Sergio Moro, giudice al servizio degli USA

Martín Piqué, Tiempo 5 aprile 2018 – Kontra InfoLa storia di un uomo duro, disposto ad attuare tutte le politiche del dipartimento di Stato e dei suoi servizi d’intelligence. Attenti alle imitazioni in Argentina! Moro conosce i colpi di scena della cooperazione cogli Stati Uniti. All’inizio dell’anno scorso fece sapere che quest’anno poteva prendersi l’anno sabbatico per studiare nel Paese nordamericano. “Moro è uno sceriffo provinciale che adempie al ruolo che i poteri forti in Brasile gli hanno dato per far uscire Lula dal gioco. Dietro di lui, è evidente, c’è il dipartimento di Stato degli USA”, ha detto a Tiempo il giornalista argentino Diego Vidal, residente nello Stato di Sergipe. Il 7 settembre, giornata nazionale del Brasile che commemora qualcosa di simile all’indipendenza, un principe reggente che ruppe i legami con le corti del Portogallo senza spargere sangue, i cartelloni dei cinema dei Paesi limitrofi espongono la première che promette polemiche. Riguarda il film “Polizia federale. La legge è la stessa per tutti”, un film che racconta l’azione della forza di sicurezza nella lotta alla corruzione. Uno dei protagonisti, non centrale ma con impatto sulla trama, è il giudice federale Sergio Fernando Moro. Magistrato di provincia nato a Maringá, seconda città dello Stato di Paraná (vicino Santa Catarina e Rio Grande do Sul, che costituisce il prospero sud del Paese), balza agli onori della cronaca e il suo nome trascende i confini del Brasile dopo aver condannato l’ex-Presidente Luiz Inacio Lula Da Silva a 9 anni e mezzo di prigione, e perciò ordinandone l’arresto. Laureato in giurisprudenza nella città natale, Moro si è specializzato nella lotta alla corruzione “transnazionale” dopo aver studiato un programma incentrato sulla questione presso l’Università di Harvard. Da quel momento, e come altri capi politici e personalità del potere giudiziario del Sud America, il giudice federale di Curitiba non ha mai smesso di viaggiare negli Stati Uniti. Infatti, dice spesso di ammirare gli ex-presidenti degli Stati Uniti Theodore Roosevelt (promotore della dottrina del bastone, “Big Stick”, per consolidare il primato nordamericano nell’emisfero) e Abraham Lincoln, entrambi repubblicani, come Donald Trump. “Moro è stato addestrato dal dipartimento di Stato. Viaggia permanentemente negli Stati Uniti. Moro sa come ottenere l’approvazione di Washington“, dichiarava il diplomatico brasiliano Samuel Pinheiro Guimarães in un’intervista rilasciata lo scorso febbraio.

Moro, l’ambasciata e la nuova offensiva geopolitica degli Stati Uniti
Con un padre legato al Partito della socialdemocrazia del Brasile (PSDB, forza di centro-destra, nonostante il nome), Moro viene accusato dai leader del PT di doppiopesismo quando indaga la leadership politica. Lo rimproverano che nelle sue esibizioni da giudice di “mani pulite”, nella tradizione italiana degli anni ’90, non ha mai puntato alla leadership del PSDB, cui appartengono nientemeno che Aécio Neves e Fernando Henrique Cardoso. Moro è noto quale artefice dell’indagine “Lava Jato“, su diversione di fondi, finanziamento di partito, direzione di opere pubbliche e arricchimento personale di alcuni capi politici, montata sulle risorse della maggiore azienda dell’America Latina, la compagnia petrolifera brasiliana Petrobras. Una delle chiavi di tutte le persecuzioni giudiziarie di tali manovre è l’uso della figura dell'”asserzione premiata”, che prevede riduzioni di pene per i “pentiti” che forniscono dati sulla corruzione. Questa figura viene anche utilizzata per indagare sulle tangenti da parte della società di costruzioni brasiliana Odebrecht, in notevole espansione in America Latina nell’ultimo decennio. Odebrecht è cresciuta a tal punto, nel primo decennio del XXI secolo, che fu incaricata della ristrutturazione del famoso porto cubano di Mariel. Con l’espansione del Canale di Panama, Mariel punta a diventare il principale punto di rifornimento e trasbordo per le grandi navi che attraversano i Caraibi. Che siano Odebrecht o Petrobras a finire sotto il microscopio della giustizia, riflette, per alcuni analisti, ciò che gli Stati Uniti hanno deciso come priorità in politica estera; fare tutto il possibile per porre un limite alla crescente influenza del Brasile in America Latina. Non a caso, in questo senso, uno dei peggiori cortocircuiti tra l’amministrazione di Dilma Rousseff e del PT e il governo di Washington si ebbe nel 2013, dopo la diffusione dei documenti segreti svelati da Edward Snowden, l’ex-contraente della CIA e consulente della NSA, le agenzie d’intelligence più conosciute degli Stati Uniti. Snowden dimostrò che l’NSA intercettava in modo permanente la rete di computer privati della Petrobras. Così poté raccogliere dati da milioni di mail e telefonate legate all’attività della compagnia petrolifera. In Brasile non si può escludere che buona parte di tale documentazione, ottenuta illegalmente, abbia contribuito in modo decisivo all’indagine “Lava Jato“. Tutto ciò coincise con l’arrivo a Brasilia dell’ex-ambasciatrice statunitense in Brasile Liliana Ayalde, figlia di un medico colombiano che vive negli Stati Uniti e sostituita a gennaio da un altro diplomatico di carriera, Michael McKinley (ambasciatore in Afghanistan, Perù e Colombia). All’inizio del 2017, Ayalde fu nominata vicedirettrice degli affari civili del comando sud dell’esercito degli Stati Uniti. Ayalde era responsabile dell’USAID (agenzia della cooperazione internazionale degli Stati Uniti). Il suo background da diplomatico genera sospetti nella sinistra latinoamericana: mentre era a capo delle ambasciate degli Stati Uniti in Paraguay e Brasile, furono rovesciati, per via parlamentare, Fernando Lugo e Rousseff. Ayalde aveva lasciato l’incarico ad Asunción nell’agosto 2011, alcuni mesi prima della rimozione di Lugo in Paraguay. “Ayalde agì con grande forza nel colpo di Stato che si ebbe in Paraguay. Ora è in Brasile, a fare lo stesso discorso, sostenendo che la situazione (in Brasile) non può più essere risolta dalle istituzioni brasiliane“, avvertiva Carlos Martins, professore di Sociologia all’Università di San Paolo, un anno fa. Tre mesi dopo, il Senato brasiliano decise le dimissioni di Rousseff. “A differenza del processo mani pulite italiano, che portò alla fine dei partiti politici tradizionali, Moro non tocca alcun partito tradizionale del Brasile: va solo contro il PT. Ha studiato negli Stati Uniti ed è chiaro che ha importato da lì tutti i concetti che usa“, analizzava il giornalista Darío Pignotti, anche lui argentino, corrispondente del quotidiano Página 12 da Brasilia. Moro, in breve, è al centro della tempesta. È un protagonista, un duro. Quasi da film.

Liliana Ayalde

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Cina impone dazi sui beni statunitensi

Covert Geopolitics 2 aprile 2018La Cina sospende gli obblighi di riduzione dei dazi su 128 prodotti importati dagli Stati Uniti e ne impone di addizionali sulla base degli attuali dazi applicabili. “Al fine di proteggere gli interessi della Cina e bilanciare le perdite causate dai dazi imposti dagli Stati Uniti (cioè 232 misure) sui prodotti importati in acciaio e alluminio, nell’interesse della Cina la Commissione doganale del Consiglio di Stato ha deciso di sospendere le concessioni sui dazi su determinati prodotti importati dagli Stati Uniti”, dichiarava la Commissione dei dazi doganali del Consiglio di Stato. Per sospendere gli obblighi di riduzione daziaria su 120 prodotti importati, come frutta e altri prodotti dagli Stati Uniti, la Cina imponeva dazi addizionali sugli attuali applicati ed imponeva un dazio del 15%, secondo la dichiarazione del Consiglio di Stato. Otto merci importate, come carne di maiale e prodotti originari degli Stati Uniti, non saranno soggette ad obblighi di riduzione daziaria. I dazi sono imposti sulla base degli attuali dazi applicati e il tasso daziario viene aumentato del 25%. L’attuale politica di tassazione, sgravi fiscali e esenzioni fiscali rimane invariata”.

Dr. Thomas Hoke @hoke_thomas
Secondo quanto riferito, la Cina impone dazi su oltre 125 importazioni statunitensi, tra cui frutta e maiale. Secondo i media statali cinesi, circa 128 merci statunitensi saranno tassate, col governo del Presidente Xi Jinping che esegue la minaccia d’imporre le misure.
19:26 – 1 apr 2018

L’8 marzo 2018, il presidente degli Stati Uniti Trump firmava l’annuncio confermando che i prodotti importati in acciaio e alluminio minacciavano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e deciso d’imporre dazi (232 misure) su acciaio e prodotti in alluminio importati, dal 23 marzo. Sputnik 
Oltre a sganciare letteralmente atomiche tattiche sull’infrastruttura economica della Cina, che tipo di contromisura dovrebbe scatenare lo Stato profondo ora? Una Cina unita contro gli “Stati Uniti” divisi conduce solo al collasso dell’impero inglese. Non è che la prima abbia trascurato d’avvertire gli Stati Uniti dall’aprire il proverbiale vaso di Pandora. “Vorremmo raccomandare agli Stati Uniti di astenersi da qualsiasi azione che possa danneggiare commercio e relazioni economiche tra i due Paesi, altrimenti gli Stati Uniti cadranno nella fossa che scavano per altri“, aveva detto Gao. Sembra che ora vedremo la Cina alla fine del tiro della fune. Ed anche Putin…

Ed anche il Pakistan si unisce alla mischia… “La Cina avrebbe fornito al Pakistan un sistema di tracciamento ottico altamente avanzato, che sarà un vantaggio per il proprio programma missilistico. La mossa è un evidente sgarbo all’India, che diventa il principale rivale regionale della Cina. La consegna del sistema fu segnalata dall’Accademia delle Scienze cinese (CAS) in una dichiarazione che il South China Morning Post (SCMP) riportava. Un’occasione rara per Pechino di confermare pubblicamente l’esportazione di attrezzature militari sensibili che potrebbero suscitare polemiche in altre nazioni. L’accordo, afferma la nota, è il primo di questo tipo tra la Cina e un acquirente straniero“. RT

Maj Gen Asif Ghafoor@OfficialDGISPR
Il Pakistan ha condotto un altro test riuscito del missile da crociera sublanciato (SLCM) sviluppato dal BABUR, con una gittata di 450 km. Il BABUR è in grado di trasportare vari tipi di testate.
19:22 – 29 mar 2018

La grande domanda ora è: dove va lo Stato profondo così? Che dire dei cosiddetti patrioti statunitensi? Non combineranno qualcosa mostrandoci alcune azioni reali e verificabili? Questo è il momento migliore per reagire. Inoltre, non ci si può aspettare che Trump e il suo team di guerrafondai riciclati facciano il dovuto rendendo l’America ancora grande.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La profonda disperazione dello Stato profondo. Ecco perché…

Covert Geopolitics, 31 marzo 2018Vi siete mai chiesti perché lo Stato profondo si comporta “stranamente” ultimamente? Non importa dove si guardi, lo Stato profondo lotta per preservare la propria posizione privilegiata sull’intero spettro sociale. Che si tratti di economia, geopolitica, militare o anche nell’esopolitica, perde il controllo, è un grande momento. In breve, è nel panico.

Economia mondiale
Come previsto, lo Shanghai International Energy Exchange (INE) ha iniziato ad intrattenere gli investitori sui futures sul petrolio greggio quotati da 23 intermediari esteri. In appena una settimana, ha già totalizzato 278234 transazioni, per un valore di 115,92 miliardi di yuan. La Cina è attualmente il principale consumatore di energia, ed è giusto che debba dettare il corso della valuta da utilizzare nell’acquisto del petrolio, d’ora in poi. Questo naturalmente fa ben sperare sull’industria guerrafondaia del petrodollaro. No, questo non è solo un cambio tra due elementi dello stesso ordine mondiale. È assolutamente sbagliato. In Cina oggi si costruiscono 33 centrali nucleari avanzate, e il suo obiettivo intermedio è esportare centrali elettriche chiavi in mano in tutto il mondo a un prezzo che solo la Cina potrà offrire. Anche se Donald Trump costringe la Cina ad assumere più idrocarburi costosi, quindi i dazi sull’acciaio cinese. Ma gli Stati Uniti si sparano ai piedi, dato che quest’ultimo è molto più economico delle controparti locali. Perché? La Cina non gioca al gioco economico dell’occidente, basato sulla scarsità. Vuole mostrare all’altra parte che c’è un modo migliore di gestire il pianeta, a vantaggio di tutti. È abbastanza saggio capire che l’unico modo in cui può proteggersi è potenziare le altre nazioni con ampio sviluppo e massicce istituzioni di sistemi energetici liberi con l’uso pacifico dell’energia nucleare.

Il cambio di regime è stato fermato
L’impero inglese non è contento della sconfitta dei suoi gruppi terroristici nel Ghuta in Siria. Circa 6000 terroristi impiegati dalla CIA ancora ottenevano un passaggio sicuro verso Idlib. Ma un giornalista si prese l’onere di confrontarsi con alcuni di loro e mettere in discussione il senso delle loro azioni insensate. Ai terroristi fu offerta la riconciliazione dal governo siriano, ma rifiutavano scegliendo invece di trasferirsi ad Idlib, dove possono unirsi agli altri terroristi della CIA sconfitti. Trump, assai volubile d’altro canto, lascia intendere che gli Stati Uniti molleranno presto la Siria. Applausi per Trump. Ma in realtà, il danno fatto in Siria non può essere annullato con un’affermazione. Per non parlare del fatto che poche settimane prima firmò il più alto bilancio del Pentagono di sempre. Anche l’ultimo tentato colpo di Stato anti-Trump inglese usando la psyop Cambridge Analytica falliva.Comportamento infantile di un vecchio impero
Tornando al Regno Unito, l’immaturità negli affari mondiali si manifesta nell’uso sfrenato del dipartimento d’intelligence per avviare false flag anti-russe malriuscite, avvelenando il proprio agente Sergej Skripal e darne la colpa alla Russia. Ciò seguito dalla massiccia espulsione di diplomatici russi da parte di UE e Stati Uniti, in qualche modo enorme miglioramento considerando che un anno prima, in realtà li assassinavano, apertamente o in altro modo. Ultimamente, i russi risposero con la proporzionata espulsione di diplomatici occidentali, dovuta alla mancata esibizione da parte di questi ultimi delle prove sull’avvelenamento di Skripal, e al rifiuto del Regno Unito di collaborare nelle indagini. La disperazione dell’impero inglese continua col raid ingiustificato su un aereo di linea dell’Aeroflot e la chiusura dell’accesso a Internet di Julian Assange. Il governo svedese non ha alcuna causa contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e quindi, l’impero non ha nulla da rimproverare all’attivista, il cui crimine è fare solo ciò che i giornalisti seri dovrebbero fare, cioè scovare e pubblicare gli illeciti del governo? I governi controllati dallo Stato profondo vogliono limitare la nostra libertà di espressione ed intromettersi nelle nostre vite, ma esso stesso non può permettersi di aprirsi al pubblico controllo.

Il multipolarismo avanza, mollando l’occidente
Voi proponete, ma l’altra parte rifiuta i termini del reciproco vantaggio. Quali sono le opzioni? Mentre si fanno le puntate da fare, la rinascita dell’antica Via della Seta continua mentre altre nazioni africane si avvalgono dei massicci progetti infrastrutturali finanziati al 70% dalla Cina. Questo importante incremento economico è associato al trasferimento di tecnologia che avrà profondo impatto sulla vita delle popolazioni locali. Paragonato ai superficiali concerti rock per l’Africa, dove il ricavato andava nelle tasche di chi gestisce le losche e false organizzazioni umanitarie. Tutto ciò che i critici occidentali potrebbero fare è osservare questi sviluppi e malignare sulla Cina che solo cerca di sfruttare le risorse naturali, come fa l’occidente da 500 anni. No, la partecipazione della Cina alla costruzione di infrastrutture di base in Africa rende il continente indipendente dallo sfruttamento occidentale. Questo è ben lontano da cambi di regime, guerre e attacchi biochimici occidentali contro gli africani. Gli Stati Uniti d’America devono ricordare che alla loro nascita come repubblica, fu la Cina a finanziarne lo sviluppo economico iniziale, con le costruzioni ferroviarie nel continente che usarono la laboriosa manodopera cinese che nei libri di storia statunitensi sono etichettati come schiavi È così bello vedere che in Africa oggi già si parla di come rapportarsi con la Cina in termini economici,… piuttosto che usarne le conoscenze in matematica contando i cadaveri delle guerre istigare dall’occidente. Si ricordi come lo Stato profondo controllava le Nazioni Unite nel 1994, rispondendo al genocidio del Ruanda. Chi innescò quell’evento se non l’intelligence occidentale nella regione? Così com’è oggi, l’Oriente è stanco di affrontare immaturità ed eccezionalismo dell’occidente, e progredisce lo sviluppo globale, con o senza la partecipazione occidentale. L’occidente non può più dettare i termini su cui l’umanità ascende a una prosperità condivisa. La privilegiata élite parassitaria occidentale sarà presto irrilevante, poiché i padroni di casa acquisiranno più conoscenze su come decontaminare, disintossicare e smantellare le celle della prigione immaginaria costruitagli intorno.
Non ci sono mai stati limiti teorici e fisici a ciò che l’essere umano può fare. Le limitazioni dogmatiche stabilite dalla scienza sono laddove l’egemonia occidentale trae potere. Ma i risultati scientifici combinati all’Alleanza tra Russia, Iran e Cina, l’hanno efficacemente neutralizzate. Tutto ciò è la vera causa del panico nell’impero dello Stato profondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Domande sul caso Skripal

Dennis J. Bernstein e Randy Credico, Consortium News 30 marzo 2018

Craig Murray

L’avvelenamento di una spia russa ha innescato l’espulsione di diplomatici tra Stati Uniti e Russia, un’escalation delle tensioni che pone seri interrogativi, spiega l’ex-ambasciatore Craig Murray in un’intervista con Dennis J Bernstein e Randy Credico.
L’ex-ambasciatore del Regno Unito Craig Murray ha scoperto subito cosa succede quando si contraddice il comune sentire sul recente avvelenamento dell’ex-spia e agente doppio Sergej Skripal e di sua figlia Julija, nella città inglese di Salisbury il 4 marzo. L’ambasciatore Murray, che nella seguente intervista solleva domande convincenti su chi potrebbe essere responsabile dell’attentato, oltre ai russi, è bersagliato da un pesante attacco informatico da molti giorni. Nel frattempo, i soliti sospetti negli Stati Uniti e nella stampa aziendale occidentale continuano ad alimentare una nuova guerra fredda con la Russia. Infatti, la Russia espellerà 60 diplomatici statunitensi e ordinava la chiusura del consolato USA a San Pietroburgo, secondo il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che l’aveva annunciato a Mosca il 29 marzo, convocando l’ambasciatore statunitense Jon Huntsman al Ministero degli Esteri russo.Dennis J. Bernstein e Randy Credico hanno intervistato l’ambasciatore Murray il 26 marzo 2018.

Dennis Bernstein: il presidente Trump ha ordinato l’espulsione di 60 funzionari russi dagli Stati Uniti e la chiusura del consolato russo a Seattle. La mossa segue il presunto avvelenamento dell’ex-spia Sergej Skripal e di sua figlia Julija nella città inglese di Salisbury il 4 marzo. A parlacene è qualcuno che conosce bene la questione e che è stato accusato per essersi opposto, l’ex-ambasciatore del Regno Unito, autore e attivista Craig Murray. Signor Murray, tutti dicono che i russi l’hanno fatto, senza dubbio, ma non è d’accordo.
Craig Murray: Non dico che i russi non l’abbiano fatto, dico che ci sono altre possibilità. Non dovremmo assegnare la responsabilità di un crimine in questo modo, dicendo che c’è un cattivo nel vicinato e quindi deve essere lui. Finora, non c’è stata alcuna prova reale che sia stato lo Stato russo. Trovo straordinario che il giorno stesso in cui ciò accadeva, il governo inglese annunciava che ne era responsabile lo Stato russo. Non avrebbe potuto avere il tempo di analizzare alcuna prova. È come se questo fosse l’innesco per misure anti-russe prestabilite e per “alzare” la retorica da Guerra Fredda. Non si può fare a meno di pensare che siano piuttosto contenti di ciò che è successo e che si aspettavano addirittura che accadesse.

DB: Oggi l’Unione europea se ne esce: “L’Unione europea condanna fermamente l’attacco che ha avuto luogo contro Sergej e Julija Skripal a Salisbury, nel Regno Unito, il 4 marzo, lasciando anche un poliziotto gravemente ferito. Le vite di molti cittadini sono state minacciate da questa azione avventata e illegale. L’Unione europea prende molto sul serio la valutazione del governo inglese secondo cui è assai probabile che la Federazione Russa sia responsabile“.
CM: Questa frase “altamente probabile” ammette di non avere prove. È una speculazione.

DB: Dicono che il veleno è coerente con quello che i russi avevano usato in passato.
CM: L’affermazione è che questo sia di un gruppo di agenti nervini noto come Novichok. Il programma Novichok fu gestito negli anni ’80 dai sovietici. L’idea era di sviluppare armi chimiche che potessero essere rapidamente assemblate con pesticidi e fertilizzanti commerciali. Sono approdati a una serie di piani teorici per tali armi. Finora, la posizione ufficiale del governo inglese e dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche è che c’è il dubbio che li avessero effettivamente prodotti. Oggi non sono vietati, proprio perché la comunità scientifica ne ha messo in dubbio l’esistenza. Quindi, l’abilità del governo inglese d’identificarlo è abbastanza notevole. Il Novichok non è un’arma particolare, ma una classe di armi. La Russia non è affatto l’unico Paese in grado di produrle. Nel 2016, gli iraniani produssero diverse armi Novichok e lo riferirono all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. La motivazione era che erano preoccupati che potessero essere attaccati da armi chimiche, forse da Israele. Ci sono almeno una ventina di Paesi che hanno la capacità tecnica di creare tale tipo di agente nervino. Per prelevare campioni di sangue dagli Skripal, entrambi in coma, i medici dovevano ottenere l’approvazione del tribunale. E nel dare testimonianza all’Alta Corte, due scienziati hanno dichiarato che gli Skripal erano stati avvelenati da un agente nervino Novichok o un “agente strettamente correlato”. Sembra che per molta di questa gente, ciò sia solo una insulsa miscela amatoriale di diversi insetticidi. Altre domande sorgono. Il governo inglese ci ha detto che questo è dieci volte più potente di un agente nervino standard. Per fortuna, finora nessuno è stato ucciso. Perché questo agente mortale non è più efficace? Perché il medico che ha soccorso Julija Skripal non ne fu toccato, anche se ebbe contatto fisico con lei?

DB: Ma alcuni diranno che l’unico Paese che vorrebbe mettere a tacere un’ex-spia russa sarebbe la Russia.
CM: Il nostro segretario agli esteri Boris Johnson ha dichiarato che i russi hanno segretamente accumulato questa arma chimica per un decennio e avevano un programma segreto di tecniche di assassinio. Ma se tu fossi Vladimir Putin e avessi questo agente nervino segreto, perché dovresti farne saltare la copertura usandola su questa ex-spia che avevi rilasciato dalla prigione anni fa? L’intero scenario è assolutamente implausibile. Perché la Russia vorrebbe rovinarsi la reputazione internazionale con tale violenza completamente gratuita contro una ex-spia? Skripal fu scambiato nell’ambito di un accordo nello spionaggio. Se ci sono persone che hanno intenzione di scambiare le spie e poi ucciderle, non ci saranno scambi in futuro. Una persona del KGB come Putin è l’ultima che distruggerebbe il sistema degli scambi nello spionaggio.

Randy Credico: Signor Murray, c’è stato uno sforzo concertato per diffamarla e minare la sua credibilità. Che effetto ha avuto su di lei e la sua famiglia?
CM: È stato davvero piuttosto spiacevole. I media mainstream non hanno permesso alcun dubbio. Tutti riprendono la propaganda del governo. Sui social media ho pubblicato i miei dubbi su questa storia, troppo comoda. Il mio primo pezzo su questo, “Russi processati”, ha avuto milioni di visualizzazioni, facendomi oggetto dell’ira dell’establishment. Sono diventato il bersaglio di centinaia di insulti su twitter in cui sono definito pazzo e cospirazionista.

RC: Chi trarrà beneficio da questo attacco?
CM: Chi alimenta la nuova Guerra Fredda. L’industria degli armamenti è il principale beneficiario. Questo genere di cose fa molto bene ai bilanci della difesa. È un’ottima notizia per spie e servizi di sicurezza. Qui nel Regno Unito l’industria impiega oltre 100000 persone. In un Paese di 60 milioni di abitanti, questo è un gruppo d’interesse forte e molto ben pagato. Tutti coloro che vedono un’importante crescita dei propri budget. Quando chi alimenta l’intelligence è lo stesso che trae beneficio finanziario da tale storia, allora c’è da preoccuparsi. E in particolare per i politici di destra questo è un modo economico di raccogliere consenso.

DB: Signor Murray, non penso si possa separare ciò dalla cosiddetta “frenesia del Russiagate”. Può affermare inequivocabilmente che ci sono state sostanziali perdite dal DNC, invece che hackeraggi?
CM: Posso promettervi che ciò che è uscito dal DNC fu una fuga di notizie, da qualcuno che legalmente aveva accesso alle informazioni. Non fu un inganno esterno, non russo, né di nessun altro.

DB: Cosa succederebbe se fosse convocato del Congresso, adotterebbe il quinto emendamento o racconterebbe tutto?
CM: In realtà fui in contatto con loro, dicendo che so cos’era successo e forse potergli far risparmiare un sacco di tempo. Ma non hanno risposto e non mi aspetto che lo facciano. Se chiamato, vorrei presentarmi e direi volentieri ciò che vi ho detto: che so per certo che non si tratta di un inganno russo, ma di una fuga di notizie. Non darei ulteriori dettagli perché ciò potrebbe compromettere altri. L’altra cosa sul caso Skripal, ovviamente, è la connessione con Orbis Intelligence, Christopher Steele e Pablo Miller. La persona che scrisse il dossier su Donald Trump per la campagna di Clinton era Christopher Steele di Orbis Intelligence. Era all’MI6 nell’ambasciata inglese a Mosca, quando Skripal era un agente doppio. Il tizio responsabile che seguiva Skripal giorno per giorno era Pablo Miller, che ha anche lavorato per Orbis Intelligence. L’MI6 non ha mai avuto l’accesso a Putin che il dossier vanta. Chiaro, è essenzialmente un falso. Sospetto fortemente che Skripal sia stato coinvolto nella produzione di quel dossier su Donald Trump. Ammetto che ciò sia circostanziale, ma quel dossier fu prodotto mentre Pablo Miller lavorava per Orbis Intelligence. Come Steele, Pablo Miller era un ex-agente dell’MI6 in Russia. E Miller vive a Salisbury, a poca distanza da Skripal. Se produci un dossier che inventa un sacco di cose su Trump e le sue connessioni con la cerchia di Putin, hai bisogno di una fonte russa che possa darti dei nomi e dare al dossier una nota di autenticità. Credo che quel tipo di dettaglio sia ciò che Skripal diede al dossier Steele. Ciò sembrerebbe un indizio molto più plausibile nello studio del caso. L’idea che uccidi qualcuno per qualcosa successa dodici anni fa è francamente assai meno convincente di qualcosa che accade ora. Naturalmente, c’è la possibilità che Skripal abbia rivelato qualcosa nel dossier che i russi non volevano, decidendo che sia ancora un pericolo e che vada eliminato. L’altra possibilità è che Skripal fosse un agente doppio venale. Vendette agli inglesi i nomi di agenti russi che prestavano servizio all’estero. Quindi non è una persona di principio, e una volta diventato agente doppio, non è difficile diventarlo triplo. E se Skripal sa che tale dossier è falso, poteva confessare di averlo fabbricato nella speranza di un guadagno finanziario.

DB: Ha la sensazione di essere attaccato per aver preso questa posizione?
CM: Sì, e non sono solo con insulti via tweet ed e-mail. Il mio sito web è stato attaccato, con un ritmo di milioni di visite al minuto.

RC: Qualcuno dei media mainstream in Gran Bretagna ha riferito qualcosa di diverso dalla linea del governo?
CM: Stranamente, dopo averlo pubblicato, la BBC riferì che il responsabile di Skripal in Russia ora lavora per Steele e che Skripal e Pablo Miller vivevano nella stessa città. Ma la BBC contattò Orbis che disse che non era vero. Ciò pose fine a tutto.

RC: E’ stato attaccato dal ministro degli esteri Boris Johnson.
CM: È interessante notare che, parlando coi giornalisti, Boris Johnson e altri hanno dichiarato che il veleno proveniva dalla Russia, ma nelle dichiarazioni ufficiali al Parlamento e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, scrivono che era “un’arma di un tipo sviluppato dalla Russia”. È molto diverso dal dire che era un’arma russa.

RC: E’ preoccupato che questo possa portare alla guerra nucleare?
CM: Penso che i russi abbiano sappiano reagire con misura. Tutto quello che hanno fatto finora è rispondere piuttosto che alzare la posta. Quindi quando abbiamo espulso 23 diplomatici, i russi ne hanno espulso 23 inglesi. E sembra che tali risposte produrranno altre espulsioni. Ma credo fermamente che ciò accada perché ci sono molti, nell’esercito, nell’industria delle armi, a cui manca la Guerra Fredda. Vedono minacciati i loro budget. Entriamo in un periodo in cui non ci sarà molta cooperazione internazionale e vedremo molti atteggiamenti bellicisti. Certo, c’è sempre la prospettiva che qualcosa possa andare storto.

DB: Cosa ne pensa di John Bolton consigliere per la sicurezza nazionale? Costui ha detto che sarebbe felice se la Corea democratica scomparisse. Non sembra deciso a sostenere l’accordo con l’Iran.
CM: Penso che sia molto spaventoso. Bolton ovviamente è un falco tra i falchi e ha una grave responsabilità nella guerra in Iraq. È una nomina stramba ed irresponsabile. Un paio di giorni fa, rivedendo il mandato di Trump mi resi conto che una cosa buona è che non abbia iniziato una guerra finora. Non sono convinto che Hillary non ci avrebbe portato a un conflitto armato, a questo punto. Ma poi, Trump nomina John Bolton, portandomi a sospettare che la guerra potrebbe non essere lontana.Dennis J. Bernstein conduce Flashpoints sulla rete Radio Pacifica ed è autore di Special Ed: Voices from a Hidden Classroom.

Traduzione di Alessandro Lattanzio