La Fondazione Rockefeller e la guerra psicologica

Triangle, 15 agosto 2015

Nelson Rockefeller

La Fondazione Rockefeller fu la principale fonte di finanziamento della ricerca sull’opinione pubblica e la guerra psicologica tra gli anni ’30 e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Col governo e le grandi corporazioni che non mostravano ancora alcun particolare interesse o supporto agli studi sulla propaganda, la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca proveniva da tale potente organizzazione, che comprese l’importanza di valutare e guidare l’opinione pubblica immediatamente prima della guerra. L’interesse filantropico di Rockefeller nell’opinione pubblica era duplice:
Valutare e modificare l’ambiente psicologico degli Stati Uniti in previsione dell’impegno nell’imminente guerra mondiale.
Condurre la guerra psicologica e sopprimere l’opposizione popolare all’estero, specialmente in America Latina.
Dopo aver scoperto che l’amministrazione Roosevelt era politicamente impantanata e la sua capacità di prepararsi alla guerra in termini di propaganda interna ed estera era ridotta, la Fondazione Rockefeller creò programmi ed istituti di ricerca presso l’Università di Princeton e di Stanford e la New School for Social Research, per supervisionare e analizzare le trasmissioni radio a onde corte dall’estero. I “padri fondatori” della ricerca sulle comunicazioni di massa non avrebbero mai potuto creare questo campo di studio senza la generosità dei Rockefeller. Come Harold Laswell, propagandista durante la Prima guerra mondiale ed esperto di scienze politiche all’Università di Chicago; e lo psicologo Hadley Cantril, uno dei maggiori esperti dell’informazione, che consentì all’impero USA e alle società controllate dai Rockefeller di dominare il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo, Cantril fornì al conglomerato Rockefeller importanti informazioni e nuove tecniche per misurare e controllare l’opinione pubblica in Europa, America Latina e Stati Uniti. Cantril, compagno di stanza di Nelson Rockefeller alla facoltà di Dartmouth alla fine degli anni ’20, conseguì il dottorato in psicologia ad Harvard e fu co-autore di The Psychology of Radio nel 1935 con Gordon Allport, il suo supervisore della tesi. Cantril e Allport notarono che “la radio è un mezzo di comunicazione completamente nuovo, uno strumento di controllo sociale e mezzo storico per influenza sul paesaggio mentale dell’umanità“. Lo studio suscitò l’interesse di John Marshall, capo della sezione scienze umane della Fondazione Rockefeller, incaricato di convincere le emittenti private a includere più contenuti educativi nella loro programmazione, sviluppata fino ad allora solo per attirare inserzionisti. Per raggiungere questo obiettivo, Rockefeller finanziò associazioni nelle reti CBS e NBC. Sapendo dei legami tra Rockefeller e Cantril da Dartmouth, Marshall l’esortò a presentare domanda di finanziamento alla fondazione. Cantril ricevette una sovvenzione di 67000 dollari per finanziare il Princeton Radio Project (PRP) per due anni alla Princeton University. Lì, Cantril condusse studi sugli effetti della radio sul pubblico. Nel 1938, Cantril divenne anche uno dei redattori che fondò la rivista finanziata da Rockefeller Public Opinion Quarterly, poi strettamente associata alle operazioni di guerra psicologica del governo degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’ente di Princeton fu avviato, il ricercatore della CBS Frank Stanton, altro psicologo vicino a Rockefeller, fu nominato direttore della ricerca del PRP, ma ricoprì un ruolo secondario come direttore associato per la sua posizione nella CBS. Fu in quel momento che Paul Lazarsfeld, emigrato austriaco esperto in scienze sociali, fu reclutato da Cantril. Così Cantril, Stanton e Lazarsfeld furono associati e posti nelle condizioni ideali per intraprendere uno studio su larga scala dell’opinione pubblica e della sua persuasione. L’opportunità di condurre un’analisi del genere venne in occasione della trasmissione della CBS di Orson Welles sull’adattamento della Guerra dei mondi di HG Wells, del 30 ottobre 1938. Lazarsfeld ritenne che fosse un evento particolarmente notevole, e immediatamente chiese a Stanton il finanziamento della CBS per studiare le reazioni a quella che allora fu la più importante persuasione di massa nella storia dell’umanità. Nei mesi successivi, le testimonianze degli ascoltatori della Guerra dei Mondi furono raccolte e inoltrate a Stanton presso la CBS, prima di essere analizzate nello studio di Cantril pubblicato nel 1940: The Invasion From Mars: A Study in the Psicology of Panic. Notando la mancanza di “informazioni di base su formazione ed evoluzione” dell’opinione pubblica, la fondazione cercò di comprendere meglio quest’ultimo nel corso della guerra. Il rapporto della fondazione per il 1939 afferma: “La guerra in Europa ha offerto a questo Paese un’opportunità unica per studiare lo sviluppo dell’opinione pubblica, i cambiamenti che l’influenzano in base al contesto e le motivazioni alla base di questi cambiamenti“.
Dopo aver affidato a Cantril il compito di rivedere i dati di diversi anni di sondaggi e interviste, la direzione della fondazione concluse che il progetto: “fornirebbe fatti essenziali sulla formazione e le tendenze dell’opinione pubblica quando passa dallo stato di pace a quello di guerra, poi da uno stato all’altro sotto l’influenza di guerre successive. Ci aspettiamo che un’ulteriore analisi dei dati dimostri l’influenza di fattori come relazioni familiari, livello di istruzione e di occupazione, origine dei gruppi che mostrano forte interesse o mancanza di interesse su molti argomenti”. Così, con l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale ormai imminente, Rockefeller fornì 15000 dollari a Princeton per istituire l’Ufficio della ricerca sull’opinione pubblica (OPOR). Uno degli obiettivi principali di OPOR era esaminare sistematicamente il processo di formazione dell’opinione, i fattori che motivano i sentimenti del pubblico su certi argomenti e, come disse Cantril, “seguire le fluttuazioni dell’opinione pubblica durante la guerra già iniziata in Europa e che sentivo presto avrebbe coinvolto gli Stati Uniti“. Nel 1940, la fondazione portò la dotazione per la ricerca dell’opinione pubblica e le comunicazioni di massa a 65000 dollari, di cui 20000 assegnati all’Opor di Cantril. Inoltre, 25000 furono assegnati alla Princeton School of Public and International Affairs per monitorare e valutare le trasmissioni radio europee a onde corte e 20000 ad Harold Lasswell, esperto di scienze politiche presso l’Università di New Brunswick. Chicago, per creare un istituto presso la Biblioteca del Congresso “per condurre ulteriori studi sulle trasmissioni radio, stampa e altri media”. Una stazione di monitoraggio radio a onde corte fu istituita presso la Stanford University per valutare le comunicazioni dall’Asia. Cantril poté, attraverso metodi di campionamento segreti, prevedere il comportamento degli elettori in importanti referendum in Canada e Stati Uniti. Questi successi ricordarono il giovane psicologo al suo ex-compagno di classe Nelson Rockefeller, stretto collaboratore di Franklin Roosevelt. Rockefeller supervisionò l’ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani presso il dipartimento di Stato, un ramo dell’intelligence statunitense la cui attività principale era condurre operazioni di guerra psicologica in America Latina. Data la repulsione degli statunitensi per la propaganda, nomi come quello dato all’agenzia di Rockefeller intendevano oscurare la natura di tali operazioni.
Una delle principali preoccupazioni di Rockefeller era verificare lo stato dell’opinione pubblica in Sud America, al fine di stabilire gli interessi bancari e petroliferi dei Rockefeller nella regione. Secondo lui, il potere non si sarebbe più manifestato col controllo militare sulle colonie, ma piuttosto coll’esercizio del soft power, in cui comprensione e anticipazione delle tendenze dell’opinione pubblica erano al centro dell’attenzione. A tal fine, alla fine degli anni ’40, Rockefeller aiutò Cantril e il consigliere pubblico George Gallup a creare l’American Social Surveys, una cosiddetta organizzazione non-profit che analizzò meticolosamente i cambiamenti nell’opinione pubblica in Sud America. Nel 1942, Cantril pose anche la prima pietra de The Research Council, Inc. col finanziamento del magnate pubblicitario Gerard Lambert. Con sede a Princeton, il Consiglio di ricerca intraprese un sondaggio nazionale per valutare l’opinione pubblica sulla guerra e anticipare lo stato dell’ambiente dopo la fine delle ostilità. Usando Rockefeller come intermediario, Roosevelt studiò attentamente i risultati della ricerca di Cantril per scrivere i suoi discorsi durante la guerra. Il Consiglio di ricerca iniziò ad implementare programmi in Nord Africa per conto del dipartimento di guerra psicologica dell’intelligence militare, del dipartimento di Stato riguardo l’atteggiamento degli statunitensi verso gli affari esteri degli Stati Uniti, e dell’Office of Strategic Services (OSS, precursore della CIA) sullo stato dell’opinione pubblica in Germania. Il Consiglio di ricerca di Cantril continuò le attività a favore degli interessi statunitensi nel dopoguerra, valutando l’opinione pubblica in Francia, Paesi Bassi e Italia per anticipare e reprimere sul nascere i movimenti popolari politici e sociali. In seguito si seppe che, per la maggior parte dell’esistenza, il Consiglio di ricerca fu finanziato dalla CIA attraverso la Rockefeller Foundation, una tecnica utilizzata frequentemente da Rockefeller per supportare vari programmi segreti. Nelson era così contento dell’analisi di Cantril sull’opinione pubblica europea che, mentre era consulente per la guerra psicologica del presidente Eisenhower nel 1955, offrì al ricercatore e al suo socio Lloyd Free un patrocinio a vita da 1 milione di dollari per continuare a fornire tali informazioni. Cantril ricorda che “Nelson fu sempre profondamente convinto che strumenti e concetti forniti dalla psicologia andassero usati per avere una migliore comprensione dei popoli“. Sostenuto da tali enormi risorse, che il New York Times rivelò in seguito provenire dalla CIA usando la Fondazione Rockefeller come schermo, i ricercatori crearono un’organizzazione senza scopo di lucro, l’Istituto per la ricerca sociale internazionale, in cui Rockefeller era uno dei principali amministratori.
L’interesse della Fondazione Rockefeller per l’arte della persuasione negli Stati Uniti crebbe durante la guerra. Ad esempio, tra il 1938 e il 1944, l’organizzazione spese 250000 dollari per la produzione di film documentari ed educativi attraverso l’American Film Center. Alla fine degli anni ’40, i funzionari della fondazione avevano sviluppato un interesse ancora maggiore nel manipolare l’opinione. Come affermato nel rapporto della Fondazione del 1948: “Una buona comprensione dei cambiamenti nella comunicazione e stato generale mentale è importante per il nostro sistema educativo, per i leader di grandi organizzazioni e per gli interessati al comportamento e alle opinioni politiche“. Ad esempio, la Fondazione Rockefeller condusse un finanziamento senza precedenti per la ricerca sulla guerra psicologica. Nel 1954, per esempio, un fondo di 200000 dollari fu assegnato allo psicologo di Yale Carl Hovland per finanziare i suoi studi sulla persuasione e la modificazione dell’umore. Con la Guerra Fredda sullo sfondo, i finanziamenti per tali lavori furono sempre più forniti dalle forze armate statunitensi, che spesso reclutavano scienziati sociali addestrati sotto gli auspici dei Rockefeller. Come notato dallo storico Christopher Simpsons, il finanziamento del governo dal dopoguerra era almeno il 75 per cento del bilancio del Bureau of Applied Social Research di Lazarsfeld, presso la Columbia University, nonché dell’Institute for International Social Research di Cantril a Princeton.
Tradizionalmente, la classe dirigente della famiglia Rockefeller non distingueva tra statunitensi e stranieri, poiché erano obiettivi della propaganda e modificazione comportamentale, il che spiega gli sforzi della Fondazione Rockefeller nelle aree globali dell’istruzione e scienze sociali. Se visti dalla prospettiva che considera i confini nazionali degli ostacoli a programmi di potere e controllo politico-economico, sono anche sottoposti a manovre manipolative e persuasive, così come all’ingegneria del consenso. L’interesse di Rockefeller per la guerra psicologica, tuttavia, è solo un capitolo di una grande saga. Per convincersene, è sufficiente contemplare le conseguenze del sostegno dato ad alcuni approcci filosofici e pedagogici nel sistema educativo statunitense, a partire dall’inizio del XIX secolo, che ha portato al significativo declino della qualità delle strutture educative. Altre attività filantropiche dei Rockefeller possono essere esaminate, tra i tentativi di placare una popolazione scioccata dal massacro di Ludlow o i famosi doni in monete da 10 centesimi di John D. Rockefeller, che furono l’esercizio approfondito della gestione di una stampa meticolosamente orchestrata.James F. Tracy è professore di sociologia dei media presso la Florida Atlantic University.

Riferimenti
– Cantril, Hadley e Gordon Allport. 1935. La psicologia della radio. New York: Harper & Brothers Publishers.
– Cantril, Hadley. 1940. The Invasion from Mars: uno studio nella psicologia del panico. Princeton NJ: Princeton University Press.
– Cantril, Hadley. 1967. La dimensione umana: esperienze nella ricerca politica. New Brunswick, NJ: Rutgers University Press.
– Cramer, Gisela. 2009. “The Rockefeller Foundation and Pan-American Radio“, in Patronizing the Public: la trasformazione della cultura, della comunicazione e degli studi umanistici della filantropia statunitense, pp. 77-99, di William J. Buxton (a cura di). Lanham MD: Lexington Books.
– Engdahl, F. William. 2009. Gods of Money: Wall Street e la morte del secolo americano, Joshua Tree, CA: Progressive Press.
– Gary, Brett. 1999. Ansie di propaganda dalla prima guerra mondiale alla guerra fredda, New York: Columbia University Press.
– Glander, Timothy R. 1999.Origini della ricerca sulla comunicazione di massa durante la guerra fredda: effetti educativi e implicazioni contemporanee. New York: Routledge.
– Lazarsfeld, Paul F. 1969. “Un episodio nella storia della ricerca sociale: una memoria“, in The Intellectual Migration: Europe and America, 1930-1960, pp. 270-337, di Donald Fleming e Bernard Bailyn (a cura di). Cambridge, MA: Harvard University Press.
– Maessen, Jurriaan. 2012. “Rivelati i documenti della Fondazione Rockefeller attivamente impegnati nel Controllo mentale di Massa“, Infowars.com, 4 marzo.
– Pooley, Jefferson. 2008. “La nuova storia della ricerca sulla comunicazione di massa“, nella ricerca sulla storia dei media e della comunicazione: Contested Memories , pp. 43-69, di Jefferson Pooley e David W. Park (a cura di). New York: Peter Lang.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1939. New York: Fondazione Rockefeller.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1940. New York: Fondazione Rockefeller.
– Simpson, Christopher. 1993. Science of Coercion: Communication Research and Psychological Warfare, 1945-1960. New York: Oxford University Press.
– Shaplen, Robert e Arthur Bernon Tourtellot (eds.). 1964. Verso il benessere dell’umanità: cinquant’anni della Fondazione Rockefeller. Garden City NY: Doubleday & Company.

Henry Kissinger, Nelson Rockefeller e Gerald Ford

Questo articolo è la traduzione di The Rockefeller Foundation e Early Psychological Warfare Research, pubblicato da John F. Tracy su Memory Hole.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Fondazione Rockefeller proprietaria del virus Zika

William Kress, Global Research, 3 febbraio 2016 Screenshot-580L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il virus Zika emergenza sanitaria globale il 1° febbraio, fornendo pochi dettagli sulla malattia. Quindi ecco alcuni fatti fino a ulteriori informazioni.
Questo virus trasmissibile per via sessuale è in circolazione da 69 anni ed è commercializzato da due società: LGC Standards (nel Regno Unito) e ATCC (negli Stati Uniti). Il Gruppo LGC è: “… l’Istituto Nazionale del Regno Unito per le valutazioni dell’industria chimica e le misure bioanalitiche, leader internazionale nei servizi per laboratori, campionamenti, materiali di riferimento e nel mercato sui test sul genoma e di compatibilità“. Uno dei rami, LGC Standards, è: “…Uno dei principali produttori e distributori globali di materiali di riferimento e programmi di verifica. Con sede a Teddington, Middlesex, Regno Unito, LGC Standards ha una rete di uffici di vendita dedicati in 20 Paesi di 5 continenti con più di 30 anni di esperienza nella distribuzione di materiali di riferimento. Questi prodotti e servizi di alta qualità sono essenziali per la misurazione accurata di analisi e il controllo di qualità, garantendo decisioni sicure sulla base di dati affidabili. Abbiamo un’eccezionalmente ampia guida ISO 34 sui materiali di riferimento accreditati presso 4 strutture produttive nel Regno Unito, Stati Uniti e Germania”.
LGC Standards è in partnership con ATCC, che è: “…La prima organizzazione globale in risorse di materiale e norme biologici la cui missione è volta ad acquisizione, autenticazione, produzione, conservazione, sviluppo e distribuzione dei microrganismi standard di riferimento, linee cellulari e altri materiali. Pur mantenendo la raccolta di materiali tradizionali, ATCC sviluppa prodotti di alta qualità, standard e servizi a sostegno della ricerca scientifica e delle scoperte che migliorano la salute generale delle popolazioni“. Questa “Partnership ATCC-LGC” è progettata per facilitare: “… La distribuzione di colture e bioprodotti dell’ATCC ai ricercatori delle scienze della vita in Europa, Africa, India e […] per rendere l’accesso alle grandi risorse dell’ATCC più facilmente accessibile per le comunità scientifiche europea, africana e indiana, gli stock locali con oltre 5000 singole colture sono supportati dalla nostra rete di uffici locali offrendo ai clienti i migliori servizi e supporto tecnico“. E chi possiede il brevetto del virus? La Fondazione Rockefeller!
Perché la questione della proprietà dei brevetti del virus Zika non è oggetto dei media? Per non dimenticare le parole di David Rockefeller nell’indirizzo a un vertice della Commissione trilaterale nel giugno del 1991, “Siamo grati a Washington Post, New York Times, Time Magazine e altre grandi pubblicazioni i cui direttori partecipano ai nostri incontri e rispettano la promessa di discrezione da quasi 40 anni. … Ci sarebbe stato impossibile sviluppare il nostro piano mondiale se fossimo stati sottoposti alle luci della pubblicità in quegli anni. Ma il mondo è più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità sovranazionale dell’élite intellettuale e dei banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale esercitata nei secoli passati”. La proprietà del virus Zika della Rockefeller Foundation rientra nel programma di “sovranità sovranazionale (dominata) da un’élite di intellettuali e banchieri mondiali…“?
Importante, il virus Zika può essere stato acquistato on-line dalla ATCC-LGC per 599 euro, con royalties a favore della Fondazione Rockefeller.Screen-Shot-2016-02-04-at-05.31.02Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ebola? E come fanno a saperlo OMS e CDC?

William Engdahl, New Eastern Outlook 20/10/2014

1053358_ebola-obama-et-hollande-demandent-a-la-communaute-internationale-de-faire-plus-web-tete-0203856348995C’è qualcosa di perversamente strano sul trambusto intorno ai cosiddetti focolai di ebola. Un africano è ricoverato in un ospedale di Dallas per sintomi, curato, rilasciato e riammesso, il “primo” caso ebola negli Stati Uniti. Ciò che i guardiani della verità nei media mainstream non si chiedono è quanto sia affidabile il test che decide se qualcuno è affetto da Ebola. I ricercatori hanno deciso che, per esempio, la prova che dovrebbe determinare se qualcuno abbia l’AIDS, l’esame sul sangue HIV inventato negli anni ’80 dall’ex-ricercatore sul cancro Robert Gallo, non indica se qualcuno ha il virus. Determina solo se il sangue ha un certo livello di cosiddetti “anticorpi HIV”. Il test di Gallo fu brevettato da lui e dalla sua squadra prima dell’annuncio sensazionale che avesse “identificato” il virus specifico che causa ciò che Gallo definiva, “l’epidemia più spaventosa del 20° secolo, che oggi chiamiamo AIDS”. Gallo aveva volutamente predeterminato il suo test HIV. Quando lo provò su siero del sangue di donatori sani, dimostrò che il 10% dei sani, secondo il test di Gallo, erano positivi all’HIV. Poiché non riusciva a commercializzare un simile test presso i medici, Gallo alterò arbitrariamente la sensibilità della misura della reazione. L’industria farmaceutica fu contenta di commercializzare i costosi farmaci chemioterapici AZT. Milioni di esseri umani sono stati condannati all’inferno, stigmatizzati dall’HIV come risultato del test di Gallo. Al mondo venne detto che un “virus letale” potrebbe infettare la popolazione mondiale. Infezioni quali sarcoma di Kaposi e polmonite Pneumocistis carinii furono trasformati in assassini feroci. Pochi scienziati onesti esaminarono criticamente i test di base che Gallo proteggeva con il suo brevetto. Uno scienziato coraggioso che mise in discussione l’ipotesi di Gallo su HIV-AIDS fu Kary Mullis, che nel 1996 scrisse “L’ipotesi dell’HIV/AIDS è un errore infernale“. Mullis vinse il premio Nobel per la chimica nel 1993, ma le sue osservazioni devastanti furono ignorate dai sempre vigili media mainstream e dai medici. Nel 1983 Gallo arbitrariamente trasformò la correlazione in causalità e disse di aver scoperto il “virus” che causa l’immunodeficienza acquisita o AID, poi chiamata “sindrome” o AIDS. Gallo appena prima dell’annuncio aveva brevettato il solo test noto per determinare se qualcuno ha l’AIDS. Un utente abituale di certi farmaci come il nitrito di amile o popper, o anche una donna incinta, si sarebbe rivelato positivo all’HIV con il test di Gallo. I timori su una nuova piaga globale furono alimentati sui media da scienziati irresponsabili. Gallo vendette il suo test dell’AIDS a cinque società farmaceutiche e si sedette di nuovo a raccoglierne i proventi.

Il test su ebola
KaryMullis_byKentClemenco_12361662351 Ora di nuovo leggiamo storie terrorizzanti simili sui mass media, questa volta sulla paura di ebola alimentata dall’OMS controllata dall’industria farmaceutica a Ginevra, sotto gli esperti del Gruppo di consiglieri scientifici della direttrice generale Margaret Chan, collegati ai giganti di Big Pharma, e all’US Centers for Disease Control di Atlanta. Cosa è esattamente il test su ebola utilizzato da medici e operatori sanitari in Sierra Leone o Liberia per “provare” che una persona ne è malata? Quando l’africano è stato nuovamente ricoverato nell’ospedale di Dallas, il capo del CDC Tom Frieden dichiarò che al paziente fu diagnosticato l’ebola con un test “molto accurato. Un test PCR del sangue”. Ma quel test PCR del sangue non è molto preciso. Piuttosto è assai viziato. Come sottolinea Jon Rappoport, “Tra i problemi del test PCR è che è aperto ad errori. Il campione prelevato dal paziente in realtà è un virus o un pezzo di virus? O è solo una parte irrilevante dei resti? Un altro problema è insito nel metodo del PCR. Il test si basa sull’amplificazione di un minuscolo granello di materiale genetico prelevato da un paziente che soffia milioni di volte fin quando viene osservato e analizzato. I ricercatori che l’utilizzano affermano che, a seguito del procedimento, possono anche dedurre la quantità di virus presente nel paziente. Questo è fondamentale, perché se un paziente ha milioni e milioni di virus ebola in corpo, non vi è assolutamente alcun motivo di pensare che ne sia malato o se ne ammali“. Può il test del sangue PCR dire quanto virus ebola ci sia nel corpo di una persona? Lo stesso Kary Mullis citato sull’ipotesi HIV/AIDS ha inventato il test PCR nel 1983, per cui ebbe il premio Nobel. Ne parlò con il giornalista John Lauritsen anni fa avvertendo contro un uso improprio. Lauritsen riporta: “Sui test virali, che tentano di utilizzare il PCR per contare il virus, Mullis ha dichiarato: “Il PCR quantitativo è un ossimoro”. Il PCR ha lo scopo di identificare le sostanze qualitativamente, ma per sua natura non può stimarne il numero. Anche se vi è una errata impressione comune che i test virali effettivamente contino il numero di virus nel sangue, non possono rilevare per nulla i virus infettivi; possono rilevare solo le proteine che si crede, in alcuni casi a torto, essere unici per l’HIV. I test rilevano le sequenze genetiche del virus, ma non il virus stesso”. Né il test PCR di Mullis può contare il numero di virus ebola nel sangue di una persona. Eppure il CDC afferma, a torto secondo Mullis, che si può. Può essere che l’intera campagna terroristica sull’ebola lanciata dall’OMS di Chan e dal CDC sia una finzione e che l’industria farmaceutica sia pronta a smerciare i suoi non testati “vaccini dell’ebola”? Alcuni anni fa, nel 2009, Margaret Chan, a capo dell’OMS, dichiarò senza fondamento scientifico, che l’influenza suina H1N1 era una pandemia globale allarmando e costringendo i governi di tutto il mondo ad accumulare milioni di dosi di vaccini contro l’influenza non testati. In un discorso, all’epoca, Chan dichiarò solennemente: “A fine aprile, si annunciava la nascita di una nuova influenza del virus A. Questo particolare ceppo dell’H1N1 non era presente presso gli esseri umani. Il virus è completamente nuovo. Il virus è contagioso, si diffonde facilmente da una persona all’altra e da un Paese all’altro. Ad oggi, quasi 30000 casi confermati sono stati segnalati in 74 Paesi… Sulla base delle prove disponibili, e delle valutazioni di esperti delle prove, i criteri scientifici per una pandemia influenzale sono stati raggiunti. Ho quindi deciso di alzare il livello di allerta pandemica influenzale da fase 5 a fase 6”. Non disse che l’OMS aveva cambiato la definizione di allerta pandemica lo stesso aprile 2009 a definizione puramente geografica da una precedente più severa. Chan, i suoi consiglieri e il CDC devono pensare che siamo tutti imbecilli e senza memoria, mentre cercano di alimentare timori simili sul pericolo allarmante di ebola. Non c’era una pandemia di H1N1 nel 2009. Il numero di decessi attribuibili anche alla normale influenza, era in modo imbarazzante (per lei almeno) basso.

Pipistrelli della frutta nell’OMS e nel CDC?
E’ utile ribadire ciò che l’OMS definisce come sintomi di ebola. Il rapporto ufficiale dell’OMS su Ebola, che ora ha rinominato EVD per “malattia del virus ebola”, afferma “i primi focolai di EVD si ebbero in villaggi remoti in Africa centrale, nei pressi di foreste pluviali tropicali, ma la più recente epidemia in Africa occidentale ha coinvolto importanti zone urbane e rurali… Si pensa che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano naturali veicoli del virus ebola. Ebola è introdotto nella popolazione umana tramite stretti contatti con sangue, organi, secrezioni o altri fluidi corporei di animali infetti come scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi forestali e istrici malati o morti nelle foreste pluviali“. Poi il rapporto ufficiale dell’OMS su ebola del settembre 2014, afferma: “Può essere difficile distinguere l’EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoide e meningite“. OMS poi elenca i sintomi possibili di ebola: “i sintomi di ebola comprendono improvvisa insorgenza di febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee, sintomi di compromissione renale e disfunzione del fegato e, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne“. Tali sintomi, febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, si verificano su molte persone nelle regioni più povere dell’Africa occidentale, devastate dalle guerre per diamanti insanguinati e petrolio, con sanità pubblica e infrastrutture idriche devastate. E il “test altamente accurato del sangue PCR” citato dal CDC non è affatto preciso nell’identificare la concentrazione di virus ebola. Dovremmo osservare le ultime storie dell’orrore su ebola in modo razionale e sobrio, compresa l’accuratezza dei test che CDC utilizza; o prima sottoponiamo a vaccinazioni obbligatorie e quarantena, o ci lasciamo sopraffare dalla paura.

downloadF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureao in politica alla Princeton University ed è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra di Obama a ebola

William Engdahl New Eastern Outlook 02/10/2014ObamaebolaIl presidente Nobel per la Pace Barack Obama sembra destinato ai libri di storia come il presidente che ha guidato la più aggressiva serie di guerre mai combattute dalle bellicose amministrazioni Washington. Nemmeno George Bush e Dick Cheney gli si avvicinano.
In primo luogo, prima che l’inchiostro si asciugasse sul suo diploma da premio Nobel, Obama annunciava il “surge” in Afghanistan, inviando altri 30000 militari statunitensi in quella parte distrutta del mondo. Poi venne la guerra di Obama contro la Libia di Gheddafi, subito seguita dalla guerra per cercare di rovesciare il siriano Bashar al-Assad. Subito dopo venne “la guerra per la democrazia in Ucraina”, altrimenti meglio nota come tentativo di Obama di provocare la Russia a un nuovo scontro con la NATO, appoggiando un branco di oligarchi, criminali e neo-nazisti a Kiev. A luglio, l’amministrazione Obama spingeva il presidente a tentare una seconda volta di bombardare la Siria, presumibilmente per distruggere il SIIL, fanatica setta sunnita jihadista che sarebbe una joint venture tra CIA e intelligence israeliana. Ora i consiglieri di Obama, senza dubbio guidati dalla sanguinaria consigliera della sicurezza nazionale Susan Rice, hanno creato una nuova guerra, quella contro ebola. Il 16 settembre, il presidente Obama dichiarava solennemente tale guerra, annunciando con grande sorpresa della maggioranza dei cittadini in salute, che aveva ordinato a 3000 soldati statunitensi, i cosiddetti “stivali sul terreno” che il Pentagono si rifiuta d’inviare in Siria, d’intraprendere la guerra contro… un virus?
Con un’accurata apparizione presso il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) statunitense, Obama ha letto un discorso agghiacciante. Definiva i presunti focolai di ebola in Africa occidentale “minaccia globale che richiede una risposta davvero globale. È un’epidemia che non solo minaccia la sicurezza regionale, ma potenziale minaccia alla sicurezza globale, se questi Paesi si spezzassero, se le loro economie si spezzassero, la gente andrebbe nel panico”. Obama continuava evocando immagini che avrebbero fatto sbavare d’invidia il romanziere di Andromeda Strain, Michael Chrichton. Obama ha aggiunto “ha effetti profondi su tutti noi, anche se non contraiamo direttamente la malattia. Tale epidemia è già fuori controllo“. Con tale introduzione da rizzare i capelli, il presidente della più grande potenza mondiale annunciava la sua risposta. Nel ruolo di comandante in capo degli Stati Uniti d’America annunciava di aver ordinato a 3000 soldati statunitensi di recarsi in Africa occidentale per ciò che chiama “la maggiore risposta internazionale nella storia del CDC“, senza chiarire se il loro compito sia sparare al virus ovunque appaia, o sparare a qualsiasi povero sventurato africano sospettato di aver l’ebola. Poco importa che l’esercito statunitense non abbia nemmeno 3000 uomini con una minima formazione in salute pubblica. Prima di andare tutti nel panico e fare la coda per comprare milioni di “vaccini anti-ebola” non testati ed altamente pericolosi che le principali aziende farmaceutiche si preparano a gettare sul mercato, alcune peculiarità dell’epidemia di ebola in Africa sono degne di nota.

Barack+Obama+Margaret+Chan+UN+Holds+High+Level+r2SjWn_35v2lMorti per ebola certificate?
La direttrice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, in una conferenza stampa del 13 settembre lanciava l’allarme, avvertendo che ebola in Africa occidentale è fuori controllo. “Nei tre Paesi più colpiti, Guinea, Liberia e Sierra Leone, il numero di nuovi pazienti aumenta assai più velocemente rispetto alla capacità di gestirli“, affermava Chan, secondo cui quasi la metà dei 301 operatori sanitari che si occupavano dei presunti pazienti di ebola era morta, e che 2400 persone su 4784 casi in Africa erano morte di ebola. L’8 agosto, Chan dichiarava che l’ebola in Africa è un'”emergenza sanitaria internazionale”, qualunque cosa ciò significhi. Un grosso problema per Chan e i suoi sostenitori, tuttavia, è che le loro statistiche su ebola sono molto, molto dubbie. Per chi ha la memoria corta, è la stessa Margaret Chan dell’OMS di Ginevra colpevole, nel 2009, di aver diffuso il panico mondiale per far assumere vaccini non provati sull'”influenza suina”, dichiarandola pandemia globale con statistiche che basate sui sintomi del raffreddore comune spacciati per “influenza suina”, come nasi occlusi, tosse, starnuti, mal di gola. Mutando la definizione dell’OMS dell’influenza suina, permise che le statistiche della malattia dichiarassero la pandemia. Una frode totale, criminale, commessa da Chan consapevolmente o inconsapevolmente (potrebbe essere semplicemente stupida, ma le prove suggeriscono il contrario), a nome dei cartelli farmaceutici di Stati Uniti e Unione europea.
In un recente articolo del Washington Post si è ammesso che il 69% dei casi di ebola in Liberia non è stato confermato dagli esami del sangue nei laboratori. La Liberia è l’epicentro dell’allarme ebola in Africa occidentale. Più della metà dei presunti morti di ebola, 1224, e quasi la metà di tutti i casi, 2046, sono in Liberia, dice l’OMS. E il test diagnostico dell’US FDA per la conferma in laboratorio di ebola è talmente viziato che l’FDA ha proibito a chiunque di affermare che sia sicuro o efficace. Ciò significa che una parte significativa del restante 31% dei casi di ebola confermati in laboratorio potrebbe essere falso. In breve, nessuno sa di cosa 1224 liberiani siano morti nelle ultime settimane. Ma l’OMS afferma che sia ebola. Si noti che i Paesi colpiti dalla allarme ebola sono tra le regioni più povere e travagliate dalla guerra di tutto il mondo. Le guerre per i diamanti insanguinati e le guerre tribali coloniali genocide hanno lasciato una popolazione devastata e mal-nutrita. L’OMS indica ufficialmente ebola, ora rinominato EVD per malattia da virus ebola, “I primi focolai di EVD sono apparsi in villaggi remoti nell’Africa centrale, presso foreste pluviali tropicali, ma la più recente epidemia in Africa occidentale ha interssato importanti zone urbane e rurali...” OMS osserva inoltre che, “Si pensa che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano naturali veicoli del virus ebola. Ebola è diffuso nella popolazione umana attraverso trasmissione di sangue, secrezioni e altri fluidi corporei da animali infetti, come scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi forestali e istrici trovati malati o morti nelle foreste pluviali“. Poi il rapporto ufficiale dell’OMS su ebola del settembre 2014, afferma: “difficilmente si distingue EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoidea e meningite“. Mi scusi, Margaret Chan, può ripeterlo lentamente? Difficile distinguere EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoidea e meningite? Ammettendo che il 69% dei casi dichiarati non sia mai stato adeguatamente testato? E affermate che i sintomi di ebola sono “improvvisa comparsa di febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee, disfunzione renale ed epatica, e in alcuni casi, emorragie interne ed esterne“? In breve, la nuova guerra del presidente Obama a ebola ha solo una base vaga ed infondata.

Ebola-chan

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Guerra a ebola o guerra per il petrolio?
Un aspetto sorprendente della nuova preoccupazione del presidente degli Stati Uniti per la situazione in Liberia e in altri Stati dell’Africa occidentale, in cui si parla di presunte ondate di ebola, è la presenza di enormi giacimenti di petrolio non ancora sfruttati. Le coste al largo della Liberia e dell’Africa occidentale, nella comoda mappa delle “zone di ebola”, presentano vaste risorse di gas e petrolio non sfruttate. La questione del petrolio in Africa occidentale, in particolare nelle acque del Golfo di Guinea, è sempre più strategica sia per la Cina che gira per il mondo in cerca di sicure future fonti d’importazione di petrolio, e gli Stati Uniti, la cui geopolitica del petrolio è riassunta da una battuta dell’allora segretario di Stato Henry Kissinger, nel 1970: ‘Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni‘. L’amministrazione Obama e il Pentagono continuano la politica di George W. Bush, che nel 2008 creò l’US Africa Command o AFRICOM, per combattere la crescente presenza economica cinese in Paesi africani potenzialmente ricchi di petrolio. L’Africa occidentale è un forziere petrolifero rapidamente emergente, a malapena sfruttato. Uno studio del dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti prevede che la produzione di petrolio africano aumenti del 91 per cento tra il 2002 e il 2025, pertanto il presente allarme ebola nella regione. Le compagnie petrolifere cinesi sono sempre più attive in Africa occidentale, e in tutta l’Africa, in particolare Angola, Sudan e Guinea, ultimo epicentro della nuova guerra a ebola in cui Obama invia truppe.
Se il presidente degli Stati Uniti fosse sinceramente preoccupato di contenere una emergenza sanitaria, avrebbe potuto guardare all’esempio della nazione caraibica, dichiarata paria dagli statunitensi, Cuba. Reuters riferisce che il governo cubano, della piccola isola-nazione di 11 milioni di abitanti finanziariamente in difficoltà ed economicamente sanzionata, con un bilancio nazionale di 50 miliardi di dollari, un PIL di 121 miliardi e PIL pro capite di poco più di 10000 dollari, ha inviato 165 medici in Africa, nelle regioni con focolai di ebola. Washington invia 3000 truppe. C’è del marcio riguardo lo spaventoso ebola.

apc-map-bigF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora