Seymour Hersh su ricatto saudita e liquidazione di Usama bin Ladin

Ken Klippenstein AlterNet 20 aprile 2016Seymour Hersh Promotes His Book Chain of CommandSeymour Hersh è un giornalista investigativo statunitense vincitore di numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer per l’articolo che svelò il massacro di My Lai dei militari statunitensi in Vietnam. Ultimamente ha svelato gli abusi del governo statunitense sui detenuti nella prigione di Abu Ghraib. Il nuovo libro di Hersh, L’uccisione di Usama bin Ladin, corregge il resoconto ufficiale della guerra al terrore. Spinto dai racconti di numerosi altri ufficiali, Hersh sfida la narrativa comunemente accettata: che il presidente siriano Bashar al-Assad sia stato responsabile dell’attacco con il gas Sarin nel Ghuta; che il governo pakistano non sapesse che bin Ladin era nel Paese; che l’ambasciatore J. Christopher Stevens fosse nel consolato degli Stati Uniti di Bengasi a titolo esclusivamente diplomatico; che Assad non voleva rinunciare alle armi chimiche finché gli Stati Uniti gli dissero di farlo.

Ken Klippenstein: Nel libro descrive il sostegno finanziario saudita per la villa in cui Usama bin Ladin era tenuto in Pakistan. Si trattava di funzionari del governo saudita, privati o entrambi?
Seymour Hersh: I sauditi corruppero i pakistani per non dirci (che il governo pakistano aveva bin Ladin) perché non volevano farcelo interrogare (è la mia ipotesi), perché non ci avrebbe mai parlato, probabilmente. La mia ipotesi è che non sappiamo nulla di cosa sia veramente accaduto l’11 settembre. Non lo sappiamo. Non sappiamo chi ha fatto cosa.

KK: Quindi non sa se il silenzio fu comprato dal governo saudita o da privati?
SH: Il denaro era del governo… ciò che facevano i sauditi, come mi è stato detto da persone ragionevoli (non ne ho scritto) è che trasferivano petroliere ai pakistani per rivenderne il petrolio. Si trattava davvero di molti soldi.

KK: Per la villa di bin Ladin?
SH: Sì, in cambio della tranquillità. I pakistani tradizionalmente proteggevano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

KK: Ha idea di quanto l’Arabia Saudita abbia pagato il Pakistan per il silenzio?
SH: Mi hanno dato delle cifre, ma non ci ho lavorato, quindi le riprendo soltanto. So che era certamente molto, parliamo di quattro o cinque anni, e di centinaia di milioni (di dollari). Ma non ne so abbastanza per parlarne.

KK: Cita un funzionario in pensione degli USA dire che l’eliminazione di bin Ladin fu “chiaramente e assolutamente un omicidio premeditato”, e un ex-comandante dei SEAL dire “legalmente, per quanto ne sappiamo, ciò che facemmo in Pakistan era omicidio”. Pensa che bin Ladin sia stato privato del giusto processo?
SH: (Ride) Era un prigioniero di guerra! I SEAL non erano orgogliosi di questa missione; erano così arrabbiati per come era finita… so parecchio di cosa pensano e di cosa pensavano e di ciò di cui furono ragguagliati; vi dirò che erano assai scontenti dell’attenzione avuta su ciò, perché andarono e spararono semplicemente. Guarda cosa hanno fatto prima. Omicidi mirati. Questo è quello che facciamo. I SEAL capirono che se venivano catturati dalla polizia del Pakistan, potevano essere processati per omicidio. L’avevano capito.

KK: Perché non presero bin Ladin? Si può immaginare l’intelligence che ne avremmo ricavato?
SH: L’alto comando pakistano disse di ucciderlo, ma per l’amor del cielo di non lasciargli il cadavere, di non arrestarlo, bastava dire che una settimana dopo era stato ucciso nell’Hindu Kush. Questo era il piano. Molte aree, in particolare quelle urdu, erano assai favorevoli a bin Ladin. percentuali significative in alcune zone lo supportavano. (Il governo pakistano) sarebbe stato sotto grave pressione se il comune cittadino sapeva che aveva partecipato all’omicidio.

KK: Quanto furono danneggiate le relazioni USA/Pakistan quando, come fa notare nel libro, Obama violò la promessa di non parlare della cooperazione del Pakistan nell’assassinio?
SH: Passammo molto tempo con i generali (pakistani) Pasha e Kayani, a capo dell’Esercito e dell’ISI, il servizio d’intelligence. Perché? Perché siamo così preoccupati per il Pakistan? Perché ha le bombe (nucleari)…. Almeno 100, probabilmente di più. E vogliamo pensare che condivida ciò che sa con noi e non ce lo nasconda. Non sappiamo tutto quello che pensiamo di sapere e non ci dicono tutto… così quando lui (Obama) lo fece, stava davvero scherzando con il fuoco, in un certo senso…. (bin Ladin) aveva mogli e figli. Li abbiamo mai incontrati? No. Non l’abbiamo mai fatto. Basta pensare a tutte le cose che non abbiamo fatto. Non contattammo nessuna delle mogli, non abbiamo fatto molto interrogatori, li abbiamo lasciati andare. Ci sono persone che ne sanno molto di più e vorrei che parlassero, ma non lo fanno.

KK: Scrive che Obama autorizzò la ratline con cui la CIA inviava armi dalla Libia in Siria poi finite nelle mani dei jihadisti. (Secondo Hersh, questa operazione fu coordinata tramite il consolato di Bengasi dove fu ucciso l’ambasciatore statunitense Stevens). Quale fu il ruolo della segretaria di Stato Hillary Clinton avendo tale ruolo significativo in Libia?
SH: L’unica cosa che sappiamo è che era molto vicina a Petraeus, direttore della CIA all’epoca… non era fuori dal giro quando c’erano le operazioni segrete…. L’ambasciatore che fu ucciso era noto come uno che, da quanto ho capito, non avrebbe ostacolato la CIA. Come ho scritto, il giorno della missione incontrò il capo della base della CIA e della compagnia di navigazione. Era certamente coinvolto, consapevole e sapeva tutto ciò che succedeva. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione cruciale non parlasse al boss, tramite certi canali.

KK: Nel libro cita un ex-funzionario dell’intelligence dire che la Casa Bianca respinse 35 obiettivi forniti dallo Stato Maggiore i quanto non sufficientemente dannosi per il regime di Assad. (Si noti che gli obiettivi originali includevano solo siti militari e alcuna infrastruttura civile). Più tardi la Casa Bianca propose un elenco di obiettivi comprendente infrastrutture civili. Quante perdite civili ci sarebbero state se l’attacco proposto dalla Casa Bianca fosse stato effettuato?
SH: Pensi davvero che in ogni momento ciò venisse discusso? Sa chi era il più saggio su questo: Dan Ellsberg. Quando l’incontrai fu nel ’70, ’71, durante la guerra del Vietnam. Credo di averlo incontrato prima dei Pentagon Papers. Ricordo che mi disse che pose questa domanda in una riunione per la pianificazione della guerra (sugli obiettivi dei B-52) e nessuno ci aveva ancora badato. Davvero non davano alcun serio sguardo agli obiettivi. È possibile vedere un film in cui sembrano farlo, ma non è proprio così. Non so se (sulla Siria) badassero ai danni collaterali e ai non combattenti, ma so che nelle guerre del passato non fu mai un grosso problema…. Parliamo del Paese che sganciò la seconda bomba su Nagasaki.

KK: In una recente intervista a Atlantico, Obama ha definito la sua politica estera come “Non fare cazzate”.
SH: Ho letto il pezzo di Jeff Goldberg… e, naturalmente mi ha infastidito, ma è un’altra storia.

KK: Come fa notare nel libro, Obama originariamente voleva rimuovere Assad. Non è la definizione di stupidità? Il vuoto di potere che ne sarebbe derivato avrebbe aperto la Siria a tutti i gruppi jihadisti.
SH: Dio sa che non posso dire perché qualcuno fa qualcosa. Non sono nelle loro teste. Posso dire che la stessa domanda fu posta dal Presidente dello Stato Maggiore Dempsey, motivo per cui ho potuto scrivere delle loro intenzioni, indirettamente, alle spalle (di Obama), poiché nessuno riusciva a capirne il perché. Non so perché ci ostiniamo a vivere nella guerra fredda, ma lo facciamo. La Russia in realtà ha fatto un ottimo lavoro. Non solo ha effettuato bombardamenti più efficaci di quelli che facciamo, ma penso sia giusto dirlo. La Russia ha fatto anche cose in modo più sottile e più interessante: ha rinnovato l’esercito siriano. Ha preso le principali unità di prima linea dell’Esercito siriano, gli ha dato competenze e le ha riequipaggiate. Hanno ricevuto nuove armi e avuto un paio di settimane di riposo, poi sono ritornate meglio addestrate e sono diventate un esercito di molto migliorato. Credo che in principio non ci sia proprio alcun problema, volevamo sbarazzarci di Bashar. Credo che fu fraintesa la resistenza. Wikileaks è molto serio su questo… c’è un numero sufficiente di documenti del dipartimento di Stato che mostra che dal 2003 in poi abbiamo davvero seguito una politica grossolana, non cruenta ma con milioni di dollari versati all’opposizione. Certamente non eravamo un governo estero neutrale in Siria. La nostra politica è sempre stata contro di lui (Assad). Una delle cose in cui ci s’imbatte nelle storie attuali è solo il travaglio che subiamo con lo SIIL, che presumibilmente invia squadroni del terrore a Bruxelles e nei sobborghi di Parigi… è molto chiaro, ironia della sorte, che una delle cose che Francia e Belgio (e molti altri Paesi) hanno fatto dall’inizio della guerra civile siriana, fu dire a chi voleva andarci a combattere, nel 2011-2013, ‘Vai, vai, vai… rovescia Bashar!’ Quindi in realtà spinsero molte persone ad andarci. Non credo che venissero pagate, ma certamente gli diedero i visti. E avrebbero trascorso quattro o cinque mesi prima di ritornare e compiere dei crimini, entrare in carcere per poi trovarseli ad uccidere la gente. È un vero e proprio modello. Mi ricordo quando la guerra iniziò nel 2003, la nostra guerra contro Baghdad, ero a Damasco per il New Yorker allora e vidi Bashar e una delle cose che mi disse fu, ‘Guardi, abbiamo un mucchio di giovani radicali e se vogliono andare a combattere, se vogliono lasciare la moschea qui a Damasco e andare a combattere a Baghdad, gli diciamo bene! Gli abbiamo anche dato degli autobus!’ Quindi è sempre stato tremendo, perché gli USA fanno quello che fanno? Perché non diciamo ai russi, collaboriamo?

KK: Allora perché non collaboriamo con la Russia? Sembra così ragionevole.
SH: Non lo so. Vorrei anche dire, non è la prima porta che ci contatta dall’11 settembre, la Russia? Ha appena subito una terribile guerra di 10 anni in Cecenia. Credetemi, l’influenza cecena nel mondo del jihadismo sunnita è forte. Per esempio mi fu detto dai miei amici della comunità d’intelligence che al-Baghdadi (che dirige lo SIIL) è circondato da molta gente con esperienza cecena. Molte persone coinvolte in quella operazione. Allora, chi ne sa di più del jihadismo? Si deve guardare la cosa dal punto di vista russo, ma non abbiamo mai guardato le cose dal punto di vista degli altri.

KK: Nel libro cita un consigliere del Joint Chiefs of Staff dire che Brennan disse ai sauditi di smettere di armare i ribelli estremisti in Siria o le loro armi si sarebbero esaurite, sembrava una richiesta ragionevole, ma poi fu segnalato che i sauditi avevano dilatato l’invio di armi.
SH: E’ vero.

KK: Gli Stati Uniti hanno fatto mai nulla per punire i sauditi di ciò?
SH: Niente. Ovviamente no. No, no. Ve lo dico io cosa succede ora… al-Nusra, certamente un gruppo jihadista … ha nuove armi. Ha alcuni carri amati ormai e credo che i sauditi forniscano altra roba. Ha carri armati ora, molte armi ed inscena alcune operazioni intorno Aleppo. C’è un cessate il fuoco e anche se non ne fa parte, ovviamente ne approfitta per rifornirsi. Sarà sanguinoso.

KK: Giusto per essere chiari, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per punire o almeno far desistere i sauditi dall’armare i nostri nemici in Siria?
SH: Al contrario. Sauditi, qatarioti e turchi pagano le armi (inviate ai jihadisti siriani). Si pone delle domande giuste. Non diciamo niente? A Erdogan no. La Turchia fa il doppio gioco completo: per anni ha sostenuto e ospitato lo SIIL. Il confine era spalancato, dalla provincia di Hatay, gente andava avanti e indietro, i cattivi. Sappiamo che Erdogan ne è profondamente coinvolto. Ora cambia un po’ il tono, ma ne è profondamente coinvolto. Mi permetta di parlare della storia del Sarin (l’attacco con il gas Sarin nel Ghuta, sobborgo di Damasco, che il governo degli Stati Uniti attribuì al regime di Assad) perché è davvero un mio cruccio. Nell’articolo della lunga intervista (ad Obama) di Jeff Goldberg… dice, senza citare la fonte (si deve presumere che sia il presidente perché parlava lui tutto il tempo) che il capo della National Intelligence, Generale (James) Clapper, gli disse subito dopo l’incidente (del sarin), “Ehi, non è una scherzetto”. Dovete capire che nella comunità d’intelligence Tenet (direttore della CIA dell’era Bush, tristemente noto per aver detto che le armi di distruzione di massa erano una “scherzetto”) lo disse della guerra a Baghdad, commentando seriamente. Ciò significa che c’è un problema nell’intelligence. Come sapete ho scritto di come il presidente del Joint Chiefs diede al presidente questa informazione lo stesso giorno. Ora ne so di più. La spiegazione del presidente per (non bombardare la Siria) era che i siriani avevano deciso quella notte che invece di essere bombardati, avrebbero rinunciato all’arsenale di armi chimiche, e nell’articolo su Atlantico, Goldberg scrive che (i siriani) non l’avevano mai rivelato prima. Questo è ridicolo. Lavrov (il Ministro degli Esteri della Russia) e Kerry parlavano da un anno di come sbarazzarsi dell’arsenale, perché era minacciato dai ribelli. La questione non era che (i siriani) avevano improvvisamente ceduto. (Prima dell’attacco nel Ghuta) ci fu un vertice del G-20 e Putin e Bashar s’incontrarono per un’ora. C’era la conferenza ufficiale di Ben Rhodes e disse che parlò della questione delle armi chimiche e di cosa fare. Il problema era che Bashar non poteva pagare, costava più di un miliardo di dollari. I russi dissero, ‘Ehi, non possiamo pagare tutto noi. I prezzi del petrolio calano e ci mancano i soldi’. Così, tutto quello che successe fu che decidemmo di gestire la cosa. Ci facemmo carico di buona parte dei costi. Indovini un po? Avevamo una nave, la Cape Maid, ormeggiata nel Mediterraneo. I siriani ci permisero di distruggere questa roba (le armi chimiche)… 1308 tonnellate furono spedite nel porto… e, indovinate un po’, un’unità d’indagine era lì. Potevamo dimostrarlo, avevamo tutto il Sarin e avevamo il Sarin usato nel Ghuta, l’ONU aveva una squadra che prese dei campioni, e indovinate un po’? Non corrispondevano. Ma non ne abbiamo sentito parlare. Ora che lo so, ho intenzione di scriverci su parecchio. Indovinate un po’ cosa sappiamo dall’analisi forense (avevamo tutti i razzi del loro arsenale). Nulla del loro arsenale si avvicinava a ciò che fu raccolto nel Ghuta. Conosco molte persone, ma nessuno ha intenzione di dire che non potevamo collegare, che non c’era alcun legame tra ciò che ci è stato dato da Bashar e ciò che fu utilizzato nel Ghuta. Lo trovo interessante. Non prova nulla, ma apre la porta ad ulteriori indagini e ulteriori interrogativi.

Obama e Dempsey

Obama e Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trasformazione economica dell’Eurasia con la Via della Seta

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/04/2016shanghai-gold-exchangeNegli ultimi mesi ho spesso scritto del potenziale strategico infrastrutturale asiatico ed eurasiatico del Grande Progetto Fascia e Via della Cina nel trasformare l’economia globale verso la positiva e durevole crescita economica. Appare sempre più chiaro che i pianificatori economici strategici di Pechino hanno lavorato sui dettagli specifici per utilizzare al meglio il nuovo progetto infrastrutturale ferroviario ad alta velocità che attraversa il vasto spazio dell’Eurasia, da Pechino alla Russia agli Stati dell’Unione economica eurasiatica come Kazakistan, Armenia, Bielorussia fino ad includere gli Stati dell’Europa orientale e centrale. Una serie di accordi tra imprese cinesi e Kazakistan suggerisce il boom economico in fase di progettazione.
Come scrissi nel post precedente, il progetto stradale Fascia e Via della Cina è attualmente è il maggiore progetto infrastrutturale economico reale nel mondo, e non riguarda solo ferrovie veloci dalla Cina all’Europa passando per la massa eurasiatica, accelerando il traffico delle merci. Si tratta di trasformare una delle regioni più dimenticate al mondo in un vibrante e crescente nuovo spazio economico, portando tecnologia e industria nelle regioni più arretrate dell’Asia centrale ma anche benedette dalle più ricche concentrazioni di minerali del mondo. Senza infrastrutture dei trasporti moderne, questi minerali e altre ricchezze rimarranno nel limbo. Per la Cina, la Cintura e Via, indicata anche come Nuova Via della Seta in riferimento alle antiche rotte commerciali terrestri e marittime eurasiatiche che collegavano la Cina all’Eurasia passando per Medio Oriente, Venezia ed Europa, fu avviata duemila anni fa dalla dinastia Han. A quel tempo, le rotte della Via della Seta andavano dalla Cina attraverso India, Asia Minore, Mesopotamia, Egitto, Africa, Grecia, Roma fino alla Gran Bretagna. La regione mesopotamica settentrionale, oggi Iran, fu il più stretto socio commerciale della Cina. La Cina, la cui civiltà era allora molto più avanzata di quella europea, inviò la carta in Europa, un’invenzione della Cina della dinastia Han. Inviò polvere da sparo, e sempre più seta, insieme alle ricche spezie d’Oriente. Ad oggi, il progetto economico Nuova Via della Seta comprende circa 60 Paesi dell’Asia centrale, Russia, Iran e Serbia ed Europa orientale. In precedenza commentavo i piani cinesi sui progetti ferroviari della Via della Seta per aumentare l’estrazione e l’esportazione dell’oro, storicamente il più bel metallo del mondo. All’epoca dell’imperatore romano Augusto, 27 aC – 14 dC, il commercio tra Cina e occidente era consolidato; la seta, le cui origini cinesi erano un segreto di stato, era il prodotto più ricercato in Egitto, Grecia e in particolare Roma. Più che la semplice distribuzione di merci da est a ovest e ritorno, la Via della Seta originale rese possibile un vasto scambio culturale tra i popoli su arte, religione, filosofia, tecnologia, lingua, scienza, architettura. Ogni aspetto della civiltà fu scambiato attraverso la Via della Seta insieme alle merci dei mercanti, da Paese a Paese.

La Strada di oggi
Il riferimento storico è importante per capire meglio come la dirigenza cinese tragga profondamente dal proprio patrimonio culturale la concezione della nuova Via della Seta, la Cintura e Via. Pochi, anche nella Cina di oggi si resero conto, durante una conferenza quest’anno a Pechino dove fui invitato a parlare sul significato del nuovo grande progetto infrastrutturale della Cina, della profonda importanza di questa iniziativa, non solo per l’economia della Cina. Alcuni esempi indicano come la trasformazione economica dell’Asia centrale con il progetto stradale Fascia e Via venga catalizzata già nei primi mesi. Nel maggio 2015 la Cina istituì un Fondo di investimento in oro dello Stato per creare un pool iniziale di 16 miliardi di dollari, facendone il maggiore fondo in oro fisico al mondo. Sosterrà i progetti auriferi lungo la Via della Seta economica. La Cina ha dichiarato che l’obiettivo è permettere ai Paesi eurasiatici lungo la Via della Seta di aumentare la copertura aurea delle proprie valute. I Paesi lungo la Via della Seta ospitano la maggior parte della popolazione mondiale con risorse naturali e umane da renderle del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente offra. La Shanghai Gold Exchange della Cina ha formalmente istituito il “Fondo d’oro per la Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro della Cina. Il fondo investirà in progetti auriferi lungo la ferrovia eurasiatica della Via della Seta, comprendente vaste regioni poco esplorate della Federazione Russa. La cooperazione sulle miniere d’oro della Cina si estende alla Russia, divenendo rapidamente il partner strategico più stretto della Cina. La China National Gold Group Corporation ha firmato un accordo con il gruppo aurifero russo Poljus Gold, il più grande gruppo aurifero della Russia, e uno dei primi dieci al mondo, per esplorare le risorse del più grande giacimento d’oro della Russia a Natalka, nell’estremo oriente di Magadan, nella regione di Kolyma. Anche se non è molto noto al di fuori del settore, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per miniere d’oro, avendo superato la produzione sudafricana diversi anni fa. La Russia è la numero tre. Kazakistan e altri Paesi dell’Asia centrale, ora sulla Via della Seta, hanno grandi riserve d’oro non sfruttate che diventeranno un’economia con il collegamento infrastrutturale ferroviario.Shanghai-Lead-Image-IIIAnche il rame
La Cina mira anche ai vasti giacimenti di rame non sfruttati dei Paesi lungo la Via della Seta. Gli esperti minerari stimano che gli investimenti della Cina per l’approvvigionamento strategico di rame lungo la Via della Seta avverrà per decine o addirittura centinaia di miliardi. Nel 2014 la Cina fu il maggiore importatore di rame per l’industria, trascinandosi l’impressionante 40% delle importazioni di rame del mondo. Ora il Paese cerca chiaramente più garanzie, e l’Australia è un partner militare degli USA nell”Asia Pivot’ di Obama contro la Cina e le più economiche fonti lungo la Via della Seta. Kazakistan, il cui Presidente Nursultan Nazarbaev propose l’idea della nuova Via della Seta economica in un incontro del 2013 con Xi Jinping, è al centro degli accordi sul rame e i progetti comuni con la Cina. Il Kazakistan ha rame di alta qualità nelle regioni centro-orientali, come la famosa Copperbelt dell’Africa. Ed è anche tecnicamente facile sfruttarlo. La China Development Bank ha fornito 4,2 miliardi di credito alla KAZ Minerals, una delle principali società minerarie kazake. La regione orientale del Kazakistan confinante col nord del Kirghizistan ha numerose rocce di rame o porfido, stimate per miliardi di tonnellate. Questa cintura di porfido si estende alla Mongolia, nuova aderente alla Via della Seta della Cina. Recentemente la Mongolia ha confermato la scoperta di un’enorme giacimento di rame, a Oyu Tolgoi, per circa 6,5 miliardi di tonnellate di risorse. Altre prospettive sul rame della Via della Seta si trovano in Iran, Turchia se le cose si calmano e Serbia. Non solo lo sviluppo dei vasti giacimenti di oro e rame non sfruttati dell’Eurasia interessa le aziende cinesi. Il 17 dicembre, un gruppo di aziende cinesi visitando il Kazakistan firmava vari importanti accordi con il più grande produttore di uranio al mondo, la CGN Mining, società affiliata alla China General Nuclear Power Corporation, con una quota di minoranza sui giacimenti di uranio kazako; un accordo che prevede la costruzione di un impianto di produzione di combustibile nucleare. L’intera fornitura di combustibile alimenterà la crescente produzione di energia nucleare della Cina controbilanciando il carbone. Negli stessi colloqui in Kazakistan, la China CEFC Energy ha acquistato la quota del 51% della società controllata dalla compagnia petrolifera e gasifera dello Stato kazako KazMunayGaz, che gestisce raffinerie e stazioni di servizio, così come impianti di fertilizzanti in Europa. E la China National Chemical Engineering ha accettato di costruire un complesso chimico alimentato a gas in Kazakistan. Questo è solo il primo passo di ciò che alla fine sarà il mercato della più grande distesa di terra del mondo, l’Eurasia, con la maggioranza della popolazione mondiale, della manodopera istruita, degli scienziati e degli ingegneri di fama mondiale, e dal desiderio di costruire e non distruggere. E’ incoraggiante che tali iniziative pacifiche avanzino. Ed è dannatamente sicuro che sconfiggeranno l’agenda bellica di Washington e NATO.jf-777x437F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strana morte di Hugo Chavez

Eva Golinger e Mike Whitney, Global Research, 26 aprile 2016

Leamsy Salazar (cerchiato)

Leamsy Salazar (cerchiato)

Eva Golinger, Credo che ci sia una possibilità molto forte che il presidente Chavez sia stato assassinato. C’erano noti e documentati tentativi di assassinarlo durante la sua presidenza. Degno di nota fu il colpo di Stato dell’11 aprile 2002, quando fu rapito e si decise di assassinarlo, se non fosse stato per la rivolta del popolo venezuelano e delle forze militari fedeli che lo salvarono, tornando al potere dopo 48 ore. Trovai le prove inconfutabili, utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA), che CIA ed altre agenzie statunitensi fossero responsabili del colpo di Stato e che sostennero finanziariamente, militarmente e politicamente i partecipanti. Poi ci furono altri attentati contro Chavez e il suo governo, come ad esempio nel 2004, quando decine di paramilitari colombiani furono catturati in una fattoria presso Caracas, di proprietà di un attivista anti-Chavez, Robert Alonso, pochi giorni prima che attaccassero il palazzo presidenziale per uccidere Chavez. Ci fu un altro complotto, meno noto, contro Chavez scoperto a New York durante la visita all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2006. Secondo le informazioni dei suoi servizi di sicurezza, durante la ricognizione di sicurezza standard presso la sala della manifestazione pubblica in cui Chavez avrebbe affrontato gli Stati Uniti, in una rinomata università, alti livelli di radiazioni furono rilevati nella poltrona su cui avrebbe dovuto sedersi. Le radiazioni furono scoperte con un rivelatore Geiger, un dispositivo di rilevazione delle radiazioni che la sicurezza presidenziale utilizzava per garantirsi che il Presidente non fosse esposto a raggi nocivi. In quel caso, la sedia fu rimossa e le prove successive dimostrarono che emanava una quantità inusuale di radiazioni che avrebbero causato significativi danni a Chavez, che ne sarebbe morto se non fossero state scoperte. Secondo i resoconti della sicurezza presidenziale sull’evento, uno statunitense addetto al supporto logistico della manifestazione e che aveva portato la sedia, si scoprì essere un agente dell’intelligence degli Stati Uniti. Vi furono numerosi altri attentati ostacolati dai servizi segreti venezuelani ed in particolare dall’unità di controspionaggio della Guardia Presidenziale incaricata di scoprire e sventare tali minacce. Un altro tentativo ben noto fu nel luglio 2010, quando Francisco Chávez Abarca (nessuna parentela), un criminale sodale del terrorista di origine cubana Luis Posada Carriles, responsabile dell’attentato a un aereo cubano nel 1976 che uccise i 73 passeggeri a bordo, fu arrestato mentre entrava in Venezuela e confessò che era stato inviato ad assassinare Chavez. Solo cinque mesi prima, nel febbraio 2010, quando il Presidente Chavez presenziava ad un evento vicino al confine colombiano, le forze di sicurezza scoprirono un cecchino a poco più di un quarto di miglio di distanza dalla sua posizione, e fu successivamente neutralizzato. Se questi resoconti paiono fantascienza, furono ampiamente documentati ed erano reali. Hugo Chavez sfidò gli interessi dei più potenti, e si rifiutò di piegarvisi. Come capo di Stato della nazione dalle maggiori riserve di petrolio del pianeta, che apertamente e direttamente sfidava gli Stati Uniti e il dominio occidentale, Chavez era considerato un nemico di Washington e dei suoi alleati.
Quindi, chi sarebbe stato coinvolto nell’assassinio di Chavez, se fu assassinato? Certamente non ci vuole molto per immaginare che il governo degli Stati Uniti fosse coinvolto nell’assassinio politico di un nemico che dichiaratamente ed apertamente voleva che scomparisse. Nel 2006, il governo degli Stati Uniti creò un’unità speciale su Venezuela e Cuba sotto la direzione della National Intelligence. Tale unità d’intelligence d’élite fu accusata di ampliare le operazioni segrete contro Chavez attuando missioni clandestine dal Centro congiunto d’intelligence (CIA-DEA-DIA) in Colombia. Alcuni elementi si compongono come la scoperta di diversi stretti collaboratori di Chavez che poterono avvicinarlo per periodi prolungati e che fuggirono dopo la morte, e che oggi collaborano con il governo degli Stati Uniti. Se fosse stato assassinato con qualche esposizione ad alti livelli di radiazioni, o altro modo. inoculando o infettandolo con un virus cancerogeno, sarebbe stato fatto da qualcuno che poteva avvicinarglisi e di cui si fidava.

MW, Chi è Leamsy Salazar e com’è collegato alle agenzie d’intelligence statunitensi?
wpid-1440201182 Eva Golinger, Leamsy Salazar fu uno dei più stretti collaboratori di Chavez per quasi sette anni. Era un tenente colonnello della Marina venezuelana noto a Chavez per aver sventolato la bandiera venezuelana dal tetto della caserma della guardia presidenziale del palazzo presidenziale, durante il colpo di Stato del 2002, quando il salvataggio di Chavez era in corso. Divenne il simbolo delle Forze Armate fedeli che sconfissero il colpo di Stato e Chavez lo ricompensò facendone uno dei suoi aiutanti. Salazar era guardia del corpo e collaboratore di Chavez, gli portava caffè e pasti, stava al suo fianco, viaggiava con lui nel mondo e lo proteggeva nelle manifestazioni pubbliche. Lo conoscevo e gli parlai molte volte. Era uno dei volti noti che protessero Chavez per molti anni. Fu un membro chiave dell’élite della sicurezza di Chavez, che poteva avvicinare in privato e sapeva dei viaggi altamente confidenziali, della routine quotidiana, dei programmi e rapporti di Chavez. Dopo che Chavez scomparve nel marzo 2013, a causa del servizio e della fedeltà, Leamsy fu trasferito alla sicurezza di Diosdado Cabello, allora presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e considerato una delle più potenti figure politiche e militari del Paese. Cabello era uno dei più stretti alleati di Chavez. Va notato che Leamsy rimase con Chavez durante la maggior parte della malattia fino alla morte e poté avvicinarlo come pochi, anche per la sua squadra di sicurezza. Incredibilmente, nel dicembre 2014, le notizie svelarono che Leamsy si era segretamente recato negli Stati Uniti dalla Spagna, dove era in vacanza con la famiglia. L’aereo che lo trasportò sarebbe stato della DEA. Fu messo sotto protezione testimoni e secondo notizie diede informazioni al governo degli Stati Uniti sui funzionari venezuelani coinvolti in un altro giro di narcotraffico. I media dell’opposizione in Venezuela affermarono che accusò Diosdado Cabello di essere un narco-boss, ma alcuna di tali informazioni fu verificata in modo indipendente, come né fascicoli giudiziari o accuse furono emesse, se esistono. Un’altra spiegazione dell’adesione al programma di protezione testimoni negli Stati Uniti potrebbe riguardare il coinvolgimento nell’assassinio di Chavez, possibilmente nell’ambito di un’operazione occulta della CIA, o anche eseguita sotto gli auspici della CIA, ma da elementi corrotti nel governo venezuelano. Prima che i Panama Papers venissero pubblicati, scoprì per caso indagando un corrotto alto e pericoloso individuo nel governo, che Chavez aveva licenziato in precedenza, ma che ritornò dopo la morte ed ebbe un incarico ancora più influente. Tale individuo collaborerebbe con il governo degli Stati Uniti. Persone del genere, che hanno lasciato che l’avidità oscuri la coscienza e coinvolte in attività criminali redditizie, potrebbero aver giocato un ruolo nella sua morte. Ad esempio, i Panama Papers smascherano un altro ex-aiutante di Chavez, il capitano dell’Esercito Adrian Velasquez, responsabile della sicurezza del figlio di Chavez. la moglie del capitano Velasquez, ex-ufficiale della Marina Claudia Patricia Diaz Guillen, fu l’infermiera di Chavez per diversi anni potendolo avvicinare senza sorveglianza. Inoltre, Claudia somministrava le medicine, le pillole e tutto ciò che riguardava il cibo di Chavez per numerosi anni. Appena un mese prima che la malattia mortale venisse scoperta nel 2011, Chavez nominò Claudia Tesoriere del Venezuela, facendone la responsabile monetaria del Paese. Non è ancora chiaro il motivo per cui fu nominata a tale importante posizione, considerando che era la sua infermiera e non aveva esperienza del genere. Fu licenziata subito dopo che Chavez morì. Il capitano Velasquez e Claudia appaiono nei Panama Papers come possessori di una società di copertura da milioni di dollari, ed hanno anche proprietà in una zona elitaria della Repubblica Dominicana, Punta Cana, dove le proprietà costano milioni e vi risiedono almeno dal giugno 2015. I documenti mostrano che subito dopo la morte di Chavez e che Nicolas Maduro fu eletto presidente nell’aprile 2013, il capitano Velasquez aprì una società off-shore, il 18 aprile 2013, presso la società panamense Mossack Fonesca, chiamata Bleckner Associates Limited. Un’impresa di investimenti finanziari svizzera, V3 Capital Partners LLC, afferma di aver gestito i fondi del capitano Velasquez, pari a milioni. E’ impossibile per un capitano dell’esercito aver guadagnato tale somma di denaro con mezzi legittimi. Né lui né la moglie Claudia sono tornati in Venezuela dal 2015. Il capitano Velasquez era particolarmente vicino a Leamsy Salazar.

MW, Può spiegare le circostanze sospette secondo cui Salazar fu trasportato sotto protezione dalla Spagna agli Stati Uniti su un aereo della Drug Enforcement Administration (DEA)? Non è alquanto strano? Per lo meno, suggerisce che Salazar agisse da agente di un Paese apertamente ostile verso il Venezuela? Era un collaboratore o un traditore. E’ d’accordo?
Eva Golinger, Naturalmente è molto sospetto che Salazar sia stato trasportato dalla Spagna, dove si trovava presumibilmente in vacanza con la famiglia, negli Stati Uniti su un aereo della DEA. Non c’è dubbio che collaborasse con il governo degli Stati Uniti e abbia tradito il suo Paese. Ciò che resta da vedere è il suo ruolo esatto. Somministrò il veleno a Chavez, o era uno dei complici come il capitano Velasquez o l’infermiera/tesoriera Claudia? Anche se tutto questo appare cospirazionismo, sono fatti che possono essere verificati in modo indipendente. E’ anche vero, secondo i documenti segreti declassificati degli USA, che l’esercito statunitense sviluppò un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati nel lontano 1948. Le udienze della Commissione Church sull’assassinio Kennedy scoprirono anche l’esistenza di un’arma sviluppata dalla CIA per indurre infarti e tumori sui tessuti molli. Chavez è morto di un tumore aggressivo nei tessuti molli, e lo si scoprì quando era troppo tardi. Ci sono altre informazioni che documentano lo sviluppo di un “virus del cancro” quale arma presumibilmente utilizzata per uccidere Fidel Castro negli anni ’60. So che a molti sembra fantascienza, ma se si fanno delle ricerche si vedrà che ciò esiste realmente. Non credo a tutto quello che ho letto. Da avvocatessa e giornalista investigativa, ho bisogno di prove concrete e multiple da fonti verificabili. Anche se basta avere un documento ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti del 1948, è un fatto che il governo degli Stati Uniti sviluppasse un’arma radioattiva per gli omicidi politici. Più di 60 anni dopo possiamo solo immaginare quale sia oggi la loro capacità tecnologica.

MW, Può spiegare perché la DEA era coinvolta nell’operazione e non la CIA come molti si aspetterebbero?
Eva Golinger, Penso che la CIA sia coinvolta. Lavorano assieme su casi politici di alto profilo, operando dal centro congiunto d’intelligence in Colombia. Perché fu la DEA e non la CIA che portò Leamsy Salazar negli Stati Uniti non è stato ancora rivelato, ma non credo che significhi che la CIA non ne sia coinvolta.

MW, Una nota personale, Hugo Chavez era un gigante e un vero eroe. Vi prego ci dica cosa la sua perdita ha significato per lei personalmente e quale impatto ha avuto sul popolo del Venezuela?
Eva Golinger, La perdita di Hugo Chavez è stata devastante. Era mio amico e ho trascorso quasi dieci anni come suo consigliere. Il vuoto che ha lasciato è impossibile da sostituire. Nonostante i suoi difetti umani, aveva un cuore enorme e si dedicava veramente a costruire un Paese migliore per il popolo, e un mondo migliore per l’umanità. Curò profondamente tutte le persone, ma specialmente i poveri, trascurati ed emarginati. C’è una foto di Chavez presa da uno spettatore quando era a a una manifestazione nel centro di Caracas, attraversando la grande piazza chiusa dalla sicurezza. Tutto ad un tratto, vide un giovane scarmigliato e apparentemente drogato, appena in grado di stare in piedi e con abiti laceri. Per l’orrore delle guardie di sicurezza, Chavez gli andò incontro e con amore gli mise un braccio al collo offrendogli una tazza di caffè. Non giudicava il povero ragazzo, o lo rimproverava o mostrava disgusto. Lo trattava da essere umano, che meritava dignità. Vi rimase per un po’, raccontando storie e chiacchierando come vecchi amici. Quando se ne dovette andare, disse a una delle sue guardie di offrirgli tutto l’aiuto di cui aveva bisogno. Non c’erano telecamere, niente TV, niente pubblico. Non fu una trovata pubblicitaria. Era vera, seria cura e preoccupazione per un altro essere umano bisognoso. Pur essendo presidente e potente capo di Stato, Chavez si è sempre visto pari a tutti. La morte improvvisa ha avuto un tragico peso sul Venezuela. Purtroppo, chi ha lasciato in carica non è stato capace di gestire il Paese in questi tempi difficili. Una combinazione di corruzione e sabotaggio estero da parte delle forze d’opposizione (con il sostegno straniero) ha paralizzato l’economia. La cattiva gestione è stata diffusa e distruttiva. Le agenzie degli Stati Uniti e dei loro alleati in Venezuela hanno colto l’occasione per destabilizzare ulteriormente e distruggere i resti del chavismo. Ora cercano di offuscare e cancellare l’eredità di Chavez, ma credo che sia un compito impossibile. Anche se il governo attuale non sopravvive ai feroci attacchi, la memoria di Chavez in milioni di persone di cui ha influenzato e migliorato la vita, scatenerebbe una tempesta. Il “Chavismo” è diventato un’ideologia fondata sui principi di giustizia sociale e dignità umana. Ma alla gente manca terribilmente? Sì.cdn4.uvnimg.comEva Golinger è vincitrice del Premio Internazionale di Giornalismo in Messico (2009), chiamata “La Novia de Venezuela” dal Presidente Hugo Chávez, è avvocatessa e scrittrice di New York, che vive a Caracas, in Venezuela dal 2005; ed è autrice di best-seller come “Crociata USA contro il Venezuela. Decifrato il codice Chavez (Zambon 2006), “Bush contro Chávez: la guerra di Washington al Venezuela” (2007, Monthly Review Press) Dal 2003, Eva ha studiato, analizzato e scritto sull’intervento degli Stati Uniti in Venezuela utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per avere informazioni sugli sforzi del governo degli Stati Uniti per minare i movimenti progressisti in America Latina.

Mike Whitney vive nello Stato di Washington. È coautore di Hopeless: Barack Obama e la politica dell’Illusione (AK Press).

Una versione di questa intervista è apparsa su Telesur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I militari degli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di India e Cina

Modi allontana dai pericoli i rapporti con la Cina
MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 25 aprile 2016

135298255_14611964567461nIl governo ha fatto solo la cosa giusta rivedendo la decisione di concedere il visto a un attivista uiguro che la Cina ha definito ‘terrorista’. Se fosse stato altrimenti, ci sarebbero state gravi ricadute negative sul rapporto con la Cina. (Indian Express) Tutto ciò che si può dire a questo punto (prima di sapere ulteriori dettagli) sarebbe se vi sia stata una decisione politica, in teoria al vertice, per cambiare la decisione della dirigenza in politica estera e sicurezza sul rilascio del ‘visto elettronico’ all’esiliato uiguro Dolkun Isa, che vive in Germania. Il senso di tale sviluppo non prometteva bene al Primo ministro Narendra Modi, perché i nostri falchi avevano appena stappato lo champagne per festeggiare l’alta probabilità di un brutto scontro India-Cina in qualsiasi momento, nei prossimi giorni o settimane, quando si resero conto che la bottiglia era vuota. Comprensibilmente, sono lividi di rabbia e frustrazione ed esploderanno. La cosa giusta da fare è ignorarli e lasciarli vivere nella loro miseria. Questi stessi falchi, che vivono in torri d’avorio, si sono sempre opposti alla normalizzazione delle relazioni India-Cina (e India-Pakistan). Cosa vogliono? La guerra con la Cina e/o il Pakistan? La decisione di concedere il visto ai separatisti uiguri era un grave errore per i seguenti motivi:
– Sarebbe stata una provocazione ingiustificata verso la Cina, interferendo negli affari interni del Paese;
– L’India non aveva nulla da guadagnarci nel far entrare un terrorista uiguro;
– L’India non cerca il confronto con la Cina;
– L’India dovrebbe fare di tutto per preservare pace e tranquillità al confine conteso con la Cina;
– Nel momento in cui lo spettro della fame aleggia su ben oltre 300 milioni di indiani che chiedono l’urgente aiuto per la siccità, la priorità nazionale è chiara, e Paese e governo devono concentrarvisi;
– Una buona politica estera è sempre la propaggine delle priorità nazionali, e i falchi che vogliono il confronto con la Cina indulgono in un comportamento infantile completamente alienato dalla nuda realtà del Paese;
– L’India assai difficilmente avrebbe un qualsiasi sostegno o incoraggiamento dalla comunità internazionale, promuovendo il separatismo uiguro;
– Gli Stati Uniti al momento ospitano una delegazione di deputati e funzionari del partito comunista del Tibet, sottolineando, per usare un eufemismo, come i falchi in India siano uomini del passato, che vivono in un paradiso fatuo, avendo irrimediabilmente perso il contatto con la realtà della politica internazionale;
– Non converrebbe a un Paese maturo gestire i rapporti più conseguenti sull’arena mondiale senza una prospettiva a medio e lungo termine.
Se Modi non avesse ordinato il rovesciamento della decisione, le relazioni India-Cina sarebbero entrate in un periodo di incertezza. Una volta deragliato, il processo di normalizzazione avrebbe richiesto anni per riprendere. È nell’interesse del Paese? La visita del Ministro della Difesa Manohar Parikkar e del consigliere della Sicurezza Nazionale Ajit Doval in Cina sembra sia andata bene. Doval è stato ricevuto ad altissimo livello, sottolineando l’interesse della Cina ad avanzare la cooperazione con l’India. Il nostro obiettivo dovrebbe essere sostenere questi impulsi positivi. Modi dovrebbe incontrare il Presidente cinese Xi Jinping in due occasioni quest’anno. L’India dovrebbe avvalersi della finestra di opportunità per dare nuovo slancio alla cooperazione economica. La Cina è l’unico ed insostituibile partner per lo sviluppo dell’India. La creazione di un clima favorevole per la promozione del commercio e degli investimenti dalla Cina dovrebbe essere l’obiettivo principale della diplomazia indiana nel breve termine. Pace e tranquillità al confine saranno la piattaforma necessaria per la diplomazia economica. Tutto indica che questa sia l’intenzione del Premier Modi. In ultima analisi, è imperativo che l’India conduce una politica estera multi-vettoriale, non allineata. L’attuale situazione internazionale lo richiede. Qualsiasi indebolimento di qualsiasi aspetto della politica estera, come ad esempio i legami con la Cina, priverebbe l’India della capacità di navigare al meglio seguendo la propria rotta nell’ordine mondiale attuale. A dire il vero, Modi lo comprende. Da qui l’intervento per garantirsi che le differenze tra India e Cina siano adeguatamente trattate. C’era bisogno del coraggio politico del premier per attuare tale intervento nella fase attuale in cui la linea dura prevale nei discorsi della politica estera sui media indiani e, purtroppo, le voci sane, le voci della ragione e della moderazione, sono in gran parte silenziose.135290725_14610214266761n

I militari degli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di India e Cina
The BRICS Post, 26 aprile 2016

200px-Huangyan_Island_(黄岩岛)Un nuovo rapporto del Pentagono ha rivendicato ai militari statunitensi la “libertà di navigazione” con esercitazioni in sfida alle rivendicazioni territoriali di Cina e India nel 2015. 13 Paesi furono presi di mira dai militari degli Stati Uniti. Il Ministero della Difesa Nazionale della Cina rispondeva alla notizia che sei aerei dell’US Air Force avevano eseguito una missione di volo nello “spazio aereo internazionale” nelle vicinanze dell’isola di Huangyan nel Mar Cinese Meridionale, il 19 aprile. “Abbiamo notato tali relazioni e va sottolineato che gli Stati Uniti sostengono la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, in nome della ‘libertà di navigazione“, dichiarava l’Ufficio Informazioni del Ministero. La Cina è preoccupata e si oppone a tali azioni che minacciano sovranità e sicurezza dei Paesi del Mar Cinese Meridionale e minano pace e stabilità regionale, osservava. Aerei e navi militari degli Stati Uniti effettuarono tali operazioni contro Cina, India, Indonesia, Iran, Libia, Malesia, Maldive, Oman, Filippine e Vietnam, secondo il rapporto del Pentagono. Lo scopo presunto di tali missioni assertive degli Stati Uniti è dimostrare che Washington non accetterà la giurisdizione di questi Paesi sulle zone contese.
I funzionari indiani non hanno ancora reagito al rapporto del Pentagono. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti indicava “il previo consenso necessario a esercitazioni o manovre militari nella ZEE” quale “credito marittimo eccessivo” di New Delhi che Washington sfidava nel 2015. Il Ministero della Difesa cinese dichiarava sul sito web d’essere profondamente preoccupato da tali operazioni. “Gli Stati Uniti militarizzano il Mar Cinese Meridionale in nome della libertà di navigazione e di sorvolo minacciando sovranità e sicurezza delle nazioni costiere e distruggendo pace e stabilità regionale“, dichiarava il ministero.
India e Cina sono indicate dal rapporto del Pentagono Paesi contro cui i militari degli USA effettuarono molteplici manovre tra ottobre 2014 e settembre 2015.china - philippinesTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Segnali di pericolo: l’artificiosa rivoluzione macedone in corso

Phil Butler New Eastern Outlook 25/04/2016Macedonia-Protests-1Skopje, in Macedonia, è in subbuglio, l’ultimo obiettivo della crisi e del cambio di regime creato in Europa. Migliaia di persone sono scese per le strade in dissenso per la grazia del Presidente Gjorge Ivanov verso alcuni funzionari. Come abbiamo visto in Ucraina e altrove, il vecchio gioco della Guerra Fredda continua. Una nazione all’apice della crisi occidentale contro l’est che potrebbe presto combattere, non per la libertà, ma per diventare l’ennesima pedina di un gioco mortale. Il lettore più attento non sarà sorpreso dal trovare volti familiari nella folla in fermento che circonda un governo. I macedoni vengono trascinati in un vortice da cui non potranno mai uscire. Ecco un altro sguardo su come Stati Uniti e alleati hanno truccato la scacchiera. “Il potere non è un mezzo, è un fine. Non instaurare una dittatura per salvaguardare la rivoluzione; ma fare la rivoluzione, per instaurare la dittatura“. George Orwell
Trovare i loghi dell’Open Society Foundations di George Soros in Macedonia, e quello dell’USAID accanto non dovrebbe sorprendere chi studia il caos mondiale di questi giorni. Entrambe le entità collaborano offrendo borse di studio per acquistare una nuova legione di studenti “compiacenti” e futuri capi della Macedonia. Il piano per la società civile in Macedonia è la testimonianza di come il sistema di Soros e colleghi s’è attivato in tutte le repubbliche ex-sovietiche. Se l’Open Society Foundations di Soros non può essere accusata di corruzione palese, “comprare” l’amore della gente in queste nazioni certamente lo dimostrerebbe. Attraverso iniziative e partnership come quella della Youth Educational Forum (YEF), l’edificio politico di Soros in Macedonia si rispecchia in ciò che ho già indicato in Lettonia, Georgia e Libia. E’ dovuto alla manipolazione sociale se vediamo giovani sostenere l’ulteriore americanizzazione, quando decenni di UE e influenza occidentale non hanno portato nulla alla Macedonia. Il PIL del Paese rimane basso, uno dei più bassi dei Paesi in via di sviluppo in Europa e Asia. Ancora una volta, Soros e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti sono immersi fino al collo nel controllo dei regimi. Il Presidente Gjorge Ivanov che guarda a Mosca è al centro dell’attuale caos in Macedonia, e agli alleati dell’UE travolti dal disastro dei rifugiati serve il momento opportuno per siglare il destino della Macedonia. La lettera del 14 aprile delle 84 organizzazioni guidate dall’Open Society Foundation al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, urla eversione nella mia mente. Ramadan Ramadani, membro del Consiglio dell’Open Society Foundation è in prima linea nel movimento, e l’elenco dei partner dell’organizzazione di Soros è ampio e radicato, così come in altri Paesi in crisi. I manifestanti davanti l’edificio del governo macedone sono in effetti istigati dai partner dei tentativi macedoni di Soros. L’elenco comprende; Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale – USAID, Missione UE in Macedonia, Direzione dello sviluppo e cooperazione – DSC, Fondazione dei Bambini Pestalozzi – Svizzera, Fondo per l’Istruzione dei Rom – Ungheria e Istituto per la politica europea di Berlino. Ancora una volta troviamo i cospiratori intrecciati con i beneficiari inconsapevoli della rete delle fondazioni di Soros. Grazie ai miliardi degli hedge funds, Soros ha creato tali reti per il cambio nelle “società aperte”, con Soros azionista di maggioranza, e altri investitori e partner che si fanno carico del resto del finanziamento. L’organizzazione non fa mistero della “fase auto-sostenibile” che ogni piano deve raggiungere. E’ interessante e un po’ deprimente che il contingente in Macedonia dei tentativi di Soros-USAID abbia forse involontariamente rivelato altre operazioni. Forse a causa della barriera linguistica isolante dell’organizzazione? Comunque l’Open Society Foundation in Macedonia delinea chiaramente i settori d’influenza e sono; istruzione, informazione, sanità, media, riforma della pubblica amministrazione, legge, Programma Est-Est: Partnership Cross Border, programma della società civile e Programma Promozionale Regionale della Ricerca (RRPP). Citando le pagine dei “media” delle fondazioni si riconoscono noti inquilini. L’obiettivo principale dell’aspetto mediatico si prefigge:
– di migliorare il dibattito informato su temi relativi all’UE e contribuire alla promozione dei valori dell’UE;
– garantire la copertura mediatica delle problematiche connesse all’adesione all’UE, elezioni, contenziosi sull’adesione con la Grecia e la NATO;
– monitorare e sostenere lo sviluppo del quadro giuridico e normativo adeguato ai media e monitorarne l’attuazione in conformità con gli standard internazionali, compreso il funzionamento degli organismi di regolamentazione competenti;
In conclusione, struttura, forza, sostegno e completezza dei fili delle ONG corporativo-governative sono tirati da dipartimento di Stato, ambasciata del Regno Unito, Soros e altri componenti, rendendo relativamente impotente qualsiasi vera forma di democrazia libera nella regione. Se la grazia o meno del Presidente Gjorge Ivanov ai funzionari elettorali indagati aggrada, è l’aspetto meno importante per i macedoni rispetto alla grande cospirazione per controllare i cittadini e la società. Le operazioni di Soros e dell’USAID, che operano sotto la copertura della filantropia e dell’altruismo, sono machiavelliche fino alle estreme conseguenze. Come ho già mostrato in altri esempi, ONG ed egemonia degli Stati Uniti giocano molto sporco per dominare. Vorrei mettere in guardia il popolo della Macedonia almeno indagando sulle mie affermazioni.687474703a2f2f72656470696c6c74696d65732e636f6d2f77702d636f6e74656e742f75706c6f6164732f323031352f30352f536f726f732d4d616365646f6e69612e6a7067Phil Butler è ricercatore ed analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.255 follower