La Cambogia si rivolge alla Russia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 29.01.2018L’Unione Sovietica collaborò attivamente con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), sostenendola nelle lotta per l’indipendenza e nell’opposizione alle politiche occidentali. Dopo la caduta dell’URSS e la fine della “Guerra fredda”, la cooperazione tra l’URSS (e successori) e ASEAN diminuì significativamente. Tuttavia, negli ultimi anni la leadership russa ha adottato una serie di importanti misure per ripristinare le relazioni con l’ASEAN. Come in passato, queste misure riguardano cooperazione economica ed unione delle forze per resistere ai tentativi occidentali d’imporsi all’ASEAN. Esempio di Paese dell’ASEAN con cui la Russia sviluppa le relazioni è la Cambogia. Il regno di Cambogia si trova nella parte meridionale della penisola indocinese ed è uno dei Paesi meno sviluppati economicamente nella regione. Tuttavia, la Cambogia ha diritto di voto nell’ASEAN, che ne fa un partner attraente per i Paesi che desiderano influenzare il gruppo. L’occidente cerca di sviluppare la cooperazione con Phnom Penh, ma dato che l’influenza degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico diminuisce, mentre quella della Cina aumenta, la Cambogia in misura crescente sceglie di lavorare con quest’ultima. La Cina chiaramente adotta misure attive per rafforzare le posizioni in Cambogia, sviluppando legami commerciali ed investendo ingenti somme nella sua economia. Tuttavia, la Russia presta molta attenzione alla Cambogia ed amplia le relazioni economiche, così come politiche, con questo Paese. Va sottolineato che anche l’URSS cooperò attivamente con la Cambogia e fornì una quantità significativa di aiuti. Una questione importante nelle attuali relazioni tra Cambogia e Russia sono i colloqui sulla cancellazione, o almeno riduzione, del debito da 1,5 miliardi di dollari della Cambogia. Considerando le relazioni amichevoli tra i due Paesi, ci sono motivi per sperare che il debito venga cancellato. Un segno dell’alto livello raggiunto dalle relazioni politiche tra Mosca e Phnom Penh è la nomina della Russia a principale osservatore delle imminenti elezioni nazionali cambogiane, che si terranno nel luglio 2018. Assumendo questo ruolo la Russia fornisce un importante servizio al governo cambogiano del Primo ministro Hun Sen. Il fatto è che nel settembre 2017 fu arrestato Kem Sokha, capo del principale partito di opposizione cambogiano, il National Rescue Party (CNRP), per tradimento. Nell’ottobre 2017, il governo intentò una causa per sciogliere il CNRP, per attività anti-statali. Nel novembre 2017, tale partito annunciò lo scioglimento, anche se prima aveva previsto di candidarsi alle elezioni del 2018. Stati Uniti, UE e vari altri Paesi immediatamente accusavano il governo cambogiano di perseguitare il primo partito d’opposizione del Paese affermando che ciò automaticamente invalidasse le prossime elezioni. Chiesero anche sanzioni contro la Cambogia. È difficile prevedere fino a che punto si sarebbe arrivati se la Russia non fosse intervenuta.
Secondo i media, l’accordo per consentire agli osservatori russi di monitorare le elezioni cambogiane è stato concluso dal Primo ministro Dmitrij Medvedev in persona. Questo accordo fu raggiunto incontrando Hun Sen al summit dell’ASEAN del novembre 2017 a Manila, capitale delle Filippine. Dmitrij Medvedev osservò le lunghe e ricche relazioni tra Cambogia e Russia, risalenti al 1956, quando le relazioni diplomatiche tra i due Paesi furono ufficialmente stabilite. Il primo ministro russo annunciava che i due Paesi continuavano a comunicare ai massimi livelli, come dimostrato dai frequenti incontri con Hun Sen tra il 2014 e il 2016. Secondo Dmitrij Medvedev, la vicinanza delle relazioni tra Russia e Cambogia è dimostrata da varie cooperazioni economiche, tra cui gli scambi tra i due Paesi e la popolarità della Cambogia come meta per i turisti russi. Dal tono del discorso del Primo Ministro russo sulle relazioni tra Russia e Cambogia, sembra probabile che la valutazione degli osservatori russi delle elezioni cambogiane sarà positiva, anche se gli osservatori dell’OSCE hanno un’opinione diversa. Secondo gli analisti, il partito nazionale al governo in Cambogia, guidato da Hun Sen, è il probabile vincitore delle elezioni.
La cooperazione con potenti attori internazionali come Russia e Cina sarà di grande valore per la Cambogia se l’influenza occidentale nel suo territorio continua a diminuire. Nonostante gli Stati Uniti restino il principale partner commerciale, la Cambogia continua a sviluppare relazioni coi partner eurasiatici e a collaborarvi, anche in settori come la vendita di armi. Nel novembre 2017, due navi della Flotta del Pacifico russa, Admiral Panteleev e Boris Butoma, attraccarono nel porto cambogiano di Kampongaon, in visita informale nella crociera nei mari del sud-est asiatico e dell’Asia orientale, volta a rafforzare la cooperazione con le forze navali di Cina ed ASEAN. Durante la permanenza in Cambogia, i marinai russi parteciparono alle manovre congiunte con la Marina cambogiana. Secondo i media, Mosca e Phnom Penh discutono la possibilità che la Cambogia conceda alla Marina russa il diritto di utilizzare i porti su base permanente. Va ricordato che nel 2017 la Cambogia si ritirò dalle esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti. Altra area in cui Russia e Cambogia cooperano è l’energia nucleare. La Cambogia intende sviluppare questo settore e si affida all’assistenza russa per costruire la prima centrale nucleare. Nel 2015, il governo cambogiano e Rosatom, società statale russa per la tecnologia nucleare, firmarono un memorandum d’intesa sulla cooperazione relativa agli usi pacifici dell’energia nucleare. Da allora, non ci sono stati sviluppi significativi nella collaborazione tra Russia e Cambogia sul nucleare. Tuttavia, data la crescente cooperazione tra i due Paesi e il ruolo della Russia come osservatrice alle elezioni cambogiane, ci si augura che tutti i progetti congiunti dei due Paesi siano presto completati.
Considerando quanto sopra, si può concludere che la Cambogia si avvicina sempre più alla Russia, mentre si allontana da Stati Uniti ed UE. Poiché la Cambogia è un membro a pieno titolo del gruppo ASEAN, la cooperazione con essa aumenterà l’influenza della Russia in tutti gli Stati aderenti all’importante organizzazione del Sud-Est asiatico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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USA furiosi per gli armamenti della Russia al Myanmar

Alex Gorka SCF 29.01.2018Il Myanmar è uno dei molti Paesi sempre più interessati alle armi russe e recentemente veniva annunciato che si prepara ad acquistare 6 caccia russi Su-30. Tale accordo è stato raggiunto durante la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu il 20-22 gennaio. Le armi russe per le forze di terra e navali facevano parte dell’agenda. Il dipartimento di Stato USA ha reagito sostenendo che le vendite di armi al Paese sono inappropriate per via della crisi rohingya. Secondo la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert, l’accordo alimenterà il conflitto nel Myanmar. Va notato che non aveva detto nulla sull’invio di armi statunitensi all’Ucraina. Né menzionava il fatto che i ribelli rohingya sono solo uno dei tanti gruppi armati che operano in Myanmar, sebbene siano gli unici a preoccupare il governo degli Stati Uniti. Bill Richardson, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex-governatore del New Mexico, si è appena dimesso dal comitato consultivo internazionale sulla crisi dei rifugiati rohingya. Secondo lui, è un'”operazione di protezione e cheerleading” della leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, che incolpa delle conseguenze delle operazioni militari contro i ribelli rohingya. Il conflitto non ha nulla a che fare con la Russia e Mosca non ha preso posizione, ma il dipartimento di Stato USA coglierà qualsiasi pretesto per attaccare la Russia e dipingerla come “impero del male”. Non bisogna essere esperti in difesa per vedere che il caccia Su-30 non è progettato per combattere i ribelli. La sua missione è colpire con precisione obiettivi navali, ed è anche efficace contro eventuali obiettivi a terra di alto valore di un possibile nemico. In poche parole, è un aereo da guerra contro un nemico sofisticato. L’esercito del Myanmar ha gli F-16 fabbricati negli Stati Uniti che usa contro la guerriglia. Quando Washington li vendeva al governo di Myanmar, non gliene importava nulla che venissero usati contro i ribelli. L’esercito statunitense non ha mai apprezzato il Su-30 da quando la versione indiana Su-30MKI ha sconfitto gli F-15C Eagle statunitensi nel 2004 e nel 2005. In qualsiasi confronto, il Su-30MKI domina l’F-16 di produzione statunitense. Nel 2015, il Su-30MKI sconfisse il Typhoon inglese nelle manovre. Il Myanmar è un mercato redditizio per le esportazioni di armi. Gli Stati Uniti vedono Mosca come concorrente. Mosca e Naypyidaw collaborano militarmente dagli anni ’90. Il Myanmar ha acquistato aerei da combattimento MiG-29, addestratori Jak-130, elicotteri da combattimento Mi-17, Mi-24 e Mi-35. La Russia è il maggiore fornitore di missili terra-aria.
Le armi degli Stati Uniti sono usate per uccidere civili nello Yemen e finiscono anche nelle mani dei ribelli siriani. Lo Stato islamico ha usato armi statunitensi in Iraq e Siria. Washington vende armi a più di 100 Paesi, molti dai regimi autoritari. Recentemente, armi statunitensi sono state usate dalle milizie sciite contro i curdi, alleati degli statunitensi in Iraq. La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo e rafforza la posizione a una velocità vertiginosa. È impegnata a stipulare contratti lucrosi coi partner tradizionali degli USA in Medio Oriente. La Russia ha il vantaggio globale nei sistemi di difesa aerea. L’S-400 è un enorme successo, con consegne in corso alla Cina e un contratto firmato con la Turchia. Arabia Saudita e Qatar sono altri due possibili clienti che negoziano attualmente. La Russia deve il successo al fatto che la sua industria della Difesa offre la massima qualità a un prezzo accettabile. Washington è pronta a fare di tutto per impedirlo e si affida alla stessa politica in altre parti del mondo. Gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a pesanti pressioni sugli europei per acquistarne il gas, più costoso di quello che la Russia fornisce. Né evitano di utilizzare qualsiasi metodo per promuovere i propri obiettivi in politica estera. Ora che Washington vede la Russia come concorrente capace di resistere alle pressioni e di perseguire una politica estera indipendente, viene accusata di tutto ciò che va storto nel mondo. E così, ancora una volta, da che pulpito viene la predica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Chiaroscuri del 2018: chi governa gli USA, globalizzazione e geopolitica

Prof. James Petras, Global Research 28 gennaio 2018I profeti e i meteorologi del prossimo anno hanno già definito la loro visione globale, dalle economie emergenti alle guerre globali catastrofiche. Voglio discutere da una prospettiva diversa, concentrandomi su crescente suddivisione dei mercati, approfondimento dell’autonomia dell’azione politica dallo sviluppo economico, maggiore minaccia degli interventi militari e prevalere dell’adattamento politico. Credo che avremo un radicale processo di elaborazione e reintegrazione politico-economica, ad est e ad ovest, entro e fuori gli Stati-nazione. I “diritti degli Stati” riemergeranno come antidoto alla globalizzazione. I grandi Paesi competeranno in guerre regionali con ingaggi limitati ma obiettivi globali. Gli sviluppi catastrofici sono improbabili ma i cambiamenti radicali saranno frequenti e avranno nel complesso conseguenze. Per comprendere tali tendenze, è importante analizzare e discutere dei principali attori nazionali di questo panorama, a cominciare dagli Stati Uniti.

Tendenze negli Stati Uniti
Il presente e il futuro prossimo degli Stati Uniti non riguarda la Presidenza di Trump e la sua opposizione interna. Le lotte tra Congresso e Presidenza non hanno prodotto grandi cambiamenti nella posizione globale degli Stati Uniti, che continuano ad imporre sanzioni a Russia, Iran e Venezuela. Il commercio con la Cina cresce. Esercitazioni militari e minacce alla Corea democratica sollevano lo spettro della guerra nucleare. In altre parole, l’attività marginale ed insignificante accompagna una retorica di fuoco. Le politiche economiche aziendali beneficiano della generosità dello Stato, ma lungi dalla politica quotidiana. Ciò che è più significativo, i “mercati” sono frammentati o sconnessi: le azioni aumentano, ma la produttività ristagna. Il debito societario sale alle stelle, ma c’è il boom dei profitti high tech. Esportazioni ed importazioni si muovono in direzioni opposte. Aumentano i posti di lavoro e diminuiscono i salari. Ci sono uno, due, molti mercati, ognuno dei quali opera con principi simili, tutti approfondendo la concentrazione delle ricchezze e l’intreccio tra dirigenze aziendali. Proprio come ci sono diversi mercati, ci sono più centri di leadership politica. Nello specifico, gli Stati Uniti sono una “Presidenza” multipolare. Con tutti i discorsi su “Trump”, la politica e la strategia sono definite, promosse e contrastate da molti centri decisionali. In termini generali, le élite dell’intelligence, militari, mediatiche, finanziarie, legislative, commerciali e della politica internazionale sono impantanate in rivalità e alleanze provvisorie, facendosi strani compagni di letto. Inoltre, sono entrate nuove configurazioni di potere internazionali e posizioni di potere proprie.

Dominio
Chi governa gli USA? Questa domanda dovrebbe essere riformulata tenendo conto della pluralità delle élite autoritarie ed egoistiche totalmente divorziate dalla maggioranza del pubblico manipolato. Il ‘presidente’ nominale Trump decide in politica estera in base agli interessi dei centri di potere nazionali ed esteri. Trump discute e si oppone agli accordi commerciali multilaterali favorendo al contempo patti unilaterali, centrati sugli Stati Uniti. Nonostante la retorica, nulla del genere è apparso. Il commercio con Asia, Europa e America Latina è aumentato. Cina, Giappone, India, Germania, Corea, Canada e Messico rimangono centri per esportazioni ed importazioni degli Stati Uniti. Banchieri, multinazionali e miliardari della Silicon Valley continuano a scavalcare l’agenda di Trump, che ha sostenuto la riconciliazione con la Russia ed è stato minacciato d’impeachment. Congresso, agenzie d’intelligence, e NATO contraddicono, invertono e reindirizzano gli Stati Uniti sia verso che contro lo scontro nucleare. Trump propone di rinegoziare il commercio con l’Asia, in particolare con Corea del Sud, Giappone e Cina. Invece, Pentagono, media, neocon e militaristi giapponesi dettano il confronto nucleare con la Corea democratica e le minacce alla Cina. (Il primo ministro giapponese Abe è nipote del “Macellaio della Manciuria” Nobusuke Kishi). L’élite imprenditoriale, finanziaria e della Silicon Valley sfida sulla Cina gli ideologi dell'”America First”, il Pentagono e i produttori locali statunitensi. Nel frattempo, migliaia di navi portacontainer trasportano materie prime e merci tra Cina e Stati Uniti, i loro capitani salutano la manciata di navi da guerra statunitensi che pattuglia alcuni scogli nel Mar cinese meridionale. Trump avanza minacce ad Unione Europea ed Organizzazione Mondiale del Commercio e poi salta sul suo jet per Davos per socializzare con i “Free-Traders” tedeschi, francesi, inglesi e statunitensi. Le grandi decisioni sono non-decisioni. Le continuità di politiche ed élite, nel migliore dei casi, semplicemente amplia la vecchia politica che promuove i mercati finanziari, deprime i salari e moltiplica guerre locali e scontri militari. Le decisioni del 2018 non saranno di Trump, ma dei suoi alleati e avversari, in patria e all’estero.

La vacua America First di Trump
Un primo piano del processo decisionale marginale, aggirando Washington, includerebbe: riconciliazione Nord-Sud della Corea; accordo Russia-Cina sulle sanzioni statunitensi; aperto sopruso israeliano sui palestinesi; sfida tra Iran e Arabia Saudita e alleanza ‘segreta’ taliban-Pakistan. La marginalizzazione di Washington è evidente in economia. Il mercato azionario statunitense esplode ma la produttività diminuisce; gli utili aumentano, ma l’aspettativa di vita dei lavoratori cala; l’immensa concentrazione di ricchezza è parallela all’aumento della mortalità materna e infantile; i giovani statunitensi hanno la più alta possibilità di morire prima dell’età adulta di tutti i Paesi industrializzati. La mortalità ha sostituito la mobilità. Washington è il centro di un’intensa guerra su questioni irrilevanti. Oltre all’emarginazione degli Stati Uniti, sono emersi nuovi centri di potere regionali che hanno annientato o neutralizzato i clienti statunitensi. La Turchia è un esempio lampante. Ankara ha attaccato e minato i piani del Pentagono per una forza armata curda che controlli la Siria settentrionale. L’Iraq ha sopraffatto le milizie curde dei signori della guerra Barzani di Qirquq appoggiati da Stati Uniti ed Israele. I taliban lasciano campagne e montagne afghane per organizzare rivolte quasi quotidiane nei centri urbani e nella capitale Kabul. Il governo venezuelano ha sconfitto le insurrezioni sostenute dagli Stati Uniti a Caracas e altre città. Il regime fantoccio degli Stati Uniti di Kiev non è riuscito a conquistare le enclavi separatiste del Donbas, dove un governo di fatto opera col sostegno russo. Riconosciamo che marginalità, ritiri e sconfitte non significano “fine dell’impero”; ed ammettiamo anche che i settori concorrenti dell’economia statunitense (azioni, obbligazioni, tecnologia e profitti) sono in fase dinamica, anche se puntano verso una correzione importante. La ragione probabile è che l’economia opera indipendentemente dal sistema politico, dalle turbolenze a Washington e dalla marginalità degli Stati Uniti all’estero. I media propagano le faziosità nazionali attraverso gli scandali. La loro visione sull’imminente collasso e fine di Russia di Putin e Cina di Xi non ha alcuna influenza sulle reali dinamiche delle forze del mercato globale. La Cina cresce del 7% e tutti i principali attori economici USA-UE, da Airbus ad Amazon, lottano per entrare nei mercati multipolari di Pechino. I mercati ignorano, quando non prosperano, la sospensione del governo. I mercati ignorano le ultime eruzioni del Pentagono, “La nuova strategia militare” contro Cina e Russia. Le imprese sudcoreane abbracciano i mercati degli Stati Uniti mentre cercano di garantirsi l’accesso alla forza lavoro qualificata della Corea democratica.
La decisione di Washington di negare la realtà, che il futuro richiede l’aumento della produttività con una forza lavoro qualificata, sana e ben retribuita, condanna gli Stati Uniti a una spirale discendente verso marginalità politica, futilità militare e boati sonori. Media, sapientoni ed élite politica ignorano la frammentazione del potere degli Stati Uniti e la separazione tra forze militari e di mercato, dove ognuno va per la sua strada. Le disuguaglianze di classe e l’aumento dei tassi di mortalità della classe lavoratrice possono incoraggiare l’immigrazione, ma minano anche le fondamenta dell’influenza statunitense. Una classe dirigente governa collegando uno Stato unificato a un mercato dinamico, produttori a consumatori, importatori ad esportatori e aumento delle ricchezze ad aumento dei salari. Le buffonate di Trump e anti-Trump sono irrilevanti nella migliore delle ipotesi e distruttive nel peggiore dei casi. Le basi dello Stato nordamericano e dei suoi mercati sono sostanziali ma fatiscenti. Ciò che è importante non è lo status quo, ma direzione e struttura. Guerre prolungate ai margini del potere statale o minacce del segretario alla Difesa Mattis di conflitti globali con potenze mondiali come Russia e Cina per “proteggere il tenore di vita degli Stati Uniti”, porteranno inevitabilmente ed inesorabilmente ad approfondire l’abisso tra economia e Stato militarista statunitensi. Istituzioni politiche, Presidenza o Congresso degli Stati Uniti non riescono assolutamente a fare i conti con le reali dinamiche economiche del mercato mondiale, confondendo ancora aumento dei prezzi delle azioni e dei profitti coi fattori a lungo termine della crescita e della stabilità. Pensiamo a una “morte a rate!”Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Giappone costruiscono la cooperazione economica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16.01.2018Come è noto, sia la posizione geografica del Giappone che la necessità d’importare idrocarburi hanno facilitato lo sviluppo delle relazioni del Paese con la Russia. Solo la lunga disputa sulle isole Curili ha impedito al Giappone di diventare uno dei principali partner economici della Russia già diversi decenni fa. Non avendo proprie risorse, la “Terra del Sol Levante”, tuttavia, ha creato una delle industrie più potenti del mondo, importando carburante da vari Paesi. Per cui la Russia, tradizionalmente ricca di petrolio e gas, sebbene vicina al Giappone, non è tra i suoi principali fornitori, a causa dei rapporti annebbiati avutisi tra i due Paesi dopo la Seconda guerra mondiale. Ora, il principale fornitore di idrocarburi del Giappone è il Medio Oriente. L’invio via marittima di grandi vettori energetici lungo le coste meridionali dell’Eurasia è sempre stato difficile e costoso. Negli ultimi anni sono emersi diversi fattori che lo rendono ancora meno conveniente. Si può fare riferimento ad instabilità e minaccia terroristica in Medio Oriente, così come all’Iniziativa One Belt One Road (OBOR). Il Giappone, sconcertato dal rafforzamento delle posizioni della Cina in Asia, non è particolarmente entusiasta dell’OBOR e della “Rotta della Seta del 21° secolo”, che mira a unire tutte le rotte marittime lungo le coste dell’Eurasia in un unico sistema, comprese le rotte da cui il Giappone riceve gli idrocarburi dal Medio Oriente. La Cina mette sotto controllo i principali porti su questa rotta e il Giappone inizia a preoccuparsi della sicurezza energetica. Tutto questo accade con l’indebolimento delle posizioni degli Stati Uniti nella regione Indo-Pacifica, considerati tradizionale alleati e partner dei giapponesi. Ovviamente, tali processi nella loro integrità fanno sì che il Giappone riveda le relazioni con la Russia. Ora, la cooperazione tra Russia e “Terra del Sol Levante” è attivamente promossa nell’energia, nelle finanze e nei trasporti. La fine del 2017 fu notevole per le molte notizie sulla cooperazione russo-giapponese. Ciò è legato alla riunione regolare del capo del Ministero degli Esteri della Federazione russa Sergej Lavrov e Tarou Kouno, del Ministero degli Esteri del Giappone, svoltasi il 24 novembre a Mosca. I due ministri discussero in dettaglio le questioni sull’interazione bilaterale, comprese le prospettive dell’attività economica congiunta sulle isole Curili. Lo stesso giorno si svolse la 13.ma riunione della Commissione intergovernativa russo-giapponese sulle questioni economiche e commerciali, in cui erano presenti il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov e il Ministro degli Esteri del Giappone Tarou Kouno. Furono discussi i temi della cooperazione russo-giapponese nei trasporti, energia e alte tecnologie. Furono trattati i seguenti argomenti: partecipazione del Giappone allo sviluppo dei giacimenti di gas dell’Artico e dell’Estremo Oriente russo, progetti di investimento congiunti e molte altre questioni. A conclusione dell’incontro, Tarou Kouno annunciava che le relazioni russo-giapponesi hanno un enorme potenziale e che è necessario fare tutto il possibile per attuarle. Subito dopo l’incontro di entrambi i capi del Ministero degli Esteri russo e giapponese, e la riunione della Commissione intergovernativa, una notizia dopo l’altra apparve sui mass media, a proposito della cooperazione delle maggiori aziende russe e giapponesi.
All’inizio di dicembre 2017, a Mosca, il Presidente del Comitato di gestione di Gazprom, Aleksej Miller, incontrava Nobuhide Hayashi, Presidente della Mizuho Bank Ltd, una delle più grandi organizzazioni finanziarie del Giappone, con cui Gazprom coopera dal 1999. L’argomento dei negoziati era la possibilità della partecipazione del capitale di Mizuho Bank nei progetti strategici di Gazprom, a cui l’azienda russa inizierà a lavorare nel 2018. Mizuho Bank può investire in progetti come i gasdotti Power of Siberia-1, TurkStream, Nord Stream 2 e l’Amur Gaz Processing Plant ed altro. Allo stesso tempo, i mass media informavano dell’inizio della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) sul primo processo di trasformazione del nuovo impianto russo costruito nella penisola di Jamal nell’ambito del progetto “Jamal LNG“. L’impianto è costruito con la partecipazione di compagnie russe e straniere, utilizzando il giacimento Tambej Sud come base delle risorse nel distretto autonomo Jamalo-Nenets della Federazione Russa. L’8 dicembre 2017, il primo carico di GNL partiva su una nave cisterna da Sabetta, il porto artico russo al centro della rotta del Mare del Nord. Il lancio della seconda e terza parte del progetto, noti come processi di trasformazione, è previsto per il 2018-19; tuttavia la capacità operativa già produce 5,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Le parti della joint venture, le società di costruzioni giapponesi JGC Corporation e Chiyoda Corporation, che hanno completato numerosi progetti nel settore gasifero, hanno partecipato allo sviluppo del progetto Jamal LNG. Come è noto, il Giappone è tra i principali importatori globali di GNL, ed è più vicino alla rotta del Mare del Nord di Cina e Corea del Sud. Forse, la “Terra del Sol Levante” sarà il principale consumatore dello Jamal LNG. Il progetto Jamal (??? ‘Jamal LNG’) è di proprietà a maggioranza della società russa Novatek, secondo produttore di gas nella Federazione Russa. Ha partecipato attivamente allo sviluppo dei giacimenti di gas nell’estremo nord della Russia e allo sviluppo della rotta del Mare del Nord. Novatek persegue la cooperazione strategica con i partner giapponesi: a fine novembre 2017 firmava un memorandum d’intesa con le giapponesi Marubeni Corporation e Mitsui OSK Lines, Ltd. Le tre società hanno intenzione di esplorare opzioni per un complesso per il gas naturale liquefatto in Russia, nella Kamchatka, che prevede trasposto e marketing. Secondo il piano, il GNL trasportato da petroliere rompighiaccio lungo la rotta del Mare del Nord, verrà ricaricato su navi cisterna convenzionali per ridurre il costo del vettore. Da questo punto, il GNL sarà consegnato a tutti i Paesi interessati della regione Asia-Pacifico, e prima in Giappone, territorialmente vicino alla Kamchatka. Si prevede che le società giapponesi effettueranno importanti investimenti nel progetto. Inoltre, è stato riferito che il progetto ha il sostegno del governo della regione Kamchatka, in quanto parte del gas sarà utilizzato per le esigenze di questa regione della Federazione Russa.
Il trasporto è la sfera più importante della cooperazione russo-giapponese. Come accennato in precedenza, la Cina e la “Rotta della Seta del 21° secolo” svolgono un ruolo sempre più significativo nel traffico merci marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia, in cui il Giappone non desidera partecipare da partner di minoranza. Non è impossibile che la “Terra del Sol Levante” abbia bisogno di vie di comunicazione alternative con i Paesi del continente eurasiatico, liberi dall’influenza cinese. A tale proposito, il Giappone mostra interesse per la ferrovia transiberiana russa e la rotta del Mare del Nord lungo le coste settentrionali dell’Eurasia. All’inizio di dicembre 2017, l’holding Russian Railways annunciava la creazione di uno sportello unico per le società giapponesi che intendono inviare carichi in Russia ed Europa dai porti dell’Estremo Oriente russo, e lungo la Transiberiana. I rappresentanti delle aziende giapponesi possono ricevere tutte le informazioni necessarie sulla gestione dei trasporti sul territorio della Federazione Russa in breve tempo. A metà dicembre 2017, si seppe che le principali società commerciali giapponesi SBI Holdings e Hokkaido Corporation decidevano di unire gli sforzi per assistere le piccole aziende giapponesi che desiderano fare affari in Russia. Le imprese che desiderano aprire strutture e condurre affari sul territorio della Federazione Russa riceveranno supporto finanziario e informativo. Pertanto, si può concludere che le relazioni russo-giapponesi possano prosperare. È auspicabile che le parti consolidino il successo raggiunto e la cooperazione tra Russia e Giappone si sviluppi costantemente con vantaggio reciproco e dell’intera regione Asia-Pacifico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perno della Cina verso i mercati mondiali, perno di Washington verso le guerre mondiali…

Prof. James Petras, Global Research 11 gennaio 2018
Quest’articolo del Professor James Petras, pubblicato per la prima volta nell’agosto 2016, mette in primo piano il conflitto tra Stati Uniti e Cina.La Cina e gli Stati Uniti si muovono in direzioni opposte: Pechino sta rapidamente diventando il centro degli investimenti esteri nelle industrie ad alta tecnologia, tra cui robotica, energia nucleare e macchinari avanzati con la collaborazione di centri di eccellenza tecnologica, come la Germania. Al contrario, Washington persegue un perno militare predatore nelle regioni meno produttive con la collaborazione degli alleati più barbari, come l’Arabia Saudita. La Cina avanza verso la superiorità economica globale prendendo a prestito e innovando i metodi di produzione più avanzati, mentre gli Stati Uniti degradano e sviliscono i passati immensi risultati produttivi per promuovere guerre di distruzione. La crescente importanza della Cina è il risultato di un processo cumulativo avanzato in modo sistematico, combinando crescita graduale della produttività e dell’innovazione con salti improvvisi nella tecnologia all’avanguardia.

Le fasi di crescita e successo della Cina
La Cina è passata da Paese fortemente dipendente dagli investimenti stranieri nelle industrie per le esportazioni, ad economia basata su investimenti congiunti pubblico-privati per le esportazioni ad alto valore. La crescita iniziale della Cina era basata su manodopera a basso costo, tasse basse e poche regolamentazioni sul capitale multinazionale. Il capitale straniero e i miliardari locali stimolarono la crescita, sulla base di alti tassi di profitto. Man mano che l’economia cresceva, l’economia cinese passava ad aumentare le competenze tecnologiche e richiedeva maggiore “contenuto locale” per i manufatti. All’inizio del nuovo millennio, la Cina sviluppava industrie di fascia alta, basate su brevetti e competenze ingegneristiche locali, canalizzando un’alta percentuale di investimenti in infrastrutture civili, trasporti ed istruzione. I massicci programmi di apprendistato hanno creato una forza lavoro qualificata che aumenta la capacità produttiva. Le massicce iscrizioni alle università di scienze, matematica, informatica ed ingegneria hanno fornito un grande afflusso di innovatori di fascia alta, molti dei quali avevano acquisito esperienza nella tecnologia avanzata dai concorrenti esteri. La strategia della Cina si è basata su prestito, apprendimento, aggiornamento e competizione con le economie più avanzate d’Europa e Stati Uniti. Alla fine dell’ultimo decennio del XX secolo, la Cina poteva lanciarsi oltremare. Il processo di accumulazione le forniva le risorse finanziarie per acquisire imprese dinamiche all’estero. La Cina non era più confinata agli investimenti nei minerali e nell’agricoltura nei Paesi del Terzo Mondo. La Cina cerca di conquistare settori tecnologici di fascia alta nelle economie avanzate. Nel secondo decennio del 21° secolo, gli investitori cinesi passavano in Germania, il gigante industriale più avanzato d’Europa. Nei primi 6 mesi del 2016 gli investitori cinesi acquisirono 37 società tedesche, rispetto alle 39 nel 2015. Gli investimenti totali della Cina in Germania per il 2016 potrebbero raddoppiare ad oltre 22 miliardi di dollari. Nel 2016, la Cina acquistò la KOKA, la più innovativa società di ingegneria della Germania. La strategia della Cina è avere la superiorità nella futura industria digitale. La Cina passa rapidamente all’automatizzare delle industrie, con piani per raddoppiare la densità dei robot rispetto agli Stati Uniti entro il 2020. Scienziati cinesi e austriaci hanno lanciato con successo il primo sistema di comunicazione satellitare via quantum, che secondo quanto riferito è “a prova di hackeraggio”, garantendo la sicurezza delle comunicazioni della Cina. Mentre gli investimenti globali della Cina continuano a dominare i mercati mondiali, Stati Uniti, Regno Unito ed Australia hanno cercato d’imporre barriere agli investimenti. Affidandosi a false “minacce alla sicurezza”, la prima ministra inglese Theresa May bloccava una centrale nucleare dall’investimento miliardario cinese (Hinckley Point C). Il pretesto era la pretesa spuria che la Cina avrebbe usato la sua quota per “ricattare sull’energia, minacciando di spegnere la luce in caso di crisi internazionali”. Il Comitato per gli investimenti esteri statunitense bloccava diversi investimenti cinesi in settori ad alta tecnologia. Nell’agosto 2016, l’Australia bloccò l’acquisto per 8 miliardi di dollari della partecipazione di controllo nella maggiore rete elettrica australiana per dei pretesti sulla “sicurezza nazionale”. Gli imperi anglo-statunitense e tedesco sono sulla difensiva. Non sempre possono competere economicamente con la Cina, anche nel difendere le proprie industrie innovative. In gran parte questo è il risultato delle loro politiche fallimentari. L’élite economica occidentale sempre più si affida alla speculazione a breve termine nelle finanza, immobiliare e assicurazioni, trascurando la base industriale. Guidata dagli Stati Uniti, la suo dipendenza dalle conquiste militari (costruzione militaristica dell’impero) assorbe le risorse pubbliche, mentre la Cina ha diretto le proprie risorse verso tecnologie innovative ed avanzate.
Per contrastare il progresso economico della Cina, il regime di Obama attuava una politica di costruzione di mura economiche in patria, restrizioni commerciali all’estero e scontro militare nel Mar Meridionale della Cina, rotta commerciale strategica della Cina. I funzionari degli Stati Uniti aumentavano le restrizioni sugli investimenti cinesi nelle imprese statunitensi ad alta tecnologia, tra cui un investimento da 3,8 miliardi di dollari per Western Digital e Philips, che tentavano di vendere le proprie attività nell’illuminazione. Gli Stati Uniti hanno bloccato “l’acquisizione da parte di Chen China, con 44 miliardi di dollari, del gruppo chimico svizzero “Syngenta”. I funzionari degli Stati Uniti fanno tutto il possibile per fermare gli accordi innovativi da miliardi di dollari che vedono la Cina partner strategico. Accompagnando il muro interno, gli Stati Uniti mobilitano il blocco oltreoceano della Cina attraverso la Trans-Pacific-Partnership, che propone di escludere Pechino dalla partecipazione alla “zona di libero scambio” con una dozzina di membri di Nord America, America Latina e Asia. Tuttavia, non una sola nazione membro del TPP ha ridotto il commercio con la Cina. Al contrario, aumentano i legami con la Cina, un commento eloquente sull’abilità di Obama nel ‘fare perno’. Mentre il “muro economico interno” ha avuto alcuni impatti negativi su particolari investitori cinesi, Washington non è riuscita ad intaccare le esportazioni cinesi verso i mercati statunitensi. L’incapacità di Washington di bloccare il commercio cinese è stato ancora più dannosa allo sforzo di Washington di circondare la Cina in Asia e America Latina, Oceania e Asia. Australia, Nuova Zelanda, Perù, Cile, Taiwan, Cambogia e Corea del Sud dipendono molto più dai mercati cinesi che dagli Stati Uniti per sopravvivere e crescere. Mentre la Germania, di fronte alla crescita dinamica della Cina, ha scelto di “collaborare” e condividere investimenti produttivi su vasta scala, Washington ha scelto di formare alleanze militari per affrontarla. La belluina alleanza militare degli Stati Uniti con il Giappone non ha intimidito la Cina. Piuttosto ha declassato le loro economie interne ed influenza economica in Asia. Inoltre, il “perno militare” di Washington ha approfondito e ampliato i legami strategici della Cina con le fonti energetiche e la tecnologia militare della Russia. Mentre gli Stati Uniti spendono centinaia di miliardi in alleanze militari coi regimi clientelari baltici arretrati e gli Stati parassitari mediorientali (Arabia Saudita, Israele), la Cina accumula competenze strategiche dai legami economici con la Germania, risorse dalla Russia e quote di mercato tra i “partner” di Washington in Asia e America Latina. Non c’è dubbio che la Cina, seguendo la via tecnologica e produttiva della Germania, vincerà sull’isolazionismo economico e la strategia militarista globale statunitensi. Se gli Stati Uniti non sono riusciti a imparare dalla strategia economica riuscita della Cina, lo stesso fallimento può spiegare la fine dei regimi progressisti in America Latina.Il successo della Cina e il ritiro latino-americano
Dopo oltre un decennio di crescita e stabilità, i regimi progressisti dell’America Latina si sono ritirati. Perché la Cina ha continuato a seguire la via della stabilità e della crescita mentre i partner latinoamericani si sono ritirati e hanno subito sconfitte? Brasile, Argentina, Venezuela, Uruguay, Paraguay, Bolivia ed Ecuador, per oltre un decennio hanno avuto una storia di successo del centrosinistra dell’America Latina. Le loro economie aumentavano, la spesa sociale aumentava, la povertà e la disoccupazione si riducevano e il reddito dei lavoratori cresceva. Successivamente, le loro economie andarono in crisi, il malcontento sociale crebbe e caddero i regimi di centro-sinistra.
A differenza della Cina, i regimi di centro-sinistra latino-americani non diversificarono le loro economie: rimasero fortemente dipendenti dal boom delle materie prime per la crescita e la stabilità. Le élite latinoamericane presero in prestito e dipendevano dagli investimenti e dal capitale finanziario esteri, mentre la Cina si è impegnata in investimenti pubblici nell’industria, nelle infrastrutture, nella tecnologia e nell’istruzione. I progressisti latino-americani si unirono al capitalismo straniero e agli speculatori locali nella speculazione e nei consumi immobiliari non produttivi, mentre la Cina investiva in industrie innovative in patria e all’estero. Mentre la Cina consolidava il dominio politico, i progressisti latinoamericani “alleati” con gli avversari strategici nazionali e stranieri delle multinazionali, per “condividere il potere”, che di fatto erano pronti ad estromettere i loro alleati “di sinistra”. Quando l’economia basata sulle materie prime crollò, così fecero i legami politici con i soci d’élite. Al contrario, le industrie cinesi beneficiarono dei bassi prezzi globali delle materie prime, mentre la sinistra dell’America Latina ne soffriva. Di fronte all’ampia corruzione, la Cina lanciò una grande campagna epurando oltre 200000 funzionari. In America Latina, la sinistra ignorò i funzionari corrotti, permettendo all’opposizione di sfruttare gli scandali per cacciare i funzionari di centro-sinistra. Mentre l’America Latina importava macchine e componenti dall’occidente; la Cina acquistava le società occidentali per produrre macchine e tecnologia, che quindi adottò per i miglioramenti tecnologici cinesi. La Cina superò con successo la crisi, sconfisse gli avversari e procedette ad espandere il consumo locale e a stabilizzare il governo.
Il centro-sinistra latino-americano subiva sconfitte politiche in Brasile, Argentina e Paraguay, perse le elezioni in Venezuela e Bolivia e si ritirava in Uruguay.

Conclusione
Il modello economico politico cinese ha superato l’occidente imperialista e l’America latina di sinistra. Mentre gli Stati Uniti hanno speso miliardi in Medio Oriente nelle guerre per conto d’Israele, la Cina ha investito somme simili in Germania per tecnologie avanzate, robotica e innovazioni digitali. Mentre il “perno dell’Asia” del presidente Obama e della segretaria di Stato Hillary Clinton fu in gran parte una dispendiosa strategia militare per accerchiare e intimidire la Cina, il “perno dei mercati” di Pechino ne ha migliorato la competitività economica. Di conseguenza, nell’ultimo decennio, il tasso di crescita della Cina è tre volte superiore quello degli Stati Uniti; e nel prossimo decennio la Cina raddoppierà gli Stati Uniti nel “robotizzare” l’economia produttiva. Il perno verso l’Asia degli USA, con la loro forte dipendenza dalle minacce militari e dalle intimidazioni, è costato miliardi di dollari in mercati e investimenti perduti. Il “perno della Cina verso la tecnologia avanzata” dimostra che il futuro sta in Asia e non in occidente. L’esperienza della Cina offre lezioni ai futuri governi di sinistra latinoamericani. Innanzitutto, la Cina sottolinea la necessità di una crescita economica equilibrata, al di là dei benefici a breve termine derivanti dal boom delle materie prime e dalle strategie consumistiche. In secondo luogo, la Cina dimostra l’importanza dell’istruzione tecnica professionale e dei lavoratori per l’innovazione tecnologica, al di là della scuola del business e dell’educazione “speculativa” non produttiva, così pesantemente enfatizzate negli Stati Uniti. In terzo luogo, la Cina bilancia la spesa sociale con investimenti nelle attività produttive principali; competitività e servizi sociali sono combinati. Crescita e stabilità sociale della Cina, l’impegno per l’apprendimento e a superare le economie avanzate hanno importanti limiti, specialmente nelle aree dell’uguaglianza sociale e del potere popolare. Qui la Cina può imparare dall’esperienza della sinistra dell’America Latina. I progressi sociali del Presidente venezuelano Chavez sono degni di studio ed emulazione; i movimenti popolari in Bolivia, Ecuador e Argentina, che hanno espulso i neo-liberali dal potere, potrebbero intensificare gli sforzi in Cina per superare il nesso business-saccheggio e fuga di capitali. La Cina, nonostante i limiti socio-politici ed economici, ha resistito alle pressioni militari statunitensi e le ha persino ‘rovesciate’ avanzando in occidente.
In ultima analisi, il modello di crescita e stabilità della Cina offre certamente un approccio di gran lunga superiore alla recente debacle della sinistra latinoamericana e al caos politico derivante dalla ricerca di Washington della supremazia militare globale.Traduzione di Alessandro Lattanzio