I militari degli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di India e Cina

Modi allontana dai pericoli i rapporti con la Cina
MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 25 aprile 2016

135298255_14611964567461nIl governo ha fatto solo la cosa giusta rivedendo la decisione di concedere il visto a un attivista uiguro che la Cina ha definito ‘terrorista’. Se fosse stato altrimenti, ci sarebbero state gravi ricadute negative sul rapporto con la Cina. (Indian Express) Tutto ciò che si può dire a questo punto (prima di sapere ulteriori dettagli) sarebbe se vi sia stata una decisione politica, in teoria al vertice, per cambiare la decisione della dirigenza in politica estera e sicurezza sul rilascio del ‘visto elettronico’ all’esiliato uiguro Dolkun Isa, che vive in Germania. Il senso di tale sviluppo non prometteva bene al Primo ministro Narendra Modi, perché i nostri falchi avevano appena stappato lo champagne per festeggiare l’alta probabilità di un brutto scontro India-Cina in qualsiasi momento, nei prossimi giorni o settimane, quando si resero conto che la bottiglia era vuota. Comprensibilmente, sono lividi di rabbia e frustrazione ed esploderanno. La cosa giusta da fare è ignorarli e lasciarli vivere nella loro miseria. Questi stessi falchi, che vivono in torri d’avorio, si sono sempre opposti alla normalizzazione delle relazioni India-Cina (e India-Pakistan). Cosa vogliono? La guerra con la Cina e/o il Pakistan? La decisione di concedere il visto ai separatisti uiguri era un grave errore per i seguenti motivi:
– Sarebbe stata una provocazione ingiustificata verso la Cina, interferendo negli affari interni del Paese;
– L’India non aveva nulla da guadagnarci nel far entrare un terrorista uiguro;
– L’India non cerca il confronto con la Cina;
– L’India dovrebbe fare di tutto per preservare pace e tranquillità al confine conteso con la Cina;
– Nel momento in cui lo spettro della fame aleggia su ben oltre 300 milioni di indiani che chiedono l’urgente aiuto per la siccità, la priorità nazionale è chiara, e Paese e governo devono concentrarvisi;
– Una buona politica estera è sempre la propaggine delle priorità nazionali, e i falchi che vogliono il confronto con la Cina indulgono in un comportamento infantile completamente alienato dalla nuda realtà del Paese;
– L’India assai difficilmente avrebbe un qualsiasi sostegno o incoraggiamento dalla comunità internazionale, promuovendo il separatismo uiguro;
– Gli Stati Uniti al momento ospitano una delegazione di deputati e funzionari del partito comunista del Tibet, sottolineando, per usare un eufemismo, come i falchi in India siano uomini del passato, che vivono in un paradiso fatuo, avendo irrimediabilmente perso il contatto con la realtà della politica internazionale;
– Non converrebbe a un Paese maturo gestire i rapporti più conseguenti sull’arena mondiale senza una prospettiva a medio e lungo termine.
Se Modi non avesse ordinato il rovesciamento della decisione, le relazioni India-Cina sarebbero entrate in un periodo di incertezza. Una volta deragliato, il processo di normalizzazione avrebbe richiesto anni per riprendere. È nell’interesse del Paese? La visita del Ministro della Difesa Manohar Parikkar e del consigliere della Sicurezza Nazionale Ajit Doval in Cina sembra sia andata bene. Doval è stato ricevuto ad altissimo livello, sottolineando l’interesse della Cina ad avanzare la cooperazione con l’India. Il nostro obiettivo dovrebbe essere sostenere questi impulsi positivi. Modi dovrebbe incontrare il Presidente cinese Xi Jinping in due occasioni quest’anno. L’India dovrebbe avvalersi della finestra di opportunità per dare nuovo slancio alla cooperazione economica. La Cina è l’unico ed insostituibile partner per lo sviluppo dell’India. La creazione di un clima favorevole per la promozione del commercio e degli investimenti dalla Cina dovrebbe essere l’obiettivo principale della diplomazia indiana nel breve termine. Pace e tranquillità al confine saranno la piattaforma necessaria per la diplomazia economica. Tutto indica che questa sia l’intenzione del Premier Modi. In ultima analisi, è imperativo che l’India conduce una politica estera multi-vettoriale, non allineata. L’attuale situazione internazionale lo richiede. Qualsiasi indebolimento di qualsiasi aspetto della politica estera, come ad esempio i legami con la Cina, priverebbe l’India della capacità di navigare al meglio seguendo la propria rotta nell’ordine mondiale attuale. A dire il vero, Modi lo comprende. Da qui l’intervento per garantirsi che le differenze tra India e Cina siano adeguatamente trattate. C’era bisogno del coraggio politico del premier per attuare tale intervento nella fase attuale in cui la linea dura prevale nei discorsi della politica estera sui media indiani e, purtroppo, le voci sane, le voci della ragione e della moderazione, sono in gran parte silenziose.135290725_14610214266761n

I militari degli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di India e Cina
The BRICS Post, 26 aprile 2016

200px-Huangyan_Island_(黄岩岛)Un nuovo rapporto del Pentagono ha rivendicato ai militari statunitensi la “libertà di navigazione” con esercitazioni in sfida alle rivendicazioni territoriali di Cina e India nel 2015. 13 Paesi furono presi di mira dai militari degli Stati Uniti. Il Ministero della Difesa Nazionale della Cina rispondeva alla notizia che sei aerei dell’US Air Force avevano eseguito una missione di volo nello “spazio aereo internazionale” nelle vicinanze dell’isola di Huangyan nel Mar Cinese Meridionale, il 19 aprile. “Abbiamo notato tali relazioni e va sottolineato che gli Stati Uniti sostengono la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, in nome della ‘libertà di navigazione“, dichiarava l’Ufficio Informazioni del Ministero. La Cina è preoccupata e si oppone a tali azioni che minacciano sovranità e sicurezza dei Paesi del Mar Cinese Meridionale e minano pace e stabilità regionale, osservava. Aerei e navi militari degli Stati Uniti effettuarono tali operazioni contro Cina, India, Indonesia, Iran, Libia, Malesia, Maldive, Oman, Filippine e Vietnam, secondo il rapporto del Pentagono. Lo scopo presunto di tali missioni assertive degli Stati Uniti è dimostrare che Washington non accetterà la giurisdizione di questi Paesi sulle zone contese.
I funzionari indiani non hanno ancora reagito al rapporto del Pentagono. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti indicava “il previo consenso necessario a esercitazioni o manovre militari nella ZEE” quale “credito marittimo eccessivo” di New Delhi che Washington sfidava nel 2015. Il Ministero della Difesa cinese dichiarava sul sito web d’essere profondamente preoccupato da tali operazioni. “Gli Stati Uniti militarizzano il Mar Cinese Meridionale in nome della libertà di navigazione e di sorvolo minacciando sovranità e sicurezza delle nazioni costiere e distruggendo pace e stabilità regionale“, dichiarava il ministero.
India e Cina sono indicate dal rapporto del Pentagono Paesi contro cui i militari degli USA effettuarono molteplici manovre tra ottobre 2014 e settembre 2015.china - philippinesTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nella SAARC

Tayyab Baloch, Gpolit, 20 aprile 2016maxresdefaultSi prevede che la Russia aderisca all’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) come Stato osservatore nel prossimo futuro, essendo già parte del blocco regionale dell’Asia meridionale. Il compito della SAARC di ammettere nuovi Stati osservatori è stato inoltre completato. Il 19° vertice SAARC si terrà a Islamabad, capitale del Pakistan, a novembre. Quindi è una grande opportunità per il Pakistan dare il benvenuto alla Russia nella SAARC in modo che Asia meridionale e Asia centrale si fondano quale parte integrante della regione eurasiatica. Il collegamento della SAARC con il blocco della sicurezza eurasiatica Shanghai Cooperation Organization (SCO) è già sulla buona strada. Molte nazioni del sud asiatico si sono unite alla famiglia della SCO mentre le potenze nucleari rivali della SAARC, Pakistan e India, che faranno parte della SCO, hanno chiesto di aderire all’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia.

La SAARC nella famiglia SCO
L’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) è un blocco economico di otto Paesi dell’Asia meridionale, comprendente Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan, Sri Lanka e Afghanistan. L’Afghanistan è il solo Paese asiatico centrale che ne fa parte, mentre il Myanmar del Sud-est asiatico ne è un possibile membro. Oltre a ciò, Australia, Cina, Unione Europea, Iran, Giappone, Mauritius, Corea del Sud e Stati Uniti sono associati come osservatori. Mentre la Russia aveva chiesto lo status di osservatore in modo che la cooperazione bilaterale e regionale dell’Asia del sud venisse realizzata in connessione all’integrazione regionale. Pertanto, la Russia aveva concesso lo status di pieno aderente allo SCO ai leader della SAARC, India e Pakistan, con l’obiettivo di concentrarsi sulla collaborazione regionale a una prospettiva di pace. Come per l’integrazione regionale eurasiatica, l’Asia del Sud ne fa parte abitualmente, dato che le nazioni dell’Asia meridionale aderiscono alla famiglia della SCO. “L’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai è il blocco multilaterale volto a mantenere l’equilibrio strategico col meccanismo di cooperazione strategica ed economica. La collaborazione sino-russa fa della SCO l’organizzazione multipolare mondiale basata sull’uguaglianza. E’ anche considerata la salvaguardia dell’integrazione eurasiatica e della Via della Seta della Cina. La SCO si è estesa geograficamente includendo Asia Centrale, del Sud, Est ed Ovest per rafforzare la cooperazione regionale tutelando gli interessi economici e strategici comuni. Inoltre la SCO collega l’Asia del sud (SAARC) con il Sud-Est asiatico (ASEAN)“.

Finestre di opportunità
China West Land Route I Paesi della SAARC sono densamente popolati da circa un quarto della popolazione mondiale su appena il 2,96% di territorio. Ecco perché la SAARC è considerata il più grande mercato del mondo confinante con la Cina, considerata l’economia in più rapida crescita del mondo. Nonostante le risorse, la regione SAARC è molto povera. Le tensioni politiche e i conflitti tra gli Stati membri creano un ambiente politico instabile e questi sono i principali ostacoli ad avere il massimo rendimento possibile da questa regione. Sebbene la zona di libero scambio sia stata creata tra gli Stati membri nel quadro dell’accordo di libero scambio dell’Asia meridionale (SAFTA), a causa delle dispute di confine raggiungerne gli obiettivi è ancora una sfida. Nonostante gli ostacoli nel raggiungimento degli obiettivi economici collettivi, tutte le nazioni della SAARC hanno firmato o firmeranno accordi di libero scambio con altre nazioni e blocchi economici. La Cina come osservatrice della SAARC è interessata a creare zone di libero scambio (FTA) con gli Stati membri con l’iniziativa della Via della Seta. A tal fine, il socio della Cina nella Via della Seta, il Pakistan (la ‘cerniera’ dell’integrazione eurasiatica) aveva firmato la FTA. Nepal e India studiano accordi di libero scambio con la Cina, mentre Bangladesh, Maldive, Sri Lanka li negoziano con la Cina. Attraverso le iniziative della Fascia e Via in Asia del Sud, la Cina collega le nazioni dell’Asia meridionale con l’Europa attraverso Asia centrale e l’Iran è interessato a connettersi alle rotte commerciali dal Pakistan, connettendo i corridoi economici di India, Iran, Asia centrale e Cina-Pakistan. Inoltre se il corridoio Bangladesh-Cina-India-Birmania (BCIM) viene considerato, purtroppo essendo il rivale economico della Cina nell’Asia del Sud, l’India è perplessa per l’influenza della Cina in Asia meridionale. Come l’India, la Cina confina con Paesi limitrofi: Pakistan, Nepal e Myanmar (membro dell’ASEAN). Ecco perché l’India aveva bloccato l’offerta alla Cina quale Stato membro a pieno titolo della SAARC. D’altra parte, la Russia aveva proposto di creare un partenariato economico tra Unione eurasiatica economica (UEE), SCO e Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) quale rivale del Partenariato Trans-Pacifico (TTP) unipolare. Di recente, nel corso di una riunione del Consiglio dei capi di governo della SCO nella città della Cina centro-orientale di Zhengzhou, il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev presentava la visione russa del partenariato economico tramite il collegamento dei blocchi regionali, “La Russia propone di iniziare le consultazioni con l’Unione economica eurasiatica e la Shanghai Cooperation Organization, inclusi i Paesi che aderiranno all’Alleanza, con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutui interessi“. La proposta di Dmitrij continua la visione della Russia per creare la Grande zona eurasiatica di libero scambio (GEFTA) dall’Asia all’Europa. Inoltre, la Russia si propone di collegare Vladivostok nell’Estremo Oriente a Lisbona in Europa, ma sembra impossibile oggi a causa del controllo statunitense sull’Europa. Anche se l’Europa sembrava interessata a partecipare o collaborare con l’UEE (Unione economica eurasiatica), gli USA l’hanno minacciata con un’immaginaria aggressione russa. Ecco perché, alimentando il conflitto in Ucraina, la NATO piazza armi ai confini della Russia e gli USA invadono l’Europa presentando la Russia quale minaccia. Nel frattempo, la politica degli Stati Uniti per contenere la Cina nel Mar Cinese Meridionale ha dato l’opportunità a Russia e Cina di collaborare per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza dell’Asia-Pacifico in modo che le ambizioni unipolariste d’impedire la multipolarità del globo siano bloccate. Pertanto, Russia e Cina hanno unito le forze per garantire l’integrazione eurasiatica e la Via della Seta della Cina. In questo scenario, la Via della Seta della Cina incontra l’integrazione eurasiatica con la Via della Seta eurasiatica. In questo contesto, l’Asia del Sud ha la fortuna della sua posizione geografica che collega le regioni e i blocchi mondiali. Le due maggiori economie del mondo e membri dei BRICS, India e Cina, vi sono di già e ora, dopo l’ammissione della Russia, il RIC dei BRICS (Russia-India-Cina) sarà nell’Asia meridionale. Secondo le informazioni disponibili, l’S dei BRICS (Sud Africa) mostra interesse a partecipare alla SAARC in qualità di osservatore.SAARC2Il timore dell’India per la presenza della Cina
Si è già detto che l’India è perplessa dalla crescente influenza della Cina sulla SAARC, perciò, dopo l’iniziativa della Cina per la costruzione del porto franco di Gwadar in Pakistan nell’ambito del corridoio economico Cina-Pakistan, l’India annunciava la costruzione del porto di Chabahar in Iran, parallelo a Gwadar. Mentre il Pakistan ha proposto di collegare i porti di Karachi e Gwadar alla SCO, in modo che ci sia la massima integrazione economica presso il Pakistan grazie alla sua posizione geografica, definita “cerniera” dei blocchi multipolari. Il porto di Gwadar in Pakistan offre facile accesso via terra a tutti i Paesi SCO senza sbocco sul mare, raggiungendo le rotte marittime commerciali internazionali. Ecco perché Russia e Iran lavorano sul corridoio nord-sud che collega l’Asia meridionale attraverso ferroviarie e reti energetiche con l’Asia centrale. Pertanto, l’India costruisce il porto di Chabahar per collegarsi con l’Asia centrale scavalcando il Pakistan. Sotto l’ombrello della SCO, l’Iran è interessato a connettere Chabahar e Gwadar con ferrovie, strade ed oleogasdotti. Questi due porti strategici della SCO si trovano all’entrata dello stretto di Hormuz, considerato una delle vie d’acqua più strategiche. Ma purtroppo i porti gemelli Gwadar e Chabahar sono situati nell’instabile regione del Baluchistan. Pakistan e Iran si trovano ad affrontare i movimenti separatisti beluci. Nella parte iraniana del Sistan e Baluchistan, un movimento separatista è divenuto una violenta setta sotto influenza saudita. Mentre nella parte pakistana, i funzionari accusano il sostegno indiano ai ribelli. Pertanto, il Pakistan protesta con l’India che cercherebbe di sabotare il corridoio economico Cina-Pakistan alimentando militanza e separatismo. Non solo in Pakistan, ma i progetti indiani contro la Cina sarebbero dettati in Asia del Sud, Oceano Indiano e Sud Est Asiatico. Dopo l’annuncio della Via Seta della Cina, l’India ha adottato un comportamento aggressivo nei confronti di Nepal, Sri Lanka, Maldive, Myanmar e Bangladesh. L’accordo sul porto di Chittagong con la Cina veniva annullato dal Bangladesh su pressione indiana. Oltre a questo, l’India ha anche fatto pressione sulle Maldive per non permettere la presenza militare cinese. La crescente presenza della Cina nell’Oceano Indiano fa infuriare l’India. Invece di cooperare con la Cina sull’integrazione regionale, l’India ha previsto il rafforzamento militare nelle Andamane e Nicobare, sul Mare delle Andamane e Golfo del Bengala (Oceano Indiano). La posizione geografica delle isole fornisce all’India non solo il dominio sull’Oceano Indiano ma crea anche nuove opportunità per contenere la Cina rafforzando la cooperazione marittima con Australia e Stati Uniti. Il riarmo militare indiano denominato Baaz (Aquela) delle isole Nicobare ha aumentato la supremazia indiana su un lato della Stretto di Malacca. Mentre in altre parti dello stretto, gli Stati Uniti già giocano sporco con la Cina sulla questione delle isole del Mar Cinese Meridionale con l’aiuto di Giappone, Corea del Sud e altri piccoli Stati. L’80% del fabbisogno di petrolio della Cina proviene da Africa e Paesi del Golfo attraverso l’Oceano Indiano, attraversando questo stretto prima di entrare nell’Oceano Pacifico (Mar Cinese Meridionale). Gli esperti ritengono che la presenza militare indiana all’entrata dello Stretto di Malacca è parte della grande strategia degli Stati Uniti per contenere la Cina. Ecco perché l’inclinazione indiana verso gli Stati Uniti è una prova che calpesta il multipolarismo in costruzione da parte di Russia e Cina per costituire un meccanismo congiunto di sicurezza Asia-Pacifico. L’India è assieme a Russia e Cina nei BRICS e SCO, ma purtroppo l’attuale mossa di Modi che avvicina l’India ai sostenitori dell’unipolarità appare pericolosa per il multipolarismo. Per quanto si ricordi ai vertici BRICS/SCO di Ufa, i leader mondiali multipolari (BRICS, SCO e Unione economica eurasiatica) erano concordi nel realizzare una crescita economica sostenibile attraverso la cooperazione internazionale e un maggiore uso dei meccanismi d’integrazione regionale, migliorando benessere e prosperità dei popoli. Mentre la Dichiarazione di Ufa fu adottata dai leader dei BRICS, per scoraggiare chiaramente i doppi standard, con i leader che dicevano, “Insistiamo sul fatto che il diritto internazionale fornisce gli strumenti per realizzare la giustizia internazionale, sulla base dei principi di buona fede e uguaglianza sovrana. Sottolineiamo la necessità dell’adesione universale ai principi e alle norme del diritto internazionale nella loro interrelazione e integrità, scartando il ricorso ai “doppi standard” ed evitando l’intrusione degli interessi di alcuni Paesi ai danni degli altri“.

La Russia come arbitro nella SAARC
45c01c11738d5f42a03bcd38b7439d75Il cambio russo verso Pakistan e Cina è anche uno dei principali motivi del nuovo allineamento strategico indiano con Stati Uniti e Arabia Saudita. La storia ha testimoniato che a causa delle dispute di confine con Cina e Pakistan, l’India ha sempre guardato all’URSS per contrastare l’influenza sino-pakistana. Oltre a questo, il Pakistan era anche considerato un alleato degli USA nella regione che giocava sporco per contenere la crescente influenza dell’URSS su ordine occidentale. Ma oggi l’intera situazione s’è modificata. L’India s’impegna con i vecchi alleati del Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti, mentre il Pakistan si avvicina alla Russia, ancora considerata alleata dell’India. Anche se l’inclinazione strategica indiana verso l’allineamento unipolare la staccasse dalla Russia, ci vorrà molto perché sono collegate da diverse e profonde cooperazioni. Essendo vicina, la Russia ha previsto di collegare l’India alle reti energetiche e ferroviarie nell’ambito dell’integrazione eurasiatica con cui Mosca si sarebbe collegata con Mumbai attraverso Baku e Teheran. Inoltre, la Russia punta a svolgere il ruolo di referente tra asse cino-pakistano e India. Ecco perché si avvicina al Pakistan. Nonostante la perdita, la Russia costruirà il gasdotto GNL in Pakistan in modo che in futuro i rivali e nemici siano collegati a gasdotti e reti energetiche nell’ambito dell’integrazione regionale. Nell’ultima visita di Modi a Mosca, la Russia assicurava di fornire petrolio e LNG a India e Pakistan. Perciò sulla via del ritorno a Mumbai da Mosca, Modi atterrò a Lahore (Pakistan) con il messaggio di pace dell’integrazione regionale. Ma purtroppo l’attentato terroristico alla base aerea indiana (Pathankot) veniva effettuato per sabotare questi sforzi di pace. Come risultato dell’attacco, tutti gli sforzi di pace fatti dalla Russia dal vertice di Ufa alla visita di Modi a Mosca furono sabotati. Mentre dall’altro lato la Cina bloccava la richiesta indiana all’ONU di bandiere le organizzazioni terroristiche basate in Pakistan presumibilmente attive in India. In questo scenario, la Russia era l’unica speranza per l’India, ma la vicinanza russa a Cina e Pakistan ha ingelosito l’India. Così l’India inclina verso un’alleanza anti-regionale. Ora, se la Russia entra nella SAARC darà nuova speranza al ruolo russo di arbitro tra Pakistan e India e tra India e Cina. La Russia già svolge il ruolo di mediatrice tra India e Cina. Ecco perché nella riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2003, la Russia formò la trilaterale Russia-India-Cina denominata RIC. Questo formato offre l’opportunità a India e Cina di ridurre al minimo le controversie in presenza della Russia in modo che gli interessi comuni e reciproci siano raggiunti. Come osservato dalle tensioni attuali, il vertice della trilaterale RIC si teneva a Mosca, dove i Ministri degli Esteri dei tre Paesi s’incontravano per disinnescare le crescenti tensioni tra India e Cina. Mentre la Russia si sforza di arbitrare le controversie indo-cinesi, può svolgere lo stesso ruolo nel conflitto indo-pakistano.

Conclusioni
Come “la guerra ibrida” mondiale scoppia per fermare la multipolarità attraverso terrorismo, separatismo e cambi di regime negli Stati multipolari, è responsabilità comune dei Paesi regionali agire con saggezza per sconfiggere l’ordine mondiale unipolare a vantaggio del benessere dell’umanità. Purtroppo, nonostante sia parte essenziale delle istituzioni multipolari, l’India gioca il doppio gioco impegnandosi con le forze unipolari. Questo atto indiano non solo indebolisce le istituzioni multipolari ma creerà difficoltà all’integrazione regionale che bussa alle porte dell’India, nell’ambito della Via della Seta eurasiatica. Anche se la precedente politica estera indiana mostrava di giocare su ogni lato, ora il tempo è cambiato e dovrà scegliere un lato. Gli sforzi indiani per contenere il volere degli Stati Uniti saranno infruttuosi perché la Cina ha alternative. E’ impossibile, ma in ogni caso l’India cercherà di bloccare lo stretto di Malacca per poi perdervi molto perché la Cina ha una via più breve dallo Stretto di Hormuz al Karakorum via Gwadar. Ecco, questo è il motivo per cui è il momento di collaborare per avere il massimo beneficio dall’integrazione regionale come l’India ha già assicurato a Russia e Cina nei vertici BRICS/SCO di Ufa. Inoltre, la Russia già collabora con l’India nel superare le preoccupazioni sull’asse sino-pakistano. Anche se Cina e Pakistan hanno ripetutamente invitato l’India a far parte del corridoio economico Cina-Pakistan, in modo che l’Asia del Sud sia collegata alle iniziative Fascia e Via. Ora è il momento d’integrare la Russia nella SAARC nel ruolo vitale di arbitro dell’integrazione regionale, facendo sì che il “futuro in Asia” diventi realtà.pak-china-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ferrovia cinese collega l’Etiopia al Mar Rosso

F. William Engdahl New Eastern Outlook 13/04/2016ethiopianrailNiente potrebbe essere più simbolico del declino dell’Europa e dell’ascesa di Eurasia della costruzione di una ferrovia moderna dalla capitale etiope Addis Abeba al porto sul Mar Rosso di Gibuti. La linea ferroviaria è stata costruita dalla cinese Civil Engineering Construction Corporation and China Railway Group (CREC), sostituendo la vecchia linea ferroviaria arrugginita costruita dai francesi durante la colonizzazione europea dell’Africa, alla fine del 19° secolo.

Cosa, dove, quando…
La società ferroviaria cinese costruisce una completamente nuova linea ferroviaria elettrica di 656 chilometri dalla capitale etiope Addis Abeba al porto sul Mar Rosso di Gibuti, pienamente operativa da un momento all’altro. Il progetto creerà 5000 posti di lavoro locali e consentirà all’Etiopia di aumentare le esportazioni di prodotti chiave come caffè e sesamo. Offre anche la possibilità di addestrare lavoratori etiopi da parte dei tecnici cinesi della Civil Engineering Construction Corporation. Ad oggi 250 studenti etiopi sono istruiti in Cina nel settore ferroviario, un buon indirizzo della Cina di oggi, primo costruttore al mondo di ferrovie. Costerà 1,2 miliardi di dollari con l’Export-Import Bank of China che la finanzia per il 70 per cento e il governo etiope per il 30 per cento. Sarà uno dei primi treni elettrici in Africa orientale, dalla velocità di 120 km all’ora. Sarà più facile e meno costoso da mantenere rispetto alle precedenti locomotive diesel francesi, l’ultima delle quali fuori servizio dal 2008, essendo meccanizzata e alimentata dalla produzione locale di energia idroelettrica. La linea Addis-Abeba-Mar Rosso è una della rete di infrastrutture ferroviarie in programma che collegherà l’Etiopia, senza sbocco sul mare, ad otto corridoi ferroviari totalizzanti 4744 chilometri, creando una serie di rotte commerciali chiave per i confinanti Kenya, Sud Sudan, Sudan e soprattutto porto di Gibuti. Un’altra linea pianificata collegherà la regione di Afar, dove l’Etiopia incoraggia l’estrazione di sali di potassio per i fertilizzanti. La mancanza di efficienti infrastrutture stradali e ferroviarie è costata cara all’economia. Difficoltà come strade povere e flotte di autocarri vecchi significa che il trasporto di merci da Addis Abeba a Gibuti richiede giorni. La nuova linea ferroviaria ridurrà i tempi di circa otto ore, un’enorme spinta economica ed esempio del potere di trasformazione economica da ben concepite infrastrutture. L’imponente progetto infrastrutturale chiamato GTP è un piano di crescita e trasformazione quinquennale del governo etiope per togliere il Paese dalla povertà e trasformarne l’agricoltura e le potenzialità industriali pari a quelle di un Paese a medio reddito nei prossimi dieci anni. Altre parti del GTP richiedono nuove strade e dighe per la produzione di energia idroelettrica, per produrre tassi di crescita del PIL previsto ad almeno l’8% annuo. Oltre ai cinesi, società turche e brasiliane hanno fatto offerte su altre parti del GTP.

Perché…
I cinesi hanno chiaramente fatto il loro dovere decidendo di costruire infrastrutture economiche cruciali in Etiopia. In Africa è il secondo più popoloso Paese dopo la Nigeria, con circa 96 milioni di abitanti. Qualcosa di poco noto, lungo la Grande Faglia africana, una faglia o cintura tettonica lunga 6000 chilometri dalla Valle della Biqa in Libano al Mozambico e Sudafrica orientale. Alcuni geofisici ritengono che la Grande Faglia etiope o dell’Africa orientale contenga alcuni dei più ricchi giacimenti minerari non sfruttati del mondo e, potenzialmente, giacimenti di idrocarburi pari a quelli sauditi. Finora l’occupazione coloniale di Mussolini e l’assenza di sviluppo durante la guerra fredda hanno escluso queste ricchezze dai benefici per il Paese. Ora ciò cambia. Per i cinesi, sono molti i motivi per aver un collegamento ferroviario tra il porto del Mar Rosso di Gibuti e il secondo maggiore mercato dell’Africa. Uno dei motivi è iniziare a portare le fabbriche cinesi in Etiopia per produrre a costi inferiori rispetto alla Cina, dove negli ultimi dieci anni i livelli salariali sono costantemente aumentati. La combinazione tra costo del lavoro più economico, minore del 10% di quello nella Cina attuale, adeguata elettricità idroelettrica e accessibilità al mare, per la prima volta rendono il Paese un notevole polo di attrazione per gli investimenti esteri diretti. Come esempio del recente aumento dei salari in Cina, la retribuzione media nelle fabbriche nell’Henan, a circa 800 chilometri dalle coste della Cina, è salita del 103 per cento nei cinque esercizi chiusi dal settembre 2014. E’ aumentata dell’80 per cento a Chongqing, lungo i 1700 chilometri del fiume Yangtze, e dell’82 per cento nel Guangdong. Un tipico operaio non qualificato etiope prende circa 30 dollari al mese. Il Sud Africa, il Paese più industrializzato dell’Africa, ha un salario medio mensile di 1200 dollari, e in Cina oggi è di circa 560 dollari al mese. Gli investimenti esteri diretti (IDE) nel Paese sono saliti quasi del 250 per cento, a 953 milioni di dollari nel 2013, rispetto l’anno precedente, secondo le stime della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Il governo si aspetta che il 2015 sia record per gli investimenti diretti esteri (IDE). in crescita del 25 per cento dal 2014, dagli 1,2 miliardi di dollari al record di 1,5 miliardi. Quando il nuovo collegamento ferroviario al Mar Rosso sarà aperto nei primi mesi del 2016, il livello di IDE dovrebbe aumentare notevolmente, in particolare con le aziende cinesi, indiane e turche che si affollano per localizzarvisi. Nel maggio 2014 il Primo ministro cinese Li Keqiang e il Primo ministro etiope Haile Mariam Desalegn s’incontravano ad Addis Abeba. Dopo il loro incontro Hailemarian dichiarò alla stampa che la Cina “Ha una grande visione dell’Etiopia quale centrale elettrica dell’Africa“, come disse nella conferenza stampa congiunta ad Addis Abeba. Ciò che emerge intorno alla costruzione cinese di un presunto collegamento ferroviario secondario in un Paese dell’Africa orientale e senza sbocco sul mare, potrebbe sbloccare l’importante sviluppo economico dell’Africa per la prima volta nella storia moderna, qualcosa che le potenze coloniali europee fecero di tutto per evitare.ethiopian rail mapF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran si collega all’Eurasia con il Canale persiano

F. William Engdahl New Eastern Outlook 07/04/2016INDONESIA-CHINA-IRAN-PRESIDENTS-MEETINGCon le sanzioni economiche di Stati Uniti e Unione europea tolte, appare chiaro che l’Iran oggi vuole costruire e non distruggere come l’occidente sembra deciso a fare. L’ultima è l’annuncio che Teheran ha deciso di procedere nei grandi progetti infrastrutturali che forse completerà in una decina di anni, come il canale interno che colleghi per la prima volta Mar Caspio e Golfo Persico. Data la topografia montagnosa dell’Iran, non è un’opera semplice ma sarà un grande vantaggio anche per la Russia ed altre nazioni del bacino del Caspio, così come un’utile appendice del grande progetto infrastrutturale Via e Fascia della Cina.
Fin dai tempi degli zar Romanov, la Russia ha cercato un collegamento ai mari caldi per la marina e il commercio. Oggi le navi russe devono attraversare gli stretti turchi del Bosforo, un molto stretto corso d’acqua che passando per Istanbul collega Mar Nero al Mar di Marmara, e via Dardanelli, a Mar Egeo e Mediterraneo. Dato il gelo tra Mosca e Ankara oggi, da quando l’aviazione turca, alla fine dell’anno scorso, aveva deliberatamente abbattuto un jet russo nello spazio aereo siriano in violazione del diritto internazionale, il passaggio di navi russe attraverso il Bosforo è un affare assai incerto, nonostante i trattati internazionali sulla libertà di navigazione. Inoltre, le navi iraniane e cinesi, per raggiungere i porti mediterranei dell’Europa, devono attraversare il Canale di Suez di proprietà del governo egiziano. Nonostante la Convenzione di Costantinopoli del 1888, che garantisce il diritto di libero accesso a tutte le nazioni e le navi, in tempo di guerra o di pace, il governo egiziano, come fu chiaro durante il colpo di stato dei Fratelli musulmani di Muhamad Mursi appoggiato dagli Stati Uniti, è anch’esso soggetto a drammatici rischi politici. Il Canale iraniano darà a Russia ed altri Stati una via più breve all’Oceano Indiano bypassando gli stretti turchi e il Canale di Suez. Teheran ha ora svelato i piani per costruire un canale artificiale che colleghi Mar Caspio e Golfo Persico per la prima volta. Dovrebbe essere completato in circa un decennio ed ha enormi implicazioni economiche, militari ed economiche.

Il ‘Canale di Suez’ iraniano
In ogni senso, sarà un rivale economico e geopolitico del canale di Suez. Secondo Sputnik news, il progetto è stato approvato nel 2012 dall’ex-Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, mentre le sanzioni occidentali erano ancora vigenti. Il costo fu stimato dalla Khatam-al Anbiya, società edile della Guardia Rivoluzionaria Iraniana Corps (IRGC), in circa 7 miliardi di dollari. In quel momento per bloccare il progetto, Washington impose le sanzioni economiche alle aziende coinvolte nel progetto. Ora, per altre ragioni geopolitiche, Washington ha tolto molte sanzioni e Teheran va avanti. Il canale iraniano-caspico ha un grande vantaggio nella sicurezza, attraversando solo lo spazio iraniano ben difeso. Due rotte per il ‘Canale di Suez’ dell’Iran sono considerate; la più breve nella parte occidentale attraverserebbe un territorio montagnoso, mentre il più lungo permetterebbe l’irrigazione di vaste regioni desertiche dell’Iran orientale ed eviterebbe lo stretto di Hormuz tra Oman e Iran. La via orientale dal Mar Caspio a sud-est, sul Golfo di Oman, ha una lunghezza di 1465-1600 km a seconda della via seguita, e avrebbe il vantaggio di consentire l’irrigazione e lo sviluppo dell’agricoltura nelle province orientali e centrali del Paese, in cui la scarsità di precipitazioni provoca gravi siccità negli ultimi decenni. La via d’acqua permetterebbe di ricaricare le risorse idriche sotterranee. La via occidentale, se più breve, presenta notevoli svantaggi. Lunga circa 950 km seguendo in parte fiumi navigabili, attraverserebbe le valli delle montagne Zagros per 600 km. Uno dei principali svantaggi di questa via è il passaggio attraverso l’altopiano Zagros e le province di Kurdistan e Hamedan, salendo oltre i 1800 metri. Qualunque sia la via decisa, chiaramente le ragioni di sicurezza nazionale l’hanno posta nella riservatezza finora, ma diversi importanti vantaggi emergono da un canale che colleghi Mar Caspio e Oceano Indiano. In primo luogo si avrà un collegamento marittimo più breve tra Golfo Persico e India ed Europa orientale, centrale e settentrionale, da un lato, e dall’altra sarà in diretta concorrenza con il politicamente instabile Canale di Suez egiziano. Per la Russia sarà un grande vantaggio geopolitico avere facile accesso diretto all’Oceano Indiano, indipendente da Canale di Suez e Stretto del Bosforo in Turchia. Economicamente per l’Iran creerebbe molti posti di lavoro, circa due milioni per costruzione e manutenzione del lungo canale, consentendo inoltre a Teheran di rivitalizzare le isolate regioni orientali dell’Iran con infrastrutture di supporto, come la costruzione di un nuovo porto moderno nelle zone economiche libere di Bam e Tabas, cantieri navali e aeroporti, e relative città, inoltre impedirà o ridurrà notevolmente la desertificazione creando una barriera al dilagare del deserto nelle terre fertili dell’Iran.
Ciò avviene mentre l’Iran si prepara ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai eurasiatica. L’Iran aveva lo status di osservatore della SCO dal 2008, ma le sanzioni delle Nazioni Unite ne hanno impedito la piena adesione fino a gennaio. Russia e Cina ne sostengono con forza la piena adesione, che verrà approvata a fine estate in occasione della riunione annuale. Il Presidente cinese Xi Jinping, nella visita a Teheran di febbraio ha discusso la partecipazione dell’Iran al grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Cina per creare una rete di porti e reti ferroviarie ad alta velocità che attraversino l’Eurasia da Pechino alla Bielorussia e oltre. E’ molto probabile che Xi e il Presidente Ruhani abbiano anche discusso la partecipazione della Cina al finanziamento e, eventualmente, costruzione del Canale persiano dell’Iran, l’alternativa iraniana al Canale di Suez. La mia osservazione personale, da una recente visita a Teheran, è che gli iraniani siano stufi della guerra, di non essersi pienamente ripresi dalla tragica distruzione della guerra Iran-Iraq istigata dagli USA nel 1980, così come delle successive destabilizzazioni degli Stati Uniti. Piuttosto, vogliono un pacifico sviluppo economico e la sicurezza nazionale. Il progetto iraniano del Canale persiano è un bel passo in questa direzione.OBORF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran alleato dell’Eurasia

F. William Engdahl, NEO, 01/03/2016

GettyImages-506375180-640x480Se l’intento della strategia di Obama verso l’Iran è corteggiare la grande nazione persiana nel complesso gioco geopolitico occidentale, mettendola contro Russia, Cina ed emergente secolo eurasiatico costruito intorno al progetto della Via e Cintura della Cina, sarà un altro colossale fallimento. L’Iran liberato dalle sanzioni, lungi dal diventare una pedina degli intrighi della NATO, fa mosse rapide e brillanti per connettersi con i vicini eurasiatici. In contrasto con le mosse saudite-turche legandosi a omicidi, stupri e distruzioni in Siria, Iraq, Yemen e altrove, in nome di Allah e del petrolio.
Una settimana dopo la storica visita del presidente cinese Xi Jinping all’Iran post-sanzioni, dove i due Paesi hanno firmato importanti accordi commerciali tra cui far aderire l’Iran nell’emergente strategico nuovo progetto economico della Via della Seta e della Via della Seta marittima, la Cina avviava una nuova rotta marittima per l’Iran. Due giorni prima, il primo treno merci partiva dalla Cina per la Repubblica islamica. Chiunque abbia visto la laboriosità dei cinesi, una volta che definiscono un obiettivo importante, non ne sarà sorpreso. Eppure, la priorità strategica di Pechino è volta ad integrare l’Iran, un alleato secolare della Cina che rientra nell’antica Via della Seta, ampliando lo spazio economico eurasiatico. Gli eventi che portano all’integrazione dell’Iran nella Via e Cintura eurasiatica si muovono molto rapidamente in entrambi i sensi. Chiaramente, in occasione della prossima riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization quest’anno, Teheran sarà anche invitata alla piena adesione all’organizzazione, ora che le sanzioni sono tolte, consolidando il legame politico ed economico crescente con le nazioni dell’Eurasia dopo anni di sanzioni e isolamento. Il 1° febbraio, una nave portacontainer iraniana arrivava nel porto di Qinzhou, nel sud della provincia di Guangxi della Cina, di fronte al Golfo Beibu o Golfo del Tonchino, vicino al Vietnam. L’arrivo della nave iraniana Peranin, con 978 contenitori dei diversi Paesi lungo la ‘Via della Seta Marittima del 21.mo secolo’, designazione cinese della parte marittima della grande strategia della Via e Cintura, segna l’apertura della prima rotta di navigazione che collega Medio Oriente e Golfo di Beibu. Due giorni prima, il primo treno merci della Cina partiva per due settimane di viaggio inaugurale per l’Iran dal nodo commerciale sud-orientale di Yiwu, nella provincia di Zhejiang. È il preludio alla costruzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta velocità che spezzerà l’isolamento economico dell’Iran, aprendo quella grande terra dalle vaste risorse umane e minerali che aderisce al boom economico emergente in tutta l’Eurasia. Questo boom economico eurasiatico, che sarà la maggiore espansione economica dell’economia mondiale degli ultimi due secoli, iniziò due anni fa, quando il Presidente Xi definì i dettagli del cruciale piano Via e Cintura annunciando la creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Pechino, per finanziare l’enorme programma di costruzioni, dal costo stimato di quasi un trilione di dollari nel prossimo decennio.

Il principale partner della Cina in Medio Oriente
Nei colloqui a Teheran il 26 gennaio, sia il presidente cinese Xi che il presidente iraniano Rouhani sottolinearono la stretta relazione tra i due Paesi eurasiatici. Il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni di Stato, aveva detto a Xi Jinping che l’Iran continuerà la politica di rafforzamento dei legami con l'”Est”, elogiando la posizione “indipendente” della Cina nelle questioni globali. Poi, chiarendo che l’Iran non sarà vassallo di Washington e del suo sistema di globalizzazione, Khamenei dichiarava, “Gli occidentali non hanno mai avuto la fiducia della nazione iraniana. Il governo e la nazione dell’Iran hanno sempre cercato di ampliare le relazioni con i Paesi indipendenti ed affidabili come la Cina“. I due Paesi, in questo vertice, oltre a un accordo formale sulla partecipazione iraniana alla nuova Via della Seta, annunciavano l’intenzione di aumentare il commercio bilaterale nei prossimi dieci anni ad almeno 600 miliardi di dollari all’anno. Già più di un terzo del commercio estero dell’Iran è con la Cina, che, prima delle sanzioni degli Stati Uniti, era un’importante cliente del petrolio iraniano. Nell’intervento alla stampa iraniana, Xi chiariva anche che il partner prioritario della Cina in Medio Oriente è e sarà l’Iran. “L’Iran è il principale partner della Cina in Medio Oriente e i due Paesi hanno scelto d’incrementare le relazioni bilaterali”, dichiarava Xi.china-silk-roadL’Iran progetta il collegamento ferroviario
Alcuni giorni dopo gli accordi economici del 26 gennaio tra Iran e Cina, il presidente iraniano Rouhani annunciava i piani per costruire una fondamentale ferrovia strategica. Dato il terreno montagnoso del Paese, non è un piccolo progetto. Creerà un collegamento essenziale per l’estensione della Nuova Via della Seta eurasiatica della Cina. Il 6 febbraio, il presidente iraniano Rouhani annunciava che il governo programma la costruzione del collegamento ferroviario di 900 km attraverso il territorio montagnoso per collegare le città sante sciite di Mashad in Iran e Qarbala in Iraq. Qarbala, situata tra Baghdad e Najaf al centro dell’Iraq, è una delle città sante dei musulmani sciiti, il sito della famosa battaglia di Qarbala in cui l’Imam Hussyn, nipote del Profeta Muhamad, fu ucciso nel 680 d.C. E’ anche adiacente al grosso del territorio occupato dallo SIIL nel nord dell’Iraq. Il collegamento ferroviario da Mashad porterebbe l’infrastruttura ferroviaria iraniana vicino al confine del Turkmenistan. Il piano per collegarsi alla rete ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta della Cina partirà dalla città del Xinjiang di Kashgar, la città più occidentale della Cina, vicino al confine con Tagikistan e Kirghizistan, ad Herat in Afghanistan, attraversando Kirghizistan e Tagikistan per collegarsi con la ferrovia iraniana. Iran e Pakistan hanno deciso di creare una linea ferroviaria per collegare la città portuale dell’Iran di Chabahar con il porto di Gwadar in Pakistan. Il collegamento ferroviario Chabahar-Gwadar fu deciso nell’ultimo incontro tra il primo ministro del Balochistan Nawab Sanaullah Zehri e una delegazione iraniana guidata dal governatore della provincia iraniana del Sistan-Baluchistan, Aqa Ali Hosth Hashmi, a Gwadar. Il collegamento ferroviario tra il porto iraniano di Chabahar e il porto di Gwadar del Pakistan, sulle acque in cui Golfo di Aden e Mar Arabico s’incontrano, avrà un notevole significato geostrategico. Gwadar rientra nel grande progetto infrastrutturale Cina-Pakistan noto come il corridoio economico Cina-Pakistan, iniziato nel 2014. Il corridoio è un progetto infrastrutturale da 46 miliardi di dollari in binari e autostrade tra Cina e Pakistan fino al porto di Gwadar, collegando la Via della Seta marittima e stradale cinese del 21° secolo con la rete ferroviaria della Nuova Via della Seta economica. È un progetto congiunto della China Export-Import Bank e del governo del Pakistan. Il corridoio economico Cina-Pakistan, attualmente in costruzione, collegherà Gwadar al Xinjiang della Cina attraverso una vasta rete di autostrade e ferrovie. Tale rete comprende la linea ferroviaria Karachi-Peshawar, in gran parte relitto dell’epoca coloniale inglese di fine 19° secolo, completamente rinnovata per permettere ai treni di viaggiare a 160 chilometri all’ora, e il cui completamento è previsto entro dicembre 2019. Questa linea sarà collegata alla rete ferroviaria ad alta velocità cinese da Kashgar, nella provincia dello Xinjiang.

L’attuale cambiamento geopolitico
Questi sviluppi infrastrutturali iraniani, cinesi, iracheni e pakistani hanno enormi implicazioni geopolitiche per il futuro del continente eurasiatico, uno spazio che racchiude quasi tre miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, con vaste risorse naturali, forze lavoro istruite e scienziati di livello mondiale provenienti da Russia, Cina, Iran e altrove. Come sottolineao in un precedente articolo, passo dopo passo, Iran, Russia e Cina costituiscono il “Triangolo d’oro” della società eurasiatica, che economicamente, politicamente, culturalmente, e in ultima analisi militarmente, stabilizzerà l’emergente Nuova Via della Seta delle nazioni eurasiatiche. La Russia, come ho notato molte volte, vede sempre più l’Iran quale essenziale partner eurasiatico insieme alla Cina. In una dichiarazione seguita dall’agenzia nazionale iraniana IRNA, ma omessa da quelle occidentali, l’influente Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif dichiarava: “Abbiamo mantenuto e potenziato i legami con Russia e Cina“. Questo è precisamente il Triangolo d’Oro che emerge. Il filo d’oro che lega le tre grandi culture e nazioni eurasiatiche, Cina, Iran, Russia, è l’insistenza sul principio che, come per i singoli esseri umani, anche nazioni, confini e sovranità nazionale sono principi inviolabili. Sono principi che, come Russia, Cina e Iran hanno più volte sottolineato, tessono la Carta delle Nazioni Unite e non vanno violati perché una nazione o alcune nazioni trovano la difesa della sovranità nazionale “indesiderabile”. Iran, Cina e Russia concordano sul fatto che un “mondo senza confini”, come individui senza limiti, è un’illusione pericolosa. Solo la crescente cooperazione basata sul rispetto della sovranità nazionale può salvare il mondo dall’autodistruzione. Sarebbe un bene.Iranian-and-Chinese-FMs-in-Tehran-1-HRF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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