Il lato sino-giapponese del triangolo “Russia-Cina-Giappone”

Vladimir Terehov New Esatern Outlook 25/09/2016´äº¯ÇÏ´Â ¹Ú±ÙÇý ´ëÅë·ÉAlcuni aspetti dei due ultimi forum (il secondo Forum Economico Orientale (EEF) tenutosi a Vladivostok e il vertice dei G20 ospitato ad Hangzhou) hanno creato terreno fertile per la discussione relativa a vari problemi inerenti al rapporto tripartito “sino-russo-giapponese”. Nel corso del tempo, l’importanza della discussione aumenterà, soprattutto se il futuro presidente della prima potenza mondiale decidesse di cambiare la politica estera del Paese per il crescente malcontento degli statunitensi verso l’impegno del loro Paese nei giochi politici globali, in particolare in regioni a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti. Così, lo stato delle relazioni tripartite “russo-sino-giapponesi” avrà un’importanza crescente, almeno sulla situazione nella parte settentrionale della Regione marittima, dalla penisola coreana allo Stretto di Malacca. Oggi, lo stato delle cose in questo settore ha lo stesso peso sull’ordine mondiale che i “Balcani” avevano una volta. Pertanto, è importante per la Russia assicurarsi la chiara comprensione dei processi in questa regione. Tanto più che la Russia è costretta a “spostarsi verso est” in politica estera per via di certi motivi oggettivi.
Parlando alla sessione plenaria dell’EEF, la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye definiva la principale controversia della situazione dei moderni “Balcani” come “paradosso asiatico”. Questo termine fu utilizzato recentemente per descrivere un fenomeno in cui due Paesi, nelle relazioni interstatali, (uno dei quali spesso, ma non sempre, è la Cina) mostrano contrastanti aspirazioni economiche e politiche. Le ambizioni politiche sembrano essere diventate un’importante ostacolo nel continente asiatico alla realizzazione di progetti multilaterali reciprocamente vantaggiosi. In particolare, gli ostacoli politici impediscono l’attuazione dei pomposi appelli a rilanciare la Via della Seta. “Il paradosso asiatico” si manifesta al massimo sul lato “sino-giapponese” del triangolo “Russia-Cina-Giappone”. Sembra che anche le parti di questo “lato” troverebbero impegnativo un ragionamento sensato sul motivo per cui le due principali potenze asiatiche non possano riconciliare (e, preferibilmente, nel modo meno conflittuale) i loro interessi assurgendo a nuovi attori politici di primo piano. Questa domanda, tuttavia, sembra non essere più rilevante. C’è un altro, molto più importante per la Russia, aspetto: Cina e Giappone hanno un atteggiamento sempre più competitivo, non solo nel nord della regione menzionata, ma anche nel sud, nonché nell’Oceano indiano, Africa, America Latina ed Europa. La parte peggiore di tale scenario già pessimistico è che non sembrano offrirsi margini di miglioramento. Nei precedenti articoli veniva osservato che il comportamento dei leader giapponesi e cinesi al G20 era profetico. Una risposta alla domanda se il Premier giapponese Abe e il Presidente cinese Xi Jinping si sarebbero incontrati al vertice, e in caso affermativo, come, è rimasta un mistero fino al G20. Poi qualche fonte anonima del governo giapponese fece sapere che una riunione si sarebbe tenuta subito dopo la chiusura del vertice e che i leader si sarebbero incontrati in modo formale. Tuttavia, la dichiarazione del PM Abe prima del viaggio a Pechino, dove “esprimeva la posizione del Giappone sulla situazione nei Mar Cinese Orientale e Mar Cinese Meridionale”, sottolineava l’importanza del rispetto del diritto internazionale, garantendo la libertà di navigazione, rendeva scettici sulla possibilità di un incontro tra i due leader. Non si poteva non prendere atto che (piuttosto in modo ingenuo) l’osservazione di Abe fosse di per sé suggestiva. In primo luogo, è implicito che Tokyo non aveva piani per discutere con Pechino dello status delle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale, e in secondo luogo, il Giappone aveva approvato la risoluzione del 10 luglio sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale adottata dalla Corte di arbitrato dell’Aia. Tale risoluzione era la fonte dei peggiori problemi della politica estera della Cina negli ultimi anni. Ma nonostante tutto, i leader delle due principali potenze asiatiche hanno avuto brevi colloqui per la prima volta in un anno e mezzo. E il senso della riunione non è scambiarsi luoghi comuni sulla necessità di stabilire relazioni bilaterali “a lungo termine, sane e stabili”, sempre sentite nel vertice APEC ospitato da Pechino due anni prima, ma nel fatto che avessero effettivamente luogo.
Se l’incontro indicava l’inizio del disgelo nelle relazioni sino-giapponesi sarà chiaro solo dopo il vertice tripartito in programma per dicembre. La finalizzazione del lungo processo per “segnare il tempo” in cui Giappone, Corea del Sud e Cina non trovavano un accordo di libero scambio, è destinato a divenire il tema centrale del vertice. Questo programma è affetto da ambizioni politiche nel modo più evidente e negativo. A peggiorare le cose, negli ultimi mesi, un altro grave problema si è aggiunto alla “collezione” di “punti dolenti” giapponese-sudcoreani, con il dispiegamento del sistema di difesa missilistico statunitense (THAAD) avviato in Corea del Sud. Quando incontrò Park Geun-hye, al G20, Xi Jinping espresse esplicitamente la preoccupazione della Cina su ciò. Ma non importa quanto le relazioni sul “lato” sino-cinese del triangolo “Russia-Cina-Giappone” si sviluppino in futuro, è ovvio che le due principali potenze asiatiche (e la potente vicina Russia) continueranno a competere sulla scena politica mondiale. Dato che la Russia sarà inevitabilmente influenzata dall’andazzo di tale “concorso”, deve mantenere sangue freddo e, in primo luogo, ricordarsi di costruire la propria politica estera e, in secondo luogo, adottare misure per mitigarne l’impatto negativo su politica estera e programma per lo sviluppo economico di Siberia ed Estremo Oriente. Inoltre, attuando la propria strategia in relazione a questi Paesi asiatici, la Russia dovrebbe, in primo luogo, ridurre al minimo le conseguenze del (apparentemente inevitabile) dilagare dei problemi sino-giapponesi in territorio russo e, dall’altro, non adottare alcun passo volontario o involontario che aggravi ulteriormente la situazione. Per raggiungere gli obiettivi, la Russia dovrebbe pensarci due volte e decidere una volta quando si tratta di Cina o Giappone. Questa tattica potrebbe essere particolarmente utile risolvendo il “problema delle isole Curili” o dei “Territori del Nord”, come i giapponesi le chiamano.

Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Esatern Outlook“.

04vladivostok_web1-master768

Shinzo Abe chiede maggiore cooperazione rafforzata con la Russia
Abe invoca anche migliori rapporti con la Cina e la Corea del Sud
TASS 26 settembre 2016RBTHРабочая поездка президента РФ В. Путина в Дальневосточный федеральный округIl Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha detto alla camera del parlamento il 26 settembre che si aspetta di risolvere la vecchia disputa territoriale con la Russia e di rafforzare la cooperazione bilaterale. “Questo mese ho avuto il 14° incontro con il Presidente russo Vladimir Putin. Risolvendo la questione territoriale porremo fine alla situazione anomala in cui i nostri Paesi non hanno un trattato di pace a 71 anni dalla fine della guerra”, ha detto Abe alla sessione plenaria per annunciare il suo programma. Aprendo grandi possibilità alla collaborazione giapponese-russa in campo economico, energetico e altri, aggiungeva. “La visita del Presidente della Russia in Giappone quest’anno ci permetterà di avanzare i colloqui secondo il ruolo di primo piano dei nostri Paesi”. Abe sottolineava anche che l’alleanza con gli Stati Uniti è alla base della politica estera e della sicurezza del Giappone. Il primo ministro sottolineava anche l’intenzione di migliorare le relazioni con la Cina e approfondire la cooperazione con la Corea del Sud, definendola “vicina importante”.
Russia e Giappone non hanno ancora firmato il trattato di pace della Seconda guerra mondiale. La soluzione del problema, ereditato dall’Unione Sovietica, è ostacolata dalla disputa sulle Curili meridionali, le isole di Shikotan, Habomai, Iturup e Kunashir, che il Giappone chiama “Territori del Nord”. Nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica prese le isole, e nel febbraio 1946 le isole Curili furono dichiarate territori dell’Unione Sovietica. Nel 1956, URSS e Giappone firmavano la dichiarazione congiunta per stabilisce rapporti bilaterali diplomatici, commerciali ed altri. Secondo il documento ratificato dai parlamenti di entrambi i Paesi, l’URSS espresse la disponibilità di restituire unilateralmente Shikotan e Habomai come gesto di buona volontà, ma solo dopo aver firmato il trattato di pace. L’accordo fu respinto dal Giappone che, nel contesto della guerra fredda, pretendeva anche le isole Kunashir e Iturup.
All’inizio di settembre, Putin e Abe s’incontravano a Vladivostok in Russia durante il Forum economico orientale (EEF) decidendo d’intensificare i colloqui bilaterali e d’incontrarsi in Perù al vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) di novembre. A dicembre, il leader russo dovrebbe vistare il Giappone.putin-abe-meeting-e1473094900427-840x440Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile

Solo i bombardamenti non ottengono nulla: cosa possono fare i militari degli Stati Uniti?
Fred Reed, The Unz Review, 24 settembre 2016 – Russia Insiderarticle-2129975-129a4acf000005dc-838_964x552Cos’è l’esercito degli Stati Uniti e cosa precisamente può fare? In termini pratici, quanto è potente? Sulla carta, è enorme, con gruppi di portaerei, tecnologia avanzata, molti sottomarini, satelliti ecc. Cosa comporta tutto questo? Il potere militare non esiste indipendentemente ma in relazione a circostanze specifiche. Confrontare le specifiche tecniche del T-14 e dell’M1A2, o del Su-34 e del F-15, o il numero di questo e quello, è un esercizio intellettuale interessante. Ma non ha senso senza il riferimento a circostanze specifiche. Ad esempio, gli USA sono di gran lunga superiori militarmente alla Corea democratica in ogni tipo di armamenti, ma la RPDC ha le bombe nucleari, non può lanciarle sugli Stati Uniti, ma probabilmente su Seoul sì. Anche senza armi nucleari, ha un grande esercito e numerosi pezzi d’artiglieria puntati su Seoul. Ha un governo imprevedibile. Come disse Gordon Liddy, se le risposte alle provocazioni sono selvaggiamente sproporzionate alle provocazioni, sei imprevedibili e nessuno ti provocherà. L’attacco aereo statunitense sulla RPDC, l’unico possibile escluso l’attacco preventivo nucleare, ha l’alta probabilità di scatenare la guerra nella penisola, devastando Seoul, paralizzando il commercio notevole dei partner della Samsung e avendo un risultato incerto. Gli Stati Uniti non hanno i mezzi per inviare tutte le truppe in Corea rapidamente e le conseguenze in politica interna di molti soldati uccisi dal nemico sarebbero gravi. Il costo probabilmente supererebbe di gran lunga ogni possibile beneficio. In termini pratici, la superiorità militare di Washington non significa niente per la Corea democratica, e Pyongyang lo sa.
Si prenda in considerazione l’Ucraina. Sulla carta, le forze statunitensi nel complesso sono superiori a quelle russe. A livello locale, no. La Russia confina con l’Ucraina e potrebbe entrarvi rapidamente. Gli Stati Uniti non possono inviarvi forze a sostegno rapidamente ad eccezione di una certa forza aerea, che funziona contro molti Paesi contadini indifesi. Ma la Russia non è un Paese contadino indifeso. L’Europa, docile e obbediente al solito con gli USA, difficilmente s’impegnerà in una guerra con Mosca a beneficio di Washington. Gli europei sono consapevoli che la Russia confina con l’Europa orientale, che confina con l’Europa occidentale. Per Washington, combattere la Russia in Ucraina richiederebbe un enorme sforzo logistico via mare e la mobilitazione nazionale. Una guerra con potenze nucleari non è il massimo del giudizio. Anche in questo caso, la superiorità militare di Washington non significa nulla.
Si consideri la controversia di Washington con la Cina nel Pacifico. La Cina non può corrispondere alla potenza navale statunitense. Non deve. Pechino si è concentrata sui missili anti-nave “carrier-killer”, come il missile balistico DF-21. Come funziona non lo so, ma i cinesi non sono stupidi, e il rischio di scoprirlo vale la pena? I missili da crociera stealth sono assai meno costosi delle portaerei, e gli ammiragli statunitensi sanno bene che se gli arrivassero contemporaneamente, non ci sarebbe lieto fine. Avere una flotta disattivata dalla Cina sarà intollerabile a Washington, ma le possibili risposte appaiono poco attraenti. Inizierebbe una guerra convenzionale con la Cina dalle conseguenze economiche orribili? Non sarebbe gradito agli alleati. Tagliare le rotte del petrolio della Cina dal Medio Oriente per spingere Pechino alla guerra nucleare? Distruggere la diga delle Tre Gole e Dio sa quante persone annegare? Se la Cina utilizzasse la guerra come pretesto per l’annessione di Paesi confinanti? Cosa farebbe la Russia? Le conseguenze probabili e certe rendono l’avventura poco attraente, tanto più che probabili pretesti per una guerra con la Cina, alcune rocce nel Pacifico per esempio, sono troppo banali per essere degni di costi ed esiti incerti. Anche in questo caso, la superiorità militare non significa molto. Viviamo in un mondo fondamentalmente diverso dal secolo scorso. Le guerre totali tra grandi potenze, vale a dire potenze nucleari, sono improbabili dato che lo diverrebbero in un’ora, e tutti lo sanno. Nella seconda guerra mondiale la Germania si convinse, ragionevolmente e quasi correttamente, che la Russia sarebbe caduta in estate, o i giapponesi che i depressi e disarmati USA non avrebbero combattuto. Oggi, no. Minaccia una potenza nucleare su qualcosa che considera vitale e rischi di friggere. Quindi, nessuno ci pensa. In ogni caso, nessuno, anche se i pazzi abbondano a DC e New York.
Allora, nel mondo di oggi, a che pro enormi forze convenzionali? L’esercito statunitense è una forza militare da seconda guerra mondiale aggiornata, progettata per combattere altre forze armate come se si trovassero nel mondo che esisteva durante la seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica era quel tipo di potenza militare. Oggi non ci sono tali forze da combattere per gli USA. Non siamo nello stesso mondo. Washington sembra non averlo notato. Le forze militari della seconda guerra mondiale dovevano distruggere obiettivi di alto valore, aerei, navi, fabbriche, carri armati ed era cruciale catturare il territorio del nemico: il Paese. Quando furono distrutte le armi pesanti della Wehrmacht e la Germania occupata, si vinse. Questo è il tipo di guerra che i militari hanno sempre assaporato, molti fragori e furie, obiettivi chiari. Non funziona così oggi. Come la Corea, o le milizie di contadini semi-organizzati, che hanno sconcertato il Pentagono non avendo obiettivi di alto valore o un territorio cruciale. In Afghanistan, per esempio, caprai coi fucili potrebbero semplicemente disperdersi, senza offrire alcun obiettivo, non certo di alto valore. Alcun territorio gli è fondamentale. Se gli Stati Uniti montassero un’enorme operazione per prendere la Provincia A, la resistenza potrebbe semplicemente svanire tra la popolazione o spostarsi nella Provincia B. Gli Stati Uniti sarebbero sempre vittoriosi ma mai vincitori. Prima o poi gli USA se ne andranno. Il mondo lo sa. Inoltre, la natura del conflitto è cambiata. Fin quando l’Unione Sovietica evaporò, gli imperi si ampliavano con la conquista militare. Nel mondo di oggi, i Paesi non hanno perso le ambizioni imperiali, ma l’approccio non è più militare. La Cina sembra intenzionata a portare l’Eurasia sotto la sua egemonia, e avanza verso ciò, ma il suo approccio è economico non militare. I cinesi non sono alla mano, ma sono tuttavia intelligenti. E’ molto più economico e più sicuro espandersi commercialmente che militarmente, è più saggio eludere il confronto militare, in una parola, ignorare gli USA e più correttamente scansare il Pentagono. La potenza militare e diplomatica nasce da quella economica, e la Cina ha successo economico. Utilizzando il peso commerciale, espande l’influenza, ma in modi non facilmente bombardabili. Sostiene l’alleanza BRICS, dal quale sono esclusi gli Stati Uniti. Amplia la SCO, da cui sono esclusi gli USA. Forse ancora più importante, ha creato l’AIIB, Asian Infrastructural Investment Bank, che non comprende gli Stati Uniti, ma i loro alleati europei. Queste organizzazioni probabilmente non useranno più i dollari, una seria minaccia all’egemonia economica di Washington.

Qual è la rilevanza del Pentagono? Come si fa a bombardare un accordo commerciale?
La Cina gode di solvibilità e perciò egemonizza con entusiasmo. Così, nel Pakistan ha costruito la Karakoram Highway da Karachi a Xian Jiang, che consentirà di aumentare il commercio. Avvia i due reattori vicini a Karachi. Investe nelle risorse afgane, aumenta il commercio con l’Iran. Quando gli Stati Uniti finalmente se ne andranno, la Cina, senza sparare un colpo, sarà predominante nella regione.

Qual è la rilevanza della portaerei?
Pechino seriamente cerca di costruire varie linee ferroviarie, treni ad alta velocità, per l’Europa, assieme a fibre ottiche e così via. Non solo ne parla ma la Cina ha i soldi e una vasta rete di treni ad alta velocità nazionale. (Gli Stati Uniti neanche un miglio.) Googla “linee ferroviarie Cina-Europa”.

Cosa farebbe il Pentagono? Bombardare i binari?
Mentre viaggi e commercio da Berlino a Pechino aumentano, e la Cina prospera volendo altre merci europee, gli uomini d’affari europei vorranno coccolarla finché quel favolosamente grande mercato allenterà la morsa di Washington sulla gola d’Europa. Ditelo tre volte lentamente: Eur-Asia. Eur-Asia. Eur-Asia. Vi prometto che è ciò che dicono i cinesi.

Cosa bombarderanno le forze armate da migliaia di miliardi del Pentagono? L’Europa? Le ferrovie del Kazakistan? Gli stabilimenti della BMW?
Tutto questo per dire che se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile, ed aiuta la Cina a mandare in bancarotta gli Stati Uniti. Più volte è stato dimostrato che non si possono sconfiggere contadini armati con armi tremende come AK, RPG e IED. Gli Stati Uniti non hanno le forze di terra per combattere un nemico grande o consistente. Potrebbero bombardare l’Iran, con conseguenze imprevedibili, ma non conquistarlo. Le guerre in Medio Oriente ben illustrano tale principio. In Iraq non ha funzionato. In Libia neanche. L’Iran non si spaventa. Lo SIIL e altre curiosità? Il Pentagono ancora bombarda un nemico che non può rispondergli, è la sua specialità, ma non sembra che una sconfitta.
Forze armate sbagliate, nemico sbagliato, guerra sbagliata, mondo sbagliato.Aerial view of the Pentagon, Arlington, VA

Ex-ministro iraniano: le forze di terra dell’IRGC sono 5 volte più grandi dell’US Army
FNA, 26 settembre 2016

13950705000314_photoiMohsen Rafiqdoust, ministro del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche durante gli anni della guerra imposta dall’Iraq, ha detto che le forze di terra del IRGC sono cinque volte maggiori dell’esercito degli Stati Uniti, aggiungendo che il IRGC può inviare 6 milioni di truppe in qualsiasi campo di battaglia in pochi giorni. “Oggi, le dimensioni delle forze di terra del IRGC sono cinque volte quelle dell’esercito degli Stati Uniti, e sono le forza di terra che decidono le guerre“, dichiarava Rafiqdoust a una riunione a Teheran. “Le forze di terra del IRGC possono inviare 6 milioni di truppe pronte sul campo di battaglia in meno di 10 giorni“, aggiungeva. Osservando come i depositi del Paese siano pieni di armi e armamenti, Rafiqdoust ha detto, “I nostri missili sono pronti ad essere lanciati su Israele. Questo è stato dimostrato agli statunitensi, autorizzati ad averne dei video” (attraverso le trasmissioni della TV iraniana). Un lancio contro l’Iran da Israele significherebbe che “l’Iran polverizzerà Tel Aviv“, sottolineava. Con osservazioni rilevanti nel 2014, il comandante delle forze di terra del IRGC, Generale di Brigata Mohammad Pakpour, disse che i suoi soldati sono tra i migliori della regione. “Oggi, l’Esercito e le forze di terra del IRGC sono tra le migliori e più potenti forze di terra della regione“, aveva detto a margine della cerimonia per commemorare i martiri dell’industria missilistica del IRGC a Teheran. Inoltre, nello stesso anno, il Generale Pakpour sottolineò la preparazione completa del IRGC nel difendere l’integrità territoriale e la sicurezza dell’Iran. “Grazie a Dio e alla buona amministrazione dell’Iran, non abbiamo alcun problema particolare per la sicurezza del Paese; in generale, i problemi sono dei nostri vicini e, talvolta, elementi terroristici si dirigono in Iran dall’estero”, aveva detto Pakpour. “Le forze speciali delle forze di terra del IRGC sono completamente pronte a difendere e proteggere ogni parte dell’Iran in qualsiasi condizione“, aggiunse.

iran-iraq-militias

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Giappone sempre più vicini

Alexander Mercouris, The Duran 5/9/2016Vladimir Putin, Shinzo AbeGli incontri al vertice tra il Presidente russo Putin e i leader giapponese e sudcoreano promettono un rapido rafforzarsi delle relazioni quale risultato del perno asiatico della Russia.
Mentre le relazioni della Russia con Stati Uniti ed Europa restano tese, le relazioni della Russia con i tre giganti dell’Estremo Oriente, Cina, Giappone e Corea del Sud, migliorano da “molto buone” ad “ancora meglio”. Mentre l’arrivo del presidente Obama al vertice del G20 a Hangzhou, in Cina, aveva dello scandaloso, i cinesi chiarivano che consideravano il Presidente Putin l’ospite d’onore. Ciò naturalmente in linea con la realtà dell’alleanza russo-cinese (o “grande partnership strategica”), sempre più sostenuta dagli amichevoli rapporti personali tra Putin e il Presidente Xi Jinping. Se l’accoglienza trionfale di Putin a Hangzhou era prevedibile, forse è più fastidioso per Washington l’entusiasmo per migliori rapporti con la Russia dei due alleati chiave degli USA in Estremo Oriente, Giappone e Corea del Sud. Il Primo ministro giapponese Shinzo Abe e la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye partecipavano al Forum economico nell’Estremo Oriente della Russia, nella città portuale di Vladivostok, sul Pacifico, dove avevano incontri molto amichevoli con Putin per discutere a pieno delle loro relazioni e parlando con entusiasmo del futuro delle relazioni dei loro Paesi con la Russia. Vi sono ragioni pratiche per cui i leader giapponese e sudcoreana vedano relazioni più forti con la Russia. In primo luogo vi sono i benefici economici evidenti, con la Russia che diventa importante futura fonte di energia e materie prime per questi Paesi e possibile mercato per i loro prodotti. Guardando al futuro, con una forza lavoro altamente istruita e ben disciplinata, notevole base industriale, una tradizionalmente forte base scientifica e infrastrutture dal basso costo e molto competitive, la Russia è un partner evidente per i futuri programmi industriali. Shinzo Abe in occasione del Forum ha parlato di tutto questo in termini quasi rapsodici, prospettando sempre più la possibilità di un trattato di pace tra Giappone e Russia, “Facciamo della regione dell’Estremo Oriente della Russia una base per le esportazioni verso l’Asia e la regione del Pacifico, aumentando nel contempo la produttività e avanzando la diversificazione delle industrie russe… Ci riuniamo una volta all’anno a Vladivostok per confermare l’avanzamento di questi otto punti… Non posso fare a meno di dire che sia innaturale che vicini importanti come Russia e Giappone, che hanno sicuramente un potenziale illimitato, finora non abbiano ancora concluso un trattato di pace. Mettendo fine a questa situazione innaturale durata 70 anni, non tracceremmo una nuova era tra Giappone e Russia in futuro? Vladimir, per decidere su future relazioni bilaterali dal potenziale illimitato, sono deciso a usare tutte le mie forze per far progredire i rapporti tra Giappone e Russia insieme a voi“.
Gli “otto punti” di Abe si riferiscono a un piano di cooperazione economica in otto punti focalizzati sullo sviluppo della regione dell’Estremo Oriente della Russia, che Abe ha presentato a Putin nel vertice a maggio. Il trattato di pace a cui Abe si riferiva è una questione dibattuta tra Russia e Giappone dal 1950. Dalla Seconda guerra mondiale la Russia ha il controllo di alcune isole dell’arcipelago delle Curili, reclamate dal Giappone, ponendo come condizione per il trattato di pace tra Russia e Giappone, che terminerebbe le ostilità in teoria esistenti tra i due Paesi dalla Seconda guerra mondiale, la restituzione di queste isole al Giappone. Nel 1950 la Russia (o più precisamente l’URSS) si offrì di restituire le due isole meridionali al Giappone, che quasi accettò. Tuttavia il Giappone infine respinse l’offerta su pressione degli Stati Uniti, perpetuando la controversia da allora. La Russia ha ripetutamente chiarito che non è disposta a restituire le isole al Giappone in cambio del trattato di pace. In un’intervista a Bloomberg, poco prima della riunione con Abe, Putin l’ha ribadito, “Non scambiamo territori, anche se concludere il trattato di pace con il Giappone è certamente fondamentale e richiede una soluzione comune coi nostri amici giapponesi”. Putin sa senza dubbio che la restituzione delle isole al Giappone è inaccettabile per l’opinione pubblica russa. Nel 1992 l’allora presidente Eltsin fu costretto a sospendere all’ultimo momento un viaggio programmato in Giappone a causa della pubblica indignazione temendo che, appena un anno dopo la fine dell’Unione Sovietica, si preparasse a consegnare le isole al Giappone. Non vi sono prove che il sentimento popolare russo sul tema si sia moderato da allora. Inoltre le isole sono d’importanza strategica per la Russia dato che sorvegliano i punti d’ingresso al Mare di Okhotsk, un’area per le operazioni dei sottomarini nucleari strategici della Flotta del Pacifico della Russia. Al contrario, Putin e Abe sanno che, nonostante le richieste rumorose sulle isole dai nazionalisti giapponesi, l’opinione pubblica giapponese da tempo ignora le isole e non è interessata al problema. Se è improbabile che Abe abbandoni la richiesta sulle isole, sa però che Putin non ha intenzione di rinunciarvi, e per far avanzare l’idea del trattato di pace e le trattative per raggiungerlo, ora riavviate, probabilmente metterà da parte la questione delle isole mentre lui e il Giappone forgiano rapporti più stretti con la Russia.
È importante sottolineare che Abe non si limitava a discutere con Putin di rapporti economici più stretti. Cerca anche legami politici e anche militari più forti, a quanto pare anche accettando scambi tra le autorità della Difesa dei due Paesi ed avanzando l’idea, per la prima volta, di esercitazioni congiunte delle Marine dei due Paesi. Queste ultime avrebbero un grande significato simbolico, dato che sarebbe il primo grande contatto tra le rispettive Marine dalla battaglia di Tsushima, evento cruciale nella Storia moderna di entrambi i Paesi. Più prosaicamente e più praticamente, Abe a quanto pare ha anche proposto ulteriori colloqui tra il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Shotaro Yachi, che dirige la segreteria del Consiglio di Sicurezza Nazionale del Giappone, e Nikolaj Patrushev, segretario dell’onnipotente Consiglio di Sicurezza della Russia. Dietro l’entusiasmo di Abe e della presidentessa sudcoreana Park Geun-hye, c’è la schiacciante realtà della rapida crescita della potenza cinese. Con Giappone e Corea del Sud dai rapporti resi con la Cina, sarebbe sensato che entrambi i Paesi sviluppino buone relazioni con il grande alleato della Cina, la Russia, per influenzare e trattenere Pechino tramite essa. Ciò è sempre più il modello nella regione Asia-Pacifico, con la Russia che cerca e accetta accordi di buoni rapporti da sempre più Paesi nell’ombra della Cina: India, Vietnam, Corea del Sud e Giappone. I russi dimostrano grande abilità sfruttando il vantaggio dell’alleanza non dichiarata con la Cina, migliorando le relazioni con questi Paesi, tra cui Corea del Sud e Giappone, mai amici in precedenza. Per i cinesi è anche nel loro interesse che un Paese vicino, la Russia, sviluppi relazioni con Paesi che altrimenti potrebbero facilmente divenire nemici. Gli Stati Uniti, come dimostra la farsa all’arrivo di Obama al vertice di Hangzhou, sono sempre più emarginati, e guardano frustrati la Russia espandere i legami nell’Asia orientale e il fallimento dei loro tentativi d’isolare la Russia.G20 Leaders Meet In St. Petersburg For The SummitTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si vendica dell’Ucraina comprandole il Sogno

Kiev pagherà a caro prezzo non aver onorato il debito con Pechino
Irina Alksnis, Na Linii 2/9/2016 – Russia Insider1472658200-2742Internet russa è esplosa in occasione della notizia che il leggendario aereo cargo sovietico Antonov An-225 Mrija (Sogno) è ora di proprietà della Cina. Il modo in cui l’accordo è stato annunciato è indicativo del contenuto. La CCTV, la TV cinese, riferiva che il regno celeste avrà l’aereo dalle aziende di Stato ucraine con armi e bagagli, tra cui tutti i documenti. Poche ore dopo, Antonov smentiva per poi fare un commento vago sull’accordo. Ci chiediamo chi dica la verità. Personalmente, penso che tra un organismo ufficiale cinese e una fonte ucraina, la scelta è evidente. Ma il motivo per cui hanno deciso di annunciarlo in questo strano modo? Ci sono stati altri casi in cui grandi accordi furono nascosti per molto meno. Silenzio e delicatezza sono elementari nel mondo degli affari, e i cinesi lo sanno. Allora, cos’è successo? La spiegazione è probabilmente abbastanza semplice. In primo luogo, i cinesi sanno che l’Ucraina è in un vicolo cieco, ed oltre ad ottenere lo Mrija vogliono umiliare l’Ucraina. Ecco il perché della dichiarazione di CCTV così rozze ed offensiva verso l’Ucraina. Guardando ai precedenti, si nota che la Cina ha si è comportata così da prima.
Pochi giorni fa fu rivelato che Pechino non ha invitato Pjotr Poroshenko al vertice del G20 di settembre a Hangzhou, anche se gli ucraini cercavano di farsi accettare, anche pubblicamente, apparendo piuttosto stupidi. L’Ucraina è stata ignorata dalla Cina, anche se ha invitato i leader di Ciad, Laos e Senegal. E proprio ieri la Cina ha pubblicamente schiaffeggiato l’Ucraina rifiutandosi d’importare il suo grano infesto. La Cina ha diverse ragioni per tale comportamento verso l’Ucraina, ed una è il prestito per il grano da tre miliardi di dollari, una vicenda non insolita in Ucraina: Nel 2013 la Cina diede un prestito di tre miliardi di dollari all’Ucraina per acquistare grano in cambio di merci cinesi. Poi c’è stata Majdan ed il prestito è stato chiuso prima che Kiev adempisse ai suoi obblighi. Le nuove autorità sono arrivate a dire: “Avete dato i soldi a Janukovich, quindi chiedete a lui”. Ma solo un pazzo totale può pensare che la Cina avrebbe perdonato tali inganno, violazione del contratto e rapina. L’Ucraina dovrà pagare e pentirsene. E’ anche strano che la CCTV non abbia menzionato il prezzo in gioco, il che suggerisce che la Cina si prende il Mrija come rimborso del debito. Pechino cogli ogni opportunità per pulirsi pubblicamente gli stivali sull’Ucraina. Perché tutto ha un prezzo.An-225-vs-747Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stalin, la Bomba e gli imbecilli occidentali

Micheal D. Gordin, The History Reader 16 luglio 2011RV-AQ260_bkrvpo_J_20150515130807Il 16 luglio, il giorno prima dell’inizio di Terminal, gli scienziati che lavoravano al Progetto Manhattan fecero esplodere la prima atomica del mondo nel deserto di Alamogordo, New Mexico: era l’Operazione Trinity. In cima ad una torre di 30 metri, pezzi di plutonio (un metallo pesante generato dall’uranio arricchito nei reattori atomici, una nuova invenzione), accuratamente sagomati nei segmenti di una sfera, furono fatti implodere in un nucleo denso, avviando la fissione. I nuclei pesanti degli atomi di plutonio si scissero, liberando enormi quantità di energia. Questo processo fisico fu scoperto solo nel dicembre 1938; il plutonio fu segretamente sintetizzato nell’inverno 1940-1941, e ora gli statunitensi ne ottennero un’arma. Il test era andato perfettamente, e la bomba Fat Man, e la più semplice basata su un cannone all’uranio 235 denominata Little Boy, furono spedite nel Pacifico per farle esplodere su città giapponesi appositamente scelte. Forse i sovietici non erano necessari, dopo tutto. Ma a Stalin andava detto. Ufficialmente era un alleato, anche se nessuna delle due parti si fidava dell’altra, e tecnicamente non era ancora un alleato nella guerra del Pacifico. Molti protagonisti statunitensi avevano la crescente sensazione che l’alleanza di Roosevelt e Stalin fosse stata un errore o stava per diventarlo. Forse questo era un campo in cui la tendenza ad essere troppo accoglienti verso i sovietici andava rivista. Il Progetto Manhattan, iniziato come collaborazione anglo-statunitense, aveva deliberatamente ed esplicitamente escluso l’Unione Sovietica fin dall’inizio. Per quanto Truman e Byrnes ne sapessero, Stalin era completamente all’oscuro dei loro sforzi per militarizzare uranio e plutonio, ma certamente l’avrebbe saputo una volta che la prima città venne distrutta all’inizio di agosto, e avrebbe capito che era stato lasciato all’oscuro di proposito. L’impulso iniziale di Byrnes era di continuare così. Il ministro della Guerra Henry L. Stimson non era d’accordo. Stimson era un incaricato anziano nominato da Roosevelt, ed ex-segretario di Stato del presidente repubblicano Herbert Hoover. (Stimson rimase un repubblicano irremovibile sotto i due presidenti democratici che servì). Byrnes, non volendo interferenze, fece di tutto per non invitarlo al vertice di Potsdam, ma Stimson vi andò lo stesso, soprattutto per consigliare Truman su S-1 (il nome in codice del Progetto Manhattan). Il tempo dello stallo con Stalin era finito. Il verbale dell’ultima riunione del Comitato politico combinato anglo-statunitense del 4 luglio 1945, registrava il segretario della guerra già convinto che Potsdam fosse il luogo per sollevare il velo ai sovietici, almeno un po’: “Se nulla viene detto in questo incontro su TA (leghe per tubi = arma atomica) l’immediato uso potrebbe avere un grave effetto sulle relazioni franche tra i tre grandi alleati. (Stimson) aveva quindi consigliato al presidente di osservare l’atmosfera al vertice (di Potsdam). Se la franchezza reciproca su altre questioni era reale e soddisfacente, allora il presidente poteva dire che era stata sviluppata la fissione nucleare per scopi bellici, con buoni progressi; e che un tentativo di utilizzare un’arma sarebbe stato compiuto a breve, anche se non era certo se avrebbe avuto successo”.
1945-molotov Il comitato interinale, un gruppo di funzionari civili e militari con qualche scienziato che Stimson aveva convocato per discutere delle implicazioni in tempo di guerra e nel dopoguerra della bomba atomica, aveva “unanimemente convenuto che sarebbe stato un notevole vantaggio, se utile all’occasione, che il Presidente suggerisse ai sovietici che stavamo lavorando su questa arma con prospettive di successo e che ci aspettavamo di usarla contro il Giappone”. In un primo momento, Truman era ostile all’idea d’informare Stalin, e Winston Churchill lo era altrettanto. Ma la notizia su Trinity cambiò tutto. Stimson scrisse nel suo diario che Churchill “Ora non solo non era preoccupato d’informare i russi sulla questione, ma era piuttosto incline a usarla come argomento a nostro favore nei negoziati“, e continuava: “Il sentimento… è unanime nel ritenere che fosse opportuno dire ai russi almeno che stavamo lavorando su questo tema e dell’intenzione di usarla se e quando completata con successo“. Il 24 luglio, intorno alle 19:30, dopo una dura giornata di negoziati sulle questioni europee, Truman saltellando verso Stalin durante una pausa, lasciandosi l’interprete alle spalle, scambiò qualche parola. Non sapremo mai esattamente cosa disse, ed esattamente cosa rispose Stalin. Lo scambio ebbe ripercussioni enormi, ma Truman, Stalin e l’interprete di quest’ultimo, V. N. Pavlov, non lasciarono alcuna trascrizione immediata di ciò che accadde. L’interprete di Truman, Charles “Chip” Bohlen, rimase indietro mentre il suo capo fece la sua mossa: “Spiegando che voleva essere il più informale e casuale possibile, Truman disse durante una pausa che sarebbe andato verso Stalin e con nonchalance informarlo. Mi disse di non accompagnarlo, come facevo normalmente, perché non voleva indicare che vi fosse nulla di particolarmente importante. Così Pavlov, l’interprete russo, tradusse le parole di Truman a Stalin. Non sentì la conversazione, anche se Truman e Byrnes dissero che c’ero… Dall’altra parte della stanza, guardai con attenzione la faccia di Stalin mentre il presidente dava la notizia. Così estemporanea fu la risposta di Stalin che ebbi il dubbio che il messaggio del presidente fosse arrivato. Avrei dovuto bene sapere di non sottovalutare il dittatore”. Bohlen non fu l’unico che pensò che ci fosse stato un problema di comunicazione. Tutti, Bohlen, Stimson, Byrnes, Churchill, osservarono la conversazione con attenzione, anche se non con troppa attenzione, per non far capire a Stalin che la battuta era importante. Come Byrnes ricordò nelle sue memorie del 1947: “(Truman) disse che aveva detto a Stalin che, dopo una lunga sperimentazione, avevamo messo a punto una nuova bomba molto più distruttiva di ogni altra bomba conosciuta, e che prevedevamo di usarla molto presto, a meno che il Giappone non si arrendeva. L’unica risposta di Stalin fu di essere contento di sentire della bomba e sperava che l’avremmo usata. Fui sorpreso dalla mancanza d’interesse di Stalin. Conclusi che non ne colse l’importanza. Pensai che il giorno dopo avrebbe chiesto ulteriori informazioni. Non lo fece. Più tardi conclusi che, poiché i sovietici tenevano segreti i loro sviluppi militari, pensassero che fosse improprio chiedere dei nostri”. Nel 1958, nella seconda edizione delle memorie, rivide leggermente il suo punto di vista: “Non credevo che Stalin colse il pieno significato della dichiarazione del Presidente, e pensai che il giorno dopo ci sarebbe stata qualche indagine su questa “arma nuova e potente”, ma mi sbagliai. Pensai allora e anche adesso che Stalin non apprezzasse l’importanza delle informazioni dategli; ma ci sono altri che credono che, alla luce delle informazioni successive sui servizi segreti sovietici in questo Paese, fosse già a conoscenza del test del New Mexico, e che a ciò fosse dovuta la sua apparente indifferenza”.
preview.php Il dittatore sovietico non lasciò nulla sullo scambio, ma la sua delegazione lo fece. E’ difficile prendere le memorie del Ministro degli Esteri sovietico V. M. Molotov come completamente affidabili, poiché ricordò qualcosa che nessun altro vide, la propria presenza alla conversazione, ma sembra certo che Stalin l’informasse subito dopo. Ecco il racconto di Molotov: “Truman prese Stalin e me da parte e con uno sguardo misterioso ci disse che avevano un’arma speciale che non era mai esistita prima, un’arma molto straordinaria… E’ difficile dire ciò che pensava, ma mi sembrò che volesse scioccarci. Stalin reagì con molta calma, in modo che Truman pensasse che non avesse capito. Truman non disse ‘bomba atomica’, ma lo capimmo subito“. Ci sono tre caratteristiche importanti della versione sovietica: Truman non specificò mai il carattere nucleare dell’arma; i sovietici conoscevano la realtà delle sue parole, anche se non la rivelarono, e Stalin e il suo entourage la videro come una velata minaccia. Il Maresciallo Georgij Zhukov, Comandante dell’Armata Rossa e quindi figura cruciale a Potsdam, ritenne che Truman andò da Stalin “ovviamente per ricattarlo politicamente“, ma osservò che Stalin “non espresse per nulla i suoi sentimenti, agendo come se non vi trovasse niente di importante nelle parole di H. Truman”. Il che ci lascia l’importante domanda: Cosa pensava Stalin? In effetti, cosa sapeva davvero della bomba atomica prima della battuta di Truman? Truman era certo che non ne sapesse nulla, come dichiarò in un’intervista nel 1959: “Quando (il giornalista del New York Times William Laurence) dice che Stalin sapeva, non è vero. Non ne sapeva assolutamente nulla fin quando accadde… Non ne sapeva più dell’uomo sulla Luna“. Tuttavia, come è ormai evidente dagli archivi sovietici, Truman giudicò male l’avversario. Stalin ne sapeva abbastanza. Il 7 agosto, il giorno dopo la distruzione di Hiroshima con la bomba all’uranio Little Boy, Molotov (ora a Mosca) s’incontrò con l’ambasciatore statunitense Averell Harriman e gli disse: “Voi americani potete tenere un segreto quanto volete“. Harriman osservò “qualcosa di simile a un sorriso” sul volto di Molotov, e più tardi osservò che “il modo in cui lo disse mi convinse che non fosse per nulla un segreto… L’unica sorpresa, suppongo, fu il fatto che il test di Alamogordo ebbe successo. Ma Stalin, purtroppo, sapeva che eravamo molto vicini a testare la prima esplosione di prova“. L’intuizione di Harriman era corretta. Zhukov osservò che Stalin prese Molotov da parte la sera della battuta di Truman e disse, “Dobbiamo discutere con Kurchatov dell’accelerazione del nostro lavoro“. Igor Kurchatov era il direttore scientifico del programma della bomba atomica sovietica. Stalin non sapeva solo della bomba, ma stava costruendo la sua; Truman non solo mancò d’impedire la proliferazione sovietica, ma sembra che l’abbia accelerata.Vets-and-the-Soviet-bombTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora