La Cina smantella le operazioni della CIA

Alexander Mercouris, The Duran 21/5/2017

Il New York Times conferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato un’operazione spionistica della CIA in Cina, imprigionando e giustiziando varie spie.
Il New York Times, basandosi su 10 agenti della CIA, afferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato l’intera operazione della CIA in Cina, arrestando ed eliminando 20 spie. Sembra che in un caso i cinesi giustiziassero una delle spie catturate nel cortile di un edificio pubblico davanti ai colleghi con cui lavorava, per avvertirli dei rischi dello spionaggio per la CIA. Sembra che sia stata la peggiore disfatta che la CIA abbia subito dalla fine della guerra fredda e finora gli agenti sono divisi sulle cause, con alcuni che accusano una talpa (i loro sospetti puntano su un individuo che ora vivrebbe in un Paese asiatico) mentre altri accusano la gestione dei responsabili della CIA a Pechino. Indipendentemente dal fatto che l’episodio causi recriminazioni nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti ancora oggi, e mettendo da parte la questione di come la Cina abbia scoperto e distrutto questa rete spionistica, vi sono numerosi spunti da questo episodio.
Il primo è che, sebbene il New York Times affermi che nel 2013 la Cina avrebbe perduto la capacità d’individuare le spie statunitensi, la sconfitta sembra così devastante che è improbabile che l’operazione della CIA in Cina sia stata riportata ai livelli di prima del 2010.
Il secondo è che, anche se i cinesi hanno agito decisamente e spietatamente per distruggere la rete della CIA, hanno agito anche discretamente. Contrariamente a quanto si sa della vicenda e del totale silenzio della Cina, vi è l’enorme sconcerto negli Stati Uniti sui cosiddetti “illegali russi”, arrestati dall’FBI nello stesso periodo. Contrariamente a certe rivendicazioni, gli “illegali” non erano spie ma agenti che l’intelligence russa cercò d’insediare negli Stati Uniti per sostenere future operazioni di spionaggio. Poiché nessuno di loro era effettivamente una spia, le accuse furono relativamente minori e furono tutti subito deportati in Russia, venendo scambiati con vere spie statunitensi che la Russia aveva arrestato. Malgrado nessuno degli “illegali” fosse una spia, la vicenda dominò l’informazione per diversi giorni con una delle arrestate, Anna Chapman, corriere dell’intelligence non ‘illegale’, diventata star dei media notturni. Il contrasto tra la pubblicità degli Stati Uniti sullo smascheramento di questa rete e il silenzio della Cina sui passi assai più drastici presi nello stesso periodo, eliminando ciò che era chiaramente una rete spionistica, colpisce. Bisogna chiedersi se la pubblicità straordinaria che gli Stati Uniti diedero allo smascheramento dei “illegali” russi fosse una forma di compensazione psicologica per l’enorme sconfitta in Cina.
Il terzo punto segue il secondo, uno dei motivi per cui i cinesi, e anche gli USA, mantennero segreto questo affare fu evitare l’enorme danno che avrebbero subito le relazioni tra Stati Uniti e Cina se ciò diveniva pubblico. È facile vedere come la rivelazione della portata dello spionaggio statunitense in Cina sarebbe stato uno shock per il popolo cinese e la sua leadership ovviamente decise di non avvelenare ulteriormente le relazioni della Cina con gli Stati Uniti pubblicizzando la cosa.
Il quarto punto è che malgrado la preoccupazione cinese, la dimensione dell’operazione spionistica statunitense in Cina e la feroce reazione alla scoperta dimostrano che i due Paesi, per quanti convenevoli si scambino, sono rivali e avversari, non “partner” o amici.
Il quinto punto è che i cinesi reagiscono chiaramente molto più spietatamente alla scoperta di spie dei russi. Nei lunghi anni della guerra fredda tra USA e URSS, e dalla fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, si sviluppò una serie chiara di regole. Le spie che lavorano per un Paese, quando catturate dall’altro Paese, salvo circostanze estreme, non venivano più giustiziate, anche se al momento nell’URSS vi era ancora la pena di morte. Invece si trovavano in carcere fino ad essere scambiate. Chiaramente non è così tra Stati Uniti e Cina.
Il sesto punto è che questo episodio evidenzia ancora una volta l’importanza dello spionaggio, cioè dell'”intelligence umana” nel gioco dell’intelligence. Con tutta l’ampia macchina dell’intelligence elettronico di cui sentiamo così tanto parlare, la spiccata vecchia tradizione ha ancora un suo posto, e gli Stati Uniti, insieme alle altre grandi potenze, non fanno eccezione.
Il settimo e ultimo punto è che la fuga su questa storia al New York Times viene ufficialmente sancita, presumibilmente dal nuovo capo della CIA Mike Pompeo, e ci si deve chiedere perché. Può darsi che lui e Trump abbiano deciso di evidenziare la grande sconfitta dell’intelligence che gli Stati Uniti subirono durante l’amministrazione Obama, inviando un messaggio a chi orchestra l’affare Russiagate? Se è così, la fuga di questa storia potrebbe essere il primo passo del contrattacco del presidente Trump, con forse altre rivelazioni come questa.

Anna Chapman

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Storia sanguinaria della Corea

Bruce Cumings, Global Research, 17 maggio 2017Più di quarant’anni fa pranzai con uno storico diplomatico che, come me, studiava documenti sulla Corea presso l’Archivio nazionale di Washington. Osservò se la zona demilitarizzata coreana potesse essere l’epicentro della fine del mondo. Ad aprile, Kim In-ryong, diplomatico nordcoreano presso l’ONU, avvertiva “della situazione pericolosa in cui la guerra termonucleare esploderebbe in qualsiasi momento”. Pochi giorni dopo, il presidente Trump disse alla Reuters che “Potremmo finire coll’avere un grande conflitto con la Corea democratica”. Gli scienziati atmosferici statunitensi dimostrarono che anche una guerra nucleare relativamente contenuta avrebbe emesso abbastanza fumo e detriti da minacciare la popolazione globale: “Una guerra regionale tra India e Pakistan, per esempio, può danneggiare drasticamente Europa, Stati Uniti e altre regioni attraverso la perdita di ozono e il cambiamento climatico“. Com’è possibile che siamo arrivati a questo? Come fa un narcisista gonfio e vizioso, cui ogni altra parola sarebbe menzogna (adatto sia a Trump che a Kim Jong-un), non solo mantengano la pace del mondo nelle loro mani, ma forse il futuro del pianeta? Siamo arrivati a questo punto a causa della costante riluttanza da parte degli statunitensi a guardare la storia in faccia e a concentrarsi solo sulla stessa storia dei leader della Corea democratica. La Corea democratica ha celebrato l’85° anniversario della fondazione dell’Esercito del popolo coreano il 25 aprile, occasione della copertura televisiva completa delle sfilate a Pyongyang e delle enormi tensioni globali. Nessun giornalista sembrava chiedersi perché fosse l’85° anniversario quando la fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea fu nel 1948. Quello che si celebrava veramente era l’inizio della guerriglia coreana contro i giapponesi nella Cina nordorientale, datato ufficialmente 25 aprile 1932.
Dopo che il Giappone annetté la Corea nel 1910, molti coreani fuggirono, fra cui i genitori di Kim Il-sung, ma solo nel marzo 1932, quando il Giappone creò lo Stato-fantoccio del Manchukuo, il movimento d’indipendenza passò alla resistenza armata. Kim e i suoi compagni lanciarono una campagna che durò 13 duri anni, finché il Giappone non abbandonò il controllo della Corea nel quadro della resa del 1945. Questa è la base della legittimità della leadership nordcoreana agli occhi del popolo: nazionalisti rivoluzionari che resistettero alla colonizzazione del proprio Paese; resistettero ancora quando un massiccio attacco delle forze aeree statunitensi, durante la guerra di Corea, si rovesciò sulle loro città, costringendo la popolazione a vivere, lavorare e studiare nei rifugi sotterranei; continuano a resistere agli Stati Uniti da allora; anche al crollo del comunismo occidentale, e questo settembre la DPRK sarà durata più dell’Unione Sovietica. Ma è meno un Paese comunista che uno Stato-guarnigione, a differenza di qualsiasi altro. Tratto da una popolazione di soli 25 milioni di abitanti, l’esercito nordcoreano è il quarto del mondo, con 1,3 milioni di soldati, subito dopo il terzo, con 1,4 milioni di soldati, quello statunitense. La maggior parte della popolazione coreana adulta, uomini e donne, ha trascorso molti anni nell’esercito: le riserve sono limitate solo dalla dimensione della popolazione.
La storia della resistenza di Kim Il-sung contro i giapponesi è circondata da leggenda ed esagerazione nel Nord ed è negata nel sud. Ma è decisamente eroica: combatté per un decennio nell’ambiente dal più duro inverno immaginabile, con temperature a volte di 50° sotto zero. Uno studio recente ha dimostrato che i coreani costituirono la grande maggioranza dei guerriglieri in Manciuria, anche se molti erano comandati da ufficiali cinesi (Kim era membro del Partito Comunista Cinese). Altri guerriglieri coreani dirigevano dei distaccamenti, come Choe Yong-gon, Kim Chaek e Choe Hyon, e quando tornarono a Pyongyang nel 1945 costituirono il nucleo del nuovo regime. I loro discendenti costituiscono un’élite numerosa, il numero due del governo, Choe Ryong-hae, è figlio di Choe Hyon. La reputazione di Kim fu inavvertitamente rafforzata dai giapponesi, i cui giornali descrissero la battaglia tra lui e quei coreani che i giapponesi impiegarono per rintracciarlo e ucciderlo, tutti sotto il comando del generale Nozoe Shotoku che dirigeva la Divisione Speciale Kim dell’esercito imperiale. Nell’aprile 1940 le forze di Nozoe catturarono Kim Hye-sun, che si pensa fosse la prima moglie di Kim; i giapponesi tentarono invano di usarla per attrarre Kim, poi l’assassinarono. Takashi Maeda diresse un’altra unità speciale della polizia giapponese, con molti coreani; nel marzo 1940 le sue forze vennero attaccate dalla guerriglia di Kim, e le parti subirono pesanti perdite. Maeda inseguì Kim per quasi due settimane, prima di cadere in trappola. Kim gettò 250 guerriglieri contro i 150 soldati nell’unità di Maeda, uccidendolo assieme a 58 giapponesi e 17 aggregati, e prendendo 13 prigionieri e grandi quantità di armi e munizioni. Nel settembre 1939, quando Hitler invase la Polonia, i giapponesi mobilitarono ciò che lo studioso Suh Dae-sook descrive come “grande spedizione punitiva” con sei battaglioni dell’Armata del Kwantung giapponese e 20000 uomini dell’esercito e della polizia del Manchukuo in una campagna repressiva di sei mesi contro i guerriglieri guidati da Kim e Choe Hyon. Nel settembre 1940 una forza ancora più grande intraprese una campagna contro-insurrezionale contro i guerriglieri cinesi e coreani: “L’operazione punitiva fu condotta per un anno e otto mesi fino alla fine del marzo 1941“, scrive Suh “e i banditi, esclusi quelli guidati da Kim Il-sung, furono completamente annientati. I capi dei banditi furono uccisi o costretti a sottomettersi”. Una figura vitale nel lungo sforzo giapponese della controinsurrezione fu Kishi Nobusuke, che si fece un nome dirigendo le industrie delle munizioni. Definito criminale di guerra di classe A durante l’occupazione statunitense, Kishi evitò l’incarcerazione e divenne uno dei padri fondatori del Giappone del dopoguerra e del suo organo di governo, il Partito liberaldemocratico; fu primo ministro due volte tra il 1957 e il 1960. L’attuale primo ministro giapponese, Abe Shinzo, è nipote di Kishi che riverisce più di tutti i leader giapponesi. Trump cenava a Mar-a-Lago con Abe, l’11 febbraio, quando un messaggio arrivò, cortesia di Pyongyang: aveva appena testato con successo un nuovo missile a combustibile solido, sparato da un lanciatore mobile. Kim Il-sung e Kishi s’incontrano nuovamente tramite i nipoti. Sono passati otto decenni, e l’ostilità inconciliabile tra Corea democratica e Giappone è ancora nell’aria.
In occidente, il trattamento della Corea democratica è unilaterale e antistorico. Nessuno viene nominato correttamente. Durante la visita di Abe in Florida, Trump l’indicò come “primo ministro Shinzo“. Il 29 aprile, Ana Navarro, commentatrice della CNN, dichiarò: ‘Il ragazzino Un è un maniaco‘. La demonizzazione della Corea democratica trascende le linee di partito, basandosi su una serie di immagini subliminali razziste e orientaliste; nessuno è disposto ad accettare che i nordcoreani possano avere ragioni valide per non accettare la definizione statunitense della realtà. Il rifiuto della visione del mondo statunitense, generalmente percepita come indifferenza, persino insolenza di fronte all’enorme potere statunitense, rende la Corea democratica irrazionale e impossibile da controllare, quindi fondamentalmente pericolosa. Ma se commentatori e politici statunitensi ignorano la storia della Corea, dovrebbero almeno essere consapevoli della propria. Il coinvolgimento statunitense in Corea iniziò verso la fine della seconda guerra mondiale, quando i pianificatori del dipartimento di Stato temevano che i soldati sovietici, che entravano da settentrione nella penisola, avrebbero portato con sé 30000 guerriglieri coreani che avevano combattuto i giapponesi nella Cina nordorientale. Cominciarono a considerare l’occupazione militare piena che assicurasse agli USA la voce più forte negli affari coreani del dopoguerra. Poteva essere una breve occupazione o, come affermato da un documento, dalla “durata considerevole”; il punto principale era che alcun’altra potenza doveva avere un ruolo in Corea tale che “la forza proporzionale degli USA” fosse ridotta a “un punto in cui l’efficacia s’indebolisse”. Il Congresso e il popolo statunitensi non ne sapevano nulla. Molti dei pianificatori erano i nippofili che non avevano mai contestato le pretese coloniali del Giappone in Corea e ora speravano di ricostruire un pacifico e gestibile Giappone nel dopoguerra. Si preoccuparono che l’occupazione sovietica della Corea ostacolasse tale obiettivo e danneggiasse la sicurezza postbellica nel Pacifico. Con tale logica, il giorno dopo l’annientamento di Nagasaki, John J. McCloy del dipartimento della Guerra chiese a Dean Rusk e a un collega di andare in un ufficio dismesso a pensare come dividere la Corea. Scelse il 38esimo parallelo, e tre settimane dopo 25000 truppe statunitensi entrarono nella Corea del sud per istituirvi il governo militare. Durò tre anni. Per rafforzare l’occupazione, gli statunitensi impiegarono ogni mercenario dei giapponesi che poterono trovare, inclusi ex-ufficiali dell’esercito giapponese come Park Chung Hee e Kim Chae-gyu, diplomatisi all’accademia militare statunitense di Seoul nel 1946. (Dopo il colpo di Stato nel 1961, Park divenne presidente della Corea del Sud per un decennio e mezzo finché Kim, ex-capo dell’agenzia d’intelligence centrale, non l’uccise durante una cena). Dopo che gli statunitensi se ne andarono, nel 1948, l’area presso il 38° parallelo era sotto il comando di Kim Sok-won, altro ex-ufficiale dell’esercito imperiale, e non sorprende che dopo una serie di incursioni sudcoreane nel nord, scoppiò la guerra il 25 giugno 1950. Nello stesso sud, dove i capi si sentivano insicuri e consapevoli della minaccia di ciò che chiamavano Vento del nord, ci fu un’orgia di violenza di Stato contro chiunque potesse in qualche modo essere associato alla sinistra o al comunismo. Lo storico Hun Joon Kim scoprì che almeno 300000 persone furono detenute, uccise o semplicemente scomparse per mano del governo sudcoreano nei primi mesi di guerra. Il mio lavoro e quello di John Merrill indicano che tra 100000 e 200000 persone morirono per le violenze politiche prima del 1950, per mano del governo sudcoreano o delle forze d’occupazione statunitensi. Nel suo recente libro, Le Ferite della Guerra di Corea, combinando ricerca d’archivio, registrazioni delle fosse comune e interviste ai parenti di morti e fuggiaschi ad Osaka, Hwang Su-kyoung documenta i massacri nei villaggi sulle coste meridionali. In breve, la Repubblica di Corea fu una delle dittature più sanguinose della guerra fredda; molti responsabili dei massacri servirono i giapponesi nel lavoro sporco e furono poi rimessi al potere dagli statunitensi.
Agli statunitensi piace vedersi come semplici passanti nella storia del dopoguerra coreano. Si descrivono sempre al passivo: “La Corea fu divisa nel 1945”, senza menzionare McCloy e Rusk, due degli uomini più influenti della politica estera del dopoguerra, che tracciarono la linea senza consultare nessuno. Ci furono due colpi di Stato militari nel Sud, mentre gli Stati Uniti controllavano l’esercito coreano, nel 1961 e nel 1980; gli statunitensi rimasero fermi per non essere accusati d’interferire nella politica coreana. La democrazia e l’economia vibrante della Corea del Sud dal 1988 sembravano aver superato ogni esigenza di riconoscere i precedenti quarant’anni di storia, durante cui il Nord aveva ragionevolmente affermato che la propria autocrazia era necessaria per contrastare il dominio militare a Seoul. È solo nel contesto attuale che il Nord appare al meglio un anacronismo, al peggio una tirannia viziosa. Da 25 anni il mondo è stato trascinato ad impedire le armi nucleari nordcoreane, ma quasi nessuno indica che gli Stati Uniti le introdussero nel 1958 nella penisola coreana; ce n’erano centinaia quando il ritiro mondiale delle armi tattiche nucleari avvenne con George HW Bush. Ma ogni amministrazione statunitense dal 1991 ha sfidato la Corea democratica con frequenti voli di bombardieri nucleari nello spazio aereo sudcoreano e ogni giorno un sottomarino classe Ohio potrebbe colpire il Nord in poche ore. Oggi ci sono 28000 soldati statunitensi in Corea, perpetuando l’indebito stallo con la potenza nucleare del Nord. L’occupazione si è rivelata di “durata considerevole”, ma è anche il risultato di un fallimento strategico colossale, entrato nell’ottavo decennio. È comune per gli esperti affermare che Washington non può che prendere seriamente la Corea democratica, ma essa adotta le proprie misure e non si sa come risponderebbe.
Sentendo Trump e la sua squadra della sicurezza nazionale, la crisi attuale è causata dalla Corea democratica sul punto di sviluppare un ICBM che colpirebbe il cuore degli USA. La maggior parte degli esperti pensa che ci vorranno quattro o cinque anni per diventare operativi, ma davvero, che differenza fa? La Corea democratica ha testato il suo primo missile a lungo raggio nel 1998 per commemorare il 50° anniversario della fondazione della RPDC. Il primo missile a medio raggio fu testato nel 1992: volò per diverse centinaia di miglia centrando il bersaglio. La Corea democratica ha ora altri sofisticati missili a media gittata e mobili che utilizzano combustibili solidi, rendendo difficili individuarli e facili da lanciare. Circa duecento milioni di persone in Corea e Giappone si trovano nel raggio di questi missili, per non parlare di centinaia di milioni di cinesi, dell’unica divisione dei marines statunitensi in permanenza all’estero, a Okinawa. Non è chiaro se la Corea democratica possa effettivamente attaccare con un missile a testata nucleare, ma se accadesse per rabbia, il Paese verrebbe immediatamente trasformato in ciò che Colin Powell chiamò memorabilmente “una graticola di carbone”. Ma, come ben sapeva il generale Powell, avevamo già trasformato la Corea democratica in una graticola di carbone. Il regista Chris Marker visitò il Paese nel 1957, quattro anni dopo la fine dei bombardamenti a tappeto degli Stati Uniti e scrisse: “Lo sterminio ha travolto questa terra. Chi poteva contare cosa bruciò con le case?… Quando un Paese è diviso da un confine artificiale e c’è da ogni lato una propaganda implacabile, è ingenuo chiedersi da dove provenga la guerra: il confine è la guerra”. Avendo riconosciuto la prima verità di quella guerra, ancora un alieno che si diceva statunitense (anche se gli statunitensi tracciarono il confine), osservò: “L’idea che i nordcoreani hanno generalmente degli statunitensi può essere strana, ma devo dire che, dopo aver vissuto negli Stati Uniti intorno alla fine della guerra coreana, nulla può uguagliare la stupidità e il sadismo delle immagini dei combattimenti che circolavano al tempo, “i rossi bruciano, arrostiscono e carbonizzano“.” Sin dall’inizio, la politica statunitense adottò varie opzioni per cercare di controllare la RPDC: sanzioni, in vigore dal 1950, senza alcuna prova di risultati positivi; non riconoscimento, in vigore dal 1948, ancora senza risultati; cambio di regime, tentato nel 1950 quando le forze statunitensi invasero il Nord, solo per finire in guerra con la Cina; e incontri diretti, l’unico metodo che abbia mai funzionato, producendo un congelamento di otto anni, nel 1994 – 2002, dei centri di ricerca del plutonio del Nord e che quasi riuscì a far ritirargli i missili. Il 1° maggio, Donald Trump aveva detto a Bloomberg News: “Se fosse opportuno incontrarmi con Kim Jong-un, lo farei assolutamente; ne sarei onorato“. C’è da dire se fosse serio o fosse solo un altro tentativo di Trump di finire in prima pagina. Ma qualunque cosa potesse essere, era senza dubbio un cavaliere, il primo presidente dal 1945 che non vede la Beltway. Forse può sedersi con il signor Kim e salvare il pianeta.Bruce Cumings insegna a Chicago ed è autore di La guerra di Corea: una storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Coreagrafia

Chroniques du Grand Jeu 9 maggio 2017Cattive notizie per l’impero… in Corea del Sud, Moon Jae-in è stato facilmente eletto presidente dopo il licenziamento della conservatrice filo-USA Park Geun-hye. Ora, il nuovo inquilino della Casa Blu è meno favorevole agli Stati Uniti del predecessore: “Dopo quasi 10 anni di governo conservatore, la vittoria di Moon Jae-in comporterebbe un cambiamento significativo nella politica verso Pyongyang, ma anche verso l’alleato e protettore statunitense. Infatti, sostiene il dialogo con la Corea democratica per disinnescare le tensioni e incoraggiare il ritorno ai negoziati. Vuole anche distanziare Seoul e Washington. Il candidato conservatore Hong Joon-Pyo l’aveva definito “sinistro filo-Pyongyang” durante la campagna. Abituata a vivere con la minaccia della Corea democratica, la questione dei programmi nucleari e balistici di Pyongyang non ne decide il voto”. Andando oltre: “Definito di sinistra, Moon Jae-in è nato durante la guerra di Corea, nell’isola di Jeju, a sud del Paese, da una famiglia di poveri profughi dal nord. Sua madre, dice nell’autobiografia, vendeva uova nella città portuale di Busan con il bambino appeso alla schiena. Da candidato ha promesso di ridurre il potere economico dei conglomerati familistici della Corea del Sud, i “chaebol”, il cui rapporto torbido con il potere politico viene ancora una volta denunciato dallo scandalo Park. Ma i detrattori l’accusano di debolezza verso Pyongyang, in un momento di tensioni per le ambizioni nucleari del regime della Corea democratica. L’avvocato sostiene dialogo e riconciliazione con il Nord per calmare la situazione e portare Pyongyang al tavolo delle trattative. A dicembre disse che, se eletto, si sarebbe recato nella Corea democratica prima di partire per gli Stati Uniti, potenza protettorato del Sud. Alla domanda su questa posizione straordinaria, spiegava che voleva dire che le priorità sono le tensioni con il vicino. E si è anche dimostrato ostile allo schieramento in Corea del Sud del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti THAAD, che fa infuriare la Cina. In un libro recente, il nuovo capo di Stato ha scritto che Seoul deve imparare a dire “no” a Washington, chiedendo relazioni “più giuste ed equilibrate” con l’amministrazione degli USA. Ovviamente è la questione del THAAD che cristallizza tutte le questioni. La società sudcoreana vi si oppone (34% a favore, 51% contro) e Seoul, anche sotto la vecchia dirigenza, si è rifiutata di pagare un solo won per l’installazione del sistema antimissile”.
Preoccupati dalla possibile vittoria di Moon e del rifiuto del THAAD, gli statunitensi si precipitarono a scaricare a fine aprile il sistema per mettere il nuovo presidente davanti al fatto compiuto, ma non hanno ingannato nessuno. Inoltre, Trump ha dovuto ingoiare l’orgoglio e accettare di sobbarcarsene il costo (1 miliardo di dollari). Eppure forse siamo solo all’inizio delle sorprese: “La squadra elettorale di Moon Jae-in, il candidato favorito alla presidenza del Partito Liberaldemocratico, ha immediatamente denunciato l’installazione improvvisa, rammaricandosi che non si tenesse conto del parere del popolo. Secondo Moon, il nuovo presidente dovrà avere l’ultima parola sullo schieramento del THAAD dopo le elezioni del 9 maggio”. Ora è Presidente e nei prossimi giorni verrà osservato con attenzione da Washington, Pechino, Pyongyang e Mosca. Perché qui si tratta di alta geostrategia, giocata sul quadrante orientale della scacchiera eurasiatica: “Siamo ovviamente in pieno Grande gioco, che vede il tentativo del contenimento eurasiatico della potenza marittima degli Stati Uniti (…) si tratta in primo luogo per l’Heartland di spezzare l’accerchiamento degli Stati Uniti e aprirsi la strada nel Rimland e per l’oceano, proprio come fa la Russia nell’occidente della scacchiera con oleodotti e controalleanze (…) La guerra fredda tra le due Coree e tra Pechino e Taiwan sono ovviamente una manna per Washington, il pretesto degli Stati Uniti per mantenere basi nella regione (…) Per gli Stati Uniti, il sud del Rimland sembra definitivamente perduto (ingresso di India e Pakistan nella SCO e fiasco afgano), il Medio Oriente cambia ampiamente (Siria, Iran, Iraq e ora Yemen). Restano le due estremità occidentali (Europa) e orientale (Mar cinese) dello scacchiere in cui l’impero marittimo può rafforzarsi abbastanza da non mollare. La battaglia per l’Europa (infiltrazione delle istituzioni europee, colpo di Stato ucraino, imbrogli nei Balcani contro i gasdotti russi, Via della Seta cinese, supporto antisistema di Mosca) è in corso. A migliaia di chilometri di distanza, in Oriente, si assiste all’avvio di un duplice conflitto…”
Come scrivemmo nel febbraio 2016: “Washington utilizza abilmente un vecchio conflitto (crisi coreana: livello 1) per posizionare le pedine (grande gioco: livello 2). Le batterie del THAAD nel territorio della Corea del Sud sorvegliano ufficialmente la Corea democratica e non ufficialmente la Cina, e ciò ovviamente sarebbe un duro colpo per il deterrente nucleare della Cina. Non sorprende quindi che Pechino protesti seriamente e convochi l’ambasciatore della Corea del Sud”. In questo contesto, l’elezione di Moon potrebbe cambiare le carte in modo difficilmente prevedibile. E’ notoriamente vicino a Pechino e, s’è visto, molto critico sull’installazione dello scudo statunitense. Ridefinizione delle alleanze, sottomissione alle pressioni degli Stati Uniti, né-né di accondiscendenza con tutti… tutto è possibile. Oltre le sorprese di Kim III che certamente si avranno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora