La Cina compra il migliore missile del mondo

La Cina sigla l’enorme contratto militare con la Russia, comprando il migliore missile del mondo
Jeffrey Lin (Popular Science) 27 aprile 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Migliorando la Difesa aerea della Cina si complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera a lungo raggio e nuovi bombardieri della nuova “triade” degli USA

0_c39b5_de7a5048_XXLCina e Russia, nell’ambito di legami strategici più stretti, hanno concluso l’accordo da tempo atteso sul sistema missilistico superficie-aria (SAM) a lungo raggio S-400. L’accordo non è solo il più grande sugli armamenti sino-russi in oltre un decennio, ma la potenza dalla difesa missilistica S-400 fornirebbe alla Cina un rapido aggiornamento della difesa missilistica, mentre Stati vicini come la Corea democratica acquisiscono missili balistici e Stati Uniti e Giappone puntano a comprare missili antinave furtivi.

s-400_ausa_airpowerIl SAM S-400 ha una gittata di 400 km, efficace contro molti obiettivi che la Russia (e la Cina) dovranno affrontare, come caccia stealth e convenzionali, bombardieri, missili da crociera e missili balistici.
Nell’aprile 2015, Anatolij Isajkin, CEO dell’agenzia per l’esportazione degli armamenti russa Rosoboronexport, e Du Wenlong dell’Accademia di Scienze militari dell’EPL, dichiaravano che la Cina acquisiva l’S-400. The Moscow Times riportava che l’accordo da 3 miliardi di dollari riguarda 6 battaglioni S-400, in cui ogni battaglione è composto da 6 veicoli lanciamissili (TEL), quindi la Cina avrà 36 autoveicoli di lancio. L’S-400 è il sistema SAM dalla maggiore gittata nel mondo. Entrato in servizio in Russia nel 2007 può intercettare missili balistici e aerei ad alta velocità, mentre il suo radar 91N6E può rilevare ed inseguire aerei stealth ad oltre 100 km. Il più famigerato dei tre missili dell’S-400 è l’40N6 dall’incredibile gittata di 400 chilometri. La gittata estrema del 40N6 permetterà ai TEL dell’S-400 sulla costa della Cina di abbattere aerei sopra Taiwan. I più piccoli missili 48N6 da 250 km e 9M96E2 da 120 km di gittata sono altrettanto letali contro caccia, bombardieri, aerei da guerra elettronica e primo allarme, così come missili da crociera e balistici.HQ9Il SAM cinese HQ-9 costituisce metà dell’arsenale di SAM a lungo raggio della Cina, con quasi un centinaio di lanciamissili nel 2014. L’HQ-9 ha una gittata di 200 km e oltre contro aerei, droni e missili da crociera ha una limitata capacità ABM. Nel 2013 l’HQ-9 è stato scelto come sistema di difesa aerea dalla Turchia, a dispetto degli omologhi russi e occidentali.
L’S-400 integrerà i SAM a lungo raggio S-300 e HQ-9 della Cina, mentre il sistema di comando 30K6E può collegarsi con la rete di SAM di fabbricazione russa, come gli S-300 e TOR-M1 già operativi in Cina. Gli S-400 probabilmente saranno impiegati dall’Aeronautica dell’EPL (PLAAF), che storicamente è responsabile dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio in Cina. Mentre con il 40N6 a lungo raggio potrebbero teoricamente coprire lo spazio aereo di Taiwan, probabilmente proteggeranno le basi più importanti, come i moli dei sottomarini ad Hainan, città importanti come Pechino e Shanghai, o occultarsi nelle montagne dell’entroterra del Fujian e Guangdong.

3dsmax_91n6e_radar_1Il radar AESA 91N6E “Big Bird” può rilevare e inseguire aerei stealth a oltre 100 km di distanza, mentre può rilevare obiettivi ad alta quota come missili balistici a 600 km di distanza.
L’accordo è significativo per la sicurezza regionale e la geopolitica. Le migliorate capacità della difesa aerea della Cina complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera o nuovi bombardieri, tutti elementi del nuovo piano della “Triade” degli USA. In tempo di guerra, l’S-400 potrebbe addirittura sostenere gli attacchi aerei cinesi abbattendo i caccia nemici che volano sopra le loro basi e città. A livello strategico, la vendita dell’S-400 facilita la cooperazione sino-russa nonché altre vendite e programmi comuni, come sottomarini e operazioni spaziali.

1017621443_risultatoL’S-400 russo alla Cina: sfida geopolitica in Asia?
Sputnik  27/04/2015

DSC_1071(1)(2)La Russia è pronta a vendere alla Cina l’avanzato sistema missilistico S-400. Il Giappone è preoccupato dalla prospettiva, temendo che possa compromettere la sicurezza per la disputa territoriale sulle isole Senkaku, conosciute come isole Diaoyu in Cina. Il quotidiano economico Vedomosti ha riferito lo scorso novembre che Mosca era in procinto di vendere i missili antiaerei S-400 alla Cina. La notizia è stata confermata il 13 aprile, quando Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport, ha detto in un’intervista che la Cina ha acquistato l’avanzato sistema di difesa aerea della Russia, commentava il giornale economico giapponese Nikkei. Mosca, tuttavia, era riluttante a consegnare il sistema alla Cina, preoccupata che Pechino ne avrebbe acquistato solo un piccolo numero con l’intento di smontarlo per poterlo costruire. Anche se Mosca e Pechino devono ancora annunciare ufficialmente l’accordo, sembra quasi certo che abbiano approvato la vendita, facendo temere a Tokyo che possa sconvolgere il fragile equilibrio militare nel Mar Cinese Orientale. Se l’accordo sarà concluso, la Cina sarà il primo Paese estero a comprare il sistema missilistico S-400. La Cina possiede già il precedente sistema di difesa aerea S-300, che tuttavia ha una gittata di soli 300 km, raggiungendo solo alcune parti di Taiwan.
Il sistema da 400 chilometri di gittata, per la prima volta permetterà alla Cina di colpire qualsiasi bersaglio aereo sull’isola di Taiwan, oltre a raggiungere bersagli aerei a New Delhi, Calcutta, Hanoi e Seoul, e anche presso le contestate isole giapponesi Senkaku nel Mar Cinese orientale. Tokyo e Pechino di recente, lentamente ma costantemente, lavorano a ricucire le relazioni diplomatiche, con il primo ministro giapponese Shinzo Abe che aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Sembra improbabile che i due Paesi usino la forza per prendersi le isole in un prossimo futuro. Tuttavia, Pechino può intraprendere azioni audaci nelle acque che circondano le isole Senkaku, se si convince di avere un vantaggio militare nell’area. Mosca, nel frattempo, è anche consapevole della minaccia che la vendita del sistema S-400 alla Cina rappresenterebbe per il Giappone. Mosca è sempre più frustrata dalle sanzioni di Tokyo, anche se non dure come quelle imposte da Washington. La fonte ha detto che il Cremlino ritiene che il Giappone stia solo cercando di compiacere Washington costringendo la Russia a pagare per il suo presunto intervento in Ucraina. E’ possibile che Vladimir Putin abbia autorizzato la vendita dell’S-400 per raccogliere fondi tra le pressioni economiche derivanti dalle sanzioni occidentali.
Nel governo Abe si afferma che il Giappone non dovrebbe essere troppo severo con la Russia, in quanto sanzioni troppo dure possono avvicinare ulteriormente Mosca a Pechino, cosa contraria agli interessi nazionali del Giappone, ha commentato il Nikkei.

1233434Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pakistan è diventato terreno di gioco per Stati Uniti e Cina

Valerij Kulikov New Eastern Outlook 27/04/20151236278Sullo sfondo dei tentativi di Washington di ampliare l’influenza in diverse regioni del mondo, è simbolico che la Casa Bianca decida di rafforzare la cooperazione militare con il Pakistan. Tale passo degli Stati Uniti è dettato da una serie di variabili, tra cui il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare, capace di decidere se sostenere l’aggressione saudita allo Yemen sponsorizzata da Washington. Ma la causa principale di tale passo è il rapido svilupparsi della cooperazione militare Pakistan-Cina dimostratasi forte negli ultimi anni. Washington tende ad ignorarlo, mentre si oppone al progresso economico cinese avanzando offerte “lucrative” a Islamabad nel campo militare. Va notato che le élite pakistane considerano la partnership con la Cina come sicura garanzia di sicurezza per il Pakistan, in una situazione in cui i due Stati sono sempre più prudenti verso la vicina India. Così la notizia che nel 2014 la Cina è tra i massimi tre esportatori di armamenti, con il 41% delle esportazioni dirette in Pakistan, mostra la dimensione di questa cooperazione. Nel 2009 la Chendu Aircraft aiutò il Pakistan Aeronautical Complex ad avviare la produzione del caccia multiruolo leggero JF-17, progettato in Cina per le esigenze dell’aeronautica pakistana. Nel 2015 l’esercito pakistano ha iniziato a ricevere gli elicotteri Z-10 (noti anche come WZ-10) originariamente sviluppati in Cina, che saranno ben impiegati per combattere i terroristi in Pakistan. Si dice che questi elicotteri possano colpire bersagli ad una distanza di 5 km, senza entrare nella zona di tiro nemica. Non sorprende che la Cina utilizzi esperienza e competenza degli esperti russi della Kamov nel sviluppare l’elicottero ora prodotto in Cina dalla Changhe Aircraft Industries Corporation (CAIC).
Recentemente i due Paesi hanno deciso l’invio di otto nuovissimi sottomarini diesel-elettrici Tipo 41 (conosciuti dalla NATO come classe Yuan) al Pakistan. L’accordo rientra nei 5 miliardi di dollari di cui Pechino ha già espresso la disponibilità a fornire ad Islamabad tramite prestiti a lungo termine, ripagando il contratto. L’ulteriore sviluppo della cooperazione politica, economica e militare tra i due Paesi è stata assicurata dalla visita del Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jinping, arrivato in Pakistan il 20 aprile, presentatosi alle élite pakistane con un piano di investimenti da 46 miliardi di dollari. La maggior parte dei fondi forniti da Pechino sarà assegnata allo sviluppo del porto di Gwadar che, secondo alcuni analisti, può essere considerato l’avvio del grande progetto cinese per stazionare forze navali in Medio Oriente. Una quantità considerevole di truppe cinesi a Gwadar permetterà a Pechino di proteggere le rotte commerciali internazionali, garantendosi che le risorse per l’industria cinese non siano bloccate verso la destinazione. Inoltre, lo sviluppo di Gwadar, nell’ambito del grande progetto di corridoio economico sino-pakistano, prevede la realizzazione di quasi 2000 km di ferrovia insieme ai gasdotti dal porto pakistano di Gwadar alla città cinese di Kashgar. Un altro obiettivo degli investitori cinesi è la costruzione dell’autostrada Karakoram, dalla Cina al Pakistan. Ciò renderebbe numerose province cinesi più competitive economicamente, creando anche un corridoio alternativo allo Stretto di Malacca. Questi progetti possono compromettere il vecchio obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina, dato che Washington non potrà più contenerla sulle frontiere marittime.
In queste circostanze, al fine di sottrarre il Pakistan dalla sua zona di influenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere ad Islamabad otto pattugliatori GRC43M, alle fine del 2014, per 350 milioni di dollari. L’accordo è stato firmato con il pretesto di favorire gli sforzi del Pakistan nella lotta a pirateria e narcotraffico nel nord della penisola arabica. A gennaio Washington inviava armi e munizioni utilizzate dalle truppe dell’Afghan International Security Assistance Force. Un paio di settimane fa, il governo degli Stati Uniti ha approvato la consegna di elicotteri, missili e altri equipaggiamenti militari al Pakistan per 1 miliardo di dollari. In particolare, venderanno 15 elicotteri d’attacco Bell AH-1Z Viper con tutte le armi e le attrezzature necessarie al loro funzionamento, insieme a 356 missili AGM-114R Hellfire II. Questi sistemi saranno utilizzati per le operazioni antiterrorismo nel Nord Waziristan, nelle “zone tribali” e altre aree remote e montagnose del Pakistan. L’accordo dovrebbe concludersi nei prossimi cinque anni, dato che prevede la partecipazione di militari statunitensi nel supporto tecnico ed addestramento dei pakistani. Gli elicotteri in questione, AH-1Z (noto anche come Bell 449 SuperCobra) è l’ultima modifica di una ben nota famiglia di elicotteri da combattimento statunitensi, ma l’AH-1 Cobra è in produzione esclusivamente per l’US Marine Corps dal 2006. Nonostante il fatto che la Bell Helicopter abbia cercato di promuovere l’AH-1Z sul mercato internazionale, non è riuscita a ottenere alcun ordine. Pertanto il Pakistan sarà il primo cliente straniero che accetta di acquistarli. Le unità dell’esercito pakistano utilizzano da tempo i Bell AH-1 Cobra, 20 AH-1S furono forniti nel 1984-1986 e 32 AH-1F nel 2003-2010.
Così il Pakistan è diventato un’arena della lotta per l’influenza tra Washington e Pechino, proprio come il mercato di scontro tra commercianti di armi cinesi e statunitensi.

603315Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le isole avamposti militari della Cina

Tyler Durden Zerohedge 17/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraMAP_1_Paracel_and_Spratly_island_chains_slideshowLa scorsa settimana, abbiamo notato l’ironia esilarante del presidente Obama secondo cui la Cina “usava grandezza e forza per subordinare gli altri Paesi“. Naturalmente, un quadro perfetto della politica estera USA e quindi la dichiarazione del presidente è effettivamente un atto d’accusa delle azioni di Washington. Le osservazioni di Obama riguardavano le “attività” della Cina nel Mar Cinese Meridionale; le azioni di Pechino nelle acque contestate da Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan. In sostanza, la Cina costruisce isole in cima al rilievo Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly, che secondo alcuni saranno utilizzate per scopi militari. Il NY Times riassume: “La costruzione sul Fiery Cross Reef è parte di un ampio progetto di bonifica cinese che coinvolge decine di draghe in almeno cinque isole nel Mar Cinese Meridionale. La Cina converte piccoli scogli, poco visibili sull’acqua, in isole abbastanza grandi per ospitare materiale e personale militare e strutture ricreative per i lavoratori. Le immagini satellitari delle bonifiche appaino costantemente negli ultimi mesi, dove i Paesi più piccoli con pretese sulle isole della zona hanno espresso preoccupazione per le costruzioni della Cina, mentre gli Stati Uniti intensificano le critiche… La Cina reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la “linea dei nove trattini“, tracciata sullo specchio d’acqua alla fine degli anni ’40, è conforme al diritto. Nessun altro Paese riconosce la validità della linea e molti temono che le attività di bonifica della Cina rientrano in un piano per creare il fatto compiuto della sovranità cinese. Ora, una serie di immagini satellitari conferma la costruzione di una pista di 3000 metri sulla barriera corallina, suggerendo che la Cina programmi di farvi atterrare aerei militari, come dei caccia, sulle isole bonificate. Qui, le immagini ad alta risoluzione accompagnate da didascalie dell’Asia Maritime Transparency Initiative (ennesima iniziativa di Soros. NdT):

FieryCross1Fotografia satellitare che individua tre cementifici operanti sull’isola.

FieryReef2La Cina ha già costruito oltre 60 edifici semi-permanenti o permanenti.

FieryReef3Almeno 20 strutture sono visibili sul lato meridionale dell’isola (compreso un eliporto).

FieryReef4La Cina costruisce una pista di atterraggio sull’isola, probabilmente abbastanza grande per farvi atterrare quasi qualsiasi aeromobile cinese.

FieryReef5Le immagini scattate l’11 aprile mostrano la pista per più di un terzo completata.

FieryReef6Pechino installa anche impianti portuali a cui possono attraccare navi cisterna militari.

FieryReef7Il rapporto interattivo dell’AMTI completo è disponibile qui.

Ecco altre note del NY Times su ciò che può significare dal punto di vista militare e geopolitico: “La pista, che dovrebbe essere di circa 3000 metri, abbastanza per ospitare aerei da combattimento, è una svolta nella competizione tra Stati Uniti e Cina sul Mar Cinese Meridionale, ha detto Peter Dutton, docente di studi strategici presso il Naval War College di Rhode Island. “E’ un grande passo strategico“, ha detto. “Per controllare il mare è necessario controllare l’aria...” Col tempo, secondo Dutton, la Cina installerà radar e missili che potrebbero intimidire Paesi come le Filippine, alleato degli USA, e il Vietnam, che reclamano le Spratly, dove riforniscono modesti presidi militari. Più in generale, la capacità della Cina di usare il rilievo Fiery Cross come pista per aerei da caccia e sorveglianza espanderà di molto la competizione con gli Stati Uniti nel Mar Cinese meridionale… “Pensiamo che sia assolutamente per gli aerei militari, ma naturalmente, una pista di atterraggio è una pista di atterraggio, vi può atterrare di tutto se è abbastanza lunga”, ha detto James Hardy, redattore per l’Asia-Pacifico del Jane’s Defense Weekly… La questione principale è cos’altro vi atterrerebbe?“. “A meno che non prevedano di trasformarli in resort, cosa improbabile vista anche la dichiarazione del Ministero degli Esteri della scorsa settimana. Poi aerei militari sono gli unici che dovrebbero atterrarvi“. Altro anche dalla Reuters: “Il senatore John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato USA, definisce le mosse cinesi “aggressive” e ha detto che è emersa la necessità, per l’amministrazione Obama, di agire sui piani per spostare altre risorse militari nell’economicamente importante regione asiatica e rafforzare la cooperazione con i Paesi preoccupati dalla Cina. McCain si riferisce a una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti di febbraio secondo cui la modernizzazione militare della Cina è volta a contrastare le forze armate USA, e ha detto che Washington deve lavorare molto per mantenere il vantaggio militare nella regione Asia-Pacifico. Quando una nazione riempie 600 ettari di terreno e vi costruisce piste, e molto probabilmente adotta altre capacità militari in ciò che sono acque internazionali, chiaramente minaccia l’economia mondiale, ieri, oggi e nel prossimo futuro”, ha detto in una conferenza al Congresso. Un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto che le dimensioni di bonifica e costruzioni cinesi alimentano le preoccupazioni regionali sulla Cina che intenderebbe militarizzare i propri avamposti, e sottolineava l’importanza della libertà di navigazione. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse nel conservare pace e sicurezza nel Mare cinese meridionale. Non credo che le grandi bonifiche per militarizzare gli avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“.
Ciò avviene in un momento interessante per le relazioni tra Pechino e Washington. La recente mossa della Cina per evacuare cittadini stranieri dall’assediata città portuale yemenita di Aden segna la prima volta in cui la nascente superpotenza partecipa al soccorso internazionale. La stessa settimana, la televisione di Stato ha indicato che il Paese inizierà la prima missione dei propri sottomarini nucleari entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la Banca asiatica degli investimenti infrastrutturali della Cina segna il cambio economico dal dopoguerra, con l’istituzione multilaterale che cercherà di tappare i buchi lasciati dal FMI dominato dagli Stati Uniti e dall’ADB influenzata dal Giappone, mentre posiziona lo yuan per fargli svolgere un ruolo più importante in quello che diventa rapidamente il nuovo ordine economico mondiale caratterizzato dal dominio del renminbi e dal declino dei sistemi tradizionali che hanno sostenuto l’egemonia del dollaro quale petrovaluta mercantile. Se non è chiaro esattamente quanto l’ambiziosa Pechino speri di trasformare le Spratly in avamposto militare, gli sforzi dello sviluppo della Cina evidenziano quanto il Paese non sia timido nel sostenere i propri interessi di fronte alle minacce occidentali.YEMEN-ADEN HARBOR-CHINESE CITIZENS-WITHDRAW
Pechino sciocca gli USA con l’incredibile progresso dell’aeroporto nel Mar Cinese Meridionale
Sputnik, 17/04/2015

Nuovo immagini satellitari mostrano l’estensione della costruzione di isole artificiali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Fiery Cross Reef potrebbe presto essere una pista militare nell’oceano. E nonostante la presenza militare nella regione, gli Stati Uniti sono in preda al panico.

1021028956Dragando sabbia dal fondo marino, il governo cinese continua la costruzione di isole artificiali in cima alle scogliere sommerse dell’arcipelago delle Spratly. In parte, le isole saranno utilizzate per rafforzare gli interventi di emergenza nella regione. Ma secondo Pechino le isole saranno utilizzate come avamposti della difesa, preoccupando Washington, che lo é di già per la crescente influenza cinese. Le immagini di IHS Jane’s Defense Weekly avute dall’Airbus Difesa e Spazio mostrano quanto sia rapida la crescita dell’isola. Avviata la costruzione solo l’anno scorso, Fiery Crosse Reef è ora sede della prima pista di atterraggio cinese nel Mar Cinese Meridionale. Con 503 metri già pavimentati, la pista potrebbe essere lunga più di 3000 metri, una volta completata, abbastanza da ospitare aerei da trasporto pesanti e aerei da combattimento, secondo il Centro degli studi strategici e internazionali di Washington. La pista dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese sarebbe lunga da 2700 a 4000 metri. Le immagini satellitari mostrano anche che una seconda pista di atterraggio 3000 metri potrebbe essere in costruzione sul Subu Reef, un’altra isola artificiale dell’arcipelago. Fiery Cross ospiterà anche un grande porto sull’estremità sud-ovest dell’isola. Immagini mostrano una gru galleggiante che consolida dighe con il cemento. Negli Stati Uniti, già preoccupati dalla costruzione dell’isola, l’esistenza di piste rinvigoriscono le paure. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse a conservare pace e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale“, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato secondo la Reuters. “Non crediamo che la grande bonifica con l’intento di militarizzare avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“. Nonostante tale presunto interesse per la “pace”, l’esercito statunitense ha costantemente aumentato la propria presenza nella regione. A febbraio, l’US Navy ha inviato il suo aereo spia più avanzato, P-8A Poseidon, nelle Filippine per monitorare la regione. Washington ha anche organizzato una serie di esercitazioni con gli alleati nel Mar Cinese Meridionale. All’inizio di aprile, Stati Uniti e Indonesia hanno partecipato alle esercitazioni militari congiunte, mossa vista da alcuni quale avvertimento all’espansione cinese. Un’altra serie di esercitazioni di Stati Uniti e Filippine inizierà la prossima settimana, conosciute come Balikatan, è “volta ad aumentare la nostra capacità di difendere il Paese da aggressioni esterne“, come ha detto alla Reuters il portavoce militare, tenente-colonnello Harold Cabunoc.
Mentre denuncia pubblicamente la costruzione delle isole cinesi come “aggressiva”, il senatore statunitense John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, ha invitato l’amministrazione Obama ad inviate altre risorse militari nel Pacifico. Parlando a un seminario a Washington, Cui Tiankai, ambasciatore cinese negli Stati Uniti, ha difeso il diritto di Pechino d’installare difese sul proprio territorio dicendo che “sarebbe illusorio che qualcuno possa imporre alla Cina lo status quo unilaterale” o “violare impunemente e ripetutamente la sovranità della Cina“. Ha anche osservato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, vieta agli Stati Uniti di condurre “ricognizione intensiva e ravvicinata sulla zona economica esclusiva di altri Paesi“. Il Mar Cinese Meridionale è un specchio d’acqua molto contestato attraverso cui 5000 miliardi di dollari di merci passano ogni anno. Mentre la Cina reclama la maggior parte della zona quale proprio territorio, Filippine, Malesia, Vietnam, Taiwan e Brunei vi avanzano propri reclami.

SpratlyMap2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Shojgu rafforza i legami India-Russia nella Difesa

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 gennaio 2015

La recente visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a Nuova Delhi ha impresso un nuovo impulso ai forti legami nella Difesa tra India e Russia e prepara il terreno all’incremento degli accordi sulla Difesa.635574300612807558-DFN-India-RussiaLe relazioni India-Russia nella Difesa sono state nuovamente esaltate dall’ultima visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu a New Delhi. Shojgu ha partecipato alla 14.ma riunione della Commissione intergovernativa per la cooperazione militare e tecnica, e ha incontrato il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Ministro della Difesa Manohar Parrikar. Cli incontri hanno sottolineato l’urgenza delle sinergie nei rapporti nella Difesa. I ministri della Difesa di India e Russia hanno concordato l’accelerazione della risoluzione di questioni relative alla Difesa, risolvere i problemi e accelerare la finalizzazione del contratto per il Fifth Generation Fighter Aircraft (FGFA). Hanno inoltre discusso la produzione congiunta di elicotteri militari. L’India è particolarmente interessata agli aerei da combattimento, che secondo fonti dovrebbe investire 5,5 miliardi di dollari inizialmente, ma il costo finale potrebbe essere di circa 25 miliardi di dollari. Vi sono strozzature relative a progettazione e consegna, e si spera che l’accelerazione concluda il contratto. La Russia è il maggiore fornitore dell’India di prodotti per la Difesa, e nel 2013 ha esportato armi e attrezzature militari per 4,78 miliardi di dollari al partner strategico. Dall’indipendenza dell’India, la Russia è un solido fornitore di prodotti per la Difesa dell’India, e l’ha aiutata nei momenti difficili.

Cooperazione antiterrorismo
Shojgu e Parrikar hanno deciso che il terrorismo è una grave minaccia e che sia imperativo che i due Paesi cooperino per combatterne la minaccia. Entrambi i Paesi hanno già formulato dichiarazioni comuni per combattere il terrorismo, e hanno formato gruppi di lavoro congiunti in questo settore cruciale. Shojgu ha invitato l’omologo indiano a partecipare alla 4.ta Conferenza Internazionale per la Sicurezza che si terrà a Mosca quest’anno. Shojgu e Parrikar hanno condiviso l’opinione che si devono evitare “doppi standard” nel combattere il terrorismo. Che si tratti della sicurezza dei propri territori, o problemi dell’estremismo in Cecenia o Kashmir, o della sicurezza delle rispettive società e culture multietniche e pluralistiche, Russia e India hanno molto da guadagnare dalla cooperazione congiunta. La conferenza internazionale sulla sicurezza può fornire a entrambi i Paesi un altro luogo per sviluppare un meccanismo multilaterale per contrastare tale flagello.

Esercitazioni congiunte
Esercitazioni militari congiunte sono un altro segno distintivo delle relazioni nella Difesa tra India e Russia. Le esercitazioni militari della serie Indra, ed altre esercitazioni congiunte, hanno facilitato lo scambio di esperienze tra le forze dei due Paesi. Shojgu ha invitato l’India a partecipare ai Giochi Militari Mondiali, ai concorsi ‘Tank Biathlon Championship‘ ed ‘Air Darts‘ che si terranno in Russia quest’anno. Tali esercitazioni aiuteranno le forze indiane alla prontezza al combattimento, e anche a condividere esperienze tra gli specialisti militari di entrambe le parti.

Russia, pilastro della forza dell’India
Il Primo Ministro Modi, durante l’incontro con Shojgu, ha ricordato il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin nel dicembre 2014, e ha definito la Russia ‘pilastro della forza’ e ‘principale partner della Difesa’ dell’India. Durante la visita di Putin fu firmata una serie di accordi tra i due Paesi, che avevano anche discusso di FGFA ed elicotteri militari. La produzione congiunta di elementi per la Difesa sarà significativa per il successo della campagna di Modi “Make in India“. Il BrahMos è un brillante esempio, a tal proposito, ma è necessaria progettazione e produzione congiunta di diversi articoli per la Difesa. A meno che gli accordi per la Difesa accelerino, si avrebbe una stagnazione e le relazioni ne soffrirebbero.

Modi in Russia: la via giusta
Modi visiterà la Russia quest’anno per partecipare al 7.mo vertice dei BRICS, e parteciperà anche al vertice bilaterale annuale. Mentre il vertice BRICS rafforza le relazioni sottolineando l’evoluzione dell’ordine mondiale multipolare, il vertice bilaterale vedrà nuovi accordi. Si prevede che allora l’accordo sul FGFA si concretizzerà. Sono anche attesi progressi nel caso degli elicotteri militari, dei progetti navali e dello sviluppo di un’agenda per la costruzione di altri reattori nucleari in India. Nel mondo competitivo, il mantra del successo comporta la risoluzione di differenze e la conclusione di accordi in un quadro reciprocamente vantaggioso. Altri Paesi, come Stati Uniti e Francia, sono in lizza nel rispondere alle necessità della Difesa dell’India. E’ probabile che nell’imminente visita del presidente degli USA Barack Obama, India e Stati Uniti firmino un accordo sulla Difesa. Ma la Russia non ha molto da perdervi, in quanto ha un rapporto secolare, strategico e di fiducia con l’India. India e Russia devono risolvere le differenze, approfondire la cooperazione tra i funzionari della Difesa e concludere gli accordi. La visita di Shojgu è un segno positivo e contribuirà ad accelerare al completo i rapporti nella Difesa tra India e Russia.

10712632_626030874194287_6954748997698606314_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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