Vladimir Putin: l’India è un partner affidabile e collaudato

Kremlin, 10 dicembre 2014

Per la visita ufficiale in India, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista all’agenzia indiana PTI.251066-modiputinLa vostra prossima visita in India è la prima da quando il governo guidato da Narendra Modi è salito al potere; tuttavia, vi siete già incontrati diverse volte a margine di eventi internazionali. Quali risultati vi aspettate dal vertice, soprattutto riguardo politica e relazioni commerciali ed economiche russo-indiane?
In qualità di Presidente della Federazione Russa, sono stato in India cinque volte. Ricordo in particolare la mia visita nell’ottobre 2000, quando firmammo la storica Dichiarazione sul Partenariato strategico con i partner indiani. Sui contatti con il Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, è vero che l’ho incontrato a margine del vertice BRICS in Brasile a luglio. Abbiamo anche avuto conversazioni significative a Brisbane (Australia) a novembre, in occasione della riunione dei capi di Stato e di governo dei Paesi BRICS e durante il vertice del G20. Noto con soddisfazione l’impegno della leadership indiana nella ricerca di nuove promettenti aree di cooperazione. Sono convinto che la comune aspirazione a sviluppare ulteriormente le nostre relazioni bilaterali contribuiranno ad avere risultati significativi al prossimo summit indiano-russo. Saremo lieti di discutere misure specifiche volte a rafforzare il privilegiato partenariato strategico tra Russia e India. Dedicheremo particolare attenzione ad espandere i legami commerciali ed economici e ad aumentare i mutui investimenti. Una seria preparazione s’è avuta nelle ultime sessioni della Commissione intergovernativa sulla cooperazione commerciale, economica, scientifica, tecnologica e culturale e al forum indo-russo su commercio e investimenti (New Delhi, 5 novembre 2014). Progetti strategici comuni comprendono la costruzione di nuove unità per le centrali nucleari indiane, la promozione degli aerei russi Sukhoi Superjet-100 e MS-21 sul mercato indiano e l’introduzione del sistema GLONASS nell’economia indiana. Le nostre priorità includono la costruzione di un impianto di gomma butilica, fabbricazione di elicotteri, la creazione di “una città intelligente” basata su tecnologie russe ed organizzazione dell’assemblaggio di trattori industriali. Attribuiamo particolare importanza allo sviluppo della cooperazione militare e tecnica, una delle principali componenti del nostro partenariato strategico. Discuteremo in dettaglio i progetti più importanti in questo ambito relativi non soltanto all’esportazione di materiale già pronto, ma a concludere cooperazioni tecnologiche e industriali. Inoltre, scambiamo opinioni sulle attuali questioni internazionali e regionali e approfondiamo il coordinamento in politica estera, rafforzando ulteriormente sicurezza e stabilità in Eurasia e nel mondo. Naturalmente, si discuterà in sostanza come dare nuovo impulso alle relazioni bilaterali nel settore umanitario, aumentando i contatti tra i cittadini dei nostri Paesi.

L’India ha tradizionalmente considerato la Russia, e l’URSS in passato, l’affidabile “amico di sempre”. Tuttavia, di recente in India vi sono preoccupazioni sull’intensificazione della cooperazione militare e tecnica tra Russia e Pakistan. In questa luce, pensa che sarebbe il caso di dire che la cooperazione militare e tecnica tra Russia e India possa cambiare?
I nostri Paesi hanno una cooperazione militare e tecnica da molti decenni. Inoltre, vorrei sottolineare che l’India è un partner affidabile e collaudato. Se alcuni cambiamenti avvengono, sarebbero di tipo completamente diverso. Come ho già detto, l’alto livello di cooperazione bilaterale e fiducia ci permette di avviare un graduale passaggio dal tradizionale modello produttore-consumatore a sviluppo e produzione congiunta di sistemi d’arma avanzati. Abbiamo già esempi efficaci di tale cooperazione, e con questo intendo la produzione avanzata e di alta precisione dei missili BrahMos e la progettazione di un caccia multiruolo di quinta generazione. Sul Pakistan, abbiamo avuto colloqui sulla possibile assistenza della Russia volta a migliorare l’efficacia delle operazioni antiterrorismo e antidroga. A mio parere, questo tipo di cooperazione è utile agli interessi a lungo termine di tutti i Paesi della regione, anche dell’India.

Russia e India collaborano con successo nell’energia. L’India prevede di espandere questa cooperazione, anche attraverso la partecipazione allo sviluppo dei giacimenti di petrolio e gas nella Siberia orientale. Qual è la posizione della Russia sul tema? Cosa sarebbe realistico aspettarsi per l’India? Secondo Lei, quali sono le prospettive di un gasdotto russo per l’India?
Storicamente, la Russia ha esportato la maggior parte dei suoi idrocarburi verso occidente. Tuttavia, il consumo europeo aumenta troppo lentamente, mentre i rischi sulle politiche di controllo e transito aumentano. Allo stesso tempo, le economie dei Paesi asiatici sono in rapida crescita. Così, siamo naturalmente interessati a diversificare gli sbocchi delle nostre forniture di energia. Ci aspettiamo di essere affidabili fornitori di energia sui mercati asiatici. Allo stesso tempo, abbiamo intenzione di rilanciare la crescita economica nelle regioni della Siberia orientale e dell’Estremo Oriente della Russia e costruirvi nuove infrastrutture. In considerazione del fatto che la Russia attualmente implementa grandi progetti energetici, siamo interessati ad attrarre nuovi investimenti e tecnologie, anche dall’India. Come buon esempio della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i partner indiani potrei citare, in particolare, il progetto Sakhalin 1. La società petrolifera e gasifera statale ONGC vi partecipa attraverso la sua controllata ONGC Videsh Limited (OVL), importante investitore indiano in Russia. Nell’ambito del progetto Sakhalin-1, oltre un milione di tonnellate di petrolio viene fornito all’India ogni anno. La questione della partecipazione di OVL all’esplorazione di idrocarburi nell’Artico è discussa attivamente. A maggio, al Saint Petersburg International Economic Forum, un memorandum d’intesa è stato firmato tra Rosneft e OVL sulla cooperazione nei fondali dell’Artico russo nell’ambito di un consorzio internazionale. Gazpromneft è interessata a creare una rete con compagnie petrolifere e del gas indiane per attuare progetti artici. Sui rifornimenti di gas dalla Russia all’India, la questione ha bisogno di un esame approfondito. Un’analisi preliminare ha dimostrato che il costo del gasdotto sarebbe significativamente superiore alle forniture di gas naturale liquefatto. Quindi si tratta soprattutto del problema della fattibilità commerciale. Per il momento, l’invio di gas naturale liquefatto russo sembra la scelta migliore. Vi ricordo che l’anno scorso Gazprom Marketing and Trading Company aveva già inviato in India un totale di 0,11 milioni di tonnellate di GNL. Un accordo a lungo termine sulle forniture di GNL siglato tra Gruppo Gazprom e GAIL India nel 2012 è entrato in vigore nel giugno 2014: prevede la fornitura di 2,5 milioni di tonnellate all’anno per 20 anni. L’India inizierà a ricevere il GNL già nel 2017 o, in caso di slittamento delle scadenze, non oltre il 2021. Ci auguriamo che un maggiore cooperazione nel settore energetico contribuisca a un continuo sviluppo e progresso socio-economico dell’India, contribuendo a migliorare il tenore di vita del suo popolo.

La Russia è un solido partner dell’India nell’energia elettronucleare. Quali accordi specifici ha intenzione di attuare nel breve periodo? Quali problemi sorgono a tal proposito?
La cooperazione nel nucleare è uno dei pilastri della nostra partnership strategica. Abbiamo concluso due accordi intergovernativi nel settore nel 2008 e 2010. Il calendario della costruzione in serie di centrali nucleari russe nella Repubblica dell’India fu firmato nel 2010, ed è attualmente in fase di attuazione. Il lavoro su due unità della NPP “Kudankulam” procede come da programma. Nell’ottobre 2013, la prima unità della NPP è stata collegata alla rete elettrica indiana, e lo scorso giugno l’unità ha raggiunto la piena potenza. La seconda unità è in fase di preparazione. La documentazione per avviare la costruzione della seconda fase della NPP è stata quasi ultimata. È stato firmato un accordo quadro generale per la costruzione della terza e quarta unità energetica a Mumbai, lo scorso aprile. Devo sottolineare che oggi la NPP “Kudankulam” è la sola centrale nucleare del mondo che soddisfa tutti i requisiti di sicurezza “post-Fukushima”. A parte la costruzione di nuove unità per la NPP “Kudankulam“, attendiamo la decisione del governo indiano di assegnare un sito per la costruzione di una nuova centrale nucleare di progettazione russa. Le nostre risorse ci permettono di costruire fino a 25 unità in India. Secondo gli esperti, tuttavia, anche queste unità non possono soddisfare le esigenze dello sviluppo dinamico dell’economia dell’India. Perciò abbiamo intenzione di discutere delle prospettive di un ulteriore sviluppo della nostra cooperazione nell’energia nucleare al prossimo incontro con il Primo ministro Narendra Modi. Il documento politico “Visione strategica del rafforzamento della cooperazione russo-indiana nel campo dell’energia atomica civile” è in corso di preparazione per la firma. Oltre alla costruzione di nuove unità prevede lo scambio dei risultati sulle attività scientifiche, tecnologiche e innovative.

Russia e India prevedono di aumentare il fatturato commerciale. Cosa può dire sulle prospettive per stabilire un regime di libero scambio tra i nostri Paesi?
Russia e India hanno un enorme potenziale negli scambi bilaterali e nella cooperazione economica. Inoltre, abbiamo recentemente notato una certa diminuzione nel commercio bilaterale per la sfavorevole situazione macroeconomica mondiale. Lo scorso anno il fatturato commerciale fu pari a 10 miliardi di dollari, un miliardo in meno rispetto all’anno precedente. E’ importante invertire tale tendenza. Particolare attenzione dovrà essere data allo sviluppo dei settori ad alta tecnologia della cooperazione, come energia nucleare, cooperazione militare e tecnica, nella ricerca spaziale e nella produzione di velivoli ed automobilistica, nelle industrie farmaceutica, chimica, delle tecnologie dell’informazione e delle nanotecnologie. Riponiamo grandi speranze nei gruppi di lavoro congiunto sulla cooperazione strategica e i piani d’investimento prioritari, essendo stati stabiliti dei nuovi meccanismi alla riunione della Commissione intergovernativa di novembre. L’India ha espresso interesse a concludere un accordo di libero scambio con l’Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakistan. Gli esperti del gruppo misto, formato dalla Commissione economica eurasiatica, decideranno le misure da prendere e identificheranno le merci per cui i mercati possono essere aperti e quelle per cui ciò sarebbe intempestivo. Ovviamente, non tutto dipende dal regime commerciale. Vi sono alcune aree da migliorare, come la logistica e la garanzia di condizioni finanziarie favorevoli per l’attuazione delle proposte. La questione di un eventuale passaggio ai pagamenti in moneta nazionale è abbastanza rilevante.

Il cambio del governo dell’India avrebbe influenzato il partenariato strategico speciale e privilegiato russo-indiano?
Le relazioni tra Russia e India non sono mai state influenzate da situazioni momentanee. Sempre, a prescindere dai leader politici e pubblici, i nostri Paesi sono rimasti partner affidabili approfondendo la multiforme cooperazione bilaterale. Ad esempio, abbiamo firmato la dichiarazione sul partenariato strategico 14 anni fa, con il primo ministro Atal Bihari Vajpayee, che ha guidato il governo del Bharatiya Janata Party. Un grande ruolo nell’elevare le nostre relazioni al livello di partenariato strategico speciale e privilegiato è stato svolto dal precedente governo del Congresso Nazionale Indiano. Sono convinto che continueremo questo lavoro proficuo con il nuovo governo, ampliando i nostri contatti molteplici e reciprocamente vantaggiosi, soprattutto in considerazione del fatto che quando era primo ministro del Gujarat, Narendra Modi visitò più volte la regione di Astrakhan, che da allora ha stabilito relazioni fraterne con quello Stato indiano. Così oggi siamo felici di vedere l’amica India guidata da un leader politico rispettabile, che ha già dato un contributo personale significativo alla promozione della cooperazione russo-indiana.

modi3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Svezia lancia un diversivo sulla Russia per giustificare il raddoppio della propria flotta aerea

Valentin Vasilescu, Reseau International 28 ottobre 2014

Nessuno dei membri europei della NATO vuole seguire le istruzioni presupposte al vertice del Galles, cioè aumentare al 2% del PIL la spesa per la Difesa e destinarne il 20% per acquistare materiale bellico moderno, la Svezia non essendo membro della NATO, lo fa di propria iniziativa.

large_8451ac7c19L’esercito svedese ha annunciato un’operazione di ricerca aeronavale, su informazioni di possibili attività subacquee sospette intorno alle isole al largo di Stoccolma. I media internazionali hanno parlato immediatamente di un sottomarino russo danneggiato, riferendosi alla tragedia del sottomarino Kursk, accaduta oltre un decennio fa. Solo il Ministero della Difesa della Federazione russa rispose: “per ridurre le tensioni nel Mar Baltico e risparmiare denaro dei contribuenti svedesi, si consiglia di chiedere chiarimenti al comando della marina olandese. Da una settimana il sottomarino diesel-elettrico olandese Bruinvis conduce nel Mar Baltico, presso Stoccolma, esercitazioni con emersioni d’emergenza simulate, come mostrato le immagini di ciò che è considerato misterioso“. Per convincere l’opinione pubblica svedese sul pericolo della minaccia che corre il Paese, si è passati a un piccolo diversivo utilizzando l’arsenale della pubblicità sui media, volto a suggerire che l’aggressività della Russia aumenta di giorno in giorno. L’Intelligence Service, FRA, oltre l’esercito svedese, è responsabile dello spionaggio elettronico. Utilizza un aereo Gulfstream IVSP convertito nell’S102B Korpen, con attrezzature da ricognizione e disturbo radio-elettronico (SIGINT e ELINT). Il FRA ha pubblicato una foto dell’aereo russo Su-27 Flanker intercettato dal S102B Korpen da qualche parte sul Mar Baltico, avvicinandosi a 10 m. Come in altri scenari, ideati dal quartier generale della NATO, sulla presunta invasione russa dell’Ucraina, gli svedesi non dicono nulla su data, ora e dettagli del luogo in cui si sarebbe verificato l’incidente. Ciò suggerisce che anche in tale caso si tratti di un fotomontaggio del peggiore tipo.
La Svezia non è un membro della NATO, ma lavora a stretto contatto con gli Stati Uniti in campo militare, ed ha deciso di integrare il bilancio della Difesa con oltre 5 miliardi di euro per acquistare 22 JAS-39E/F Gripen-NG (inizialmente previsti per la Svizzera), oltre ad altri 18 JAS-39E/F. Tutti gli aerei JAS 39E/F-NG svedesi (60) saranno operativi nel 2018. L’armamento accelerato della Svezia è rilevante se visto con il prisma dei rapporti scientifici dell’US Geological Survey, secondo cui nel Mar Glaciale Artico ci sarebbero il 13% delle riserve di petrolio non ancora sfruttate nel mondo e il 30% delle riserve di gas naturale. Già solo il 70% di queste riserve si trova nel Mare di Barents, in particolare nella zona dell’Artico russo. Dato che non ha giacimenti di petrolio e che deve importarlo, la Svezia ha aderito con Stati Uniti, Canada, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Estonia, Lettonia e Lituania al nuovo concetto di mini-NATO artica, apparso nel 2011. Tale idea fornisce il mezzo per l’appropriazione e lo sfruttamento con la forza delle risorse di petrolio e gas del Mar Glaciale Artico della Russia. Nell’ambito di tale piano è necessario armare di missili da crociera in grado di colpire Mosca i vassalli più prossimi alla capitale russa: Finlandia e Polonia. Polonia, Paesi baltici e Finlandia travolti dalla febbre degli armamenti
L’aeronautica svedese dispone di 120 aerei JAS-39, di cui 63 della versione più vecchia A/B e 57 della seconda versione C/D. A seguito del referendum in Svizzera nel maggio 2014, il contratto per l’acquisto di 22 aerei JAS-39E/F Gripen, la terza versione NG (Next Generation), per 3,5 miliardi di dollari, è stato annullato. I tre velivoli già consegnati all’aeronautica svizzera sono stati rispediti alla fabbrica svedese SAAB. Nonostante la battuta d’arresto svizzera, il governo ritiene che lo sviluppo di nuove versioni del JAS-39 Gripen NG sia essenziale per l’industria del Paese, essendo il velivolo il favorito nella fase finale del programma di selezione brasiliano FX-2. Lo JAS-39E/F (NG) è apparso dopo che British Aerospace è entrata nella società SAAB con l’intenzione di sviluppare una versione da esportazione (BSE: Export baseline Standard) del JAS-39 Gripen. I cambiamenti riguardano il radar Raven ES-05 AESA (a scansione elettronica attiva) che rileva bersagli aerei a una distanza di 120-180 km, e l’apparecchiatura G-Skyward, utilizzata per rilevare bersagli agli infrarossi e per il puntamento, entrambi prodotti dalla società (italiana) Selex. Il motore F-404 della statunitense General Electric (uno dei due a bordo del F/A-18 Hornet) è prodotto su licenza da Volvo che ne ha aumentato la potenza del 20%. Il nuovo velivolo ha una sonda retrattile per il rifornimento aereo. Il JAS-39E/F-NG ha una velocità massima di Mach 2 e un’autonomia di 1200 km, operatività affidabile e può decollare e atterrare in condizioni invernali su tratti autostradali. Lo JAS-39 Gripen è stato testato in condizioni di combattimento reali nel 2011, quando il governo svedese rispose alla richiesta della NATO d’imporre la no-fly zone sulla Libia. La Svezia ha partecipato con otto aerei JAS-39C/D Gripen che operavano dalla base aerea di Sigonella, in Sicilia. Le aeronautiche di Repubblica Ceca e Ungheria sono dotate di JAS-39 Gripen C/D, mentre l’aeronautica thailandese ha 6 JAS-39C/D dal 2011, e altri 6 da consegnare dal 2013.

gripen-ngTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Artico, “questione di sicurezza nazionale” della Russia

Romaric Thomas Agoravox 7 ottobre 2014

Da oltre un anno, gli annunci delle autorità russe sulla politica verso la regione artica hanno una cadenza di tre o quattro al mese. Nodo energetico dai primi anni 2000, l’Artico nel 2013 è diventato un priorità per la sicurezza nazionale della Federazione russa, ripristinando d’urgenza il confronto al confine settentrionale verso l’interferenza della NATO nella regione. Data l’importanza di sforzi e ambizioni, il Nord è oggi la priorità assoluta della geopolitica russa. La situazione strategica russa in una zona che minaccia la guerra.

2013-20-fig1-eI. Artico pilastro energetico della Russia
Una regione straordinariamente ricca di risorse naturali
L’Artico è di nuovo d’interesse strategico dalla fine degli anni ’90, principalmente per lo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte marittime e un maggiore sfruttamento delle risorse. Secondo alcune stime, gli idrocarburi situati oltre il Circolo Polare Artico rappresentano un quarto delle riserve mondiali, 90 miliardi di barili di petrolio e il 30% del gas da scoprire nel mondo. Il 27 settembre, la compagnia petrolifera russa Rosneft ha annunciato la scoperta di un giacimento di petrolio nel Mare di Kara che potrebbe contenere 87 miliardi di barili, parte di una zona che potrebbe avere riserve equivalenti a quelle saudite. Eccezionali giacimenti di gas sono stati scoperti anche nel Barents e Kara. I giacimenti di nichel, cobalto, rame, platino, barite e apatite sono notevoli. Infine, quasi il 15% delle risorse ittiche mondiali proviene dall’Artico. Se la ricchezza delle risorse naturali dell’Artico è ambita da tutti i Paesi rivieraschi, così come da molti Paesi non rivieraschi, la regione per la Russia rappresenta molto più di un aumento delle entrate. Riguarda direttamente gli interessi vitali della Federazione russa, dato che solo l’Artico garantisce il 60% della produzione di petrolio, il 95% del gas, oltre il 90% di nichel e cobalto, il 60% del rame, il 96% dei metalli del gruppo del platino, il 100% di barite e apatite, quasi un quarto delle esportazioni e il 12-15% del PIL. Indipendentemente dalle rivendicazioni territoriali della Russia e dalle risorse aggiuntive che potrebbero essere tratte, l’Artico è già il primo pilastro energetico del Paese. Oltre che per le risorse energetiche e minerarie, l’Artico è di grande interesse commerciale per la Russia. La Rotta del Nord potrebbe diventare, in pochi anni, una grande alternativa ai canali di Suez e Panama per il traffico marittimo tra i porti europei e dell’Estremo Oriente. Quasi due volte più breve della rotta che attraversa Canale di Suez e Oceano Indiano, ma con il vantaggio di essere completamente privo di pirateria, una delle principali minacce globali odierne ai trasporti marittimi, e di non aver limiti su numero e stazza delle navi che possono prendere tale rotta. Anche se è navigabile solo in estate, potrebbe dare notevoli benefici alla Russia che, garantendone la sicurezza, offre alla comunità internazionale un rotta libera dal controllo statunitense. La Cina partecipa attivamente allo sviluppo di questa rotta ed ha recentemente condotto la prima spedizione commerciale da Dalian a Rotterdam attraverso l’Oceano Artico. Islanda e Scozia hanno già previsto la creazione di porti dedicati.
Numerose spedizioni scientifiche del governo russo nell’Artico riflettono il forte interesse per la regione. Tutte coinvolte, in un modo o nell’altro, al consolidamento del Paese nella regione artica tramite quattro missioni principali:
• giustificare scientificamente le rivendicazioni territoriali della regione artica russa presso le Nazioni Unite, fornendo prove scientifiche sull’estensione della piattaforma continentale russa nel Mar Glaciale Artico.
• valutare e individuare le risorse naturali del Mar Glaciale Artico, principalmente idrocarburi e minerali.
• lavorare per il progresso delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecniche.
• contribuire alla reputazione tecnico-scientifica russa e, più in generale, al prestigio internazionale del Paese.
Nel 2007, due batiscafi Mir raggiunsero le profondità del Polo Nord. I principali obiettivi della spedizione erano definire i limiti della piattaforma continentale russa nella zona che si estende dalle isole della Nuova Siberia al Polo Nord, prelevare campioni dai fondali e piantare una bandiera russa sul fondo del mare. L’evento scatenò le proteste di altri Paesi rivieraschi, in primo luogo gli Stati Uniti, lamentandosi che ci si potesse appropriare simbolicamente del Polo. Si potrebbe pensare che tali proteste, da un Paese che aveva chiesto ai suoi astronauti di piantare la bandiera statunitense sulla Luna, siano effettivamente motivate da assai più gravi preoccupazioni: la prova che le dorsali Lomonosov e Mendeleev, che raggiungono la Groenlandia, siano un’estensione geologica della piattaforma continentale russa permetterebbe alla Russia “di rivendicare diritti di esplorazione su ulteriori 1,2 milioni di chilometri quadrati nella regione artica, evidenziando gli enormi giacimenti di petrolio e gas nel triangolo Chukotka-Murmansk-Polo Nord”. (RIA Novosti, 3 agosto 2007)

Rivendicazioni territoriali della Russia nell’Artico
Artur Chilingarov Nel 2001 la Russia sorprese i Paesi rivieraschi presentando una richiesta alle Nazioni Unite per l’impostazione dei confini esterni della sua piattaforma continentale nell’Artico, Bering e Okhotsk, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, ratificata nel 1997. Secondo tale accordo:
• la piattaforma continentale comprende il fondo marino e il sottosuolo “al bordo esterno del margine continentale”, la sua estensione minima è di 200 miglia nautiche dalla costa (articolo 76).
• la piattaforma continentale fa parte del territorio di uno Stato, ma gli Stati costieri hanno diritti sovrani sulla piattaforma continentale a scopo di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali (articolo 77).
• “Lo Stato costiero ha diritto esclusivo di autorizzare e regolamentare le perforazioni nella piattaforma continentale a tutti gli effetti” (articolo 81).
• i diritti degli Stati costieri non pregiudicano il regime giuridico delle acque sovrastanti o dello spazio aereo su tali acque e non devono in alcun modo sminuire la navigazione aerea e marittima, o l’installazione di cavi e condutture sottomarine (sezioni 78 e 79).
• raccomandazioni su questioni relative alla definizione dei limiti esterni della piattaforma continentale sono emesse da una commissione sui limiti della piattaforma continentale.
• lo Stato costiero deve presentare domanda entro dieci anni a decorrere dall’entrata in vigore della Convenzione nei suoi confronti (o termine stabilito nel 2009 per la Russia, nel 2013 per il Canada e nel 2014 per la Danimarca).
• Infine, i limiti fissati da uno Stato costiero sulla base di tali raccomandazioni, sono definitivi e vincolanti.
La richiesta da parte russa è stata considerata ricevibile dalla Commissione sui limiti della piattaforma continentale. Tuttavia, considerando che i dati avanzati non erano sufficienti per prendere in considerazione le aree indicate nel Mar Glaciale Artico, nell’ambito della piattaforma continentale russa, ha raccomandato ulteriori studi. Le rivendicazioni sull’Artico russo, per quanto siano importanti, non sono nulla di speciale e sono perfettamente ammissibili ai sensi del diritto internazionale. Con decisione del 14 marzo 2014, la Commissione sui limiti della piattaforma continentale delle Nazioni Unite ha già avuto successo parziale, nel Mare di Okhotsk, riconoscendo 52000 kmq di estensione della piattaforma continentale russa. Queste affermazioni hanno avuto l’effetto di un terremoto negli Stati Uniti, e ancora di più in Canada. Grazie a basi giuridiche, minaccia seriamente l’egemonia statunitense dall’esclusiva presenza nell’Artico dal crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti hanno risposto affermando che le acque costiere si estendono fino a 600 miglia (965 km) dall’Alaska, basandosi in particolare sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata ma non ratificata dal Paese. Il Canada sceglie di rispondere con scherno e disprezzo facendo dire al suo ministro degli Esteri che la Russia fa ricorso a metodi medievali nel fissare i limiti della piattaforma continentale e che nulla, “nulla” sarebbe la Russia, minaccia la sovranità dell’Artico canadese.
La politica diplomatica e mediatica occidentale da tempo non è altro che uno sprezzante blocco atlantico sicuro della sua forza contro le pretese territoriali di una Russia sicura dei propri diritti. Il discorso ha cominciato a cambiare quando la possibilità che la Russia abbia successo presso le Nazioni Unite è divenuta sempre più probabile. Nel 2003, il Canada decise di ratificare la Convenzione, seguita dalla Danimarca l’anno dopo. Il 27 novembre 2006 la Norvegia, che fa parte della Convenzione dal 1996, presentava la sua richiesta alla Commissione. Lo stesso anno, Canada e Danimarca condussero insieme una spedizione denominata “Determinazione della composizione della Dorsale Lomonosov”, seguita da altre tre spedizioni congiunte tra il 2007 e il 2009. Il 15 maggio 2007, George Bush esortò inutilmente il Senato a ratificare la Convenzione, firmata nel 1994 e mai ratificata. Nell’agosto 2007, un rompighiaccio statunitense arrivò nell’Artico per mappare i fondali al largo delle coste dell’Alaska. Il 9 gennaio 2009, George W. Bush disse chiaramente che l’Artico era una priorità del suo secondo mandato: “Gli Stati Uniti hanno interessi ampi e fondamentali sulla sicurezza nella regione artica e sono pronti ad agire individualmente o in cooperazione con altri Stati per tutelare questi interessi”, (nota inviata agli altri Paesi per proteggere gli interessi statunitensi, senza reciprocità). Il 15 settembre 2010, Norvegia e Russia concordavano il confine marittimo nel Mare di Barents e nel Mar Glaciale Artico. Nel giugno 2012, la Danimarca presentava domanda sulla piattaforma continentale a sud della Groenlandia, la domanda sarà probabilmente ampliata verso nord entro la fine del 2014. Il 10 dicembre 2013 fu finalmente il turno del Canada a presentare una domanda preliminare.

2009_7_7_uMbXWCQ2HmhL6p9n96UzJ3Lo sfruttamento delle risorse naturali
Dato il clima e l’abbondanza, lo sfruttamento delle risorse del Grande Nord pone una duplice sfida alla Russia che dovrà condividere un massiccio investimento nel settore delle infrastrutture e dei mezzi di produzione e trasporto, sviluppando le tecnologie essenziali per lo sfruttamento di idrocarburi. Per quanto riguarda gli investimenti necessari, le autorità russe hanno ripetutamente detto di farne una priorità, soprattutto riguardo la costruzione di un’ampia flotta navale per trasportare idrocarburi. Il 20 dicembre, il viceprimo ministro russo incaricato della difesa e dell’industria, Dmitrij Rogozin, è stato particolarmente esplicito in proposito: “Ogni battaglia, per quanto virtuale, coinvolge attori seri (ha luogo in questa regione) dal valore inestimabile e la Russia può finire in un vicolo cieco se perde le sue ambizioni e non riesce a potenziare la cantieristica contemporaneamente. (…) Questo compito non è economico, ma politico e geopolitico. È una questione di sicurezza nazionale per il nostro Paese“. Secondo il governo russo, sarà necessario costruire 2000 navi, l’80% solo per il trasporto di idrocarburi. Il 30 aprile s’è appreso che i cantieri navali di Crimea potrebbero essere interessati principalmente alla costruzione di gigantesche navi cisterne per petrolio e GNL dell’Artico. La sola compagnia petrolifera Rosneft investirà 400 miliardi di dollari in 20 anni per le operazioni sulla piattaforma continentale artica. L’altra sfida che la Russia deve affrontare è il controllo delle tecnologie specifiche per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi e minerali del Mar Glaciale Artico. Fino a poco prima la Russia, che non ha tutte queste tecnologie, aveva una stretta cooperazione con gli Stati Uniti nella produzione di petrolio regionale. si prevede che la situazione cambi in maniera significativa per via delle nuove “sanzioni” adottate unilateralmente dall’occidente il 12 settembre. Gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni alla fornitura di prodotti, servizi e tecnologie a cinque società russe (Rosneft, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil e Surgutneftegaz). Tali misure si concentrano su progetti di esplorazione e sfruttamento dei giacimenti petroliferi di difficile accesso. L’Unione europea è naturalmente allineata al padrone, vietando alle imprese europee di collaborare con società russe nell’esplorazione e produzione di petrolio in acque profonde e sulla piattaforma artica della Russia. Nel breve e medio termine, tali misure colpiranno senza dubbio la Russia e ritarderanno l’attuazione del programma di sviluppo regionale che dovrebbe iniziare nel 2017. Secondo Gennadij Shmal, presidente dell’Unione dei produttori di petrolio e gas russi, le società russe sostituiranno le attrezzature per la perforazione e produzione di petrolio in parte con apparecchiature simili provenienti dall’Asia, in particolare dalla Cina, e in parte con apparecchiature di fabbricazione russa. Ciò viene anche suggerito che Dmitrij Medvedev, che il 18 settembre affermava: “il rafforzamento della cooperazione economica e commerciale (nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization) è la migliore risposta a tali misure restrittive“. Possiamo già supporre che la Cina, che ha lo status di osservatore al Consiglio artico e la cui prima compagnia petrolifera (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica creata con la Rosneft, Oriente, coglierà l’occasione per rafforzare la cooperazione con la Russia nella zona artica divenendo il maggiore investitore estero nelle infrastrutture russe.

icebreakerxuelongsnowdrIl rompighiaccio cinese “Xue Long” (nave commerciale ucraina modernizzata), salpava per la sesta spedizione nella zona artica a luglio. La Cina è il più grande dei molti Paesi non rivieraschi che desiderano le risorse del Nord. Ha lo status di osservatore nel Consiglio artico dall’estate, e una base sull’isola Spitsbergen, dove affitta un terreno dalla Norvegia. La prima compagnia petrolifera della Cina (CNPC) detiene il 51% della joint venture petrolchimica Oriente con la Rosneft, il 20% di Jamal LNG e potrebbe fare il suo ingresso nel capitale della società petrolchimica Oriente con il 25-30%. Secondo Rosneft, la Cina importerà 270 miliardi di dollari di petrolio russo nei prossimi 25 anni. Ha già investito decine di miliardi di dollari nei progetti infrastrutturali nell’Artico russo.

Arctic Route from Dalien China to RotterdamII. L’Artico al centro della strategia della Difesa russa
La regione artica è di fatti il confine marittimo tra Stati Uniti e Russia. Degli altri sei Paesi rivieraschi, quattro sono membri della NATO (Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia) e due hanno frontiere terrestri e marittime con la Russia (Finlandia e Norvegia). Solo la Svezia non è membro della NATO o confina con la Russia (tranne che per la breve frontiera marittima nella regione di Kaliningrad). Ciò dimostra l’importanza strategica della regione artica per la Russia.

I motivi militari del rinnovato impegno russo nell’Artico
I leader russi hanno ripetutamente espresso la necessità di ripristinare le strutture militari nella regione del Grande Nord, che ha diverse basi NATO ma dove tutte le strutture militari ex-sovietiche erano finora abbandonate. Le loro successive dichiarazioni sono globalmente convergenti e indicano la necessità di tutelare gli interessi del Paese nella regione. Questo, in sostanza, è ciò che ha detto Vladimir Putin il 10 dicembre 2013: “La Russia è attivamente alla scoperta di questa regione, ristabilendo la sua presenza e avendovi le leve necessarie per difendere la sicurezza e gli interessi nazionali“. Questi commenti riflettono la crescente preoccupazione del governo russo verso le mire di Stati Uniti e NATO sull’Artico. Il primo fattore fu l’avviso della pretesa della NATO d’interessarsi al regolamento delle rivendicazioni territoriali nella regione. Secondo una tattica illustrata oggi in Ucraina, i Paesi rivieraschi membri della NATO pretendono di avere diritto ai regolamenti, mentre l’Alleanza nega sistematicamente di avere delle mire sulla regione artica. Le autorità russe hanno fatto sapere, a più riprese, di avere informazioni secondo cui era netta la volontà della NATO d’interferire nella regione, ma di essere disposte a non militarizzare il confine settentrionale se l’alleanza rinuncia ai suoi piani:
• il 27 marzo 2009, l’ambasciatore presso la NATO Dmitrij Rogozin disse che la NATO non aveva “nulla a che fare” con i Paesi costieri dell’Artico, che possono risolvere i loro problemi.
• lo stesso giorno, il governo russo pensava a una risposta proporzionata lasciando che il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Federazione dichiarasse che la Russia ha in programma di creare entro il 2020 un gruppo militare nella regione artica per proteggere gli interessi economici e politici nella regione. Il portavoce è stato attento, però, a ventilare la possibilità di un accordo, affermando che non vi è “alcun motivo di militarizzare l’Artico“.
• il 16 settembre, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ribadiva la posizione russa ricordando alla controparte canadese che non c’era bisogno che la NATO sia il poliziotto nella regione artica.
• il 15 settembre 2010, il Presidente Dmitrij Medvedev disse a una conferenza stampa che il suo Paese seguiva con preoccupazione le attività della NATO nell’Artico e che era a favore della cooperazione non militare nella regione.
• l’8 febbraio 2011, il governo russo rinnovava la proposta a non militarizzare l’Artico, per voce della portavoce del Ministero della Difesa russo Irina Kovalchuk, che disse: “La Russia si oppone alla militarizzazione del Grande Nord e non crede che una qualsiasi presenza militare sia ora necessaria nella regione“.
• Il 6 luglio 2011, l’Ammiraglio Vladimir Visotskij, comandante in capo della marina russa, prese atto del persistente rifiuto della NATO, dicendo: “abbiamo rapporti secondo cui l’Alleanza atlantica considera (sottinteso: sempre) l’Artico come sua area d’interesse“.
Un secondo fattore di preoccupazione, ancora più importante, fu la decisione degli Stati Uniti di rafforzare lo scudo missilistico nell’Artide e in Europa orientale per neutralizzare le capacità di deterrenza nucleare della Russia. L’Artico è al centro di tale dispositivo che minaccia la Russia con un attacco preventivo nucleare:
• Groenlandia, la base di Thule è parte vitale del sistema di difesa antimissile e dell’arco strategico che collega i centri di comando della California ai sistemi marittimi dell’Oceano Pacifico e del Sud-Est asiatico.
• Alaska, il radar Cobra Dane, costruito durante la Guerra Fredda sull’isola Shemya, fa parte dello scudo missilistico. Tra luglio e novembre 2004, i sei primi missili intercettori a lungo raggio furono schierati a Fort Greely, cui si aggiunsero nel 2005 altri 14 e i missili Patriot. Nel 2012 vi erano 26 missili intercettori a lungo raggio schierati in Alaska.
• Canada, il primo ministro del momento, Paul Martin, che l’aveva rifiutava nel 2005, evocava l’adesione allo scudo missilistico degli Stati Uniti: questa era la posizione del primo ministro Stephen Harper, nel 2006.
• La Finlandia, nonostante i suoi impegni internazionali per la neutralità si avvicina alla NATO negli ultimi anni. L’adesione, respinta dalla maggioranza dei finlandesi ma predisposta dal Governo, darebbe agli Stati Uniti un nuovo territorio al confine della Russia per implementare il loro sistema di difesa missilistica.
• sul mare, 26 navi con il sistema di combattimento Aegis sono state schierate nel 2012, di cui 23 possono essere presenti sulle frontiere marittime della Russia (8 della 2.da Flotta, 8 della 3.za Flotta, 2 della 6.ta Flotta e 5 della 7.ma Flotta).

nyhed_16-10-13b_storIl programma di riarmo convenzionale sul confine settentrionale
Alla fine del 2012, il piano per creare un gruppo di truppe nella regione artica per il 2020 fu annunciato il 27 marzo 2009, non era avanzato. Il 27 febbraio 2013, Vladimir Putin chiese ancora la cooperazione non militare, denunciando il rischio inequivocabile della militarizzazione dell’Artico per l’espansione della NATO e il dispiegamento della difesa missilistica: “sistematici tentativi vengono fatti per distruggere, in un modo o nell’altro, l’equilibrio strategico. In realtà, gli Stati Uniti hanno iniziato la seconda fase di attuazione del sistema di difesa missilistico globale, con l’opportunità di un ulteriore allargamento della NATO ad est. Esiste il rischio di militarizzazione dell’Artico”. L’ultimo avvertimento del comandante delle forze navali, diceva il 20 marzo che il suo Paese “prende in considerazione” l’incremento della capacità di deterrenza nucleare e convenzionale nella regione artica. Fu solo nell’autunno del 2013, quando non era più possibile rinviare ulteriormente. Che si ebbe l’introduzione del sistema di difesa che la Russia è determinata a recuperare. Dai primi di ottobre, un mese dopo il caso dei missili statunitensi intercettati dalla flotta russa al largo della Siria, vari comunicati delle autorità russe annunciarono l’intenzione del governo di riarmare il confine settentrionale, e nell’arco di tempo estremamente breve di un anno, fissato da Vladimir Putin al Collegio del Ministero della Difesa, il 10 dicembre: “Dobbiamo completare la formazione di nuovi gruppi e unità militari nel 2014. Vi invito a prestare particolare attenzione allo schieramento di infrastrutture e unità nell’Artico“. Questo termine è sostanzialmente più vicino del 2020 previsto dal programma di modernizzazione delle forze convenzionali russe, e che era anche la data di creazione del gruppo di truppe artiche annunciata nel 2009. La fretta è dovuta principalmente alla minaccia del dispiegamento della difesa missilistica degli Stati Uniti: secondo il Capo di Stato Maggiore russo, potrà influenzare negativamente la capacità di deterrenza nucleare della Russia nel 2015. Tale programma di riarmo, completato a tempo di record, è modesto rispetto alle forze della NATO dispiegate nella regione artica, ma è comunque sufficientemente completo per costituire un dispositivo credibile di protezione dei confini e siti militari nucleari del nord. Tale dispositivo comprende:
1) Una rete di basi e siti militari per garantire la presenza di tutte le armi;
• basi navali, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino delle basi navali della Terra di Francesco Giuseppe e delle isole della Nuova Siberia. Il 22 aprile Vladimir Putin annunciava la creazione di un sistema unificato di basi navali nell’Artico. Un gruppo tattico della Flotta del Nord russa in autunno sarà schierato permanentemente nelle isole della Nuova Siberia.
• basi aeree, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava il ripristino degli aeroporti militari della Terra di Francesco Giuseppe, delle isole della Nuova Siberia, di Tiksi, Narjan-Mar, Alykel, Amderma, Anadyr, Rogachevo e Nagurskaja. L’aeroporto dell’arcipelago della Novaja Zemlja può accogliere velivoli da combattimento da pochi giorni.
• basi della fanteria: il 1 ottobre 2014, il comandante delle truppe di terra Oleg Saljukov annunciava la creazione, nel 2017, del gruppo artico Nord e di due brigate artiche: una di fanteria motorizzata schierata nella regione di Murmansk e una seconda brigata da creare nel 2016 nel distretto autonomo di Jamal-Nenets.
• basi d’intelligence: il reggimento da guerra elettronica della Flotta del Nord è stato schierato a marzo nel villaggio di Alakurtti (regione di Murmansk).
• centri radar fissi: cinque erano in fase di completamento nel luglio 2014 (isola Sredni, Terra di Alessandra, isola Wrangel, isola Juzhnij e Chukotka).
• siti della Difesa aerea: l’infrastruttura della Difesa aerea della zona sarà ripristinata entro ottobre 2015. All’inizio dell’anno, la necessità di adeguare il sistema di difesa aerea a corto raggio Pantsir-S1 al clima artico fu sollevata dal viceprimo ministro Dmitrij Rogozin; prove sono state eseguite con successo a giugno.
2) Un comando strategico unificato tra Flotta del Nord, brigate artiche, unità dell’aeronautica, difesa aerea e centri di controllo sarà operativo entro la fine dell’anno.
3) Una serie di risorse e strutture per rafforzare le truppe operative:
• addestramento: esercitazioni regolari e, spesso improvvise, per integrare i componenti delle forze armate russe, continuano a svolgersi. Il 14 marzo, le truppe aeroportate hanno effettuato il primo lancio di mezzi nella regione artica; l’8 aprile un distaccamento di cinquanta paracadutisti si lanciava sul ghiaccio alla deriva, nell’ambito di un’esercitazione di salvataggio. Dalla fine dell’estate, le esercitazioni si moltiplicano: 15 settembre, la Marina conduceva esercitazioni nella regione artica; il 23, le esercitazioni strategiche Vostok-2014 impegnavano 155000 uomini, di cui una parte conduceva missioni di combattimento nella regione artica (tra cui il tiro dal vivo dei sistemi missilistici Iskander-M e Pantsir-S); il 30, navi e truppe costiere della Flotta del Nord russa si esercitavano nel Mare di Laptev.
• addestramento, una scuola militare per l’istruzione operativa delle truppe nella regione artica, veniva annunciata dal ministro della Difesa Sergej Shojgu, il 22 maggio.
• ricerca tecnologica: attrezzature specializzate sono programmate, come un diesel speciale operante a -65°C, attivo da febbraio, la progettazione di un elicottero specializzato, annunciato il 22 maggio, l’adattamento dei sottomarini previsto entro il 2015 e l’adozione di navi dallo scafo rinforzato dalla fine del 2013.

181215Conclusioni
Se l’Artico è una questione energetica fondamentale per le grandi potenze e i Paesi vicini, è molto più per la Russia, le principali riserve di idrocarburi e minerali note e da scoprire si trovano oltre il circolo polare. L’Artico è l’assicurazione per la Russia quale potenza energetica mondiale di questo secolo, spiegando i notevoli sforzi compiuti per sviluppare la regione. La questione militare è ancora più significativa, dato che Artico subisce la crescente interferenza della NATO ed è parte essenziale del sistema di difesa missilistico statunitense che potrebbe indebolire nel breve termine il deterrente nucleare russo e spezzare l’equilibrio strategico tra le prime due potenze nucleari. Il confine settentrionale della Russia emerge quale settore in cui la pressione della NATO sarà tale, nei prossimi tre-cinque anni, da minacciare direttamente e più efficacemente di altrove, gli interessi vitali del Paese. La stessa politica occidentale di pressione sulla Russia è in corso nel Nord, anche se molto più discreta che in Europa e nel Caucaso. Senza i mezzi per una eversione o destabilizzazione della regione sotto-popolata, l’arroganza occidentale non può che esprimersi ponendo una minaccia militare diretta alla Russia. Il programma di riarmo russo nell’Estremo Nord è già integrato: il ghiaccio si scioglie e l’estensione dei diritti degli Stati costieri sulla piattaforma continentale, a poco a poco, trasformano l’Artico una zona di potenziale guerra convenzionale, come gli altri oceani.

econ_arctic35__01__630x420Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le stupide sanzioni di Obama lasciano a Putin un nuovo premio petrolifero

William Engdahl New Eastern Outlook 13/10/2014167182064Il presidente degli USA Barack Obama, o almeno i falchi neocon guerrafondai nel mondo, vengono colpiti dal boomerang delle stupide sanzioni economiche contro la Russia di Putin. Pochi giorni fa, la maggiore società petrolifera russa statale, OAO Rosneft, guidata da un alleato di Putin, Igor Sechin, annunciava la scoperta di un nuovo gigantesco giacimento nell’Artico russo a nord di Murmansk. La stupidità della decisione di Obama è dovuta all’imposizione di sanzioni a Sechin e alla sua compagnia, e a vietare alle aziende statunitensi di farvi affari. Il 27 settembre, in un comunicato congiunto, Rosneft e il gigante petrolifero statunitense ExxonMobil annunciarono la scoperta di un nuovo enorme giacimento di petrolio con il pozzo Universitetskaja-1 nel Mare di Kara. Per più di due decenni le compagnie petrolifere russe avevano sognato di raggiungere ciò che ritenevano essere gli enormi giacimenti di petrolio nell’Artico. Nel 2011, il CEO di ExxonMobil, la maggiore megacompagnia petrolifera statunitense e cuore del gruppo petrolifero Rockefeller, firmava un accordo di joint venture con la Rosneft di Sechin per perforazioni nell’Artico russo. I dati di Universitetskaja-1 suggeriscono la scoperta di 750 milioni/1 miliardo di barili di petrolio greggio leggero e di alta qualità, per un valore di 7,5-10 miliardi di dollari ai prezzi attuali. La scoperta del mare di Kara è solo la prima in una regione che gli esperti ritengono possa divenire una delle più importanti aree di produzione di greggio nel mondo, più grande del Golfo del Messico. Le stime indicano che la regione d’esplorazione della Rosneft nel Mare di Kara, Universitetskaja, la cui struttura geologica è stata perforata, ha le dimensioni della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili di petrolio. Il primo pozzo è stato il più costoso nella storia di ExxonMobil; 600 milioni di dollari per la perforazione. Con grande eufemismo, Sechin ha detto alla stampa “Supera le nostre aspettative. Questa scoperta è d’importanza eccezionale mostrando la presenza di idrocarburi nella regione artica“.
La scoperta di enormi giacimenti di petrolio in Russia, nel Mare di Kara, a nord est di Murmansk é una grande spinta alla geopolitica energetica di Putin e una grave sconfitta per Washington e ExxonMobil. Sechin ha detto che la produzione di petrolio dal giacimento Mare di Kara potrebbe iniziare entro cinque-sette anni. Il giacimento scoperto sarà chiamato “Vittoria”. C’è molta ironia in questo nome. A causa delle sanzioni del sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria del dipartimento del Tesoro USA, David S. Cohen, il 10 ottobre ExxonMobil sarà costretta a ritirarsi dal progetto russo incorrendo ad ingenti perdite o violando le sanzioni del governo statunitense, per cui affronterebbe severe sanzioni. L’amministrazione Obama ha appena segnato un autogol (Eigentor?) con la nuova brillante decisione dell’unità di guerra finanziaria ed economica del dipartimento del Tesoro. Bravo, Washington! Avete inflitto gravi danni a una delle più grandi aziende degli Stati Uniti. Quando ExxonMobil si accordò con Rosneft, scommise che la regione artica, la regione petrolifera inesplorata dal maggiore potenziale del mondo, potesse essere la salvezza della società assicurandosi le forniture di greggio a lungo termine. La scommessa si è rivelata corretta e l’ha fatto proprio mentre gli stupidi burocrati dell’amministrazione Obama impongono sanzioni a Sechin e al progetto sull’Artico con l’intenzione di danneggiare la Russia.

Rosneft ora guarda alla Cina
Ora con ExxonMobil e molto probabilmente MorganStanley come agenzia finanziaria che organizzava i miliardi per incrementare le perforazioni la prossima primavera, bloccate dalle sanzioni statunitensi, Sechin si volge ad est verso la Cina. Convenientemente per Rosneft, ExxonMobil è stata espulsa appena dopo aver terminato la parte più complessa e difficile del progetto. Il 1° settembre, il Presidente Putin ha detto personalmente ai cinesi che approvava la partecipazione finanziaria delle compagnie petrolifere statali cinesi nella grande società onshore controllata da Rosneft, Vankor. Sarà il più grande accordo azionario cinese con una compagnia petrolifera russa, ad oggi. Fino alla crisi Ucraina e alle sanzioni, la Russia aveva gelosamente limitato lo share-holding estero nelle proprie compagnie petrolifere e gasifere statali. L’accordo approfondisce i crescenti legami energetici tra Cina e Russia, ironia della sorte, è un risultato opposto a quello perseguito dalla strategia geopolitica in Eurasia di Washington. Come lo stratega statunitense Zbigniew Brzezinski scrisse nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera, la geopolitica degli Stati Uniti deve evitare a tutti i costi la sfida economica di un’Eurasia unificata all’egemonia globale statunitense. Oops, Obama avrebbe fatto l’opposto. Ecco cos’è abbastanza stupido, non riuscire a prevedere le conseguenze e i collegamenti delle proprie azioni.

ExxonRussiaJay_snallF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureato in politica alla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia scopre un gigantesco giacimento di petrolio nell’Artico

Forse più grande di quelli del Golfo del Messico
Tyler Durden Zerohedge 27/09/2014

SakhlainCon un drammatico colpo di fortuna per il Cremlino, questa mattina non vi è persona al mondo più felice del Presidente Vladimir Putin, perché durante la notte l’OAO Rosneft ha annunciato di aver scoperto quello che potrebbe essere il tesoro dell’oro nero che ampliarebbe le casse della Russia per centinaia di miliardi, se non di più, quando un grande giacimento di greggio è stato scoperto nella regione del Mare di Kara nell’Oceano Artico, dimostrando che la regione può divenire una delle più importanti aree petrolifere del mondo, forse più grande del Golfo del Messico. L’annuncio è stato fatto da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, che ha trascorso due giorni su una nave da ricerca russa diretta alla piattaforma di perforazione il cui ritrovamento viene presentato oggi. Beh, una persona che potrebbe essere felice quanto Putin è il CEO di Exxon Mobil, dato che la scoperta è avvenuta con l’aiuto della società energetica più grande degli USA (e seconda per capitalizzazione sul mercato dopo AAPL). Ma forse no: come spiega Bloomberg. “il pozzo è stato perforato prima della scadenza del 10 ottobre concessa all’Exxon dal governo statunitense, per le sanzioni che vietano alle imprese statunitensi di operare off shore nell’artico russo. Rosneft ed Exxon non potranno compiere altre perforazioni, sospendendo esplorazione e sviluppo del territorio, nonostante la scoperta annunciata oggi“. Il che significa che invece di vedersi generare miliardi di entrate, XOM potrebbe finire, al meglio, con un niente. E questo sarebbe uno shock per la società statunitense perché il giacimento nell’Artico potrebbe contenere circa 1 miliardo di barili di petrolio, e data la geologia simile nelle vicinanze, l’area potrebbe detenere più petrolio che la parte statunitense del Golfo del Messico, ha detto. Per avere idea di quanto sia grande il bottino vediamo un altro pezzo di Bloomberg, che ci dice che “Universitetskaja, la struttura geologica perforata, ha le dimensione della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili, un tesoro da oltre 900 miliardi di dollari ai prezzi attuali“. L’unico modo per raggiungere la piattaforma è navigare per quattro giorni da Murmansk, la più grande città a nord del circolo polare artico. Tutto viene spedito da lì, lavoratori, rifornimenti, attrezzature per un paio di mesi di perforazione per poi essere evacuati prima che l’inverno congeli il mare. Anche nella breve estate artica, è necessaria una flottiglia per spazzare il ghiaccio alla deriva. Purtroppo, tale tesoro potrebbe non essere intascato da Exxon dopo che Obama ha chiarito che tutte le società occidentali dovranno mollare le operazioni in Russia, oppure subire l’ira del dipartimento di Giustizia per la violazione delle sanzioni. Il che lascia a XOM due opzioni: ignorare gli ordini di Obama (cosa che molti hanno già fatto) o gettare la spugna su ciò che potrebbe essere la maggiore scoperta petrolifera da anni. E mentre la dirigenza di Exxon contempla le opzioni, oggi appare un’altra constatazione su Bloomberg: “Supera le nostre aspettative“, ha detto Sechin in un’intervista. Questa scoperta è d'”importanza eccezionale dimostrando la presenza di idrocarburi nell’Artico“.
Lo sviluppo dei giacimenti di petrolio dell’Artico, è un’impresa che costerà centinaia di miliardi di dollari e richiederà decenni, ed è una delle più grandi ambizioni di Putin. Mentre i giacimenti esistenti in Siberia si prosciugano, la Russia deve sviluppare nuovi giacimenti in quanto gareggia con gli Stati Uniti a primo produttore di petrolio e gas mondaile. L’avvio del giacimento del Mare di Kara potrebbe iniziare in 5-7 anni, ha detto Sechin aggiungendo che il giacimento scoperto oggi sarà chiamato “Vittoria“. Duh! Il pozzo sul Mare di Kara, il più costoso nella storia russa, mira alla struttura sottomarina chiamata Universitetskaja e il suo successo è fondamentale per questa strategia. L’avvio della perforazione, che ha raggiunto una profondità di oltre 2000 metri, avvenne con una cerimonia con Putin e Sechin. L’importanza della perforazione sull’Artico è uno dei motivi per cui l’esplorazione di petrolio offshore è stata inserita nelle ultime sanzioni degli Stati Uniti. Exxon e Rosneft hanno una joint venture per esplorare milioni di acri del Mar Glaciale Artico. Ma ciò che è peggio per Exxon è che ora che il duro lavoro è fatto, Rosneft potrebbe sbarazzarsi del suo partner occidentale tra non molto: “Una volta che il pozzo è avviato, ci sarà molto lavoro per interpretare i risultati e questo è probabilmente ciò che Rosneft farà“, ha detto Julian Lee, stratega petrolifero, a Bloomberg First Word a Londra, prima dell’annuncio di oggi. “Entrambe le parti probabilmente sperano che quando saranno pronti ad avviare il prossimo pozzo, saranno state tolte le sanzioni“. Ed ecco perché non c’è niente che Exxon vorrebbe più che veder abbandonate le sanzioni occidentali contro Mosca: “La posta in gioco è alta per Exxon, che vale 408 miliardi di dollari sul mercato, il più grande produttore energetico del mondo, e la Russia è la seconda maggiore prospettiva d’esplorazione del mondo. L’azienda di Irving, in Texas, detiene i diritti di trivellazione su 11,4 milioni di ettari in Russia, eclissati solo dai 15,1 milioni di acri negli Stati Uniti“. Per dimostrare quanto sia importante tale scoperta, che fa pendere la bilancia del potere molto più a favore della Russia, sono gli esperti pagati per minimizzare disperatamente la rilevanza della scoperta russa: “Saranno necessarie altre perforazioni e analisi geologiche prima di una stima attendibile delle dimensioni delle risorse petrolifere della zona Universitetskaja e dell’Artico russo in generale, ha detto Frances Hudson, stratega globale della questione, che partecipa alla gestione dei 305 miliardi di dollari della Standard Life Investments Ltd. di Edimburgo. Le sanzioni che vietano la cooperazione europea e statunitense con gli enti russi, significano che la nascente esplorazione artica di quel Paese abortirà, poiché Rosneft e le sue consociate controllate dallo Stato non sanno perforare off shore sui mari freddi, ha detto. Estrapolare da un piccolo campione di dati non è forse il modo migliore d’informare”, ha detto Hudson in un’intervista telefonica. “E a causa delle sanzioni, sembra che diminuiranno le esplorazioni, piuttosto che altro”. Inoltre, spese e difficoltà operative in una parte così remota del mondo, dove i pericoli sono iceberg e temperature sotto lo zero, indicano che le scoperte da sviluppare potrebbero non essere economiche, ai prezzi petroliferi di oggi”. Forse. Poi ancora, forse gli esperti stimeranno meglio il tempo lasciato dal miracolo del gas di scisto prima che gli Stati Uniti siano ancora una volta in balia dei venditori di greggio offshore.
In ogni caso, un Paese sicuramente avrà stampato un grande sorriso sul volto: la Cina, dato che la scoperta di oggi significa semplicemente che la Russia venderà, in ultima analisi, il prodotto finale a qualcuno, e quel qualcuno sarà quasi certamente il Regno di Mezzo, laddove cui il “Santo Graal dell’accordo sul gas” darà qualche indicazione, lo farà in qualsiasi termine scelto da Pechino.

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