Le radici del terrorismo statunitense: come Obama se ne andrà

Ziad A. Fadil Syrian Perspectivedt.common.streams.StreamServer.clsI presidenti si giudicano dal loro curriculum in economia, politica, diplomazia e guerra. Possono anche essere giudicati per quello che avrebbero potuto fare ma non hanno fatto. Tragicamente, il primo presidente afro-americano sarà diffamato dagli storici per quello che ha combinato. Questo sito è dedicato alla guerra in Siria e qualsiasi analisi dell’inettitudine di Obama dovrà concentrarsi sulle miserie che ha aggravato o deliberatamente creato. Quest’uomo non è di sinistra; non è rivoluzionario; non è socialista, né idealista, non è l’umanitario meritevole del Premio Nobel per la Pace. La nostra posizione è che sia solo un imbecille, un uccello che arruffa le piume. Pochi giorni fa, l’urbano ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov era seduto allo stesso tavolo con la controparte dell’Arabia Saudita per una conferenza stampa conclusiva. Un microfono puntato verso la bocca del signor Lavrov ha raccolto qualcosa d’insolito per questo affabile diplomatico di carriera. Mentre il saudita Adil al-Jubayr confutava ogni ipotesi di cooperazione con il governo legittimo del Dottor Bashar al-Assad, Lavrov fu registrato borbottare in russo, senza alcuna sorpresa: “Che fottuto imbecille!” La Cage aux folles degli alleati degli USA in mostra. Fin dall’inizio del conflitto, Obama e la sua squadra di diplomatici dementi e spettrali come Robert Ford, Hillary Clinton e Christopher Stephens, sono complici dello spargimento di sangue che inonda la Siria da marzo 2011 a oggi. Ford, uno dei peggiori criminali di guerra della storia, era intento a sfruttare la cosiddetta “primavera araba” come copertura per un piano covato anni prima per destabilizzare il governo siriano baathista, al fine di allontanare Damasco da Iran e Hezbollah. La trama non aveva niente a che fare con democrazia o libertà di riunione, ma con il crescente potere iraniano e relativa proiezione sul Mediterraneo, riflettendo anche la sensibilità statunitense alle denunce di alleati come Qatar e Arabia Saudita che guardavano gli sviluppi minacciosi nell’energia, che mettono in dubbio il futuro di tali plutocrazie feudali.
sergey-lavrov-adel-jubayrL’Iran, come ho già scritto in un lungo articolo, ha sfidato i complotti di USA/NATO per isolarlo e strangolarne l’economia. Ciò che gli statunitensi hanno ottenuto invece è un Iran che si sviluppa dall’interno basandosi su millenni di realizzazioni scientifiche di un popolo assuefatto a disagio e sfruttamento pragmatico del proprio universo per conquistarlo. L’Iran non è per nulla una nazione di terza categoria composta da tribù e sciamani come gli arabi della penisola. L’Iran osserva dritto l’abisso di Washington negli occhi di Barack Obama e della sua banda di assassini. Tutto, da quel momento, quando Washington si rese conto d’impegnare ideologicamente sul serio Teheran con la propria agenda islamista, ebbe per scopo inserire un cuneo tra l’Iran e la Mezzaluna Fertile. Ecco ciò che guida gli Stati Uniti: il metanodotto che attraversa l’Iraq sciita fino al litorale siriano, mettendo fine alla posizione di vantaggio del Qatar quale principale esportatore di gas. Gli Stati Uniti guardavano al progetto iraniano-russo rafforzare ulteriormente l’influenza di Mosca sull’Europa mentre quella degli USA diminuiva. Gazprom, il monopolio energetico russo, aveva già stipulato accordi con Iran e Siria per trasportare, raffinare e rifornire gas naturale all’Europa. Ciò significa che Gazprom avrebbe controllato i prezzi del gas naturale con una serie di alleanze che gli Stati Uniti stavano disperatamente cercando di sabotare. Questo terrorizzava anche Gran Bretagna e Francia (la vecchia Europa). Dobbiamo aggiungervi il fatto che uno dei principali giacimenti di gas naturale, Mother Lode, al largo delle coste di Siria, Libano, Cipro e la Palestina, sarebbe soggetto ai capricci dei magnati di Gazprom. Con Hezbollah in possesso di missili antinave e l’arsenale formidabile della Siria dotato di missili terra-mare Jakhont, nessuna combinazione di forze navali potrebbe fermare l’evoluzione di una nuova ed economicamente indipendente Siria baathista o del Libano controllato da Hezbollah. Il leader della Turchia, Erdoghan, è pienamente consapevole dei pericoli che ciò pone alla sua programmata rinascita neo-ottomana. Nessuno è più interessato ad impedirlo del leader-stragista della Turchia. Per bloccare tutto questo e preservare l’egemonia statunitense nel Mediterraneo, gli Stati Uniti prima cercarono di rovesciare il Baath. Per non sbagliarsi non solo presero di mira il Dottor Assad, ma l’intera costruzione arabo-nazionalista che aveva fatto della Siria un alleato della Russia e dell’Iran, e un nemico degli Stati Uniti nella Palestina occupata e nell’Iraq invaso dagli USA. Era il Baath, ma quando gli Stati Uniti, nel 2013, capirono che i loro piani per dividere l’esercito siriano fallirono miseramente, decisero una guerra in cui non ci sarebbero stati vincitori, in particolare il Dr. Assad e il mostro di Frankenstein che Stati Uniti e sionismo hanno creato: il SIIL.
Lo sforzo per costruire un’opposizione siriana che rovesciasse Assad fallì. Robert Ford, più di chiunque altro è responsabile del fallimento e delle politiche mefitiche che hanno ucciso decine di migliaia di siriani; tutto a causa di un piano sbagliato e di un universo incompreso. A sud, dove si sperava che l’insurrezione istigata dai giordani creasse uno Stato cuscinetto alleato di Amman (e a maggior ragione degli Stati Uniti), dando impulso all’imminente invasione della capitale della nazione, divenne una guerra di attrito tra l’Esercito Siriano e soprattutto i jihadisti di al-Qaida. Gli sforzi per trovare elementi secolari tra i pochi disposti ad offrirsi volontariamente fallirono lasciando gli Stati Uniti nella non invidiabile posizione di aiutare lo stesso gruppo che glorificava gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 settembre. Anche l’opposizione in esilio divenne una barzelletta. Mentre i suoi membri godevano del comfort degli alberghi di prima classe in Europa, finanziati dalle tesorerie saudite o qatariote, l’opposizione non poté costruire relazioni con un qualsiasi gruppo armato in Siria che non fosse l’evanescente esercito libero siriano i cui agenti sono morti o senza gambe. Anche i loro capi, da George “Capitan Canguro” Sabra ad Ahmad Muadh al-Qatib, al curdo irrimediabilmente smarrito Ghasan Hito, fino al ratto turco Qalid Qoja, resistette oltre nel fare ciò che mai poteva fare, suscitando il sarcasmo dello stesso Obama. Senza alcuna possibilità di cambiare corso della guerra affinché la Siria rinunciasse alla propria alleanza e dipendenza da Iran e Russia, gli Stati Uniti sprofondarono ulteriormente nell’abisso della depravazione da quando Ronald Reagan cominciò a chiamare i Contras “Freedom Fighters”.
Il fattore energia è la chiave per comprendere la necessità degli USA di preservare le proprie ambizioni egemoniche regionali, compresa anche la possibilità di bloccare l’avanzata della Marina russa nel Mediterraneo. Ma ci sono altri fattori, oltre l’energia, l’impatto sull’influenza degli Stati Uniti e la sopravvivenza delle alleate preistoriche monarchie feudali. C’è anche la proliferazione della tecnologia missilistica. Pensate a questa proposizione: se Hezbollah ha 100000 razzi nel proprio arsenale, quanti ne avrebbe l’esercito siriano? Quando si considera il fatto che l’85% dei razzi della milizia libanese è prodotto in Siria, si può stimare il numero posseduto dall’EAS? Supponendo che l’EAS abbia più di 100000 missili che vanno dagli SCUD B, C e D, ai FROG, Katjusha e tutte le altre chicche, quanti razzi l’Iron Dome del sionismo potrebbe intercettare? E se l’Iran lancia il suo ancor più grande arsenale sulla Palestina occupata? Che altro dopo? Alcun partito ha maggiormente investito nella carneficina in Siria dello Stato-Ghetto khazaro, la cui vita dipende soprattutto dalla capacità di contrastare l’attacco missilistico dell’alleanza tra Hezbollah, Siria e Iran. Quando Hasan Nasrallah avverte i sionisti in Palestina che le loro città bruceranno con un attacco missilistico totale, non scherza. Per il sionismo, il governo del Baath in Siria va smantellato per ragioni ancora più inquietanti di quelle che occupano le menti delle scimmie saudite. I sauditi sono preoccupati dai soldi che possono continuare a derubare dal proprio popolo. I sionisti si preoccupano per quanto possono ancora sfruttare e asservire il popolo palestinese. Ma cosa può fare Obama? O cosa avrebbe potuto fare se non fosse una donnola smidollata? Obama ha creato, insieme allo Stato colono sionista, il gruppo chiamato SIIL, Daish o Stato islamico. Quant’è intelligente? Come mostro di Frankenstein, il gruppo terroristico era la risposta agli sforzi dell’Iran per estendere il gasdotto in Iraq e Siria, ed attraverso la creazione del califfato sunnita, impedirlo; ma ciò s’è trasformato in una minaccia non solo per le aspirazioni dell’Iran ma anche per le scimmie alleate, ossessionate dall’aiutare il SIIL nel rovesciare il governo della Siria, nemico mortale del SIIL. Quant’è complicato.
1536587Vedete, il SIIL invase l’Anbar con l’assistenza diretta del partito Baath iracheno fedele a Sadam, Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita. Come, vi chiederete? Semplice. Addestrate i ratti necessari in Turchia con l’aiuto di ufficiali dell’esercito di Sadam, lo stesso esercito che fu devastato dai militari degli Stati Uniti e che fu sciolto dall’idiota immortale L. Paul Bremer. Gente, la politica estera statunitense è piuttosto curiosa, no? Così, con l’aiuto dell’US Air Force, al SIIL fu concesso abbastanza territorio per bloccare l’estensione del gasdotto, senza distruggere l’esercito iracheno che gli Stati Uniti vogliono come cliente per i propri armamenti. Ma ora il SIIL minaccia non solo i piani dell’Iran, ma degli USA e l’esistenza del regime saudita. Ora si arma un’al-Qaida riabilitata. Oh. E la cosa diventa ancora più sordida. I traditori neoconservatori statunitensi, ardenti sionisti dalla doppia cittadinanza “israeliana”-statunitense e i loro vassalli cristiani, fanno di tutto per far apparire al-Qaida il tizio del quartiere da sostenere ardentemente. I sionisti in Palestina li curano, li armano e li riforniscono, per non parlare degli interventi occasionali quando l’Esercito siriano sta per spazzarli via, come nel Qalamun o nel Golan. Il Qatar cerca disperatamente di cambiare il modo con cui Jabhat al-Nusra si presenta al mondo. Se ricordate, Nusra è il franchise di al-Qaida in Siria fedele ad Ayman al-Zawahiri e guidato da Abu Muhamad al-Julani. Finora, per motivi ideologici/teologici, il capo di Nusra non ha ingoiato l’esca tossica che il Qatar gli esibisce, preferendo attenersi alla tossicità della sua interpretazione blasfema dell’Islam. E quando si aggiunsero Gran Bretagna e Francia, fu ancora più complicato. Entrambi i Paesi, non volendo accettare la retrocessione nel cassonetto della storia, cercano di trovare il modo di restaurare i vecchi imperi. Ai traditori di carriera come gli hashemiti di Giordania, un premio come la Siria per mantenere la stentata e fallita idea di Stato governato da una dinastia di second’ordine fallita, lusinga. Dopo tutto, non sarebbe bello avere un regno giordano allargato e doverosamente al servizio degli interessi di Parigi e Londra? Ancora? E così, inglesi e francesi recuperarono il loro vecchio modo di schierarsi con i terroristi, che la stampa occidentale convenientemente chiama “ribelli”, “combattenti”… e la lista continua ad nauseam.
Ma ciò che Obama non può capire è che Russia e Iran sono strategicamente impegnate sulla longevità del governo di Assad, sia pure per ragioni diverse, e a volte per gli stessi motivi. I due Paesi hanno chiarito che non ci sarà alcun “cambio di regime”. Questo dovrebbe bastare come dimostrazione della difficoltà che Stati Uniti ed alleati affronteranno tentando di bloccare il gasdotto, difendere lo Stato colono sionista o ampliare il regno hashemita. Con l’Iraq che ora si coordina con la Siria, Obama potrebbe, quanto meno, smetterla di mascherarsi da uomo della pace e diventare un logico spassionato. Niente da fare. La Russia ha appena consegnato i cruciali aerei MiG-31B Foxhound alla Siria. Ho già scritto che la Siria ha due squadriglie di questi avanzatissimi intercettori, ora attivati fisicamente e contrattualmente per affrontare la crescente minaccia del tiranno folle e disperato della Turchia. Altri missili antiaerei S-300 e batterie di Iskender sono stati consegnati in risposta alle provocazioni turche. Obama avrebbe potuto aver successo se non fosse il buono a nulla che è. Schiavizzato dai sionisti pieni di soldi, il partito politico dipende dal supporto sionista, dai media impegnati nell’agenda sionista, da personalità prive d’indipendenza ed alleati motivati solo dalla baldanza sionista, e il desiderio di lasciare l’eredità del non intervento è divenuto la satira di tutto ciò che sognano tali pagliacci. Invece di lasciare l’incarico senza guerre in attivo, lo lascerà con più guerre all’orizzonte che il successore, e l’umanità, potranno immaginare. La sua presidenza è un fallimento per ciò che avrebbe o non avrebbe potuto fare.0822_syria-assadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran deve prima rafforzare la propria difesa

Valentin Vasilescu Reseau International 13 agosto 2015f14gr_02La perseveranza dei russi e cinesi è il fondamento del miracolo che ha portato alla revoca delle sanzioni all’Iran. Anche se il processo è ancora in corso e incontra ostacoli posti da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele, l’embargo all’economia iraniana non può durare. Inoltre, l’Iran è orientato principalmente verso la Russia, suo primo sostenitore al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E la Russia, che farà entrare l’Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO), ha già istituito un piano per rifornire la popolazione dell’Iran di cibo e medicine. Il PIL dell’Iran è di 388 miliardi di dollari e vendendo in 1-2 anni petrolio e gas può ricavare 300 miliardi di dollari all’anno. Ma l’Iran ha nelle immediate vicinanze molti rivali sunniti. I più pericolosi sono Stato islamico, Arabia Saudita e altri emirati salafiti nell’orbita degli Stati Uniti che finanziano l’armamento dello Stato Islamico, e infine Israele. Senza alcun motivo Washington, tramite la NATO o i fantocci del Consiglio di cooperazione del Golfo (Bahrayn, Quwayt, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), può avviare in ogni momento l’aggressione armata all’Iran. Gli Emirati Arabi Uniti sono dotati di 80 caccia F-16E/F Block 60, 28 elicotteri d’attacco AH-64D e 388 carri armati Leclerc. L’Arabia Saudita ha 67 cacciabombardieri F-15E, 78 caccia F-15C/D, 48 caccia Eurofighter Typhoon, 82 elicotteri d’attacco AH-64D e 442 carri armati M1A2. Il Bahrayn ha 17 caccia F-16C e 22 elicotteri d’attacco AH-1E/F. L’Oman ha 12 caccia F-16C/D. Il Quwayt ha 34 cacciabombardieri F-18C/D e 16 elicotteri d’attacco AH-64D. Israele ha 58 caccia F-15A/B/C/D, 25 caccia F-15I, 342 caccia F-16A/B/C/D/I, 32 elicotteri d’attacco AH-1I e 45 AH-64. Pertanto, la preoccupazione principale dell’Iran è avere un esercito moderno, e presto importerà armi dalla tecnologia avanzata. Infatti, dopo 30 anni di sanzioni e una guerra devastante con l’Iraq, l’esercito iraniano, per equipaggiamenti militari, ha un arsenale militare obsoleto e inadeguato. La maggior parte delle armi è di origine statunitense (risalenti allo Shah Muhamad Reza Pahlavi), sovietica o cinese. Tuttavia, negli ultimi anni l’Iran ha investito molto nelle ricerca ed ottenuto buoni risultati (in particolare nella produzione di navi militari ed UAV da ricognizione tattica). Ma per mancanza di accesso alla tecnologia avanzata, l’Iran potrebbe non creare un’industria della difesa competitiva in grado di sostenere gli sforzi della Difesa, in caso di aggressione con tecnologia militare avanzata. Ad esempio, i principali carri armati dell’esercito iraniano sono lo Zulfiqar, realizzato nei primi anni ’90 con componenti e tecnologie degli anni ’70, il carro armato sovietico T-72 e gli M48/M60 degli USA. L’artiglieria semovente è limitata agli obici Raad-2 da 155mm su telaio del vecchio APC sovietico BMP-1, dalla potenza motore insufficiente. Il veicolo da combattimento della fanteria iraniano Boraq è il cinese Tipo 86, derivato dal BMP-1 sovietico. L’Aeronautica iraniana dispone di vecchi aerei statunitensi consegnati negli anni ’70 (F-5 Tiger II, F-14 Tomcat A, F-4 Phantom D) e un piccolo numero di aerei sovietici moderni (MiG-29A, Su-24, Su-25K) rifugiatisi dall’Iraq. La difesa aerea dell’Iran, anche se ha molti missili, è vulnerabile alle interferenze e avrebbe bisogno di sistemi C4I (in particolare sistemi di memoria, microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitare, coordinati da server dedicati dalla potenza di elaborazione di ultima generazione, il tutto protetto da codifica digitale su tutte le frequenze). Questa apparecchiatura è l’architettura C4I della difesa aerea multistrato inventata dai russi con la produzione di massa dei sistemi S-300PMU-3 o S-400 Trjumf.
Va ammesso il fatto che l’Iran non ha grandi riserve valutarie e non avrà nell’immediato un reddito notevole dalla vendita di petrolio e gas. Avrà bisogno di 1-2 anni per raggiungere questo obiettivo. Allora, la priorità dell’Iran sarà il rafforzamento della difesa aerea del territorio, comprendendo l’acquisizione di almeno 5-10 sistemi missili antiaerei S-300PMU-3 (alternativa superiore a quella pagata nel 2008 e mai ricevuta per l’embargo). D’altra parte, l’Iran ha bisogno di un nuovo aereo multiruolo a prezzi accessibili, da Stati disposti a fornire la licenza di fabbricazione e le cui azioni siano prevedibili, non come la Francia con le portaelicotteri Mistral pagate dalla Russia ma non consegnate. Quindi Iran potrà produrre altri aeromobili senza subirne la mancanza dei pezzi di ricambio. Con questa prospettiva, attualmente le preferenze sono limitate agli aerei cinesi J-10, ai JF-17 sino-pakistani o ai Su-30 russi. Dopo 3-4 anni, se l’Iran avrà risorse materiali sufficienti potrà interessasi ad acquisire l’aereo Su-35 e anche l’aereo invisibile russo T-50 o il cinese J-20 (che ha un raggio di 2000 chilometri e sarà operativo nel 2017).
Un altro aspetto della situazione dell’arsenale iraniano è che dispone di missili a medio raggio (Shahab-3 e Sejil) ma non ha un potente sistema di guida. Da questo punto di vista, Cina e Russia potrebbero svolgere un ruolo vincolante sulla politica estera iraniana, costringendola a rispettare gli impegni sull’abbandono del programma nucleare, ad esempio rifiutandosi di consegnare sistemi di guida per i missili balistici che potrebbero trasportare testate nucleari.165783Russia e Cina vendono armi all’Iran
Liu Rong, Quotidiano del Popolo, 13 agosto 2015

e46f11d1-a914-4c2b-8c1a-10ab11d5cbd9Cina e Russia cercano di rafforzare le forze armate iraniane con aerei da combattimento e sistemi di difesa, nell’ambito della strategia contro gli Stati Uniti, riferisce Wantchinatimes di Taiwan citando il Sina Military Network cinese. Con gli Stati Uniti che incoraggiano gli alleati a coalizzarsi contro la Cina nel Pacifico occidentale e spingono la NATO contro la Russia nel Mar Nero e Mar di Barents, dice l’articolo, Pechino e Mosca sono sorprendentemente indietro negli sforzi in Medio Oriente, in particolare con l’Iran, Paese che continua ad essere un serio problema per Washington. Nell’ambito di questa strategia, la Cina punterebbe a fornire all’Iran una nuova flotta di aerei da combattimento avanzati, mentre la Russia pensa di vendergli un nuovo sistema di difesa missilistica, secondo SMN.
L’Aeronautica della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIAF) conta attualmente circa 500 velivoli, per la maggior parte vecchi aerei da combattimento come F-4D, Su-24, F-5E, J-7M e F1. C’è anche un numero limitato di F-14A e MiG-29, non abbastanza per controbilanciare gli Stati Uniti e loro alleati. I sistemi di difesa aerea dell’Iran sono anche considerati deboli e afflitti da lacune. La Russia offrirà all’Iran una versione aggiornata del sistema di difesa aerea S-300. L’S-300 rafforzerebbe significativamente la difesa dell’Iran potendo intercettare aerei e missili da quote estremamente basse a quote elevate, a corto e a lungo raggio. Gli Stati Uniti furono fortemente contrariati quando l’Iran suggeriva di acquisire gli S-300, ma Mosca ha ignorato le proteste e continua la promozione del sistema a Teheran. La Cina, d’altra parte, è vicina a concludere l’accordo per vendere all’Iran 150 caccia J-10, secondo SMN che cita media russi. Foto recenti mostrano ciò che sembra una decina di caccia J-10B in fila e già dipinti con i colori dell’IRIAF.
Il J-10 attualmente fa parte dell’arsenale dell’Aeronautica e della Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare, è un caccia multiruolo ognitempo dalle avanzate capacità di combattimento da superiorità aerea contro obiettivi terrestri ed aerei. L’aereo di produzione nazionale può anche essere dotato di missili aria-aria PL-10, PL-11 e PL12, di missili da crociera antinave YJ-62, YJ-91 e YJ-83, o di bombe LT-2, LS-6 o Tipo 200A. Se l’accordo sul J-10 viene finalizzato, le capacità di combattimento aereo dell’Iran saranno oggetto di una profonda revisione, afferma SMN. Mentre l’IRIAF è troppo piccola per avere un vantaggio su Stati Uniti ed alleati in combattimento, il J-10 fornisce all’Iran ciò di cui ha bisogno, un velivolo in grado di eseguire con precisione ed efficienza una vasta serie di missioni.

JF-17

JF-17

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Siria vince: avanza verso una vittoria strategica che trasformerà il Medio Oriente

Prof. Tim Anderson Global Research, 10 agosto 201517328La Siria sta vincendo. Nonostante lo spargimento di sangue e la grave pressione economica, la Siria avanza verso la vittoria militare e strategica che trasformerà il Medio Oriente. Vi sono prove evidenti che i piani di Washington, per il ‘cambio di regime’, sabotaggio dello Stato o smembramento del Paese su linee confessionali, sono falliti. Fallimenti che saranno fatali per il sogno degli Stati Uniti, annunciato una decina di anni fa da Bush figlio, di un servile ‘Nuovo Medio Oriente’. La vittoria della Siria è una combinazione di solido sostegno popolare all’esercito nazionale, di fronte al circolo vizioso dei settari islamici (taqfiri), fermo sostegno degli alleati più stretti e frammentazione delle forze internazionali contrarie. Le difficoltà economiche, compresi blackout regolari, sono peggiorati ma non hanno spezzato la volontà del popolo siriano di resistere. Il governo assicura che gli alimenti di base siano accessibili e mantiene istruzione, salute, sport, cultura e altri servizi. Una serie di Stati ostili ed agenzie delle Nazioni Unite riprendono i rapporti con la Siria. La sicurezza migliora, il recente accordo delle grandi potenze con l’Iran e altre mosse diplomatiche favorevoli sono tutti segnali che l’Asse della Resistenza si rafforza. Non ne sapreste molto dai media occidentali, che mentono persistentemente sul carattere del conflitto e della crisi. Le caratteristiche principali di tale inganno sono nascondere il sostegno della NATO ai gruppi taqfiri, strombazzarne le avanzate ed ignorare le controffensive dell’esercito siriano. In realtà, i terroristi filo-occidentali non hanno compiuto alcun progresso strategico con una marea di combattenti stranieri che li aiuta ad occupare parte di Aleppo da metà 2012. Nella mia seconda visita in Siria dalla crisi, nel luglio del 2015, ho potuto vedere come la sicurezza sia migliorata nelle grandi città. Nella prima visita, nel dicembre 2013, anche se i tagliagole della NATO erano stati espulsi da Homs e Qusayr, erano nell’antico borgo di Malula e sulle montagne Qalamun, così come attaccavano la strada per Suwayda. Quest’anno abbiamo viaggiato liberamente da Suwayda a Damasco, Homs e Lataqia, con una sola deviazione ad Harasta. Alla fine del 2013 c’erano attacchi con mortai quotidiani su Damasco orientale; quest’anno assai meno. L’esercito sembra controllare il 90% delle aree densamente popolate.
Controllato un primo fatto: non ci sono ‘ribelli moderati”. Il movimento di riforma politica fu sostituito dall’insurrezione islamista saudita nel marzo-aprile 2011. Nei primi mesi della crisi, da Dara ad Homs, gruppi armati come la brigata al-Faruq erano estremisti sostenuti da Arabia Saudita e Qatar che commisero atrocità, fecero saltare in aria ospedali, avevano slogan genocidi e praticavano la pulizia etnica settaria (1). I siriani oggi li chiamano tutti ‘Daash’ (SIIL) o ‘mercenari’, senza preoccuparsi troppo delle diverse sigle. La recente dichiarazione del capo dei ‘ribelli moderati’ Lamia Nahas che, in Siria, “le minoranze sono il male e vanno eliminate’, proprio come Hitler e gli ottomani fecero (2), sottolinea tale fatto. Il carattere del conflitto è sempre quello dello scontro tra uno Stato autoritario ma pluralista e socialmente inclusivo, e gli islamisti settari filo-sauditi, ascari di grandi potenze.
Controllato un secondo fatto: quasi tutte le atrocità attribuite all’esercito siriano sono opera delle bande filo-occidentali, secondo la strategia per provocare un maggiore intervento occidentale. Ciò comprende le screditate affermazioni sulle armi chimiche (3) e pretese su danni collaterali delle cosiddette ‘bombe barile’. Il giornalista statunitense Nir Rosen scrisse nel 2012, ‘Ogni giorno l’opposizione indica un numero di vittime, di solito senza alcuna spiegazione… Molti dei presunti morti sono infatti combattenti dell’opposizione, ma… descritti come civili innocenti uccisi dalle forze di sicurezza’ (4). Tali relazioni dell’opposizione sono ancora usate da formazioni partigiane come Amnesty International (USA) e Human Rights Watch, rafforzando la propaganda di guerra. L’esercito siriano ha infatti eliminato terroristi catturati, e la polizia segreta continua a detenere e maltrattare i sospettati collaboratori dei terroristi. Ma è un esercito che gode del fortissimo sostegno popolare. Le bande islamiste, d’altra parte, si vantano apertamente delle atrocità e hanno scarso sostegno dell’opinione pubblica.
Controllato un terzo fatto: mentre c’è una ‘presenza’ terrorista in gran parte della Siria, né il SIIL né qualsiasi altro gruppo armato ‘controlla’ il territorio siriano più popolato. Agenzie occidentali (come Janes e ISW) confondono regolarmente presenza con controllo. Nonostante le offensive del SIIL su Dara, Idlib e Homs orientale, le aree densamente popolate della Siria sono sotto un controllo dell’esercito notevolmente più forte che non nel 2013. Solo alcune zone furono occupate per mesi o anni. In ogni confronto, l’esercito vince generalmente, ma è sotto pressione e non raramente compie una ritirata tattica, combattendo su decine di fronti. L’esercito siriano ha rafforzato la presa su nord di Aleppo, Duma e Harasta, e ha vinto recentemente ad Hasaqah, Idlib e Dara. Con la forza Hezbollah, l’esercito ha praticamente eliminato SIIL e partner litigiosi dalle montagne del Qalamun, lungo il confine con il Libano.
253241 Nonostante anni di terrorismo e di gravi sanzioni occidentali lo Stato siriano funziona sorprendentemente bene. Nel luglio 2015 il nostro gruppo ha visitato grandi centri sportivi, scuole e ospedali. Milioni di bambini siriani frequentano la scuola e centinaia di migliaia di persone studiano ancora nelle università, per lo più senza tasse. Disoccupazione, carenze e blackout elettrici affliggono il Paese. I taqfiri hanno preso di mira gli ospedali dal 2011, e inoltre attaccano regolarmente le centrali elettriche, spingendo il governo al razionamento dell’energia elettrica, fin quando il sistema viene riattivato. Vi sono gravi carenze e povertà, ma nonostante la guerra, la vita quotidiana continua. Ad esempio, ci fu una polemica nel 2014 sulla costruzione del complesso ‘Uptown’ a New Sham, grande città satellite di Damasco. La struttura comprende ristoranti, negozi, impianti sportivi e, al centro, giostre per bambini e altri divertimenti. ‘Come può lo Stato spendere così tanti soldi su questo, quando così tante persone soffrono per la guerra?’, una parte diceva, e l’altra rispondeva che la vita va avanti e le famiglie devono vivere. Dopo il Ramadan, durante l’Ayd, abbiamo visto migliaia di famiglie frequentare il complesso adattato ai bambini. Le procedure per la sicurezza sono ‘normali’. Frequenti posti di blocco dell’esercito s’incontrano con notevole pazienza. I siriani sanno che servono per la loro sicurezza, in particolare contro auto e camion bomba usati dagli islamisti. I soldati sono efficienti ma umani, spesso scambiano una chiacchierata amichevole con la gente. La maggior parte delle famiglie ha membri nell’esercito e molte hanno perso dei cari. I siriani non sopportano il coprifuoco o nascondersi dietro i soldati, come tanti fecero sotto le dittature fasciste sostenute dagli USA in Cile e Salvador, in passato. Nel nord, il sindaco di Lataqia ci ha detto che la provincia da 1,3 milioni è passata ora ad oltre tre milioni di abitanti, avendo assorbito sfollati da Aleppo, Idlib e altre zone settentrionali interessate dalle incursioni dei terroristi settari. La maggior parte è negli alloggi gratuiti o sovvenzionati dal governo, da familiari e amici, in affitto o in piccole imprese. Abbiamo visto 5000 persone, molte di Hama, nel grande complesso sportivo di Lataqia. Nel sud, Suwayda ospita 130000 famiglie sfollate da Dara, raddoppiando la popolazione della provincia. Eppure Damasco detiene la maggior parte dei sei milioni di sfollati interni e, con un piccolo aiuto dall’UNHCR, governo ed esercito ne organizzano la cura. I media occidentali parlano solo dei campi profughi in Turchia e Giordania, strutture controllate dai gruppi armati.
Army_victory Il “regime che attacca i civili” o le aree civili ‘indiscriminatamente’ bombardate sono solo propaganda islamista su cui i media occidentali si basano. Il fatto che, dopo tre anni, aerei ed artiglieria siriani non hanno raso al suolo aree occupate come Jubar, Duma e nord di Aleppo, smentisce le accuse all’esercito. Si può essere quasi certi che i media occidentali la prossima volta che parleranno di ‘civili’ uccisi da ‘indiscriminati’ bombardamento del governo siriano, avranno come fonte gli islamisti sotto attacco. Questa guerra si combatte sul terreno, un edificio dopo ‘altro, con molte vittime nell’esercito. Molti siriani ci hanno detto che volevano che il governo radesse al suolo queste città fantasma, dicendo che gli unici civili rimasti sono famigliari e collaboratori dei gruppi estremisti. Il governo siriano procede con maggiore cautela. Gli Stati regionali vedono ciò che accade e cominciano a ricostruire i legami con la Siria. Washington sostiene ancora le sue menzogne sulle armi chimiche (di fronte all’evidenza), ma ha perso lo stomaco per l’escalation verso la fine del 2013, dopo il confronto con la Russia. Sono ancora molto bellicosi (5) ma va notato che Egitto ed Emirati Arabi Uniti (EAU), poco prima nemici della Siria, normalizzano le relazioni diplomatiche con Damasco. Gli Emirati Arabi Uniti, forse la più ‘flessibile’ delle monarchie del Golfo ed anche legati al sostegno al SIIL del vicepresidente Joe Biden(6), hanno le loro preoccupazioni. Di recente hanno arrestato decine di islamici per un complotto volto a sostituire la monarchia assolutista con un califfato assolutista (7). L’Egitto, di nuovo in mani militari dopo che il breve governo della Fratellanza musulmana voleva unirsi all’aggressione contro la Siria, affronta il proprio terrorismo settario, sempre della Fratellanza. Il più grande dei Paesi arabi ora difende l’integrità territoriale della Siria e il valore (almeno a parole) delle campagne siriane contro il terrorismo. L’analista egiziano Hasan Abu Talib definisce questo messaggio ‘condanna e rifiuto delle mosse unilaterali della Turchia contro la Siria”(8). Il governo Erdogan ha cercato di posizionare la Turchia a capo dei Fratelli musulmani regionali, ma ha perso alleati, è spesso in contrasto con i partner anti-siriani e subisce il dissenso interno. Washington ha cercato di utilizzare i curdi separatisti contro Baghdad e Damasco, mentre la Turchia li vede come seri nemici e gli islamisti filo-sauditi li massacrano come musulmani ‘apostati’. Da parte loro, le comunità curde godono di maggiore autonomia in Iran e Siria. Il recente accordo di Washington con l’Iran è importante, mentre la Repubblica islamica è il più importante alleato regionale della Siria secolare ed avversario fermo degli islamisti sauditi. L’affermazione del ruolo dell’Iran nella regione sconvolge sauditi e Israele, ma fa ben sperare per la Siria. Tutti i commentatori vedono manovre diplomatiche per posizionare l’Iran dopo l’accordo e, nonostante la recente esclusione dell’Iran dal vertice tra i ministri degli esteri russo, statunitense e saudita, non c’è dubbio che la presa dell’Iran si sia rafforzata negli affari regionali. Un insolito incontro tra il capo dell’intelligence della Siria, Generale di Brigata Ali Mamluq, e il ministro della Difesa saudita principe Muhamad bin Salman (9), mostra anche che il governo siriano ha ripreso i colloqui diretti con il principale sponsor del terrorismo nella regione.
La Siria è vincente perché il popolo siriano ha sostenuto il suo esercito contro le provocazioni settarie, combattendo per lo più battaglie contro il terrorismo cosmopolita di NATO e monarchie del Golfo. I siriani, tra cui i più devoti musulmani sunniti, non accetteranno mai i boia pervertiti e settari dell’Islam promosso dalle monarchie del Golfo. La vittoria della Siria avrà ampie implicazioni. E l’incantesimo delle montagne russe di Washington sul ‘cambio di regime’ nella regione, dall’Afghanistan all’Iraq alla Libia, finirà. Oltre morte e miseria causate da tale guerra sporca, assistiamo all’emergere di un forte ‘Asse della resistenza’. La vittoria della Siria sarà anche quella dell’Iran e della Resistenza libanese guidata da Hezbollah. Inoltre, il conflitto ha contribuito a costruire una significativa cooperazione con l’Iraq. La progressiva integrazione di Baghdad nell’Asse siglerà l’umiliante sconfitta dei piani per un ‘Nuovo Medio Oriente’ dominato da USA-Israele-Arabia. Questa unità regionale ha un prezzo terribile, ma arriva, comunque.

1085384Riferimenti:
1) Tim Anderson (2015) ‘Daraa 2011: Syria’s Islamist Insurrection in Disguise’, Global Research, 5 giugno
2) The Angry Arab (2015) ‘This is what the candidate for Syria’s provisional (opposition) government wrote on Facebook: a holocaust’, 4 agosto
3) Tim Anderson (2015) ‘Chemical Fabrications: East Ghouta and Syria’s Missing Children’, Global Research, 12 aprile
4) Nir Rosen (2012) ‘Q&A: Nir Rosen on Syria’s armed opposition’, Al Jazeera, 13 febbraio
5) Press TV (2015) ‘Syria ‘should not interfere’ in militant ops by US-backed groups’, 3 agosto
6) Adam Taylor (2014) ‘Behind Biden’s gaffe lie real concerns about allies’ role in rise of the Islamic State’, Washington Post, 6 ottobre
7) Bloomberg (2015) ‘U.A.E. to Prosecute 41 Accused of Trying to Establish Caliphate’, 2 agosto
8) Reuters (2015) ‘Egypt defends Syria’s territorial unity after Turkey moves against IS’, 2 luglio
9) Zeina Karam and Adam Schreck (2015) ‘Iran nuclear deal opens diplomatic channels for Syria’, AP, 6 agosto

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA dialogano di nascosto con Damasco via Mosca

Nahad Hatar, al-Aqbar, 5 agosto 2105 – The Sakera116a11f-1b4d-4edd-8c6b-4e0c5e233492-2060x1236La scena regionale e internazionale si presenta come un caleidoscopio di colori in un dipinto di fantasia. Tuttavia, questo è ciò che accade tra due fasi e due regimi regionali. Dopo che le grandi potenze hanno raggiunto un accordo e dopo i colloqui statunitensi-iraniani e russo-sauditi sul nuovo ordine in Medio Oriente, l’ultimo sviluppo è il dialogo segreto siriano-statunitense. Anche se è vero che è un dialogo di basso profilo, avviato da mediatori iracheni, le comunicazioni sulla sicurezza sono divenute discussione politica avviata da diplomatici statunitensi, dovuto al riconoscimento statunitense dello status quo in Siria, dove non c’è alternativa al Presidente Bashar al-Assad con cui dialogare non di politica interna, ma di come coordinare la lotta al terrorismo, risolvere il problema curdo i cui combattenti non sono classificati terroristi, ecc. Mentre il segretario di Stato John Kerry continua a blaterare di esclusione del Presidente Assad dalla soluzione politica in Siria, i suoi capi hanno avuto discussioni approfondite con gli omologhi siriani. Gli statunitensi hanno accettato di ampliare gli attacchi aerei alle organizzazioni terroristiche, incluso Jabhat al-Nusra ed alleati, oltre al SIIL. Ciò è considerato una vittoria politica della Siria che invariabilmente affrontava il pericolo di Jabhat al-Nusra ri-armato e descritto come “opposizione moderata” dagli USA. Così, l’80 per cento delle forze antigovernative è preso di mira sulla base dell’accordo statunitense-siriano. Ciò può essere considerato la pietra angolare della nuova coalizione anti-terrorismo, come suggerito dalla Russia. Per gli altri combattenti, locali e collegati all’intelligence occidentale o del GCC, sono in corso discussioni per decidere di loro, compresa la fusione di alcuni elementi dell’ELS con le Forze di difesa nazionale siriane.
Ironia della sorte, Washington è ora più vicina a Damasco che ad Ankara che non ha ancora reciso i suoi forti legami con le organizzazioni terroristiche e che continua a sfruttare la guerra al terrorismo per colpire il PKK, il tutto mentre il ramo siriano è alleato a siriani e statunitensi. Il presidente turco Erdogan avrà presto due scelte; unirsi alla coalizione anti-terrorismo, non solo a parole, o perdere la copertura politica per affrontare il PKK e il suo destino nazionale. L’annuncio statunitense di assicurare la difesa aerea all'”opposizione moderata” è in realtà diretto contro al-Nusra, SIIL e Turchia, e non contro i siriani. La formulazione della dichiarazione però, che include l’Esercito arabo siriano tra gli obiettivi, è semplicemente politico. L’analisi trova congruenza con l’ambiguo appoggio statunitense alla creazione della “zona di sicurezza” nel nord della Siria. Cosa è stato davvero raggiunto e se ha qualche differenza sul terreno creare un raggruppamento per riordinare i combattenti che non appartengono a SIIL, al-Nusra e partner? Comunque, qualsiasi passo in tale direzione non ci sarà senza consultare i siriani. Nel frattempo, il ministro degli Esteri siriano Walid Mualam ha ricevuto un invito formale dall’omologo omanita Yusif bin Alawi a visitare Muscat per discussioni bilaterali, per portare all’incontro tra Mualam e l’omologo saudita Adil al-Jubayr. Un incontro trilaterale che può anche accadere in questa visita. L’iniziativa dell’Oman rientra nella successione crescente di eventi nella ricerca di una risoluzione, i cui aspetti salienti sono stati chiariti al vertice russo-saudita-statunitense di Doha, che non era in contraddizione, ma di fatto integrava, l’iniziativa iraniana discussa al vertice russo-iraniano-siriano di Teheran, lanciando ciò che segnerebbe la fine della guerra in Siria. La nuova fase avrà un ordine del giorno preciso: lotta a terrorismo e fondamentalismo, contenere i Fratelli musulmani, sicurezza regionale, ridurre i conflitti geo-politici e settari, raggiungere risoluzioni su temi caldi, cooperazione regionale e internazionale nella ricostruzione. In breve, il mancato isolamento dell’Iran e della frattura di Siria, Hezbollah e Huthi, insieme alla lotta nel Bahrayn, hanno portato a riconoscere una nuova struttura politica regionale, riconoscendo influenza e interessi regionali russi nonché l’Iran grande potenza regionale, senza dimenticare l’Esercito arabo siriano ed Hezbollah partner cruciali nella lotta alle organizzazioni terroristiche e nel garantire la sicurezza regionale.
Nello Yemen, dopo la svolta militare di Aden, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti possono dichiarare vittoria e avviare negoziati per giungere ad una soluzione politica che in realtà significherà un accordo tra Riyadh e Huthi riconosciuti come forza fondamentale nella Repubblica dello Yemen. Mentre i dossier siriano e yemenita sono seguiti, il primo ministro del Bahrayn Qalifa bin Salman, considerato di grande ostacolo alla riconciliazione, potrebbe dimettersi, aprendo la via a una risoluzione sul modello del Quwayt. Il viceprincipe ereditario e ministro della Difesa saudita Muhamad bin Salman si è affrettato a visitare l’alleato giordano per dirgli “game over!” Il comando che dirige la lotta nel sud della Siria sarà chiuso e si separeranno dal suo esercito i politici e combattenti che appartengono ad al-Nusra, lasciato senza alcuna protezione. Amman, che non ha fatto alcuna chiara dichiarazione sull’accordo nucleare iraniano e conseguenti ricadute, ha ricevuto il via libera nel prendere provvedimenti. Il governo giordano offre sicurezza e logistica a Damasco, in cambio vuole riconciliazione e risoluzione del problema dei rifugiati siriani in Giordania. I rifugiati siriani sono anche un problema per il Libano. Va notato che diversi interessi libanesi, con l’eccezione di Hezbollah, sono esclusi da discussioni e sistemazioni.
Nel corso di questi sviluppi, è stato interessante vedere il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov trovare tempo e preoccupazione per incontrare il capo del Politburo di Hamas, Qalid Mishal, e di scrivere due lettere, la prima ai leader regionali e internazionali per affermare che Mosca s’impegna per la causa palestinese, accantonata dall’inizio della primavera araba, e la seconda indirizzata ad Hamas, sollecitandolo a rivedere la posizione sui recenti sviluppi regionali, soprattutto in Egitto.

syria-join-chemical-weapons-conventionTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I comandi della “locomotiva dell’economia mondiale”, sono ancora nelle mani dei comunisti cinesi

Oleg Cherkovets, Dottore in Scienze Economiche, Pravda, 5 agosto – Histoire et Societé0019b91ec845120e867443La “Pravda” ha già detto ai propri lettori della relazione speciale della Banca mondiale dedicata allo sviluppo dell’economia cinese, pubblicata all’inizio di luglio. Essa, in particolare, registra una crescita economica del PIL della Cina del 7,4%, lo scorso anno, e le previsioni di un crescita per quest’anno del 7,1%, e nel 2016 del 7%. Ciò dimostra che, nel contesto della stagnazione in cui si trovano le economie dei Paesi capitalisti più sviluppati, la Cina resta la locomotiva dell’economia mondiale come, pochi giorni dopo ad Ufa, nel contesto dei vertici di SCO e BRICS, sottolineava il presidente russo Vladimir Putin. Poco dopo arrivava la conferma di questa conclusione, assolutamente logica, dalla rispettabile agenzia analitica occidentale Morgan Stanley. Si stima che nel 2010 la quota della Cina rappresentasse il 23% del volume totale della crescita economica globale, e secondo i dati del 2014 questa cifra è salita al 38%. Immaginate quasi il 40% della crescita economica del mondo dovuta a un solo Paese. E alcuni hanno il coraggio di parlare di “rallentamento della crescita cinese”. In effetti, piacerebbe a tutti avere parte di tale “rallentamento”! Tuttavia, se il rapporto della Banca Mondiale ha richiamato l’attenzione della comunità mondiale non solo per aver fornito le prove dell’ovvio successo economico della Cina. Infatti, non vi è nulla di sorprendente, dato che si tratta della seconda maggiore economia del mondo, e che sarà presto la prima. Ma le circostanze che accompagnano l’uscita del documento, e quelle che l’hanno seguito subito dopo, sono un evento davvero eccezionale. Possiamo parlare di uno scandalo di proporzioni globali: mai prima nella storia la Banca Mondiale è stata indotta a rimuovere un capitolo da un documento pubblicato sotto la sua autorità, ma ora è accaduto, quattro giorni dopo la pubblicazione del rapporto. Cosa è successo?
chinese-economy2 Il capitolo cancellato era dedicato allo sviluppo del sistema bancario e finanziario della Cina e alle “raccomandazioni” della Banca mondiale sul suo sviluppo. Presentava dati importanti non solo economici, ma soprattutto socio-politici. Così oggi, il governo cinese controlla ufficialmente quasi i 2/3 degli attivi bancari del Paese (per confronto: secondo la Banca Mondiale, in Russia e Brasile, visto che parliamo di Paesi membri dell’organizzazione BRICS, circa il 40% degli attivi bancari è controllato dallo Stato). Tale differenza, anche se di tratta di peso, non è ciò che impressiona di più. Secondo i calcoli degli esperti della Banca Mondiale, in realtà, il governo della Cina attraverso azionariato e leve giuridiche ed amministrative controlla almeno il 95% (!) degli attivi bancari. E ciò significa che le “arterie” di questa potente economia è nelle mani dello Stato socialista. nella persona delle istituzioni governative, permettendo di attuare pienamente importanti principi dell’economia socialista, assicurando non solo norme giuridiche, ma concedendo direttamente prestiti ai progetti nazionali e sociali. Tutto ciò, per esempio, nella nostra semiborghese e semi-criminale realtà russa è veramente difficile da immaginare. Sì, è proprio la concentrazione di banche e finanze direttamente nelle mani, o sotto il controllo, dello Stato socialista che materializza un’inedita offensiva economica veramente pacifica, come già scrivevano i classici del marxismo-leninismo, e che la Cina attua letteralmente sotto i nostri occhi nel mondo. Gli esperti danno le seguenti informazioni: il contributo della Cina, il maggiore, al capitale della Nuova Banca di Sviluppo (“Banca BRICS “) è di 41 mld di dollari, un accordo finalmente raggiunto all’inizio di luglio al vertice BRICS di Ufa; altri 40 miliardi per il grande progetto interstatale “Cintura economica della Via della Seta”. Oltre 25 miliardi di dollari per il progetto della “Via della Seta Marittima”. Ma è solo l'”aperitivo. “Nel complesso, i piani d’investimento della Cina nel mondo fino al 2025 prevedono 1410 miliardi (!). La rivista Foreign Affairs ritiene che tali investimenti siano senza precedenti nella storia del mondo, ricordando che il famoso “Piano Marshall” statunitense che legò l’Europa occidentale agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, rappresentò in dollari attuali non più di 103 miliardi. Come si suol dire, si sente la differenza!
Sottolineiamo ancora una volta: i dati forniti mostrano non solo il valore delle risorse accumulate in oro e valute dalla Cina socialista, nella cifra astronomica di 5000 miliardi, ma anche un fatto molto più importante (!) il successo della politica finanziaria e di credito dello Stato socialista. E come non parlare di alcuni nostri chiacchieroni da salotto che letteralmente si fanno in quattro per cercare di rappresentare la Repubblica Popolare come Paese non socialista e dalla politica capitalista. Che dire del tentativo diretto della Banca Mondiale, citato nel rapporto, che “fortemente consiglia” alla Cina di privatizzare il settore bancario e anche le principali aziende pubbliche industriali? “Privatizzare”, che parola familiare, no?! Ma la reazione del Partito comunista cinese e della Cina a tale “raccomandazione”, per così dire, è diametralmente opposta a quella generalmente osservata in Russia e nella maggior parte dei nostri vicini della CSI, tranne naturalmente la Bielorussia. I compagni cinesi hanno direttamente e ufficialmente denunciato l’interferenza negli affari interni della Cina dell’organizzazione internazionale, al fine, tenetevi forte!, di minare il sistema socialista del Paese. Tutto questo è vero, precisamente il giudizio dei comunisti russi sui tentativi di privatizzazione nel nostro Paese del resto della grande proprietà pubblica. E’ vero che non abbiamo più, purtroppo, un sistema socialista, ma i comunisti cinesi hanno ancora una volta dimostrato di non volere ripetere gli errori dell’era Gorbaciov. Infine, la cosa da cui abbiamo iniziato. Dopo forti critiche da Pechino, la Banca Mondiale ha fatto una mossa inaudita nella storia rimuovendo il capitolo incriminato. Il gigante rosso ha avuto un’altra vittoria politica. Questo, per inciso, dimostra ancora una volta come i comandi della “locomotiva” economica mondiale siano in buone mani.107189661_10_edit_2412268bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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