Primakov: l’uomo che ha creato il multipolarismo

Evgenij Primakov ha elaborato il concetto di triangolo strategico Russia, India, Cina in contrappeso all’alleanza occidentale
Rakesh Krishnan Simha RIR 27 giugno 2015primakovIl 24 marzo 1999, Evgenij Maksimovich Primakov volava verso gli Stati Uniti per una visita ufficiale. A metà strada, sull’Oceano Atlantico, il primo ministro russo apprese che le forze combinate della NATO avevano cominciato a bombardare la Serbia, suo stretto alleato. Primakov ordinò immediatamente il rientro a Mosca con una manovra chiamata “Loop di Primakov”. La decisione di Primakov era in sintonia con ciò che voleva raggiungere. Nel 1996, da Ministro degli Esteri aveva presentato all’élite del Cremlino un piano per sviluppare il triplice perno strategico tra Russia, India e Cina. La dottrina della multipolarità sarebbe stata l’alternativa all’unipolarità imposta dagli Stati Uniti nel post-guerra fredda. Allora il Cremlino era tarlato da moscoviti filo-occidentali, marci fino al midollo e al soldo dei think tank statunitensi (agenzie di spionaggio). Non era tempo e luogo per presentare un’idea così radicale come unire tre Paesi diversi in un abbraccio strategico. Ma come la maggior parte delle grandi idee, quella di Primakov era semplice. In primo luogo, la Russia doveva por termine a una politica estera servile verso gli Stati Uniti. Quindi sottolineò la necessità di rinnovare i legami con l’India e promuovere la nuova amicizia con la Cina. Primakov sosteneva che la trojka Russia-India-Cina (RIC) nel mondo multipolare permetteva una certa protezione alle nazioni libere e non alleate all’occidente. Disse che la crisi economica in Russia presentava una rara convergenza di condizioni nei RIC. Leonid Fituni, direttore del Centro di studi strategici e globali di Mosca spiega: “La Cina è praticamente l’unico Stato nel mondo contemporaneo che gode di oltre 3000 anni di statualità ininterrotta. Ha proprie ricche tradizioni di governo statale, che non sono identiche a quelle esistenti nell’occidente di oggi, ma mai inferiori. Attraverso millenni, la Cina ha accumulato esperienza impareggiabile nell’organizzazione e sviluppo sociale e politico“. Fituni aggiunse: “l’India, anche se diversa per molti aspetti, gode di simile ricchezza storica, spesso incomprensibile agli occidentali. Gli ultimi due secoli sono stati un periodo di degrado e umiliazione per queste due grandi nazioni. Agli occhi di cinesi e indiani ciò era indissolubilmente legato all’avanzata europea/occidentale: colonialismo e dominio imperiale, compresa l’imposizione della servitù normativa ed economica che ancora intrappola la semi-periferia, anche dopo il colonialismo“. La Russia si trovava in una condizione simile. Era un momento in cui le ex-economie pianificate venivano “spietatamente saccheggiate dalle democrazie vittoriose con il pretesto delle riforme economiche e della liberalizzazione. Pensatori sociali e storici russi hanno notato le somiglianze con il periodo di distruzione e saccheggio di Cina e India nel 19° e inizio 20° secolo“, scrive il prof. Li Xing su ‘I BRICS e il futuro‘. Primakov, ex-giornalista, orientalista e agente dell’intelligence, previde il degrado inevitabile dell’economia russa, la riduzione allo status di “terzo mondo” e il continuo drenaggio delle risorse (naturali, finanziarie, tecnologiche ed umane) da parte del vittorioso occidente nel tentativo di rinviare la sua crisi imminente, indebolito da decenni di guerra fredda. (Un parallelo inquietante con il drenaggio di risorse, denaro e talenti high tech dall’India all’occidente).

Avvio lento
Nel 1998 Primakov visitò l’India e propose la creazione del triangolo strategico RIC. La nuova leadership russa di Vladimir Putin mutò la deriva dell’era Boris Eltsin nei rapporti Russia-India, firmò un importante trattato di partenariato strategico e creò l’istituzione dei vertici annuali. Quattordici anni dopo che la Russia aveva abbandonato l’alleato, gli indiani sentirono voci amiche da Mosca. “L’India è il numero uno“, ha detto Putin riferendosi al primato dell’India nel subcontinente. A dire il vero, la trojka ha impiegato molto tempo per raggiungere un accordo di base. Una ragione fondamentale di ciò è la controversia di confine tra India e Cina che ha creato la versione asiatica della corsa agli armamenti tra i due colossi. In secondo luogo, in qualsiasi collaborazione trilaterale, il membro più debole, in questo caso l’India, acquista prestigio e potere sproporzionati alla forza effettiva. Pechino, che ha tradizionalmente ha visto l’India debole, divisa, pedissequamente filo-occidentale e soprattutto potenziale rivale strategico, chiaramente non voleva aiutare l’India a raggiungere tale status. Inizialmente, i leader dei RIC s’incontravano solo a margine dei vertici mondiali. “Una volta che il formato fu avviato nel 2003, ampliandolo includendo il Brasile non ha presentato problemi insormontabili“, scrivono Nikolas K. Gvosdev e Christopher Marsh su ‘Politica estera russa. Interessi, Vettori e Settori’. (Il termine di Jim O’Neill, economista della Goldman Sachs, rapidamente adottato dagli analisti finanziari e dei mercati emergenti del mondo, si diffuse opportunamente in quel momento esatto. O’Neill o meno, i BRICS sono una realtà anche senza tale goffo nome). Non fu che nel 2012, in coincidenza con l’India che testava con successo un missile balistico a lungo raggio in grado di raggiungere le coste orientali della Cina, che i colloqui RIC decollarono. Infine, la riunione a Pechino del febbraio 2015 impartì un nuovo impulso, con la Cina che avallava la mossa della Russia d’includere l’India nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Grande impronta
Ampliando gli scopi, Primakov andò oltre i RIC. “La dottrina Primakov era volta principalmente a diluire forza e influenza degli Stati Uniti, aumentando l’influenza della Russia e la sua posizione in Medio Oriente e Eurasia“, scrive l’analista politico statunitense Ariel Cohen della Heritage Foundation in un rapporto intitolato ‘La Dottrina Primakov: Gioco a somma zero della Russia con gli Stati Uniti‘. “Primakov si è dimostrato un maestro nel sfruttare i sentimenti antiamericani della dirigenza sciita iraniana, dei nazionalisti arabi, e anche dell’élite politica estera francese. Visitando Giappone e America Latina, Primakov ha promesso il sostegno della Russia nei loro sforzi per assicurarsi seggi permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“. Ma Primakov non lasciava i falchi statunitensi agire incontrastati. In un discorso del 2006 tuonò: “Il crollo delle politiche statunitensi in Iraq ha dato un colpo fatale alla dottrina statunitense dell’unilateralismo”. “Inglobando sempre più Paesi nell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord avvicinandosi ai nostri confini, ciò non può non preoccuparci”, aggiunse Primakov. “L’espansione della NATO è sempre accompagnata da retorica anti-russa e da politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nelle repubbliche ex-sovietiche. Mosca non può non considerare tutto ciò come attività istigate dal dispiacere di certi ambienti occidentali per il fatto che ripristinando il suo enorme potenziale futuro, la Russia riconquista lo status di superpotenza“.

Una nuova era nella diplomazia russa
Il grande contributo di Primakov è aver chiuso l’età dell’innocenza russa. Approfittando di una Mosca conciliante e troppo fiduciosa, gli statunitensi la ingannarono in diversi teatri, come Iraq, Libia, espansione della NATO e trattato ABM. “Siamo troppo onesti in questa materia e tale ingenuità in campo politico non porta buoni risultati”, disse in un’intervista. “Mi auguro cambiamenti nella nostra politica“. Con una frecciatina allo Scontro delle civiltà di Samuel Huntington disse che la Russia non avrebbe accettato la divisione del mondo in base a principi di civiltà e religiosi, ma avrebbe invece perseguito proprie politiche, “il raffreddamento delle teste calde che non riescono a imparare dalle loro lezioni in Iraq, è inutile, essendo pronte a ripetere le perniciose tecniche di lotta ai regimi indesiderati“. In realtà, il suo credo era: “Coloro che fanno del bene saranno premiati. Sulle rive del fiume vedrete passare il cadavere dei vostri nemici“. L’eredità di Primakov è riassunta al meglio dall’attuale ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: “Nel momento in cui ne assunsi la direzione, il Ministero degli Esteri russo segnò una svolta drammatica nella politica Estera della Russia. La Russia ha lasciato la via che i nostri partner occidentali avevano cercato di farle seguire dal crollo dell’Unione Sovietica, e ora segue la sua strada“. Indicando il successo dei BRICS, emersi dai RIC, Lavrov ha detto che la linea dei Paesi desiderosi di unirsi al gruppo dei cinque “Continuerà”. Tra decenni, o forse tra qualche anno, si parlerà di “declino e caduta dell’occidente”, riconoscendo l’uomo giunto dalla Guerra Fredda per cambiare la mappa del Nuovo Ordine Mondiale.1067518
Un saluto rosso all’uomo del rinascimento della Russia
MK Bhadrakumar Indian Punchline 28 giugno 2015

jevgenijus-primakovas-65864656L’origine del termine “uomo del Rinascimento” rimane oscura. Molti significati si accumulano nella mente. In generale, si parla di una persona a tutto tondo straordinariamente versatile, profonda conoscitrice ed esperta in molti campi. Leonardo da Vinci? Sì. Michelangelo? Hm, non del tutto. Pablo Picasso, Winston Churchill? Non sono sicuro. Rabindranath Tagore? Certo che si. Nella misura in cui il suo genio era presente in molti campi, lo statista russo Evgenij Primakov era certamente un uomo del Rinascimento. Primakov si dilettava brillantemente in molti campi, giornalismo, accademia, spionaggio, diplomazia, governo, politica, scritti, commercio e industria. C’è anche una vodka che porta il suo nome, una vodka dolce e leggera che va bene con ghiaccio. I necrologi arrivano da tutto il mondo e sono eloquenti. Così per Henry Kissinger Primakov era “un vero patriota che ha difeso gli interessi del proprio Paese con coraggio, vigore e saggezza“, un uomo dai “saggi consigli e buon umore” con cui HK ha “goduto in innumerevoli conversazioni… sulla vita in generale”. Per l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la sua “mano russa” Strobe Talbott, la nomina di Primakov a Ministro degli Esteri nel gennaio 1996 fu un campanello d’allarme, alludendo al disincanto di Boris Eltsin sull’alleanza della Russia post-sovietica con il mondo occidentale. Per molti in occidente Primakov era l’archetipo della “guerra fredda”. Ma Primakov non rientrava in alcuna casacca. Era un realista freddo ed è utile ricordare che fu lui che negoziò l’Atto istitutivo, importante accordo della Russia con la NATO (1997) che aprì la porta all’espansione dell’alleanza nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia, e che oggi è la dolente nota politica in Eurasia e nel rapporto russo-statunitense. Questo perché Primakov capiva perfettamente che la politica è l’arte del possibile. (L’origine ebraica lo spiegherebbe?) Naturalmente c’è il famoso episodio in cui ordinò al suo aereo in volo verso gli Stati Uniti, sull’Atlantico, di rientrare a Mosca dopo aver saputo dei bombardamenti NATO sulla Serbia nel 1999, che molti vedono come momento decisivo nella politica Estera della Russia. Primakov evocò forti sentimenti tra gli intellettuali russi. I suoi accoliti lo vedevano come il difensore ultimo della Fede, mentre i suoi detrattori come trapezista consumato nel mondo malvagio della politica del Cremlino. In effetti, la sua carriera è impressionante e facilmente passò dal Cremlino dell’era sovietica a quello di Eltsin. Ricordo di aver letto di una conversazione alimentata da bicchieri di vodka tra Aleksandr Jakovlev, il venerdì di Mikhail Gorbaciov, e Eltsin al Cremlino (mentre Gorbaciov si riposava nell’anticamera, esausto e deluso) nel fatidico ultimo giorno dell’Unione Sovietica (25 dicembre 1991), quando il potere passava inesorabilmente a Eltsin, impaziente di creare la squadra per far uscire la Russia dalla macerie del grande crollo. Jakovlev avvertì Eltsin di diffidare del KGB per paura che controllasse l’informazione a lui diretta, sottolineando come l’agenzia di spionaggio spaventò Gorbaciov costringendolo ad adottare la linea dura contro i democratici (che alla fine portò al fallito colpo di Stato e al crollo sovietico). Eltsin annuì e disse che intendeva creare cinque o sei canali indipendenti d’informazione. Ma alla fine scelse Primakov, il decano del KGB, come direttore del neo-costituito servizio d’intelligence SVR, posizione che Primakov mantenne dal 1991 al 1996 (quando fu promosso ministro degli Esteri).
_36190949_primakov_ap_300 Senza dubbio, Primakov ebbe un ruolo fondamentale nell’orientare della politica estera russa nel decennio cruciale degli anni ’90, anzi nella transizione della Russia verso l’era di Vladimir Putin. Senza dubbio, le idee cardine della politica estera russa di oggi, come multilateralismo e opposizione all’unilateralismo degli Stati Uniti, “Look East“, ritorno della Russia in Medio Oriente, ecc., vanno attribuite all’intelletto di Primakov. Certo, Eltsin licenziò Primakov da primo ministro nel maggio 1999 (dopo poco più di 8 mesi), quando si sentiva minacciato dalla popolarità di quest’ultimo e dalla sua vicinanza al Partito Comunista (che non si curò mai di nascondere). In effetti Primakov a un certo punto espresse l’idea di concorrere per la presidenza succedendo a Eltsin. Primakov è meglio noto dai saggi indiani per aver promosso il “triangolo strategico” Russia, India e Cina per controbilanciare gli Stati Uniti. L’India la ritenne una strana idea, avendo iniziato già allora (1999) a ritenersi “alleata naturale” degli Stati Uniti. Ma i semi che Primakov sparse divennero l’albero imponente di oggi sulla scena mondiale, sotto forma d’intesa sino-russa. Il “triangolo strategico” di Primakov prenderà mai forma? Il punto è che le tre potenze regionali Russia, India e Cina seguono una via decisamente nazionalista e vi potrebbero essere ricadute inevitabili sulle loro politiche estere (non ancora visibili oggi), incontrando il predominio occidentale sul sistema internazionale. È interessante notare che l’adesione formale a pieno titolo dell’India al Shanghai Cooperation Organization (SCO), ampiamente attesa al prossimo vertice di Ufa (9-10 luglio), porta le tre potenze regionali sotto un unico tutto, per la prima volta affrontando le questioni di sicurezza regionale. Primakov sarebbe stato contento di vedere cosa succederà. Tuttavia, sembra che Primakov fosse molto avanti, come visionario e pensatore. India e Cina lottano per avere reciproca fiducia, considerando che Russia e Cina sono guidate dagli imperativi dell’equilibrio strategico globale raggiunto recentemente, nel momento migliore di tutta la loro tumultuosa storia di confinanti. D’altra parte, il carattere scientifico dell’intelletto di Primakov non fu mai per un attimo messo in dubbio. Oggettivamente parlando, è sempre più evidente che le tre potenze emergenti condividono preoccupazioni ed interessi, che non scompariranno. La banca BRICS e la banca d’investimento per le infrastrutture asiatiche della Cina (dove l’India è il secondo maggiore azionista) lo testimoniano.
Primakov era un grande amico dell’India. Da giovane terzo segretario dell’ambasciatore a Mosca, ebbi il grande privilegio di assistere alle conversazioni brillanti di Primakov, una volta accese da qualche bicchiere di cognac. Primakov era invitato sempre ai ricevimenti dell’ambasciata dall’ambasciatore IK Gujral, immensamente stimato quale voce autorevole della politica estera sovietica. Primakov indossava le vesti dell’accademico in quel periodo (a metà degli anni ’70) nell’influente organo del Ministero degli Esteri IMEMO (Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali), dove continuò a dirigere l’Istituto di Studi Orientali. Avrebbe potuto ascoltarti con grande facilità regalando concise osservazioni su politica, uomini e topi con l’unico senso dell’umorismo russo, a volte sardonico ma sempre penetrante scatenando flussi di pensiero molto dopo. Primakov era un narratore per eccellenza. Il Presidente Putin ha ordinato che Primakov riposi per l’eternità nei templi del cimitero di Novodevichij in compagnia di Anton Cechov, Gogol, Majakovskij, Aleksej Tolstoj, Prokofiev, Ejsenstejn, Rostropovich, Iljushin, Shostakovich, Lazar Kaganovich, Maksim Litvinov, Nikolaj Bulganin, Anastas Mikojan, Molotov, Nikita Krusciov, Sergej Gorshkov, Andrej Gromyko e altri 170 che hanno lasciato un segno indelebile nella vita nazionale, cultura, politica e storia sovietica e russa tra cui, ovviamente, Boris Eltsin medesimo. Come valutare i passi di Primakov dal punto di vista della Russia di Putin? Si legga l’analisi spassionata di un cronista di Bloomberg qui.DV2069843-942Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al terrorismo dell’India arriva nel Myanmar

Andrew Korybko The Saker 22 giugno 2015myanmar-map2L’India ha condotto un’operazione delle forze speciali contro i terroristi in Myanmar responsabili di un recente attentato. Mostrando rinnovata risoluzione nella lotta a ogni forma di terrorismo, l’India ha recentemente lanciato un’operazione chirurgica contro i terroristi in Myanmar, uccidendone più di 100. L’operazione è stata la risposta ad un agguato all’inizio del mese che uccise 18 soldati nello Stato nord-orientale di Manipur. Quest’angolo del Paese è da tempo focolaio di separatismo e terrorismo, e i vari gruppi combattenti attivi nella zona hanno approfittato dei mali interni dei loro vicini per sfruttarli come basi operative. In realtà c’è un’alleanza implicita tra essi ed i ribelli nel Myanmar, essendo i gruppi antindiani incapaci di utilizzare il territorio delle controparti senza il loro consenso. L’India cerca attivamente di espandere l’influenza nel sud-est asiatico attraverso la rinvigorita politica ad Oriente, ma non può procedere correttamente finché il nord-est sarà pacificato e il Myanmar stabilizzato. Ironia della sorte, prendendo di mira i terroristi in Myanmar, l’India potrebbe involontariamente perpetuare il ciclo infinito della destabilizzazione che cerca di evitare.

L’ombrello del separatismo
Il Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland-Khaplang (NSCN-K) è responsabile dell’attacco a sorpresa a Manipur, ma in realtà fa parte di un’organizzazione ombrello terroristica più grande e recente chiamata Fronte unito di liberazione dell’Ovest del Sud-Est Asiatico (UNLFW). Tale gruppo riunisce tre dei più pericolosi movimenti separatisti del Nordest dell’India, il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Assam (Alptransit), il Fronte Democratico Nazionale di Bodoland (NDFB) e il gruppo Naga appena citato, ognuno dei quali vuole ritagliarsi con la violenza la propria nazione-Stato indipendente dalla Repubblica dell’India, che perciò sono classificati gruppi terroristici da Nuova Delhi. SS Khaplang, fondatore del NSCN-K, sarebbe a capo della UNLFW ed è presumibilmente sua l’idea di creare l’organizzazione (la terza di tale tipo). Quest’unione dei terroristi separatisti è eccezionalmente pericolosa per l’India, in quanto dimostra che gruppi diversi (alcuni dei quali hanno rivendicazioni territoriali sovrapposte, come nel caso dell’Assam e del Bodo) possono mettere da parte i loro conflitti e collaborare per raggiungere il grande obiettivo del separatismo via terrorismo. La risposta militare di Nuova Delhi all’UNLFW dimostra che comprende la minaccia del nesso tra movimenti separatisti-terroristi unificati, santuari nelle regioni di confine ingovernabili e organizzazioni ribelli alleate estere verso sovranità e sicurezza ma, soprattutto, dimostra anche come l’India riorienti seriamente l’attenzione strategica verso il sud-est asiatico.

Più ASEAN, meno Pakistan
11_bcim_logo Finora la dottrina della sicurezza dell’India era dominata dal Pakistan, ma le ultime mosse militari in Myanmar indicano un cambiamento strategico. Naturalmente Islamabad rimarrà principale preoccupazione per la sicurezza di New Delhi, ma con Pakistan e India che dovrebbero aderire alla SCO il mese prossimo, ci si aspetta che una sorta di ‘pace fredda’ sia finalmente conclusa tra essi. Questo nonostante il ministro della Difesa indiano abbia lasciato intendere che l’operazione in Myanmar potrebbe essere ripetuta contro i terroristi in Pakistan, in futuro, e il ministro degli Interni pakistano abbia risposto con forza che “il Pakistan non è il Myanmar”. Tali dichiarazioni dovrebbero essere viste come nient’altro che pose di entrambe le parti, essendo estremamente improbabile che rischino una guerra convenzionale (e forse nucleare) in questo momento. La ragione principale di ciò è il fattore cinese, dato che Pechino vuole salvaguardare il progetto di corridoio economico Pakistan-Cina da 46 miliardi di dollari, mentre New Delhi vuole concentrare l’attenzione strategica competendo con la Cina nel cortile di casa del Sud-Est asiatico (risposta simmetrica alla ‘collana di perle’ della Cina nell’Oceano Indiano). Nel prossimo quadro della SCO allargata, la Russia potrà frenare l’India nei confronti del Pakistan, mentre la Cina potrà fare lo stesso con il Pakistan verso l’India, mitigando la tensione tra i due antagonisti dell’Asia meridionale e consentendo di concentrarsi sulle rispettive visioni economiche (integrazione pakistana con la Cina, integrazione indiana con l’ASEAN) invece che sulla reciproca distruzione assicurata. L’India ha appena aggiornato la politica Volta ad Oriente con l’Atto ad Est, incarnando l’impegno costante ad espandere le partnership a pieno spettro in quella direzione. Mentre l’inaugurazione del corridoio commerciale BCIM tra Bangladesh, Cina, India e Myanmar è il migliore degli scenari, sembra più probabile che l’India cerchi d’escludere la Cina da questo formato e di gestire le relazioni commerciali bilaterali con gli altri due membri. La visita di Modi nel Bangladesh è volta essenzialmente a rafforzare la posizione di Nuova Delhi assicurando e sviluppando il Nordest. Nel Myanmar, l’India vuole usarne il territorio come ponte di collegamento con il resto dell’ASEAN, cercando di costruire un’autostrada dal nord-est dell’India alla Thailandia collegandone più strettamente la gigantesca economia con il dinamico blocco commerciale. Per adempiere a questa visione, però, l’India deve assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma potrebbe involontariamente aggravare le difficoltà di quest’ultimo con l’intervento unilaterale per adempiere al primo passo.

Suscitare un vespaio
L’India rivendica l’operazione condotta in Myanmar, con fonti contrastanti sul fatto se Naypyidaw ne fosse stato informato prima o dopo, ma la controparte sostiene che tale missione non ha mai avuto luogo nel Paese, ma invece nella regione di confine indiana. Non importa quale sia la realtà, le dichiarazioni del Myanmar indicano che cerca di rispettare scrupolosamente la tregua tenue per mantiene il Paese relativamente stabile fino alle elezioni generali di novembre, e il NSCN-K è uno dei molti firmatari di tale accordo. Mentre Naypyidaw ha serio interesse a sradicare le forze ribelli (ha lottato per oltre 60 anni proprio per questo), è riluttante ad agitare le acque e rischiare la ripresa della guerra civile in un momento decisivo, e solo per il gusto di soddisfare l’India eliminandone uno dei nemici che, va sottolineato, è firmatario della tregua che preserva una pace molto fragile. La paura del Myanmar è che il NSCN-K possa usare la sua rete di alleanze ribelli nel Paese per difendersi contro qualsiasi attacco dal governo, in quanto non solo i passi militari violerebbero il cessate il fuoco, ma anche gli altri gruppi ribelli presenti nella zona avrebbero da perdervi se Naypyidaw imponesse il controllo sulla regione (magari con il supporto indiano). Dal punto di vista indiano, il NSCN-K potrebbe attivare la rete terroristica nel nordest intraprendendo una prolungata campagna terroristica etnocentrica il cui effetto sarebbe arrestare la svolta di New Delhi verso l’ASEAN, coinvolgendola in una guerra civile. Così l’India è impantanata da un Comma 22 strategico, per cui la sua politica dell’Atto ad Est impone l’obbligo di assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma compiere il primo passo danneggia il secondo, negando le eventuali realizzazioni precedenti attraverso la prevedibile esplosione di violenze e flussi di rifugiati. Nuova Delhi punta affinché niente di tutto questo emerga, ma date le circostanze, è una scommessa rischiosa, non importa quanto sia legittimo il diritto dell’India di rispondere al terrorismo.

eastindiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia aiuta l’Iran nella ricostruzione

Valentin Vasilescu, Reseau International 18 giugno 20151055450Nel 2003 in Iran Lukoil iniziò l’estrazione dal giacimento di Anaran da 2 miliardi di barili. Nel 2006, Lukoil era il maggiore investitore nel mercato del petrolio iraniano, dopo aver firmato un contratto con il gruppo statale iraniano NIOC per lo sfruttamento congiunto dei blocchi petroliferi Mogan e Lali in Iran. Ai primi di aprile 2010, per l’embargo imposto all’Iran, Lukoil fu costretta a ritirarsi dall’Iran, le perdite sono stimate a 63 milioni di dollari. L’esportazione di petrolio iraniano è attualmente ridotta al 20% rispetto al 2010, per via delle sanzioni internazionali legate al presunto programma nucleare di Teheran. Le sanzioni furono imposte all’Iran dal 2001 e distrussero l’economia di questo Paese estremamente ricco. Il 20 gennaio 2015 il Consiglio dell’Unione europea sospese alcune sanzioni imposte all’Iran dopo i colloqui a Ginevra con il gruppo 5+1 (Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia). La misura riguarda l’esportazione di petrolio greggio, prodotti petrolchimici e commercio di oro e metalli preziosi. Nella sua storia plurimillenaria, l’Iran ha dimostrato di essere un partner leale, capace di premiare chi arrivava per primo. Tanto più se la Russia potrà consegnare l’ultima generazione di armi per la difesa come i sistemi missilistici terra-aria S-300PMU2. Pertanto, il primo portavoce del ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zanganeh ha detto al ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak che l’Iran avrebbe ripreso le forniture di petrolio alla Russia. Si tratta di un accordo da 20 miliardi di dollari per cinque anni firmato nel 2014 da Russia e Iran e che prevede la consegna di 500000 barili di petrolio al giorno. In cambio la Russia esporterà alimentari, cereali, medicinali, materiale da costruzione, camion, locomotive, vagoni e servizi moderni per le fabbriche iraniane. La prima consegna di 100000 tonnellate di grano russo è arrivata in Iran. Entro la fine dell’anno, la Russia fornirà all’Iran almeno 1,3 milioni di tonnellate di grano.
La Russia ha avviato l’Organizzazione della cooperazione di Shanghai (OSC), il cui obiettivo è il coordinamento per la sicurezza economica, finanziaria, alimentare e energetica. Oltre alla Russia, la SCO comprende anche Cina (prima economia mondiale), Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India (terza economia mondiale), Pakistan e Iran, che hanno lo status di osservatori, diverranno membri effettivi quest’anno. Nel quadro della SCO, la Cina ha già avviato un imponente progetto per collegare la Cina alla parte europea della Russia. L’Iran è quarto per riserve di greggio del mondo e secondo per riserve di gas naturale del mondo dopo la Russia. Oltre alle sanzioni economiche, l’Unione europea ha posto sempre più ostacoli alla costruzione dei gasdotti russi (vedi South Stream). Gas naturale e petrolio dalla Russia inviati in Europa rappresentano solo il 30% della domanda nel mercato asiatico, un mercato che finora non aveva preoccupato la Russia. Ciò spiega perché la Russia pensa di lasciare l’Europa senza gas e di volgersi all’Asia. Da membri della SCO, Russia e Iran hanno firmato il primo accordo commerciale dopo la revoca delle sanzioni, con l’obiettivo comune di ridurre la dipendenza di Cina, India e Pakistan dai prodotti petroliferi provenienti da Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti trasportati via mare. Lavoreranno sulla possibilità di realizzazione oleodotti e gasdotti in Asia. Secondo il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov, la fornitura di petrolio o l’esportazione di merci russe o iraniane dalla Russia non viola le sanzioni esistenti nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran. Obiettivo della Russia è aiutare il popolo iraniano a superare le gravi carenze causate da 15 anni di embargo internazionale.
Il presidente della Lukoil, Vagit Alekperov, ha già incontrato il ministro del Petrolio iraniano Bijan Namdar Zangeneh. Lukoil è la seconda maggiore compagnia petrolifera del mondo e diverrà il principale beneficiario dell’esplorazione di petrolio e gas iraniani. È una garanzia per la Russia che il gas naturale dall’Iran non vada in Europa. Lukoil è l’organizzatore del vertice degli investitori stranieri che desiderano entrare nel mercato iraniano. BP, Statoil, ExxonMobil, ConocoPhillips, ENI, Total e Shell hanno annunciato la loro partecipazione. Lukoil ha detto che nella prima fase gli investimenti stranieri nel settore petrolifero dell’Iran supereranno i 30 miliardi di dollari sui 200 miliardi stimati per i prossimi 8-10 anni.

Russias-Lukoil-reviews-Iraqi-pipeline-optionsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’adesione alla SCO dell’India ha un’avvertenza

MK Bhadrakumar Indian Punchline 4 giugno 2015

1095553La riunione dei ministri degli Esteri della Shanghai Cooperation Organization (SCO) a Mosca è un momento chiave per la preparazione del vertice del raggruppamento del 9-10 luglio a Ufa, Russia. Viene seguita da una conferenza di alto livello a Mosca cui hanno partecipato i ministri degli Esteri di SCO e Stati osservatori ed interlocutori sul tema “Sicurezza, stabilità e futuro comune dell’Area SCO“. La riunione non sembra aver rilasciato alcun comunicato finora (come promesso in precedenza). Ma le osservazioni del Presidente Vladimir Putin in una riunione con i ministri illuminano ciò su cui si lavora. Allo stesso modo, il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato un lungo commento sul prossimo incontro dei ministri degli Esteri. Il commento del Ministero degli Esteri russo evidenziava l’importanza attribuita al documento che verrà messo a punto per l’approvazione al vertice di Ufa e dal titolo Strategia per lo sviluppo della SCO nel 2015, che appare essere un “documento di visione” che delinea le priorità del raggruppamento e i progressi futuri nel “rafforzarne ruolo e influenza negli affari regionali e globali.” Inoltre, il commento ha rivelato che il vertice di Ufa prenderà in considerazione altri tre documenti: Programma di cooperazione nella lotta a terrorismo, separatismo ed estremismo per il prossimo triennio fino al 2018; Accordo di cooperazione sui confini; e Dichiarazione congiunta sul traffico di droga. Il commento ha confermato che il “lancio” del processo di espansione della SCO sarà al centro dell’agenda di Ufa, rivelando che una dozzina di Paesi ha trasmesso l’intenzione di partecipare alle attività della SCO “in un modo o nell’altro“; “Consultazioni sono in corso su come avviare le procedure di adesione di India e Pakistan“; “L’Iran è tra i candidati più vicini all’adesione“. La Bielorussia, interlocutore finora, cerca lo status di osservatore; e Azerbaijan e Armenia cercano di diventare partner del dialogo. Il commento ha sottolineato che sullo sfondo delle “attuali turbolenze nelle relazioni internazionali, l’accumularsi di tradizionali (sfide) e la comparsa di nuove sfide e minacce”, la priorità assoluta dev’essere il mantenimento di sicurezza e stabilità in tutta l’area SCO. Contrassegnando come punti focali: Tendenze a sviluppi regionali in vista dell’aggravarsi di sfide e minacce a stabilità e sicurezza regionale; e Necessità d’intensificare la cooperazione nella SCO contro i movimenti terroristici, “prima di tutto lo Stato islamico”, così come organizzazioni estremiste, traffico di droga e criminalità organizzata. Significativamente Putin ha detto ai ministri degli Esteri che la SCO “lavora attivamente sulla convergenza tra due grandi progetti”: la Cintura della via della seta della Cina e l’Unione economica eurasiatica di Mosca, sottolineando la grande importanza nel collegare i due progetti ai piani della Russia per sviluppare le infrastrutture dei trasporti in Siberia ed Estremo Oriente russo, valutando che “siamo certi che questa collaborazione (con la Cina) sia in piena sintonia con i nostri interessi”. Sui piani di espansione della SCO Putin ha osservato, “Eravamo d’accordo che avremmo esaminato la possibilità che India e Pakistan aderiscano all’organizzazione. Altri Paesi cercano legami più solidi con la nostra organizzazione. Questo è comprensibile, perché la SCO guadagna peso ed importanza nel frattempo, in quanto affronta questioni della massima priorità per i nostri Paesi e l’intera regione“.
Dal punto di vista indiano, la linea di fondo è che l’adesione alla SCO, che sembra sarà approvata al vertice di Ufa, richiederà grande creatività e lungimiranza per armonizzare le strategie regionali con le aree cruciali del raggruppamento, in particolare Russia e Cina. Un’opportunità e una sfida per i responsabili politici di Delhi. Ciò implica l’urgenza di chiarire il pensiero dell’India sulla situazione mondiale e regionale nel momento in cui gli Stati Uniti sostengono che la Visione strategica congiunta Obama-Modi su regione Asia-Pacifico e Oceano Indiano (Gennaio 2015) “riunisce” la strategia del Pivot degli Stati Uniti in Asia con la Politica ad Est dell’India, “che il primo ministro Modi ha rafforzato“. Naturalmente, la retorica dei funzionari di medio livello degli Stati Uniti non è necessariamente conforme alla realtà, ma resta il fatto che lo sviluppo futuro della SCO è incentrato sull’intesa sino-russa in Eurasia. Per la prima volta, Russia e Cina convengono nell’essere la “forza vitale” della SCO. L’importanza strategica del riferimento di Putin al collegamento cruciale tra il progetto UEE e la Cintura e Via come leitmotiv dell’integrazione della regione SCO, non può che essere sottolineata. Chiaramente, la propaganda occidentale volta ad inserire dei cunei tra Mosca e Pechino invocando lo spettro della crescente presenza della Cina in Asia centrale, ha fatto fiasco. La centralità dell’Intesa sino-russa nella geopolitica dell’Asia centrale (tra cui l’Afghanistan) esce ravvivata nel nuovo rapporto intitolato Verso il Grande Oceano – 3: Creare l’Eurasia centrale, preparato congiuntamente da studiosi russi e cinesi sotto gli auspici dell’istituzione di Mosca, Valdaj Club (che, curiosamente, ha diffuso il documento in coincidenza con il vertice dei ministri degli Esteri della SCO). Il rapporto analizza le prospettive della partecipazione della Russia all’iniziativa della Cina che mira a stabilire la rete di rotte terrestri e marittime che collegheranno le regioni occidentali della Cina con i principali mercati dell’Asia centrale e dell’Europa. La sua tesi principale è: “I progetti Cintura economica della Via della Seta ed Unione economica eurasiatica di Russia, Kazakistan e Bielorussia, possono diventare le principali forze che guidano la trasformazione dell’Eurasia centrale in una zona di sviluppo congiunta. La Cintura economica della Via della Seta non è solo un progetto dei trasporti, è un complesso piano di sviluppo economico tra vari Stati, comprendente numerosi progetti di sviluppo per infrastrutture, industria, commercio e servizi. Nel 2015 possiamo segnare l’avvento del “momento dell’Eurasia Centrale”, una svolta unica negli eventi politici ed economici che consentono la realizzazione delle potenzialità di cooperazione e sviluppo congiunto degli Stati regionali”. Ovviamente, l’adesione alla SCO costringe l’India a rovesciare la propria ambivalenza strategica cui si ritrovai nella situazione mondiale contemporanea, riguardo la crescita della Cina, in particolare. L’India non può correre con la lepre e con i segugi. Se sostiene infatti ordine mondiale multipolare, democratizzazione del sistema internazionale, rigoroso rispetto del diritto internazionale, primato di sovranità nazionale ed integrità territoriale degli Stati nazionali, e centralità della Carta delle Nazioni Unite, non ha ragione d’ingraziarsi gli Stati Uniti parlando di “valori” condivisi, metafora sottilmente travestita della strategia del contenimento degli Stati Uniti contro Russia e Cina. Ma d’altra parte, se l’ascesa della Cina è l’ossessione continua della politica estera del governo del Primo ministro Narendra Modi, come dei compagni di viaggio e dei propagandisti delle sedicenti pretese della dirigenza indiana; infatti, se il documento della Visione di Obama-Modi (gennaio 2015) sarò il faro della politica “Agire a Oriente” nel vasto spazio tra Australia e Mongolia, l’India si troverà ad essere il terzo incomodo nella SCO. Si tratta di una scelta che il governo Modi deve fare e il cui momento si avvicina con il vertice di Ufa che invita l’India ad aderire alla SCO. A dire il vero, il principio del consenso guida il funzionamento della SCO, ma la puntigliosità in stile Uzbekistan non illustrerà l’immagine dell’India quale potenza regionale capace e desiderosa di andare avanti.
Paradossalmente, il Pakistan non affronta tali contraddizioni, entrando con grazia nella SCO. Il robusto appoggio della SCO alle iniziative Cintura e Via della Cina equivale al deciso sostegno regionale al Corridoio Economico Cina-Pakistan (di cui l’India risente). Il Pakistan può guardare avanti sfruttando in modo ottimale la posizione geografica per diventare un centro regionale vitale per lo sviluppo economico dell’Asia centrale. L’adesione alla SCO contribuirà in modo significativo ad accelerare la cooperazione russo-pakistana. Allo stesso modo, l’India dovrà aspirare a sfruttare i processi della SCO per collaborare con Cina e Russia sulle questioni regionali e sviluppare una consistente condivisione di preoccupazioni e interessi su stabilità e sicurezza regionale. Naturalmente, nello scenario emergente l’appartenenza alla SCO presenta per l’India l’opportunità d’impegnarsi in modo costruttivo anche verso Cintura e Via della Cina.

railTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la strategia delle rivoluzioni colorate è destinata a fallire

Altercrimson PolitRussia 1° giugno 2015 – Fort Russputin-sisiSe nel 2012 qualcuno avesse detto che il capo di Majdan egiziana Muhamad Mursi era un agente del dipartimento di Stato USA, che non avrebbe avuto un mandato presidenziale trionfante, ma un colpo di Stato, un processo e la condanna a morte, non sarebbe stato creduto. La vita è complicata. Se agli analisti statunitensi e russi avessero detto nel 2012 che tre anni dopo Majdan egiziana, il leader dell’Egitto avrebbe presenziato alla parata del 9 maggio a Mosca e cercato copertura politica dal Cremlino, avrebbero parlato di follia. Peccato. I russi tornano sempre. E non solo per i soldi, come scrisse Otto von Bismarck. Tuttavia, il denaro ha un ruolo. Dopo un breve, ma brillante regno di orde maidaniste e agenti statunitensi, l’economia egiziana, che non aveva prospettive brillanti, era in stato comatoso, mentre emergeva un dato interessante: pochi erano disposti e in grado di rianimare l’economia egiziana senza cercare di fare dell’Egitto una colonia. Infatti, il Maresciallo Abdalfatah Said Qalil Husayn al-Sisi aveva due alternative all’influenza di Washington, poteva scegliere Mosca oppure Beijing. Da militare intelligente, il Maresciallo al-Sisi decise di collaborare con Cina e Russia, ma diede priorità al Paese che può dare all’Egitto seri argomenti contro i tentativi d’ingerenza straniera, armi avanzate, efficaci ed economiche. Questo è un motivo per la memorabile visita di al-Sisi a Mosca, deprimendo l’Ufficio Medio Oriente dello State Department, combinato ad alcolismo prolungato. A febbraio, Putin visitava l’Egitto, percepita dai media occidentali, ad esempio dall’inglese Guardian, come “chiaro segnale all’occidente”. Mi chiedo come si sia sentito il personale del dipartimento di Stato nel vedere Putin e al-Sisi a piazza Tahrir, laddove la “rivoluzione arancione” egiziana era cominciata. La visita di febbraio di Putin ebbe una conseguenza specifica: Putin e al-Sisi decisero l’istituzione di una zona industriale russa in Egitto, diventata elemento importante della politica estera di Mosca. La Russia ancora una volta espande il proprio mercato e, infine, è lo Stato a focalizzarsi su questo problema, piuttosto che aziende private. Impariamo dai nostri amici e concorrenti, adottando le migliori tattiche di Pechino e Washington. Questa settimana al Cairo è sbarcato un gruppo di alti funzionari russi guidato dal ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov, che aveva con sé diversi governatori russi e una delegazione molto rappresentativa di uomini d’affari. I risultati della visita sono stati impressionanti:
1. Russia ed Egitto passeranno ai pagamenti in valute nazionali. Lo scambio attuale tra i Paesi è di 5,5 miliardi di dollari, ma ora cresce in rubli e lire egiziane. Qualsiasi estensione della zona rublo è un bene per il nostro Paese. L’estensione della circolazione del rublo scaccia il dollaro: un doppio vantaggio.
2. L’Egitto aveva presentato una richiesta per una zona di libero scambio con l’UEE. Più avanti si va, più si svilupperanno i piani d’integrazione russi. Recentemente è stato firmato un accordo per una zona di libero scambio con il Vietnam, ed ora tocca all’Egitto. Senza i biscotti di Majdan, senza il “partenariato orientale”, senza fuochi d’artificio e dichiarazioni forti, la Russia attira sempre più Paesi nella sua orbita d’integrazione.
3. Un accordo preliminare per consegnare 12 aerei Sukhoj Superjet 100 con l’opzione per altri 12. Le prime consegne inizieranno a fine 2016. E’ molto probabile che il leasing degli aeromobili sarà finanziato da un fondo speciale russo-cinese: “ora lavoriamo al problema, parliamo della possibilità di fornire 12 aerei più altri 12. Recentemente, nell’ambito della visita del Presidente Xi Jinping a Mosca, è stato firmato un accordo per istituire un fondo speciale di 3 miliardi di dollari per consegnare 100 SSJ100 tramite i RDIF (Fondi d’investimento diretto russi) e partner cinesi“, ha detto Manturov.
4. Un significativo pacchetto di ordini per armamenti. I commenti ufficiali citano aerei, missili antiaerei, elicotteri e mezzi terresti. Purtroppo non vi sono dettagli ancora, dato che i negoziatori citano “la sensibilità del soggetto”.
Con lo sviluppo della cooperazione nell’energia nucleare, il lavoro delle compagnie petrolifere russe in Egitto e la crescita significativa dell’invio di grano dalla Russia all’Egitto, possiamo dire che l’Egitto va strettamente integrandosi all’economia della Russia e dell’Unione economica eurasiatica. Questo è molto importante, perché dalla caduta dell’URSS e distruzione del Comecon, il mercato russo, anche con l’UEE, non aveva la capacità necessaria per uno sviluppo autosufficiente. Dobbiamo raggiungere tutti i mercati e occupare tutte le nicchie possibili, da cui sarà difficile o impossibile cacciarci. A questo proposito, seguiamo in modo esplicito la Cina e, pertanto, un elemento importante di questa strategia è la zona industriale russa in Egitto. Il ministro Manturov: “Attribuiamo grande importanza al compito di rafforzare la cooperazione nell’industria e nella produzione avanzata in Egitto. Credo che un buon trampolino di lancio della futura cooperazione sarà il lavoro congiunto nell’ambito del progetto di zona industriale russa nell’area del canale di Suez e la creazione di nuovi programmi comuni industriali”. Il primo potenziale residente della zona industriale russa in Egitto è la Corporation Uralvagonzavod. Il direttore generale della UVZ, Oleg Sienko, ha avuto colloqui in Egitto sulla possibilità di produrre treni, attrezzature per le costruzioni e apparecchiature petrolifere e gasifere. C’è un altro motivo importante per avere un appiglio in Egitto. Napoleone Bonaparte disse giustamente che “la geografia è destino”, e nel caso dell’Egitto ciò può essere formulato come “il canale di Suez è destino”. Se diventiamo un importante partner economico e militare dell’Egitto, colpiremo l’Unione europea e il Regno Unito sul canale di Suez, particolarmente importante per sviluppare il concetto di Nuova Via della Seta della Cina. Ecco la mappa della Nuova Via della Seta indicata ai propri lettori dal Wall Street Journal:3888a292586ce1d5d066c05d7c57b678Per non traumatizzare i delicati e sensibili lettori, il principale giornale economico degli Stati Uniti ha mostrato solo uno dei cosiddetti “corridoi” della Nuova Via della Seta, il corridoio marittimo meridionale (linea blu), la sola via dei trasporti su vasta scala che collega Europa e Cina. In linea di principio, la merce può viaggiare su rotaia dalla Cina alla Germania, ma la capacità lascia ancora molto a desiderare. In questo contesto, il controllo del canale di Suez, o piuttosto l’influenza sull’Egitto, è un importante patrimonio geopolitico. Togliendo agli Stati Uniti la capacità di “spegnere” il commercio tra Europa e Cina, vale molto, e questo è solo uno dei bonus della strategia della Russia in Egitto. Creando centri produttivi sulla rotta commerciale più occupata nel mondo è cruciale anche per un buon reddito futuro. E si osservino le altre mappe della Nuova Via della Seta dove la Russia è identificata come non solo membro della fascia”economica”, ma come Paese attraversato dal “corridoio settentrionale” del mega-progetto cinese che, secondo i media statunitensi, cambierà radicalmente l’economia globale, angosciando gli esperti statunitensi.

5034d924551de2a02ac01dbaceb477359c8ed6ac9bb6a3f2ec057a98f07ebe02_risultatoQuale è il bello della situazione? Se la Russia potrà includere l’Egitto nei suoi processi d’integrazione, “agganciandolo” con la tecnologia energetica e le armi, ne farà elemento del sistema di sicurezza internazionale russo, e quindi i corridoi settentrionale e meridionale della Via della Seta saranno collegati alla Russia. Naturalmente c’è un “corridoio centrale” che attraverserà India, Pakistan, Iraq, Siria, Iran e Turchia con una varietà di rotte, ma il problema è che questo corridoio ha due enormi ostacoli: terreno e SIIL. É bello vedere che la Russia è in gioco, che Mosca capisce il contesto geopolitico e tenta di giocarvi, adottando il meglio dei nostri partner e concorrenti, permettendoci di guardare al futuro con giustificato ottimismo.

Denis Manturov

Denis Manturov

P. S.: “E l’Ucraina?” sono sicuro vi sareste chiesti. Il popolo ucraino deve crescere e bere il calice chiamato “sogno europeo” fino in fondo, ma c’è una buona notizia: “Il maresciallo al-Sisi ucraino” cammina già per le strade di Donetsk. Tutto a suo tempo.18716Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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