Solo con le forze nucleari i BRICS sopravviveranno

Konstantin Sivkov, Presidente dell’Accademia dei Problemi di Geopolitica, D.Sci. VPKTheSakermaxresdefault2La Russia potrebbe avere una mega-arma asimmetrica nel 2020-2025. Se si esclude qualsiasi possibilità di una grande guerra contro la Russia, anche in condizioni di assoluta superiorità dell’avversario sui sistemi d’arma tradizionali. Una nuova guerra fredda è stata avviata contro la Russia, o meglio, non si è mai fermata. L’occidente consolida il successo delle precedenti fasi della Guerra Fredda e ha cominciato a prepararsi per la sua conclusione.

Soluzione asimmetrica
L’occidente oggi, come a metà del 20° secolo, costruisce la “cortina di ferro” e segue la politica del blocco militare aumentando le dimensioni delle forze NATO e avvicinandosi ai confini russi. Tuttavia, per noi la situazione è assai peggiore di mezzo secolo fa. Il potenziale economico è stato significativamente ridotto; una dannosa dipendenza nella sicurezza nazionale s’è sviluppata verso il principale avversario quale fonte di tecnologie avanzate; la bussola morale dell’ideologia comunista è perduta; non vi è più una comunità significativa di alleati europei, simile al Patto di Varsavia; gli oligarchi filo-occidentali e legati ai funzionari liberali sono dominanti nei settori industriale e finanziario. La Russia non è semplicemente nella posizione di competere con la NATO e i suoi alleati nella tecnologia militare. Pertanto, date le circostanze è imperativo cercare nuovi approcci per garantire la sicurezza militare, in particolare nel contenimento strategico. Il compito principale a tal proposito è mantenere elevata la potenza delle forze nucleari. Tuttavia, ci sono svantaggi. Nonostante le loro relativamente (rispetto ad altre forze militari) piccole dimensioni, le armi nucleari richiedono risorse significative. A causa dei crescenti problemi economici associati alle sanzioni e alla riduzione del mercato petrolifero, il Paese potrebbe semplicemente non avere le risorse necessarie per mantenere le proprie forze nucleari al livello di prontezza richiesto. Le forze nucleari strategiche (forze dei missili strategici, sottomarini nucleari, bombardieri strategici) comprendono oltre centomila effettivi vulnerabili a una parziale neutralizzazione con metodi da guerra dell’informazione. Il sistema di attacco rapido globale degli Stati Uniti potrebbe in futuro poter neutralizzare tutte o la maggior parte delle forze nucleari russi tramite una combinazione di attacchi di “decapitazione” (ai centri comando delle armi nucleari strategiche) e “disarmo” (direttamente ai vettori nucleari strategici). Trovare modi asimmetrici di contenimento strategico è fondamentale per il nostro Paese. Questo è ciò di cui il presidente parlava quando ha detto che non dovremmo impegnarci nella corsa agli armamenti, ma adottare misure asimmetriche. Ovviamente, ciò implica armi completamente nuove basate su idee ben diverse da quelle esistenti.

Requisiti tecnici per la mega-arma
Sulla base dell’analisi della situazione delle forze di contenimento strategiche, queste nuove armi devono soddisfare determinati requisiti. Prima di tutto, dovrebbero garantire la sconfitta del nemico. Il sistema deve poter colpire il nemico al cento per cento di sicurezza, e la forza d’attacco dovrebbe essere sufficiente ad ottenere il completo contenimento. Inoltre, il sistema dovrebbe poter attaccare impedendone la neutralizzazione con qualsiasi mezzo, non solo da quelle attuali, ma anche dalle armi più sofisticate ancora da sviluppare. La caratteristica più importante è la certezza di utilizzare il sistema quando c’è la volontà della leadership politica del Paese e vi sono le condizioni oggettive che ne richiedono l’utilizzo. Ciò è particolarmente importante se si considera che le posizioni degli elementi pro-occidentali sono ancora abbastanza forti, in particolare nel governo, compresa la direzione militare. Quando si applica massiccia pressione informativa e psicologica, diventa difficile eseguire l’ordine d’impiegare le armi nucleari strategiche. Inoltre, il numero di persone nelle forze nucleari strategiche è troppo alto per essere assolutamente certi che siano impiegati, soprattutto quando la società è divisa. Il requisito sul numero minimo di personale per gestire il sistema asimmetrico di contenimento proviene da tali considerazioni. Il numero deve essere abbastanza piccolo, quindi dalla garanzia assoluta, o più vicina possibile, di fedeltà alla leadership politica del Paese e disponibilità ad eseguire l’ordine d’impiegare il sistema a prescindere dalla situazione nella società e dalle emozioni personali. Ciò significa che il personale del sistema asimmetrico non può superare le diverse migliaia. Confrontando la potenza distruttiva che la scienza contemporanea può erogare concludiamo che non possiamo raggiungere il risultato necessario senza l’uso di forze distruttive secondarie. Le prime che emergono sono gli eventi catastrofici geofisici. Il geocatastrofico incremento della potenza delle bombe nucleari per diverse volte, potrebbe essere deliberatamente avviato da forze relativamente deboli. Ecco perché l’arma della risposta asimmetrica si basa sull’utilizzo dei principali fattori distruttivi di processi geofisici devastanti. Un altro requisito è l’asimmetria della minaccia. Tale sistema dovrebbe danneggiare chi lo usa incomparabilmente assai meno del nemico. Ciò è possibile valutando le caratteristiche geografiche di Russia e Stati Uniti.

Un futuro senza gli USA
USquake È importante sottolineare che la Russia si trova sul continente eurasiatico, con la parte principale del territorio e della popolazione lontane da oceani e mari. Inoltre, l’altezza media sul livello del mare garantisce praticamente protezione da inondazioni anche in caso di eventi catastrofici con enormi e potenti tsunami (Megatsunami). Il quadro negli Stati Uniti è diverso. Oltre l’80% della popolazione vive vicino al mare in aree poco sopra il livello del mare. L’industria principale si trova in tali territori. Anche tsunami relativamente deboli di alcuni decine di metri potrebbero avere conseguenze catastrofiche per gli Stati Uniti. L’uragano Kathrin a New-Orleans l’ha dimostrato abbastanza chiaramente. Un’altra caratteristica della Russia è che la maggior parte del suo territorio in Siberia si trova su uno strato di basalto spesso diversi chilometri. Si ritiene che queste piattaforme di basalto si siano formate con l’eruzione di un super-vulcano, circa un quarto di un miliardo di anni fa. Ecco perché degli attacchi, anche i più potenti, non avranno conseguenze geofisiche catastrofiche. Che dire degli Stati Uniti? Ciò che attira la nostra attenzione è il parco nazionale di Yellowstone che si trova nella caldera del supervulcano omonimo. Il supervulcano, secondo i geologi, si avvicina al periodo di attivazione, che avviene ogni 600mila anni. La sua ultima eruzione avvenne molto tempo fa. La potenza del vulcano è diverse volte inferiore a quello siberiano. Perciò la sua eruzione non estinse la vita sulla terra, ma senza dubbio ebbe conseguenze catastrofiche per il continente americano. I geologi ritengono che il vulcano Yellowstone può esplodere da un momento all’altro. Ci sono chiari segnali dell’attività in aumento. Pertanto, anche una piccola spinta, ad esempio l’esplosione di una bomba da un megaton, basterebbe ad avviarne l’eruzione. Le conseguenze per gli Stati Uniti sarebbero catastrofiche, semplicemente cesserebbero di esistere. L’intero territorio sarà coperto da uno spesso strato di cenere (di diversi metri o anche decine di metri). La San-Andreas è un altra zona vulnerabile degli Stati Uniti dal punto di vista geografico. San-Andreas è una faglia di 1300 chilometri di lunghezza tra le piattaforme americane pacifica e settentrionale. Si estende lungo le coste della California, sulla terraferma e in parte sott’acqua. Le faglie di San-Gabriel e San Jacinto le sono parallele. Questa è l’area dall’instabilità geofisica che produce terremoti fino a magnitudo 8,5 della scala Richter. L’esplosione di una potente bomba nucleare potrebbe avviare eventi catastrofici creando grandi tsunami che distruggerebbero le infrastrutture sulle coste del Pacifico. Infine, non dimentichiamo le faglie dell’Atlantico e del Pacifico. Parallele alle coste statunitensi orientale e occidentale, potrebbero generare grandi tsunami che causerebbero danni enormi a distanze significative dalla riva.

Detonatore di una catastrofe
Pertanto, gli Stati Uniti sono molto vulnerabili dal punto di vista geofisico. Ciò che rimane da fare è decidere come avviare processi geofisici su tale scala. Diamo uno sguardo alla storia. Nel 1961, la più grande bomba termonucleare mai prodotta su fatta esplodere a cinquemila metri sulla punta settentrionale della Nuova Terra (Novaja Zemlja). Secondo le stime la potenza fu di 58 megatoni. Tuttavia, gli esperti occidentali giunsero alla conclusione che non tutta l’energia totale era stata utilizzata, poiché la bomba non sembrava prodotta con Uranio-238, in grado di aumentare la potenza dell’esplosione dal 50 per cento al doppio, cioè oltre 100 megatoni. L’ordigno ebbe forma e dimensioni di una bomba di 16 tonnellate sganciata da un Tu-95 Bear. Oggi munizioni della stessa potenza, secondo gli scienziati del centro nucleare russo di Sarov e l’autorevole scienziato Igor Ostretsov, potrebbe pesare 5-7 tonnellate. Cioè potrebbe essere facilmente collocata su missili pesanti (il carico che può essere trasportato dal Satan è di circa 8 tonnellate). Potrebbe anche essere trasportato da satelliti in orbita. Gli accordi esistenti sulla parità degli arsenali nucleari non impongono limitazioni alla potenza delle singole munizioni, controllandone solo il numero. Tuttavia, la mega-arma non richiede troppe bombe.

Tu-95AndTsarBombaIl giorno dopo
L’opzione migliore per avviate con certezza processi geofisici catastrofici sarebbe accendere il supervulcano Yellowstone. Anche una singola esplosione sulla superficie di una bomba da 5-7 tonnellate avvierebbe una potente eruzione. Di conseguenza, gli Stati Uniti cesserebbero di esistere, anche se le conseguenze sarebbero catastrofiche per il resto del mondo. La Russia subirebbe meno per distanza dal luogo dell’esplosione, dimensione del territorio e posizione. Inoltre, i danni ai Paesi agli antipodi dagli USA sarebbero limitati. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che l’esplosione sarebbe un disastro per l’intera civiltà. Ma questa è la ragione dell’esistenza di tale arma. La stessa possibilità del suo utilizzo porrebbe fine a qualsiasi idea di aggressione alla Russia. Una versione alternativa sarebbe scatenare un gigantesco tsunami. L’idea appartiene a Andrej Sakharov. La sua idea era far esplodere alcune bombe in punti definiti lungo le faglie di Atlantico e Pacifico (circa 3-4 per ognuna) alla profondità di 1,5-2 chilometri. Questo, secondo i calcoli di Sacharov e altri scienziati, produrrebbe un’onda da 400-500 metri sulle coste degli Stati Uniti. Frantumando e sopprimendo le coste, spazzerebbe via tutto fino a oltre 500 chilometri. Se le esplosioni avvengono presso i punti dei fondali oceanici in cui la crosta terrestre è più sottile, la crosta potrebbe essere distrutta e il magma venire a contatto con l’acqua amplificando l’intensità dell’esplosione. In tal caso, l’altezza dello tsunami supererebbe gli 1,5 km e la zona di distruzione si estenderebbe ad oltre 1500 chilometri dalla riva e sarebbe un’arma molto “pulita”, non ci sarebbe l’inverno nucleare e gigantesche nubi di polvere non si formerebbero, e il vapore acqueo cadrebbe sulla terra vicino al punto dell’esplosione, cioè sul territorio degli Stati Uniti, con orribili piogge radioattive. Un tale evento avvierebbe senza dubbio l’attività tettonica in tutta la regione, tra cui molto probabilmente l’eruzione del supervulcano Yellowstone. La controndata spazzerebbe via l’Europa. In altre parole, l’intero blocco NATO sparirebbe. Il cataclisma sarebbe orrendo, ma questa è la minaccia asimmetrica definitiva, qualche regione della Russia verrebbe distrutta, ma l’intera civiltà occidentale cesserebbe di esistere. Anche la detonazione di una potente bomba presso le faglie di San Andreas, San Gabriel o San Jacinto comporterebbe effetti geofisici devastanti.

Apocalisse, semplice ed economica
Tali scenari dimostrano che il numero di superbombe necessario per l’arma asimmetrica è piuttosto limitato, circa dieci. Ciò crea condizioni vantaggiose per l’uso, in conformità ai requisiti dell’arma asimmetrica sopraindicata. I vettori delle bombe potrebbero essere vari. Prima di tutto diversi missili balistici pesanti multistadio, lanciati con razzi di sostegno e in capaci di superare i sistemi di difesa antimissilistica, anche quelli da sviluppare in un lontano futuro. Un numero limitato di sistemi di lancio speciali nei silos potrebbe essere protetto in modo affidabile con sistema basato su protezione armata e regime di segretezza. Tali missili potrebbero basarsi sui sottomarini strategici Tajfun (Proekt 941), progettati per ospitare i missili R-39 pesanti 96 tonnellate, e quindi potrebbero ospitare facilmente un missile pesante contemporaneo con la testata richiesta. Un solo sottomarino basterebbe per il contenimento asimmetrico. Le superbombe s’integrano con i missili ipersonici lanciati da piattaforme sottomarine o terrestri. Inoltre, le megabombe potrebbero essere segretamente posizionate in precedenza nei punti designati e alla profondità desiderata da navi della Marina camuffate da navi civili. Al momento opportuno, queste bombe potrebbero essere fatte detonare a comando tramite un complesso sistema di collegamento che garantisca la trasmissione del segnale. Quando la situazione si stabilizza le bombe verrebbero rimosse da navi speciali. Il tempo necessario per progettare e fabbricare le bombe dalle dimensioni richieste richiederebbe, secondo gli esperti, 5-12 anni. All’incirca nello stesso periodo sarebbe necessario sviluppare e produrre i vettori. Ciò significa che la Russia potrebbe avere l’arma asimmetrica entro i prossimi 10 anni. La comparsa di tale arma escluderà qualsiasi minaccia di grande guerra contro il nostro Paese, anche in condizioni di schiacciante superiorità del nemico nei sistemi d’arma convenzionali.

tsar_bomba_by_pibraclab-d8k6dfe.pngTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La seconda Battaglia di Okinawa

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 28/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurorafutenma_copy1A novembre il conflitto s’è intensificato notevolmente tra il governo centrale del Giappone e le autorità locali di Okinawa in relazione al destino della base aerea dell’US Marine Corps di Futenma, evidenziando aspetti importanti della situazione politica in Giappone e dei suoi rapporti con l’alleato chiave Stati Uniti. Una sorta di “seconda battaglia di Okinawa” appare, con la differenza fondamentale dalla grande battaglia alla fine della guerra nel Pacifico, che oggi gli Stati Uniti ne sono interessati, ma da osservatori. In realtà, il problema riguarda i rapporti fra Tokyo e il governo di Okinawa, manifestatosi negli anni ’90 quando ancora tra le “Linee guida nella cooperazione e della difesa” tra le forze armate di Stati Uniti e Giappone appariva la clausola sulla necessità di spostare la base dal centro della città di Ginowan. Non è una cattiva idea prestare maggiore attenzione a origine e sviluppo del problema. Nell’estate del 1945, dopo la caduta dell’isola, in previsione di assai maggiori battaglie sulle principali isole giapponesi, il comando dell’US Air Force subito costruì una pista aerea presso il villaggio di Ginowan, che in quel momento aveva una popolazione di poco più di 10 mila abitanti. In seguito due processi iniziarono a svilupparsi contemporaneamente, creando infine la situazione descritta nel romanzo “Airport“, l’infrastruttura della base veniva migliorata (fornendo di posti di lavoro ai residenti locali) e la città si sviluppava rapidamente, testimoniata da una popolazione decuplicata. Così ora la base si trova nel centro cittadino. Qualunque evento sia passato, la base di Futemma crea condizioni assolutamente dannose ai residenti. Al decollo e atterraggio di elicotteri da trasporto pesante e convertiplani, quando i motori sono a pieno regime, nelle scuole a poche centinaia di metri le lezioni sono incomprensibili e porte e finestre vibrano. Senza contare gli incidenti sulla pista. Fortunatamente, questo è il peggio avutosi finora. Inoltre, la permanenza di diverse migliaia di truppe straniere aumenta il tasso di criminalità nella città. Dal 1972, quando l’arcipelago delle Ryukyu e l’isola principale di Okinawa tornarono sotto la giurisdizione del governo del Giappone, la polizia di Ginowan ha riferito circa seimila reati di varia natura (risse, rapine, stupri) coinvolgenti soldati statunitensi. È importante notare che le frequenti manifestazioni dei residenti per abolire la base non sono antiamericane ma contro il governo centrale. Dal 1972 il terreno su cui si trovano le basi militari statunitensi in Giappone è di proprietà del governo giapponese, che fornisce gli appezzamenti all’alleato per utilizzarli nel risolvere i problemi nella difesa congiunta. Nel 2006 i governi statunitense e giapponese decisero di spostare la base di Futenma su un’isola artificiale al largo della costa, vicino alla città meno popolosa di Henoko, sempre a Okinawa. Avviati l’anno scorso, i lavori per costruite quest’isola divennero una nuova fonte di problemi nel rapporto tra l’amministrazione della Prefettura di Okinawa con la popolazione dell’isola e il governo centrale del Giappone. Perché gli abitanti di Okinawa vogliono che la base di Futenma sia rimossa totalmente dall’isola. Inoltre, vi è la crescente evidenza che la soluzione (ipotetica) del problema possa divenire un precedente di future richieste per rimuovere tutte le altre basi militari statunitensi da Okinawa, che oggi occupano circa il 20% dell’isola, che potrebbe essere utilizzato per vari scopi economici. Per gli abitanti di Okinawa, queste ed altre considerazioni apparentemente superano gli aspetti positivi della presenza delle basi militari statunitensi, nonostante siano fonte di lavoro per la popolazione locale.
okinawa_bases Ma ad Okinawa, che occupa una posizione estremamente strategica, è presente la maggior parte delle forze statunitensi in Giappone. La loro presenza ad Okinawa contribuisce in modo significativo all’attuazione della strategia statunitense dello “schieramento avanzato” per contenere la Cina, principale avversario geopolitico degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la Cina è anche vista come principale minaccia agli interessi nazionali e della sicurezza del Giappone. Negli ultimi anni, in misura sempre crescente, ciò è stato il motivo principale dell’impegno a rafforzare l’alleanza politica e militare con gli Stati Uniti. Così, la “testardaggine” degli abitanti di Okinawa verso il governo centrale sulla questione della presenza militare degli Stati Uniti sull’isola, colpisce direttamente aspetti cruciali della politica estera nazionale e delle relazioni tra Giappone e Stati Uniti. Tuttavia, la maggior parte degli abitanti di Okinawa pare non preoccuparsi della “grande politica” e qui non si distingue dalla gente comune in tutti gli altri Paesi. Nel frattempo, il confronto tra le autorità locali e Tokyo subisce un’escalation drammatica dalle elezioni governatoriali di novembre scorso, dopo che Takeshi Onaga, oppositore intransigente della presenza della base di Futenma sul suo territorio, è stato eletto prefetto di Okinawa. Qui vale la pena notare due punti. Prima di tutto, la vittoria di Onaga è incondizionata e, in secondo luogo, ha avuto il pieno appoggio del Partito Comunista del Giappone, che gradualmente ridiventa il primo partito di opposizione, come negli ’50 durante la lotta acuta per decidere la politica estera del Paese. Questa tendenza (che assume importanza nel valutare gli sviluppi della situazione in Giappone) ha ricevuto piena conferma nelle elezioni locali di aprile. Tuttavia, l’analisi dei risultati merita una considerazione a parte. Dalla fine dello scorso anno, un “tiro alla fune” debilitante si svolge tra i governi centrale e locali (con l’aiuto dei tribunali) sulla questione della costruzione dell’isola artificiale al largo di Henoko, vicino la base di Futenma. Sotto vari pretesti (tra cui considerazioni sulla tutela dell’unicità di flora e fauna marina nella zona dell’isola) l’amministrazione di Okinawa ha ordinato di fermare i lavori. In risposta, il governo centrale ha annullato il divieto. Nel frattempo, il giorno della visita del primo ministro giapponese Shinzo Abe negli Stati Uniti, il 28 aprile 2015, si avvicinava. Dieci giorni prima Abe aveva incontrato il nuovo governatore di Okinawa, e l’unico risultato positivo è stato il sorriso ottimista del primo ministro giapponese alla conferenza finale con i giornalisti. Tuttavia, l’espressione sul volto del governatore di Okinawa, accanto a lui, indicava di non condividerne l’ottimismo. Se il Primo ministro aveva parlato della necessaria “comprensione” della popolazione di Okinawa sull'”unica possibile” (cioè, al momento presa) soluzione del problema della base di Futenma, Onaga rispondeva che “non avrebbe mai permesso (al governo centrale) di costruire una nuova base a Henoko“, chiedendo al suo alto interlocutore d’informarne il presidente statunitense al prossimo incontro. A tal proposito, Abe può essere compatito, perché non gli sarà facile parlarne con Barack Obama. Inoltre, la questione del trasferimento della base di Futenma non è l’unico problema nelle relazioni degli alleati nella regione Asia-Pacifico ad avere importanza nella politica mondiale.

•“VŠÔ^ˆ¬Žè‚·‚éˆÀ”{Žñ‘Š‚Ɖ¥’Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Russia raggiungerà le stelle

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroravostochnyPersa tra i reportage occidentali manipolati per la nuova guerra fredda, vi è la copertura del recente annuncio della Russia su ambiziosi piani spaziali, indicando una strategia chiara e volta ancora a divenire la prima potenza mondiale in questo campo. Una certa componente della strategia della Russia è motivata dalla necessità di contrastare la militarizzazione dello spazio degli Stati Uniti e, considerando ciò, ci si aspetta che riceva accese e fuorvianti critiche nel prossimo futuro. Comunque, l’altro interesse della Russia è puramente altruistico, con Mosca che cerca di perpetrare l’eredità dei successi spaziali e di favorire il progresso dell’umanità.

Dalla Terra…
La nuova strategia spaziale russa ha avuto inizio con la costruzione di Vostochnij Bajkonur, avviata nel 2011. Questo ambizioso progetto è volto a creare un avanzato sito spaziale al confine cinese, nell’Oblast dell’Amur. Tale posizione è strategica in quanto probabilmente prevede che anche il maggiore alleato della Russia, la Cina, possa trovarvi un utilizzo. Inoltre, il posizionamento della grande infrastruttura strategica di Vostochnij vicino al confine con la Cina, dimostra l’alto livello di sicurezza e fiducia della Russia verso la Cina, fornendo ulteriori prove degli stretti legami alla base del partenariato strategico russo-cinese, così come la previsione a lungo termine di Mosca secondo cui tali rapporti continueranno in futuro. Oltre alla costruzione di Vostochnij, la Russia vuole anche creare la prima industria mondiale dei motori a razzo, consolidando le risorse produttive del Paese in questo settore ed accelerandone la collaborazione. Tale mossa va vista nell’ambito di una grande strategia superiore agli interessi nazionali della Russia, poiché se il piano avrà successo, Mosca potrà vendere queste unità ad altre potenze spaziali, stabilite o emergenti. Già partecipe in questo settore (in particolare con gli Stati Uniti ), ma assieme a un più efficiente processo di produzione e un aumentato interesse da molti Stati nell’esplorazione dello spazio e/o lanci di satelliti, la Russia potrà divenire decisamente la nazione guida globale in questa tecnologia, come nel caso dell’industria dell’energia nucleare.

Al cielo
map-russia.jpg__600x0_q85_upscale Una delle decisioni spaziali più significative della Russia è creare una propria stazione spaziale entro il 2023, annunciata dal Presidente Putin nell’ultima sessione con il pubblico. Tale entità sarà la versione della Federazione russa della Mir sovietica, la prima stazione spaziale al mondo interamente sotto la sovranità di Mosca. Il significato di questa decisione non va separato dal contesto politico e strategico. La Guerra Fredda figura in primo piano nella decisione, ma probabilmente qualche preparazione era stata avviata in Russia anche prima dell’esplodere ‘ufficiale’ delle tensioni durante euromajdan. Eppure, da ancor prima, Washington è impegnata nella militarizzazione dello spazio attraverso il programma segreto dell’X37. Tale progetto fu inizialmente avviato dalla NASA nel 1999, prima di essere trasferito al DARPA nel 2004, dopo di che fu classificato scomparendo da ogni notiziario fino al primo test nel 2010 (ancora avvolto dal segreto). Gli USA sono fermamente convinti che sia la Cina, non essi, ad aver iniziato la militarizzazione dello spazio con i test delle armi antisatellite di Pechino nel 2007, ma va ricordato che gli Stati Unit abbatterono per primi un satellite nel 1984, con l’ASAT ASM-135. Visto con il prisma delle guerre spaziali e l’eventuale uso di armi antisatellite e loro proliferazione presso gli Stati Uniti ed alleati e associati della NATO, ragionevolmente la Russia vuole una propria stazione spaziale in orbita per osservarne gli sviluppi e rispondere di conseguenza. In realtà, la Russia ovviamente non è l’unica potenza multipolare minacciata dall’antagonismo spaziale degli Stati Uniti, e di conseguenza si prepara a proporre ai partner dei BRICS di lanciare in cooperazione una propria stazione orbitante. Questo passo non avrà scopo militare (anche se potrebbe avere un certo contrappeso all’occidente), ma dimostrare che la cooperazione multilaterale e pacifica nello spazio è certamente possibile, e che il progresso umano nel cosmo non va ostacolato da disaccordi politici sulla Terra. Mentre vi sono certamente diversi limiti alla proposta (non ultima la rivalità spaziale tra India e Cina), sarà l’idea provocatoria che potrebbe eventualmente trasformarsi in una struttura spaziale russo-cinese congiunta invece, soprattutto se l’India si esclude e Brasile e Sud Africa affrontano ostacoli di bilancio. Non importa quale sia la direzione, il fatto stesso che la Russia sollevi la questione della cooperazione multipolare nello spazio dovrebbe eloquentemente dimostrare che lo sviluppo geopolitico degli ultimi decenni può prospetticamente trascendere la Terra stessa.

E oltre!
Le più lontane ambizioni russe vanno oltre la Terra e il suo campo gravitazionale, verso i vicini corpi celesti della Luna e di Marte. La Russia prevede d’iniziare una missione con equipaggio in orbita attorno alla Luna nel 2025, seguito poco dopo dall’atterraggio umano reale nel 2029. Inoltre, comprendendo la multipolarità integrale e il partenariato strategico russo-cinese nella politica estera di Mosca, questi due concetti vengono riuniti in quello interstellare e, da quando è stato appena annunciato dal Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin, le due potenze eurasiatiche pensano di cooperare per una base lunare comune. La Cina non è il solo socio spaziale della Russia, tuttavia, dato che è stato appena rivelato che Roscosmos e NASA collaborano su un programma di voli verso la Luna e Marte. Questo gesto amichevole dimostra che la Russia non evita di cooperare con chiunque nell’interesse dell’umanità, nonostante le attuali tensioni da Guerra Fredda, e ciò dovrebbe anche essere visto quale ammissione degli Stati Uniti della necessità di rapporti pragmatici con la Russia. Quest’ultimo è particolarmente specifico qui, tuttavia, poiché gli Stati Uniti finora non l’hanno dimostrato sulla Terra. Può darsi che l’intenzione degli USA di cooperare con la Russia su Luna e Marte sia legato all’implicita consapevolezza di non poter condurre unilateralmente tali missioni, o che devono ancora acquisire quel concreto peso militare per poi precludere tale cooperazione, usando qualsiasi mezzo necessario per divenirlo unilateralmente. Solo il tempo può dire cosa gli Stati Uniti abbiano in mente lavorando con la Russia nello spazio, ma finora è chiaro che l’intento della Russia è dare un esempio positivo alle future prospettive spaziali dell’umanità, e che la praticità trionfa sulla politica quando ciò è imperativo.

cosmodromAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnikm attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Geopolitica del Giappone: un nuovo spirito guerriero Benkei è necessario per avvicinarsi a Cina e Russia

Lee Jay Walker Modern Tokyo Times
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurorajapanDal secondo dopoguerra è abbondantemente evidente che gli USA predominano nella politica estera del Giappone. In effetti, il rapporto, pur avendo alcuni alti e bassi, continua a fiorire dato che l’élite di Tokyo si preoccupa di placare Washington, quando possibile. Tale realtà occupa lo spazio geopolitico del Giappone, nonostante alcuni aspetti negativi verso Cina e Federazione russa. Pertanto, le élite politiche a Pechino e Mosca seguono le ambizioni degli USA nel nord-est asiatico che utilizzano l’integrità territoriale del Giappone. Naturalmente, nulla è così chiaro del Giappone che spesso sostiene gli USA grazie ai favorevoli recenti tassi di cambio, contribuendo a preservare la forza del dollaro, sostenere gli USA finanziariamente e militarmente in Afghanistan e Iraq, e in molti altri settori importanti. Allo stesso modo, il Giappone ha un approccio più equilibrato ai problemi mediorientali verso Israele e nazioni circostanti. Pertanto, il Giappone non teme di dire “no” quando voluto, ma nel complesso è evidente che i rapporti tra USA e il Giappone restano estremamente potenti. Tuttavia, l’eredità del secondo dopoguerra dovrebbe ora essere messa da parte perché le sabbie cambiano evidenziando una forte Federazione Russa. Ciò vale in particolare in politica estera, energia, industria degli armamenti, tecnologia spaziale, Nazioni Unite e vari altri campi importanti, per esempio nei rapporti favorevoli con tutte le principali potenze economiche emergenti nell’ambito BRIC e così via. Allo stesso tempo, è chiaro che la Federazione russa potrebbe sostenere ampiamente il Giappone in Asia centrale, nord-est asiatico ed Eurasia. Ciò vale in particolare per le aree connesse all’energia permettendo al Giappone di favorire i rapporti con le nazioni più potenti nello “spazio geopolitico” della Federazione Russa. In effetti, nord del Giappone e zona economica del Mar del Giappone guadagnerebbero notevolmente da un miglioramento delle relazioni economiche, politiche e militari tra Mosca e Tokyo. Pertanto, il Giappone dovrebbe rendersi conto che gli USA non hanno la lealtà del stimato Saito no Musashibo Benkei. Allo stesso modo, la politica di contenimento geopolitico degli USA verso Cina e Federazione russa, trascinerebbe il Giappone in una potente realtà dannosa per gli interessi futuri del Paese del Sol Levante. Dopo tutto, nonostante la Cina affronti pericoli interni in relazione a Partito unico-Stato, Tibet e regioni musulmane della Cina occidentale (migrazione Han che altera la demografia in Tibet e Xinjiang), sembra ancora che la Cina continuerà ad accrescere l’influenza sull’economia globale. Pertanto, Cina e Federazione russa potrebbero facilmente sostenere il Giappone in molti settori vitali e ciò vale anche per la stabilità dell’Asia nordorientale.
Japanese PM Abe waits for U.S. President Obama to arrive for their meeting at the G20 Summit in St. Petersburg In un altro articolo su Benkei di Modern Tokyo Times si diceva: “Nella cultura, storia e arte giapponesi è chiaro che Saito no Musashibo Benkei lasciò un segno durevole che continua ancora oggi nella cultura moderna. Questo leggendario monaco-guerriero appartiene al periodo intrigante del 12° secolo, in Giappone. Nato nel 1155 e morto nel 1189 dopo aver servito il famoso Minamoto no Yoshitsune… Benkei è famoso nel folklore giapponese per la sua forza enorme e la sorprendente fedeltà“. Non sorprende che la grande ammirazione che la classe guerriera ebbe per Benkei per la sua forza, lealtà e saggezza. Eppure, a differenza dell’élite politica del Giappone moderno, le dinamiche di Benkei si applicano alla lealtà interna. Ciò è ben lontano dalla realtà politica interna del Giappone moderno, perché spesso questa nazione placa gli USA anche creando afflizioni geopolitiche per Tokyo. Pertanto, il Giappone dovrebbe essere fedele a se stesso, piuttosto che placare i capricci di Washington. Naturalmente, il Giappone deve mantenere forti relazioni con gli USA, ma queste relazioni non dovrebbero danneggiare Cina e Federazione russa. Allo stesso modo, in Giappone i militari statunitensi non sono puramente negativi, nonostante le grandi tensioni a Okinawa. Ad esempio, gli USA potrebbero essere considerati “potenza protezionistica” con i propri militari nella nazione. Allo stesso modo, nei diversi devastanti terremoti e nella devastazione totale generata da tsunami brutali, appare chiaro che le forze armate statunitensi aiutano il popolo giapponese con coraggio e aiuto genuino. Pertanto, il rapporto geopolitico e militare tra USA e Giappone soddisfa entrambe le nazioni, anche se cambiamenti possono verificarsi in futuro. Tuttavia, il Giappone non dovrebbe mettere tutto nel “paniere statunitense”, quindi crescenti legami con Cina e Federazione russa sono nell’interesse del Paese del Sol Levante.
La Galleria Toshidama dice di Benkei: “… fu allevato dai monaci, che erano sia religiosi che militari. Da giovane si pose a una estremità del ponte Gojo disarmando i viaggiatori armati. Per avere la sua 999.ma spada combatté contro un giovane nobile, Minamoto no Yoshitsune, che lo vinse nella battaglia del ponte e, successivamente, Benkei lo servì come vassallo. Combatterono nelle guerre Gempei tra il clan Taira e il clan Minamoto“. Tuttavia, mentre la lealtà di Benkei è indiscutibile, si può dire lo stesso dealle relazioni contemporanee tra USA e Giappone? Inoltre, mentre il Giappone è leale verso Washington, si può dire lo stesso degli USA a lungo termine? Inoltre, Benkei metterebbe in pericolo “il quadro più ampio” con un rapporto squilibrato con due grandi potenze regionali? Pertanto, mentre USA e Giappone continueranno a consolidare il rapporto attuale, ciò non garantisce la stabilità futura. Dopo tutto, se la Cina continua a crescere economicamente, saranno gli USA ad abbandonare la nave avvicinandosi gradualmente a Pechino, futuro perno essenziale? A prescindere dalla risposta, sembra che il Giappone debba ripensare la propria politica estera basata sulla politica di contenimento statunitense verso Cina e Federazione russa. Invece, il Giappone dovrebbe concentrarsi molto sulla lealtà interna e adottare una politica estera egoistica, pragmatica e tesa a sviluppare legami più stretti con Cina e Federazione russa. Se sarà così, le élite politiche di Pechino e Mosca prenderanno Tokyo sul serio, anche se le potenti relazioni tra USA e Giappone continueranno.hwzeopTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’associazione strategica tra Russia e Argentina promuove la costruzione del mondo multipolare

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora6992531_crop1429562105044.jpg_1718483346Il mondo attuale favorisce la creazione di partenariati tra Paesi emergenti volti a creare un ordine mondiale multipolare. La visita della presidentessa dell’Argentina a Mosca, la terza settimana di aprile, è chiaro esempio di questo processo, avendo l’obiettivo di articolare un partenariato strategico a lungo termine. Il 22 ottobre, Federazione Russa e Repubblica di Argentina compivano 130 anni di relazioni diplomatiche. Non c’è tempo per la contemplazione, lo scenario globale prevede grandi sfide che richiedono il consolidamento di alleanze multivettoriali. Una visione strategica inizia sempre creando aree di cooperazione economica (commercio, investimenti, ecc,) rafforzate finanziariamente per giungere ai campi dell’energia e della geopolitica. Oltre 20 documenti firmati dalla presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), durante l’incontro con l’omologo russo Vladimir Putin, sono la prova delle opportunità che emergono passando dagli accordi bilaterali alla “partnership strategica” (lanciata nel dicembre 2008 durante la presidenza di Dmitrij Medvedev) e al “partenariato strategico globale” (questo aprile). Il crescente riavvicinamento tra la Casa Rosada e il Cremlino evidenzia l’incapacità di Washington di sabotare la costruzione di un mondo multipolare. Nel primo decennio del secolo, l’imperialismo statunitense non è riuscito a contenere l’ascesa dei nuovi attori economico-politici in America Latina ed Eurasia. La geografia commerciale dell’Argentina, per esempio, è espressione della centralità dell’Oriente nell’economia globale: tra 2005 e 2013 gli scambi con Russia, India e Cina (insieme a Brasile e Sud Africa dei BRICS) sono passati dal 9,36 al 14 cento. Al contrario, la quota degli Stati Uniti è scesa dal 13 all’8,21% nello stesso periodo, secondo la banca dati sugli scambi dei beni delle Nazioni Unite (ONU Comtrade, nell’acronimo in inglese). Gli scambi commerciali tra Russia e Argentina nel frattempo sono aumentati da 260000 a 2446000 di dollari tra 2001 e 2013, aumentando di oltre il 940 per cento. Così la Russia ha superato, un paio di anni fa, gli scambi tra India e Argentina (1865000 di dollari) anche se ancora ben al di sotto del record raggiunto dalla Cina (16823000 dollari).
Le opportunità di investimento sono in rapida crescita negli alimentari, minerali, petrolio, software, ecc. Al forum business russo-argentino oltre 50 aziende argentine si sono incontrate per concludere accordi con un centinaio di controparti russe. Va inoltre sottolineato che la complementarità economica dovrebbe privilegiare rapidamente l’uso delle valute nazionali. Cosa impedisce di accelerare la “dedollarizzazione” del commercio bilaterale e degli investimenti? In termini di produzione energetica, secondo CFK, il nucleare avrà un ruolo maggiore in quanto, contrariamente all’energia convenzionale (petrolio, gas, carbone, ecc), è più conveniente, pulito e meno soggetto a fluttuazioni dei prezzi sul mercato mondiale. Quindi è stata approvata senza limitazioni la costruzione della sesta centrale nucleare in territorio argentino, dal costo di 2 miliardi di dollari. L’Atomic Energy Corporation (Rosatom) russa presenterà una serie di linee guida includenti il trasferimento di tecnologie e un piano finanziario della Banca di sviluppo russa (Vnesheconombank) con tassi d’interesse preferenziali per l’Argentina. L’azienda Power Machines s’impegnerà con i partner argentini ad installare un moderno sistema di turbine nella centrale idroelettrica di Chihuidos, situata sul fiume Neuquén (nel nord della Patagonia). Grazie alla collaborazione con la Russia, il governo argentino potrà risparmiare una quantità enorme di valuta estera acquistando meno combustibile per le centrali elettriche. Nel campo dei combustibili fossili, va notato che Russia e Argentina cercano di preservare il loro ruolo energetico globale. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA, nell’acronimo in inglese) gli abbondanti giacimenti di gas e petrolio (convenzionale e non) di entrambi i Paesi, li mettono tra le prime 5 potenze energetiche mondiali. Con l’obiettivo di approfondire la “partnership strategica”, Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) e Gazprom (la prima società gasifera russa) hanno raggiunto un importante protocollo d’intesa. Per la prima volta in assoluto, le due società condurranno investimenti congiunti per esplorazione, produzione e trasporto di idrocarburi in Argentina e Paesi terzi. D’altra parte, con l’esaurirsi delle fonti energetiche tradizionali, la propensione alla “geopoliticizzazione delle relazioni internazionali” aumenta promuovendo in tal modo la formazione di zone d’influenza e alleanze nel campo della geopolitica.
Mentre mediante guerra e occupazione, quali meccanismi di esproprio, le potenze occidentali cercano di garantire le materie prime alle loro aziende. Quali strategie sapranno resistere all’offensiva dell’imperialismo? Come costruire un muro di contenimento delle asimmetrie militari statunitensi? Senza dubbio, il “partenariato strategico globale” dovrebbe approfondire gli accordi su sicurezza e difesa con altre potenze geopolitiche, come Russia e Cina che, tra l’altro, sono gli unici Paesi in grado di controbilanciare le forze statunitensi in territorio latinoamericano. In breve, si assiste a un nuovo e veloce ordine economico e geopolitico in cui l’unipolarismo statunitense non trova posto. Con questa prospettiva, la cooperazione tecnico-militare con la Federazione russa è cruciale nel proteggere la sovranità dell’America Latina. Il governo argentino, in alleanza con Mosca, cercherà di neutralizzare da un lato l’intervento degli Stati Uniti nella regione, e dall’altro avrà maggiore capacità geopolitica rispetto all’incursione militare del Regno Unito sulle isole Malvinas. Negli ultimi anni, Buenos Aires ha acquistato dalla Russia 2 elicotteri Mi-17E e 4 navi polivalenti per pattugliare l’Atlantico del Sud. La terza settimana di aprile, in occasione della riunione con Sergej Shojgu, il ministro della Difesa argentino Agustin Rossi ha accettato di acquisire altri 3 elicotteri, formando una flotta di 5 velivoli, e un paio di jet da combattimento Su-24. Le due parti hanno approvato lo scambio di istruttori e militari per condurre operazioni di mantenimento della pace sotto le Nazioni Unite (ONU), la produzione congiunta di attrezzature militari ed esercitazioni militari (il Venezuela è il pioniere sudamericano nelle analoghe operazioni con la marina russa).
In conclusione, i governi di Russia e Argentina concordano sul fatto che sanzioni economiche unilaterali, invasioni ed attacchi dei fondi avvoltoio protetti dai tribunali di New York siano intollerabili oggi. Pertanto, la costruzione di un mondo multipolare richiede che entrambi i Paesi uniscano gli sforzi per articolare una strategia di sicurezza e difesa comune contro gli eccessi di Stati Uniti ed alleati…536475687.si.si*Laureato in economia presso la Universidad Nacional Autónoma de México.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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