Il TPP s’incaglia: fine del Pivot in Asia degli USA?

Andrej Akulov  Strategic Culture Foundation 26/08/201620151008104352412L’amministrazione degli Stati Uniti compie una spinta a tutto campo per far passare la Trans Pacific Partnership (TPP) nella sessione del Congresso uscente. L’accordo entrerà in vigore dopo la ratifica di tutti i firmatari, se si accadesse entro due anni. Se non viene ratificato da tutti prima del 4 febbraio 2018, entrerà in vigore dopo la ratifica di almeno 6 Stati che rappresentino almeno l’85% del PIL totale di tutti e 12. L’accordo, cui si oppone la maggior parte dei democratici e non ha il supporto dei repubblicani, subisce le dure critiche di Donald Trump e anche di Hillary Clinton. Entrambi i principali candidati presidenziali l’hanno attaccato. La candidata democratica alla presidenza ha recentemente acuito il ripudio dell’accordo proposto. A sua volta, Donald Trump ha chiesto una politica estera isolazionista globale e l’abolizione del NAFTA. L’attuale amministrazione non è riuscita a spacciare l’idea presso la gente. L’accordo TPP subisce tagli divenendo troppo politicizzato, con troppa politica estera e poche questioni economiche. C’è la diffusa preoccupazione del calo delle opportunità di lavoro per l’economia nazionale. La classe media e i lavoratori ritengono che troppi posti di lavoro statunitensi siano andati persi nei Paesi dai minori costi d’impresa, in particolare dei salari. Molti sono dell’opinione che il rifiuto del patto protegga i lavoratori statunitensi da importazioni pregiudizievoli o dal deflusso dei posti di lavoro ben retribuiti. La critica al controverso TPP si è diffusa nella politica statunitense, rendendone l’approvazione tutt’altro che certa. Il 12 agosto, il presidente Obama indicava l’impegno a far ratificare l’accordo dai legislatori, presentando il disegno di legge sul commercio entro la fine dell’anno, probabilmente dopo le elezioni dell’8 novembre. Ma le sessioni uscenti durano in genere non più di 30 giorni, e spesso meno. Questo è un calendario troppo compresso per avere una legge. La spinta dell’amministrazione prevede che la si ripresenti a Capitol Hill a settembre, quando i legislatori ritornano dalla pausa estiva. Nel frattempo, i funzionari dell’amministrazione, tra cui la segretaria al commercio Penny Pritzker, avranno incontri coi dirigenti aziendali e agricoli nel tentativo di far passare il messaggio e raccoglierne il sostegno. L’incapacità di sostenere l’accordo al Congresso sarà una grave sconfitta che minerà la credibilità degli Stati Uniti nella regione, avendo Washington caricato l’accordo della rilevanza strategica quale contrappeso dell’ascesa della Cina. La Cina, esclusa dall’accordo trans-Pacifico, negozia un patto per l’Asia, il Partenariato regionale globale economico (RCEP), un accordo di libero scambio paragonabile al TPP, ma guidato da Pechino. La Cina impegna ulteriori prestiti regionali con una nuova banca e un fondo da 40 miliardi per la Via della Seta. Senza il TPP, gli Stati Uniti potrebbero rimanere esclusi. Le nazioni del Pacifico che cercano commercio estero ed investimenti guardano a Pechino. L’amministrazione ritiene che l’accordo sia fondamentale per spostare le risorse militari ed altre statunitensi nella regione. “Per gli amici e i partner dell’America, la ratifica (del patto commerciale) è la cartina di tornasole della credibilità e della serietà degli intenti”, aveva detto il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong durante l’ultima visita a Washington, parlando a nome dei firmatari delle isole del Pacifico.
Le-ky-4 Il TTP delle 12 nazioni copre circa il 40 per cento dell’economia globale e un terzo del commercio mondiale, riunendo Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam. I commenti del primo ministro di Singapore hanno un peso supplementare avendo in effetti parlato a nome di tutti i partner asiatici del TPP. I leader regionali che hanno speso capitale politico per sostenere il patto saranno meno propensi a farlo di nuovo, se vi saranno problemi. In particolare, il primo ministro di Singapore ha parlato per il Giappone, dicendo “Le relazioni tra Stati Uniti e Giappone ne soffriranno se il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non fa approvare al Congresso l’accordo di libero scambio del Pacifico prima di lasciare l’incarico a gennaio”. Secondo lui, la mancata ratifica dell’accordo danneggerebbe il Primo ministro Shinzo Abe e influenzerebbe l’accordo di sicurezza di Washington con Tokyo. Il TTP non è l’unica alternativa per le nazioni del Pacifico. Oltre ai colloqui sull’accordo con la Cina, vi sono altri sviluppi da menzionare. A fine luglio, l’Unione economica eurasiatica (UEE) ratificava il primo accordo di libero scambio con un Paese al di fuori dell’Unione, il Vietnam. È un inizio. Recentemente l’UEE ha ricevuto circa 40 proposte di accordi di libero scambio (ALS). Molte provengono da Paesi dell’Asia-Pacifico. Quest’anno l’Unione ha firmato un memorandum di cooperazione con Cambogia e Singapore. Con Singapore, l’UEE intende lanciare un gruppo congiunto di studio di fattibilità entro la fine dell’anno, per identificare i potenziali mutui benefici. Il fatto che il mercato dell’UEE non sia ancora così integrato all’economia globale, come molti altri, lo rende attraente. Durante la visita del presidente russo in Cina a giugno, l’UEE firmava una dichiarazione congiunta sul passaggio alla fase di negoziazione per lo sviluppo dell’accordo di cooperazione commerciale ed economica tra Unione eurasiatica economica (UEE) e Repubblica popolare cinese. Se si raggiunge l’accordo di cooperazione economica con la Cina, sarà un enorme passo avanti.
La Russia è interessata a coinvolgere tutti i Paesi dell’Asia – Pacifico, non solo la Cina, nei progetti per sviluppare la Siberia e l’Estremo Oriente della Russia. Per chi non volesse fare una scelta definitiva tra Stati Uniti e Cina, Russia e UEE diverrebbero un centro di potere veramente indipendente. Nel 2016, il processo di riequilibrio della politica asiatica della Russia prese il via con una sequenza di vertici cruciali: il vertice Russia-Giappone del 6 maggio e il vertice ASEAN-Russia del 19-20 maggio. Alcuna novità eclatante fu raggiunta, ma i vertici hanno prodotto risultati tangibili. Poiché gli Stati dell’ASEAN espandono l’economia, la domanda di esportazioni tradizionali russe (energia, materie prime e infrastrutture energetiche), così come di prodotti agricoli aumenta. L’idea che ASEAN ed UEE formino una zona di libero scambio è stata affrontata per la prima volta al vertice, mentre i colloqui sulla creazione di accordi di libero scambio tra UEE e Paesi dell’ASEAN come Singapore, Cambogia, Thailandia e Indonesia sono già in corso. La dichiarazione ASEAN-Russia menziona la necessità di esplorare le modalità per la Russia per aderire al RCEP. Più ampiamente, l’idea di riunire UEE, ASEAN, Shanghai Cooperation Organization e Cintura economica della Via della Seta ha grandi prospettive. L’intenzione della Russia d’espandere la comunità eurasiatica fino a comprendere i partner dell’UEE, Cina, India, Iran, ASEAN e RCEP guidata dalla Cina creerà un grande arco politico ed economico eurasiatico. La megacomunità avrà senza dubbio tutte le possibilità di diventare la spina dorsale dell’ordine mondiale del 21° secolo, coprendo una parte importante dello spazio eurasiatico e la maggior parte dei Paesi asiatici, oscurando i piani degli USA che ora hanno poche possibilità di materializzarsi, comunque.russian-president-putinLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Isteria atlantista: il caso della base aerea di Hamadan

La quinta colonna duginista diffonde propaganda filo-atlantista
Alessandro Lattanzio, 24/8/201657bc958bc361883d7f8b464dBombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi decollarono dal 16 al 18 agosto dalla Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, per effettuare sortite contro i gruppi terroristici in Siria. A fronte di questa svolta, l’ambiente che fa riferimento al ‘geofilosofo’ Dugin rilancia un’ampia propaganda a supporto del subimperialismo turco e panturanista, ovvero il cosiddetto neo-ottomanismo, supportando, con l’aiuto della rete di propaganda dell’estrema destra anti-eurasiatica in occidente (Saker, SouthFront, Katehon, i circoli collegati a Giulietto Chiesa in Italia, ecc.), le operazioni di Ankara contro la Siria. Infatti, il sabotaggio mediatico e propagandistico di tali fazioni, dalle motivazioni oscure e dagli obiettivi ambigui, prosegue da mesi con una martellante campagna volta a dividere i Paesi del blocco BRICS, prima, e poi i Paesi aderenti al Patto di Shanghai. Infatti, da un campagna molesta contro l’Unione Indiana e il Vietnam, dipinti da quest’ambito come ‘agenti dell’imperialismo americano’ al solo scopo di voler incrinare i vecchi e consolidati legami tra Mosca e New Delhi, e tra Mosca e Hanoi, si è passati rapidamente ad un’altra volta a mettere Mosca contro Beijing, facendo leva su notizie fumose e incontrollate. Il tutto di conserva con la propaganda atlantista che ha esagerato, quando non inventato di sana pianta, presunte fratture tra Mosca e i suoi alleati, di volta in volta, Siria, Armenia, Iraq, Iran, India, Vietnam e ultimamente Cina. La realtà dei fatti invece dimostra un consolidarsi dei rapporti tra questi Paesi eurasiatici, come testimoniato dalle mosse diplomatiche di grandi alleati della Russia come India e Cina, che hanno ribadito al Presidente della Repubblica Araba Siriana, Dr. Bashar al-Assad, piena disponibilità in aiuti e sostegno al governo legittimo di Damasco.
Guan Yufei Infatti, durante una visita a Damasco, il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN), osservava che quest’anno ricorre il 60° anniversario delle relazioni tra i due Paesi e dichiarava che la Cina da sempre sostiene la salvaguardia dell’indipendenza e della sovranità della Siria. Guan, Direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, affermava anche la volontà di Beijing di migliorare la cooperazione militare cino-siriana. Nel complesso, la Cina approfondiva la propria politica estera e di sicurezza verso il Medio Oriente. Nel dicembre 2015 la Cina approvava una legge antiterrorismo che autorizza l’impiego delle Forze Speciali ed altre unità all’estero. La Cina supporta il governo al-Assad da sempre e ad aprile nominava Xie Xiaoyan inviato speciale in Siria per monitorarvi più da vicino la situazione. La Cina aveva già fornito al governo siriano 500 missili anticarro nel 2014, e una vasta gamma di armi utilizzate dalle forze siriane. Inoltre, il 20 agosto, il Presidente Bashar al-Assad e il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam incontravano il Ministro degli Esteri indiano Mubashir Javed Akbar e la relativa delegazione, per discutere della situazione in Siria e dei pericoli del terrorismo nella regione e nel mondo. Entrambe le parti esprimevano il desiderio di sviluppare la cooperazione bilaterale in vari settori. Il Presidente al-Assad aveva detto che il fatto che molti Paesi amici, tra cui l’India, siano al fianco del popolo siriano, sostiene concretamente la fermezza della Siria verso la guerra scatenatagli da potenze estere e regionali. Secondo Assad, tali Stati usano le organizzazioni terroristiche nella guerra alla Siria, sostenendoli in vari modi, ed ostacolano gli sforzi per trovare una soluzione pacifica che ponga fine ai crimini inflitti dai terroristi al popolo siriano. Il ministro indiano sottolineava l’importanza della cooperazione con la Siria nella lotta al terrorismo e nel consolidare i risultati dei siriani in questo senso, e che sarebbe un errore non rendersi conto dei pericoli del terrorismo che vuole mettere a repentaglio la stabilità mondiale e distruggere la civiltà umana. Infine sottolineava che l’India è pronta ad offrire tutto il possibile per alleviare le sofferenze del popolo siriano e contribuire efficacemente al processo di sviluppo e ricostruzione della Siria. Il Ministro Akbar esprimeva il rifiuto dell’India di ogni ingerenza straniera negli affari interni dei singoli Stati, avvertendo che il terrorismo è una minaccia che non conosce confini, sottolineando il sostegno dell’India a una soluzione politica della crisi in Siria, in cui i siriani possano preservare sovranità ed unità della Siria.
Va ribadito che l’India è oggetto di strali striduli quanto inspiegabili, da parte della quinta colonna atlantista-duginista che, inoltre, in questi giorni supporta l’operato del presidente turco golpista Erdogan, come l’avvio di un’operazione militare sul territorio della Repubblica Araba di Siria. Il 24 agosto, le forze speciali turche entravano nel territorio siriano, presso Jarabulus, avviando l’operazione Eufrate Shield. Tali unità delle forze speciali turche operavano con l’appoggio di 20 carri armati e diversi blindati, il supporto aereo della coalizione guidata dagli Stati Uniti e in coordinamento con 1500 terroristi dell’haraqat Nuradin al-Zinqi, liwa Sultan Murad, Jaysh al-Tahrir, qataib Shuhada al-Turqmani, liwa al-Hamza, liwa al-Mutasim e Jaysh al-Nasr, addestrati in Turchia dai consiglieri statunitensi. La CNN Turk riferiva che i carri armati turchi avevano sparato più di 200 proiettili presso la città siriana di Jarablus, e che aviogetti F-16 dell’aeronautica turca avevano bombardato 11 obiettivi in Siria. Lo scopo dell’operazione è aprire un corridoio dalla Turchia a Mambij, in Siria, sotto la supervisione diretta del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, presente ad Ankara il 24 agosto per incontrare Erdogan e il premier turco Yildirim.

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Il Ministro degli Esteri indiano Akbar e il Presidente Bashar al-Assad

Un caso da manuale in cui la quinta colonna duginista e la propaganda atlantista convergevano è la questione della base aerea di Hamadan, in Iran, da cui dei velivoli russi avevano operato per tre giorni sulla Siria, per poi ritirarsi a missione conclusa. Un’operazione che la propaganda atlantista e pseudo-eurasiatica ha presentato invece come ennesima frattura, inesistente, tra alleati sul campo di battaglia in Siria. Ciò, è bene ribadirlo, mentre il referente dell’ambiente duginista, la Turchia di Erdogan, come indicato, lanciava un’operazione nel territorio della Siria violandone la sovranità e contro ogni avvertimento del legittimo governo di Damasco.
Screen Shot 2016-08-22 at 21.44.43 Il 15 agosto 2016 velivoli delle Forze Aerospaziali russe (VKS) venivano schierati nella base aerea Nojeh, nell’Iran occidentale, che ospita la 3.za Aerobase Tattica, una base aerea avanzata con una pista di 4600 metri che permette l’impiego dei bombardieri di teatro Tu-22M3 che devono decollare da piste di 2200 metri di lunghezza. Il dispiegamento dei bombardieri strategici russi da Mozdok, in Ossezia del Sud, alla 3.za Aerobase tattica iraniana di Hamadan era stato preparato durante il vertice tra le leadership russa e iraniana di Baku. Il 23 agosto, il portavoce del Parlamento iraniano Ali Larijani annunciava che “gli aviogetti da combattimento russi continuano ad operare dalla Base Aerea Nojeh di Hamadan, e noi e la Russia siamo uniti nella lotta al terrorismo a vantaggio dell’unità dei musulmani della regione. Gli aerei militari russi decollano dalla base aerea di Hamadan dopo esservi riforniti“. Il Ministero della Difesa russo annunciava il 22 agosto che i velivoli che operavano dalla base aerea iraniana avevano effettuato con successo le tre previste missioni antiterrorismo in Siria e che, “Le forze aerospaziali russe useranno la base aerea di Hamadan in Iran secondo accordi bilaterali con Teheran, a seconda della situazione in Siria“. I bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e i cacciabombardieri Sukhoj Su-34 russi dispiegati sulla base aerea Base Aerea Nojeh, presso la città di Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, avevano effettuato una serie di sortite contro centri di comando, basi, depositi di armi e campi di addestramento dei gruppi terroristici Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e Jabhat al-Nusra/Fatah al-Sham nelle province di Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, in Siria. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qasemi aveva dichiarato che “La Russia non ha una base in Iran e non ha presenze permanenti. Ha effettuato l’operazione, terminata per il momento. Le relazioni tra Iran e Russia sono strategiche. Iran e Russia hanno una visione simile sulla campagna contro lo SIIL e il terrorismo, e sull’importanza della sicurezza nella regione, e quindi non risparmiano alcuno sforzo per la sicurezza del Paese. La presenza della Russia in Iran era temporanea ed era coordinata, senza comprendere né alcuna base né alcuno schieramento in Iran“. L’ambasciatore russo a Teheran, Levan Djagarjan, a sua volta dichiarava che “Mosca non vede ostacoli nell’ulteriore utilizzo delle infrastrutture iraniane, tra cui la base aerea di Hamadan, per effettuare attacchi contro i terroristi in Siria. Le forze aerospaziali russe possono riprendere le operazioni dalla base iraniana di Hamadan quando opportuno, e su decisione dei leader di Russia ed Iran. Le forze russe hanno attualmente lasciato la base aerea di Hamadan. L’interazione con Teheran sulla Siria ha buone prospettive. La Russia non aveva stabilito alcuna base militare in Iran e la presenza dei velivoli russi in Iran era temporanea e dovuto al consenso dei vertici della Repubblica Islamica, come il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC). Questa collaborazione si ripeterà in futuro e sulla base di accordi tra i vertici dei due Paesi, se Teheran e Mosca lo ritengono necessario. Queste operazioni sono volte a reagire contro i terroristi e chiedo a coloro che le hanno criticate se si oppongono alla lotta ai terroristi e se non dovremmo combatterli?
Il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’Iran (SNSC) Ali Shamkhani aveva annunciato che gli aerei russi che operavano dalla base aerea di Nojeh erano rientrati dopo la fine della prima fase della missione, “Gli aerei da guerra russi non dovevano rimanere nella base aerea di Hamadan, anzi dovevano operare dalla base aerea dal 16 al 18 agosto, e gli aerei non erano rientrati il 22 agosto, ma direttamente il 18 agosto, secondo i piani operativi. Oggi, l’Iran è alleato della Russia data la necessità della cooperazione con la potente Russia per resistere alle trame dei taqfiri, e l’impiego della potenza aerea russa nelle operazioni sul terreno pianificate e coordinate con i militari iraniani è un segno di forza e non di dipendenza. La stretta collaborazione tra Iran, Russia e Siria nelle operazioni contro i terroristi taqfiri in Siria ha sventato la strategia degli Stati Uniti per imporre la loro volontà sulla situazione della sicurezza in Siria“. Sottolineando che la guerra psicologica dei media occidentali e sauditi contro la cooperazione tra Iran, Russia e Siria ha lo scopo di distogliere l’attenzione dalle pesanti sconfitte in Siria, Shamkhani ribadiva, “certi Paesi occidentali ed arabi che s’illudevano di mutare il quadro regionale, sono paralizzati dalle iniziative politiche nella difesa e nella sicurezza della Repubblica islamica nelle ultime operazioni. Le relazioni tra Iran e Russia si basano sugli interessi nazionali e rientrano nel quadro della cooperazione strategica che non si limita solo alla lotta al terrorismo, ma che ha aspetti più ampi“.  Infine il Presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, Aladin Borujerdi, sottolineava “che ciò che avveniva a Nojeh rientrava nel quadro delle operazioni del Centro comando congiunto attivo Damasco e Baghdad da un anno, altrimenti non avremmo visto la situazione attuale nella regione“.
Come si vede, nulla di tutto ciò che è stato spacciato dalle agenzie di disinformazione occidentali, ovvero da tutti i media ufficialisti e da gran parte dei cosiddetti media ‘alternativi’, corrisponde alla realtà; il tutto permesso da una misinterpretazione (voluta) delle parole del Ministro della Difesa iraniano Brigadier-Generale Hossein Dehghan, che al Parlamento iraniano invece spiegava che le sue osservazioni sulla base aerea di Hamadan erano state grossolanamente fraintese dai media. Il Generale di Brigata Dehqan descriveva le operazioni aeree russe come elemento della cooperazione strategica tra Teheran e Mosca approvata dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran, ed osservava che i velivoli russi utilizzavano la base aerea di Hamadan per effettuare operazioni più efficaci contro i gruppi terroristici in Siria, e concludeva che gli aviogetti russi potevano continuare ad utilizzare la Base Aerea Nojeh per tutto il tempo necessario. Infine, il Ministro della Difesa iraniano annunciava che Teheran aveva “preso in piena consegna il sistema missilistico S-300. Le componenti principali del sistema sono state trasferite in Iran, e le parti restanti vengono preparate per il trasferimento, che sarà completato entro un mese. In proporzione alle minacce ai siti sensibili del Paese, si deciderà lo schieramento del sistema“. Infine, il nuovo sistema radar di difesa aerea nazionale Bavar 373 veniva presentato quale futuro elemento del sistema S-300 schierato in Iran.

Presentazione del radar Bavar-373

Presentazione del radar Bavar-373

Riferimenti:
The Iran Project
Tehran Times
Tasnim News
SANA
RIAC
Modern Tokyo Times
Mehr News
FARS
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Dalle parole ai fatti: l’asse Teheran-Pechino-Mosca cambia tutto

Ruslan Ostashko, PolitRussa, 21 agosto – Fort Russ

“Putin unisce Cina ed Iran nella coalizione anti-USA in Medio Oriente”

13315763Nell’arco di pochi giorni, la situazione in Medio Oriente in generale e in Siria in particolare, ha subito cambiamenti radicali. Inoltre, sono buoni cambiamenti di cui poter essere orgogliosi, e che a molti al Pentagono fanno perdere il sonno. Putin trae il massimo vantaggio dalla paralisi istituzionale degli Stati Uniti in campagna elettorale e, letteralmente agli occhi attoniti degli statunitensi, ridisegna le sfere d’influenza in una delle regioni chiave del mondo.
Cominciamo dalla notizia che la Russia ha appena creato una base aerea in Iran. Onestamente parlando, non è così. Non è una base russa. L’Iran l’ha “prestato” per un po’ per bombardare più facilmente i terroristi dello SIIL e i loro amici in Siria. Il contesto di queste notizie è la chiave. In generale, non è un segreto che l’Iran da tempo collabori strettamente con la Russia in Siria e abbia aperto lo spazio aereo ai missili Kalibr russi, proprio come gli aeroporti erano già utilizzati dall’anno scorso dai velivoli da trasporto e dai bombardieri russi per rifornirsi. Ma c’è una sfumatura. Iran e Russia avevano cercato di non pubblicizzarlo, a quanto pare per non creare altre tensioni nei negoziati sulla Siria, e affinché l’Iran possa continuare il lavoro noioso e difficile di scongelare i beni in occidente da quando le sanzioni sono state tolte. Ma la situazione è radicalmente cambiata ora.
Prima di tutto, la Russia ha avuto il diritto ufficiale di utilizzare la base aerea per i bombardieri russi, anche strategici in grado di trasportare armi nucleari. L’ultima volta che l’Iran decise di permettere truppe straniere sul proprio territorio fu 70 anni fa. Questo è un segno di grande fiducia e dell’altissimo livello delle relazioni tra i due Paesi, che s’inserisce nel contesto generale delle relazioni russo-iraniane. Ciò avvantaggia, chiamiamo le cose con il loro nome, il futuro concorrente del Canale di Suez, il corridoio “Nord-Sud”, che aveva bisogno di un “tetto” militare e ora l’ha ottenuto. In secondo luogo, la presenza di aerei russi sul territorio iraniano è ormai nota a tutti, e questo cambia la situazione in Medio Oriente in una certa misura. Un’altra base russa nella regione, una base che oltretutto potrebbe ospitare bombardieri nucleari, provoca grande tensioni non tanto negli Stati Uniti ma nei loro partner saudita e qatariota, che ora si sentono molto a disagio. In realtà, ciò è stato molto pubblicizzato, per la prima volta. Teheran e Mosca inviano un chiaro segnale ai partner degli USA nella regione, e il dipartimento di Stato s’è già espresso contro queste operazioni, avvertendo che lo schieramento di bombardieri russi è stato “effettuato precipitosamente” e soprattutto senza consultarlo. Gli statunitensi ne sono offesi, ma essendo impegnati nelle elezioni, Putin crea una nuova alleanza anti-USA, dove Paesi dai difficili mutui rapporti, come Iran e Turchia, hanno un posto.
E ora la seconda tessera importante del puzzle. Per la prima volta nella crisi siriana, Pechino passa dal supporto diplomatico a Mosca e Damasco a quello militare. Si tratta ancora dei primi passi, e non serve aspettarsi che l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina sbarchi ad Aleppo domani, ma questo gesto dei cinesi ha un senso. Il rappresentante della Commissione Militare Centrale della Repubblica popolare cinese, Guan Yufay, si recava a Damasco promettendo ad Assad aiuti umanitari dalla Cina, nonché l’assistenza per “rafforzare l’addestramento dei militari”. Le autorità e l’esercito siriani ne trarranno beneficio. Va anche considerato che i cinesi preferiscono intervenire nei conflitti internazionali solo quando non hanno altra scelta e sanno esattamente chi vincerà. E’ ovvio che Pechino abbia colto l’occasione per evitare l’intervento diretto nella crisi siriana per non creare altre tensioni con gli Stati Uniti. Logica vuole che ciò significhi che Pechino è ormai convinta che la coalizione anti-USA in Medio Oriente vincerà. Ora, sulla base di tale previsione, ha deciso di dare quell’assistenza che in seguito potrebbe divenire influenza regionale. Ciò non disturba. Non c’è la pretesa all’egemonia globale. Scacciare l’influenza degli USA dal Medio Oriente sarà molto più facile con l’aiuto di Pechino.
In questo momento, grazie agli sforzi diplomatici del Cremlino, una coalizione di Paesi pronti a combattere l’egemonia statunitense si forma non solo a parole, ma nei fatti. Agli statunitensi non aggrada, ma dovranno farsene una ragione. Prima o poi, loro e non noi, saranno completamente isolati a livello internazionale.focal-point-riussia-aircraft-hamedan-iran-airbase-081916Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecco perché i russi non useranno la base aerea di Incirlik in Turchia

Alexander Mercouris, The Duran 18/82016

Nonostante le voci, l’uso della base aerea di Incirlik in Turchia da parte della Russia per le operazioni di combattimento in Siria è improbabile.incirlik-base-natoDopo la conferma che i bombardieri russi volano in Siria dalla base aerea di Hamadan in Iran, altre notizie di nuovo ricominciavano a circolare sui bombardieri russi che utilizzerebbero la base aerea di Incirlik in Turchia. Voci di un tale schieramento circolarono per diverse settimane, essendo state propagate nei giorni immediatamente precedenti il tentato golpe turco. L’impiego da parte russa di Incirlik verrebbe fortemente avversato dagli Stati Uniti. Semplicemente non c’è un precedente in cui le Forze Aerospaziali russe abbiano utilizzato una base aerea della NATO utilizzata anche dagli Stati Uniti per missioni di combattimento. Gli Stati Uniti non accetterebbero ovviamente un simile precedente. Una cosa del genere però è possibile? L’impiego dei russi di Incirlik ovviamente richiederebbe l’accordo del presidente turco Erdogan e del suo governo, che hanno parlato in questi giorni di azione comune di Russia e Turchia contro lo SIIL. E’ soltanto possibile che includa l’offerta di rendere Incirlik disponibile alle Forze aerospaziali russe. Il Ministro della Difesa russo Shojgu nel frattempo ha fatto alcune osservazioni misteriose nella visita altrettanto misteriosa in Azerbaigian, secondo cui Russia e Stati Uniti erano vicini a concordare una specie di alleanza per combattere congiuntamente i jihadisti in Siria. Avrebbe detto, “Ora siamo in una fase molto attiva dei negoziati con i nostri colleghi statunitensi. Ci avviciniamo passo dopo passo a un piano, e non parlo solo di Aleppo, che ci permetterà davvero d’iniziare a combattere insieme per portare la pace in modo che le persone possano tornare a casa in questa terra travagliata“. E’ possibile che ciò che è accaduto sia stata una sorta di discussione tra turchi e russi toccando la possibilità che i russi utilizzassero Incirlik nell’ambito di una sorta di campagna militare congiunta con i turchi, ma in cui turchi e russi concordino debba includere anche gli Stati Uniti. I russi non avrebbero probabilmente il desiderio di utilizzare Incirlik con l’opposizione degli Stati Uniti, se non altro perché, data l’ampia presenza degli USA in Turchia, la sicurezza di eventuali operazioni russe dalla base senza il loro consenso sarebbe costantemente sottoposta al pericolo di essere compromessa. I turchi, da parte loro, non sarebbero probabilmente disposti a mettere Incirlik a disposizione dei russi con l’opposizione degli Stati Uniti, per paura di essere etichettati come alleati sleali.
La dura reazione degli Stati Uniti alle osservazioni di Shojgu suggerisce che se una proposta del genere è stata mai fatta, gli Stati Uniti l’hanno subito respinta. Reuters riporta la risposta della portavoce del dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau alle osservazioni di Shojgu, “Abbiamo visto i rapporti e non dicono nulla… Rimaniamo in stretto contatto (con i funzionari russi)“. Ciò ha chiaramente lo scopo di raffreddare le parole di Shojgu, confermando che l’unica base da cui gli Stati Uniti sono pronti a combattere a fianco dei russi in Siria era quella recentemente proposta a Putin dal segretario di Stato Kerry, e che i russi hanno respinto. Dato che i russi ora utilizzano la base aerea di Hamadan in Iran, il valore di Incirlik per la loro campagna in Siria è scarso. I Su-34 possono raggiungere qualsiasi parte della Siria orientale da Hamadan senza serbatoi sganciabili o rifornimento in volo. Usare Incirlik per i russi avrebbe un significato simbolico enorme, ma operativamente dubbio. Data l’opposizione degli Stati Uniti, quasi certamente ciò non accadrà.RTSCP8H-e1459282953205

I Su-34 russi attaccano obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 18/8/2016

Il dispiegamento degli aerei d’interdizione Su-34 russi nella base aerea Hamadan in Iran non è solo una dichiarazione politica, ma cambierà in modo significativo la situazione militare in Siria.
ш4(1)Lo schieramento russo sulla base aerea di Hamadan in Iran continua a sconvolgere. Gli Stati Uniti denunciavano, a torto, che violasse il cessate il fuoco del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta l’invio di aerei militari in Iran. In realtà quanto cambia il quadro militare in Siria? Nel precedente articolo si discuteva dello schieramento russo a Hamadan affermando che era essenzialmente una dichiarazione politica, dato che i Tu-22M3 che operano da Hamadan hanno il raggio d’azione per bombardare bersagli ovunque in Siria decollando dalle basi nel sud della Russia, anche a pieno carico. Se è vero che la distanza più breve da Hamadan alla Siria riduce significativamente il tempo di volo, rendendo possibile ai Tu-22M3 rispondere più rapidamente e di volare in Siria più volte, questo bombardiere pesante va utilizzato contro obiettivi fissi o semi-fissi, rendendo tale argomento meno importante.
Non sono solo i Tu-22M3 a decollare da Hamadan, ma anche i Su-34. I russi hanno ora trasmesso un video che mostra Su-34 che operano in Siria affermando che decollavano da Hamadan, anche se il video è attento a non mostrare nulla della base o dei velivoli di stanza. Nel caso dei Su-34, la distanza più breve da Hamadan alla Siria è una differenza significativa, evitando la necessità del rifornimento di aria o di trasportare serbatoi supplementari, riducendo considerevolmente i tempi di volo verso gli obiettivi. I Su-34 inoltre sono aerei d’attacco tattici, più adatti contro obiettivi mobili. Basando i Su-34 ad Hamadan, aumenta significativamente l’efficacia dei loro attacchi che non nel caso volassero dalla Russia. Restando il fatto che l’uso da parte russa della base aerea di Hamadan in Iran è un importante segnale politico, ha una maggiore importanza militare in relazione agli scontri in Siria, di quanto suggerito nel precedente articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Iran e Tu-22M3

Russia e Iran insieme mutano le sorti della guerra al terrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 18/08/2016

Base aerea di Humaymim

Base aerea di Humaymim

Secondo il comunicato del Ministero della Difesa russo, aerei da guerra russi decollavano il 16 agosto da una base in Iran per colpire i terroristi di Stato islamico e Nusra ad Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, distruggendo cinque grandi depositi di munizioni, campi di addestramento e 3 centri comando. Mentre la Russia sostiene da tempo il governo siriano con attacchi aerei effettuati dalle basi aeree siriane, i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 richiedono piste più lunghe, decollando dalle basi nel sud della Russia. L’utilizzo di una base aerea iraniana riduce la rotta dei bombardieri da 1250 miglia a circa 400, in teoria aumentando il carico utile massimo e il rateo delle sortite. Il 16 agosto, Tu-22M3 accompagnati da aviogetti Sukhoj Su-34 decollavano da Hamadan a pieno carico. Il vantaggio principale per l’Aeronautica russa è una drastica riduzione dei tempo di volo sugli obiettivi terroristici in Siria, il dispiegamento in Iran permette ai velivoli russi di ridurre i tempi di volo del 60 per cento. I media russi hanno riferito che il 16 la Russia aveva anche chiesto e ricevuto il permesso di far sorvolare Iran e Iraq dai missili da crociera lanciati dalla Flotta del Mar Caspio verso la Siria, come fatto in passato. Oltre ai bombardieri Tu-22M3, la Russia ha un’ampia gamma di opzioni per colpire i terroristi in Siria, tra cui i missili a lungo raggio Kalibr-NK lanciati da navi di superficie nel Mar Caspio e sottomarini nel Mar Mediterraneo e da bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 armati di missili da crociera a lunga gittata e furtivi Kh-101. Per aumentarne l’operatività la Russia ha deciso di convertire la base aerea di Humaymim in una struttura militare completa permanente con una task force regolarmente schieratavi. Il piano prevede l’espansione delle piazzole per aeromobili, miglioramento della pista di decollo, costruzione di caserme e di un ospedale, assegnazione di altro spazio per aerei da trasporto di grandi dimensioni, installazione di nuove apparecchiature radio e sistemi di controllo del traffico aereo, creazione di nuovi siti per il dispiegamento dei sistemi antiaerei Pantsir, tra le altre cose. La Russia schiererà al largo della Siria anche la portaerei Admiral Kuznetsov con gli elicotteri da attacco Ka-52 a bordo. I bombardieri russi che decollano dalla base aerea iraniana aumentano le opzioni nel progredire della guerra in Siria, giunta al sesto anno.
russia-siryaE’ praticamente sconosciuto, nella storia recente dell’Iran, permettere a una potenza straniera di usare una delle sue basi per effettuare attacchi. La Russia inoltre non ha mai utilizzato il territorio di un altro Paese del Medio Oriente per le sortite in Siria da quando l’operazione fu lanciata il 30 settembre 2015. L’annuncio suggerisce una cooperazione ai vertici tra Mosca e Teheran, sullo sfondo della crescente influenza della Russia nella regione. Le relazioni tra Teheran e Mosca si sono rafforzate da quando l’Iran ha raggiunto l’accordo con le potenze mondiali per frenare il programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni finanziarie di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. Il Presidente Vladimir Putin visitò l’Iran a novembre, la prima visita dal 2007. I due Paesi discutono regolarmente delle pianificazione militare in Siria, dove l’Iran ha fornito forze di terra che operano con gli alleati mentre la Russia fornisce il supporto aereo. Mosca e Teheran hanno recentemente firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale. Teheran ha accettato di condividere le strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA) in un’intervista esclusiva del 16 agosto. Le parti hanno inoltre concordato le esercitazioni militari congiunte. L’accordo fu raggiunto con il comandante delle Forze iraniane Generale di Brigata Vali Madani che guidava la delegazione che partecipa ai Giochi militari internazionali 2016 a Mosca. Ad aprile la Russia iniziava a fornire sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nell’ambito dell’accordo riattivato dopo che la repubblica islamica aveva raggiunto l’accordo nucleare quadro con le potenze mondiali. La Russia consegnerà diverse batterie del sistema missilistico di difesa aerea S-300 all’Iran entro la fine dell’anno.
Non c’è solo l’Iran. Alla fine di settembre 2015, un centro comune d’informazione a Baghdad veniva istituito da Iran, Iraq, Russia e Siria per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico. E’ importante notare che una parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, l’Iraq, coordina le attività d’intelligence con Russia e Iran ed apre lo spazio aereo a bombardieri e missili da crociera russi. A gennaio la Giordania istituiva una sala operativa congiunta con la Russia per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico in Siria. La Turchia adottava misure per rafforzare il controllo delle frontiere coordinandosi con la Russia. Secondo il ministro della Difesa turco Fikri Isik, la Turchia farà tutto il necessario per la cooperazione con la Russia in Siria. Il funzionario ha detto “una nuova pagina si è aperta” nella storia della cooperazione nella difesa con la Russia. La Turchia “svilupperà stretti rapporti con la Russia nella difesa sulla base dei propri interessi senza che sia un passo contro la NATO o qualunque altro Paese”, osservava. In effetti, Russia e Turchia prendono misure inedite per coordinare direttamente le azioni in Siria. Un comitato congiunto di nuova formazione si riuniva per la prima volta l’11 agosto in Russia, e si compone di rappresentanti dell’intelligence, militari e diplomatici di Russia e Turchia. La base pienamente operativa di Humaymim, che si trova praticamente al confine turco, è un’importante decisione geopolitica che funge da fattore nel riavvicinamento russo-turco. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu annunciava il 10 agosto che Ankara “nuovamente e attivamente, parteciperà alle operazioni con i suoi aerei. Combattiamo contro il gruppo terroristico insieme, in modo da poterlo eliminare al più presto”, esortava. “Discuteremo tutti i dettagli con la Russia. Abbiamo sempre chiesto alla Russia di svolgere le operazioni contro lo Stato islamico insieme”, aggiungeva. Cavusoglu sottolineava l’importanza della condivisione delle informazioni in tempo reale. I ministri degli Esteri di Turchia e Iran ultimamente promettevano maggiore cooperazione nel risolvere la crisi della Siria, mantenendo aperto il dialogo nonostante le differenze. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva detto che l’Iran è “pronto a cooperare” con Turchia e Russia sulla questione della Siria, aggiungendo che ha salutava “la nuova cooperazione” tra Mosca e Ankara.
Tutto sommato, le capacità militari e il peso politico della Russia nella regione sono cresciuti enormemente. In realtà, la Russia è leader di un’ampia coalizione di Stati, compresi Iran, Iraq e Siria che si coordina con Turchia e Giordania. Se Arabia Saudita e Stati Uniti vi aderissero i terroristi verrebbero sconfitti in modo efficace e rapido. Almeno per ora, è la Russia, non gli USA, la forza decisiva nella guerra in Siria. Evidentemente Mosca ha il controllo della battaglia e delle trattative divenendo essenziale nella soluzione negoziata del conflitto. Come il direttore della CIA John Brennan ha detto il 27 giugno, in un discorso al Council on Foreign Relations, “Non ci sarà alcun modo di far avanzare il fronte politico senza la cooperazione attiva e il genuino interesse dei russi”.
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Siria, Iran e Tu-22M3
Analisis Militares 17 agosto 2016

Base aerea di Hamadan

Base aerea di Hamadan

Il trasferimento in Iran dei bombardieri Tupolev Tu-22M3 russi che intervengono sul territorio siriano ha generato ampio dibattito sulle ragioni e, probabilmente, la risposta è semplice, l’approccio permettere di raggiungere gli obiettivi in condizioni migliori. Non è l’unica idea. Vi è anche l’idea che tale operazione sia collegata alla base aerea di Mozdok, punto di partenza dei velivoli russi schierati in Siria. Le strutture in Siria sono in via di miglioramento e, secondo questa versione, ciò potrebbe essere condizionato dal dispiegamento in Siria. Il fatto è che seguendo la mappa o una foto satellitare della regione si nota che il rapido dispiegamento dei bombardieri Tu-22M3 ad Hamadan, in Iran, riduce sensibilmente le distanza dal teatro. La rotta che normalmente un Tu-22M3 segue da Mozdok a Dayr al-Zur (di solito attaccata da queste ondate) è di circa 4500 km. Schierando i bombardieri ad Hamadan, in Iran, le distanze si riducono a 762 km (1524 km andata e ritorno). Gli obiettivi nella zona di Aleppo sono distanti 1040 km (2080 km andata e ritorno) e quelli ad Idlib, attaccati nell’ultima ondata, 1075 km (2150 km andata e ritorno).

Alcuni dati in dettaglio
1° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 24000 kg di bombe in profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) máxima carga radio

2° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 12000 kg di bombe con profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) 12000 carga radioUna terza possibilità sarebbe una configurazione con carico interno, per esempio 27 bombe da 250 kg. Ciò non danneggerebbe l’aerodinamica, come nel caso di bombe agganciate esternamente, fornendo un profilo di volo hi-hi-hi subsonico come la precedente opzione.
Non si sa di questo dato, ma si può fare un confronto. La prima opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 24 tonnellate di carico) permette un raggio di 2200 km. La seconda opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 12 tonnellate di carico) permette un raggio di 2400 km e senza dubbio la terza opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 6750 tonnellate di carico) permetterebbe un raggio maggiore. Pertanto, decollando dall’Iran per attaccare obiettivi in Siria, il carico bellico dei bombardieri russi Tu-22M3 sarebbe al massimo, anche se sorprenderebbe se lo facessero. Ma va considerato che i profili di volo a bassa quota (lo-lo-lo o hi-lo-hi. ecc), che aumentano il consumo, non sono necessari perché non c’è una difesa aerea da violare per attaccare gli obiettivi in territorio siriano. Il Tu-22M3 può effettuare la crociera ideale mantenendo i consumi al livello adeguato. In confronto, decollando da Mozdok le configurazioni del carico erano 10-12 bombe, di solito OFAB-250-270, cioè circa 3 tonnellate massimo. Le configurazioni successive erano bombe FAB-500M-62 e BETAB-500 che potrebbero portare il carico massimo a 5 tonnellate. Se si considera che decollando da Mozdok vi sono 4500 km (andata e ritorno) per il bersaglio e i Tu-22M3 non possono essere riforniti in volo, ciò significa che con almeno 3 tonnellate di bombe il velivolo può volare per circa 4500 km. Un altro punto da aggiungere alle statistiche citate. Nel complesso, questi sono dati su come le cose potrebbero andare se il Tu-22M3 viene schierato in Iran per operare in Siria. Infine, un grafico su come apparirebbero 6 bombardieri russi Tu-22M3 nell’area di parcheggio principale della base aerea iraniana Hamadan, fa notare che su questa base c’è spazio sufficiente per ospitare questo tipo di bombardieri.tu-22m3 iránÈ probabile che non solo i bombardieri Tu-22M3 decolleranno dall’Iran trasportando maggiore carico, ma opereranno maggiormente sul territorio siriano. I Tu-22M3 dal territorio russo con 3 tonnellate di bombe non coprono tutta la zona del conflitto e, pertanto, s’è deciso di prendere due piccioni con una fava; in primo luogo, poter caricare più bombe e in secondo luogo andare più lontano, sulle province di Aleppo e Idlib.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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