L’innesco: USAID & egemonia degli Stati Uniti

Tony Cartalucci, LD 8 luglio 2016maniUSAIDUna nazione è le sue istituzioni. Se queste istituzioni sono invase e non esistono più, anche la nazione cessa di esistere. Le istituzioni vanno dal governo all’istruzione, sviluppo agricolo ed economico, gestione delle risorse naturali, infrastrutture energetiche, dei trasporti e della sicurezza. A questo si pensa nel concetto di moderno Stato-nazione. Contrariamente alla credenza popolare, invasione ed occupazione di una particolare nazione non è una mera azione militare. Inoltre, per necessità, comporta distruzione, occupazione o sostituzione delle istituzioni menzionate. L’esempio più estremo fu l’invasione dell’Iraq, dove le istituzioni irachene furono da cima a fondo completamente distrutte, sostituite o occupate dall’Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA). La CPA era guidata dallo statunitense Paul Bremer che, lungi dall’essere un militare, proveniva dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e aveva in passato diretto organi d’amministrazione finanziaria. La CPA si assunse la responsabilità di tutti gli aspetti della vita in Iraq, dalla privatizzazione dell’economia alla “ricostruzione”, riorganizzando la nazione socialmente, politicamente ed economicamente. Lo spettatore medio si ricorderà lo “shock and awe” del presidente degli Stati Uniti George Bush e le battaglie più note dell’invasione e successiva occupazione. Quello che raramente ricorda è il dominio onnicomprensivo degli Stati Uniti della nazione attraverso una CPA meramente sostenuta dai militari degli Stati Uniti. Eppure, nonostante la natura relativamente noiosa del lavoro della CPA rispetto alle operazioni di sicurezza delle forze statunitensi, la CPA essenzialmente “occupò” e infine conquistò l’Iraq.

USAID & Co., invasione ed occupazione a bassa intensità
Iraq e Afghanistan sono esempi estremi dell’egemonia globale degli Stati Uniti, comprendente invasioni spettacolari, con grandi e lunghe occupazioni militari, e “nation-building” di varie organizzazioni utilizzate dagli Stati Uniti per proiettarsi all’estero. Una di tali organizzazioni è l’USAID. Dovrebbe, ma raramente accade, preoccupare le nazioni che l’USAID abbia svolto un ruolo fondamentale nelle invasione, occupazione e conquista di Iraq e Afghanistan, mentre ha anche una presenza capillare nel mondo ovunque vi siano interessi su cui gli USA rivolgono l’attenzione. L’USAID e un esercito virtuale di organizzazioni non governative (ONG) e aziende di facciata che supporta nel mondo, sono impegnati in attività in altre nazioni che vanno dall’istruzione ad energia, risorse naturali, sviluppo economico, trasporti e sicurezza, in altre parole a tutto ciò cui le nazioni dovrebbero badare da sé. L’USAID non cerca di collaborare sinceramente con i governi, ma invece crea reti che operano in modo indipendente e parallelo ad istituzioni e reti nazionali. L’USAID e la crescente rete di sostegno si estendono in ogni nazione, occupando lentamente le responsabilità in tutte le aree che un governo sovrano dovrebbe gestire, emarginando e svuotando i governi esistenti. Quando le reti parallele hanno il peso decisivo, vengono utilizzate per rimuovere i governi e installarvi un regime cliente al suo posto che risponda soprattutto agli interessi speciali che hanno patrocinato e diretto le attività dell’USAID. L’USAID cerca attivamente di cooptare elementi locali, sia gruppi che persone di valore. In genere mirano a iniziative e ONG indipendenti, motivo per cui USAID ed altre organizzazioni non governative finanziate dal governo degli Stati Uniti sono sempre più impegnate nella cooperazione, anche sponsorizzando creazione e gestione di nuovi spazi nel mondo in via di sviluppo, creandosi un vantaggioso terreno di caccia delle risorse locali.

Il gioco del “Go” globale
L’USAID non da a nessuno “aiuti”, ma invade la nazione presa di mira costruendovi reti su quelle autoctone esistenti, mettendo le persone contro la nazione e rendendo le reti preesistenti irrilevanti. Essenzialmente riempie lo spazio geostrategico, informativo, tecnologico e socio-politico con la propria influenza, eliminando tutto il resto. A differenza del gioco degli scacchi, in cui i giocatori cercano di eliminare i pezzi dell’avversario con un logoramento strategico, USAID ed altre organizzazioni similari perseguono una strategia paragonabile al gioco orientale del Go. Nel Go, i giocatori cercano di mettere il maggior numero di pezzi possibile ai bordi, assumendo il controllo di più territorio. In questo contesto, qualsiasi nazione potrebbe rappresentare la scacchiera, con i vari pezzi in settori quali energia, istruzione, sanità e sicurezza. L’USAID cerca di mettere i propri pezzi in questo ambito, in genere sotto forma di beneficenza o aiuti esteri e prosegue ponendo i propri pezzi sulla scacchiera, grazie a risorse inesauribili e al vantaggio che le sue vere intenzioni sono spesso ignote a governi e popoli delle nazioni in cui opera. Gli Stati Uniti, attraverso l’USAID , essenzialmente agiscono contro attori sprovveduti che non sanno nemmeno che il gioco è iniziato. L’USAID può quindi rapidamente e facilmente sopraffare il regime coi suoi “pezzi”, finanziando ONG, cooptando organizzazioni e singoli di valore e creando istituzioni parallele che seguono i vari aspetti della nazione presa di mira proprio sotto il naso del suo governo. In coordinamento con fronti politici ed altre organizzazioni non governative finanziati dal dipartimento di Stato USA, possono quindi iniziare ad eliminare le istituzioni locali e rovesciare i governi in favore di fantocci gestiti da interessi occidentali o da regimi clientelari piegati alla volontà degli Stati Uniti. Le nazioni prese di mira spesso si rendono conto troppo tardi che lo “spazio” sulla scacchiera è dominato da interessi stranieri e che ciò che rimane delle istituzioni e reti locali è trascurato ed atrofizzato, con scarsa possibilità di opporre resistenza.

Le “regole” dell’USAID sono dettate dai manuali controinsurrezionali
61BFB6527 La versione dell’USAID del “Go” ha le sue regole, che si possono scaricare facilmente on-line da uno qualsiasi dei numerosi siti web del governo degli Stati Uniti, sotto forma di manuali di contro-insurrezione. In tali manuali è descritto che per controllare una determinata popolazione vanno controllati gli elementi essenziali da cui la popolazione dipende, dalla produzione di energia ad istruzione, raccolta dei rifiuti e creazione di posti di lavoro. Controllando tali aspetti di ogni popolazione, si controlla la popolazione stessa. E’ la chiave per sconfiggere non solo una “rivolta”, ma anche per scatenare un’insurrezione. L’USAID proiettando la propria influenza in una data nazione, in realtà scatena una sorta d’insurrezione, un tentativo di prendere il controllo di un governo, per quanto graduale e paziente sia la natura di tale rivolta. Le aree indicate nei manuali di controinsurrezione degli Stati Uniti come essenziali da controllare, sono (ma non si limitano a):
– polizia e vigili del fuoco,
– acqua,
– elettricità
– istruzione e formazione,
– trasporto,
– medicina,
– servizi igienico-sanitari,
– banche,
– agricoltura,
– lavoro,
– fabbriche e,
– costruzioni
Alla domanda su quali aspetti sono regolarmente inclusi nei programmi diell’USAID, la risposta è praticamente tutti.

Sconfiggere il gioco dell’USAID
In ogni nazione l’USAID dovrebbe essere dichiarata agenzia estera le cui attività vanno fortemente limitate. Ogni centesimo che amministra, se ha il permesso di operare, dovrebbe andare direttamente ai programmi governativi. I programmi dell’USAID dovrebbero essere subordinati alle istituzioni governative, dirette da istituzioni governative e il suo ruolo nei programmi accreditati subordinato alle istituzioni governative. All’USAID dovrebbe essere severamente vietato avere reti, programmi, corsi, concorsi ed incontri indipendenti al di fuori degli USA. Ma ancora più importante, le nazioni devono capire che la scacchiera del “Go” è il loro territorio e le popolazioni che rappresentano; devono creare e posizionare i propri pezzi su questa scacchiera in quantità e qualità tali che non ci sia spazio per i pezzi dell’USAID. Così una nazione non solo contrasterà l’USAID e la sua cospirazione, ma sconfiggerà sul piano fondamentale tale “gioco”. Una nazione che crea istituzioni e reti forti gestendo e avanzando nelle aree essenziali al progresso della civiltà moderna, sventa la necessità di “aiuti esteri” in primo luogo. Non è solo per orgoglio che una nazione non debba affidarsi ad”aiuti esteri”, ma per sopravvivere, dato che l'”aiuto” non è gratuito e, come nel caso dell’ USAID, è vettore della proiezione egemonica nel cuore di una nazione.

Quando si dice: cooperante delle ONG dell'USAID, s'intende: CIA

Quando si dice: cooperante delle ONG dell’USAID, s’intende: CIA

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecuador: l’agente della CIA Swat e altri

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 22/06/2016or-37496Sul murale nel parlamento ecuadoriano dal famoso pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamín, dal titolo “Imagen de la Patria”, appare un teschio ghignante con elmetto decorato con la sigla CIA. Quando il murale fu presentato nell’agosto 1988, Guayasamín spiegò che l’immagine sintetizzava le minacce straniere al suo Paese natale, e da quasi tre decenni questo “cranio della CIA” con ghigno sinistro osserva i deputati in parlamento. Le impronte digitali della CIA sono visibili in decine di incidenti in Ecuador, con cui i politici che minacciavano la politica estera statunitense furono eliminati. Ad esempio, nel maggio 1981 l’aereo con il presidente Jaime Roldós si schiantò nella provincia di Loja, regione montuosa dell’Ecuador. Il presidente Reagan era ostile agli ecuadoriani: Roldós rifiutò l’invito al suo insediamento e mantenne relazioni amichevoli con i sandinisti in Nicaragua e il governo cubano. Mostrò anche solidarietà al Fronte Democratico Rivoluzionario in El Salvador, che si opponeva alla dittatura militare. Roldós voleva riorganizzare l’industria petrolifera dell’Ecuador, mettendo a repentaglio gli interessi delle compagnie petrolifere transnazionali. Roldós fu eliminato a causa di “tutta una serie di lamentele”. Una volta che Rafael Correa è entrato in carica, la CIA intensificò le azioni in Ecuador. In una recente intervista Correa ha detto che nei primi giorni dell’amministrazione un certo diplomatico statunitense chiese un incontro durante il quale si presentò come “rappresentante ufficiale della CIA” in Ecuador. Costui sottolineò che agiva in modo indipendente dall’ambasciatore degli Stati Uniti. Come osservò Correa, a quel tempo “gli statunitensi ancora pensavano di poter prendere il controllo del nostro governo”. L’impulso delle ultime rivelazioni di Correa sulle attività sovversive dell’intelligence degli Stati Uniti nel Paese fu l’incidente con un’agente della CIA dal nome in codice “Swat”.
mario-pazmino Dal 1984 al 2007, una certa Leila Hadad Pérez, donna di origine libanese, agiva a Quito da agente illegale della CIA. In un primo momento usò un salone di bellezza come facciata, e poi un negozio che vendeva tappeti. Il suo vero nome era Sania Elias Zaytun al-Mayaq. Swat era soprattutto interessata agli alti ufficiali delle forze armate e della polizia. La loro collaborazione fu sottoscritta con “mance” mensili in dollari, pari a diversi stipendi degli ufficiali, e con la promessa di una carriera sempre in ascesa. Grazie agli sforzi di Swat, molti posti chiave dei servizi informativi e delle forze armate dell’Ecuador furono occupati da agenti della CIA. Uno degli obiettivi principali era ostacolare il coinvolgimento dell’Ecuador in iniziative volte ad integrare il continente ed anche a contrastare qualsiasi alleanza rafforzata con il Venezuela. Una campagna fu condotta per compromettere i leader vicini all’Ecuador come Hugo Chávez, Inácio Lula da Silva, Néstor Kirchner, Evo Morales, e altri. La rete degli agenti di Swat fece di tutto per evitare la chiusura della base militare statunitense di Manta. La campagna elettorale 2006 di Correa non nascose ciò che aveva in mente circa la presenza militare degli Stati Uniti. Praticamente ogni agente operativo della CIA nel Paese fu mobilitato, così come l’intelligence militare degli Stati Uniti, tra cui politici, poliziotti, militari, giornalisti, sindacalisti, studenti e ONG. Ma i loro sforzi fallirono. Come osserva Correa, i metodi impiegati da Swat erano “goffi” ed “era ovvio che era il cervello della CIA in Ecuador”. Di conseguenza, il presidente ecuadoriano decise di espellerla dal Paese. Nel luglio 2009, la base militare statunitense di Manta fu chiusa. L’ambasciatore degli Stati Uniti Todd Chapman cercò di negare l’esistenza dei legami tra CIA e politici ecuadoriani. Con una certa ironia, il Presidente Correa consigliò l’ambasciatore d’imparare “un po’ di più su come questi servizi lavorano, se non lo sa”. Rafael Correa pensa che il suo Paese sia ancora in pericolo di colpo di Stato. Alcuni analisti ritengono che, alla fine, la congiura della CIA in Ecuador sarà guidata da Mario Pazmino, ex-direttore dell’intelligence dell’Ecuador. Correa l’accusò di nascondere informazioni strategicamente vitali sull’attacco illegale lanciato dal confine con la Colombia a un accampamento delle FARC in Ecuador. Dall’inizio alla fine, l’attacco fu pianificato da CIA e intelligence militare. Conseguenza di queste rivelazioni, le agenzie di intelligence e controspionaggio dell’Ecuador compromesse furono riformate e un Segretariato Nazionale dell’Intelligence creato, nuovi agenti assunti e nuove attrezzature specializzate adottate. Tutto questo consentirà di monitorare in modo efficace le organizzazioni che rispondono alla CIA come USAID e National Endowment for Democracy (NED). Fu subito scoperto che Karen Hollihan, un’ecuadoriana di origine tedesca-statunitense, fu inviata a ripristinare la rete di agenti in Ecuador. Un uomo di nome Fernando Villavicencio collaborava con lei, affermando di essere un esperto di petrolio, ma la sua attività principale era denigrare il Presidente Correa. Villavicencio fu condannato a 18 mesi di carcere per diffamazione, ma riuscì a fuggire e ora usa internet per diffondere articoli scritti dalla CIA sulla corruzione nel governo Correa. Un altro contatto attivo di Hollihan si chiama César Ricaurte, che dirige l’organizzazione non-profit Fundamedios che monitora “le minacce alla libertà di stampa” in Ecuador sostenendo i critici del regime partecipi alla campagna di denunce della CIA. La ONG Participación Ciudadana, specializzata nel “giornalismo investigativo” della CIA, ha ricevuto 265000 dollari solo dal NED negli ultimi due anni, per coprire le “spese correnti”.
L’ecuadoregno Mario Ramos, direttore del Centro Andino per gli Studi Strategici, che analizza le operazioni contro i governi latino-americani che rifiutano le linee di Washington, ha osservato su Telesur che le attività sovversive della CIA aumentano in ogni Paese prima di scegliere “la strategia di destabilizzazione adeguata: guerra economica, mediatica o psicologica, e così via”. Ramos ritiene che, per contrastare tali operazioni sovversive, i latino-americani debbano stabilire “una strategia di difesa integrata” che si estenda alle sfere della diplomazia, militare e della finanza, e concentri gli sforzi dei servizi segreti dei loro Paesi su questo compito. La denuncia delle operazioni sovversive della CIA in Ecuador, la sfilata in TV dei primi piani dei criminali e l’analisi delle ripercussioni catastrofiche per il Paese dovute a tali attività illegali, provano che i leader politici e della sicurezza dell’Ecuador hanno raggiunto le dovute conclusioni.

Karen Hollihan

Karen Hollihan

Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti si preparano a spodestare il Presidente Evo Morales

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 09/06/2016AP78723126473-940x580Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno intensificato le attività intese a rimuovere il Presidente boliviano Evo Morales. Tutte le opzioni sono sul tavolo, tra cui l’assassinio. Barack Obama, che vede l’indebolimento del “blocco ostile degli Stati populisti” dell’America Latina quale vittoria in politica estera della sua amministrazione, si propone di raggiungere tale successo prima di andarsene. Washington prende sotto mira la Bolivia anche per via del successo della Cina nel Paese. Morales rafforza i rapporti finanziari, economici, commerciali e militari con Pechino. Le imprese cinesi a La Paz fioriscono, fanno investimenti e prestiti e partecipano ai programmi per assicurare una posizione chiave alla Bolivia nella modernizzazione dei trasporti del continente. Nei prossimi 10 anni, grazie agli abbondanti giacimenti di gas della Bolivia, il Paese diventerà l’hub energetico del Sud America. Evo Morales vede lo sviluppo del suo Paese sua priorità assoluta, e i cinesi, a differenza degli statunitensi, hanno sempre visto la Bolivia come un alleato e un partner lungi da un rapporto dei due pesi e due misure. L’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz è senza ambasciatore dal 2008, dichiarato persona non grata per le sue attività sovversive. L’incaricato d’affari attuale è Peter Brennan, ed acute domande sono poste su ciò su cui lavora veramente. In precedenza fu di stanza in Pakistan, dove “decisioni difficili” furono prese sugli omicidi mirati, ma la maggior parte della sua carriera riguarda la manipolazione dei Paesi dell’America Latina. In particolare, Brennan fu responsabile dell’introduzione del servizio ZunZuneo a Cuba (un programma illegale soprannominato “Twitter Cubano“). L’USAID coprì tale programma della CIA con il pretesto innocente di aiutare a informare i cubani su eventi culturali e sportivi e notizie internazionali. Una volta introdotto ZunZuneo, c’erano piani per utilizzarlo per mobilitare la popolazione in PETER_BRENNANvista di una “primavera cubana”. Leggendo di Brennan spesso s’incontra la frase “dark horse“. È abituato a ottenere quello che vuole, a tutti i costi, e i tempi ristretti in Bolivia (prima della fine della presidenza Obama) costringono Brennan a correre grandi rischi. In precedenza, Brennan “si distinse” nella preparazione del referendum per permettere al Presidente Evo Morales di partecipare alla rielezione nel 2019, così come nella votazione stessa. Per incoraggiare il “no”, l’ambasciata degli Stati Uniti mobilitò la sua macchina della propaganda destando le ONG sotto il suo controllo e stanziando ingenti fondi aggiuntivi per inscenare proteste. È significativo che molti di costoro alla fine bruciarono le fotografie di Morales con la fascia presidenziale. Una raffica di fango fu sparato sul presidente. Le accuse di corruzione erano le più comuni, anche se Morales è sempre stato chiaro sulle sue finanze personali. Sarebbe stato difficile attribuirgli “43 miliardi di dollari in conti off-shore“, come fu detto anche di Hugo Chavez e Fidel Castro. Brennan concorda con Washington su altre operazioni per compromettere il presidente boliviano. Un attacco fu lanciato dall’agente della CIA Carlos Valverde Bravo, noto giornalista televisivo ed ex-agente dei servizi di sicurezza della Bolivia. Nel suo programma del 3 febbraio accusò l’ex-compagna di Morales, Gabriela Zapata, direttrice commerciale della società cinese CAMC Engineering Co., di orchestrare affari loschi per 500 milioni di dollari. Contemporaneamente insinuazioni cominciavano a circolare su internet sul coinvolgimento del presidente della Bolivia, anche se Morales ha rotto completamente con Zapata nel 2007 e non ha risparmiato nessuno, a prescindere da nome e parentela, nella battaglia contro la corruzione. Le “rivelazioni” spacciate dall’ambasciata degli Stati Uniti continuarono fino al giorno del referendum, il 21 febbraio 2016. I “no” prevalsero, nonostante il trend positivo indicato nei sondaggi elettorali. Morales ha accettato la sconfitta con la sua serenità d’indiano, ma nelle dichiarazioni dopo il referendum chiarì che l’ambasciata degli Stati Uniti aveva intrapreso una campagna ostile. L’inchiesta su Gabriela Zapata ha rivelato che aveva capitalizzato sulla precedente relazione con Morales per fare carriera. Le fu offerta una posizione nella società cinese CAMC ed ebbe una casa di lusso in un quartiere elegante di La Paz, facendosi lustro della “vicinanza” col leader boliviano anche se non ebbe alcun ruolo in tutto questo. Fu per lo stesso motivo che cercò di avviare business e rapporti personali con il capo del personale del presidente, Juan Ramón Quintana, che ha categoricamente negato di aver mai incontrato Zapata. A poco a poco, tutte le prove fabbricate della CIA si sono disintegrate. Zapata ora testimonia e il suo avvocato s’è rintanato all’estero perché i suoi contatti con gli statunitensi furono svelati. L’agente statunitense Valverde Bravo è fuggito in Argentina. Le accuse contro Morales vengono scagliate da lì con rinnovato vigore. L’attacco continua. E’ tutto abbastanza logico: una bugia ripetuta continuamente è un’arma efficace nella guerra d’informazione di nuova generazione. L’esempio più recente è la caduta di Dilma Rousseff accusata di corruzione da funzionari che il suo governo aveva identificato come corrotti!
felando L’esercito degli Stati Uniti aumenta la presenza in Bolivia negli ultimi mesi. Ad esempio, il colonnello Felando Pierre Thigpen ha visitato il dipartimento di Santa Cruz, dove vi sono forti tendenze separatiste. Thigpen è noto per essere coinvolto in un programma congiunto tra Pentagono e CIA per reclutare e addestrare possibili agenti dell’intelligence statunitense. Nei blog boliviani e nelle pubblicazioni su Thigpen, s’indica che il colonnello è stato inviato nel Paese alla vigilia di eventi legati alla “sostituzione imminente di un governo che ha esaurito il suo potenziale, così come la necessità di assumere giovani personalità alternative nella nuova struttura di leadership”. Alcuni commenti indicano Thigpen supervisionare i diplomatici Peter Brennan e Erik Foronda, consulente mediatico dell’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciata ha risposto affermando che Thigpen era arrivato in Bolivia “di propria iniziativa”, ma non è un segreto che sia stato invitato per “lavorare con i giovani” dalle ONG che si coordinano con gli statunitensi: Fondazione per la Leadership e lo Sviluppo Integrale (FULIDEI), Rete della trasformazione globale (RTG), Scuola degli eroi boliviani (EHB) ed altri. Quindi il lavoro di Thigpen non è improvvisato, ma piuttosto una sfida al governo di Morales. Sul fronte interno, il partito di estrema destra Partito cristiano democratico fornisce la copertura politica. I piani statunitensi per destabilizzare la Bolivia, forniti al governo di Evo Morales da un Paese amico, includono un cronogramma particolareggiato delle azioni tracciate dagli statunitensi. Ad esempio: “Innescare scioperi della fame e mobilitazioni di massa e fomentare conflitti nelle università, organizzazioni della società civile, comunità indigene e vari ambiti sociali, così come nelle istituzioni governative. Imbastire relazioni con ufficiali in servizio attivo e in pensione, con l’obiettivo di minate la credibilità del governo nelle forze armate. E’ assolutamente essenziale addestrare i militari a uno scenario di crisi, in modo che nel clima di crescente conflitto sociale attuino una rivolta contro il regime e sostengano le proteste per garantire una transizione pacifica verso la democrazia“. I primi frutti del programma furono l’emergere di proteste sociali (le recenti marce dei disabili inscenate su suggerimento dell’ambasciata degli USA), anche se l’amministrazione di Evo Morales ha manifestato più preoccupazione per gli interessi dei boliviani dal basso reddito che qualsiasi altro governo della storia della Bolivia.
Il campo delle operazioni per spodestare il Presidente Morales, finanziate e dirette da agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, continua ad espandersi. Il maggiore avversario degli statunitensi in America Latina è stato condannato alla “neutralizzazione”. Parlando contro Evo Morales, l’opposizione radicale ha apertamente accennato al fatto che è davvero interessante che da molto tempo la regione non veda un incidente aereo che coinvolga un politico ostile a Washington…referendum-y-zapataLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’USAID mandante dell’assassinio di Berta Caceres

Telesur, Global Research, 30 maggio 2016Berta-caceres-en-vida-5-770x470Due dei cinque sospettati arrestati per l’omicidio di Berta Caceres sono legati alla DESA, la società del progetto della diga che aveva contrastato. La complicità di Washington nelle violazioni dei diritti umani e nella repressione dei movimenti sociali in Honduras è venuta alla ribalta ancora una volta con un’indagine di Counterpunch che rivelava come la società energetica honduregna privata, che ha ucciso l’attivista indigena Berta Caceres che vi si opponeva da tempo, aveva firmato un contratto di finanziamento con l’USAID, pochi mesi prima dell’assassinio.
L’azienda dietro il controverso progetto idroelettrico Agua Zarca nelle terre Lenca, Desarrollos Energeticos SA, meglio nota come DESA, ha firmato un contratto con l’USAID tramite la socia Fintrac, nel dicembre 2015, tre mesi prima dell’omicidio di Caceres a casa il 3 marzo. Secondo la giornalista freelance Gloria Jimenez, i fondi erano destinati a un programma di assistenza agricola dell’USAID nell’Honduras occidentale. Ma il Consiglio Civico popolare e dei movimenti indigeni dell’Honduras di Caceres, o COPINH, che a lungo combatte la diga di Agua Zarca della DESA, che minaccia il fiume sacro Gualcarque e non ha il consenso delle comunità locali, sostiene che nonostante le promesse dell’azienda, DESA prende molto di più di quanto non restituisce. L’accordo Fintrac-DESA è stato firmato da Sergio Rodriguez, impiegato della DESA e sospettato arrestato per l’omicidio Caceres insieme ad altri quattro. In una dichiarazione rilasciata dopo l’arresto, DESA ha confermato che Rodriguez ha lavorato per l’azienda come direttore della divisione questioni sociali e ambientali. DESA non ha confermato alcuna relazione con il sospettato Douglas Bustillo, già identificato come capo della sicurezza della ditta.
In una e-mail a Telesur, DESA ha rifiutato un’intervista, dicendo che non può commentare su casi oggetto d’indagine nei tribunali honduregni. “Inoltre, la nostra azienda opera completamente in linea con la legge e i valori aziendali più severe“, ha aggiunto l’e-mail. I membri della famiglia Caceres ‘hanno sostenuto che DESA e governo honduregno sono in sostanza responsabili dell’omicidio della leader indigena. Nei mesi precedenti l’omicidio, Caceres denunciò decine di minacce di morte, molestie e minacce di violenza sessuale, presumibilmente per mano di agenti statali e privati. Oltre due anni fa, DESA cercò d’accusare Caceres e altri due leader del COPINH per usurpazione di terreni, coercizione e danni, dipingendoli come violenti “anarchici”. I membri del COPINH e i difensori dei diritti umani interpretano il caso come parte di una campagna della DESA per criminalizzare il COPINH ed eliminare l’opposizione al progetto Agua Zarca. COPINH e famigliari di Caceres continuano a chiedere un’indagine indipendente sull’omicidio per identificare coloro che l’hanno ordinato, non solo quelli che l’hanno eseguito. Chiedono anche la cancellazione definitiva di Agua Zarca.
Nella giornata dell’azione internazionale, il 15 giugno le ambasciate honduregne di tutto il mondo dovrebbero riprendere le richieste del COPINH a livello globale. I difensori internazionali dei diritti umani hanno ripetutamente invitato gli Stati Uniti a fermare la repressione in Honduras, il finanziamento a sostegno dei progetti aziendali controversi e i finanziamenti governativi per le corrotte forze di sicurezza honduregne.Berta_Caceres_otu_imgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia punta il pivot in Asia degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 17 aprile 2016sergeilavrov153358609_0La Russia ha espresso solidarietà alla Cina in modo inequivocabile per la prima volta, forse, sulla questione del Mar Cinese Meridionale. In un’ intervista congiunta del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ai giornalisti giapponesi e cinesi a Mosca, ha inquadrato la posizione posizione russa rispondendo a una domanda del giornalista cinese in relazione a “tensioni (che) recentemente divampano di nuovo” nel Mar cinese meridionale: “Sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale, si procede dalla seguente premessa. Tutti gli Stati interessati devono rispettare il principio del non-uso della forza militare e continuare a cercare soluzioni politiche e diplomatiche reciprocamente accettabili. E’ necessario porre fine a qualsiasi interferenza nei colloqui tra gli Stati interessati e a qualsiasi tentativo d’internazionalizzare queste dispute. Abbiamo dato supporto attivo alla disponibilità di Cina e ASEAN di andare avanti su questo obiettivo. Molti tentativi sono stati fatti (da “soggetti esterni”) per internazionalizzare le questioni relative alla controversia sul Mar Cinese Meridionale… questi tentativi sono controproducenti. Solo trattative guidate da Cina e Paesi ASEAN… produrranno il risultato desiderato, cioè un accordo reciprocamente accettabile”. Pechino naturalmente è felice. Il Ministero degli Esteri si è affrettato a rispondere il giorno dopo: “La Cina parla molto delle osservazioni della Russia. Qualsiasi persona, organizzazione e Paese veramente preoccupata per la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale, dovrebbe sostenere la Cina e i Paesi interessati della regione, o i Paesi direttamente coinvolti, precisamente, nella risoluzione delle eventuali controversie con negoziazione e coordinamento… Non è costruttivo che qualsiasi Paese od organizzazione esterno alla regione acuisca la questione del Mar cinese meridionale, riproducendo o provocando tensioni e divisioni tra i Paesi regionali. Chi lo fa, farà deviare la soluzione della questione del Mar Cinese Meridionale dalla strada giusta”. La Cina prende atto particolarmente delle osservazioni di Lavrov subito dopo la dichiarazione del G-7 che criticava implicitamente Pechino con l’accusa di indulgere in “azioni unilaterali intimidatorie, coercitive o provocatorie che potrebbero alterare lo status quo e aumentare le tensioni” sul Mar cinese meridionale (AFP). L’intervista di Lavrov sarà altrettanto gratificante per Pechino con la netta osservazione che sottolinea la determinazione di Mosca nel creare una base navale sulle contestate isole Curili; Lavrov ha detto al corrispondente giapponese (il Giappone rivendica il territorio): “Oggi l’Artico si apre sempre più allo sviluppo economico… L’uso della rotta del Mare del Nord è oggettivamente aumentato… diverrà una rotta molto utile ed efficace per il transito di merci tra Europa e Asia… e noi, come Stato rivierasco, abbiamo una responsabilità particolare nel garantire non solo l’efficienza della rotta, ma anche la sicurezza. E’ essenziale garantire un controllo affidabile ed efficace non solo su zone di mare, ma anche su tutte le coste di queste aree… Questi obiettivi non possono essere raggiunti senza ripristinare le infrastrutture, anche quelle militari, quasi completamente perdute negli anni ’90. Sulle isole Curili, sono i confini orientali della Federazione russa… inutile dire che prevedere misure per rafforzare le infrastrutture militari relative ai territori di confine è naturale per qualsiasi Stato. Questi sono i confini dell’Estremo Oriente del nostro Paese e dobbiamo garantirne la sicurezza. Faremo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo”.
Ancora una volta, questa sarebbe la prima volta, forse, che la Russia ha apertamente collegato l’intenzione di dominare le rotte marittime nella cosiddetta Fossa delle Curili, con le preoccupazioni su regione artica e Passaggio a nord-est in particolare. Al Giappone non va bene perché la Fossa delle Curili si trova al largo delle coste sud-orientali della Kamchatka, parallelamente alle Curili, incontrandosi con la Fossa del Giappone ad est di Hokkaido. Tra l’altro, nel 1875 la Russia cedette le isole Curili al Giappone in cambio della sovranità su Sakhalin, e oggi la Russia sostiene le Curili suo territorio, facendo del mare di Okhotsk (a nord dell’isola giapponese di Hokkaido) un virtuale lago russo. E’ utile ricordare che durante la Guerra Fredda il Mare di Okhotsk fu teatro di intense operazioni della Marina degli Stati Uniti volte a intercettare i cavi di comunicazione sottomarini della Marina sovietica. (Un volo Korean Airlines che deviò nella regione, possibilmente in missione di spionaggio, fu abbattuto in un episodio clamoroso del 1983). Il Mare di Okhotsk fu un enorme bastione per i sottomarini lanciamissili balistici sovietici. Ovviamente, la Russia risorge e ammoderna le infrastrutture e rilancia la Flotta del Pacifico, tra le rivalità con gli Stati Uniti che s’intensificano nella regione artica e nel contesto del pivot in Asia degli Stati Uniti. In realtà, la Russia ha iniziato a rispondere alla crescente presenza militare degli Stati Uniti in Asia nord-orientale con il pretesto di contenere la Corea democratica. (Lavrov, senza mezzi termini ha detto che il problema della Corea democratica non giustifica il dispiegamento del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Giappone e Corea del Sud, e che Mosca e Pechino sulla questione condividono le stesse preoccupazioni). Questi nette osservazioni spiegano anche la forte critica di Lavrov al Giappone per l’assenza di una politica estera indipendente e la docilità verso le strategie regionali statunitensi, da partner secondario. Gli analisti statunitensi sempre più ritengono che il trasferimento della Russia di sistemi d’arma avanzati alla Cina faccia parte della contro-strategia russa al pivot in Asia degli Stati Uniti (qui e qui).
Non è chiaro fino a che punto i politici indiani comprendano questi importanti cambiamenti nella geopolitica della regione Asia-Pacifico. Senza dubbio, Washington ha un piano nella rubrica della “stretta di mano strategica” con New Delhi, cioè creare un sistema di alleanze in Asia sotto la guida degli Stati Uniti che comprenda India, Giappone e Australia. Basti dire che gli sforzi persistenti di trascinare l’India nei “pattugliamenti congiunti” con l’US Navy nel Mar Cinese Meridionale e di accedere alle basi militari indiane, ecc., nonché il ritornello che la strategia del Pivot e “lo sguardo a Oriente” dell’India si completino a vicenda (come il segretario alla Difesa degli USA Ashton Carter aveva detto al Premier Narendra Modi la settimana scorsa), vanno nella giusta prospettiva. La linea di fondo è che l’India ne guadagnerebbe identificandosi nella strategia del contenimento degli Stati Uniti contro Russia e Cina. La trascrizione delle dichiarazioni di Lavrov illumina l’epocale cambiamento della politica da grande potenza in Asia nord-orientale derivante dal Pivot in Asia degli Stati Uniti. (Trascrizione)Sakhalin_Island_-_Closer_In.64191638_largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora