Gli Stati Uniti smantellano il controllo degli armamenti

Alex Gorka, SCF 16.05.2018

Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo con l’Iran. Il trattato INF è il prossimo. La campagna per chiudere l’ennesimo importante accordo sul controllo degli armamenti già prende piede. Il 10 maggio, il Comitato per i servizi armati della Camera approvava un provvedimento che autorizza il presidente Donald Trump a decidere il destino del trattato INF con la Russia. Questo, aggiunto al progetto di legge sulla difesa, afferma che l’accordo non è più vincolante. Il disegno di legge include fondi per lo sviluppo di un missile da crociera (GLCM) che, se testato, violerà i termini del trattato. Gli Stati Uniti accusavano la Russia di non conformità, ma non avevano mai fornito pubblicamente alcuna prova. Le presunte violazioni venivano utilizzate per giustificare la nuova preferenza de falchi: le munizioni nucleari a bassa potenza installate su SLBM e missili da crociera a lungo raggio. E questo non è solo un desiderio o fantasia vuota, ma vera e propria raccomandazione della Rivista della postura nucleare del 2018. In realtà, l’idea di abbandonare il trattato non è nuova; veniva sventolata da tempo, spingendo il poderoso accordo sull’orlo dell’oblio. Il piano per il missile da crociera a testata nucleare è un altro esempio di come gli Stati Uniti erodano il regime di controllo degli armamenti: le iniziative nucleari presidenziali (PNI), che non sono accordi ma piuttosto impegni che hanno fatto molto per scoraggiare la minaccia delle armi nucleari tattiche navali, come i missili da crociera a raggio intermedio. Le iniziative furono più efficienti ed importanti di qualsiasi accordo approvato o ratificato dai parlamenti. Una volta lasciati, il genio uscirà dalla bottiglia, scatenando una corsa agli armamenti senza precedenti. Non renderà gli Stati Uniti più sicuri se la Russia adotterà testate nucleari sui missili navali Kalibr tecnologicamente avanzati. Allora perché provocarla? Le PNI hanno avuto successo, buon esempio di cosa si può ottenere se entrambe le parti lo vogliono. Ma no, il generale John Hyten, comandante del comando strategico degli Stati Uniti, “è fermamente d’accordo” sul fatto che il Pentagono debba procurarsi le suddette armi. Una testata a bassa potenza su un SLBM potrebbe non essere strategica, ma poiché non c’è modo di saperlo, qualsiasi lancio probabilmente scatenerebbe una risposta nucleare russa, sfrecciante verso le coste statunitensi. Tale testata sarebbe un’arma molto destabilizzante, soprattutto data la superiorità generale delle forze convenzionali statunitensi e NATO. Non c’è spiegazione ragionevole del perché gli Stati Uniti abbiano bisogno di munizioni non strategiche installate su vettori strategici, quando ha armi nucleari tattiche aerolanciate sono già presenti nell’arsenale dell‘Air Force? Che ha “madri” e “padri” di tutte le bombe bunker-busters e convenzionali capaci di fare miracoli, quindi perché dovrebbe usare un’arma nucleare a basso o alto potenziale, quando le stesse missioni possono essere effettuato senza alcuna arma nucleare?
Un altro punto degno di nota è il desiderio di armi a bassa potenza rifletterebbe la prontezza degli Stati Uniti ad usare armi nucleari contro avversari non nucleari. Immaginate quanto irresistibilmente allettante sarebbe colpire le infrastrutture iraniane con munizioni a bassa potenza! E se la Corea democratica diventasse di nuovo un problema? Secondo il generale Robert Brown, comandante dell’esercito USA nel Pacifico, l’esercito ha bisogno di missili dalla gittata di oltre 500 km, proibita dall’accordo bilaterale. “So che c’è il Trattato INF… ma dobbiamo andare oltre”, dice. “Il trattato INF oggi mette ingiustamente gli Stati Uniti in una situazione di svantaggio e mette a rischio le nostre forze perché la Cina non n’è firmataria“, afferma l’ammiraglio Phil Davidson, il comandante del comando del Pacifico. “I missili spaziali potrebbero essere la chiave per riaffermare la superiorità militare statunitense in Asia orientale“, sottolinea Eric Sayers, esperto del CSIS. L’esercito lavora sui razzi a lungo raggio che possano superare i 500 km. Quest’arma potrebbe essere facilmente posizionata in Europa. Non ci sarebbe modo di sapere se sia nucleare o la gittata operativa. Se un proiettile non rientra nella categoria dei missili intermedi, non è coperto da alcun trattato, ma l’effetto è lo stesso di un missile a medio raggio. In realtà, il Trattato INF viene violato oggi sfacciatamente. Non è necessario declassificare le informazioni sul silenzio per provarlo. I lanciamissili Aegis Ashore Mk-41, installati in Romania e presto in Polonia (2020), vengono utilizzati dalla Marina per lanciare armi a raggio intermedio ed intercettori aria-superficie. Questo è innegabile. Le discussioni sotto gli auspici della Commissione speciale di verifica del Ttrattato INF non hanno portato da nulla. Se il trattato INF non sarà più vincolante, la Russia sarà libera di schierare missili a raggio intermedio per compensare la superiorità occidentale in altri armamenti. I lanciamissili Iskander-M possono essere utilizzati per sparare missili a raggio intermedio. Ciò includerà obiettivi in Europa, anche se gli Stati Uniti saranno fuori dalla loro gittata. Ciò potrebbe portare a un’altra spaccatura tra gli alleati quando le loro relazioni sono al minimo per le guerre commerciali e l’accordo con l’Iran. Infine, lo scioglimento del Trattato INF complicherà notevolmente se non eliminerà qualsiasi prospettiva sul Nuovo START. E senza quest’ultimo, non ci sarà alcun accordo per frenare la corsa agli armamenti. Il controllo degli armamenti sarà chiuso tornando alla fine anni ’50 e primi anni ’60. E se una scintilla dovesse accendere l’incendio, ci ritroveremo nell’età della pietra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Corea e Stati Uniti: negoziare il trattato di pace

Professor Michel Chossudovsky, Global Research 16 maggio 2018Estendo i miei saluti al Korea International Peace Forum (KIPF). I miei pensieri sono col popolo della Corea nella ricerca di pace, unità e sovranità nazionale. La Dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile per la pace, prosperità e unificazione della penisola coreana, firmata dal Presidente Kim Jong-un e dal Presidente Moon Jae-in costituisce un’espressione di solidarietà e impegno. Ribadisce l’esistenza di una sola nazione coreana. Pone le basi per cooperazione, riunificazione e smilitarizzazione della penisola coreana. Mentre il dialogo inter-coreano avviato prima delle Olimpiadi invernali ha posto le basi per un’era di cooperazione e riconciliazione tra Nord e Sud, ciò non garantisce di per sé la smilitarizzazione statunitense della penisola coreana.

La politica estera degli Stati Uniti si basa sull’arte dell’inganno
Sarebbe un grave errore per la Corea democratica rinunciare unilateralmente alla deterrenza nucleare senza un corrispondente impegno daegli Stati Uniti. I negoziati segreti Kim-Pompeo di Pasqua a Pyongyang, con funzionari dell’intelligence e della sicurezza d Stati Uniti, RoK e RPDC hanno posto le basi per la formulazione di un programma USA che pretende concessioni unilaterali dalla Corea democratica. E tale agenda verrà sostenuta da Washington nel prossimo vertice Kim-Trump a Singapore, il 12 giugno. Secondo Trump l vertice di Singapore: “Proveremo entrambi (Kim e me) a farne un momento molto speciale per la Pace Mondiale!” Come? Gli Stati Uniti abbandoneranno le ambizioni militari? Assai improbabile. Appena un paio di mesi prima Trump minacciava la Corea democratica con un cosiddetto attacco “sanguinolente”. Ultimamente, la Corea democratica ha cancellato i colloqui inter-coreani del 16 maggio con la RoK in risposta alle esercitazioni militari USA-Corea del Sud che violano lo spirito della Dichiarazione di Panmunjom. Secondo la KCNA: “Tale esercitazione che ci prende di mira, condotta in Corea del Sud e diretto contro di noi, è una flagrante sfida alla dichiarazione di Panmunjom e provocazione militare intenzionale che va contro lo sviluppo politico positivo nella penisola coreana… Gli Stati Uniti dovranno anche intraprendere deliberazioni accurate sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense, alla luce di tale provocatorio putiferio militare condotto congiuntamente con le autorità sudcoreane”. Tal giochi di guerra ordinati dal presidente Trump sono condotti sotto il comando congiunto delle forze combinate RoK-USA (CFC) che pone le forze armate sudcoreane “in stato di guerra” sotto il comando del Pentagono. Come si vedrà più avanti, l’abrogazione dell’accordo congiunto CFC RoK-USA è un prerequisito per l’attuazione del trattato di pace.

Abrogazione dell’accordo nucleare iraniano. È rilevante per la Corea?
La recente abrogazione dell’accordo nucleare iraniano da Donald Trump, abbinata all’imposizione a Teheran di ampie sanzioni economiche, dovrebbe servire da esempio alla Corea. Non ci si può fidare dell’amministrazione statunitense. Gli alti funzionari nel governo di Trump intendono destabilizzare il dialogo inter-coreano. L’abrogazione dell’accordo nucleare iraniano ha evidenti somiglianze con la posizione contraddittoria degli Stati Uniti nei confronti della Corea democratica. Inoltre, la guerra a Iran e Corea democratica fa parte della stessa agenda militare globale, confermata da un documento del Pentagono classificato nel 2007 (trapelato) che prevedeva lo scenario da guerra globale, cogli Stati Uniti intenzionati a condurla contro quattro Paesi non conformi: Russia, Cina, Iran e Corea democratica. “Nel 2007, coi cosiddetti giochi di guerra Vigilant Shield, si simulò la guerra a quattro Paesi fittizi chiamati Irmingham, Ruebek, Churia e Nemazee. Ora, Irmingham è l’Iran, Ruebek la Russia, Churia la Cina e Nemazee la Corea democratica. E tale scenario molto dettagliato, che analizzai nel mio libro, apriva la via al conflitto, una simulazione dell’intera sequenza di eventi che portava alla Terza Guerra Mondiale. E dire che non sono in previsione e analisi sulla Terza Guerra mondiale…!” (Intervista a Michel Chossudovsky, aprile 2018) Inoltre, sulla questione nucleare, ciò che gli Stati Uniti cercano è imporre l’egemonia mondiale (monopolio) sulle armi nucleari, sostenuta da un programma per armi nucleari da 1,3 trilioni di dollari. In tali circostanze, la denuclearizzazione unilaterale della penisola coreana non garantisce la sicurezza della nazione coreana. Piuttosto il contrario. Il potere di deterrenza viene perso. Gli Stati Uniti possono continuare a minacciare la Corea, lanciando un attacco nucleare preventivo alla penisola coreana dalle strutture militari in diverse parti del mondo. Il concetto di “denuclearizzazione” della penisola coreana è usata da Washington per far rispettare l’abbandono unilaterale del programma nucleare della RPDC senza alcuna significativa contropartita dagli Stati Uniti, come il ritiro delle truppe statunitensi dalla Corea del Sud. Ci riusciranno? I coreani sono abili diplomatici e tenaci negoziatori verso le controparti statunitensi.

L’accordo di armistizio del 1953
Gli Stati Uniti sono ancora in guerra con la Corea democratica, e la Corea del Sud rimane occupata dalle truppe statunitensi. L’accordo di armistizio del luglio 1953, che costituisce giuridicamente un “cessate il fuoco temporaneo” tra le parti del conflitto (Stati Uniti, Corea democratica e esercito di volontari cinesi), va rescisso. Sulla scia della Dichiarazione di Panmunjeom del 27 aprile, la soluzione per Nord e Sud sarà negoziare come primo passo per un efficace accordo bilaterale di pace che renda sostanzialmente nullo l’armistizio del luglio 1953. Sulla procedura, l’abrogazione dell’armistizio del 1953 (e la firma del trattato di pace) tra Corea democratica, Stati Uniti e Cina dovrebbe aver luogo dopo un accordo bilaterale RoK-RPDC. Le trattative tripartite USA, RPDC e Cina diventerebbero allora una formalità, una volta completata la procedura bilaterale. Inoltre è importante che RoK e Corea democratica assumano una posizione comune negoziando con Stati Uniti e Cina sull’armistizio del 1953, cioè la RoK non dovrebbe essere esclusa dal trattato di pace che abroga l’armistizio del 1953.

Verso un accordo di pace Nord-Sud come preambolo dell’annullamento dell’armistizio del 1953
La strada per l’accordo di pace RoK-RPDC come formulato nella dichiarazione del 27 aprile richiede l’annullamento preventivo dell’OPCON (controllo operativo) e l’abrogazione del comando delle forze combinate RoK-USA (CFC) che pone le forze armate della RoK “in stato di guerra”. sotto il comando di un generale statunitense nominato dal Pentagono. Questa procedura è un preambolo all’abrogazione dell’armistizio del 1953. Nel 2014, il governo della presidentessa (processata Park Geun-hye fu sottoposto a pressioni da Washington per estendere l’accordo OPCON (controllo operativo) “fino alla metà del 2020”. A seguito di una decisione della presidentessa incriminata, violando il giuramento, tutte le forze della RoK dovevano rimanere sotto il comando di un generale statunitense anziché del presidente e del comandante in capo della RoK. Attualmente gli Stati Uniti hanno gli oltre 600000 effettivi sudcoreani sotto il loro comando, (cioè il comandante delle forze armate degli Stati Uniti in Corea, (USFK) è anche comandante delle CFC RoK-USA).

Perché l’abrogazione del CFC è un prerequisito per la pace nella penisola coreana?
Un trattato di pace non può essere ragionevolmente attuato se le forze armate della RoK sono sotto il comando di un governo straniero. L’annullamento dell’accordo OPCON e l’abrogazione della struttura ROK – US Combined Forces Command (CFC) è condizione sine qua non per il trattato di pace. Abbiamo a che fare con una diabolica agenda militare formulata a Washington: gli Stati Uniti cercano il comando delle forze combinate per mobilitare la Corea del Sud contro la nazione coreana. Se una guerra dovesse essere condotta dagli Stati Uniti, tutte le forze della RoK sotto il comando USA sarebbero usate contro il popolo coreano. L’annullamento del CDC è quindi cruciale. Un prerequisito per l’attuazione dell’accordo del 27 aprile è che il governo del presidente Moon Jae-in abbia piena giurisdizione sulle proprie forze armate. La formulazione legale di questa intesa bilaterale è cruciale. In effetti, l’accordo bilaterale ignorerebbe il rifiuto di Washington. Stabilirebbe le basi per la pace nella penisola coreana, senza interventi stranieri, cioè senza che Washington stabilisca le sue condizioni. Richiederebbe un secondo passo (in seguito all’annullamento del comando delle forze congiunte), il ritiro di tutte le truppe statunitensi dalla RoK. Inoltre, va notato che la militarizzazione della RoK nell’ambito dell’accordo OPCOM, compreso lo sviluppo di nuove basi militari, è anche intesa a usare la penisola coreana come trampolino di lancio per minacciare Cina e Russia. Con l’OPCON, “in caso di guerra”, tutte le forze della RoK potrebbero essere mobilitate dal comando degli Stati Uniti contro Cina e Russia. C’è solo una nazione coreana. Washington si oppone alla riunificazione perché una nazione coreana unita indebolirebbe l’egemonia statunitense in Asia orientale. La riunificazione creerebbe uno stato nazionale coreano e una potenza regionale concorrente (con capacità tecnologiche e scientifiche avanzate) che farebbe valere la propria sovranità stabilendo relazioni commerciali coi Paesi vicini (come Russia e Cina) senza l’interferenza di Washington. Va notato che la politica estera e i pianificatori militari degli Stati Uniti hanno già stabilito il proprio scenario di “riunificazione” basato sulla presenza delle truppe d’occupazione statunitensi in Corea. Allo stesso modo, ciò che prevede Washington è un quadro che consenta agli “investitori stranieri” di penetrare e saccheggiare l’economia nordcoreana. L’obiettivo di Washington è ostacolare la riunificazione. Il suo piano B sarebbe l’imposizione dei termini della riunificazione della Corea. Il neocon “Progetto per un nuovo secolo americano” (PNAC) pubblicato nel 2000 evidenziava che in uno “scenario post-unificazione”, il numero di soldati statunitensi (attualmente 28500) sarebbe aumentato e che la presenza militare statunitense sarebbe stata estesa alla Corea democratica.

Le intenzioni di Washington sono chiare, sabotare il processo di pace
Ciò che va sottolineato è che Stati Uniti e RoK non possono essere “alleati” in quanto gli Stati Uniti minacciano la guerra alla nazione coreana. La “vera alleanza” unifica e riunisce la Corea democratica e del Sud attraverso dialogo e collaborazione contro intrusioni ed aggressioni straniere. Gli Stati Uniti sono in stato di guerra contro l’intera nazione coreana. Secondo il diritto internazionale (Norimberga) è una guerra contro la pace. Inutile dire che la riunificazione delle Coree indebolirebbe l’egemonia statunitense nel Nord-est asiatico. Avrebbe anche implicazioni significative su scambi e sviluppo nel Nord-est asiatico. Una nazione coreana unita con 80 milioni di abitanti ed integrando le capacità scientifiche e tecnologiche del Nord e del Sud porterebbe inevitabilmente alla formazione di una potenza economica regionale potente e autosufficiente, sovrana e commerciale. Una Corea divisa serve gli interessi geopolitici ed economici degli Stati Uniti. L’ amministrazione Trump, integrata da Mike Pompeo e John Bolton, farà tutto il possibile per sabotare il dialogo Nord-Sud, mantenendo intatto il Comando delle forze combinate.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Corea democratica annullerà il vertice con Trump

Moon of Alabama 6 maggio 2018L’amministrazione Trump ha pensato che saranno facili le trattative con la Corea democratica. Trump era euforico quando la Corea democratica rilasciò tre prigionieri statunitensi ed annunciò con orgoglio il summit del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore, dove la Corea democratica avrebbe accettato di rinunciare alle armi nucleari e ai programmi di sviluppo nucleare. Trump otterrebbe il premio Nobel per la pace e tutto andrà bene. Questo è stato un grave errore per incomprensione. Ha interpretato erroneamente ogni singola dichiarazione della Corea democratica. L’amministrazione Trump non ha ambasciatori in Corea del Sud, l’esperto della Corea democratica del dipartimento di Stato USA ne era disgustato. Il Consiglio di sicurezza nazionale è gestito da un maniaco che ha sabotato gli accordi precedenti con la Corea democratica e vuole farlo di nuovo. L’ obiettivo della Corea democratica è avere la sicurezza di poter tagliare le spese militari e quindi utilizzare le risorse per lo sviluppo economico. Il metodo per raggiungere la pace cogli Stati Uniti è stato il programma di armi nucleari. Ogni volta che veniva raggiunta una pietra miliare nucleare, la Corea democratica cercava colloqui con Corea del Sud e Stati Uniti. Ha offerto alcune concessioni, fermare o rallentare lo sviluppo di testate nucleari e missili, in cambio di un accordo di pace e del sostegno economico. Ogni volta che veniva stipulato un accordo, gli Stati Uniti non vi si attenevano. Le forniture petrolifere promesse non furono consegnate, i reattori nucleari civili che gli Stati Uniti avevano promesso non furono costruiti. Ogni volta che un accordo falliva, la Corea democratica iniziava la successiva fase del programma per le armi nucleari fino alla successiva fase. L’anno scorso finalmente raggiunse la conclusione. Testò un ordigno termonucleare, l’ultima arma distruttiva, e lanciò un missile intercontinentale in grado di trasportare una bomba simile sugli Stati Uniti continentali. La Corea democratica è ora uno Stato nucleare a tutti gli effetti. Dopo questo risultato, era di nuovo pronta a negoziare.
Quando Donald Trump arrivò in carica, promettendo che non avrebbe permesso a una Corea democratica nucleari di minacciare gli Stati Uniti, lanciò una campagna di “massima pressione” per togliere le armi nucleari alla Corea democratica e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impose forti sanzioni alla Corea democratica. La Corea democratica era già pronta a negoziare. Non fu grazie alle sanzioni, ma il nuovo status di potenza nucleare. L’amministrazione Trump non l’ha mai capito. Credeva che la campagna di “massima pressione” portasse la Corea democratica ad offrire la “completa denuclearizzazione”. La Corea democratica usò tale frase, ma come obiettivo ambizioso del mondo intero, non proprio disarmo unilaterale. L’amministrazione Trump non l’ha capito o non voleva capirlo. Ciò era anche dovuto a stupidità e ignoranza, ma anche a malafede: “Trump e altri presentano questo processo come via disarmo della Corea democratica, anche se Kim non ha detto nulla che si discosti dalle dichiarazioni che ogni leader nordcoreano ha fatto. E nella nostra auto-illusione collettiva, abbiamo una cheerleader sorprendente: il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Va chiesto perché Bolton sia impegnato a rilasciare interviste in cui solleva la speranza della completa eliminazione delle armi nucleari della Corea democratica nel giro di pochi mesi. Ha ripetutamente chiesto un accordo di “tipo libico”, dove gli Stati Uniti semplicemente si presentano e prendono armi e infrastrutture… Questa è follia. Non c’è motivo di pensare che Kim abbia alcuna intenzione di accettare una cosa del genere… Bolton non è improvvisamente ingenuo. Lavora ai fianchi, dove certamente confonde le aspettative del presidente. Bolton non tenterà di eliminare la diplomazia opponendovisi. Piuttosto lo farà facendone il perfetto nemico del bene. Aumentando le prospettive di una resa di tipo libica, l’accordo molto più modesto offerto da Kim appare gramo al confronto. Questo è un gioco cinico e pericoloso cui Bolton e altri si prestano”.
Un effetto collaterale della falsità che “la massima pressione” abbia funzionato contro la Corea democratica, è che l’amministrazione Trump crede che funzionerà pure con l’Iran. È perciò che ha abortito l’accordo nucleare con l’Iran: “L’amministrazione Trump è convinta di avere un’apertura per un accordo nucleare con la Corea democratica a causa della campagna di massima pressione. “Lo chiamano scenario della Corea del Nord”, secondo un funzionario europeo. “Premete sui nordcoreani. Sugli iraniani … e faranno la stessa cosa di Kim Jong-un… arrendersi”.” Quando il capo della CIA, ora segretario di Stato, Pompeo giunse in Corea democratica il 10 maggio per preparare ulteriori negoziati, i nordcoreani avvertirono che Washington pensava nel modo sbagliato: “Una volta arrivati, Pompeo s’incontrò per circa un’ora con Kim Yong Chol, discutendo del summit Trump-Kim e del programma di Pompeo, prima che Kim ospitasse un pranzo al trentanovesimo piano dell’hotel che accoglieva formalmente gli statunitensi… Kim poi gli disse che “abbiamo perfezionato la nostra capacità nucleare”, aggiungendo che “questo incontro non è il risultato delle sanzioni imposte dall’estero”.” Una delle condizioni che la Corea democratica chiese all’inizio dei negoziati era il congelamento delle esercitazioni militari “strategiche” di Corea del Sud e Stati Uniti in cambio del congelamento dei test nucleari e missilistici della Corea democratica. Questo fu capito da entrambe le parti. La condizione tenne per un po’, ma pochi giorni dopo Stati Uniti e Corea del Sud annunciavano nuove esercitazioni: “Corea del Sud e Stati Uniti inizieranno massicce esercitazioni aeree combinate questa settimana, secondo i funzionari, in una mossa apparente per rafforzare la presa in vista dei colloqui di denuclearizzazione con la Corea democratica. L’esercitazione Max Thunder inizierà venerdì, coinvolgendo circa 100 aerei da guerra, tra cui otto caccia furtivi F-22 e un numero imprecisato di bombardieri B-52 e caccia F-15K, secondo i funzionari. È la prima volta che gli alleati decidono di schierare otto F-22 per l’esercitazione combinata. Secondo gli osservatori lo spettacolo programmato di formidabile forza aerea sembrava volto a costringere il Nord a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari”. I caccia stealth F-22 e i B-52 sono mezzi nucleari e quindi strategici. Presenti nell’esercitazione, rompono l’intesa precedente. In risposta alle manovre, la Corea democratica annullava i colloqui ad alto livello con la Corea del Sud: “L’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che le esercitazioni Max Thunder delle forze aeree sudcoreane e statunitensi sono una prova generale per l’invasione del Nord e una provocazione ai tiepidi legami inter-coreani… “Questa esercitazione che ci prende di mira, in corso nella Corea del Sud, è una flagrante sfida alla Dichiarazione di Panmunjom e provocazione militare intenzionale in contrasto con lo sviluppo politico positivo nella penisola coreana“, affermava KCNA. “Gli Stati Uniti dovranno anche intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense alla luce di tale provocatorio putiferio militare condotto congiuntamente con le autorità sudcoreane“. Il dipartimento di Stato e il Pentagono erano apparentemente inconsapevoli che l’esercizio avrebbe avuto tali conseguenze.
La Corea democratica si sente tradita. Ha interrotto i test missilistici e nucleari. Smantella il “sito die test del nord” delle armi nucleari. Ha graziato tre prigionieri e li ha rilasciati per gli Stati Uniti. Ha tenuto diversi incontri promettenti con Corea del Sud e Stati Uniti. Perché ora deve sopportare altra pressione? Perché dovrebbe consentire a Stati Uniti e Corea del Sud di violare l’accordo sul blocco dei test in cambio del congelamento delle esercitazioni? Trump pensava di aver già vinto. Finalmente la Corea democratica glielo dice chiaramente: Non rinuncerà alle armi solo per essere distrutto come altri Paesi che commisero lo stesso errore: “Il Viceministro degli Esteri Kim Kye-gwan ha chiarito che il regime comunista non è interessato a nessun discorso sul nucleare in cui soa costretto a rinunciare al proprio arsenale nucleare, secondo l’agenzia KCNA di Pyongyang… Kim ha espresso dispiacere per gli Stati Uniti che presentano precedenti metodi di denuclearizzazione, come quello della Libia”. La dichiarazione completa scritta dal “ripugnante” John Bolton: “Funzionari di alto livello della Casa Bianca e del dipartimento di Stato, tra cui Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, lanciano libere asserzioni sulla cosiddetta modalità libica di abbandono del nucleare, “denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile”, “smantellamento totale di armi nucleari, missili, armi biochimiche”, ecc., mentre si parla della formula di “abbandonare prima le armi nucleari, e compensare dopo”. Questa non è un’espressione dell’intenzione di affrontare la questione col dialogo… È assolutamente assurdo osare confrontare la Corea del Nord, uno Stato nucleare, con la Libia, che era nella fase iniziale dello sviluppo nucleare. Abbiamo fatto luce sulle qualità di Bolton già in passato, e non nascondiamo la nostra ripugnanza nei suoi confronti. Se l’amministrazione Trump non riesce a ricordare le lezioni apprese dal passato, quando i colloqui Corea-Stati Uniti subirono colpi di scena e battute d’arresto a causa di gente come Bolton e pone orecchio al consiglio di quasi-“patrioti” che insistono sulla modalità libico e simili, le prospettive del prossimo summit e delle relazioni generali RPDC-USA saranno chiare. Abbiamo già dichiarato l’intenzione di denuclearizzare la penisola coreana e chiarito in diverse occasioni che la condizione preliminare per la denuclearizzazione è porre fine alla politica ostile alla RPDC e a minacce e ricatto nucleari degli Stati Uniti”. Il premio Nobel per la pace a Trump si allontana… Se Trump vuole davvero l’incontro del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore e l’accordo, dovrà fermare Bolton dal fare richieste totali. Il segretario di Stato Pompeo dovrà rilasciare dichiarazioni concilianti. Il Pentagono, che non gradisce i colloqui di pace che potrebbero ridurne la posizione in Corea del Sud, dovrà porre fine alle provocazioni “strategiche”. Non c’è alternativa militare ad ulteriori colloqui. La Corea democratica, dotata di armi nucleari, è alleata della Cina nucleare. Qualsiasi attacco alla Corea democratica potrebbe causare una nube di funghi su Washington DC. Rischiare è irresponsabile.
Le proteste nordcoreane hanno fatto leva su entrambi i punti. L’esercitazione militare statunitense veniva ritirata e la Casa Bianca rinnegava l’idea di disarmo libico che Bolton ha introdotto per sabotare i colloqui. Trump vuole davvero quel Nobel. I “mezzi strategici”, ovvero i bombardieri nucleari, di cui lamentava la Corea democratica, venivano ritirati dall’esercitazione militare USA-Corea del Sud: “Contrariamente al piano originale, i bombardieri statunitensi B-52 con capacità nucleare non parteciperanno alle esercitazioni aeree combinate in corso tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo una fonte militare. “Nell’esercitazione Max Thunder iniziata venerdì, i caccia stealth F-22 degli Stati Uniti avevano già partecipato, mentre i B-52 non ancora”, affermava la fonte anonima. “I B-52 non prenderanno parte all’esercitazione che durerà fino al 25 maggio”… Anche il ministero della Difesa sudcoreano formalmente confermava l’assenza dei B-52 dall’esercitazione. In una mossa correlata, Moon Chung-in, consigliere per la sicurezza del presidente Moon Jae-in, dichiarava all’Assemblea nazionale della decisione di un incontro d’emergenza tra il ministro della Difesa Song Young-moo e il generale Vincent Brooks, comandante delle forze statunitensi Corea”.
I bombardieri nucleari erano chiaramente una minaccia alla Corea democratica e la loro partecipazione era la violazione del tacito accordo sul congelamento dei test nucleari della Corea democratica, che andava onorato col congelamento delle manovre strategiche di Corea del Sud e Stati Uniti. Il secondo reclamo della Corea democratica riguardava la richiesta di John Bolton dell’immediato completo disarmo. Il 16 novembre la Casa Bianca minimizzava lo scenario del disarmo libico promosso da Bolton: “Riferendosi al confronto con la Libia, la segretaria stampa della Casa Bianca Sarah Sanders affermava di non vederlo “come parte di una discussione, quindi non so che sia quello il modello che usiamo. “Non l’ho visto come specifico, so che quel commento è stato fatto. Non esiste un modello fisso che possa funzionare”, continuando: “Questo è il modello del presidente Trump, che gestirà nel modo che ritiene più opportuno. Siamo sicuri al 100%, come abbiamo già detto molte volte, e sono sicura che lo sapete tutti, che è il miglior negoziatore e abbiamo molta fiducia su questo fronte”.” La Casa Bianca si piegava abbastanza velocemente; un segno che vuole davvero l’accordo. La Corea democratica potrebbe inoltre insistere sul fatto che il “ripugnante” John Bolton non partecipi al summit del 13 giugno tra Kim Jong-un e Donald Trump. Sarebbe sicuramente utile se venisse escluso da qualsiasi negoziato con la Corea.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Accademici al servizio dell’impero

James Petras, Internationalist 360°, 5 maggio 2018Introduzione
Nell’ultimo mezzo secolo sono stato impegnato in ricerche, ho tenuto conferenze e lavorato con movimenti sociali e governi di sinistra in America Latina. Ho intervistato funzionari e think tank statunitensi a Washington e New York. Ho scritto decine di libri, centinaia di articoli professionali e ho presentato numerosi articoli in occasione di riunioni professionali. Nel corso della mia attività ho scoperto che molti accademici spesso s’impegnano in ciò che i funzionari del governo chiamano “de-briefing”! Gli accademici si incontrano e discutono sul campo di lavoro, sulla raccolta di dati, sui risultati delle ricerche, sulle osservazioni e sui contatti personali durante il pranzo presso l’ambasciata con funzionari del governo degli Stati Uniti o a Washington con funzionari del dipartimento di Stato. I funzionari del governo degli Stati Uniti aspettano con ansia questi “commenti”; l’accademico fornisce un utile accesso alle informazioni che altrimenti non potrebbero ottenere da agenti d’intelligence o collaboratori locali. Non tutti gli informatori accademici sono in ottima posizione od investigatori competenti. Tuttavia, molti forniscono utili informazioni, specialmente sui movimenti di sinistra, partiti e i leader avversari antimperialisti reali o potenziali. I costruttori dell’impero statunitense, sia che svolgano attività politiche o militari, dipendono da informazioni in particolare su chi sostenere e chi sovvertire; chi dovrebbe ricevere supporto diplomatico e chi dovrebbe ricevere risorse finanziarie e militari. Gli accademici interrogati identificano avversari ‘moderati’ e ‘radicali’, così come vulnerabilità personali e politiche. I funzionari sfruttano spesso problemi di salute o bisogni familiari per “trasformare” le sinistre in spie imperialiste. I funzionari degli Stati Uniti sono particolarmente interessati agli accademici ‘gate-keeper’ che escludono critiche all’imperialismo, attivisti, politici e funzionari governativi. A volte, funzionari del dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiarano di essere simpatizzanti ‘progressisti’ che si oppongono ai “neanderthaliani” nelle istituzioni, al fine di avere informazioni privilegiate dagli informatori accademici di sinistra. Il debriefing è una pratica diffusa e coinvolge numerosi accademici provenienti da importanti università e centri di ricerca, così come “attivisti” non governativi e redattori di riviste e pubblicazioni accademiche. Gli accademici che partecipano al debriefing spesso non pubblicizzano i loro rapporti col governo. Molto probabilmente condividono i rapporti con altri informatori accademici. Tutti affermano semplicemente di condividere le ricerche diffondendo informazioni per la “scienza” e per promuovere “valori umani”. Gli informatori accademici giustificano sempre la loro collaborazione fornendo un’immagine chiara e più equilibrata ai “nostri” responsabili politici, ignorando i prevedibili risultati distruttivi che potrebbero derivarne.

Accademico al servizio dell’impero
Gli informatori accademici mai studiano, raccolgono ricerche e pubblicizzano rapporti sulle politiche statunitensi segrete, palesi e clandestine, in difesa delle multinazionali e dell’élite latinoamericana che collaborano coi costruttori dell’impero.

Piantare il “Regime Change” in Venezuela
I funzionari degli Stati Uniti sono desiderosi di conoscere tutti i rapporti sui “movimenti dal basso”: chi sono, quanta influenza hanno, suscettibilità a tangenti, ricatti e inviti dal dipartimento di Stato, da Disneyland o dal Wilson Center di Washington. I funzionari statunitensi finanziano ricerche accademiche su sindacati, movimenti sociali agrari, minoranze femministe ed etniche impegnate nella lotta di classe e attivisti e leader antimperialisti, poiché tutti sono obiettivi della repressione imperiale. I funzionari sono anche appassionati dei rapporti accademici sui cosiddetti collaboratori “moderati” che possono essere finanziati, consigliati e reclutati per difendere l’impero, minare la lotta di classe e dividere i movimenti. Gli informatori accademici sono particolarmente utili nel fornire informazioni personali e politiche su intellettuali, accademici, giornalisti, scrittori e critici di sinistra latinoamericani permettendo ai funzionari statunitensi di isolare, calunniare e boicottare gli antimperialisti, così come gli intellettuali che possono essere reclutati e sedotti con concessioni di fondi e inviti al Kennedy Center di Harvard. Quando i funzionari statunitensi hanno difficoltà a comprendere le complessità e conseguenze dei dibattiti ideologici e divisioni nei partiti o regimi di sinistra, gli informatori accademici d’ex-sinistra, che raccolgono documenti e interviste, forniscono spiegazioni dettagliate e forniscono ai funzionari un quadro politico per sfruttare ed esacerbare divisioni e guidare la repressione, minando gli avversari impegnati nella lotta antimperialista e di classe. Il dipartimento di Stato degli USA lavora a stretto contatto con centri di ricerca e fondazioni nel promuovere riviste che evitino ogni menzione dell’imperialismo e dello sfruttamento della classe dirigente; promuovono “questioni speciali” su politiche di identità “senza classe”, teorizzazioni postmoderne e conflitti etnico-razziali e conciliazioni. In uno studio sulle due principali riviste di scienze politiche e sociologiche, si nota che in cinquanta anni hanno pubblicato meno dello 0,01% sulla lotta di classe e l’imperialismo USA. Gli informatori accademici non hanno mai riferito sui legami del governo degli Stati Uniti con governanti narco-politici. Gli informatori accademici non studiano l’ampia e lunga collaborazione israeliana cogli squadroni della morte in Colombia, Guatemala, Argentina e El Salvador, a causa della lealtà a Tel Aviv e nella maggior parte dei casi perché il dipartimento di Stato non è interessato ai rapporti che espongono alleati e complicità.

Informatori accademici: cosa vogliono e cosa ottengono?
Gli informatori accademici s’impegnano nel debriefing per vari motivi. Alcuni lo fanno semplicemente perché condividono politica ed ideologia dei costruttori imperialisti e sentono che è un loro “dovere” servire. La stragrande maggioranza sono accademici affermati con legami coi centri di ricerca che informano perché ingrassano il loro curriculum vitae, aiutando a garantirsi borse di studio, appuntamenti prestigiosi e premi. Gli accademici progressisti che collaborano hanno un approccio da Giano bifronte; parlano alle conferenze pubbliche di sinistra, in particolare agli studenti. e in privato riferiscono al dipartimento di Stato degli USA. Molti studiosi ritengono di poter influenzare e cambiare la politica del governo. Cercano d’impressionare i funzionari autodichiariati “progressisti” con le loro conoscenze interne su come “trasformare” i critici latini in collaboratori moderati. Inventano innocue categorie e concetti accademici per attirare studenti per l’ulteriore collaborazione coi colleghi imperialisti.

La conseguenza del debriefing accademico
Gli informatori accademici ex di sinistra sono frequentemente citati dai mass media come “esperti” affidabili e competenti per calunniare governi, accademici e critici antimperialisti. Gli accademici di ex-sinistra spingono gli studiosi emergenti dalla prospettiva critica ad adottare critiche ragionevoli “moderate”, a denunciare ed evitare gli “estremisti” antimperialisti e a screditarli come “ideologi polemici”! Gli informatori accademici in Cile hanno aiutato l’ambasciata USA ad identificare i militanti di quartiere poi consegnati alla polizia segreta (DINA) durante la dittatura di Pinochet. Informatori accademici statunitensi in Perù e Brasile hanno fornito all’ambasciata piani di ricerca che identificavano ufficiali nazionalisti e studenti di sinistra successivamente epurati, arrestati e torturati. In Colombia, gli informatori accademici statunitensi furono attivi nel fornire rapporti sui movimenti dei ribelli rurali che portarono a una repressione di massa. Collaboratori accademici fornirono rapporti dettagliati all’ambasciata in Venezuela sui movimenti di base e le divisioni politiche tra il governo chavista e gli ufficiali al comando di truppe. Il dipartimento di Stato degli USA finanziava accademici che lavoravano con organizzazioni non governative che identificano e reclutano giovani della classe media come combattenti di strada, narcogangster e indigenti per impegnarli in violente lotte per rovesciare il governo eletto e paralizzare l’economia. Rapporti accademici sul regime “violento” e “autoritario” servivano da foraggio propagandistico per il dipartimento di Stato ed imporre sanzioni economiche, impoverendo la gente, fomentando il colpo di Stato. Collaboratori accademici statunitensi hanno arruolato i colleghi latini per firmare le petizioni che spingono i regimi di destra nella regione a boicottare Venezuela. Quando gli informatori accademici affrontano le conseguenze distruttive dell’imperialismo, sostengono che non era loro “intenzione”; che non erano i loro contatti col dipartimento di Stato a portare avanti le politiche regressive. La più cinica affermazione è che il governo avrebbe fatto il lavoro sporco a prescindere dal debriefing.

Conclusione
Ciò che è chiaro in quasi tutte le esperienze note è che i de-briefing degli informatori accademici rafforzano gli imperialisti e completano il lavoro mortale degli operatori professionisti di CIA, DEA e National Security Agency.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Corea democratica pialla la pressione degli USA

La Corea democratica pialla la pressione degli USA
KCNA, 6 maggioUn portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha dato la seguente risposta a una domanda posta da KCNA sulla crescente pressione degli Stati Uniti nei confronti della Corea democratica: “Recentemente, gli Stati Uniti fuorviano l’opinione pubblica, argomentando che col chiarimento della Repubblica democratica popolare di Corea sull’intenzione della denuclearizzare della penisola coreana, con la dichiarazione di Panmunjom adottata nel vertice storico nord-sud, sarebbe il risultato delle cosiddette sanzioni e pressioni. Allo stesso tempo, commenta apertamente che non allenteranno sanzioni e pressioni finché la Corea democratica non abbandonerà le armi nucleari, ed anche s’adoperano per aggravare la situazione nella penisola coreana dispiegandovi mezzi strategici e aumentando i tentativi d’occuparsi della questione dei “diritti umani” contro la RPDC. Gli Stati Uniti provocano deliberatamente la Corea democratica nel momento in cui la situazione nella penisola coreana volge alla pace e alla riconciliazione grazie allo storico vertice nord-sud e alla dichiarazione di Panmunjom. Tale atteggiamento non può che essere interpretato come pericoloso tentativo di rovinare l’atmosfera appena acquisita sul dialogo e riportare la situazione al punto di partenza. Non sarà utile affrontare la questione se gli USA calcolassero male l’intenzione pacifista della Corea democratica come segno di “debolezza” e continuassero a perseguire pressione e minacce militari contro di essa”.

Fragili prospettive di pace nella penisola coreana
Global Times, 16/5/2018

La Corea democratica annullava i colloqui di alto livello con la Corea del Sud, in programma per domani, protestando contro le esercitazioni aeree Max Thunder di Stati Uniti e Corea del Sud. Secondo i rapporti, bombardieri B-52 e caccia stealth F-22 Raptor statunitensi vi parteciperanno. La dichiarazione dell’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che l’esercitazione è una “provocazione militare” contro la dichiarazione di Panmunjom e osservava che gli Stati Uniti devono “intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense”. Il Viceministro degli Esteri nordcoreano affermava che Pyongyang non è interessata a un vertice cogli Stati Uniti incentrato unicamente sull’abbandono unilaterale nucleare della Corea democratica. Ciò porta incertezza al vertice nordcoreano-statunitense. Negli ultimi mesi, Pyongyang ha adottato unilateralmente una serie di azioni per ridurre le tensioni sulla penisola, annunciando tra l’altro che interromperà test nucleari e lanci di missili balistici intercontinentali, rilasciando tre cittadini statunitensi detenuti nella Corea democratica e dichiarando che smantellerà il sito dei test nucleare il 23-25 maggio. Ma tranne il vertice Pyongyang-Seoul e le visite in Corea democratica del segretario di Stato USA Mike Pompeo, Seoul e Washington non hanno intrapreso alcuna azione pratica per ridurre le ostilità o alleviare le sanzioni contro Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che la pressione massima continuerà fino alla denuclearizzazione. Il segnale inviato è che Washington chiede a Pyongyang di abbandonare le sue armi nucleari il prima possibile e il risarcimento arriverà solo dopo. Ciò è in netto contrasto con la proposta della Corea democratica: portare avanti la denuclearizzazione in maniera graduale cogli Stati Uniti che provvedono compensi allo stesso tempo.
Prima o poi, Pyongyang boicotterà la dura posizione statunitense che chiede concessioni unilaterali. Questa è l’aspettativa della maggior parte degli analisti. La Corea democratica non dirà “sì” ad ogni richiesta degli Stati Uniti. Le cose non saranno così semplici. Alcuni osservatori ritengono che la dura posizione di Pyongyang sia volta a eliminare lo spirito di Trump, aumentando la propria influenza in vista del vertice con Washington. Ma qualunque sia la ragione, non è realistico che gli Stati Uniti chiedano alla Corea democratica d’abbandonare le armi nucleari mentre essi e Seoul persistono con le vecchie abitudini. La denuclearizzazione della penisola coreana è destinata ad essere lunga e complicata. Se Washington vuole raggiungere l’obiettivo con la massima pressione in un colpo solo, sarà delusa. La Casa Bianca deve adeguare l’attuale convinzione che la Corea democratica debba fare tutto mentre gli Stati Uniti non fare nulla se non rimanere vigili. Washington deve dimostrare maggiore flessibilità per incoraggiare Pyongyang a proseguire sulla denuclearizzazione. Il mondo assiste a un nuovo inizio in cui la Corea democratica interrompe i test nucleari e missilistici. Se Trump vuole continuare ottenendo un calendario credibile, sarà un presidente straordinario. Ma se perdesse l’occasione riportando la penisola nello scontro e persino in guerra, la questione nucleare della Corea democratica sarà il suo più grande fallimento.Traduzione di Alessandro Lattanzio