Anche l’Europa fa perno, sulla Cina

MK Bhadrakumar Indian Punchline 16 marzo 20156a00d83452a77469e2017c35221aea970b-800wiLa decisione della Gran Bretagna di chiedere l’ammissione all’Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) da membro fondatore apparentemente ha sorpreso Washington. Il portavoce del dipartimento di Stato ha ammesso che non vi fu “virtualmente alcuna consultazione con gli Stati Uniti” e che si tratta di “una decisione sovrana del Regno Unito“. Nelle prossime settimane sarà ancora più difficile per gli Stati Uniti riconciliarsi con l’Australia che segue le orme della Gran Bretagna, da quando il presidente Barack Obama era personalmente intervenuto presso il primo ministro Tony Abbott lo scorso ottobre, affinché non facesse una cosa del genere. Corea del Sud e Francia aderiranno all’AIIB. (The Guardian) La Gran Bretagna sostiene che la decisione è stata presa nell'”interesse nazionale” e per motivi puramente economici. Ma di certo la Gran Bretagna non può che essere consapevole che l’AIIB sia un pugnale volto al cuore del sistema di Bretton Woods. Peggio la Cina mira praticamente per entrare nel sistema di Bretton Woods da divinità dominante. Come chiarisce un commento di Xinhua, “Divenendo la seconda economia del mondo, la Cina sostiene e opera per la revisione dell’attuale sistema internazionale… La Cina non ha intenzione di sconvolgere il quadro, ma piuttosto di contribuire a definire un quadro mondiale più diversificato… la Cina si augura di vedere la propria valuta nel paniere FMI secondo il peso che lo yuan ora esercita sul commercio internazionale di beni e servizi. La Cina accoglie la cooperazione da ogni angolo del mondo pur di raggiungere una prosperità condivisa e di comune interesse, ma andrà avanti comunque quando riterrà di essere nel giusto“.
I Paesi europei capiscono che l’AIIB è òa base essenziale per la strategia della Via della Seta della Cina (noto come iniziativa “Cintura e Via”). L’ex-primo ministro francese Dominique de Villepin ha scritto sul quotidiano economico francese Les Echos che la Via della Seta della Cina offre a Francia e altri Paesi europei l’opportunità di sfruttare accordi redditizi nei trasporti e dei servizi urbani. “E’ un compito che dovrebbe mobilitare l’Unione europea e i suoi Stati membri, ma anche autorità locali, camere di commercio ed imprese, per non parlare di università e centri di studio“, suggeriva de Villepin. Le menti europee non riescono a capire la geopolitica? Naturalmente, la capiscono perfettamente. Citando de Villepin, in termini diplomatici la Via della Seta è “una visione politica che apre la via ai Paesi europei al rinnovato dialogo con i partner del continente asiatico, che potrebbe contribuire a trovare, per esempio, programmi flessibili tra Europa e Russia, in particolare trovando i fondi necessari per la stabilizzazione dell’Ucraina. Il rapporto tra Oriente e occidente deve ancora avviarsi“. Anche la Russia ha colto l’importanza strategica della Via della Seta della Cina. Mosca ha elaborato la strategia decennale per la Shanghai Cooperation Organization che sarà ripresa al prossimo vertice di luglio ad Ufa che, secondo l’attuale segretario generale SCO (diplomatico russo, tra l’altro), “proclamerà una partecipazione più profonda e ampia della SCO negli affari mondiali“, riunendo le strategie economiche nazionali dei Paesi della SCO con il programma della Via della Seta della Cina. A dire il vero, gli alleati europei degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania ritrovano la propria strada per la Cina (e la Russia). Il volume commerciale della Gran Bretagna con la Cina ha toccato i 70 miliardi dollari e gli investimenti cinesi nei passati 3 anni hanno superato l’intero importo investito fino a quel momento. Come de Villepin ha reso eloquente nel suo articolo, ossessionati dalla volatilità dei mercati finanziari e dai problemi economici, e sfidati nella sicurezza, la Francia e i partner europei devono unirsi agli sforzi della Cina per ricostruire la Via della Seta. De Villepin ha riconosciuto che la strategia della Via della Seta in Cina avviene per interesse della Cina, offrendo “un quadro flessibile per far fronte alle grandi sfide del Paese” tra cui globalizzazione dell’economia nazionale della potenza asiatica e rafforzamento del ruolo globale della sua moneta nel commercio mondiale e, a livello nazionale, per riequilibrare lo sviluppo delle province e i consumi delle famiglie. Ciò nonostante, l’Europa non vede ciò in termini a somma zero, in quanto il nuovo approccio allo sviluppo economico e la spinta diplomatica proposta “riempie il vuoto” tra Asia ed Europa creando un collegamento tra infrastrutture, industriali, finanziarie e di comunicazione delle nazioni. “E’ una visione economica che si adatta alla pianificazione cinese della cooperazione economica internazionale. In un mondo finanziario volatile e instabile è necessario adottare il giusto approccio ai progetti a lungo termine utilizzando i nuovi strumenti multilaterali“, ha scritto de Villepin. La Germania vede le cose allo stesso modo di Gran Bretagna e Francia. La cancelliera Angela Merkel ha detto ieri all’inaugurazione della Fiera di Hannover che l’economia tedesca vede la Cina non solo come il maggiore partner commerciale al di fuori dell’Europa, ma anche come partner per lo sviluppo di tecnologie complesse. La Cina è il Paese partner ufficiale del CeBIT 2015. Merkel ha accolto con favore le imprese cinesi giunte al CeBIT 2015, dicendo che incarnano l’innovazione e il ruolo della Cina come partner della fiera è essenziale nella cooperazione per l’innovazione tra Cina e Germania. L’amministrazione Obama ha mancato il punto. Com’è potuto accadere che un presidente intellettuale si sia sperduto in Mesopotamia in una guerra infinita e in Eurasia a caccia di obiettivi che non influenzano direttamente gli interessi vitali degli Stati Uniti, mentre una tale riconfigurazione epocale del dramma asiatico si svolge proprio sotto il suo naso? Pechino ha capovolto la strategia del ‘perno’ degli Stati Uniti per contenerla non solo in termini intellettuali, ma anche in termini politici e diplomatici. Pechino prevede di svelare il piano di attuazione della ‘Cintura e Via’ al Forum Boao 2015 di fine mese. Fonti di Pechino hanno detto a Xinhua che sono stati individuati “centinaia” di progetti infrastrutturali.map-china-rail-mos_112414052931Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strategia economica e geopolitica eurasiatica della Cina

Gulam Asgar Mitha (Canada) Oriental  Review 7 marzo 2015

….Nel frattempo è imperativo che non emerga un concorrente eurasiatico (degli Stati Uniti), in grado di dominare l’Eurasia e quindi anche di sfidare gli USA“.
Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, aprile 1997

0,,17908469_401,00Per diversi decenni, secoli, le potenze coloniali europee e asiatiche si sono combattute per il controllo di terre e culture straniere (prevalentemente linguistiche e religiose) e per profitto conseguente ai massacri e alle devastanti due guerre mondiali sui loro territori, conclusesi con il declino delle maggiori potenze mondiali e l’ascesa imperiale degli Stati Uniti nell’ultimo decennio del XX secolo. Dal 2001 il mondo appartiene politicamente ed economicamente a tale impero che continua a devastare il Medio Oriente e sottomettere tutti gli altri Paesi tramite le Nazioni Unite e i suoi strumenti politici, economici e sociali. Gli Stati Uniti, dalla seconda guerra mondiale, si spartiscono il bottino di guerra con le potenze ex-coloniali europee attraverso il Nuovo Ordine Mondiale (NWO) e la potenza militare della NATO. Il NWO è sfidato da Russia e Cina con i gruppi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Questi due Paesi rappresentano il peggior rischio per il NWO. Attualmente la Russia è obiettivo diretto del NWO attraverso lo strangolamento della sua economica basata sul petrolio e la situazione geopolitica in Ucraina. In un recente articolo “La pace o la guerra sono vicine?” Paul Craig Roberts aveva detto che la Russia cercando di essere parte dell’occidente ha compiuto l’errore strategico che mette in pericolo la sua indipendenza. La Russia dipende dai sistemi finanziari occidentali che hanno dato potere a Washington verso Mosca, permettendole di attuare le sanzioni economiche verso la Russia. Ciò impartisce importanti lezioni alla Cina, che è ed è sempre stata parte dell’Oriente, geograficamente e culturalmente. La Cina ha una profonda sfiducia verso le intenzioni europee, risalente alle guerre anglo-cinesi del 1839-1842 o a ciò che i nazionalisti del 20° secolo chiamano “Secolo dell’umiliazione”. L’ardente studioso di storia politica cinese conosce bene le radici della guerra, del tradimento europeo e le devastanti conseguenze per la Cina.
La Cina è un gigante economico e sa bene che a tempo debito l’impero degli Stati Uniti e i suoi vassalli europei cercheranno di eliminare la minaccia al loro NWO con azioni economiche e politiche contro la Cina simili a quelle attuate contro la Russia. Recentemente ho pubblicato un articolo su Oriental Review intitolato The New Global Economy: Rise of China e fall of USA. Come la Russia, la Cina non fa parte del patrimonio culturale occidentale, e ancor più del NWO, la cui architettura neocon è fondamentalmente un prodotto supportato e radicato nell’occidente, non in Russia o in Cina. I due Paesi non possono affidabilmente supportare l’idea di un governo mondiale del NWO. In un articolo del Financial Post intitolato La Cina attraversa la soglia degli investimenti che può cambiare il mondo intero, Stefano Pozzebon ha scritto “Non solo la Cina diventa esportatore netto di capitali, ha già superato le controparti occidentali come fonte primaria del credito per il mondo in via di sviluppo. Da questo rilievo finanziario probabilmente vorrà esercitare anche influenza politica“. Pozzebon ha evidenziato e sintetizzato gli investimenti esteri della Cina per 870 miliardi di dollari. Nel prossimo decennio diversi Paesi asiatici muteranno l’equilibrio globale e la geopolitica eurasiatica in favore della Cina, grazie alla sua influenza economica pari a quella degli Stati Uniti in Europa. La Cina sarà la potenza orientale che contrasterà la potenza occidentale degli Stati Uniti. La Russia ha fallito nel cercare d’essere accettata dall’occidente, spingendosi tra le braccia cinesi. La Russia ha una notevole influenza politica presso le sue ex-colonie che, insieme alle fondatrici Russia e Cina, fanno parte della SCO (gli altri membri fondatori sono Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan).
I due Paesi che faranno la differenza nelle relazioni con la Cina saranno Pakistan e Iran, due Paesi al confine del mondo musulmano che orbitano verso la civiltà cinese allontanandosi da quella occidentale. L’Iran è una potenza regionale militare emergente che ha affrontato Israele attraverso la sua emanazione Hezbollah nel 2006 e ora testa le grandi potenze occidentali e la NATO in Siria. L’Iran, senza alcun sostegno militare estero e facendo completamente affidamento su propri materiale e tecnologia militare, vinse il round del 2006 e ora sembra avanzare in Siria da quando riesce a tenere a bada le potenze occidentali, da quasi 4 anni, nella regione, mentre gli altri Paesi della primavera araba hanno capitolato piuttosto rapidamente. Il Pakistan è una potenza nucleare nel sud asiatico che combatte il terrorismo (sostenuto finanziariamente dai sauditi) interno e ai confini; una volta che riuscirà a controllarlo, il Pakistan farà grandi passi avanti economici e politici con l’aiuto della Cina. La Cina ha messo piede a Gwadar con l’autostrada Karakoram e il progetto Indus Highway. Il Pakistan confina con Cina, Iran, Afghanistan e Tajikistan mentre l’Iran confina con Pakistan, Turkmenistan e Afghanistan. Così Pakistan e Iran sono strategicamente importanti come barriere contro eventuali minacce occidentali al dominio eurasiatico e saranno anche le vie di collegamento della Cina alle acque calde occidentali dell’Oceano Indiano. Come risultato dell’influenza economica e politica della Cina, è naturale che un’alleanza militare traspaia, quale la SCO formata nell’aprile 1996 con la firma del trattato di mutua fiducia militare nelle regioni di frontiera. Si prevede che gli attuali Paesi osservatori Pakistan, Iran, India, Mongolia e infine Afghanistan avranno lo status di aderenti a pieno titolo nel 2015. L’India ha da tempo relazioni bilaterali con la Russia. E’ nell’interesse di Cina e Russia che India e Pakistan abbiano rapporti cordiali e tale opportunità esiste nella SCO.
In un articolo del maggio 2007 sul Journal of International Affairs, intitolato Shanghai Cooperation Organization e Iran: una potente unione Matthew Brummer ha scritto “la SCO è pronta a emergere quale coalizione intergovernativa che rivaleggi con tutte le altre. L’esperto della regione professor David Wall sintetizza molto succintamente che sarebbe un’OPEC con le bombe nucleari”. Brummer scrive inoltre che è importante riconoscere la vastità della SCO in termini di importanza energetica, includendovi l’Iran. Gli Stati membri della SCO occuperebbero il 60% della massa terrestre eurasiatica, avrebbero una popolazione di 3,5 miliardi di abitanti, riserve e produzione energetica (petrolio e gas) che rivaleggerebbero con quelle del Medio Oriente. In termini d’importanza geografica, nessun altro Paese nella SCO potrebbe aver più valore strategico per Russia e Cina di Iran e Pakistan, con il controllo dello Stretto di Hormuz e dell’Oceano Indiano (collegandosi a Russia e Cina attraverso Commonwealth degli Stati Indipendenti e Afghanistan). Molto dipende dal risultato dei colloqui P5+1 sul nucleare con l’Iran. Un fallimento (pubblicizzato come cattivo accordo nel discorso al Congresso USA di Netanyahu, pur senza alcun accordo definito con l’Iran) potrebbe portare l’Iran a rompere con l’OPEC assieme a un Venezuela scontento (il Presidente Maduro ha incontrato Putin) a causa della riluttanza saudita a ridurre la produzione di petrolio e a mantenere la sua quota di mercato. Ciò farebbe dei sauditi e loro partner arabi potenze senza forza. Nell’OPEC, le riserve di petrolio di Iran e Venezuela rappresentano il 38% delle riserve dell’OPEC da 1200 miliardi di barili. L’Arabia Saudita e i suoi partner aristocratici, autocratici e fondamentalisti (escluso l’Iraq con l’11%) ne rappresentano il 40%, dimezzando così l’OPEC. La Cina quindi sarebbe il principale beneficiario energetico. Il quadro eurasiatico è cambiato da quando Brezenski pubblicò la sua visione sull’Eurasia ne La Grande Scacchiera, e probabilmente cambierà ulteriormente nella prossima metà del decennio attuale, che potrebbe portare allo scontro tra titani di Oriente e occidente.

United_States_of_Eurasia_by_DRLMGulam Asgar Mitha è un ex-ingegnere della sicurezza. Ha collaborato con diverse compagnie petrolifere e gasifere nordamericane ed internazionali. Ha lavorato in Libia, Qatar, Pakistan, Francia, Yemen ed Emirati Arabi Uniti. Attualmente vive a Calgary, in Canada, e ama leggere e seguire le attuali questioni politiche globali. In esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

LKqBT
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una completa svolta eurasiatica della Turchia?

Andrew Korybko, Sputnik, 25 febbraio 2015 – Russia Insider

L’idea della Turchia d’acquistare missili cinesi non-compatibili con la NATO per completare il suo sistema di difesa aerea, indica che Ankara potrebbe preparare una grandiosa svolta politica al di fuori dell’occidente.vladimir-putin-tayyipOggi, la Turchia deve ufficialmente decidere se acquistare missili francesi, cinesi o statunitensi per il suo sistema di difesa aerea, ma il fatto che i prodotti militari di Pechino siano seriamente contemplati dallo Stato membro della NATO, dimostra che la leadership non è così saldamente ‘atlantista’ quanto si pensava. Anche se è solo un espediente negoziale per spremere maggiori concessioni dai partner statunitensi e francesi, si parla sempre dell’assai traballante rapporto di Ankara con l’occidente, dimostrando che la Turchia potrebbe usare la minaccia di un credibile perno eurasiatico come ‘ricatto’ a suo vantaggio.

L’impossibile sgambetto curdo di Washington
Il maggior evento su cui gli osservatori iniziano a domandarsi se la Turchia contempli un perno eurasiatico è il fallito tentativo statunitense di utilizzare il nazionalismo curdo per spingere Ankara ad invadere la Siria. A dire il vero, è esattamente ciò che la Turchia si diceva facesse in passato, ma secondo proprie condizioni e garanzie indiscutibili di NATO e GCC che l’avrebbero sostenuta nel tentativo. Washington, tuttavia, aveva altri piani e ha fomentato il nazionalismo curdo, con l’intento di spaventare la Turchia per farle iniziare l”intervento umanitario’ ad Ayn al-Arab (Kobani) in Siria, aprendo la via all’invasione formale del Paese, occultata nei procedenti quattro anni. Ma la Turchia non ha abboccato per due motivi: voleva garanzie concrete che NATO e GCC fornissero qualsiasi supporto militare che la Turchia richiedesse (mai ricevute) e, soprattutto, ritiene che ‘l’impegno bilaterale degli Stati Uniti con il Kurdistan’ sia una minaccia esistenziale per lo Stato turco. A causa di questi due fattori, la Turchia iniziava a prendere provvedimenti a cui pensava già da tempo, diversificando i partenariati stranieri con maggiore propensione verso il mondo non occidentale.

La persuasione eurasiatica
Finora, ciò ha significato maggiore cooperazione con la Russia (il ‘nemico’ temuto della NATO, secondo la maggior parte degli esperti occidentali) attraverso il cosiddetto gasdotto ‘Turk Stream‘, sostituendo il South Stream annullato. Tuttavia, non è solo l’energia che attrae la Turchia verso la Russia, dato che le relazioni con Mosca offrono vantaggi maggiori ad Ankara qualora decidesse di muoversi verso un partenariato strategico completo, ecco un esempio di alcuni campi in cui la Turchia può trarre profitto:

Economia
L’Unione euroasiatica potrebbe adeguatamente sostituire l’avvicinamento della Turchia all’UE, in stallo 30ennale.

Politica
I valori della Russia sulla sovranità quale pilastro fondamentale negli affari internazionali, e quindi alcuna interferenza nella politica interna della Turchia.

Sicurezza
Mentre gli Stati Uniti conducono il doppio gioco con la Turchia, operando con i curdi e, come alcuni ritengono, sostenendo le proteste del parco Gezi (che potrebbero essere strutturalmente viste come una rivoluzione colorata, non importa quanto popolare e apparentemente autentica), la Turchia non affronta tali rischi alla sicurezza con la Russia.

Perciò la leadership turca potrebbe essere seriamente convinta a puntare verso l’Eurasia allontanandosi dall’occidente.

Sul confine (come previsto?)
La disposizione attuale, però, vede la Turchia seduta sul confine tra le due parti, per certi versi manifestazione di multipolarità. Nel senso che il Paese gioca tutte le parti a proprio vantaggio, cercando di capitalizzare nel richiederle fedeltà e trattenendosi dall’impegnarsi troppo con una parte o l’altra. Non si sa per quanto la Turchia potrà gestire tale delicato equilibrio prima di essere costretta a passare saldamente da una parte, ma è degno di discussione quali sue interazioni implichino una collaborazione più profonda con ognuna di esse, ottenendo il quadro migliore cui appoggiarsi.

Le sfide con l’occidente
Colloqui con l’Unione Eurasiatica
L’occidente è escluso dal fatto che la Turchia parla con la Russia su una maggiore cooperazione con l’Unione eurasiatica, dato che se s’integrassero correttamente, finirebbe la possibilità di Bruxelles di usare la carota di una futura adesione all’UE adescando Ankara con la sua offerta.

Turk Stream
Questa partnership strategica distrugge completamente il potere negoziale dell’UE usando South Stream come arma contro la Russia, e l’occidente è assai turbato nel vedere la Turchia aiutare la Russia nel ricercare una rotta alternativa alle sue esportazioni energetiche.

Partner del dialogo con la SCO
La definizione formale del rapporto della Turchia con il colosso istituzionale non occidentale apre la via a legami più stretti tra Ankara e i suoi nuovi partner, potendo allontanare il Paese ancora più dai tradizionali alleati.

Sfide con l’Eurasia (Russia)
La guerra in Siria
Non importa quanto la Turchia si avvicini a Russia e non-occidentali se continua a destabilizzare la Siria soprattutto con il suo ruolo di via di transito di terroristi, armi e finanziamenti a sostegno del cambio di regime illegale contro il governo siriano, popolare e democraticamente eletto.

Infrastrutture della NATO
Anche se la Turchia decidesse di farla finita con l’occidente abbandonando la NATO (de facto o de jure), dovrebbe ancora fare i conti con ostacoli come la base dell’US Air Force ad Incirlik (che secondo alcuni ospiterebbe segretamente armi nucleari), rendendo improbabile che gli Stati Uniti abbandonino pacificamente le loro posizioni senza prima ricorrere a qualche tipo di sotterfugio politico (cioè rivoluzione colorata) per sovvertire tale decisione.

Neo-ottomanismo
Tale ideologia della classe dirigente turca (che l’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu ha sostanzialmente inventato) significa che il Paese probabilmente continuerà a comportarsi in modo aggressivo verso la sua ex-sfera di influenza in Medio Oriente, e forse anche nei Balcani, divenendo una potenziale mina vagante che potrebbe non essere geopoliticamente affidabile quale stretto partner russo.

Allontanandosi dai dettagli e guardando il quadro in generale, le sfide della Turchia verso l’occidente sono generalmente di natura asimmetrica, mentre gli ostacoli nelle relazioni con l’Eurasia sono in gran parte concreti interessi convenzionali. Mentre l’occidente non propone alcuna soluzione per superare le difficoltà con la Turchia, l’Eurasia lo fa sotto forma di missili cinesi. Quindi, se Ankara in effetti conclude l’accordo per l’acquisto di armamenti antiaerei da Pechino, compirebbe un cambio tangibile verso l’occidente avvicinandosi all’Eurasia, esprimendo la maggiore svolta geopolitica globale del Paese.map-of-turkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Si rafforza la cooperazione tecnico-militare russo-indiana

Alessandro Lattanzio, 21/2/20151447585Sebbene il caccia francese Rafale avesse vinto il concorso per un nuovo caccia per l’IAF, vi è la possibilità di eventuale abbandono del contratto d’acquisto del Rafale, “Al momento, la situazione non si sviluppa nel migliore dei modi per l’aeronautica militare indiana“, afferma Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie (CAST), “Anche se il contratto per la fornitura del Rafale viene infine concluso, rischia di comportare costi enormi per l’India, circa 20 miliardi di dollari e forse più, mentre la flotta potrebbe rivelarsi obsoleta al momento della consegna. Nel 2015, la scelta di una piattaforma di quarta generazione può essere visto solo come una soluzione temporanea. L’obiettivo a lungo termine deve essere una piattaforma di quinta generazione“, su cui lavora il programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA).
Nel 2012, il Ministero della Difesa indiano scelse il Rafale della Dassault per il programma Medium Multi-Role Combat Aircraft (MMRCA), ma l’accordo andava subito in stallo sulla questione della produzione su licenza presso l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL), una richiesta di Delhi che Dassault si rifiutava di accettare. La Russia propone una soluzione migliore, Jurij Sljusar, Direttore dell’United Aircraft Corporation, il 19 febbraio a Bangalore dichiarava “Quali aeromobili sarebbero più adatti alle esigenze del cliente? Il nostro evidente vantaggio competitivo è che l’India già produce questi aerei proprio qui, in questo momento. Le fabbriche sono state costruite, la tecnologia fornita, i documenti trasmessi, piloti, ingegneri e tecnici addestrati“. Il direttore della RSK MiG Sergej Korotkov annunciava l’intenzione di proporre la versione aggiornata del MiG-35, se l’India rigetta il Rafale. “Abbiamo tutte le possibilità di competere per il contratto. Non abbiamo perso la speranza che una futura gara sia annunciata“. Esternamente, il MiG-35 non è diverso dal MiG-29, ma la cabina di pilotaggio è dotato di sistemi digitali e pannelli LCD che visualizzano tutti i dati di volo e combattimento. E’ il prototipo del cockpit del caccia di quinta generazione, afferma Givi Janjgava a capo dello Technocomplex, la società che sviluppa avionica russa. Il secondo aggiornamento è il nuovo motore RD-33OVT del Klimov DB. L’ugello può ruotare in qualsiasi direzione sia durante il volo di crociera che in postcombustione. Questa caratteristica rende il MiG-35 assai maneggevole e controllabile in tutte le modalità, dall’alta velocità allo stallo. Il MiG-35 è in grado di ingaggiare bersagli aerei, terrestri e marittimi essendo dotato del radar Zhuk-ME con modalità di mappatura del terreno. La gittata dell’armamento aria-aria è stata largamente ampliata. Il caccia può trasportare 6 tonnellate di carico bellico invece delle 4 delle versioni precedenti. Infine il MiG-35 può essere utilizzato non solo dagli aeroporti ma anche dalle portaerei.
1_o_2 Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie di Mosca, affermava, “La Russia ha fatto del suo meglio per spiegare all’India, come riguardo all’Eurofighter, che è completamente senza senso acquistare una piattaforma progettata negli anni ’80 per una tale enorme somma di denaro, soprattutto perché la flotta completa sarà pienamente operativa, diciamo, tra 10 anni“. Con tale denaro l’India invece di comprare i Rafale, potrebbe acquistare un prodotto che già sa gestire, e le cui capacità operative sono superiori a quella di qualsiasi altro velivolo dell‘Indian Air Force. Inoltre, Dmitrij Shugaev, Vicedirettore per gli affari internazionali presso la Rostec, indicava i problemi del Rafale anche nella riluttanza di Francia a consegnare le navi Mistral, le cui motivazioni sarebbero fonte di preoccupazione per l’India riguardo l’accordo. Shugaev affermava, “Oggi, vendere un prodotto particolare all’India è piuttosto problematico, dato che il Paese vuole anche costituire joint venture e laboratori congiunti. Tutti vogliono armi moderne, armi di nuova generazione, nuove tecnologie, essendo una tendenza globale“. Il prezzo elevato, e in qualche misura, il rifiuto di trasferire le tecnologie di produzione, così come la reputazione minata dalla Francia per il suo accordo mancato con la Russia per la fornitura delle navi Mistral, motiverebbero l’India ad abbandonare il contratto per l’acquisto dei caccia Rafale, a favore dei russi Su-30MKI. Infatti, secondo l’esperto Victor Murakhovskij, “Prima di tutto questo jet da combattimento è davvero troppo caro. In secondo luogo, i francesi non sarebbero d’accordo a trasferire alcune tecnologie che consentano l’assemblaggio parziale e poi la produzione di componenti presso società indiane. Mosca ha proposto una versione modernizzata del Su-30MKI, in cui una percentuale significativa di componenti sarebbe prodotta in India, e in futuro, l’assemblaggio organizzato presso le compagnie indiane. Questo interessa il nuovo governo, e il nuovo ministro della Difesa“. Secondo l’esperto la Dassault Aviation Company, è una “società francese è molto inflessibile e anche, forse, un partner arrogante, cosa che ha già creato molti problemi all’azienda“, mentre “gli indiani sono negoziatori molto difficili, spingendo il venditore a ridurre i prezzi, ma Dassault, da parte sua, non è incline a cedere, e col passare del tempo, i prezzi continuano a salire“. Per Makienko, l’IAF dovrebbe abolire la gara per l’acquisizione del MMRCA dopo di che, acquistare di 60-70 Su-30MK, e ulteriori MiG-29 nella nuova configurazione UPG, degli aerei di nuova costruzione, e anche acquisire alcuni Mirage-2000 di seconda mano dagli Emirati Arabi Uniti. Ciò permetterebbe all’India di risolvere i suoi problemi spendendo circa 10 miliardi di dollari.
Gli istituti di ricerca e le industrie indiane saranno coinvolti nel programma di modernizzazione del Su-30MKI, rafforzandone le capacità di combattimento. I progettisti lavorano per armare il Su-30MKI con il missile supersonico da crociera russo-indiano BrahMos, che ne migliorerà significativamente le capacità di combattimento, ciò in stretta collaborazione con la Corporation Irkut OJSC, dell’United Aircraft Corporation. Gli aviogetti Su-30MKI costituiscono la spina dorsale della forza da combattimento dell’Indian Air Force. Le Hindustan Aeronautics Ltd (HAL) assemblano oltre l’80% dei caccia Su-30MKI in servizio presso l’Indian Air Force, mentre la successiva fase della produzione su licenza prevede il ciclo di produzione completo del velivolo. Per garantire tale programma l’Irkut OJSC ha trasferito alle HAL tutta la tecnologie necessarie e l’esperienza nella produzione in serie dei Su-30MK. Il programma di produzione coinvolge oltre 150 imprese industriali indiane e i prodotti high-tech locali vengono installati sugli aerei da combattimento indiani. Secondo il rappresentante dell’Irkut, HAL ora revisiona completamente i cacciabombardieri Su-30MKI, il primo dei quali è stato consegnato all’IAF a gennaio. Infatti, finora l’Irkut aveva consegnato alle HAL 41 cacciabombardieri Su-30MKI, previsti dal nuovo contratto, di cui 14 già operativi presso l’IAF. “L’Irkutsk Aviation Plant ha iniziato la collaborazione con l’India più di 30 anni fa, con la produzione su licenza dei caccia-bombardieri MiG-27. Collaborando abbiamo raggiunto ottimi risultati nel programma del Su-30MKI“, dichiarava Oleg Demchenko, presidente dell’Irkut Corporation, che ha anche espresso fiducia sulla cooperazione nei nuovi programmi, come l’aereo di linea MS-21.
Secondo Sergej Goreslavskij, capo della delegazione della Rosoboronexport all’AeroIndia 2015, nel caso l’India, invece dei caccia francesi Rafale, acquistasse dalla Russia altri cacciabombardieri Su-30MKI, la Russia sarebbe pronta a lavorare a tale accordo, inoltre riguardo al programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA), di cui è stata completata la prima fase che prevede lo sviluppo di modelli concettuali e tecnici, passando alla fase di progettazione, costruzione dei prototipi e relativi prove e certificazioni. Anche riguardo la progettazione dell’aereo da trasporto multiruolo MTA, UAC-TA OJSC e HAL sono entrati nella seconda fase progettuale, passando dalla progettazione preliminare per identificare i requisiti chiave dei sistemi, al loro sviluppo. Il Multirole Transport Aircraft, è un aereo da trasporto leggero biturbina con un peso massimo al decollo di 65 tonnellate, destinato a sostituire il BAe 748 e l’Antonov An-26, attualmente in servizio in India. L’attuale programma di cooperazione tecnico-militare tra Russia e India prevede la realizzazione di 200 progetti. Secondo il vicedirettore del Servizio federale russo per la cooperazione tecnico-militare, Anatolij Punchuk, “La Russia ha fornito all’India armi e attrezzature militari del valore di 4,7 miliardi di dollari nel 2014“. Secondo l’ambasciatore russo in India, Aleksandr Kadakin, l’80 per cento degli equipaggiamenti della Marina indiana e il 70 per cento di quello dell’aeronautica indiana sono russi. Anche il ministro degli Esterni indiano V K Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese. Il Ministro degli Esterni indiano VK Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrFonti:
RBTH
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Russia Insider
Sputnik

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