacifico (essendo partecipe alla seconda guerra mondiale), formulata secondo la prospettiva del processo storico della prima metà del 20° secolo. La “Dichiarazione di Murayama” è menzionata insieme a vari altri eventi del dopoguerra del Giappone, di cui si parla dettagliatamente nelle altre pagine. Gli autori del documento si concentrano sul processo per creare “il nuovo Giappone” dalla fine della guerra del Pacifico, nonché sulla valutazione delle relazioni con i vicini, con cui il Paese ha accordi reciproci e sulle sfide locali e globali del 21° secolo. In realtà, il titolo e la struttura del documento coincidono pienamente con l’approccio adottato da Abe negli ultimi anni, riducendosi alla nozione che i partner del Giappone dovrebbero smetterla di speculare su temi storici e concentrarsi sugli attuali problemi politici ed economici che, per risolverli, il suo Paese è pronto ad impegnarsi in modo (“proattivo”) più significativo. Sembra che tale approccio, adottato da un gruppo di esperti del Comitato come posizione iniziale ed integrato nella relazione finale, diventi un boomerang per Abe quale componente principale delle raccomandazioni contenute nel suo discorso. Due punti importanti vanno notati, però. In primo luogo, anche al momento della creazione del Comitato fu affermato che le raccomandazioni non sarebbero state vincolanti, e che il primo ministro le avrebbe potute accettate o meno. In secondo luogo, valutando il recente passato, l’attuale leadership del Giappone si trova in una situazione difficile. Considerazioni di “opportunismo” politico ed economico hanno spinto il governo giapponese ad assumere la posizione dell’eroe di Puskin nel valutare il costo di “baciare la mano” di tu-sai-chi. Sull’argomento in discussione, tale approccio dovrebbe portare alla pubblica ammissione del Giappone delle responsabilità su tutti gli “effetti collaterali” della strage più sanguinosa della storia umana. Tuttavia, il Paese che ha fondate ambizioni per recuperare lo status d’importante potenza mondiale, non può essere guidato solo dalla “logica” dello schiavo del padrone. Inoltre, i sondaggi di opinione dell’8-9 agosto del Mainichi Shimbun mostrano che il 44% dei giapponesi ritiene che le scuse bastino e abbondino presso i vicini, mentre il 13% ritiene che il Giappone non abbia nulla di cui scusarsi. A quanto pare, il governo del Giappone ha dibattuto sul contenuto del discorso dell’anniversario del Primo ministro fino all’ultimo momento, e il parere che la “convenienza” di esso sia contabilizzato è prevalso.
Nel suo discorso, Abe ha dichiarato inequivocabilmente che “il Giappone ha più volte espresso profondo rammarico e pentimento sincero per le azioni durante la guerra… Questa posizione dei governi precedenti rimarrà ferma in futuro“. Tali dichiarazioni valgono oro, in particolare dato il sentimento corrente nella società giapponese. Allo stesso tempo, però, il discorso di Abe contiene elementi di spiccato “revisionismo storico”. Possono essere individuati nell’osservazione che furono i Paesi occidentali più importanti a promuovere il colonialismo e che anche rifiutarono di assumersi pienamente la responsabilità dello scoppio della guerra del Pacifico, in cui le donne, vittime delle guerre del 20° secolo, “soffrirono gravemente nella dignità e nell’onore...” L’ultimo passaggio non sarebbe soddisfacente per la Corea del Sud, a cui il tema delle “donne di conforto” in guerra si riferisce direttamente.
La prima reazione della Repubblica democratica popolare di Corea e della Corea del Sud al discorso di Abe è che la posizione del Primo ministro del Giappone sull’importante questione cinese e coreana è migliorata. Anche se aggiungono che la posizione richiede ulteriori studi approfonditi e che “le parole devono essere dimostrate dai fatti“. Sarebbe pertinente attirare l’attenzione su un altro punto importante. Una settimana prima del discorso, la stampa ebbeinformazioni da fonti governative che il premier non programmava la visita al Santuario Yasukuni, il 15 agosto. Ciò significa che Abe risponde a uno dei tre pre-requisiti richiestigli per essere invitato alle celebrazioni sulla fine della Guerra del Pacifico in Cina. Si può sostenere con certezza che non sia stato facile per il premier giapponese fare questa mossa. Anche se la commemorazione delle anime dei soldati giapponesi morti nelle guerre negli ultimi 100-150 anni (il Tempio di Yasukuni è stato appositamente costruito per questo scopo) fu istituita relativamente di recente, è già una tradizione nazionale. Il rifiuto di Abe d’eseguire il rituale (soprattutto per il 70° anniversario della guerra più disastrosa nella storia del Giappone), per preservare le relazioni politiche fragili con la Cina, sembra essere apprezzato di Pechino. Nel complesso, (anche se con una certa cautela) si può affermare che Abe ha saputo affrontare alcuni problemi pratici fondamentali e superato un altro “controllo” eludendo abilmente una moltitudine di trappole politiche. Il suo compito era “non nuocere” (o almeno non colpire troppo) le delicate relazioni sino-giapponesi. Tuttavia, secondo le recenti dichiarazioni del Ministero degli Esteri della Repubblica popolare cinese, non vi è alcuna posizione definitiva in Cina sul fatto che Shinzo Abe possa partecipare alla celebrazione di Pechino, generalmente una cattiva notizia per le relazioni bilaterali.

Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

A protester wears a defaced mask of Japanese Prime Minister Abe outside the Japanese consulate in Hong KongLa reazione alla dichiarazione di Shinzo Abe
Vladimir Terekhov New Eastern Outlook 01/09/2015

Shinzo AbeLa dichiarazione di Shinzo Abe sul 70° anniversario della fine della guerra del Pacifico, essendo strettamente legata al tema della mancata visita del primo ministro giapponese in Cina per celebrare la stessa occasione, continua ad attirare l’attenzione a livello nazionale ed internazionale. In Giappone il Partito liberal-democratico, il partner di minoranza della coalizione parlamentare Nuovo Komeito, e il partito di estrema destra Innovazione del Giappone, hanno mostrato pieno sostegno al primo ministro. Nel frattempo c’è una spaccatura nell’opinione dell’opposizione su questo tema. Proprio come negli anni ’50 (e in un’occasione simile) c’è solo il Partito comunista, sempre più popolare, che critica profondamente la dichiarazione di Abe. I suoi parlamentari annunciano che il documento manca di “soggettività”, riferendosi ai brani al tema generale su “aggressione”, “colonialismo” e “profondo rimorso e scuse”. Nel frattempo sembra che i parlamentari della principale opposizione, il Partito Democratico del Giappone, cercano di evitare ogni valutazione della dichiarazione di Abe, tenendo conto del fatto che quasi la metà della popolazione ha un parere negativo delle richieste dei Paesi vicini al Giappone d’esprimere “pentimento sincero” e “scuse” per il comportamento dell’esercito durante la guerra nel Pacifico. Sulle valutazioni estere, di particolare interesse sono le opinioni dei vicini più prossimi del Giappone, Cina e Corea del Sud, che avanzano le più serie rimostranze contro il comportamento del Giappone nella prima metà del secolo scorso. Ma non ci sono state risposte ufficiali dirette alla dichiarazione. Tuttavia, i risultati di un sondaggio tra politologi e giornalisti in Cina, Corea del Sud e Giappone, specialisti di politica regionale, dal 18 al 22 di agosto (la settimana dopo la dichiarazione di Abe) dell’ONG Genron NPO, fa un po’ di luce sulla questione, mostrando che l’83% dei sudcoreani e il 57% dei cinesi intervistati danno una valutazione negativa della dichiarazione di Abe. Solo il 5,7% dei sudcoreani e il 21,4% dei cinesi sono d’accordo sui punti principali del discorso. Per i giapponesi, la metà ritiene che il discorso del Primo ministro non pregiudicherà le attuali relazioni tra il Giappone e i vicini. L’altra metà è divisa sulla risposta alla domanda sull’influenza positiva o negativa sulle relazioni. E’ molto probabile che i risultati di queste indagini riflettano adeguatamente il (generalmente negativo) sentimento pubblico in Cina e Repubblica di Corea non solo sul passato, ma anche sul Giappone di oggi. Sicuramente ciò limita il sostegno alla politica dei primi due verso il Giappone. Ciò a sua volta aggiunge irrazionalità ed emozioni sempre presenti nel pubblico sulla (già difficile) situazione del Nord-Est asiatico (NEA).
Data la valutazione negativa da parte della società cinese del discorso di Abe, in occasione delle previste celebrazioni di Pechino, la leadership cinese a quanto pare non ha ritenuto opportuno invitare il primo ministro giapponese. Fu anche riferito che nel corso dei negoziati, condizioni preliminari della visita di Abe a Pechino furono sollevate dai giapponesi. Citando una fonte “di pertinenza del Giappone in Cina”, il primo quotidiano giapponese Mainichi Shimbun ritiene che Abe molto probabilmente abbia deciso di abbandonare i piani, non avendo ricevuto una risposta soddisfacente alla richiesta di “smorzare il sentimento antigiapponese” delle prossime celebrazioni in Cina. Si sostiene anche che, rifiutando di partecipare ai festeggiamenti in Cina, il primo ministro giapponese abbia così aderito al gruppo di dirigenti dei Paesi occidentali più importanti, che avevano respinto l’invito di Pechino per via dello “sviluppo delle capacità militari e delle attività sui mari” di quest’ultima. I recenti conflitti tra Giappone e Cina sul contenuto del discorso del primo ministro giapponese sugli avvenimenti di 70 anni fa e la sua possibile presenza alle celebrazioni di Pechino, non sono motivati solo (o meglio, non tanto) da concetti astratti come “giustizia storica” e “morale”. Ovviamente, riguardano aspetti importanti della politica attuale. Non è un caso che lo status di Taiwan, argomento già discusso, sia emerso nel dibattito sui problemi “storici” in Giappone e Cina. In particolare, l’attenzione è attirata dalla differenza fondamentale tra l’atteggiamento di Taiwan e della Corea del Sud sul periodo coloniale giapponese. A Taiwan ci sono generalmente valutazioni più positive su questo periodo e l’espressione più autorevole di questi sentimenti proviene dal 92enne ex-presidente di Taiwan (1988-2000), Lee Teng-hui. Abbiamo già notato che, nel corso di un recente tour privato in Giappone, ha detto molte cose molto spiacevoli per Pechino. Tuttavia, dopo il rientro a Taiwan il venerando politico ha confermato tutte le dichiarazioni rese nel tour, particolarmente di come sia orgoglioso di aver prestato servizio nell’esercito giapponese. Per Pechino la cosa più scandalosa è che Lee Teng-hui abbia detto ciò alla vigilia delle celebrazioni in Cina, a un incontro con i capi dell’opposizione del Partito democratico progressista, tra cui il probabile futuro presidente di Taiwan Tsai Ing-wen, che non ha nemmeno ritenuto necessario commentare in alcun modo le parole del capo.
In generale, va rilevato che non importa chi dei leader delle due potenze asiatiche abbia deciso di “frenare” all’ultimo minuto sulla via del vertice bilaterale (è più probabile che agissero in parallelo), ma è un’altra conferma della situazione preoccupante nel nord-est asiatico. Dato che un incontro tra i leader di Cina e Giappone, in occasione del 70° anniversario della fine di una delle più sanguinose guerre, avrebbe ammortizzato il nuovo acuirsi delle ostilità reciproche.474779434Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

774cf065jw1dnfd1vzudcj

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

china_first_and_second_island_chains_2008
Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

LKqBT
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rivede la dottrina militare e aggiorna le forze strategiche nucleari

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 31/12/2014 Глава РВСН РФ Сергей КаракаевE’ il primo aggiornamento sostanziale della dottrina militare della Russia pubblicata nel febbraio 2010. Il documento doveva essere rivisto entro la fine del 2014 in risposta alla crescente pressione esercitata sulla Russia dall’occidente dopo che Mosca ha rifiutato di riconoscere la legittimità del colpo di Stato in Ucraina. Una dottrina militare non offre tutte le risposte a singole minacce ma piuttosto fornisce una guida per contrastare le tendenze a lungo termine che minano la sicurezza del Paese. La versione rivista della dottrina descrive i seguenti fattori rappresentanti una minaccia per la Russia:
– Il crescente potenziale militare della NATO e la sua espansione che avvicina le infrastrutture militari dell’Alleanza ai confini della Federazione russa;
– Il dispiegamento di contingenti militari stranieri sui territori degli Stati adiacenti alla Russia;
– Costruzione e schieramento della difesa missilistica strategica del Pentagono minando la stabilità globale, l’attuazione del concetto di Prompt Strike e i piani per collocare sistemi d’arma nello spazio;
La dottrina fornisce indicazioni su come rispondere a minacce e sfide. Le nuove disposizioni sono introdotte in reazione agli eventi in Ucraina così come in Africa, Siria, Iraq e Afghanistan che minacciano la Federazione russa. Le caratteristiche specifiche del conflitto militare contemporaneo includono “il complesso uso della forza militare in combinazione con misure politiche ed economiche, la guerra dell’informazione e altre azioni di natura non militare realizzate con l’uso intensivo di potenziali protesta di massa” insieme all’uso di forze politiche e movimenti pubblici controllati e finanziati dall’estero. Gli autori del documento affermano apertamente che la Russia è pronta a contrastare gli organizzatori delle “rivoluzioni colorate”. La dottrina militare riveduta rimane di natura difensiva. La Russia ricorrerà all’uso della forza solo quando tutte le vie non violente per risolvere un conflitto sono esaurite. Al documento viene aggiunto una nuova disposizione sulla deterrenza non nucleare, che prevede l’attuazione di politica estera e misure militari per impedire l’aggressione contro la Federazione russa quando l’uso delle armi nucleari è prematuro o ingiustificato. Come si può vedere le armi nucleari non sono viste come unico mezzo di dissuasione. Con l’occidente che fa pressioni senza precedenti sulla Russia e rinnova discorsi sul ritorno alla postura da guerra fredda. Ciò rende la deterrenza nucleare strategica il fattore più importante per garantire la sicurezza. Il documento revisionato non prevede modifiche all’ordine del possibile utilizzo delle forze nucleari. Un attacco nucleare potrebbe essere effettuato in risposta all’uso di armi nucleari o altre armi di distruzione di massa contro la Russia e i suoi alleati o in caso in cui la Russia sia vittima di un attacco convenzionale, quando l’esistenza stessa dello Stato è minacciata. Bielorussia e altri partner, membri della Collective Security Treaty Organization, sono gli alleati che la Russia difenderà.
La leadership militare russa presta particolare attenzione al potenziamento della protezione nucleare. Lo stesso giorno in cui il presidente russo ha firmato il documento, un missile balistico intercontinentale (ICBM) RS-24 è decollato da Plesetsk colpendo con successo un bersaglio nel poligono di Kura nella penisola di Kamchatka in Estremo Oriente. Gli ICBM a propellente solido Topol-M e Jars progettati per piattaforme mobili e silos costituiscono la spina dorsale del potenziale strategico della Russia contemporanea. Oltre 20 ICBM Jars mobili terrestri saranno aggiunti all’arsenale delle forze missilistiche strategiche della Russia, l’anno prossimo. Il giorno prima il comandante delle Forze missilistiche strategiche della Russia Colonnello-Generale (tre stelle) Karakaev ha annunciato ufficialmente lo sviluppo di un missile balistico pesante a propellente solido noto come RS-26. Dal 2016 l’RS-26 rafforzerà il gruppo dei missili a propellente solido, come i Topol-M e Jars delle forze missilistiche strategiche. Le caratteristiche sono classificate, ma si sa che il missile è già ribattezzato dai media “Killer della difesa missilistica” potendo spezzare qualsiasi tipo di difesa missilistica. Anche i sistemi basati sui silo vengono aggiornati. Gli RS-20B Voevoda (classificazione NATO – Satan) è la più potente arma nucleare in servizio oggi. Può penetrare la difesa missilistica multi-strato schierata dagli Stati Uniti. E’ in servizio dal 1980. La sua vita operativa è stata estesa, ma il tempo è vicino per la sua sostituzione. In pochi anni il Sarmat da 100 tonnellate ne prenderà il posto. Sarà prodotto solo da imprese russe escludendo rischi, come nel caso del Satan per esempio, quando alcuni componenti sono stati prodotti dall’ufficio di progettazione e produzione ucraina Juzhnoe. Il missile balistico pesante Sarmat sarà schierato ad Uzhur (regione di Krasnojarsk) e a Dombarovskij (regione di Orenburg). C’è una notizia stimolante a conferma della forte volontà politica della leadership russa. La Russia fu abbastanza imprudente da mettere fuori servizio il sistema ICBM ferroviario RT-23 (nome in codice NATO SS-24 Scalpel). Una piattaforma su un treno potrà coprire un migliaio di chilometri al giorno e sarà impossibile seguirla via satellite, dovendo rilevarla tra migliaia di altri treni in movimento. Il comandante delle Forze Missilistiche Strategiche Colonnello-Generale Sergej Karakaev ha dichiarato che il nuovo sistema missilistico ferroviario soprannominata Barguzin è stato sviluppato per le forze missilistiche strategiche russe. Un progetto di R&S è stato implementato per sviluppare un nuovo missile balistico intercontinentale mobile su treno il cui primo prototipo sarà completato nel 2020. La mobilità dell’arma rende difficile rintracciarla, complicando così un attacco preventivo. Da parte sua, il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov ha detto che il nuovo sistema non viola il Trattato START, che stabilisce che ciascuna parte ha il diritto di decidere autonomamente struttura e composizione del suo potenziale nucleare strategico. Un reggimento (un treno) del nuovo sistema ferroviario Barguzin comprenderà sei missili Jars a testata MIRV (veicoli di rientro multiplo a puntamento indipendente). Il sistema Scalpel comprendeva tre missili balistici intercontinentali RT-23. Le forze strategiche avranno una divisione con cinque piattaforme missilistiche ferroviarie (reggimenti) in continua evoluzione muovendosi attraverso le vaste pianure del paese. La piattaforma ICBM ferrovia Scalpel aveva disturbato tanto gli statunitensi da farli insistere nel far dismettere il sistema. Si può solo immaginare che incubo sarà il Barguzin per gli USA. L’operatività del sistema perdurerà fino al 2040.
La portavoce della NATO Oana Lungescu ha risposto con una dichiarazione secondo cui l’alleanza “non costituisce una minaccia per la Russia o qualsiasi nazione. Qualsiasi provvedimento adottato dalla NATO per garantire la sicurezza dei suoi membri è chiaramente di natura difensiva, proporzionato e in conformità alle leggi internazionale”, ha detto. Ignora l’evidente contraddizione con i fatti il discorso della portavoce secondo cui “In realtà, sono le azioni della Russia, come attualmente in Ucraina, che violano il diritto internazionale e minano la sicurezza europea”. Tali dichiarazioni sorprendono, soprattutto dopo che Washington ha dichiarato che la Russia è ai confini della NATO, non il contrario. Il rappresentante ufficiale dell’alleanza ha aggiunto che la NATO cerca un rapporto costruttivo con la Russia. È logico supporre che la dottrina militare rivista e le misure adottate dal governo russo per aggiornare la Difesa del Paese daranno nuovo impulso a tale processo.

cvhswh4837hfLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.260 follower