Gli statunitensi affondarono il Kursk

Aleksandr Artamonov, Pravda.ru – Novorossia, 13 agosto 201610584010Agosto è sicuramente un brutto mese per la Marina russa. Il 12 agosto 2000 affondò in alto mare il Kursk. Il 30 agosto 2003 un altro sottomarino nucleare russo affondò: era il K-159. Il 7 agosto 2005, al largo della penisola di Kamchatka, un batiscafo russo evitò il peggio. Eppure è il Kursk che continua ad interessare: non possiamo ancora capire il vero scenario del disastro. Un anno dopo la perdita del sottomarino, Pravda fu la prima a pubblicare la versione peggiore tra quelle considerate: un gruppo di scienziati seppe, secondo loro, che il sottomarino venne attaccato da un altro sottomarino, forse di origine statunitense. Secondo le nostre fonti, questa informazione fu considerata al massimo livello. Alcuna risposta ufficiale fu data comunque. Fino ad oggi, questa versione non è ancora esclusa. Va ricordato che il sottomarino lanciamissili da crociera a propulsione nucleare K-141 Kursk apparteneva alla classe Proekt 949 Antej. Fu impostato a Sevmash nel 1992 e varato il 30 dicembre 1994 aderendo formalmente alla Marina russa. Tra il 1995 e il 2000 il Kursk era nelle coste del nord della Russia, nel porto di Vidiaevo. Affondò nel Mare di Barents, a 175 chilometri da Severomorsk, ad una profondità di 108 metri, il 12 agosto 2000. Tutti i 118 membri dell’equipaggio a bordo morirono. Fu il secondo maggiore incidente sottomarino della Russia dal 1945, dopo l’esplosione subacquea del B-37 causata dalla detonazione della munizioni a bordo. Subito dopo il disastro, diversi ammiragli e personalità dei vertici evocarono l’ipotesi che il Kursk fosse stato affondato da un sottomarino degli USA. Quindi tale versione scomparve a favore di una più formale rilasciata dalle autorità. Gli ammiragli furono costretti a rimanere in silenzio. Tuttavia, il regista Jean-Michel Carré girò un documentario dal titolo “Kursk, sottomarino nel torbido“, tramesso il 7 gennaio 2005 dalla televisione francese. Affermava che il Kursk fu silurato dal sottomarino d’attacco nucleare statunitense Memphis. Secondo Jean-Michel Carré, il Kursk effettuava un’esercitazione di lancio del nuovo siluro Shkval, quando due SSN degli Stati Uniti, Memphis e Toledo, l’aggredirono. Va notato, tuttavia, che tale situazione non ha nulla straordinario perché per prassi i sommergibilisti russi e quelli della NATO controllano le reciproche manovre nel contesto di missioni di routine. Tale processo consente ai professionisti di condurre un’esercitazione in condizioni vicine a quelle reali. Ma la presenza della flotta “nemica” viene normalmente considerata secondo le norme di sicurezza.
preview.phpIl Toledo avvicinò pericolosamente al Kursk, essendo “coperto” dal rumore dell’elica del Memphis. A un certo punto i due battelli entrarono in collisione (lo scafo del Kursk sul fondo del mare lo testimonia, perché era squarciato su tutta la lunghezza). Per impedire il lancio del Kursk contro il Toledo (il segnale del suono della valvola del tubo lanciasiluri che veniva aperta sarebbe perfettamente udibile su un nastro audio), il Memphis lanciò un siluro Mk-48 colpendo il Kursk. Questa versione ha il sostegno di numerosi tecnici di alto livello, ora in pensione. Va anche detto che se un giorno si saprà la verità, questo purtroppo non sarà domani. In ogni caso, il Kursk era l’elemento più pericoloso per gli Stati Uniti e la loro flotta. Non sorprende! Solo l’anno prima della perdita, il Kursk terrorizzò la NATO! Tra agosto e ottobre 1999, il battello soprannominato dalla NATO “killer di portaerei” partecipò a una missione nell’Atlantico e nel Mediterraneo. Poco prima della manovra i risultati dei suoi lanci di missili furono notati dal comandante della Marina. Superando furtivamente Gibilterra, l’SSGN s’infiltrò nel Mediterraneo. “Fu un’impresa straordinaria!” disse a Pravda l’ex-comandante della Flotta del Nord russa Ammiraglio Popov. Il Kursk fu incaricato d’inseguire nel Mediterraneo le forze navali della Sesta Flotta degli Stati Uniti, il cui nucleo era la portaerei Theodore Roosevelt, i cui aerei bombardarono la Serbia nell’operazione della NATO contro la Jugoslavia. Durante la missione, il Kursk effettuò 5 attacchi contro obiettivi reali. Dopo il rientro 72 membri dell’equipaggio furono decorati. In realtà, il Kursk poté intervenire al largo delle coste jugoslave impedendo l’operazione della NATO contro la Jugoslavia. Ad ogni modo, riuscì ad ostacolare le manovre della NATO. L’improvvisa apparizione dell’ultra-sofisticato killer di portaerei nel Mediterraneo terrorizzò la Marina degli Stati Uniti. Tutti i Paesi membri della NATO che si affacciano sul Mediterraneo furono chiamati ad inseguire il Kursk che “setacciava” le coste di Italia e Francia. Infine, l’SSGN russo disperse i nemici ferendo l’orgoglio statunitense. I russi si comportavano come una nave fantasma navigando di propria iniziativa! Era proprio insopportabile!
Subito dopo i fatti, diversi alti ufficiali della Marina, tra cui il capo della difesa anti-sommergibile di Gibilterra, furono messi nella riserva. Il Kursk era ormai percepito come il nemico numero uno della flotta degli Stati Uniti. Il comandante dell’SSGN Capitano Gennadij Ljachin ebbe la massima decorazione militare, il titolo di Eroe della Russia. Ma a causa della morte nel suo sottomarino, non poté mai partecipare alla cerimonia. Nell’ultimo anno del ventesimo secolo, il Capitano Ljachin preparava l’equipaggio a una nuova lunga crociera, questa volta non da solo ma con una potente flotta. La Russia si preparava ad entrare in forze nel Mediterraneo, dopo l’implosione sovietica.

USS Toledo

USS Toledo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA e Regno Unito affondarono il Kursk

Anatolij Miranovskij, Pravda, 08/12/201610402013Il sottomarino “Kursk” fu affondato nel 2000 dagli statunitensi. Questa teoria discussa in Russia e all’estero è stata nuovamente ripresa dal polacco Wprost, riferendosi a informazioni che avrebbe ricevuto da un ufficiale dello Stato Maggiore russo, il “Tenente-Colonnello Andrej”. Secondo gli autori, la moderazione dei russi evitò la guerra nucleare. Il fatto che il Kursk affondasse per l’esplosione di un siluro divenne la teoria ufficiale in Russia. La relazione del Procuratore generale della Russia del 2002 dichiarò che il siluro da esercitazione esplose a seguito della detonazione di munizioni. Quasi subito dopo l’incidente, un paio di ammiragli e degli ufficiali affermarono che il Kursk venne silurato da un sottomarino statunitense di stanza nella zona delle esercitazioni. Inoltre, alcuni ufficiali dichiararono che il sottomarino nucleare russo entrò in collisione con un sottomarino straniero. La prima informazione di un qualsiasi evento inaspettato che poi riceve una descrizione ufficiale, di regola, è la più vicina alla verità. La stessa teoria fu ripresa dal regista francese Jean-Michel Carré nel film “Kursk: Sottomarino in acque torbide“, (2005). Secondo il film, il sottomarino russo fu avvistato dai due sottomarini statunitensi Memphis e Toledo. Il Toledo si avvicinò pericolosamente. Per impedire l’attacco del sottomarino russo al Toledo, il Memphis blogger-image-762217836avrebbe lanciato un siluro Mk-48 contro il Kursk. Secondo il Canale televisivo di storia canadese, durante l’inseguimento del Kursk, il Toledo cercò di avvicinarsi, ma si scontrò col sottomarino nucleare russo che probabilmente eseguiva una manovra. Il capitano del Memphis, pensando che il Kursk avesse attaccato il Toledo (presumibilmente la ricezione di un segnale acustico che apriva le serrature dei tubi lanciasiluri), sparò contro il sottomarino russo. Secondo il “Tenente-Colonnello Andrej”, “il piccolo sottomarino AS-15 (a quanto pare il Kashalot (Proekt 1910)) scoprì il Kursk subito dopo l’incidente, ma tuttavia non vi era alcuna decisione sulle operazioni di salvataggio. Anche se, secondo le prime affermazioni, vi erano dei subacquei a bordo capaci di operare fino a 200 metri di profondità. Il Kursk giaceva ad una profondità di 108 metri. Il Kashalot è tra i più segreti sottomarini della Marina russa. Fino ad oggi non si sa se dipende dal comando della Marina. Almeno fino al 1986 (quando il primo sottomarino di questo tipo era utilizzato da tre anni), dipendeva dal GRU. “Pensammo che l’equipaggio fosse stato ucciso, non c’era alcun contatto con loro“, continua il tenente-colonnello. “Il telefono squillò, Korabelnikov rispose ed impallidì mormorando: “Gli Stati Uniti (…) hanno affondato la nave, ci sarà una guerra“, avrebbe detto. Naturalmente, gli statunitensi respinsero queste teorie. In tale contesto, la presenza del battello inglese Splendid nella zona fu dimenticata. Nel 1986 si scontrò con il sottomarino sovietico Simbirsk e nel 1999 bombardò la Serbia dal Mediterraneo, e presumibilmente fu spaventato dal Kursk che emergeva. Dopo l’esplosione del sottomarino Kursk, si recò per riparazioni in una base della NATO.maxresdefaultLa presenza di due battelli nella zona dell’affondamento, assieme all’armonizzazione forzata delle posizioni tra Mosca, Washington e Londra, come previsto causarono ritardi nell’operazione di salvataggio dei marinai russi. È interessante notare che fu possibile rintracciare la rotta degli statunitensi dopo l’incidente, ma la situazione del sottomarino nucleare inglese non fu chiarita. L’idea di un possibile coinvolgimento dello Splendid nella fine del Kursk è degli inglesi. Wikipedia inglese nella pagina dedicata al battello ha fatto un voltafaccia grave, sostenendo che il sottomarino inglese non aveva nulla a che fare con la fine di quello russo. “Anche se le accuse erano infondate, i teorici della cospirazione le hanno diffuse per molto tempo“, dice Wikipedia. Infatti, nel 2000, Nezavisimaja Gazeta pubblicò il parere di uno dei sommozzatori, secondo cui rottami del sottomarino Splendid erano vicino al Kursk sul fondo del Mare di Barents, e furono fatti esplodere nell’operazione per recuperare il sottomarino russo. L’autore suggerisce che subito dopo seppe del ritiro del sottomarino. 6328849_origNell’ottobre 2000, secondo la BBC, 12 sottomarini nucleari (compresi i sottomarini Swiftsure) sarebbero stati radiati dal servizio a causa di una perdita nel sistema di raffreddamento del reattore nucleare di un battello classe Trafalgar. Non è noto il numero di battelli poi tornati in servizio. Secondo il catalogo Jane, il battello fu smantellato nel 2004, anche se era l’ultimo e più recente della classe Swiftsure (in totale sei), fu il primo ad essere rottamato. Sembra che nel 2003 tale battello, secondo fonti inglesi che si basano esclusivamente su due brevi notizie della BBC, “operarono” contro obiettivi in Iraq. Per inciso, uno di tali materiali presentava una foto interessante: la foto di un marinaio con il Jolly Roger sopra un chiaramente lesionato Splendid.
Un’altra storia oscura e tragica è collegata all’assenza o presenza del sottomarino nel Golfo Persico durante la guerra contro l’Iraq. La mattina del 4 ottobre 2003, James Forlong, ex-giornalista di Sky News, fu trovato morto a casa nell’East Sussex. Fu licenziato da Sky TV dopo aver preparato materiale falso sulla partecipazione del sottomarino Splendid nei combattimenti in Iraq. Il personale occhiuto della BBC scoprì che il sottomarino Splendid all’epoca, presumibilmente, fosse in porto, e che Forlong aveva utilizzato un video d’archivio. L’uso di immagini d’archivio è usuale in televisione. Ma questa volta Forlong, a quanto pare, era molto turbato e decise di suicidarsi. Non disse mai perché preparò un video falso sulla partecipazione dello Splendid nella guerra all’Iraq.

James Forlong

James Forlong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aja scagiona Slobodan Milosevic

Alexander Mercouris, The Duran3/8/2016

Il tribunale dell’Aja conferma che le accuse occidentali sul ruolo dell’ex-Presidente serbo Milosevic nella guerra in Bosnia erano false. Che dire delle osservazioni identiche sul ruolo di Putin nella guerra ucraina?

sloboChi si ricorda le guerre jugoslave degli anni ’90, ricorda il modo in cui i governi e i media occidentali demonizzavano il Presidente serbo Slobodan Milosevic. Milosevic veniva spacciato per ultranazionalista fascista che presiedeva un regime corrotto e autoritario in Serbia, che uccideva regolarmente gli avversari, tiranneggiava la popolazione del Kosovo e orchestrava le guerre in Bosnia e Croazia nell’ambito del piano megalomane etnico di creare la Grande Serbia. Fu fatto passare per il burattinaio dei serbi nella lunga guerra in Bosnia ed accusato di genocidio in Bosnia e in Kosovo. Quando Milosevic alla fine perse il potere dopo le proteste filo-occidentali, fu processato da un tribunale internazionale per crimini di guerra dell’Aja per tutte queste accuse. Anche se morì durante il processo, i media occidentali continuavano a ripetere tali accuse, come se fossero state dimostrate reali. Chiunque abbia mai messo in discussione tali accuse, o suggerito che ci fosse altro nelle guerre in Jugoslavia che non il piano diabolico di Milosevic e dei suoi collaboratori, veniva regolarmente denunciato come sostenitore della “pulizia etnica” e del genocidio, e come fantoccio di Milosevic o anche “utile idiota”. E’ quindi molto interessante vedere come le varie prove al tribunale internazionale dell’Aja, così come altre indagini e tribunali, hanno respinto nettamente tutte le accuse contro Milosevic spacciate da governi e media occidentali. Tutto ciò in realtà iniziò nel Kosovo, dove gli investigatori scoprirono subito che le affermazioni fatte durante i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia nel 1999, che centinaia di migliaia di persone furono massacrate su ordine di Milosevic, erano semplicemente false. Ma il processo a Milosevic continuò, come discusso brillantemente dall’autore inglese John Laughland nel suo libro Travesty, e nonostante il pubblico ministero lanciasse ogni accusa immaginabile per condannarlo, il processo contro Milosevic essenzialmente fallì. Ci fu poi una sentenza della Corte internazionale di giustizia emessa poco dopo la morte di Milosevic che confermò che né lui né la Serbia ebbero alcun ruolo nella vicenda di Srebrenica. Ed ora si conclude la lunga discussione sul ruolo di Milosevic nella guerra bosniaca, nel processo al tribunale internazionale del leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Piuttosto che discutere di tale processo in dettaglio mi limiterò a riprodurre l’eccellente sintesi di Andy Wilcoxson:
156432 “Il 24 marzo la sentenza a Karadzic afferma che “la Corte non è d’accordo che vi fossero prove sufficienti, presentate nel processo, per poter dire che Slobodan Milosevic fosse d’accordo con il piano comune” per rimuovere in modo permanente i musulmani bosniaci e i croati bosniaci dal territorio rivendicato dai serbo-bosniaci. La corte nel processo a Karadzic ha rilevato che “il rapporto tra Milosevic e l’accusato si era deteriorato dal 1992; e nel 1994 non c’era più una linea di condotta comune da adottare. Inoltre, già dal marzo 1992, ci fu un’evidente discordia tra l’imputato e Milosevic negli incontri con i rappresentanti internazionali, durante cui Milosevic e altri leader serbi criticarono apertamente i leader serbo-bosniaci per aver commesso ‘crimini contro l’umanità’ e ‘pulizia etnica’ e una guerra per propri scopi“. I giudici notarono che Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic favorivano la conservazione della Jugoslavia e che Milosevic inizialmente lo supportava, ma che le opinioni divergettero nel tempo. La sentenza afferma che “dal 1990 e alla metà del 1991, l’obiettivo politico degli imputati e della leadership serbo-bosniaca era preservare la Jugoslavia e impedire la separazione o l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina, che si sarebbe tradotta della separazione dei serbi di Bosnia dalla Serbia; la Corte osserva che Slobodan Milosevic non approvò questo obiettivo e parlò contro l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina“. La Corte rilevava che “la dichiarazione di sovranità dell’Assemblea della SRBiH in assenza dei delegati serbo-bosniaci del 15 ottobre 1991, aggravò la situazione“, ma che Milosevic non era d’accordo a costituire la Republika Srpska, in risposta. La sentenza afferma che “Slobodan Milosevic tentava di adottare un approccio più cauto”. La sentenza afferma che nelle comunicazioni intercettate con Radovan Karadzic, “Milosevic dubitava fosse saggio usare ‘un atto illegittimo in risposta ad un altro atto illegittimo’ e mise in discussione la legittimità di un’Assemblea serbo-bosniaca”. I giudici scoprirono anche che “Slobodan Milosevic espresse riserve su come un’Assemblea serbo-bosniaca potesse escludere i musulmani ‘per la Jugoslavia’”. La sentenza osserva che negli incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci “Slobodan Milosevic dichiarò che ‘i membri di altre nazioni ed etnie vanno protetti’ e che ‘l’interesse nazionale dei serbi non è discriminazione’“. Inoltre “Milosevic dichiarò che il crimine va combattuto con decisione“. La Corte di primo grado osserva che “in riunioni private, Milosevic era estremamente arrabbiato verso la leadership serbo-bosniaca per aver respinto il piano Vance-Owen e maledì l’imputato“, scoprì anche che “Milosevic cercò di ragionare con i serbo-bosniaci dicendo che capiva le loro preoccupazioni, ma che era più importante por fine alla guerra“. La sentenza afferma che “Milosevic dubitava che il mondo avrebbe accettato che i serbo-bosniaci, che rappresentavano solo un terzo della popolazione della BiH, ottenessero oltre il 50% del territorio ed incoraggiò l’accordo politico“. Nel corso di una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, la sentenza dice che “Milosevic disse al leader serbo-bosniaco che non avevano il diritto di avere più di metà del territorio della Bosnia-Erzegovina, affermando che: ‘non c’è modo che altro vi appartenga! Poiché rappresentate un terzo della popolazione. (…) Non avete diritto ad oltre la metà del territorio, non va tolto qualcosa che appartiene a qualcun altro! (…) Come si può immaginare che due terzi della popolazione siano stipati nel 30% del territorio, mentre il 50% sia troppo poco per voi?! E’ umano, è giusto?!’” In altri incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci, la sentenza osserva che Milosevic dichiarò che “la guerra deve finire e che il peggiore errore dei serbo-bosniaci ‘fu volere la completa sconfitta dei musulmani bosniaci“. A causa della frattura tra Milosevic e i serbo-bosniaci, i giudici notano che “la RFJ ridusse il sostegno alla RS e incoraggiò i serbo-bosniaci ad accettare proposte di pace”“.
In altre parole, non vi era alcun progetto di Grande Serbia da parte di Milosevic, Karadzic o chiunque altro. Milosevic (e Karadzic) volevano mantenere Jugoslavia (come i capi occidentali, all’epoca, professavano volere), Milosevic non era il burattinaio della guerra in Bosnia ed aveva limitata influenza sulla leadership serbo-bosniaca guidata da Karadzic con cui era in rapporti sempre peggiori, ed era lontano dall’impegnarsi in soluzioni violente, crimini di guerra o pulizia etnica, mentre Milosevic ne aveva sempre parlato contro sforzandosi sempre per la pace. Inutile dire che i media occidentali occultano questa sentenza. Né i politici e i giornalisti occidentali che demonizzarono Milosevic negli anni ’90 hanno ammesso che ciò che dissero su di lui, utilizzato per giustificare il bombardamento della Jugoslavia nel 1999, fosse falso. Al contrario, ignoreranno questa sentenza e diranno ciò che dissero di Milosevic all’epoca, proprio come i media occidentali ignorano le altre sentenze della Corte o le indagini che contraddicono le proprie storie, come ad esempio le sentenze che confermano che l’oligarca russo Mikhail Khodorkovskij sia un truffatore emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, o il rapporto Tagliavini che indica che fu la Georgia e non la Russia a scatenare la guerra in Ossezia del Sud nel 2008. Per chi tuttavia presta maggiore attenzione a queste cose, è impossibile evitare paragoni tra il trattamento dell’occidente verso Slobodan Milosevic negli anni ’90 e il trattamento verso Vladimir Putin oggi. La affermazioni identiche sul ruolo di Putin nelle guerre in Ucraina sono pari a quelle emesse negli anni ’90 sul ruolo di Milosevic nelle guerre in Jugoslavia. Chi mette in dubbio tali affermazioni viene chiamato “apologeta di Putin” o “utile idiota”, proprio come coloro che misero in dubbio le affermazioni fatte sul ruolo di Milosevic nelle guerre jugoslave degli anni ’90 venivno chiamati “apologeti di Milosevic” o “utili idioti”. Speriamo che questa volta non ci vogliano 20 anni prima che tali affermazioni, come quelle contro Milosevic, siano adeguatamente esaminate e giudicate false.slobodan-miloseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

122 tonnellate d’oro segretamente rimpatriate nei Paesi Bassi

Mark O’Byrne, Global Research, 25 novembre 2014Marriner_S._Eccles_Federal_Reserve_Board_BuildingLa banca centrale olandese aveva detto che rimpatriava parte delle sue riserve auree dagli Stati Uniti, divenendo l’ultima banca centrale europea ad esprimere pubblicamente preoccupazione sulla sicurezza dell’oro a seguito della crisi del debito della zona euro. Mentre il dibattito se la Svizzera debba mantenere la maggior parte delle sue riserve d’oro su suolo svizzero è al culmine, il referendum si svolgerà domenica, gli olandesi annunciano di aver appena segretamente rimpatriato ad Amsterdam 122 tonnellate di riserve auree da New York. L’oro, del valore di 5 miliardi di dollari oggi, rappresenta il 20% delle riserve dei Paesi Bassi. Ora il 31% delle riserve è ad Amsterdam. Un altro 31% sarebbe a New York, mentre il resto tra Ottawa e Londra, gli stessi luoghi in cui la maggior parte dell’oro svizzero sarebbe conservato. La tendenza al rimpatrio dell’oro iniziò con Hugo Chavez che riportò a Caracas l’oro venezuelano, nel 2011. Fu seguito da altre grandi nazioni e banche centrali, in particolare la Germania. Il rimpatrio è indotto dal sospetto che la Federal Reserve e altre banche centrali abbiano prestato o venduto l’oro che detenevano ad altri Paesi e che sia stato utilizzato per comprimere il prezzo dell’oro negli ultimi anni. Stranamente, le riserve auree della Federal Reserve non sono verificate da oltre 50 anni. L’ultimo controllo e l’ultima visita pubblica avvenne nel 1953, poco dopo che il presidente Dwight Eisenhower assunse l’incarico. Nessun esperto fu autorizzato a presenziare a tale verifica e la squadra vi rilevò solo il 5% dell’oro. Quindi, non c’è stata una verifica completa di Fort Knox in oltre 60 anni.
Le richieste di rimpatrio dell’oro sono aumentate dal crollo di Lehman e con la crisi finanziaria globale, causate dalle preoccupazioni che se gli Stati Uniti e il mondo subiscono un crollo sistemico o la crisi del dollaro, le nazioni avrebbero difficoltà a proteggere le proprie riserve auree. La preoccupazione è che una FED disperata possa nazionalizzare le riserve auree internazionali, per evitare il crollo del dollaro o ricostruirne la fiducia dopo una crisi valutaria. E’ interessante notare che, mentre alcuni economisti occidentali come Paul Krugman continuano a denigrare l’oro, le banche centrali occidentali non sembrano vederlo come una “reliquia della barbarie”. Né le controparti orientali e cinesi, che tranquillamente riducono le loro riserve in dollari, euro e sterlina aumentando quelle auree, negli ultimi anni. La banca centrale olandese s’è spinta ad affermare che l’azione era volta a creare fiducia sulla capacità della banca centrale nel gestire le crisi. La prospettiva di ulteriori spedizioni dagli Stati Uniti rimane aperta, mantenendo il segreto sui dettagli logistici. Vi sono domande su come gli olandesi hanno potuto rimpatriare un tale volume di oro quando la richiesta della Germania è stata tralasciata. Forse l’approccio discreto degli olandesi ha consentito alla Federal Reserve di agire, permettendosi di raccogliere il metallo sul mercato. Analisti scettici hanno suggerito che la diminuzione delle riserve auree potrebbe rivelarsi utile per la Federal Reserve di New York. Vi sono anche domande sul fato delle riserve auree ucraine dopo che l’oro è scomparso dalla banca centrale ucraina subito dopo il colpo di Stato sponsorizzato dagli Stati Uniti che ha imposto un nuovo governo.
Gli olandesi vedono l’oro favorevolmente quale importante patrimonio monetario e hanno anche hanno dimostrato la loro convinzione che possedere oro sicuro sia della massima importanza. Anche se la Banca centrale tedesca ha dichiarato fiducia nella custodia statunitense delle riserve auree, nonostante gli sia stato negato l’accesso più volte a New York, la campagna per il rimpatrio dell’oro della Germania rimane alta. Se l’iniziativa sull’oro svizzero passa o meno, va notato che la maggioranza degli svizzeri è ben consapevole del ruolo che l’oro svolge soprattutto in tempi di crisi. Durante la riforma in Europa fu in questi tre Paesi, Germania, Svizzera e Paesi Bassi, che fiorì il pensiero indipendente. Le popolazioni sono “stordite” negli ultimi anni, ma queste nazioni hanno ancora un alto livello di dibattito pubblico e l’importanza su prudenza, risparmio e oro è ben compreso da molti. Crediamo che le altre banche centrali potrebbero avere già tranquillamente cercato o cercheranno di rimpatriare il loro oro da New York, Ottawa e London. Ciò può creare a breve pressione sulle banche centrali costrette ad entrare nel mercato per acquisire lingotti fisici che si pensa già possiedano. Se questi custodi non sono in possesso dell’oro che sostengono di avere, saranno costretti a comprare oro sul mercato aperto, dove l’offerta è estremamente ristretta visto che l’oro è assai richiesto. Crediamo, come gli olandesi, che possedere lingotti d’oro o conservarli in luoghi sicuri come Singapore, Hong Kong e Zurigo, possa essere considerato una sicurezza.gold-bars-japan-april-2013Mark O’Byrne è direttore della ricerca di GoldCore.com da lui fondata nel 2003. GoldCore è uno dei principali broker dell’oro nel mondo e ha oltre 4000 clienti in 40 Paesi e con oltre 200 milioni di dollari di patrimonio gestito e depositato tra Londra, Zurigo, Singapore, Hong Kong, Dubai e Perth.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Svezia mobilita le forze armate nella caccia a un sottomarino

Tyler Durden Zerohedge 19/10/2014Sweden Submarine SearchNel fine settimana, mentre tutti sono concentrati sulla minaccia del contagio ebola negli Stati Uniti e nel mondo, la capitale altrimenti sonnolenta della Svezia, Stoccolma, avviava un’operazione militare che coinvolge le forze armate svedesi, Marina, Esercito e Aeronautica, quando il sabato sera le forze armate svedesi intensificavano un’operazione che coinvolge oltre 200 uomini, navi furtive, dragamine ed elicotteri su un’area di circa 50 chilometri ad est della capitale. L’operazione è stata avviata venerdì dopo che le forze armate affermarono di essere state informate su un “manufatto umano” in quelle acque. Secondo Local.se, i militari negano di andare a “caccia di un sottomarino” chiamando la mobilitazione, una delle più grandi salvo le esercitazioni della guerra fredda, “operazione d’intelligence”. Anche sabato sera, il direttore comunicazioni e affari pubblici delle forze armate svedesi, Erik Lagersten, ha detto: “Al momento eseguiamo un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma con ricognizione ottica e navi da guerra equipaggiate con sensori subacquei specifici. Le unità attivate provengono da tutti i rami delle forze armate svedesi, Marina, Esercito ed Aeronautica“. E mentre non è stato né confermato né smentito un articolo del rispettato quotidiano svedese Svenska Dagbladet, che accusa della rapida mobilitazione ciò che chiama sottomarino russo danneggiato al largo di Stoccolma. Il rapporto afferma che l’intelligence militare svedese aveva intercettato i segnali radio tra una zona al largo di Stoccolma e l’enclave russa di Kaliningrad, sede di gran parte della flotta del Mar Baltico della Russia. Svenska Dagbladet ha riferito che l’avvistamento è avvenuto su un’isola nel Kanholmsfjaerden, insenatura a poco più di 50 chilometri dalla città. Secondo Dagbladet, un testimone dell’avvio dell’operazione militare, Robert Eriksson, ha detto che era su una barca da pesca al largo dell’isola di Skarpoe intorno alle 16:00. “La guardia costiera è arrivata all’ingresso con un aereo che ha volato in tondo per molto tempo“, ha detto all’agenzia stampa TT. Presto spuntava anche la marina. “C’era una grande barca militare rimasta più a sud nel Kanholmsfjaerden“, ha detto.
Stefan Ring, esperto di strategia militare presso il Collegio della difesa nazionale svedese (Foersvarshoegskolan) ha detto che era importante mandare un segnale. “E’ importante in questa situazione, quando notiamo un’escalation nel Mar Baltico, segnalare molto chiaramente che siamo allerta“, ha detto. “Se non dovessimo fare nulla o evitassimo di fare effettivamente qualcosa, allora sarebbe un segnale per l’avversario che ciò non è così importante per noi“. Sempre su The Local: “C’è stata una trasmissione su una frequenza speciale, utilizzata dalla Russia in situazioni di emergenza“, ha scritto il giornale, citando fonti militari svedesi coinvolte nella ricerca. Le forze armate svedesi sono silenti ma dicono che l’attenzione si concentra su “attività subacquee”. “Le forze armate svedesi non possono smentire o verificare notizie e speculazioni sui media su un sottomarino straniero scomparso”, ha detto il portavoce Erik Lagersten. “Al momento conduciamo un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma con ricognizione ottica e navi da guerra equipaggiate con sensori subacquei specifici… per stabilire se ci sono o ci sono state attività subacquee straniere nella zona“.
Fonti militari anonime hanno detto al Svenska Dagbladet che un segnale di emergenza in russo è stato intercettato giovedì sera, e che i segnali ulteriormente criptati sono stati inviati venerdì, dopo che le forze armate svedesi hanno iniziato a rastrellare la zona. 14 anni fa, nell’agosto 2000 il sottomarino nucleare russo Kursk, fu affondato nel Mare di Barents con la morte dell’intero equipaggio. Le autorità russe furono in seguito criticate per aver rifiutato l’assistenza internazionale e ingannato il pubblico circa le loro operazioni di salvataggio non riuscite. Negli ultimi mesi, la Svezia ha riferito l’incremento nelle manovre nel Mar Baltico dalla forza aerea russa. In un incidente a settembre, due cacciabombardieri Su-24 sarebbero entrati nello spazio aereo svedese in quello che l’allora ministro degli Esteri Carl Bildt chiamò “l’incursione aerea più grave dei russi in un decennio”. Negli anni ’80 e primi anni ’90 l’allora neutrale, e ora non allineato Paese nordico, era regolarmente in allerta per gli avvistamenti di sottomarini russi, tra cui il caso notevole del 1981, quando un sottomarino sovietico si arenò a diverse miglia dalla più grande base navale della Svezia. Considerando che l’occidente è fin troppo ansioso di scatenare una guerra fredda 2.0, non sarebbe sorprendente se la Russia abbia deciso di visitare Stoccolma.LosharikNel frattempo, la Russia nega tutto. Dalla TASS: “Non ci sono navi militari russe in situazioni di emergenza, ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo. I sottomarini della Russia, come le navi di superficie, hanno eseguito i loro compiti negli oceani del mondo secondo i piani” ha detto. “Non ci sono state emergenze o incidenti nelle navi militari russe“. Se non la Russia, allora chi? Solo nove Paesi hanno accesso al Mar Baltico: oltre alla Svezia, Germania, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia, Russia, Finlandia ed Estonia. Solo Germania, Polonia, Russia e Svezia hanno sottomarini. Secondo almeno una fonte, il sottomarino russo in questione è il Losharik, vale a dire il Projekt 210 o AC-12, un sottomarino nucleare entrato in linea nel 2003, dopo l’incidente del Kursk. E poi c’è questo:

B0RQQ6GCEAIAL_zCosì un sottomarino russo s’è semplicemente perso, o è solo in rotta mentre la Russia militarizza l’Artico per difendere i propri numerosi giacimenti di petrolio e di gas ivi situati?

f2e3d61c1523In realtà si tratta di un sottomarino olandese della classe Waalrus, fotografato da un coppia di Uppsala e che secondo Carl Bergqvist, maggiore dell’aeronautica svedese che dal 2007 gestisce il blog su difesa e sicurezza Wiseman’s Wisdoms, si tratta probabilmente appunto di un sottomarino olandese della classe Waalrus. Le forze armate svedesi hanno ricevuto le foto della famiglia Berlin, ma l’addetto stampa delle forze armate svedesi Philip Simon non conferma ne smentisce che il sottomarino sia olandese.

b114c2e1b28e0e4fb29ba12346be2ce94d75Fonti:
VLT
Politonline

Le forze armate svedesi ammettono di aver diffuso false informazioni sul presunto sottomarino
(ora che si è scoperto essere un intruso della NATO, e non russo, Stoccolma cala un velo di pietoso silenzio)

RIA Novosti 21 ottobre 2014

Sweden Military Alert -2Le forze armate svedesi ammettono di non essere state chiare e di aver diffuso false informazioni sul presunto sottomarino straniero nell’arcipelago di Stoccolma. “Le Forze Armate conducono un’operazione d’intelligence nell’arcipelago di Stoccolma… Siamo tenuti a farlo con la massima trasparenza, mantenendo solo il segreto operativo. Questo è come una credibile e corretta autorità dovrebbe e deve agire, preservando la fiducia del pubblico. Deve essere detto che le forze armate in un certo senso hanno fallito in ciò“, afferma un comunicato delle forze armate svedesi. Il 19 ottobre, le forze armate svedesi diffondevano la fotografia di un oggetto sospettato essere un sottomarino straniero nell’arcipelago di Stoccolma, e una mappa che presumibilmente mostrava dove la foto era stata scattata. L’areadell’avvistamento sarebbe stata nel Jungfrufjarrden, un fiordo vicino Dalaroe, a sud di Stoccolma. Tuttavia, un’indagine effettuata dall’emittente pubblica svedese SVT ha dimostrato che nessun località della zona combacia con la foto. Dopo essere stati interrogati dai giornalisti della SVT, i militari svedesi hanno ammesso la diffusione di informazioni false per evitare di “aiutare potenze straniere”. “Col senno del poi, avrei dovuto essere più chiaro nella conferenza stampa in cui mostravo una mappa con leposizioni approssimative, perché non volevo rivelare le posizioni esatte dell’operazione“, ha detto il vicedirettore operativo Anders Grenstad. Le forze svedesi avevano lanciato una grande operazione al largo di Stoccolma, dopo aver ricevuto informazioni da un civile sulla presenza di un oggetto sommerso sconosciuto nella regione, sospettato essere un sottomarino straniero.

swedenmysteryTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.293 follower