Timori in Russia dopo l’ordine di Obama per improvvise esercitazioni tipo 11 settembre

What Does It Mean 2 settembre 2015oww2Un nuovo rapporto del Ministero della Difesa (MoD) che circola al Cremlino, oggi afferma che il Presidente Putin ha “modificato” l’autorizzazione alle forze della Federazione ad attaccare lo Stato islamico in Iraq e Levante (SIIL) nella zona di guerra del Levante (Mediterraneo Orientale) dopo che il regime di Obama ha ordinato una massiccia “inaspettata e altamente provocatoria” esercitazione nucleare sulle zone costiere orientali degli Stati Uniti fino al 1° ottobre. Secondo questo rapporto, come avevamo riferito, il Presidente Putin ha autorizzato il puntamento agli “interessi statunitensi” in questa zona di guerra, dopo la pubblicazione di documenti segreti degli Stati Uniti che dimostrano che le forze del SIIL furono create dal regime di Obama per rovesciare l’attuale governo siriano. Oggi però, la relazione continua, il Presidente Putin ha sospeso queste azioni di guerra e autorizzato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov a dichiarare pubblicamente che ora gli aerei da combattimento della Federazione non condurranno missioni in questa regione. Causa di questa “svolta” negli ordini, spiega la relazione, è l’improvvisa attivazione dell’US Prompt Global Strike (PGS), programma che dovrebbe provvedere a un attacco aereo convenzionale di precisione su qualsiasi parte del mondo entro un’ora e che potrebbe anche essere utile in un conflitto nucleare. Il presidente Obama è l’unico che può aver ordinato questa “estrema provocazione”, secondo il rapporto, e l’ordine di oggi permetterà al Presidente Putin di accertare esattamente quali siano le motivazioni degli Stati Uniti… dirette a livello internazionale, o nazionale contro il popolo statunitense che questo regime classifica come sua prima minaccia terroristica.
Citizens-ThreatAlimentando le preoccupazioni della Federazione sulle azioni del presidente Obama che potrebbero infatti essere dirette contro i propri cittadini, la relazione nota che il governo ha dato un preavviso a tutti gli aerei in volo sugli Stati Uniti, dopo che il programma PGS è stato attivato, e in cui si legge: “alcune operazioni di sorveglianza TCAS e ADS-B potrebbero rendere inaffidabile lo spazio aereo di Virginia, Nord e Sud Carolina, Georgia e Florida dal 2 settembre, alle 01:00 EDT, secondo un Notam della FAA emesso il 1° settembre. Le interruzioni sono dovute ad eventi che l’agenzia indica come “improvvise esercitazioni militari del dipartimento della Difesa“. NBAA “ha espresso la preoccupazione della FAA secondo cui questo genere di esercitazioni dall’impatto significativo devono dare maggiore preavviso agli operatori del Sistema del traffico aereo nazionale. Le interruzioni in programma dureranno fino alla mezzanotte del 1° ottobre. Oltre alle aree d’interesse nello spazio aereo nazionale, la FAA ha detto che le interruzioni potrebbero estendersi fino a 200 miglia sul mare aperto. L’agenzia ha detto che sintomo delle interruzioni potrebbero essere le pià vicine piste degli aerei in avvicinamento che appaiono passare immediatamente ad un stato di allerta del traffico TCAS. I piloti devono mantenere vigilanza acuita sullo spazio aereo circostante e segnalare eventuali incidenti che a loro parere dovrebbero suscitare possibile allerta. I numeri NOTAM rilevanti sono 5/2817, 5/2818, 5/2819, 5/2820 e 5/2834“. L’ultima volta che gli Stati Uniti effettuarono una così massiccia esercitazione di guerra sulle regioni costiere orientali, afferma cupa la relazione, fu l’11 settembre 2001, quando aerei in volo e controllori di volo negli Stati Uniti furono confusi su ciò che fosse reale o falso, potendo attaccare con successo il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington DC uccidendo migliaia di persone. Ciò che accade ora nei mercati azionari statunitensi, il crollo del settembre 2015, la relazione ricorda ai lettori, accadde anche nel settembre 2011, quando questi mercati erano in subbuglio dopo la crisi del lunedì nero dell’8 agosto 2011, con gli attacchi dell’11 settembre che diedero la “scusa/ragione” per chiuderli fino al 17 settembre 2011, ristabilendo l’ordine economico mondiale e la liquidità. E su quanto male siano messi i mercati statunitensi a settembre, la relazione afferma, addirittura il massimo consigliere economico dell’ex-presidente Ronald Reagan, David Stockman, nel suo articolo intitolato Croci tombali si propagano ai quattro angoli del mercato, avvertiva che “il modello delle croci tombali continua a diffondersi sul mercato azionario come un’epidemia, infettando anche i segmenti di mercato che si ritenevano isolati dal fermento d’oltreoceano”, con l’alto pianificatore finanziario globale Bill Gross che avverte i clienti a passare immediatamente dai mercati ai contanti ed, impaurito, dichiararne le ragioni dicendo: “Il profitto non è molta, ma come disse una volta Will Rogers durante la Grande Depressione ‘Non sono tanto preoccupato dal rientro sui miei soldi quanto dalla loro restituzione“. Non solo il regime di Obama avvia questa improvvisa provocatoria e misteriosa esercitazione in stile 9/11, continua il rapporto, ma inoltre insieme all’Unione europea emana altre sanzioni economiche contro Federazione e Cina, non facendo altro che riavvicinare queste due nazioni, una volta ostili, più di quanto lo siano mai state nella storia, e a cui il Cremlino ha annunciato che risponderà. Mentre il regime di Obama e i suoi vassalli europei continuano a far credere alla gente il mito della minaccia russa, questa relazione conclude, la realtà più probabile sarà una guerra nucleare catastrofica che potrebbe iniziare a settimane.
Inoltre, e anche se non menzionati nella relazione del MoD, vanno inoltre notati i misteriosi squilli di tromba segnalati in tutto il mondo, suscitando sempre più il timore che la profezia del Libro delle Rivelazioni riguardante le 7 trombe che squillano prima della Fine dei Tempi sia ormai una realtà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La parata della Vittoria in Cina: segnale ad amici e nemici

Andrej Bortsov, PolitRussia, 3 settembre 2015 – Fort RussChina Holds Military Parade To Commemorate End Of World War II In AsiaIl 3 settembre (per la Cina, si concluse in quella data), la parata in onore del 70° anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale si terrà nella Repubblica popolare cinese. E’ molto interessante vedere come i media seguono questo evento. Un esempio tipico è “Kommersant” che dice: “Questa settimana, il presidente russo Vladimir Putin farà una visita a Pechino, il cui apice sarà la partecipazione alle celebrazioni del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Sullo sfondo della probabile assenza dei capi occidentali a Pechino, Vladimir Putin è stato nominato ospite principale della più ambiziosa parata militare in piazza Tiananmen, nella storia della RPC. Le autorità non hanno nascosto di aver preso in prestito l’esperienza russa della ‘mobilitazione del sentimento patriottico’ per la parata della Vittoria del 70° anniversario. Le celebrazioni della RPC e la visita del Presidente Putin si svolgeranno sullo sfondo di una forte riduzione degli scambi bilaterali, dell’uscita della Russia dai primi dieci partner commerciali della Cina e da crescenti problemi con i grandi progetti energetici ‘Potenza della Siberia’ e ‘Altaj’“. Si noti come si sposti il peso dall’evento sull’impatto della crisi economica globale che ha colpito non solo Russia e Cina. Su questa nota, ricordiamo anche che nel 2000-2013 il volume degli scambi bilaterali tra Russia e Cina è cresciuto più di dieci volte, da 8 miliardi a 89,2 miliardi ed era 95,28 miliardi nel 2014. E soprattutto si discute la possibilità di scambi in valuta nazionale in vari settori e del disaccoppiamento dal dollaro. Ma non ci occuperemo delle difficoltà economiche temporanee, piuttosto guardiamo al futuro delle relazioni politiche strategiche. La visita di Vladimir Putin in Cina è di Stato e si terrà in occasione della parata militare del 70° anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale e del popolo cinese sugli aggressori giapponesi. Poche persone vi prestano attenzione, ma le parate militari in Cina sono state sempre e solo tenute negli anniversari della fondazione della Repubblica popolare cinese e ogni dieci anni. Ma il 3 settembre non è un evento comune, ma la prima sfilata nella storia della Cina che non si terrà in occasione della fondazione della Repubblica popolare cinese. Il “Quotidiano del Popolo” ha indicato i seguenti motivi di tale decisione: “…Per la Cina, uno dei principali attori sulla scena mondiale, è il momento di dimostrare la potenza militare. La sfilata sarà un avvertimento al Giappone che la Cina non tollererà tentativi di cambiare l’ordine internazionale del dopoguerra o i tentativi di Tokyo di cambiare la storia”. Inoltre, il giornale dice che la sfilata sarà un segnale agli “elementi corrotti” che l’esercito del Paese è nelle mani del PCC e del popolo cinese. Vediamo come questo evento si presenta sulla situazione politica attuale. L’assistente del Presidente della Russia per gli affari internazionali, Jurij Ushakov, ha detto che la cosa principale è che: “Il 9 maggio a Mosca e il 3 settembre a Pechino, Russia e Cina festeggiano insieme. Così, dimostreremo dio avere una valutazione comune dei risultati della seconda guerra mondiale e che ci opponiamo allo stesso modo a tutti i tentativi di distorcere la storia“.
Visto che le celebrazioni in Cina sono essenzialmente una continuazione della celebrazione del 70° anniversario della vittoria a Mosca, cui partecipò il presidente cinese Xi Jinping, e in cui l’esercito cinese prese parte, così i soldati russi della guardia d’onore del Reggimento Preobrazenskij marceranno sulla Piazza Tiananmen. Sergej Shojgu ha riferito che la Russia “ha accettato volentieri l’invito del Ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Cina a partecipare alla celebrazione a Pechino, in occasione del 70° anniversario della Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, il 3 settembre di quest’anno, e ha accettato d’inviare forze armate della Federazione russa per la parata militare… I popoli dei nostri Paesi subirono le perdite più pesanti. La solidarietà tra Russia e Cina è di fondamentale importanza visti i tentativi di falsificare la storia e glorificare il fascismo“. Inoltre ha dichiarato che il Ministero della Difesa russo ha effettuato esercitazioni congiunte con la Cina e sostiene il proseguimento della cooperazione in questo settore: “In una situazione internazionale instabile, il rafforzamento delle relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi è di particolare importanza. Ciò contribuisce a garantire pace e stabilità del continente eurasiatico e altrove“. Oltre alla cooperazione, il cambio di sentimento politico nella RPC è importante. C’è un ripensamento del ruolo della Cina nella Seconda Guerra Mondiale: il paradigma precedente cambia e la guerra è ormai percepita come lotta del popolo cinese contro gli invasori giapponesi. La Cina ha già più volte affermato che, in tal modo, da Paese vincitore, ha diritto a un posto appropriato nell’ordine mondiale contemporaneo. Naturalmente, l’Unione Sovietica contribuì a sconfiggere l’esercito del Kuomintang, e le azioni degli Stati Uniti contro il Giappone vi ebbero un ruolo, ma è importante porre la Cina alla pari con i Paesi vincitori. E se qualcuno dice che i cinesi non poterono farlo da soli, allora ricorderemo la data storica in cui fu firmata la capitolazione della Germania: quando Keitel vide uomini in uniformi francesi tra coloro che partecipavano alla cerimonia, ridacchiò: “Come!? La Francia e noi abbiamo perso la guerra“. Almeno la Cina non si arrese, ma combatté. E’ quindi logico associare i Paesi che sconfissero il nazismo. Tuttavia, secondo i dati ufficiali, più di 35 milioni di cinesi furono uccisi nella guerra del 1937-1945. E’ comprensibile il motivo per cui la Cina menziona specificamente la falsificazione della storia: l’occidente ha costantemente riscritto la storia per 70 anni. Di cui è tipico il discorso dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, John Tefft, sul Giorno della Parata della Vittoria a Mosca il 9 maggio, dicendo che gli Stati Uniti non cercano di danneggiare la Russia, ma piuttosto di affidarsi alla “partnership globale”. Negli Stati Uniti propagandano il ruolo delle truppe statunitensi nella liberazione dell’Europa da Hitler, chiamato “teoria degli sforzi eccezionali degli Stati Uniti nella vittoria congiunta degli Alleati sulla Germania nazista“. Il popolo sovietico, secondo tale logica, fece qualcosa, ma niente di esclusivo. Tutto ciò che rimane è “dimenticare” la vittoria “comune” e attribuire tutto agli Stati Uniti. Allo stesso modo, come nella Parata della Vittoria in Russia a maggio, i detrattori della Parata in Cina sottolineano: la Cina era debole, non riuscì a sconfiggere da solo l’esercito giapponese, ecc.
E’ significativo che l’85% del materiale militare sfilerà per la prima volta nella parata, come in Russia, dove esibimmo i nostri nuovi progressi frenando gli abusi volti a privare la Russia della propria sovranità. La Cina ha inviato 51 Paesi e 49 hanno detto sì, e alla fine 30 capi di Stato arriveranno per la sfilata, insieme ai rappresentanti di 19 altri Paesi. Truppe e delegazioni provenienti da 17 Paesi parteciperanno alla parata. È significativo che i delegati dagli Stati Uniti non siano venuti a Pechino. Così il mondo è ancora diviso tra coloro che vogliono mantenere l’egemonia degli Stati Uniti e la struttura del “capitalismo coloniale democratico”, e coloro che credono che le relazioni internazionali debbano essere costruite su condizioni reciprocamente vantaggiose per la salvaguardia dell’identità nazionale. L’ambasciatore russo a Pechino, Andrej Denisov, ha indicato che oltre al vertice dei due leader a Pechino, colloqui si svolgeranno con la partecipazione dei viceprimi ministri, ministri degli Esteri e altri alti funzionari su una vasta gamma di questioni. Ha detto: “Guardiamo il mondo in modo diverso. Ogni Paese ha i propri interessi, ma l’armonia degli approcci è grande“. Nei primi anni ’50, la Cina proclamò lo slogan “imparare dall’Unione Sovietica”, ma dopo la morte di Stalin la distruzione sotterranea del socialismo iniziò: il perseguimento dello sviluppo fu sostituito da filisteismo piccolo-borghese (anche Majakovskij mise in guardia su questo!), elementi di capitalismo (profitto come obiettivo “massimo”, vedasi la riforma Kossighin-Lieberman) furono introdotti nelle economie socialiste, e ci fu infatti sabotaggio: a meno di un mese dalla morte di Stalin, il decreto n° 895-385 del Consiglio dei Ministri del 25/03/1953 interruppe la costruzione dei 25 più importanti asset strategici. Ora è il momento per la Russia e la Cina d’imparare l’una dall’altra. La base delle attuali politiche della Repubblica Popolare Cinese si trova nella teoria di Deng Xiaoping della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, o come dicono i cinesi: nazionale nella forma, socialista nel contenuto (si ricordi che il socialismo non è solo marxista). Naturalmente non si può copiare tutto, la Russia ha bisogno del proprio socialismo, dalla specificità russa. E naturalmente insieme dobbiamo resistere al globalismo.
Tornando alla parata: sapete cosa è più gradito riguardo il prossimo evento? Che la parata della vittoria, almeno in Cina, si svolge come si deve, con le stelle rosse e sotto la bandiera rossa.

11907772Le lezioni di Storia e le nuove frontiere
Sergej Lavrov 3 settembre 2015 – Fort Russ

Le parole del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e del suo collega, il capo del Ministero degli Esteri cinese Wang Yi, appositamente per i lettori di “Gazzetta Russa” e “Quotidiano del Popolo”11896450Quest’anno è segnato dalla celebrazione del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. Per la Russia e la Cina questo anniversario ha un significato speciale. I nostri Paesi erano alleati nella lotta al nazismo e al militarismo giapponese, subirono il peso degli aggressori e le perdite più gravi. Grazie a coraggio senza pari, disponibilità al sacrificio e mobilitazione di tutte le forze, le nostre nazioni riuscirono a sopravvivere a quella terribile lotta, e a vincere. Le azioni aggressive del Giappone erano il prologo della seconda guerra mondiale, nel 1931 il Giappone invase la Manciuria, e nel 1937 scatenò un’azione militare su larga scala contro la Cina. L’Unione Sovietica era l’unico Stato che fornì aiuto concreto alla Cina, i sovietici consegnarono moderni aerei da combattimento, carri armati, artiglieria, armi leggere e mitragliatrici, mezzi di comunicazione, vari tipi di apparecchiature militari. Circa 5000 specialisti militari sovietici s’impegnarono in battaglia, tra cui un folto gruppo di piloti. Dopo il rifiuto di Tokyo di arrendersi, il nostro Paese, fedele ai suoi impegni, entrò in guerra in Estremo Oriente. Le truppe sovietiche in brevissimo tempo sconfissero il potente gruppo di forze giapponesi. Il nord-est della Cina e la Corea furono liberate dall’occupazione. Decine di migliaia di soldati sovietici diedero la loro vita per la libertà e l’indipendenza della Cina. Siamo lieti che Pechino conservi il ricordo dei nostri connazionali caduti. Un memoriale militare è stato aperto quest’anno nella provincia di Heilongjiang, ricordando la prima missione congiunta e l’esempio di cooperazione sul campo riuscita. Conserva i resti di soldati sovietici.
Oggi abbiamo di fronte il desiderio palese di falsificare la storia della guerra e di equiparare vittime e carnefici. Tutto questo offende non solo le nostre nazioni, ma colpisce le fondamenta del moderno ordine mondiale sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Pertanto, è imperativo che i nostri Paesi si uniscano nel cercare di continuare a difendere vigorosamente la verità storica e i frutti della nostra vittoria. E’ difficile esagerare in questo contesto, l’importanza della partecipazione del Presidente Xi Jinping alle celebrazioni a Mosca e delle unità delle forze armate della Repubblica popolare cinese, che marciarono sulla Piazza Rossa durante la Parata del 9 Maggio. Il destino del mondo non può essere deciso da un singolo Stato o da un gruppo ristretto di Paesi. Nell’attuale difficile situazione internazionale, caratterizzata da un elevato livello di turbolenza e crescente crisi, non vanno dimenticate le lezioni del passato, in modo da evitare errori fatali in futuro. Il bombardamento della Jugoslavia, l’occupazione dell’Iraq, il caos in Libia e la guerra fratricida in Ucraina dimostrano i tragici risultati della deviazione da questa elementare verità: alcun Paese ha il diritto di acquisire e conservare il dominio globale ed imporre le proprie opinioni, volontà e valori sugli altri. 70 anni fa i partecipanti della coalizione anti-hitleriana poterono abbattere ambizioni e differenze, e unirsi per sconfiggere il nemico comune e distruggere un’ideologia criminale. Il risultato più importante degli sforzi congiunti fu la creazione delle Nazioni Unite, il cui 70° anniversario è stato ampiamente celebrato quest’anno. Questo spirito di alleanza e le lezioni complessive della seconda guerra mondiale confermano la necessità di un lavoro collettivo per trovare risposte efficaci a sfide e minacce globali che ci attendono, e il valore del partenariato paritario e del reciproco rispetto sono essenzialmente l’unico modo per evitare nuovi conflitti. Su questa filosofia si basano le relazioni russo-cinesi, che sono le megliori della storia e continuano a migliorare. Si basano su sentimenti sinceri di amicizia e di affetto del nostro popolo, profondo rispetto e fiducia reciproca, rispetto reciproco per gli interessi fondamentali ed interesse per la prosperità dei nostri Paesi. In sostanza parliamo delle relazioni interstatali di nuovo tipo, una sorta di nuovo modello di cooperazione del XXI secolo.
La nostra interazione sulla scena mondiale è un fattore importante per il mantenimento della stabilità internazionale e regionale. Russia e Cina aderiscono agli stessi o strettamente connessi approcci ai problemi chiave della modernità, abbiamo sempre sostenuto la formazione di un nuovo ordine mondiale policentrico basato su diritto internazionale, rispetto per l’identità dei popoli e loro diritto ad una scelta autonoma della via allo sviluppo. Siamo avversari decisi dell’imposizione della propria volontà su nazioni sovrane, anche con la forza, le sanzioni unilaterali e la pratica dei “doppi standard”. Coordiniamo efficacemente le nostre azioni in varie piattaforme multilaterali, tra cui le Nazioni Unite, il “Gruppo dei 20”, ai vertici di BRICS e SCO svoltisi con successo a luglio a Ufa, sostenendoci sempre reciprocamente. L’interdipendenza che cresce nelle condizioni della globalizzazione e l’emergere e il rafforzamento di nuovi centri di potere e d’influenza, richiedono approcci innovativi per garantire la crescita sostenibile dell’economia mondiale. Solo insieme, guidati dalla logica del partenariato e del reciproco vantaggio, è possibile affrontare queste sfide. L’Unione economica eurasiatica attivatasi il 1° gennaio 2015 è destinata ad essere un fattore significativo nel garantire sviluppo economico sostenibile ai suoi aderenti. Tuttavia, non ci opponiamo ad altri processi d’integrazione in Eurasia, al contrario, siamo disposti a collaborarvi e a costruire ponti tra Europa e regione Asia-Pacifico. Una direzione creativa simile proposta dalla Cina è il concetto della Cintura economica della Via della Seta. Il vettore formato avanzando questi programmi nello spazio economico comune offre l’opportunità d’armonizzare i nostri sforzi. Un passo importante in questa direzione è la firma della Dichiarazione comune russo-cinese sulla cooperazione nella costruzione di UEE e Via della Seta a Mosca l’8 maggio 2015. In realtà si tratta della strategia intesa a garantire la complementarità di queste iniziative con la massima efficienza per tutti i membri. È importante che nell’ambito degli obiettivi prefissati, aderire ai principi di trasparenza, mutuo rispetto, uguaglianza e apertura di tutti i membri, sia in Asia che in Europa. Certo, sarà un processo lungo ma secondo un proverbio cinese, “la forte volontà supera un ostacolo, il saggio tutte le vie”. Condizione necessaria per lo sviluppo di una cooperazione fruttuosa nella regione Asia-Pacifico, il cui ruolo crescerà nell’economia e nella politica mondiali, è rafforzare la stabilità regionale. Questo spiega l’importanza della creazione di meccanismi affidabili per garantire la sicurezza pari e indivisibile nella regione basata su approcci non allineati. L’iniziativa russo-cinese sulla sicurezza e la cooperazione nella regione Asia-Pacifico lanciata nel settembre 2010 ha lo scopo di risolvere questo problema. Considerandone i principi, Russia insieme a Cina e Brunei ha presentato una proposta per iniziare a lavorare alla costruzione di un’architettura regionale che riunisca le realtà moderne, approvata all’8.vo vertice dell’Asia orientale nell’ottobre 2013.
Intendiamo continuare di pari passo con i nostri amici cinesi a fare tutto ciò necessario per garantire che la nostra collaborazione sia vantaggiosa per i nostri popoli, sostenendo i nostri ideali di giustizia e uguaglianza in ambito internazionale. La parte importante del successo è un dialogo ricco e fiducioso al più alto livello. Sono sicuro che la visita in Cina all’inizio di settembre del Presidente della Russia Vladimir Putin darà forte ulteriore impulso al nostro partenariato strategico multiforme e contribuirà all’ulteriore divulgazione del suo potenziale inesauribile.11894993Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza russo-cinese cambierà il mondo

Pjotr Akopov VZ 3 settembre – Histoire et Societéezxparade0903web8Il viaggio di Vladimir Putin a Pechino per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale sarà la sua 14.ma visita in Cina. Le relazioni tra i due Paesi sono costantemente migliorate nei 15 anni di governo di Putin, ma negli ultimi due anni la convergenza delle nostre nazioni diventa un importante evento geopolitico. La storia dei nostri due Paesi li vuole garanti della pace in Eurasia e quindi nel mondo.
Data la storia, russi e han s’incontrarono nel vasto spazio eurasiatico non molto tempo fa. I cinesi, il popolo più antico ad aver conservato la sovranità, cominciarono ad entrare in contatto con la Russia in un momento difficile per la civiltà han. Fatta eccezione per un breve periodo in cui furono sotto un unico Stato (alla fine del 13° secolo russi e cinesi erano soggetti a ciò che si chiamava governo mongolo, l’Orda, poi impero yuan), i primi contatti si ebbero solo quattro secoli dopo quando la Russia iniziò la conquista della Siberia. Il primo trattato fu firmato 325 anni fa, e più o meno regolari contatti iniziarono dopo la visita a Pechino di una missione spirituale russa, nel 1712. All’epoca la Russia si era già notevolmente sviluppata verso est, senza però arrivare all’Oceano Pacifico, e i nostri Paesi divennero confinanti. Tuttavia solo i confini dell’impero, dove generalmente non vivevano i rappresentanti della nazione, erano in contatto. Ma questo non fu il principale ostacolo al riavvicinamento reciproco, non più del carattere chiuso ed autosufficiente dello Stato cinese. C’erano due ragioni soggettive legate alle peculiarità dello sviluppo dei nostri Paesi. Una era il fatto che all’epoca l’attenzione del potere russo si concentrava sui confini occidentali e meridionali del Paese. La parte orientale del Paese, distante e non sviluppata, era veramente di difficile accesso e quindi la scelta a favore dell’europeizzazione del Paese di Pietro il Grande fu decisiva. La seconda ragione fu che la Cina si avvicinava al periodo di crisi della sua storia. Dalla fine del 18° secolo, la Cina cominciava ad indebolirsi, e la sua ricchezza era ambita dall’occidente, che già spadroneggiava e sottometteva quasi tutto il mondo. Nel 19° secolo la Cina fu costretta ad aprirsi forzatamente a commercio e sfruttamento anche diffondendo l’oppio tra la popolazione. I principali “esploratori” erano naturalmente inglesi, ma altri Paesi occidentali non si fecero pregare per avere la loro parte. Fu l’inizio di un secolo di umiliazione nazionale e caos. La Cina perse il controllo sul commercio, il potere s’indebolì ed iniziarono disordini interni e ribellioni. La Russia nel 19° secolo si estese fino alle coste del Pacifico, firmando con la Cina lo stesso tipo di trattati ineguali dei Paesi occidentali. Prendemmo il Primorie (già nota come Manciuria esterna), che però era praticamente disabitato e era piuttosto visto come territorio vassallo della Cina che parte dell’impero, allora “affittammo” un certo numero di città in Manciuria sul cui territorio iniziammo a costruire la ferrovia da Vladivostok alla base navale di Port Arthur ricevuta in concessione dai cinesi. Nel 1900, quando in Cina esplose la rivolta contro gli stranieri, truppe russe nell’ambito di una coalizione di potenze occidentali presero Pechino. Sembrava che la Cina divenisse definitivamente un’enorme semi-colonia di occidente e Russia. In effetti, se la Russia entrò in Cina, vedendovi i Paesi occidentali dominare, non era tanto per la paura di essere in ritardo quanto dal desiderio di creare un contrappeso alla presenza geopolitica e militare degli europei sulle frontiere orientali. Ma presto tutto cambiò. Dopo la rivoluzione bolscevica, la Russia iniziò ad avvicinarsi alla Cina immersa da 30 anni in una serie di guerre civili e di disordini. Le idee di uguaglianza sociale e l’antimperialismo dell’Unione Sovietica ne fecero un Paese attraente per i cinesi, ideologicamente e geopoliticamente. In primo luogo, il nazionalista Kuomintang di Sun Yat-sen e il Partito comunista di Mao Zedong, che combatté il successore Chiang Kai-shek, ritenevano Mosca un importante alleata. Inoltre, la Russia fornì assistenza militare alla Cina, non per la guerra civile ma per proteggerne la sovranità. Infatti nel 1931 oltre alla guerra civile la Cina fu colpita da un aggressore estero. Il Giappone invase e annesse il nord-est del Paese formando lo Stato vassallo del Manchukuo guidato dall’ex-imperatore cinese. La guerra civile, tuttavia, continuò e si fermò solo nel 1937, ma nello stesso anno i giapponesi penetrarono in profondità in Cina prendendo Pechino. L’URSS portò il suo aiuto nella guerra contro i giapponesi di Kuomintang e Partito comunista, ma i cinesi non riuscirono a sconfiggere i samurai. Dopo l’entrata in guerra dell’URSS e l’offensiva del nostro esercito in Manciuria, il Giappone si arrese e la Cina fu liberata. Anche se nel nuovo ordine mondiale fondato dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Cina fu riconosciuta grande potenza e divenne uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Paese non uscì dal periodo del caos, la guerra civile riprese fino alla vittoria del Partito Comunista quattro anni dopo. L’URSS in quel periodo aiutò i comunisti, ma in segreto perché doveva mantenere i rapporti con le autorità che anche se erano apertamente filo-occidentali, ci permisero di affittare nuovamente la base navale di Port Arthur e le Ferrovie Orientali Cinesi. La vittoria del PCC fu la svolta nella storia cinese e dei rapporti di forza nel mondo.
main-qimg-11985156453001af5e9524c0576c6ffd Mao Zedong non solo vinse la guerra, unificò la Cina arrivando al livello di Qin Shi Huang e Kublai, nipote di Gengis Khan. Per l’occidente la rivoluzione comunista in Cina, che i supponenti statunitensi credevano già loro dato che Chiang Kai-shek era loro alleato, fu uno shock. Per alcuni anni negli Stati Uniti divampò il dibattito su come i politici statunitensi avessero “perso la Cina”. L’occidente non sapeva cosa fare con la vittoria dell’Unione Sovietica, dopo la guerra divenuta superpotenza che controllava mezza Europa, e ora un enorme impero rosso occupava la maggior parte dell’Eurasia. Chi controlla l’Eurasia controlla il mondo è la prima legge della geopolitica formulata dagli strateghi anglosassoni e che gli atlantisti non dimenticheranno mai. Inoltre, il blocco sino-sovietico non fu solo geopolitico ma anche ideologico: l’idea comunista aveva sempre più sostenitori, non solo in Europa occidentale, ma anche nel Terzo Mondo che l’occidente fu costretto a liberare dal dominio coloniale. Gli appelli antimperialisti da Mosca e Pechino furono ripresi in Africa, Asia e anche America Latina. Affrontare il blocco sino-russo sembrava impossibile: né la guerra USA-Cina, sotto la copertura della guerra di Corea del 1950-1953, o la privazione di Pechino del seggio delle Nazioni Unite (gli Stati Uniti bloccarono il trasferimento della rappresentanza da Taiwan alla Repubblica popolare cinese fino al 1972) non riuscì a fermare l’ascesa della Cina. L’URSS fornì assistenza sostanziale per gli equipaggiamenti dell’esercito cinese e la costruzione della nuova economia, la prima industrializzazione cinese. Inoltre, tutte le acquisizioni ingiuste dell'”umiliazione nazionale”, dalle Ferrovie a Port Arthur, furono restituite a Pechino al più presto. Sembrava che l’eterna amicizia fosse forte e incrollabile, ma non si contava il fattore personale. Le relazioni tra Mao Zedong e Nikita Khrushjov, soprattutto da quando era diventato nel 1957 l’unico leader dell’Unione Sovietica erano, per usare un eufemismo, insoddisfacenti; non c’era comprensione reciproca. Mao pensava male della lotta al “culto della personalità” di Stalin, che i cinesi apprezzavano come marxista e alleato geo-politico, soprattutto quando la lotta si rivelò addirittura distruttiva per il campo socialista e la teoria comunista. Mao era deciso a condurre una lotta feroce contro imperialismo e capitalismo mondiale e chiese maggiore pressione sugli Stati Uniti nel mondo, guidando tutti i partiti comunisti e le forze di sinistra del Terzo Mondo. Da parte sua, Khrushjov oscillava tra confronto diretto e provocazioni verso gli Stati Uniti, da un lato, e dialogo e compromesso con essi, suscitando in Mao dubbi circa suoi ideologia e principi. Mao fu anche preoccupato dalla visita di Krushjov negli Stati Uniti nel 1959, da cui il Primo ministro giunse il giorno dopo a Pechino per celebrare il 10° anniversario della Repubblica popolare cinese, e ancor più per la proposta di stanziare la flotta sovietica nei porti cinesi. Khrushjov si giustificò sinceramente con la necessità di proteggere la Cina dalle basi statunitensi a Taiwan, Giappone e Corea, ma allo stesso tempo propose a Mao di trasferire ai sovietici il comando operativo della nuova Marina cinese che veniva creata con il suo aiuto. Mao vi vide un segno del colonialismo, un tentativo di sottomettere la Cina che contrastava con la posizione di Stalin e lo convinse del “revisionismo” (cioè del tradimento del marxismo-leninismo e della sua lotta antimperialista) di Khrushjov. L’insoddisfazione reciproca e disaccordi su questioni pratiche e teoriche del mondo comunista si accumularono. Il risultato è stato il rientro della maggior parte degli esperti sovietici, un grave conflitto ideologico, primo riservato, poi dichiarato dal 1961, portando poco a poco alla rottura dei rapporti tra gli Stati. Khrushjov divenne un revisionista per i cinesi, e anche la sua rimozione dalla carica nell’autunno del 1964 non sanò la situazione, anche se il conflitto con la Cina fu uno dei motivi principali che imposero le dimissioni al “volontarista” impenitente.
L’unione delle due grandi potenze eurasiatiche crollò e le conseguenze del crollo del blocco sino-sovietico furono negative per entrambi i Paesi. Ben presto, nel 1966, la Cina entrò in un periodo di lotte intestine nel partito e di lotta di classe, “la Rivoluzione Culturale”, e il Paese fu completamente isolato dal mondo, limitando i contatti a diversi Paesi di Africa e Asia e ai simpatizzanti del maoismo rivoluzionario. La Cina si pone come pilastro della rivoluzione mondiale, questa volta rivolgendosi non solo al Terzo Mondo ma anche ai Paesi occidentali. Mao divenne l’idolo della sinistra nei tumulti in Europa del 1968 e delle “Black Panther” negli Stati Uniti, ma nel 1971 Kissinger andò a Pechino e il triangolo URSS – USA – Cina attuò cambiamenti rivoluzionari. Mao ancora temeva l’Unione Sovietica, a torto considerando i successori di Krushjov, Brezhnev e Kossighin, degli “egemoni sovietici” (un sinonimo marxista del termine “imperialista”) e decise di riconciliarsi con Washington, con cui non aveva contatti da oltre due decenni. Fu l’occasione per gli Stati Uniti di giocare la “carta cinese” contro l’Unione Sovietica e la “carta sovietica” contro la Cina e di approfittare dell’assenza di comunicazione e della disputa tra Mosca e Pechino, per costruire relazioni con i due Paesi e avere una posizione geopolitica vincente. Con il tempo l’Unione Sovietica e la Cina furono pronte a cercare la via della riconciliazione, e ciò accadde a metà degli anni ’80, prima ancora dell’avvento al potere di Gorbaciov, ma era troppo tardi per ripristinare i vecchi rapporti o costruirne di nuovi. La Cina aveva già lanciato le riforme economiche per attrarre investimenti esteri (inizialmente dai cinesi huaqiao, cinesi d’oltremare), e l’URSS e le goffe riforme in politica estera dell’ingenuo Gorbaciov gettarono il Paese in crisi. La visita di Gorbaciov a Pechino, nel maggio 1989, non fu un successo: il primo incontro al vertice in trent’anni si concluse con una replica di Deng Xiaoping, che in una conversazione con il vicesegretario generale, trattò l’omologo russo da “imbecille”. Non per il suo “sciovinismo han da grande potenza”, ma dopo aver ascoltato il discorso del Segretario generale sulle riforme dell’Unione Sovietica e del suo “nuovo pensiero per tutto il mondo”. Sempre nel 1989, la Cina fu colpita dalle sanzioni statunitensi e l’Unione Sovietica cominciò a perdere l’Europa orientale e due anni dopo si sciolse. Negli anni ’90 la Cina si rafforzò non per sfidare gli Stati Uniti, ma per rafforzare il suo potere interno e iniziare l’espansione economica nei Paesi in via di sviluppo (in cerca di materie prime). Le élite russe cercavano di far parte del mondo occidentale, mentre la Cina vide il nostro Paese solo come partner commerciale, cercando di trarre le lezioni dal rapido crollo del comunismo nella sua ex-roccaforte. Anche se avevamo l’interesse comune d’impedire l’ingresso degli Stati Uniti in Asia centrale, i nostri Paesi non poterono allearsi per la diffidenza di Pechino verso l’assenza d’indipendenza delle autorità russe e per gli orientamenti geopolitici filo-occidentali della classe dirigente russa, che non lasciavano spazio a relazioni strategiche. Pertanto anche Evgenij Primakov, con il suo concetto sull’asse Mosca – Delhi – Pechino, e Boris Eltsin con il suo famoso “sarà come abbiamo detto Jiang Zemin e io, non è Bill Clinton che lo deciderà”, a Pechino tre settimane prima delle sue dimissioni da presidente, erano allusioni al fatto che le relazioni tra i due Paesi potevano svilupparsi diversamente.
Putin ha costruito nei primi anni un rapporto puramente economico con la Cina. Inoltre non era ancora pronto ad annunciare apertamente le sue ambizioni globali. Hu Qingtao, alla guida del Paese negli anni 2000, era un leader prudente, come richiesto dal momento di consolidamento delle forze. Salito al potere nel 2012, Xi Jinping è di ben diverso avviso, è il più potente leader cinese da Mao e Deng. E cosa più importante, la Cina è entrata in una fase di ascesa a potenza, l’anno del “sogno cinese” è stato fissato per il 2020. Il ritorno di Putin al Cremlino e l’elezione del presidente cinese Xi coincisero, ma il peggioramento delle relazioni di Russia e la Cina con gli Stati Uniti era del tutto naturale. Putin annunciava ufficialmente la svolta a Oriente dopo il conflitto con l’occidente sull’Ucraina, ma il rapporto strategico con la Cina e la priorità dello sviluppo dell’Estremo Oriente furono già annunciati nei suoi articoli pre-elettorali all’inizio del 2012. L’istituzione di un partenariato strategico era predeterminato da obiettivi geopolitici comuni ai due Stati: la necessità non solo di resistere alla politica di contenimento che gli Stati Uniti attuano tanto verso la Cina (finora in forma lieve) che verso la Russia (in modo brutale), ma anche d’iniziare a lavorare per creare una nuova architettura globale finanziaria, economica e geopolitica, volta a sostituire il mondo americanista fatiscente, la cui demolizione, che si spera sia la più agevole possibile, è essenziale per l’ulteriore sviluppo di Russia e Cina. Ma non sono solo gli interessi pragmatici hanno cementato l’unione di due grandi vicini, siamo uniti anche dall’etica simile alla base dei codici spirituali delle nostre civiltà (che, per inciso, si manifesta nella mania cinese per i film di guerra sovietici come “L’alba qui è tranquilla”). Naturalmente, per la maggior parte di russi e cinesi è convinta che sia necessario superare gli stereotipi imposti dalla matrice globale ed aumentare gli sforzi per il riconoscimento reciproco. Sui rapporti tra i due leader, non solo le loro qualità personali ma anche la loro comprensione dell’esperienza dell’unione degli anni ’50, e anche delle ragioni oggettive e soggettive del suo crollo, gli consentiranno di costruire una base migliore per le relazioni tra i due Paesi. Se Putin e Xi riescono a rafforzare l’alleanza geopolitica con lo slancio della simpatia reciproca tra le due civiltà che mettono i valori spirituali avanti a quelli materiali, tale alleanza può essere non solo sostenibile ma anche molto più forte di quella degli anni ’50. In altre parole, il perno che cambierà realmente il mondo.

1019729019Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin, intervista a TASS e Xinhua

Kremlin 1 settembre 2015Vladimir Putin, Xi JinpingIn vista della visita nella Repubblica popolare di Cina per partecipare alle celebrazioni del 70° anniversario della vittoria della Cina nella guerra di resistenza contro il Giappone e la fine della seconda guerra mondiale, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa russa TASS e all’agenzia di notizie cinese Xinhua.

Domanda: Quest’anno segna i 70 anni dalla vittoria sul nazismo nella seconda guerra mondiale. Suo padre e il padre del presidente cinese Xi Jinping combatterono in quella guerra. I suoi ricordi della guerra sono ricordi personali, familiari e di tutta la nazione. Dopo la visita a Mosca, a primavera, di Xi Jinping per partecipare alle manifestazioni per commemorare il 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, Lei visiterà Pechino per partecipare alla grande parata militare per celebrare la vittoria nella guerra di resistenza contro gli invasori giapponesi. Cosa pensa dell’importanza nel commemorare oggi la vittoria nella seconda guerra mondiale e quegli eventi storici? Qual è la sua valutazione del contributo della guerra di resistenza del popolo cinese contro gli invasori giapponesi alla vittoria finale contro il nazismo?
Presidente della Russia Vladimir Putin: Vero, per la Russia e la Cina questo anniversario della vittoria ha un significato speciale. L’Unione Sovietica l’ottenne attraverso enormi sacrifici. Il popolo cinese ha anche sopportato grandi perdite. Non dimenticheremo mai l’eroismo, il coraggio e la forza spirituale della generazione dei vincitori. Per sempre ricorderemo i caduti e onoreremo i veterani. I nostri due Paesi erano alleati nella lotta contro il nazismo e il militarismo giapponese e sostennero il peso dell’aggressione, e non solo resistettero in questa battaglia, ma la vinsero liberando i popoli schiavizzati e portando la pace sul pianeta. Il sostegno reciproco tra il popolo sovietico e il popolo cinese in quegli anni di prova, nella nostra memoria storica comune è la solida base delle relazioni attuali tra Russia e Cina. Oggi, in Europa e in Asia assistiamo a tentativi di falsificare la storia della seconda guerra mondiale, di promuovere interpretazioni libere e distorte degli eventi senza basi sui fatti, in particolare gli eventi prebellici e il dopoguerra. Gli sforzi di certi Paesi nel glorificare e scagionare i criminali di guerra e i loro scagnozzi sono una beffa scandalosa dei processi di Norimberga e Tokyo. Un insulto totale alla memoria di milioni di persone cadute in guerra. L’obiettivo di tali speculazioni storiche è evidente: utilizzarle in oscuri giochi geopolitici per scatenare faide tra Paesi e popoli. Russia e Cina hanno opinioni simili su cause, storia e risultati della seconda guerra mondiale. Per i nostri popoli la sua memoria e le sue lezioni sono sacre. Questo tragico passato è un appello alla nostra comune responsabilità per le sorti del mondo, per la comprensione delle terribili conseguenze cui un’ideologia distruttiva esclusivista e permissivista potrebbe comportare. Queste sono le idee su cui nazismo e militarismo prosperarono. E’ nostro dovere impedirne la rinascita e la diffusione. Pertanto, è estremamente importante che i nostri due Paesi siano uniti nella lotta per preservare ulteriormente la verità storica e ampliare la nostra vittoria comune. Le nostre celebrazioni congiunte del 70° anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale illustrano chiaramente questo nostro impegno.

Domanda: Negli ultimi anni la situazione nel mondo è carica di sviluppi e cambiamenti drammatici, e certe tendenze sono piuttosto allarmanti. Come vede le relazioni tra Mosca e Pechino nell’attuale situazione internazionale? Russia e Cina possono contribuire a costruire un nuovo ordine mondiale e, in caso affermativo, su cosa dovrebbe basarsi secondo Lei?
Vladimir Putin: Purtroppo, la situazione internazionale è sempre più imprevedibile. La creazione di un nuovo modello policentrico è accompagnata da crescente instabilità regionale e globale. La ragione principale di una situazione così tesa e complicata è il deficit nei tentativi per un compromesso. Le controversie tra civiltà e interreligiose non portano a una soluzione stabile. L’economia globale deve ancora entrare nella fase di sviluppo stabile. Tra i problemi endemici c’è il desiderio persistente di certi Stati di mantenere la posizione dominante negli affari globali, a tutti i costi. Pur dichiarandosi per le norme della democrazia, la supremazia del diritto e dei diritti umani nei propri Paesi, le ignorano sulla scena internazionale, in realtà denunciando il principio di uguaglianza sovrana di tutti gli Stati stabilito dalla Carta delle Nazioni Unite. In tali condizioni complicate, la cooperazione russo-cinese assume un nuovo significato nel mantenimento e rafforzamento delle stabilità e sicurezza globali e regionali, trovando una risposta efficace alle sfide globali. I rapporti russo-cinesi ora probabilmente sono al culmine della loro storia e continuano a svilupparsi. La partnership tra Russia e Cina si basa sulla sincera amicizia e simpatia tra i nostri popoli, profondo rispetto e fiducia, considerazione dei reciproci interessi chiave e impegno a far prosperare i nostri Paesi. È in questo quadro che collaboriamo alle Nazioni Unite, al G20, così come nei BRICS e SCO che hanno tenuto con successo i loro vertici ad Ufa a luglio. La connessione Russia-Cina ha svolto un ruolo importante nella risoluzione di questioni acute come il ritiro delle armi chimiche dalla Siria e l’accordo sul programma nucleare iraniano. Russia e Cina sono partner prioritari nel promuovere i principi della costruzione di un’architettura basata su sicurezza condivisa e cooperazione nella regione Asia-Pacifico, nel rafforzamento della fiducia nell’esplorazione dello spazio e nel garantire la sicurezza dell’informazione globale. L’ampliamento della partnership russo-cinese incontra interessi ed obiettivi strategici dei nostri Paesi. Questo è ciò che ci ha guidato quando adottammo a maggio l’attuale dichiarazione congiunta sulla cooperazione coordinando lo sviluppo dell’Unione economica eurasiatica e della fascia economica della Via della Seta. Questo è l’inizio di un processo di coordinamento delle nostre priorità di sviluppo a lungo termine, per dare forte impulso alle attività economiche nelle vastità dell’Eurasia. xi-jinping-vladimir-putinDomanda: Le relazioni commerciali ed economiche tra Russia e Cina sono generalmente in aumento, anche se le sanzioni antirusse degli occidentali influenzano negativamente il commercio bilaterale. Possono i Paesi raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il fatturato commerciale che si sono già prefissati? Quali aree ritiene più promettenti?
Vladimir Putin: La Cina è il nostro partner economico. Negli ultimi anni siamo riusciti a compiere progressi significativi in tutti i settori della cooperazione economica e della produzione. Non sarei d’accordo sulle restrizioni illegittime imposte da certi Paesi occidentali contro la Russia che avrebbero avuto un impatto negativo sulla cooperazione economica russo-cinese. Al contrario, incoraggiano le nostra attività interne sviluppando rapporti commerciali stabili con la Cina. Dal 2010 la Cina è il primo partner commerciale della Russia. Nel 2014, nonostante l’andamento sfavorevole dell’economia globale, siamo riusciti a mantenere il nostro fatturato commerciale, giunto a circa 88,4 miliardi di dollari. L’energia rimane l’area chiave. I nostri Paesi avanzano costantemente verso la creazione di un’alleanza strategica sull’energia che, ne sono certo, avrà un ruolo significativo nelle relazioni economiche internazionali. Nel 2014 compimmo una vera svolta nell’industria gasifera. Nel maggio dello scorso anno, durante la mia visita in Cina, firmammo un contratto per la fornitura alla Cina di 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, che sarà trasferito sulla rotta ‘orientale’ per 30 anni. Per implementare il progetto, abbiamo già avviato la costruzione del gasdotto Potenza della Siberia. A maggio di quest’anno abbiamo raggiunto un accordo iniziale sulla rotta ‘occidentale’, con esportazioni per 30 miliardi di metri cubi l’anno. La realizzazione di questi grandi progetti è la nostra priorità assoluta per il prossimo futuro. Facciamo anche progressi significativi in altri settori della cooperazione energetica. Abbiamo costruito e avviato un oleodotto dalla Russia alla Cina, abbiamo firmato accordi per aumentare le forniture di petrolio, creato joint venture per esplorare ed estrarre petrolio in questo Paese. Le aziende cinesi hanno aderito ai progetti sul gas sulle piattaforme artica russa e di Sakhalin. Ci sono buone prospettive per lo sviluppo congiunto dei bacini in Estremo Oriente. La cooperazione sull’energia nucleare si sviluppa rapidamente. La prima e la seconda unità della centrale nucleare di Tianwan, costruite dalla Rosatom, si dimostrano le più efficienti e sicure di tutte le centrali nucleari in Cina. Attualmente siamo impegnati nella costruzione del terzo e quarto reattore della centrale, che saranno commissionati nel 2018. Come si può vedere, la cooperazione energetica russo-cinese ha un grande potenziale. Considero lo sviluppo del trasporto ferroviario ad alta velocità una delle aree più promettenti. Abbiamo già concordato i parametri di cofinanziamento per la costruzione della tratta ad alta velocità tra Mosca e Kazan, e l’importo degli investimenti forniti dai nostri partner cinesi e da noi sarà superiore al 1 miliardo di rubli. Ci aspettiamo di completare la nuova tratta entro il 2020, divenendo progetto pilota della cooperazione russo-cinese nelle infrastrutture e nei trasporti. La cooperazione nel settore aerospaziale e nell’industria dei vettori spaziali è di grande importanza per entrambi i nostri Paesi. Abbiamo già deciso la realizzazione in comune di un jumbo jet a lungo raggio e di un elicottero pesante, nonché una serie di altri programmi comuni. La partecipazione della Cina quale Paese partner alla Fiera Internazionale industriale di Ekaterinburg, Innoprom 2015, ha dato nuovo slancio alla stretta cooperazione nelle scienze, tecnologie e produzione. Mosca e Pechino sono volte ad intensificare la collaborazione finanziaria, anche nelle transazioni con le monete nazionali. Abbiamo in programma l’espansione dei legami interregionali e della cooperazione transfrontaliera, aumentandone l’effetto pratico e migliorando le infrastrutture dei trasporti transfrontalieri.1662465Domanda: La Russia adotta una serie di misure, ultimamente, per rilanciare lo sviluppo delle regioni dell’Estremo Oriente tra cui, in particolare, la creazione di un porto franco a Vladivostok. Ad Ufa a luglio è anche stata accolta la partecipazione di aziende cinesi allo sviluppo dell’Estremo Oriente russo. Quali pensa siano le opportunità della cooperazione russo-cinese? In che modo la Russia intende attirare gli investitori cinesi?
Vladimir Putin: Vero, lo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente è la nostra priorità nazionale per il 21° secolo. Abbiamo già fatto una serie di passi significativi per risolvere questo grande compito. Attuiamo attivamente un programma di sviluppo socio-economico dell’Estremo Oriente e della regione del Bajkal comprendente decine di grandi progetti d’investimento, tra cui la costruzione del gasdotto Potenza della Siberia, del centro spaziale di Vostochnij, progetti di raffinazione del gas e chimici programmati da Gazprom e Sibur, l’ammodernamento e ampliamento della tratta Bajkal-Amur, delle linee principali della Transiberiana e dei cantieri navali Zvezda. Naturalmente, la Russia è interessata ad attirare gli investitori stranieri, anche cinesi, per partecipare alla realizzazione di questi progetti. La legge federale sulle Aree prioritarie di sviluppo in Russia ha creato un nuovo strumento, sia per il Paese in generale che per le regioni dell’Estremo Oriente, dove abbiamo già creato 9 di tali aree. Le aree di sviluppo prioritarie, insieme alle zone economiche speciali, dovrebbero diventare le “locomotive” della trasformazione economica dell’Estremo Oriente, una sorta di cluster che attrae e accumula investimenti e tecnologia. I principali incentivi fiscali e le procedure aziendali semplificate aiutano a creare in questi territori condizioni favorevoli per investimenti e imprese, indipendentemente dal Paese di provenienza dei capitali. Società residenti potranno godere dei seguenti benefici: tassa sui profitto pari a zero come le imposte fondiarie per i primi 5 anni; zero dazi doganali su importazioni ed esportazioni; contributi sui prestiti, tariffe speciali per l’affitto e procedure semplificate sul controllo da Stato e comuni. Per 10 anni, dopo l’ottenimento dello status di residente nell’Area di Sviluppo Prioritaria (PDA), le imprese potranno effettuare pagamenti assicurativi più bassi (7,6 per cento anziché 30). L’imposta sul valore aggiunto all’importazione per la raffinazione sarà pari a zero. Tuttavia, le misure di stimolo non si limitano a questo. Le aziende minerarie nazionali ed estere potranno godere di esenzioni fiscali: una riduzione (tra 0 e 0,8 per cento) verrà applicata per 10 anni. Saranno ridotti al minimo gli ostacoli amministrativi. La cosa più importante, lo Stato s’impegna a creare le infrastrutture necessarie. Il governo russo ha stimato che l’investimento totale nelle prime tre aree di sviluppo prioritari richiederà oltre 50 miliardi di rubli. Il bilancio federale ha anche stanziato fondi importanti per il loro sviluppo, circa 7,5 miliardi di rubli. Proprio mentre ampi cambiamenti sono previsti per gli investitori nel sud del Territorio di Primorie, dove introduciamo il regime di porto franco che copre i principali porti da Nakhodka a Zarubino, tra cui Vladivostok, naturalmente. La legge sul porto franco entrerà in vigore nell’ottobre 2015. Qui abbiamo intenzione d’introdurre significative agevolazioni fiscali, fino a un tasso zero per certe imposte. Il contesto economico è stato semplificato al massimo, anche nella costituzione dei capitali, e ci sono realtà che introducono un regime di esenzione dal visto per i cittadini stranieri. Una procedura doganale nella zona franca sarà anche disposta sul territorio del porto franco, che in realtà significa importazioni delle merci estere esenti da dazi. Sono convinto che queste nuove opportunità attireranno l’interesse degli investitori della Cina e di numerosi altri Paesi asiatici sulla realizzazione dei nostri progetti. Inoltre, una serie di importanti aziende ha già avanzato piani d’investimento specifici. Così, i nostri partner cinesi sono pronti a investire oltre 100 miliardi di rubli nella costruzione di una raffineria di petrolio e di un cementificio nella Regione dell’Amur, e dei ponti a Nizhneleninskoe-Tongjiang e Blagoveshensk-Heihe, e un impianto metallurgico e una fabbrica di mattoni in Jakutia.

Domanda: A maggio si è registrato un ordine esecutivo all’annuale Forum Economico Orientale di Vladivostok. Cosa si aspetta da ciò? Cosa i vostri partner regionali pensano di questa idea?
Vladimir Putin: Il Forum Economico Internazionale di San Petroburgo tenutosi a giugno ha dimostrato che, nonostante le sanzioni imposte contro la Russia che ostacolano lo sviluppo della cooperazione economica di qualità, l’interesse per questo Paese negli ambienti economici stranieri è cresciuto. Più di 10000 partecipanti provenienti da 120 paesi sono venuti al forum. Pertanto, non abbiamo alcun dubbio che il primo Forum Economico Orientale che si terrà a Vladivostok il 3-5 settembre attrarrà anche i nostri partner stranieri, soprattutto della regione Asia-Pacifico. Lo scopo principale del forum è posizionare la Russia come attore nei processi economici e d’integrazione nella regione Asia-Pacifico e presentare progetti specifici agli investitori dall’attuazione congiunta. Circoli economici di India, Vietnam, Corea del Sud, Giappone, Singapore e altri Paesi geograficamente non appartenenti alla regione già mostrano interesse al forum. Apprezziamo l’intenzione dei nostri partner cinesi inviando una forte delegazione che includerà uomini d’affari di oltre un centinaio di aziende leader nelle energia, miniere, trasporti, agricoltura, metalmeccanica e altri, così come rappresentanti di importanti istituzioni finanziarie, autorità centrali e governatori. Ci aspettiamo che siano particolarmente attivi al forum.

Domanda: Lei ha detto in precedenza che avete sentimenti speciali per la Cina. Da quando foste eletto al vostro primo mandato presidenziale nel 2000, avete visitato la Cina come leader russo 13 volte. Quali cambiamenti avete notato durante quelle visite e cosa via ha colpito di più? Cosa ne pensate dello sviluppo della Cina?
Vladimir Putin: Come avete ben notato, ho avuto la fortuna di vedere la Cina ‘in movimento’ per numerosi anni. In ogni visita ho notato che il suo Paese diventa economicamente sempre più potente, raggiungendo nuovi traguardi nella costruzione di moderne infrastrutture e nello sviluppo sociale. Allo stesso tempo, la Cina dimostra grande attenzione per le sue tradizioni culturali e storiche. Tutti coloro che visitano il vostro meraviglioso Paese lo sentono praticamente ovunque. I siti del patrimonio culturale sono di particolare importanza, riflettendo in piena misura la civiltà cinese. Il mio viaggio al monastero Shaolin, durante la visita nel 2006, è stato indimenticabile. La via allo sviluppo che la Cina ha coperto in questi anni è un cammino riuscito della riforma economica e di una politica sociale saggia. Questa esperienza è di grande valore per noi. Pertanto, anche con tutte le differenze tra Russia e Cina, abbiamo di fronte obiettivi di sviluppo comuni, come modificare la struttura dell’economia per favorire i settori ad alta tecnologia. Russia e Cina hanno anche priorità industriali molto simili: energia nucleare, esplorazione dello spazio, nuove tecnologie dell’informazione, tutela ambientale, risparmio energetico, produzione di farmaci ad alta tecnologia e attrezzature mediche e altri. I nostri due Paesi hanno un enorme potenziale con la cooperazione commerciale più stretta e attivi legami umanitari. Ancora più importante, siamo pronti a sfruttare tutte le opportunità; vediamo con reciproco interesse e fiducia crescere e rafforzare i nostri rapporti di amicizia. Possiamo ottenere molto con queste basi, e sono sicuro che ci riusciremo.2014052022291964474Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’Iran non andrà contro la Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 09/01/2015Rohani-with-Putin-in-Astrakhan-Russia-by-Arman-1-HRQualche speculazione si tesse via radio secondo cui una volta che le sanzioni degli Stati Uniti saranno tolte, tra qualche mese, l’Iran lascerà l’alleanza con la Russia mettendosi contro la Grande Russia facendo accordi di esportazione di gas e petrolio che minerebbero direttamente la Russia, in particolare il gasdotto Turkish Stream della Gazprom per gli Stati del sud dell’Unione europea. Se ciò accadesse, forse allo stesso tempo del riarmo dell’esercito ucraino appoggiato da Pentagono e CIA, rifornendolo di massiccia artiglieria pesante per lanciare un attacco molto più efficace alle repubbliche orientali dell’Ucraina, i calcoli di Washington sarebbero devastanti per la stabilità economica di Putin e della Russia. Non importa quali sogni emergano al Pentagono, tuttavia, per molti motivi una contrapposizione iraniana è assai improbabile.

Conseguenze
In primo luogo è utile porsi la domanda ipotetica se l’Iran a visibilmente e massicciamente si opponesse alla Russia, quali sarebbero le conseguenze per Teheran? Non c’è dubbio che questo o quel politico o affarista iraniano abbia fantasticato su vaste ricchezze da Stati Uniti e Unione europea una volta tolti i 36 anni di guerra e gravi sanzioni economiche da USA e Washington. Delegazioni commerciali da diversi Paesi europei sono già state a Teheran per parlare del possibile enorme investimento nella ricostruzione della fatiscente industria petrolifera iraniana e di altri possibili progetti. Ma quali sarebbero le conseguenze nel ridurre direttamente le strategicamente significative esportazioni di petrolio e gas della Russia con i grandi giacimenti di petrolio e gas dell’Iran? Prima di tutto metterebbe Teheran alla mercé dello stesso occidente che ha imposto le sanzioni. Il ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha detto alla TV iraniana il 26 agosto dell’intenzione dell’Iran di ristabilire i precedenti livelli di esportazione del petrolio indipendentemente dagli effetti sui prezzi dell’OPEC, ed ha suggerito che le esportazioni iraniane raddoppieranno, dimezzando i prezzi, non saranno viste come un problema, dato che il Paese è abituato a sanzioni e restrizioni alle esportazioni. Le sanzioni di USA e UE, tra cui l’inaudita chiusura ai pagamenti interbancari SWIFT dell’Iran per bloccarne il pagamento delle esportazioni di petrolio, iniziarono a fine 2011, ed ebbero una seconda fase nel 2012. Le conseguenze furono gravi. Le esportazioni di petrolio dell’Iran scesero da 2,6 milioni di barili al giorno a soli 1,4 milioni nel 2014. Il vuoto fu riempito da Cina e da altri acquirenti asiatici ed europei del greggio dell’Iran, che acquistarono principalmente da Arabia Saudita, Quwayt, Nigeria e Angola secondo l’EIA dell’US Department of Energy. Aggiungere 1 milione di barili all’eccesso di offerta sul mercato del petrolio di oggi, tenendo prezzi ben al di sotto dei 50 dollari al barile, piuttosto che i 114 dollari del giugno 2014, non sarebbe una buona notizia per Mosca. Tuttavia, tutto dipende per quanto Arabia Saudita e altri produttori arabi dell’OPEC potranno inondare i mercati mondiali di petrolio nel tentativo di mandare in bancarotta gran parte del concorrenziale petrolio di scisto degli Stati Uniti. Un nuovo rapporto della Banca Mondiale stima che entro il 2016, l’Iran potrebbe esportare un milione di barili di più. Nel mercato di oggi è molto. Tuttavia, ci sono indicazioni che l’Iran non agirà in modo sconsiderato. Arabia Saudita e OPEC fino a poco tempo prima hanno sempre visto l’Iran come membro. Ciò significa che sauditi ed altri che sostituiscono le esportazioni di petrolio dell’Iran negli ultimi tre anni, si aspettano di perdere la recente quota acquisita con il disagio economico dell’Iran. I recenti negoziati russi con l’Arabia Saudita su accordi da 10 miliardi, compresi l’acquisto di centrali nucleari di fabbricazione russa e probabilmente significativi acquisti di sofisticate armi russe, potrebbero fare di Vladimir Putin un mediatore unico tra le due potenze petrolifere ex-nemiche. L’Iran non ha nulla da guadagnare da azioni sconsiderate, creandosi nuovi nemici, quando il nuovo “amico” statunitense è poco affidabile. L’altro fattore di moderazione sono i grandi nuovi accordi su armamenti e le trattative per la consegna di quelli acquistati, una volta che le sanzioni saranno tolte. Teheran finora si accorda con Mosca, e chiaramente non con Paesi NATO.

I missili russi arrivano in Iran
IRAN-RUSSIA-FLAGS-890x395 Il 19 agosto, il Viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha dichiarato che l’Iran riceverà i sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio S-300 entro quest’anno. L’ha confermato il Ministro della Difesa iraniano Generale di Brigata Hossein Dehqan che ha aggiunto la nota significativa che i sistemi missilistici saranno aggiornati includendovi i miglioramenti apportati dalla Russia da quando l’accordo originale fu congelato dall’allora presidente Medvedev con il pretesto delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2010. L’S-300 oggi sarebbero i sistemi antiaerei missilistici più potenti attualmente dispiegati, compresi quelli degli Stati Uniti. Nella stessa conferenza stampa, Dehqan ha detto che Teheran è in trattative con Mosca per comprare nuovi aerei da combattimento, escludendo il possibile acquisto dall’Iran di aerei militari della Francia. Commentando la decisione di acquistare aerei da combattimento russi, Dehqan ha dichiarato: “Nel campo degli aerei da combattimento, abbiamo dichiarato i nostri requisiti ai russi e non abbiamo fatto alcuna richiesta in questo campo alla Francia“, aggiungendo che è molto “improbabile” che l’Iran s’impegni nella cooperazione militare con la Francia nell’attuale situazione. Povera Francia. Perde non solo la vendita redditizia della Mistral alla Russia, ma le vendite di jet da combattimento all’Iran. Fin da quando Sarkozy l’ha riportata nella NATO nel 2009, invertendo la decisione del 1966 del presidente francese Charles de Gaulle di lasciare la NATO, la Francia non ha avuto che problemi. Poi al MAKS-2015, la mostra aerea russa del 28 agosto, il Viceministro dell’Industria e del Commercio russo Andrej Boginskij annunciava che l’Iran ha espresso interesse per l’acquisto di decine di jet di linea regionali bimotori Sukhoj Superjet 100 per modernizzare la flotta commerciale dell’Iran, congelata dal 1979 dalle sanzioni statunitensi. La Russia ha offerto all’Iran di localizzare parte della produzione se dovesse acquistare l’aereo russo. Il Vicepresidente iraniano Sorena Sattari era a Mosca per discutere come ripristinare le linee di credito e commerciali tra i due Paesi, avendo colloqui con il Ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov. Hanno discusso a lungo come coordinare l’interazione dei sistemi bancari e creditizi. “Questo creerebbe la base necessaria per lo sviluppo della cooperazione commerciale ed economica tra i nostri Paesi“, ha detto Sattari al quotidiano russo Kommersant. “I colloqui sono stati molto costruttivi. Speriamo in un risultato positivo su questo tema“, osservava. L’Iran è interessato ad utilizzare i missili vettori russi per lanciare satelliti in orbita. Sattari ha osservato: “E’ importante che ciò avvenga nell’ambito di progetti congiunti. Vale a dire, sviluppando e realizzando congiuntamente satelliti e cooperando nella costruzione di missili spaziali“. Ha aggiunto che la Russia non ha rivali nella tecnologia spaziale. Addio fantasie di ESA e NASA su succosi contratti satellitari con l’Iran. In sintesi, è chiaro come l’Iran post-sanzioni preveda di approfondire i legami strategici con Mosca, e non di farsene deliberatamente un nemico economico. Per quanto l’OPEC ha fatto per decenni, non vi è alcun motivo per cui Mosca e Teheran non possano concordare amichevolmente le cruciali quote del mercato di petrolio e gas.

L’Iran e la Via della Seta
Un altro motivo che avvicina Teheran all’Eurasia e non alla NATO è la Cintura infrastrutturale stradale, ferroviaria e marittima della grande Via della Seta della Cina. Anche prima dell’accordo nucleare, l’Iran decise di aderire da membro fondatore all’AIIB della Cina, l’Asian Infrastructure Investment Bank, crescente rivale della Banca Mondiale controllata da Washington. Per la Cina, la posizione geografica iraniana e la sua topografia ne fanno un partner strategico per lo sviluppo della rete di corridoi infrastrutturali terrestri attraverso l’Eurasia, indipendente nel caso del possibile scontro con la presenza navale degli Stati Uniti. L’Iran fece parte dell’antica via della seta della Cina durante la dinastia Han, 2100 anni fa. La cooperazione tra i due Paesi ha una lunga storia. Ora, dopo la decisione del Presidente Xi Jinping di creare il ponte terrestre eurasiatico con la Nuova Via della Seta economica, stimolato in parte dallo sciocco accerchiamento militare della Cina via mare del “Pivot in Asia” di Obama, l’Iran è considerato da Pechino partner essenziale. L’Iran è per la Cina la più conveniente via di accesso al mare aperto dopo la Russia, e l’unica intersezione commerciale est-ovest/nord-sud dell’Asia centrale. Nel maggio 1996, Iran e Turkmenistan forgiarono questo anello mancante completando una ferrovia di 300 km tra Mashhad e Tejen, e nel dicembre 2014, Kazakistan, Turkmenistan e Iran inauguravano la ferrovia da Uzen (Zhanaozen) a Gorgan e quindi ai porti sul Golfo Persico dell’Iran. Per Pechino, il valore geostrategico dell’Iran è rafforzato dalla posizione su uno dei due ponti terrestri verso ovest della Cina. L’altro ponte costeggia la costa settentrionale del Caspio attraversando Kazakistan e Russia sud-occidentale, vicino alla regione del Caucaso. L’Iran è strategico per il vasto progetto infrastrutturale della Cina collegando Cina a Europa e Golfo Persico. Ora, una volta che le sanzioni saranno tolte nel corso di diversi mesi, l’adesione dell’Iran a lungo cercata nell’eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO), bloccata perché l’Iran era sottoposto alle sanzioni internazionali, potrebbe anche essere approvata al prossimo vertice annuale. La SCO ora include Russia, Cina, India, Pakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan con l’Iran come osservatore. Il Viceministro dell’Economia iraniano Massoud Karbasian, in una recente intervista a Teheran ha dichiarato che quando il ramo iraniano della Nuova Via della Seta economica sarà completato, l’Iran sarà via di transito per oltre 12 milioni di tonnellate di merci all’anno. Il presidente cinese Xi ha stimato che entro un decennio la Cintura e Via della Cina, come è ora ufficialmente conosciuta, creerà ogni anno oltre 2,5 miliardi di dollari di commercio tra i Paesi lungo la Via della Seta. Per l’Iran cooperare pienamente a questo sviluppo guidato da Cina e Russia è molto più promettente che diventare una pedina geopolitica di Washington nelle guerre economiche, o qualsiasi altra, contro Cina e Russia.
Durante una visita a Teheran nel 2013, assistetti a un altro fattore molto profondo nell’animo iraniano che ostacola qualsiasi fiducia nelle promesse di Washington. Feci un tour guidato al museo nazionale della tragica guerra Iran-Iraq del 1980-88. Fu una delle più sanguinose e lunghe guerre del 20° secolo che costò all’Iran più di un milione di morti. Nessun iraniano ignora il fatto che fu Washington a spronare e sostenere Sadam Husayn a lanciare quella guerra devastante.

Rouhani-Putin-in-Caspiean-Sea-SummitF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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