La bussola diplomatica di Atene punta su Mosca

Ariel Noyola Rodríguez*, Città del Messico, 3 febbraio 2015
*Economista presso l’Universidad Nacional Autónoma de México.tsipras_economia_940Dopo la vittoria di Syriza, tutto sembra indicare che il nuovo orientamento in politica estera della Grecia punti sulla Russia a danno dell’Unione europea. La troika europea tenta d’imporre gli interessi dei creditori alla Grecia, così come a rafforzare le sanzioni economiche contro la Federazione russa e a rafforzare la partnership con la NATO per ridisegnare la mappa geo-politica ed economica dell’Europa. Senza dubbio, l’intransigenza delle autorità europee ha spinto Atene ad ‘assumere posizioni di maggiore convergenza con Mosca. Finora, i creditori continuano a rifiutarsi di modificare i termini del debito (la Grecia ha un debito di 315 miliardi di euro, pari al 175% del PIL). Settimane prima delle elezioni, la troika europea (composta da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) aveva chiarito che se Atene osava abbandonare i programmi di aggiustamento strutturale, le fonti del finanziamento estero si sarebbero chiuse. Tuttavia, è evidente che qualsiasi strategia per una ripresa e per sostenere crescita economica e creazione di posti di lavoro della nuova amministrazione greca, è incompatibile con le proposte della troika europea (1). Negli ultimi 5 anni, le politiche di austerità fiscale hanno imposto all’economia greca un calo del 25% del PIL. I programmi di aggiustamento strutturale non hanno dinamizzato l’attività economica, ma rafforzato la spirale depressiva: la deflazione è divenuta una tendenza cronica (nel dicembre 2014, i prezzi al consumo registrarono un calo del 2,6% annuale), il tasso di disoccupazione ha superato il 25% e presso la gioventù la disoccupazione arriva al 50%. Nonostante ciò, i capi di Bruxelles insistono nel portare avanti e ampliare la privatizzazione di imprese e servizi pubblici, diminuire la spesa sociale, deregolamentare il lavoro, ecc.
Si noti inoltre che il conflitto in Europa non è solo sul piano economico, ma anche sul piano delle tensioni geopolitiche nell’Europa orientale, per il controllo territoriale e la sovranità sulle risorse naturali strategiche. Dopo gli scontri tra nazionalisti e separatisti nella città di Mariupol (nell’est dell’Ucraina) l’ultima settimana di gennaio, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) accusava i russi delle violenze (2). Il giorno dopo l’Unione europea emetteva una dichiarazione per imporre, a nome dei 28 Stati membri, nuove sanzioni economiche contro il Cremlino (3). Tuttavia, il governo di Alexis Tsipras (primo ministro della Grecia) rifiutava tale dichiarazione (4). Il 28 gennaio, Panagiotis Lafazanis (responsabile del Ministero della ricostruzione della produzione, ambiente ed energia) ha affermato categoricamente: “la Grecia non ha alcun interesse ad imporre sanzioni alla Russia. Non abbiamo differenze con la Russia e il popolo russo” (5). In modo straordinario, la diplomazia ellenica usa la sua posizione verso la crisi in Ucraina e la Russia quale moneta di scambio nelle trattative con i creditori. Da una parte richiede un dialogo rispettoso dall’Unione europea, essendo inaccettabile trattare la Grecia come ‘Paria’ per il suo elevato indebitamento. Dall’altra parte, ha confermato la posizione contro l’unilateralismo di Bruxelles. “La Grecia non deve essere parte del problema o tagliare i rapporti storici con la Russia, ma può giocare un ruolo speciale nella mediazione e nello sviluppo delle trattative tra le parti (…)” l’Unione europea dovrebbe considerare una volta per tutte cosa vuole fare con la Russia a lungo termine, piuttosto che reagire in modo moralmente diretto e schietto, ma spasmodico”, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Grecia Nikos Kotzias (6).
D’altra parte, il Cremlino promuove, tramite il ministero degli Esteri greco, la diminuzione dell’intensità dell’offensiva economica di Unione europea e Stati Uniti, laddove le nuove sanzioni coinvolgono l’industria dell’energia e della difesa, così come bloccare l’accesso alla società di comunicazioni interbancarie e finanziarie internazionale (SWIFT, dal suo acronimo in inglese), che danneggerebbe l’economia russa in proporzioni drammatiche. Il Presidente Vladimir Putin considera l’approfondimento della crisi, se Alexis Tsipras non raggiungesse un accordo con Bruxelles, e pertanto il suo governo non esclude di sostenere l’economia greca. “Possiamo immaginare la situazione, se c’è una richiesta di aiuto al governo russo, la considereremo prendendo in considerazione tutti i fattori del nostro rapporto bilaterale; tutto quello che posso dire è che se c’inviano una richiesta, la considereremo”, ha detto Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, in un’intervista alla CNBC (7). In risposta, Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, ha lanciato un ultimatum al ministero degli Esteri greco: “non credo che la Russia possa sostituire la solidarietà europea” (8). Atene non ha alcun interesse a sviluppare relazioni con la Russia su un piano vago, ma con un supporto decisivo. Di conseguenza, anche prima della scadenza del credito cautelare del 28 febbraio, gli sforzi del governo greco si concentreranno sui colloqui con la troika. “Abbiamo serie trattative con i nostri partner in Europa e coloro che ci hanno dato credito. Abbiamo degli obblighi con loro“, ha detto Alexis Tsipras a Nicosia, al termine di una riunione con il presidente cipriota Nikos Anastasiades (9). Ha anche sottolineato che non c’è finora alcuna intenzione di abbandonare l’Unione monetaria da parte del suo governo. “La zona Euro senza Cipro e Grecia amputerebbe l’Europa sud-orientale”, ha detto. Tuttavia, lo smantellamento dei meccanismi istituiti sul controllo dei prestiti è ritenuto necessario: “Penso che sia ora di sostituire la troika, perché l’Europa ha bisogno di una tregua. La troika è stata criticata per mancanza di legittimità. Sostituirla sarebbe un importante passo istituzionale per il bene della Grecia e dell’Europa” (10).
L’approvazione di Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea) nel smontare i meccanismi dei negoziati della troika con la Grecia, così come il sostegno del presidente Barack Obama ai piani economici del primo ministro Alexis Tsipras, evidenziano le ansie di Bruxelles e Washington per l’ascesa elettorale della sinistra (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, ecc.) e la loro vicinanza diplomatica con la Russia. Insomma, la vittoria di Syriza nelle elezioni del 25 gennaio sul neoliberismo, ha scatenato le spettacolari mosse del governo greco per una rapida trasformazione della mappa economica e geo-politica dell’Europa in collaborazione con Mosca.

kotziasNote
1 «Syriza has bold solutions to the forces of austerity that are strangling Europe», Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 febbraio 2015.
2 «EU to tighten noose on Russia, expected to extend sanctions», Russia Today, 29 gennaio 2015.
3 «Declaración de los jefes de Estado o de Gobierno de la Unión Europea sobre Mariupol», Rete Voltaire, 27 gennaio 2015.
4 «Grecia denuncia manipulación de la Unión Europea sobre Ucrania», Rete Voltaire, 28 gennaio 2015.
5 «Greece Steps Back Into Line With European Union Policy on Russia Sanctions», Andrew Higgins, The New York Times, 29 gennaio 2015.
6 «Foreign Minister: ‘Greece should not be treated as a pariah», Phantis, 1 febbraio 2015.
7 «Russia extends olive branch to Greeks», Geoff Cutmore e Jeny Cosgrave, CNBC, 30 gennaio 2015.
8 «Germany’s Schaeuble doesn’t like Greek proximity to Russia», Reuters, 2 febbraio 2015.
9 «Greece not negotiating financial aid from Russia ‘right now’ – PM», Russia Today, 2 febbraio 2015.
10 «Greece says not in ‘Wild West showdown’ with Europe», Reuters, 3 febbraio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20155d149eee16204c82fd432f052966a570Mentre la Grecia festeggia la nomina del governo anti-austerità, l’euforia va temperata con un po’ di realismo. Anche se il nuovo primo ministro Alexis Tsipras, che ha chiamato il figlio Ernesto in onore del rivoluzionario Ernesto Che Guevara, e la stragrande maggioranza della nuova Coalizione di governo della sinistra radicale (SYRIZA) ha buone credenziali di sinistra e filo-lavoratori, lo stesso non si può necessariamente dire dell’uomo che Tsipras ha scelto quale nuovo ministro delle Finanze della Grecia. Yanis Varoufakisis, cittadino australiano che ha studiato in Gran Bretagna e ha lavorato come professore presso l’University of Texas. L’Europa ha assistito a conflitti di lealtà di chi ha doppia cittadinanza, quando prendono il potere nei Paesi dell’Europa orientale, in particolare in Ucraina, dove la statunitense Natalie Jaresko è divenuta ministra delle Finanze per somministrare all’Ucraina le “pillole avvelenate” dell’austerity dell’International Monetary Fund (FMI) e della Banca centrale europea (BCE). Oggi, le nazioni dell’Europa centro-orientale sono occupate da globalisti palesi e del tipo “cripto”, con molti cittadini o residenti in altre nazioni, come Varoufakis. La ministra delle Finanze della Romania, Ioana Petrescu, s’è laureata Wellesley e Harvard ed era membro dell’Istituto Nazionale Repubblicano del partito repubblicano statunitense e del neo-conservatore e russosfobo American Enterprise Institute (AEI). Ed è anche ex-professoressa presso l’Università del Maryland. Anche se i legami di destra di Petrescu a Washington sembrano in contrasto con quelli di Varoufakis alla Brookings Institution neoliberista, nel mondo del “far credere” alle differenze politiche Petrescu e Varoufakis sono due facce della stessa medaglia. Quando si segue il denaro che ha contribuito a nominare tali due ministri delle finanze, come anche Jaresko, tutte le strade portano a Washington e alle entità alimentate dalla Central Intelligence Agency e dalla sua miriade di entità di facciata.
Il curriculum vitae di Varoufakis, come quello di Jaresko, puzza di intrecci con il globalista George Soros. Per un ministro delle finanze, se crediamo alle notizie della stampa aziendale, che contesta le misure di austerità dettate ai precedenti falliti governi, conservatore e socialdemocratico, della Grecia dalla “troika” di FMI, BCE e Commissione europea, Varoufakis ha un passato in stretta relazione con le entità globali che dovrebbe combattere. Varoufakis fu “economista ospite” della Valve Corporation, un ramo dei videogioci sempre sospettato di appartenere alla Microsoft Corporation dell’estremista globalista Bill Gates. I segnali di allarme che Varoufakis sia un “cavallo di Troia” dei banchieri globali abbondano. In primo luogo, Varoufakis fu consigliere economico del fallito governo socialdemocratico PASOK del primo ministro George Papandreou, l’uomo che per primo impose alla Grecia misure di austerità draconiane. Varoufakis ora sostiene che fosse ardentemente contrario all’accordo di Papandreou con la “troika”, ma nessuno potrà mai sapere quanto il ministro della Finanza, ora anti-austerity, fosse d’accordo mentre consigliava Papadreou sul corretto modo di agire nel risolvere l’enorme problema del debito della Grecia. Varoufakis è un caro amico e co-autore dell’economista e professore dell’Università del Texas James K. Galbraith, figlio della defunta “eminenza grigia” degli economisti statunitensi John Kenneth Galbraith. I legami di Galbraith con le élite bancarie globali sono esemplificati dalla sua posizione di studioso ospite all’elitario Brookings Institution di Washington. In altre parole, anche se la biografia di Tsipras suggerisce buona fede a sinistra, il passato di Varoufakis indica che il nuovo ministro delle Finanze della Grecia è a suo agio con le élite banchiere che massacrano l’anima della nazione greca con la lama affilata dell’austerity che taglia sicurezza sociale, sanità pubblica e altri servizi pubblici di base. La prefazione al libro di Varoufakis, “Una modesta proposta”, che si occupa della crisi finanziaria in Europa e i cui co-autori sono James Galbraith e l’ex-parlamentare inglese Stuart Holland, è stata scritta dall’ex-primo ministro francese Michael Rocard. Rocard ha chiesto all’Unione europea di nominare un “uomo forte”, e la scelta di Rocard è il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso che ha avvertito il nuovo governo SYRIZA nel rispettare gli accordi di austerità stipulati dai passati governi conservatore e del PASOK. Holland, consigliere dell’ex-primo ministro greco Andreas Papandreou, insieme al presidente francese François Mitterand, stilò nel 1986 l’Atto unico europeo, una delle carte che ha contribuito a creare il sistema finanziario dell’Unione europea che svuota l’economia greca nel nome dell’austerity.
yannis-varoufakis L’adesione di Varoufakis a Fondo monetario internazionale e sistema bancario europeo è evidente da ciò che ha scritto sul suo sito web. Dopo l’appello degli autori finanziari statunitensi Paul Krugman e Mark Weisbrot alla Grecia, affinché segua l’esempio dell’Argentina sul default del proprio debito e ad uscire dalla zona euro, Varoufakis sostiene che la Grecia deve “sorridere e sopportare” le misure imposte dai banchieri e dal governo tedesco in quanto membro della zona euro. Ciò significa che il ministro delle Finanze di SYRIZA si arrese ai capricci dei banchieri molto prima della vittoria elettorale di SYRIZA. Considerando le indiscutibili credenziali di sinistra di molti membri del governo greco, i banchieri hanno, per lo meno, un complice nel ministro delle Finanze sul lato greco delle trattative sul futuro dell’economia della nazione e sull’impopolare austerity imposta dalla Troika che ha portato SYRIZA al potere. Sebbene Varoufakis sia pronto a stipulare qualsiasi accordo con i banchieri mondiali ed europei, i suoi colleghi del governo di coalizione SYRIZA, alleatisi con il Partito dei greci indipendenti della destra anti-UE, non seguiranno i diktat europei quando si tratterà di decidere di continuare l’austerity e neanche le sanzioni dell’UE contro la Russia. Non appena Tsipras è divenuto primo ministro, ha criticato l’UE per l’avviso di ulteriori sanzioni alla Russia per l’Ucraina. Tsipras ha detto che la dichiarazione anti-Russia del Consiglio europeo è stata diffusa senza il consenso della Grecia. Il nuovo ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Kotzias, è come Varoufakis un accademico. Tuttavia, a differenza di Varoufakis, Kotzias è un ex-comunista e professore, e non presso un’università straniera. Kotzias e Tsipras adempiono alla promessa di opporsi alle sanzioni attuali e future dell’Unione europea contro la Russia, cosa che non li rende agenti di Soros, che ha le sue grinfie su Varoufakis. Kotzias ha il potere di porre il veto a sanzioni nuove o rinnovate contro la Russia, si oppone al dominio tedesco in Europa ed è stato un comunista convinto che sostenne la repressione attuata dal leader comunista polacco Wojciech Jaruzelski contro il movimento sindacale Solidarnosc in Polonia nel 1980, un fatto che lo pone in disaccordo totale con il presidente polacco dell’UE Donald Tusk, un attivista del movimento Solidarnosc che vuole imporre ulteriori misure punitive alla Russia. Con una mossa che sconvolgerebbe gli interventisti di UE e NATO, Kotzias si troverà più a suo agio a Mosca che a Bruxelles o Berlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha già avviato il processo per più stretti rapporti con il nuovo governo di Atene. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti ha probabilmente iniziato “l’ondata” della sorveglianza su tutti i collegamenti ufficiali tra Atene e Mosca e certamente messo la Grecia, come Russia, Turchia, Brasile, Ungheria, Venezuela, Iran, Siria e Libano nella categoria delle nazioni ostili “bersaglio” dell’intelligence delle comunicazioni o SIGINT.
La Grecia, che ha inventò l’arma del cavallo di Troia contro Troia, deve stare in guardia contro i cavalli di Troia come Varoufakis, piazzati nel nuovo governo greco.

Nikos Kotzias

Nikos Kotzias

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Names

Robert Hutchings

Nota del traduttore:
Yanis Varoufakis ha insegnato (ripeto insegnato, non studiato) nel 2013 presso la Lyndon B. Johnson School of Public Affairs, un’università impegnata nel creare leaderships e politiche pubbliche socio-economiche negli USA e all’estero. Si occupa parecchio di Guerra Fredda, Europa orientale e spazio ex-sovietico, avendo avuto quali presidi, negli ultimi 10 anni, l’ammiraglio Bobby Ray Inman e l’ambasciatore Robert Hutchings. Inman è stato direttore della NSA e inoltre, proprio come Varoufakis, è sempre stato attento alle aziende dedite allo sviluppo di nuove tecnologiche. Infatti, oltre a presiedere numerosi consigli di amministrazioni è anche fiduciario della California Institute of Technology; è stato CEO della Microelectronics and Computer Technology Corporation (MCC) di Austin, Texas, città in cui si trova la LBJ School of Public Affairs; presidente e CEO della Westmark Systems, Inc., industria elettronica, e infine presidente della Federal Reserve Bank di Dallas dal 1987 al 1990. Inman, negli anni ’80 permise la vendita di armamenti per 30 milioni di dollari al Sud Africa razzista, violando l’embargo imposto proprio da Washington.
Hutchings, ufficiale dell’US Navy, ex-ambasciatore ed esperto di affari europei, fu presidente del National Intelligence Council nel 2003-2005. Il 15 dicembre 2009 fu nominato preside della LBJ School of Public Affairs dell’Università del Texas, ad Austin. Dal 1992-1993, fu consulente speciale del segretario di Stato, con il rango di ambasciatore, del programma degli USA di assistenza per la democrazia nell’Europa orientale. Dal 1989 al 1992, Hutchings fu direttore del National Security Council per gli affari europei e lavorò per Radio Free Europe, l’emittente della CIA poi acquisita da George Soros.
Robert Hutchings, a Fox News, in relazioni all’abbattimento del volo MH17, disse: “Penso che sia chiaro che siamo entrati in una nuova fase di violenze in Ucraina, istigate dalla Russia e dai separatisti russi. Così la pressione… è aumentata di molto“. Yanis Varoufakis, a una domanda sulla questione ucraina, ha risposto, “l’Ucraina dovrebbe essere stabilizzata e la Russia democratizzata”.

La “de-dollarizzazione” avanza: la Russia compra più oro in sei mesi, e continua a vendere buoni del Tesoro USA

Tyler Durden Zerohedge 18/01/2015commemorative-coins-mark-reunification-of-russia-and-crimea-4-630x470Le voci sulla Russia che vende le proprie riserve auree, ormai è chiaro, sono esagerate dato che non solo Putin non vende, ma le riserve auree russe sono anche aumentate in sei mesi, a dicembre, di quasi 46 miliardi di dollari (vicino al picco dell’aprile 2013). Sembra che le chiacchiere su “la Russia vende” siano volte a ridurre i prezzi permettendo di raccogliere beni fisici non fiat a prezzi inferiori. D’altra parte, i russi continuano un altro trend, riducendo l’esposizione verso il Tesoro USA per il 20° mese consecutivo, le partecipazioni della Russia nel debito del Tesoro USA sono scese di anno in anno, rafforzandone le vendite.

Comprare a basso prezzo…
Le riserve auree Russia sono balzate per sei mesi fino a dicembre, quasi pari al picco dell’aprile 2013…

20150118_russia1e vendere al rialzo…
Il possesso russo di buoni del Tesoro USA ad oggi è il secondo più basso dal 2008…

20150118_russia

Sembrerebbe il maggior passaggio, di cui nessuno parla, tra fiat e non-fiat e tra carta e beni fisici verificatosi in Cina e Russia.
Grafici: Bloomberg

Alcuni hanno commentato sul balzo “senza precedenti” dei capitali dalla Russia, ma come spiega il Dr. Constantin Gurdjiev, gli ‘analisti’ occidentali sembrano aver dimenticato un paio di cose…
La Banca centrale della Russia ha pubblicato i dati dei deflussi di capitale del 2014, suscitando l’allegro chiacchiericcio di funzionari ed accademici degli Stati Uniti che allegramente prevedevano la scomparsa dell’economia russa. Le cifre sono pessime: i deflussi netti ufficiali di capitali sono pari a 151,5 miliardi di USD, circa 2,5 volte il tasso di deflusso nel 2013, di 61 miliardi. I deflussi del Q1 furono di 48,2 miliardi, nel Q2 di 22,4 miliardi, nel Q3 2014 di 7,7 miliardi e nel Q4 2014 a 72,9 miliardi. Così, nel Q4 2014 i deflussi, in confronto, furono maggiori ai deflussi di tutto il 2013. Vi sono, tuttavia, alcune precisazioni che gli analisti occidentali dell’economia russa tendono ad ignorare:
• I 19,8 miliardi di USD di deflussi nel Q4 2014 derivavano dalle nuove misure per l’approvvigionamento di liquidità da parte della BC di Russia, estendendo nuove linee di credito alle banche russe. In altre parole, si tratta di prestiti. Si può presumere che le banche ne vadano in default o che ripagheranno i prestiti. Nel primo caso, le uscite non saranno reversibili, nell’ultimo si.
• I deflussi netti di capitali dei Q1-Q3 2014 sono stati valutati con il rimborso delle banche dei finanziamenti esteri (ricordate che le sanzioni alle banche si sono avute nei Q2-Q3 2014) pari a 16,1 miliardi di USD. È possibile chiamarli deflussi dei fondi o pagamento dei debiti. La prima suona inquietante, assai meno la seconda, ripagare i debiti migliora bilanci. Non siate così apocalittici, quindi. Non abbiamo ancora i dati aggregati relativi per il Q4 2014, ma su base mensile, gli stessi deflussi del settore bancario furono pari ad almeno 11,8 miliardi di USD. Ecco i 27,9 miliardi di USD dovuti allo sganciamento delle banche nel 2014. Anche in questo caso, può essere un male, ma anche un bene. Oppure semplicemente più sfumato da ciò che suggeriscono i titoli urlati.
• I rimborsi del debito, la riduzione della leva finanziaria nel settore non bancario è stata maggiore nel Q4 2014 e solo i rimborsi dei debiti previsti ammontano a 34,8 miliardi di dollari. Oltre a ciò, non abbiamo idea se siano rimborsi imposti (o non pianificati).
Quindi, solo nei Q3-Q4 2014, i rimborsi delle banche programmati erano pari a 45,321 miliardi di USD e i riscatti aziendali programmati erano pari a 72,684 miliardi di USD. In termini semplici, 118 miliardi di dollari o 78 per cento di catastrofica fuga di capitali dalla Russia nel 2014, sono dovuti a rimborsi dei debiti bancari e non a fuga di ‘investitori’ o di depositanti; in parte una forzata restituzione del debito. Mettiamola su una prospettiva leggermente diversa. Qualunque sia la vostra idea delle politiche europee e statunitensi nella crisi finanziaria globale e conseguente grande recessione, la pietra angolare di tali politiche era lo ‘sganciamento (deleveraging) ovvero le banche che rimborsano i debiti’. La Russia non ha adottato da sé tale politica, ma è stata costretta dalle sanzioni sganciando banche e aziende russe (anche quelle non direttamente sanzionate) dai mercati del credito occidentali. Ma se pensate che tale passo sia catastrofico per l’economia russa, indotto dal Cremlino, dovreste porvi un paio di domande sulle politiche di deleveraging di Stati Uniti ed europee. E dopo fate un pensierino sui restanti 33 miliardi di dollari di deflusso, che riguardano la dollarizzazione dei conti delle famiglie russe (conversione dei rubli in dollari e altre valute), gli effetti dei cambi in valute diverse dal dollaro USA, le valutazioni mutevoli sulle riserve auree, ecc.
Come direbbe qualcuno, si guardi la Grecia… Sì, le cose sono pessime in Russia. Sì, lo sganciamento è imposto e doloroso. Sì, i deflussi di capitali sono enormi. Ma, un aspetto positivo c’è: la maggior parte della fuga di capitali che gli analisti occidentali condannano, migliora i bilanci russi e riduce il debito estero russo. Non sarebbe troppo male, giusto? Perché se fosse così, allora Grecia, Cipro, Spagna, Italia, Irlanda, Portogallo, Francia e così via… s’immaginerebbero un loro processo di ‘sganciamento’…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La FED interverrà nel mercato petrolifero?

Tyler Durden Zerohedge 23/12/2014pertaminaIn senso ampio, la FED già interviene nel mercato petrolifero con la sua politica dei tassi zero (ZIRP) e la sua liquidità illimitata per la speculazione finanziaria. Il problema con la finanziarizzazione di un settore cruciale dell’economia è che la finanziarizzazione diventa un rischio sistemico. La traiettoria di ogni mercato finanziarizzato è la stessa: debito e leva finanziaria si accumulano sempre più su garanzie che alla fine crollano mentre aumenta il rischio della mostruosità di un eccesso di scambi. Una volta che il mostro perfora le paratie che avrebbero dovuto limitare il rischio, l’eccesso di scambi “sicuri” esplode incendiando rapidamente tutto il sistema finanziario. Ogni mercato finanziarizzato può quindi abbattere l’intero sistema finanziario.
Il settore dei mutui è un primo esempio di tale dinamica. La finanziarizzazione del mercato dei mutui ha creato la trappola dei mutui subprime, che inevitabilmente incendiandosi ha minacciato l’intero sistema finanziario globale. La banca centrale che ha incoraggiato la finanziarizzazione allora non ebbe altra scelta che intervenire per salvare il sistema dal domino della leva finanziaria e del rischio, una volta che il mercato dei mutui era totalmente finanziarizzato. Cartolarizzato, diviso in segmenti confezionati da obbligazioni di debito collateralizzati e altri derivati, l’implosione dell’anello più debole (mutui subprime assistiti da garanzie bugiarde e falsi prestiti) fu accesa dal processo di finanziarizzazione. Come i domino sistemici iniziano a cadere, le banche Too Big to Fail (TBTF) hanno dovuto essere salvate con migliaia di miliardi di dollari in garanzie, sostegni e prestiti. Come il corrispondente Mark G. ha notato, i debitori soffrono la conseguenze dei loro debito di rischio, ma i grandi creditori sono salvati dalle conseguenze delle loro cattive scommesse. Questa è l’essenza dell’azzardo morale, il rischio scollegato dalle conseguenze grazie all’intervento della banca centrale. Gli utili vengono privatizzati, le perdite socializzate, a carico dei contribuenti e dei risparmiatori il cui interesse è dirottato alle banche private dalla banca centrale. Ora l’ultimo mercato finanziarizzato, quello petrolifero, si è fatto saltare in aria, precipitando in caduta libera da oltre 100 dollari al barile al minimo di 53. E ancora una volta, le perdite minacciano di minare i mercati non direttamente legati al petrolio.wtic12-14aQuando le banche centrali fingono disinteresse nell’intervenire, allora è segno che sono intervenute o pianificano d’intervenire attivamente tramite prossimi. Le banche centrali giocano a due mani in ogni momento: la loro propaganda parla del loro intervento (“fare qualcosa”, ecc.) e i loro oscuri interventi avvengono tramite prossimi. Quando conviene alle banche centrali apparire attivamente impegnate nel salvare mercati azionari e obbligazionari dal collasso, i loro interventi sono pubblicamente riportati settimanalmente o addirittura giornalmente, ad esempio le campagne QE 1, 2 e 3. Quando i loro interventi superano il mandato manipolando i mercati, per esempio con l’acquisto di contratti future nell’S&P 500, negli ultimi 15 minuti di negoziazione, per riparare i mercati, il tutto avviene di nascosto al pubblico, tramite prossimi. Dati i rischi sistemici derivanti dal collasso del mercato petrolifero, perché la Federal Reserve lascia che l’implosione di quest’ultimo devasti l’intero sistema super-finanziarizzato? Dopo sei anni di intervento continuo nei mercati finanziari, perché la FED improvvisamente cessa dal trattenere l’implosione dei mercati che destabilizzerebbe il resto della struttura traballante? E’ incredibile che la FED non faccia nulla, mentre le tessere del domino finanziario, con il 50% del crollo del petrolio, iniziano a traballare. La questione non è perché la FED interviene sul mercato del petrolio? Ma perché la FED non interverrebbe sul mercato del petrolio? La FED, tramite prossimi, potrebbe acquistare contratti futures sul petrolio per sostenere le garanzie, e (ancora una volta tramite prossimi) potrebbe anche iniziare a comprare le deteriorate obbligazioni ad alto rischio basate sul petrolio. In un senso più ampio, la FED già interviene nel mercato petrolifero con la sua politica del tasso zero (ZIRP) e la liquidità illimitata per la speculazione finanziaria. Che la FED intervenga comprando futures e obbligazioni sul petrolio non è una politica nuova, ma semplicemente questione di grado. L’intervento è in corso in tutti i mercati dal 2008. L’implosione del mercato petrolifero è semplicemente l’ultimo caso di una catena di cause conseguenti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sanzioni USA alla Russia e le stupide guerre del petrolio della CIA

William Engdahl New Eastern Outlook 21/12/2014

obama contemplates the little peopleLe ultime notizie parlano del drammatico crollo del rublo russo verso dollaro ed euro, del prezzo del petrolio che oggi si aggira sui 57 dollari al barile, mentre a fine agosto era oltre i 100, dei ministri dell’OPEC che si rifiutano di stabilizzare i prezzi. Il rublo russo è costretto a fermare il trading a metà dicembre, quindi il Congresso degli Stati Uniti vota ancora nuove sanzioni economiche contro la Russia che attendono la firma del presidente Obama. Quando esaminiamo tutto ciò da vicino si svela la grande confusione strategica delle élite occidentali, soprattutto degli oligarchi statunitensi alla frenetica ricerca del modo di mantenere la presa sul potere globale.
A volte uso l’aggettivo molto descrittivo “stupido” per parlare delle azioni di persone che siamo abituati a pensare come tutt’altro che stupide. Malvagie, demoniache, perfino sataniche direte, ma non stupide. Sempre più trovo la descrizione stupidi come la più appropriata. E’ infatti la loro stupidità è essere incapaci, nella loro tossicodipendenza da potere, di vedere le maggiori conseguenze globali delle loro tattiche o strategie. Se definiamo l’intelligenza come la capacità di cogliere l’interconnessione di tutto nel nostro universo, allora possiamo chiamare stupidi coloro che, nonostante le loro grandi risorse e l’accesso alle migliori menti, ignorano tutto ciò che è al di fuori della loro visione coi paraocchi. La Guerra Fredda nel 1946-1990 ha stabilizzato la loro presa sul potere imperiale globale in Europa occidentale, Terzo Mondo, Giappone e Asia. La fine della guerra fredda ha visto la drammatica erosione del potere USA mentre parvenu come Cina, Russia e Iran fanno valere i propri diritti sovrani nel mondo, e possiamo immaginarne il pensiero: “Bene, allora torniamo a ciò che ha funzionato allora. Ricominciamo una nuova Guerra Fredda o anche, passo dopo passo, una nuova guerra globale non convenzionale per mantenere il nostro Secolo Americano, il nostro Progetto per un Nuovo Secolo Americano“, come Dick Cheney e amici lo chiamano. Ora cercano una replica della loro strategia saudita del crollo del prezzo del petrolio del 1986 per far cadere Putin, Maduro in Venezuela e l’Iran, secondo quanto riferito dall’affidabile ricercatore di Washington Wayne Madsen. Nel 1986, il vicepresidente George HW Bush, padre di George W., insieme al segretario di Stato George Schultz e altri, convinse Riyadh, come fece John Kerry nel suo incontro con il re saudita Abdullah nel settembre 2014, ad eseguire lo “shock petrolifero inverso” che fece rovesciare un’Unione Sovietica iper-estesa. Ha funzionato nel 1986, perché non nel 2014? È il pensiero di qualcuno a Washington.

Ruolo della CIA e suicidio del prezzo del petrolio
Secondo Madsen, ex-collaboratore della NSA con buoni collegamenti a diverse fazioni della comunità d’intelligence di Washington, sono il capo della CIA John Brennan e agenti della CIA nell’azienda petrolifera statale saudita Aramco ad aver ideato la strategia diabolica per spingere sauditi e quwaytiani ad inondare i mercati mondiali di greggio e lasciare che le banche di Wall Street come Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Citigroup facciano il resto del lavoro sporco vendendone i futures derivati. Mentre non posso confermare l’affermazione di Madsen che l’inondazione saudita durerà per altri cinque anni, dopo di che la produzione saudita crollerà, dato che la CIA degli Stati Uniti avrebbe convinto Aramco contro il parere di ingegneri petroliferi della Schlumberger e altre società dei servizi petroliferi stranieri, a non utilizzare l’iniezione di acqua salata; ma che Brennan, descritto da alcuni suoi conoscenti come un “attaccabrighe”, sia pronto ad implementare la strategia saudita come mossa anti-Putin è del tutto plausibile. Solo c’è un problema. La brillante strategia è in definitiva stupida, perché fa crollare l’industria petrolifera nazionale degli Stati Uniti e sparire centinaia di miliardi di dollari di investimenti nel settore energetico globale, con l’abbassamento dei ricavi in dollari del petrolio russo e del rublo.

brennan1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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