La battaglia di Aleppo consacra la strategia di Hezbollah

René Naba, Mondialisation, 8 dicembre 201615384463_348901145474938_7295210096971225039_oAleppo è la svolta della guerra, e la pesante sconfitta dei terroristi e dei loro mandanti occidentali è un epico affronto alla Francia
La Siria e i suoi alleati hanno inflitto una pesante sconfitta ai nemici nella guerra lanciata contro questo Paese sei anni fa, riprendendo il controllo della città vecchia di Aleppo, importante svolta della guerra, primo passo per sventare il piano di spartizione regionale degli occidentali. A 48 ore dalla Conferenza internazionale in Siria dei “Paesi che rifiutano la guerra totale”, la svolta militare è un colpo magistrale alla Francia, organizzatrice dell’incontro. Aleppo è caduta, ex-roccaforte dei terroristi, secondo lo scenario osservato a Yabrud, 80 km a nord-est di Damasco, il 15 marzo 2014, giorno dell’annessione della Crimea alla Russia con un referendum, svuotando la conferenza di Parigi e ammutolendo il coro degli islamistofili che per sei anni si appollaiano sui trespoli nazionali, ostentando falsità e farsa.

Francia ridimensionata
Scacciati i principali responsabili francesi della guerra in Siria (Nicolas Sarkozy, Alain Juppé, Francois Hollande, Laurent Fabius, Manuel Valls), la sconfitta di Aleppo, oltre alla sconfitta in Siria, è tra quelle che segnano la storia militare e diplomatica francese da almeno due secoli. Esattamente come Waterloo nel 1815, passando da Fascioda, spedizione in Messico, Sedan (1870), capitolazione verso la Germania nazista dopo 39 giorni di combattimenti, nel giugno 1940, finendo a Dien Bien Phu (1954), Suez (1956) e Algeria (1962). Tale tracciato delle sconfitte diplomatiche della Francia è oggetto dello storico Marcel Gauchet, che diagnostica un verdetto netto: “Nel giugno 1940, la Francia improvvisamente finì di essere una grande potenza“. Sulla scia del crollo in Siria, la Francia, volente o nolente, viene ridimensionata. Non avendo i mezzi per la sua politica, riduce la politica ai suoi mezzi.

I piani di battaglia di Hezbollah nella guerra in Siria insegnati nelle accademie militari russe
La liberazione di Aleppo da parte delle forze governative siriane suggella il ritorno del potere centrale nel cuore del “Paese utile”, rappresentato dalle cinque maggiori città siriane (Damasco, Aleppo, Homs, Hama, Lataqia). Duro colpo strategico e psicologico ai terroristi, questa vittoria clamorosa del potere baathista e dei suoi alleati internazionali e regionali (Russia, Iran, Hezbollah) potrà cambiare l’esito del conflitto. L’ex-prigioniero politico siriano, Michel Kilo, traditore comunista delle petromonarchie, vede senza mezzi termini che “l’Arabia Saudita è un Paese che non conosce né democrazia né diritti umani. Un Paese in cui non vi è alcun senso per l’arabismo e l’Islam. I sauditi e le altre petromonarchie del Golfo vogliono la distruzione della Siria, non l’instaurazione della democrazia nel Paese“, proclamava il vecchio commensale del principe Bandar bin Sultan, il capo dei terroristi nella prima fase della guerra alla Siria.
La porta, “al-Bab”, a una trentina di chilometri ad est di Aleppo, sarebbe il prossimo passo dell’offensiva del governo per bloccare l’accesso alla capitale economica della Siria e congelare la progressione delle forze curde e turche nelle zone di confine, preludio al crollo dei terroristi in Siria. La continuazione dell’offensiva governativa verso le ultime roccaforti di Idlib e Raqqa, darà il colpo di grazia al piano di smembramento del Paese sotto la tutela atlantista. Ispirati dal precedente di Bengasi, nel caso della Libia, Aleppo, per gli strateghi turchi e occidentali, doveva fungere da testa di ponte degli aiuti umanitari per i profughi e militari per i terroristi, fino alla disintegrazione del regime con la guerra di logoramento. Secondo i russi, uno dei principali architetti dell’inversione di tendenza è Hezbollah, ora promosso a stratega.607082501001498640360noSul ruolo di Hezbollah e Iran in Siria
La guerra in Siria ha consacrato Hezbollah a stratega e fatto della formazione sciita diretto interlocutore del comando russo, i cui piani di battaglia attuati per cinque anni in questo Paese ora vengono insegnati nelle accademie militari russe. “In prima linea, l’ayatollah ha potuto neutralizzare rapidamente gli effetti dell’avanzata dei terroristi, il 28 ottobre 2016, favorendo la tregua umanitaria nell’ovest della capitale economica della Siria, colmando le lacune soprattutto nella zona delle posizioni chiave dell’Esercito arabo siriano: l’Accademia militare e la città di Assad”, secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, la cui versione in arabo è in questo link.
Hezbollah, che ha dovuto lamentare la perdita in Siria di diversi leader di primo piano, soprattutto Muhamad Badradin, capo dell’ala militare di Hezbollah, Jihad Mughniyah, figlio del fondatore dell’ala militare Imad Mughniyah, Samir Qintar, ex-decano dei prigionieri politici arabi in Israele e comandante della difesa aerea missilistica, riusciva a sventare la risposta dei terroristi. Vanificandone l’offensiva con dodici autocarri carichi di esplosivo, Hezbollah spazzò via i distaccamenti d’assalto nemici di Jaysh al-Fatah e gruppuscoli alleati, imponendo i combattimenti per strada, ripulendo edificio dopo edificio per eliminarne i resti dalla zona dei combattimenti, conclude il quotidiano di Bayrut. Davanti ai risultati della battaglia e all’abilità strategica e tattica che i capi militari di Hezbollah hanno mostrato nel teatro operativo di Aleppo, affrontando sia l’operazione “grande epopea” del 28 ottobre, che l’operazione “conquista di Abu Umar Saraqab” presso Dara (Siria meridionale), durante l’assalto dei terroristi nella battaglia di Shaiq Misqin, il comando militare russo chiese, a metà novembre, un incontro diretto con il comando di Hezbollah chiedendogli che i suoi piani di battaglia siano insegnati nelle accademie militari della Russia, scrive il giornale. Abu Umar Saraqab guidava la maggiore coalizione di ribelli e terroristi in Siria, responsabile dell’occupazione di Jisr al-Shughur. L’annuncio della morte su twitter del suo gruppo, Jabhat Fatah al-Sham, ex-Jabhat al-Nusra, avvenne un paio di mesi prima dell’adesione ad al-Qaida. Il gruppo fa parte del movimento della coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti. L’incontro tra i militari di Russia ed Hezbollah a metà novembre, fu il primo tra i due alleati nella guerra in Siria. Fino ad allora, gli scambi tra le parti furono nelle consultazioni regolari quadripartite a Baghdad, nel Centro comando comune (Russia, Iran, Siria, Hezbollah), o nel centro operativo congiunto in Siria ed anche sul campo di battaglia. Dall’intervento militare russo in Siria, il 1° settembre 2015, Hezbollah è stato attento ad evitare il contatto diretto con la gerarchia militare russa per via delle differenze sui rispettivi approcci al conflitto arabo-israeliano. Durante la visita di Dmitrij Medvedev, in Israele, a fine novembre 2016, il premier russo chiese ai suoi interlocutori israeliani delle loro differenze con Iran ed Hezbollah, precisando: “Hezbollah non è un’organizzazione terroristica e l’Iran non è nostro. Iran e Hezbollah sono nostri alleati nella guerra in Siria“. La battaglia per la conquista di Aleppo ha reso così Hezbollah uno stratega piuttosto che un semplice esecutore della strategia iraniana, uno dei principali attori militari contro Israele e in Siria.

Sul piano militare: Humaymim e Tartus, missili S-400 e semoventi Buk e Pantsyr
La Russia ha due basi in Siria, la base aerea di Humaymin, a sud-est di Lataqia, e l’importante base navale di Tartus. Il dispositivo difensivo include missili da crociera K-300P, autocarrati e con radar, dalla gittata di 300 km; le batterie di missili S-400 Trjumf, ad Humaymin, la cui gittata copre l’intero Mediterraneo orientale (Siria, Turchia, Cipro, Libano, Israele), garantendo la protezione non solo dello spazio aereo della Siria, ma anche della zona di schieramento di Hezbollah nel sud del Libano. Il raggio di azione va da 20 a 400 km e la quota da 3 a 30 km. Sovrapponendosi alla missione della forza navale articolata attorno alla portaerei Admiral Kuznetsov, completata dal sistema missilistico semovente Buk da difesa aerea a medio raggio, il più efficace al mondo. La linea di difesa immediata di Humaymin comprende il sistema antiaereo Pantsyr. La Russia ha inoltre dotato l’Esercito arabo siriano del sistema di difesa aereo S-200VE.

La Cina compie la grande avanzata strategica nel Mediterraneo: Tartus (Siria) e Sharshal (Algeria)
Nel 2016, la Cina entrava militarmente in Siria, importante passo avanti strategico del Regno di Mezzo nel Mediterraneo, costruendo una piattaforma operativa navale per la Marina cinese nella base russa di Tartus. Ansiosa di alleviare le finanze russe e di sostenere lo sforzo bellico della Siria, la Cina ha fornito aiuti militari per 7 miliardi di dollari alla Siria, le cui forze combattono ad Aleppo i terroristi uiguri (musulmani cinesi), dove 3500 famiglie, quasi diecimila persone, si trovano. Gli uiguri, a memoria dell’osservatore, non sono mai morti per la Palestina, neanche uno. Ma molti sono contro la Siria per via della perversione settaria della loro ideologia. I terroristi uiguri provengono dalla provincia del Xinjiang in Cina, al confine con otto Paesi (Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Tagikistan, Pakistan e India). Dato ciò, la Siria è il ricettacolo del terrorismo globale, anche dalla Cina. Molti uiguri combattono in Siria sotto la bandiera del “Movimento islamico del Turkmenistan dell’Est”, separatisti armati il cui obiettivo è la creazione dello “Stato islamico uiguro” nello Xinjiang. I terroristi uiguri sono aiutati dai servizi segreti turchi che li inviavano in Siria attraverso la Turchia, generando tensioni tra i servizi di intelligence turchi e cinesi, essendo la Cina preoccupata dal ruolo dei turchi nel sostenere i terroristi uiguri in Siria, buon indizio del ruolo del sostegno turco nei combattimenti nello Xinjiang. Per approfondire sulla connessione turchi-uiguri.
La Cina ha già strutture portuali per la propria flotta nel Mediterraneo, come la grande base navale algerina di Mars al-Qabir, e prevede di ampliare gli sforzi per avere nuovi servizi per la flotta a Sharshal. La città sulla costa mediterranea ospita l’Accademia militare mista, la più grande accademia militare congiunta dell’Africa. Le estremità del Mare Nostrum, una linea mediana da Algeri al porto del Pireo, roccaforte del commercio cinese in Europa, riuniscono le fortezze navali cinesi di Tartus e Sharshal. Una linea vista dal mondo come linea di demarcazione del nuovo rapporto di forze mondiale. Una linea tracciata con l’inchiostro indelebile, a poca distanza dal Colosso di Rodi. Hic Rhodus Hic Salta: il passaggio del Rubicone avverrà tra Mediterraneo occidentale, Nord Africa, Africa settentrionale, Ponente arabo ed ex-Ifriqiya romana. Sulla strategia cinese nel Mediterraneo e le relazioni tra Algeria e Cina.32Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria della Russia in Siria: il vero significato della tragedia dell’ospedale ad Aleppo

Ruslan Ostashko, Fort Russ, 8 dicembre 2016

Le dottoresse Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova, assassinate dai terroristi filo-occidentali ad Aleppo. Nessuna Boldrini o affine, ha pigolato sul femminicidio.

Le dottoresse Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova, assassinate dai terroristi filo-occidentali ad Aleppo. Nessuna Boldrini o affine, ha pigolato di femminicidio.

Non sono sorpreso dai doppi standard dei media e dei capi occidentali che non riconoscono il fatto che i nostri medici militari sono stati uccisi o dichiarano che “gli sta bene”. Sono ancor meno sorpreso dall’assenza di condoglianze di “circostanza” offerte in occasione dell’omicidio dei nostri consiglieri militari. Dirò qualcosa di cinico: sarei molto preoccupato se i media e i politici occidentali improvvisamente facessero altrimenti. Il punto è che la cavalleria è un lusso che solo i vincitori possono permettersi, e le forze globaliste in Siria subiscono una gravissima sconfitta dalle conseguenze di vastissima portata. Pertanto, quando il Pentagono sorride e la Croce Rossa Internazionale sputa sulla memoria dei nostri medici, significa che tutto è in ordine. Questo vuol dire che facciamo ciò che è necessario e che le nostre truppe sono dalla parte giusta della storia e sono vicinissime alla vittoria. I nostri nemici sputano da sempre sulle tombe dei morti quando non riescono a sconfiggere i vivi. Questo è un segno sicuro che perdono e noi vinciamo. La situazione per i globalisti che coordinano i terroristi dell'”opposizione siriana” è così disperata che faranno qualsiasi cosa per rovinare la vicina vittoria delle truppe russe in Siria. La catastrofe incombe sui globalisti e si avvicina il momento in cui saranno privati della leva finanziaria, come la leva del controllo di certe risorse militari statunitensi. Un comandante prudente ora negozierebbe con calma con Mosca il ritiro degli istruttori militari statunitensi da Aleppo dove coordinavano i terroristi. Ma invece, i globalisti sparano coi mortai su un ospedale russo come addio, sapendo perfettamente che la risposta sarà il massimo spargimento di sangue. Le probabilità che gli istruttori occidentali escano da Aleppo vivi è ormai zero. E’ evidente che non si preoccupano della sorte dei loro istruttori e che non gliene potrebbe fregare di meno, proprio perché il Pentagono finirà presto nelle mani di Trump. Non potranno utilizzare più tali istruttori. Allora, perché proteggerli? Secondo la logica del team di Clinton in uscita, è molto più importante e interessante rovinare la festa e far costare ancora di più la vittoria russa. Non c’è nulla di sorprendente, la logica dei globalisti, per i quali siriani e statunitensi sono carne da cannone per le loro guerre personali, si riflette cristallina in questa situazione. Non so voi, ma mi ricorda l’aprile 1945, quando affrontammo un maniaco che si comportò in modo simile, finendo molto male.
Seguo da vicino le guerre di informazione contro la Russia, e ricordo molto bene come ci dicessero ad ogni passo che la Siria sarà il nuovo Afghanistan della Russia. Ricordo come specialisti sul Medio Oriente ci hanno detto che Assad era segnato in ogni caso. Ricordo come ci dissero che Aleppo è inespugnabile e che Turchia e Stati Uniti avrebbero lottato fino alla fine per proteggere i loro terroristi in Siria. In sostanza c’invitavano a riconciliarsi con tali “fatti” e a non cercare d’interferire nei piani dei clintoniani per rimodellare il Medio Oriente, pensando ai gasdotti del Qatar verso l’Europa e trasformando la regione in una fabbrica di terroristi da usare per attaccare la Russia. Ma cosa vediamo ora? Assistiamo non solo alla battaglia finale per Aleppo, ma al trionfo delle Forze Armate e dei consiglieri militari russi. Abbiamo imparato a combattere con la massima preoccupazione per la vita dei nostri soldati. Ecco perché i casi in cui non riusciamo a salvare i nostri medici o consiglieri militari, sono così dolorosi. Si può già dire che la loro morte non è stata vana. Oltre agli ovvi vantaggi geopolitici ora in gioco e alla drastica riduzione dei terroristi che potrebbero, in altre circostanze, presentarsi in Russia, l’operazione in Siria ha mostrato a noi stessi e al mondo che la Russia può difendere i propri interessi geopolitici oltre i propri confini, anche meglio di quanto facesse l’URSS. 25 anni fa, l’operazione in Afghanistan permise alla società d’essere indifferente o perfino d’accettare il crollo dell’Unione Sovietica. Ma ora la nostra operazione in Siria fa il contrario: rafforza la nostra fiducia nella nostra forza e nel nostro Paese. Questo va molto bene. Forse 25 anni fa imparammo a trarre le giuste conclusioni dagli errori del passato.

Funerali del pilota Oleg A. Peshkov, del velivolo abbattuto a tradimento dai turchi, nel novembre 2015

Funerali del pilota Oleg A. Peshkov, del velivolo abbattuto a tradimento dai turchi, nel novembre 2015

Come i commando russi liquidano i terroristi ad Aleppo
Rusreinfo 9 dicembre 2016

97540_800Il successo dell’Esercito Arabo Siriano ad Aleppo deve molto alle operazioni delle Forze Speciali russe nella regione, che disturbano i gruppi terroristici liquidandone i comandanti.
Nelle ultime settimane nella regione di Aleppo decine di capi di vari gruppi sono stati eliminati da cecchini e operazioni aeree mirate basate sulle informazioni trasmesse da infiltrati e forze speciali russe sul campo. Questo è il metodo che Israele segue contro i gruppi terroristici: gli infiltrati individuano i capi dei terroristi, forse mettono un GPS sulle loro auto, e poi un drone o aviogetto lancia un missile sul bersaglio. L’assenza di coordinamento dei comandi provoca sbandamento e fuga nei gruppi terroristici, e l’Esercito arabo siriano può quindi facilmente neutralizzarli. Secondo informazioni riservate, molti cittadini statunitensi, inglesi e tedeschi, mercenari o ufficiali agli ordini dei loro governi, sarebbero caduti sotto le pallottole dei cecchini o degli attacchi mirati. Questo è probabilmente uno dei motivi dell’attuale isteria a Washington e Berlino sull'”aggressione russa in Siria” e dei tentativi disperati di raggiungere una tregua, giustamente respinta dalla Russia che nota come i precedenti cessate il fuoco, quando rispettati dai terroristi, furono utilizzati per consentirgli di riorganizzarsi. Senza pregiudicare gli ordini che il presidente Trump darà a gennaio, è chiaro che Obama s’imbarca in una corsa sfrenata di cui va chiesto quale sia il vero obiettivo: rendere la situazione il più difficile possibile per Trump, o innescare un’escalation con la Russia prima del giuramento di Donald Trump? Tutto è possibile nelle prossime settimane.
spetz-1728x800_cTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze Speciali russe eliminano i capi dei terroristi in Siria

South Front

crb-flmxeaaksqfSecondo esperti ed analisti, le Forze Speciali russe partecipano attivamente alle operazioni militari in Siria, contribuendo all’eliminazione dei capi dei terroristi.
L’operazione militare avviata ad Aleppo è stata preparata da tempo e consiglieri militari ed ufficiali delle Forze Speciali russi vi hanno contribuito, secondo i media russi che citano esperti militari indipendenti. Secondo loro, ciò è confermato da numerose azioni per eliminare i capi più noti dei gruppi terroristici, con conseguenti perturbazioni e perplessità tra i terroristi. Prima dell’offensiva dell’Esercito Arabo Siriano, sulle reti sociali dei terroristi si riferiva della morte di dieci ben noti capi. La maggior parte liquidata a distanza con fucili da cecchino di grosso calibro. Altri con attacchi missilistici delle Forze Aerospaziali russe durante telefonate via cellulare o satellitare, indicando l’utilizzo di munizioni guidate. Tuttavia, con l’inizio della battaglia nei quartieri orientali di Aleppo, la tendenza proseguiva. Negli ultimi 10 giorni è stata indicata l’eliminazione di Abdulhamid Haj Ahmad, un capo dell’esercito libero siriano (ELS), Said Shahabi e Hasima al-Musa, capi di Jabhat al-Shamiyah, Umar Muhamad al-Haj, emiro dell’haraqat Nuradin al-Zinqi, Abu al-Haris capo del ramo ad Aleppo dell’haraqat Ahrar al-Sham, e Abu Muqirah al-Shishani, uno dei capi di Jabhat Fatah al-Sham (già noto come Jabhat al-Nusra). Secondo i media russi, l’efficace preparazione delle Forze Speciali russe ha garantito il successo delle operazioni delle truppe siriane ad Aleppo. Gli esperti militari sono sicuri che si possa vederlo chiaramente nell’eliminazione dei capi dei gruppi armati da parte delle Forze Speciali. Inoltre, gli analisti attirano l’attenzione sui raid aerei estremamente accurati delle Forze Aerospaziali russe, e ciò significa che dei controllori di volo avanzati, che di solito sono operatori delle Forze Speciali, vi hanno operato. Secondo gli esperti, l’Esercito Arabo Siriano non ha personale abbastanza qualificato per svolgere tali compiti. A sua volta, il Ministero della Difesa russo ha confermato la presenza delle Forze Speciali russe in Siria. Tuttavia, il Ministero afferma che i militari russi scambiano solo esperienze e operano come consiglieri militari. “Le divisioni delle nostre Forze Speciali operano sul territorio della Siria, controllando la ricognizione delle strutture per i raid della Forza Aerea russa, puntando i velivoli su obiettivi in aree remote e svolgendo altre missioni speciali“, dichiarava il comandante del gruppo militare in Siria Colonnello-Generale Aleksandr Dvornikov. Tuttavia, il fatto che le Forze Speciali partecipino attivamente alle operazioni è confermata dall’esempio di Palmyra, dove l’ufficiale Aleksandr Prokhorenko vi perse la vita, circondato dai terroristi mentre operava come controllore di volo avanzato. L’ufficiale Fjodor Zhuravlev, che guidava i missili da crociera, è stato ucciso in una situazione simile.czguxyfw8aarjyh

La Russia schiera la Polizia Militare della Repubblica di Cecenia ad Aleppo
South Front560e9418c36188b34b8b457aLa Russia schiera oltre 100 militari della Polizia Militare dalla Repubblica di Cecenia in Siria, secondo un video apparso sui social media il 7 dicembre. Il video mostra presumibilmente i preparativi della polizia militare cecena prima dell’invio in Siria, nella base militare di Hankala, presso la capitale della Repubblica cecena Groznij. Secondo i media russi, i combattenti ceceni proteggeranno le infrastrutture cruciali, civili e militari. in Siria. Gli esperti russi suggeriscono che almeno una parte dei combattenti ceceni verrà inviata ad Aleppo. Vi sono pochi dubbi che la città sarà presto liberata e il governo siriano avrà bisogno di assistenza per migliorare la situazione umanitaria e della sicurezza in città. In precedenza, il Presidente della Repubblica di Cecenia Ramzan Kadyrov aveva annunciato che alcune unità cecene operavano in Siria, insieme ad altre unità delle Forze Speciali russe. Il video del Mufti della Repubblica di Cecenia che arringa i combattenti ceceni prima del dispiegamento in Siria, è disponibile online:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai trasforma l’Eurasia

Ariel Noyola Rodriguez, Russia Today

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.
xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a001_11nZbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia. Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione. I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017. Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica. Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi. L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica. Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo. La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia…xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a002_11nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosul, le forze sciite irachene sventano le trame di wahhabiti, Stati Uniti e Turchia

Murad Makhmudov, Kanako Itamae e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 28 ottobre 201614717261Le milizie sciite si radunano in forze presso Mosul ovest, perché giustamente temono gli intrighi di USA, Turchia e Paesi del Golfo, in particolare Qatar e Arabia Saudita. Gli sciiti temono che NATO e Paesi del Golfo, sostenitori del settarismo sunnita in Siria che ha portato alla proliferazione dello Stato islamico dall’Iraq alla Libia, permettano ai settari dello SIIL di fuggire in Siria. A loro volta, tali taqfiriti aiuteranno lo SIIL o si fonderanno con altre forze settarie per minacciare ancora il governo della Siria. Non ha senso per gli USA e le forze che combattono al loro fianco lasciare ad ovest di Mosul un corridoio aperto, dopo tutto perché non in altre zone di Mosul se si hanno serie preoccupazioni umanitarie? Invece, sembra che i piani di NATO e Golfo, con la Turchia in prima linea, permettano deliberatamente di lasciare aperto tale spazio perché sanno che lo SIIL cercherà di raggiungere la Siria tramite esso. Reuters dice: “Le milizie sciite irachene appoggiate dall’Iran hanno detto che presto si uniranno alla lotta contro lo Stato islamico sul nuovo fronte ad ovest di Mosul, una mossa che potrebbe bloccare qualsiasi ritirata dei jihadisti in Siria, allarmando Turchia e Stati Uniti“. Lo SIIL ha massacrato numerosi sciiti prima dell’ultimo assalto su Mosul. Nonostante ciò, il presidente Obama è più preoccupato dal placare la Turchia ed a ostenere il suo “approccio alla Arthur Zimmermann” alla crisi. Gli sciiti non a caso non si fidano di Washington e Ankara. Altrettanto importante, sanno che aprendo un corridoio i taqfiriti accorreranno in Siria dall’Iraq, ampliando la carneficina in quel Paese.
Le Forze di mobilitazione popolari (PMF) sono attente alla situazione sul campo. Ciò significa che le PMF si concentreranno su Tal Afar e poi utilizzeranno l’area per altri obiettivi. Ad esempio, è giusto che le milizie sciite prendano parte all’assalto contro Mosul perché impediranno allo SIIL di avanzare ulteriormente, prendendo Tal Afar e le zone circostanti, tagliando le ratlines dei taqfiri che entrano in Siria, ponendo le basi del rafforzamento dei legami con le forze governative siriane ed alleate tramite una catena di alleanze. Reuters dice: “Prendendo Tal Afar effettivamente si chiuderebbe la via di fuga dei terroristi che vogliono andare in Siria, supportando l’esercito del Presidente siriano Bashar al-Assad sostenuto dall’Iran. Ed accusano la coalizione anti-Stato islamico degli Stati Uniti di preparare tale passaggio sicuro per i jihadisti“. I combattenti delle PMF rafforzeranno ugualmente le Forze Armate dell’Iraq perché sono agguerriti. Infatti, dato che le informazioni da Mosul sono vaghe, ciò indicherebbe che non tutto va liscio. Naturalmente, si tratta di speculazione, ma la paura di un corridoio per i taqfiriti che permetta ai resti dello SIIL di fuggire in Siria, è una genuina preoccupazione dati i precedenti di USA e Turchia.cnfhyotweaambxuTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora