La Cina prevale sugli USA con la fine imminente del TPP

Ariel Noyola Rodriguez*, Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).
China's President Xi Jinping addresses audience during a meeting of the APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) Ceo Summit in LimaLa battaglia per il dominio del commercio mondiale va a favore della Cina. Di fronte alle minacce di Donald Trump d’imporre barriere tariffarie e liquidare gli accordi di libero scambio, come l’alleanza TPP, Pechino tesse rapporti coi vari partner importanti di Washington. Nel XXIV vertice APEC è apparso chiaro che la fine imminente del TPP sia un’ottima opportunità per la Cina che, sorprendentemente, ha proposto ai Paesi che hanno firmato il TPP a febbraio la costruzione di un grande accordo di libero scambio, senza gli Stati Uniti.
L’influenza degli Stati Uniti nel commercio mondiale svanisce. Poco dopo la vittoria elettorale di Donald Trump su Hillary Clinton, la squadra del presidente Barack Obama ha sorpreso amici e nemici abbandonando, improvvisamente, la pressione intensa sul Congresso per la ratifica dell’accordo transpacifico di cooperazione economica (TPP). La fine del TPP è imminente. Secondo le disposizioni, per entrare in vigore è necessaria l’approvazione legislativa di almeno sei Paesi e, in parallelo, questi devono totalizzare l’85% del prodotto interno lordo (PIL) dei 12 membri. L’economia degli Stati Uniti ne rappresenta da sola oltre il 60%. Pertanto, una volta che Obama cede il TPP a Trump, è quasi certo sarà sepolto dal prossimo Congresso degli Stati Uniti. Michael Froman, rappresentante del commercio degli Stati Uniti, aveva già avvertito a luglio che se i legislatori del Paese non ratificavano il TPP, le “chiavi per il castello” della globalizzazione sarebbero passate alla Cina. Parole profetiche. Le aspirazioni imperiali di Obama sono fallite e gli USA non detteranno più le regole del gioco. Attualmente, la maggior parte del commercio si concentra in Asia, Cina in testa. I leader di Pechino lavorano da tempo su varie iniziative di libero scambio multilaterali, per consolidare l’influenza regionale e globale con il Partenariato regionale globale economico (RCEP) e L’Accordo per il libero commercio in Asia-Pacifico (FTAAP). Al XXIV vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), tenutosi a Lima (Perù), Il Presidente della Cina Xi Jinping ha proposto ai Paesi firmatari del TPP diAmerica (Cile, Messico e Perù) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda), l’adesione agli accordi di libero scambio promossi dal suo governo e all’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN). Ma quale delle due iniziative di libero scambio promosse dalla Cina davvero soppianterà il TPP?
Per Pechino sarà difficile attuare il FTAAP, che comprende gli Stati Uniti; perché se Donald Trump finora s’è categoricamente opposto al TPP, è chiaro che non sosterrà un’iniziativa sul libero scambio guidata dalla Cina. Si ricordi anche che Trump ha promesso agli elettori di abbandonare, o nel migliore dei casi rinegoziare, gli accordi di libero scambio che gli Stati Uniti hanno firmato negli ultimi decenni. A suo avviso, gli accordi come il North American Free Trade Agreement (NAFTA, per il suo acronimo in inglese) sono un disastro. In questo scenario, la Cina cerca di far aderire alla sua causa i principali partner commerciali degli Stati Uniti, con l’impegno a continuare a favorire la libera circolazione delle merci. Dal mio punto di vista, il RCEP è l’iniziativa di libero scambio che dà alla Cina la possibilità di colmare il vuoto che Washington lascia col TPP. “La Cina dovrebbe redigere un nuovo accordo che soddisfi le aspettative del settore e continuare lo slancio per la creazione di una zona di libero scambio”, dichiarava ai primi di novembre Li Baodong, Viceministro degli Esteri della Cina. Il RCEP comprende i Paesi membri del TPP meno Canada, Cile, Messico, Perù e ovviamente Stati Uniti. Con oltre 3 miliardi di abitanti, il RCEP comprende gli altri Paesi asiatici dal grande dinamismo economico: Cambogia, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Filippine, Laos, Myanmar e Thailandia. Sorge allora la domanda se la RCEP sia una sorta di espansione del TPP, con la Cina che sostituisce gli Stati Uniti. Non esattamente. La portata della RCEP non è la stessa del TPP. Finora gli obiettivi della RCEP si limitano all’eliminazione delle barriere tariffarie. Il TPP, tuttavia, è molto più di un accordo di libero scambio, perché tra le altre cose, mette a disposizione delle grandi aziende i diritti di proprietà intellettuale, minaccia la protezione dell’ambiente, viola i diritti dei lavoratori e, per quanto poco, consegna ai tribunali internazionali la risoluzione delle controversie tra governi e aziende. Pertanto, diversi leader guardano favorevolmente al ‘piano B’ suggerito dai cinesi, tra cui il presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski, che crede che un accordo di libero scambio alternativo al TPP sia necessario. Sebbene i Paesi dell’Alleanza del Pacifico (composta da tre membri latino-americani del TPP, più la Colombia) sono interessati a continuare a mantenere ottimi rapporti con gli Stati Uniti, allo stesso tempo vogliono avere accordi con Cina e Russia.
Senza dubbio, l’incertezza politica che affligge gli Stati Uniti dopo le elezioni dell’8 novembre viene magistralmente sfruttata dal drago cinese. Di fronte alle minacce di Trump di aprire una nuova era protezionistica, la risposta di Xi è potente: la globalizzazione del commercio guidato da Pechino continuerà, con o senza appoggio di Washington.malacanang-king-20161120-apec-peru-family-photoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone deve allinearsi alla Cina: l’eredità dei buddismo, confucianesimo, taoismo e Storia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 20/11/2016img_20141110154123_b57b77ccL’antico Regno di Mezzo della Cina ha inciso notevolmente sulla cultura del Giappone e questo vale in particolare per l’eredità dei buddismo, confucianesimo e taoismo, che mutarono per sempre il Giappone. Naturalmente, il buddismo è arrivato in Giappone dalla Corea ma l’impatto maggiore fu dal Regno di Mezzo. Tuttavia, la propagazione del colonialismo occidentale e i rapidi cambiamenti durante la Restaurazione Meiji del 1868, fecero sì che il Giappone si rivoltasse contro la nazione che l’aveva arricchita. Pertanto, è giunto il momento per Cina e Giappone di superare un ristretto periodo di ostilità dovute agli inganni del Giappone, e concentrarsi su migliaia di anni di scambi culturali tra le due società. Nel regno della moderna geopolitica attuale, l’unica nazione con qualche influenza sulla Corea democratica è la Cina. Questa realtà, dato l’aspetto nucleare e l’incertezza politica nel lungo periodo nella Corea democratica, equivale alla necessità di ridurre le tensioni e le possibili ricadute da qualsiasi scontro interno tra Corea del Sud e Corea democratica. In altre parole, è nell’interesse nazionale del Giappone concentrarsi su più miti relazioni tra Pechino e Tokyo, piuttosto che sul duro potere degli USA che rischia di scatenare una futura guerra brutale nella penisola coreana. Le dispute territoriali tra Cina e Giappone sono dannose per entrambe, data la diffidenza attuale. Dopo tutto, solo gli USA si avvantaggeranno dalla militarizzazione della regione e dall’ulteriore divario tra due storici alleati naturali. Allo stesso modo, la situazione politica tra Cina e Taiwan non è necessariamente negativa e vantaggiosa per USA e Giappone. Invece, relazioni regionali e maggiore fiducia sono utili per tutte le nazioni della regione, consentendo anche di accrescere nuove iniziative commerciali e joint venture scientifiche e in altre aree utili. Si spera che Giappone e Federazione russa sviluppino legami più stretti, perché il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin cercano di riavviare un nuovo periodo storico. Se accadesse, si spera che le élite politiche di Mosca allentino le tensioni tra Pechino e Tokyo. Allo stesso modo, la Federazione Russa è percepita come mediatore onesto nella penisola coreana; di conseguenza, il Giappone guadagnerà da legami più stretti con Cina e Federazione russa, in relazione alla Corea democratica.
Il Giappone può concentrarsi sulla carta dell’India nei confronti della Cina, ma le nazioni sono troppo distanti per alterare la geopolitica del nord-est asiatico di qualsiasi grado. In effetti, l’India è afflitta da problemi perenni con Pakistan, crisi del Kashmir, tensioni di confine con la Cina, crescente ascesa del fondamentalismo sunnita in Bangladesh e una pletora di questioni interne di carattere etnico (Nagaland e altri) e con le forze comuniste. Pertanto, mentre i rapporti tra India e Giappone sono graditi, la realtà è che ciò non aiuterà il Giappone nelle tensioni con la Cina. Se Cina e Giappone cercano di controllare il destino del Nord-Est asiatico secondo valori condivisi e la ricca storia di convivenza ed arricchimento culturale, allora è nell’interesse delle élite politiche di Pechino e Tokyo sviluppare un nuovo rapporto. Allo stesso modo, la realtà geopolitica della Federazione Russa nel Nord-Est Asia va utilizzata da Cina e Giappone per forgiare l’interesse comune. Dopo tutto, se Cina e Giappone possono reimpostare i rapporti, la stabilità consentirà maggiori iniziative commerciali ed economiche tra le due nazioni, e ridurrà lo sperpero delle risorse su una questione che non è giustificata da gran parte delle ultime migliaia di anni. Pertanto, entrambe le nazioni devono liberarsi dalle catene datate dalla Restaurazione Meiji alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Invece, Cina e Giappone devono tornare alla storia dei valori condivisi basati su buddismo, confucianesimo e taoismo, arricchendo entrambe le società e rinvigorendo la locale fede nel shintoismo, dalla lunga storia giapponese.al-apec5-1011e_2xTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Unione economica eurasiatica, nuova potenza della regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 11/11/2016fta-vietnam-eaeu-6-638L’accordo sulla zona di libero scambio tra Repubblica socialista del Vietnam (RSV) e Unione economica eurasiatica (UEE) entrava in vigore il 5 ottobre 2016, firmato dai capi dei governi della RSV e degli Stati membri dell’UEE, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia, nel maggio 2015, ma entrerà in vigore solo dopo la ratifica da parte dei parlamenti dei Paesi elencati. L’UEE commercia attivamente con il Vietnam da molti anni. Nel 2010-2014, il volume degli scambi è aumentato di oltre il 60%, a più di 4 miliardi di dollari. La creazione della zona di libero scambio è un passo logico in questa cooperazione. Secondo le previsioni della Commissione eurasiatica, comporterebbe il raddoppio e più del fatturato commerciale entro il 2020, e la Russia potrà ottenerne non meno dell’80%. La popolazione dell’UEE è di 183 milioni di persone ed il PIL è superiore a 2 trilioni di dollari. L’accesso privilegiato a questo vasto mercato è sicuramente un vantaggio per l’economia del Vietnam. L’UEE distingue anche i vantaggi: la popolazione della RSV supera i 95 milioni di persone e il PIL ammonta a 192 miliardi di dollari. Secondo i dati raccolti negli ultimi anni, l’economia del Paese è in rapido sviluppo. Così, l’accordo sulla zona di libero scambio è vantaggioso per entrambe le parti. Secondo il documento, la maggior parte delle merci di RSV e UEE sarà soggetta a completa o parziale esenzione dal dazio all’importazione per i prossimi dieci anni. Ciò dovrebbe portare ad una riduzione del costo e al rapido sviluppo degli scambi. Inoltre, l’accordo punta anche a protezione della proprietà intellettuale, cooperazione nel commercio e negli appalti pubblici, e copre anche la protezione della concorrenza. Oltre ad importazioni ed esportazioni, l’accordo sulla zona di libero scambio faciliterà gli investimenti. La leadership del Vietnam vede un grande potenziale nel partenariato commerciale con l’UEE, e la Russia in particolare. Secondo i dati del 2016, il fatturato commerciale russo-vietnamita era pari a 3,7 miliardi di dollari. Grazie alla creazione della zona di libero scambio, si prevede superi i 10 miliardi entro il 2020. Oltre alle disposizioni comuni a tutti gli Stati membri, l’accordo sulla zona di libero scambio include principalmente sezioni dedicate solo a RSV e Russia, specificando ulteriori termini e condizioni per promuovere commercio, investimenti e circolazione delle persone tra i due Paesi. Dopo la firma dell’accordo, “Il protocollo intergovernativo russo-vietnamita sul sostegno alla produzione di autoveicoli nella Repubblica socialista del Vietnam” entrava in vigore. Questo documento fu firmato nel marzo 2016 dal Ministro dell’Industria e del Commercio del Vietnam Vu Huy Hoang, nel corso di una visita in Russia. D. Manturov, Ministro dell’Industria e del Commercio russo, firmò il protocollo a nome della Russia. Secondo il documento, joint venture saranno create nella RSV tra imprese vietnamite e russe come il Gruppo GAZ, KAMAZ o Sollers, che produrranno vari tipi di veicoli. La conclusione dell’accordo sulla zona di libero scambio con il Vietnam è vantaggioso per l’UEE e la Russia in particolare. Tuttavia, il valore va oltre al semplice partneriato commerciale. Si può ipotizzare che l’economia russa abbia raggiunto un nuovo livello: la Russia non aveva accordi del genere con Paesi al di fuori dell’ex-Unione Sovietica. Questo è l’inizio della grande promozione dell’UEE e della Russia nella regione Asia-Pacifico.
Dall’avvio nel 2015, l’UEE ha cercato di stabilire relazioni commerciali con i Paesi della regione Asia-Pacifico. E’ ben noto che il Vietnam sia un importante membro dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico, che riunisce numerosi Stati della regione Asia-Pacifico. E’ molto probabile che la zona di libero scambio con il Vietnam sia un passo verso la creazione di un’area di libero scambio tra tutti gli Stati membri dell’ASEAN. Molti membri dell’ASEAN sono ben disposti verso quest’idea. Sono in corso negoziati con Indonesia, Cambogia, Malesia e Singapore. Inoltre, la possibilità d’istituire zone di libero scambio con Stati non aderenti all’ASEAN nella regione Asia-Pacifico, come India, Cina e Nuova Zelanda, è in esame. Così, si può dire che la posizione dell’UEE nella regione Asia-Pacifico va gradualmente rafforzandosi. Ciò è confermato anche dalla dichiarazione della Mongolia di novembre 2016 sul desiderio di aderire all’UEE. A prima vista, può sembrare che la presenza dell’UEE nella regione Asia-Pacifico sia in competizione con la Cina, oggi uno dei principali attori della regione, nell’indebolirsi degli Stati Uniti. Difatti, la crescente influenza dell’UEE è più redditizia per la Cina. E’ ben noto che l’opposizione tra Cina e Stati Uniti attualmente domini la regione Asia-Pacifico. L’influenza economica e politica degli Stati Uniti nella regione si è indebolita considerevolmente negli ultimi anni, ma è ancora grande. Gli USA cercano di mantenere il potere il più possibile e di conquistare il maggior numero possibile di Paesi. Ad esempio firmando l’accordo di Partnership Trans-Pacifico (TPP) nel febbraio 2016. Il TPP comprende Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam. Tutti questi Stati sono riuniti in una zona di libero scambio da una serie di regole comuni. Senza dubbio è difficile competere con tale unione, mentre il 30% del commercio globale avviene tra gli Stati membri del TPP. Inoltre, trattative sono in corso sulla creazione del Partenariato per gli scambi e gli investimenti trans-atlantici (TTIP). Gli Stati Uniti sperano di coinvolgervi l’Unione europea. La probabilità che tali negoziati abbiano successo è scarsa: il progetto è troppo svantaggioso per l’Europa. Tuttavia, se accadesse, grandi e ricche unioni comparirebbero su entrambi i lati dell’Eurasia, coprendo l’80% del commercio mondiale. Inoltre, gli Stati Uniti controlleranno ciascuno di essi. Pertanto, gli Stati membri di TPP e TTIP ridurrebbero notevolmente il volume degli scambi con il resto del mondo, tra cui la Repubblica Popolare Cinese, attualmente il maggiore partner commerciale di essi. Inoltre, uno dei grandi progetti su cui la Cina pone grandi speranze, la nuova Via della Seta, correrà dei rischi. TPP e TTIP dovrebbero collegarsi divenendo una zona di libero scambio in futuro. Questo scenario è sicuramente inaccettabile per la Cina e molti altri Paesi dell’Eurasia e della regione Asia-Pacifico.
Per competere con successo contro TPP e TTIP, gli Stati dell’UEE e della regione Asia-Pacifico dovrebbero integrarsi, consentendo a Russia, Cina, India, ASEAN e Asia Centrale di rafforzarsi di fronte tale concorrenza. Tuttavia, molti Stati che non vogliono collaborare con gli Stati Uniti hanno timori su una Cina potente ed espansiva. Un ostacolo per l’unificazione regionale. Forse, l’emergere di una terza potenza, come ad esempio l’UEE, sarà una soluzione e contribuirà a stabilire una partnership riuscita.iewwf3wlj8aDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai trasforma l’Eurasia

Ariel Noyola Rodriguez, Russia Today

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.
xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a001_11nZbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia. Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione. I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017. Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica. Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi. L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica. Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo. La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia…xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a002_11nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia aumenta l’influenza nell’Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook  30/10/2016

rosatomMentre l’attenzione dei media si concentra sulla lotta per l’influenza nella regione Asia-Pacifico tra Cina e Stati Uniti, la Russia migliora la propria posizione con gli attori regionali, lentamente ma inesorabilmente. Questa strategia è ignorata da giornalisti e analisti visto che Mosca non fa dichiarazioni ad alta voce, né cerca di impressionare la regione con innumerevoli esercitazioni come Stati Uniti e Cina. Invece, la Russia avanza di credibilità su base molto più solida e durevole della presenza militare, la cooperazione nell’economia, nell’energia e nella tecnologia. Questo autunno ha portato alcune importanti novità nelle prospettive della cooperazione russa nell’energia nucleare con numerosi attori importanti della regione Asia-Pacifico. Il 15 ottobre, durante il vertice BRICS, Mosca annunciava il completamento del secondo blocco della centrale elettronucleare russo-indiana di Kudankulam. Inoltre, vi fu la cerimonia per onorare l’inizio della costruzione del terzo e quarto blocco. Solo pochi giorni dopo, i giornalisti riferivano che Rosatom aveva aperto un ufficio regionale a Mumbai (India). L’annuncio fu seguito dal Forum sull’Energia Nucleare dell’India, che si svolge ogni anno, e i rappresentanti di Rosatom vi sono sempre trattati da ospiti d’onore dagli organizzatori. Un numero crescente di uffici regionali di Rosatom, come a Mumbai, si trovano in tutto il mondo, Cina, Stati Uniti, Sud America, Europa e Africa. E’ stato riferito che nel 2015 il valore totale degli accordi che Rosatom aveva firmato raggiungeva i 110 miliardi di dollari. Ora Rosatom potrà sostenere in modo più efficace i programmi nucleari congiunti con i partner asiatici del sud, con la nuova sede nella regione. Ma le ambizioni di Rosatom nella regione non si limitano all’India, dato che sempre più Paesi sono interessati alla tecnologia nucleare russa. Ad esempio, il Bangladesh ha già ordinato una centrale nucleare da costruire sul proprio territorio. Il primo blocco della Ruppur NPP sarà pienamente operativo entro il 2022. Il fatto che sia stata costruito dalla Russia ha grande importanza simbolica; fin dai primi giorni dello Stato del Bangladesh, l’URSS ha fornito notevole sostegno a Dacca. E’ positivo che queste salde relazioni bilaterali si siano conservate fino ad oggi. Tuttavia, Rosatom non è l’unica società russa attiva in Bangladesh, vi è il gigante del gas Gazprom, che da anni aiuta Dacca a sviluppare la sua infrastruttura gasifera.
Negli ultimi dieci anni, la produzione di gas del Bangladesh ha visto un brusco declino poiché l’infrastruttura non era insufficiente a soddisfare neanche la domanda interna di gas, per non parlare dell’esportazione. Per molti anni non vi fu alcuna esplorazione di nuovi giacimenti di gas. Ma quando Dacca ha deciso che era il momento di rilanciare l’industria del gas, si è rivolta alla Russia. La collaborazione tra Gazprom e Dacca iniziò nella primavera del 2012, quando firmarono i contratti con le aziende locali, tra cui BAPEX e BGFCL/SGFL, sub-società della società Petrobangla. La cooperazione bilaterale fu elevata quando la leader del Bangladesh, Shaykh Hasina, visitò la Russia nel gennaio 2013, incontrando il Presidente russo Vladimir Putin. Nella primavera dello stesso anno, gli esperti russi iniziarono le perforazione di nuovi pozzi nei giacimenti Shrikail e Titas. Nella primavera del 2014 l’estrazione di gas raggiunse i 350000 metri cubi al giorno. La Russia ha pienamente adempiuto ai propri obblighi con Dacca, aumentando la produzione di gas del Bangladesh di quasi l’8%. Pertanto, Dacca era soddisfatta dei risultati della cooperazione bilaterale e si precipitò a firmare nuovi contratti. Nel settembre 2015 i media riferirono che Gazprom iniziava la perforazione di nuovi pozzi a Rashidpur, Shrikail e Bahrabad. Nonostante il successo, il Bangladesh non potrà porre fine alla carenza di gas nel prossimo futuro. Nuovi pozzi possono soddisfare pienamente la domanda del Bangladesh. Nella primavera del 2016, Petrobangla firmava un accordo con la società statunitense Excelerate Energy per costruire un terminale galleggiante per il gas naturale liquefatto e che avrebbe operato con le navi metaniere del Qatar. Il costo del progetto era stimato a circa 200000 dollari al giorno, senza contare i costi del gas del Qatar. Considerando il fatto che il GNL è più costoso del gas inviato via condutture, si può presumere che il progetto danneggerà il Bangladesh economicamente, uno dei Paesi più poveri del mondo. Secondo le stime preliminari, le importazioni di GNL assieme allo sviluppo del proprio gas costerà al Bangladesh 1,6 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, il Paese è pronto a procedere perché l’industria cresce ed ha un disperato bisogno di carburante. L’unica speranza del Bangladesh è che possa aumentare la produzione di gas a tal punto da essere meno dipendente dai fornitori esteri. Nel luglio 2016, Dacca approvò un piano per la perforazione di oltre un centinaio di nuovi pozzi nei prossimi cinque anni. Dato che Gazprom si è mostrata un partner affidabile, è assai probabile che stipulerà questo accordo. Se l’ambizioso progetto avrà successo, il Bangladesh potrebbe presto rivedere i piani per l’importazione di GNL, risparmiando molto denaro.
In conclusione, si nota che India e Bangladesh sono una frazione della regione Asia-Pacifico in cui la Russia consolida influenza economica e politica. I Paesi della regione si rivolgono a Rosatom, Gazprom e altre società russe. Tuttavia, queste due sono particolarmente popolari in quanto ben note per l’affidabilità. Tuttavia, India e Bangladesh controllano gran parte dell’Oceano Indiano, tra cui il Golfo del Bengala, che ha enormi giacimenti di petrolio e gas. Così, il successo nel sviluppare relazioni positive con questi due Paesi è di fondamentale importanza per la Russia.putin-2Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora