L’operazione “impensabile”: la pugnalata alla schiena degli alleati

Pavel Krasnov RusprojectReseau International 22 aprile 2015

Impensabile, anzi. C’è da chiedersi se Hitler non fosse un primo Poroshenko. Come è altrettanto impensabile una menzogna mantenuta da oltre 70 anni, sepolta negli archivi segreti della Difesa.Soviet_influence_in_europeEventi e fatti in questo articolo sembrano inconcepibili, difficili da credere per una persona normale che non avrebbe creduto nella possibilità del tradimento di coloro che vede come alleati e amici. Eppure è vero. Questa informazione fu a lungo tenuta segreta ed è disponibile solo di recente. È il piano di un attacco lampo contro l’Unione Sovietica nell’estate del 1945, messo a punto dagli alleati, e sopseso quasi all’ultimo momento. La terza guerra mondiale avrebbe dovuto cominciare il 1° luglio 1945 con un attacco a sorpresa delle forze combinate imperialiste contro le truppe sovietiche… oggi è poco nota, come anche Stalin poté sventare i piani dei “probabili alleati” accelerando l’assalto su Berlino contro cui gli istruttori inglesi addestrarono le divisioni tedesche che gli si erano arrese e che non furono smobilitate, del perché Dresda venne distrutta nel febbraio 1945 con crudeltà inumana e, infine, chi volessero intimidire gli anglosassoni con tale massacro. Secondo i modelli storici ufficiali nell’ultimo periodo dell’Unione Sovietica, ciò non veniva spiegato nelle scuole; era il periodo della “lotta per la pace”, del “nuovo pensiero” già maturato in alto, dell’assai onorata leggenda degli “onesti alleati Stati Uniti e Gran Bretagna”. E pochissimi documenti furono pubblicati, nascondendo tale periodo per molte ragioni. Poi gli anglosassoni cominciarono ad aprire parzialmente gli archivi, non avendo nulla da temere, l’Unione Sovietica non esiste più.
Cab.120.691.a All’inizio dell’aprile 1945, prima della fine della Grande Guerra Patriottica, Winston Churchill, primo ministro della nostra alleata Gran Bretagna, ordinò ai suoi capi di Stato Maggiore di pianificare un attacco a sorpresa contro l’Unione Sovietica chiamato Impensabile. Il piano di 29 pagine fu presentato il 22 maggio 1945. Il piano era volto a scatenare l’assalto all’Unione Sovietica seguendo i principi di Hitler, con un attacco a sorpresa. Il 1 luglio 1945, senza alcuna dichiarazione di guerra, 47 divisioni inglesi e statunitensi dovevano infliggere un colpo fatale agli ingenui russi che non si aspettavano tale cattiveria dai loro alleati. 10-12 divisioni tedesche, tenute intatte dagli “alleati” in Schleswig-Holstein e Danimarca meridionale, dovevano sostenere l’attacco. Istruttori inglesi li addestravano ogni giorno per la guerra contro l’Unione Sovietica. Secondo il piano, sarebbe stata la guerra delle forze congiunte della civiltà occidentale contro la Russia; successivamente altri Paesi sarebbero stati coinvolti nella “crociata”, come Polonia, Ungheria… La guerra doveva portare alla disfatta completa e alla capitolazione dell’URSS. L’obiettivo finale era far terminare la guerra laddove Hitler aveva previsto secondo il piano Barbarossa, sulla linea Arcangelo-Stalingrado. Gli anglosassoni si preparavano a spezzarci con il terrore, con la distruzione selvaggia delle grandi città sovietiche: Mosca, San Pietroburgo, Vladivostok, Murmansk e altre, con devastanti colpi dalle ondate di “fortezze volanti”. Diversi milioni di russi sarebbero stati uccisi nella “tempesta di fuoco” pianificata con grande dettaglio, così come furono distrutte Amburgo, Dresda, Tokyo… Ora erano pronti a farlo sui loro alleati. É una cosa normale: tradimento più atroce, estrema cattiveria e crudeltà selvaggia caratterizzano la civiltà occidentale, soprattutto gli anglosassoni che massacrarono più persone di qualsiasi altra nazione nella storia umana. Tuttavia, il 29 giugno 1945, un giorno prima del previsto inizio della guerra, l’Armata Rossa cambiò disposizione, inaspettatamente per il nemico infido. Un passo decisivo che mutò la bilancia della storia: l’ordine alle truppe imperialiste non fu dato. La presa di Berlino, città considerata inespugnabile, aveva dimostrato la potenza dell’esercito sovietico, e gli esperti militari nemici volevano annullare l’attacco. Fortunatamente Stalin era al timone dell’URSS. Le forze navali di Gran Bretagna e Stati Uniti avevano al momento la superiorità assoluta sulla Marina sovietica: cacciatorpediniere per 19 volte, corazzate e incrociatori per 9 volte, sommergibili per 2 volte. Oltre un centinaio di portaerei e diverse migliaia di aerei imbarcati contro zero dell’Unione Sovietica. Gli “alleati probabili” avevano 4 armate aeree di bombardieri pesanti che avrebbero assestato colpi devastanti. I bombardieri sovietici a lungo raggio erano pochissimi. Nell’aprile 1945 gli alleati immaginavano le nostre truppe esaurite e gli equipaggiamenti militari usurati al massimo. Gli esperti militari furono assai sorpresi della potenza dimostrata dall’esercito sovietico nella cattura di Berlino che consideravano inespugnabile. La correttezza della conclusione dell’eminente storico sovietico V. Falin è indubbia: la decisione di Stalin di assaltare Berlino ai primi di maggio 1945 evitò la terza guerra mondiale. Ciò è confermato da documenti recentemente declassificati. In caso contrario, Berlino sarebbe stata consegnata agli “alleati”, senza lottare, e le forze combinate di tutta Europa e Nord America avrebbero assaltato l’Unione Sovietica. Anche dopo la cattura di Berlino continuarono a sviluppare a ritmo crescente piani insidiosi. Si fermarono quando si resero conto che i loro piani furono scoperti poiché i calcoli strategici dimostravano che, senza un attacco a sorpresa, sarebbe stato impossibile sconfiggere l’Unione Sovietica. Ci fu un altro motivo importante per cui gli Stati Uniti si opposero agli inglesi, l’URSS doveva schiacciare l’armata del Kwantung in Estremo Oriente, altrimenti la vittoria degli Stati Uniti sul Giappone sarebbe stata incerta. Stalin non poté evitare la seconda guerra mondiale, ma poté impedire la terza. La situazione era assai grave, ma l’Unione Sovietica vinse ancora una volta senza batter ciglio.
unthin14 Oggi l’occidente cerca di seguire il piano di Churchill in “risposta” alla “minaccia sovietica”, cioè Stalin che tentava d’invadere l’Europa. “I leader sovietici avevano piani d’attacco fino alle coste atlantiche e per l’invasione delle isole britanniche? Tale domanda ha una risposta negativa. Ciò è confermato dalla legge sulla smobilitazione dell’esercito e della marina, adottata dall’URSS il 23giugno 1945, e la successiva trasformazione delle loro strutture in forza lavoro per il tempo di pace. La smobilitazione iniziò il 5 luglio 1945 e fu completata nel 1948. L’esercito e la marina furono ridotti da 11 milioni a meno di 3 milioni di persone, il Comitato della Difesa dello Stato e il Comando Supremo furono aboliti. Il numero di distretti militari nel 1945-1946 diminuì da 33 a 21. Il numero di truppe in Germania orientale, Polonia e Romania fu notevolmente ridotto. Nel settembre 1945 le truppe sovietiche furono ritirate dal nord della Norvegia, a novembre dalla Cecoslovacchia, nell’aprile 1946 dall’isola di Bornholm (Danimarca) e nel dicembre 1947 dalla Bulgaria… Forse la leadership sovietica sapeva dei piani di guerra inglesi contro l’Unione Sovietica? Su questa domanda si può rispondere probabilmente sì… indirettamente confermata da John Erickson, professore dell’Università di Edimburgo, noto esperto della storia delle forze armate sovietiche, secondo cui il piano di Churchill spiega “perché il Maresciallo Zhukov improvvisamente decise di raggruppare le sue forze nel giugno 1945, dopo aver ricevuto l’ordine da Mosca di rafforzare la difesa e studiare in dettaglio il dispiegamento delle truppe occidentali. Ora le ragioni di questa mossa sono chiare: Mosca sapeva del piano di Churchill e lo Stato Maggiore di Stalin adottò misure appropriate per affrontarlo“. (O. A. Rzheshevskij, Ricerche storico-militari)

Friends._But_for_how_longTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le isole avamposti militari della Cina

Tyler Durden Zerohedge 17/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraMAP_1_Paracel_and_Spratly_island_chains_slideshowLa scorsa settimana, abbiamo notato l’ironia esilarante del presidente Obama secondo cui la Cina “usava grandezza e forza per subordinare gli altri Paesi“. Naturalmente, un quadro perfetto della politica estera USA e quindi la dichiarazione del presidente è effettivamente un atto d’accusa delle azioni di Washington. Le osservazioni di Obama riguardavano le “attività” della Cina nel Mar Cinese Meridionale; le azioni di Pechino nelle acque contestate da Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan. In sostanza, la Cina costruisce isole in cima al rilievo Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly, che secondo alcuni saranno utilizzate per scopi militari. Il NY Times riassume: “La costruzione sul Fiery Cross Reef è parte di un ampio progetto di bonifica cinese che coinvolge decine di draghe in almeno cinque isole nel Mar Cinese Meridionale. La Cina converte piccoli scogli, poco visibili sull’acqua, in isole abbastanza grandi per ospitare materiale e personale militare e strutture ricreative per i lavoratori. Le immagini satellitari delle bonifiche appaino costantemente negli ultimi mesi, dove i Paesi più piccoli con pretese sulle isole della zona hanno espresso preoccupazione per le costruzioni della Cina, mentre gli Stati Uniti intensificano le critiche… La Cina reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la “linea dei nove trattini“, tracciata sullo specchio d’acqua alla fine degli anni ’40, è conforme al diritto. Nessun altro Paese riconosce la validità della linea e molti temono che le attività di bonifica della Cina rientrano in un piano per creare il fatto compiuto della sovranità cinese. Ora, una serie di immagini satellitari conferma la costruzione di una pista di 3000 metri sulla barriera corallina, suggerendo che la Cina programmi di farvi atterrare aerei militari, come dei caccia, sulle isole bonificate. Qui, le immagini ad alta risoluzione accompagnate da didascalie dell’Asia Maritime Transparency Initiative (ennesima iniziativa di Soros. NdT):

FieryCross1Fotografia satellitare che individua tre cementifici operanti sull’isola.

FieryReef2La Cina ha già costruito oltre 60 edifici semi-permanenti o permanenti.

FieryReef3Almeno 20 strutture sono visibili sul lato meridionale dell’isola (compreso un eliporto).

FieryReef4La Cina costruisce una pista di atterraggio sull’isola, probabilmente abbastanza grande per farvi atterrare quasi qualsiasi aeromobile cinese.

FieryReef5Le immagini scattate l’11 aprile mostrano la pista per più di un terzo completata.

FieryReef6Pechino installa anche impianti portuali a cui possono attraccare navi cisterna militari.

FieryReef7Il rapporto interattivo dell’AMTI completo è disponibile qui.

Ecco altre note del NY Times su ciò che può significare dal punto di vista militare e geopolitico: “La pista, che dovrebbe essere di circa 3000 metri, abbastanza per ospitare aerei da combattimento, è una svolta nella competizione tra Stati Uniti e Cina sul Mar Cinese Meridionale, ha detto Peter Dutton, docente di studi strategici presso il Naval War College di Rhode Island. “E’ un grande passo strategico“, ha detto. “Per controllare il mare è necessario controllare l’aria...” Col tempo, secondo Dutton, la Cina installerà radar e missili che potrebbero intimidire Paesi come le Filippine, alleato degli USA, e il Vietnam, che reclamano le Spratly, dove riforniscono modesti presidi militari. Più in generale, la capacità della Cina di usare il rilievo Fiery Cross come pista per aerei da caccia e sorveglianza espanderà di molto la competizione con gli Stati Uniti nel Mar Cinese meridionale… “Pensiamo che sia assolutamente per gli aerei militari, ma naturalmente, una pista di atterraggio è una pista di atterraggio, vi può atterrare di tutto se è abbastanza lunga”, ha detto James Hardy, redattore per l’Asia-Pacifico del Jane’s Defense Weekly… La questione principale è cos’altro vi atterrerebbe?“. “A meno che non prevedano di trasformarli in resort, cosa improbabile vista anche la dichiarazione del Ministero degli Esteri della scorsa settimana. Poi aerei militari sono gli unici che dovrebbero atterrarvi“. Altro anche dalla Reuters: “Il senatore John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato USA, definisce le mosse cinesi “aggressive” e ha detto che è emersa la necessità, per l’amministrazione Obama, di agire sui piani per spostare altre risorse militari nell’economicamente importante regione asiatica e rafforzare la cooperazione con i Paesi preoccupati dalla Cina. McCain si riferisce a una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti di febbraio secondo cui la modernizzazione militare della Cina è volta a contrastare le forze armate USA, e ha detto che Washington deve lavorare molto per mantenere il vantaggio militare nella regione Asia-Pacifico. Quando una nazione riempie 600 ettari di terreno e vi costruisce piste, e molto probabilmente adotta altre capacità militari in ciò che sono acque internazionali, chiaramente minaccia l’economia mondiale, ieri, oggi e nel prossimo futuro”, ha detto in una conferenza al Congresso. Un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto che le dimensioni di bonifica e costruzioni cinesi alimentano le preoccupazioni regionali sulla Cina che intenderebbe militarizzare i propri avamposti, e sottolineava l’importanza della libertà di navigazione. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse nel conservare pace e sicurezza nel Mare cinese meridionale. Non credo che le grandi bonifiche per militarizzare gli avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“.
Ciò avviene in un momento interessante per le relazioni tra Pechino e Washington. La recente mossa della Cina per evacuare cittadini stranieri dall’assediata città portuale yemenita di Aden segna la prima volta in cui la nascente superpotenza partecipa al soccorso internazionale. La stessa settimana, la televisione di Stato ha indicato che il Paese inizierà la prima missione dei propri sottomarini nucleari entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la Banca asiatica degli investimenti infrastrutturali della Cina segna il cambio economico dal dopoguerra, con l’istituzione multilaterale che cercherà di tappare i buchi lasciati dal FMI dominato dagli Stati Uniti e dall’ADB influenzata dal Giappone, mentre posiziona lo yuan per fargli svolgere un ruolo più importante in quello che diventa rapidamente il nuovo ordine economico mondiale caratterizzato dal dominio del renminbi e dal declino dei sistemi tradizionali che hanno sostenuto l’egemonia del dollaro quale petrovaluta mercantile. Se non è chiaro esattamente quanto l’ambiziosa Pechino speri di trasformare le Spratly in avamposto militare, gli sforzi dello sviluppo della Cina evidenziano quanto il Paese non sia timido nel sostenere i propri interessi di fronte alle minacce occidentali.YEMEN-ADEN HARBOR-CHINESE CITIZENS-WITHDRAW
Pechino sciocca gli USA con l’incredibile progresso dell’aeroporto nel Mar Cinese Meridionale
Sputnik, 17/04/2015

Nuovo immagini satellitari mostrano l’estensione della costruzione di isole artificiali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Fiery Cross Reef potrebbe presto essere una pista militare nell’oceano. E nonostante la presenza militare nella regione, gli Stati Uniti sono in preda al panico.

1021028956Dragando sabbia dal fondo marino, il governo cinese continua la costruzione di isole artificiali in cima alle scogliere sommerse dell’arcipelago delle Spratly. In parte, le isole saranno utilizzate per rafforzare gli interventi di emergenza nella regione. Ma secondo Pechino le isole saranno utilizzate come avamposti della difesa, preoccupando Washington, che lo é di già per la crescente influenza cinese. Le immagini di IHS Jane’s Defense Weekly avute dall’Airbus Difesa e Spazio mostrano quanto sia rapida la crescita dell’isola. Avviata la costruzione solo l’anno scorso, Fiery Crosse Reef è ora sede della prima pista di atterraggio cinese nel Mar Cinese Meridionale. Con 503 metri già pavimentati, la pista potrebbe essere lunga più di 3000 metri, una volta completata, abbastanza da ospitare aerei da trasporto pesanti e aerei da combattimento, secondo il Centro degli studi strategici e internazionali di Washington. La pista dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese sarebbe lunga da 2700 a 4000 metri. Le immagini satellitari mostrano anche che una seconda pista di atterraggio 3000 metri potrebbe essere in costruzione sul Subu Reef, un’altra isola artificiale dell’arcipelago. Fiery Cross ospiterà anche un grande porto sull’estremità sud-ovest dell’isola. Immagini mostrano una gru galleggiante che consolida dighe con il cemento. Negli Stati Uniti, già preoccupati dalla costruzione dell’isola, l’esistenza di piste rinvigoriscono le paure. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse a conservare pace e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale“, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato secondo la Reuters. “Non crediamo che la grande bonifica con l’intento di militarizzare avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“. Nonostante tale presunto interesse per la “pace”, l’esercito statunitense ha costantemente aumentato la propria presenza nella regione. A febbraio, l’US Navy ha inviato il suo aereo spia più avanzato, P-8A Poseidon, nelle Filippine per monitorare la regione. Washington ha anche organizzato una serie di esercitazioni con gli alleati nel Mar Cinese Meridionale. All’inizio di aprile, Stati Uniti e Indonesia hanno partecipato alle esercitazioni militari congiunte, mossa vista da alcuni quale avvertimento all’espansione cinese. Un’altra serie di esercitazioni di Stati Uniti e Filippine inizierà la prossima settimana, conosciute come Balikatan, è “volta ad aumentare la nostra capacità di difendere il Paese da aggressioni esterne“, come ha detto alla Reuters il portavoce militare, tenente-colonnello Harold Cabunoc.
Mentre denuncia pubblicamente la costruzione delle isole cinesi come “aggressiva”, il senatore statunitense John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, ha invitato l’amministrazione Obama ad inviate altre risorse militari nel Pacifico. Parlando a un seminario a Washington, Cui Tiankai, ambasciatore cinese negli Stati Uniti, ha difeso il diritto di Pechino d’installare difese sul proprio territorio dicendo che “sarebbe illusorio che qualcuno possa imporre alla Cina lo status quo unilaterale” o “violare impunemente e ripetutamente la sovranità della Cina“. Ha anche osservato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, vieta agli Stati Uniti di condurre “ricognizione intensiva e ravvicinata sulla zona economica esclusiva di altri Paesi“. Il Mar Cinese Meridionale è un specchio d’acqua molto contestato attraverso cui 5000 miliardi di dollari di merci passano ogni anno. Mentre la Cina reclama la maggior parte della zona quale proprio territorio, Filippine, Malesia, Vietnam, Taiwan e Brunei vi avanzano propri reclami.

SpratlyMap2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia venderebbe Su-35 alla Corea democratica?

Valentin Vasilescu, ACS-RSS264685-north-koreaIl quotidiano della Corea del Sud “Joong Ang Ilbo” citava una fonte militare secondo cui Pyongyang negozia con la Russia per l’acquisto di 36 velivoli da combattimento Su-35, il caccia multiruolo di maggior successo finora. La richiesta è stata fatta durante la visita del 17-24 novembre 2014 del Generale Choe Ryong Hae, numero due dello Stato nordcoreano, compiuta in Russia. Choe Ryong Hae aveva visitato alcuni impianti del complesso militare-industriale presso Khabarovsk e Vladivostok, e da inviato speciale del leader nordcoreano Kim Jong-Un ha incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Nel frattempo, Choe Ryong Hae trasmetteva al leader del Cremlino un messaggio personale del Presidente Kim Jong Un. La Corea democratica dispone di 15 aerei da combattimento MiG-29B12 e 20 MiG-29SE (variante modernizzata per l’esportazione, con raggio operativo quasi doppio, attiva protezione ECM e missili aria-aria a lungo raggio), ricevuti nel 1999. Oltre a questi sistemi, l’aeronautica nordcoreana utilizza velivoli meno recenti, come 56 MiG-23ML, 32 Su-25K, 150 MiG-21Bis/RFMM e 40 Chengdu J-7 (il MiG-21 cinese), prodotti negli anni ’70-’80. L’aereo più vecchio nell’arsenale delle forze armate nordcoreane sono 80 Q-6 (il MiG-19 riprogettato dai cinesi) e 40 bombardieri bimotori Il-28/H-5 degli anni 1965-1970. A causa dell’embargo imposto alla Corea democratica, la mancanza di pezzi di ricambio causa la rapida usura dei velivoli, e un pilota della Corea democratica vola circa 20-30 ore all’anno rispetto alle 180 ore dei piloti sudcoreani, giapponesi e statunitensi.
La Corea democratica non produce aerei da combattimento di ultima generazione. A causa delle sanzioni internazionali imposte alla Corea democratica, la Russia non poteva neanche rispondere positivamente alle richieste di Pyongyang riguardanti la sostituzione della flotta di aerei da combattimento. Ciò fino alla visita di Choe Ryong Hae, avvenuta in contemporanea alle dure sanzioni economiche imposte alla Russia da Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada e l’Unione europea. Quale sarebbe lo scopo perseguito dalla Russia consegnando 100 caccia moderni alla Corea democratica? Possibilmente MiG-29SMT o Su-30, e non necessariamente Su-35. Ricevendo 100 nuovi aerei russi, la Corea democratica muterebbe gli equilibri di potere regionali, dato che Corea del Sud e Giappone insieme hanno 591 velivoli di 4.ta generazione: 213 F-15, 230 F-16 (F-2) e 148 F-4. Va incluso il contingente statunitense dislocato in entrambi gli Stati e composto da 268 aeromobili (42 F-15, 122 F-16, 32 F-22 e 72 F-18 a bordo della portaerei George Washington e sulla base di Atsugi dell’US Marine Corps). Gli Stati Uniti hanno costretto i loro partner occidentali ad applicare abusive sanzioni economiche alla Russia, perciò non vi è più alcun motivo per cui Mosca osservi l’embargo occidentale alla Corea democratica. Ciò soprattutto nel contesto delle manovre degli emirati salafiti del Golfo, docili satelliti degli Stati Uniti, che hanno gravemente colpito la bilancia commerciale della Russia abbassando della metà il prezzo del petrolio. In cambio, la vendita dei velivoli potrebbe essere condizionata per facilitare i grandi investimenti russi nella ristrutturazione dell’industria nordcoreana. La crescente dipendenza della Corea democratica dalla tecnologia russa e il controllo delle sue attività nucleari renderebbero più docile il leader nordcoreano Kim Jong-Un.

page010_image001La Russia ha ottimi rapporti economici e politici anche con la Corea del Sud. Dal 1998 la Russia ha fatto approcci persistenti verso il governo della Corea del Sud, per la creazione del Dipartimento per l’unificazione della penisola coreana. Nel 2008, il Dipartimento è diventato un Ministero con la missione di attuare le politiche secondo il termine di Deng Xiaoping (“un Paese, due sistemi”) per la graduale riunificazione della nazione coreana, agendo per armonizzare l’istruzione e la cultura dei due Paesi. Perciò, le compagnie russe Transneft e Rosneft hanno realizzato un gasdotto di 4857 km, collegando la Siberia orientale al Pacifico, a Kozmino, (porto russo sul Mar del Giappone, a 100 km da Vladivostok). Il terminal petrolifero del porto di Kozmino è rifornito dalle petroliere russe provenienti dal porto di Varandej, sul Mare della Siberia orientale, rifornendo di petrolio il Giappone e le due Coree. La spesa stimata da esperti russi e coreani per il primo anno di riunificazione della Corea sarebbe pari a 167,5 miliardi di euro. Anche se il Nord è 20 volte più povero del Sud (secondo il reddito pro-capite), il solo valore dei giacimenti della Corea democratica è di circa 16700 miliardi di euro, 100 volte il costo sostenuto nel primo anno della riunificazione.
La Corea riunificata in 2-3 anni supererebbe l’economia di Giappone e Germania, contrastando gli Stati Uniti.

7FA810F8-4D96-47BA-84FC-1D9F5BB1E80B_mw1024_s_nACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La svolta politica globale della Cina

F. William Engdahl New Eastern Outlook 10/01/2015

Sono stato in Cina negli anni più di una dozzina di volte. Ho parlato con persone di ogni livello del processo decisionale, e una cosa che ho capito è che quando Pechino compie un’importante svolta politica, lo fa con cura e grande decisione. E quando c’è un nuovo consenso, l’eseguono con notevoli effetti su tutti i livelli. Questo è il segreto del miracolo economico trentennale. Ora i vertici della Cina hanno preso una decisione politica che trasformerà il nostro mondo nel prossimo decennio.Vladimir Putin, Xi JinpingIl 29 novembre 2014, un incontro poco noto ma molto significativo ha avuto luogo a Pechino mentre Washington era assorbita dai suoi vari tentativi di paralizzare e destabilizzare la Russia di Putin. S’era tenuta ciò che è stata definita la Conferenza centrale sul lavoro negli affari esteri. Xi Jinping, presidente cinese e presidente della Commissione militare centrale, ha tenuto ciò che è stato definito “un importante discorso”. Un’attenta lettura del comunicato ufficiale del ministero degli Esteri sulla riunione ne conferma l'”importanza”. La direzione centrale della Cina ha reso ufficiale la svolta strategica globale delle priorità geopolitiche della politica estera cinese. La Cina non considera più i suoi rapporti con Stati Uniti e UE di massima priorità. Piuttosto ha definito prioritario il nuovo raggruppamento di Paesi per la propria attenta mappa geopolitica comprendente la Russia e tutte le economie in rapido sviluppo dei BRICS, i vicini asiatici della Cina così come l’Africa e altri Paesi in via di sviluppo. In prospettiva, nel 2012 la visione della politica Estera della Cina comprendeva le Organizzazioni multilaterali (ONU, APEC, ASEAN, FMI, Banca Mondiale, ecc), e la diplomazia pubblica decideva in quali ambiti impegnarsi nel mondo. Chiaramente la Cina ha deciso che tali priorità non le sono più funzionali nel quadro generale così descritto: Grandi Potenze (principalmente Stati Uniti, Unione europea, Giappone e Russia); Periferia (tutti i Paesi che confinano con la Cina); Paesi in via di sviluppo (tutti i Paesi dai bassi PIL). Nel suo discorso alla riunione, il Presidente Xi ha evidenziato una sotto-categoria dei Paesi in via di sviluppo: “Potenze dal Maggiore Sviluppo (Kuoda fazhanzhong de guojia). La Cina “amplierà la cooperazione e stringerà l’integrazione per sviluppare il nostro Paese” con le grandi potenze in via di sviluppo, ha dichiarato Xi. Secondo gli intellettuali cinesi, questi Paesi sono ritenuti dei partner particolarmente importanti “nel sostenere la riforma dell’ordine internazionale“, e sono Russia, Brasile, Sud Africa, India, Indonesia e Messico, cioè i partner della Cina nei BRICS così come Indonesia e Messico. La Cina non si definisce più “Paese in via di sviluppo”, indicando una mutata immagine di sé.
Il Viceministro degli Esteri Liu Zhenmin ha indicato un aspetto rilevante della nuova politica, quando alla conferenza di Pechino ha dichiarato che lo “squilibrio in Asia tra sicurezza politica e sviluppo economico è un problema sempre più importante“. La proposta della Cina di creare una comunità asiatica “dal destino condiviso” è volta a risolvere tale squilibrio. Ciò implica legami economici e diplomatici più stretti con Corea del Sud, Giappone, India, Indonesia, Vietnam e Filippine. In altre parole, anche se il rapporto con gli Stati Uniti rimane di massima priorità a causa della loro potenza militare e finanziaria, ci si può aspettare una Cina sempre più apertamente contraria a ciò che considera l’interferenza statunitense. Questo s’è visto chiaramente ad ottobre, quando il China Daily ha scritto un editoriale, durante l'”Umbrella Revolution” di Hong Kong, chiedendosi “Perché Washington crea le rivoluzioni colorate?” L’articolo denunciava il coinvolgimento del vicepresidente dell’ONG dei cambi di regime del governo USA, il National Endowment for Democracy. Tale immediatezza sarebbe stata impensabile solo sei anni fa, quando Washington cercava d’imbarazzare Pechino suscitando violente proteste del movimento del Dalai Lama in Tibet, poco prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008. La Cina rifiuta apertamente la solita critica occidentale sui diritti umani e ha recentemente dichiarato il congelamento delle relazioni diplomatiche Cina-Regno Unito dopo una riunione del governo Cameron con il Dalai Lama, e con la Norvegia per il riconoscimento del dissidente Liu Xiaobo. Lo scorso anno, Pechino ha respinto le critiche di Washington per le sue storiche rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale. Ma cosa forse più significativa, negli ultimi mesi, la Cina ha coraggiosamente adottato l’agenda per costruire istituzioni alternative a FMI e Banca Mondiale controllati dagli statunitensi, un colpo potenzialmente devastante per la potenza economica degli Stati Uniti, se riesce. Per contrastare il tentativo degli Stati Uniti d’isolare economicamente la Cina dall’Asia con la creazione del partenariato Trans-Pacifico (TPP) degli USA, Pechino ha annunciato la propria idea di zona di libero scambio della regione Asia-Pacifico (FTAAP), un accordo commerciale “all inclusive, all-win” che promuove realmente la cooperazione Asia-Pacifico.

Elevare le relazioni con i russi
Allo stato attuale, ciò che emerge chiaramente è la decisione della Cina di mettere le relazioni con la Russia di Putin al centro delle nuove priorità strategiche. Nonostante decenni di diffidenza dopo la frattura sino-sovietica degli anni ’60, i due Paesi hanno iniziato una profonda e nuova cooperazione. Le due grandi potenze dell’Eurasia saldano i legami economici creando un futuro unico potenziale “sfidante” alla supremazia globale statunitense, come lo stratega della politica estera statunitense Zbigniew Brzezinski ha descritto nel suo La Grande Scacchiera nel 1997. Nel momento in cui Putin è impegnato in una vera guerra delle sanzioni economiche della NATO volta a rovesciarne il regime, la Cina non ha firmato uno, ma diversi giganteschi accordi energetici con le compagnie statali russe Gazprom e Rozneft, consentendo alla Russia di compensare la crescente minaccia alle esportazioni energetiche europee, una questione di vita o di morte per l’economia russa. Nel corso della riunione di novembre dell’APEC a Pechino, dove Obama ha subito un ridimensionamento diplomatico inconfondibile con la foto ufficiale a fianco della moglie di uno dei presidenti asiatici, mentre Putin era accanto a Xi. I simboli politici, soprattutto in Cina, hanno grande importanza essendo parte essenziale della comunicazione. Nella stessa occasione, Xi e Putin hanno concordato di costruire il gasdotto West Route dalla Siberia alla Cina, oltre alla storica Pipeline East Route concordata con la Russia a maggio. Quando saranno completati, la Russia fornirà il 40% del gas della Cina. Nella stessa occasione, a Pechino, il Capo di Stato maggiore Generale russo annunciava nuove importanti cooperazioni tra forze armate russe e PLA cinese.
Ora, nella grande guerra valutaria di Washington contro il rublo, la Cina ha annunciato di essere pronta, se richiesto, ad aiutare il partner russo. Il 20 dicembre, con il calo record nel rublo rispetto al dollaro, il ministro degli Esteri Wang Yi ha detto che la Cina fornirà aiuto, se necessario, ed espresso fiducia che la Russia supererà le difficoltà economiche. Allo stesso tempo, il ministro del Commercio Gao Hucheng ha detto che l’espansione del currency swap tra le due nazioni e il maggiore uso dello yuan negli scambi commerciali avrebbero maggiormente favorito la Russia. Ci sono altre sinergie tra Russia e Cina, in cui si coordinano più strettamente, come la decisione di Putin d’incontrare in primavera il Presidente della Corea democratica così come quello dell’India, un vecchio alleato dei russi con cui la Cina ha avuto rapporti fragili dagli anni ’50. Inoltre la Russia ha una posizione di forza verso il Vietnam dalla Guerra Fredda, con le imprese petrolifere russe che sviluppano le scoperte petrolifere offshore del Vietnam. In breve, una volta armonizzata la strategia geopolitica di entrambi, il peggior incubo geopolitico di Brzezinski si avvererà grazie, in gran parte, alle stupidissime politiche dei falchi neo-conservatori di Washington, del presidente Obama e dei cinici ricconi che li hanno comprati.
Tali mosse, sebbene pericolose, indicano che la Cina ha profondamente capito il gioco geopolitico di Washington e le strategie dei falchi neo-conservatori degli Stati Uniti e, come la Russia di Putin, non ha intenzione di piegarsi a ciò che considera la tirannia globale di Washington. Il 2015 sarà uno degli anni più decisivi e interessanti della storia moderna.

800px-Zh_tw-Map_SCO.svgF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il risorgente Partito Comunista Giapponese ha una notte da ricordare

Contrastare Abe paga raddoppiando i seggi del partito
Mizuho Aoki Japan Times 15 dicembre 2014

11_77_1Mentre i leader della maggior parte dei partiti di opposizione erano scuri in volto, domenica sera, il partito comunista giapponese festeggiava per aver più che raddoppiato i seggi alla Camera Bassa. Il partito ha ora 21 deputati contro 8 prima che il premier Shinzo Abe, il 21 novembre, indicesse le elezioni generali che la sua coalizione del Partito Liberal-Democratico ha vinto facilmente. Come sua prassi, il JCP ha schierato 315 candidati alle elezioni. Il leader del JCP Kazuo Shii sè affrettato a salutare la vittoria di Seiken Akamine al primo distretto di Okinawa, la prima vittoria elettorale uninominale del partito in 18 anni. Il partito si aspetta di vincere ancora più seggi con il proporzionale, ha detto ai giornalisti a Tokyo.
Il salto va ampiamente accreditato agli elettori stufi delle politiche economiche di Abe, che i critici dicono abbiano beneficiano grandi imprese e ricchi, così come delle sue politiche di sicurezza, in particolare la decisione del suo gabinetto a luglio di revocare il divieto di autodifesa collettiva e l’approvazione della legge sui segreti di Stato. Alcune persone potrebbero aver votato per il JCP per dispetto, data la scarsità di alternative valide, hanno detto gli osservatori. Una tendenza simile fu osservata nel 1996, quando il partito ottenne 26 seggi alla Camera dopo che gli elettori furono delusi dalla decisione del Partito socialdemocratico di andare a letto con la sua nemesi perpetua, l’LDP. Tra gli altri partiti di opposizione, il Partito Democratico del Giappone è rimasto nel limbo non riuscendo a riprendersi dal suo deludente debutto al potere nel 2009 – 2012. Il suo tumultuoso governo fu afflitto da promesse mancate, dal Grande Terremoto del 2011 e dalla catastrofe nucleare di Fukushima. Altri partiti, come Nippon Ishin no Kai (Partito della Restaurazione del Giappone) e il Tuo Partito, una volta presentatisi come “terze forze” pronte a sfidare il LDP, non esistono più. Nippon Ishin s’è diviso all’inizio di quest’anno e il Tuo Partito s’è sciolto a novembre.
JAPAN-TOKYO-XI JINPING-MEETING Vedendo le elezioni anticipate come possibilità di attrarre il sostegno degli elettori stufi di Abe, Shii ha ripetutamente presentato le elezioni di domenica come “una battaglia tra JCP e LDP”, dicendo che il suo partito era disposto ad impedire all”LDP di andare fuori controllo”. La campagna del JCP aveva una piattaforma opposta al quella conservatrice dell’LDP. Attaccava Abe per aver aumentato il divario tra ricchi e poveri, e s’impegnava ad aumentare le tasse a grandi aziende e ricchi. Ha inoltre promesso di abolire la seconda fase dell’adozione dell’imposta sul consumo, che eleva l’IVA al 10 per cento dall’8, a primavera 2017. Sulla sicurezza, il JCP è impegnata a revocare la decisione del gabinetto Abe, di luglio, che reinterpreta la Costituzione che rifiuta la guerra. È anche contrario alla Trans-Pacific Partnership, l’accordo di libero scambio voluto dagli Stati Uniti con il Giappone e altre 10 economie del Pacifico.
Nel giugno 2013 all’elezione della Tokyo Metropolitan Assembly, il JCP aveva più che raddoppiato i suoi seggi, passando a 17 da 8. Il partito ha fatto progressi simili nelle elezioni alla Camera alta del mese successivo, aumentando i suoi seggi a 11 da 6. Il maggior numero di seggi che il JCP ebbe mai alle elezioni alla Camera fu di 39, nel 1979. Dopo di che, intorno al 2000, nel partito iniziò una lotta acquisendo meno di 10 seggi alla Camera.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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