Washington si suicida

F. William Engdahl New Eastern Outlook 24/05/2015yVXAwrNJA55Jf7pe8p4NM2m9AGgxAIzjSono giorni tristi a Washington e Wall Street. L’unica superpotenza una volta incontrastata, dal crollo dell’Unione Sovietica un quarto di secolo fa, perde influenza globale con una rapidità imprevedibile solo sei mesi fa. L’attore chiave che ha catalizzato la sfida globale a Washington quale unica superpotenza è Vladimir Putin, Presidente della Russia. Questo è il contesto reale della visita a sorpresa del segretario di Stato John Kerry a Sochi per incontrare il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e poi discutere per quattro ore con “Satana” in persona, Putin. Lungi da provare un “reset”, gli sfortunati strateghi geopolitici di Washington cercano disperatamente di trovare il modo migliore per piegare l’Orso russo. Un ritorno al dicembre 2014 è istruttivo per capire il motivo per cui il segretario di Stato degli USA porge apparentemente il ramoscello di olivo alla Russia di Putin in questo frangente. All’epoca Washington sembrava piegare la Russia, con le sue sanzioni finanziarie mirate e l’accordo con l’Arabia Saudita per far crollare i prezzi del petrolio. A metà dicembre il rublo era in caduta libera nei confronti del dollaro. Anche i prezzi del petrolio precipitarono a 45 dollari al barile da 107 di soli sei mesi prima. Poiché la Russia è fortemente dipendente dalle entrate petrolifere e dall’esportazione del gas per le finanze dello Stato, e le compagnie russe avevano enormi obbligazioni del debito in dollari all’estero, la situazione appariva desolante al Cremlino. Qui il destino, per così dire, è intervenuto in modo inaspettato (almeno per gli architetti della guerra finanziaria e del crollo petrolifero degli USA). Inoltre l’accordo di John Kerry con il morente re saudita Abdullah nel settembre 2014 affliggeva le finanze russe, ma minacciava anche l’esplosione dei circa 500 miliardi di dollari di titoli “spazzatura” ad alto rischio, il debito dell’industria dello scisto degli Stati Uniti assunta dalle banche di Wall Street negli ultimi cinque anni per finanziare la tanto vantata rivoluzione del petrolio di scisto degli USA, che brevemente ha sospinto gli Stati Uniti a superare l’Arabia Saudita come maggiore produttore di petrolio del mondo.

I danni collaterali della strategia degli Stati Uniti
Ciò che Kerry non ha notato nel suo intelligente mercato delle vacche saudita, era l’occulta doppia agenda dei monarchi sauditi che avevano già chiarito che non volevano affatto che il loro ruolo di primo produttore di petrolio del mondo e re del mercato venisse offuscato dall’industria del petrolio di scisto dei parvenu statunitensi. Volevano colpire Russia e anche Iran, ma il loro obiettivo principale era uccidere i rivali del petrolio di scisto degli Stati Uniti, i cui progetti si basavano sul petrolio a 100 dollari al barile, di meno di un anno prima. Il prezzo minimo del petrolio per evitare il fallimento, in molti casi era di 65-80 dollari al barile. L’estrazione di petrolio di scisto non è convenzionale ed è più costoso rispetto al petrolio convenzionale. Douglas-Westwood, società di consulenza energetica, stima che quasi la metà dei progetti petroliferi degli Stati Uniti in fase di sviluppo ha bisogno di un prezzo del petrolio superiore ai 120 dollari al barile, per fare cassa. Entro la fine di dicembre una catena di fallimenti del petrolio di scisto minacciava un nuovo tsunami finanziario mentre la carneficina della cartolarizzazione della crisi finanziaria 2007-2008 era tutt’altro che finita. Anche un paio di default di titoli spazzatura di alto profilo del petrolio di scisto scatenerebbe il panico negli Stati Uniti per i 1900 miliardi di dollari di titoli spazzatura sul mercato del debito, senza dubbio scatenando una nuova crisi finanziaria che l’affaticato governo degli Stati Uniti e la Federal Reserve a malapena gestirebbero, così minacciando la fine del dollaro quale valuta di riserva globale. Improvvisamente, nei primi di gennaio, il capo del FMI Lagarde lodava la banca centrale della Russia per la sua gestione di “successo” della crisi del rublo. L’Ufficio del terrorismo finanziario del Tesoro degli Stati Uniti, tranquillamente stilava ulteriori attacchi alla Russia, mentre l’amministrazione Obama fingeva la solita “III Guerra Mondiale” contro Putin. La loro strategia petrolifera aveva inflitto assai più danni agli Stati Uniti che alla Russia.

Fallimento della politica USA verso la Russia
Non solo, la brillante strategia bellica di Washington contro la Russia, avviata nel novembre 2013 a Kiev con il golpe di euromajdan, appare un manifesto fallimento totale creando il peggior incubo geopolitico che Washington possa immaginare. Lungi dal reagire da vittima inerme e rannicchiata dalla paura per gli sforzi degli Stati Uniti nell’isolare la Russia, Putin ha avviato una brillante serie di iniziative economiche, militari e politiche che entro aprile hanno contribuito a piantare il seme di un nuovo ordine monetario globale e del nuovo colosso economico eurasiatico che rivaleggia per l’egemonia con l’unica superpotenza USA. Ha sfidato i fondamenti stessi del sistema del dollaro e il suo ordine globale nel mondo, dall’India al Brasile a Cuba e dalla Grecia alla Turchia. Russia e Cina hanno firmato colossali nuovi accordi energetici che hanno permesso alla Russia di reimpostare la propria strategia energetica dall’ovest, dove UE e Ucraina su forti pressioni di Washington, sabotavano le forniture di gas russo all’Unione europea attraverso l’Ucraina. L’Unione europea, di nuovo su pressione intensa di Washington ha sabotato quindi il progetto di gasdotto della Gazprom, South Stream, per l’Europa meridionale. Piuttosto che essere sulla difensiva, Putin ha scioccato l’UE con la sua visita in Turchia, incontrando il presidente Erdogan e annunciando il 1° dicembre di aver cancellato il progetto South Stream di Gazprom e che avrebbe cercato un accordo con la Turchia per fornire gas russo al confine greco. Da lì, se l’UE vuole il gas, deve finanziare propri gasdotti. Il bluff dell’UE fu scoperto e il suo fabbisogno di gas in futuro sarà più remoto che mai. Le sanzioni dell’UE alla Russia sono fallite con la Russia che si vendica vietando l’importazione di prodotti alimentari dall’UE e rivolgendosi all’autosufficienza. E miliardi di dollari in contratti ed esportazioni per le imprese tedesche, come Siemens, o francesi come Total, si trovano improvvisamente nel limbo. Boeing ha visto annullati i grandi ordini per aeromobili dai vettori russi. La Russia ha annunciato di rivolgersi ai fornitori nazionali per la produzione di componenti cruciali per la Difesa. Poi la Russia è diventata fondatrice “asiatica” della riuscita nuova Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, destinata a finanziare l’ambiziosa rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta dall’Eurasia all’UE. Invece che isolare la Russia, la politica statunitense ha fallito miseramente, nonostante le forti pressioni ai fedeli alleati degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia e Corea del Sud si precipitavano ad aderire alla nuova AIIB. Inoltre, nel vertice di maggio a Mosca, il presidente cinese Xi Jinping e Vladimir Putin annunciavano che la rete ferroviaria della Via della Seta cinese sarà pienamente integrata nell’Unione economica eurasiatica della Russia, una spinta sconcertante, non solo per la Russia, che avvicina l’Eurasia alla Cina, regione con la maggioranza della popolazione mondiale.
In breve, a John Kerry fu detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di calumet della pace a Putin, dai circoli dirigenti degli Stati Uniti. Gli oligarchi avevano realizzato che i loro falchi neoconservatori come Victoria “Fottuta UE” Nuland, del dipartimento di Stato, e il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione della nuova struttura mondiale alternativa che potrebbe significare la rovina del sistema del dollaro post-Bretton Woods dominato da Washington. Oops. Inoltre, costringendo gli “alleati” europei ad allinearsi agli USA contro Putin, con grave danno degli interessi economici e politici dell’Unione europea, evitando di partecipare al progetto di Cintura economico della Nuova Via della Seta e al boom economico degli investimenti che comporterà, i neo-conservatori di Washington sono riusciti anche ad accelerare il probabile distacco di Germania, Francia e potenze europee continentali da Washington. Infine, il mondo (tra cui anche occidentali anti-atlantisti) vede Putin quale simbolo della resistenza al dominio statunitense. Questa percezione, già emersa con la vicenda di Snowden, s’è consolidata con sanzioni e blocco, tra l’altro giocando un ruolo psicologico significativo nella lotta geopolitica: la presenza di un simbolo che accende nuovi centri di lotta all’egemonia. Per tutte queste ragioni, Kerry fu chiaramente inviato a Sochi per fiutare i possibili punti deboli per un nuovo assalto futuro. Ha detto ai pazzi furiosi sostenuti dagli Stati Uniti a Kiev di raffreddarsi e rispettare gli accordi di cessate il fuoco di Minsk. La richiesta è stata uno shock per Kiev. Il primo ministro, insediato dagli Stati Uniti, Arsenij Jatsenjuk, ha detto alla TV francese, “Sochi non è sicuramente il miglior resort e non è il posto migliore per una chiacchierata con il presidente e il ministro degli Esteri russi“. A questo punto l’unica cosa chiara è che Washington ha finalmente capito la stupidità delle sue provocazioni contro la Russia, in Ucraina e nel mondo. Quale sarà il loro prossimo piano non è ancora chiaro. Ciò che è chiaro è che un drammatico cambio di politica è stato ordinato all’amministrazione Obama dai vertici delle istituzioni statunitensi. Nient’altro può spiegarlo. Se la sanità mentale sostituirà la follia dei neo-con resta da vedere. Resta chiaro che Russia e Cina sono risolute più che mai a non rimanere in balia di una superpotenza irrazionale. Il patetico tentativo di Kerry di un secondo “reset” con la Russia, a Sochi, porterà poco a Washington. L’oligarchia degli Stati Uniti, come dice l’Amleto di Shakespeare “cade nella sua stessa trappola”, come il bombarolo che esplode con la sua bomba.

0508-world-putin-xi_jinping_620_434_100F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica dalla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pivot giapponese

Per Fritzmorgen Fort Russ 23 maggio 2015E23DFBDC-F98B-437C-825D-74CBB2C566C4_mw1024_n_sIl Giappone accetterà di abbandonare le pretese sulle isole Kurili per firmare un trattato di pace con la Russia? Un paio di anni fa avrei detto con certezza che non era possibile e che i giapponesi avrebbero continuato a pretendere le nostre isole fino all’ultimo. Ricordiamo un po’ di storia. Il Giappone attaccò la Russia nel 1904 in modo brutale e dopo la pace 1905 ricevette la metà meridionale di Sakhalin e qualche altra isola. I giapponesi non festeggiarono per molto: alla fine della seconda guerra mondiale la Russia riprese i suoi territori. Il Giappone prese la perdita di ciò che aveva rubato piuttosto con calma. Durante l’era Krusciov cercarono di raggiungere un accordo di pace accettando la perdita e voltando pagina nelle sue relazioni con la Russia, gli Stati Uniti però posero il veto alla proposta di trattato. Vorrei aggiungere che non dobbiamo costringere il Giappone. Le due isole meridionali, Kunashir e Iturup, sono vitali per noi, visto che sono sul tratto di mare che non congela di Vladivostok. Sulle piccole isole Kurili, che non sono preziose per noi, Krusciov era disposto a rinunciarvi per porre fine al conflitto. Tuttavia, lo status quo andava bene a entrambe le parti. Abbiamo la nostra rotta per Vladivostok libera dal ghiaccio e il controllo delle isole, mentre i giapponesi non erano interessati al trattato di pace, perché capivano che la Russia non ha intenzione di attaccarli. I negoziati tiepidi sul “restituiteci le isole – non vogliamo” poteva continuare per decenni… se non fosse per il fatto che il colosso a stelle e strisce mostra visibilmente delle crepe. La bomba è scoppiata a metà settimana. Il Giappone improvvisamente invita Vladimir Vladimirovich e non solo per chiacchierare ma… per concludere un trattato di pace e risolvere la questione territoriale. La posizione della Russia non è cambiata, non siamo disposti a cedere le isole ai giapponesi in cambio di un trattato di pace, la cui firma non è così importante da fare concessioni territoriali. Quindi possiamo concludere con attenzione che la posizione del Giappone è cambiata. Forse il Giappone ha deciso di firmare il trattato di pace alle condizioni della Russia e, infine, rinunciare alle isole, che furono sotto il suo controllo per un paio di decenni nel 20° secolo. La serietà di ciò che accade può essere giudicata dalla reazione degli Stati Uniti. Poco dopo l’inaspettato annuncio giapponese, un assistente del segretario di Stato degli USA ha riunito i giornalisti per dirgli che il Giappone non dovrebbe trattare con la Russia, perché è colpevole e va punita. Inoltre, George Soros si è svegliato e verbosamente ha detto che la Cina trama per attaccare il Giappone, che sarà protetto dalle orde di occupanti cinesi solo dai coraggiosi US Marines.
cold-war-japan-456x450Come dobbiamo interpretare tutto ciò? Perché accade tutto questo e perché i giapponesi agiscono come se intendano, senza motivo apparente, essere inaccettabilmente generosi verso la Russia? Ricordiamo ancora una volta la storia, questa volta la Seconda guerra mondiale. Il Giappone combatté coraggiosamente contro gli Stati Uniti sul Pacifico, ma alla fine subì una tremenda sconfitta sottolineata dagli attacchi atomici statunitensi su Hiroshima e Nagasaki. Va notato che neanche i giapponesi furono proprio morbidi durante la guerra. L’esercito giapponese agì con tale brutalità che eclissò i crimini fascisti più odiosi. Chi è interessato può cercare in rete per esempio “Unità 731” o leggere il romanzo “Giocare a Go“. Il coraggio dei samurai era una spada a doppio taglio: non erano solo indifferenti alla propria sofferenza, ma al dolore altrui. Quindi in ultima analisi, il Giappone attaccò gli Stati Uniti… facendo una mossa temeraria. Riconobbero di esser stati completamente sconfitti e divennero i più fedeli servitori degli Stati Uniti. Hanno soddisfatto tutte le pretese degli Stati Uniti, perdonato i bombardamenti nucleari, rinunciato ad avere forze militari e trovato un posto sicuro nell’ordine mondiale quale colonia preferita degli Stati Uniti, agendo come se non furono Stati Uniti e URSS a combattere il Giappone, ma piuttosto USA e Giappone a combattere l’URSS. Sappiamo che il trucco ha funzionato. Il piccolo Giappone ha fatto un balzo in avanti e la sua economia è diventata la seconda mondiale, passando solo ora al quarto posto per la crescita di Cina e India. Certo, negli ultimi due decenni l’economia del Giappone soffoca sotto la schiacciante cappa coloniale degli Stati Uniti, ma il Giappone sconfitto è riuscito ad ottenere molti più benefici dalla sconfitta di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere nel lontano 1945. Dobbiamo anche capire che gli Stati Uniti possono subordinare il Giappone con le loro armi nucleari, ma non addomesticarlo. I giapponesi non sono i selvaggi dei fumetti USA felici di baciare la mano del loro padrone bianco. Le élite giapponesi ricordano bene la “democrazia” che gli Stati Uniti gli inflissero prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Ora il principale nemico degli Stati Uniti sono Cina e Russia, ma soprattutto Cina. Il Giappone serve da mazza contro la Cina: in altre parole, avviare una guerra con la Cina che permetta agli Stati Uniti di utilizzare la loro potenza nucleare contro la Cina o quanto meno indebolirla seriamente con una grande guerra. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non sono affatto preoccupati di ciò che possa accadere al martello, così come non sono preoccupati di ciò che accade a loro altro ascaro, l’Ucraina. Pertanto, secondo una fredda visione giapponese, ora è il momento per sottrarsi al tiranno malato. Lasciatemi dire ancora una volta che non vi è alcuna possibilità di una vera e propria amicizia tra Stati Uniti e Giappone: i giapponesi sanno benissimo che furono sconfitti e vedono gli statunitensi come occupanti. La cooperazione con la Cina è, dal punto di vista del Giappone, più preferibile che continuare come colonia statunitense. Il Giappone ha tecnologia e industria altamente sviluppate. Se i giapponesi forniranno scuse convincenti ai cinesi per lo stupro di Nanchino e altri crimini dell’epoca, se risolvono le dispute territoriali con la Cina, la Repubblica popolare cinese sarà lieta di stabilire una forte partnership con il Giappone. Ma cosa può proteggere il Giappone dalla rabbia degli USA? Ovviamente solo la Russia, che può estendere l’ombrello nucleare, se dovesse sentirne il bisogno. Quindi ora è il momento di una mossa coraggiosa: riconoscere le isole parte della Russia e avvicinare la Russia come partner. La potenziale cooperazione tra Giappone e Russia sembra ancor più promettente della possibile cooperazione tra Giappone e Cina. A parte l’ombrello nucleare, possiamo fornire al Giappone quegli idrocarburi di cui ha così bisogno costruendo un’estensione di Potenza della Siberia in Giappone. L’accesso al gas russo potrebbe permettere al Giappone di ridurre notevolmente i costi di produzione. C’è ancora la questione dell’incredibilmente grande debito nazionale che attualmente trascina l’economia del Giappone verso il basso. Tuttavia, questo problema può essere risolto nello stile giapponese. Basterebbe che il governo dica alla nazione: “Yamato è in pericolo, dobbiamo unirci contro le avversità“, quali default, iperinflazione e annullamento del debito e quindi… l’inevitabile decollo economico.

Chi ha paura del default?
Il default terrorizza chi ha un deficit commerciale. Coloro che acquistano più che vendere. In caso di inadempimento, non hanno nulla con cui coprire la differenza tra importazioni ed esportazioni, il che significa che devono ridurre drasticamente le importazioni, comportando conseguenze economiche catastrofiche. Ma i Paesi con un surplus commerciale, come il Giappone in questo momento, nonostante problemi energetici temporanei, non hanno bisogno di crediti. Il Giappone gode di un continuo afflusso di denaro per la sua attività economica estera. Oggi il Giappone è quasi in bancarotta perché gli Stati Uniti ne risucchiano le finanze costringendoli a comprare i loro titoli di Stato spazzatura. Se il Giappone riesce a liberarsene, presto si arricchirà. Inoltre, in un anno di svalutazione dello yen, il Paese subirebbe l’euforia della svalutazione: il costo di produzione scenderebbe bruscamente e i prodotti giapponesi diverrebbero ancora più competitivi. Se a questo si aggiungesse il gas russo a buon mercato e uno status commerciale che passa da colonia degli Stati Uniti a partner di russi e cinesi, il Giappone potrà ripetere il miracolo economico degli anni ’60. Questo scenario è vantaggioso per Giappone e Russia, non solo per il trattato di pace. Ci sono ragioni più importanti per aiutare il Giappone a liberarsi. Già oggi il Giappone cerca di acquistare petrolio con lo yen, per avere la piena indipendenza che gli consenta di sbarazzarsi dei dollari. La perdita di un’importante colonia e il conseguente restringimento dello spazio del dollaro collocherebbero gli Stati Uniti in una situazione così difficile che i nostri amici statunitensi, e soci, avrebbero molto meno desiderio di fare stupidaggini ai confini della Russia. D’altra parte, il nostro esercito e i nostri idrocarburi diverranno così importanti per l’indifeso Giappone che possiamo contare non solo su una relazione a lungo termine, ma anche sull’aiuto giapponese per espandere la produzione di macchine utensili. Quindi spingiamo il Giappone in quella direzione. Sergej Narishkin ha detto che i bombardamenti nucleari su Hiroshima e Nagasaki, “fino ad oggi non hanno avuto un’adeguata valutazione internazionale“.
Così diamo al Giappone un altro motivo per optare per l’indipendenza dagli Stati Uniti, che arroganti ancora pensano di essere l’unica superpotenza del pianeta e non intendono chiedere scusa per nulla. E’ evidente che sarebbe troppo presto cancellare lo Zio Sam, che può essere malato ma è ancora abbastanza forte e intelligente. Ma c’è un motivo in più che permette al Giappone di riuscire nella fuga. Gli Stati Uniti entrano nel ciclo elettorale e le élite statunitensi saranno assorbite dalle imminenti elezioni prestando meno attenzione alle irritanti questioni estere. Le elezioni presidenziali Stati Uniti si terranno nel novembre 2016, quindi il Giappone ha una finestra di opportunità di circa un anno. Se il Giappone crea rapidamente relazioni con Russia e Cina, o almeno una di esse, Washington con ogni probabilità non potrà reagire adeguatamente alla dipartita della prima perla della sua corona imperiale.000_dv862321.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I comunisti afghani non sono mai svaniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 23 maggio 2015

Muhamad Afzal Ludin

Muhamad Afzal Ludin

Il fascino presso il presidente afgano Ashraf Ghani per i generali dell’esercito del regime comunista è intrigante. Nessuno assocerebbe un brillante funzionario della Banca Mondiale a una cosa del genere. All’inizio di aprile, Ghani nominò il Generale Muhamad Afzal Ludin a ministro della Difesa nel suo gabinetto. Ludin era un uomo di fiducia di fiducia del Presidente Najibullah durante il regime del PDPA. Il Generale Ludin ebbe il ruolo chiave di comandante del presidio di Kabul sotto Najib quando il ritiro delle truppe sovietiche si concluse nel febbraio 1989. Cinque giorni dopo che l’ultimo soldato sovietico aveva lasciato il suolo afghano, il 5 febbraio, quando Najib dichiarò l’emergenza nazionale e ricostituì il Consiglio militar supremo (“Consiglio supremo militare per la difesa della Patria”) sotto lo stretto controllo del partito comunista al governo, il Generale Ludin fu uno dei tre alti ufficiali scelto per guidare il potente ente. Non sorprende che i vecchi “muj” di Kabul (compreso il primo ministro Abdullah Abdullah) trovando la nomina di Ludin troppo da accettare s’infuriarono. Probabilmente la questione fu l’alibi per bloccare Ghani. Quando Ludin lo capì, annunciò la decisione di mollare, sostenendo che “alcuni sfruttano la mia candidatura quale scusa per creare problemi al Paese”. Allora Ghani, rimuginando con attenzione nelle successive sei settimane, annunciava la nuova candidatura alla sfortunata carica di ministro della Difesa. Anche in questo caso si tratta di un generale ex-comunista, Masum Stanikzai, che prestò servizio per il regime del PDPA. Infatti, Stanikzai apparteneva alla linea dura della fazione Khalq del Partito comunista afghano. I Khalqi erano strana gente, simili al Partito Comunista dell’India (Marxista) quando i comunisti indiani si scissero nel 1964, rustici, provinciali e congenitamente militanti (confusi). I Khalqi erano soprattutto pashtun nazionalisti. I sovietici non si sentirono mai a loro con i Khalqi. A differenza della rivale fazione filo-sovietica Parqam, cosmopolita, i Khalqi erano dei “desi” provenienti dagli strati più bassi della società che usarono metodi duri e decisi per imporre il loro marxismo agli afgani riluttanti. Ad un certo punto, inevitabilmente, i servizi segreti pakistani (e la CIA) considerarono i Khalqi potenziale terreno per infastidire Mosca. Si ricordi il tentato golpe del Khalq contro Najib, nel 1990, guidato dal ministro della Difesa Shahnawaz Tanai (che poi sarebbe fuggito in Pakistan).
Il parlamento afgano e i “muj” appoggeranno la candidatura di Stanikzai? Le probabilità sono buone, e vi spiegherò il perché. In poche parole, Stanikzai ha avuto un profondo cambiamento da quando era un generale comunista. Attraversò le porte del famoso centro di conversione statunitense noto come US Institute of Peace, ed oggi è un politico. Era consigliere per la sicurezza dell’ex- presidente Hamid Karzai e aveva la fiducia di quest’ultimo come interlocutore chiave con i “taliban buoni”. Era nel gabinetto di Karzai. A dire il vero, Karzai ha iniziato la gloriosa tradizione di riassumere i luminari del PDPA. Come è successo? La risposta è semplice: i comunisti afgani erano l’avanguardia di una società profondamente conservatrice, per istruzione, professionalità e spirito moderno. Ecco cosa attira Ghani. Vuole gestire un governo efficiente che dia una buona governance. In poche parole, anche se fuori dal potere, i comunisti afghani non potranno mai svanire e certi vengono riassunti. Gli Stati Uniti, inoltre, non sembrano badare al loro reimpiego da parte dei governi di Kabul finanziati dal contribuente statunitense. Ironia della sorte, i militari pakistani trovarono un buon impiego degli ufficiali Khalqi fuggiti in Pakistan dopo la grande epurazione nel Partito comunista afghano. L’ISI li ha re-impiegati, mascherandoli da taliban, facendogli guidare carri armati, volare aeromobili o dirigere l’artiglieria nella campagna per conquistare l’Afghanistan negli anni novanta. Naturalmente, non sapremo mai se Stanikzai abbia guidato un carro armato per i taliban. E se davvero l’ha fatto, conta agli occhi di Ghani solo come “risorsa strategica”.

Masum Stanikzai

Masum Stanikzai

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin non abbandonerà né Siria né Ucraina

Fort Russ 21 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora338871Ancora una volta, probabilmente per la centesima volta, si sente dire che Putin tradirà qualcuno. Hanno detto che tradiva la Novorossia, ma non è successo, quindi la stessa canzone è stata sentita sulla Siria. In generale, non è una novità sulla Siria. Tali chiacchiere non finiscono, ma non succede mai nulla. È il momento di chiarire una volta per tutte se lui tradirà o meno e se gli statunitensi cominceranno a bombardare la Siria. Finora abbiamo detto che bombardare Assad è impossibile, ora siamo pronti a dire di più e a rivelare ciò che crediamo accadrà in Siria.

Siria
In primo luogo, voglio dire una volta per tutte a chi vuole una risposta a questa domanda, che non esiste una risposta del genere, perché vi sono diverse circostanze. E se Assad se ne andrà domani e uno dei suoi funzionari guiderà i combattimenti, e poi si scopre che ha ucciso Assad. Il presidente russo sosterrà la sua lotta? Il punto è che la situazione è fluida, e dovremmo badare ai fatti sul terreno. Ma veniamo all’analisi. Possiamo definire tre partiti, più o meno illustri, nel conflitto siriano: Assad, SIIL ed opposizione siriana sostenuta dagli Stati Uniti. Come sapete, una lotta coinvolge sempre due parti, e la terza cerca di incitarla in modo che, Dio non voglia, le altri non si riconcilino e attacchino insieme la terza. In questo caso, ognuno vuole essere la terza parte non coinvolta nella lotta. Oggi non ci sono soltanto due partiti, Assad e l’opposizione siriana. Il SIIL non si accontenta di sedersi in panchina, ma vuole conquistare il territorio, non può aspettare e mentre le cose vanno bene, cercare di catturarne il più possibile con questa situazione. Ma l’opposizione vorrebbe che gli islamisti spezzassero Assad e poi gli Stati Uniti li bombardassero senza pietà, e solo quando tutto è pronto invitare l’opposizione siriana a governare la Siria. Coloro che pianificano tali operazioni dovrebbero rendersi conto che chi vince con le baionette straniere, non mantiene il potere. Anche Assad vorrebbe che la lotta principale sia tra islamisti ed opposizione. E questo è esattamente ciò che accade e continua. Come sapete, la lotta più brutale è quella interna. Cioè, in senso figurato, alcuni della stessa razza sono in concorrenza per la stessa preda, per poi scagliarsi tra loro. Nella nostra situazione ci sono due parti, oppositori e presidente. Gli “oppositori” sono formati da due componenti, opposizione e SIIL. Hanno lotte interne ed ognuno si aspetta di vincere, e dopo essere diventato l’unico vincitore, attaccare Assad. La Siria non confina con l’Arabia Saudita direttamente, ma attraverso Giordania e Iraq, ed è una questione completamente diversa da ciò che avviene tra Arabia Saudita e Yemen, che sarà essenzialmente un secondo fronte contro l’esercito saudita. Questo secondo fronte è utile ai sauditi esattamente quanto lo era per Hitler il suo secondo fronte. I risultati saranno devastanti. Tale situazione, i capponi sauditi non se l’aspettano affatto e ritengono che questa volta la campana suoni per loro. Tutto ciò ha implicazioni sui prezzi del petrolio mondiali. Qualunque cosa facciano gli Stati Uniti, i prezzi del petrolio saliranno. Anche se bombardano lo Yemen, il prezzo salirà, mentre le operazioni militari comporteranno sorprese e rischi assai elevati, che interesseranno non solo i prezzi del petrolio, ma anche preferenze e stabilità politiche, ecc. Per l’Europa tale operazione sarà sicuramente controproducente come la precedente, parliamo della Libia. In quel caso, naturalmente, l’UE non solo cadde nel pantano, ma è nella merda fino alle orecchie. Ciò che accade con i rifugiati dalla Libia sfida ogni descrizione. Tuttavia, è abbastanza chiaro che i cittadini di un Paese distrutto fuggano in Europa, dove nessuno ha bombardato nessuno, che al contrario ha bombardato la Libia! Oggi, dopo la distruzione del Paese, l’Unione europea deve occuparsi di tutti questi rifugiati. Abbiamo già sentito cosa ha detto Merkel sull’Ebola e anche le accuse all’OMS di essere troppo lenta. Nel frattempo Sarkozy è scomparso nascondendosi nel buio, lontano da coloro che lo condannano, e sono molti. Sarkozy è riuscito ad eludere l’accusa alle sue “attività militari” alla fine della sua carriera presidenziale, ma Hollande è soprattutto un lombrico. Tuttavia, la Libia è distrutta e le sue risorse saccheggiate da aziende statunitensi.

Ucraina
I nostri lettori probabilmente sanno di più della situazione in Ucraina che della situazione in Siria, ma in realtà quasi nulla dell’Ucraina. Ciò è possibile per la posizione ufficiale dell’Ucraina. Nel confronto con gli Stati Uniti, Putin usa l’Ucraina per costringere l’occidente e, in misura maggiore, gli Stati Uniti, a giocare al suo gioco, la ginnastica. Putin ama far stiracchiare gli Stati Uniti, perciò alcun conflitto militare sarà concluso. Non solo. Putin non ha intenzione di rinunciare a uno qualsiasi dei conflitti. Se gli Stati Uniti vogliono che le fazioni in lotta si allontanino di due passi, poi entrambi tali passi indietro verranno presi dagli Stati Uniti, per la semplice ragione che già in passato fecero passi in avanti per scatenare il conflitto. Ora Putin stiracchia le forze di NATO e Stati Uniti in diversi conflitti, e più tali conflitti sono distanti meglio è. La fine del permesso di transito verso l’Afghanistan attraverso il territorio russo, s’inserisce in questa strategia. Putin ha aumentato il costo del transito nell’ultima fase, ora si tratta di ritirare le truppe. Si ricordino gli astuti egiziani che prendono denaro dai turisti per farli scendere dal cammello. Senza altri soldi gli egiziani non ordinano al cammello di sedersi. Così gli Stati Uniti dovranno lasciare l’Afghanistan, non attraverso il territorio della Russia e a ben altro prezzo. Va detto che questa è una decisione abbastanza dura. Esattamente la stessa cosa accade in Ucraina. Il Pentagono vi invia i suoi scagnozzi, a sue spese. E non è scontato che si tratti di 300 mercenari, ma che siano sono molti di più, e che ancora una volta agli USA costano molti “bigliettoni”. Così Putin dipana le risorse statunitensi in tutto il mondo non permettendogli di farne un pugno. C’è da meravigliarsi che gli statunitensi subiscano sconfitte e fallimenti in tutto il mondo?
DLpNUZJkkEEL’ultima vittoria del dipartimento di Stato è la cena tra Nuland e Tefft. Sappiamo che avevano preso gnocchi alla crema acida. In realtà, Tefft ha corso un grosso rischio con questa foto, perché solo Dio sa quante persone in quel momento volevano strangolarlo. Beh, auguriamo a Tefft buona salute e buona fortuna nelle sue vittorie, perché mentre mangia gnocchi resta zitto, ed è un risultato non da poco.
Ciò che avete letto è stato appreso in una conversazione con una delle nostre fonti. In generale, secondo quanto rivelato nella nostra conversazione, gli Stati Uniti non possono por fine al conflitto in Ucraina, anche se lo volessero (parliamo di Obama). Gli Stati Uniti d’America sono in procinto di entrare in campagna elettorale e le guerre non aiuteranno nessuno, piuttosto li danneggeranno. Inoltre, il Paese non ha soldi neanche per le esigenze più pressanti, come ho scritto nel post I repubblicani: grandi rapinatori di treni. Così, secondo la nostra fonte, la Russia ha resistito all’assalto degli Stati Uniti, e tutto ciò che accadrà dopo sarà una fase d’inattività. Ma abbandonando la guerra, Stati Uniti e Unione europea lasciano Poroshenko affrontarla da solo. Ci sarà presto un grande picco di attività interna della popolazione. Si può credere alla nostra fonte? Il lettore, naturalmente, giudica ma voglio informarvi che questa persona ci ha detto che gli Stati Uniti lasciano la Georgia, da quando Clinton vi si recò per l’ultima volta. Quest’uomo ci ha detto che l’esercito ucraino s’indebolisce e la sua forza è insufficiente, anche se ovviamente ogni vittima è una tragedia. Ora questa stessa persona ci dice che Obama ha perso la pazienza ed è persino imbarazzato da ciò che succede. Ha detto molte altre cose di cui prendiamo atto e che diremo al lettore la prossima volta. Lo chiamamo “fonte X” e chiediamo ai nostri lettori di seguire la situazione e valutare le previsioni della nostra fonte.

putinMedvedev_2398682bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contrastare l’occidente nel Mar Nero e altrove

Eric Draitser New Eastern Outlook 21/05/2015

Il precedente articolo Battaglia per il Mar Nero esaminava lo sviluppo del dispiegamento militare di Stati Uniti e NATO nella regione del Mar Nero. Questo articolo si concentra su come la Russia agisce per contrastare ciò che percepisce come strategia aggressiva di USA-NATO.Crimea Russian Navy locationsControstrategia della Russia
Dopo il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, il popolo della Crimea ha votato per la riunificazione con la Russia. Mentre ciò fu senza dubbio una mossa politicamente ed economicamente motivata per garantirne sicurezza e futuro nel crollo del tutto prevedibile dell’Ucraina, non sarebbe stata possibile senza un chiaro vantaggio militare e strategico (e naturalmente politico e diplomatico) per la Russia. Che tale vantaggio esistesse era chiaramente evidente. Per Mosca, la Crimea è più di un territorio storico della Russia; è una regione strategicamente vitale per la Marina militare e i militari russi. La sicurezza e l’integrità della Flotta russa del Mar Nero, a Sebastopoli in Crimea, da più di due secoli è di primaria importanza per Mosca. Perciò, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione russa e il caos in Ucraina, il Cremlino ha agito rapidamente modernizzando e rafforzando le proprie risorse navali nel Mar Nero. Mentre ciò era necessario con qualsiasi misura, la mossa impediva anche una qualche escalation militare di USA-NATO; Washington e Bruxelles avanzavano il loro rafforzamento militare comunque. Pochi mesi dopo il referendum in Crimea, la Russia annunciava un massiccio aggiornamento della Flotta del Mar Nero, per renderla, secondo gli ufficiali russi, “moderna” e “autosufficiente”. Come il Comandante in capo della Marina russa Ammiraglio Viktor Chirkov ha spiegato, “La Flotta del Mar Nero deve avere una serie completa di navi militari capaci di eseguire tutte le missioni assegnategli… Non è una provocazione militare, è qualcosa che la Flotta del Mar Nero deve fare non avendo ricevuto nuove navi da molti anni“. Nell’ambito di questa modernizzazione e aggiornamento, la flotta riceverà 30 nuove navi entro la fine del decennio, tra cui moderne classi di navi da guerra, sottomarini e navi ausiliarie Inoltre, Mosca intende avere una flotta autosufficiente, espandendone basi, truppe permanenti e potendosi sostenere in Crimea senza la necessità di un’assistenza speciale da Mosca. Ma la Russia, naturalmente, riconosce che con il crescente conflitto politico con l’occidente, con tutte le implicazioni militari e strategiche concomitanti, necessita di partner e alleati. Pensando a ciò, Mosca ha lavorato diligentemente per promuovere la cooperazione militare con la Cina in generale, in particolare nel Mar Nero.

Cinesi alleati e partner
article-2575419-1C1D7DE900000578-732_634x551 All’inizio dell’anno, il presidente russo Putin e il presidente cinese Xi Jinping decisero un accordo preliminare militare di oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo i media cinesi, l’accordo vedrebbe la Russia fornire caccia, sottomarini, tecnologia e materiale militari avanzati. Ciò segna una svolta nella cooperazione militare tra i due Paesi, dalla consolidata storia recente. Naturalmente, si tratta di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in cui la Russia guadagna un partner politico e militare prezioso nel conflitto con l’occidente, mentre la Cina accede a materiale militare cruciale nell’escalation con il Giappone e nel Mar Cinese Meridionale. Ma è molto di più dei soli accordi militari tra i due Paesi. Russia e Cina, sotto gli auspici dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), s’impegnano sempre più in esercitazioni militari congiunte. Nel 2014, la SCO partecipò alle più grandi operazioni congiunte tra i due Paesi. Come il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarò: “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nella Difesa, e la parte russa è pronta a svilupparla su una vasta gamma di settori… nella situazione mondiale molto volatile, diventa particolarmente importante rafforzare affidabili relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi… Questo non è solo un fattore importante per la sicurezza degli Stati, ma anche un contributo a pace e stabilità nel continente euroasiatico e altrove…” I vertici privati regolari tra i leader di Russia e Cina danno un forte impulso allo sviluppo del partenariato bilaterale. E’ chiaro che Russia e Cina riconoscono potenziale e necessità della stretta interazione militare tra i due Paesi. E in questo momento, con USA-NATO che espandono la propria presenza nel Mar Nero, Mosca e Pechino hanno deciso di mostrare i muscoli. Mentre le forze militari statunitensi si schierano in Romania, navi da guerra cinesi hanno compiuto una mossa senza precedenti, entrando nel Mar Nero per partecipare alle esercitazioni navali Sea Joint 2015 con gli omologhi russi. Il Ministero della Difesa di Pechino ha osservato che, “Scopo dell’esercitazione è rafforzare gli scambi amichevoli tra le due parti… e migliorare la capacità delle due marine militari di affrontare minacce marittime“, aggiungendo che “tale esercitazione congiunta non prende di mira una terza parte e non è correlata alla sicurezza regionale“. Mentre il linguaggio diplomatico è destinato a lenire i rapporti con Washington, la dimensione regionale delle esercitazioni non è certo sfuggita ai pianificatori militari e strategici statunitensi.

La lunga visione sulle relazioni Russia-Cina
Mentre le esercitazioni militari congiunte possono indicare una partnership in crescita, da sole non costituiscono un’alleanza militare. In effetti Russia e Cina devono ancora dichiarare formalmente tale alleanza, anche se si può presumerla de facto. Tuttavia, il trasferimento di tecnologie avanzate militarmente sensibile, per la Difesa, è un indicatore concreto di un’alleanza rudimentale tra le due potenze. Nell’aprile 2015 fu riferito che Pechino sarà il primo acquirente del sistema di difesa missilistico avanzato russo S-400. Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di tecnologia militare russa Rosoboronexport, veniva citato: “Non voglio rivelare i dettagli del contratto, ma sì, la Cina è infatti il primo acquirente del sofisticato sistema di difesa aerea russo… Si sottolinea ancora una volta il livello strategico delle nostre relazioni… La Cina sarà il primo cliente“. L’accordo è militarmente significativo per via del trasferimento di tecnologie avanzate della Difesa missilistica in grado di fornire a Pechino protezione da varie minacce, comprese quelle derivanti dal conflitto tra Cina e Giappone sulle isole contese, oltre che dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva strategia del “Pivot in Asia” nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Asia-Pacifico. Tuttavia, l’accordo tra Russia e Cina è essenziale anche per ragioni simboliche. Mosca, decidendo di fornire questi sistemi avanzati alla Cina per prima e in un momento così critico per entrambi i Paesi, indica che, mentre un’alleanza formale deve ancora essere annunciata, si assiste alla sua emersione, ance se non di nome. Con una mossa impensabile solo pochi anni fa, le truppe cinesi hanno sfilato sulla piazza rossa durante la commemorazione del 70° anniversario della vittoria sovietica e alleata sul fascismo, dimostrando ulteriormente il legame simbolico tra i due Paesi. La dimensione della sicurezza internazionale è anche fondamentale per comprendere l’importanza degli accordi recenti. L’S-400, considerato capace affrontare qualsiasi sistema missilistico aggressivo impiegato da Stati Uniti e NATO, simbolo di una imminente, anche se non ancora conclusa, parità militare tra Stati Uniti e NATO e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Anche se Washington pretende ancora di avere il dominio globale, la realtà, per quanto dolorosa sia per molti pianificatori strategici e militari occidentali, è che Stati Uniti e NATO semplicemente non controllano Asia ed Europa orientale. Guardando una mappa, appare chiaro che lo spazio militarmente succube agli Stati Uniti si restringe, mentre Russia, Cina e alleati sono sempre più militarmente indipendenti e capaci di difendersi. Tale cambio epocale nello scacchiere globale avrà implicazioni nei futuri decenni.
E’ cristallino che l’alleanza nascente tra Russia e Cina avrà implicazioni mondiali, dal Mar Cinese Meridionale all’Atlantico, modificando i calcoli strategici in Eurasia; essenzialmente in gran parte del globo. Ma mentre l’alleanza diretta non è ancora non pienamente realizzata, i suoi contorni generali appaiono sul Mar Nero, oggi uno dei punti caldi del conflitto Est-Ovest. La presenza USA-NATO nel Mar Nero e Paesi rivieraschi è un chiaro indicatore dell’importanza che Washington e Bruxelles attribuiscono a questa zona sul confine meridionale della Russia. Al contrario, la Russia ha adottato contromosse mostrando bandiera e aumentando la propria preparazione militare di fronte le provocazioni occidentali nella tradizionale sfera d’influenza della Russia.
Mentre la possibilità di un conflitto militare rimane bassa, solleva possibilità terrificanti. Una potenza nucleare come la Russia che, nonostante potenza militare e competenze tecniche, è ancora indietro rispetto al robusto complesso militare-industriale degli Stati Uniti che non ha mai subito lo smantellamento che la Russia ebbe dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In quanto tale, la Russia fa molto affidamento sulla deterrenza nucleare, creando così la possibilità di un confronto apocalittico. Un simile scenario apocalittico, anche se improbabile, dovrebbe far riflettere chiunque. Nell’interesse della pace, Stati Uniti ed alleati, se interessati a stabilità piuttosto che ad espandere la propria egemonia, farebbero bene a rispettare la sfera di influenza della Russia e fare di tutto per sdrammatizzare la situazione. Tuttavia, per l’occidente la guerra è un affare, e con le crescenti tensioni con la Russia, in particolare nel Mar Nero, gli affari sicuramente sono in forte espansione.002817bgvsjmehnbntpmb8Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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