Pokemon Go – La terribile realtà

Pokemon Go – La terribile realtà

13690646

L’innesco: USAID & egemonia degli Stati Uniti

Tony Cartalucci, LD 8 luglio 2016maniUSAIDUna nazione è le sue istituzioni. Se queste istituzioni sono invase e non esistono più, anche la nazione cessa di esistere. Le istituzioni vanno dal governo all’istruzione, sviluppo agricolo ed economico, gestione delle risorse naturali, infrastrutture energetiche, dei trasporti e della sicurezza. A questo si pensa nel concetto di moderno Stato-nazione. Contrariamente alla credenza popolare, invasione ed occupazione di una particolare nazione non è una mera azione militare. Inoltre, per necessità, comporta distruzione, occupazione o sostituzione delle istituzioni menzionate. L’esempio più estremo fu l’invasione dell’Iraq, dove le istituzioni irachene furono da cima a fondo completamente distrutte, sostituite o occupate dall’Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA). La CPA era guidata dallo statunitense Paul Bremer che, lungi dall’essere un militare, proveniva dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e aveva in passato diretto organi d’amministrazione finanziaria. La CPA si assunse la responsabilità di tutti gli aspetti della vita in Iraq, dalla privatizzazione dell’economia alla “ricostruzione”, riorganizzando la nazione socialmente, politicamente ed economicamente. Lo spettatore medio si ricorderà lo “shock and awe” del presidente degli Stati Uniti George Bush e le battaglie più note dell’invasione e successiva occupazione. Quello che raramente ricorda è il dominio onnicomprensivo degli Stati Uniti della nazione attraverso una CPA meramente sostenuta dai militari degli Stati Uniti. Eppure, nonostante la natura relativamente noiosa del lavoro della CPA rispetto alle operazioni di sicurezza delle forze statunitensi, la CPA essenzialmente “occupò” e infine conquistò l’Iraq.

USAID & Co., invasione ed occupazione a bassa intensità
Iraq e Afghanistan sono esempi estremi dell’egemonia globale degli Stati Uniti, comprendente invasioni spettacolari, con grandi e lunghe occupazioni militari, e “nation-building” di varie organizzazioni utilizzate dagli Stati Uniti per proiettarsi all’estero. Una di tali organizzazioni è l’USAID. Dovrebbe, ma raramente accade, preoccupare le nazioni che l’USAID abbia svolto un ruolo fondamentale nelle invasione, occupazione e conquista di Iraq e Afghanistan, mentre ha anche una presenza capillare nel mondo ovunque vi siano interessi su cui gli USA rivolgono l’attenzione. L’USAID e un esercito virtuale di organizzazioni non governative (ONG) e aziende di facciata che supporta nel mondo, sono impegnati in attività in altre nazioni che vanno dall’istruzione ad energia, risorse naturali, sviluppo economico, trasporti e sicurezza, in altre parole a tutto ciò cui le nazioni dovrebbero badare da sé. L’USAID non cerca di collaborare sinceramente con i governi, ma invece crea reti che operano in modo indipendente e parallelo ad istituzioni e reti nazionali. L’USAID e la crescente rete di sostegno si estendono in ogni nazione, occupando lentamente le responsabilità in tutte le aree che un governo sovrano dovrebbe gestire, emarginando e svuotando i governi esistenti. Quando le reti parallele hanno il peso decisivo, vengono utilizzate per rimuovere i governi e installarvi un regime cliente al suo posto che risponda soprattutto agli interessi speciali che hanno patrocinato e diretto le attività dell’USAID. L’USAID cerca attivamente di cooptare elementi locali, sia gruppi che persone di valore. In genere mirano a iniziative e ONG indipendenti, motivo per cui USAID ed altre organizzazioni non governative finanziate dal governo degli Stati Uniti sono sempre più impegnate nella cooperazione, anche sponsorizzando creazione e gestione di nuovi spazi nel mondo in via di sviluppo, creandosi un vantaggioso terreno di caccia delle risorse locali.

Il gioco del “Go” globale
L’USAID non da a nessuno “aiuti”, ma invade la nazione presa di mira costruendovi reti su quelle autoctone esistenti, mettendo le persone contro la nazione e rendendo le reti preesistenti irrilevanti. Essenzialmente riempie lo spazio geostrategico, informativo, tecnologico e socio-politico con la propria influenza, eliminando tutto il resto. A differenza del gioco degli scacchi, in cui i giocatori cercano di eliminare i pezzi dell’avversario con un logoramento strategico, USAID ed altre organizzazioni similari perseguono una strategia paragonabile al gioco orientale del Go. Nel Go, i giocatori cercano di mettere il maggior numero di pezzi possibile ai bordi, assumendo il controllo di più territorio. In questo contesto, qualsiasi nazione potrebbe rappresentare la scacchiera, con i vari pezzi in settori quali energia, istruzione, sanità e sicurezza. L’USAID cerca di mettere i propri pezzi in questo ambito, in genere sotto forma di beneficenza o aiuti esteri e prosegue ponendo i propri pezzi sulla scacchiera, grazie a risorse inesauribili e al vantaggio che le sue vere intenzioni sono spesso ignote a governi e popoli delle nazioni in cui opera. Gli Stati Uniti, attraverso l’USAID , essenzialmente agiscono contro attori sprovveduti che non sanno nemmeno che il gioco è iniziato. L’USAID può quindi rapidamente e facilmente sopraffare il regime coi suoi “pezzi”, finanziando ONG, cooptando organizzazioni e singoli di valore e creando istituzioni parallele che seguono i vari aspetti della nazione presa di mira proprio sotto il naso del suo governo. In coordinamento con fronti politici ed altre organizzazioni non governative finanziati dal dipartimento di Stato USA, possono quindi iniziare ad eliminare le istituzioni locali e rovesciare i governi in favore di fantocci gestiti da interessi occidentali o da regimi clientelari piegati alla volontà degli Stati Uniti. Le nazioni prese di mira spesso si rendono conto troppo tardi che lo “spazio” sulla scacchiera è dominato da interessi stranieri e che ciò che rimane delle istituzioni e reti locali è trascurato ed atrofizzato, con scarsa possibilità di opporre resistenza.

Le “regole” dell’USAID sono dettate dai manuali controinsurrezionali
61BFB6527 La versione dell’USAID del “Go” ha le sue regole, che si possono scaricare facilmente on-line da uno qualsiasi dei numerosi siti web del governo degli Stati Uniti, sotto forma di manuali di contro-insurrezione. In tali manuali è descritto che per controllare una determinata popolazione vanno controllati gli elementi essenziali da cui la popolazione dipende, dalla produzione di energia ad istruzione, raccolta dei rifiuti e creazione di posti di lavoro. Controllando tali aspetti di ogni popolazione, si controlla la popolazione stessa. E’ la chiave per sconfiggere non solo una “rivolta”, ma anche per scatenare un’insurrezione. L’USAID proiettando la propria influenza in una data nazione, in realtà scatena una sorta d’insurrezione, un tentativo di prendere il controllo di un governo, per quanto graduale e paziente sia la natura di tale rivolta. Le aree indicate nei manuali di controinsurrezione degli Stati Uniti come essenziali da controllare, sono (ma non si limitano a):
– polizia e vigili del fuoco,
– acqua,
– elettricità
– istruzione e formazione,
– trasporto,
– medicina,
– servizi igienico-sanitari,
– banche,
– agricoltura,
– lavoro,
– fabbriche e,
– costruzioni
Alla domanda su quali aspetti sono regolarmente inclusi nei programmi diell’USAID, la risposta è praticamente tutti.

Sconfiggere il gioco dell’USAID
In ogni nazione l’USAID dovrebbe essere dichiarata agenzia estera le cui attività vanno fortemente limitate. Ogni centesimo che amministra, se ha il permesso di operare, dovrebbe andare direttamente ai programmi governativi. I programmi dell’USAID dovrebbero essere subordinati alle istituzioni governative, dirette da istituzioni governative e il suo ruolo nei programmi accreditati subordinato alle istituzioni governative. All’USAID dovrebbe essere severamente vietato avere reti, programmi, corsi, concorsi ed incontri indipendenti al di fuori degli USA. Ma ancora più importante, le nazioni devono capire che la scacchiera del “Go” è il loro territorio e le popolazioni che rappresentano; devono creare e posizionare i propri pezzi su questa scacchiera in quantità e qualità tali che non ci sia spazio per i pezzi dell’USAID. Così una nazione non solo contrasterà l’USAID e la sua cospirazione, ma sconfiggerà sul piano fondamentale tale “gioco”. Una nazione che crea istituzioni e reti forti gestendo e avanzando nelle aree essenziali al progresso della civiltà moderna, sventa la necessità di “aiuti esteri” in primo luogo. Non è solo per orgoglio che una nazione non debba affidarsi ad”aiuti esteri”, ma per sopravvivere, dato che l'”aiuto” non è gratuito e, come nel caso dell’ USAID, è vettore della proiezione egemonica nel cuore di una nazione.

Quando si dice: cooperante delle ONG dell'USAID, s'intende: CIA

Quando si dice: cooperante delle ONG dell’USAID, s’intende: CIA

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rosa Luxemburg Stiftung: l’alleanza tra sinistra e NATO contro la Russia

La Fondazione Rosa Luxemburg e la ‘nuova sinistra’ ucraina spianano la via della NATO contro la Russia
Susann Witt-Stahl e Denis Koval, Junge Welt, 25 giugno 2016 – New Cold War

rlsLa Rosa Luxemburg Foundation affiliata a Die Linke (partito di sinistra) vuole andare sul sicuro. Non cerca la tradizionale storica sinistra filo-sovietica o marxista, piuttosto promuove una “nuova sinistra”. La fondazione prende il nome dall’icona mondiale dei movimenti anticapitalisti la cui identità è legata alle idee comuniste e antimperialiste. Ma i membri della dirigenza della Fondazione raccomandano la convergenza con l”imperialismo liberale’ dell’egemone globale, gli Stati Uniti. Comprensibilmente, ciò richiede una certa flessibilità politica. Le forze progressiste non si dovrebbero porre da un lato o l’altro nella competizione delle potenze imperialiste, dice la pagina Facebook della Rosa Luxemburg Stiftung Ucraina. Chiede che la “sinistra indipendente” si distanzi dal blocco NATO-UE da un lato, e dalla Russia dall’altro. Tale programma non è seguito dalla Rosa Luxemburg Foundation (RLF) con i partner ucraini. Non si parla mai esplicitamente contro l’espansione accelerata delle potenze occidentali ai confini della Federazione russa. Invece, si avverte sempre sullo “sciovinismo grande russo” denunciando l’ex-Unione Sovietica e la sinistra antimperialista. In Ucraina, la Fondazione collabora principalmente con il gruppetto dell”opposizione di sinistra’ (da non confondere con il fronte politico dallo stesso nome, in cui partecipa il partito comunista ucraino). Nell’aprile 2014, l’opposizione di sinistra (LO), insieme al sindacato “indipendente” ‘Zashist Prazi’ (Difesa del Lavoro) di Oleg Vernik si fuse nel ‘movimento sociale’. Lo scopo era creare un’alleanza (finora senza successo), una versione ucraina di Syriza. Uno dei fondatori di ‘LO’ è Zakhar Popovich, che nel 2003 insieme a Oleg Vernik fu espulso dal Comitato per l’Internazionale dei Lavoratori trotskista (riportata da Junge Welt) a causa delle frodi che perpetrarono. Avevano raccolto donazioni per inesistenti organizzazioni di sinistra ucraine. Secondo la propria descrizione, LO è per una politica di pace, oltre la “polarizzazione nazionalista” delle forze pro-ucraine e filo-russe. Ma non osa criticare gli ultranazionalisti ucraini. LO ha apertamente sostenuto l’assalto di euromajdan. Zakhar Popovich e il suo compare Vitalij Dudin, avvocato del Centro di Kiev per la ricerca sociale e del lavoro, sono anche partner di RLF e marciarono in Piazza Maidan con una bandiera rossa dell’UE a fianco dell’ultra-destra. LO inoltre ha accolto con favore la sezione politica dell’accordo di associazione con l’UE, comprendente clausole che prevedono la cooperazione militare dell’Ucraina con l’occidente. Di conseguenza, LO non ha nulla a che fare con l'”opposizione”. Nel marzo 2014, Zakhar Popovich definì il governo golpista di Jatsenjuk “legittimo” e fece appello “a tutti i governi del mondo e alla Russia a riconoscerlo“, annunciando che il suo sostegno era solo “pratico”, non politico, a causa dei numerosi seguaci del partito goebbelsiano Svoboda al governo. La pretesa di LO di porre fine alla guerra civile in Ucraina orientale è espressa dal fatto che nel 2014, Fjodor Ustinov, membro del comitato organizzatore, si unì volontario al ‘battaglione’ estremista ucraino ‘Shachtarsk‘, per partecipare alla “spedizione punitiva” contro gli insorti delle repubbliche popolari del Donbas. La “risposta antimperialista statunitense” all'”aggressione imperialista della Russia” doveva essere rafforzata. Così Ustinov fece capire quale “bilanciamento va fatto verso i due “campi imperialisti” rivali.
11001816 La LO è non solo pienamente nel campo pro-NATO, ma sguazza nel pantano di destra. Il ‘movimento sociale’, secondo LO e Zachist Prazi, è un’organizzazione di “resistenza autonoma che non ha solo compagni”. A Odessa tenne una manifestazione congiunta con i fascisti organizzando marce commemorative per l’esercito insurrezionale ucraino (UPA) di Stepan Bandera, che commise massacri durante la seconda guerra mondiale (in particolare contro la popolazione polacca) e collaborò con la Germania nazista. Il membro e co-organizzatore di LO Andrej Ishenko fu fino al 2004 presidente della cellula di Odessa dell’Assemblea nazionale ucraina – Autodifesa popolare ucraina (UNA-UNSO), partito fascista e organizzazione centrale di Settore destro. I paramilitari di UNA-UNSO contribuirono nel 2004 alla ‘rivoluzione arancione’ del famoso atlantista Viktor Jushenko, diventato presidente dell’Ucraina nel 2005. Forse Andrej Ishenko è ormai un ‘ex’-neonazista? Quasi. Fino ad oggi accoglie ancora i suoi ex-camerati da “amici”. “Non mi vergogno della mia appartenenza a questa organizzazione. Siamo stati in prima linea nella lotta del popolo ucraino per i diritti e le lotte sociali degli anni ’90“, ha detto Ishenko nel 2014, parlando del suo passato non passato. Per Andrej Ishenko, passare da Settore destro alla “sinistra” è sufficiente per RLF, a quanto pare, che lo presenta nelle sue pagine come “attivista di sinistra”. Inoltre, per ripulire ‘resistenza autonoma’ pro-Majdan, Nelia Vakhovska, coordinatrice dei progetti della RLF in Ucraina, e Ivo Georgiev, dal Centro per il dialogo internazionale e la cooperazione della RLF, chiamano ‘resistenza autonoma’ “movimento di cittadini” in un post dal titolo ‘La vita degli attivisti di sinistra in Ucraina è pericolosa’. La pagina facebook della RLF ha collegamenti ai siti dei neo-nazisti banderisti (e dove compaiono articoli della fondazione sorosiana Open Democracy. NdT.).
Anche se LO ha massimo due dozzine di aderenti, conferenze e altri eventi di LO sono promossi dalla RLF e le sue posizioni sono acriticamente diffuse. Questo vale anche per altre strutture dalla ‘nuova sinistra’ ucraina; per esempio la rivista Prostory dell”Unione autonoma dei lavoratori’. I membri di ULA regolarmente si mobilitano contro i “fascisti pro-Putin” (termine per gli oppositori a Majdan) e credono che “non ci sia alternativa” all'”operazione antiterrorismo” nel Donbas. La legge sulla ‘de-comunistizzazione’ e altre misure repressive contro i comunisti ucraini, hanno aperto spazi a ciò quello che alcuni critici chiamano “falsa sinistra” ucraina. Il fatto che tale sinistra detenga il monopolio dei fondi della Fondazione Rosa Luxemburg viene messa a tacere. La ‘nuova sinistra’ è usata per fa passare l’alleanza delle potenze occidentali coi fascisti in Ucraina. Approvano la cooperazione con la NATO e i neocon occidentali dell’élite economica ucraina, avutasi a Maidan, e approvano una nuova escalation contro la Russia.

Precedente: “La pace è guerra”
una-unso La Fondazione Rosa Luxemburg fu coinvolta nella creazione della ‘sinistra’ pro-Majdan. Nell’aprile 2014, per esempio, promosse la conferenza ‘Sinistra e Majdan’ organizzata dai partner ucraini. Il convegno fu anche il congresso di fondazione del ‘movimento sociale’, avviato prevalentemente dall’opposizione di sinistra. I risultati di un sondaggio furono presentati alla conferenza, secondo cui il 93 per cento degli attivisti di Majdan si presentava “apolitica” e solo il 7 per cento (anche i socialisti) organizzato politicamente. Di conseguenza, la percentuale di fascisti e altri radicali di destra a Majdan fu detto essere molto bassa.
Nel dicembre 2015, la Fondazione Rosa Luxemburg supportò la conferenza ‘Aspetti della copertura mediatica del conflitto militare’ organizzata dal Centro per la ricerca sociale e del lavoro, con esperti “che riferivano dalla zona ATO” (‘Operazione antiterrorismo’ è il nome ufficiale del governo di Kiev all’offensiva dell’esercito in Ucraina orientale). Come indicato dall’annuncio della manifestazione, tra i partecipanti vi era Yana Salakhova della ‘Fondazione Rinascimento’ di George Soros e Igor Burdyga, giornalista, membro di LO e militante di automajdan che crede che gli incendiari di Odessa del 2 maggio 2014 fossero “patrioti”, mentre le proteste dei parenti della vittime erano”ucrainofobiche”. RLF sostiene anche i progetti del Visual Culture Research Center di Kiev. Ad esempio, nel 2014 inscenò una serie di mostre dal nome ‘La pace è guerra’ diffondendo propaganda pro-Majdan che incoraggiava lo spettatore a capire che la militarizzazione della società ucraina è “conseguenza dell’aggressione russa dal marzo 2014“. La Fondazione promuove simili artisti nazionalisti, come Sergej Zhadan, che secondo RLF è uno “scrittore di sinistra”, ma che parteciperà al ‘Banderstad Festival’, grande raduno dei fascisti ucraini che si avrà nell’agosto 2016.

La bandiera della nuova sinistra ucraina, e la versione rossa della bandiera dell'Unione europea

La bandiera della nuova sinistra ucraina è la versione rossa della bandiera dell’Unione europea

“Nuove visioni” dell’Ucraina rientra nella sinistra pro-Maidan della Fondazione Rosa Luxemburg
Susann Witt-Stahl, Junge Welt, 25 giugno 2016

Il progetto coordinato dalla Fondazione Rosa Luxemburg in Ucraina sostiene la “vera rivoluzione” contro il comunismo.

Nelia VakhovskaNelia Vakhovska è giornalista, traduttrice e per molti anni ha lavorato a Kiev per la Rosa Luxemburg Foundation tedesca. La 36enne ucraina è vicina al gruppetto ‘opposizione di sinistra’ (di origine trotskista) ed è sostenitrice di euromajdan (che chiama “vera e propria rivoluzione”) e del centro di ricerca “Nuove visioni”. “La destra ucraina non presenta alcun pericolo reale per il governo fondamentalmente liberale di Kiev“, ha detto alla tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Rosa Luxemburg (RLF) a Berlino nel marzo 2014, descrivendo il primo governo del primo ministro Arsenij Jatsenjuk, che sappiamo costituito esclusivamente da destra moderata ed estrema, compreso il partito Svoboda. Vakhovska non nega la violenza della destra in Ucraina, ma produce la propria interpretazione celebrando banderisti ed altri movimenti fascisti ucraini. “I seguaci di Stepan Bandera sono un’invenzione della propaganda di Putin“, dice Vakhovska. La sua tesi dovrebbe riscaldare i cuori di tutti i sostenitori della linea dura anti-russa nel partenariato parlamentare di sinistra tra Verdi e SPD (socialdemocratici) in Germania. Ma ogni socialista dovrebbe esserne inorridito. A quanto pare, Vakhovska trascura le centinaia di uniformi e bandiere dell’esercito ucraino di Bandera della seconda guerra mondiale presenti alle proteste Majdan così come il ritratto alto cinque metri del vecchio-nuovo eroe nazionale vicino al grande palco di Majdan, nel centro di Kiev. Vakhovska esprime anche una visione molto specifica della storia dell’Ucraina repubblica ex-sovietica. “Il concetto di sinistra è naturalmente screditato a causa del passato sovietico e della situazione post-coloniale di oggi“, dice. Questo punto di vista non fu contestato alla manifestazione di Berlino. Non c’era “una controvisione” all’evento. La RLF non ha idee marxiste antimperialiste ed altre che darebbero pluralità di opinione nelle sue pagine ed eventi. Non ci sono sfumature, quando Vakhovska conclude sui comunisti ucraini partecipi al movimento anti-Majdan e i cui attivisti sono stati costretti all’esilio dai nuovi governanti. Questi comunisti sono dovuti fuggire o sono stati imprigionati. I violenti scontri tra sostenitori euromaidan e loro oppositori (tra cui l’organizzazione marxista Borotba) a Kharkov e Odessa hanno creato il “punto di non ritorno”. Ma Vakhovska nei suoi scritti per la RLF non incolpa i fascisti, che hanno bruciato il palazzo dei sindacati ad Odessa il 2 maggio 2014, uccidendo 48 persone, tra cui un membro di Borotba. Al contrario, Vakhovska presenta una contro-spiegazione della “nuova sinistra” sugli eventi, insieme al partner della RLF, la Visual Culture Research Center, chiedendo di escludere Borotba perché presumibilmente “sostiene il passato sovietico autoritario”. Ma Vakhovska non dice che, insieme alla sua rivista Prostory, è coinvolta nella campagna contro i marxisti.Смолоскипний_марш,_Київ,_1.01.2015_(1)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da quando USA e NATO sponsorizzano il terrorismo?

Alberto Rabilotta, Mondialisation, 9 aprile 2015радио.либерти.Seminare odio e divisioni, aggravare le differenze religiose, linguistiche, culturali, nazionali e promuovere il razzismo in tutte le sue forme [1], sono ricette molto antiche e rodate nel dominio e sfruttamento dei popoli. In realtà, è il modo migliore per rovinare, indebolire e dividere al solo scopo di asservire, schiavizzare o semplicemente scacciare dalla mappa a favore di interessi colonialisti ed imperialisti. Durante la guerra fredda, tale politica fu praticata contro l’Unione Sovietica (URSS), la Cina e gli altri Paesi socialisti, e nonostante la caduta dell’URSS e dello spazio socialista europeo, è ancora molto viva. In realtà, la guerra ideologica e la sovversione della guerra fredda sono state adattate, più di quaranta anni fa, agli obiettivi egemonici che ossessionano l’imperialismo degli Stati Uniti d’America e dei loro alleati della NATO, del capitalismo che chiamiamo neoliberismo oggi, e che da allora colpiscono tutti i Paesi e le regioni che si oppongono all’egemonia imperialista. E’ in tale contesto che va posto il terrorismo derivante da fanatismo religioso o ideologia neonazista, dimostrando di aver contribuito e di contribuire a distruzione e caos che l’imperialismo deve diffondere; questo è ciò che accade quando distrugge gli inermi Iraq, Siria, Libia, Pakistan o Yemen, o quando si volge contro i mentori politici a Washington, Londra o Parigi. Il terrorismo servirà sempre gli obiettivi politici dell’imperialismo, perché il dibattito semplicistico, la copertura mediatica scandalosa e l’impatto globale di tali barbare nei Paesi occidentali, come i recenti attacchi in Francia, quasi sempre portano a giustificare misure socio-politiche antidemocratice e repressive, come visto negli stati Uniti con il “Patriot Act”, il cui contenuto sarà probabilmente integrato nei piano già in esame nell’Unione europea. Qui non si cerca di proporre una teoria del complotto, ma di riassumere una delle mie prime esperienze giornalistiche nei primi anni ’70, su cui mi sono già espresso ma che sono rimaste negli anni una chiave importante per la comprensione e l’analisi della propaganda e degli obiettivi politici dell’imperialismo. Mi baserò sui ricordi avendo perso i miei archivi cartacei da tempo e non avendo mezzi sufficienti per andare a Mosca o all’Avana a cercare sui giornali Pravda o Granma, che pubblicarono le informazioni originali.

I propagandisti della NATO si riuniscono in segreto a Montreal
CIA-logoNel 1972, quando iniziai a lavorare per Prensa Latina e a scrivere per giornali messicani come El Dia ed Excelsior, un collega canadese mi disse che una riunione segreta dei funzionari responsabili della politica dell’informazione delle radio ad onde corte della NATO (Radio Free Europe/Radio Liberty (REL/RL), Voce dell’America (VOA), eccetera), si sarebbe tenuta in un albergo di Montreal. Fu in quell’occasione che doveva essere presentato “la nuova strategia” per la lotta ideologica contro l’URSS e gli altri Paesi socialisti, ma oggi possiamo dire che parole e progetti proposti in quell’incontro furono amplificati in tutto il mondo e in tutti i settori della lotta ideologica tipica del confronto bipolare della guerra fredda. Così andai a Montreal, molto dubbioso sull’accesso alle credenziali della stampa, ma dopo un rifiuto iniziale e con mia sorpresa, mi furono finalmente concessi grazie all’accredito come “corrispondente” del giornale messicano Excelsior. Il suddetto incontro fu una lunga lista di presentazioni dei responsabili delle linee informative ed editoriali di tali stazioni, in particolare VOA e REL/RL che (per usare un linguaggio contemporaneo) decisero come costruire il quadro e la credibilità della propaganda contro l’URSS e il comunismo, anzi contro tutti i Paesi che all’epoca chiedevano una vera indipendenza, un nuovo ordine economico mondiale e la fine di razzismo e discriminazione razziale in tutte le loro forme, con posizioni antimperialiste e, di conseguenza, visti come alleati dell’URSS.

Come trasformare religione e nazionalismo in armi?
La nuova offensiva ideologica dell’impero, e il contenuto della propaganda, secondo gli ideologi della NATO, dovevano raggiungere le popolazioni prese di mira e radicarvisi: musulmani e nazionalisti radicali in alcune regioni dell’URSS e degli altri Paesi socialisti; sionisti ebrei (refusenik) russi che volevano emigrare in Israele e cattolici conservatori nei Paesi baltici, Polonia e altrove. Lo scopo perseguito nelle società socialiste laiche era finanziare e strutturare la “rinascita” di credenze e pratiche religiose radicali in modo da entrare in conflitto aperto con la società e il potere politico, causando proteste o contraddizioni nelle società o nelle regioni in cui il nazionalismo esisteva, suscitando movimenti separatisti supponendo che portassero a scontri tra civili, con la polizia e anche con i militari.

“Scontro di civiltà” e neoliberismo
zbigniew brezezinski.preview Il seme dello “scontro di civiltà” [2] fu piantato dalla propaganda NATO e diretto senza remore dai sempre più potenti media del mondo capitalista, giustificando la nascita di al-Qaida per combattere i sovietici e i progressisti afghani in Afghanistan e poi, con la caduta dell’URSS e dello spazio sovietica europeo, ampiamente utilizzata nei Balcani per la partizione dell’ex-Jugoslavia, per fomentare attentati terroristici e conflitto in Cecenia, Daghestan e altre regioni della ex-Unione Sovietica, tra cui ultimamente l’Ucraina. Ufficialmente Stato ateo, l’URSS era in realtà uno Stato socialista multinazionale e multiculturale dove convivevano molte nazionalità e religioni, dall’ortodossia cristiana all’Islam, passando per l’ebraismo e il cattolicesimo, tra gli altri. Tale era la forza apparente dell’internazionalismo proletario, come si diceva a Mosca, ma anche la sua principale debolezza agli occhi dei capi imperialisti. Tuttavia, va ricordato che il confronto generato dalle ambizioni imperialiste statunitensi non riguardava solo la guerra fredda tra Mosca e Washington, ma Medio Oriente e Asia dove predominavano, nei primi anni ’70, Stati laici, risultato della decolonizzazione e del consolidamento del movimento dei Paesi non Allineati; dove coesistevano i più diversi sistemi politici, culture, nazionalità e religioni. In altre parole, la lotta alla discriminazione razziale di tutti i tipi, anche all’apartheid del Sud Africa e al sionismo, era all’apice, sviluppando anche la risoluzione 3379 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votata nel novembre 1975 e revocata il 16 dicembre 1991 con la risoluzione ONU 4866, otto giorni prima la dissoluzione l’URSS. Allo stesso modo, nella congiuntura storica, i Paesi non allineati chiesero, con il sostegno del campo socialista, la creazione di un “Nuovo Ordine Mondiale” che ponesse fine a sleali “ragioni di scambio” e facesse accedere allo sviluppo socio-economico, permettendosi di rivendicare, all’UNESCO, un “Nuovo ordine mondiale dell’Informazione e della Comunicazione”, tutte iniziative che l’imperialismo e i suoi alleati sono riusciti a zittire. Oggi, con prove e il senno del poi, appare ovvio che nello stesso tempo i circoli del potere di Stati Uniti, loro alleati europei e giapponesi, lanciarono l’offensiva per giustificare economicamente e politicamente lo smantellamento dello Stato sociale (l’intervento statale nell’economia per garantire un certo sviluppo socio-economico), con l’intenzione (diventata realtà negli ultimi venti anni) di sottomettere lo Stato agli interessi capitalistici, tornando al liberismo del 19° secolo e alle buone vecchie pratiche imperialiste e colonialiste [3].
Vista da una certa angolazione, il momento era particolarmente adatto per l’imperialismo ed alleati della NATO per amplificare il contesto e la copertura geografica della guerra fredda, continuando il passaggio dal confronto tra il sistema capitalista-imperialista e il sistema socialista, all’espansione imperialista del sistema neoliberale, già “decisa”. La creazione nel 1973 della Commissione Trilaterale [4] guidata da David Rockefeller, assistito dal consigliere per gli affari esteri Zbigniew Brzezinski del presidente democratico Jimmy Carter, fu il trampolino di lancio della nuova offensiva ideologica dei vertici dell’impero e della NATO, e non fu un caso la presenza nel quadro di Samuel Huntington, “intellettuale organico” dell’imperialismo e autore dell’infame libro “Lo Scontro di civiltà”. I documenti della Commissione Trilaterale, in particolare “La crisi della democrazia” del 1975, vanno letti alla luce degli eventi attuali e recenti, stabilendo, lungi da ogni teoria del complotto, che in quel momento ed apertamente furono definiti gli assi dell’offensiva politica ed ideologica dell’imperialismo per imporre l’egemonia nella fase neoliberista, compresa la liquidazione della democrazia liberale dal qualche reale contenuto sociale nei Paesi occidentali, come attualmente sperimentiamo. Tutto ciò spiega anche la continuità nel tempo dell’offensiva politica ideologica per minare le società e distruggere gli Stati dell’Unione Sovietica e degli altri Paesi socialisti, ed oggi di Russia, Cina ed altri Paesi in via sviluppo od emergenti che potrebbero arginare l’egemonia neoliberista.

Fanatici ed estremisti trasformati in “combattenti per la libertà”
276a876eb8135f1e72066c893e1fb2fa Se il 1979 è infatti il primo anno in cui Stati Uniti ed alleati addestrarono e mutarono gli estremisti islamici in “combattenti per la libertà” contro le truppe sovietiche in Afghanistan, ed anche per combattere contro i progressisti afghani, non passò molto tempo prima che fomentassero operazioni illegali con narcotrafficanti in America Latina per armare e finanziare i “combattenti per la libertà” che combattevano contro i sandinisti in Nicaragua, politica che portò dritto alla creazione dei “cartelli” del narcotraffico e all’ascesa di criminalità, corruzione e violenze nella regione. Da allora, politiche simili furono adottate in decine di Paesi in Asia, Medio Oriente e Africa, spesso con l’assistenza e il finanziamento dell’Arabia Saudita e il sostegno d’Israele (come nel caso Iran-Contra), confermando che il piano diabolico del “divide et impera” per distruggere Stati e società che difendono la sovranità nazionale veniva applicato in modo coerente dall’apparato propagandistico di Stati Uniti e NATO, così come dalle loro agenzie sovversive e spionistiche. Niente di nuovo o di sorprendente se si tiene presente che, dalla fine della seconda guerra mondiale, grazie all'”Operazione Gladio”, Stati Uniti e NATO mantennero contatti e collegamenti con le forze ultranazionaliste che sostennero i vari regimi nazifascisti europei, e che ora operano nei Paesi baltici e in Ucraina dove controllano l’apparato di sicurezza dello Stato, nell’ambito della politica del confronto con la Russia. André Vitchek sottolinea che “per l’impero, esistenza e popolarità dei leader progressisti, marxisti, musulmani, ai comandi del Medio Oriente o dell’Indonesia ricchi di risorse, è semplicemente inaccettabile. Se avessero preso l’abitudine di usare queste risorse naturali per migliorare la vita del popolo, cose ne sarebbe rimasto dell’impero e delle sue aziende? Ciò andava fermato con qualsiasi mezzo. L’Islam doveva essere diviso, infiltrato dai capi radicali anti-comunisti, a cui il benessere del popolo non interessa per nulla” [5]. Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato a Washington, dichiarò pubblicamente [6] che cinque miliardi di dollari erano stati “investiti” nel “cambio di regime” in Ucraina e, probabilmente, la spese furono ancora più grandi per arrivare alla partizione dello Stato multinazionale della Jugoslavia. E sul finanziamento o sostegno dei Paesi della NATO a estremisti e terroristi islamici in Cecenia e Daghestan, che si pavoneggiavano in Europa come “combattenti per la libertà”? E gli estremisti islamici che ricevettero dalle autorità politiche europee e statunitensi finanziamenti e addestramento per rovesciare i governi di Libia e Siria, così come molti altri in Africa che rimarranno nel dimenticatoio?

“Non si trionfa con il fondamentalismo armato”
UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-PILOT-CRIME Nel 1997 il grande pensatore Edward Said tenne una conferenza [7] sul tema dello “scontro di civiltà”, e di cui consiglio vivamente lettura o rilettura, e vorrei di riprodurne un ampio stralcio qui: “Data la realtà deprimente che ci circonda con conflitti interculturali e interetnici, appare irresponsabile suggerire che noi, in Europa e negli Stati Uniti, dobbiamo preservare la nostra civiltà, che Huntington definisce occidente, tenendo il mondo lontano ed alimentando conflitti tra i popoli al solo scopo di espandere il nostro dominio. Infatti, è ciò che Huntington sostiene, ed è abbastanza facile capire il motivo per cui il suo saggio sia stato pubblicato da Foreign Affairs, e il motivo per cui molti politici ne sono attratti, consentendo agli Stati Uniti d’America di sviluppare la mentalità della guerra fredda in un contesto e con un pubblico diversi. Un nuovo modo di pensare o di comprendere a pieno guardando i pericoli che abbiamo di fronte, dal punto di vista del genere umano nel complesso, è molto più costruttivo e utile. Tali rischi includono la perdita di gran parte della popolazione mondiale, la nascita di veterani della violenza tribale e nazionalista nella Bosnia etnica e religiosa, in Ruanda, Libano, Cecenia e altrove, la regressione dell’alfabetizzazione e l’emergere di un altro tipo di analfabetismo grazie a media elettronici, televisione e nuove autostrade dell’informazione globale, o la frammentazione e minaccia d’estinzione delle grandi epopee della liberazione e della tolleranza. Il nostro bene più prezioso davanti a tale terribile trasformazione della storia non è l’emergere del senso del confronto, ma la percezione di comunità, comprensione, solidarietà e speranza in antitesi perfetta a ciò che sostiene Huntington“.
Concludo questo articolo con una recente e profonda riflessione del filosofo Enrique Dussel [8]: “Il fondamentalismo (cristiano, come quello di G. Bush, sionista o islamico) è la rinascita di un concetto di Dio (o politeismo secondo Weber), che giustifica politica, economia, cultura, razza, genere, eccetera, in modo assoluto usando le armi al posto della ragione comprensibile dall’interlocutore (nulla come il fondamentalismo americano impiega le armi piuttosto che il ragionamento: pretende d’imporre la democrazia con la guerra invece di dialogare partendo dalla tradizione dell’altro, per esempio con i credenti dell’Islam del Corano). Non si sradica il fondamentalismo con la forza (non dimenticate che la CIA era responsabile dell’insegnamento dell’uso delle armi ai fondamentalisti islamici per combattere l’Unione Sovietica in Afghanistan, e ne subiamo oggi le conseguenze mortali), ma con un ragionamento e un comportamento onesto (come Bartolomé de las Casas disse riguardo la conquista). Ma ciò va oltre le considerazioni degli interessi dell’impero. Si manipola la violenza irrazionale islamica per giustificare e aumentare la violenza irrazionale del neoliberismo politico ed economico. La sinistra s’integra, e tuttavia dovrebbe intraprendere una critica della teologia come parte della critica alla politica liberale e all’economia capitalista, come fece Karl Marx“.radio-libertyAlberto Rabilotta, Alai-Amlatina El Correo

Note
[1] “Il ruolo del razzismo nell’offensiva imperialista“, Alberto Rabilotta. El Correo, 26 marzo 2014
[2] Anni dopo, leggendo Samuel Huntington (“The Clash of Civilizations?“, Foreign Affairs, 1993), appare chiaro che tale miscela di pregiudizi carichi di odio si riflette abbastanza bene in quello che sentì alla riunione delle radio della NATO a Montreal, alla base della politica seguita da allora dell’imperialismo e dai suoi alleati.
[3] Samir Amin, “Capitalismo transnazionale od imperialismo collettivo?“, Pambazuka News, 22 gennaio 2011 Karl Polanyi Levitt, “La forza delle idee“; The Powell Memo 1971
[4] “La crisi della democrazia“, Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki.
[5] “L’impero produce mostri musulmani“, André Vltchek, cineasta Vltchek ha seguito i conflitti in decine di Paesi. Ha pubblicato un libro con Noam Chomsky: “Sul terrorismo occidentale: da Hiroshima alla guerra dei droni“.
[6] “Cambio di regime a Kiev” Victoria Nuland, 13 dicembre del 2013.
[7] Edward Said, “Il mito della scontro di civiltà“, conferenza alla Columbia University di New York, 1997
[8] “La critica della teologia diventa critica della politica“, El Correo, 21 gennaio 20158710254881_df21a98d84_oTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ecuador: l’agente della CIA Swat e altri

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 22/06/2016or-37496Sul murale nel parlamento ecuadoriano dal famoso pittore ecuadoriano Oswaldo Guayasamín, dal titolo “Imagen de la Patria”, appare un teschio ghignante con elmetto decorato con la sigla CIA. Quando il murale fu presentato nell’agosto 1988, Guayasamín spiegò che l’immagine sintetizzava le minacce straniere al suo Paese natale, e da quasi tre decenni questo “cranio della CIA” con ghigno sinistro osserva i deputati in parlamento. Le impronte digitali della CIA sono visibili in decine di incidenti in Ecuador, con cui i politici che minacciavano la politica estera statunitense furono eliminati. Ad esempio, nel maggio 1981 l’aereo con il presidente Jaime Roldós si schiantò nella provincia di Loja, regione montuosa dell’Ecuador. Il presidente Reagan era ostile agli ecuadoriani: Roldós rifiutò l’invito al suo insediamento e mantenne relazioni amichevoli con i sandinisti in Nicaragua e il governo cubano. Mostrò anche solidarietà al Fronte Democratico Rivoluzionario in El Salvador, che si opponeva alla dittatura militare. Roldós voleva riorganizzare l’industria petrolifera dell’Ecuador, mettendo a repentaglio gli interessi delle compagnie petrolifere transnazionali. Roldós fu eliminato a causa di “tutta una serie di lamentele”. Una volta che Rafael Correa è entrato in carica, la CIA intensificò le azioni in Ecuador. In una recente intervista Correa ha detto che nei primi giorni dell’amministrazione un certo diplomatico statunitense chiese un incontro durante il quale si presentò come “rappresentante ufficiale della CIA” in Ecuador. Costui sottolineò che agiva in modo indipendente dall’ambasciatore degli Stati Uniti. Come osservò Correa, a quel tempo “gli statunitensi ancora pensavano di poter prendere il controllo del nostro governo”. L’impulso delle ultime rivelazioni di Correa sulle attività sovversive dell’intelligence degli Stati Uniti nel Paese fu l’incidente con un’agente della CIA dal nome in codice “Swat”.
mario-pazmino Dal 1984 al 2007, una certa Leila Hadad Pérez, donna di origine libanese, agiva a Quito da agente illegale della CIA. In un primo momento usò un salone di bellezza come facciata, e poi un negozio che vendeva tappeti. Il suo vero nome era Sania Elias Zaytun al-Mayaq. Swat era soprattutto interessata agli alti ufficiali delle forze armate e della polizia. La loro collaborazione fu sottoscritta con “mance” mensili in dollari, pari a diversi stipendi degli ufficiali, e con la promessa di una carriera sempre in ascesa. Grazie agli sforzi di Swat, molti posti chiave dei servizi informativi e delle forze armate dell’Ecuador furono occupati da agenti della CIA. Uno degli obiettivi principali era ostacolare il coinvolgimento dell’Ecuador in iniziative volte ad integrare il continente ed anche a contrastare qualsiasi alleanza rafforzata con il Venezuela. Una campagna fu condotta per compromettere i leader vicini all’Ecuador come Hugo Chávez, Inácio Lula da Silva, Néstor Kirchner, Evo Morales, e altri. La rete degli agenti di Swat fece di tutto per evitare la chiusura della base militare statunitense di Manta. La campagna elettorale 2006 di Correa non nascose ciò che aveva in mente circa la presenza militare degli Stati Uniti. Praticamente ogni agente operativo della CIA nel Paese fu mobilitato, così come l’intelligence militare degli Stati Uniti, tra cui politici, poliziotti, militari, giornalisti, sindacalisti, studenti e ONG. Ma i loro sforzi fallirono. Come osserva Correa, i metodi impiegati da Swat erano “goffi” ed “era ovvio che era il cervello della CIA in Ecuador”. Di conseguenza, il presidente ecuadoriano decise di espellerla dal Paese. Nel luglio 2009, la base militare statunitense di Manta fu chiusa. L’ambasciatore degli Stati Uniti Todd Chapman cercò di negare l’esistenza dei legami tra CIA e politici ecuadoriani. Con una certa ironia, il Presidente Correa consigliò l’ambasciatore d’imparare “un po’ di più su come questi servizi lavorano, se non lo sa”. Rafael Correa pensa che il suo Paese sia ancora in pericolo di colpo di Stato. Alcuni analisti ritengono che, alla fine, la congiura della CIA in Ecuador sarà guidata da Mario Pazmino, ex-direttore dell’intelligence dell’Ecuador. Correa l’accusò di nascondere informazioni strategicamente vitali sull’attacco illegale lanciato dal confine con la Colombia a un accampamento delle FARC in Ecuador. Dall’inizio alla fine, l’attacco fu pianificato da CIA e intelligence militare. Conseguenza di queste rivelazioni, le agenzie di intelligence e controspionaggio dell’Ecuador compromesse furono riformate e un Segretariato Nazionale dell’Intelligence creato, nuovi agenti assunti e nuove attrezzature specializzate adottate. Tutto questo consentirà di monitorare in modo efficace le organizzazioni che rispondono alla CIA come USAID e National Endowment for Democracy (NED). Fu subito scoperto che Karen Hollihan, un’ecuadoriana di origine tedesca-statunitense, fu inviata a ripristinare la rete di agenti in Ecuador. Un uomo di nome Fernando Villavicencio collaborava con lei, affermando di essere un esperto di petrolio, ma la sua attività principale era denigrare il Presidente Correa. Villavicencio fu condannato a 18 mesi di carcere per diffamazione, ma riuscì a fuggire e ora usa internet per diffondere articoli scritti dalla CIA sulla corruzione nel governo Correa. Un altro contatto attivo di Hollihan si chiama César Ricaurte, che dirige l’organizzazione non-profit Fundamedios che monitora “le minacce alla libertà di stampa” in Ecuador sostenendo i critici del regime partecipi alla campagna di denunce della CIA. La ONG Participación Ciudadana, specializzata nel “giornalismo investigativo” della CIA, ha ricevuto 265000 dollari solo dal NED negli ultimi due anni, per coprire le “spese correnti”.
L’ecuadoregno Mario Ramos, direttore del Centro Andino per gli Studi Strategici, che analizza le operazioni contro i governi latino-americani che rifiutano le linee di Washington, ha osservato su Telesur che le attività sovversive della CIA aumentano in ogni Paese prima di scegliere “la strategia di destabilizzazione adeguata: guerra economica, mediatica o psicologica, e così via”. Ramos ritiene che, per contrastare tali operazioni sovversive, i latino-americani debbano stabilire “una strategia di difesa integrata” che si estenda alle sfere della diplomazia, militare e della finanza, e concentri gli sforzi dei servizi segreti dei loro Paesi su questo compito. La denuncia delle operazioni sovversive della CIA in Ecuador, la sfilata in TV dei primi piani dei criminali e l’analisi delle ripercussioni catastrofiche per il Paese dovute a tali attività illegali, provano che i leader politici e della sicurezza dell’Ecuador hanno raggiunto le dovute conclusioni.

Karen Hollihan

Karen Hollihan

Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.289 follower