La Corea democratica e il suo programma missilistico

VPK-NEWSSouth FrontSi potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare.Test d’indipendenza
Negli anni ’60 gli sviluppi iniziali furono permessi dai sovietici e in seguito dall’aiuto dei cinesi. Il Pakistan svolse un ruolo cruciale nel programma. Alla fine degli anni ’90 Abdulqadir Khan, “il padre della bomba nucleare d’Islamabad”, consegnò alla Corea democratica l’attrezzatura per l’arricchimento dell’uranio, 5000 centrifughe e la documentazione necessaria. Khan attirò l’attenzione pubblica dopo aver rubato i progetti di centrifughe quando lavorava nei Paesi Bassi, negli anni ’70. Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, scambiò compact disc coi dati chiave per le tecnologie missilistiche. Nel 2005, il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz ammisero che Khan fornì alla Corea democratica le centrifughe. Nel maggio 2008 lo scienziato che in precedenza aveva dichiarato di avere agito di propria volontà, si rimangiò le dichiarazioni e disse che il governo del Pakistan l’aveva denigrato, affermando che il programma nucleare nordcoreano era già avviato prima di essere contattato. All’inizio degli anni ’80, i migliori fisici del Paese erano riuniti nel Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Con l’aiuto dei cinesi, un reattore a grafite sperimentale da 20 MW fu costruito il 14 agosto 1985 e funzionò fino al 1989 quando fu fermato su pressione degli Stati Uniti, con ottomila barre di combustibile tratte dalla zona attiva. Le valutazioni su quanto plutonio sia stato generato dalla Corea democratica differiscono. Il dipartimento di Stato USA valuta la quantità di plutonio tra sei e otto chilogrammi, la CIA afferma che sono nove chilogrammi. Secondo esperti russi e giapponesi, ottomila barre di combustibile genererebbero non meno di 24 chilogrammi di plutonio. La Corea democratica riattivò il reattore più tardi: funzionò dal 1990 al 1994, quando si fermò di nuovo a causa della pressione degli Stati Uniti. Il 12 marzo 1993, Pyongyang dichiarò che intendeva non aderire al Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e rifiutò di concedere all’AIEA l’accesso ai suoi programmi. Dal 1990 al 1994 furono costruiti altri due reattori Magnox (da 50 MW e 200 MW) a Yongbyon e Taechon. Il primo può produrre 60 chilogrammi di plutonio all’anno, sufficiente per 10 testate nucleari. Il reattore da 200 MW può produrre 220 chilogrammi di plutonio, sufficienti per 40 testate. In seguito alla risoluzione 825 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla minaccia degli attacchi aerei statunitensi, la Corea democratica cedette alle pressioni diplomatiche e interruppe il programma sul plutonio. Dopo la sospensione dell’accordo, a fine 2002, Pyongyang riattivò i reattori. Il 9 ottobre 2006, la Corea democratica dimostrò la sua potenza nucleare con un test sotterraneo. L’esplosione ebbe una potenza di 0,2-1 kiloton. Il 25 maggio 2009, la Corea democratica condusse un secondo test sotterraneo. L’US Geological Survey (USGS) riferì che l’esplosione ebbe una potenza maggiore, stimato da 2 a 7 kiloton. Il 12 febbraio 2013 l’Agenzia di stampa centrale della Corea democratica dichiarò che fu testata una piccola carica nucleare ad alta potenza. L’Istituto di geoscienza e risorse minerarie sudcoreano riferì che la potenza fu stimata in 7,7-7,8 kiloton. Il 9 settembre 2016, un terremoto di magnitudo 5,3 fu registrato alle 9.30. L’epicentro era a 20 km dal sito dei test di Punggye-ri. L’USGS lo definì esplosione nucleare. In seguito la Corea democratica dichiarò ufficialmente di aver condotto il suo quinto test nucleare. La potenza fu stimata tra 10 e 30 kiloton. L’8 gennaio 2017, il primo dispositivo termonucleare fu testato dalla Corea democratica. I sismologi cinesi registrarono un forte terremoto. La Corea democratica confermò di avere la bomba all’idrogeno lo scorso settembre. I sismologi di vari Paesi stimarono la magnitudo in 6,1-6,4, con centro sismico vicino al livello del suolo. Funzionari nordcoreani affermarono di aver detonato con successo una carica termonucleare. La potenza fu stimata tra 100 e 250 kiloton. L’8 agosto 2017, il Washington Post riferì che, secondo l’US Defense Intelligence Agency, la Corea democratica ha fabbricato 60 testate termonucleari che potrebbero essere montate su missili balistici e da crociera. Molti media occidentali pubblicarono foto che dimostrano come Pyongyang abbia una testata termonucleare da 500-650 kg.
Nonostante tutti gli sforzi nella difesa antimissile negli ultimi 60 anni, i media hanno pubblicato le opinioni incerte degli di esperti su un’efficace contromisura ai missili balistici di medio raggio ed intercontinentali. Un missile balistico strategico con testata nucleare è un asso militare, l’asso che molti Paesi desiderano avere nei giochi politici sul tavolo internazionale. Ma montare una testata nucleare su un missile balistico è un compito difficile. Tutti i membri del “club nucleare” impiegarono tempo ed ebbero difficoltà nel testare una bomba nucleare da montare su un missile. Ci vollero sette anni dal primo test nucleare statunitense per montare una testata nucleare W-5 da 1200kg sui missili da crociera MGM-1 Matador e Regulus-1, e ci vollero nove anni per creare le testate W-7 per i missili balistici tattici M-3 Honest John e Corporal. 30 test nucleari furono condotti durante questo periodo. Alcuni per migliorare peso e dimensioni delle bombe. Il dispositivo esplosivo da 4500 kg del W-3 fu ridotto a 750 kg del W-7, con un diametro che si restrinse da 125 cm a 62 cm rispettivamente. Il secondo compito importante fu adattare la testata alle alte velocità e temperature che si verificano durante il volo balistico. Il primo missile balistico a medio raggio sovietico, l’R-5M, con una testata nucleare fu provato nel febbraio 1956. La bomba atomica RDS-4 montata aveva un peso di 1300 kg. A quel tempo l’Unione Sovietica aveva condotto 10 test nucleari. La Cina aveva condotto quattro test nucleari quando il missile balistico a medio raggio DF-2 fu sottoposto a test di volo. A partire da Mk-1 Little Boy e Mk-3 Fat Man, tutte le bombe nucleari sono divise in due tipi. Le bombe del primo tipo sono le cosiddette armi a fissione, con la Mk-1 che ne è la “madre”. Il materiale fissile viene assemblato in una massa supercritica con l’uso del metodo del “cannone”: sparando del materiale sub-critico nell’altro. L’unico materiale attivo adatto a ciò è l’uranio arricchito U-235. Il secondo tipo è l’implosione, con la Mk-3 che ne fu il prototipo: una massa fissile di due materiali (U-235, Pu-239 o una combinazione) è circondata da esplosivi ad alta densità che comprimono la massa, con conseguente criticità. Pu239, U233 e U235 possono essere utilizzati come materiale attivo in questo caso. Il primo tipo è più semplice da produrre e quindi più facilmente disponibile per i Paesi meno sviluppati scientificamente. L’altro tipo richiede meno materiale attivo, ma è considerevolmente più difficile da costruire e richiede tecnologie avanzate. I dispositivi di tipo implosivo sono sfere cave concentriche. La prima sfera è costituita da materiale attivo (con raggio esterno di 7 cm nel caso dell’U235, 5 cm per il Pu239 e raggio interno di 5,77 e 4,25 rispettivamente). La seconda sfera di 2 cm di spessore è in berillio che devia i neutroni. Il terzo è una sfera di 3 cm realizzata in U238. La quarta sfera da 1 a 10 cm di spessore è di normale esplosivo. Il dispositivo è coperto con un paio di cm di alluminio. Il modello non è cambiato molto dalla Fat Man, tranne che per l’esplosivo obsoleto, l’Amatol del peso di 2300 kg. Oggigiorno le testate usano il PBX-9501 (W-88) di cui 6-8 kg bastano. Nel 1959 l’US Atomic Energy Commision sviluppò un modello matematico universale per il dispositivo implosivo nucleare e termonucleare come primo modulo. È obsoleto per i dispositivi russi e statunitensi contemporanei, ma per quelli nordcoreani sarebbe appropriato. Questo modello permette di stimare la potenza di un ordigno nucleare se se ne conosce il diametro. Un dispositivo di 28 cm avrebbe una potenza di 10 kiloton, di 40 cm 25, di 46 cm 100 e di 61 cm 1 megaton. La lunghezza del dispositivo corrisponde al diametro con un rapporto di 5 a 1, cioè se il dispositivo è largo 28 cm, la sua lunghezza sarà di 140 cm e il peso di 240 kg.Sfilata di Hwasong
L’Hwasong-5 è una copia del missile sovietico R-17 Elbrus (Scud-C). La Corea democratica se ne impossessò quando aiutò l’Egitto nel 1979-1980. Dato che i rapporti con l’Unione Sovietica erano tesi e che i cinesi erano inaffidabili, i nordcoreani iniziarono il reverse engineering degli R-17 “egiziani”. Il processo fu accompagnato dalla costruzione della relativa industria, con lo sforzo principale incentrato sulla fabbrica 125 di Pyongyang, l’Istituto di ricerca Sanum-dong e il sito di lancio di Musudan-ri. I primi prototipi furono sviluppati nel 1984. Denominati Hwasong-5 (designato dall’occidente come Scud-A Mod) i missili erano identici agli R-17 ricevuti dall’Egitto. I voli di prova furono condotti nell’aprile 1984, ma il primo lotto era limitato perché erano stati programmati solo per i voli di prova, per accertarne la qualità della produzione. La produzione in serie degli Hwasong-5 (Scud-B Mod) iniziò nel 1985. Questo tipo ebbe alcuni miglioramenti rispetto al progetto sovietico originale. La gittata con testata da 1000 kg migliorò da 280 a 320 km e il motore Isaev fu leggermente modernizzato. Esistono diversi tipi di carichi utili: a frammentazione, ad alto potenziale esplosivo, chimica e forse biologica. Durante l’intero ciclo di produzione, fino a quando l’Hwasong-6 fu sviluppato nel 1989, si sospetta che siano stati adottati diversi aggiornamenti, ma non sono disponibili dati precisi. Nel 1985, l’Iran acquistò 90-100 Hwasong-5 per 500 milioni di dollari. L’accordo includeva la tecnologia di produzione che aiutò Teheran ad avviare la propria produzione. Il missile fu chiamato Shahab-1 in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti ne acquistarono un lotto nel 1989.
Hwasong-6 è un aggiornamento del precursore. Ha una gittata maggiore ed è più preciso. Entrò in produzione nel 1990. Circa 2000 missili furono prodotti entro il 2000, 400 dei quali venduti per 1,5-2 milioni di dollari. 60 missili furono consegnati all’Iran, dove vennero chiamati Shahab-2. Furono anche esportati in Siria, Egitto, Libia e Yemen.
Hwasong-7 (No Dong) è un missile balistico a medio raggio, divenuto operativo in Corea democratica nel 1998. Secondo gli esperti occidentali, ha un raggio d’azione di 1350-1600 km e può trasportare carichi utili da 760 a 1000 kg. Il No Dong fu creato dagli ingegneri nordcoreani, secondo gli esperti occidentali, col sostegno finanziario dall’Iran e l’aiuto tecnico della Russia. Apparentemente durante caos e collasso economico degli anni ’90, l’industria della Difesa russa vendette nuove tecnologie a tutti gli interessati. Si crede che il Makeev Design Bureau trasferì l’R-27 Zyb e l’R-29 Vysota alla Corea democratica. Il motore 4D10, secondo gli Stati Uniti, funse da prototipo per il No Dong. Questo è discutibile, non c’è nulla di straordinario nel fatto che No Dong e R-27 condividano alcune caratteristiche tecniche, in quanto almeno una dozzina di missili statunitensi, giapponesi ed europei sono davvero simili. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, il missile è propulso da un razzo a propellente liquido con carburante TM185 (20% benzina, 80% cherosene), ossidante AK-271 (27% N2O4 e 73% HNO3). La spinta è di 26600 kg (nel vuoto). Ma i motori 4D10 realizzati 50 anni fa utilizzavano un combustibile più sofisticato, l’UDMH, col 100% di N2O4 come ossidante. Il tempo di volo del No Dong è di 115,23 secondi. La velocità massima è di 3750 metri al secondo. Pesa 15850 kg, con la testata che si separa durante il volo del peso di 557,73 kg. Esistono varianti per l’esportazione in Pakistan e Iran. Il tempo di volo dipende dalla distanza e dal peso della testata. Un volo di 1100 km con una testata da 760 kg impiegherà 9 minuti e 58 secondi. Un volo di 1500 km con una testata di 557,73 kg impiegherà 12 minuti. Questo fu misurato dai satelliti statunitensi durante i test di lancio in Corea democratica, Pakistan e Iran.
Hwasong-10 (BM-25 o Musudan), sistema missilistico mobile a gittata intermedia. Fu mostrato per la prima volta nella parata militare per il 65.mo anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea, il 10 ottobre 2010, anche se gli esperti occidentali ritengono fossero dei modelli. L’Hwasong-10 assomiglia all’R-27 Zyb, un SLBM sovietico, ma più lungo di 2 metri. Secondo i calcoli, grazie all’allungamento dei serbatoi di carburante, la gittata sarebbe di 3200-4000 km rispetto ai 2500 del prototipo sovietico. Dall’aprile 2016, l’Hwasong-10 fu testato numerose volte, con due test, a quanto pare, riusciti. L’arsenale della Corea democratica ne ha circa 50 lanciatori. Con una gittata ipotizzata a 3200 km, il Musudan può colpire qualsiasi obiettivo in Asia orientale, comprese le basi militari statunitensi a Guam e Okinawa. La Corea democratica ha venduto una versione del missile all’Iran col nominativo BM-25, indicando la gittata (2500 km). L’Iran ha designato il missile Khorramshahr e trasporta 1800 kg di carico utile per 2000 km (l’Iran sostiene di aver deliberatamente ridotto la gittata per rispettare le proprie leggi). Questa gittata basta a colpire non solo Israele, Egitto ed Arabia Saudita, ma anche membri della NATO come Romania, Bulgaria e Grecia. Secondo Teheran, il missile può trasportare diverse testate, molto probabilmente MRV.
Hwasong-12, a giudicare dalle foto del lancio sperimentale del 14 maggio 2017, è il progetto di un missile a un solo stadio dal peso iniziale di 28 tonnellate, propulso da quattro razzi a propellente liquido. Secondo le prime valutazioni, l’Hwasong-12 avrebbe una gittata di 3700-6000 km. L’Hwasong-12 era montato su un autoveicolo Wanshan WS51200 di fabbricazione cinese, durante la parata militare dell’aprile 2017. È probabile che sostituisca l’inaffidabile Hwasong-10.
Hwasong-13 (No Dong-C) è un ICBM. Per qualche tempo fu considerato un missile a gittata intermedia. I test del motore per il nuovo missile furono segnalati dagli osservatori occidentali alla fine del 2011. Il sistema fu mostrato per la prima volta nella parata a Pyongyang del 15 aprile 2012. I missili erano equipaggiati con testate di simulazione. Alcuni ipotizzano che i missili siano dei prototipi, poiché vi sono dubbi che sia possibile trasportare missili a propellente liquido di tali dimensioni senza un contenitore, a causa dell’alta probabilità della deformazione meccanica del guscio. Un altro progetto, anche se simile, fu mostrato alla parata del 70.mo anniversario della fondazione della Corea democratica, il 10 ottobre 2015. È possibile che nel 2012 siano stati mostrati finti modelli leggermente diversi per disinformare e siano stati mostrati nel 2015 quelli reali. Il sistema è montato su un autoveicolo cinese WS51200.
Hwasong-14 è lo sviluppo più recente. È un ICBM in fase di completamento, ed è in preparazione per i test di lancio. È designato dalla NATO KN-20. Fu mostrato per la prima volta in una parata militare nel 2011, ma il primo lancio di prova avvenne il 4 luglio 2017, raggiungendo l’apogeo di 2802 km, atterrando a 933 km nel Mar del Giappone. Secondo le classificazioni internazionali è un ICBM, poiché il suo apogeo era superiore ai 1000 km e la gittata ai 5500 km. Secondo gli analisti, la gittata dell’Hwasong-14 è stimata in 6800 km. È in grado di raggiungere l’Alaska e il territorio continentale degli Stati Uniti. Un secondo test di lancio fu condotto il 28 luglio 2017, su una traiettoria con apogeo di 3724,9 km, atterrando a 998 km nel Mar del Giappone. Il tempo di volo totale fu di 47 minuti e 12 secondi. Secondo la Russia, tale missile potrebbe colpire obiettivi a una distanza di 10700 km, rendendolo capace di colpire qualsiasi obiettivo sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Considerando la rotazione terrestre, Chicago e forse New York sono a portata. Il New York Time suggerì che i motori dell’Hwasong-14 si basassero sull’RD-250 di fabbricazione ucraina. Juzhmash li avrebbe consegnati alla Corea democratica. L’esperto statunitense Michael Elleman dice che anche la documentazione del costruttore fu acquistata con alcuni motori. Secondo l’intelligence sudcoreana, Pyongyang ha ricevuto da 20 a 40 RD-251 dall’Ucraina. Kiev lo nega. Joshua Pollak, caporedattore di The Nonproliferation Review, nota che la fuga di dati dell’RD-250 dall’Ucraina è possibile, ma il primo stadio dell’Hwasong-14 fu probabilmente sviluppato in collaborazione con l’Iran. Anche se la Corea democratica avesse accesso alla documentazione tecnica o ai motori 4D10, 4D75 o RD-250, usarli è fuori questione per Pyongyang. Il fatto è che la produzione chimica della Corea democratica è debole, e non saprebbe produrre uno dei componenti del carburante eptilico (dimetilidrazina asimmetrica UDMH). Pyongyang dovrebbe comprarla in Russia o Cina, il che è impossibile per l’embargo. I nordcoreani hanno usato un trucco ben noto: hanno solo ingrandito il motore Isaev 9D21 per adattarne la potenza necessaria.
Pukguksong-2 (KN-15) è un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido e lancio a freddo. È la variante terrestre dell’SLBM KN-11. Il suo primo volo di prova avvenne il 12 febbraio 2017, nonostante la Corea democratica avesse testato la variante sottomarina KN-11 nel maggio 2015. Non si sa molto delle capacità del KN-15. Nel febbraio 2017, il missile raggiunse un’altitudine di 550 km e volò per circa 500 km, quasi come i test del KN-11 dell’agosto 2016. Questa traiettoria non ottimale e deformata permette di sostenere che il KN-15 possa colpire bersagli nel raggio di 1200-2000 km. Il motore a combustibile solido consente di sparare il missile subito dopo aver ricevuto l’ordine. Tali missili richiedono meno mezzi ausiliari e personale, il che consente maggiore flessibilità operativa. Attualmente l’unico missile balistico operativo in Corea democratica è il KN-02. Una delle novità è il lancio del missile da un sistema di trasporto e lancio (TEL). Questo è chiaramente influenzato da tecnologie russe. Il TEL è realizzato in acciaio consentendo di utilizzare il contenitore più volte. I test del KN-15 sono degni di nota perché condotti utilizzando una piattaforma di lancio cingolata che assomiglia al vecchio sistema 2P19 basato sull’ISU-152. Questo differenzia il KN-15 dagli altri sistemi missilistici della Corea democratica che utilizzano piattaforme ruotate e quindi limitate alle strade. Il sistema cingolato consente la flessibilità necessaria per la Corea democratica, in quanto ha solo circa 700 km di strade asfaltate. Si presume che il lanciamissili sia basato sul carro armato T-55. Ciò dimostra che la Corea democratica può sviluppare lanciamissili autonomamente poiché non può comprarli in Russia e Cina a causa dell’embargo sulle armi. Il KN-15 è anche considerato simile a JL-1 e DF-21, il che solleva la possibilità che sia stato realizzato basandosi su tecnologia cinese. I loro profili sono simili e la velocità di sviluppo del KN-15 solleva sospetti. Le somiglianze fisiche sono un metodo inaffidabile per discernere l’origine di un missile, considerando le somiglianze fisiche complessive tra SLBM e missili a combustibile solido. Il 21 maggio 2017, la Corea democratica effettuò un secondo riuscito lancio di prova del KN-15. Il missile volò per 500 km, raggiungendo un’altitudine di 550 km, e cadde in mare. Le somiglianze del missile con l’SLBM statunitense Polaris A-1 sono evidenti. Peso e dimensioni sono quasi gli stessi: i missili hanno un diametro di 1,4 m e 1,37 m, la lunghezza rispettivamente di 9,525 m e 8,7 m. Il peso iniziale del KN-11/15 è probabilmente simile a quello del Polaris A-1, 13100 kg. Ma il missile nordcoreano è un prodotto più completo e moderno. Gli stadi del KN-11/15 sono realizzati in materiale composito similmente a un bozzolo, mentre quelli del Polaris A-1 sono realizzate in acciaio AM3-256 al vanadio.
La Corea democratica è una noce dura da spezzare. Cercate di non rompervi i denti, imperialisti!Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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Brexit e il cavallo di Troia dell’UE

Rodney Atkinson, Freenations 12 novembre 2017

14000 tedeschi, francesi ed italiani hanno chiesto la cittadinanza inglese a fine giugno 2017, rispetto ai 4500 nel giugno 2015. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo che si svela “un focolaio di molestie sessuali” o leggono delle nuove manovre di guerra dell’esercito tedesco prevedono la dissoluzione dell’Unione europea con “altri Stati che lasciano il blocco”.Le buone notizie della Brexit
Le notizie economiche della Brexit rimangono eccellenti. La disoccupazione è diminuita di 52000 unità nei tre mesi prima di agosto. Il tasso di disoccupazione del 4,3% rimane il più basso da decenni! L’attività nei servizi (pari a due terzi dell’economia) è salita a 55,6 ad ottobre partendo da 53,6 di settembre, dove qualcosa in più di 50 significa crescita. L’indice di produzione a ottobre è salito a 56,3 da 56 di settembre, quindicesimo mese consecutivo di espansione. Più del 50% dei produttori ha dichiarato di prevedere una produzione più alta quest’anno. La produzione industriale del Regno Unito è cresciuta al ritmo più veloce fino a settembre, secondo i dati ufficiali, con una crescita del 0,7% rispetto al mese precedente. È cresciuta per sei mesi consecutivi, un’attività realizzatasi 23 anni fa. La City di Londra rimane, come mostrato in un recente articolo, il principale centro finanziario mondiale. Da alcuna parte l’UE vi si avvicina. Se c’è una minaccia dallo scenario “niente accordo”, riguarda l’UE. La Banca d’Inghilterra (continuando con Mark Carney a giocare il gioco politico del “piano della paura”) recentemente suggeriva che 75000 posti di lavoro potrebbero lasciare Londra in caso di “niente accordo” sulla Brexit. Ma il 60% delle istituzioni finanziarie dell’UE passa dal Regno Unito rispetto al contrario. Quindi, in caso di mancato accordo, con entrambe le parti che cercano di accedere al mercato altrui spostando posti di lavoro da una giurisdizione all’altra, il risultato netto sarà un grande guadagno di posti di lavoro per Londra. Ma, naturalmente, ciò non viene riportato dalla BBC, è una verità “indesiderata”! È emerso inoltre che le banche inglesi fanno prestiti equivalenti al 9 per cento dell’economia dell’UE, per cui qualsiasi restrizione alla City sarebbe un suicidio per l’UE! Nelle assicurazioni, Londra è il quarto mercato mondiale e nel mercato dell'”insurtech” ad alto valore, in cui vengono sviluppati modelli assicurativi innovativi, il Regno Unito è secondo solo agli Stati Uniti. Nel caso delle flottazioni aziendali (offerte pubbliche iniziali come sono oggi chiamate), Londra è molto più avanti rispetto alla concorrenza europea. Nel 2017, i valori delle flottazioni a Londra è stato pari a 7,2 miliardi di dollari, secondo era un altro non aderente all’UE, la Svizzera, con 5 miliardi, Francoforte aveva solo 2,2 miliardi. Nel frattempo il segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross salutava la prospettiva di un accordo commerciale cogli Stati Uniti, sottolineando il già “enorme traffico” tra Stati Uniti e Regno Unito e accusava l’UE di “protezionismo estremo”. Infatti sappiamo da anni (ma i media inglesi non lo dicono) che il peggior commerciante al mondo è l’Unione europea. L’UE è accusata di aver violato le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio più di qualsiasi altro Stato.

Restano arroganza, ignoranza e snobismo
Il deputato laburista Barry Sheerman causava un flame sui social media sostenendo che “la gente più istruita ha votato per rimanere“. Riflettendo la moglie giudice e di sinistra che citammo dopo il voto per la Brexit, che affermò che il futuro dei suoi figli era stato compromesso dalla “spazzatura operaia del nord“. E mi accorgo che quel burlone perenne di Richard Branson aveva detto che il Regno Unito rientrerà nell’UE “dopo che i vecchi elettori saranno morti“. Come al solito, il “bimbo dalle attenzioni speciali” Branson (“c’erano alcuni argomenti di cui non so proprio nulla, intendo (inintelligibile) la matematica, per anni non sono riuscito a risolvere la differenza tra lordo e netto“) mostra un’ignoranza straordinaria. Un recente sondaggio ha mostrato che ben il 74% del pubblico concorda sul fatto che “alcun accordo è meglio di un pessimo accordo” e tra i 18 e i 34 anni la percentuale arriva al 75%. I sondaggisti dell’Opinium hanno scoperto che il 37% sostiene il “niente accordo” con solo il 25% che sostiene un periodo di transizione nel mercato unico e solo il 23% che ancora pensa che la Brexit vada abbandonata.

Il cavallo di Troia dell’UE, sfruttamento imperialista di 3 milioni di cittadini dell’UE nel Regno Unito
Come molti di noi pensavano possa accadere, i tentativi di May di prendere tempo hanno portato solo a maggiori pretese dall’UE prima d’iniziare i negoziati commerciali. Ogni volta che May menziona una cifra più elevata, viene smentita da Bruxelles come insufficiente. Presto anche gli ingenui vedranno che “abbastanza non basta mai per l’UE” ma “basta è abbastanza” per noi. In realtà non possiamo ritardare la liberazione da tale sistema protezionistico, intrusivo e corporativo-fascista dell’UE. I studiati ritardi dell’UE, incoraggiati dal governo francese, tentano di prolungare la vecchia certezza affaristica che le grandi aziende lascino il Regno Unito, sperando vadano a Parigi. Il negoziatore dell’UE Michel Barnier affermava al giornale Les Echos che la seconda fase dei colloqui “sarà molto difficile e durerà anni“. Il futuro rapporto commerciale tra UK e UE è “la cosa più importante”, perciò l’UE ha bloccato i negoziati commerciali per così tanto tempo? La portata degli atteggiamenti imperialisti della classe politica dell’UE (come dimostrano Barnier e Guy Verhofstadt, negoziatore eurofanatico anti-inglese del Parlamento europeo) è chiaro nello sfruttamento dei 3 milioni di cittadini dell’UE fuggiti nel Regno Unito per sottrarsi alla disoccupazione di massa nell’UE, ampliando i lavoratori che vivono a Londra, per richiederne uno status speciale proiettando il potere della Corte europea anche dopo la Brexit; questi “cittadini” vengono sfruttati come cavallo di Troia imperialista.

Il commercio per l’UE è una questione di “vittoria o morte”
Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, di solito tra i più affabili funzionari dell’UE, ha tradito una mentalità “da somma zero, dominio e fortezza Europa” dell’Unione europea, dicendo che la Brexit è stato il “test di stress più duro dell’Unione europea, e quindi va mantenuta la nostra unità indipendentemente dalla direzione dei colloqui. Se non ci riusciamo, i negoziati si concluderanno con la nostra sconfitta”. Solo chi cerca il confronto e la “sconfitta” dell’altro considera i negoziati su commercio e cooperazione una battaglia in cui una parte deve “perdere”. Nella fortezza imperial-corporativa Europa “gli stranieri” non sono amici, ma nemici. Il potere è la chiave, non democrazia o volontà internazionale o libero scambio. Come disse Helmut Kohl “Possiamo avere ragione in politica e in guerra“. La Gran Bretagna per decenni fu azionista per il 16% e “beneficiaria” dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. Infatti i prestiti valgono poco poiché confezionati nelle diverse valute e ogni mutuatario inglese deve pagare di più per coprire il rischio del cambio, e sempre legati al commercio e ai governi del “progetto europeo”. Alexander Stubb, vicepresidente della banca, affermava che il Regno Unito dovrà attendere il 2054 per riavere indietro gli investimenti. Il valore del capitale inglese presso la banca è circa 8,9 miliardi di sterline. Uscendo dall’UE, naturalmente desideriamo vendere tale quota ad altri investitori. Questo sembra ciò che l’UE vuole bloccare. Quando l’UE afferma che abbiamo ancora delle responsabilità, ci chiede di pagare prima di andarcene. E quando abbiamo un patrimonio come l’EIV, ci chiedono di aspettare 40 anni.

Sempre più europei abbandonano l’UE

Questi continui attacchi dall’UE non incoraggiano le persone a lasciare il Regno Unito. Piuttosto è il contrario. Infatti, nel massimo impegno che la gente può rivolgere al Regno Unito, richiederne la cittadinanza, c’è stata una corsa dei “cittadini” dell’UE. 14000 tedeschi, francesi e italiani hanno richiesto la cittadinanza inglese nell’anno precedente fine giugno 2017 rispetto ai 4500 al giugno 2015, mentre le domande da Polonia, Lettonia e Lituania sono aumentate da 6000 nel giugno 2015 a 9900 nel giugno 2017. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo rivelatosi “un focolaio di molestie sessuali” o forse hanno letto delle nuove manovre dell’esercito tedesco, in cui uno degli scenari è la rottura dell’Unione Europa con “più Stati che lasciano il blocco”. Un vero scenario realistico!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump non imparerà mai a non giocare a scacchi contro i persiani

Tom Luongo 30 ottobre 2017In tutte le discussioni sulla geopolitica, ogni volta che qualcuno fa apparire l’Iran come un gruppo di selvaggi, spappagallando le idee dei neocon, gli ricordo che sono persiani. E i persiani inventarono gli scacchi. Confondere l’Iran col mondo arabo, SIIL, al-Qaida, ecc., non solo è da ignoranti ma anche pericoloso. Perché facendo così, si sottovaluta il nemico. E questo, amici miei, è sempre il primo passo verso la sconfitta. Donald Trump farebbe meglio a capirlo subito o la sua amministrazione sarà contrassegnata da un errore in politica estera dopo l’altro, finché ci ritroveremo in un altro situazione alla Saigon, molto probabilmente in Afghanistan. Lo scorso weekend l’Iran faceva sapere che gli Stati Uniti gli si erano avvicinati per un incontro segreto tra Trump e il Presidente Hassan Rouhani, il giorno dopo che Trump fece uno dei discorsi più asinini nella storia delle Nazioni Unite. E Rouhani rifiutò decisamente. E la scorsa settimana, il segretario di Stato Rex Tillerson chiese all’Iraq di cacciare la Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, ora che è stata vinta la guerra allo SIIL. L’Iraq ha detto a Rex senza messi termini di attaccarsi. Qualcuno ha notato quanto poco sia stato detto sulla Turchia che acquista sistemi di difesa missilistica S-400 dalla Russia? Oh, certo, questo fine settimana un generale della NATO ha fatto un po’ di casino, ma qui si tratta di un importante alleato della NATO che acquista sistemi di difesa missilistica russi all’avanguardia, e non c’è stata alcuna rappresaglia da Washington che abbia spinto la Turchia a cambiare idea.

Il nocciolo dell’accordo
La forma dei negoziati internazionali in stile estremi “bastone e carota” di Trump non ha funzionato, ancora una volta, contro chi non sia già nostro servo, come l’Arabia Saudita. Non ha prodotto risultati da considerarsi una vittoria sul campo di battaglia geopolitico. E c’è un motivo. Trump gioca a poker mentre i suoi avversari a scacchi. Il bluff negli scacchi è fondamentalmente diverso da quello nel poker. Perciò Trump non può prevalere su Putin in Russia, Xi in Cina o Rouhani in Iran. Vedono le sue mosse a un miglio di distanza, subito decidendo cosa fare dopo, o altro. Il discorso di Trump all’ONU è stato un chiaro richiamo all’avvio di una politica monetaria aggressiva, pur con una retorica bellica diplomatica e militare. Il culmine del triplice attacco è monetario. L’Iran non ne ha paura. A differenza del 2012 ha vari alleati ad aiutarla in caso di ulteriore isolamento economico: Russia e Cina. Ma ha anche un sorprendente nuovo alleato, l’Unione europea, in cattive condizioni economiche e che saluta nuovi affari con l’Iran, in particolare il partenariato per riportare l’esportazione di petrolio e gas dell’Iran ai livelli pre-sanzione. Russia e Cina sono meglio preparate a sostenere l’Iran nella resistenza al bullismo di Trump. Entrambe le economie sono assai meno dollarizzate rispetto al 2012. Tante banche russe sono state sanzionate dagli Stati Uniti, quindi non gli costerà niente fare affari con l’Iran. La Cina semplicemente ignorerà le sanzioni, ora che si è tolta i guanti. Mentre Trump sfida l’Iran, la Cina tenta discretamente di dominare l’Arabia Saudita offrendosi di acquistare la partecipazione nella Saudi Aramco, di cui propone un’OPA da quasi due anni. Il Qatar, altro nuovo alleato dell’Iran, ha appena detto al mondo ciò che sapevamo già, che Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar (e anche Israele) hanno cospirato per distruggere la Siria armando i wahabiti, uccidendo e cacciando milioni di siriani poi usati come pedine nella cinica politica europea di distruzione della propria cultura. La Russia ha detto no. L’Iran ha detto no. La Cina ha detto no. E ora Trump pensa di usare l’accordo nucleare come carta di contrattazione per riportare le cose allo stato precedente?

Scacco matto di Rouhani
Ammettendo il rifiuto ad incontrare Trump, l’Iran ha detto al mondo che non ha paura degli USA Col crollo del piano B in Siria e Iraq, creando un grande Kurdistan, lo SIIL in rotta dappertutto e la Russia che gestisce la diplomazia allo stesso tempo, perché Rouhani dovrebbe incontrare qualcuno che ha ingannato tutti su ciò che succedeva in Siria. Tutto ciò riguarda pedoni e cavalieri posizionati per la vittoria. Vincere esporrà la doppiezza degli Stati Uniti sui negoziati politici in Siria per assicurarsi la dipartita delle truppe statunitensi dalla regione. In cambio, l’Iran sarà disposto a rinunciare al programma sui missili balistici. Probabilmente, una volta che le truppe statunitensi saranno sparite, la Guardia rivoluzionaria uscirà dalla Siria e la Russia controllerà Hezbollah e/o Hamas. Questo è ciò che vuole l’alleanza Russia-Cina-Iran. Ed ora può farlo. Il discorso di Trump all’ONU era così unilaterale da assicurarsi che l’Iran ne respingesse le proposte. Certo, so che Trump non va presso sulla parola, e lo sa anche Rouhani. Ma questo non significa che va presa la chiamata di Trump quando il telefono squilla. Sempre più il discorso all’ONU sembra essere un atto di totale disperazione, scritto dall’ala israeliana del partito repubblicano per costringere Trump a una posizione politica che avrebbe dovuto sostenere, o gli avrebbe perdere ciò che rimane della credibilità statunitense in Medio Oriente. E l’Iran l’ha visto per ciò che era. Ora, si avvia alla vittoria. Scacco e matto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump vuole ‘respingere’ l’Iran

Mahdi Darius Nazemroaya SCF 25.10.2017Il piano di Washington per il cambio di regime a Damasco è fallito. Sebbene non sia andata come Stati Uniti ed Israele desiderano, si può dire utilizzando il linguaggio geopolitico dei pianificatori e strateghi israeliani e statunitensi che la Siria ha “respinto”. Ciò non significa che la Siria rimarrà ferma in questo stato. In Iraq, il governo federale è uscito vittorioso respingendo il cosiddetto “Stato islamico” e richiedendo il ritiro delle forze statunitensi. Nel Levante, i palestinesi sono riusciti a formare un governo di unità nazionale che cambierà l’equazione dei colloqui tra palestinesi e Israele, mentre Hezbollah e partner politici in Libano sono più forti che mai. Mentre nello Yemen, Ansarallah ha respinto i sauditi. Stati Uniti e loro alleati sul quadro geopolitico sono stati “respinti” di continuo. In tale contesto, Washington ora punta alla profondità strategica di Siria, Iraq, Libano, Yemen e palestinesi, la Repubblica islamica dell’Iran.

Benvenuti nella nuova architettura della sicurezza del Medio Oriente: l’Iran “disteso”
Ogni azione ha una reazione. I tentativi statunitensi ed israeliani di “respingere” la Siria hanno provocato l'”estensione” dell’Iran sul Medio Oriente. Le forze iraniane sono ora posizionate dall’Iraq e Siria alle coste del Mar Mediterraneo. Aggravando le cose, le forze iraniane si sono unite alle forze russe, altro rivale statunitense che ha “respinto” geopoliticamente. Le forze iraniane hanno collaborato ampiamente con le forze irachene contro il cosiddetto “Stato islamico”, che molti funzionari iracheni, iraniani e russi accusano essere sostenuto dagli Stati Uniti. Operano dal confine Iran-Iraq al confine Iraq-Siria. Iran, Russia, Siria ed Iraq hanno addirittura creato un centro per le operazioni militari, d’intelligence ed antiterrorismo a Baghdad; ecco perché da Baghdad un generale russo informò il governo degli Stati Uniti, con un avviso scritto alla loro ambasciata in Iraq, che la Federazione russa interveniva in Siria il 30 settembre 2015. La Turchia ha anche cambiato posizione in favore dell’Iran. Ankara e Teheran hanno sostenuto il Qatar contro l’Arabia Saudita. La posizione turca sulla Siria è cambiata coordinandosi con Iran e Russia per stabilire zone di de-escalation in Siria e coordinare i colloqui di Astana in Kazakistan tra governo siriano e opposizione. Inoltre, i governi e le forze armate di Iraq, Iran e Turchia si sono coordinati per impedire che il governo regionale del Kurdistan, nell’Iraq settentrionale, o Kurdistan iracheno, si separasse dall’Iraq. Perciò il capo di Stato Maggiore iraniano Generale Mohammad Baqeri e il capo di Stato Maggiore Generale delle Forze armate turche, generale Hulusi Akar, il 15 agosto s’incontravano ad Ankara, ed vi fu una visita di ricambio a Teheran dal generale Akar il 2 ottobre 2017. In Libano, un cambiamento si è avuto col mutare dell’equilibrio del potere politico a Bayrut. Un indicatore fu quando l’alleato degli iraniani Michel Aoun divenne presidente del Libano il 31 ottobre 2016. In Libano, dove anche le potenze straniere sedevano al tavolo delle discussioni sulla formazione dei governi e della presidenza, la decisione della presidenza Aoun faceva tacitamente dedurre qualcosa sulla crescente influenza degli iraniani in Libano a spese dell’influenza statunitense e saudita. La volontà politica di Bayrut di rafforzare rapporti su sicurezza e militari con Siria e Iran coagula il Libano nel quadro della sicurezza iraniano per il Medio Oriente. In parte, questo va visto nelle operazioni di sicurezza e belliche delle forze armate libanesi coordinate con l’Esercito arabo siriano ed Hezbollah. A tal proposito, Israele ha anche annunciato che non farà alcuna distinzione tra Hezbollah e militari libanesi nei futuri attacchi sul Libano. Stati Uniti e Israele sono preoccupati dall'”estensione” dell’Iran in Iraq e Levante. Le forze iraniane si sono collegate alla rete delle milizie locali incentrandosi sulle strutture delle forze armate e di sicurezza dell’Iraq e della Siria. Discorso e relazioni sull’Iran che costruisce installazioni militari al fianco dei partner russi nella base aerea di Humaymim in Siria, si rafforzano. Il Maggior-Generale Mohammad Baqeri veniva citato anche dal quotidiano Shargh, nel novembre 2016, affermare che le Forze Armate iraniane devono stabilire basi navali in Siria e Yemen. Il Maggior-Generale Baqeri visitò la Siria il 17 ottobre 2017, dove con discrezione visitò la frontiera vicino Aleppo ed ebbe colloqui col Presidente siriano Bashar Al-Assad e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito arabo siriano Generale Ali Ayub. Da Damasco, i militari iraniani inviavano ad Israele il messaggio che l’Iran gli avrebbe impedito di bombardare i siriani dato che Teheran e Damasco iniziano una nuova fase della cooperazione militare. Israele rispose minacciando di agire per impedire all’Iran di stabilire basi militari permanenti in Siria. Tel Aviv ha cercato di spingere la Russia ad impedire all’Iran di avere una presenza militare permanente in Siria, al centro dei colloqui tra governo israeliano e Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu durante la sua prima visita in Israele, il 15 ottobre 2017. Inoltre, Israele non potrà più giustificare il blocco della Striscia di Gaza, dato che Hamas ha accettato di formare un governo di unità nazionale con l’Autorità palestinese attraverso la mediazione dell’Egitto. Stati Uniti ed Israele sono allarmati dalla creazione della nuova architettura della sicurezza in Medio Oriente, incentrata sull’Iran e collegata agli interessi russi. È a causa di ciò e dell'”estensione” dell’Iran che il governo degli Stati Uniti pensa apertamente di dichiarare la Guardia rivoluzionaria iraniana organizzazione terroristica. Nel rinnovato sforzo per “respingere” l’Iran, il governo degli Stati Uniti ha chiesto l’accesso ai siti militari iraniani e afferma che le prove de i missili balistici iraniani violano la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il tentativo statunitense di “respingere” l’Iran al podio delle Nazioni Unite
Ecco perché Nimrata “Nikki” Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ha detto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che le crisi in Medio Oriente riguardano l’Iran. L’ambasciatrice e la sua controparte israeliana all’ONU, l’ambasciatore Danny Danon, hanno persino dedicato l’intera sessione del 18 ottobre 2017 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che doveva riguardare la revisione del conflitto israelo-palestinese, al Piano di azione globale complessivo (JCPOA). Molti diplomatici criticarono Stati Uniti e Israele per aver ignorato la decisione dei palestinesi di formare un governo di unione, utilizzando il forum per attaccare l’Iran e promuovere l’agenda di Washington contro Teheran. Tra loro vi era Vasilij Nebenzia, ambasciatore russo alle Nazioni Unite. “La Russia è apertamente preoccupata dalle delegazioni israeliane e statunitensi che non hanno neppure pronunciato la parola “Palestina””, commentò l’ambasciatore Nebenzia all’agenzia TASS. “Questo è allarmante e triste perché non vediamo alcun progresso sulla questione israelo-palestinese e inoltre non ne sentiamo nemmeno dei riferimenti“, dicendo altro sulle azioni di Stati Uniti ed Israele alle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Palestina fece seguito all’annuncio del 13 ottobre 2017 della Casa Bianca che il governo degli Stati Uniti si rifiutava di ratificare il JCPOA. Anche se ogni firmatario del JCPOA, Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), Commissione europea, vari rami del governo USA, segretario di Stato USA Rex Tillerson e segretario alla Difesa USA James Mattis hanno pubblicamente detto che l’Iran non ha violato il JCPOA, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump Sr. Si rifiuta di ratificarlo dicendo che gli Stati Uniti ne sarebbero usciti. Nonostante il JCPOA sia un trattato internazionale che gli Stati Uniti non possono cambiare unilateralmente, Trump apriva unilateralmente la porta del Congresso statunitense a nuove pretese e sanzioni all’Iran. C’è un’alleanza contro l’Iran tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. La strategia dell’amministrazione Trump, che coinvolge Israele e Arabia Saudita, inizia a svilupparsi. Israele ed Arabia Saudita hanno salutato apertamente la decisione di Trump di non ratificare il JCPOA e di seguirne la leadership internazionalmente. Israele ha persino seguito gli Stati Uniti ritirandosi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). Gli Stati Uniti avevano già smesso di pagarne le quote nel 2011, perché l’UNESCO e Stati membri hanno deciso di concedere l’adesione alla Palestina. Nonostante le proteste statunitense e israeliana, alcun altro lasciava l’UNESCO.

L’arte del compromesso: l'”approccio completo” del presidente Donald Trump contro l’Iran
Giudicando l’Iran dai limiti ristretti dell’accordo nucleare, non si valuta la vera natura della minaccia“, dichiarava l’ambasciatrice Haley al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 18 ottobre 2017. “L’Iran va giudicato in totalità per il suo comportamento aggressivo, destabilizzante e illecito“, aggiungeva. La parola chiave su cui concentrarsi è “totalità”, perché rappresenta ciò che gli Stati Uniti realmente vogliono dall’Iran. Le false preoccupazioni del governo degli Stati Uniti sulla natura pacifica del programma nucleare iraniano sono state sempre un pretesto per giustificare l’antagonismo statunitense e far sì che Teheran agisse nell’interesse degli Stati Uniti. In altre parole, gli Stati Uniti vogliono che l’Iran smetta di sfidare i loro tentativi di controllare Medio Oriente ed Asia Centrale. Questo è ciò che Washington ha sempre desiderato e convenientemente mascherato dietro le preoccupazioni sul programma nucleare iraniano. Ciò che fa Donald Trump è pretendere che gli iraniani seguano la sceneggiatura statunitense in Medio Oriente e Asia centrale collaborando sugli obiettivi della loro politica estera. A tal proposito, gli Stati Uniti chiedono che l’Iran smetta di aiutare i legittimi governi di Siria e Iraq, di sostenere i movimenti di resistenza libanesi e palestinesi contro l’occupazione israeliana, smetta di sostenere lo Yemen contro l’aggressione saudita e rinunci al diritto alla difesa coi missili balistici. Questo è ciò che l’amministrazione Trump chiama “approccio globale”. Ora gli Stati Uniti vogliono mettere sul tavolo quasi tutto, se non tutto. Grandi accordi o meno, invece di trattare i diversi dossier distintamente, gli Stati Uniti vogliono affrontarli tutti in una sola volta “in modo completo” e nella “totalità”. Vogliono parlare di Afghanistan, Golfo Persico, Iraq, Siria, Libano, Palestina, Yemen, energia, commercio e politica militare iraniane. L’Iran ha sconfitto Washington, Tel Aviv e Riyadh su diversi fronti e Washington sa che non può sopportare la crescente influenza regionale iraniana. Ecco perché Trump cerca di riscrivere il JPOA con modifiche o integrazioni che includano le questioni regionali che “respingano” l’influenza iraniana.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia al centro della diplomazia coreana

Mosca ospita diplomatici provenienti da Corea democratica e Corea del Sud
Alexander Mercouris, The Duran 22 ottobre 2017Sebbene sia stato completamente ignorato, la Russia è al centro della diplomazia per risolvere la crisi coreana. La Russia è il migliore posto, tra le grandi potenze Russia, Cina e Stati Uniti, su questo. A differenza degli USA, la Russia ha rapporti di lunga data con la Corea democratica. Ha mantenuto una continua presenza diplomatica nella Corea democratica dalla divisione della penisola coreana nel 1945, più a lungo della Cina. La leadership nordcoreana (anche se non lo stesso Kim Jong-un) ha storicamente avuto stretti rapporti con la Russia. Kim Jong-il, il padre di Kim Jong-un e predecessore alla guida della Corea democratica, si dice fosse nato in Russia (anche se ciò è contestato in Corea) e secondo alcuni resoconti sapeva il russo. Putin visitò la Corea democratica dove ebbe colloqui con Kim Jong-il. Kim Jong-il e Kim Il-sung, il primo grande leader della Corea democratica e suo “eterno presidente”, visitarono la Russia. Inoltre negli ultimi due decenni si è gradualmente chiarito che la Corea democratica, durante la guerra fredda, era molto più strettamente legata all’Unione Sovietica di quanto ritenuto e che fino alla fine degli anni ’80 i suoi legami politici, economici e militari privilegiavano l’URSS piuttosto che la Cina. Il risultato è che i russi e i nordcoreani si conoscono molto, coi russi molto meglio informati della situazione in Corea democratica e quasi certamente con accesso di gran lunga superiore alla direzione della Corea democratica che non gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, proprio perché la Russia ha solo una presenza economica insignificante in Corea democratica e non ha la storia millenaria d’intensa interazione con la Corea della Cina, non è temuta dalla Corea democratica quale potenziale dominatore come la Cina. Il risultato è che i nordcoreani, notoriamente riservati, parlano coi russi in un modo che probabilmente ritengono non poter avere con nessun altro. Ciò ha reso possibile il dialogo tra Corea democratica e Russia. I russi, da parte loro, hanno facilitato il dialogo essendo più simpatetici coi nordcoreani rispetto a tutti gli altri, inclusi i cinesi. Così mentre i russi hanno chiarito la loro netta opposizione ai programmi su missili balistici e armi nucleari della Corea democratica, hanno anche chiarito che comprendono e hanno simpatia per le preoccupazioni sulla sicurezza della Corea democratica, che guidano questi programmi. Hanno anche denunciato con forza i tentativi degli USA di soffocare economicamente la Corea democratica e parlato della necessità di rispettare la Corea democratica. Si considerino ad esempio i commenti di Putin sulla Corea democratica al vertice BRICS del 5 settembre 2017, dal tono comprensivo superiore ad ogni cosa che anche i cinesi hanno detto, “Tutti ricordano bene ciò che è successo all’Iraq e a Sadam Husayn. Husayn abbandonò la produzione di armi di distruzione di massa. Tuttavia, col pretesto di cercare queste armi, Sadam Husayn e la sua famiglia furono uccisi durante la ben nota operazione militare. Anche dei bambini morirono. Credo che suo nipote fu ucciso. Il Paese fu distrutto e Sadam Huayn impiccato. Ascoltate, tutti lo sanno e lo ricordano. I nordcoreani ne sono consapevoli e se lo ricordano. Pensate che dopo l’adozione di certe sanzioni, la Corea democratica abbandonerà la creazione di armi di distruzione di massa? La Russia condanna questi tentativi da parte della Corea democratica. Crediamo che siano provocatori in sé. Tuttavia, non possiamo dimenticare ciò che ho appena detto sull’Iraq, e cosa è accaduto dopo in Libia. Certamente, i nordcoreani non lo dimenticano. Le sanzioni di qualsiasi tipo sono inutili e inefficaci in questo caso. Come ho detto a uno dei miei colleghi, mangeranno erba ma non abbandoneranno questo programma a meno che non si sentano al sicuro. Cosa può garantirgli sicurezza? Il ripristino del diritto internazionale. Dobbiamo avanzare verso il dialogo tra tutte le parti interessate. È importante che tutti i partecipanti al processo, compresa la Corea democratica, non abbiano alcuna sensazione di essere minacciati di distruzione; al contrario, tutte le parti del conflitto dovrebbero cooperare. In questo contesto, in questa situazione, istigare l’isteria militare è assolutamente inutile; è un vicolo cieco. Inoltre, la Corea democratica non ha solo missili a medio raggio e armi nucleari, sappiamo che le ha, ma ha anche artiglieria a lungo raggio e lanciarazzi multipli con una portata di 60 chilometri. È inutile utilizzare sistemi di difesa missilistica contro queste armi. Non ci sono armi al mondo che possano contrastare l’artiglieria e lanciarazzi multipli a lungo raggio. Che possono essere collocati in modo tale da essere praticamente impossibili da trovare. In questo contesto, l’isteria militare non farà del bene, ma può portare al disastro globale e planetario e ad enormi quantità di vittime. La diplomazia è l’unico modo per risolvere il problema nucleare nordcoreano”.
Nel recente forum di Valdai, Putin ha nuovamente affrontato questo tema, chiarendo che è importante parlare con rispetto e cortesia coi nordcoreani e non lanciargli accuse e invettive, “Oppure, prendete un altro esempio, il cappio sulla penisola coreana. Sono sicuro che se ne è trattato ampiamente oggi. Sì, condanniamo in modo inequivocabile le prove nucleari condotte dalla RPDC e rispettiamo pienamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite relative alla Corea democratica. Colleghi, voglio sottolinearlo in modo che non ci sia un’interpretazione discrezionale. Siamo conformi a tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, questo problema può ovviamente essere risolto solo attraverso il dialogo. Non dovremmo cacciare la Corea democratica in un angolo, minacciarla, abbassarci alla maleducazione o all’invasione. Se si ama o no il regime nordcoreano, non dobbiamo dimenticare che la Repubblica popolare democratica di Corea è uno Stato sovrano. Tutte le controversie devono essere risolte in modo civile. La Russia ha sempre favorito questo approccio”. I leader della Corea democratica, compreso certamente Kim Jong-un, leggendo questi commenti prenderanno nota del promemoria di Putin, troppo spesso dimenticata nei commenti sulla Corea democratica, “la Repubblica popolare democratica di Corea è uno Stato sovrano“. Se i nordcoreani percepiscono la Russia se non propria amica, ma che comunque si sforza di capirli e accordargli rispetto, e a cui possono parlare senza essere minacciati o umiliati, per i russi assicurarsi la pace nella penisola coreana è questione di sicurezza nazionale vitale e di grande interesse economico. Dell’importanza per la Russia della pace nella penisola coreana non c’è bisogno di spiegazioni. La Russia confina con la Corea democratica (effettivamente limitata) e per i russi una guerra nucleare che devasti la Corea democratica sarebbe un disastro per la sicurezza nazionale ed umanitario. Solo per questo motivo i russi sono ansiosi di fare tutto il possibile per assicurarsi che non accada. Oltre a ciò, tuttavia, c’è il fatto che per la Russia la pace nella penisola coreana apre opportunità economiche. Oltre ai legami con la Corea democratica, la Russia ha sviluppato relazioni estremamente amichevoli con la Corea del Sud, che ha espresso grande interesse ad investire nell’economia russa. Al di là di questo, però, la prospettiva che la Russia costruisca un gasdotto e una ferrovia per la Corea del Sud attraverso la Corea democratica, fornisce alla Corea del Sud il gas russo, e alla Corea democratica una fonte di entrate sotto forma di tariffe di transito, dando ad entrambe le Coree un ponte verso l’Europa. Realisticamente questo progetto può avverarsi solo se gasdotto e ferrovia attraversano la Corea democratica, che a sua volta richiede la pace nella penisola coreana, che a causa delle tensioni appare lontana più di prima. Tuttavia un decennio fa si parlò seriamente di questo progetto, che non sorprende dati gli enormi vantaggi per tutti gli interessati. Va aggiunto che non solo i russi ne erano interessati. Le delegazioni nordcoreane visitarono la Russia per discuterne, e anche i sudcoreani ne erano interessati.
Durante una visita sulla linea di contatto tra le due Coree che feci dal lato sudcoreano nel 2004, vidi che i sudcoreani avevano addirittura costruito una stazione ferroviaria sul loro lato della linea di contatto, in vista del giorno in cui i treni avrebbero attraversano Corea democratica e Russia verso l’Europa. Ovviamente per i russi, ansiosi di sviluppare le relazioni economiche e politiche con le nazioni dell’Est asiatico, cercando investimenti per il loro Estremo Oriente, questa è una prospettiva attraente. Ha inoltre una dimensione politica, coi russi che si aspettano il ripristino dei legami politici tra le due Coree, forse una sorta di confederazione. L’idea di una confederazione tra le due Coree fu effettivamente proposta da Kim Il-sung negli anni ’70, e anche se la guerra fredda la rese impossibile, ma potrebbe non essere così difficile oggi. Se le due Coree, con una popolazione complessiva di quasi 80 milioni di persone, altamente addestrata e ben istruita, abbondanti risorse naturali ed industrie avanzate (anche della Corea democratica), se mai seguissero questo cammino diverrebbero un colosso economico che rivaleggerebbe col Giappone quale seconda economia, dopo la Cina, in Asia orientale. Per i russi, coi loro buoni rapporti con entrambe le Coree, è una prospettiva attraente, specialmente se possono utilizzare la prospettiva di migliori legami economici e politici con le due Coree, e tra le due Coree, allontanando la Corea del Sud dagli Stati Uniti e avvicinando le due Coree con relazioni più strette e forse, col tempo, con una piena integrazione con le potenze eurasiatiche (cioè Cina e Russia). Che queste idee siano di fondo, almeno nella mente di alcuni russi, è stato confermato da Putin durante l’ultima sessione alla conferenza di Valdai, dove ha specificamente richiamato il progetto per costruire collegamenti ferroviari e gasdotti con le Coree, collegandole alla Russia e infine, attraverso l’Eurasia, all’Europa, “Che ruolo può giocare la Russia? Può agire da intermediaria. Abbiamo proposto una serie di progetti tripartiti che coinvolgono Russia, Corea democratica e Corea del Sud, comprendenti la costruzione di una ferrovia, di un gasdotto e così via. Dobbiamo lavorare. Dobbiamo sbarazzarci di una retorica belligerante, capire il pericolo associato a tale situazione e superare le nostre ambizioni. È imperativo smettere di discutere. Infatti, è semplice”. Inutile dire che la natura stessa di questi piani russi per le due Coree garantisce l’opposizione statunitense, sebbene in ogni valutazione oggettiva la pace nella penisola coreana e una confederazione coreana ricca e economicamente potente, con la quale anche gli Stati Uniti commercerebbero, sono nell’interesse degli Stati Uniti, anche se ciò comporta una maggiore relazione politica tra le due Coree e le potenze eurasiatiche. Dopo tutto, anche se la Corea del Sud si allontanasse dagli Stati Uniti, è difficile che si faccia nemici gli Stati Uniti. Tuttavia la realtà della politica statunitense al momento è strettamente concentrata su obiettivi geopolitici spesso grandiosi, anche se troppo ambiziosi e che comportano gravi pericoli, piuttosto che perseguire ciò che qualsiasi valutazione oggettiva rende d’interesse reale per gli Stati Uniti. Il risultato è che le proposte russe richiedono agli Stati Uniti di ridurre ed eliminare la loro presenza militare nella Corea del Sud comportando col tempo che la Corea del Sud cambi i rapporti con gli Stati Uniti da alleato subordinato a pari economico, cosa a cui gli Stati Uniti si opporrebbero senz’altro.
Mi sono sempre chiesto se il fallimento della diplomazia multilaterale per por termine alla crisi coreana, sotto forma di crollo del 2006 dei cosiddetti colloqui dei sei partiti, poiché gli Stati Uniti rifiutarono senza motivo di por fine alle sanzioni finanziarie sulla Corea democratica in cambio della conclusione della Corea democratica dei programmi su armi nucleari e missili balistici, fu causato dai timori degli Stati Uniti che la fine della crisi nella penisola coreana avrebbe permesso i progetti russi per costruire linee ferroviarie e gasdotti attraverso la Corea democratica verso la Corea del Sud. In caso affermativo, gli Stati Uniti hanno deliberatamente scatenato la crisi nucleare nella penisola coreana mettendo in pericolo la pace mondiale, pensando che i propri obiettivi geopolitici venissero sfidati. Senza dubbio lo fecero perché sottovalutarono la capacità della Corea democratica di far progredire i propri programmi. Tuttavia i russi sembrano ora vedere un’apertura nell’ultima crisi, riproponendo le loro idee sulla penisola coreana, come affermava Putin al Valdai Forum. Il risultato è una frenesia della diplomazia russa, con ripetute visite a Mosca di Choe Son Hui, a capo del dipartimento nordamericano del Ministero degli Esteri della Corea democratica e uno dei massimi diplomatici della Corea democratica. Choe Son Hui era a Mosca a fine settembre, dove ebbe colloqui presso il Ministero degli Esteri russo, che sarebbero durati cinque ore. Quattro giorni fa TASS riferiva che fosse nuovamente a Mosca. I russi hanno anche tentato di utilizzare una recente riunione dell’Unione Interparlamentare (IPU) a Mosca, cui sia Corea democratica e Corea del Sud avevno inviato delegazioni, per farle discutere direttamente sui negoziati. Nell’evento si vide, non per la prima volta, come la Corea democratica sia un Paese difficile da aiutare, i nordcoreani, forse perché non avevano l’ordine di parlare coi sudcoreani, si rifiutarono di parlare direttamente ai sudcoreani. I russi, tuttavia, senza dubbio inviarono messaggi tra le due delegazioni, proponendosi così come possibile intermediario. Il fatto che l’interlocutrice nordcoreana dei russi sia Choe Son Hui, la cui responsabilità sono la relazioni della Corea democratica con gli Stati Uniti, è un segno che per il momento i russi coinvolgono gli Stati Uniti nei colloqui. Infatti è probabile che i colloqui di Mosca tra i russi e Choe Son Hui siano parte dei “rapporti occulti” tra Stati Uniti e Corea democratica, di cui il segretario di Stato Tillerson parlò ad inizio ottobre, stupidamente ridicolizzati dal presidente Trump. Tuttavia, il fatto che i russi avessero cercato di far incontrare a Mosca nordcoreani e sudcoreani, anche senza successo, dovrebbe servire da avvertimento prr gli Stati Uniti.
Tornando a ciò che Putin ha detto al Forum di Valdai, è notevole come abbia parlato di “progetti tripartiti che coinvolgono Russia, Corea democratica e Corea del Sud“. Al contrario, i commenti di Putin sul ruolo degli Stati Uniti nella creazione della crisi coreana mostrano poca fiducia, usando un eufemismo, verso la diplomazia degli Stati Uniti. “Eravamo d’accordo a un certo punto che la Corea fermasse i programmi per le armi nucleari. No, i nostri partner statunitensi pensavano che non bastasse e, poche settimane dopo, credo dopo l’accordo, imposero ulteriori sanzioni, dicendo che la Corea può fare di meglio. Forse può, ma non ha assunto tali obblighi. Inoltre, subito si ritirò da tutti gli accordi e riprese ciò che stava facendo prima”. Se gli Stati Uniti persistono nell’attuale posizione, dicendosi pronti a parlare con la Corea democratica, ma rifiutandosi di farlo; dicendo che non hanno piani per il cambio di regime nella Corea democratica, ma rifiutando di dare garanzie sulla sicurezza; dicendo che la Corea democratica deve disarmare ma escludendo il ritiro delle truppe statunitensi dalla penisola coreana; criticando Kim Jong-un per aver imposto difficoltà al popolo della Corea democratica, per poi cercare di aumentarle e chiedendo alla Cina di risolvere la crisi coreana senza che gli Stati Uniti diano nulla in cambio, prima o poi porteranno al momento in cui i russi diranno ai sudcoreani che il maggiore ostacolo a una soluzione pacifica della crisi nella penisola coreana non è la Corea democratica, ma gli Stati Uniti. A quel punto i russi senza dubbio evidenzieranno ai sudcoreani di aver più interesse alla soluzione pacifica della crisi che non gli Stati Uniti, dato che un fallimento della risoluzione della crisi mette a rischio la sopravvivenza non solo della Corea democratica, ma anche della Corea del Sud e di tutta la nazione coreana. A quel punto i russi, senza dubbio evidenzieranno ai sudcoreani che spetta a loro porre fine alla crisi coreana, avvicinandosi direttamente alla Corea democratica, e che non hanno bisogno degli Stati Uniti per raggiungere questo obiettivo.
Dopotutto non è affatto difficile notare i contorni di una possibile sistemazione coreana: patto di non aggressione tra le due Coree, ritiro delle truppe statunitensi dalla penisola coreana e accordo con la Corea democratica che rinuncia alle armi in cambio di garanzie formali sulla sicurezza dalle grandi potenze (in questo caso le due grandi potenze eurasiatiche, Russia e Cina). Non c’è ragione logica per cui su qualsiasi cosa si debba chiedere l’assenso degli Stati Uniti, e se le due Coree lo dovessero accettare, gli Stati Uniti non potrebbero impedirlo. I sudcoreani non sono pronti a questo passo, ma i russi, che hanno probabilmente già pensato a tutte queste cose, possono calcolare il momento aspettando quello giusto, in cui i sudcoreani saranno disposti ad ascoltare, affinché la realtà dell’intransigenza statunitense appaia chiara. Dopotutto, ciò è apparve chiaro nella crisi siriana, con Russia e Turchia che si accordavano dopo la caduta della fortezza jihadista ad Aleppo, senza coinvolgere gli Stati Uniti. Si è in qualche modo a questo punto nella crisi coreana. I nordcoreani richiederanno molta persuasione prima di essere pronti a parlare coi sudcoreani, il cui governo considerano un burattino degli Stati Uniti. I sudcoreani avranno bisogno di molta persuasione prima di essere disposti a rompere con gli Stati Uniti ed agire senza il loro previo assenso. Tuttavia, tenuto conto dei forti interessi che tutte le parti hanno su un accordo, se gli Stati Uniti non staranno attenti, potrebbero agire senza di essi. In quel caso si vedrebbero i diplomatici russi a Pyongyang e Seoul e i leader di Corea democratica e Corea del Sud, Kim Jong-un e Moon Jae-in, a Mosca, con gli Stati Uniti completamente esclusi dai colloqui mediati da Cina e Russia per la soluzione globale della crisi coreana, che avverrebbe senza di essi. Va da sé che la Cina sarà coinvolta in ogni fase. I russi indubbiamente informano i cinesi su ogni passo che prendono, proprio come l’Iran fu informato e coinvolto in ogni fase dai russi e turchi riunitisi per far finire la crisi siriana, divenendo co-presidente dei colloqui di Astana. Il coinvolgimento e l’accordo della Cina è difatti essenziale. In definitiva, per via della sfiducia tra le due Coree, Cina e Russia dovranno quasi certamente agire da co-firmatari e garanti di qualunque accordo le due Coree concludessero. Quasi certamente ciò richiederà a Cina e Russia di fornire garanzie formali non solo alla Corea democratica, ma probabilmente anche alla Corea del Sud.
Se si avesse questo risultato, oggettivamente non sarà contrario agli interessi statunitensi, perché la “nazione indispensabile” che “vede oltre” gli altri, ma sarebbe per essi una totale umiliazione. Questo è comunque il risultato più probabile a cui porta l’intransigenza statunitense sul tema coreano. Gli Stati Uniti hanno ancora tempo per evitarlo e ci sono alcuni a Washington, il segretario di Stato Rex Tillerson probabilmente, pronti a prendere le misure necessarie. Tuttavia, al momento, non vi è alcun segno nell’opinione prevalente, forse perché pochi a Washington sembrano riconoscerne il pericolo.

Choe Son Hui

Traduzione di Alessandro Lattanzio