La nuova strategia di Putin nel Mediterraneo

F. William Engdahl New Eastern Outlook 29.03.2015WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Mentre l’attenzione era concentrata nelle ultime settimane sul ruolo della Russia e del Presidente Vladimir Putin nel mediare un nuovo cessate il fuoco in Ucraina orientale, il presidente russo ha compiuto due cruciali missioni di Stato a Cipro ed Egitto, che condividono la frontiera sul Mar Mediterraneo orientale, mare strategico la cui importanza crescente nel confronto tra NATO e Russia non va sottovalutata. Per più di 2000 anni il Mar Mediterraneo è stato uno dei mari più strategici del mondo, collegando petrolio e gas del Medio Oriente a i mercati dell’Unione europea; collegando Oceano Indiano, Cina, India, Corea del Sud e resto dell’Asia ai mercati europei e all’Oceano Atlantico attraverso il Canale di Suez, e collegando la base navale russa in Crimea della Flotta del Mar Nero agli oceani Atlantico ed Indiano. In breve collega Europa, Eurasia ed Africa. Con ciò in mente, diamo un’occhiata agli ultimi viaggi di Putin.

Cairo
Il 9 febbraio il presidente russo ha incontrato il presidente dell’Egitto Abdalfatah al-Sisi a Cairo. Quando al-Sisi, a capo delle forze armate egiziane, guidò il colpo di Stato che spodestò Muhamad Mursi e il suo regime dei Fratelli musulmani sostenuto dagli Stati Uniti, nell’agosto 2012, Putin fu tra i primi a sostenere la candidatura presidenziale di al-Sisi. Nell’agosto 2014 al-Sisi incontrò Putin a Mosca mentre Washington divenne avversario aperto del presidente egiziano. Pochi dettagli dell’ultima visita a Cairo sono stati diffusi, ma Putin ha detto che s’è deciso d’incrementare commercio e cooperazione militare, e la Russia ha iniziato la fornitura di armi all’Egitto dopo la firma di un memorandum. Accordi commerciali furono inoltre seguiti dalla visita di Putin, tra cui un probabile accordo tra l’agenzia Rossija Segodnja e il quotidiano egiziano al-Ahram. Nei giorni successivi al vertice di Cairo tra Putin e al-Sisi, Russia ed Egitto firmavano un accordo per la costruzione di quattro reattori nucleari russi in Egitto. Daranno una spinta importante alla problematica rete elettrica dell’Egitto; allo stesso tempo al-Sisi annunciava che l’Egitto avrebbe aderito alla nuova Unione eurasiatica della Russia con un accordo di libero scambio. L’unione è costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia; l’annuncio del presidente ucraino Viktor Janukovich all’UE che l’Ucraina si sarebbe unita all’unione eurasiatica, spinse gli Stati Uniti al palese colpo di Stato di Majdan.Suddivisione_amministrativa_di_CiproIl gioiello marittimo cipriota
Poi, due settimane dopo i colloqui a Cairo, il 25 febbraio, il Presidente Putin riceveva il presidente cipriota Nicos Anastasiades al Cremlino per discutere di varie questioni comuni. Anastasiades colse l’occasione per criticare le sanzioni dell’Unione europea a Mosca dichiarando: “il minimo che potessi fare è visitare la Russia in questi tempi difficili, e garantirle che, nonostante la situazione, i nostri rapporti si svilupperanno ancora. Qualunque sanzione contro la Russia affligge altri Paesi membri dell’Unione europea, come la mia patria, che per molti aspetti dipende dalla Russia“. Mentre ciò può essere di aiuto per il futuro della Russia contro ulteriori sanzioni dell’Unione europea, il nocciolo dei colloqui riguardava la cooperazione militare Cipro-Russia. Qui Cipro ha offerto i suoi porti alla Marina russa per determinati scopi, “alle navi russe coinvolte nella lotta al terrorismo e alla pirateria“. Le navi russe utilizzeranno il porto cipriota di Limassol, che ospita 30-50000 russi, un quarto della popolazione della città. Al momento solo una base navale mediterranea è a disposizione della Russia, il porto siriano di Tartus. Da parte sua, con l’approvazione della Duma, Putin offriva a Cipro la riduzione del debito, in contrasto con la posizione draconiana dell’UE sulla crisi a Cipro del 2013, quando l’UE confiscò depositi bancari ciprioti per oltre 100 milioni di euro, un furto, quale condizione per un piano di salvataggio draconiano. Centinaia di aziende russe offshore e cipriote ne furono colpite, retrospettivamente era chiaramente l’avvio della strategia di Washington-Bruxelles per indebolire la Russia di Putin. Le proteste di Majdan a Kiev iniziarono sei mesi dopo le confische di Cipro. Questa volta Putin, nonostante le sanzioni finanziarie e la guerra economica dell’Ufficio sul terrorismo finanziario del Tesoro USA (ufficialmente chiamato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria), offriva a Cipro la rapida riduzione del debito. La Russia ha accettato di ristrutturare il prestito da 2,5 miliardi di euro dato a Cipro nel 2011, riducendo l’interesse al 2,5% dal 4,5% ed estendendo le scadenze del debito al 2021. Le relazioni tra Cipro e Russia hanno un notevole potenziale. Cipro in particolare ha recentemente confermato gli enormi giacimenti di petrolio e gas naturale offshore. Secondo quanto riferito si discute se invitare Gazprom a contribuire a svilupparli, minando seriamente la strategia degli Stati Uniti e della NATO per bloccare South Stream e altre rotte del gas russo verso l’UE. La risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti alla ripresa delle relazioni Russia-Cipro fu agitata, per usare un eufemismo. L’ambasciatore USA a Cipro John Koenig inviava un tweet esprimendo l’ultima principale preoccupazione degli ambasciatori statunitensi, il 28 febbraio, subito dopo l’assassinio a Mosca della figura dell’opposizione Boris Nemtsov: “Cosa pensano i ciprioti quando vedono la Russia, questa settimana? La visita e le dichiarazioni di Anastasiades o l’assassinio di Nemtsov?” Koenig grossolanamente implicava un legame tra la visita di Anastasiades a Mosca e l’omicidio di Nemtsov, dicendo in un altro tweet che Putin aveva assassinato Nemtsov. Il tweet di Koenig ha suscitato un coro di proteste a Cipro e la sua dipartita per giugno fu annunciata da Washington. Koenig apparentemente spesso twitta con il collega a Kiev, l’ambasciatore degli USA Geoffrey Pyatt, l’orchestratore della distruzione dell’Ucraina con Nuland.
Quando i recenti colloqui Russia-Cipro vengono analizzati nel contesto della visita del Presidente Putin a Cairo, un’affascinante mappa strategica appare dispiacendo i neo-conservatori di Washington e i loro alleati europei. Possiamo aspettarci che Washington lavori dietro le quinte per inasprire gli attriti tra Turchia, Paese della NATO, e Cipro greco-ortodossa, nonché aumenti le pressioni su al-Sisi. Infatti, il 26 febbraio caccia turchi avevano apertamente violato lo spazio aereo greco, annunciando unilateralmente un’esercitazione militare con tiri diretti per marzo sul Mar Egeo, in gran parte in acque internazionali greche e sull’isola greca di Limnos, riscaldando la zuppa geopolitica. In Egitto, sulle TV controllate dai Fratelli musulmani appoggiati da Obama e CIA, erano comparsi dei video volti ad imbarazzare al-Sisi. I nastri pretendono di svelare le telefonate private di al-Sisi, allora generale, subito dopo la cacciata di Mursi e della Fratellanza, per discutere degli aiuti finanziari che Mursi chiedeva agli alleati arabi del Golfo che appoggiarono l’azione anti-Fratellanza di al-Sisi. Lo scandalo sembra aver fallito, data la popolarità di al-Sisi in Egitto e il sostegno dei leader arabi del Golfo appare inalterato. Ciò indica che Washington è sempre più a disagio con la geopolitica russa nel Mediterraneo orientale.

41d53685274fd40204cbF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin si rivolge al Comitato del Servizio di Sicurezza Federale

The Saker 26 marzo 2015

Vladimir Putin ha partecipato a una riunione del Comitato del Servizio di Sicurezza Federale. I partecipanti alla riunione riassumono i risultati delle operazioni del Consiglio di Sicurezza federale nel 2014 e fissano gli obiettivi prioritari per il 2015.

2014378595635734_20Presidente della Russia Vladimir Putin:
Buon pomeriggio, colleghi.
Attribuiamo sempre grande importanza al lavoro delle agenzie chiave per la sicurezza nazionale. Oggi, nel quadro di questa riunione del comitato allargato si riassumeranno i risultati delle operazioni del servizio di sicurezza federale nel 2014 e si fisseranno gli obiettivi prioritari per il futuro. Vorrei iniziare dicendo che, come tutti sapete, l’anno scorso non è stato facile. La situazione mondiale è esacerbata. Abbiamo assistito a crescenti tensioni in Medio Oriente e altre aree del mondo, mentre un colpo di Stato ha provocato la guerra civile in Ucraina. La Russia compie notevoli sforzi per riconciliare le parti e normalizzare la situazione. Abbiamo già ricevuto e continuiamo a ricevere migliaia, addirittura centinaia di migliaia di profughi e facciamo tutto il possibile per evitare una catastrofe umanitaria. Tuttavia, la nostra posizione, la nostra politica indipendente e anche tentativi di aiutare chi ne ha bisogno, anche in Ucraina e altre regioni, irritano coloro che tradizionalmente chiamiamo nostri colleghi e partner. Usano tutto il loro arsenale della cosiddetta deterrenza della Russia: da tentativi d’isolamento politico e pressione economica aller operazioni di guerra delle informazioni e dei servizi speciali su larga scala. Come è stato recentemente dichiarato apertamente: chi non è d’accordo verrà costretto continuamente. Tuttavia, ciò non funziona con la Russia; mai ha funzionato e mai lo farà. Nel frattempo, la NATO sviluppa le sue forze d’intervento rapido e costruisce infrastrutture vicino ai nostri confini. Si tenta di violare la parità nucleare esistente, i segmenti in Europa e Asia-Pacifico del sistema ABM vengono creati ad un ritmo accelerato. Vorrei ricordare che il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato sui missili anti-balistici ha sconvolto le basi del sistema di sicurezza internazionale moderno. Sistemi completamente nuovi sono sviluppati per attuare l”attacco fulmineo globale’ e operazioni spaziali. Tuttavia, è ovvio che nessuno è mai riuscito ad intimidire questo paese o farvi pressione, e nessuno mai lo farà. Abbiamo sempre avuto e sempre avremo una risposta adeguata a tutte le minacce, interne ed esterne, alla sicurezza nazionale. Un altro punto che vorrei indicare è che la situazione non può rimanere così per sempre. Cambierà, per il meglio spero, anche in questo Paese. Tuttavia, non cambierà in meglio se soccombiamo e arrendiamo ad ogni passo. Cambierà per il meglio solo se diventiamo più forti. Oggi vorrei ringraziare voi e i vostri colleghi per il lavoro preciso e coordinato dell’anno scorso, per l’adempimento integrale dei compiti e il coraggio dimostrato, per la protezione affidabile della sicurezza della Russia e degli interessi nazionali.
Colleghi,
Il vostro carico di lavoro complessivo e la responsabilità ovviamente cresceranno quest’anno. Siete di fronte alla sfida per migliorare l’efficienza in tutti i settori dei vostri compiti. La lotta al terrorismo rimane il vostro compito più importante. Alcune tendenze positive sono emerse in questo campo negli ultimi anni. Ci sono stati 2,6 volte meno reati connessi al terrorismo nel 2014 che nel 2013. Se guardiamo gli ultimi 5 anni, il loro numero complessivo è sceso di 9 volte. Tali risultati sono stati chiaramente possibili grazie alle azioni concertate di FSB, agenzie di sicurezza e forze dell’ordine, coordinate dal Comitato anti-terrorismo nazionale. Dobbiamo rafforzare le dinamiche positive e costantemente cacciare i gruppi criminali clandestini. Non è facile; i terroristi combattono di nascosto compiendo attentanti come quello di Groznij dello scorso anno. L’analisi statistica mostra che possiedono ancora una notevole quantità di armi. Siete anche consapevoli del fatto che cittadini della Russia e della CSI vengono addestrati presso i cosiddetti punti caldi, anche dai gruppi dello Stato islamico sul territorio della Siria e altri Paesi. Potrebbero essere usati contro di noi, contro la Russia e i suoi vicini. E’ quindi di vitale importanza adottare misure supplementari per distruggere legami e risorse internazionali dei terroristi e bloccarne il passaggio in Russia. Non dovrebbero potersi muovere nelle regioni o penetrare nelle nuove regioni della Federazione russa, Crimea e Sebastopoli. La vostra missione è diretta a fornire la massima protezione antiterrorismo possibile negli eventi internazionali che si terranno in Russia quest’anno. In primo luogo le celebrazioni del 70° anniversario della Grande Vittoria e i vertici BRICS e SCO ad Ufa. Inoltre, dobbiamo rafforzare le misure volte a impedire terrorismo, radicalismo ed estremismo, soprattutto tra i giovani, immigrati e gruppi svantaggiati, e coinvolgere più attivamente influenti organizzazioni pubblici e religiosi in questi sforzi.
Alla riunione del consiglio del Ministero dell’Interno ai primi di marzo, ho notato che l’anno scorso il numero di crimini estremisti purtroppo è salito di quasi il 15 per cento. Ovviamente, dobbiamo aumentare il coordinamento tra i servizi speciali e le forze dell’ordine in questo campo e utilizzare tutti i più recenti metodi e mezzi, comprese le tecnologie dell’informazione all’avanguardia. Le agenzie di controspionaggio hanno lavorato in modo efficiente e costante lo scorso anno. Le loro operazioni speciali hanno portato alla sospensione delle attività di 52 ufficiali e 290 agenti dei servizi speciali stranieri. Oggi è particolarmente importante migliorare la protezione dei dati riguardanti i segreti nazionali ed evitare fughe di informazioni su sviluppo della nostra organizzazione militare, piani di mobilitazione e tecnologie della difesa e industriali. I servizi speciali occidentali continuano i tentativi di utilizzare le organizzazioni pubbliche, non governative e politicizzate per perseguire i propri obiettivi, principalmente screditare le autorità e destabilizzare la situazione interna in Russia. hanno già programmate le loro azioni per le prossime campagne elettorali del 2016-2018. Come ho già detto in numerose occasioni, e ripeto ancora una volta: siamo pronti al dialogo con l’opposizione, continueremo la nostra collaborazione con la società civile nel senso più ampio del termine. Dobbiamo sempre ascoltare le critiche costruttive alle azioni delle autorità o mancanza di tali azioni, a qualsiasi livello. Dialogo e collaborazione sono sempre utili, sono di vitale importanza per qualsiasi Paese, anche il nostro. Tuttavia, è inutile discutere con coloro che operano ordini dell’estero nell’interesse di qualche altro Paese, piuttosto che il proprio. Pertanto, continueremo a prestare attenzione alle organizzazioni non governative dai finanziamenti esteri; confronteremo i loro obiettivi dichiarati con le loro attività attuali e chiuderemo le eventuali violazioni.
Colleghi,
Garantire stabilità economica e lotta alla corruzione rimangono tra i vostri compiti prioritari. Vorrei chiedervi di prestare particolare attenzione ai casi di abuso e appropriazione indebita dei fondi di bilancio, comprese quelli assegnate alla Difesa dello Stato. Si dovrebbe cooperare strettamente con la Camera dei conti, il Servizio della Guradia di Finanza federale e altre agenzie di controllo. Si dovrebbe essere più attivi nel rivelare e contrastare l’affarismo sui mercati azionari e valutari russi che possono comportare variazioni dei tassi di cambio e destabilizzare il sistema finanziario della nazione. Dobbiamo continuare i nostri sforzi nel sostenere le aziende russe all’estero e proteggerne gli interessi. La concorrenza economica è dura, come sapete. Non tutti i concorrenti delle società russe sono disposti a lavorare onestamente. I principi comuni su commercio, cooperazione ed investimenti sono violati. Vediamo tentativi di compromettere la reputazione aziendale di società russe in ogni modo possibile. Bisogna rispondervi, senza indugio e con competenza, nell’ambito della vostra autorità. Compiti gravi si trova ad affrontare l’FSB della frontiera. L’infrastruttura dei confini va migliorato lungo tutte le nostre frontiere, mentre segmenti tradizionalmente complicati nel Caucaso del Nord, Asia centrale e piattaforma artica russa devono essere rafforzati. Il confine russo-ucraino richiede la nostra attenzione, naturalmente. La situazione è complicata: migliaia di persone cercano di fuggire dal conflitto armato nel sud-est dell’Ucraina e passano in territorio russo, a volte anche senza documenti essenziali. E’ importante continuare a garantire il passaggio senza ostacoli dei rifugiati e la circolazione dei veicoli con carico umanitario. Allo stesso tempo, dobbiamo rivelare chi volontariamente partecipa alle repressione dei residenti pacifici, che cercano di coprire le tracce o pianificano crimini sul territorio della Federazione Russa. Quindi, la protezione dei media nazionali dovrebbe rimanere sotto controllo speciale. Il numero di attacchi informatici ai siti web ufficiali e sistemi informativi delle autorità russe non diminuisce; circa 74 milioni di tali attacchi furono respinti solo lo scorso anno. Inoltre, sono stati identificati oltre 25000 risorse internet con pubblicazioni illegali. Più di 1500 siti web estremisti sono stati chiusi. Dobbiamo continuare gli sforzi per liberare il cyberspazio russo dai materiali illegali, criminali, utilizzare più attivamente le moderne tecnologie per questo scopo e partecipare alla creazione di un sistema di sicurezza d’informazione internazionale. No parliamo di limitare la libertà on line, tutt’altro. Parliamo di garantire sicurezza ed ordine pubblico nel rigoroso rispetto degli opportuni norme e standard russi e internazionali, senza impedire alle persone di comunicare on-line e la pubblicazione di informazioni legittime, valide e corrette.
Colleghi,
Negli ultimi anni, abbiamo fatto molto per migliorare materiale e supporto tecnico del Servizio di sicurezza federale. Stipendi, pensioni e prestazioni sociali per il personale attivo e in pensione sono cresciuti in modo significativo. Abbiamo praticamente risolto il problema degli alloggi permanenti. Nel solo 2014, 65 condomini designati sono stati commissionati (5200 appartamenti). Contemporaneamente lavoriamo per aumentare gli alloggi di servizio. Lo Stato continuerà a fornirvi le migliori condizioni di servizio, a prendersi cura delle famiglie di coloro caduti nell’adempimento del dovere. Faremo certamente tutto il necessario per assicurare che tutte le unità del FSB siano dotate dei più moderni armamenti, tecnologia ed equipaggiamenti speciali. Allo stesso tempo, proprio come tutte le altre agenzie, si affronta il compito di un più razionale uso dei finanziamenti statali ed altre risorse. Dovete mostrare la massima responsabilità e concentrazione nell’assolvere tutte le attività che si presentano.
In conclusione, vorrei augurarvi successo e nuovi evidenti risultati nel vostro servizio, di cui il Paese ha tanto bisogno.
Grazie per l’attenzione.Russian President Putin gives an interview at the Novo-Ogaryovo state residence outside MoscowTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yemen, un’altra guerra wahhabita-atlantista

Alessandro Lattanzio, 27 marzo 2015 CBDYxqRUkAEV4yCI media, sia ufficiali che ‘alternativi’, affermano che Ryadh avrebbe schierato 150000 soldati ai confini dello Yemen; ma le forze armate saudite contano 75000 militari nell’esercito; 34000 nell’aeronautica; 15500 nella marina e 100000 membri della Guardia nazionale saudita (contando 25000 riservisti mobilitabili in caso di emergenza), e ciò senza badare al fatto che le forze saudite devono presidiare i confini con Iraq, Giordania, Quwayt, Qatar e sorvegliare le regioni a maggioranza sciita dell’Arabia Saudita che si affacciano sul Golfo Persico, e ancora senza contare i militari e gli agenti dell’intelligence sauditi attivi in Siria e Iraq al fianco dei terroristi islamisti che sponsorizzano. Ma le cause dell’intervento aereo saudita nello Yemen, che va ricordato ha una popolazione superiore a quella dell’Arabia Saudita, vanno ricercate più che altro nel tentativo di Ryadh di sabotare un eventuale accordo Iran-USA sul programma elettronucleare di Tehran, che dovrebbe essere firmato entro il 31 marzo 2015. Tale indizio potrebbe svelare anche la vera natura del crollo dei prezzi mondiali del petrolio, istigato da Ryadh per contrastare l’ascesa del petrolio di scisto sul mercato statunitense, piuttosto che per condurre una guerra petrolifera contro Iran, Russia e Venezuela per conto di Obama. Difatti l’Arabia Saudita ha scoperto di aver perso 18 miliardi di dollari negli ultimi mesi. Quindi, è probabile che Ryadh imbastisca una sorta di ‘Guerra fasulla’ contro Sana, non avendo risorse finanziarie e umane per attuarne una vera. L’esercito saudita, inoltre, soprattutto per quanto riguarda specialisti come carristi, artiglieri, tecnici, meccanici, ecc., è composto da mercenari pakistani, giordani o egiziani che prestano servizio per conto di Raydh, dato che la monarchia wahhabita teme e diffida della propria popolazione, concedendo accesso alle armi solo gli elementi tribali più fidati o corruttibili. La natura di tale guerra fasulla è stata compresa per primo dal presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che in cambio dell’espressione di solidarietà ai principini wahhabiti terrorizzati e di una parata navale egiziana sul Mar Rosso, raccoglierà dai sauditi e dalle petro-monarchie del Golfo quei dividendi finanziari per il programma di rilancio economico dell’Egitto.
Nel 2009 l’esercito saudita combatté contro le tribù yemenite al confine saudita-yemenita, in tre mesi i sauditi persero almeno 133 uomini e la guerra. Ai primi di marzo i sauditi chiesero truppe al Pakistan per combattere contro il movimento yemenita Anasarullah, ma il Pakistan respinse la richiesta. Il 19 marzo un commando della Polizia guidato da un generale fedele all’ex Presidente Salah attaccava l’aeroporto di Aden, provocando 13 morti, e lo stesso giorno, il palazzo ‘presidenziale’ di Aden veniva bombardato da 2 velivoli non identificati. Il 20 marzo, 5 attentatori del ‘Wilayat Sana‘ del SIIL, si fecero esplodere presso due moschee zaydite di Sana, uccidendo 126 persone e ferendone altre 250. Il 21 marzo l’esercito yemenita liberava la terza città dello Yemen, Taiz, mentre gli USA evacuavano le restanti proprie forze speciali dal Paese. Il 24 marzo l’esercito yemenita liberava la città di Huta, capitale della provincia di Lahj, espelleva i taqfiri dalla città di Shariha e liberava al-Qarsh, a 50 chilometri dalla provincia di Aden. Inoltre, l’esercito yemenita e i comitati popolari si scontravano con miliziani dell’ex-presidente uscente Abdarabu Mansur Hadi nella provincia di Bayda, provocando 30 morti. Nel frattempo, scontri infuriavano a Marib, ad est di Sana, dove avanzavano le truppe dell’esercito. Hadi cercava di consolidare la sua base di potere ad Aden tentando d’innescare la guerra civile, dopo aver rovesciato l’accordo nazionale firmato da vari partiti ed invocato l’intervento militare delle Nazioni Unite, ma gli ufficiali del Comitato Supremo per la preservazione delle forze armate e di sicurezza yemenite respingevano l’idea di un’ingerenza straniera, “Esprimiamo il nostro rifiuto totale e assoluto a qualsiasi interferenza esterna negli affari dello Yemen, sotto qualsiasi pretesto, con qualsiasi forma e da qualsiasi parte. Tutti i membri delle forze armate e di sicurezza, tutti i figli del fiero popolo dello Yemen e tutti i suoi componenti affronteranno con tutte le forze ed eroismo qualsiasi tentativo di danneggiare la pura terra della Patria, la sua indipendenza e sovranità, o di minacciarne unità ed integrità territoriale”. Il leader dello Yemen e del movimento Ansarullah, Abdalmaliq al-Huthi, dichiarava che l’Arabia Saudita, “nostra sorella maggiore, non rispetta gli yemeniti e vuole imporre qui, nello Yemen, gli eventi e le divisioni avutisi in Libia”.
Il 25 marzo l’Arabia Saudita schierava una task force al confine con lo Yemen, dopo che l’esercito yemenita aveva liberato la base aera di al-Anad e la città di Aden, roccaforte dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi, fuggito in Oman, mentre l’ex-ministro della Difesa, generale Mahmud Subayhi, veniva arrestato. L’esercito yemenita, sostenuto dai comitati popolari, controllava Aden compresi aeroporto e palazzo presidenziale, e si dirigeva verso il governatorato di Abyan per liberarlo dai taqfiriti. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Quwayt evacuavano i consolati ad Aden. Nel frattempo gli Stati Uniti inviavano 3000 militari al largo del Quwayt per le esercitazioni Eagle Resolve 2015 che si svolgevano con la partecipazione di forze di terra, mare e aeree di diverse nazioni, che includevano operazioni di sbarco anfibio e navali e che si chiudevano “con un seminario tra i comandanti per discutere questioni d’interesse regionale”. “L’esercitazione non è intesa come un segnale all’Iran“, affermava il CENTCOM, “Se c’è un messaggio, è che tutti i partecipanti hanno interesse nella sicurezza regionale. E’ importante sottolineare che si tratta di un’esercitazione periodica, pianificata da più di un anno. L’obiettivo è il rafforzamento di funzionalità utili per una vasta gamma di scenari per preservare e rafforzare la sicurezza regionale, con operazioni simulate contro un avversario immaginario“. Eppure, il 21 marzo l’ex-direttore della CIA, l’ex-generale David Petraeus, aveva definito l’Iran la peggiore grande minaccia alla stabilità regionale. Il 25 marzo, alle 19:00, i sauditi effettuavano bombardamenti aerei su Sana, capitale dello Yemen, uccidendo 18 civili; mentre il presidente degli USA Obama autorizzava il supporto logistico e d’intelligence alle operazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) contro lo Yemen, confermando che Washington agiva in stretta cooperazione con Hadi, i sauditi e il GCC nell’operazione militare. L’operazione saudita “Resolute Storm” contro lo Yemen fu decisa dal re saudita Salman bin Abdalaziz e dal principe Muhamad Salman bin Abdalaziz, che comanda l’operazione. Prima di lanciare l’operazione, l’Arabia Saudita aveva chiesto il sostegno del Consiglio di cooperazione del Golfo. Cacciabombardieri F-15S della Royal Saudi Air Force, decollati dalla base di Qamis Mushayt, bombardarono l’aeroporto della capitale, la base aerea al-Dulaymi, distruggendo 1 elicottero Agusta-Bell AB.412, 1 elicottero UH-1H e 1 aereo da trasporto militare CN-235, gli ultimi due forniti allo Yemen dagli USA; le difese aeree di Sana, tra cui 1 batteria di missili antiaerei (SAM) S-125, 3 batterie di SAM S-75 e 2 di SAM 2K12; e un deposito nella base della 4.ta e della 5.ta Brigata della Guardia Repubblicana, sulla collina Faj Atan presso Sana, che ospitava missili tattici R-17 Elbrus (Scud-B) e 10 relativi veicoli di lancio (TEL). Ma i sauditi perdevano almeno un aereo, un cacciabombardiere F-15S, i cui piloti venivano salvati da un elicottero HH-60 statunitense decollato da Gibuti. I sauditi avrebbero schierato 100 velivoli per le operazioni contro lo Yemen, mentre UAE ne avrebbe schierato 30, Bahrayn e Quwayt 15, Qatar 10, Giordania e Marocco 6, Sudan 3. Secondo fonti yemenite, erano stati abbattuti 2 aerei della Royal Saudi Air Force (RSAF) e 2 degli United Arab Emirates Air Force (UAEAF).

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Aeroporto al-Dulaymi, carcasse di un AB-204 e di un Huey II

Nel frattempo, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt dichiaravano di aver “deciso di cacciare le milizie Huthi, al-Qaida e lo Stato islamico dal Paese” e di voler “proteggere e difendere il governo legittimo” dell’ex-presidente Abdarabu Mansur Hadi. I leader di Ansarullah denunciavano l’aggressione saudita e avvertivano che trascinava l’intera regione del Golfo in un conflitto. “E’ un’aggressione allo Yemen e l’affronteremo coraggiosamente“, dichiarava Muhamad al-Buqayti dell’ufficio politico di Ansarullah, “le operazioni militari trascineranno la regione in guerra“. Decine di migliaia di yemeniti manifestavano a Sana contro l’intervento saudita. Il 27 marzo, i sauditi attaccavano la base e i radar della 2.nda Brigata aerea di Sana e la città di Saada. Almeno 39 civili erano stati uccisi dagli attacchi aerei sauditi, mentre l’esercito yemenita conquistava la città di Shaqra, a 100 km ad est di Aden, sul Mar Arabico. Abdurabu Mansur Hadi affermava che gli attacchi aerei sauditi dovevano continuare fino a quando Ansarullah non si arrenderà, definendolo “fantoccio dell’Iran” accusando la Repubblica islamica di averlo cacciato dal potere. Mentre il re saudita Salman dichiarava che l’operazione militare continuerà “fino quando non raggiungerà gli obiettivi e il popolo dello Yemen la sicurezza“. Il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi dichiarava che il mondo arabo affronta delle “gravi sfide, ha una responsabilità enorme, pesante e gravosa“. L’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Salah dichiarava, sollecitando la fine delle incursioni aeree e degli scontri a terra, che gli attacchi aerei “non risolveranno nulla. Invito il popolo yemenita a fermare qualsiasi scontro armato ovunque nello Yemen“. La Turchia saluatva l’intervento saudita mentre l’Iran chiedeva “l’immediata cessazione di tutti gli attacchi militari ed aerei contro lo Yemen e il suo popolo“. Il suo ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, a Losanna, nel contesto dei negoziati nucleari, avvertiva i Paesi occidentali dal sostenere l’Arabia Saudita nello Yemen, garantendo al contempo che ciò non avrebbe avuto alcun effetto sulla questione nucleare.
I senatori statunitensi John McCain e Lindsey Graham dichiaravano “L’Arabia Saudita ed i nostri partner arabi meritano il nostro sostegno cercando di ristabilire l’ordine in Yemen, caduto nella guerra civile. Comprendiamo perché i nostri partner saudita ed arabi sentano il dovere d’intervenire. La prospettiva di gruppi radicali come al-Qaida, così come dei militanti filo-iraniani, che trovano rifugio al confine con l’Arabia Saudita andava oltre ciò che i nostri partner arabi potessero sopportare. La loro azione deriva anche dalla percezione del disimpegno statunitense dalla regione e dall’assenza di leadership degli Stati Uniti. Un Paese che il presidente Obama ha recentemente elogiato come modello dell’antiterrorismo è ormai finito in un conflitto settario e una guerra per procura regionale minaccia d’inghiottire il Medio Oriente. Quel che è peggio, mentre i nostri partner arabi conducono raid aerei per fermare l’offensiva degli agenti iraniani in Yemen, gli Stati Uniti conducono attacchi aerei in sostegno dell’offensiva degli agenti iraniani a Tiqrit. Questo è bizzarro quanto fuorviante… altro tragico caso di direzione estera”. Dal 2007 il Pentagono aveva consegnato armamenti ed equipaggiamenti allo Yemen del valore di 65 milioni di dollari: 1,25 milioni di proiettili, 400 fucili d’assalto M4, 200 pistole Glock, 300 visori notturni, 250 giubbotti antiproiettile, 2 motovedette, veicoli, 4 elicotteri UH-1H Huey II, 3 aerei da collegamento, 4 droni, rilevatori di esplosivi Joint Improvised Explosive Device Defeat Organization (JIEDDO), sistemi di rilevamento termico OASYS e sistemi per la visione notturna CNVD-T Clip-On. Il Pentagono ammetteva che tali armi ed equipaggiamenti “dobbiamo presumerli completamente compromessi e perduti“. Il movimento Ansarullah aveva occupato molte basi militari yemenite di Sana e Taiz, e la base aerea di al-Anad, sede delle unità antiterrorismo addestrate dai militari statunitensi. Pentagono e CIA avevano fornito assistenza attraverso programmi classificati, rendendo difficile sapere esattamente la cifra spesa per gli aiuti militari allo Yemen. Nel 2011, l’amministrazione Obama sospese gli aiuti e ritirò i consiglieri militari statunitensi quando l’allora presidente Ali Abdullah Salah si oppose alla ‘Primavera araba’. Il programma riprese nel 2012, quando Salah fu sostituito dal suo vicepresidente Abdarabu Mansur Hadi, imposto da Washington. Sana aveva ricevuto dagli USA equipaggiamenti vecchi e scadenti come i 160 fuoristrada Humvees privi dei pezzi di ricambio, l’aereo-cargo CN-235, che prima di essere consegnato rimase per un anno in un deposito in Spagna, sottolineando la mancanza di entusiasmo dello Yemen nel ricevere l’aereo, o i 4 vecchissimi elicotteri Bell Huey II, rimasti quasi sempre a terra mentre la YAF (Aeronautica yemenita) preferiva utilizzare gli elicotteri russi Mi-171Sh, più adatti al compito. Secondo gli ufficiali degli Stati Uniti attivi nello Yemen, le forze armate locali erano riluttanti a combattere al-Qaida, e tutte le unità yemenite addestrate dagli Stati Uniti erano comandate da parenti stretti di Salah. Anche dopo la sua rimozione, molte di tali unità restavano fedeli a Salah e alla sua famiglia. Il figlio dell’ex-presidente, Ahmad Ali Salah, a febbraio aveva saccheggiato un arsenale della Guardia repubblicana, trasferendo le armi in una base presso Sana controllata dalla famiglia Salah, tra cui migliaia di fucili d’assalto M-16 fabbricati negli Stati Uniti, decine di autoveicoli Humvee e Ford, pistole Glock. Ansarullah inoltre, dopo aver rilevato l’Ufficio della Sicurezza nazionale dello Yemen a Sana, che aveva strettamente collaborato con la CIA in varie operazioni antiterrorismo, aveva accesso ai documenti segreti sulle operazioni antiterrorismo degli USA, compresi nomi e posizioni dei loro agenti ed informatori. Molti funzionari statunitensi e yemeniti accusavano Salah di cospirare con il movimento Ansarullah, quindi su ordine di Washington, nel novembre 2014, le Nazioni Unite imposero sanzioni all’ex-presidente Salah e ai due leader di Ansarullah.CBAaLuSXEAA-NbOIl 22 gennaio, dopo che l’ex-presidente Abdurabu Mansur Hadi e il suo gabinetto si dimisero, il Comitato supremo per la sicurezza di Aden invitava le forze armate ad ignorare gli ordini di Sana e a restare fedeli alle autorità locali. Lo stesso giorno, il movimento Hiraqi al-Janubi chiedeva la separazione delle province di Aden e Hadramaut. In effetti, nello Yemen del Sud erano nati, nel 2007, i Comitati popolari meridionali (SPC) che avevano ricevuto dall’USAID 695000 dollari, contemporaneamente il Centro per i diritti umani dello Yemen aveva ricevuto 193000 dollari da ‘fondazioni’ europee e degli Stati Uniti. Un altro progetto finanziato dall’USAID per 43 milioni di dollari era il Progetto per un Governo Responsabile (RGP), che dal maggio 2010 aveva “addestrato giovani leader ai nuovi Social Media per permettere a gruppi giovanili yemeniti l’uso dei media per migliorarne la partecipazione nella formulazione delle questioni pubbliche, concentrandosi su creazione di leadership e formazione nell’educazione civica delle ONG giovanili”. Inoltre, sempre l’USAID finanziava nel 2012 il progetto da 3,58 milioni di dollari Promuovere la Gioventù all’Impegno Civico (PYCE), per addestrare i giovani di Aden “nel PACA (formazione delle attività politica), pronto soccorso, autodifesa, fotografia, calligrafia e competenze mediatiche“. Il programma fu sospeso dopo che l’ex-presidente Hadi era salito al potere. Dopo la fallita ‘primavera araba’ del 2011, gli SPC assunsero compiti militari; il 4 giugno 2012 un comandante dei Comitati Popolari disse a Yemen Times che il gruppo combatteva contro Ansar al-Sharia al fianco del governo di Hadi. Ma il 23 settembre 2014, due giorni dopo che Ansarullah era entrata a Sana, SPC invitava i militari a “svolgere il loro ruolo storico nel garantire sicurezza e proprietà delle persone, preservando la rivoluzione, massimo risultato raggiunto dal popolo yemenita“, e contemporaneamente chiedeva la separazione dello “Stato del Sud Arabia”; quindi dal marzo 2105, gli SPC combattono contro Ansarullah.
Il 26 marzo, il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry dichiarava che l’Egitto si coordinava con i sauditi riguardo lo Yemen e sospendeva i voli civili per Sana. Nel 2014 l’Egitto svolse un ruolo importante nel conflitto tra GCC e l’asse Qatar-Turchia. Il 24 marzo, l’ex-ministro degli Esteri yemenita Riyad Yassin aveva chiesto all’Egitto di agire velocemente per controllare lo stretto di Bab al-Mandab, per evitare che Ansarullah ne prendesse il controllo. Shuqry nelle ultime settimane aveva più volte avvertito delle gravi preoccupazioni dell’Egitto sulla situazione nello Yemen. Infine il Presidente Abdalfatah al-Sisi dichiarava “In risposta all’appello dello Yemen e in linea con la decisione dal Consiglio di cooperazione del Golfo a sostegno della legittimità del popolo yemenita sotto la presidenza di Abdarabu Mansur Hadi, e sulla base dell’accordo arabo di difesa comune, è inevitabile per l’Egitto prendersi le responsabilità e rispondere all’appello del popolo yemenita per riportare stabilità ed identità araba“. Mentre i ministri degli Esteri arabi avevano una riunione a Sharm al-Shayq, 4 navi della marina militare egiziana si dirigevano verso il Golfo di Aden, avendo l’Egitto dichiarato in precedenza che avrebbe usato tutti i mezzi possibili per proteggere Bab al-Mandab. Ma il portavoce di Anasrullah Muhamad Abdalsalam aveva dichiarato che lo Stretto di Bab al-Mandab non “sarà mai chiuso” e la navigazione nel Mar Rosso non sarà “mai fermata“. “Rispettiamo l’Egitto, il suo popolo, il suo presidente e tutti gli accordi sottoscritti tra Yemen e Paesi vicini“, aveva concluso Abdalsalam.

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell'aggresione saudita allo Yemen

Andamento dei prezzi petroliferi al momento dell’aggresione saudita allo Yemen

Negli ultimi giorni il mercato azionario saudita assisteva viveva i momenti peggiori da 4 anni; tra prezzi bassi del petrolio, spese sociali e la guerra contro lo Yemen, marzo 2015 ha visto il maggior calo delle riserve valutarie saudite in oltre 15 anni, pari a 18 miliardi di dollari, suggerendo una fuga di capitali di ampiezza mai vista prima. Inoltre, sebbene lo Yemen produca meno dello 0,2 per cento della produzione mondiale di petrolio, la sua posizione geografica lo mette al centro del traffico mondiale di petrolio. La nazione confina con l’Arabia Saudita, il maggiore esportatore di greggio al mondo, e si affaccia sullo stretto di Bab al-Mandab attraversato dalle petroliere sulla rotta Mediterraneo – Golfo Persico. Nel 2013, ogni giorno 3,8 milioni di barili di petrolio attraversarono Bab al-Mandab. Più della metà del traffico passa per il canale di Suez e la Pipeline Sumed che collega i porti egiziani di Ayn Suqna sul Mar Rosso e Sidi Qarir sul Mediterraneo. I prezzi del petrolio erano saliti del 5 per cento dopo l’attacco aereo su Sana.

RFI_Yemen-AS_620_0Riferimenti:
Al-Masdar
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Antiwar
BBC
LATimes
Les Crises
Moon of Alabama
Moon of Alabama
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RID
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Russia Insider
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Washington Post
Zerohedge
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Zerohedge
Zerohedge

La guerra delle petrovalute

Gulam Asgar Mitha (Canada) Oriental Review 22 marzo 2015Us Dollar Versus China YuanLa segretaria di Stato Hillary Clinton, nel 2007 chiese all’ex-primo ministro australiano Kevin Rudd “come imporsi ai propri banchieri?”, preoccupata per i crescenti potere e presa della Cina sulle finanze USA, e secondo Wikileaks Rudd disse a Clinton di usare la forza come ultima risorsa. I cinesi si fidano degli USA? Da superpotenze, sono diffidenti. Per gli USA è sempre stata questione di affari, non di amicizia o interesse altrui, ma dei propri. Ciò è comprensibile. Sull’arroganza statunitense, una volta lessi da qualche parte che tale arroganza era piovuta dall’eroe greco di qualche tragedia classica. Entriamo in una nuova epoca, quella della guerra valutaria che metterà alla prova la forza dell’economia statunitense e del dollaro contro la forza dell’economia cinese e dello yuan. La corda nel tiro alla fune sarà il greggio. L’egemonia economica statunitense è contestata dalla Cina e di conseguenza è naturale che gli Stati Uniti cerchino di mantenere la loro posizione geopolitica e finanziaria globale. Tra tali giganti, il sistema finanziario globale potrebbe essere completamente ridefinito con una guerra devastante in Medio Oriente. Qualche anno fa lessi il libro “Petrodollar Warfare” di William Clark, pubblicato nel 2005, quando l’euro era una moneta in crescita e lo yuan un sogno lontano. Clark scrisse che la logica dell’intervento (in Iraq) non era solo il controllo dei giacimenti petroliferi, ma anche dei mezzi con cui il petrolio viene scambiato sui mercati mondiali. Sadam fu deposto dagli Stati Uniti e dai loro alleati arabi (che avevano i dollari come valuta di riserva) perché si rifiutava di vendere petrolio in dollari USA. La stessa sorte fu inflitta alla Libia di Gheddafi. Ora l’Iran è nel mirino degli USA non perché svilupperebbe la bomba nucleare che la CIA nega, ma perché vende il petrolio in diverse valute nella sua borsa sull’isola di Kish. La Cina compra petrolio nei mercati internazionali da Paesi che accettano lo yuan. Secondo l’US Energy Information Agency (EIA), la Cina nel 2013 è diventata la seconda importatrice di petrolio con 6,2 milioni di barili/giorno (MMBOPD), leggermente dietro gli Stati Uniti a 6,6 MMBOPD. Sempre per l’EIA, la Cina diverrà il maggiore importatore di petrolio nel 2014-15. Non solo, ma la produzione di petrolio della Cina tramite l’acquisizione di azioni all’estero è aumentata dai pochi 150000 barili al giorno del 2005 ai 2,7 MMBOPD nel 2013. La Cina importa il 52% del petrolio greggio dal Medio Oriente (10% dall’Iran e 20% dall’Arabia Saudita), mentre al contrario gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie importazioni dall’Arabia Saudita al 16%, mentre le importazioni dal Canada sono in costante aumento. Nel 2010 la produzione di petrolio degli Stati Uniti era 9,7 MMBOPD e il consumo del 19,2 MMBOPD. Tale equilibrio è cambiato nel 2014, la produzione di petrolio è aumentata a 13,4 MMBOPD grazie allo scisto, mentre il consumo è diminuito a 18,7 MMBOPD grazie all’energia alternativa e all’efficienza dei carburanti. Le importazioni nette, quindi, sono ulteriormente diminuite nel 2014 di 1,3 MMBOPD (fonte: EIA)
Da oltre 40 anni il dollaro degli Stati Uniti ha goduto della posizione di rendita di valuta di riserva globale. Nel 1971, il presidente Richard Nixon ordinò la cancellazione della convertibilità diretta del dollaro degli Stati Uniti in oro per via dell’inflazione causata dalla guerra del Vietnam, dal deficit commerciale e dall’aumento del prezzo del petrolio che svalutò il dollaro rispetto al prezzo dell’oro stabilito a Bretton Woods, che legava indirettamente tutte le altre valute (tra cui la sterlina inglese) al gold standard, con cui le banche centrali commerciavano l’oro sulla base del rapporto di 35 dollari USA per oncia. Subito dopo, Nixon negoziò con l’Arabia Saudita affinché i prezzi del petrolio, in futuro, fossero denominati in dollari USA scollegando l’oro del gold standard dallo standard dell’oro nero, in cambio di armi e protezione. Tutti i tredici Paesi OPEC, tra cui l’Iran, adottarono la vendita del petrolio in dollari USA. Ciò permise agli Stati Uniti di esportare gran parte della propria inflazione. Nel gennaio 2015, la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) ha pubblicato un documento intitolato Credito globale in dollari: collegamenti tra politica monetaria e di leva indicando “che dalla crisi finanziaria globale (del 2008), banche e investitori obbligazionari hanno aumentato la circolazione creditizia in dollari statunitensi, presso mutuatari non bancari al di fuori degli Stati Uniti, da 6000 miliardi di dollari a 9 trilioni (erano 2000 miliardi dollari nel 2001). Tale incremento dovuto al quantitative easing (QE) della Federal Reserve Bank ha implicazioni sulla comprensione della liquidità globale e la trasmissione della politica monetaria“. Il rapporto analizza l’entità impressionante e sconvolgente del debito globale in dollari USA. Nel linguaggio profano il debito è il risultato diretto della stampa di dollari statunitensi dal 2008. Secondo SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) lo yuan cinese è diventato una delle primi cinque valute di pagamento del mondo, nel novembre 2014, superando il dollaro canadese e il dollaro australiano. I pagamenti globali in yuan sono aumentati del 20,3 per cento nel dicembre 2014. CIPS (China International Payments System) avvicinerà lo yuan alle altre principali valute mondiali come dollaro statunitense, yen, sterlina ed euro. E’ possibile che in pochi anni lo yuan condivida la stessa posizione con il dollaro quale petrovaluta e che il prezzo del petrolio sarà sia in yuan che in dollari. Ciò causerà una massiccia migrazione di dollari negli Stati Uniti da Paesi e investitori stranieri con conseguente iperinflazione. Dopo aver spiegato l’impatto dello yuan in pochi anni e la dipendenza del debito globale a causa delle politiche di QE degli Stati Uniti, rivolgiamo la nostra attenzione al nuovo CIPS che sarà lanciato entro la fine del 2015 in alternativa a SWIFT, collegando oltre 9000 istituzioni finanziarie in 200 Paesi, agevolando le transazioni valutarie globali. Secondo Reuters del 9 marzo 2015 “il lancio di CIPS eliminerà uno dei maggiori ostacoli all’internazionalizzazione dello yuan e dovrebbe aumentare notevolmente l’uso globale della valuta cinese, tagliando costi e tempi delle transazioni“. Secondo Reuter “CIPS diverrà la superstrada dello yuan”.
In questi scenari, i 40 anni di matrimonio di convenienza politica ed economica tra Arabia Saudita e Stati Uniti probabilmente cambieranno. L’Iran potrebbe emergere come superpotenza regionale in Medio Oriente e stretto alleato dei cinesi e russi nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). Una nuova OPEC con le testate nucleari, come suggerito dal professor David Wall sul Journal of International Affair di Matthew Brummer, Shanghai Cooperation Organization e Iran: una potente unione. Ciò potrebbe portare alla 3.za guerra mondiale, che la storia potrebbe chiamare “La guerra delle petrovalute”?Chine-Russie-OrGulam Asgar Mitha è un ex-ingegnere della sicurezza. Ha collaborato con diverse compagnie petrolifere e gasifere nordamericane e internazionali ed ha lavorato in Libia, Qatar, Pakistan, Francia, Yemen ed Emirati Arabi Uniti. Attualmente vive a Calgary, in Canada, ed ama leggere e seguire le attuali questioni politiche globali. In esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso la guerra civile oligarchica ucraina

Alessandro Lattanzio, 24 marzo 201500-sergei-korsun-salo-as-the-bait-14-08-14Battaglioni territoriali
La Guardia Nazionale di Ucraina (GNU) dipende dal ministero degli Interni ucraina, fu creata il 12 marzo 2014 con la legge “Sulla Guardia Nazionale di Ucraina“, convertendo le truppe del ministero degli Interni nella Guardia Nazionale ucraina, ciò allo scopo di
– spezzare e comandi delle truppe interne e del ministero degli Interni, piazzandovi i golpisti;
– reprimere gli oppositori al golpe, con la scusa di “epurare le truppe e ministero degli Interni“;
– cancellare i dossier sui crimini commessi dai golpisti;
– sostituire le forze di sicurezza interna legali con squadroni basati su “purezza ideologica” e “ideali nazionalisti”, facendovi entrare i nazisti di Pravij Sektor.
Comunque la Guardia Nazionale veniva suddivisa in tre strutture:
1) battaglioni territoriali Azov, Donbass, Ajdar, Shakhtjorsk, ecc., composti da criminali neonazisti e elementi di Pravij Sektor, mercenari da Stati baltici, Georgia, Scandinavia, Francia, Polonia. Impiegano verso le popolazioni locali i metodi utilizzati nella seconda guerra mondiale dalla Divisione SS Galizien e dall’UPA banderista. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
2) battaglioni territoriali Vinnitsa, Tavrja, Sich, Feniks, ecc. composti da volontari majdanisti privi di addestramento e di una vera base ideologica. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
3) battaglioni della polizia Skif, Kherson, Kiev-1 e altri. Sono i resti delle truppe interne sopravvissute alle purghe nel ministero degli Interni. Si identificano dai nastri adesivi rossi.
La maggior parte dei battaglioni è subordinata alle forze di sicurezza ucraina e collabora strettamente con le Forze armate dell’Ucraina

Ministero degli Interni dell’Ucraina
Unità d’assalto della Guardia Nazionale di Ucraina:
• reggimento (ex-battaglione) Azov, creato a Marjupol e sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, capeggiato da Andrej Biletskij e Igor Mosejchuk. Nucleo del battaglione Azov sono i neonazisti di Assemblea Nazional-Sociale, Pravij Sektor, Patrioti d’Ucraina ed Autodifesa di Majdan.
• battaglione Kulchinskov
• 2.do battaglione speciale Donbass, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij e capeggiato da Semjon Grishin (Semenchenko), composto da 630 elementi.
• 9.no reggimento Gepard delle forze speciali della GNU, il primo comandante Andrej Teteruk fu eliminato il 29 agosto 2014 ad Ilovajsk.
• battaglione Ucraina, creato da Oleg Ljashko.
• battaglione Kirovograd, primo comandante Snitsar eliminato il 23 luglio 2014.

Battaglioni speciali della Polizia:
Kiev-1 creato dai fratelli Klishko ed Arsen Avakov, capeggiato da Evgenij Dejdej e formato da 462 elementi.
Kiev-2 capeggiato da Bogdan Wojciechowski.
Golodnij Jar, primo capo Eugene Wojciechowski, eliminato il 7 luglio 2014, ora capeggiato da Nikolaj Shvalja
Tempesta
Mirotvorets
Artjomovsk
Santa Maria
Svitjaz, creato a Kherson.
Temur, capeggiato da Temur Juldashev.
Diritti di Destra, gruppo del SBU capeggiato da Dmitrij Snegirjov.
• 23.mo Skif, creato a Zaporozhe.
• Altri 21 battaglioni

Ministero della Difesa dell’Ucraina
Battaglioni territoriali:
• 21.mo Rus, creato a Kiev, il primo comandante Aleksandr Gumenjuk fu eliminato il 15 agosto 2014.
• 24.mo Ajdar, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e capeggiato da Sergej Melnichuk, formato da due compagnie, distrutte una il 19 giugno 2014 presso il villaggio Metallist e l’altra il 1° settembre 2014 nell’aeroporto di Lugansk.
Chernigov-1, creato da Igor Kolomojskij, il primo comandante Radevskij, eliminato il 21 luglio 2014.
Shakhtjorsk, capeggiato da Andrej Filonenko.
Batkivshina
• 40.mo Krivbass, capeggiato da Aleksandr Motril.
Dnipro-1, creato il 14 aprile 2014 a Dnepropetrovsk, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, formato da 500 mercenari.
Dnipro-2, creato da Igor Kolomoiskij e capeggiato da Dmitrij Jarosh.
• 9.no Vinnitsa
Artjomovsk, creato a Dnepropetrovsk.
Volin
Gorin, creato a Rovno.
Ivano-Frankovsk
Lvov
Nikolaev
Tavrja, creato a Kherson.
Kherson, primo comandante Ruslan Storchius, eliminato il 25 agosto 2014.
• 5.to Transcarpazi, creato a Ivano-Frankovsk.
• 43.mo, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij.
• 39.mo
• altri 26 battaglioni

Forze armate dell’Ucraina:
• battaglione Feniks (3° battaglione della 79.ma brigata aeromobile)
• battaglione UNSO (54° battaglione da ricognizione della 30.ma brigata meccanizzata)

Si coordinano con i ministeri della Difesa e degli Interni:
• corpo volontari “Pravij Sektor
• battaglione OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini)

Battaglione Dudaev: Isa Munaev e Iljas Musaev, due islamisti ceceni che parteciparono alle due guerre cecene degli anni ’90, rifugiatisi in Danimarca dopo la sconfitta del separatismo taqfirita ceceno, da cui condussero le attività terroristiche in Cecenia tramite l’ONG “Caucaso libero” dove incontrarono il terrorista anglo-ceceno Adam Osmaev. L’obiettivo di “Caucaso libero” era mobilitare islamisti e russofobi caucasici. Munaev ne fu presidente e Musaev capo del comitato organizzatore. Caucaso Libero ha poi creato il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, attivo nel Donbas, il cui capo Munaev, eliminato a Debaltsevo, fu sostituito da Adam Osmaev marito della rappresentante di Caucaso libero in Ucraina Amina Okueva. Non è un caso che tra i mercenari del nazibattaglione Dudaev vi siano diversi danesi. Per loro la guerra civile ucraina è una guerra contro la Russia, “la lotta contro i russi è la lotta di tutti noi“. Per Munaev la guerra in Ucraina era la continuazione delle guerre in Cecenia, inoltre denominò la prima compagnia del battaglione, Aleksandr Muzichko, membro dell’UNA-UNSO e di Pravij Sektor, che aveva combattuto in Cecenia, al fianco degli islamisti, prima di essere eliminato nel marzo 2014 dalla polizia ucraina.

Isa Munaev

Isa Munaev

Un’altra interessante infografica del sito propagandista uacrisis.org mostra i battaglioni ucraini a marzo 2015 rompere con la loro subordinazione. Va notato che il conteggio dei battaglioni è assai differente, e un certo numero di essi, evidentemente, non è più grande di una compagnia. Inoltre, alcuni di tali battaglioni (subordinati al ministero della Difesa dell’Ucraina) non sono puramente volontari, parzialmente comprendendo truppe mobilitate. La maggior parte dei battaglioni volontari è fuori dalle Forze armate ed è soggetta al ministero degli Interni dell’Ucraina (battaglioni speciali della polizia), o della Guardia nazionale di Ucraina (sempre del ministero degli Interni). Così, il nucleo più “ideologico” dei battaglioni volontari non mai ha preso parte direttamente alle ostilità o n’è stato coinvolto sporadicamente. In generale, i volontari di tali battaglioni sono sorprendentemente pochi e, secondo le stime più oggettive, in un anno di guerra civile non superano le 10 mila persone (esclusi gli stranieri) su 40 milioni di abitanti sotto il controllo di Kiev. Il nazionalismo ucraino è seriamente sopravvalutato, e ciò in particolare non ha permesso di fare della Guardia nazionale dell’Ucraina la “guardia rivoluzionaria” ideologica del regime mjadanista, come si era pensato alla sua creazione; per la maggior parte sono truppe del ministero degli interni “ri-verniciate”. In realtà, RPD e RPL hanno attratto un numero maggiore di volontari tra la popolazione dei territori sotto il loro controllo, rispetto al resto dell’Ucraina controllato dai “patrioti ucraini”. Tale fattore incide in modo significativo sull’efficienza complessiva delle forze ucraine, composte per lo più da mobilitati. Nonostante tutte le PR sulle unità di volontari ucraini, hanno avuto un impatto piuttosto limitato sulle ostilità, e praticamente il peso della guerra grava (e graverà) sulle forze armate ucraine.

V8P5

Jarosh, Kolomojskij e Poroshenko

Il 19 marzo la Rada approvava alcuni emendamenti alla legge sulle società per azioni, che privava Kolomojskij del controllo su Ukrnafta, licenziando il suo protetto Aleksandr Lazorko, e sulla Ukrtransnafta, nominandone a capo Jurij Miroshnikov, che veniva accompagnato alla sede di Ukrtransnafta da un gruppo di soldati. Kolomojskij vi aveva inviato i suoi uomini armati per reinsediare Lazorko. Nell’aprile-maggio 2014 Ukrtransnafta aveva pompato 675000 tonnellate di petrolio senza l’autorizzazione del ministero dell’Energia ucraino. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk aveva chiesto d’avviare un procedimento penale. Quindi, a Kiev, le sedi dell’Ukrnafta, la maggiore società petrolifera ucraina, e dell’Ukrtransnafta, società di trasporto petrolifero, venivano occupate dai mercenari del nazibattaglione Sich dell’oligarca Kolomojskij. Kolomojskij, socio di minoranza presso tali aziende, reagiva così alla nuova legge ucraina sulla gestione delle quote azionarie, che gli sottraeva il controllo delle società in questione. Oltre all’occupazione armata delle due compagnie, Kolomojskij chiedeva “la federalizzazione finanziaria” dell’Ucraina, secondo cui il 90% delle entrate fiscali non doveva lasciare le regioni. Kolomojskij era stato avvertito dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Jeffrey Pyatt, a non permettere la continuazione della “legge della giungla” nella risoluzione delle questioni politiche ed economiche; avvertimento che Kolomojskij aveva chiaramente ignorato. Difatti, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina aveva detto che “i vecchi tempi stavano finendo” e il presidente ucraino Poroshenko aveva dichiarato, il 23 marzo, che non avrebbe consentito a nessuno di disporre di eserciti privati, “La difesa territoriale (i nazibattaglioni) obbedirà ai vertici militari e a nessun governatore sarà permesso avere un proprio esercito”. Poroshenko in precedenza aveva rimproverato Kolomojskij anche per l’aggressione al giornalista di ‘Radio Liberty’ (Svoboda) Mustafa Najm (un agente della CIA). Per ripicca Kolomojskij aveva bloccato 50 milioni di dollari di Poroshenko presso la ‘PrivatBank’ (di prorpietà di Kolomojskij). Anche il capo del SBU Valentin Nalivajchenko aveva intimato agli occupanti della sede di Ukrnafta di disarmare, che invece si consolidavano stendendo una recinzione per impedire gli assalti. Nalivajchenko aveva anche detto che alcuni dirigenti dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk guidavano dei gruppi di banditi, sostenendo così Poroshenko assieme al ministro degli Interni Arsenij Avakov, e mettendo Kolomojskij al centro del mirino della junta di Kiev. Il 22 marzo, numerosi battaglioni venivano ritirati dal fronte dirigendosi a Kiev, secondo il giornale ucraino Vesti, mentre a Odessa la raffineria di petrolio NPZ veniva presidiata da 50 uomini armati del nazibattaglione Dnipro-1.
paryvi SectorNel frattempo il braccio destro di Kolomojskij, Andrej Palitsa, imposto da Kolomojskij a sindaco di Odessa, affermava che i nazibattaglioni che occupavano la città fin dalla strage del 2 maggio, ora l’avevano lasciata. Il 23 marzo, Poroshenko faceva rimuovere da Odessa le strutture di sicurezza vigenti dal 6 maggio 2014, quando la polizia veniva affiancata da mercenari di Pravij Sektor e majdanisti controllati da Igor Palitsa, governatore di Odessa e socio di Kolomojskij. Igor Palitsa, fu messo da Kolomojskij a capo dell’Ukrnafta fino al 2007, quando divenne deputato. Dal 24 marzo, quindi, per ordine di Poroshenko, i paramilitari di Kolomojskij non svolgevano più ‘servizio d’ordine’ ad Odessa. Kolomojskij reagiva anche facendo togliere il sostegno di 4 deputati (Korban, Olinik, Filatov e Denisenko) a Poroshenko; chiedendo le dimissioni di Nalivajchenko a capo del SBU; chiedendo il riconoscimento di RPD e RPL, qui scontrandosi con gli Stati Uniti; accusando lo Stato Maggiore e Poroshenko di incompetenza militare e di nascondere le perdite subite; chiedendo una Majdan a Dnepropetrovsk allo scopo di crearsi una base di consenso popolare da cui contrattare con Kiev. Tutte misure volte a salvare ricchezza e potere, accumulati da Kolomojskij e complici, ricercando un compromesso con Poroshenko. Ma il vicegovernatore di Dnepropetrovsk, e quindi di Kolomojskij, Gennadij Korban accusava Poroshenko di voler attuare “il protocollo segreto” degli accordi di Minsk: la distruzione di “Pravij Sektor”, “Spero che non sia vero, ma ci sono dei dubbi dovuti alla reazione e alla persecuzione (contro Kolomojskij)”, sottolineando che “contro di lui ci sono 8 processi penali, e nessuno contro i deputati dell’opposizione. Putin s’è rotto i denti a Dnepropetrovsk, anche Poroshenko se li romperà. Sono fuori dal partito. Invitiamo tutti alla nuova Veche (assemblea popolare) a piazza Eroi di Majdan. Petro Poroshenko non ha alcuna relazione con la rivoluzione della dignità. Ha paura della terzo Majdan, ma in realtà la seconda rivoluzione non è ancora finita. Kiev, che ci ha promesso l’indipendenza economica con il decentramento finanziario, non ha fatto niente. Smettetela di mentire su decentramento, sui progressi dell’Operazione Anti-terrorista (repressione del Donbas), sul numero delle vittime; abbiamo dati accurati che raccogliamo da tempo sullo stato dei militari e della sicurezza ucraino. Oggi Kiev è occupata dai ladri. Ed è tempo che tali ladri fuggano”.
Vitalij Kuprij, altro deputato di Kolomojskij, accusava Poroshenko di:
• Non aver venduto le sua attività una volta eletto: la fabbrica di Lipetsk e “Canale 5″
• di esser colluso con Viktor Janukovich
• di aver, assieme alla presidentesse della Banca centrale ucraina Valerija Gontareva, accumulato miliardi con l’instabilità monetaria
• di coprire il tradimento dello Stato Maggiore e dei servizi di sicurezza nel Donbas
• di agire in favore di Putin, di aver violato gli obblighi internazionali dell’Ucraina verso l’Unione europea, fermato il processo di ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, in modo da non finire in carcere per la strage di civili nel Donbas
• di sabotare le riforme delle forze dell’ordine, del sistema fiscale, e per l’adozione di una finanziaria antipopolare che riduce i servizi sociali.
• di ostacolare la creazione dell’ufficio anti-corruzione.
• d’interferire nei processi più importanti. Nel “caso Gongadze” avrebbe bloccato la declassificazione dei documenti, per consentire ai mandanti dell’omicidio l’impunità
• di aver bloccato la riabilitazione dei prigionieri politici del ‘regime’ di Janukovich e aver avviato procedimenti contro i manifestanti che criticano il governo
• di supportare una “giustizia selettiva” e l’inazione nei casi di violazione dei diritti umani.
“Poroshenko continua a ingannare il popolo ucraino”, concludeva il fantoccio di Kolomojskij”
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Igor-KolomoiskiIn generale, tutto ciò appare un azzardo enorme con pessime carte, dove Kolomojskij assai probabilmente sarà annientato o costretto ad accettare una pace umiliante con numerose concessioni a Poroshenko e soci. Le sue risorse sono molto più deboli di quelle di Poroshenko, ed è tutt’altro certo che “Pravij Sektor”, creatura del SBU, e Jarosh, uomo di Nalivajchenko, non passino dalla parte di Poroshenko, perché “Pravij Sektor” dipende sia dal SBU tanto quanto dai soldi di Kolomojskij. Le risorse finanziarie di Poroshenko sono molto più elevate (essendo a capo dello Stato e avendo la possibilità di utilizzare risorse estere)… L’illusione che Kolomojskij possa dettare condizioni a Kiev ricordano le illusioni di Khodorkovskij, che pensava che tanto denaro e l’influenza politica da esso acquistato potessero sconfiggere la sicurezza e l’apparato statali. Khodorkovskij ha avuto il tempo di pensarci a Chita (in prigione) per un certo numero di anni. Kolomojskij, grazie a un potere enorme e una montagna di denaro cadutigli addosso, aveva semplicemente perso il senso del pericolo e credeva che tutti gli fosse permesso, potendo imporsi al governo ucraino, dimenticando che i banditeschi nazibattaglioni sono un argomento piuttosto debole verso l’esercito, il Ministero degli Interni e il SBU, in una situazione di stallo. … La junta, controllata dagli Stati Uniti e che ne persegue gli interessi regionali, non sarà sentimentale sul monopolio della violenza ed osserva con freddezza le convulsioni di Kolomojskij, perché ha la cosa più importante: il sostegno degli Stati Uniti, quindi carta bianca contro di lui. Alle dichiarazioni isteriche di Kolomojskij si contrappongono fredde minacce ed ultimatum di coloro che possono facilmente organizzare una notte dei lunghi coltelli per gli assalitori estemporanei e i loro mandanti”. Invece, secondo Mikhail Pogrebinskij, del Centro di studi politici e conflitti di Kiev, lo scontro tra Poroshenko e Kolomojskij può devastare l’economia ucraina. Kolomojskij è l’oligarca che possiede PrivatBank, la maggiore banca privata ucraina, e il suo crollo può seppellire il sistema bancario del Paese. Inoltre, Kolomojskij controlla le regioni di Dnepropetrovsk, Odessa e Zaporozhe. Quindi, secondo Pogrebinskij, si dovrà negoziare con lui, “In caso contrario, questa guerra potrebbe seppellire l’intera economia del Paese. Senza discutere con Kolomojskij non si va da nessuna parte, e quindi i suoi battaglioni possono creare una terza repubblica popolare. Ma molto dipende dalle azioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti“.
Il 24 marzo Poroshenko incontrava Kolomojskij che firmava le dimissioni da governatore di Dnepropetrovsk, venendo sostituito da Valentin Reznichenko. In precedenza il ministro dell’Energia Demchishin aveva ordinato a tutte le imprese del ministero di spostare le proprie riserve finanziarie dalla Privatbank alle banche statali. Ukrtransnafta vi aveva depositato diversi miliardi di grivne. Inoltre, la Rada aveva presentato un disegno di legge per nazionalizzare la Privatbank, che è la maggiore istituzione finanziaria dell’Ucraina detenendo il 26% dei risparmi personali e il 15% del patrimonio bancario ucraini, ammontante a 204,6 miliardi di grivne. La Privat ha 2600 filiali e 19400 bancomat per 16,3 milioni di carte. I principali azionisti sono Gennadij Bogoljubov e Igor Kolomojskij, ognuno con il 36,98% delle azioni, e la società Triantal Investments Ltd di Cipro, che ne detiene il 16,23%. Secondo il presidente dell’Investment-Trust Bank Aleksandr Podolkanko, e il presidente del Centro Analitico ucraino Aleksandr Okhrimenko, se la Privatbank crollasse, collasserebbe l’economia ucraina, “Detiene 169 miliardi di grivne in depositi personali. Né il governo né la Banca di assicurazione dei depositi potrebbero coprire tale importo“. La nazionalizzazione della Privat la porterebbe al fallimento, secondo Okhrimenko, e alla fuga di capitali, come fu evidente nel 2013 quando Janukovich tentò di sottrarre alcune attività a Kolomojskij, e costui trasferì i vertici della banca a Londra. La Banca nazionale ucraina a febbraio fornì a Privatbank 3,29 miliardi di grivne su un totale di 4,8 miliardi di rifinanziamenti. Il rifinanziamento fu ottenuto su garanzia delle proprietà personali di Igor Kolomojskij, che nel 2014 ebbe 749 milioni di grivne di profitti, superato solo da Citibank.

Geoffrey Pyatt,

Geoffrey Pyatt

Riferimenti:
Cassad
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